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LABORATORIO DI FISICA NUCLEARE E SUB-NUCLEARE

STEFANO ROBERTO SOLETI

Prof. titolare Fernando Ferroni

Prof. responsabile Ioan Danei

Sommario. Lo scopo di questa esperienza quello di approfondire alcune caratteristiche dei cristalli scintillanti e di realizzare lo spettro energetico di alcuni isotopi radioattivi, che useremo per ricavare la risoluzione energetica e la calibrazione dellapparato sperimentale. Con lausilio di un fotomoltiplicatore e di un oscilloscopio digitale misureremo i tempi di decadimento del segnale luminescente di CsI (T l), LuY AG(Ce), BSO e ZnSe e il light yield del CsI (T l). Con lausilio di una sorgente a raggi X e di un criostato, invece, stabiliremo landamento in temperatura di alcune caratteristiche del ZnSe.

1. Spettrometria gamma da scintillatore inorganico Interazione radiazione-materia. Lassorbimento della radiazione elettromagnetica (raggi X e ), da parte della materia, di erisce in modo sostanziale da quello delle particelle cariche. Queste ultime dissipano la loro energia in modo continuo in una sequenza di molti eventi che producono ionizzazione ed eccitazione e penetrano ad una certa distanza, il range, nel mezzo assorbente. I fotoni, invece, sono assorbiti o di usi in eventi singoli; si denisce, pertanto, una probabilit di interazione puntuale, giungendo alla legge di assorbimento I (E ) = I0 e(E )x ,

la probabilit, per unit di lunghezza, che la radiazione interagisca con il materiale. Il coe ciente (E ) la somma dei coe cienti di attenuazione lineare corrispondenti a ciascun tipo di interazione: e etto Compton, e etto fotoelettrico e produzione di coppie: = f + C + cc . Come si vede dalla gura 1, le etto fotoelettrico prevale a basse energie, il Compton nella regione centrale e la creazione di coppie ad energie pi alte. Al posto del coe ciente di attenuazione lineare, spesso si utilizza una grandezza indipendente dalla densit del materiale attraversato, il cosiddetto coe ciente di attenuazione di massa , dove la densit del mezzo espressa in
1

che descrive lattenuazione dellintensit di un fascio monocromatico di energia E ed intensit I0 incidente su un mezzo di spessore x; (E ) rappresenta il coe ciente di attenuazione lineare totale relativo allenergia E , cio

Se indichiamo con la sezione durto totale per atomo

cm2 g .

fotone viene semplicemente deviato di un piccolo angolo senza perdita di energia, mentre nelle interazioni fotonucleari un fotone energetico (di qualche MeV) eccita un nucleo che andr ad emettere un protone o un neutrone. Solo i primi tre tipi di interazione svolgono un ruolo fondamentale nel trasferimento di energia agli elettroni del mezzo attraversato: nella sezione che segue faremo sempre riferimento a una situazione in cui il rivelatore utilizzato abbastanza piccolo da permettere almeno a una parte dei fotoni di sfuggire. E etto Compton. La di usione Compton (o di usione incoerente) descrive un fotone che interagisce con il singolo elettrone del mezzo, considerato libero, e non con lintero atomo. Il fotone viene deviato dalla sua direzione iniziale e cede parte della sua energia allelettrone, detto elettrone Compton, che acquista pertanto unenergia cinetica T pari alla di erenza tra lenergia del fotone incidente e di quello di uso (Figura 2).

Figura 1. Coe cienti di attenuazione lineare in funzione dellenergia

pari alla somma delle sezioni durto per atomo delle singole interazioni, possiamo esprimere la relazione che lega questultima al coe ciente di attenuazione di massa : NA = , A dove NA il numero di Avogadro ed A il peso atomico del mezzo. Quando il materiale assorbente composto di di ei renti elementi i cui coe cienti sono i il coe ciente di attenuazione di massa totale dato da: i = wi , i i

Figura 2. Schema delle etto Compton.

dove le wi sono le frazioni di peso dei diversi elementi. Andiamo ora ad esaminare i diversi tipi di interazione che interessano la radiazione elettromagnetica: E etto fotoelettrico Di usione Compton Produzione di coppie E etto Rayleigh Interazioni fotonucleari Gli ultimi due fenomeni non interessano la nostra trattazione, in quanto le etto Rayleigh elastico, dunque, il

Lenergia del fotone uscente E pu essere ricavata dalla conservazione dellenergia e dellimpulso, ottenendo la seguente espressione in funzione dellenergia iniziale E e dellangolo di di usione rispetto alla direzione di incidenza: (1) E = E 1+
E m0 c2 (1

cos)

dove m0 c2 rappresenta lenergia a riposo dellelettrone. Lenergia cinetica dellelettrone Compton, nellipotesi in cui lelettrone del mezzo sia libero, si pu ricavare dalla di erenza tra le energie del fotone incidente e del fotone di uso, cio:

Ee = E E = E

Dalla formula e dalla gura 3 si vede che la distribuzione energetica di un elettrone Compton va da zero, per = 0, no ad un valore massimo (bordo Compton), per = , (backscattering), pari a:
max Ee

E m0 c2 (1 cos) + mE 2 (1 cos) 0c

E etto fotoelettrico. Nelle etto fotoelettrico un fotone incide su un atomo e viene assorbito con conseguente espulsione di un elettrone (fotoelettrone) da uno degli orbitali atomici. Siano EL lenergia di legame dellelettrone e h lenergia del fotone incidente: se trascuriamo lenergia cinetica acquistata dallatomo, allora lenergia cinetica EC del fotoelettrone emesso sar: EC = h EL .

2E/m0 c2 =E 1 + 2E/m0 c2

La sezione durto f delle etto fotoelettrico pu essere descritta dalla seguente formula: f = KZ 4 , (h )3

con K unopportuna costante dimensionale. Il fotoelettrone emesso da uno degli orbitali viene rimpiazzato da uno degli elettroni pi esterni. Questo processo pu essere accompagnato da radiazione di uorescenza o da emissione Auger: la di erenza delle energie di legame dei due orbitali si manifesta sotto forma di un fotone caratteristico (emissione di uorescenza), oppure viene trasferita ad un elettrone legato che acquista cos lenergia su ciente per essere espulso dallatomo (emissione Auger).
Figura 3. Distribuzione ideale di energia per elettroni Compton.

La sezione durto di erenziale per unit di angolo solido e per elettrone, al variare dellangolo del fotone uscente , si pu esprimere nella forma seguente: (2) 1. d C r2 = 0 d 2 3 E E 42 3 4 E E 2 + sin , E E

con r0 il raggio dellelettrone ed E dato dalla formula

Produzione di coppie. Quando il fotone incidente ha unenergia h superiore a 1.02 M eV , la produzione di coppie e+ e diventa un processo possibile dal punto di vista energetico. Esso avviene quando un fotone interagisce con un campo elettrico presente nel mezzo, che prevalentemente quello generato dal nucleo, ma anche quello elettronico. Il fotone si materializza, quindi, in una coppia elettronepositrone; la presenza del nucleo (o dellelettrone) garantisce la conservazione della quantit di moto nel processo. Lequazione di conservazione dellenergia, poich trascurabile lenergia cinetica ceduta al nucleo, sar: h = 2m0 c2 + T + T + , con T e T + le energie cinetiche rispettivamente dellelettrone e del positrone. Landamento della sezione durto totale si pu approssimare no ad energie dellordine della decina di MeV con:

La sezione durto totale relativa ad un singolo elettone e si ottiene integrando la (2) sullangolo . La sezione durto Compton relativa ad un atomo sar, invece, data da: a = Z e .

