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CIAM: COLLEGIO ITALIANO DI

AROMATERAPIA

Paolo Borghi
E-mail: borghi.paolo1961@libero.it
Skype: paolo.borghi1961
Programma
 Palpazione

 Stomaco
 Duodeno
 Intestino tenue – crasso
 Fegato
 Pancreas
Recettori cutanei ( pag 74 netter neurology )
 La cute contiene una  Corpuscolo del Pacini.
grande varietà di Meccanocettore ad immediata
recettori che hanno lo adattabilità. Sembra percepire
scopo di vagliare gli brevi pressioni o vibrazioni.
stimoli tattili termici e  Dischi di Merkel.
dolorifici applicati alla Meccanocettori a lenta
superficie del corpo. adattabilità strutturati per
 I recettori più comuni rispondere a prolungate
sono il corpuscolo del deformazioni della superficie
Pacini - dischi di Merkel cutanea. Situato alla base
- terminazioni nervose dell’epidermide. Un
libere. movimento dell’epidermide sul
derma esercita una forza di
deformazione sulla cellula di
Merkel. Riveste quindi un
ruolo importante nella
sensibilità tattile e pressoria
Recettori cutanei
 Terminazioni libere.  Corpuscoli del
Ramificazioni Meissner. Consiste
ricoperte in tutto o in un assone che si
in parte da mielina avvolge a forma di
che si ramificano canestro ed è un
nel derma e meccanocettore a
rispondono a forti veloce adattabilità
stimoli meccanici o per la sensibilità
termici e tattile.
particolarmente
attivati da stimoli
dolorifici.
Recettori cutanei
Stomaco
Stomaco
Stomaco - morfologia
Stomaco
 IL PICCOLO OMENTO E’ una  Lo stomaco quando è vuoto è
struttura di congiunzione tra il più retratto rispetto a quando
fegato e la piccola curva dello è pieno e diventa
stomaco, determinata praticamente sollevato in
dall’unione del legamento pieghe mucose,chiamate
epato-gastrico e del pieghe mucose gastriche. Si
legamento epato-duodenale. trovano prevalentemente
(detto anche piccolo epyplon). lungo un asse longitudinale,
IL GRANDE OMENTO Si sono determinate dallo strato
attacca in parte allo stomaco e muscolare lomgitudinale,
in parte a una parte colica. Lo
vedremo in seguito. Il piccolo
omento è dovuto al
collabimento dei due foglietti
peritoneali viscerali che hanno
rivestito il fegato, che vengono
a congiungersi nella faccia
inferiore del fegato, e che poi
vanno a raggiungere lo
stomaco, poi si riseparano,
uno lo riveste anteriormente,
l’altro lo riveste
posteriormente.
Stomaco – limiti e struttura
linea zeta a livello del  LA STRUTTURA E’ una
cardias, mentre a livello struttura comune a tutti
del piloro la superficie gli organi dell’apparato
interna si solleva fino a gastro-enterico.
formare la valvola Presenta:
pilorica,  una tonaca mucosa più
Alla partecipazione di interna;
questa struttura  una tonaca
valvolare partecipano: sottomucosa;
 la tonaca mucosa,  una tonaca muscolare
 la sottomucosa, che di solito ha uno
 la muscolare, strato circolare interno e
uno strato longitudinale
che si ispessiscono molto, esterno;
fino a formare lo sfintere
pilorico.  una tonaca più esterna
chiamata “tonaca
sierosa o avventizia”.
Stomaco - ghiandole
 LE GHIANDOLE GASTRICHE Sono  Le cellule principali secernano granuli di
quelle del corpo e del fondo dello pepsinogeno, un pro-enzima, che si
stomaco: Sono sicuramente le più trasformerà in pepsina. Che una volta
importanti. Sono ghiandole che entrato nel lume intestinale viene attivato
hanno cellule cosiddette “principali” dal pH:.
o “primogenite”, che contengono  La pepsina è un enzima che ha la proprietà
granuli di pepsinogeno, il quale si di scindere le proteine in grossi frammenti
trasforma in pepsina che va a peptidici (peptoni) più semplici. Per agire
scindere le proteine. Abbiamo poi le ha bisogno di un pH basso.
