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CAPITOLO 4

Il calcolo integrale
Il problema che arontiamo in questo capitolo `e il calcolo di aree di alcune regioni del piano.
Iniziamo il capitolo spiegando a quali regioni piane siamo interessati. Questi argomenti sono
in relazione con il calcolo di funzione di ripartizione, valore atteso e varianza di variabili
aleatorie continue.
1. Calcolo di aree


f(x) a < x < b
a b
Sia f una funzione limitata e non negativa nel-
lintervallo [a, b]. Si desidera calcolare larea del-
la regione colorata in rosso in gura, ossia della
regione compresa tra lasse delle ascisse, le rette
x = a, x = b e il graco della funzione f(x).
Iniziamo a dividere lintervallo [a, b] in n sottointervalli: dapprima scegliamo n + 1 punti a
caso nellintervallo [a, b] in modo che a = x
0
< x
1
< . . . < x
n
= b. Questo procedimento ci
permette di partizionare lintervallo iniziale [a, b] in n sottointervalli del tipo [x
i1
, x
i
], che
si toccano solo agli estremi. Per comodit`a, indichiamo con P linsieme contenente gli n + 1
punti scelti e lo chiamiamo partizione dellintervallo [a, b].


x
0
= a x
1
x
2
x
3
x
4
= b
In ciascun sottointervallo del tipo [x
i1
, x
i
] ap-
prossimiamo per difetto larea della regione che
ci interessa con larea del rettangolo che ha stessa
base ma altezza m
i
= inf {f(x) : x [x
i1
, x
i
]}.
Sommando le aree degli n rettangoli della parti-
zione P scelta otteniamo unapprossimazione per
difetto dellarea che desideriamo valutare.
53
54 Capitolo 4
Tale approssimazione si chiama somma inferiore relativa alla partizione P, si indica con
s(f, P) e si ha
s(f, P) =
n

i=1
m
i
(x
i
x
i1
).
Analogamente possiamo pensare di approssimare larea della regione in gura per ecces-
so: sulli-esimo sottointervallo i valori della funzione sono pi` u piccoli del valore M
i
=
sup {f(x) : x [x
i1
, x
i
]}. La somma superiore relativa alla stessa partizione `e la somma
delle aree dei rettangoli di stessa base ma altezza M
i
. La indichiamo con S(f, P); quindi
S(f, P) =
n

i=1
M
i
(x
i
x
i1
).
Si noti che al crescere del numero di punti della partizione, la somma inferiore cresce e la
somma superiore decresce.


x
0
= a x
1
y x
2
x
3
x
4
= b
Infatti, se pensiamo, come in gura, di aggiungere
un punto tra x
1
e x
2
alla partizione iniziale, allora
lapprossimazione del basso contempla anche la-
rea del rettangolo verde. Questo accade perche
[x
1
, y] e [y, x
2
] sono contenuti in [x
1
, x
2
], quindi
inf {f(x) : x [x
1
, x
2
]} inf {f(x) : x [x
1
, y]}
inf {f(x) : x [x
1
, x
2
]} inf {f(x) : x [y, x
2
]}.
Quindi, se P e Q sono due partizioni dellintervallo [a, b] e P Q
s(f, P) s(f, Q) S(f, Q) S(f, P).
Indichiamo con s(f) e S(f) rispettivamente lintegrale inferiore e lintegrale superiore di f
deniti da
s(f) = sup {s(f, P) : P partizione di [a, b] }
S(f) = inf {S(f, P) : P partizione di [a, b] } .
Ovviamente s(f) e S(f) sono due numeri reali, compresi tra m(b a) e M(b a), dove
m = inf {f(x) : x [a, b]} e M = sup {f(x) : x [a, b]}.
Definizione 4.1. La funzione f si dice integrabile (secondo Riemann) in [a, b] se i due
procedimenti di approssimazione forniscono lo stesso risultato, ossia s(f) = S(f). In tal
caso si chiama integrale denito tra a e b della funzione f tale valore comune e si indica col
simbolo
_
b
a
f(x) dx.
Tutte le considerazioni che abbiamo sinora svolto continuano ad avere senso anche se f non
`e necessariamente positiva, con la convenzione che aree di regioni che stanno nel terzo o
4.1 Calcolo di aree 55
quarto quadrante contino come negative. In questo modo, lintegrale diventa un modo di
rendere continuo il processo di somma.
0 1 2 3 4
1
0
1
2
3
Ossia: se la funzione f ha il graco in gura, allora
_
4
0
f(x) dx = 2+10.5+1.5, ovvero lintegrale di f
sullintervallo [0, 4] `e un modo (un po complicato)
di sommare i valori 2, 1, 0.5, 1.5.
Non tutte le funzioni sono integrabili, come mostra il seguente esempio.
ZEsempio 4.1. La funzione di Dirichlet
D(x) =
_
0 x [0, 1] \ Q
1 x [0, 1] Q
non `e integrabile sullintervallo [0, 1]. Infatti, comunque si scelga una partizione P dellin-
tervallo [0, 1], risulta
s(D, P) = 0 S(D, P) = 1.
Quindi s(D) = 0 e S(D) = 1.
Tuttavia, un teorema importante garantisce che se f `e continua su [a, b], allora f `e integrabile
in [a, b]. Quindi la maggior parte delle funzioni che conosciamo risultano integrabili. Questo
teorema, che non dimostriamo, si basa sullidea che se f `e continua allora oscilla poco, ossia
`e possibile partizionare lintervallo [a, b] in modo che la dierenza tra il valore massimo e il
valore minimo di f su un dato sottointervallo (del tipo [x
i1
, x
i
] individuato dalla partizione
scelta) sia piccola a piacere.
Le seguenti propriet`a dellintegrale denito sono gracamente ovvie.
Propriet` a. Siano f e g funzioni integrabili su [a, b]. Allora


a c b
1- Additivit`a dellintegrale denito.
Se a c b allora f `e integrabile su [a, c] e su
[c, b] e
_
b
a
f(x) dx =
_
c
a
f(x) dx +
_
b
c
f(x) dx.
56 Capitolo 4
2- Linearit`a dellintegrale denito.
Siano e due numeri reali, allora
_
b
a
(f(x) + g(x)) dx =
_
b
a
f(x) dx +
_
b
a
g(x) dx.


f(x)
f(x)
0
(Nella gura il caso di = 1, = 0; gli integrali
dieriscono per il segno)


a b
f(x)
g(x)
3- Monotonia dellintegrale denito..
Se sullintervallo [a, b] vale f(x) g(x), allora
_
b
a
f(x) dx
_
b
a
g(x) dx.
4- Propriet`a della media. Se inoltre f `e continua e indichiamo con m il minimo e con M
il massimo di f sullintervallo [a, b], allora
m(b a)
_
b
a
f(x) dx M(b a).
Il valore
1
b a
_
b
a
f(x) dx
si chiama valor medio di f e rappresenta laltezza di un rettangolo che ha per base lintervallo
[a, b] e area uguale a quella della regione tratteggiata nella prima gura. Per il Teorema dei
valori intermedi esiste in [a, b] tale che
f() =
1
b a
_
b
a
f(x) dx.
Notiamo che dalla additivit`a dellintegrale (con a = c) segue che
_
a
a
f(x) dx = 0.
4.2 I teoremi fondamentali 57
Inoltre combinando la monotonia e la linearit`a si ottiene
_
b
a
|f(x)| dx
_
b
a
f(x) dx
_
b
a
|f(x)| dx, ossia

_
b
a
f(x) dx

_
b
a
|f(x)| dx.
Per consistenza con la propriet`a 1), si pone
_
a
b
f(x) dx =
_
b
a
f(x) dx.
Nella prossima sezione vediamo come calcolare gli integrali deniti.
2. I teoremi fondamentali
Data una funzione f integrabile sullintervallo [a, b], possiamo considerare la funzione inte-
grale I
f
denita per ogni x in [a, b] da
I
f
(x) =
_
x
a
f(t) dt.
Ovviamente I
f
(a) = 0 e I
f
(b) =
_
b
a
f(t) dt.
Teorema 4.2 (Teorema fondamentale del calcolo integrale). Se f `e continua in [a, b], la
funzione integrale I
f
di f risulta derivabile in (a, b) e la sua derivata `e
(I
f
)

(x) = f(x) x (a, b).


Dimostrazione. Sia x
0
un punto ssato dellintervallo (a, b). Calcoliamo il rapporto
incrementale di I
f
in x
0
e usiamo ladditivit`a dellintegrale
I
f
(x) I
f
(x
0
)
x x
0
=
_
x
a
f(t) dt
_
x
0
a
f(t) dt
x x
0
=
_
x
a
f(t) dt +
_
a
x
0
f(t) dt
x x
0
=
1
x x
0
_
x
x
0
f(t) dt.
Siccome f `e continua, per la propriet`a della media esiste
x,x
0
compreso tra x
0
e x tale che
1
x x
0
_
x
x
0
f(t) dt = f(
x,x
0
).
Quando x si avvicina a x
0
, anche
x,x
0
si avvicina a x
0
. Quindi
lim
xx
0
I
f
(x) I
f
(x
0
)
x x
0
= lim
xx
0
f(
x,x
0
) = f(x
0
).
Questo vuol dire che I
f
`e derivabile in x
0
e che la sua derivata in tale punto `e f(x
0
) e il
teorema `e dimostrato.
58 Capitolo 4
Definizione 4.2. Sia f una funzione denita sullintervallo I. Si dice che una funzione F
denita su I `e primitiva di f se F

(x) = f(x) per ogni x in I.