Il positrone, essendo unantiparticella, annichila lelettrone: come conseguenza dellannichilazione, vengono emessi in direzione opposta due fotoni da 0.511M eV . Inoltre, nello spettro sar presente un secondo picco, posto a h 2m0 c2 . Nella realizzazione di spettri gamma per isotopi radioattivi, infatti, avremo a che fare con cristalli piccoli, cio cristalli in cui i due fotoni generati dallannichilazione elettrone-positrone, cos come leventuale elettrone di uso per e etto Compton, sono in grado di uscire dal cristallo prima di essere assorbiti per e etto fotoelettrico (Figura 4).

cc Z 2 h .

(1) la radiazione incide sul cristallo rilasciando energia (tutta o in parte); (2) lenergia assorbita viene trasferita ai centri luminosi, dove avvengono le transizioni elettroniche; (3) viene emessa radiazione luminosa. Ovviamente, per una misurazione adeguata della radiazione incidente necessario accoppiare lo scintillatore con un fotorivelatore: tale dispositivo si occuper di trasformare il segnale luminoso in un segnale elettrico opportunamente misurabile. Un fotorivelatore molto comune il fotomoltiplicatore, che useremo nel nostro apparato sperimentale (Figura 5).
Photocathode Incident photon Scintillator Anode Electrical connectors

Electrons

Light photon

Focusing electrode

Dynode Photomultiplier tube (PMT)

Figura 5. Diagramma di un dispositivo formato da scintillatore e fotomoltiplicatore.

Figura 4. Visualizzazione schematica di ci che pu accadere allinterno di un cristallo di piccole dimensioni.

Inoltre, non tutti i materiali sono adatti ad essere utilizzati per misurazioni scientiche: devono, infatti, soddisfare alcuni requisiti fondamentali: (1) alta e cienza nella conversione dellenergia della radiazione incidente in radiazione luminosa; (2) trasparenza alla radiazione luminosa emessa; (3) spettro di emissione il pi possibile corrispondente con lo spettro proprio del fotorivelatore; (4) costante di decadimento dellimpulso luminoso breve. Cristalli inorganici. I cristalli inorganici rappresentano una vasta famiglia di scintillatori largamente utilizzata nei rivelatori, dato il loro ottimo potere frenante (alta densit e alto Z ) e la loro alta capacit di convertire energia in luce. Alcuni di essi presentano forte igroscopicit: tuttavia, vi sono anche cristalli inorganici con scarsa (CsI (T l)) o nulla (BGO) capacit di assorbire acqua. Il meccanismo di scintillazione dei cristalli inorganici originato a livello delle bande elettroniche: il rilascio di

Caratteristiche generali. Lemissione di luce da parte di un particolare materiale opportunamente eccitato un fenomeno sico con caratteristiche variegate, che per pu essere sfruttato per la misurazione delle propriet sia della sorgente di energia, sia del materiale luminescente (nel nostro caso rispettivamente isotopi radioattivi e cristalli inorganici). Il fenomeno prende il nome di uorescenza se avviene con tempi caratteristici tra 109 s e 104 s, mentre chiamata fosforescenza se ha durata maggiore (pu andare dai millisecondi alle ore). Il processo di scintillazione, bench possa essere molto diverso a seconda del cristallo utilizzato, costituito essenzialmente da tre fasi:

energia dovuto a una particella che entra nel cristallo, infatti, pu o portare lelettrone in banda di conduzione e creare quindi una coppia elettrone-lacuna, o creare un eccitone, trasportando lelettrone nella banda appena al di sotto della banda di conduzione (Figura 6). In questultimo caso, lelettrone e la lacuna rimangono legati, ma sono liberi di muoversi nel cristallo.

il tempo di decadimento e la durata dellimpulso; il livello di fosforescenza; landamento con la temperatura delle sue caratteristiche; propriet ottiche (trasmittivit e indice di rifrazione); lunghezza donda di emissione; caratteristiche chimico-siche (igroscopicit). Levoluzione temporale del processo di emissione pu essere approssimata nella maggior parte dei casi attraverso un doppio esponenziale: N = Ae f + Be s . Nella maggior parte degli scintillatori, infatti, vi sono due (o pi) componenti di decadimento, con ampiezze variabili, ma solitamente con la componente veloce (f ) dominante (quindi A > B ). La componente lenta, inoltre, estremamente sensibile alla densit di ionizzazione (dE/dx) e quindi alla natura della radiazione: un segnale con componente lenta apprezzabile sar probabilmente dovuto a una particella (pulse shape discrimination, Figura 7). Tuttavia, gli scintillatori inorganici hanno spesso componente lenta troppo piccola per poter essere utilizzati a tal ne: si predilige, in questo 4 caso, luso di scintillatori FIGURE organici.
t

Figura 6. Modello semplicato a bande per un solido cristallino.

10 5

Lelettrone, quindi, pu emettere un fotone se ritorna in banda di valenza: tuttavia il processo ine ciente e vi unalta probabilit di autoassorbimento (spettro di emissione e spettro di assorbimento simili). Se, per, il cristallo contiene impurit, si verranno a formare dei centri di attivazione allinterno della banda proibita, dove pi probabile che avvenga una ricombinazione: tali attivatori rendono quindi il cristallo praticamente trasparente ai fotoni emessi. C, ad ogni modo, la possibilit che lelettrone torni in banda di valenza attraverso processi non luminescenti. Inoltre, per valutare lenergia necessaria per la creazione di una coppia elettrone-lacuna, di solito si utilizza come regola empirica quella di prendere il triplo della Egap del cristallo (ad esempio nel N aI (T l) di circa 20 eV ). Le caratteristiche principali di uno scintillatore inorganico sono: le cienza di conversione e il light yield ;

10 4

NE213

10 3 Counts

alpha

10 2

10 1 beta 10 0
0 200 400 600 800 1000 1200 1400 1600

Time (ns)

Figura 7. Segnali di erenti per particelle e provenienti da uno scintillatore liquido NE213.

In particolare, utilizzeremo lo ioduro di cesio drogato al tallio (CsI (T l)) per la misurazione degli spettri energetici

di alcuni isotopi radioattivi e misureremo i tempi caratteristici di decadimento di CsI (T l), B4 SiO12 (BSO), ZnSe, LuY3 Al5 O12 (Ce) (LuY AG(Ce))). Fotomoltiplicatore. Un fotomoltiplicatore (Figura 5) un dispositivo che permette di trasformare un segnale luminoso in ingresso in segnale elettrico ed costituito principalmente da due parti: un fotocatodo, ossia un elettrodo rivestito di un sottilissimo strato di materiale fotosensibile capace di emettere elettroni per e etto fotoelettrico esterno; un moltiplicatore di elettroni, che ha la funzione di amplicare la debole fotocorrente proveniente dal fotocatodo, in modo tale da ottenere allanodo una corrente misurabile; costituito da una serie di elettrodi, mantenuti a diverso potenziale in modo da accelerare e guidare gli elettroni lungo il moltiplicatore: in questi elettrodi, detti dinodi, avviene lemissione secondaria di elettroni. Il guadagno che si ha in ciascun elettrodo conosciuto come fattore di emissione secondaria, . Il fattore di amplicazione totale (o guadagno) di un fotomoltiplicatore dipende dal numero di dinodi e dal coe ciente di emissione secondaria , che a sua volta funzione dellenergia dellelettrone primario e dunque dipende dalla di erenza di potenziale Vd tra i vari dinodi secondo la relazione: = KVd dove K una costante di proporzionalit. Assumendo che la di erenza di potenziale sia uguale lungo tutto il moltiplicatore, composto da n dinodi, il guadagno totale del fotomoltiplicatore dovrebbe essere: G = n = (KVd )n . Pertanto, il moltiplicatore di elettroni dovrebbe produrre un guadagno costante per ogni elettrone che entra con una determinata energia allinterno del sistema di dinodi, ma ci non possibile a causa della natura stocastica dellemissione secondaria. Per quanto riguarda la risoluzione di un fotomoltiplicatore, essa viene caratterizzata dallinuenza di due fattori: (1) la variazione del tempo di transito degli elettroni nel fotomoltiplicatore;

