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La numerazione delle pagine corrisponde a quella degli Scritti Spirituali, Roma 1987 Note progressive alla fine del

documento

S. Luisa de Marillac SCRITTI SPIRITUALI PENSIERI

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Periodo prima della fondazione della Compagnia delle F.d.C. (novembre 1633)

A 1 REGOLAMENTO DI VITA NEL MONDO

Nel nome di Dio, possa io vivere cos, se mi permesso! Sempre sia nel mio cuore il desiderio della santa povert, per seguire, completamente libera, Ges Cristo e servire il mio prossimo con piena umilt e dolcezza, vivendo per tutta la vita nell'obbedienza, nella castit e onorando la povert di Ges Cristo, che Egli ha osservata perfettamente. Il mio primo pensiero, dopo il riposo della notte, sia riservato a Dio, facendo un atto di adorazione, di riconoscenza e di abbandono della mia volont alla sua santissima. E considerando la mia bassezza e impotenza, invocher la grazia dello Spirito Santo, nella quale avr gran fiducia perch si compia in me la sua santissima volont, che sar l'unico desiderio del mio cuore. Per quanto potr, da Pasqua alla festa di Tutti i Santi, mi alzer alle cinque e mezzo, e dalla festa di Tutti i Santi a Pasqua alle sei. Appena alzata, far subito dopo l'orazione per un'ora e per tre quarti; prender il soggetto dal santo Vangelo e dalle Epistole per un'ora intera, e con le Epistole e il Vangelo, prender anche la vita del Santo del giorno perch mi serva d'istruzione l'esempio del merito del Santo. Terminata l'orazione, dir Prima e Terza [dell'ufficio] della Madonna con calma, conservando i sentimenti avuti nell'orazione. Poi, se c' da dare qualche ordine nella casa provveder, mentre mi vesto. Alle otto e mezzo d'estate, e alle nove d'inverno, andr ad ascoltare la santa messa: qualche volta secondo la sola intenzione della Chiesa, e qualche volta servendomi dei punti da meditare durante la Messa, prendendoli dalla Filotea 2 o da un altro libro chiamato Dositea .

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Finita la Messa, dir il resto dell'ufficio della Madonna, conservando in cuore il sentimento del grande amore che Dio ha avuto per noi con l'istituzione di questo santo sacrificio. Ritornata a casa, alle nove e mezzo d'estate e alle dieci d'inverno, lavorer fino alle undici, e a quest'ora pranzer dopo aver fatto la lettura di un capitolo di ...3 A mezzogiorno in punto, un mezzo quarto d'ora di orazione per onorare il momento dell'Incarnazione del Verbo nel sacro seno della santa Vergine. Cercher di non stare mai in ozio; perci, dopo questo mezzo quarto d'ora mi metter all'opera, lavorando lietamente, sia per la Chiesa o per i poveri, oppure per l'utilit della casa, e il lavoro durer fino alle quattro. Se sono obbligata a fare qualche visita o a riceverne, vi impiegher queste ore. Quando saranno le quattro, anche se mi trovo in citt - purch non sia impegnata troppo per la carit o da qualche convenienza molto importante - mi ritirer nella chiesa pi vicina per dire i vespri della santa Vergine, e durante questi, raccoglier il mio spirito per fare poi mezz'ora di orazione, e poi ritirarmi in casa, rimanendovi pi che potr. Se ho del tempo, dopo l'orazione fino alle sei, lavorer. Cener alle sei e mezzo, ma prima di questo pasto far un buon quarto d'ora o una mezz'ora di lettura, e col ricordo di essa terr occupato il mio spirito [durante la cena] o [ne parler] con le persone che saranno con me senza ...4 Dopo la cena, far mezz'ora di ricreazione e poi lavorer ancora mezz'ora. Alle otto mi ritirer per fare l'esame di coscienza, umiliandomi profondamente, sia per le grazie che avr ricevute da Dio nella giornata, sia per le colpe che avr commesse, confidando per sempre nella sua misericordia e bont, che sar tutta la mia speranza. Dopo l'esame, dir il mattutino della S. Vergine per i giorno dopo. Qualche volta mi esaminer come vivo, come cristiana e cattolica, come donna che desidera essere devota e come [mi comporto] nell'osservanza dei comandamenti di Dio. Dir tutti i giorni la terza parte del Rosario, meditando uno dei suoi misteri. Cercher ogni ora - senza contare, ma pi spesso che potr e almeno quattro volte - di ricordarmi della presenza di Dio, ec-

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citando [in me] per quanto potr il desiderio del suo amore con frequenti slanci in preghiere giaculatorie. Legger tutte le settimane una volta i punti che circa cinque anni fa scrissi perch mi servissero di promemoria sull'obbligo che avevo di servire Dio per tutta la vita. Tutti i primi sabati del mese rinnover i miei voti 5 e le buone risoluzioni, facendo lettura della mia protesta 6, prima o dopo la santa comunione, e lo far il sabato per attestare che ho preso la santa Vergine perch sia la mia protettrice, a causa della mia debolezza e incostanza, affinch con la sua intercessione, io possa, per il resto dei miei giorni, onorare in lei la stima in cui Dio ha tenuto la verginit al disopra del matrimonio. Avr dunque una devozione particolare alla santa Vergine, al mio buon Angelo, ai santi Apostoli, col desiderio di imitare la loro vita per quanto potr, per il motivo che essi sono [stati] imitatori di Nostro Signore. Il giorno [della settimana] in cui capiter la festa del Natale dir in questo giorno - per tutto l'anno - l'inno Jesu nostri redemptor , e il giorno in cui capita la Pentecoste, [dir] la prosa Veni, Sancte Spiritus et emit ...7 La santa Comunione ... i giorni di domenica, marted ..., a meno che nella settimana non vengano delle feste che mi obbligassero a impiegare gli altri giorni, e questo per farmi conoscere che avr il desiderio di servire Dio, solo finch il suo santo amore mi attirer. Mi sforzer, per quanto potr, di mortificare le mie passioni, specialmente quella della vanit e della troppa vivacit; per giungere a questo scopo, e per onorare le sofferenze di Ges Cristo, mi dar la disciplina con spirito di penitenza, due o tre volte, [recitando] un Pater , onorando Ges Cristo, un Ave , onorando la santa Vergine, e il De profundis per le anime del Purgatorio. Tutti i giorni che far la santa comunione, porter al mattino la cintura di penitenza, e il venerd la porter tutto il giorno. Digiuner tutti i venerd dell'anno, per l'Avvento e la Quaresima, tutte le vigilie delle feste di Nostro Signore, della Vergine, degli Apostoli e [far] tutti gli altri digiuni comandati dalla Chiesa. E negli altri giorni in cui non c' digiuno, far solo due pasti, a meno che non avessi bisogno di fare diversamente o la condiscendenza al prossimo mi obbligasse [a mangiare].

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Desidererei molto [fare] otto o dieci giorni di ritiro due volte all'anno, cio nei giorni tra l'Ascensione e la Pentecoste, per onorare la grazia che Dio ha fatto alla sua Chiesa dandole il suo Santo Spirito per guidarla, e la scelta degli apostoli per annunziare il suo santo vangelo: per praticarlo, metter una particolare attenzione nell'ascoltarlo e avr devozione alla legge di Dio che sono i suoi comandamenti. Gli altri giorni del ritiro saranno durante l'Avvento 8 ... Vi adoro, o mio buon Dio, e riconosco che la mia conservazione in vita viene da voi, e per l'amore che vi debbo, mi abbandono completamente alle disposizioni della vostra santa volont; e bench sia piena d'impotenza e di motivi d'umiliazione per i miei peccati, confido nella vostra misericordia e, per l'amore che avete alle vostre creature, vi domando l'assistenza del vostro Santo Spirito perch si compia interamente il piano che la vostra santa volont ha avuto da tutta l'eternit sulla mia anima e su tutte quelle che sono state riscattate dal sangue di Ges Cristo vostro unico ...

A 13

(SU UNA PENA INTERIORE) (Verso il 1621)

Il giorno di S. Tommaso9 , lungo tutta la giornata, [ho avuto] un grande abbattimento di spirito con sentimenti della mia

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abiezione, che mi fanno sembrare una cloaca d'orgoglio e una fonte di amor proprio; [con sentimenti] di abbandono, annientamento di me stessa, abbandono di Dio, meritato per le mie infedelt, con oppressione di cuore cos forte, che nei momenti pi violenti, mi faceva soffrire nel corpo; a volte, vedendomi stimata da quelle che hanno ingannato il loro ...10, credendomi, per questo motivo, in stato di indegnit che la santissima volont di Dio si compisse in me. Il marted seguente, essendo ancora in queste stesse pene, ho visto che ero l'oggetto della giustizia di Dio, e che la santa Comunione e tutte le altre grazie di Dio in me erano per me un mezzo per far vedere la sua bont nell'attuazione della sua giustizia. Accettando questa disposizione, ho sentito un po' pi di tranquillit, avendo preso come soggetto di orazione la pace di Dio che supera ogni sentimento 11.

A 15b

(IL DESIDERIO DI DARSI A DIO) (Verso il 1622)

Il giorno di S. Sebastiano 12, mentre ero [nella chiesa] dei Martiri, mi sentii spinta dal desiderio di darmi a Dio per fare per tutta la vita la sua santissima volont, e Gli offrii il pensiero ch'Egli mi dava, di farne un voto, quando ne avessi avuto il permesso. In seguito a questo, per tutta la giornata rimasi profondamente compresa delle misericordie di Dio verso le sue creature per tutto il bene che vedevo nei suoi santi, che mi sembravano tanto pi grandi quanto pi sentivo per esperienza le debolezze della natura umana.

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Il sabato seguente, domandai insistentemente a Dio che Gli piacesse di manifestarmi ci che la sua bont desiderava da me. E la domenica, alla vista delle mie infedelt a Dio, riconosciute specialmente nel fatto che un giorno della santa Comunione ero stata quasi senza nessun raccoglimento per ricordarla, e per il fatto che due o tre volte avevo resistito all'ispirazione di mortificarmi in qualche cosa, soffocando veramente questo buon desiderio, impedendogli di formarsi, ne cessai la pratica, e questo mi copr di una tale confusione che non potei comunicarmi, e l'avrei fatto, se non mi fossi ricordata della proibizione che me ne era stata fatta. Per tutta la giornata, provai pene e dolori interiori. E il marted seguente, giorno della conversione di S. Paolo 13, avendo riflettuto nella meditazione che Ges distruggeva completamente ci che impedisce le sue operazioni divine, per attuare i suoi progetti, sia in questo Santo sia in tutti i pagani, sentii il mio spirito tutt'a un tratto oppresso da grandi pene molto sensibili, che mi misero quasi nell'impossibilit di confessarmi, e tali pene giunsero a un punto tale che, se le avessi dette e avessi fatto quello che esse mi spingevano a fare, credo che ... 14 Mi stato comandato di fare la comunione tutti i sabati dell'anno per riconoscenza dell'aiuto della Santissima Vergine e di quello che spero ricevere. L'ultima domenica di gennaio, nella mia orazione, fatta sull'argomento della grandezza di Dio, [ho meditato su] Ges, osservato nella culla, che, per la realt del suo essere, pur bastando lui solo all'eternit della sua gloria, ha disprezzato le grandezze e le ricchezze del mondo per staccarci dalla terra, (facendo la volont del Padre col riscattarci). E poich c'era il vangelo del seminatore 15, riconoscendo che in me non c'era nessuna terra buona, ho desiderato seminare nel cuore di Ges tutto ci che la mia anima produce e le azioni del mio cuore, affinch tutto ricevesse dai suoi meriti la capacit di crescere, (non esistendo) che per mezzo di Lui e in Lui, e poich si voluto abbassare tanto da essere per la natura ...

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A 2 LUCE (25 maggio 1623) (Riportato all'inizio del documento SL - Corrisp fino 1650)

A 31

(SULLA FEDELT AL SERVIZIO DI GESU')

Vedendo che l'oggetto della gioia eterna di tutti [era] pieno di tristezza, ho creduto che la causa fosse non in Lui, ma nell'amore per me, non solo per i dolori che doveva soffrire, ma [per il fatto che] il suo amore conoscendo le mie ingratitudini, ne provava dolore. Questo mi deve servire di motivo per spingermi al suo santo servizio e, per quanto potr, ad onorare quella santa dolorosa tristezza con i piccoli servizi che Gli potr recare, e soprattutto con una pratica pi fedele del mio regolamento, poich tutto quello che l'offende sregolatezza. Se non voglio dormire per tutta la vita nel sonno della mia pigrizia, devo manifestarlo amorosamente a Ges, con fiducia che me ne tirer fuori quando sar disposta a lasciarlo agire in me, e questo sar quando, come morta, non agir pi come da me stessa, ma, riconoscendo la mia incapacit, dipender completamente da Dio, il quale sicuramente mi chiamer ad uscire da ogni agitazione che mi tiene lontana da lui e cos mi avviciner a lui.

A 3 ATTO DI PROTESTA Io sottoscritta, alla presenza dell'eterno Dio, avendo considerato che nel giorno del mio santo battesimo fui votata e dedicata al mio Dio per essere sua figlia, eppure ho offeso tante e tante volte la sua santa volont; considerando anche l'immensa misericordia dell'amore e della dolcezza con la quale questo ottimo Dio mi ha sempre conservata nel desiderio di servirlo, nonostante la mia resistenza quasi continua di cui sono gravemente colpevole, come anche di avere trascurato e misconosciuto per tutta la vita le grazie che la sua bont mi ha fatte e che sono state molto grandi riguardo a me, che sono indegna e meschina creatura;

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ora finalmente, rientrando in me stessa, detesto con tutto il cuore le iniquit di tutta la vita passata che mi rendono colpevole di lesa maest divina e della morte di Ges Cristo, per cui merito di essere condannata pi di Lucifero. Ma confidando nell'infinita misericordia del mio Dio, gli domando perdono con tutto il cuore e la completa assoluzione sia dei peccati accusati sia di quelli di cui non mi ricordo, e in particolare dell'abuso che ho fatto dei santi sacramenti, il che non potuto avvenire senza un gran disprezzo della sua bont, di cui nuovamente mi pento con tutto il cuore, stando sicura sui meriti della morte del Salvatore dell'anima mia come unico fondamento della mia speranza: e in virt di questa morte emetto e rinnovo la sacra professione fatta a nome mio a Dio nel battesimo, e mi decido in modo irrevocabile a servirlo e amarlo con pi fedelt dandomi tutta a Lui. E a questo scopo rinnovo il voto di vedovanza che ho fatto e le risoluzioni di praticare le santissime virt dell'umilt, dell'obbedienza, della povert, sofferenza e carit, per onorare queste stesse virt in Ges Cristo, che Egli mi ha ispirate cos spesso col suo amore. Protesto anche di non offendere mai pi Dio con nessuna parte del mio essere, e di abbandonarmi completamente ai disegni della sua santa Provvidenza perch si compia in me la sua volont, alla quale mi dedico e sacrifico per sempre, scegliendola come mia suprema consolazione. Se per mia ordinaria debolezza m'accadesse di venir meno a queste sante risoluzioni - cosa che Dio non voglia permettere per la sua bont - imploro fin d'ora l'assistenza dello Spirito Santo, perch mi dia subito la grazia di convertirmi, non volendo rimanere mai pi neppure per un istante sgradita a Dio. Questa la mia volont irrevocabile, che confermo alla presenza del mio Dio, della S. Vergine, del mio buon Angelo e di tutti i Santi, alla presenza della Chiesa militante che mi ascolta nella persona del mio padre spirituale, il quale, tenendo rispetto a me il posto di Dio in terra, mi deve aiutare, come lo prego, con la sua caritatevole direzione ad attuare queste mie risoluzioni ed a farmi compiere la santa volont di obbedirgli su questo punto. Vi piaccia, mio Dio, confermare queste sante risoluzioni e questa consacrazione, e accettatele come profumo soave; e come vi piaciuto ispirarmi di farle, datemi la grazia di attuarle, o mio

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Dio, Voi siete il mio Dio e il mio tutto, come vi riconosco e adoro solo e vero Dio in tre persone, ora e in eterno. Viva il vostro amore e quello di Ges Crocifisso!
LUISA DE MARILLAC

A 4 OFFERTA ALLA SS. VERGINE (Verso il 1626) Santissima Vergine, prendete mio figlio e me, per favore, sotto la vostra protezione, e gradite la scelta che fo della vostra protezione per la mia condotta, e ricevete i miei desideri e le mie preghiere insieme al mio cuore che vi dono completamente, per glorificare Dio della scelta che Dio ha fatto di voi per essere la madre del suo Figlio, il quale ha reso immacolata la vostra concezione, perch stata prevenuta dai meriti della sua morte. La vostra nascita sia in benedizione nella memoria degli uomini; la vostra santa e pura vita al servizio nel tempio sia di esempio alle vergini che hanno la fortuna di imitare il dono mai sciupato della vostra verginit. E le persone, unite dalla volont di Dio nel santo matrimonio, onorino il vostro puro [matrimonio] con la sottomissione, la dipendenza e la confidenza nella provvidenza di Dio, per imitare l'abisso senza fondo delle virt che la vostra santa anima ha praticate durante il tempo che a voi fu soggetto il vostro figlio Ges, con la grande umilt che vi teneva continuamente presente quello che Dio compiva in voi e quello che voi eravate in Lui. E le vedove imparino da voi quello che Dio vuole da loro per onorare con la pratica e con l'esempio la dolce tranquillit della vostra anima durante le sofferenze e la morte del vostro Figlio, e il distacco da tutte le cose, mentre stavate sulla terra dopo la sua ascensione, con l'amore puro che avevate per Dio e la salvezza delle anime, [amore] col quale avete faticato per il resto dei vostri giorni imitando perfettamente lo spirito di Ges, mio salvatore. Bench peccatrice e indegna come sono diventata, permettemi, Santa Vergine, di unirmi ai vostri meriti, affinch possa glorificare Dio, per la gloria che ricever da voi col godimento della vostra santa anima, essendo voi un soggetto, che Egli stesso in mo-

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do straordinario ha reso capace della pienezza della sua divinit. Come fu felice il vostro caro cuore, pieno d'amore, che dtte la morte al vostro santo corpo, e colmo di meriti per le sofferenze interiori delle vostra anima! Sia eternamente gloriosa questa bell'anima, scelta tra mille milioni per l'adesione data ai piani di Dio; e sia glorioso in eterno quel sacro corpo, unito a quella degna anima, per gli attestati d'amore che la SS. Trinit gli dar per tutta l'estensione dell'eternit. Io sono vostra, o Santa Vergine, per essere pi perfettamente di Dio. poich appartengo a voi, insegnatemi a imitare la vostra santa vita, facendo quello che Dio mi domanda. Chiedo con tutta umilt la vostra assistenza: Voi conoscete la mia debolezza, vedete il mio cuore; con le vostre preghiere, per favore, fate voi quello che io lascio di fare per la mia incapacit e negligenza, e poich dal vostro caro Figlio, mio redentore, avete preso le virt eroiche che avete praticate sulla terra, unite lo spirito delle mie azioni alla sua santa presenza per la gloria del suo santo amore. Ogni creatura onori le vostre grandezze, vi consideri come mezzo sicuro per andare a Dio, vi ami a preferenza di ogni altra pura creatura, e ognuno vi renda la gloria che meritate come Figlia prediletta del Padre, madre del Figlio e degna sposa dello Spirito Santo. Abbiate compassione, Santa Vergine, di tutte le anime riscattate dal Figlio di Dio e vostro. Mostrate alla giustizia divina le pure mammelle che Gli hanno dato il sacro sangue sparso nella morte del vostro per la nostra redenzione, affinch il merito di Lui sia applicato a tutte le anime agonizzanti, per dare loro una completa conversione, e con le vostre preghiere otteneteci tutto ci di cui abbiamo bisogno, per glorificare Dio eternamente nella beatitudine essenziale, e godere di quella accidentale che la cara visione di voi dar ai beati.

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(IL FINE DELLA CONGREGAZIONE DELLA MISSIONE) (Prima del 1628)

Il fine dell'Associazione 16 ha come principio la conoscenza di se stessi e il disprezzo del mondo, praticato con la decisione di fare

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servizio nelle parrocchie, sottomessi e obbedendo ai signori parroci, rinunziando a tutti i benefici e onorificenze. E con lo scopo di servire la Chiesa, [l'Associazione] ha la conoscenza di Dio, riconoscendolo degno in modo supremo di essere onorato degnamente, e a questo scopo, [i membri] vogliono darsi completamente, ciascuno in particolare, per quanto potranno cooperare con l'amor di Dio, alla salvezza delle anime; a questo servir molto il loro esempio e le istruzioni sulle pratiche del cristiano e come ricevere i sacramenti amministrati bene nella santa chiesa, e questo servir anche per l'aumento della gloria di Dio, quando ci saranno solo buoni preti. Inoltre essi onorano la S. Trinit con la grande unione che c' tra loro, non costretta n forzata, ma mantenuta sempre per una dolce necessit, che la cordialit favorisce in una mutua carit, e con una relazione santa col Figlio di Dio, comunicata loro dallo Spirito Santo. Come staccandosi in certo modo personalmente dal Padre, [il Figlio] ha voluto prendere la nostra carne per la salvezza degli uomini, [cos] essi si staccano completamente da tutto ci che potrebbe loro impedire di lavorare a questo scopo per la gloria di Dio.

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(MOTIVI CHE DEVONO IMPEGNARE A PREGARE PER LA CONGREGAZIONE DELLA MISSIONE) (Prima del 1628)

Presentare alla S. Vergine lo scopo dell'Associazione come il pi onorifico possibile per Dio nella persona del suo Figlio, poich essa per la perfezione dei preti, che sulla terra tengono il posto di Lui ed hanno l'onore e il potere di renderlo presente cos spesso sugli altari, e desiderano veder rivivere la gerarchia ecclesiastica nel suo primitivo fervore. Supplicarla di offrire a Dio la via nella quale Egli li chiama, che onora assolutamente la Croce e imita il Figlio di Dio che, nell'abiezione di questo supplizio, ha unito la creatura al suo Dio. Il loro scopo anche di aiutare il prossimo a salvarsi, e quanto a

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loro, [di] stare sempre nell'umilt e nella sottomissione agli altri. Domandare [alla S. Vergine] di ottenere con le sue preghiere la perfezione di questo spirito, per loro e per i loro successori. Domandare inoltre alla S. Vergine di ottenere da Dio la grazia che nel loro istituto non ci sia assolutamente nulla che sia inventato dagli uomini, e che, se nel passato ce n' stato, Ella lo distrugga completamente con le sue preghiere, affinch piaccia a Dio guidare [l'istituto] interamente col suo santo spirito, come se fosse veramente opera sua.

A 17

(TIMORE E CONSOLAZIONE PROVATI A PROPOSITO DELLA S. COMUNIONE)

Ogni tanto, specialmente nelle grandi solennit, la vista della mia abiezione, ricordando le mie colpe e infedelt a Dio, mi fa temere di accostarmi alla Comunione: qualche volta per un sentimento di dispiacere che un Dio cos buono venga in un luogo cos miserabile; altre volte per il timore che la mia temerit troppo grande mi attiri dalla giustizia di Dio qualche punizione esemplare quando lo ricevo nel santissimo Sacramento. Nel giorno della festa di Tutti i Santi, alla vista reale della mia bassezza, mi sembrato che alla mia anima fosse stato fatto capire che il suo Dio voleva venire in me, non come in un luogo di compiacenza o preso in affitto, ma come nella sua propria eredit o in un luogo che gli apparteneva completamente, e perci che io non gli potevo negare l'entrata, ma che, essendo terra viva, dovevo riceverlo con gioia come sovrano possessore per semplice accondiscendenza e col desiderio che il mio cuore fosse la sede della sua Maest. Desidero con i discepoli ascoltare i precetti del Santo vangelo del giorno17.

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A 7 (PENSIERI DEL RITIRO) (Verso il 1628) 18

I giornata - Poich Dio, creandole nostre anime cos al di sopra di tutte le altre creature non ha avuto altro scopo che quello di esserne l'unico e totale possessore, voglio, mediante la sua santa grazia, diventare ancora volontariamente tutta sua, ed evitare tutte le occasioni che potrebbero impedirmelo. - Devo stimare grandemente i mezzi per giungere al fine della creazione della mia anima, e tra gli altri, il tempo e quei [mezzi] che Dio ha e che mi sono sconosciuti e per i quali voglio sempre abbandonarmi a Lui, e fare grande stima del fatto che, essendo giunta completamente al mio fine, la mia anima sar onorata di mostrare a Dio un'eterna riconoscenza, gloria e amore... - Il fine che Dio ha avuto, creando le nostre anime capaci di essere possedute completamente da Lui e per godere di Lui e glorificarlo, per noi un motivo di amarlo e di conoscere l'amore che ci porta, motivo pi grande del beneficio della creazione. Ma si deve venerare questa medesima grazia anche nel nostro prossimo, e questo ce lo deve far onorare, amare e procurare la sua salvezza eterna, per giungere al suo fine.

II giornata Bench l'esser soggetti al peccato sia grandemente dannoso all'anima, pure un segno della sua eccellenza, e non le affatto nocivo perch Dio non nega mai la sua grazia per esserne preservati. Perci, mediante la sua grazia, avr una grande fiducia nella sua bont e continuamente avr davanti agli occhi la mia impotenza con timore, non tanto per le pene dovute al peccato (che sono un segno della sovranit di Dio), quanto perch il peccato ci allontana da Dio e dal suo santo amore. - La prova pi grande dell'enormit del peccato la morte che esso ha causata anche al nostro corpo e alla quale stato necessario che Ges Cristo si sottomettesse per soddisfare al peccato. Da questo noter la stima che Dio fa dei dolori e delle sofferenze, poich con queste Egli ha cancellato la colpa per

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mezzo di Ges Cristo, che dolce e misericordioso verso di noi fino a quell'ultima ora dell'eternit, ma allora la giustizia da Lui esercitata verso i moribondi che rimangono eternamente nella condizione in cui sono trovati. Questo mi deve dare, e mi ha dato, timore, col desiderio, senza lusingarmi, di cominciare a praticare quello che Egli mi domanda, e di questo m'informer. - Accetter molto volentieri la morte e la ragione di questo annientamento, poich in certo modo una soddisfazione per il peccato quanto alla pena. Ma io devo avere orrore del peccato, bench non senta efficacemente nella mia anima che cos' completamente, e per la mancanza di questa conoscenza di cui ho paura, avr una grande fiducia che Dio mi liberer da quelli ai quali ordinariamente mi lascio andare senza alcun dolore per l'offesa di Dio.

III giornata - E' una grande gioia, per l'anima in grazia, vedersi nel giudizio particolare all'ora della morte, ma [] grande turbamento per l'anima che non ha amato; e poich Dio non permette che possa fare nessun proposito particolare, sperer che, nella sua misericordia, con il completo abbandono alla sua santa guida, Egli, senza di me, mi salver. - L'ignoranza e l'incapacit di desiderare e di decidere la pratica delle virt in particolare mi faccia attaccare a Ges Cristo Crocifisso fortemente e con perseveranza, affinch il senso di gioia che ho adesso meditando sul giudizio universale e nel vederlo regnare Lui solo e riconosciuto da tutti, non si cambi allora in confusione per i miei peccati e le mie ingratitudini che meritano l'inferno, bench non lo senta. - La gloria dell'umanit di Ges Cristo appare in questo, che, bench unita alla divinit, ci giudicher, sia in particolare che in generale, ma [] anche [vero] che Egli un giudice che non pu essere corrotto n ingannato, per pu essere guadagnato da un vero amore, che Gli devo domandare, e ricordarmi del timore che ho avuto per i peccati che ora mi sono nascosti e allora saranno palesi a tutti con mia confusione, se non mi umilio e non mi correggo.

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IV giornata - Le pene dell'inferno sono un eterno esilio da Dio. Per evitarle, dopo aver confidato nella sua misericordia, al posto dell'odio di Dio che i dannati hanno continuamente, e invece della dimenticanza delle sue grazie e della rabbia perpetua degli uni verso gli altri, cercher di avere, fin da questa vita, l'amor di Dio, usando la sua bont, dolcezza e carit verso il mio prossimo. - Appena la natura umana pecc, il Creatore, con la decisione della sua divinit, volle riparare questa colpa e per far questo, con un grandissimo e puro amore ordin che una delle tre Persone s'incarnasse: in questo appare una profonda umilt e vera umilt, anche nella Divinit. Da questo ricaver una grande confusione per il mio orgoglio e riconoscer che in parte [l'orgoglio] ignoranza, perch l'umilt, parlando con propriet, una conoscenza della verit, ed questo, mi sembra, che ha potuto farla conoscere in Dio. Ma guardiamo, anima mia, ci che Dio ci ha domandato con l'Incarnazione del suo caro Figlio, oltre la riconoscenza per la nostra redenzione. Egli vuole che, come personalmente ha lasciato il cielo per unirsi alla terra, noi lasciamo volontariamente la terra delle nostre sensualit, per unirci all'essenza della sua Divinit. - Dio non ha mai dato all'uomo una maggior prova d'amore che quando decise d'incarnarsi, poich da questo dipendevano tutte le altre grazie che ci ha fatte in seguito. In questo riconosco che c' per noi l'insegnamento di amare grandemente e principalmente i nostri nemici, e procurare la loro salvezza per quanto possiamo.

V giornata - Non contento di essersi offerto per il nostro riscatto, il Figlio di Dio volle attuarlo e non [volle] venire in questo mondo, come avrebbe potuto, in un modo pi conveniente alla sua grandezza, ma nel modo pi umile che si potesse immaginare, affinch, anima mia, avessimo pi libert di avvicinarci a Lui. E noi dobbiamo farlo con tanto maggior rispetto, quanto pi umile Egli ci si mostra, e questa umilt ci servir per farci conoscere quanto questa virt in Dio, poich tutte le azioni prodotte fuori di Lui sono molto al disotto di Lui.

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- Nostro Signore ha mostrato il suo amore apparentemente pi grande per la conversione dei peccatori e nella continuazione della sua grazia verso i giusti, come fece con la samaritana: in questo fatto, il luogo e le parole mostrano solo l'amore. Da questo devo ricavare una grande confidenza e sicurezza che la sua bont mi dar il suo santo amore; ma bisogna che fatichi e l'ascolti.

VI giornata - L'infinita perfezione di Dio racchiude in s quella di tutte le creature, le quali agiscono tutte, o necessariamente o volontariamente, solo per opera sua. Questo mi deve mettere in una grande confusione, perch in un certo senso li fa contribuire alle mie iniquit, per suo permesso. Affinch io non sia pi causa di un tale male, mediante la sua santa grazia star attenta pi frequentemente alla sua santa presenza, dalla quale non esco mai, anche se non ci penso. - Nell'amore dell'infinita bont e sapienza di Dio l'anima libera di andare ad attingere tutte quelle [perfezioni] che pu contenere, perch [Dio] cos buono che le comunica liberamente a tutti e non c' nessuno che [non senta la] prodigalit di Lui. Questo deve tenere l'anima molto umile e dipendente dalla bont divina. - Mi devo ricordare di non cercare n le tenerezze n le consolazioni spirituali per spingermi al servizio di Dio, ma [ricordare] che mi sono offerta e ho accettato tutte le insensibilit e la mancanza di consolazioni che mi sembrano preparate per la mia anima, con un abbandono completo di esse, per soffrire tutte le tentazioni che a Dio piacer che le capitino, e cos vivere e morire, se questa la sua volont.

VII giornata Devo cominciare a praticare l'umilt interiore col desiderio dell'abiezione, e quella esteriore accettando volontariamente le occasioni che si presenteranno di praticare questo desiderio. Tale umilt sar per onorare l'umilt vera e reale che c' in Dio stesso, e in essa trover la forza per abbattere il mio orgoglio e superare le mie frequenti impazienze, e acquister la carit e la dolcezza verso

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il prossimo, per onorare l'insegnamento di Ges che dice di imparare da Lui che dolce e umile di cuore. Per penitenza, le stazioni [della Via Crucis] col desiderio di un totale rinnovamento di vita, e domani la santa Comunione.

A 21

(PENSIERI SULLA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE)

Per onorare lo stato di Nostro Signore dopo la risurrezione, purgatorio [sic ] di desiderio dopo che Dio suo padre ebbe ricevuto il suo spirito e, in Lui, quello della natura umana. Fedelt di Ges Cristo sulla Croce, volendo attuare la Scrittura. Sapendo che la Scrittura si era compiuta quanto a ci che doveva essere fatto, Ges [volle] aumentare da se stesso le sue pene dicendo:Ho sete!. La domanda del cattivo ladrone m'ha fatto conoscere che noi non conosciamo il valore delle sofferenze; [invece quella] del buon ladrone [m'ha fatto conoscere] il merito che c' nell'onorare la giustizia e riconoscere la verit, e [il valore] della preghiera. Mi sono data a Dio per accettare le disposizioni della sua Provvidenza, se volesse che per tutto il tempo che resta della Quaresima, io rimanessi nell'abbattimento interiore, ed anche nella tristezza, per onorare la condizione di Ges Cristo che ci presentata dalla S. Chiesa. Ges ha sete sulla Croce, dopo aver visto che tutto era compiuto. Il suo corpo tormentato chiede il soccorso dell'acqua come il cervo. la sua sete era duplice, cio nel corpo e nello spirito: lo attesta, gridando questa semplice parola: Ho sete!; non inghiottendo [l'acqua della spugna offertagli], dimostra il desiderio che la sua persona divina si riunisse a quella del Padre e dello Spirito Santo; con la sua terza sete [il desiderio che] i suoi meriti fossero applicati a tutte le anime create per il paradiso. Sapendo che tutto era compiuto, Ges disse: Ho sete!, volendo andare pi in la del necessario e impiegare tutti i momenti

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della vita. capiamo, o anima mia, [questa parola] come detta a te sola: - Ho sete del tuo amore fedele. La morte ha perso il suo pungiglione per il fatto che non ha separato la divinit dal corpo di Ges Cristo e la grazia stessa dal corpo beato. Il canzonare caratterizza coloro che non credono e non vogliono fare il bene senza miracoli. Perdonando, Ges fa vedere che non ha nessun risentimento per il disprezzo n [sentimenti] di vendetta, perch domanda perdono scusando [i suoi crocifissori]. Che il momento del riscatto umano un'opera cos meravigliosa, si conosce nelle parole di Nostro Signore che dice: Mio Dio, perch mi hai abbandonato? E ci fa vedere che la persona divina soffriva per la distinzione straordinaria in quell'istante, e questo, in quel momento, gli fa chiamare il Padre: Mio Dio. E per il merito infinito di quel momento, la natura umana nel pieno potere di riunirsi col suo Dio, se si vuol servire dei mezzi per applicare [le sue parole]: Mio Dio, mio Dio, perch mi hai abbandonato?. Non dice pi: Padre mio: un segno della sofferenza del Figlio di Dio e dell'abbattimento della seconda persona della Trinit. Abbandono del Padre rispetto a suo Figlio per accogliere la natura umana. Ho sete!. Questa parola si rivolge all'uomo, facendogli conoscere che la sua morte non basta, se non applicato il merito, e questo non pu essere applicato senza il consenso di ogni anima... Non parla al suo Padre, non domanda da bere, ma dice semplicemente: Ho sete...19.

A 9 (RITIRO) - Devo essere completamente dipendente da Dio e non resistergli, allo stesso modo che ho fatto nella mia creazione. - Devo impiegare tutta la mia vita a conoscere Dio nelle sue opere e a riconoscerlo per amore. - Ho desiderato non sussistere pi in me, ma, dopo esser stata sostenuta continuamente dalle grazie di Dio, mi sembrava

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che tutto quello che ero, era solo grazia; desideravo che Egli le ritirasse a s e cos io sia sua totalmente. - Amare l'abbassamento perch Dio lo ha preso, come ci ha fatto vedere nella sua nascita; e volle che riconoscessimo che questo abbassamento riempiva il cielo di stupore; [cos] ha dimostrato che Dio ne doveva essere glorificato, ma occorre che il mio meschino e miserabile (abbassamento) sia unito al suo, glorioso. - Concepire Ges per amore, e questo lo render presente al mio cuore e far s che non bader ad altro, come la [S.] Vergine nel presepio. Il mezzo per imitare Ges che nasce avere l'anima unita a Dio, e la [mia] parte inferiore ripiena della vera conoscenza del mio nulla. Ammirare la verit che l'umanit di Ges si spossessata delle opere divine, e [ammirare] la dottrina della parola di Dio proferita da Lui e [ammirare] la grazia, fatta agli uomini obbedienti, di conoscere la verit della sua parola. - Dio domanda una grande purit a coloro che Lo servono e che non devono, in nessun modo, vantarsi di nessuna azione; ma necessario che Dio guidi le mie intenzioni per giungere a questa purit, che mi ha fatto vedere, [cio] ricordarmi che c' impurit nel desiderio [che io ho] delle grazie di Dio. Imitare la semplicit di Ges quando parl ai Giudei che volevano farlo morire. Ammirare la sua bont nel sopportarli ed anche nell'istruirli; aderire pienamente alla parola di Dio, pronunziata [da Lui] interiormente. - Ricorrere a Dio per non peccare pi, perch ci vuole certamente ricevere. - Allontanarmi da quello che contro la carit del prossimo, sostenere con coraggio la lotta contro le cattive inclinazioni. Essere (preoccupata e) aver cura della gloria e del servizio di Dio, ed Egli avr cura in generale di me. Togliere gl'impedimenti che ostacolano la tranquillit che Egli vuole in me. - In questa pace aspettare che Dio mi visiti e mi dica come ai santi padri del Limbo: - Non pi peccati! - Cercare Ges nel sepolcro cio tra le afflizioni e l'abbandono, ma cercare Lui, senza badare a lamentarmi dei motivi di

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questo abbandono; grande fiducia per vincere le difficolt che si possono opporre per trovarlo; ammirare la bont di Dio nella sua Provvidenza. - Devo avere una grande diffidenza di me stessa, bench i motivi non mi siano sempre mostrati; devo ricordarmi che il peso delle mie ingratitudini verso la bont di Dio, una volta ha gravato tanto sul mio spirito col suo carico, che stato necessario che questa stessa bont mi tirasse fuori e permettesse che ancora una volta facessi dei buoni propositi alla sua presenza, bench mi sembrasse che fosse un vero abuso della sua misericordia.

A 10

(OCCUPAZIONI DELL'ANIMA DALL'ASCENSIONE ALLA PENTECOSTE) (Verso il 1630)

Tenere, pi che potr, la mente occupata nell'onorare la gloria che l'umanit santa di Nostro Signore riceve in cielo, e ricordando la via, da Lui seguita sulla terra, con desiderio di imitarlo; [inoltre] considerare la S. Vergine che accetta la privazione del Figlio, rimanendo sulla terra per il bene dei cristiani, col desiderio di rimanerci finch piacer a Dio, per fare la sua santissima volont. Mi ricorder spesso anche delle disposizioni dei santi apostoli per ricevere lo Spirito Santo, specialmente della loro tranquillit nell'attesa. Mortificarmi internamente ed esternamente in tutto quello che potr. Offrire a Dio parecchie volte al giorno la carit che ha messo nel cuore del beato Francesco di Sales e domandare l'intercessione di questo Santo, perch si compiano in me i progetti di Dio. [Fare] lettura dell'VIII e IX libro dell' Amor di Dio dolcezza, con calma e attenzione.
20

, con spirito di

Domandare le colpe e dirne, e domandare la penitenza.

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A 50

(VISITA ALLE CONFRATERNITE [DELLA CARIT] DI ASNIERES E SAINT-CLOUD) (Febbraio 1630) 21

Partii il mercoled delle Quattro tempora di Natale, per andare ad Asnires. Temevo di fare il viaggio a causa delle mie infermit, ma mi sentii fortificata pensando all'obbedienza che mi ci faceva andare, e nella santa comunione di quel giorno mi sentii spinta a fare un atto di fede e questo sentimento mi dur molto a lungo, sembrandomi che Dio mi avrebbe dato la salute finch avessi creduto che poteva darmi la forza contro ogni apparenza [in contrario] e che l'avrebbe fatto, e ricordandomi spesso della fede che fece camminare san Pietro sulle acque. E lungo tutto il viaggio mi sembrava di agire senza che io contribuissi in alcun modo, con molta consolazione che Dio volesse che io, indegna come sono, aiutassi il mio prossimo a conoscerlo. Sono partita il giorno di S. Agata, 5 febbraio, per andare a SaintCloud. Alla santa comunione mi sembr che Nostro Signore mi desse il pensiero di riceverlo come lo sposo dell'anima mia, e anzi che quello fosse come una specie di sposalizio, e mi sentii unita pi fortemente a Dio con questa riflessione che fu per me straordinaria, ed ebbi il pensiero di lasciare tutto per seguire il mio Sposo e di considerarlo d'ora in avanti come tale e sopportare le difficolt che avrei incontrato, ricevendole come appartenenti alla comunione dei suoi beni. Avevo desiderio di far dire la messa in quel giorno, che l'anniversario delle mie nozze22 ma me ne astenevo per fare un atto di povert, volendo essere dipendente in tutto da Dio nell'azione [= viaggio] che stavo per fare, ma Dio permise questo: che, senza che ne dicessi nulla al mio confessore, questi disse la messa in cui mi comunicai, e giunto all'altare, ebbe il pensiero di dirla per me, come elemosina, e di dire la messa degli sposi.

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A 51 (VISITA ALLE CONFRATERNITE [DELLA CARIT] DI SANNOIS, FRANCONVILLE, HERBLAY E CONFLANS)

Sabato, mezzogiorno. Da un anno non c' un procuratore nella Carit di Sannois, eppure un buon uomo ha scritto sempre la [nota delle] entrate e delle spese, e ora vuole accettare la carica per elezione. Le sorelle [= dame] della Carit si sono un po' raffreddate nell'attivit e spesso hanno tralasciato la visita ai malati nel loro turno, per il motivo che la tesoriera ha tanta buona volont che fa preparare [la minestra] per quelle che sono di turno. Inoltre, la superiora [= presidente] e lei [la tesoriera] si contentavano qualche volta di dare del denaro ai malati, ne davano anche ad alcuni bisognosi e trascuravano spesso di avere della carne, e facevano dare ai malati uova o qualche altra cosa che era secondo il loro gusto. Le dette sorelle, o almeno la maggior parte, lasciano la santa comunione del mese, ed hanno bisogno di essere spronate da qualche predicazione quando si andr a fare la scelta del procuratore. la superiora si contentava di tenere presso di s la cassa e aveva dato le due chiavi alla (tesoriera). Esse sono in angustie per ricevere i malati, e dicono che non ci sarebbe bisogno di Carit a Sannois perch [vorrebbero] ammettere solo quelli che non hanno assolutamente nulla, per il motivo che ce ne sono pochissimi o nessuno di questa specie; ce ne sono invece molti i quali, siccome quel poco che hanno ipotecato, morrebbero di fame piuttosto che poterlo vendere e servirsene.

Gioved sera. A Franconville, il procuratore della Carit ha prestato del denaro a 25 persone, mediante garanzia, e sembrava che fosse disposto a prestarne ancora secondo le occasioni; le ufficiali non osano

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opporsi, perch molto autoritario. E' gi da molto tempo che quelle che sono in carica sono scadute ed stata fatta un'altra elezione, eppure le prime continuano nella loro attivit; c' da temere che, lasciandole pi a lungo, ci sia difficolt a dimetterle e a metterne delle altre in attivit. Anche esse qualche volta danno del denaro ai malti, quando i loro parenti vogliono prendersene cura, e li fanno stare senza carne, quando c' un po' di difficolt ad averne; e molte sorelle, quando il loro turno, fanno la spesa secondo la loro voglia, senza tener conto del regolamento.

Venerd mattina. A Herblay, le sorelle della Carit hanno ancora il loro primo fervore, per avevano difficolt a fare la questua e si lamentano che il signor vicario aveva promesso di far loro la carit di celebrare la santa messa senza offerta. La tesoriera non tiene nessun registro. Hanno deciso di andare con un cero alla processione e alla sepoltura delle sorelle, e di fare la santa comunione nei giorni raccomandati, e di attuare bene tutti gli altri punti del regolamento.

Marted, dopo i vespri. A Conflans non c' mai stato un procuratore eletto [dalle sorelle] della Carit; da molto tempo cessato l'esercizio [della visita] ai malati, a causa delle malattie. C' un uomo di chiesa che ha cura di scrivere le spese, ma non scriveva l'ingresso [dei malati], per il motivo - diceva - che ce ne sono troppo pochi. Non c' pi biancheria; ci sono circa 50 lire come fondo. E' stato dato del denaro ai malati, per consiglio del signor parroco. [Le sorelle] facevano mancare spesso la carne ai malati; la maggior parte di loro seno molto attaccate [alla Carit] e tutte hanno promesso di osservare il regolamento, ed alcune hanno promesso della biancheria.

A 46

REGOLAMENTO DELLA CARIT 23

Il fine per cui deve essere istituita la Confraternita della Carit Sar istituita nella chiesa parrocchiale, nella cappella del S. Sacramento, luogo di riunione per onorare Nostro Signore Ges,

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patrono della stessa [Carit] e la sua Santa Madre, e per assistere i poveri malati della detta parrocchia: spiritualmente, procurando che quelli che moriranno, partano da questo mondo in buono stato [di grazia], e che quelli che guariranno facciano il proposito di non offendere pi Dio; e corporalmente, dando loro quel che sar necessario come vitto e come medicine; e finalmente, per rispondere al desiderio ardente di Nostro Signore che ci amiamo gli uni gli altri. Patrono della Confraternita Sar Nostro Signore Ges Cristo, che la carit stessa. Di quali persone sar composta Di un certo numero di oneste donne e ragazze, ma le prime saranno ammesse solo col consenso dei loro mariti, le seconde col consenso del padre e della madre. Si chiameranno serve dei poveri. Le ufficiali Le dette serve dei poveri eleggeranno tre di loro che avranno la direzione della detta Confraternita col consiglio del signor parroco o di colui che gli piacer nominare. Una di loro sar la direttrice o superiora, e le altre due [saranno] la prima e la seconda assistente. La direttrice La direttrice far il possibile affinch il presente regolamento sia osservato in tutte le sue parti; che ognuna delle serve dei poveri faccia il suo dovere; che i poveri malati siano ben assistiti, e procurer l'aumento dei redditi della detta Confraternita; ammetter i poveri malati all'assistenza della detta Confraternita dopo che si saranno confessati e comunicati, e custodir una delle [due] chiavi della cassa dove si terr il denaro della stessa. Le assistenti Serviranno col loro consiglio alla direttrice, e una custodir il denaro corrente con l'altra chiave della cassa, e l'altra custodir i mobili della detta Carit e far lavare la biancheria.

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Il dovere di ogni serva dei poveri Considereranno i poveri malati come loro figli, dei quali Dio le ha costituite madri, li serviranno nel modo sottoindicato, ognuna nel loro giorno; assisteranno alla messa bassa [= non solenne] della detta Confraternita che esse faranno dire uno dei primi giorni di ogni mese, cio quello in cui ogni anno capita il Natale di Nostro Signore, con l'intenzione di unirsi tutte nella carit di Nostro Signore, e quelle che potranno farlo comodamente si confesseranno e si comunicheranno in quel giorno e pregheranno tutte per ognuna delle serve dei poveri che morr, come anche per i poveri che esse avranno assistito. Diranno una volta, la sera e al mattino, il Pater e l'Ave per la conservazione e l'aumento spirituale e temporale della detta Confraternita e per coloro che vi faranno del bene. Cercheranno di avere la predica nei giorni di festa di ogni mese, sia per spingerle a perseverare seriamente, sia per persuadere quelli che ascolteranno [la predica[ a fare del bene alla detta Confraternita. Modo che le serve dei poveri seguiranno per servirli Ogni serva dei poveri servir, ciascuna nel suo giorno, com' stato detto, dimodoch quella che sar di turno prender la carne dal macellaio e il pane dal fornaio e il vino alla locanda con dei biglietti, sui quali far segnare quello che prender. Preparer il pranzo e lo porter ai malati e li far mangiare alle nove del mattino, e far lo stesso per la cena verso le cinque di sera. Quando avr fatto il suo servizio, avvertir quella che deve seguirla che il giorno dopo tocca a lei servire i malati, e le dar i biglietti, le dir il numero e lo stato dei malati. Modo di dar da mangiare ai malati Ogni malato avr quattro o cinque once di carne di montone o di vitello in ogni pasto; tanto pane quanto ne potr mangiare ragionevolmente, e un quartino di vino, secondo la misura di Parigi; i giorni di magro avranno due uova a ogni pasto col brodo al burro e, dentro, un tuorlo d'uovo.

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Carit scambievole tra le serve dei poveri Si vorranno bene come sorelle che fanno professione di onorare Nostro Signore con il medesimo spirito e con la virt ch'Egli ha praticata pi perfettamente e pi caldamente raccomandata, che quella della carit. A questo scopo, si visiteranno scambievolmente e scambievolmente si aiuteranno sane e malate, pregheranno le une per le altre, specialmente in caso di malattia e di morte, com' stato detto. Insomma, faranno tutto il possibile perch [esse] partano da questo mondo in buono stato: tutto questo per senza obbligo di peccato mortale o veniale. Elezione delle ufficiali e resoconto L'elezione delle dette ufficiali si far ogni due anni, il primo giorno lavorativo dell'anno, da parte delle serve dei poveri, a maggioranza di voti, e [si far anche] quando sar necessario, per esempio quando una di loro fosse morta o assente per molto tempo. Il resoconto sar fatto lo stesso giorno, alla presenza del detto signor parroco o di colui che gli piacer nominare. Nello stesso tempo, la tesoriera sar obbligata (a consegnare) nelle mani di quella che la deve seguire il denaro che le rimasto, e nello stesso tempo anche la seconda assistente [sar obbligata] a consegnare i mobili a quella che segue.

A 19

L'AMORE CHE DIO CI DIMOSTRA NEL MISTERO DELLA REDENZIONE

La Santa Trinit nell'unit della sua essenza m'ha creata solo per lei e, amandomi da tutta l'eternit, ha visto che non potevo essere n sussistere fuori di Dio, il quale essendo il mio principio e la sola origine, vuole e deve anche essere il mio fine, avendo creato tutte le creature perch mi servissero come mezzi per giungere a

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Lui, come sono le sponde che conducono le acque alla loro sorgente24. E vedendo questo buon Dio che si abusa di tutti questi mezzi, spesso col troppo attaccamento e col mezzo pi nobile che la mia volont, me la domanda e io gliela voglio dare con una completa confidenza e con abbandono alla sua santissima [volont]. Ma avendo ancora abusato di esso, l'invenzione del suo amore divino m'insegna e permette di attaccarmi al mezzo pi forte che mi ha dato per giungere al mio fine, cio la sua santissima umanit, la quale deve essere, mediante la sua grazia, l'unico modello della mia vita. Dopo aver riconosciuto la mia indegnit e miseria, e che, per sua sola bont e amore, Egli vuole essere la mia forza nelle opere pi difficili, intraprese per il suo servizio, [provo] un sentimento di grande consolazione alla vista della mia povert, bench in questo sentimento io non abbia affatto - come dovrei - l'orrore del peccato n il timore delle pene che esso merita e che sono state gi sofferte dagli angeli e dai primi uomini caduti. Per devo giustamente temere i giudizi di Dio, tanto pi rigorosi verso di me che devo obbedire a Dio, non solamente come gli angeli e i nostri progenitori perch Dio, ma perch ho ricevuto di pi con la conoscenza del grande amore che ha per noi in generale, [amore] che era nascosto a quelli, e molto pi per le prove particolari [di amore] che la sua misericordia mi ha fatto conoscere e che rende pi gravi i miei peccati a causa dell'ingratitudine. La Santa Vergine quella che ha desiderato pi [di tutti] questa prova dell'amore di Dio che la Redenzione. Ricorrer a Lei per ottenere, col suo aiuto, di riconoscere questo grande bene e il timore necessario per farne buon uso.

A 29

(SULLA CARIT)

Chi non ama non conosce Dio, perch Dio carit! La causa dell'amore la stima del bene [che c'] nella cosa amata. Poich Dio perfettissimo nell'unit della sua essenza, amore

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nell'eternit di questa essenza, per la conoscenza della sua propria perfezione. A questo amore partecipa quello delle creature, quanto alla natura dell'amore, ma gli effetti sono uniti alla volont nella pratica della carit, sia verso Dio che verso il prossimo. Questa pratica cos potente che ci d la conoscenza di Dio, non tale e quale, ma penetrante in Lui stesso e nelle sue grandezza, tanto che chi ha pi carit avr pi partecipazione a questa divina luce che l'infiammer eternamente del Santo Amore. Dunque io voglio fare tutto quello che potr per stare nella pratica dell'Amore santo, e addolcire il mio cuore contro tutte le amarezze che lo contrastano. Le anime che Dio destina alla sofferenza devono amare molto questa condizione e pensare che senza un'assistenza tutta particolare di Dio, non Gli possono essere fedeli. Ne abbiamo un esempio mi sembra, nella santificazione di S. Giovanni [Battista] nel corpo di sua Madre: fu per lui una grazia preveniente che gli dette la forza per rispondere ai piani di Dio sulla sua anima. La prima prova che Dio d a quelle che la sua bont chiama per questa via, tiene il posto di questa santificazione, essendo una nuova rinascita alla grazia, e poich molto spesso ci data dopo l'uso di ragione, dipende solo da noi che questa grazia ci sia continuata; ma perdendola, come ho fatto io per aver preferito l'amore di me stessa a quello di Dio, con grande umilt e confusione la devo ridomandare a Dio. Egli mi ha fatto tante grazie come quella di farmi conoscere che la sua santa volont era che io andassi a Lui mediante la Croce, che la sua bont ha voluto che io avessi fin dalla nascita stessa, non lasciandomi quasi mai in ogni et senza occasioni di sofferenza; e dopo avermi fatto stimare e desiderare questa condizione tante volte, ho confidato nella sua bont che oggi mi avrebbe dato una nuova grazia per fare la sua santa volont, domandandogli con tutto il cuore di mettermi in un luogo e in condizioni per questo, bench dovesse essere penoso ai sensi. Dopo la santa confessione, alla vista penosa di me stessa, non solo per le colpe accusate, ma anche per quelle che ho taciute senza volerlo o che non ho manifestato abbastanza chiaramente, mi sembrava che tutti i miei peccati fossero rimasti nella mia anima, in modo tale che io la sentivo come se materialmente essa fosse potuta essere peccato. E per un sentimento di amore o di stima di Dio nel santissimo Sacramento, io non credevo o mi dispiaceva di permettere che Egli fosse messo in un posto cos indegno della sua

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a grandezza, eppure non tralasciavo la comunione, come mi stato comandato. Nel ricevere la santa ostia, subito dopo ho provato un rimprovero al mio cuore, per il fatto che aveva affetto e attaccamento e cercava consolazione dalle creature, ed anche un rimprovero perch tante volte la sua bont mi aveva fatto desiderare di trovare consolazione solo in Lui, o mi aveva anche mostrato che Egli lo voleva; ho rinnovato questa decisione, domandando a Dio che mi mettesse in condizione di farlo.