cellule “parietali” che producono
l’acido cloridrico e il fattore  Le cellule parietali più abbondanti verso il
intrinseco di Kassel, che è quello colletto diminuiscono progressivamente
che ci serve per assorbire la andando dal corpo verso il fondo del
vitamina B-12 e ferro. Ci sono poi le tubolo, producono acido cloridrico, per poi
cellule “mucipare” che producono riversarsi all’interno della cavità gastrica, il
muco. quale funzioni molteplici: conferisce allo
stomaco un pH fortemente acido adatto
alla digestione peptica delle proteine;
stimola la secrezione pancreatica;
ammorbidisce la cellulosa grezza; inibisce
la digestione dei carboidrati perché inattiva
l’amilasi salivarelibera il ferro trivalente dai
composti organici alimentari permettendo il
suo assorbimento; di grande importanza è
l’azione antisettica esercitata dall’acido
cloridrico sui microrganismi patogeni e non
patogeni che in gran numero raggiungono
lo stomaco.
Stomaco - funzioni
 Lo stomaco serve fondamentalmente a
contenere e a mescolare il cibo nella fase
iniziale della digestione, che non è una fase di
assorbimento, ma di miscelazione. Si ha la
secrezione gastrica delle sostanze prima citate.
Il muco è la sostanza composta anche da
glicoproteine acide, viene prodotto dalle cellule
mucipare superficiali. (La superficie gastrica ha
lo spessore di circa 1 cm e mezzo). Il muco
serve a proteggere la superficie gastrica dal
chimo acido e dalla pepsina, serve a
lubrificare, quindi a consentire i movimenti di
scivolamento.
 L’abbassamento del ph contribuisce a uccidere
eventuali batteri ingeriti.
Stomaco - patologia
 Le gastriti sono un  La Gastrite acuta tipica è
processo infiammatorio una flogosi localizzata o
della mucosa gastrica. diffusa, a carico della
 Fondamentalmente mucosa o anche della
abbiamo delle gastriti sottomucosa, (quindi
acute che iniziano già nei abbastanza profonda), con
bambini e negli presenza di iperemia,
adolescenti, e delle gastriti edema ed erosioni della
croniche che sono più mucosa (non così profonde
tipicamente appannaggio come avviene invece
delle persone di età più nell’ulcera). E’ presente di
avanzata. solito una secrezione
abbondante di muco. Ad
una indagine
gastroscopica, in una
gastrite acuta la superficie
si presenta “bozzoluta” con
iperproduzione di muco.
Gastrite erosiva emorragica
 Gastrite erosiva emorragica
 E’ la forma più drammatica di gastrite. Su quasi tutto l’epitelio dello
stomaco sono presenti diverse erosioni che sanguinano leggermente.
E’ presente edema della mucosa, che si presenta “friabile” e mostra
inoltre delle petecchie (zone di lieve ma continuo sanguinamento). Le
lesioni di solito non arrivano alla perforazione e sono presenti
tendenzialmente soprattutto nella mucosa acido-secernente (le ulcere
invece si trovano soprattutto a livello della piccola curvatura). Questo
quadro può manifestarsi senza apparenti motivi, ma più spesso può
accompagnarsi o a fattori di stress fisico (shock, sepsi, insufficienza
renale, farmaci etc.) o si può accompagnare all’alcoolismo.
 Probabilmente è determinata da un’ischemia lieve e transitoria della
mucosa, la quale però determina una retrodiffusione (un ritorno
indietro) degli Idrogenioni (H+), determinando quindi una
infiammazione a carico della mucosa.
 I fattori lesivi sono praticamente gli stessi delle ulcere, però in questo
caso durano meno nel tempo, sono meno aggressivi, dando quindi
allo stomaco il tempo di ripararsi. Non si ha formazione di tessuto
cicatriziale alla guarigione, che avviene invece con ricostituzione del
tessuto originario (nelle ulcere invece la riparazione avviene invece
con tessuto cicatriziale). Sintomi: a volte si presenta con dolore di
stomaco, nausea, vomito, quindi sintomi molto vaghi, altre volte può
essere asintomatica fino all’episodio di sanguinamento
Gastrite associata ad
Helicobacter Pilori
 La gastrite acuta negli ultimi anni viene
spesso associata all’Helicobacter Pilori, il
quale, anche se non particolarmente
invasivo, induce nella mucosa la continua
necessità di difendersi da questo attacco,
può dare quindi uno stato di infiammazione
cronica (come già visto), e anche delle aree
di metaplasia gastrica del bulbo duodenale (
a livello del bulbo duodenale ci possono
essere delle zone che si trasformano in
tessuto tipico dello stomaco e non del
duodeno). Questa sembra attualmente
essere la causa maggiore di gastrite cronica
attiva
Ulcera
 Nella patogenesi dell’ulcera è fondamentale la
secrezione acida peptica. C’è un’alterazione del bilancio
tra i fattori aggressivi e i fattori difensivi della parete
gastrica e della parete duodenale.
