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Università di Udine – Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

FISICA MODERNA
per allievi di Matematica, Fisica Computazionale e Informatica (De Angelis)

Appunti per il corso dell’A.A. 2002/2003 – Bozza 2.2 del 25/11/02


www.fisica.uniud.it/~deangeli/fismod/corsofismod.html

1) Le origini della Fisica Quantistica


- Aspetti corpuscolari della radiazione
- Aspetti ondulatori delle particelle
2) Funzione d’onda ed equazione di Schrödinger
- Potenziali lineari a tratti; barriere di potenziale ed effetto tunnel
- Principio d’indeterminazione di Heisenberg
- Sistemi conservativi nell’intorno di una posizione di equilibrio stabile
3) Atomi
- Potenziali a simmetria sferica
- L’atomo d’idrogeno
- Spin e principio di Pauli
- Atomi a più elettroni: cenni sulla tavola periodica
4) Statistiche quantistiche
- Bose-Einstein (bosoni)
- Fermi-Dirac (fermioni); meccanismi di conduzione
5) Cenni sulla meccanica quantistica in un quadro formale (fisici e matematici) o
Cenni sui dispositivi a semiconduttore (informatici e ingegneri)
6) Teoria della relatività speciale
- Invarianza dell’intervallo spaziotemporale e trasformazioni di Lorentz
- Dinamica relativistica
- Formulazione covariante della teoria elettromagnetica
Capitolo 1

Le origini della sica quantistica


Il mondo era così recente che molte cose fuori dal visibile. Infatti un qualunque corpo a una
erano prive di nome, e per citarle bisognava qualunque temperatura T >0 emette radiazione.
indicarle col dito. La teoria elettromagnetica classica consente di
calcolare la radiazione emessa da un emettitore e
Gabriel Garcia Márquez
assorbitore perfetto (corpo nero). Un foro in una
Cent'anni di solitudine
cavità è ad esempio con buona approssimazione un
corpo nero: la radiazione che entra nel foro può
uscirne con probabilità bassa.
Raileigh e Jeans descrissero la distribuzione di
Alla ne del secolo scorso era opinione generale intensità I delle onde emesse in funzione della lun-
che la meccanica newtoniana e la teoria di Maxwell ghezza d'onda λ modellando la radiazione di corpo
dell'elettromagnetismo spiegassero tutta la realtà nero come quella proveniente da un insieme di oscil-
sica. Gli enti sici venivano ricondotti a due rap- latori che possono emettere e assorbire radiazione
presentazioni: particelle e onde. Alcuni esperimen- a ogni frequenza. L'espressione ottenuta
ti indicarono tuttavia fenomeni dicili da inqua-
drare nei modelli conosciuti: in particolare eviden- kB T
dI/dλ = 2πc (1.1)
ze sperimentali puntavano verso il fatto che alcu- λ4
ni sistemi sici possono assumere solo livelli ben (dove kB è la costante di Boltzmann e c è la velocità
deniti (quantizzati) di energia, che la descrizione della luce) diverge per λ→0 (catastrofe ultravio-
corpuscolare è talora inadeguata a rappresentare il letta): tutti i corpi dovrebbero emettere ad alte
comportamento delle particelle, e che la descrizione frequenze (apparendo blu) e perdere rapidamente
ondulatoria è talora inadeguata a rappresentare il tutta la loro energia.
comportamento della radiazione. Le osservazioni sperimentali erano in contrasto
L'esposizione in questo capitolo non rispecchia la con il calcolo classico (Figura 1.1). Tali osservazioni
storia della sica. erano descritte dalle seguenti leggi:

1. Legge di Stefan-Boltzmann: l'intensità totale


emessa per unità di tempo vale
1.1 La radiazione di corpo nero
I = σT 4
Una delle eccezioni al successo della teoria ondula-
toria era associata al calcolo della radiazione emes- con σ  5.7 × 10−8 2 4
W/(m K ). Si noti che,
sa da un corpo a una determinata temperatura invece, l'integrale della (1.1) diverge.
T.
2. Legge di Wien: lo spettro di emissione ha un
Constatiamo l'emissione di radiazione da parte di
massimo nella lunghezza d'onda
corpi ogni giorno: il sole, il lamento di una lampa-
dina percorsa da corrente - ma anche il lamento di 2.9µm
una lampadina non percorso da corrente, ancorché
λMAX =
T /1000K
1.2 Proprietà corpuscolari della radiazione 2

Figura 1.1: Radiazione di corpo nero. Figura 1.2: Apparato sperimentale per evidenziare
l'eetto fotoelettrico.

(ad esempio approssimando il sole con un as-


si noti che l'espressione di Planck tende all'espres-
sorbitore perfetto si ha T  6000 K). Si noti
che, invece, la (1.1) non ha massimo.
sione di Raileigh e Jeans nei limiti per λ → ∞ e
per h → 0.
Il calcolo classico di Raileigh e Jeans riproduce i Era sensazione generale tuttavia che le ipotesi
dati sperimentali solo per grandi lunghezze d'onda. di Planck fossero solo un articio matematico per
Nel 1900 Planck propose una teoria della radia- risolvere il problema.
zione di corpo nero che riproduceva i dati sperimen-
tali a tutte le lunghezze d'onda. In questa teoria
le molecole non possono avere energie arbitrarie, 1.2 Proprietà corpuscolari del-
ma al contrario le energie sono quantizzate, ossia la radiazione
possono avere solo valori discreti.

E = nhf
1.2.1 L'eetto fotoelettrico
Quando una supercie metallica viene colpita da
dove f è la frequenza di vibrazione, n è un intero radiazioni di frequenza sucientemente alta essa
positivo e hè una costante, oggi chiamata costante libera elettroni; anche in assenza di dierenza di
di Planck. Inoltre postulò che quando una molecola potenziale V applicata si può quindi misurare una
passa da uno stato di energia più alta a uno di corrente nell'apparato di Figura 1.2. È quindi plau-
energia più bassa essa emette un quanto di energia sibile che la luce provochi l'emissione di elettroni
dal catodo.
E = h ∆n f . Questo fenomeno, noto all'inizio del secolo,
si manifesta con caratteristiche inspiegabili dalla
Con questi postulati, l'espressione ottenuta per la
sica classica. In particolare:
radiazione di corpo nero è

1. L'emissione, se avviene, è istantanea e il tem-


dI 1 hc
= 2πc 5 hc/λk T . po di risposta non dipende dall'intensità I del-
dλ λ e B −1 la radiazione (qualora l'emissione avvenga l'in-

Per tensità della corrente è proporzionale all'inten-


−34
h  6.6 × 10 Js sità della radiazione incidente, in accordo con
quanto atteso in base a ragionamenti classici).
i dati sperimentali sono ben riprodotti. Planck
quindi poteva spiegare la radiazione di corpo nero; 2. Se la frequenza viene mantenuta costante e V
1.2 Proprietà corpuscolari della radiazione 3

è diretto in modo tale da opporsi al usso, la


corrente si annulla per un valore del potenziale
V = −Vs ; Vs , detto potenziale di arresto, non
dipende da I. L'energia cinetica degli elettroni
emessi dipende dalla frequenza della radiazione
incidente e non dalla sua intensità.

3. L'emissione avviene solo se la luce ha frequenza


maggiore di una certa frequenza di soglia f0 ,
e il potenziale d'arresto è legato alla frequenza
dalla relazione

eVs = h(f − f0 ) .

La spiegazione di questo fenomeno sta nel fatto


che l'energia della radiazione incidente si trasforma
in energia cinetica degli elettroni scatterati, che in
conseguenza si muovono. Non sempre però essi si
staccano dalle proprie orbite, in quanto l'energia ci-
netica deve essere superiore all'opposto dell'energia
totale (negativa) che tiene legati gli elettroni all'a-
tomo. Questo valore energetico è il potenziale di
arresto, e dipende dal tipo di metallo usato come
catodo; tipicamente vale 4-5 V.
Einstein suppose che l'energia dell'onda inciden-
te fosse concentrata in pacchetti discreti, chiamati
fotoni, ciascuno di energia

E = hf .

Quindi, se l'energia di legame degli elettroni degli


strati più esterni vale −E0 , l'energia cinetica EK
acquistata dagli elettroni estratti vale: Figura 1.3: Alto: Dipendenza della corrente dalla
dierenza di potenziale applicata V. Basso: dipen-
EK = hf − E0 (EK > E0 ) . denza del potenziale di arresto dalla frequenza della
luce f.
L'intensità della radiazione incidente determina
invece il numero degli elettroni destinati ad uscire
dall'orbita: più sono i fotoni incidenti maggiore è il
monocromatica, ad esempio un fascio di raggi X, in
numero di elettroni con cui essi interagiranno.
seguito all'attraversamento di una sottile lamina,
Numerose sono le applicazioni pratiche dell'eet-
per esempio di grate. La lunghezza d'onda della
to fotoelettrico: ad esempio celle fotoelettriche nel
radiazione diusa dalla lamina risulta essere mag-
televisore, nel cinema sonoro, nelle macchine foto-
giore di quella della radiazione incidente (e quindi
grache e in generale negli strumenti mediante i
si verica una diminuzione della frequenza), e la
quali si vuole evidenziare mediante un impulso di
variazione di lunghezza d'onda dipende dall'angolo
corrente una variazione di un eetto luminoso.
di deviazione (Figura 1.5).

1.2.2 L'eetto Compton Questa situazione sperimentale andava a scon-


trarsi con la teoria della sica classica secondo la
Nel 1922 Compton mise in luce il problema del cam- quale ogni volta che la radiazione elettromagnetica
biamento della lunghezza d'onda di una radiazione interagisce con una particella carica, la radiazio-
1.3 Proprietà ondulatorie della materia 4

zione fosse stata trasmessa agli elettroni più ester-


ni della lamina, permettendo ad essi di sganciarsi
dalla grate.
Il collegamento con la teoria dei quanti consiste
nel fatto che il fotone ha un'energia hf proporzio-
nale alla frequenza; nell'interazione con l'elettrone
esso perde parte dell'energia (e quindi la sua lun-
ghezza d'onda aumenta). In particolare, se indi-
chiamo con φ l'angolo di diusione del fotone dopo
l'urto con l'elettrone e con ∆λ la dierenza tra la
lunghezza d'onda del fotone prima e dopo l'urto
si può calcolare (faremo questo calcolo dopo avere
introdotto la teoria della relatività speciale) che:

Figura 1.4: Schema del processo di scattering


h
Compton. ∆λ = (1 − cos φ)
me c
dove c è la velocità della luce, h la costante di
Planck e me la massa dell'elettrone. Il risultato
spiega i dati sperimentali.
La quantità h/mc viene chiamata lunghezza
d'onda Compton di una particella di massa m; per
l'elettrone ha valore di circa 2.4 pm.

1.3 Proprietà ondulatorie della

materia

Se la luce può avere manifestazioni corpuscolari,


è ragionevole pensare che a loro volta le particel-
le siano soggette a fenomeni per spiegare i quali è
necessario invocare la meccanica ondulatoria.

