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SCIENZA DEL SIMBOLO

Fonte: http://www.fuocosacro.com/pagine/articoli/ssm.htm Nellistituzione sociale in cui viviamo convivono diverse "anime dove la scienza dei simboli pu suscitare conflitto: la razional-illuministica, la storico-risorgimentale e lesoterica Pur rappresentando una caratteristica massonica, i simboli assumono molteplici valenze, spesso discordanti, che si riconoscono nell'una o nell'altra anima. Per i razional-illuministi sono reliquie storiche, per gli storico-risorgimentale orpelli decorativi per addobbarci il tempio in ricordo di tempi gloriosi e per gli esoteristi sono preziose ed arcane chiavi di segreti insegnamenti da riportare alla luce per chi subisce il fascino della Tradizione e dei Lumi. Argomento da affrontare senza pregiudizi e con rispetto dell'opinione di ognuno, con la consapevolezza che, alla fine della via, potr trovarsi il Graal o il nulla. 1.1 Definizione di Simbolo Quasi tutti i sistemi esoterici e le culture precedenti all'affermarsi del razionalismo illuministico (i cui esponenti, da Newton a Locke a Voltaire, non disdegnavano l'esoterismo) hanno fatto uso di immagini simboliche affermando che esse evocavano, velandole realt superiori che non possono essere descritte e comunicate attraverso gli usuali schemi razionali e verbali. Non il caso di dilungarsi, basti ricordare, a titolo d'esempio, (oltre alla pletora di simboli lasciatici in eredit dalle culture del Mediterraneo Greco/Romano/Arabo/Giudaico) i misteriosi Triskells, i graffiti "Cup and Ring" e gli Ogham dei Celti, i decorati tamburi rituali degli Sciamani Siberiani, l'Yggdrasil e le Rune della mitologia Scandinava o i tatuaggi rituali dei popoli tribali per convenire che l'uomo pre-illuminista ha spesso privilegiato la rappresentazione simbolica del mondo rispetto a quella descrittiva ed analitica, la visione mitica a quella storica. Bisogna precisare che per simbolo non dobbiamo limitarci ad intendere solo un segno grafico suggestivo, ma ogni forma di espressione metarazionale che, superando i lacci del linguaggio e della ragione, raggiunge lo spirito umano comunicando significati che la parola-razionale non riesce ad esprimere. Un suono, un profumo o un luogo possono essere simboli anche pi di un'immagine grafica. Pensate alla potenza evocativa di un pieno d'organo tra le arcate di una cattedrale gotica, al richiamo al passato del suono di un'arpa celtica, o di una cornamusa, l'odore salmastro di una brughiera, l'ebbrezza che provoca allo spirito il profumo dell'incenso o il suono dei mantra in un tempio Buddhista ecc... Si tratta di una forma di comunicazione metarazionale, che va oltre la mera parola, dove il simbolo, che non pu essere compiutamente spiegato e razionalizzato perch ogni tentativo porterebbe al suo svilimento e al suo annullamento, sottratto alla sua dimensione "magica" e a-razionale verrebbe schiacciato a forza in una dimensione "logica" (dalla radice greca - che rimanda tanto al concetto di parola quanto a quello di ragione) assumendo una forma che non gli appartiene. (come pretendere di obbligare un oggetto tridimensionale in uno spazio bidimensionale.) Il fatto che il simbolo sia una forma di comunicazione metarazionale e metaverbale non significa che non possa essere costituito da una parola o composto di parole. La parola pu avere una triplice valenza simbolica: suono (mantra), immagine grafica (Ogham) e immagine evocata (formula rituale). Parola intesa non come parte di un discorso razionale, ma "magica", quel segno grafico, quel suono o pluralit di suoni che pur essendo comunemente usati nel linguaggio scritto o parlato riescono ad andare oltre il loro comune significato ed esplicare un'azione evocativa sullo spirito umano in forza ad una determinata pronuncia, una certa associazione o come vengono scritti. Cosa distingue una parte di discorso razionale da una parola magica e piena di mistero? Non certo le parole in s e per s. La differenza data dal fatto che mentre in una parte di discorso razionale le parole descrivono un fatto secondo un processo logico-analitico con lo scopo di fornire un resoconto, in una parola magica e piena di mistero le parole non descrivono: evocano, alludono, tendono a stimolare un riflesso spirituale e non una comprensione razionale. (Si pensi ad esempio a certi passi di James Joyce -non a caso un Celta Irlandese, un Bardo dell'Era moderna-. Nell'Ulysses si legge di un gatto accanto ad un fuoco di torba, in una povera casa della vecchia Dublino che lecca un pezzo di carta oleata, fino a poco prima conteneva del rognone. In s e per s potrebbe essere ributtante, parole senza alcunch di straordinario, eppure nell'insieme un passo tra i pi poetici ed evocativi. Poesia ed evocazione nascono dalla combinazione sapiente delle parole attraverso un processo alchemico simbolico.

