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La numerazione delle pagine corrisponde a quella degli Scritti Spirituali, Roma 1987 Note progressive alla fine del

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S. Luisa de Marillac SCRITTI SPIRITUALI

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1651

L 297

ALLE CARISSIME SUORE CARLOTTA ROYER E FRANCESCA CARCIREUX 1, F.d.C., serve dei poveri malati a Richelieu 7 gennaio 1651

Carissime sorelle, Avete motivo di lamentarvi di me che sto cos tanto tempo senza ringraziarvi del vostro bel paramento che ha gi ben decorato la nostra cappella: ve ne ringrazio con tutto il cuore. Credo che il Signor Vincenzo avr gi fatto dar risposta a ci che desideravate. Sono ben contenta che abbiate visto il signor Lamberto per questo, ma lo tenete un po' troppo a lungo. Presentategli i miei umilissimi saluti e mostrategli il mio lamento e ditegli che lo prego di informarmi se ha fatto consegnare le nostre lettere alla zia della nostra suor Anna2, e inoltre, se si ricorda degli affari di suor Vincenza3. Suor Carlotta, vostro padre venuto a visitarci, mi ha portato il vostro certificato di battesimo che vi mando. Son sicura che ne sarete molto consolata: egli sta bene e [cos pure] vostra madre, i fratelli, vostra cognata e vostra nipote, grazie a Dio. Non hanno il tempo di scrivervi. Egli mi ha detto che vi scriver e vi saluta tutte. Ecco una lettera per voi, suor Francesca, del signor Carcireux, ma non state in pena, perch abbiam saputo che non cos bisognoso d'aiuto come fa apparire. Informateci se siete state colpite dall'inondazione dell'acqua come noi. Non so se m'inganno, care sorelle, ma credo che vivete certo nell'osservanza delle nostre regole, come io vi consiglio. Tutte le

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suore vi salutano umilissimamente. Suor Giovanna Delacroix 4 s' rotta una gamba, ma si molto ben rimessa e comincia ad alzarsi, grazie al nostro buon Dio. Ecco i vostri santi Protettori e la virt che la [divina] Provvidenza ha permesso che vi toccasse. Vi prego, cara sorella, di metterla in pratica seriamente, e di credermi nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima serva.

L 298

AL SIGNOR VINCENZO [Febbraio 1651]

Onoratissimo Padre, E' stata data una sentenza in base alle informazioni veritiere sull'abbandono del bambino menzionato nella citazione notificata, che mandai ieri alla vostra carit per farla vedere alle dame. Adesso abbiamo bisogno di un consiglio per l'esecuzione di questa sentenza, perch abbiamo da fare contro una parte forte. La cosa pi facile far prendere i cavalli mentre vanno all'abbeveratoio. Avevo pensato di chiedervi, onoratissimo Padre, se vi sembrasse opportuno che andassimo a domandare consiglio al signor Procuratore generale 5; intendo parlare di una delle nostre suore; o se, per affari simili che si potrebbero avere nell'avvenire, non sarebbe meglio che ci andasse Goffredo, uno dei segretari della vostra giustizia 6, e informasse di tutto questo affare. Siamo un po' costrette a far presto perch la madre del bambino con suor Genoveffa 7 e temiamo che ci scappi, ed anche perch il signor pa-

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dre vuole inventare qualche cosa per tirarsi fuori da questo affare col potere che ha, e allora la condizione di quella povera creatura sarebbe deplorevole. Abbiamo pure molta preoccupazione per questa povera ragazza, che ci tiene sempre in timore. Vi supplico umilissimamente di avere la bont di parlarne al signor Portail e, se lo giudicate opportuno, per avere maggior conoscenza della sua vera condotta, faremo venire suor Maria e quella di S. Nicola8, con la quale esce presentemente, e verranno a visitarvi con suor Giuliana 9, nel giorno e nell'ora che ci ordinerete per fare ogni cosa con pi sicurezza e carit. Dateci, per favore, la vostra benedizione, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbligatissima serva.

L 299

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., a Saint-Denis 10 17 febbraio (1651)

Carissima sorella, Vi prego di ritirare i bagagli di Gilles du Pont che il figlio del suo padrone vi deve restituire, e voi gli consegnerete la somma di diciotto lire e quindici soldi per l'ultima parte della sua pensione; io non mancher di restivuirvele al primo viaggio che farete qua. Ve ne farete dare la ricevuta. Supplico Dio di conservarvi [in salute], e sono nel suo santissimo amore, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 282

PER SUOR BARBARA ANGIBOUST (a Saint-Denis)

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(Verso il febbraio 1651)

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Carissima sorella, Dimenticai ieri di darvi le diciotto lire e quindici soldi; vi prego di non rimandare il pagamento; e se potete mandarmi un quarto [di libbra] di buone perette che siano molto sane, mi farete piacere. Vi prego di mandare da noi suor Nicoletta appena sar arrivata suor Giovanna. Ho intenzione di mandarvi il denaro per quel maestro del villaggio e per quelle pere; se potete ne manderete un mezzo centinaio. Supplico Nostro Signore di farci entrare con lui nel deserto della penitenza, e sono, carissima sorella, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima ...

L 300

A SUOR CARLOTTA E SUOR FRANCESCA F.d.C., serve dei poveri malati a Richelieu

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17 marzo 1651

Carissime sorelle, Supplico Nostro Signore di continuare a darvi le sue sante grazie ed aumentarle sempre pi per la perseveranza nel suo santo amore e servizio. La nostra buona suor Stefania 14 arrivata in buona salute, grazie a Dio, e pare di buona volont. Vi ringrazio del bel filo che ci avete mandato per mezzo suo. Ella seppe conservare bene la provvista di mele che le avevate date, tanto che sono arrivate qui completamente sane. Vi prego, care sorelle, di aiutare la povera Giovanna Four 15 ad abbandonare il pensiero di ritornare tra noi, perch, anche se lo conservasse per dieci anni, non potremmo riceverla, n io n quelle che verranno dopo di noi. Siete molto fortunate perch avete il signor Lamberto 16. Siate buone amministratrici, per non avere cos bisogno di prendere

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in prestito: penso certo che la causa di questo sono le difficolt del tempo. Per quanto riguarda il vostro desiderio 17 molto lodevole, perch non basta cominciare bene, bisogna perseverare, come credo che sia la vostra intenzione; per in questo bisogna sottomettersi alle direttive dei superiori, che, per ragioni molto importanti, ordinano che basta fare quell'offerta per un anno e rinnovarla ogni anno. Non credete, care sorelle, che la vostra sar molto gradita a Nostro Signore, perch, avendo all'inizio dell'anno la vostra medesima libert, potete farne ancora un nuovo sacrificio? Perci, care sorelle, se siete con questa buona volont, vi consiglio di non rimandare pi; buona cosa non perdere nulla. Credo che conserviate sempre la medesima modestia e riservatezza che avete avute a Parigi, e bench siate in un paese dove le persone son molto contente di essere accolte e vorrebbero ricevere visite, credo che voi non andiate contro le vostre sante usanze. Siate anche molto rispettose verso i signori ecclesiastici, e [siate] riservate per la vostra modestia con tutti gli uomini di qualunque condizione. Il signor Carcireux venne a visitarci ieri. L'ho certo dissuaso dal venire a trovarvi; non so per se mi dar retta. Ha portato con s vostra sorella maritata e il bambino che essa aveva, e le ha trovato una sistemazione in questa citt. Tutti hanno la loro parte di dolori. Quanto al padre di suor Carlotta, non l'ho pi rivisto da quando mi consegn il suo certificato di battesimo e mi disse che le avrebbe scritto appena arrivato a Liancourt. Vi ho mandato questo certificato, ma la lettera non l'ho vista affatto. Stiamo abbastanza bene, grazie a Dio, eccetto la nostra buona suor Pierina 18 che era a Issy; [ora] con noi, quasi sempre malata: [abbiamo anche] la nostra povera suora cieca19 che raccomando alle vostre preghiere, come pure tutte le nostre suore, che vi salutano di gran cuore, ed anche io, che sono, care sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

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L 301

AL SIGNOR VINCENZO 18 marzo [1651]

Onoratissimo Padre, Permettetemi di dirvi che io credo sia necessario che, per il sollievo del male che la vostra ferita vi procura, vi facciate levare sangue dal braccio da quel lato, anche se fosse solo una tazza, per reagire all'infiammazione che pu sopravvenire per l'agitazione degli umori, provocata dai purganti. Ma mi sembra assolutamente necessario che non prendiate nessun purgante salino per qualche settimana. Ecco una specie di pomata che ho sperimentato ottima per toglier l'infiammazione e mitigare il male. Vorrei, Padre mio, che la provaste spalmando tutta la parte dove l'infiammazione, e metteteci sopra un pannolino piegato come una compressa [di garza] a tre o quattro doppi, bagnato in quest'acqua, dopo che avr perso il gran freddo su un po' di cenere calda. Bisogna cambiarlo almeno due volte a giorno; se il bruciore che nel male fosse cos grande da far asciugare subito il pannolino, bisogner ribagnarlo pi spesso e, se il pannolino si fosse attaccato alla piaga, badare a non staccarlo senza prima bagnarlo, per evitare l'escoriazione. Ma in nome di Dio, onoratissimo Padre, non aspettate l'estremo di un male peggiore per mandare a chiamare il signor Pimpernelle, che mi guar la gamba con un certo unguento, che provoc una grande piaga e poi la guar. Forse se vi fate salassare e usate per tre o quattro giorni questo piccolo rimedio, non avrete bisogno d'altro. Ve lo auguro con tutto il cuore, e anche che la vostra carit domandi misericordia al nostro buon Dio per la mia anima affinch possa sollevarsi dal suo torpore, per servirlo pi fedelmente e potermi dire con pi verit, onoratissimo Padre, la vostra obbedientissima figlia e obbligatissima serva.

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L 521

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 19 aprile (1651)

Signore, Stimo una grande fortuna la grazia che fate alle nostre suore in mezzo alle vostre preoccupazioni e grandi affari. Con tutto il cuore lodo Dio per la benedizione che Dio d alla direzione del buon signor Le Mercier20, al quale non ho ancora manifestato la mia riconoscenza se non nelle nostre meschine preghiere. Temo grandemente, signore, che le nostre suore siano interrogate, per tutte le ragioni che la vostra carit ha avuto la cura di espormi, ma se monsignor [vescovo] di Angers 21 e voi lo volete e lo credete necessario, esse sono sotto la sua obbedienza. Credo, signore, che farete loro la carit di dare o far dare loro istruzioni, affinch non facciano nulla che non sia molto a proposito, poich credo che saranno molto preoccupate. Il gran daffare che ha il Signor Vincenzo e una piccola indisposizione che ho io m'impediscono di dirvi il suo parere sull'affare del signor Ratier 22. Credo che sar consolato per la premura che vi prendete per stabilire le conferenze 23. Spero che mi facciate la carit di ricordarvi delle nostre necessit nel vostro santo sacrificio e preghiere. Ve lo domando per l'amor di Dio, e credete che sono, signore, nel medesimo amore, la vostra obbedientissima e umilissima serva.

L 302

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET F.d.C., serva dei poveri malati a Chars

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24 aprile (1651)

Carissima sorella, Lodo Dio con tutto il cuore per il vostro felice arrivo e lo sup-

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plico di darvi le grazie di cui avete bisogno per fare un buon uso dei piani della sua divina Provvidenza su di voi. Supplico Dio di farvi anche la grazia di far comprendere bene alla buona suor Margherita 25 che non avr difficolt, e nemmeno le altre suore, a contentare il signor parroco, che stamattina ha avuto la bont di venire a visitarci e mi sembra ragionevole. E' un po' vivace, ma c' solo il mezzo di conquistarlo con la dolcezza e la sottomissione delle parole e anche dei fatti, quando potete fare quello che vi proporr; quando le cose non si possono fare, bisogna fargli capire le ragioni con dolcezza e umilt, e io son sicura che sar molto facile accontentarlo. Son sicura che troverete facile confessarvi o da lui o da qualche altro suo prete, per, cara sorella, agite con prudenza, perch sarebbe meglio non andarci che dovere poi lasciarli. Ho preso ieri una medicina e questo mi costringe a finire pi presto e assicurarvi che sono con tutto il cuore nell'amore di Ges Crocifisso, care sorelle, la vostra umilissima sorella e serva.

L 303

AL SIGNOR VINCENZO 2 maggio [1651]

Onoratissimo Padre, Io fo sempre tutto cos male, che penso che questa la causa per cui non trovo il tempo pi opportuno per domandarvi i consigli di cui abbiamo tanto bisogno; perci vi supplico umilissima-

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mente di farmi la carit di mandarmi a chiamare appena avrete un po' di tempo libero, oppure di avere voi la bont di venire qui. Madama di Saint-Mand26 ha detto ad alcune suore che oggi si doveva tenere un'assemblea per la questione dei trovatelli. Vi supplico umilissimamente di prendere provvedimenti affinch le dame non decidano di rimandarli tutti a Bictre 27. Mi pare che l'esperienza di parecchie cose ci deve impedire, col vostro beneplacito, di prendere questa decisione, e io vorrei certamente che non avessimo motivo di rifiutare. L'opera mi pare cos ben avviata che non posso fare a meno di dirvi, onoratissimo Padre, che temo che quelle dame, volendo ricominciare ad interessarsi di tutte le cose, turbino l'ordine che Dio ha dato all'opera da quando esse non se ne sono pi interessate. Venerd mandai un biglietto dei nostri bisogni a madama di SaintMand per sollecitarla a farci avere del denaro; avevo un po' di ripugnanza per il timore che vi comunicai, eppure credo che questo ha fatto prendere la decisione dell'assemblea. Supplico la vostra carit di pensare davanti a Dio al modo d'impedire che questa [assemblea] rechi danno, e di ricordarsi che, per ordine della sua Provvidenza, sono, onoratissimo Padre, la vostra obbligatissima figlia e obbedientissima serva.

L 345

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE 19 maggio (1651)

Carissima sorella, Una nostra suora 28 part marted scorso per andare a Hennebont e passare per Nantes; vi deve consegnare una lettera che vi ho scritto in gran fretta. Essa ha dimenticato di farsi consegnare un paio di libri delle Ore; vi prego di darle quelle [che vi mando], e ricevete queste tre immagini che erano della defunta cara suor Hellot 29: una per voi, una per suor Enrichetta 30 e la terza per suor Marta 31. Io sto molto in pena perch sto da tanto tempo senza ri-

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cevere vostre notizie. Il signor de Beaulieu 32 vi dir le nostre, dato che ha avuto la bont di venirci a visitare una seconda volta. Temo molto che siate malata non avendogli data risposta su una cosa abbastanza importante. Vi supplico, cara sorella, se il signor d'Annemont 33 a Nantes, presentategli i nostri umilissimi saluti e omaggi, e anche a tutte le dame e ai signori Padri amministratori. Credo che, se credeste che fosse necessario che io scrivessi a qualcuno di loro, me ne avvertireste. Dateci pi spesso vostre notizie, cara sorella; temo molto che non riceviate tutte le mie lettere, poich vi scrivo molto spesso. Pregate per noi, care sorelle, affinch piaccia a Nostro Signore Ges Cristo darci il suo Spirito in questa santa festa 34, affinch ne siamo cos riempite che non possiamo n dire n fare nulla se non per la sua gloria e il suo santo amore, nel quale sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

L 304

AL SIGNOR VINCENZO 22 maggio [1651]

Onoratissimo Padre, L'impossibilit di parlare molto chiaramente, causata dalla confusione dei pensieri prodotti dalla mia mente, nella necessit di dirvi le cose che credo esser obbligata a dirvi, mi fa stare in pena per quello che vi ho detto della buona suor Giuliana 35, alla quale vi prego di non scrivere in modo da farle pensare di dover rimanere per molto tempo nel luogo dove , come forse realmente non lo giudicherete opportuno neppure voi. Credo anche di dover dire alla vostra carit che ho sentito e sento ancora un po' di dolore nel lasciare quelle piccole preghiere

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pensando che la Santa Vergine desiderava che le rendessi questo piccolo tributo di riconoscenza, e mi consolo con Lei, dicendole che cosa me lo impedisce, col proposito di cercare di esserle gradita in qualche altra maniera [e] di servirla con pi fervore; ma le mie risoluzioni, come sono attuate debolmente e spesso trascurate! Aiutatemi con la vostra carit dandomi spesso la vostra benedizione, e presentandomi a Dio, bench cos indegna, come fa un buon padre con i suoi figli prodighi, poich voi sapete che io sono tale e, onoratissimo Padre, la vostra obbedientissima serva.

L 305

AL SIGNOR VINCENZO [maggio 1651]


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[Vi scrivo] per sapere, onoratissimo Padre, se posso rimandare a domani sera la mia confessione o se sarebbe pi opportuno gioved, se pi comodo per voi. La mia confessione dovr essere pi lunga dell'ultima, di circa tre mesi fa. Per rendervi conto di come abbia occupato questa giornata, vi dir che, dopo la lettura fatta nel Memoriale del Granada, al posto de La guida dei peccatori 37, ho avuto lo spirito tutto agghiacciato per le pene che l'autore descrive; per senza spaventarmene per il mio poco timore, ma mi sembrava di essere tutta presa da non so quale indistinto terrore. Questo stato d'animo mi un po' passato durante la meditazione dei peccati, dopo aver letto il primo capitolo de La guida , quando mi sono accorta che mi ero sbagliata; e quelle sole parole che Dio colui che , mi ha resa completamente tranquilla, bench abbia trovato certo in me dei delitti contro la sua bont. Devo continuare questa lettura? devo aspettare il vostro ordine per la confessione? intendo dire, per prepararmi, riguardo al tempo in cui farla: per questa ho gran bisogno della vostra caritatevole assistenza, come anche per essere liberata dalle mie immaginazioni, che mi fanno credo - peccare cos spesso, che mi vergogno a dirmi cos poco veramente, Signore, la vostra obbedientissima figlia e obbligata serva.

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P.S. - Temo proprio di essere troppo importuna, bench mi sembri che la vostra carit mi considerer come un povero.

L 429

ALLA CARISSIMA SUOR ANNA HARDEMONT (A HENNEBONT)

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(Maggio 1651)

Carissima sorella, In nome di Dio vi prego che nella vostra prima conferenza vi tratteniate sul numero tre - quante voi sarete insieme 39 - e [riflettiate] che con questo numero dovete onorare la santissima Trinit: ma in che cosa in particolare? Nella grande unione che ci deve essere tra voi, nella deferenza verso i sentimenti le une delle altre, per cercare di non contrastarvi, ma accondiscendere pi che potete reciprocamente ai vostri piccoli pareri. Se qualche volta capitano delle differenze, ricordatevi, care sorelle, che Nostro Signore si sottometteva sempre alla volont di Dio suo padre; e in un certo senso onorerete questa sottomissione quando lascerete, per amor suo, la vostra opinione per seguire quella della suor servente, come anche lei potr farlo nei casi in cui Dio non sar offeso, e neanche il prossimo. Supplico la bont di Nostro Signore di disporre le nostre anime a ricevere lo Spirito Santo, affinch, ardenti del fuoco del suo santo amore, siate perfette in questo santo amore, che vi far amare la santissima volont di Dio, nel quale sono ...

L 119

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA

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Mercoled (maggio 1651)

Carissima sorella, Vi prego che suor Margherita 41, senza indugio, parta venerd

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per venire a trovarci: abbiamo cos poche suore e tanti malati che abbiamo bisogno di lei. Ecco suor Michela 42, fino a quando potremo mandarvene un'altra. Sapete che non ho il tempo per scrivervi di pi, a causa del piccolo ritiro che sto facendo. Mi raccomando alle vostre preghiere e sono, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 304bis ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars 26 maggio (1651)

Carissima sorella, Vi prego di farmi sapere dove sono andate a finire le tre siringhe di Liancourt43; se ne abbiamo mandata qualcuna, fatemelo sapere ed anche quello che abbiamo mandato con esse e il prezzo. Informatemi anche della persona per mezzo della quale vi abbiamo mandato [tutto questo]. Informatemi pure se avete saputo qualche cosa dopo la partenza di suor Margherita 44 che non ancora arrivata, ma non ancora mezzogiorno. Mi raccomando alle vostre preghiere per il resto del mio piccolo ritiro, nel quale non vi dimentico, poich sapete che sono, cara sorella, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

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L 347

ALLA CARISSIMA SUOR GUGLIELMINA CHESNEAU 45 Figlia della Carit a Saint-tienne 46 1 giugno (1651)

Carissima sorella, Sono sommamente stupita che non abbiate ricevuto la vostra buona parte di medicine che avevamo mandate; eccovi un pane di zucchero, in riparazione, per fare lo sciroppo di rose e ciliege. Tutte le nostre suore si raccomandano a voi e lodano Dio per il coraggio che la sua bont vi d nel servizio di codesti poveri afflitti. Oh, cara sorella, che grande grazia quella di essere stata scelta per codesto santo ministero! E' vero che sommamente penoso, ma proprio in questo appare pi grande la grazia di Dio su di voi; avete un forte motivo di avere fiducia e abbandonarvi alla sua santa Provvidenza: questa non mancher di farvi capire che la cosa le gradita. Non mi dite nulla di suor Giovanna 47, e questo mi tiene in pena. Vi prego di farmi sapere se vi vedete 48 e chi avete per aiutarvi. Mi avete fatto un piacere particolare scrivendomi; ecco una lettera che troverete con la data ormai vecchia, per mancanza di un mezzo sicuro di inviarvela. Vorrei certamente, carissima sorella, avere vostre notizie pi spesso, ma poich il servizio di Dio c'impedisce di avere maggiori comunicazioni, sia benedetto il suo santo nome! Bisogna cercare di trovarci spesso accanto a Nostro Signore, vedendolo esercitare la carit verso il prossimo. Credetemi di cuore e con affetto, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 526

ALLE CARISSIME SUORE PIERINA E MARGHERITA CHTIF 50, F.d.C., serve dei poveri malati, a Serqueux

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2 giugno (1651)

Carissime sorelle, Sto molto in pena per questa terza siringa 51. Maria Marta52 si ricorda solo delle prime due; vi prego di pensare a ci che portaste al messaggero, un po' dopo il ritorno di suor Giovanna Pangoy 53. Non so se vi hanno indicato nella nota i venticinque soldi di fusi. Non ho avuto il tempo di far comprare le medicine che mi ordinaste con l'ultima vostra lettera; sar per il prossimo viaggio, se piace a Dio. Il vostro bisturi non ancora accomodato: eccone un altro che vi mando. L'incertezza del tempo che starete cost m'impedisce di mandarvi i vostri vestiti. Abbiate molta cura, vi prego, delle azioni di suor Michela e [state attenta] che non prenda delle cattive abitudini. I primi libri che vi abbiamo mandato sono costati trentadue soldi. Suor Margherita 54 ci ha reso venti soldi dei due ultimi [che] vi rimando. I due bisturi sopraddetti devono appartenere ai poveri, i manici ci sono, e una libbra di sale gi preparata di Maria di SaintDenis, il resto - se c' - dei poveri. Presentate le nostre scuse al signor vicario, per il fatto che non possiamo ricevere codesta buona ragazza. Ecco il resto [dello stipendio] del mese di codesta balia; abbiamo trattenuto [l'importo] per i fusi e per i libri. Buongiorno, sorella; tutte le suore vi salutano ed io con loro, e anche la nostra buona suor Michela, e son di tutt'e due voi, carissime sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra ...

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L 306

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET F.d.C. serva dei poveri, a Chars 9 giugno (1651)

Carissima sorella, Non ho ricevuto nessuna risposta alla mia ultima lettera, con la quale vi pregavo di informarmi se vi ricordavate di ci che mandammo a Liancourt 55 per mezzo del messaggero di Clermont: quando andaste a cercarlo, lo trovaste per la strada e gli deste quello che portavate. Cercate di ricordarvi della cosa e di farmelo sapere al pi presto, poich sono molto preoccupata per quelle siringhe, non potendo averne una nuova per la terza. Ecco i due libri che ci siamo sempre dimenticate di mandarvi. Vi supplico di pregare Dio per tutte noi. Abbiam visto l'effetto delle vostre preghiere riguardo al nostro altarino, perch stato molto bello; noi abbiamo cominciato solo marted. Dio vi ha esaudita, poich l'avete pregato per questa intenzione. Sono, carissime sorelle, nell'amore di Nostro Signore Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva.

L 306bis ALLE CARISSIME SUORE CARLOTTA E FRANCESCA 56 F.d.C. serve dei poveri, a Richelieu 9 giugno (1651)

Carissime sorelle, Sono molto consolata per aver sentito le vostre care notizie. Infatti, bench suor Carlotta abbia ancora i suoi incomodi, non si stanca di sopportarli con la sua ordinaria tranquillit e non cessa di essere in buona salute poich non lascia di lavorare per la gloria di Dio al servizio del prossimo. Continuate, care sorelle, a essere fedeli a Dio e stimatevi molto felici di stare lontane dai vostri paesi. Cost, care sorelle, Dio vi vuole per farvi lavorare pi generosamente ad acquistare la perfezione che Dio vi domanda. Credo che il signor Lamberto 57, prima di partire, vi abbia da-

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to la consolazione che desiderate 58, non per tutta la vostra vita, ma solo per un anno, perch il Signor Vincenzo ha stabilito cos per qualunque suora, e questo pi gradito a Dio di ogni altra cosa, poich - avendo voi libera la vostra volont all'inizio dell'anno potete darla ancora a Dio in modo tutto nuovo. Non so, care sorelle, se mi avete domandato di scrivere ai vostri parenti: potete farlo. Se mi avete parlato di un'altra cosa, fatemelo sapere ancora un'altra volta, perch non ho pi la vostra lettera. Temo molto che il signor Lamberto sia partito da Richelieu senza che voi l'abbiate saputo; se cos, servitevi di quest'occasione per imparare che bisogna essere distaccate da ogni cosa. Vostra sorella, [cara] suor Francesca, in uno stato di povert molto compassionevole, ma con la grazia di Dio porta il suo male in pace; pregate per lei e per i suoi tre figli. Il vostro fratellino venuto in questa citt per cercare di essere messo tra gli incurabili; se possiamo, l'aiuteremo. Il vostro signor padre ritornato a Beauvais; domandate insistentemente al nostro buon [Dio] le sante grazie di cui ha bisogno per far buon uso di tutte le sue pene. I parenti fanno quello che possono per lui; i parenti di suor Carlotta stanno tutti bene, grazie a Dio. [Lo] supplico con tutto il cuore di conservarvi tutt'e due nella volont di amarlo molto, e sono, care sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - Presentate, vi prego, i miei umilissimi saluti ai signori [preti] della Missione, e raccomandateci ai loro santi sacrifici e preghiere.

L 307

AL SIGNOR VINCENZO Luned sera [giugno 1651]

Supplico umilissimamente la vostra carit di aver la bont di vedere se questa lettera pu essere mandata a Montmirail 59. Il si-

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gnor Georget e madamigella Amaury 60 sono venuti qui per chiedere suor Giovanna Battista 61 ancora per quattro mesi, e sembra che siano molto scontenti di suor Nicoletta 62, senza aver potuto dirne il motivo. Era presente madama Fouquet 63, che son sicura avr certamente notato che c'era un po' di passione. Ho cercato di parlar loro col rispetto dovuto, e ho detto che la cosa non dipendeva affatto da me. Ho cercato di far loro capire tutto ci che la vostra carit mi aveva ordinato a proposito delle parrocchie di S. Stefano e di S. Rocco64. E poich mi hanno fatto capire che credevano che voi non avreste accordato [quanto chiedevano], ho detto loro che, data la grande necessit che dicevano di averne, per le mancanze molto gravi che credevano di trovare in suor Nicoletta, esponendole a voi, [ho detto che] non sapevo quale sarebbe la vostra volont su questo punto, se vi avessero parlato pi chiaramente. Egli ci disse con franchezza che essa voleva ritirarsi dalla Compagnia e che [facevano cos] proprio per conservarcela, e [disse] parecchie altre cose che non hanno molto fondamento. Sarebbe molto necessario che madama Fouquet vi parlasse e vi dicesse i sentimenti del signor parroco, il quale credo che sappia solo quello che quelle due persone gli hanno fatto credere essere necessario per la loro Carit. Se giudicate opportuno che abbia l'onore di vedervi per dirvi tutto in modo pi ampio, fatemi la carit, per favore, di avvertirmene. E sono sempre, onoratissimo Padre, la vostra umilissima ... 65

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L 309

ALLA CARISSIMA SUOR GUGLIEMINA CHESNEAU 66, F.d.C., serva dei poveri (a Saint-tienne Arnes) (Giugno 1651)

Carissima sorella, Vedo che siete ancora nelle vostre pene, e benedico Dio perch vi fa la grazia di sopportarle bene, ma vi prego di non inquietarvi per quella [pena] che vorrebbe farvi credere di essere come se non foste nella Compagnia. E' vero che la prova che Dio ha avuto la bont di mandarvi sommamente penosa e apparentemente senza conforto; voi per dovete avere la sicurezza che fate la santissima volont di Dio, e potete esser sicura che la farete sempre finch il vostro spirito sar nella sottomissione. Avete fatto bene ad aspettare in pace che Dio vi liberasse dai pericoli e timori; se ci siete ancora, portate questa pena con amore e confidenza. Non mi ricordo affatto del denaro che vi consegnammo alla vostra partenza; potete contare semplicemente su ci che vi restato del vostro viaggio per impiegarlo per i poveri. Per quanto riguarda il fatto di non avere comunicazione con le altre suore 67, credo naturalmente, cara sorella, che il vostro buon cuore ne provi pena, ma credo anche che la privazione di questa soddisfazione la portate con pace, poich vivete in questa maniera da un po' di tempo per ordine della divina Provvidenza. Senza dubbio S. Giovanni [Battista] la cui festa ricorre sabato - avrebbe voluto seguire Nostro Signore e avere la felicit di essere sempre con lui, ma prefer lasciare questa soddisfazione per dedicarsi al ministero che Egli gli aveva dato per la gloria di Dio e il servizio del prossimo. Quest'esempio, cara sorella, di grande conforto alle anime [che vivono] isolate; pensateci qualche volta, ve ne supplico. Rileggendo la vostra cara lettera, vedo certamente che Dio vi fa molte grazie, siatene molto riconoscente e continuate a ricorrere a Lui in tutte le cose. Continuate, ve ne prego, a pregare per il Signor Vincenzo: sembra che stia secondo il suo solito, e anche il signor Portail sta bene. Quando avr l'onore di vederli, non mancher di far loro vedere il vostro messaggio. Se vedete o scrivete alle nostre suore [che vi sono] vicine, raccomandateci a loro, ve ne prego. Abbiamo notizie di due nostre suore malate, suor Francesca Paola 68 e suor Fenice69, quest'ultima [] molto malata; le racco-

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mando alle vostre preghiere e anche me, che ne ho bisogno pi di qualunque altra per ottenere misericordia dal nostro buon Dio, nel cui amore, care sorelle, sono la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Non so se avete ricevuto un pane di zucchero che vi ho mandato da parte delle dame, per ricompensarvi della perdita delle confetture che vi avevamo mandato. 2 P.S. - Dopo aver scritto la lettera, ho saputo che avevate ricevuto il pan di zucchero. Presentate, ve ne prego, i miei pi affezionati saluti alla carissima suor Maria Giuseppa 70.

L 311 A SUOR GIULIANA LORET 71, F.d.C., serva dei poveri malati, a Chars 30 giugno (1651)

Carissima sorella, Vi ringrazio con tutto il cuore del vostro caro affetto: le medicine che ho prese sono state solo per precauzione, grazie a Dio, ma la sua bont ci ha ancora visitate, avendoci portato via la nostra cara suor Fenice72 che morta il nono giorno per una febbre alta. La cosa ci d gran motivo di umiliarci e di fortificare la fiducia che dobbiamo avere nella divina Provvidenza. Abbiamo ancora agli estremi suor Maddalena73 [della parrocchia] di S. Nicola du-Chardonnet. Lodo Dio per il miglioramento della salute di suor Michela 74; la prego di impiegarla bene per il servizio del prossimo e di lavorare seriamente a formarsi in tutte le massime delle vere Figlie della Carit. Vi prego molto di farle fare la relazione delle sue meditazioni, delle sue risoluzioni pratiche, ma anche delle mancanze che

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commette contro [quelle massime], mostrandole grande cordialit quando le manifesta. State attenta anche, ve ne prego, che quando esce, non si abitui a compiere mancanze contro la modestia e il riserbo che deve avere. Soprattutto avvertitela che, se le date qualche piccolo dispiacere, ve lo dica con fiducia, e [fatele comprendere] l'importanza di non parlare con altre persone di tutto quello che avviene tra di voi. Potete leggerle la presente lettera, se credete che ne abbia bisogno. Vi compatisco molto della soggezione [che dovete subire], ma vi prego di pregare il signor parroco che approvi che voi abbiate una serratura particolare, assicurandolo che [la volete] non perch non abbiate tutta la fiducia nel signor vicario, ma perch la convenienza esige da voi questa precauzione. Salutatelo umilissimamente a nome mio, e ricevete i saluti affezionatissimi di tutte le nostre suore. Buongiorno, carissime sorelle, credetemi nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Ecco il promemoria che avete domandato.

L 313 ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA AGNESE 75, F.d.C., serva dei poveri malati dell'ospedale S. Giovanni di Angers 1 luglio (1651)

Carissima sorella, Lodo Dio con tutto il cuore per la consolazione che avete avuto dalla visita del signor Lamberto 76 che mi farebbe quasi invidiare di essere ad Angers, tanto egli stato edificato da tutte le nostre care suore. Questo, cara sorella, mi d una grande gioia e motivo di lodare Dio. Continuate, carissime sorelle, ve ne supplico; egli non si ricorda di aver detto che tre [di voi] dovessero ritornare; penso, che egli creda che tutte [le suore] siano molto ferme, ma

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deplora il vostro gran lavoro e la debolezza delle suore. Vi prego, carissima sorella, di farvi aiutare dalle donne e ragazze guarite, perch credo che i vostri signori [amministratori] lo vogliano davvero. Salutateli umilissimamente a nome mio, ve ne prego, e [salutate] le dame di mia conoscenza; e quando vedrete il signor Abate di Vaux e il signor Ratier, assicurateli della mia umile riconoscenza e dei miei servizi: tutte noi siamo loro molto obbligate. Non scrivo loro spesso come desidererei, poich so che questo potrebbe importunarli, a causa delle grandi occupazioni che l'uno e l'altro hanno per la gloria di Dio. Il signor Lamberto mi ha parlato tanto bene di monsignor [vescovo] di Angers 77 che vi stimo molto fortunate di essere sotto la sua obbedienza. Siatene molto riconoscenti, ve ne prego. Raccomando l'anima della nostra cara suor Fenice 78 alle vostre sante preghiere: fu sepolta marted scorso. Era una suora dalla quale speravamo molto; abbiamo alcune altre malate, specialmente la nostra buona suor Anna Hardemont 79 e un'altra suora con lei nella Bassa Bretagna80. Pregate per tutte loro, care sorelle, e credetemi nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e affezionatissima serva. P.S. - Salutate umilissimamente il vostro signor confessore, al quale avr l'onore di scrivere per ringraziarlo della carit che ha per voi. Rileggendo la vostra lettera, mi ha grandemente commosso il cuore la vostra sottomissione. Vi prego di dire a tutte le suore che prego Dio di perdonare loro il pensiero che hanno avuto di desiderare di ritornare. Credo per che non vorrebbero pensarci se non quando ci fosse l'obbedienza a richiamarle.

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L 314 A SUOR GIOVANNA LEPINTRE 81, F.d.C., serva dei poveri malati all'ospedale di Nantes (Bretagna) 1 luglio (1651)

Carissima sorella, L'ultima vostra cara lettera mi ha dato una singolare consolazione, perch da tanto tempo desideravo vostre notizie, avendovi scritto ben tre volte senza nessuna risposta. Temevo che foste malata: lodo Dio con tutto il cuore che non cos. Che vi dir, carissima sorella, per farvi sapere che non mi mancato il desiderio di darvi la soddisfazione che voi dicevate aspettare da me? Bisogna che mi accusi di dimenticanza, poich l'unica causa per cui ho mancato, non ricordandomi nemmeno adesso di aver qualche cosa da comunicarvi, basandomi sul pensiero che ho che il Signor Vincenzo non manca di rispondervi, poich appena vedo nelle vostre lettere che desiderate da lui qualche consiglio, glielo faccio ricordare dal fratello che gli fa da segretario. Credo, cara sorella, che vi siate informata ampiamente di tutto dal signor Lamberto 82, che vi rappresenta il Signor Vincenzo: anche lui non mancher di fare tutto quello che necessario per i bisogni che ha riscontrati. State in pace, cara sorella, e lavorate - come avete fatto sempre - a dissodare il terreno. Le pene che avete avute fino ad ora non andranno perdute; sapete che dopo la pioggia viene il bel tempo. Vi ho gi informata, cara sorella, che credendo di avere un'occasione sicura per scrivervi, lo comunicai al signor Le Duc vostro zio, e [vi ho informata] che vostro cugino mi mand un pacchettino per farvelo avere: sono cinque o sei corone di Nostro Signore e un rosario. Fatemi sapere se volete che ve lo mandi per mezzo del corriere, e dite - ve ne prego - a tutte le nostre care sorelle che le saluto con tutto il cuore e domando al nostro buon Dio la grazia di farle diventare tutte secondo il suo cuore, e sono, care sorelle, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 315

AL SIGNOR VINCENZO 5 luglio 1651

Onoratissimo Padre, Il modo in cui la divina Provvidenza ha voluto che vi parlassi in ogni occasione fa s che, in questa occasione, in cui si tratta del pensiero di eseguire la santissima volont di Dio, io vi parli con molta semplicit sulle necessit che - come ci ha fatto conoscere l'esperienza - potrebbero impedire l'affermarsi della Compagnia delle Figlie della Carit, a meno che Dio non abbia manifestato la sua volont di distruggerla completamente, a causa delle colpe generali e particolari che da alcuni anni vi appaiono pi chiaramente, delle quali io - miserabile come sono - credo veramente e davanti a Dio di essere se non la sola causa, almeno la principale, sia per i miei cattivi esempi che per le mie negligenza e col poco zelo nella fedelt a compiere il mio dovere. Ecco perci una delle principali necessit, cio di provvedere per l'avvenire, fin da adesso, una persona che dia miglior esempio di me. Una seconda necessit che il regolamento di vita sia messo in scritto e dato alle case dove ci siano delle suore capaci di farne la lettura e conservarlo con riverenza senza mostrarlo n darne copia alle persone del mondo. E affinch ogni suora della Compagnia ne abbia conoscenza, si potrebbe, a Parigi, fare la lettura tutti i mesi da parte della suor servente alle suore delle parrocchie che si radunano a questo scopo: una parte [di esse] ogni quindici giorni, e l'altra parte quindici giorni dopo. E per le suore della campagna, nei luoghi nei quali non fosse giudicato opportuno dare il regolamento, sia perch esse non sapessero leggerlo abbastanza bene, come anche perch non possiamo fidarci pienamente di loro, la lettura potrebbe esser loro fatta nel tempo della visita e quando vengono alla Casa centrale. E poich nella Compagnia ci saranno sempre persone abbastanza rozze ed la pratica che porta all'azione, sarebbe necessario che di ogni articolo ci fosse la spiegazione dell'intenzione con la quale l'azione deve essere fatta. Bisogna ammettere che la debolezza e la leggerezza dello spirito hanno bisogno di essere aiutate con la presenza di un istituto solido, per esser aiutate a superare le tentazioni che capitano contro la vocazione. Il fondamento di questo istituto - senza il quale

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sembra che sia impossibile che la detta Compagnia possa sussistere e che Dio ne ricavi la gloria che sembra che voglia gli sia data - la necessit che la detta Compagnia ha di essere eretta o sotto il nome di Compagnia o quello di Confraternita, sottomessa interamente e dipendente dalla direzione venerabile dell'onoratissimo Generale dei signori venerabili preti della Missione, col consenso della loro Compagnia, per partecipare cos, essendovi aggregate, al bene che in essa si fa, affinch la divina Bont, per i meriti di Ges Cristo e le preghiere della S. Vergine, faccia loro la grazia di vivere nello spirito di cui la sua bont anima la detta onorevole Compagnia. Ecco, onoratissimo Padre, i pensieri che non ho osato nascondervi, sottomettendoli completamente al giudizio che Dio vorr che la vostra carit ne faccia, come la sua bont m'ha fatto la grazia di fare da ventisei anni che la sua misericordia mi ha messa sotto la vostra santa direzione 83 per fare la sua santissima volont. Cos Egli mi renda, e proprio come Lui vuole, quella che io devo essere per tutta la vita, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbligatissima serva. 84

L 316

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE

85

15 luglio (1651)

Carissima sorella, Sono molto stupita di non aver vostre lettere. Ci mi fa temere o che siate malata o che abbiate qualche dispiacere: mi dispiacerebbe molto, cara sorella, di esserne io la causa in qualche modo. Se ho lasciato di rispondervi o di darvi qualche soddisfazione che avete desiderata da me, vi prego di accusarne la mia memoria che diminuisce fortemente, non il mio affetto n la volont che ho di darvi tutte le soddisfazioni possibili. Se sapeste, cara sorella, le difficolt che abbiamo, il numero delle suore malate e quanto grande numero di piccoli affari [abbiamo] senza avere soccorsi,

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avreste piet di noi, e ancor pi se sapeste che i miei peccati sono la causa di tutti i nostri turbamenti. In nome di Dio, cara sorella, pregate la sua bont di usarmi misericordia, e informatemi se avete ricevuto una lettera con la quale vi informavo che avevo una lettera e alcune coroncine, mandate dal vostro buon cugino Le Duc. Aspetto un'occasione sicura, che mi hanno fatta sperare. Ho avuto una grande consolazione nel sapere, dalla lettera di suor Luisa86, [che avete] la calma dopo la tempesta. Il motivo non che io non pensi che avrete sempre abbastanza motivi di prove, ma Nostro Signore la vostra forza e consolazione, e il suo esempio il vostro incoraggiamento. Di questo lo supplico con tutto il cuore, e supplico voi di credermi, cara sorella, nel suo santo amore la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Vi prego di far bere un po' d'acqua dolce a suor Luisa, fino a che il Signor Vincenzo avr ordinato quello che giudicher opportuno.

L 317

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars 21 luglio (1651)

Carissima sorella, Abbiamo tanta fretta, che ho solo il tempo di ringraziarvi con tutto il cuore per la cara prova del vostro affetto che ci avete data. Mi sembra che non devo darvi nessuna risposta se non sul fatto che, poich non avete parlato della chiave al signor parroco, bene lasciare la cosa com'. Per quanto riguarda quello che vi dicono delle persone che vi hanno preceduta, mi sembra, cara sorella, che non ve ne dovete preoccupare n rispondere loro se non ci che potete (dire) per non biasimarle. Cerchiamo di sopportare i contrasti e la ripugnanza che proviamo nelle nostre occupazioni, perch questo rende le nostre azioni tanto pi gradite a Dio. Credo naturalmente che le nostre suore si facessero aiutare, poich suor Maria stata molto malata per tanto tempo e inoltre

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erano impegnate per il motivo che avevano molto bestiame. Non che ella non abbia mancato molto, a causa della libert che il defunto signor parroco si era abituato a dare a tutte le nostre suore per la grande stima che ne aveva; ma noi siamo tutte difettose. Il nostro buon Dio continua a visitare ancora la nostra cara Compagnia con le tribolazioni della morte e della malattia. La nostra cara suor Speranza 87 fu seppellita mercoled sera [nella parrocchia di] S. Nicola du-Chardonnet; adesso abbiamo malate suor Giovanna Delacroix 88, suor Margherita 89 di Vienne e suor Giovanna di Sedan. Pregate per tutte noi affinch piaccia a Dio usarci misericordia, e credetemi, carissima sorella, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva, ecc. P.S. - Tutte le suore vi salutano ed io con loro [saluto] suor Michela90.

L 318

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE, F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes 26 luglio (1651)

Carissima sorella, E' questa la terza o quarta lettera che vi scrivo senza avere nessuna risposta, e questo mi mette un po' in pena per voi. Vi supplico, buona sorella, di assicurarmi sulla vostra salute e [di dirmi] che non vi ho dato nessun motivo di dispiacere, perch vi posso assicurare, cara sorella, che se cos, non stato affatto secondo la mia intenzione. Ho ricevuto una lettera di suor Luisa 91 riguardo alla sua indisposizione. Abbiamo cos poco l'onore di parlare al Signor Vincenzo, che non ho ancora potuto sapere che cosa faremo su questo punto, ma assicuratela, cara sorella, ve ne supplico, che faremo tutto quello che potremo per aiutarla. Sono stupita anche per il fatto che non abbiamo [ricevuto] nessuna lettera dalle altre suore:

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se l'opportunit lo permettesse, sarei ben contenta che suor Enrichetta 92 ci dicesse qualche cosa della sua attivit. Suor Luisa ci informa che avete molta calma, e questo m'ha dato una grande consolazione, non perch, cara sorella, non stimi le vie di Dio in cui le rose sono mescolate alle spine, ma [perch] mi sembra che abbiate tanto sofferto, che sono consolata nel sapere che respirate un po' a vostro agio e in pace, per gustare la soavit e la dolcezza che si riceve servendo i poveri senza aver da pensare ad altro. Mi sembra di capire che questa tranquillit opera in mezzo a voi una grande unit e cordialit, e questo lo desidero con tutto il cuore, lo spero dalla bont di Dio, e vi scongiuro, con tutta l'estensione del mio affetto, di credermi pi che mai, carissima sorella, e nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Vi prego di pregare Dio per le nostre suore defunte, suor Fenice93 e suor Speranza94 che sono morte da poco.

L 469

(A SUOR GIULIANA LORET A CHARS)

95

(Verso il 1651)

Cara sorella, E' un po' male che abbiate cominciato a suonare la vostra campana. Non so se eravate voi che dovevate suonare [per]la Messa: il Signor Vincenzo dice che necessario che colui che la suona, abbia un ordine della Chiesa. Cercate di smettere a poco a poco, e vi prego, sorella, di considerare attentamente che non dobbiamo far nulla senza averlo proposto ai superiori; si fa impercettibilmente, eppure di grandissima importanza.

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L 326

A SUOR GIOVANNA LEPINTRE, F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes (Verso l'agosto 1651)

Carissima sorella, Le vostre ultime due lettere mi sono state di particolarissimo interesse, perch credevo di ricevere dei chiarimenti dal signor Lamberto96 a proposito di ci che voi mi dite di non potermi comunicare, ma egli non ne ha nessun ricordo, e questo mi spinge a supplicarvi, carissima sorella, di scrivermi in modo pi chiaro. Le vostre lettere mi vengono consegnate fedelmente, e se avete ancora il signor d'Annemont 97 avrete pi grande facilit. Supplico Dio che le nostre care suore Marta 98 e Luisa99 abbiano un po' di sollievo: credo, cara sorella, che sar bene che non vi propongano pi di fare pellegrinaggi. Ho grande compassione per voi, cara sorella, che non avete fatto il ritiro da quando siete a Nantes. Il Signor Vincenzo, al quale ho comunicata la vostra lettera, dice che dovete approfittare di questo tempo. Vi dir come ho fatto io, un po' prima di Pentecoste, e per ordine del nostro onoratissimo Padre: mi fece prendere cinque o sei giorni [per gli esercizi], dopo che avevo messo ordine alle cose principali che c'erano da fare in quel tempo, e [mi fece] passare gli affari ordinari alla nostra suor assistente. Ci non significa che nelle necessit, in certe ore, io non mi prendessi del tempo per parlare delle cose che si presentavano; e vi assicuro, cara sorella, che il nostro buon Dio suppliva a quello che mi mancava, e fa la stessa cosa con tutti e pi che con me, perch io metto sempre troppo poca disposizione alle sue grazie. Basta decidersi a prendere questo tempo: state sicura che nessuno lo giudicher male. Potete incaricare delle altre suor Enrichetta 100 nel caso che il Signor Vincenzo non abbia comunicato a lei o a voi qualche cosa che glielo possa impedire: forse la fiducia che farete vedere di avere in lei, calmer il suo spirito. Se non lo credete opportuno, metterete gli occhi su qualche altra. Vi prego, cara sorella, salutate umilissimamente il signor d'Annemont da parte mia, e cordialissimamente le carissime sorelle: di loro e di voi sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Pregate e fate pregare le carissime sorelle per la conservazione del nostro onoratissimo Padre.