 I fattori aggressivi sono:
◦ l’acido cloridrico,
◦ le pepsine
◦ l’helicobacter pylori.
 L’ulcera gastrica è una lesione ulcerativa definita come
perdita di sostanza circoscritta della mucosa gastrica,
che ha profondità diverse. Non ha tendenza a una
guarigione spontanea. L’incidenza è del 5-10% della
popolazione, soprattutto interessa gli uomini in età dai
50 ai 60 anni. La maggior parte di quelle benigne sono
a livello distale, alla giunzione tra l’antro e il corpo. Sono
rare invece nel fundus. Quelle da salicilati sono più
tipicamente a livello dell’antro.
 Diffusione: più spesso sulla piccola curvatura
Tumori
 Adenocarcinoma gastrico
 E’ il tumore più tipico dello stomaco.
Rappresenta da solo il 3% del totale dei tumori
maligni.
 l’acido può danneggiare lo stomaco ma può
anche preservarlo da molti problemi. Un
tumore di questo tipo, in fase di asportabilità
praticamente non presenta sintomi; con
l’aumento dell’estensione può dare senso di
ripienezza (solitamente dovuto al volume
occupato), un dolore persistente, si può
presentare anoressia (più tipica è quella per i cibi
carnei). Nelle forme piloriche può dare nausea e
vomito, nelle forme che interessano il cardias più
spesso dà disfagia. Non ci sono segni
obbiettivi precoci.
Duodeno
 IL DUODENO E’ la prima parte dell’intestino
tenue, lungo circa una trentina di cm. Inizia
all’altezza della 1^ Vertebra Lombare a ds,
termina a sn della 2^ V.Lombare con una
forma a C dove alla flessura duodeno-
digiunale continua con l’intestino tenue.
Abbraccia la testa del pancreas. Il tratto
superiore breve e mobile viene chiamato
bulbo duodenale, il tratto discendente
contorna la testa del pancreas, il tratto
orizzontale trasversale anteriore alla 3^ e 4^
V. Lombare, il tratto ascendente che dalla 2^
V.L. termina nella fessura duodeno-digiunale.
e sì fissa al diaframma con il muscolo di
Treitz.
Funzioni del tenue
 Le funzioni dell’intestino  Funzione di
tenue sono assorbimento delle
essenzialmente: sostanze attraverso i
Funzioni secretive, in villi. Ogni villo contiene,
quanto secerne muco, a questo scopo, un
elettroliti ed acqua, che capillare arterioso, uno
servono a lubrificare ed venoso ed un dotto
a proteggere le pareti chilifero. I villi
dal chimo acido e dagli presentano comunque
enzimi digestivi, e degli enzimi digestivi
contribuiscono a legati alla loro superficie
mantenerlo più liquido, (disaccaridasi, peptidasi
in questa fase dove e nucleasi), che servono
deve ancora subire molti a scindere le molecole,
movimenti di che nello stomaco erano
mescolamento ancora abbastanza
grosse, in molecole più
piccole.
Intestino - funzioni
 La digestione vene  Lo sfintere ileo-cecale si trova in
facilitata dal movimento uno stato di parziale contrazione
intestinale. L’intestino per la maggior parte del tempo, si
produce in realtà tutta una rilascia all’arrivo delle onde
serie di movimenti, peristaltiche, e si contrae
(contrazione longitudinale e nuovamente in seguito alla
circolare), che fanno in dilatazione del ceco. Tutto ciò
modo che la colonna di accade perché l’intestino tenue
chimo si frammenti in parti mesenteriale deve essere sterile,
più piccole, che avranno un altrimenti avviene una
movimento verso l’avanti contaminazione ileale, che
ed uno verso dietro. potrebbe rappresentare un
Questo movimento viene problema importante; al contrario,
inoltre facilitato dal nel colon i batteri sono presenti e
movimento dei villi, reso sono anche molto importanti per la
possibile dalle fibre fase di trasformazione di alcune
muscolari in essi contenute vitamine etc. ma non devono
assolutamente risalire nel tenue,
per non creare danni. Quindi è
molto importante la continenza
della valvola ileo-cecale.
