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Baumgarten, Riflessioni sulla poesia (1735) I noet [= rappresentazioni razionali] sono da conoscere con la facolt superiore, oggetto della

logica, gli aisthet [= rappresentazioni sensibili] con la facolt inferiore, oggetto della epistme aisthetik ovvero ESTETICA. Baumgarten, Estetica, vol. I (1750) Lestetica (teoria delle arti liberali, gnoseologia inferiore, arte del pensare in modo bello, arte dellanalogo della ragione) la scienza della conoscenza sensibile. Si potrebbe obiettare alla nostra scienza: [] cose sensibili, immagini, favole, perturbazioni degli affetti, etc. non sono degne dei filosofi, sono poste al di sotto del loro orizzonte. Risp.: [] il filosofo uomo fra gli uomini e non fa bene a ritenere a s estranea una parte tanto grande della conoscenza umana []. Obiez.: [] La confusione madre dellerrore. Risp.: [] ma condizione indispensabile per trovare la verit, giacch la natura non fa un salto dalloscurit nella distinzione. Dalla notte attraverso laurora il mezzogiorno. []. Obiez.: [] La conoscenza distinta la migliore. Risp.: [] per uno spirito finito, solo nelle cose di grande importanza . Obiez.: [] Le facolt inferiori, la carne, sono da sconfiggere piuttosto che da eccitare e rafforzare. Risp.: a) dominio ci che si richiede sulle facolt inferiori, non tirannide, b) a questa meta, per quanto pu essere raggiunta per vie naturali, lestetica condurr quasi per mano. Il fine dellestetica la perfezione della conoscenza sensibile in quanto tale. Ma questa la bellezza. Kant, Critica della ragion pura (1781) Chiamo estetica trascendentale* una scienza di tutti i princpi a priori della sensibilit [...]. Con questa ricerca si trover che ci sono due forme pure di intuizione sensibile [...], cio spazio e tempo.
* I tedeschi sono gli unici a servirsi adesso della parola estetica per designare con essa ci che altri chiamano critica del gusto. La ragione di ci sta nella fallace speranza che concep leccellente analista Baumgarten: quella di riportare la valutazione critica del bello a princpi razionali e di elevarne le regole a scienza [...].

Kant, Critica della capacit di giudizio (1790) Questimbarazzo per un principio (sia poi un principio soggettivo o oggettivo) si trova principalmente in quelle valutazioni che si chiamano estetiche, le quali riguardano il bello e il sublime della natura o dellarte. E tuttavia la ricerca critica di un principio della capacit di giudizio in esse la parte pi importante di una critica di tale facolt. Il concetto, proprio della capacit di giudizio, di una finalit della natura rientra ancora nei concetti della natura, ma solo come principio regolativo della facolt conoscitiva; sebbene il giudizio estetico su certi oggetti (della natura o dell'arte), giudizio che occasiona quel concetto, sia un principio costituivo riguardo al sentimento del piacere o dispiacere. La spontaneit nel gioco delle facolt conoscitive, la cui concordanza contiene il fondamento di questo piacere, rende il concetto menzionato idoneo a mediare la connessione dei domni del concetto della natura e del concetto della libert nelle sue conseguenze, promuovendo al contempo la ricettivit dell'animo per il sentimento morale.
FACOLT DELL'ANIMO COMPLESSIVE

FACOLT
CONOSCITIVE

PRINCPI A PRIORI

APPLICAZIONE A

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FACOLT CONOSCITIVA SENTIMENTO DEL PIACERE E DISPIACERE FACOLT APPETITIVA

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INTELLETTO

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LEGALIT

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NATURA

CAPACIT DI GIUDIZIO RAGIONE

FINALIT

ARTE

FINE DEFINITIVO

LIBERT

Gusto la facolt di valutare un oggetto o una maniera di rappresentazione mediante un compiacimento, o dispiacimento, senza alcun interesse. Loggetto di un tale compiacimento si dice bello. Ognuno chiama gradevole ci che lo soddisfa; bello, ci che gli piace e basta; buono, ci che stima, apprezza, ossia ci in cui pone un valore oggettivo. La gradevolezza vale anche per gli animali non razionali; la bellezza solo per gli uomini, cio per enti animali, ma razionali []; il buono, invece, per ogni essere razionale

