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METRICA

Area: Civilt Medievale Sezione: Epigrafia e Letteratura

Metrica.doc Pagine: 11

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CONTENUTI Figure metriche La rima Rime tecniche o artificiose o Rima equivoca o Rima identica o Rima derivativa (o etimologica) o Rima ricca o Rima franta (o spezzata o composta) o Rima per locchio o Enjambement Singoli tipi di verso o Endecasillabo o Versi imparisillabi o Versi parisillabi La canzone o Tipi di rime La sestina Il sonetto La ballata La lauda Lottava La terzina Il madrigale

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Metrica lo studio delle misure allinterno del discorso poetico, tratto specifico e connotante solo la poesia. Metro deriva dal greco mtron e dal latino metrum e significa misura, cio lunit di ritmo e di versificazione. Ci sono due usi a cui si applica il termine metro: 1) la misura particolare del singolo verso (ad es. il metro che compone il sonetto lendecasillabo) 2) un uso pi ampio: la forma metrica. Quindi non il verso, ma lintero organismo metrico (ad es. il metro sonetto composto da 14 endecasillabi) Metro dunque linsieme di elementi fissi che costituiscono un verso ed una forma poetica. Passando dallastratto al concreto, si va dal metro al ritmo, cio la verbalizzazione concreta, la successione fonica dei suoni. Al ritmo appartengono scelte specifiche della posizione degli accenti, non solo quelli obbligati, ma anche quelli facoltativi, le scelte concrete delle rime, il rapporto tra lo sviluppo sintattico e il metro stesso. Ci sono due norme divergenti per la metrica classica (quella greca e latina): la struttura metrica classica determinata dallalternanza di sillabe lunghe e brevi. Si considera la quantit della sillaba: una metrica quantitativa. Gi nel latino post-classico la differenza tra sillabe lunghe e brevi tende a perdersi e maggiore importanza assume la posizione dellaccento tonico. Quindi, si ha il passaggio alla metrica accentuativa. Gi dal IV sec. d.C. si verifica il fenomeno della perdita del principio di quantit. Si cos una versificazione che presenta alternanza di sillabe toniche (arsi, con accento) e atone (tesi, senza accento). I versi si basano sul computo del numero di sillabe e sulla posizione fissa (ma variabile) degli accenti)

FIGURE METRICHE Dette anche figure del verso, sono i fenomeni che si possono produrre nel verso e che condizionano il computo sillabico del verso, quindi anche la forma. Ci sono due fenomeni paralleli, uno inverso allaltro, dieresi e sineresi. Essi si verificano non solo in un verso, ma allinterno di una stessa parola: due vocali consecutive si pronunciano o come una sillaba sola o come due sillabe staccate. Ad es. ub/bi/di/en/te considerata quadrisillabica se /ien/ si pronuncia insieme, altrimenti di cinque sillabe. In metrica, se le vocali sono staccate, c dieresi (ubbidente), se si pronunciano unite c sineresi. Quando tra parole consecutive le vocali finali si incontrano con quelle iniziali, in poesia si produce una sillaba sola. il fenomeno della sinalefe (indicata col simbolo ). Al contrario, se tra vocale finale e iniziale non c unione, ma distinzione delle due sillabe, si ha la dialefe (pi rara nella tradizione lirica petrarchesca, fatta di armoniosit e dolcezza. Viene indicata col simbolo ). Vediamo un esempio, tratto dal primo verso del Canzoniere di Petrarca: Voi chascoltatein rime sparseil suono Dante dice invece: Che fece mea meuscir di mente. La posizione di dialefe soprattutto dopo vocale tonica di parola monosillaba.