Intestino crasso - funzioni
 Ha sostanzialmente la funzione di
trasformare il chimo in feci, quindi
terminare l’assorbimento dei liquidi e
dei sali, di secernere del muco per
evitare lesioni della parete. Vede
l’azione di batteri intestinali e vede il
percorso compiuto in circa 18/24 ore.
Patologia intestino
 Diarrea  Diverticoli
 Stipsi  Megacolon
 Occlusione  Celiachia
 Appendicite acuta  Sindrome da
 Peritonite malassorbimento
 Morbo di Crohn o  Poliposi coliche
rettocolite ulcerosa familiari
 Sindrome del colon  Tumori
irritabile  Emorroidi – ulcere
- fistole
Fegato
 Il fegato è il maggiore  I due lobi maggiori sono
organo interno del nostro quello di destra, che è
corpo, pesa 1,5 kg. ca ed è quello più grande e quello
situato nel quadrante di sinistra (che è più
addominale superiore di piccolo). I 2 lobi minori
destra appoggiato alla sono evidenziabili soltanto
faccia inferiore della cupola in una visione dal basso e
diaframmatica nello spazio sono il lobo quadrato ed il
chiamato sovramesocolico. lobo caudato. L’ilo epatico
A livello topografico è quello che vede il
corrisponde all’ipocondrio passaggio all’interno
di destra e all’epigastrio ed dell’organo dei vasi
all’ipocondrio di sinistra arteriosi, l’innervazione e
nella sua parte più laterale. l’uscita dei vasi venosi,
linfatici e in questo caso ci
sono anche i dotti biliari
che escono dal fegato e
vanno verso la colecisti.
 Legamento ROTONDO:
medialmente al falciforme si
Fegato dirige alla faccia posteriore
dell’ombelico;
 solco sagittale superiore dove vi è  Legamento PICCOLO
la riflessione delle lamine EPIPLON: dalla faccia
peritoneali che vanno a costituire il postero-inferiore del fegato al
legamento falciforme. E’ a partire bordo destro dell’esofago
da questo legamento che il fegato addominale, con la piccola
viene diviso in lobo di destra e lobo curva gastrica (collegamento
di sinistra. epato-gastrico) e con la prima
Mezzi di fissità del fegato: parte del duodeno
(collegamento epato-
 Pressione dei visceri circostanti;
duodenale), che può essere
 Legamento EPATO-FRENICO (va rinforzato da un altro
dall’area libera, o area nuda, del legamento, che si chiama:
fegato alla faccia posteriore del  Legamento CISTICO-
diaframma); DUODENALE: non sempre
 Legamento CORONARIO (dalla presente, prolunga il piccolo
faccia post. del fegato alla faccia epiplon verso destra, andando
post. del diaframma, con i suoi 2 dalla colecisti al duodeno;
foglietti triangoli, 1 di destra e 1 di  Anche la vena cava inferiore
sinistra); ed i vasi del peduncolo
 Legamento FALCIFORME (dalla epatico formano una struttura
faccia superiore del fegato a quella di fissità per il fegato.
inferiore del diaframma e alla
faccia posteriore della parete
addominale);
Fegato
 entrano la vena
porta, l’arteria
epatica, e un piccolo
plesso nervoso
dall’ilo escono i dotti
linfatici, i dotti biliari
di destra e di sinistra
che provengono dai
rispettivi lobi epatici.
In questo caso non
escono vene dall’ilo
epatico, perché le
vene escono
dall’alto.
Struttura
 piramidi esagonali
vicine l’una all’altra,
che hanno una zona
centrale dove c’è la
vena centrolobulare e
6 angoli periferici in cui
troviamo degli altri
dotti che sono quello
epatico, la vena porta
e l’arteria epatica
riuniti in quella che si
chiama triade portale.
