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Univcr^U"^ oFCbica^o
Kiibraries

ARNALDO MOMIGLIANO

PRIME LINEE

DI

STORIA

DELLA TRADIZIONE MACCARAICA

TOEINO
Casa Editrice
Successore

GiovAisrjsri

Chiantore

Ermanno
-

Loesolier

1981

A]S;ro

ix

SI

PROPRIET LETTKRiJKIA

PRINTED

IN

ITALY

Citt di Castello

Tip.

Unione Arti

Grafiehe

1931-IX.

969719

BEEATA-OOEBIGE

pag.

17,

1.

11,

attenuarne

attennare

pag.

144,

1.

14,

uno

degli Sparciati

uno

degli Sparti tebani

identificati,
solito,

secondo

il

con

gli Sparziati

PREFAZIONE

Queste

Prime

linee di storia della tradizione macca-

baica sono un lavoro preparatorio alla Storia dei Maccabei a cui attendo. Il loro scopo
di

determinare

le

ca-

ratteristiehe delle varie fonti che noi possediamo, cercando

di stabilire quali relazioni intercorrano tra di loro, affinch


il

giudizio che dovr dare sugli elementi storici offerti

da

queste fonti sia sorretto


loro natura.
possibile

da una conoscenza intrinseca

della

Come ognuno
le

capisce, per d'altra parte

imgiu-

esaminare

caratteristiche di
il

una fonte senza


:

dicarne almeno in parte

valore storico

questa ricerca

non pu quindi prescindere da quella

visione dei fatti che


e

verr poi data nella Storia dei Maccabei


conoscibile soprattutto nell'esame dei

che ora ri-

documenti inseriti nel


il

I Maccabei. Tuttavia, ho cercato di indagare


sibile la

pia pos-

fonte in s con quell'interesse che viene dalla co-

scienza ormai diffusa in ognuno di noi che


rica

una

fonte sto-

prima di

tutto

scendere anche ad

una

breve analisi della

un documento umano. Ho voluto MegMUatli Anil

tiocbos

e dei

vari Giosefi medioevali, compreso

II

Mac-

cabei arabo, non solo per rendermi personalmente conto del


valore storico di queste opere,

ma

anche per liberarle da

6
certe

PRIME LINEE DI STORIA DBLL4 TRADIZIONE MAOOABAIOA


diffuse

opinioni,

per oui ad

es.

la

Meghillath An-

tioclios

sarebbe imparentata con l'origina/rio I


Giosefi

Maccabei

ebraico e i vari

conoscerebbero direttamente Gialio

sone di Cirene.

Su

questi testi

fatto indubbiamente poco;

ma

sarebbe necessario

che qualche orientalista di profesil

sione pubblicasse i testi inediti, come

Giosefo etiopico, ri-

publicasse criticamente
zioni,

i testi

contenuti solo in vecchie edi(1),

come

il

II Maccabei arabo

studiasse poi gli


le

uni

e gli altri nelle loro

peculia/nt linguistiche,

quali

potranno diventare un'ottima guida per scoprire l'origine


e

determinare la fortuna di queste opere. Allora anche noi,


il

sensa essere orientalisti, potremmo porta/re


tributo di ricerche.

nostro con-

Appunto

'perch il

mio scopo era subordinato alla storia

della realt e
il

non

alla storia della leggenda

vorrei che

lettore non dimenticasse

mai questa mia


i

intenzione

ho creduto di dover trascurare


cabei privi di portata storica.

minori accenni sui Mac-

Ho
terio

dato la bibliografia in fondo al libro con

il

cri-

per

me

abituale di citare solo quanto ho consultato e

mi

parso non del tutto inutile. INon ho voluto riempire


il

di citazioni

mio studio, perch in realt


cito

esso si

fonda

su pochi autori,

tra gli Italiani


gli

VArtom
Mese,
e
il
il

e special-

mente
sen,

il il

Motso, tra

stranieri
il

il

WellhauWillrich,

Meyer,

il

Kolbe,

Kahrstedt

poco persuasivo critico,

ma

appassionato suscitatore di pro-

(1)

Voglio qui indicare solo un errore, facile a capirsi, del testo


:

vulgato

sempre dato FiliqUs invece di Filipus (ofr. capp. IV,

VI

eto.),

creando cos un inedito generale siriaco Telioe invece del notissimo Filippo,

PREFAZIONE

7
risultati delle
il

Memi.

Ho

di solito sens'altro presupposto

ricerche altrui, per

non allungare
;

artificiosamente

lavoro,

che

non

di

divulgazione

perci ho trascurato o appena


luce suffi-

indicato gli aspetti dei


ciente

proMemi gi messi in
nomi
di

da

altri.

Mi

grato conchiudere ricordando


e

E.

8.

Arcul-

tom, G. Levi della Vida

M.

Guidi, alla cui vasta


:

tura ho potuto sempre rivolgermi meramente

prezioso

mi

fu

in particolare l'aiuto di G. Levi della Vida, mio pro-

fessore alla Scuola di Perfezionamento in

Boma, per

l'in-

terpretazione dei testi a/ramaici.

Boma, maggio
N. B.
dello
delle

1930.

Il testo di J, li e IV Maccabei, sempre citato dall'ed. SWETE, The Old Testament in Ch'eek v. Ili (Cambridge, 1 912). Il testo Antichit Giudaiche di Giuseppe Flavio citato dall'ed. del Nibse,

Mavii losephi Opera (Berlino, 1887 segg.).

I.

Il I

Maccabei e

le tradizioni affini

La

lotta vigorosa intrapresa dagii Ebrei contro

Se-

leucidi era stata s resa possibile dall'indebolimento pro-

gressivo del regno siriaco,

ma

aveva trovato

suoi

mo-

tivi e le sue energie in una impetuosa riviviscenza in-

terna del Giudaismo. Tale riviviscenza, di cui altrove


si

cercher di indagare pi a fondo la genesi, aveva in-

dicato che ormai gli Ebrei avevano raggiunto la piena

e intima consapevolezza che l'unica loro legge era la

Dio e che quindi non ci poteva essere in Israele altro governo se non quello della Legge stessa. Questa convinzione aveva potuto permettere che si sopportasse una supremazia straniera, quale era la tolemaica, che si faceva sentire da lontano senza intervenire nella vita interna del Giudaismo non poteva pi tollerare un do-

Legge

di

minio,

come

il

siriaco,

tormentato da due esigenze:


per grecizzarle,

ri-

durre a
d'altra

jtXsig

quante

citt potesse

ma

parte lottare contro le pretese autonomistiche

delle

jtA,8i5

medesime.

Politica contradditoria, latta per alienare simpatie di

Greci e di indigeni, incapace di trovare aiuti negli uni


e negli
altri,
:

destinata a

mandare

alla

rovina l'Impero

seleucidico

eppure politica inevitabile da parte di chi

10

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA

(ercava

mantenere uno Stato eterogeneo con


nleig,

il

greciz-

zarlo e per grecizzarlo lo costituiva in

le quali,

fossero greche o grecizzate, per la loro intrinseca natura

non sapevano rinunciare a quella principale causa


disgregamento dello Stato stesso,
clie

di

erano

le

autono-

mie comunali. Quando gii Ebrei si videro imporre questa politica, non poterono non trovarla ripugnante a ci
elle nelle loro

convinzioni era pi sacro, e insorsero, o

almeno insorse quella parte del popolo, die non solo conservava, ma rinnovava in continuo slancio di fede
la tradizione.

La

vittoria degli

Asmonei provocava una


necessariamente avere
lo

condizione nuova,

che doveva

importanza di primo ordine per


Israele.

sviluppo religioso di

Fino

alla vittoria la lotta era stata

per la Leg-

ge

e per quanto,

come

ben noto, da Geremia in poi

la intonazione

individualistica nel concepirla fosse an-

data aumentando, tuttavia essa era considerata sempre

norma per

l'

individuo come per lo Stato, e solo perch

la vita statale era paralizzata, l'aspetto individuale della

Legge prendeva il sopravvento. Con la vittoria degli Asmonei e il loro continuo sforzo verso l' indipendenza
pi piena, la vita statale torna in primo piano,
stesso

ma nello
divina,

tempo

si

rivela

non sottomessa

alla

Legge

regolata da sue esigenze proprie, che potevano portare

anche a violare la Legge divina, per esempio a violare


il

riposo sabbatico per potersi difendere.

Tutte

le

incombenze e

tutti gli obblighi,

che impone
esallo

l'amministrazione di
sere sprezzati

uno

Stato,

non potevano non

da chi poneva nella pura obbedienza

Torali lo scopo della sua vita.

molto maggiormente doveva essere visto con


il

di-

sdegno che

Sommo

Sacerdozio, trasformato in carica

essenzialmente politica con Jonathan Maccabeo, curasse

IL

MACOABBI E LE TRADIZIONI AFFINI

11

non tanto
rienza di

il

servizio divino
Stato,

quanto

la politica.

L'espe-

uno

che pure voleva essere teocratico

e riteneva la Legge del Signore come norma suprema, dimostrava dunque che la vita statale allontanava dalla

obbedienza pura e sola a Dio. Tutti coloro che di questa obbedienza erano convinti assertori e consideravano
Legge,
8)

ogni atto della vita quotidiana adempimento di quella clie perfetta e ristora l'anima (Psal. XIX,

dovevano sentire nella partecipazione alla politica un ostacolo e dovevano specialmente ritenere sacrilega la
contaminazione del sacro e del profano nel
cerdozio. Pare quindi legittimo ritenere

Sommo
uno

Sa-

clie

degli

atteggiamenti specifici dei Farisei,


vita politica in quanto

il

disinteresse per la

non

intralci la vita religiosa, si


(1)
j

maturi nella stessa esperienza del governo asmoneo


Ircano e
quali pretendevano che

e diventa facile allora intendere la rottura tra Giovanni


i

Farisei,
il

l'

Asmoneo

abbandonasse
avere
il

Sommo
(2).

Sacerdozio e

si

accontentasse di

potere civile
naturalmente
il

(1)
risei.

Non

il

caso di elencare tutta la bibliogr. sui Fa-

Si ricordi

classico

studio del

Wellhausbn, Die

Pharisaer

u.

die

Saddmaer^ (Hannover, 1924). Anche: Hbbpord, The Fharisees (Londra, 1924). Tra gli studi non specifici clie si ooonpano ampiamente dei Farisei cfr. Bousset^ Die Beligion d. Judentums im s^pathellenistisch. Zeitalter^ (Tubinga,

1926)

Moorb, Judaism

I-II

(Cambridge, 1927).
e la

Ma
vita

V. soprattutto il
sociale

profondo studio del Salvatorelli, Lo Stato


religiosa

nella cosciensa

d'Israele e del cristianesimo antico (Pavia,

1913), pagg. 30 segg. Tutti questi studi


il

hanno per

il

difetto di presentare

Farisaismo astratto dalla politica contemporanea.

(2) Cfr. Joseph. Ant. Jud., XIII, 288 segg. Il fatto ricordato anche nella tradizione rabbinica {KiddusMn 66 a). V. Dbrenbourg, Essai sur l'histoire et la gograpJiie de la Palestine,

pag. 80, n.
entre

Si cfr. inoltre
cens

Montet, Le premier
orientaux

eonflit

Fharisiens
S.

et Sadi-

d'aprs trois documents


;

Journ. Asiat.

VIII, T.

IX

C1887) pagg. 415 segg.


d. Et. Juiv.,

XXXV

Lvi^ La rupture de Janne aveo les Fhar., Rev. (1897), pagg. 218 segg., dove riferita la interes-

12

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA

La
per
i

rottura fra l'Asmoneo e

Farisei doveva avere

seguaci del primo

(e

de' suoi discendenti) questo

necessario significato die la loro opera

valutare da

un unico punto
in cui
il

di vista.

non si poteva pi Anche al tempo


il

di Alessandra,

Farisaismo riprese
(1),

soprav-

vento e domin la politica di Corte


potuto considerare
il

non

si

sarebbe

legame tra Asmonei e Farisei naturale e perpetuo. Da Giovanni Ircano in poi la restaurazione religiosa dei Maccabei doveva apparire diversa
alla luce della

tendenza che

al

momento prevaleva
come era

e ora

sembrare complessivamente

farisaica, ora

sadducea. Doinevitabile,

po che
le

discendenti dei Maccabei,

non avevano potuto

tenersi al di sopra della mischia fra

due tendenze del Giudaismo, era altrettanto inevitail

bile che l'opera dei loro padri fosse valutata in

o nell'altro partendo dai risultati in cui per


si

un modo momento

era conclusa, l^oi

opere principali, le

aspetteremmo dunque che le due quali ci raccontano con versione difci


il

ferente la insurrezione giudaica,

il

JJ Maccabei,

rispecchiassero appunto l'uno o l'altro di questi atteggia-

menti

possibili,

dato che,

come

universalmente risagii

puto, sono state scritte

quando governavano ancora


a.

Asmonei non potendo


le

essere posteriori al 63

0., in cui
il

truppe di
:

Pompeo

i)rofanarono

una seconda volta

Tempio

esperienza ignota agli autori dei due libri

(2).

sante tradizione talmudica,

la
li

qnale

sostituisce

Alessandro Janneo a

GioTanni Ircano, o meglio


(1) Cfr. (2)

identifica (cfr. Berahoth, 29 a).

Antiq. lud., XIII, 405 segg.

Non
e

credo

perci

sia

accettabile

la tesi del

MOTZO

{Saggi di

Storia

Letteratura

Giudeo-Ellenistica, pagg.

298-99) che vorrebbe asse-

gnare
del
sto

porcile

II MacG., la data del 50 a. C. Questa data va respinta a priori, non c' nel libro nessuna traccia di una seconda profanazione Tempio e non c' nessun intento di rialzarne il prestigio dopo quedisastro c' invece, come vedremo, l' intento di mantenere gli Ebrei
al
:

IL.

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

13

vero clie lo scrittore poteva scindere l'opera dei Maccabei da quella dei loro discendenti; ma anche in

Ed

questa stessa separazione degli uni dagli altri s dovrebbe rivelare la tendenza dell'autore, la quale infatti evidentissima,
cisare

come

da tutti notato e

si

cercher di pre-

lei]

meglio nel corso di questo studio, nel II Maccamanca invece o meglio non si lascia definire facilmente nell'altra opera, che, giungendo appunto a Giovanni Ircano, dovrebbe svelarsi senz'altro come sadducea
farisaica nel

modo

di valutarne la personalit in
:

quegli accenni finali che gli dedica (XVI, 23-24)


Xowt
TCDV XycDv 'Icodvvov

xal t

xal tcov

jtoXjJicov
xy\c,

avtotj xal tc5v dv-

QaYa^iwv
xcov
jttai

aiiTOv

fivQaYa^iloe, xal

oiKoSonrig tv tei-

wv
8JtL

wxofXTioe, xai
j3i|3X(.ov

twv

jigd^scov aiiroO, ISo tajta ysYQa-

"^[xeQCov

dQX''9(J'i<yi5vTi5

avrov

dq)'o'u

gysvT'&T]

dQxisQS'c; f-istd

tv otateQa avto).

A prima vista, queste espresdi

sioni otrono subito

un argomento
si

fondamentale im-

portanza per dimostrare la tendenza sadducea dell'Autore. Si esalta la

sua opera,

insiste sul suo sacerdozio:


cos

sembra davvero che chi parla

non possa non

essere

un Sadduceo.
Tempio

egiziani nella sfera dell' influenza del

stesso.

E
il

infatti

la

base

della datazione fragile. Consiste nell'analogia con

rifacimento greco
48-47
a.

del lbro di Ester, olie molto probabilmente del

C.

(ofr.

MOTZO,
'Oondo
i

op.

dt.,

pag.

294).

Questa analogia andr intanto, almeno


il

se-

risultati a cui giungeremo,, alquanto ridotta, perch

II Muco.

ha una tendenza recisa di contro a quella della sua fonte, Giasone di Cirene, che manca affatto al rifacimento greco di Ester in confronto all'originale ebraico. Questa analogia non potrebbe del resto permettere
nessuna conclusione, sia sull'autore sia sulla data del II Maco., essendo certo ohe due autori a non molta distanza di tempo l'uu dall'altro, legati alla
di
i

medesima tradizione

e rivolti

allo

stesso scopo, la diffusione

una

festa religiosa, dovevano avere la

loro scritti.

Come
il

si

medesima tecnica nel comporre vedr da tutto il e. II, non credo si possa da-

tare con esattezza

II Macc.

14

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAICA

Ma

altri indizi si
il

oppongono a questa soluzione

affretci

tata, di cui forse

pi caratteristico, anche perch

pu avviare
gli 'AaiSaXoi.

sulla strada giusta, l'atteggiamento verso

Come

ben noto, gli "AaiSaloi in linea ge-

nerale,

non sono
tali,

altro

che i pii, i devoti

e,

in

quanto

appaiono spesso nella Bibbia, specialmente


28).
il

nei Salmi

(XXXI, 24; XXXYII,

Tuttavia nei Libri dei Macoabei


setta o forse

termine adottato

in senso pi ristretto e quasi tecnico per indicare

una

meglio una semplice tendenza, nondimeno

ben distinta, del Giudaismo. Da I Mace. II, 42 si vede, come not giustamente il Wellhausen (1), che gli 'AaiSaToi non costituivano il partito dei Maccabei perch si unirono tardi a Mattatia:
'AaiSaioov
t(p

tote ovvr[i^i[\aav jtpg avroiig ovvayo3yi\

(2), iox'^9^ Stjvdjiei dito "lagai^^, 3tdq

ucuoia^jAevog
gli 'AoiSaoi ri-

v|A(p.

Una

seconda volta nel 1 Macc.

compaiono quando Alcimo,


tent di rivendicare a s
Toi
01
il

della schiatta

di
:

Aronne,
xal jtpcoJtap

sommo

sacerdozio

Aoi8aIoi riaav ev uioTg 'lagaTJ, xal


eijtav yg'

e7tel^r\xovv

aittcov eLQTJvTiv.

"Av&Qcoatog tgpeg ex toO ajcspfxatog na ovn dSixiqaei


f|(xdg.

'Aaprv
'K<xky]GE

f]'kdev

8v

talg

8'uvdfxeoi,

jcal

[XEt'awJv siQTivixo'g Xyovc,, xai oSfxocrsv avxolc, Xy(av'

Ovn

ex^riTTJaotxsv u^iTv
>cal

xaxv xal tot?


a'&ttiav

cpiXoig

'U|ji(tv.

%a\ vejtio-

xevaav avxm

axJvWpsv ^

|i]%ovTa avpag %a an-

xtEivev avto'g v "nM-pa \iia %ax xovq XyoD? ovg sy^aips (VII,

13-16).

Ora per intendere

la posizione del

I Macc.

di

fronte agli "Aaialot bisogna naturalmente sapere chi essi


in realt erano; e per saperlo nulla giova di pi che
il

passo parallelo a quest'ultimo citato del

II Macc. Qui

si

(1)

Ueher den gescMcMliohen Wert dea zweiten

Makkabderhmhs

Naohr,.

Gesell.

Gottingen, 1905, pagg. 154-55. (2) Qualche ood. seguito da aloxmi edd. d erroneamente

'lovSatcov..

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI APFNt

parla in

una forma molto diversa delle rivendicazioni di Alcimo, clie si suppone gi privato del sacerdozio (1), e si riferisce una sua lamentela al re Demetrio I: Ot
tcov 'loijSaLCDV

8y6[X8VOi

""AoiSaToi

&v

dqprYsitai

lovSa?
ecovte? tT|v

MaHxaPaTo?, TtoleiiotQOcpovaiv xal ataoidt,ovoiv,

om
il

pa^deCav eiiotaOeCag tvieXv (XIV,

6).

Mentre

I
il

Maccabei

considera gli "AtriSaiot solo alleati di Giuda,


cabei
li

II Macil

ritiene invece

suoi

veri seguaci;

mentre

Maccabei cerca di attenuare quella specie di tradimento


elle

un

certo punto essi commisero contro Giuda, parlo giustifica in


il

teggiando per Alcimo, e

qualche

modo
vit-

con
time

il

mostrare la loro

buona fede e
al

farli
;

vedere
il

essi stessi del

pretendente

Sacerdozio

II Macavver-

cabei afferma tranquillamente clie essi


sari pi accaniti di Alcimo.

furono

gli

evidente che in quest'ulfatta per

timo

c'
il

una modificazione tendenziosa,

dimo-

strare

pieno lealismo degli AaiSaioi verso Giuda. Que-

sta tendenziosit
l'autore del

non si spiega se non supponendo che II Maccabei si sentisse legato con gli AoiSaloi. Ora non c' dubbio che il II Maccabei di piena ispirazione farisaica. Dunque non solo gli AdiSaToi erano
precursori dei Farisei,

ma

anche

la loro

connessione

con questi era risaputa e riconosciuta


al

(2). Ma, tornando I Maccabei, un'altra conseguenza subito da trarre.

Se

gli

Aai8atoi erano riconosciuti

come quasi

Farisei

o Proto-farisei, la evidente ammirazione e benevolenza


del / Maccabei verso di essi, giunta a tale punto da cercare di giustificare un loro reale tradidell'autore

(1) ''AMi^ioi;

x\c,

jcQOYevfJievo? dQxieQElJS

(XIV,

3),

(2)

Sugli 'Aoi8aoi (scrivo cos oon lo

Swete

invece di 'AiSaoi)

V. tra l'altro

Wellhausen,

Phariser

u.

Sadducaer,

pagg.

78

sgg.

Lehmann

Rev. Et. Juiv. ,

XXX

(1895), pagg. 182 sgg.

PEIME

iilNBB DI STORIA 3ELLA

TRADIZIONE MaOOABAIO
clie egli

mento

alla causa

di

Giuda, dimostra

era al-

meno

simpatizzante
i

non
clie

solo con gli "AoiSaXoi,

ma

an-

che con

Farisei.

Il

confermato anclie da una

rapida lettura del suo libro, dove


surrezione dei morti nel

non
si

c'

mai una
9)

dotri-

trina specificamente farisaica, quale

trova per la
j

tonazione pietistica,

II Maccabei (VII, l'ossequio alla Legge

ma
il

l'in-

spinto fino

a pensare

clie

Giuda abbia dovuto organizzare

suo

esercito imitando gli ordinamenti del Pentateuco e co-

stituendo capi di mille, di cento, di cinquanta, di dieci


(III, 55).

Tutte
figli

le

ultime infiammate parole di Mattatia

ai

suoi
v\5v,

sono un'esaltazione zelota della LQggQi


^T)X(c(aTS top vjxq), >ta

xal

Txva,

8t8 t^

"^'My.c,

v^Sv

VK&Q
SQyci

8ia'9ii>tT|^
ci

jtat8Qcov qjAcov

[xvToOrts tc5v atategcov '^[acv

83totT](Tav

tal?

y^'veciT? a'utcav,

%al Slao^s 8|av


Jteipaoiiq)
"Icoorjcp ev

p,EY(?t'nv

xal 8|av

aiciaviov.
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ev
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XCOQag U.VXOV eqpiJalsv

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xal

lyeveto xtjqio? PsXyvnxov.

Oiveg

jtatTjQ

%cov
e,

ev

tcp ^i^cioaai XS\hS

ela^e

Siadri'Ki'rv

leQcooiJVT]? aicoviag etc.

(II, 50-54).

notevole specialmente

l'accenno a Finca (1)


8iatT5tiriv

tralasciando per ora l'allusione eXa^e

leQcooiJvris alcoviag

su cui

si

dovr tornare nelle

pagine seguenti, va richiamata l'attenzione intorno alla


parentela,

cbe qui affermata tra Finca e Mattatia.

Non

diflacile

cbe la leggenda ricamasse intorno a una


il

parentela materiale tra l'antico e

nuovo
il

zelota.

In

ogni caso

si

tratta senza

dubbio di parentela semi-ideale

nel senso ebe Mattatia riconosce in Finca


gli zeloti, di cui egli

primo tra
(II, 26-27):

pu

ritenersi l'erede

pensiero gi

espresso dall'autore in due versetti precedenti

(1) Cfr. l'art.

PMnehas in

Jewish Enoyol.

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI
vjxcp

AFFITI

it

xal

'C,r\kmoEV
.

xm

xa^cb? eitoiTioev #iV8ss(l)


iv
tfj

t^ Za^ppl
|i8-

VICO 2ac[x

%al dveupalev Matta^ias


Ila? l^l&v tm v|xcp
[xov.

jtXei {pcovrj

YdXri Xycov

'

mi

lax&v SiadTJHTiv

IleX-

Mt(

ojticrco

La

tradizione biblica e rabbinica vedeva

appunto in Finea il modello del zelante osservatore della Legge, cio in fondo il padre spirituale di tutti gii "A0i8aToi. Anclie nell'accenno a Finca c' pertanto una riprova cbe nel I Macc, mentre questi sono distinti dai
partigiani dei Maccabei, d'altra parte
si

cerca in ogiai

modo

di far passare Mattatia e

suoi

figli

come pii
sia

e di attenuarne le colpe degli Aoi8aioi.

Importa dunque cbe l'autore del I Maccabei


sato

pen-

come un

Aoi8aTo?,

il

quale giudica l'antico contragli

sto fra la sua

tendenza e

Asmonei un incidente

passeggero e testimonia la sua devozione alla famiglia


governante,
religiosa,
le
ai
il

di cui

apprezza non solo la restaurazione

ma ancbe la costruttiva opera politica. Ed anzi due cose si fondono nel suo pensiero e lo riportano tempi pi o meno mitici della storia d'Israele, in cui capo religioso era anche il capo politico e procurava
il

insieme

benessere spirituale e la prosperit materiale

Siamo per molti aspetti nel I Maccabei in un'atmosfera da Libro di Giosu o da lbro dei
del suo popolo.

Giudici con le lotte eroiche verso

popoli circostanti,
83,

ed pure questa l'atmosfera del noto Salmo


diflcile

che par

non

attribuire al periodo maccabaico e riferire

(v. soprattutto I Macc. V): Congiurarono insieme contro di te, un patto statuirono le tende di Edom e gli Ismaeliti, Moab e gli Agbe-

alle lotte di

Giuda Maccabeo

riti

Gbebal e

Ammon

e Amalecli, Filistea con gli abisi

tanti di Tiro.

Anche Assur

aggiunse a

loro,

fu aiuto

(1)

Leggo

cos invece di ^ivecg accolto qui dallo

Swete.
8

Momigliano, Prime linee di storia della tradizione maccabaica

IS

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TIlAblZIONE MACABAlA

ai figli di Lofc.

ra,

Ea a loro come a Midian, come a Sisecome a Javn sul fiume Ohison; furono distrutti in
(vv. 6-11)
(1). il

En-Dor, divennero fimo per la terra


Considerato

I Maccabei opera

di

un

"AaiSaio? vi-

cino ai Farisei e respinta di conseguenza la vecchia sup-

posizione di

prensibile cbe egli

un autore sadduceo (2), diventa ben comnon abbia potuto scrivere le ultime

righe del suo libro in glorificazione di Giovanni Ircano,

dopoch quest'ultimo era passato clamorosamente al Sadduceismo e aveva perseguitato i Farisei, suscitando, a
quel che
ci

dice

Giuseppe Flavio, e questa volta


:

gli si

pu

credere, l'odio su di lui e sui suoi figli


tf)

xai i^riuev

OOTODg DOTE

2a88o'uxaicov jtpoa^o'Q'ai [loiga,

rciv

^apiaaioov
811^.(0

djtooTccvta, Tio

rd d''vnavxwv xataoTa'&vTa v^i^ia t^


,

Koxakvaai %a\ ton; (pvMxxovxac, avx xoXdoai

[iXofo?

ovv evxev{Ant.

^sv avrcp te

?tal toig

1)10X5

jtap

xov

jtXrj-Q'Oi)?

eyveTO
si

lud. XIII, 296).


occupati del

strano che tutti coloro che


si

sono

I Macc. non
:

siano avvisti di questo fonla tesi

damentale punto, anche quando hanno sostenuto


dell'origine sadducea

un

elogio cos pieno dell'opera d


scritto,

Giovanni Ircano non pu essere stato

dopo

il

(1)

Finora non vedo


cfr.

oh.e si

possa attribuire un'altra data a questo

Salmo, per quanto siano ben note le reazioni recenti alla teoria dei Salmi
Maccabaioi. Si
soprattutto
il

stiania, 1921-24),

cbe giudica
ale

Mowinckbl, Psalmenatudien, I-VI. (Crisalmo 83 uno di quelli in denen das

Volk oder der Konig


Notlage klagt
il

dessen Vertreter iiber eine bestimmte konkrete


pag. 31). Si capisce senz'altro a quale tempo

etc. (VI,

Mowinokel faccia
del

risalire il salmo. Tuttavia, senza stare a discutere

la complessa teoria del

M, per cui pressocli tutti

salmi sono Kultpsal-

non so a quale situazione storica si possa riferire il nostro salmo, se non a quella del tempo di Giuda Maccabeo. Ubersetsungen dei' Miei (Bre(2) la tesi del Geiger, UrsoTirift u. slavia, 1857) a me non accessibile. La si ritrova poi spesso ad es. in NoLDEKE, Histoire litirare de Vaneien Testament, trad. fr. (Parigi, 1873),
tempo
preesilico,
:

men

pag. 96.

tL

MACiOAEI E LE TRADIZIONI AFFINI

l9

SUO conflitto con

Farisei, clie

da un Sadduceo.

Ma

al-

lora sorge inevitabile la contraddizione, a cui gi accen-

navamo,

tra

il

carattere complessivo del libro, pietistico,

asidaico, in confronto alla dichiarazione finale.

Potrebbe

parere che questa contraddizione venga a confermare la

famosa teoria del Destinon, che ha avuto tanta fortuna, secondo cui gii ultimi tre capitoli del I Maccabei a partire dal

XIII, 42, dove comincia la storia di


(1).

Simone,

sarebbero un'aggiunta posteriore

Tuttavia,

nemmeno

questa ipotesi risolverebbe la nostra contraddizione, per-

ch essa rimarrebbe nell'interno dei pretesi capitoli aggiunti e in


tolo

modo davvero

sconcertante: infatti
il

il

capi-

XIV, 27

segg. contiene

decreto del popolo giuil

daico in onore di Simone, che legittima e consacra

passaggio del

Sommo

Sacerdozio nella famiglia degli

Asmonei. Inoltre
assai acuta,

la teoria del Destinon, per

quanto

sia

come parecchie

altre sue ipotesi,

non regge.
di-

Qui necessario, anche a costo di fare una lunga

versione, esaminare a fondo tutta questa teoiia, perch,

negando

l'unit del libro,

unitaria. Essa,

come

noto,

ne impedisce una valutazione si fonda specialmente su Giuil

seppe Flavio

e,

constatando che questi nelle Anticiith giu-

daiehe segue in

modo

pedissequo

J Maccabei

fino alla

morte di Jonathan e poi (XIII, 213 segg.) lo abbandona bruscamente, ne deduce che egli non doveva conoscere gli
ultimi capitoli deir odierno
Die Quellen
Il

Maccabei.

certo

non baXII-XVII,

ci)

d.

Flavina Joaephus in d.

jiidisoli.

Ardi. Buoh

pagg. 80 segg.
d. Et. Juiv. ,

termine del presunto I Maeo. originario stato poi


(1897), pag. 92, a

indicato anche altrove nelle vicinanze, a XIV, 13

XXXIV

dal Bchler Rev. XIV, 15 dal Kamphausen in

Kautzsch, Die Ajpolcryphen u. Pseudepigraphen d. A. T., I, pag. 29, a XIII, 30 dallo HoLSCHEB, Die Quellen d. Josej^lms fur die Zeit vom Exil Us zwm jUd, Krege, pag. 9. S cfr. anche "Willrich, Juden u. Griechen,
pagg< 69 segg.

20

PRIME LINEE DI STORIA )ELA TRADIZIONE MACCABAIA


il

sta a confutare

Destinon

lo giusta osservazione del

Mese
al

(1)

che Antieliit, XIII, 227 conosce in confronto


I,

passo parallelo della Guerra giudaica,

53 la rinno-

vazione del trattato con Eoma, narrata in

Maccabei,

XV,

15 segg., perch sempre possibile rispondere che

questo fatto pu essere stato rivelato da altra fonte a

Giuseppe Flavio: risposta senza dubbio alquanto


ciosa,

artifi-

ma non

destituita di fondamento, qualora

non

si

potesse spiegare perch lo storico giudaico abbandoni con


l'inizio del

governo

di

Simone

la sua

prima

fonte.

Una
il

spiegazione acuta e originale ha tentato di dare


(2)

Motzo

sostenendo che Giuseppe Flavio non attinge

direttamente al

Maccabei,

ma

a una fonte sacerdotale


il

antisamaritana, che a sua volta adopererebbe


cabei.

In questa ipotesi secondo l'opinione del Motzo


difficolt
il

I Mac-

sarebbe eliminata la

suscitata

dal Destinon,
fin

perch Giuseppe seguirebbe

I Maccabei

dove

lo

segue la sua fonte.


tutto

Ma

gi

una prima obiezione sorge


si

spontanea: perch la fonte di Giuseppe non


il

vale di
risolta.

I Maccabei I La
si

difiScolt spostata,

non

E
il

questa osservazione

pu applicare

in fondo a tutto

ragionamento del Motzo. Al quale va l'indubbio meaver determinato la natura unitaria delle aggiunte

rito di

che Giuseppe Flavio fa al racconto fornitogli dal


cabei;

I Mac-

ma

egli supera le

premesse quando vuole dedurne


il

I Maccabei attraverso la fonte che gli fornisce queste aggiunte. Prima di scendere all'analisi delle prove particolari che il Motzo
che dunque Giuseppe ha conosciuto

adduce in favore della sua tesi, si pu osservare che essa costringe ad ammettere che la fonte sacerdotale

(1) (2)

Kntih

d.

ieiden MakJcahaerhUolier, pag. 98.


e Letteratura giudeo-ellenistica,

Saggi di Storia

pagg. 180 segg.

IL

MACCABEI E LE TBADIZIONI AFFINI


il

21

abbia completato e rielaborato

racconto del I Maccadipendere, non doveva dal quale indubbiamente lei lasciando alcun dubbio le somiglianze tra Giuseppe Flacon alcuni particolari tratti da vio e il i Maccabei altra fonte. Questa fonte avrebbe pertanto operato precisamente come, nell'opinione comune, avrebbe operato Giuseppe Flavio (1). Il problema viene di nuovo spostato,

non

risolto, e

contaminazione
quale,

con questo svantaggio cbe il processo di si spiega assai meglio in un tardo comGiuseppe Flavio che non in un autoforse avere

pilatore, quale era


re, il

come vedremo, doveva

documenti

a sua disposizione e in ogni caso aveva una tesi propria da difendere, siccb

non poteva

scrivere sulla fal-

sariga del 1 MacGCibei.


si

La cosa diviene evidente quando

considerino intrinsecamente le aggiunte di Giuseppe

Flavio cbe risalgono a questa fonte, le quali sono del


tutto disformi dalla narrazione del
se

I Maccabei
le

cosicch,

non

fa

nessuna diflcolt che

abbia contaminate

Giuseppe, sembra inverosimile che abbia adoperato questo processo chi

doveva costruire tutta

la

sua storia

se-

condo
lo

lo sprito di queste

aggiunte, perch in loro era

scopo della sua opera. In Ardi., XII, 434 la narraes. si chiude con una frase inaspetnon ha riscontro nel I Maccabei e che non non una delle tante falsificazioni sui pontificati degli

zione su Giuda ad
tata che
se

Asmonei, intorno a cui


xai
tr)v

ci

intratterremo posteriormente

aQxieQooaijvriv etog TQitov

%axaaimv

djt'&avsv.

La

fal-

sificazione

cos

importante e trasforma cos radical-

mente

la personalit di

Giuda che non poteva

trovarsi

(1)

Trascuro la teoria

dell' Anonimo

del Destinon,

che sarebbe
quelle
teorie

intermediario tra le fonti e Giuseppe Flavio.

una

di

ohe risolTono

problemi supponendo nuove e diverse incognite.

22

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAIOA


in

nella fonte di Giuseppe


rizza invece assai

un
il

inciso.

Il

quale caratte-

bene l'aggiunta del nostro autore su

un
si

testo dijaferentissimo quale

Maccabei.

Tutto questo viene senz'altro riconfermato, quando

ammetta, come credo necessario, con

il

Motzo

clie la

preistria del periodo


clieologia

maccabaico
il

ci sia

narrata in Ar-

XII, insieme con

resto della storia post-esilica,

attingendo dalla suddetta fonte.


l'ipotesi del

Avremmo, sempre

nel-

Motzo, la stranezza che questa fonte perda

entrando nel periodo maccabaico quella originalit e ab-

bondanza

di notizie sue, di cui


i

aveva dato fino allora

prova. Si ricordi che

precedenti della insurrezione mac-

cabaica sono narrati in Giuseppe Flavio Ardi. XII, 237


segg.
in

modo

affine,

ma

del tutto
(1).

indipendente dai

primi capitoli del li Maccabei

vede dunque cbe la fonte di Giuseppe poteva attingere a un gruppo di notizie


Si

ora difficilmente precisabile se orale o scritto e nel se-

condo caso
stessi

di quale

natura a cui attinsero poi ancbe


se
essi

gli

II Maccabei,

sono,

come avremo

oc-

casione di riesaminare, indipendenti l'uno dall'altro.

venendo infine alle argomentazioni singole del Motzo, non si pu dire che confermino la sua tesi. Gi abbiamo osservato che se vero che nei paragrafi 414,
419, 434 del libro

XII

delle Antichit

ci

sono aggiunte

non ne segue affatto che ne derivi (2) se mai consegue il contrario, che non ne deriva. Il Motzo rileva inoltre un intero gruppo di differenze fra il I Maccabei e Giuattinte alla fonte sacerdotale
tutto
il

tratto 408-34

seppe Flavio, che dovrebbero

risalire alla fonte di

questo

(1)

Ci dimostrato contro NiESE, Kritili


oit.,

d. leiden

Mkkabderludher

pagg, 105 segg. dal MOTZO, Saggi


(2)

pagg. 180 segg,

Motzo, Saggi

cit.,

pagg. 187-88.

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

23

ultimo. Tuttavia egli solo

una volta

lia

raggiunto la

prova
il

elle

l'aggiunta risalga alla fonte, e questa volta

risultato contraddice paradossalmente alla tesi

secondo

Per entrare nella questione si debbono qui anticipare necessariamente alcuni problemi cbe saranno discussi nel capitolo sulla leggenda della parentela tra Ebrei e Spartani (0. IV); perch appunto di uno dei documenti cbe la concernono si tratta. Le Ancui fu conseguito.
tichit

XII, 226-27 riportano una lettera di re Areo di


i

Sparta al pontefice Onia, che afferma la parentela tra

due popoli e
testo della

si

chiude con questa frase, che manca nel


lettera quale contenuto nel

medesima
:
.

I MacccppaYi?

cabei XII, 6 segg.


jt8i

Arifxot^irig

(peQcov x yQd\i\iaxa iaatfx'

t^ miaxoXdc,

x Y8YQa{X[X8va eatlv tETQdyfOva


8Jt8iA,T][A(i.8voc;.

'y\

axiv &xbc, pdxovto?

Indubbiamente
del
;

la lettera

riportata da
sto
si

una fonte diversa

I Maccabei ma

que-

poteva gi indurre, a prescindere dalla aggiunta,


discordante nelle

dalla semplice sua collocazione che

Antichit dal

Maccabei, perch nel

secondo inserita

nella storia di

Jonathan mentre nella prima opera ap-

partiene alla preistoria della insurrezione, cio alla parte


le cui

derivazione dalla fonte determinata dal Motzo ap-

pare indubitabile. Deduciamo per le debite conseguenze.

Se

la fonte di

Giuseppe ha posto

il

documento in una
potr anche

collocazione discordante

dal I Maccabei

averlo tratto da questa opera ( un problema che esamineremo subito), ma lo avr tratto occasionalmente, mentre non seguiva di regola il I Maccabei, che in questo caso

doveva

lasciarlo a suo posto.

La

lettera spartana

servirebbe quindi al massimo a dimostrare che la fonte


sacerdotale adoperava
sideri questo
il

I Maccabei, a

patto che

si

con-

uso sporadico e informato a criteri diversi da quelli con cui condotto il libro biblico. Ma il rap-

24

PEIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACGABAICA


i due testi ancora ben lungi dall'essere chiacon questa formulazione. La lettera si rivela a

porto fra
riflcato

prima vista
partire

aprocrifa. Oerclier in seguito di

confermare
qui
si

quest'impressione con alcuni argomenti;

ma

pu
In

tranquillamente dalla manifesta sua

falsit.

conseguenza non si pu dire clie l'aggiunta che troviamo nelle AnticMt corrisponda o no all'originale: pu costituire soltanto o la redazione prima oppure un suo completamento per renderla pi verosimile. Tutte le due ipotesi sono sostenibili; nel primo caso la fonte sacerdotale e il J MacGobei avrebbero attinto a una medesima
sorgente, clie sarebbe stata ridotta dal

Maccabei', nel
al

secondo caso la fonte sacerdotale pu avere attinto

I Maccabei
il

o a qualche altra pubblicazione che divulgava


la quale

documento,

poteva essere una fonte anche


il

del

Maccabei. Il primo caso preferibile perch

Maccabei pu aver trascurato questa aggiunta protocollare,

come

estrinseca al contenuto vero


si

(1).

Tuttavia non
di questo si

pu escludere in modo
;

reciso

un

per-

fezionamento della falsificazione

e tra le due possibilit

deve

lasciar libera la scelta.

Ad
nella

ogni

modo non

costituisce

nessuna

difficolt

che
ci

lettera di

risposta

dei

Giudei agli Spartani

siano in Giuseppe Flavio Arch. XIII, 166 segg. accenni


al

Demotele dell'aggiunta ora esaminata,

agli efori e alla

gerusia degli Spartani che

mancano

nel testo corrispon-

dente di

Maccabei XII, 6 segg. Mentre la frase della

(1)

questa ipotesi

si

pu opporre soltanto
il

ohe, se

Demotele fosse
ri-

stato

un personaggio
si

originario della

falsificazione,

nel testo della

sposta di Jonathan

sarebbe fatto

suo nome, invece d accennare

vagamente tv avQa tv dmeotaTt^ivov (XII, 8). Ma a suo luogo (e. IV) dimostreremo che la lettera di Jonathan d'altra mano in questa discrepanza c' gi una conferma anticipata della tesi.
:

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

25

lettera degli Spartani


di

Giuseppe Flavio,

non pu essere una fabbricazione cbe non solito inventare i fatti

limitandosi a modificarli artatamente, queste altre minori

aggiunte sono affatto flaviane, appunto percli costituiscono piccole modificazioni, atte a presentare meglio
spiegazione.
i

documenti. L'intrusione di Demotele troppo di ovvia

Le

altre
i

aggiunte sono fatte per stabilire


di coloro che

il

parallelismo tra

nomi

mandano
il

la lettera

e quelli di coloro che la ricevono. Mentre

1 Maccabei

riportava l'inizio della lettera in questi termini: 'Icovd^av

8f]|>i05

tv "louSaifov Sotaptidtaig toTg d68A,(poTg x^^^Q^iv

Griu-

seppe Flavio la presenta cos rielaborata:


Toi5

Qxiepei)5

Icovd^?

e^voug tcv 'Ioaj8a(cov xai

f|

yzQovaia xal t xoivv tcov


STJfxcp

'lovaicov Aax88ai[iovicov sqpQOi? xal yeQODOia xal

toXc,

ISTon altrimenti, credo,

che

il

vanno giudicati gli altri esempi Motzo apporta per dimostrare la sua tesi. Tutti si

riducono, salvo errore, a libere elaborazioni di Giuseppe


Flavio.

La

lettera di

retta al popolo dei Giudei e a Jonathan,

corrispondente di
popolo. Il
del
il

Demetrio I in Ant. YIII, 48 dimentre la copia 1 Maccabei IX, 25 diretta al solo


(1)

Motzo osserva con ragione


i

che

l'

indirizzo

I Macc.

l'esatto giaccb la lettera

doveva laettere

disaccordo tra
si

Giudei e

il

Pontefice.

Ma

l'unica con-

pu trarre che la maldestra correzione, fatta da chi non poteva capire il silenzio intorno al capo del popolo, va riferita a Giuseppe Flavio. Non mi induger sulle differenze che ci sono fra i due testi nell' elencare le toparcMe concesse da Demetrio I
clusione che

a Gionata

(v.

ad

es.

X, 30 e Ant. XIII,

49),

avendo

al-

(1) Saggi oit.,

pag. 208.

26

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAICA


(1)

trove

cercato

di

dimostrare

clie

vanno

attribuite a
di-

errori di

Giuseppe Flavio provocati dalla differente

stribuzione amministrativa della Palestina al suo tempo.

Merita invece un breve esame un caso differente, in cui


le

AnticMt riducono

il

Maccabei. In
c'

(sempre nella lettera di Demetrio)


dicato a Tolemaide, che
nToXefxaiSa
ayioig
xoXc,

I Maco. X, 39 un paragrafo deSScoxa


8[xa
xoXq

non
eie,

si

ritrova in Ant. XIII, 54:


awfi

xal

ttjv

jtqoaKVQOvaav
x\)v

toT$ Iv ''l8QOD0aA,T|ix Il

nQOG'Ka&r\%ovGav
il

bajtd\r\v

&yioi<;.

Motzo

ritiene che o tutto


sia

documento

sia

falso

o questo brano

una

interpolazione, perch To-

lemaide non appartenne mai allo stato giudaico. Intanto


le

due ipotesi del Motzo portano a conclusioni molto differenti Funa dall'altra, giacch se tutto il documento falso, la riduzione ha dovuto necessariamente avvenire
Nell'ipotesi dell'aggiunta del singolo paragrafo,
si

per opera di Flavio e del suo presunto intermediario.

pu
sia

trarre qualche conseguenza per la critica delle fonti delle

Antichit, solo se si voglia

ammettere che l'aggiunta


il

avvenuta dopo che

la fonte si era valsa del

I Maccahei.
il

Ma
neo,

questa fonte, secondo

Motzo

(2),

fu scritta fra

tempo di Giovanni Ircano e quello di Alesandro Jancio

proprio in quel tempo in cui,

aspirando la
l'in-

Giudea

al possesso di

Tolemaide,

si

pu collocare

terpolazione. Perch

dunque fu

fatta nel
? il

I MacGobei
da

non in questa fonte sacerdotale


fatti

E a prescindere

sif-

argomenti di convenienza,

punto fondamentale
delle tante concessioni
I,

questo.

La promessa
si

di

dare Tolemaide, anzi di averla

gi data,

spiega bene

come una

a buon mercato fatte da Demetrio

quando aveva

bi-

ci)
(2)

Eiv. Fil. Class.

LVIII

(1930), pagg. 71 segg.

Saggi

oit.,

pag. 206.

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

27

sogno dei Giudei per lottare contro Alessandro Baia, tanto pi che, come fu giustamente osservato dall'Ar-

tom

Tolemaide era allora in mano appunto di Alessandro Baia {I Maec. X, 1). Poich, come avremo anche ulteriore occasione di insistere, il documento non offre
(1),

seri appigli

per negarne l'autenticit parziale o totale, non

resta che presupporre a priori che la clausola sia caduta

in Flavio.

si

deve dar ragione all'Artom anche su

questo che non c' nessun motivo intrinseco perch

Giuseppe Flavio debba aver tralasciato questo paragTafo.


Eesta quindi solo da presupporre una causa materiale
della dimenticanza; e credo si possa trovare facilmente

in

un

particolare sfuggito ai critici.


38-40. %a\
tOVC,

Si cfr.

due

testi:

I MacG. X,
XOVC, XQSlc, VO^Ol)?

Ant. XIII, 54-55.


XQ%(o 8 %al
toTs
Httl

ejti-

JtQO-

jtaTpioig
to'uto'ug

ateMvtag
xr\(;

tfj

'lovaiq

ano
tiqoo-

XQil crocci v[AOi?

xtQOtS
Tfj

2a|i.aQiag,

cpvXdxxsiv, na xoXz XQiai xoXq

xe^xca

'lovbaia

jtQg t

jtQoaxeijAVoi?
\ioi<;

xf\

'lovSaiavo.

XoYio^fjvai xov ygvsa'&ai vcp'


'va,

uatotaTT8a'9'ai
T(p

PoTjXofxai

xov

[XT]

vnayiovaai

'k'hf](;

xai
vai,

dQxispet enifAeX? et[XTi8g

slovoia? ,)Xr\ xov Qxiegoq.

iva

eig 'Iov8atog
r\

nroXefiata xal
QGvaav
avrfj

r-^v jiQoaxv-

aXXo ^r\ 18QV jtQOOKwsXv

oxa

fxa

^VOV T
8i8o)[xi

8V

'IspOOoXvjXOl?.

tolQ yioiQ v 'legovaaX^u elq


Tfjv

8"x

tcv \imv et? tT\v


&'U0ici5v

ngoxa'&rjtiovaav

aTtdvfjv

8aJtavr]v tcov

xat'etog

roq yiobg. ny) i(o\Jii %a-

[XDQid8a5 3t8vt8xai88xa.

t'sviaDtv 88>cajt8Vt8

'/^ikidbac,

aixXcov apyiJQioiJ ait tov X-

7(ov xov

|3aaiX8co?

jt

tcv

tojtcov trov ctvif^xvtcov.

(1) Sulle concessioni di

Demetrio

I a Qionata

Riv. Israelitica ,

Vili

(1911) pag. 10 dell'estr.

28

PBIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZEONE MACOABAIOA


Il

semplice confronto dimostra che Giuseppe Flavio


il

ha

tralasciato

membro

ITTosfiaiSa

tolg dyioi?,

che

uguale press'a poco in lunghezza a quello che

immeditto-

diatamente segue
grafa

8v ''l8QO'U0aX'r|[A

toT? ayioig.

La

costituita eyidentemente

dalla

ripetizione

di

tot? ayioie.

Queste due parole dovevano concludere due


salt
la prima.

righe, e

Giuseppe

testo di quest'ultimo la riconferma


fatti sv 'leQoaolv\ioiq

O' forse ancora nel palmare del salto. In-

riconnesso alla frase che nel


. . .

I Macperch

cabei precede
gli

il

brano IlTok^iaiSa
il

toT?

ayCoig,

veniva a mancare

naturale legame con questa frase;

e inoltre, per necessaria conseguenza, le parole successive che nel testo del

I Maccabei suonano
hanno dovuto

slg rijv ngoaiq-

xovaav anvi^v
alla frase
tov

xoXc,

ayioig

essere riattaccate
ri}v

seguente:

SiSoojxi S'ex tc5v s^cov eIq

daTidvrjv

dDoiwv.

Pure un
al
solito,

altro

argomento

del

Motzo, bench, come

esattissimo in s, porta alle

medesime con-

clusioni,

che contraddicono alla tesi per cui fu formulato.


ritrova nel

Tra

che non

Demetrio compare in XIII, 49 una I Maccabei. Alludo alla famosa esenzione dal testatico la quale ha sollevato moltissime
le concessioni di
si

discussioni: al ujisq
tc5v 8v
vi3v 81?
TT)

xecpaXfjc;

hidaxric,
. , .

o ebei

(xoi
v[jiXv

8i8oo^ai
djt toij

'lovaia xatoixowTCOv

naga^ogm

tv aatavta %q6vov.
si

Ma, per quanto

sul sistema tri-

butario dei Seleucidi


tato che

sappia poco, sembra ormai accer-

un vero

testatico

non

ci

fosse

(1).