1.3.1 Relazione di de Broglie


Ciò infatti si verica sperimentalmente: in partico-
lare, gli elettroni sono soggetti a fenomeni di dira-
zione così come le onde classiche. In tali fenomeni
l'elettrone si comporta come un'onda di lunghezza
Figura 1.5: Misura della lunghezza d'onda del fo-
tone diuso dopo scattering Compton in funzione h
dell'angolo di osservazione.
λ= =⇒ p = k ,
p
dove  = h/2π e k = 2π/λ è il numero d'onda.
ne diusa, qualunque sia la direzione, ha la stes- L'equazione precedente viene detta relazione di
sa frequenza (e quindi la stessa lunghezza d'on- de Broglie.
da se il mezzo di propagazione non cambia) della
radiazione incidente.
1.3.2 Esperienza di Davisson e Ger-
Per spiegare il fenomeno, Compton prese spun-
to dalle nuove teorie riguardanti l'interpretazio-
mer
ne quantistica della radiazione elettromagnetica, e Nell'esperienza di Davisson e Germer (1927) un fa-
ipotizzò che la parte dell'energia persa dalla radia- scio di elettroni era diretto verso un cristallo di nic-
1.4 Spettri di emissione degli atomi e modello di Bohr 5

kel, che poteva essere ruotato per misurare la distri-


buzione angolare degli elettroni. Si trovò che a certi
angoli si aveva un picco nell'intensità degli elettroni
diusi, in accordo con la condizione di interferenza
costruttiva tra onde elettroniche riesse da diversi
piani reticolari, in maniera identica a quello accade
con i raggi X.
I risultati erano in accordo quantitativo con la
relazione di de Broglie.
Ad esempio ad un elettrone che si muove a velo-
citàv = 107 m/s è associata una lunghezza d'on-
−11 Figura 1.6: Meccanismi di emissione e di
da λ  7 × 10 m, dell'ordine delle distanze
assorbimento della luce.
interatomiche.

1.4 Spettri di emissione degli

atomi e modello di Bohr

Un altro grande problema irrisolto all'inizio del ven-


tesimo secolo riguardava gli atomi. Da un lato
il modello in base al quale gli elettroni (negativi)
orbitano attorno al nucleo comportava l'instabilità
dell'atomo: gli elettroni avrebbero dovuto perdere Figura 1.7: Onde stazionarie di de Broglie per un

energia per l'irraggiamento che compete alle cariche elettrone in un'orbita circolare.

accelerate, e quindi cadere nel nucleo. Inoltre, se la


radiazione da parte degli atomi è legata a cambia-
le orbite degli elettroni in un atomo per le quali
menti di energia nel moto degli elettroni, lo spettro le onde di materia sono stazionarie possano essere
di luce emesso dagli atomi dovrebbe essere conti-
le sole orbite stabili (Figura 1.7). Se r è il raggio
nuo. Si osserva al contrario che lo spettro della lu-
dell'orbita, si deve avere
ce emessa da atomi energetici (sodio e mercurio ad
esempio) non è in generale continuo, ma composto 2πr = nλ ; n = 1, 2...
da righe individuali, come ci si aspetterebbe se solo
livelli discreti di energia fossero concessi agli elet- e dunque, utilizzando la relazione di de Broglie
troni, e la luce venisse emessa nella transizione tra
h
due livelli (Figura 1.6). Considerazioni analoghe 2πr = n =⇒ L = pr = n .
valgono per le energie assorbite. p
Alla ne del diciannovesimo secolo si osservò che
Il momento angolare L e' quindi quantizzato. Dal-
le lunghezze d'onda della luce emessa dall'idrogeno
la quantizzazione del momento angolare si può ri-
soddisfacevano alla relazione
  cavere la quantizzazione dei valori concessi per il
1 1 1 raggio. Abbiamo
= RH 2
− 2 , (1.2)
λ n m
1 e2 mv 2 EK
con n < m numeri interi e RH un'opportuna = F = =2
4π0 r2 r r
costante.
2
Nel modello di Bohr gli elettroni orbitano intor-
1 e
=⇒ EK = (1.3)
no al nucleo, essendo ad esso legati dall'attrazione 4π0 2r
elettrostatica. 1 e2
Ep = −
Se il comportamento degli elettroni è quello di 4π0 r
un'onda, è plausibile che gli stati stabili siano ca- 1 e2
ratterizzati da onde stazionarie. Supponiamo che
=⇒ EK + Ep = E = − (1.4)
4π0 2r
1.5 Conclusione 6

(si noti che per descrivere un sistema idrogenoide, • I soli stati concessi per l'elettrone siano quelli
un sistema cioè nel quale ogni atomo ha Z > 1 con L = n, e che non irradino;
protoni e un elettrone, è suciente nella precedente
1 e2 1 Ze2
espressione sostituire 4π r 2 con 4π r 2 ).
• L'atomo emetta o assorba radiazione quando
0 0
un elettrone passa da uno stato stazionario al-
Da
l'altro, e che, detta ∆E la dierenza di energia
L = mvr = n (1.5) tra i due stati, la frequenza dell'onda associata

m 2 1 e2 al fotone emesso sia f = ∆E/h.


v = EK = (1.6)
2 4π0 2r
si ricava, sostituendo l'espressione di v = n/mr 1.5 Conclusione
nella seconda equazione,
Verso la ne del secolo scorso evidenze sperimentali
n2 2
r = 4π0 ≡ rn . indicarono tra l'altro la quantizzazione di fenomeni
me2
sici, e il fatto che le rappresentazioni delle par-
Si noti che, come deve essere per stati legati: ticelle mediante punti materiali e della radiazione

• L'energia totale è negativa. mediante onde erano insucienti.


C'era bisogno di un nuovo concetto per rappre-
• La media temporale dell'energia cinetica è pari
sentare gli enti sici. Per rappresentare i fenomeni
alla metà della media temporale dell'energia
d'interferenza osservati, le particelle dovevano esse-
potenziale in modulo (teorema del viriale).
re rappresentate da funzioni d'onda in uno spazio
Il più piccolo valore del raggio concesso si dice almeno bidimensionale (per rendere conto di am-
raggio di Bohr a0 : piezza e fase). Il più piccolo ambiente per que-
sta rappresentazione sono le funzioni complesse del-
2
a0 = 4π0 = 0.053 nm . (1.7) le coordinate spaziali e del tempo; il concetto più
me2 semplice sembra quello di onde di probabilità.
Poiché il raggio e l'energia sono in relazione
tramite la (1.4), si ricava per la quantizzazione
dell'energia: Problemi

1 e2 1 e2 1 13.6 eV
En = − =− =− . 1. Calcolare l'energia e il momento di un foto-
4π0 2rn 4π0 2a0 n2 n2 ne rosso, con lunghezza d'onda λ=650 nm e

È immaginabile che un elettrone, nel passare da calcolare la lunghezza d'onda di un fotone con

uno stato di energia Ei a uno stato di energia energia pari a 2.0 eV.

Ef < Ei , emetta un quanto di energia (fotone) di


2. Sapendo che il potenziale d'estrazione del
frequenza f tale che f = (Ei − Ef )/h (Figura 1.6).
tungsteno è Vs = 4.52 eV, determinare la fre-
Si ha dunque
quenza di soglia fotoelettrica per questo me-
 
2
Ei − Ef 1 e 1 1 tallo, la massima energia cinetica dei fotoelet-
f= = − 2 troni quando la radiazione ha lughezza d'onda
h 4π0 2a0 h n2f ni
di 200 nm ed il potenziale di arresto in questo
da cui   caso.
1 f 1 1
= = RH − 2 3. Utilizzando la legge di Wien, calcolare la lun-
λ c n2f ni
ghezza d'onda alla quale un oggetto a tem-
con ◦
2 peratura ambiente (T=20 C) emette la mas-
1 e
RH = . sima radiazione termica e stabilire no a quale
4π0 2a0 hc
temperatura va riscaldato l'oggetto perché si
Otteniamo quindi la relazione (1.2).
presenti di colore rosso (λ=650 nm).
Bohr era arrivato alle stesse conclusioni pri-
ma dell'enunciato della relazione di de Broglie, 4. Raggi X di lunghezza d'onda 0.24 nm sono dif-
postulando che: fusi secondo la relazione di Compton e il fascio
1.5 Conclusione 7

diuso è osservato ad un angolo di 60◦ rispet-


to la direzione di incidenza. Calcolare la lun-
ghezza d'onda dei raggi X diusi, l'energia dei
fotoni X diusi, l'energia degli elettroni diusi
e la loro direzione rispetto quella d'incidenza.

5. Stimare le lunghezze d'onda di de Broglie per


(a) un'automobile dal peso di 1000 kg che viag-
gia a 100 km/h e (b) un protone con energia
di 150 MeV.
Capitolo 2

Funzione d'onda ed equazione di


Schrödinger
Se i corpi luminosi sono carichi d'incer- 2.1 Le proprietà della funzione
tezza, non resta che adarsi al buio, alle re-
gioni deserte del cielo. Che cosa può esserci d'onda
di piú stabile del nulla? Eppure anche del
Vediamo a quali proprietà fondamentali devono
nulla non si può essere sicuri al cento per
cento. Palomar dove vede una radura del r- soddisfare le funzioni d'onda associate a una par-

mamento, una breccia vuota e nera, vi ssa ticella, per essere adatte a interpretare i fatti
lo sguardo come proiettandosi in essa; ed ecco sperimentali.
che anche lì prende forma un qualche granello Se vogliamo rendere conto dell'interferenza fra
chiaro (...) particelle le funzioni d'onda devono essere a valori
complessi.
Italo Calvino Vogliamo che laddove il modulo dell'ampiezza
Palomar dell'onda è grande, più facile sia trovare la parti-
cella. Il modo più semplice è imporre la proporzio-
nalità tra il modulo quadro dell'ampiezza dell'onda
e la probabilità w di trovare la particella in quel
punto e a quell'istante:
Intorno al 1926 Erwing Schrödinger formulò una
teoria fenomenologica che diede un contributo im- dw(r, t) ∝ |Ψ(r, t)|2 dV = Ψ∗ (r, t)Ψ(r, t) dV (2.1)
portantissimo allo sviluppo della sica quantisti-
ca, scrivendo per le funzioni d'onda un'equazione che esprime la probabilità di trovare la particel-
analoga alle equazioni della meccanica classica. la nel volume dV . La relazione di proporzionali-
Esaminando risultati fenomenologici sulla funzio- tà nell'equazione precedente diviene una relazio-
ne d'onda, in questo capitolo formuleremo le pri- ne di uguaglianza se si impone la condizione di
me interpretazioni di fenomeni caratteristici della normalizzazione:
sica quantistica, quali ad esempio il principio di 
Heisenberg, l'eetto tunnel e l'esistenza di energie dV |Ψ(r, t)|2 = 1
V
cinetiche minime per gli stati di un sistema sico.

Cominceremo analizzando le proprietà essenziali normalizzando la Ψ(r, t) mediante un opportuno


che deve possedere la funzione d'onda associata ad fattore. L'integrale è esteso a tutto il volume V
una particella materiale, Ψ(r, t), e successivamen- in cui la particella è osservabile.
te le proprietà dell'equazione adatta a descrivere Inoltre imporremo che le Ψ(r, t) siano funzio-
la propagazione di una tale funzione d'onda: l'e- ni continue con derivate parziali prime continue
quazione che adotteremo in approssimazione non in ogni punto dello spazio, esclusi al più punti di
relativistica è l'equazione di Schrödinger. frontiera del dominio (di misura nulla).
2.2 L'equazione di Schrödinger 9

Per spiegare i risultati dell'interferenza delle onde Per le note relazioni di Planck e de Broglie la (2.3)
materiali e per motivi di semplicità è desiderabile diventa:
che per le funzioni d'onda valga il principio di so- 2 k 2
ω = . (2.4)
vrapposizione. Questa proprietà, che viene riscon- 2m
trata normalmente in elettromagnetismo (si pensi Se ipotizziamo che la Ψ(x, t) come onda piana abbia
alla luce), può essere descritta aermando che se i(kx−ωt)
forma matematica Ψ(x, t) = e , derivando
due funzioni d'onda Ψ1 (r, t) e Ψ2 (r, t) sono valide rispetto al tempo otteniamo:
descrizioni di una particella, lo è anche la loro com-
∂Ψ(x, t)
binazione lineare c1 Ψ1 (r, t) + c2 Ψ2 (r, t) con c1 e c2 = −iωΨ(x, t) (2.5)
numeri complessi. ∂t
mentre se deriviamo due volte rispetto alla