(2) le uttuazioni dovute al rumore. Il tempo di transito varia a causa delle diverse lunghezze dei cammini degli elettroni emessi dai fotocatodi: il cammino degli elettroni che vengono emessi lungo lasse del dinodo , infatti, molto pi breve rispetto agli altri. Questo e etto conosciuto come di erenza del tempo di transito ed associato alla geometria del sistema. Per cercare di risolvere il problema, almeno in parte, si utilizzano catodi sferici o particolari distribuzioni di campi elettrici in modo da accelerare maggiormente gli elettroni che vengono emessi al di fuori dellasse del dinodo. Il rumore statistico , invece, il risultato della natura statistica del processo di fotoemissione ed emissione secondaria; questo tipo di rumore comunemente conosciuto come e etto Schottky. Per un fotomoltiplicatore sotto costante illuminazione, le uttuazioni per e etto fotoelettrico possono essere calcolate assumendo una distribuzione poissoniana per il numero di fotoni incidenti sul fotocatodo in un tempo t e una distribuzione di probabilit binomiale per il numero di fotoelettroni rilasciati. Oltre al rumore statistico vi un altro fattore interno che inuenza il buon funzionamento di un fotomoltiplicatore: anche se il fotomoltiplicatore non illuminato, si avverte una piccola corrente, chiamata corrente oscura, generata da diversi fenomeni: emissione termoionica da parte di catodo e dinodi; correnti disperse; contaminazioni radioattive; fenomeni ionizzanti e fenomeni luminosi.

Il primo fattore il principale e il suo contributo descritto dallequazione di Richardson: e ), kT dove A una costante, lenergia di estrazione, T la temperatura assoluta e k la costante di Boltzmann. Si nota immediatamente che pi bassa la temperatura, minore sar il rumore, come era lecito aspettarsi. Ad ogni modo, le correnti oscure nella maggior parte dei fotomoltiplicatori non superano i pochi nA. I = AT 2 exp( Fattori di natura ambientale sono invece: lesposizione alla luce; i campi magnetici, il cui disturbo pu essere annullato schermando il fotomoltiplicatore;

ore

linuenza termica, che gioca un ruolo importante nelle etto termoionico responsabile delle correnti oscure e nella sensibilit dei catodi. Dal punto di vista circuitale, un fotomoltiplicatore pu essere schematizzato come un generatore di corrente ideale in serie ad un capacitore CD e a un resistore R (Figura 8), che rappresentano sia la capacit e la resistenza intrinseca dellanodo sia quelle di ogni altro elemento che pu essere presente nel circuito (carico, cavi, ecc.).

A iptq CD RL B
Figura 9. Schema dellapparato sperimentale. Dimensioni non in scala.

ellultimo dinodo del fotomoltiplicatore. RL resistenza Figura 8. Schema circuitale dila un fotomoltiplicatore. ore montato nel fototubo in parallelo alla resistenza uito che segue. Il segnale di corrente ha la forma seguente

Assumendo, quindi, che la luce in ingresso abbia un decadimento Q esponenziale, la corrente allanodo sar data iptq et{ da:

t raccolta durante lintero impulso e GN la e costante di tempo I (t) = e s , s scintillatore.

dove G rappresenta il guadagno, N il numero dei fotoelettroni emessi dal catodo, e la carica dellelettrone e s la Elettronica generale p. 13/26 costante di tempo dello scintillatore. Pertanto, il segnale in uscita avr un andamento in tensione dato da ( = RCD ): V (t) =
t GN eR t (e s e ). s

Apparato sperimentale Cristalli scintillanti: CsI (T l), B4 SiO12 (BSO), ZnSe, LuY3 Al5 O12 (Ce) (LuY AG(Ce)). Isotopi radioattivi: 137 Cs, 133 Ba, 241 Am, 60 Co. Fotomoltiplicatore Hamamatsu H10426. Oscilloscopio LeCroy WaveRunner 6 Zi Series.

Il nostro apparato sperimentale costituito da una serie di cristalli scintillanti (Figura 10), di cui vogliamo studiare le propriet, accoppiati a un fotomoltiplicatore Hamamatsu H10426 che invia il segnale ad un oscilloscopio LeCroy WaveRunner 6 Zi Series, tramite un regolatore di tensione (Figura 9). Il generatore, infatti, mantiene una di erenza di potenziale di circa 13 V , mentre il regolatore di tensione permette di erogare al fotomoltiplicatore 1.40 V con una sensibilit molto maggiore, cos come richiesto dalle speciche. Il cristallo viene quindi posato sulla nestra del fotomoltiplicatore e ssato con del nastro adesivo. Il campione dellisotopo radioattivo da studiare poi posato e ssato a sua volta sul cristallo (congurazione a sandwich ). Per assicurarci che la luce ambientale non falsi il segnale proveniente dal fototubo, ricopriamo il tutto con un contenitore in plastica e un doppio panno nero. Loscilloscopio, inne, visualizza sul canale 1 il segnale proveniente dal fotomoltiplicatore e sul canale 2 la di erenza di potenziale costante del regolatore. La possibilit di elaborare digitalmente il segnale in arrivo ci permette non solo di osservare la forma del potenziale, e quindi calcolare le costanti di tempo del decadimento, ma anche di costruire un istogramma dellintegrale di carica trasportata dal segnale in tempo reale, fornendo ovviamente opportuni parametri (trigger e gate di integrazione).

8
Istogramma del segnale dellapparato senza sorgente
Conteggi

Parametri
Entries 1400 Mean -0.000346 RMS 0.0004563

300

250

200

150

100

50

Figura 10. I campioni dei cristalli scintillanti utilizzati a confronto con una moneta da 2 . Da sinistra verso destra: ZnSe, BSO, CsI (T l), LuY AG(Ce).

0 -0.003

-0.002

-0.001

0.001 0.002 0.003 Differenza di potenziale [V]

Figura 11. Istogramma del segnale dellapparato elettronico senza sorgente con t gaussiano.

Dallistogramma dellintegrale di carica, poi, possibile ricavare lo spettro energetico completo di alcuni isotopi radioattivi, conoscendo il valore noto di alcuni picchi. Il setup dellapparato sperimentale, quindi, si riduce allimpostare correttamente il valore del generatore di tensione e del regolatore e a scegliere un trigger e un gate di integrazione adeguati.

Spettri energetici.
137 60

Cs Co 241 Am 133 Ba

Analisi dati Per unanalisi dei dati corretta necessario innanzitutto quanticare lerrore introdotto dal fotomoltiplicatore e dalloscilloscopio: per questo scopo su ciente misurare i valori della tensione senza sorgente. Il t gaussiano dellistogramma dei valori della di erenza di potenziale, infatti, ci dar la deviazione standard che useremo come errore del segnale (Figura 11). Dallistogramma notiamo facilmente come in assenza di sorgente, vi sia comunque una di erenza di potenziale negativa pari a circa 0.35 mV con una deviazione standard 0.46 mV . In tutte le analisi dei dati da noi e ettuate, quindi, utilizzeremo come errore sul valore della tensione e aggiungeremo ai valori trovati una tensione costante pari a .