in generale. [] Si pu dire che, fra queste tre specie di compiacimento, solo ed esclusivamente quello del gusto per il bello un compiacimento disinteressato e libero, perch non c alcun interesse, n quello dei sensi n quello della ragione, che costringa lapprovazione. Bello ci che, senza concetto, piace universalmente. Quando [] si dichiara bello loggetto, si crede di avere per s una voce universale e si avanza la pretesa a unadesione da parte di ciascuno. La comunicabilit universale soggettiva della maniera di rappresentazione in un giudizio di gusto, poich essa deve avere luogo senza presupporre un concetto determinato, non pu essere altro che lo stato danimo nel libero gioco dellimmaginazione e dellintelletto. La bellezza la forma della finalit di un oggetto in quanto essa vi viene percepita senza la rappresentazione di un fine . Il giudizio di gusto un giudizio estetico, cio un giudizio che si basa su fondamenti soggettivi e il cui fondamento di determinazione non un concetto e dunque nemmeno quello di un fine determinato. Dunque, con la bellezza, in quanto finalit soggettiva formale, non si pensa affatto una perfezione delloggetto, cio una finalit [] oggettiva; [] un giudizio estetico [] non d assolutamente alcuna conoscenza (nemmeno confusa) delloggetto. Ci sono due specie di bellezza: la bellezza libera ( pulchritudo vaga) oppure la bellezza solo aderente (pulchritudo adhaerens). La prima non presuppone alcun concetto di ci che loggetto devessere; la seconda presuppone un tale concetto e la perfezione delloggetto in base ad esso. Lideale [del bello] [] ci si pu attendere [] esclusivamente nella figura umana. E in questa lideale consiste nellespressione della moralit . Bello ci che, senza concetto, viene riconosciuto come oggetto di un compiacimento necessario. [La] necessit che viene pensata in un giudizio estetico solo esemplare, non apodittica condizionata e La condizione [] lidea di un senso comune (che forse esprime unesigenza della ragione). La bellezza della natura [] comporta una finalit nella sua forma, per cui loggetto sembra per cos dire essere predeterminato per la nostra capacit di giudizio, e costituisce cos di per s un oggetto di compiacimento; per contro, ci che suscita in noi [] il sentimento del sublime pu s apparire, quanto alla forma, controfinale per la nostra capacit di giudizio, inadeguato per la nostra facolt desibizione e quasi violento nei confronti dellimmaginazione, ma da ci non consegue altro che il fatto che lo si giudica tanto pi

sublime. Ma da qui si vede subito che non ci esprimiamo giustamente quando chiamiamo sublime un qualche oggetto della natura, potendo invece del tutto giustamente chiamare belli moltissimi di tali oggetti []. Non possiamo dire di pi che questo: loggetto appropriato allesibizione di una sublimit che pu essere trovata nellanimo; infatti, il sublime vero e proprio non pu essere contenuto in alcuna forma sensibile, bens concerne solo idee della ragione. Il sentimento del sublime comporta come suo carattere un movimento collegato con la valutazione delloggetto, [movimento che] sar [] riferito, mediante limmaginazione, o alla facolt conoscitiva o a quella appetitiva; [] la prima disposizione dellimmaginazione attribuita come qualcosa di matematico, e la seconda come qualcosa di dinamico, alloggetto, che pertanto rappresentato come sublime nei due modi suddetti. La natura era bella quando appariva al contempo come arte, e larte pu essere detta bella soltanto quando noi siamo consapevoli che arte, ma essa ci appare come natura. Il genio il talento (dono naturale) che d la regola allarte. Spirito, in significato estetico, detto il principio vivificante nell'animo. [] Questo principio non altro che la facolt di esibire idee estetiche; per idea estetica, poi, intendo quella rappresentazione dell'immaginazione che d occasione di pensare molto, senza per che qualche pensiero determinato, cio qualche concetto, possa esserle adeguato. Si pu [] definire il genio anche come la facolt di idee estetiche. [] Sar solo ci che semplicemente natura nel soggetto, senza che sia possibile coglierlo sotto regole o concetti, sar, cio, il sostrato soprasensibile di tutte le sue facolt (che nessun concetto dell'intelletto raggiunge): sar questo a poter servire da criterio soggettivo di quella finalit estetica, ma incondizionata nell'arte bella che deve avanzare la legittima pretesa di dover piacere a ciascuno.