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L 321

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 14 agosto (1651)

Signore, Sarebbe stata per me una grande consolazione poter fare qualche servizio alla buona damigella che la vostra carit aveva mandato da me, ma ella era in mani troppo buone come quelle della nostra cara madre Maria Costanza, che ho voluto avere l'onore di vedere. Questa l'ha mandata dal sig. [prete] di S. Sulpizio, che se n' incaricato pienamente, e questo mi fa credere che essa non star tanto tempo senza essere sistemata. Il signor Lamberto mi ha fatto vergognare, signore, per la libert che mi ero presa per farvi conoscere il mio dispiacere. Vi assicuro che quella povera ragazza mi faceva una piet cos grande che, se avessi potuto far conoscere la sua innocenza riguardo al peggio di cui l'accusavano, l'avrei fatto a qualunque costo. Alla fine, signore, poich suo padre aspettava troppo per rispondere al suo desiderio, ci ha lasciate ed andata a servizio in questa citt. Vi assicuro, signore, che nel dispiacere che Dio ha permesso che noi avessimo, quello di sapere le pene e gli atti di carit che avete compiuto per noi, in certo senso inutili per le nostre colpe e miserie, mi stato pi penoso di qualunque altra considerazione, dopo quella della gloria di Dio. Spero dalla sua bont che il suo santo amore, facendovi conoscere i bisogni di questa piccola Compagnia, vi indurr pure a continuare a soccorrerla. Proprio di questo vi supplico umilissimamente, signore, ed anche di volermi fare la carit di domandare per me al nostro buon Dio, nuove grazie per fare la [sua] santissima volont, nella quale sono, signore, la vostra obbedientissima e umilissima figlia e serva, ecc.

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L 324

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars 1 settembre (1651)

Carissima sorella, Pensavo di avervi informata molto chiaramente che il Signor Vincenzo m'aveva detto che si doveva smettere di suonare le ore delle vostre pratiche per parecchie ragioni, che sarebbe troppo lungo ripetere e non necessario, specialmente a voi che sapete che l'obbedienza. La sua carit mi disse che potevate prendere qualche pretesto per scusarvene, oltre il fatto che non l'uso in nessun luogo dove sono le nostre suore (e voi conoscete l'importanza di non fare nessuna innovazione nelle Comunit). Avete poi una ragione molto vera - e questo il pensiero del Signor Vincenzo - che se non sarete voi, che non potrete essere ancora cost per molto tempo, saranno altre nostre suore che per necessit lasceranno [di suonare la campana], avendo sul posto un ospedale di malati. E nei villaggi, impossibile che due suore si trovino insieme alle pratiche o che una le possa fare sempre regolarmente: anche questo difficile; ma anche se fosse cos, vedete un po', vi prego: la suora chi chiama, se non c' nessuno? Non sarebbe come suonare il tamburo per [far conoscere] le proprie azioni? Eppure Nostro Signore ci insegna a farle in segreto quando si tratta solo del nostro interesse particolare. Vi ringrazio, carissima sorella, della vostra buona frutta, ma, poich ce ne promettete dell'altra, vi prego di mettere molta paglia intorno al paniere e anche in mezzo alla frutta, perch tutto rimasto completamente ammaccato. Non ci avete informato se il dolce era stato fatto secondo la vostra ricetta: se cos, siete una brava massaia; se vi scrivessero le nostre malate ve ne ringrazierebbero molto volentieri, come anche della frutta. Vi prego, cara sorella, di ringraziare Dio con noi della grazia che ci ha fatto di rifarci la salute del Signor Vincenzo, che stato molto male con una febbre continua, e continuate a pregarlo per la sua perfetta guarigione, perch le febbri quest'anno ritornano parecchie volte. Supplico la bont di Dio di aumentarvi le sue grazie, e [di dare] a suor Genoveffa un gran desiderio della perfezione. Sono,

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carissime sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

L 322

A SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars (Settembre 1651)

Carissima sorella, Pensavo di mandarvi oggi una nostra suora per aiutarvi, ma sono quasi tutte malate, e questo mi fa temere che rimangano malate da voi; ed anche quello di cui mi avete informata sulla donna che avete con voi, mi fa credere che non siete cos oppressa. Se il vostro bisogno continua, non mancheremo di aiutarvi, se piace a Dio, che supplico di conservarvi e continuare le sue sante grazie. Sono nell'amore di Ges Crocifisso, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

L 327

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars 19 settembre (1651)

Carissima sorella, Vi supplico in nome di Dio di non affliggervi per la pena che la sua bont vi manda: proprio in quest'occasione potete far vedere pi fedelt che mai. Non dubito che abbiate gran dispiacere di non poter fare tutto quello che vorreste per il servizio dei poveri: dovete confidare nelle cure del Padre dei poveri che Nostro Signore Ges Cristo. Vi mando una nostra suora, dalla quale avrete conforto e grande aiuto. Se non sa fare i salassi, glielo insegnerete subito. Il signor parroco ci ha chiesto del vino emetico, ed ecco che ve ne mandiamo; ordinariamente se ne danno tre once, ma se la nostra cara suora cos debole, penso che ne basteranno due. Ricordatevi, ve ne prego, cara sorella, che pi ci manca il soccorso e la consolazione umana, pi abbonda la [consolazione] divina nelle ani-

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me che confidano in Lui e gli sono abbandonate, come credo che avete fatto e fate voi tutti i giorni: di questo lodo Dio con tutto il suore, e sono, carissima sorella, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva.

L 328

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE

101

22 settembre (1651)

Carissima sorella, Ho un gran desiderio di sapere vostre notizie, in modo molto ampio e molto chiaro. Credevo che il signor Lamberto mi dovesse chiarire ci che mi diceste che poteva sapere, ma egli ha detto che non si ricordava di nulla. Dunque, cara sorella, si vede che il nostro buon Dio vuole che tutto questo passato rimanga nella dimenticanza. Ci resta solamente di far buon uso del presente, ma bisogna domandare a Dio la grazia necessaria per questo. Vi prego d'informarmi se avete qualche notizia delle suore di Hennebont; ne siamo in pena non avendone avute [notizie] da quando abbiamo saputo che suor Anna102 era un po' indisposta. Ancora non abbiamo potuto ordinare il cambiamento di luogo per la nostra cara suor Luisa 103 , avendo in casa solo suore malate e inferme, e tante a Parigi che sembra che dobbiamo morire tutte: sono i flagelli del nostro buon Dio che ci colpiscono per avvertirci di correggerci. Pregate la sua bont per me, affinch gli piaccia farmi misericordia. Sono pi di otto giorni che mio figlio molto malato, lo raccomando alle vostre preghiere. I vostri parenti stanno bene, grazie a Dio; la vostra cugina, che aveva avuto una certa intenzione di venire tra noi, si sposata; la madre e la sorella di suor Luisa e suo nipote stanno bene, e cos pure tutti i parenti di suor Enrichetta 104. Anche suor Pierina 105, che una bravissima figlia: non c' mai stata una sottomissione simile, almeno pi grande. Credo di avervi informata della malattia del Signor Vincenzo, ma per la grazia di Dio, sta abbastanza bene, tenuto conto dell'et e delle grandi occupazioni. Vi prego, cara sorella, di raccomandarlo spesso alle preghiere delle nostre carissime sorelle, che vorrei sapere che sono molto forti. Come sarebbe ragionevole che coloro che egli ha chiamate alla sequela del suo Figlio, cercassero di diventare perfette come lui, cercando che

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la loro vita sia una continuazione della sua. Quale felicit per l'Eternit! I meriti di Ges Crocifisso ci hanno acquistato questa grazia, e nel suo amore, carissima sorella, sono la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - [Presento] le mie scuse per il fatto che non ho scritto alle nostre suore, specialmente a suor Enrichetta e Marta 106, che abbraccio con tutto il cuore insieme a tutte le altre. I miei umilissimi saluti, vi prego, a tutte le buone dame e damigelle che onoro sempre in modo particolarissimo.

L 285

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS (1651)

Signore, E' molto tempo che rimando l'occasione di avere l'onore di scrivervi, per timore di esservi importuna, distraendovi dalle vostre sante occupazioni, ma mi spinge un urgente bisogno, prima di tutto per manifestarvi la mia riconoscenza perch continuate ad esercitare la carit verso le nostre care suore, e di questo vi siamo profondamente obbligate; poi, signore, per supplicarvi umilissimamente di avere la bont di farmi sapere se credete [essere] assolutamente necessario che richiamiamo suor Margherita Moreau107, poich, se la lasciassimo suor servente, mi sembra, signore, che la disposizione in cui ella , di non potersi vincere n sottomettere, sarebbe una cattiva disposizione a cominciare in un posto di direzione, e questo mi farebbe dubitare molto della riuscita. [Ditemi] anche se c' qualche altra [suora] che la vostra carit giudicasse necessario richiamare, non perch stato espresso [da lei] il desiderio (perch credo che la debolezza delle suore farebbe dire a tutte che ne hanno bisogno), ma per il giudizio che ne potrete dare col signor Ratier. Forse, signore, la cosa farebbe pensare ai signori Padri [dei poveri] di servirsi di questa occasione per domandare un nu-

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mero pi grande [di suore], essendo molto tempo che si tratta di questa questione, senza che - come mi sembra - la cosa venga dalle suore. Le nostre suore mi stupiscono per tutto quello che mi mandano a dire di monsignor [vescovo] di Angers 108, perch, bench onosca da molto tempo la sua virt, non potevo immaginare che la esercitasse verso i poveri fino a questo punto. Sia eternamente benedetto Dio per le grazie che d a coloro che lo temono e l'amano, e mi renda degna di potermi dire veramente, signore, nel suo santissimo amore, la vostra obbedientissima serva e umilissima figlia.

L 329

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 27 settembre (1651)

Signore, Sono rimasta profondamente sorpresa quando suor Giovanna Lepintre 109 mi ha informata che era ad Angers. Ci mi fa temere che abbia avuto qualche notevole pena spirituale a Nantes, tanto pi che m'ha scritto due o tre volte con parole abbastanza oscure che mi facevano dubitare della cosa. E credo che, se tornata [ad Angers], avr trovato una lettera con la quale le manifestavo che mi addolorava la pena che io pensavo che avesse. Vi supplico umilissimamente, signore, di farci la carit di avvertirci se possiamo fare qualche cosa per consolarla, e [di dirci] quello che avrete saputo sullo stato di tutte le cose di Nantes riguardo alle nostre suore. I signori amministratori del nostro ospedale finalmente si sono decisi a domandarci tre suore in pi, senza dire che ordine propongono di dare per le spese del viaggio: non questa solo la causa, signore, che non possiamo mandarne per ora, ma il gran numero di malati che ci sono dappertutto ci ha tolto quasi tutte quelle che avevamo, [e ci impedisce di] poter mandarne subito ad

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Angers. Non vi saprei dire il dispiacere che ne provo, come anche di non potervene promettere subito per Chteau-Gontier. Non mancher, signore, di comunicare tutto al Signor Vincenzo, appena Dio mi dar la grazia di vederlo. Per quanto riguarda la proposta di dare una suora per la casa religiosa che la desidera, una cosa che non possiamo fare. Vi supplico umilissimamente di farlo capire a quelle buone religiose. Permettetemi, signore, di raccomandare mio figlio, gravemente malato, ai vostri santi sacrifici e preghiere, e di dirmi, signore, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva. P.S. - Dimenticavo di dirvi, signore, che ho fatto proporre al Signor Vincenzo il cambiamento 110 che voi consigliate, ed egli crede che bisogna decidersi a farlo.

L 334

A SUOR ANNA HARDEMONT

111

, A NANTES

(Verso l'ottobre 1651)

Carissima sorella, E' possibile che non abbiate ricevuto una lunga lettera che vi scrissi subito dopo che foste a Nantes, con la quale vi avvertivo del modo come pensavo che doveste comportarvi con le suore, per il motivo che non vi eravate trovata mai in una simile situazione 112. E' vero, cara sorella, che io credo di non avervi pi scritto in seguito. Ve ne domando perdono, perch io ho ricevuto due lettere da voi. Vi assicuro che non ho tempo per fare tutto quello che dovrei fare, a causa delle mie infermit e della mia pigrizia. Vi prego di domandarne perdono per me al nostro buon Dio, e non crediate che sia scontenta di voi: bisogna certamente che abbiate avuto della pena per arrivare al punto nel quale siete stata; spero che questo vi servir. Come siete fortunata, carissima sorella, - e son sicura che lo diciate insieme a me - per il fatto che non avete che da obbedire; siete certamente nelle occasioni di fare buoni atti di dolcezza, di sottomissione e di spezzare la vostra volont, se ve ne restasse una.

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Apprezzate molto questo tempo, ve ne supplico, perch so che avrete una grande consolazione quando sar passato. Presentate i miei saluti a suor Enrichetta 113 e ditele che io credo - per ridendo che ci sar solo il viaggio nel Madagascar che la possa smuovere. Oh! benedetto viaggio, cara sorella; credo che non ci siano pi di 1000 o 1200 leghe da qui. Tutte le suore vi salutano molto cordialmente, ma in modo particolare quelle alle quali avete scritto o fatto i vostri saluti. Il loro tempo cos prezioso ed esse sono cos poco istruite che non saprebbero dare una risposta, almeno subito. Nell'attesa riceverete la loro buona volont, e mi crederete, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - I miei saluti a tutte le nostre suore. Supplico Dio di fare a tutte la grazia di conservare quella che vi ha data nel giubileo.

L 354

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET F.d.C., serva dei poveri malati a Chars

114

6 ottobre (1651)

Cara sorella, Ringrazio Dio per tutti gli aiuti che la sua bont ha dati alla nostra sorella defunta, la quale ha in poco tempo - come credo - lavorato molto per la perfezione alla quale Dio l'aveva destinata. Siete ben fortunata di averle reso il vostro servizio; supplico Nostro Signore di ricompensarvene eternamente. Ma vi prego di avere in po' di riguardo per voi e di curare la salute, e per questo credo che vi sia necessaria l'attivit. Se credete a suor Filippa 115, questa compir bene tutto e non si fermer fino a che non si ammaler; perci, cara sorella, vi prego che, a turno, ella e voi facciate scuola, facendo quel che necessario in casa, mentre l'altra suora avr la cura dei malati esterni. Cos fanno le nostre suore dappertutto, e una delle mie gravi pene per Chars che le suore non

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si sono affatto abituate a cercare le occasioni per servire i poveri malati dei villaggi vicini, e questo mi fa temere che la permanenza in codesto luogo ci sia [motivo] di confusione. Vi ringrazio con tutto il cuore delle belle e buone mele che ci avete mandate. Mi sembra che un'altra colta mi abbiate informata che dovevate fare il miele. Informatemi, vi prego, se questo miele bianco viene naturalmente o se c' un modo di farlo, poich, siccome lo zucchero rincara fortemente, ci potremmo servire [del miele] per fare sciroppi e anche della marmellata. Ecco (= vi mando) mezza libbra di catholicon116, una libbra di senna, una libbra di cassia, due libbre e un quarto di regolizia. Se avete bisogno di qualche altra cosa, ce la notificherete. E poi suor Margherita 117 vi mander il conto di quello che darete alle balie; comunicateci, ve ne prego, lo stato [di salute] di quel bambino: abbiate cura che ci sia riferito nel tempo che vi comunicato. Sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Vi ringrazio della carit che avete per mio figlio. Sta meglio, grazie a Dio; aiutatemi a ringraziarlo.

L 330

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 24 ottobre (1651)

Signore, Credo che la nostra suor Giovanna Lepintre 118 avr ripreso nuove forze di cui aveva bisogno per il piccolo viaggio. Vi ringrazio umilissimamente, signore, della carit che avete fatta all'una e all'altra suora. Vi sarei profondamente grata se aveste la bont d'informarmi in quale disposizione lo spirito di suor Giovanna per un soggiorno pi lungo a Nantes, e se credete che ella abbia bisogno di cambiare e di venire per un po' di tempo a Parigi. Una volta me ne ha manifestato il desiderio, ma da qualche

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tempo temo che non mi parli pi cos liberamente e che abbia qualche risentimento, bench io non ne sappia il motivo. Ho parlato al Signor Vincenzo della nostra suor Margherita Moreau119: del parere che la facciamo venire in questa citt, perch stata pochissimo in questa casa, e per parecchi altri motivi. Vorrei naturalmente, signore, supplicarvi umilissimamente per l'amor di Dio, di aiutarla a disporsi [a questo viaggio]. Consegner del denaro alle tre suore 120 che presto dovranno partire per Angers. I signori Padri dei poveri sono venuti a manifestarci la loro intenzione riguardo alle spese del viaggio. E' verissimo, signore, che suor Enrichetta 121 nelle disposizioni che voi credevate e Dio voglia che sia per lungo tempo. Si sempre vista in lei una certa fermezza in mezzo alle sue debolezze. Ho una grande gioia [nel sapere] che la buona madamigella Maria Gonain 122 nell'esercizio della Carit che ama tanto, e che l'ospedale di Chteau-Gontier occupato da codeste buone ragazze, che compiono cos degnamente il servizio dei malati. Il timore di perdere la povera suor Giovanna 123 ci fa rimandare ancora l'occasione di servirci di lei secondo il pensiero del signor Le Mercier124. Forse, signore, l'esempio delle suore che dobbiamo mandare servir, forse, a quelle che hanno bisogno di essere spronate. Vi ringrazio umilissimamente di avere distolto le nostre suore dall'entrare in Santa Maria, e voi ne sapete le ragioni. Sapete anche, signore, che non ce n' nessuna se non da parte delle nostre suore, che mi prendo sempre la libert di raccomandarvi per il bisogno che abbiamo che continuiate la vostra carit verso di loro. Temo molto che suor Cecilia 125 si prenda troppa libert presso monsignor [vescovo] di Angers; in nome di Dio, abbiate la bont, signore, di darle l'avvertimento di cui ha bisogno per questo. Elevarsi al di sopra di ci che si deve [fare] senza farsene accorgere, cos dolce che stimo grande carit farlo conoscere. Spero questo dalla vostra bont, e che mi facciate l'onore di credermi, signore, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva.

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L 331

PER SUOR GIULIANA (LORET), A CHARS (Ottobre 1651)

Carissima sorella, La bont del vostro cuore troppo grande perch io possa trovarne cattivi gli effetti. Vi ringrazio con tutto il cuore delle notizie che spesso ci date. Il signor Portail ha trovato qui il vostro buon signor vicario e gli ha promesso subito un posto per il ritiro, bench ci fossero molti esercitanti. Lodo Dio con tutto il cuore per la vostra buona salute, e ammiro la vostra frutta bella e buona; ma, cara sorella, non fate un torto ai vostri poveri, ve ne prego; tenete conto sempre dei loro bisogni per dar loro il meglio che avete perch appartiene a loro. Penso certamente, cara sorella, che non manchiate su questo punto. Non so se vi ho informata che mio figlio, come sembra, completamente guarito, ma non ancora uscito e la sera non mangia la carne. Vi supplico di ringraziare Dio per me e suor Filippa126, che prego di esser sempre molto lieta e modesta. Tutt'e due credetemi, care sorelle, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Tutte le suore salutano voi, e i nostri rev. padri, che sono ben contenti di udire le vostre notizie.

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L 332

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE, F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes Novembre (1651)

Carissima sorella, Insomma il vostro viaggio 127 stato fortunato: ne lodo Dio con tutto il cuore. Mi sembra che suor Enrichetta ne sia ritornata tutta contenta; voi non me ne dite nulla. Non ho mancato di far vedere la vostra lettera al Signor Vincenzo, come desideravate, ed egli ce l'ha ancora: perci, cara sorella, non risponder forse a quello che mi avete comunicato perch per il momento non me ne ricordo. Un'altra volta non lasciare, cara sorella, d'informarmi di ci che esige una risposta. Vorrei molto, cara sorella, he faceste un po' d'attenzione alle disposizioni di spirito e alle capacit di tutte le suore della vostra piccola casa e mi faceste sapere quale voi credereste pi adatta per andare ad occupare il posto di suor Anna 128 a Hennebont. Da principio, credevo che essa ci potesse ritornare, ma in seguito, ho saputo che non deve farlo. Vi soddisfa? Ditemi - ve ne supplico - in che ufficio la mettereste e che cosa ve ne sembra. Avrei anche gran desiderio di sapere, cara sorella, se il ritorno da Angers vi fa trovare un po' migliore il soggiorno a Nantes, dove Dio vi ha dato tante benedizioni, bench ci siano state spine e croci. Fatemi sapere, ve ne prego, i nomi e i paesi [d'origine] di tutte le suore, e se (non) siete in dieci ora che c' suor Anna e se i vostri signori [amministratori] non ne dicono nulla. Vi prego di salutare suor Enrichetta 129 e dirle che sono rimasta molto contenta della sua lettera. Spero che continuer a darci sue notizie di tanto in tanto; questa volta non posso scriverle. Mi sembra che sia da molto tempo che suor Marta 130 non ci scrive una parola; desidero molto avere sue notizie e [sapere] se sempre ben forte e ben coraggiosa, e soprattutto se tutte le suore sono ben fedeli alla loro vocazione. Lo desidero con tutto il cuore e che vi ricordiate di noi nelle vostre preghiere, come spero per lo stretto vincolo col quale Nostro Signore ci ha unite insieme per l'eternit, [vincolo] che il suo santo amore, nel quale sono la vostra umilissima e obbedientissima sorella e serva.

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L 405

(A SUOR CECILIA ANGIBOUST, AD ANGERS)

131

(Verso il 1651)

Carissima sorella, E' vero che quest'ultima volta ho trovato estremamente lungo il tempo [che ho atteso] per avere le vostre care notizie. Lodo Dio con tutto il cuore per il fatto che a impedirvelo siano state solo le vostre sante occupazioni. Vi auguro che il santissimo amor di Dio ve le renda sempre meritorie, e che Egli continui le sue grazie a tutte le nostre suore per conservarle nello stato di cui mi informate. Le abbraccio tutte con affetto e le supplico di pensare spesso all'eternit, affinch la speranza delle rose le consoli in mezzo alle spine. Bisogna lavorare per acquistare l'uguaglianza di spirito e la pace interiore in tutti i casi che si presentano; una cosa che si presenta molto difficile, ma per questo scopo ci possiamo servire di due o tre mezzi che ci aiuteranno molto. Uno , carissime sorelle, di abituarsi a ricevere tutti i piccoli motivi di dispiacere dalla mano di Dio che nostro padre e sa bene quello che ci conviene. Un altro mezzo pensare che la tristezza nella quale ci sentiamo non durer sempre e che, dopo alcune ore, saremo in una disposizione differente da quella in cui siamo ora. Il terzo mezzo per avere la pace nei nostri piccoli turbamenti pensare che Dio vede il nostro stato e che, se l'amiamo per amor suo e per fare la sua santa volont, quello stesso che ci fa molta pena ci sar un giorno di grande consolazione. Questo verissimo. Non pensiamo dunque che a far di tutto per piacere a Dio; la mancanza di aiuto esterno (da parte) delle creature ci servir a farci progredire nella perfezione del santo amore. Poich, sapete, carissime sorelle, che cosa fa Nostro Signore quando un'anima priva di ogni consolazione e aiuto delle creature ed abbastanza fortunata e coraggiosa per farne l'uso che ho detto? Trova il suo piacere nell'essere la cara guida di queste anime: se essa non sente questo aiuto, sicura che Dio

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non permetter che non faccia nulla che gli dispiaccia, ed questo che possiamo desiderare. Raccomando tutte le suore alle vostre preghiere e me stessa, che sono, carissima sorella, in Nostro Signore, la vostra umilissima (sorella e serva).

L 494

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 12 (novembre 1651)

Signore, Non saprei esprimervi la consolazione che ho provata nel ricevere la vostra cara lettera, poich pensavo di essermi meritata [il castigo] di non ricevere pi questo onore, e inoltre credevo che le vostre importanti occupazioni vi prendessero tutto il tempo. Supplico Dio, signore, di conservare la vostra salute in mezzo a tante pene, e che possiamo avere la fortuna di rivedervi da queste parti. Dubitavo molto che si facesse qualche persecuzione contro le nostre suore. Avendo avuto la bont di venire a visitarci, il signor Leheurt 132 mi parl molto male di loro e specialmente di suor Cecilia 133, dicendo che esse si sono intromesse per deporre contro quei signori amministratori e indagare sui penitenti dopo la confessione, e di parecchie altre cose di questo genere. Vi supplico umilissimamente, signore, di avere la bont - se non sapete i motivi di questi lamenti di informarvene affinch possiamo conoscere la verit. Vi supplico anche, signore, di farci la carit di vedere quale suora 134 ha pi doti di spirito per guidare le altre, affinch possiamo darla come aiuto alla nostra suora, nel caso che piaccia a Dio ridarle la salute o per occupare il suo posto per un po' di tempo, nel caso che il Signor Vincenzo giudichi opportuno deporla per un po' di tempo per sollevarla e anche per provarla un po'. Aspetto il vostro arrivo per sapere il vostro parere su questo punto, che vi supplico di raccomandare a Nostro Signore, nel cui amore sono, signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

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P.S. - Vi supplico umilissimamente, signore, di raccomandare a Dio l'affare importante del richiamo delle nostre suore da Nantes, che il Signor Vincenzo quasi deciso a fare tra poco; se avr l'onore di vedervi, ve ne dir il motivo. Permettetemi, signore, che mi raccomandi ai vostri santi sacrifici e alle vostre preghiere.

L 333

AL SIGNOR VINCENZO

Giorno di S. Caterina (= 25 novembre) [1651]

Onoratissimo Padre, Non ho trovato nessun documento riguardante la fondazione 135 e mi sono ricordata che un giorno 136 la vostra carit ebbe la bont di farci la lettura della supplica presentata a monsignor [arcivescovo] di Parigi e poi del nostro regolamento, e pensando che dovesse rimanere a noi, ve lo domandai. Credo che il motivo che imped che noi l'avessimo in nostro possesso era che c'erano ancora alcune cose da fare137. La mia miseria e la convinzione che metto degli ostacoli alla grazia per questa Compagnia, mi ha fatto pensare spesso che per il perfezionamento della sua fondazione fosse desiderabile che un'altra occupasse il mio posto, che con l'esempio delle sue virt e l'esatta osservanza delle regole desse delle buone abitudini a tutte le Figlie della Carit; in mancanza di questo, mi sembrato parecchie volte che la Provvidenza ritardasse il consolidamento [della Compagnia]. Le ragioni, che parecchie volte mi hanno fatto dubitare che Dio volesse il consolidamento [di quest'opera] oppure che lasciasse sussistere l'opera fino a che non si rovinasse da se stessa per i disordini particolari, sono queste: prima di tutto, la morte prematura di molti buoni soggetti che avrebbero potuto sostenerla validamente. Un'altra ragione, [il timore] che le Figlie, vedendosi stabilite, non si innalzassero troppo al di sopra di quello che sono e facessero le presuntuose nel loro ministero.

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Una terza o quarta ragione l'esperienza gi fatta che tre o quattro sono uscite con la volont di sposarsi; hanno avuto perci questi pensieri nella Compagnia, pensieri che sono tutti incentivi che portano all'impurit, la quale un delitto che farebbe perire completamente la Compagnia se ci rimanesse, poich essa deve sussistere col motivo di onorare Nostro Signore e la Santa Vergine, che sono la stessa purit. Un'ultima ragione sono i difetti particolari delle suore, lo scarso progresso nella perfezione, soprattutto riguardo alla mortificazione dei sensi e delle passioni. Ci che pu far pensare che Dio voglia che la Compagnia sussista : la bont dell'opera in se stessa e la benedizione che la sua misericordia le ha data finora; [inoltre] la guida della divina Provvidenza per formarla in tutte le sue parti; la libert che i superiori hanno di allontanare dalla Compagnia i soggetti che potrebbero guastarla, e ugualmente, la libert di ritirarsi che ha ogni suora particolare. Un altro motivo che pu indurci a credere che Dio voglia questa Compagnia questo: poich l'essenziale del bene temporale riguarda un'altra opera 138, nel tempo futuro si potrebbero desiderare e si potrebbero trovare ragioni bastanti per proporne la distruzione completa, e cos la gloria, che forse Dio vuole ricavare da essa, finirebbe pi presto che i suoi progetti, se si fosse rimaste fedeli a Lui. E il motivo pi forte per far credere nella necessit dell'opera che, non essendo fatta dal fondatore di cui Dio si servito per cominciarla, non c' da credere che i suoi successori avrebbero mai osato crearla. Supplico la bont di Dio di continuare la sua luce e la sua guida sulla sua opera, di eliminarne gli ostacoli e di far conoscere bene la sua volont a proposito delle intenzioni di quelle che vorrebbero entrare a far parte della Compagnia. Mi sono dilungata troppo e ve ne domando perdono umilissimamente. Ecco [= le mando] il nostro primo regolamento, che credo sia quello presentato a monsignor Arcivescovo, o almeno uno simile, che io non metto in pratica, con mia grande confusione, come anche [sono confusa] nel dirmi, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbedientissima serva. P.S. - Penso che fratel Ducourneau saprebbe certamente tro-

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vare la copia o l'originale della supplica presentata insieme all'atto di fondazione, che noi non abbiamo mai avuto, come mi sembra.

L 269

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 2 dicembre (1651)

Signore, Se non fosse cosa normale per il mondo perseguitare quelli che non seguono le sue massime, mi stupirei come abbia potuto inventare una malizia cos nera come quella che lo porta a diffamare persone che cercano solo i mezzi di far s che Dio sia onorato in tutte le cose. La sua bont, signore, vi d la grazia per far [buon] uso delle calunnie del tempo. Vi posso dire che non avevo affatto sentito parlare, ma al contrario, m' stato detto che, quando si faceva quel che si poteva per dare un vescovo 139 secondo la volont di Dio, fu detto molto apertamente e alla presenza del Sig. Vincenzo che, quando si diceva del male di qualcuno e non si trovavano n prove n l'autore, questo era una pura calunnia. Mi sembra, signore, che questo sia ben lontano da quello che si dice ad Angers. Penso veramente che la grande agitazione e la pena che le nostre suore hanno a causa della loro infermit potrebbero certo, in parte impedire che il loro interno fosse cos ben regolato. Ma, signore, [le cose andrebbero meglio] se potessero abituarsi a fare tutte le loro azioni sotto lo sguardo di Dio, e distorgliersi un po' dai pensieri che le occupano troppo di se stesse; perch proprio di

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qui nascono - secondo me - una buona parte delle loro incomprensioni e scontentezze. Noi vi siamo sempre obbligate in modo particolarissimo, signore, per le premure che la vostra carit ha per loro, e questo ci obbliga anche a supplicare il divino amore di essere eternamente la vostra ricompensa, e di essere io, signore, in questo stesso amore, la vostra obbedientissima e umilissima figlia e serva.

L 335

AL SIGNOR VINCENZO Festa di S. Tommaso (= 21 dicembre) [1651]

Onoratissimo Padre, Non potrei lasciar passare questo giorno senza ricordare alla vostra carit che 26 anni fa la Provvidenza mi mise nello stato di vedovanza materiale e mi fece la grazia di darmi il desiderio di essere unita a Lui nel tempo e nell'eternit 140. Datemi, per favore, la vostra benedizione in questa circostanza e fatemi la carit di offrirmi di nuovo alla sua bont: se non fossi cos infedele al mio santo angelo, questa mattina ve ne avrebbe suggerito il pensiero. Vi rimando la lettera del signor cappellano di Nantes 141. Penso di non essermi ingannata a credere che qualcuno di quel luogo ha pensato che fosse utile l'allontanamento di suor Giovanna 142; ma pensereste, onoratissimo Padre, di mandarla a Saint-Malo? Perdonatemi la mia prontezza nel dirvi il mio parere. Vi mando la lettera della cara suor Giovanna e quella di suor Enrichetta 143, che vedrete tutta piena di sottomissione per Hennebont. Non so se la vostra carit si sia data premura di vedere quella del signor parroco di Nanteuil; vi mando anche questa: credo che gli dispiaccia il fatto che madama la marescialla di Schomberg 144 dia ascolto alle nostre suore e che attualmente queste si oppongano al signor parroco per impedire - come credo - che egli metta un mendicante come custode all'ospedale, per paura che continuino i disordini che ci sono da molto tempo. Ecco la lettera che le suore mi scrivono in proposito e che mander a madama la marescialla di Schomberg, se la vostra carit lo ritiene opportuno.

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Permettetemi, onoratissimo Padre, di domandarvi, per l'amor di Dio, di poter fare la mia piccola revisione prima di Natale, cio venerd, sabato o domenica che la vigilia, all'ora che vi piacer. Abbiamo qui madamigella Gurin, vostra antica vicina ai BonsEnfants, che in un mese ha perso, secondo il mondo, due figli di grande virt e speranza: uno era religioso professo a Santa Genoveffa, l'altro consigliere al Parlamento. Ella desidera molto di avere l'onore di vedervi; sapete che una persona che vi tratterr solo il tempo che la vostra carit le potr dare, e [sapete] che io, bench indegna, sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva. P.S. - Il giovane che venuto da Nantes m'ha pregata di ricordarlo alla vostra carit. Dimenticavo di presentarvi gli umilissimi saluti del signore e di madama di Liancourt 145 fin dal loro arrivo da La Roche-Guyon.

L 336

PER LA CARISSIMA SUOR GIULIANA (LORET) F.d.C., serva dei poveri malati a Chars

146

(Dicembre 1651)

Carissima sorella, Mi stupite profondamente col dire che non ricevete le nostre notizie; sono io che mi lamento perch vi ho scritto due volte per pregarvi di farmi sapere da suor Filippa 147 che cosa ha preso da un droghiere mentre era a S. Nicola des-Champs e che cosa gli deve, tanto pi che egli reclama per essere pagato. Sono molto delusa se non vi abbiamo mandato delle droghe per la pomata; ve ne mando ancora. Vi prego, cara sorella, di farmi sapere quanto prima ci che avrete saputo da suor Filippa; nell'ultima lettera che vi ho scritta le facevo alcuni rimproveri per il fatto che non mi ha scrit-

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to. Vi prego di dirle che lo desidero, affinch mi faccia sapere molto semplicemente le sue notizie. Aspetto vostre notizie pi in ampio, secondo quanto mi fate sperare. Supplico Nostro Signore di essere la vostra forza e consolazione e di darvi un buon ufficio nel santo Presepio. Sono, care sorelle, nel suo santo amore la vostra umilissima sorella e serva.

L 337 ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA AGNESE 148, F.d.C., serva dei poveri malati nell'ospedale S. Giovanni Evangelista di Angers 30 dicembre (1651)

Carissima sorella, Mi dispiace molto di avere tardato tanto a comunicarvi il felice arrivo di suor Margherita 149: la causa sono state, in parte, le feste [di Natale] e in parte le mie piccole infermit. La suora non ha mancato di dirmi tutto quello che desiderate. Vi supplico che il suo ricordo vi aiuti ad avere un gran sopporto le une delle altre per amore di Nostro Signore Ges Cristo, che ci insegna questa virt come segno che siamo suoi. E perci, cara sorella, vi prego di non fare nessun giudizio avventato sulle ultime suore [arrivate] 150; sapete che i cambiamenti sono sempre difficili e che ci vuole del tempo per imparare le usanze e il modo di servire bene e con garbo i poveri. Tutto quello che vi posso dire che sono tutt'e tre di molta buona volont e che hanno fatto bene nei luoghi dove erano. Ma, cara sorella, non si deve pensare che in certi casi basti dire le cose una dozzina di volte. Sapete che la memoria non ci risponde, perci, cara sorella, esercitate un po' la pazienza, non solo con le suore arrivate ultimamente, ma con tutte in generale, e questo con grande dolcezza, accondiscendenza e discrezione, soprattutto [abbiate] un grande riserbo a non esprimere ad altre i vostri senti-

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menti n quello che sapete di una suora. Le suor serventi devono essere morte a loro stesse per compiere bene il loro ufficio. Oh, se conoscessimo i nostri obblighi come temeremmo il peso delle cariche che ci vorrebbero affidare, e come la paura che dovremmo avere di non essere buone a nulla per noi stesse, non dovrebbe farci impegnare per le altre, affinch la pena che loro diamo con le nostre miserie, sia s utile a loro per la loro salvezza e Dio ne sia glorificato, ma noi [saremmo] umiliate in eterno, e a ragione, se non abbiamo fatto buon uso della nostra carica secondo la volont di Dio. Non vi dico questo, cara sorella, perch mi sia nota qualche cosa di voi in particolare, ma per parlare in generale di tutte quelle che hanno una carica, e pi che di altre, soprattutto di me, che ho un gran motivo di temere. Umiliamoci molto profondamente al disotto di tutte, per cercare di metterci al sicuro, e soprattutto diamoci risolutamente a Dio per sopportare tutte le umiliazioni di cui ha bisogno la nostra superbia per impedirle di rovinarci. Alle suore anziane della vostra casa [dite] che le supplico di rinnovare il loro coraggio, di mettere ben in pratica uno dei principali punti del nostro regolamento cio di non comunicarsi le loro pene e di non trattenersi curiosamente a parlare delle disposizioni delle une verso le altre. Per quanto riguarda il confessore, in nome di Dio, carissime sorelle, siate nella disposizione di fare completamente tutto quello che vi consiglier il signor Abate di Vaux. Abbiate sempre un gran rispetto per monsignor [vescovo] di Angers 151, non abusate dell'onore che vi fa trattandovi familiarmente, e ammirate la sua umilt. Meravigliatevi per il fatto che Dio vi ha scelte per fare di voi quello che siete e per prepararvi ad acquistare bene tutto l'onore che non meritate eppure ricevete, con le umiliazioni dell'impiego nel quale sarete messa, quando Dio vi far la misericordia di togliervi dall'ufficio in cui siete adesso. Perdonatemi, cara sorella, se vi comunico questi avvisi che Dio mi spinge a dare; parlo cos per il cordiale affetto che ho per voi. Vi raccomando l'anima della buona madama de Lamoignon 152, presidente [delle Dame] che Dio ci ha tolto da questo mondo stanotte, per farle godere la gloria che il Figlio di Dio ha meritato per ricompensare le sue tre principali virt: una santa

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semplicit, una perfetta umilt e una grandissima carit e generosit. Dopo aver pregato per lei come ce l'ordina la Chiesa, preghiamo nel nostro intimo che ci ottenga dalla bont di Dio queste tre virt per la sua gloria. Comunicate la notizia di questa morte al signor Abate e al signor Ratier, salutandoli tutt'e due e dicendo loro che mi scusino se non mi prendo l'onore di scrivere loro. Buongiorno a voi tutte, care sorelle; credetemi di cuore, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 281

PER SUOR BARBARA ANGIBOUST, A SAINT-DENIS Gioved sera (verso il 1651)

Carissima sorella, Appena ricevuta la presente, vi prego di far partire suor Giovanna per venire a trovarci. E' per ordine del Signor Vincenzo, perci, vi prego, che non ci sia nessun indugio. Vi mander un'altra suora, se piace a Dio, che prego di conservarvi nel suo santissimo amore, carissima sorella; [sono] la vostra umilissima sorella e serva.

L 287bis

(A SUOR CECILIA ANGIBOUST, AD ANGERS)

153

(Verso il 1651)

Per un ritiro, pensate che Dio permette questo per disporvi meglio. Vogliamo [forse] essere dei mercenari e aspettare le occa-

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sioni che ci spingano ad essere fedeli a Dio? Non sappiamo forse quello che Dio ci domanda? In verit, non sappiamo [forse] che Egli vuole che ci disprezziamo, ci umiliamo, cheabbiamo una grande attenzione per non addolorare nemmeno una delle nostre sorelle? [Ma dobbiamo] fare loro e dire di loro tutto quello che pensiamo possa far loro piacere; vincere noi stesse per non manifestare i nostri piccoli sentimenti quando sono contrari a quelli delle altre. E poich sappiamo che tutte queste pratiche sono gradite al nostro buon Dio, facciamole per il suo santo amore.

L 357

AL SIGNOR VINCENZO (Verso il 1651)


154

Quando si parla dei permessi ottenuti da suor assistente, forse necessario dire sempre: nell'assenza della direttrice? 155 E questa parola direttrice, va bene? La lettura [della Regola], che ordinato doversi fare tutti i mesi, non sarebbe meglio farla tutte le settimane? Sarebbe molto necessario che le suore delle parrocchie non si facessero delle visite fra di loro se non in caso di malattia: [vorrei] sapere se opportuno farne un articolo [della Regola]. Ecco, onoratissimo Padre, quello che io ho notato, ma, in nome di Dio, non abbiate riguardo n per i promemoria n per le osservazioni, ma ordinate quello che credete che Dio voglia da noi, aggiungendo le norme e le istruzioni che ci possono incoraggiare e mantenerci affezionate ed esatte nell'osservare tutti i punti della Regola, poich mi sembra che tutte noi, quante siamo, non facciamo abbastanza attenzione ai nostri obblighi, non credendo che sono tali. Date, per favore, la vostra benedizione a tutte le vostre povere figlie, e per la loro serva domandate al nostro buon Dio la misericordia di cui essa ha bisogno per essere veramente, onoratissimo Padre, la vostra povera figlia e obbligatissima serva.

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1652

L 339

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars 7 gennaio 1652

Carissima sorella, Vi ringraziamo con tutto il cuore delle vostre care strenne, che per non distribuiamo alle suore, perch credo che siano le vostre immaginette degli anni passati e perch ci sono scritte delle parole di quel tempo: ora questa non sarebbe una cosa ragionevole. In quanto ai vostri buoni dolci, la Comunit si ricorder di voi mentre li manger, ma la sorellina 156 non ha ancora abbastanza denti per mangiarne. Ecco ora le vostre strenne per voi due, quelle che la divina Provvidenza vi ha fatto avere in sorte, e una piccola santa Giuliana che non ho voluto mettere al sorteggio, per timore che non toccasse a voi; mi pare che non se ne trovino in giro. Vi prego, care sorelle, di non scontentare la moglie del ricevitore e di lasciar fare al signor parroco per quanto riguarda l'ordine

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che dovete seguire per ricevere e per ci che spendete, ma siate molto esatte nel non approfittare della minima cosa che appartiene ai poveri; se allevate qualche animale per la vostra utilit, siate esatta anche a pagarne tutto il nutrimento; e se date [in cambio] una parte del latte o un po' di uova delle galline, sarebbe meglio venderli che rifarvi, coi loro prodotti, delle spese sostenute. State attenta anche a non pagare col denaro dei poveri quello che l'animale vi costa, o per farlo custodire o per altra cosa che facciate fare per il vostro vantaggio particolare. Mi avete gi parlato della merlettaia, ma temo che non sia adatta per noi. sapete che c' molto da dire che in tutti i luoghi, non si stia al modo di vita in cui si state fino ad oggi. Per quanto riguarda il grano di cui vi si domanda il conto, non trovatela una cosa cattiva, poich, se cuocete il pane per i poveri malati solamente, essendo di solito cos pochi, non possono mangiarne molto, e mi sembra che sarebbe ben pi opportuno comprarne se ci sono fornai, che cuocere il pane per loro, e voi stessa ne sareste pi sollevata. Lodo Dio, cara sorella, perch avete collocato cos bene il piccolo Ges; son sicura che abbiate fatto lo stesso per la sua nuova presenza nei vostri cuori, dove lo supplico, con tutto il mio cuore, che gli piaccia trovare le sue delizie. Vi raccomandiamo l'anima della nostra cara suor Maria Le Maire che morta oggi verso le tre del pomeriggio. E' la suora che stava coi bambini e zoppicava un po'. Perdiamo molto con lei, la sua vita era una continua virt e dobbiamo adorare la santissima volont di Dio in tutte le sue disposizioni. Abbiamo in casa, e malata molto gravemente, una suora nuova che non conoscete ancora: raccomando anche lei. Scusatemi se non vi scrivo pi spesso. Ricevete il cordiale saluto di tutte le nostre care suore e siate sicura del loro mutuo affetto come anche del mio, che sono, carissime sorelle, di voi e della cara suor Filippa 157 nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e affezionatissima serva. P.S. - Suor Mnard stata la regina 158, ma voi avete fatto una cosa che non avete visto fare qua: bisogna evitare - ve ne prego - le novit, che sono molto pericolose nelle Compagnie. E' vero che si ha paura, e i nostri peccati ne sono la causa. Cerchiamo di

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correggerci e preghiamo molto che piaccia alla misericordia di Dio calmare la sua giustizia giustamente sdegnata. Ringrazio la cara suor Filippa di avermi scritto; le scriver, se piacer a Dio. Marted fu seppellita la buona presidente [delle Dame], madama de Lamoignon 159: i poveri hanno impedito che non fosse portata in nessun altro luogo che a S. Lupo.

L 340

A SUOR GIULIANA LORET 160, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars 12 febbraio 1652

Carissima sorella, E' vero che sono stata molto malata per una febbre terzana doppia che mi prese tre settimane fa; ora sto meglio, grazie al nostro buon Dio. Sono molto preoccupata [di sapere] come ci venuta la vostra malattia e dopo, quando siete stata costretta a stare a letto. Prego suor Filippa 161 di informarmi con tutta verit di che si tratti. Vi avevo comunicato che, per star lontana da questa malattia, dovevate purgarvi bene. Se foste libera di andare in qualunque strada, avremmo gi pensato a mandarvi a cercare. All'inizio della mia malattia ricevetti una vostra lettera in cui domandavate dieci libbre di prugne e due libbre di riso, che vi sono state mandate. Non mi comunicate affatto se le avete ricevute, e ne sono in pena, fatemelo sapere al pi presto. Non ve ne manderemo fino a che non ci avrete fatto sapere il mezzo pi sicuro per mandarvele. Vi prego di pregare Dio per me. Sono nell'amore di Nostro Signore, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 341

ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati dell'ospedale di Angers 17 febbraio 1652

Carissima sorella, La lettura di tutte le afflizioni e perdite che sono capitate ad Angers mi sono state [sic! ] estremamente sensibili per la pena che ne proveranno i poveri; supplico la divina bont di consolarli e dar loro il soccorso di cui hanno bisogno. Ma, carissime sorelle, [anche] voi avete avuto grandi tribolazioni: avete pensato seriamente che era giusto che le serve dei poveri soffrissero coi loro padroni, e che ognuna di noi merita per conto suo di portare la sua parte dei flagelli che Dio manda in generale? Oh, care sorelle, come siamo obbligate a fare spesso questa riflessione. Chi siamo noi per aver ricevuto una delle pi grandi grazie che Dio possa fare a una creatura, di qualunque condizione, chiamandoci al suo servizio, se volessimo essere esenti da ogni incomodo? Oh, care sorelle, guardiamoci bene da un simile perverso pensiero, ma piuttosto meravigliamoci spesso che Dio ci abbia levate dai luoghi nei quali avremmo tanto sofferto con gli altri, per farci dare il pane a saziet e metterci al sicuro. Care sorelle, non pensate che questa [predilezione] ci obblighi grandemente alla pratica delle virt se non la vogliamo pagare a caro prezzo nell'altro mondo? Non aspettiamo questa costrizione, ma facciamo il possibile per acquistare le virt che Dio ci domanda, per riconoscenza delle grazie che la sua bont ci fa tutti i giorni. Non so, care sorelle, se avete ricevuto una mia lettera di un mese fa, con la quale m'intrattenevo con voi su questo argomento. In nome di Dio, state attente, ve ne prego, ad amare le solide virt, soprattutto l'umilt e la dolcezza. Ve ne parlo spesso perch da lungo tempo che ho avuto qualche avviso che questa cosa vi necessaria: anche le dame che vanno a far la visita, desiderano molto che si faccia loro una certa accoglienza. Voi sapete, sorella, che le suore che preparano la colazione hanno cura di contentarle tutte: vero che le altre vostre occupazioni per servire i malati vi portano via tutto il tempo, ma quando vengono le dame potete incaricare una suora, ora una, ora un'altra, di contentarle meglio che potr, senza trasgredire gli ordini dei signori Padri [dei poveri] 162. Una buona intesa tra tutte voi accomoder tutto.

