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I fondamenti del sentiero spirituale

Gendun Rinpoche

Chiunque sia interessato a seguire un sentiero spirituale deve per prima cosa
esaminare su che cosa esso è fondato, gli obbiettivi che propone ed i metodi
usati per raggiungerli. Lo scopo del sentiero buddhista è la completa
liberazione da ogni forma di sofferenza e la realizzazione della natura
illuminata della mente, una condizione di invariabile e permanente beatitudine.

Prima o poi dovremo confrontarci con l’inevitabile realtà della morte.


Se pratichiamo gli insegnamenti durante la nostra vita è per superare qualsiasi
paura al momento della morte. Saremo capaci di affrontare questa prova con
fiducia, completamente certi di cosa fare e cosa evitare, e di come la mente
può usare questa particolare opportunità per liberare se stessa dal ciclo della
morte e della rinascita. Questa dovrebbe essere la consapevolezza che
sottende la pratica quotidiana per tutta la nostra vita.

E’ assolutamente essenziale affrontare il sentiero spirituale con una corretta


motivazione. La nostra pratica non è animata dal desiderio di ottenere migliori
condizioni di esistenza per questa vita. La nostra motivazione deve essere
assolutamente priva di ogni desiderio di guadagno, ricchezza, potere, fama,
rispetto, o di qualsiasi altro personale ottenimento mondano.

Queste preoccupazioni sono completamente all’opposto della pratica del


Dharma. Tutti questi traguardi legati esclusivamente a questa particolare vita
non sono di alcun beneficio a lungo termine. Inoltre, lo scopo non è quello di
ottenere una rinascita più favorevole dopo la morte, sia che si tratti di una vita
più agiata come essere umano, sia che si goda dell’illusoria felicità dei reami
divini. Lo scopo del guadagno personale non costituisce una motivazione
soddisfacente per un bodhisattva. Quando ci rivolgiamo alla pratica,
abbandonando ogni considerazione per questa vita, il nostro solo desiderio
dovrebbe essere l’ottenimento dell’illuminazione suprema, perché solo questa
ci darà la capacità di lavorare per il beneficio di tutti gli esseri.

Al momento della morte, tutti i nostri attaccamenti, tutto quello che abbiamo
compiuto e accumulato, deve essere lasciato andare. Ciò che possediamo, le
ricchezze e le proprietà, non saranno di alcuna utilità. Gli esseri che amiamo di
più non potranno accompagnarci. Non avremo neanche la capacità di portare il
nostro corpo con noi!

Tutti i tipi di felicità connessi con questa vita non sono altro che un godimento
temporaneo. Come obbiettivi a lungo termine sono del tutto inadeguati.
Il nostro solo obbiettivo, nel seguire l’esempio del Buddha, deve essere quello
di raggiungere la felicità permanente dello stato di illuminazione.

Raggiungere l’illuminazione significa basare la propria vita sul raggiungimento


del beneficio degli altri. Se persistiamo nel perseguire i nostri personali
interessi continueremo a vagare nel ciclo delle esistenze. Per prima cosa
bisogna sviluppare la più alta aspirazione, quella di raggiungere l’illuminazione.
Una volta che questo puro desiderio sia stato stabilito, bisogna poi realizzarlo.
Mettendo in pratica questa Bodhicitta o mente illuminata, iniziamo veramente a
dirigerci verso l’illuminazione. L’aspirazione è analoga al momento in cui
abbiamo il desiderio di andare da qualche parte.

Se il nostro desiderio è di andare per esempio in India, il momento in cui


questa idea viene formulata rappresenta l’aspirazione, mentre il viaggio vero e
proprio rappresenta l’applicazione. Il desiderio di raggiungere l’insuperabile
illuminazione significa sviluppare l’aspirazione a realizzare la Buddhità nel più
breve tempo possibile, in modo da avere la reale capacità di aiutare gli esseri.
Questo è l’impegno relativo al frutto o risultato. Realizziamo questo impegno
facendo uno sforzo concreto nell’accumulare azioni veramente positive tramite
il nostro corpo, la nostra parola e la nostra mente. Questa è chiamata la fase
causale, poiché si tratta delle azioni che ci condurranno all’illuminazione che
perseguiamo.