2.1.1 Flusso di probabilità direzione del moto x otteniamo:

∂ 2 Ψ(x, t)
Il usso (corrente) di probabilità per la funzione = i2 k 2 Ψ(x, t) . (2.6)
d'onda è analogo al usso di energia per un'onda ∂x2
ordinaria.
Sostituendo nella (2.4) le espressioni di ω e k2
Così come il usso di energia in un'onda attra-
che si ricavano dalle (2.5) e (2.6) otteniamo inne:
verso un'area A vale dE/Adt = (dE/dV )v⊥ , dove
v⊥ è la componente della velocità normale all'area ∂Ψ(x, t) 2 ∂ 2 Ψ(x, t)
i =− , (2.7)
A, il usso di probabilità per la funzione d'onda Ψ ∂t 2m ∂x2
vale
che è proprio l'equazione di Schrödinger cui deve
2 soddisfare la funzione d'onda di particelle libere
dw/Adt = (dw/dV )v⊥ = |Ψ(r, t)| v⊥ . (2.2)
non relativistiche. Essa corrisponde a quella che in
meccanica classica si direbbe l'equazione del moto

2.2 L'equazione di Schrödinger a potenziale costante.


In presenza di un potenziale si ottiene, ag-
La teoria dell'equazione di Schrödinger riguarda giungendo al termine cinetico nella (2.4) l'energia
un'equazione d'onda che deve descrivere le onde potenziale U (x, t):
materiali associate a una particella secondo l'ipotesi
di Louis de Broglie.
∂Ψ(x, t) 2 ∂ 2 Ψ(x, t)
i =− + U (x, t)Ψ(x, t) .
La funzione d'onda è una funzione a valori com- ∂t 2m ∂x2
(2.8)
plessi della posizione e del tempo. In base a quanto
Nel caso tridimensionale l'equazione precedente
detto precedentemente a proposito del principio di
diviene naturalmente:
sovrapposizione, l'equazione della quale essa è so-
luzione dovrà essere lineare; in particolare, se a una ∂Ψ(r, t) 2 2
denita funzione d'onda Ψ(r, t) corrisponde un de-
i =− ∇ Ψ(r, t) + U (r, t)Ψ(r, t) ,
∂t 2m
nito stato di moto della particella, anche la funzio- (2.9)

ne e Ψ(r, t), dove γ è una costante reale arbitraria, dove ∇2 è il laplaciano.
descriverà lo stesso stato: il signicato sico di en-
trambe sarà identico per la (2.1). Quindi, mentre a 2.2.1 Nota sugli operatori
ogni funzione d'onda corrisponde uno stato di moto
univoco della particella, l'inverso è vero a meno di Osserviamo che nell'equazione di Schrödinger tutto

un fattore complesso di valore assoluto 1. funziona come se si fosse sostituito alla componente

Nel seguito per semplicità ci restringeremo ad un della quantità di moto lungo l'asse x l'operatore

problema unidimensionale. Consideriamo dappri- ∂


ma una particella libera di massa m, in moto lungo p̂x = −i ,
∂x
l'asse x con una quantità di moto p. La sua energia
sarà che agisce sulla funzione d'onda, e quindi
p2
E= . (2.3) pˆ = −i∇ . (2.10)
2m
2.3 L'equazione di Schrödinger stazionaria 10

Questo è vero in generale (come vedremo in un Calcolando la derivata seconda spaziale e la


capitolo successivo): in meccanica quantistica al- prima temporale avremo:
le osservabili sono associati opportuni operatori
 
(cioè enti matematici che portano una funzione in ∂ϕ(t) 2 ∂ 2 ψ(x)
iψ(x) = ϕ(t) − + U (x)ψ(x) .
un'altra). ∂t 2m ∂x2
Si noti il cappellino (hat) ad indicare l'operatore.
Dividendo inne ambo i membri per Ψ(x, t) =
ψ(x)φ(t)
L'operatore momento angolare separiamo le variabili:

In analogia con la meccanica classica, deniamo i ∂ϕ(t) 2 ∂ 2 ψ(x)


=− + U (x) .
l'operatore momento angolare dalla ϕ(t) ∂t 2mψ(x) ∂x2

ˆ
L = rˆ × pˆ = −ir × ∇ . I due membri dell'uguaglianza dipendono rispet-
tivamente solo dalle coordinate temporali e spazia-

In coordinate polari il quadrato dell'operatore li. Essendo uguali, essi devono essere uguali a una

momento angolare si esprime come costante; chiamiamola E. Si hanno quindi le due


equazioni dierenziali ordinarie:
   
2 2 1 ∂ ∂ 1 ∂2
L̂ = − sin θ + . 2 ∂ 2 ψ(x)
sin θ ∂θ ∂θ sin2 θ ∂φ2 − + U (x)ψ(x) = Eψ(x)
(2.11) 2m ∂x2
∂ϕ(t)
i = Eϕ(t) ,
∂t
2.3 L'equazione di Schrödin-
che, poiché la φ dipende solo da t e la ψ solo da x,
ger stazionaria possono essere scritte:

L'equazione di Schrödinger è un'equazione alle de- 2 d2 ψ(x)


− + U (x)ψ(x) = Eψ(x) (2.13)
rivate parziali; in casi particolari essa può esse- 2m dx2
re risolta attraverso la tecnica di separazione delle dϕ(t)
variabili. i = Eϕ(t) . (2.14)
dt
Per il momento limitiamoci per semplicità al caso
unidimensionale. Supponiamo che il potenziale sia Risolviamo la semplice (2.14) separando le
indipendente dal tempo, U (x, t) = U (x); la (2.8) variabili. Otteniamo:
diviene:
Et
ϕ(t) = e−i  ;
∂Ψ(x, t) 2 ∂ 2 Ψ(x, t)
i =− + U (x)Ψ(x, t) .
∂t 2m ∂x2 poiché, per la relazione di Einstein-Planck, ω
(2.12)
eguaglia l'energia della particella, E si identica
Proviamo una soluzione nella quale la Ψ(x, t) si
con l'energia totale.
possa scrivere come prodotto di una ϕ(t) dipenden-
La soluzione dell'equazione di Schrödinger per un
te solo dal tempo ed una ψ(x) solo dalla variabile
potenziale indipendente dal tempo è dunque una
posizione x,
funzione del tipo

Ψ(x, t) = ψ(x)ϕ(t) . Et
Ψ(x, t) = ψ(x)e−i 

Sostituendo nella (2.12) otterremo:


dove la ψ(x) viene dalla soluzione della (2.13), che

∂(ψ(x)ϕ(t)) è detta equazione di Schrödinger stazionaria. Si


i = noti che la (2.13) è un'equazione agli autovalo-
∂t
2 ∂ 2 (ψ(x)ϕ(t)) ri; le funzioni che la risolvono vengono chiamate
− + U (x)(ψ(x)ϕ(t)) . autofunzioni (eigenfunctions).
2m ∂x2
2.4 Buca di potenziale 11

2.3.1 Particella libera


Il caso più semplice di moto in una dimensione si
ha per un valore di potenziale costante (particella
libera); senza ledere la generalità possiamo porre
U (x) = 0. L'equazione stazionaria diventa:

2 d2 ψ(x)
− = Eψ(x) .
2m dx2
Le autofunzioni ψ(x) e le funzioni d'onda
Ψ(x, t) sono legate dalla nota relazione Ψ(x, t) =
ψ(x)e−iEt/ .
Sappiamo che gli autovalori sono uguali all'ener-
gia totale E della particella; per quanto detto pre-
cedentemente sono accettabili le soluzioni tali che
E ≥ 0. È nota anche la struttura matematica di
una possibile funzione d'onda soluzione di questo Figura 2.1: Buca di potenziale.
problema, l'onda piana:

Ψ(x, t) = ei(kx−ωt) . Qui nel seguito studieremo il caso limite in cui


la barriera ha pareti d'altezza innita, e quindi la
Se risolviamo l'equazione stazionaria otteniamo
particella è connata nella regione 0 < x < a:

ψ(x) = Aeikx + Be−ikx (k = 2mE/)
0 0 ≤ x ≤ a;
U (x) =
e dunque ∞ altrimenti.
Ψ(x, t) = Aei(kx−ωt) + Be−i(kx+ωt) Cerchiamo stati stazionari, cioè soluzioni della

con k = 2mE/. −2 d2 ψ
= Eψ ,
La soluzione più generale è dunque la combina- 2m dx2
zione lineare di una funzione d'onda corrispondente
con ψ(0) = ψ(a) = 0 poiché ψ = 0 dove U è innita.
a una particella che viaggia nel verso positivo del-
Si ottiene
le x e di una che viaggia nel verso negativo delle √
|Ψ∗ Ψ| di d2 ψ 2mE
x, entrambe delocalizzate (la probabilità = −k 2 ψ con k = ,
trovarle in un punto qualunque non dipende da x). dx2 
le cui soluzioni sono del tipo

2.4 L'equazione di Schrödinger ψ(x) = Aeikx + Be−ikx .


e la buca di potenziale Conviene ora usare la rappresentazione attraver-
so funzioni trigonometriche:
La congurazione del potenziale in questo caso
è descritta nella Figura 2.1. La situazione è la
ψ(x) = (A + B) cos(kx) + i(A − B) sin(kx) .
seguente: Risulta evidente che per avere ψ(0) = 0 il primo
 addendo deve essere nullo; quindi

U0 x < 0;
U (x) = 0 0 ≤ x ≤ a; ψ(x) = Ã sin(kx) .


U0 x>a Se vogliamo che il modulo quadro della funzione,

integrato fra 0 e a, dia 1, dovremo avere à = 2/a.
Tale situazione viene detta buca di potenziale di
Imponendo che ψ(a) = 0 avremo
pareti nite, e una particella materiale viene con-

nata nella regione 0 < x < +a fra due valori 2 nπx
costanti niti U0 del potenziale. ψn (x) = sin (2.15)
a a
2.4 Buca di potenziale 12

Figura 2.3: Energia potenziale per una molecola


biatomica, e spettro degli autovalori.

Figura 2.2: Autofunzioni concesse per la buca di


2.4.2 Estensione al caso bidimensio-
potenziale innita e livelli di energia. nale
E' un'importante estensione del caso precedente.

con Ora la particella è vincolata da una barriera di ener-


  gia innita a rimanere in un piano xy (ad esempio
2 n2 π 2 2 π 2
En = = n2 2
≡ n E0 un quadrato di lato a). La soluzione dell'equazio-
2m a2 2ma2 ne di Schrödinger segue la stessa strategia delineata

e n intero positivo (per n = 0 l'autofunzione non è nel caso in una dimensione, anche se ora si tratta di

normalizzabile). estendere lo schema ad un problema a due variabili:

Le energie concesse sono dunque quantizzate co-


−2 ∂ 2 ψ(x, y) 2 ∂ 2 ψ(x, y)
me i livelli energetici degli elettroni nell'atomo di − + U (x, y)ψ(x, y)
2m ∂x2 2m ∂y 2
idrogeno (l'energia è proporzionale al quadrato di
= Eψ(x, y) .
un numero quantico n). Si nota inoltre che lo sta-
to di minima energia (n = 1) ha energia cinetica La soluzione di quest'equazione richiede oppor-
maggiore di 0. tune tecniche di separazione delle variabili. Il
Le autofunzioni stabili sono illustrate in Figura buon senso ci suggerisce comunque di ammette-
2.2 e corrispondono agli stati stazionari. re che la densità di probabilità fuori dalla bu-
ca sia identicamente nulla. All'interno si usa co-
2.4.1 Nota sugli stati legati me soluzione di prova una funzione fattorizza-
ta, ψ(x, y) = X(x)Y (y), dove X e Y risultano
L'equazione di Schrödinger stazionaria è
funzioni esattamente del tipo ottenuto nel caso

