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L'Outdoor Training e i processi di apprendimento immersivi

Vito Francesco De Giuseppe

Abstract

Ma noi per Outdoor training cosa intendiamo?


La definizione di Apprendimento per metafora non è sufficiente. Infatti, questa si caratterizza per
due modalità fondamentali: indoor e outdoor.
Indoor per attività al chiuso, cioè che si esplicano in strutture al chiuso, come può essere una cucina,
o una qualunque altra attività che si svolge in luoghi chiusi, Outdoor per attività che si svolgono
all'aperto come attività di pesca, andare in barca, o riprodurre cicli di addestramento militare.
Per entrambe le modalità c'è però una caratteristica comune: l'immersività.
Il soggetto è immerso per ventiquattro ore su ventiquattro in un ambiente per lui nuovo che lo
costringe ad abbandonare gli abituali schemi di pensiero e comportamentali, per adottarne nuovi e
per lui non
consueti.
Il momento del training, indoor o outdoor che sia, diventa così un momento di frattura che crea uno
stato di crisi, inteso come situazione destrutturante necessaria per operare una ristrutturazione
cognitiva, cui consegue una ridefinizione delle catene comportamentali che entrano a far parte
dell'esperienza del soggetto e che ampliano il range di scelte che questi ha a disposizione, in termini
di risposta agli stimoli che percepisce.
In realtà l'outdoor training costituisce il framework nel quale si opera per raggiungere l'obiettivo
stabilito nell'intervento.
La metafora può quindi essere definita l'applicazione del focus dell'intervento attraverso il modello
operativo dell'intervento stesso?
La formula immersiva dovrebbe permettere ai soggetti cui è diretto l'intervento di raggiungere gli
obiettivi prefissati.

Formazione Outdoor

L'Outdoor training è una forma particolare di apprendimento esperienziale che si caratterizza per
essere strutturata come attività di gruppo. Attraverso il suo utilizzo si cerca di definire e creare
quella consapevolezza che nasce dal riconoscimento di qualità comportamentali e relazionali
importanti per l'individuo e per l'intero gruppo nel quale esso è inserito, con l'impiego di tecniche
che prevedono esperienze dirette e di simulazione in attività concrete realizzate nel “qui e ora”,
inteso come intervallo formativo di riferimento.

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I punti focali dell'Outdoor Training si fondano sull'approccio ecologico relativo al contesto, che
deve essere naturale, sull'utilizzo di attività in cui il corpo, la fisicità e la manualità sono il mezzo
attraverso i quali è veicolato il contenuto della formazione.
Altri punti fondanti la formazione Outdoor sono:
 L’attenzione posta sui contenuti e sulle modalità di gestione della sfera emotiva e relazionale
dell'individuo e del gruppo;
 L’impiego del gruppo come strumento per promuovere lo sviluppo individuale;
 La crescita del senso di autostima e di autoefficacia;
 La fiducia nel gruppo e nelle potenzialità di crescita, intesa in senso evolutivo, del gruppo
stesso. (Liuzzi, 2006).
Numerose sono le attività e iniziative che ricadono sotto la definizione di outdoor. Tra queste
troviamo le attività di survival, in altre parole attività estreme che prevedono performances sportive
o di sopravvivenza in contesti naturali altrettanto estremi; l'adventure training, analogo al
precedente ma caratterizzato da una minore difficoltà e da una maggiore componente sportiva e
agonistica. Anche l'animazione e le Outdoor “small tecniques” (Bettinelli, 2003) rientrano tra le
attività outdoor, con queste ultime che hanno il pregio di essere facilmente trasportabili e utilizzabili
per focalizzare obiettivi formativi anche in aula.
La formazione outdoor utilizza situazioni di vita reale in cui si possono sperimentare e misurare
abilità e lacune attraverso un approccio cooperativistico e collaborativo.
Le operazioni utilizzate nell'Outdoor Training per attivare processi di apprendimento sono:
 Improvvisazione
 Adattamento a situazioni avverse
 Apprendere dall'esperienza;
 Agire, sperimentare, relazionarsi in un contesto.
In seguito a tali operazioni si creano le condizioni in cui l'individuo può:
 Trovarsi di fronte a difficoltà, imprevisti e per superarli contare sulle proprie capacità;
 Scoprire che si possono superare situazioni che si pensava di non essere in grado di
affrontare.