L'aggiunta

non

solo

testo originale,

dunque non pu essere ritenuta pertinente al ma non pu nemmeno essere considerata

opera della cos detta fonte sacerdotale, che ancora


(1)
1*,

Per tale questione


e

pag. 229,

v. SchUree GescMchte d. judiachen Volkes, etc. Willkich UrMndenfalschmg in d, hellen.-'iud. Literatur,

pag. 73 segg.

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

29

troppo antica. L'aggiunta quindi dovuta a Giuseppe


Flavio stesso, a cui era suggerita della abituale tassazione
degli Ebrei al suo

tempo

sotto

il

governo romano.

Giuseppe doveva parer strano che non fosse nominata


quella che per lui era la tassa per eccellenza.

E veniamo ad un altro punto in cui Giuseppe Flavio, avendo il racconto pi preciso, dovrebbe risalire a una fonte antica e degna di fede. Confronto senz'altro i
testi
:

I MacG. XI,
^aaikBvc,

18.

xal

Ant. XIII, 120.


Xapbv 8
[xrJTQiog
[XSV05,
TTjv

jtttQa-

riToXefxaioq ajts^atfj

Paodsiav

Ai^-

vev

8v

'HM'Qa

tf]

tpitri,
-j(VQ(a-

Nixdtcop
jtovT]Qiag

nikeyig^ato

Ka 01 OVT85 8V ToTs
[xaaiv djtcXovTO

'Sjt

vk

tcov

ev

8iaq)t^8LQSiv

xov

IlroXeTv^g

tot? xDQCjiacjiv.

piaiov
jtQg

otQatiooTixv,

te

avrv

GV\i\iaYac,

exXa-

^[x8vog, xai ori Jt8V8Q5

^v

awotj xai 8 l tv
jtdtQtts
|xv

Tfjg

Keo.

yd\JiOv

avyyevr\<;

oi

ovv otQanctTai

cpevyovet?

aiv aiiTO) triv

otovripiav

'AX8|dv8Q8iav, tcv S's^eqpdvTcov Ari[XTJtQiog lyxQatrjg yiyvetai.

Giuseppe non ha qui niente a che fare con


cabei,

il

ma

evidentemente perch la frase

sibillina del

I MacI

Maccabei (posto che egli lo abbia conosciuto in questa


forma) o almeno la sua estrema brevit lo hanno spinto

a cercare un po' di facile erudizione altrove. Tutto


paragrafo sembra derivare

il

non da

fonte sacerdotale,

ma

da fonte
proporre

ellenistica e
il

si

potrebbe arrischiare anche di

nome

di Polibio, che verso la fine della sua

26

PRIME LINEE DI STORIA. DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA


(1)

tro ve

cercato

di

dimostrare

clie

vanno

attribuite a
di-

errori di

Giuseppe Flavio provocati dalla differente

stribuzione amministrativa della Palestina al suo tempo.

Merita invece un breve esame un caso differente, in cui


le

AnticMt riducono

il

Maccabei. In
c'

(sempre nella lettera di Demetrio)


dicato a Tolemaide, che
IlToA.ejAai8a

I Macc. X, 39 un paragrafo defisScoxa

non
ei^

si

ritrova in Awt. XIII, 54:


aiitfi

ual

xx\\

UQOO'uvQovGav
X'X)v

8|ia

toig

ayioig

xdic,

ev "IsQODaa.Tm

otQooxa'&Tiwuaav Sartdwiv

tolg ayCoi^. Il

il documento sia una interpolazione, perch Tolemaide non appartenne mai allo stato giudaico. Intanto le due ipotesi del Motzo portano a conclusioni molto differenti l'una dall'altra, giacch se tutto il documento falso, la riduzione ha dovuto necessariamente avvenire

Motzo

ritiene cbe o tutto


sia

falso o questo

brano

per opera di Flavio e del suo presunto intermediario.


ISTeir

ipotesi dell'aggiunta del singolo

paragrafo,

si

pu

trarre qualche conseguenza per la critica delle fonti delle

AnticMt^ solo se

si

voglia ammettere che l'aggiunta sia

avvenuta dopo che la fonte si era valsa del I Maceahei. Ma questa fonte, secondo il Motzo (2), fu scritta fra il

tempo
neo,

di

Giovanni Ircano e quello di Alesandro Janproprio in quel

tempo in cui, aspirando la Giudea al possesso di Tolemaide, si pu collocare l'interpolazione. Perch dunque fu fatta nel I Maceahei e non in questa fonte sacerdotale I E a prescindere da sifcio
fatti

argomenti di convenienza,

il

punto fondamentale
delle tante concessioni
I,

questo.

La promessa
si

di

dare Tolemaide, anzi di averla

gi data,

spiega bene

come una

a buon mercato fatte da Demetrio

quando aveva

bi-

ci)
(2)

Riv.
Saggi

Fil. Class.
oit.,

LVIII

(1930), pagg. 71 segg.

pag. 206.

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

27

sogno dei Giudei per lottare contro Alessandro Baia, tanto pi clie, come fu giustamente osservato dall'Ar-

tom

(1),

sandro Baia (J MacG. X,


seri appigli

Tolemaide era allora in mano appunto di Ales1). Poicli, come avremo anche
il

ulteriore occasione di insistere,

documento non

offre

per negarne l'autenticit parziale o totale, non

resta clie presupporre a priori che la clausola sia caduta

in Flavio.

si

deve dar ragione all'Artom anche su

questo

c' nessun motivo intrinseco perch Giuseppe Flavio debba aver tralasciato questo paragTafo. Resta quindi solo da presupporre una causa materiale

che non

della dimenticanza; e credo

si

possa trovare facilmente


Si cfr.
i

in

un

particolare sfuggito ai critici.


38-40. ual
to)?

due

testi:

I MacG. X,
xovc, tpeis vofioi)^

Ant. XIII, 54-55.


Tpotco

Ijti-

otQO-

v.aX

toX?
Ttal

otatQioig
toiJTO'ug

ote'&vTa?
tfj5

tYJ

'lovSaia

ano

XO'no'9'ai.

vjxoig

x^Qct?
TT)

SajAapiag, jcqoo-

(p^Xatteiv, al xdic, tpioi xoXc,

teOiitco

"lovSaia

JiQg x

jtQoax8i[xsvoi5
|i,oTg

tfj

'Io'u8aiavo.

Xoyio^fjvai

tot) y^'^so^cci vcp"


oXkr\c,

'UJtoTcttTead^ai

|3oijXo(xai

va, xov \i^ VKaytovoai

xal
vai,

Tcp

dpxiBQsX jtijxeX? 8i[XT8s

e^ovaia(; XVri xov dp/isQ^to?.

iva
8XX1

eig

'IoD8aXo(;
]

JlTolefiata

ttal

ttjv

uqoohvdjua

oXko

18QV jtQoaxweTv
8v

QGvaav

avrfj

dcoHa

[xvov
6i8cDiA,i

'lepoaoXijfxoi?.

roiQ dyioiQ iv 'leQOvaaXrju eIq


Trjv

'ex Tc5v ejAwv 8i? triv

TiQoxa'&i^xovaav

anvriv

8ajtdvr]v tcov da^aicv xat'eto?


[i,ijpid8a? jt8VT8xat88xa.

tog yioiQ.

ay

8i8co[i,i

xa-

t'sviawv 88Hajt8VT8 %\Xmho.c,


gvXv dpyuQiov dat tcav
?i-

ycov xov

Paoriscog

djt

tc5v

TjtCOV TV dvr]>tVT{OV.

(1) Sulle,

cowcessiom di Demetrio

I a Gionata

Riv. Israelitica ,

Vili

(1911) pag. 10 dell'estr.

28

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA


Il

semplice confronto dimostra che Giuseppe Flavio


il

ha

tralasciato

membro

IlTosjxaiSa

T0I5 ayioic,

che

uguale press'a poco in lunghezza a quello che

immeditto-

diatamente segue
grafia

8v "IsQODcra.Tjix

tot? ayCoig.

La

costituita evidentemente

dalla

ripetizione

di

T015 ayioie.

Queste due parole dovevano concludere due


la prima.

righe, e

Giuseppe salt

C' forse ancora nel

testo di quest'ultimo la riconferma palmare del salto. Infatti 8v 'l8QO(Toij[xoi(;

riconnesso alla frase che nel


IltoXe^iaiSa
. . .

I Macperch

cabei precede
gli

il

brano
il

tolg

ayioi?,

veniva a mancare

naturale legame con questa frase;

e inoltre, per necessaria conseguenza, le parole successive che nel testo del

I Maccabei suonano
hanno dovuto

sIq rrjv nQoaij-

Hovaav dandvrjf tot? dyioig


alla frase

essere riattaccate
rrjv

seguente
altro

8i8o)[xi 'sx tcov

sjacov et?

dandvrjv

Tcov dvcricov.

Pure un
al
solito,

argomento del Motzo, bench, come esattissimo in s, porta alle medesime conalla tesi

clusioni,

che contraddicono
ritrova nel

per cui fu formulato.

Tra

le

concessioni di Demetrio compare in XIII, 49


si

una

che non

MacGobei.

Alludo

alla

famosa

esenzione dal testatico la quale ha sollevato moltissime


discussioni
:

noi uotp

ueqpaXfjg

hidoxif\c,
. . .

'Sei

^01 SCSoadai

TCOV v TY) "lovata

xatoiuoiJVTOOv

atapaxcoQco v[iXv

ano xov

Ma, per quanto sul sistema tributario dei Seleucidi si sappia poco, sembra ormai accertato che un vero testatico non ci fosse (1). L'aggiunta non solo dunque non pu essere ritenuta pertinente al testo originale, ma non pu nemmeno essere considerata
vvv
elg

Tv ajtavta xQvov.

opera della cos detta fonte sacerdotale, che ancora


(1)
^*;
P^iS-

Per tale questione


229,

v.

Schtrer GesoMchte

d,

judiaehen Volkes, eto.

WlLLRiCH

Urlcundenfalsohung in d. Iiellen.-md. Liieratur,

pag. 73 segg.

IL

MACCABEI LE TRADIZIONI

AB'FINl

29

troppo antica. L'aggiunta quindi dovuta a Giuseppe


Flavio stesso, a cui era suggerita della abituale tassazione
degli Ebrei al suo

tempo

sotto

il

governo romano.

Giuseppe doveva parer strano cbe non fosse nominata


quella che per lui era la tassa per eccellenza.

veniamo ad un altro punto in cui Giusesppe Flavio, avendo il racconto pi preciso, dovrebbe risalire a ima fonte antica e degna di fede. Confronto senz'altro i
testi
:

I MacG. XI,
^aailevc,

18,

xai

Ant. XIII, 120. 3taeaXa|3)v 8s TT]v ^aaikeiav Ar[[xrjTQioi;

Uroleiiaioc, djt'daxr\

V8V

8V

f\\iSQa

tfj

tQitr],

NixdrcoQ
atovT]9ia$

gjtdsyT^Q^aTO

xal 01

'vtei;

ev

toig

^vqiv

[xevog,

'UJt

\iaoiv djtoXovTO vji tcov

8ia(p-&8LQ8lV

TO

IltoXEtfjg

ToTg xvQcfxaatv.

[xaiou
jtQg

oTQaticotixv,

te

avxv

av\i\iaxioi<;

hikaf\v

&6[i6vo<;,
a'utO'O

xal ri otev&eQ?

xai 8i tv

tfjg K,80.

jtdtQa?
[xv

yd\iov ovyyevr\<;

ot

ovv (TtpancTai

cpevyoveie,

aiv aiiTO) TTiv

jtovTjQiav

'Ale^dvQEmv,

tcov 8'8?ie<pdv-

Tcov AT][i,TTQiog yiQax^q yiy-

vetai.

Giuseppe non ha qui niente a cbe fare con il I Maccabei^ ma evidentemente perch la frase sibillina del I
Maccabei (posto che egli lo abbia conosciuto in questa
forma) o almeno la sua estrema brevit lo hanno spinto

a cercare un po' di facile erudizione altrove. Tutto


paragrafo sembra derivare non da fonte sacerdotale,

il

ma
sua

da fonte
proporre

ellenistica e
il

si

potrebbe arrischiare anche di


che verso
la fine della

nome

di Polibio,

30

PRIME LINEE

)I

SCORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA


fatti.

opera doveva certamente accennare a questi

Co-

munque

se

ne pensi, certo che


Il

si

lia

qui

una

delle

solite aggiunte.
sibillino, solo

testo

del 1

MacGobei a sua volta


quasi incredibile infatti
si

perch corrotto.

che di fronte a una frase cos insensata nessuno


dio
xai 01
%VQmpiaaLV ditco^ovto

sia

accorto della dittografa che la ha deturpata senza rime:

'vte? v toQ

'uit

twv

h rog
una
cor-

xvQiJiaai.

Poich

la

dittografa

ha provocato

forse

ampia lacuna non mi sembra

possibile tentare

una

rezione, che superi la semplice possibilit.

Ad

aggiunta o libera elaborazione


il

ci

riporta infne

l'ultimo esempio, su cui

Motzo

si

fermato.

I Maecabei
esagef\nQq

XI, 45 segg.
razione

ci

descrive l'aiuto offerto a Demetrio II con-

tro gli Antiocheni ribelli dai Giudei.


si

Con enorme
xr\

dice che essi dotxTsivav v


[XVQidSa? bna
.

nXei v
T'r)v

tyj

exeiVTj EL5
j3o(Tav

nal veacupioav

atXiv xai ekd-

onvla TcdKk v

hieiyr\ xr[ r\\iQa

xal Eaocxjav tv PaoiXa

(v. 47-48).

In Ant. XIII, 136 segg.

trova una descrizione


;

certamente molto pi particolareggiata ma, trascurando


le variazioni stilistiche, i particolari

concreti in cui c'


1)

davvero differenza
Sxa
(X'UQidSeg

si

riducono a questi due:

invece di
I Giudei

sono nominate jtoUal

[x-upidSse; 2)
sjti ti^

avrebbero cominciato a combattere


Xeitov dvapdvteg,

axsyac, t5v paai-

donde epaXXov

aiiTO'ug {xovq

AvtioxElg).

Ora

pu essere che queste differenze risalgano a un'altra fonte.

Ma

forse questa supposizione inutile.


le Ssxa [xuQideg del

sono
nella
si

I Maccabei

Le %okla\ [xvpidSeg non costringono

affatto

a pensare a un'altra fonte, che sarebbe incorsa

medesima esagerazione.

gi a una fonte greca

potrebbe pensare soltanto nel caso che essa attribuisse

l'enorme strage a tutta l'opera di repressione di


trio II e

Deme-

che poi questo numero di uccisi fosse messo in

conto

ai soli

3000 Ebrei da Giuseppe. Anche

l'altra va-

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

rante, la lotta dai tetti, cos agevole

che

si

pu sup-

porre facilmente fosse aggiunta da Giuseppe Flavio tanto

per animare la descrizione e renderla pi drammatica.


Dall'assedio di Cartagine (xal 66e
reycov avco
[xv

otXefxos ^v

eorl

t&v

Appian., Lyl). 128) alla morte di Pirro (Plut.

PyrrJius 34) gli esempi pi o

meno

simili di lotte dai tetti

abbondavano e potevano

costituire pressoch

un luogo

comune

di ogni lotta nell'interno delle citt. la teoria del

Credo in conseguenza che


quanto abbia
il

Motzo, per

merito di aver richiamato l'attenzione

su molti passi notevoli delle AnticMt, non regga e costringa a ritornare a tentativi pi semplici per confutare
la teoria del Destinon, la quale
d'altro,
il

indubbiamente, a tacer

urta contro

l'

impressione di precisa unit che d

Maccabei.

Si

pu spiegare

in

un modo

forse abbastanza semplice


il

perch Giuseppe abbandoni prematuramente


e per due ragioni,

I Maccabei

una pi

generale, l'altra pi specifica.

il I Maccabei come fonte delle sue AnticMtcb non si rifaceva gi a una nuova versione, ma ridiceva semplicemente in forma di-

In primo luogo Giuseppe nell'abbandonare

versa, ci che

aveva gi detto nella Guerra giudaica con

quell'unica aggiunta che

notammo.
sia

Ebbene
in
I,

se

si si

esamina questo suo originario racconto

31 segg.

pu constatare subito quanto


il

povero
il

e breve fino a Simone,

quale stato evidentemente

primo personaggio
fonte
(1)

di cui

Giuseppe trovava nella sua

notizie piuttosto estese. Giuseppe Flavio


il

aveva

dunque per

tempo

di

Simone una versione gi pronta,

che equivaleva a quella che egli avrebbe dovuto riassu-

(1)

Questa fonte probabilmente Nicola Damasceno,


s.

Cfr.

Holscher,

in Panly-Wissowa E. E.

v. los&plma,

IX

coli.

1944 segg.

32

PRIME
dal

LlljiEK

DI STORIA DLLA I^RADlZiONE MACOABIC

mere

Maccahei.

Dopo Simone

egli

avrebbe dovuto

adoperare necessariamente questa sua prima versione:

non

c'era
il

cbe per

nessuna ragione perch egli non la usasse antempo di Simone, risparmiandosi una fatica.
qualclie ritocco
il

Avendo insomma un racconto cbe con


non aveva
inoltre,

poteva bastare, era naturale che Giuseppe Flavio,


se

quale

scrupoli scientifici, se ne accontentasse.

Ma c'

non erriamo, una ragione pi specifica. La redazione del I Maccabei include un documento romano (Xy, 16 segg.), cbe si ritrova, come noto, in forma diversa nelle Antichit di Giuseppe (XIY, 145 segg.),
attribuito al

ma

tempo

di Ircano II.
lettera a

Nel I Maccabei una


chit

un

senatusconsulto.

Non

qui

Tolemeo; nelle Antiil luogo di con-

frontare questi due documenti, per cui rimando al capitolo


del presente studio dedicato a questo tema;
sario ricordare

ma

neces-

cbe

essi

si

rassomigliano in particolari

cbe non possono sfuggire all^osservatore pi superficiale.


Caratteristica l'offerta che gli ambasciatori ebrei fanno
di

uno scudo,

la

quale
;

si

trova in entrambi

documenti

(I Macc.
riferisce
figlio di

XV,
(XIV,

18-20
22)

Ant.
gli

XIV,

148). Inoltre

che

ambasciatori
figlio di

I Maccabei erano Numenio


nomi
:

Antioco e Antipatro

Giasone, due

che ritornano in parte nel documento delle Antichit


jtepl

Sv AX^avQO? 'Idaovog %aX Nod^svio? Avtixov ual


146). Il

'AX|av8Qog AcoQO'&o'u, Iov8ai(ov jtpsaPs'UTai (XIV,

nome
sandro

di

Numenio
di
figlio di

coincide esattamente

non

cos Ales-

figlio

Giasone che nel I Maccabei invece

Antipatro

Giasone

ma

probabilmente errore

materiale di Giuseppe Flavio stesso o di

un

copista pro-

vocato dall'Alessandro

figlio di

Doroteo vicino. Giuseppe

Flavio doveva quindi aver letto i due nomi del suo documento uguali con quelli del I Maccabei ed egli del

IL,

MACCABEI LE TRADIZIONI
citati

AFS^INI

33

resto

li

aveva gi

nella
il

lettera di

Jonathan agli

Spartani (XIII, 169). Infine

documento delV Archeolo-

gia accenna alla ricMesta degli ambasciatori romani di

avere lettere per tutti gli Stati e le citt in cui sareb-

bero passati nel loro viaggio di ritorno (XIV, 147). Simil-

mente

il

I Maccabei enumera

tutte le Potenze a cui era

stata inviata

una lettera uguale a quella riferita. Questi due documenti hanno dunque rassomiglianze indubitabili,
sono assai sconcertanti nelle loro differenze, sicch
filologi

ma
i

ciare

moderni hanno dovuto faticare prima di comina vedere con qualche chiarezza le relazioni tra il
storico

senatusconsulto e la lettera a Tolemeo. Giuseppe Flavio

non era

da impacciarsi di questi problemi,


le evidenti

ma non
i

poteva non scorgere


pi verosimile se
attinta da

somiglianze tra
valutarli.

docu-

menti ed essere assai imbarazzato a


si

Ci tanto

accetta la probabile ipotesi del

Mese

che la notizia dell'alleanza tra

Eoma

Simone

sia stata

Giuseppe

al

I Maccabei:

in tal caso egli do-

vette rivolgere Tattenzione in special

questo documento. L'unico


quale

modo appunto a modo che uno spirito acritico,


difficolt,

Giuseppe Flavio, potesse adottare per liberarsi


gli

dall'imbarazzo era trascurare violentemente la

abbandonare la versione che mento, che gi di per s era di


cio

offriva

un docu-

difficile

intendimento

(una lettera dei

Romani

a Tolemeo sugli Ebrei era senza


si

dubbio una stranezza!) e che inoltre


molti caratteristici particolari con

confondeva per

un

altro

documento

da

lui o

meglio della sua fonte

(1)

attribuito al periodo

cesariano, cio a

un periodo che stava particolarmente

(.1)

La
oit.;

questione della prorenienza di questi documenti meriterebbe

un

riesame, Cfr. intanto Willrich, Judaica, pagg. 40 segg. e JJrMmdenfal-

sehung

pagg. 4 segg.

Holscher,

art. cit.

in

RE,

col.

1976

Laqueuk,

Der judisohe Historker Flavius Jose^hus (Giessen, 1920), pagg. 221 segg.
MoMioiiiANo, Prime linee di storia della tradizione maccabaica

Si

PRIME LINEE DI STtA DELLA TRADIZIONE MACCABAIC

a cuore a Giuseppe, servendogli in certo modo di contrapposto alla politica romana posteriore, soprattutto dei
Flavi, l^on c' quindi ragione di mutilare
il

I Maccabei
e,

per spiegare un trapasso di fonte in Giuseppe ;


si

se

ben

ripensa,

apparir

trasportare nel

una grande stranezza metodica il campo della critica del I Maccabei un

problema che riguarda soltanto Giuseppe Flavio e i suoi criteri nel seguire diverse fonti. Detto questo, non sar
per ora necessario soffermarsi su alcune
difficolt minori,

che sono state portate a sostegno della tesi

del Destiil
:

non

esse riguardano pretese piccole contraddizioni tra


il

decreto in onore di Simone e

contesto del

I Maccabei

pretese contraddizioni, che, se esistessero, potrebbero solo

dimostrare che

il

documento interpolato e vanno per-

ci esaminate nel capitolo sui documenti.

da un grave ostacolo, che impediva o almeno turbava un esame unitario del I Maccabei^ e possiamo tornare a quel problema, che, per quanto non mai considerato, a giudizio di chi scrive fondamentale per la comprensione del libro. Eravamo
Ci siamo in questo
liberati

modo

giunti,

come

si

ricorder, a trovare
il

una contraddizione
il

insanabile tra

carattere asidaico dell'opera e la sua


si

conclusione, posto che


i

accettasse
il

giudizio di tutti
stato necessa-

critici,

secondo

il

quale

I Maccabei

riamente scritto dopo la morte di Giovanni Ircano. La


soluzione di questa aporia sembra per facilissima, quando
ci si liberi dalla

vulgata opinio. Nulla impedisce di creil

dere infatti che

I Maccabei

sia

stato scritto, vivente

Giovanni Ircano, e anzi in quel periodo del suo trentennale regno in cui egli non era ancora passato al Sad-

duceismo.
N"on sussistono, per quel che vedo, obiezioni davvero

fondate a questa ipotesi. Se

il

I Maccabei termina

rcor-

MACCABEI E

LI

TRADIZIONI AFB*INI

35
si

dando
si

clie il resto dei fatti di

Giovanni Ircano

pu

trovare nel libro dei giorni del suo sacerdozio, ci

poteva dire tanto dopo la sua morte quanto prima;

perch questo libro dei giorni, non naturalmente


altro se
il

non

la

cronaca

ufficiale,

cbe veniva stesa secondo

come si pu vedere nel Libro di Ester, dove si parla di un libro dei ricordi delle cose giornaliere (VI 1) (1). E meno ancora si pu
susseguirsi degli avvenimenti,

dar peso alla affermazione del

Mese (2)

che implicM la
II, 60:

canonizzazione del libro di Daniele l'accenno in


AaviT)^ 8V
tf)

djttrjTi

avxov

zqQvo%r\

ex OTjxatog evtcov.

rigore l'accenno a Daniele


il

non presuppone nemmeno


scritto

cbe

libro di Daniele fosse stato


(3)

(mentre tutti

sanno

cbe fu scritto o almeno elaborato in forma dea.

finitiva

certamente nel 165/4

Or.),

come dimostra
fatto

il

ricordo dei tre giusti No,

Giobbe e Daniele

da

Ezechiele
scrittore

XIX,
si

14,

qualche secolo prima che un ignoto

valesse della

fama

di questo Daniele per fare

di lui

il

protagonista del libro apocalittico.


al

Si

pu

contrario dire che l'unico

buona ragione
finire la

che potesse avere l'autore del

Maccabei per

sua storia con Giovanni Ircano era appunto l'esserne

contemporaneo.
avvenimento,
la istituzione la

Il

II Maccabei ad esempio
del

finisce

con un
Il

morte di Mcanore, che serve a spiegare


giorno di

della festa

Mcanore .

I Maccabei invece non termina con alcun fatto, che concluda davvero la narrazione, facendola tendere a un risultato,

che ne riveli l'importanza e


rioMamo

il

significato.

La

(1)
(cfr. I,

E' superfluo

il

ai Libri dei Be, la cui abituale

formula

15, 31 eto.) certo rieolieggiata in

Maccabei.
9.

(2) Kritk d. beiden


(3) Cfr.

MaMabaerbUoher, pag.

tra

recenti soprattutto E.

Meyer, Uraprung

u.

Anfange

d.

Christentums; II, 184 segg.

36

PRIME LNEE D StORA DELLA TRADIZIONE MACCABAC

migliore prova che l'Autore non sente nella morte di

suo compito termina appunto la giustificazione che egli d di concludere a questo punto.

Simone

il

fatto

con cui

il

O aspetteremmo
sione sul trionfo

un

elogio di

Simone e
:

dell'opera tutta

dei fratelli Maccabei in generale oppure qualche riflesdel

popolo eletto

troviamo invece

l'osservazione piuttosto banale che la storia di Giovanni

Ircano scritta nel libro dei giorni del suo sacerdozio.

Simone era scritta in un libro medesimo motivo l'autore avrebbe potuto dispensarsi dallo scriverla. Se le parole debbon avere un senso ragionevole possono significare soltanto

Anche

la storia di
il

simile

e quindi per

che la storia contemporanea da tutti per ora ricordata

non ha bisogno
teri,
ficiale.

di essere conservata al ricordo

dei po-

perch a questo scopo provvede gi la cronaca uf-

Questa osservazione dimostra inoltre che l'Autore


scrivere

non tendeva a
la quale

una

storia

della

restaurazione

religiosa e politica di Israele,

ma una

storia dinastica,

naturalmente non poteva avere nessun punto

di conclusione effettiva, finch la dinastia


sisteva.
Il

asmonea
al

per-

I Maeeabei andrebbe dunque posto


;

tempo

di

Giovanni Ircano (135-104 a. 0.) ma si capisce che esso appartenga a un periodo piuttosto avanzato, quando ormai si poteva parlare, sia pure con un po' d enfasi come fa l'Autore, di un regno in cui grandi cose si erano compiute. Considerando d'altra parte che
il

conflitto

con

Farisei

non

sar avvenuto precisamente negli ultimissimi

giorni di Ircano, gli anni in cui noi


la

dobbiamo
quelli

collocare

composizione del

I Maccabei sono

che imme-

diatamente precedono la scissione. La quale non pu


certo essersi manifestata d'improvviso,

come tenderebbe

a farci credere Giuseppe Flavio,

ma

sar stata preceduta

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

37
crisi.

da discussioni e controversie, primi segni della

Ebbene
mento
stia

il

I Maccabei

acquista
lo

una riccbezza

di signifi-

cato assai maggiore, se noi

consideriamo un docue
fedeli alla dina-

di questa crisi. Negli stessi ambienti farisaici l'ac5

cordo non doveva essere unanime


la larga

asmonea dovevano abbondare. Tanto pi poi in quelcerchia di zeloti che noi abbiamo convenuto di chiamare Aoi8aToi, in cui alla minore rigidezza di convinzioni dover anche corrispondere una minore intransigenza.
agli

costoro

il

passaggio

del

sommo

sacerdozio

Asmonei doveva parere

consacrato, anche contro la

lettera della Legge, dalla opera grandiosa di restaurazione

religiosa che essi

voce di questi "AaiSaToi devoti


nei

avevano compiuto. Il I Maccabei la alla Legge, ma nello stesso tempo consci che la Legge era stata salvata dagli Asmo(1).

Si spesso inutilmente cercato perch

il

I Maccabei

non

riferisce

precedenti delle insurrezioni maccabaica


Maccabei.
li

narratici dal

II

Ma

si

intende assai agevol-

mente che

l'autore

volesse ignorare, perch in

com-

plesso costituivano

zione sacrale che gli


le nostri fonti,
bei, travisano
si

una prova indiscutibile dell'usurpaAsmonei avevano commesso. Tutte


i

che tutte tendono a giustificare

Macca-

pi o

meno

fatti
i

con un'unanimit che

spiega subito pensando che


al

veri Sacerdoti Aaronidi

erano passati

tempio di Leontopoli in Egitto e ave-

vano originato

lo scisma, sicch lo difesa degli

Asmonei

coincideva con la difesa dell'unicit del culto in Geru-

salemme, da secoli diventata uno dei fondamenti della


religione
ebraica.

Ma

attraverso

vari tendenziosi

ri-

(1) Si ofr.

una conferma

della data ora proposta nel cap.

IV

di que-

sto studio.

38

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA


si

maneggiamenti della tradizione,


noscere la verit.

riesce ancora a rico-

Noi abbiamo una versione, quella


in Bell. iud.
I,

di

Giuseppe Fla vio

31-33, cbe

attribuisce al

sommo
citt

sacer-

dote Onia la fondazione del tempio di Leontopoli. Onia

avrebbe in un primo momento cacciato dalla


di

figli

Tobia
;

all'inizio

della guerra tra


si

Tolemeo VI e An-

tioco

IV ma

questi

sarebbero rivolti ad Antioco, che

marciando su Gerusalemme e profanando il Tempio, avrebbe costretto alla fuga Onia. La tradizione qui
molto generica;
fuggito
il

ma

asserisce
:

nettamente cbe l'Onia


b'QiiEQev(; 'Ovia? %q<;
tcp

sommo
3toA.ixv'V]v

sacerdote

ntoXejxalov Siacpvywv xal otap' a'utO'C Xa|3(v tjtov ev


jtoXitrj

"HXio-

vonc,

te toi?

"leQOOoXiJ^ioic mv%aa\x.h!'Y\v xal


:

vav sHTiaev
eie,

o[Jioiov

(si cfr.

VII,423

'Oviag Sificovog
. ,
.

vlt;,
fi>i8V

Tc5v 8v "IsQocroA.'UfJioig dQxieQoov, cpei^ycov 'Avtioxov

8ie

'AXe^dvSQeiav etc). Il valore di questa

tradizione sta

precisamente nella sua genericit, al contrario di quanto


accade di solito
;

perch essa conserva un ricordo po-

polare della fuga del

Sommo
chiama

Sacerdote. Infatti viene


tal-

a incontrarsi con un^altra tradizione popolare, quella


mudica,
clie ancli'essa
il

fondatore del tempio

di Leontopoli

Onia

figlio di

Simone
si

sta linea della tradizione, diretta

Di contro a quee semplice, stanno una


(1).

quantit di deformazioni,

che

denunciano appunto
si

quando, invece di esaminarle come

fa

abitualmente

una per una,

si

prendano in massa. Giuseppe Flavio

stesso accoglie un'altra tradizione in Antiq. XIII, 62 segg.

(1)

Talm,

ier.

Joma

VI, 3

(ofr.
il

Schwab, Le

Talmud, de Jerusalem

tempio di Onia (Neh onia) supposto fondato ad Alessandria. Lo stesso racconto si ritrova in Talmud hai. Menahoth 109 b (cfr. Goldschmidt, Der Bbyl. Talmud Vili (Lipsia, 1909)
pagg. 196-97).

(Parigi 1882) pagg. 234-35) dove

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI


figlio di

39

secondo cui non pi Onia


suo
di Leontopoli.

Simone

ma
il

invece

figlio, 'Oviou Toi) aQxieQmc, vlg,

che fonda

tempio

Anclie la data, come

lia

osservato giustamente

il

Motzo

(1),

viene spostata e messa dopo l'assunzione del

da parte di Jonathan, perch ogni pretesa legittimistica del tempio di Leontipoli cada. A sua volta il II Maccabei fa morire Onia per ordine di
sacerdozio

sommo

Andronico, ministro di Antioco Epifane (IV, 32


sostituendo,

segg.),

come fu dimostrato (2),

il

sommo

sacerdote

giudeo

al figlio di

Seleuco Filopatore ucciso da Androci

nico per ordine di Antioco, secondo quanto

testimo(fr.

niano Diodoro
58 Millee).

(XXX,

7, 2)

e Giovanni Antiocheno

se gi in

Giuseppe Flavio

si

ritrova
{Ait.

Giuda Maccabeo trasformato in


XII, 434:
TYiv 'dQxisQCoaiJvriv exoc,

Sommo

Sacerdote

tgitov xataoxv n&avB),

la tradizione ebraica posteriore finisce

con

il

legittimare

tal

punto

il

sacerdozio degli

Asmonei da considerare
(III, 7),

senz'altro Mattatia

sommo

sacerdote. Cos infatti lo tro-

viamo chiamato nel Giosefo ebraico


(Ai tempi di Mattatia,
cerdote)
etc.

in

una

pre-

ghiera della liturgia giudaica per la festa delle Encenie


figlio di

Giovanni,

sommo

sa-

Mentre quasi tutte


la verit,
il

le altre fonti

modificano dunque

I Maccabei

tace.

Tace evidentemente per-

ch scritto in un tempo ancora tanto prossimo agli avvenimenti, che le falsificazioni erano impossibili.
sto silenzio diventa ancora pi significativo,

quesi

quando

(1) (2)

Saggi

oit.,

pag. 185 n.

V. specialmente

Wellhausen
Cfr.

Naolir. Gesell. Gott. oit. (1905)

pagg. 125 sgg.

Non

soddisfacente invece
3.

Chriatentums II, 149 n.

Meybr Uraprung u. Anfnge d. Thilo, Die Chromlogie d. Danielbuches (Bonn,

1926) pag. 19 segg.

40

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA

approfondiscano
aver avnto
i

nn poco

le reali intenzioni

die possano

Farisei pretendendo da

Gioyanni Ircano

che abbandonasse il sommo sacerdozio. Gli storici si limitano ad accettare e a commentare questa notizia, senza cercar di sapere a vantaggio di cbi dovevano andare le pretese dei Farisei. Postasi la domanda, la
sposta sarebbe stata
ri-

una
i

sola:

Farisei, contestando la

legittimit del sacerdozio di Giovanni Ircano,

dovevano
cio gli

pensare

di

sostituirgli

legittimi
Il

sacerdoti,

Aaronidi sacerdoti di Leontopoli.

tempio egiziano dopo

pi di mezzo secolo dalla sua foiidazione fioriva e acquistava proseliti e minacciava di creare

uno scisma permasi

nente nel Giudaismo. Era naturale che


cbe fosse lecito
ritto sul

peiisasse a

li-

berare la religione da questo pericolo nell'unico


:

modo

riconoscendo agli Aaronidi

il

loro di-

sommo sacerdozio

e facendo di conseguenza rien-

trare nel seno del

allontanati per

Giudaismo coloro cbe se ne erano una semplice questione dinastica. Se, come
accertato,
il

mi pare abbastanza
gli

I Maccabei

fu scritto ne-

anni immediatainente precedenti


i

al conflitto tra

Gio-

vanni Ircano e

Farisei la sua posizione di fronte alle pre:

tese farisaicbe nianifesta

netto diniego, difesa del saceralle idee

dozio asmonaico.

Di contro
i

che cominciavano a

diffondersi tra gli zeloti pi spinti sulla necessit di ri-

mettere nella carica

sacerdoti voluti da Dio, quello ze-

Iota cbe l'autore del

I Macealei

protesta

con la sua

stessa opera, che tanto ossequente alla


alla dinastia asmonaica.

Legge quanto

Se

si

parte appunto dal silenzio del libro sui preceil

denti religiosi della lotta,

Maccabei pu acquistare

ormai una fisionomia nuova e precisa. Esso non altro


cbe una storia scritta da uno zelota, per legittimare con
tutto
il

corso delle vicende del periodo maccabaico

il

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI


il

41

governo stesso degli Asmonei e pi ancora


sacerdozio.

loro

sommo
il

precisato in questo

modo

lo

scopo del libro,

anche

la data

proposta ne riceve conferma. Perch


risente di

I Maccabei non
ditare,

una

lotta aperta, di
:

sto fiero e preciso di tendenze

un contrapu accontentarsi di adagli avversari

con l'oggettivit della

storia,

del

sacerdozio asmonaico la consacrazione


agii

che era discesa

Asmonei dalla stessa volont di Dio. Il I Maccabei un ammonimento di un "Aaialo^ agli altri 'Aoi8aToi, quando ancora Giovanni Ircano non era passato al Sadduceismo e non li aveva perseguitati, perch essi non
abbandonino la dinastia degli Asmonei. Il primo punto significativo del 1 Maccabei dunque

un suo

silenzio, silenzio

provocato dalla deliberata vo-

lont di presentare sotto

un
il

altro aspetto la storia, trail

scurando quelle contese per

Sommo

Sacerdozio

che
le-

non potevano non


gittimisti.

essere

sostegno principale dei

La
il

Mattatia,

narrazione mette invece in primo piano padre dei Maccabei. Si negato realt storica
(1),

a questa figura
Gabe%

perch essa non riappare nelJJ-Macsi

ma

con ugual metodo

dovrebbe dubitare delsi

l'esistenza di Onia,

Giasone e Menelao, perch non

trovano nel 1 Maccabei. L'assenza di Mattatia nel II Macc.

una questione interna di questo libro, che noi affronteremo a suo luogo, e allora potemo vedere che essa si spiega con la tendenza e lo scopo dell'opera. Tuttavia

certo che Mattatia ha nel


storica affine ci che egli

I Maccabei

e nella tradizione

un rilievo sproporzionato in confronto a ha fatto se si bada alle materialit delle


il

cose operate. Si legga


si

cap. secondo del 1 Maccabei e

detraggano

fatti concreti

che

gli

sono attribuiti dal

(1)

NiESE, KriUh

oit.

pag. 45-46.

42

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAIOA


si vedr ch.e essi si riducono primo atto audace contro un violatore della Legge e

loro contesto omiletico e


al

a una serie successiva di

atti

simili

compiuti insieme
la

con

i figli

e con altri partigiani. Olii comincia


il

vera
del

lotta organizzata contro

governo

siriaco
la

Giuda Mac-

cabeo, dopo la morte del padre.

Ma

tradizione

I Maccabei ha
cabei
il

sentito,

a differenza di quella del li Macdel primo gesto audace,


il

valore

sommo

quale

non sar storico nei termini precisi in cui ci non pu non essere storico nel senso clie in Mattatia si riconosceva colui clie per primo aveva getsar o
riferito,

tato

il

grido di guerra contro


il

prevaricatori della Legge.

tanto pi sentito

valore di questo gesto, perch


si

Mattatia era figura di schietto zelota, in cui non

po-

teva ritrovare alcuna cupidigia di potenza terrena. Perci


fja

il

I Maccaei

si

impadronisce di questa figura e la


svolse
la

campeggiare solennemente. Mattatia viene a impersecondo cui


si si

sonare lo spirito
sicch esaltandolo

ribellione,

esalta tutta la sua famiglia: e poial

ch la sua opera mostrata conforme


tata dal

pi rigido piepresen-

tismo, anche l'opera dei suoi discendenti resta

medesimo punto

di vista.

Mattatia sorge nel secondo capitolo del

Maccabei

improvvisamente in contrapposizione agli


(I,

vtol jtapdvojxoi,

11),

che avevano provocato l'intervento di Antioco, e


altri noXko dito 'loQar\k (1, 43)

a quegli

che avevano ceduto


in

alla imposizione

di

ellenizzarsi.

La contrapposizione
(II, 1)

volge la condanna di tutti costoro e indica in Mattatia l'unico legevi;

lsqstjc,

si

noti

che abbia sa-

puto

resistere.

Tutta la casta sacerdotale cos svalutata

collettivamente (Onia insieme con Giasone e Menelao) nell'unica accusa, la quale poteva colpire

anche Onia, che

essi

non avevano saputo

resistere

ad Antioco. Mattatia appare

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

43

quindi l'unico, da cui possa originarsi una nuova famiglia di

Sommi

Sacerdoti.

Ohe

la rappresentazione del

Maccabei tenda a dimostrare questo inoltre forse ripro-

vato da quell'allusione fatta da Mattatia sul letto di


morte, che abbiamo gi avuto occasione di riferire
JtaTTiQ
f|(xcov
:

$iv86c,

8V X(h ^Twoai ^fjXov, eXa^s Sia-QTJxriv leQcoawTi?

aiooviag (II, 54).

La promessa
:

adempiuta nel decreto


oi

popolare in onore di Simone

'lovaloi xal

oi

lepel?

8i)8xT]oav xov eivai aiitcov 2L[xcova ^yov\i^yo'\ xal dQxisQa 815

tv alcova, eco? xov dva0Tfjvai

jtQoqprjtTiv Jtiotv

(XIY,

41).

vero che nell'un caso


nell'altro del

si

parla di semplice sacerdozio e


;

sommo

sacerdozio

ma

la

promessa fatta

a Finea, che era nipote di Aronne, non pu non alludere velatamente a qualcosa di pi di
cerdozio
i
:

un semplice

sa-

altrimenti sarebbe insignificante e metterebbe

discendenti di Finea sullo stesso piano di tutte le fa-

miglie sacerdotali.

La

interpretazione proposta ancora

confermata dagli

altri

esempi di tenaci osservatori della


figli
:

legge che Mattatia morente adduce ai

Giuseppe,
trono
sa-

che per ricompensa diventa signore dell'Egitto, Giosu,


elle

fu giudice in Israele, Davide che ottenne

il

etc.

In confronto a queste ricompense un semplice


senso. L'autore del 1 Maccabei

cerdozio non aveva

non

parl esplicitamente di

sommo

sacerdozio

solo perch
5

avrebbe falsato troppo evidentemente la tradizione ma ogni lettore, che udiva Mattatia alludere a Einea come
a

un suo antenato

e dire che ebbe la promessa

di

un-

sacerdozio eterno,

non poteva non pensare

ai

Maccabei

divenuti capi anche spirituali di Israele (1).


Il

capitolo secondo dedicato al

padre dei Maccabei

(1) Si noti
(ofr.

ohe

si

trova usato

nel

I Muco

iBQevq

per QxieQeijg

XV,

1).

44

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA

l'unico in cui l'omilia soverchi la storia appunto perch

serve a dare

il

tono a tutta la narrazione, che segue con


ebraica, per es.
si

caratteri propri alla pi antica storia

ai Libri dei

Ee, dove lo scopo religioso non

esprime
il

fuori del racconto,

ma nell'interno

stesso,

secondo

sem-

plice criterio che l'opera dei giusti prospera e quella dei

malvagi
fortuna.

finisce

con l'andare in rovina. La bont della

causa sostenuta dai Maccabei quindi provata dalla loro

Ma

c'

appena bisogno
storici

di avvertire

che la pros-

simit degli avvenimenti

narrati

non permette
essere preai

l'eccessivo semplicismo delle pi antiche opere storiche.

La morte

di Giuda, tra l'altro,

non poteva che

sentata nella migliore luce,

attribuendone la colpa

suoi soldati, che avrebbero disertato in gran parte (IX,,

5 segg).

Anche

in questo caso tuttava mantenuto

il cri-

terio che ogni sventura in Israele

dipende da una colpa

degli Ebrei stessi.


rico, la

Ad

ogni modo, pur nel racconto storivela luminosamente. I

preoccupazione fondamentale dell'autore intorno

al sacerdozio degli

Asmonei

si

capp. VII e IX, che narrano il tentativo che l'Aaronide Alcimo comp per conquistare il sommo sacerdozio, fremono pi che tutti gli altri di passione e si avventano con ferocia contro questo sacerdote, che aveva osato unirsi

con

nemici d'Israele.

Queste pagine nella sostanza e


di

nella forma
il

hanno un valore

un monito. un monito
che colpirono
13),

racconto dalle

tristi disillusioni

gli 'Aai-

6aIoi, jtptotoi 8v viole, 'lapariX (cfr.

YII,
di

mente credettero

alle

promesse

quando ingenuaAlcimo un monito la


;

fine tragica di lui

dopo l'assunzione
twv

al sacerdozio

sTts-

Ta|8v "A?iHip,05 Jttt'&aipsXv t teXxog


tpag, xal xa'd'sTXs t ZQya

xr\g av'kf[(;

x&v dyicov

tfig saco-

jtQoqpriTov,

noi evriQ^ato xov xa-

9'aiQ8Tv. 8V ta> uaiQO exsivcp znkr\yr\ A?ixijAog xai svereoSiadr)

t ovn

igya

aiito'u

xal mcpQdyr] t otjAa aiitov, Kal

atape^i^-fti, >tai

IL

MACCA.BI E LE TRADIZIONI AFPINt

45

sSiJvaTo 8TI 'kakr[aoLi yov xal evxsikao^ai itepl xov oYxo'u uto'O

xal dots'&avEv "AxifAO^ ev


,T]g

tc xaiQC sxeivcp
il

^et [iacdvov

jXEyci-

(IX, 54-57)

(1).

L'asprezza con cui

I Maccabei
egli

tratta

Alcimo tanto pi notevole in quanto


affatto di spodestare gli

non tentava

Asmonei per

la semplice ragione

che,

come

ci

afferma lo stesso libro, la morte di Alcimo


Sei. (IX, 54) e la

avvenne nel 153

nomina

di

Jonathan a

sommo
al

sacerdote per opera di Alessandro Baia nel 160 Sei.


(2).

pi presto

Ma

il

I Maccabei

considera

il
;

sommo
e

sa-

cerdozio potenzialmente dovuto agli

Asmonei

non pu
di ridare
diffe-

quindi fare a
rola precisa

meno
VII,

di considerare
9)

un'empiet

la pai

(cfr.

il

tentativo di

Alcimo

alla cattedra

vacante un legittimo possessore. La

renza di punti di vista tra questo AoLalog e


telli

suoi fra-

che avevano aderito ad Alcimo sta precisamente in


pretese

ci che essi, considerando solo la legalit delle

di Alcimo,

non avevano potuto


l'opera
dall' Aaronide

disconoscerla,

mentre

questi vede

con l'esperienza del


si

posteriore sacerdozio

asmoneo e quasi
tentativo
ai

atterrisce al pen-

siero che la riuscita del

di

Alcimo avrebbe

potuto tagliare la via per sempre

Maccabei.

La

con-

ferma pi caratteristica del suo modo di pensare sta nel nessun rilievo che egli d alla nomina di Jonathan. Potr
sembrare a prima vista paradossale che egli non accentui

ed

esalti

il

passaggio del sacerdozio in

mano

agli

Asmo-

(1)
il

Sembra dunque raoohitidere una leggera inesattezza,


op.
Gt.

ci ohe dice

Motzo,

pag.

181, a proposito del racconta parallelo di


si

Giuil

seppe Flavio Antiq. XII, 413-14 ...

racconta da altra fonte come

pontefice Alcimo, avendo tentato di distruggere

un muro
di

del tempio di

Gerusalemme
cerdote
(2)
olle

venisse colpito di paralisi e dopo poolii giorni morisse.


si

Nel I Maeeabei non

ritrova soltanto la

nomina

Giuda a sommo

sa-

deriva certo da altra fonte,


dell'era

Considero quale data iniziale

seleucidioa del
o. II.

I Macc.

la

primavera del 311,

ma

v.

quanto osservo nel

4:6

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAI

nei.

Dopo

aver riferito
ere

il

decreto di Alessandro Baia (xal


oov

vvv na&eax&naiiiv
lo scrittore

arJixeQov aQxisQa xov '^voDg

X,

20),

non

dice gi che allora Jonathan cominci a


solo che
rivest
i

pontificare,

ma

paramenti sacri: xal

evsSTJcato 'Icovd'dav tT\v yiav oxolxyv (X, 21).

Ma

l'apparente paradosso

si

dissolve subito.

Se

il

Maccabei avesse sottolineato questa nomina, le avrebbe


tolto ogni valore
religioso,

perch non poteva toccare


del

un

re straniero la

nomina

sommo

sacerdote.

An-

che qui l'autore, non potendo nascondere, attenua. Inoltre


in questo

modo

il

sacerdozio degli

Asmonei non veniva


storiil

ad avere

inizio preciso. Il

che potr anche essere

ricamente abbastanza esatto nel senso che certamente

decreto di Alessandro Baia venne solo a confermare ci

che egli non


di questo

si

sarebbe mai arrischiato a creare, cos

grandi incognite offriva.


vero che egli

Ma

una considerazione
allo

storica

genere estranea

scrittore antico, tanto

tivit sacerdotale di

non accenna punto ad una precedente atJonathan o di Giuda ma vuole solo


j

evitare di determinare l'origine esatta del loro sacerdozio. Il quale,

non avendo

preciso inizio,

non viene
;

per-

tanto ad avere bisogno di giustificazione


l'opera di Alcimo,

e a sua volta

poteva essere
al decreto in

non apparendo nella sua vera luce, detta una tremenda empiet. Per la mecaso

desima ragione data invece molto maggiore importanza


onore di Simone, perch in questo
era indubbio che veniva confermato

uno

stato di fatto

gi preesistente e perch la conferma veniva

dalla vo-

lont collettiva del popolo


creto ogni legittimismo

d'Israele.
(o

Dopo

questo de-

doveva

poteva) parere inutile,


i

essendo contraddetto dalla voce unanime di tutti


Si osservi

fedeli.

come

il

I Maccabei accenni

in questo caso

ben
Si-

diversamente alle

conseguenze del decreto, come se

il.

MACCABEI E LE TKAJIZIONI AFFINI


il

47

mone iniziasse allora

suo sacerdozio

xal eate^ato Sifxcov

xal evbwqaey Q%ieQa.xeveiv ned eivai axQafr\y(; xal sdvdQX'HS


Tc5v 'lo^Saicov xal Eepscov %a\ tot) jtQoatatfiaai Jtdvtcov

(XIY,

47).

Ma

non naturalmente un

inizio

l'autore lo sapeva
la consacrazione

bene.

un

rinnovamento avvenuto per

popolare.

la legittimit del sacerdozio

Se lo scrittore del I MacGobei avesse voluto dimostrare asmonaico secondo i metodi


i

e magari

sofismi di

un

giurista

moderno avrebbe po-

tuto trarre a questo punto le conclusioni.

Ma egli poteva
lui,

scrivere con tanto sincero ardore e superare senza esi-

tanze gli scrupoli giuridici e religiosi che in


in ogni altro zelota,

come

cerdozio

dovevano sorgere vedendo il saAronne, solo perch egli sentiva in ogni pagina della storia maccabaica la giustificazione del nuovo stato di cose. L'atteggiamento dell'autore di fronte a questa storia cbe gli quasi contemporanea paragonabile a quello degli Italiani della generazione cbe immediatamente segu al Bisorgimento: anche questi, ancora stupiti del miracolo che si era compiuto pressoch sotto i loro occhi, pote-

non pi

esercitato dai figli di

rono solo ammirare, qualche volta enfaticamente.


