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Pietro Archiati

ANGELI E MORTI CI PARLANO


Nuove prospettive per la nostra vita

Questo testo una nuova edizione profondamente riveduta di Vivere con gli Angeli e con i morti dello stesso autore.

Indice
1. COME SI DIALOGA CON GLI ANGELI E CON I MORTI? 7 La soglia fra i due mondi 7 Perch il cristianesimo parla poco degli Angeli? 13 Il concetto di Dio diventato rarefatto 20 Noi facciamo gli Angeli a nostra immagine e somiglianza? 23 I primi passi per dialogare con i Morti 26 Un Morto che parla con la bocca di un vivo? 30 2. COME LAVORA L'ANGELO NELLA NOSTRA ANIMA? 35 Il purgatorio: prima fase della vita del defunto 35 Gli effetti della libert umana nel dopo-morte 37 La crisi damore degli Angeli 41 Perch nellumanit doggi scarseggiano i geni? 45 La coscienza dellAngelo, dellIo superiore e dellio normale 49 Il rapporto tra lAngelo e il suo custodito 51 Angelo di Dio, che sei il mio custode... 53 3. ANGELI E MORTI: UNA QUESTIONE DI FEDE O DI SCIENZA? 59 La scienza oggettiva vale solo per il mondo visibile? 59 La via del cuore e la via della mente 67 Dionigi lAreopagita e Scoto Eriugena 70

Archiati Verlag e. K., Monaco di Baviera, 2004 Stampa: Memminger MedienCentrum, Memmingen (Germania) Disegno di copertina: da una Annunciazione del Beato Angelico

ISBN 3-937078-62-2
Archiati Verlag e. K. Sonnentaustrae 6a 80995 Mnchen Germania info@archiati.com www.archiati.com

I cori angelici in Dante 73 Leterno riposo dona loro, o Signore... 84 4. LE GERARCHIE ANGELICHE AL LAVORO NELLA NATURA E NELL'UOMO 89 I Morti vivono di fiducia e ringiovanimento 89 Come parlare ai Morti e come ricordarli 94 I tre giorni dopo la morte 99 Tre modi di concepire levoluzione 102 Gli Angeli caduti, ovvero ritardatari 103 Quanti tipi di Esseri popolano luniverso? 107 Gnomi, ondine, silfidi e salamandre: i distaccamenti della terza gerarchia 108 Impronte nella natura della seconda e della prima gerarchia 110 Come gli Angeli parlano fra di loro 113 ANGELO DEL SINGOLO, ARCANGELO DELLA COMUNIT, SPIRITO DI UNEPOCA IL NOSTRO RAPPORTO CON LORO DA VIVI E DA MORTI 119 LAngelo, guida sul cammino individuale 119 Il fenomeno dei medium 122 LArcangelo, guida delle comunit umane 124 I Principati, reggenti dellalternarsi delle civilt 126 Vita interiore degli Angeli e mondo esterno 129 Veracit, amore scambievole e amore per lautonomia dellaltro 133 Anima delluomo! 136

1 COME SI DIALOGA CON GLI ANGELI E CON I MORTI?


La soglia fra i due mondi Ovunque nel mondo si nota oggi un rinnovato interessamento nei confronti dei cosiddetti Angeli. Cosiddetti, per non dare in astratto per scontata la loro esistenza e per nota a tutti la loro identit. Preferisco avvicinarli a poco a poco, dando la precedenza alla descrizione concreta di alcuni fatti, per poi entrare nei quesiti teorico-conoscitivi che ne ricercano la spiegazione e il fondamento oggettivo. Un conto, naturalmente, constatare questa diffusa curiosit per lo spirituale che spesso vive a livello di sensazione nel sito di James Redfield, lautore de La profezia di Celestino, ci sono pi di duemila titoli sugli Angeli! , e un altro conto coglierne il senso pi profondo per la nostra vita di ogni giorno. In questa direzione intendo mettere a disposizione dei pensieri che spero siano in grado di evocare in ognuno riflessioni personali. Viviamo in un tempo in cui la tecnica ci permette di fare cose mai sognate in passato, e di fronte a tante sollecitazioni esterne il nostro mondo interiore rischia di diventare sempre pi monotono e noioso. Se andiamo indietro di due o trecento anni, la vita esterna era molto pi semplice e si viveva col sentimento di fondo che il mondo

fosse ancora tutto da scoprire. Oggi la vita va di corsa, scienza e tecnologia offrono una straordinaria quantit di possibili sperimentazioni, e cos il ritmo accelerato dellesistenza pu bruciare prematuramente i desideri e luomo approda alla noia. Che altro c di nuovo?, una domanda frequente. A venticinque, trentanni, se non prima, ormai si assaggiato un po di tutto: il mondo appare scontato, e si va perdendo il senso del futuro. La capacit di stupirsi e dincantarsi non pi di casa in chi si sente realista, e con le forze della meraviglia scompaiono lo slancio e la capacit di sorpresa. Una frenesia insaziabile spinge luomo moderno ad accelerare sempre di pi i ritmi della vita fino a stordirsi, e allora sorge un fenomeno che pure conosciamo bene: la passione per lesperienza del limite. Nella giovent, per esempio, c la tendenza a voler toccare le possibilit estreme delle forze fisiche la parola record vuol dire limite. Sul Time Magazine si poteva leggere che un tale ha scavalcato il Gran Canyon in motocicletta nel punto pi stretto della gola: saranno stati tra i sessanta e i settanta metri. la ricerca del brivido che d la vertigine del pericolo massimo e che si accompagna alla forza, alla velocit, al rischio fisico. Il limite assoluto della vita la morte: dunque niente di strano che, in questa spinta verso i confini ultimi, luomo pervenga al desiderio di far propria anche la soglia di tutte le soglie, quella che determina la frontiera tra due mondi. Il concetto classico di soglia, infatti, quello di