Outdoor Training

Il modello formativo più completo, quello inteso come Outdoor Training in senso stretto, cui si fa
riferimento quando si parla di Outdoor Training, è l'Outdoor Training Experience (OTE), strutturato
in attività esperienziali, progettate e sequenziate per raggiungere obiettivi formativi.
Il modello di apprendimento è caratterizzato dalla costante analisi e discussione della risposta
comportamentale susseguente all'esposizione allo stimolo, al fine di raggiungere l'obiettivo
formativo.
L'Outdoor Training è un modello di formazione centrato sullo sviluppo delle competenze personali
e di gruppo all'interno di sistemi organizzati.
Esso costituisce un momento di frattura che crea uno stato di crisi, inteso come situazione
destrutturante necessaria per operare una ristrutturazione cognitiva, cui consegue una ridefinizione
delle catene comportamentali. Queste entrano a far parte dell'esperienza del soggetto e ampliano il
range di scelte che questi ha a disposizione, in termini di risposta agli stimoli che percepisce.
Diventa perciò un modello di tipo multidimensionale perché permette, all'interno di un intervallo
temporale limitato, di acquisire un elevato numero di unità comportamentali stimolo-risposta che,
se utilizzati in un adeguato processo di elaborazione, possono avviare una revisione critica d’intere
aree della personalità, dando vita a quella che in psicologia è definita “esperienza emotiva
correttiva”. Questa permette al soggetto di diventare "partner cooperante” (Balint, 1968), attraverso
un processo definito di “experiential learning”.

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Con questo termine si definisce l'apprendimento derivante dall'esperienza, in altre parole informale
e che deriva dagli stimoli esperiti dal soggetto durante l'arco di vita e dalle riflessioni effettuate su
di esse.
Da ciò emerge come l'experiential learning ponga come priorità l'acquisizione di competenze
dall'esperienza attraverso programmi informali e non certificati (Evans, 1992).

Variabili Psicologiche implementabili con l'Outdoor Training

L'esperienza, la necessità di apprendere dall'esperienza, nasce dal tentativo di superare la


dissonanza cognitiva sperimentata da un soggetto nella sua interazione con l'ambiente in cui vive.
Il concetto di dissonanza cognitiva fu teorizzato da Festinger (Festinger, 1954, 1957), un allievo di
Kurt Lewin, intorno alla metà degli anni cinquanta. Egli descrisse nella sua Teoria del Confronto
Sociale, come le persone traggano informazioni sulle proprie abilità e competenze dall'interazione
con l'ambiente e gli altri individui che lo abitano. Queste informazioni possono fare riferimento alla
realtà fisica che le circonda o al confronto con altre persone ed hanno lo scopo di produrre cornici di
senso e significato che modellano l'immagine di Sé delle persone e migliorano l'adattamento
dell'individuo all'ambiente.
La dissonanza cognitiva definisce l'incompatibilità per l'individuo di due informazioni che
percepisce e sperimenta come antitetiche tra loro.
Tale incompatibilità produce uno stato di tensione elevata e un conseguente stato di disagio che può
determinare reazioni fisiologiche (Zimbardo, 1969).
Lo stato d’incompatibilità tra le informazioni elicita, cioè induce il soggetto verso, una spinta
motivazionale, caratterizzata da sensazioni percepite come spiacevoli, tendente a ridurre lo stato di
disagio attraverso la mobilitazione di risorse emotive e cognitive. Questo processo risponde al
bisogno umano di strutturare un sistema di conoscenze che sia coerente.
L'intensità dello stato di dissonanza cognitiva è determinata dall'importanza che il soggetto
attribuisce a un’eventuale decisione da prendere. Per prendere una decisione, il soggetto si attiva per
acquisire.
Il numero di alternative che egli ha rispetto alla scelta da eseguire, il bilancio, polarizzato sull'asse
positivo - negativo, riguardo alle alternative da scegliere e le differenze tra le stesse, così come il
rinforzo positivo, inteso in senso skinneriano, determinano l'intensità della dissonanza che sarà
percepita come sempre più elevata al diminuire del rinforzo conseguito in seguito alla decisione
presa (Fontana, 1993).
Lo stato di conflitto emotivo indotto dalla dissonanza cognitiva determina quindi un'attività
creativa, conseguente al fatto che il soggetto si trova costretto e ridefinire, se non addirittura a
creare, nuove strategie e nuovi modelli comportamentali che gli consentano di superare lo stato di
difficoltà.
Importante appare quindi l'implicita conseguenza che l'incompatibilità informativa che determina la
dissonanza cognitiva sia in realtà una caratteristica fondamentalmente sociale, in altre parole il
conflitto è percepito emotivamente, ma si sviluppa sul piano socio-cognitivo.
Infatti, sono il significato socialmente condiviso dell'informazione in oggetto e quanto il soggetto,
individualmente sperimenta a entrare in conflitto.
Ad esempio, se per far parte di un gruppo, una situazione deve essere socialmente condivisa come
necessaria, ma il soggetto sperimenta solo sensazioni negative rispetto a tale situazione, il problema
per il soggetto consiste nell'integrare la sua rappresentazione individuale con quella concernente la
sua posizione all'interno del gruppo, riguardo alle determinanti socio-cognitive sia individuali, sia
del gruppo stesso, attraverso un'attività che è fondamentalmente socio-cognitiva (Mugny, Carucati,
1987).
Nel caso dell'Outdoor Training si tratta di un intervento di action-research secondo il modello di