MacGobei deve dunque
sacerdozio al
s

Il

J
ri-

a giudizio di chi scrive

tenersi provocato dall'inizio della contesa intorno al

sommo

tempo di Giovanni Ircano, ma a patto non vi si ricerchi un libello polemico. La difesa del sacerdozio degli Asmonei assorbita nella esaltazione di tutto il loro operato. Il libro dunque una visione storica, la
cui tesi data dalla linea dei fatti
della storiografia ebraica classica.
ristica essenziale
:

anzi l'ultima opera


caratte-

La quale ha per

come gi dicemmo di vedere nel corII Maccabei


il

so stesso dei fatti la presenza di Dio. Il

gi

un'opera di edificazione in cui interviene

sopranna-

PEIMB LINEE DI SCORIA DELLA TRADIZIONE MAOABAICA

turale. Il

Maccabei

si

regge ancora su una concezione

lineare della storia, in cui essa di per se, nei suoi stessi
effetti,

dimostra la volont di Dio.

Il

I Maccabei voleva

appunto essere un ricMamo a quella volont clie, secondo il pensiero dell'autore, avrebbe dovuto far tacere ogni
opposizione contro gii Asmonei.
*

Dal / Maccabei non deriva direttamente nessuna altra opera, se si eccettui il riassunto di Giuseppe Flavio in
Anticliit

XII-XIII.

Ma alcune altre versioni


si

gli

possono
co-

essere riavvicinate per fondamentali

caratteristiclie

muni

in confronto alla tradizione che

ritrova nel

li

Maccabei. Queste caratteristiche sono in particolare: 1" l'im-

portanza data a Mattatia,


Maccabei 2
il

nemmeno nominato

nel II

rilievo in cui viene

messo Bacchide, uno

dei generali di Antioco IV, che nel

II Maccabei

solo

accennato di sfuggita in un passo che dimostreremo a

suo tempo fuori posto (Vili,


rit si

30). Queste due peculiacomprendono entrambe abbastanza facilmente. Se

Mattatia

un personaggio

storico,

secondo quanto ab-

biamo avuto occasione di affermare, pu costituire solo meraviglia che egli non sia considerato nel II Maccabei. Pi incerti lascia in un primo momento Bacchide; tuttavia, se si

pensa che egli era stato

il

generale, che ave-

va cercato di porre sulla cattedra sacerdotale Alcuno e aveva ucciso Giuda, diventa chiaro il motivo per cui
egli

pot essere esecrato pi di ogni altro e conservato

nella

memoria

delle generazioni posteriori.

La prima
daica
I,

tradizione offertaci con le caratteristiche su

notate ancora in Giuseppe Flavio, nella

Guerra giu-

31 segg., tradizione eminentemente semplicistica

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

49
li-

la

quale conserva degli avvenimenti solo pi alcune

nee generali e alcuni episodi pi famosi. Gi abbiamo


parlato della notizia che
ci offre

intorno alla fuga del

sommo
fatto

sacerdote Onia in Egitto.

Appunto percb
;

un

ben

netto, esso ci conservato

ma quando

poi la

tradizione deve penetrare nel giuoco intricato degli av-

venimenti

politici riduce

ogni cosa a pochi episodi,

fa-

cendoli convergere sui personaggi pi famosi.


il

BaccMde
la ribel-

generale di Antioco, a cui attribuita l'esecuzione

delle

empiet volute del


contro

re.

Per conseguenza

lione di Mattatia viene

immaginata come un atto vioMatt^ia?


.
.
.

lento

il

profanatore del tempio.


(I,

%omGiv vaiQeX tv BaHxiSriv

36).

Il

racconto poi prole lotte di

segue tracciando brevemente e confusamente

Giuda e

di

Jonathan, senza che pi appaia alcun

nome

di generale,

nemmeno

di I^icanore,

il

cui ricordo era af-

fidato alla festa del giorno di Nicnore instituita per fe-

steggiare la sua uccisione in battaglia (J Macc. VII, 40

II Mace. XV,

31).

In questa seconda versione di GiuSiriaci in

seppe Flavio interessante la trasformazione almeno


parziale della lotta contro
violento.
blici
i

un

singolo atto

C' senza dubbio l'influenza dei racconti bi;

a tutti noti

ma

c'

ficato nazionale della lotta

anche un sintomo che il signiprogressivamente travisato.

La mentalit

ebraica, abituata a trovare nell'ordinanza

di quel singolo re, di quel singolo imperatore o di quel

singolo proconsole la causa di ogni ventura e sventura,

tutto
fatti

giunge a vedere nella insurrezione maccabaica sopratuna lotta ad personam. Una diversa tradizione incon analogo carattere nel Talmud palestinese.
si

Trattato Ta'anith, dove pure la lotta


un'uccisione
Il

conclude con

13 Adar

il

giorno commemorativo di

Nicnore. Questa ne l'origine.


~

Un

governatore che rap4

MoMioi>)AT<o,

Prime

linee di storia della tradizione

maccahaica

50

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAICA


il

presentava

potere greco, pass per Gerusalemme in


il

marcia per Alessandria, insult, offese e ingiuri


pio, dicendo:

Temfa-

Quando

ritorner in pace, distrugger que-

sta torre. Egli fu

combattuto da un membro della

miglia dei Maccabei, cbe disperse l'esercito straniero, arriv al carro di Mcanore, gli tagli testa e mani, le

incMod su un palo e vi scrisse sopra: La bocca che ha parlato di Dio con disprezzo e la mano che si stesa con tracotanza contro Gerusalemme sono sospese su questa pertica (II, 8). curioso come Mcanore sia confuso con Antioco

IV

e gli sia attribuita la spedizione in

Egitto

ma

anche pi interessante lo schematismo

cui giunge ormai la tradizione.


Il

racconto ebraico quasi ufficiale per,

come

tutti

sanno,

un

altro, la Megliillafh Antioolios, il rotolo di

An-

tioco, scritto liturgico

da leggersi nella festa delle En-

cenie con l'evidente intenzione di creare


l'altra

un

parallelo alil

Megliillali,

quella della festa di Purim,

Libro

di Ester. Basta ricordare l'inizio, che nella versione ebraica

e aramaica pi

comune suona
i

Fu
;

ai

tempi

di

Antioco

re di Grecia; re grande e forte era e potente nel suo

dominio e

tutti

re lo obbedivano
:

e nella versione ara-

maica pi breve

E
il

fu ai tempi di Antioco figlio di

An-

tioco re dei Greci,

quale usc da

Eoma

e regn dal-

l'India all'Etiopia su 127 provincie e


il

domin su tutto

mare

e la terra. del Libro di

C' appena bisogno di ricordare


JEster-.

l'inizio

Fu

ai

tempi di Assuero,

quell'Assuero che regn dall'India sino all'Etiopia su

127 Provincie

Se

la versione vulgata riecheggia

il li-

bro

di Ester, la versione

aramaica lo ricopia addirittura.


ritrova in
e,

Perch,

come

si

sar subito capito, esistono due versioni


si

molto differenti della Megliillah: l'una, che

ebraico, in aramaico e in arabo, la pi nota

diremo

Ili

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

51

cosi, uf&ciale,

conosciutissima anche agli studiosi occi-

dentali che la ripubblicarono molte volte 5 l'altra, aramaica,

fu pubblicata solo nel 1899

dall'

Abrahams, valendosi

dei frammenti trovati nella Ghenizah del Cairo e di

un

manoscritto parigino

(1).

Prima

di riprendere la discus-

sione sulla data della Meghillah e sulle testimonianze

che la concernono, sar bene confrontare appunto


testi,

due

ponendosi quel problema del confronto delle due

redazioni, che dai pochissimi, che conoscono la versione

aramaica cos detta abbreviata, non fu mai considerato.


Faccio

un confronto schematico

dei due racconti

Testo Vulgato.

Testo aramaico.

Antioco re di Grecia

Antioco figlio di Antioco

domina su molte Provincie. Costituisce una grande provincia sulla riva del

venuto a

Roma, regna

su 127 Provincie
dia air JStiopia.

daW In-

mare

dal

nome

Antiochia.

Cos pure Bagris(2) suo

luogotenente, che d alla

sua provincia
gris.

il

nome Ba-

Nell'anno 23 del regno,

213 della costruzione della


casa di Dio, Antioco vuole

ascendere a Gerusalemme

per far cessare

il

patto tra

Dio e Israele (Sabato, Neomenia e Circoncisione).


(1)

Jewish Qnarterly Keview


(cfr.

XI

(1899), pagg. 291 segg.

(2)

Bagris evidentemente BaocMde. L'errore provocato da un


Levi,
Rev.

ovvio scambio di lettere


pag. 174).

Et. Juiv. ,

XLV

(1902),

52

FBIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAICA

Antioco manda Mcanore, che conquista Geru-

Antioco manda Nicnore e il suo esercito a

salemme, profana

il

Tem-

Gerusalemme
sero

distrusi

pio, vi sacrifica maiale.

da Gerusalemme

tim-

pani

e le cetre e portanrono
i sacrifici,

via dal Tempio

gli olocausti, le offerte e le

U>aisioni.

Giovanni
tatia

figlio di

Matsi ar-

gran sacerdote

Giovanni va da Mcanore con una spada lunga


e larga

ma di una spada lunga due


braccia e larga

una spanna.

una spanna
da Mca-

e la nasconde sotto gli abiti

si

fa condurre

Mcanore
di sollevare

gli

propone
calice di

nore. Questi gli propone di


sacrificare

un

maiale percb
Ee.

vino

sull'altare.

Astuzia di

possa diventare uno degli


amici
del

Giovanni, uccisore di
canore.

M-

Giovanni

finge di aver vergogna di


sacrificare in pubblico e ot-

tiene che siano allontanati


tutti
i

presenti e allora uc-

cide Mcanore.

Giovanni prega Dio che


gli

perdoni di aver ucciso

Nicnore nel santuario.

Giovanni combatte contro

Giovanni uccide
nemici.

r esercito

greco

Sono

uccisi 772 mila uo-

mini complessivamente.

Fa una colonna
chiama dal suo nome
cabi.

la

Cambia
mekannai

il

suo nome in

onac-

{selota).

IL I

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

58

Antioco manda allora


Bagris.

Antioco manda Bagris.

Un uomo che circoncise


suo
figlio

impiccato.

Una donna dopo


circonciso
dalle
lui.
il

aver
[si

Episodio della
trova per
spostato

donna
pi in

figlio si getta

mura insieme con

A Modein Mattalia,
dendo
fica

ve-

un Ebreo

die sacri-

all'altare dei

Pagani,

insorge e insieme con i figli


assale l'esercito di Bagris e

compie grande strage.


Circa mille ebrei
si ri-

fugiano in una grotta per


celebrare
gris
essi
li

Bagris con i superstiti va a Gerusalemme e, per


deiasione di

il

Sabato.

Ba-

un Ebreo,

sco-

invita

ad

uscire,
il

ma

pre

rifugiati nella caver-

ricordano

comangior-

na. Gli Ebrei rifiutano di

damento divino Sei


ni lavorerai
etc.

violare il Sabato per ottem-

si

perare al comandamento
divino. Circa mille gli uccisi.

lasciano
grotta.

sofibcare

nella

I
tatia

cinque

figli

di

Mat-

I figli di Mattatia scen-

scendono a combatdebellano
Bagris,

tere e

dono a combattere. Bagris fugge ad Antioco.

che fugge ad Antioco.


Bagris ritorna con
inr^

Ritorna con esercito pi


grande.

menso esercito e profana il Tempio un'altra volta. I Maccabei a Mizp


Ghil'ad.

Maccabei a Mizp.

54

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAICA

Mattatia benedice
gli

i fi-

Mattatia benedice
gli.

i fi-

prima della

lotta.

Giuda muore.
Mattatia sostituisce
figlio.
il

Parole di Giuda ai fratelli.

Eleazaro

compie pro-

dezze contro gli elefanti.


Vittoria giudaica.

Bagris bruciato nel fuoco.

Antioco

fugge

alle

Provincie del mare.


Purificazione del
pio.

Tem-

Miracolo

dell'olio. Isti-

tuzione della festa.


Il

regno degli Asmonei


alla di-

dura 206 anni fino

struzione del Tempio.

Sono

state

compiute

le Tosefotli in

Ta/rgum di

Bonni vesimhi. Nel mese


di

Tisbri

dell'anno 4035

dalla creazione del

mondo

sono state compiute (1).

Quale relazione sussiste adunque tra le due versioni ! bene prescindere dalla data finale della versione ara-

maica, la cui interpretazione fu del resto finora dimenticata,

come pure

dalle testimonianze antiche.

La versione

(1)

Qnesta versione

ai

presenta dnnque come aggiunta al brano pro-

fetico letto nel Sabato della festa delle

Enoenie {Zachar.

II,

14 segg.).

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

55

aramaica
lari che,

differisce dalla

vulgata per

seguenti partico-

editore,
1)
cfr.

come in gran parte gi stato visto dal primo dipendono tutti dal I Macc. Antioco figlio di Antioco viene da Roma: si
:

I Macc,

I,

10,

xai

e^fjX^ev

8| avtcv

pi^a diiaptco^s
riv ojATipa

'Avtio/os 'Eaticpavris,

vlc,

'Avtixou Paadscog, 65

2)
liti i

Sono
.

distrutti
;

timpani e

le cetre

e sono abo-

sacrifci
.

si cfr.
.

I Macc,

III, 45, %al t yiaa\La xa-

TaataTO'u^Aevov
3)

xal l^XEutEV avX? xal xiviJQa.

Episodio di Modein.

il

famoso episodio narrato


alla scoperta dei

in

J Macc, III, 15 segg. 4) La delazione di un Ebreo porta

mille rifugiati nella caverna.


II,

suggerimento di I
. .

Macc

31

xa vr]yyXri toig vSpdoi xov |3aad8coq

oti xatpt]-

oav

av8Qc,

oitive? 8i80x8aoav ttjv svroXtjv xov ^aaikmg 815


TTJ
S9'l][>l(:p.

XOVQ liQVCpOVg 8V

Delle altre aggiunte ha significato per la questione

che

ci

interessa l'imitazione iniziale del Libro di Ester,


tesi

a cui torneremo per trovarvi una c<mferma della cbe sar tosto enunciata.
etimologica sul
dei discorsi di

chiaro invece che la variante

nome dei Maccabei {Mkanna) e l'aggiunta


Giuda non hanno valore
speciale.

Pi

importanti sono invece le lacune della versione ara-

maica in confronto alla vulgata. Cominciamo intanto oon l'escludere che possano ritenersi completamento e aggiunte alla versione aramaica, che sarebbe l'originale,

perch non

si

capirebbe come mai allora la vulgata abi

bia trascurato

passi sopra elencati della versione ara:

maica. Eestano quindi due sole interpretazioni possibili


periodi della vulgata e ne ha aggiunti altri dal
cabei

o la versione aramaica ha volutamente annullato alcuni

I Mac-

oppure tanto

la vulgata

quanto l'aramaica sono

56

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA

cresciute indipendentemente da
ristretto.

un

testo originario pi

Le lacune
imponevano
scritto.

della versione aramaica, nella

prima

ipotesi^
le quali

dovrebbero spiegarsi o con necessit liturgiche


di abbreviare
il

testo originario o con

una

voluta soppressione di particolari per la tendenza dello

tratte dal

La prima possibilit esclusa dalle stesse aggiunte I Maccabei. La seconda possibilit non si spiega
modo. Se si volesse credere che per
il

in alcun

l'influenza del

MaccaJbei

redattore dell'aramaico avesse tralasciato

certe enormit,

come

la

fondazione della

provincia

di

Antiochia o di Bagris(l), basterebbe osservare che per


l'influenza del

/ Maccabei

il

redattore avrebbe dovuto


il

semplicemente sopprimere tutto


del

suo racconto. L'ucciil

sione di Mcanore, ad esempio, cozzava contro

racconto

Maccabei.

In realt assurdo prestare delle intenzioni critiche

ad autori di questo genere. Con entrambe le supposizioni non dunque spiegabile che la nostra versione aramaica dipenda dalla vulgata. S pu aggiungere che due varianti non si spiegano nemmeno con questa ipotesi:
per la vulgata
tre
gli

uccisi

sono 772 mila uomini, men(2);

sono molto meno, 3300, nelF aramaica

e per la

vulgata Giovanni dovrebbe sacrificare maiale, mentre

nelParamaica

si

parla di libazione. Nel primo caso neil

cessario supporre che

testo originario dovesse parlare


,

vagamente

di strage

grande

come

c' d'altronde nel

testo della vulgata, che poi determina l'entit di questa


Leggo Bagris con
I,

(1)

la vulgata, invece di Bagras, offerto

dall'ed.

aram. del GaSTEr Transaotions of the nintli Intern. Congress of Orient.


(Londra, 1893)
(2) Il testo

pagg. 3 segg.

vulgato aramaico pubblicato dal Gtaster d solo 72700

uomini.

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

57

strage; e nel secondo caso certo preferibile partire

un

testo che

da aveva un'espressione imprecisa piuttosto che


c' stata

supporre una sostituzione.

per lo meno, se

una

sostituzione,

deve

presupporsi avvenuta in senso peggiorativo, cio deve


ritenersi che
il

testo originario parlasse della libazione,

la quale poteva parere troppo

poco caratteristica e fu muIn tale caso


il

tata nel mangiare carne porcina.

testo

originario sarebbe conservato in questo punto dall'ara-

maica; ma, poich abbiamo visto che l'aramaica non

pu essere in nessun caso nel complesso il testo originario, dovremo concludere che l'aramaica conserva qui la versione originaria, cio deriva da un testo difterente. La soluzione va dunque cercata nella seconda alternativa sopraenunciata. I nostri due testi fondamentali sono
cresciuti su

un

testo

meno
Ohe

complesso, al quale sono state


tali

fatte delle aggiunte.

aggiunte

ci

siano state

ri-

sulta indipendentemente dalla nostra ipotesi perch basta esaminare l'apparato critico del Gaster alla vulgata

in aramaico per vedere

come

taluni codici abbiano ag-

giunte speciali. Per ricordare solo l'aggiunta pi importante,

una famiglia

di mss. contiene tutto

un episodio su
il

un

ius

primae noctis introdotto da Bagris, che avrebbe dofiglia di Mattatia,


(1).

vuto colpire anche una presunta

quale deriva indubbiamente da testi aggadici

In famiglie isolate di codici noi possiamo quindi continuare ad osservare quel processo, che ha portato alla
scissione fondamentale della vulgata e dell'aramaica.

in tale

modo

si

spiega puife

il

curioso inizio dell'aramaica.

(1) Cfr. Levi,

Rev. Et. Jniv.

XXX

(1895) pagg. 220 segg., dove


e.

Bono tradotti

testi (glossa
cfr. e.

a Meghillath Ta'anith

Mitlrash di

Ha-

nucoah). Su ci

IV.

58

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAIOA


il

la quale copia
il

Libro di Ester nella supposizione

clie

cosa.

di Assuero e quello di Antioco siano la medesima Anche qui probabile si debba partire da un testo, che non desse ad Antioco il titolo di re di Grecia, altrimenti la confusione con il re di Media e di Persia , non sarebbe stata possibile o almeno agevole. perci da ritenere cbe il testo aramaico, in quanto non d ad

regno

Antioco questo
sti

titolo,
si

conservi meglio l'originale. In


clie i

conclusione credo

possa affermare
si

nostri due te-

derivano da un terzo e che

differenziano per ag-

giunte loro proprie, bench non sia naturalmente da


escludersi che qualche lacuna sia dell'uno sia dell'altro te-

provenga da dimenticanza. Le aggiunte della versione aramaica derivano dal I Maccabei, che, come avremo ocsto

casione di vedere nel cap, IV, era conosciuto dagli Ebrei

ancora nel medioevo.

La

critica era
il

troppo bambina perch

si

sapesse sce-

gliere fra
ghillah,

racconto del 1 Maccabei e quello della Me-

d'altra parte per gli Ebrei la Megliillah era

pi sacra del
pletata con

I Maccabei

si

trova qualche volta per-

fino in codici della Bibbia

(1).

Cos la Meghillah era com-

un processo armonistico ben noto. Le aggiunte della vulgata hanno anch'esse prevalentemente lo scopo di integrare il racconto, ma sono attinte da una diversa tradizione, che vorremmo dire rabbinica, se potessimo giungere a determinare sempre la fonte delle notizie.

Mentre

la versione

aramaica attinge

al

I Maccabei,
le

la

vulgata raccoglie dati cronologici ed episodi dal fondo

della cultura tradizionale giudaica.

Lasciamo andare

due notizie che Antioco fond Antiochia e Bagris Bagris. La prima era una banale induzione, quasi necesVedili
cit.

(1)

in

Hopfl Biblica VI

(1925), pag. 53 n. 3.

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI


:

59

saria

la sein chi appena sapeva di altri Antiochi conda era trascinata dalla prima. E come Bagris era in tutto e per tutto nella leggenda l' anima gemella del re

di Siria, cos si
la

immagin che anch'egli avesse fondato , come la chiama il testo. Il Levi (1) ha anche dimostrato, se non con certezza, con molta probabilit che il nome geografico Bagris non una chimera, come prima si credeva (2), ma ha il fondamento in una localit della Siria che porta oggi il nome di Kalat Bagras e si trova citata in Strabene (XVT, 2, 8) come
sua

provincia

UdyQai.

Megiillai

Pi interessanti sono le notazioni cronologiche. La pone il tentativo di Antioco nell'anno 213 dopo la ricostruzione del secondo Tempio e l'inizio del Governo asmonaico nell'anno 206 prima della distruzione del Tempio medesimo. Si hanno dunque 419 anni, se non considerato un rilevante intervallo di tempo fra il tentativo di Antioco e la vittoria degli
si

Asmonei, e allora messo in conto l'anno della ricostruzione del Tempio, che da tutta la tradizione rabdeve ritenere che non
sia

binica ritenuto precedere di 420 anni la distruzione


del Tempio medesimo. Si pu altrimenti computare ad un anno la durata della lotta. certo in ogni caso che il dato fondamentale 420 anni. Anche la divisione in

due

periodi, di 213 e di 206 anni,


i

conforme

alla tra-

dizione rabbinica, la quale divide


:

420 anni del secondo

Tempio in questo modo per 34 anni dominio persiano (3), per 180 dominio greco (cio nel complesso 214 an(1)
(2)
(3)

Eev. Et. Juiv.

XLV

(1902), pag. 173.

Krauss, Rev. Et. Juiv. XXX (1895), pag. 218, n. 5. Questo strano numero, in confronto ai 205 anni della realt
a.

(537-332

C.) stato spiegato dall' Artom, Giorn. della Soc, Asiat. It.

N.

S. I.

(1925), pagg. 53 segg.

60
ni);

PRIMB LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA

per 103

206 anni)

un

altro

Asmonei, per altri 103 gli Erodiadi (insieme (1). invece estremamente difficile a spiegarsi dato che, per quanto io so, non ha riscontro
gli
i

nelle fonti:

23 anni del regno di Antioco. Sono pro-

penso per questo dato ad accettare una congettura comunicatami privatamente e solo in via ipotetica da E. il quale riconoscendo nei 23 anni la somma S. Artom
:

degli anni di regno realmente vissuti


(12 anni) e
si
il

da Seleuco IV

da Antioco IV (2) suppone che la Megliillah fondasse su un computo, che vedeva in Antioco IV
Antioco
III.

diretto successore di

Questa supposizione,
cronologia do-

indubbiamente molto acuta, pu urtare contro l'obiezione


che chi conosceva in
vero
e inoltre credo

modo
si

tanto esatto

la

veva anche conoscere


;

le liste dei re.

Ma

ci

debba tenere conto

di

non sempre una ragione

specilca per il nostro caso,

che viene a confermare indi-

pendentemente la tesi dell' Artom. La versione aramaica sa che Antioco era Aglio di Antioco. Si conosceva dunque un fatto che doveva portare pressoch inevitabilmente
a considerare Antioco
co III. Anzi qui forse
singolarissimo errore.
Infine la vulgata riporta narrato in
il

IV
,

erede e successore di Antio-

a mio giudizio, la radice del

miracolo
del

dell'olio,

quale

un famoso passo

Talmud babilonese
(e.

{Shabiatlij 21 b),

che citeremo pi tardi

II) -.-tale

aggiun-

ta

ha valso senza dubbio a dare maggiore popolarit a

questa versione e farla diventare precisamente la vulgata


giacch,

come avremo occasione

di ricordare pi diffusasi

mente

in seguito, la festa delle Encenie

era venuta

(1)
cles,

Seder 'olam rbha

o.

XXX. In Nbubaxjer,

Mediaeval Jewish Chroni.

II (Oxford, 1895), pag. 66.


(2) Tali

sono

dati del canone di Eusebio

I,

247,

Schone.

IL

MACCABEI E LE TBADIZIONI AFFINI

61

sempre pi trasformando in commemorazione specifica del miracolo da celebrazione generica, quale era alle origini, della riconsacrazione del Tempio.

stata

necessario

ora domandarci quando possa essere

scritta la nostra

MegMllak, dico la Meghillali

ori-

ginaria perch noi, almeno per quel che io vedo,

non

abbiamo
certo
il

la possibilit di

determinare la cronologia an-

che delle stratificazioni. Sa'adia (892-942)

ha conosciuto

nostro libro perch egli afferma nel suo Sefer


(1),

Jiagdlui

che

figli di

Asmonai, Giuda, Simone, Gio-

vanni, Jonathan ed Eleazaro scrissero tutto ci che ac-

cadde loro in un libro nel linguaggio dei Caldei identico a quello del libro di Daniele. stato assai acu-

tamente sospettato
la

dall' Abrahams

che Sa'adia dovesse

pensare al testo aramaico ridotto, in cui non narrata

morte di Giuda, perch altrimenti non avrebbe potuto ritenere che anche Giuda avesse collaborato all'opera.

Ma

come del reAbrahams stesso riconosceva. noto che parecchi critici non credono che il libro qui ricordato da Sa'adia sia la nostra MegMllali e pensano a una mistein realt la questione pi complicata,
l'

sto gi

riosa opera ora sparita (2);


tire

ma

Sa'adia

si

incarica di smen-

personalmente queste ipotesi citando la nostra Me-

gMllah{3) e precisamente
di Giovanni,

un

versetto

della preghiera
si

prima
si

di uccidere

Mcanore, che

ritrova

press'a poco nel testo aramaico vulgato (v. 23 ed.


ster),

Ga-

ma non

rintraccia nell'aramaico abbreviato. Ci


Hasmoneans Trans, of the
I,

(1) Cfr.

Gaster, The

scroll of the

ninth.

Inter. Congress of Orient.

(Londra 1893)

pag,

6.

Cito dalla tradu-

zione ebraica dell' Hakkawy (Pietroburgo, 1891), pag. 150, secondo il testo (irreperibile in Italia) fornitomi dalla cortesia del prof. S. Luria
di LeningTado.
(2)
(3)

KBAUes,
Op.
oi.,

Kev. Et. Juiv.


1,

XXX

(1895), pagg. 214 segg.

in n.

pag. 180.

62

PBIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAICA

dimostra che probabilmente Sa'adia non tenne


della

conto

morte di Giuda nell'accogliere


stesso,

la leggenda, o forse
gli autori fossero i

anche nel formularla egli

che

Maccabei. Un'altra supposizione, che Sa'adia conoscesse

un

testo intermedio tra

il

vulgato e l'abbreviato, non

pare necessaria.

Coloro che favoleggiano di una presunta opera scomparsa


si

tendano su un passo delle


:

Halaliotli Gliedoloti (1)

(IX

sec.)

Gli anziani della scuola di Hillel scrissero la

Meghillah degli Asmonei e fino a quando non verr


sacerdote con gli

Urim

Tummim, non

entrer nel
figlio

Canone

(2).

Essi scrissero nella sofl&tta di

Hanania

quando salivano a trovarlo. Ma in questo passo si ha evidentemente una cervellotica attribuzione della Meghillah alla scuola dei due pi celebri dottori, attribuzione che non dovrebbe meravigliare nessuno quando si pensi che Sa'adia poteva pen^sare autori gli stessi Maccabei. Che si tratti del resto di una fantasia, graziosa fin che si vuole, provato da un particolare, che non vedo sia stato messo in luce. Le Halahoth non fanno che trasportare alla composizione
di Hizchija, figlio di Garon,

un brano della Mishna, Tr. Shabbath I, dove appunto si immaginano le discussioni delle due scuole nella soffitta di Hanania. N pu fare difficolt che si parli di Meghillah degli Asmonei, invece
della Meghillah
(3),

che di Meghillah di Antioco, perch


l'esclusione dal canone di

due termini

si

equivalgono. In fondo ci che preoccupa le Halahoth

un

libro che pare tanto sacro


si

e che,

come

gi ricordammo,

ritrovato nell'interno
:

stesso della Bibbia in qualche ms.


Ed. Venezia, 1547,
141

perci esse suppon-

(1)
(2) (3)

f.

d.
eli.,

Segno l'interpretazione del Gastbr, op, Ed. NowACK (Giessen, 1924), pag. 32.

pag.

5.

IL

MACCABEI E LE TRADIZIONI AFFINI

63

gono che
stesso.

sia stato

composto dopo
ci

la

cMusura del canone

La
nel

nostra Megliillali
sec. Il

ricordata dunque dapprima


il

IX

Levi

(1)

ha anche notato che

nome

della

citt Bagris,

derivato da ndyQai, suppone

una

trasfor-

mazione linguistica sotto l'influenza dell'arabo, che va


posta dopo
il YI sec. Il criterio non troppo sicuro o almeno dovrebbe essere vagliato da un conoscitore spe-

cialista della storia delle lingue orientali;

non nemmeno

p di ndyQai corrisponda esattamente al suono originario. In ogni caso tuttavia conclusione sicura
detto che
il

che nel

IX

sec. la
:

MegMllah era gi famosa e conside-

rata quasi sacra

perci la sua composizione deve essere

di qualche secolo anteriore.

vista la

Qui potrebbe aiutarci a prima curiosissima data che alla MegMllah attribuita
:

nella versione aramaica


la data

Tishri del 4035 (274 d.

0.).

Ma

non

quasi certamente originaria, perch scritta


il

in ebraico, mentre
d. 0.

testo aramaico, e perch nel 274

non era ancora abitualmente


dalla creazione del
di

usata,

almeno a quel
(2).

che
si

s sa, l'era

mondo

N, come
tra-

capisce, si

pu parlare

una data trasmessa per


;

dizione.

Gh non

c'era l'abitudine di datare

poi la data

compare solo in questo testo aramaico e doveva certamente essere ignota alle Haalioti e a Sa'adia. Eesta, vero, il problema, da che cosa sia stata suggerita questa
data.

Ma problema, alla cui soluzione non sono giunto. Ad ogni modo la MegMllah in entrambe le redazioni
al centro del

mette

suo ^racconto

il

meno noto

tra

i figli

(1)

Kev. Et. Juiv.

XLV

(1902), pagg. 173 segg.


d.

(2) Cfr.

GiNZBL, Zeitrechnung

Juien, Naturvolker eto. (Lipsia, 1911)

pagg. 79-88. Solo una traccia isolata nel Seder 'Olam indicata dal Bhi. Deutsolie Zeitsohx. f, Geschiohtswissensohaft N. S. II (1897), pagg. 185
segg. e 242 segg.

64

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACGABAICA

di Mattatia, Giovanni, percli,

come
il

risaputo, lo con-

fonde con Giovanni Ircano, dalle fonti talmudiclie chia-

mato semplicemente Giovanni,

gran sacerdote

(1).

Per

una

facile
si

induzione Giovanni, appunto perch gran saritiene successore del padre, anch'egl
si

cerdote,

imma-

ginato pontefice e
il

suppone di conseguenza che


Mattatia.

sia stato

pi insigne dei

figli di

lui

viene pertanto
il

attribuita queiruccisione di Nicnore, che

Talmud, come

vedemmo,
terminato
stante

attribuiva, sia pure in altra forma, a

membro

della famiglia dei Maccabei.


si

un indeNonoconnette

questa variazione, tutta la leggenda

per a quella linea della tradizione che fa capo al


cabei e
statato,

I Mac-

non gi per

gli imprestiti diretti

che abbiamo con-

ma
:

per lo spirito complessivo trapassato nella


se
il

Weghillali

Maccabei una storia della famiglia

asmonea,

la Meghillali

ne un piccolo e modesto epos,


coraggio e di astuzia,
le

dove non mancano


buoni e di malvagi,
polari.

le contrapposizioni semplicistiche di gli atti di

morti pietose e le enormi stragi care alle leggende po-

La

tradizione che va dal

I Maccabei a
si

questo rac-

conto letto ogni anno fedelmente da generazioni e generazioni di Ebrei fino ad oggi e che

perpetua quindi

attraverso millennii, esalta in questi Maccabei gli eroi


liberatori.

Mentre

l'altra tradizione,

che da Giasone di Ci-

rene scender fino all'omiletica

cristiana, sentir

sempre
la

di pi l'eroismo del martirio, essa esalta

non tanto

devozione estrema alla Legge, quanto


quella caratteristica che
ebraica, la quale,

il

suo trionfo, che

trionfo dei pii sopra gli empi. C' in questa tradizione


si

ritrova in tutta la mentalit


le

anche se conosce, trascura nel fondo

(1) Cfr. ad 68. Beraohoth 29 a. A Giovanni Iroano data la medesima preminenza nella ribellione anche in Massechet Soferim, XX, 8.

IL

MACCABEI K LH TRADIZIONI

AFFINTI

66

ricompense ultramondane e sente quindi il bisogno assoluto del trionfo di ci che ritiene giustizia in questo

mondo.

IS

I Maccabei

tale esigenza si

univa con
gli

l'in-

teresse concreto per quanto

avevano operato

Asmonei,

la cui realt era presente. Nelle tarde generazioni dello


esigilo, questa realt, entro cui l'autore del

I Maccabei

viveva e per cui lottava, diventa una realt vagheggiata

e sospirata con nostalgia. L'autore del I Maccabei sentiva fervere in s e intorno di s il rinnovamento religioso e politico ;

lettori della

MegMUah, a

cui

non

solo

la costrizione esterna,

ma anche
il

e forse soprattutto

l'irri-

gidimento interno del Giudaismo impediva di vivere


creando con fervore per
futuro,

non potevano che


:

ri-

petere la frase conclusiva della MeghiUali stessa

Iddio,

che fece con loro miracolo e meraviglia, egli far con


noi miracoli e meraviglie
alla
.

Il trapasso dal

I Maccabei
un periodo

MegMllai trapasso da un periodo creatore, che


il

potr esprimere fuori di s

Cristianesimo, a

di decadenza, in cui lo spirito si pasce di sogni e di spe-

ranze, necessarie per vivere e commoventi,

ma infeconde

di progresso.

MoMioLiAKO, Prime linee di $toria della tradizione maecabaica

II.

Il

II Maccabei e le tradlxloni lerivanti

II Maccabei si conclude, come a tutti noto, con la morte di Mcanore e l'istituzione della festa in suo ricordo. Sembrerebbe dunque cbe il libro sia festale, come il
Il

libro di Ester, e
di questa festa.

tenda a celebrare e a spiegare l'istituzione

Ma se noi invece

della conclusione leggiadi-

mo i

capitoli iniziali,

abbiamo un'impressione del tutto

versa. J^on pi la festa del 13 Adar, che preoccupa lo


scrittore,
il

quale non la nomina


di celebrare
9)
;

nemmeno, bens

la festa

del 25 Kislew, le JEncenie. ^on soltanto le celebri lettere iniziali

raccomandano
\iux\voc,

xc, ^ixpa; tfjg oHT)vojtTiYias

Tov Xaa8A.ev

(I,

ma
gli

anche

la prefazione dell'epi-

tomatore nell'enunciare

elementi pi importanti del


:

suo racconto pensa unicamente a questa festa


Tv 'Ioij8av Tv MaxxaPaTov xal tog tovrov Tv
xoiv

t 8s xat
al

d88^q)oi)g

tepoC ToC

[i,8Y<i^o'u

xa'Q'apianv

xal

tv toC

Poojxo'O

Y>taiviff{xv etc.

(II, 19).

La meraviglia aumenta quando


ia la

si

consideri

il

posto cbe

purificazione del
j

Tempio
dubbio

nell'interno del racconto stesso

perch non
Il capitolo

c'

che

il

brano che

la concerne

(X, 1-8) sia aggiunto al

contesto piuttosto malamente


(1)

(1).

precedente,

naerito del

Laqueur,

Krt.

JJntersuh. e.

zweiten Mkkabaerb.

68
il

PBIUB LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA

IX, narra

la

morte

di

Antioco Epifane con lusso di

particolari edificanti e terrificanti. Il capitolo

s'inizia

bruscamente con la purificazione del Tempio, senza averci

prima detto

clie

Gerusalemme era
Il

stata rioccupata da

Giuda Maccabeo.
'AvtixoD
8LX8.

versetto 9 del

medesimo
:

capitolo
\ikv xy\q

torna d'improvviso alla morte di Antioco


xov

%al t

%QoaayoQevMvxo<;
si

'EjtKpavo'Oi;

xekevxriq

ovxag

Questo versetto

riconnette evidentemente alla fine


i

del capitolo
setti 1-9

IX

e basta da solo a dimostrare che

verri-

sono aggiunti. Aggiunti da chi? O' una


dall'epitomatore stesso.
difficolt.

sposta sola:
bito
in

Ma

qui sorge su-

una grave

L'obiezione infatti che nasce

scurare

ognuno che il racconto originario non poteva traun avvenimento cos importante, anche se il suo

scopo era di mettere in luce le ragioni della lesta di Nicnore.

se

una

risposta in linea generale si


il

pu dare

su-

bito osservando che

testo originario

doveva avere in
all'epi-

qualche altro posto un cenno alla purificazione del Tempio,

che sar parso troppo breve e insufficiente


difficile

tomatore, la risposta diventa assai pi


si

quando

voglia stabilire dove poteva essere questo accenno e

perch manchi nel nostro testo la narrazione della rioccupazione di Gerusalemme. Eppure, l'indagine seguente

vorrebbe determinare dove era originariamente

il

rac-

pagg. 30 segg. di avere insistito su questo punto al quale per egli

connetteva una coatrnzione di cui non posso accettare nulla. Il L. riteneva che nel luogo dell'aggiunta stessero in origine i quattro famosi documenti del e. XI e poicli questi documenti presuppongono una campagna di Lisia, egli era indotto a postulare una campagna di Lisia sotto l'Epifane anche nel II Maccabei. Su tutto ci vedi il testo. Per
;

documenti del

e.

XI seguo

l'interpretazione del
il

pagg. 128 segg., he mi dispensa dal trattare

Motzo, Saggi oit., problema ampiamente.

Per tutte

le altre ipotesi v. bihl. in

fondo

al

volume.

IL

II

MACCABEI K LE TRADIZIONI DERIVANTI

69

conto della purificazione, quali caratteri aveva, perch fu


trasportato, quali fatti gli erano connessi.
Il

I Maccabei
i

tra le lotte che

Giuda dovette combat-

tere con

popoli vicini d particolare rilievo alle guerre

con un certo Timoteo. In Y, 6 egli detto un capo dei


tgli di

Ammon,
il

che lotta sfortunatamente contro Giuda

e finisce con

lasciarsi

occupare

'laX,r\Q,

un

piccolo luogo

fortificato al di l del

Giordano

(v. 8).

Timoteo ricompare
(v.

poco oltre in una seconda lotta sfortunata

34 segg.),

sempre al di l del Giordano, che termina nuovamente con una sua sconfitta. N^essuno pu dubitare dai brevi accenni del / Maccabei per quanto confusi essi siano, che il Ti-

moteo della prima e della seconda campagna non siano una persona sola. Ma il II Maccabei presenta le cose diversamente. Trascuro
il

passo YIII, 30-33, su cui doi

vranno tosto concentrarsi


altri

nostri sforzi, e

mi

limito agli

due brani X, 24 segg. e XII, 2 e 10 segg. Il primo brano racconta pi diffusamente una guerra che corrisponde alla prima delle due campagne del I Maccabei l'unica
:

differenza che la cittadella


(v.

non

pi

''lat,r\Q,

ma

Tdt,aQa

32); quasi tutti

critici si

accordano per nel ricoil

noscere, ci che del resto ovvio, che


sostituisce arbitrariamente
il

secondo

nome
(si

primo, quasi sconosciuto

ricordi che Giasone era di Cirene !). Tuttavia,

mentre nel

I Maccabei anche dopo

la sconfitta
:

Timoteo

vive, nel

II

MacG, fatto morire orribilmente


Xaipav xal tv 'AstoUpcpavr] (X,

%aX xhv Tifx^eov djto-

xgxQV|XfX6vov Ev Tivi XdxHcp HaT8(j(pa|av xal tv tOTJtoi) dSsXqjv


37).

fatto morire Ti-

moteo in questo modo, per rendere pi piena e trionfale la vittoria, il Timoteo della seconda campagna non pu non essere un altro ... e infatti ci viene nominato come uno Tc5v xat tjtov aTQaTTiyv (XII, 2). Basta, credo, esporre oggettivamente i testi perch ognuno possa convincersi
;

70

PRIMB LINfiB DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAICA


il

che la verit sta dalla parte del I Maccabei e che


Maccabei crea
trascuratezza.
il

II

secondo Timoteo solo per una banale


il

quindi inesatto

ragionamento del Kolbe

che se

si

trovano due Timotei nel li Maccabei occorre

presupporli anche nel

il ragionamento almeno se non si vuole credere al miracolo di due Timotei, tutti e due nemici di Giuda, tutti e due nella Transgiordania, tutti e due vinti nel medesimo periodo di tempo. Superata questa prima difS colta, veniamo al punto
;

I Macc. (1) mentre


contrario,

deve essere

affatto

il

fondamentale.
tra

Il

II Maccabei pare conoscere ancora


Timoteo.
t
Il

un'al-

campagna
il
:

di questo

capo Vili conclufi^ionvoig xai

de

racconto di una vittoria di Giuda su Nicnore con


(xet

queste parole
Tal?
X'HQ*^''?
'^'^^^

Se

od(3|3aTov

tot?

QcpavoI? ^^EQlaavteg dat tcv oxv.oov, t ,owt

aTol xal t jtaiSia 8i8[xsQtoavro.

tawa

bk 8iajtQa|dji,8voi, xal

xowYiv
xkoc,

iHsxsiav

Jioi'r]od[x&voi,

tv

IXej^ova xijqiov y|^iovv et?

HataXXaYTvai tolg aiito SotjXok; (vv. 28-29).

Dopo

di ci

sorgono improvvisamente fuori Timoteo e Bacchi de senza


che
si

sappia a che riferire ci che

si

dice di loro

xal

Tolg atspl
\ivQovc,

Tin^eov xa Baxxi8T]v ovveQsioavxsq vksq xovg biaaiitcv

dveXXov xal

x'UQco[xdtcov

6i1;t]Xc5v

ev \LaXa ey-

xQatsTg

iysvovro

xal

Xd(pvQa icXeiovog negioavro, loo\ioQOV(;

avrei)? xal toTg f|xia[i8VOi5 xal QqjavoIg xal x^pcm;, eri 8 xal
JtQeoP'UTQOig Koir[Gavxe<;. 07d.o'koyr\oa'vxE<; 8 a'UToijg sjtifieXco? Jtdv-

ta

avv&'x\v.av

et?

xovc,

nwaiQovc, xkovz,

t 8 Xoiat twv

oxvXcov Tvsyxav slg "IsQoaA.vfxa. tv 8 cpvXdQi(r\v ttv Jiepl Ti{x^eov dvBiXov, dvooiTaTov civSQa xal jtoXX xovg 'lo^Saiouc

sjtdeXvjrqxta

(vv.

30-32).

Delle lotte contro Timoteo e

Bacchide

si riferisce

soltanto,

tizione del bottino.

come ognuno vede, la sparSegue poi un altro versetto isolato,

(1) Beitr&ge,

etc, pag. 130.

IL

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DEBIVANTl


clie

71

senza connessione con Timoteo e con Nicnore,


tr ricevere luce solo

po-

precedenti.

E
:

infine

il

quando avremo interpretato i tre racconto riprende normalmente

con Nicnore

b tQwraXitrjQiog Nixdvcop etc.

Dunque

vv. 30-33 sono

una zeppa.
semplicistico
della
inter-

Ma

il

rimedio piuttosto

polazione, che intanto

non spiegherebbe
3,

nulla,

non

si

pu usare perch

la vittoria su

Timoteo presupposta
parlando della spe-

nel racconto seguente. In IX,

dizione di Antioco nelle regioni orientali del suo re-

gno, affermato
%ax NiHotvoQa

'vn bk avx(^ %ax'

'Ex^atava ^Qoajteaev x
yEyovta.

jtal

xovz

jtspl Tifx'&Eov

Ancora pi

esplicitamente all'inizio della prima (o seconda) campa-

gna
Tcv

di

Timoteo precisato: T.
{X, 24).
(1).

bs jtQtepov -ntfr^el? uit

'lovSaicov

Anche

la soluzione del

Kolbe
i

solo apparente

Egli osserva giustamente che

brevi
i

accenni del cap. Vili coincidono in complesso con


dati del cap.

(20.000 sono

i
;

morti nell'un caso [Vili,


agii %vQ6\iaxa v'^^M del;

30] e 20.500 nell'altro [X, 31]

l'uno corrisponde

l'6xiJecDp,a

di TdCaga)

ma quando
il

si sia

concluso, ci che era abbastanza facile, che

brano Vili,
della prima

30-32 costituisce

una reduplicazione materiale


il

campagna
perch

di Timoteo, resta

vero problema, spiegare


presenta.

la reduplicazione sia

avvenuta, tenendo conto sosi

prattutto della forma curiosissima con cui

Intanto, perch avvenuta questa reduplicazione?

Non vedo
di

altra soluzione se

non questa: che Giasone

Cirene abbia raccolto due narrazioni diverse, l'una


il

che poneva

centro della lotta in la^Tie l'altra in Fd^aga

(1) Beitrge

etc.,
e,

pag.

130 segg. Cfr. Schlatter, Jason

v.

Kyrene,

pagg. 23 eegg.

per un'altra soluzione, Ktjgler, Von Moses Ms Faulua, pag. 373, che nel I Macc. vedeva solo uno dei due Timotei del Macc.

72

PRIHB LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAICA

non abbia saputo riconoscere

clie esse

costituivano

una

cosa sola. L'epitomatore riassume dunque confusamente

una reduplicazione di Giasone di Cirene. E la confusione si spiega bene quando si pensi clie la narrazione di
Vili, 30-32 coinvolta nel rimaneggiamento che
ripresa di Gerusalemme.
Infatti
15

l'epi-

tomatore stesso compie della parte in cui narrata la

quando

si

dice che t 6 koin trv

gv.v'Kov

Tveyxav

"leQoaXvna (v. 32), si presuppone evidentemente


sia gi stata

che

Gerusalemme

occupata da Giuda. Noi siamo


il

quindi arrivati alla inaspettata conclusione che


di Giasone di Cirene conteneva
la

racconto

prima

di questo

punto
v.

occupazione di Gerusalemme.

allora

comprendiamo
33
:

che una traccia di questa narrazione ancora nel


KaX^iaO^VT|v

Irtiviuia Se aYovte? Iv tfj JtatpiSi tcg 8p,jtQi(]cravta? tov? 18901)?


otvXcva?,

xat riva? aXXoug,


Tfjg

vcpfjiljav

elg evoixiov

jt8(p8UYT^ >tai

tv a|iov

80^008^8105 hiO[iioaxo [hg^v.

Ohe
le

gli jtivUia

a cui alluso fossero destinati a celebrare

vittorie su

Timoteo e Mcanore

infatti escluso dal

modo
gli

davvero non edificante di solennizzarli. Callistene e


altri

non possono
il

essere stati puniti per la loro empiet

verso

sacro recinto del Tempio, se

della purificazione del

non in occasione Tempio medesimo. dunque chiaro

che qui restano tracce di quel racconto sulla rioccupazione di Gerusalemme, che cercavamo invano.

Ma restano

anche tracce di quell'episodio di Alcimo, in cui nel I Maccabei Bacchide ha parte preponderante.
Il

II Maccabei non conosce

nello stato attuale altro

che la seconda parte dell'episodio con l'intervento di

Mcanore chiamato da Alcimo. Orbene


si
,

c'

un

indizio

che avrebbe dovuto far capire che anche la prima parte

doveva originariamente trovare. Come noto, Alcimo


secondo la narrazione del

/ Maccabei,

innalzato al sa-

IL

II

MACCABEI E LB TRADIZIONI DERIVANTI


i^'Ahii\iog...

73

cerdozio d Bacchide
5).

^ovX\iEvoq lepate-ueiv

VII,
:

Nel II Maccabei

lo

troviamo gi

sommo
^)'

sacerdote

"AA.Hifxog 3iQ07evii.8vog dQxieQe^S

(^I^?

^^^ ^ detto

in alcuna altra parte del nostro testo attuale

come

egli

fosse assunto al sacerdozio, deve senz'altro ritenersi che

un

episodio in cui entrava Bacchide colmava la lacuna.

L'apparizione improvvisa del

nome di Bacchide al v. 30 va appunto considerato ultimo resto di questo episodio. Il Kolbe(l), badando a questo solo episodio, ha sostenuto che Fepitomatore abbia trascurato di registrarlo,

perch contraddiceva al suo pietismo farisaico; in quanto,


al dire del

Maccabei, gli "AaiSaToi erano stati assai ar-

rendevoli verso Alcimo.

Ma

la spiegazione

pi spe-

ciosa che vera. Infatti se Giasone di Cirene avesse nar-

rato che gli "AoiSaoi avevano favorito Alcimo,

deve supporre in tale


dire

ipotesi,

come si non avrebbe potuto far

ad Alcimo qualche cosa che si rassomigli a 01 Xby\ievoi Tcv 'Io\)8aict)v ''AaiSaoi, v (pr\yElxai "lovSa? MaxxapaXog (XIV, 6). La frase con quel che segue sarebbe dunque un'invenzione dell' epitomatore; ma allora ci si domanda perch uno scrittore, che rielaborava con tanta licenza il testo a cui attingeva, non avrebbe modificato in ugual misura l'aiuto apportato ad Alcimo dagli 'Aai8aIoi.

motivo per cui l'epitomatore ha trascurato l'episodio di Bacchide va cercato insieme col moil

In verit

tivo per cui

ha trascurato

gli altri

episodi, riducendoli

a cenni incomprensibili. Per giungere a una spiegazione,

dopo aver constatato che nel confuso


del

finale del cap.


1) la

Vili

II Maccabei
(1) Seitrge etc,

si

celano tre episodi:

occupazione

pagg. 146-47. Cfr. invece

Wellhausbn,

Naohriolit.

Gottingen

1905, pag. 152 segg.

74
di

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA

Gerusalemme da parte di Giuda 2) una lotta con Timoteo inesistente, ma dallo scrittore ritenuta reale 3) la spedizione o missione di Bacchide per imporre Alcimo dobbiamo domandarci in quale ordine e in quale con;
;

nessione cronologica erano messi questi avvenimenti.

La questione

importante, perch ci costringe a riprenil

dere le famose discrepanze cronologiche tra

/ e

il

II Maccabei, almeno per


si

ci

che concerne

il

periodo che
(1).
:

aggira intorno alla purificazione del Tempio

qui

uno specchietto

delle

due

serie cronologiche

I Maccahei
Tolomeo,

(III-VII).