Data la sua alta resa di luce (teoricamente 51 /keV ), per la realizzazione degli spettri gamma di questi isotopi radioattivi abbiamo usato sempre il CsI (T l). Inoltre, dato il suo alto Z , le sezioni durto per le etto fotoelettrico e per la produzione di coppie sono maggiori di quella delle etto Compton, nel quale il fotone non viene assorbito e quindi non cede tutta la sua energia. Nei primi due, infatti, le sezioni durto sono proporzionali rispettivamente a Z 5 e Z 2 , mentre la sezione durto per lo scattering Compton cresce soltanto linearmente. Tutti gli isotopi utilizzati risalgono al 1979, tranne il 60 Co che risale al 1975, e avevano tutti unattivit di 10 Ci = 3.7 105 Bq al momento della produzione. Cs-137. Lisotopo 137 del cesio, radioattivo e con unemivita di circa 30.17 anni, si presta molto bene alla realizzazione di uno spettro gamma poich possiede alcune caratteristiche precipue che ne compongono la forma peculiare: il picco fotoelettrico a 662 keV , la spalla Compton a 478 keV e il picco di back-scattering a bassa energia sono infatti molto visibili e ben distanziati.

Esso, infatti decade principalmente in uno stato eccitato metastabile del bario, il 137m Ba, che a sua volta decade nello stato fondamentale con unemivita di 2.55 minuti emettendo un fotone monocromatico a 662 keV (Figura 12).

In questo modo associamo a un valore dellintegrale di carica il valore corrispondente dellenergia, che ci permette quindi di realizzare uno spettro energetico vero e proprio (Figura 14): 662 keV = = 15.88 0.01 nV s. N
Istogramma normalizzato dello spettro del Cs-137 0.035

55Cs137
30.17 a

ma 7/2+ x 0 .51 20 M
94

.6% V

Istogramma sperimentale

N/Ntot

Figura 12. Schema di decadimento del

Loscilloscopio utilizzato ci permette di ottenere direttamente listogramma dellintegrale di carica, ovviamente fornendo un opportuno intervallo di integrazione.
Fit gaussiano attorno al picco fotoelettrico per il Cs-137 5500 5000 4500 4000 3500 3000 N 2500 2000 1500 1000 500 0 1.4 1.45 1.5 1.55 1.6 1.65 1.7 1.75 Integrale corrente [s V 10-8] = 1.588 = 0.056 Fit gaussiano Istogramma sperimentale

Figura 13. Fit gaussiano attorno al picco fotoelettrico del 137 Cs.

Tuttavia, per ottenere lo spettro energetico vero e proprio, e quindi lenergia sullasse delle ascisse, necessario calibrare listogramma: scegliamo quindi di calcolare il coe ciente di proporzionalit attraverso un t gaussiano del picco fotoelettrico noto (Figura 13).

56Ba137m
2.55m

M 74 .1 1 ax

0.6617 11/2-

0.03

0.6617 MeV
56Ba137
stable

0.025

- % eV 5.4

85.1%

0 3/2+

0.02

137

Cs.

0.015

0.01

0.005

100

200

300

400 Energia [keV]

500

600

662 700

800

Figura 14. Spettro energetico del 137 Cs: si noti il picco fotoelettrico molto visibile a 662 keV .

Avremmo potuto, ovviamente, scegliere un altro valore energetico noto (ad esempio quello della spalla Compton o del picco di back-scattering) per ottenere lo stesso risultato. Possiamo, quindi, calcolare la risoluzione della strumentazione utilizzata attraverso la larghezza a met altezza della gaussiana del picco (F W M H ). Tale valore infatti legato alla tramite la relazione: F W M H = 2 2 ln 2. Nel nostro caso, quindi, avremo una risoluzione pari a: FWMH 2 2 ln 2 R= = = 8.29% 0.31%. Am-241. Il 241 Am un isotopo radioattivo dellamericio con emivita di 432.2 anni, che decade in 237 N p. Cos come per il cesio, anche lamericio ha un picco riconoscibile, situato a 59.5 keV (Figura 15).

10
Fit gaussiano attorno al picco a 59.5 keV per lAm-241 5500 5000 4500 4000 3500 1400 3000 2500 2000 1500 1000 500 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 Integrale di carica [s V 10-9] 400 N 800 1200 N Fit gaussiano attorno al picco a 356 keV per Ba133 Fit gaussiano Istogramma sperimentale Fit gaussiano Istogramma sperimentale

= 0.774 = 3.428

Ba-133. Il 133 Ba un isotopo del bario con emivita di 10.51 anni che decade per cattura elettronica in 133 Cs. In questo caso, il picco riconoscibile situato a 356 keV (Figura 17).

1000

= 0.090 = 0.996

600

Figura 15. Fit gaussiano attorno al picco fotoelettrico del 241 Am.

200

Tuttavia, essendo a energia molto pi bassa, la risoluzione che si ottiene molto peggiore: 2 2 ln 2 R= = 53.15% 2.59%. Per la realizzazione dello spettro energetico (Figura 16), quindi, abbiamo la relazione: 59.5 keV = = 3.43 0.01 nV s. N
Istogramma normalizzato dello spettro dellAm-241 0.045 0.04 0.035 0.03 0.025 0.02 0.015 0.01 0.005 0 0 25 50 59.5 75 Energia [keV] 100 125 150 Istogramma sperimentale

0 0.85

0.9

0.95

1.05

1.1

1.15

1.2

Integrale di carica [s V 10-8]

Figura 17. Fit gaussiano attorno al picco fotoelettrico del 133 Ba.

Calcolando, quindi, la risoluzione a questenergia: 2 2 ln 2 R= = 19.35 0.72%, otteniamo un risultato intermedio tra quello a bassa energia dellamericio e quello ad alta energia del cesio, cos come previsto dalla teoria. La calibrazione dello spettro energetico (Figura 18) ci fornisce, inne, la relazione: 356 keV = = 9.96 0.02 nV s. N Retta di calibrazione. Una volta ottenuta la relazione integrale di carica - energia per tre picchi di valore noto possiamo creare una retta di calibrazione (Figura 19), utile sia per il calcolo dello spettro energetico di materiali non conosciuti a priori, sia per alcuni spettri dove il t gaussiano del picco non fattibile. Ovviamente, la larghezza del gate di integrazione deve essere la stessa per tutti e tre gli isotopi utilizzati; inoltre, integrando solo una parte troppo piccola del segnale, non avremmo ottenuto una retta, bens una curva schiacciata

N/Ntot

Figura 16. Spettro energetico del

241

Am.

11
Istogramma normalizzato dello spettro del Ba-133 0.016 Istogramma sperimentale

dovuta alla corrente di buio del fotomoltiplicatore. Co-60. Il 60 Co, che un isotopo radioattivo sintetico con emivita pari a 5.27 anni, possiede uno spettro energetico molto caratteristico, con due picchi a 1.17 M eV e a 1.33 M eV . Tuttavia, data let elevata del campione utilizzato (circa 39 anni), lapparato sperimentale non riesce a separare adeguatamente i picchi energetici, rendendo impossibile un t gaussiano su uno dei due. Pertanto, possiamo utilizzare la retta di calibrazione per ricavare lo spettro in energia (Figura 20).
10 20 Integrale di carica [s nV] 30 40 50 60 70

0.014

0.012

0.01 N/Ntot

0.008

0.006

0.004

0.002

100

200 Energia [keV]

300

356

400

500 0.06

Dati sperimentali

Figura 18. Spettro energetico del


20

133

Ba.