un limitare che separa il mondo della percezione sensibile, noto a tutti, dal mondo sovrasensibile, spirituale. Questa la soglia per eccellenza, della quale ogni altra esperienza del limite vuol essere in fondo unimitazione. La ricerca del limite fisico dunque, una specie di versione laica del desiderio di varcare quella soglia che separa il mondo fisico da quello spirituale. una tensione in se stessa profondamente religiosa anche questa, ma va a concentrarsi e manifestarsi solo nel mondo fisico proprio perch ci siamo estraniati dalla realt spirituale. Resta il fatto, per, che nel profondo c il desiderio dincontrare laltro limitare, di varcare laltra soglia. Soprattutto nei giovani si nota che il mondo fisico vissuto come troppo angusto e monotono, anche se non si comprende che cos perch manca lesperienza del sovrasensibile. In chi, invece, chiara laspirazione a cimentarsi con le realt spirituali, presente anche il desiderio di non restare al livello della fede o della piet tradizionali. Costui vorrebbe poter indagare il mondo degli Angeli e dei Morti con la stessa scientificit, con la stessa forza penetrante del pensare che lo spirito umano ha esercitato ormai da secoli riguardo al mondo visibile. La nostalgia odierna del rapporto con lAngelo anche quella di poter stabilire una comunicazione con un Essere per il quale lumano non pu diventare noioso ma sempre una sorpresa, sempre nuovo. Se gli Angeli vivono in una dimensione diversa dalla nostra, non possono avere esperienza di che cosa significhi abitare in un

corpo di materia che sottost alle leggi della natura, non sanno che cosa voglia dire diventare vecchi e stanchi, lasciarsi alle spalle la pienezza delle forze vitali, tutta lenergia della giovent. Se vero che gli Angeli sanno di noi soltanto quel che diciamo loro, e se vero che ci invidiano lumano che non hanno, allora noi uomini, quasi in un inconsapevole scambio, rispondiamo al loro stupore nei confronti di tutto ci che umano col desiderio dincontrarli, perch ci ridiano lincanto e la meraviglia del nostro stesso essere. In un tempo in cui lumano sembra esaurito nei limiti dellimmagine fisica che le scienze naturali gli attribuiscono, ognuno desidera, anche se inconsciamente, lasciarsi nuovamente narrare dagli Angeli la bellezza dellessere uomini. In unantica leggenda ebraica Jahv, dopo aver creato tutte e tre le gerarchie angeliche, tutti gli animali, le piante e le pietre (come narra la Genesi), dice agli Angeli: Ora devo creare lessere pi importante di tutti quelli che vivono sulla Terra!. Gli Angeli si guardano intorno: noi non siamo importanti abbastanza? Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virt, Potest, Principati, Arcangeli, Angeli! Eppure dice che manca ancora sulla Terra la creatura pi importante! Allora Jahv porta gli Angeli a vedere varie cose da lui create e chiede: Come si chiama questo animale? e punta il dito verso una mucca. Gli Angeli guardano, ma non conoscono il nome. E come si chiama questo?, insiste Dio indicando un cristallo. Gli Angeli non lo sanno. E questo? chiede ancora indicando un giglio. Silenzio. E Jahv conclude: Ecco, vedete?

Voi non sapete dirmi il nome delle cose. Perci devo creare un essere fatto apposta per dare un nome a tutti gli esseri che vivono sulla Terra. Dare il nome alle cose significa trovarne il concetto: nel mondo visibile ci voleva un essere capace di percepire la realt e di pensarla. Gli Angeli e tutti gli altri Esseri spirituali naturalmente pensano, ma in tuttaltro modo: il loro pensare non nasce dal vedere le cose con gli occhi, dalludirle con le orecchie, dal tastarle con le mani Per loro la conoscenza non si scinde da un lato nella percezione dei sensi e dallaltro nel concetto che la mente aggiunge. La leggenda continua cos: dinanzi agli Angeli ancora perplessi, Adamo, la nuova creatura, guarda il firmamento e la Terra. Jahv chiede: Adamo, come si chiama quellanimale?, e lui: una mucca, no?. Gli Angeli sono stupefatti: ma come fa a saperlo? E ancora Jahv chiede: E questo cos?. un quarzo, non lo vedi?, risponde Adamo. E questo?. un bel giglio, perbacco!. Con un linguaggio adatto alla nostra epoca scientifica, una moderna scienza della realt spirituale traduce questa leggenda affermando che agli esseri umani affidato nellevoluzione del mondo il compito di costituire una 1 nuova gerarchia angelica la decima . LUmanit , nel
1 Secondo lantica nomenclatura, le gerarchie angeliche propriamente dette sono tre (cfr. la tabella alla fine del libro), ognuna costituita da tre ordini o cori angelici, per un totale di nove. In questo senso lumanit costituisce il decimo coro, o decima schiera di Esseri spirituali gerarchici.

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suo divenire, la decima gerarchia, perch immette nel cosmo una dimensione di coscienza mai apparsa prima. Proprio in questo suo apporto originale allevoluzione dellintero universo risiede la ragione stessa del suo esistere. Rilevando che c nellumanit di oggi un interessamento crescente nei confronti degli Angeli e di tutti gli Esseri che vivono nei mondi spirituali quindi anche dei Morti , dobbiamo aggiungere che la ricerca dellesperienza della soglia, del limite, porta con s anche una profonda paura, per lo pi inconscia. la paura dellignoto: noi ci rendiamo conto sempre di pi di essere degli analfabeti dello spirito, e perci temiamo le conseguenze per la nostra vita quotidiana se cominciamo a prendere sul serio i moniti degli Angeli e dei Morti. Se non rimaniamo nella vaga teoria ma iniziamo a occuparci delle loro ispirazioni per il nostro concreto vivere, quasi inevitabile il sopravvenire di una sana e profonda inquietudine per i cambiamenti reali di orientamento che ne possono derivare. altrettanto vero, per, che nel momento stesso in cui cominciamo a far emergere nella coscienza questa paura, cominciamo anche a guarirla. Una paura che diventa conscia viene per lo stesso fatto dimezzata nella sua forza paralizzante: lo sgomento pi terribile e dannoso quello che rimane vago e oscuro.