1.2 Valore nel tempo del Simbolo Un valore simbolico (evocativo) per un soggetto o per un'epoca non rappresenta sempre ugual valore per tutte le persone o per tutte le epoche; a titolo esemplificativo tale concetto pu essere rappresentato dal differente effetto che la visione di una Svastica produce su un Ebreo (simbolo di morte) o su un Ind (simbolo di vita). Il fatto pu essere spiegato prendendo in ausilio la diversit tra stessi metodi e simboli di Tradizioni che, pur differenti, tutte legittimate ad essere portatrici (in epoche e aree geografiche determinate) di una primordiale e autonoma trasmissione iniziatica. Si pu forse ipotizzare che tra simbolo ed osservatore si instauri una specie di "risonanza", di vibrazione spirituale simpatetica determinata da fattori ancestrali, una specie di ricordo o sottile nostalgia che coglie losservatore di fronte a suoni, parole, luoghi o profumi fortemente evocativi. Da queste considerazioni discendono, secondo i sostenitori del relativismo dei simboli, due conseguenze precise: non esistono simboli di valore universale, validi per tutte le epoche, culture, persone. Secondo il Sufi Idries Shah, non esiste un metodo iniziatico esoterico, e quindi un simbolismo ugualmente valido per tutte le epoche ed per tutti i contesti geografico-culturali. La VIA individuale, anche quando si giova di un comune Cammino Iniziatico e di uno scambio di esperienze. L'interpretazione o catalogazione dei simboli pu essere un esercizio:pregevole, sotto il profilo storico-documentariointellettuale; sterile, sotto il profilo esoterico. Qualsiasi tentativo di interpretare i simboli riducendoli nellambito della razionalit destinato a fallire e a produrre delle falsit nellambito esoterico. Chi ha mai letto un testo esoterico, o sedicente tale, e ha poi capito qualcosa sotto laspetto razionale? La maggior parte dei libri iniziano, aulicamente, con iperboli tipo: "finalmente disveleremo la chiave delle segrete cose ecc...", e subito degenerano in uno sterile, irritante e contraddittorio sfoggio di erudizione che lascia il lettore in uno stato di totale confusione mentale con la sensazione di essere un minus habens senza speranza. Tale oscurit spesso determinata dalla necessit di dire senza dire, di svelare senza violare la consegna del silenzio imposta agli iniziati. Secondo Rene Guenon, l'errore di fondo di chi pretende di accostarsi ai simboli come a qualsiasi altro ambito d'indagine di tipo scientifico di non comprendere che i simboli, come i riti, non vanno capiti razionalmente, ma sperimentati e vissuti nellinteriorit di noi stessi. 1.3 Caratteristiche del Simbolo Per entrare nel significato partiamo dalla tecnica usata per produrre le cornici dorate, abitualmente parte integrante della "esperienza artistica" quotidiana dove il metodo di riflessione abituale dell'artista consiste nel procedere a ritroso. In campo tecnico conditio sine qua non, si obbligati a riflettere sull'opera dalle prime fasi della concezione e realizzazione (spesso "invisibili" ad opera terminata), non dallesito ultimo visibile solo alla fine. Dai <fatti>, attraverso le motivazioni "invisibili" giungeremo alle fasi precedenti lultimazione dellopera. Prendiamo una cornice dorata, analizziamola nelle varie componenti (materiali, processi tecnici e loro fasi) ci avvicineremo cos ai significati di origine. Per facilitare la lettura di questo percorso cominciamo dallinizio, cerchiamo i primi esempi di utilizzazione dell'oro e doratura, e seguiamone le tracce sino ai nostri giorni. Ci rifaremo a periodi storici (esempio "antico egitto") senza fornire esempi specifici. Torniamo alla cornice: anima di legno, modanata e/o scolpita, rivestita di un composto di gesso, colle animali e altri ingredienti, sulla quale applicata, in soluzione, una terra naturale di colore rossastro (bolo armenico), un minerale ricco di ferro. In ultimo viene applicato, in lamine sottilissime o foglie, l'oro che pu essere brunito per aumentarne la lucentezza. Lo schema in sezione di una cornice dorata si presenta dunque nella maniera seguente: Foglia d'oro; Bolo (ossido di ferro) gesso + colla animale etc. Sagoma in legno Cerchiamo di seguire questa tecnica "a ritroso", seguiamo le sue diverse manifestazioni partendo dai materiali impiegati: l'oro. La definizione chimica dei metalli elementi a struttura cristallina dotati di lucentezza caratteristica, di cui nobili quelli che si ossidano difficilmente. Questo ci riconduce alla pratica e ai materiali non soltanto della doratura, ma anche della pittura, dei quali fanno parte vari ossidi metallici. Nella tecnica della doratura ci che sta sotto (in termini filosofici la sub-stantia o upokeimenon) e che permette la successiva applicazione dell'oro (bolo rosso), una terra ricca di ossido di ferro, dal colore caratteristico (caput mortuum).