0.05

0.04 N/Ntot Dati sperimentali Retta di calibrazione

0.03

15 Integrale di carica [s nV]

0.02

0.01 10 0 0 500 1000 1170 1330 1500 Energia [keV] 2000 2500 3000

Figura 20. Spettro energetico del 60 Co. Si noti in alto il valore dellintegrale di carica in s nV e in basso il valore dellenergia espresso in keV .
0 59.5 100 200 300 356 400 Energia [keV] 500 600 662 700

Figura 19. Retta di calibrazione energia integrale di carica (le barre di errore sono pi piccole dei punti). 2 /DOF = 17.62.

Risoluzione in energia. Una grandezza fondamentale che caratterizza un rivelatore la sua risoluzione in energia, cio la sua capacit di distinguere picchi vicini fra loro. Viene denita, di solito, come: E , E dove E indica la larghezza a met altezza (F W M H ) ed E il valore del picco. In generale, quindi, la risoluzione migliora allaumentare dellenergia, data la natura poissoniana degli eventi di ionizzazione ed eccitazioni. Pertanto, se lenergia richiesta per produrre una ionizzazione in media w, avremo, per unenergia depositata R=

verso il basso, poich allaumento dellenergia non sarebbe corrisposto un incremento proporzionale della carica integrata. Landamento lineare, ottenuto tramite un t, approssima molto bene la disposizione dei dati sperimentali: [s nV ] = 0.021 [keV ] + 2.22.

Compare, quindi, unintercetta non nulla, probabilmente

12

E, J = E w eventi. La risoluzione in funzione dellenergia varr quindi: w R = 2.35 , E dove 2.35 il fattore di proporzionalit che lega la della gaussiana alla sua F W M H . Tuttavia, nel calcolo della risoluzione di un apparato reale necessario introdurre anche un termine inversamente proporzionale allenergia, dovuto essenzialmente al rumore termico nella catena di lettura, e un termine costante, che pu essere dovuto a imperfezioni del rivelatore, fattori geometrici o danni da radiazione. In realt, nel caso in cui la particella perda tutta la propria energia allinterno del rivelatore, la statistica di Poisson non risulta pi applicabile poich i processi di ionizzazione non sono tutti indipendenti: sarebbe necessario, quindi, introdurre un coe ciente F < 1, denominato fattore di Fano. Tuttavia, nel caso dei cristalli scintillanti tale e etto trascurabile. In denitiva, la funzione che utilizzeremo per il t dei dati sperimentali sar:

60

Dati sperimentali Risoluzione

50

Risoluzione percentuale

40

30

20

10

59.5 100

200

300

356 400 Energia [keV]

500

600

662 700

800

Figura 21. Fit della risoluzione percentuale in funzione dellenergia. 2 /DOF = 2.02.

A R = + C. E Il termine di rumore termico, infatti, nel caso di un fotomoltiplicatore trascurabile, poich un dispositivo ad alto guadagno e basso rumore. Nel nostro caso, ovviamente, data la scarsit dei punti utilizzati, lapprossimazione del t non ottimale (Figura 21, Tabella 1).

Tempi di decadimento della scintillazione. CsI (T l) B4 SiO12 (BSO) ZnSe LuY3 Al5 O12 (Ce) (LuY AG(Ce)) Per la misura dei tempi di decadimento dei cristalli scintillanti necessario innanzitutto misurare il segnale proveniente dal fotomoltiplicatore in assenza di cristallo e sorgente (Figura 22), per distinguere segnali generati dai cristalli da quelli causati da scariche casuali allinterno del fotomoltiplicatore. Ovviamente, in questo caso, non necessario un calcolo preciso delle costanti di tempo del segnale, che avrebbe comunque poco senso data la variabilit di tale valore, ma su ciente vedere come il segnale abbia una costante di tempo nellordine dei nanosecondi e una componente lenta assente (il segnale arriva quasi immediatamente a 0). Nel calcolo di tutti i tempi di decadimento, tranne nel caso del CsI (T l), la curva stata ottenuta mediando su 100 segnali per minimizzare il rumore. CsI(Tl). Lo ioduro di cesio drogato al tallio (CsI (T l)) uno degli scintillatori pi luminosi: data la sua alta densit e lelevato numero atomico delle sue componenti in grado di frenare molto e cacemente i raggi gamma che lo attraversano ed inoltre abbastanza resistente agli shock termici e meccanici.

Tabella 1. Valori dei parametri del t della risoluzione energetica.

A C 500.60 36.95 4.31 1.23

13

30 ns 40 ns 50 ns 30 ns 40 ns 50 ns

A [V ] 2.62 102 0.01 102 2.76 102 0.01 102 3.52 102 0.03 102 f [s] 1.31 106 0.01 106 1.42 106 0.01 106 1.34 106 0.01 106
t
f

B [V ] 5.70 103 0.10 103 7.89 103 0.16 103 1.32 102 0.03 102 s [s] 1.24 105 0.03 105 1.10 105 0.03 105 8.77 106 0.24 106
s

Tabella 2. Valori ricavati dal t V (t) = A e tempi di trigger.

+B e

per il segnale di decadimento del CsI (T l) a diversi

Segnale in assenza di cristallo


Differenza di potenziale [V]

0.025

0.02

0.015

0.01

0.005

Misuriamo, quindi, con lausilio delloscilloscopio, il segnale di decadimento per diversi tempi di trigger: il t doppio esponenziale approssima molto bene la forma del segnale, che stato capovolto per semplicit (Figura 23). 2 2 Il test del 2 (v = DOF dove DOF indica il numero dei gradi di libert), infatti, fornisce buoni risultati (Tabella 3). Nel caso dei t con Ttrigger = 30 ns e con Ttrigger = 40 ns il valore di 2 /DOF < 1 indica probabilmente una sovrastima dellerrore utilizzato, calcolato in precedenza (Figura 11).

0 -40 -20 0 20 40 60 80 Tempo [s] 10


-9

0.07

Figura 22. Media su 100 segnali proveniente dal fotomoltiplicatore in assenza di cristallo.
V [V]

0.06

Dati sperimentali Ttrigger = 30 ns Fit esponenziale Ttrigger = 30 ns Dati sperimentali Ttrigger = 40 ns Fit esponenziale Ttrigger = 40 ns Dati sperimentali Ttrigger = 50 ns Fit esponenziale Ttrigger = 50 ns

0.05

0.04

Il massimo di emissione a circa 550 nm e il segnale di decadimento costituito da due componenti, quella veloce con un tempo f 0.6 s e quella lenta con s 3.5 s. 2 DOF 30 ns 0.21 967 40 ns 0.35 967 50 ns 1.22 967
Tabella 3. Test del 2 con diversi tempi di trigger.

0.03

0.02

0.01

0 0 1e-06 2e-06 3e-06 T [s] 4e-06 5e-06 6e-06

Figura 23. Segnale di decadimento del CsI (T l) con diversi tempi di trigger (le barre di errore sono pi piccole delle dimensioni dei punti).

14

Come si nota (Tabella 2), i tempi di decadimento differiscono leggermente a secondo del tempo di trigger utilizzato, specialmente per quanto riguarda la componente lenta s . Pertanto, trascurando la correlazione tra le misure, si pu in prima approssimazione ricavare il valore dei tempi di decadimento delle due componenti attraverso una media con un peso inversamente proporzionale allerrore di misura: = qN
i 2 i=1 i qN 1 2 i=1 i

Segnale da cristallo scintillante LuYAG(Ce)


Differenza di potenziale [V] 0.09 0.08 0.07 0.06 0.05 0.04 0.03 0.02 0.01 0 -40 -20 0 20 40 60 80 Tempo [s] 10
-9

/ ndf

A tf B ts

31.45 / 297 0.02713 0.008424 2.966e-08 4.925e-09 0.04486 0.00849 1.143e-07 2.275e-08

e un errore complessivo denito come: = 1 qN


1 2 i=1 i

Figura 24. Fit doppio esponenziale del segnale di decadimento del LuY AG(Ce).