Perch il cristianesimo parla poco degli Angeli? Che cosa dice riguardo agli Angeli la religione tradizionale, soprattutto quella cristiana che alla base della cultura occidentale? Il metodo migliore per capire i vari passi compiuti dallumanit nel corso dei secoli e dei millenni quello di porre i fenomeni in chiave evolutiva. Solo cos si pu mantenere attiva la libert interiore di chiedersi quale ulteriore cammino desideri oggi compiere lessere umano, allinterno del cristianesimo stesso. Le Scritture cristiane, i Vangeli, non contengono una dottrina sistematica sugli Angeli, n sul dopo-morte: lesistenza degli Angeli e del mondo spirituale viene semplicemente presupposta, cio viene data per scontata. I Vangeli non sono interessati a propagare dottrine bens a dare alluomo spunti esistenziali, aiuti efficaci per il suo cammino quotidiano. Favorire il cammino della vita tuttaltra cosa che propinare dogmi. Quando si vuol promuovere la trasformazione reale dellessere quale premessa per un comprendere pi approfondito, si danno delle indicazioni conoscitive di massima. questo il caso dei Vangeli, i cui autori ben sapevano che lumanit doveva percorrere un preciso cammino nel quale compresa la tappa del materialismo e della scienza moderna, in base alla quale poi sarebbe sorto quelleros conoscitivo che vuole affrontare con metodo scientifico anche la realt degli Esseri e dei mondi spirituali. Con il trascorrere dellevoluzione e grazie alla conquista di nuove forze interiori, gli uomini saranno in grado di

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comprendere sempre meglio i misteri racchiusi nelle Scritture. I testi cristiani accennano alla presenza degli Angeli e dei Morti, come fosse la cosa pi ovvia di questo mondo, compreso il fatto che gli uni e gli altri influiscono profondamente sul divenire terrestre. Il compito di andare pi a fondo nella conoscenza di queste realt viene lasciato allevoluzione di ognuno. Ci sono pochi testi che lascino chi li legge cos interiormente libero come fanno i Vangeli. Non c in essi alcuna norma morale: lunica indicazione, che stata intesa impropriamente come un comandamento, quella di amare, perch lesperienza dellamore apre a tutto il resto. Vi do un comandamento nuovo, dice il Cristo nelle nostre traduzioni del Vangelo. Ma la parola greca entol proprio lopposto di comandamento: en significa dentro e tol (da tlos) il fine. In realt il Cristo dice: Vi indico in che modo lessere umano entra dentro il fine evolutivo del suo cammino, in che modo cio raggiunge la pienezza del suo essere: attraverso le forze dellamore. un comandamento? No, unindicazione conoscitiva che dice: lessenza dellumano lamore. Nella misura in cui ami entri nella pienezza finale del tuo essere, ma resti libero di farlo o di non farlo. Traducendo Vi do un comandamento nuovo, si travisa un elemento conoscitivo trasformandolo in uningiunzione morale. Consideriamo, ora, la prassi di vita cristiana. Negli ultimi secoli, e soprattutto negli ultimi tempi, essa ha subito in tutto e per tutto lirrompere del materialismo. La caratteristica fondamentale del cristianesimo attuale di essere

intriso di materialismo e non poteva essere altrimenti, perch il cristianesimo cammina con lumanit. La conoscenza e la comunione con gli Esseri spirituali sono quasi del tutto sparite anche nella prassi di vita cristiana. Questa la situazione attuale. Sta di fatto, per, che ci troviamo in una fase di crescita in un certo senso molto positiva e privilegiata: poich non c pi unanima di gruppo che si lasci indirizzare volentieri dalla religione nella vita sociale, e non c una chiesa che sia in grado di amministrare la conoscenza spirituale, proprio per questo lindividuo ha la possibilit di cercare il sovrasensibile con le forze genuine del suo amore. Lantica ed efficace forza paterno-materna della tradizione oggi tace nellumanit; ugualmente, quando il figlio comincia a crescere e a diventare autonomo, il genitore si ritira. In questo senso anche la conduzione da parte della chiesa, che si sempre presentata come madre, giusto che si ritragga di fronte alla crescente autonomia del singolo uomo che, diventato adulto, in grado di decidere le proprie sorti. Siamo dunque immersi in unatmosfera di materialismo cristiano anche nei confronti degli Angeli, e siamo a una svolta: anche qui ci troviamo di fronte allesperienza del limite. Molti non riescono pi a sopportare n il peso del materialismo n un cristianesimo cos esangue da ignorare la realt degli Angeli, da non saper pi distinguerne i vari cori, con i rispettivi nomi. Dante sapeva ancora rivolgersi ai vari esseri angelici chiamandoli per nome e descrivendoli uno per uno.