Una importante conseguenza del Teorema 4.2 `e che ogni funzione continua f in un intervallo
[a, b] ammette una primitiva: la funzione I
f
. In particolare, I
f
(x) `e quella primitiva di f(x)
che si annulla per x = a.
Ricordando anche il corollario della regola di Hopital (Proposizione 1.6), anche una funzione
possa ammettere una primitiva sullintervallo I, non deve presentare discontinuit`a a salto.
Per analogia con il caso della funzione integrale di una funzione continua, si indica con il
simbolo di integrale indenito
_
f(x) dx linsieme di tutte le primitive di f , ovvero
(4.1)
_
f(x) dx = {F(x) : F primitiva di f} .


`
E evidente che se F `e primitiva di f sullintervallo
I, allora anche ogni traslata verticalmente di F `e
una primitiva di f; in particolare una funzione ha
innite primitive.
Nel disegno, la funzione F(x) = x
2
`e una primitiva
di f(x) = 2x, ma anche tutte le funzioni del tipo
x
2
+k con k costante reale sono ancora primitive
di f(x).
Ma queste sono tutte le primitive di f:
Teorema 4.3. Se F e G sono primitive della funzione f sullintervallo I, allora F e G
dieriscono per una costante.
Dimostrazione. Infatti F

(x) = G

(x) = f(x) per ogni x in I. Quindi F(x) G(x) `e


una funzione con derivata nulla sullintervallo I. Ma allora per una conseguenza del Teorema
di Lagrange, F(x) G(x) `e costante in I; il che vuol dire che esiste una costante k in R tale
che F(x) = G(x) + k per ogni x in I.
Spesso nella (4.1) si omettono le parentesi grae e si scrive pi` u semplicemente
_
f(x) dx = F(x) + k, k R,
4.2 I teoremi fondamentali 59
dove F `e una qualche primitiva ssata di f.
ZEsempio 4.4. Calcolare una primitiva di x; calcolare quella primitiva che si annulla in 1;
inne, calcolare
_
3
2
xdx.
Abbiamo appena constatato che x
2
`e una primitiva di 2x; dovrebbe essere facile convenire
che x
2
/2 `e una primitiva di x. Quindi tutte le primitive di x sono
_
xdx =
x
2
2
+ k k R.
Quella particolare primitiva F tale che F(1) = 0 sar`a quindi di questo tipo; basta trovare il
valore di k: occorre che 0 = 1/2 + k, quindi F(x) =
x
2
1
2
.
Notiamo inne che, per il Teorema fondamentale, anche I
f
(x) =
_
x
2
t dt `e una primitiva di
f(x) = x. Ma allora anche I
f
sar`a del tipo
x
2
2
+ k per una opportuma costante k. Siccome
I
f
(2) = 0, deve risultare 0 = I
f
(2) = 2 +k, quindi k = 2. Ne deriva che I
f
(x) =
x
2
2
2. In
particolare per x = 3
_
3
2
t dt = I
f
(3) =
9
2
2 =
5
2
.

Il ragionamento del precedente esempio ha validit`a generale: ecco una facile regola di calcolo
per
_
b
a
f(x) dx una volta che si conosca una primitiva arbitraria F di f.
Teorema 4.5. Sia f una funzione continua sullintervallo [a, b] e sia F una sua primitiva.
Allora
_
b
a
f(x) dx = F(b) F(a).
Dimostrazione. Siccome F e I
f
sono entrambe primitive di f, allora esse dieriscono
per per una costante k, ovvero
(4.2) I
f
(x) + k = F(x).
Siccome I
f
(a) = 0, per x = a avremo che k = F(a). Per x = b nella formula (4.2) avremo
invece I
f
(b) + k = F(b). Ma allora
I
f
(b) =
_
b
a
f(x) dx = F(b) k = F(b) F(a).

Spesso nelle applicazioni risulta comodo indicare la dierenza F(b)F(a) mediante il simbolo
F(x)

b
a
= F(b) F(a).
60 Capitolo 4
ZEsempio 4.6. Calcolare
_
2
0
x
3
dx.
Una primitiva di x
3
`e
x
4
4
. Pertanto
_
2
0
x
3
dx =
x
4
4

2
0
=
2
4
4

0
4
4
= 4.

Vista limportanza di saper costruire primitive di funzioni, nella prossima sezione proponiamo
alcuni metodi per poterle calcolare abbastanza agevolmente.
3. Calcolo di primitive
Anticipiamo subito che non ci sono regole generali per calcolare primitive, tranne per classi
di funzioni particolari. Il punto di partenza sono le primitive fondamentali del prossimo
esempio e/o della tabella.
ZEsempio 4.7. i) Una primitiva di f(x) = 1 su R `e la funzione F(x) = x; tutte le primitive
sono quindi della forma x + k, per un qualche k reale.
ii) Sia n = 1, 2, . . .. Una primitiva di f(x) = x
n
su R `e la funzione F(x) =
x
n+1
n+1
; tutte le
primitive sono quindi della forma
x
n+1
n + 1
+ k,
per un qualche k reale.
iii) Una primitiva di f(x) =
1
x
su I = (0, +) `e F(x) = log x. Tutte le primitive di f su
(0, +) sono quindi della forma log x + k, per un qualche k reale.
iv) Una primitiva di f(x) =
1
x
su J = (, 0) `e F(x) = log(x). Tutte le primitive di f
su (, 0) sono quindi della forma log(x) + k, per un qualche k reale.
`
E uso comune dire che la generica primitiva di
1
x
`e della forma log |x| + k, tralasciando di
specicare quale intervallo si stia considerando. Pi` u corretto sarebbe scrivere
_
1
x
dx =
_
log x + k
1
x > 0
log(x) + k
2
x < 0,
con k
1
, k
2
R.
4.3 Calcolo di primitive 61
Tabella 1. Primitive delle funzioni elementari
f(x)
_
f(x) dx
x

= 1
1
+ 1
x
+1
+ k
1
x
log |x| + k
1
1+x
2
arctg x + k
1

1 x
2
arcsin x + k
e
x
e
x
+ k
sin x cos x + k
cos x sin x + k
1
cos
2
x
tg x + k
1
sin
2
x
cotg x + k
Introduciamo ora alcune regole per poter utilizzare e combinare le primitive gi`a note.
Proposizione 4.8 (Linearit`a dellintegrale). Siano f e g funzioni continue su un intervallo
I e sia a un numero reale. Allora per ogni x in I
_
_
f(x) + g(x)
_
dx =
_
f(x) dx +
_
g(x) dx
_
a f(x) dx = a
_
f(x) dx.
Dimostrazione. La verica `e molto semplice: se F(x) `e una primitiva di f(x) e G(x)
`e una primitiva di g(x), allora F(x) + G(x) `e una primitiva di f(x) + g(x), per la regola di
derivazione della somma di due funzioni: (F(x) + G(x))

= F

(x) + G

(x) = f(x) + g(x).


Analogamente, per la regola di derivazione di un prodotto per una costante si ha (aF(x))

=
aF

(x) = af(x).
ZEsempio 4.9. Calcolare primitive di f(x) = x
4
5x.
62 Capitolo 4
Per la linearit`a dellintegrale
_
(x
4
5x) dx =
_
x
4
dx 5
_
xdx =
x
4
4
5
x
2
2
+ k,
al variare di k in R.
Proposizione 4.10 (Integrazione per parti). Siano f, g C
1
(I), I intervallo; allora
_
f(x) g

(x) dx = f(x) g(x)


_
f

(x) g(x) dx x I
e per ogni [a, b] I si ha
_
b
a
f(x) g

(x) dx = f(x) g(x)

b
a

_
b
a
f

(x) g(x) dx x I.
Dimostrazione. La prima formula segue notando che la derivata del secondo membro
`e la funzione integranda al primo membro. Infatti, dalla regola di derivazione del prodotto
di due funzioni otteniamo
_
f(x) g(x)
_
f

(x) g(x) dx
_

= f

(x) g(x) + f(x) g

(x) f

(x) g(x) = f(x) g

(x).
La seconda formula `e diretta applicazione del teorema 4.5.
ZEsempio 4.11. Calcolare
a)
_
xe
x
dx b)
_
6
5
log xdx c)
_
x log
2
xdx d)
_
e
x
sin xdx.
a) Si usi integrazione per parti con f(x) = x e g