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In nome di Dio, suor Cecilia, superate un po' la vostra piccola ripugnanza e desiderate di trovarvi nell'occasione di obbedire, non con un desiderio che vi inquieti, ma con [un desiderio] dolce e tranquillo, e fate alle altre quello che vorreste che facessero a voi. Principalmente abbiate molta tolleranza e accogliete con benignit quelle che avessero difficolt a parlarvi se ce ne fossero. Raccomandatemi molto a tutte le suore, che abbraccio con tutto il cuore, e di loro sono - come di voi, carissima sorella - nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - Salutate umilissimamente a nome mio il signor don Ratier e i signori Padri [dei poveri] e le dame, se qualcuna mi fa l'onore di ricordarmi. Suor Barbara 163 vi saluta, sta bene, grazie a Dio, e [cos pure vi salutano] gli amici e i parenti delle altre suore.

L 342

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars 11 marzo 1652

Carissima sorella, Lodo Dio perch state meglio; fate bene a cercare di mangiare; bisogna impegnarsi a sforzarsi, perch altrimenti non si conoscono le forze che si hanno. Quanto a me, ho quasi sempre la febbre 164, eppure non lascio di mangiare un po', anche il medico giudica una cosa buona che prenda un po' di pur. Prendo parte alla vostra pena per il fatto che siete sempre con la paura dei soldati. Non vi mandiamo le prugne, non ce ne sono in vendita. Vorrei che l'arnia di miele di cui mi parlate fosse portata qui tutta, ma non so con quale mezzo sicuro. Non ho ancora visto la lettera del signor vicario n quella di suor Vincenza165; quando l'avr vista, risponder se c' qualche cosa: sar con il primo corriere; la ringrazio d'avermi scritto. Tutte le suore vi salutano e vi ringraziano del ricordo che avete di loro. Speriamo che ci facciate sempre la carit di pregare Dio per noi e

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di credere che noi facciamo lo stesso, poich sapete che sono, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

L 210

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE Figlia della Carit

166

27 marzo (1652)

Carissima e amatissima sorella, Sono stata profondamente consolata nel sapere le vostre notizie; lodo Dio con tutto il cuore della condizione nella quale la sua bont vi ha messa. Credo che il Signor Vincenzo vi avr dato risposta [perch] mi manifest che lo desiderava molto. Mi sembra, cara sorella, che io vi abbia scritto non tanto tempo fa; temo proprio che le nostre lettere siano andate perdute. Sono molto contenta che la Provvidenza non abbia permesso che voi mandaste la nostra suora a Richelieu; la cosa merita veramente il parere e l'ordine del Signor Vincenzo, per servire di esempio. Ma io credo, cara sorella, che, se il medico credesse che essa debba cambiar aria, sarebbe molto opportuno che voi proponeste ai signori Padri [dei poveri] di permettere di pregare qualche signora di Nantes che avesse una casa a due o tre leghe di distanza, e di approvare che [la suora] ci andasse con una nostra suora a passarvi quindici giorni, e forse sarebbe opportuno che anche (vi si fermasse). Ho ricevuto adesso la vostra lettera del 21 di questo mese, con la quale ci proponete di mandare le nostre suore ad Angers. Vi assicuro, cara sorella, che l'aria qui meno adatta alle suore di quella di Nantes; e poi, i signori Padri [dei poveri] non approverebbero queste visite, specialmente in questo tempo per dei motivi che non vi posso comunicare, poich quanto a voi, cara sorella, penso che ne abbiate perso il pensiero prima che io ricevessi la vostra lettera. Credo che il nostro buon Dio vi dia abbastanza coraggio per far buon uso di tutte le maldicenze; purch Egli non sia offeso, che importa? Compatisco tanto la nostra cara suor Luisa167;

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vi prego di dirle che sua madre e le sue sorelle stanno bene. Cercate di sapere che il suo male non venga da qualche dispiacere di essere lontana. Non ho ancora avuto l'onore di vedere il signor de Beaulieu168; vi assicuro, cara sorella, che sar per me una grande consolazione trattenermi con lui. Manifestate, vi prego, a tutte le suore, che ci sono sempre molto care, e che, anche se non scrivo loro in particolare, le tengo presenti nel mio spirito molto spesso. Quando mi scrivete, domandate a ciascuna di loro se non hanno nulla da comunicarmi, e [dite loto] che mi farebbero un gran piacere a scrivermi. Tutte le suore vi salutano di gran cuore, e se suor Giovanna Lepintre potesse rimanere a Nantes ed anche venire a Parigi, glielo desidererei con tutto il cuore. Amiamo sempre molto la volont di Dio, nella quale sono, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Non mi ricordavo che m'avete domandato dei libri; penso che ne troverete di tutte le specie, eccetto quelli delle nostre preghiere. Vi prego, sorella, di spedire subito questa lettera e di informarmi se quest'uomo passato a Nantes per tornare a rivedere sua moglie.

L 343 (31 marzo 1652)

A SUOR GIULIANA (LORET) (A CHARS)

Cara sorella, Solo per assicurarvi della mia salute [che ] migliorata, grazie a Dio. Ringraziate con me la sua bont perch mi ha fatto la grazia di andare a fare Pasqua oggi a S. Lorenzo, ed anche per le migliorate disposizioni che ha date a tutte voi due.

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Vi ringrazio dell'avviso che ci date per le vostre buone mosche [=api]. Credo di avervi informata, non molto tempo fa, che abbiamo ricevuto lo sciame che questo buon uomo ci ha portato con l'alveare. Vi chiedo scusa se non vi mando lo zucchero che domandate. Mettete il vostro infuso in un vaso che abbia una piccola apertura, un po' d'olio d'oliva sopra, circa un buon dito, e [l'infuso] si conserver fino a che ne avrete. Date una buona mancia al portatore. Supplico Dio di conservarvi nel suo santo amore. La vostra sorella e serva.

L 344bis PER SUOR GIULIANA

169

20 aprile (1652)

Carissima sorella, Il bene che ci dite di questa buona ragazza che ci avete mandata, ci induce a trattenerla ma solo per provarla. Dio voglia che sia ben adatta per servirlo nella persona dei poveri. Vi mando la vostra libbra di zucchero e quattro libbre di cassonata 170 e quattro camicie. Desidererei molto, cara sorella, che poteste avere la soddisfazione che domandate, ma bisogna aspettare l'ordine del nostro onoratissimo Padre. Vi prego di presentare le mie scuse al signor vicario perch non gli ho scritto, e ringraziatelo, e assicuratelo che faremo tutto quello che potremo per la ragazza che ci ha mandata perch si fermi qui. Dimenticavo di dirvi che lo zucchero costa 22 soldi e la cassonata venti soldi e mezzo. Non vi mando biancheria piccola perch so che le altre suore ne avevano fatta. Spero che pi avanzeremo nella primavera e pi le nostre forze ritorneranno. Lodate Dio perch nel vostro ospedale avete solo un malato: cos avrete pi modo di assistere bene quelli del paese, poich credo che non andiate nei villaggi vicini. Fatemi sapere, ve ne prego, se avete un buon numero di alunne e fate che continuino a fare il merletto quelle che l'hanno imparato. Credo che lo facciate imparare anche a quelle che non lo sanno fare, poich molto necessario non tenere oziose le ragazze. Raccomando alle vostre preghiere il riposo per l'anima della defunta suor Nicoletta, la cieca, e di domandare a Dio ci che

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necessario a suor Andreina 171 di Crespire e a suor Maria Raine, tutt'e due molto malate. Le mie forze stentano molto a ritornare e ho sempre delle piccole cadute. Ho molto bisogno di essere aiutata dalle vostre preghiere per diventare pi fedele a Dio, nel cui amore sono, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

L 210bis

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes

172

6 maggio (1652)

Carissima sorella, Ho sentito [anch'io] la consolazione che avete provata con l'ultima lettera del Signor Vincenzo. Cos usa fare il nostro buon Dio; qualche volta permette che siamo inquiete, e poi d la tranquillit. E' bene sapere - come fate voi - che tutti i cambiamenti che ci sono in noi, vengono da Dio quando si risolvono in bene. Ma abbiamo gran bisogno di abituarci a lasciar passare tutte le vicende [che vengono] sia da parte delle persone esterne, sia dalle nostre disposizioni interne, ed essere sempre ugualmente sottomesse alla condotta della divina Provvidenza. Sono ben contenta, cara sorella, che non ci sia nessuna necessit di andare ad Angers e che suor Luisa 173 manifesti l'amore per la vocazione; credo che se avesse qualche dispiacere, ve lo direbbe. Non che non possa averne, ma poich non se ne lamenta, non c' da credere che i suoi dispiaceri siano nella volont, ma piuttosto nel sentimento ch'ella cerca di mortificare. E di suor Marta 174 non mi dite nulla? Le ho scritto: fatemi sapere, ve ne prego, se ha ricevuto la mia lettera. I parenti delle suore stanno bene, grazie a Dio. Il signor de Beaulieu175 ha avuto la bont di venirci a visitare ma io avevo preso la medicina e gli parlai poco; m'ha promesso di ritornare una seconda volta, come desidero molto. Supplico la bont di Dio di disporre le vostre anime a ricevere utilmente le grazie dello Spirito Santo dopo che avrete fatto la ne-

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cessaria preparazione, che consiste nel disfarsi molto volentieri di tutte le soddisfazioni terrene per seguire spiritualmente Nostro Signore nella sua ascensione. Vi supplico tutte, care sorelle, alle quali parlo con tutto il cuore, di credermi nel suo santissimo amore la vostra umilissima sorella e serva.

L 353

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST 176, F.d.C., serva dei poveri malati a Brienne (11 giugno 1652)

Carissime sorelle, Vi domando certamente perdono perch sono stata tanto tempo senza scrivervi, bench vi abbia mandato una lettera dopo che ci domandaste lo zucchero e altre droghe, che madama di Brienne 177 ebbe la bont di comunicarmi che vi mandava. Non mancher di farle sapere, con l'aiuto di Dio, ci che [mi dite]. Non credo che sia sicuro mandarvi del denaro con i tamarindi. Mander due pistole 178 alla signora contessa con la preghiera che metta l'indirizzo dove mandarveli. In nome di Dio, carissime sorelle, non vi rattristate per le vostre pene n nel vedervi senza conforto eccetto quello di Dio. Oh, se sapessimo i segreti di Dio, quando ci mette in codesta condizione, vedremmo che questo dovrebbe essere il tempo delle nostre consolazioni pi grandi. E' vero, voi vedete una quantit di miserie, che non potete soccorrere. Anche Dio le vede e non vuole dar loro un pi grande aiuto. Portate con loro [= gl'infelici] le loro pene, fate tutto il possibile per dar loro un po' d'aiuto, e rimanete in pace. Forse anche voi avete la vostra parte di strettezze: questa la vostra consolazione, perch se foste nell'abbondanza, i vostri cuori soffrirebbero nell'usarne, vedendo soffrire [i poveri], nostri [signori] e nostri padroni. E poi, Dio castiga il suo popolo per i nostri peccati: non forse ragionevole che soffriamo con gli altri? Chi siamo per

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crederci di dover essere esenti dai mali pubblici? Se la bont di Dio non ci espone alle miserie pi gravi, siamogliene molto riconoscenti e crediamo che questo dipende solo dalla sua misericordia, senza nessun nostro merito. Il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, e il signor Portail stanno bene, grazie a Dio, e cos pure tutte le care suore. La maggior parte di quelle dei dintorni di Parigi sono state costrette a rifugiarsi [altrove], ma grazie a Nostro Signore non hanno avuto nessun male n alcun dispiacere fino ad ora. Saprete dal corriere la bella cerimonia che stata fatta oggi per il trasporto della cassa di S. Genoveffa 179. Oh com' bello esser fedeli a Dio che fa dare tanto onore alle sue brave serve, come segno del suo affetto eterno! In questo tempo, care sorelle, Egli vi domanda una grande unione e un grande sopporto scambievole, e che lavoriate tutte insieme nell'opera di Dio, con grande dolcezza e umilt; che quello che avviene tra voi non sia portato fuori, affinch siate di edificazione a tutti. Vi prego, suor Barbara, poich siete gi anziana e abituata, se vedete che suor Giovanna 180 ha troppo lavoro e voi non potete sollevarla, procuratele un po' d'aiuto perch noi non possiamo mandarvene. Siamo costrette a fare lo stesso in questa citt, essendoci parrocchie nelle quali ci sono cinquemila poveri ai quali si d la minestra. Nella nostra parrocchia la diamo a duemila, senza [contare] i malati. Vi mandiamo un luigi di 23 lire e 4 soldi: poco, ma la paura di perdere [questo denaro] ci fa correre il rischio solo di questa somma; se conoscete qualche strada ben sicura, ce lo farete sapere. Pregate Dio per noi, care sorelle, e credetemi nel suo santo Amore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Il tamarindo non necessario, [perci] non ve ne mandiamo; non purga. Vi prego di leggere questa lettera a suor Giovanna.

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L 214

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE

181

1 luglio (1652)

Carissima sorella, Ho ricevuto la vostra lettera con la grande consolazione di sapere vostre notizie e quelle di tutte le suore. Domando a suor Anna 182 di farmi sapere notizie sulla loro salute in particolare, e [le dico] che credo che sarete molto contenta di questa piccola consolazione. Credo che il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre vi avr dato un'ampia risposta. Se sapeste il gran lavoro che ha a causa delle elemosine che si fanno ai poveri rifugiati, ne avreste compassione, ma la sua carit non si lamenta e non si stanca mai. Bisogna, cara sorella, pregare molto e far pregare per la conservazione della sua salute. Ci informerete sul carattere di questa buona ragazza di cui il signor Chesneau e voi avete scritto, ma bisogna farle ben capire, cara sorella, che c' gran differenza tra la vita delle nostre suore e il loro lavoro in casa, nelle parrocchie di Parigi e nella campagna, e la vita negli ospedali. Credo, cara sorella, che starete ben attenta [per vedere] se essa passa le giornate intere presso di voi, che nessuna le racconti delle favole, e perci nelle vostre piccole conferenze, pregherete [le suore] di pensare all'esempio che sono obbligate a darle. Provatela bene affinch non siamo costrette a rimandarla indietro. Vi prego, cara sorella, di salutare, da parte mia, le vostre buone e virtuose dame; tutte le suore vi salutano con cuore e affetto. La nostra suor Pierina 183, l'anziana, costretta a stare a letto per le sue infermit: ve la raccomando. E' ben triste il fatto che staremo tanto tempo senza aver notizie l'una dell'altra: solo la sottomissione che dobbiamo avere alla divina Provvidenza ci serve di consolazione, con la santa obbedienza per la quale morto il Figlio di Dio. Nel suo santo amore sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Direte che questa lettera porta una data vecchia. I pa-

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renti delle suore stanno bene, specialmente il padre e la madre di suor Francesca Mnage 184. Vi prego [di far] s ch'ella scriva loro.

L 348

AL SIGNOR VINCENZO (Luglio 1652)

Onoratissimo Padre, Questo allarme185 ci ha molto spaventate tutte. parecchie nostre suore desidererebbero molto confessarsi oggi, e temo che non potremo avere un prete di S. Lorenzo 186. Se non si potr, vi supplico di farci la carit di mandarcene uno dopo pranzo. Non credo che si possa andare a comprare il grano perch nei villaggi vicini non ce n' e, se si andasse pi lontano, ci sarebbe gran pericolo di perdere il denaro. Ne ho informato madamigella de Lamoignon 187 che mi ha detto, su questo punto, la stessa cosa che ha detto alla vostra carit, e io le ho comunicato che il vostro parere ieri era che se ne prendesse alla Grve 188 e che i signori [scabini del comune] della citt assicurassero di farlo portare da alcuni arcieri, che sarebbero pagati per la loro fatica. Credo che non ci sia un altro mezzo per non lasciar morir di fame questi poveri bambini. La maggior parte della gente fugge da questo sobborgo e si porta via i mobili: non seguiremo anche noi il loro esempio? Sarebbe per noi un grave compito. Se ci fosse motivo di temere per le nostre giovani suore, le potremmo mandare ora qui ora l in varie parrocchie, mandando loro il vitto, se possiamo. Quanto a me, mi sembra che aspetto la morte e non posso impedire che il mio cuore si commuova tutte le volte che si grida l'allarme. Mi sembra che Parigi abbandoni questo sobborgo [al suo destino], ma spero che Dio non l'abbandoner e che la sua bont ci usi misericordia. Speriamo che la vostra carit la domandi per noi, e noi gli domandiamo la sua benedizione con tutto il cuore, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva.

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P.S. - Temo che l'uomo di Bictre non sia potuto passare. Che faremo per suor Genoveffa 189, che molto necessaria l per rassicurare le nostre povere suore? La vostra carit abbia la bont di farci sapere la risposta 190.

L 408

AL SIGNOR VINCENZO 11 luglio (1652)

Signore [e] onoratissimo Padre, Madama de Varize venne qui ieri per avere l'onore di vedere voi ed esporvi il desiderio che hanno i dirigenti dell'ospedale di Chteaudun 191 di avere due nostre suore. Ella mi assicur che poteva fare a meno delle due che le avevamo date per Varize e crede che sarebbe molto utile mandarle l. So bene, Signore, che gi molto tempo che ce ne chiedono per quel luogo, ma fino ad ora c' sempre stata qualche cosa da osservare. La detta dama, con un'altra che l'accompagnava, veniva anche per domandare alla vostra carit due nostre suore per servire i poveri di S. Andrea. Io ho fatto loro presente la necessit di mandarne ad tampes e nelle parrocchie di Parigi dove la maggior parte delle suore malata. Ieri sera abbiamo sepolto la nostra buona suor Pierina192, madre di un certosino, e mi stato detto che una 193 delle nostre migliori suore che serve i poveri malati a San Giacomo duHaut-Pas doveva ricevere in serata l'estrema unzione. Un'altra [] gravemente malata a S. Sulpizio. Insomma, Signore, bisogna credere che i miei peccati impoveriscono la Compagnia delle Figlie della Carit [e] quando vedo le colpe che io commetto per la pigrizia del mio spirito, ne ho una grande confusione.

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Se devo dare una risposta a madama di Varize su questi due punti, supplico umilissimamente la vostra carit di farmene avvertire, di darmi la sua benedizione e di farmi sempre l'onore di credermi, onoratissimo Padre, nell'amore di Nostro Signore la vostra obbedientissima figlia e obbligatissima serva. P.S. - La suora dei galeotti venne ieri a trovarmi, tutta in lacrime per non poter pi avere il pane per i suoi poveri, sia perch ha molto debiti col fornaio, sia per il prezzo troppo caro del pane. Ella prende in prestito e fa questue dappertutto a questo scopo, con gran pena, e, per colmo di dolore, madama la duchessa d'Aiguillon 194 vuole che le faccia una nota di quelli che essa crede che siano da liberare. Su questo punto vedo tre difficolt: una che la suora non pu avere conoscenza se non dal modo con cui essi la trattano, sia quelli che dicono loro delle ingiurie o delle lodi, ed essendo cos le cose, essa pu commettere un'ingiustizia; un'altra difficolt che alcuni offrono del denaro al loro capitano e al carceriere, i quali hanno gi cominciato a lamentarsi di lei ed accusarla di essere causa dei loro disordini; e la terza difficolt che coloro che rimarranno alla catena, crederanno che la causa sar lei. Onoratissimo Padre, voi sapete ci che quelle persone potranno dire e fare. Ho detto alla suora di aspettare a stendere la nota fino a che non avr avuto l'ordine della vostra carit su ci che ella dovr fare.

L 135 A SUOR CLAUDIA all'ospedale di Saint-Denis

195

(Luglio 1652)

Carissima sorella, Sono molto addolorata per la ricaduta di suor Genoveffa 196; vi prego di trattarla meglio che potrete, le acque cordiali le faranno molto bene, mettendo, nella met di un mezzo sestiere 197, mezzo

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grosso di infuso di giacinto, e ogni tanto dategliene un cucchiaio o due, lontano dai pasti. Ho il pi grande dispiacere del mondo per non potervi mandare una nostra suora, ma assolutamente impossibile: ne abbiamo cos poche che non ce n' neanche una in servizio nella [casa] principale, e parecchie sono cos deboli che, se fossero altrove, si ammalerebbero subito. Non mi comunicate quante malate avete n altre cose. Supplico la bont di Dio di conservarvi, e sono, cara sorella, nel suo santissimo amore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - I miei pi affezionati saluti alle nostre care suore e alla malata, alla quale rivolgo la preghiera di amare molto, per l'amor di (Dio), lo stato in cui la mette la divina Provvidenza.

L 349

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri malati a Chars 14 luglio 1652

Carissima sorella, Dubitavo fortemente che la bont del vostro carattere vi avrebbe fatto soffrire, perch credevo che voi e tutte le care suore lontane temeste che noi fossimo in uno stato di grande sofferenza 198. Lodiamo Dio, care sorelle, [perch] fin adesso abbiamo avuto solo paura e nessun male, per sua misericordia. E' vero che io sono stata cos fiacca che mi son lasciata persuadere dalle suore a venire in citt in una camera presa in affitto, ma la maggior parte delle suore sono rimaste, come anche le suore e le balie dei bambini. Il nostro onoratissimo Padre, sempre un po' indisposto, non si mosso e nemmeno il signor Portail e tutta la casa. Provo grande dolore per la malattia della nostra cara suor Filippa199, per voi e per lei, e ho un gran dispiacere di non potervi mandare nessuna [suora] per aiutarvi perch, oltre la difficolt delle strade, non siamo mai state cos sprovviste di suore e cos

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supplicate di darne qualcuna in parecchi luoghi, tanto che non potremmo provvedere, a causa delle minestre che si fanno dappertutto. Da noi se ne danno quasi 2000 scodelle per i poveri vergognosi, e cos in tutti i quartieri. Abbiamo tre o quattro suore molto malate, cio suor Maddalena Reportebled200 e una che voi non conoscete, a S. Sulpizio; a S. Giacomo du-Haut-Pas suor Elisabetta 201 di Angers; a Saint-Denis suor Genoveffa 202, sorella di suor Edvige. Le raccomando tutte alle vostre preghiere, e [vi raccomando di pregare per] il riposo dell'anima della defunta cara suor Pierina 203 l'anziana, che morta presso le suore dell'ospedale, otto giorni dopo che era stata portata l, a causa della paura che aveva di stare presso di noi. Dio le ha fatto molte grazie alla sua morte, dopo molte sofferenze per parecchi anni. Vi prego, cara sorella, di dire a suor Filippa che faccia tutto quello che potr per star bene. Noi terremo ancora un po' in prova suor Carlotta 204 che una suora scarsa per il lavoro, ma assai tranquilla e pia; ci vorranno parecchi anni per renderla capace di servire i poveri. Tutte le suore salutano voi e la vostra cara malata: io la prego di elevare ogni tanto lo spirito a Dio, di offrirgli le sue sofferenze in onore di quelle di Ges Crocifisso per le pubbliche disgrazie. Nel suo santo amore, carissime sorelle, sono la vostra umilissima sorella e serva, ecc. P.S. - Abbiamo ricevuto le 26 lire.

L 350

AL SIGNOR VINCENZO 19 luglio 1652

Signore [e] onoratissimo Padre, Madama la presidente de Herse205 venuta qui a chiedere

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qualche suora per S. Andrea. Ho una grandissima pena per non poterne mandare di quelle robuste per soccorrere le suore delle parrocchie, e una grandissima pena per non aver potuto accordarne a quella buona dama; per, Signore, se non occorre pi mandarne a tampes n in Polonia - come crede madamigella de Lamoignon 206 bisognerebbe fare uno sforzo per contentarla, se la vostra carit lo giudica opportuno, purch non ci sia nulla da ridire sulla condotta dei preti della parrocchia [di S. Andrea]. Supplico umilissimamente la vostra carit di ricordarsi che aspetto il suo ordine per il mio ritorno. Non ho fatto nessuna visita, a causa di qualche piccolo incomodo che mi ha costretta a letto, ma, grazie a Dio, credo che non rimarr del tutto malata come temevo. Avevo pregato una suora di sapere dalla vostra carit se devo domandare la carrozza di madama di Bouillon 207 per andare a visitarla secondo il desiderio che essa le aveva manifestato. Ella sbagli, facendovi questo messaggio. Perci mi sembra che con questa dama bisogna usare un po' pi di garbo che con le altre. Onoratemi sempre col credere che sono, onoratissimo Padre, per la volont di Dio, la vostra umilissima figlia. P.S. - Proprio in questo momento i signori di S. Sulpizio mandano a chiedere quattro ragazze delle Rifugiate 208 per aiutare le nostre suore. Si deve lasciarli fare, o non sarebbe pi opportuno che i malati convalescenti andassero a cercare la loro razione ordinaria? Le dette suore sono sei, ma ce ne sono due malate. Temo che quella mescolanza produca confusione e molto male, e che la cosa venga proprio dalle nostre suore.

L 351

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE, A NANTES 24 agosto (1652)

Carissima sorella, Sono immensamente stupita del fatto che siate stata tanto

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tempo senza ricevere nostre lettere; dev'essere la guerra che ha impedito che siano arrivate fino a voi, poich non ho mancato di scrivervi molto spesso. Sia benedetto Dio che, con la sua bont, ci fa sperare la calma, con la fiducia che Egli ci dar presto la pace. Secondo il vostro desiderio ho comunicato la vostra cara lettera al nostro onoratissimo Padre: egli del parere, carissime sorelle, che senza prolungare oltre la prova della giovane, la mandiate qui, se la credete abbastanza forte di corpo e di spirito. Bisogna che sia disposta a tornare a casa a sue spese, nel caso che non fosse adatta, cosa che sarebbe molto pi incresciosa, se avesse gi fatto una prova presso di voi, per ordine e col consenso delle persone delle quali mi avete parlato. Per quanto riguarda suor Renata 209 sono rimasta molto sorpresa di quello di cui mi avete informata, non avendola mai sentita lamentarsi se non del suo male alle gambe. E' possibile che la causa sia in ci di cui mi dite una parola senza farmelo conoscere, forse perch non opportuno. Il nostro onoratissimo Padre non trova altro mezzo per rimediare che quello di mandarla a Hennebont. Spero che ci darete vostre notizie su questo argomento, prima che le possiamo mandare questo ordine. Vi prego di salutare molto affettuosamente tutte le nostre care suore. Lodo Dio perch ha ridato una migliore salute a suor Anna210; le scriver quando star meglio. Vi prego di far sapere a suor Marta211 che ho avuto una grande gioia per le notizie che mi avete date di lei, e a suor Luisa 212, [dite] che la prego di star tranquilla per i suoi parenti: la madre, la sorella e gli altri parenti stanno bene, grazie a Dio, e anche la sua buona padrona, che ha consegnato a sua madre quello che le restava di lei. La prego di mettersi con coraggio al lavoro, e soprattutto all'osservanza delle regole. Credo, cara sorella, che non mancherete di avvertire le suore, arrivate recentemente, che devono avere un rispetto cordiale alle anziane. E' una cosa cos necessaria che, se non ci facessimo molta attenzione, sarebbero causati grandi disordini nella Comunit. Bisogna formare lo spirito delle giovani alla sottomissione e alla mortificazione interiore, altrimenti ci sarebbe solo confusione e le suore anziane avrebbero un certo motivo di scontentezza, se fossero trascurate. Non so, cara sorella, perch vi comunico [tutto] questo, dato

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che non ho ricevuto nessun lamento; si vede che il motivo sono stati gl'inconvenienti che abbiamo notati qui. Pensavo di prendermi la gioia di scrivere a suor Enrichetta 213 e a suor Francesca214 ma una visita me l'ha impedito; le prego di scusarmi e [prego] voi tutte insieme di pregare per noi, care sorelle, che ne abbiamo gran bisogno per il numero di malati in tutte le parrocchie e di molte nostre suore. Supplico Nostro Signore di essere la vostra forza e conforto, e sono nel suo santissimo amore, cara sorella, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 262

A SUOR CLAUDIA BRIGIDA

215

22 ottobre (1652)

Carissima sorella, Desidero grandemente vedervi, ma non oso dirvi di venir a trovarci, bench ci dicano che non c' nessun pericolo nelle strade. Vi prego di mandarmi le vostre notizie. Ecco una quietanza, affinch riceviate dal signor de Francire 216 70 lire per il mantenimento di un anno di tre nostre suore. Supplico Dio di conservarvi, e sono nel suo santissimo amore, carissime sorelle, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Mi raccomando alle nostre care suore, e domando [notizie] della loro salute.

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L 354bis

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati, a Brienne 26 ottobre (1652)

Cara sorella, Mi dispiace il fatto che non trovo modo di scrivervi; metto perci questa lettera al pericolo di andare perdura. Se arriva fino a voi, vi prego di comunicarci quanto prima le vostre notizie; dappertutto abbiamo tante malate che la cosa mi fa preoccupare della vostra salute. Mi avete comunicato, cara sorella, che il burro era a buon prezzo e che potevate procurarcene. Vi prego di informarvi quanto costerebbe consegnato qui per il porto, e se giudicate che potremmo averlo a sei soldi la libbra, ci fareste gran piacere a mandarcene pi che potrete, cento libbre o pi. Mi sembra di non avervi informata che la divina Provvidenza finalmente ha chiamato in Polonia tre nostre suore 217 per il servizio dei poveri; non abbiamo ancora notizie del loro arrivo, ma ne abbiamo di quando erano a met strada. Sapete che c' sempre pericolo in mare, e perci le raccomando alle vostre preghiere, ed anche me, che sono nell'amore di Ges, ecc. I miei cordialissimi e affezionatissimi saluti a suor Giovanna.

L 377 ALLE CARISSIME SORELLE le Figlie della Carit di Richelieu (Verso l'ottobre 1652)

218

Carissime sorelle, Supplico la bont di Dio di continuarvi le sue sante grazie, particolarmente quella dell'amore alla vostra vocazione, che riconoscerete dall'esattezza alle regole per quanto ve lo permetter l'assistenza dei poveri malati. Soprattutto, care sorelle, siate esatte a ritirarvi alle nove affinch possiate alzarvi alle quattro, e cos troverete il tempo per tutto. Se avete preso qualche abitudine che abbia dato libert alle persone esterne, sia pure per i malati, libe-

[p. 470]

ratevene a poco a poco, e disponete i poveri [in modo] che vengano a domandare in orario per i loro bisogni. Credo che ci sia solo questo a darvi pena, perch per quanto riguarda le visite penso che non permetterete quelle che possano distorgliervi, e soprattutto che non riceverete uomini di qualunque condizione, a meno che non si tratti di un affare molto importante che si possa sbrigare in poche parole. Questo ci stato raccomandato dal nostro onoratissimo Padre, nelle ultime conferenze219, fino a dirci di non permetterlo neanche a lui, sia nelle parrocchie che qui, dove viene solo in caso di malattia, e anche allora, solo in un [grave] bisogno, e per le conferenze. Vedete, vi prego, come dovete comportarvi in altri casi. Credo anche, care sorelle, che vi ricordiate bene che non bisogna fare nessuna visita se non ai poveri e, per di pi, quelli malati; mangiate solo in casa vostra e non comunicate nulla di quello che succede presso di voi se non al direttore, e solo il necessario. Se l'infermit arriva fino al bisogno di prendere qualche volta un po' di vino, oh, sia raramente e poco e per una necessit ben evidente. La dolcezza, la cordialit e la pazienza devono essere l'esercizio delle Figlie della Carit, come l'umilt, la semplicit e l'amore alla santa umanit di Ges Cristo, che perfetta carit, il loro spirito. Ecco, care sorelle, quello che ho pensato opportuno dirvi come un compendio dei nostri regolamenti, in attesa che la divina Provvidenza permetta che abbiate il regolamento completo. Come sono consolata quando m'informate ampiamente sulle vostre notizie!; vorrei una buona volta sapere tutta la vostra condotta riguardo a tutto quello che vi domando. Amate molto il vostro modo di vivere? lo stimate pi eccellente per voi di tutte le vite eremitiche e degli ordini religiosi, poich Dio vi ha chiamate in questo[stato di vita]? Vi considerate unite insieme da un segreto piano della divina Provvidenza per la vostra santificazione? la [suora] forte sopporta bene la debole, scambievolmente, ma cordialmente e con amabilit? Vi ricordate spesso dell'avvertimento che il nostro onoratissimo Padre ci ha dato in una conferenza, che cio anche noi abbiamo un chiostro come le religiose? da esso difficile uscire per le anime fedeli a Dio come per le religiose difficile uscire dal loro, bench non le pietre, ma la santa obbedienza debba essere la regola dei nostri desideri e delle nostre azioni.

[p. 471]

Supplico Nostro Signore, il cui esempio ci ha chiuse in questo santo chiostro, di farci la grazia di non violarlo mai. Le ultime suore venute sono arrivate a buon porto, grazie a Dio, e stanno molto bene. Il viaggio ha disturbato un po' suor Francesca, ma il male passato; vi supplico di dare le loro notizie ai loro parenti e di mandare a noi le notizie di questi, e [informarci] anche delle quaranta lire di cui vi ho gi parlato. Suor Giovanna, a cui esse appartengono, ha trovato a Parigi l'uomo che ha dato questa somma e che l'ha assicurata che era stata ricevuta. Vi prego di far parlare quest'uomo al signor du Chesne220 se ancora a Richelieu, e salutarlo da parte mia con tutto il rispetto che gli devo, assicurandolo che gli ho scritto due o tre volte. Saluto anche umilissimamente il signor Cuissot221 e gli altri signori [missionari]. Tutte le suore vi salutano nell'amore di Ges Crocifisso, nel quale sono, carissima sorella, la vostra umilissima... P.S. - Ho consegnato le vostre lettere per farle giungere a Beauvais; i parenti di suor Carlotta stanno bene, grazie a Dio, e si raccomandano alle sue preghiere, specialmente la madre.

L 356bis ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA (A BRIENNE)

222

14 dicembre (1652)

Carissima sorella, Non mi ricordo che nella vostra lettera ci sia qualche cosa d'importante, potete perci darla a leggere a chi vi piacer. Vi ringrazio con tutto il cuore della vostra filaccia, ma se voi l'avete a un prezzo un po' caro, portata qui, viene a costare molto. La vostra uva perfettamente bella, ma sapete bene che non ho affatto denti per quella piccola, [per] ve ne ringrazio. Vi prego di raccomandare molto al nostro buon Dio noi e tutta la Compagnia.

[p. 472]

Il signor Portail ha ricevuto la vostra lettera e credo che vi abbia gi risposto; il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, sempre in buona salute, apparentemente. Abbiamo un forte motivo di domandare a Dio la sua conservazione [per] lunghi anni; credo che non mancherete [a questo impegno]. Tutte le nostre suore stanno bene, grazie a Dio. Non so se vi abbiamo comunicato la morte della cara suor Maria Margherita, che era all'ospedale: la sua pazienza nella malattia e la sottomissione alla volont di Dio ci hanno dato un grande esempio. Mi rallegrate per il fatto che la Provvidenza vi ha scelta per servire tante anime e poveri malati; supplico Dio di conservarvi [in salute] per continuare per tanto tempo questo santo ministero. Vi prego, cara sorella, di far recapitare questa lettera ai parenti di suor Barbara223 e di raccomandarci a suor Giovanna 224: son sicura che il suo grande lavoro fa aumentare il suo zelo per la vocazione. [Mandatemi] un po' delle sue notizie, vi prego, e credetemi, nell'amore di Ges Crocifisso, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - La nostra cara suor Cecilia 225 ci ha scritto da poco, si raccomanda molto a voi e gode che Dio ci faccia la grazia di impiegarvi cos utilmente al suo santo servizio. Da poco venuto in questa citt un vostro parente o un uomo del vostro paese per sapere vostre notizie e assicurarvi che tutti i vostri parenti stanno bene.

[p. 473]

1653

L 358

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA (LORET) Figlia della Carit, a Chars

226

4 gennaio (1653)

Carissima sorella, Non ho mancato di soddisfare il vostro desiderio per il giorno di Natale in cui ebbi la fortuna di ascoltare la messa del Signor Vincenzo, dopo avergli fatto conoscere la vostra intenzione. Ecco [le immagini de]i vostri santi protettori, con venticinque bracci di tela per seppellire, che costa sette soldi il braccio 227. Vi prego di informare il padre del signor parroco che l'avete ricevuta, con due libbre di copparosa [= medicinale] con i baratto-

[p. 474]

li: il tutto costa sei lire, nove soldi e sei denari. Vi prego, sorella, di ritornare col primo mezzo comodo che troverete, e intanto insegnate a suor Giovanna Bonvilliers 228 quello che potrete sui salassi, e salutatela tanto [da parte mia]. Ho fretta di finire e di dirmi, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e affezionata serva.

L 389

COPIA DEL BIGLIETTO DATO AL SIGNOR BERTHE, che andava a Roma 229 (Gennaio 1653)

Luisa de Marillac, vedova da ventisette anni 230, serva di Ges Cristo e dei poveri, sue membra; molto attaccata all'obbedienza al Santo Padre pi con la volont che coi fatti, per la sua condizione di cattolica romana, bench indegna, e per il suo desiderio da tanti anni di ricevere, [almeno] una volta in vita, la santa benedizione apostolica, supplica umilmente il signor Berthe, prete della Missione, di metterla in spirito ai piedi del Santissimo Padre, attualmente vivente231, vero rappresentante di Ges Cristo per lo zelo che Sua Santit ha per la sua Chiesa, allo scopo di ricevere con questo mezzo una grazia dal nostro buon Dio, quella di fare la sua santissima volont per il resto dei suoi giorni. Ed ella sar obbligata a pregare Dio per lui in riconoscenza di questa carit. 232

[p. 475]

L 236

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE F.d.C., a Nantes, in Bretagna

233

(Gennaio 1653)

Carissima sorella, Gi da quindici giorni ho voluto avere la consolazione di scrivervi e di mandarvi [le immagini] dei santi protettori dell'anno per tutte le nostre care suore. Supplico Dio che siano arrivate fino a voi, ma ho motivo di dubitarne perch non ha ancora ricevuto le vostre notizie. Non so, cara sorella, se con questo corriere riceverete delle lettere del nostro onoratissimo Padre, ma vi posso assicurare che l'ho visto stamattina, in grande pena per la condizione in cui sa che siete e deciso fermamente a provvedervi e al pi presto. In nome di Dio, cara sorella, calmate il vostro spirito in base all'assicurazione che io vi do; se le vostre pene non fossero cos eccessive, vi direi che dovreste avere gioia per la vostra condizione, nella certezza che dovreste avere che, infallibilmente, Dio ne ricaver la sua gloria, e allora, carissima sorella, la consolazione che ne avrete non sar piccola. La partenza della nostra povera suora 234 non vi deve rattristare; abbiamo visto cose simili, che ci hanno dato motivo di credere che agiva la divina Provvidenza. Tre distinte dame mi tolgono la penna di mano. Non mi rimane che assicurarvi che, nell'amore del nostro buono, caro e piccolo Ges, sono la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Tutte le suore vi salutano e si raccomandano alle vostre preghiere.

L 359

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, Figlia della Carit a Chars 31 gennaio (1653)

Carissima sorella, Non mi ricordo pi delle coperte che domandate n del nu-

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mero: ce lo direte al vostro ritorno, che aspettiamo, per ricevere il denaro delle ultime cose che vi abbiamo mandate. Mi sembra che potreste abituarvi ad andare a cavallo o su un asino, poich non possibile fare un lungo cammino a piedi; ed anche aspettando che le strade siano asciutte, si andrebbe troppo in l. Quando si ha una cavalcatura, un po' si va sopra, poi di tanto in tanto si discende. Forse non avete pensato a questo mezzo; per vedete quello che vi sar pi opportuno. Non potete impedire che codesta persona parta nello stesso tempo di voi; purch siate accompagnata da un'altra, basta. Ci porterete il metodo che usate per fare le pasticche, e domanderete al signor parroco se sono le loro stesse droghe, come credo, perch so che ce ne sono di molto care. Far cercare della tela, come la desidera il signor parroco; molto difficile trovarne di pi larga, ma i corpi sono seppelliti [avvolti] nella tela, mettendola di traverso: la parte che avanza si mette ai piedi e alla testa. Non ci informate se suor Giovanna 235 fa bene i salassi e se diventata gi brava [nel farli]. Vi rimandiamo il vostro paniere, con, unito, un grande grazie per le vostre buone mele, e [con] l'assicurazione del nostro affetto, che mi fa essere, cara sorella, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

L 360bis

(A SUOR CECILIA ANGIBOUST AD ANGERS)

236

8 febbraio (1653)

Carissima sorella, Prendo parte al vostro dolore perch avete avuto cos poco tempo per parlare al signor ...237, ma bisogna sottomettersi ai piani della divina Provvidenza e attaccarsi fortemente a Dio per soffrire la privazione del conforto delle creature. Il nostro buon Dio conosceva i vostri bisogni e poteva far fermare quel buon sig. ..., se fosse stato necessario per la sua gloria e il bene vostro. State dunque in pace, per la fiducia che dovete avere nell'amore di Nostro Signore. Abbiamo tanti motivi per questo, sorelle, in base all'assicurazione da Lui data ai suoi discepoli quando era sulla terra,

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quando voleva attirarsi il loro amore, eccitandoli a non avere nessuna preoccupazione per le loro persone e le loro necessit. Andate dunque coraggiosamente, avanzando di momento in momento nella via nella quale Dio vi ha messa per andare a lui. In nome di Dio, care sorelle, fate il possibile per aiutare le anime dei vostri poveri malati a fare atti di fede, di speranza e di carit necessari alla salvezza. Fate loro odiare il peccato e amare la virt, affinch facciano propositi di vivere bene se guariscono, o di disporsi bene (a morire). E per disporli bene, fate loro desiderare di confessarsi per placare l'ira di Dio contro di loro a causa dei loro peccati, e poi state in pace aiutandoli con le preghiere. So bene che non potete impiegarvi molto tempo, ma andando e venendo potete fare molti atti interni che possono aiutarli e esortare le suore a fare lo stesso. Vi mando [le immagini dei] santi protettori dell'anno, supplicando Nostro Signore di darvi le benedizioni che il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, ha invocato su tutta la Compagnia in occasione della distribuzione di queste immagini, sulle quali ha dato anche una devotissima benedizione per implorare l'aiuto di questi buoni Santi su di noi e santificarvi tutte. Le suore che hanno domandato il loro ritorno, le supplico in nome di Nostro Signore di non inquietarsi e di credere che la bont di Dio non le abbandoner mai nelle necessit. Oh, com' pericoloso, care sorelle, desiderare una cosa prima che la voglia Dio! Credo fermamente che manifestiate sempre i vostri desideri con sottomissione di spirito e perci non vi biasimo, ma, credetemi, il cambiamento di luogo sempre da temersi, almeno quando avvenuto per vostra scelta. Alcune hanno chiesto il cambiamento, ma questo costato la perdita della vocazione. E che cosa cerchiamo, care sorelle? non forse di piacere al nostro sovrano Signore? Aspettiamo in pace che la sua volont ci sia manifestata per mezzo dei superiori. La nostra pratica, carissime sorelle, proprio di stare sottomesse alla divina Provvidenza. In nome di Dio, amatela con tutto il cuore, e credetemi nel suo santo amore...

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L 360

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Brienne 8 febbraio 1653

Carissima sorella, Credo che avrete ricevuto la mia ultima lettera, con la quale vi informavo che vi mandavo - credo - tre pistole 238, con [le immagini] dei vostri santi protettori dell'anno, ma madama la Contessa 239 non volle che si consegnasse il denaro e assicur le suore che ve l'avrebbe fatto avere prontamente. Credo che non l'abbia trascurato; mi sono informata dal signor Decano per sapere le vostre notizie e quelle della superiora: egli ha una grande bont per voi, e noi gliene siamo molto grate. Da quanto ho saputo, la nostra povera sorella sta molto male per la vista, essendo in pericolo di perdere l'altro occhio. Vi prego, cara sorella, di farle tutto quello che potreste pensare esser necessario per conservarglielo. La nostra acqua un po' forte, non troppo, le sar utilissima, ma credo che il fuoco del forno le sia molto pericoloso, perci vi prego di farlo riscaldare da qualche donna, che inforni [anche il pane]; purgarla spesso con tisana lassativa, ma il rimedio migliore un cauterio dietro la testa. Costringetela, vi prego, a fare quello che le necessario. Il vostro buon cugino venuto qui per avere vostre notizie e m'ha detto che il vostro buon padre morto. Non so se lo sapevate gi e cos vostro fratello: tutti gli altri stanno bene, grazie a Dio. Cara sorella, dobbiamo essere sottomesse a tutto quello che Dio vuole da noi e dai nostri, perci datevi nuovamente a lui per essere interamente, con tutto quello che vi appartiene, sotto la guida della divina Provvidenza. Credo, cara sorella, che da molto tempo abbiate questa pratica. Vi raccomando le suore della Polonia che sono impiegate al servizio dei poveri in una citt dove c' molta peste. Vi prego anche di ricordarvi davanti a Dio delle suore di Nantes, che sono ancora in mezzo alla persecuzione; non cos delle nostre suore di Angers, che sono protette da monsignor vescovo e molto amate dai signori Padri dei poveri240. Suor Cecilia241 sta molto meglio di

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quello che era da molto tempo. Pregate molto per tutta la Compagnia per ottenerle lo spirito e la fedelt a cui obbligata: stato questo l'argomento della nostra ultima Conferenza 242, come vedrete tra qualche giorno. Il Signor Vincenzo continua a mostrarci la sua ordinaria carit e cos il signor Portail, sia per le [suore] assenti che per le presenti. Vi prego, sorella, di farmi sapere in quale tempo sia bene fare provvista di filaccia, sia preparata che da preparare, ma meglio gi fatta; ce ne servirebbero 400 o 500 libbre; [informatemi] se si potrebbe avere a buon prezzo e se il trasporto non sarebbe troppo caro. Ci vorrebbe della stoppa e di quella buona, tutta quella che si prende a una lira senza accordi. Buona sera, care sorelle; ho premura di finire e di dirmi, care sorelle, nell'amore di Nostro Signore Crocifisso, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Scritta questa lettera, ho ricevuto il vostro pacchetto di cui vi ringrazio, e cos la suora. Il corriere ha fretta. Vi informer un'altra volta se potete occuparvi di questo ragazzino. Buongiorno, care sorelle. Vorrei che poteste informarmi quante volte avete ricevuto denaro dalla Regina per Fontainebleau 243; noi non possiamo ricevere pi nulla da pi di due anni. Tutte le suore vi salutano con tutto il cuore; la casa comincia a popolarsi un po' di nuove suore, ma ce ne chiedono da tante parti che non abbiamo pi suore anziane da mandare.

L 76bis

(AL SIGNOR VINCENZO) [1 marzo 1653]

La piccola famiglia 244 non ha mancato di riunirsi, ad eccezione di due - uno per parte - che non erano ancora giunti. Ma credo

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necessario, Signore, che la vostra carit abbia la bont di dar inizio domattina e far lor fare qualche devozione, come adorare la S. Croce e [tenere] qualche esortazione sulla Passione. E' una proposta troppo ardita? Se la vostra carit vuole, [potrebbe] ordinare che stasera o domattina molto presto siano loro dati gli abiti che sono stati preparati per loro. Per favore, la vostra benedizione su tutta la Compagnia.