II Maccalei (VIII-XIV).
Missione di Nicnore
e Gorgia.

Dorimene,

Nicnore e Gorgia inviati

da Lisia in Giudea (147


Sei.).

[Timoteo e Bacchide;
uccisione di Oallistene].

Prima spedizione
sia.

di Li-

Mcanore
Antiochia.

ritorna

ad

Giuda occupa Gerusalemme. Purificazione del

Morte
fane (148

di

Antioco Epi-

Sei.).

Tempio (25Kislewl48Sel.).
Lotte con Timateo.
(1) Si

Purificazione del
pio.

Tem-

veda

il

paragrafo della bibliografia in fondo al volume desi

dicato all'era dei due libri e


assai

tenga presente che


oit.,

la questione stata

semplificata

dal Motzo, op.

dimostrando che la morte di

Antioco messa nel 148 Sei. dal II Maco. per un errore che non coinvolge tutto
il

sistema cronologico del libro. Faccio notare qui ohe cito


le

abitualmente

date secondo l'era seleucidica, perch

mi

riservo di
dell'era

prendere
dei la teoria
bri

piti

nettamente posizione nel

dibattuto

problema

Libri Maccabaici nella


del

mia

Storia dei Maccabei. Accetto per adesso


cit.
;

Kolbe
il

svolta nei Beitrge


a.

che l'era di entrambi

li-

cominci con

Nisan del 311

Cr.

ma mi

riservo di controllare

questa teoria nell'esame concreto delle vicende storiche, pietra di pa-

ragone di ogni cronologia.

IL

II

MACCABKI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

76

Morte
fane (149

di

Antioco Epidi

Guerra con
teo.

il

Timod Li-

Sei.).

Seconda spedizione
Lisia.

Prima spedizione
Guerra con
moteo.
il

sia e trattato di pace.

Trattato di pace di Lisia

II

Ti-

con

gii Ebrei.

Eitorno di Demetrio I
(151
Sei.).

Seconda spedizione
Lisia e seconda pace.

di

Missione di Bacchide e
di

Eitorno di Demetrio.
Missione di Mcanore.

Mcanore.
Ci
clie tra

queste discrepanze cronologiche fa mag-

giormente

diJ0Bcolt ai critici

non pu veramente imba-

razzarci troppo.

Alludo

allo

spostamento della prima spe-

dizione di Lisia, che avvenuta prima della morte di


tioco

An-

IV secondo
il

secondo
setto

il I Maccabei, sarebbe avvenuta dopo, II Maccabei. Noi abbiamo visto che il verVili, 33 del li Maccabei, alludente alla punizione

di Oallistene e quindi alla purificazione del

Tempio, pre-

cede alcuni versetti che parlano del ritorno di Mcanore


in Antiochia.

Ora questo versetto non


il

vato dal naufragio di tutto


seguenti.

pu essere salcontesto se non perch


si

era gi nell'originale strettamente connesso con le frasi

sione in

Abbiamo visto infatti che non esiste connesnessun modo con i versetti che precedono su
ci

Timoteo e Bacchide. Questa semplice osservazione

permette di concludere che nel testo originario Mcanore


era messo in relazione con la purificazione del Tempio.

In

rificazione sia

mentre il I Maccabei ritiene che la puavvenuta dopo una vittoria di Giuda su Lisia nella sua prima spedizione, Giasone pensava invece
altre parole,

a una vittoria su Mcanore


sia

perci la spedizione di Lila

doveva gi essere collocata dopo

morte di An-

76

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TfiADlZIONB MACOABAIOA

tioco.

Qualunque tentativo
e

di eliminare la discrepanza

tra

II Maccabei
fallire.

in questo punto, supponendo che


(1),

l'epitome attuale varii Giasone di Cirene

destinato

dunque a
il

si

capisce anche assai bene perch


la

II Maccabei non metta


il

prima spedizione

di

Lisia

anteriormente alla morte

dell' Bpifane.

Lisia era noto

come
ciullo.

reggente del regno in tutela di Antioco

Y fan-

Era naturale che si pensasse che tutte le sue imprese seguissero la morte di Antioco IV. Ohe infatti il
l'operosit di Lisia prima morte ancora confermato dal raffronto tra la missione di Mcanore e Gorgia nel I e nel li Maccabei. Nel / inviata da Lisia nel II sembra autonoma.

II Maccabei escluda interamente


di questa

L'altra ragione di solito addotta che,

essendo posta la
la

morte Macc,

di

Antioco nel

I
di

Macc. un anno dopo che nel II


Lisia precedeva

la spedizione

morte nel
vale, per-

primo

libro e la seguiva nel

secondo
di

(2)

non
i

ch nulla avrebbe impedito di mantenere lo stesso relativo ordine cronologico,

premendo

pi

fatti.

Ci che veramente importante l'inverso ordine


cronologico nei due libri per la purificazione del tempio
e per la morte di Antioco. Precede la purificazione nel

primo

la

morte nel secondo.

Ma noi

sappiamo ormai che

l'ordine originario di Giasone di Cirene era inverso all'attuale, cio coincideva


infatti

con quello del I Macc. Sappiamo


1-9 che racconta la purificazione

che

il

brano X,

un'aggiunta dell'epitomatore e che tracce del racconto


della purificazione
si

trovano gi in Vili,

33.

La ragione

poi dell'inversione dell'epitomatore evidente. Egli ha


spostato la collocazione della purificazione per far coin-

(1)

Come voleva
ad
68. il

il

(2) Cos

Laqueur, op. cit. MoTzo, op. cit., pagg. 149-50.

IL

ir

MACCABEI E LE TRADIZIONI DBBIVANTI

77

cidere l'ordine cronologico del libro con quello delle lettere iniziali, in cui
si

mette la purificazione del Tempio


della

come una conseguenza


l'appunto
:

avere data notizia di questa,

morte di Antioco IV. Dopo lo scrittore soggiunge per


jrfXJttT)

(xsX^ovteg oc'yeiv ev t^ x^^^^^s^


roti legou,

nal elnaSi
'Ufxlv

Tv xa^aQiff|xv
(I,

8ov

f\yii]ad\ied^a

biaaa(pf{oai

etc.

18).

Ora
dalla

stato chiarito assai bene dal

Motzo (1) che

l'or-

dine degli avvenimenti nelle lettere

iniziali

provocato

data della morte di Antioco Epifane messa nel


ef-

148 Sei. invece che nel 149(2) per aver considerato


fettiva notizia della sua

morte un falso allarme. La letcomincia con il v. 10 del capitolo primo tera iniziale che o almeno si d scritta precisamente nel 148 Sei. (vedremo poi quale delle due possibilit da scegliersi), giacch alla data
Uxovc,

maxooxov

07801^x00x01) xai oySod (v. 10),


(3)

che insignificante, va senza dubbio preferita

la data

(1)

Op.

fiit,,

pagg. 128 segg.

appena bisogno di ricordare ohe la data del / Macc. confermata da fonti indipendenti, come Eusbb., Ghron., I, 253 Schone e Granius Licinianus, p. 5 Flemisch. Alcuni indizi indiretti v. inoltre presso KoLBE, Beitrage, oit., pagg. 50 segg. il quale ha definitivamente dimostrato che il dato di 149 Sei, di Eusebio esatto, concordando con
(2)

Ch

Laqtjbuk,
gina 114,
Beiirdgt

op. cit,

pag. 15, contro Niese, Kritik


il

cit.,

pagg. 78 segg.

(3) Cosi

Bruston, Zeit. f. Alt. Wiss. , X (1890) paseguito dal Motzo, op. oit., pag. 68 e passim. Ora anche Kolbe,
per primo
pag. 118 senza conoscere l'opera del Motzo.

oit.,

vero ohe

il
.

Kahrstbdt

obietta che con la data del 148 Sei. la lettera

kann

keine Einleitung zu einem Gesohichtswerk sein, das drei Jahre iiber 164

hinaus reioht {Syrische Territorien etc, pag. 134) ; ma l'obiezione oolpsoe soltanto il Kolbe, che ritiene esserci una sola lettera nella ntrod.
del

II

Maccabei.

Tutta la

tesi del
:

Kolbe,

op.

oit.,

pagg. 107 segg. confa-

tata implicitamente su nel testo

basti qui notare ohe egli costretto a

supporre ohe la data 169

Sei. (I, 7) sia un'interpolazione, di cui

non

si

vede affatto

il

motivo.

78
sTovg

PBIMB LINEB DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA


exatooTot

xal TeooaQaxoatoC xal oySoi) conservataci


(il

ancora da un paio di codici

55 e

il 62).

La

lettera

annuncia appunto

la

morte da poco avvenuta

di Antioco.

La data
(vedi
i

del 148 Sei.

si

ritrova poi nelle lettere del cap.

XI

vv. 21, 33 e 38) le quali,

come ha

visto con al-

trettanta giustezza

il Motzo, non sono clie una serie di documenti autentici provocati dalla notizia falsa, ma

creduta vera anche nei circoli

uflSciali,

della

morte di

Antioco nel 148


interne del

Sei.

(1).

Le date
si

delle lettere iniziali e

li Maccabei

sostengono dunque a vicenda;


148 Sei. Noi vedremo

e dimostrano che o Giasone di Cirene o l'epitomatore de-

ve aver ritenuta vera


dall'epitomatore.

la data del

tosto che le lettere iniziali sono state certamente aggiunte

La semplice analogia
le lettere

ci

dovrebbe gi
il

persuadere che anche


giunte da lui;

interne sono state ag-

ma
la

se noi consideriamo che

rimanegeffet-

giamento cronologico dell'epitomatore non poteva


tuarsi, se

anche

sua fonte avesse conosciuto la data


L'epitomatore fu spinto in conseegli

del 148 Sei., la nostra supposizione sulle lettere interne

diventer certezza.

ebbe tra le mani a considerare il 148 Sei. la vera data della morte di Antioco e a ordinare in conformit di questa il suo racconto. Mentre Giasone almeno implicitamente considerava il
guenza dai documenti che
149 come l'anno di morte di Antioco,
la trasporta al 148.
il

suo epitomatore

dunque constatato che Giasone poneva la purificazione del Tempio nel 148 e la morte di Antioco nel 149. Possiamo ora domandarci se egli inserisse nell'intervallo la pseudo-lotta con Timoteo e la missione di Bacchide, ci che spiegherebbe molto bene come mai
(1)

Op.

ci*.,

pag. 146.

IL

II

MACOABBI E LE TRADIZIONI DERIVANTI


stati

79

questi

due episodi siano

coinvolti dalla trasposi-

zione della purificazione.

La risposta non pu

essere sicura, perch la posizione

dei vv. Vili, 30-32, se ci pu accertare clie gli avvenimenti a cui viene alluso erano raccontati nelle vicinanze, non ci permette di fissarne il posto. infatti ancora

trasparentissima la ragione per cui

il

riassunto su Ti-

moteo e Bacchide ha
si

il

posto che ha. I vv. 28-29, come


il

ricorder, dicevano che


T05
f|Xia[X8voig

bottino di Nicnore era stato


xal
tal?

distribuito
(v.

xhgaiq

xal

Qqpavot^

analogamente i vv, 30-31 ci dicono che il bottino di Timoteo e di Bacchide fu distribuito toTg f|xia28):
[xvoig

xal QcpavoTs xal xilQi?)

e'^i

8s xal at^eoputepoi? (v. 30).


IST

La connessione

del tutto esteriore.

possono soc-

correre indizi intrinseci.

La

pseudo-lotta con Timoteo

appunto perch falsa, non aveva collocazione reale j e l'autore ha dovuto darle una collocazione pur che sia,
approssimativa. Per la missione di Bacchide poi
l'

incer-

tezza nostra; che noi siamo abituati dal racconto del

I Maccabei a
sicurare
il

considerare strettamente connessi


il

il

primo
ci

tentativo di Bacchide e

successivo di

sommo

sacerdozio ad Alcimo.
il

Mcanore Ma non

per as-

pu

essere dubbio, da quanto

I Maccabei

racconta, che

Alcimo fu dapprima accolto favorevolmente da molta parte dei Giudei. Il I Maccabei ha quindi unito immediatamente i due episodi solo per dare unit al racconto e attenuare,
al solito,
il

momentaneo

trionfo del

sacerdozio anti-asmonaico.

Potrebbe quindi essere che

Giasone anticipasse
cure determinazioni.

la

narrazione su Bacchide,

ma

si-

d'altra parte impossibile,

come

si

vede, giungere a

Importa ad ogni modo il fatto che lo spostamento di questi due episodi sia stato provocato dallo spostamento

80

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAIOA

della purificazione del

Tempio.

in via ipotetica si
:

pu
pu-

rappresentare a questo
rificazione del
;

modo
2)

l'ordine originario

1)

Tempio;

morte di Antioco;

3)

guerra

con Timoteo 4) impresa di Bacchide. In questo ordinamento gli episodi 3 e 4 venivano ad occupare pi o meno l'attuale posto della purificazione del Tempio sicch, quando fu compiuta la manipolazione, si sarebbe avuto uno scambio tra l'episodio 1 e quest'altri due. In questo s cambio si capisce molto bene che l'epitomatore, per non rompere eccessivamente la continuit dell'episodio di
;

Mcanore

nel cap. Vili, abbia dovuto ridurre gli altri

due episodi a breve parentesi inserita nel contesto. Questa complicata analisi ci ha potuto persuadere che nell'epitome attuale avvenuto un ampio rivolgimento
della parte centrale del racconto.

Abbiamo posto anche


ragione esteriore di

ormai sufl&cienteinente in luce


versa cronologia.

la

questo rimaneggiamento, l'introduzione cio di una di-

Ma

questa solo la ragione esteriore

e non
tare

si

dimenticher che noi siamo partiti dal constafra le parti

una contraddizione
si

del

II

Maccabei,

che

possono riportare all'epitomatore, e la conclusiolibro.

ne del

Le prime mettono
fin d'ora

in vista la festa del

25 Kislew, la seconda la festa del 13 Adar.

Ognuno

pu gi intravvedere

che in questo contrasto

c' la ragione dell'epitome stessa e dei suoi caratteri in

confronto all'opera originaria di Giasone di Cirene.

gi ora se noi volessimo,

potremmo cominciare a

trarre alcune deduzioni sulle caratteristiche e sui limiti

dell'opera di questo misterioso Giasone.

per mag-

giormente opportuno che noi procediamo


lettere iniziali e

all'analisi delle

vedendo poi come i risultati di questa analisi vengano a convergere con quelli dell'altra analisi ora compiuta e le forniscano maggiore luce, tentia-

Il

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

81

mo

solo allora d passare a un'interpretazione dei risul-

tati filologici ottenuti.

Le

lettere

iniziali

del

II Maccabei hanno sempre

costituito

uno degli indovinelli prediletti dai filologi, i hanno trovato ora tre lettere diverse, ora due, ora una sola con una variet di combinazioni straordiquali vi
naria.
il

Mi guarder

dal riassumere tutte le soluzioni, che

lettore potr cercare

da

s,

valendosi della bibliografa


si

in fondo allo studio. Yorrei

tenessero presenti spe-

cialmente le soluzioni pi recenti e pi notevoli del

Motzo, del Kolbe e del Kahrstedt, perch in questi


e pi nel

tre,

Motzo e nel Kahrstedt,


il

si

pu

notare lo sforzo

di cercare d'intendere

valore storico di queste lettere


Il

e la loro funzione in confronto del libro.

metodo

di

indagine che

si

cercher di seguire nelle pagine segunti

sar appunto storico, perch


assai

come ovvio importa


le lettere,

poco aver distinto o unificato


si

quando

non

riesca a capire che cosa stia a fare questo episto(1).

lario iniziale
Il

n MacGdbei

comincia con una lettera indirizzata

ai

Giudei d'Egitto dai Giudei Palestinesi.

Al primo versetto di saluto seguono altri cinque che contengono invocazioni a Dio che protegga questi Giudei
d'Egitto e apra
il

loro cuore all'adempimento della Legge.


al v. 7

Improvvisamente
Ar)|A'r]tQiov

spunta una data: PaaiXevovto?


svvdtov.

Etoug EHatooTov

8|>cooto')

E solo dopo

que-

(1)

Ad una
il

tesi

ohe sembra affine a quella che sar qui sostenuta,

almeno per
in parte
il

risultato materiale di

ammettere interpolazioni, accenna

parole:
v,rX)

Mofeatt in CHARLES, Aphoorypha, pagg. 129-30 con le seguenti At the same time, the language of I, 18, a (ji^^ovreg d^eiv
II,

and of

16

f nTiOVTeg

oSv wfeiv vxX)

is

a watermark of interpola-

tion, the intervening

paragraphs being a legendary insertion based on


.

the tradition of X, 3 and perhaps on Epist. Jerem. 4-6


MoMioLiAHo, Prime linee di storia della tradieione maccabaica

82

pbiMb lnee di storia della Tradizione macoabaia

sta data la lettera

prende un tono un po' concreto nnelg


:

ot

'lovSaToi yeyQacpr{%aiiev vpiTv ev

tf)

dXiipei xal v

tf) %iir{ xr^ siek-

^cuoia

'^|xtv

ev xolc, teai totjtois cp'ov djteatT] 'Idoav v.aX


xr[(;

ot

Het'avTOi)

dito

dyiag

y'HS

*cil

tfig

Paodeia?.

Dopo una

rapida descrizione della profanazione e della purificazione


del Tempio,
si

giunge a quella
iva
ayTte
il
xc,

clie

o pare la concluaKr\V07ir\yia(;

sione

Hai \vv
[ivg.

'f\[iQac,

tfjg

xov

xaoekv

Qui per

momento possiamo

fermarci.

Dev'essere evidente a ognuno che l'indirizzo iniziale e


le frasi di

preghiera che seguono rappresentano

un mes-

saggio dell'autore del Libro agli Ebrei egiziani, a cui lo


rivolge.

Con

ci

non naturalmente ancora

detto che

queste frasi siano state scritte a questo scopo, perch

potrebbero essere state assunte da una lettera preesistente.

Ma

se noi troviamo

il

v. 7 la data che ci aspeti

tavamo
V. 7 e

all'inizio,

possiamo concludere che

vv. 2-6 sono

stati aggiunti, che al vv. 1 stato cos distaccato dal

che la data del v.

7,

originariamente in testa alla


:

s,

lettera, stata posposta.

Di qui una duplice conclusione

che la lettera dei vv. 7 segg. presisteva all'epitomatore


e che egli se ne valso per trasformarla in

un

diverso

indirizzo agli Ebrei d'Egitto, meglio confacente all'inizio

di

un

libro,

che non fosse

il

testo originale.

Ohe scopo
v.

aveva questa lettera ? Lo scopo dato dal


ayTite xg awi]vojit\yia(; xov y(a.asK^v jxrjv?.

iva

In genere

si

obietta che c' sproporzione tra le pre-

messe

della lettera e questa


il

stituirebbe

breve conclusione, che comotivo per cui fu scritta. L'osservazione

sarebbe giusta se la lettera non si riferisce esplicitamente a lettere precedenti, che dovevano riguardare il medesimo argomento e che da questa lettera sono soltanto richiamate alla memoria: yeyQa(fr\'KaiiBv v\nv sv
TT)

^XCipei xal Iv

tfj

dxixf)

tfj

Eotet^oiSori

f\\iilv.

Si molto

IL

II

MACOAfeI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

83
dx^ifi

discusso sui due termini ev


si

tfi

^^iipei

xai ev
(1).

tfi

sono proposte varie interpretazioni

Ma

il

con-

testo
sibile.

medesimo suggerisce
Infatti

l'unica interpretazione posi

esso

indica

due momenti

della lotta

con Antioco IV: xal

evejruQiaav

tv nvXwva xai llxEav

aiiAa ddc5ov. xal Serj^Tifxsv xov kvqov, naX &la'r\v.ovo&-r\[iev etc.

il

evidente

clie il

secondo

l'd)t[XT.

primo momento Dunque gli Ebrei

costituisce la Mlapig,

gerosolimitani ricor-

dano nel 169

Sei. agli

Ebrei egiziani che esse scrissero

loro pareccbie volte prima e

dopo

l purificazione

del

Tempio e che

perci essi

farebbero bene a celebrare

quella festa del 25 Kislew, cbe

si

noti

essi

non

debbono ancora aver l'abitudine di celebrare. La lettera ha tutte le caratteristiche di essere autentica e non offre in s nessuna difB.colt. Tanto pi grande ci appare la sua credibilit, quando subito dopo nel li MacGcbei noi troviamo ancora una delle lettere inviate dagli Ebrei palestinesi ev tfj K\ir\, cio dopo la purificazione. Ohi scriveva la lettera del 169 aggiunge come esempio una tra le lettere scritte, e precisamente
quella che riguardava pi da vicino la purificazione del

Tempio

lettera nell'archivio

Oppure l'epitomatore scopr dove rintracci la

la copia di

questa

lettera del

169?

Le due

possibilit ci lasciano indifferenti in

s;

ma

si

spiega meglio la brevit laconica della lettera del 169,

supponendo che accompagnasse


particolareggiata.

l'altra lettera

molto pi

(1) Cfr. le

osservazioni ad

loc.

dei

Comm.

oit.

in Bibliogr. in fondo

allo studio

vedi inoltre NiESE,

op.

6it.,

pag. 17 segg.;

Hbrkbnne, Die
MOTZO,
il

Briefe zu Beginn dea zweiten Malckbaerhuohes, pag. 42;

qp.

cit.,

pagg. 74 segg. L'interpretazione del Motzo, ohe sia indicato

tempo

medio tra
tesi.

la

'O'A.Tij/ig

Vtiiiii,

non

accettabile e infirma tutta la sua

84

PRIME LNEE DI STORIA

t)ELLA. 'TRADIZINE

MGOABAlCA
il

La

quale,

come ormai sappiamo, comincia con


Sei.,

v.

10

e porta la data del 148

l'anno della vera purifica-

Tempio e della supposta morte di Antioco. La lettera ha in s il marcMo sicuro dell'autenticit o per lo meno non pu essere stata composta n dall'epitozione del

matore n tanto meno da Giasone di Cirene.


Infatti,

come

noto a tutti, la versione clie d della

morte di Antioco IV diversa da quella che raccontata nel testo al cap. IX. Secondo la lettera^ Antioco
sarebbe morto ucciso nel Tempio di E^anaia, in cui sa-

rebbe voluto entrare per carpire


strano e terribile.

i tesori secondo il testo Antioco sarebbe morto presso Bcbatana di un morbo


;

Eimando per l'esame

delle

due ver-

sioni e delle altre che si possono accostare a queste allo

studio del

che la
della

Motzo (1), il quale ha dimostrato giustamente prima versione rispecchia la falsa notizia del 148
seconda nel suo nucleo rende la notizia esatta

Sei. e la

morte di Antioco nel 149 Sei. Di conseguenza la lettera si comprende solo se scritto sotto l'impressione immediata delle notizie pervenute nel 148 Sei. e va perci ritenuta autentica.
lettera, V.
V.

Ma

una grave

difficolt

offre la

quando

si

vogliano determinare

suoi limiti. Dal

10 sino al v. 17 essa racconta la morte di Antioco. Al


18 annuncia che prossimamente sar compiuta la puri-

ficazione del

Tempio

{xXJiovte^
toi leQO'O,

ayeiv ev

t(p

xaaekBv

uts\inxr\

Ka EixdSi Tv xa'&aQiafiv

ov f\y(\adiie&a Siaoacpfioi

(1)
cit.

Op. cit, pagg. 128 segg. Si ofr.

saoi risultati con Niese, Kritih,

pagg. 55 segg.; Bevan, The house of Selemos (Londra, 1902) II pagg. 161 segg. ; ScHuRER, Gesch. d. jud. Volkes, F, pagg. 166 segg. e 204 segg.

Wellhausen, Naohrichten

cit.

pagg. 138 segg.; Mago, Antioco

IV I^i-

fwne re di Siria (Sassari, 1907), pagg. 90 segg. ; Bouch-Leclercq, Sistoire dea Seleucides (Parigi 1912-13) I, pagg. 223 segg., 300 segg. 378 segg., II,

pagg. 578 segg.

IL

li

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI


xr\<;

86

^{liv 'va

%a\ a'Stol ayntE


di

a'Kr\vo:t\yiaz

xal xov nvQq etc.


'iva

Fin qui niente


sto
la

strano, per quanto la frase

%a\

avtol ayrite etc. sia

evidentemente corrotta.

Ma

da que-

punto segue una digressione, die va sino a II, 15 sostanza insomma clie al tempo di Ijfeemia il faoco del Tempio fu ottenuto miracolosamente versando
cui
certa acqua
(1)

sulle pietre e clie al

tempo

di

Mos

e di

Salomone
ts vx

il

fuoco discese dal Cielo: perci


(H? 12).
1,

2aA,conc5v
si ri-

xwjiQac, iy^Y^'v

Al

versetto II, 16

prende
parole

il filo

interrotto a

18 e quasi con le medesime

si

consiglia di celebrare la festa del 25 Kislew:


ovv
ayeiv tv jcadaQia[xv Bypaipafisv 'Ujaiv
>ta,t5s

[xslXovTE?

ovv

jtoirjoste

ayovtEg

xc,

f\\iQa(;.

d^eq

aaaq tv

jtdvta Xabv adroC etc.

La

lettera si conclude poi regolar-

mente al V. 18. Per valutare


testo

la

lunga parentesi di questa lettera e


il

giudicare se essa abbia potuto essere scritta con


del 148
Sei.,

con-

occorre che noi

ci

rendiamo conto
suo

pi di quanto non abbiano fatto


significato religioso.

gli altri critici del

Qui

infatti

per la prima volta noi

sentiamo parlare della festa del fuoco, come elemento


integrante della solennit del 25 Kislew.
Il

Maccabei

non

la

conosce
r\

xal eaxr\asv 'loijSa? xal


'laga'^'k,
xoXc,

ot

dSsXcpol avxov

Kal jcoa

hathiGia

iva aycovrai ai ^[AQai syxaivionoC

xov dvaiaax'Y\Qov sv

xaipotg aiittov viavtv ^i^eQas xtt,


nif\vbQ -^acekev
\ii^x''&vcpQocivvr\(;

ano

xr[<;

at8[JiJttT]i;

xal etxdOQ xov

xa xaQai; (IV, 59). Il

II Maccabei nel suo interno pre-

senta gi le cose in
si insiste

modo

alquanto pi complicato.

ISTon

veramente ancora sul fuoco, ma si accenna a una accensione delle lampade del Tempio xa nvQoavxeg
:

(l) Si tratta

probabilmente di nafta. V. MoTZO,

op.

cit.

pag. 90 e

bibl. citata.

86

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAIOA


xal nvQ
ex
3).

,i^ovs,
fiietfj

tcutcov a^vreg,

dvTiveYxav

^uaiav

[xet

xQvov (X,

Pi
:

c.nriosa la spiegazione

data degli
nt
tt|v

otto giorni della festa

Jtal ust'svqpQOoiJVTis fJYOv f||igQae

aw(\v(i)\idxG)V XQutov fi,vr)[xov8iJovres

rog jcq
toTi;

[xixqoj

xqvod

twv

0>tT|V(5v soQTTjv

V toT^ 0Q801 Hai 8V


(v.
6).

ajxTiXatois

dripicov

TQJtov

fjaav

vs[Ap,evoi

facile

riconoscervi

una

spiegazione piuttosto ingenua, secondo cui, perch la

Festa dei Tabernacoli non aveva potuto celebrarsi a suo

tempo, sarebbe stata celebrata

il

25 Kislew.

Ma la spiestesso di

gazione non avrebbe potuto essere data se non avesse

potuto fondarsi su qualche cosa, cio sul


OHTvortTiYia, elle

nome

noi ritroviamo nella lettera iniziale del 169

Sei. sotto la

forma completa di aw[\vonK]yia xov ^adekEv \if\v<;. Questo nome, singolare per indicare una festa cbe
la festa dei

non aveva niente a cbe fare con coli, non si comprende pensando
riori

Taberna-

solo alle analogie este-

cbe ravvicinano le due feste

processione con palme

(8i O^'upacvs xal

x^Scu? &Qaiovg

eti S [xal] q^oivinag sxovtec


,

II Macc. X,

7),

durata di otto giorni

perch a loro voltai

queste analogie richiedono di essere spiegate. In ultima


analisi si ritorna vicino alla spiegazione del

II Maccabei

intesa con questi limiti che la festa del 25 Kislew fu

concepita originariamente ad imitazione parziale della


festa dei Tabernacoli, in

bernacoli

non

solo

quanto anche la festa dei Taaveva nel fondo un carattere gioioso,


superate nel deserto,
stesso. L'analogia

al ricordo delle sofferenze passate e

ma era

diventata una festa del

Tempio

cosciente provoc anche

un nome che
f\

la esprimesse

donde quel curioso termine


se

aKTvojtriYia toC %aGeksv fXT|vg,

che potrebbe paragonarsi al nostro


(1).

Pasqua

delle

Eo-

(1)

Per la festa delle Capanne in relazione con


4.

il

Tempio

cfr. I

Beg, Vili, 2 ed Usra III,

Nella festa delle Capanne

si

accendevano

IL

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI


il

87

Come
sta

si

vede,

II Maccabei

nel contesto

non d

ancora grande importanza

ai lumi, al

fuoco

la festa re-

sempre caratterizzata come solennit gioiosa per la purificazione del Tempio. Tuttavia gi si vede anche nel medesimo contesto come un elemento nuovo s'introduca, ancora incerto di se stesso. Per apprezzare questo

elemento, occorre ricordare che tutta la tradizione


il

posteriore accrescer sempre di pi

valore della illumie,

nazione caratteristica di questa festa


derarla

invece di consi-

come espressione

della festa stessa, la riterr la


Sucoah V, 3); e pu discutersi lumi famosi delle Encenie. Dei

del resto anolie fiaccole


se possano mettersi

(Mishna, Tr.
i

in relazione con

quali la caratteristica pi importante appunto di essere accesi, cio


di

non derivare da un fuoco sacro


il e,

disceso dal cielo.

Come
si

lio

occasione

di ricordare nel testo,


nella tradizione

miracolo del fuoco sacro


io
so,

introduce tardi

almeno per quel ohe

in terreno islamico, a

contatto con l'Oriente, cosi pagano, come cristiano, dove le discese


dal fuoco sacro erano comuni. Gfr, ora FuKLANi,
in Babilonia Studi e Mat. di Storia delle Rei.

La festa
del

del fuoco sacro


;

V (1929)

pagg. 83 segg.

Pagliaro, Agni, Mitra, Indra


stessa
si

fuochi

sacri

Zoroastrismo ib.

pagg. 237 segg. Sul fuoco della festa delle Encenie e in genere sulla festa
a lungo discusso, anolie per sostenere la sua origine per ora
affatto indimostrata

da una festa del

sole

invernale. Cfr.
;

Benzinger,
alte Te-

Sebraische Arohologie^ (Tubinga, 1907) pag. 403


stament im Lichte
d. alien

Jeremias, Das

Orients^ (Lipsia, 1906) pag. 221 n. 7; e special-

mente KiTTBL, Die


II Macc.
si

hellenist.

Mysterienreligion u. d. Alte

Testament (Stoc-

carda, 1924) pagg, 17 segg. Se,

come credo

anch'io, nelle lettere iniziali del

nasconde una lettera autentica contemporanea all'istituzione


e solo s

della festa, evidente obe la festa stessa indipendente nelle sue or-

gini da qualsiasi festa del sole invernale o simili


se
i

pu discutere
siffatta
festa.

lumi siano entrati poi per contaminazione con una


v.

Della abbondante letteratura sulle Encenie

Knigsbebgek, Das Cha-

d. Judentums LIX (1895J pagg. 582 segg. ; Krauss, La fte de Sanoucca Rev. d. Et. Juiv. XXX (1895) pagg. 24 segg. Lesczynsky, Das Laiibhiittenfest Chanuka Monatschrift f. Gesch. u, Wiss. d, Jud. LV (1911) pagg. 48 segg. ; Libbr, Sanoucca et Souocot Rev. d. Et. Juiv. LXIII (1912) pagg. 20 segg. Hopel, Das Chanukafest, Bblica III (1922) pagg. 165 segg.; Gudemann, s. v. ChanuMa in En-

nuMafest Allgem. Zeitung

oycl.

Judaica.

Cfr. inoltre la n.

seguente.

88

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAIOA


{Attiq.,
:

causa della solennit. In Giuseppe Flavio


325) la festa prende
\iiQi

XII,

nome da
ayo^ev

questi lumi

%al | IxeCvoi)

evQo

xr\v 80QtT)v

Ka.ot)VTe5 avtTjv tpcota.

Eppure

Giuseppe Elavio non sembra ancora sapere o tener conto dei miracoli, clie la fantasia andava cominciando
a formulare. La prima documentazione
noto, nel trattato Slibbatli del
si trova, come Talmud Babiloniese

e serve pi che ad altro a spiegare la durata divenuta

incomprensibile di otto giorni per la festa


I
i

(1)

Eabbini insegnavano
quali
i

al

25 di Kislev cominciano
otto,

giorni della festa delle Encenie. Essi sono


i

du-

rante

non

si

pu

fare lutto o digiuno. Infatti

quando
tutto

Greci penetrarono nel Tempio,

profanarono

l'olio,

cbe vi

era.

Dopoch
li

la casa reale degli

Asmotrova-

nei se ne impadron e

vinse, cercarono e

non

rono altro che un'ampollina d'olio fornita di

sigillo del

Sommo
dere

Sacerdote, e
solo.

non

vi era in essa che olio per ar-

un giorno
(f.

otto giorni

21 b

Ma avvenne un miracolo e arse per = Goldsohmidt, Der Babylonisclie


Andi-

Talmud,

I,

p. 365).

La

stessa versione riprodotta nella MegTiillath

tiochos e

per

il

duplice influsso del testo talmudico e di


il

questo altro apprezzato documento ha finito con

ventare canonica nel Giudaismo posteriore. Accanto a


questa sono per rimaste altre spiegazioni diversamente
e pi recisamente miracolose.
(1)

Il cos

detto II Maccabei
(ofr.

Un'altra meno famosa spiegazione talmudica


Ta'anith
9,

Meghillath

Pesihta Bdbiati

II

etc.)

narra ohe

gli
le

Scolio a Asmonei

penetrando nel Tempio vi trovarono sette (od otto) lance,


in terra e vi accesero
i

piantarono

lumi.

il

strano

il

numero

sette che si trova in

Megh. Ta'amth, mentre ovvio


effettivo

numero

otto, che corrisponde al

numero

dei lumi

accesi

nella festa.
d.

testi in proposito raccolti in

HocHFELD, Die Mistehung XXII (1902), pag. 266.

HanukJcafestes

Zeitschr.

f.

Alt. Wiss.

IL

II

MACCABEI B LE TRADIZIONI DERIVANTI


finora

89

arabo, in

una testimonianza
il

non mai

considerata,

motivo dell'autentico // Maccabei, asserendo, in modo ben pi preciso, che il fuoco sprizz miracolosamente dalle pietre Oraverunt quoque ad Detmi Optimum Maximum ad educendum ignem sanetum, qui maneret in altari et egressus est ignis de quibusdam lapidibus altaris et combussit Ugna ac sacrifieia et ex eo remanriprende
:

sit

ignis in alta/ri usque

ad tertiam transmigrationem

(1).

Motzo

(2)

ba poi addotto

un'altra testimonianza pari-

menti in arabo, secondo cui sarebbe avvenuta una vera discesa del fuoco sacro dal Cielo, leggenda cbe si trova ancbe nel Giosefo arabo
al
e.

35

ma

credo, contrariamente

Motzo

cbe, lungi dal doversi vedere nella discesa del

fuoco sacro nella

OMesa

del S. Sepolcro a

Gerusalemme

una eredit
di

ebraica, quest'ulteriore trasformazione della

festa ebraica dei

Lumi vada
il

ritenuta sotto l'influenza

cerimonie pagane o cristiane.

Ad

ogni
si

modo

il

punto

per noi fondamentale che

miracolo

insinua lenta-

mente nella
affatto

festa del 25 Kislew, perch nell'origine gli


;

estraneo

si

insinua tanto per spiegare


la

lumi del cerimoniale quanto per giustificare


di otto giorni della festa.

durata

Eende

possibile e anzi provoca

questa trasformazione della festa da celebrazione nazionale a cerimonia prevalentemente commemorativa di

un
che

miracolo tutta la mentalit del Giudaismo


nella sua

dell'esilio,

sempre ardente attesa messianica, cio nella

sua attesa di un diretto intervento liberatore di Dio,

(1)

Cito dalla traduzione latina

(e.

glotta di
silio

Londra
cit.,

(v. bibl.).

La
il

tertia

transmigratio

IX) annessa alla Bibbia poli naturalmente l'e13.

dal 70 d. C. Cfr. ancbe


(2)

Giosefo ebraico III,


la testimonianza di

Saggi

pag. 88 n,

Petrus Ibn Rahib^


v

Ghronioon Orientale (Sc'iptores arabici, Series III, 2-3, 1903), pag. 37.

90

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA

portato ad accentuare vie pi gli elementi miracolistici


della sua storia.

Posto dunque che l'elemento miracolistico estraneo


alle origini della festa del

25 Kislew, facile capire che


tioco della lettera iniziale
cio alla fondazione della
s

tutta la

disgessione
risalire al

sul

non pu
festa.

148

Sei.,

In questa digressione
di rendersi

ha un

tentativo, artificioso

e lambiccato,

conto di questi lumi evilo spirito

dentemente perch non se ne conosceva pi


originario
. . .

che non poteva essere ignoto certo agli

iniziatori della cerimonia.

Lo

scrittore

non

capisce pi

che cosa

d'altra parte ancora


di

lumi abbiano a fare con la festa, non ha una tradizione davanti che gli parli qualche miracolo, e allora tenta una connessione ari

bitraria

con la figura

di

Neemia, quale

gli era descritta

dagli apocrifi
(II, 13).

"Yjtoixvi^jxatiafxoi,

che egli aveva sott'occhio


'Yjiojivri|xatia[xoi

Basta questa citazione degli

di

Neemia per dimostrarci che

tutta la disgressione stata

elaborata librescamente lontano dalle

impressioni

imX
Sei.,
,

mediate che doveva provocare


Sei.

l'

idea della festa nel 148

Sarebbe assurdo invero che uno scrittore del 148

per spiegare questa ambigua introduzione del fuoco

non adducesse alcun


festa e solo ricordasse

fatto che si riferisse alla presente


il

miracolo avvenuto al tempo di


li

ISTeemia e altri miracoli simili, e

ricordasse

badia-

mo

ancora

senza

nemmeno

dire esplicitamente che la

festa

doveva celebrare anche

quelli.

Ed

ancora pi as-

surdo pensare che chi scriveva prima della festa per dare
l'annuncio ai fratelli lontani che essa era stata stabilita

presupponesse gi nei termini in cui


ad\iB^a
yiag
>tal

si

esprimeva cono:

scenza intima delle peculiarit della cerimonia


Siaaaqpfjaai

Sov

f\yi]-

v\nv

iva

>tal

avto ayr\xe

Tf)g OKY\vonr\-

toC uivQg (I 18).

Basta metterai nei panni

di chi

IL II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

91

riceveva la lettera per immaginare quale meraviglia do-

vano destare questa


KVQ buttati
l

nuovo genere e questo senza alcuna spiegazione. Pi si rilegge


oxrjvojtTiYia

di

questa digressione sul


sazione che essa

fuoco e pi

si lia

netta la sen-

non abbia nulla a che

fare

con

la let-

tera primitiva, fatta per annunciare semplicemente la

pretesa morte di Antioco

lY

e l'istituzione della festa

del 25 Kislew, senza particolari sul cerimoniale che po-

tevano essere aggiunti a voce dal messaggero o dati in

una

lettera successiva.

forse la corruzione del testo in

CCYT1T8 tfjs oMT]voatr]Yiag

xal

tot) nvQc,

ancora

un

indizio del

rimaneggiamento che
lunga digressione.
Il testo originario
fjxsQai;,

la lettera sub

per accogliere la

doveva avere certamente yqts


tf)?

tg

che ha

il

suo parallelo in

ccYOvtes xq r\\iQaq di

II,

18.

L'aggiunta di

axrjvo^tTiYias >ta tov arupg


f\\iQa<;

pu
tra

aver provocata la caduta di tq


cui difficile scegliere. Si

in vari

modi
il

pu supporre ad esempio che


brano,
tYov-

un

copista abbia avuto Fincarico d'introdurre


awtYvoTi'^yiag (I, 18)

che cominciava con


oaag. Il copista

e finiva con e 8

T8? rag '^jAspag (II, 16) tra yrycs rag '^[xQag

-O-eg

doveva dunque introdurre l'aggiunta


del^jAspag).

dopo una parola che ritornava nelle conclusioni


l'aggiunta stessa (tg

Egli pu quindi aver creil

duto che questa parola segnasse


giunta doveva connettersi con
il

punto in cui
si

l'ag-

testo e

trovasse tanto
il

nell'aggiunta quanto nel testo. Perci inser

brano
il filo

prima

di rag ^[xsQag,

In ogni

modo
I,

certo che
II,

della lettera riprende solo da

18 in

16 con termini
del

quasi identici, che


testo.

comprovano

la faticosa sutura

La conclusione per noi


lettera che comincia a
1,

dunque molto semplice. IS^ella 10 c' una parte, la maggiore^ che

92

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAICA


I,

va da

18 a

II, 15,
il

che non pu essere stata scritta nel


resto

148 Sei. D'altronde

non pu

essere stato scritto


falsificato,

che nel 148 e non pu essere stato

perch la

versione della pretesa morte di Antioco IV, appunto

perch falsa e appunto perch discordante dalla versione


accettata nell'interno del

II

Maccabei,

non

si

capisce se

non

scritta

sinceramente nel 148. L'unica soluzione di


I,

conseguenza che la digressione


aggiunta.

18-11,

15 sia stata

noi possiamo facilmente determinare chi

sia l'interpolatore,

quando noi ritorniamo a esaminare

le

caratteristiche dell'autore dell'epitome. Finora che cosa

abbiamo potuto considerare opera sua? Prima di tutto un rimaneggiamento nell'interno, che aveva un duplice
scopo
:

estrinseco, di accordare la cronologia della nar-

razione con quella delle lettere iniziali ; intrinseco, di


far posto

con rilievo

alla purificazione del

Tempio. Poi

l'aggiunta delle lettere iniziali, che,

come dimostra, a
dall' epi-

prescindere dal resto,

il

tentativo di metterle a base della

cronologia interna del libro, erano state scoperte

tomatore
lo stesso

stesso.

Ora anche queste

lettere iniziali

hanno

scopo intrinseco del rimaneggiamento interno,


c' di pi.

servono cio a mettere in luce la purificazione del Tempio.

Ma

Lo scopo

stra evidente dalle stesse

dell' epitomatore si dimoprime linee della sua opera,

giacch egli, dirigendosi agli Ebrei egiziani,

non pu
valesse

che volerli spingere alla celebrazione della festa del


25 Kislew. Si capisce che per questo scopo
si

di lettere precedenti in cui gi si cercava di incitare gli

Ebrei egiziani alla venerazione della nuova festa


si

ma

capisce anche meglio che l'epitomatore modificasse

queste lettere per fenderle maggiormente adatte al suo


scopo.

Abbiamo

visto quale era, a nostro giudizio, un'ag:

giunta dell'epitomatore

l'esortazione iniziale.

Credo pos-

IL

II

maccaSei e le tradizioni derivanti


la

93

siamo ora unirvi


nella festa.

spiegazione a maggior gloria del


clie il

tempio di Gerusalemme sulla parte


Oi
si

fuoco aveva

domander perch in questa aggiunta, mentre c' un tentativo di spiega,zione intorno al hvq, si d come nota la am[\yo7ir\yia. Ma il motivo chiaro per due ragioni. In primo luogo G%r[voKr\yia. era un nome (dato alla festa
gi da tempo) cos famoso che nella lettera del 169 Sei.,

poco pi di vent'anni dopo

l'istituzione della festa, po-

teva esser indicato senza spiegazioni speciali. In secondo

luogo per l'autore dell'epitome

il

nome

di

aii'r\yo%'Y\yia

rappresentava un reale motivo della festa,

come

si

pu

vedere dalla spiegatone che egli ne


perci appunto l'interpretazione del

d nel

cap.

X:
non

nome poteva

essere

data da lui nell'interno del racconto. Invece

il tivq

aveva per

lui spiegazione storica nella

vicenda dei Mactivq

cabei e solo egli sapeva trovarne


fronto con la storia di Neemia.

una ragione nel conspiegazione del


storica e

La

andava dunque messa fuori della narrazione

non poteva trovare

altro posto che nella lettera iniziale.

Non

una semplice spiegazione di una cerimonia. I miracoli che la faccenda del fuoco suggeriva erano, come gi accennammo, una delle migliori prove per dimostrare la santit del Tempio Gerosolimitano. Ora l'autore scriveva, lo sappiamo, agli Ebrei egiziani, i quali erano, anche se non scismatici, sottoposti all'influenza del Tempio di Leontopoli. Ogni occasione
si

trattava inoltre di

per rinsaldare in loro la convinzione sull'unicit e sulla


santit del
trascurata.

Tempio

di

Tanto pi

lo zelo

Gerusalemme non poteva essere doveva parere necessario


dell'origine del

parlando della storia dei Maccabei, nella quale era inevitabile sfiorare l'arduo

argomento

Tempio

94

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRAD^IOIJE MACOABAtOA


(1).

di Leontopoli

Oi veniamo cos accorgendo che

l'esal-

tazione della festa della purificazione del


clusa in

Tempio va

in-

cazione del

una tendenza pi ampia dell'epitome, Tempio stesso davanti agli Ebrei

la glorifi-

egiziani.

Alla luce di questa tendenza alcune caratteristiclie

II MoGGobei diventano pi chiare. Il I Maccabei, , come vedemmo, una apologia dell'opera degli Asmonei, ha in conseguenza una rettilinea visione dedel

che

gli

avvenimenti: profanazione del Tempio, ribellione di


figli.

Mattatia e de' suoi

Il

II Maccabei invece non ha


indifferenza
dell'autore,
il

nessun interesse o meglio nessuna simpatia per la famiglia degli

Asmonei in complesso. Questa


al farisaismo

dovuta certamente in parte


quale
si

veniva a trovare nella curiosa condizione di

es-

sere avversario degli

Asmonei per

la loro

tendenza, se
il

non

costante, prevalente

dopo Giovanni Ircano verso

Sadduceismo,
se voleva

ma

di

non potere
il

erigersi contro di loro,

mantenere

primato del Tempio gerosolimita-

no (2). Indifferenza quindi forzata da questo punto divista verso gli Asmonei in complesso, eccetto che per Giuda
Maccabeo,
tore.

al

quale

un

esaltatore della purificazione del

Tempio non poteva negare il merito di esserne stato l'auGiuda veniva gi a prendere anche per questa sola

(1) C'

teoria del
(tve

quindi, a mio modo di vedere, txr fondo di verit nella Kahrstebt, ojp. cit, pagg. 132 segg., per cui le lettere iniziali
l'A.)

secondo

sarebbero dirette agli scismatici d'Egitto, nel senso

che esse erano rivolte a nn grnppo ebraico, in cui lo scisma continuava


a fare proseliti.
(2) Se,

come credo,

Farisei pensarono

un momento a restaurare

il

sacerdozio degli Aaronidi, d'altra parte evidente eie con

l'approfon-

dirsi dello scisma ogni simpatia per i sacerdoti aaronidi dovette

venir
il

meno. Se dapprima
gerosolimitano.

essi

potevano parere dei semplici

esigliati,

con

pro-

cedere del tempo erano divenuti dei veri eretici, avversari del primato

ili

il

JiACCABEI E LE TftADlZIONI DERIVANTI

96

ragione una importanza di figura isolata.

Ma ad allonta-

narlo ancora di pi dalla sua famiglia, a farlo centro unico


della restaurazione religiosa contribuiva d'altro lato lo

scopo del

libro. Il

quale comincia con

un

episodio, quale

quello di Eliodoro, dove la protezione

divina per

il

Tempio gerosolimitano lampante; continua poi con


tutti quegli intrighi sacerdotali, fatti

apposta per dimo-

strare elle se la violenza profanatrice battersi per

un momento

sul

aveva potuto abTempio, la colpa era di


de-

quegli Ebrei che ne avevano trascurato la santit; cul-

mina
creti

infine nei vari episodi della resistenza contro

empi di Antioco. Mentre nel I Maccabei

la resistenza religiosa per-

sonificata in Mattatia, che la provoca e la guida, nell'al-

tro libro essa

dunque per

cosi dire scissa e

frantumata

in vari episodi di martirio individuale.

Indicheremo a

suo tempo
essa,

il

valore che ha questa innovazione per la

storia della morale;


oltre

ma

intanto

da considerare che
immediati

a ragioni generiche di esperienza religiosa

pi individualistica, fa suggerita da motivi


corrispondenti allo scopo del libro. Il

II

Maccabei,

come

abbiamo avuto pi volte occasione di notare, ha tendenza non politica, come il 1 Macc. Perci dovevano avere da questo punto di vista molto pi importanza gli esempi di eroica resistenza per la Legge che non il movimento religioso s, ma anche politico, di Mattatia. In secondo luogo all'edificazione degli Ebrei egiziani, per i quali naturalmente non esisteva un problema di
religiosa,

resistenza statale, potevano servire soltanto gli eroismi


individuali. Eistretta la concezione della lotta maccabaica

a una difesa puramente


tita,

religiosa, in cui non pi sencome accade invece nel I Maccabei, la grandezza

della costruzione politica, la figura di Mattatia perdeva

96

PEIIE LINEE DI STORIA

DELLA TRADIZIONE MAOOABAICA

conseguentemente ogni rilievo e significato. Gi parlando deirimportanza che ha Mattatia nel I Maccabei fu osservato che essa del tutto ideale, dipende cio dall'averlo considerato

come

iniziatore della ribellione, per-

ch di fatto la sua opera non port a risultati tangibili


se

non quando fu

raccolta

dai

figli.

Il

II
di

Maccaiei,

spostando

l'inizio della resistenza

negli episodi isolati,

tra cui occorre

appena ricordare quello

Eleazaro e

l'altro dei setti fratelli,

veniva precisamente a togliere ogni grandezza a Mattatia. Si aggiunga a questa considerazione la tendenza gi notata di non mettere in rilievo
la famiglia degli

Asmonei

si

sar spiegato forse

non

troppo male

il

silenzio del libro sul

padre dei Maccabei.

Domina

invece la seconda parte dell'opera (capp. Vili

segg.) Giuda;

ma

facile riconoscere che


Il

il

II Maccabei

perde qui la sua unit intrinseca.

confronto del

Maccabei potr anche in questo caso aiutarci a


narrate hanno l'evidente compito
di

chiarifi-

care la nostra impressione, perch le guerre che vi sono


farci

assistere

al

progressivo sviluppo della potenza asmonaica.

Maccabei questo scopo non

c',

perch esso

si

Nel II deve con-

cludere nella purificazione del Tempio e tutto il resto non pu essere che contorno esornativo. Giuda ha dunque un vero significato in quanto il restauratore del culto; ma non ne ha pi come guerriero nelle imprese che non si riferiscono direttamente alla lotta per
il

Tempio, tanto vero che

la sua figura si

perde nelle

narrazioni particolari ed ben lungi dall'avere quell'efficacia e quella

potenza che ha nel

Maccabei.