(x) = e
x
. Si ottiene
_
xe
x
dx = xe
x

_
e
x
dx = xe
x
e
x
+ k,
al variare di k in R.
b) Si usi integrazione per parti con f(x) = log x e g

(x) = 1.
_
6
5
log xdx = x log x

6
5

_
6
5
x
1
x
dx = 6 log 6 5 log 5
_
6
5
1 dx = 6 log 6 5 log 5 1
4.3 Calcolo di primitive 63
c) Si usi integrazione per parti due volte. La prima volta con f(x) = log
2
x e g

(x) = x. La
seconda volta con f(x) = log x e g

(x) = x.
_
x log
2
xdx =
x
2
2
log
2
x
_
x
2
2
(2 log x
1
x
) dx =
x
2
2
log
2
x
_
x log xdx
=
x
2
2
log
2
x
x
2
2
log x +
_
x
2
2
1
x
dx
=
x
2
2
log
2
x
x
2
2
log x +
x
2
4
+ k,
al variare di k in R.
d) Si usi integrazione per parti due volte. La prima volta con f(x) = sin x e g

(x) = e
x
. La
seconda volta con f(x) = cos x e g

(x) = e
x
.
_
e
x
sin xdx = e
x
sin x
_
e
x
cos xdx
= e
x
sin x e
x
cos x
_
e
x
sin xdx.
Ma allora, a meno di una costante k,
2
_
e
x
sin xdx = e
x
sin x e
x
cos x + k
quindi, a meno di una costante c,
_
e
x
sin xdx =
1
2
(e
x
sin x e
x
cos x) + c.

Teorema 4.12 (Integrazione per sostituzione). Siano I, J intervalli, f continua in I e


: J I di classe C
1
(J); allora
_
f((x))

(x) dx =
_
f(y) dy

y=(x)
.
Quindi per ogni [a, b] J si ha
_
b
a
f((x))

(x) dx =
_
(b)
(a)
f(y) dy.
Dimostrazione. La prima formula segue notando che la derivata del secondo membro `e
la funzione integranda al primo membro. Dobbiamo controllare che: se F `e una primitiva di
f, allora F((x)) `e una primitiva di f((x))

(x). Dalla regola di derivazione della composta


di due funzioni otteniamo
(F((x)))

= F

((x))

(x) = f((x))

(x).

64 Capitolo 4
La presenza del simbolo dx consente di rendere un po pi` u automatica la sostituzione in
un integrale. In pratica, si pone y = (x), si scrive dy/dx =

(x) e quindi (come se fosse


un vero quoziente) dy =

(x) dx.
ZEsempio 4.13. Calcolare
a)
_
e
3x
dx b)
_
/4
0
sin x
cos x
dx c)
_
x
x
2
+ 1
dx.
a) Per sostituzione, si ponga y = 3x da cui x = y/3 e quindi dx = dy/3. Si ottiene quindi
_
e
3x
dx =
_
e
y
dy
3
=
1
3
e
y
+ c =
1
3
e
3x
+ c,
al variare di c R.
b) Per sostituzione, si ponga y = cos x e quindi dy = sin xdx. Si noti che, se x varia tra 0
e /4 allora y varia tra 1 e

2/2. Quindi
_
/4
0
sin x
cos x
dx =
_

2/2
1

1
y
dy = log y

2/2
1
= log

2.
c) Per sostituzione, si ponga y = x
2
+ 1 e quindi dy = 2xdx. Allora
_
x
x
2
+ 1
dx =
_
1
y
dy
2
=
1
2
log |y| + c =
1
2
log(x
2
+ 1) + c,
al variare di c R.
Pi` u in generale, vericate che se f(x) `e una funzione di classe C
1
e mai nulla sullintervallo
I, allora
_
f

(x)
f(x)
dx = log |f(x)| + c c R x I.
ZEsempio 4.14. Calcolare
a)
_
1
x
2
7x + 6
dx b)
_
1
x
2
+ 2x + 4
dx c)
_
1
x
2
(x + 1)
dx.
Il metodo consiste nel decomporre la funzione in funzioni razionali pi` u semplici, in base alle
eventuali radici del denominatore.
Con il termine funzioni razionali semplici intendiamo funzioni ad esempio dei tipi:
i)
1
x+a
con a R (una primitiva `e log |x + a|);
ii)
1
(x+a)
n
con a R, n {2, 3, . . .} (una primitiva `e
(x+a)
n+1
n+1
);
iii)
1
x
2
+1
(una primitiva `e arctg x);
4.3 Calcolo di primitive 65
iv)
x
(x
2
+1)
n
con n {2, 3, . . .} (una primitiva `e
(x
2
+1)
n+1
2(n+1)
);
v)
1
(x
2
+1)
n
con n {2, 3, . . .} (per una primitiva rimandiamo al testo [2]).
Un fatto importante `e che ogni funzione razionale si pu`o decomporre nella somma di un
polinomio pi` u una combinazione lineare di funzioni dei tipi sopra citati o che si riconduco-
no a questi tipi tramite semplici sostituzioni. Vediamo negli esempi come ottenere questo
obiettivo. Il punto di partenza sono le radici del denominatore.
Nel caso a), x
2
7x+6 `e un polinomio di grado due con esattamente due radici (di molteplicit`a
uno): 1 e 6. Allora x
2
7x + 6 = (x 6)(x 1). Cerchiamo A, B R in modo che
1
x
2
7x + 6
=
1
(x 6)(x 1)
=
A
x 6
+
B
x 1
.
Siccome
A
x6
+
B
x1
=
A(x1)+B(x6)
(x6)(x1)
, questi numeri A, B devono vericare
A(x 1) + B(x 6) = 1 x R.
Quindi A = 1/5 e B = 1/5 e
_
1
x
2
7x + 6
dx =
1
5
_
1
x 6
dx
1
5
_
1
x 1
dx =
1
5
log |x 6|
1
5
log |x 1| + k,
al variare di k in R. Si ricordi che questa formula ha senso in un intervallo, che non contiene
i punti 1, 6. Quindi ad esempio nellintervallo (1, 6)
_
1
x
2
7x + 6
dx =
1
5
log(6 x)
1
5
log(x 1) + k,
al variare di k in R.
b) Il polinomio di grado due x
2
+ 2x + 4 non ha radici reali. Possiamo per`o scrivere
x
2
+ 2x + 4 = (x + 1)
2
+ 3 = 3
_
(x+1)
2
3
+ 1
_
= 3
_
_
x+1

3
_
2
+ 1
_
.
Quindi, ponendo y =
x+1

3
, otteniamo dx =

3 dy e
_
1
x
2
+ 2x + 4
dx =
_
1
3
_
_
x+1

3
_
2
+ 1
_ dx =

3
3
_
1
y
2
+ 1
dy
=

3
3
arctg y + k =

3
3
arctg
_
x+1

3
_
+ k,
al variare di k in R.
c) Il polinomio di grado tre x
2
(x+1) ha due radici reali: 1 e 0 questultima con molteplicit`a
doppia. Proviamo a determinare A, B, C R in modo che
1
x
2
(x + 1)
=
A
x
+
B
x
2
+
C
x + 1
.
66 Capitolo 4
Con semplici calcoli, ci accorgiamo che A, B, C devono soddisfare
Ax(x + 1) + B(x + 1) + Cx
2
= 1,
quindi A = 1, B = 1, C = 1. Da cui
_
1
x
2
(x + 1)
dx =
_
1
x
dx +
_
1
x
2
dx +
_
1
x + 1
dx = log |x|
1
x
+ log |x + 1| + k,
al variare di k in R.
ZEsempio 4.15. Un esercizio importante `e il seguente. Calcolare
_
2
2
|x 1| dx.



|x 1|
0 2 1 2
Lesercizio `e immediato quando si conside-
ri il graco di |x1|: si tratta di sommare
le aree di due triangoli, uno di base 3 e al-
tezza 3, laltro di base 1 e altezza 1. Quindi
lintegrale proposto vale 5.
Volendo invece trovare una primitiva di |x 1| sullintervallo [2, 2], possiamo procedere in
questo modo (che si adatta a tutte le funzioni del tipo |f(x)|). Notiamo che
|x 1| =
_
x 1 x 1
x + 1 x < 1
quindi
_
|x 1| dx =
_
x
2
2
x + c
1
x 1

x
2
2
+ x + c
2
x < 1,
dove c
1
e c
2
vanno scelti in modo che la funzione a destra risulti derivabile in tutti i punti
(quindi anche continua in 1). Questo accade se c
1