Le prime utilizzazioni dell'oro che ritornano alla mente si riferiscono alle maschere funerarie che ritroviamo in tutte le culture antiche: egitto, grecia, messico e per. La maschera funeraria (celebre quella del sarcofago di Tutankhamon o quella ritrovata nella tomba detta di Agamennone) coniuga l'idea del rilievo con l'uso dell'oro. La sua destinazione regale ci consente di ipotizzare un legame tra oro e regalit, legame riservato alle immagini degli dei perch, mentre l'ossidazione offusca lo splendore dei metalli, l'oro, per sua inossidabilit, il pi lucente e il pi nobile dei metalli. La maschera etimologicamente rappresenta la persona: come aspetto contingente e caduco; come personalit e corpo fisico; come, nel senso della piena realizzazione del carattere immutabile e eterno dell'uomo divinizzato (i faraoni), figurato della regalit alla quale ben si addicono le insegne della porpora e dell'oro, assimilato alla luce. Nella dottrina cabbalistica , in particolare negli schemi sephirotici dei quali una serie riportata da Eliphas Lvi (3), l'oro collegato attraverso la corrispondenza delle diverse decadi o schemi: al sole; all'uomo-dio nella decade umana, alla generazione, alla forma della pelle, derma ed epiderma, al pensiero e al Verbo. Nella decade celeste o astrologica il posto dell'oro occupato dall'empireo o caput. Nella sua Storia della Magia (4), Lvi scrive (pag. 145): . nei calendari sacri degli Egizi dei quali ogni mese, come noto, era posto sotto la protezione di tre decadi o geni di dieci giorni, la prima decade del segno del leone rappresentata da una testa umana a sette raggi con una grande coda di scorpione e il segno del Sagittario sotto il mento. Al di sotto di questa testa si trova il nome IAO (5); questa figura era chiamata khnoubis, parola egiziana che significa oro e luce. Ancora un collegamento, stavolta con l'astrologia. L'oro, centro di una raggiera di significati, diversamente collegati tra loro, e a differenti livelli. Ci troviamo di fronte all'aspetto caratteristico di simboli e simbolismo: l'oro, la luce ... pi che un senso preciso, si profila una serie (<costellazione> , <configurazione>) di significati che assumono sfumature diverse se considerati nel loro insieme o a piccoli gruppi. Una grande ricchezza di senso, diversa dal pensiero "razionale" al quale siamo abituati. Pluralit semantica e diversificazione non soltanto quantitativa ma qualitativa e interpretativa sembrano essere le caratteristiche fondamentali del simbolo. Le arti delle civilt antiche sono caratterizzate da un linguaggio quasi esclusivamente simbolico, le diverse conoscenze hanno un carattere fortemente unitario pur esistendo specifici ambiti di riflessione speculativa. Qualcosa di analogo alla teoria fisico-metafisica dei quattro elementi, secondo la quale ogni corpo ne composto da una proporzione variabile. Analogamente, ogni manifestazione delle culture antiche un composto unitario dei quattro "elementi": religione, scienza, filosofia, arte. Le maschere funerarie comportano delle credenze religiose (immortalit, divinit), delle conoscenze scientifiche (metallurgia), delle concezioni filosofiche (legame tra "fisica" e "metafisica") e delle capacit tecnico-artistiche (lavorazione a sbalzo dei metalli, parametri stilistici, visione della figura umana, etc.). Nel caso delle maschere funerarie il significato simbolico della tecnica evidente: nel "simbolo" oro la regalit collegata alla divinit e all'immortalit, come nel caso dei faraoni. Queste caratteristiche vengono conservate, con riferimento pi o meno identico, anche nella prima arte cristiana e nell'arte medievale con significativi adattamenti della simbologia e modifiche tecniche. Non bisogna dimenticare l'impiego delle maschere funerarie che venivano poste sul volto del defunto. Dall'immagine "spenta" del volto del defunto si passava all'immagine "sempre viva" - perch incorruttibile - del volto, luminosamente trasfigurato dall'arte e dalla maschera d'oro. Con l'aumentare del numero di rappresentazioni dedicate a divinit o santi, nell'arte, ormai cristiana, si adempie alla necessit di ridurre l'impiego del materiale riducendo l'oro in sottili lamine. Dal punto di vista simbolico si pensa di accentuare l'idea di passaggio dalla morte alla vita, essendo cambiata la natura del manufatto, da maschera funeraria con un impiego ben preciso ad icona. L'icona, che non si appoggia pi sul volto del defunto come la maschera e si riferisce ad una divinit non pi in "carne ed ossa" ma trascendente anche se incarnata, deve essere capace di divenire "autoportante", ovvero di riassumere in s il messaggio e i simboli che vuol trasmettere, indipendentemente da qualsiasi altra circostanza esterna, se si esclude la sua collocazione in uno spazio ben preciso (come sar pi tardi l'iconostasi).