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Alcuni fenomeni riguardano lo spostamento dellaccento allinterno del verso: si ha la sistole quando laccento si ritira verso il principio della parola per licenza metrica. Es. (Dante, Inferno, XXVI): Quando verr la nimica podsta, n dolcezza di figlio n la pita . Si ha la diastole quando laccento si sposta verso la fine della parola. Es. (Boccaccio, Filostrato): E se vi fosser ben 12 Ettri. (laccento si sposta per far rima). Vi sono poi fenomeni fonetici (legati allo sviluppo fonetico della lingua) indipendenti dalluso metrico, che aiutano per a far tornare il verso. Si tratta dellaferesi, caduta di una sillaba allinizio di una parola (es. state, per estate, nverno per inverno) e lapocope, caduta di una vocale alla fine di una parola o anche caduta di una sillaba (es. furo per furono, bel per bello).

LA RIMA Elemento armonico e strutturale del verso, che mancava nella poesia classica. La versficazione viene introdotta con la lingua romanza. Si tratta dellidentit del suono finale di due o pi parole, a partire dalla vocale tonica in poi. Ad es. la parola blia non fa rima con bala, perch sono parole omografe ma non omofone. Si definisce assonanza luguaglianza delle vocali, a partire dalla vocale accentata, con variazione delle consonanti. Ad es. piacre e bne oppure ro e vlo Si definisce assonanza atona quando, nellidentit di lettere nella sillaba atona, la tonica diverge e dopo questa c un gruppo uguale. Ad es. blico (atona) e valico (atona) o cantare (atona) e cantore (atona) Si definisce consonanza il caso in cui le consonanti sono uguali e le vocali diverse. Ad es. lento e guanto o posto e aste. Lassonanza, come forma sostitutiva della rima, si trova nella poesia come indizio delle origini di unimpronta popolaresca. Per esempio, Giacomino da Verona usa pi lassonanza deella rima perfetta. Lassonanza nella poesia colta sostitutiva della rima in quanto arguzia, astuzia metrica e fonica ( cambiato il contesto storico: da scarsa perizia, lassonanza diventa virtuosismo tecnico). Lallitterazione un ornamento retorico. Consiste nella ripetizione degli stessi suoni allinizio o allinterno di due o pi parole vicine. Ad es. (da Petrarca): Di me medesimo meco mi vergogno. Viene usata, in questo caso, per effetti artistici, vale a dire il ribattimento semantico del senso di colpa.

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(da Petrarca): Fra le fronde fremer dolce Laura. Qui ha effetto onomatopeico, iconico, che riproduce mimeticamente il suono.

RIME TECNICHE O ARTIFICIOSE Si hanno soprattutto a partire dagli usi elaborati della scuola provenzale, primo esperimento di poesia darte, non in latino, da cui prende origine la scuola siciliana. Vediamo quali sono: Rima equivoca Costituita da parole di ugual suono (omofone) e omografe, ma di significato differente. Es. (da Petrarca): parte (sostantivo) luce (verbo) luce (sostantivo) a parte (avverbio) il cuor mi si parte (verbo: si divide) e pur si parte (verbo: si incammina) Rima identica Si ha quando una parola rima con se stessa. C identit di significato, ma a causa della diversa funzione sintattica si pu considerare pi equivoca. Es. (da Guittone): Che Montalcino a forza (locuzione avverbiale) Montepulciano a forza (sostantivo: in suo potere). Rima derivativa (o etimologica) formata da voci diverse che derivano da unuguale radice etimologica. Es. (da Guido Cavalcanti): Fresca rosa novella Che solo amor mi sforza / contro cui non vale forza Rima ricca Si ha quando lidentit di suono comprende anche almeno una consonante prima della vocale accentata. Es. Cino e uncino; vita e invita; sentero e altero. Rima franta (o spezzata o composta) una rima formata da un gruppo di paroleEs. (da Dante, Purgatorio, XVII): Questi divino spirito che nela / e col suo lume se medesmo cela Rima per locchio una rima che appaga solo locchio, solo grafica, ma diverge nei suoi. Es. (da Francesco da Barberino, Documenti damore): Lo qual io dissi e mndo / a lei che mel comndo Sono due ottonari. Se leggiamo comand diventa un settenario, per cui si deve ritrarre laccento per licenza metrica, cos tornano il versao e la rima. Importante lelemento della posizione della rima. Quella regolare alla fine del verso; si hanno anche, frequenti, le rime interne (allinterno del verso). Quelle