1
2
=
1
2
+ c
2
, ossia se c
2
= c
1
1. Allora
_
|x 1| dx =
_
x
2
2
x + c
1
x 1

x
2
2
+ x 1 + c
1
x < 1,
= c
1
+
_
x
2
2
x x 1

x
2
2
+ x 1 x < 1,
Lintegrale proposto vale quindi
_
2
2
|x1| dx =
x
2
2
x

x=2

x
2
2
+ x 1
_

x=2
= 22
(1 2 1) = 4.
Si poteva anche procedere scrivendo
_
2
2
|x 1| dx =
_
1
2
(1 x) dx +
_
2
1
(x 1) dx. . ..
4. Il metodo dei trapezi
Il Teorema fondamentale aerma in particolare che se f `e una funzione continua, allora essa
ammette sempre primitiva. Tuttavia non `e sempre facile ne sempre possibile esprimere tale
primitiva in termini di funzioni elementari.
4.4 Il metodo dei trapezi 67
Ad esempio si dimostra che le funzioni
e
a x
2
a = 0,
sin x
x
,
e
x
x
, . . .
non hanno primitive esprimibili tramite funzioni elementari.
Si pu`o trovare un valore approssimato dellintegrale denito
_
b
a
f(x) dx usando una somma
superiore (oppure una somma inferiore) relative a una certa partizione. In tal modo appros-
simiamo la funzione f su ciascun intervallo individuato dalla partizione con il suo valore
massimo (oppure con il suo valore minimo).
Un risultato pi` u soddisfacente si ottiene approssimando f tramite spezzate. In questo
consiste il metodo dei trapezi, che ora descriviamo.
Dividiamo il segmento [a, b] in N parti uguali, ciascuna di ampiezza h = (b a)/N; questo
vuol dire che scegliamo una partizione dellintervallo [a, b] della forma
(4.3) a = x
0
< x
1
< . . . < x
N
= b con x
i
= a + ih e h =
b a
N
.




x
0
= a x
1
x
2
x
3
x
4
= b
f(x)
spezzata
Dividiamo quindi la regione di piano compresa
sotto il graco di f in N strisce, sempre di am-
piezza h. Approssimiamo quindi larea di ciascu-
na di queste strisce mediante quella del trapezio
corrispondente. In gura la situazione prendendo
N = 4 sottointervalli dellintervallo [a, b].
In formule, nella striscia compresa tra x
i
e x
i+1
approssimiamo il graco della funzione con
quello della retta passante per i punti (x
i
, f(x
i
)) e (x
i+1
, f(x
i+1
)). Otteniamo quindi un
trapezio, la cui area `e data da semisomma delle basi per altezza, quindi da:
1
2
_
f(x
i
) + f(x
i+1
)
_
h
La somma delle aree di questi trapezi fornisce lapprossimazione dellintegrale denito che
stiamo cercando.
h
2
N1

i=0
_
f(x
i
) + f(x
i+1
)
_
Nella maggior parte dei casi, la stima migliora al crescere di N: notiamo che su ciascun
intervallo abbiamo sostituito alla funzione il polinomio interpolante passanti per gli estremi,
ossia abbiamo sostituito nelli-esimo intervallo la funzione con il polinomio P
i
di grado 1.
68 Capitolo 4
Quanto vale lerrore?
_
b
a
f(x) dx =
N1

i=0
_
x
i+1
x
i
f(x) dx
=
N1

i=0
_
x
i+1
x
i
P
i
(x) dx +
N1

i=0
_
x
i+1
x
i
(f(x) P
i
(x)) dx
=
h
2
N1

i=0
(f(a + ih) + f(a + (i + 1)h)) +
N1

i=0
_
x
i+1
x
i
(f(x) P
i
(x)) dx
Daltra parte per il teorema 1.24 su ciascun intervallo (x
i
, x
i+1
) lerrore f(x) P
i
(x) si
controlla con la derivata seconda della funzione f per il polinomio di grado due dato da
1
2
(x x
i
)(x
i+1
x
i
):

N1

i=0
_
x
i+1
x
i
(f(x) P
i
(x)) dx

N1

i=0
_
x
i+1
x
i
|f(x) P
i
(x)| dx

max{|f

(t)| : t [a, b]}


2
N1

i=0
_
x
i+1
x
i
(x x
i
)(x
i+1
x) dx.
Con la sostituzione t = x x
i
e ricordando dalla (4.3) che x
i+1
= x
i
+ h, scopriamo che gli
integrali della formula precedente sono tutti uguali e valgono
_
x
i+1
x
i
(x x
i
)(x
i+1
x) dx =
_
h
0
t(h t) dt =
_
h
0
(ht t
2
) dt
= h
t
2
2

t
3
3

h
0
=
h
3
2

h
3
3
=
h
3
6
.
Quindi, ricordando le relazioni (4.3)

N1

i=0
_
x
i+1
x
i
(f(x) P
i
(x)) dx

N h
3
12
max{|f

(t)| : t [a, b]}


=
(b a)
3
12 N
2
max{|f

(t)| : t [a, b]}.


Riassumendo:
Teorema 4.16. Sia f : [a, b] R una funzione di classe C
2
, N un numero naturale positivo,
h = (b a)/N. Allora
_
b
a
f(x) dx
h
2
N1

i=0
(f(a + ih) + f(a + (i + 1)h)) ,
nel senso che

_
b
a
f(x) dx
h
2
N1

i=0
(f(a + ih) + f(a + (i + 1)h))

(b a)
3
12 N
2
max{|f

(t)| : t [a, b]}.


4.4 Il metodo dei trapezi 69
ZEsempio 4.17. Usiamo il metodo dei trapezi per approssimare lintegrale denito
_
1
0
e
x
dx.
In modo grossolano, dividiamo lintervallo [0, 1] in ad esempio N = 10 sottointervalli, cia-
scuno di ampiezza h = 1/10 = 0.1. Usando un foglio di Maple, possiamo scrivere ad
esempio
> n:=10:a:=0:b:=1:
> h:=(b-a)/n:
> f:=x->exp(x):
> int_appr:=0:
for j from 0 to n-1 do
int_appr:=int_appr+h*(f(a+j*h)+f(a+(j+1)*h))/2:
od:
int_appr;
Maple risponde con il risultato
1
20
+
1
10
e
1/10
+
1
10
e
1/5
+
1
10
e
3/10
+
1
10
e
2/5
+
1
10
e
1/2
+
1
10
e
3/5
+
1
10
e
7
10
+
1
10
e
4/5
+
1
10
e
9
10
+
1
20
e
1
Per ottenere il risultato in formato virgola mobile scriviamo convert(%,float); e otteniamo
il risultato cercato: il valore approssimato dellintegrale risulta 1.719713491.
Confrontiamo la nostra approssimazione con il vero valore dellintegrale, che in questo caso
`e semplice da calcolare: e 1. Lerrore commesso `e quindi: e 1 1.719713491 (cio`e circa
0.001431663); il risultato `e molto buono, considerato che abbiamo usato solo N = 10
sottointervalli.
Pi` u signicativo `e capire a priori in quanti intervalli avremmo dovuto suddividere [0, 1] per
ottenere un valore approssimato, ad esempio a meno di 10
3
. Siccome la derivata seconda
della funzione e
x
`e la funzione stessa, sullintervallo [0, 1], tale derivata seconda al massimo
vale e < 3. Se scegliamo N sottointervalli lerrore si pu`o quindi controllare con
3
12 N
2
=
1
4 N
2
.
Il problema `e determinare N in modo che questo errore sia minore della precisione scelta, in
questo caso 10
3
. Risulta
1
4 N
2
< 10
3
se N
2
> 250, quindi potremmo scegliere ad esempio
N = 16.
70 Capitolo 4
1
0
1
f(x)
spezzata
Il metodo dei trapezi fornisce una stima accurata,
purche la funzione non abbia accelerazioni e dece-
lerazioni troppo brusche. Nellesempio della gura
accanto, la funzione f(x) = sin(1/x) nellinterval-
lo [0.1, 0.85]. Si sono scelti n = 15 sottointerval-
li (h = 0.05). Pur avendo scelto sottointervalli
molto piccoli, la spezzata non approssima bene la
funzione nel primo sottointervallo. Possiamo con-
trollare che la derivata seconda di questa funzione
`e molto grossa vicino a zero.
ZEsempio 4.18. Approssimare
_
2
1
log(x
2
+ 1) dx a meno di 10
5
.
Sia f(x) = log(x
2
+ 1). Allora f

(x) = 2
1x
2
(1+x
2
)
2
e, siccome sullintervallo [1, 2] valgono
1 + x
2
2, |1 x
2
| 3, otteniamo
|f

(x)| 2
3
4
=
3
2
x [1, 2].
(In realt`a si potrebbe notare dallo studio del graco di f

che |f

(x)| 1/4, ma occorrereb-


bero troppi conti).
Quindi per ottenere una stima a meno di 10
5
dobbiamo dividere lintervallo [1, 2] in N
sottointervalli con N tale che
(b a)
3
12 N
2
max{|f