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Lewin, in cui l'apprendimento esperienziale avviene non nel momento dell'azione, ma nel seguente
momento di riflessione sulle operazioni concretamente svolte, costituendo queste gli elementi su cui
basare quel processo di elaborazione dei propri agiti, necessario affinché possa verificarsi
l'esperienza emotiva correttiva che produce la ristrutturazione degli schemi cognitivi dell'individuo.
Lewin sostiene una reciprocità tra le regioni del campo cognitivo e le regioni dell'ambiente in cui il
soggetto è immerso. A ogni regione corrisponde una regione dell'ambiente e viceversa, costruendo
quindi una mappa che l'individuo modifica e rielabora in un continuo processo di test - retest nella
sua interazione con il mondo, in una continua negoziazione di senso e significato all'interno del
gruppo di appartenenza, diventando il gruppo parte integrante dell'ambiente (Lewin, 1980) e
strumento di adattamento.
Affinché il gruppo costituisca il mezzo per migliorare le competenze adattive dell'individuo,
l'approccio deve strutturarsi su una base collaborativa e cooperativistica, modulando il programma
formativo sull’effetto derivante dall'applicazione della teoria dello sviluppo prossimale di Vygotskij
(Vygotskij, 1992) e dello scaffolding di Bruner (Bruner, 1976), cioè nell'ampliamento delle aree di
sviluppo derivanti dall'interazione con un altro da Sé, che presenta una competenza più levata e che
permette quindi di superare compiti impossibili da superare individualmente.
Attraverso l'Outdoor training, le rielaborazioni psicologiche sono implementate attraverso variabili
come l'interazione con il gruppo, l'esposizione a uno stimolo stressante, l'induzione alla riflessione
sugli agiti, il coinvolgimento totale e globale del soggetto nell'esperienza formativa e la
simulazione.
Lo stress e la pressione psicologica derivante dall'impegno formativo costituiscono le leve che
motivano l'apprendimento esperienziale.