I valori denitivi per il CsI (T l) sono quindi: f = 1.34 106 0.01 106 s s = 1.03 105 0.02 105 s, abbastanza diversi dai valori tabulati (f = 0.6 106 s, s = 3.5 106 s), ma comunque dello stesso ordine di grandezza. LuYAG(Ce). Il granato di alluminio, ittrio e lutezio drogato al cerio un cristallo scintillante, trasparente, ma che pu emettere luce tendente al giallo se eccitato con uno spettro che pu variare dal blu ai raggi X. Applicando lo stesso t doppio esponenziale (Figura 24), otteniamo i valori dei tempi di decadimento e delle ampiezze riportati in tabella. Il cristallo in questione possiede, quindi, una risposta molto pi rapida rispetto al CsI (T l), ma con una componente lenta, seppur nellordine della centinaia di nanosecondi, molto importante (B > A). BSO. Il cristallo di bismuto, silicio e ossigeno uno scintillatore con una risposta molto rapida, nellordine delle decine di ns (Figura 25). Tale materiale, simile al BGO (Bi4 Ge3 O12 ), presenta alta densit, piccola lunghezza di radiazione e assenza di igroscopicit. Poi, oltre ad avere un tempo di decadimento pi rapido, pi economico e semplice da produrre, in quanto il silicio molto pi

comune del germanio; tuttavia, presenta un light yield inferiore. I valori ricavati dei tempi di decadimento sono simili a quelli del LuY AG(Ce), ma con una componente lenta un ordine di grandezza pi piccola.
Segnale da cristallo scintillante BSO
Differenza di potenziale [V]
2

/ ndf

0.03

A tf B ts

0.025

275.1 / 197 0.04361 0.0003157 1.218e-08 9.909e-11 0.005653 4.552e-05 5e-06 3.647e-06

0.02 0.015

0.01 0.005

0 -40 -20 0 20 40 60 80 Tempo [s] 10


-9

Figura 25. Fit doppio esponenziale del segnale di decadimento del BSO.

ZnSe. Il seleniuro di zinco un cristallo di colore giallo chiaro: pu essere utilizzato come scintillatore con tempo di decadimento molto rapido ed Egap 2.7 eV .

15

Nei dati sperimentali ricavati dalloscilloscopio (Figura 26), tuttavia, si nota come la forma del segnale abbia praticamente lo stesso andamento di quella in assenza di cristallo (Figura 22): in questo caso, quindi, il segnale generato dalla luce emessa dal cristallo talmente piccolo da sovrapporsi a quello del fotomoltiplicatore senza di erenze sperimentalmente accettabili, sia a causa delle ridotte dimensioni del campione utilizzato (spessore di 1 mm) sia a causa della scarsa luminescenza intrinseca del cristallo in questione.
Segnale da ZnSe e in assenza di cristallo
Differenza di potenziale [V]
Segnale da ZnSe Segnale in assenza di cristallo

possibile ricavare il valore dellintegrale di carica dovuto al singolo fotoelettrone emesso spontaneamente dal fotocatodo.
Spettro da singolo fotoelettrone
2

Conteggi

/ ndf

Ab
b b

100

A pe pe
80
pe

3436 / 38 103 6.877 1.063 0.02318 0.2829 0.02235 58.68 3.035 2.119 0.0643 0.5299 0.0915

60

40

0.025 20 0.02 0 0 0.015 1 2 3 4 5 6 7 8 Integrale di carica [10-12 V s]

0.01

Figura 27. Spettro sperimentale da singolo fotoelettrone.

0.005

0 -40 -20 0 20 40 60 80 Tempo [s] 10


-9

Figura 26. Segnale del cristallo ZnSe a confronto con il segnale in assenza di cristallo. I due segnali sono spostati di t = 10 ns solo per apprezzare meglio il confronto.

Sperimentalmente, quindi, confronteremo lo spettro da singolo elettrone con quello del 137 Cs (Figura 28), pi semplice da ottenere sperimentalmente e con un picco fotoelettrico facilmente riconoscibile. Ovviamente, i due spettri devono essere calcolati con le stesse condizioni sperimentali e gli stessi parametri (in particolare trigger e gate di integrazione). Per il calcolo del light yield, quindi, su ciente utilizzare la formula: LY ( /keV ) = Ppicco 1 , Pse Epicco

Infatti, il tempo di decadimento dellordine dei nanosecondi e il segnale ha componente lunga assente. Light yield. Il light yield una grandezza che rappresenta la capacit di un cristallo (nel nostro caso accoppiato a un fotomoltiplicatore) di convertire lenergia incidente in fotoni. Il calcolo di tale grandezza, ovviamente, dipender dal particolare apparato sperimentale utilizzato e dai parametri utilizzati (trigger, tensione di alimentazione, ecc.), ma possiamo ragionevolmente accettare lordine di grandezza del risultato. Per tale calcolo, utilizzeremo il metodo della calibrazione da singolo elettrone: dallo spettro ricavato dal sistema di acquisizione dati in assenza di sorgente e di cristallo

dove Ppicco e Pse indicano rispettivamente il valore dellintegrale di carica al picco fotoelettrico e al picco del singolo elettrone. Per ricavare il valore di Pse e ettuiamo un t della somma di due gaussiane: f (x) = Ab e

(xb )2 2 2 b

+ Ape e

(xpe )2 2 2pe

una corrispondente al fondo (Ab , b , b ) e una corrispondente al singolo elettrone (Ape , pe , pe ). In realt, dovremmo tener conto anche dello spettro da doppio

16
Andamento dellintegrale di carica per il Cs-137 5000 4500 4000 3500 3000 Conteggi 2500 2000 1500 1000 500 0 Cs-137

1e-08

2e-08

3e-08

4e-08 5e-08 6e-08 Integrale di carica [V s]

7e-08

8e-08

9e-08

Figura 28. Istogramma dellintegrale di carica per il 137 Cs (per il picco fotoelettrico = (6.333 0.002) 108 V s, = (0.221 0.002) 108 V s).

fotoelettrone e da triplo fotoelettrone, il cui contributo, per, non signicativo ai ni del calcolo del light yield. Dallo spettro sperimentale da singolo elettrone (Figura 27), ricaviamo, quindi, il valore del light yield per il cristallo di CsI (T l): LY = 44.89 1.37 /keV.

per e etto termoionico dal catodo, un lamento in cui circola corrente, e vengono accelerati da una di erenza di potenziale che varia tra le decine e le centinaia di kV verso lanodo. Esso costituito da materiale con alto punto di fusione, ad esempio rame o molibdeno, in modo tale da non subire deformazioni alla sua geometria dovute alle alte temperature che potrebbe raggiungere. Il punto dellanodo colpito dagli elettroni detto fuoco; il vuoto tra anodo e catodo, invece, diminuisce la probabilit di scattering degli elettroni emessi su atomi di gas residui. Gli elettroni riescono a penetrare negli strati superciali dellanodo per poi subire una brusca decelerazione dovuta agli intensi campi dei nuclei del materiale, emettendo in questo modo radiazione elettromagnetica. Solo l1% dellenergia del fascio viene convertita in raggi X, mentre il rimanente 99% dellenergia si converte in calore. Proprio per limitare i problemi derivanti dal riscaldamento dellanodo, nei macchinari moderni lanodo sso stato sostituito dallanodo rotante, in cui un cilindro viene fatto ruotare per o rire al fascio degli elettroni una supercie non precedentemente colpita; il calore generato viene poi dissipato da un ulteriore cilindro di rame collegato allanodo.