A 6 (RITIRO)

Il primo giorno della vita purgativa, gli altri quattro della vita di Ges Cristo, e l 'ultimo dell'attesa dello Spirito Santo. Il fine della creazione e gl'impedimenti a questo fine, e ricapitolazione. - Il secondo [giorno], del giudizio particolare, del figliuol prodigo, e ricapitolazione. -Il terzo. Il piano che da tutta l'eternit Dio ha avuto sull'anima, gl'impedimenti e ricapitolazione; poi l'esame, particolarmente sul proposito preso negli ultimi esercizi, e avvertimenti per la pratica. - Il quarto. La decisione della S. Trinit per l'Incarnazione, la Nascita, e ricapitolazione. - Il quinto: la preghiera nell'orto, l'incoronazione [di spine], e ricapitolazione. - Il sesto: la risurrezione, la venuta dello Spirito Santo, e ricapitolazione. - Poi gli altri due giorni: gli attributi di Dio; e terminare col Paradiso; tutto con spirito di dolcezza e di amore. (Scritto da S. Vincenzo )25 La 1 [meditazione]. Il fine per cui siamo creati, e mezzi per arrivarvi, che sono tutte le cose create. La 2. Sar una ricapitolazione della meditazione precedente. La 3. Sar sugli impedimenti a quel fine, cio i peccati e i grandi mali che essi causano spiritualmente e corporalmente; poi, sul

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primo effetto del peccato che la morte, la sera [fare] la ricapitolazione. La 4. Il secondo effetto del peccato, che il giudizio particolare. La 5. Il giudizio universale. La 6. L'inferno. La 7. Decisione della Trinit per l'Incarnazione. Le circostanze principali della vita, passione e morte di Nostro Signore. L'8. Gli attributi divini, durante i due ultimi giorni.

A 15

(CONFORMIT ALLA VOLONT DIVINA) (Verso il 1632)

La santa comunione del Corpo di Ges Cristo ci fa stare realmente nel godimento della comunione dei Santi del Paradiso, che ci [stata] meritata dall'Incarnazione e morte del Figlio di Dio, tanto pi che la riconciliazione della natura umana stata, con questo mezzo, cos grande che l'amor di Dio non se n' potuto mai separare. E come nel cielo Dio si vede nell'uomo per l'unione ipostatica del Verbo fatto uomo, [cos] ha voluto essere sulla terra, affinch tutti gli uomini non fossero separati da Lui. O amore infinito! Perch permettete che gli uomini ciechi trascurino un bene cos grande, perdendolo col peccato, che l'unico a impedire l'unione della vostra bont con loro? Ma, mio Dio, chi causa di questo peccato? E' l'amor proprio, che col suo disordine impedisce che sia fatta completamente la vostra santa volont. Io rinunzio con tutto il cuore e scelgo la vostra santa divina volont, perch sia la guida della mia vita, e io la conoscer per mezzo della regola di vita del vostro caro Figlio sulla terra, desiderando conformare ad essa la mia.

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Santa volont del mio Dio, com' ragionevole che siate compiuta interamente! voi eravate il cibo del Figlio di Dio sulla terra, e perci quello che sostiene la mia anima nell'essere che ha ricevuto dal suo Dio. Ma che cosa siete nella vita di grazia? Siete la grazia stessa che santifica le anime... Dunque non pi la mia volont propria, ma la vostra regni sola in me. fatemi questa grazia, o mio Ges, per l'amore che avete per me, e per l'intercessione della vostra santa madre, che ha amato cos perfettamente tutti gli effetti di questa amabile volont. Vi domando questa grazia con tutto il cuore, e mi dono completamente a voi, supplicando la vostra bont di non badare alle disposizioni contrarie che sono in me, poich desidero che la forza del vostro amore, con la dolcezza della sua violenza, ottenga il consenso di tutti i miei sensi che potrebbero opporsi ad esso. Andare nel nuovo alloggio 26 con lo scopo di onorare la divina Provvidenza che conduce l, e mettersi nella disposizione di far l quello che la medesima Provvidenza permetter che ci sar da fare. Col cambiamento di questa casa, onorare quello di Ges e della S. Vergine da Betlemme in Egitto e in seguito, in altri luoghi, non volendo - come loro - avere una dimora propria sulla terra. Il nostro amore verso Dio ci deve portare a desiderare la sua gloria e ad occuparsi delle sue lodi, rallegrandoci delle sue grandezze, di quello che Egli in se stesso, lodando e amando i suoi attributi e facendo atti di questo amore pi spesso che potremo durante la giornata. 1. Che cos' la grazia? Una volont. E' un dono all'anima che piace a Dio. Ci che chiamato luce non una cosa nuova, ma Dio, con una grazia speciale, toglie qualche impedimento all'anima che non lo conosceva. 2. Che significa per Dio fare miracoli continuamente? Non niente di nuovo. 3. L'anima deve essere attenta alle grazie soprannaturali, le quali non si devono chiamare soprannaturali se non...

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A 5 (RITIRO) (Verso il 1632) 1. Gravit del peccato a causa delle pene che Nostro Signore soffr per esso; l'orgoglio e la vanagloria. Ricapitolazione. Eccellenza infinita di Nostro Signore, e del bando da Lui pubblicato per invitare gli uomini a seguirlo. 2. La rassegnazione necessaria per ascoltare la chiamata di Ges Cristo e rinunziare a tutte le cose e seguirlo. Ricapitolazione. 3. Modo eccellente con cui Nostro Signore un la vita contemplativa a quella attiva. Ricapitolazione. 4. La vita che Nostro Signore visse a Nazaret, e le tentazioni che sopport nel deserto. 5. La legge evangelica che Nostro Signore proclam nel discorso della montagna, sua eccellenza e l'alta perfezione alla quale ci porta. Ricapitolazione. 6. L'apparizione a tutti i discepoli sul monte della galilea, le cose che comand e le promesse che fece loro. Ricapitolazione. 7. Raccoglimento e preghiera degli apostoli dopo l'ascensione fino a quando ricevettero lo Spirito Santo. Ricapitolazione. 8. Opere meravigliose compiute dallo Spirito Santo per mezzo degli apostoli nel giorno della Pentecoste. Nostro Signore s' voluto unire cos strettamente a noi col suo amore, che Dio ha punito in Lui l'enormit del peccato. Dunque nulla mi pu separare da Ges se non il peccato, che ora deve essere punito personalmente, e per evitarlo mi devo attaccare fortemente a Ges con l'imitazione santissima della sua vita. L'orgoglio e tutti i suoi effetti sono grandissimi impedimenti all'anima per le opere e i progetti di Dio su di lei. Riconoscendo con forza questo fatto in me, m'informer dei mezzi per semplificare il mio spirito e umiliarlo, non tanto per ricevere le grazie di Dio, quanto per riconoscenza al suo amore, poich [Ges] raccomanda questa virt, insegnandoci di praticarla non a causa della nostra bassezza, ma perch Lui stesso umile di cuore. Io devo volontariamente far diventare Ges padrone della

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mia anima, come giustamente stato fatto re della medesima, e io conserver la gioia che provo vedendo il desiderio e la possibilit di far s che ognuna di noi in particolare sia la sua prediletta. Poich Ges fa proprie le nostre necessit, molto ragionevole che seguiamo e imitiamo la sua santissima vita umana. Questo pensiero ha occupato intensamente il mio spirito, e ho deciso di seguire Lui interamente senza nessuna distinzione, ma con la consolazione di essere tanto felice da essere accettata da Lui per vivere per tutta la vita dietro a Lui. Ho deciso perci, su tutto e in ogni occasione dubbia e indecisa, di vedere che cosa avrebbe fatto Ges, e di onorare la sua sottomissione alla sua santa Madre con la dipendenza di un figlio per un certo tempo. E stando alla presenza del Santo Sacramento, mi sono sentita spinta interiormente a stabilirmi molto volentieri nella santa indifferenza, per essere pi disposta a ricevere la chiamata di Dio e fare la sua santissima volont, stimandomi indegna che la sua bont voglia avere dei progetti sulla mia anima, che desidero siano attuati completamente in me, e voglio offrirmi a Dio per questo scopo, per tutta la vita. Mi abbandoner interamente nelle mani di Dio, per gratitudine del grandissimo amore che l'ha spinto a manifestarsi agli uomini, e [per gratitudine] della conoscenza che Egli d loro riguardo ai mezzi per darsi completamente a Lui. Tutte le azioni del Figlio di Dio sono state per noi di esempio e di istruzione, ma specialmente la sua vita mescolata [a quella degli altri uomini], poich per se stesso e con le sue forze poteva compiere tutte le opere miracolose che ha fatte. Questo mi deve dare un gran coraggio e fiducia nel compiere tutto quello che mi domander, poich quello che non potr fare - o per incapacit o per altri impedimenti che ci sono in me - lo far Dio con la sua onnipotenza e bont. Ges cresceva davanti a Dio per le virt ripetute della sua santa anima, e [cresceva] davanti agli uomini per la conoscenza che essi a poco a poco avevano delle sue eccellenti virt. Onorer questo stato col desiderio che cresca la gloria di Dio in me, e con la sottomissione alle creature che, per amor suo, io avr finch potr. La legge del mio Dio mi obbliga sufficientemente per se stessa a praticarla, e questo ho deciso mediante la sua santa grazia; ma

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l'esempio del suo carissimo Figlio nell'osservare questa legge, ci istruisce e mi ha fatto prendere il proposito di aiutare il mio prossimo per quanto potr, a capirla; ma per questa attivit ho riscontrato che sono indegnissima e che, per questo scopo non so far altro che offrirmi completamente a Dio per attuare quel desiderio, nel quale non ho nessuna parte. E' una grande prova dell'amore di Dio per noi il fatto che gli piaciuto farci insegnare dal Figlio suo che fossimo perfetti come perfetto Lui. Questo devo sperarlo dalla sua misericordia, e poich Egli impeccabile per natura, mi far la grazia di non voler peccare pi, perci far tutto il possibile per astenermene. Spero anche, che, per sua bont, mi far partecipe delle virt che sono in Dio per essenza. Questo bene non lo desiderer solo per me, ma per tutte le creature create da Lui, e questo, per onorare l'abbassamento di un Dio per rialzare la sua creatura. L'abbassamento di Dio per il fatto che vuole che siamo perfetti come Lui, mi deve dare un gran coraggio, spingermi a una grande purit nelle intenzioni e darmi la sicurezza che non lascer di assistermi per il fatto che mi domander cose che superano la mia capacit. Io devo avere una grande confidenza in Dio, ed esser sicura che la sua grazia mi baster per compiere la sua santa volont bench sembri una cosa difficile, purch sia veramente lo Spirito Santo a chiamarmi, cosa che conoscer col consiglio che Egli me ne far dare. Onorer la volont di Dio che ha fatto s che Nostro Signore fosse condotto nel deserto dal suo Santo Spirito per esservi tentato: prima di tutto, sopportando con tranquillit che il diavolo mi tenti e reprima il mio orgoglio, rattristarmi nel pensare di essere tentata senza riconoscerlo, principalmente nelle apparenze del bene; inoltre onorer questo mistero con una fede viva e piena di fiducia che il suo piano si attuer dovunque piacer a Dio chiamarmi, purch io mi lasci guidare. - Devo imitare Ges come una sposa cerca di conformarsi al suo sposo; perci, poich per darmi la pi grande testimonianza che abbia mai data del suo amore, ha voluto scegliere il luogo pi ignominioso, accetter la scelta che Egli vuole che io faccia del modo pi umiliante possibile e nel luogo dove c' pi motivo di soddisfazione per il mondo.

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- Il mezzo pi sicuro per ricevere le grazie di Dio obbedire alle sue sante ispirazioni, come fecero gli apostoli, andando - come il loro Maestro aveva loro detto - sulla montagna, dove voleva apparire loro. E in questo noter la carit degli Apostoli, che non si contentarono di andare solo loro, ma col loro esempio e insegnamento ci condussero un gran numero di persone. Io cercher di imitare questo fatto per quanto potr, procurando la salvezza del mio prossimo per la gloria di Dio. - Devo avere un grande onore e rispetto alle persone che sono al posto degli Apostoli, poich Dio ha dato loro il potere di farci suoi figli e di darci la sua grazia per mezzo dei sacramenti. - Dal raccoglimento dei santi Apostoli imparer anche a star raccolta con una grandissima e completa dipendenza dalla Provvidenza di Dio, dalla quale non mi allontaner mai, e aspetter finch le piacer, che mi faccia sapere quello che mi domanda. - Il motivo del raccoglimento dei santi Apostoli era principalmente l'amore che avevano al loro divino Maestro; cos questo stesso amore deve essere il solo motivo di dipendenza nella quale, mediante la sua grazia, perseverer per tutta la vita, poich desidero questo santo amore e spero che, dopo averlo domandato con perseveranza nel tempo, mi sar dato nell'eternit. - Devo perseverare nell'attesa dello Spirito Santo, bench non sappia il tempo della sua venuta, ma accettando questa ignoranza e quella delle vie per le quali Dio vuole che lo serva, mi devo abbandonare interamente alla sua disposizione, per essere interamente sue, e per preparare la mia anima devo rinunziare volontariamente a ogni cosa per seguirlo.

A 8 RITIRO (Verso il 1633) 27 Sabato mattina Il solo mezzo che ho per avere misericordia nell'ora della morte che in quel momento nella mia anima sia trovata impressa

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l'immagine di Ges Cristo. Cosa che debbo fare, se credo alla verit delle sue parole essendo Figlio di Dio. Avr dunque gran confidenza in Lui che m'ha dato il senso di sicurezza che, senza tener conto della mia miseria e incapacit, far tutto Lui in me. E per non esser sorpresa dall'incertezza dell'ora, praticher quello che Egli mi domanda. Un mezzo per giungere al mio fine che, senza alcun motivo in me, sembri ad altri che io ho alcune grazie da Dio, e questo mi umilia e mi d coraggio. La grazia del mio Dio far in me il suo beneplacito, senza [mio] desiderio e senza propositi [miei]. Sabato, alle 10 Poich la morte un distacco necessario da tutte le cose, eccetto le opere che l'abitudine ci avr fatto compiere, voglio cercare di distaccarmi volontariamente ed effettivamente da tutte le cose, per attaccarmi attualmente e abitualmente a Dio. Infatti questa pratica l'unica cosa che si deve chiamare morte, poich la vera morte corporale stata onorare da quella di Ges Cristo, che ce l'ha trasformata in entrata nella vita. Forte sentimento che Dio mi domanda il proposito di questo desiderio, ricordando quando Nostro Signore era sulla terra, ha detto che era venuto per separare il padre dal figlio, e in generale [per eliminare] ogni attaccamento alle creature ( Luca XIII, 51-53). Sabato, alle due Se non voglio ricevere la condanna rigorosa e penosa di Ges mio giudice, devo vivere in modo tale che la purit delle intenzioni nelle mie azioni mi nasconda agli occhi del mondo per essere vista solo da Dio e ignorata dal mondo e dal diavolo. Dal mondo, perch la sua testimonianza non mi servir a nulla, dal diavolo affinch, non riconoscendomi, non mi possa accusare. Avr anche confidenza e fiducia nel mio buon Angelo per essere aiutata in quella penosa circostanza. Domenica mattina Nascendo nella povert e nell'abbandono delle creature, No-

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stro Signore m'insegna la purit del suo amore, non manifestandolo alle creature, ma contentandosi di fare per loro tutto quello che era necessario. Questo eleva le anime tanto pi perch, non essendo amate come amano le creature, sono unite completamente a Dio con la purit di questo amore. Da questo devo imparare a stare nascosta in Dio col desiderio di servirlo senza cercare pi la testimonianza di creature o la soddisfazione del rapporto con loro, contentandomi che Dio veda quello che voglio essere per Lui: con questa cosa Egli vuole che mi dia a Lui affinch operi in me questa disposizione, e io l'ho fatto, con la sua grazia. Domenica alle 10 Onorer la tranquillit che noto nel presepio con la disposizione ad avere saziet invece di desiderio nel possesso di Dio, che non si nega mai all'anima che lo cerca con verit, adorando in questo stato la divinit nell'infanzia di Ges e imitando, per quanto potr, la sua santa umanit, principalmente nella sua semplicit e carit, che l'ha fatto essere bambino per ammettere pi liberamente le sue creature. Domenica alle 2 La culla il trono del regno della santa povert. Ho desiderato tanto di esserci ammessa, perch questa povert la virt pi amata dal Re dei poveri, e lo fa vedere da questo fatto, che, pur essendo in tutta la terra, Egli riconosciuto solo da quelli che sono [poveri] in verit e semplicit. Per questo motivo manifesta la sua nascita con voci celesti, per assicurare che Dio stesso onora quello stato. Per partecipare a questa grazia, bisogna, come i pastori, corrispondere alle sante ispirazioni, senza indugio. Domenica alle 5 Devo provare una grande confusione per il mio orgoglio e, a imitazione della Santa Vergine, non solo umiliarmi per i motivi veri che io ho, ma anche darmi a Dio per servire il prossimo in una condizione soggetta alle critiche agli occhi del mondo, imitando Nostro Signore, quando conversava coi peccatori e, in tutta la sua vita, disprezz il proprio interesse temporale, per l'utilit delle sue creature. Questo io desidero fare, se la sua santa volont.

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Luned mattina : La vita di Nostro Signore dai 12 ai 30 anni. Io devo consacrare il resto dei miei giorni ad onorare la santa vita nascosta di Ges sulla terra, dove era venuto per compiere la volont di Dio suo padre e l'ha fatto per tutta la vita. E vedendo che la vita ordinaria aveva maggior bisogno di esempi, vi ha dedicato pi tempo, e sempre con la pratica della perfezione evangelica, poich, essendo ricco, ha scelto la santa povert e l'obbedienza che lo facevano soggetto alla Santa Vergine e a S. Giuseppe. Lo supplico con tutto il cuore di farmi la grazia di imitarlo in questo, bench ne sia indegna, sperando dalla sua bont che, dopo avermene dato il desiderio per tanto tempo, me lo conceder effettivamente. La 2 [meditazione] Mi devo ricordare che l'umilt, praticata da Nostro Signore nel suo battesimo, dandomi confusione mi deve servire di esempio che devo imitare, n pi n meno come farebbe un apprendista col suo maestro, se desiderasse diventare perfetto, e non avere alcun altro pensiero, lasciando alla divina Provvidenza la cura di tutto il resto. Luned sera : La lavanda dei piedi agli apostoli. Non ci pu essere nessun motivo che m'impedisca di umiliarmi, avendo l'esempio di Nostro Signore che - interessato sia per la propria gloria sia per il dovere che avevano gli apostoli di onorarlo, non lascia di abbassarsi fino a lavare i piedi ai suoi apostoli, e quando era vicinissimo il tempo della sua passione. Alla santa Messa, offrendomi fortemente alla santa Vergine per essere di Dio secondo il suo beneplacito, col desiderio di imitare la loro santa vita, m' sembrato che Nostro Signore mostrasse alla sua santa Madre la mia indegnit per il passato e per il futuro, e pensando di essere accettata, domandai che fosse dimostrato...

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A 12

(RINUNZIA A SE STESSA) (Verso il 1633) 28

Mi devo servire dell'avviso che caritatevolmente mi stato dato, a proposito della diversit che c' tra le persone che lavorano in un medesimo progetto particolare ma si servono di un altro aiuto per la necessaria attuazione, [aiuto] che considerato solamente come strumento dell'impresario. Cos, a mio parere, mi devo considerare nell'ufficio, che Dio mi d, e perci senza [fare] nessuna resistenza, [devo] sottomettermi alla direzione delle persone autorevoli, per l'utilit di quell'opera, bench l'inizio non mi sia sembrato tale. Il giorno di Pasqua la mia meditazione fu sul desiderio di risuscitare con Nostro Signore, e siccome senza morte non c' risurrezione, vidi che dovevano morire le mie cattive inclinazioni ed era necessario che fossi distrutta completamente con la piena morte della vivacit di tutto il mio spirito. Vedevo bene che da sola non potevo pretendere di riuscire in questo, ma mi sembrato che il nostro buon Dio mi abbia domandato - e io ho dato il mio completo consenso - di operare Lui stesso ci che vuol vedere in me.

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A 53 APPUNTI SULLE VISITE ALLE CONFRATERNITE 29 (DI VERNEUIL, PONT-SAINTE-MAXENCE, GOURNAY, NEUFVILLE E BULLES) (1633) Sono arrivata a Verneuil e ho alloggiato in casa di un panettiere chiamato Le Caille; vi ho visto due malati, un uomo e una donna. Le sorelle [cio le dame della Carit] hanno suddiviso il paese in zone: ce n' solo una dove ci sono dei malati, e cos le altre [sorelle] non fanno le visite. Non fanno ricevere i sacramenti se non quando vedono che sono molto malati. Esse si lamentano che la tesoriera difficile e non accetta facilmente i pareri delle altre. Sono portate un po' a scegliere ognuna secondo il proprio parere. Il pasto portato ai malati solo verso le undici. La superiora [della Confraternita] propone di non aspettare che i malati abbiano venduto tutto per essere soccorsi. Ci sono alcuni fondi. Madama vuole che si compri una casa per alloggiare i poveri, altre propongono di comprare qualche pezzetto di terra, a causa della mortalit che a volte colpisce il bestiame. Sembra che si sia abbastanza cordialit fra le sorelle. Alcune mormorano a volte del modo di procedere delle ufficiali. Biancheria, pane - La superiora vuole dimettere i malati troppo presto, e le sorelle se ne lamentano. Non si radunano per parlare dei bisogni dei poveri e non leggono il loro regolamento. Le sorelle assistono alla sepoltura e accompagnano al cimitero gli uomini che alloggiano presso la Carit. Sono arrivata a Pont[-Saint-Maxence] marted e ho alloggiato al Fiordaliso. Le sorelle della Carit visitano i malati eccetto il tempo del contagio, ma portano il brodo solo a mezzogiorno e ne danno troppo poco. Portano al cimitero i morti e li seppelliscono, danno [ai malati] la prima comunione, senza che ne facciano di straordinarie per le sorelle. Hanno un po' di fondo, ma non osano farlo fruttare, per paura che cos diminuiscano le elemosine. Hanno un'attrezzatura di altare da portare in casa dei malati quando ricevono Nostro Signore. Fanno la questua nelle case e raccolgono quattro lire e pi, la settimana. Sono arrivata a Gournay gioved. Le sorelle sono un po' pi rozze che altrove e sembra ci sia meno carit tra di loro. Hanno

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avuto sempre qualche malato, e li mettono spesso in una casa particolare di una donna alla quale danno 5 soldi al giorno per assisterli; esse portano solo [da mangiare] ai malati tre volte al giorno, e siccome sono pochi, fanno cuocere la carne nella pentola. Dopo la messa dicono le litanie. Non hanno una cappella particolare per la Confraternita n un quadro, ma desiderano averli. Il popolo mormora perch si servono delle elemosine per far dire delle messe. Ci sono s malati che posseggono qualche cosa, ma non possono n vendere n impegnare a causa della garanzia vedovile 30. Le sorelle li assistono con elemosine particolari affinch non siano di peso al popolo, essendocene molti. Un quadro. Non ci sono n pecore n agnelli. Sono arrivata sabato a mezzogiorno a Neufville-le-Roy [Oise]. Alloggiata nella trattoria. Ci sono 6 pecore e 6 agnelli, e come denaro, solo tredici o quindici lire. Gli abitanti del paese mormorano, e le sorelle sono impedite in quello che dovrebbero fare. Quando capita qualche malato che ha una propriet cos impegnata che non la pu vendere, ho consigliato che faccia chiamare i suoi creditori per farla vendere, li paghi e si aiuti con quello che resta. Se i campi sono seminati, li venda prima della mietitura; cos pure, se ne capita qualcuno che abbia solo una casa, la venda, con riserva dell'alloggio per s finch vive. C' molta discordia tra le sorelle, sia per ricevere i malati che per prendere la carne: ogni sorella vorrebbe portarla secondo il suo criterio da casa sua, se non le viene data secondo la razione ordinaria. La messa solenne non celebrata la prima domenica del mese, e anche le litanie sono state cantate una volta sola. Le sorelle si comunicano quasi tutti i giorni che prescritto [dal regolamento]. Sono arrivata a Bulles [Oise] luned; non c'era nessun malato. E' morta una sorella per la quale le [altre] sorelle non hanno fatto la comunione, e ci sono di quelle che mancano alla comunione mensile. Alcune piccole inimicizie le hanno turbate a proposito delle questue. I malati sono visitati tre volte al giorno e vien loro portata la razione ordinaria, gi preparata ma non allo stesso modo, perch le sorelle vogliono prendere da casa loro il pi di quello che dato loro per distribuirlo. Ci sono 15 o 16 pecore, 10 o 12 agnelli, che sono allevati presso dei privati, tutto a profitto della Carit. I primi 6 [animali] che sono stati comprati sono mor-

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ti. Ci sono pagliericci, strapunte, materassi, coperte e molta biancheria, e 15 o 16 scudi d'argento. Fanno celebrare una veglia, dire una messa solenne e [cantare] Libera [me, Domine] per le sorelle morte, ma il popolo ne mormora.

A 52 VISITA ALLE CONFRATERNITE (DI VERNEUIL, PONTSAINTE-MAXENCE, GOURNAY, NEUFVILLE E BULLES) (1633)31 A Verneuil ci sono stati quasi sempre dei malati dalla fondazione della Carit, ma siccome il villaggio molto esteso, le sorelle si lamentano che facciano le visite solo quelle di una zona, e desidererebbero che non ci fosse pi questa suddivisione in zone. A causa della sua infermit, la tesoriera non fa altro che chiudere il denaro [nella cassa] e non molto unita alle altre ufficiali, mostrandosi a volte dura, anche nel ricevere o dimettere i malati: e questo si fa troppo presto dopo la guarigione, ed causa del fatto che alcuni sono ricaduti [nella malattia]. La superiora propone di non aspettare che i malati abbiano venduto tutto per essere assistiti. Alcune sorelle si lamentano che la custode dei mobili metta le camicie e i panni nuovi con la roba gi usata. Sembra che siano abbastanza cordiali tra loro e molto attaccate alla loro associazione. I poveri sono serviti tutti i giorni come ordina il regolamento, ma il pasto ordinario portato solo verso le undici. Ci sono alcuni fondi: madama la marchesa desidererebbe che si acquistasse una casa per alloggiare i malati, e altre propongono di acquistare un pezzetto di terra, a causa della mortalit del bestiame che capita qualche volta. La superiora si lamenta che molti di quelli che avevano promesso di dare del filo non lo vogliono dare. I malati ricevono i sacramenti solo quando sono molto gravi. Le sorelle si comunicano quasi tutte nei giorni prescritti, ma

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non si radunano per parlare dei bisogni e non leggono il loro regolamento. Assistono alla sepoltura e accompagnano al cimitero i morti, anche quelli che, pur non essendo della Confraternita, lo desiderano, quando lasciano qualche elemosina. A Pont-Sainte-Maxence [Oise] le sorelle della Carit visitano i malati con cura, eccetto il tempo del contagio, e nel tempo che c' il contagio, assistono i poveri con le elemosine della Carit in denaro, per il motivo che la citt li abbandona, e inoltre hanno dato sei pezzi di stoffa a una persona che ha la cura di questi poveri malati, per il motivo che c'erano di quelli che avevano solamente della paglia. Quando le sorelle visitano [i malati], portano la razione ordinaria gi preparata, ma solo a mezzogiorno e lasciano poco brodo. Accompagnano al cimitero e seppelliscono i morti, e danno loro la prima comunione, ed hanno assistito anche alla sepoltura della prima delle sorelle con manifestazioni di dolore, l'hanno accompagnata al cimitero e tutte si sono comunicate per lei. La carit di questo luogo ha molti mobili per l'uso dei malati, anche un'attrezzatura di altare, da portare in casa di quelli che ricevono Nostro Signore. Sono molto cordiali tra loro e attaccate all'esercizio della carit, e perfino i loro mariti le spingono a questo. Le dette sorelle hanno osservato che il popolo migliorato da quando c' questa associazione. Nelle mani della tesoriera ci sono un po' di fondi, ma essa non lascia che producano interessi, per paura che questo faccia diminuire le elemosine. Le questue sono fatte nelle case. A Gournay c' stato sempre qualche malato fin dalla fondazione della Carit, e [ogni malato] visitato tre volte al giorno. Ogni sorella fa cuocere la razione ordinaria dei malati nella sua pentola. La gente mormora del fatto che fanno dire delle messe con i soldi delle elemosine. Le sorelle sono impedite dal fare il loro dovere, quando capitano dei poveri malati che hanno qualche propriet, ma questa cos ipotecata che non possono ricavarne nessun aiuto. L'[associazione della] Carit non ha assistito queste persone malate, ed stato necessario che fossero aiutate da persone

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private. Le sorelle sono un po' pi rozze e [sono] unite [tra loro] meno che altrove. Non hanno n altare, n quadro, ma desiderano averne. Tutti i mesi si dice la messa e, dopo, le litanie; molte [sorelle] si comunicano. I malati che sono senza un alloggio proprio, sono messi in casa di una donna che si prende cura di loro, e per far questo ha cinque soldi al giorno: questa spesa pu essere la causa per cui non hanno n pecore n agnelli e pochissimo denaro. A Neufville gli abitanti mormorano per il fatto che i malati non sono ricevuti con sufficiente prontezza, e le ufficiali sono impedite dal fare il loro dovere quando ne capita qualcuno che ha un po' di propriet, ma cos ipotecata che non si potrebbe venderla. Ci sarebbe un po' di contrasto fra le sorelle, sia perch vorrebbero sapere tutto e dare il loro parere, sia perch ognuna di loro vorrebbe nel suo giorno portare [l'aiuto] ai malati secondo il proprio gusto, e prenderebbe piuttosto da casa ci che [le altre] non volessero dar loro. Ci sono sei pecore e sei agnelli che sono nutriti a met ed hanno quindici o sedici lire d'argento. I malati son visitati tre volte al giorno. Le sorelle si comunicano quasi tutti i giorni prescritti; la messa della prima domenica del mese non celebrata [in forma] solenne, e il sig. parroco dice che monsignor [vescovo] di Beauvais 32 non vuole; anche le litanie sono cantate una volta sola. E' capitato che una donna malata che possedeva qualche cosa, l'avesse data tutta, prima o durante la malattia, ad alcuni parenti, all'insaputa delle sorelle della Carit, le quali non sanno se in tal caso devono assistere tali persone, per il motivo che quella donazione poteva esser [stata[ fatta con intenzione. I poveri malati di Bulles sono visitati tre volte al giorno; viene portata loro la razione ordinaria di cibo, gi preparata ma non allo stesso modo, per la ragione che ogni sorella vuol prendere da casa sua quello che le pare bene, per contentare i malati. Molte mancano alla santa Comunione del mese, e anche quando morta una sorella, non hanno fatto la comunione, ma assistito alla sepoltura; fanno recitare la veglia e tutto l'ufficio dei morti: la gente ne mormora. Ci sono spesso delle piccole ostilit tra le sorelle, e questo le disturbava nella loro attivit, essendocene alcune che non voglio-

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no essere accompagnate da quelle con le quali sono in contrasto, ma la superiora qualche volta rimedia a questo. Ci sono pagliericci, materassi, strapunte, coperte e molta biancheria, quindici o sedici pecore, dieci o dodici agnelli che sono allevati da alcuni privati a profitto della Confraternita. I primi sei [agnelli] che erano stati comprati, sono morti; ne devono comprare degli altri. Quanto al denaro, hanno quindici o sedici scudi; il procuratore amministra quasi tutto con molta carit, molto esperto in questo e affezionato [all'opera]. Le sorelle desiderano delle medaglie, nemmeno una ne ha; l'acquisto delle indulgenze le spinger a comunicarsi pi spesso.

A 43

(IL BUON USO DELLA SOFFERENZA)

Nel grande dolore [ho] provato soavit, senza avvertire che fosse per l'amore di Dio e col desiderio allora di fare buon uso di quella infermit. Riconoscendo la mia incapacit, mi sono ricordata della sofferenza di qualche altra persona, e unendo la mia intenzione alla sua, le ho offerte a Dio, col pensiero di essere con Nostro Signore sulla croce. Il giorno di S. Bernardo [20 agosto] mi comunicai, provando pena perch conosco e amo Dio cos poco, e questo era il motivo per cui il mio spirito si riempiva tanto di ci che non era Dio. Allora ho avuto nello spirito un forte desiderio di occuparmi di Lui, essendo questo l'unico mezzo per vuotarlo delle altre cose, e sono rimasta in tale desiderio con la volont di informarmi dei mezzi [di occuparmi solo di Dio].

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A 35

(PREGHIERA A UN SANTO PATRONO DELLA FRANCIA)

Completate l'opera che il nostro buon Dio vi ha data da fare. Voi conoscete la grandezza dei misteri che Ges ci ha lasciati per santificare le anime nate dal suo sangue nella Chiesa, sua sposa. Fate dunque che esse stimino questa condizione e conducetele con le vostre preghiere. Santa condizione del cristiano che rende l'anima nientemeno che associata a Dio! Fatevi sentire alle anime che possedete, possedendole, ma possedetele con una dolce violenza, facendole vivere secondo la loro natura, e non ci sia pi posto [in loro] alla vanit dei sensi n all'opposizione all'onnipotenza di Dio, che vuol dar loro il suo godimento. Grande Santo, il vostro interesse, unito alla gloria di Dio, vi obbliga a pregare per la Francia, e veramente essa ha ancora bisogno di essere aiutata potentemente da voi per uscire ancora una volta dall'idolatria perversa e non pi dall'ignoranza. Vedete che il clero tende le mani verso di voi a questo scopo, come un altro Eliseo, domandandovi il doppio del vostro spirito per onorare meglio i misteri nascosti. Voi vedete che da lui [= dal clero], Dio stato molto disonorato e in loro [i preti] deve essere glorificato per il carattere del sacerdozio che li ha consacrati e dedicati interamente al servizio dell'altare, dove Egli vuol essere adorato.

A 48 I. CONCETTI GENERALI

CATECHISMO33

Chi vi ha create e messe al mondo? - Dio, per amarlo, servirlo ed ammetterci in paradiso. Come conoscete Dio? - Per mezzo della fede. Che v'insegna la fede? - Che vi un solo Dio in tre Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Chi il pi vecchio e il pi sapiente? - Essi sono uguali in tutto, formando un solo Dio, pur essendo tre Persone.

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Quale di queste Persone si fatto uomo, e perch? - Il Figlio, per redimerci. Che bisogno avevamo noi di essere redenti? - Perch il nostro progenitore Adamo ci aveva tutti perduti, gustando il frutto proibito da Dio. Quando disubbidiamo a Dio, ci danniamo? - S. Che cosa vuol dire dannarsi? - Significa andare all'inferno. Che cos' l'inferno e che cosa vi si fa? - E' un luogo dove non si vede mai Dio, dove non si pu amarlo e dove si soffre ogni sorta di tormenti. Si rimane per molto tempo nell'inferno? - Eternamente. L'eternit dura cento anni? - Di pi, perch non finisce mai. Voi dite che nell'inferno non si pu amare Dio: e in questo mondo possiamo amarlo? - S, se lo vogliamo. Lo amiamo, quando l' offendiamo? - No, ed allora siamo peggiori dei dannati, i quali vorrebbero poterlo amare. Che cosa bisogna fare per andare in Paradiso? - Bisogna essere cristiani. Che cosa ci fa essere cristiani? - Il Battesimo. Che cosa deve sapere un cristiano, e che cosa deve fare per andare in Paradiso? - Deve conoscere i misteri della Santa Trinit, dell'Incarnazione del Figlio di Dio e della Santa Eucarestia. E' necessario sapere il Padre nostro , il Credo , i Comandamenti di Dio e della Chiesa. Recitateli: Padre, Credo..., Un solo Dio tu adorerai... Ma basta saperli? - No, bisogna recitarli e osservarli. Se qualcuno non osserva un comandamento di Dio o della Chiesa, commette peccato mortale. - S. Qual' il segno del cristiano? - Il segno della Croce.

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Come si fa? -Nel nome del Padre e del Figlio, ecc... Quando bisogna farlo? - In qualsiasi momento, all'inizio di ogni nostra azione e nei pericoli dell'anima e del corpo. Perch al principio delle nostre azioni? - Per offrirle a Dio e renderle a lui pi gradite. Che cos' il pericolo dell'anima e del corpo? - Il pericolo del corpo e tutto ci che pu causargli del male, e quello dell'anima il peccato. Il segno della Croce ha il potere di liberarcene? - S, perch il Figlio di Dio vi stato inchiodato. In che modo bisogna farlo perch ci liberi? - Con fede e devozione. Che cosa vuol dire farlo con fede e devozione? - Credere che egli ci liberer e ricordarci ci che ci rappresenta. Che cosa ci ricorda il segno della Croce? - Un solo Dio in tre persone, e l'Incarnazione e morte del Figlio di Dio. Avete mai sentito dire che alcune persone siano state liberate mediante il segno della Croce? - Molti miracoli sono stati compiuti e si compiono ogni giorno in virt di questo segno. Santa Margherita era in carcere per la fede, e con questo mezzo fu liberata da un dragone che voleva divorarla 34. Dobbiamo dunque avere grande devozione per questo santo segno. Che cosa fa un cristiano, per es. una fanciulla, allorch fa il segno della croce? - Onora grandemente Dio, perch facendo il segno della croce, professiamo che vi un solo Dio in tre Persone che formano la Santissima Trinit; [affermiamo] l'Incarnazione del Figlio di Dio e ci dichiariamo cristiani, professando di voler piuttosto morire anzich rinnegare la nostra fede. Se vedeste preparato un rogo, vi lascereste bruciare anzich rinnegare la vostra fede? - S, con la grazia di Dio.

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- Mostratevi sempre molto coraggiose, e cos sarete apostoli e martiri nella volont. Come deve vivere un cristiano? - Come vissuto Ges Cristo quand'era su questa terra. - Avete ragione, perch il titolo di cristiano deriva da Cristo; necessario quindi imitarlo in vita per possederlo dopo la morte. Ma chi Ges Cristo? - E' la seconda Persona della Santissima Trinit, il Figlio di Dio. Ed in quanto uomo, chi suo padre? 35 - Non ne ha. Chi ha formato il suo corpo nel seno della Vergine Maria? - Lo Spirito Santo. San Giuseppe era suo marito? - S, ma gli era stato dato per custode ed sempre rimasto vergine. Chi ci d la garanzia di poter imitare Ges Cristo, noi che siamo un nulla? - Ce la d lui stesso, dicendo: Chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua [Marco VIII,34]. Che significa prendere la propria croce e seguire Ges Cristo? - Vuol dire praticare ogni sorta di virt come ha fatto lui: egli era umile, mite, caritatevole, paziente, veritiero, povero, non parlava mai male del suo prossimo, n faceva male ad alcuno. Datemi qualche esempio. - La sua carit era cos grande che un giorno, essendogli stata condotta una donna peccatrice, egli si mise a scrivere per terra, facendo comprendere ai suoi accusatori di fare attenzione a loro stessi, se non volevano vedere svelate le loro colpe davanti agli altri; poi chiese alla donna dov'erano i suoi accusatori ed ella rispose: Non mi hanno condannata. Egli allora disse: Neppure io ti condanno... [Giov. VIII, 1-11]. Non si deve mai dire male del prossimo, o svelare le mancanze delle compagne? - No. Perch diciamo che si porta la croce quando si praticano le virt?

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- Perch operare il bene, praticare la virt implica sforzo, e tutto ci che fa soffrire una croce.

II. IL PADRE NOSTRO Quando recitiamo il Padre nostro, a chi parliamo? - A Dio che chiamiamo nostro Padre. In che modo dobbiamo rivolgerci a lui? - Con rispetto e amore. Come dobbiamo pregare? - Senza fretta, senza distrarci guardando a destra e a sinistra e senza pensare ad altra cosa ce non a Dio. Dio vede i nostri pensieri? - S. Per poterli vedere, dove si trova? - Egli dappertutto. E anche quando l'offendiamo egli ci vede? - Certo. E in che modo dobbiamo parlare a Dio come a nostro Padre? - Con un grande amore, sicuri che ci conceder quello che gli chiederemo, secondo la sua promessa. - Bisogna avere questa fiducia; ora, affinch sappiate meglio ci che voi domandate, ve lo voglio spiegare. Quando voi dite: Padre nostro che sei nei cieli , con questo appellativo, dichiarate che meglio amare il cielo che la terra, perch ci che appartiene al Padre, deve appartenere ai figli. - Sia santificato il tuo nome : con questa domanda attestate di desiderare la gloria di Dio, per cui vi fate un obbligo di non offenderlo. - Venga il tuo regno : questa domanda esprime il desiderio di essere tutte di Dio e ch'egli regni in voi senza ostacoli. - Sia fatta la tua volont come in cielo cos in terra : con questa terza domanda, ritenete cosa giusta e come inviata da Dio qualsiasi afflizione ch'egli vi manda, senza mai lamentarvene. - Dacci oggi il nostro pane quotidiano : con questa domanda riconosciamo che quanto ci viene dato per il corpo, ci viene da Dio, e non gli chiediamo soltanto il pane materiale, ma tutto ci che necessario per vivere.

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- Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo... Con questa preghiera condanniamo noi stesse se abbiamo qualche inimicizia col prossimo e non vogliamo perdonargli il male che ci ha fatto. Cos, per esempio: se una di voi che si chiama Giovanna dicesse a Maria: dammi un po' di pane, ma questa glielo negasse e poi andasse a dire ad un'altra: dammi un po' di pane come io l'ho dato a Giovanna, essa non lo avrebbe non avendolo dato lei stessa. Ve ne sono altre che dicono: io la perdono ma non la voglio vedere: sarebbe come dire a Dio di mandarle all'inferno dove non lo vedranno mai. - Non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male : con queste due ultime domande riconosciamo che nulla accade senza il volere di Dio e che dobbiamo rivolgerci a lui nelle nostre necessit. Chi ci ha insegnato questa preghiera? - Nostro Signore quando era sulla terra la insegn agli Apostoli, e questi l'hanno trasmessa a noi.

III. IL SALUTO ANGELICO Che specie di preghiera l'Ave Maria? - L'Ave Maria il saluto quando si rec da lei per sapere se voleva essere la madre di Ges Cristo, Figlio di dio. E' una preghiera molto gradita alla Vergine 36. Il Rosario dunque una bella preghiera? - S, purch lo recitiamo con molta devozione. - Per riuscirvi, pensate sempre a qualche Mistero del rosario ad ogni diecina.

IV. IL CREDO Avete detto che bisogna sapere il Credo. Ebbene, recitatelo in latino e in francese. - Credo.... Je croi en Dieu...., ecc. Sapete che cos' il Credo? - E' il Simbolo degli Apostoli, nel quale contenuto tutto ci che dobbiamo credere.

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- Ogni volta che recitate il Credo, rinnovate la vostra professione di fede con la disposizione di morire piuttosto che non credere a che dite. Col primo articolo voi credete nell'onnipotenza di Dio, per cui non dovete dubitare dei miracoli di cui sentite parlare e di altre cose che potrebbero sembrarvi impossibili. - Il secondo articolo ci fa professare la divinit di nostro Signore Ges Cristo, e che in Dio vi sono tre Persone. - Il terzo c'insegna il concepimento di Nostro Signore Ges Cristo, nel seno della Vergine Maria, e la sua nascita verginale. - Il quarto ci fa credere alla passione, alla morte reale, alla sepoltura e alla risurrezione di Nostro Signore. - Col quinto articolo crediamo che Nostro Signore, dopo la sua morte, discese agli inferi per prendere con s le anime dei giusti morti prima della sua venuta, per farle entrare nella gloria; e che il terzo giorno egli davvero risorto, per insegnarci che Dio non lascia il corpo senza ricompensa, dopo che lo ha servito. - Il sesto ci fa dichiarare l'uguaglianza del Figlio di Dio col Padre, e che, per virt propria, egli salito al Cielo. - Il settimo dovrebbe infonderci un po' pi di timore, perch dichiariamo che Nostro Signore verr con l'onnipotenza di Dio, a giudicarci alla fine del mondo, e che Egli sar nostro giudice e nostra condanna, se dopo aver ricevuto tante grazie, saremo stati cos cattivi da offenderlo. - Con l'ottavo, professiamo la fede nella terza Persona della Santissima trinit, e diciamo di voler vivere e morire credendo tutte le verit insegnateci dalla Chiesa Cattolica; essendo essa guidata dallo Spirito santo, ci obblighiamo a non trovar mai da ridire sui suoi insegnamenti. - Col nono, noi crediamo alla comunione dei santi per cui le anime che gi sono in Paradiso e fanno parte della Chiesa trionfante, quelle che sono in Purgatorio che formano la Chiesa purgante, e quelle dei buoni cristiani che appartengono alla Chiesa militante, partecipano alle preghiere e ai meriti l'una dell'altra. - Col decimo crediamo che la misericordia di Dio ha conferito ai sacerdoti il potere di perdonare i nostri peccati, dopo che abbiamo fatto una buona confessione. - Coll'undecimo, crediamo che tutti un giorno risorgeremo

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per godere in anima e corpo in cielo la ricompensa delle nostre opere buone, o per essere puniti nell'inferno. - E col dodicesimo ed ultimo articolo, confessiamo che vivremo eternamente, a tal punto che coloro che saranno in Paradiso non ne usciranno pi, come quelli che sono nell'inferno, e ci deve stimolarci ad operare sempre bene. Avete detto che bisogna sapere ed osservare i Comandamenti di Dio. Volete ripeterli? - Un solo Dio tu adorerai, ecc... Avete detto che per andare in paradiso bisogna conoscere i Misteri della nostra fede: Unit e Trinit di Dio, Incarnazione, ecc. e l'Eucarestia: spiegatemeli uno dopo l'altro. - Il Mistero della Santa Trinit, vuol dire che vi un Dio in tre Persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ( spiegazione ). - Il Mistero dell'Incarnazione, vuol dire che la seconda Persona della Santa Trinit ha preso un corpo umano nel seno della Vergine Maria (spiegazione ). Quando? - Il giorno dell'Annunciazione che il 25 marzo. E il terzo mistero? - E' il Santissimo Sacramento dell'altare.

V. L'EUCARESTIA Chi presente nel Santissimo Sacramento dell'altare? - Nostro Signore in Corpo, Sangue, Anima e Divinit. E' lo stesso corpo che stato inchiodato sulla Croce? - S. E come va che non lo vediamo n lo sentiamo? - Perch un corpo risuscitato glorioso. In quale momento il Corpo e il Sangue di nostro Signore sono nell'Ostia santa? - Dopo che il sacerdote ha pronunziato le parole sacramentali, cio poco prima dell'elevazione dell'Ostia santa. Che cosa accade allora? - Un cambiamento di sostanza: il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Nostro Signore. Se il sacerdote pronunziasse una volta sola le parole sacra-

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mentali su una quantit di ostie, il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinit di nostro Signore si troverebbero in tutte? - S. Per quanto tempo? - Fino a che le specie siano consumate. E quando sono consumate? - Quando sono state ricevute. E se il sacerdote nel darvi la comunione, vi desse parecchie Ostie, fareste parecchie comunioni? - No. Ma voi dovreste avvertirlo? - No. E se ne desse una particella, ricevereste interamente nostro Signore? - S. Quando il sacerdote rompe la santa Ostia durante la Messa, in quale parte dimora il Corpo di Nostro Signore? - In tutt'e tre. Che cosa beve il sacerdote la prima volta nel calice? - Il Sangue di Nostro Signore. Perch il Sangue separato dal Corpo durante la Santa Messa? - Perch ci rappresenta la sua passione e la sua morte. E che ci danno nella tazza dopo la Comunione? - Un po' di vino per sciacquare la bocca37. Non riceviamo noi il Sangue di Nostro Signore? - S, perch un corpo risorto non senza sangue. Quanto tempo bisogna rimanere digiuni prima della Comunione? - Occorre non prendere pi cibo dalla mezzanotte. Nel Santissimo Sacramento dell'altare vi soltanto la seconda Persona della Santissima Trinit? - La seconda Persona vi in Corpo e in Anima; il Padre e lo Spirito Santo vi sono per concomitanza, perch le tre Persone non sono che un solo Dio. Quale preparazione bisogna far precedere alla Comunione? - E' necessario desiderare di ricevere nostro Signore e fare precedentemente una buona confessione.

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VI. LA CONFESSIONE In che modo bisogna farla? - Prima di tutto, domandare allo Spirito Santo la luce per discernere i propri peccati, pensare se non ne abbiamo taciuto o dimenticato qualcuno nella nostra precedente confessione; se siamo state fedeli a fare la nostra penitenza, e poi esaminarsi sui peccati commessi in pensieri, parole e opere, sia contro Dio che contro il prossimo. Per meglio conoscere i propri peccati, che cosa occorre fare? - Esaminarsi sui Comandamenti di Dio, della Chiesa e sui peccati portali. Dopo averli riconosciuti, che bisogna fare? - Eccitarsi al dolore di aver offeso Dio. In che cosa consiste il dolore di avere offeso Dio? - Nella volont che deve dire: vorrei non aver offeso Dio. Per eccitarsi al pentimento d'aver offeso Dio, che cosa bisogna fare? - Considerare le grazie ricevute, la sua bont e la nostra miseria che merita l'inferno. E dopo? - Risolversi a non offenderlo pi con la sua grazia, e confessare tutti i peccati. In che modo dobbiamo confessarli? - Semplicemente e umilmente. Che vuol dire? - Cio non bisogna scusarsi n dire i peccati degli altri, ma accusarsi dei propri con grande umilt e confusione. Dopo aver confessato i propri peccati, siamo perdonati? - Bisogna ricevere l'assoluzione con grande devozione, e quando il sacerdote pronuncia le parole: Io ti assolvo ... pensare che allora il merito del Sangue di Ges Cristo purifica le nostre anime da tutti i peccati. E' bene pensare che siamo ai piedi della Croce. Se nascondiamo qualche peccato o per dimenticanza non ci accusiamo di tutto quello che abbiamo fatto, vi qualche pericolo? - Se non lo diciamo per malizia, commettiamo un sacrilegio e non siamo perdonati; se invece lo dimentichiamo la confes-

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sione valida purch l'esame della nostra coscienza sia stato fatto con cura precedentemente. Come possiamo peccare mortalmente in pensieri? - Allorch, di proposito deliberato, ci fermiamo in un pensiero cattivo, con la volont di passare all'azione. Che cosa dobbiamo fare dopo la confessione? - Ringraziare Dio della grazia che ci ha fatto perdonandoci i peccati, e promettergli di emendarcene e di fare penitenza. A che cosa serve la nostra penitenza? - I nostri peccati sono perdonati col sacramento della Confessione, ma rimane l'obbligo di scontare la pena dovuta ai peccati, che viene rimessa o con l'accettazione delle sofferenze in questo mondo, o col fuoco del Purgatorio nell'altro, oppure con le indulgenze e le penitenze imposte dai confessori. Quanti peccati mortali [= vizi capitali] vi sono? - Ve ne sono sette, ed anche uno solo merita l'Inferno. Ripeteteli. - Superbia, invidia, ecc... Chi commette un peccato mortale dannato, oppure vi qualche rimedio? - S, la Penitenza che il sacramento della confessione. Dopo aver commesso il peccato, siamo sicuri di avere il tempo di fare penitenza? - No, non sappiamo se Dio ci dar il tempo e la volont di far penitenza; Giuda e il ricco epulone sono morti senza far penitenza. E che cosa bisogna fare, allora? - La cosa pi sicura di non offendere Dio mortalmente, oppure, non appena ce ne accorgiamo, ricorrere al sacramento della confessione e domandare perdono a Dio.

VII. I SACRAMENTI Quanti sacramenti vi sono nella Chiesa? Ripeteteli. - Ve ne sono sette: Battesimo, Cresima, ecc... Che cos' il Battesimo? - Il sacramento che ci fa figli di Dio e della Chiesa e che

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cancella il peccato originale; senza il Battesimo non possiamo entrare in cielo38. Che cosa hanno promesso i nostri padrini e le nostre madrine per noi al momento di ricevere il Battesimo, e che noi siamo obbligati a mantenere? - Essi hanno promesso che vogliamo vivere e morire da cristiani, rinunciare al mondo, al demonio e alle sue seduzioni. Che cosa vuol dire rinunciare al demonio? - Significa che non intendiamo ascoltare le sue tentazioni, n fare quello che ci suggerisce; promettiamo poi di non seguire le massime e le vanit del mondo e di non concedere al nostro corpo i piaceri che pretende allorch offendono Dio. Siamo perci obbligati a fare tutte queste cose. Che cos' il Sacramento della Cresima? - E' il Sacramento che ci fortifica nella nostra fede, e con esso rinnoviamo le promesse fatte per noi nel nostro Battesimo. E il Sacramento della penitenza? - E' la confessione che ci rimette in grazia di Dio quando l'abbiamo perduta con il peccato. E l'Eucarestia? - E' il Santissimo Sacramento dell'altare. - Il Sacramento dell'Ordine consacra i sacerdoti. - Il Sacramento del Matrimonio popola il cielo, perci bisogna onorarlo e riceverlo con devozione. - Il Sacramento dell'Estrema Unzione ci fortifica contro le tentazioni del demonio, il quale cerca di farci offendere Dio sul punto della morte, per perderci eternamente come lui. Ci aiuta pure a guarire dalla malattia, se volont di Dio che non moriamo. Ecco perch bisogna avere grande desiderio di riceverlo quando sar necessario, ed anche i sacramenti della Penitenza e dell'Eucarestia.