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esattamente a met del verso sono dette rimalmezzo (sono alla fine dellemistichio). Es. (da Cavalcanti, Donna me prega): Donna me prega chio voglio dire / accidente che sovente ed s altero / s chi lo nega. Enjambement una figura metrica molto presente nella tradizione italiana. Si ha quando c opposizione tra la misura del verso e la struttura sintattica, cio quando la fine del verso non corrisponde a una forte pausa sintattica, ma la frase si prolunga nel successivo verso, legandolo strettamente al precedente. Es. (da Dante, Inferno): Cantai di quel giusto / figlioul dAnchise Lenjambement ha anche la funzione di valorizzare la semantica dei due termini che interessa. Nellesempio seguente una locuzione preposizionale viene spaccata in due (da Dante, Inferno): Dinanzi al dolce raggio / di quella In questaltro, invece, si dimostra come possano venire divise anche forme verbali composte (ancora Dante, Inferno): L dove sofferto / fu

SINGOLI TIPI DI VERSO I versi italiani sono determinati dal numero delle sillabe e dalla posizione dellaccento sulla parola. Si tratta di un accento grammaticale. C alternanza tra arsi e tesi: larsi nella retorica classica il momento forte; in italiano la sillaba con laccento principale. La tesi, che nella metrica classica il momento debole, in italiano la sillaba atona. I ritmi sono spesso designati secondo la terminologia della metrica classica: ritmo giambico U ritmo trocaico U ritmo dattilico UU ritmo anapestico UU Importante luscita del verso, che di norma si calcola con la parola piana (ha accento sulla penultima sillaba). La rima piana si chiama anche parossitona. Uneccezione sono le rime tronche (quando il verso finisce con una parola tronca, cio con accento sullultima sillaba) dette rime ossitone. C poi la sdrucciola (accento sulla terzultima), detta proparossitona. I versi prendono il nome dal numero delle sillabe (fino allultima accentata, ma comprendono anche una sillaba finale non accentata. Endecasillabo il verso principale della nostra tradizione. Ha come ultima sillaba tonica la decima (non quindi lundicesima, che invece atona, altrimenti il verso sarebbe dodecasillabo). Es. (da Dante, Inferno): Nel mezzo del cammin di nostra vita (endecasillabo piano) Quivi parevi morto in gerbo (dieci sillabe con accento sullultima. Perci endecasillabo tronco) Che nullo effetto mai razionbile (endecasillabo sdrucciolo. Ci sono in questo caso

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dodici sillabe, ma nella norma, perch laccento cade sulla decima e sono ammesse due sillabe atone). Lendecasillabo un verso composto di due elementi in posizione variabile: uno minore e uno maggiore, un verso quinario e un settenario che si possono invertire (5+7 o 7+5). Se a precedere la misura minore (il quinario) lendecasillabo a minore. Se precede la misura maggiore (il settenario) lendecasillabo a maiore. In un endecasillabo a maiore laccento principale del primo elemento sulla sesta sillaba. Es. (da Dante, Inferno): Nel mzzo del cammn // (settenario) Di nstra vta (quinario). Laccento sulla decima fisso. Se no, non endecasillabo. Gli accenti secondari della prima misura sono o sulla prima sillaba o sulla terza o sulla seconda o sulla quarta. In un endecasillabo a minore laccento principale del primo elemento in quarta. Es. (da Dante, Inferno): Mi ritrovi // per una slva oscra (accento in 4 8 e 10) (da Dante, Inferno): E come qui // che con lna affamta (accento in 4 7 10: endecasillabo dattilico). La prima teorizzazione metrica il De Vulgari Eloquentia di Dante, in cui descritta la struttura della canzone e si parla dei varii tipi di verso. Dante distingue fra versi imparisillabi e parisillabi, che egli non sopporta per la loro rozzezza e rigidit. Il numero pari di sillabe, porta infatti ad una scansione obbligata. Versi imparisillabi Sono: - endecasillabo - settenario: ha accento fisso sulla 6 sillaba, e un altro accento, principale, non fisso, su una delle prime quattro sillabe - quinario: di nove sillabe, con lultimo accento principale sull8. Pur essendo imparisillabo, condonato da Dante per landamento meccanismo. molto raro nella poesia lirica. Es. (da Guittone dArezzo): Avr che mattzza el dimna Versi parissilabi Sono: - Decasillabo: lultima sillaba tonica in 9 sede. Gli accenti principali sono sulla 3 6 e 9 Es. (da Jacopone da Todi): Dilongto mi sn da la va - Ottonario: verso di tipo popolareggiante con accenti principali normalmente sulla 3 e 7 sillaba Es. (da Jacopone da Todi): Povertde ennamorta. - Senario: molto raro. di sei sillabe, con lultimo accento principale sulla 5 Es. (da Jacopo da Lentini): Dal cre mi vne.