Il dato sperimentale trovato in buon accordo coi valori tabulati (per il CsI (T l) il light yield di circa 51 /keV ). 2. Andamento in temperatura Lo scopo dellesperimento quello di misurare lo spettro di emissione di un cristallo di seleniuro di zinco eccitato da una sorgente di raggi X e il suo andamento in temperatura. Raggi X: caratteristiche e produzione. I raggi X sono fotoni che appartengono alla regione dello spettro compresa tra lultravioletto e i raggi , numericamente nellintervallo energetico tra i 20 keV e i 150 keV . La produzione di raggi X pu essere ottenuta con il cosiddetto tubo di Coolidge (Figura 29), allinterno del quale, in regime di vuoto spinto, gli elettroni sono sottoposti a forti di erenze di potenziale: essi sono emessi

Figura 29. Schema di un tubo di Coolidge: C e A rappresentano rispettivamente il catodo e lanodo, mentre Wout e Win indicano il usso del liquido di ra reddamento.

Dallinterazione con gli atomi del catodo scaturiscono due meccanismi di produzione dei raggi X: produzione per frenamento, che genera uno spettro continuo, e una produzione elettronica, che produce picchi discreti caratteristici del mezzo (Figura 30).

17

Lo spettro continuo generato dalla perdita di energia dovuta al bremsstrahlung : lelettrone subisce una deviazione della sua traiettoria dovuta dalla presenza del nucleo atomico, provocando in questo modo emissione di radiazione. Invece, lo spettro caratteristico dovuto allinterazione dellelettrone incidente con gli elettroni di core atomici: lelettrone colpito viene espulso dalla nube elettronica a causa dellurto e il suo posto viene occupato da un elettrone di un orbitale pi esterno; la di erenza energetica tra i due orbitali coinvolti corrisponde allenergia associata al fotone.

to:

Le cienza di luminescenza, invece, data dal rappor= krad , krad + knonrad

dove krad e knonrad rappresentano i rate di transizione radiativa e non radiativa (in questo caso di dissipazione termica). Lintensit di luminescenza a una temperatura T sar data, quindi, da: I (T ) = I (0), dove I (0) lintensit a una temperatura abbastanza bassa da poter trascurare la dissipazione termica. Dalla Eg relazione knonrad = w e kT si ricava, quindi: (3) A Eg = ln(I (0)/I (T ) 1). kT

Figura 30. Spettro generato da una sorgente a raggi X: si notino i picchi caratteristici e la componente continua.

Ovviamente tale semplice modello non tiene in considerazione tutti gli altri canali di dissipazione: tuttavia, lequazione (3) ci permette di testare semplicemente la dipendenza dalla temperatura dellintensit di luminescenza: ad esempio, la presenza di due di erenti andamenti potrebbe indicare la presenza di due canali di dissipazione. Apparato sperimentale Cristallo di ZnSe. Sorgente a raggi X Hamamatsu L10101. Pompa da vuoto Pfei er HiCube 80 Eco. Compressore a elio Sumitomo HC-4E1. Analizzatore di spettro ottico Hamamatsu PMA12. Criostato Janis Research CCS-100. Termoregolatore Cryotronics 325-LakeShore. Il cristallo di ZnSe innanzitutto inserito allinterno di criostato Janis Research CCS-100, che permette di raggiungere temperature inferiori alla decina di K . Il criostato a sua volta collegato ad una pompa da vuoto Pfei er HiCube 80 Eco e ad un compressore a elio Sumitomo HC4E1 che ci permettono di ottenere pressioni nellordine dei 107 bar. Per regolare la temperatura, inoltre, presente

Thermal quenching. Le etto di thermal quenching, cio di dissipazione dellenergia di gap tramite canali termici, un processo molto complesso: se per consideriamo i centri luminescenti in maniera separata e utilizziamo il modello delloscillatore armonico semplice, possibile ricavare alcuni comportamenti qualitativi di un cristallo inorganico al variare della temperatura. Come sappiamo, infatti, un elettrone pu passare in banda di conduzione anche termicamente, mentre la transizione inversa pu avvenire anche in maniera non radiativa, dissipando lenergia di gap Eg sotto forma di calore. La probabilit di transizione non radiativa proporzioEg nale a e kT , dove k la costante di Boltzmann.

18

anche un termoregolatore Cryotronics 325-LakeShore, che, tramite un resistenza, rende possibile aumentare in maniera controllata la temperatura allinterno del criostato tramite uninterfaccia digitale. La sorgente di raggi X, modello Hamamatsu L10101, pertanto, puntata sul cristallo campione, la cui luce emessa viene inne convogliata tramite una guida di luce verso un analizzatore di spettro ottico Hamamatsu PMA12. Analisi dati Lanalizzatore di spettro ottico a nostra disposizione fornisce uno spettro del usso in funzione della lunghezza donda (Figura 32): tuttavia, per lanalisi di nostro interesse, necessario trasformare lo spettro in lunghezza donda in spettro energetico tramite le relazioni: E (eV ) = 1240 ; (nm)
Conteggi

Spettro in lunghezza donda di emissione a 9.35 K


100

80

60

40

20

-20 400 500 600 700 800 900 1000 Lunghezza donda [nm]

Figura 32. Spettro di emissione in lunghezza donda per un cristallo ZnSe a 9.35 K .
Istogramma del segnale dellapparato senza sorgente a 9.35 K Parametri Entries 403 Mean 0.443 RMS 1.153

Spettro in lunghezza donda di emissione a 9.35 K in assenza di sorgente

35 30 25 20

150

100

50

15 10 5

-50

0 -10

-8

-6

-4

-2

10

-100 400 500 600 700 800 900 1000 1100 Lunghezza donda [nm]

Figura 31. Spettro in lunghezza donda acquisito in assenza di sorgente a 9.35 K . Si noti la forte oscillazione del usso nellinfrarosso.

Figura 33. Istogramma dei valori del usso dellapparato senza sorgente nellintervallo [500 : 800] nm.

2 1240

dove il coe ciente 1240 dovuto al prodotto hc (infatti E = hc ).

Le misure riportate, ove non di erentemente indicato, saranno tutte a P = 1.4 107 bar, con unalimentazione della sorgente X di 60 kV e 80 A, mediate su un campione di 20 misure acquisite in 100 ms direttamente dallanalizzatore di spettro. Come si nota subito, il ZnSe ha due picchi visibili, nella zona compresa tra 500 nm e 800 nm, cio essenzialmente nel visibile: per vericare che lanalizzatore di spettro sia

19

calibrato correttamente, prendiamo una misura a 9.35 K senza sorgente a raggi X e senza cristallo: il valor medio del usso, nella zona di nostro interesse, risulta essere di 0.443, con = 1.153 (Figura 33). Tuttavia, non avendo modo di e ettuare una misura di fondo a ogni temperatura, non siamo in grado di sapere se tali valori rimangano costanti o meno e pertanto abbiamo deciso di trascurarli. Sarebbe ragionevole supporre, per, che, mentre il valor medio dovrebbe rimanere pressoch lo stesso, la dovrebbe aumentare proporzionalmente con la temperatura, a causa della maggiore agitazione termica delle particelle del cristallo. Riportiamo, quindi, gli spettri energetici del ZnSe ricavati nellintervallo di temperatura 9 300 K : per ricavare i parametri dei picchi sono stati eseguiti dei t gaussiani.