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C anche un numero sempre maggiore di persone che cadono nella depressione o nella violenza e spesso non ne comprendono il motivo. Detto in modo aforistico, chi vivesse in comunione reale col proprio Angelo custode non avrebbe mai bisogno di essere n depresso, n aggressivo: non gli riuscirebbe proprio. Il respiro interiore diventa depresso, o compresso, quando manca laria spirituale dellAngelo custode, il moto della sua ala che ci fa volare, che ci fa vedere tutto dal suo lato positivo. importante considerare gli effetti del materialismo non solo come un disagio dellanima, ma, pi a monte, come una vera e propria crisi di astinenza dallo spirito. Se vogliamo curare la malattia animica della depressione o dellaggressivit restando nella dimensione dellanima, non ci riusciremo mai. Unanima depressa non unanima malata: unanima a cui manca la realt dello spirito. Serve a poco far terapie sullanima: bisogna conoscere e godere ci che spirituale. E dicendo spirito intendiamo tra laltro la realt degli Angeli e dei Morti, cio di tutti gli Esseri intermediari tra lumano e il divino. Nel cristianesimo tradizionale e la cultura cattolica italiana una variante del cristianesimo c un motivo pi profondo ancora che spiega laver dimenticato gli Angeli. Si potrebbe addirittura dire che il cristianesimo la prima religione nellumanit che ha perso di vista la realt delle gerarchie angeliche. Ancora nella mitologia greca troviamo un Olimpo popolato di Esseri divini. Gli dei del paganesimo greco sono Esseri spirituali che, nella loro natura e nel loro operare,

mostrano di aver raggiunto non certo il livello altissimo della Trinit e neanche quello delle gerarchie angeliche superiori, ma quello degli Angeli e degli Arcangeli del cristianesimo. Nel linguaggio umano non mai questione di parole, ma sempre della realt che le parole vogliono indicare. Come mai allora il cristianesimo tradizionale ha fatto piazza pulita degli Esseri intermediari tra luomo e Dio? C una ragione profonda e va capita perch fa parte del cammino delluomo sulla Terra. Il cristianesimo sorto con al suo centro un grande compito: tutelare il monoteismo come fondamento necessario allautoesperienza dellIo, cio di quella forza divina unitaria e unificante che vive anche nellinteriorit umana. Il cristianesimo vissuto e vive tuttora nella paura che, qualora si sottolineino i mediatori angelici, si finisca per ricadere nel politeismo pagano, col rischio di far perdere alluomo il senso del Dio uno e unico e della sua immagine nellIo umano. Allinizio dellera cristiana la conoscenza scientifica delle gerarchie celesti stata per questo motivo affidata da Paolo di Tarso a Dionigi lAeropagita, lesponente massimo della corrente esoterica del cristianesimo. Egli descrisse tre ordini gerarchici, ognuno costituito da tre diversi gradi di Esseri spirituali, cui lo stesso Dante fa riferimento cantando i nove Cori angelici nella sua Divina Commedia. Accanto a questa corrente esoterica, il cristianesimo ufficiale mette in sordina la questione degli Angeli, anche se un Tommaso dAquino dedica unopera non da poco

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alle Sostanze separate ma anche qui si vede che la questione pi al livello di dottrina teologica che di prassi di vita. Oggi il cristianesimo vuol riscoprire la dottrina degli Angeli nella vita quotidiana. Il pericolo che il monoteismo potesse venir compromesso dalle schiere di Esseri spirituali intermedi, non stato il solo a determinarne loblio. La chiesa aveva unaltra preoccupazione, poco ammessa ma non per questo meno pressante: quella che gli uomini, sottolineando i vari gradi di trapasso tra lumano e il divino, e dunque della continuit reale tra luomo e Dio, si mettessero in testa di poter diventare loro stessi divini se non addirittura di esserlo gi! Dal punto di vista della prassi cristiana questo pericolo ben pi allarmante della tutela del monoteismo: non sia mai che gli uomini pretendano di aver parte davvero alla natura divina! Lautorit della chiesa ci rimetterebbe non poco. Se consideriamo le schiere angeliche come una scala di Giacobbe che va dallumano al divino, lAngelo, rispetto alluomo, partecipa con intensit maggiore al divino. E lArcangelo ancora pi divino dellAngelo. Nelle Scritture detto: Tu hai fatto luomo di un gradino inferiore allAngelo. Ma se luomo in evoluzione, prima o poi potr salire al gradino superiore! Si presenta qui una polarit propria di ogni evoluzione: essa procede sia per graduali e lente trasformazioni, sia per veri e propri salti qualitativi. Un esempio di salto qualitativo la morte: si passa repentinamente da una condizione incarnata a una puramente animico-spirituale.

Invece abbiamo a che fare con trasformazioni graduali quando, per esempio, luomo passa dalla giovinezza alla maturit, alla vecchiaia. Il passaggio dalla condizione umana a quella angelica da comprendere come un lento processo di avanzamento che abbraccia uno sconfinato arco di tempo. Una tale affermazione presuppone per la risoluzione di un quesito che il cristianesimo ufficiale non ha finora affrontato: quello delle molteplici vite terrene concesse a ogni uomo. Si dato finora per scontato che si vive una volta sola, e allora non pu essere che pura illusione il volere, in una vita, raggiungere il divino. La riconciliazione della polarit che c tra il salto qualitativo e la lenta gradualit si ha alla fine di ogni ciclo evolutivo: il risultato globale dellevoluzione umana, fatta di millenni e millenni, alla fine condurr al cambiamento vero e proprio di livello. Lessere umano sar allora assunto al livello dellAngelo. Il cristianesimo tradizionale ha temuto che gli uomini prendessero sul serio, o fraintendessero, la frase lapidaria del Vangelo di Giovanni in cui il Cristo dice: Voi siete dei. Ma il Cristo non vuole dire: voi esseri umani siete gi e automaticamente divini; il senso delle sue parole che ogni uomo potenzialmente un essere divino, perch porta in s il dinamismo evolutivo che gli permette di partecipare sempre pi pienamente al divino. E una volta capito questo, diventa anche chiaro che levoluzione di ogni singolo uomo non pu che abbracciare la totalit dellevoluzione terrestre, dallinizio alla fine.