Caput mortuum: testa di morto, ma il defunto non c' pi e la destinazione dell'icona non pi funeraria, ma culturale dove l'idea della divinit non pi legata al riferimento di un "corpo" ben preciso, o "mistico". I riferimenti alla spoglia del faraone o dei dio non sono pi possibili. Se l'oro lucentezza ed inossidabilit, un metallo molto pi ossidabile, anzi il prodotto della sua corrosione, servir allo scopo rimpiazzando, nel sistema simbolico, le "spoglie mortali"; l'ossido di ferro, o caput mortuum contenuto nel bolo armenico, svolge, nella nascente tecnica della doratura, questa specifica funzione. Al di sotto troviamo il composto di cariche inerti (gesso, colla animale), a volte con l'aggiunta di altri ingredienti (miele, favorisce l'elasticit); per ultima, la sagoma di legno, modanata e a volte scolpita, destinata ad essere ricoperta dagli strati soprastanti. Troviamo ancora quattro livelli, in corrispondenza coi quattro elementi e le quattro forme fondamentali di conoscenza; tra uno strato e l'altro vi un "salto" qualitativo, una differenza di livello. Man mano che procediamo verso l'alto la quantit diminuisce e aumenta la qualit della materia. Lo strato di gesso sottile rispetto alla sagoma in legno, pi sottile lo strato di bolo che ancora assai spesso rispetto alla lamina d'oro, spessore quasi invisibile. Questi livelli stabiliscono una "scala" che dalla materia inerte (legno "morto"), rappresentata della sagoma di legno, attraverso una materia che gi "composta" (la miscela di gesso e colla), gi "corpo", materia organizzata, che giunge ad "ossidarsi" e dunque a "morire" nello strato superiore (bolo armenico) per giungere infine alla luce e all'immortalit dell'oro come materia incorruttibile ed eterna (doratura). Il mondo non razionale usa simboli la cui definizione e' imcompleta: Lo fa l'arte, la letteratura, la religione, la magia. Sono conoscenze non del tutto penetrabili; la misura in cui le penetri e' la misura in cui le distruggi. Quando definisci la bellezza ottieni un canone. Quando definisci la poesia ottieni una metrica. Quando definisci una religione ottieni una dottrina. Quando definisci la magia tenti di farci una scienza, dice Frazer. MA se vuoi bellezza, letteratura, poesia, religione e magia devi abituarti a simboli dei quali meno parli, meglio e'. Vuoi sapere cosa sia il matto dei tarocchi? Guardalo e ascolta. 1.4 Vivere nel Simbolo Cosa significa "vivere un simbolo"? "Vivere" si intende "percepire l'influenza evocativa" o, "fare oggetto di meditazione". I simboli, come i riti, offrono i loro Segreti dove trovano rispondenza nell'animo di chi li contempla, e diventano inaccessibili se oggetto di un esame esclusivamente razionale e intellettuale. La pretesa d'indagare razionalmente i simboli serve a fuggire dal reale senso iniziatico per fornire un supporto alle tesi dello scrittore di turno che vuole soddisfare la curiosit di conoscenza degli uomini che si interrogano e formulano ipotesi, anche tra le pi irreali. Questa una delle cause principali dell'aspetto sconcertante del simbolismo, specie ideografico: lUomo a volte si ostina a cercare di capire in un modo errato che non conviene usare in questo dominio: la pretesa di ridurre il tutto ad una comprensione razionale. L'insegnamento esoterico, rivolgendosi ad altre facolt e non a quelle puramente razionali, non pu e non deve esprimersi in termini di soddisfazione puramente razionalista. Nella Conoscenza esoterica il simbolo ha lo stesso posto che il concetto ha nella conoscenza razionale e logica. La giustificazione tecnica, fondamentale dell'uso dei simboli (specialmente dei simboli grafici) si pu formulare cos: addestrare lo spirito a comprendere vedendo piuttosto che pensando alla formulazione discorsiva e razionale a cui l' uomo colto moderno invece abituato. (comprendere saltando l'intermediario che, rispetto alla conoscenza integrale, pi che un intermediario un neutralizzatore del cervello). Il simbolo non offre presa alla