2 d2 ψ unidimensionale:
− + U (x)ψ = Eψ ,
2m dx2 X(x) = Ax sin kx x + Bx cos kx x
con U → U0 per x → ±∞. Se E > U0 , entrambe le
Y (y) = Ay sin ky y + By cos ky y ,
soluzioni sono oscillanti e non ci sono stati legati;
tutti gli stati energetici sono concessi (spettro con- e i numeri d'onda kx , ky sono ora richiesti sepa-
tinuo). Se E < U0 , c'è una soluzione sicamente ratamente soddisfare alle condizioni di staziona-
valida per gli autovalori dell'energia E . rietà perché la soluzione di prova sia accettabi-
La gura 2.3 rappresenta un esempio: il poten- le. Applicando le condizioni di continuità ai bordi,
ziale di interazione di una molecola biatomica in ψ(0, y) = ψ(x, 0) = ψ(a, y) = ψ(x, a) = 0 si ottiene
funzione della distanza (per una soluzione appros- ancora una situazione di stazionarietà di onde in
simata nell'intorno della posizione di equilibrio si due dimensioni (analogamente al caso della vibra-
veda il capitolo 4). zione di una membrana piana vincolata ai bordi,
2.5 Il principio d'indeterminazione (di Heisenberg) 13

come la pelle di un tamburo). In corrisponden- quantità di moto lungo x


za i numeri d'onda k risultano quantizzati, e l'e-
nergia è ancora quantizzata ed assegnabile in fun- ∆px ∆x   .
zione di due numeri quantici. La funzione d'onda
La relazione sopra enunciata viene chiamata
normalizzata che si ottiene è
principio d'indeterminazione posizione-momento.
2 Anche tra energia e tempo in cui quest'energia
ψ(x, y) = sin(nx πx/a) sin(ny πy/a)
a viene misurata esiste un'analoga relazione d'inde-
terminazione. Infatti un'onda è esprimibile come
e l'energia
una funzione f (kx − ωt): tutte le considerazioni
2 2
 π fatte per la coppia di variabili (p = k, x) valgo-
E = E(nx , ny ) = (n2 + n2y ) = E0 (n2x + n2y ) . no per la coppia (E = ω, t). Si avrà dunque in
2ma2 x
particolare

Degenerazione ∆t∆E   . (2.17)

L'energia non è quindi misurabile al meglio di


Osserviamo che vi sono coppie di numeri quanti-
ci dierenti (dunque dierenti funzioni d'onda) che
∼ /∆t, e questo è anche il limite intrinseco alla
conservazione dell'energia. Su una scala di tempo
danno la stessa energia. I valori (nx , ny ) = (2, 1) e
(nx , ny ) = (1, 2) danno entrambi E = 5E0 . Questo ∆t, si possono produrre quanti di energia virtuali
è un primo esempio di degenerazione quantistica.
no a /∆t.
Il caso appena citato è tutto sommato accettabile
in quanto le due coppie di numeri quantici corri- 2.5.1 Interpretazione del principio
spondono ad uno scambio degli assi coordinati. In d'indeterminazione
realtà la situazione può essere più complessa: le
In un'onda piana la lunghezza d'onda (o il nume-
coppie (nx , ny ) = (1, 7) (nx , ny ) = (5, 5) corri-
e
spondono alla stessa energia, 50E0 . Ma le funzioni
ro d'onda, k) sono perfettamente deniti, e l'onda
è totalmente delocalizzata nello spazio. Essa non
d'onda (e i loro moduli quadrati) sono di natura so-
sembra dunque adatta a descrivere una particella
stanzialmente dierente. La degenerazione è tipica
nel senso di de Broglie. A prescindere da questo
di sistemi a più dimensioni (in realtà esistono aa-
aspetto, è peraltro chiaro che sovrapponendo due
scinanti connessioni fra la simmetria di un sistema
onde piane di diversa lunghezza d'onda si assiste
sico e le possibili degenerazioni quantistiche).
ad un fenomeno più o meno marcato di battimento:
Quanto detto si estende banalmente al caso di
l'onda risultante tende periodicamente a localizzar-
una buca di potenziale tridimensionale.
si in corrispondenza delle interferenze costruttive.
Aggiungendo altre lunghezze d'onda la sovrapposi-

2.5 Il principio d'indetermina- zione tende sempre più a concentrarsi, no ad as-
sumere l'aspetto di un pacchetto localizzato in una
zione (di Heisenberg) zona di ampiezza ∆x. La posizione viene determi-
nata sempre meglio a spese della lunghezza d'onda,
Abbiamo visto che a dierenza del caso classico,
in modo che ∆x∆k ∼ 1: se l'onda è poco sparpa-
una particella connata in un segmento di lunghez-
gliata, è dicile ottenere una stima precisa della
za a = 2∆x non può stare ferma. La sua quantità
sua lunghezza d'onda e viceversa. Lo stesso discor-
di moto è incerta (non è noto il verso), e la minima
so è fattibile nel dominio del tempo: per un'onda
incertezza possibile eguaglia in ordine di grandez-
viaggiante, la determinazione precisa della frequen-
za il modulo della quantità di moto corrispondente
za temporale richiede un tempo lungo di ripetizio-
alla minima energia E1 , e cioè
ni cicliche ovvero, se l'onda dura poco tempo, la
π π  sua frequenza sarà male determinata: ∆t∆ω ∼ 1.
∆px = |px | = 2mE1 = = ∼ E' ora possibile estendere queste regole di indeter-
a 2∆x ∆x
(2.16) minazione all'onda di de Broglie con fondamentali
Chiamando ∆x l'incertezza sul valore della coor- conseguenze nella comprensione sica del modello
dinata x e ∆px l'incertezza sulla componente della ondulatorio della materia.
2.6 Altri potenziali 1-dimensionali costanti a tratti 14

Tenuto conto che p = k , dalla ∆x∆k ∼ 1 si


ottiene ∆x∆px ∼ . Analogamente, dalla E = ω
e dalla ∆t∆ω ∼ 1 si ottiene ∆t∆E ∼ . Queste
due relazioni costituiscono la forma (rispettivamen-
te spazio-momento ed energia-tempo) del principio
di indeterminazione di Heisenberg. In pratica esso
stabilisce l'impossibilità di determinare simultanea-
mente con precisione assoluta posizione e velocità
(energia e tempo) di una particella. Le implicazio-
ni sono profonde: è facile accettare e comprende-
re l'indeterminazione spaziale di un'onda del mare
(viste le argomentazioni classiche sulle onde piane
sopra descritte), ma per una particella materiale
questo è molto più complicato e comunque al di
fuori della portata del senso comune. Di fatto è la
natura stessa che impone un limite all'accuratezza
con la quale possiamo eettuare misure. Conside- Figura 2.4: Gradino di potenziale.

rando ad esempio un elettrone con velocità lungo x


6
pari a 3.6 10 m/s, nota con precisione dell'1%, la
elettrico dell'onda, la probabilità quantistica è pro-
precisione nella posizione lungo x stimata a partire
porzionale al modulo quadro dell'ampiezza d'onda
−24 −26
da: px = 3.3 · 10 kg m/s e ∆px = 3.3 · 10 kg
di de Broglie.
−9
m/s, è ∆x  /∆px =0.5·10 m (dell'ordine del
diametro atomico).
Insomma la rappresentazione ondulatoria impli- 2.6 Soluzione per altri poten-
ca che, per descrivere una particella localizzata nel-
lo spazio, abbiamo bisogno della combinazione li-
ziali unidimensionali co-
neare di onde con diversi numeri d'onda k. Il nu- stanti a tratti
mero d'onda k corrisponde, attraverso la relazione
di de Broglie p = k , alla quantità di moto: quin- Cominciamo a passare i rassegna le soluzioni dell'e-
di la quantità di moto di una particella localizzata quazione di Schrödinger stazionaria in una dimen-
nello spazio non potrà essere ben denita. sione per altri tipi di potenziale U (x). Accennere-
Se si prepara un sistema sico in un certo mo- mo anche alle conferme sperimentali delle previsioni
do, potremo misurare grandezze rilevanti entro la teoriche ottenute.
loro indeterminazione. Ripetendo la misura si ot-
terranno valori dierenti, anche se lo stato iniziale
del sistema è lo stesso. Si evidenziano dunque forti
2.6.1 Gradino di potenziale
connessioni con la teoria della probabilità e statisti- Nella Figura 2.4 viene schematizzato il problema
ca: è impossibile prevedere il singolo evento, ma con di una particella libera che procedendo secondo le
tante misure (o con tanti sistemi eguali) si giunge x crescenti incontra un potenziale costante U (x) =
ad una distribuzione di probabilità. La meccanica U0 . Questa congurazione viene detta del gradino
quantistica fornisce l'apparato matematico per cal- di potenziale.
colare tali distribuzioni. C'è una dierenza critica Il potenziale è così denito:
fra statistica e meccanica quantistica: nella prima
l'indeterminismo è causato dalla incompleta cono- 0 x<0
U (x) =
scenza del sistema all'inizio, nella seconda l'inde- U0 altrove .
terminismo è intrinseco alla natura, insuperabile.
L'ampiezza dell'onda di de Broglie è collegata al- Fisicamente questa situazione approssima il po-
la probabilità di trovare la particella: così come la tenziale per un elettrone in un metallo in prossimità
probabilità di trovare il fotone di Planck è propor- della supercie. All'interno del metallo l'elettrone
zionale al modulo quadro dell'ampiezza del campo è sottoposto all'azione di un potenziale costante,
2.6 Altri potenziali 1-dimensionali costanti a tratti 15

mentre fuori dalla supercie incontra un potenziale Si ha dunque


bruscamente superiore.
Distinguiamo due casi: A = D
2 (1 + i kk21 )
B = D
2 (1 − i kk21 )
a. la particella proveniente dalle x negative ha
energia cinetica E < U0 .
Le funzioni d'onda corrispondenti sono
Classicamente la situazione viene descritta me-
diante una forza di tipo impulsivo che per un 
D k2 ik1 x −iωt

 2 (1 + i k1 )e e
tempo brevissimo agisce sulla particella nella
D k2 −ik1 x −iωt
posizione x = 0, nel verso delle x decrescenti, e + 2 (1 − i k )e e x<0

 −k2 x −iωt1
che determina per il teorema dell'impulso una De e x≥0
variazione nita del momento della particella.
La particella non può penetrare nella regione L'interpretazione sica della prima è che per
delle x positive poiché la sua energia cinetica la regione delle x<0 la sovrapposizione delle
diverrebbe negativa. Quindi secondo la mecca- funzioni d'onda forma un'onda stazionaria con
nica classica la particella deve invertire il verso un'onda incidente ed una riessa. Calcoliamo
del suo moto e rimbalzare sul gradino di po- il coeciente di riessione R che classicamente
tenziale con un momento uguale in modulo ed è dato dal rapporto fra le ampiezze dell'onda
opposto in verso a quello di incidenza , con- riessa B e quella A dell'onda incidente.
2
servando l'energia cinetica E = p /2m. Nel
Data l'espressione del usso (corrente) di pro-
punto d'inversione x=0 e p = 0. babilità ricavata nella (2.2), avremo R =

Nel caso quantistico scriviamo l'equazione di vrif B ∗ B/(vinc A∗ A (in questo caso le veloci-
Schrödinger stazionaria per le due regioni: tà delle onde riessa e incidente sono uguali).
Si ottiene:
2 d2 ψ(x)
− = Eψ(x) (x < 0) B∗B (1 − ik2 /k1 )∗ (1 − ik2 /k1 )
2m dx2 R= ∗
= = 1.
A A (1 + ik2 /k1 )∗ (1 + ik2 /k1 )
2 d2 ψ(x)
− + U0 ψ(x) = Eψ(x) (x ≥ 0) .
2m dx2
Il valore 1 esprime il risultato che la particella
viene sempre riessa per E < U0 , in accordo
Si risolvono separatamente queste due equa-
con la meccanica classica. Tuttavia la previsio-
zioni raccordando le soluzioni per x=0 dove
ne quantistica sorprendente è che la probabili-
le autofunzioni dovranno essere univoche, con-
tà di trovare la particella oltre il gradino non
tinue e nite, assieme alle derivate prime. Si
è zero. Infatti nella regione x > 0:
arriva alle soluzioni:

 ik1 x Ψ∗ Ψ = D∗ D × ψ ∗ ψ × ϕ∗ ϕ = |D2 |e−2k2 x



 Ae + Be−ik1x
x<0
 
 √ 

 k1 = 2mE con k2 reale.