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La preoccupazione della chiesa di arginare la presunzione umana ha pure una sua giustificazione, perch reale la tentazione di ritenersi gi pi deificati di quanto si sia realmente, trascurando cos il compito di divenire sempre pi simili al divino. Questa inquietudine tutelatrice non per pi giustificata quando vuol proibire il cammino spirituale consapevole della sua meta divina, che una vera e propria chiamata evolutiva. Che altro significa per luomo essere stato creato a immagine e somiglianza di Dio, se non che stata impressa nel suo essere la chiamata a diventare sempre pi divino nel corso della sua lunga evoluzione?

Il concetto di Dio diventato rarefatto Il Dio di molti cristiani una grande astrazione, o poco pi. Quando un cristiano oggi dice: la volont di Dio che ha fatto succedere questo e questaltro, la sua affermazione non si riferisce a nulla di concreto. come se, dopo aver mangiato una torta squisita, per ringraziare la persona che lha fatta chiedessimo: chi questo bravo pasticcere? e ci rispondessero: un uomo, oppure: lumanit. una risposta sbagliata? No, perch chi ha preparato quella torta fa certamente parte dellumanit; ma talmente generica questaffermazione che non ci serve a nulla. Non ci permette di individuare il pasticcere e perci non possiamo ringraziare concretamente nessuno.

Oppure, immaginiamo che una persona mi chieda che cosa si vede dalla finestra della mia stanza. Il mondo, rispondo io. Non una risposta sbagliata, perch c proprio il mondo, l fuori; ma senza distinguere le macchine dalle case, le strade dai giardini, le motociclette dagli esseri umani, la mia affermazione resta vuota. Ugualmente, quando il cristiano dice: lha voluto Dio, questo Dio unastrazione enorme che con la realt concreta ha poco da spartire. Lumanit di duemila anni fa era ben diversa da quella attuale. Era unumanit se vogliamo pi bambina e perci il tipo di religiosit che le corrispondeva doveva avere un carattere immaginativo e non ancora scientifico nel senso doggi. Ogni conoscenza diventa scientifica nella misura in cui sa distinguere e specificare, entrando nei dettagli. La differenza fra un pedagogo e una persona che di pedagogia non si mai interessata che il primo non pu confondere il comportamento di un bambino di due anni con quello di uno di tre, mentre laltra persona lo fa dal momento che vede soltanto i tratti generali e approssimativi dei bambini piccoli. Scientificit significa crescente complessit. La scienza richiede che i fenomeni vengano analizzati nei loro particolari, e necessita perci di una terminologia articolata, proprio per non restare al livello superficiale. Il passato ci ha tramandato una religione fatta di generalizzazioni che oggi non perci pi in grado di soddisfare chi porta in s laspirazione alla scientificit una delle cose pi belle che abbiamo nel nostro tempo cos difficile.

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Rudolf Steiner afferma che se noi mettessimo insieme tutte le caratteristiche che la religione tradizionale attribuisce allessere e alloperare di Dio, esse sarebbero a malapena sufficienti per descrivere lessere e loperare di un Angelo. Le rappresentazioni, i concetti adatti per riferirci allentit e alla creativit dellArcangelo, o del Principato, per non parlare dei Troni, Cherubini e Serafini, o addirittura della Divinit, ci mancano del tutto. Questa lacuna spiega anche perch, pure in ambito religioso, permangano odio e guerra degli uni contro gli altri. Se, infatti, le nostre rappresentazioni su Dio non vanno oltre la realt dellAngelo, ed essendo lAngelo un Essere di volta in volta diverso a seconda del suo custodito, ci ritroviamo ciascuno con un proprio dio diverso, fatto da ognuno a propria immagine e somiglianza. Lo chiamiamo Dio, ma in effetti ognuno descrive il suo rapporto personale con il proprio Angelo individuale. Perci, se vogliamo dialogare con gli Angeli e stabilire una reale comunione con loro imparando a viverci insieme, dobbiamo prima conoscerli oggettivamente. Ci vale anche per gli uomini: come posso comunicare davvero con un altro uomo se non lo conosco? Che esperienza facciamo noi quando, parlando con qualcuno, abbiamo limpressione che non ci capisca, che non ci conosca per niente? Constatiamo che manca la base per una comunicazione vera e fruttuosa. Il fondamento, latmosfera necessaria per ogni comunicazione, la conoscenza. La scienza dello spirito offre allumanit nuovi e indispensabili elementi conoscitivi. La prima cosa da capi-

re che per entrare in rapporto con gli Angeli e con i Morti non esistono espedienti facili e immediati. Daltra parte, la tendenza a voler ottenere risultati istantanei molto in voga nellumanit doggi, abituata al mondo materiale. A chi fosse alla ricerca di un modo sbrigativo per comunicare con gli Angeli sarebbe opportuno ricordare la fatica che dobbiamo fare quando andiamo in un paese straniero, dove la gente parla una lingua a noi del tutto sconosciuta. Se vogliamo dialogare con loro dobbiamo imparare la lingua, e una lingua non simpara in un giorno. Per parlare con gli Angeli e con i Morti dobbiamo ugualmente imparare un linguaggio nuovo. Il loro linguaggio.

Noi facciamo gli Angeli a nostra immagine e somiglianza? Per intendersi con gli Angeli e con i Morti lumanit si deve dunque cimentare con lapprendimento di un linguaggio completamente diverso, superando lillusione che con trucchi o espedienti si possano risparmiare gli sforzi. In realt si tratta di operare una vera e propria trasformazione del nostro essere, perch il linguaggio comprensibile agli Angeli e ai Morti non fatto di parole, ma di atteggiamenti dellanimo. Pi li coltiviamo e pi entriamo in sintonia con loro, raggiungiamo la loro stessa lunghezza donda, per cos dire, e possiamo farci capire e percepire i loro messaggi.