Per sviluppare questa comprensione dobbiamo riflettere sui punti seguenti:

Dovunque esista lo spazio esistono gli esseri. Tutti gli esseri sono condizionati
dal loro karma. La loro mente è occupata da ogni sorta di emozioni che li porta
a sperimentare ogni sorta di sofferenze in ogni sorta di mondi e condizioni. Tutti
questi esseri, sia umani che non, sono stati reciprocamente padri e madri l’uno
per l’altro, per un numero incalcolabile di volte, attraverso un’infinita
successione di esistenze.

Quando questi esseri sono stati nostri genitori hanno mostrato per noi la stessa
tenerezza ed attenzione dei nostri genitori di questa vita. Se non apprezziamo il
reale valore della loro bontà d’animo, possiamo pensare che ci abbiano cresciuti
per il loro interesse, divenendo quindi responsabili per la nostra attuale
condizione di sofferenza. Questo significa che non abbiamo alcuna
comprensione della natura della loro gentilezza e che dovremmo meditare su
questo.

La loro bontà è iniziata nel bardo quando eravamo disperatamente alla ricerca
di una rinascita. In quel momento nostra madre ci ha offerto rifugio nel suo
utero. Poi siamo nati, nudi, senza alcuna risorsa, senza alcuna difesa, incapaci
di badare a noi stessi e alla completa mercè dell’ambiente. Nostra madre ci ha
lavato, vestito, riscaldato e curato in molti modi, per esempio nutrendoci,
crescendoci, dandoci del denaro, un’educazione, il suo amore. Ci ha protetto da
ogni genere di pericolo e paura.
Quando eravamo malati ha fatto del suo meglio per farci guarire, si è presa
cura di noi con completa devozione, senza badare alle difficoltà che questo le
causava. Nostra madre ha anche potuto compiere azioni negative per il nostro
beneficio. Le capacità che adesso abbiamo di comunicare con gli altri, di
camminare, provvedere al nostro sostentamento e condurre una vita normale,
sono tutte dovute alla bontà d’animo dei nostri genitori. Tutti gli esseri, senza
eccezioni, sono stati nostri genitori. Tutti gli esseri sono proprio come noi, in
quanto tutti desiderano la felicità e cercano di proteggersi dalla sofferenza.
Anche se il loro desiderio è quello di essere felici, non ci riescono.

Prigionieri dell’ignoranza, non sono consapevoli delle cause della felicità e della
sofferenza. Non capiscono che se si desidera la felicità bisogna impegnarsi in
azioni positive e se si vuole evitare la sofferenza bisogna evitare le azioni non
virtuose.

Trascurando questa relazione fra le azioni e i loro risultati, gli esseri continuano
la loro ricerca della felicità, compiendo azioni negative il cui solo risultato è
ulteriore sofferenza. Questa è la ragione per cui rimangono nel ciclo senza fine
delle esistenze, passando da una vita all’altra, soffrendo eternamente in forme
differenti. Essendo consapevoli di questa situazione formuliamo l’aspirazione di
tutti i bodhisattva: liberare tutti gli esseri dall’esistenza ciclica e da ogni
sofferenza. Dunque decidiamo di dedicare completamente ogni energia del
nostro corpo, della nostra parola e della nostra mente al raggiungimento del
nostro unico scopo, la liberazione di tutti gli esseri.

La nostra intenzione quindi è quella di liberare nel più breve tempo possibile
noi stessi dalla nostra sofferenza, in modo da poter liberare gli altri dalla loro.
Questo stato della mente, sincero e profondo, non è semplicemente una
formula senza significato che recitiamo di tanto in tanto, ma un’autentica
motivazione che sviluppiamo dal cuore del nostro essere.

Dobbiamo avere in mente questa attitudine ogni qualvolta pratichiamo il


Dharma.