VIII. GLI ESERCIZI DELLA GIORNATAChe cosa deve fare un cristiano ogni giorno? - Appena si sveglia farsi il segno della Croce, poi alzarsi, mettersi in ginocchio per adorare Dio, ringraziarlo delle sue gra-

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zie, offrirsi a lui con tutto quello che far e chiedergli la grazia di trascorrere la giornata senza offenderlo. Recitare poi il Pater , l'Ave , la Sancta 39, il Credo e i Comandamenti . Se lo pu, ascoltare la santa Messa con molta devozione. Prima e dopo i pasti dire il Benedicite e il ringraziamento; durante il giorno vivere alla presenza di Dio e pensare durante il lavoro: Dio mi vede! A che cosa serve dire: Dio mi vede? - A farci evitare di commettere il male, se ne fossimo tentati. Prima di coricarci, fare l'esame di coscienza, e dopo aver domandato perdono a Dio, recitare il Confiteor , e per penitenza cinque volte il nome di Ges in onore delle cinque piaghe di Nostro Signore. Perch dobbiamo avere una devozione particolare alle cinque piaghe di Nostro Signore? - Perch da esse sgorgato abbondantemente il sangue che ci ha purificati dai nostri peccati. Dove sono queste cinque piaghe? - Ai piedi, alle mani e al costato. Vi sono ancora dopo che Egli risorto? - S, vi saranno eternamente, ma splendenti di gloria. A che cosa serve fare ogni sera l'esame di coscienza? - A metterci in grazia di Dio, a ricordare i nostri peccati quando andiamo a confessarci, e se morissimo durante la notte, ci servirebbe di confessione. Dopo l'esame che cosa bisogna fare? - Recitare il Pater , il Credo e i Comandamenti ; spogliarsi con modestia, farsi il segno della Croce mettendosi a letto, ed addormentarsi con qualche buon pensiero. Che cosa bisogna fare entrando in Chiesa? - Fare subito la genuflessione e adorare Dio, presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, e rimanervi sempre con grande rispetto. In che modo bisogna ascoltare la Santa Messa? - Disporre il proprio spirito mentre il sacerdote indossa i paramenti sacri e pensare che il camice bianco ch'egli mette ci rap-

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presenta la tunica che Erode fece mettere a Nostro Signore, burlandosi di Lui e trattandolo da pazzo. Il cingolo e la stola ci rappresentano le corde con cui stato legato, la casula [o pianeta] ci ricorda la Croce che egli ha portato sulle sue spalle, andando al Calvario. All'inizio della Messa, recitare con il sacerdote il Confiteor per domandare perdono a Dio dei propri peccati, e fino al Vangelo pensare a ci che Nostro Signore ha fatto fino all'et di 30 anni. Dal Vangelo fino all'Elevazione, pensare alle prediche e ai miracoli operati da Nostro Signore. All'elevazione dell'Ostia santa, offrirsi a Dio in unione col Figlio suo, e ricordarsi ch'Egli stato innalzato sulla croce ove morto per i nostri peccati; e fino alla comunione del sacerdote, adorarlo presente sull'altare, pensando che lo adorano pure tutti gli angeli e i santi. - Fare la comunione spirituale unendosi al sacerdote col desiderio di riceverlo sacramentalmente. - Dopo la comunione fino al termine della Messa, ringraziare Dio dell'amore che ci ha portato istituendo la Santissima Eucarestia, pregarlo per la Chiesa e particolarmente per i sacerdoti, affinch con una vita santa onorino grandemente Dio; pregare pure per il mondo intero e ricevere la benedizione del sacerdote come se ce la desse Dio stesso.

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Periodo tra il 1633 e il 1647

A 55 ORDINE DELLA GIORNATA (seguito dalle prime Figlie della Carit) (1633)40 Le Figlie si alzano alle cinque e mezzo, s'inginocchiamo vicino al letto per adorare Dio, domandargli la benedizione per impiegare la giornata secondo la sua santissima volont. Si vestono, rifanno il letto e alle 6 si recano nel luogo [indicato] per fare l'orazione. L'orazione termina alle 7 e dopo si dicono le litanie della S. Vergine, il Respice , il Retribuere , il De profundis e la preghiera al buon Angelo [custode]. Fanno la relazione dell'orazione e fissano nella memoria i principali propositi per praticarli durante la giornata. Quelle che sono di turno per il servizio dei malati, vano a trovare la dama [della Carit] che prepara il pasto ordinario, per curare che tutto sia pronto per partire alle nove e mezzo. Quelle che sono incaricate delle medicine, le portano dopo l'orazione, e al ritorno vanno alla Messa. Al ritorno dalla Messa fare la lettura, per imparare, e lavorare. A mezzogiorno fanno l'esame se hanno praticato i propositi presi nell'orazione, dicono il Benedicite e pranzano.

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Alla fine del ringraziamento si richiamano alla mente i buoni propositi e si domandano a Dio nuove forze per praticarli nel resto della giornata, per senza mettersi in ginocchio. Quelle che sono incaricate delle medicine, vanno a cercare le ordinazioni dai medici e fanno quello che pi urgente; quelle che vanno a portare il cibo ordinario, vanno ad avvertire la dama che lo prepara il giorno dopo. Ritornate tutte al loro alloggio, si mettono al lavoro, leggono per imparare e, dopo aver richiamato i punti principali della fede in forma di piccolo catechismo, leggono un po' del santo Vangelo per eccitarsi alla pratica delle virt e al servizio del prossimo, secondo l'esempio del Figlio di Dio. Quelle che sono al servizio dei malati curano continuamente quello che necessario, come per esempio, biancheria, legna, marmellata, tisana e altre cose necessarie. Alle sei [della sera] si fa la lettura, e dopo, l'esame sulla pratica dei buoni propositi, poi il Benedite prima della cena, dopo la quale si fa il ringraziamento. Dopo la cena la ricreazione, e fare la relazione di quello che si ricordato della lettura; e poi quelle che vogliono rendere conto in particolare, lo possono fare. Lavorano fino alle nove, vanno all'esame generale e a voce alta dicono Confiteor , Misereatur , Indulgentiam ; Visita quaesumus , Respice , Angele [Dei] , Retribuere , il De profundis e le litanie [del Nome] di Ges. Alle dieci vanno a riposare, ma prima si mettono in ginocchio accanto al letto per adorare Dio e domandargli la santa benedizione per passare bene la notte. Le Figlie desidererebbero molto fare la comunione qualche volta per le feste e domeniche. Osservano la regola di non domandarlo al loro confessore senza dirmelo [prima], servendomi io di questa occasione per avvertirle di alcune mancanze che non ci devono essere nelle persone che si comunicano spesso. Ancora non hanno osservato il silenzio.

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A 54

(PROGETTO DI REGOLAMENTO) 41

La Confraternita della Carit delle vedove e delle ragazze di villaggio stata istituita per onorare Nostro Signore, patrono della medesima, e la santa Vergine, per imitare in qualche modo le donne e le ragazze del Vangelo che seguivano e provvedevano alle cose necessarie a Nostro Signore e ai suoi apostoli. E facendo cos [vogliono] lavorare alla loro perfezione personale, alla salvezza della loro famiglia e all'assistenza corporale e spirituale dei poveri malati della detta citt e della campagna, servendoli esse stesse nella loro parrocchia e procurando che siano ben assistiti nei villaggi dalle buone sorelle della Carit 42 che ci sono; fornendo del denaro della loro borsa comune alle Carit dei detti villaggi che, in mancanza di questo, non potrebbero assisterli, e procurando che le une e le altre facciano il possibile affinch i poveri che guariranno vivano bene per il resto dei loro giorni, e quelli che morranno partano da questo mondo in buono stato [di grazia]. La detta Confraternita sar diretta da tre vedove o donne anziane della detta Confraternita, che saranno elette dai membri della stessa a maggioranza di voti, ogni tre anni. Questi voti saranno raccolti dal Superiore della Missione o da un altro che ne abbia l'incarico da lui. Delle tre, una sar la superiora, l'altra la tesoriera e la terza l'economa. La superiora veglier affinch il presente regolamento sia osservato, avr la direzione delle dette vedove 43 per quanto riguarda la detta Confraternita, ricever nella detta Confraternita le ragazze di campagna che creder adatte e le rimander [a casa] quando non trover in loro le condizioni richieste per la detta Confraternita, le trasferir da un luogo ad un altro, le diriger nelle vie della salvezza, insegner loro il modo di assistere bene i poveri malati, secondo lo scopo della Compagnia, e a far bene la scuola in campagna, e le corregger. In breve, sar l'anima che animer il corpo e lo far agire secondo il piano di Dio su di esso; tutto questo per col consiglio del prete della Missione, nominato dal Superiore, e delle due ufficiali, quando essere risiederanno nella Casa [principale]; e quando non ci saranno, [la superiora dovr] chiedere il loro consiglio solamente per le cose pi importanti. La tesoriera servir alla superiora col consiglio, e per questo [scopo] terr un registro delle entrate e delle uscite che si faranno;

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avr una chiave della cassaforte, in cui saranno i documenti e il denaro della detta Confraternita, eccetto cento scudi che rimarranno nelle mani di quella che avr la carica di economa e ne render conto ogni anno alle ufficiali, alla presenza del suddetto Superiore [della Missione]. L'economa dar alla superiora anche l'aiuto del suo consiglio secondo il bisogno, e, secondo il parere della detta superiora curer che non manchino le provviste, e che quella che nella Casa terr la sua carica, finch non vi risieder, la tenga con cura, e render conto nel medesimo giorno della tesoriera. Le dette vedove vedranno la detta superiora in Nostro Signore e Nostro Signore in lei; saranno obbligate ad osservare il regolamento della medesima [Confraternita], e quelle che saranno fuori [della Casa] [osserveranno] quel [regolamento] che sar steso per loro. Le une e le altre contribuiranno al mantenimento di questa opera buona secondo la loro capacit e devozione; si vorranno bene tra loro come sorelle che Nostro Signore ha unite insieme col vincolo del suo amore; ameranno le ragazze come figlie di Ges Cristo, e si raduneranno almeno una volta al mese per parlare delle cose contenute nel regolamento. Le dette vedove faranno gli esercizi spirituali una volta all'anno, e a questo scopo si ritireranno nella detta Casa [centrale]; andranno a visitare le confraternite della Carit della campagna, quando la superiora lo ordiner ed esse potranno farlo, ma sempre seguendo l'ordine del Superiore della Missione o del prete, incaricato da lui. Le ragazze considereranno le vedove come loro signore e madri, onoreranno la Santa Vergine guardandola in loro; obbediranno alla superiora, guardando in lei Nostro Signore ed essa in N[ostro] S[ignore]; andranno lietamente nei luoghi dove saranno mandate, in citt o in campagna, ritorneranno ugualmente quando saranno richiamate dalla detta superiora, serviranno i poveri malati e mostreranno alle sorelle della Carit di quel luogo come si devono assistere , ed insegneranno loro a fare e dare le medicine, a medicare le ferite e curare altri mali. Usciranno dalla loro stanza solo a due a due, per quanto si potr, per andare in chiesa o a fare le provviste e le visite ai poveri nella loro camera; non si fermeranno mai a parlare con nessuno per la strada; insegneranno alle ragazzette dei villaggi, finch vi

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staranno, e cercheranno di addestrarne qualcuna in quei luoghi per fare le medesime cose durante la loro assenza. E tutto questo [lo faranno] per l'amor di Dio e senza nessuna ricompensa.

A 47

(VISITA ALLA CONFRATERNITA DI GOURNAY) 44 (1636)

Occorre avere un grosso registro sul quale si scriver [l'atto di] fondazione e il regolamento della Carit, il nome delle sorelle e l'elezione delle ufficiali prima e seconda, l'elezione del secondo procuratore, e poi mettere quanto segue: Il giorno della santa Trinit, 18 maggio 1636, le sorelle della Carit si sono riunite nel Castello, alla presenza di madama di Gournay, per trattare degli affari della detta Compagnia, per il servizio dei poveri. In questa adunanza stato deciso nuovamente tra loro di attuare con esattezza il regolamento e di procedere all'elezione delle ufficiali, come detto in questo atto, senza nessuna preferenza, e poich, per un malinteso nel passato, [le sorelle] hanno sempre rimesso una ufficiale in un'altra carica, cambiandole [semplicemente di carica], stato deciso che l'anno prossimo la tesoriera o la custode dei mobili rimarranno nella loro carica ancora per l'anno seguente, cambiando le altre due, affinch ogni anno si cambino sempre quelle che sono state in carica per due anni. Anche la scelta dell'una o dell'altra ufficiale che deve rimanere si far a maggioranza di voti. Hanno deciso di portare ognuna un cero nella processione che si fa la terza domenica di ogni mese dopo i vespri, e di accompagnare, per quanto potranno, il Santissimo Sacramento quando sar portato ai malati, sia all'andata che al ritorno. Madama di Gournay, in questo stesso giorno ha domandato di essere ammessa nella detta Compagnia della Carit ed stata ricevuta. Una vedova del defunto sig. ... e poi sposa N. ..., che, an-

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andando a stare a Parigi, aveva lasciato il suo posto, ha chiesto di rientrare nella detta Compagnia della Carit, come le stato accordato per dopo che sar stata qui almeno tre mesi e col proposito di starci sempre, almeno durante la vita di suo marito. Le dame della Carit hanno proposto due questioni, cio: se bisogna aspettare che le malate abbiano venduto completamente tutto quello che esse hanno, prima di essere ammesse all' assistenza della detta carit; e l'altra questione se, capitando un malato di passaggio esse lo debbano assistere. La decisione stata che se i poveri avessero qualche mobile o abiti superflui, come vasellame di stagno e altre cose simili, vino o un po' di grano, o anche un'infornata di pane, tutto questo sar venduto prima che [tali malati] possano essere assistiti; e che, anche se il malato avesse un pezzetto di terra, per senza potersene giovare, sar ammesso all'assistenza della detta Carit, cosa che per non potr [essere fatta] se egli avesse un arpente 45 di terra, libero di oneri. [Le dame] si sono domandate anche se potrebbero assistere qualche malata che avesse un po' di beni e volesse darlo alla carit in caso di morte, o guarendo volesse restituire quello che stato speso per lei. E' stato loro risposto che non devono farlo, essendo obbligate a servire i poveri senza tener conto di ricompensa; si metterebbero altrimenti nel pericolo di perdere quello che ci avessero messo o [al pericolo] di subire un processo, cosa che si deve assolutamente evitare. Se per capitasse che, avendo assistito un malato che al momento di morire volesse dare quel che ha senza esser stato invitato dalle sorelle, queste potrebbero accettarlo, purch il detto malato non abbia debiti e non abbia eredi poveri. In un altro punto del registro si deve scrivere la morte delle sorelle. In un altro il ricevimento dei poveri malati, la loro uscita per guarigione o per morte. E nell'altra parte del libro, [mettere] le elemosine straordinarie fatte alla Carit, i titoli di tali elemosine e i mobili dei malati. Questo registro non deve esser portato via dalla cassaforte!

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A 77 PRATICHE CHE LE NOSTRE SUORE DEVONO FARE LUNGO IL VIAGGIO, ANDANDO NELLE LORO PICCOLE FONDAZIONI 46 - Quando avranno ricevuto la loro obbedienza [= l'ordine], si daranno a Dio per eseguirla, domandandogli la grazia di essergli molto fedeli in tutte le cose. - Il giorno che partiranno, dopo aver ricevuto la benedizione del loro Sig. Superiore, e fatta la [santa] comunione quando la comodit lo permetter, penseranno che lungo il cammino devono onorare i viaggio di Nostro Signore e mettersi, per quanto potranno, in una disposizione umile e confidente nella Provvidenza. - Il loro velo sar la modestia, sia nel guardare che nel parlare e nelle altre azioni, essendo sicure che tutti quelli che sono nella carrozza le spiano in ogni cosa, e perci devono essere di edificazione piuttosto che di scandalo. - Faranno tutto il possibile per stare sempre vicine l'una all'altra nelle carrozze, per potersi ascoltare scambievolmente e impedire che nessuno parli a una di loro in particolare. - Quando le carrozze partiranno di buon mattino ed esse non avranno potuto fare la loro orazione nell'albergo, la faranno appena saranno in carrozza, dopo aver detto la preghiera dei viaggiatori e continueranno cos i loro esercizi press'a poco alla stessa ora. - Passando per villaggi dove non di fermeranno, adoreranno il Santissimo Sacramento e saluteranno i buoni Angeli di tutte le anime di quel luogo. - Non mangeranno ai tavoli degli avventori; appena arrivate all'albergo, andranno nella chiesa vicina ad adorare il Santo Sacramento, e se c' qualche povero vicino all'albergo lo visiteranno o con piacere catechizzeranno quelli che incontreranno; prenderanno il pasto insieme in qualche posto particolare dell'albergo, avendo preparato, fin dalla sera precedente, le provviste di ci che necessario. - Saranno sobrie nel mangiare, osservando l'ora dei pasti, e se il loro zelo le portasse a dire qualche buona parola per edificare la compagnia, staranno attente a farlo con umilt e modestia, e non con alterigia. - Arrivata la sera, se non troppo tardi, andranno ad adorare il Santo Sacramento, faranno qualche piccola istruzione ai po-

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veri e [daranno] qualche immagine, anche alle inservienti dell'albergo, che spesso hanno bisogno di essere istruite per la loro salvezza. - Arrivate [all'albergo] pregheranno l'ostessa di dar loro qualche cameretta per dormire separatamente; qui prenderanno i loro pasti, prendendolo abbondante, a causa della difficolt dell'alloggio ed anche per poterne conservare per il pasto del giorno dopo. E poich generalmente negli alberghi il pane caro, faranno bene a comprarne una pagnotta grande dai panettieri per averne a sufficienza. - Faranno il possibile per ascoltare la santa messa tutti i giorni, ma specialmente la domenica e feste; perci s'informeranno fin dalla sera a che ora sar detta il giorno dopo la prima messa, e quando potranno, la vigilia delle feste si confesseranno per potersi comunicare il giorno dopo; staranno attente per a non incomodare la compagnia e a non correre il rischio che la carrozza parta senza di loro, perci cercheranno di non separarsi mai.

A 21bis

(MEDITAZIONI)47

Volendo soddisfare l'Eterno Padre per gli obblighi che ho verso di Lui, offrendogli la morte del suo Figlio, mi venuto in mente che sarebbe temerit e offesa, se non fosse che la sua bont ha acconsentito al mistero dell'Incarnazione. La santa Comunione del giorno di Pasqua, l'unica comandata dalla Chiesa, ci ha ricordato oggi che i suoi figli vanno a ricevere il legato testamentario del suo sposo. Mi sembrato che questo un tesoro per rifornirmi per tutto l'anno di tutto quello di cui avr (bisogno), obbligandoci a scegliere la vita di Ges Crocifisso come modello della nostra vita, affinch la sua risurrezione ci sia un mezzo di gloria per l'eternit. Per vivere in questo modo, pensando di dover ritornare spesso sul suo esempio, ho pensato di fare 3 o 4 atti al giorno, uno al mattino, uno a mezzogiorno, e l'altro la sera, rivolgendomi alla santa umanit di Nostro Signore, alla san-

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ta Vergine e al mio buon Angelo per abbandonare ... 48 alla guida di Dio, con lo scopo di onorare la vita del Verbo per domandare lo spirito di direzione e di consiglio. Il 2 marzo, alla notizia delle suore di Nanteuil 49, ho riconosciuto che compivo un'infedelt a Dio lasciandomi trasportare, negli avvenimenti dolorosi, alla preoccupazione e al ricorso a coloro che possono metterci rimedio e non a Dio; il mio proposito [ stato] di fare il contrario. Il giorno dell'ottava del Santissimo Sacramento, mentre l'adoravo nel coro della chiesa dei nostri venerandi padri 50, ho domandato che, per l'unione amorosa del Verbo con l'uomo, essi e noi Gli fossimo uniti eternamente e uniti sempre alla Gerarchia apostolica e romana [e] con una solida unione di tutto il corpo della Comunit ai poveri, come lo vuole Dio. Ho avuto il pensiero e rinnovato il proposito di dare a Chartres, a S. Lazzaro e alla Casa un quadro della Santa Vergine con un sole che rappresenta la sua Immacolata Concezione, per ottenere la conservazione della purit nell'una e nell'altra Compagnia, domandandola a Dio per la purit della sua Incarnazione. Questo proposito stato attuato, avendo mandato a Chartres una piccola Madonna, a S. Lazzaro il quadretto della [S.] Vergine, dove c' una coroncina di perle, e alla Casa la Santa Vergine di legno, che tiene in mano una coroncina, formata di 9 chicchi, per onorare i nove mesi che Nostro Signore stato nel seno della Santa Vergine.

M 41

(SULLE PENE DEL PURGATORIO)

Pensando alle pene del Purgatorio, dopo la morte di una per-

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sona che si poteva credere che fosse vissuta almeno alcuni anni senza peccati mortali, mi sono ricordata d'aver sentito dire che c' nel Purgatorio una [particolare] sofferenza per scancellare la pena dovuta all'anima che non ha amato n desiderato di vedere Dio. Mi sembrava di vedere le facolt dell'anima, che si sono sottomesse all'attivit dei sensi e delle passioni, tormentate dall'eccessivo desiderio di essere saziati [dalla vista di Dio], come l'occhio dal desiderio di vederlo, l'udito di ascoltarlo, il gusto di gustarlo e assaporarlo, l'odorato di aspirarne la fragranza, e cos delle passioni dell'anima: l'affetto [tormentato] dal desiderio di amare Dio, l'odio [da quello] di odiare se stesso.

A 16

(DESIDERIO DELLA S. COMUNIONE)

Il giorno di S. Benedetto 51 ho avuto un nuovo motivo per confidare completamente nella santa Provvidenza: avendo rifiutato di comunicarmi e sentendo un gran dolore dei miei peccati, mi sentii spinta internamente dal desiderio della santa Comunione, e domandai a Dio che, se era questa la sua volont, la facesse conoscere al mio confessore. Questi, senza che gli parlassi, mi fece chiamare per questo scopo, e io ne provai una gran consolazione, essendo per me una grazia tutta speciale della santa Provvidenza. Inoltre la bont di Dio mi fece conoscere il suo grande amore per il fatto che, avendo dimenticato qualche peccato nella mia confessione, e avendo sentito dire che soltanto il peccato poteva separarmi da Dio, [mi fece comprendere] che il suo amore era cos grande che perfino il peccato non gli poteva impedire di venire in me.

A 30

(MEDITAZIONE SULLA FAME E SETE DI GIUSTIZIA)

Beati coloro [che hanno fame e sete di giustizia] [ Matteo , V,6]. La fame e la sete sono due bisogni voluti ardentemente dalla necessit della natura, e specialmente nei corpi [che sono] in buone condizioni. Se anche le nostre anime sono [ben disposte]

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devono avere [fame e sete], non come passioni ma come desideri di giustizia. Con la fame di giustizia indicata la rinunzia generale a tutte le mie passioni, contrarie sia ai comandamenti di Dio, sia alla perfezione che [Dio] richiede da me, e [mi indicato anche il dovere] di desiderare di dare agli altri, in parole e opere e sentimenti del cuore, quello che la carit richiede. E con la sete [di giustizia] - che, essendo pi forte, ci deve far desiderare una cosa pi grande - sar indicata l'unione col nostro Dio e le disposizioni e i mezzi per arrivarci, un fervente desiderio che regni in noi l'effetto della santa Volont, e procurare, per quanto dipender da noi, che regni negli altri, non essendoci nulla di cos giusto come il fatto che il proprietario disponga di tutto quello che gli appartiene, senza [trovare] resistenza. Per giungere a questo, nel mio caso particolare, mi abbandoner completamente alla santa Provvidenza, non volendo pi il possesso del mio libero arbitrio, rimettendomi nelle mani di Dio e del mio Superiore; e come pratica di rinunzia, accetter interamente tutto quello che il buon Dio permetter che mi accada, sia direttamente da Dio sia per mezzo delle creature, al cui giudizio accondiscender, nonostante la mia ripugnanza.

A 22

(SULLA FESTA DELLA SS. TRINIT)

Volendo onorare la festa della santa Trinit, poich Dio ha ordinato di celebrare il sabato, chiamato il giorno del riposo del Signore, dopo i sei giorni della creazione del mondo - nella quale creazione l'uomo l'opera principale di Dio -, mi sembrato che il peccato, in qualche modo, aveva annientato [l'uomo], rendendolo incapace di godere Dio. E poich il piano di Dio [ stato] che questo annientamento non fosse per sempre, il medesimo Dio, che nella distinzione delle Persone aveva detto Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza, prese la decisione, allo stesso modo, di riscattarlo, il che una nuova creazione. E poich lo Spirito Santo ha ispirato alla Chiesa di fare la festa della SS. Trinit dopo tutti i misteri della nostra redenzione,

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mi sembra che questo un ordine di Dio, per solennizzare questo giorno come il giorno del riposo.

M 35bis

(SOGNO, LA VIGILIA DELL'8 DICEMBRE)

La vigilia della Concezione della Santa Vergine, avendo ascoltato la lettura dell'epistola del giorno 52, ho visto in sogno una grande oscurit in pieno mezzogiorno, in cui si vedeva poco all'inizio, seguito da una notte oscurissima, che stupiva e spaventava tutti. [Invece] io provavo solo sottomissione alla Giustizia divina. Passata questa oscurit, vidi venire il pieno giorno, e in una parte dell'aria, molto in alto, vidi come una figura di quella che ci rappresenta la Trasfigurazione, ma mi sembrava che fosse una figura di donna. Tuttavia il mio spirito fu preso da un grande stupore, che mi portava alla riconoscenza verso Dio, ma tale che il mio corpo ne soffriva. Svegliatami a questo punto, soffrii ancora un po' di tempo; la rappresentazione mi rimasta sempre nella mente, contro quanto mi avviene di solito nei sogni, e mi rappresentai che quella prima grazia nella Vergine fosse l'inizio della luce che il Figlio di Dio doveva portare al mondo. Nella mia meditazione sul tema dell'epistola, vedendo che la santa Chiesa applicava alla Santa Vergine la sua esistenza prima della creazione del mondo, il mio spirito vi ha aderito, pensando che Essa era nell'idea di Dio da tutta l'eternit, non solo per la prescienza di Lui, ma anche, a preferenza di ogni altra creatura, per la dignit di madre del suo Figlio, alla quale Dio la destinava. Cos stato voluto prima della creazione di tutte le cose terrestri, che potevano essere testimoni del peccato dei nostri padri. (Dio ha voluto) fare un atto esplicito della sua volont per la creazione dell'anima della Santa Vergine, e potrebbe esserci stato anche un atto effettivo, cosa che sottometto completamente alla santa Chiesa, servendomi di questo [pensiero] solo per onorare di pi la Santa Vergine, e rinnovarle la nostra dipendenza della Compagnia in generale come delle sue figlie pi meschine, ma considerandola anche come la nostra degnissima e unica Madre. Siano amati Ges e Maria!

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A 32bis

(PENSIERO SULLA SANTA VERGINE) 53

Adorate54 la Vergine, che Dio ha voluto riscattare prima di crearla, e mostratele lo stato della vostra coscienza, e domandatele che vi ottenga l'emendamento della vita e la liberazione dalle pi urgenti necessit, come [ad esempio] un pi grande amore al suo Figlio e un vincolo pi forte alla sua divinit umanizzata.

A 45bis

(SULLA FESTA DELL'EPIFANIA)

Non basta che l'intelligenza veda e conosca chiaramente i nostri difetti, ma bisogna che la volont sia ardente per correggerli. La prima serve a pulire la coscienza per la nascita del nostro Ges in noi, l'altra servir a adornarla e abbellirla per la medesima venuta. La purificazione si fa con la confessione integrale dei peccati, l'abbellimento con l'esercizio delle virt, specialmente con l'orazione, il digiuno e l'elemosina, che, in certo modo, serviranno alle persone che sono nel mondo come i tre voti religiosi: l'elemosina per la povert, il digiuno per la castit e l'orazione per l'obbedienza. Possiamo offrire [quelle tre pratiche] anche al Presepio come i doni dei tre re [magi]: l'elemosina per l'oro, il digiuno per la mirra e l'orazione per l'incenso, e tutt'e tre presentarle alla santissima Trinit: l'orazione al Padre, il digiuno al Figlio e l'elemosina allo Spirito Santo. Facendo cos, adoreremo il nostro Dio incarnato con l'orazione insieme agli Angeli, con l'elemosina insieme ai re [magi], e coi pastori per mezzo del digiuno, e Dio ci benedir...

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A 80

REGOLAMENTO PER LE SUORE ADDETTE ALLA CURA DEI BAMBINI (Verso il 1640) 55

Quando le suore al mattino entreranno nella sala dei bambini, s'inginocchieranno per offrire a Dio tutti i servizi che faranno all'infanzia di Nostro Signore nella persona dei suoi figlioletti e diranno il Veni, sancte Spiritus e daranno l'acqua benedetta con l'aspersorio a tutti i bambini, e faranno innalzare il loro cuore a Dio. Faranno loro fare un atto di adorazione, di amore, di ringraziamento e di domanda per non offenderlo durante la giornata e per tutta la vita. Dopo, incaricheranno le ragazze che sono con loro, di far alzare i bambini e di vestirli in modo conveniente. Appena saranno vestiti, li faranno inginocchiare per pregare Dio, facendo recitare gli atti d'amor di Dio, di adorazione e di ringraziamento. Dopo si dar loro la colazione, cio: ai pi piccoli, da 3 a 4 anni, una minestrina; ai pi grandi, di 5, 6, 7 e 8 anni, un pezzo di pane secco. Alle dieci, avranno cura di sistemarli nei loro sedili davanti ai tavoli per farli pranzare, dopo aver fatto dire il Benedicite , e alla fine del pranzo, [diranno] il ringraziamento. All'una raduner le bambine pi grandi per fare il catechismo e insegnare a conoscere le lettere [dell'alfabeto]. Dopo di che, dar loro per merenda un pezzo di pane con qualche cosa dolce, se ne hanno Alle quattro si preparer la cena per darla i bambini. Alle cinque si comincia a mettere a letto i piccoli, e si far pregare Dio ai pi grandi e alle pi grandi. Tutti devono essere a letto alle 6, per il motivo che, sia d'inverno che d'estate si alzano alle cinque. Quando i bambini saranno a letto, si avr cura di far donare ancora [una volta] il loro cuore a Dio, e di dare loro l'acqua benedetta, come al mattino.

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A 76

SU PARECCHI USI DELLA CASA PRINCIPALE (per avere la decisione del Signor Vincenzo) (Dopo il 1641) 56

La campana suona alle 4 per l'alzata, alle 4 e mezzo per andare in cappella a fare l'orazione. Suona alle 22 e mezzo per il pranzo; batte tre colpi per alzarsi da tavola. La campana dei vespri di S. Lazzaro serve per avvertire [dell'ora della] lettura (e) del silenzio; poi l'istruzione fino alle 3. Alle 5 e mezzo suona l'orazione, alle 6 suona [per] la cena e verso le 6 e un quarto [per] alzarsi da tavola, come per il pranzo. Alle 8 suona la lettura del martirologio e l'argomento dell'orazione, che vien fatta ripetere da qualche suora fino a che suona il quarto, in cui si va in cappella per la preghiera. Vorremmo tanto suonare le ore del saluto dell'Angelo 3 volte al giorno. Non sarebbe opportuno far fare da varie suore le letture e le preghiere, per lo pi dalle 3 ufficiali e a volte da altre, come vien fatto per l'ufficio e le letture da tutte le comunit? La parola: la suor assistente avr un potere uguale, si estende alle altre ufficiali? questo potrebbe nuocere e far agire autoritariamente. La cosa si fa gi, bench non sia espressa, senza che ci siano state contestazioni, poich la suora molto sensibile a fare ci che le d credito presso le suore e autorit. Oltre alle altre ragioni proposte, per questa ragione: affinch le due prime suore ufficiali facciano l'istruzione ognuna nella sua settimana, se lo credono necessario per la Compagnia. La cosa stata cominciata, ma non continuata con molta esattezza, fino a che non ci sar dato l'ordine. Non si pu avere il parere delle suore ufficiali,specialmente per il cambiamento frequente delle suore, per necessit, poich la cosa esige molto tempo per pensarci ed anche nell'attuazione, per cambiare con ragione e mandare quella [suora] che in realt pi adatta.

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A 91

OSSERVAZIONI SULLE REGOLE 57 (Primo Quaderno)

Per la difficolt di tenere 3 suore di fiducia e competenti alla Casa [madre], sembra che basterebbero due ufficiali, a meno che non se ne formasse una nuova che facesse solo le spese con l'incarico di scriverle e non di dare consigli e pareri, come si osserva [gi]. Sapere se per la comprensione [dell'articolo] ci sia da aggiungere qualche cosa all'articolo. La prima ufficiale, e quella chiamata seconda, non deve portare il nome di suor servente, per le ragioni dette al signor Portail. Nell'articolo della tesoriera, invece di cento lire sar bene mettere cento scudi, per evitare difficolt nelle circostanze in cui si dovesse fare una grossa spesa straordinaria, il che richiederebbe di aprire troppo spesso la cassaforte. La 3 ufficiale fa il rendiconto alla tesoriera ogni settimana, e la tesoriera potr farlo alla superiora ogni mese: questo tutto quanto l'una e l'altra pu fare, a causa del numero di occupazioni. (Secondo Quaderno) La terza intenzione dell'atto di adorazione [si riferisce] al momento della morte di Nostro Signore, ed per le anime del Purgatorio, affinch sia loro applicato il merito divino. Nell'articolo dell'esame della sera, quello che detto della relazione riguardo alla lettura o orazione, si fa dopo il martirologio, se c' un po' di tempo prima che suoni il quarto d'ora. La conferenza del venerd si fa solo dopo le preghiera della sera. Il catechismo si fa la domenica e le feste, dopo i vespri; e l'altra istruzione di cui parla quest'articolo [si fa] nel tempo indicato. L'art. 17 di questo quaderno inutile, dato che nella Casa [madre] non ci sono mai bambini svezzati. Regole comuni Spiegare o togliere il nome di suor servente in un articolo. Nell'articolo che parla di consegnare alla superiora le lettere

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che [le suore] scriveranno, aggiungere anche :Le lettere che riceveranno, e metterlo in primo luogo. Nell'articolo sugli avvisi delle colpe, che dice che tutte devono avvertire, non si deve forse specificare che le ufficiali devono farlo in modo speciale o necessariamente? Sembra che la ripetizione dell'impiego della giornata sia ingombrante, e che basterebbe dirlo una volta sola, semplicemente, e in seguito specificare le cose particolari delle parrocchie, cosa che possiamo dire, se ci ordinato e se necessario. L'uso che le suore domandino alla superiora della Casa [madre] [il permesso di fare] la santa comunione; negli altri luoghi, alle suore serventi. Questo atto di umiliazione sembra utile, purch l'una e l'altra ne usino bene. Di questo non si parla affatto nel capitolo [delle Regole] che tratta della santa comunione. Per le suore dei trovatelli L'articolo che segue il primo e indica il servizio spirituale che [le suore] fanno ai bambini, non per imitare la santa Vergine; sembra necessaria qualche parola di spiegazione. In questo caso si potrebbe fare un articolo sulla stima che Nostro Signore ha per il servizio che si fa loro. La suora servente deve aver cura di far presente alla dama tesoriera dei bambini la necessit di sistemarli, specialmente i ragazzi, appena si vedr che sono capaci di fare qualche servizio o di imparare un mestiere, cercando di conoscere le loro inclinazioni e passioni senza che se ne accorgano, specialmente i ragazzi, per tenere in casa solo quelli di 12 ani. Comunicando in precedenza alla superiora della Compagnia delle Figlie della Carit [questa], come ogni altra cosa, come si sempre fatto, questo rapporto contribuisce a una grande unione. Perci si dovrebbe correggere l'articolo che parla di sedici anni, eccetto riguardo a qualche invalido; per anche in questo caso, se ce ne fosse e si giudicasse che, per cattiva inclinazione, egli potrebbe recar danno ai bambini, la detta suor servente lo far presente, perch le dame lo facciano mettere in qualche altro ospizio di poveri, dove non potrebbe nuocere. La suora che dovr rappresentare la suor servente non sar forse nominata dai superiori come assistente? Non sar possibile

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che solo questa suora abbia la cura dei bambini svezzati: la cosa richiederebbe una suora particolare. Questo articolo sarebbe pi comprensibile [se fosse distinto] in due articoli. L'[articolo] seguente non dovrebbe forse riguardare la suor servente per ricominciare a parlare di lei? Il seguente, che parla dei ragazzi grandi, mi sembra che gi abbastanza compreso in un altro articolo, nel quale c' qualcosa da modificare, affinch non sembri che ci sia ripetizione o nell'uno o nell'altro. Nell'articolo che dice di non aggiungere n togliere nulla, sarebbe necessario specificare di quale superiora [si parla], potendosi intendere quella della Compagnia delle dame. Su questo punto avevo notato qualche cosa di simile a questo, che forse non sar necessaria. Del penultimo si potrebbero fare due articoli. Ospedale generale Se venissero a conoscere qualche bisogno estremo di qualche povero malato, sia per la parte spirituale che temporale, la suor servente ne avvertir una delle dame, incaricate di istruire i malati. Modificare l'articolo che parla di far battezzare i bambini, a meno che non si tratti di coloro che ne hanno bisogno estremo, per il motivo che le suore non devono pi farli battezzare in quel quartiere. Non comunichino con le religiose n ricevano nessuna cosa da loro, n con i chirurghi n con gl'infermieri. Sapere dal Signore [Vincenzo] se giudica opportuno che chiedano alle religiose le medicine nelle loro malattie e ne diano loro volentieri. La cosa stata introdotta da alcuni anni a nostra insaputa, ed esse mandavano perfino i chirurghi per salassarle; questa cosa l'ho impedita da un po' di tempo, non le medicine, volendo proporlo. Nell'articolo dei bambini svezzati, non parlare di fare come nella loro Casa [centrale], per il motivo che [qui] non ne abbiamo nessuno. Nell'ultimo articolo, al posto [delle parole]: ella far portare dei bambini, [mettere]: ella far avvertire la suor servente dell'ospedale di mandarne. Un articolo avverta dell'opera come nelle parrocchie.

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La suor servente abbia cura di scrivere i nomi delle dame che le portano il denaro, il giorno e la somma che riceve, per renderne conto alla dama tesoriera dell'Ospedale. Finch ci saranno le cassette [delle elemosine] a Notre-Dame per i paesi devastati [dalla guerra], o se dopo ce le lasceranno per i piccoli bambini ed esse ne avessero le chiavi, avranno cura di vuotarle almeno ogni settimana e tutte le sere delle grandi feste, e si ricorderanno di consegnare il ricavato esattamente alla dama incaricata di questo ufficio 58. Le suore delle parrocchie Aggiungervi il rispetto e l'obbedienza che devono avere per le dame, e [anche] per il medico, trattando con lui con grande riserbo, come anche col confessore dei poveri. La cura che devono avere per disporre i malati a ricevere i sacramenti; fare tutto il possibile per aiutarli a prepararcisi bene, come anche a procurare loro il conforto quando ne hanno veramente bisogno; rispettarli e parlare con dolcezza e umilt, non pensando che i malati siano obbligati verso di loro per i servizi che esse fanno. Non badare n alle lodi che i poveri rivolgono loro n alle ingiurie e al disprezzo, ma badare a farne [buon] uso, rifiutando una cosa [la lode] interiormente, e radendo l'altra cosa [l'ingiuria] per onorare il disprezzo fatto al Figlio di Dio. Un articolo dica che devono rifare i letti quando necessario e che la suor servente lo sappia. Un altro [articolo dica] che devono esser diligenti in tutto, e devono lavorare quando le necessit dei poveri (non danno loro sufficiente lavoro); se non hanno lavoro, ne potranno domandare alla Casa [centrale], come fatto da parecchie [suore]. Nelle regole comuni ci possono essere parecchie cose come queste, ma poich questo [regolamento] le riguarda in particolare, se ci sar tutto, potr loro essere pi utile. [Le suore] dei Galeotti Far entrare in qualche articolo che esse non discuteranno con i forzati, sia pure per far loro comprendere le ragioni della scontentezza che essi dicono di avere per causa loro, bench esse non

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debbano far loro nessun rimprovero n parlare aspramente, ma averne gran compassione, per la loro condizione sia spirituale che corporale, che deve essere molto compatita. Non devono parlare mai a uno solo in particolare n credere alle parole che li giustificano, nemmeno quando i loro parenti parlano con loro per essere aiutati a levarli di l: [staranno attente a questo punto] per il male che ne venuto. Nell'articolo che parla dei loro affari temporali e che obbliga le suore a domandare il consiglio della suor servente, modificare questa parola, per renderla comprensibile. Quando ci sar da fare qualche spesa straordinaria per i galeotti, [la suora] si consiglier con la superiora della loro Casa, che, secondo la necessit o la grande utilit, le dir di non farla senza il permesso del sig. sostituto del sig. procuratore generale, che attualmente il sig. Icar. E poich il luogo [dove le suore lavorano] il pi pericoloso e difficile, sia per maneggiare il denaro sia per la condizione delle persone, esse dovranno procurare, per quanto potranno, che qualche dama della parrocchia ci vada qualche volta, per essere presente quando le suore] li servono. Se questa Carit si raffreddasse, avvertirne il rev. P. Superiore o anche la superiora perch diano il loro aiuto, col loro consiglio o personalmente. E soprattutto devono essere esatte [nell'osservanza] delle loro regole pi di qualunque altra [suora], avendo anche pi tempo che negli altri luoghi, e [devono] invocare spesso lo Spirito Santo per purificare i loro pensieri, parole e azioni. [Le suore] degli ospedali [Mettere] che alla fine, e perci prima di uscire, [i malati] facciano una buona confessione e comunione. La suor servente tenga esatto conto del denaro e del valore dei vestiti dei morti. Nell'articolo che parla di esortare i malati alla santa comunione tutte le domeniche, [dire che] questo deve essere fatto sempre col consenso di colui che incaricato di dare i sacramenti, ma esse possono indurre [i malati] a domandare loro stessi [la Comunione]. In alcuni luoghi gli ecclesiastici disapprovano che le suore insistano coi malati, e spesso c' da temere che siano portate a far ricevere i sacramenti pi per la soddisfazione di coloro che hanno

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la cura dei malati, che non per procurare una buona preparazione a riceverli. L'articolo precedente dice di far prendere un uovo o il brodo alle 7: l'ora troppo tarda, a meno che la vegliatrice avesse fatto prendere del cibo alle 4 ai pi gravi, e di questo deve avvertire la suora che va a sostituirla. Sembra che ci sia un articolo che esclude o non permette che le suore infermiere informino la superiora della Casa [centrale] delle loro difficolt e questioni spirituali: credo che questo potrebbe nuocere ad alcune. Non bene che la lettura delle Regole sia fatta a tavola, perch le suore non ci sono tutte; sembra che sarebbe meglio farla dopo la cena, quando sono rientrate tutte [le suore], o dopo pranzo al posto di un'altra lettura prima dell'ora del silenzio. Quando per il servizio dei malati, [le suore] non sono presenti [alle pratiche] nelle ore prescritte dalle Regole, ci vadano ogni tanto spiritualmente. Avere sempre un'assistente quando il numero [delle suore] superiore a 3: domandarla al Superiore generale o avvertirne la Superiora quando non c' [l'assistente], per averla, dietro suo interessamento. Non sarebbe forse necessario chiarire di pi l'articolo che parla del Benedicite dei malati, dicendo che la suor servente preghi che lo dica il prete che sar presente, sia della Casa che di un altro luogo?

A 90

(OSSERVAZIONI SULLE REGOLE)

59

Suore impegnate nei villaggi Staranno attente a non salassare e purgare se non quando veramente opportuno, per i pericoli che ne possono venire; e perci, appena sono chiamate per visitare i malati, dopo l'accoglienza

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che devono loro fare, li accosteranno lietamente e con buona volont, s'informeranno del giorno che si sono ammalati e cominceranno a curarli con lavativi e salassi quando i malati mostreranno ripugnanza; e se la febbre continua li ripeteranno fino a 3 o 4 volte, e quando la febbre si ostina, prenderanno il piede, poi ricominciare col braccio fino a che essa diminuisca; e cominciare a purgarli con una tisana lassativa quando febbre intermittente e i brividi si ripetono. Staranno bene attente a non dare nessuna medicina durante i brividi o il sudore, eccetto un bicchier d'acqua mediocremente forte, con una piccola dose di teriaca 60 poco prima che stiano per ricominciare i brividi. Non possono adottare l'ordine delle maestre di scuola di Parigi se non per le bambine piccole, e a questo scopo, in qualunque ira devono ricevere tutte quelle che vorranno andare [da loro] a imparare, di ogni et, avendo discrezione di far entrare in un luogo particolare quelle che sono vergognose e timide, accoglierle con un gran cuore, anche se venissero all'ora del pranzo e molto tardi, avvertendole di abituarsi a inginocchiarsi la mattina e la sera. Nei luoghi dove c' poco lavoro, devono essere molto esatte nell'osservanza del regolamento e nell'impiegare bene il tempo. Se non hanno lavoro per poter guadagnare una parte della loro vita, devono occuparsi almeno nel filare per far fare la tela. Poich le suore dei villaggi sono lontane dalla Casa [centrale] e perci dagli avvertimenti per la loro condotta e dall'aiuto a rialzarsi dalle loro colpe e dalle piccole pene interiori, oltre al fatto che ne possono scrivere ai superiori, si aiuteranno scambievolmente con un gran sopporto [e] cordialit che possa dar loro la libert di tenersi in comunicazione, eccetto quello che potrebbe pregiudicare la sua sorella. Poich molto facile allontanarsi dalle buone pratiche e risoluzioni, necessario che le [suore] stiano attente particolarmente a non lasciarsi andare alle chiacchiere, maldicenze e lamenti, come fanno spesso le contadine; soprattutto non parlare mai di quello che avviene tra loro, pensando che sono l per ordine della divina Provvidenza per esservi di edificazione; se invece vi fossero di scandalo e di cattivo esempio, attirerebbero (il castigo) su di loro e sulla Compagnia. Se sono costrette a stare a lungo fuori della loro casa per il ser-

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vizio del prossimo secondo i loro obblighi, prenderanno delle piccole provviste per loro perch cos, se avessero bisogno di cibo, non siano obbligate a prenderne altrove. Se per per sorpresa o dimenticanza, fosse necessario prendere qualche cosa dalla povera gente, la paghino, per non essere a carico [di nessuno], facendo notare la necessit [della circostanza] per non essere accusata di ghiottoneria. Quando si troveranno in qualche luogo dove le chiese siano tenute in modo brutto e con troppa negligenza e le lampade, per trascuratezza, non siano accese, ne avvertiranno la superiora per avere il suo consiglio se debbano provvedere loro alla cosa. Nell'insegnamento della scuola Nell'articolo riguardante la cura che tutti i mesi si deve avere per stare attente a quelle che tralasciano di venire [a scuola] e cos avvertirle, aggiungere: dare qualche premio a quelle che sono assidue. Suor servente degli ospedali Avr rispetto per la sua assistente, ricever i suoi consigli pi che potr nei casi dubbi, in modo per da non far conoscere il segreto delle altre [suore]. Non riprender le mancanze delle suoree sotto la passione o propria o della suora da avvertire, per non crearle confusione ed anche perch il suo avviso sia proficuo. Non manifester le mancanze delle suore, e quando ne sar avvertita, non mostrer di averne cattiva opinione, e ringrazier la suora che l'avvertir, scusando quella che ha mancato, per quanto potr. Quella che ricever i malati Avvertir del denaro che hanno i nuovi arrivati, e subito lo scriver per renderne conto al momento giusto. Avvertir il signor medico dei nuovi venuti. Quella che serve i malati deboli Avvertir la suor servente di coloro che prendono troppo po-

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co cibo per nausea o per altri motivi, affinch provveda al necessario. Quella che fa la cucina nei giorni di magro Se si trova in luoghi dove non c' l'uso della farinata, non lo metter, non essendo un cibo molto adatto ai malati; al posto di esso potr far tartine al burro ben preparate, versandovi sopra un po' d'acqua prima di metterle nel burro, e [potr dare] delle uova in casseruola. Quella che avr cura delle stoviglie Quando ci sono dei pezzi rovinati, avr cura di chiuderli [nell'armadio] e di avvertire la suor servente di cambiarli quando occorrer. La vegliatrice Fin dalla sera avr cura di sapere dalla suor servente se c' qualche malato, che abbia bisogno urgente di ricevere i sacramenti, e insieme potranno fare un giro nelle sale per non avere sorprese, riflettendo che il tempo delle tenebre quello del demonio e che perci deve stare attenta e diffidare di tutto, per ricorrere a Dio e al suo buon angelo. La suora che prende il posto della vegliatrice, rifletter che [anche lei] deve diffidare di tutto, come quella che ha finito il suo turno, dovendo stare nelle sale [dei malati] d'inverno tre ore sola, di notte. La [suora della] lavanderia Nell'ultimo articolo per le giovani [suore] che devono lavare: non escludere le altre [suore], quando la suor servente l'ordiner. La suora della lavanderia, nel mettere a posto la biancheria, abbia cura di far mettere da parte ci che da raccomodare e ci che non pu servire pi, come anche la biancheria da uomo e la biancheria che serve alle donne. La suora dei vestiti dei morti Nell'articolo che dice che [la suora] comprer le piccole cose

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necessarie, aggiungere: per ordine della suor servente. Come pure [aggiungere che deve] domandare il consiglio dei signori padri [dei poveri, cio gli amministratori] per la vendita degli abiti in buono stato.

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OSPEDALI

In nome di Dio. Alzatesi alle quattro precise, le Figlie della Carit, dopo l'atto di adorazione e vestitesi, alle 4 e tre quarti andranno a [fare] l'orazione e usciranno alle cinque e mezzo; diranno poi le litanie [del nome] di Ges e due diecine della corona. Tutte andranno alle sei all'ospedale a vuotare vasi e padelle, a rifare i letti ai malati; prima di andarci, ognuna di loro avr preso un po' di vino e di pane, eccetto i giorni della santa Comunione in cui si contenteranno di aspirare un po' di aceto e mettersene nelle mani. Questo forse sar necessario solo finch non si saranno abituate al cattivo odore dei malati. Faranno far colazione ai pi malati con brodo e con un uovo fresco, ai meno malati con burro fresco o mele cotte; sia agli uni che agli altri alle 7. Le Figlie [della Carit] ascolteranno la messa tutti i giorni. Ma prima si deve far61 (prendere le medicine) ordinate, e stare molto attente (a dare il ) brodo nelle ore precise. Le Figlie [della Carit] che avranno bisogno di far colazione, (ci andranno) subito, ritorneranno dai (malati per) consolare quelli (che si avvicineranno alla morte, istruire sulle cose necessarie alla salvezza) quelli (che ne avranno bisogno), affinch (possano fare una confessione generale di tutta la vita passata) e (si dispongano a confessarsi e a fare una) buona (comunione tutte le domeniche, finch saranno malati e a ricevere l'estrema unzione a tempo; quelli che guariranno [propongano] di non offendere pi Dio, e nel caso che lo facciano, di confessarsi quanto prima).

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Faranno pranzare i malati alle dieci precise, e se tocca a loro provvedere al loro cibo, questo sar almeno vitello o montone, con un po' di bue; la sera, arrosto o bollito. E ai malati che non mangiano carne [ci sia] pi brodo che agli altri e uova fresche; almeno quattro brodi al giorno e tre uova. Dopo che stato servito il pranzo ai poveri, una Figlia [della Carit] rimarr all'ospedale, le altre andranno a mangiare alle undici precise, dopo aver fatto l'esame, durante il quale leggeranno a turno, e dopo il ringraziamento, diranno una diecina della loro corona, e subito due ritorneranno all'ospedale, solleveranno i malati sollevando se stesse, e quella che era rimasta [all'ospedale] andr alla seconda tavola con la lettrice. Quando queste ultime due avranno fatto il ringraziamento come le (altre e) avranno sparecchiato la tavola, andranno all'ospedale a fare la ricreazione (con i) malati, e le altre due andranno nella loro casa (a lavorare per le cose che ci) saranno da fare, sia per la biancheria dei (poveri sia) per la loro piccola comunit.
62

(Se non c' la) Compagnia delle dame per dare (la colazione [merenda]), andranno tutte all'ospedale (alle due precise) per darla ai poveri malati, distribuendo loro qualche cosa di dolce, come per esempio crostini e pere cotte. (Quelle che avranno) la cura del lavoro, (ci andranno, o se non hanno nulla di urgente...) (andranno) dai malati, (disporranno i nuovi arrivati alla confessione) generale, (istruendoli prima che) si confessino. (Alle quattro, faranno i clisteri, cambieranno i teli a quelli che li avranno macchiati, vuoteranno i vasi, accomoderanno un po' il letto dei malati, senza che questi si alzino). Alle cinque faranno cenare i malati; dopo la cena, rimarr [all'ospedale] la suora che ci era rimasta dopo il pranzo; le altre andranno a cenare dopo l'esame che faranno per un buon quarto d'ora, in forma di ripetizione dell'orazione, se non fanno dopo [la cena] mezz'ora di orazione e l'esame: [faranno] la lettura durante la cena. Dopo il ringraziamento, che sar verso le sei e mezzo, andranno all'ospedale; la suora che c'era rimasta andr a cenare con la lettrice, e [le altre suore] baderanno che i malati siano tutti a

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letto alle 7, che ci sia dell'acqua, un po' di vino e qualche dolcetto per quelli che ne hanno bisogno. Alle sette e mezzo tutte le Figlie [della Carit] andranno all'ospedale a fare l'esame a voce alta in mezzo ai poveri [malati], diranno le litanie della Madonna, e daranno l'acqua benedetta a tutti i malati. Alle otto si ritireranno per preparare quel che sar necessario il mattino dopo e per il loro ufficio ai malati, termineranno la loro corona, e prima di andare a riposo, che sar alle 9 precise, faranno l'atto di adorazione, lasceranno una suora a vegliare, la quale star molto attenta che nemmeno uno muoia di notte senza l'ultimo sacramento; finir la sua corona e legger il punto dell'orazione, durante il primo sonno dei malati. La vegliatrice avr un libro per stare occupata la notte quando vorr, senza pregiudizio per il servizio dei malati. La vegliatrice andr a svegliare le altre alle quattro, dopo aver fatto la sua orazione alle tre e mezzo, andr a riposare dopo aver fatto colazione, se vuole, e si alzer alle 9 per ascoltare la santa Messa. Un'altra suora andr all'ospedale al posto di lei e questa far la sua orazione allo stesso modo delle altre. Tutte le suore faranno la veglia, una dopo l'altra. Le Figlie [della Carit] non andranno fuori in citt, e nella casa staranno con grande modestia, si metteranno spesso alla presenza di Dio e parleranno con modestia alle persone esterne e con gran dolcezza, come anche tra loro e coi malati. Penso che ci sarebbe qualche cosa da dire sui rapporti con le religiose. Sarebbe bene che le Figlie [della Carit] avessero a loro disposizione per i malati confetture, frutta, zucchero, un po' di vino, per impedire che i malati, fuori dei pasti, prendano del vino aspro, quando hanno bisogno di qualche sorso. Abbiano la biancheria dei malati, per tenerli puliti. Nell'ospedale ci saranno parecchie acquasantiere e almeno due oratri in forma di altarini. Abbiano quattro crocifissi da lasciare ai malati che hanno avuto l'estrema unzione, e [far] loro dire Ges e Maria; a quei crocifissi sia stata applicata l'indulgenza plenaria. Abbiano quattro pezzi di cammellotto o tela calandrata [=impermeabile] per mettere sopra ii letti dei malati nelle confes-

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sioni straordinarie di persone che non siano della Casa. Ci siano nell'ospedale piccole tinozze di rame dove vuotare pi facilmente i vasi, e ce ne siano due pi grandi, sempre piene d'acqua, attaccate alla parete, da versare nel pozzo nero (fossa) o altrove, e servano per lavare le bacinelle e i vasi. Nel detto ospedale ci siano due bruciaprofumi da accendere secondo il bisogno, per ci siano solo profumi soavi, come per esempio, di ginepro, chicchi di alloro, oppure qualche volta bruciare croste di pane secco nei fornelli, oppure spargere dell'aceto su graticole accese. Sarebbe desiderabile che le ragazze che si propone di dare come aiuto alle nostre [suore] per far compagnia alla vegliatrice, avessero il letto nell'ospedale. Occorre che nell'ospedale ci siano - affidate alla custodia delle Figlie [della Carit] - tovaglioli, cucchiai, bicchieri e piatti, per servire i pasti ai malati. L'ordine che esse devono seguire per il loro servizio, qui non c'. Non parlo affatto dell'atto che mi sembra si debba far fare ai poveri al mattino, [n parlo] del Benedicite e del ringraziamento dei malati, perch non so quello che fanno i religiosi, e poi mi sembra che ci siano tante cose da dire per animare le proprie azioni, che meglio dirle nelle singole occasioni. Se mi ricorder di qualche altra cosa, la scriver, se piace a Dio.