(t)| : t [a, b]} < 10


5
in questo caso
(2 1)
3
12N
2
3
2
< 10
5
,
quindi ad esempio N = 150 (ma basterebbe N = 112).
Con Maple scriviamo un le che implementi il metodo dei trapezi, facendo calcolare il numero
di intervalli necessari con un ciclo while iniziale.
> f:=x->log(x^2+1):
> a:=1: b:=2:
> prec=10^(-5): # precisione
> Max=3/2: # stima della derivata seconda, che potremmo migliorare usando
> plot(D(D(f)), a..b);
> N:=1; # calcolo numero intervalli necessari con ciclo while
> while ((b-a)^3)*Max/(12*( n^2))>= prec do
n:=n+1:
od:
n;
> h:=(b-a)/n: # passo
> int_appr:=0: # inizializzazione valore approssimato
> for j from 0 to n-1 do
int_appr:=int_appr+h*(f(a+j*h)+f(a+(j+1)*h))/2:
4.5 Integrali impropri 71
od:
> convert(int_appr,float);
In risposta otteniamo 1.169228424 e il valore richiesto `e quindi circa 1.1692.
5. Integrali impropri
Supponiamo di dover studiare la funzione integrale
F(x) =
_
x
0
e
t
t + 1
dt.
Linteresse risiede nel fatto che la funzione integranda non ha primitive esprimibili in forma
elementare, quindi stiamo eettivamente studiando una nuova funzione.
La funzione integranda f(t) =
e
t
t+1
`e denita se t = 1 e ivi continua. In particolare risulta
quindi integrabile su ogni intervallo contenuto in R\{1}. Allora, se 0 e x sono gli estremi di
un intervallo contenuto in R\ {1}, ha senso calcolare lintegrale della formula che denisce
F(x). Ossia se x `e in (1, +), possiamo assegnare un valore a F(x), quindi il dominio di
F(x) contiene lintervallo (1, +). A questo punto, possiamo calcolare i limiti agli estremi
di questo intervallo. Questo ci porta a considerare (idealmente) lintegrale di f sullintervallo
illimitato [0, +) oppure lintegrale di f sullintervallo (1, 0] che `e limitato, ma f non `e
limitata su (1, 0]. Le domande che ci poniamo sono: sappiamo calcolare questi limiti? Se
no, sappiamo almeno stabilire se esistono e se sono niti?
Lintegrale improprio, che introduciamo in questa sezione, `e una estensione dellintegrale
usuale nei casi in cui ci si trovi a integrare in qualche senso su un intervallo illimitato oppure
una funzione ilimitata su un intervallo limitato.
Tratteremo in dettaglio il caso dellintervallo illimitato; riportiamo le principali considera-
zioni per il caso di funzione non limitata su intervallo limitato.
5.1. Caso intervallo illimitato. Sia f una funzione integrabile su ogni intervallo li-
mitato contenuto in [0, +); ad esempio sia f continua sullintervallo [a, +). Allora per
ogni b in [a, +) ha senso calcolare
_
b
a
f(x) dx .
Definizione 4.3. Si dice che f `e integrabile in senso improprio su [a, +) se esiste nito il
lim
b+
_
b
a
f(x) dx. In tal caso si dice che lintegrale `e convergente e si pone
_
+
a
f(x) dx = lim
b+
_
b
a
f(x) dx.
72 Capitolo 4
Nel caso il limite risulti + [rispettivamente ] si dice che lintegrale improprio diverge
a + [rispettivamente a ]. In tutti gli altri casi diciamo semplicemente che lintegrale
improprio non converge. Analogo `e il caso in cui si considerano funzioni continue su se-
miintervalli inniti a sinistra (del tipo (, b]): si pone, quando il limite a destra esiste
nito
_
b

f(x) dx = lim
a
_
b
a
f(x) dx.
Inne si dice che
_
+

f(x) dx `e convergente se sono separatamente convergenti


_
0

f(x) dx
e
_
+
0
f(x) dx. Si pone
_
+

f(x) dx =
_
0

f(x) dx +
_
+
0
f(x) dx.
ZEsempio 4.19. Dire se sono convergenti ed eventualmente calcolare i seguenti integrali:
a)
_
+
0
e
x
dx b)
_
+
1
1
x
a
dx a > 0 c)
_
+
0
sin xdx.
a) Una primitiva di e
x
`e la funzione e
x
. Pertanto
lim
b+
_
b
0
e
x
dx = lim
b+
e
x

b
0
= lim
b+
(e
b
+ 1) = 1.
Questo vuol dire che lintegrale improprio in a) `e convergente e vale 1.
b) Se a = 1 una primitiva di 1/x
a
`e x
a+1
/(a + 1); se a = 1 invece una primitiva `e log x.
Quindi
_
b
1
1
x
a
dx =
_

_
x
a+1
a+1

b
1
se a = 1
log x|
b
1
se a = 1
=
_

_
b
a+1
1
a+1
se a = 1
log b se a = 1
Nel caso a = 1, passando al limite per b tendente a innito otteniamo che lintegrale impropio
`e divergente a +. Lo stesso succede se 0 < a < 1. Invece se a > 1 lintegrale improprio
risulta convergente (e vale 1/(a 1)). Riassumendo
_
+
1
1
x
a
dx
_
`e convergente se a > 1
`e divergente se 0 < a 1.
c) Una primitiva di sin x `e cos x. Pertanto
_
b
0
sin xdx = cos x|
b
0
= cos b + 1.
Poiche lim
b+
cos b non esiste, lintegrale improprio proposto non `e convergente.
4.5 Integrali impropri 73
Nella maggior parte dei casi interessa stabilire se un integrale improprio dato risulta con-
vergente o divergente o non convergente e eventualmente fornire unapprossimazione del suo
valore.
Gli integrali impropri di funzioni non negative (o non positive) sono pi` u facili da trattare.

a b
1
b
2
a b
1
b
2
Infatti se f(x) 0 e a b
1
b
2
, allora
_
b
1
a
f(x) dx
_
b
2
a
f(x) dx,
ovvero la funzione integrale risulta crescente.
Per il teorema sul limite delle funzioni monotone il lim
b+
_
b
a
f(x) dx esiste sempre e pu`o
essere nito (integrale convergente) oppure + (integrale divergente). In altre parole, non
capita mai quanto visto nellesempio c).
Un criterio basilare per stabilire la convergenza o divergenza `e il seguente.
Teorema 4.20 (Teorema del confronto). Siano f e g funzioni continue sullintervallo [a, +)
con 0 f(x) g(x) per ogni x in [a, +).
i) Se
_
+
a
g(x) dx `e convergente, allora anche
_
+
a
f(x) dx `e convergente.
ii) Se
_
+
a
f(x) dx `e divergente, allora anche
_
+
a
g(x) dx `e divergente.
g(x)
f(x)
La spiegazione del teorema `e facilmente illustrata
nella gura accanto: se larea della regione pi` u
grande `e nita, a maggior ragione `e nita larea
della regione pi` u piccola; viceversa, se larea della
regione pi` u piccola `e innita, a maggior ragione
risulta innita quella della regione pi` u grande. Pi` u
formalmente:
Dimostrazione. Supponiamo che valga i). Siccome f `e non negativa, lim
b+
_
b
a
f(x) dx
esiste. Dobbiamo stabilire se `e nito oppure no.
74 Capitolo 4
Per lipotesi f(x) g(x) per ogni x in [a, +) e la monotonia dellintegrale denito, per
ogni b a vale
_
b
a
f(x) dx
_
b
a
g(x) dx.
Per il teorema del confronto dei limiti si ha
lim
b+
_
b
a
f(x) dx lim
b+
_
b
a
g(x) dx =
_
+
a
g(x) dx.
Supponiamo che valga ii). Siccome g `e non negativa, lim
b+
_
b
a
g(x) dx esiste. Dobbiamo
stabilire se `e nito oppure no.
Per lipotesi f(x) g(x) per ogni x in [a, +) e la monotonia dellintegrale denito, per
ogni b a vale
_
b
a
f(x) dx
_
b
a
g(x) dx.
Per il teorema del confronto dei limiti si ha
+= lim
b+
_
b
a
f(x) dx lim
b+
_
b
a
g(x) dx.

Si noti che nel Teorema 4.20 (del confronto) non `e necessario che la maggiorazione 0
f(x) g(x) valga su tutto lintervallo [a, +), ma `e suciente che valga da un certo punto
in poi.
Infatti se f `e una funzione continua sullintervallo [a, +) e a < c, vale:
_
+
a
f(x) dx
convergente se e solo se
_
+
c
f(x) dx `e convergente e
_
+
a
f(x) dx =
_
c
a
f(x) dx+
_
+
c
f(x) dx.
Il criterio appena enunciato ci permette di concludere qualcosa anche per funzioni non
necessariamente non negative:
Corollario 4.21. Sia f una funzione continua sullintervallo [a, +). Se
_
+
a
|f(x)| dx `e
convergente, anche
_
+
a
f(x) dx `e convergente.
Dimostrazione. Indichiamo con f
+
la parte positiva di f e con f

la parte negativa,
in modo che f = f
+
f

. In formule
f
+
(x) =
_
f(x) se f(x) 0
0 altrimenti
f

(x) =
_
f(x) se f(x) 0
0 altrimenti
Nelle gure seguenti potete confrontare f(x) con |f(x)|, f
+
(x) e f

(x).
4.5 Integrali impropri 75
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
2
1
0
1
2
3
4
5
f(x)
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
2
1
0
1
2
3
4
5
|f(x)|
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
2
1
0
1
2
3
4
5
f
+
(x)
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
2
1
0
1
2
3
4
5
f

(x)
La parte positiva f
+
e la parte negativa f

di f sono funzioni non negative ed entrambe pi` u


piccole di |f(x)|. Ma allora esistono niti lim
b+
_
b
a
f
+
(x) dx e lim
b+
_
b
a
f

(x) dx. Ne
segue che esiste nito
lim
b+
_
b
a
f(x) dx = lim
b+
_
b
a
f
+
(x) dx lim
b+
_
b
a
f

(x) dx.