Se abbiamo in mente questa autentica motivazione, ogni volta che ascoltiamo


gli insegnamenti, quando riflettiamo sul loro significato e quando li pratichiamo
nella meditazione, allora staremo certamente seguendo il sentiero del
bodhisattva che conduce direttamente all’illuminazione. Quando pratichiamo gli
insegnamenti del Buddha, dovremmo sempre aver ben chiara in mente l’idea di
portare a compimento la pratica, senza lasciarla a metà. Questo significa
continuare fino a che non avremo raggiunto la meta finale, lo stato di
illuminazione e la capacità di condurre tutti gli esseri a quella stessa
condizione. Questo impegno richiede una gran dose di coraggio e di
determinazione mentale.

Bisogna perseverare senza dubitare della propria capacità di realizzare


l’illuminazione e condurvi tutti gli esseri. Quando ci impegnamo nel cammino
verso l’illuminazione, dovremmo coltivare una profonda fiducia. Se
manteniamo costantemente questa pura motivazione in mente, sia le nostre
attività spirituali sia quelle ordinarie diventeranno mezzi perfetti per
raggiungere l’illuminazione.

Se la nostra mente è costantemente volta alla ricerca del modo in cui possiamo
essere di aiuto agli altri, non dovremo più preoccuparci del nostro benessere,
perché questo si realizzerà spontaneamente come risultato di questa apertura.
Inoltre, attraverso l’applicazione del metodo di aiutare gli altri, realizzeremo
progressivamente anche la suprema natura della mente. La realizzazione della
vera natura della mente ci permette di manifestarci in diverse forme e in
innumerevoli situazioni per aiutare gli esseri. In questo modo diventiamo un
buddha con la capacità di manifestare questa realizzazione negli aspetti dei
corpi di buddha o kaya e, attraverso essi, lavorare per il beneficio degli esseri.

Possiamo domandarci se dimenticando completamente ogni interesse egoistico,


e dedicandoci esclusivamente al benessere degli altri, possiamo veramente
raggiungere l’illuminazione. Non dovrebbe esserci alcun dubbio a riguardo.
L’esempio perfetto è il Buddha Shakyamun,i che abbandonò ogni tipo di
preoccupazione personale per dedicarsi completamente alla realizzazione
dell’illuminazione. Egli disse: “Lo stolto pensa solamente al proprio interesse e
vaga nel ciclo delle esistenze. Il saggio pensa solamente al benessere degli altri
e raggiunge l’illuminazione.”

Agendo come il Buddha, abbandoniamo ogni pensiero egoistico, tutte le


preoccupazioni personali, in modo da dedicarci esclusivamente al beneficio
degli altri.

Tutte le circostanze favorevoli, il successo, o la buona reputazione di cui


possiamo godere devono essere utili per gli altri. Al contrario, quando
insorgono ostacoli, problemi o impedimenti dobbiamo farcene carico. In questo
modo siamo certi di realizzare la natura di buddha. Altrimenti rimaniamo
immaturi ed ignoranti, continuando ad agire sotto l’influenza dell’attitudine
egocentrica, ignorando la possibilità di agire per il beneficio degli altri.

Le nostre sole preoccupazioni sono quelle di essere più importanti, più ricchi,
più potenti. Ci sforziamo di mantenere una buona reputazione attirando a noi il
successo e le situazioni piacevoli, tentando di delegare agli altri il peso delle
difficoltà che possono insorgere. Rinunciamo ad ogni tendenza ad agire per il
beneficio degli altri, e la nostra sola preoccupazione è quella di preservare ciò
che è buono per noi.

Se qualcuno è di ostacolo alla realizzazione del nostro interesse non esitiamo a


causargli danno o pericolo. Questo tipo di attitudine serve solo a riprodurre le
cause dell’esistenza ciclica e di tutte le sue sofferenze.

Dunque, qualsiasi cosa stiamo facendo, la mente non dovrebbe mai


dimenticare le qualità di base della compassione e dell’amore. L’amore è il
desiderio che tutti gli esseri raggiungano la definitiva e permanente felicità. la
compassione è il desiderio che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza e
dalle azioni che la originano.