Da una lettera di Schiller a Krner del 3 marzo 1791 Non indovini di certo che cosa sto leggendo e studiando: nientemeno che Kant! La sua Critica della capacit di giudizio [] mi trascina con la luce, con la ricchezza di spirito del suo contenuto e mi ha trasmesso il desiderio di penetrare sempre di pi nella sua filosofia. Per la mia scarsa conoscenza dei sistemi filosofici la Critica della ragion pura [] mi sarebbe per ora troppo difficile []. Ma siccome sullestetica ho gi riflettuto molto per mio conto e ne ho ancor pi esperienza pratica, con la Critica della capacit di giudizio procedo molto pi agevolmente e in questo modo vengo anche a conoscere molte concezioni kantiane, perch in questopera egli vi fa riferimento e applica molte idee della Critica della ragion pura nella Critica della capacit di giudizio. Insomma, sento che Kant non per me una montagna cos invalicabile e di certo me ne occuper ancor pi a fondo. Siccome il prossimo inverno terr un corso di estetica, questo mi d lopportunit di dedicare un po di tempo alla filosofia in generale. Vita e opere di Schiller 1759 Nasce a Marbach. 1780 Laurea in medicina con una tesi sul rapporto fra la natura animale e quella spirituale delluomo. 1781 I masnadieri. 1782 Lamicizia. 1785 Alla gioia. 1786 Lettere filosofiche (con la Teosofia di Giulio). 1787 Don Carlos. 1788 Gli di della Grecia (II versione: 1793). 1789 Gli artisti. 1789 Prolusione inaugurale alluniversit di Jena (dove insegner per qualche anno storia, ma anche estetica): Che cos e a qual fine si studia la storia universale. 1792 Due brevi saggi sul tragico. 1792-93 Tiene un corso di Estetica (con cui conclude, per ragioni di salute, linsegnamento universitario). 1793 Lettere sul bello, Grazia e dignit, Del sublime (lultima parte del quale viene poi ripubblicata nel 1801 col titolo Sul patetico, accompagnata dallinedito Sul sublime). 1795 Saggi di estetica, fra i quali: Sulleducazione estetica delluomo e Sulla poesia ingenua e sentimentale . Altre poesie filosofiche: Lideale e la vita, La passeggiata. 1796-99 Trilogia del Wallenstein.

1799-1805 risiede a Weimar, dove dirige con Goethe il teatro locale e scrive altri drammi storici ( Maria Stuart, La vergine dOrlans, La sposa di Messina e Wilhelm Tell). 1805 Muore a Weimar.

Alcuni versi dalle prime poesie filosofiche di Schiller Die Freundschaft (Lamicizia), 1782, ultima strofa: Freundlos war der grosse Weltenmeister, / Fhlte Mangel darum schuf er Geister, / Selge Spiegel seiner Seligkeit! / Fand das hchste Wesen schon kein ghleiches, / Aus dem Kelch des ganzen Seelenreiches / Schumt ihm - die Unendlichkeit. [Senza amici era il gran maestro di mondi, / sent la mancanza: pertanto cre degli spiriti, / specchi beati della sua beatitudine! / Anche se lessere supremo non ha trovato un suo simile, / dal calice di tutto il regno delle anime / gli si riversa linfinit]. An die Freude (Alla gioia), 1785, prima strofa: Freude, schner Gtterfunken, / Tochter aus Elysium, / Wir betreten feuertrunken, / Himmlische, dein Heiligtum. / Deine Zauber binden wieder / Was die Mode streng geteilt, / Alle Menschen werden Brder, / Wo dein sanfter Flgel weilt. [Gioia, bella scintilla degli di / figlia dellElisio, / entusiasti penetriamo, / o celeste, nel tuo santuario. / I tuoi incanti riannodano / ci che il costume ha separato, / tutti gli uomini diventano fratelli / dove si posa la tua ala soave]. Da Die Gtter Griechenlands (Gli di della Grecia), 1788: Schne Welt, wo bist du? Kehre wieder / Holdes Bltenalter der Natur! / Ach nur in dem Feenland der Lieder / Lebt noch deine fabelhafte Spur. / Ausgestorben trauert das Gefilde, / Keine Gottheit zeigt sich meinem Blick, / Ach, von jenem lebenwarmen Bilde / Blieb der Schatten nur zurck. [Mondo bello, dove sei? Ritorna / soave primavera della natura! / Ah, solo nel paese fatato dei canti / vive ancora la tua traccia fiabesca. / Morta, in lutto la campagna, / nessuna divinit si mostra al mio sguardo, / ah, di quella calda immagine di vita / non rimasta che lombra). Da Die Knstler (Gli artisti), 1789: Wenn auf des Denkens freigegebnen Bahnen /Der Forscher jetzt mit khnem Blicke schweift, / Und, trunken von siegrufenden Panen, / Mit rascher Hand schon nach der Krone greift; / Wenn er mit niederm Sldnerslohne / Den edeln Fhrer zu entlassen glaubt / Und neben dem getrumten Throne / Der Kunst den ersten Sklavenplatz erlaubt: / Verzeiht ihm - der Vollendung Krone / Schwebt glnzend ber eurem Haupt. / Mit euch, des Frhlings erster Pflanze, / Begann die seelenbildende Natur, / Mit euch, dem freud'gen Erntekranze, / Schliet die vollendende Natur. / [Se sulle rotte aperte del pensiero / il ricercatore ora spazia con audace