L 516 AL SIGNOR VINCENZO, generale dei venerabili Preti della Missione 20 marzo [1653]

Onoratissimo Padre, E' proprio evidente che Nostro Signore il solo proprietario assoluto della Congregazione della Missione, poich dispone cos dei buoni soggetti che le dona 245. Ha disposto dunque per una missione eccellente riguardo a colui che ci ha tolto. Che dobbiamo dire? Nulla, se non che io credo che questo nuovo ingresso in cielo attirer da Dio grandi grazie su tutta la Compagnia, e che questo dolore universale produrr frutti di santit in molte anime. Sono forse molto ardita, onoratissimo Padre, se oso mescolare le mie lacrime alla vostra abituale sottomissione alle disposizioni della divina Provvidenza, e le mie debolezze alla forza che Dio ci ha data per partecipare cos largamente e cos spesso alle sofferenze di Nostro Signore? Per amore suo, concedete alla natura quello di cui ha bisogno per suo sfogo e quel che necessario per la vostra conservazione. Non saprei nascondervi, onoratissimo Padre, che il mio dolore grande, ma la vostra carit m'ha insegnato ad amare la volont di Dio, cos giusta e misericordiosa, e la cui bont mi ha resa, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva.

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L 363

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE 26 marzo 1653

Carissima sorella, M' rimasta una profondissima e sensibile consolazione dalla vostra ultima lettera. E' vero che mi sembra che siate sempre in mezzo alle pene e afflizioni interiori ed esteriori, ma mi sembra anche che ne facciate un uso molto perfetto. Non potrei impedirmi di credere che tutte le vostre pene vi siano di vantaggio meraviglioso. E' vero, cara sorella, che difficilissimo far s che il proprio spirito non si fermi su parecchi pensieri di diffidenza, ma [ possibile] impedire di accettarli, e voi fate cos quando supponete che alcune occasioni possano essere la causa per cui non ricevete i consigli che desiderate, n cos frequentemente. Cara sorella, questa cosa non riguarda voi in particolare, ma tutto il corpo della Compagnia, e forse proprio per questo, cara sorella, Nostro Signore vi ispira di rimanere in pace ai piedi della sua Croce, sottomessa completamente alle disposizioni della sua divina Provvidenza. Mi sembra, carissima sorella, che abbiate trovato la pietra filosofale della devozione, quando il fermo proposito di fare la volont [di Dio] calma le vostre pene. Proprio nell'amore di questa santissima volont di Dio dobbiamo sottometterci ai suoi ordini per quello che la sua bont ha disposto riguardo al buon signor Lamberto, che ha tolto da questo mondo all'inizio di quest'anno. Sapete che era in Polonia, dove era amato dal re, dalla regina e da tutte le persone, dimodoch rimpianto come un santo poich anche la sua vita era simile a quella dei santi. La regina ha scritto personalmente al [Signor Vincenzo] per mostrargli il dispiacere che ne ha e la perdita che crede di averne [avuta]. Non dubito che pregherete molto Dio per il riposo della sua anima, nel caso che ne abbia bisogno. Vi prego di dire alle suore che le prego di fare la comunione per lui, e anche per un altro 246, superiore a Annecy, che morto dopo, anche lui molto stimato nel suo ambiente: la perdita dell'uno e dell'altro incalcolabile. Vi rivolgo la medesima preghiera per l'anima della defunta suor Pierina, che era del paese del Maine. Vi assicuro, care sorelle,

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che il racconto delle sue virt e l'affetto che tutte le suore avevano per lei fece piangere tutta la Compagnia. Anche le nostre povere suore di Polonia hanno un gran bisogno di preghiere: il loro dolore grande, ve lo lascio immaginare, perch, bench la regina abbia una grande bont per loro e la stessa sua Maest ne abbia cura, e le impieghi nelle opere di carit, per, cara sorella, il dolore deve essere grande dopo la perdita di un tale padre! La regina ha fatto sapere al Signor Vincenzo che ha mandato una delle [suore] in una citt lontana da lei circa 80 leghe, e che ella istruisce parecchie ragazze, alcune delle quali hanno gi avuto il desiderio di essere Figlie della Carit 247, tanto che io credo che, se Dio d la sua benedizione, l si aprir una grande casa. Dobbiamo umiliarci molto e pregare molto. Vi prego di dare tutte queste notizie alle nostre carissime sorelle che saluto con tutta l'effusione del mio affetto, e [vi prego] di dire a suor Francesca248 che suo padre, sua madre e le sorelle stanno bene, grazie a Dio, come anche la madre di suor Luisa 249 , la sua sorella e la sua padrona. Ecco una lettera per i signori Padri dei poveri: me l'ha ordinato il nostro onoratissimo Padre. Finalmente, cara sorella, ci posso assicurare che ha deciso di fare il possibile per mettervi a riposo. Lo raccomando molto alle vostre preghiere: sapete che molto avanti negli anni250, [ma] il suo grande lavoro non gli impedisce di alzarsi tutti i giorni alle quattro e di digiunare tutti i giorni. Credo che lo scuserete certamente se non vi scrive spesso come voi desiderereste e come egli vorrebbe poter fare. Tutte le suore vi salutano e stanno abbastanza bene. Suor Giovanna Delacroix supplica la sua cara sorella 251 di pregare Dio per lei e di essere molto fedele all'osservanza delle regole. Vi prego anche, care sorelle, di domandare tutte spesso a Nostro Signore che mi usi misericordia nell'ora della mia morte, per i meriti della sua preziosissima morte, nell'amore della quale sono, care sorelle, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

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L 364

AL SIGNOR VINCENZO 3 aprile 1653

Onoratissimo Padre, Mi sono dimenticata di dirvi che il defunto signor Lamberto 252, due giorni prima di ammalarsi, mi fece l'onore d'informarmi che la nostra suor Francesca253, che in Polonia, era come il legame delle altre due, che non andavano troppo d'accordo tra loro. M' venuto anche in mente di avvertire la vostra carit di pensare al signor parroco di S. Lorenzo, quando avrete il permesso di far celebrare la santa messa nella casa dei poveri operai 254, affinch non abbiano nessun motivo di lamentarsi. Ieri mi presi la libert di dire al signor Legros 255 che io credevo che non dovesse aprire cos presto una porta esterna nella cappella. Fatemi l'onore di informarmi quando vorreste parlare con le persone di fuori circa la casa, e se non vi si metteranno pi donne che uomini per aumentare il numero. Supplico Dio di fare in questo la sua santa volont, e sono, onoratissimo Padre, la vostra povera figlia ed umilissima serva.

L 365bis ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati dell'ospedale di Angers 23 maggio (1653)

Carissima sorella, Mi avete fatto gran piacere mandandomi le vostre notizie; ne ero preoccupata perch il signor du Chesne 256 aveva informato che

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eravate malata. Lodo Dio che state meglio [voi] e anche suor Michela257 che saluto con tutte le altre suore. Per quanto mi comunicate delle ragazze che si sono presentate al signor du Chesne, se le ha trovate adatte, non avete che da mandarle. Ma state attenta, vi supplico, che ce n' una che ha male a un braccio che deve impedirle di venire; sar una buona occasione per rimandare la suora che mi avevate proposto di mandare a Richelieu. Per suor Barbara 258, penso che ella scherzi sognando di ritornare prima che l'obbedienza la chiami; ditele, sorella, che stento a crederci e che le anime che cercano solo Dio non starebbero mai meglio come nella casa di Angers; se sapessero che vuol dire trovarsi altrove, oh! come temerebbero di esserne tolte! Ho detto al Signor Vincenzo il desiderio di tutte le suore riguardo al confessore del Giubileo 259 ed egli mi ha detto che era una cosa libera. Fatemi sapere se necessario che scriva al signor du Chesne per questo. Supplico la bont di Dio di dare a tutte voi le disposizioni per guadagnarlo, in modo che la sua misericordia si spanda abbondantemente sulle anime vostre, per espiare la colpa e la pena dei peccati, e dia loro la grazia della forza per perseverare nel suo santo amore, in modo che tutti i vostri pensieri, parole e opere siano graditi a Nostro Signore. Sono molto grata al signor Abate 260 e al signor Ratier261 per l'onore che mi fanno col ricordarsi di me, e di questo li ringrazio umilissimamente, come anche della carit che continuano ad avere per voi. Siatene loro molto riconoscenti, care sorelle, facendo buon uso dei loro consigli. Sono molto preoccupata per le nostre due suore 262, che si dice essere gravemente malate; vi prego di pregare per loro e per le suore di Polonia che, come sapete, sono in lutto per la morte del signor Lamberto 263. Mi dispiace molto che le mie lettere siano andate perdute; se non ne avete ricevuto nessuna dal tempo che mi indicate, ce ne sono almeno due abbastanza lunghe che non vi sono giunte e di questo mi rincresce molto. Suor Barbara Angiboust non lascia di domandare spesso le vostre notizie; sempre a Brienne e sta bene, grazie a Dio. Vi prego di dire a suor Elisabetta 264 che suo cugino Brocard morto e in modo molto cristiano. Il Signor Vincenzo l'ha visitato due o tre volte durante la malattia, per il motivo che l'avevamo messo in un ospizio di operai, che stato aperto in questo quartiere 265. Vi prego

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di raccomandare questa buona opera al nostro buon Dio affinch vi si compia la sua santissima volont. Credo che non vi dimenticherete di pregare per la conservazione del nostro onoratissimo Padre: lavora pi che mai e in questi giorni sta facendo una missione, bench si trovi sempre nell'infermit; una regola vivente nella casa col suo buon esempio. Sapete che siamo obbligate a pregare Dio per la perfezione della Compagnia in generale e per quella di ogni membro, in particolare di tutti quelli che sappiamo essere in posti difficili e pericolosi, affinch piaccia al nostro buon Dio ricavare la sua gloria da ogni cosa. Fate lo stesso, ve ne prego, per la Compagnia delle Figlie della Carit affinch Nostro Signore doni loro la perseveranza, e credetemi nel suo santissimo amore, cara sorella, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Tutte le suore salutano voi e la vostra Comunit raccomandandoci alle preghiere di tutte per l'amor di Dio 266.

L 310

ALLE CARISSIME SUORE, FIGLIE DELLA CARIT, serve dei poveri malati dell'ospedale di Angers 18 giugno (1653)

Carissime sorelle, Siete state in un grande dolore a causa della malattia della cara suor Cecilia267, che supplico il nostro buon Dio di conservarvi,

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come anche [di conservare] suor Claudia 268 e suor Maria269, malate anche loro. Credo, care sorelle, che abbiate preso questa afflizione dalle mani del nostro Padre comune che sa che cosa ci necessario, affliggerci e consolarci, quando piace a lui. Ma che dico, sorelle? Se amassimo molto la sua santa volont, nulla ci affliggerebbe perch sappiamo che ci ama e vuole il nostro bene in tutte le cose. Avete avuto anche una notevole mortificazione perdendo la speranza di non avere il signor du Chesne270 per il vostro giubileo 271. Oh, sorelle, come i buoni economi, ricaviamo profitto da tutto, e pensate che non dobbiamo cercare le consolazioni e le soddisfazioni delle creature e di noi stesse, ma Dio solo, e [cercare] di andare a Lui per la strada del suo Figlio, il cui esempio non ci insegna altro che mortificazione interna ed esterna. Ho qualche motivo [per credere] che avete un po' di tribolazione da persone che stanno sopra di voi. Se cos, sorelle, domandate insistentemente a Nostro Signore lo spirito di umilt e di sottomissione ai suoi piani. State attente a non offendere nessuno, e soprattutto ad essere molto sincere e disinteressate. Oh, com' bello, care sorelle, soffrire per la giustizia, ma stiamo ben attente a non essere volontariamente causa che ci accusino, cio non diamo motivo col nostro cattivo comportamento e soprattutto con la nostra curiosit e riferendo cose di cui non dobbiamo occuparci. Non dubito minimamente, care sorelle, che non abbiate una grande cura delle nostre buone suore malate, che saluto con tutto il cuore. Vedete, sorelle, non potreste dubitare che non sia stato il santo amore a metterle nella condizione in cui sono, poich erano fedeli alla loro vocazione. E cos, non solo non dobbiamo giudicare, ma dobbiamo accettare tutte le pene ed esigenze che le loro malattie possono dare, dimostrando loro di servirle di gran cuore, e che desideriamo aiutarle. Supplico Nostro Signore di darvi la grazia del suo spirito affinch le sopportiate e le assistiate con spirito di carit e di dolcezza per il suo santo amore, nel quale sono, carissime sorelle, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 367

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA F.d.C., serva dei poveri malati a tampes

272

19 giugno (1653)

Carissima sorella, E' vero che avete un gran motivo di essere triste [stando] cos sola per tanto tempo, e perch non ricevete nostre notizie pi spesso come dovrei; ve ne domando perdono. M'aspettavo sempre che doveste ritornare molto prima, e spero che, se non ritornate fra poco, vi manderemo una delle nostre care suore. Intanto, buona sorella, son sicura che avrete pregato molto il vostro Angelo custode di accompagnarvi in un modo pi speciale, e che sarete stata ben attenta a osservare per quanto potrete le vostre piccole regole, specialmente quelle che ci raccomandano di servire i poveri con cordialit e dolcezza, e [son sicura] che provate gran piacere nell'istruire, meglio che potete, codeste creaturine [= gli orfanelli] riscattate dal sangue del Figlio di Dio, affinch lo lodino e lo glorifichino in eterno. Non vi raccomando la modestia e il riserbo, n di frequentare le persone del mondo meno che potrete, perch son sicura che tutto questo vi sta singolarmente a cuore. Siate sicura sempre del nostro particolarissimo affetto e [credete] che le suore e io parliamo spesso di voi con gioia, per il servizio che rendete a Nostro Signore, pensando con dolore a voi che siete tutta sola. Supplico la sua bont di essere la vostra forza e consolazione, e sono nel suo santissimo amore, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 361

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA FRANCESCA 273, F.d.C., serva dei poveri malati e orfanelli a tampes (Giugno 1653)

Carissima sorella, E' vero che ho ricevuto parecchie lettere vostre, ma anche vero che ho risposto al alcune, poich posso assicurarvi che per me una grande consolazione pensare alle grazie che vi ha fatte il nostro buon Dio. Spero che Egli sia sempre la vostra forza e consolazione, e che, bench siate sola sola, il vostro buon Angelo non abbia cessato di farvi compagnia e di avvertirvi spesso che una buona Figlia della Carit deve essere fedele alla sua vocazione e all'osservanza dei regolamenti, per quanto pu, specialmente con la modestia e il riserbo, comportandosi da sola come se fosse davanti ai suoi superiori, non familiarizzando col mondo. O cara sorella, pensate quale gioia io provo, pensando che siete in questa condizione che rallegra Dio e gli Angeli, e che mi fa sperare di rivederci nell'eternit. Continuate, ve ne prego, a servire i nostri cari padroni con grande dolcezza, rispetto e cordialit, guardando sempre Dio in loro. Vi ringrazio delle informazioni che mi avete dato sulle nostre care suore, delle quali non ho avuto da allora nessuna notizia. Tutte le suore vi salutano e hanno grande compassione per voi che siete sola; spero che Nostro Signore vi dar finalmente un po' di conforto poich amate la sua santissima volont, nella quale sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

L 368 ALLE CARISSIME SUORE ANDREINA 274 E FRANCESCA 275, F.d.C., serve dei poveri malati a Varize 276 23 giugno (1653) Carissime sorelle, Lodo Dio con tutto il cuore per le benedizioni che la sua bont d ai vostri santi ministeri; vi supplico di essergliene molto riconoscenti, perch sono grazie che dovete credere che non meritate.

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Quante donne, simili a voi, sono rimaste nel mondo e soffrono molto o sono impegnate a lavorare solo per la vita del corpo; per voi nvece, tutte le vostre azioni sono fatte per l'amor di Dio e quindi sono tutte per la vita eterna. Perci, care sorelle, state molto attente a che il nemico del nostro bene non getti la zizzania dell'attaccamento alle cose, che potrebbero impedirvi di piacere a Dio, e state attente che questo non distrugga il merito che Nostro Signore vorrebbe dare ai vostri santi ministeri. Mandatemi le vostre notizie in modo ampio: amate sempre i vostri piccoli regolamenti? Quando dovete interrompere la loro osservanza per il servizio del prossimo, li riprendete per farli meglio? Son sicura che tra voi due avete una carit reciproca e che il vostro pi caro conversare, dopo quello che dovete avere coi poveri, tra voi due, sia per parlare di Dio che di quello che si fa nella Compagnia, nella quale Dio vi ha chiamate, e delle virt che avete riscontrate nelle nostre suore. Credo anche, care sorelle, che mettiate grande cura nell'aiutare i vostri poveri malati a fare delle buone confessioni, prima di morire, e nell'avvertire quelli che guariscono a vivere meglio di quanto hanno mai fatto [nel passato], come anche nell'istruire le bambine non solo sui princpi della fede, ma anche sui mezzi per vivere da buone cristiane. Questo appunto Dio aspetta da voi, e per questo vi ha fatto la grazia di togliervi dal mondo. Siategli dunque molto fedeli. Tutte le nostre suore stanno bene, grazie a Dio, e si raccomandano alle vostre preghiere, come fo anche io, assicurandovi che sono, care sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

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L 338 ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE, F.d.C., serva dei poveri malati nell'ospedale di Nantes, in Bretagna (Agosto 1653)

Carissima sorella, Ho ricevuto la vostra lettera con grande consolazione, e l'ho comunicata al Signor Vincenzo, al quale l'ho lasciata perch la sua carit la veda tutta: egli trova molto ragionevole la vostra proposta. Abbiate ancora un po' di pazienza, ve ne supplico, per fare ogni cosa in modo opportuno. E' vero, cara sorella, che uno dei signori Padri 277 m'ha scritto - e credo che, a quanto mi sembra, l'abbia fatto col consenso degli altri -; ma prima di rispondergli o attuare le proposte che ho loro fatte, ho creduto necessario informarmi da voi se vero quello che ci stato comunicato, cio che l'ospedale superaggravato dalle nostre suore a causa del numero troppo alto di quelle che ci siete278. E' certamente contro la nostra volont, perch posso assicurarvi che non possiamo fornire le suore ai luoghi nei quali ce le domandano. Si lamentano inoltre che, nonostante il gran numero che siete, non lasciate di prendere donne esterne per fare il vostro lavoro, come portare, cambiare e lavare il bucato, e credo perfino per lavare le scodelle. Insomma ho provato una grande confusione nel sentire questi lamenti. In nome di Dio, cara sorella, fatemi sapere se tutto questo vero; se fosse cos, bisogna metterci dalla parte del torto. Vorrei molto sapere se potremmo scrivere con fiducia al signor de la Pinsonnire o a qualche altri dei signori Padri, che c'erano quando venni a condurre a Nantes le nostre suore. Ho avuto notizie delle suore di Hennebont, che m'hanno informata che la nostra suor Maria279 l e c' stata uscendo da Nantes; sarebbe molto opportuno che lo si sapesse, per impedire i sospetti. Vi supplico di salutare tutte le care suore, assicurandole del nostro sincero affetto e [dicendo] che tutte le suore si ricordano spesso di loro. La madre e la sorella di suor Luisa 280 stanno [bene]. Ma la nonna e la madre di suor Francesca281 sono morte, a sei settimane o due mesi l'una dall'altra; suo padre sta molto bene, grazie a Dio, anche se stato molto malato; anche le sue due sorelle, [suore] della

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nostra Compagnia, stanno molto bene ed hanno sopportato questa afflizione in modo molto virtuoso e cristiano. Supplico [suor Francesca] con tutto il cuore di fare lo stesso, di darsi a Dio per compiere la sua santa volont e di vedere, in questa stessa ammirabile volont e nella guida della sua Provvidenza, il motivo del suo dolore. Che altro potrebbe desiderare per il bene dei suoi parenti se non di vederli morire da buoni cristiani e compierne gli atti, come hanno fatto quelle buone madri? E' quasi incredibile la virt e la sottomissione che il loro padre ha mostrato in questa circostanza. Vi prego di aiutarla a portare bene questa croce. Non rispondo a tutti i punti della vostra lettera perch non l'ho sotto mano, come vi ho gi detto in questa lettera. Ho un gran desiderio di avere la consolazione di vedervi: raccomandate questa cosa a Dio. M'immagino che troverete molti cambiamenti, spero che sia in meglio, e che mi crediate sempre, cara sorella, nell'amore del nostro caro e divino Ges Crocifisso la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva 282.

L 372

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE, F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes (Settembre 1653)

Carissima sorella, Finalmente piaciuto al nostro buon Dio servirsi del signor Almras283 per rimediare un po' alle pene che voi tutte soffrite da

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tanto tempo e specialmente voi, cara sorella, che Nostro Signore ha scelta per portare codesto giogo cos pesante; ma poich era il suo giogo, son sicura, cara sorella, che la sua bont vi ha aiutata molto: il suo santo nome ne sia benedetto eternamente! come pure spero che la sua grazia continuer a darvi forza e coraggio, affinch la sua bont conduca codesta opera alla sua perfezione. Veramente mi ero promessa di avere la consolazione di venire presto a visitarvi da codeste parti, ma poich non questa la volont di Dio e voi siete ancora necessaria cost per un certo tempo, sapete che la nostra felicit consiste nell'abbandonarci completamente alla sua guida. Scrivo a suor Anna 284 per ordine del Signor Vincenzo, di andare a Richelieu con la prima occasione comoda, senza nessun ritardo. Non posso scrivere a suor Luisa 285: basta che le diciate il giorno che dovr partire per andare con suor Anna, [spiegandole] che gliel'ordina il nostro onoratissimo Padre. Non detto che debbano rimanere tutt'e due insieme per molto tempo, ma l aspetteranno l'ordine di quello che dovranno fare. Vi prego, cara sorella, di presentare le mie scuse a suor Enrichetta 286 per il fatto che non le scrivo; e a tutte le suore [dite] che ho avuto una grande consolazione per la visita del signor Almras, sperando che con questo mezzo Nostro Signore abbia sparso grandi benedizioni su tutta la vostra famiglia, in generale e in particolare. Lo auguro con tutto il cuore, e vi prego di non inquietarvi affatto se non avete subito la pace completa e la consolazione con una tranquillit ben solida: sapete che il bene si fa a poco a poco. Aspetto vostre notizie non avendone avute da molto tempo, e spero di scrivervi pi in ampio. Credo che la nostra suor Anna abbia un po' di denaro; se non ne ha sufficientemente per il viaggio di tutt'e due, vi supplico, cara sorella, di fargliene dare e di informarmi di quanto avrete loro prestato in codesta citt; io ve lo restituir, se sono persone che abbiano un indirizzo. La nostra suora Ognissanti ha ricevuto l'estrema unzione; pregate per lei e per tutta la Comunit che saluta la vostra, e anche per me, che sono con tutto il cuore nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Dimenticavo di informarvi, cara sorella, che vi manderemo due suore 287 all'inizio della settimana, se piacer a Dio. Se necessario che i signori Padri siano avvertiti della partenza delle

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[due] suore, bisogner che lo siano, non da voi altre, ma per mezzo di qualche persona della citt che presenti la cosa dolcemente.

L 378

(A SUOR ANNA HARDEMONT, A NANTES)

288

(Settembre 1653)

Cara sorella, Il nostro buon Dio ha permesso che abbiate avuto un po', anzi molta pena e difficolt: il suo santo nome sia benedetto per la grazia che vi ha fatto di tenervi ben attaccata al desiderio di fare la sua santissima volont; un mezzo potente per ottenere le sue grazie, anche si di fatto siamo soggette a molte colpe e infedelt per la nostra infermit e debolezza. Perci, cara sorella, proprio per compiere la santissima volont di Dio vi comunico da parte del Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, che, appena ricevuta la presente, partirete per andare a [Richelieu] e conduciate con voi suor [Luisa]289, e l aspetterete l'ordine che vi sar dato. In codesto luogo avete provato la felicit che c' nel dover solo obbedire. Eravate certamente nelle occasioni di praticare molto la dolcezza e la sottomissione, e di spezzare la vostra volont. Se ve ne restassero alcune [occasioni], considerate quel tempo molto caro, ve ne supplico, poich so che ne avrete un grande conforto quando sar passato.

L 373

AL SIGNOR VINCENZO (Settembre 1653)

Mi sono ingannata dicendo che uno dei Padri dei poveri si era

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offerto per accompagnare il signor Almras 290 da monsignor [vescovo] di Nantes 291; invece gli consigli solo di andare a visitarlo. Ma verso la fine dell'ultima lettera, il signor Almras dice di aver allora conferito dell'affare col signor de Beauprau 292, e che hanno deciso di procedere senza parlarne a monsignor [vescovo] per alcune ragioni che espone, e [dice] che forse il detto signore si lamenter un po' al suo ritorno, ma che non succeder altro, perch tutto cadr su di lui, il signor de Beauprau, ma che deciso a tutto e sa che cosa dovr rispondere. Sono queste le sue precise parole. Quanto all'articolo della distribuzione degli uffici, il parere del signor Almras che questo compito rimanga alla suor servente; io lo credo assolutamente necessario per mantenere la pace [nell'ospedale] e mettere la suor servente in condizione di poter dirigere effettivamente le altre suore, e questo pu essere realizzato meglio esercitando l'obbedienza pi spirituale che temporale; e bench finora sembri che i Padri [dei poveri] non abbiano voluto occuparsi di altro che a proposito del vino e anche dei contrasti, se la cosa fosse loro accordata, arriverebbero [ad occuparsi] di tutto il resto, una cosa dopo l'altra. Una suor servente sapr certamente far accettare quello che far a quei Padri che volessero sdegnarsi della [sua] direzione, comportandosi in tutto con prudenza e rispetto in tutte le altre mansioni della sua carica. Il signor Almras non sar presente alla partenza delle nostre suore? 293 sarebbe necessario. Non bisogna comunicare nulla di Hennebont?

L 370

PER SUOR GIOVANNA LEPINTRE

294

16 settembre (1653)

Carissima sorella, Spero che la visita del signor Almras 295 abbia dissipato tutte le inquietudini che davano pena al vostro spirito e che la semplici-

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t delle sue parole veritiere vi avr fatto comprendere completamente che tutto il modo di procedere degli uni e degli altri retto. Come siete felice, cara sorella, di conoscervi cos bene e di amare tanto la santissima volont di Dio, nostro unico bene, se essa si compie in noi! La supplico con tutto il cuore di farsi sentire al vostro caro cuore, insegnandovi a sopportare voi stessa, particolarmente su due punti: uno riguarda le cose che avvengono e delle quali credete di non avere sufficiente comprensione; l'altro riguarda la pena che potete provare per la ripugnanza a manifestarvi [agli altri] e per l'opinione che non avete persone che siano capaci [di comprendervi]. Ricordiamoci, cara sorella, della grande santa Teresa, che aveva ben altri affari e di pi grande importanza dei nostri, e che spesso aveva bisogno di consigli, e bench le persone che ella avrebbe desiderato non le fossero presenti, aveva una tale umilt e semplicit che domandava molto liberamente i consigli alle persone che la Provvidenza le mandava come direttori, e li ascoltava come se le avesse parlato Dio, contentandosi del necessario e lasciando il resto, senza angustiarsi, alla direzione di Dio. Son sicura, cara sorella, che spesso avete sperimentato che, dove ci manca l'aiuto degli uomini, Dio si comunica pi abbondantemente, ed meglio per noi se gli vogliamo dare tutte le soddisfazioni che avremmo trovato in una completa comunicazione dei nostri pensieri, cosa che un grande trastullo di spirito senza nessun vantaggio. Credo che abbiate ricevuto le lettere dei primi giorni dell'ultima settimana, con le quali il Signor Vincenzo dava ordine di far partire suor Anna296 e suor Luisa297, e [credo] che la cosa sar stata fatta senz'altro. Ecco due delle nostre migliori suore 298 che vi mandiamo. Credo, sorella, che starete attenta a non dimostrare pi affetto alle une che alle altre, e che, se alcune sono pi fedeli, non mostrate loro che volete che [solo loro] vi avvertano, ma ascolterete [tutte] indistintamente, senza rivelare a nessuna le mancanze delle suore difettose. Infine, cara sorella, credo che Nostro Signore non mancher di darvi tutte le grazie di cui avete bisogno per ristabilire l'unione nella vostra Compagnia affinch Dio sia glorificato in essa.

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Sono nel suo santissimo amore, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva, molto oppressa dalle occupazioni. P.S. - Saluto tutte le nostre care suore.

L 371

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA serva dei poveri a tampes

299

, F.d.C.,

23 settembre (1653)

Carissima sorella, Avete un buon motivo di lamentarvi di me, che per troppo tempo mi son contentata di sapere le vostre notizie senza darvi le nostre. E' vero che ero convinta sempre del vostro ritorno, essendo troppo tempo che non siete venuta alla Casa [centrale]: per la cosa non vi ha scoraggiata, cara sorella, poich conosco la grazia che Dio vi ha data di amare molto il servizio suo e quello dei poveri, e di questo sia glorificato per sempre. Qui troverete molti cambiamenti nelle nostre suore, perch Nostro Signore ce ne ha tolte una buona quantit, e questo mi fa desiderare che non rimandiate la vostra partenza appena il Signor ve l'ordiner 300, cosa a cui starete attenta di non mancare, poich proprio l'obbedienza che d il merito a tutte le nostre azioni e le rende gradite a Nostro Signore, nel cui amore sono, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 379

AL SIGNOR VINCENZO Luned [ottobre 1653]

Onoratissimo Padre, Una nostra buona dama mi ha pregato di andare domani a visitarla un'ora dopo mezzogiorno; forse vuol sapere che cosa si dovr fare per stipulare un contratto. Se volesse che fosse fatto senza esser nominata, supplico la vostra carit di avere la bont di comunicarmi un modo da suggerirle, se non si potesse pregare alcune persone di agire per lei e al posto di lei. Ho ricevuto ancora una lettera del signor parroco di Nanteuil che dice che suor Giuditta a Toquain-en-Brie, parrocchia del signor Gallais301, e che [ella] gi se ne pente e dichiara che sarebbe pronta a ritornare se il signor parroco di Nanteuil volesse assicurarle il necessario per vivere. Che devo rispondere a questo buon signor [parroco]? 302 Non so se fratel Ducourneau vi ha detto di una proposta per accordarsi con gli operai senza recar danno alla casa, proposta che, onoratissimo Padre, consiste in questo: far pregare la persona che ha la cura di rassodare le stoffe, di farvi sapere ci che si d agli operai del suo quartiere per la costruzione d'un torchio da saia e l'attrezzatura, [sapere] quanto si paga per cardare e pettinare la lana, per cento unit; che cosa si d per filarla sia col grande che col piccolo filatoio: questo faciliter molto i conti che si potranno fare con gli operai, perch il prezzo di Parigi troppo alto, e con ragione, per il motivo che qui tutto molto pi caro 303. Perdonate la mia importunit, e fatemi sempre l'onore di credermi, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e serva 304.

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L 374 ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA 305, F.d.C., serva dei poveri malati nell'ospedale di Angers 18 ottobre (1653)

Carissima sorella, Lodo Dio per le grazie che la sua bont ha fatto nel ritiro alle nostre suore, e lo supplico con tutto il cuore di far loro quelle di cui hanno bisogno per esservi fedeli. Per il consiglio che mi domandate riguardo a una colpa pubblica, non potrei darvelo se non mi fate sapere che colpa , senza nominarmi la persona, e quale penitenza le imponeste per questo. La settimana scorso ho scritto ai signori Padri dei poveri, ma temo molto che alcune suore 306, che ritornano da Nantes, passino per Angers. Noi non ne abbiamo dato loro nessun permesso, ma forse il desiderio di [vedervi] potr far fare loro questa deviazione. Se cos, cara sorella, vi [prego] di non lasciarle entrare nel vostro appartamento, se non ne avete domandato il permesso a quei signori [amministratori]: un dovere di giustizia e non bisogna mancarvi. Vi prego, presentate i miei umilissimi saluti al signor Abate [di Vaux], al signor Ratier e agli altri, ai quali sapete che dovete [presentarli], senza dimenticare le nostre care suore, alle quali mi raccomando con tutto [il cuore], essendo, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva.

L 380

AL SIGNOR VINCENZO

Venerd, vigilia di tutti i Santi [31 ottobre 1653]

Onoratissimo Padre, Il promemoria 307 che ho inviato alla vostra carit e di cui non ho copia, non che la proposta fatta da quella buona dama, che ve ne chiede il parere ma che non vuol essere nominata e mi ha

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obbligato a farle sapere il modo migliore per concludere quell'affare con sicurezza; e questo, onoratissimo Padre, mi spinge a supplicarvi di prendervi il disturbo di far scrivere la risposta a ogni articolo [= domanda], e aggiungere se si deve stendere un contratto e quale [dev'essere] la forza del contratto, poich credo che ella non prender altri pareri [se non il vostro]. Non ho mandato ancora nessuna suora a Varize per la mia negligenza e perch cedo troppo all'incertezza e alla irresolutezza ordinaria del mio spirito. Dobbiamo escludere senz'altro suor Andreina 308 che di l ritornata tre mesi fa, ma non ne abbiamo una adatta che sappia leggere e scrivere; quella che rimasta sa solo fare i salassi. Se la vostra carit lo trova opportuno, terremmo conto solo di quest'ultimo bisogno e potremo farne partire una luned, e quando alcune di Nantes 309 si saranno riposate, ne potremmo mandare una per istruire le giovani. Quando a voi piacer faremo partire le tre per Nantes 310, ma sarebbe molto necessario che vi parlassero prima, ed anche che la vostra carit parlasse loro sulla condotta da tenere in quel luogo. Che risposta dar, onoratissimo Padre, al signor parroco di Nanteuil, che vorrebbe lamentarsi con monsignor [vescovo] di Nantes per il torto che gli ha fatto il signor Gallais? Credo che un'altra suora seguir presto suor Giuditta 311 sulla stessa strada: sono i miei peccati e la mia cattiva guida a causare tutti questi disordini, come credo: pensateci davanti a Dio, onoratissimo Padre, e per il suo santo amore apportatevi il rimedio che credete vi consiglier la sua santa volont, e fatemi la grazia di darmi la vostra santa benedizione come alla vostra pi povera figlia, che, nell'amore di Ges Crocifisso si dice, come , onoratissimo Padre, la vostra umilissima... P.S. - Credo che la vostra carit sia stata avvertita della morte di suor Maddalena alle nove o nove e mezzo di stamattina.

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L 292

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA DELACROIX F.d.C., serva dei poveri a Serqueux

312

5 novembre (1653)

Carissima sorella, Quanta consolazione ho trovato nella desolazione della vostra lettera! Oh! com' vero che le anime che cercano Dio lo trovano dappertutto, ma specialmente nei poveri. Come mi piace il vostro pensiero su questo punto! mi ha dato motivo di lodare Dio. La nostra suora, come sopporta la privazione dei santi sacramenti? Voi mi informate che il signor vicario; ma non avete il signor parroco? Se l'incomodo della sordit [di questo prete] vi impedisce di andare a confessarvi, potete non andarci cos spesso, stando un po' attenta sulla vostra condotta e aiutata dalla grazia di Dio. Se potete andare a Forges313, o in parrocchia o dai cappuccini, lo potete fare liberamente. Se non si pu fare a causa dell'esempio che dovete dare in parrocchia le feste e le domeniche, sar bene che vi comunichiate in tutti questi giorni. Mi sembra, cara sorella, che passi qualche carrozza per Forges; informatevene, ve ne prego. Pregate Nostro Signore per noi e credetemi nel suo amore, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - La settimana scorsa partirono quattro suore per andare a servire i poveri feriti e malati a Chlons 314. Le nostre suore vi salutano e suor Renata 315, come fo [anche] io con tutto il cuore.

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L 400

(A SUOR ANNA HARDEMONT A CHLONS-SUR-MARNE)

316

(Verso il 1653)

Carissima sorella, Sono molto consolata per tutto quello che dicono di voi, per le grazie che Dio vi fa nell'attivit che la sua bont vi ha dato e nel dirigere ogni cosa. Ne sia sempre benedetto! Lo supplico per la sua misericordia di darvi [la grazia] di essergliene molto riconoscente. Non dubito affatto, cara sorella, che le nostre tre suore 317 non si servano dei buoni esempi e degli avvisi che voi fate loro la carit di dare, ma siccome non siete sempre vicina a loro, le supplico, per l'amore di Nostro Signore, di non lasciarsi dissipare troppo lo spirito coi vari discorsi che possono ascoltare, dovendo stare in mezzo a ogni specie di persone: alcuni veramente ci portano al raccoglimento e al ricordo delle miserie umane, ma altri [discorsi] possono causare altri pensieri, a causa delle abitudini che tali persone hanno prese nel loro modo di vivere. La pura intenzione - che devono rinnovare spesso - di fare le loro azioni per amor di Dio, le aiuter a conservarsi nello spirito che le vere Figlie della Carit devono avere. Finalmente, vi supplico tutte che la nostra lontananza non vi faccia dimenticare l'impegno di praticare le nostre regole e le virt che le Figlie della Carit devono avere. La suora ... 318 mi informi se ben entrata nella pratica di un'umile sottomissione, del sopporto, del riserbo che una suor servente deve avere quando ha lasciato la carica, poich un principio [fondamentale] che quelle che non sono pi in carica devono essere le pi piccole e obbedienti della casa. Abbiate sempre in mente gli avvisi che vi ha dati il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, riguardo alla vostra condotta verso le anziane, che dovete amare e onorare come vostre madri. In Comunit continuiamo le preghiere che facevamo per la pace durante la guerra, cio l'antifona e l'orazione a S. Michele al mattino dopo il Sacrosanctae ; al termine dell'Angelus, quelle a S. Genoveffa 319. E per quasi tre mesi, continuamente, giorno e notte, due suore sono state in preghiera per cercare di allontanare la collera di Dio sopra di noi, poich riconoscevamo che veramente

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l'avevamo attirata coi nostri peccati e avevamo meritato di sentirne [gli effetti]; e se siamo state preservate, stato un effetto della sua misericordia che non ci ha punite come meritavamo, ma temo che di questo ci mostriamo ingrate. Vi supplico di pregare la sua bont di preservarci [da questo male], e credetemi nel suo santo amore...

L 382

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 12 novembre (1653)

Signore, La buona madamigella Chevalier 320 arrivata con la nostra suora 321 senza nessuno spiacevole incidente, grazie a Dio! Vi ringrazio umilissimamente, signore, dell'avvertimento che la vostra carit ci ha dato sul suo conto e che ci servir a provare di pi la sua vocazione. Dimostra un grande animo per lavorare con umilt e sottomissione; sta ancora tra il timore e la speranza e di essere accettata, e porta benissimo questa incertezza nel ritiro che ha cominciato con gran desiderio di farlo bene. E' vero, signore, che gi stata in due comunit religiose e in una c' stata pi di sei mesi, [ma] non ha preso l'abito n nell'una n nell'altra, e dice che ne uscita solo per mancanza di dote, dato che il suo signor padre non le ha voluto dar niente nemmeno per essere suora laica. La raccomando alle vostre sante preghiere. I signori Padri [dei poveri], ringraziandoci di aver loro lasciata ancora suor Cecilia322, ci pregano di lasciarla per sempre: una cosa che non possiamo n dobbiamo promettere. Vi supplico umilissimamente, signore, a proposito, di farci la carit di far loro sapere che non devono desiderare questa cosa, per paura che ci facciano assegnamento. Dico una parolina a suor Cecilia a proposito del ritorno di suor Maria, ma solo riguardo a lei, perch tutto quello che ordinerete voi per le nostre suore sar sempre bene. Vi ringrazio umilissimamente, signore, perch continuate la

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vostra carit per la direzione delle nostre suore: voi vedete il bisogno che ne hanno. Vi supplico umilissimamente di avere la bont di informarvi del signor Maillard; temo che giudichi un po' affrettatamente sulla necessit dell'uscita delle suore dalla Compagnia per la loro salute. Non dico questo, signore, perch io creda completamente a questo giudizio, che basato solo su qualche indizio ricavato dalla parola di suor Maria. Ma poich questa cosa ha l'importanza che sapete, ho creduto doveroso avvertirvene, scusandomi umilissimamente di questa libert, e rimango con tutto il rispetto che vi devo, signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 383

ALLA CARISSIMA SUOR ANNA HARDEMONT Figlia della Carit, serva dei poveri

323

13 novembre (1653)

Carissima sorella, Lodo Dio con tutto il cuore per la guida della sua Provvidenza in tutte le cose e specialmente sul lavoro che la sua bont vi d. Spero che la riconoscenza che ne avete vi servir per disporvi alle grazie di cui avete bisogno per servire i vostri poveri malati con spirito di dolcezza e di grande compassione, per imitare Nostro Signore che trattava cos con tutti i pi molesti. Si vede bene, cara sorella, che la sua bont vuol servirsi di voi e si riserva di guidarvi. Consultatelo spesso nei vostri bisogni interiori ed esteriori, e vi prego che tutto il poco tempo che avrete per far la lettura, [impiegatelo] tutti i mesi sul vostro regolamento, sull'Imitazione di Nostro Signore o sulla Filotea : ecco quello che pi necessario alle Figlie della Carit. In nome di Dio, cara sorella, pensate spesso che non basta che siano buone le nostre intenzioni e che le nostre volont siano tutte portate al bene e a fare il bene puramente per l'amor di Dio, poich quando abbiamo ricevuto il

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comandamento di amare Dio con tutto il cuore, abbiamo avuto anche il comandamento di amare il prossimo, e perci bisogna che il nostro modo di comportarci lo edifichi, come per grazia di Dio Egli fa in voi. Ho fatto vedere la vostra lettera al Signor Vincenzo, che vi prega di essere sottomessa completamente a monsignor [vescovo] di Chlons, verso il quale abbiamo un grandissimo obbligo, e vi prega che, col suo beneplacito, andiate voi a Sainte-Menehould e che suor Barbara324 rimanga a Chlons con suor Pierina 325, se c' ancora. Per il resto, sia per il numero che per la scelta delle altre 326, vi intenderete insieme, suor Barbara, voi e suor Pierina. Saluto con tutto il cuore tutte le care suore, supplicando Nostro Signore di dare loro il suo spirito per servirlo per la gloria di suo Padre e per edificare il prossimo. Nel suo santissimo amore sono, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

L 399

AL SIGNOR ABATE DI VAUX (Dicembre 1653)

Signore, Ho ricevuto, solo molto tempo dopo la data, la lettera che mi avete fatto l'onore di scrivermi per ordine di monsignor [vescovo] di Angers. Sarebbe per me una singolare consolazione se potessimo obbedire alla sua volont, per contribuire in questo momento ai suoi santi propositi. Ma vi devo dire con la massima libert - dato che voi, signore, mi fate l'onore di permettermelo in tutte le occasioni - che il cambiamento da noi fatto a Nantes di cinque suore, di due per Hennebont, e di sei che la Regina ha domandate per le necessit di Sainte-Menehould 327, ci ha messe nella totale impossibilit, prima che abbiamo provveduto a quattro luoghi dove rimasta una sola suora, e fornito suore a quattro altri luoghi, dove siamo impegnate da pi di sei mesi, come faremo il pi presto possibile.

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Dopo, signore, non mancher di darvene notizia, prima di impegnarci altrove. Nell'attesa, spero che Dio ci far la grazia che le nuove venute siano formate. Sarei ben contenta che la signorina Chevalier328 fosse cos fortunata di essere adatta, poich penso che non potr adattarsi all'aria di Parigi n a quella dei dintorni. Sono molto addolorata di non aver avuto la manifestazione del giudizio che la vostra carit avrebbe potuto dare, se le aveste parlato di pi. Avr molta difficolt a decidersi al ritorno, se si dovr arrivare a questo, come temo. Lodo Dio, signore, e lo ringrazio del bene che si vede nell'ultima suora di Angers. Spero che la sua bont le continuer sempre [a fare] le sue grazie, continuando a benedire la vostra caritatevole direzione, di cui vi ringrazio umilissimamente, come anche della preoccupazione che avete avuto la bont di avere per permettere alle suore di confessarsi alle tre persone che avete loro indicate. Permettetemi di domandarvi, signore, se intendete che ci sia pi d'un confessore ogni giorno, e se uno sar il confessore di alcune e gli altri due delle altre: se la cosa fosse cos, non si potrebbero formare delle piccole parzialit e invidie? Dico questo, signore, non perch creda che la vostra carit non abbia preveduto tutto, ma ho bisogno di questo esempio per qualche altro luogo. Il signor Moreau329 si incomodato a venire qua, senza parlarmi affatto dei religiosi di S. Genoveffa. Supplico Nostro Signore di fare la sua volont in questo affare e di essere eternamente la ricompensa delle vostre pene, mentre io sono, signore, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima e obbedientissima serva 330.

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L 385

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA [ANGIBOUST] A CHLONS 13 dicembre (1653)

Carissima sorella, Non saprei dirvi la consolazione che mi hanno data le vostre care notizie; supplico Nostro Signore di essere sempre la vostra forza e il vostro consiglio. Il Signor Vincenzo approva che suor Pierina 331 rimanga con voi a Chlons e che mandiate suor Giovanna 332 a Brienne: se ella gi partita per andarvi, come Egli vi ha gi comunicato, tratterrete suor Maria Poulet 333. Credo che questo sarebbe molto opportuno. Vi metterete d'accordo, voi e le suore, sempre col beneplacito e gradimento di monsignor [vescovo] di Chlons. Credo che avrete un prete della Missione a Chlons e a Sainte-Menehould; sarebbe opportuno, credo, che li prendeste come confessori, per prima ci comunicherete le vostre notizie. Credo, cara sorella, che avrete pensato a lasciare una somma sufficiente alla suora per vivere, in due, a Brienne, altrimenti bisognerebbe che le diceste quanto deve trattenere. Le avete dato l'indirizzo perch ci faccia avere quello che le avete lasciato? Informateci un po' in che stato avete lasciato quel luogo 334 e se avete parlato a madama di Brienne di tutto quello che mi avevate comunicato e se ella non vi ha detto nulla di tutto quello di cui l'ho informata per mezzo delle nostre suore. Vi prego di scusarmi presso suor Pierina perch non ho risposto: sono quasi le due dopo mezzogiorno e io non ho ancora mangiato. Ditele che il mio cuore proprio come lo potrebbe desiderare lei riguardo a quello che m'ha scritto, e che ella sa bene che le voglio bene e desidero che sia una grande santa per mezzo della fedelt che deve a Dio nella mortificazione e nel distacco da tutte le cose, per giungere al puro amore che Dio le domanda, nel quale sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Suor Cecilia335 vi saluta: amata sempre di pi. Tutte le suore si raccomandano a tutta la vostra Comunit.

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L 375

A SUOR BARBARA ANGIBOUST, (A CHLONS) 19 dicembre (1653)

Carissima sorella, Non avevo pensato che suor Giovanna 336 non sapesse leggere; spero che suor Pierina 337 far molto bene, ma vi prego di avvertirla di tutte le cose; mi dispiace che non abbiate tenuto presso di voi i vostri risparmi. Dobbiamo avere molta fiducia nelle nostre suore, ma ci capitata da poco una certa esperienza che vi dir, e che ci deve avvertire di stare attente a tutte le cose: che ne faranno esse di tanto denaro? Informatemi, vi prego, se suor Giovanna sempre molto affezionata alla sua vocazione e alla Compagnia, e informatevi, ve ne prego, se dovete adottare l'uso, come si fa in alcuni luoghi, che una delle due suore sia [suor] servente e l'altra dispensiera, e che questa renda conto all'altra [del suo operato], per non far nulla senza l'altra, cordialmente. Lodo Dio con tutto il cuore per quanto vi comunica il signor decano; trattengo la sua lettera per farla vedere al Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, che ha sempre molta carit per suor Barbara. Lo informer anche di quello che mi comunicate di codeste buone ragazze. La sua carit desidera che siate molto sottomesse a monsignor [vescovo] di Chlons e approva che andiate dal confessore che egli vi ha dato. Quello che [il Signor Vincenzo] vi ha detto dei signori [preti della Missione] vale in caso di bisogno e quando essi potranno ascoltarvi. Ordinariamente, sia negli ospedali che nelle parrocchie, non sono i confessori [dei malati] che confessano le nostre suore, anzi, non loro permesso, eccettuato San Dionigi, quando c'era il signor Domilly. Proporr la cosa al nostro onoratissimo Padre per Chlons, e non mancher di salutare lui e il signor Portail per voi. Credo che suor Anna 338 vi avr dato notizie della [nostra] famiglia, e soprattutto del nostro muro che cade e ci obbliga a grandi spese per farne un altro; e se Dio lo vuole, alcuni luoghi che ci

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sono necessari, li sistemeremo dopo a poco a poco, per non prendere in prestito molto denaro in una sola volta. Raccomandate molto a Nostro Signore tutta la Comunit e me alla casa suor Anna, Pierina e tutte le altre. Per quanto riguarda quelle due buone giovani, provatele molto, sia per il corpo che per lo spirito, poich sapete che la debolezza dell'uno e dell'altro non adatta a noi. Comunicateci da che famiglia provengono e informatevi bene, ve ne prego, della condotta della loro vita, e dopo vi comunicheremo di mandarle, se giudicato opportuno. Pregate Dio per noi, e credetemi con grande affetto, cara sorella, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Suor Cecilia339 sa che siete a Chlons e si raccomanda a voi, come anche tutte le suore si raccomandano alla vostra cara Compagnia.