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Per la cura di questa reciproca intesa c un imprescindibile punto di partenza: dobbiamo renderci conto che tutto quello che pensiamo e diciamo sugli Angeli e sui Morti non pu essere che antropomorfico. Noi siamo uomini e non possiamo mai scavalcare lumano: dobbiamo fare gli Angeli a nostra immagine e somiglianza, se vogliamo trovare ci che , appunto, comune. E va bene cos, se esiste davvero una continuit evolutiva in tutto luniverso. Gli antichi chiamavano questo criterio conoscitivo analogia. Ora, una caratteristica fondamentale dellessere umano quella di vivere come in due mondi: uno quello esterno gli altri uomini, i regni della natura, tutto ci che cade sotto la percezione fisico-sensoriale , e laltro il mondo interiore fatto di pensieri, sentimenti, atti della volont che possono venir comunicati o anche celati. Sar cos anche per gli Angeli? Lindagine spirituale perviene allaffermazione che tutti gli esseri della terza gerarchia Angeli, Arcangeli e Principati hanno anchessi esperienza di un mondo interiore, quale vissuto della loro anima, e di un mondo che sentono a loro esterno, che come se fosse fuori di loro. Interessante per la differenza tra la qualit dei due mondi: per noi il mondo esterno, essendo spazialmente fuori rispetto al nostro essere, ci appare come oggettivo; il mondo interno ci sembra invece soggettivo, e ognuno pu tenere per s ci che pensa o sente. Noi abbiamo la possibilit di mentire, per esempio, o di non far trasparire quello che viviamo dentro.

LAngelo ha tuttaltra esperienza di s: egli percepisce un mondo esterno solo quando manifesta la sua interiorit operando. Percepire luomo, per esempio, per lAngelo significa percepire il suo stesso agire dentro lessere umano. Il mondo esterno perci per lui la sua interiorit in quanto riversata, attuata allesterno. LAngelo non pu dunque mentire, perch se percepisse qualcosa di diverso da ci che interiormente vive, subirebbe un oscuramento di coscienza, cadrebbe in una specie di svenimento. Egli vive nella veracit perch pu percepire soltanto quellinteriorit che lui stesso rivolge genuinamente verso lesterno. Non meno interessante la vita interiore degli Angeli: essa non ha nulla di angelico in senso proprio, ma fatta di tutte le ispirazioni di pensiero, di sentimento e di volont che vi riversano dentro le gerarchie superiori: le Potest, le Virt, le Dominazioni, i Troni, i Cherubini e i Serafini. Un intero mondo di ideali, di mete evolutive che riguardano anche lumanit, piove gi nellinteriorit degli Angeli come una grazia divina, e gli Angeli accolgono dentro di s queste rivelazioni in modo fedelissimo. Per comprendere una simile diversit tra la vita interiore ed esteriore delluomo e dellAngelo, occorre rendere vivente il nostro pensare, cos da riuscire a invertire i rapporti. Se non abbiamo la minima idea che lAngelo percepisce allesterno la manifestazione oggettiva del proprio essere, e che il suo mondo interiore non conosce egoismo e soggettivit, non possiamo nemmeno iniziare quel cammino di conoscenza grazie al quale il nostro Angelo custode si sentir sempre pi in sintonia con noi. Conoscendolo

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meglio, creiamo lelemento comune che permette a lui di manifestarsi e a noi di capirlo. Se vero che la bont degli Angeli sta nellinteriorizzare la purezza cristallina delle ispirazioni e degli ideali che sgorgano da Esseri ancora pi alti, in che cosa consiste la caduta degli Angeli di cui parla la tradizione religiosa? Se lAngelo buono, non caduto, quello che nella sua interiorit alberga fedelmente le rivelazioni di Esseri angelici superiori a lui, negli Angeli caduti dovr esser nato il desiderio di avere in s qualcosa di proprio. Il cristianesimo ha visto in questa caduta degli Angeli un peccato di superbia, ma ci significa porre le cose in chiave moraleggiante. Chi di noi non conosce il desiderio legittimo di aver qualcosa di proprio? In fondo, abbiamo partecipato anche noi alla caduta degli Angeli, e per fortuna questo evento non ha solo risvolti negativi. Ci che nelle Scritture viene descritto come la tentazione perpetrata dal Serpente nei confronti dellumanit, ha infatti posto la condizione necessaria per la nascita dellautonomia delluomo, che lo ha reso capace di scegliere fra il bene e il male.

I primi passi per dialogare con i Morti Anche per instaurare una comunicazione con gli esseri umani che hanno oltrepassato la soglia della morte, il primo passo da compiere quello di conoscere la loro condizione desistenza. Nellumanit attuale manca quasi del

tutto la consapevolezza delle esperienze e delle regioni spirituali che i defunti attraversano dopo la morte. Sulle tombe c scritto spesso R.I.P. (Requiescat in pace, riposi in pace): non un po poco augurare al defunto, che ha goduto per tutta una vita la sua attivit, di farsi una bella siesta eterna? Il riposare in pace non si conf alla creativit dello spirito umano e mostra quanto siano povere le rappresentazioni che abbiamo dellaldil. A questo riguardo la scienza dello spirito sorta tramite Rudolf Steiner indica quattro sentimenti fondamentali che rappresentano le categorie del linguaggio dellanima dei Morti. Li chiamiamo morti, ma in realt sono molto pi vivi di noi perch la coscienza umana si amplia e si approfondisce quando lascia la prigione del corpo, che permette di vivere soltanto in un determinato momento e in un determinato posto. Nella dimensione dello spirito si pu essere in tanti luoghi e in tanti tempi contemporaneamente. Il primo sentimento che costituisce per il Morto un elemento di vita la gratitudine per tutti gli esseri e per tutte le cose. Noi possiamo comunicare con i Morti soltanto se riusciamo a comprendere che lelemento in cui vivono, la luce grazie alla quale essi capiscono ogni cosa, la gratitudine. I Morti vedono ogni essere e ogni evento dal punto di vista della positivit; noi, invece, siamo liberi di considerare anche negativi gli eventi della vita. La gratitudine un atteggiamento di apertura interiore, presente anche nelle profondit dellanimo dei vivi, o in quel sovraconscio che da sempre stato chiamato Io superiore, o Io vero. LIo superiore di ogni uomo diver-

