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Questopera unindagine relativa alla pi appropriata organizzazione teoricopratica che conviene dare agli studi.

. Il filosofo polemizza contro un insegnamento prematuro delle discipline logiche, che andrebbero invece studiate in un momento successivo; egli sottolinea la necessit di riservare un trattamento adeguato non solo alla conoscenza della verit ma anche a quella del verosimile; rivendica il bisogno di inserire e valorizzare, in un adeguato curriculum di studi, le materie umanistiche, le discipline retorico - letterarie a quelle etico politiche. Il filosofo inoltre, prende posizione riguardo lorientamento filosofico - scientifico emerso dalla grande rivoluzione intellettuale avvenuta nel secolo 17. Una delle principali preoccupazioni dell autore legata al fatto che il nuovo indirizzo teorico, promosso dalla Rivoluzione scientifica, si autoassolutizzi: egli teme insomma che il nuovo metodo scientifico si proponga come lunico metodo esatto e non solamente come un metodo, valido in alcuni ambiti cos come lo sono, in altri, altri metodi. Vico con acutezza coglie alla base di quella concezione anche una concezione ontologica: una concezione che fisicalizza in maniera unilaterale tutta la realt; una concezione che presume di sapere come , in maniera oggettiva, fatta la realt. Vico teme il rischio di riduzionismo insito nel matematismo e nel fisicalismo a lui erano contemporanei. Una cultura che prendesse come riferimento e come unico paradigma quello della scienza fisicalmente costituita, e ci comporterebbe il trascurare di molti ambiti delle conoscenze umane. E Vico sostiene che accanto alle discipline fisico-matematiche e naturali vadano quelle scienze che, a partire dalla fine del diciassettesimo secolo, qualcuno aveva iniziato a denominare, in Francia, "scienze umane" (discipline come la psicologia, sociologia, letteratura, politica ecc.). Lautore insiste sullesistenza di categorie, criteri, metodi "diversi" da quelli usati nelle scienze naturali eppure dotati di una loro validit e scientificit.

. La scienza di Vico si baser perci su un metodo storicistico, basando la sua analisi su alcune premesse ovvero principi ritenuti intuitivamente certi, che Vico denomina "degnit". I princpi basilari del pensiero vichiano sono svolti in formulazioni sintetiche che lautore stesso indica con il termine di degnit.

Il Vico pone al centro della sua ricerca e della sua riflessione la storia, coerentemente allindirizzo culturale del Settecento che ha un interesse costante e spiccato per questo tipo di studi. Egli per sviluppa la sua analisi in modo del tutto personale, poich non si limita a scrivere di storia, ma la interpreta e parte da essa per giungere alla filosofia. Il suo studio della storia si basa sullintegrazione tra due discipline: la filologia, che consente di accertare i fatti particolari seguendo un metodo scientifico; e la filosofia, che la ricerca del vero e delle leggi generali alle quali i singoli eventi possono essere ricondotti.