A 40

(NOTERELLA SU FRATELL'ANTONIO)

La prima cosa che ho imparato dal buon Fratell'Antonio 63 che dobbiamo rimanere sempre uniti a Dio, dipendendo comple-

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tamente da Lui, attribuirgli la gloria di ogni cosa, contenti di tutto quello che ci accade; voler solo quello che Egli vuole da noi ed essere fedeli nelle [varie] occasioni. Quando sono stata molto vicina alla morte, avendo avuto pena e paura di morire, per il motivo che non avevo servito il prossimo, [proposi] di impegnarmi in questo [servizio] con pi cura per il resto della mia vita. [Ho imparato ancora] che non l'abito n le condizioni [in cui una si trova] che fano amare Dio, ma la preparazione d'un cuore disposto [a fare] il suo beneplacito. [Ho imparato] che, ormai devo veder mio figlio solo come figlio di Dio e amarlo come tale, e sopportare la privazione di vederlo, per amor di Dio.

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MODO DI TRATTARE I MALATI NELL'OSPEDALE DI SAINTDENIS (1645)

Le suore staranno molto attente che i deboli, che non possono mangiare n carne n pane, ogni tre ore abbiano il brodo e delle uova alternativamente, uno dopo le altre, e inoltre qualche dolce [da mettere] in bocca, secondo il bisogno o gusto loro, quando la cosa non nuocer alla loro salute. Staranno attente che quelli molto malati si puliscano la bocca spesso, o gliela puliscano loro, per evitare le piaghe, e veglieranno inoltre su di loro, per paura della cancrena. Nelle gravi necessit, come quando non possono prendere brodo o uova, i detti malati avranno gelatina e brodo ristretto, e se ne dovr dar loro poco e spesso. I malati che non berranno vino, avranno tisana o acqua dolce 64. Le suore staranno ben attente che a coloro che bevono il vino,

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lo diano ben annacquato, e che essi lo bevano solo durante i pasti. I malati avranno tanto pane quanto ne potranno mangiare senza che faccia loro male, e il pane sar cotto di due giorni. Nella pentola sar messa mezza libbra di carne al giorno, per ogni malato, e cos si far il brodo per tutto il giorno, e la sera press'a poco una libbra di arrosto ogni tre malati; a quelli che la sera non possono prendere la carne, sar dato un uovo col brodo. I malati faranno colazione alle 7, mangeranno alle dieci e faranno uno spuntino alle tre e ceneranno alle cinque e mezzo. I malati mangeranno solo [carne di] vitello e montone, e nella loro pentola si metter a cuocere il manzo per le suore che li servono, con la razione di tre quarti di libbra per ciascuna, e questo render migliore il brodo. I giorni di magro si faranno dei brodi di verdura fin dalla mattina, e ci saranno messe delle uova, circa uno ogni due razioni di brodo; nel brodo del pranzo, d'estate, non si metteranno le uova, ma solo d'inverno, per il motivo che non si ha la verdura cos facilmente. Si avr cura di fare conserve, sciroppi e marmellate nelle stagioni adatte.

Progetto dell'ordine che le Figlie della Carit devono seguire nell'ospedale della citt di Saint-Denis in Francia Per stendere bene quest'ordine, sar domandato 65 quello vecchio di St. Denis per l'accettazione dei malati, per ammettere nell'ospedale solo quelli che si devono [ammettere] e per la sicurezza delle suore66, [vedere] cio se non sar necessario che i malati che si presentano siano stati visitati dal chirurgo che incaricato del servizio dei malati, bench non dimori nel detto ospedale. Gli esercizi delle suore si faranno 67 press'a poco come si fanno nell'ospedale di Angers, preferendo sempre le necessit dei malati 68. Ogni suora a turno avr cura di provvedere ai bisogni che i malati potranno avere di notte, e bench non vegli tutta la notte, si alzer due ore pi tardi delle altre. Quando la necessit dei malati lo richieder, veglieranno la

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notte ognuna al suo turno, e la vegliatrice andr a svegliare le altre alle quattro e poi andr a riposare e si alzer solo alle nove. La suor servente accoglier i malati, laver loro i piedi, cambier la camicia, dar un copricapo se necessario, e avr cura di riporre [in un armadio] gli abiti e il denaro dei poveri, se ne hanno, scrivendo tutto su un registro, per restituirlo loro se guariranno, o per vendere la roba se muoiono, e ne dar loro la ricevuta. Penser a tutte le provviste necessarie della casa, secondo quanto le sar ordinato, sia andando lei stessa ad acquistarle o mandando una suora, scegliendo bene il tempo, affinch n i malati n le suore siano intralciati per il servizio dell'ospedale. Ricever le persone esterne, accogliendole con affabilit, permettendo loro il servizio dei malati nelle ore ordinarie, stando per attenta a non perdere il tempo in inutili conversazioni. Avr cura di disporre o far disporre i malati a fare la confessione generale quanto prima, tutti quelli che non l'avessero fatta [mai]; quelli che l'avessero gi fatta, [li disporr] a fare una confessione dall'ultima; se per qualche malato fosse troppo grave, allora in generale gli far fare gli atti di fede, di speranza e di carit necessari alla salvezza, e gli insegner come si deve pentirsi di tutti i peccati della vita passata, domandarne perdono a Dio con tutto il cuore, e avvertendoli di dire al confessore in particolare tutti i peccati di cui si ricorderanno, cercando di dare il timore a quelli che ne hanno bisogno, e la confidenza a quelli che sono troppo timorosi. Quando i malati, entrati nell'ospedale, avranno ricevuto i sacramenti, [la superiora] star attenta che, guarendo, facciano ancora una confessione e una comunione nella cappella, avvertendoli di che cosa dovranno fare per vivere da buoni cristiani. Ma quanto ai malati che vedr che devono morire, avr cura di farli confessare spesso, disponendoli a morire bene, aiutandoli a distaccarsi dalla terra e dalle creature e a desiderare il paradiso, mantenendoli sempre nei sentimenti di penitenza e di speranza nella morte di Ges Crocifisso, avendo gran cura che ricevano l'ultimo sacramento, preparandoli. La detta suor servente avr anche l'incarico di dimettere i malati, e si comporter in questo compito, come in tutti gli altri, con grande dolcezza e carit, ma anche con giudizio e giustizia, badando che siano stati purgati sufficientemente e rinvigoriti suffi-

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cientemente, per paura che, mancando questo, [i malati] ricadano e questo sarebbe dannoso a loro e graverebbe troppo sulla casa; ma non deve lasciarsi prendere da una certa timidezza naturale, che farebbe tenere troppo a lungo i fannulloni e i pigri, a imitazione di Nostro Signore che, appena compiuta la guarigione dei malati, li faceva camminare. Se nell'ospedale ci sono delle ragazze malate, cercher di sistemarle o raccomandarle a qualche dama della citt, per senza che esca dall'ospedale per cercare loro una casa, non dovendo aver nulla pi a cuore del servizio del servizio che deve fare ai suoi poveri malati, per i quali n lei n le altre suore andranno mai a portare messaggi in citt; ma certo in una necessit urgente lo faranno portare da un'altra persona, sempre col parere della suor servente, come in ogni altra loro azione. La detta suor servente si servir del consiglio delle altre suore, specialmente della suora che avr la cura della farmacia, come quella che avr pi conoscenza dello stato dei malati; ma come necessario che [la suor servente] faccia questo atto di sottomissione con cordialit, dolcezza e vera umilt, staccandosi qualche volta dal proprio giudizio particolare, a meno che non si tratti di cosa importante, cos la suora [della farmacia] deve fare lo stesso, accondiscendendo sempre piuttosto al parere della suor servente, quando vedr che non c' una notevole importanza sia per la gloria di Dio che per il servizio del prossimo. Le une e le altre manterranno sempre una vera unione, stando ben attente a non far apparire il contrario, anche quando le cattive disposizioni naturali, le abitudini e il cattivo umore portassero ad avere disposizioni contrarie, ricordandosi di onorare sempre l'unione della S. Trinit, che ha fatto tutto l'ordine del mondo e lo conserva, ricordandosi che essa le sottomessa. La suora farmacista star molto attenta a tenere le medicine in buono stato, che nulla vada a male n si rovini, che tutti gli oggetti siano puliti, che i malati abbiano le medicine al momento necessario; [star attenta] a chiedere le visite del medico e del chirurgo quando necessario, e sar particolarmente obbligata ad avvertire la suor servente sulle condizioni dei malati, per far dar loro, col suo ordine, i sacramenti, come stato detto, ed anche non facendo nulla del suo ministero se non col medesimo ordine [della suor servente].

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La detta suora farmacista, quando nelle ore necessarie non ci sar il chirurgo, salasser anche i malati; o [lo far] un'altra suora, come anche medicher le ferite. Ma star pure attenta che il suo ufficio non le impedisca di svolgere gli altri uffici della casa, come [ ad esempio] ricevere i malati nel modo che deve farlo la suor servente quando questa non c' o glielo ordiner; lavare le stoviglie, [fare] la liscivia e fare la veglia quando sar il suo turno, a meno che, quando sar molto occupata per la sua carica, la suor servente non giudicasse opportuno dispensarla e far lei quei medesimi uffici al posto suo, dovendo essere quella che per prima d alle altre l'esempio di tutte le virt e del lavoro. La suora portinaia sar molto precisa nel suo ufficio, non lascer entrar nessuno in casa senza il permesso della suor servente e servir i malati quando sar il suo turno come le altre suore, continuando a fare il suo ufficio, eccetto i giorni di veglia, in cui una delle altre suore la sostituir nella mattinata. Le suore serventi sapranno chi deve tenere 69 il registro dell'entrata e dell'uscita dei malati per morte o altro motivo; ci saranno tre registri: uno delle entrate, in cui sar messo l'anno, il mese e il giorno dell'entrata dei malati, il nome, la condizione e il paese: metteranno sul braccio [del malato] un biglietto, come anche uno con la nota della loro roba, chiusa [nell'armadio], avendo molta cura di conservare i documenti o le lettere, se ne trovassero, e di avvertire i loro parenti in caso di morte o di guarigione, se ne vedono qualche necessit. Il secondo registro sar per scrivervi i malati guariti e il tempo che sono stati all'ospedale. Nel terzo sar scritto il nome e il paese dei morti, e il tempo della loro malattia, e se [i malati] hanno incaricato le suore di qualche affare, cosa di cui esse, con prudenza, s'interesseranno quanto prima. La suor servente e tutte le altre suore avranno gran cura della buona economia della casa, e affinch i beni dei poveri siano conservati e per quanto potranno, cercheranno di aumentarli, con la conoscenza che le persone esterne avranno del buon ordine, soprattutto del diligente servizio che fanno ai malati e del buon esempio che devono dare, sia a quelli che visiteranno l'ospedale, sia agli stessi malati, che saranno sempre i testimoni della loro condotta caritatevole.

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Non fermeranno nessuna [persona] di loro conoscenza a mangiare e dormire nel detto ospedale, nemmeno se fossero Figlie della Carit, se non portano [con s] il cibo per vivere, come loro ordinato, e se non hanno il permesso di recarsi [all'ospedale]. Oltre tutto quanto [ detto] sopra, si adatteranno, per quanto sar possibile, all'ordine della giornata e alle pratiche che si osservano nella Casa [centrale] della Direttrice che risiede a Parigi. A questo scopo ne avranno una copia, che leggeranno ogni tanto insieme al presente [ordine della giornata] 70.

A 91bis

REGOLAMENTO PER LA CASA PRINCIPALE

Le ufficiali elettive La La La La La superiora prima assistente tesoriera dispensiera sorvegliante delle suore nuove.
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Le ufficiali pi pratiche La La La La La La La La

svegliatrice maestra di scuola portinaia farmacista panettiera cuciniera giardiniera lavandaia.

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[I] Obblighi della superiora 2. 72 Si deve credere molto incapace di solide virt poich Dio la sceglie per servire gli altri, affinch, con questo mezzo, la confusione di non essere quello che essa vorrebbe che le altre fossero, l'aiuti ad acquistare la conoscenza di se stessa. Considerarsi come il mulo73 della Compagnia, caricata di preziosi tesori di cui deve rendere (un) conto esattissimo. (Non) deve guardare a se stessa quando, in generale o in particolare, si tratta del bene della Compagnia che deve procurare, pi per la parte spirituale che per quella temporale (di questo per deve avere una grande cura), con una grande confidenza nella Provvidenza, sia per l'uno che per l'altro bene. 1. Dopo l'elezione deve pensare che deve essere distaccata completamente dalla preoccupazione di se stessa, dopo essersi data tutta a Dio per fare la sua santa volont in questa carica cos importante. La sua cura principale che le Regole siano osservate con esattezza ma con soavit, non per forza, e deve insinuarlo nell'animo delle sue sorelle con l'esempio, poi con le parole. 3. Poich non pu far da sola un'opera cos grande, avr fiducia nelle suore ufficiali, per in modo da non scaricarsi di ogni cosa [su di loro; agir per stare al corrente di tutto] 74 come se fosse sola. Non mostrer mai di essere importunata dai consigli o dai permessi che le domanderanno. Veglier continuamente su tutto quello che avviene in tutta la Compagnia, sia su quelle [suore] che sono nella Casa [centrale], sia su quelle nelle parrocchie e in campagna, in modo per da non inquietarle n far conoscere con quali mezzi sa quello che avviene, per non rattristare nessuna. 4. Cercher di far in modo che il gran numero di occupazioni non la renda amareggiata tanto da impedire alle suore di accostarla, e cercher di parlar loro con cordialit, vigilando su se stessa su questo punto. 5. Far tutto il possibile per impedire che le suore conoscano il suo lato debole, non lasciandosi andare a parlare alle une delle altre, n [lasciandosi portare] dai primi impulsi, usando tanta discrezione per trovare il momento opportuno per avvertirle delle loro mancanze.

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Come deve cercare di essere facilmente accessibile, affinch le suore le parlino con confidenza, cos deve anche con discrezione non dar loro occasione di mancarle di rispetto. Il mezzo per attirare le suore alla perfezione deve essere la stima che ne deve suscitare in esse, piuttosto che il timore dei castighi per quelle che non fossero fedeli 75. Parlare spesso in generale e qualche volta in particolare con le ufficiali, sia per conoscere meglio quello che succede nella Compagnia, sia per avvertirle dei bisogni o delle cose che avr saputo o notato, ma con grande cordialit e dolcezza, considerandole come parte di se stessa. Cercher di non rattristarle nella loro attivit, sopportando, per quanto potr, quello che non sar stato fatto per ordine suo, e lo gradir finch non ci sar un notevole danno. Dimostrer alle altre [suore] la sua stima per le suore ufficiali, affinch quello che esse loro diranno possa servire, e non far conoscere quello che non approver in loro per la direzione, senza una grande necessit. Non aggiunger nulla n toglier nulla alle pratiche delle Regole, ma, per alcuni esercizi, ne dispenser le suore per una loro necessit ma non per sempre, senza averne avuto l'ordine dal signor Superiore, come su ogni altra cosa, bench poco importante. Star molto attenta a non dir nulla n scrivere nulla a nome del signor Superiore senza che questi lo sappia e l'approvi, per paura di farlo inopportunamente. Per quanto potr, si far portare le chiavi [della porta] d'ingresso della casa, e quando essa sar assente, ne dar l'incarico alla prima assistente. Sar puntuale nel rispondere alle lettere delle suore lontane, e [con questo mezzo] le aiuter per la loro perfezione, mostrando stima per la loro virt e buona volont, pi che segnalando loro le loro mancanze, senza una grande necessit. Star molto attenta che non le capiti di dire quello che le era stato [detto] in segreto, di qualunque tipo sia, per paura che questo tolga la confidenza che le suore devono avere in lei. Avr una grande prudenza per avvertire le suore delle loro mancanze, mai per - per quanto pu - nel momento stesso, senza necessit, ma preoccupandosi tuttavia di avvertirle con dolcezza e cordialit.

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[II] Ufficio della prima assistente - La prima assistente ed anche le altre ufficiali, accetteranno l'elezione che sar stata fatta, senza dire parecchie parole di scusa e tanto meno di rifiuto, umiliandosi nel loro intimo per il timore di non compiere bene i loro obblighi, confidando che Dio le far fare quello che da se stessa non pu fare. Avr nel suo animo la convinzione che deve esercitare la sua carica con sottomissione alla superiora, non far nulla senza comunicarglielo n per far fare quello che sa che ella non permetterebbe, non nascondendole nulla, qualunque male possa essere (stato) fatto nella Compagnia, e pensare che pu agire e fare ma solo dietro suo ordine e nell'assenza della sua (superiora) 76, e comportarsi anche in modo che le suore se ne accorgano. - Quando le suore le domanderanno consiglio su cose di una certa importanza, le mandi dalla superiora, ma se questo non possibile, dica che gliene parler lei stessa. E poich obbligata, come la superiora, a far osservare le Regole, vigiler su tutto per avvertire le suore compagne ufficiali se mancano al loro ufficio, ma con dolcezza e carit, ricevendo anche essa gli avvisi che le saranno dati. - Se l'obbedienza la fa assentare, ne avvertir la seconda assistente, affinch nulla rimanga da fare. - Cercher di essere di buon esempio in tutto a tutta la Comunit con la modestia, l'esattezza e la carit, che caratterizzano il suo raccoglimento mediante la presenza di Dio. - Non si stancher di avvertire le suore delle loro mancanze e di quello che avranno da fare, pensando che per distruggere un'abitudine e metterne un'altra, ci vogliono molti atti ripetuti, e non far come quelle che, senza tener conto del loro obbligo n del bene che pu farsi formando le altre alla virt e al lavoro, preferiscono fare le cose anzich ripeterle tanto tempo o tante volte. La sua cura principale sar di vedere le suore che mancano alle Regole, per conoscerne il motivo, avvertirle della mancanza che fanno e farlo sapere alla superiora quando gliene render conto, il che sar ogni settimana, se possibile,o quando ella glielo domander, e questo [lo far] con semplicit e apertura di cuore e con grande carit.

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[III] Ufficio della tesoriera L'Ufficio della tesoriera, oltre che rappresentare la superiora nell'assenza della prima assistente e della superiora, [ quello] di far osservare le Regole e stare attenta che ogni suora lo faccia. Avr una chiave della cassaforte e una della cassetta in cui conservato il denaro che ricevuto ogni giorno. Scriver [le somme] sul registro alla presenza della superiora, consegner ogni mese 100 franchi alla dispensiera, esaminer i suoi conti ugualmente ogni mese, per quanto si potr alla presenza della superiora, e se notasse qualche spesa straordinaria o eccessiva, chiarir (la cosa) e se non pu rimediarvi da sola, ne avvertir la superiora con dolcezza e carit. Quando nella cassetta si supera la somma di cento scudi, se la superiora non se ne accorgesse, l'avvertir umilmente di mettere [il di pi] nella cassaforte. - Far [tutto] il possibile perch non si facciano debiti, e a questo scopo contribuir con tutto il suo impegno possibile perch il denaro sia ben amministrato. - Stender i conti con sollecitudine per mostrarli ogni mese, senza mancarci, davanti al signor Superiore o a colui che la sua carit indicher.

[IV] Ufficio della dispensiera La suora dispensiera scriver esattamente ogni giorno tutte le spese, chiedendo l'esatto rendiconto alle suore che saranno adibite all'acquisto delle provviste giornaliere, stando attenta che in ogni cosa non si superi [il limite] della spesa ordinaria, e non introdurr nessuna innovazione nell'economia della casa, e star attenta che nulla vada perduto; se su questo punto capitasse qualche danno, al quale non potesse rimediare, ne avvertir quanto prima la superiora, per impedire [che diventi un'] abitudine. - Avr cura che le provviste siano fatte al tempo adatto, e perci ne avvertir la superiora perch veda se c' il denaro in casa. A questo scopo terr la chiave della dispensa per vigilare sulla suora della cucina perch nulla vada a male, sia per far s che quel poco che dato alle suore sia preparato bene, sia per la buona amministrazione.

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[V] Ufficio della sorvegliante

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La suora sorvegliante metter una cura particolarissima nel considerare gli obblighi del suo incarico e acquistare le virt necessarie per compierlo bene, spogliandosi delle proprie passioni per agire senza interessi [personali] e, se possibile, senza un giudizio proprio, ma implorare spesso l'aiuto dello Spirito Santo per vedere le suore e le loro azioni solo con la sua luce, sia quelle della Casa come quelle delle parrocchie quando vengono [alla Casa Centrale] o quando sar mandata da loro, e render conto, con verit, di quello che noter, dicendo quel che certo come certo, e cos quello che dubbio. Quando le suore delle parrocchie verranno alla Casa [centrale] per confessarsi, star attenta che l'accesso al confessionale sia custodito, per paura del rumore; se (l'accesso non chiuso) a chiave, ci far stare una suora. - Andr ogni tanto per la Casa, per impedire gli incontri inutili delle suore che vengono con quelle della casa, perch spesso vi si fanno dei pettegolezzi e si dicono notizie e mormorazioni, che sono una cattiva disposizione alla confessione. - Nell'esercizio di questa carica deve usare grande prudenza e dolcezza, avvertendo le [suore] di quello che devono fare e sopportando volentieri quello che le diranno le pi attaccate a questi incontri, facendo loro capire che la carica l'obbliga a compiere questo dovere e che quando ci saranno abituate, non lo troveranno una cosa cattiva. - Ogni tanto render conto del suo ufficio alla superiora con molta verit e carit. - Il compito principale di questa suora sar quello di vigilare sulle suore nuove , studiando i loro caratteri e le loro disposizioni naturali nei primi otto o quindici giorni. Ne parler con la superiora per vedere insieme a che cosa potranno essere adatte e in che cosa pi necessario esercitarle. Questi primi quindici (o pi) giorni le avvertir di dire la loro corona nell'ora in cui la Comunit comincia a fare l'orazione, per domandare a Dio, per le preghiere della S. Vergine e di S. Giuseppe, la grazia di fare l'orazione quando l'obbedienza loro lo permetter. - Alle sei uscir dalla cappella con le dette suore per istruir-

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le sulla loro fede e sugli obblighi di cristiane, e per insegnare loro tutto ci che necessario alla loro salvezza. - E quando saranno state istruite sufficientemente esse stesse fin dal principio, far loro capire la necessit che le suore della Carit hanno di ricordarsi della loro prima educazione e che non devono pretendere di cambiare cibo o vestito se non per avvicinarsi di pi al modo di vivere dei loro padroni, cio i poveri, che devono essere sempre rispettati. - Avvertirle delle mancanze che commettono contro la modestia, insegnando loro il modo di rendere conto delle pratiche da farsi in questa virt, come devono comportarsi con le suore anziane, avvertendole di domandar loro perdono appena si accorgono di aver mancato al loro dovere, e anche [avvertendole] del modo come devono agire con le suore che sono arrivate [recentemente] come loro. - Nel secondo mese, insegnar loro il modo di fare orazione, insegnando tutti i giorni la pratica di un punto, e spiegando loro tutti i giorni un articolo delle Regole, con semplicit e brevit, avvertendole che quando mancano ad alcune, si mettono in pericolo di fare un peccato mortale contro i comandamenti di Dio. - Alle due [del pomeriggio], dopo la lettura di tutta la Comunit, la detta suora sorvegliante andr con le suore nuove nel loro reparto particolare, le istruir sull'eccellenza dei sacramenti e in qual modo ci sono comunicati, che il merito del sangue di Ges Cristo; le avvertir della grande felicit delle anime che li ricevono bene e dell'infelicit di quelle che li ricevono male; le inviter a rendere conto di come hanno impiegato la mattinata riguardo alle mancanze contro le Regole e le suore. Insegner loro a fare gli atti necessari per una buona confessione e comunione, anche se fosse solo di otto giorni, e [inculcher] la stima che si deve avere dei confessori. - Dimenticavo [di dire] che all'una far dire il Pater o un'altra preghiera a quelle che non la sapessero dire da sole, e [far dire] quello che si potr, fino a che non suonino le due. - Quando la superiora o un'altra suora ufficiale si serviranno di una delle dette suore nuove, staranno attente che non sia nelle ore degli esercizi, e la suora alla quale sar ordinato di fare qualche cosa ne avvertir la suora sorvegliante, che non le far mai vedere che la trova una cosa cattiva, ma se ci vede qualche incon-

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veniente, andr a consultarsi con la superiora e avvertir con dolcezza la suora che voleva mandare l'altra [suora nuova per qualche servizio]. [VI] Ufficio della svegliatrice - La suora che avr l'ufficio di svegliare deve stare attenta al suo incarico, che ha rapporto con quello dei nostri angeli custodi, raccomandandosi la sera al proprio angelo per suonare la campana alle quattro precise, dopo essersi vestita decentemente, sia per la salute che per la modestia. - Andr a svegliare con dolcezza in tutti i luoghi dei dormitori, dicendo con voce mediocremente forte: Alzatevi, sorelle, nel nome di Dio. - Alle quattro e mezzo suoner la riunione. - Alle cinque e un quarto l'Angelus . - Alle undici e mezzo il pranzo. - A mezzogiorno e un quarto, la suora che serve a tavola ordinariamente una suora ufficiale: si suona [l'ordine] di alzarsi e la lettrice dice il ringraziamento. - Alle sei, l'esame della cena; alle otto, le preghiere della sera. [VII] Ufficio della portinaia La suora portinaia penser spesso alla fiducia che [la Comunit] ha in lei dandole un ufficio cos importante, e perci, come le altre, domander la grazia di compierlo bene. E poich sola, avr cura di tenere con s qualche lavoro facilmente portabile, per non perdere il tempo. - Non si occuper di cose curiose n del mondo con coloro che aspetteranno. Ma per quanto potr, poich spesso sono dei poveri, far il possibile per dar loro qualche avviso, anche alle balie. - Non s'allontaner dalla porta per non fare aspettare quelli che vengono. Se capitasse che qualcuno si lamentasse di avere aspettato troppo, gli domandi umilmente perdono. - Quando suonano per entrare o uscire, questo suono l'avverta di stare attenta per presentarsi e parlare modestamente. Quando domanderanno di qualche suora, non assicuri mai che

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in casa; li preghi di accomodarsi e vada ad avvertire la superiora o, in sua assenza, la suora assistente, e dia con semplicit la risposta che le sar detta [di dare], senza dire alla suora che son venuti a cercarla. Cos pure non porti nessun messaggio alle suore n dica che non si voluto farle parlare, ma se sono pregate di fare qualche messaggio, lo dica fedelmente alla superiora. - Abbia cura delle cose che le saranno state dette per riferirle, affinch non capitino disordini, non sapendo quello che stato comunicato dalla citt. - Avr grande cura di avere sempre [con s] le chiavi della porta, senza lasciarvele, e [stia attenta] a chiudere le altre porte d'entrata nel cortile, non lasciandovi entrare nessuno senza permesso. - Far entrare i malati nella sala S. Cosimo per aspettare di essere salassati o medicati; tenere le alunne nella scuola, le balie e i loro mariti nel parlatorio l vicino. Pregher le persone di una certa condizione e [quelle] di mediocre (condizione), di accomodarsi nel parlatorio S. Pietro, tenendo chiusa la porta [che ] davanti al refettorio. - Avr cura di chiudere la porta a due mandate, prima che venga la notte d'inverno, e [star attenta] a non andarci mai sola; e senza permesso non aprirla, prima delle sette e mezzo d'inverno e prima delle otto d'estate. Alle nove [di sera] porter le chiavi alla superiora dopo aver ben chiuso tutte le porte d'ingresso. Se ci fosse qualche difficolt a chiuderne qualcuna, ne avverta la detta superiora.

[VIII] Ufficio della maestra di scuola Alle suore che studiano, far leggere dalle sei fino alle sette, ora in cui le dette suore devono andare alla messa, eccetto quelle che devono sistemare il dormitorio o quelle della sala grande e del pianterreno: queste faranno la loro (orazione) sole in cappella dopo la ripetizione, che vien fatta dalla suora prima assistente o, in caso di necessit, da un'altra suora che sar nominata a questo scopo. Alle otto precise andr a scuola, s'inginocchier per domandare l'assistenza dello Spirito Santo sia per s che per le alunne, affinch siano istruite solamente per la gloria di Dio. Avr cura che ogni alunna, venendo, faccia la stessa cosa.

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- Far parlare le sue figliolette con attenzione e non per formalismo, e rifletter spesso che queste anime devono imparare da lei i mezzi per raggiungere la propria salvezza; che Dio le domanda questo e i genitori delle bambine ne incaricano lei, e l'interesse di quelle povere bambine la spinge a questo. - Alle dieci e mezzo accompagner le alunne alla messa, le terr tutte davanti a s per abituarle a stare in chiesa con rispetto e come si deve; al ritorno le far entrare in Casa, loder quelle che si sono comportate bene e rimproverer con dolcezza quelle che avranno fatto qualche mancanza, facendo loro capire la grandezza e l'importanza [della messa]. Le avvertir di ritornare [alle loro case] con modestia, di avere rispetto e obbedire ai genitori, e di stare attente a non offendere Dio, e le rimander subito affinch vadano all'esame [prima] del pranzo. - All'una del pomeriggio andr nel luogo fissato per far scrivere quelle suore che avranno il permesso d'imparare [a scrivere]. Scriveranno solo 4 righe ognuna, con calma, senza rumore. Rimander quelle che avranno scritto per prime. Se qualcuna avesse gravi difficolt a imparare a memoria le preghiere, gliele far dire quando sar finito l'esercizio di scrittura. Dopo l'istruzione che si fa dopo la lettura delle 2, andr a scuola, entrandovi come al mattino, facendo dire alle alunne piuttosto di meno che di pi, purch sia con dolcezza e con attenzione. Quando ne avr un gran numero, domander un aiuto alla superiora, per non tralasciare nulla, specialmente d'inverno. - Non mancher di far pregare Dio alle sue alunne al mattino e alla sera prima di rimandarle a casa. Metter attenzione nell'istruirle bene nei misteri della fede e nei buoni costumi, facendo conoscere loro il bene e il male, pi che nel farle progredire nella lettura e nell'imparare a memoria tante frasi, le quali sono piuttosto curiosit e vanit che non la solida scienza, che consiste nel capire bene quello che si impara e nel farne buon uso. Le istruir per sapere bene che cosa sono i sacramenti e che cosa si deve fare per riceverli bene, e la stima che se ne deve avere. - E affinch gl'insegnamenti siano utili alle anime alle quali [la maestra] li dice, essa stessa cercher di avere un grande amore per la salvezza di quelle anime e una grande stima del proprio ufficio riconoscendosene indegna, e star attenta a non dar

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loro nessun esempio cattivo, correggendole senza passione e comportandosi sempre con modestia. - Non prender mai nulla di ci che le alunne le volessero donare, nemmeno per le feste [come strenne]; se per si trattasse di piccola cosa, mandata da qualche mamma [delle bambine], la prender, se ha il permesso della superiora. - Ogni gioved far il catechismo, spiegandolo in modo comprensibile, facendo le domande in varie forme e parole affinch [le alunne] lo comprendano con l'intelligenza, non con la ripetizione meccanica delle parole. Insegner loro il modo di passare la giornata, facendo dire loro come la trascorrono. Raddoppier l'attenzione per istruirle nel tempo che deve farle preparare alla prima Comunione, mostrando loro che forse vi riceveranno le grazie pi importanti per la loro salvezza, purch vi portino delle buone disposizioni.

[IX] Ufficio della farmacista - La sua prima cura di istruirsi bene sul modo di fare le medicine, sar molto esatta nell'osservare tutto quello che necessario e nel metterci solo delle buone droghe; esaminarle spesso e (nel caso in cui) si guastasse qualche cosa, comporle di nuovo subito. - Stare attenta a fare gli sciroppo nelle loro stagioni, osservare tutte le dosi e fare tutto con prontezza, n troppo cotto n troppo poco. - Poich il suo ufficio riguarda la salute della Compagnia, avr pi cura della salute della propria anima, perch tutte le sue cure siano gradite a Dio. Ascolter con carit le suore quando le diranno i loro disturbi e incomodi, non mostrandosi troppo propensa alle medicine e avvertendo la superiora di quello che sapr. Avr cura di tutte le suore in modo uguale, senza fare distinzioni. In caso di malattia, dare con premura a tutte quello che sar necessario. Sar discreta non dicendo loro nulla che possa rattristarle; compatire quelle che hanno bisogno di essere compatite, e incoraggiare le paurose e impressionabili; aiutare le une e le altre a sottomettersi alla volont di Dio. - Avvertir la superiora del bisogno [e] della qualit del cibo [delle suore malate] e [della necessit] dei sacramenti, e di

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quando esse avranno bisogno di essere visitate per evitare [che cadano] in un grande abbattimento. Quando si dovr chiamare un medico, ne avvertir e sar molto esatta nell'eseguire le prescrizioni. Star attenta che la suora che sar nominata infermiera compia bene il proprio dovere, non dar ai malati nessuna cosa che possa far loro del male, no dir loro nulla che possa rattristarli e non riferir loro nulla di quello che si dir nella Casa o che vien dato come cibo alle suore. - Tocca a lei, per quanto potr, medicare e salassare i poveri che vengono in Casa, e dalla superiora sapr [chi sono] quelle [suore] che possono imparare [a curare e salassare] per condurle con s. - Sar di grande esempio sia alle suore della Casa che a quelle di fuori, poich questo uno dei principali uffici che essa esercita. Deve ancora stare attenta che tutto quello che essa dice, ha delle conseguenze, perci deve badare alle proprie parole. Non le scappi nulla che possa dare cattivo esempio. In modo particolare star attenta a non essere curiosa di sapere quello che avviene nella casa di ciascuna suora. Far stare attente che, per quanto si potr, non sia salassato nessuno che abbia i mezzi per andare dal chirurgo e che gli altri ne abbiano vero bisogno; che le signore, nelle quali si noter una malattia notevole, n le ragazze siano salassate senza conoscerle bene o almeno senza il parere di un medico, e mai si faccia il salasso a una donna incinta, senza il parere del medesimo [medico]. - Se c' l'uso di vendere le medicine, le dar a un prezzo migliore [= inferiore] di quello dei farmacisti, e [saranno] sempre buone [medicine]. Terr un registro per scrivere tutto quello che le dovuto, e canceller subito quello che sar stato pagato. Nella farmacia avr un cassetto in cui metter tutto il denaro che ricever, e ne terr la chiave per poter prendere di l il denaro per le sue spese, e ogni tre mesi ne far i conti insieme alla superiora e alla tesoriera. Scriver quello che consegna, come anche la tesoriera quello che riceve. Se dovesse fare delle grandi spese per le provviste, si far prestare [il denaro] dalla Casa [centrale] e lo restituir.

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[X] Ufficio della fornaia Stimer molto il proprio ufficio, e, poich il pane la cosa pi necessaria alla vita, cercher sempre di farlo meglio che potr, senza per mescolare la farina in modo differente dall'ordinario. Star attenta che il formo non sia n troppo caldo n troppo freddo, e per regolarsi meglio, avr cura di tagliare la legna e metterla sempre ad asciugare nel forno, dopo la cottura [del pane]. - Sar molto precisa e fedele; non faccia per s nessuna bricconeria [= ghiottoneria], come biscotti o altre paste, e che nessuna suora vada [da lei] a prendere il pane, a tagliare o fare a pezzi i pani. - Star attenta che la farina, la crusca e la semola non vadano a male, [e] terr il granaio in buono stato. - Non prender acqua troppo calda per impastare, perch questa rende il pane rosso [= di color scuro] e pi duro; e non risparmier n se stessa n l'altra suora, per impastare molto di pi del necessario, ma piuttosto si riposer di tanto in tanto.

[XI] Ufficio della cuciniera E' uno dei pi importanti per il buon andamento della Casa, e perci [la suora] si stimoler come se tutti i giorni avesse fretta, per senza agitarsi. Fin dalla sera avr cura di avere dell'acqua per mettere di buon mattino la pentola, come anche [cercher di avere] della legna [pronta]. Andr in cappella come le altre alle quattro e mezzo, far la sua orazione con calma, uscir dalla cappella dopo il suono dell' Angelus e andr subito ad accendere il fuoco e metterci la pentola, che non lascer finch stia per bollire e finch non avr tolto la schiuma; attaccato il fuoco, potr terminare in cucina le preghiere che vengono dette durante quel tempo, dando ogni tanto un'occhiata al fuoco. - Dopo aver schiumato la pentola, andr alla messa, a meno che non ci fosse qualche malata alla quale fosse necessario dare della minestra che preparer, e dopo se ne andr, col permesso. Se qualche giorno capitasse che le erbe non fossero state mandate la vigilia, domander a una suora l'aiuto, come anche gli altri giorni se ne avesse bisogno, piuttosto che mancare ad avere pronto il pranzo alle undici e mezzo precise.

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- Quando ci sar qualche dama o un'altra esercitante, raddoppier l'impegno perch il loro pranzo sia pronto all'ora [indicata]. Non aspetter che sia vicina l'ora del pranzo per spicciarsi, ma tutta la mattina lavorer con cura, informandosi a tempo di che cosa dovr preparare per il pasto. Cercher di essere pulita nella persona e in tutto quello che far, affinch non ci sia nulla di disgustoso nella minestra e nelle pietanze. Ricever umilmente gli avvisi e i rimproveri che le saranno fatti, con la volont di migliorare. In tutto quello che deve preparare, si regoler in modo che le porzioni siano sempre uguali. Far in modo che la carne non sia cotta troppo o troppo poco, condir la [carne in] fricassea in modo giusto, senza che il sugo sia troppo piccante n troppo salato n con troppo aceto, poich tutto questo contrario alla salute; per i cibi non devono nemmeno essere senza condimento, [ma] in modo che le suore possano mangiarli. Preparer la minestra con precisione un quarto d'ora dopo che son suonate le undici, affinch le pietanze siano servite con calma e prontezza, senza confusione, per timore di interrompere il servizio. - Alle cinque comincer a preparare la cena, eccetto quando ci sono malate o esercitanti, e allora [comincer] alle quattro e mezzo; e quando la cena pronta, andr in cappella alle cinque e mezzo per ascoltare la lettura, fare orazione per un quarto d'ora, andando a terminarla in cucina, in modo che sia pronta a distribuire le pietanze quando le suore saranno a refettorio, cio un quarto dopo le sei, [o] un po' meno...

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TESTAMENTO [15 dicembre 1645]

Nel nome di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Prostrata con tutta umilt al cospetto della vera presenza di Dio, solo essere e creatore di tutte le anime immortali, con la vera conoscenza del mio nulla e della mia impotenza senza la sua grazia, imploro umilissimamente la sua misericordia sulle mie miserie, essendo colpevole di tante ingratitudini verso la sua bont che ho offesa tante volte coi miei miserabili peccati; mi riconosco indegna di partecipare ai meriti di Ges Crocifisso, in cui tuttavia con fiducia rispondo tutta la mia speranza, supplicando a tale scopo la santa Vergine di essermi vera madre e protettrice e di ottenermi il perdono nel momento della mia morte. E col beneplacito del mio Dio, supplico il mio santo Angelo custode, S. Luigi 78 e tutti i Santi di aiutarmi con la loro intercessione in questo passaggio cos importante, a cui mi sottometto per amor di Dio, anche se non vi fossi obbligata, per onorare l'istante della separazione dell'anima divina del mio Salvatore, desiderando la salvezza della mia [anima] per glorificarlo eternamente, col Padre suo e con lo Spirito Santo. Protesto davanti a Dio e a tutte le creature che voglio vivere e morire nella Chiesa cattolica, apostolica e romana, e raccomando a mio figlio, per quanto posso, di fare altrettanto, essendo la sola via del Paradiso, per il quale siamo creati. E nella speranza che Dio gli far questa grazia, supplico la sua bont di prendere pieno e completo possesso di tutto ci che egli , per fare in lui e di lui la sua santissima volont, e di accompagnare con le sue grazie efficaci, nel tempo e nell'eternit, la benedizione che come madre ho il potere di dargli e che gli d nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, Amen , supplicando l'umanit santa di Ges nostro salvatore di avere piet delle anime nostre peccatrici nel punto della nostra morte.

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Al mio santo Angelo custode e al mio onoratissimo Padre e direttore, per mezzo dei quali piaciuto alla bont di Dio tenermi salda di volont per fare la sua santissima, domando umilissimamente perdono della poca corrispondenza e fedelt che ho avuta alle cure caritatevoli che mi hanno fatto l'onore di avere per la mia salvezza, riconoscendo che, senza di loro, mi sarei spesso miseramente allontanata da Dio. Domando umilissimamente perdono anche a tutto il mio caro prossimo che ho mal edificato e scandalizzato con i miei peccati, e a quelli che ho offeso e contristato in qualsiasi modo, e a tutte le creature di cui ho abusato contro la santissima volont di Dio, offrendomi a Dio per render loro quel risarcimento che piacer alla sua misericordiosa giustizia, in questo mondo o nell'altro. L'obbligo di madre e l'affetto naturale che sempre ho avuto intenso per il mio figlio, fa che gli raccomandi di ricordarsi della cura che la bont di Dio ha avuta della sua educazione per la sua salvezza, supplicandolo di essergli riconoscente per tutta la vita, sforzandosi di non far mai nulla contro la sua santissima volont. E per aiutarvi, figlio mio, prendete consiglio in tutti i vostri affari da persone capaci e di santa vita. E per trarre utilit dagli avvisi che vi saranno dati, chiedeteli sempre prima d'aver fatto un progetto, poich [diversamente] sareste impedito dal dire francamente il pro e il contro delle vostre proposte e cos ingannereste voi stesso. Confido nella bont del Signor Vincenzo, che non vi negher mai la sua assistenza nei vostri bisogni, sia per la parte temporale che per quella spirituale. Conoscete gli obblighi che voi ed io abbiamo verso di lui, perci vi supplico che, se mai foste cos fortunato da aver occasione di servire la sua Compagnia, vi ci impegniate con energia, essendovi particolarmente tenuto non solo per riconoscenza dei benefici ricevuti, ma anche per il servizio che Egli fa alla santa Chiesa nostra madre. Fate lo stesso, vi prego, per i signori della Comunit di S. Nicola du-Chardonnet, per le medesime ragioni. Supplico poi mio figlio di ricordarsi spesso di pregare Dio per il riposo di suo padre e di avere memoria della sua buona vita, poich temeva molto il Signore ed era diligentissimo nel rendersi irreprensibile; si ricordi soprattutto della pazienza che ebbe nel sopportare i gravi mali che gli vennero negli ultimi anni, nei quali ha praticato una grandissima virt.

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Figlio mio, ricordatevi sempre di onorare i signori de Marillac e di servirli cordialmente se Dio ve ne d occasione, come anche il signor conte e madama la contessa de Maure e tutti quelli ai quali ho l'onore di appartenere: sia gli uni che gli altri avranno sempre affetto per voi in quanto vi comporterete come uomo d'onore, non vi negheranno mai il loro aiuto nelle vostre necessit, come li supplico umilissimamente, ricordandosi che i loro signori predecessori ci hanno sempre fatto del bene, facendoci l'onore di riconoscerci per loro parenti. Questo che dico, o Dio mio, sapete bene che lo dico per la necessit che credo ne abbia questo figlio che mi avete dato. Dichiaro che gli eredi del signor Gachier, dell'Auvergne, hanno in loro possesso sette o ottocento lire, senza gl'interessi di detta somma, dalla morte del defunto Signor Le Gras, mio marito, somma che mi appartiene come a sua prima creditrice, a causa dei miei diritti di vedova e clausole, non avendo potuto ritirare questo denaro con nessuna preghiera che ho fatto fare al signor Bonnefoy, suo nipote e unico erede, che non ho voluto chiamare in giudizio fino al presente, pregando di nuovo mio figlio che risolva questo punto col mezzo pi dolce che potr 79. Lascio dieci scudi del denaro ricordato in questo ultimo articolo ai poveri vergognosi della citt di Montferrand 80, quando [quel denaro] si riscuoter. Lascio trenta lire di rendita perpetua dopo la morte di mio figlio ai venerabili Preti della Missione, fondati fin dall'inizio con la grazia di Dio dal Signor Vincenzo nel collegio dei Bons-Enfants, vicino alla porta di S. Vittore, a condizione che facciano dire tutti gli anni tre messe in S. Paolo, nella cappella di Sant'Amabile, cio: una, il primo dell'anno, l'altra per la festa di Tutti i Santi e la terza il giorno dell'Immacolata Concezione della SS. Vergine, per liberarmi dell'obbligo che ho per il testamento del mio defunto padre, avendomi dato potere da parte del defunto Signore de Marillac, guardasigilli, di disporre di esso alla mia morte. I detti Preti della Missione saranno obbligati anche - ogni giorno della celebrazione delle dette [tre] messe - a fare l'elemosina di cinque soldi all'opera [e] cinque soldi ai poveri e, inoltre, a dare due ceri di una libbra l'uno alla detta opera, dopo che sono stati accesi il giorno dei Defunti durante la santa messa, celebrata nella detta cappella, come pure [saranno obbligati] a dire, nel luogo che loro

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pare, tre messe: una per la festa di S. Tommaso [apostolo] prima del Natale, giorno della morte del mio defunto marito; le altre due nel giorno anniversario della morte mia e di mio figlio, e questo per onorare l'istante della morte di Nostro Signore in croce, affinch questo divin sacrificio perpetuo sia applicato alle anime agonizzanti e a quelle che intristiscono nel peccato portale, per ottenere loro dalla misericordia di Dio una grazia efficace per tirarle fuori [da questo stato]. Do diciotto lire al mio confessore della parrocchia in cui io morr per riconoscenza di tutti i disturbi che la sua carit ha sopportato per me; desidero che questa somma sia impiegata in alcuni libri o cose che gli siano molto utili. Do sei scudi alla mia figlioccia, che anche la figlioccia di mio figlio, Anna Luisa Mtais, perch siano impiegati per qualche piccolo regalo quando le daranno la dote, e la raccomando a mio figlio nel caso che sua madre muoia prima che [la ragazza] si sposi o si faccia religiosa o (sia) in et di potersi sistemare. Do uno scudo ad ognuna delle Confraternite alle quali ho avuto l'onore di appartenere, chiedendo perdono a Dio di aver mancato tanto alle devozioni che esse raccomandano, e questo mi fa capire che meglio associarsi a poche e praticarne bene gli obblighi. I luoghi nei quali ho l'onore di essere iscritta sono: S. Nicola duChardonnet alla Confraternita del SS. Sacramento; presso i domenicani di via S. Giacomo alla [Confraternita] delle cinque Piaghe di Nostro Signore; presso i francescani del Gran Convento, alla [Confraternita] del Cordone di S. Francesco; presso i domenicani del sobborgo S. Onorato, alla [Confraternita] del Rosario, e presso gli agostiniani del sobborgo S. Germano, a quella della Cintura di S. Monica; e in S. Lorenzo, come socia della Compagnia del SS. Sacramento. Do sei scudi all'anno alle Figlie della Carit, mie carissime sorelle, con le quali ho avuto l'onore di vivere da parecchi anni: queste diciotto lire serviranno per aiutarle a fare gli unguenti che esse usano per curare i poveri malati che vengono alla loro Casa. Dichiaro che sarei obbligata a fare molto [di pi] per esse, se Dio me ne avesse dato i mezzi. Supplico perci mio figlio di esser sempre riconoscente verso di loro per la carit che mi hanno usata, e di considerare una grande benedizione se Dio gli dar qualche occa-

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sione di adoperarsi per esse: lo esorto quanto posso a non mancare [su questo punto]. Do e lascio dieci scudi perch siano distribuiti ai poveri mendicanti la prima domenica o festa dopo la mia morte, dopo che sar stata fatta loro una predica da qualche persona caritatevole, che vorr accettare questa incombenza per amor di Dio, [e tale predica sia fatta] nella chiesa [della parrocchia di] S. Lorenzo 81 o de La Chapelle 82 o meglio a S. Lazzaro, se possibile; supplico il predicatore, in nome di Nostro Signore, di parlare solo per l'istruzione dei poveri, insegnando loro l'obbligo che hanno di conoscere Dio, quel che avviene dei poveri buoni e (dei) cattivi (poveri); quanto la loro condizione vantaggiosa per la loro salvezza, se ne sanno usare bene; che cosa devono fare prima di ridursi a mendicare; con quale umilt devono chiedere [l'elemosina]; il loro obbligo di servire Dio e ascoltare la santa messa le feste e le domeniche; far fare loro il proposito di mettersi in ginocchio sera e mattina: e tutto questo per la gloria di Dio e il bene di quelle anime, che perdono tante grazie perch non conoscono il loro stato e i loro obblighi. Do uno scudo tutti gli anni in perpetuo alle Figlie della Carit, mie carissime sorelle, cominciando dal primo anno dopo la mia morte, a condizione che una di loro dir ogni anno il rosario per mio figlio cinque volte, cio: nella desta della Presentazione della Santa Vergine, in quella della sua Immacolata Concezione, il terzo Venerd di febbraio, il Venerd Santo e il Venerd delle Quattro tempora dell'Esaltazione della Santa Croce, dalle sette alle otto di sera, in tutti i suddetti giorni, e questo per ottenere dal nostro buon Dio qualche grazia particolare per quelli che ricevono gli ordini sacri. Mio figlio godr dei miei beni dopo la mia morte come unico erede, dopo aver pagato i miei debiti e legati; dopo la sua morte tutti i beni che gli lascio, apparterranno ai poveri, che stabilisco miei eredi dopo di lui. E nel caso che giunga a sposarsi ed abbia figli, godranno di quei beni lui e i suoi figli nel modo solito delle successioni sostitutive, volendo e desiderando che i poveri siano eredi del poco che Dio mi ha dato, se Egli non gli dar discendenti legittimi. A tale effetto, supplico umilissimamente il Signor Vincenzo de' Paoli, fondatore e generale dei Preti della Missione, e dopo di lui i suoi successori, di prendersi cura di tale disposizione, affinch

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se avesse luogo la sostituzione, facesse raccogliere [la somma] per farne annualmente la distribuzione, sapendo che la loro principale attivit lavorare per la salvezza dei poveri, alla quale, se potessi, vorrei contribuire con la mia vita. Ma nel caso che Dio conceda la benedizione di un solido fondamento alla Compagnia delle Figlie della Carit delle parrocchie, o che esse possano sussistere come lo fanno da parecchi anni, rimanendo sotto la direzione dei detti Preti della Missione, la mia intenzione e ultima volont che siano loro a godere, col fine e alle condizioni suddette, i pochi beni che lascio, per dar loro maggiori mezzi per assistere i poveri malati della campagna, nei luoghi dove troveranno meno aiuto, con l'eccezione del fatto che i detti Preti della Missione godranno di cento lire di rendita. Supplico la bont di Dio che, se di suo gradimento concedere qualche merito a queste disposizioni, lo applichi come mezzo per attirare la sua misericordia sull'anima di mio figlio e sulla mia nel momento della nostra morte, cosa della quale abbiamo gran bisogno per la nostra salvezza. Supplico umilissimamente il Signor Vincenzo, per la carit verso il prossimo che Dio gli ha concessa e per l'amore che porta alla santa umanit del nostro Redentore, di perdonarmi tutte le mancanze di gratitudine per l'onore che mi ha fatto, usando tanta carit verso mio figlio e verso di me: di questo lo ringrazio con tutto il cuore e lo supplico di voler continuare il suo santo affetto per lui, facendogli da padre con i suoi buoni consigli ed aiutandolo nelle sue necessit, esaudendo l'umilissima preghiera che gli rivolgo, per amor di Dio, di voler esser Lui e il suo successore, se Dio lo chiama a s prima di me, l'esecutore di questo mio primo testamento con mio figlio, a cui ho proposta la sostituzione [In margine c' questa aggiunta : e, se piacer a Dio usarmi misericordia e collocarmi nel suo paradiso, prometto di fare per loro tutto ci che pu fare un'anima per loro, in ricompensa della carit che essi faranno su questo punto]: tale sostituzione ho fatta nel presente testamento, un po' prima del suo matrimonio, nella casa delle Figlie [della Carit] che servono la colazione ai poveri dell'ospedale generale [di Parigi], ed egli l'accett. LUISA DE MARILLAC

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Consegno e abbandono con tutto il cuore la mia anima nelle mani di Dio suo creatore e suo ultimo fine, e lascio ben volentieri il mio corpo alla terra in attesa della risurrezione. Per quanto riguarda il luogo della sepoltura, lo lascio interamente alla disposizione della divina Provvidenza dietro la decisione del Signor Vincenzo, che supplico di ricordare che gli ho espresso avere un gran desiderio di essere messa lungo il muro [che si trova] in fondo alla chiesa di S. Lazzaro (nel cortiletto che sembra sia stato un cimitero, perch vi furono trovate delle ossa di morti). Questo lo desidero ancora per quanto posso, e lo chiedo alla sua carit per amor di Dio. Lo supplico anche di far mettere al pi presto nello stesso luogo, contro il muro, una grande croce di legno, in cui ci sia il Crocifisso, con una targa in basso, con questa iscrizione: Spes unica 83, e questo a spese di quel poco che ho lasciato e che Dio mi ha dato, per eseguire questo mio testamento. Per i miei funerali, dichiaro che non voglio siano fatte altre spese se non quelle che si sono fatte per le nostre suore defunte; se qualcuno volesse esser causa che si facesse diversamente, credo fin d'ora che non avr mai avuto nessun affetto per me, non essendo giusto che il mio misero corpo, che ha offeso tanto e fatto offendere Dio, sia tenuto in qualche considerazione. Inoltre sarebbe come dichiararmi indegna di essere morta da vera Figlia della Carit e serva delle membra [del corpo] di Ges Cristo, bench io non meriti questo titolo. Ecco, mio Dio, la vostra povera creatura prostrata ai piedi della vostra divina maest e grandezza, che si confessa rea e meritevole dell'inferno secondo il rigore della vostra giustizia che l mi doveva condannare, se non ci fosse, per liberarmene, quel potente amore che fece uomo il vostro unico Figlio. Piaccia alla vostra divina bont che io e mio figlio siamo nel numero delle anime che, per mezzo di Lui, vi glorificheranno eternamente, e degnatevi di guardare benignamente gli atti, i desideri e le disposizioni del presente testamento, fatto con la fiducia che la vostra santa volont ha guidato la mia, e senza quella, protesto con tutto il cuore di non voler mai nulla, e con quella [vostra volont] dichiaro di voler terminare la mia vita, come termino questo scritto, che ho steso e firmato di mia mano, oggi, venerd, quindici dicembre milleseicentoquarantacinque. LUISA DE MARILLAC, sana di corpo e di spirito, per grazia di Dio.