ψ(x) = k2 x −k2 x
  x≥0
Ce + De La probabilità di trovare la particella a x>0è

  √

 2m(U0 −E) nita e nonnulla. Questo fenomeno quantistico
 k2 =
 viene detto penetrazione nella regione proibita
classicamente.

C=0 si ottiene dalla necessità di normalizza-


b. la particella proveniente dalle x negative ha
bilità; la condizione di continuità fra le auto-
energia cinetica E > U0 .
funzioni e tra le loro derivate nel punto x=0 Classicamente la particella procede con una
implica:
energia totale E e momento p1 tale che E =
p21 /2m nella regione delle x < 0 nel verso po-
D = A+B sitivo dell'asse. Nel punto x = 0 è sottopo-
−k2 D = ik1 A − ik1 B sta ad una forza che la rallenta nel suo moto;
2.6 Altri potenziali 1-dimensionali costanti a tratti 16

nella seconda regione ha momento p2 tale che


(E − U0 ) = p22 /2m.
Si avrà
  √ 

Aeik1 x + Be−ik1 x x < 0 k1 = 2mE
ψ(x) =
 √ 
 2m(E−U0 )
Ceik2 x + De−ik2 x x ≥ 0 k2 = 

Ricordiamo che classicamente una particella in


questa situazione sica ha probabilità 1 di at-
traversare il gradino nel punto x = 0. Vediamo
che cosa accade quantisticamente calcolando
come precedentemente le autofunzioni a meno
di una ampiezza e poi il coeciente di riessio-
ne e trasmissione. Se supponiamo dalle condi-
Figura 2.5: Barriera di potenziale, con una
zoni iniziali che non ci sia onda proveniente da
visualizzazione dell'eetto tunnel.
x → +∞, avremo D = 0; dalle condizioni di
raccordo in x = 0:
2.6.2 La barriera di potenziale e
C =A+B l'eetto tunnel
k2 C = k1 (A − B)
Nella barriera di potenziale (Figura 2.5):

Si ha dunque 
0 x < 0;
U (x) = U0 0 ≤ x ≤ a;


B = A kk11 −k
+k2
2
0 x>a
C = A k12k 1
+k2 . 
2mE
Supponiamo E < U0 e poniamo k1 = 2 e

Le autofunzioni sono quindi 2m(U0 −E)
k2 = 2 . Si ha

Aeik1 x + A kk11 −k2 −ik1 x 
+k2 e x<0 ik1 x
ψ(x) = 2k1 ik2 x

e + Ae−ik1 x x < 0;
A k1 +k2 e x≥0
ψ(x) = Be−k2 x + Cek2 x 0 ≤ x ≤ a;

 ik1 x
De x > a,
Il primo addendo della ψ(x) per x<0 rappre-
senta l'onda incidente mentre il secondo l'on- dove il fattore moltiplicativo del primo termine
da riessa; la seconda equazione invece rap- (onda incidente contro la barriera) è stato ssato
presenta l'onda trasmessa. Calcoliamo ora arbitrariamente all'unità.
R = vB ∗ B/vA∗ A, cioè il coeciente di ries- Si noti che in questo caso il fattore moltiplicati-
sione quantistico, che rappresenta la probabili- vo C dell'esponenziale con esponente reale e positi-
tà della particella di essere riessa nella regione vo non deve necessariamente annullarsi: l'integrale
x < 0: della funzione non diverge essendo il dominio della
 2
k1 − k2 funzione stessa di misura nita.
R= Imponendo le condizioni di continuità abbiamo
k1 + k2
−4ik1 k2
A dierenza del risultato classico, 0 < R < 1: D=
(k2 − ik1 )2 e(ik1 +k2 )a − (k2 + ik1 )2 e(ik1 −k2 )a
parte dell'onda viene riessa. Il coeciente di
trasmissione è T = 1 − R. e la probabilità di passare dall'altra parte della
2.7 L'oscillatore armonico in una dimensione 17

barriera (eetto tunnel) è proporzionale a La soluzione di questa equazione porta a deter-


minare un insieme di possibili valori di γ e cioè
2 4k12 k22 E.
|D| = 2 , dell'energia L'equazione dierenziale è lineare
(k1 + k2 ) sinh2 k2 a + 4k12 k22
2 2
omogenea ma a coecienti non costanti. Per il me-
todo di soluzione si rimanda alla bibliograa (p. es.
che varia come un esponenziale decrescente in k2 a,
al testo di Greiner).
ma è diversa da zero (per casa: se ne calcoli il
Alla ne dei calcoli si determina l'espressione
valore).
degli autovalori:

2.7 L'oscillatore armonico in


En = hf (n + 1/2) con n ∈ N0 .

una dimensione Il valore di E dierisce da quello della teoria de-


gli oscillatori di Planck per una costante additiva
Una situazione molto comune nei modelli sici sia E0 = 12 hf = 1
2 ω . Questo risultato è importante
classici sia quantistici è basata su forze di natura poiché ci dice che nello stato quantistico di energia
elastica, per la quale il moto è di tipo oscillato- minima la particella sottoposta al potenziale (l'o-
rio armonico (per piccole oscillazioni). L'utilità di scillatore) non può essere ferma, avendo comunque
proporre la soluzione quantistica per questo caso un'energia di punto zero E0 > 0. La presenza di
è che esso costituisce un valido punto di parten- un'energia di punto zero è legata al principio di Hei-
za per la modellizzazione di sistemi sici di inte- senberg: valgono considerazioni analoghe a quelle
resse reale (per piccoli spostamenti dall'equilibrio fatte a proposito della buca di potenziale innita.
ogni energia potenziale ha andamento quadratico, L'espressione delle autofunzioni normalizzate è la
U (x) = kx2 /2). seguente:
Un sistema conservativo a N >1 gradi di liber-
2
tà può in generale venire diagonalizzato median- ψn (ξ) = An e−ξ /2
Hn (ξ) ,
te una trasformazione unitaria delle coordinate e √
scomposto in N sistemi unidimensionali. dove ξ = x β , le Hn sono i polinomi di Hermite
L'impostazione classica di questo problema è la deniti dalla

seguente. Ponendo lo zero delle coordinate nel pun-


2 dn −ξ2
to di equilibrio, la forza può essere descritta al Hn (ξ) = (−1)n eξ e (2.18)
dξ n
prim'ordine dalla legge di Hooke
e il fattore di normalizzazione vale
F = −kx  √
1 2
con k > 0 (U (x)  U (0) + kx ); si ha dunque per
β
2 An = √ n . (2.19)
la seconda legge di Newton π2 n!

d2 I primi 4 polinomi di Hermite sono:


x + ω2x = 0
dt2
H0 (ξ) = 1
con ω = 2πf = k/m ⇒ k = 4π 2 f 2 m e dove m è
H1 (ξ) = 2ξ
la massa della particella.
Scriviamo ora l'equazione di Schrödinger stazio-
H2 (ξ) = 4ξ 2 − 2
naria chiamando ψ(x) l'autofunzione incognita e H3 (ξ) = 8ξ 3 − 12ξ .
ponendo U (0) = 0:
Nella gura 2.6 sono riportati i graci delle prime
d2 4π 2 f 2 m2 2 2m autofunzioni dell'oscillatore armonico: la densità di
ψ(x) − x ψ(x) = − 2 Eψ(x)
dx2 2  probabilità (in funzione della coordinata x) per n
basso è molto diversa rispetto all'occupazione nel
e dunque, ponendo γ = 2mE/2 e β = 2πmf /, caso classico.

d 2 La corrispondenza migliora per alti valori di n


ψ(x) + (γ − β 2 x2 )ψ(x) = 0 . (si veda la gura 2.7, dove l'andamento classico e
dx2
2.7 L'oscillatore armonico in una dimensione 18

2.7.1 Operatori di creazione e di-


struzione
Abbiamo visto che le autofunzioni normalizzate
per l'oscillatore armonico unidimensionale sono del
tipo:
2
ψn (ξ) = An e−(ξ /2)
Hn (ξ)
Per polinomi di Hermite si ricavano le relazioni:

1
ξHn (ξ) = nHn−1 (ξ) + Hn+1 (ξ) (2.20)
2
d
Hn (ξ) = 2nHn−1 (ξ) . (2.21)

Si ricava dalle (2.19), (2.21) e (2.20) che

ξψn = n/2ψn−1 + (n + 1)/2ψn+1 (2.22)

d
Figura 2.6: Prime autofunzioni dell'oscillatore ar- ψn = 2 n/2ψn−1 − ξψn (2.23)
monico in funzione dello spostamento x dalla po-

sizione di equilibrio: sopra l'autofunzione, sotto la da cui, inserendo la (2.22) nella (2.23)
densità di probabilità.
d
ψn = n/2ψn−1 − (n + 1)/2ψn+1 , (2.24)

che sommata e sottratta alla (2.22) dà:
 
1 d √
√ ξ+ ψn = nψn−1 (2.25)
2 dξ
 
1 d √
√ ξ− ψn = n + 1ψn+1 . (2.26)
2 dξ
Deniamo i primi membri rispettivamente
operatore di distruzione â e di creazione â+ :
 
1 d
â = √ ξ+ (2.27)
2 dξ
Figura 2.7: Probabilità quantistica (linea continua)  
1 d
e inverso della velocità per la soluzione in meccanica â+ = √ ξ− . (2.28)
classica (linea tratteggiata) per n=1 e n=6. 2 dξ
Essi operano nel modo seguente:

âψn = nψn−1 (2.29)
+

quello quantistico sono confrontati per diversi va- â ψn = n + 1ψn+1 . (2.30)
lori di n). L'andamento classico è rappresentato
dall'inverso del modulo della velocità, che è pro- Vediamo come agiscono su un generico stato di

porzionale alla probabilità di trovare il corpo in un numero quantico n: l'operatore di creazione tra-

punto a un istante di tempo arbitrario. sforma l'autofunzione dello stato n in quella dello
stato immediatamente superiore n + 1, viceversa
Si noti inne che poiché il potenziale è simmetri- l'operatore di distruzione trasforma l'autofunzione
co le autofunzioni sono pari o dispari rispetto a un dello stato n in quella dello stato immediatamente
cambiamento di segno della x. precedente di numero quantico n − 1.
2.7 L'oscillatore armonico in una dimensione 19

Si osservi che l'energia è quantizzata ed assegnata


in termini di un unico numero quantico n secondo
la semplice relazione

E = E(n) = (n + 1/2)ω

dove ω = k/m ; n = 0, 1, 2, ... .

La sequenza di livelli energetici (lo spettro del siste-


ma) è ora equispaziata (cosa che non accade per la
Figura 2.8: Schema della transizione tra livelli particella in una scatola di energia innita). Anche
mediante assorbimento/emissione di fononi. qui il livello energetico più basso è maggiore di 0,
a dierenza del caso classico. Questo è consistente
con il principio di Heisenberg.
Si ha
1
ψn = √ (â+ )n ψ0 .
n! Problemi
Si ha anche
â+ âψn = nψn 1. Una palla da biliardo di massa m=100 g è po-
sta su un piano entro la lunghezza di 1 m.
per cui possiamo denire l'operatore Per il principio di indeterminazione dobbiamo
ammettere che la biglia abbia una piccola ve-
N̂ = â+ â locità. Calcolarne il valore e commentare il
risultato.
che ha gli stessi autovettori dell'hamiltoniamo e gli
autovalori n. L'operatore hamiltoniano può essere 2. Un elettrone è vincolato in una regione unidi-
espresso in termini degli operatori di creazione e mensionale di lunghezza dell'ordine di un dia-
distruzione mediante la: −10
metro atomico, 10 m. Quanta energia (mi-
  surata in eV) va fornita all'elettrone per pro-
1
Ĥ = hf N̂ + . (2.31) muoverlo al primo stato eccitato a partire dal-
2
l'energia più bassa? In questo stato di energia

Se inne applichiamo allo stato fondamenta- minima, qual è la probabilità di trovare l'elet-
−10
le corrispondente al numero quantico n = 0 trone nella regione fra 0.05 ×10 m e 0.15
−10
l'operatore di distruzione â otteniamo: ×10 m?