In sintesi, per studiare la convergenza di un integrale improprio, basta saper confrontare la


funzione data con funzioni di cui `e noto il comportamento dellintegrale improprio, come le
funzioni dellesempio 4.19 a) e b).
Si pu`o facilmente vericare che da un certo punto in poi f(x) si comporta come 1/x
a

calcolando lordine di innitesimo di f(x) (o un limite) per x + .


Corollario 4.22. Sia f una funzione continua su [c, +).
i) Se per un qualche a > 1 risulta lim
x+
x
a
f(x) = R, allora
_
+
c
|f(x)| dx `e
convergente.
ii) Se f(x) 0 e per un qualche a con 0 < a 1 risulta lim
x+
x
a
f(x) = R\{0},
allora
_
+
c
f(x) dx `e divergente.
76 Capitolo 4
La spiegazione di questo criterio `e contenuta nella denizione di limite.
Ne deduciamo che se, per x +, la funzione f `e un innitesimo di ordine con > 1,
allora
_
+
c
|f(x)| dx `e convergente. Se f(x) 0 e se, per x +, la funzione f `e un
innitesimo di ordine con 1, allora
_
+
c
f(x) dx `e divergente.
ZEsempio 4.23. Lo scopo di questo esempio `e mostrare che nulla si pu`o concludere nel caso
a = 1, = 0 (che corrisponde a dire f innitesima, per x +, di ordine non ben precisato
maggiore di uno).
Valutare la convergenza degli integrali impropri
_
+
2
1
xlog x
dx e
_
+
2
1
xlog
2
x
dx.
Si noti che le funzioni
1
xlog x
e
1
x log
2
x
entrambe soddisfano le ipotesi del criterio con a = 1,
= 0.
Mediante la sostituzione y = log x, dy = dx/x, otteniamo
lim
b+
_
b
2
1
xlog x
dx = lim
b+
_
log b
log 2
1
y
dy = +
lim
b+
_
b
2
1
xlog
2
x
dx = lim
b+
_
log b
log 2
1
y
2
dy =
1
log 2
,
ossia il primo integrale `e divergente e il secondo `e invece convergente.
ZEsempio 4.24. a)
_
+
5
x
e
x
dx `e convergente. Infatti, si ha
lim
x+
x
a+1
e
x
= 0
per ogni a, in particolare per a = 2.
b)
_
+
1
1
x
log
_
x+1
x+2
_
dx `e convergente. Infatti per a > 1,
lim
x+
x
a
x
log
_
x + 1
x + 2
_
= lim
x+
log
_
x+1
x+2
_
x
1a
e, usando la regola dellHopital,
lim
x+
x+2
x+1
_
x+2(x+1)
(x+2)
2
_
(1 a) x
a
= lim
x+
x
a
(1 a)(x + 2)(x + 1)
e questultimo limite vale 1 per a = 2 (per a > 2 viene , per 0 < a < 2 viene 0).
ZEsempio 4.25. Lo scopo di questo esempio `e mostrare che un integrale improprio pu`o essere
convergente senza che la funzione integranda sia innitesima (il limite potrebbe non esistere,
come in questo caso).
Vericare che
_
+

2
/4
sin(x
2
) dx `e convergente.
4.5 Integrali impropri 77
Utilizziamo innanzi tutto la sostituzione t = x
2
e dopo integriamo per parti. Otteniamo:
_
+

2
/4
sin(x
2
) dx = lim
b+
_
b

2
/4
sin(x
2
) dx = lim
b+
_

b
/2
sin(t)
2

t
dt
= lim
b+
_

cos(t)
2

b
/2

1
4
_

b
/2
cos(t)
t
3/2
dt
_
= lim
b+
_

cos(

b)
2
4

1
4
_

b
/2
cos(t)
t
3/2
dt
_
= lim
b+

1
4
_

b
/2
cos(t)
t
3/2
dt =
1
4
_
+
/2
cos(t)
t
3/2
dt
e lultimo integrale scritto `e convergente, perche vale la i) del Corollario 4.22 con a = 3/2.
Rispetto alla funzione sin x (dellesempio 4.19 c), integrale improprio non convergente), la
funzione sin x
2
presenta oscillazioni pi` u veloci ed `e questo che le permette di avere integrale
improprio convergente.
ZEsempio 4.26. Scopo di questo esercizio `e mostrare che pu`o accadere che
_
+
a
|f(x)| dx
sia divergente ma
_
+
a
f(x) dx sia convergente (ovviamente f non avr`a segno costante).
Possiamo scegliere la funzione dellesempio precedente: f(x) = sin(x
2
). Abbiamo visto che
_
+

2
sin(x
2
) dx `e convergente. Mostriamo ora che
_
+

2
| sin(x
2
)| dx non `e convergente, quindi,
siccome | sin(x
2
)| 0, lintegrale sar`a divergente. Per ogni numero naturale N 2 si ha,
con la sostituzione t = x
2
,
_
N
2

2
| sin(x
2
)| dx =
_
N

| sin(t)|
2

t
dt =
N1

k=1
_
(k+1)
k
| sin(t)|
2

t
dt.
Ancora, siccome lintegranda `e non negativa,
_
N
2

2
| sin(x
2
)| dx
N1

k=1
_
k+3/4
k+/4
| sin(t)|
2

t
dt
N1

k=1

2
4
_
k+3/4
k+/4
1

t
dt.
Inne, siccome la funzione 1/

t `e decrescente,
_
N
2

2
| sin(x
2
)| dx

2
4
N1

k=1

2
1
_
k + 3/4
.
Se N +, la serie che otteniamo a secondo membro `e divergente, quindi per confronto
_
N
2

2
| sin(x
2
)| dx + e lintegrale proposto non pu`o convergere.
ZEsempio 4.27. Dire se converge ed in caso aermativo approssimare a meno di 1/100
lintegrale improprio
_
+
0
e
x
2
dx.
Lintegrale improprio `e convergente, perche
e
x
2
e
x
x 1
e, come visto nellesempio 4.19 a) lintegrale improprio
_
+
0
e
x
dx `e convergente.
78 Capitolo 4
Cerchiamo ora di stimare lintegrale improprio di partenza.
Innanzi tutto, se un integrale improprio
_
+
a
f(x) dx `e convergente, allora da un certo punto
M in poi
_
+
M
f(x) dx `e molto piccolo. Dividiamo in due parti lintervallo [0, +), ossia
per un certo M da determinare [0, +) = [0, M] [M, +).
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 4 4.5 5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
e
x
e
x
2
Si avr`a
_
+
0
e
x
2
dx =
_
M
0
e
x
2
dx +
_
+
M
e
x
2
dx.
Stimiamo separatamente ciascun integrale a se-
condo membro a meno di 1/200. Sommando le
due stime, otterremo una stima dellintegrale cer-
cato, in cui lerrore `e minore della somma dei due
errori, cio`e 1/100, come richiesto.
Iniziamo dal secondo integrale. Se M `e grande, il secondo integrale sar`a molto piccolo e
quindi trascurabile; precisamente si ha che
_
+
M
e
x
2
dx
_
+
M
e
x
dx = e
M
<
1
200
per M = 6.
Quindi ci resta da approssimare
_
6
0
e
x
2
dx a meno di 1/200. Possiamo farlo con il metodo
dei trapezi o con le serie di Taylor.
Lerrore nellapprossimazione dei trapezi si controlla con il Teorema 4.16.
0 1 2 3 4 5 6
2
1.5
1
0.5
0
0.5
1
Sia f(x) = e
x
2
. Dal graco di f