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samente dallio ordinario, che la normale coscienza quotidiana grato per tutto ci che la vita gli porta incontro, perch convinto che ogni evento ha lo scopo di renderlo pi ricco e gli offre nuove occasioni di crescita. Noi forse non sappiamo che ancor prima che qualcosa accada, ancora prima che i nostri occhi si rivolgano verso qualcosa che ci aspetta domani o dopodomani, il nostro Io spirituale gi in quella realt, immerso nella gratitudine, e dirige i nostri passi e i nostri organi di senso per farcela percepire e farcela vivere al positivo. LIo superiore sa apprezzare anche la sofferenza, mentre lio ordinario spesso la rifiuta. I Morti, che gradualmente riconquistano la coscienza del loro Io superiore, sanno bene che dalla sofferenza nascono le conquiste pi belle dello spirito umano. Per il nostro normale livello di coscienza spontaneo rimpiangere una persona cara che morta: una reazione pi che umana, che per non ha nulla a che fare col sentimento di gratitudine. Nellanimo di chi resta sulla Terra pesa di pi lo sconforto per ci che ha perduto che non la gratitudine per tutto ci che ha ricevuto dalla persona deceduta. Il Morto, invece, guarda pieno di gratitudine a tutto ci che ogni giorno della vita trascorsa con i suoi cari gli ha portato incontro. Seppure in molte occasioni difficile recuperare latteggiamento della gratitudine, noi entriamo in comunione con chi non vive pi sulla Terra solo a mano a mano che vinciamo la nostra sofferenza per la sua scomparsa. La sofferenza c, inevitabile di fronte alla morte di chi amiamo, per rischia di chiuderci in un dolore che ci al-

lontana da lui. Lui vorrebbe aiutarci a fare spazio al sentimento della gratitudine, perch solo quello pu fargli dire: ecco, adesso la persona che mi cara sulla Terra comincia davvero a pensare come me, a capirmi, adesso pu percepire i miei pensieri e rispondermi. Per il defunto i nostri pensieri e sentimenti carichi di rimpianto sono pura ingratitudine, puro egoismo e negativit nei confronti della sua decisione di porre termine alla vita. Il dialogare con i Morti unattivit molto concreta, e nessun espediente pu sostituire lo sforzo di trasformare il dolore in gratitudine. Un secondo sentimento fondamentale nellanima di ogni Morto anchesso sovraconscio in noi viventi perch parte integrante della coscienza dellIo superiore il senso di comunanza con tutti gli esseri e con tutte le cose. Il morto vive un intimo rapporto con ogni essere, non si sente fuori da nulla, immerso in tutto luniverso come un organo nel suo organismo. Noi cosiddetti vivi siamo invece in grado di isolarci, possiamo decidere di non frequentare pi una persona, possiamo tapparci in casa e infischiarcene di quello che accade al nostro vicino. Per farci unidea di questa esperienza di comunione universale pensiamo allomicida: egli ha un bisogno quasi fisiologico di ritornare sul luogo del delitto perch si instaurato nel suo essere un legame persino con gli elementi della natura di quel posto fisico. Con maggiore o minore intensit, tutto ci che noi facciamo su questa Terra, tutte le cose che tocchiamo, tutti i luoghi dove ci rechiamo, lasciano delle tracce indelebili nel nostro Io.

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Ognuno di noi porta in s almeno inizialmente una comunanza con tutti gli esseri e con tutte le cose. Anche il Vangelo di Giovanni accenna a questo mistero nellepisodio delladultera: i farisei sono pronti a lapidarla scagliandole addosso delle pietre; il Cristo si china e scrive sulla terra. Che cosa scrive? Egli traccia sulla terra il segno delle azioni di ogni essere umano ed come se dicesse: O uomo, a cosa ti serve giudicare? Ogni volta che tu ritorni sulla Terra rivisiti i luoghi della comunanza universale, ritrovi i nessi con le azioni che hai compiuto e con tutte le persone che hai incontrato. Vivere col sentimento dappartenenza a tutto e a tutti significa capire che tutto lumano ha a che fare con me, e io ho a che fare con tutto ci che umano. Ritrovare i legami con la Terra, con i regni della natura e con tutti gli uomini favorisce la percezione sempre pi viva dellumanit come un organismo unico. Il Morto lo sa e lo sente: noi siamo membra gli uni degli altri e ogni atto individuale, ogni singolo gesto interiore o esteriore, si ripercuote sullumanit intera, sollevandola o abbassandola nella sua natura. Perci ogni volta che ci apriamo alla reciproca appartenenza, possiamo capire meglio il linguaggio dei Morti.