ragione (nessuno pi lontano dal comprendere un simbolo, di chi vi lavora sopra con stentati filosofemi): se la comprensione deve avvenire, necessario che entrino in azione altre facolt, in certa misura un intelligere che simultaneamente vedere e realizzare. Se non si inibisce la via con cui la conoscenza precipita in pensieri formulati dal cervello traducendoli in parole aventi un valore semplicemente discorsivo e interindividuale, nulla potr venire dal tesoro della sapienza esoterica. Cerchiamo di intuire cosa possa significare vivere i simboli attraverso esempi e cominciamo dal grado di Apprendista Libero Muratore che rappresenta una base per iniziare lanalisi. Fuoco, aria, terra ed acqua: richiamano gli elementi fondamentali dell'essere materiale e della vita fisica, rappresentano gli estremi e le fasi intermedie nelle manifestazioni della materia e possono essere collegati, secondo modelli ternari o quaternari, al ciclo vitale fisico (generazione, trasformazione, distruzione,rinascita) rappresentando quindi una specie di metafora della vita terrena. "Vivere" questi simboli significa "vivere" la vita, (naturalmente, consapevolmente), quale prima fase (apprendistato) di un cammino di elevazione.

La vita altro non che una scuola, una palestra di evoluzione che, attraverso le molteplici esperienze sui piani fisico, razionale ed emotivo determina levoluzione dello spirito (approccio consapevole all'esperienza) o un'involuzione (approccio inconsapevole). La lezione dell'apprendista quella di sperimentare a fondo il mondo fisico, i suoi estremi e sue fasi intermedie (sesso, astinenza, temperanza oppure fantasia, ragione, apertura mentale). L'apporto del principio di tolleranza nell'apprendimento evidente: consente di riconoscere l'esistenza e la necessit degli estremi operando una mediazione La visione settaria riconosce il bene o il male fuggendo l'opposto, la tollerante l'ineluttabilit delle polarit positiva e negativa nella dimensione terrena e forse anche in quella spirituale. Esempio violenza - non violenza - pace dove: - violenza : componente ineludibile dell'animo umano; - non violenza: aspirazione spirituale; - pace : sintesi sul piano umano dei principi di violenza e di non violenza, ottenibile, come storia dimostra, attraverso l'equilibrio tra i due principi. L'esperienza umana non pu essere mono - polare ma deve passare attraverso gli opposti e le sfumature intermedie: fuoco - aria - terra - acqua, gioia - dolore - indifferenza - estasi. L'apprendistato con i suoi simboli pu rappresentare l'esperienza dell'esistenza materiale e sensibile; i viaggi iniziatici, viaggi attraverso la materia e gli opposti che potrebbero volerci comunicare di essere feroci guerrieri, teneri figli, saggi filosofi, amanti passionali, amici leali ecc.. in un'unica o in pi esistenze al fine di trarne una lezione spirituale. Il simbolismo con da sempre stata rivestita la sapienza nascosta nel simbolo, oltre a preservarne la purit garantisce la libert dell'individuo (il simbolo, a differenza dell'argomentazione che vuole convincere e del ragionamento stringente, non si impone lasciando all'individuo la sua indipendenza). Non parla, se non quando si voglia farlo parlare attraverso un atto interno nel silenzio, in un attivo rapporto solo a solo. Wirth ha chiamato filosofia magica la filosofia del silenzio: La nostra ambizione di addestrare il lettore a connettere il suo pensiero non pi a parole secondo il metodo scolastico, bens a figure mute, ad emblemi grafici, a simboli e ideogrammi. Alla meditazione applicata agli elementi di un simbolismo pieno di sapienza si connette una filosofia del silenzio coltivata da tutte le scuole iniziatiche , un modo di sottrarsi alla tirannia delle parole (pronunciate o pensate) ormai divenute l'unica moneta corrente ed accettata dell'intellettualit moderna. Questo scritto non rappresenta certamente una risposta esaustiva alla domanda iniziale, ma uno spunto di riflessione e studio. Cambiano le epoche, i costumi, cambiano i simboli ma la vita ce ne fornisce ogni giorno di nuovi e tocca a noi saper essere sensibili anche a quelli pi antichi ed arcani. I simboli evocano realt nascoste, ognuno - parafrasando Shakespeare - ci ricorda che "esistono pi cose in cielo ed in terra di quante i nostri filosofi possano immaginare". Sta a noi essere aperti all'esperienza e tendere alla Conoscenza senza limitarci alla venerazione dei simboli in s: - sono mezzi, non traguardi. 