L 386

AL SIGNOR PORTAIL Oggi, S. Stefano [26 dicembre 1653]

Signore, Sapete che necessario mandare alcune suore a Nantes e in [altri] quattro luoghi dove ci sono suore sole. C' un viaggio tutti i luned per Varize, e questo mi aveva spinto a domandare al Signor Vincenzo se faremo la conferenza durante la sua assenza, per il solo bisogno delle suore di Parigi. Mi sarei ben guardata dal domandarlo; vedete vi prego - ci che si deve fare, poich la sua carit ha rimesso la cosa alla vostra [carit]. Ecco una lettera per il signor Almras 340, che far premura ancor di pi, ma proverei grande pena se partissero le nostre suore senza l'istruzione e benedizione del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre. Non sono capace di dare consigli in ogni tempo, ma specialmente quando mi sono lasciata prendere da incer-

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tezze. Dateci una risposta abbastanza presto, per favore, e fateci la carit di pregare per me, che sono, signore, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra obbedientissima....

1654

L 391

ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati (ad Angers) Festa dell'epifania (1654)

Carissima sorella, Credo che siate stata malata dalla partenza di suor Giovanna

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Lepintre 341, per il fatto che non abbiamo ricevuto nessuna notizia vostra da allora fino alla fine della settimana scorsa, quando il signor Moreau342 ebbe la bont di portarmi una vostra lettera. Avrei un gran piacere se potessi fargli qualche servizio, ma mi dimostr che non aveva bisogno di nulla, mi disse per che sarebbe venuto a rivedermi con pi comodo, dato che era molto tardi. Vi assicuro, cara sorella, che ho una grande gioia quando vedo qualcuno di quei signori [amministratori] per l'affetto che hanno per il bene dei poveri e per la carit che dimostrano verso le nostre suore. Mio Dio! cara sorella, fatemi sapere - ve ne prego - se avete proposto ogni cosa alla buona signorina Chevalier 343 e se le avete fatto credere che poteva essere esentata da molte cose e che da noi l'avremmo tenuta nonostante le sue infermit. Avete visto madamigella sua madre e le avete detto le stesse cose? Poich fino ad ora ella non mostra di essere adatta a noi n per il corpo n per lo spirito. Non che io creda che la povera ragazza non sia molto buona, ma star molto meglio al suo paese che in queste parti, dove si sente sempre male. Vi prego di far conoscere queste sue indisposizioni ai suoi parenti se lo potete, bench io creda che le conoscano gi perch conoscono lei, e io credo che sia intaccata ai polmoni: venuta con una tosse secca che me lo fa supporre. Non le avete mai detto che doveva avere il denaro per il suo ritorno [a casa] come per venire, senza contare il denaro per il primo abito? Bisogna avvertirle sempre di questo; eppure, del denaro del viaggio le sono rimaste solo otto lire. Voi sapete, cara sorella, che non questo che mi fa trovare da ridire su di lei: piacesse alla bont di Dio che ella avesse le condizioni richieste! Vi prego di dire a suor Barbara 344 che ho visto suo padre da quando partita e che sta bene, grazie a Dio, e cos tutti i suoi parenti: non ha avuto affatto nessun dispiacere del suo viaggio e ci mostra [la sua gioia] perch ella fa la santissima volont di Dio. Salutate tanto tutte le suore e dite loro che abbiamo domandato con loro perdono a Nostro Signore di tutte le infedelt dell'anno passato, con la speranza che la sua grazia ci far impiegare meglio il nuovo anno. Egli non ci mancher, care sorelle, ma stiamo attente a non mancare noi a lui con la nostra poca corrispondenza al suo santo amore. Ecco [le immagini dei] santi protettori che sono stati sorteg-

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giati nella conferenza del primo giorno dell'anno 345, che fu sull'importanza di essere esatte nel compiere i ministeri lontani allo stesso modo e con la stessa sottomissione che le suore hanno nella casa [centrale], sia con le persone che si prendono per il servizio dei poveri, sia verso i superiori, verso la suor servente e tra di loro. Potete trattenervi un po' su questo argomento: se non avessimo tanto da fare, vi manderemmo qualche piccolo riassunto della nostra conferenza. Pregate per tutta la Compagnia e domandate al nostro buon Dio delle operaie per la sua opera, se vuole che continui, poich ci domandano [suore] da tante parti che impossibile provvedere. Buona sera, cara sorella, e nell'amore di Ges Cristo nella culla credetemi la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Le suore di Polonia stanno bene, grazie a Dio; hanno bisogno di preghiere. Sapete le pene che ci sono nelle nuove fondazioni.

L 397

A SUOR GIULIANA [LORET], F.d.C., serva dei poveri malati a Fontenay

13 febbraio (1654)

Carissima sorella, Vi mandiamo circa mezzo staio di eccellenti piselli; abbiamo comprato tutti i migliori per il motivo che i fagiolini sono troppo cari; per ne avremo e ve li manderemo. Questi piselli non hanno bisogno di essere setacciati346. Vi compreremo dei mazzetti, se Dio vuole, andando alla fiera di Saint-Germain. Vi manderemo anche un merluzzo, bisogna lavarlo bene e raschiarlo, e poi farlo seccare, e dopo farlo a pezzi e, via via che lo userete, metterlo a mollo. L'acqua nella quale l'avete lavato ottima nella liscivia. Prego Nostro Signore che ci dia a tutte il desiderio di una vera penitenza, pi nel cuore che nelle parole, che sono tanto di mo-

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da. Dio ci faccia misericordia, e io sono nel suo santo amore, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

L 398

A SUOR BARBARA ANGIBOUST 347, F.d.C., serva dei poveri malati a Brienne 16 febbraio (1654)

Carissima sorella, Prendo parte con voi all'afflizione che avete avuta in tante maniere; Dio sia benedetto per la forza che vi ha data per lavorare nel luogo in cui siete, ed anche per aver lavorato a Chlons. Come siete fortunata di essere impegnata cos in azioni s sante! Credo che non lasciate di essere riconoscente verso Nostro Signore, per timore che la grandezza di questa grazia vi sia rimproverata. Il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, mi ha comandato di avvertirvi di venire subito appena ricevuta questa lettera (intendo col primo mezzo comodo) con suor Maria Poulet 348. Non saprei dirvi, cara sorella, quanta gioia noi tutte abbiamo di avervi; credo che il vostro povero corpo ha molto bisogno di questo riposo, per potersi dedicare ancora in altri posti per la gloria di Dio. Credo che farete il possibile per lasciare soddisfatto il prossimo prima di partire. Conosco il vostro cuore e so che non avaro di umiliazioni in simili circostanze. Supplico Nostro Signore di benedire tutte le parole e azioni che direte e farete a questo scopo, e sono, cara sorella, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Poich la suora non va lontano come voi, credo che sia opportuno che parta prima, o con voi. 15 marzo: Lascerete una nota di tutto quello che avete e che appartiene ai poveri, la firmerete, e ne porterete una copia, che farete firmare da colui nelle cui mani lascerete tutta la roba. Ricevete gli umilissimi saluti da tutte le nostre suore. Vedete bene che questa lettera stata scritta da un mese. Vi comunico lo stesso le medesime cose [che ho scritto sopra], eccetto che, cara sorella, invece di consegnare tutto a persona estranea, lo

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passerete alle nostre care suore, alle quali vi prego di non dire tutte le pene che avete avute, soprattutto riguardo alla nostra cara suor Giovanna 349, alla quale comunico di andare a Montmirail. Separatevi [da loro], ve ne prego, con dolcezza e cordialit; noi vi aspettiamo con gioia.

L 362 ALLA CARISSIMA SUOR ANNA HARDEMONT F.d.C., serva dei poveri malati a Chlons in Champagne

350

18 marzo (1654)

Carissima sorella, Sono molto stupita che i signori della citt vi trattengano, dato che da molto tempo ci avevano detto che avevano consegnato a tutte il denaro per ritornare. Il Signor Vincenzo per del parere che aspettiate il loro consenso. Non dubitate certo che non desideri rivedervi, e mi pare che, da quando siete stata ferita, ci siate ancor pi vicina di prima. Lodo Dio con tutto il cuore della forza che vi ha data e perch vi ha preservata. Questo mi fa credere che la sua bont vuol servirsi ancora di voi. Credo che non mancherete dal darvi spesso a Lui per compiere la sua santissima volont. Per le due ragazze di cui parlate, se vi siete ben informata della loro vita e dei loro costumi, se avete bene spiegato loro tutto quello che c' da fare e i regolamenti della casa, sia per lo spirito che per il corpo, e se le giudicate adatte, potete mandarle o condurle voi stessa, se venite presto, facendo capire che devono venire, a condizione di provare e di essere messe alla prova, e che devono avere i mezzi necessari per il loro primo abito, per fare il viaggio, per venire e ritornare a casa, se necessario. Vi dico questo, cara sorella, perch molto importante che le giovani vengano con queste disposizioni, anche se fossero molto adatte [alla Compagnia]. Non ho avuto nessuna risposta alla lettera di Madamigella

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Parisolle, ma eccone una di madamigella sua nipote, che vi mando. Una medicina che ho presa oggi m'impedisce di scrivervi io stessa, ma nulla potrebbe impedirmi di dirmi, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signor Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva 351

L 396

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA (LORET), F.d.C. a Fontenay-aux-Roses Gioved (1654)

Carissima sorella, Vi mando la nuova suora che non ha terminato del tutto il ritiro, le farete fare le tre o quattro ultime meditazioni, il che non le impedir di lavorare in casa, affinch suor Luce 352 vada subito a San Giacomo353, se possibile, pernottando l domani; non ho potuto mandarvene altre: vi rimarr solo per il tempo che le forze glielo permetteranno. Scusatemi, cara sorella, se finisco subito, per dirmi, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella.

L 431

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C. a Fontenay-aux-Roses 29 (verso il 1654)

Carissima sorella, Sono molto addolorata per avevi lasciato tanto tempo sola e senza avervi scritto, ma credo che sappiate bene che sono indisposta. Fui anche salassata al piede ieri l'altro. Vi scrivo queste poche

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parole in fretta senza poter far risposta alle vostre ultime lettere, sperando di avere la consolazione di vedervi presto. Vi prego, sorella, di considerare la nostra suora come una nuova venuta, perch, bench sia una buona ragazza, ha bisogno per di istruzione e di pratica. Ve la raccomando con tutto il cuore, e con pari affetto sono, carissima sorella, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

L 407

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 7 giugno (1654)

Signore, Bench io sappia bene che le vostre sante occupazioni non vi danno tregua, [cedo] all'impazienza che provo di avere l'onore di essere informata da voi stesso delle vostre care notizie, e presentarvi i miei umilissimi saluti e la mia sottomissione, per tutti gli obblighi che abbiamo continuamente verso la vostra carit, che io credo, signore, si sia estesa fino a Nantes, dove ho saputo che da poco siete stato. Se cos, signore, vi supplico umilissimamente di avere la bont di farmi sapere in quali condizioni avete trovato quella Comunit, prima cos tribolata. Sono in pena anche per le nostre suore di Angers a causa della malattia di suor Cecilia 354. La buona signorina Chevalier 355, grazie a Dio, s' decisa a ritirarsi e per fortuna ha trovato posto con madamigella de Lestang 356; Dio voglia che vi si possa adattare e trovarsi bene, come spero che mi facciate l'onore di ricordarvi dei nostri bisogni davanti a N.S...., e credermi, signore, nel suo santo amore la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 411

AL SIGNOR VINCENZO Agosto (1654)

Onoratissimo Padre, Supplico la vostra carit di avere la bont di vedere queste

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lettere, che un ragazzo attende per tornarsene a Videlles 357; egli per non venuto apposta per la lettera. Se la risposta non va bene, pregher le suore di presentare le mie scuse se non mando la risposta con questo corriere. Non rividi pi la nostra buona signorina di Arras, che domand a suor Maturina [Gurin] 358 di andare a comprare della biancheria e non ritornata. Non so se in questo c' un po' di colpa mia, perch non ho avuto abbastanza premura di visitarla durante il ritiro e farla mangiare con le suore, per con qualche eccezione. Il nostro buon Dio sa quel che vuol fare e che far per la Compagnia. Ho molta fiducia nella sua bont per questo, se la vostra carit si impegna a togliere da me gli ostacoli che posso mettervi per la mia miseria. E questo mi spinge a supplicarvi che, per amore di Nostro Signore, vogliate dedicare un po' di tempo per conoscerli a fondo. Io non nasconder nulla che possa impedirlo, secondo la grazia che Dio mi ha sempre data di desiderare che vedeste tutti i miei pensieri, azioni e intenzioni come le vede la bont di Dio per la sua gloria, volendo rinunziare alla soddisfazione che ne avrei, e accettare le umiliazioni che forse ne riceverei, essendo sempre anche troppo miserabile peccatrice, e indegna di dirmi - bench lo sia -, onoratissimo Padre, la vostra obbedientissima serva. E' mercoled 359, giorno anniversario della mia nascita; se Dio vuole che sia quello della mia morte, desidero molto prepararmici.

L 413

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA (LORET), F.d.C., serva dei poveri malati a Fontenay-aux-Roses (Agosto 1654)

Carissima sorella, Voi imitate Nostro Signore, che caricandosi dei debiti degli

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altri, li pagava. Ve ne ringrazio, specialmente dei fichi belli e buoni che sono stati molto opportuni per i nostri vicini. Credo che fareste bene a prendere quella piccola pensionata, purch vi diano una buona pensione, della quale non so dirvi l'ammontare, perch dipende dal modo come si deve nutrirla; inoltre bisognerebbe prenderla prima in prova, per timore che essa non si trovi bene con la vostra buona donna. Pensavo ieri di rimandarvi suor Giovanna 360, ma ce ne dimenticammo, lei e io. Il signor Portail 361 sta meglio, grazie a Dio, ma fratel Ducourneau 362 molto malato: lo raccomando alle vostre preghiere [perch, se morisse] sarebbe una grande perdita per la casa. Cercate un'occasione per rimettervi d'accordo col chirurgo, e di evitare pi che potrete di andare dove egli pu essere chiamato. Una leggera indisposizione m'impedisce di scrivervi di mio pugno363, ma non di essere con tutto il cuore, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima....

L 412

ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA AD ANGERS

364

(15 agosto 1654)

Carissima sorella, Si deve dire infallibilmente che le vostre lettere e le mie sono andate perdute, poich credo che sia passato solo un mese da quando vi ho scritto, e in tanto tempo ho ricevuto da voi una lettera sola. Ho voluto prendermi anche l'onore di scrivere al signor Abate [di Vaux]365, che informai che la signorina Chevalier 366 era presso madamigella de Lestang 367: credo di averne informato anche voi. E' vero, care sorelle, che non vi scrivo spesso come vorrei e come dovrei, ma pi invecchiamo e pi abbiamo occupazioni. Lodo Dio perch le nostre suore sono guarite; molto tempo che ciascuna di loro in particolare non mi ha dato sue notizie personali. Supplico che le une dopo le altre mi scrivano le loro noti-

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zie. Supplico Nostro Signore che siate tutte secondo il suo cuore, e che oggi abbiate accompagnato la Santa Vergine nella sua morte, col sacrificio volontario che potete averle fatto di morire a voi stesse per vivere bene in Dio, facendo la sua santissima volont per tutti i rimanenti giorni della vita. Chiedete a Nostro Signore per tutte noi questa grazia e quella di morire nel suo santissimo amore, nel quale sono, cara sorella, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - Suor Anna Hardemont con altre tre 368 sono andate a Sedan per servire i soldati feriti; sono edificate nel vederli morire da buoni cristiani. Pregate molto per l'esercito del Re, e chiedete la conversione del nemico. Tutte le suore vi salutano e vi abbracciano con tutto il cuore. Credo che non vi dimenticate di pregare tutti i giorni per il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, affinch piaccia a Dio conservarcelo. La vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - Suor Barbara 369 vi saluta: ancora qui alla Casa [centrale] e sta bene, grazie a Dio.

L 584

(A MADAMA DES ESSARTS)

370

30 agosto (1654)

Madama, Molto tempo fa il signor Ozenne371 e le nostre suore di Polonia mi hanno informata parecchie volte che la Regina voleva altre due nostre suore e che Sua Maest si meravigliava che stessero tanto tempo ad arrivare. Il Signor Vincenzo perci mi ha ordinato, madama, di mandarle quanto prima, e di supplicarvi, madama, di darci qualche avviso per il loro viaggio, sia quanto al tempo adatto per partire, sia per gli indirizzi lungo il cammino. Se ci po-

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tessero essere delle persone che facessero questo viaggio, sarebbe per noi una grande consolazione, altrimenti, madama, bisogner affidarlo alla Divina Provvidenza, come le prime suore che sono arrivate cos felicemente 372. Aspetteremo vostre notizie per farle partire, e affinch siano onorate dei vostri ordini per la benedizione del loro viaggio. Supplico Nostro Signore di darvi una perfetta salute, e sono, madama, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 414

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 4 settembre (1654)

Signore, Vedo bene che i bisogni delle nostre suore aumentano [come] me ne ha scritto un buon ecclesiastico dell'ospedale, che era uno dei confessori. Spero che il Signor Vincenzo far loro la carit che giudicate necessaria. Anche lui ha un particolare interesse a mandare, il pi presto possibile, delle suore per servire i poveri del vostro ospedale dei Rinchiusi 373, che egli vuole che preferiamo a qualunque altra proposta che ci fanno, dopo due impegni in alcuni luoghi importanti; e questo, signore, per il rispetto e la stima che ha verso monsignor [vescovo] d'Angers e per le ragioni che - credo - la vostra carit gli ha comunicato. Ho ricevuto una lettera di una certa suor Elisabetta 374 che non mette n il cognome n il luogo da cui scrive, per credo che sia quella, alla quale mi prendo la libert di mandare a voi la risposta, purch abbia la carica di assistente o un altro ufficio dato che proprio questo che essa dice essere causa di un po' di pena che ne prova. Quel buon signore di cui vi parlo mi ha informata che si liberato dall'obbligo di ascoltarle in confessione per mantenere la pace o una migliore intesa. Potrete certamente, signore, capire da queste parole ci che vuol dire, e se urgesse qualche cosa, spero

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che la vostra carit vi provveder secondo il suo solito. Meglio di chiunque altro conoscete i loro bisogni. Se sanno che sono richieste delle suore per l'ospedale, questa cosa non mette forse nel loro spirito il desiderio di esservi impiegate? La cosa potrebbe inquietarle: l'uso di [fare] cambiamenti, cos necessario nella Compagnia per alcuni luoghi, d occasione a tutte di pensarci, e io credo, signore, che proprio questo in parte, causa la disposizione alla leggerezza; ma un male in un certo senso, necessario per il governo di ogni cosa. Fateci la carit di aiutarci con la vostra intercessione presso Nostro Signore per ottenere dalla sua bont lo spirito di cui abbiamo bisogno per la sua gloria, e fatemi l'onore, signore, di credermi sempre nel suo santo amore la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 415

(A SUOR ELISABETTA BROCARD) AD ANGERS

375

4 settembre (1654)

Carissima sorella, Vi dir, cara sorella, che sono edificata per l'amore che avete all'obbedienza e il desiderio della vostra salvezza, ma nello stesso tempo sono un po' stupita perch dubitate di non aver il mezzo di praticare questa bella virt [dell'obbedienza] nel luogo in cui siete e in cui avete ricevuto tante grazie da quando Dio vi ci ha chiamata. Voi mi fate osservare, cara sorella, che la causa di questo fatto pensate sia la carica che vi stata affidata. Forse vero, ma in un senso diverso da quello inteso da voi. Permettetemi, cara sorella, di dirvi che, se non si sta bene attente, quando si messe per la prima volta in qualche carica e non si ha un gran desiderio della virt solida, si in gran pericolo, come per esempio se avete la carica di assistente. O cara sorella, avete bisogno di domandare la grazia di stare nei limiti per non eccedere nel voler fare pi di quello che dovete. E pensate che non siete dispensata dall'umiliazione e dall'obbe-

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dienza come prima che aveste quella carica; anzi, vi siete pi obbligata per dare il [buon] esempio alle altre, e vi necessaria anche pi cordialit, sottomissione e confidenza sincera con la suor servente, essendo voi obbligata a non consigliare n ordinare nulla se non sapete che sia secondo le sue intenzioni, specialmente nel luogo in cui siete, dove la direzione stata riconosciuta sempre buona. Se qualche ombra vi fa pena, bisogna umiliarsi e sopportarla come una croce molto amabile, poich Nostro Signore ve la permette. Cara sorella, se le vostre pene continuano e voi ce lo fate sapere, non crediate che noi non cercheremo di contentarvi secondo il vostro bisogno. Intanto, supplico Nostro Signore di darvi il suo spirito, affinch, unite, vi comportiate in questa e in ogni altra circostanza unicamente per il suo amore.

L 402

(ALLE SUORE DI ANGERS) (Settembre 1654)

Carissime sorelle, Dal vostro signor confessore ho saputo con [molta] consolazione le vostre care notizie e le vostre migliorate condizioni di salute. Care sorelle, poich l'avete dalla mano di Dio, vi prego di impiegare [la vostra salute] anche, con piacere e gioia per il suo amore nel servizio dei poveri. Incoraggiatevi scambievolmente, e gli esempi che vi darete facciano pi di quanto potrebbero fare le parole. Approfittate di tutte le istruzioni che riceverete dalla carit del buon signor [Abate di Vaux]; praticate soprattutto la santa cordialit e il mutuo rispetto le une verso le altre. Vi prego di non lasciar passare occasione senza farci sapere le vostre notizie molto ampiamente, in attesa delle quali vi abbraccio tutte e sono, carissima sorella, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

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L 451

ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA ANGIBOUST (AD ANGERS) 9 settembre (1654)

Carissima sorella, Ho solo il tempo di ringraziarvi di avermi fatto sapere ci di cui dubitavo; ma avete dimenticato il punto principale, cio farmi sapere se la signora madre di questa giovane signorina - nel caso che la figlia si maritasse a Parigi - sarebbe disposta a venire a stare per qualche anno con sua figlia. Se lo sapete, vi prego di farmelo sapere. Ho ricevuto notizie da suor Barbara 376 che sta meravigliosamente in salute; certo, nel suo buon paese, cio in un cantone della Normandia. Si interessa sempre di voi e vi informa che alcuni vostri parenti l'hanno assicurata che gli altri vostri parenti stanno bene; mi ha mandato anche i loro nomi, ma in questo momento non ho la sua lettera. Vi prego di salutare tutte le care suore; le supplico di esortarsi scambievolmente alla fedelt alla loro santa vocazione. Credo che non mancherete di pregare per la conservazione del Signor [Vincenzo nostro onoratissimo Padre e per la perfezione di tutta la Compagnia. Le nostre suore di Polonia vi pregano [di pregare] per ottenere dalla bont di Dio la pace nel regno, la conservazione della persona del Re e della Regina. Per la nostra cara Francia, siamo troppo obbligate a pregare, per cui non ve lo raccomando. Supplico Nostro Signore di esaudire le preghiere che farete per la pace della Chiesa nostra madre, e sono, nel suo santo amore, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Credo che vi porter questa lettera il signor Moreau 377: un uomo molto buono e virtuoso, e ha lavorato con gran cuore per gl'interessi dell'ospedale. Se la carit di tutti i vostri signori [amministratori] non fosse come a Parigi, quella di quest'uomo sarebbe sufficiente a far avere una buona stima di tutti gli altri. Saluto madamigella de la Franchandire 378.

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L 81

AL SIGNOR VINCENZO (1654)

Onoratissimo Padre, Ho gran bisogno che il nostro buon Dio vi dia un po' di tempo per esercitare la carit per i miei bisogni. Vi ringrazio umilissimamente del biglietto che vi siete incomodato a mandarmi stamattina, e di tutti gli altri vostri benefici. Credo che il buon fratel Pascal vi abbia detto che non conosco un modo di rispondere entro marted al signor de la Hode 379, e [credo] che vi abbia domandato se devo inviare la sua lettera a madama la presidente de Nesmond 380; ma poi ho pensato se non sarebbe pi opportuno lasciare che disponga completamente del ritorno delle suore 381, credendo che infallibilmente le rimander [a Parigi] fin da marted, come egli propone; tuttavia c' anche da temere che lo faccia senza darne notizia, e perfino che le suore non vogliano venire senza un ordine. Aspetto quello che la vostra carit mi dar e che io eseguir, essendo, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva382.

L 93

ALLA CARISSIMA SUOR GILLETTE JOLY serva sei poveri malati, a Sedan

383

, F.d.C.,

(Verso l'ottobre 1654)

Carissima sorella, Suor Anna384 mi ha molto consolata con le notizie che mi ha date su di voi. Supplico Nostro Signore di continuarvi le sue sante grazie. Non meno di voi desidero vedervi da queste parti, ma ragionevole che abbia la precedenza suor Maria 385, poi verrete voi. Non le scrivo, appunto perch aspetto di vederla presto. Se non partita, le direte che la saluto e che gli amici del quartiere [della parrocchia] di S. Germano la desiderano qui per le vostre occupa-

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zioni comuni, poich so che ha tanto affetto per voi che si cura dei propri interessi temporali solo per riguardo a voi. Il vostro [interesse], cara sorella, son sicura che solo la preoccupazione di rendervi gradita a Dio. Come siete felice, dal momento che - facendo cos - siete sicura che Nostro Signore avr sempre grande cura di voi. Mi raccomando alle vostre preghiere, e vi prego di credermi, cara sorella, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 438

ALLA CARISSIMA SUOR ELISABETTA AD ANGERS

386

(Verso l'ottobre 1654)

Carissima sorella, Sono un po' stupita nel vedere una terza lettera vostra sullo stesso argomento, dato che vi ho gi risposto due volte. Dubito che non le abbiate ricevute, perch [altrimenti] mi sembra che avreste avuto motivo di stare tranquilla per praticare per un po' di tempo gli avvisi che vi indicavo. Infatti, cara sorella, non dobbiamo dare retta ai nostri primi pensieri n dar ascolto alle nostre pene e difficolt, che spesso sono solo leggere tentazioni e prove della nostra fedelt. Si deve avere un gran coraggio per superare se stesse, bench molto spesso quelle che chiamiamo pene siano pi immaginarie che reali. Se desideriamo piacere a Dio, un gran mezzo sopportare le nostre pene e difficolt. Dico questo, cara sorella, non perch non abbiamo la volont di aiutarvi. Dovreste avere piena fiducia nel signor Ratier 387 quando non potete parlare al signor Abate [di Vaux], e contentarvi dei consigli che vi d: il resto superfluo e produce spesso perplessit di spirito, perch vogliamo cercare dei consigli ma non secondo

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l'ordine che ci ha dato Dio, e cos la sua bont non d la sua benedizione. Quello che vi dico viene piuttosto dal dubbio che abbiate avuto qualche consiglio che vi abbia nuociuto, e non [viene] dal pensiero che la vostra volont abbia cambiato in qualche cosa, poich posso assicurarvi, cara sorella, che sarei la pi ingannata del mondo avendo avuto sempre una grande fiducia in voi, che non pu andar perduta, come anche il desiderio che mi crediate nell'amore di Nostro Signore....

L 416

AL SIGNOR VINCENZO [Novembre 1654]

Onoratissimo Padre, Dopo che stata consegnata alla vostra carit la lettera della Regina388, ho creduto sempre che sarebbe stato deciso di dare una direttrice alle nostre care sorelle, e il mio pensiero andava anche oltre, immaginando che sarebbe giudicato necessario che - per non lasciarle senza guida dopo la morte di quella buona damigella 389 - ella potrebbe far capire a Sua Maest che sarebbero necessarie tre o quattro simili direttrici, e questo sarebbe molto conforme alle Compagnie della Carit, perch le dame sarebbero le ufficiali e le nostre suore lavorerebbero sotto di loro. Se le nostre due suore non hanno cambiato carattere, temo che suor Francesca390 non sia franca come suor Maddalena 391 e non abbia tanta fermezza. Riguardo a quelle [suore] che dobbiamo mandare, non ne vedo una pi adatta di suor Cecilia 392, con la riserva per che, stando con suor Margherita 393 ad Angers, dubito che vadano sempre d'accordo in tutto. Se non ci fosse il malessere di suor Giuliana394, per i capogiri e il mal di cuore che soffre con tutte le vetture, credo che sarebbe abbastanza adatta in quel luogo. Lascio alla vostra carit giudicare suor Giovanna Lepintre 395, che si accorderebbe molto coi sentimenti di madamigella de Villers. Credo che le suore s'indurranno facilmente a seguire le direttive del signor Ozenne396 di occuparsi solo di ci di cui avranno la

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responsabilit, ma la difficolt verr dalla bont e familiarit della Regina: quando parla con le nostre suore, potr ordinare loro di fare certe cose, che madamigella [de Villers], sia per conservare la propria autorit, sia per altre buone ragioni, far loro rimandare, o forse impedir loro di farle del tutto, e cos questo pu suscitare contrasti e gelosie. La questione dei vestiti e dei letti si rivela come un'impresa difficile, se suor Margherita ha riferito bene la cosa. Se le dame si radunano domani, supplico umilissimamente la vostra carit di farmi sapere se, in un breve promemoria che dobbiamo fare, parleremo delle colpe delle trovatelle pi grandi che erano a servizio. Avrei anche un gran bisogno di parlarvi, se lo giudicate opportuno, con due o tre nostre suore per le difficolt che furono rimandate nell'ultima piccola adunanza, ed anche per me in particolare: per l'amor di Dio domando alla vostra carit, onoratissimo Padre, la sua santa benedizione, in quanto sono la pi indegna figlia e l'obbligatissima serva.

L 294

ALLA CARISSIMA SUOR MARIA GAUDOIN serva dei poveri malati a Les Alluets

397

, F.d.C.,

8 novembre (1654)

Carissima sorella, Ecco la vostra suora che vi rimando; credo che star meglio in campagna che in citt. Sono molto addolorata perch non la posso servire in questa occasione. L'ho mandata in codesta casa per il

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motivo per cui l'avevo fatta venire, ma non ci si trova bene, e non pare che ci sia la possibilit che lo sia. Credo che a Parigi essa sarebbe un pilastro 398 dell'ospedale, malata com'. Non vi scrissi per mezzo della nostra suora perch speravo che vi avrebbe parlato ampiamente delle nostre notizie. Credo, care sorelle, che conserverete per molto tempo il ricordo della missione399, cosa molto necessaria, specialmente quando si fuori di casa e in mezzo al grande trambusto: lo spirito si dissipa facilmente se non si sta attente. Immagino che, quando una suora ritorna, quelle che l'aspettano non manchino di farle molte domande, per rinnovarsi nello spirito di esattezza nell'osservanza delle regole. Supplico Nostro Signore di darvi questo spirito, e nel suo santo amore sono, care sorelle, la vostra umilissima e affezionatissima serva.

L 418

AL SIGNOR VINCENZO Luned [novembre 1654]

Onoratissimo Padre, La buona suor Maria 400 di Sedan ci ha lasciato oggi dopo pranzo e senza dirci addio; ha portato il suo bagaglio; temo che parta domani per ritornare a Sedan, e forse la troveremmo alla carrozza, se la vostra carit credesse bene mandarci qualcuno. Temo che, se ci andassero le nostre suore, non avrebbero abbastanza forza per trattenerla. Penso, onoratissimo Padre, che sarebbe necessario almeno scrivere quanto prima a Sedan, per avvertire di ci che dovranno fare se ella ritorna nella sua casa401, poich temo che vada a fare un buon guadagno e vendere tutto quello che potr per ricavare una buona somma.

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Ecco una lettera per suor Giovanna Cristina 402, affinch possa partire appena la vostra carit glielo ordiner: sarebbe molto penoso se suor Maria ritornasse [a Sedan] prima di lei. Il signor Mnard mi ha comunicato che, se la vostra carit gli manda una carrozza domani all'una o press'a poco, non mancher di andare dove vi piacer. Credo che giudicher del malato molto meglio se lo vede a letto che alzato, e questo potr farlo forse ai Bons-Enfants, purch la carrozza e la lunghezza della strada non gli facciano male. Se avessi previsto quel che capitato a suor Maria, l'avrei potuto impedire, mettendola in ritiro: era questa la decisione per domani. Ho molto bisogno che la vostra carit pensi a darmi qualche rimedio potente per strapparmi al mio indurimento e aiutarmi ad essere veramente, onoratissimo Padre, la vostra umilissima...

L 419

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 4 dicembre 1654

Carissima sorella, Con giusto motivo vi lamentate della mia lentezza a manifestarvi la gioia che ho provato al ritorno del buon Signor N. che ci ha dato ampie notizie dell'opera della Carit e del modo in cui piaciuto a Nostro Signore dirigere tutta la cosa. Avete avuto un po' di strettezze e forse ci siete ancora; ma in realt, cara sorella, questa condizione non d forse una certa consolazione al vostro cuore, poich vi unisce a quella in cui cos spesso si sono trovati Nostro

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Signore e la sua santa Madre quando erano sulla terra? Credetemi, cara sorella, quando vedo delle opere cos magnifiche, che tutto sorride agli inizi, temo sempre per l'avvenire. In nome di Dio, non precipitate nulla: le cose che si fanno dolcemente, si fanno solidamente. Il ricordo e la [= della] condizione delle Figlie della Carit come serve dei poveri molto necessario per tenerle al loro posto. Vi prego, cara sorella, di parlarne spesso con suor Lorenza 403: questo serve a farci stare al nostro dovere, a farci onorare e rispettare tutte le dame o donne che si sono iscritte [nella Compagnia] della Carit, guardandole come persone alle quali dobbiamo essere riconoscenti che ci sopportino a stare con loro per servire i poveri. Penso, sorella, che quando si tratter di cercare un alloggio fisso, starete attente a scegliere un alloggio adatto a donne povere, e non pensate mai, ve ne prego, alla fondazione di un ospedale n ad accogliere malati in casa vostra, e nemmeno a tenere dei pensionati, senza scrivere al Signor Vincenzo; se ve ne parlano, non date l'approvazione da voi stesse, ma lasciate fare a Dio, che far conoscere certamente la sua volont per mezzo dell'obbedienza. Saluto con tutto il cuore la cara suor Lorenza, [alla quale] mi procurer la consolazione di scrivere un'altra volta. Siate sicure tutt'e due, care sorelle, del mio affetto e credetemi nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

L 420

AL SIGNOR VINCENZO Venerd [dicembre 1654]

Onoratissimo Padre, La vostra carit, come mi sembra, non ha deciso se, mandando il libro e la lettera a suor Giovanna Lepintre 404, dovrei dirle alcune parole di avvertimento sul modo di agire, quando si scrive ai

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propri conoscenti. Per questo ho pensato di scriverle a questo proposito e di mandare la lettera alla vostra carit, affinch, se giudica opportuno mandarla, possa farlo domani, sabato. Madama de Chas desidera molto una risposta e fa premura per averla. Per la nostra suor Maria 405 stata fedele e non c' andata, ma ha sempre il desiderio di ritornare, bench qualche volta cerchi di moderarlo. Io cerco di aspettare in pace il tempo del mio piccolo ritiro, avendo bisogno di parlarvi prima che Dio mi faccia questa grazia che desidero con tutto il cuore, e la vostra benedizione che domando alla vostra carit, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima figlia.

L 376

ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA, 406 F.d.C., serva dei poveri malati, all'ospedale di Angers (Dicembre 1654)

Carissima sorella, Lodo Dio con tutto il cuore per le grazie che ha fatto a voi e a tutte le suore nel vostro ritiro. Come siete fortunate di avere una direzione cos premurosa e di poter avere il tempo [di fare] i santi esercizi. Vi assicuro che abbiamo alcune suore a Parigi che da pi di due anni, e qualcuna da pi di tre anni, non hanno potuto farli. Supplico Nostro Signore di farvi la grazia di essere molto riconoscenti alle sue misericordie. Seguire attentamente gli avvisi del signor Abate [di Vaux], soprattutto quelli che vi d per la vostra direzione da parte dei confessori e per discernere quelli che sono adatti a voi tutte. Non dovete illudervi, vedete, cara sorella; quelle che hanno da Dio la responsabilit delle altre, devono dimenticare completamente se stesse in tutte le cose, ma specialmente per quanto riguarda la parte spirituale e le soddisfazioncelle che possono far avanzare le suore verso la perfezione. Si deve pensare che quelle che hanno delle cariche devono essere i muli della Compagnia 407. Domandiamo a Nostro Signore questo spirito per voi e per me, ve ne prego. Non posso conoscere bene suor Gio-

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vanna Maria, vi prego di informarmi quale , perch credo che abbiate due suor Giovanna 408. Ho un grandissimo dispiacere perch non possiamo ancora mandare due nostre suore dai Rinchiusi, ma credo anch'io come voi, cara sorella, che per fare l del bene, non sarebbero troppe tre o quattro, e per il momento non ne abbiamo. Abbiamo tre localit nelle quali c' una sola suora per luogo, e non possiamo dar loro un aiuto. Credo di avervi informata che suor Barbara 409 a Bernay in Normandia, dove si comporta molto bene. Ne abbiamo anche a quindici (leghe) 410 al di l di Caen, e tutto questo per dei poveri vergognosi, che hanno estremi bisogni, spirituali e temporali. Le nostre suore di Polonia vi salutano; la Regina vuole che gliene mandiamo altre tre in primavera; le aveva chieste fin dall'anno passato, e io non so cosa potremo fare 411. Pregate Nostro Signore che questa sia la sua santissima volont, altrimenti finisca pure tutto. In questo momento non posso scrivere nemmeno ad una delle nostre suore, vi supplico di salutarle tutte da parte mia e assicurarle che esprimo loro i pi cari e teneri affetti del cuore nell'amore di Ges, che da poco nato, nel quale sono, cara sorella, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 401

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 27 dicembre (1654)

Signore, Se non sono aiutata dalla vostra carit presso monsignor [vescovo] d'Angers, ho gran motivo di temere che sia scontento del fatto che tardiamo troppo a soddisfare il suo desiderio per l'ospe-

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dale dei poveri Rinchiusi. Infatti, bench mi sia impegnata solo a mandare alcune nostre suore a questo scopo pi presto che potremo, tuttavia provo una pena estrema nel rimandare tanto [a lungo] per degli incidenti che non potevamo prevedere. Fatemi il favore, signore, di assicurarlo che solo l'impossibilit causa di questo ritardo e che volentieri vorrei lasciar da parte molti altri per compiere verso di lui il dovere della mia obbedienza. Dopo le guerre [passate] troviamo grandissima difficolt a trovare delle giovani che possano essere adatte ai nostri ministeri, e parecchie, dopo essere state formate completamente si lasciano trascinare dai loro interessi e si ritirano dalla Compagnia per avere pi libert. Questo fatto, da alcuni anni ci ha messe in grave necessit, essendo aumentate le domande alla nostra Compagnia, perch ha fatto ritornare il ricordo a parecchie persone, con le quali si era preso l'impegno da molto tempo. Vi posso dire, signore, che al momento presente non ci sono in casa pi di tre anziane per aiutare a formarne delle altre, e che tutte le altre sono suore nuove o molto inferme. Da poco tempo ne abbiamo seppellite due. Giudicate, signore, che cosa possiamo fare e permettetemi di ringraziare umilissimamente la vostra carit perch continua il suo ministero riguardo ai bisogni delle nostre suore. Mi sembra che sarebbe molto necessario che suor Cecilia 412 dimenticasse le proprie soddisfazioni per darne il pi possibile alle nostre suore. A proposito del loro confessore, credo, signore, che ella vi lasci la piena disponibilit per la scelta che la vostra carit ne fa, la quale [carit] ha abbastanza bont per ascoltare le sue ragioni, se avesse occasione di dirvele. Vi parlo in questo modo, signore, perch credo che di qui venga il piccolo disaccordo della nostra suor Elisabetta 413. Mi sembra per che dopo il ritiro sia diminuita la difficolt dell'una e dell'altra, e a questo scopo ha dato non poco aiuto il signor Ratier. Supplico Nostro Signore di essere per sempre la nostra riconoscenza [verso di voi], e sono, signore, nel suo santissimo amore la vostra umilissima e obbedientissima serva.

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L 423

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA LORET, F.d.C., serva dei poveri a Fontenay-aux-Roses (29 dicembre 1654)

Carissima sorella, Solo ieri, 28 dicembre, ho ricevuto la vostra lettera; sono molto addolorata di non averla ricevuta prima: vi avrei mandato del denaro, perch non credo opportuno che ne facciate domanda al signor Bguin414 per il cos poco tempo che dovete tenere la sua signora sorella. Vi prego di mandare la nostra suor Maria per avere il necessario, ed ella ve ne porter. Avete fatto bene a non lasciare la vostra buona donna sotto la direzione sola della nostra suora; aspetto che, appena sar partita, verrete a vederci. Ve ne prego, e anche di credermi, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Bench sia passato il tempo, non lasceremo di fare presso Nostro Signore quello che desiderate, e di questo lodo Dio con tutto il cuore.

1655

[p. 534]

L 422 ALLA CARISSIMA SUOR ANNA HARDEMONT F.d.C., serva dei poveri malati a La Roche-Guyon

415

7 gennaio (1655)

Carissima sorella, E' possibilissimo che sia andata perduta una lunga lettera che vi ho scritta pi di un mese fa e avevo mandata al palazzo di Liancourt. Con essa vi comunicavo, tra l'altro, di rimandarci suor Claudia, poich non la giudicavate adatta in codesto luogo. Vi prego di farlo prima che potrete, e perci non incaricatevi di troppo lavoro; so che madama 416 ha tanta bont che vorr certamente che prendiate una donna per aiutarvi a far la cucina e a fare il bucato. Questa buona donna che venuta da La Roche-Guyon mi ha consolato molto perch mi ha detto le grazie che Dio vi fa: ne sia benedetto per sempre! Vi supplico, sorella, in nome di Dio, di non sforzarvi e di contentarvi del necessario. Credo certo che siete sempre nella sofferenza, ma l'uso che ne fare, per grazia di Dio, e la speranza della vostra ricompensa mi di grande consolazione, e deve darvi un incoraggiamento continuo. Non so se vi ho comunicato la morte di suor Margherita, che

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era [nella parrocchia di] S. Gervaso, e che la nostra suor Claudia Chantereau 417, con un'altra, sono [sic ] andate nella Bassa Normandia, nei possedimenti di madama la duchessa di Ventadour418. Vi raccomando l'una e l'altra alle vostre preghiere, e vi supplico di credermi nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 421

A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay (Gennaio 1655)

Carissima sorella, Ho ricevuto due lettere vostre, mi sembra: da quella che mandate a madama Le Comte vengo a sapere che Dio d molte benedizioni all'opera della Carit; ne sia benedetto per sempre! Fatemi sapere, ve ne prego, come va la vostra salute e quella dell'altra suora 419, e se avete molte alunne e malati, e se avete molte ragazze grandi che assistono al catechismo nelle feste. Mi dispiacerebbe molto se il vostro lino fosse perduto, perch noi non l'abbiamo visto affatto. Ci fate perdere la speranza di rivedere il vostro bel filo, poich questi giorni cos corti non vi permettono nemmeno di filare. E' vero che avrei avuto una grande consolazione se le nostre suor Claudia Chantereau 420 e suor Elisabetta di Angers421 avessero potuto vedervi passando, ma la cosa non fu possibile, esse sono ora a quindici o sedici leghe da Caen nei possedimenti di madama di Ventadour422, che mi ha fatto l'onore d'informarmi del loro arrivo, in buone condizioni, grazie a Dio. Credo di avervi comunicato, cara sorella, la morte della nostra suor Margherita, che era [nella parrocchia di] S. Gervaso, dove stata malandata per molto tempo.

[p. 536]

Ecco, cara sorella, le vostre strenne che hanno avuto la benedizione del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre il giorno di S. Genoveffa 423, in cui la sua carit ci fece la conferenza sulla necessit della mortificazione dei sensi e delle passioni. Tutte le suore vi salutano e vi augurano un buon anno, specialmente suor Maria Joly 424, di Sedan, che qui da due mesi, e suor Claudina, la grande, anche lei di Chlons, e con loro le poche suore anziane che sono nella casa [centrale]. Comincia la lettura della sera: supplico Nostro Signore di darvela, e sono, cara sorella, nel suo santo amore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Non ho avuto ancora nessuna risposta per suor (Lorenza).

L 425 A SUOR LORENZA 425, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 19 febbraio (1655)

Carissima sorella, Vi ringrazio di avermi dato le vostre notizie; fatemi sapere se la calligrafia la vostra, perch se non fosse, dovrete ricorrere solo alla mano di suor Barbara 426 che ve la presterebbe molto volentieri; mi sembra per che cominciavate a scrivere. Per poco che sia, se avete da comunicarmi qualche segreto, scrivetelo voi stessa, e bench non siate obbligata a mostrare la lettera [a suor Barbara], pure per cordialit, dovete dirle che volete scrivermi. Non temete, non vi domander quello che ci volete comunicare n leggere la lettera, perch sa che offenderebbe Dio. Vi vedo tutt'e due, come mi sembra, in una gran pace e col desiderio di spronarvi l'una l'altra all'unione e alla cordialit, che consiste nell'avere comunicazione l'una con l'altra, sia dicendo che cosa avete fatto quando siete separate, sia dicendovi anche l'una all'altra dove andate quando uscite: una per obbligo di sottomissione, l'altra per obbligo di affabilit e di compiacenza. Lo stesso [fate] nella vostra piccola attivit quotidiana: se una triste, si vinca per sollevarsi con la sorella, e quella allegra si moderi per adattarsi all'umore dell'altra, per levarla a poco a poco dalla malinconia, e tutto questo [fatelo] per amor di Nostro Signore e per non cedere alla tentazione che potrebbe suggerirvi il desiderio di andare altrove a cercare conforto e a scaricare il suo [= vostro] povero cuore, il che sarebbe una rovina totale della santa amicizia che due suore devono avere tra loro. Supplico Nostro Signore di preservarvi [da questo male] per il suo santo amore, nel quale sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

L 404

ALLA CARISSIMA SUOR GIULIANA (LORET), F.d.C., serva dei poveri malati a Fontenay-aux-Roses (Verso il 1655)

Carissima sorella, Credo che non vorrete affatto trovar difficolt a lasciar andare codesta buona signora, bench mi dispiaccia che le nostre suore perdano questa occasione di fare una tale carit. Ma, cara sorella, penso che si deve offrire il resto del denaro, se vi stata pagata in anticipo la quota del trimestre. Vi mander una suora pi presto che potr; nell'attesa, vi prego, cara sorella, di non preoccuparvi. Le suore finiscono domani il ritiro, e questo ci dar modo di mandarvi un aiuto, se piace a Dio, nel cui amore sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Cara sorella, mi permettete di dirvi che la vostra lettera non ha l'odore dei poveri, ma un profumo che non permesso alle Figlie della Carit.