(x) otteniamo
che |f

(x)| 2 su [a, b] = [0, 6], quindi dobbiamo


prendere N in modo che
b a
12N
2
max |f

(x)|
1
200
ossia N 60

2 (ad esempio N = 120 e quin-


di h = 0.05). Utilizzando il metodo dei trapezi
otteniamo 0.886226925.
Oppure usando le serie di Taylor: `e noto che
e
x
2
=

n=0
(x
2
)
n
n!
4.5 Integrali impropri 79
e che la convergenza `e uniforme su ogni intervallo limitato. Allora
_
6
0
e
x
2
dx =
_
6
0

n=0
(x
2
)
n
n!
dx =

n=0
_
6
0
(1)
n
n!
x
2n
dx =

n=0
(1)
n
n!
6
2n+1
2n + 1
.
Lultima serie si stima con una opportuna ridotta, come spiegato nel capitolo sulle serie
numeriche ad esempio nel Teorema di Leibniz 2.24 (97 termini).
Concludendo: abbiamo
_
+
6
e
x
2
dx 0 a meno di 1/200
_
6
0
e
x
2
dx 0.88 a meno di 1/200
quindi
_
+
0
e
x
2
dx 0 + 0.88 = 0.88 a meno di 1/100.
Il prossimo anno attraverso integrali doppi, calcoleremo esplicitamente questo integrale e
mostreremo che
_
+
0
e
x
2
dx =
_

4
.
5.2. Caso intervallo limitato. Sia f una funzione continua sullintervallo [a, c), ma
non limitata. Allora per ogni b in [a, c) ha senso calcolare
_
b
a
f(x) dx .
Definizione 4.4. Si dice che f `e integrabile in senso improprio su [a, c) se esiste nito il
lim
bc

_
b
a
f(x) dx. In tal caso si dice che lintegrale `e convergente e si pone
_
c
a
f(x) dx = lim
bc

_
b
a
f(x) dx.
Nel caso il limite risulti + [rispettivamente ] si dice che lintegrale improprio diverge
a + [rispettivamente a ]. In tutti gli altri casi diciamo semplicemente che lintegrale
improprio non converge.
Analogo `e il caso in cui si considerano funzioni continue ma non limitate su intervalli aperti
a sinistra (del tipo (c, b]): si pone, quando il limite a destra esiste nito
_
b
c
f(x) dx = lim
ac
+
_
b
a
f(x) dx.
Inne, supponiamo che f sia una funzione continua ma non limitata sullintervallo I (limitato
oppure non limitato) che possa essere diviso in un numero nito di sottointervalli I
1
, . . . , I
m
tali che: o I
k
`e limitato o altrimenti f `e limitata su I
k
.
Allora si dice che
_
I
f(x) dx `e convergente se sono convergenti tutti gli integrali impropri sui
vari intervalli I
k
per ogni k = 1, . . . , m.
Si pone
_
I
f(x) dx =

m
k=1
_
I
k
f(x) dx.
ZEsempio 4.28. Dire se sono convergenti ed eventualmente calcolare
_
1
0
1
x
a
dx, al variare di
a > 0 .
80 Capitolo 4
Le funzioni 1/x
a
non sono limitate per x 0
+
. Si tratta dunque di integrali impropri.
Se a = 1 una primitiva di 1/x
a
`e x
a+1
/(a + 1); se a = 1 invece una primitiva `e log x.
Quindi
_
1

1
x
a
dx =
_

_
x
a+1
a+1

se a = 1
log x|
1

se a = 1
=
_

_
1
a+1
a+1
se a = 1
log se a = 1
Nel caso a = 1, passando al limite per tendente a 0
+
otteniamo che lintegrale impropio
`e divergente a +. Lo stesso succede se a > 1. Invece se 0 < a < 1 lintegrale impropio
risulta convergente (e vale 1/(1 a)). Riassumendo
_
1
0
1
x
a
dx
_
`e convergente se 0 < a < 1
`e divergente se a 1.




c b
f(x)
g(x)
Considerazioni analoghe a quelle svolte nella se-
zione precedente mostrano che le opportune va-
riazioni del Teorema 4.20 del confronto e succes-
sivo Corollario 4.21 sono ancora valide. La gura
accanto dovrebbe aiutare a scrivere tali variazioni.
Alla luce dellesempio appena svolto, il Corollario 4.22 diventa
Corollario 4.29. Sia f una funzione continua sullintervallo [b, c) ma ivi illimitata.
i) Se per un qualche a, 0 < a < 1 risulta lim
xc
(c x)
a
f(x) = R, allora
_
c
b
|f(x)| dx `e convergente.
ii) Se f(x) 0 e per un qualche a con a 1 risulta lim
xc
(c x)
a
f(x) = R\{0},
allora
_
c
b
f(x) dx `e divergente.
ZEsempio 4.30. Studiare il graco della funzione integrale
F(x) =
_
x
2
log |t|
(t + 1)
3
dt.
Lunico punto delicato `e il dominio della funzione integrale. Ovviamente possiamo assegnare
un valore a F(x) quando la funzione
log |t|
(t+1)
3
`e integrabile sullintervallo [1, x] (oppure [x, 1]), ma
possiamo anche assegnare un valore quando lintegrale `e un integrale improprio convergente.
4.5 Integrali impropri 81
In questo caso, la funzione integranda f(t) =
log |t|
(t+1)
3
`e denita e continua su (, 1)
(1, 0) (0, ). Siccome il punto base `e 2, allora possiamo dire che (0, ) `e senzaltro
contenuto nel dominio di F. Tuttavia il dominio pu`o essere pi` u grande.
Ci chiediamo inizialmente se 0 `e nel dominio di F. Questo accade se e solo se lintegrale
_
0
2
log |t|
(t+1)
3
dt `e convergente. Siccome lim
t0
log |t|
(t+1)
3
= di ordine pi` u piccolo di ogni potenza,
allora lintegrale
_
0
2
f(t) dt `e convergente e 0 sta nel dominio di F.
Se poi prendiamo x in (1, 0), possiamo scrivere
F(x) =
_
x
2
log |t|
(t + 1)
3
dt =
_
0
2
log |t|
(t + 1)
3
dt +
_
x
0
log |t|
(t + 1)
3
dt
e ciascuno degli integrali sopra scritti `e convergente. Quindi (1, ) `e contenuto nel dominio
di F.
Ci chiediamo ora se anche 1 `e nel dominio di F. Questo ammonta a chiedersi se
_
1
0
log |t|
(t+1)
3
dt
`e convergente. Siccome lim
t1
log |t|
(t+1)
3
= di ordine 2, allora lintegrale
_
1
0
f(t) dt non `e
convergente e 1 non sta nel dominio di F. A questo punto, per ladditivit`a dellintegrale,
non avr`a senso chiedersi se punti minori di 1 stanno nel dominio di F.
Quindi domF = (1, ). Calcoliamo ora i limiti agli estremi del dominio. Siccome
lim
t1
+
log |t|
(t+1)
3
= e tenendo conto dellorientamento dellintervallo,
lim
t1
+
_
x
1
f(t) dt = +.
Ci chiediamo ora cosa succede del lim
x+
F(x). La domanda equivale a calcolare o almeno
a chiedersi se esite nito lintegrale improprio
_
+
1
f(t) dt. Siccome
lim
t+
f(t) dt = 0
di ordine maggiore di 2, possiamo dire che lintegrale improprio
_
+
1
f(t) dt `e convergente,
ossia
lim
x+
F(x) esiste nito.
Inne, per il teorema 4.2, la funzione integrale F risulta senzaltro derivabile nei punti dove
f `e continua e in questi punti la derivata di F(x) `e f(x). Quindi
F

(x) =
log |x|
(x + 1)
3
x (1, 0) (0, )
e F non `e derivabile in 0, perche lim
x0
F

(x) = . Da qui si va avanti come al solito per


lo studio di intervalli di monotonia.
82 Capitolo 4
2 1.5 1 0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0.5
0
0.5
f(t)
1 0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
Nella gura a sinistra c`e il graco di f e a destra il graco di F.
6. Applicazioni alle serie numeriche
Teorema 4.31 (Criterio integrale). Sia f : [1, ) R una funzione positiva e decrescente.
Allora:
i) la serie

n=1
f(n) `e convergente se e solo se lintegrale improprio
_

1
f(x) dx `e con-
vergente;
ii) la serie

n=1
f(n) `e divergente se e solo se lintegrale improprio
_

1
f(x) dx `e diver-
gente.
Dimostrazione. Usare il criterio del confronto per i limiti, ricordando che
1 2 3 4
_
n+1
1
f(x) dx
n

k=1
f(k)
1 2 3 4
n

k=2
f(k)
_
n
1
f(x) dx

ZEsempio 4.32. Con il criterio integrale `e facile notare che la serie armonica generalizzata

n=1
1
n

`e convergente se e solo se lo `e lintegrale improprio


_

1
1
x

dx e quindi, come abbiamo


visto nellesempio 4.19 se e solo se > 1. Forse ricordate che avevamo fatto molta pi` u fatica
nellesempio 2.11.
Altri esempi sono costituiti da

1
nlog n
e

1
nlog
2
n
, rispettivamente divergente e convergente
per il criterio integrale e lesempio 4.23.
4.6 Applicazioni alle serie numeriche 83
In generale, calcolare la somma di una serie `e un problema abbastanza dicile, tranne in
alcuni casi particolari (serie geometriche, telescopiche).
`
E quindi utile saper approssimare la
somma di una serie.
Supponiamo di voler approssimare

n=1
a
n
, dove a
n
`e della forma a
n
= f(n) con f : [1, ) R
una funzione positiva, decrescente di integrale improprio
_