Apprendimento immersivo e simulazione

Da quello che sin qui si è detto, si deduce che la definizione di Apprendimento per metafora nel
caso dell'Outdoor training non è sufficiente. Infatti, l'Apprendimento per metafora si caratterizza per
due modi fondamentali: indoor e outdoor.
Con il termine Indoor s’indicano quelle attività che si esplicano in strutture al chiuso, come può
essere un'aula, una cucina, o una qualunque altra attività che si svolge in luoghi chiusi.
Per Outdoor invece s’intendono quelle attività che si svolgono all'aperto, fuori da un'aula formativa,
come ad esempio, attività di pesca, andare in barca, o riprodurre cicli di addestramento militare.
Per entrambe i modi c'è però una caratteristica comune: l'immersività.
Per apprendimento immersivo s’intendo un processo attraverso il quale l'acquisizione di un nuovo
schema cognitivo avviene per esposizione allo stimolo per un intervallo sufficiente a creare una
nuova risposta condizionata allo stimolo, producendo così nuovi scripts e nuove associazioni di
pensiero che, arricchendo il bagaglio di esperienze, vanno a creare il bacino strumentale cui
attingere per ottimizzare i processi di adattamento all'ambiente.
Il soggetto è immerso per ventiquattro ore su ventiquattro in un ambiente per lui nuovo, che lo
costringe ad abbandonare gli abituali schemi di pensiero e comportamentali, per adottarne nuovi e
per lui non consueti.
Altro elemento su cui si focalizzano le operazioni formative inerenti l'Outdoor training è la
simulazione.
Le simulazioni sono scenari interattivi in cui le variabili e le regole che ne determinano il
funzionamento sono manipolabili e controllabili direttamente.
Grazie all'utilizzo del programma di simulazione è possibile provare quali sono gli effetti e le
conseguenze causate dalle nostre azioni nell’ambiente di simulazione.
La simulazione può essere definita come una mappa della realtà il cui fine è di formare. In un
ambiente di simulazione vigono le stesse regole della realtà, per agire nella situazione di

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simulazione coerentemente alle dinamiche esistenti nella realtà. Si attuano così tutti i livelli di
apprendimento: conoscenza, sintesi, valutazione.
Le regole possono essere modificate per verificare gli effetti indotti dall'interazione con un
ambiente di simulazione, modificando di conseguenza il livello di apprendimento. Si può gestire
cioè una situazione sperimentale complessa in cui possono essere creati elementi nuovi utilizzati per
comprendere e modificare la realtà.
I vantaggi della simulazione consistono nella possibilità di avere un pieno controllo sulle variabili
d'ambiente e su quelle intervenienti prodotte dall'interazione tra gli agenti e l'ambiente, ottenendo
informazioni che consentono di ragionare sullo scarto tra i risultati attesi e quelli ottenuti dalle
azioni prodotte nella situazione simulata.
La simulazione non è comunque la realtà, ma è un suo modello rilevante per lo scopo del formatore
(De Giuseppe, 2009).
Nell'Outdoor Training la simulazione diventa lo strumento preferenziale per strutturare prove cui
sottoporre i formandi. Le situazioni simulate si caratterizzano per essere attuate all'interno di scenari
reali, in cui però le variabili che determinano la difficoltà della prova sono sotto lo stretto controllo
del formatore, che le può alterare al fine di determinare il livello di difficoltà cui sottoporre il
gruppo di formandi.
Nel caso dell'Outdoor training, la possibilità che la simulazione possa offrire un problema di
coerenza rispetto alla realtà si riduce al minimo, poiché la situazione simulata è comunque calata
all'interno di scenari reali nei quali il distanziamento tra ambiente formativo e ambiente di vita è
ridotto al minimo.

Modificazione dei patterns comportamentali

Le azioni e i comportamenti adottati da un individuo sono regolati da scopi, cioè sono intraprese ed
eseguite facendo riferimento a una rappresentazione del loro esito e in funzione dello stesso.
In questa visione lo stato regolatore del comportamento e lo stato percepito sono due
rappresentazioni in cui la prima definisce l'azione attraverso cui l'individuo cerca di adeguare
l'ambiente, mentre la seconda è la rappresentazione che l'individuo tenta di adeguare all'ambiente.
Il primo riguarda lo scopo, il secondo le conoscenze (Castelfranchi, Miceli, 2002).
Tale teoria fa riferimento al modello TOTE (Pribram, Galanter e Miller, 1960), in cui lo scopo è uno
stato da raggiungere, un indice definito con il termine di “set-point”.
Il confronto tra lo stato regolatore, cioè il set-point, e lo stato percepito, non forniscono solo
informazioni sulla loro eventuale differenza, ma quali e quante sono le caratteristiche delle
differenze.
Questo fornisce all'individuo, giacché sistema cognitivo, la mappa con cui orientare le proprie scelte
sull'adozione dell'azione più appropriata per risolvere un eventuale problema.
La possibilità di operare a livello delle rappresentazioni, permette all'individuo “agente” la
possibilità di operare sul piano inferenziale, cioè attraverso elaborazioni delle rappresentazioni.
Queste possono essere modificate con un dispendio di energia inferiore rispetto a quello che sarebbe
necessario se le operazioni si spostassero direttamente sul piano comportamentale.
Le modifiche delle rappresentazioni e i conseguenti risultati in merito al confronto tra gli stati
permettono la scelta dell'azione concreta più appropriata, un'economizzazione e un'ottimizzazione
delle risorse energetiche a disposizione dell'individuo.
Raggiungere uno scopo presuppone il dover effettuare una scelta tra più azioni, ma le azioni sono la
risposta a stimoli che possono essere interni, perché elaborazioni riguardo al confronto tra stati, o
esterni, cioè come risposta reattiva a determinati stimoli ambientali.
Nel caso di una risposta reattiva, come può essere il comportamento di attacco-fuga, che l'individuo
presenta rispetto a stimoli che percepisce ed elabora come pericolosi per la sua integrità, il