Con quedall'inizio

sta osservazione

siamo giunti

al

vero centro della quefin

stione che

abbiamo cercato di impostare

del capitolo. Il

II Maccabei

scritto allo scopo di trat-

tenere gli Ebrei egiziani nella venerazione del

Tempio

IL

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

97

di Gerusalemme inculcando in loro la celebrazione di una festa, che era per eccellenza a gloria del Santuario gerosolimitano. Questa tendenza domina un modo abbastanza rettilineo la prima parte del II Maccabei ma si
;

disperde nella seconda parte, dove, considerato lo scopo

attenderemmo che si concludesse con Tempio. La irrazionalit profonda nella composizione dell'opera non pu essere che una conseguenza del carattere del II Maccaiei^ epitome di un'opera in cinque libri di Giasone da Cirene. La conclusione del libro con la morte di Mcanore e la festa
del libro, noi ci
la purificazione del

relativa

come

gi stato rilevato, estranea agli inte-

ressi dell'attuale

II Maccabei: dunque non pu


si

essere

che la conclusione dell'opera originaria di Giasone da


Cirene, alla quale

adatt l'epitomatore. Questa dedu-

zione urter certo l'opinione

zione dei cinque libri di Giasone nell'attuale


bei,

comune che spiega la riduII Maccaristretto il campo che l'epitomatore abbia supponendo
possibile,

del racconto, limitandolo a pi breve periodo di tempo.

Questa supposizione rendeva

come

ovvio,

pensare che anche il J Maccabei, nonostante la sua estensione cronologica maggiore, potesse avere quale fonte

Giasone di Cirene. Giungeremo anche noi a discutere

con maggiore minuzia questa ipotesi ripresa di recente, perch non si pu escludere a priori che Giasone abbia
potuto essere fonte del I Maccabei anche solo per
il

pe-

riodo che va sino alla morte di Mcanore. Qui va notato

che la opinione comune sull'estensione dell'opera di Gia-

sone quanto mai inverosimile, perch l'epitomatore


dichiara di aver
ci che sarebbe

faticosamente riassunto cinque

libri:

un non

senso, se egli si fosse limitato

a tracopiare con qualche variazione un paio, supponiamo, di essi. Le parole sono esplicite t vn 'Idocovog xov
:

Momigliano, Prime linee di storia della tradizione maccabaica

PRIME LINEE DI STORIA 3BLLA TRADIZIONE MACOABAIO


atvte pipXicov, JtsiQaa[X'9"a Si'svg

KvQT]vaiov SeTiXcojxeva 8i

GvvxdyiiatoQ nixs\ieiv (II, 23). Si potr

anche non credere

a questa dicMarazione, ma occorreranno motivi; e invece la tesi clie stiamo svolgendo viene inaspettatamente
a confermare le parole dell'epitomatore, mostrando ap-

punto
ideale.

elle il

termine materiale dell'opera non corrisponde


il

a quello che per lui avrebbe dovuto essere

termine

Noi quindi dobbiamo ritenere che l'opera di Giasone si concludesse veramente con la morte di Nicnore. E poich abbiamo constatato che tutto quanto serve a
mettere in luce la festa del 25 Kislew risale all'epitomafcore,

dovremo concludere che


i

il

termine dell'opera di

Giasone ne indicasse anche lo scopo. In altre parole noi

siamo costretti a concepire


un'opera
l'attuale
il

cinque suoi

libri

come

cui intento fosse festale,

come

nel fondo

II Maccabei,
il

ma

volesse spiegare l'origine ed

esaltare l'importanza dell'altra festa suggerita dalle vit


torie maccabaiche,
si

giorno di Mcanore. In questo

modo

comprende nello

stesso

tempo

il

carattere dell'opera

di

Giasone e quello della sua epitome. Giasone voleva


essa aveva portato alla costituzione della festa in
di

fare la storia della insurrezione maccabaica, per spiegare

come

ricordo della uccisione

Mcanore, perch altrimenti

non avrebbe avuto nessuna ragione per concludere la sua opera con questo avvenimento, che non poteva affatto essere considerato in alcun

modo

definitivo per la

storia del Giudaismo, la lotta essendo stata ripresa su-

bito

dopo da Bacchide.

L'ignoto epitomatore, riduce l'opera di Giasone non


solo e

non tanto per

lo

scopo di renderla pi manegge-

vole e facile alla lettura,

ma

per modificarne profonda26

mente

lo spirito. Egli infatti sostituisce la festa del

Kislew a quello del giorno di Mcanore nel primo piano

IL

Maccabei e le tradizioni derivanti

99

dell'opera, invertendo

probabilmente quello cbe doveva

essere l'ordine d'importanza per le

due

feste in Giasone,

dato che da escludersi

clie egli tacesse della festa

del

25 Kislew. Il giorno di
ticolare, tanto

Mcanore
finali

solo pi del
libro

cbe nelle parole

un parnon si

dice gi che esso termina appunto con questa festa,


si

ma
t^v
tcv

adduce una ragione, che

assai notevole e

conferma
:

la nostra interpretazione del carattere dell'epitome


o'uv

xat NiHccvoQa )(mQ7]odvx(ov


xfig jtecog

ovx(,

xai

jc'sxsivcov

uaiQcov HQatTT&eiOTg

vn

tc6v 'E(3Qatcov,

xal avr^

ait^i Tv Xyov v.axanavacx)

(XV,

37).

L'argomento notevole perch


dopo, nella
in

falso. Infatti, subito

campagna

di Baccbide,
ci

mano
il

siriaca,

secondo quanto

Gerusalemme ricadde documenta con sicu-

rezza
cbide,

Maccahei. AUMnizio

della spedizione di Bac-

8QT)[xov 08X008,

Jonathan e Simone fuggono (ual ecpvyov si? ttiv IX, 33) e lasciano quindi evideatemente
Giudea, tanto vero che, descrivendo
il

aperte alla occupazione nemica Gerusalemme e le altre


citt della
se-

guito della campagna, lo scrittore pu aggiungere a


certo punto,
fallito di

un

dopo avere narrato un attacco in fondo Jonathan a Bacchide, che questi e i suoi ma"lepovaa^H xal
a)xo8{xiriaav
jtXei?

tpeipav eie

x^Q? Iv
;

xr\

'lo'uSaia, t xiJQcofxa t Iv "Ispixc etc. (v.

50)

xai

sXaPov

Tog
8v
Tfi

-uLO-^

T5v f\yov\iv(v Tfj? X^P^jg o[j.T)pa naX s'&svto aiiToi)?

axQct 8v 'leQO'oaaTijx sv qpuXaxfi (v. 53).

L'affermazione

del

II Maccabei

quindi affatto tendenziosa e serve sollibro

tanto a giustificare la conclusione del

a questo
della
coii=^-"""'^

punto.

Ma

chi poteva scrivere con tanta leggerezza que-

sta frase
storia

non aveva certamente riflettuto sul corso giudaica di questo tempo per giungere alla

vinzione che la morte di Mcanore, assicurando una


pretesa sicurezza a

Gerusalemme, aveva un'importanza

lO PRIiiE LINEE DI STORIA IDELLA TRADIZIONE MACOABAC


politica fondamentale.

Voglio dire

clie chi

poteva com-

mettere

non doveva aver considerato questo problema e quindi non poteva essersi proposto di
errore simile

un

giungere a questo punto, perch


nella storia di Israele.

gli

pareva cruciale

una
si

constatazione confermata

da tutta

l'opera,

che non

preoccupa mai in s dell'au-

tonomia
solo

politica della Giudea, e in particolare dal racfatti

conto dei
era

precedenti alla morte di Mcanore, dove

un in mano

lettore attento

pu accorgersi che Gerusalemme

dei Siriaci, cos poco rilievo dato a questo

fatto,

che pure sembrerebbe preoccupare in

modo

speciale

l'autore.

Anche esaminando questo particolare si giunge persempre alla medesima conclusione che la fine attuale del li Maccabei estranea ai diretti interessi delci

l'epitomatore; e allora

si

capisce molto

bene che

egli,

non volendo dare importanza eccessiva alla festa del giorno di Mcanore, trovi una ragione alla meglio per
giustificare di essere arrivato fino

a quel punto.

la

ragione, se scelta male,

non per scelta a caso, in quanto interpreta il giorno di Mcanore come se fosse commemorativo della liberazione definitiva di Gerusalemme in conformit della tendenza di tutto il libro, che, come ormai si ripetuto anche troppo, non pensa che al primato gerosolimitano. Anche nella forma di rapida osservazione non svolta, questa frase, che dovrebbe rivelare la meta del libro, si dimostra una trovata dell'ultimo momento per poter mettere con tranquillit il fine all'epitome. Tuttavia essa ha per noi importanza
anche per un'altro motivo, potendoci confermare che Giasone di Cirene non andava oltre la morte di Mcanore. Se infatti l'epitomatore avesse potuto leggere nell'opera completa la

campagna successiva

di

Bacchide

IL

II

MACCABEI K LE TRADIZIONI DERIVANTI

101

non avrebbe mai compiuto questo svarione finale, il quale si pu comprendere solo supponendo che l'estensore dell'attuale II Maccabei fosse erudito fino al punto in cui
lo

guidava la sua fonte.

per non dimenticare la tesi principale cbe

si

stava

svolgendo, pu ora finalmente comprendersi a quale scopo

determinato sia stata compiuta l'epitome,


il

clie costituisce

II Maccabei. Essa

si

pu

definire

una vera manipolail

zione compiuta sull'opera di Giasone per trasformarne

carattere festale che essa gi possedeva a vantaggio di


un'altra festa. Giasone era di Cirene e quindi in

immeegli

diata relazione con

il

Giudaismo egiziano. Perci se

scriveva un'opera con lo scopo di spiegare la festa del

pu credere che questa fosse diffusa e accettata in tutto il Giudaismo di quelle regioni, forse anche perch, essendo celebrata il giorno prima della festa di Purim (14 Adar; cfr. II Macc. XV, 36) (1), veniva ad essere collegata con questa e a costituire una unica celebrazione gioiosa. Del resto il giorno di Nigiorno di Mcanore,
si

cnore era pi adatto che la festa del 25 Kislew a


rificava

Giudaismo della diaspora, in quanto gloil popolo, mentre l'altra festa era legata al Tempio e pot dapprima parere una cerimonia locale di Gerusalemme. Sta di fatto che le lettere iniziali del II Maccabei ci documentano esplicitamente che,
diffondersi nel

un

trionfo di tutto

venti anni dopo la istituzione

della festa,

ancora essa

non era

celebrata in Egitto e ci fanno ritenere implicitamente che la trascuranza degli Ebrei egiziani permanesse, quando scriveva l'epitomatore. Egli voleva preci-

(1)

noto ohe

si

anolie tentato

arbitrariamente
Cfr.

di

identificare

la festa

di

Purim

ool

giorno di Nicnore.

Erbt, Die Puri

in dtr Bibel (Berlino, 1900) pagg. 79 segg.

102 PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAIOA

samente destare

l'interesse loro per questa festa; e

non

poteva trovare mezzo migliore che ridurre un'opera che

aveva un fine diverso, rendendola cos inutile e

inefficace,

ma

usufruendo nello stesso tempo della notoriet che

doveva godere. Come Giasone era stato il panegirista del giorno di Mcanore, egli voleva essere panegirista del
25 Kislew. Pare infatti che presupponga tale notoriet
di Giasone
il

laconico

programma

dell'epitome: x

^jt

'Idacovo? ToiJ K'UQT)vaiO'u 888TiA,co[xva 8i jtsvts Pi^Xtcov, jtsiQao|X8'9'a Si'evg

ovvxdy\iaxo^ ercitensTv (II, 23).


il

Sorge ora

problema pi grave per

la ricostruzione

della fisionomia di Giasone.

Ai

critici

che ritenevano la

sua opera prolungarsi indefinitamente dopo la morte di

Mcanore non poteva invero


lunghezza in cinque

costituire

una

dif&colt la
d'altra parte

libri della storia;

ma

non era

facile

nemmeno per loro

determinare in che cosa


dell'epitomatore.

avesse potuto consistere la riduzione

noi invece la questione si presenta molto aspra, perch crediamo di aver acquistato il limite inferiore del-

dobbiamo anche dichiarare subito che essa non pare risolvibile interamente per mancanza di dati che bastino. Il problema si pone infatti precisamente in questi termini: l'epitomatore ha trascelto dalla sua fonte alcuni episodi oppure ha ridotto tutti gli episodi riasl'opera; e

sumendoli
siamo

Almeno fondandosi

sugli elementi

che noi

riusciti

a determinare, non sembra che la soluzione

possa raggiungersi scegliendo tra le due alternative.

Un

caso che ci farebbe propendere verso la prima l'episodio di Mattatia.

Abbiamo

visto con quali ragioni insi

trinseche alla natura dell'epitome


silenzio intorno al

pu spiegare

il

suo

padre dei Maccabei; e sarebbe strano


si

che queste ragioni


fonte.

dovessero presupporre anche nella

La

figura di Mattatia doveva essere cos popolare

IL

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

103

(lo

testimonia tutta la tradizione) che l'epitome l'avrebbe

potuta aggiungere anche di sua iniziativa alla fonte nel

non ve l'avesse trovata. Perci non si pu dire supponendo il silenzio nella fonte, si spieghi automaticamente anche quello dell'epitome, e quindi in tale ipotesi si costretti ad ammettere che tutte e due le opere abbiano a ragione veduta trascurato Mattatia, ci che abbastanza inverosimile. Si pu dunque ritenere probabile che nella storia di Giasone Mattatia non mancasse e fosse oggetto forse anche di un'ampia narrazione
caso che
che,

che nell'attuale II Maccatei scomparsa. Alla seconda


alternativa
ci

riconducono invece quelle

elaborazioni

che noi abbiamo trovato nel capitolo


accenni.

Vili,

dove due

imprese di Timoteo e di Bacchide sono ridotte a brevi

Ma

diflcile

poter indicare altri esempi chiari del-

una frase, non sufiScientemente sottolineata dai critici, che pu mostrarci come l'epitomatore disponesse di un materiale storico assai superiore a quello che egli ci ha tramanl'uno e dell'altro procedimento. Tuttavia c'

dato e avesse l'abilit di disporre

suoi ritagli in

modo
la-

da non dare l'impressione del riassunto impreciso e


cunoso. Alludo al versetto X, 10: vwl
EiiJtdtopa AvTioxov, uiv Ss
avx. a'uvt[jivovTg5
tot)

xat tv
8r|Xo>(yo[i,8v,

daejSovg yzv^&vov
(1)

tc5v

koK^ov

naud.

L'epitomatore

confessa di aver ridotto la narrazione delle


le quali
gia,

guerre

non possono

essere altro che le lotte con Goril

Timoteo, Lisia avvenute durante

regno

di

An-

tioco

e raccontate nei capitoli X-XIII.

quindi in-

dubbio che Giasone di Cirene dava per tutto questo pe-

(1)

Lo SwETB

preferisce la lezione jtecov;

ma non

si

saprebbe a

che oosa l'autore pensi.

104 PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA

riodo

stato attuale del

una narrazione molto pi ampia, per quanto lo II Maccabei non ci lasci riconoscere dove e come sia avvenuto l'aco io mi inganno

corciamento.

Ma

poicli lo scrittore

stesso

confessa di

aver ritagliato, noi non abbiamo da fare altro che prendere atto di questa dicMarazione e ammettere in conse-

guenza che ancbe nelle


odierno
si

altre parti del libro

il

racconto

fondi su una narrazione molto

pi ampia.
i

Ma nemmeno

con

ci si potr

ancora dire che tra

due

metodi di riduzione, il riassunto e la scelta degli episodi, il primo abbia prevalso. Ci si pu domandare infatti se
nell'opera di Giasone

non

si

desse anche larga notizia


si

di quegli avvenimenti storici pagani che

riconnet-

tono con la storia maccabaica


di

ad esempio

le spedizioni
al

Antioco

IV

contro l'Egitto

oppure l'assunzione

trono di Demetrio. Poich l'autore scriveva per


blico di lettori

un pub-

tessero
della

non palestinesi, credibile che non pomancare informazioni sulla storia contemporanea Siria, le sue relazioni con l'Egitto e cos via. Uno
doveva avere una ampiezza di sguardo
diretto per ci

scrittore di Cirene

un interesse mondo non giudaico


e anche
lestinese,

che accadeva nel

assai superiore a

uno

scrittore paellenistica.

ancora tagliato fuori


si

dalla

vita

Certo

non

pu concludere che
poich questi cinque

in Giasone

doveva ne-

cessariamente essere fatta larga parte alla storia


ebraica;

non

ma

libri

contenere

un

vasto materiale, che difficilmente

dovevano pure si pu

costringere nel breve periodo di storia maccabaica narrata,

anche questa supposizione va tenuta in debito conto.

cos inoltre che ci fossero parti omiletiche pi

ampie

delle attuali e che la preistoria della insurrezione fosse

narrata con maggiore estensione. L'attuale capo III co-

mincia con affermazioni piuttosto vaghe

Tfjg ayiag xoivvv

IL

li

MACCABEI E LE TBADIZIONI DERIVANTI


zlQr\'\n\(;,

105

jtXeco^ HatoiHovjxvr]? [xet Tidary;

na xSv vfxoov 8ti

mlhGxa,

avvx-Y\QOV\iv(i)v

ttjv

'Oviov

tot) ccQXisQo); eiiopeiav

T8 Ttai [xiao3tovT]Qiav, ODvPaive xal a'UTOi)? tog Pttodsl^ ti^iav

tv tjcov,

y.a

x legv datootoXaXg

tal?

XQatiotaig
ioQr\yelv
"^^"^

8o^d^eiv,

W0T8 xal

2,8'Uxov

tv

tfic;

"Aaiag
tg

PaaiXa

ex

tcov

l8icov jtpoo8tf)v jtdvta

t otQg

Xsito'UQy^'C'?

flojaitv

sjtipdUovta 8ajcavT[xata (vv. 1-3).

Ognuno vede die

qui

accennata in breve la materia di lunghe disquisizioni.

Ma
e
fare

sarebbe inutile e ridicolo continuare per questa via


altre ipotesi

ammuccMare

e molte se ne potrebbero

su ci che poteva contenere l'opera di Giasone


nostro

di Cirene in pi del
fatto vedere cbe,
la storia di

// Maccabei. Basta l'aver


limiti di questo,
libri
si
;

pur mantenendosi nei

Giasone poteva estendersi per cinque

sicch resta eliminata anche questa difficolt, che

po-

trebbe opporre contro la interpretazione ora proposta


sullo scopo dell'opera di

Giasone in confronto a quella


questa storia dal

del suo epitomatore.

La

trasformazione che ha subito

testo di Giasone a quello del suo riassunto segna

anche
,

in certo

modo

il

fato

del

giorno

di

Mcanore
poi

il

quale, privo di significato religioso,

cede alla festa del


nell' esilio,

25 Kislew, che diverr,

specialmente

un simbolo
mente

della devozione imperitura al


il

Tempio gero cadr lentail

solimitano, mentre
nell'oblio
(1).

giorno di

Mcanore

Da

questo punto di vista

//

Mac-

(1)

ancora ricordato in Meghillath Ta'anith 12; Talmud

bah. Ta'anith

18 b e

jer. id, II, 13).

La

Meghillath Ta'anith facilmente accessibile in


et la

Derenboukg,
talistes

Essai sur VMstoire

gographie de la Palestine etc. (Pa-

rigi 1869) pagg. 439 segg.,

Schwab, Adps du omime

Congrs Int. d. Orien-

(Parigi 1895) III, pagg. 199 segg. e Zeitlin, Megillat Taanit

(PM-

ladelphia 1922),
ieioish

con glosse in Neubauer, Medioeval Ghromolea, (Oxford, 1895) II, pagg. 3 segg.
senza glosse;

ma

106 PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA


cabei

una testimonianza molto importante e

originale

Giudaismo palestinese per impedire elle la diaspora perdesse il contatto con il Tempio di Gerusalemme: lavorio clie ha certo contribuito fortedel lavorio compiuto dal

mente a mantenere

l'unit del Giudaismo.

Tutte queste cose che

si

sono venute dicendo su Gia-

sone da Cirene potrebbero forse gi escludere senz'altro che egli possa essere stato la fonte del I Maccabei oltre che del li MaGcabei. La
tesi

stata

sostenuta per la

prima volta dallo Schlatter (1) e ripresa di recente con maggiore avvedutezza dal Kolbe(2). Entrambi si sono
fondati sulla rassomiglianza indiscutibile trai due
libri.

Ma
lare

se anche questa rassomiglianza ci inducesse a postu-

una

sostanziale identit di contenuto e quindi

una

unica fonte, molto difficilmente potremmo pensare a Gia-

sone di Cirene,

il

quale doveva scrivere in greco e aveva

quindi pochissime probabilit di poter servire da fonte

a uno scrittore in ebraico, quale era l'autore del I MaGcabei. D'altra parte, se

Giasone,

come abbiamo
la

cercato

morte di Mcanore, dovremmo poter riconoscere che il I Maccabei cambia fonte a questo punto: ci che non . Il problema andrebbe dunque, se mai, spostato all'eventuale fonte di Giasone medesimo, il quale del resto avr dovuto valersi
di dimostrare,

non oltrepassava

quasi certamente di fonti scritte. Il pregiudizio che Gia-

sone di Cirene
agli

sia vissuto

avvenimenti da

lui

contemporaneo o press' a poco narrati appunto un pregiudizio


il

non merita
(1)

discussione: soltanto

rapporto con

il

Jason von Kyrene (Greifswald, 1893).

(2) BeitrUge oit.^

pagg. 107 segg.

IL

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

107

Maccabei pu

determinare

l'et

di

Giasone.
il

Occorre

dunque
libri

liberarsi

ziale

comune visione circoscritta pel problema, secondo cui questo non pu avere cbe due soluzioni, una positiva e l'altra negativa: o Giasone la fonte comune o non lo . Il problema ammette altre soluzioni, che
dalla

prima paragone cbe,

di affrontare
al
solito,
si

paragone dei due

limiter all'essen-

sono altrettanto verosimili quanto la soluzione negativa


era citata e pi verosimili della

soluzione

positiva,

la

meno

come si diceva^ aver attinto alla fonte del J Maccatei o pu anche aver adoperato il I Maccabei stesso. Non ci pu esprobabile di tutte: Giasone pu infatti,
sere in ogni caso

dubbio che

altre

narrazioni,

oltre a

quelle pervenute a noi, circolavano sulla storia maccabaica, delle quali solo

anti-samaritana individuata dal


della preistoria del

ma

tuttavia diversa

un esempio la fonte sacerdotale Motzo (1), la quale d movimento una narrazione affine, da quella del II Maccabei, come si

pu vedere da Giuseppe Flavio. Oi equivale a dire che non occorre concludere affrettatamente dalla rassomiglianza alla derivazione unica, perch se questa rassomi-

non verte su elementi specifici pu spiegarsi con una fonte di carattere afl&ne, precisamente come nell'esempio ora citato in cui, prima del Motzo, si credeva di poter dedurre da una rassomiglianza generica accompaglianza

gnato da differenze specifiche un'unit di fonte, che cadde alla prima analisi accurata.
Il

confronto tra

il

dall'ovvio fatto che noi

e il II Maccabei complicato non sappiamo quanto quest'ulcriteri

timo rispecchi Giasone. Perci dei due


possiamo usare nell'indagine

che noi

il

confronto tra le due

(1) Saggi oit.,

pagg. 180 segg.

108 PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAICA

narrazioni per vedere se contengono


e
il

medesimi episodi

confronto nell'interno degli episodi stessi


criterio sar di

Due

il

se-

condo

gran lunga preferibile.

epi-

sodi che siano nel fondo la stessa cosa,

ma

siano narrati
clie

con particolari diversissimi possono dimostrare


identica fonte impossibile 5 mentre la

una mancanza di un
conclusioni
re-

episodio
cise.

non pu

di regola autorizzare

Ma

tuttavia nel nostro caso

pure evidente cbe

hanno ben diverso valore le lacune del I Maecabei in confronto al II che -non quelle contrarie. Noi sappiamo infatti che il II Maccabei ha una tendenza quasi di polemica rispetto alla sua fonte e abbiamo anche visto che essa pu spiegare come sia stato trascurato Mattatia, senza che da ci si debba indurre che Giasone di Cirene lo abbia ugualmente lasciato da parte. Invece le lacune pi notevoli del J Macc. in confronto al II Macc. non hanno una spiegazione nell'economia e negli scopi del
libro.

Se

il

suo autore avesse trovato nella sua fonte

il

martirio dei sette fratelli ne avrebbe parlato, sia


in riassunto
(1).

pure

cos

non

si

spiega bene

il

silenzio sulla

(1)

ora opinione prevalente


cit.,

(Wellhausen,
martirio dei

Naohr.

cit.,

pag. 132

MoTZO,
si

op.

pag. 105)

olle il

sette

fratelli

anche

il

martirio di Eleazaro (Motzo) siano aggiunte dell'epitomatore. L'opinione

fonda su due argomenti in apparenza molto validi.

sono preceduti
rassicurare
elevazione,
i

I due episodi da una prefazione dell'epitomatore stesso, che vuole fedeli mostrando ohe i martiri dei buoni servono alla loro

non

alla loro distruzione (VI, 12 segg.). Inoltre nel martirio


il

dei sette fratelli


il

re considerato presente (VII, 4) in contrasto con

lemme

da Gerusamandato Apollonio (V, 21 segg.) e poi un gerente antiocheno (VI, 1 segg.). tuttavia da osservare che la conclusione supera le premesse. Tutto l'ordine del racconto in questi capitoli pessimo. Dal II Maco, parrebbe ohe la vera persecuzione religiosa sia cominciata solo con l'arrivo del gerente; e perci in questa parte sono inseriti i due episodi. Ma noi non siamo affatto autorizzati a credere che anche Giasone seguisse quest'ordine stranissimo, per cui a un lettore, ohe non
vi aveva

racconto ohe precede, secondo cui Antioco allontanatosi

IL

II

MACCABEI E LE TRDIZiONI )EEIVANTI

19

preistoria del

clie la narrasse. Certo,

moto maccabaieo, se s presuppone una fonte noi abbiamo visto che l'autore

voleva lasciare nel silenzio tutte le complicate vicende


sacerdotali e rappresentare la^^ribellione solo

come una

guerra tra Israele e


materia.

il

suo oppressore

ed perci com-

prensibile che egli trascurasse di proposito tutta questa

tuttavia,

quando

egli avesse trovato nella sua

fonte episodi gi pronti,


Eliodoro,

come

quello della

cacciata

di

non avrebbe avuto

ragione di ripudiarli.

Obe
il

l'autore del

Maccabei nel comporre di prima

mano

suo

libro, lo delimitasse in

modo da

lasciar fuori tutto


ri-

quel periodo naturale;

ma

inverosimile cbe egli

nunciasse a valersi di quello cbe gli poteva far comodo


in

un racconto

gi elaborato da

altri,

come appunto

era

l'episodio di Eliodoro.

conosoesse

il

Mace., potrebbe parere ohe Antioco nella sna spedizione

a Gerusalemme non abbia pensato a nessun provvedimento di carattere


religioso,
il

nemmeno

a imporre

il

culto di se stesso, mentre certo ohe

geronte antioolieno non pot fare altro se non completare l'ordinadi citt greca a cui

Gerusalemme doveva essere ridotta. Un altro Giuda Maccabeo in V, 27 Giuda spunta l improvvisamente per un versetto e poi non ricompare piii sino all'inizio del cap. Vili. Non ci pu essere dubbio elie Giasone dava un ben maggiore sviluppo al primo accenno a Giuda e lo collegava meglio con il contesto. Credo sia dunque da ritenere assai probabile ebe i due episodi martirologici siano stati spostati dall'epitomatore, il quale, come

mento

indizio di disordine l'accenno a

riserv per ultimo la vera persecuzione religiosa, cos traspose a questo

punto

spedizione di Antioco. Ci era tanto

due episodi cbe in Giasone dovevano essere nel racconto della piii necessario in quanto l'epitomail

tore sentiva

bisogno d farvi una introduzione


di spezzare
il

sua; e nello stesso

tempo evitava
Giuda.

racconto dei provvedimenti di Antioco e

poteva cominciare la seconda parte del suo libro con la ribellione di

Non

c'

qui da pensare a un'altra fonte, come non lo

si

pensa

per l'episodio molto affine di Eazi,

Basta supporre

cbe l'epitomatore

per una maggiore efficacia nella sua opera d edificazione abbia cercato
di mettere in evidenza tutta la parte cbe concerneva la persecuzione religiosa spostandola.

PRIME

LliJEE D STORIA

DELLA TRADIZIONE MACOABAICi

come ognuno sa, le discreun piccolo gruppo di differenze minori. Una discrepanza non prova nulla, ed anche questa del II Maccabei del quale serve a meglio determinare
Oltre a queste che sono,
esste

panze maggiori

la tendenziosit

il

riconoscimento di Alcimo da parte

degli Asidei ignorato appunto dal

II MacGobei

(cfr.

Maccabei VII, 8 segg.). Altre lacune cos del


cabei

I Mac-

come del II non possono invece spiegarsi, nel caso di una comunanza diretta o indiretta di fonte, se non quali dimenticanze, ci che non impossibile dato il loro numero abbastanza esiguo. Cos il II Macc. ignora la spedizione di Simone in Galilea (J Macc. Y, 21 segg.),
l'assedio della guarnigione siriaca nell'anca (J

Macc. YI,

18 segg.), la battaglia contro

Mcanore

di Oafarsalama (J

Macc. YIII, 32-33), l'eroismo di Eleazaro, fratello di Giuda


(J Macc. YI, 43 segg.)
lo stratego siriaco
(1)
j

il

I Maccabei a sua

volta ignora

l'episodio del pio Eazi {II Macc.

Egemonide {II Macc. XIII, 24) e XIY, 37 segg.). Ma sono, come si diceva, differenze non conclusive. Nell'interno stesso degli episodi andr dunque cercato il criterio pi
sicuro.

infatti

sono parecchie
il

le

discrepanze

che

vie-

tano di riportare anche

I Maccabei a

Giasone. I rac-

conti dei due libri sulle spedizioni di Antioco a Geru-

salemme non si possono ricondurre a una medesima fonte. Per il I Macc. I, 20 segg., Antioco sale a Gerusalemme nel 143 Sei. e spoglia il Tempio, due anni dopo
vi

manda un

aQx^v

cpoQokoyiac, (v. 29),

che saccheggia la

citt,

distrugge le mura, costruisce una nuova fortezza

(1) Il

II Macc, XIII 15 rieclieggia forse


si

il

medesimo episodio,

ma
ad

da altra

fonte, se

suppone che in origine non fosse attribuito

Eleazaro.

IL

li

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANE!

li

Per il II Macc. Antioco va una prima volta pacificamente a Gerusalemme ^VI, 21-22), vi torna in armi dopo la seconda spedizione in Egitto (v. 1 segg.), quando si era diffusa la falsa, voce della sua mrte e il sommo sacerdote Giasone era riapparso: allora egli fa strage
etc.

degli abitanti, spoglia

il

Tempio e
(2).

si

allontana,

invece

il

misarca(l) Apollonio pi tardi


la

mandando un geronte
si

Del pari narrata in forma diversa dai due


antiocheno (VI, 1 segg.)
prescinde,
il

morte di Antioco
anche se

libri,

come

del resto doveroso, dalle lettere. Per

1 Macc. VI, 1 segg. Antioco, respinto dall' Elimaide, dove sperava di trovare grandi tesori, va a Babilonia e
vi

muore per

la tristezza

che

gli

danno

le notizie delle

In II Macc. IX, 1 segg. Antioco respinto da Persepoli e presso Ecbatana conosce la vittovittorie giudaiche.
ria degli Ebrei, sicch, per affrettare
il

viaggio,

fa an-

dare

il

carro all'impazzata e cade;

dolori,

da cui era

stato gi

prima

assalito, si

aggravano, ed egli muore


iTelle

dissolvendosi atrocemente.

pagine che precedono

abbiamo

inoltre cercato di provare che la

prima spedi-

zione di Lisia era posta anche in Giasone dopo la morte

mentre nel I Macc. IV, 26 segg. notoriamente prima di questa morte. Un'altra differenza picdi Antioco,
cola,

ma
di

significativa la localizzazione dell'ultima

cam-

pagna
ToT?

Mcanore.

Il

II Macc. pone
;

le

operazioni iv

la lotta s'inizia in

mentre nel I Macc. tjtoi? (XV, 1) Bet-Horon (sv Ba^copcv, VII, 39) e si conclude a Gazara (Vili, 45), cio sempre in Giudea.
Hata SajActQEiav

(1)

osservazione
il

del

Wellhaxjsen

Naohr. Ges.

Gott.

eit.,

pagg. 161, ohe

titolo di &Q%(ay cpoQoloyixu^ s

pu, attraverso l'origi-

nale ebraico identificare con \yvadQ%t\q.


(2)

Cosi giustamente corregge sulla versione latina

il

yqovxa 'AOt]-

valov

il

MOTZO;

op. dt.,

pagg. 123-24,

12

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAIO

Ma

contro questa ipotesi stanno alcuni

altri dati,

che

sembrerebbero portare a conclusioni opposte. In I Macc.


VI, 28 segg.
l'esercito siriaco nella

seconda spedizione di
32 elefanti
fanti sono pres-

Lisia di 100 mila fanti, 20 mila cavalieri,

in confronto del

II Macc. XIII, 2 in cui


i

soch uguali (110 mila),


I

cavalieri 6000, gli elefanti 22.

numeri non sono uguali,


si

ma

si

approssimano troppo

per non essere pensati come una facile differenziazione

da una fonte unica:


gli elefanti,

noti specialmente

numeri de-

32 e 22. Di gran lunga pi probante per

un

altro indizio.

Tanto nel I Macc. quanto nel li Macc.

Giuda, prima della vittoria su Mcanore, prega Dio e lo

invoca con

medesimi termini
41.

I Macc. VII,
01

II Macc. XV,
ore

22.

jcap

roti

PaadsoD?

Gv

Seffjtota

TtBGxeikag

rv

ayYs^v gov en 'E^exiov xov


Xg GOv, Hai 8Jtata|8v ev
toli;

aii-

^aGikecc,

TTjg

'louSaXa?

uai

ixatv ySorixovta Jtvts

veXkev

su

tf)?

jtaQ8[xPoXfjg

xdictSag.

SevvaxriQslfA

etg

xatv

y-

Non

stupisca la concordanza

esatta nel
30).

numero

tratta dalla Bibbia {II Eeges

XIX,

Ma

resta sem-

pre che in tutti e due


immaginata

i libri per la medesima occasione una medesima preghiera del medesimo Giuda. Qui una dipendenza qualsiasi mi pare innegabile. E non credo ci siano altri brani dove la si ritrovi cos precisa. In tutto il resto del II Macc. c' parallelismo con il I Macc. senza per che l'accordo vada sino al

particolare.
]^oi
dizi
ci

troviamo dunque di fronte a una o due

in-

specifici,

che portano a credere a una relazione

IL

II

MACOABBi E LE TRADIZIONI DmVANT^I


libri, ai

Il3

stretta fra

due

quali s'aggiunge l'argomento


:

generico della loro affinit


assai pi gravi clie

c'

invece una serie di prove

nega questa parentela. Questa serie di prove basta ad escludere cbe Giasone sia la fonte comune dei due libri; ma gli altri indizi pretendono alla loro volta che si cercM un diverso legame tra le due opere. Il quale non pu quindi essere che una relazione tra Giasone e
il

i Maccabei o la sua eventuale fonte concepita


solito.

diversamente dal

Per comporre

la

sua grande opera

Giasone, lontano probabilmente sempre dalla Palestina,

dovette valersi di parecchie fonti scritte ed

orali. Si

pu

supporre che una di queste fonti sa stato


stesso,

il

I Maccabei

abbastanza antico perch lo

si

possa credere sua

fonte

ma

resta la difficolt delle troppo

ferenze, le quali si

numerose difsuperano meglio poisando che Gia-

sone

si sia

valso tra le sue fonti di una, che narrava le

imprese di Giuda e fu adoperata anche dall'autore del

Maccabei. Infelice sarebbe invece la supposizione che

le affinit tra

II Maccabei
si

derivino

da aggiunte
la pre-

dell' epitomatore.

Se l'unica rassomiglianza fosse

ghiera di Giuda, la

potrebbe spiegare senz'altro come


;

aggiunta dell'epitomatore
tale notizia che
care.
l'

ma
si

il

numero

dei soldati era

epitomatore non poteva andare a cernei numeri

se essi

Le varianti non sono

spiegano inoltre meglio

passati direttamente dal

Stupisce che studiando le relazioni tra


si sia

I al II Macc. I e II Macc. non


:

mai pensato
si sia

all'ipotesi

pi semplice

che non

Macc.

valso del lontano Giasone,

ma

il / Giasone o

del palestinese 1 Macc. o forse meglio di *

una sua

fonte.

Nella ricostruzione tentata nelle pagine precedenti del


carattere fondamentale che

ebbe

la storia di

Giasone
8

MoMiaiiZANo, Prime linee di stria della tradizione maccabaica

ili

PRIME LINEE DI STOEIA t>LLA TRADIZIONE MAOCABAIO


si

non

accennato a due opere che alcuni critici

hanno
il

voluto far dipendere direttamente

da Giasone:

IV

Maccabei e
si

il

II Maccabei
toto coelo

arabo, che,

differenzia

dal

come a tutti noto, comune II Maccabei. Per il


Willrich
(1),

Maccabei arabo rimando semplicemente al capitoletto


dedicatogli
(e.

Ili)

perch

l'ipotesi del

l'unico

che abbia avuto


esisteva,

il

merito di accorgersi ohe quest'opera


di essere confutata,

non ha nemmeno bisogno

essendo smentita dalla semplice lettura.

Non pu

essere

dubbio

infatti,

come

gi intravvidero gli editori secen-

teschi delle Bibbie poliglotte in cui contenuto, e

verremo meglio dimostrando, che


cabei.

come II Maccabei arabo sostanzialmente una contaminazione del I e del II Macil

Assai superiore considerazione merita invece la teoria

che

il

Freudenthal ha formulato per

il

lY

Macca-

bei (2), la

quale ha avuto accoglienze favorevoli tra gli

studiosi(3). Tuttavia

un esame

obie^ttivo del libro


il

non
de-

solo
rivi

non permette
da Giasone,

di concludere che

IV Maccabei

ma

obbliga a escludere tale supposi-

zione.
Il

IV

Maccabei
opinione

come

tutti

sanno,

un

trattato

di morale, che

da qualcuno fu anche ritenuto una vera


presto abbandonata
(5),

predica:

(4).

Improntato
il

fortemente di Stoicismo

esso prende

ad esempio

(1)

Urkwndenfhehung in

d. hellen.-^ud. JAteratur,

pagg. 50 segg.

(2)

Die Flaviua Joaephua leigelegte Schrift uber die Serrsohaft der Vermmft

pagg. 72 segg.
(3) L'accetta

anche

il

MOTZO,

op. oit, pag. 103.


;

(4)

Freudenthal,

op. cit,

pagg, 12 segg.
I,

per contro Norden,

Die Antike Kunstprosa^ (Lipsia, 1909),


(5) Cfr. oltre lo studio del
coli,

pagg. 416 segg.

803 segg. e

bibl. ivi citata.

Frbundenthal, Heinemann, RE, XIV, 1 La teoria delle interpolazioni cristiane


si

sostenuta dal

Freudekthal credo

possa ormai considerare sorpassata.

ih

II

MACCABI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

ll6

martirio di Eleazaro e dei sette fratelli per provare che


la ragione signora

delle

passioni ed

adopera quindi

liberamente la storia senza scrupoli di esattezza, purch


giovi alla sua
sia
tesi.

gi stato notato ad esempio

come

liberamente rielaborato Faneddoto famoso di Davi-

Betlemme, spinse ad andarla a prendere attraversando il campo dei Filistei in armi contro Israele, ma poi non volle berla, per non godere del sacrifcio dei suoi soldati, e la offerse al Signore (II Samuel. XXIII, 13 segg., I Glwon.,
de, che, desiderando l'acqua del pozzo di tre suoi soldati

XI, 15 segg.). Questo aneddoto diventa naturalmente nel

IT

Maccabei

(III,

segg.)

un esempio
si

eccellente

di

signoria delle passioni;


fonti per

ma

distacca anche dalle sue


i

una quantit

di piccoli particolari, per

quali
arti-

sarebbe assurdo presupporre una fonte intermedia


fcio

che non spiegherebbe nulla


si

mentre tanto chiaro


i

che lo scrittore

valso di

ricordi

piuttosto lontani

della lettura di Samuele o delle Cronache.

Da una imprecinon siano


il

sione di ricordo deriva infatti

che

soldati

pi tre, ma due (Y, 12) e che non siano nominati ne


di

pozzo

Betlemme n

Mlistei etc. Altre discrepanze sono do-

vute a libera rielaborazione.

Ho
ferenze,

fatto

questo esempio perch credo che


tra
il

le

difil

certo assai notevoli,

IV

Maccahei e

II MacG. vadano concepite allo stesso modo. L'autore conosce il II Maccabei o per averlo letto o per averne udito riferire il contenuto, come capita assai spesso per
A
17
tre interpolazioni

almeno pensava ancora PAbrahams (VII, 19 ; XIII,


s.

17 e XVI, 25) in Jew. Encycl.


si

v. Macoabees, Booics of, II,


il

ma

per XIII,
in
ci ohe

fondava sui ma. peggiori, ohe mutano


Pseudejpigrapha, pag. 663) e per
il

testo

(cfr.

Townshend

Charles

resto

non riconosceva

di cristiano si ritrova

nello stesso

pensiero giudaico contemporaneo o

quasi alle origini del Cristianesimo.

116

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MCOABAICA


clie si

opere di storia religiosa, di larga diffusione,

conoil

scono anche senza averle


e
il

lette.

Ma

le relazioni tra

IV

II Maccabei paiono cos strette clie da ritenersi pi probabile una conoscenza diretta del secondo da parte
dell'autore del primo.
dalla

La
si
:

derivazione gi evidente sin


parla di storia ebraica. In

prima riga in cui

IV
tr)v

MacG. Ili, 20 detto


evvoiXLav oi jtatQeg

jteiT]

yg Pa'&eTav

8iQTvr|v

8i

^[xav

si/ov, xai ejtQattov xaXag, Sots %aX

Tv

TfJ5

'Aaiag paaiXa SXe'uxov tv


leQovQjiav
avroig

Nixdvopa xal

yiQr\\iaxa

815 tr)v

dcpoQiaai, Hai ttjv

jtoXittav

avx&v

aTiobiead-ai

La
xr\c,

frase ricalca

II Macc.
'^^'^

Ili,

3;

Siate %a\

SeXevxov tv

'Aaiag ^aoda xopriYetv ex ttov iSicov jtpooOdoicov sjtipctUovta 8a-

8(ov Jtdvta t JtQc tg Xsito'uqy''"?

oiavi^^aTa.

La confusione

del

IV
non

Macc. tra Seleuco


richiede

M-

catore e Seleuco Filopatore

nemmeno una

parola di commento. Un'altra confusione viene subito


dopo, ugualmente spiegabile con
il

II Maccabei. Non

Eliodoro

clie

cerca di asportare
4),
il

il

tesoro del Tempio,

ma

Apollonio (IV,

quale entra difatti per qualche

parte nel tentativo, secondo la versione del

li Macc,

perch egli avrebbe dato notizia al re delle grandi


depositate nel Tempio, decidendolo a
:

somme

mandare Eliodoro (III, 8) di qui si origina l'errore. Segue la sostituzione di Giasone ad Onia, in conformit dello schema del racconto offrto dal II Maccabei
;

e baster notare che la

somma

offerta

da Giasone per essere insignito del sacer-

dozio invece del fratello di 3660 talenti nel


cabei (IV, 17), che
i

360 talenti del


del

fusione

IV

IV Macha letto male o ricorda inesattamente II Maccabei (IV, 8). Per un'altra conMacc, Eleazaro soffre il martirio da(V, 1
segg.), giacch

vanti ad Antioco

esteso

a lui

quanto

il

II Macc.

riferisce intorno al martirio dei sette

fratelli (VII, 1 segg.).

IL

II

MACCABEI B LE TRADIZIONI DERIVAFT'

117

Se non

erro, si

riducono a queste tutte


i

le
si

vere di-

screpanze materiali tra

due

testi;
al

che non

pu na-

turalmente dare alcun peso

modo

diverso con cui

sono descritti
giustificazioni

martiri o meglio con cui sono riferite le


alle

dei ribelli
differenze
si

imposizioni
tesi

di

Antioco,

dipendendo

le

dalla

sostenuta dal

IV

pu dunque pensare a Giasone come fonte, non solo perch tutto quanto contenuto nel liMaccabei. sTon

bro

si

ritrova nel

II Maccabei, ma perch

la disposizione

stessa del racconto e gli errori che vi si

contengono

si

spiegano unicamente con la dipendenza dall'epitome

(1).

Un
colt:
figli

solo
il

brano del

IT

Maccabei fa speciale
dei sette fratelli
i critici

diffi-

discorso della
cap.

madre

ai

suoi

in

XVIII, 6 segg. Tutti

sono cone

cordi nell'ammettere che questo discorso fuori posto e


infatti esso vicino alla

conclusione del libro

vien

dopo

la

morte

di tutta l'eroica famiglia e perfino

dopo

l'epitaflo

che l'autore propone di mettere sulla tomba di


8).

questi martiri (XVII,

Solo

si

discute se questo brano

debba essere ritenuto autentico o no. Anche a prescindere dal nuovo indizio, che credo si possa apportare, metodicamente non si pu non propendere per l'interpolazione. Il brano fuori dell'economia del libro ed fuori posto dunque aggiunto, cio interpolato. L'indizio che vogliamo addurre, mentre conferma l'interpolazione, serve anche entro certi limiti a spiegarla, indicando lo stimolo, che pu aver spinto ad aggiungere
:

questo discorso.

impossibile non

riconoscere la profon-

da rassomiglianza che ha questo estremo discorso della

(3.)

Si osservi la

concordanza tra II Muco., VII, 27, dove


:

si

dice

della

madre
:

dei sette fratelli

ovTcog ^(pr\a^

x'q

ataTQ(j>a cp(ov|i e
qpcovfj.^
'^

IV Macc,

XVI, 15

al e^eveg xog Jtatolv v t^ 'E^quiSi

14

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZI0NE3 MAOOABAIO


si

non

accennato a due opere clie alcuni critici hanno

voluto far dipendere direttamente

da Giasone:

il

IV

Maccabei e
si

il

II Maccabei
toto eoelo

arabo, che,

differenzia

dal

come a tutti noto, comune II Maccabei. Per il


al

Maccabei arabo rimando semplicemente


dedicatogli
(e.

capitoletto
(1),

Ili)

perch

l'ipotesi del Willrich

l'unico

che abbia avuto


esisteva,

il

merito di accorgersi che quest'opera


di essere confutata,

non ha nemmeno bisogno

essendo smentita dalla semplice lettura.

Fon pu

essere

dubbio

infatti,

come

gi intravvidero gli editori secen-

teschi delle Bibbie poliglotte in cui contenuto, e

verremo meglio dimostrando, che


cabei.

come II Maccabei arabo sostanzialmente una contaminazione del I e del II Macil

Assai superiore considerazione merita invece la teoria

che

il

Freudenthal ha formulato per

il

IT

Macca-

bei {2\ la

quale ha avuto accoglienze favorevoli tra gli

studiosi
solo
rivi

(3).

Tuttavia un esame obiettivo del libro non


di concludere che
il

non permette
da Giasone,

IT Maccabei de-

ma

obbliga a escludere tale supposi-

zione.
Il

IT
:

Maccabei
opinione

come

tutti

sanno,

un

trattato

di morale, che

da qualcuno fu anche ritenuto una vera


presto abbandonata
(5),

predica

(4).

Improntato
il

fortemente di Stoicismo

esso prende

ad esempio

^1) UrJcmidenflsch'ung in d. hellen.-jiid. Literatwr,

pagg. 50 segg.
Serrsohaft der Vernunft

(2)

Die Flavina Josephua leigelegte


L'accetta anche

Sclirift iiber die

pagg. 72 segg.
(3) (4)
il

Motzo,
cit,

op.

cit,,

pag. 103,
;

Frbudenthal,

oj.

pagg, 12 segg.
I,

per contro Nordbn,

Die Antilce Kunstproea^ (Lipsia, 1909),


(5) Cfr. oltre lo studio del
coli.

pagg. 416 segg.

Frbtjndenthal, Hbinbmann, RE, XIV, 1

803 segg. e

sostenuta dal

La teoria delle interpolazioni cristiane Frbudbnthal credo si possa ormai considerare sorpassata.
bibl. ivi citata.

ih

II

MAOOABI E LE 1?RADIZI0NI DBIVANTl

ll6

martirio di Eleazaro e dei sette fratelli per provare che


la ragione signora delle

passioni ed

adopera quindi

liberamente la storia senza scrupoli di esattezza, purch


giovi alla sua
sia
tesi.

gi stato notato ad esempio

come

liberamente rielaborato l'aneddoto famoso di Davi-

tre suoi soldati

pozzo di Betlemme, spinse ad andarla a prendere attraversando il campo dei Filistei in armi contro Israele, ma poi non volle berla, per non godere del sacrificio dei suoi soldati, e la offerse al Signore (II Samuel. XXIII, 13 segg., I Gliron., XI, 15 segg.). Questo aneddoto diventa naturalmente nel IT Maccabei (III, 7 segg.) un esempio eccellente di signoria delle passioni; ma si distacca anche dalle sue
de, che, desiderando l'acqua del

fonti per

una quantit

di piccoli particolari,

per

quali
arti-

sarebbe assurdo presupporre una fonte intermedia


ficio

che non spiegherebbe nulla


si

mentre tanto chiaro


piuttosto lontani

che lo scrittore

valso di

ricordi

della lettura di Samuele o delle Cronache.

Da una imprecinon siano


il

sione d ricordo deriva infatti

che

soldati

pi tre, ma due (V, 12) e che non siano nominati n


di

pozzo

Betlemme n

Filistei etc. Altre discrepanze

sono do-

vute a libera rielaborazione.

Ho
ferenze,

fatto

questo esempio perch credo che


tra
il

le

difil

certo assai notevoli,

IV

Maccabei e

II Macc. vadano concepite allo stesso modo. L'autore conosce il II Maccabei o per averlo letto o per averne udito riferire il contenuto, come capita assai spesso per
A
17
tre interpolazioni

almeno pensava ancora I'Abrahams (VII, 19 XIII,


;

17 e XVI, 25) in Jew. Encyol.


si

s.

v. Macobees,
il

Books

of, II,

ma

per XIII,
in

fondava sui ms, peggiori, ohe mutano


PseudepigrapTia, pag. 663) e per
il

testo

(ofr.

Townshend

Charles

resto

non riconosceva

ci clie

di cristiano si ritrova

nello stesso

pensiero giudaico contemporaneo o

quasi alle origini del Cristianesimo.

'f

'-VPtJtS?^ f^^W^

16

PRIME LINEE

tI

STORIA DELLA TRADIZIONE MCOABAIA


si

opere di storia religiosa, di larga diffusione, che

cono-

scono anche senza averle


e
il

lette.