Un Morto che parla con la bocca di un vivo? C uno strano caso, realmente accaduto in Calabria parecchi anni fa. un fatto interessante, che pu dar adito a molte riflessioni. In un giornale di allora si poteva leggere:

Il 5 gennaio 1939 una contadinella di 17 anni di nome Maria Talarico si reca in compagnia di sua nonna da Siano alla vicina citt calabrese di Catanzaro, dove vive temporaneamente sua madre. Al ritorno, sul ponte che collega le due localit, la ragazza esita, si ferma al quarto pilone e guarda con attenzione la sponda al di l del parapetto, come se l si stesse svolgendo qualcosa di interessante. La nonna non vede nulla e la esorta a proseguire. La ragazza si gira con unespressione di grande sgomento e corre indietro spaventata a morte. Non ha ancora raggiunto la testa del ponte, quando grida dal dolore, si afferra il ginocchio e cade a terra priva di sensi. Quando finalmente riprende conoscenza trasformata. Respinge sua madre, che nel frattempo era accorsa, ed esorta i presenti a chiamare una tal signora Caterina Veraldi. La voce e il contegno della ragazza sono completamente cambiati: sembra un uomo con la voce roca del fumatore e del bevitore. Nellulteriore sviluppo dei fatti, ella afferma di essere il giovane trovato morto tre anni prima sotto il ponte, considerato suicida dalla polizia. Scrive lettere con una calligrafia che la signora Veraldi subito riconosce essere quella del figlio morto, al corrente dei rapporti pi intimi del defunto che mai aveva conosciuto e descrive inoltre lo svolgimento dellassassinio del giovane per mano dei suoi amici. La ragazza viene fatta incontrare con gli amici dellucciso: li riconosce, li chiama con i loro soprannomi e ricor-

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da intimi particolari dellamicizia passata. Infine si reca sul luogo del crimine e mima con raccapricciante realismo lo svolgimento dei fatti (lindagine della polizia confermer in seguito la precisione della descrizione). Infine, la ragazza cade in unincoscienza profonda. Al risveglio non ri2 corda pi nulla ed ora la semplice ragazza di sempre . Nascono vari interrogativi da questo racconto: che cosa ha vissuto quel defunto per tre anni, e dove vissuto? I fatti citati indicano una forte brama presente nella sua anima: quella di riuscire a far sapere ai vivi di non essere un suicida, ma la vittima di un omicidio. Perch? Altra domanda: questa ragazza di 17 anni da invidiare per le sue eccezionali capacit di interazione con i Morti? In fondo, questa vicenda si svolta molto tempo fa, quando la corporeit umana era meno indurita di oggi, grazie anche alla diversa e pi sana alimentazione, allaria ancora non inquinata, alle abitudini di vita meno stressanti ecc. Potremmo essere indotti a pensare che un fenomeno del genere indichi una maggiore disposizione naturale verso la realt dello spirito, che sia un fenomeno positivo e oggi pi raro proprio perch le condizioni di vita negli ultimi decenni sono precipitate verso il disumano. Eppure, una lettura spregiudicata di questo episodio, fatta con gli strumenti conoscitivi di una scienza dello spirito consona ai nostri tempi, mette in risalto che qui
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Da: Otto Julius Hartmann Segreti dallaldil della soglia A. Kienreich Editore, Graz, 1956 pagg. 50-51

abbiamo a che fare con una donna che deve aver avuto una tale disaffezione rispetto allincarnazione, una visione cos negativa del corpo, da essersi incarnata, per cos dire, solo a met, o di malavoglia. Per questi motivi ben concreti il ragazzo morto riuscito facilmente a estromettere dal corpo lanima semi-incarnata della ragazza, e ha potuto avvalersi della sua fisicit per i propri scopi, ha potuto incorporarsi per un breve tempo cos da riuscire a parlare e scrivere attraverso il corpo di lei. La paura dellincarnazione non un fatto infrequente: forse questa condizione si spiega anche in base a un cattolicesimo che per secoli ha presentato il corpo quasi unicamente in chiave negativa. Il fulcro del cristianesimo autentico, invece, proprio lincarnazione del Verbo, e quindi lamore per la corporeit in quanto strumento privilegiato dello spirito umano incarnato! Unulteriore domanda da porsi questa: quando lo spirito della ragazza ritorna nel suo corpo che per un certo tempo servito da strumento a unanima totalmente estranea a lei , in quali condizioni lo ritrova? La ragazza sentir una corporeit ancora pi refrattaria di prima, ancora pi estranea a lei, e ci non potr che accrescere la paura e la diffidenza nei confronti dellesistenza sulla Terra. E ancora: opera dellIo superiore del Morto tutta questa faccenda? LIo superiore sempre un Io pieno di amore. Come potrebbe allora impossessarsi del corpo di un altro essere umano, estromettendone lIo? E se non il suo Io superiore, quale altro elemento costitutivo del Morto ha compiuto un tale atto?

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Queste domande trovano una risposta solamente se riflettiamo su un fatto di fondamentale importanza: il materialismo contemporaneo ci porta a credere che ci sia qualcosa soltanto dove c la materia. Dove non c, pensiamo che ci sia il vuoto. Invece proprio il contrario: non solo lo spirito compenetra ovunque la materia, ma anche dove c vuoto di materia c pienezza di spirito. In questa luce lepisodio riportato acquista un altro significato: la ragazza sul ponte, apparentemente in compagnia solo della nonna, ma bisogna riuscire a toccare con mano la presenza fortissima dellanima (non dello spirito, cio dellIo superiore) del giovane morto che vuole impadronirsi del suo corpo, e bisogna capire quali siano, al contempo, le dimensioni costitutive della ragazza realmente presenti. Il suo spirito si ritrae dal corpo, e anche la sua anima: rimane il corpo intriso di forze vitali che si fa ricettacolo per lanima del giovane morto. Avviene una vera e propria bufera nel mondo dellinvisibile su quel ponte, ma gli occhi fisici non vedono nulla. Il mondo dello spirito che per noi diventato vuoto, i greci lo chiamavano il pleroma, la pienezza. La Bibbia lo descrive come una scala vivente, quella di Giacobbe, costituita dagli Esseri delle gerarchie spirituali che riempiono tutto lo spazio tra il Cielo e la Terra. Luomo partecipa sempre pi alla pienezza riconoscendo la propria missione, ascoltando la sublime chiamata a salire i gradini di luce che riconsegnano alla pienezza dello spirito tutto lo spazio svuotato dal materialismo.

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