  3. Calcolare l'intensità di riessione per una par-


d
ξ+ ψ0 = 0 . ticella che incide contro un gradino di poten-

ziale di altezza U0 con energia cinetica pari
L'energia dell'oscillatore armonico nello stato ge- a E = eU0 , con e > 1. Qual è l'intensità di
nericon è En = hf (n+1/2), dove per n = 0 si ottie- riessione nel caso classico?
ne l'energia dello stato fondamentale:E0 = hf /2.
4. Qual è il signicato sico della condizione di
Quindi lo stato generico ψn possiede l'energia En
normalizzazione della funzione d'onda?
più grande di quella minima di nhf . Ogni livello
energetico dierisce da quelli adiacenti di un quanto 5. Dimostrare che il valore atteso per x2 in una
hf ; questo quanto per l'oscillatore armonico viene buca di energia innita e larghezza a in una
detto fonone.Allora si può interpretare l'azione dimensione è dato da a2 [1/3 − 1/(2n2 π 2 )].
+
degli operatori â , â sul generico stato ψn come Qual è la dierenza più importante fra questo
creazione o distruzione di un fonone. risultato ed il valore atteso per x?
Questi operatori giocano un ruolo fondamenta-
le nella seconda quantizzazione dell'elettrodinamica
quantistica (QED), nella quale i quanti dei campi
d'onda dell'oscillatore sono i fotoni.
Capitolo 3

Atomi
Non c`è alcuna possibilità che gli uomini un giorno accedano all'energia atomica.
Robert Millikan
Premio Nobel per la Fisica 1923

3.1 Potenziali a simmetria sferica

In problemi a simmetria sferica il potenziale U (r) dipende solo dalla distanza dall'origine, dove è posta
la sorgente. È quindi vantaggioso riferirsi a coordinate polari sferiche (r, θ, φ) come in gura 3.1.
Si ha

x = r sin θ cos φ
y = r sin θ sin φ
z = r cos θ .

Con una trasformazione di coordinate, e ricordando la 2.11, il laplaciano diviene


   
2 1 ∂ 2 ∂ 1 ∂ ∂ 1 ∂2
∇ = r + 2 sin θ + 2 2 =
r2 ∂r ∂r r sin θ ∂θ ∂θ r sin θ ∂φ2
1 2 1 L̂2
= ∇2r + 2
∇θ,φ = ∇2r − 2 2 ;
r r 
l'equazione agli autovalori associata all'equazione di Schrödinger stazionaria si scrive per una particella
di massa µ:
     
2 1 ∂ 2 ∂ 1 ∂ ∂ 1 ∂2
− r + 2 sin θ + 2 2 ψ + U (r)ψ = Eψ . (3.1)
2µ r2 ∂r ∂r r sin θ ∂θ ∂θ r sin θ ∂φ2
Cerchiamo soluzioni del tipo ψ(r, θ, φ) = R(r)Θ(θ)Φ(φ); inserendo nell'espressione (3.1) e dividendo
ambo i membri per RΘΦ ottieniamo:

   
1 d2 Φ sin2 θ d 2 dR sin θ d dΘ 2µ
= − r − sin θ − 2 r2 sin2 θ[E − U (r)] . (3.2)
Φ dφ2 R dr dr Θ dθ dθ 
3.1 Potenziali a simmetria sferica 21

Figura 3.1: Coordinate polari sferiche.

Il primo membro dipende solo da φ, il secondo da r e θ; si ha dunque, chiamata −m2& la costante di


separazione:
d2 Φ
= −m2& Φ . (3.3)
dφ2
Si può vericare che la (3.3) è risolta da funzioni del tipo

Φ(φ) = eim φ

se imponiamo che Φ(0) = Φ(2π) (univocità) abbiamo che m& deve essere intero.
Per il secondo membro della (3.2) si ha

   
1 d dR 1 d dΘ 2µ m2
− r2 − sin θ − 2 r2 [E − U (r)] = − 2& (3.4)
R dr dr Θ sin θ dθ dθ  sin θ
che può venire riscritta come

   
1 d 2 dR 2µ 2 m2& 1 d dΘ
r + 2 r [E − U (r)] = − sin θ . (3.5)
R dr dr  sin2 θ Θ sin θ dθ dθ

Possiamo eguagliare entrambi i membri a una generica costante che chiamiamo 8(8 + 1); otteniamo così

 
1 d dΘ m2 Θ
− sin θ + &2 = 8(8 + 1)Θ (3.6)
sin θ dθ dθ sin θ
 
1 d dR 2µ R
r2 + 2 [E − U (r)]R = 8(8 + 1) 2 . (3.7)
r2 dr dr  r

La risoluzione della (3.6) è un problema noto in matematica. Le soluzioni della (3.6), dette funzioni
di Legendre P&m (cos θ), hanno signicato sico (danno luogo a una ψ nita) solo per 8 ∈ Z e 8 ≥ |m& |.
Complessivamente dunque la parte angolare ha la forma:

Y&,m (θ, φ) = Θ&,m (θ)Φm (φ) = N&,m P&m (cos θ)eim φ (3.8)
3.1 Potenziali a simmetria sferica 22

Figura 3.2: Diagrammi polari per la dipendenza direzionale della densità di probabilità per 8 = 1, 2, 3, 4
e m = ±l.

dove N&,m è una costante di normalizzazione, mentre le P&m (cos θ) sono le funzioni di Legendre. Le
Y&,m (θ, φ) sono dette armoniche sferiche: di seguito sono scritte quelle degli ordini più bassi. In genere,
seguendo la nomenclatura della convenzione atomica, lo stato a 8 = 0 viene detto stato s, lo stato 8 = 1
viene detto stato p, ecc.
1
Y0,0 =
(4π)1/2
 1/2  1/2
3 3
Y1,0 = cos θ ; Y1,±1 = ∓ e±iφ sin θ
4π 8π
 1/2  1/2  1/2
5 2 15 ±iφ 15
Y2,0 = (3 cos θ − 1) ; Y2,±1 = ∓ e sin θ cos θ ; Y2,±2 = e±2iφ sin2 θ .
16π 8π 32π
Inseriamo nell'equazione (3.6) la (3.3) m2& = (−1/Φ)d2 Φ/dφ2 ; si ha
 
1 d dΘ 1 d2 Φ Θ
− sin θ − = 8(8 + 1)Θ
sin θ dθ dθ Φ dφ2 sin2 θ

che, moltiplicando per RΦ, dà

 
1 d dψ 1 d2 ψ
− sin θ − = 8(8 + 1)ψ
sin θ dθ dθ sin2 θ dφ2

e, tenuto conto della (2.11),


L̂2
ψ = 8(8 + 1)ψ .
2
Gli autovalori del quadrato del momento angolare sono quindi pari a 8(8 + 1)2 , in disaccordo con il
modello di Bohr.
Nelle gure 3.2 e 3.3 si mostrano i diagrammi polari corrispondenti alle densità di probabiltà associate
alle armoniche sferiche. Nei diagrammi polari la distanza dall'origine è proporzionale a Θ∗ Θ (la densità
di probabilità non dipende da φ).
3.2 L'atomo d'idrogeno 23

Figura 3.3: Diagrammi polari per la dipendenza direzionale della densità di probabilità per 8=3 e e
m& = 0, ±1, ±2, ±3.

3.2 L'atomo d'idrogeno

Passiamo ora ad analizzare i sistemi idrogenoidi: un elettrone legato dalla forza elettrostatica ad un
nucleo carico positivo. Tali sistemi costituiscono la base di molti studi chimico-sici.
−27
I parametri sici in gioco sono la massa del protone mp  1.67×10 kg, la massa dell'elettrone me 
−31 −19
9.1 × 10 kg, la carica elettrica dell'elettrone e del protone che in valore assoluto vale e  1.6 × 10
C. Il sistema protone-elettrone dell'atomo d'idrogeno si può considerare, come d'abitudine in meccanica,
me mp
alla stregua di una particella di massa pari alla massa ridotta µ = m +m orbitante intorno a un punto
e p
sso in un sistema inerziale. Dato che la massa me dell'elettrone è circa 1/2000 della massa mp del
protone, la massa ridotta coincide con la massa dell'elettrone entro una parte su 2000. La particella di
massa µ è sottoposta al potenziale a simmetria sferica della legge di Coulomb

e2 Z
U (r) = − .
4π0 r
Poniamo per semplicità Z=1 (atomo d'idrogeno).
L'equazione di Schrödinger in coordinate polari sferiche per il sistema elettrone-protone si scrive:

2 2
− ∇ ψ(r, θ, φ) + U (r)ψ(r, θ, φ) = Eψ(r, θ, φ) .

Per quanto visto nella sezione precedente la ψ è fattorizzabile come R(r)Y&,m (θ, φ); la parte angolare
Y&,m (θ, φ) R(r) deve soddisfare all'equazione
è data dalle (3.8) e la

   
1 d 2 dR 2µ e2 R
2
r + 2 E+ R = 8(8 + 1) 2 . (3.9)
r dr dr  4π0 r r
3.2 L'atomo d'idrogeno 24

2
Denito il raggio di Bohr a0 = 4π0 e2 µ  53 pm, si ha che le soluzioni radiali sono quantizzate:
&
Rnl (r/a0 ) = Nnl e−r/2a0 (r/a0 ) L̃2l+1
n+1 (r/a0 )

dove Nnl è un coeciente di normalizzazione e gli L̃ sono detti polinomi di Laguerre. Solo le soluzioni
con n > l sono accettabili.
Con i loro numeri quantici, le soluzioni dell'equazione di Schrödinger per l'atomo d'idrogeno possono
venire scritte
ψn,l,m (r, θ, φ) = Rn,l (r)Θ&,m (θ)Φm (φ)
dove gli indici n, l, m& sono i numeri quantici necessari a descrivere le soluzioni. I numeri quantici
permessi sono:

n numero quantico principale 1, 2, 3, ...


8 numero quantico del momento angolare 0, 1, 2,...,n−1
m& numero quantico magnetico 0, ±1, ±2, ..., ±l .

Di seguito elenchiamo le funzioni d'onda corrispondenti ai primi numeri quantici.


Capitolo 5

La sica quantistica in un quadro


(in)formale
Non vi era evidenza che la topologia naturale degli spazi hilbertiani consentisse di render conto
dell'apparizione dell'atto libero; non era neppure certo che al momento si potesse porre il problema, se
non in termini estremamente metaforici.
Michel Houellebecq
Le particelle elementari

L'assiomatizzazione della sica quantistica è una sda che è stata lanciata da alcuni fra i più grandi
ingegni del secolo (Heisenberg, Bohm, von Neumann solo per citarne alcuni). Il fatto che esistano ancor
oggi accese discussioni chiarisce che non esiste una soluzione che abbia raccolto consenso universale.
Questo capitolo non ha l'ambizione di formalizzare un'assiomatica, ma solo di inquadrare in un quadro
formale più soddisfacente gli elementi per i quali un'euristica è stata formulata nei capitoli precedenti.