1.5 Trascendenza nel simbolo Simboli, significanti, segni, enti che rimandano ad un significato, ad un oggetto o ad altro ente. Quando segno o simbolo rimanda alla trascendenza, si parla di simbolismo della trascendenza. Questo ramo della psicologia della religione interessante nella misura in cui riesce a spiegare la forza di simbolo, segno, o significante nel suscitare in chi lo riceve, una sorta di esperienza intima, detta anche di trascedenza. Nella trascendenza del simbolo esistono due distinte correnti di pensiero: "superstiziosa", nel senso negativo del termine, che si inchina al simbolo ritenendolo protettore o minaccioso; porta delluniverso interiore, rappresenta la memoria che contiene tutto il vissuto e l'emozione di un gruppo, di un'etnia, di una cultura con i suoi splendori e le sue paure. Questo il distinguo tra totem e mito. Il senso di totem raggiunge in pieno quello di "idolatria" dove immagine, simbolo o oggetto in s e per s non ha alcun valore particolare. Sul fatto che esista la superstizione, nel suo senso comune e deteriore, vi poco da dire, in questo feticismo, in questa attribuzione di valore che non riposa su niente di autentico, si possono includere anche tutti gli status symbol ed gli altri processi di creazione e legittimazione di valore "imaginario". Sulla natura e sul valore di ci cui il simbolo si riferisce esistono - o sono esistite - conoscenze superiori attestate dalle religioni e dal simbolismo; importante indagare perch si possono ri-trovare aspetti perduti, o rimossi, di ci che noi siamo; meno importante tradurli in santini, operazione che svilisce il simbolo, versante negativo della superstizione (come seppellire monete per far crescere un albero, anzich capire il senso reale della moneta). I simboli di enti trascendenti si sono formati nel corso della storia sedimentadosi nell'inconscio collettivo, in quell'immaginario che prende subito un individuo rendendolo membro della societ in cui quale nasce.

Il trascendente non deve essere per forza un dio antropomorfo, pu anche essere un concetto. In questo caso, il simbolo non rimanda ad un ente preciso, ma a qualcosa di indeterminato, di inoggettivabile. Nel momento in cui il simbolo si manifesta al soggetto, il concetto trascendente derivante (NON dio antropomorfo) diviene indeterminato. Pur non potendo accedere direttamente alla fonte (all'ente, all'oggetto) possibile quindi accedere al simbolo che rimanda al concetto che a sua volta rimanda all'ente inoggettivabile. Un esempio che cerca di rendere pi semplice il concetto appena espresso: Il mistero dell'essere (tutto quello che ci circonda) tale perch viene percepito dal soggetto come qualcosa di inconscibile che non si riesce a penetrare. Ma il simbolo che rimanda a questo concetto (lo stesso mistero) ha la forza di denotare il mistero stesso. Ci troviamo di fronte ad un paradosso dove il simbolo non solo non rappresenta il significato ma si sostituisce ad esso rimandandoci ad un oggetto inconscibile. La potenza di questi simboli molto forte. La stessa meditazione trascendentale si costruisce su questi presupposti: un simbolo rinvia ad un concetto che a sua volta denota un mistero, o comunque qualcosa di non spiegabile del tutto. Il misticismo si fonda su questo presupposto: il mistico usa dei simboli, che rinviano ad un oggetto inconscibile, ma l'incontro con questo oggetto l'incontro con il SUO simbolo e non con l'oggetto stesso. Simbolo e allegoria sono cose diverse: simbolo, ente che partecipa