LA CANZONE

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Dante ne parla nel De Vulgari Eloquentia come la forma pi illustre della poesia italiana. Essa deriva dalla canso provenzale. Per ci che riguarda i contenuti, Dante dice che devono investire i tre magnalia, cio i tre grandi argomenti: salus, venus o amor, virtus. Per ciascun genere indica il pi nobile esponente provenzale: Bertrand de Born, per la salus, genere bellico; Arnaut Daniel per la poesia amorosa; Gerardo da Bornelh per la virtus, rettitudine morale. La canzone una concatenazione in stile tragico (tragica coniugatio) di stanze uguali senza ripresa (equalium stantiarum sine responsorio, il che invece tipico della ballata), volta ad esprimere un organico pensiero (ad unam sententiam). La canzone si compone di strofe chiamate stanze (in provenzale coblas) in numero variabile da 5 a 7. Ogni stanza consta di due parti, fronte e sirma, ulteriormente divisibili in piedi e volte. Ogni piede ha una struttura identica e cos ogni volta. Fronte e sirma possono avere un numero diseguale di versi: fra i Siciliani si rileva con una certa frequenza la maggiore estensione dei piedi, con Guittone e Dante prevale il caso contrario. La fronte sempre bipartita in due piedi. La sirma pu essere divisa in due volte, ma sempre invidisa da Petrarca in poi. I versi lunghi (come lendecasillabo) sono indicati con lettere maiuscole, quelli brevi (dal settenario in gi) con lettere minuscole. La rima dellultimo verso della fronte pu essere ripetuta nel primo verso della sirma: allinterno della sirma questa rima pu rimanere isolata o essere ripetuta. Questo espediente si chiama concatenatio pulchra. Per ci che riguarda le rime, le stanze possono essere: - singulas: prevalente nella tradizione italiana: ogni stanza , pur mantenendo inalterato lo schema delle rime, ha uscite di rima autonome rispetto alle altre - unissonans: largamente usata dai provenzali: le rime si ripetono in tutte le stanze. Ha scarso successo in Italia, con qualche raro esempio. La diesis il passaggio di melodia fra una parte e laltra della stanza. Di norma, si usano endecasillabi e settenari, gi presso i Siciliani, gli unici rimasti poi nelluso. Una variante delle unissonans sono le stanze dissolutas, la cui struttura prevede ripetizione in ogni stanza del medesimo schema di rime, senza che abbiano rispondenza allinterno della stanza stessa, ma solo con le corrispettive della stanza successiva. Esistono anche stanze indivise, in cui non c passaggio di melodia (manca la diesis). La parte finale che chiude la canzone detta commiato o congedo, ancora assente nella produzione siciliana. Servono poi a legare tra loro le strofe i seguenti artifici metrico-retorici: - coblas capcaudadas: rispresa nel primo verso della stanza dellultime rima della precedente - coblas capfinidas: ripresa in apertura di ogni stanza di una parola, anche modificata, presente nellultimo verso della precedente - coblas capdenals: ripresa della stessa parola o gruppo di parole allinizio di ogni stanza - coblas doblas: (provenzale) ripresa delle stesse rime in stanze consecutive a due a due. Tipi di rime