1
f(x) dx convergente (come nel
criterio integrale). Allora la serie

n=1
f(n) `e convergente. Desideriamo stimare la sua somma
s a meno di un errore E (ad esempio E = 10
2
). Inizialmente possiamo pensare di troncare
la somma a un certo indice N, da determinare, e trattare la coda come errore. In formule:

n=1
f(n) =
N

n=1
f(n)
. .
ridotta, s
N
che d` a lapprossimazione
+

n=N+1
f(n)
. .
coda, che per N opportuno deve essere<E
.
Ricordando che, come nel criterio integrale,
_

N+1
f(x) dx s s
N
=

n=N+1
f(n)
_

N
f(x) dx,
abbiamo che
s
N
+
_

N+1
f(x) dx s s
N
+
_

N
f(x) dx.
Abbiamo cos` determinato un intervallo di ampiezza
_
N+1
N
f(x) dx in cui si trova la somma
s della serie. Se prendiamo il punto medio di questo intervallo, avremo una approssimazione
s

N
della somma della serie (migliore di quella che potrebbe darci s
N
).
Riassumendo, se poniamo
s

N
= s
N
+
1
2
(I
N+1
+ I
N
)
allora lerrore commesso `e
|s s

N
|
1
2
(I
N
I
N+1
) .
s
N
+ I
N+1
s

N
s
N
+ I
N
I
N
=
_

N
f(x) dx
Occorre determinare N in modo che questo sia
minore di E (ad es. 10
2
).
ZEsempio 4.33. Approssimare a meno di 10
4
la somma di

n=1
1
n
2
.
Usiamo il trucchetto precedente. Si ha I
N
=
1
N
e la stima fornita da s

N
d`a un errore
dellordine di
1
2
(I
N
I
N+1
) =
1
2N(N+1)
. Abbiamo
1
2N(N+1)
< 10
4
ad esempio per N = 71.
Con Maple possiamo scrivere una variazione dei comandi
84 Capitolo 4
> ridotta:=convert(sum(1/k^2,k=1..71),float);
> int_infinito:=n->1/n;
> approssimazione:=ridotta+0.5*(int_infinito(71)+int_infinito(72));
Il risultato che otteniamo `e 1.6449, con quindi due cifre decmali esatte.
Notiamo che il metodo ingenuo di usare solo la stima dallalto fornita dal criterio integrale
ci avrebbe obbligati a molte iterazioni in pi` u: siccome si tratta di una serie a termini positivi
e convergente, possiamo approssimare (per difetto) la somma della serie con una opportuna
ridotta di ordine N. Il problema `e determinare N in modo che lerrore commesso sia pi` u
piccolo di 10
4
. In formule:

n=1
1
n
2
=
N

n=1
1
n
2
. .
ridotta, che d` a lapprossimazione
+

n=N+1
1
n
2
. .
resto, che per N opportuno deve essere<10
4
.
Cerchiamo allora di determinare N, in modo che il resto sia minore di 10
4
. La stima
dallalto del criterio integrale ci dice che
0

n=N+1
1
n
2

_

N
dx
x
2
=
1
N
.
Pertanto N dovr`a essere scelto abbastanza grande, in modo che
1
N
< 10
4
, quindi almeno
N = 10001.
7. Esercizi
1. Calcolare
_
(x x
2
) dx;
_
x + 5
x 5
dx;
_
xe
x
dx; ()
_
1
x
2
+ 3x + 2
dx;
_
3
_
(x + 1)
2
dx;
_
xarctg xdx
_
sin
2
xdx;
_
1
(x 2)
2
+ 1
;
_
log(2x + 1) dx;
_
2xdx
_
1 + x
2
+ (1 + x
2
)
3/2
sullintervallo (0, +) (con la sostituzione 1 + x
2
= y
2
);
()
_
log(x(1 + x)) dx sullintervallo (0, +);
_
e
5x1
dx;
_
tg (2x) dx;
_
1

x +
3

x
dx (con la sostituzione x = y
6
); ()
_
1
4 + x
2
dx;
_
x
3
sin(x
2
) dx;
_
x
(x + 1)
3
dx.
2. Calcolare larea della regione di piano delimitata dallasse delle ascisse, dalle rette verticali
x = 1 e x = 4 e dal graco della funzione f(x) = |x 2|.
4.7 Esercizi 85
3. Calcolare la media sullintervallo [1, 1] della funzione f(x) =
_
|x|.
4. Calcolare la media sullintervallo [0, ] della funzione f(x) = cos x e di g(x) = | cos x|.
5. Calcolare i seguenti integrali deniti e approssimarli tramite il metodo dei trapezi a meno di
10
4
:
_

0
e
2x
sin xdx;
_
1
0
arcsin xdx (con la sostituzione x = sin y);
_
5
3
3

4 + xdx;
_
2
1
_
x
3
+
1
x
2

1
x
3
_
dx; ()
_
4
3
log((1 x)(2 x)) dx;
_
1
0
e
x
2 + e
x
dx;
_
10
2
1
e
2x
1
dx;
_
/2
0
cos x

1 + sin xdx;
_
3
1
x

2 + x
2
dx
_
e
1
log x

x
dx (con la sostituzione y =

x).
6. Discutere la convergenza del seguente integrale:
_
+
0
arctg x
1 + x
2
dx
e, qualora converga, calcolarlo.
7. Discutere la convergenza di
_
+
0
|x log x| log x
e
x
e
dx e
_
5
4
1 3x

x 2
dx.
8. Sia
f(x) =
1
3

cos x
log(1 +
5

x)
,
Studiare la convergenza di
_
1
0
f(x)
x
2
dx e
_
+
2
f(x)
x
2
dx.
9. Dire se le seguenti serie sono convergenti e eventualmente approssimarne la somma a meno
di 10
5

n=1
1
n
3
;

n=1
1
n
2
+ 4
;

n=1
1
2
n
n
2

n=2
1
3
n
log n
.
10. a) Dire se `e convergente e in caso aermativo approssimare a meno di 1/100 lintegrale
improprio
_
+
2
e
2x
log xdx.
86 Capitolo 4
Traccia: sia g(x) = e
2x
log x
i) Spiegare perche
0 e
2x
log x e
x
x 2
e dedurne che ...
ii) Determinare b > 2 tale che
_
+
b
e
x
dx < 1/200.
iii) Approssimare con il metodo dei trapezi
_
b
2
g(x) dx a meno di 1/200.
Si ricorda che: dati a, b R, a < b, g una funzione di classe C
2
([a, b]) n = 1, 2, . . ., allora, posto
h = (b a)/n si ha

_
b
a
g(x) dx
h
2
n

i=1
(g(a + (i 1)h) + g(a + ih))

<
(b a)
3
12n
2
max{|g

(x)| : x [a, b]}.


In questo caso si ha
() max{|g

(x)| : x [a, b]} 0, 18 e quindi bisogna scegliere n . . .


iv) Scrivere il valore approssimato cos` ottenuto dellintegrale improprio
_
+
2
g(x) dx =
_
b
2
g(x) dx +
_
+
b
g(x) dx .....
v) Vericare la stima ().
b) Si calcoli
_
2
1
log
2
x
x
dx,
_
1
0
arctg xdx.
11. Sia
f(x) = e
x
2
+x
_
(2x + 1)
2
2
_
.
a) Determinare il dominio di f e i limiti agli estremi del dominio.
b) Determinare massimi e minimi (assoluti e relativi) di f su tutto il dominio e di f ristretta
allintervallo [0, 1].
c) Determinare limmagine di f.
d) Disegnare uno (o pi` u) graci qualitativi di f.
e) Approssimare a meno di 10
4
lintegrale
_
1
0
e
x
2
+x
dx.
12. Discutere, al variare di R
+
, la convergenza di:
I
1
=
_
+
1
sin
2
x
|x|

(1 + x)

dx e I
2
=
_
+
0
1
|e
3x
1|

dx.
Calcolare inoltre I
2
per = 1/2.
13. Provare che la funzione
g(x) = cos x + e
|x|
3
_
x
0
1
3 + t
100
dt
`e denita su tutto R e ha inniti zeri.
14. Discutere la convergenza di:
_
+
0
e
x
1 sin x
e
x
1 sin(x)
dx.
4.7 Esercizi 87
15. Dire per quali R esiste nito:
_
+
1
1

x
2
1
log

(x + 2) dx.
16. Calcolare
_
1
1
1
_
|x|(x 4)
dx.
17. Studiare la funzione
18. (dicile) Sia
f(x) =
_
x
1
/4 arctant
(4 + t)(2 + t)
dt;
(i) determinare il dominio di f, i punti critici di f e il loro tipo;
(ii) dire se lim
x+
f(x) esiste e se `e nito.
19. Data
F(x) =
_
x
0
_
e
1
t
2
2t8
log
2
(t + 2)
_
dt,
trovare il numero di punti in cui la tangente al graco di F `e orizzontale.