a qualcosa e in qualche modo lo "incarna", allegoria, immagine che rimanda a qualcosa d'altro. La Divina Commedia NON un'allegoria ma ha una forte dimensione simbolica. Virgilio non un'allegoria della ragione, ma una persona reale (almeno per Dante), il miglior esempio di uomo razionale, e quindi simbolo della ragione. Scrive il dantista Sigleton : "Il libello dantesco (parla della Vita Nova, poi estende il discorso anche alla Divina Commedia) pieno di simbolismo e di analogia mistica, ma simbolo e analogia non sono allegoria. Roman de la Rose un'allegoria: la rosa ha un altro significato e c' una chiave per scoprirlo. Nella Vita Nova non c' nulla del genere [...] Neppure Amore, infatti rappresenta qualcos'altro". Il simbolo non una "rappresentazione in altra forma, o sotto maschera", ma qualcosa che, oltre ad avere un significato proprio, pu "rimandare" ad altri significati. (una croce rossa "simboleggia" tutto ci che riguarda medici e medicine, mentre "meccanico dei corpi" per dire "medico" un metafora, un'allegoria). Nello specifico della religione, in particolare nel rapporto con la trascendenza, il simbolo acquista una forte valenza perch rappresentato lunico mezzo in grado di suscitare il vissuto al corrispettivo stato razionale. La religione monoteista ha bisogno di simboli perch la divinit non rappresentabile, la divinit creatrice non stata mai vista, per questo trascende ogni immaginazione. Per "vivere" emotivamente il rapporto con la divinit, bisogna simboleggiarla, si ricorre a statue o comportamenti (preghiera) etc. . Questo simbolismo entrato a far parte della specie umana nella tradizione sia occidentale che orientale. I concetti vengono elaborati dopo un lungo periodo durante il quale sono i simboli (miti, metafore etc) a rendere certe le idee e la comunicazione tra gli uomini, hanno una capacit significativa maggiore in grado di toccare l'ambito emotivo e i sensi delluomo in modo diretto. Quando si fa un discorso concettuale, le aree cerebrali interessate sono molteplici senza un diretto interessamento di uno dei cinque sensi, se non come mezzo (vista per leggere etc) per decodificare tutto. Loperazione di decodificazione rende tutto pi complesso e meno immediato ed evita la sfera emotiva quasi del tutto . Il simbolo, per natura immediato, viene percepito a livello sensoriale senza decodifiche razionali, la coscienza lo vive in modo emotivo e quindi immediato senza farlo "transitare" per la parte razionale. Una statua associata ad una divinit in grado di suscitare un rapporto la divinit in modo immediato, richiamando tutti i vissuti e tutte le speculazioni razionali associate al simbolo Questa immediatezza dovuta al fatto che i simboli, recepiti dallintelletto in modo primitivo, vengono associati a eventi recepiti precedentemente. Nel rapporto con la trascendenza, il simbolismo mette l'individuo a contatto con il proprio limite di conoscenza, non vi nessun oggetto da conoscere e denotare ma solo il nostro prendere coscienza attraverso il simbolo che siamo limitati. Questo avviene sia per associazione immediata (forma di ignoranza di tutte le nostre conoscenze), che per forma mediata, dopo aver conosciuto, ragionato e capito di essere limitati (associazione dei giusti simboli a tali concetti: dotta ignoranza). In entrambi i casi si conosce il limite il limite del sentirsi superati, trascesi. Vivere l'esperienza di trascendenza significa usare il simbolo capace di richiamare una serie di acquisizioni precedenti sia concettuali che non. Questa associazione tra simbolo e trascendenza difficoltosa perch la trascendenza un limite conoscitivo, un modo di atteggiarsi verso l'esistente e di vederlo, uno stile di vita, un capire di essere nellignoranza etc. . Vi sempre una inconscia concetualizzazione che precede l'associazione tra simbolo e relativo vissuto: il simbolo viene associato ad un vissuto e non a un oggetto perch non si conosce razionalmente loggetto a cui il simbolo viene riferito.