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In base al loro rapporto nello schema della composizione le rime possono essere: - alterne: una rima alternata con unaltra (ABAB) - baciate: le rime sono disposte a coppia (AABB) - incatenate: le rime sono legate fra loro a catena (ABA BCB CDC; ABBA)

LA SESTINA Bisogna considerarla una particolare forma di canzone. Dante la introduce nella nostra prendendo a modello Arnaut Daniel. Ogni stanza, indivisa, ha sei versi e sei rime. Ogni verso irrelato (privo di legami con altri elementi) allinterno della strofa, ma trova la sua corrispondenza nelle stanze successive. La corrispondenza non solo di rima, ma di parola-rima (costituisce la rima tutta intera, non solo dalla sillaba accentata). Le strofe sono singulars, ma si riproducono secondo lordine rigoroso della concatenazione retrograda cruciata. Ogni stanza ripete, nellordine, ultima, prima, penultima, seconda, terzultima, terza parola-rima della precedente, per sei strofe. Il tutto si conclude con un congedo di tre versi endecasillabi, che ripropone le sei parole-rima. Lo schema il seguente: 1 stanza: ABCDEF 2 stanza: FAEBDC 3 stanza: CFDEBE 4 stanza: ECBFAD 5 stanza: DEACFB 6 stanza: BDFECA

IL SONETTO Per Dante inferiore alla canzone (nella sua classifica ci sono al primo posto la canzone, al secondo la ballata e al terzo, appunto, il sonetto). Si tratta di uninvenzione della lirica italiana, senza precedenti (come invece la canzone). In particolare, la scuola siciliana (Giacomo da Lentini) a crearla, gi nella forma canonica. Ha una struttura chiusa e fissa, composta da 14 versi, sempre endecasillabi, ripartibili in un ottetto (4+4 quartine) e un sestetto (3+3 versi). Lottetto presenta in origine uno schema a rima alterna ABAB. Il sestetto in origine ha le rime alterne CDCD oppure tre rime a coppie replicate CDE/CDE. Con Dante e gli Stilnovisti compaiono delle innovazioni: lottetto diviso in due quartine a rime incrociate: ABBA / ABBA. Per le terzine del sestetto, gli schemi pi consueti sono: CDC / CDC; CDD / DCC; CDE / DEC. Mancano dati precisi sullorigine del sonetto. Si sostenuta la teoria delle origini popolari, secondo cui il sonetto sarebbe nato dallo strambotto, componimento popolare di carattere amoroso che si diffonde a partire dal XIV sec. Unaltra teoria di derivazione colta: il sonetto sarebbe nato dalla stanza di canzone, una stanza di soli endecasillabi. Il metro in origine era usato non da solo, ma in associazione pluristrofica, dove i singoli componimenti possono essere dello stesso autore o di autori diversi, che

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dialogano fra loro su un particolare argomento, costruendo cos una corrispondenza poetica che prende il nome di tenzone. In questo caso, ogni sonetto era una strofa del componimento. La tenzone aveva precedenti in due generi dialogati provenzali e francesi: la tens e partimen o joc-partit. Rispetto alla canzone, il tono pi discorsivo e c maggiore variet tematica: filosofia, morale, letteratura, fino ad accogliere tutti gli aspetti della realt quotidiana, con specializzazioni in senso comico. Col tempo vi furono anche delle modificazioni strutturali del sonetto, cio forme complicate, elaborate: 1) innovazione Monte Andrea ( uno degli autori pi raffinati tra i siculotoscani). laggiunta alla ottava iniziale di un distico di endecasillabi (modifica della fronte). Quindi la fronte diviene di 10, 12 o 14 piedi. 2) Sonetto rinterzato o rafforzato (in Guittone). C uninserzione di 8 settenari nellottava iniziale, 4 nel sestetto, in posizioni fisse: dopo il 1, 3, 5 e 7 verso dellottetto e dopo il 1 e 2 verso di ogni terzina. Il settenario prende la rima dellendecasillabo dopo cui inserito 3) Sonetto doppio: il settenario messo dopo il 2 verso del sestetto. Lottava resta invariata. Quindi ci sono solo 6 settenari. 4) Sonetto ritornellato: riguarda le terzine, per cui un 15 endecasillabo in rima col 14: CDCDCD+D o un distico in endecasillabo a rima baciata, ma indipendente: CDCDCD+EE 5) Corone di sonetti o collane: costituiscono una serie di sonetti, di un unico autore, associati in un componimento unico, con rime indipendenti. Il collegamento dato dalla comunanza tematica.