sguardo / ed ebbro di peani di vittoria / con rapida mano gi afferra la corona, / se con modesto salario di soldato / crede di congedare il nobile condottiero / e accanto al vagheggiato trono / concede allarte il primo posto fra la schiavit, / perdonatelo: la corona della perfezione / aleggia splendente sul vostro capo. / Con voi, prima pianta della primavera / la natura inizi a educare le anime, / con voi, gioiosa corona del raccolto, / la natura giunge a compimento)].

Kant, La religione entro i limiti della sola ragione (1794, II ediz.): Il Prof. Schiller, nel suo magistrale trattato (Thalia 1793/3) su grazia e dignit nella morale disapprova questo modo di rappresentarsi lobbligatoriet, come se portasse con s uno stato danimo da certosino; ma siccome siamo daccordo sui princpi pi importanti, posso non stabilire nemmeno qui un disaccordo, se solo vogliamo intenderci lun laltro. - Confesso volentieri che al concetto di dovere, proprio per la sua dignit, non posso accompagnare grazia alcuna. Esso contiene infatti una costrizione incondizionata, cosa con cui la grazia in assoluto contrasto. La maest della legge (come quella sul Sinai) ispira una riverenza (non una paura che allontana e nemmeno unattrazione che invita alla confidenza) che desta il rispetto del suddito verso il suo signore, ma in questo caso, dato che il signore in noi stessi, un sentimento della sublimit della nostra propria destinazione, cosa che ci trascina pi di ogni bellezza. - Ma la virt, cio lintenzione saldamente fondata di compiere scrupolosamente il proprio dovere, nelle sue conseguenze anche benefica, pi di tutto ci che la natura o larte pu realizzare nel mondo; e lo splendido quadro dellumanit rappresentata in questa sua figura ammette senzaltro laccompagnamento delle Grazie, che per, finch si tratta solo del dovere, si tengono a rispettosa distanza. Ma se si guarda alla grazia delle conseguenze che la virt diffonderebbe nel mondo, se avesse accesso dappertutto, allora la ragione moralmente disposta coinvolge (tramite limmaginazione) la sensibilit. Solo una volta domati i mostri, Ercole diventa Musagete e prima di quella fatica quelle buone sorelle indietreggiano tremando. Queste accompagnatrici di Venere Urania sono cortigiane del seguito di Venere Dionea, appena esse simmischiano in faccende relative alla determinazione del dovere e vogliono indicarne i moventi. - Se poi si chiede quale sia la costituzione estetica, per cos dire il temperamento della virt, se coraggioso e dunque lieto oppure timorosamente ripiegato e abbattuto, quasi superflua una risposta. Questultimo stato danimo,

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servile, non pu mai aver luogo senza un odio nascosto verso la legge e il cuore lieto nelladempimento del proprio dovere (non la consolazione nel riconoscerlo) un segno della genuinit dellintenzione virtuosa. Lo anche nella devozione, che non consiste nellautomortificazione del peccatore pentito (la quale molto ambigua e di solito solo un rimprovero interiore per non aver seguito la regola della prudenza), bens nel fermo proposito di far meglio in avvenire: questo proposito, incoraggiato dal miglioramento, non pu non provocare uno stato danimo lieto, senza il quale non si mai sicuri di essersi anche presi a cuore il bene, cio di averlo assunto nella propria massima.