Attraverso concettualizzazioni inconsce si perviene al limite conoscitivo, e alla creazione di simboli che denotano non l'oggetto, ma il vissuto. Inconsciamente si conosce, vivendola, la nostra limitatezza. Per richiamare alla memoria, e cio alla coscienza, questo vissuto che deve esistere prima del simbolo, occorre lassociazione ad un simbolo denotante. Questo dimostrato dal fatto che un credente che ha associato la sua esperienza di trascendenza ad un simbolo, capace di richiamare alla coscienza il vissuto che ha associato tramite lo stesso simbolo. In questo caso possiamo parlare addirittura di condizionamento operante. Chi non ha associato quel vissuto di esperienza trascendentale a quel simbolo, nel vedere quel simbolo non ne ricaver nulla. Le associazioni operate da credenti sono pi complesse di quelle di chi non crede: i credenti, portano avanti una istanza emotiva (la scienza da loro torto) che li spinge ad insistere e persistere, anche contro le evidenze razionali, sia perch toccati nella ragione da piccoli (proprio da queste associazioni sbagliate), sia perch il loro vissuto li porta ad un livello di autenticit a cui non possono rinunciare; si rifanno ad una costruzione teologica costruendo un vero e proprio impianto che spiega loro una cosmogonia, o altro, e cominciano ad operare gi a livello concettuale e conscio; i non credenti, non avendo mai fatto alcuna speculazione e non essendo mai stati condizionati (nel senso comportamentale), sono incapaci di estendere il loro sentire e quindi non operano alcun aggancio, nessun discorso metafisico, non vivono lesperienza di trascendenza ed operano a livello istintivo, senza fare ragionamenti o associazioni, evitando di andare oltre i limiti imposti ragione dalla stessa. Questo il motivo per cui facile per il credente avere simboli forti, cio denotanti: vi stata una precedente speculazione, una associazione del simbolo a quel vissuto che viene scatenato dalla speculazione stessa. Si specula a livello metafisico avvertendo il proprio limite, dopo si associano simboli a questo vissuto, e quando si vuole richiamare il vissuto si ripete il ragionamento o si richiama il simbolo ad esso associato. La differenza tra credenti e non credenti provoca una diversa fenomenologia con incomprensioni a livello emotivo prima ancora che razionale. Infatti il credente fa di tutto pur di addurre ragione al suo vissuto perch il suo vissuto il frutto di una profonda speculazione. Ma se la speculazione stata superata, non vale pi; valgono invece i simboli, quei simboli capaci di far vivere una profonda esperienza di trascendenza e il danno prodotto di natura logica perch si associano una serie di simboli, e quindi di vissuti, a speculazioni superate. Luomo avverte lincapacit di queste speculazioni a spiegare le contraddizioni, ma allo stesso tempo avverte il condizionamento, e cio il suo vivere l'esperienza di trascendenza in tutta autenticit. Tutti coloro che credono sono vissuti in una tradizione religiosa subendone gli influssi ( come la lingua che si impara, anche se non si vuole imparare qualcosa si apprende sempre). Presso tutti i popoli la tradizione religiosa talmente intrisa di questi elementi che diventa utopistico fuggirne; occorre attuare un ragionamento pi attuale mantendo lo stesso obiettivo: viene cambiato il ragionamento, la speculazione aggiornata senza eliminare lesperienza di trascendenza che viene rafforzata con decisione, per non cadere nella oggettivazione (Oggettivare significa far diventare dio come qualcosa di conosciuto e quindi il simbolo non serve pi, paradossalmente diventa non pi esperienza di trascendenza ma il conoscere un ente e basta). Si comprende l'esigenza dei simboli capaci di suscitare la esperienza di trascendenza, e allo stesso tempo si comprende il problema di cambiare e aggiornare la speculazione. Oggi il teismo deve essere rivisto in quanto andava bene millenni fa, quando non si conosceva nulla di cosmologia, di fisica etc. .. Tutte le cosmogonie dei semidei non sono pi capaci di spiegare compiutamente la creazione stessa. Ma queste cosmogonie e religioni, hanno simboli tramandati che in se hanno la potenza di suscitare lesperienza di trascendenza (come vedere un leone in gabbia, sappiamo che non ci puo fare nulla, eppure vengono attivate le solite vie di fuga). Il condizionamento esiste e non viene eliminato, mentre pu e deve essere eliminato il ragionamento (il leone non pu farmi nulla perch la logica mi dice che la gabbia lo blocca). La potenza dei simboli deve essere preservata, la speculazione che ha portato a tali vissuti rivista ed aggiornata. Esiste una "terza via", un modo di conoscenza che non n puramente umano e razionale, n la sua negazione mistificatoria e deviante, una terza via, porta simbolica per accedere alla Conoscenza dei rapporti tra divino e uomini. Via irta di difficolt, e la prima difficolt che spesso immediatamente rigettata: gi ammettere la sua esistenza arduo e stupefacente. Ecco la necessit di capire i segni che vengono dal passato:

provengono dal profondo e ci avvicinano a ci che di comune abbiamo con gli uomini dei secoli passati, ricostruiscono una continuit che quasi un perpetuarsi della loro vita in noi, e per noi un ritrovare le radici perdute che da sempre in noi sono nascoste e custodite. Simbolo di morte che si trasforma in vita, simbolo di una spada piantata nel suolo alla fine di una battaglia, quando ritorna la pace.