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Per l'avvenuto matrimonio del figlio, S. Luisa aggiunse al testamento questo codicillo : In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Oggi, festa dei Santi Innocenti [= 28 dicembre] dell'anno milleseicentocinquantatr, ho riesaminato il mio testamento, che ho creduto esser fatto nella miglior forma in cui potessi farlo perch ottenesse il suo effetto; perci lo confermo e l'approvo in tutti i suoi articoli. E per quanto c' stato cambiamento in mio figlio, che credo che la divina Provvidenza avesse destinato al matrimonio, e al quale per contratto ho dato cinquecento lire di rendita, costituite da diversi contratti che gli ho consegnato in mano, assicurandomi di questo verbalmente, poco prima del suo matrimonio, che non avrebbe sofferto per la sostituzione della mia piccola eredit, non causandogli nessun danno neanche ai suoi figli, se ne lascia, ho pensato che sono obbligata in coscienza a dichiarare quanto segue per l'esecuzione del mio testamento, desiderando con tutto il cuore che, se Dio gli d qualche merito, la sua bont l'applichi per la salvezza di tutta la famiglia e per aver misericordia della mia povera anima. In primo luogo: Fino a che i signori [Preti] della Missione saranno incaricati di far celebrare le messe ricordate nel mio testamento, o dopo la morte di mio figlio, questi godr delle trenta lire stipulate per lui, che daranno prese dalla rendita dell'Htel-de-Ville che mi son riservata, come anche saranno presi da tutti quei legati che ho fatto, con la riserva dei dieci scudi sul denaro che mi dovuto in Auvergne. E se capitasse per disgrazia che questa rendita andasse perduta e che non si potesse ricorrere ai beni di madama de Vandy, che me l'ha venduta in cambio delle rendite che mi doveva su tutti i suoi beni, prego mio figlio che non lasci di eseguire questo mio testamento, in considerazione di tutto quello che egli sa che ho fatto per lui e che, per quanto gli ho dato poco dopo la morte del suo defunto padre, mio buon marito - che Dio abbia nella sua misericordia! - mi rimasto debitore, credo, di quasi quattromila lire. Dio mi testimonio che fo questo atto, credendo di esservi obbligata, di non continuare la celebrazione delle messe nel caso che questa rendita vada perduta nella sua totalit, poich questo fondo era assegnato sulla detta relazione.

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Come conclusione della presente dichiarazione, il contratto di questa rendita rimarr in potere dei Signori [Preti] della Missione, i quali godranno del resto, se c', in parti uguali con le nostre Figlie della Carit, supplicando gli uni e le altre di chiedere misericordia per me. Detto contratto si trover, insieme al conto di cui ho fatto menzione, nell'armadio del mio scrittoio di Germania, che prego il Signor Vincenzo di dare a mio figlio con qualche altro pezzo dei nostri mobili, di cui si trover un inventario, se Dio vuole, che molto poco. Voi sapete, Dio mio, che sono tutta vostra e che la vostra Provvidenza, per vostra bont, sempre stata la direttrice di tutti stati della mia vita, e di questo umilissimamente Vi ringrazio, chiedendo sinceramente perdono con tutto il cuore per le mie dimenticanze ed ingratitudini. Vi offro questa piccola disposizione come mossa dalla vostra volont, rinunziando a qualunque altra considerazione, supplicandovi per amore di Ges Crocifisso di dare la vostra benedizione a me, a mio figlio e a tutta la sua famiglia, affinch possiamo glorificarvi eternamente. Fatto e firmato nel giorno e anno [sopra] indicati. LUISA DE MARILLAC

L' 11 maggio 1656, essendole nata una nipote, S. Luisa fece un secondo codicillo : Oggi, gioved, undici maggio, alle quattro del pomeriggio, dell'anno milleseicentocinquantasei, per mandato di Madamigella Luisa de Marillac, vedova del defunto Antonio Le Gras, in vita scudiero segretario della defunta regina Maria de Medici, i notai sottoscritti si sono portati nella casa in cui vive la detta Madamigella, sobborgo S. Dionigi, di fronte alla chiesa di S. Lazzaro, dove l'hanno trovata a letto, inferma di corpo ma sana di spirito, di memoria e d'intelligenza, come appare dalle sue parole e dalla sua condotta. Ella ha detto e dichiarato che ha fatto il suo testamento olografo dal quindici dicembre 1645 e in seguito un codicillo, anch'esso olografo, il giorno dei Santi Innocenti dell'anno 1653. Avendo fatto lettura di questi documenti dopo la malattia

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per la quale impedita, ha voluto fare un nuovo codicillo che, a questo scopo, ha dettato e detto ai predetti notai come segue: Avendo ogni motivo di esser contenta della condotta di Michele Antonio le Gras, scudiero, suo unico figlio, sindaco di S. Lazzaro e consigliere nel tribunale della Zecca, e di madamigella Gabriella Le Clerc, sua sposa, per gli attestati di amore che ha ricevuto da loro dopo il loro matrimonio; ed essendo sicura che il detto suo figlio, venendo a morire senza discendenti, avr cura di assistere i poveri con i beni che ha ed avr ricevuti dalla detta Madamigella sua madre, questa ha revocato e con il presente atto revoca la sostituzione che ha fatto dei suoi beni col detto testamento a favore dei poveri, volendo che il detto suo figlio goda di essi e ne disponga con piena propriet come gli pare. Vuole e ordina, seguendo i detti testamento e codicilli, che le rendite che gli appartengono sulla villa sia per e a vantaggio dei Signori (Preti) della Missione, ai quali essa fa abbondanti donazioni e legati alle condizioni imposte col detto testamento e codicillo, e che comincino a riceverli a partire dal giorno della sua morte e a soddisfare le dette condizioni. Inoltre: sui primi arretrati che riceveranno, consegnare trenta lire per i poveri della sua parrocchia di S. Lorenzo che sono state pagate, e diciotto lire per il legato che essa ha fatto col detto testamento al suo confessore, e inoltre consegnare ogni anno diciotto lire a sua nipote, figlia del suo signor figlio, durante la sua vita, per impiegarle nel dare un piccolo pranzo ai poveri della parrocchia nella quale vive la sua nipote, e in questo pranzo essa li servir. Volendo che il resto del detto testamento e codicillo sia eseguito, supplicando il Signor Vincenzo di accettare di essere, col detto suo figlio, esecutore del presente codicillo. Cos fu fatto, detto e pronunziato dalla detta Madamigella Le Gras ai detti noi e a Lei da uno di essi, presente l'altro: essa ha detto di [aver] ascoltato bene la detta lettura, nella detta casa in cui vive, in una stanzetta del primo piano dove sta nel letto inferma, i detti giorno e anno, ed ha firmato cos. Firmato: LUISA DE MARILLAC Le Caron e Galois, notai.

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L 134

REGOLAMENTO PER LE SUORE CHE VANNO A LE MANS 84 (Mercoled 2 maggio 1646)

Suor Giovanna Lepintre 85 porter a Le Mans un cuore tutto [pieno] di carit, sia per i poveri malati, sia per le suore che conduce con s e quelle che trover l. Avr gran cura di sopportare e edificare molto le prime Figlie [della Carit] che [trover] all'ospedale, e cercher di disporle alla pratica delle loro regole, secondo quanto ordiner il signor Portail 86, avendo per loro un rispetto sincero. Avranno un gran rispetto per i signori amministratori, e obbedienza al superiore della Missione. Ci daranno loro notizie pi spesso che potranno, ci avvertiranno di quello che avverr tra di loro e delle altre cose, delle quali necessario avvertirci. [Anche] se c' un farmacista, tuttavia si rassegneranno a fare i clisteri alle donne e alle ragazze. Si ricorderanno degli avvisi del Signor Vincenzo e specialmente quello di non avere nessuna comunicazione con gli uomini, anche ecclesiastici, senza necessit e in nessun altro luogo che nella chiesa o nell'ospedale. Si ricorderanno di mantenere tra loro una grande dolcezza e pazienza, con apertura di cuore e grande confidenza nella suor servente per tutti i propri bisogni.

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Saluteranno a nome mio tutti i signori [preti] della Missione e avranno un gran rispetto per loro, non abusando della loro bont e dolcezza, e osservando sempre con loro il modo di comportarsi della Casa [centrale]. Lungo il viaggio si ricorderanno di praticare le loro regole pi esattamente che potranno, di andare ad adorare il S. Sacramento in chiesa, quando scenderanno dalla carrozza, eccetto quella [suora] che sar mandata all'albergo per le necessit; se avranno un po' di tempo, andranno all'ospedale a visitare qualche povero malato, se ce n' qualcuno, ricordandosi che sono al mondo solo per amare e servire Dio e il prossimo

L 131

NOTA DEGLI ARGOMENTI DA TRATTARE NELLE CONFERENZE87 (1646)

Farci conoscere che significa essere Figlie della Carit e con quali disposizioni esse devono entrare in questo luogo. Perci [spiegare] quale stima devono avere della loro condizione e dei poveri, dato che sono nutrite e pagate con le loro elemosine. [Spiegare] che cosa possono fare per evitare di ricevere in questo mondo la ricompensa del servizio che fanno ai poveri, dato il poco lavoro che fanno, in confronto a quello che hanno lasciato [nel mondo], e l'onore che ne ricevono. [Spiegare] se [ vero che] le Figlie [della Carit] non possono ingannarsi col desiderio troppo vivo di servire i poveri, sia nelle parrocchie che all'ospedale, cosa che alle volte porta [le suore] ad amare di meno l'occupazione in casa. [Spiegare] se vero che quelle che sono in casa non hanno un merito uguale a quelle che servono i poveri direttamente. Quanta cura e affetto le Figlie [della Carit] devono avere per il regolamento e per la sua osservanza. Come le Figlie [della Carit] devono amarsi e stimarsi tra loro,

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e accettare di buon cuore che le mancanze di ognuna siano conosciute da quella che tiene il posto di superiora; e [spiegare] che anzi anche loro, ciascuna al suo turno, devono avvertire lei delle mancanze che le vedono fare. Che necessario che ognuna avverta subito delle mancanze della sorella, e che necessario che quella che avvertita riceva [la correzione]. Quale pericolo c' che le Figlie [della Carit] si confidino tra di loro i dispiaceri che ricevono l'una dall'altra, e questo in particolare con la mormorazione e per sfogarsi comunque dei rimproveri che siano stati loro fatti.

A 44

(NOTIZIE SU TRE SUORE DEFUNTE) (Verso il 1646)

Tra le altre ragioni che abbiamo di parlare delle suore defunte, una delle pi importanti quella del poco progresso che vediamo tra noi. Un'altra ragione : per non essere ingrate delle grazie che riceviamo dalla bont di Dio. Le tre suore di cui dobbiamo parlare sono morte tutte giovani, e questa la terza ragione che ci obbliga a questa conferenza, affinch, sia le giovani che le anziane, ci affrettiamo a metterci nello stato in cui vorremmo essere in punto di morte. La nostra suor Maria, defunta a Saint-Denis, stata nella Compagnia solo tre mesi o quasi, eppure vi ha praticato quasi tutte le virt che si possano immaginare, specialmente una grande sottomissione e desiderio di perseverare e morire nella Compagnia. Nascondeva le sue infermit, e aveva un tale disprezzo della vita, che le sue infermit non le impedirono di mettersi nei lavori pi faticosi. La sua ritiratezza: aveva paura di uscire.

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Sr. Giacomina Midy aveva un gran desiderio di morire nella Compagnia, e poich vedeva che non aveva abbastanza forze per rimanerci, si augurava di morire piuttosto che uscire [dalla Compagnia]. Aveva gran desiderio di far penitenza e sopportava con grande pazienza di essere rimproverata dei difetti, e bench trovasse gran difficolt a rinunziare alla propria volont, [pure] si sottometteva con grande pace. Domandava perdono perch non aveva detto di dove era. Quanto alla nostra suor Maria Despinal 88, dal momento che cerc di entrare nella Casa [principale], ha dimostrato una vera chiamata di Dio con la sua perseveranza e non ha fatto vedere nessuna imperfezione.

A 75

(SULLA CONDOTTA DELLA DIVINA PROVVIDENZA)

Il giorno e la circostanza in cui il nostro buon Dio ci ha permesso di riconoscere la sua divina Provvidenza con avvenimenti cos straordinari, come il crollo del pavimento 89, ha richiamato alla mia memoria la rivoluzione interiore operatasi in me quando la sua bont mi dette una luce e un'illuminazione sulle grandi inquietudini e difficolt che avevo 90. Ho pensato perci che tutta la nostra famiglia deve avere una grande devozione alla festa della Pentecoste e una totale dipendenza dalla Provvidenza divina, ma in un modo tutto particolare; poich mi parso che qualche cosa di grande accadesse interiormente nel nostro onoratissimo Padre e nell'anima di alcune suore, per stabilire solidamente questa piccola famiglia, e [mi sembrato] che in questa grazia di Dio piuttosto che un incidente, si doveva vedere un avvertimento della sua carit per stabilire l'unione stretta del tipo di vita che Dio voleva che ci fosse nella nostra Comunit, secondo quello [= il tipo] del suo Istituto, essendo gl'interessi comuni. E bench, miserabile come sono, avessi dovuto capire che quell'incidente era accaduto per i miei peccati, non ho mai pensato, n durante n dopo, ma sempre con la mia bocca, e pi nel cuore, [ho detto] che era una grazia operata da Dio per un fine che non conosciamo, e che con quel fatto, Dio ci domandava

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qualche cosa agli uni e alle altre, sperando che la sua bont lo avrebbe fatto comprendere al nostro onoratissimo Padre. Mi sembrato che per essere fedeli a Dio dovevamo vivere tra noi in una grande unione, gli uni e le altre, e che, come lo Spirito Santo l'unione del Padre e del Figlio [cos] la vita che volontariamente conduciamo, deve esercitarsi in una grande unione dei cuori, che ci impedisca di sdegnarci delle azioni degli altri e ci dia tolleranza e dolcezza cordiale per il nostro prossimo. A questo scopo potranno servire le conferenze familiari che abbiamo deciso di fare il venerd e le conferenze mensili, ce si permesso; e [abbiamo proposto] di domandare, nelle nostre confessioni straordinarie, dei mezzi per acquistare quella virt, come anche quella di una dipendenza totale dalla divina Provvidenza, che mi sembra sia una delle cose pi notevoli che Dio ci domanda per far sussistere la Compagnia. Da questa voce di Dio dobbiamo ancora essere istruite affinch ci abituiamo a pensare per amore a Lui, per tenerci preparati a morire, sia quando a Lui piacer, sia anche all'improvviso, se questa la sua volont, poich la nostra vita ci dice abbastanza che questo pu capitare, e dobbiamo pensarci spesso. Per il caso mio particolare, ho pensato di dover essere fedele a Dio pi che mai, sia nella mia vita interiore sia nel servizio che devo fare ai poveri, ma specialmente l'istruzione e l'aiuto alle nostre suore, e domandare quale uso devo fare, vedendo le tante grazie che Dio mi fa, tanto che me ne sento ripiena interiormente. Presa da questo sentimento, mi sembrava [di doverlo] rifiutare, volendo solo Dio, ma alcuni giorni dopo mi sembr che Dio mi facesse conoscere (che quelle grazie) che mi faceva non erano per me, ma perch io ero sua nel modo in cui ero, per non lo capivo bene. Con tutto il cuore vorrei poter d far dare a Dio molta gloria, perch questo mi sembra corrispondere al piano che Egli aveva, permettendo quello che ci accaduto, e perci mi sembra che devo cercare di ricordarmene per tutta la vita, e ringraziarlo dei sentimenti interiori che allora mi dette. Domandare il permesso che tutte le suore si comunichino, e anche io, tutti i mesi in tal giorno, in ringraziamento e per riconoscenza della [grazia] che ci ha fatta di chiamarci per servirlo nella

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persona dei poveri, e rinnovare il fervore del giorno della nostra entrata in questa Casa. [Inoltre] che tutte le suore, ogni anno dall'Ascensione alla Pentecoste stiano in un ritiro interiore, onorando il piano del Figlio di Dio quando comand agli apostoli di stare nella condizione di non far nulla, aspettando la venuta dello Spirito Santo, e cercare di imitare lo stato di vita della Santa Vergine e degli Apostoli, con la privazione della presenza visibile di Ges. E se possibile, d'ora in avanti le suore della casa facciano un ritiro e, se ci permesso, siano private della santa Comunione, in spirito di penitenza per le mancanze commesse durante tutto l'anno, nell'uso del santissimo Sacramento, e ottenere da Dio migliori disposizioni per il futuro. [Domandare il permesso] di fare tutte qualche pellegrinaggio, per invocare i Santi e glorificare Dio per le grazie fatte a tutta la Compagnia su questo punto; [il permesso ancora] di dire tutti i mesi, in tale giorno, le litanie dei Santi per questo scopo, al termine dell'orazione della sera.

A 49bis

PREGHIERA DA DIRE LA MATTINA E LA SERA PRIMA DI FARE L'ESAME DI COSCIENZA

Vi adoro, santissima Trinit, un solo Dio in tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, e vi ringrazio di tutte le grazie che ho ricevute dalla vostra bont. Vi dono il mio cuore e tutto quello che mi appartiene per fare sempre la vostra santa volont. Fatemi la grazia, ve ne prego, mio Dio, di passare questa giornata senza offendervi e senza far torto al mio prossimo. Datemi la conoscenza dei miei peccati e la contrizione che devo avere per avervi offeso. O mio Dio, voi siete cos buono, per i meriti del prezioso sangue del mio Salvatore, abbiate piet di noi e di tutte le anime che sono in peccato mortale, affinch, avendo ottenuto da voi misericordia, vi lodino eternamente.

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Periodo tra il 1647 e il 1660

A 85

(ISTRUZIONI DATE ALLE SUORE MANDATE A MONTREUIL) (1647)

Le nostre suore Anna Hardemont e Maria Lullen vanno a Montreuil per vedere quello che la divina Provvidenza vuole che facciano l 91. Si ricorderanno di aver di mira prima di tutto Dio e la sua gloria, poi il vantaggio delle persone con le quali avranno da trattare, per servirle meglio secondo le condizioni del loro spirito. In terzo luogo, si ricorderanno che nel loro modo di fare e di comportarsi non devono far nulla, tra loro e con gli esterni, che possa nuocere alla Compagnia delle Figlie della Carit, perch dobbiamo onorare Dio nell'interesse della Compagnia. E soprattutto bisogna evitare attentamente di fare, come cosa propria particolare, le opere nelle quali Dio ci fa l'onore di metterci, sia con la vana compiacenza e soddisfazione, sia con pensieri di vanit, ai quali spesso dobbiamo rinunciare. Lungo il viaggio, saranno esatte pi che potranno ad osservare le loro regole; se non possono fare la loro orazione al mattino prima di partire, la faranno in carrozza senza mancarvi mai; prima di uscire dalla camera in cui avranno dormito, [si ricorderanno] di fare l'atto di adorazione, come anche la sera, di fare l'esame [di coscienza] in ginocchio. Avranno con s qualche libro per fare la lettura in carrozza, e cercheranno di far s che i loro esercizi non attirino l'attenzione, e di non diventare importune agli altri [passeggeri]. Staranno attente a non farsi scappare parole indecenti e troppo libere o un'azione un po' immodesta, e per evitare questo, una star attenta all'altra per dare un avviso caritatevole a quella che per innavvertenza si sia lasciata andare un po'; quella che sar avvertita la prenda di buon animo, anche quando non si fosse accorta della propria mancanza. Negli alberghi, se hanno occasione si dire qualche buona

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parola a qualche povero o alle domestiche, lo facciano con umilt, senza schernire affatto la loro ignoranza. Scendendo dalla carrozza, prima di pensare al mangiare, andranno nella chiesa pi vicina, ad adorare Dio nel santissimo Sacramento. In tutti i villaggi in cui passeranno, faranno dalla carrozza lo stesso atto di adorazione, salutando il buon Angelo del luogo e tutti quelli di ogni anima del luogo, come anche per raccomandarsi a loro per la gloria di Dio. Se, prima che nel pomeriggio parta la carrozza, possono visitare qualche malato, lo faranno, o [andranno] all'ospedale, se ce n' uno in quel posto. Arrivando a Montreuil, andranno subito in chiesa, poi al castello a salutare il signor governatore 92, dicendogli che vanno a ricevere i suoi ordini e comandi. Si ricorderanno che le vere Figlie della Carit, per far bene quello che Dio vuole da loro, devono essere una cosa sola, e poich la natura corrotta ci ha tolto questa perfezione, separandoci col peccato dalla [fonte della] nostra unit che Dio, dobbiamo tutte, per avvicinarci alla santissima Trinit, essere un cuor solo e agire con un medesimo spirito come [fanno] le tre divine Persone. Cos, quando la suora addetta ai malati domander l'aiuto di una suora, la suora addetta all'istruzione delle ragazze non mancher di aiutarla, e cos quella che ha cura delle ragazze, se domanda un po' di aiuto a quella dei poveri, [questa] far lo stesso, considerando l'uno e l'altro ufficio come interesse di Dio, e considerandosi tutt'e due insieme scelte dalla sua Provvidenza per lavorare insieme e con un solo cuore. Perci non si sentir mai dire: Questo affare vostro, non mio. Se sono alloggiate fuori dell'ospedale, andranno all'ospedale solo secondo quanto ordiner loro il signor Conte. Se sono alloggiate all'ospedale, ci staranno solo per servire i poveri della citt; se per il signor [Conte] vuole che facciano la scuola alle ragazze e abbiano cura dei malati dell'ospedale, lo faranno e non si occuperanno di altre cose. Se il signor [Conte] vuole che gli riferiscano tutto quello che avviene all'ospedale, su questo punto ci vuole una grande prudenza e carit. La prudenza, per badare solo alle cose importanti e non a una quantit di piccole inezie che non meritano di essere riferite. E

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quello che crederete di essere obbligate a dire, [dovete] dirlo con la maggior dolcezza possibile, pensando che quello che sembra male non sempre lo , ma lo molto spesso solo riguardo ai nostri sentimenti e opinioni. Per evitare poi che le dette suore (non) suscitino sospetti e avversioni nelle donne e nelle ragazze che da tanto tempo lavorano nel detto ospedale, bisogna, prima di tutto, che [le suore] abbiano un gran rispetto per loro, dimostrino verso di loro un grande amore e cordialit, e che non facciano nulla senza il loro permesso, nemmeno prendere una pentola, una padella per i loro bisogni, n qualunque altra cosa. Si ricorderanno su questo punto dell'istruzione e dell'esempio del nostro onoratissimo Padre, di entrare cio in quella casa con la disposizione di soffrirvi, di umiliarsi al di l di quanto hanno pensato di fare, come domandare perdono a quelle che credessero essere irritate contro di loro, anche se non gliene hanno dato nessun motivo. Se poi venisse in mente a qualcuna di quelle buone donne e ragazze che [le suore] siano andate l per sostituirle e farle andar via, nel nome di Dio, sorelle, sopportate questi piccoli sospetti, ma fate anche in modo che la vostra sottomissione e cordialit impedisca loro di averli, per quanto potrete, e pensate che in realt voi siete obbligate ad avere questi riguardi, considerandole come vostre madri e persone scelte da Dio per cominciare quell'opera buona, che hanno portata avanti cos bene per tanti anni. Non rispondete mai nulla ai loro lamenti e ai rimproveri che potranno farvi, e bench siate sicure che il signor Conte vi appogger, non cercate mai di farvi forti di questo argomento, e pensate che siete l solo per fare una prova. Se risultasse che quelle persone facevano discretamente bene, e sembrasse che tra di voi ci fosse divisione e che voi foste spiriti in discordia tra voi, immancabilmente sareste mandate indietro. Questo vi obbligher a fare tutte le vostre azioni con maggior purit d'intenzione, guardando solo a Dio con pi umilt, diffidando sempre di voi stesse e confidando in Dio, affinch, se siamo mandate indietro, abbiamo motivo di credere che questa la santissima volont di Dio, e ci non far nessun torto alla Compagnia e nessuno ne sar mal edificato. Dovete andare dunque con lo scopo di fare la volont di Dio, che dovete credere di conoscere dal signor Conte, che vedrete in Dio e Dio in lui per obbedirgli con maggior perfezione, e vi ricor-

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derete che il nostro onoratissimo Padre cos vi ha insegnato, e che forse le grandi benedizioni che Egli ha ricevute da Dio sono una conseguenza di questa santa pratica. La sua [= del Conte] bont lo porter spesso a trattenersi molto familiarmente con voi; state attente a essere sempre rispettose e riservate nelle parole. Soprattutto, care sorelle, se Dio permettesse che nascesse qualche contrasto tra di voi, non comunicategli mai nulla, come neanche a qualunque altra persona, e se aveste qualche dispiacere tra di voi, state ben attente a non farlo vedere [agli altri]. Bisogna anche essere molto attente a non dir nessuna parola aspra l'una dell'altra, ma specialmente davanti agli esterni; quanto alle parole mordaci, la carit impedir che ce ne siano mai tra di voi, con l'aiuto di Dio. La grande unione che deve esserci tra voi sar mantenuta con la pazienza che avrete dei piccoli difetti l'una dell'altra, e col comunicarvi quello che avrete fatto nella giornata e dove andare o siete state. E quando si tratter di qualche difficolt nei vostri ministeri, come per esempio se a quella che va dai malati venisse qualche dubbio, oppure a quella che impegnata coi bambini, ne parlerete insieme; dopo che avrete risolto il dubbio, ne parlerete, tutt'e due insieme se possibile, al signor Conte o alla superiora, se c'. Dopo aver presentato con semplicit il modo di fare che viene seguito a Parigi e negli altri luoghi, se vogliono che facciate diversamente, fate come vi ordinato, se la cosa non tale da offendere Dio, pensando al modo di fare del nostro onoratissimo Padre, che crede che i pareri degli altri valgono sempre pi del suo. Perch Dio benedica il vostro lavoro e questo cooperi alla sua gloria, le suore hanno un gran bisogno di contentare il popolo. Se questa necessit si riscontra dappertutto, particolarmente in quel luogo il popolo affezionato profondamente a quella casa dell'ospedale, dove le persone hanno bisogno di grande dolcezza e cordialit per essere conquistate: perci sar bene che tutte le mattine ogni suora domandi in particolare - per non moltiplicare le preghiere che si fanno secondo la regola - la benedizione del nostro buon Dio per agire con lo spirito del suo Figlio quando era sulla terra, nelle opere di carit che dovranno fare, o meglio,

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perch questo medesimo spirito agisca [in loro e] per mezzo di loro. Comincino la giornata pensando di essere in compagnia di Ges Cristo, della Santa Vergine e dei loro buoni Angeli; sar bene avere la devozione anche all'Angelo custode di tutte le anime della citt. Le suore si ricorderanno di avere un gran rispetto verso i preti, specialmente a quello che sta nell'ospedale, col quale non devono avere nessuna familiarit; se la necessit richiede che parlino con lui, lo facciano sempre tutt'e due insieme o una di loro accompagnata da qualche altra persona. Prendano come confessore [il prete] della parrocchia, pensando che, seguendo l'obbedienza, troveranno sempre la benedizione [di Dio]. Per quel che riguarda il vostro modo di trattare con i malati, oh, non sia come per liberarvi da un impegno gravoso, ma con grandissimo affetto, parlando loro e servendoli col cuore, informandovi minuziosamente dei loro bisogni, parlando loro con dolcezza e compassione, procurando loro i soccorsi necessari, senza essere troppo importune o agitate, ma soprattutto avendo grande cura della loro salvezza, non andando mai via da un povero o un malato senza aver detto loro una buona parola; e quando ne vedrete qualcuno in uno stato di grande ignoranza, [abbiate cura] di far loro fare atti di fede, di contrizione e di amore, come ad esempio dire: Credo tutto quello che la santa Chiesa crede, e voglio vivere e morire in questa fede; qualche volta far fare, separatamente, gli atti sui principali articoli della nostra fede. Non dimenticheremo di consegnare al signor Conte la nota delle spese del viaggio e il resto del denaro; se sono alloggiate separatamente, fuori o dentro l'ospedale, e fosse necessario che la loro spesa si facesse a parte e che il signor Conte desse il denaro a questo scopo, e se esse avessero da fare qualche spesa per i poveri, sarebbe necessario che una avesse il denaro per le spese e l'altra il denaro per i poveri; se fosse come nelle parrocchie di Parigi cio che [il Conte] desse una somma ogni anno, non sarebbe necessario rendergliene conto; ma se non limitasse [la somma] e se fosse necessario domandargli [il denaro] secondo l'uso che se ne fa, allora si dovrebbe rendergliene conto, come anche di quello dei poveri, ma a parte. Per il vitto, non si deve cambiare nulla, anche se vi fosse offerto uno migliore di quello della Casa.

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Le suore si ricorderanno che devono essere pi raccolte che potranno in ogni luogo, e non frequentare nessuno n ammettere nessuno nel loro alloggio per visite o trattenimenti inutili. Quando sar loro proposta una cosa di cui dubiteranno di non doverla fare, la rimandino pi che potranno, per avere il tempo di avere il parere della loro superiora. Le nostre care suore sono umilissimamente supplicate di darci loro notizie da principio ogni quindici giorni; di pregare Dio per noi e per tutta la Compagnia, e noi domanderemo spesso al nostro buon Dio le benedizioni di cui esse hanno bisogno per compiere la volont di Dio, che sia benedetto in eterno.

A 14bis

(LA VERGINE MARIA)

Santissima Vergine, voi sapete quello che ho pensato oggi nel mio cuore guardando il vostro carissimo figlio nel presepio, e come mi parso grande questo santo mistero, vedendo che [per esso] la legge di grazia stata concessa a tutta la natura umana, che fin allora era stata schiava della colpa originale, che teneva tutte le anime nella privazione della visione di Dio, per la quale erano state create. O santo tempo di grazia, perch non producete continuamente gioia e allegrezza nei nostri cuori? Com' che non bastate a darci, per tutta la nostra vita, l'amore per un Dio che cos buono? Voglio dunque, mio Dio, pensare spesso [a questo mistero] e riconoscere la vostra grande misericordia per avermi creata. Dopo questo sacro tempo, fatemi la grazia di esserne molto riconoscente, ve ne prego. Ma, o Vergine santa, com' ammirabile la vostra virt! Ecco [che siete] la madre di Dio, eppure non uscite dalla bassezza e povert, per confondere cos il nostro orgoglio e farci stimare la grazia di Dio al disopra di tutte le grandezza del mondo, che, in realt, al confronto sono spregevoli.

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O mio Dio, come mai il mio spirito non capace di far conoscere al mondo le bellezze che mi avete fatto vedere e la grande dignit della santa Vergine? Dire che la madre del Figlio vostro dire tutto, ma quanto sogno degne di ammirazione le sue operazioni, come tali! Non senza ragione la santa Chiesa la chiama madre di misericordia: lo in conseguenza del fatto che madre di grazia. Oggi vi vedo purissima, Vergine madre di grazia, poich non solamente avete dato [a Dio] la materia per formare il sacro corpo di vostro Figlio, poich allora non eravate ancora in realt madre di Dio, ma l'avete dato al mondo. Cos voi siete allo stesso tempo, madre di Dio e madre di un uomo, che nascendo porta una legge nuova al mondo, la sola legge che porta la vita eterna. O madre della legge di Grazia, poich siete la madre della Grazia stessa, mi sembra che mai vi ho riconosciuta come tale. Se il popolo d'Israele onorava tanto Mos, dal quale riceveva le testimonianze della volont di Dio, quale amore e quale servizio vi devo dimostrare per il fatto che avete personalmente dato al mondo il Dio della legge della Grazia! Voglio esservene molto riconoscente, sia con le lodi che desidero tributarvi e con l'aiutare gli altri a conoscere le vostre grandezze, sia con una devozione del tutto nuova e una confidenza che voglio avere nella potenza che avete presso il nostro Buon Dio. Aiutatemi, ve ne supplico, santissima Vergine, ad attuare questi propositi cos giusti.

A 20

(PENSIERI SULLA CROCE)

San Paolo dice piangendo che ci sono molti che si comportano come nemici della Croce di Ges Cristo 93. Siamo dunque chiamati a onorare la S. Croce, intendendo con questa parola ogni specie di sofferenza, sia in relazione alla croce stessa sulla quale Nostro Signore stato attaccato, sia in relazione a tutte le altre pene e dolori da Lui sofferti durante la sua vita umana, come c'insegna Lui stesso in parecchi punti del santo vangelo. Ma specialmente le anime scelte da Dio sono in modo particolarissimo destinate alla sofferenza, che loro cos dolce

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e gradevole che preferirebbero morire che non soffrire, poich amare e soffrire per loro la stessa cosa. Nostro Signore ha voluto far conoscere la dignit [dei patimenti] dicendo che S. Paolo ne sarebbe stato onorato per il suo nome 94, e con [tutta] verit si deve mettere nel nostro cuore questa convinzione, perch cosa facciamo sulla terra quando soffriamo? Ci applichiamo i meriti delle sofferenze di Ges Cristo. E Dio che fa nel paradiso? Applica eternamente la morte e le sofferenze del suo Figlio, rendendo felici le anime che con esse sono state riscattate. O Croce, o sofferenze, come siete amabili, poich siete onorate, e lo sarete eternamente, perch avete procurato alle anime il potere di lodare e amare Dio! O Croce, o sofferenze, come siete amabili, dal momento che l'amore di un Dio ci ha dato il posto nel suo Figlio, per avere per mezzo vostro il potere di dare il suo paradiso a coloro che ne erano stati scacciati dai piaceri.

A 36

(PENSIERI SULLA FESTA DI S. FIACRE

95

).

S. Fiacre ha lasciato il suo paese [natio], la casa del re suo padre per abitare nelle terre deserte di Brie 96. Il motivo che questo santo ha avuto di fare questa generosa azione non potuto essere altro che un impulso forte e interiore, che nello stesso tempo gli ha illuminato la mente e fatto conoscere la grandezza di Dio e il dovere di disprezzare tutte le grandezze terrene. Questo impulso ha scosso anche la volont, parlandogli nel pi intimo del cuore, togliendo dall'anima tutti gli impedimenti ai comandi che la sua bont voleva dargli; per renderlo uomo perfetto, l'ha toccato cos fortemente col suo amore, che [Fiacre] ha disprezzato tutte le cose, per possedere in modo pieno quell'amore. Pensando a questa operazione [di Dio in S. Fiacre], la mia

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anima ha desiderato che Dio agisse in lei per togliere tutti gl'impedimenti alla grazia che la sua bont le voleva dare e mettervi la disposizione necessaria. Il mio proposito stato poi di cooperare a questo, cercando di liberarmi dalle cattive inclinazioni che producono cos spesso il peccato, che un nulla che vuole opporsi a quella onnipotenza di Dio; ed [il prossimo] di evitare anche l'oziosit, che cos grave che tiene l'anima in una continua povert viziosa, poich in ogni momento l'anima che agisce con Di, pu acquistare grandi tesori. Non soltanto S. Fiacre ha lasciato la sua terra natale, ma l'ha lasciata per non essere un re terreno, ed essendo inseguito dai ministri del regno, domand a Dio che lo coprisse completamente con la lebbra, per essere lasciato libero nella sua solitudine. Volendo seguire nel mio spirito questo Santo per meditare sulla sua vita e i suoi propositi, ho visto che, abbandonando un regno [terreno], ha preso il governo d'un altro molto pi importante, poich si dice che l'uomo un mondo in miniatura. Ho visto dunque che era un pacifico padrone della sua piccola repubblica, dominando - o meglio, avendo dominato - tutte le sue passioni, avendo abbandonato, a questo scopo, tutte le ambizioni del mondo, che ci abbandonano al momento della morte. Ma i sudditi del nostro Re spirituale non l'abbandoneranno mai, poich da terreni, temporali e carnali sono diventati celesti e spirituali. Oh come sar bello veder salire in cielo una tale anima! E' un principe che, accompagnato da tutta la sua corte sar accolto dal Re dei re con trionfo e magnificenza, per renderlo uno della sua corte. Ho desiderato imitarlo, abbandonando volontariamente e in modo totale tutte le cose, e specialmente disprezzando ogni carica che implichi il dover comandare, cercando in tutti i modi di liberarmene prima della morte, oppure anche durante la vita, poich non ho nessun interesse [nel sapere] chi occuper il mio posto quando gli affari me ne dovranno allontanare, perch devo credere che Dio deve essere il padrone assoluto della direzione delle anime. Non avendo partecipato a viaggio per mio desiderio, (ed) essendo consigliata di domandare a Dio la mia salute, l'ho fatto ma col desiderio che fosse conforme al sentimento di S. Fiacre, che aveva domandato la lebbra, e ho desiderato che, se non ne avessi

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fatto un uso simile, non guarissi ma la mia anima fosse libera da ogni sospetto inutile verso il prossimo. La nostra meditazione sui pellegrinaggi mi ha fatto pensare che lo scopo di Dio nella creazione delle anime fosse di mandarle sulla terra come pellegrine, dovendo stare in compagnia dei corpi per un certo tempo; e [ho pensato] che i nostri antichi padri non hanno avuto, per la maggior parte, una dimora permanente e si sono esercitati spesso in pellegrinaggi per devozione, forse per tenere sempre presente che la loro vera patria non era la terra, e per confermarli in questa verit, piacque al nostro buon Dio farli accompagnare spesso dagli angeli. Questo mi deve far accettare molto volentieri i cambiamenti di luogo, quando alla divina Provvidenza piacer permetterli, [sentendomi] accompagnata internamente dal mio Angelo custode. Ho pensato anche che il nostro primo padre Adamo, essendosi messo contro il piano di Dio perch voleva stare eternamente sulla terra, mangiando il frutto proibito, invece di acquistare la vita, ebbe la morte. Per rimediare a questo [male] il Figlio di Dio venne lui stesso a farsi pellegrino, poich la sua vita non fu che un pellegrinaggio continuo, che deve servire di esempio al nostro. Perci ho fatto il proposito di considerare molto attentamente la sua santa vita per cercare di imitarla. Mi sono fermata intensamente sul nome di cristiano che abbiamo, pensando che esige conformit [con Ges Cristo], e perci ho pensato che devo informarmi come ho acquistato questo santo nome e di quale parola si serve la Chiesa quando ce lo d, e [ho pensato] che ho ricevuto questo santo nome per diventare veramente una cristiana.

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A 42

(SULLA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI NEL DESERTO) Cum sublevasset oculos...


97

Questa azione di Nostro Signore in quanto uomo ci deve far conoscere la modestia del suo contegno riguardo all'aspetto esterno, e ci deve far capire che, in quanto Dio, quello sguardo il continuo scudo che conserva il nostro essere, sia quello naturale e immortale, sia quello della grazia, che sussiste in noi per il suo solo amore e bont. Di questo voglio essergli eternamente riconoscente, come anche della misericordia che ci manifesta in tutte le azioni della sua santa vita, e specialmente nella cura che la Provvidenza vuole avere delle turbe che lo seguivano; e come se ignorasse il mezzo di provvedere ai loro bisogni, domand dove avrebbero comprato il pane. Voi volete, mio Dio!, insegnarmi il modo di avere la vostra assistenza nelle mie necessit. Difatti, per l'impossibilit che c'era in quel luogo [deserto], devo aggiungere la mia bassezza e riconoscere la verit del mio nulla e di tutte le mie miserie, per attirare la grandezza delle vostre misericordie. O santa Provvidenza, siete la sorgente di tutte queste grazie. Fate, ve ne prego, che la mia anima confidi sempre in Voi. Ma io otterr questa grazia per lo sguardo di Ges, e quello sguardo si rivolge in alto. Mi distaccher dunque dalla terra e mi stringer fortemente a Dio mediante la sua santa grazia e con la pratica della sua santa presenza, questo dolce sguardo m'infiammer del suo santo amore. Come il cervo desidera le acque, cos la mia anima desidera il mio Dio 98. Mi preparer con un gran desiderio di essere unita a Dio, affinch, come il cibo che il corpo umano prende, gli d le qualit che [il cibo] possiede, cos l'unione di Dio con la mia anima la renda conforme a Lui, e ricevere il corpo prezioso del mio Salvatore mi conduca all'imitazione della sua vita santissima.

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A 71

(SULLA SANTA COMUNIONE) (18 agosto 1647) 99

La conferenza sulla santa Comunione si divide in due punti, e il primo : le ragioni che abbiamo di darci a Dio per comunicarsi bene. Mi sembrato che due sono le ragioni principali, nelle quali sono comprese le altre: una il timore, l'altra l'amore. Il precetto della Chiesa di comunicarsi ogni anno, sotto pena di peccato mortale, ci fa conoscere che Dio vuole assolutamente che facciamo la Comunione, e sembra che questa minaccia ci avverta di comunicarci pi spesso, sotto pena di perdere molte grazie che ci sarebbero date con la santa Comunione. E' pure molto importante per noi darsi a Dio per comunicarci bene, perch altrimenti saremmo in pericolo che siano rivolte a noi, per punirci, le minacce fatte sia contro coloro che non si comunicano, sia a quelli che si comunicano male. L'altra ragione che abbiamo di darci a Dio per comunicarci bene la riconoscenza che dobbiamo avere per il grande amore che Egli ci ha dimostrato dandosi a noi nella santa Comunione, e questo possiamo farlo solo mostrando a Nostro Signore un amore, in un certo senso, reciproco, desiderando con tutto il cuore di riceverlo, poich Egli vuol darsi a noi con tutto il cuore. Il suo amore mi apparso ancora pi grande per il fatto che per la nostra redenzione sarebbe bastata l'Incarnazione; sembra [quindi] che Egli si dia a noi nell'Ostia santa solamente per la nostra santificazione, non solamente con l'applicazione dei meriti della sua Incarnazione e morte, ma anche con la comunicazione di tutte le azioni della sua vita che la sua bont desidera farci, e metterci nella pratica delle sue virt, desiderando che siamo simili a Lui per il suo amore. Per il secondo punto: Che cosa si deve fare per darci a Dio e comunicarsi bene. Mi sembra che dobbiamo avere una stima cos grande della Comunione, da farci temere che non abbiamo in noi le disposizioni per comunicarci bene; e poich uno degli effetti della santa Comunione, e il principale, di unirci a Dio, dobbiamo togliere, per quanto possiamo, gli ostacoli a questa unione. E vedendo che il pi pericoloso essere troppo attaccate a noi stesse con l'amore della propria volont, bisogna necessariamente che ci diamo a Dio per avere una sola e medesima volont con Lui, per

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partecipare ai frutti della santa Comunione. Questo ho desiderato fare, dopo che per tante volte Dio mi ha fatto conoscere che ero incapace di ogni specie di bene e del tutto indegna della santa Comunione. Mi sembrato ancora doveroso fare questo, cio mettere una maggiore attenzione alle azioni del Figlio di Dio per cercare di unirvi le mie, aiutata dalla sua grazia. E siccome so che Dio vede tutto, penso che dobbiamo avere sempre un'intenzione retta nel comunicarci, senza nessuna mescolanza di rispetto umano, ma [comunicarci] per l'amore che dobbiamo avere all'umanit santa e divina di Ges Cristo, per essergli fedeli nel corrispondere all'amore che ha per noi in questo santissimo sacramento. Dio mi ha fatto conoscere che spesso ho abusato della santa Comunione durante la mia vita, conducendo una vita che me ne rendeva indegna a causa della violenza delle mie passioni; questo mi ha fatto desiderare di lavorare alla loro mortificazione, per non avere l'odio di Dio invece del suo amore, se continuassi a fare un cattivo uso di questo cibo divino.

A 63

(RAGIONI DI PERSEVERARE NELLA VOCAZIONE)100

Tre ragioni della necessit che le Figlie della Carit hanno di avere un fermo proposito di stare nella Compagnia per tutta la vita. La 1 la stima che dobbiamo avere per la grazia della nostra vocazione. La 2, il pericolo che c' a stare nell'incertezza, che ci fa pensare sempre al futuro e ci impedisce di usare bene il presente. E la 3, le occasioni che le Figlie della Carit hanno continuamente di perdere la vocazione. I mezzi per avere questo proposito e conservarlo: Il 1 domandarlo insistentemente a Dio; il 2, pensare spesso che cos' questa vocazione, sia in quanto viene da Dio, sia [in quanto stata] ricevuta da noi, riconoscendocene indegne,

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e il 3, non ammettere mai nessun pensiero che ci distolga da questo proposito. I segni per conoscere le suore che hanno questo proposito: Il 1 l'essere esatta nell'osservanza dei regolamenti; il 2 [] incoraggiare le altre suore e avere un gran desiderio della perfezione di tutte; il 3, a vere una gran cordialit e manifestarsi [scambievolmente] una amicizia forte e rispettosa.

A 68

(SULL' OBBEDIENZA) (7 agosto 1650) 101

Una prima ragione che mi venuta in mente che Dio, creando il mondo, sottomise tutte le creature all'obbedienza, in modo che sembra che solo la creatura ragionevole vi si sottraesse: questo ci obbliga ad amare e praticare l'obbedienza. Un'altra ragione che la disobbedienza stata sempre cos sgradita a Dio che, essendo cominciata con l'uomo, fu necessario, per riparare la sua colpa, che una delle tre persone della Santissima Trinit si facesse uomo, non solo per farci vedere, con i suoi atti d'obbedienza, quanto sia ragionevole che obbediamo, ma [anche] affinch la nostra obbedienza imperfetta, essendo unita a quella del Figlio di Dio, partecipi al suo merito. Questa una forte ragione per acquistare e praticare la virt dell'obbedienza. Una terza ragione che, senza l'obbedienza, vi sarebbe un continuo disordine in tutte le famiglie, specialmente nelle Comunit, e maggiore tra le Figlie della Carit che in qualunque altra,

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sia per la libert che hanno di andare in diversi luoghi per il loro ministero, sia per il disordine interno ed esterno che la disobbedienza causerebbe in loro. E poich l'obbedienza pu essere osservata in vari modi, mi sembrato che, per essere come Dio la vuole da noi, bisogna obbedire con grande semplicit e umilt. In secondo luogo, dobbiamo obbedire alle persone che hanno il diritto di comandarci, senza nessuna differenza, come se fosse Dio a comandarci, poich noi dobbiamo obbedire per amore suo e per fare la sua santissima volont. Una terza condizione dell'obbedienza vera e virtuosa di non spingere i nostri superiori a ordinarci quello che desideriamo, ma cercare che ci sia ordinato quello che si sa che Dio richiede da noi. In quarto luogo, mi sembra che l'obbedienza deve essere lieta, pronta e senza ragionamenti, ma con sottomissione del proprio giudizio; [deve] essere fedele nel praticare quello che ci sar stato ordinato. In questo ci aiuter molto, secondo me, abituarsi a non essere attaccata alle proprie opinioni e accondiscendere a qualsiasi persona, anche nelle piccole cose. Avendo constatato che spesso ho mancato su questi punti per la mia superbia e ostinazione, ho provato una grande confusione; me ne pento e domando perdono a Dio e a tutte le suore che hanno potuto notarlo. Ho pensato che un mezzo che mi pu aiutare ad avere la virt dell'obbedienza come la vuole Dio, , mi sembra, di stimarla molto, ricordando spesso quella del Figlio di Dio, praticata in cose penose e difficili per noi; riflettere che, se ha voluto che fosse notata in Lui fino alla morte, stato per esserci di esempio e d'incoraggiamento. Un altro mezzo, di cui spero potermi servire, di cercare le occasioni di praticare l'obbedienza. Se non sono abbastanza fortunata di averne spesso n per le mie azioni quotidiane, ho pensato di cercare di tener presente che, quando comander o consiglier le persone verso le quali sono obbligata a motivo della mia carica, lo faccio perch cos mi comandato dalla volont di Dio per mezzo dei miei superiori. E nelle piccole cose indifferenti cercher, mediante la grazia di Dio, di cedere e accondiscendere con pi umilt alle persone

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che desiderano qualche cosa da me, purch siano cose che non offendono (Dio).

A 44bis

FORMULA DEI VOTI

Io sottoscritta, alla presenza di Dio, rinnovo le promesse del mio battesimo, e fo voto di povert e castit e obbedienza al venerabile Generale dei Preti della Missione, nella Compagnia delle Figlie della Carit, per dedicarmi per tutto quest'anno al servizio corporale e spirituale dei poveri malati, nostri veri padroni, e questo [lo far] con l'aiuto di Dio, che gli chiedo per mezzo del suo Figlio Ges Crocifisso e per mezzo delle preghiere della Santa Vergine 102.

A 11

(APPUNTI PRESI DURANTE UN RITIRO)

Ho cominciato il ritiro con tante occasioni di mortificazione delle mie opinioni, che non so se questo sia stato la causa delle pene di spirito che ho provate. Queste contraddizioni erano il conflitto delle mie preghiere abituali, che mi dettero pena per molto tempo, fin quasi al punto di mormorare. Il rifiuto di mandare una suora a m(adama) Manceau, pensando di disfarci onestamente di essa e per il suo bene; quella di lasciar andare l'altra [suora] al suo paese... La lettura da terminare... Quale rimedio a questa attivit per riconoscere i difetti, per farli notare e rimanerne inquieta, per ciascuno in particolare e in generale per tutta la Compagnia. [Vedere] se io mi inganno pensando di vedere con chiarezza

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le disposizioni intime del mio prossimo, specialmente quelle della Compagnia. [Vedere] se la mia incapacit a comunicare con gli altri e chiedere consiglio non mi metta in pericolo di perdermi. Mi sembrerebbe che ci che mi ostacola sia il non poter trovare le parole che esprimano bene ci che sento o voglio dire. [Vedere] se c' una colpa nel rifiuto [dato] alle donne di S. Stefano, e per il fatto che, in tutte le occasioni in cui provo ripugnanza, bench mi sembri di dover fare quello che fo, ci sento la soddisfazione di qualche passione. [Vedere] se non devo evitare di dissiparmi tanto esternamente con parole ad alta voce camminando per sbrigarmi. [Vedere] se [devo] adottare un nuovo ordine nelle mie preghiere sia vocali che mentali, e nel mio regolamento. [Vedere] se [devo] continuare la lettura regolare di Granada del Nuovo Testamento.
103

Le mie piccole soddisfazioni con le immagini o con altre devozioni. Quella con i miei figli, e come fo quando c' in casa qualche cosa che appartenga a loro e non di uso [comune]; io la pago, non secondo quello che vale, ma per quanto potrebbe essere venduta. Per l'obbedienza, esempio della comunione di unione. Umilissima supplica per l'amore di Dio, di avvertirmi dei difetti che possono far pi danno a me e alla Compagnia, per la gloria di Dio, con l'assicurazione che la sua bont mi far la grazia di usar bene [di questi avvertimenti].

M 20bis

(AMORE DI DIO CREATORE)

[...] che l'amore di Dio per le nostre anime viene dalla conoscenza che ha dell'eccellenza dell'essere che Egli ha loro dato (e che) partecipa di Lui. Questa conoscenza ci pu far conoscere la loro grandezza, essendo un atto di Dio all'esterno, uguale a quel-

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lo che Egli produce in se stesso, generando la seconda Persona della sua divinit. Ma poich le nostre anime non sono Lui, la conoscenza che produce l'amore per loro, fa s che Egli si degna di avere una cura paterna della direzione generale di quelle che si rimettono interamente agli effetti della sua santa Volont.

M 40bis

(ABBANDONO ALLA PROVVIDENZA)

Ho bisogno di praticare una grandissima umilt e diffidenza di me stessa, di abbandonarmi continuamente alla Provvidenza, imitare per quanto potr - Nostro Signore quando era sulla terra per fare la santissima Volont di Dio suo Padre; aiutare il prossimo - per quanto potr - sia nell'anima che nel corpo, per l'amore che Dio ha ugualmente per tutti, e fare con cura tutti i miei esercizi.