Inoltre vediamo dei
vasi che vanno dalla
periferia verso il
centro.
Lobuli epatici
 Il fegato, è ricoperto da una capsula
connettivale chiamata capsula fibrosa di
Glisson e dal peritoneo viscerale, viene
suddiviso da una rete di setti che provengono
da questa capsula connettivale.
 Sono questi setti a fare la struttura portante del
fegato.
 I vasi, i nervi e i dotti biliari vengono
accompagnati da questi setti connettivali nelle
loro ramificazioni all’interno del fegato. Questi
setti di connettivo finiscono per dividere il
parenchima epatico in lobuli, che sono i prismi
esagonali precedentemente visti e sono i lobuli
epatici.
Lobuli epatici

 Questi prismi hanno una parte centrale ed una


periferica:
 in quella centrale si trova la cosiddetta vena
centro-lobulare e
 in quella periferica abbiamo un ramo della vena
porta, con rametti e capillari che
vascolarizzeranno la parte più interna del prisma.
Nel prisma ci sono gli spazi di Khyrman:
all’interno di questo spazio si trova quella che è
chiamata la triade portale, formata da un ramo
della vena porta, un ramo dell’arteria epatica e un
ramo dei dotti biliari: in ogni angolo del prisma c’è
una triade portale.
Sinusoidi
 ogni lobulo è formato da questa serie di
lamine cellulari, anastomizzate tra loro,
che sono però non tutte lamine solide e
dense, bensì tra loro prevedono degli
spazi all’interno dei quali possono
passare i capillari;
 si tratta di capillari di tipo fenestrato che
permettono lo scambio di molecole
nutrienti fondamentali che non sono
tanto piccole. Questi capillari vengono
chiamati anche sinusoidi epatici.
Triade portale
 Il sangue arriva attraverso il ramo della
vena porta, passa attraverso questi
capillari, le cellule epatiche prendono
tutto quello che serve loro e danno tutto
quello che non serve loro, e poi il sangue
va a finire nella vena centro-lobulare.
 Quindi il sangue va dalla periferia (triade
portale) verso il centro (vena centro-
lobulare). Le vene centro-lobulari poi si
raccolgono e convergono nella vena più
grande chiamata vena sotto-lobulare e
poi nelle vene epatiche.
Bile e capillari biliari
 la bile fa il percorso inverso. Mentre il sangue va
dalla vena porta ai sinusoidi alla vena centro-
lobulare e poi ai rami più grandi, la bile è
prodotta dal fegato, si incanala nei canalicoli o
capillari biliari fino ad arrivare al dotto biliare, che
condurrà la bile all’esterno.
 Quindi i due passaggi sono l’uno il contrario
dell’altro, cioè, mentre noi abbiamo che per
quanto riguarda il drenaggio del sangue si va dal
centro alla periferia di quello che è il nostro
lobulo epatico, per la bile è l’esatto contrario.
Infatti la bile si riversa negli spazi intercellulari
che sono all’inizio senza parete (e si chiamano
quindi capillari biliari), poi si trasformano in
canalicoli biliari.
Vascolarizzazione
 Arteria epatica – ramo
dell’arteria celiaca
 Vena porta
 vene centro-lobulari,
che confluiscono poi
nelle vene sotto
lobulari, e poi in tronchi
maggiori che formano
le vene epatiche, che
a loro volta andranno
poi a gettarsi nella
vena cava inferiore
Anastomosi porto cavali
 anastomosi porto-cavali:
 plesso esofageo;
 plesso emorroidario;
 anastomosi retro-peritoneali;
 anastomosi paraombelicali.
Dotti biliari
 I dotti biliari, chiamati
anche dotti epatici
escono dal fegato,
trasportando la bile e si
uniscono nel dotto
epatico comune, che
vedremo con la colecisti.
Il dotto epatico comune
viene raggiunto più
avanti dal dotto cistico,
che proviene appunto
dalla colecisti e insieme
formano il dotto
coledoco che va a
sbucare nel duodeno
assieme al dotto
pancreatico maggiore
nella papilla di Vater.