5.1 Funzione d'onda e spazi di Hilbert

Nell'interpretazione probabilistica di una funzione d'onda Ψ(r, t) di una particella, il dierenziale

|Ψ(r, t)|2 dV = Ψ∗ (r, t)Ψ(r, t) dV (5.1)

rappresenta la probabilità di trovare la particella nel volume dV , intorno del punto r, al tempo t. La
probabilità complessiva di trovare la particella da qualche parte nello spazio è uguale a 1, e dunque
dev'essere: 
dV |Ψ(r, t)|2 = 1 (5.2)

dove l'integrale si estende su tutto lo spazio accessibile alle particelle. Per poter imporre la condizione di
normalizzazione, ci riconduciamo allora allo studio dell'insieme L2 delle funzioni a quadrato sommabile,
ossia l'insieme delle funzioni per le quali l'integrale (5.2) converge.

L'insieme L2 spazio vettoriale sul campo dei numeri complessi C; infatti:


ha la struttura di

• ∃ un'addizione + interna a L2 tale che (L2 ,+) è un gruppo abeliano, ossia:


5.2 Osservabili e operatori 81

è commutativa;

è associativa;

ammette un unico elemento neutro (detto zero e indicato con 0);


∀ Ψ ∈ L2 ∃ Φ ∈ L2 tale che Ψ + Φ = 0; Φ è detto opposto di Ψ e indicato con −Ψ;
• ∃ una moltiplicazione degli elementi di L2 per uno scalare, cioè un elemento del campo, tale che:
è distributiva rispetto all'addizione: ∀ c, c1 , c2 ∈ C, Ψ, Ψ1 , Ψ2 ∈ L2
c(Ψ1 + Ψ2 ) = cΨ1 + cΨ2 ;
(c1 + c2 )Ψ = c1 Ψ + c2 Ψ;
vale la proprietà: ∀ c1 , c2 ∈ C, Ψ ∈ L2
c1 (c2 Ψ) = (c1 c2 )Ψ.

Su L2 deniamo il prodotto scalare (Ψ, Φ) come



(Ψ, Φ) = dV Ψ∗ (r, t)Φ(r, t) (5.3)
V

il quale è tale che ∀ Ψ, Φ1 , Φ2 ∈ L2 , λ1 , λ2 ∈ C :


• (Ψ, Φ) = (Φ, Ψ) ;

• (Ψ, λ1 Φ1 + λ2 Φ2 ) = λ1 (Ψ, Φ1 ) + λ2 (Ψ, Φ2 ).


2
e induce su L2 la norma |Ψ| = (Ψ, Ψ) ≥ 0.

Uno spazio vettoriale normato è detto spazio di Hilbert; allora possiamo dire che L2 è uno spazio di
Hilbert su C (con la norma quadrata | Ψ |2 ).
Osserviamo che vale la disuguaglianza triangolare di Schwarz:

| Ψ + Φ |2 ≤ | Ψ |2 + | Φ |2 .

5.2 Osservabili e operatori

Un operatore lineare M̂ su L2 è un ente matematico che associa a una funzione Ψ di L2 la fun-


zione Ψ tramite una corrispondenza lineare M̂ : Ψ = M̂ Ψ tale che ∀ Ψ1 , Ψ2 ∈ L2 , λ1 , λ2 ∈ C
M̂ (λ1 Ψ1 + λ2 Ψ2 ) = λ1 M̂ Ψ1 + λ2 M̂ Ψ2 .

Vogliamo ora rappresentare gli osservabili tramite operatori, cosicché come ad uno stato sico corri-
sponde una funzione d'onda Ψ(r, t), così all'operazione di misura corrisponda un operatore lineare M̂ .
Richiediamo che tale operatore lineare sia hermitiano (o autoaggiunto).

5.2.1 Operatori hermitiani


Si denisce operatore aggiunto di M̂ l'operatore M̂
+
tale che

∀ Ψ, Φ ∈ L2 (M̂ + Ψ, Φ) = (Ψ, M̂ Φ) (5.4)

Un operatore lineare M̂ si dice autoaggiunto o hermitiano se M̂ + = M̂ , cioè se ∀ Ψ, Φ ∈ L2


(M̂ Ψ, Φ) = (Ψ, M̂ Φ) (5.5)
5.2 Osservabili e operatori 82

ovvero  
dV Ψ∗ (M̂ Φ) = dV (M̂ Ψ)∗ Φ (5.6)

Si deniscono anche la somma e il prodotto di operatori, nel modo seguente:


Somma:

C = (Â + B)
 è tale che
∀ Ψ ∈ L2  = (Â + B)Ψ
CΨ  = ÂΨ + BΨ (5.7)

Consegue dalla denizione di operatore aggiunto che la somma di due operatori hermitiani è ancora un
operatore hermitiano.
Prodotto:

C = (ÂB)
 è tale che
∀ Ψ ∈ L2  = (ÂB)Ψ
CΨ  = Â(BΨ)
 (5.8)

Da questa denizione segue che l'operatore aggiunto del prodotto di due operatori  +
(ÂB) è  + Â+ .
B
Infatti:
 

(Ψ, (ÂB)Φ) = ∗
dV Ψ (Â(BΦ)) ==  =
dV (Â+ Ψ)∗ (BΦ)
V V

= dV (B + (Â+ Ψ))∗ Φ = ((B
 + Â+ )Ψ, Φ)
V

Osserviamo che, in generale,  = (B


(ÂB)  Â). Per esempio,

px (xΨ) = x(
 px Ψ)

poiché  
∂(xΨ) ∂Ψ
−i = x −i
∂x ∂x
Vediamo due esempi di operatori autoaggiunti.
Esempio 1. L'operatore posizione rˆ, corrispondendo a una terna di numeri reali, è hermitiano.
Esempio 2. L'operatore quantità di moto pˆ = −i∇, è hermitiano.
Dato che pˆ = (p̂x , 0, 0) + (0, p̂y , 0) + (0, 0, p̂z ), limitiamoci a dimostrare che p̂x (per esempio) è
autoaggiunto:

 +∞    +∞  
∂Φ(x) ∂Ψ∗
(Ψ, p̂x Φ) = dx Ψ∗ (x) −i = [Ψ∗ Φ]+∞
−∞ − dx −iΦ(x) =
−∞ ∂x −∞ ∂x
 +∞  ∗
∂Ψ(x)
= dx −i Φ(x) = (p̂x Ψ, Φ)
−∞ ∂x
+∞
poiché [Ψ∗ Φ]−∞ = 0 dal momento che le due funzioni sono a quadrato sommabile.

5.2.2 Relazioni di commutazione


Si denisce commutatore di due operatori  e B l'operatore [Â, B]
 − (talora più brevemente indicato
come [Â, B]) mediante la relazione [Â, B]− = (ÂB − B Â), e si dice che due operatori commutano
   
quando il loro commutatore è l'operatore nullo.
5.3 Notazione di Dirac 83

Il commutatore di due operatori è hermitiano solo quando è l'operatore nullo. Se i due operatori  e

B sono autoaggiunti, si ha infatti:

 + = (ÂB
[Â, B] −B  Â)+

=B + = B
 + Â+ − Â+ B  Â − ÂB
 = −[Â, B]
−

Analogamente, si denisce anticommutatore di due operatori  e B l'operatore [Â, B]


 + come [Â, B]
+=
+B
(ÂB  Â), che è sempre autoaggiunto se i due operatori  e 
B sono autoaggiunti. Si ha infatti:

 + = (ÂB
[Â, B] +B  Â)+
+

=B + = B
 + Â+ + Â+ B  Â + ÂB
 = [Â, B]
+

Osserviamo che
= 1  + + 1 [Â, B]
−
ÂB [Â, B]
2 2
e dunque che il prodotto di due operatori hermitiani è hermitiano se e solo se gli operatori commutano.
Ân di un operatore è un operatore autoaggiunto.
In particolare, la generica potenza
Esempio 3.  r) = p2 /2m + U (r) = −2 ∇2 /2m + U (r) è hermitiano,
L'operatore hamiltoniano H(
perché lo sono la somma e le potenze di operatori hermitiani.

5.3 Notazione di Dirac

Nella notazione di Dirac per gli spazi vettoriali, un vettore dello spazio è identicato dal simbolo | Φ >,
ed è chiamato ket, mentre il simbolo < Ψ | è chiamato bra.
La loro giustapposizione forma il bracket < Ψ | Φ >, che rappresenta il prodotto scalare dei due
vettori: 
< Ψ | Φ > = (Ψ, Φ) = dV Ψ∗ Φ .

In questa notazione, ogni operatore  agisce su un ket | Φ > , e lo trasforma nel ket  | Φ > , e
dunque 
< Ψ | Â | Φ > = dV Ψ∗ (ÂΦ) .

Il duale di  | Φ > è [  | Φ > ]∗ = < Â Φ | .

5.4 Autovalori e autovettori di operatori hermitiani

5.4.1 Valore d'aspettazione


Allo scopo di rappresentare le funzioni d'onda, l'insieme L2 risulta, da un punto di vista sico, troppo
grande: le funzioni d'onda devono possedere alcune proprietà di regolarità, in relazione al signicato
2
attribuito a |Ψ(r, t)| .
Possiamo validamente ritenere che le funzioni Ψ(r, t) adatte a denire gli stati sici siano denite
in qualunque punto interno al dominio (esclusi al più punti di frontiera a misura nulla), continue, e
dierenziabili innite volte (per esempio, lo stato la cui funzione d'onda fosse discontinuo in un dato
punto dello spazio non ha signicato sico, dato che nessun esperimento ci permette di avere accesso
−30
a fenomeni reali su scala molto piccola, dell'ordine di 10 m). Possiamo anche ridurci a considerare
5.4 Autovalori e autovettori di operatori hermitiani 84

le funzioni d'onda che hanno un dominio limitato (per avere la certezza che una particella possa essere
trovata dentro una regione nita dello spazio, per esempio dentro un laboratorio).
Senza dare una lista precisa e completa di queste condizioni supplementari, chiamiamo H l'insieme
(contenuto in L2 ) delle funzioni d'onda adatte a descrivere le evidenze siche.

Formuliamo a questo punto due postulati.

• Lo stato di una particella ad un tempo t è rappresentato da una funzione d'onda (un ket) | Ψt (r) >
∈ H.
• L'operazione di misura è rappresentata dall'applicazione di un operatore hermitiano  ad un ket:

 | Ψt (r) >
e il valore di aspettazione (valore medio o valore atteso) di una operazione di misura è

A = < Ψt (r) | Â | Ψt (r) > .



Si dice che l'operatore  è in sandwich nel bracket < Ψt (r) |  | Ψt (r) > (= V dV Ψt (r)∗ ÂΨt (r)).
Osserviamo che il formalismo che abbiamo scelto è tale che i risultati delle misure sono numeri reali;
infatti:

Lemma 1 ∀ Ψ, Φ ∈ H < Ψ | Â | Φ > = < Φ | Â+ | Ψ >∗


Dimostrazione.
< Ψ | Â | Φ > = < Ψ | ÂΦ > = < ÂΦ | Ψ >∗ =
= < Φ | Â+ Ψ >∗ = < Φ | Â+ | Ψ >∗

Teorema 1 Il valor medio A di un'osservabile  è reale.
Dimostrazione. Grazie al Lemma 1 e all'hermiticità di Â
A = < Ψ | Â | Ψ > = < Ψ | Â+ | Ψ >∗
= < Ψ | Â | Ψ >∗ = A ∗

Si denisce lo scarto (spread) ∆ dell'operatore  la dierenza ∆ =  − A; esso indica quanto una
singola misura si discosti dal valore di aspettazione. Evidentemente ∆ è hermitiano quando lo è Â, e
2
in quel caso lo è anche (∆Â) .

Osserviamo che (∆Â)2 = < Ψ | (∆Â)2 | Ψ > ≥ 0 (forma semidenita positiva).