LA BALLATA Dante dice che un genere medio. Si tratta di un componimento poetico destinato ad essere ballato e cantato. composto da un certo numero di strofe, di identico schema, ciascuna preceduta da un ritornello, detto responsorio (o ripresa). La ripresa cantata dal coro, le strofe da un solista. La strofa si divide in due parti uguali, i piedi, e una parte, che la volta, legata per una rima alla ripresa. Vediamo lo schema: AB AB (piedi) BCCX (volta) ZYYX (ripresa) La rima finale della ripresa coincide con la finale della volta. La rima finale dei piedi si ripete nella rima iniziale della volta. A seconda della composizione della ripresa, si distinguono i seguenti tipi di ballata: 1) ballata grande: la ripresa formata da 4 versi 2) ballata mezzana: la ripresa formata da 3 versi 3) ballata minore: la ripresa formata da 2 versi 4) ballata piccola: la ripresa formata da 1 verso 5) ballata minima: la ripresa formata da 1 solo verso, minore di un endecasillabo 6) ballata stravagante: la ripresa formata da pi di 4 versi La ballata costituita da soli endecasillabi o da soli settenari o da endecasillabi e settenari.

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LA LAUDA Si tratta di un componimento a carattere sacro, nata in Umbria nel 1200 e in voga per tutto il 1300. Conosce diverse forme: la primitiva e pi elementare costituita dai versetti, che non sono versi, ma linee in su frange la prosa rimata (ne un esempio il Cantico delle Creature di San Francesco). Pu essere combinata anche in sequenze o quartine di versi di varia misura, monorimi. Importante , in questo genere, lintervento di Guittone dArezzo che adotta lo schema della ballata profana per la lauda, la quale finisce per evolvere verso forme molto pi complesse. Il pi grande autore di laude Jacopone da Todi. Dal punto di vista metrico egli usa strutture pi semplici di quelle usate da Guittone, secondo lo schema seguente: - ripresa: mx - strofa: aaax La ripresa xx si trova invece in laudi di polemica, come quelle contro Bonifacio VIII.

LOTTAVA costituita da strofe di 8 endecasillabi, di cui i primi sei a rima alterna, gli ultimi due a rima baciata, con il seguente schema: AB AB AB CC. un genere di grande fortuna nella tradizione italiana (pensiamo ad esempio alla Gerusalemme liberata o allOrlando Furioso). Lottava nasce nel XIV secolo, sebbene vi sia lannoso problema se le sue origini siano colte o popolari. Secondo la teoria popolare, gli inventori sarebbero stati gli autori dei cantari, poemi in ottava, recitati nelle piazze del 300. Secondo la teoria dellorigine colta, lottava si pu attribuire al Boccaccio, primo grande autore a farne uso, nel poema Filostrato, nella Teseida e nel Ninfale Fiesolano.

LA TERZINA il metro inventato da Dante, nel quale sono composti i canti della Commedia. costituita da una catena di terzetti di endecasillabi, legati tra loro con rime incatenate a tre a tre, secondo uno schema di questo tipo: ABA BCB CDC DED Solo la prima rima e lultima sono legate a coppia e non a tre a tre.

IL MADRIGALE Genere lirico, legato al canto a pi voci, con accompagnamento musicale, solitamente formato, come la strofa della ballata, da due piedi di tre versi luno, a tre o quattro rime. Ai due piedi fa seguito un distico di versi a rima baciata. in

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questo metro il Canzoniere del Petrarca.

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