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comportamento è attivato senza una rappresentazione dello scopo.
Il comportamento attivato in conseguenza dell'elaborazione è finalistico senza essere intenzionale.
L'elaborazione degli stimoli, le risposte che l'individuo agisce in seguito alla percezione degli stessi,
costituiscono le basi attraverso le quali si costruiscono le catene comportamentali attraverso le quali
il soggetto interagisce con l'ambiente.
L'esposizione allo stimolo produce modificazioni degli stati psicofisiologici che fanno parte della
rappresentazione che l'individuo ha di se stesso, in seguito alla sua interazione con l'ambiente di
riferimento.
Gli stati sono indicativi di ciò che si definisce con il termine “emozioni”, che solitamente vertono su
qualcosa, e possono avere un oggetto e un destinatario.
La loro importanza sta nel fatto che esse sorvegliano e marcano gli scopi, facilitando l'adozione
delle attività che li perseguono.
La componente conativa dell'emozione, cioè il suo costituire l'innesco dell'azione, permette di
pensare a un circuito a feedback che unisca pensieri, stati interni e stati psicofisiologici, attraverso il
quale è regolato e modulato il comportamento umano e l'elaborazione della conoscenza come
derivato dell'esperienza corporea e multisensoriale.
Nell'Outdoor Training l'esposizione allo stimolo produce una modifica dello stato psicofisiologico,
in altre parole delle sensazioni esperite attraverso il sistema neurofisiologico.
Le sensazioni modulano una ristrutturazione dei processi interni, che a loro volta producono nuovi
schemi cognitivi, i quali creeranno nuovi agglomerati comportamentali, secondo uno schema che si
può definire come il circuito cognitivo di modificazione dei patterns comportamentali.

Circuito cognitivo di modificazione dei patterns comportamentali

Il pensiero, gli stati psicofisiologici e gli stati interni percepiti, colorati emotivamente, attivano un
circuito a feedback nel quale ogni elemento diventa rinforzo per gli altri attivando la spinta
motivazionale al cambiamento.
Tale spinta verso un migliore adattamento dell'individuo all'ambiente può essere sostenuto da inputs
pedagogici che adattano e integrano schemi biologici. Il raggiungimento di un equilibrio energetico
tendente all'omeostasi caratterizza i sistemi biologi, che poiché analogici, descrivono secondo una
curva di Gauss, l'andamento delle performance all'interno di un sistema autopoietico che ricade nel
dominio psicofisico dell'individuo stesso, ma vede nella relazione con l'ambiente, nello scambio
individuo-ambiente, il suo naturale piano di sviluppo evolutivo, sia sul versante ontogenetico, sia su