Dovremmo sempre domandarci che cosa sta succedendo nella nostra mente e
essere in grado di analizzare le nostre motivazioni in ogni situazione. Ciò che ci
muove è realmente il voler essere di beneficio per gli altri, oppure stiamo
semplicemente cercando il nostro tornaconto? E’ importante domandarci
questo, altrimenti rischiamo di auto-ingannarci, pensando di avere
un’attitudine positiva e di stare agendo per gli altri, mentre invece siamo
solamente mossi da preoccupazioni egoistiche. Compiere un’analisi profonda
delle nostre motivazioni con mente spassionata è essenziale prima di
intraprendere qualsiasi azione.

Se osserviamo cosa accade quando pensiamo esclusivamente a noi stessi ed


agiamo in base al nostro interesse, vediamo che le nostre azioni mantengono e
rinforzano la nostra fissazione egocentrica che è la causa della permanenza
nell’esistenza ciclica. Se le nostre azioni non hanno altro scopo che mantenere
e rinforzare questa fissazione, ciò che stiamo facendo è semplicemente
perpetuare la nostra sofferenza. Ecco perché è così importante sviluppare nel
nostro continuum mentale la ferma intenzione di ridurre ed eliminare la
fissazione egocentrica. Per far questo, sin da ora dovremmo completamente
dedicare il nostro corpo, la nostra parola e la nostra mente al beneficio degli
esseri. Dovremmo cercare di rinunciare a tutte le forme di soddisfazione
personale e non danneggiare mai nessuno. E’ assolutamente essenziale
esaminare la nostra mente con grande cura e chiederci incessantemente se
stiamo veramente cercando di aiutare gli altri, o se semplicemente li stiamo
usando e manipolando per i nostri fini personali. In questo modo, nel momento
in cui riconosciamo uno stato mentale negativo, possiamo immediatamente
agire su di esso e sviluppare una motivazione altruistica sempre più stabile.
Tuttavia, se il nostro desiderio è quello di aiutare gli altri mantenendo intatte le
nostre tendenze egocentriche, i nostri sforzi sono sicuramente destinati a
fallire. Ecco perché è importante liberare la mente da tutte le abitudini
negative che la imprigionano, in modo che le sue benevolenti qualità possano
realmente fiorire.

La compassione amorevole non è soltanto qualcosa limitabile ad


un’aspirazione, deve essere manifestata anche attraverso le azioni. Quindi
dobbiamo intraprendere un apprendistato della pratica consistente nell’allenare
corpo, parola e mente alla realizzazione di azioni virtuose. I risultati positivi di
queste azioni vanno dedicati a tutti gli esseri, in modo che raggiungano
l’illuminazione il più velocemente possibile. In questo modo possiamo essere
sicuri che la nostra aspirazione positiva si realizzi nell’azione ed in risultati
positivi per tutti gli esseri.

Quando sviluppiamo la compassione comprendiamo che attraverso tutto il


passato, gli esseri hanno accumulato un enorme numero di azioni, alcune
positive, altre no. Il risultato è che ora, in questa vita, essi sperimentano ogni
tipo di condizione favorevole e sfavorevole.
A causa della grande varietà di azioni negative compiute, gli esseri
sperimentano ora molte forme differenti di sofferenza. Questi differenti tipi di
esperienze agiscono essi stessi come condizioni per la creazione di ulteriori
azioni negative e quindi di ulteriori sofferenze future. In breve, nonostante la
loro grande diversità, le condizioni e gli stati d’esistenza sono tutti
caratterizzati dalla sofferenza. Ecco perché formuliamo il desiderio che tutti gli
esseri siano totalmente liberati, non solo dalla sofferenza, ma anche dalle loro
tendenze abituali. Sono queste infatti che spingono gli esseri alle azioni che
generano ulteriore sofferenza. Giorno e notte, dovremmo costantemente
formulare il desiderio di diventare in grado di liberare gli esseri dalla
sofferenza, aiutandoli a raggiungere la genuina condizione positiva della
mente, cioè la mente dell’illuminazione, la causa della loro felicità futura.