Colecisti
 La cistifellea, o  Poi la colecisti si
colecisti che dir si continua in un dotto,
voglia, è un sacchetto che ha un andamento
posizionato al di sotto ad “S”, detto dotto
del fegato all’interno cistico, dove sono
della fossa della presenti delle valvole e
colecisti, che ha una si unisce con il dotto
lunghezza di circa 8 epatico comune
cm., una larghezza di (congiunzione del
4cm. e contiene circa dotto epatico di destra
50-60 mml. di bile. con il dotto epatico di
sinistra), per andare a
formare il dotto
coledoco. La cistifellea
è completamente
rivestita dalla sierosa
peritoneale.
Dotto cistico
 dotto cistico ha una  Il dotto coledoco ha una
parte più spiraliforme sua muscolatura perché
all’inizio ed una parte più la bile deve scendere
liscia nel suo tratto ma assolutamente non
terminale. Si unisce poi risalire, perché l’acido
con il dotto epatico cloridrico del duodeno è
comune per formare il letale per il fegato, e
coledoco. Quest’ultimo quindi dev’essere uno
decorre dietro al sfintere sicuro, che tiene
duodeno, e nel suo tratto bene, e tale sfintere
terminale riceve il comincia 1 cm. prima
condotto pancreatico dello sbocco in modo da
maggiore (o dotto di impedire ogni tipo di
Wirsung) e va a sbucare reflusso.
con questo all’interno
della papilla duodenale
maggiore (o papilla di
Vater).
Funzioni del fegato
Processi catabolici, in cui:
Processi anabolici, cioè  coniuga ed elimina la
costruenti: bilirubina (fondamentale per
 mantiene la glicemia; fare la bile);
 sintetizza le proteine:  converte l’ammoniaca in urea;
albumine, globuline e tutti i  degrada gli ormoni steroidei
fattori della coagulazione; (tipo estrogeni);
 serve per il metabolismo  serve per il metabolismo
lipidico, perché converte gli dell’alcool.
acidi grassi in trigliceridi
(perché noi funzioniamo  Ha poi dei processi
consumando ATP, ma non detossificanti: quasi tutti i
possiamo immagazzinarlo, farmaci e gli ormoni vengono
bensì lo attingiamo per i ¾ in qualche modo rielaborati
dagli acidi grassi); chimicamente (e poi eliminati.
 sintetizza e libera lipoproteine,  Ha funzioni di deposito: è il
cioè proteine legate alla parte nostro grande magazzino,
lipidica, quelle che portano in contiene:
giro il colesterolo; ◦ il glicogeno, che poi ci darà
glucosio;
 sintetizza il colesterolo;
◦ le vitamine (A-B12-D-E-F-K),
 sintetizza i sali biliari. quelle liposolubili (non quelle
idrosolubili, che eliminiamo);
◦ i metalli (tipo Rame).
 Formata da Sali biliari,
fosfolipidi, pigmenti biliari
Bile  pigmenti biliari, che
rappresentano il prodotto di
 Il fegato produce la bile, che non
è però ancora quella che verrà degradazione dell’emoglobina.
emessa dalla colecisti. Il fegato I globuli rossi hanno una
produce ogni giorno circa 600- durata di circa 10 gg,
1000 cc di bile, che viene contengono dei gruppi eme;
prodotta praticamente in via giunto il momento della sua
continua; si arresta la produzione degradazione, tutto ciò che è
solo quando la pressione possibile viene recuperato.
presente nelle vie biliari è L’emoglobina, essendo molto
maggiore rispetto alla pressione importante per il nostro
di tipo portale. organismo, viene recuperata
per quanto è possibile. Una
 La bile è il prodotto con cui il
parte però è vecchia e viene
fegato una parte delle sostanze degradata per essere
che non gli servono, mettendoci eliminata, e per fare ciò viene
dentro però qualcosa che serve trasformata in pigmento
anche per i nostri processi biliare.
digestivi. E’ quindi prodotta a
partire dagli epatociti e viene  catabolismo dell’eme, cioè si
rilasciata nei canalicoli biliari. riutilizza una parte
dell’emoglobina. La parte che
resta viene a formare la
birilubina, che dà il colore
verdognolo alla bile.