A 14

(PENSIERI SULL' INCARNAZIONE E L' EUCARISTIA)

Il Figlio di Dio prese un corpo umano nel grembo della santa Vergine, con un'innocenza pi perfetta di quella del primo uomo; questo poteva soddisfare la giustizia divina per la disobbedienza dei nostri progenitori, e farci conoscere la verit delle cose di Dio [espressa] in quelle parole: Le sue delizie sono nello stare con i figli degli uomini [Proverbi 8,31]. Tuttavia la grandezza del suo amore per noi non si contentata di questo, ma - volendo un'unione inseparabile della natura divina con quella umana - l'ha realizzata dopo l'Incarnazione nell'ammirabile invenzione del santissimo Sacramento dell'Altare, nel quale abita continuamente la pienezza della Divinit nella seconda Persona della santissima Trinit. Questa unione un mezzo per avere quella del Creatore con la sua creatura, bench non tutti ne partecipino, a causa della libera volont che rimasta nell'uomo o di perdersi, seguendo la malvagit delle sue inclinazioni e i consigli dello spirito cattivo, o di salvarsi con la grazia che gli applica i meriti del Figlio di Dio. Abbiamo motivo di credere che l'assicurazione che ci ha data Nostro Signore di stare sempre in mezzo a noi, ha avuto lo scopo

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di santificare le anime con questa presenza continua bench invisibile, con l'applicazione del merito delle sue azioni a quelle delle sue creature, sia domandando perdono al Padre per scancellare i nostri delitti contrari alle virt da Lui praticate, sia per rendere gradite a Dio le azioni virtuose che, con la sua grazia, gli uomini possono fare, unendole ai suoi meriti. M' sembrato che in questo modo la santa umanit di Nostro Signore ci sia continuamente presente, con l'applicazione dei suoi meriti e santificando le anime; viene ad essere come un'atmosfera senza la quale l'anima non ha la vita. Cosi ho visto la redenzione degli uomini nella sua Incarnazione, e la loro santificazione con questo modo di unione dell'uomo con Dio nella persona del suo Figlio, applicando continuamente con questa presenza i suoi meriti a ogni anima associata all'unione personale di un Dio in un uomo: tale unione onora tutta la natura, facendola guardare da Dio in tutti come sua immagine, se non sfigurata dal rifiuto dell'applicazione dei meriti del suo Figlio, che avviene solo col peccato. Questo pensiero m' venuto per il fatto che ho desiderato per un po' di tempo l'amore della santa umanit di Nostro Signore, per essere spinta a praticare le sue virt, specialmente quelle della dolcezza e dell'umilt, del sopporto e dell'amore del prossimo, per uscire dai miei vizi, nei quali cado cos spesso, e cos contrari [a quelle virt].

M 33

(LA DEVOZIONE ALLA [S.] VERGINE)

Tutte le anime veramente cristiane devono avere un grande amore alla santa Vergine e onorarla molto per la sua dignit di madre di Dio e per le virt che Dio le ha dato a questo scopo. Tale dignit ci obbliga a renderle qualche omaggio tutti i giorni, e il pi grande che possiamo presentarle unire la nostra mente alle intenzioni della santa Chiesa, nell'ordine che osserva nei vari tempi [liturgici] per onorarla, godendo e rallegrandoci con Lei per la scelta che Dio ha fatto di Lei per unire nel suo seno la natura umana alla sua divinit, e col desiderio di non rompere mai questa unione in noi. Quando saremo presi dalla riconoscenza per le grazie, ricevu-

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te da Dio per mezzo dell'Incarnazione, e per gli esempi della vita di Ges Cristo, guardiamo la santa Vergine come il canale che ci ha trasmesso tutti questi beni, e facciamo perci atti d'amore verso di Lei. Nel compiere le nostre azioni, volgiamo gli occhi alle azioni della Santa Vergine, e pensiamo che l'onore pi grande che Le possiamo rendere imitare le sue virt, specialmente la sua purit, perch siamo spose di Ges Cristo; la sua umilt, perch per lei Dio ha fatto cose cos grandi nella sua persona; il distacco da tutte le cose della terra, poich fin dai primi anni Ella stata separata dai suoi genitori. A queste tre virt [di Maria] dedichiamo anche tutte le azioni della nostra vita e supplichiamola di offrirle al suo Figlio. Dobbiamo celebrare le feste, ordinate dalla santa Chiesa in suo onore, applicando tutta la mente, per tutto il giorno [della festa], all'argomento che [la festa] ci propone, e pregarla ogni giorno di aiutarci a compiere il nostro dovere di culto a Dio che gli abbiamo promesso, e [aiutarci] a fare la sua santa volont con la medesima sottomissione che aveva Lei. E' bene scegliere alcune preghiere per rivolgergliele, senza mancarci mai, tutti i giorni; qualche volta fare atti di amore per Lei; qualche volta rallegrarci nel cuore della gloria che Essa ha in cielo, col desiderio di esserci un giorno [anche noi], per mostrarle tutto l'onore che Dio vorr che Le mostriamo.

A 23

(PENSIERI SUL BATTESIMO)

Noi che siamo stati battezzati in Ges Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte (Rom 6,3). Poich il battesimo una nascita spirituale, ne segue che Colui in cui siamo stati battezzati nostro padre, e che cos, da buoni figli, dobbiamo avere con Lui qualche somiglianza, e poich [siamo stati] battezzati nella morte di Ges Cristo, tutta la nostra vita deve essere una morte continua. Sarebbe perci molto dannoso per l'anima vivere nelle delizie, tenuto conto anche che quella morte nella quale siamo battezzati causata dall'amore che Nostro Signore ha per noi da tutta l'eternit; questo amore Egli non avrebbe potuto esprimerlo meglio che con una morte anticipata,

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perch, se le creature fanno tanto conto di questa vita che la preferiscono a ogni altra cosa, quali ragioni aveva il nostro caro Maestro per stimare la sua, accompagnata da tutte le virt e da un corpo pieno di salute! Dunque, poich voglio essere una buona figlia, col desiderio anche di imitare questo Padre buonissimo e per essere veramente una figlia di morte, non voglio pi, con l'aiuto della sua grazia, aver timore della morte che ci deve unire a Ges Cristo per l'eternit, poich non ragionevole che le membra fuggano, per quanto possono, quello che il loro Capo ha desiderato tanto. Viviamo dunque come morte in Ges Cristo e, come tali, non pi resistenza a Ges, non pi attivit se non per Ges, non pi pensieri se non in Ges, e infine non pi vita che per Ges e per il prossimo, affinch in questo amore unificante io ami tutto quello che ama Ges, e con questo amore nel suo centro cio nell'amore eterno di Dio per le sue creature, io ottenga dalla sua bont le grazie che la sua misericordia mi vuole fare.

A 74

(PENSIERI SULLA BUONA STIMA PER LE PROPRIE SORELLE) (5 gennaio 1651) 104

La conferenza sulla buona stima che dobbiamo avere delle nostre sorelle per poterne (dire) sempre del bene. [I. Ragioni] 1. Sul primo punto mi sembrato che una ragione che abbiamo per darci a Dio, la grande difficolt che l'amore della nostra stima personale oppone sempre alla pratica di questa virt, per l'accecamento che causa riguardo a noi e verso il prossimo, e questo fa s che giudichiamo delle intenzioni e azioni delle nostre sorelle in modo ben differente dalla realt. 2. Un'altra ragione che, se ci siamo date veramente a Dio per questo motivo, non essendo pi di noi stesse, la sua bont non permetter che abusiamo delle passioni che sono unite alla nostra natura, e ci far la grazia di farci agire solo come sue per il suo spirito, non permettendo che lo disonoriamo facendo diversamente,

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non potendo esserci nulla che appartenga completamente a Dio e che lo contraddica. [II.] Il secondo punto sulle colpe che si possono commettere contro questa santa pratica. [La prima] di non stimarla, di non pensare al gran bene che ne pu venire e soprattutto che molto gradita a Dio, e inoltre di non voler impegnarsi ad abituarci. Da qui viene che, se non si parla bene delle suore quando si insieme, infallibile che se ne dica del male o ci si fermi a parlare di cose inutili, il che potrebbe essere di grande danno alla Compagnia e scandalizzerebbe il prossimo che venisse a conoscere la cosa. Un altro grande male che si dovrebbe temere che si vivesse insieme con discordia, che non ci si amasse abbastanza e infine che succedesse spesso che Dio fosse offeso. Se [invece] ci abituiamo a stimare molto e a parlare bene delle nostre sorelle, si former nella Compagnia lo spirito di unione, di dolcezza e di vera carit, e questo sembra che sia stato lo scopo di Dio nel formare la Compagnia. [III.] Un mezzo per acquistare questa abitudine di impegnarsi ad avere una vera conoscenza di noi stesse in base all'esperienza delle nostre mancanze ordinarie. Un altro mezzo, separare sempre dalla persona i piccoli difetti che si vedono nelle altre, sospendendo sempre il proprio giudizio e scusando i primi impulsi, come vogliamo che siano scusati i nostri, sopportandoci per l'amore di Dio. Un altro mezzo di aiutarci scambievolmente l'una l'altra a prendere questa abitudine di parlare bene delle nostre sorelle; e se capitasse per disgrazia che a qualche suora sfuggisse qualche parola a svantaggio della sua compagna, sarebbe [un buon mezzo] mortificarsi e non volerla ascoltare, dicendo con dolcezza: Ricordiamoci, sorella, dell'avviso che ci stato dato, di dire sempre del bene l'una dell'altra. Ma il mezzo pi sicuro umiliarsi, riconoscendo che non potremo mai acquistare questa virt da noi stesse, e domandarla a Dio con fiducia, per la sua gloria e il suo amore.

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A 60

(OBBLIGHI DELLA SERVA DEI POVERI)

[I]. La prima ragione che ci deve far desiderare di essere istruite sul modo come le suore della Carit si devono comportare, in tutti i luoghi in cui sono impegnate nel servizio dei poveri, il pericolo che se esse non lo conoscessero - farebbero in un modo tutto differente da quello che devono seguire. La seconda il pericolo che, facendo diversamente, agiremmo contro la volont di Dio. La terza: il pericolo che, non facendo quello che dobbiamo fare, Dio non ricaverebbe la sua gloria dal nostro ministero. [II]. Le colpe che si possono commettere quando non siamo ben informate, saranno gravi..., e sarebbe temerario non sapere che bisogna far bene quello che si fa. 2 Saremmo sempre in pericolo di offendere Dio, se siamo incerte di quello che si deve fare. 3 Potrebbe capitare che, invece dell'unione che si deve avere stando insieme, ci si trovi nella discordia, che la cosa pi dannosa alla Compagnia e tra le pi contrarie a quello che Dio le domanda. Il 4 male che la suora, che fosse nell'ignoranza [dei suoi doveri], sarebbe [esposta] al grave pericolo di essere spesso di cattiva edificazione alle persone del mondo, non servirebbe i poveri con lo spirito di Ges Cristo e, con le sue colpe ripetute spesso, potrebbe attirare l'indignazione di Dio, e a poco a poco intiepidirsi, di modo che, essendosi resa indegna delle grazie di Dio, la bont di Dio sarebbe forse costretta a ritirarle quella della vocazione, e, dopo colpe cos gravi, causerebbe l'annientamento della Compagnia. [III]. Mi sembra che il primo mezzo per essere aiutata a comportarsi da vera Figlia della Carit, : essere sempre pronta a fare la santa obbedienza, con l'intenzione di fare la volont di Dio. - Essere indifferente riguardo ai luoghi dove si va, disposta a stare sottomessa alla suora che sar data come suor servente, e non far nulla senza comunicarglielo. - Prima di partire, fare un fermo proposito di non far nulla che vada contro le regole e le massime della Casa [madre] o della Compagnia.

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- Essere fedele [alla regola] di non ricevere e non dare nessuna notizia personale se non col permesso della suor servente, che non mancher di trasmetterla ai superiori di Parigi. - Essere molto rispettose verso le dame e le altre persone che lavorano per il servizio dei poveri. - Non permettersi di dir loro qualche cosa senza il consiglio della suor servente. - Essere molto riservata nel parlare alle persone esterne, soprattutto di quello che le suore fanno nella loro comunit. - Essere paziente nel sopportare, cordiale, sottomessa l'una all'altra, mantenendo lo spirito di dolcezza e carit. - Sar molto facile fare cos, se le suore s'impegnano, come devono, a osservare il loro regolamento, che devono spesso richiamare alla memoria e leggerlo nei luoghi dove potranno. - Ma per praticare queste cose, dobbiamo avere una grande diffidenza di noi stesse e confidenza in Dio. - Una patica, il pensiero che Ges Cristo non stato affatto....[ la frase non stata terminata ].

A 56

(APPUNTI SULLE ASSEMBLEE DELLE DAME)

E' molto evidente che in questo secolo la divina Provvidenza ha voluto servirsi del sesso femminile per far vedere che Lei sola voleva soccorrere i popoli afflitti e dare potenti aiuti per la loro salvezza. Nessuno ignora che per questo ministero Dio si servito della Congregazione della Missione sotto la direzione del Signor Vincenzo, e che questo bene, in tale maniera, si esteso cos ampliamente, che si vede la necessit di continuarlo facendo conoscere i bisogni [dei poveri] come si fa nelle adunanze delle dame, nelle quali sembra che presieda sempre lo spirito di Dio. Il potere, dato dal Santo Padre alla detta Missione, di fondare la Confraternita della Carit, come il germe del frutto che ha prodotto e produce ogni giorno, non solo in Francia, ma, si pu dire, quasi in tutta la terra abitata. Non forse vero che con queste informazioni le dame della Compagnia hanno conosciuto i bisogni delle province? Dio ha dato loro la grazia di soccorrerle, con tanta carit e larghezza, che Pa-

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rigi stata oggetto di ammirazione e di esempio in tutto il regno. I mezzi di cui queste caritatevoli dame si sono servite per la distribuzione ordinata sono state le loro sante adunanze, presiedute dal Signor Vincenzo, capo della Missione, che, come tutti sanno, dava fedeli e caritatevoli motivi per conoscere i veri bisogni e provvedervi con prudenza; e questo servito non solo sul piano materiale ma anche su quello spirituale, e cos Dio onorato attualmente in cielo forse da un numero di anime che solo la prescienza di Dio pu contare. Essendo queste verit ben conosciute, sembra necessario che la Compagnia delle dame della carit dell'Ospedale [di Parigi] continui la sua attivit, poich fin dalla nascita spirituale di questo nobile organismo, nella sola visita dei malati di quel santo luogo stato notato [che stato fatto] molto bene, sia per il luogo stesso sia per le anime che vi hanno trovato i mezzi della loro salvezza, poich alcuni facevano una felice morte, ben disposti dalle confessioni generali; altri, dopo aver fatta [la confessione generale] sono usciti [dall'ospedale] con ammirevoli conversioni. E le dame stesse si sono messe nella via della santificazione, che quella della carit perfetta, come quella che hanno praticato, spesso con pericolo della loro vita, dame di elevatissima condizione [sociale], come principesse e duchesse, che sono state viste per ore intere sedute al letto dei malati, per istruirli delle cose necessarie alla loro salvezza e per aiutarli a uscire dai pericoli in cui erano. Se stato raccolto [= messo in scritto] tutto quello che [hanno fatto] le dame, addette a questo santo ministero, e chiamate le quattordici, ciascuna al suo turno, si vedr pi chiaramente la verit di quello che stato qui riferito. Se tutto il bene che sembra sia stato fatto, non solamente utile ma necessario, non forse ragionevole far s che continui? e piacesse a Dio che, appena sar fatta la pace, qualche potente garanzia assicurasse che tutti vivranno da buoni cristiani, che Dio non sar pi offeso e che ognuno non avr pi bisogno dell'aiuto degli altri. Allora la necessit della continuazione della Compagnia (che pu vivere nel suo vigore solo mediante le adunanze), non sembrerebbe pi cos necessaria come lo stata durante i bisogni passati, per i quali ci sono state tante adunanze particolari, ed anche queste potranno cessare.

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Ma questo rifugio generale di tutte le patrie e nazioni, la scoperta dei bisogni futuri sia in Francia che altrove, [bisogni] che formano l'oggetto di queste sante adunanze, non meritano forse di continuare, bench sembri che attualmente ci si faccia poco? Se una nube nasconde per un po' questa luce, passer, e la luce, di nuovo riapparsa, favorir i frutti che Dio vuole dalla sua opera; e perci sembra che le dame [cio] le superiore e le altre ufficiali - se ne desiderano la continuazione per la gloria di Dio -, farebbero un'opera degna della loro salvezza e gradita all'eterna carit [di Dio], cercando i mezzi per avere facilmente i consigli e la guida della persona di cui Dio si servito, finch piacer alla sua bont conservarlo sulla terra. Questo sembrato facile a una persona che domanda umilissimamente perdono dell'ardimento di questo consiglio e di quello che osa dire, cio che questa adunanza e le altre compagnie della Carit possono ottenere da Dio fermezza nella fedelt, e la perseveranza nel primitivo spirito della Missione Vedete se questo bene piccolo?

A 89bis

(INVIO DELLE SUORE IN POLONIA)

Il cinque settembre 1652, il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, avvert le nostre tre suore, che erano state scelte per andare in Polonia, che dovevano partire la mattina del giorno dopo. Per la divina Provvidenza le trattenne fino al sette. I nomi delle dette tre suore sono: suor Margherita Moreau 105, suor Maddalena Drugeon 106 e suor Francesca107, e il [Signor Vincenzo] dette loro press'a poco gli avvisi seguenti: Care sorelle, credo che abbiate saputo che da pi di due anni la Regina di Polonia, virtuosissima principessa, mi fa pressione perch le mandi delle Figlie della carit per stabilirle nel suo regno, secondo quanto ha visto che facevano in Francia. E' stato necessario far passare del tempo per mettere alla prova questa chiamata, per riconoscere se veniva da Dio. Ora non c' pi motivo di dubitare, poich quella buona dama ha continuato sempre nel suo desiderio e insiste moltissimo da sei mesi per averla. Che fortuna, care figlie, per tutta la Compagnia avere l'assicurazione di questa vocazione, ma che fortuna che siate state scel-

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te voi tra tante altre che sono nella Compagnia e che forse farebbero meglio di voi! Non dovete dubitarne affatto. Ma, figlie mie, perch questa vocazione una grande fortuna? Eccone alcune ragioni: La prima che Dio che vi chiama. Essere chiamata da Dio, oh che grande vocazione! E questo si conosce dal lamento che Dio stesso fa quando si vogliono mettere a lavorare al suo servizio delle persone che Egli non ha chiamate. E anche Nostro Signore fa capire la grandezza della vocazione quando dice ai suoi apostoli: Non siete voi [che avete scelto me], ma io che ho scelto voi [Gv, 15,16]. Dunque dovete fare una grande stima della vostra vocazione. Umiliatevi, care sorelle, confondetevi per questa grazia, e siatene molto riconoscenti. Se non vi umiliate tenendo conto del vostro niente, per lo stupore che Dio vi abbia prese dalla povert e dalla bassezza per servirsi di voi, che sarebbe di voi, care sorelle? Se foste rimaste nel modo di vivere [proprio] della vostra condizione sociale, sareste state impegnate, come le altre donne, vostre simili, nelle opere materiali della povera gente: e nessuno vi avrebbe stimato persone, distinte dalle altre della vostra classe. Voi ed io perci abbiamo un forte motivo di umiliarci molto, ma con un'umilt solida, che vi faccia stimare le altre sempre al di sopra di voi 108.

S 1 (VISITA DI UNA CASA)109 - Le conferenze delle nostre suore sono, ordinariamente, su alcuni punti delle regole. - Avvertimenti dati per ben osservarle, e alcune virt, di cui la Compagnia ha bisogno o contro le quali si commettono delle mancanze. - E cos [le conferenze] si possono fare davanti al confessore o a un'altra persona di fiducia.

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- I punti della conferenza sono indicati un po' di tempo prima che si tenga, per poterci fare sopra l'orazione. 1. La suor servente portata per inclinazione a lavorare molto,anche a fare il lavoro (di cui sono incaricate) le altre, se trova in loro un po' di ripugnanza e contrariet, piuttosto che avvertirle e sforzarsi di far fare quello che comanda e che appartiene al dovere delle altre. E ha un po' di asprezza, per temperamento naturale. Potrebbe anche [essere che] trascuri di vigilare sulle altre, e si tenga in disparte per una certa inclinazione alla malinconia, il che potrebbe nuocere alle altre e anzi perfino impedire apertura e cordialit, se la suora non fosse avvertita a aiutata. 2. La suora assistente, di nome Claudia, press'a poco come la superiora. Un po' pi melanconica e scrupolosa. Credo che non si debba ascoltarla quando parla dei suoi scrupoli n permetterle la confessione generale. Ha bisogno di essere spinta a prendere un po' di libert per aiutare le altre suore, sia per avvertirle caritatevolmente delle loro mancanze o di quello che devono fare, sia per sollevarle dalle loro pene. La tenerezza per sua madre qualche volta le serve di pretesto: questa non ha nessun bisogno di lei. Ha una certa inclinazione a venire a Parigi. 3. Suor Caterina portata facilmente ad ascoltare le persone esterne e anche i lamenti delle suore nelle loro piccole mormorazioni e scontentezze, e avrebbe una disposizione naturale a certe piccole ricercatezze e tenerezze per se stessa con un po' di buona opinione di se stessa. Bisogna aiutarla a scoprire le proprie necessit. Eppure, nonostante questo, ha l'anima buona e rientra subito in s quando avvertita, ma molto lontana dagli scrupoli. Ha bisogno, piuttosto, di essere aiutata a temere le mancanze, specialmente contro le regole. 4. Suor Brigida ha un carattere franco e semplice, ha piacere di essere avvertita delle sue mancanze. Un po' portata a offendersi, ma ritorna facilmente in se stessa dopo il primo scatto, che per qualche volta troppo violento. 5. Suor Margherita un po' attaccata alla sua opinione o a quel che vuole fare, e prova piacere a parlare con le persone esterne e ad ascoltarle. 6. Suor Antonietta [] un po' altezzosa e non molto esatta

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nell'obbedienza, per mancanza di attenzione, e tutti i suoi difetti vengono dal temperamento naturale non dalla volont, per grazia di Dio.

A 78

(PER LA SCELTA DELLE SUOR SERVENTI)

Una delle prime ragioni che, se badassimo [solo] a noi stesse, la scelta che faremmo farebbe sospettare, e infallibilmente saremmo portate a seguire le nostre inclinazioni particolari. Un'altra ragione che, se ci siamo date veramente a Dio, non terremo d'occhio che i suoi interessi, e cos dobbiamo sperare che faremo la scelta solo secondo il suo beneplacito. In base alla conoscenza che ne abbiamo, dobbiamo badare bene che le suore che vorremmo scegliere, amino molto la loro vocazione, l'osservanza dei regolamenti, e che nella loro condotta dimostrino che vogliono acquistare o posseggono gi lo spirito della Compagnia, che umilt, semplicit e carit. Un altro segno che esse siano le prime a fare quello che devono insegnare alle altre e che siano disposte ad [avere] altrettanta e pi sottomissione ai superiori. Quanto a noi personalmente, un mezzo per procedere bene di essere indifferenti.

A 99

(OSSERVAZIONI SULL' ORGANIZZAZIONE DELL' OSPIZIO DEL NOME DI GESU') (Verso il 1653)
110

Volendo considerare l'opera davanti a Dio, mi venuto in mente di guardarla sotto tutti i suoi aspetti, cio l'inizio, la continuazione e il fine. Non crederla come un progetto degli uomini ma ispirata da Dio ai suoi servitori per farla riuscire. Guardandola nel suo fine, ho visto [che ] eccellente perch riguarda la gloria di Dio per fare la sua santa volont, che ha ordinato che l'uomo mangi il suo pane lavorando.

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Un altro fine : che le persone, ritiratesi in questo luogo saranno aiutate - sia con le istruzioni che riceveranno, sia col buon uso del tempo - a partecipare ai meriti della vita e della morte di Ges Cristo per la loro salvezza eterna. Ora, poich quest'opera grande ed importa che metta delle buone fondamenta, sia per farla pi perfettamente che si potr sia per renderla pi duratura, mi sembrato che sarebbe desiderabile che le prime persone scelte fossero di una grande onest e non fossero assolutamente dei mendicanti; perci [mi sembra] che sarebbe opportuno che, fatta la scelta, si facesse comprendere loro l'importanza della decisione presa. [Sarebbe bene anche] se capitasse che delle persone di condizione abbastanza buona volessero passare per poveri e conoscessero un buon mestiere, anche se ci stessero solo per sei mesi e per insegnare ad altri quello che sanno, come credo che la Provvidenza ci dar questa opportunit. Per evitare la confusione sarebbe bene che da principio non ci fosse n uomo maritato n donna maritata, e anche che n l'uno n n'altra abbiano figli, cosa che sar difficile a trovarsi; tuttavia, se si trovassero alcuni che si proponessero di venire a passarci un po' di tempo e si decidessero a lasciare il resto della loro famiglia, dopo aver ben riflettuto se la cosa si potesse fare secondo Dio, si potrebbe in questo caso trovarne alcuni che, bench in piccolo numero, potrebbero aiutare a dare un buon fondamento a quest'opera. La difficolt sarebbe che, per avere tali persone, forse sarebbe necessario dar loro un po' di vino e di birra. Poich il lavoro uno dei benefici pi grandi dell'opera, necessario fornirne loro uno utile e i cui prodotti possano essere venduti, come sarebbe: un operaio di stoffe in seta e lana, un tessitore e un fabbricante di saia: oltre il fatto che il loro lavoro potr servire in parte per le necessit della Casa, in parte in parecchi altri luoghi, c' [da considerare] che questi mestieri, bench con pochi attrezzi, occupano pi persone. Calzolai e ciabattini possono essere molto utili, come anche alcuni bottonai e operai in maglia di lana che conoscessero bene il loro mestiere e [sappiano] eseguirlo fino a rendere utile il loro lavoro. [Ci vorrebbero anche] lavoratrici di merletti, cucitrici di guanti e cucitrici di biancheria, che potessero avere del lavoro dal-

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le cucitrici del mercato e da altre persone, e anche artigiane di spille. Avendo un buon numero di operai per avviare bene l'opera e farla continuare, non si deve badare alla spesa che converr fare, sia per gli strumenti, sia per la provvista del materiale per lavorare, n [badare] alla difficolt [di trovare] degli indirizzi e dei luoghi per avere la roba a buon prezzo e facilmente: la divina Provvidenza non mancher in nulla, e l'esperienza far gli indirizzi. Bisogna tener ben presente che nel primo anno ci sar pochissimo guadagno.

A 79

(PROMEMORIA PER LE FIGLIE DELLA CARIT DI CHANTILLY) 111 (1654)

Le Figlie della Carit serve dei poveri malati di Chantilly sono state costrette a vivere di prestiti nell'anno 1653, perch in tutto il detto anno hanno ricevuto solo la somma di settantasette lire, sia in grano che in denaro, sulle duecento lire che dovevano essere loro date. Perci, per saldare il conto, loro dovuta la somma di centoventitr lire. Per l'anno 1654 fino al 24 ottobre hanno ricevuto la somma di settantun lire e dodici soldi sulla somma di circa centosettantun lire che dovevano ricevere fino al 24 del detto mese di ottobre del detto anno. Perci sono loro dovute centonove lire e otto soldi. Dal mese di ottobre esse hanno ricevuto tutte le retribuzioni dovute, sia in grano che in denaro. Inoltre deve esser pagato il fitto del loro alloggio da quattro anni, che scadranno la prossima festa

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di S. Martino, in ragione di trentasei lire l'anno: per questo debito i mobili sono sequestrati e stanno per essere venduti.

A 62 (MOTIVI CHE LE FIGLIE DELLA CARIT HANNO DI DARSI A DIO PER OTTENERE LA CONSERVAZIONE DELLA COMPAGNIA) (25 maggio 1654)
112

La prima ragione che abbiamo di darci a Dio per ottenere dalla sua bont che la Compagnia duri lunghi anni e, se possibile, sempre, la persuasione che dobbiamo avere, che Dio medesimo ha voluto la fondazione di questa Compagnia, e cos come . E una 1 [ragione] che c' da credere che, ci che Dio fa, non vuole che le creature contribuiscano a disfarlo. Una 2 ragione che quelle [suore] che costringessero la bont di Dio a distruggere la Compagnia, sarebbero forse la causa della perdita di molte anime e impedirebbero a parecchi poveri dei essere assistiti. Una 3 ragione che quelle che fossero infedeli fino a questo punto, dovrebbero giustamente temete della loro rovina eterna. Quanto a ci che potrebbe contribuire molto alla rovina della Compagnia, sarebbe, prima di tutto, voler cambiare gli usi dell'istituzione in qualunque cosa, perch equivarrebbe in certo modo a stimare pi il proprio giudizio che la condotta di Dio, il quale conosce abbastanza i bisogni futuri 113 Una seconda cosa che porterebbe alla rovina della Compagnia sarebbe il poco amore e la poca stima che si avessero, per tiepidezza, alle pratiche indicate nei piccoli regolamenti. Un'altra cosa che porterebbe alla rovina totale della Compagnia se le suore, dimenticando quello che sono e per una lunga abitudine di stare tra le dame, maneggiando il denaro delle elemosine e vivendo comodamente senza pensare a guadagnare per vivere, si lasciassero prendere dalla propria soddisfazione, il che potrebbe dar loro delle vane compiacenze e il desiderio di aver di pi; e trascurando gli obblighi della loro vocazione, penseranno a

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sistemarsi indipendenti in un luogo; e questo potrebbe causare anche un effetto peggiore, che sarebbe di indurle a pensare di raccogliere un po' di denaro per arrivare al loro infelice scopo. Se questo contagio conquistasse parecchie [suore] della Compagnia, sarebbe da temere che la cosa irriterebbe la bont di Dio e causerebbe la rovina totale [della Compagnia]. I mezzi per impedire la rovina della Compagnia sono: ricordare spesso la grazia che Dio ci ha fatto di chiamarci in essa. L'ultimo [mezzo] di impegnarci nell'acquistare lo spirito della Compagnia, con l'amore che dobbiamo avere per Nostro Signore, e la pratica dell'umilt, semplicit e vera carit.

A 67

(SULLA MORTIFICAZIONE) (3 gennaio 1655)


114

[I]. Ho pensato che una ragione che abbiamo di praticare la mortificazione [questa:] mantenere sempre le nostre anime nella condizione in cui furono create. Essendo state fatte a immagine di Dio, sono in qualche modo sfigurate quando non mortificano le loro passioni e si lasciano trascinare da esse. Un'altra ragione che la mortificazione la vita dell'anima, come l'anima la vita del corpo; se non la mortifichiamo, essa muore seguendo le sue passioni, e cos sempre sgradita agli occhi di Dio. L'esempio del Figlio, bench in Lui non ci fosse quello che in noi passione e peccato.... Una terza ragione che se non pratichiamo la virt della mortificazione, non potremmo sopportarci scambievolmente come siamo obbligate, e saremmo spesso di scandalo al mondo, se ci lasciassimo trasportare dai primi impulsi.

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[II]. Sul secondo punto, mi sempre, principalmente, che dobbiamo praticare questa virt mortificando spesso il nostro giudizio personale per cedere a quello delle altre. Mortificare anche la nostra volont per conformarci di pi a quella delle nostre sorelle, quando non c' nessun pregiudizio per la gloria di Dio. Quanto al tempo necessario per lavorare all'acquisto di una perfetta mortificazione: non si pu fissare in precedenza, ma si deve portare avanti generosamente questo lavoro per tutta la vita, perch, siccome si tratta solo di mortificare, non si tratta di morire, e cos, siccome le nostre passioni sono sempre vive, bisogna vigilare continuamente e lavorare a mortificarle. Perci sarebbe bene che ognuna di noi prendesse l'impegno di domandare qualche volta [di fare] qualche mortificazione esterna, per dopo aver lavorato alla mortificazione interiore e di tutto quello che spesso vediamo esserci da mortificare in noi, cio ci che contrario ai piccoli regolamenti della Compagnia. Ci molto necessaria la mortificazione rigorosa della curiosit, specialmente quando alcune suore si trovano insieme: ordinariamente si spinte dal desiderio di informarsi dei difetti e degli umori l'una dell'altra, e anche di dire quello che se ne sa. Noi siamo pure obbligate a stare attente a mortificare i sentimenti di vendetta, che possono turbare le suore delle parrocchie, quando si lasciano sfuggire di bocca i piccoli dispiaceri che le une hanno dato alle altre. Io credo che in generale, per conservarsi nella loro vocazione e attirare da Dio le grazie di cui hanno bisogno per questo scopo, le Figlie della Carit devono vigilare continuamente sui loro sensi e sulle loro passioni, per non permettere loro di fare il male che spesso ci propongono. E per questo, si deve aver molta cura di far capire che cosa sono gli uni e le altre. Mi riconosco colpevole davanti a Dio della negligenza che ho messa nell'aiutare le nostre suore su questo punto, e nel darne l'esempio, essendo stata impedita spesso a causa della mia rilassatezza, mollezza e sensualit.

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A 65

LO SPIRITO CHIUSO

115

(2 febbraio 1655) I. La comprensione dello spirito chiuso 116 ci fornisce pi di una ragione per starne in guardia, facendoci capire che un demonio nascosto nell'anima, che ci pu fare molto pi male del possesso degli spiriti maligni nel corpo, riferendosi uno alla vita eterna, l'altro solamente alla vita temporale. Un'altra ragione che, se agiamo con questo spirito chiuso, in un certo senso estinguiamo la luce che Nostro Signore venuto ad accendere nelle anime. Un'altra ragione che le persone che agiscono con questo spirito chiuso, sono sempre di malumore e sgradite a quelle con le quali convivono e sono in gran pericolo che lo spirito d'orgoglio prenda un forte sopravvento sulla loro immaginazione, in modo che, per essersi volute nascondere alle altre per un proprio motivo bench sconosciuto, finiscono per nascondersi talmente a se stesse che non riescono pi a farsi conoscere, e cos questo impedisce loro di ricevere gli avvertimenti di cui hanno bisogno. II. Sebbene vi siano dei temperamenti naturalmente non disposti a manifestare i loro sentimenti interni n a spiegarli, tuttavia credo che le passioni fomentino maggiormente questa tentazione, particolarmente l'orgoglio, che ci mette in testa di non dire la tale o tal'altra cosa per timore che se ne traggano conseguenze o si creda che, essendo caduta una volta in una colpa, si sospetti sempre di lei. Questo un danno gravissimo per l'anima e le d occasione di abbandonarsi a molte mancanze. Le persone che hanno questo difetto che le porta a non confidarsi liberamente ai superiori, quando si sentono in pene di spirito o in qualche necessit, oppure quando loro ne parlano nella comunicazione, sono in pericolo di mentire e di dissimulare molto. E questa abitudine potrebbe diventare cos forte da estendersi anche alla confessione. Questo spirito chiuso che deriva dallo spirito maligno, pu avvinghiare talmente le persone che lo hanno, da insinuare in loro il disprezzo degli avvertimenti dei superiori, ai quali non si preoccupano di dire le proprie pene, pensando che sono interessati o persuasi da altri, e questo fa s che cercano aiuto o consolazione l

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dove non devono, e cos trovano solo consolazioni molto pericolose che conducono alla perdizione. Quelle [suore] che a poco a poco si lasciano dominare da questo spirito chiuso, non potendo tenere in se stesse le loro pene, n quelle che sanno delle altre, sono spesso in pericolo di confidarsi male e ad ogni sorta di persone, e questo di grave danno per il loro progresso spirituale, facendole offendere Dio e commettere le medesime colpe a quelle che le ascoltano. III. Essendo questo spirito molto pericoloso e spesso sconosciuto, dobbiamo domandare a Nostro Signore la luce per scoprirlo, se in noi. Ciascuna di noi deve temere e dubitare di averne un po', e per liberarsene necessario che, appena si sente difficolt e ripugnanza a manifestarlo, deve ricorrere allo Spirito Santo per domandargli forza, e vincendo se stessa, dirlo per l'amor di Dio. Inoltre, se si sente portata a cercare un po' di consolazione in altre suore, scaricandosi [delle sue pene], deve diffidare; come anche se provasse ripugnanza che i superiori fossero informati di quello che essa vuol dire o anche pensare, deve temere e ....

S 4 (VERBALE DI CONSIGLIO) (5 ottobre 1655)


117

Le prime tre ufficiali cominciarono a fare il loro piccolo incontro su tre argomenti: il primo per tener conto del fatto che le nostre tre suore: Enrichetta 118, Maria Marta119 e Renata120 dovevano venire a piedi da Nantes, e [vollero] pensare al modo di riceverle. Il secondo argomento era per vedere chi fosse da mandare a Chteaudun al posto di suor Genoveffa, che dopo poco doveva ritornare da l. Il 3 [argomento] era per esaminare insieme il comportamen-

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to delle suore, pertener conto delle mancanze, difetti, bisogni e condizioni delle suore della Casa [madre]. Fu deciso che avremmo ricevuto le nostre care sorelle con un volto lieto, per mostrare la nostra gioia per il loro arrivo, senza parlare affatto di quello che era successo a Nantes, non solo al loro arrivo ma in qualunque altro tempo; che, dopo averle ricevute, ci saremmo informate del loro bisogno di mangiare o di ritirarsi; se erano venute a piedi avremmo preparato loro dell'acqua bollita con erbe scelte per lavare le gambe. Fu proposta suor Giovanna di Senlis 121 per andare a Chteaudun, e cos fu deciso. Poich, data l'ora avevamo fretta, non parlammo d'altro.

A 13bis

(SUL MISTERO DELL' INCARNAZIONE)

Appena il nostro primo padre ebbe peccato, la bont di Dio, avendo piet della natura umana, promise di riparare la colpa con l'Incarnazione del suo Verbo. Questa promessa fu cos potente che, bench non abolisse completamente il peccato, a causa della libert che Dio aveva dato all'uomo, ne cambi l'effetto rendendolo personale. Questa promessa ebbe allora valore di effetto e fece s che il piano di Dio gli sembrasse come se fosse attuato; perci la natura in generale non poteva pi partecipare alla colpa d'un individuo particolare, per il motivo che ne faceva parte la persona di un Dio. O ammirabile amore, o segreto nascosto! Che avete voluto fare, mio Dio, con la creazione dell'uomo, poich non ignoravate la sua debolezza? Ma doveva essere cos, per farci capire, o nostro maestro, gli effetti del vostro grande amore. Non sarebbe anche mio Dio, che la vostra ammirabile Incarnazione era per stabilire la grazia di cui le anime hanno bisogno per giungere al loro fine? Infatti nella creazione dei cuori avete dato loro tutto quello di cui hanno bisogno sia per il nutrimento e il vestito come per il piace-

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re; ma l'anima secondo la sua natura, non poteva da se stessa servirsi di tutti questi mezzi per la propria conservazione, n poteva essere cos strettamente unita al suo oggetto che Dio, inaccessibile a ogni creatura, se non con questo mezzo infinitamente ammirabile che rende Dio uomo e l'uomo Dio, il quale, continuamente presente all'anima... l'ha resa cos simile a s, agisce in lei secondo che gli sembra bene e in conformit ai (suoi) bisogni per far(la) giungere al suo fine, ognuna secondo i suoi piani. S, mio Dio, accetto con tutto il cuore questo pensiero che mi sembra essere cos proprio della vostra bont e del vostro amore; sarebbe in qualche modo diminuirla e essere ingrata per l'amore che avete per l'uomo, se non riconoscessimo che volete comunicare interiormente con lui. Come? voi che volete la comunione dei Santi della Chiesa trionfante, sofferente e militante, e che compite queste meraviglie, fareste forse come i prncipi della terra, che, per conservare la loro autorit, hanno bisogno di stare appartati? Oh, non cos, poich, essendo un bene infinito, volete comunicarvi sempre. Sar dunque sempre pi che mai attenta alla vostra cara presenza. Non sdegnate, Signore mio, la pi infedele delle vostre creature, ve ne supplico. Lo spero dal vostro amore. Se volete, questi sentimenti che date al mio cuore in questa (piccola) meditazione, partecipateli a coloro che ne hanno bisogno, affinch, amando e onorando la vostra santa presenza amorosa, si applichino a questa pratica e [riflettano] che voi non sdegnate di far loro le grazie che fate infallibilmente a coloro che si tengono nella disposizione di riceverle, come il sole che non fa distinzione nel dardeggiare i suoi raggi su tutto quello che di fronte a lui. Ecco dunque il tempo del compimento della vostra promessa. Siate per sempre benedetto, mio Dio, per la scelta che avete fatta della Santa Vergine!... Il diavolo non meritava forse la sua ultima condanna dalla vostra divinit? Era necessario che la vostra onnipotenza si servisse del sesso pi debole della natura umana per schiacciargli la testa, come la vostra giustizia gli aveva minacciato. E per questo scopo vi serviste del sangue della Santa Vergine per formare un corpo al vostro caro Figlio. Oh ammirabile bont! quale condotta tenete per eseguire questo piano? Per quanto tempo l'avete rimandata?...

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A 24

(DOMINIO SUPREMO DI DIO)

Solo nel vero essere di Dio c' l'essenza di tutti gli altri esseri, creati dalla sua bont; poich tutto il tempo dipende dalla sua eternit, molto ragionevole che lo impieghiamo secondo la sua santa volont e per la sua gloria. E poich tutto stato creato da Lui con un ordine perfettissimo, mi applicher, pi di quanto non ho fatto finora, a vivere nel modo pi regolare possibile, onorando in questo mese questo sacro ordine della creazione, che opera della vera e sola divinit.

A 25

(PUREZZA D' AMORE, NECESSARIA PER RICEVERE LO SPIRITO SANTO)

Le anime veramente povere e desiderose di servire Dio devono avere una grande fiducia che lo Spirito Santo, venendo in loro e non trovandovi nessuna resistenza, le metter nella disposizione conveniente per fare la santissima volont di Dio, che deve essere il loro unico desiderio. E per essere in uno stato di non resistenza, bisogna essere come gli apostoli, nell'obbedienza, in un sincero riconoscimento d'impotenza e completamente distaccati da ogni creatura e anche da Dio quanto alle consolazioni sensibili. Infatti il Figlio di Dio stesso, che li ha preparati a ricevere lo Spirito Santo, li ha messi in questo stato, privandoli, con l'Ascensione, della sua santa e divina presenza. E certamente se lo Spirito Santo viene nelle anime cos disposte, l'ardore del suo amore, eliminando gli ostacoli alle operazioni divine, vi stabilir le leggi della santa carit e dar la forza di agire al di sopra delle possibilit umane, finch tali anime rimarranno nello spogliamento suddetto. L'amore che dobbiamo avere per Dio deve essere cos puro,che, ricevendo le sue grazie pi particolari, non dobbiamo pretendere nient'altro che la gloria del suo Figlio, poich Nostro Signore ce l'ha insegnato nella persona degli Apostoli, ai quali promise il suo santo Spirito, assicurandoli che Egli sar glorificato da Lui. Tutto quello che l'anima innamorata di Dio deve pretendere e la felicit pi grande che possa ricevere appunto quella di coo-

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perare a dare testimonianza della gloria di Colui la cui morte ignominiosa ha riempito di stupore tutto il mondo. Se come Dio non meritasse la purezza di questo amore e di essere l'unico oggetto di tutti i nostri affetti, bisognerebbe rivolgere alla sua santa umanit gli omaggi di riconoscenza per la forza del suo amore. Felici dunque le anime che aiutano le altre a compiere il loro dovere [di amore], e felici quelle la cui incapacit le spinge a non agire altrove per questo motivo, poich esse impiegano potentemente il loro amore a far s che quello del loro Maestro diventi interamente padrone del loro cuore.

A 28

(PENSIERI SULL' ECCELLENZA DELLE NOSTRE ANIME)

L'amore che Dio ha per le nostre anime deriva dalla conoscenza che Egli ha dell'eccellenza dell'essere che ha loro dato, partecipazione di Lui; tale conoscenza ci pu far conoscere la loro grandezza, essendo un atto esterno di Dio, uguale in qualche modo a quello che produce in se stesso per generare la seconda Persona della sua Divinit. Ma poich le nostre anime non sono Lui stesso, la conoscenza che produce l'amore ch'Egli ha per loro, fa s che Egli si degna di avere una cura paterna per guidare in generale quelle che si rimettono completamente agli effetti della sua santa volont.

A 37

(IL CIELO PARAGONATO A UN CHICCO DI SENAPA)

Nostro Signore ha voluto avvicinare a noi il regno dei cieli col paragone del chicco di mostarda [= senapa], per insegnarci la facilit di acquistarlo, avendolo acquistato Lui con tante fatiche e dolori e con la morte. Il suo godimento ci assicurato se lo desideriamo, e sembra che questo regno non sia che il desiderio in questo mondo, poich che cosa c' di pi piccolo del chicco [di senapa], che c' di meno importante del desiderio? Come, mio Dio? Questa felicit eterna, che sola sazia le anime beate, forse poca cosa? Disprezzate cos il sangue e la vita che [la felicit] vi costata, da abbassarla tanto che portate come para-

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gone un piccolo chicco di mostarda! So bene che questo chicco contiene in s naturalmente una grande forza, sia per la sua facolt di moltiplicarsi, sia per la qualit che conferisce a ci che da esso nasce. Cercher dunque di avere il desiderio del Cielo, e avutolo, lo seminer nella terra del mio cuore, e perch cresca in un modo perfetto domander al mio Dio che concimi questa terra col suo caldo amore e l'innaffi col sangue prezioso del mio Salvatore.

M 69

(SULLA RICREAZIONE)

La ricreazione deve cominciare sempre col ricordo della presenza di Dio e con quello dell'uguaglianza di tutte le creature ragionevoli davanti a Lui, pensando che quelle che sono stimate di meno davanti agli uomini, sono forse le pi amate da Dio. Bisogna considerare il tempo della ricreazione anche come concesso dalla bont di Dio per unirci con uno scambio schietto e sincero di pensieri, parole e azioni, e ci per onorare la vera unit nella distinzione delle tre Persone della santa trinit, e l'unione ammirabile dei beati nel cielo. La conversazione nel tempo della ricreazione deve essere veramente lieta e cordiale, conversando indifferentemente con le persone che ci piacciono come con quelle che ci piacciono di meno, rispondendo gentilmente, senza litigare e senza mai aversene a male, ricordandosi della dolcezza di Ges Cristo quando era spesso biasimato per le sue parole e azioni. Non burlatevi di quelle che si esprimono meno bene, a meno che non foste sicure che esse non se l'avranno a male e che il vostro cuore non ha nessun sentimento contro la carit. Se siete voi a dare alle altre occasione di ricreazione, dovete prenderlo in buona parte, considerando tutte le vostre compagne migliori di voi e perci pi amate da Dio e stimandovi felice di servirle. Di quando in quando durante la ricreazione innalzate la vostra mente a Dio, ricordandovi che quel tempo di sollievo che date al corpo e allo spirito serve a sostenere le loro infermit, affinch [il corpo e lo spirito] possano dopo impegnarsi meglio nel servizio

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di Dio secondo i vostri obblighi, riprendendo coraggio per il lavoro. Durante il tempo della ricreazione pensate [anche] alla gioia eterna che avrete nel cielo se amate molto Dio sulla terra e il vostro prossimo, come Egli vi ha comandato. E per aiutarvi nell'amore che dovete avere al vostro prossimo, quando vedete [che state] insieme, pensate che il vincolo del vostro affetto il sangue sparso dal cuore di Ges Cristo. La conversazione nelle ore permesse dall'obbedienza deve regolarsi sull'esempio che il Figlio di Dio ci ha dato quando era sulla terra, cio con uno spirito di grande carit; dovete cercare di stare con quelle che vi portano di pi alla virt o alle quali potete dare un po' di aiuto; interessarvi delle altre, non sdegnarsi per le azioni delle altre, tanto meno per le loro intenzioni; dovete evitare le amicizie particolari, poich siete obbligate a un amore scambievole le une verso le altre, per mantenere l'unione che ci deve essere nella vostra famiglia religiosa. Siate compiacenti con tutte e onorate sempre la vostra superiora che dovete riguardare come Ges Cristo sulla terra; non criticate mai le sue direttive, bench i suoi ordini vi sembrino qualche volta contrari ai vostri sentimenti e perfino privi di ragione: certamente con un po' di pazienza conoscerete che, pi che il suo spirito, vi guida lo spirito di Dio. Abbiate una grande premura di difendere gli assenti, e [fate] questo con uno spirito di carit che vi impedisca di giudicare facilmente le altre, mettendovi sempre al posto di coloro che sono criticati, sia tenendo presenti le vostre mancanze personali, sia riflettendo quanta forza hanno su di noi le inclinazioni naturali o le abitudini, e la quasi impossibilit di liberarcene. Infine, notate e fate notare a quelle che sono con voi che, se siete libere da questi difetti, [non merito vostro] ma ne siete obbligate a Dio, le une e le altre, e state attente per che quello che direte delle altre venga da un cuore veramente cristiano, e non da una virt finta. Le vostre conversazioni siano principalmente su argomenti che vi spingano all'osservanza delle Regole, pensando che qualsiasi altra devozione vi pi dannosa che utile.

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A 92

(SUGLI UFFICI DELLA CASA PRINCIPALE)

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Nel nome di Nostro Signore Ges Cristo. Le suore incaricate degli uffici della Casa si sentiranno doppiamente obbligate a dare il buon esempio a tutta la Compagnia, che serviranno con spirito di dolcezza e di carit, allo stesso modo come dovrebbero servire i poveri, se vi fossero addette, guardando Nostro Signore in essi. - La svegliatrice avr una particolare devozione al suo buon Angelo [custode] per essere da lui aiutata a svegliarsi puntualmente un po' prima delle quattro, pensando che Dio le domander conto delle suore che, per colpa sua, non si alzassero. Cos pure si animer ad avere [questa devozione], pensando che Dio la gradisce ed essa avr larga parte al merito che Dio dar alle preghiere di quelle [suore] che, col suo aiuto, saranno puntuali. Si vestir con calma prima di svegliare [le altre], camminer con modestia, dir solo quello che deve dire per non causare distrazione n dare alle suore motivo di ridere. Avr cura di suonare a tutte le pratiche [della Comunit], come il pranzo alle undici e mezzo, l'orazione della sera alle cinque e mezzo, la cena alle sei e le preghiere alle otto, eccetto il venerd in cui suoner alle sette e mezzo. Si ricorder che non deve somigliare alla campana che suona: questa non va nei luoghi dove chiama gli altri; ma come la prima a spronare le compagne, cos necessario che spinga se stessa non solo ad essere la prima a trovarsi in cappella, ma anche a riflettere dove va e che cosa va a fare. - La portinaia , appena sar nominata a questo ufficio, penser all'importanza di farlo bene; penser che avr molto bisogno di una grande discrezione e riservatezza, e, dopo averla domandata a Dio, pregher il suo buon Angelo di aiutarla, e tutte le volte che andr ad aprire, cercher di fare qualche piccola elevazione della mente a Dio. Far tutto il possibile perch non suonino due volte, spronandosi alla diligenza con un atto di carit e col pensiero che, se Dio le fa la misericordia di farla entrare nel Purgatorio e di uscire di qui per entrare in Paradiso, sarebbe scontenta se la facessero aspettare prima di entrare.

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Avr la chiave della madia e la cura di tagliare le razioni di pane, che saranno press'a poco di tre quarti [di libbra] di peso, e non ne dar a nessuna due volte n pi del dovuto. Deve anche preparare le minestre tagliando il pane in pezzi molto piccoli, affinch s'inzuppino meglio; ce ne metter una quantit ragionevole e senza eccesso, affinch si possa avere il brodo per quelle che ne hanno bisogno; le altre potranno metterci il pane loro, se non ce n' abbastanza. Star attenta a non tagliare dei pezzi di pane troppo grossi alla prima tavola, perch ne rimanga per la seconda; avr cura di ridarne un po' a quelle che ne avranno bisogno. Raccoglier subito le scodelle della minestra per lavarle - se necessario - per la seconda tavola. Avr cura di togliere i piatti delle pietanze e consegnare i resti ben puliti alla suora cuciniera, e preparare le minestre della seconda tavola, mentre le suore andranno a dire l'Angelus in cappella. Star attenta a quando le suore avranno finito di mangiare, e questo lo conoscer quando star per suonare il primo quarto d'ora o quando la maggior parte [delle suore] non mangia pi dopo le pietanze; allora andr a suonare i tre colpi per alzarsi da tavola, ricordandosi di adorare le tre Persone della Santa Trinit. Ho dimenticato di dire che preparer le minestre dopo che sar suonato il quarto delle undici, preparando sempre per prima la minestra del povero, onorando in lui Nostro Signore. Avr cura anche di pulire presto il cortile e l'entrata della porta dentro e fuori della Casa, e i gradini che portano dalla cappella in basso. E' necessario che la detta suora portinaiarientri un po' in se stessa quando apre e chiude, per avere sempre un aspetto di grande modestia e riservatezza, ascoltando seriamente e rispondendo sempre a proposito. Quando le domanderanno notizie delle suore, non [deve] parlar d'altro che della loro salute, e non [dire] dove sono; se quelle persone sono ansiose di saperne di pi, pregarle di aspettare che vada a domandare; e si rivolger per questo alla Direttrice o, in sua assenza, alla suora assistente. Non deve mai avvertire una suora che si chiede di lei se non ne avr il permesso; se giudicato opportuno che non parli, non deve dire alla suora che stata cercata, n dare nessun messaggio a nessuna suora senza il permesso.