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quello filogenetico.
Nessuna struttura cognitiva è fine a se stessa, ma è funzionale alla determinazione e alla posizione
dell'individuo nell'ambiente in cui vive, diventando quest'ultimo risorsa esso stesso, ma restando
tale solo all'interno di uno schema di funzionamento in cui l'individuo si evolve in sintonia
armonica con le specifiche caratterizzanti l'ambiente stesso, che l'individuo percepisce, elabora e
restituisce in termini di comportamenti adattivi che incrementano il valore della relazione tra sé e
l'ambiente.
Il momento del training outdoor diventa così uno stato di crisi, inteso come situazione
destrutturante, condizione necessaria e sufficiente per operare una ristrutturazione cognitiva, cui
consegue una ridefinizione degli schemi cognitivi che entrano a far parte dell'esperienza del
soggetto e, permettendogli di avere nuove risposte agli stimoli percepiti.
In realtà l'Outdoor Training costituisce il framework nel quale si opera per raggiungere l'obiettivo
stabilito nell'intervento, che ha nell'ambiente formativo non una semplice location, un luogo
intercambiabile e ininfluente ai fini della formazione, ma il punto focale grazie al quale l'intervento
formativo si realizza.
L'ottica ecologica dell'intervento diventa quindi predominante e i pensieri, gli stati psicofisiologici e
quelli interni, le emozioni e le percezioni corporee a esse correlate, vedono nel corpo la chiave di
accesso all'interazione con l'ambiente, dove il fare concreto diventa manifestazione del pensiero e il
corpo, lo strumento attraverso il quale si agiscono e si sperimentano le emozioni che rinforzano i
patterns comportamentali adottati.

Metafora e fattori esperienziali d'apprendimento

Nell'Outdoor Training, uno degli strumenti più potenti utilizzati per attuare il programma formativo
è costituito dalla metafora.
La metafora è un artefatto che veicola un numero elevato di costrutti utilizzando pochi elementi del
linguaggio. Questo le conferisce una potenzialità trasformativa superiore ai singoli costrutti
veicolati.
La metafora può essere considerato di per sé uno spazio di riflessione, un elemento che modifica la
struttura cognitiva perché fattore esperienziale.
Essa è costruita in conformità a dati derivanti dall'esperienza diretta del soggetto, che amplia,
attraverso modalità analogiche, il senso e significato dell'esperienza stessa ad altri ambiti della
relazione con l'ambiente in cui vive.
Nella metafora troviamo uno slittamento di senso rispetto allo sforzo di inserirla all'interno di una
mappa concettuale, intesa quest'ultima come strumento di conoscenza organizzato sulle basi della
teoria omeomorfica della metafora aderente alla realtà (Lakoff, Johnson, 2004). Infatti, la
convenzionalizzazione della metafora le fa perdere i suoi effetti.
La metafora nasce nel linguaggio, nella tensione di rappresentare il mondo attraverso il linguaggio.
Secondo Vygotskij (Vygotskij, 1992), pensiero e linguaggio sono legati da un nesso che diventa
reciprocamente generativo: non ci sarebbe pensiero senza linguaggio e viceversa.
L'efficacia della metafora presuppone la condivisione dello schema di rappresentazione.
Questo definisce il vero fattore critico della metafora: la sua efficacia, tipico problema inerente alla
valutazione.
La metafora in ambiente pedagogico e formativo deve avere caratteristiche specifiche, al fine di
produrre cambiamento ed è costruita dal Formatore o indotta dal Formando.
La metafora pone un problema di trasferibilità cognitiva dei costrutti veicolati da un contesto a un
altro, tale difficoltà può essere affrontata attraverso l'utilizzo di mappe cognitive, le quali aumentano
i livelli di trasferibilità cognitiva dei costrutti.