Patologia fegato
 Ittero. è quella colorazione
giallastra, che può diventare  Epatomegalia: è un segno,
verde fino al fluorescente, data non una patologia. Il margine
dal colore dei tegumenti a causa inferiore del fegato è sempre
delle concentrazioni di birilubina. palpabile, mentre il margine
La colorazione itterica superiore si può
inizialmente interessa la eventualmente individuare
congiuntiva, perché le mucose facendo le manovre di
dell’occhio sono più sensibili alla percussione. E’ difficile capire
birilubina. Si accompagna se il fegato che stiamo
all’ittero, di solito, la presenza di valutando è ingrossato o sia
urine più scure, un diminuito ptosico (cioè abbassato), e
appetito, feci più chiare e per fare ciò occorrerà fare altri
pastose, che possono essere esami.
fetide a causa del fatto che i
grassi sono indigeriti, e problemi  Le patologie più frequenti che
tossici, dati dalla ritenzione dei causano epatomegalia sono la
sali biliari, che possono cirrosi etilica ed il cancro al
depositarsi sulla cute, quando fegato.
sono in eccesso, causando un  Ascite: presenza di liquido
prurito veramente notevole. libero in cavità peritoneale.
Patologia fegato
 Cirrosi. E’ una patologia  Quindi vengono distrutte
determinata da criteri di parti di fegato che si
tipo anatomico ed è ricostituiscono senza
determinata dalla perdere la struttura
consistenza di una fibrosi originale, ma sotto forma di
diffusa epatica con noduli, determinando così
alterazioni del parenchima un’alterazione funzionale
epatico di tipo regressivo del fegato
(cioè viene distrutto)
associato ad una
rigenerazione di epatociti
sotto forma di noduli, che
modifica la normale
architettura del fegato. A
questo si associano dei
criteri biologici di
alterazioni epatocellulari
diffuse ed infiammazioni
mesenchimali.
Cirrosi
 Questi noduli andranno a comprimere le
vene sotto-lobulari dando
un’ipertensione portale post-
sinusoidale, cioè vanno a comprimere
le vene centro-lobulari e sotto-lobulari
dopo i sinusoidi epatici e formano dei
cortocircuiti epatici. Cioè in questa
rielaborazione causale del fegato,
invece di riformarsi il circuito di
filtrazione originario, si creano degli
shunt tra la vena porta e la vena cava
bypassando completamente le lamine
cellulari che dovrebbero fare da filtro,
finendo col portare fuori del sangue
molto poco filtrato. La cirrosi può essere
o l’esito di processi epatitici
(infiammazioni) o di processi di deposito
di sostanze in eccesso
(desaurismosici). La cirrosi che segue
ad una steatosi (accumulo di acidi
grassi) è un processo desaurismosico.
Patologia fegato
 Cirrosi etilica: è una  Gli itteri. Nell’ittero è
patologia che interessa presente una
l’etilista cronico, quindi è concentrazione nel sangue
importante la durata di birilubina aumentata dai
dell’intossicazione da valori normali di 2-2,5
alcool. Spesso i soggetti mg/dl a valori superiori a 7.
cirrotici etilici bevono molto I motivi sono due: o viene
e mangiano poco, prodotta in eccesso o viene
assumendo e producendo eliminata in difetto. Quando
scarsi elementi nutrienti. c’è un aumento dei valori
ematici di birilubina ,
questa tende ad andare a
impegnare i tessuti, in
modo particolare le
mucose, determinando una
colorazione giallastra,
arancione o verde della
cute.
Epatite
 Il concetto dell’ittero epatico è  La trasmissione di queste
quello dell’epatite virale patologie è prevalentemente
acuta. Ci sono vari tipi di per via parenterale (attraverso
epatite: il sangue), via sessuale,
 Epatite A, che viene attraverso le punture di
trasmessa attraverso gli artropodi (zecche ed animali
alimenti; è la forma meno di questo tipo) ed attraverso il
dannosa, in quanto solo per parto (nel momento in cui tra
un breve periodo si è gialli, madre e feto non c’è più il
astienici, etc… Il paziente “filtraggio” da parte del liquido
viene tenuto in isolamento amniotico). Sono presenti
per breve periodo, ma non si portatori sani.
creano grossi danni.  Le epatiti però non sono solo
 Epatite B virali, ma sono in continuo
aumento anche le epatopatie
 Epatite non A non B (detta da farmaci (i farmaci vengono
epatite C) detossificanti a livello epatico).