Ma

le relazioni tra il

lY

II Maccabei paiono

cos strette che

da ritenersi

pi probabile una conoscenza diretta del secondo da parte


dell'autore del primo.
dalla

La
si
:

derivazione gi evidente sin


parla di storia ebraica. In

prima riga in cui

IV
tt|v

Macc. Ili, 20 detto


evvoiAiav 01 otategeg

ateiTi

yg Pa'&elav

8iqtvtv

8i

"nixcov

etxov, al si/cpatTOV xaXfog,

mare xai
XQY\\iaxa
alitcv

Tv

tfj5

'Aoiag PaoiXa SsXeuhov tv


leQOVQyiav

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ei5 xr\y

awoTg

dcpoQtcai, ai rrjv

noXixiav 3:

jtoSxeot-ai

La
tf]?

frase ricalca

II Macc.
twv

Ili,

ate xal

SeXevxov tv
8cov atdvta t
jtaviijAata.

'Aaiag ^aaika xoQriyeTv ex tcov iSicov jtpoaxc. 'k?,ixovQyiac,

ngg

-^voicov sati(3(xA,A,ovta 6a-

La confusione

del

IV
non

Macc. tra Seleuco


richiede

M-

catore e Seleuco Filopatore

nemmeno una

parola di commento. Un'altra confusione viene subito


dopo, ugualmente spiegabile con
il

II Maccabei. Fon

Eliodoro che cerca di asportare

il

tesoro del Tempio,

ma

Apollonio (IV,

4),

il

quale entra difatti per qualche

parte nel tentativo, secondo la versione del

perch egli avrebbe dato notizia al re delle


depositate nel Tempio, decidendolo a
(III, 8)
;

li Macc.^ grandi somme

di

mandare Eliodoro Segue la sostituzione Giasone ad Onla, in conformit dello schema del racdi qui si origina l'errore.

conto offerto dal II Maccabei-, e baster notare che la

somma

offerta

da Giasone per essere insignito del sacer-

dozio invece del fratello di 3660 talenti nel


cabei (IV, 17),
i

IV

Mac-

che ha letto male o ricorda inesattamente


8).

360 talenti del II Maccabei (IV,


del

Per un'altra conil

fusione

IV

Macc, Eleazaro
(V, 1

soffre

martirio daesteso

vanti ad Antioco

segg.), giacch

lui

quanto

il

II Macc.

riferisce intorno al martirio dei sette

fratelli (VII, 1 segg.).

IL

II

MACCABEI K LE TRADIZIONI DERIVAFT'

117

Se non

erro, si

riducono a queste tutte


i

le
si

vere di-

screpanze materiali tra

due

testi;

che non

pu na-

turalmente dare alcun peso al

modo

diverso con cui

sono descritti
giustificazioni

martiri o meglio con cui sono riferite le


alle

dei ribelli
differenze
si

imposizioni
tesi

di

Antioco,

dipendendo

le

dalla

sostenuta dal

IT

pu dunque pensare a Giasone come fonte, non solo perch tutto quanto contenuto nel liMaccabei, l^on

bro

si

ritrova nel

II

Maecabei,

ma

perch la disposizione

stessa del racconto e gli errori che vi si

contengono

si

spiegano unicamente con la dipendenza dall'epitome

(1).

Un
colt:
figli

solo
il

brano del

IV

Maccabei fa speciale

diffi-

discorso della
cap.

in

madre dei sette fratelli ai suoi XVIII, 6 segg. Tutti i critici sono conconclusione del libro
e

cordi nell'ammettere che questo discorso fuori posto e


infatti esso vicino alla

vien

dopo

la

morte

di tutta l'eroica famiglia e perfino

dopo

l'epitafio

che l'autore propone di mettere sulla tomba di


8).

questi martiri (XVII,

Solo

si

discute se questo brano

debba essere ritenuto autentico o no.


dere dal nuovo indizio,

Anche a

prescin-

che credo

si

possa apportare,
l'inter-

metodicamente non
fuori posto
dizio che

si

pu non propendere per

polazione. Il brano fuori dell'economia del libro ed


:

dunqiie aggiunto, cio interpolato.

L'in-

vogliamo addurre, mentre conferma l'interpolazione, serve anche entro certi limiti a spiegarla, indi-

cando

lo stimolo,

che pu aver spinto ad aggiungere

questo discorso.

impossibile non riconoscere la profon-

da rassomiglianza che ha questo estremo discorso della

(1)

Si osservi la

concordanza tra II MacG., VII,


:

27,

dove
e

si

dice

della

madre
:

dei sette fratelli

ouTCog 8q)rj08 x% jcaTQ^a


(pcovfi.

qjojvfj

IV Maoc,

XVI, 15

al eXsYsg Tolg jtaiolv v tQ 'E^quiSi

^\

V^^^V'^"'?i*^f^*"V>'*V-^

"^

118

PRIME LINEE DI STORIA DELLA. TRADIZIONE MACOABAICA


dei sette fratelli con
l'altro

madre
si

estremo discorso
i

ri-

prodotto nel testo

XYI,

41 segg. Tntti e due


classici di

discorsi

valgono degli esempi

devozione alla legge,


i

elle la
figli.

tradizione offriva, per incitare al martirio


gli

sette

Sono in fondo

esempi, con alcune varianti na-

turalmente, del discorso che Mattatia in punto di morte


tiene ai suoi figli nel I Macccibei II, 49 segg.
:

il

che

di-

mostra come un simile metodo parenetico fosse diventato

un luogo comune

della oratoria giudaica. Il

primo
del

il

secondo discorso della madre

per chiamarli cos


tutti
i

concordano in parecchi nomi, anzi

nomi

primo discorso (Abramo, Isacco, Daniele, Anania, Azaria e Misaele) si ritrovano nel secondo discorso, eccetto il

nome

di

A bramo, che

poteva presumersi quasi assorbito


il

in quello di Isacco, poich

loro eroismo era stato

un

episodio solo, quando Dio aveva voluto provarli ordinan-

do

al

padre di sacrificare

il figlio.

Gi da questo

si

vede

che

il

secondo discorso una variante fuori posto del

primo, la quale dunque o stata sostituita dal primo discorso

doveva
il

sostituirlo.

La seconda

ipotesi

mi sem-

bra accettabile, quando, nell'esaminar pi intrinseca-

mente
di

secondo discorso,

si

cerchi di comprendere la sua


i

tendenza nei confronti del primo. In questo

vari

nomi
in-

Abramo, Isacco

etc.

sono portati semplicemente quali


alla legge.
il

esempi di tenace attaccamento

In quello

vece la madre, dopo aver ricordato


profeti (XYIII, 10) ed

padre gi morto,
la legge e
i

afferma che egli aveva insegnato ai

figli

enumera

personaggi biblici che


figli,

erano

stati

da

lui fatti

conoscere ai

personaggi tutti

che con l'esempio o con la parola incitavano in vario

modo
i

al

sacrifizio.

L'autore di questo secondo discorso


il

fa risalire al padre
figli

merito di aver educato all'eroismo

e introduce quindi inaspettatamente la sua per-

IL

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI


clie

119

sona nella versione originaria


la

non conosce

se

non

madre.

Ohi scriveva cos doveva essere un Ebreo dalle idee


piuttosto
tore e
tradizionali,

che vedeva nel padre l'educa-

non voleva

lasciare a

una donna

il

inerito esclu-

sivo di aver formato cos virilmente

i figli.

Pu

essere

che anche un motivo razionalistico abbia influito sullo


scrittore,
il

quale

si

sar

domandato perch

il

padre non

compariva nella storia e avr cercato di giustificarne l'assenza. Ma il motivo religioso deve essere il principale. E'
notevole specialmente uno tra
i

nomi

di personaggi biblici

nominati Finca
:

^rj^cotrj?
il

(v.

12),

che noi sappiamo essere


.

stato considerato

progenitore dei pii


si

sto indizio l'autore

dimostra, invece che

nizzato

come

l'autore del

IV Maccabei,
si

Anche per queun filosofo elleun uomo di trapu aggiungere,


cita-

dizionale piet.

ancora un indizio
la

che lo scrittore del secondo discorso sembra conoscere


assai pi
zioni, di

minutamente

Bibbia e compiacersi di
parti.

quanto non avviene nelle altre

Cinque

citazioni sono appunto riferite, di Mos, Davide, Salomone, Isaia ed Ezechiele (vv. 14-18). Mi sembra in conclusione assai probabile che il secondo discorso fosse stato scritto per sostituire il primo e introdurre nella storia il padre. Eesta solo da spiegare perch il secondo

discorso

si

trovi nel posto assai curioso attuale.

Ohi ha dato l'odierna collocazione aveva senza dub-

un testo dove si trovavano le due versioni, messe l'una accanto all'altra, sia perch l'autore della seconda versione si era limitato ad aggiungere al testo
bio davanti
originario
il

suo,

come

correttivo, sia perch pi proba-

bilmente un lettore, che aveva trovato in due manoscritti differenti le

due versoni, aveva

riferito

accanto

al-

l'originaria (forse in foglio a parte) la variante.

Con pi

120

PRIME HNKK DI STOMA DELLA TEJADIZIONB MAOOABAIOA


felice idea
il

meno

copista, che si dovette trovare nella

difficolt di collocare

questo brano extra-vagante, pens


della conclusione,

di aggiungerlo

immediatamente prima
fratelli.

a cui sembrava facile connetterlo, percb essa tornava

a parlare dei sette


"Q

La conclusione comincia con barocca eleganza


jtiuQ?
xr\c,

cos

tote '^fiQa?, xal ov jtixga?, ore jcixq? "EXkri-

vcov TijQavvos

%VQ

cpM^ac,

(3r)0iv

&\i.oXc,

etc.

(XYIII

20).

Le ultime parole del discorso della madre immediatamente precedenti sono Avxy] f] ^oot) ufxcov %aX -q ^axaQitrii; Tiv fjfxeQav, elle sono un commento alle parole di Mos
:

riferite

prima
39).

'Eyco djtoxtevco,

v.a Cfiv jtoiTJaa) (cfr.


^cot

Deiter.

XXXII,

La

frase Av^y]
il

-y]

etc.

non

quindi stata
;

aggiunta per connettere

discorso con la conclusione


;

ma
il

parte del ragionamento

abbiamo perci un motivo


si

preciso perch proprio in questo luogo venisse inserito

secondo discorso in quanto la sua parte finale


(1).

adat-

tava bene alla conclusione dell'opera

Per
il

la storia della

morale notevole sopratutto che


il

lY Maccabei

accentui ancora

valore del martirio in-

dividuale, che gi spiccatissimo nel

II Maccabei.

Il

Maccabei, che veramente


stia,

una storia

politica della dina-

sentiva ancora la resistenza di Israele contro

An-

tioco Epifane secondo la tradizionale mentalit, che con-

siderava sempre

il

popolo ebraico nei suoi rapporti con


il

(1)

Non

intendo qnanto dice

Favaloro

in

un

libro

che non sar


Calabria,
dei Mac-

necessario citare altra volta II tramonto dell'Imperialismo nell'antica Siria

con un esame storico

critico
:

sui

IV

Libri dei Maccabei (Reggio


altro Libro detto pure
di
il

1925) a pag. 218, n. 1


cabei, di assai

Vi nn

IV

minore importanza,

zione del tempio fatta da Tito


porcile
il

nn anonimo rissuto dopo la distraMa non il caso di occuparsene,


si

testo dell'originale ebraico

perduto e le traduzioni che ci

restano ci porterebbero a discnsssioni

etc. Che sia

il

II Maccabei

arabo

IL

II

MACCABEI

ffl

LE TRADIZIONI DERIVANTI

121

Dio un'unit. Nel I Maccabei ia resistenza collettiva e Mattatia ne solo la guida e l'anima, simbolo quasi della resistenza di tutto il popolo. Mattatia pensa sem;

pre ai doveri religiosi


singoli.

di tutto

il

popolo,

non

ai

suoi

gi del tutto cambiata,

Nel II Maccabei la visione dei doveri religiosi abbandonando decisamente la poDio, che
si

sizione tradizionale dell'Ebreo verso

sente

legato con tutti gli altri fratelli nell'adempimento del


servizio divino.

esaltata invece la testimonianza sinil

gola della fedelt alla Legge,

sacrificio dell'individuo,

cbe nel morire per la fede attesta non la devozione di


tutto Israele,

ma

la

sua personale.

Un
il

valore

nuovo

affermato con questo cambiamento,

valore dell'indivi-

duo singolo

di fronte a Dio.

Questo valore era preparato,

ma non
dal

come potrebbe apparire a prima vista, pi tardo profetismo, a cominciare da Geremia e


attuato,

pi ancora da Ezechiele, allorch scindeva la responsabilit dei padri

da quella dei

figli

e affermava quindi la certo in-

responsabilit individuale.
dividuale,

La responsabilit era

Israele con Dio; e solo in

sempre nell'adempimento del patto di quanto serviva a mantenere questo patto, la religiosit del singolo aveva valore. Nel
il

ma

martirio di Eleazaro o dei sette fratelli invece


rio stesso

marti-

che ha valore, perch esalta che

il

valore dell'in-

dividuo, lo trasforma, diciamo la giusta parola, lo salva.

infatti evidente

il

individuale, portando

al

problema della responsabilit problema della ricompensa e


dei massimi
fattori

quindi della salvazione, uno


del resto tutto

di

questa trasformazione della religiosit, la quale pervade


il

Farisaismo, in cui la figura del pio


,

del giusto del temente del Signore


dell' eletto
fratelli,

cio in fondo

domina.

Non

per nulla l'ultimo dei sette

prima

di morire, dice al

Ee

ot [iv

ye vvv

^}a8-

122

PRIME LINEK DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA


PQaxi)v
ujtevy'tctvteg
'

t8Q0i d88A,cpol
8iadri>tT]v deo)

atvov
tf)

evvdov

t,(of\q

Sit

nentnaai

av 8s

xov d'eov

'ngiaei

Sixaia
signifi-

t nQati|xa

tfjg vmQ-r\cpaviac,

noior\
c'

(VII,

36).

Il

cato del martirio qui.


rica di

Ma

anche una ragione

sto-

questo mutamento
:

prospettico nella religiosit

giudaica

ed

l'accrescersi della diaspora. Gli Ebrei, che

fuori della Palestina

guidaica,
gli

non vivevano pi la vita statale sentivano naturalmente uno stretto legame con

Ebrei della madre-patria,

ma

erano portati a conloro personale, a


la

cepire la religione

come im problema

prescindere da quella vita statale in cui

religione

avrebbe dovuto estrinsecarsi, secondo la concezione ebraica della Legge,

^on

pare quindi caso cbe Giasone

di Ci-

rene sia la fonte del nostro II Maccabei, al quale dovette

ancbe trasmettere
gli episodi di
di, cos

non

c'

ragione per dubitarne


fratelli.

Eleazaro e dei sette


ci

Questi episo-

come
il

sono tramandati, sono leggendari, in


fratelli
!) ;

ispecie

secondo (proprio sette i

ma includono

in se

una verit pi importante dei fatti stessi, perch quando Antioco impose agii Ebrei di paganizzarsi, doil

vette sorgere in molte coscienze

rebbe posto a Eleazaro o


esperienza, che era

ai

sette fratelli
gli Ebrei, e

problema che si sae da questa


j

nuova per

per tutti

po-

poli del resto, dovette certo avere

incremento la visione
si

individualistica della religione, che gi

po determinando.

Ma

andava da tem notevole che questo fatto nuovo

nella storia, con cui cominciava l'intolleranza religiosa e


si ponevano gli individui di fronte a un tormentoso problema di coscienza, sia sentito piuttosto da un Ebreo di

Cirene che dall'autore palestinese del

Maccahei.

La
conto,

tradizione ebraica posteriore,

statare leggende

la Meghillath AntioclioSj
la

ma non come

si pu conha tenuto in Chiesa, questi esempi di marti-

come

IL

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI


storiche
createsi

123

rio

(1).

Le condizioni

dopo

la

rovina

dello Stato giudaico ritornarono

ad alimentare, seppure
colletti-

in diverso senso,
vistica dei doveri

una visione prevalentemente


religiosi; e
alle

l'attesa

del Messia, che


il

avrebbe dovuto porre fine


polo,

sventure di tutto

po-

ne anim

la fede e la rese preoccupata assai pi

della redenzione di tutto Israele che della salvazione in-

dividuale.

Con questo non

affatto detto

che

il

martirio

non

fosse altamente valutato nell'etica giudaica,

ma esso
i

sempre subordinato alla salvezza di tutto Eabbini si preoccuparono anche di limitare


soffrire
il

Israele, e
il

dovere di

martirio ai casi in cui la violazione della legge


fosse assai diffcile
li-

fosse pi grave (per quanto poi

mitare con esattezza concordemente questa gravit

(2)).

di solito

non una preoccupazione

di salvezza

indi-

viduale che spinge TEbreo a sacrificare la propria vita,

ma

la volont di salvaguardare la

Legge, di evitare di
si

violarla

una

volta,

perch la violazione non

perpetui.

Preoccupazioni diverse dall'adempimento personale del


proprio dovere religioso erano anche state attribuite dagli autori del

II e

del

IV Maccabei

ai martiri di cui par^


si offriva

lavano, sopratutto nel senso che la loro morte

come espiatoria per 18 uno dei fratelli


\iaG\iov Yeyove. a 8
xeiQiiaag.
vot) T(p

i
:

peccati d'Israele. Nel


Mt) mXavS \idllov,
eie,

II Macc. YII
yq
'

'^[i^lc,

Si'sauro'g

Taita otdaxofxev, dixaQtdvovtsg


[xt)

tv eauttov -^ev

a|ia ^av-

vofxiOTis a'&og eaecr&ai, deoixaxeXv 83ti-

Ed

Eleazaro nel

IV Macc.

YI, 28-29: ikcog


kgqI

ys-

E'&vei 001), ttQxeo'&si? tfi qnsteQoc

avx&v

inr^.

a-

(1)
fratelli,

Una

serie di passi rabbinici, cbe ricordano il sacrificio dei sette


d.

elencata da ZiiNZ, Die goUesdientliohen Vortrage

Juden (Ber

lino, 1832), pag.


(2)

124 n.

a.

V. l'interessante
.
.

art.

Mariyrdom,

Bestriction

of in

Jewish

Encycl.

124

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAIOA


avxSv atotTjOov t
s^Tiv opDX'H'v (!)
fxv
al\ia,

t'CiQOiov

ual

dvtixjj'uxov

avrcv

M^E

TTiv

Ma

nel complesso la tradizione

intorno ad Eleazaro

e ai sette fratelli

non era

tale

da
in-

poter incitare a vaste elaborazioni leggendarie

come

vece accadde per Akib,


in cui gli Ebrei videro

il il

dottore dei tempi di Adriano,

martire per
il

il

suo popolo,

il

Maestro che aveva confermato con


insegnava (2).
I martiri
del

sangue

la fede che

periodo maccabaico banno insomma

troppo scarsa importanza nazionale per interessare pro-

fondamente

gli Ebrei.

Questa ragione serve invece a


i

spiegare la fortuna che

sette fratelli

hanno avuto

nella

tradizione cristiana. Essi diventano intanto


i

addirittura

sette fratelli Maccabei, per


il

un

trapasso a cui deve aver

molto contribuito
si

parlava affatto,
fratelli

IV MaeGobei, in cui di Maccabei non ma solo dei sette fratelli, che infatti
libro,

come

Maccabei sono gi indicati in una breve


che
si

aggiunta finale del


Questi sette
fratelli

trova in alcuni codici

(3),

insieme con Eleazaro, che tuttavia

passava in sottordine di fronte alla grandiosit del loro


sacrifcio collettivo, costituivano

Tunico esempio, che


cristiano e

la

Bibbia

offrisse di
il

un

martirio per la fede. Essi forma-

vano perci
tali

prototipo del martirio

come
il

furono venerati, perch con l'autorit che veniva

loro dall'appartenere al vecchio Testamento, erano


dello in cui si
II

mo-

potevano

affisare

Gristiani.

culto ufficiale dei sette fratelli molto antico,

(1) Si ofr.

Lazarus, Die MMJc

d.

Juentlmms, I (Franooforte, 1906).

pagg. 26 segg. e Moore, Judaism, I (Cambridge, 1927), pagg. 548-49. (2) Si veda l'ampio art. del Bornstein s. v. Akiba in Bno. Jv,-

(3)

Non

si

ritrova nell'apparato dello Swetb. Vedila nei

II'

Apo-

eryjpM del Fritzsohe.

IL

II

MACCABEI E LE TRADIZIONI DERIVANTI

12&
cristiani,

percli gi si trova nei pi


il

anticM martirologi
il

cartaginese (di poco posteriore al 505) e

siriaco (an-

teriore al 411), che ricordano la data del 1

Agosto (1).

Ma

ancora pi antica naturalmente

l'efficacia prati-

ca deiresempio dei Maccabei,

clie si riflette

negli atti dei

sempre mantenuta l'oggettivit, almeno apparente, del verbale. Trovo nella Passio SS. Mariani et lacoM XIII His peractis Macliabaico gaudio Mariani mater exultans et passione perfecta iam secura de filio, non iUi tantum coepemartiri, perfino in quelli autentici in cui quasi
:

rat, sed et sihi, quae tale pignus ediderat, gratulari

(2).

Montani et Ludi XVI, 4 o matrem rematrem inter vetera exempla numerando/ni ! Maclialaeicam matrem (3). Sono soltanto esempi, perch la ricerca, ai nostri fini, non aveva bisogno di essere completa. Pi larga ancora potrebbe essere la messe di
nella Passio SS.
ligiose

piam !

esempi nel campo degli


zioni.
telli

atti

apocrifi pi tardi,

cbe

si

sbrigliavano maggiormente nei paragoni e nelle imita-

Una

imitazione indubbia del martirio dei sette fra-

e della loro

madre

caratteristicamente la Passio
:

sette (4), dove la situazione uguale vengono condotti davanti al giudice col la loro madre e ad uno ad uno interrogati e martirizzati. Questo atto in fondo una riduzione cristiana del martidio dei sette fratelli Maccabei (5). E la Musa non troppo

Sanctae Felicitatis

fratelli

vigorosa di Prudenzio nella Passio {Coronae V) non sa trovare

S.

Vincentii Martyris
di confronto mi-

un termine

(1) V-.

(2)
(3)

LiETZMANN, Die drei Ueaten Martyrologien (Bonn., 1903). Gebhabdt, Ausgewdlitte Mdrtyrenacten (Berlin, 1902), pag. 145
oit.,
.

Gebhabdt

pag. 155-56.
. .

(4)

RxjiNART, Aota

aincera (Verona, 1731), pagg. 21 segg.


es.

(5) All'autenticit

crede ancora ad
sioles (Parigi,

Allabb

Hiatoire d, jperacuiiona

pendant

lea

deux ^premiers

1892), pagg. 345 segg.

PKIME

LINE DI STORIA

DELLA

TRAt)lZIONfe MACCABAlt

gliore per
fratelli
:

tormenti del suo Santo che quelli dei sette

Nunc

Maccliabaei martyris

Lingua/m tyrannus erutam,

Maptamve pellem mrtiGs


Avibiis cruentis oMiiUt (vv. 529-32).

Ila

Romani del medesimo autore (Goronae X) un episodio del lungo racconto, il martirio di un bimbo (vv. 661 segg.), torna ad imitare il racconto biblico in un modo assai curioso, perch la madre del piccolo tormentato non solo rieclieggia nel suo corag-

La Passio

S.

anclie di pi

gio estremo

il

coraggio di quell'altra madre,

ma racconta
serva

al figlio tutta la storia dei sette fratelli, affncb gli

di modello (vv. 760 segg.).

Sono

questi, torno

a ripetere,

soltanto esempi, che potrebbero facilmente essere accresciuti se si volesse trascegliere nelle omelie o nelle opere
affini (1).

noi ci

non importa. Pu bastare aver


di Cirene finisca qui
;

chia-

rito
si

come

la storia di quella tradizione sui

Maccabei che
nel martiro-

inizia

con Giasone

logio cristiano.

La vicenda
il

strana, poich Giasone e

il

suo epito-

matore non avevano punto l'intenzione di scrivere opere


cui scopo fosse di esaltare
il

martirio

come valore a
devozione

s.

Ma

essi

accoglievano inconsapevolmente in quegli

esempi, che a loro parevano memorabili di


alla

Legge, germi di tendenze nuove, per cui la fede era


il

via alla salvazione e per cui

martirio,

provando in mosi

do definitivo

la fede, assicurava la salvazione. Il Cristia-

nesimo che accoglie e sviluppa questi germi

sentito

(1)

Ampie informazioni in Rampolla, Del


Maccabei Bessarione
,

luogo del martirio

e del se-

jpolcro dei

II (1897), pagg. 9 segg.

IL

II

MACCABEI E Lb tRADlZIOJI DERIVANTI

12'f

vicino a quest'episodio della storia maccabaica

come a

pochi

altri del

fatto suo dalla tradizione dei libri sui

Vecchio Testamento e ha quindi tratto e Maccabei proprio

solo ci che di pi
il

nuovo era
essi

in questi.

Ed

il

fatto che

Cristianesimo

si sia

appropriato di questi elementi con-

ferma appunto che


cabei

erano nuovi e diversi da ci che

offriva la storiografia ebraica abituale. Perci

non ha

solo

il II Macun valore documentario, fornendoci del

materiale per costruire la storia della lotta ebraica contro


Siria,

ma ha un

valore in

s,

per quello che ha agito nella

storia della civilt, aiutando a formare coscienze e

modelche ha
si

landole sull'esempio che conteneva.

Il significato

avuto per

Cristiani

il

martirio dei sette fratelli

pu

comprendere, forse meglio che da qualunque altro


L, 622)
Ti? yg
atoia

scritto,

da Giovanni Crisostomo {De Maccabaeis I in Patro. Graec.


:

v-r\Q,

y'i^'vi^,

xi<;

jtpsaPiJtT]?, otoTog

vo;

ouYYVcfxrjc;

Teijlstai

XoiJtv,

r\

nokoyiav

s^ei

SeSoi^tg

8t

tv Xpiotv nayo\ivovc, awcp xivSiJVOvg, otav yvvr\f na Ysyr)Qaxvia, xal tocoiJTCov jtaiSoov
[ir[xr\Q,

Ka tq

tfjs y^dgiroi;
jt'uXcv,

dyco-

vi0a[X8VT], xejtXeicrnsvov ti tcov

tov davdto'u

ovirco tfie

\iaQxiag aPEot^eior)?, ovk tov lavatoi) xataycovia^vrog, jAet


Tooa'utTig

jtQo^fxiag te xal

dvpsiag
;

xoaa.vxa,<;

cpaivqxai

TV 0EV vno\ivovaa

xi[i(Qa<;

III.

La contaminazione

del I e del II Sfaccabei

Le due
come
bri

tradizioni, che noi


si

cedere parallele

abbiamo visto finora proconfondono non in campo cristiano,

si potrebbe credere a tutta prima, dove i due liavevano diffasione pressoch obbligatoria, essendo canonici, ma in campo ebraico. In realt la contaminai

zione poteva avvenire assai pi facilmente dove


libri

due

non erano canonici perch non erano tramandati

con scrupolosa esattezza e cura della loro integrit. La contaminazione dei due libri maccabaici perci un

documento
avuto
i

assai interessante della fortuna che

libri
si

minazione

hanno non canonici nel Giudaismo. Tale contapu studiare sopratutto in quel testo comche

la

plicatissimo,

elaborazione

medioevale delle

Antcliit giudaiclie e della

Guerra giudaica di Giuseppe

Flavio, tramandataci,

che porta

il

come noto, in una versione ebraica, nome di Giuseppe ben Gorion (1), in un'alil

tra versione araba, di cui si conosce

minuto riassunto

(1)

Per

le edd.

vedi bibl.
il

CMamo

convenzionalmente Giosefo queal

st'opera, lasciando

nome

di Egesippo

rifacimento

della

Guerra

MoMiaiiiANO, Prime linee di storia della tradizione maccabaica

130

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAIOA


dal Wellliaiisen
e,

dato

(1),

nel

cos

detto

II Maccabei
(2).

arabo
Il

a quanto pare, in un testo etiopico


studiosi
di

II Macc.

arabo, trascurato ancbe se qualche volta

citato dagli

argomenti maccabaici, ha una

costituzione del tutto differente dal

Comincia s con la mina con la morte


alla storia di

storia di Eliodoro,
di

comune II MaccaleL ma poi non tersino


la narrazione delle
:

Mcanore

e continua invece

Erode coincidendo con

parti corrispondenti del Giosefo ebraico e arabo

le dif-

ferenze sono puramente nei particolari e

non superano

quelle che ci sono tra le due redazioni ebraica ed araba


di Giosefo.

Questo testo comprende, dunque, una parte

della materia contenuta in Giosefo e pi precisamente


la storia degli
o, come li chiama il libro, dei Asmonai, perch Erode entra nel racconto solo in quanto mette fine con violenza alla dinastia. Il Wellhausen riteneva che in questa storia degli

Asmonei

Maccabei

figli di

Asmonei dovesse vedersi


il

il

nucleo originario di Giosefo,

quale

si

sarebbe poi completato con una duplice ag-

giunta, all'inizio e alla fine.

La sua

teoria evidente-

mente infondata.

La

verosimiglianza gi suggerisce che

un
si

libro

com-

posto sulle opere di Giuseppe Elavio doveva anche se-

guirne intero l'andamento


Giosefo completo
si

(3).

Inoltre se

parte dal

capisce assai meglio la riduzione che

non viceversa. Il nostro II Maccabei arabo vuole essere un libro dei Maccabei non sembri priva di significato la frase. Il libro si presenta cio come un completamento
:

dei libri biblici sui Maccabei e in particolare


(1)

modo

del

(2)

V. le edd. in

Abh. Ges. Wiss. Gottingen N. S. I., 4 (1897). bibl., dove il Gios. etiop. oit. sulla fede dello

SCHURER.
(3)

Op. cit, p. 47. Si

pu soltanto disontere

se la parte correlativa

alla Guerra giudaica sia

aggiunta pi tarda in Giosefo.

LA CONTAMINAZIONE DEL

E DEL

II

MACCABEI
si

131

Il Maccabei.
davanti al
ristrettezza

Un

conoscitore di Giosefo clie

trovasse

II Maccabei non poteva che deplorare la del suo ambito e le sue lacune. Donde l'idea
il

di trarre

da Giosefo

vero, integro libro dei Maccabei.


sia

Mi pare che questa intenzione


curiosissima nota che
si

confermata da una

trova alla fine del cap.

XVI in
il

corrispondenza della fine del II Maccabei, perch con


cap.

XVI

esaurito

il

periodo storico, che va dal ten-

tativo di Eliodoro alla

morte
est

di Nicnore.
al

Riproduco

la

nota nella traduzione latina conforme


HiG usque
absolutus
liber

testo arabo:

secundus ex translatione

Hbraeorimi. Questa nota


care altro se
cabei a tutti
Il

non pu, a mio parere, signifinon che a questo punto finisce il II Macnoto. Ma perch ex translatione Hebraeorum f

confronto con l'originale arabo permette di interpre-

tare secondo la tradizione degli Ebrei, cio secondo quella

che

si

riteneva e di fatto era la versione offerta dalla

Bibbia e quindi dalla tradizione ebraica.

La nota
tatezza del

porla

servirebbe dunque a far avvertire II Maccabei originario, quasi per a questo nuovo libro dei Maccabei, in

la limi-

contrapcui era

compresa tutta la storia dei Maccabei, perch come abbiamo visto tutti gli Asmonei hanno qui il nome di Maccabei. Perci il II Maccabei arabo va messo accanta ai due Giosefi arabo ed ebraico quale redazione di un
unico testo. Ohi conosce le complicatissime questioni a
cui d luogo la storia di Giosefo

come

quella di Ege-

sippo per determinare in quale lingua sia stato scritto


il

testo originario, per studiare le lingue per cui pas-

sato

questo testo, per determinarne le interpolazioni,

capisce che occorrerebbe tutto


risolvere tali problemi,

minati nel loro

un grosso volume per non ancora mai seriamente esacomplesso. Questo studio non pu essere

132

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAIGA

affrontato qui. Esso

suppone tutto un complesso

di ri-

cerche specialmente linguisticlie, le quali sono almeno

per ora fuori della competenza di


parte fncli

cM

scrive.
il

d'altra

non siano

resi accessibili

testo arabo di

Giosefo e l'altro quasi ignoto etiopico

impossibile

intraprendere una ricerca esauriente, cbe potr essere

data solo dal confronto del Giosefo arabo con l'ebraico

donde la deficienza di coloro cbe hanno metodo comparativo. Poich questa ricerca per ora almeno preclusa, evidente che occorre rinunciare a determinare quando e dove si sia venuta facendo la contaminazione dei due libri Maccabaici. Gli
e l'etiopico
:

trascurato questo

indizi cronologici che si

stanza vaghi

stabiliscono solo

sono finora addotti sono abbaun termine ante quem del

sec, fondandosi sulle pi antiche citazioni. Gli indizi

topografici

sono ancora pi vaghi, data la complicata

storia di questo testo, in cui si

sovrappongono nella onocui rela-

mastica derivazioni dal greco e dal latino, le


zioni

non sono
il

state ancora vagliate bene. Lascia quindi

perplessi l'unico,

bench importante, indizio del Welil

Ihausen,

quale ritiene
il

Giosefo originario di provedi

nienza italiana perch

suono sk

Scipio

o simili

reso (non sempre per) con la sMn{l).

Va
del

inoltre aggiunto che la contaminazione del 1

II Maccabei

in Giosefo d anche luogo a

un

pro-

blema

sulla composizione del

medesimo. Questa conta-

(1) V. per tutta la questione Wellhausen op, cit. pagg. 42 segg. Lo Zeitlin Jew. Quart. Eev. XX (1929) pagg. 32 segg. lia cercato di spostare la data riportandola al V o al VI eec, e osservando che la letteratura talmudica adoperata appartiene al periodo dei Tannaim: ma

non

si

capisce peroli egli

al III o

IV

sec.

In realt nessuna deduzione

non abbia conseguentemente spostato la data si pu trarre da una sin-

gola constatazione di questo genere senza tenere conto di tutti gii altri
elementi.

LA CONTAMINAZIONE DEL

E DEL

II

MACCABEI

133

minazione, come ognuno capisce, consiste, in complesso,


nell'aggiunta di particolari ed episodi tratti dal II
cabei alla narrazione flaviana, che si cabei
:

fondava sul

Mac1 Mac-

narrazione per anch'essa elaborata e trasformata.


?

Questa contaminazione originaria

Oi equivale a do-

mandarci se

le

aggiunte ed elaborazioni cbe da Giuseppe


frutto di

FJavio banno portato all'attuale Giosefo siano dovute a

una mano
tificazione.

sola oppure siano

il

una lenta

stra-

Ancbe questa
si

ricerca

va

lasciata

da parte,
quali

essendo naturalmente in funzione della ricerca prima


annunciata. Se

trascurano questi problemi,

superano

limiti di

una
le

ricerca, quale la nostra,

cbe

tende solo a porre

prime basi di una


i

storia critica

della tradizione maccabaica,


assai minori e pi limitati.

compiti cbe

ci

restano sono

IsToi

vogliamo semplicemente
dall'altro,

provare

1)

cbe

tre testi

da noi posseduti non dipen-

dono per
originale

la storia

maccabaica l'uno

ma vanno
ad unico

considerati redazioni indipendenti, cbe risalgono


;

2)

cbe la redazione originale

(la

quale pu non

essere l'originale
il

primo

di Giosefo)

contaminava quindi

i e il II Maccabei nella misura e nei limiti cbe determineremo 3) cbe l'opinione comune, secondo cui
5

Giosefo attingerebbe a Giasone di Cirene,

falsa.

La prima

tesi

pu

essere dimostrata molto facilmente


posti a confronto

dalla tabella cbe segue in cui sono

alcuni pocbi passi delle tre redazioni.

facile

vedere
irrego-

cbe
lare

i
:

tre testi

concordano fra di loro in

modo
il

alle volte il

Maccabei arabo concorda con

Giosefo

arabo, altre con


i

il

Giosefo ebraico, altre pi rare volte

tre testi differiscono fra di loro.

Ho

riportato pocbi

esempi, perch,

avendo

fatto

pi ampi confronti, ho

potuto constatare che le concordanze e le discordanze


dei tre testi si ripetono in tutta l'opera.

134

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA


II Muco.
Giosefo ebraico
G-iosefo

arabo

Gap.

II.

Un nomo

Gap.

III.

[Tolemeo

Gap.

Macedone di nome Tolomeo fatto re


d'Egitto.

detto senz'altro

XXV. Un uomo Macedone


etc.

re d'Egitto].

Aristea e Andrea suoi


principi lo consi-

gliano alla ricerea


dei libri.

Gap. HI.
cerdoti

Tre

sar
:

Gap. XXVII.

malvagi

uomini
eto.

Tre malvagi

Menelao, Simone,
Aloimo.

Gap. V.

Anna ma-r-

Gap. XXIX.

Sa-

dre dei sette fratelli.

lomuna madre dei


sette fratelli.

Gap. VII.
generale
tioco.

Seton

Gap. IX.

Seron.

di

Anfuoco

Gap. IX.
esce

Il

Gap.

XXIII.

Il

Gap.

XXXV.

Il

dalle

pietre

fuoco dalle pietre


dell'altare.

fuoco
cielo.

viene

dal

dell'altare.

Il testo da cui dipendono le tre versioni a noi note doveva dnnqne gi avere i brani del II Maccabei ag-

giunti, perch essi si trovano in tutte le tre redazioni.

I brani che derivano dal


di Eliodoro
telli (2), la
(1), il

II Maccabei sono
(3)

il

tentativo

martirio di Eleazaro e dei sette frae forse anche,


il

morte di Antioco
il

almeno
sapsibillina

indirettamente,

miracolo del fuoco,

quale,

come

piamo,

si

ritrova per la prima volta in

forma
(e.

nelle lettere iniziali del


cabei arabo,

II Maccabei. Manca nel II Mac-

ma

si

ritrova nel Giosefo arabo

XXXIII)

(1) Io8.

eh:

III, 1

(2) Io8. br. III, 4 (3) Io8. br. III,

II Mach. o. I los. ar. I, 2. II Mach. e. IV-V ; log. ar. II, 12 II Mach. Vili Ica. ar. 32.
; ; ; ; ;

28-2P.

LA OONTAMINAZIOlN'E DEL
e nelFebraico (III, 19)

E DEL

II

MACCABEI

135

il particolare che i Giudei morti combattendo contro Gorgia erano muniti di amuleti pagani la fonte, come notissimo, il II Macc. XII,
;

40.

pu derivare dal 1 Y Maccabei, il madre dei sette fratelli, clie nel Giosefo arabo Salomuna (1). Ma poich il Giosefo ebraico ha il nome di Anna e il Maccabei arabo non ha alcun nome, devesi congetturare che il testo originario non avesse del pari
particolare poi

Un

nome

della

nessun nome, e che

nome
altro

al Giosefo arabo sia pervenuto il assegnatogli dalla tradizione che fa capo al 17"
il

Maccabei, mentre

Giosefo ebraico avrebbe inserito


alla tradizione

un

nome, attinto

midrashica

(2).

(1) Si

trova nell'aggiunta finale di alcuni codd. del


clie

IV

Macc.

ma

anclie altroTe (p. es. nei martirologi).


(2)

Credo infatti
figlia

questo

presunta

di

Mattatia,

nome non sia altro clie quello d una Anna precisamente, di cui ci narra il
ebraico pubblicato in Jellinek, Beth
1 sgg. Trad. tedesca in

Midrash

di Hanuccah. Il testo

ha-Midrash (Vienne, 1887 segg.)

VI pagg.

Wunsche,

Au8 Israele Lhrhallen II (Lipsia, 1908) pagg. 193 segg. Questa Anna immaginata fidanzata di un Eleazaro Asmoneo il che prova come si finisse con il distinguere la famiglia di Mattatia da quella di Asmoneo (Hasmunai) appunto per la difficolt di capire il nome Asmonei. (Su questo argomento ritorner di proposito in altra sede studiando il nome Asmonei). Ora in altre tradizioni noi troviamo che l'Eleazaro martire del II MaO' cabei fatto padre dei sette fratelli. Cosi ad es. pare gi in Gregorio Nazianzeno {Or. XV, 3, in Maohabaeorum laudem, Fair. Ch'aeca XXXV
:

coli.

911 segg.), riguardo a cui lecita per la supposizione del

Eampolla
il

Bessarione II (1897) pagg. 47 segg. che la paternit sia spirituale, con-

formemente
altri testi,

al

IV

Mace., ohe faceva di Eleazaro


5).

il

modello e

maestro

dei sette fratelli (IX,

Ma

la confusione si ritrova certo pi netta in

ad

es.: Toijg '&av(xa<T'&oig viivf\a(oiisv

3taX8ag wal Sa^onvrig (Kdvcov

MTjvaa

Toi oA,ou viauToi

MaHua^aiovq 'lE,X^{^t,QOv Twv "Ayicov di S. Andrea contenuto nella VI (Roma 1901) pagg. 292 non si trova nel:

Andrea curata dal Combefs (Parigi 1644) e eonsegnentemente nemmeno nella Patr. GraeGo). Per quanto tali testi siano cristiani, e io non conosca paralleli ebraici, pu essere obe un procedimento simile sia avvenuto anche in camp giudaico e si sia perci identificato l'Eleal'ed. di S.

zaro martire con l'altro Eleazaro, sicch automaticamente la figlia di

186

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MA COABAIO


I tre testi lianno ancora in

comune due

altre ag-

giunte allo sclienia del racconto, quale proprio

del

Maccabei,

zione dei

ma una(l) di esse, la LXX, gi inserita in

leggenda della tradi-

Giuseppe Flavio (XII,


l'altra (2),

II segg.) dalla lettera di Aristea, e


di storia

VexGUTsu&

romana, non ha per noi fonte, ed probabile

che lo stesso redattore del Giosefo originario, ispirandosi al noto capitolo del

I Maccalei

(YIII, 1-16), abbia

elaborato le curiose notizie secondo cui Annibale avrebbe


assediato

Eoma, e Scipione sarebbe andato


il

in Africa a

combattere e vincere
la testa

fratello

Asdrubale, di cui port

ad Annibale. La

vittoria di Scipione su

Asdrudi

bale messa in Africa probabilmente perch questo

Asdrubale confuso con


Gisgone.

l'altro

Asdrubale

figlio

L'imitazione che in questo excursus fatta del brano

corrispondente del
sia liberissima,

Maccabei, per quanto l'elaborazione

induce gi a ritenere che Giosefo avesse

Mattalia divenTa la madre dei sette


sia

fratelli.

Ma pu

anche essere pi

eempliceraente che Anna, rappresentata come donna Tirile e coraggiosa,


stata ritenuta la

madre

dei sette fratelli per la tendenza generale

accentratrice di tutte le leggende.


di dare

curiosa anche la preoccupazione

un padre a

questi sette fratelli, di cui abbiamo gi avuto

una

prova riconoscendo un'interpolazione del lY Muco. Si pu ora aggiur ngere che l'interpolatore presupponeva evidentemente una tradizione^ in cui Eleazaro o qualche altro era supposto padre. Dico qualche altro,
perch un'aggiunta alla fine del IF Muco, data in un ma, attribuisce al padre il nome di 'A.Q%brat(K, e soggiunge EA,ed^aQ leQejg totjtcov 6i8da%(JOC,.

telli

Un accenno al padre anche nelle lamine sepolcrali dei fraMaccabei trovate in S. Pietro in Vincoli In his septem Iogu :

condita aimt os

aa

et

dnere aoor
op.

septem fratrum MacTibeor

et

ambor

pa-

rentu eor. Cfr.

Rampolla,

cit,

pag. 43 e Armellini, Le chiese di

Bona 2
(1)

(1891) pag. 210 e soprattutto

Db
e.
e.

Rqssi

Boll, di Arch. Cristiana

S. Ili, A. I (1876),

pagg. 73-75,
2; II Mach.
15
;

Io8. br., Ili,

II; los. arah.,

I,

25.
II,

(2) Io8. br., Ili,

Il Mach.

XII

los.

arai).,

37.

LA CONTAMINAZIONE DEL

E DEL

II

MACCABEI
il

137

conoscenza diretta del


Flavio
cepire
:

Maecabei, senza

tramite di

ci clie del resto ovvio, non potendosi conuna conoscenza del II Maccabei, senza quella del I. Non manca una precisa conferma. Il I Maccabei commette l'errore ben noto di considerare il senato di 320 membri (Vili, 15), evidentemente perch il senatus-consulto del patto con Giuda contava presenti 320 senatori
(1).

L'errore

si

ritrova in Giosefo

(2).

La narrazione

del Giosefo presenta

dunque uno strana

miscuglio di notizie derivate da Giuseppe Flavio e quindi


indirettamente dal
stesso e dal

J Maccabei oppure dal I Maccabei II Maccabei corretto forse con il lY Maccabei.


ad evitare equivoci,
fratelli

Debbo
che

inoltre dire esplicitamente,

gli episodi di

Eleazaro e dei sette

non pos-

sono derivare dal


alla redazione del

IV

Maccabei, perch del tutto afSni


e nell'interno di
cri-

II Maccabei, Fuori

queste parti derivate sta la libera elaborazione. Ai


tici

a cui ripugna concepire una spontanea attivit


fl

let-

teraria parso che questi


dite derivazioni

osculi supponessero recon-

da uno

scrittore lontano,

come
non

Gia-

sone di Cirene, che dovette essere prestissimo dimenticato per la concorrenza della sua epitome,
svelta
solo pi
Il

e
(3)

maneggievole,

ma

anche pi ortodossa.

Trieber

giunto a dire che l'episodio di Eliodoro nel

Giosefo ebraico deriva da Giasone. Io confesso che ho


letto e riletto Giosefo

per trovarci

dati di fatto che

potessero risalire a

ho trovato

altro che

una fonte cos veneranda, ma non un particolare ignoto il quale certo

(1)

Taxjbler, Im/perium romanum,


Ili,
d.

I,

(Lipsia, 1913) pag. 244.


Jos. ai\,
II, 38.

(2) Io8. br.,


(3)

17; II Mach.,
Gorionides,

o,

XIII;

Zur Kriiik

Naohricliten

Gesoli.

Wiss.

Gottin-

gen, 1895, pag. 401.

138

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA


:

non presuppone recondite derivazioni Eliodoro avrebbe assediato per una notte intera il Tempio (III, 1). In terreno solo in apparenza pi solido si pone il Willricli(l).

I vari Giosefl(2) premettono concordemente al trati

tato di alleanza con

Eomani

di

Giuda Maccabeo una

lettera dello stesso Senato, che invita gli Ebrei a strin-

gere alleanza.
lettera

tutti

deve essere evidente cbe questa

una

falsificazione costruita su quel


il

documento

autentico cbe

trattato di alleanza

con

Eomani per
falsifi-

presentare le relazioni politicbe di

Roma
il

con la Giudea

nella luce pi lusinghiera per gli Ebrei. Questa

cazione anzi
i fatti

un ottimo esempio per


il

modo con

cui

pi autentici vengono travisati da superfetazioni,


sospetto perfino su quanto
riportasse gi insieme
falsa,

cbe finiscono con gettare


reale. Se infatti
il

I Maccabei

con il documento autentico anche questa lettera nove decimi degli stessi critici, che ora credono
sospetto provocato dal

all'auil

tenticit del trattato di Giuda, la ripudierebbero per

documento parassitario. Ma il Willricb, il quale ritiene tutti i documenti falsificati e pensa a Giasone di Cirene come alla miniera da cui tutti
andavano ad
estrarre falsificazioni, giunge a credere che
la lettera del Senato fosse in

Giasone insieme con

il

trattato di alleanza. Trascuriamo pure tutto quanto di fantastico in questa teoria sulle relazioni tra Giasone e

1 Maccabei un documento e trascusi rasse l'altro, tanto pi soddisfacente per un Ebreo I La domanda forse inutile; ed forse anche inutile tratil
;

I Maccabei ma pu

parere sensato che

il

accontentasse di tracopiare

tenersi su ipotesi ingegnose fin che si vuole,

ma

certa-

(1)

Vrkundenflsohung
17
;

oit.,

pagg. 50 segg.
e.

(2) los. ehr., Ili,

II Mach.,

XIII

los.

ar., II, 38.

LA CONTAMINAZIONE DEL

E DEL

II

MACCABEI

139

mente

errate, in cui si

perpetua l'abitudine di riportare

a un Giasone o ad altra simile incognita tutto quanto

non

si

sa spiegare

(1).

(1)

dal

Chwolson

In un testo ebraico del I Maoo. pubblicato per la prima volta Sohrift. d. Vereins Mekise Nirdamim , VII, (1896-97),
sono state notate

cbe una traduzione dal latino, mentre fu creduto da alcuno erronea-

mente
casi,

l'originale ebraico (v. bibl. in fondo al voi.),

giustamente alcune frasi derivanti dal II Maoo. Si ha anobe in questi

bench in piccola misura, una contaminazione delle due opere.

Cfr.

Un
di

specialmente Levi Eev. d. Et. Juiv., XLIII (1901) pagg. 215 segg. tipo ben diverso di contaminazione, sul quale non posso insistere
dei Maccabei etiopico di recente composizione
mss. sono

per la ma assoluta incompetenza in cose etiopiche, dato dagli estratti

un Libro
f.

(i

4el XVIII
sohr.

seo.) pubblicati

a cura dello Hokovitz con trad. in Zeit(1905-6) pagg. 194 segg. L'editore
i

Assyriologie

XIX

non sem-

bra essersi reso conto della strana contaminazione per cui


telli

cinque fra-

Maccabei hanno finito per diventare essi stessi i martiri. Mentre dunque nella tradizione cristiana solita i sefcte fratelli martiri diventano
i

Maccabei, qui sono


i figli

veri Maccabei che diventano martiri. Sono appunto

di Magabjos, figlio a sua volta del moabitico Magabis, che


il

non
come

voglion cedere al crudele re Sirusaidan e soffrono


vole che di questi cinque
i

martirio

note-

figli tre

siano messi avanti agli altri,


il

primi ohe

si

assoggettarono al martirio, e solo di essi sia dato

nome

(Abija, Sila e Phentos). Si potrebbe congetturare,

ma

congettura ohe

andrebbe verificata da uno specialista, che questi tre nomi siano stati
introdotti nel cerchio dei Maccabei, per quanto in origine appartenessero a differente tradizione

modo ohe

la tradizione

non saprei infatti come spiegare in non abbia dato a tutti cinque un nome
:

altro

ne

abbia fatto prevalere tre sopra gli altri due.

IV.

La leggenda
e Spartani e
i

della parentela tra Ebrei

doeumenti del

Maccabei

Tre documenti contenuti nel I Maccabei


di

ci

parlano

una parentela tra Ebrei e Spartani. In XII, 6 segg. riportata una lettera di Jonathan agli Spartani in cui si presuppone una lettera inviata ngg 'Oviav tv dpxieQa Ttag 'Agsiov xov
f\[iiS)v,

^aodg'uovTO? v v[iiv oti sete d8EXq)0i


7).

ayq

t dvTiypacpov -ujtKeiTai (v.

Questa lettera di
(v. 8),

Areo avrebbe anche


Jonathan dichiara

offerto Gv\i,\iaiia

v^a cpikia

che

di accettare,

per quanto

gli

Ebrei,

avendo
cose

Libri

Sacri,

non abbiano bisogno

di queste
i

(v. 9)

manda

in conseguenza a Sparta

due amri-

basciatori I^umenio e Antipatro, che intanto dovevano


recarsi a

Eoma

(v. 16).

Subito dopo questa lettera


twv SjtapTiaTcv naX

portata la lettera di Areo


evQsdT) 8V YQacpY)

a Onia, secondo la quale


"lovaicov,
(v. 21).

mgi

te

oti

eialv d8sXq>ol xal oti sialv bi yvou?