[p. 538]

L 427

AL SIGNOR VINCENZO Marzo [1655]

Onoratissimo Padre, Permettetemi di domandarvi notizie del vero stato della vostra salute, e di supplicarvi di avere la bont di dirmi ci che devo dire in risposta a quei due signori di Nantes riguardo alle lettere che consegnai ieri al signor Portail per consegnarle a voi a proposito di suor Enrichetta427. Inoltre non so se la vostra indisposizione vi ha permesso di vedere la lettera del signor de la Hode 428 [sulla] situazione della casa e degli uffici di Chantilly. [Bisogna] sapere [cio] se si far quello che il signor de la Hode domanda, cio di far conoscere alla Regina questa situazione [della casa], nel caso che ci che si doveva fare, non fosse fatto e firmato; e [sapere se si deve] mandargli la sua lettera, indirizzata a Sua Maest. Sembra che tutto questo sia un po' urgente, per senza incomodarvi; ma per l'amor di Dio, [date] la vostra benedizione alla vostra povera figlia e indegna serva. P.S. - Madama la contessa di Brienne 429 mi ha detto or ora di avvertirvi che il signor de Francire 430 gravemente malato d'idropisia al polmone; la cosa gli preme molto, per sapere che cosa egli crede ci sia da fare perch l'amministrazione dell'ospedale S. Dionigi sia messa in buone mani, per paura che finisca in un beneficio. Il malato le ha detto che bisognerebbe affidarla ai Padri riformati431. Mi viene in mente che la cosa potrebbe un giorno toccare a qualche religiosa del loro ordine: intendo parlare del servizio dei poveri malati. Credete opportuno, onoratissimo Padre, che io vada a visitare quel buon signore? Credo che gli farei piacere.

[p. 539]

L 346 (A SUOR ANNA HARDEMONT, A LA ROCHE-GUYON) 432 (1655)

Carissima sorella, Sono quasi sicura che abbiate letto due volte la lettera che vi scrissi per mano di suor Maturina 433, essendo impedita dallo scrivervi io stessa, a causa di una infermit. Son sicura che non vi avreste trovato nessun motivo di malcontento, e che avreste ben capito che quello che io vi proponevo da parte del Signor Vincenzo, cio di venire [qua] o rimanere [cost], non era perch sospettassi [in voi] qualche disposizione a non amare l'obbedienza, ma [era per] esporvi semplicemente che potevate liberamente e con sicurezza rimanere cost, se le vostre indisposizioni non vi obbligassero a ritornare [a Parigi], cosa che potevate fare con la stessa libert, se il ritorno era necessario alla vostra salute 434. Vi dico ancora la medesima cosa, cara sorella, a condizione che, se potete restare col, non lavoriate eccessivamente e vi facciate curare dalle nostre suore. Cara sorella, si deve accettare con gran cuore l'incapacit al lavoro, quando piace a Dio che ci capiti, e servircene per sollevarci al disopra delle cose della terra, e farci pensare che Nostro Signore vuole che, dopo aver lavorato per il prossimo, dobbiamo pensare a prepararci per il cielo che la nostra patria fortunata. Credo, cara sorella, che questi pensieri vi vengano spesso in mente. Vi prego di salutare umilissimamente a nome mio il rev. P. Marziale, e assicurare le nostre suore con voi del mio affetto e servizio. Vi abbiamo mandato sei libbre di sciroppo di fiori di pesco. Credo che non abbiate pi con voi la buona ragazza di Buret. Se non ve ne potete liberare, penso che sarebbe molto opportuno che ne scriviate a madama la duchessa di Liancourt 435. Tutte le suore vi salutano con tutto il cuore, e io con tutto il mio cuore, vi assicuro che sono, cara sorella, quanto e pi di quanto sono mai stata, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella.

[p. 540]

L 430

AL SIGNOR VINCENZO Domenica, 4 aprile 1655436

Ieri mi dimenticai, onoratissimo Padre, di dirvi che madama des Essarts437raccomandava alle vostre preghiere e a quelle dei signori [missionari] della vostra Compagnia suo padre che malato e in et di 79 anni. Ella sta molto in pena poich l'ama teneramente. Mi disse anche che, se il male non continuer, essa potr partire fra dodici o quindici giorni per andare a Bourbon 438; che ha l'ordine di fornire tutto ci che occorre per il viaggio 439, senza dire che cosa. Non so se vuol essere assicurata, prima che lo dica, delle persone che devono andare, e dice che, anche se fosse partita, il signor Levque, incaricato di questo, fornirebbe tutto quello che occorre. Mi sembra, onoratissimo Padre, che sarebbe molto necessario che specificasse ci che dovr fornire; se voi o qualcuno da parte vostra la vedesse, forse ella lo direbbe. M'ha manifestato il desiderio di venire a visitare quelle nostre suore che vi devono andare, quando sapr che saranno qui. Non so se sar opportuno avvertirla piuttosto che mandarle da lei. Domani la nostra grande festa 440 in cui dobbiamo essere riconoscenti a Dio della grazia che Dio ha fatto in quel giorno alle prime cinque441 che la sua bont volle fossero tutte consacrate ai ministeri della piccola Compagnia: una di esse in cielo 442, se Nostro Signore le ha usato misericordia. Abbiamo tre nostre suore, cio Margherita Chtif 443, Maddalena Reportebled444 e suor Filippa445, che desiderano e hanno chiesto di fare la stessa offerta, per il secondo o terzo rinnovamento al termine del loro anno; le prime due lo chiedono per tutta la vita, e credo che il signor Portail ve ne abbia informato. Ma poich temo di avervi contribuito, ho pensato, onoratissimo Padre, di dover avvertirne la vostra carit per conoscere la vostra intenzione e aiutarle a disporvisi, avendo anche io l'intenzione di unirmi a loro e a qualcun'altra delle nostre suore che hanno questa fortuna. Se voi dopo la vostra malattia avete gi ricominciato a dire la Messa da basso e doveste dirla l, non dubitate affatto, onoratissimo Padre, che noi spereremmo che la nostra offerta sarebbe pi gradita a Dio, perch fatta da un cuore che supplir ai difetti delle sue povere figlie e piccole serve. Luisa de Marillac, e le altre che chiedono la vostra bene-

[p. 541]

dizione per l'amor di Dio. P.S. - Madama de Traversay 446 deve venire, verso le 3 o le 4, a parlarvi - credo - di ci che ha gi deciso di fare per la nostra suora. L'ultima volta non sembr che ci fosse attaccata, ma credo che non ci vedesse tanta facilit come si era immaginata.

L 424

A SUOR BARBARA ANGIBOUST A BERNAY (Verso il maggio 1655)

Carissima sorella, Ho voluto parlare con madama 447 di quello che mi avevate comunicato; ella mi ha chiuso la bocca per dirmi i lamenti che le avevano riferito per scritto, e che ho ascoltato come si doveva, pensando naturalmente che venivano da alcuni invidiosi o piuttosto da persone interessate che pensano che tutti assomiglino a loro. Ma tuttavia, cara sorella, siamo obbligate a contentare tutti e fare l'opera di Dio con pazienza, facendo le cose senza fretta. La nostra vocazione di serve dei poveri ci invita alla dolcezza, all'umilt e alla pazienza che dobbiamo avere per gli altri, e [ci di-

[p. 542]

ce] che dobbiamo [avere] rispetto e onore per tutti: ai poveri perch sono le membra di Ges Cristo e nostri padroni, e ai ricchi affinch ci diano i mezzi di fare il bene ai poveri. Il Signor Vincenzo prova una gioia tutta particolare quando ascolta le vostre notizie; del parere che rimandiate le vostre [educande] pensionanti e dice che non il compito delle Figlie della Carit tenerle. In realt era stato deciso in un consiglio 448, tenuto su parecchie questioni, che non ne prendessero, e per buone ragioni.

L 476

ALLE CARISSIME SUOR BARBARA 449 E LORENZA F.d.C., serve dei poveri malati a Bernay

450

9 maggio (1655)

Carissima sorella, E' vero che da parecchio tempo non mi sono presa la consolazione di scrivervi e che nel frattempo ho ricevuto da voi due lettere. In risposta alla prima, vi dir che ho ricevuto da circa quindici (giorni) il pacchettino che vi teneva preoccupata e che madamigella de Croissy451 ebbe la bont di portarci personalmente, e di esso vi ringraziamo molto affettuosamente. Il vostro buon cuore fa apparire sempre il suo affetto, e bench [sia] obbligato a seguirvi, vuole mostrarci che rimane con noi. Lo prego di esser sicuro di un affetto pari dei nostri [cuori], bench gli effetti non appaiano a voi abbastanza spesso. Voi, suor Barbara, non m'informate affatto della visita che avete avuto. Vi prego di scrivere a me quello che avete detto a suor Cecilia452, che sta bene, grazie a Dio, come tutte le suore sia della casa che di altri luoghi, poich so che nessuna malata, per grazia di Dio. Non tralascio mai di dare vostre notizie al Signor Vincenzo e al signor Portail, che le ricevono con gioia e con segni di riconoscenza. Non so se madama Le Comte 453 vi ha mandato un po' di sciroppo, perch era in campagna quando ho mandato [la lettera].

[p. 543]

Non comprendo bene quello che mi comunicate sulla popolazione di Bernay riguardo alla [Compagnia della] Carit. Sarebbe possibile che non volesse che fosse fondata? Oh carissima sorella, quanto desidero che voi siate amata cost, essendo questo assolutamente necessario per fare del bene nei luoghi dove vi chiama la sua divina Provvidenza. Com' penoso quando si deve litigare con qualcuno! In nome di Dio, non partecipatevi e fate vedere che voi non volete altro che servire i poveri e le vostre alunne. Credo che la vostra carit vada continuamente al sollievo del popolo, e che non facciate vedere al Signore di Bernay i loro lamenti e mormorazioni, perch questo servirebbe solo a inasprire, come sapete. Inoltre, coi con una parola dolce, farete di pi che tutti i signori e ufficiali con le minacce: [dico questo] non perch io sappia che si faccia cos. Abbiamo avuto notizie dei parenti di suor Lorenza della quale mi dispiace che non mi scriviate: basterebbero tre o quattro righe per contentarmi, e questo sarebbe sufficiente per abituarsi a scrivere. Dunque, non siate pigra, ve ne prego, e credetemi, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 437

AL SIGNOR VINCENZO [1655]

La ragazza di la Roche-Guyon, che suor Hardemont 454 ha condotto con s, insiste per andarsene, dicendo che non potrebbe abituarsi al nostro modo di vita. Vi supplico, onoratissimo Padre, di avere la bont di farci sapere se dobbiamo lasciarla andare. Ho motivo di temere di aver contribuito anch'io perch nei giorni passati diceva che non le mostravo un volto benigno. E' vero che ho dichiarato a suor Anna che sarebbe stato pi opportuno aspettare che ella ne avesse parlato alla vostra carit. Tutto questo non

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m'obbliga forse a farle rimandare [la decisione]? Aspetto, onoratissimo Padre, il vostro ordine per obbedirvi, quantunque io sia infedele in queste pratiche, e questo mi causa di tante mancanze, di cui vi domando umilissimamente perdono e la vostra benedizione per avere nuove forze, se piace alla vostra carit.

L 434

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 21 maggio (1655)

Carissima sorella, Non so se vi ho comunicato che madamigella de Croissy 455 ci aveva portato personalmente il pacchettino molto tempo dopo che ci avevate informata di avercelo mandato. Ho saputo dal Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre che state ben attenta con le buone ragazze che si presentano, per vedere bene se il loro desiderio di venire qua semplicemente per servire Dio e non per venire a vedere Parigi, se la loro intenzione di vivere e morire qui, se sono decise di tornarsene a casa nel caso che non siano adatte alla Compagnia. Infatti sapete bene, cara sorella, il pericolo che c' per le ragazze che rimangono a Parigi. Se voi le avete ben provate e le giudicate adatte, saranno le benvenute. Ho risposto ampiamente alla vostra ultima lettera. Prego suor Lorenza 456 di farmi avere le sue notizie; ne ho avute dei suoi parenti, che stanno bene, grazie a Dio. Vi prego di continuare a pregare Dio per la scelta delle suore da mandare in Polonia. Tutte le suore vi salutano con grande affetto, e io con tutto il cuore sono per tutt'e due, carissime sorelle, la vostra umilissima sorella e serva.

[p. 545]

L 436

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 30 maggio (1655)

Carissima sorella, E' la terza lettera che vi scrivo dopo la Quaresima; ho risposto alle vostre lettere e [vi domandavo] se avevate avuto lo sciroppo che domandavate a madama Le Comte 457 per la ragione che ella non era a Parigi quando le mandai la vostra lettera. Vi facevo anche un piccolo rimprovero perch non mi avevate informata che avevate ricevute visite del vostro nipote. Vi informavo anche che il Signor Vincenzo credeva che vi sareste ben informata delle giovani che desiderano venire nella nostra Compagnia, e [avreste] provata la loro vocazione; e se voi non ci aveste trovato niente da dire e aveste loro dichiarato che - se non sono adatte [alla nostra Compagnia] - se ne ritornerebbero [a casa loro] senza speranza di rimanere a Parigi, [e detto loro anche] di avere il denaro necessario per venire e ritornare, poich sapete, cara sorella, il pericolo che c' a Parigi per le ragazze. Mi lamentavo anche di suor Lorenza 458 perch non mi scrive mai. Il signor Portail vi scriver e dar risposta a tutto quello che desiderate. Supplico Nostro Signore di dare la benedizione alla vostra attivit, e sono nel suo santissimo amore, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Dimenticavo di dirvi che madamigella de Croissy 459 ha portato, dopo Pasqua, abbastanza dopo, il pacchettino di cui vi ringraziamo con tutto il cuore. Suor Cecilia 460 sta molto bene, grazie a Dio, ma abbiamo avuto la notizia che la nostra suor Margherita 461 che in Polonia, gravemente malata: la raccomandiamo alle vostre preghiere. Suor Anna Hardemont 462 vi prega di ricordarvi di rimandarle il documento suo che voi avete, e [di farle sapere] se il titolo aumentato di valore. Qui abbiamo suor Maria Joly 463 malata pericolosamente: la raccomando alle vostre preghiere.

[p. 546]

L 520bis

(A SUOR BARBARA ANGIBOUST A BERNAY)

464

(Verso il 1655)

Credo, cara sorella, che abbiate avvertito certamente quelle due buone ragazze di tutte le cose da fare e da sopportare nella Compagnia, della purit d'intenzione che bisogna avere per entrarvi e perseverare in essa, e [che abbiate] riscontrato se non hanno nessuna infermit di corpo n di nascita, e se hanno il padre e la madre bisognosi di loro. Se ci sono tutte queste condizioni, potrete mandarle, e far attendere la terza.

L 440

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 23 giugno (1655)

Carissima sorella, Credevo che non riceveste le mie lettere, e perci vi ho comunicato due volte quel che pensavo del vostro nipote, per la ragione che era venuto qua per sapere dove eravate, e mi disse che veniva a trovarvi. Sono in pena per la salute della suora 465; vi prego di dirle [e] che la prego di informarmi lei stessa delle sue notizie, altrimenti la creder molto malata. Credo che abbiate ricevuto le lettere del signor Portail e avrete saputo le notizie che potrei comunicarvi, non perch - per grazia di Dio - sia successo nulla di straordinario. Madama Le Comte466 mi ha fatto dire che non poteva mandare lo sciroppo di loto; che madama de Brou 467 non vuole dare tutto [quello che ha] e che potrebbe avere solo la met, tanto denaro quanto valgono i soldi che le avevate mandato, se volete che ella metta il denaro [che manca]. Mentre scrivevo questa parola, la buona ragazza 468 che ci avete

[p. 547]

mandata, felicemente arrivata senza nessun cattivo incidente, e di questo lodo Dio e lo supplico di farle la grazia di asciugar le sue lacrime e di [farla] perseverare. Con tutto il cuore vi ringraziamo del filo bello e buono che ci avete mandato; sapevate bene che non ne avevamo pi. Lodo Dio che la nostra sorella abbia superato la malattia. Quella buona ragazza ci ha detto che avevate bisogno di miele, ma poich non ce ne dite nulla e fate sapere tutte le vostre necessit a madama Le Comte, non oserei mandarvene. Vi prego di salutare con tutto il nostro affetto suor Lorenza; vi prego anche di informarmi del luogo dove sono le nostre suore che madama la duchessa469 impiega per la [Confraternita della] Carit: un paese chiamato Sainte-Marie-du-Mont 470 vicino a Carentan. Vorrei che poteste scrivervi l'un l'altra, e averne notizie da qualcuno. Mi fareste un gran piacere a darmene, poich credo che non ricevano le mie lettere e io ne ricevo pochissime da loro. Suor Elisabetta 471 sempre presa dalle sue infermit. Il viaggio delle nostre suore in Polonia ritardato a causa della guerra, ma credo che avremo presto le nostre suore alle Casette 472 per curare, come si potr, gli alienati e quelle povere donne malate. Vi prego, care sorelle, di raccomandare molto a Nostro Signore tutta la Compagnia affinch ciascuna in particolare faccia bene il proprio dovere per morire a se stessa e vivere nella purezza dell'amore di Ges, nel quale sono, care sorelle, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - La festa di domani 473 mi fa ricordare la dolcezza che il Figlio di Dio ci ha raccomandato sulla terra: credo che lo fece per insegnarci che un mezzo per guadagnare tutti, e che il contrario un motivo di farci perdere tutto, anche quello che avessimo gi guadagnato. Vi prego, care sorelle, di domandare per me a Nostro Signore questa grande virt. Questa lettera fu cominciata il giorno che arriv la nostra suora cio luned sera.

[p. 548]

L 442

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 17 luglio (1655)

Signore, La nostra suor Elisabetta 474 mi ha ancora scritto sull'argomento di cui vi ho parlato, ed anche suor Cecilia 475, alle quali ho comunicato che la vostra carit avrebbe loro ordinato quello che avrebbero da fare, secondo la preghiera che ve ne aveva fatto il Signor Vincenzo. Ho creduto, signore, che ci fosse sufficiente per soddisfarle nei loro bisogni. Sono molto in pena per il motivo che ha ritardato il ritorno della detta nostra suor Elisabetta. Il signor Mercier 476n, avendo avuto la bont di venire a visitarci uno dei giorni passati, mi parl delle chiacchiere, ma la debolezza degli spiriti mi fa temere molto. In nome di Dio, signore, se la vostra carit scopre la verit, la supplico di farmi l'onore di avvisarmene e di credermi nel suo santo nome, signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 394

(A SUOR CECILIA ANGIBOUST AD ANGERS)

477

17 luglio 1655

Carissima sorella, Il ritorno del signor [Abate, vostro direttore] vi deve bastare per darvi nostre notizie. Abbiate grande confidenza, care sorelle - ve ne prego tutte - nei suoi avvisi e consigli ed obbeditegli con grande esattezza e con molta semplicit per l'amor di Dio, la

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cui Provvidenza ve l'ha dato, per sua misericordia, come vostra guida. Ma, care sorelle, per essere guidate dalla sua carit non crediate che sia necessario che gli parliate tanto spesso e neppure tutte, se non nelle vostre necessit straordinarie e quando egli avr un po' di tempo da darvi. L'uso delle Comunit che la suor servente riceva tutti gli avvisi necessari e poi con la sua direzione li comunichi alle suore, e cos nelle Comunit si alimenta lo spirito di unione, vi si introduce saldamente la fiducia per la gloria di Dio e la santificazione delle anime. Senza questo mezzo, care sorelle, il regno di Ges Cristo non potrebbe essere in noi; invece con questo, la pace e il suo amore ci possederanno interamente. Se voi sentiste qualche difficolt su questo punto, diffidate di voi stesse e credete che il vecchio uomo non morto tutto in voi. Oh! care sorelle, sapete meglio di me la necessit che abbiamo di vincer noi stesse! Supplico Nostro Signore di darvene spesso il pensiero 478. Lodo Dio per tutte le buone disposizioni della vostra cara anima, e di quelle di tutte le nostre suore: ne spero un grande vantaggio per la vostra perfezione, purch siate fedele a dare a Nostro Signore quello che vi domanda. Credo che su questo punto non manchiate, perch sapete che tutti i propositi che fate vengono da lui, che vi fa conoscere quello che il suo amore desidera da voi.

L 428

AL SIGNOR VINCENZO Mercoled (1655)


479

Onoratissimo Padre, Non so davvero che abbiamo qualche suora malata a SaintGermain480 se non quella che lo stata molto tempo fa e che credo non abbia ancora ripreso interamente le forze. Credo che il cambiamento d'aria le far molto bene e che quella [= l'aria] di qui le far meglio di un'altra. Permettetemi di dirvi, onoratissimo Padre, che il mio cuore

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sensibilmente e spesso commosso al pensiero che la Compagnia sia molto vicina alla sua fine, e che prevedo molti inconvenienti se la vostra carit permette questo viaggio 481 poich la stessa cosa stata rifiutata ad altre, per parecchie ragioni. Suor Giuliana482 vi supplica umilissimamente di risponderle riguardo alla proposta che fece alla vostra carit per un anello, che una dama ricchissima ha donato alla chiesa, di sua volont, senza che lo sapesse suo marito. Le preme molto la vostra risposta. Il signor L'Obligeois stato stamattina ad assicurarsi il posto vacante al Nome di Ges483. Non ho trovata suor Hardemont lontana dalle disposizioni per ricevere bene la proposta [di andare] alle Casette 484, ma credo sia necessario che la vostra carit parli a noi, per far conoscere il bene che c' da fare e in qual modo ci si deve regolare. Abbiamo motivo di dubitare che il signor [parroco] di S. Rocco485 ci mandi via ancora una volta. Sia fatta la santissima volont di Dio, e che sotto la sua guida, possa dirmi sempre, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima serva. P.S. - Chiedo umilissimamente perdono alla vostra carit della libert che mi prendo di parlarvi cos liberamente; me ne sono accorta rileggendo la lettera 486.

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L 444

AL SIGNOR VINCENZO Mercoled [agosto 1655]

Onoratissimo Padre, La nostra suor Anna 487 m'ha fatto sapere che troppo tardi per andare a Bourbon, e che le avevano detto che i medici avevano fatto cessare i bagni; forse sar per farli riprendere il mese prossimo, essendo molto probabile che l'estate non passer senza calura. Ci sono per molte altre ragioni che fanno credere d'essere ancora in tempo, poich sappiamo che ci sono tre carrozze pronte per andarci. Ho pensato, onoratissimo padre, se non sarebbe necessario - per metterla dalla parte del torto, quando ci rimproverer di non esserci stata - che la vostra carit mandasse ad assicurarla che bene andarci, poich sbaglierei di molto se essa non sta macchinando qualche cosa. La cosa urgente perch il posto non stato prenotato; la nostra suor Margherita 488 attende il vostro ordine ed io la vostra benedizione per l'amore di Dio, io che sono, onoratissimo Padre, la vostra poverissima figlia e serva.

L 445

AL SIGNOR VINCENZO Sabato, [agosto 1655]

Onoratissimo Padre, Permettetemi di supplicare la vostra carit che non si parli affatto di me nell'elezione delle ufficiali489. Questo titolo di prima assistente far conoscere abbastanza che sono quella che sono stata e non impedir che non lo sia pi, quando Dio ve ne far conoscere il bisogno. Le mie ragioni sono - mi sembra - che devo dipendere in tutto dalla condotta di Dio; se fossi nominata dalla

[p. 552]

Compagnia, questo potrebbe portar conseguenze dopo di me; e poi io sento non so quale ripugnanza ad acconsentirvi 490. Con la semplicit che la vostra carit mi ha raccomandata, mi prendo la libert di farvi quest'umilissima preghiera, come pure di dirvi ancora la ripugnanza che la maggior parte delle suore avr a quella parola di Confraternita sola sola; e poich c' da augurarsi che la Compagnia non cambi mai la sua primitiva forma, affinch il servizio dei poveri sia sempre in questa maniera, l'esempio di coloro che hanno cominciato come confraternita non la soddisfarebbe, perch ormai divenuta una religione [= congregazione religiosa] 491. Perdonate, onoratissimo Padre, la vostra umile figlia e serva obbediente.

L 443

ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA F.d.C., ospedale di Angers

492

(Verso l'agosto 1655)

Carissima sorella, Il Signor Vincenzo giudica opportuno concedervi per questa volta di ritornare, pensando che necessario. Lo comunico a suor Cecilia; vi prego perci di non ritardare il viaggio quando ella ve ne avvertir. Rimandando al vostro ritorno l'occasione di trattenermi con voi pi a lungo, supplico Nostro Signore di essere la vostra guida, e io sono nel suo santo amore, cara sorella, la vostra umilissima... P.S. - Per suor Elisabetta 493.

[p. 553]

L 447

ALLE CARISSIME SUORE MARGHERITA, MADDALENA E FRANCESCA, F.d.C., serve dei poveri malati a Varsavia 494 19 agosto 1655

Carissime sorelle, Ecco finalmente giunto il momento che la divina Provvidenza ha scelto per la partenza delle nostre care sorelle 495, che noi lasciamo partire con dolore perch ci dobbiamo separare da loro, ma anche con gioia perch abbiamo la certezza che vanno a fare la volont di Dio e unirsi a voi per attuare i suoi santi piani nel regno di Polonia. O care sorelle, come sono importanti! Supplico la bont di Dio di farvelo conoscere, essendo sicura che questa conoscenza produrr in voi una grande umilt e confusione nel vedervi scelte per una tale missione e vi dar la volont di non rendervene indegne. E come farete per questo, care sorelle, e io con voi? Bisogna far morire interamente le nostre passioni e inclinazioni con la mortificazione dei sensi; inoltre i nostri cuori devono essere avidi di mortificazione per essere ripieni di amore, con la grazia di Dio, in modo che la sua bont possa gradire i sacrifici di voi stesse che offrite spesso alla Sua Maest, e i servizi che compite verso i poveri nel modo che vi ordiner la Regina, sia lei stessa o per mezzo della buona madamigella de Villers 496 o un'altra persona. Se foste sicura che vi si parla da parte di Sua Maest, suor Margherita 497 vi dir su questo punto tutto quello che il nostro onoratissimo Padre le avr ordinato. Care sorelle, mi avete sempre detto che eravate un cuore solo in tre persone: in nome della santissima Trinit che avete onorato e dovete onorare, vi prego di dilatare [il vostro cuore] e [far s che] le altre tre suore entrino in questa unione cordiale, in modo che non si distinguano le prime tre e le altre tre. Vi assicuro che vengono con questa disposizione, con un desiderio di piacere tutte solo a Dio, senza attaccamento al loro interesse, neppure [col desiderio] della propria soddisfazione, come [fate] voi, care sorelle. Non detto che la natura non dia qualche occasione di combattere, anche ai pi perfetti, ma voi sapete che questa la prova della fedelt delle anime che vogliono essere tutte di Dio. Non stupitevene, dunque, care sorelle; proprio allora le nostre anime si devono elevare pi generosamente, per fare, nonostante la natura, atti

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di alta virt con umiliazioni immediate, con atti di dolcezza del cuore, e dare segni che si vuol essere veramente cristiane, onorando Ges Cristo con la pratica delle virt, insegnateci proprio dalla sua santa umanit. Mi permettete, care sorelle, di pregarvi di una cosa che mi sembra necessaria? Cio di non parlare mai tra di voi in polacco senza far capire alle altre suore quello che dite: questo le aiuter a imparare pi presto la lingua e impedir altri inconvenienti che potrebbero capitare se faceste altrimenti. Sapete, care sorelle, con quale spirito vengono le nostre sorelle riguardo a Dio? E' per fare la sua santa volont, servendo i poveri con spirito di sottomissione e carit; e riguardo alla Regina, per onorare in lei le grazie tutte soprannaturali che Dio fa a Sua Maest e obbedirle in tutte le cose, essendo sicure che non ordiner mai nulla che le allontani da Dio n dai loro doveri; e riguardo a voi, care sorelle, portano una [grande] stima della scelta che piaciuto a Dio fare di voi per essere le pietre fondamentali di codesta casa, pensando che tutto il merito dovuto a voi e che a questo scopo la divina Provvidenza vi ha messe all'ombra delle sue ali per guidarvi senza nessuna compagnia e alla cieca, senza sapere semplicemente dove andavate. Tutto questo per non d loro [motivo di] gelosia, ma al contrario hanno il piacere di camminare sui vostri passi e sperano di trovarvi tutte nell'abitudine e nell'esercizio di ci che Dio domanda da voi e da loro; sperando, cara suor Margherita 498, che non rifiuterete loro quei piccoli consigli di cui avranno bisogno, come le altre suore, poich sapete che ignorano completamente il modo in cui i poveri sono serviti in codesti luoghi. Mi sembra, care sorelle, che non potrei rallegrarmi abbastanza dell'unione che credo sar tra voi in parole e in atti, in mezzo a voi, ma apparir e edificher tutta la famiglia e anche al di fuori, in modo che non ci sar nessun segreto tra voi sei, invece per le persone di fuori sar segreto tutto quello che accadr tra voi in casa. Oh, se sar cos, care sorelle, quanto bene c' da sperare! Supplico la bont di Nostro Signore di darvi le benedizioni necessarie per fare tutto quello che domanda a voi, e sono, carissime sorelle, nel suo santo amore, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Credo che non sia [necessario] raccomandarvi di pregare Dio per la conservazione del Signor [Vincenzo] nostro onoratis-

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simo Padre. Vi mando tre medaglie simili a quelle che ho date alle [tre] suore. Il signor Berthe 499 vi dir quali indulgenze [hanno].

L 446 AL SIGNOR OZENNE, superiore dei Preti della Missione, a Varsavia

500

Signore, Bench sia sicura che il signor Berthe 501 vi dir ogni cosa, mi sento tuttavia obbligata ad accompagnare le nostre suore 502 con queste poche parole, con le quali vi manifesto la mia doverosissima riconoscenza per l'obbligo che ho, riguardo alla cura che avete la bont di avere nel darci notizie delle nostre care sorelle. Non potrei ricevere una consolazione pi grande che poter ricevere notizie molto veritiere, come la vostra carit ha fatto sempre, bench abbiate forse taciuto quelle che potevano umiliarmi. Se cos, signore, non fatelo pi, perch, bench sia molto afflitta quando le suore s'allontanano dal loro dovere, tuttavia sono sempre molto contenta di sapere il bene e il male. Ci avete domandato delle suore cos complete, che crederete che quelle che vi mandiamo siano tutte perfette. In nome di Dio, signore, non lasciatevi prendere da questa opinione, ma solamente ricevete l'assicurazione che vi esprimo, [cio] che sono soggetti abbastanza buoni, che non hanno niente in contrasto con le disposizioni necessarie per essere buone Figlie della Carit. E' un gran peccato che la suor servente 503 non abbia un po' pi di presenza; se l'avesse, credo che non le mancherebbero molte cose; tutto

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quello che temo il fatto che non abituata all'ambiente della corte n abituata molto alle cerimonie mondane. Va molto alla buona, bench non manchi di spirito n di giudizio, poich ha quanta prudenza le necessaria e ne sa usare, dimodoch sembra che agisca solo con una grande semplicit. Voi vedete, dunque, signore, che capace di ricevere consigli, e questo mi fa supplicarvi di darle tutti quelli che giudicherete necessari, prima che ella abbia l'onore di vedere la Regina. Ho tanta fretta che devo finire, supplicandovi, signore, di continuarci la vostra caritatevole premura e le vostre sante preghiere, per correggere la mia vita, credendomi, signore, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 448

A UNA SUORA PARTITA PER LA POLONIA

504

20 agosto (1655)

Carissima sorella, Vi auguro con tutto il cuore la gioia e la consolazione interiore di un'anima sottomessa volentieri alla santissima volont di Dio, come credo che siate voi nella parte pi alta del vostro spirito. Ammiro la condotta della sua Provvidenza su di voi, cara sorella, che mi fa credere che il suo amore che l'amiate esclusivamente e interamente disinteressata, e che non abbiate pi altro interesse e nemmeno nessuna soddisfazione se non quelli di Dio e del prossimo. O via eccellente, sebbene dura alla natura ma dolce e facile alle anime, illuminate dalle verit eterne e dalla felicit di contentare Dio e farlo regnare completamente nella nostra volont! Questa, cara sorella, la via per la quale Dio vuole che andiate a Lui, per quanto vi possa sembrare difficile. Entrateci dunque con tutta l'estensione dei vostri affetti, mettendovi nel vascello 505 col quale

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viaggiate. Io confido sempre in Nostro Signore, come era nella sua vita, quando produceva la grazia e la conservava nei suoi santi apostoli. Di questo, bench indegna, lo supplico. Addio, care sorelle, supplico la sua bont di continuarvi le sue sante benedizioni.

L 449

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay

506

Ultimo di agosto (1655)

Carissima sorella, Rispondo a suor Barbara per i corpetti che domandate: appena avremo la vostra misura, li faremo preparare in fretta. Lodo Dio con tutto il cuore dei buoni desideri che la sua bont continua a darvi. Quando il vostro cuore sar spinto a fare pi di quanto siete solita fare, insegnategli ad umiliarsi, dicendogli: Facciamo bene quello che ci permesso, siamo fedeli alle Regole, sia interiormente che esternamente, e stiamo sicure che Nostro Signore sar contento di noi. A volte ci sembra che vorremmo fare grandi penitenze e devozioni straordinarie, e non ci accorgiamo che il nostro nemico gode nel vedere il nostro spirito dilettarsi con vani desideri mentre trascura le virt ordinarie che in ogni momento abbiamo l'occasione di praticare, e cos perdiamo le grazie che sono unite a quelle virt, perch vogliamo grazie pi grandi di quelle che Dio ha deciso di darci. A me, cara sorella, faccio questa lezione, e vi prego di domandare a Nostro Signore che possa impararla bene, credendomi, cara sorella, nel suo amore la vostra umilissima sorella e serva.

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L 450

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay (Settembre 1655)

Carissima sorella, Non so se madama Le Comte 507 vi ha gi risposto; io le mandai la vostra lettera appena l'ebbi ricevuta; credo di avervelo gi comunicato, come anche l'arrivo felice di suor Maria Papillon 508, che prese il semplice abito il giorno dell'Assunzione con una grande consolazione. Le ho parlato della buona volont di sua sorella, ma ella dice che ancora molto giovane. Forse sar opportuno lasciarle un po' provare di pi la sua vocazione. Avete potuto trovare stoffa simile alla nostra per fare un grembiule a suor Lorenza 509? Stateci attenta, ve ne prego, cara sorella, perch molto pericoloso essere differenti. Mandateci la sua misura per farle dei corpetti, e li faremo noi, poich ordinariamente c' tanta differenza dall'una all'altra [suora] per il modo di vestire, che sembra siano di due paesi [differenti]. Mi farete sapere con quale mezzo dovremo farveli avere. Mi fate un gran piacere sperando di poter far recapitare le mie lettere alle nostre suore 510 di Sainte-Marie-du-Mont, poich tutte quelle che scrivo loro credo che vadano perdute. Sono molto consolata che possiate fare l un viaggetto, ne avevo gi parlato al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, e gliene parler ancora, se piacer a Dio. Raccomando alle vostre preghiere lo stato di Polonia, la conservazione della persona del Re e della regina: abbiamo pessime notizie delle vicende della guerra. Supplico Nostro Signore di dare loro il soccorso di cui le loro Maest hanno bisogno. Potete immaginare in quale stato sono le nostre suore e tutti i cattolici poich tutti i loro persecutori sono eretici di parecchie sette. Dio voglia che il male non sia cos grande come si dice. E' per questo che le tre suore 511 che erano a Rouen per imbarcarsi [per la Polonia], stanno per ritornare: per noi un grande segno della guida della divina Provvidenza sulla Compagnia, e di questo le siamo profondamente riconoscenti e dobbiamo eccitarli ad esserle pi fedeli che mai. Son sicura che voi, carissima sorella, lavorate a questo, ve ne supplico, come anche di pregare per tutta la nostra Compa-

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gnia, che vi saluta, e per me che sono, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 496

AL SIGNOR VINCENZO 25 settembre [1655]

Onoratissimo Padre, Siamo richieste insistentemente di mandare [qualcuna] a Chantilly; il signor de la Hode512 ci ha avvertite di non rimandarci quella che venuta via di l, e difatti vi manderemo un'altra, tanto per lei quanto per quella che rimasta l e che ha bisogno di un grande esempio, se la vostra carit lo giudica opportuno. Ne abbiamo una513 molto riservata che bene togliere da Parigi a causa dell'importunit dei suoi parenti, non per paura che perda la vocazione, essendo ormai molto tempo che nella Compagnia, ma per la sua perfezione; se l'approvate, la manderemo l [a Chantilly]: credo che vi sar adatta. La vostra ultima conferenza fu l'8 agosto 514: potremo sperarne una domani, onoratissimo Padre, senza incomodarvi troppo? La vostra carit ce lo far sapere, per favore, ed anche se sulla spiegazione delle Regole, riguardo all'impiego della giornata; [ci faccia sapere] se dobbiamo prepararci su tutta o su una parte della giornata 515. Date la vostra benedizione e la risposta, onoratissimo Padre, alla vostra umilissima figlia e obbligatissima serva. Vuole la vostra carit ricordarsi di Fontenay? 516

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L 453

AL SIGNOR PORTAIL

517

26 settembre 1655

Signore, Lo stato della vostra indisposizione, di cui abbiamo avuto notizia bench incerta, mi tiene in pena e in dubbio su che cosa dobbiamo domandare a Dio: la perfetta salute o una salute malferma. La prima ritarderebbe il vostro ritorno, ma anche [vero che] ne approfitterebbero le nostre suore di Sedan, di Brienne, di Montmirail e di Nanteuil, mentre tutte quelle di Parigi, signore, ne soffrirebbero tanto che - in qualunque modo, purch il vostro ritorno sia con perfetta salute - i nostri interessi ci sembrano uguali, considerando di valore doppio i bisogni delle nostre suore lontane. Questo ci mette nello stato di chiedere a Dio, per voi e per noi, solo quello che sar un po' pi conforme alla sua santa e assoluta volont, e [ci induce] a pregarvi di conservarvi, per amor suo, nel vostro ministero, per fare pi a lungo sulla terra questa santa e adorabile volont. Se la Provvidenza vuole che tutte le nostre suore abbiano il bene di vedervi in codesto viaggio, vi supplico, signore, di ricordarvi della lettera di suor Giovanna Cristina 518 che vi mostrai prima della vostra partenza e nella quale [la suora] manifestava una certa scontentezza. Credo veramente che provi una certa pena, perch in quel luogo non ha avuto gli applausi che ha avuti sempre altrove, ed anche perch entrava al posto di una 519 che era molto rimpianta. Abbiamo fatto certe spese per alcune medicine e per altre cose, per le quali essa ha chiesto di doverci mandare il denaro, com' giusto, ma la sua abitudine sempre stata quella di non badarci tanto, e credo che sia per la virt del distacco: eccetto il suo adattamento, sapete quale stima abbiamo avuto sempre per lei. Per Brienne, poich si pu dire che tutt'e due le suore 520 sono nuove e non conoscono cos' l'interesse per il bene della Compagnia, temo che si lascino mancare di qualche cosa necessaria, per rispetto e ingenuit, non avendo l'abilit di ottenere da madama di Brienne quello che ha promesso per loro, oppure temo che esse

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le abbiano fatto capire che dobbiamo noi fornir loro gli abiti col resto del loro mantenimento, poich la detta dama ha potuto - credo sapere da loro la piccola spesa fatta. Noi abbiamo [qui] anche le due suore 521 [venute] da Brienne, che non hanno portato nulla per i loro abiti [e] per il ritorno, se non rimanessero da noi. Non dubito della prima, ma la seconda mi d un po' di sospetto. Per Montmirail, le suore non fanno nessun assegnamento sul vostro viaggio; voi conoscete i bisogni dell'una e dell'altra, ma non so se suor Luisa522 ha tutta la dolcezza di cui suor Caterina 523 ha bisogno, e non so se suor Caterina si libera un po' dal desiderio di frequentare il mondo e dal troppo gran piacere di cantare con le persone secolari, cosa molto pericolosa. Credo, signore, che sarebbe necessario che avvertiste suor Petronilla 524 del rispetto e della stima che deve avere per suor Giovanna, e la nostra suor Giovanna di moderarsi nelle sue devozioni e di confidarsi sul suo lavoro con la nostra suor Petronilla, alla quale sar bene raccomandare di non avere familiarit con nessun ecclesiastico come con le altre persone del mondo: un difetto che ha nociuto molto alle altre. Supplico Nostro Signore di dare a noi tutte le disposizioni di cui abbiamo bisogno per far buon uso di tutte le pene che la vostra carit prova per tutta la Compagnia sia in generale che in particolare. Solo Dio pu essere la vostra ricompensa, e io sono, signore, nel suo santo amore, la vostra umilissima e obbedientissima serva. P.S. - Tutte le suore vi salutano con rispetto e sottomissione, ed io con loro ci raccomandiamo ai vostri santi sacrifici, nei quali speriamo di avere una parte, come anche nella santa benedizione e nelle vostre preghiere. Gli obblighi che abbiamo con voi vi devono rendere sicuro delle nostre [preghiere] bench molto meschine e indegne di essere presentate a Dio per voi.

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L 432bis (A SUOR BARBARA ANGIBOUST) (Verso il settembre 1655)

Vi raccomando lo stato della povera Polonia 525, particolarmente la conservazione della persona del Re e della Regina che fanno tanto bene ai poveri. Pregate molto a questo scopo, ma soprattutto per la conservazione della fede in quel povero regno, che in gran pericolo di perderla [data] l'estrema tribolazione [in cui ]. Non dimenticherete le nostre povere suore che sono l. Le ultime tre 526 che erano partite per andare l, sono ritornate da Rouen, e in questo dobbiamo ammirare molto le premure della divina Provvidenza per la nostra piccola Compagnia. Non rendiamocene ingrate, ma [il fatto] ci aiuto a essere fedeli a Nostro Signore e alla pratica delle regole.

L 454

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay

527

2 ottobre (1655)

Carissima sorella, Sono molto preoccupata per voi, essendo tanto tempo che non ricevo vostre notizie; ci mi fa temere che siate malata. Vi prego di informarmene al pi presto e anche della salute di suor Lorenza 528. Vi prego di farmi sapere se avete ricevuto le lettere che vi ho indirizzate per le nostre suore di Sainte-Marie-du-Mont 529, secondo quanto mi avevate comunicato, che cio avreste avuto la comodit di farle loro recapitare. Solo rarissimamente riceviamo le loro lettere. La nostra suor Maria 530 sembra essere molto contenta, e spero che, quando sar dirozzata un po', far bene; molto sensibile

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anche a un male bench leggero, tuttavia (sembra essere) molto pacifica e alla mano. Credo che sappiate il penoso stato della povera Polonia e come la guerra l infuria. L'ammirabile Provvidenza ha fatto rimandare la partenza delle nostre tre suore 531 che dovevano andare l, di modo che sono arrivate solo a Rouen, e subito dopo il loro arrivo, stato loro comunicato di ritornare a Parigi a causa delle notizie della guerra. Vedete, care sorelle, se non abbiamo motivo di amare e di affidarci a quella divina Provvidenza. Sia benedetta per sempre e per sempre la Compagnia sia interamente sottomessa a lei! Non forse cosa ragionevole? Informatemi, vi prego, cara sorella, a che punto siete per tutto il vostro ministero, e credetemi sempre pi nell'amore di Nostro Signore. Le suore che erano partite per andare in Polonia sono ritornate da Rouen, a causa delle notizie della guerra. Pregate per quel povero paese e per me, cara sorella, [che sono] la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Tutte le suore vi salutano. Non so se vi ho informata che suor Anna Hardemont ha cominciato l'opera per il servizio dei poveri malati e alienati delle Casette 532. Il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre ha un po' di male alle gambe, e il signor Portail andato a fare un piccolo viaggio 533. Credo che non lascerete di pregare Dio per la loro conservazione.

L 455

AL SIGNOR VINCENZO 3 ottobre [1655]

Onoratissimo Padre, Suor Francesca534, la giardiniera, ha sempre rinnovato i voti che fece sei anni fa, domani il giorno di S. Francesco. Supplica la

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vostra carit di fare la medesima cosa in questo giorno della sua festa, e perci [supplico] di farci la carit di avvertirci dell'ora in cui direte la santa messa. Bench non sia nella nostra chiesa, ella vi star attenta, ascoltandola nello stesso tempo. Permettetemi, onoratissimo Padre, di domandarvi notizie della vostra salute e la vostra benedizione anche per le suore, specialmente per quella che, per assicurare la propria salvezza, chiede di darsi a Nostro Signore, e permettetemi di supplicarvi che, per il suo santo amore, vogliate darmi l'aiuto di cui, davanti a Lui, la vostra carit crede ch'io abbia bisogno, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva.

L 456

AL SIGNOR VINCENZO Vigilia di S. Dionigi [= 8 ottobre 1655]

Onoratissimo Padre, Supplico umilissimamente la vostra carit di permettermi che le raccomandi il bisogno che mio figlio ha delle sue preghiere per ottenere da Nostro Signore, per i meriti degli obbrobri e delle ingiurie ricevute nella sua vita terrena, la guarigione della sordit, se questa domanda non contraria alla sua volont assoluta 535. Io la desidero solo con la grazia che egli faccia un forte proposito di non tollerare che Dio sia offeso nella sua famigliola. Il buon fratel Fiacre gli ha promesso di cominciare domani, festa di S. Dionigi, una novena alla Santa Vergine. M' venuto in mente il pensiero di domandarvi il permesso, onoratissimo Padre, di comunicarmi tutti i giorni e di fare qualche altra buona opera ogni giorno [della novena], purch non me lo debba impedire la durezza del mio cuore. E' questa, per favore, la vostra volont? L'attivit delle suore ufficiali 536 pare che vada bene, grazie a Dio. Cominciammo marted il nostro piccolo consiglio 537 sull'argomento del ritorno delle suore da Nantes538 e il modo di riceverle, e proponemmo chi dovessimo mandare a Chteaudun. Ma l'incertezza di dovervi chiamare la suora dispensiera 539, per il fatto che da poco tempo nella Compagnia e per non far mormorare, ce lo imped.

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Abbiamo gran bisogno dei vostri ordini e sante regole di condotta in tutte le cose, per la perfezione di quest'opera, che pare cominci a formarsi. Spero che la bont di Dio ve l'ispirer e ci dar le disposizioni per obbedirvi, perch la sua volont che io sia, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima [figlia e serva.

L 457

AL SIGNOR VINCENZO 22 ottobre [1655]

Onoratissimo Padre, Se piace alla vostra carit, [vogliate] prendervi la pena di vedere queste lettere, poich temo che siano contrarie a quelle che scrivete voi. Suor di Saint-Albin540 sta in gran pena per la faccenda di cui vi ha parlato, e dice di non potersi decidere a parlarne al signor Portail e non aspettare nemmeno il suo ritorno per dar ordine e sottrarre un bambino a una madre cattiva. Forse essa vorrebbe liberarsi di ci, prima di lasciar l'abito delle Figlie della Carit, per far credere facilmente che fa un atto di carit. Ma temo le conseguenze. Per favore, ordinate, Signore, quello che dobbiamo fare. Credo che la mia febbriciattola sia causata solo dalla mia mil-

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za malata, che s'indurisce e mi copre una parte dello stomaco. Se questa la chiave per uscir presto da questo mondo, ho molto bisogno d'imparare a prepararmici. Questo appunto, per non far naufragio nel porto della mia navigazione, aspetto dalla vostra carit, interamente con la vostra guida e con l'ordine della divina Provvidenza, poich sapete che sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbedientissima serva.