 Epatite delta
Epatite
 L’epatite cronica è un
processo infiammatorio
diffuso del fegato che
decorre per un periodo di
almeno 6 mesi. Ci sono
forme ad evoluzione più
veloce (che preoccupano
maggiormente) e forme ad
evoluzione meno veloce
(che ci preoccupano
minimamente), dove
generalmente si fa molto
poco. Di solito seguono
entrambe ad un’epatite
virale acuta dove c’è una
sofferenza del parenchima;
in quelle forme di tipo
cronico attivo tende ad
andare in esito di cirrosi o
di fibrosi.
Colecisti
 Una colica biliare
raramente dà dolore solo
localizzato nella cistifellea,
ma si fa sentire anche
nelle aree di dolore
biliare.
 l’irritazione meccanica
della mucosa (cioè un
qualunque motivo tipo la
presenza di litiasi, di stasi
della bile, etc..), lo
spasmo della muscolatura
colecistica (spasmo che
può essere dato anche da
un calcolo) oppure il
contrario, ossia la
distensione acuta della
colecisti o della via biliare
Colecisti
 Colica biliare o epatica.  Se il calcolo scende
La patologia più tipica è ulteriormente si può
la litiasi dei calcoli avere la litiasi del
della colecisti (può coledoco. Che un
essere anche calcolo si formi
asintomatica); di solito direttamente nel
sono i calcoli più grossi coledoco è molto
che non riescono ad difficile, ma è più tipico
imboccare il dotto che vi possa scendere. Il
cistico. (in alto triangolo calcolo può scendere in
per la precipitazione ed varie posizioni (più in
in basso la formazione alto, più in basso, etc…)
dei calcoli). e può succedere che la
bile, non potendo
passare, possa refluire
nel fegato dando ittero.
Pancreas
 Il pancreas è una ghiandola  Il pancreas è un organo
situata, con la sua testa, retroperitoneale, ha un asse
all’interno della C duodenale. La maggiore trasversale e si
caratteristica principale del trova al davanti delle prime
pancreas è quella di avere una due vertebre lombari. Ha una
dualità non indifferente: è parte più dilatata che si
composto da una parte di chiama testa e che è la parte
parenchima a secrezione situata nell’ansa duodenale,
endocrina che controlla la ha una porzione più ristretta
regolazione della glicemia che prende il nome di istmo,
(quando le insule non funzionano poi ha un corpo ed una coda.
bene si ha il diabete) ed una parte
di parenchima a secrezione
esocrina che secerne gli enzimi
che servono a scindere le
proteine, dunque enzimi
proteolitici, enzimi glicolitici ed
enzimi lipolitici; quindi il grosso
degli enzimi presenti nel duodeno
derivano dal succo pancreatico.
Inoltre il succo pancreatico è
altamente alcalino per ridurre
l’acidità presente nel duodeno per
l’arrivo del chimo acido.
Pancreas
 Gli acini pancreatici  Il pancreas (parete a
confluiscono all’interno secrezione esocrina)
di dotti che vanno a versa tutte le sue
confluire in un unico secrezioni nel duodeno,
dotto, il dotto dove gli enzimi vengono
pancreatico di attivati: essendo enzimi
Wirsung, che attraversa proteolitici, se questi
tutto il pancreas dalla fossero già attivi nel
coda alla testa. Esiste pancreas i dotti
poi un dotto verrebbero autodigeriti.
pancreatico minore (o Quindi gli enzimi
accessorio o dotto di arrivano sotto forma di
Santorini) che sbuca proenzimi e vengono
nella papilla duodenale attivati solamente a
minore (o papilla di livello del canale
Santorini). alimentare.
Patologia
 La pancreatite acuta è  pancreatite cronica: è
un’infiammazione del sicuramente più
pancreas. Il dolore da frequente della acuta. E’
pancreatite è una affezione aspecifica
considerato uno dei 5 del pancreas e
dolori più forti che rappresenta una delle
esistano. E’ un processo classiche complicanze
patologico in cui il dell’alcolista. Si
pancreas si caratterizza da una
autodigerisce, per cui ci disfunzione diffusa o a
potrà essere edema, segmenti, con sclerosi
emoraggia e comunque del tessuto e c’è la
si formerà una flogosi precipitazione all’interno
massiva. dei dotti pancreatici di
sostanze proteiche sulle
quali vanno a depositarsi
sali di calcio.