APpadjx

Saputo
jcsq

questo,
Tfi5

Areo non

solo

si affretta

a chieder notizie

SLQYJVT]5 "uixcjv (v.

23);

ma

offre senz'altro

comunanza
vyi.m
ko
x\

dei beni, che qualcosa di pi della cpdia xal aufAjxaxia

accennata nella lettera di Jonathan: t


ujtaQlig
u[i,c5v

%x'f\yr{

^jaiv loti xal

f\\i(v

v\dy ativ

(v. 23). l^i

cap.

XIY, 20

segg. infine riprodotta la terza lettera

142

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA


clie

nnovament degli Spartani,


e a tntto
i

il

popolo giudaico di

comunicano a Simone aver accolto con onore

due ambasciatori, Numenio e Antipatro. La lettera semplicissima non reca che un accenno alla parentela
tra Ebrei e Spartani nell'intitolazione
teg xai
r\
:

SjtaQtiatcv apxov-

n'kv;

Sifxcovi

lepeT
oiJtcp

[ABycccp

xai toTg otpeaP'UtQoic


d88,qpoT?

wal

ToTc;

lEpeJoi >tal

Si^^tp

tv "lovaicov

XaiQEiv.

Anche da questo
le

riassunto

ognuno pu avvedersi che


falsa per
il

due prime
(1).

lettere

sono apocrife e la terza auten-

tica

La

lettera di

Jonathan certamente
i

suo tono, che oltrepassa


relazioni internazionali,

limiti di ci

che lecito nelle


gli

quando dichiara che

Ebrei

accetterranno Tamiczia e l'alleanza spartana per quanto


ajtQocrSeeTg totjtcov ovtee.

In secondo luogo
tesi

la lettera
il

non

risponde a tono alle proposte di Areo:


dizio

che un in-

anche per un'altra

che enuncieremo tosto. Indi averla ri-

fine la lettera

non
i

presupposta dalla seconda missina

degli Spartani,

quali

non dicono
i

affatto

cevuta per mezzo degli ambasciatori, mentre era uso di


richiamare nelle risposte
di Demetrio, agli Abei: oi
t
ijjicpiojjia

documenti che
otQeaPevtal

le

avevano
djcoSvtsg

provocate. Cos ad esempio nella lettera di Filippo, figlio


jtaQ''uix5v
.

..

(Dittenber&ee, IP, n. 552). E tutti i decreti sull'asilia dei Magneti sul Meandro ricordano lo ajjiiq3i0fxa dei Magneti che li ha provocati (Ditt., IF, n. 558-562). Si confronti anche il decreto di Delfo in onore dei legati di Ohersoneso sul Ponto (Ditt., IP n. 604), che ci conduce a una situazione molto simile a
SieXynaav

(1)

Arrivato indipendentemente a questa conclusione, l'ho ritrovata


1,

in

BiCKBRMANN RE XIV,

col. 786,

Ma

in lui c' solo la giusta im-

pressione dell'autenticit.

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI


quella di Sparta clie onora

143

Numenio e Antipatro: non manca nemmeno qui l'abituale accenno '\^r\<fiG\ia vrjveyxav. La seconda lettera, quella di Areo, lia in s due
cMari argomenti per provarne l'inverosimiglianza nell'offerta della

comunanza

dei beni e pi ancora in quella

affermazione, sospetta per la sua stessa indeterminatezza,

che era stata trovata


s

bv yq^^P

1^,

prova della paren-

tela tra Ebrei e Spartani.

La

terza lettera invece


alle

non

ba in

niente cbe contrasti

nostre

conoscenze

sulla mentalit ellenistica. Tutti

ammettono e ricordano
(1).

esempi simili di pretese parentele


daica a Sparta e
ci si

Piuttosto

si

sono

fatte obiezioni sulla storicit di questa ambasciata giu-

domandato a cbe scopo

gii

Ebrei potevano avere interesse di intrecciare relazioni


politiche con gli Spartani. Queste obiezioni si connet-

tono con altre

difficolt

a cui questa ambasciata d luogo

e cbe sar opportuno esaminare, dopo aver stabilito la

natura di questi documenti e la possibilit nelle condizioni politiche d'allora cbe gli Ebrei volessero entrare

in rapporti con Sparta. Perch naturalmente altro stabilire le

modalit precise secondo cui l'ambasciata di


e Antipatro pot essere compiuta, altro sta-

Numenio

bilire la possibilit teorica

che essa deviasse verso Sparta.

L'ambascieria a Sparta sarebbe dovuta avvenire nei

primi anni

di gran parte della Grecia lasciava Sparta tra le


citt

dopo che la riduzione a provincia romana poche indipendenti. In quel momento rivolgersi a Sparta
(2)
il

era cercar di ottenere l'amicizia del pi potente Stato

greco

che doveva servire agli Asmonei, anche se

UrcundenflscMmg oit., pagg. 25-26 e Bic(1) Vedi es. Willrich, KERMANsr RE oit., col. 786, dove si ricordano casi analoghi. (2) Si veda piti sotto per la discussione sulla data.

144

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAICA


offriva dei reali vantaggi pratici, per rinsaldare dila loro considerazione.

non
si

plomaticamente
Spartani,

tanto meglio

spiega che gli Ebrei abbiano pensato di rivolgersi agli

quando

si

ammetta che

la

leggenda della loro

parentela fosse gi formata e gli


sato di sfruttarla in

Asmonei avessero penin cui poteva tornare

un momento

loro utile.

che altrove.
s.

Testimonianze di questa leggenda noi abbiamo an noto un articolo di Stefano Bizanzio


:

V. 'lovSaia

'AXs|av8Qo? noXviaxoyg,

ano

t5v

utaiScov

28|iiQd|xi8o5 Io'u8a %aX 'lbov\iaia, &(; 8 Ka'uSiog 'IoijXios, djt

Oi)8aiov 23i:dQtcov evg ex

6ri(3Tig jiet

Aiovuao'u oxQaxevV'xoQ.

8i9^vi>tv

'lovbaiovc;,

Tivg

Se 'I8ov[xaiOD5 (paaiv.

identi-

ficato OvaXoi;,

uno

degli Sparziati, con lo'u8aTo?,

un

pre-

teso progenitore dei Giudei.


sto genere

Una identificazione

di quegli

non pu

essere

avvenuta se non dove

Ebrei

si

potevano trovare in stretto contatto con


e,

ele-

menti di origine laconica


finit

conoscendone intimamente
a dimostrare la loro
af-

le tradizioni, avessero interesse

con quelle

il

pensiero ricorre senz'altro a Cirene.

Cirene deve essersi elaborata dunque in origine la leggenda della parentela tra Ebrei e Spartani; e a Ci-

rene infatti

ci riporta un'altra

tradizione che Alessandro

Polistore dice di aver attinto a

un

misterioso Cleodemo
xa-d'b^

o Malco

latOQCov

ite^l

'lo'uSaicov

xal

Moovafj?

iaxQr\aev 6 \o\ioMxr\<; avxmv. (loseph., Ant., I, 240).

avrebbe avuto da una Ohetura un certo


tra cui "lacpQay, ^ovQnyv, 'IdcpQav
(1).

Abramo numero di figli,


Sotjqtiv [xv
triv

Ait

AaauQiav

xsKXfja^ai, djt Se tcv 8ijo, 'laqjQd te xal


triv

Ta^epou,

atXiv te 'EqjQccv xal

yigav 'AcpQm vo\iaadr\ya.i.

Tov-

(1)

Nel passo parallelo

di

Eusebio Praepar, Eo., IX, 20

tre

nomi

sono 'AqpQ, 'AaovQ,

'AqjQtv.

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI


tODS yg "HQaxXeT avaxQax^voai
ioti

145

AipiJTiv koX 'AvtaTov, yY\-

\iayxd te tTjV 'Acppa do^yatpa "lgavXa yevvfiaai viv e^ avtfi?

ACcoQOV,

TOTJTO'U

8 YSV80^ai 2ocpc6va, dq)'o^

to)?

PaQPdQovs

Scpana? ^veadai.

in Libia

e vi affermata
il

La leggenda localizzata esattamente una parentela tra il capostipite


libica.

degli Ebrei e

capostipite dei re spartani, da cui de-

riverebbe in tutto o in parte la popolazione

An-

che questa leggenda ba dunque lo scopo di avvicinare


l'elemento laconico all'ebraico, costruendo una loro antichissima affinit;

ma
di

essa si

rivela

per un indizio

abbastanza
'I()t(pQa

molto tarda formazione, perch poteva dare origine alla denominazione dell' Africerto

ca solo in tempi romani per la ben nota ragione che

Africa
Perci
si

nome

esclusivamente romano di origine ignota.

deve ritenere che la leggenda raccolta da Alessandro Polistore non sia anteriore alla seconda met del II sec. av. Or. Questa leggenda non pu quindi aver
con
gli

influito sui reali rapporti politici di Sparta


al

Ebrei

tempo dell'ambasciata di Numenio e Antipatro; ma pu anche difficilmente aver influito sulla elaborazione che si trova nelle due lettere falsificate del I Maccabei e specialmente in quella di Areo, dove Sparziati e Giudei sono detti fratelli perch della schiatta di

Abramo
es-

(XII, 21). Gi la forma della leggenda diversa; e poi


la cronologia della fortuna della

leggenda dovrebbe

sere troppo compressa

(1).

Ci che invece

si

pu

dire con molto

maggiore

si-

curezza che la leggenda della parentela tra Ebrei e


Spartani formatasi a Cirene pass poi in Palestina. Se
la

forma originaria della leggenda fosse


si

la identffica-

zione tra 'lovSaTos e Oi)8aTo?,

potrebbe anche supporre

(1) Si ricordi olie il

I Maco.

stato scritto ancora nel II sec.

Momigliano, Prime linee di storia della tradizione maccabaica

10

146

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAICA

elle la

variante molto pi ortodossa della discendenza


sia stata elaborata in Palestina e

da bramo

che a sua

Yolta questa forma piuttosto vaga sia tornata in Cirene

ed abbia ojBferto lo spunto all'altra leggenda raccolta da Alessandro Polistore. Ma sono possibilit, perch il breve
accenno della lettera di Areo pu anche sottintendere

una leggenda maggiormente

specificata,

in cui la pa-

rentela fosse davvero definita.

E
il

del resto l'unica cosa

che importa aver determinato

centro di irradiazione
la

della leggenda e aver dimostrato quindi

possibilit

che essa preesistesse


intorno al 140 circa

ai rapporti tra la
a.

Giudea e Sparta
L'Areo che

Or.

Eitorniamo ora
vi
si

alle

due

lettere falsificate.

ritrova

non pu

essere evidentemente che


il

Areo

I,

perch Areo II mor bambino, e quindi

sommo

sacer-

dote Onia, che gli contemporaneo, dovr essere pro-

babilmente, come ha supposto lo Schiirer


si

capisce bene che

tore,
gli

(1), Onia I. E Areo I fosse scelto da un falsificache voleva documentare in modo lusinghiero per

Ebrei la loro parentela con


il

gli

Spartani, giacch

Areo fu

re spartano che intervenne pi largamente

nella politica ellenistica, partecipando alla lotta contro

Antigono Gonata, guerreggiando in Creta etc. Areo I


dovette essere probabilmente l'unico re spartano d questo

cia.

primo secolo ellenistico noto a tutti faori della GreEbbene Areo I, come si ricorder, govern dal 309 circa al 265 a. Or. Jonathan avrebbe dunque risposto pi
di cento anni

dopo;

e,

a dire la verit, non basta la


fipovA,[X8^a

scusa che c' in VII, 14: xal cuh


v\iiv
Httl

ovv TtaQsvoyXeXv
-^[xcv

toT?

7,oi3toT?

Gvn,\idxoic,

xa

cpiXon;

ev

Tots

3toX8[xoi5 tcuToi?.

La scusa potrebbe
F, pag. 237,
n...

valere tutt'al pi solo

(1)

GesoMohte

oit.,

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TEA EBREI E SPARTiiNI


se invece clie al

147

al

Onia I ponessimo la lettera poco prima del 170 a. 0. senza Cos dubbio deve aver giudicato cbi ba composto
di

tempo
III,

tempo

di

Onia

cio

la lettera di Jonathan,

il

quale avr identificato l'Onia

Areo appunto con Onia III. Si pu sostenere cbe le due lettere siano state scritte da un identico autore male informato della cronologia di Areo I; il cbe poi in un falsificatore non farebbe stupire troppo. Ma a questo indizio si aggiunge l'altro cbe abbiamo gi
della lettera di

rilevato

la discrepanza tra l'ofiferta di Areo, cbe vuole


i

mettere in comune
si

beni, e la risposta di Jonathan, cbe


cpiXia aa
av\i\iaYa.

limita ad accettare

Perci meglio supporre cbe la lettera di Areo fosse


stata costruita

gi prima delle relazioni tra Sparta e

Giudea
tela.

all'inizio del

regno di Simone e costituisse uno

dei documenti fabbricati per provare la famosa paren-

Dopo cbe gli ambasciatori ebrei andarono a Sparta, prima lettera pot servire per base a un'ulteriore falsificazione, la quale volle dare una risposta alla comunicazione di Areo. Ya ancbe notato, a conferma della
la
tesi

cbe
si

falsificatori siano

due: cbe

un

solo falsificatore
ri-

non

sarebbe scomodato a tirar fuori Onia per far

spondere invece da Jonathan


altro fatto scrivere a

ma avrebbe Jonathan. E credo si


;

invece senza

dere che
cabei

il

secondo

falsificatore sia l'autore del

debba escluI Macdi meglio

non

solo perch,
i

come avremo occasione

vedere in seguito,
lito autentici

e perci

documenti che egli cita sono di sonon gli si possono attribuire inperch ritengo
si

tenzioni disoneste,

ma soprattutto

possa

dimostrare che

il

compositore della lettera di Jonathan


e trasse

non conobbe
giungere
alla

la terza lettera, quella autentica,

perci in inganno l'autore del

Maccabei.

La

via per

dimostrazione alquanto lunga e compii-

148

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA

cata;

ma

in

compenso

ci offre

l'occasione per affrontare

direttamente la difficolt maggiore offerta dall'ambascieria di IsTumenio e di Antipatro.

La

lettera di

Jonathan annuncia, come sappiamo,

questa ambascieria. Kel cap.


8V TcfiTi oti djts^avev
eXvjir\dif\aav

XIV, 16
hc

detto che

fixoija^T
>tal

'Icovd^dv,

eco?

2jtdQTT]e (1),

acpga

e scrissero a

amicizia e l'alleanza,

Simone di rinnovare la che avevano avuto con Giuda e con


versetto

Jonathan
naxeike
XQvcffjv
xovc,

(v. 17).

lj[el

24
et?

infatti

detto che

Sifxcov

tv

NovjAiiviov

'Pc^xtiv
eig t

e'xovta ajtia

\ieyaXr\v Mr^q \iv(v /dicov (2)


ovixjJiaxCav.

otfjaai

ngg av-

x^v

Ora noi abbiamo anche pi precisamente in un senatus-consulto riportato da Giuseppe Flavio (Antiq.,

XIY, 145 segg.), su cui torneremo in seguito a discutere, i nomi degli ambasciatori di questa seconda legazione: Alessandro figlio di Giasone, Mimenio figlio di Antioco
e Alessandro figlio di Doroteo.

Gi abbiamo avuto occasione di notare che Alessandro


di
figlio di

Giasone non altro che Antipatro

figlio

Giasone e che l'errore del

nome
si

fu provocato dal-

l'Alessandro figlio di Doroteo


basciatori della

(v. p. 22).

Quindi

due am-

prima ambascieria

ritrovano nella se-

conda.
:

Il fatto insospettisce e

costringe a proporci la do-

manda che fondamento pu avere

l'ambasciata inviata

da Jonathan se essa non ci testimoniata che da un documento falso? La risposta che questa ambasciata non ha nessun fondamento. L'autore del I Maccabei non ne sa se non quanto ha potuto dedurre dalla pseudoL'espressione ai eoog SjcdQTTjg sembra un'aggiunta
ci per

(1)

non

ha importanza.
(2)

Cos tutti

codd.

ma

il

cfr.

con XV, 18

(v.

pag. 154) sugge-

risce jtevTaxidxi^ttov.

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI


lettera di Jonatliaii

149

traddirsi

ed costretto a parzialmente conquando almeno implicitamente deve supporre clie l'ambasciata inviata da Jonathan anche a Sparta torni indietro con una lettera per Simone, senza che gli Spartani mostrino di accorgersi che mutato il capo dei Giudei. Il I Maccabei sa da una fonte che avvenuta un'amhascieria con a capo Numenio e Antipatro sotto Jonathan sa da un'altra fonte che avvenuta un amhascieria con a capo N^umenio sotto Simone e contamina le due fonti. In realt, come dimostra la reduplica; ;

zione del
si

nome

degli ambasciatori, l'una e l'altra fonte

riferiscono a

una medesima ambasceria, che

dal fal-

sificatore attribuita ai

tempi di Jonathan solo per un


rite-

grossolano errore facilmente comprensibile in chi

neva Arco I contemporaneo


dell'errore sta in ci che
il

di

Onia

III.

La ragione

falsificatore

sapeva che Giuda

aveva fatto un patto con Eoma e sapeva pure che lo aveva fatto Simone e, parendogli inverosimile che non
l'avesse stipulato
lui l'ambasceria

anche Jonathan, pens di attribuire a


comulativa per Sparta e per Roma,

Tanto pi

gli

doveva parere verosimile questa attribu-

zione in quanto egli lavorava sulla lettera di Areo, da


lui certo ritenuta autentica, e

doveva parergli impossibile che non fosse stato risposto a questa lettera almeno sotto Jonathan. Jonathan era il primo sommo sacerdote regolare che fosse succeduto a Onia: a lui toccava rispondere. Qui la prova che il falsificatore non ha potuto conoscere la lettera autentica degli Spartani a Simone, perch altrimenti avrebbe attribuito la sua lettera a lui. Resta da domandarsi dove il falsificatore pu avere trovato i nomi autentici dei due ambasciatori. A questo scopo

da notare che, se nel documento inserito

150

PEIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA

in

Giuseppe Flavio
due:
quelli

nomi

degli

ambasciatori

sono

tre, nella lettera

degli Spartani a

Simone non sono pi


22). Se,

clie

che ritornano nella pseudo-lettera di

Jonathan, lifumenio e Antipatro (XIY,

come

ve-

dremo

tosto,

il

senatus-consulto inserito in
clie

Giuseppe

Flavio autentico, evidente


clie si riferisse alla

ogni altro documento

ambascieria a

nere

tre

nomi

di ambasciatori.

Eoma doveva conteE se la lettera degli


nomi

Spartani ugualmente autentica, e non sono caduti


(ci

che escluso dalla stessa concordanza con la pseu-

do-lettera di Jonathan), la conclusione da trarsi che a

Sparta andarono solo pi due dei tre ambasciatori, che

erano sandro

stati

a Eoma, e che per

un motivo

qualsiasi Ales-

Doroteo non pot o non dovette parteciparvi. Pu essere che egli fosse stato inviato in anfiglio di

ticipo

in patria per rendere

conto dell'ambascieria a

Eoma,

assai pi importante che quella a Sparta. Il fal-

sificatore

rettamente

ha dunque conosciuto o direttamente o indiil nome degli ambasciatori da un documento

che

si

riferiva soltanto alla ambascieria a Sparta.

Mente

di pi probabile che a
cizia stretta

Gerusalemme, a ricordo dell'amicon Sparta, fosse stato fatto ad esempio un decreto in onore dei due ambasciatori, a somiglianza di quello conservatoci nel I Maccabei in onore di Simone.
I

modi con

cui

pot venire a conoscere

due nomi
loro.

sono del resto tanti che non importa scegliere tra di

Un'unica cosa si pu alBfermare, mento non doveva ricordare Simone. Trascurata perche questo docutanto la testimonianza del
struito tutto
il

falsario,

su cui stato co-

due ambascierie e delle due alleanze succedutesi a grande velocit, come se fosse verosimile che l'ambascieria di Jonathan fosse inviata proprio negli ultimi tempi della sua vita, tanto che l'aicastello

delle

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI

151

leanza con
della sua
fatti

Eoma sarebbe stata stipulata appena prima morte e l'amicizia con Sparta gi lui morto, i
ci

sono riportati alla loro originaria semplicit. Poiessere dubbio

ch la lettera degli Spartani diretta a Simone non

pu
lui.

cbe l'ambascieria avvenne sotto di

Questa ambascieria, comprendendo due degli amba sciatori che andarono a Eoma, fu certo compiuta nel
tus-consulto citato quanto da

medesimo viaggio; e poicb sappiamo tanto dal senaun altro curioso documento del I Maccabei (XV, 16 segg.) cbe gli ambasciatori giued ebbero commendatizie per molte romano, l'ambascieria a Sparta sar da porsi nel ritorno in patria. L'alleanza tra i Eomani e Jonathan, clie si fonda soltanto su una lettera falsa, non mai esistita. Le unicbe alleanze autentiche sono quelle di Giuda e di Simone. Torneremo a riaffermare presto l'autenticit del tratdaici

ricMesero

citt e Stati dal senato

tato di

Giuda con

Eomani. Ora per completare


i

la trat-

tazione sull'ambascieria di ISTumenio, Antipatro e Ales-

sandro esamineremo
riscono.

due documenti, che

le si rife-

daiche

Giuseppe Flavio nel citato passo delle Antichit giu(XIV, 146 segg.) riporta come appartenente al
di Ircano

tempo

II

un

senatus-consulto, che
altri

egli do-

vette certo

avere insieme con gli

documenti di

questo tempo contenuti nello stesso libro.


essere invece dubbio che
il

Non
(1).

ci

pu
alla

documento

si riferisce

ambascieria avvenuta al tempo di Simone


stra

Lo dimo-

il confronto con l'altro documento del I Maccabei (XV, 16 segg.) e meglio di ogni faticosa dimostrazione pu giovare l'avere uno accanto all'altro i due testi.
;

(1)

V. per la questione la bibl. in fondo al volume.

152

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAIOA


Antichit giudaiclie.
Aevhios

Maccabei.

OvaKgiog Aeu-

Aeijxioe vnaxoi; 'Pcofxaitov


nto,ejjiai{p

xiou vlg atQatr^Y? ovvePcu-

PacdEi

xctiQsiv

Izvaaxo

ty)

avyikrycc^ 81801?

01 atpeoPsvtal

xmv 'Iov8aicov

Aene\i^Qai(; iv tc tfj? '0[io-

f|A.O^av jtQg "^[Jidg (pi,oi f\\i(Xiy

voiag

va^.

Ypci(po[X8V(p

tcp

xal

Gv^iyiaxoi,

dvavEO'U[X8Voi

SYM-ati jtaQfioav Aevxioc Kcootc&vio?


"Ka

TTJV e| dQxf]? cpiX.iav

xal

ov(ji-

AevuCov

vlc,

KoKKiva
neg

|xaxiav, djtsataXfxvoi dot


JXCOV05
8'y}xov

2i-

riartiQiog

KvQvva.

xov Q%i&Qo3c, xal toC


tcov "lovatcov

v 'A^|av8Qo?
^av8Qo?

'laaoovog Hai

fjveY-

NcuixTviog 'Avtixov >tal 'AAcoQot^ov, 'lovSaCcov

xav 8s dajtiSa

xQ'UOffjv

Hvcv nBVxaniaxiki(ov. fJQEaEV


o\)v
'hjaIv

nQEa^evxai, vQsg dYctdo ko


(Ti5[xjAaxoi,

ygd'i^ai tot? Paaiojtcog

SiEX/dr^oav, dva-

Xetiaiv
[IT)

xal tag x^gaig,


avroT?

veotifievoi

xg jtQovm(]Qy\ivag

x^T^tiiocoaiv
jxTi

xa-

ngg
tTjv

'Pcoyiaiovc,

Ydqixaz %al

%d, xal
toi)?

ato.ejXTiocooiv

av-

(pdiav, Hai aania XQ^-

xal

rag

itXeig

aiitcov

ofjv 0V|j,poXov Tf)g av[i\iaxia<;

xal tg x<^P<^5 avrcv, xal iva


|xri

Yevofxvriv avi^veYxav
<ic5v

ano xqvxal

au^[xaxc5aiv totg jtoX8[xovavTOijg.

[xvQictScov

otsvte,

aiv

e8o|ev

f\\iXv

YQd|i}i,aTa avtoTs fi^icoaav 80trjvai JTQ? te

S^aadai
Tc5v
.

ttjv dajti8a jtaQ'au-

tg avtovoiAOV-

e'i

TiVEg o^v XoifAol 8ia-

fivag

;rtXei5

xal JtQg

|3a-

jtecpeiJYaaiv ex tfig x<9C '&"

oiXeT? vjtQ tot) tVjv te xcQav

T5v JtQg 'U^ag, ita^dSotE ai)toig tq) 2i(xcvi

avtwv xal tovg

Xi|Ava? d8eia?

t^

dQxisQet,

tvYxdvEiv xal HT|8v 081x810^ai, e8o|ev ovv^odai


q)iA.iav

ojtcog IxSixTJaEi

aiitog

xat

Tv v[iov avxbv.

xal xdpiTag jtqs autoijg, xal


pacov ISet^difioav tvxeIv, xavt'aiiroTs

Jtapaoxetv,

xal

ttjv

HOiAiod^etoav dojtiSa

atgoaS-

laaOai.

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI

153-

Non

ci

pu

essere dubbio sul punto fondamentale:


il

in Giuseppe Flavio ci conservato

senatus-consulto

che delibera quelle lettere di cui una copia, inviata a

Tolemeo,

ci

conservata nel

Maccabei,

il

quale

subito dopo

un

elenco delle altre citt e Stati a cui la


22-23).

commendatizia fa inviata (XY,


tono su punti secondari,
il

Le

difficolt ver-

ma non
offre

trascurabili. Infatti se
il

senatus-consulto

non

nessuna incertezza per

modo con

cui formulato, molte incertezze offre a que-

sto proposito la lettera a

Tolemeo.

Ma

qualunque giu-

dizio si voglia dare intorno a quest'ultima lettera, in-

tanto da tenere presente ci cbe invece sicuro. Perch


questi due documenti
si

sostengono a vicenda; e occorre

un

partito preso per poter asserire che siano

ugualmente

falsi

due

testi

che provengono da fonti diversissime e


Il

coincidono negli elementi essenziali.


ha,

senatus-consulto

come dicevamo,

l'aspetto pi sincero dell'autenticit.


si

Un pretore Lucio Valerio


poich prenome e gentilizio

ritrova nel 139

a. Or.;

ma
se-

si

ripetono spesso in viciescludersi che


il

nanza nei
Il

fasti pretori

(1),

non da

natus-consulto possa anche mettersi in

nome

di Lucio

un anno vicino. Ooponio della trib Collina, perch raro,

una prova
(2). Il

di autenticit, la quale d'altra parte ga-

rantita dal trovare altri Ooponi attivi in quel torno di

tempo
rotto,

nome

Haaripioc K-upiva
il

evidentemente coril

perch mancano
il

prenome e

patronimico tut;

tavia

confronto con As^nioq Kcortwvio? Aedxod

vi?.

KoUiva fa vedere che in origine anche quest'altro nome^ doveva essere completo. La richiesta degli ambasciatori

(1) V. Stella Maranca, Fasti Praetori I 4 (1927), pagg. 314-15. (2)

Mem.

Aco. Lincei, VI,

2'-

V. Pauly-Wissowa

re

8.

T. Goponius.

154

PKIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAICA


essi

giudaici normale:

cMedono una commendatizia,


in patria senza incidenti.

ette assicuri loro il ritorno

La unica vera
scudo.
Il

difficolt nel

valore attribuito allo

I Maccabei

lo dice di

5000 mine, mentre


\ivQidb(i)v
atvte.

il

senatus-

consulto lo ritiene zo iQvaatv

La

diffe-

renza che conta non naturalmente quella tra le due


cifre,

ma

quella tra

valori in

mine e in

aurei.

Un

re-

galo di 5000 mine

(1)

sembra eccezionale, perch Antioco

Epifane stesso don a


talenti, cio di

Eoma

soltanto

una corona
3),-

di 50

3000 mine (Liv. XXVIII, 22,


i

ma non
i

impossibile che
riaci,

Giudei abbiano voluto superare

Si-

e quindi

il

dato, per quanto susciti


escludersi.

una

certa dif-

fidenza,

non pu

Da

escludersi invece nel

modo

pi assoluto

il

dato di

Giuseppe Flavio, che

conduce a una
fatti tutti

somma enorme,
(2).

per la cui falsit basti


i

ricordare che in periodo repubblicano


in argento
Il

computi erano
si

dato di Flavio
si

potrebbe

tentar di salvare soltanto se


il

volesse ammettere che

traduttore in greco abbia volutamente o no trasfordena/rii aurei


i

mati in

comuni denari

di

argento, che
i
i

valevano venticinque volte di meno, oppure


daici che se leggeri valevano circa

sicli

giu-

due volte

denari ro-

mani, e se pesanti quattro volte


caso per
nari

(3).

Si avrebbe nel

primo
di

una somma troppo

esigua, perch 50.000 de-

di gr. 3,90

ciascuno equivalgono a 447

mine

(1)

Qualche ood. d 1000 mine

ma

errore evidente,
(v.

come dimo-

stra

il

confronto con Flavio, trasferito qni da XIV, 24

pag. 148).

(21 Cfr.

Segk, Metrologia
25
e.

orcolasione monelaria degli antichi (Bo-

logna, 1928), pagg. 343 segg.


(3) Gr. 7,

e 14, 50

o.

Probabile anoh.e l'uso di


Cfr.

siol

esatta-

mente doppi e quadrupli del denaro romano.


gine 73-74.

Segr,

op. cit.,

pa-

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI


gr.

155

436

circa.

Nel secondo
clie

caso,

come

evidente, avrem-

mo una somma
non

potrebbe essere soddisfacente, se

ostasse la stranezza di trovare in

un
due

atto

romano
che
si

l'indicazione in valori giudaici.


rip{rtano

Tra

dati,

senza dubbio a un'unica

cifra,

quindi da

preferirsi quello del


Il

Maccabei.

cbe per, come non una prova della autenti-

prova della

documento qui inserito, non nemmeno una falsit del documento di Giuseppe Flavio; giacch cifre e monete, passando da lingua a lingua, si modificano, anche se non interviene, come qui pensabile, un fattore volontario. Dicevo che la bont del dato offerto a questo proposito dal I Maccalei non pu ritenersi garanzia di autenticit, perch veramente la lettera a Tolemeo suscita dabbi da ogni aspetto. Il ripetuto accenno dell'offerta dello scudo in una lettera
cit del

dei
stile

Eomani

stona, sia per la rigidit abituale del loro

Eomani tale dono doveva sembrare abituale e dovuto e non tale da essere quasi vantato al re Tolemeo come una cosa fuori
diplomatico, sia perch ai
dell'ordinario. Falso
si

pu

dire
i

senz'altro

l'ordine

di

permettere l'estradizione di tutti


trario alle tradizioni

malfattori ebrei. L'or-

dine gi in se inconcepibile, perch del tutto congiuridiche


limitato di estradizione

romane un permesso ilaffermato per di pi con una

formula vaghissima
XoQa?

(ei tiveg o'Sv Xoijxol SiajteqpBiJYciofiv ex tfjs


j

Tcov

jtQi;

v\ig)

ma

diventa ancora pi ripuil

gnante
cui
si

alla realt, se si

pensa che
le

senatus-consulto, in

decretava di concedere

lettere agli ambascia-

tori ebrei,

non accenna

affatto

n a una

richiesta su

questo punto degli Ebrei n a fortiori a una concessione

romana. Questa clausola inserita nella lettera la trasforma totalmente, togliendole il carattere di semplice

156

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAIOA


frase,

commendatizia, gi infirmato da qualche altya


jtal
UT)

come

JtoA,8[xriacoaiv aiitcs

xal rag jtXeig avxmv xai t? x^JQ^S

ai)Tc5v, elle

per non pu essere assolutamente esclusa in

una commendatizia. Un'altra grave difficolt nell'appendice, dove si danno i nomi dei sovrani, delle citt e
degli altri Stati a cui la lettera fa indirizzata.
bile,

possi-

ma non

probabile,
libera;

giunta a

mano
il

cbe questa lista sia stata aged invece pi probabile cbe acsi

compagnasse
sta dei

documento. Ora
i

trovano in questa
si

li-

nomi che per

ragioni diverse

vorrebbero esclusi

quale Arsace re dei Parti, che

Eomani consideravano fuori del mondo civile, o Sampsame, una citt di pi che dubbia ubicazione (1), che i Eomani probabilmente non sapevano nemmeno che esistesse. Poi, questa lista non un semplice itinerario del viaggio (Arsace era assolutamente fuori di strada) e non nemmeno una commendatizia (singolarissima del resto)

per

principali stati ellenistici.


c'

Samo, Mindo, non


ritenersi autentica.

Atene.
le

La

lettera

Ma

lettere

Mentre ci sono Delo, non pu quindi autentiche dovevano


il

indubbiamente
il

esistere,

come dimostra
si

confronto con

senatus-consulto; esse per erano

andate ognuna a

sua destinazione, e in Palestina non

dovevano conoscere. La lettera che noi abbiamo dunque una costruzione immaginaria fatta sul senatus-consulto da chi credeva poter indovinare il contenuto della missiva. La ricostruzione fatta naturalmente secondo
1

desideri e le

tendenze di chi scriveva e perci trasforma la commendatizia in

un documento

politico,

il

quale potesse con-

vedo ricordata in Derenbourg, Essai sur VMstoire et la, n da Nbubaueb, La gographie du Talmud (Parigi, 1868) n da FoRBiGER, JSandbuoh d. alien GeograpMe (Ambnrgo, 1877).
(1)

Non

la

gographie

etc.

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TEA EBREI K SPARTANI

157

fermare non solo in linea generale la protezione romana,

ma

anche in particolare

il

suo appoggio in una que-

stione

come quella dei fuorusciti. La lettera diretta a Tolemeo fa pensare specialmente agli adepti del Tem

pio di Leontoi)oli; ma, chiunque fossero

nemici degli

Asmonei
pi sicuri
si

fuggiti dalla Palestina, la lettera voleva


i

amstati

monire che d'ora in poi

fuorusciti

non sarebbero

nemmeno

faori di patria. L'unica ragione che

possa trovare per spiegare questa falsificazione o semi-

falsificazione

La manipolazione deve quindi


vicine al governo, e l'uso del
chiarissimo.

deve essere dunque la clausola sui ^oi^xoi.. essere compiuta in sfere


senatus-consulto diviene

Anche

il

AsiJHiog -uitatog
il

potrebbe nella nostra ipotesi

spiegarsi con

Asvwio? OvaXQiog 0TQaTTf]Y? delle Antiil

chit giudaiclie,

pensando che

termine praetor sia stato

con un termine generico, che poi nella versione greca diventato uatatog. In ogni caso
tradotto in ebraico

credo da escludersi anche in questo caso che la


cazione possa essere attribuita all'autore del

falsifi-

Maccabei.

La

falsificazione dipende,

come abbiamo

visto, dal testo

autentico

del

senatus-consulto,

e perci

l'autore

del

mento
opera.

I Maccabei avrebbe dovuto possedere questo docue non avrebbe mancato di introdurlo nella sua
Questa prima indagine su alcuni documenti ci ha dunque condotto al risultato che documenti falsi e autentici si ritrovano ftammisti nel

I Maccabei

e che solo

l'indagine caso per caso senza preconcetti

pu permet-

tere di discernerli. Il risultato poteva essere preveduto,

perch sarebbe arbitrario supporre che l'autore attingesse a una sola fonte. Documenti autentici non potevano non
esistere;

ed naturale che alcuni

di

questi venissero

158

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA

nelle

mani

di

nno

scrittore,

sia

perch erano esposti

pubblicamente, sia perch dovevano essere accessibili

a un partigiano degli Asmonei probabilmente altolocato


e forse sacerdote. Coloro clie
si

ostinano a voler vedere


i

una continua

falsificazione

in tutti

documenti vanno

incontro all'assurdo di ritenere che a uno storico in buo-

na

fede,

come

l'autore del

Maccabei,

non

fosse di-

sponibile alcun

documento autentico.
i

Ma

d'altra parte

ogni difesa a oltranza di tutti


gabile

documenti, se spieall'assurdo op-

come giusta

reazione,

va incontro

posto di ritenere che l'autore del 1 Maccabei fosse


critico tanto addestrato all'indagine filologica

un

da sapersi
si

tenere lontano da ogni falsificazione. Di una vasta attivit


falsificatrice

credo nessuno voglia dubitare

veda ad esempio la corrispondenza di Salomone nei frammenti di Alessandro Polistore (1). quindi naturale che questi documenti inventati con tanta facilit, appunto perch non esisteva ancora una critica metodica
per scoprire
di ritornare
il

falso,

penetrassero in qualsiasi opera.


ci

Questa convinzione preliminare


rapidamente sulle
vate contro l'autenticit degli
che,

potr permettere

difficolt
altri

che

si

sono

ele-

documenti, sicuri

qualunque possa essere la conclusione che trarremo


essi,

su ciascuno di
sioni tratte sui
sioni ancora

non potr

infirmare n le conclule conclu-

documenti gi esaminati n
trarsi.

da

Poich
i

il

pi tenace sostenitore della

falsit di tutti

documenti, quello che da trent'anni venuto


tesi ,

ammuc-

chiando prove per la sua


la discussione

come

si sa, il

Willrich,

dovr inevitabilmente vertere soprattutto

intorno alla sua critica. Il suo abbastanza recente vo-

(1)

Fragm, Eist.

Graee., IV,

pagg. 225 segg,

(fr.

18).

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI

159
clie

lume, che raccoglie,

si

pu
il

dire, tutti gli

argomenti

da varie parti sono


in questione
(1),

stati opposti all'autenticit dei testi

lia
tesi.

per

difetto
gli

originario di essere
di cui la criritor-

violentemente a
tica pi

Anche

argomenti

temperata

lia fatto giustizia

da un pezzo
i

nano.

Una

discussione minuta sarebbe perci nella mascasi oziosa. Baster


il

sima parte dei


studi,

ricMamare

motivi

fondamentali, tanto pi che

lettore italiano

ha negli
(2)j

anche se non facilmente


dei documenti che
il

accessibili dell'Artom

un resoconto

particolareggiato delle singole questioni.

Uno

meno

lascia

dubbi sulla sua


i

autenticit

trattato di alleanza fra

Giuda e

Eomani
le

(Vili, 23 segg.). Il suo formulario stato riconosciuto

corrispondente allo

stile

abituale dei trattati

(3),

ra-

gioni storiche da cui fu prodotto sono intuitive e innegabili,

anche se veramente

il

gravitare della politica giu-

daica verso

Eoma

possa ancora essere studiato con magripetuti,

giore profondit.

Argomenti spesso
concludere
controbattuti
:

come

quelli

che

Eoma non poteva


sono
stati

un

trattato

con un ri-

belle,

con analogie, che non


al

possono lasciare dubbi


riconobbe anche
(Diod.
il

Eoma

tempo

di

Demetrio I

satrapo babiloniese ribelle Timarco


).

XXXI,
al

27,

Eoma
ci

tempo

di

Un trattato della Giudea con Giuda Maccabeo, anche se non

fosse noto,

condizioni in cui

dovrebbe essere postulato, perch nelle si trovava la Siria dopo il 189 a. 0.

ogni scissione interna trovava appoggio a


sarebbe dimostrato non inabile,
realt chi

Eoma;

si

ma

affatto faori della

non avesse pensato

di valersene.

Tutte

le

(1)

UrhundenfdlaoJiung in der liellenistisoh-jUdisohen lAieratur (Gottinga

1924).
(2) (3)

V. bibl. in fondo al volnme.

Tatjbler, Imperium romanum,

I,

(Lipsia 1913), pagg. 239 segg.

160

PRIME LINEE DI STORIA DiCLLA TRADIZIONE MACCABAICA

difficolt

che pu

ojBfrire

questo documento vanno dunclie


il

que affrontate presupponendo


tentico

trattato

sia

au-

e elle

quindi le

difficolt

siano

apparenti

o vadano risolte senza ledere il valore storico del tratin verit soltanto metato. Sembrer dogmatismo
:

todo, che,

per le piccole difficolt della filologia, non

vuole
ria.

lasciarsi sfuggire le
si

grandi pietre miliari della sto-

Perch, se

pensa all'importanza che


trattato

hanno avuto
e la Giutra gli ele-

nella storia della civilt le relazioni tra


dea, questo

Eoma

primo

va messo appunto

menti
la

fattivi della storia.

Ora che cosa sono queste difficolt ? Prima di tutto famosa frase contenuta in un documento di Giulio
djt'dcQX'n's

Oesare riportata da Giuseppe Flavio Ant. XIY, 205:


'Ijtr]v te jtXiv, f|v
'cyjv

oC

'lovaioi

jcoiijjxevoi
jtQc-

xx\y 3tQs 'Pcojxaiovg (piXiav a'utcJv

eivai,

na^cbs %oX xh

Tov, x\\xlv dQeoKsi. Il

mente notato questa

primo che ahMa acutane ha dedotto che, essendo stata occupata Giaffa per la prima volta da Simone, il primo accordo tra Eoma e la Giudea non ha
Willrich,
frase
il
(1),

potuto essere anteriore a

lui.

L'illazione esagerata,

perch tra

il

contestare l'esistenza di

un

trattato e

il

mettere in dubbio

un

particolare di
il

un
:

altro, il partito
i

pi savio certamente
quisto riportandola a
particolare
ciali.

secondo

tanto pi che

Giudei potevano aver esagerata l'antichit del loro ac-

Giuda Maccabeo, e a Cesare


di

il

non doveva sembrar degno


si

ricerche speil

Ma

in questo caso

poi fondatissimo

dubbio

che tutta la questione


teso. 'k%'a.Qfr\c,

volga intorno a un malin dall'inizio dell'al-

stato
,

interpretato

leanza con

Eoma

mentre pu tradurre un antiquitus

(1) Judaioa,

pag. 62 e ora JJrhundenfalsohung etc, pag. 44.

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI

161

o simili del testo latino e avere quindi


sai

pi vago (1). Pi interessante, se metodo di ragionamento clie rivela, un'altra obiezione. Era stato da un pezzo riconosciuto che una conferma del trattato di Giuda era in Giustino A Demetrio cum
:

un significato asnon altro per il

desGvissent {ludaei),

amicitia

Bomanorum

petita,

primi

omnium

ex orientalihus lihertatem acceperunt, facile tunc

Bomanis de alieno largientihus (XXXVI, 3, 9). Il Demetrio, come si vede anche da una frase precedente {sub Demetrio patre), certo Demetrio I. Il Willrich obietta che sotto Demetrio I gli Ebrei non ebbero riconosciuta l'autonomia e anzi subirono la sconftta che condusse alla morte di Giuda e alle repressioni susseguenti perci o Giustino ba fatto una delle sue solite confusioni o Demetrio il secondo e il patre va considerato una interpolazione (2), Il ragionamento va capovolto la fonte di Giustino ba creduto che sotto Demetrio I gli Ebrei
: :

avessero raggiunta la piena indipendenza precisamente

perch conosceva a questa fonte,


citate
di

il

trattato di

Giuda con Eoma.

si

possono anche tralasciar di notare, perch forse ignote


le

proposte di Demetrio I a Jonathan,

che fino a un certo punto, giustificano le espressioni su


si ricordino le due lettere, a cui dovremo tornare, X, 3 segg. (in riassunto) e di X, 23 segg. Giustino dunque una conferma: ed altrettanto la lettera, di Gaio Eannio ai Coi per raccomandare degli ambascia:

tori ebrei riportata in Antiq.

XIV,

233, in cui

il

Mese

ha riconosciuto il console del 161 a. Or., l'anno del trattato di Giuda con Eoma {^. La lettera era dunque una

(1) (2)

Taubleb,

ojp.

cit, I,

251 segg.

UrhundenfdUchung

eto,,

pagg. 48 segg.

(3)

NiESE, Orimi. Studien, pex Noldeke (Griessen 1906) pagg. 817 segg.
11

Momigliano, Prime linee di storia della tradizione maccabaica

62

fum

Linee di stoia della tradizione MAtoABAo


gli

commendatizia per
il

ambasciatori che avevano concluso

trattato.

Una

coppia di documenti che nella sostanza non pu


sulla sua autenticit
costi-

del pari lasciare dubbio


tuita dalle offerte di

Demetrio I e Alessandro Baia a Jonathan (X 18 segg. e 23 segg.). Ohe tanto Demetrio I quanto il nuovo pretendente cercassero in ogni modo di
avere dalla parte loro
il

compatto e tenace popolo giudaico


che abbondassero in quelle
facili

va da s e

cos

pure

quando sono in pericolo, fanno, salvo poi a riprendersele, quando il pericolo sia passato. N potr far meraviglia che Demetrio I, scrivendo agli Ebrei, possa dire ssiel auvsTTi9riaat8 xg jtpg %as ovvHiyiaq noi evejxeivate tfi qpdia '^[xcov etc. mentre il contesto del I Maccabei dichiara che Jonathan si
concessioni, che molti governi,
:

era gi accordato con Alessandro Baia (X,

21).

La condello

traddizione apparente provocata dall'ingenuit


scrittore, al quale

non par vero

di poter rappresentare di Giuda, pentito e pau AX|av;

Demetrio,
roso
:

il

nemico implacabile

Ti

totito

Jtoirioa|X8V oti :7tQOsq)'9'a)t8V rwig

Qog xov cpikiav


(po) jtay)

Hatat'sa-Q-ai tot? 'louSaioic; eig atr\Qiy\ia

ygd-

aiiToT? Xyo'uc naQavXr\ae(i)<; %a v-\^ov(;


8|xol eig

xar

8o|j,atcov,

ognuno capisce che se l'autore del I Maccabei ha interpretato male la situazione in cui si deve collocare la lettera di Demetrio, non per questo la dovremo sospettare di falsit.
ojtcog

waiv ovv

Pori^siav (v. 23-24).

Ma

La

lettera di

Demetrio con l'abbondanza


di

delle sue of-

ferte,

qualche volta per fatte a spese dell'avversario,


il

come

dono

Tolemaide

(v.

30)

(1),

presuppone natuJona-

ralmente che gi fossero notorie

le trattative di

than con Alessandro Baia,

ma

presuppone inoltre che

(1) V.

sopra pag. 26.

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI SPARtAlW

16B

Jonathaii

non avesse ancora

tradito apertamente la causa

di Demetrio.

La sua

lettera perci anteriore alla lettera di Alesil

sandro Baia, la quale concede

sommo

sacerdozio a

Jonathan e lo nomina cpi?.og pacdco? (v. 20): segno clie ormai l'accordo tra loro era concluso e Jonathan era passato pubblicamente dalla parte di Alessandro. E poich il I MacG. X, 21 ci attesta che Jonathan vest
le

insegne sacerdotali nel settimo mese dell'anno Sei.

160, la lettera di Alessandro


alla

andr messa press'a poco

medesima data

e la lettera di

Demetrio un po'

pri-

ma. L'unica cosa che pu fare difficolt in quest'ultima lettera l'eccessiva abbondanza delle promesse in confronto alla secca nudit della lettera di Alessandro,
quale, per quanto
il

venuto dopo, non cerca affatto di


con
il

mettersi in concorrenza
di generosit.

suo avversario in fatto

Ma

si

capisce che Demetrio scrivesse la

sua lettera in condizioni disperate e fosse pronto perci a concedere tutto, mentre Alessandro, che
si

sentiva

con

il

terreno solido sotto

piedi,

non

volesse compro-

mettersi.

Del resto questa differenza tra


avrebbe fatte

le

due

lettere co-

stituisce la miglior garanzia

della loro autenticit, per-

ch un

falsificatore le

come

parallele, mostrando due avversari gareggiassero in concessioni per


i

trarre a loro

Giudei.
si

Un'altra garanzia, e davvero' la

pi notevole, mi pare
invece trovare
le
il

debba vedere l dove si voluto massimo indizio di falsificazione. Tra tante promesse del re una delle maggiori sembra
:

v>oX jtpoYQatpii^tcDoav

twv 'lovaicov

eig

xg vvdyiEic,

tot)

Pacri-

Xco? 8Lg tQictxovta xi^iccSag dvQcov, xal So^driosTai aiitoTe

|e-

via

Qdc,

HaOrJHSi ndaai? Swafxeai xov paaiXcog (v. 36).

Tutti

i critici si

sono soffermati su una rassomiglianza con la

lettera di Aristea, alla quale

torneremo subito

ma non

PRIME LINEE

)I

STRIA DB3LLA TRADIZIONE MACCABAIO

hanno

visto ci clie storicamente era assai pi impor-

tante. Il veleno dell'argomento di tutta la lettera infatti qui,

nell'arruolamento di 30.000 uomini presentato

con la maggiore abilit possibile, ma clie insomma doveva poi essere quanto importava a Demetrio di ottenere e gli avrebbe certamente permesso di affrontare Alessandro Baia con assai maggiore probabilit di vittoria.

Lo scopo

della

lettera qui; e qui


noi, dietro la

anche la sua
(1),

giustificazione.

Ora

guida del Willrich


i

troviamo che nella lettera di Aristea XIII segg.


dati ebrei nell'esercito egiziano sono esattamente

sol-

come
di

qui 30.000 e troviamo anche


contratto
:

un

altro notevole

punto

I MaoG. X,

37.

Arisi.

XXXVII.
ko Jtepl
neg x^v av-

xa hi tO'utcDv %axaaxar\oetal
ijil

xovc, bk bvva[ivovc,
'^[xa? eivai tf}?

XQemv

tfjg

Paodeia^

tcv ovaSv elg miaxiv.

t|v jtCotecog ^iovi; satl XQ^^~

rov %aXEOxr\GanEV.

Ma, sponde

visto

che l'affermazione nel


storica,
ci

I Maccabei

corri-

alla realt

mentre

nella lettera di Ari-

stea favola,

non

potr essere dubbio,


(2),

come aveva
di

gi sostenuto l'Artom

che la lettera di Aristea

riecheggi

il

Maccabei. Tra

un

falsificatore

profes-

sione, che per inventare

deve necessariamente valersi di

spunti venutigli dal di fuori, e uno storico, la scelta

non
l.

pu Dal confronto
\V) Judaioa,

lasciare esitanti.

possian anche andare

pi.

in

del

I Maccabei con

la lettera di

Aristea

pagg. 57 segg. JJrTcwndenfalsohung

ete.,

pagg. 39 segg.

(2) Riv. Israelitioa

Vili (1911)

fase.

2; pag. 11 dell'estratto.

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI

165

noi abbiamo una riprova inaspettata e fondamentale per


la data che

proponemmo

del

Maccabei.

L'indagine accurata del Motzo ha infatti provato che


la lettera di Aristea stata

composta negli ultimi anni

di

Giovanni Ircano e pi precisamente intorno agli an-

ni 107-105 a 0.
di assai

ma (1). Il I Maccabei dunque anteriore poco perch risonanze in minuti particolari si spie;

bro appena uscito.


anni,

gano soltanto con l'impressione che dovette fare il liIl nostro ragionamento, che poneva

precisamente la composizione del

Maccabei in quegli

ha dunque trovato una conferma materiale.

Delle altre difficolt possiamo liberarci rapidamente.