Spettro di emissione a 9.35 K


40000

30000

A = 31207.5460 84.7330 1 = 1.9062 0.0004 = 0.1040 0.0004 1 B = 7839.8479 106.9750 2 = 2.2329 0.0015 = 0.0848 0.0016 2

20000

10000

-10000

1.6

1.8

2.2

2.4

2.6 Energia [eV]

Spettro di emissione a 20.01 K


60000 50000 40000 30000 20000 10000 0 -10000 -20000 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 Energia [eV]

A = 42277.4377 99.3058 1 = 1.9079 0.0003 = 0.1037 0.0003 1 B = 10743.3680 125.3221 2 = 2.2360 0.0013 = 0.0843 0.0013 2

Spettro di emissione a 50.22 K


60000 50000 40000 30000 20000 10000 0 -10000 -20000 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 Energia [eV]

A = 47671.0903 90.2286 1 = 1.9188 0.0003 = 0.1086 0.0003 1 B = 11042.0323 116.3252 2 = 2.2483 0.0013 = 0.0868 0.0013 2

20

Spettro di emissione a 74.99 K


60000 50000 40000 30000 20000 20000 10000 0 -10000 10000

Spettro di emissione a 150.18 K


50000

A = 47700.4195 95.4637 1 = 1.9322 0.0004 = 0.1178 0.0004 1 B = 9829.4936 125.7281 2 = 2.2639 0.0017 = 0.0917 0.0017 2

A = 39103.4607 77.1750 = 1.9747 0.0004


1 1

= 0.1458 0.0004

40000

30000

1.6

1.8

2.2

2.4

2.6 Energia [eV]

1.6

1.8

2.2

2.4

2.6 Energia [eV]

Spettro di emissione a 101.45 K


A = 44439.7500 79.0791 1 = 1.9489 0.0004 = 0.1279 0.0004 1 B = 8278.4016 109.1787 2 = 2.2781 0.0020 = 0.0968 0.0019 2
E E

Spettro di emissione a 175.14 K


A = 31895.2339 69.5786 = 1.9795 0.0004
1 1

50000

40000

= 0.1502 0.0004

40000

30000

30000 20000 20000 10000 10000 0

-10000

1.6

1.8

2.2

2.4

2.6 Energia [eV]

-10000

1.6

1.8

2.2

2.4

2.6 Energia [eV]

Spettro di emissione a 125.78 K


50000

Spettro di emissione a 199.56 K


30000 25000 20000 15000

40000

A = 42341.6702 71.4731 1 = 1.9642 0.0004 = 0.1376 0.0004 1 B = 5416.0736 107.5755 2 = 2.2964 0.0028 = 0.0935 0.0027 2

A = 27075.4736 76.6721 = 1.9846 0.0005


1 1

= 0.1557 0.0005

30000

20000

10000 5000

10000 0 0 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 Energia [eV] -5000 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 Energia [eV]

21

Spettro di emissione a 225.60 K


25000

Spettro di emissione a 300.40 K


5000 4000

A = 22335.1829 75.1997 = 1.9893 0.0006


1 1

A = 4291.1545 45.8543 = 1.9942 0.0020


1 1

20000

= 0.1602 0.0006

= 0.1601 0.0019

15000

3000

2000 10000 1000 5000 0 0 -1000 -5000 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 Energia [eV] -2000 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 Energia [eV]

Spettro di emissione a 250.69 K


20000

A = 17119.8475 64.7479 = 1.9912 0.0007


1 1

= 0.1634 0.0007

15000

10000

5000

1.6

1.8

2.2

2.4

2.6 Energia [eV]

Spettro di emissione a 275.85 K


12000

A = 9278.5338 55.6124 = 1.9927 0.0012


1 1

10000 8000 6000

= 0.1674 0.0012

4000 2000 0

1.6

1.8

2.2

2.4

2.6 Energia [eV]

22

-1/T [K ]

Dalla semplice osservazione di tali spettri, possibile ricavare diversi comportamenti empirici: infatti, si nota subito come il secondo picco inizi a essere poco visibile dopo i 100 K , per poi scomparire del tutto a 150 K . Inoltre, i picchi si spostano a energie pi elevate allaumentare della temperatura (da 1.9 eV a 2 eV ) (Figura 34).
Valore centrale del picco in funzione della temperatura per un cristallo ZnSe 2.02 Primo picco Secondo picco

Termal quenching per un cristallo ZnSe -0.002 Dati sperimentali Fit lineare

-0.003

-0.004
-1

-0.005

2.32 -0.006 2.3

1.98 2.28 1.96 2.26

Energia (secondo picco) [eV]

Energia (primo picco) [eV]

-0.007

-4

-3

-2

-1 0 ln(I(0)/I(T)-1)

1.94

2.24

1.92

2.22

Figura 35. Andamento di ln(I (0)/I (T ) 1) in funzione di 1/T per lintervallo [125 : 300] K e t lineare. 2 /DOF = 1.01, coe ciente angolare 6.30 104 0.41 104 , intercetta 4.36 103 0.11 103 .

1.9

50

100

150 200 Temperatura [K]

250

300

2.2 350

3. Conclusioni Dallanalisi dei cristalli scintillanti inorganici e ettuata abbiamo potuto vericare come essi possano rappresentare una valida scelta per la ricostruzione di uno spettro energetico: la calibrazione dellapparato sperimentale attraverso gli spettri noti di alcuni isotopi ci ha anche permesso di ottenere lo spettro di un campione di 60 Co senza far ricorso ai valori teorici dei suoi picchi energetici. Per migliorare la risoluzione energetica, invece, sar necessario tenere in considerazione il contributo del fondo e sottrarlo agli spettri degli isotopi. Unanalisi futura pi dettagliata, inoltre, richieder necessariamente la caratterizzazione della risposta strumentale del fotomoltiplicatore: con un t pi accurato, infatti, sarebbe possibile, in linea teorica, ricavare anche i valori della resistenza e del condensatore equivalenti del fotomoltiplicatore (Figura 8). Il metodo della calibrazione da singolo elettrone si dimostrato valido per il calcolo del light yield di un cristallo, anche senza lausilio di un LED pulsante, probabilmente grazie allelevata risposta in luce del cristallo utilizzato (CsI (T l)). Per quanto riguarda landamento in temperatura, stato possibile vericare le etto di thermal quenching, ma

Figura 34. Andamento del valore medio dei picchi in funzione della temperatura. Si noti a destra un asse delle energie di erente per il secondo picco.

Verica del thermal quenching . Per vericare la validit dellequazione (3) dobbiamo innanzitutto calcolare il valore dellintegrale dei picchi: una volta ottenuti tali valori, possiamo studiare landamento di ln(I (0)/I (T ) 1) in funzione di 1/T . Tuttavia, il valore dellintegrale del picco raggiunge un massimo a 125 K per poi ridiscendere a valori pi bassi: evidente, quindi, che landamento non lineare a tutte le temperature: ci indica, pertanto, la presenza di pi canali di dissipazione (dovuti ad esempio a impurit). Il t lineare nellintervallo [125 : 300] K riproduce abbastanza bene i dati sperimentali (Figura 35), anche se vi un appiattimento dellandamento a temperatura alte: tuttavia, la quantit di dati a disposizione non ci permette di compiere analisi ulteriori.

23

solo a temperature maggiori di 100 K . Uno studio delle ettivo andamento dellattenuazione termica e delleventuale presenza di altri canali di dissipazione, inoltre, sar possibile solo con un numero maggiore di misure a temperature pi ravvicinate e con un calcolo dellerrore dello spettro di emissione, ottenibile con una misura del dark a ogni T .