L 459

AL SIGNOR VINCENZO Domenica sera [31 ottobre 1655]

Onoratissimo Padre, Le due suore che parlarono con voi in una delle due ultime conferenze e di cui la vostra carit mi disse che desideravano fare i voti per la prima volta, domani, festa di Tutti i Santi, vi si sono preparate. Se volete far loro questa grazia per amore di Dio e offrirle nel santo sacrificio della Messa, [sappiate che] una nella Compagnia da sette anni e l'altra da sei, e da qualche anno sono di edificazione. Due altre fecero i voti in questo stesso giorno e chiedono pure alla vostra carit di rinnovarli. Non pare che abbiano fatto nulla in contrario e hanno desiderio di perseverare, una di Dammartin, l'altra delle vicinanze di Maule. Le prime due sono: una di Richelieu e l'altra da molto tempo a Parigi, anche se non ci nata; i loro nomi sono: Pierina, Maria, Genoveffa e Edvige 541. Per loro e per tutta la Compagnia supplico la vostra carit di darci la vostra benedizione. Se non fosse per il timore che il signor Bcu542 si dimentichi di proporvi una piccola conferenza per qualcuna di queste feste senza mettervi in pericolo di essere incomodato, non sarei cos importuna, se non ci fosse l'ampiezza dell'argomento e la sua importanza 543. Questo mi fa sperare il perdono, che vi domanda, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva.

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L 460 ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA F.d.C., serva dei poveri malati ad Angers

544

2 novembre 1655

Carissima sorella, Forse avete saputo [la notizia] della morte del signor Le Gros 545. Credo che la sua malattia abbia potuto impedirvi di avere l'onore di vederlo e vi abbia privata della consolazione e dell'aiuto che desideravate da lui. La divina Provvidenza ha giudicato opportuno cos, cara sorella, e per sua bont vi d ci che avevate perduto, mandandovi il signor Berthe 546, nel quale avrete la stessa confidenza che avevate in tutti gli altri, perch ve lo manda il nostro signor onoratissimo Padre. Assicurate le nostre suore di parlargli con tutta libert: noi abbiamo la fortuna di conoscerlo; vi posso assicurare della sua grande carit e che ha molta bont per il bene e il progresso delle nostre suore nella virt, in [tutto] quello in cui pu aiutarle. Per amore di Dio, non state pi in pena per ci che mi avete comunicato su suor Elisabetta 547. E' vero che doveva [dare] dieci franchi solamente a una giovane, ma una rivenditrice di nome Margherita era incaricata di restituirglieli. Per i bisturi, il denaro stato messo nella cassetta, in un bel modo. In nome di Dio, cara sorella, non fate veder tanto i vostri sospetti, quando avete motivo di averne su qualcuna, e non ditene nulla alle suore: sarebbe una prova troppo difficile per lo spirito delle nostre suore. Potete parlarne al signor Abate di Vaux e, nel caso di una sua lunga assenza, al signor Ratier, ma non fissate il vostro giudizio, per paura di mostrare avversione e [dare] scandalo. Mi procurer l'onore di scrivere ai signori Padri [dei poveri] 548, quando potremo mandare le suore, ma vorrei tanti che ne domandaste il numero giusto necessario, per la ragione che siamo obbligate a darne in molti luoghi, ma la necessit per Angers sar sempre preferita. Salutate tanto tutte le nostre care suore, particolarmente

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quella malata, e dite loro che le prego di scrivermi tutte, ma una dopo l'altra, affinch possa dare risposta per ricordarmi bene i loro nomi e le loro persone. Mi raccomando alle loro preghiere, e nell'amore di Nostro Signore, sono, di tutta la cara Compagnia, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Care sorelle, vi prego di salutare umilissimamente a nome mio il signor Abate [di Vaux[ e il signor Ratier.

L 502

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay

549

(Novembre 1655)

Carissima sorella, Supplico Nostro Signore di darvi il suo santo amore e di farvi la grazia di lavorare col suo spirito in tutti i ministeri che la sua bont vi d. Ecco dunque un'opera ben tagliata. In nome di Dio, carissima sorella, non iniziate nulla senza che sia comunicato al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre. Non ho sentito parlare affatto del signor abate de Nesmond 550; forse la malattia del Signor Vincenzo dopo la festa di Tutti i Santi gli avr impedito di venire a visitarlo. Lodate Dio con noi, cara sorella, per la sua salute [che ] migliorata, ha solo un residuo di risipola che gli venuta in una gamba e gli caus un fortissimo attacco di febbre che dur 24 ore, e dopo ne ha avuto altri leggeri, per un certo tempo. Abbiamo un gran motivo di domandare a Dio la sua guarigione, con le nostre buone azioni e rette intenzioni pi che con le nostre preghiere, bench ci si debba servire dell'una e dell'altra cosa. Il signor Portail ha fatto un viaggio che durato due mesi ed ora ritornato in buona salute, grazie a Dio. Suor Enrichetta 551,

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suor Maria Marta 552 e suor Renata553 sono ritornate da Nantes e l hanno lasciato solo cinque suore. Ve ne potremo mandare una, se Dio vuole, con due o tre per Hennebont e per un altro ospedale a cinque o sei leghe di l. Abbiamo molti motivi di umiliarci per le grazie che il nostro buon Dio fa alla Compagnia. E' tornato uno dei nostri signori [missionari] dalla Polonia, che ci ha assicurato che le nostre tre suore554 sono presso la Regina di Polonia. Se quel buon Re perde completamente il suo regno, crede che esse ritorneranno con le religiose della Visitazione; stanno tutte insieme. Suor Papillon 555 sta bene, grazie a Dio; salutate i suoi parenti ed amici da parte sua, vi prego, e credetemi, cara sorella, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Non so che dirvi del consiglio che mi chiedete sulla tela di filaccia; noi ci serviamo di tela di lino solo per cuffie e colletti. Ci sarebbe molto opportuna, se fosse molto bianca e non troppo fine; l'inconveniente che ci troviamo che la gente non sapr da dive essa ci viene, e i giudizi sono subito fatti, come sapete. Lascio la cosa alla vostra prudenza; tutto quello che farete sar bene.

L 462

AL SIGNOR VINCENZO 14 novembre [1655]

Onoratissimo Padre, Permettetemi di dirvi che assolutamente necessario che la vostra gamba non stia penzoloni per un mezzo quarto d'ora n che senta affatto il calore del fuoco; se ha freddo bisogna riscaldarla con panni caldi sopra i calzoni. E se lo credete opportuno, onoratissimo Padre, proverete questa leggera pomata, fregando leggermente la gamba e poi metteteci sopra una pezza a due doppi

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bagnata nell'acqua tiepida; spero che vi far bene. Quando la pezza sar diventata fredda, bisogner ribagnarla, ma l'acqua non dev'essere n calda n del tutto fredda. I salassi hanno indebolito il vostro corpo, oltre il male, e quando posate il piede a terra, il calore e gli umori vi scendono come nella parte pi debole. Vorrei pure che non prendeste s gran quantit di bicchieri d'acqua, e che lasciate calmare e rinfrescare gl'intestini, per non mandare cos violentemente il calore nella povera gamba malata. Col parere del medico, forse il peso di mezzo scudo di cristallo minerale nel primo bicchier d'acqua aiuterebbe a [far] passar pi facilmente il resto. Non sono forse troppo temeraria a parlarvi in questo modo? Ma io so che mi rivolgo a voi, che sapete che io, onoratissimo Padre, mentre vi chiedo umilissimamente la vostra benedizione, sono la vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva. P.S. - Prendo ogni giorno un mezzo grosso 556 di t e me ne trovo molto bene: d forza e appetito.

L 461

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA F.d.C., a Bernay

557

(Novembre 1655)

Carissima sorella, Da suor Barbara558 conoscerete le condizioni di salute del Signor Vincenzo. Credo che non tralasciate di pregare Nostro Signore per la sua conservazione: ve ne prego. Vi mando un paio di Ore559, come quelle di cui ci serviamo noi qui. In tutto bisogna che ci contentiamo di cose che si avvicinano il pi possibile alla nostra condizione, che ci raccomanda tanto l'imitazione della santa povert di Nostro Signore e della Santa Vergine. Lodo Dio che la sua bont si serve cos di voi. Oh! come siete fortunata! Bisogna esserne molto riconoscenti con un amore pi perfetto per Nostro Signore, [amore] che ci faccia entrare fortemente nella pratica di quelle virt. Una pratica che il nostro onoratissimo Padre ci ha insegnato in una delle ultime conferenze560 che la sua carit ci ha fatta, vi ser-

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vir molto. Si tratta, care sorelle, di abituarsi a guardare a Dio all'inizio delle nostre azioni; fare un atto di umilt, riconoscendosi indegna di fare quell'azione, un atto di amore, cominciandola per suo amore e offrendogliela, unita a un'azione simile, fatta da suo Figlio quando era sulla terra. La carit [del Signor Vincenzo] ci assicur che la cosa diventer un'abitudine di modo che la compiremo senza sforzo. Non dubito affatto che non amiate molto questa pratica, che dobbiamo credere esserci ispirata da Dio. Le notizie che mi date della vostra famigliola mi consolano molto; sono ben contenta che vi comportiate cos. Vi manderemo delle camicette; informatemi, vi prego, se le vostre due sono consumate. Avete fatto bene a scrivere ai vostri parenti e a far vedere le vostre lettere a suor Barbara; cos si deve fare. Supplico Nostro Signore di continuarvi le sue grazie, e sono, cara sorella, nel suo santo amore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 463bis ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA 561, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 4 dicembre 1655

Carissima sorella, Ho ricevuto or ora la vostra lettera con la data di dicembre, ma credo che vi siate sbagliata, poich siamo oggi al quattro. Mi stupite dicendomi che siete stata tanto tempo senza ricevere le mie lettere e che non avete notizie di madama Le Comte 562, alla quale mandai la vostra lettera due giorni dopo che l'avevo ricevuta. Vi ho scritto neanche quindici giorni fa ed anche a suor Lorenza 563, ed era una risposta molto ampia alla vostra lettera in cui mi parlavate del vostro pensiero sull'ospedale e [mi dicevate] di darvi pi lavoro, e di quanto vi rimane di tela e di lino. [Fatemi

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sapere] se avete ricevuto questa lettera [precedente] e se volete che vi scriva ancora una volta su questo argomento. Ho ricevuto la risposta delle nostre suore di Sainte-Marie-duMont564 vicino alla citt di Carentan ed ho risposto molto ampiamente; vi prego di scrivere loro affinch possiate avere loro notizie in modo ampio. Dal modo come mi scrivono sembra che il loro ministero sia molto difficile: proprio con tali ministeri si pu attestare la fedelt che dobbiamo a Dio, e mi pare che esse ci si mettano con impegno, e di questo lodo il Signore con tutto il cuore. Siamo obbligate ad avere una grande riconoscenza verso la sua bont per l'assistenza interiore che d alle nostre suore lontane. Oh! com' bello avere solo Dio ed amarlo con tutto il cuore! Credo di avervi informata che abbiamo avuto notizie che le nostre suore di Polonia sono al sicuro presso la Regina, come anche le religiose di S. Maria e il signor Ozenne 565, e di questo abbiamo un gran motivo di lodare Dio. Ma quel povero regno molto tribolato: bisogna continuare a fare preghiere per il suo sollievo, ma particolarmente per la religione cattolica che in gran pericolo di esserne bandita. Supplico Nostro Signore di soccorrerlo, e nel suo santo amore sono, carissime sorelle, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Ho mandato alcune Ore a suor Lorenza 566 per mezzo di Mulot, al quale le consegn suor Maria 567 personalmente, e dice che essa non os parlargli, non avendolo riconosciuto da principio; sta bene, saluta voi e tutti i suoi parenti e amici; un'ottima suora; spero che quando sar passata la sua piccola tenerezza - non per i suoi parenti -, sar capace di servire bene la Compagnia. Abbiamo fatto avere la vostra lettera a madama Le Comte; eccone una che vi prego di far giungere per la strada che mi indicate.

[p. 573]

L 463

AL SIGNOR VINCENZO [Dicembre 1655]

Onoratissimo Padre, Lo stato di sofferenza e di sottomissione nel quale piaciuto a Nostro Signore di mettervi, accresce in me la libert che mi prendo sempre per dirvi i miei meschini pensieri. L'ultimo che mi viene per il vostro sollievo quello di proporvi di ottenere il sudore delle due gambe, e non del corpo, con la stufetta del signor L'Obligeois, ma non senza proporlo prima a due medici. Il t pu esser preso tra un brodo di buon mattino e il pranzo, poich l'esperienza mi fa vedere che non deve esser preso come nutrimento, bench sia eccellente a disporvi lo stomaco. Madama la contessa di Brienne 568 m'ha informata che ha parlato col signor de Francire 569, che ha detto ancora molto bene della Compagnia; che la protegger e che ha saputo qualche indirizzo di una persona per insinuarsi nel governo dell'ospedale; che era ben contento che non avessimo concesso quello che il buon ecclesiastico proponeva, e parecchie altre cose che gli hanno fatto dire a suor Giuliana570 che tutto andava bene e che quando ella avesse visto la Regina, avrebbe avuto la premura di venire a trovarvi. Se piace alla vostra carit, [voglia] comunicarmi se c' qualche [altra] cosa da fare a questo proposito, oltre che ammirare la Provvidenza, cercare di farne conoscere la bont e gli effetti, e credere che bene soffrire e aspettare con pazienza l'ora di Dio negli affari pi difficili, cosa alla quale cos spesso ripugna il mio carattere troppo precipitoso. Permettetemi, onoratissimo Padre, che vi supplichi di raccomandare al nostro buon Dio lo stato del mio spirito, che da qualche tempo un po' in pena per i motivi che la vostra carit sa essermi pi sensibili. Non dubiterete, credo, che questo m'interessa perch desidero la vostra perfetta salute, che domando a Nostro Signore per la gloria del suo santo amore, che mi ha resa la vostra figlia. P.S. - Permettetemi di chiedere alla vostra carit le notizie delle nostre suore di Polonia.

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L 452

AL SIGNOR ABATE DI VAUX (Verso il dicembre 1655)

Signore, E' da molto tempo che rimando di darmi l'onore di scrivervi, desiderando farlo io stessa, secondo il mio dovere; ma essendo ancora impedita da una piccola indisposizione che continua, mi prendo la libert, signore, di servirmi di un'altra mano 571 per esprimervi il dispiacere che provo nell'essere da cos tanto tempo nell'impossibilit di fornire le persone che siamo obbligate [ a dare] per aiuto alle nostre suore e per mettere l'ordine necessario secondo i piccoli bisogni che la vostra carit prevede da molto tempo. Permettetemi, signore, di supplicarvi umilissimamente di chiedere il vostro parere sulla necessit del cambiamento di suor Cecilia 572 e se non sarebbe molto utile che essa venisse [qui] alla fonte a rinfrescarsi un po' nelle massime della Compagnia. Se cos, credo che non troveremo poca difficolt a far accettare questa cosa, a meno che la vostra carit, signore, non ci aiuti molto, come ha fatto sempre. Circa un mese fa mi presi l'onore di scrivere al signor Ratier, verso il quale non avevo compiuto questo dovere un po' prima del ritorno di suor Elisabetta 573. Sono molto in pena [non sapendo] se ha ricevuto la mia lettera. Abbiamo un gran motivo di lodare Dio e stimare fortunato il ritorno di quella buona suora che fa molto bene, grazie a Dio, avendo gran desiderio di perseverare. A proposito di lei abbiamo un grandissimo obbligo, signore, [verso di voi], potendo attribuire tutta la sua felicit alla carit che avete esercitata verso di lei, come verso tutte le altre suore, e di questo Nostro Signore sar lui stesso la vostra eterna ricompensa, e io, signore, sono nel suo santissimo amore la vostra umilissima e obbedientissima serva.

[p. 575]

1656

L 464

ALLA CARISSIMA SUOR FRANCESCA MNAGE Figlia della Carit a Nantes

574

19 gennaio 1656

Carissima sorella, Lodo Dio con tutto il cuore per la grazia che la sua bont vi ha fatta, soddisfacendo il desiderio che avevate da tanto tempo. Vi biasimo per la pena che, come mi informate, avete su questo punto. In nome di Dio, cara sorella, mettete in pace il vostro spirito, e credete pure che ho ricevuto consolazione nel sapere quello che mi avete comunicato. Avete motivo di ammirare la divina Provvidenza che vi ha mandato il signor Berthe 575 in momento cos opportuno. Mediante la grazia di Dio spero di mandarvi quello che desiderate, purch mi promettiate di non desiderare nient'altro che di piacere a Nostro Signore. Le nostre due suor Mnage576 stanno bene, grazie a Dio; ringraziatelo della grazia che ha fatta a vostro padre preservando la vostra casa dal fuoco: egli sta bene e anche la sua famiglia e le nostre suore di l [alla Casa madre], che vi salutano con tutte le suore della casa.

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Buongiorno, cara sorella; amiamo molto Dio e credetemi in questo medesimo amore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 464bis [AL SIG. ABATE DE LA MEILLERAYE, nell'Ospedale di Nantes] 577 [Gennaio 1656]

Nel gennaio 1656 S. Vincenzo mand a S. Luisa l'abbozzo di una lettera per il signor abate de la Meilleraye, principale amministratore dell'ospedale di Nantes : Madamigella Le Gras vedr, per piacere, se questo abbozzo di lettera per Nantes come si deve; se no, cambier, aggiunger e toglier ci che giudicher opportuno. Dopo queste righe, che sono di mano del Santo, viene trattata la questione di mandare una suora per la farmacia al posto di suor Enrichetta 578. Ma S. Vincenzo fa notare la difficolt della cosa e conclude : Se voi, signore, per quest'ufficio non ne volete una n di cost n di qua...,scuserete, di grazia la nostra impossibilit e vorrete gradire che noi rimaniamo nei termini del contratto, che non obbliga affatto le nostre suore a preparare le medicine. Vi prego, signore, di farmi conoscere qual l'ultima intenzione dei signori Padri [amministratori] intorno a ci, e se crederanno bene che mandiamo loro una sesta suora, poich, per compiere gli altri uffici, cinque non bastano, che sarebbe questo 579 un opprimerle di lavoro. S. Luisa in fondo all'abbozzo della lettera aggiunse queste parole : Risposta alla lettera del signor abate de Meilleraye, progettata dal Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre nel gennaio 1656, nella quale si deve notare lo spirito d'umilt, di dolcezza,

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di tolleranza, di prudenza e fermezza, e particolarmente lo spirito di Dio in lui, per il quale dobbiamo credere ch'egli agisce sempre secondo gli effetti che Dio ne fa conoscere e di questo sia glorificato per sempre.

L 465

ALLA CARISSIMA SUOR CARLOTTA ROYER F.d.C., serva dei poveri malati a Richelieu

580

9 febbraio 1656

Carissima sorella, Mi avete fatto un gran piacere dandomi le vostre care notizie, bench suor Francesca581 abbia avuto sempre la premura di darmene, m'informasse delle vostre continue indisposizioni, che spesso hanno preso il posto delle vostre care occupazioni per il servizio dei poveri, ma le vostre sofferenze hanno lo stesso valore, poich lo vuole Dio. Per quanto riguarda la lettura e la scrittura, voi sapete, cara sorella, che io mi sono opposta fin da quando eravate [nella parrocchia] S. Giovanni [di Parigi]. Ho una piccola curiosit, quella di sapere come vi trattate nelle vostre infermit, sia per il cibo che le medicine, e specialmente [sapere] se siete nel numero dei malati delle parrocchie. Se fosse cos, ci sarebbe qualche cosa da ridire, a causa del prolungarsi della vostra salute malferma. Vi prego, cara sorella, di farmi sapere la cosa com', e io vi dir il mio modesto parere. Non dubito affatto che facciate buon uso delle vostre infermit, e che quanto pi il corpo fiaccato dalla malattia, tanto pi il vostro spirito s'innalza [a fare] il beneplacito di Dio con sottomissione e accondiscendenza e con la pratica delle virt interiori. Lodo Dio per quanto mi comunicate di suor Francesca; le grazie di Dio non sono sempre della medesima specie, per la sua bont, che conosce le nostre debolezze e i nostri bisogni. E' da molto tempo che ho cominciato una lettera per lei; spero di termi-

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narla e di mandarla con la presente. Oh! come mi sembra che siano uniti i vostri cuori! Lo si conosce dalle notizie che ci danno di voi. Supplico Nostro Signore di continuarvi le sue grazie, e sono nel suo santo amore, cara sorella, la vostra umilissima.... P.S. - Dimenticavo di dirvi che vostra madre e vostro fratello stanno bene, grazie a Dio! Vi prego di scrivere loro.

L 467

AL SIGNOR VINCENZO Sabato [26 febbraio 1656]


582

Onoratissimo Padre, La vostra carit sa bene ch'io preferirei morire piuttosto che disubbidirle, e vuole certo che le faccia presente che, per grazia di Dio, non sono malata. L'uso del t fa s che l'infiammazione che ho non si estenda nei polmoni, e non mi toglie l'appetito per i cibi di quaresima pi che per la carne, per la quale avevo prima s gran ripugnanza che potevo mangiarne solo a stento. Se volete dispensarmene ancora per un po' di tempo, mi farete un gran piacere, e se mi permettete di prendere delle uova, ne prender e credo che ci mi baster, mentre vi prometto di domandare la carne al primo bisogno che sentir, poich me lo permette la vostra carit, di cui ho la grazia di essere, onoratissimo Padre, l'umilissima, obbedientissima e obbligatissima figlia e serva.

L 466

A MADAMA JOSSE 26 febbraio 1656

Madama, Se avessi abbastanza salute e forza, mi prenderei l'onore di visitarvi per proporvi un affare di grandissima carit, di cui la no-

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stra suora vi parler in particolare, se le fate l'onore di volerla ascoltare. Vi dir solamente, madama, che la persona di cui si tratta molto propensa al male e molto pericolosa per farne commettere agli altri: pu essere che vi abbia contribuito la prima educazione ricevuta fino a 8 o 9 anni. Ma l'istruzione che dopo ha ricevuta mi fa sperare che, se la vostra carit le fa la grazia di farla ricevere nella casa di cui la Provvidenza vi ha dato una particolare cura, l'esempio delle persone che hanno avuto la fortuna di entrarci e la guida dello spirito di Dio sulle persone di quella specie, la guadagneranno completamente per la sua piena conversione. Ella si perduta, madama, nella parrocchia di S. Eustachio, e vi possiamo assicurare che di l stata tirata via per metterla in un luogo sicuro e che da pi di tre mesi prigioniera nella casa da cui era uscita. Supplico Nostro Signore di ispirarvi la sua santa volont e io sono, madama, nel suo santissimo amore la vostra umilissima e obbediente serva.

L 467bis AL SIGNOR VINCENZO Luned [marzo 1656]

Se piace alla vostra carit, onoratissimo Padre, [vogliate] ricordarvi della vostra povera figlia, che si aspettava di fare stamattina la sua confessione, non avendo avuto nulla - per grazia di Dio - che le potesse impedire di prepararvisi. Quello che sembrato infermit era solo precauzione contro il male e troppa cura della mia salute. E' vero che stato anche per conservarmi in condizione di prendere pi tempo che potessi. Scrivendo mi accorgo di questo foglio meschino e della mia troppa libert nello scrivere; ve ne domando perdono, onoratissimo Padre, e, se vi piace, la vostra benedizione, aspettando quella della misericordia di Dio per mezzo della vostra carit, di cui sono, onoratissimo Padre, la vostra poverissima e indegna figlia e serva.

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L 504

AL SIGNOR VINCENZO (Verso il marzo 1656)

Madama la presidente de Herse583 aveva chiesto al signor [parroco] di San Nicola584 in quali chiese potranno fare le visite del giubileo 585 le nostre suore di S. Martino e, credo, anche quelle di S. Medardo, [che] non hanno ancora ricevuto [il giubileo]. Se le suore di tutte le parrocchie ed anche della Casa (eccetto quelle dei trovatelli) potessero andare a Notre-Dame e all'ospedale generale e in due altre chiese vicine al loro quartiere, anche se non fossero tra le nominate della settimana, sarebbe una grande comodit. Potrebbero andare insieme nell'ora pi comoda per il servizio dei poveri, come sarebbe verso le cinque della sera? Intendo parlare delle suore delle parrocchie. C' l'obbligo di dire le preghiere che sono in quei libretti che si vendono a tale scopo? Alcune suore si vorrebbero confessare qui. Domando: necessario avvertirle tutte di scegliersi il confessore che vorranno per questa volta sola?

L 471

A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 29 marzo (1656)

Carissima sorella, Avete un gran motivo di lamentarvi di me, bench sia verissimo che non siete mai lontana dal mio spirito, e neanche suor Lorenza 586 che prego molto di amare sempre la santa povert, non solamente con la stima e le parole, ma con la pratica in tutti i suoi effetti. Ecco dei corpetti che vi mando per lei, e la prego di riceverli di buon cuore; vi mando anche una lettera di suor Cecilia 587. Vi prego di scriverle e, quando lo potrete, anche alle suore di Sainte-Marie-duMont588 per le quali sono molto in pena: le ultime notizie che ne abbiamo avute ci fanno credere che tutt'e due sono

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indisposte; sono addolorata di non aver un mezzo sicuro per scrivere loro. Non so se il signor Portail 589 avr potuto scrivervi, a causa di un'indisposizione che ha da otto o dieci giorni. Son sicura che non mancherete di pregare per la salute e la conservazione del Signor Vincenzo, che non si ancora rimesso bene in salute dopo la malattia. Credo che siano andate perdute alcune mie lettere, nelle quali vi ringraziavo per la tela che ci avete mandata, e vi dicevo che era un po' troppo bella, e questo la faceva anche troppo cara, a causa della sua piccola larghezza, ma questo non ha diminuito in nulla l'obbligo che crediamo di avere verso di voi. Il vostro cuore dimostra sempre il caro affetto che ha per la Compagnia, e anch'essa vuole molto bene a voi. Abbiamo avuto suor Antonietta 590 gravemente malata, quella che [nella parrocchia di] S. Stefano, e suor Giovanna Bonvilliers 591: non so ancora che ne sar. Se suor Lorenza non ha scritto ai suoi parenti, vi prego [di far s] che scriva loro. Abbiamo avuto il giubileo 592 a Parigi, forse anche voi lo avrete presto. Quel che dovrete fare, care sorelle, di leggere la bolla e osservare esattamente quello che ordina, principalmente le intenzioni per le quali si deve pregare, e per tutto il resto stare agli ordini del confessore che sceglierete col permesso di quello dal quale andate ordinariamente. Il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre ha fatto dare questa libert a tutte le suore, che vi salutano con tutto il cuore. Vi prego di domandare tanto a Nostro Signore di mandare operaie alla sua opera, poich non potreste immaginare da quanti luoghi ce ne chiedono e quanto poche ne abbiamo. La suora di Bernay 593 sta molto bene, ancora in casa. Bisogna star bene attente che quelle che prendiamo siano davvero chiamate; abbiamo motivo di sperare molto da lei, ma ci vuole ancora del tempo per provarla. Ci raccomandiamo alle vostre preghiere, e sono con tutto il cuore, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

[p. 582]

L 472

AL SIGNOR VINCENZO Sabato [8 aprile 1656]

Onoratissimo Padre, Permettetemi di raccomandare alla vostra carit il foglietto che vi detti l'ultima volta che ebbi l'onore di parlarvi, e di ricordarvi anche la povera donna che il signor de Croissy vi ha raccomandata per [l'ospizio] del Nome di Ges594. Mi hanno detto ora che ne esce una. Abbiamo qui una nostra suora che un anno fa stava presso un padrone che fallito. Un uomo, che ci aveva interessi per 13.000 lire vuole ch'ella dichiari davanti a un commissario ci che ne sa, ed essa deve venire per sapere se la vostra carit glielo permetter. Proprio oggi le devo dare la risposta. Andando a portare un monitorio 595 in casa del signor parroco, non basterebbe che, quando sar pubblicato, essa dicesse allo stesso signor parroco ci che essa ne sa? Mi stato detto che oggi c' l'assemblea generale delle dame. Non giudichereste opportuno, onoratissimo Padre, far loro presente il bene spirituale che potrebbero fare, visitando i poveri galeotti nelle ore che le nostre suore portano il pranzo, che un'ora abbastanza comoda per ritornare a casa loro, senza che le loro famiglie ne siano disturbate? Il cibo servito loro alle dieci. Inoltre, se piace alla vostra carit, [vogliate] ricordarvi del bisogno della nostra piccola adunanza [e dirci] se potrebbe essere tenuta domani, domenica delle Palme, nella quale io, come sempre, domander la vostra benedizione e sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima, obbedientissima serva e obbligatissima figlia.

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L 495

ALLA CARISSIMA SUOR NICOLETTA HARAN F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes

596

(Aprile 1656)

Carissima sorella, Mi dispiace [di non sapere] se il signor Truchart 597 ha ricevuto la lettera che mi presi l'onore di scrivergli circa quindici giorni fa. Mi presi anche la consolazione di scrivervi con lo stesso mezzo; aspetto la vostra risposta per mandarvi una suora 598; saluto tutte le suore e le prego di non impazientirsi nell'aspettare. Vi prego di sapere da suor Maddalena 599 che somma ha lasciata venendo a Parigi e a chi l'ha data, e secondo [la cifra delle] lire che vi dir, le domanderete se si tratta di franchi della Francia, cio se ogni lira che ha lasciato valeva 20 franchi, e voi me lo comunicherete, ve ne prego. Mi date una grandissima consolazione manifestandomi l'unione e la cordialit che c' tra voi; se Dio vi continua questa grazia, come spero dalla sua bont, non avrete niente da temere, n i giudizi e i sospetti del mondo n i duri rimproveri, n le calunnie e mormorazioni. Nulla vi deve inquietare: la vostra coscienza vista e conosciuta da Dio, e tutta la vostra preoccupazione dev'essere di piacergli con la fedelt al suo servizio e con l'esattezza alle vostre regole, e soprattutto rispettando i vostri superiori spirituali, gli ecclesiastici, a qualunque grado appartengano, e mostrando obbedienza ai signori Padri [dei poveri] in tutto quello che riguarda il servizio dei poveri, per l'amore di Dio, nel quale sono [di voi], cara sorella, e di tutte le care suore, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 473

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 24 aprile 1656

Carissima sorella, Il signor Portail si presentato qui in casa mentre avevo in mano le vostre care lettere che ha viste e ne rimasto molto edificato come me. Lodo Dio con tutto il cuore delle grazie fatte a molte suore della Compagnia durante il santo tempo del giubileo 600. Da parecchi luoghi mi hanno comunicato press'a poco la medesima cosa che mi avete detta voi su questo argomento. Vi prego di star bene attenta che non siate voi a far pressioni per avere una casa, perch credo che madama de Brou 601 non sia pi in condizione di occuparsene, e io temerei che ne foste incaricata voi. Lasciate che insistano su di voi per avere il vostro consenso, o meglio, non fate nulla per questo scopo: le cose che Dio vuole che esistano, si fanno al loro tempo. Con la grazia di Dio, non lascer di far sapere ai vostri parenti ci che desiderate nel modo che voi volete. Non dubito affatto, cara sorella, che i sentimenti che Dio ha dati a voi e anche a suor Lorenza 602 non siano stati seguiti da buoni e forti propositi per il futuro, che serviranno a farvi grandi sante, aiutate dalla grazia di Dio. Il signor Portail stato malato da un mese; questo, e tanti affari che ha da sbrigare, gli avranno impedito di scrivervi, ma io gli raccomander di farlo per vostro conforto, e non tralascer di fare il vostro umilissimo saluto al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, che sta discretamente bene, grazie a Dio. N a voi n a suor Lorenza, che saluto con tutto il cuore, necessario che raccomandi di domandare la sua conservazione a Nostro Signore, nel cui amore vi prego di credermi, care sorelle, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Se piace a Dio, parler al Signor Vincenzo del vostro affare a proposito del vostro piccolo istituto 603. Suor Cecilia604 vi saluta e sta bene.

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L 392

AL SIGNOR (ARCHITETTO)

605

(Verso l'aprile 1656)

Signore, La piena fiducia che ho che mi farete il piacere di tener conto della preghiera che vi ho rivolta per il nostro piccolo progetto, mi spinge a ricordarvi ancora che assolutamente necessario che abbia un aspetto rustico e il meno appariscente possibile 606. So che non sapreste abbassarvi fino a questo punto senza pena, per l'abitudine che avete di fare tutte le cose grandi ed elevate. Ma quando avrete riflettuto su quello che ve ne ho detto, e sulla necessit che la Compagnia, per durare, appaia povera e umile in tutte le cose, vedrete certamente, signore, che si tratta dell'opera di Nostro Signore, e forse sarete ben contento di contribuire alla sua stabilit con l'ingegno che Dio vi ha dato. E' questa l'umilissima supplica che vi rivolgo ancora, dicendovi anche che tutto quello che chiamiamo parlatorio e cucina di S. Lazzaro ci baster per la scuola e il luogo per medicare e salassare i poveri.

L 474 ALLA CARISSIMA SUOR NICOLETTA HARAN 607, F.d.C., serva dei poveri malati dell'ospedale di Nantes (Bretagna) 29 aprile 1656

Carissima sorella, Circa tre settimane fa ebbi la consolazione di scrivervi, ma

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pensavo di non [poterlo] fare pi se non per mezzo delle nostre suore; per, essendo stata costretta a differire per mandare una compagna ad Angers, vi prego, per l'amor di Dio, di non preoccuparvi e di credere che sono pi in pena di voi sapendovi nella pena in cui vi vedo. Vi prego di sapere dal signor Truchart 608 se ha ricevuto la lettera che mi presi l'onore di scrivergli nello stesso tempo che scrissi a voi. Sono preoccupata per la sua indisposizione. Ci stato insegnato un rimedio che dobbiamo ancora provare, poi ve lo consiglier per lui con pi sicurezza. Vi prego di salutarlo umilissimamente da parte mia con tutto il rispetto che gli devo; e assicurate il signor Humey che gli sono umilmente riconoscente per la carit che, some so, ha per tutte le mie care sorelle. Tutte le suore con me vi assicuriamo [ sic ] il nostro pi caro affetto, e [io vi assicuro] che sono, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 475

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 29 aprile 1656

Signore, Ci sono tante cose da considerare per scegliere una suor servente per Angers, che mi sono trovata molto in difficolt a proporne una al Signor Vincenzo, non vedendone nessuna che non sia molto necessaria nel luogo dove si trova, e questo ci ostacola un po' per ritirarla di l. Tuttavia, signore, avendo ben considerato i consigli che la vostra carit ci d, non vediamo nessuna delle nostre suore che sia pi adatta di suor Maria Marta 609 che, come voi sapete, gi stata cost, e di cui mi sembra che i signori [Padri dei poveri] fossero contenti. Non ci siamo decisi del tutto a mandarla senza avere il vostro parere: supplico umilissimamente la vostra carit, signore, di darcelo prima che potrete, per mandare subito le suore senza nessun ritardo. Terrete conto, per favore, che noi supponiamo di ritirare contemporaneamente suor Cecilia 610, e per

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questo avremo meno difficolt poich l'altra suora ben istruita del modo di servire i malati e di contentare quei buoni signori [amministratori]. Se avessi avuto l'onore di vedere il vostro signor nipote, l'avrei supplicato di assicurarvi che le suore vi porteranno i metodi che avete desiderato dal Signor Vincenzo, il quale, appena lo seppe, ordin di farli scrivere. Voi non dubitate certo, signore, del suo affetto per darvi questa consolazione, come anche della sua riconoscenza per la carit che avete verso le nostre care suore: solo Nostro Signore pu essere la vostra ricompensa, noi [saremo] molto obbligate a domandargli che continui [a dare] le sue sante grazie ai vostri santi ministeri per la sua gloria e il compimento dei suoi santi progetti sulla vostra cara persona, di cui sono, signore, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva. P.S. - Se avessi un po' pi di tempo, scriverei al signor Ratier, per attestargli la mia umilissima riconoscenza.

L 468

(ALLE SUORE DI ANGERS)

611

(Verso il maggio 1656)

Care sorelle, Le ultime vostre [lettere] che mi sono state inviate oggi dal signor ... 612 mi hanno profondamente rallegrata; son giunte proprio a tempo per terminare di guarirmi da una grave malattia che ho avuto da un mese. Poich, care sorelle, dovete credere che non c' niente che possa darmi gioia come sapere che siete tutte in buona salute e [conoscere] la vostra disposizione interiore, sulla quale vi scriver quando le forze mi saranno ritornate. Intanto vi esorto con tutto il cuore alla fedelt, che dovete avere a Dio con la pratica delle virt necessarie alla vostra vocazione. Come siete fortunate, care sorelle, di avere un numero cos grande di malati da servire! Oh! come si vede bene che Dio vi ama, poich vi d tante occasioni di servirlo!

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Vi prego, continuate a farlo per amor suo con tutta la dolcezza, la premura e la carit che vi sono necessarie.

L 478

ALLA CARISSIMA SUOR FRANCESCA MNAGE, F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes Parigi, 10 giugno, 1656

Carissima sorella, Supplico Nostro Signore di essere in eterno la vostra ricompensa per la carit che avete esercitata verso di me nella mia malattia. Alla sua bont non ancora piaciuto di scancellarmi dalla faccia della terra, bench lo meriti da tanto tempo; devo aspettare con sottomissione l'ordine della sua Provvidenza. Dobbiamo essere sempre in questo stato [di sottomissione], sia per la morte dei nostri cari, sia per la nostra o per qualunque altro avvenimento spiacevole, in modo che la divina Volont non abbia motivo di lamentarsi che non abbiamo eseguito i suoi ordini. Credo, cara sorella, che comincerete a dubitare che Nostro Signore ha permesso e voluto chiamare a s qualcuno dei cari della vostra famiglia 613. Ho pregato il signor Truchart 614 di avere la bont di dirvelo lui stesso, ma intanto, rinnovate la donazione fatta a Dio di tutto quello che siete, il che vi obbliga a un distacco generale da tutte le cose della terra. Supplico Nostro Signore di essere la vostra forza, il vostro coraggio e la vostra consolazione. Sono, cara sorella, nel suo santo amore la vostra umilissima sorella e serva.

L 479

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 14 giugno 1656

Signore, Sono stata a lungo in dubbio che aveste ricevuto la lettera in

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cui vi parlavo di suor Maria Marta 615. Vi ringrazio umilissimamente, signore, del consiglio che la vostra carit mi d su questo punto. Sono un po' stupita dell'allontanamento delle suore, che ci mette nell'impossibilit, al momento attuale, di darne un'altra che possa prendere il posto di suor Cecilia 616, e questo mi dispiace moltissimo. Questo ha ritardato la partenza delle suore fino all'inizio della prossima settimana, con l'aiuto di Dio. Sono molto stupita, signore, della proposta dei signori Padri [dei poveri] dell'ospedale di acquistare il pesce e che abbiano pensato di incaricarne le suore. Non posso prendere nessuna decisione su questo incarico non sapendo in che consista, per proporlo al Signor Vincenzo. E poi, signore, non vi sembra che vi siano da temere grandi inconvenienti in questo aumento di lavoro? Hanno cominciato con il bucato, poi verr qualche altro lavoro; e poi quello che temo il rapporto con gli ufficiali e che coloro che erano abituati a far quel lavoro se ne adombrino con le nostre suore. Voi conoscete le conseguenze, e questo mi fa supplicarvi umilissimamente, signore, di avere la bont di istruirmi completamente su questo fatto. E' venuto qui un buon ecclesiastico che dice di essere, mi sembra, vicario generale di monsignor [vescovo] di Angers, e mi ha parlato, a nome di lui, per l'ospedale dei Rinchiusi. Credo che sia uno dei capi amministratori. Ho un gran dispiacere, signore, di non avergli dato la soddisfazione che desiderava, cercando di fargli capire che solo l'impossibilit ci ha impedito, essendo sicurissima del desiderio che ha il Signor Vincenzo di non mancare di parola con monsignor [vescovo] di Angers, appena vedr dei soggetti adatti per questo ministero. E' vero, signore, che suor Cecilia mi ha informata pi volte che una buona serva617 desiderava darsi alla Compagnia, senza conoscerla molto. Quelle che riceviamo qui ci fanno comprendere per esperienza l'importanza di conoscere tutte le giovani che riceviamo dalla loro prima giovinezza. Una cosa che mi fa temere un po' di leggerezza in quella di cui parliamo, che non abbia potuto risparmiare sul suo salario o un'altra piccola parte di patrimonio per avere un abito. Si pu congetturare o che una vana spendacciona o che si fermata poco in ogni luogo in cui stata, e in questo caso sarebbe molto lontana dalle disposizioni necessarie

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per perseverare nell'attivit delle Figlie della Carit. Suor Cecilia pu farsi informare di tutto col tempo. E' piaciuto a Nostro Signore quasi strapparmi dall'agonia, per darmi ancora un po' di tempo per pensare pi seriamente al suo giudizio. In nome di Dio, signore, aiutatemi con le vostre sante preghiere affinch [esso] non sia per mia confusione, e fatemi l'onore di credermi, signore, nel suo santissimo amore la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva.

L 480

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 19 giugno (1656)

Carissima sorella, Soltanto adesso ho letto la vostra lettera in data 3 di questo mese, con la quale m'informate che finalmente la Provvidenza ha dato un ospedale ai poveri del luogo in cui siete. Nostro Signore ne sia benedetto in eterno! La sua bont continua a darmi nuove forze; aiutatemi molto, cara sorella, a farne un uso migliore, per la sua gloria e per il servizio che vuole che gli renda nella Compagnia. Sono molto angustiata per le nostre suore di Sainte-Marie-du-Mont; tempo fa seppi che suor Claudia 618 era molto malata. pensavo che m'aveste gi informata che avevate mandato loro le mie lettere, che avevo indirizzato a voi ma alle quali non ho avuto risposta. State ben attenta, cara sorella, che nella costruzione dell'ospedale non ci sia nulla che sia contrario alla semplicit e umilt delle Figlie della Carit, e che possa impedire l'esatta osservanza del loro regolamento; se vi volessero obbligare a delle cose che sapete non essere quelle che ordinariamente facciamo - come per esempio occuparsi degli affari temporali, acquisti di provviste generali - vi prego di avvertirne il Signor Vincenzo. Avete fatto bene a domandare consiglio per prendere [come domestica] la giovane che vi proposta. Vi dir, cara sorella, che vero che il Signor Vincenzo non vuole che le suore ne abbiano, ma

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per questa giovane c' da considerare che figlia della donna che prima era incaricata dell'ospedale. Non lascer, con l'aiuto di Dio, di parlarne al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre. Se avete gi [la giovane], potete dire che la tenete, aspettando i suoi ordini. Cara sorella, sarei ben contenta che mi faceste sapere un po' della vostra piccola economia [o governo] spirituale: se le vostre piccole regole sono osservate, se fate la ripetizione dell'orazione in un'ora del giorno, se fate la conferenza il venerd e prendete il tempo necessario per gli altri piccoli vostri esercizi. Per il resto non posso dubitare che i vostri cari cuore non siano molto uniti e che vi comunichiate scambievolmente quello che fate; altrimenti, cara sorella, non provereste le consolazioni che Nostro Signore promette a coloro che sono riuniti nel suo nome [dicendo] che Egli in mezzo a loro619. Credo, cara sorella, che il sopporto che avete, vi fa provare i suoi effetti. Supplico Nostro Signore di continuare a darvi le sue sante grazie, e sono, cara sorella, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 439 A SUOR LORENZA 620, F.d.C., serva dei poveri malati ( a Bernay) 20 giugno (1656)

Carissima sorella, Ho ricevuto da voi almeno due lettere, di cui vi ringrazio con tutto il cuore. per il momento mi ricordo solo di quello che mi comunicate con l'ultima (lettera), che mi ha consolato molto, vedendo la vostra fermezza per l'esatta osservanza delle regole. Credo che la medesima disposizione sia nella nostra cara (suor) Barbara 621; perci, cara sorella, vi supplico: se qualche volta o non siete cos puntuale a tutte le ore, o se anche in qualche necessit, dovete lasciare qualche esercizio, dovete credere che - quando per ordine suo - ella [la suora] n la pi addolorata, bench veda bene che si tratta di lasciare Dio per Dio quando si lascia qualche esercizio per il servizio dei poveri.

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Io la (sic ) prego, cara sorella, d'informarmi se, tra tutte le pratiche, tralasciate quella di ripetere l'orazione e di fare la piccola conferenza il venerd. Vi assicuro, cara sorella, che non conosco una pratica pi adatta per renderci fedeli a Dio e tenerci cordialmente unite nel suo santissimo amore. Bisogna che vi dica un'altra pratica che il nostro signor onoratissimo Padre ci ha molto raccomandata nell'ultima conferenza che la sua carit ci ha fatto 622, cio che, appena ci accorgiamo che abbiamo rattristato o che rattristiamo una sorella o pi sorelle, ci mettiamo subito in ginocchio per domandare loro perdono... Oh, che bella pratica! ve la raccomando per l'amore di Nostro Signore, nel quale sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

L 482

AL SIGNOR VINCENZO Vigilia di S. Pietro [= 28 giugno 1656]

E' pi di un mese, onoratissimo Padre, che suor Claudia dovrebbe esser ritornata, ma la divina Provvidenza, per sua sola disposizione, me lo ha impedito per qualche piccola incertezza. E quello che oggi avvenuto fa ben conoscere che la Compagnia diretta da questa stessa Provvidenza pi che da altra guida. Se per si deve agire con lei, credo che sia necessario un po' pi d'intesa col ... 623, poich la buona figliuola s'aspettava che la sua carit mi avrebbe detto la sua pena. Credo, onoratissimo Padre, che madama Guergret non abbia detto alla vostra carit che ha intenzione di continuare il ritiro solo fino a sabato, e che deve trovarsi nella [parrocchia] S. Salvatore al vespro, a causa della loro compagnia della Carit. Vorrebbe molto confessarsi stasera o domani. Cos pochi giorni sono veramente per lei un tempo molto breve, a meno che non giudichiate che la sua

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buona vita, fin dalla giovinezza, le serva come un ritiro pi lungo.

L 483

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 8 luglio (1656)

Signore, Non ho voluto darmi l'onore di scrivervi prima di aver comunicato la lettera, che avete avuto la bont di mandarmi, al Signor Vincenzo, che vi saluta umilissimamente e mi ha comandato di supplicarvi di avere la bont di provare molto la vocazione di codesta buona ragazza624, essendo sicuro che la scelta e il giudizio che ne farete non potr essere che molto buono. Riguardo ai confessori, desiderabile, signore, che ce ne sia uno solo come ordinario della piccola Comunit. L'esperienza ci fa veder che l'averne parecchi divide gli spiriti. Per il bisogno di suor Cecilia 625, il primo dei preti della Missione 626 che andr ad Angers sar avvertito che venga a ricevere i vostri ordini per fare il cambiamento che, signore, io credo fermamente essere necessario. Non mi stupisco pi del disordine di Nantes, poich non c' stata una persona che vegliasse sulla condotta [delle suore] 627. Questo aumenta in noi la coscienza degli stretti obblighi che abbiamo verso di voi e che Dio solo pu ricompensare. Di questo lo supplico con tutto il cuore e desidero con pari affetto l'assistenza delle vostre sante preghiere per ottenermi misericordia e l'onore che mi crediate, signore, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

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L 485

(ALLE SUORE DI ANGERS)

628

10 luglio 1656

Carissime sorelle, Sperando che questa lettera vi sar consegnata, vi scriver dal fondo del cuore per assicurarvi del mio affetto continuo, che mi fa partecipare alla felicit della vostra perseveranza nel servizio di Dio nella vostra cara vocazione, nonostante le piccole difficolt che il nemico del vostro bene ci pu spesso opporre. Lo sapete perch, care sorelle? per impedire, se potesse, questa santa perseveranza, ricavando una grande e sciagurata gloria nel fare abbandonare il bene cominciato da tanto tempo, e, se potesse, non si preoccuperebbe di farci cambiare un giorno i nostri buoni propositi prima della morte. Stiamo molto attente, care sorelle, di non dargli questo trionfo e perci bisogna essere fedeli in tutte le minime cose e avere un gran desiderio di piacere sempre a Dio, camminando alla sua santa presenza. Credetemi, la cosa principale per noi anche mortificarci molto non con penitenze esteriori, ma con la sottomissione che nasce da una vera e solida umilt, amando il disprezzo e facendo guerra ai nostri sensi e alle nostre passioni; e praticare esattamente l'obbedienza e tutte le virt, e [praticare] anche la cordialit tra di noi senza preferenze, perch questo impedisce ogni mormorazione, le parzialit e le amicizie particolari. Soprattutto mantenetevi sempre nell'affetto e nella stima della cara suor servente e di ogni altra che Dio vi dar quando piacer a Dio aver piet di suor ... 629, poich vi posso assicurare, care sorelle, che la direzione delle altre un peso gravoso. Credetemi sempre nel suo santissimo amore...