Si

voluto
tcp

vedere contraddizione
edog so

fra

Baade^

'AXlavQoe

dSeXqpc 'lovddav xaiQeiv (v. 18)


oc,

e %oX ni-

otedev
Yevai

aiito

jtQjtriv xQ'uofjv

8i8oodai tol? avy-

tcov

Paodoov

(v. 89)

nel senso che questa ultima


il

frase dimostrerebbe

come

titolo di
si

avy'^&vx\c,

sia

venuto

pi tardi a Jonathan. Del pari


traddizione fra xal
XQvoovv
(v. 20),

scoperto

una con-

djt8aT8iA,8v

avx(^ jtoQqjijgav xai atscpavov

una

frase in terza

persona stranamente

xal

inserita nella lettera di Alessandro, e un'altra frase del

racconto successivo
Suaav 'Icovct^av t
Qttv,

>tal

jtpoastalev

PaaiXeii?

el-

tfxdtia avxov, stai IvS'uaav

adtv
i

jtoQtpiJ-

xai 8jtoiT]aav outcog (v. 62).

In entrambi
che

casi la pri-

ma

obiezione metodica

da

farsi

ragione per sospettare della veridicit del


tosto che del

non si vede la documento piutfare a

racconto.

Ma
il

si

pu anche

meno
non

di questa obiezione preliminare perch le difficolt

esistono

nel primo

caso

dono del re suppone che

(1) Ariatea, Atti

Acc. Scienze di Torino L. (1914-15), pagg. 202

segg. e 547 segg.

Non

sposta la questione WilIRICH, Urkundenfalsqhung

oitv pagg. 86 segg.

166

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOCABAIOA


ovyyevtIis

Jonathan fosse gi sere dubbio che la

nel secondo

non

ci

pu

es-

frase al djtatedev etc, inserita nel

testo della lettera,

una

glossa, un'interpolazione.

Autentica anche la lettera di Demetrio II a Jona-

than (XI, 32 sgg.) La sua forma stessa garantisce


tenticit.

l'au-

Occorreva un
il

falsificatore

sopraffino

per imle

maginare che

re

non comunicasse direttamente

sue
fa-

concessioni a Jonathan e al popolo degli Ebrei


cesse aver loro soltanto
stene,

ma

una copia dei suoi ordini a Laun personaggio piuttosto mal noto, che Diodoro
4,

XXXIII,
difficolt

1 chiama

Tfjs

paoiXeiac 3tQ08otT]xce e

che po-

tremo credere allora ministro del re. La lettera non offre


per le concessioni che contiene e non qui la
;

sede per dimostrare che esse continuano la politica che


nel

momento
I.

del pericolo aveva gi tentato di iniziare

Demetrio

Un'osservazione molto banale, che deve es-

sere ricordata solo perch

ha avuto fortuna, ha potuto

in-

vece essere sollevata contro l'autenticit del documento.

Jonathan era andato a trattare ad Antiochia personalsi detto mente {I MacG. XI, 24) perch Deme; trio avrebbe dovuto scrivergli ? Credo si possa fare a

meno
ToiJTCOv

di rispondere. Un'altra obiezione si fonda sull'ul-

time righe delle lettere


vtiyQacpov
ayic^

vuv ovv

sm\iXeo&e xov

atoifjaai

%a\ So^tco "Icovdt'av %a\ tedritco


stitTiSEicp
8Jti(TTfi,(p

ev

t^

0Q81

T^

Iv

TJtcp

(XI, 37). Sulle

tracce del Willrich

si

sono interpretate queste parole


che dunque

come

se fossero rivolte dal re a Lastene,

avrebbe dovuto fare pervenire una copia della lettera


a Jonathan,
re.

al

quale era gi arrivata direttamente dal


naturale conseguenza lambiccate ipotesi

Donde per

da parte di chi doveva spiegare, sostenendo l'autenticit, perch il re avesse ordinato l'invio di questa se-

conda copia. I fautori della non autenticit avevano

LA LEGGENDA DELLA PARENTELA FRA EBREI E SPARTANI

167

buon gioco rifiutando queste spiegazioni, ma alla loro volta non sapevano come interpretare una tale stranezza del falsario, al quale, perch falsario, non detto si debba rinunciare a cbiedere un po' di coerenza. La soluzione forse abbastanza semplice
agli
:

sjtiixXeade

detto
i

Ebrei (percb mai questo plurale a Lastene?),


trarre

quali avrebbero dovuto

una copia
ha

della lettera

inviata da Demetrio. Jonathan poi, a cui


affidare

non

si

poteva
ri-

una bisogna

cos umile,

solo l'incarico di cio sul

porre questa copia Iv t^ oqei t^


Sion, dove fu

yi(,

monte

posto anche

il

decreto in onore di Siil

mone (XIY,
Demetrio

27).

quindi

evidente che

discorso d

agli Ebrei, interrotto dalla citazione della let-

tera di Lastene, riprende a questo

punto e

si

rivolge per

necessit stilistiche prima all'edvo? e poi a Jonathan.

Per

il

decreto

su Simone basteranno poche righe,


le

mentre

si

possono affatto trascurare

due

lettere di

De-

metrio II a Simone (XIII, 36 segg.), per ringraziarlo di

un suo omaggio
cessioni, e di

e per fargli qualcuna delle solite conal

medesimo (XV, 1 segg.), quando dall'isola di Cipro intraprese la conquista del regno contro l'usurpatore Trifone e si dovette rivolgere naturalmente all'aiuto degli Ebrei. Le due lettere sono cos verosimili che hanno potuto sfidare i critici pi radicali, i quali le hanno condannate solo per analogia (1). Tornando al decreto per Simone (XIV, 27 segg.), uno degli errori principali, che hanno impedito anche a uomini misurati come il Wellhausen (2) di riconoscerne la
Antioco Sidete
autenticit, stato
il

preconcetto d cercarvi

un

decreto

(1)

xQ

vii,

pag. 7

La frase di XV, 9 rooTe q)av8Qv yevo'&ai ttiv 8|av vyiiav v jtdox) come ha Tisto in sostanza l'Artom (Biv. Isr., Vili, (1912) n. 5-6, dell'estr.) un flosoulo retorico dalF autore del I Maccabei forse.
:

(2) Isr. u. jud.

GescUehte

(Berlin 1907) pag. 268 n.

168
di

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA

nomina, che sarebbe stato assurdo percli la sua


Sei.) ci riporta
:

data (18 Blul del 162


del pontificato di
onorario.

al

terzo

anno

Simone

il

decreto invece puramente

Un'altra fonte di errori stata la caccia alle contraddizioni con


il

racconto del

Maccabei, caccia che

diede pochi risultati e anche questi per nulla probanti,


perch,

come

si

avuto
il

occasione di insistere, la con-

traddizione con
tr'o

racconto non prova in s nulla conSceglier


solo

un documento.
il

un esempio,

l'unico

importante, dove

documento viene a confermare la giusta visione dei fatti contro lo stesso testo del I Maccahei. Nei vv. 38-40 si esalta Simone, perch Demetrio lo nomino suo (piXog, avendo udito che aveva stretto un
patto con
i

Romani
il

etc.

K"ell'

ordine del racconto del

I Maccabei

riavvicinamento con Demetrio narrato in


L'accordo con Demetrio

XIII, 34 segg. precede di molto l'invio dell'ambasciata a

Eoma

di

Simone (XIV, 24

segg.).

sarebbe avvenuto nel 170

Sei. e l'ambascieria di ISTumenio

sarebbe partita nel 172 Sei. poco prima della data del decreto onorario e sarebbe ritornata soltanto nel 174 Sei. al

pi presto (XV, 15

cfr.

XV,

10).

Ma noi

sappiamo ormai

che non mai esistita un'ambasciata di Numenio susse-

guente a quella
bile.

di... ]!!5"umenio

stesso. Perci tutte queste

date sono arbitrarie, e la loro base facilmente riconosci-

L'ambasciata presunta di Jonathan posta tra

il

170

Sei, circa (poco


Sei.,

prima della morte di Jonathan) e il 172 calcolando la durata del viaggio intorno ai due anni e

poco accade per la seconda ambasciata che viene posta nel biennio successivo. Trascurando questa
cos press'a

costruzione artificiosa,

il

punto di partenza dovr essere


il il

invece
sticare,

il

decreto stesso,

quale, a

meno

di

voler

sofi-

presuppone che

18 Elul del 172 Sei. l'alleanza

LA LES&ENDA DELLA PARENTELA TRA EBREI E SPARTANI


tra

169

Simone e Eoma

fosse gi stata conclusa:

il

che da

una parte conferma


sciata, dall'altra

l'impossibilit della seconda


Sei.

spiega perch nel 170

ambaDemetrio
il

avesse potuto essere scosso dalle notizie degli accordi

con Eoma.

Non

che

si

debba prendere
il

alla lettera

de-

creto e ritenere che nel 170 Sei.

trattato

dovesse necessariamente essere gi stato


il

Eoma concluso ma
con
:

redattore del decreto

ha per

lo

meno messo

in luce

la relativa

contemporaneit degli accordi con

Eoma

con Demetrio.
Il

decreto

si

conferma autentico appunto perch

contrasta con la cronologia del

Maccabei.

Minore im-

portanza ha un' altra osservazione, per quanto acuta,


del Willrich. Il decreto dice (vv. 33-34): xal &%vq(g& t?
3tfiic "C^C

Iou8aia5, na
. . .

X'\v

BedaoijQav

trjv

liti
xr[C,

xcav

qlcov

tf)5

'louSaia?

Mal
triv

'Ijt3tT]v

x'UQcooe ttiv 8Jti

^a^daoT]?

Hai trjv

rd^apa

sm

tc5v

oqicov

"A^tou.

In un docu-

mento

palestinese le specificazioni geografiche, osserva


il

giustamente

Willrich, sono fuori posto, tanto pi che

la terza inesatta,
si

perch solo con lontana approssi-

Ma

mazione poteva dire Gazara sui confini di Asdod. molto probabile che le tre specificazioni, inutili
il

per

lettore palestinese del testo ebraico, siano un'ag-

giunta del traduttore in greco.


obiezione.

veniamo

all'ultima
titolo

Al

v.

47 Simone chiamato
certo per
il

g^vdQxil?

che non
proprio,

gli forse abituale,

non

gli

im-

come vorrebbe dimostrare


(XV,
1)

Willrich, perch

ne

resta un'altra testimonianza sicura nella lettera di


tioco Sidete
8V 2aQa[xs

AnPro-

e un'altra pi incerta nel famoso


ejtl

che segue

2i[iovos QiieQmc,

(v. 23).

pendo bourg

infatti
(l),
il

ad accettare l'interpretazione del Derenquale vi vede un sor 'am El, capo del popag. 451.

(1) Essai sur Vhistoire eto.,

170

PRIMK LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MACCABAICA


(xqxieqev?.

polo di Dio, da unirsi con

In questa spiegadi ca-

zione resta soltanto la difficolt


pire la ragione dell'errore

non insuperabile

del traduttore, che avrebbe

come una denominazione di luogo. Si pu pensare a un errore del testo ebraico tenuto davanti dal traduttore, il quale non riusc pi a capreso questi tre termini
pire
il

senso. In ogni caso

il

sa/r

'am

JEl

porterebbe a

cos

confermato cbe gran parte dei documenti con-

tenuti nel

I Maccabei

autentica. Ci s'accorda con la


il

impressione generale cbe

1 Maccabei lascia

s,

nonostante l'opinione contraria del


ria del periodo

Mese.

Alla sto-

maccabaico toccher giustificare questa


i

impressione e adoperare

documenti.

CONCLUSIONE

Le

ricerclie filologiche

piuttosto minute dei capitoli

precedenti impediranno forse di afferrare nel suo complesso la storia della tradizione

che siamo venuti stuche

diando,

disperdendola nei molti particolari, che pure


si

sono

stati gi trascelti dai moltissimi

affollano in-

torno all'indagatore di cose maccabaiche.

Ma

una linea
in diverso

abbastanza netta guidava chi scrive, sorta esaminando

come

la tradizione

sui

Maccabei

si rifletta

modo

nel

campo ebraico e nel campo


ad episodi

cristiano,

accen-

trata qui intorno

di martirio, l intorno alla

trionfale restaurazione religiosa.

Se non erriamo, questa

duplice visione ha le sue salde radici nelle

opere che

ci

delle quali

legata alla

due prime hanno tramandato la storia dei Maccabei, l'una, improntata a maggiore tradizionalismo, famiglia degli Asmonei, poteva essere diretl'altra

tamente o indirettamente pi accetta agli Ebrei,


libera

da

interessi dinastici, preoccupata solo della vita

religiosa,

aveva germi,

che,

come

tanti altri

germi

fari-

saici, fiorirono

non

certo esclusivamente,
o,

ma soprattutto
fiorirono,

in terreno cristiano

se

si preferisce,

quando

divennero

cristiani.

Se la storia dei Maccabei ha un'importanza decisiva

172

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA


dell'umanit,

nella storia

perch mette per la prima

volta di fronte paganesimo


ria di ci elle si

ed ebraismo, anche
si

la sto-

pensato o fantasticato su di loro ha

un
tati

valore eftettivo e profondo. Molti secoli

sono pordi tradi-

appresso

un bagaglio relativamente esiguo

zione storica;

compenso questa tradizione, conservata e trasformata non per compiacimento letterario


in

ma

ed erudito, bens per intimo consentimento, era un forza operante, un esempio a cui riferirsi, una realt da cui
trarre speranza: in ogni

caso

una testimonianza
posto.

della

propria fede. In questo bagaglio le leggende che noi

abbiamo cercato
ci

di studiare

hanno trovato

se

sono state leggende, che da umile origine hanno


fioritura,

avuto rigogliosa

perch accolte da

spiriti,

che

hanno donato loro un


talit (si pensi alla

po'

della propria esuberante vi-

guerra di Troia), per la tradizione


l'

maccabaica

si

deve dire

opposto,

che essa

cio

si

sforzata di conservare valori effettivamente

affermati

dalla storia. L'Ebreo- che leggeva la Megliillatli Antioclios


si

sentiva riconfermato in quella resistenza, che aveva


ai

avuto inizio
a rinnovare

tempi
il

di Mattatia;

il

Cristiano, che

udiva ricordare

martirio dei sette

fratelli,

era spinto

un

valore etico allora apparso forse per la

prima

volta. Si

pu quindi legittimamente coneludere

che la storia dei Maccabei, in quanto storia di vita religiosa e morale, si continua nella storia della tradizione
intorno di loro. Sempre del resto,
riografa

come

ovvio, la sto-

non

si

sovrappone

alla realt,

ma la

continua.

anche

noi, cercando di studiare criticamente la storia

della tradizione

maccabaica e rendendoci conto della


che essa ha costituito, prolunghiamo

forza

spirituale,

questa storia.

BIBLIOGRAFIA
(Libri consaltati)

NB.
i

Si ofr. l'avvertenza della prefazione.

Si trascurano inoltre

libri di carattere generale,

come

le storie ebraiche, se

non hanno conle

tributi specifici al nostro

argomento. Le indicazioni riguardano solo


:

opere studiate nel presente saggio

gli

argomenti accennati per

inci-

denza (ad
testo.

es. l'origine della festa delle

Encenie) hanno la bibliografia nel

Edizioni di
Per
il

I,

II e

IV

llaccaliel.
Fkitzche, lhri Apocryphi Veteris TestaVetus
il

solo testo si
;

vedano

menti (Lipsia, 1871)

Tischendohf-Nestle,

Testamentum grasce iuxta


e
il

LXX interpretes,
SwETE,
(Lipsia, 1896).

II voi. (Lipsia, 1887) [solo

// Macc.]; Baeclay
1912).

The Old Testament in

GreeTc, III voi.

(Cambridge,

Del

IV

Macc. ed. critica (o quasi critica) in Nabbb, losephi Flavii opera,

VI

voi.

Handhuch zu den ApoKeil, Commentar Uher die BUcher der MaKkaler (Lipsia, 1875) [solo i due primi libri] ZocKLEB, Die Apokrpphen des Alteri Testaments (Monaco, 1891) Kamphauben in Kautszch, Apokryphen u. Pseudepigraphen, I (Friburgo, 1900) [1 e II Macc] e Deissmann, th., II [IV Maec.] Kjstabenbauer, Commentarius in duo libros Machbaeorum {Parigi, 1907) [poco critico] Oesterlbt, Moffatt e TowNSHBND in Charles, The apocrypha and paeudepigrapha of the Old Testament, I-II (Oxford, 1913) GrUTBBKi.ET, Das erste Buck der Machbder, (Altestam. Abh. VIII, Mnster, 1920); id., Das evoeite B. d. M. (Altestam. Abh, X, Miinster, 1927) [entrambi senza valore critico contengono anche Paibweather e Sutherland Black, The first hook il testo]. Si cfi". anche of Maccahees (Cambridge, 1908). Molte altre indicazioni soprattutto in
Kurzgefasstes exegetisches

Commenti: Grimm, in

kryphen,

IH

IV

Lief. (Lipsia, 1853 e 1857) [fondamentale]

Charles, op.

cit.

174

PRIME LliTEE

)I

STRIA DELLA TRADIZIONE StACOABAICA

La

traduzione siriaca, ohe ha speciale importanza per la critica del

testo, si
1861). Il

trova in P. db Lagarde, Libri

vet. test,

ajpocryphi Syriace (Lipsia,

il

Zf Macc. anche nelle vecchie Bibbie poliglotte di Parigi


e di

(1628; T.

IX)

Londra

(1657; T. IV).

Una traduzione
Pescitto
Gr.
f,

in parte indipen-

dente pubblicata in Oeriani, Translatio syra


photolitographice edita, II (Milano, 1883). Gfr.
rischen Uebersett. d.
(1897),

Veteris

Testam

Schmidt, Die heiden Syalt,

MoGcabaerh.,

Zeitsohr.

Wissenschaft

XVII

pag. 1 segg. e 233 segg.

(1). Il

testo del
etc.

IV

Macc. ripubblicato da
1895).

Bbnslt, The fourth Book of Maecbees

(Cambridge,

Una

versione latina in parte (J Macc. I-XIII) differente dalla vulgata


2.

in Sabatibk, Bibl. Saar. Lai. versiones antiquae (Parigi, 1751) II,

Una

importante versione del II Maccabei in Oeriani, Monum. sacra et profana, I, fase. 3 s. d. Questa ed. rende inutile la precedente del Peyron, M. T.
Ciceronis Orationum...
'

Fragmenta (Stoccarda e Tubinga, 1824) pag. 73 segg.


Bbroer, Notices sur

Frammenti
Nation.

di versione affine a quella del Sabatier in

quelques textes latins indits de

VA,

T.,

Notices et Extraits de la Bibl.

XXXIV

(1895) pag. 147 segg. e in

Mercati, Frammenti Urbinati

d^un'antica versione latina del Libro II de' Maccabei,


(1902) pag. 184 segg.

Hevue Biblique XI
Molsdorf,
riduzione

Un

frammento

della storia di Eliodoro in


(1904j

Zeitschrift

f.

d. alt.

Wiss.

XXIV

pag. 240 segg.

Una

del

IV

Macc. in TmELMANN,

Sitz.-Ber. Miinohen.

Ak.

1899, T. II, pag.

238 segg.

nota la parafrasi latina del


interprete Bufino presbytero

IV
De

Macc. pubblicata da Erasmo,


insigni

Opera Josephi

Machbaeorum marty-

rio etc, (Colonia, 1524) [Le questioni

che suscita questa parafrasi, che in

ogni caso non pu far mutare


parte da ehi scrive].

il

testo originale, saranno forse affrontate a

noto che la Bibbia etiopica ignora

libri dei

Maccabei.

Una

acuta

congettura, che mette in relazione questa lacuna con l'identica lacuna


del codice vat. dei

LXX (cfr. Eahlfs,


di

Nachr. Gesch. Gott.

1899, pag. 72

segg.) e del

canone
f.

Atanasio

in Eahlfs, Zeit.
storia etiopica dei

alt. Wiss. Maccabei pubblio, da Horowitz,

XXX, Migne XXVI, 1535 segg.), XXVIII (1908), pag. 63-64. recente la
{epist.

Zeitschr.

f.

Ass.

XIX

(1905-1906) pag. 194 segg.

Dell'originale del

I
:

Maccabei,

ebraico

(cfr.

Hieron., Prol. Galeatus,

MiONE, XXVIII, 602-603

Machbaeorum prmum librum hebraioum repperi), soltanto un'enigmatica intitolazione conservata da Origene ap. Euseb., Hist. eccl. VI, 25, 2 SaePri-Q' 2apavai3\, (o Sag^aveX la prima lettura
;

confermata dalla soprascritta della trad. siriaca). Ma il titolo tratto probabilmente da trad. aramaica cfr. Dalman, Grammatik d, jud. pai.
:

armn.^, pag. 7.

Numerose

interpretazioni, di cui nessuna convincente e

(1)

Non

med. autore con

credo sia una diversa opera la diss. di Gottinga (1896) del il med. titolo citata da Schbbr, IH*, pag. 195.

felSLIOQRAFA
qualcuna stramba, in Gkimm, Uxeg. Hcmdb,
mentar,
oit.

176
oit.

pag.

XYII;

Ejin:,,

Com-

pag. 22; Cuktiss, The nane Machabee (Lipsia, 1876) pag. 30;
l'hist. et

Derenbourg, Essai sur


pag. 450 segg.
aegg.

; ;

la gographie de la Palestine (Parigi 1867),


f.
,

Hopfmann, Magaz.

d.

Wiss.

d.

Jud.

XV

(1888) pag. 179


;

Sachs,
f.

Revue
Wiss.

d. Et.

Juiv.

XXVI

(1893),

pag. 161 segg.

Schmidt,
il

Zeitscli.

alt.

XVII

(1897),

pag. 19 seg. (confronto con

si-

riaco).

in

Una ricostruzione del testo ebraico annunciata da Schwab e Melamed Zum Text der Seronepisode in I Macc. und hei Josephus, > Monataohr. f. Gesch. u. Wiss. d. Jud. LXXII (1928) pag. 202 segg. Una trad. ebraica
da trad. latina pubblicata da Ohwolson, AuszUge aus einem hebrdischen Textes des I MakJc, herausg., Sohrift. d. Vereins Mekiee Nirdcunim', VII
(1896-97).

Credeva

di aver rintracciato in questa trad. l'orig. Schweizer,


Tiebr.

Unterauch. iiber d. Reste eines


1901), seguito

Textes

vom

ersten MaTckab&erb., (Berlin,

da Vetter, ^Theol. Quartalsohr. . LXXIII (1901) pag. 600 segg. La vera natura del testo dimostrata da Noldbke, Litt. Centralblatt LII (1901) coli. 521 segg. Nestle, Theol. Literaturz. . XXVI (1901) coli. 544-45 Levi, Eevue d. tud. Juives XLIII (1901) pag. 215 segg. (1). Per
;

gli

ebraismi del testo greco

si

veda sopratutto

il

citato

commento
le

del

Q-KiMM e inoltre JoiioN, Quelques hhrasmes de Sintaxe dans


des Maccabes,

l.er Livre

Biblica

III (1922) pag. 204 segg.

Vede permanenze

del

testo ebraico nella Liturgia (sono invece luoghi comuni) Pbelbs,


d.

Eev.

tud. Juiv..,

LXXIII

(1921) pag. 174 segg.

(Studi complessivi.
Oltre alle intr.
dei

commenti
i

cit.

(specialmente G-eimm, Katjtzsch,

Charles)
tazione

si

possono vedere

migliori manuali biblici.


:

un poco ampia

sul nostro

leitung in d.

A. T. (Bonn, 1886)

Danno una tratargomento Vatke, Hist.-Krit. Binpag. 715 segg. Hoberq, Mnl. in d. Heil.
; ;

Schr., Il (Friburgo, 1918) pag.

118 segg.

e fra quelli in italiano Khn-

Salvatorelm,

La

Bibbia (Palermo, 1914) pag. 247 segg.

Ma

di solito i

manuali o hanno brevi notizie o tacciono, seguendo il canone ebraico. Non si considerano i riassunti, per quanto estesi, come Viqouroux-Bacuez, Manuel Biblique II ^* (Parigi, 1906) pag. 217 segg. V. inoltre Andr, Les
:

apocrypTies de l'ancien Testament, (Krenze, 1903).

Per la

storia della posizione dei Libri dei

Maccabei nel canone indico


dans l'glise chrtienne*
etc.

solo qualche opera: Heuss, Hist,

(Strasburgo, 1863)

du Canon Loisr, Histoire du Canon,

(Parigi, 1890)

Etle, The

(1)

Non mi
di

Herder

consta che sia stata pubblicata l'ed. di questo testo presso Friburgo annunciata dal Vette, ori. cit,, pag. 604.

1*76

PRIME LINEE DI STRIA DELLA TRADIZIONE MACOABAIOA


the

Canon of

Old Testament (London, 1891); Budde, Der Kanon


Green, Allgem. Mnleitung in
d.

d.

A. T.

(Griessen, 1900);

A.

T., trad. dall'inglese

(Stoccarda, 1906). Storie del canone anche in molti manuali biblici. Ofr.
tra gli altri Knig, Einl. in d. A. T. (Bonn, 1893) pag. 437 segg.
;

Goet-

TSBEBGBR, FAnl, in d. A. T. (Friburgo, 1928) pag. 851 segg. Utile per molte

informazioni Swete,
bridge, 1914).

An

Introdution to ih Old

Testament in

Cfreek

(Cam-

Per
jild.

tutte le questioni

sempre da consultarsi Schbbe,

Q-eschichte d.

Volkes

im

Zeitalter Jesu Christi

I* (Lipsia, 1901) e III* (1909): nel I

voi. (da pag. 210 a pag. 255 passim) specialmente le questioni sui

documenti

nel III voi. a pag. 192 segg., 482 segg. e 524 segg. analisi dei tre

libri.

PocM
I
e

sono

gli studi

complessivi non antiquati o


v.

inutili.

Eiconnette

li Macc. a Giasone Schlatter, Jason

Kyrene, ein Beitrag zur seiner

Wiederhestellung, Festsohrift d. Theol. Fakultat, Greifswald, 1891.

Separa
Niese,

invece le due tradizioni e cerca di dare la preferenza

al

II Macc. Niese,
il

Kritik der heiden MakkaherhUoher (Berlino, 1900). Polemico contro

pur separando
Gesellsch.
d.

le

due tradizioni, Wellhattsen,


1905 pag. 117 segg.

Ueier den geschichtlicien


ersten,

Wert des zweiten Makkabaerhuchs im Verhaltniss zum,

Nacbr. Gott.

Wiss.

Ha

poca importanza Elhorst,


d. jild. Freiheitskrieges,

Die heiden MakkberhUoher und die Vorgeschichte

Yierteljahrsschr.

f.

Bibelkunde

II (1905) pag. 867 segg. Eiprende la


u.

tesi dello

Schlatter Kox.be, Beitrdge zur syrischen

judischen Geschichte

Bene informato (personale sulla cronol. e sui doeum.) BicKEEMANN, EE di Pauly-Wissowa s. v. Makkaberbucher. Sul I Macc. solo il quasi inutile Ecenthal, Das erste Makkabaerbuch
(Stoccarda, 1926).
(Lipsia, 1867).

Del II Macc. ha cercato di rintracciare con una complicata indagine immediate sarebbero due, di cui una samaritana) il Bchler nel libro acuto, ma non persuasivo Die Tohiaden u. de Oniaden in II
le fonti (le

Makkaherhuche
1899),

u. in der

verwandten judisch-hellenistischen Literatur (Vienna,

specialmente pag. 277 segg.


JJntersuchungen

Lo

stesso procedimento in Laqueub,

Kritische

zum

zweiten

Makkaberhuch (Strasburgo, 1904)


d. jildisch-hellenist, Literatur,

dove sono distnte due


desimo
si
cfc.

fonti,

riducendo Giasone a una di esse. Del me*

Oriechische

Urkunden in
si

Hiri-

storische Zeitsohrift

OXXXVI

(1927) pag. 229 segg.

dove, oltre a
il

prendere le tesi delle Unters.,


scritto intorno al 63 a.

cerca di provare che

I Macc. stato

Sul

IV Macc.
il

C, per spngere all'alleanza con i Eomani. fondamentale Fbeudenthal, Die Flavina Josephus heigelegte
ete.

Schrift Uber

die Herrschaft der Vernunft

(Breslavia, 1869),

che vuol
testo

riportare

libro

a Giasone direttamente.

Ad

elaborazioni del

crede Wolscht,
X.OYiO[)i5 (diss.

De Ps.-Josephi
Marburgo,

oratione quae inscribitur jteQi aiiTOKQTOQOs

1881).

un mito

celeste dei sette fratelli

pensa

(seriamente) "Wincklbr,

Daa

vierte

Makkaberhuch (Altorient.-Forsch., III, 1

BIBLIOGRAFIA
(Lipsia, 1901) pag. 79 segg,)- -Buono l'art, oompless. di
s.

17?
Hbihbmann ia

EE

V. Makkahaerbilcher,

dove minore bibliografa.

Kra

dei

lilbirl

del Maccabei.

Si trascurano gli studi antiquati (v. in Kolbe, Beitrage, oit. pag. 19).

Unger, Sitz. Ber. Miinch. Ak. 1895 pag. 244 segg.; Niesk, Kritik, cit. pag. 93 segg. Schrer, Gesch. * cit. I pag. 32 segg. Wincklbr, Alt. For;
;

schungen,

cit. Ili,

1 pag. 98 segg.; Pbocksch, Theolog. Litter. Bl.

XXIV

(1903) coli. 457 segg. e 481 segg.;

Laqueur, Krit.

Unters., oit. pag. 1 segg.;


;

Handhuch d. Ohronologe (Lipsia, 1911) pag. 60 seg. Mahleb, Eandbuch d. jildisch. Chronologie (Lipsia, 1916) pag. 140 segg. Hontheim,
(JiNZBL,
;

Zeitschr.

f.

Kath. Theol.

XLIII

(1919) pag.

1 segg.
S.

Zeitlin, Megillat
(1918-19) pag. 76

Taanit a. Jewish Sistory,


segg.
(cfr.

Jew. Quart. Eeview N.

IX

del

med. Megillat Taanit, Philadelphia, 1922 pag. 6 segg.);


u, Anftmge des Christentums
bis

Meyeb, Ursprung
Beitrage,
cit,

(Stoccarda, 1921) Il passim


;

KuGLEB, Von Moses

Paulus (Miinster, 1922) pag. 352 segg.


;

Kolbe,

pag. 5 segg.

Kahhstedt,
hall, Zeit,
;

Grott. Gel.

Anz.

>

(1926) pag. 429

segg. e Syrische Territorien in

Abhandl. Ges. "Wiss. Gottingen

N.

Kolbe, . Hermes LXII (1927) pag. 225 Pauly-Wissowa XIV, 1 s. y. Makkaberbiicher coli. 781 segg. [Come schematico accenno avverto che pongono l'inizio dell'era usata dal IMacc. nell'autunno del 312 a, 0. Mese, Procksoh, Laqueur, Meyer; nella primavera del 311, Unger, Wilcken,
S.

XIX,

2 (1926) pag. 118 segg.


di

segg.; BicEEBMANN, Real.-Enc.


,

Kolbe; nella primavera del 312 la maggioranza; nell'autunno del 313


Zeitlin.

Sostengono che nel I Macc. confluiscono due ere (autunno e


312)

pri-

mavera

Kahrstedt

Bickermann: per K.

le

due ere

si

succedono;

per B. la prima propria delle date seleucidiche, la seconda delle giudaiche. Sostengono diversit di era del II Macc.

Mahler (autunno

311),

Hontheim, Kugler

Bickermann (autunno

312)].

Documenti

del I llacoabel.

Sull'alleanza di

Giuda con
;

Homa

Gbimm,

Zeitschr. fiir.wiss. Theol.


societ. philol. lipsiensis

XVII

(1874) pag. 231 segg.


;

Mbndellssohn,

Acta

(1875) pag. 91 segg.

Willbich, Juden
;

u.

Chriechen vor der

Makk. Erhe-

hung (Gottinga, 1895) pag. 73 segg. del med. Judaica (Gottinga, 1900) pag. 62 segg. Niese, Kritik, oit. pag. 88 seg. V^inckleb, Alt. Porsch.
; ;
.

cit.,

Ser. III, V.

I,

pag. 97 segg.; Wellhausen,

Nachr. Gesch. Gott.


e

cit.

pag. 145; Artom, Sull'alleanza fra Giuda Maccabeo

Roma

Eiv. Israel.

(1909) [estr.];

Eoth,

Rom

u. die

Hasmoner

(Lipsia, 1914) pag. 3 segg.;

TauBLBB, Imperium
sprung. u. Anf&nge,
Tiell,

Romanum
cit.

(Lipsia, 1913) pag.


;

239 segg.; Meyer,

Ur-

II pag. 246-47

Willbich, Urkundenfalschung in jud.


44 segg.
Gfr.

Literatur (Gottinga,

1924) pag.

inoltre: Niebe,

Mne
12

MoMiaijiAHO, Prime linee di storia della tradisione maccabaica

178

PRIME LINEE

t)I

STOtA DLLA TRADIZIONE


Orient. Studien

MAOOABAICi

Urkunde aus der Mahhab&erzeit in


1906) pag. 817 segg.

per Th. Noldeke (Griessen,

Sulle lettere dei Seleucidi


Sulle concessioni di Demetrio 1

Willeich, Judaica, pag. 51 segg. Artom,


;

a Gionata,

Eiv. Isr.

Vili

(1911) [Eatr.J

La

lettera di

Demetrio II a Gfionata, ib.

Vili

(1911)
;

[Bstr.];

Le

lettere

del re

di Siria
cit. Il,

a Simone,
252 segg,
;

ib.

Vili

(1912) [Estr,]

Meyer, Ursprung
cit.

u,

Anfnge,

Willeich, Urkundenflachung,
:

pag. 36 segg.

Sulla corrispondenza tra Giudei e Spartani

Hitzig,

Zeitscb.

d.

deutsch. morg. Gesohellsoh.

IX
!]
; ;

(1855)

pag. 731 segg. [corrispondenza


Oniaden,
cit.

con Spartani
segg.
Ctr.

di

Asia minore
!]

Bchlbb, Tobiaden u.

pag.

126 segg. [Spartani di Cirene

Willeich, Urkundenfalschung,
Eellenistische

oit.

pag. 23
l,

anche Wilamowitz,
1.

Dichtung (Berlino, 1924)

pag. 43 n.

Sulla lettera del console Lucio a

Tolomeo
cit.

e sul

senatusconsulto di
;

Giuseppe Flavio
SOHN,

Geimm, Exeg. HandhucTi,

pag. 226 segg.

Mendell<

Senaticonsulta

Homanorum quae

sunt in losephi Antiquitatibus,


;

Acta

Soc. philol. Lips.

(1875) pag. 87 segg.

Eitschl, Eine Berichtigung d.


(1893) pag. 586
e 15,

republicanischen Consularfasten etc, Rh.

Museum XXVIII
f.

segg.

XXIX

(1874) pag.
u.

337 segg.

Geimm,

Uber I MaTck. 8

16-21

nach Mommsen's

BitschVs Forschungen, Zeitsohr.


;

Wiss. Theol.

XVII,
8, 5

(1874) pag. 231 segg.

Mommsen, Der

Senatsbeschluss Jos. Ant.

XIV,

Hermes
il

>

IX

(1875) pag. 281 segg. [sostiene la tesi,

che

senatus-consulto sia del tempo di Ircano II];


etc,

opposta alla comune, Mbndellsohn-Eitschl,

Nochmals der rOmische Senatsbeschluss


pag. 419 segg.
;

Ehein. Mus.

XXX

(1875)
;

TJngee,

Sitz. Ber.

Mnch. Ak.

cit.

(1895) pag. 553 segg.

Willeich, Juden

u. Griechen, cit.

pag. 71 segg.

Aetom,
;

Sulle relazioni tra

Simone

Soma,
cit.

Eiv. Israel.
;

VII

(1910) [Estratto]

Eoth,

Bom u.

die

Haet

smoner,

pag. 18 segg.

Willeich, Urhundenfillschung,
:

cit.

pag. 58 segg.
l'histoire

Sul decreto in onore di Simone

Deeenbodbg, Essai sur

la gographie de la Palestine etc, (Parigi, 1867) pag. 450 segg.;

Wbllhausen,

Nach.

cit.

pag. 163

Artom,

Il decreto popolare in onore di Simone,


cit.

Eiv. Isr.

VI

(1909) [Estr.];

Meteb, Ursprung, II
i

pag. 265; Willeich,

Urkundenflschung, pag. 69 segg.


Si intendono presupposti per tutti

documenti
l'art,
i

soliti

commenti

di

Geimm, Kautzsch, Charles ai singoli passi e


GiNSBURQ,

in

EE.

Si cfc. inoltre

Eome

et la

Jude, (Parigi, 1928),

cui primi capitoli di scarso

valore

si

fondano sui documenti del 1 Maccabei,

liettere iniziali del

II llaccabei.
d.

Graetz, Das Sendschreiben

PaUstinenser an die dgyptisch-judiischen


d.

Qemeinden

etc,

Monatschr.

f.

Gesch. u. Wiss.

Judenth.

XXVI

(1877)

pag. 1 segg. e 49 segg. Cfr. del med. Gesch. d, Jud, (Lipsia, 1906)1115,2

BIBLIOGRAFIA
peg. 673 segg. [Una lettera sola del 188 Sei.
lettres

179
autentica]

Bruston,

Troia

des juifs de Palestine, Zeitschr.

f.

d.

altestamentl. Wissenschaft*

X
la

(1890) pag. 110 segg. [Tre lettere, di cui la

prima autentica del 169

Sei.,

seconda del 148


u.

Sei., la

terza dopo la morte di Antioco, entrambe false];

WiLLBicH, Juden

Griechen vor d. Maklcb. Erhebung (Gottingen, 1895) pag.


;

76 [Accetta la tripartizione del Bruston]

Btchler,
I,

Das
- II,

Sendschretben der
18,

Jerusalemer cm die Juden in Aegypten in li Makk.


f.

11

Monatsch.

Gesch. u. Wiss.

d.

Judenth.

XLI

(1897)

pagg. 481 segg,; [Tre lettere,

due secondo la

tesi del

Bruston, la terza forse dopo la morte di Nicnore,


Niese,
Kritik d.
heiden

ampiamente

interpolata].

Makkab&erhilcher,

oit.

pag. I segg. [Lettera unica scritta nel 188 Sei.

La morte

narrata nella
I,

seconda parte
lettere,

di

Antioco Sidete]
f.

Torkby, Die Briefe 2 Mack.

II, 18, Zeitschrift.

d. Alt.

Wiss.

XX

(1900)

pag. 225 segg. [Due


;

una

del 169, l'altro del 188 (morte di

Antioco Sidete)] Wehoper,

Unters, eur althricht.


(1901)

Epistolographie,

Sitz.-Ber.

pag. 24 segg. [Studio sulla forma letteraria

Wiener Ak. OXLIII di queste lettere, come


du II lAvre des

di quelle del

Maccabei']
d. Et.

Levi,

La

date de la rdaction
(1901)

Machabes,

Eev.

Juves

XLIII

pag. 222 segg. [Polemica

contro la data delle

lett.

iniziali

proposta dal Mese]; Winokler, AU,

Forsch. Ser. Ili, v. II, 1 (Lipsia, 1902) pag. 97 segg. Die Juden u. Mom.,

[Una

lettera del 169 Sei,; l'altra dell'88 (dato

da alcuni

miss.),

secondo

l'era di

Simone

iniziata
si

(?)

nel 140 a. Or.,


;

53 a Or., morte di Crasso,

a cui la lettera

riferirebbe]

Herkenne, Die Briefe zu Beginn dea


lettere.

zweiten Makkabaeriuches,

(Biblische Studien VIII, 4 [1904]) [Due


all'interpretazione
dei
particolari];

Contributi specialmente
Kritische
Unters.,
cit.

Laqueur,
;

pag.

52

segg. [Riprende la tesi del Bruston]

WELLHA.USEN, Uebev den


Commentarius,
149

geachicTit.

Wert

etc,

Nachr. Gott. Gesch. Wiss.

(1905) pag. 118 segg. [semplice critica della teoria del


cit.

Mese] Knabenbauer,
;

pag. 280 segg. [Due lettere,

una

del 188 Sei., l'altra del

150 Sei.] Ktgler, Von Moses bis Paulus,

cit.

pag. 350 segg, [Due

lettere, 169 e 188 Sei.];

Motzo, Saggi di Storia


I,

e Letteratura Oiudeo-ellenstica
-

(Firenze, 1924) pag. 66 segg. [Lettera di

96

18 a incastrata nella lettera


cit.

comprendente I, 1-9 e I, [Una lettera sola del 148


interpolato]
;

18-11, 18]

Kolbe, Beitr&ge,

pag. 107 segg.

Sei. Il dato contradditorio di 169 Sei. ritenuteTer,, cit.

Kahrstbdt, Syrische

pag. 132 segg. [tre lettere, due

autentiche del 168 Sei. e del 188 Sei,, una terza falsa attribuita a Giuda,

per servire di introduzione


d'Egitto].

all'

epitome. Lettere dirette ai scismatici

Docniuentl del

e.

X.I del II liacc.


cit.

Studi antiquati presso E-olbe, Beitrge,

pag. 74 segg,

Gbimm, Kurzgefasstes exeg. Handhuch,

cit.

pag. 172 segg. [documenti

180
falsij

PRIME LINEE DI STORIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAICA


;

ScHLATTEB, Josott

V.

Kyrene,
d.

cit.

pag. 28 segg. [documenti autentici]

Unger,

Sitz.-Ber.
;

Bayer. Ak.

Wiss.

(Miinchen, 1895), pag. 281 segg.


cit.

[autentici]

Niesb, Kritik d. heid,

Makk,,

pag. 63 segg. [autenti^ji]

Laqtje-cjb, Krit.

Unters. cit. pag. 30 segg. [autentici

con interpolazioni]

Wellhattsen,
autentici]

Nadir.

cit.

pag. 141 segg. [IV dooum. falso, gli altri

Ahtom,

Sulle trattative seguenti alla spedizione di Lisia in Giudea,

Riv. Israelitica
ib.

VI

(1909) pag. 43 segg.

La lettera di

Antioco... agli Ebrei,

Vili
;

(1911) pag. 83 segg. [le lettere

non appartergono a un periodo

unico]
f.

ScHUBABT, Bemerkuhgen eum Stile hellenisticher KSnigsbriefe, Archiv Papyrusf VI (1920) pag. 324 segg. [documenti falsi per ragioni stilistiche] Meybe, TJrsprung und Anfnge d. Ohristentums, II, pag. 211 segg. [lettere autentiolie ma con interpolazioni] "WiILrich, JJrkundenfdlschung
; : ;

in d. hellenist.-j&d.

Literatur,

cit,

pag. 30 segg.

[lettere

false];

Motzo,

Saggi,
della

cit.

pag. 128 segg. [lettere autentiche suggerite dalla falsa notizia


di

morte

Antioco IV]

Kolbe, Beitrge,

cit.

pag. 74 segg. [lettere

apocrife].

C^laseppe Flavio e

lilbrl del

Maccabei.

Fondamentale Dbstinon, Die Quellen

d. FI. Jos.

in Jild.

Arch. Buch

XII-XVII
Q-inseppe

(Keil, 1882) pag. 80 segg.,

che supponeva a fonte (indiretta) di

un I Maccabei pi hreve
cit.

dell'attuale. Sulla
;

medesima via Kaf.

UTzscH, Die Apokryphen,


die Zeit

pag. 29

Holsoher, Die Quellen des Josephus


;

vom Exil

bis

zum

jild.

Kriege (Lipsia, 1904) pag. 9

del med. anche

EE s.

V.

Josephus IX, 2

col. 1951 n.

dove

le

precedenti conclusioni sono

mitigate.

tra Griuseppe e
segg.).

Per tutt'altra via Motzo, op. cit., pag. 207 segg. supponendo intermedia I Macc. una fonte antisamaritana (cfr. op. cit., pag, 180

Contro la tesi del Destinon Niese, Kritik, cit. pag. 97 segg. Cfr. anche Bloch, Die Quellen d. F. J. (Lipsia, 1879). A rapporti tra Giuseppe e Griasone pensa Willrich, Urkundenf&lschung, cit. pag. 14 segg. Cfr. inoltre Btchi-er, < Les sources de FI. Jos. Eev. d. Et. Juiv. XXXIV
,

(1897) pag. 69 segg.

dove conclusioni

affini al

Destinon.
il

La
Maccabei
il

questione se Griuseppe ahhia adoperato

testo ebraico del 1


di spiegare

non

stata

mai posta rigorosamente. Oercava


il

con

testo ebraico le discrepanze di (Giuseppe


((3^ottinga, 1778)

Michalis, Deutsche Ueherset-

eung des ersten Makk.


di Pbbles,
.

passim. Si veda anche la breve nota


(1921) pag. 179.

Eev. Et. Juiv.

LXXIII

Su (Giuseppa e il 7/ Macc, Nibsb, a un rapporto indiretto, e Motzo, op.


ad altra fonte
le notizie affini Ji

Kritik, cit. pag. 105 segg., che crede


cit.,

pag. 189, n.

1,

che fa risalire

Giuseppe.

BIBLIOGRAFIA
S^Ioaefo ebraico e arabo.
Il testo

181

ebraico in molte edizioni, p. ea.

Josephus Hebraicus

illw

Btratua

a J. F. Breithaupto (Gota, 1707) con traduzione latina.


testo ebraico ridotto
ed.

Un

desideratissimus (Basilea,

1541).

da 8. Mnsteb, Josephus Hebraicus diu Del testo arabo non conosco edizione.

Schker, Gesch., cit. I* pag. 161 cita un'edizione uscita a Beirut nell872 :
TariJt.

Yusifus el-Tahudi. Eiassunto da

un ms. parigino

in WelIHAUsen,
S.
I,
4,

Abh. G-ott. Gesch. Wiss. , N. li Maccabei arabo nelle due Bibbie poliglotte di Parigi Londra (1657) v. IV, che riproduzione della prima.
arabische Josippus,

Der

1897. 11

(1628) v.

IX

e di

Una
furt a.

versione etiopica inedita ricordata secondo Schber

I*,

pag. 161

da GoLDSCHMiDT, Die abessinischen Handschriften der

Stadtbibliotek u

Frank-

M.

(1897)

pag. 5 segg.
Giosefo,

Mancano

studi approfonditi sul

come manca un'edizione

Sohukbb I* pag. 161 e si cfr. i seguenti studi, ohe hanno connessione con gli argomenti trattati nel testo: Ztnz, Die
critica. Si v. la bibl. in
gottesdientliche

Vortrdge der Juden (Berlino, 1832) pag. 146 segg. [origine


;

italiano del Giosefo]

Trikber, Zur Kritik des Gorionides,

Nachr. Gott.
;

Gesch. Wiss.

(1895) pag. 381 segg. [studia

specialmente le fonti]

Neu(1899)

BAUEE, Pseudo- Josephus, Joseph ben Gorion,

Jew. Quart. JRev.

XI

pag. 355 segg. [ritiene la versione araba originaria del Yemen].


tra Giasone
e
il

A relazioni
cit.

Macc. arabo pensa Willrich,

Urkundenfalschung,
il

pag. 50 segg. Al
ZeitIIN,

al

VI

seo.

vorrebbe riportare
its

Giosefo ebraico

The slavonio Josephus and

relation to Josippon

and Segessippus,

Jew. Quart. Eeview

XX

(1929)

pag. 1 segg. e specialmente pag. 82 segg

Meghlllath Antlochos e Hlldrash di flanuecah.


Il testo

ebraico della Meghillath

si

trova in tutti
I, f.

Mahatorim, Nel

MaJiazor ed. dal Luzzatto (Livorno, 1856) nel v.


Jbllinek, Beth hamidrash (Vienna, 1877)
in FiLiPowsKi, The choice of pearls
of the
...

70 segg. Si v. anche

I,

pag. 142 segg. Il testo aramaico

(Londra, 1851) e Gastek, The Serali

Hasmonaecms in Transactions of the Ninth Int. Congress of Orientalists (Londra, 1893) II pag. 3 segg., dove amplissime indicaz. di mss. e di edd.
Il testo

aramaico indipendente in Abbahams,

An

aramaic

text of the serali

of Antiochus,

Jew. Quart. Eev.

XI

(1899)

pag. 291 segg.

La

trad. araba in Hibschfeld, Arabie Chrestomathie in

Mebrew

Cha/racter

(Londra, 1892) pag. 1 segg. Cfr. Kbauss, Le Livre des AsTnonens, Eev. d. tud. Juives > (1895) pag. 214 segg. che vorrebbe distinguere la

XXX

nostra Meghillath da quella citata da Sa'adia. Sull'episodio della figlia di Mattatia tratto dal Midrash e aggiunto in qualche ms. oir. Kbauss, * ib.
pag. 37 segg. e Levi,
ib.

pag. 220 segg.

182

PHIME LINEE DI STOBIA DELLA TRADIZIONE MAOOABAIOA

Una

acuta congettura sulla data della MeghiUatk fondata sul

nome

Bagras in Levi,

Rev.

d.

Et. Juiv.

XLV
VI

(1902) pag. 173 segg.

Crede a
Maklca-

un rapporto

tra

il

I Maccabei ebraico

e la Meghillath

Hopfl, Das

erate

herbuch u. die Antiochusrolle, Biblica


articoli di Gtinzbkrg
s,

(1925) pag. 52 segg.

Suonigli

v. Antiochus, Serali of in

Jewish Enoyclop.

e di

GrUTTMANN

s.
il

V. Antiochusvolle in

Encyclopaedia Judaica

notevole spe-

cialmente

secondo. TJna traduzione ted. della Meghillath in Wnsche,

Aus

Israels Lhrhallen (Lipsia, 1908) II pag. 186 segg.


Il

MiDKASH in Jellinek, Bethhamidrash


cit.

eit.

VI

pag.

segg.

Trad.

tedesca in "Wunsche,

Kkauss e Levi su cit. [Credo opportuno indicare, per quanto introvabile anche in Germania Josephsohn, Die Sagen Uber die Kmpfe der Makhaber gegen die
II,

pag. 193 segg. S

ofr. gli art. di

Syrer

(1889)].

SOMMABIO
Prefazione

Pag.
II I

5
9

Gap.

I.

Maccabei e le tradizioni afSni

Data
Flavio

e significato del

/ Maco.

'

Il

Maco, e Giuseppe

La

tradizione della Guerra giudaica di Giuseppe

Flavio e la tradizione talmudica


nellet

La

Meghillath Aritiochos

due redazioni

il

suo" significato.
le tradizioni derivanti.
. . .

Gap. II.

Il II

Maccabei e

>

67

La tendenza
di Girene

del II Macc. in confronto a quella di Giasone

Le aggiunte

dell'epitomatore

delle lttere iniziali e la festa delle Encenie.

tra

II Macc.

Confronto tra

il

Il problema Le relazioni JI e IV Maco.


il

Un'interpolazione nel
e
il

IV

Macc.

La

tradizione cristiana

71 Maco.

Gap. III.
Il

La contaminazione
il il

del I e del II Maccabei


il

>

129

Giosefo ebraico,
loro relazioni e

Giosefo arabo e

II Macc. arabo

Le

modo

della contaminazione.
1

Gap. IY.

La leggenda
I

della parentela tra Ebrei e Spartani e

docnmenti del

Maccabei

>

141

Genesi della leggenda


-r-

I documenti ohe la concernono


e a
Il

Le ambascerie giudiche a Sparta

E.oma

La pretesa

alleanza di Jonathan con

Boma

senatusconsulto di

Giuseppe Flavio e la lettera romana a Tolomeo del IMacc. L'autenticit degli altri documenti La lettera di Aristea

e la data di

composizione del I Maco,


>

Conclnsione
Bibliografia

171

.173

88J 03