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La detta suora star in guardia contro la curiosit quando qualcuno entrer in portineria ed aspetter, non informandosi mai di nessuna notizia, e quando vogliono dargliene, se ne schermir abilmente, ma se non pu evitare di ascoltare, non ne discorrer con le suore, a meno che non si tratti di qualche necessit in cui ci fosse bisogno di preghiere, e allora ne avvertir la Direttrice o la suora assistente. Avr sempre gran cura di tenere [con s] le chiavi, non le lascer mai alla porta o altrove, tenendo la porta chiusa a doppia mandata, e quando le sar ordinato di fare qualche altra cosa, non dar le chiavi a un'altra senza il permesso della suora assistente o della Direttrice. Far servizio ordinariamente alla prima tavola, star ben attenta che non si faccia rumore a refettorio, dove non far entrare n cane n gatto n galline; terr le porte chiuse, non far rumore, aprendo e chiudendo le porte con delicatezza, stando attenta che non manchi nulla alle suore, come per esempio, il pane; distribuendo le porzioni con modestia senza fare distinzioni, tenendo presente che serve le serve di Nostro Signore e dei poveri. Se qualche suora stesse senza mangiare la sua porzione per pi di un pasto, ne avvertir la suora cuciniera. - La suora della cucina si recher al suo ufficio alle sei precise o un po' prima per accendere il fuoco e mettere sul fuoco la pentola della Comunit, pensando alla gioia che avevano santa Marta e santa Giovanna di Cusa nel preparare il pasto a Nostro Signore, quando erano cos fortunate di stare con Lui, e si sproner alla devozione, pensando che serve Nostro Signore servendo le sue serve nella persona dei poveri. Avr cura soprattutto di preparare i cibi con molta pulizia e meglio che potr, affinch la sua diligenza in questo valga quanto i migliori bocconi che si mangiano nelle altre comunit. Sar esatta nel tenere tutto pronto per il pranzo alle undici e mezzo e per la cena alle sei precise, vigilando che non si parli a voce alta in cucina e che non si faccia rumore, per timore che le suore siano disturbate nella lettura, che anche lei cercher di ascoltare. La suora cuciniera capo, se anche dispensiera, sar premurosa tanto nel dare il necessario alle suore quanto nel risparmiare il superfluo, poich la carit richiede la prima cosa e la virt di po-

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vert raccomanda l'altra. Quando la suora sapr che qualcuna non sta bene o molto disgustata [del cibo], dar loro quello che avr di meglio e che creder pi adatto alla loro infermit, come anche qualche cosa a colazione, insieme al pane, e qualche cosa da bere, a quelle che ne avranno bisogno veramente. La detta suora ha bisogno d'una grande carit e prudenza, per non fare preferenze e dar di pi ad alcune che ad altre, considerando solo il suo dovere, che la deve portare ad amare e a dare in modo uguale a tutte le suore quel che necessario; se si accorgesse che qualche suora per il suo carattere [bizzarro] pensasse di aver bisogno di qualche cosa, diversa da quella che le data, ne avvertir la Direttrice per sapere se necessario contentarla; ma bisogna che sempre, o rifiutando o dando, [tutto] sia fatto con dolcezza e parole garbate. Quando le suore sono effettivamente malate, esse deve allora raddoppiare le sue cure per fare dei buoni brodi, pensando che quello che li pu rendere graditi alle malate pi l'accuratezza con la quale si preparano, che la quantit di carne che vi si mette. Nel preparare le minestre avr cura di riservare sempre per la sera un po' di brodo per le suore malate. E bench cerchi di preparare i pasti delle suore meglio che potr, bisogna che metta solo pochissime spezie nel cibo in cui necessario [metterle] e non vi metta cipolle, perch questo pochissimo sano per le suore. Far il possibile per pranzare sempre alla seconda tavola con le suore e non da sola, per togliere ogni ombra che faccia scelta di carne per se stessa. E bench cerchi di compiere il suo dovere in tutto, esortata a non rattristarsi n a turbarsi per i lamenti che qualche suora potrebbe fare sia per il troppo che per il troppo poco, o per il cibo preparato male, anche se queste persone scontente l'accusassero di trattare se stessa meglio delle altre, e faccia buon uso di queste mormorazioni, sopportandole con dolcezza e consolandosi col pensiero che hanno mormorato perfino contro Nostro Signore elle occasioni in cui serviva il prossimo, e ne godeva, non sentendosi colpevole. Tutte le suore sono avvertire di non entrare in nessun ufficio senza il permesso delle suore ufficiali e di non prendere nulla [in questi uffici] se non col medesimo ordine, ma anche le suore ufficiali devono essere affabili con quelle che si presentano; se sono

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obbligate a rifiutarne l'entrata, come per esempio a quelle che ci andassero solo per chiacchierare o riscaldarsi quando c' il tempo cattivo, devono farlo con dolcezza, facendo notare l'ordine dell'obbedienza, ma finch possono lasciarle entrare - o per prendere un po' di fuoco, quando possono farlo, o per prendere qualche utensile - lo devono permettere, a condizione di riportarlo, per [evitare] l'inconveniente di non trovarlo quando necessario. - La suora infermiera , appena le daranno la cura di una o pi suore malate, ricever quest'ordine da parte di Nostro Signore, credendo di essere chiamata in modo tutto speciale ad imitare le premure che Egli ha avute quando era sulla terra, per guarire i poveri malati, onorando [le suore malate] con le pene che ci sono nel vegliare e curare i malati. Avr gran cura di avvertire la suora farmacista di tutto quello che capita ai malati e dei loro bisogni, come pure [bader] a non dar loro nulla - sia cibo o medicine - senza il suo parere. Sar esatta nell'osservare i tempi e le ore in cui dovr dare le medicine e il cibo, e non si lascer persuadere da loro per dare quello che potrebbe far loro del male. E quantunque faccia il possibile per compiere bene il suo ufficio, tuttavia pu accadere che le malate si lamentino di lei: essa non mostrer risentimento, scusandole, considerando i mali e le inquietudini che soffrono, e vedr anzi se non ci sia modo di fare come [le malate] desiderano, senza che ne venga nessun danno. E quando la malata per un po' d'impazienza le dir qualche parola aspra, faccia finta di non udire, o la scusi con dolcezza, onorando i rimproveri che i Giudei facevano a Nostro Signore quando guariva i loro malati nei giorni di festa. Come le suore della Carit sono obbligate a servire sia spiritualmente che corporalmente i poveri malati, a imitazione di Nostro Signore, che guarendoli dava loro sempre qualche consiglio per la salvezza delle anime, dicendo ad alcuni: Non peccar pi ! , ad altri facendo capire che la loro fede li salvava, e molti altri insegnamenti; cos le malate abbiano una grande sottomissione alla volont di Dio, molta fiducia nel suo amore, e facciano [buon] uso di tutte le pene che soffrono, offrendole a Dio in unione a quelle del suo Figlio, e [facciano s] che tutta la loro speranza per la loro salvezza sia nella vita e morte di Ges Crocifisso; e il loro proposito sia di servire Dio meglio di quanto hanno fatto nel pas-

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sato, e di avere gran compassione delle povere malate che soffrono molto senza assistenza corporale e spirituale eccetto quello che esse fanno per loro. E' bene che ogni tanto dica loro: Sorella, stando nel letto non pensate mai alle sofferenze dei poveri malati, che sono spesso soli, senza fuoco, sulla paglia, senza lenzuola, senza coperte, senza nessuna dolcezza e consolazione? non vi stimate molto fortunata per le grazie che Dio vi fa?. La suora infermiera star molto attenta a notare tutti i cambiamenti e le alterazioni che capitano ai malati per avvertirne il signor medico o la suora farmacista, come anche quando vedr che i malati peggiorano, [star attenta] a dirlo [a chi di dovere] affinch ricevano i sacramenti. L'ufficio della suora farmacista . Poich la salute il pi prezioso tesoro della vita, la suora che avr cura della farmacia deve essere caritatevole, prudente e molto attenta a confezionare le medicine nelle stagioni adatte e non risparmiare nulla per farle bene, e controllare, di tanto in tanto, che nulla vada a male, e tenere sempre ben coperti tutti i recipienti e le bottiglie. [Le suore facciano] meglio di quanto mai hanno fatto, se Dio conserva ancora loro la vita.

A 86

AVVISI ALLE SUORE MANDATE AD ARRAS

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[agosto 1656] 1. - Suor Margherita Chtif e suor Radegonda Lenfantin vanno ad Arras per ordine del Signor Vincenzo, loro onoratissimo superiore e secondo il desiderio che gli hanno manifestato le dame ufficiali della Carit di Parigi, dietro preghiera di alcune distinte persone della citt di Arras, e questo per tutto il tempo che il suddetto superiore lo giudicher opportuno. 2. - Esse ci vanno alle medesime condizioni di altri luoghi dove sono gi stabilite124, cio per servire i poveri corporalmente e spiritualmente, praticando tutto quello che potranno delle loro

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Regole e dei loro esercizi, come farebbero se abitassero qui nella Casa [centrale], ricordandosi tuttavia che il loro principale dovere il servizio dei poveri, che devono preferire a qualsiasi altra cosa. 3. - Rifletteranno spesso che sono stabilite per onorare Nostro Signore Ges Cristo; con questo pensiero metteranno tutte le loro cure per imitarlo nelle virt delle quali ha loro dato l'esempio, soprattutto nell'umilt, la semplicit e la carit, che sono le virt che compongono il loro spirito. Il miglior mezzo per questo ricordarsi che il Salvatore presente in loro; e un altro mezzo agire e parlare come farebbero se i loro superiori le vedessero. 4. - Metteranno tutte le loro cure per vivere da vere Figlie della Carit, [perci] si affezioneranno alla povert di Nostro Signore e l'onoreranno praticandola, economizzando i beni di cui avranno il maneggio e contentandosi del necessario per il vitto e il vestito. 5. - Porteranno un gran rispetto alle dame della Carit che le impiegheranno al servizio dei poveri, come pure ai medici e alle altre persone che li coadiuvano, obbedendo a tutti e ad ognuno secondo le loro cariche. Infine rispetteranno e onoreranno in modo particolarissimo i signori ecclesiastici. 6. - Se vi sono persone che desiderano dedicarsi al servizio dei poveri, esse insegneranno loro di buon cuore quello che sanno, ma non lo insegneranno a quelli che non avessero di mira che il guadagno; e per evitare qualsiasi incidente, non insegneranno a salassare a nessuna persona esterna e potranno fare i salassi solo alla presenza delle giovani che gi avevano fatto il loro tirocinio con qualche chirurgo, o alla presenza di altre persone abili che gi conoscono i pericoli che ci sono nel far salassi. 7. - Non si uniranno a nessuna persona n per i loro esercizi n per i loro impieghi, neanche per la notte, poich questo loro espressamente proibito. 8. - Se si vuole incaricarle dell'amministrazione temporale dei poveri, se ne scuseranno e, per quanto potranno, eviteranno di toccar denaro per distribuirlo ai poveri, ma inviteranno i benefattori a distribuirlo essi stessi. Se, per necessit, fossero obbligate a fare qualche spesa minuta, bisogner che la suor servente metta per scritto il denaro che ricever, faccia comprare queste piccole cose necessarie dalla sua compagna e segni esattamente il tutto nelle uscite, per renderne conto a chi di dovere almeno una volta

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al mese, o ogni settimana per quanto sar possibile. Se si d [ai poveri] pane, carne e vino, diranno come ci si regola a Parigi e prenderanno tutto quello che abbisogna senza eccesso e avranno cura di far prima il preventivo della spesa. 9. - Indirizzeranno tutte le loro lettere e le loro pratiche a Parigi e scriveranno di quando in quando alla superiora e se occorre, anche al Signor Vincenzo o al signor Portail, soprattutto allorch avessero notevoli difficolt dal lato spirituale o temporale. 10. - Non riceveranno nessuna visita in casa loro e non ne faranno senza bisogno; sbrigheranno prontamente le dame della Carit che andranno a visitarle per trattare dei poveri; non mangeranno mai dagli esterni n li faranno mangiare in casa loro. 11. - Non permetteranno assolutamente a nessun uomo di entrare nella loro stanza, neppure il prete n il medico, incaricati della cura dei poveri, quando andranno a parlare, ma scenderanno essa, tutt'e due possibilmente, per ricevere i loro ordini. Quando le nostre suore avranno da parlare al sacerdote, sar di solito, in chiesa; e al medico parleranno in qualche luogo indicato per questo scopo, come nella sua casa o presso un ammalato. 12. - Se nel loro alloggio, prima di entrare nella loro stanza, c' un vano grande e luminoso, in questo potranno parlare alle persone di fuori, ma se non hanno un luogo adatto a questo scopo, faranno fare una doppia porta che si apre a sportello e l'apriranno dalla parte superiore, quando avranno da parlare a qualcuno. 13. - Quando saranno malate, domanderanno del confessore e del medico e lo tratterranno soltanto se ne avranno un vero bisogno e faranno cos per non abusare della loro bont n far loro perdere il tempo, e perch uno dei principali punti delle nostre regole. 14. - Vivranno in buona unione tra loro e si sopporteranno scambievolmente domandandosi subito perdono per i minimi motivi di malcontento che potessero sorgere. Non parleranno delle loro pene e difficolt con chiunque, ma le diranno solamente a Nostro Signore, ai piedi del loro Crocifisso; e, non dimenticando mai quello che sono, si persuaderanno che nessuno pu offenderle n trattarle peggio di quel che meritano. 15. - Prenderanno per confessore ordinario quello che il Signor Vincenzo ha loro assegnato, si sottometteranno alla sua dire-

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zione in tutto riguardo alla loro coscienza, cio in tutto quanto conforme alle loro regole e alla norma di direzione della loro casa principale di Parigi. 16. - Per eseguire esattamente questi avvisi, li leggeranno nei primi tre mesi, almeno una volta ogni otto giorni, e poi una volta al mese, e cos pure le regole comuni; ma siccome le regole sono lunghe, le leggeranno a diverse riprese, facendo in modo che la lettura ne sia finita in tre o quattro giorni; e si studieranno di osservarle fedelmente. 17. - E considerato che noi non possiamo far niente senza la grazia di Dio, gliela domanderanno spesso nelle loro preghiere per poter fare la sua santa volont nel compimento di queste pratiche. 18. - Durante il viaggio compiranno i loro piccoli esercizi di piet, come la meditazione, la corona e le altre preghiere vocali, nelle ore e nel modo che sar loro possibile. In carrozza si metteranno spesso alla presenza di Dio e vi staranno modeste e raccolte, parleranno solo quando avranno occasione di dire qualche buona parola di edificazione e che serva alla gloria di Dio, oppure quando vi saranno obbligate per far tacere le bestemmie o discorsi immorali. Negli alberghi ove prenderanno i pasti e il riposo della notte, si uniranno, per quanto sar possibile, alle donne e alle giovani, e catechizzeranno i poveri se ne hanno il tempo. Al loro arrivo nella citt di Arras, si metteranno in ginocchio entrando nella loro camera, poi andranno in chiesa ad adorarvi il Santo Sacramento e far la Comunione, se possono.

REGOLE PER LE FIGLIE DELLA CARIT CHE HANNO LA CURA DEI GALEOTTI, MA POSSONO SERVIRE IN GENERE PER LE PRIGIONI 125 1. - Il servizio delle suore della Carit presso i Galeotti uno dei pi difficili e pericolosi, sia a causa dell'amministrazione

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del denaro che in ragione del tipo di persone che devono frequentare; esso per uno dei pi meritori e graditi a Dio, quando viene fatto nel modo dovuto, perch vi si esercitano in alto grado le opere di misericordia corporali e spirituali verso le persone pi miserabili nel corpo e nell'anima che si possa immaginare. Perci quelle che sono chiamate da Dio a questo santo ministero, devono da una parte sforzarsi di rendersene degne con la pratica delle virt richieste e con una santa osservanza delle loro regole; dall'altra, esse devono farsi coraggio e avere una grande fiducia in Nostro Signore Ges Cristo, perch, assistendo questa povera gente, esse renderanno a Lui un servizio tanto o addirittura pi gradito che se fosse fatto alla sua persona; e per conseguenza Egli non mancher di dar loro in ricompensa le grazie necessarie per superare tutte le difficolt che esse vi potranno incontrare, oltre alla ricca corona che riserva loro in cielo. 2. - Il loro servizio consiste nel servire corporalmente e spiritualmente i poveri forzati sia sani che ammalati, che sono detenuti a Parigi finch non siano partiti per essere condotti sulle galere: e come per le regole delle suore delle parrocchie, esse vi si conformeranno per quanto sar loro possibile, e in pi osserveranno i seguenti articoli. 3. - Per ci che riguarda l'assistenza corporale di questi poveri, esse prepareranno a casa tutti i giorni il vitto per essi, acquistando esse stesse la carne e altre cose ordinate per il loro nutrimento, e porteranno a ogni recluso una volta al giorno all'ora precisa il cibo che deve servire per il pranzo e la cena; e se la marmitta troppo pesante, si faranno aiutare dai custodi. 4. - Esse avranno cura di cambiare la biancheria tutti i sabati, e di far lavare la biancheria sporca; in queste occasioni si preoccuperanno si rinnovare interiormente lo spirito di purezza e di modestia, per premunirsi contro l'insolenza che di solito dimostrano tali persone in queste occasioni. 5. - Quando essi saranno malati, le suore ne avranno altrettanta o addirittura pi cura che le suore delle parrocchie, facendosi premura di andarli a visitare; porteranno loro al pranzo e alla cena il cibo necessario e le medicine che occorreranno, e soprattutto procureranno l'assistenza spirituale che consiste nel consolarli, incoraggiarli e insegnare loro le verit necessarie alla salvezza, e particolarmente il modo di fare una buona confessione generale, fa-

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cendoli confessare e comunicare per tempo, e se essi sono in pericolo di morte, far in modo che si dia loro l'estrema Unzione. Dopo la morte li seppelliranno e provvederanno a tutto ci che riguarda la loro sepoltura. Se si rimetteranno [in salute], li esorteranno a condurre una buona vita per l'avvenire. 6. - Quando la catena [cio il convoglio dei galeotti legati] sar pronta a partire, esse avranno cura di far loro avere delle camicie e altra biancheria; quando saranno partiti, faranno vuotare e accomodare i loro giacigli e far ben pulire la stanza ove si trovavano. 7. - E bench in ogni tempo debbano far apparire una grande modestia e riserbo, nondimeno si sforzeranno di avere particolare attenzione quando saranno nelle prigioni a fare qualche servizio; faranno finta di non sentire le loro battute mordaci; se per essi saranno insolenti, dovranno rispondere in modo serio o uscire. 8. - E bench sia molto difficile impedire ad essi di essere insolenti, anche quando esse fanno loro pi bene, tuttavia non smetteranno di farlo, con una grande pazienza e pregando Dio per essi, come faceva S. Stefano per coloro che lo lapidavano. Soprattutto staranno attente a non dare occasione di lamentarsi di loro, e perci non parleranno loro in modo rude, non li rimprovereranno per gli sgarbi che esse avranno ricevuto da loro, n si scuseranno quando fossero da essi accusate falsamente. Al contrario si sforzeranno di non dire loro parola senza grande necessit e di trattarli con dolcezza e compassione, considerando il pietoso stato in cui sono ordinariamente tanto nell'anima quanto nel corpo, e ricordando che non cessano di essere membra di Colui che si fatto schiavo per redimerci dalla schiavit del demonio. 9. - L'esperienza ci ha fatto vedere che la presenza di qualche dama stata utile a tenere a bada i pi insolenti. Per questo esse faranno tutto quanto in loro potere perch una volta o l'altra qualcuna venga con loro quando li servono. E se questo atto di carit si raffreddasse, esse avranno cura di avvisare la superiora che s'intender con il superiore per tentare di rimettere in vigore queste sante visite. 10. - Avranno cura che durante il loro servizio non entrino accompagnate da persone sospettate di condurre una vita cattiva o capaci di cattivi consigli; e per evitare ogni inconveniente faranno entrare solo persone sicure.

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11. - Non accetteranno mai di portare delle lettere o fare delle commissioni se non per ci che riguarda la loro salvezza, e a condizione che ci sia manifesto e la suor servente lo giudichi cos. Se pertanto davanti a Dio pensano sia necessario portare qualche messaggio riguardante problemi materiali, non lo faranno se non avranno prima domandato e ottenuto il consenso del superiore o almeno della loro superiora, che non glielo dar se non dopo essersi ben assicurata che non vi pericolo nel permetterlo. 12. - E per ovviare agli inconvenienti che ne potrebbero venire e prevenire i sospetti che esse si possano intendere con i forzati, si guarderanno bene dall'intrattenersi con uno in particolare, e non daranno credito n alle parole che essi diranno loro, n a quelle dei loro amici e parenti per liberarli dal carcere. Solo in caso di necessit e di manifesta innocenza del detenuto, dopo essersi consigliate con la superiora, potranno agire diversamente. 13. - Non daranno confidenza ai custodi dei forzati e non permetteranno mai di entrare nella loro camera se non quando vengono a prendere una marmitta troppo pesante; se essi avessero bisogno di parlare fuori di questo caso, ci si far sulla porta, in fondo alla scala. Per questo ci sar una campanella alla finestra, e la suoneranno dalla strada quando vorranno parlare con loro. 14. - Avranno ogni cura di ben conservare i beni dei poveri forzati e si guarderanno bene dall'appropriarsi sia direttamente come indirettamente del loro cibo, e di non favorire i fornitori a danno di tali poveri. 15. - Colei che far la lista della spesa, terr tutto registrato per rendersi conto di ci che chiesto e a chi appartiene; se ricever una somma molto consistente, avvertir la superiora, affinch le dica ci che giudica meglio fare per impedire che si perda e per impiegarla bene. 16. - Quando si dovranno fare spese straordinarie, lo chieder non solo alla suor servente ma anche alla superiora, che le dir se utile o necessario chiedere il permesso al Sostituto del procuratore generale o usarla diversamente. 17. - Avvertiranno per tempo la superiora affinch s'informi dal superiore se ci sono ecclesiastici disponibili per fare la missione ai forzati, non appena la catena completa. 18. - Perch possano praticare nel modo migliore queste norme e perch la carit che esercitano in questo luogo serva alla

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gloria di Dio, alla loro perfezione e alla salvezza di questi poveri afflitti, faranno parecchie volte al giorno delle preghiere particolari per invocare lo Spirito Santo, affinch purifichi i loro pensieri, parole e azioni, soprattutto nelle tentazioni d'impudicizia, se esse ne avessero, e affinch possano essere come i raggi del sole che passano sul sudiciume senza macchiarsi nemmeno un poco. Da ultimo esse devono aver fiducia che Dio le esaudir come i tre giovani della fornace ardente, dato che solo per carit e obbedienza che hanno intrapreso questo servizio.

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(OSSERVAZIONI SULLE REGOLE COMUNI) (verso il 1656)

- 5 art. Non c' niente da ridire sul 5 articolo, per quelle parole: Per meritare come Lui d'andare un giorno in cielo? - L'8 art. oscuro. E mi sembra che escluda le suore delle parrocchie di campagna dal dare alla Casa [principale] quanto avanza, cosa che non sarebbe giusta, perch anch'esse, come le altre suore, sono vestite a spese della Casa. In questo stesso articolo: finch ci sar nella Casa una suora che porter il nome di superiora, era stato deciso che la prima assistente non sarebbe chiamata suor servente. - 9. Queste righe sottolineate sono dell'art. 9; tutto il resto dell'art. 8. - 10. La parola ingrati non forse troppo forte e non fa forse pensare che i poveri devono avere riconoscenza verso le suore della Carit? Questo non giusto, perch le suore sono molto obbligate a servirli. Dopo la parola dei sacramenti, mi sembra che fosse detto che se il malato sopravvivesse per un po' di tempo e avesse deside-

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rio di comunicarsi e bisogno di confessarsi, le suore ne avrebbero cura o anzi, lo esorterebbero a farlo. - 11. Dopo l'ultima parola i loro desideri, [aggiungere]: esortando per quanto potranno, le dame o altre [persone] a fare del bene ai poveri pi che potranno. - 19. Dopo quella parola, di suor servente, che non si deve intendere della Casa (principale), aggiungere: stando nelle parrocchie, o un articolo che faccia capire che le suore serventi devono essere considerate come superiore delle suore associate. - 21. Dopo le parole: qualunque buona intenzione abbiano, [aggiungere]: e fare questo nel modo pi breve possibile. - 29. C' ancora qui questa parola di suor servente; e inoltre non forse necessario dire che [le suore] prenderanno il permesso dalla suor assistente solo nel caso dell'assenza della superiora? Perch ci sarebbe pericolo di dare troppa autorit alle assistenti, per parecchie ragioni, dato che per le nostre Comunit non come per le congregazioni religiose. - L'art. 30 non sembra forse affermare troppo che le suore possano avere avversione l'una contro l'altra? spesso si tratta solo di qualche scatto [di carattere], o azione o parola. - 31. Invece di avversione dire scontentezza. - L'articolo 11 sull'impiego della giornata: Dopo la lettura del martirologio si fa quella del punto dell'orazione, per il motivo che, se si legge dopo le preghiere [della sera], ci si addormenta; e se rimane un po' di tempo fino al quarto, ci sia la ripetizione di qualche suora sull'argomento dell'orazione, affinch rimanga impresso nella mente per il giorno dopo. La ripetizione dell'orazione si fa tutti i giorni dopo l'orazione del mattino. Alla fine di questo articolo [dire]: bene addormentarsi con qualche buon pensiero. Ho fatto queste osservazioni perch la vostra carit me lo ha domandato. Quella parola di suor servente si pu rendere intellegibile con quella di che nelle parrocchie.

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Ho saputo anche che il confessore di Chars 126 proibisce spesso di parlare al signor parroco, e in varie occasioni domanda che cosa egli ha detto, e questo sembra essere curiosit, per servirsi poi dell'uno e dell'altra.

A 81 (OSSERVAZIONI SUL REGOLAMENTO DEI TROVATELLI) 127 In continuazione dell'articolo 4. Non sarebbe forse opportuno stendere due o tre meditazioni sull'argomento del servizio dei piccoli bambini, per far conoscere loro [= alle suore] sia quanto [questo servizio] gradito a Dio, sia il pericolo di servirli con negligenza, sia la ricompensa di quelle che li serviranno come si deve? e [sarebbe opportuno dire] che le dette suore prendano [a meditare] questi argomenti tutti i mesi. Dopo l'articolo 6. Non permetteranno ai bambini di alzarsi da letto completamente nudi n spogliarsi del tutto nudi, e neanche camminare a piedi nudi n tenere la testa scoperta, sia per abituarli all'onest e alla purezza, sia per esigenza della salute, non pettinandoli n coprendoli col berretto in luoghi aperti, come nel cortile o in camera loro di fronte a finestre aperte. In inverno staranno attente anche che i bambini non stiano troppo [accanto] al fuoco, ma piuttosto far giocare i pi piccoli con qualche giuoco per riscaldarli, bench sia necessario farli avvicinare ogni tanto al fuoco. Stare attente anche che i bambini non si addormentino al sole, o in qualche luogo malsano: questo vale per tutte le stagioni.

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Dopo l'articolo 12. Le suore che servono i piccoli bambini nelle camere cercheranno di correggerli con piccole mortificazioni o qualche parola dolce che li incoraggi al bene. Ma quando diventeranno incorreggibili o esse giudicheranno necessario castigarli in un altro modo, ne avvertiranno la suor servente, che li fruster lei stessa o li avvertir che li fruster. Questo va fatto sempre senza passione, e perci, rimandare per un po' di tempo dopo conosciuta la mancanza, e staranno ben attente a non dare colpi sulla testa. Articolo 8, della suor servente. Dopo le parole o in altro modo [aggiungere]: a meno che non siano adatte a servire in casa. [Articolo] 9. Dopo le parole e il silenzio mettere: eccetto quando avranno bisogno di mancarvi per il loro ministero. Indicare l'ora in cui devono cominciare le litanie delle feste. Non sarebbe forse necessario stendere anche in particolare [il regolamento de]gli uffici delle suore, come [per esempio] della portinaia, della svegliatrice, della cuciniera e di quella che ha la cura della biancheria e delle vesti? Essa curer che tutto il filo o la seta siano usati bene, che i bambini abbiano il loro compito e lo facciano, che sia venduto tutto quello che viene fatto nella Casa, come anche [s'interesser] per farsi pagare dai commercianti, per render conto alla dama tesoriera della Compagnia [della Carit] del guadagno dei detti bambini, e di cuocere... A continuazione dell'articolo 19 relativo ai bambini: Tutti i bambini che lavorano fino all'et di 16 anni, si alzeranno alle cinque d'estate e alle cinque e mezzo d'inverno, e andranno a dormire ordinariamente tutti alle nove precise. Appena i detti fanciulli devono alzarsi, la suora che ne ha cura sar nella loro stanza, li condurr in cappella a pregare Dio, e al ritorno far dire loro la lezione; poi si metteranno al lavoro e si porter loro la colazione alle 8. La detta suora condurr alla messa tutti i giorni uno o due dei detti fanciulli, all'ora che la suor servente giudicher pi opportuna, fintanto che la messa non sar detta all'ospedale, e li far met-

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tere davanti a s, stando attenta che preghino Dio con attenzione; tornando a casa li rimproverer delle mancanze commesse [durante la messa]. All'articolo 7 delle Regole. Dopo quelle parole: appena saranno alzati: [l'ora] sar per i pi piccoli al pi presto alle sette, cominciando a far alzare alle 6 e mezzo quelli dai 6 ai 7 anni. All'articolo 8. Al posto della suora che deve dire il Benedicite , [dire che] essa lo far dire dalle pi grandicelle, una dopo l'altra, ognuna per una settimana. Quelle che non andranno tutti i giorni alla messa diranno tutti i giorni la corona [del Rosario] in varie riprese, cio una diecina dopo le preghiere del mattino, due diecine dopo il ringraziamento del pranzo e due [diecine] dopo il ringraziamento della cena.

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(SULLA NECESSIT DI ACCETTARE VOLENTIERI I CAMBIAMENTI) 128

[I]. Punto: La prima ragione per la quale le suore della Carit devono accettare volentieri i cambiamenti di luogo, delle persone e delle attivit il rispetto che si deve avere per la sottomissione mostrata dal Figlio di Dio, che si comportato cos. La seconda [ragione] che tutti questi cambiamenti possono e devono accadere; [altrimenti] spesso non si avrebbe mai la pace interiore, cos necessaria per piacere a Dio e fare la sua santa volont. Una terza ragione la considerazione che le suore devono fare sulle difficolt che ci sono per contentare tutti e fornire le Figlie della Carit nei luoghi in cui sono richieste per il servizio [dei poveri malati], dovendo contentare tante persone e cercare di evitare parecchi inconvenienti che possono accadere. [II]. Gravi sono le mancanze che le suore possono commettere, se non accettano volentieri i cambiamenti in qualsiasi modo

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siano proposti, perch, se si tratta di una suora che cambiata per mandarne un'altra, se questa che mandata non di suo gradimento, oppure ha sentito dirne qualche cosa, non ricevuta volentieri e cordialmente, non le si direbbe nessuna buona parola se si credesse... ; stando insieme avrebbero dei contrasti e ci sarebbe una gran difficolt per impedirsi di far conoscere i propri sentimenti in proposito, anzi, la cosa potrebbe arrivare fino al punto che, parlando alle dame, lo spirito maligno potrebbe suggerire di dire parole a svantaggio della suora. Un altro inconveniente anche la cattiva edificazione che si d al prossimo; l'impossibilit di mettere bene in pratica i regolamenti; il pericolo di perdere la vocazione e un'infinit di altri mali, che sarebbe troppo lungo enumerare.

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(CONSIGLI DOMANDATI AL SIGNOR VINCENZO) 30 dicembre 1656

Guarendo dalla mia ultima grave malattia, nel mese 129 del corrente anno, domandai al Signor Vincenzo, nostro onoratissimo superiore e fondatore, con quale disposizione dovevo decidermi a vivere ancora [nel nuovo anno]. La sua carit, tra gli altri avvisi conformi alla volont di Dio, mi disse che [dovevo vivere] con la decisione di rinnegare le mie soddisfazioni e rinunziarvi, rifiutando tutto quello che gradito ai sensi e alle passioni, per onorare la pratica del Figlio di Dio nell'uso che ne ha fatto. Nella malattia per la mia caduta mi volevo istruire sui mezzi di cui potrei servirmi per aiutare qualche persona a conoscere le proprie colpe, e dissi al mio onoratissimo Padre che il desiderio che ne avevo mi spingeva a segnalargliele, e che non vedevo affatto che questo gli servisse se non molto poco. La sua carit mi rispose che bisognava sopportare molto e aspettarsi pi da Dio che dai nostri mezzi, e disse: - Eh, chi siamo noi per pensare di fare una cosa cos difficile e (cos) importante?

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Questo mi fece conoscere che c'era dell'esagerazione nel mio zelo, e che in esso poteva esserci qualche volta la mia passione; e mi fece capire un'altra pratica, cio di servire le anime nelle loro necessit con la pazienza, mirando a Dio e aspettando da Lui quel che non potevo fare, dandogli testimonianza con un atto interiore di confidenza e con la sua grazia e bont. Questo mezzo sembrato pi efficace. Parlando alla sua carit della direzione delle nostre suore per la diversit dei caratteri e dei loro ministeri e per la libert che esse hanno, stando in luoghi cos diversi, la sua stessa carit e benignit m'ha risposto, tra le altre istruzioni [che mi ha dato], che per avere il dono della direzione, bisognava ottenerlo con la pazienza. Questo mi fece capire che non sempre si deve far vedere che ci accorgiamo delle mancanze; che [bisogna] liberarsi della ripugnanza a sopportarle, specialmente quando non sono importanti, e star attente a non lasciarci sorprendere da qualche passione, che potrebbe far prendere una decisione di disporre, con la propria autorit, dell'attivit delle suore, di cui si deve sempre... 130

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(SULLE VIRTU' DELLA SANTA VERGINE)

La sua Concezione e tutte le grazie in lei infuse, per la scelta che Dio ha fatto di lei come sua madre, e l'ha resa Immacolata in previsione dei meriti della vita del suo Figlio. La sua nascita, la sua vita tutta pura, dedita al servizio del tempio, e il suo voto di verginit, il suo matrimonio, la sottomissione, dipendenza e fiducia nella Provvidenza di Dio, la sua tranquillit e l'infinito abisso di tutte le virt della sua bell'anima durante il matrimonio, sostenuta dalla grande umilt che le faceva tener continuamente presente quello che Dio compiva in lei. Il suo grande distacco e la dolce calma della sua anima nelle sofferenze e nella morte del Figlio, il suo grande distacco da ogni cosa, rimanendo sulla terra dopo la sua ascensione per il puro amore che aveva al suo Dio e per la salvezza delle anime, per la quale ha la-

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vorato per il resto dei suoi giorni, a imitazione perfetta dello spirito del suo Figlio. Io vi offro tutta la gloria che riceverete per sempre, o mio Dio, per il godimento che questa anima santissima ha della pienezza della vostra divinit, poich Ella un soggetto reso [da Voi] capace [di questa gioia] in modo straordinario. Come fu felice quel cuore pieno d'amore che dette la morte a quel corpo colmo di meriti per le sofferenze interiori della sua anima! Sia eternamente gloriosa quell'anima eletta tra mille milioni, per la piena adesione data al piano di Dio, e come sar eternamente glorioso quel corpo, unito a quella degna anima, per gli attestati d'amore che la S. Trinit le dar per tutta l'eternit.

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(LA CONFESSIONE)

Dobbiamo rendere il nostro spirito capace della vera conoscenza del sacramento della Penitenza, e riflettere molto seriamente perch vogliamo riceverlo. E siccome questo sacramento si pu applicare solo all'anima peccatrice, prima di presentarci a riceverlo dobbiamo riconoscerci peccatori e confessarci come tali e perci fuori della grazia di Dio, e questo un male insopportabile all'anima veramente cristiana. Vedendosi in tale stato e sapendo che a questo gran male non c' altro rimedio che la confessione, la nostra anima, dopo essersi accuratamente esaminata, deve concepire un santo odio di se stessa nel vedersi cos irragionevole da aver voluto mettersi contro il suo Dio, che stato sempre cos buono con lei e che per se stesso merita di essere infinitamente onorato. Provando [poi] un dolore filiale per averlo offeso cos e [facendo] un fermo proposito di vincersi e di evitare le occasioni che la fanno cadere nella colpa cos spesso, e soprattutto riconoscendo che da sola le impossibile preservarsi dal peccato, deve produrre un atto di amorosa confidenza che le faccia domandare a Dio la grazia di avere d'ora in poi maggior cura e desiderio di piacergli e superare perci perfino la minima delle sue cattive abitudini, volendo amare Dio per amore di Lui stesso. Dopo questo, l'anima piena di vergogna si presenta ai piedi del prete come (davanti) al suo giudice, e accusandosi con sempli-

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cit e umilt, deve aspettare la santa assoluzione tra il timore e la speranza, e riceverla con ammirazione, considerando che il grande amore di Dio per noi vuole tanto che il ricordo della crudele morte del suo Figlio ci meriti il perdono.

A 26 (RAGIONI DI DARSI A DIO PER RICEVERE LO SPIRITO SANTO) 1657 Il primo argomento della mia orazione l'impossibilit di parteciparvi [= ai doni dello Spirito S.] se riservo me a me stessa. Riflettendo che sono di Dio unicamente per il mio essere e per la creazione, che sono i due fondamenti della mia appartenenza, ho visto che gli appartenevo anche per la conservazione, che il sostegno della mia esistenza e come una creazione continua. Mi sono interrogata su che cosa dunque intendevo fare quando pensavo di darmi a Lui. E ho visto che questo potere di possedermi lo dovevo all'eccellenza del piano di Dio nella creazione dell'uomo, cio di unirla strettamente a s in eterno, se si fosse servito del solo mezzo che aveva di dargli, cio l'Incarnazione del suo Verbo, il quale, essendo uomo perfetto, voleva che la natura umana partecipasse alla divinit per merito suo e per la sua natura, cos strettamente uniti. Oh, quali meraviglie si vedono su questo punto in cielo, nelle anime che hanno dato a Dio questo se stesse, che non pu essere altro che la volont libera, e che nell'uso di essa se ne vogliono servire solo come [di cosa] appartenente a Dio. Eccellenza dell'anima libera che, non essendo pi di se stessa, in tutti i suoi pensieri, desideri e azioni agisce con la giustizia di Dio, poich non c' nulla di cos vantaggioso e pi giusto che darsi a Dio. Quale amore, quale invenzione ha fatto la divinit per far conoscere la sua onnipotenza su questo punto, che unico e senza pari, cio che la creatura Gli sia talmente unita da procedere di pari passo col suo creatore in quello che la riguarda. - Confusione per il cattivo uso [della volont] -, oblazione intera e proposito, con [una certa] diffidenza, di [far] meglio per l'avvenire.

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La 2 orazione [ stata] sulla 2 ragione di darmi a Dio, per dispormi a partecipare all'accoglienza dello Spirito Santo: [questa ragione] la perdita che far e il danno che me ne verr. Una delle perdite pi gravi che le anime subiscono, se non partecipano alla venuta dello Spirito Santo, che i doni infusi nel Battesimo non hanno il loro effetto, e questo ci fa vedere la verit d'un avvertimento di Nostro Signore alle anime fiacche e pigre, che cio non solo esse non avranno nulla, ma anche quello che hanno sar loro tolto. Questo significa metterci, per la nostra miseria, nell'impossibilit che neanche la grazia faccia pi nulla in noi. Oh, quante volte sono stata in questa condizione e cos mi sono sottratta all'ordine dei grandiosi progetti di Dio sulle anime quando manda loro lo Spirito Santo! Questo mi ha fatto vedere che tutti i disordini della vita ci sono perch mancata la donazione completa a Dio per ricevere lo Spirito Santo, e per la mancanza di questi doni, appare una straordinaria differenza nel modo di agire delle persone che ne sono animate e quelle che non lo sono, il cui agire solo terreno e irragionevole, come per la mia miseria ho spesso e troppo sperimentato col disordine dei miei sensi e delle mie passioni. Di quali mezzi ci si deve servire, o quali disposizioni bisogna avere per partecipare alla venuta dello Spirito Santo? Il primo che mi venuto in mente che Nostro Signore d ai suoi apostoli l'avviso che necessario che Egli li lasci per tornare al Padre e mandare loro lo Spirito Santo. Questo mi ha insegnato il distacco generale da tutte le creature, anche quello dalla tenerezza della sua presenza, affinch, essendo la mia anima libera dagli impedimenti che Gli potrebbero fare ostacolo, sia riempita dalla sua presenza e dai suoi doni, che la liberano dai suoi languori con la forza del suo amore, facendola agire con la loro forza. Non basta dunque, o mio Salvatore, che m'insegniate i mezzi per dispormi alla venuta dello Spirito Santo; bisogna, anima mia, lavorare sul serio a togliere tutti gli ostacoli e agire, o meglio, lasciar agire pienamente la grazia che lo Spirito Santo vuol diffondere in tutte le potenze del nostro essere, e questo non pu avvenire che con la distruzione delle mie cattive abitudini che si oppongono in tutte le occasioni. Togliete il mio accecamento, o Luce eterna; semplificate il

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mio spirito, o Unit perfetta; umiliate il mio cuore per mettere il fondamento delle vostre grazie. La potenza di amare che avete messo nella mia anima non si fermi pi alla sregolatezza della mia alterigia, che in realt non altro che incapacit e impedimento al puro amore che devo avere per l'infusione dello Spirito santo. Confusione dunque per me a causa dei miei inganni, che spesso mi hanno attaccata alla falsit e fatta abbandonare dalla verit eterna. Distruggete tutto questo, Fuoco del divino amore, bench io non meriti questa grazia. L'argomento di questa orazione la continuazione della precedente: Quali mezzi e disposizioni si devono avere per partecipare alla venuta dello Spirito Santo? Il primo [mezzo] mi sembrato che la stima che ne dobbiamo fare, sia per la sua grandezza che per il bene e l'onore eterno che ne riceveremo. C' nulla di pi eccellente, in cielo e in terra, di questo tesoro? Come vivere da uomo irragionevole dopo essersi data tutta per disporsi a questo bene infinito? Non dovrei forse desiderare di morire, o mio Dio, ricevendolo? Vivere finch a voi piacer, ma della vostra vita, che tutta d'amore. Perch non posso fin fa questa vita perdermi nell'oceano del vostro essere divino? Almeno se sono cos fortunata di ricevere lo Spirito Santo, oh, come devo desiderarlo e con tutto il cuore! Niente pi vita se non per andare per questa via, niente pi soddisfazioni se non quella d'amare e di volere il vostro beneplacito. Voi vedete in me ancora qualche debolezza per l'affetto alle creature: distruggetela o Fuoco ardente dell'amore divino, e per effetto della vostra grazia, indebolite tutte le mie passioni e l'uso dei miei sensi, affinch io vi restituisca per impotenza l'onore che la mia volont non ha saputo esigere dalla loro furia e che sempre avrei dovuto tributarvi, respingendo con tutto il cuore i miei eccessi di brutalit: ad essi rinunzio per sempre, per quante sollecitazioni me ne possano fare il mondo, la carne e il diavolo, almeno se sar abbastanza fortunata e se Egli si degner di concedere alla vostra bont di venire in me rimettervi le grazie che la vostra bont mi ha date nel santo Battesimo. Padre eterno, vi domando questa misericordia, per il piano che da tutta l'eternit avete avuto, cio dell'Incarnazione del vostro Figlio, e per i suoi meriti, o Salvatore, accordatemi questa grazia per l'amore che avete alla Santa Vergine.

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Spirito Santissimo, ottenetemi questa meraviglia in questo [mio] essere cos indegno, per l'unione amorosa che da tutta l'eternit avete col Padre e il Figlio. Argomenti dell'orazione della 3 giornata: I segni che indicano che si ricevuto lo Spirito Santo. Considerando quello che la persona dello Spirito Santo nell'essenza divina, ho visto la perfetta unione delle tre [Persone] nell'unit; e ricordandomi della gloria che la santa Chiesa gli manifesta cos spesso alla fine dei Salmi, la mia anima si fermata molto su questa verit, che cio questa Divinit non poteva essere onorata eccellentemente se non con la sua gloria stessa, in tutta l'eternit, e ho visto che uno degli effetti dello Spirito Santo l'unione. Ricordando poi il piano di Dio nella creazione dell'uomo a sua immagine e somiglianza, ho meditato sulle sue tre eccellenti facolt, due delle quali sono orientate alla terza cio alla volont. In forza di tale somiglianza mi sembrato che ogni persona della Santa Trinit operava in ciascuna facolt [dell'uomo], e che lo Spirito Santo con la sua potenza unitiva donasse alla volont la facilit di unirsi perfettamente, dimodoch nell'anima non c' pi nessuna sregolatezza e questo la rimetterebbe sempre nell'eccellenza della sua prima condizione nella creazione, partecipando a quella prima gloria che onora la gloria eterna di Dio, dopo l'abbondante redenzione per il peccato. E la mia mente si ricordata del pensiero che avevo avuto, cio che il piano della Santa Trinit era che il Verbo s'incarnasse fin dalla creazione dell'uomo per farlo arrivare all'eccellenza dell'essere che Dio gli voleva dare, in forza dell'unione eterna che voleva avere con lui, e questo era lo stato pi ammirabile delle sue operazioni esterne. La mia orazione stata pi di contemplazione che di ragionamento, e [ho avuto] una grande attrattiva per la santa Umanit di Nostro Signore, col desiderio di onorarla e imitarla il pi possibile nella persona dei poveri e di tutto il mio prossimo, avendo saputo da qualche lettura che Egli ci aveva insegnato la carit, per supplire al fatto che non possiamo fare nessun servizio alla sua persona. Questo pensiero ha penetrato il mio cuore in modo tutto particolare e molto intimo.

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L'argomento della mia 6 orazione stato sui segni dati da Ges per conoscere che si ricevuto lo Spirito Santo. L'amore forte e tenero di Nostro Signore si ben manifestato, avvertendo gli Apostoli che la venuta dello Spirito Santo avrebbe loro dato consolazione, e questo lo ha fatto vedere in due modi: il primo, che lo Spirito Santo avrebbe dato loro testimonianza di Lui. O mio Salvatore, non avevate forse dato loro abbastanza voi stesso con le vostre parole e azioni, sia durante la vita terrena che dopo la risurrezione? Dunque, che c' di pi in questa venuta dello Spirito consolatore, che il Padre mander per voi? O segreto profondo e imperscrutabile! Trinit perfetta in potenza, sapienza e amore, perfezionaste l'opera della fondazione della Santa Chiesa, che volevate foste la Madre dei credenti, e perci la consolaste con le operazioni infinite, confermandola nella verit che il Verbo Incarnato le aveva insegnato; infondeste in quel Corpo mistico l'unione delle vostre produzioni, dandogli il potere di operare miracoli, per far penetrare nelle anime la testimonianza verace che volevate che essa [la Chiesa] rendesse sul vostro Figlio; operaste in loro la santit di vita per i meriti del Verbo Incarnato; e lo Spirito Santo col suo amore unitivo, se lo associava per compiere i medesimi effetti della sua ambasceria, dando agli uomini la testimonianza della verit della sua Divinit e [che era] uomo perfetto. Tale testimonianza doveva servire a tutti gli uomini: di gioia, di emulazione e di distacco effettivo da [ogni] affetto, per formarsi secondo le sue azioni sante e divine, e questo produrrebbe in noi un proposito di vivere da uomo ragionevole. Questo, credo, era quello che Nostro Signore voleva dire ai suoi Apostoli, insegnando loro che dopo la venuta dello Spirito Santo anch'essi gli avrebbero dato testimonianza. Proprio questo devono fare tutti i cristiani: non dare questa testimonianza sulla dottrina, che spetta solo agli uomini apostolici, ma con le azioni perfette di veri cristiani. Come sono felici le persone che guidate dalla divina Provvidenza sono obbligate a continuare le pratiche pi ordinarie della vita con l'esercizio della carit! O Spirito Santo, voi solo potete far comprendere la grandezza di questo mistero, che fa vedere - se si pu dir cos - una certa impazienza in Dio, o piuttosto l'annunzio dell'attuazione del piano di Dio sulla natura umana per la perfezione dell'unione che

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la sua onnipotenza vuol effettuare in essa. O uomini, accecati dalle sciocchezze, e io pi di chiunque! Eleviamo le nostre anime, non al di sopra di quello che siamo nel progetto di Dio, il che ci sarebbe impossibile, ma al di sopra della nostra naturale inclinazione [derivante] dalla corruzione del peccato, per onorare in tutte le nostre azioni Nostro Signore, con la testimonianza che Egli vuole che gli rendiamo, facendo le azioni che Egli ha fatte sulla terra, alle quali, per suo amore, applicher il merito delle sue, volendo che con questo mezzo i cristiani fin da questa vita abbiano l'unione con Dio che Egli ci ha meritata. E come mezzo, cercher di liberarmi dalla mia pigrizia mediante la sua grazia, e di servirmi di una pratica, imparata da una lettura: approfittare di tute le occasioni di fare del bene al mio prossimo, non solamente in vista della ricompensa che Egli promette come se fosse fatto a Lui stesso, ma [considerando] che questo prossimo mi sostituito al posto di Nostro Signore con un mezzo d'amore che la sua bont conosce e che ha fatto capire al mio cuore, bench io non lo possa dire. E [servirmi] anche del pensiero, che la sua bont mi ha dato, quando ero distratta da un pensiero di vanit, pensando di essere vista in una buona azione, [cio] di abituarmi a tenere fisso il mio spirito nella convinzione che sono sotto lo sguardo di Dio e degli angeli.

M 72

(LA SANTA COMUNIONE)

Per ben comunicarci dobbiamo considerare tre tempi: quello che precede la S. Comunione, quello durante la stessa e quello dopo. Per il primo dobbiamo considerare nella nostra anima che cos' la santa Comunione e chi deve comunicarsi. [Bisogna] ricordarsi che la fede c'insegna che [nell'Ostia presente] la seconda Persona della S. Trinit nell'unit della sua essenza, e questo ci deve dare il rispetto che la creatura deve avere per il suo Creatore, e deve produrre in noi la convinzione della nostra dipendenza da Dio e il riconoscimento del nostro nulla senza il suo concorso, e [deve] darci un gran desiderio della s. Comunione. Dobbiamo cercare di vedere in Dio qualche motivo di questo

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atto cos ammirabile ed incomprensibile all'intelligenza umana, e non potendo conoscerne un altro all'infuori del suo puro amore, con atti di ammirazione, di adorazione e d'amore dobbiamo rendere onore e gloria a Dio per riconoscenza di questa invenzione amorosa per unirsi a noi. Qualche volta fargli presente se non era gi abbastanza che si fosse fatto uomo per guadagnare interamente il nostro cuore, e qualche volta domandargli che cosa ci sia in noi che Egli voglia acquistare a cos caro prezzo e fargliene l'offerta. La conoscenza della dignit di questo santissimo Sacramento deve produrre in noi quella della nostra incapacit a disporci a riceverlo, e per questo motivo, [dobbiamo] desiderare e domandare all'amore che ha attuato questa invenzione - cio allo Spirito Santo - che gli piaccia venire nel nostro cuore ed essere Lui stesso l'ornamento, mettendovi tutte le disposizioni necessarie per onorare la presenza di un tale signore. Qualche volta presentare alla Santa Trinit quello che la sua onnipotenza ha operato in noi, affinch venga a trovare la sua compiacenza in tutto ci che le appartiene. Qualche volta offrire a Dio le buone disposizioni della santa Vergine e quella delle Sante, col desiderio di averle tutte, affinch Nostro Signore sia ricevuto in noi in modo pi onorevole. Fare tutto questo con semplici atti dell'intelligenza e della volont, che producono slanci interiori di amore, stando in pace, aspettando con gioia la presenza di un tale Signore, che dobbiamo desiderare come il pi amato dalla nostra anima. Pensando a quelli che si devono comunicare spesso, dobbiamo umiliarci profondamente, perch dovrebbero essere quelle [persone] che sono completamente distaccate da tutte le cose, che hanno un grande amor di Dio e che non retrocedono mai nella via del santo amore. Il secondo tempo quello in cui riceviamo la santa Comunione. Dopo che tutti gli atti suddetti avranno messa la nostra anima in una grande pace e tranquillit, bisogna ricevere questo augustissimo Sacramento come nostro Dio, nostro re e nostro sposo, facendo atti di adorazione, dipendenza, confidenza e abbandono completo di tutto quello che siamo, supplicandolo di prendere il pieno possesso, unendoci interamente alla sua volont come [quella del] nostro sposo, facendo molti atti d'amore e notando in

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lui i motivi capaci di accrescere il nostro amore, soprattutto quello della sua presenza reale nel nostro petto, ed essere attente a quello che Gli piace operare in noi, bench non lo vediamo. Il [terzo] tempo, [quello] dopo la santa Comunione, deve collegarsi a questi stessi atti e sentimenti, stando attente a questa divina presenza; facendo atti di riconoscenza, qualche volta semplicemente verso la Divinit, altre volte moltiplicando gli atti separatamente alle tre divine Persone secondo i loro attributi; rallegrandoci nell'ammirare questa ammirabile invenzione e amorosa unione, con la quale Dio, vedendo se stesso in noi, ci ridona la primitiva somiglianza con Lui, comunicandoci non solo la sua grazia, ma se stesso, che ci applica tanto efficacemente il merito della sua vita e della sua morte e ci fa capaci di vivere in Lui. Avendolo vivo in noi, l'anima si pu trattenere in questo esercizio con una grande semplicit, ringraziandolo in tutte le occasioni della vita, offrendogli tutta la gloria che ha ricevuta da se stesso nell'eternit e quella che gli render eternamente la santa umanit di suo Figlio e tutta quella che ricever per sempre da tutti i beati. Tutto questo farlo per ringraziare di questo gran bene ricevuto dalla sua bont, cos generosa con noi.