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Se si riesce a produrre un'integrazione dell'utilizzo delle metafore con operazioni di
concettualizzazione, si ottengono effetti sulla formazione.
La metafora può quindi essere definita l'applicazione del focus dell'intervento attraverso il modello
operativo dell'intervento stesso.
La metafora, rispetto all'Outdoor Training, trova nella formula immersiva l'impiego che permette ai
soggetti cui è diretto l'intervento, di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Immaginiamo di voler creare un progetto formativo in cui l'attività di pesca è il mezzo attraverso il
quale implementare processi di apprendimento.
Le nuove strutture cognitive e i nuovi modelli comportamentali, sarebbero creati attraverso il far
parte di un gruppo che ha un identico obiettivo e che modula su quello il suo operare condiviso, nel
quale per quattro o cinque giorni una persona che fa il manager dovrebbe imparare a ragionare
come un pescatore e saper gestire l'imprevisto dell'imprevisto, come fanno i pescatori.
Se si vuole acquisire un nuovo modo di pensare, il soggetto deve vivere in quel modo per un
periodo abbastanza lungo da creare nuove risposte condizionate agli stimoli, producendo così nuovi
scripts e nuove associazioni di pensiero che, arricchendo il bagaglio di esperienze, andranno a
creare il bacino strumentale cui attingere per ottimizzare i processi di adattamento dei soggetti
all'ambiente in cui vivono.
Il soggetto dovrà essere immerso in un contesto strutturato, in cui le esperienze sono programmate
in maniera sequenziale, in modo da permettere ai formandi di sperimentare i vissuti e le esperienze
corporee dei veri pescatori. Non basta farli andare su una barca da pesca, ma bisogna farli vivere
come un pescatore, ventiquattro ore al giorno, per indurli a pensare come un pescatore quando esce
con la sua barca, quando sceglie dove lasciare le reti nel tentativo di pescare quanto più pesce
possibile, ritirarle al tempo giusto e dover affrontare anche l'eventuale negativo risultato prodotto da
una pesca andata male.
Dovranno in pratica essere implementate le strategie, in altre parole le strutture cognitive, che fanno
del pescatore il suo operare quotidiano, le sue strategie di problem solving, i suoi schemi mentali, i
suoi processi di elaborazione dei propri stati interni e psicofisiologici.
In un corso che ha come obiettivo quello di rimanere freddi, al fine di evitare modifiche delle
strategie al primo segno negativo, la metafora della pesca ha lo scopo di indurre uno stato che
permetta di pensare al lavoro che si svolge nei termini della stessa identica strategia utilizzata dai
membri di un equipaggio di un peschereccio, in un intervallo temporale scalabile dal breve al medio
periodo, in cui l'azione di pesca va inquadrata rispetto a un piano più generale, contestualizzato, in
cui l'interazione tra i membri dell'equipaggio è il nodo cruciale al fine di raggiungere il miglior
risultato possibile con il minor dispendio di energia.

Conclusioni

Analizzare, rilevare e agire la complessità mantenendosi concentrati sul compito è l'obiettivo


dell'impianto formativo dell'Outdoor Training, attraverso un modello di formazione, e di relativo
apprendimento multisensoriale, in cui l'approccio collaborativo e cooperativo è impiegato per
definire la struttura pedagogica dell'intervento.
L'analisi della complessità permette di creare mappe cognitive che possono essere elaborate in
termini di rappresentazioni e la metafora costituisce un esempio facilmente controllabile di
rappresentazione, ma se non facessimo capo al processo di generalizzazione, meccanismo di
funzionamento della struttura cognitiva umana, non potremmo probabilmente parlare di
apprendimento esperienziale o metaforico.
Infatti, è attraverso il potente strumento della funzione cognitiva della generalizzazione che gli
essere umani possono spostare interi gruppi d’informazioni da una regione all'altra del campo
cognitivo, attraverso operazioni procedurali che si caratterizzano, per essere scalabili, cioè

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utilizzabili a grandezze diverse senza dover modificare la struttura organizzativa delle informazioni,
in cui la relazione tra un concetto e tutti gli altri comporta la possibilità di un’equivalenza dei
concetti.
La generalizzazione è però un mezzo che non ha caratteristiche intrinseche definitorie, ma è
totipotenziale. Così come può creare ristrutturazioni cognitive che ampliano il bagaglio di
conoscenze di un individuo, possono produrre una cristallizzazione dei sistemi di credenze e di
valori, partendo da un'unica esperienza, come accade nel caso del “pregiudizio”, la cui reiterazione
dà vita allo “stereotipo”, indice primario della resistenza al cambiamento.
La direzione delle elaborazioni costruite grazie al processo di generalizzazione è prodotta dal
rinforzo costituito dalla partecipazione e cooperazione che si sviluppa all'interno di un gruppo che
condivide lo scopo.
L'uomo, poiché animale sociale, trova nella relazione tra i membri del gruppo le informazioni
necessarie a regolare gli stati interni e le rappresentazioni degli individui stessi.
Gli stati e le manifestazioni sono rappresentati attraverso il corpo, il quale diventa la chiave di
accesso a un modello formativo che vede nella relazione tra l'individuo e l'ambiente, il campo in cui
si gioca la possibilità di produrre cambiamento in termini adattivi per l'individuo, sullo sfondo di
una dialettica scientifica che ha nella biologia, nella pedagogia, nella psicologia e nell'ecologia
dell'intervento, lo scenario epistemologico in cui si attua un modello di formazione che ha
nell'azione lo scopo della sua esistenza.

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