Siamo ora interessati a cercare quegli stati ΨA per i quali lo scarto si annulla (ove A è una costante),
cioè tali che:
< ΨA | ∆ | ΨA > = 0
Dato che ipotizziamo che < Ψ | Ψ > = 1,
(Â − A) | Ψ > = 0 ⇒ < Ψ | (Â − A) | Ψ > = 0 ⇒ Â | Ψ > = A | Ψ >
cioè vogliamo risolvere l'equazione agli autovalori

 | Ψ > = A | Ψ >
con A una costante (reale!).
Postuliamo allora:
5.5 Sviluppo in serie di un operatore 85

• che i possibili risultati di una misura siano gli autovalori dell'operatore che la rappresenta (cioè che
 | Ψ > = A | Ψ >), e

• che immediatamente dopo la misura che ha dato come risultato l'autovalore A il sistema sia in uno
stato corrispondente a quell'autovalore.

Sia Ai , i ∈ N l'insieme degli autovalori dell'operatore Â.


Teorema 2 Le autofunzioni relative ad autovalori diversi sono ortogonali.
Dimostrazione. Siano Ψm , Ψn, Am , An tali che n = m ⇒ Am = An e
 | Ψm > = Am |Ψm >  | Ψn > = An |Ψn >
Allora

An < Ψn | Ψm > = < Ψn | Â | Ψm > = Am < Ψn | Ψm >


⇒ 0 = (An − Am ) < Ψn | Ψm >
⇒ < Ψn | Ψm > = 0 ∀ m = n .✷
Con la opportuna normalizzazione, si ottiene che

< Ψn | Ψm > = δmn


dove δmn è la funzione delta di Kronecker, che vale 1 se m = n e 0 se m = n.
Naturalmente alcuni autovalori possono essere degeneri, e corrispondere a più autovettori indipendenti.

5.5 Sviluppo in serie di un operatore

Si dimostra che le autofunzioni di un operatore hermitiano costituiscono una base completa per lo spazio
di Hilbert delle possibili funzioni d'onda a un tempo t. A partire da una base completa, è sempre possibile
costruire una base ortonormale dello spazio (metodo di Gram-Schmidt), sicché

I= | Ψm > < Ψm | . (5.9)
m

(relazione di completezza).
Questo signica che una qualunque funzione d'onda può essere rappresentata in questa base
ortonormale da un'unica combinazione lineare degli elementi della base:
 
|Ψ >= | Ψm > < Ψm | Ψ > = cm | Ψ m >
m m

(i < Ψ m | Ψ > = cm sono numeri).


La normalizzazione del modulo quadro della |Ψ > a 1 equivale a una relazione sulle cm :
 
2
1 =< Ψ|Ψ >= < Ψ| Ψm > < Ψm |Ψ >= |cm | ,
m m

e la probabilità di ottenere da una misura l'autovalore am vale

Pm = | < Ψm |Ψ > | = |cm |2 .


2

Inoltre, esistono coecienti amn = < Ψm | Â | Ψn > tali che:


 
 | Ψ > = | Ψm > < Ψm |  | Ψn > < Ψn | Ψ > = amn cn | Ψm > .
mn m,n

[amn ] è una matrice quadrata (innita), che rappresenta l'operatore  sullo spazio di Hilbert L2 in forma
matriciale; lecn sono una n-tupla di componenti del vettore che rappresenta la |Ψ >.
5.6 Misura simultanea di osservabili diverse 86

5.6 Misura simultanea di osservabili diverse

Siano  e 
B due operatori hermitiani; deniamo resto di commutazione di  e B l'operatore C tale che
 − = iC
[Â, B] 

Osserviamo che 
C è hermitiano:

 = 1 [Â, B]
C −
i
⇒ + = − 1 [Â, B]
C  + = − 1 (−[Â, B]
 − ) = 1 [Â, B]
−=C 

i i i
Si ha anche che

 − = [(Â − A), (B
[∆Â, ∆B]  − B)]− =
 
= (Â − A)(B  − B) − (B  − B)(Â − A) =
 
 − AB
= (ÂB  − B Â + AB) − (B  Â − B Â − AB
 + AB) =

= (ÂB −B  Â)


=⇒ [∆Â, ∆B]  − = iC
 − = [Â, B] 

Sia I(α) =  2
dV |(α∆ − i∆B)Ψ| con un generico α ∈ R; I(α) ≥ 0∀ α ∈ R.
Allora
  ∗  
I(α) = dV 
(α∆ − i∆B)Ψ 
(α∆ − i∆B)Ψ =
  
= dV 
Ψ∗ (α∆ + i∆B)(α∆  Ψ=
 − i∆B)
    
= dV   − ∆Â∆B)
Ψ∗ α2 (∆Â)2 + iα(∆B∆  + (∆B)
 2 Ψ =
    
= dV Ψ∗ α2 (∆Â)2 + αC  + (∆B)
 2 Ψ ≥0

In più,
    
0 ≤ I(α) = dV  + (∆B)
Ψ∗ α2 (∆Â)2 + αC  2 Ψ =

 2 |Ψ> +α<Ψ|C
= α2 < Ψ | (∆Â)2 | Ψ > + < Ψ | (∆B) |Ψ>=
 
C
= (∆A)2 α2 + α + (∆B)2 =
(∆A)2
 2
 2
2 C C C
= (∆A)2 α + α + + (∆B)2 − =
(∆A)2 4(∆A)4 4(∆A)2
 2 2
C C
= (∆A)2 α + + (∆B)2 − ∀α∈R
2(∆A)2 4(∆A)2
2 2
C C
⇒ (∆B)2 − ≥0 ⇔ (∆A)2 (∆B)2 ≥ .
4(∆A)2 4
5.7 Evoluzione temporale dei valori medi 87

Questo signica che se due osservabili non commutano tra loro, non possono essere misurate
contemporaneamente con precisione arbitraria.

Esempio. Posizione e quantità di moto.


         
∂ ∂x· ∂ ∂ ∂
] =
[p̂x x −i , x = −i − x −i = −xi + 1(−i) − x −i = −i
∂x ∂x ∂x ∂x ∂x

dunque

2
(∆px )2 (∆x)2 ≥
4
che può scriversi come


∆px ∆x ≥
2
(principio di indeterminazione di Heisenberg per posizione e impulso).

5.6.1 L'operatore momento angolare


In analogia con la meccanica classica, l'operatore momento angolare è denito dalla

ˆ
L = rˆ × pˆ .

Si osserva che l'operatore è hermitiano. Il quadrato dell'operatore

L̂2 = L̂2x + L̂2y + L̂2z

è anch'esso hermitiano.
Valgono le seguenti proprietà di commutazione:
     
L̂x , L̂y = iL̂z ; L̂y , L̂z = iL̂x ; L̂z , L̂x = iL̂y
 
L̂2 , L̂x = [L̂2 , L̂y ] = [L̂2 , L̂z ] = 0

e quindi è impossibile misurare contemporaneamente con precisione due componenti diverse del momento
angolare, mentre è possibile misurare contemporaneamente con arbitraria precisione il quadrato del
momento angolare e la proiezione su un asse coordinato.

5.7 Evoluzione temporale dei valori medi

Si postula che

• L'evoluzione temporale di uno stato sia regolata dall'equazione di Schrödinger


i |Ψ >= Ĥ|Ψ > ,
∂t

con Ĥ denito come nel capitolo precedente, e con le denizioni di momento e posizione del capitolo
precedente.
5.8 Simmetrie 88

Consideriamo un operatore hermitiano  non esplicitamente dipendente dal tempo. Il valor medio
della quantità A dipenderà in generale dal tempo tramite la

     
∂ Ā ∂ ∂Ψ     ∂Ψ
= < Ψ | Â | Ψ >=  Â  Ψ + Ψ  Â 
∂t ∂t ∂t ∂t

e, poiché dall'equazione di Schrödinger i∂Ψ/∂t = ĤΨ e Ĥ è hermitiano,

       −i         i 
dĀ −i     i    
= ĤΨ  Â  Ψ + Ψ  Â  ĤΨ = ΨĤ  Â  Ψ − Ψ  Â  ĤΨ =
dt    
i  i
= < Ψ|Ĥ Â|Ψ > − < Ψ|ÂĤ|Ψ > = < Ψ|[Ĥ, Â]|Ψ >
 
Quindi
dĀ i
= [Ĥ, Â] .
dt 

5.7.1 Commutazione con l'Hamiltoniano e invarianza


Come corollario del fatto che la derivata del valore di aspettazione di un'osservabile rispetto al tempo
è il valore di aspettazione del commutatore dell'Hamiltoniano con l'operatore associato all'osservabile
si ha il fatto che se un operatore commuta con l'hamiltoniano il valore di aspettazione dell'osservabile
associata è una costante del moto. Questo fatto mostra un'interessante analogia con il teorema di Nöther
in meccanica classica.
In particolare l'Hamiltoniano commuta con se stesso; quindi, se non è dipendente esplicitamente dal
tempo, l'osservabile ad esso associata (l'energia) si conserva.
Se ∂U/∂x = 0 l'operatore pˆx commuta con Ĥ ; proprietà analoghe valgono per pˆy e pˆz . In assenza di
forze esterne, la quantità di moto si conserva.
In presenza di forze centrali, dunque dipendenti solo da r,il momento angolare (che in coordinate
polari sferiche è funzione soltanto di θ e φ) commuta con l'hamiltoniano: dunque il momento angolare
si conserva.

5.8 Simmetrie

Se l'hamiltoniano è invariante per l'applicazione di un operatore di simmetria, esso commuta con


l'operatore stesso (quindi è denibile una opportuna costante del moto: ritroviamo il teorema di Nöther).
Ciò ha un'applicazione particolare nel caso delle cosiddette simmetrie discrete, che cioè hanno un
numero nito di autovalori.
Consideriamo ad esempio l'operatore parità Π che agisce sulla base r mediante la trasformazione
Π|r >= | − r >

(in pratica scambia le coordinate r con −r ). L'operatore è tale che

Π2 = I

e dunque ammette autovalori ±1. Un hamiltoniano invariante per riessione conserva la parità.
Analoghe considerazioni possono farsi per operatori come la coniugazione di carica C che scambia le
cariche delle particelle.
5.9 Rappresentazione 89

5.9 Rappresentazione

Cambiare rappresentazione signica cambiare base.

Teorema 3 Se due operatori  e B̂ commutano, e se |ψ > è un autovettore di Â, allora B̂|ψ > è anche
autovettore di  con lo stesso autovalore.
Si ha infatti
Â|ψ >= A|ψ >⇒ B̂ Â|ψ >= AB̂|ψ >
e dunque, sfruttando la commutazione

Â(B̂|ψ >) = A(B̂|ψ >)


Ma allora (B̂|ψ >) è proporzionale a |ψ > nel caso non degenere, o comunque appartiene allo stesso sot-
tospazio nel caso degenere: dunque se due osservabili commutano si può costruire una base ortonormale
per lo spazio H a partire da autovettori comuni ai due operatori.
In generale due operatori non commutano: dunque un cambiamento di rappresentazione costituisce un
cambiamento di base. Questo cambiamento può essere realizzato utilizzando le relazioni di completezza
(5.9).
Due rappresentazioni particolarmente utilizzate sono quelle sulla base r degli autovettori della posizione
e sulla base p degli autovettori del momento.

5.9.1 Insiemi completi di osservabili compatibili


Per denizione un insieme di osservabili costituisce un insieme completo di osservabili compatibili se:

• Tutte le osservabili commutano a coppie;

• Specicare gli autovalori di tutte le osservabili determina un unico autovettore (a meno di fattori
moltiplicativi): l'insieme di osservabili rimuove la degenerazione.

Problemi

1. Per l'operatore momento angolare, calcolare i seguenti commutatori:


 
• L̂2 , L̂x
 
• L̂x , L̂y
 
• L̂x , L̂z

2. Per una particella di massa m sottoposta a una forza gravitazionale, tale che

pˆ2 mM
Ĥ = −G
2m r
con G e M costanti, dimostrare che il momento angolare rispetto all'origine si conserva.