A 61

(CURA CHE LE FIGLIE DELLA CARIT DEVONO AVERE PER LA CONSERVAZIONE DELLA COMPAGNIA) 131

[I punto]. - La prima ragione l'infelicit eterna e inevitabile che meriterebbero quelle [suore] che per malizia fossero causa della perdizione o della rovina di una cosa fatta da Dio e guidata dalla sua Provvidenza, come sembra sia stato fatto per la Compagnia. La seconda [ragione] il danno che ne verrebbe a tante persone che Dio chiamer nella Compagnia se essa continua ad esistere, cosa che non ci sar, se la Compagnia cessa. [Il terzo motivo]: Il danno che ne verrebbe a molti poveri, sia per la salvezza della loro anima sia per il loro bene materiale; se la Compagnia cessasse, essi non potrebbero essere pi assistiti, a meno che Dio non ne suscitasse un'altra. Il quarto [motivo] il disonore che ogni suora recherebbe a Dio, se per la sua disgraziata superbia, volesse opporsi alla sua vo-

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lont nell'opera della Compagnia delle Figlie della Carit, facendo le cose che tendono alla perdita e rovina completa della detta Compagnia. [II punto]. - Ci sono molte cose che le suore possono fare e che tendono alla rovina totale della Compagnia. - Una delle principali la poca stima che si potrebbe avere del modo di vivere che le Figlie della Carit devono seguire in tutte le loro azioni, seguendo e prescrizioni del loro regolamento. - Un'altra cosa non manifestare il raffreddamento che il nostro amor proprio ci fa provare per la nostra vocazione. - Un'altra cosa molto pericolosa la leggerezza delle suore nel parlare, nelle occasioni che hanno di parlare di tutto quello che capita in generale e in particolare nella Compagnia, specialmente quando c' il cambiamento di qualche suora che senta antipatia e avversione verso qualche altra sorella. Spesso si tratta di una di quelle che le avr dato qualche avviso, o che sar o vorr essere una delle pi esatte nell'osservanza di tutti i suoi obblighi: l'altra allora la (far) criticare; quelle che saranno mandate con lei saranno compatite. Questo fa dire che il motivo del disgusto per la vocazione verrebbe dalla differenza dei caratteri [delle suore] con le quali una mandata, bench in realt sia piuttosto [effetto] della loro immortificazione e attaccamento al mondo, e dei primi pensieri di rilassamento, che hanno tenuti nascosti e celati ai superiori. - Un'altra cosa molto da temere che, poich la maggior parte di quelle che entrano nella Compagnia non sono abituate a parlare con le persone di una certa condizione, a maneggiare il denaro n ad avere molte cosette che [da suore] si vedono nella libert di avere, [succede che] quando cominciano ad abituarsi con le persone pi distinte, ne abusano, mancano al rispetto che devono avere per loro e arrivano a tale sfacciataggine che potrebbero diventare insopportabili; e dovendo poi maneggiare il denaro, potrebbero appropriarsene e usarne secondo il loro capriccio e avere cose inutili perch le hanno viste in altre, e darne perfino ai loro parenti o ad altre persone da loro preferite, non solo del loro denaro, ma anche delle offerte dei poveri. E la libert troppo grande che si prendono con le dame, potrebbe far s che alcune, per una malintesa tolleranza e gi a met scontente della vocazione, pren-

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derebbero dalle dame per dare a quelle che vedessero vacillanti per uscire dalla Compagnia. [III punto]. - I mezzi per impedire la perdita della Compagnia per tutti questi motivi, di fare gran conto dell'osservanza di tutti i regolamenti, sia in generale che nella pratica di ogni cosa in particolare, e soprattutto: - evitare scherzi e conversazioni con le persone esterne; - badare a non fermarsi in nessun luogo pi del necessario, ma fuggire totalmente la conversazione con uomini e qualunque scherzo, e cercare di ritirarsi di buon'ora la sera.

A 18

(DESIDERIO DI IMITARE NOSTRO SIGNORE NELLA SUA MORTE) 16 agosto 1658

Luned nella S. Comunione, nel momento di riceverla, sentii di essere avvisata o di desiderare che Nostro Signore venisse in me accompagnato dalle sue virt per comunicarmele, perch prima, avevo avuto vergogna, come mi sembra, del cattivo uso che avevo fatto dell'onore di averlo ricevuto. E poich il soggetto della nostra meditazione del mattino era sui segni che apparvero alla sua morte, gliene ho domandato due, cio: che il velo del tempio, in cui m'immaginavo fosse raffigurato il mio intelletto, si rompesse, non fermandomi pi nel mio giudizio, e che il cuore di pietra fosse spaccato dalla pazienza e dolcezza verso il mio prossimo. Come mezzo, mi venne in mente che dovevo guardare a Nostro Signore negli ultimi momenti della vita, e quello che mi ha istruita stata la sua ultima parola: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito, perch mi ha insegnato a non far nulla d'importante senza questa relazione; la sua ultima azione fu quella di abbassare la testa, e mi doveva insegnare a non veder tante cose e accondiscendere umilmente.

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M 73

(LO SPIRITO INTERIORE NECESSARIO ALLE FIGLIE DELLA CARIT)

Mi sembra che il nostro colloquio interiore con Dio debba consistere nel ricordare pi spesso possibile la sua santa presenza, adorandolo a tutte le ore, e facendo atti d'amore per la sua bont, richiamando alla mente, pi che potremo, i motivi che pi abbiamo notati nell'orazione, e principalmente gli affetti e i propositi che abbiamo avuti per correggerci e progredire in questo stesso santo amore. In tutte le circostanze penose per la natura, dobbiamo guardare la paterna bont di Dio che, come un buon padre, permette che siamo toccati dalla sua divina giustizia, a volte per correggerci e a volte per manifestarci il suo grande amore, facendoci prender parte alle sofferenze per applicarci il merito di quelle di suo Figlio; [rispondiamogli] facendo atti di riconoscenza. Invece nelle circostanze di cose che ci fanno piacere e di avvenimenti che procedono secondo i nostri desideri, prima di lasciarci trasportare dalla gioia che ci offerta, guardiamo Dio con l'occhio interiore e siamo riconoscenti della sua misericordia che, per suo solo amore, ci d questa consolazione, accettandola con questa intenzione, con qualche atto d'amore che dobbiamo emettere. Dobbiamo anche cercare che tutte le creature che si presentano ai nostri sensi ci servano per innalzare il nostro spirito a Dio, qualche volta considerandole create dalla sua mano onnipotente, qualche volta meditando sul piano di Dio nella loro creazione, che quasi sempre per il servizio dell'uomo, affinch quest'uomo gli sia riconoscente. Altre volte [dobbiamo] pensare all'eccellenza dell'esistenza che Dio ci ha data, per rialzarci dalle miserie alle quali ci spinge la nostra natura, corrotta dalle vane occupazioni dei nostri affetti per un mucchio di cose che non meritano di occupare il nostro spirito, e [dobbiamo] affermare che sulla terra non vogliamo nient'altro che Dio. Quando qualche volta, oppresse - come ci sembra - da una grande necessit, desideriamo o speriamo un po' d'aiuto dalle creature, se questo ci viene a mancare - sia per disposizione della divina Provvidenza, sia per qualche colpa di altri, che ne viene sempre -, dobbiamo immediatamente volgere lo sguardo alla

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santissima volont di Dio, e accettandola in quella privazione, innalzare il nostro cuore a Dio, ricorrendo a Lui solo, che da tutta l'eternit stato ed il solo che basta a se stesso e perci pu e deve bastare a noi. E poich siamo cos fortunate da essere in uno stato nel quale dobbiamo averlo come unica consolazione, dobbiamo fare un atto che accetti amorosamente la privazione di quello che ci manca, bench ci sembri giustissimo e necessario averlo, e rimaniamo sole a solo in pace con Dio, senza mormorare contro le creature, le quali, anche tutte insieme, non sarebbero capaci di darci motivo di scontentezza, se Dio non lo permettesse. Ma bisogna far s che il nostro spirito sia fortemente unito a Dio e che sia la nostra volont a produrre quegli atti, poich questo un mezzo per tenere il nostro spirito occupato di Dio, secondo il suo beneplacito. In tutte le circostanze ricordate dobbiamo abituarci a fare spesso atti di desiderio di conoscere Dio e se stessa, e questo ci faccia fare spesso atti d'amore verso Dio, di cui gli siamo debitori, ed evitare quello che gli dispiace, abbandonandoci spesso a Lui, mostrargli il nostro cuore pieno di fiducia e di riconoscenza, e cercare di avere qualche volta sulla bocca delle preghiere giaculatorie

A 27

IL PURO AMORE CONSACRATO A DIO

Nel [Vangelo di] S. Giovanni [cap. XII] scritto: v. 28 - Padre, glorifica il tuo nome! Allora venne dal cielo una voce che disse: L'ho glorificato e lo glorificher ancora. v. 29 - E la folla che era presente e aveva udito [la voce], diceva che era stato un tuono, altri dicevano: Gli ha parlato un angelo. v. 30 - Ges riprese a dire: Questa voce non venuta per me ma per voi. v. 31 - Adesso ha luogo la condanna del mondo, ora il principe di questo mondo sar buttato fuori, v. 32 - e io, se sar innalzato da terra, tratt tutto a me. v. 33 - Diceva questo per indicare di quale morte stava per morire.

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v. 34 - La folla gli rispose: Noi abbiamo udito dalla Legge che il Cristo rimane in eterno, e allora, come dici che il Figlio dell'uomo deve essere innalzato? Chi questo Figlio dell'uomo? Carissime sorelle e voi tutte, anime che aspirate alla perfezione del puro amor divino, ecco le parole del nostro caro Maestro e Amante, che c'insegnano che l dobbiamo tendere e che questo il suo piano, ben manifestato dall'attrattiva che vuole esercitare [su di noi] quando sar innalzato da terra. Ammiriamo come ha voluto disporre le cose per rendere pi efficaci quelle parole e farci comprendere che sono comprese tutte le anime predestinate, poich Egli parla a tutta la folla che lo seguiva e in presenza di essa parla a Dio suo padre, con parole che ci devono rapire tutte. Egli domanda la gloria del suo Nome, preceduta e seguita da tanto amore. E per mostrare che colui che parlava era suo Figlio che aveva il potere di effettuare le sue promesse, [il Padre] si fa sentire e il popolo lo riconosce veramente per il Cristo e lo interroga chi fosse il Figlio dell'uomo, poich Egli faceva loro capire che doveva morire innalzato da terra. Occorreva forse un'altra cosa, o carissimo Amante? Perch la vanit ha prevalso e prevale contro la verit? Siamo pi coraggiose, carissime sorelle, e facciamo il possibile per adempiere la parola detta da Dio al suo Figlio, che cio il suo nome sar glorificato: questo avvenga per l'effetto di quella [parola] di Ges che promise di attirare tutto a s appena sollevato e questo - com' molto giusto dar il dominio di tutte le cose all'Autore di tutto. Ma non forse glorioso per le anime cooperare con Dio all'attuazione del suo piano? Accondiscendiamo dunque alla volont del nostro carissimo Amante, affinch quelle parole siano vere in noi. Che sarebbe di noi se, vedendolo innalzato con lo scopo di attirarci a s, rimanessimo cos fortemente attaccate alla terra che il peso dei nostri malvagi affetti prevalesse sulle attrattive potenti del suo amore? Attirateci dunque, o mio Signore; noi corriamo verso di voi e l'odore del vostro profumo ci terr attaccati cos fortemente che nulla ci potr separare pi dalla vostra carit.

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Ci volete attirare a voi: fateci capire profondamente questa parola. Se siamo vostre, non saremo pi nostre, e se pensiamo di essere vostre, non sarebbe forse una rapina se usassimo di noi stesse e vivessimo, anche solo un poco, lontane dai precetti del puro amore che ci avete insegnati sulla terra? Perci, dopo un'intera donazione della nostra volont alla purezza del santissimo amore, la nostra vita deve trascorrere continuamente nell'osservanza della regola che il nostro Amante ci ha dato, dal momento in cui fu sollevato da terra fino alla morte. Facciamo dunque il primo passo per seguirlo, e questo significa dire con tutto il cuore: - Lo voglio, caro Sposo, lo voglio; e come prova, vi seguo fino ai piedi della vostra croce, che scelgo per mio chiostro e qui voglio lasciare alla terra tutti gli affetti della terra essendo invitata dalla vostra voce che stimola il mio cuore a inclinare l'orecchio [alla voce] per dimenticare il mio popolo e la casa di mio padre per essere presa dalla grandezza del vostro amore [cfr. Salmo XLV, 11]. Ai piedi dunque di questa Croce santa e cara io adoro e sacrifico tutto quello che potrebbe impedire la purezza dell'amore che volete da me, senza poterne pretendere mai nessun godimento se non quello di essere sottomessa al vostro beneplacito e alle leggi che mi propone la purezza del vostro amore. Non sgomentatevi, carissime sorelle, poich, anche se con la parola tutto non intendo eccettuare nulla, le spine di queste due rose non vi devono impedire di adornarvi di questo mazzo, poich avr tanto potere di rendervi al nostro Amante, dal quale quella che ci ha precedute e che dobbiamo considerare come la nostra badessa, ha detto che era bianco e vermiglio [ Cantico dei Cantici , V, 10]. E poich Dio, alla creazione del mondo, ci ha insegnato che la somiglianza era una cosa che dipendeva dal suo amore, conserviamo in noi la sua immagine e assomigliamo a Lui con queste due eminenti perfezioni, della purezza, rappresentata dal color bianco, e della carit [rappresentata] dal color rosso della rosa. Ci rappresenta la purit di Dio in se stesso per la sua grande semplicit, purit di Dio in tutte le grazie che la sua bont ha mai comunicate e comunicher a tutte le creature, senza nessun vantaggio suo. Amore di Dio in se stesso, che, nell'unit della sua essenza, genera il suo Verbo da tutta l'eternit con la conoscenza di se stes-

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so e la produzione dello Spirito Santo, producendo il loro amore reciproco che lo Spirito Santo. Amore di Dio verso gli uomini, volendo che il suo Figlio si facesse uomo, e affinch - adattandosi al modo [di vita] degli uomini - desse loro tutte le prove (date in tutta la sua vita umana) che Dio li ha amati da tutta l'eternit. Amiamo dunque quest'amore, e avremo un'idea della sua durata, poich essa non dipende affatto da noi, e a questo scopo, ricordiamo spesso tutte le azioni della vita del nostro Amante per imitarlo, perch Egli, non contento dell'amore generale di tutte le anime chiamate, vuole averne alcune predilette, elevate dalla purezza del suo amore. Prima di entrare nella pratica di questo proposito cos alto, ammiriamo la bont del nostro Amante e con la semplicit della colomba che Egli vuole da noi, interroghiamolo per sapere se ci ama e se vuole essere amato da noi. Mio Signore, ho avuto non so qual nuova luce intorno a un amore non comune che desiderate dalle creature che scegliete perch esercitino sulla terra la purezza del vostro amore. Eccoci qui, siamo un piccolo gruppo: potremmo noi pretendere questo [= di essere quelle creature]? Mi sembra che abbiamo certamente questo desiderio nel cuore, ma la conoscenza della nostra debolezza per le infedelt passate ci fa temere che ci respingiate. Per, il ricordo che non avete limitato il numero delle volte che dobbiamo osservare per perdonare ai nostri nemici [Matteo , XVIII, 22], ci fa credere che farete lo stesso per noi, e poich cos, noi crediamo che ci amate. Ci amate veramente poich siete una cosa sola col Padre, che ha voluto mostrarci il suo amore dandoci il suo Figlio, che siete voi. E noi siamo sicure che voi volete che Vi amiamo poich ce lo comanda la vostra legge antica e nuova, e [siamo sicure] che ci promettete di essere amate dal Padre vostro, di venire in noi col vostro Padre e di riamarci, se vi amiamo. Potenza d'amore!... Tesoro meraviglioso nascosto nel punto pi intimo dell'anima.... Eccellenza dell'uomo, chi potrebbe conoscerti? tutti gli uomini ne sarebbero conquistati. Tu sei l'oggetto dell'eternit gloriosa delle anime elevate nel paradiso, poich stando nell'anima Dio vuole abitarvi.

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O Amore puro, fate che vi ami! Poich siete forte come la morte, liberatemi da tutto ci che contrario a voi in me. Pratica dell'Amore puro Eccoci dunque, Signore, ai piedi della vostra Croce dove vi vedo confitto, per essere attirate a voi come ci avete promesso. Se la vostra parola non fosse onnipotente, temerei il peso dei miei affetti terreni, ma voi lo sapevate di certo, mio caro Salvatore, poich non ci domandate n il nostro consenso n il nostro lavoro. Attiratemi fortemente, unendo il mio amore alla vostra morte, che col vostro amore trionfa della vita.132

A 31bis

(PENSIERI SULL' IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA VERGINE MARIA)

Piacesse a Dio che potessi scrivere per intero i pensieri che la sua bont m'ha fatto la grazia di avere intorno all'argomento dell'Immacolata Concezione della Santa Vergine, affinch la vera conoscenza che ho avuto dei suoi meriti e l'onore che le debbo e la volont di mostrarglielo, non partano mai dal mio cuore.

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Considerando dunque questa santa Concezione, ho visto al tempo stesso l'applicazione del piano di Dio, per mezzo dell'Incarnazione del Figlio, alla materia che doveva formare quel corpo verginale, affinch - bench vera figlia di Adamo - non ci fosse in Lei nessuna tara del peccato originale: in lei infatti doveva formarsi il divin corpo del Figlio di Dio, il quale non avrebbe potuto con la sua morte soddisfare alla giustizia divina se avesse partecipato del peccato originale. Quel corpo purissimo della Santa Vergine la degna abitazione dell'anima che Dio le ha creata, e l'uno e l'altra [erano] sempre graditi a Dio, sempre arricchiti - oltrech della concezione tutta pura - di meriti della morte del suo Figlio. E come un vaso preziosissimo, riceve continuamente l'aumento della grazia, non mancando mai dal farne uso. Con grande ragione perci Ella deve essere onorata da ogni creatura e specialmente (servita) dai cristiani, perch l'unica creatura pura che sia stata sempre gradita a Dio. E' questo che la fa essere lo stupore di tutta la Corte celeste e ammirata da tutti gli uomini. (L'Immacolata Concezione) anche un degno motivo per far conoscere e adorare l'onnipotenza di Dio, che ha reso la grazia capace di dominare in lei la natura, salvandola senza che fosse perduta, non solo per misericordia ma per giustizia, poich non aveva nessun peccato, e [tale portento] era necessario per l'Incarnazione del Figlio di Dio secondo il suo piano [concepito] da tutta l'eternit, per la redenzione del genere umano. Dobbiamo dunque onorare questa santa Concezione che l'ha resa cos preziosa agli occhi di Dio, e credere che dipende solo da noi essere aiutati dalla Santa Vergine in tutte le nostre necessit, essendo - come pare - impossibile che la bont di Dio Le rifiuti qualunque cosa. Poich, come il suo divino sguardo non si mai distolto da Lei che era continuamente secondo il suo cuore, [cos] dobbiamo credere che la sua volont sempre disposta a concederle quello che Ella Gli domanda, tanto pi che non Gli domanda nulla che non torni a gloria di Lui e per il nostro bene. Dobbiamo [inoltre] vedere con attenzione i vantaggi che la Santa Vergine Immacolata con la sua Concezione ha acquistato su tutte le creature. Il primo che, come per conseguenza necessaria, Ella non ha

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mai avuto in s quello che mi sembra si chiami fomite del peccato, cio ci che induce al peccato, che un male che tutti i figli di Adamo hanno. Oh, quale pace, quale dolcezza, quale carit, quale umilt nell'anima della Santa Vergine, poich proprio quest'istinto che ci turba tanto e ci induce continuamente a peccare! Perci la conoscenza che Dio ci d dell'Immacolata Concezione della Santa Vergine ci porti a glorificarlo eternamente per questo capolavoro della sua onnipotenza nella natura puramente umana, e ci faccia ammirare la bellezza della purit dei pensieri di Lei, che non si sono fermati mai nelle cose inutili n nel peccato. La miseria degli uomini, concepiti nel peccato, che li porta continuamente ad innalzarsi con parole offensive contro il loro Dio, faccia conoscere l'onore che la Santa Vergine ha reso a Dio con le sue [parole], pronunziate sempre nella giustizia e nella verit. E le anime innamorate di questa santa e purissima Vergine considerino attentamente le sue azioni che non furono mai, neppure in minima parte, sgradite a Dio, essendo compiute secondo la sua santissima volont. Dunque l'Immacolata Concezione della Santa Vergine ha illuminato interamente la sua mente e riscaldata la sua volont, e questo l'ha fatta agire continuamente senza omettere nulla di quello che Dio le domandava, e perci tutta piena di virt, nella parte materiale [corpo] e formale [anima] dell'essere che Dio le ha dato. E' per questo che voglio amarla e onorarla per tutta la mia vita, nel tempo e nell'eternit; e per quanto mi sar possibile, per riconoscenza alla Santissima Trinit di avere eletto la Santa Vergine ad essere cos strettamente unita alla sua divinit, io voglio onorare le tre Persone distintamente e insieme nell'unit dell'Essenza divina.

M 5bis

(LA VERGINE MARIA CORREDENTRICE) (Agosto 1659)

Il quindici agosto 1659133, durante la santa Messa in cui mi dovevo comunicare, mi fermai a meditare sulla grandezza della

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Santa Vergine come madre del Figlio di Dio: Egli l'ha voluta onorare tanto, che possiamo dire che Essa ha contribuito in qualche modo a tutti i misteri operati da Nostro Signore, ed ha contribuito alla sua umanit col suo sangue e latte verginale. Considerandola in questo modo, mi sono congratulata con Lei per l'eccellente dignit che essa ha con questo mezzo nel grande e divino sacrificio perpetuo della Croce, rappresentato e offerto sui nostri altari. Ho notato ancora che, con questo mezzo, il Figlio di Dio ha generato, in qualche maniera, la natura umana per l'eternit, rendendola capace di godere l Dio secondo il suo piano che ho visto grande nel cielo, considerando l la natura ed essenza divina, la natura angelica e la natura umana che l era considerata dagli angeli, e l'umanit di Nostro Signore divinizzata.

A 100

(INCONVENIENTI PER LA COMPAGNIA) (1660)

Il modo di insegnare come si fa a La Fre 134, oltre il pericolo che la suora ci metta molto del suo e proponga delle massime che non si possono spiegare, c' molto da temere che il luogo pubblico come sono le sale degli ospedali, in cui c' il santissimo Sacramento, dia motivo di accusare le superiore delle Figlie della Carit che permettono loro di fare troppo. Gli altri inconvenienti sono, in primo luogo che, avendo Dio scelto ragazze di campagna per stabilire una solida compagnia di serve dei poveri malati, poich quel modo d'insegnare vistoso ed elevato, coloro [le suore] che avessero una reale capacit [di farlo], se fosse loro permesso ed esse non fossero dispensate dagli altri ministeri pi umili, potrebbero (dopo essersi ben formate) pretendere di essere dispensate da parecchie pratiche e dall'attendere agli altri nel ministero pi umile, e se questo fosse loro negato, uscirebbero ben presto dalla Compagnia. Le altre [suore], che avessero desiderio e avidit per la lettura e a mostrarsene capaci, sforzandosi d'imparare, non faranno pi

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conto di un altro lavoro n applicarsi alla pratica della mortificazione bench giunte da poco: ci sono gi nella Compagnia esempi di questa verit. Si dice che questo non potr continuare, perch non si troveranno sempre delle Figlie [della Carit] capaci; che c' il permesso del signor vicario generale e del signor parroco, e applausi dalla maggior parte della citt: sono cose che si potrebbero tollerare in persone laiche o che dio volesse riunire a questo scopo, come madamigella Pileure. Ma dar tanta importanza a questo ministero nella Comunit delle Figlie della Carit una strada per distruggerla o almeno per mettere due corpi in uno, cio quelle che fossero giudicate capaci di codesto ministero, sarebbero il corpo dominante, pretendendo di esercitare le funzioni di Santa Maddalena 135, e sottometterebbero e terrebbero sotto di loro quelle che fossero addette alla visita dei malati, e a poco a poco le povere ragazze non potrebbero pi entrare nella Compagnia, e le altre diventerebbero presto delle dame 136, e questa la pretesa di molte. Si pu obiettare che una delle funzioni principali dell'attivit della Confraternita e della Compagnia delle Figlie della Carit il servizio spirituale dei poveri. Tutte sono persuase di questa verit, e ne sia gloria a Dio: non forse la sua grazia che fa fare questo a tutte, bench rozze e semplici? Quante persone, in ogni luogo [dove sono le F.d.C.] sono state allontanate dal peccato, quante confessioni generali dopo lunghi anni senza essersi confessate, quante bambine istruite da quelle che fanno scuola, e persone e famiglie alle quali esse portano da mangiare, e quanti eretici convertiti da quando le Figlie della carit servono negli ospedali! E anche recentemente, nell'anno 1659 una suora, che stata tutto questo tempo in quello di St.-Denis, dice che l se ne sono convertiti 5 o 6 e perfino il figlio di un ministro [=pastore protestante], senza [contarne] altri precedentemente. Ma tutto questo stato fatto in silenzio, e Dio volesse che non fosse necessario parlarne, poich stato fato seguendo i primitivi ordini del Fondatore della Compagnia, Ges Cristo, per mezzo del suo servitore, per onorare la sua santa vita nascosta, cos necessaria per la stabilit della detta Compagnia: forse questa un giorno avr la grazia di essere addetta al servizio dei contadini, secondo il suo primo progetto, o meglio progetto di Dio, pi che [al servizio] nelle citt,

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cosa che potrebbe avvenire per i consueti cambiamenti che avvengono nel mondo. Oh, che fortuna, se, senza che Dio ne fosse offeso, la Compagnia non dovesse servire che i poveri privi di tutto! Perci la detta Compagnia non deve mai allontanarsi dal risparmio n cambiare tenore di vita, affinch - se la Provvidenza le d pi del necessario [le suore] vadano a servire, a spese loro, i poveri spiritualmente e materialmente, non importa se in silenzio, purch le anime onorino eternamente i meriti della Redenzione di Nostro Signore.

M 8bis

(LA COMUNIONE) (Gennaio 1660)

Il giorno di S. Genoveffa 1660[= 3 gennaio] andando alla santa Comunione, nel vedere la santa Ostia, sentii una sete straordinaria, che veniva da un sentimento che Egli volesse darsi a me con la semplicit della sua divina Infanzia. E ricevendolo, e anche per molto tempo dopo, il mio spirito fu occupato da una comunicazione interiore, che mi faceva comprendere che Egli si dava non semplicemente, ma con tutti i meriti dei suoi misteri. Tale comunicazione dur tutto il giorno, non come un'occupazione forzata e interiore, ma come una presenza e applicazione nelle varie occasioni. Sentii in me questo avvertimento: poich Ges si era dato interamente a me, accompagnato dal merito di tutti i suoi misteri, bisognava che mi servissi di questa occasione per partecipare alla sua sottomissione nelle umiliazioni. Un mezzo per giungere a questo fine che, senza nessun motivo in me, sembri che io abbia qualche grazia da Dio, cosa che mi umilia e mi d coraggio. Senza desiderio e senza proposito, la grazia del mio Dio compir in me la sua volont.

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A 49

PREGHIERA PRIMA DELLA SANTA COMUNIONE

Santissimo Spirito, amore del Padre e del Figlio, venite a purificare e abbellire l'anima mia, affinch sia gradita al mio Salvatore e io lo riceva per la sua gloria e la mia salvezza. Vi desidero con tutto il cuore, o pane degli Angeli! non guardate alla mia indegnit che mi allontana da voi, ma guardate al vostro amore che tante volte mi ha invitata ad accostarmi [alla Comunione]. Datevi tutto a me, ve ne prego, o mio Dio, e fate che il vostro Corpo prezioso, la vostra Anima santa e la vostra gloriosa Divinit, che io adoro in questo santissimo Sacramento, prendano intero possesso di me stessa. O dolce Ges, o buon Ges, mio tutto e mio Dio, abbiate piet di tutte le anime riscattate dal vostro prezioso sangue, e feritele profondamente col vostro amore, per renderle riconoscenti all'amore che Vi ha spinto a donarvi a noi in questo santissimo Sacramento, per il quale vi offro la gloria che avete in voi stesso da tutta l'eternit e tutte le grazie che avete fatte alla Santa Vergine e a tutti i Santi, con la gloria che vi renderanno eternamente con questo stesso amore!

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TESTAMENTO SPIRITUALE

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Care sorelle, continuo a domandare a Dio per voi la sua benedizione, e Lo prego che vi faccia la grazia di perseverare nella vostra vocazione per servirlo nel modo che vi domanda. Abbiate molta cura del servizio dei poveri, e soprattutto di vivere bene insieme con una grande unione e cordialit, amandovi le une le altre, per imitare l'unione e la vita di Nostro Signore. Pregate molto la Santa Vergine che sia la vostra unica madre 138.

Sotto il peso del grave colpo, ricevuto con la morte di S Luisa (15 marzo 1660) e prima ancora, del sig. Antonio Portail (14 febbraio), che era stato uno dei suoi primi compagni di apostolato, il Signor Vincenzo scrisse ad alcune suore: Le Figlie della Carit sono piene di fiducia in Nostro Signore, che far loro da padre e da madre (Corrispondenza di S. Vincenzo, XVI, n. 3179, p. 50-51). Com' noto, il 3 e 24 luglio 1660, ormai alla fine, il Santo volle presiedere le due conferenze sulle virt di S. Luisa (ediz. Mezzadri, p 1531-1559), per assicurare l'eredit spirituale della sua fedele collaboratrice.

Per questo prezioso documento, senza data (ma che il Coste crede del 1628), ved. Coste, Il grande Santo del gran secolo , ... I, p. 175-177. 2 Opera di S. Francesco di Sales, pubblicata a Lione nel 1609, col titolo di Introduzione alla vita devota . 3 Parola lasciata in bianco. 4 Parola lasciata in bianco. 5 Nel 1623 (4 maggio) Luisa aveva fatto il voto di vedovanza, qualora il marito Antonio Le Gras fosse morto prima di lei. Alla morte del marito (31 dicembre 1625) Luisa pot fare privatamente anche i voti di povert, castit e obbedienza, che rinnovava ogni mese ( Nella Chiesa al servizio dei poveri..., p. 391). 6 Vedi A 3 (p. 805). 7 Il manoscritto strappato per uno spazio di otto linee. 8 A questo punto siamo al rovescio della pagina strappata. Vi si parla del ritiro mensile, della preparazione alla morte e dell'assistenza agli uffici della parrocchia le domeniche e le feste (Nella Chiesa al servizio dei poveri ..., p. 392). 9 Apostolo, la cui festa era il 21 dicembre. 10 Parola illeggibile nel manoscritto. 11 Sono le parole di S. Paolo nella Lettera ai Filippesi (I4,7): La pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza, custodir i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Ges. Poco prima l'Apostolo aveva scritto (v. 4-6): Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi ... Il Signore vicino. Non angustiatevi per nulla ma in ogni necessit esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. 12 20 gennaio. 13 25 gennaio. 14 Parole illeggibili. 15 Matteo XIII, 1-9.18-23. 16 Dal 1628 i Preti della Missione si riunirono sotto il nome di Congregazione della Missione. 17 Le beatitudini del regno di Dio (Mt V, 1-12). 18 Ved. Corrispondenza di S. Vincenzo , I, n. 26, p. 99 (Il Coste annota che la lettera del Santo a S. Luisa o si riferisce al proposito di dedicarsi al servizio dei poveri, o - come crede il Bougaud - un incoraggiamento a un ritiro spirituale, che doveva accompagnare una confessione generale). 19 Seguono tre righe che difficile decifrare. 20 Si riferisce al Trattato dell'Amor di Dio (o Teotimo ) di S. Francesco di Sales. 21 S. Vincenzo scrisse alla Santa il 19 febbraio 1630: Lodo Dio che abbiate la salute per sessanta persone, al bene delle quali lavorate, ma vi prego d'informarmi esattamente se i vostri polmoni non soffrono nel tanto parlare e se la vostra testa non risente di tanta confusione e rumore (Corrispondenza di S. Vincenzo , I, n. 38, p. 118-119). 22 Il matrimonio di Antonio Legras e di Luisa de Marillac fu celebrato il 5 febbraio 1613; Antonio era morto il dicembre 1625. 23 Il Coste ha pubblicato nella terza parte del vol. XIII (n. 124-142 e 199-200, pp. 417-537, 821828) parecchi Regolamenti della Confraternita della Carit (dal 1617 al 1640, e anche 1660), sia femminile che maschile e mista, e tutti secondo uno schema generale, che troviamo in questo, steso da S. Luisa. 24 In margine si leggono queste parole: Onorare e amare tutte le creature a causa del piano di Dio nella loro creazione. 25 Ved. lett. di S. Vincenzo a S. Luisa ( Corrispondenza di S. Vincenzo , maggio 1632, II, n. 108, p. 18-19) con i consigli particolari sul breve ritiro da farsi con calma e dolcemente: Non mi dimenticate nelle vostre preghiere; forse far io pure il ritiro nel medesimo tempo. Dio ci accordi la grazia di farlo bene. Altre norme il Santo dette per una giovane che faceva gli esercizi [aprile 1633] sotto la guida della Santa (Corrispondenza di S. Vincenzo , II, n. 137, p. 75-76), e per gli esercizi che S. Luisa fece nel periodo 1636-1642 (ibid. III, n. 269, p. 95-97). 26 Ved. lett. n. 108, 109 e 110 di S. Vincenzo a S. Luisa ( Corrispondenza di S. Vincenzo II, p. 1823): Sono tanto contento del vostro bell'alloggio (p. 21); Vi avevo assicurato che oggi avrei avuto il piacere di ammirare il vostro bello e devoto paradiso... e invece me ne sono andato in campagna donde sono appena tornato (p. 23). 27 Ved. lettera di S. Vincenzo a S. Luisa ( Corrispondenza di S. Vincenzo , II, n. 129, p. 52): Farete domani l'orazione sulla nascita di Nostro Signore la mattina, ripeterete la stessa alle dieci; poi nel

pomeriggio, quella sui pastori; l'ultima sar quella della purificazione della santa Vergine. Il Coste annota che sul lato riservato all'indirizzo, Luisa de Marillac scrisse: Il luned mattina, quello che Nostro Signore ha fatto sulla terra dai dodici anni ai trenta; alle dieci, il battesimo di Nostro Signore; alle due, la conversione della Maddalena, alle cinque la lavanda dei piedi agli apostoli. Il marted, la prima [meditazione], la preghiera nell'orto; la seconda, la cattura di Nostro Signore; la terza, Nostro Signore da Caifa ad Erode; la quarta, da Pilato. 28 Nella lettera del maggio 1633 S. Vincenzo scrisse alla Santa: Quanto all'affare del vostro ufficio, non vedo ancora cos chiaramente davanti a Dio, a causa di una difficolt che me lo impedisce, se tale la volont di sua divina Maest. Ve ne prego, Madamigella, raccomandate a Dio quest'affare, specialmente ora che sono i giorni in cui Egli comunica con maggiore abbondanza le grazie dello Spirito Santo, anzi lo stesso Spirito Santo. Insistiamo dunque nella preghiera, e siate lieta ( Corrispondenza di S. Vincenzo , II, n. 139, p. 79). In nota il Coste ricorda che l'Abelly rifer la frase del Santo alla fondazione delle Figlie della Carit, e veramente questo il senso pi naturale. 29 Sembra che questi appunti siano serviti a S. Luisa a stendere la relazione particolareggiata che segue (A 52). 30 Erano i beni dati dal marito alla moglie, che per questa poteva usare solo in caso che rimanesse vedova. 31 Dopo la morte di suor Margherita Naseau, per allontanare S. Luisa dall'epidemia, S. Vincenzo le consigli di far la visita di queste Carit (Corrispondenza di S. Vincenzo , II, n. 133, P. 61-62), come aveva gi fatto in altre localit nel febbraio del 1630 (vedi A 50, p. 819). 32 Mons. Agostino Potier (+1650), che rinnov la sua diocesi con l'aiuto di S. Vincenzo (cf Corrispondenza di S. Vincenzo , I, n. 28, p. 105). 33 Nell'archivio della Casa Madre delle figlie della carit di Parigi (ms. A 48, f. 102-121) c' questo catechismo, composto da S. Luisa, per supplire alla mancanza di simili strumenti didattici al suo tempo. E' una specie di questionario personale, con indicazioni didattiche per mettere alla portata dei pi sprovveduti i temi pi importanti del messaggio cristiano. Il testo originale stato pubblicato in chos de la Compagnie..., Supplment n. 2, 1978, manca per nell'edizione 1961 e 1983 degli scritti della Santa. La traduzione italiana presa dal vol. Nella Chiesa al servizio dei poveri (1978, pp. 55-70) con qualche lieve ritocco. La traduzione spagnola (1985) riporta il Catechismo con la data tra il 1629 e il 1633, cio quando Luisa andava a visitare le Confraternite della Carit e quando istruiva le prime Figlie della Carit e le fanciulle. 34 Molto venerata nell'antichit e nel medioevo come uno dei 14 santi ausiliatori. Incerte ed oscure le notizie della sua vita e del suo martirio; probabilmente per nella persecuzione di Diocleziano. 35 Nell'autografo ci sono queste parole in margine: Questo passo deve essere messo in un altro punto del Catechismo (Nota della traduzione spagnola, p. 705). 36 Qui doveva andare il passo indicato nella nota precedente. La spiegazione dell' Ave Maria non continua 37 Allusione a un'antica tradizione in uso all'inizio del sec. XVII, per timore che parti dell'ostia consacrata rimanessero in bocca. 38 Noi non entriamo in paradiso senza la grazia, che in condizioni particolari, si pu ottenere anche senza il battesimo. Il battesimo, cio, necessario normalmente, la grazia invece necessaria sempre. D'altra parte era questa una dottrina comune. Anche S. Vincenzo, nei catechismi a lui attribuiti, afferma: I pagani, gli idolatri, i giudei, i turchi si potranno salvare? No, se non son cristiani. - E che occorre per essere cristiani? Bisogna essere battezzati (J Guichard, Saint Vincent de Paul catchiste , Parigi, 1939, p. 10). 39 S'intende, probabilmente, la preghiera Sancta Maria, succurre miseris... 40 Fino al 1655 [la Compagnia delle Figlie della Carit] visse con regolamenti provvisori. Il primo tutto di mano di madamigella Le Gras, con qualche ritocco di Vincenzo, sembra sia del 1633, o forse dei primi mesi del 1634 (Coste, Il grande Santo del gran secolo , I, p. 333). - Ved. La Regola delle FdC di S. Vincenzo de' Paoli a cura di L. Mezzadri e M. Perez Florez (Milano, 1986, p. 35-42). 41 Progetto redatto prima del regolamento del 1645 (riportato in Coste XIII, n. 145, p. 551-556). 42 Nome che designava le dame ossia i membri della Confraternita della Carit (ved. A 52, p. 840).

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Le parole in corsivo sono di S. Vincenzo, che ha corretto il testo di S. Luisa. Renato di Marillac, cugino germano di S. Luisa, aveva sposato Maria de Creil, figlia del Signore di Gournay (Corrispondenza di S. Vincenzo , II, p. 188). Alla Confraternita di Gournay-sur-Aronde (Oise) S. Luisa aveva gi fatto una visita nel 1633 (ved. A 53 e A 52, p. 838, 840). 45 Antica misura agraria che valeva cento pertiche, cio dalle 20 alle 50 are. 46 S. Luisa da principio aveva scritto Stabilimenti, ma poi ha scancellato la parola e messo Fondazioni. 47 Questi pensieri, scritti in giorni differenti, sono contenuti nel medesimo quadernetto dell'autografo A 21 (p. 815). 48 Probabilmente la Santa parla di suo figlio. 49 Di difficolt tra il parroco di Nanteuil e le suore, la Santa parla nella L 335 del 21 dicembre 1651 a S. Vincenzo (p. 443) e nella L 453 al Sig. Portail, il 26 settembre 1655 (p. 560). 50 A S. Lazzaro. 51 Secondo il calendario prima della riforma conciliare era il 21 marzo. 52 Proverbi , VIII, 22-35 (secondo la liturgia prima della riforma): Dominus possedit me in initio viarum suarum, antequam quidquam faceret a principio... (= Il Signore mi ha posseduto all'inizio della sua attivit, prima di ogni sua opera). 53 Bigliettino strappato, forse frammento di una lettera. 54 La lingua latina era familiare a S. Luisa, che si serve di questa parola, usata nella sacra Scrittura, per dire: prostratevi, inginocchiatevi. 55 Ved. lettera di S. Vincenzo a S. Luisa (Corrispondenza di S. Vincenzo , V, n. 492, p. 66-67). 56 Dopo il trasferimento della Casa madre delle Figlie della Carit nel sobborgo S. Dionigi, vicino a S. Lazzaro. 57 La stesura dei regolamenti sui quali S. Luisa fa le sue osservazioni, forse stata fatta dopo la conferenza (15) del 14 giugno 1643, Spiegazione delle Regole (ed. Mezzadri, p. 136-152), conferenza che stata trascritta proprio dalla Santa. 58 L'autografo A 90, che segue, va inserito a questo punto, dopo il capitolo dell'ospedale di Parigi. 59 Questo Autografo 90 ha la cifra romana II. Va collocato a met dell'Autografo 91 p. 876; vedi nota precedente), dopo il passo riguardante l'ospedale generale di Parigi. 60 Medicina a base di erbe. 61 A questo punto dell'Autografo c' un grande strappo che lascia vedere solo l'estremit delle linee. Abbiamo completato il testo con dei passi corrispondenti, che si riferiscono alle finali, presi dalla copia del Regolamento delle suore dell'ospedale di Angers, steso evidentemente da Madamigella Legras (ved. Coste, XIII, n. 143, p. 539-547, che ci mette la data del 1641 e dice in nota: Nell'archivio delle Figlie della Carit ci sono due progetti del Regolamento di Angers; il secondo scritto dalla mano stessa di S. Vincenzo ed una rifinitura del primo, ma le differenze sono poco numerose e di poca importanza). 62 Rovescio della pagina strappata (ved. la nota precedente). 63 Antonio Flandin-Mailet, nato a Saint-Geoire (Isre) nel 1590 e morto in odore di santit a Montluet (Ain) il 16 febbraio 1629. La regina aveva fatto venire a Parigi nel 1628 questo uomo che non sapeva n leggere n scrivere, e di cui tutti celebravano la santit. Fu allora che S. Vincenzo, S. Luisa e il sig Portail ebbero la fortuna di avvicinarlo. Il ritratto di questo Fratello ornava una sala di S. Lazzaro (ved. Conferenze alle FdC, ediz. Mezzadri, p. 537-538). 64 Madamigella Legras dice le [le suore] sanno fare dell'acqua dolce che rende buona ogni altra acqua ed impedisce che questa faccia male (S. Vincenzo al sig. G. Delville, 2 dicembre 1656: Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, p. 168). 65 Le parole sar domandato una correzione di S. Vincenzo. 66 Nota del signor Vincenzo: A tenere il registro dell'ammissione e dell'uscita dei malati sar il Cappellano e la suor servente. 67 Correzione del signor Vincenzo: da proporre. 68 Nota del signor Vincenzo: A questo scopo se ne avr una copia; vedere quello che si pu aggiungere. 69 Nota scritta dal signor Vincenzo: Se tocca alla suor servente tenerlo. 70 Scritto dal signor Vincenzo: che risiede a Parigi. 71 Per gli uffici pi concreti, pi pratici, riguardanti la necessit della casa. 72 Cos redatto l'autografo, ma questo paragrafo va dopo quello che segue.

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Ved. L 125b (p. 135) alle suore di Angers. E' un paragone che troviamo anche nella biografia di S. Caterina da Siena. Ella era - scrive William Flete, monaco a Lecceto, dopo la morte della Santa - quale una dolce mula che portasse docilmente il fardello dei peccati della Chiesa, come nella sua giovinezza aveva portato i pesanti sacchi di grano dalla porta di casa fin sul solaio. E questa intenzione di portare per gli altri, di scontare per i peccati e per la Chiesa, ecc. (cit. da G. Joergensen, Santa Caterina da Siena..., Roma-Torino 1954, p. 479). 74 Le parole tra parentesi quadra mancano nell'edizione francese 1983, ma sono riportate dalla traduzione spagnola in base all'originale autografo. 75 Queste righe sono cancellate con un frego trasversale. 76 Parola cancellata da S. Luisa. 77 Cio la direttrice del Seminario, delle suore nuove. 78 S. Luigi IX, re di Francia, di cui Luisa portava il nome. 79 In margine la Santa Ha aggiunto e firmato queste parole: Ricordo che immediatamente dopo la morte del defunto Signor Le Gras, il signor Gachier mi disse che voleva sdebitarsi di questa somma, e cominci a pagarla inviandomi cento lire o pi, di cui non mi ricordo e delle quali gli mandai la ricevuta. MARILLAC. 80 Il marito di S. Luisa era originario di Montferrand, in Auvergne. 81 Parrocchia di Parigi dove nel 1641 si trasfer la Casa madre delle Figlie della Carit. - In una cappella della chiesa di S. Lorenzo, a sinistra entrando, appoggiata al muro c' una croce di marmo con l'iscrizione Spes unica al centro. Alla base della croce scritto: Qui hanno riposato per 95 anni i resti della beata Luisa de Marillac ved. Legras, fondatrice e I superiora generale delle Figlie della Carit serve dei poveri malati. Attualmente il corpo della Santa si trova nella cappella della Madonna della Medaglia Miracolosa a Parigi. 82 Villaggio alla periferia di Parigi, dove nel 1636 fu portata temporaneamente la Casa madre delle Figlie della Carit. 83 Vedi nota 81. 84 Ved. lettera 132 quater (p. 166). 85 Ved. lettera 64 (p. 90). 86 Ved. lettera 107 ter (p. 134). 87 Questi argomenti suggeriti dalla Santa furono trattati da S. Vincenzo in una serie di conferenze nel 1646: 1) Amore della nostra vocazione e del servizio dei poveri (13 febbraio); 2) indifferenza per i luoghi e per le opere (1 maggio); 3) rispetto mutuo e cordiale che dobbiamo avere (19 agosto); 4) sulla mormorazione e la maldicenza (22 ottobre): ved. ediz. Mezzadri, p. 276-342. 88 Morta nel maggio 1646 (vedi lettera 458, p. 168). 89 Il fatto avvenne nel giugno 1642, la vigilia della Pentecoste: S. Vincenzo ne parl nella conferenza 24 del 3 febbraio 1646 (ediz. Mezzadri, p. 285-287). 90 Ved. A 2 (p.3), il brano intitolato Luce. 91 Ved. lettera 181 (p. 236). 92 Il Conte di Lannoy, governatore di Montreuil-sur-Mer. 93 Fil. 3,18. 94 Atti 9,16: Io gli mostrer quanto dovr soffrire per il mio nome. 95 Fiacre, asceta irlandese, eremita nella regione di Brie, diocesi di Meaux, morto verso il 670. La sua festa si celebra il 30 agosto. Si ignora quasi tutto della sua vita... Bench di origine irlandese fu molto venerato in Francia, soprattutto come guaritore di fistole, emorroidi e forme cancerose e veneree. A lui ricorsero personaggi importanti come il cardinale Richelieu e Luigi XIV. Ci rimane ancora la solenne invocazione rivolta al santo da Bossuet in occasione di un'operazione subita dal sovrano (Nella Chiesa al servizio dei poveri, p. 275). 96 Da cui l'eremo di S. Fiacre prese il nome di Saint-Fiacre-en-Brie. 97 Avendo Ges sollevato gli occhi... (Gv 6,5). 98 Sal. 42,2. 99 Sono i pensieri che S. Luisa lesse nella conferenza 31, tenuta da S. Vincenzo alle Figlie della Carit, il 18 agosto 1647 (ediz. Mezzadri, p. 389-390) Sulla S. Comunione. Ved. anche la nota seguente. 100 S. Luisa preparava per scritti i pensieri sugli argomenti delle conferenze tenute dal Signor Vincenzo. All'inizio della Compagnia era lei che stendeva il resoconto della conferenza, in base agli appunti del Sig. Vincenzo, ai foglietti delle suore e a quello che ognuna ricordava. Nel maggio 1646 S. Luisa affid questo incarico alla sua segretaria, che allora era suor Elisabetta Hellot, che nel

1652 fu sostituita da Giuliana Loret, poi da Maturina Gurin. Le segretarie hanno conservato parecchi biglietti della Fondatrice (ved. L. Mezzadri, Introduz. alle Conferenze spirituali alle Figlie della Carit, p. XXIX, XLV-XLVI). Gli appunti di S. Luisa non sono stati riportati da suor Hellot nella conferenza 32 Sulla perseveranza nella vocazione, tenuta da S. Vincenzo il 22 settembre 1647 (ediz. Mezzadri, p. 393-409). 101 Pensieri preparati dalla Santa per la conferenza 44 Sull'obbedienza tenuta da S. Vincenzo il 7 agosto 1650 e riportati da suor Hellot. C' da notare per che il secondo punto della conferenza (le condizioni dell'obbedienza) riportato dopo il terzo [i mezzi] (ediz. Mezzadri, p. 590-592). 102 Questa formula dei voti firmata da suor Giovanna Delacroix (ved. lettera 297, p. 398), che l'ha ricopiata fino alla parola castit. Il resto scritto da S. Luisa. 103 Era uno degli autori spirituali (1505-1588) prediletti di S. Luisa, insieme a S. Francesco di Sales e Tommaso da Kempis, ritenuto l'autore dell'Imitazione di Cristo (ved. Corrispondenza di S. Vincenzo, II, p. 76, nota). Ved. lettera 63 all'abate di Vaux (p. 82). 104 La data messa nella copia fatta da suor Margherita Chtif. 105 Ved. lettera 278 (p. 365). 106 Ved. lettera 416 (p. 526). 107 Douelle: ved. lettera 364 (p. 483). 108 Testo ricopiato da S. Luisa e non pubblicato dal Coste nelle Conferenze spirituali alle FdC. 109 Si tratta probabilmente di Saint-Denis, dove, dal 1652 si trovava suor Claudia Brigida, con altre cinque consorelle, ricordate nello scritto di S. Luisa. 110 Ved. lettera 76bis (p. 479) del 1 marzo 1653 al Signor Vincenzo. 111 Ved. lettera 197 (p. 262). 112 Pensieri preparati per la conferenza 59 del 25 maggio 1654 sulla conservazione della Compagnia; ma S. Luisa lesse solo la prima parte, perch S. Vincenzo l'interruppe per dare alcune spiegazioni (ediz. Mezzadri p. 765-766). 113 A questo punto S. Vincenzo interruppe S. Luisa, per inculcare il proposito di non cambiar nulla, n mentre Madamigella viva n dopo la sua morte, n dopo la mia (p. 768). 114 Pensieri preparati da S. Luisa per la conferenza 65 sulla mortificazione dei sensi e delle passioni, del 5 gennaio 1655: per quello che riportato nella conferenza del Santo (ediz. Mezzadri, p. 851-852) differisce dal testo della Santa, poich sembra come un riassunto. 115 Pensieri detti da S. Luisa nella conferenza 66 del 2 febbraio 1655 sullo spirito dissimulatore (ediz. Mezzadri, p. 864-866). 116 E' lo spirito caratteristico di chi non si lascia aiutare da chi ne ha il dovere, di chi si diffonde in questioni marginali e parla volentieri di argomenti temporali, mentre come bloccata e infastidita in ogni materia spirituale. Prima era chiamato spirito muto, riferendosi a quelli che in confessione per vergogna non accusavano certi peccati portali (Mezzadri, nota a p. 853). 117 Ved. lett. 456 al Signor Vincenzo (p. 564). 118 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76 p. 102). 119 Maria Marta Trumeau (ved. lett. 102, p. 87). 120 Renata Delacroix (ved. lett. 275, p. 363). 121 Suor Giovanna Gressier (ved. lett. 456, p. 565). 122 Ved. A 91bis, Regolamento per la Casa principale (p. 891-905). 123 Ved. lette. 497 (p. 606), lett. 571 (p. 685) e lett. 651 (p. 778). 124 Alle suore mandate a Le Mans (maggio 1646, lett. 134, p. 915), Montreuil (A 85, 1647, p. 921) e in Polonia (settembre 1652, A 89bis, p. 946). 125 Riportate parzialmente (solo gli articoli 1,7,8,18) nella precedente edizione 1961 degli Scritti di S. Luisa, queste Regole sono date per intero in Annali della Missione (1986, p. 67-80) con l'indicazione: Archivio della Casa madre delle Figlie della Carit, Penses de Louise de Marillac , (I p. Ecrits autographes 149-154). Sono date qui con qualche ritocco. - Ved. anche A 91 (p. 876). 126 Le difficolt aumentarono nel 1657 (ved. lett. 535, p. 645). 127 Ved. A 80, Regolamento per le suore addette ai trovatelli (del 1640 circa), p. 871, e A 90, le osservazioni , p. 874. 128 Pensieri preparati per una conferenza, forse quella [73] del 6 giugno 1656 sull'indifferenza (ediz. Mezzadri, p. 950-976). 129 C' uno spazio bianco. 130 La frase rimasta incompleta. 131 Ved. A 62 (p. 952).

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La traduzione spagnola 1985 (p. 822-823) aggiunge dall'originale autografo questo brano: La prima, poter dire il Pater , per essere coerede di Dio con Ges. Il secondo, poter dire con verit insieme a S. Paolo: Absit , ecc [= Io voglio vantarmi soltanto della croce di nostro Signore Ges Cristo...morto in Croce Lettera ai Galati , VI, 14]. Il terzo, la grande pace dell'anima che non impacciata da nulla, neppure per la vita terrena. Dobbiamo cominciare a praticare il puro amore ai piedi della Croce, scegliendo la Compagnia come chiostro, per imitare Ges che si chiama il fiore dei campi e il giglio delle valli. L'anima domandando a Ges, e Ges rispondendole con le parole che attirano, e l'anima, avendo imparato da Ges, lo comunica alle altre e le anima. Servirsi del Cantico [dei Cantici] per ascoltare questa chiamata, vedere che questa speranza di essere attirata viene dopo la conoscenza che Dio ha dato di se stesso. La visione del popolo, il distacco da tutto e poi la vita libera e perfetta. Le entrate della vita distaccata dalla terra, imitando Ges vivendo sulla croce. Ascoltare le parole. 133 La copista ha scritto 1660, ma questa data impossibile, essendo S. Luisa morta il 15 marzo di quell'anno. 134 Ved. lett. 650, a suor Maturina Gurin, a La Fre (p. 776). 135 Cio di Maria in rapporto alla sorella Marta. 136 Nome che si dava a certe religiose, addette al coro. 137 Questo testamento spirituale stato raccolto dalle suore che assisterono S. Luisa negli ultimi momenti, ed stato fedelmente trasmesso. Il primo biografo Gobillon lo cita nella vita di Madamigella Legras, scritta nel 1676. 138 Ci ha lasciato per nostra unica madre la santa Vergine, e le sue ultime parole sono state che essa moriva tenendo in grandissima stima la nostra vocazione e che ci raccomandava, a tutte, di esser fedeli a Dio e di esercitarci nella mortificazione delle passioni e nelle solide virt, aggiungendo che, anche se fosse vissuta cent'anni, ci avrebbe detto sempre le stesse cose (Lettera del 9 giugno 1660 di Suor Francesca Paola Noret a Suor Maria Donjon, serva dei poveri a Brienne). Lo stesso giorno Suor Barbara Bailly, che aveva assistito la Santa nell'ultima malattia e morte, scriveva alle suore di Brienne: Vi dir, mie care sorelle, quello che mi ha incaricata di dire a tutte le nostre care suore la sera che precedette la sua morte: di essere cio molto fedeli a Dio e alla nostra vocazione, di vivere insieme in grande unione e carit, sopportandoci le une le altre, di servire i poveri con tutto l'affetto. Aggiunse che quelle che avrebbero fatto cos, dovevano aspettarsi una grande ricompensa, ma le altre... E non fin la frase ( S. Luisa.... , Napoli, [1936], I, p. 334-336).