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L 486

(A MADAMA LA GRANDE PRINCIPESSA)

630

17 luglio 1656

Madama, Lodo Dio con tutto il cuore per il vostro zelo perseverante; vero, madama, che per molto tempo non potremo provvedere [le suore] per i luoghi che ce le hanno chieste. Per quanto riguarda la proposta che la vostra bont ci fa di riceverne, vi dir, madama, che farete una grande carit dando, ad alcune buone ragazze che desiderano servire i poveri, i mezzi per ritirarsi dal mondo. Ma permettetemi, madama, di dirvi che due ragioni impedirebbero che aveste subito la soddisfazione che desiderate: una che ci vuole molto tempo per formare le giovani, sia per quello che le riguarda personalmente, sia per tutto quello che necessario sappiano per servire i poveri; l'altra ragione, madama, che noi non ne prendiamo se non hanno l'intenzione di vivere e morire nella Compagnia, e bench vi siano entrate con il caritatevole aiuto delle persone che le hanno aiutate, tuttavia non le mandiamo nei loro paesi. Questo tutto quello che posso dirvi su questo punto, assicurandovi i miei umilissimi saluti e che sono veramente nell'amore di Nostro Signore, madama, la vostra umilissima e obbedientissima serva. Al Signor Vincenzo : Se piace alla vostra carit, onoratissimo Padre, [vogliate] correggerla, tanto bisogna riscriverla. E' per madama la grande Principessa631.

L 531bis A SUOR CARCIREUX

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18 luglio (1656)

Carissima sorella, E' vero che ho un gran torto nello stare tanto tempo senza

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scrivervi. Credete, cara sorella, non per mancanza di desiderio, perch ho un piacere particolare nel pensare a voi due e all'unione, alla concordia e alla cordialit che c' tra voi. Credo che lavoriate emulando reciprocamente a perfezionarvi secondo i piani di Dio, e a questo possono servire tutte le azioni della vostra vita, anche le azioni che sembrerebbe dovessero allontanarvi da questa unione intima con Dio, per la quale avete tanto ardore. Questa unione si compie spesso in noi e senza di noi nel modo che Dio solo conosce, non gi nel modo che noi vogliamo immaginarci. Ecco, a mio parere, ci che possiamo fare per aiutarci in questo. Non bisogna permettere nella nostra volont nulla che si opponga alla volont di Dio; dobbiamo darci a Lui in tutte le pratiche che ci sono consigliate, per liberarci dal nostro proprio giudizio e lavorare a mortificare le nostre inclinazioni anche nelle cose che sembrano buone. Per esempio, quante volte possiamo desiderare delle cose per un fine, dal quale ci allontanerebbero se seguissimo la nostra volont. Voi siete molto obbligata al vostro signor direttore 633 che ve ne ha parlato in questa maniera. Spero, cara sorella, che (allora) vi sembrasse di ascoltare la voce di Dio e che pensiate effettivamente che Lui che vi ha parlato per bocca di quel buon signore. Non c' nulla di cos cieco come l'occhio per vedere se stessi, bench veda [bene] tutte le altre cose. Non meravigliatevi che vi vengano in mente codesti piccoli pensieri e mormorazioni. Credo, cara sorella, che il compito pi importante per voi e per me umiliarci molto, e tanto pi in basso quanto pi lo spirito ci vorrebbe innalzare con bei pretesti di unirci a Dio con la nostra attivit. Dobbiamo semplificare molto i nostri spiriti con un abbandono alla direzione della sua divina Provvidenza e alla guida dei nostri superiori, come sembra dalla vostra lettera che mostriate di desiderare. Scrivo una riga al signor parroco di Troyes, verso il quale siamo molto obbligate. Ma, cara sorella, non bisognava permettere che quelle buone ragazze venissero a spese dei signori [preti] della Missione; son sicura che avrebbero potuto esser aiutate in qualche altro modo, da qualche Carit; bisogner badare a questa cosa, soprattutto quando vedrete madama la duchessa 634. Non lascer, cara sorella, di pregare il Signor Vincenzo di darvi una parola di risposta; cos oppresso dalle occupazioni, che

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non lo distolgo mai da esse senza sentirne un po' di pena. Quando vi darete l'onore di scrivergli, fatelo nel modo pi breve possibile, e scrivete la lettera nel modo pi facile a leggersi: non che Egli me ne abbia parlato in nessun modo. Vi ringrazio umilissimamente, care sorelle, della carit che ci avete fatta e che ha detto a tutt'e due che avevo bisogno di un abito. Non ne ho un bisogno grande, se non secondo quanto dicono le suore. Ringrazio suor Carlotta 635 di avervi fatto parlare secondo il suo stile. Oh! quanto piacere mi avete fatto con l'aver superata voi stessa: forse una delle pi grandi pratiche di virt che avete fatto in quel giorno. Continuate, care sorelle, finch saremo nella Chiesa militante dobbiamo combattere; se la bont di Dio ci usa misericordia e ci mette nella Chiesa trionfante, allora avremo quell'unione intima con lui, che non potremmo possedere completamente quaggi sulla terra. lavoriamo dunque molto, care sorelle, al servizio corporale e spirituale dei poveri malati per amore di Ges Crocifisso, nel quale sono, la vostra umilissima e devota serva.

L 477

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS (Luglio 1656)

Signore, Vi ringrazio umilissimamente per il disturbo che la vostra carit si presa per informarsi della buona suora 636 che avete giudicato essere adatta [alla nostra Compagnia]: sar la benvenutissima. Abbiamo fatto tutto il possibile per fare la scelta di due nostre suore 637, pensando che saranno adatte per Angers. Vi supplico umilissimamente, signore, di avere la bont di avvertire suor Cecilia del modo come deve riceverle, e [avvertire] le altre del riserbo

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nel parlare delle piccole pene che ci sono tra di loro, per timore che la cosa faccia impressione sul loro animo. Dobbiamo mandare ancora tre nostre suore in Bretagna tra poco. Vi supplico umilissimamente, signore, di farci la carit di comunicarci il giudizio che farete della nostra suor Maria 638 e [dirci] se non giudichereste necessario che richiamassimo qui suoi Cecilia 639, per i motivi che la vostra carit ci ha gi comunicati. Perdonatemi, signore, la libert che mi prendo nel darvi tanto incomodo, e fatemi sempre l'onore di credermi, signore, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e obbedientissima serva. P.S. - Il Signor Vincenzo vi manda quello che desideravate da lui.

L 489bis

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, A BERNAY 31 luglio (1656)

Carissima sorella, Supplico Nostro Signore di farvi la grazia di far buon uso di tutte le benedizioni che d alla vostra attivit. Se date retta a me, e io non ne dubito, starete attenta a non fare cose troppo clamorose, perch non sapete ancora il numero di malati che avrete; e avere troppa roba e troppi mobili sarebbe una mancanza di fiducia [in Dio] di cui potreste essere criticata. Il Figlio di Dio, come sapete, non ha voluto fare le cose in modo appariscente nella fondazione della sua Chiesa; se abbiamo il suo spirito, cercheremo con amore di fare altrettanto. Le cose crescono facilmente e con lodi, ma quando si devono diminuire, quelli che l'hanno fatte hanno motivo di confusione. Per compiere i propri obblighi di buona Figlia della Carit, ella deve far di tutto perch le dame della Carit s'impegnino a

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visitare i malati, e per questo il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, non consiglia molto che si stabiliscano degli ospedali [nei luoghi] dove stabilita la Carit, se non nelle citt importanti. Avete ragione, cara sorella, di comunicarmi quel che fate del vostro bel filo; ne userete come giudicherete pi opportuno, e sar sempre bene. Suor Marta640 di Nantes e suor Elisabetta 641 partirono domenica per andare tra i soldati642. Pregate Dio per tutta la Compagnia; raccomandatemi a suor Lorenza 643, e credetemi tutt'e due, care sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

L 489

ALLA CARISSIMA SUOR LUISA CRISTINA F.d.C., serva dei poveri malati a Montmirail

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Ultimo di luglio (1656)

Carissima sorella, Vorrei tanto aver pi tempo per parlarvi cuore a cuore in questa buona occasione, ma sono le dieci di sera gi suonate. Lodo Dio con tutto il cuore per il sincero affetto che la sua bont d all'una per l'altra: questo mantiene l'unione e il sopporto che le Figlie della Carit devono avere reciprocamente, e fa s che l'una non parli male dell'altra quando una deve rendere conto dell'altra, perch se avviene qualche piccolo urto tra loro, si dimentica tutto, dopo essersi chiesto perdono, a meno che non si tratti di cose molto importanti per la gloria di Dio. Non so, cara sorella, ce ho risposto a una domanda che mi faceste tempo fa, riguardo ai vostri piccoli risparmi, cio se dovevate renderne conto. Vi dir, cara sorella, che per quello che vi dato dalla casa di codesti buoni signori [amministratori], dovete essere

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esatta a tenerne conto e a prendere solo quello che vi necessario; ma per quello che frutto delle vostre piccole economie e non viene di l, ne potete disporre come le altre suore delle parrocchie. Se risparmiate qualche cosa, sar per il vostro mantenimento, poich so bene che non volete farvi un gruzzolo, per grazia di Dio: amate troppo la santa povert e la confidenza in Dio, che sono le due basi della Compagnia delle Figlie della Carit. Tutte le nostre suore vi salutano; se avessimo saputo prima la partenza del latore [della lettera], alcune vi avrebbero scritto. Vi ringrazio con tutto il cuore dell'affetto che avete per la famigliola di mio figlio 645; l'udito, per grazia di Dio, gli ritornato abbastanza; sua moglie sta bene, la sua figlioletta stata malata in modo molto pericoloso, ma la bont di Dio ce l'ha ridata; ora sono in campagna 646. Vi prego di pregare Dio per tutti i loro bisogni, principalmente per la loro salute. Non dimenticate il nostro signor onoratissimo Padre e il signor Portail e tutta la Compagnia. Buona sera, care sorelle; credetemi sempre nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 490

AL SIGNOR VINCENZO 8 agosto [1656]

Onoratissimo Padre, Il signor de Marillac647 molto malato per un reuma e la sua signora madre 648 vorrebbe che per questa ragione andassi a visitarla; siccome neanche madama sua nuora 649 a Parigi, sta un po' in pensiero. Se la vostra carit vuol permettermi di andarli a visitare, ella mi mander una carrozza, ma non so quando. Madama de Herse650 spera che abbiate la bont di andare a visitare S. Martino651, e m'ha detto di andarci qualche giorno dopo. Credo che sia per togliere l'amministrazione di suor Giovanna, e di questo sono molto contenta, essendo da molto tempo che lo

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desideravo. Questo mi deve far conoscere qual vantaggio c' ad aspettare gli effetti della divina Provvidenza. Non abbiamo nessuna notizia della buona giovane di Arras 652. temo la pigrizia del mio spirito che ha solo pochissimi lumi per provvedervi, come anche a Chars. Dio sia benedetto, onoratissimo Padre, per il felice viaggio delle nostre suore a La Fre 653; poich il signor de Saint-Jean 654 ne contento, c' motivo di credere che la sua carit avr cura di loro. Non so se m'inganno, ma mi pare che Nostro Signore vorr sempre pi confidenza che prudenza per conservare la Compagnia, e che questa stessa confidenza far agire la prudenza nelle necessit senza che ci se n'accorga; mi sembra che l'esperienza l'abbia fatto conoscere spesso in diverse occasioni in cui la pigrizia del mio spirito ne ha avuto bisogno. Se non dico il vero, spero che la vostra carit mi disinganner, poich io sono, onoratissimo Padre, la vostra poverissima figlia e obbedientissima serva.

L 492

DA CONSEGNARE AL SIGNOR VINCENZO prima che dica la santa messa Vigilia dell'Assunzione [14 agosto 1656]

Onoratissimo Padre, La vostra benedizione, per favore, a tutte le vostre povere Figlie della Carit, tre delle quali supplicano la vostra carit di offrire la rinnovazione dei loro voti a Nostro Signore domani, festa dell'Assunzione della Santa Vergine, e - con loro - una quarta suora divenuta curva per il servizio fatto ai poveri soldati: essa ormai non pu avere che una vita piena di dolori e sopporta bene la

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sua afflizione, grazie a Dio. Credo che il signor Portail ve ne avr parlato, poich queste suore si presentano con la sua approvazione. Non vedo il momento che la vostra carit mi possa dare un'ora di tempo per tutte le mie necessit, poich io trascuro troppo di conoscerle bene. Spero dal vostro aiuto quello che il buon Dio mi vorr dare, poich per la sua bont sono, onoratissimo Padre, la vostra poverissima figlia e obbedientissima [serva].

L 484

ALLA CARISSIMA SUOR MARIA GAUDOIN F.d.C., serva dei poveri malati ad Angers

655

(Agosto 1656)

Carissima sorella, Ringrazio Nostro Signore per il vostro felice viaggio. Immaginavo certo che sareste ricevuta bene sia dai signori [amministratori] sia dalle nostre suore; vi prego di darmi spesso le vostre notizie; suor Cecilia656 non ne sar dispiaciuta. Vi prego d'informarmi quale suora era con voi quando madama di Bouillon vi disse di ricevere 400 lire da una fattoressa nell'anno 1654, mi sembra, e [dirmi] se le avevate fatto chiedere questa somma. Informatemi anche molto particolareggiatamente della vostra salute, e credetemi, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 557bis A SUOR CARCIREUX

657

(Verso il 1656)

Ho ricevuto una lettera vostra ma di data vecchia; perci, credendo che non siate pi nelle piccole pene di cui mi parlate, non

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vi rispondo su questo punto, poich - mi sembra - sono le medesime per le quali vi ho risposto altre volte. Solamente, carissima sorella, vorrete certamente che vi dica che ho lodato Dio parecchie volte per le grazie che vi ha fatte, e gli ho domandato quella di dimenticare voi stessa e di mortificare il desiderio di cercare la vostra soddisfazione, che si nasconde in voi sotto la bella apparenza della ricerca di una grande perfezione. Ci inganniamo molto se pensiamo di acquistare questa perfezione con le nostre forze e con un continuo esame o attenzione nel notare tutti i moti e disposizioni dell'anima nostra. E' bene applicarsi con esattezza, una volta all'anno, a questa ricerca con diffidenza di noi stesse e riconoscendo la nostra insufficienza; ma mettere continuamente il nostro spirito nella geenna [= nei tormenti] per esaminarsi minutamente e fare l'analisi di tutti i nostri pensieri, un'opera inutile per non dire pericolosa. Dico a voi quello che altre volte stato detto a me. Vi prego, cara sorella, di aiutarmi con le vostre preghiere, come io aiuter voi con le mie, affinch possiamo ottenere da Dio la grazia di andare nella via del suo santo amore con molta semplicit, molto alla buona, senza tanta ricercatezza, per paura che assomigliamo a quelle persone che invece di arricchirsi finiscono per rovinarsi, a forza di cercare la pietra filosofale. Credete al vostro signor direttore 658; anche se gli parlerete solo una volta al mese e in un modo molto sommario, siate sicura che questo vi baster. Le confessioni stringate sono le migliori. Che cerchiamo in questo sacramento? Nient'altro che la grazia, e noi siamo sicure che la bont divina non ce la rifiuter, se portiamo a questo sacramento le disposizioni necessarie di semplicit, dolore sincero e sottomissione. Supplico Nostro Signore di darcele, e nel suo santo amore, carissima sorella, sono la vostra umilissima sorella e serva.

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L 493

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay Parigi, 22 agosto 1656

Carissima sorella, Ho ricevuto la vostra lettera con la quale ci mostrate sempre i vostri pi cari e teneri affetti, di cui vi ringrazio con tutto il cuore, assicurandovi la medesima cosa da parte nostra, bench noi siamo nell'impossibilit di dimostrarvela se non davanti a Dio. Sono sempre molto in pena per le nostre suore di Sainte-Marie-duMont, perch la malattia di suor Claudia 659 continua; vi prego, cara sorella, se ne avete saputo qualche notizia, comunicatemela, e anche le notizie di suor Lorenza 660 che saluto con tutto il cuore. Vi assicuro riguardo alla salute di suor Cecilia 661 che mi ha scritto non molto tempo fa. Abbiamo un certo pensiero di farla venire [a Parigi]; se sar cos, potete pensare, cara sorella, che vi vedremo poco dopo. Ci informate che ci mandate del filo, ma non ci dite la quantit e se potremmo sapere dov': forse perch non ancora arrivato? Tutte le suore salutano voi insieme a suor Lorenza, e anche io con tutto il cuore, e sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 491 AL SIGNOR BGUIN 662, uno dei signori [amministratori] dell'ufficio delle Casette 663 e di altri luoghi (Verso il 1656)

Signore, Vi scrivo per ordine del Signor Vincenzo, per il fatto che ha saputo che suor Anna664, che si trova nell'ospedale delle Casette, ha avuto qualche leggero contrasto col signor parroco a proposito dei malati, e ha desiderato che le fosse permesso di cambiare con-

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fessore, per timore che si ripetesse la medesima cosa, che potrebbe impedire loro, sia pure poco, di compiere il loro dovere. Il nostro signor onoratissimo Padre, avendo ben considerato la cosa e l'importanza di tali incidenti, le ha concesso quel permesso, dopo averle fatto compiere il suo dovere di umiliarsi e dopo aver cercato di impedire quel cambiamento. La sua carit si preso anche il disturbo di far accettare la cosa al detto signor parroco, e questi l'ha fatto molto generosamente. per, signore, sapete quello che successo dopo quel tempo in occasione della doverosa umiliazione della suora? Alcuni vostri signori [amministratori] hanno saputo il fatto anche loro per altre vie, non da noi, e questo ha fatto dire che mostreranno il loro risentimento quando quei signori terranno [la seduta del loro] ufficio. In nome di Dio, signore, vi supplico umilissimamente di impedire che questo avvenga, per il rispetto che dobbiamo avere al suo carattere e alla sua virt [= del parroco], dal quale la nostra sorella stata spesso edificata, come ci ha attestato parecchie volte. Vi domando umilissimamente perdono, signore, della libert che mi prendo, per il fatto che, mentre vi scrivo, mi viene in mente che voi lo conoscete meglio di me, e tutti i signori amministratori conoscono abbastanza il bisogno che hanno di mantenere l'autorit di lui per la gloria di Dio e il bene delle anime che Dio ha affidate alla sua cura; e [sanno] anche che, se capitasse la minima disgrazia a quella persona che noi dobbiamo onorare, saremmo costrette a ritirare le nostre suore per parecchie ragioni. Ma spero dalla bont di Dio che lo spirito di carit dato alla vostra Compagnia, ristabilir tutta la pace col sopporto dei deboli, del cui numero sono le nostre suore.

L 290

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 9 settembre 1656

Signore, Credo che siate tra la speranza e il timore nell'attesa delle no-

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tizie della buona ragazza665 che la vostra carit ci ha mandato. Vi dir, signore, che aspettavo di conoscerla un po', per darvene sicure informazioni. Tutto quello che ci risultato fino al presente ce ne fa sperare molto bene; perci, signore, vi supplico umilissimamente di approvare che io non impedisca a suor Cecilia 666 di presentare a voi quelle alle quali Dio dar l'intenzione di servirlo nella nostra Compagnia. Sono molto in pena per sapere se monsignor [vescovo] 667 ha ricevuto una lettera che ebbi l'onore di scrivergli in occasione della partenza delle suore per Angers 668; il timore di importunarlo mi ha trattenuta dal dare risposta all'ultima, con la quale sua Eccellenza mi ha onorata. Fatemi il favore, signore, di avvertirmi del mio dovere e di credermi sempre, signore, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e obbedientissima figlia e obbligata serva. P.S. - Credevo di poter dare risposta alla gentilissima lettera del signor Ratier; permettetemi, signore, di domandargliene perdono, ma il tempo mi costringe troppo.

L 497 A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 13 ottobre 1656

Carissima sorella, Ho visto la vostra cara ultima lettera solo oggi, a causa dei dolori che mi ha causati una caduta fatta circa cinque settimane fa. Non avevo ancora conosciuto la situazione della casa dei poveri; ma, Dio mio, cara sorella, chi saranno quelli che l'occuperanno o che cosa diventer l'attivit delle dame della Carit se si costringono i malati ad entrare nell'ospedale? Vedrete che i poveri vergognosi saranno privati del soccorso che ora ricevono dal cibo preparato e dalle medicine, e il poco denaro che loro dato non baster a sollevare le loro necessit. Per quanto possiamo, siamo obbligate ad impedirlo, con osservazioni umilissime e caritatevoli. Che vi dir di codesta bella casa in cui abitate? La vostra pro-

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fessione di umilt e di povert non vi d qualche volta delle punte di timore? Se cos, voglio credere che fate atti di virt eroica internamente ed esternamente in modo tale che provate vergogna di comparire, stimandovi la minima di tutto il luogo, poich ci avete solo il vitto e il vestito che Dio vi fa dare cost gratuitamente. Sono tutta edificata nel vedere la luce interiore che Nostro Signore d a suor Cecilia669 su queste verit. Ella vi saluta sempre e si raccomanda alle vostre preghiere, come fanno tutte le altre suore. Suor Margherita Chtif 670 e suor Radegonda 671 sono arrivate ad Arras per la fondazione della Carit; spero che Dio le dar la sua benedizione. Raddoppiate, ve ne prego, le preghiere per la povera Polonia, e perci per la religione cattolica, e credetemi, cara sorella, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Il nostro signor onoratissimo Padre sta sempre al suo solito, per l'et e le piccole infermit ci devono tenere sempre davanti a Dio per domandargli la sua conservazione, di cui abbiamo bisogno pi che mai. Credo che questo appunto voi facciate, come anche per il signor Portail, che sta bene, grazie a Dio, e lavora sempre per la [nostra] Compagnia. Non ci fate partecipi del buon sidro e dei bei frutti che avete, ma voglio credere che la gran parte che date ai poveri vi impedisca di considerarli come roba vostra.

L 498

AL SIGNOR VINCENZO Ultimo giorno di ottobre [marted 31, 1656]

Onoratissimo Padre, Tre nostre suore supplicano molto umilmente la vostra carit

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che permetta loro di far domani la rinnovazione [dei voti], cio suor Giovanna Henault672 per la terza volta, suor Maturina di Richelieu per la seconda [volta], e suor Edvige 673 per la terza o quarta volta. La fanno col parere del signor Portail, e inoltre sono buone figliuole. Comincio il mio ritiro spirituale stasera nell'incertezza di ci che piacer a Dio. Domenica fui alla santa Messa e prover di far comunione, purch sia aiutata davanti a Dio dalla vostra carit, alla quale domando la santa benedizione, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva. P.S. - Non potremmo sperare, senza vostro incomodo, la vostra conferenza in una di queste feste?

L 499

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 17 novembre 1656

Carissima sorella, M'avete fatto un gran piacere dandomi in ampio le vostre care notizie e [parlandomi] delle vostre sante attivit, alle quali supplico Nostro Signore di dare le sue benedizioni. Eccovi dunque, presto, nell'ufficio di vere [suore] ospedaliere; purch questo non interrompa l'esercizio della Compagnia della Carit, spero che tutto andr bene, perch se non fosse cos, ci sarebbe da temere quello che capitato in altri luoghi, cio che n l'una n l'altra cosa vi si possa stabilire bene674; credo che voi ci baderete. Il buon signor parroco ha avuto la bont di venirci a visitare, e di questo sono stata profondamente soddisfatta. Gli consigliai d'andare a visitare il Signor Vincenzo; non ho ancora saputo se l'abbia incontrato. Non lascer di mandare a suor Lorenza 675 il crocifisso che desidera e quello che domandate voi, al ritorno del parroco, se piace a Dio. Vi scrissi dopo che il lino era arrivato, ma poich la cosa non era ben sicura, non vi ringrazia del disturbo che vi eravate preso per acquistarcelo; lo fo ora con tutto il cuore e vi prego che se avete bisogno dei nostri prodotti e del nostro denaro,

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non lo risparmiate, poich sapete che tutti i nostri beni sono comuni e che io sono, cara sorella, tutta vostra ed anche di suor Lorenza, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 547bis A SUOR CARCIREUX

676

(Verso il 1656)

Carissima sorella, Supplico Nostro Signore che continui a darvi le sue sante grazie e benedizioni. Vi ringrazio tutt'e due con tutto il cuore per le tante premure che la vostra carit ha avute per la continuazione della vita di questo misero corpo che offende tanto Dio sulla terra. Sembra che la sua misericordia abbia voluto prolungarla un po', ma non pu essere per molto tempo. Perci, care sorelle, vi prego di dimostrarmi il vostro affetto interessandovi presso Nostro Signore per la mia salvezza, che potrei sperare se per il resto dei miei giorni facessi la sua santa volont. Domandategli per me questa grazia; io prometto di fare per voi la stessa cosa, sperando che la vostra fedelt a Dio nell'osservanza delle vostre regole che speriamo di mandarvi presto, attirer su di voi il frutto delle nostre meschine preghiere, cosa che senza quello non oso sperare a causa delle mie miserie. La vostra confidenza nel parlarci cordialmente mi ha dato consolazione pi di quanto potrei dirvi; e cos che devono fare, cara sorella, quelle che Nostro Signore ha unite col suo santo amore. Vi prego di credere che il mio affetto per voi reciproco. Dalla vostra cara lettera vedo che la nostra buona suor Carlotta 677 sempre provata dalle sue infermit. Non dubito affatto, cara sorella, che l'aiutiate molto a sopportarle cristianamente, affinch col buon uso che ne far, Nostro Signore se ne serva per santificarla per i meriti della sua santa vita e della sua preziosa morte in croce per noi. Poich questo malessere cominciato a Richelieu, non bisogna credere che sia necessario che la suora cambi luogo. Non forse vero, cara sorella, che qualche volta

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una gioia per voi servirla nei suoi bisogni e che la considerate come la prima dei vostri malati e come la cara compagna che Dio vi ha data per aiutarvi a perfezionarvi? Non abbiate difficolt a lasciare qualcuno dei vostri esercizi, sia per assistere la vostra sorella sia per il servizio dei poveri per l'amor di Dio: questo che Egli vi domanda. Ora la cosa che dobbiamo avere pi a cuore e l'onore pi grande che possiamo ricevere, proprio quello di soddisfare il desiderio del nostro divino Maestro. Sono molto addolorata che abbiate avuto motivo di crederci ingrata, perch non avete ricevuto nostre lettere con le quali mostrarvi la nostra riconoscenza per quello che ci avete mandato. C'entra anche il nostro interesse nel ricevere i vostri benefici, ma in questa occasione ci trovo anche pi soddisfazione vedendoci i vostri. Poich, sorella carissima, in questa sola azione ci trovo parecchi atti di virt di gran merito, come la carit nel formare parecchie giovani per renderle capaci di servire Dio e i suoi poveri; inoltre vi si vede un gran distacco e abbandono alla divina Provvidenza. Avete motivo, cara sorella, di domandare a Nostro Signore che purifichi tutte le vostre intenzioni, e io credo che da parte vostra cooperate alla sua grazia per questo scopo. Con le mie lettere precedenti avevo fatto sperare a voi, come anche alla vostra compagna, che vi faremmo venire qui [a Parigi] una dopo l'altra, ma bisogna spettare l'ora di Dio. Quanto ai vostri regolamenti cercheremo di mandarveli col primo mezzo sicuro. Andate avanti con buona fede nella pratica di ci che ne sapete e credetemi, buone e care sorelle, nell'amore di Nostro Signore.... P.S. - Le suore vi salutano con tutto il cuore, e le nostre due coufficiali lavorano alacremente per darvi le nostre notizie. Se il nostro buon Dio continua le sue benedizioni sulla Compagnia, non avremo mai buone suore in numero sufficiente per mandarle in tutti i luoghi dove le chiedono al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre. La Regina ne ha fatte andare due a La Fre 678 e Sua Maest vuole che l rimangano. Due sono partite per Arras 679. Insomma, cara sorella, siamo costrette a rifiutare delle fondazioni, e di questo dobbiamo umiliarci molto. Domandate questa grazia a Nostro Signore, per me e per tutta la Compagnia.

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L 500 A SUOR CARLOTTA ROYER 680, F.d.C., serva dei poveri malati a Richelieu 20 novembre (1656)

Carissima sorella, Dalla nostra cara suor Francesca681 ho saputo che Nostro Signore continua a darvi sempre le sue grazie, permettendo che siate sempre nelle vostre infermit e che qualche volta esse siano pi grandi, come credo che siano adesso. Vedete bene, cara sorella, che la via per la quale Dio vuole che andiate a Lui la strada regale della croce. Non dubito affatto che vi ci lasciate condurre molto liberamente e volentieri per fare la sua santa volont, cos come spero che abbiate fatto quando la sua Provvidenza vi ha incaricata della cura della vostra famigliola. Forse, cara sorella, avete avuto in animo qualche piccola difficolt, come una suora nei giorni scorsi ne piangeva a calde lacrime. La cosa sembra virtuosa, ma possiamo dire che ci inganniamo e confessare che la nostra ignoranza ci fa credere che [la carica] sia un onore e un piacere. Se sapessimo che cos' la carica di suor servente, oh! come ci vedremmo umiliate quando ci venisse data, considerandoci come un peso della casa che tutte devono sopportare, vedendoci anche obbligate a servire in tutti gli uffici della casa con la nostra premura, ad essere di buon esempio in tutto e, se facessimo bene [il nostro dovere], ad avere solo gli avanzi delle altre, e ad averle tutte nel cuore. Cerchiamo, cara sorella, di vivere con queste sante disposizioni; preferiamo alla nostra la volont delle sorelle, quando non contraria alla santissima volont di Dio, in cui sono, di voi e dell'altra carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Vi prego, cara sorella, di presentare le mie umilissime scuse a suor Francesca per il fatto che non le scrivo: la ragione che ho smarrito la sua lettera e [ora] ho troppa fretta. La saluto con tutto il cuore.

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L 501 A SUOR GENOVEFFA DOINEL 682, F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly 22 novembre 1656

Carissima sorella, Il signor cappellano 683 ed elemosiniere del castello ci ha fatto l'onore di una visita nella quale la sua carit mi ha edificata molto. Lodo Dio per non essermi affatto ingannata nell'opinione che ho avuta sempre di lui. Abbiamo molti obblighi verso di lui e io credo, sorella, che non manchiate di essergliene molto riconoscente con la sottomissione ai suoi ordini per la vostra attivit. Se vedete madama la marchesa di Saint-Simon 684 assicuratela dei miei umilissimi saluti e della mia obbedienza. Salutate suor Giovanna 685 che prego, come anche voi, d'imparare a scrivere, e a voi stessa [rivolgo la preghiera] di scrivermi e di informarmi secondo quanto ho gi detto all'una e all'altra, poich non sono pienamente contenta se non so le notizie da voi stessa, di cui sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Il signor cappellano m'ha detto che dovevate cambiare casa, non quartiere. La sicurezza che ho ch'egli non vi consiglier nulla contro le intenzioni della Regina mi fa comunicarvi che non facciate difficolt e stiate attenta che sia un luogo comodo sia per i malati che per le alunne, che siete obbligate ad assistere e ad istruire.

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L 638

AL SIGNOR PORTAIL, nella sua solitudine 686 29 novembre (1656)

Signore, Voi continuate con la vostra bont e io con la mia libert nell'aumentare le vostre pene, pregandovi di disturbarvi a rileggere il nono articolo687 per vedere se approvate che al suo contenuto siano aggiunte queste parole: Le suore delle parrocchie, sia dei villaggi che delle citt, non acquistino nessuna stoffa - o di saia o di tela per i loro abiti - perch sar loro fornita dalla superiora della casa; infatti a questo fine, la pratica ordinaria che il soprappi che loro rimane del denaro dato loro dalle dame - sia per il cibo che per il vestito - sia consegnato alla detta superiora a questo scopo, la quale permetter loro, quando lo giudicher opportuno, che comprino loro stesse, per le piccole necessit, dopo che queste le sono state proposte. Ho cos poco spirito che non posso farvi capire il senso di quello che vorrei dire, senza mettere le mie cattive parole, che la vostra carit cambier come le piacer. L'articolo col numero 15688, aggiunto o cambiato, molto necessario, se lo giudicate opportuno: Le suore serventi propongano alla superiora [generale] i bisogni della malattia, prima di mettere le loro suore nella cura delle medicine. Alcune gi faranno cos, ma le altre ve le portano, come lo prevede la fine dell'articolo. Dimenticavo di dirvi, signore, che il tredicesimo articolo ha pi bisogno di freno che di sprone, poich appena una suora malata, ci vuole il pollo e il vitello per il brodo, e [vogliono essere] sistemate nel letto come dame; e quando pretendono tali superfluit o accomodano la loro camera in questo modo, dicono che lo vogliono le dame, le quali certamente si contenterebbero di una decente pulizia689. Sarete forse stupito come me quando saprete che una suora ha fatto, o fatto fare, una vestaglia da camera e la sua compagna malata l'indossava ieri, appena alzata da letto: a SaintMerry. E' una cosa molto comoda, vero, ma ci sono molte damigelle e borghesi a Parigi che non ne hanno; e poi, signore, la cosa ha conseguenze molto gravi. Vedete, per favore, se tutto quello che vi comunico di quest'articolo merita considerazione e fatemi l'onore di credermi,

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signore, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva. P.S. - Poich vi prendete la pena di fare ancora trascrivere questo quaderno (delle regole), ci farete un gran piacere, signore, che fosse piegato un'altra volta, perch abbia pi consistenza e spessore, essendo coperto di pergamena, e anche perch si conserver meglio nella casa.

L 503

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 15 dicembre 1656

Carissima sorella, Sono un po' in pena per voi, perch tanto tempo che sono senza vostre notizie, non avendone ricevute da quando arriv la filaccia 690 della quale vi ho gi ringraziata due volte. Aspettavo sempre di essere avvertita del ritorno del signor [parroco] di S. Croce, desiderando mandare a suor Lorenza 691 e a voi i crocifissi che ci avevate chiesti, ma temo molto che sia partito senza farcene avvertire. Se cos, quando avrete qualche mezzo sicuro, vi prego di farcelo sapere, e io vorrei che fosse al tempo in cui potremo mandarvi le vostre strenne. Mandatemi le vostre notizie molto in ampio, ve ne prego, e assicurate suor Lorenza del mio affetto e che io sono di tutt'e due, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

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1657

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L 505 ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA AGNESE 692, F.d.C., serva dei poveri malati nell'ospedale S. Giovanni di Angers 8 gennaio 1657

Carissima sorella, Sarete stata in pena - credo - essendo stata tanto tempo senza ricevere le nostre lettere. Io ho poco tempo a causa delle mie infermit, e la suora che mi aiuta stata anche lei un po' malata, e questa stata, in parte, la causa del ritardo. Inoltre io aspettavo la prima conferenza di quest'anno per sorteggiare le immaginette dopo la benedizione del nostro signor onoratissimo Padre. Ecco quelle che la Provvidenza ha scelto per voi: abbiamo voluto lasciarvi la consolazione di sorteggiarle in particolare quando ne farete la distribuzione. L'argomento della nostra conferenza 693 fu la necessit che abbiamo di lavorare alla nostra perfezione personale quest'anno, pi di quanto abbiamo fatto negli altri. Il primo punto fu sulle ragioni per le quali dobbiamo lavorare alla nostra propria perfezione. Il secondo sui mezzi che abbiamo per questo scopo. Il terzo sugli ostacoli che potremmo avere nel lavorare alla nostra perfezione. Se il signor Abate694 avesse un po' di tempo da dedicarvi e se tutte le suore avessero un vero desiderio di lavorare alla loro perfezione, credo che una piccola conferenza su questo argomento vi servirebbe molto; e credetemi, sorelle, la ricerca della propria soddisfazione nel parlare tanto in particolare, ora all'uno ora all'altro [direttore spirituale], nuoce pi alla nostra perfezione, ma sono molto pi utili gli avvertimenti dati a tutte, quando sono riunite nel nome di Nostro Signore e ciascuna prende per s in particolare, da parte di Dio, tutto quello che vi detto. Ma volete che vi dica che cosa ci impedisce spesso di essere migliori e pi fedeli, nonostante tutte le istruzioni che hanno la carit di farci? Quando avviene che non pensiamo che Dio che ci parla, e anche quando diciamo: Questo detto a causa della cattiva opinione che si ha su di me; e quando - invece di credere che abbiamo bisogno di tutte le pratiche che ci insegnano siamo cos temerarie da dire: Questo detto per questa o per quella; oh, la tale ha avuto proprio quello che si meritava! Sono forse troppo cattiva nell'avere questi pensieri? Non cre-

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diate, care sorelle, che creda questo di voi, ma siccome la cosa l'ho notata qui in alcune suore, e ognuna di noi capace di fare tutte le mancanze che fanno le altre, mi sono lasciata andare a parlarvi di questi ostacoli, dai quali supplico Dio che vi tenga lontane. Vi prego, in questo nuovo anno, di rinnovare il vostro primo fervore per il servizio di Dio, per ottenere dalla sua bont la grazia della fedelt e della perseveranza nel compimento della sua santa volont. Se sapeste quanto siete felici per questo, di essere in un luogo dove tutto contribuisce alla vostra perfezione, benedireste Dio in tutti i momenti per avervi scelte per codesto ministero. Non mancher, cara suor Gaudoin 695, di scrivere a Beauvais secondo il vostro desiderio. Saluto tanto tutte le suore in generale e in particolare. Sono molto consolata nel sapere che suor Claudia 696 nella disposizione che mi dite, come anche tutte le care sorelle. Se l'umilt, la semplicit e la carit che porta al sopporto sono saldamente stabilite tra di voi, la vostra piccola Compagnia sar composta di tante sante persone quante siete. Ma non si deve aspettare che un'altra cominci prima di noi; cominciamo noi tutte per prime, se ci fosse qualche cosa da dire per il fatto che queste sante pratiche non sono in uso generale; per non basta cominciare, poich quella che cominciasse generosamente dovrebbe dire: Non voglio stancarmi mai di queste pratiche, anche se non trovassi una simile virt nelle altre, cosa che non avverr. E' piaciuto a Nostro Signore richiamare a s suor Claudia Chantereau 697 che serviva i poveri nella bassa Normandia in terre appartenenti a madama la duchessa di Ventadour 698. Oh, sorelle, che buon profumo ha lasciato con la pratica delle virt! La suora 699 che aveva la fortuna di stare con lei ci ha informate delle consolazioni che ha avute con lei. Quelle povere suore dimostrano veramente la loro fedelt a Nostro Signore: sono a quindici leghe da Caen, in una zona dove non va nessun corriere, tanto che qualche volta stanno tre mesi senza avere notizie nostre, e le nostre lettere spesso sono state smarrite; eppure vivono come se fossero con noi. Ringraziate Dio, ve ne supplico [di questo], e anche della forza che la sua bont d al Signor Vincenzo, che io credo non dimenticherete nelle vostre preghiere. Tutte le suore vi salutano e con me si raccomandano alla vostra piet. Supplico la S. Vergine - se questa la volont di Dio - di aiutare con la sua intercessione onnipotente la nostra carissi-

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ma sorella che in Lei confida, e io sono di tutt'e due, care sorelle, con tutto il cuore, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 506

ALLE CARISSIME SUORE CATERINA 700 E MARIA F.d.C., serve dei poveri malati a Brienne

701

10 gennaio 1657

Carissime sorelle, Vi scrivo queste poche righe, molto in fretta, per assicurarvi che non sono malata e che il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre sta bene, grazie a Dio. Credo che continuerete sempre a pregare per la sua conservazione. Lodo Dio, suor Maria, che vi siate ben ristabilita in salute; vero che il mese scorso ho tralasciato di scrivervi, ma ne sapete il motivo. Avrei ancora rimandato per la medesima ragione, se non avessi avuto paura di rattristarvi e mettervi in angustie. Vi mandiamo le immaginette e le massime che vi sono toccate in sorte, dopo la benedizione del Signor Vincenzo. Supplico Nostro Signore di farvi la grazia di farne buon uso. Suor Giovanna Blot molto preoccupata per il suo fratellino: vi prego d'informarvi di ci che fa, se le sue sorelle e lui vivono nel timor di Dio e se quel ragazzo impara qualche cosa. Tutte le suore vi salutano; quelle di Brienne 702 stanno bene e fanno abbastanza bene, sebbene con un po' di lentezza. Fate ben capire ai loro genitori che esse non hanno abbastanza capacit per scrivere loro spesso e che tutte

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le suore hanno tanto da fare, che non possono dedicar del tempo a scrivere. Per quanto riguarda i vostri fratelli, sono sempre nelle medesime condizioni di cui vi informai e fanno molto bene alla Missione; quanto a vostro cugino, mi sembra di avervi informata che era uscito. Oh, com' bello, care sorelle, affidare tutti i nostri affetti e le nostre preoccupazioni alla divina Provvidenza! E' un mezzo per avere la pace del cuore, che supplico Nostro Signore di darvi, e sono, care sorelle, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Vi prego di pregare Dio per il riposo dell'anima di suor Claudia Chantereau 703; verso la fine dell'anno passato suor Elisabetta704 ce ne ha detto molto bene, per le virt che le ha visto praticare. Suor Elisabetta Brocard 705 sta bene, a La Fre con suor Maria Marta706 per curare i poveri soldati [feriti] nell'ultima battaglia in Piccardia; credo che ritorneranno presto, se piacer a Dio.

L 507

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 10 gennaio 1657

Signore, Spero che la vostra bont mi perdoner il tanto tempo che sono stata senza prendermi l'onore di ringraziarvi umilissimamente, come fo adesso, della continua carit che avete per le nostre suore, e delle notizie che avete avuto la bont di darcene. E' vero, signore, sembra che la nostra suor Maria 707 non abbia ancora abbastanza intelligenza per occupare il posto di suor Cecilia 708. Per, purch la sua disposizione non sia contraria ed essa abbia discrezione e giudizio con un verto fondo di virt, forse l'esperienza e l'esempio

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della nostra suora che ella vedr continuamente, potr formare il suo spirito per dirigere [la Comunit]. Credo che ci voglia del tempo per riconoscere tutto questo. Lodo Dio, signore, per la vostra perfetta guarigione; la sua Provvidenza sa che la Chiesa ha bisogno della vostra salute e sa quello che Egli vuol fare per mezzo vostro nell'opera proposta, per la quale spero molte benedizioni, se la vostra carit si decide a superare tutte le difficolt con la vostra ordinaria fiducia. Sono stata un po' troppo audace parlando alle suore di una conferenza che ci fu fatta dal Signor Vincenzo il giorno dei Re [Magi]709, pensando che una conferenza simile sarebbe servita loro molto. Credo, signore, che esse vi importuneranno per questo, e se non fossi troppo sconsiderata a causa delle grandi occupazioni che, come io so, la vostra carit ha, unirei la mia preghiera alla loro. Vi domando perdono di questa libert, e [vi prego] di credere che io sono, col rispetto che vi devo, signore, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e obbediente serva.

L 393

ALLE CARISSIME SUORE CATERINA 710 E MARIA F.d.C., serve dei poveri malati a Brienne

711

12 gennaio 1657

Carissime sorelle, Non so se i fratelli di fratel Matteo 712 vi hanno consegnato un bigliettino col quale informavo suor Caterina di venire [a Parigi], per la prima strada sicura, ed anche, se fosse necessario, di venire per la via di Troyes per mettervi in buona compagnia. Ora poich credo che non siate ancora partita da Brienne, vi prego di aspettare un altro mio ordine, per la ragione che ancora non ho parlato a madama la contessa di Brienne 713 e il Signor Vincenzo desidera che abbiamo il suo benestare. Spero che Nostro Signore esaudir la sua carit e le preghiere del signor Portail, al quale presentai ieri i vostri umilissimi saluti, e [spero] che per mezzo di quelle [preghiere] le vostre pene saranno cambiate in consolazione, per le

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croci di cui siete onorata. S, care sorelle, il pi grande onore che possiate ricevere seguire Ges Cristo che porta la sua [croce]. Il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre informa suor Caterina che i suoi fratelli, Marino ed Eligio, stanno bene: uno a Saintes, l'altro a Orsigny che a quattro leghe da Parigi, e tutt'e due fanno molto bene, grazie a Dio, come anche fratell'Albino 714, che credevo fosse uscito [dalla Comunit] e invece a Torino, in Piemonte. vedete, cara sorella, quante grazie vi fa Nostro Signore? Credo che anche da parte vostra non mancate di essergli fedele, come pure suor Maria che ce ne ha date prove cos buone. Supplico il Nostro Salvatore di darvi la perseveranza, e sono, care sorelle, nel suo santissimo amore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Vi abbiamo mandate le immaginette dell'anno, benedette dal nostro sig. onoratissimo Padre. Pagate il porto delle vostre lettere affinch vi siano consegnate prontamente.

L 508

(A SUOR LORENZA DUBOIS, A BERNAY)

715

13 gennaio 1657

Carissima sorella, Ho comunicato la vostra difficolt di [avere] un confessore al (Signor Vincenzo) il quale mi ha detto di pregarvi di andare dallo stesso di suor ... 716 per ragioni molto importanti. Ho pensato certamente che il consiglio che ne domandate fa vedere la vostra sottomissione, e che l'atto di obbedienza che farete vi render facile [superare] la difficolt che avevate, con la benedizione che vi dar Nostro Signore. Cos bisogna fare per non allontanarsi dalla volont di Dio.

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Non mancher di scrivere al signor parroco di Nanteuil per avere notizie dei vostri fratelli, come desiderate, e ve le mander subito. Lodo Dio per la benedizione che d alla vostra attivit. Credo che vi ricordiate bene che, affinch il servizio che gli rendiamo gli sia gradito, bisogna che parta da un cuore buono cio ben esercitato nella mortificazione del proprio giudizio, della propria volont e della soddisfazione dei propri sensi e passioni. Se manca questo, cara sorella, le nostre azioni sono un [vano] rumore e solo l'amor proprio vi trova il suo vantaggio, allontanando per il puro amor di Dio che la pietra filosofale che trasforma tutto in oro, cio che rende meritorie tutte le nostre azioni. Non dubito affatto, cara sorella, che il desiderio che avete di piacere a Dio e di ottenere la vostra salvezza non vi faccia vigilare attentamente su voi stessa, sia per conoscere se fate quello che Nostro Signore vuole che facciate, sia per vedere le mancanze che potreste commettere.

L 509

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 25 gennaio 1657

Carissima sorella, Oggi ho ricevuto tre lettere vostre, tutte con la data di questo mese, con le quali mi dite varie cose che mi tengono incerta sulla stabilit della vostra casa, per quello che mi dite, che cio il signor abate non vi trova alloggiate bene. Informatemi, vi prego, di che si tratta; mandando una suora, non mancheremo di mandarvi tutto quello che desiderate. Sono molto addolorata di rimandare cos a lungo l'invio di soccorso e conforto alla nostra povera suora 717 afflitta, ma, cara sorella, non potete immaginare la difficolt che abbiamo per averne della adatte in luoghi cos lontani, a causa del gran numero [di suore] che ci sono richieste in vari luoghi. Bisogna sperare nel soccorso della divina Provvidenza, e perci vi prego di rivolgere le vostre preghiere a Nostro Signore.

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Avete molta ragione di non preoccuparvi per le chiacchiere del mondo; purch non diamo loro nessun motivo, stiamo in pace. Se capitasse di darne noi un motivo, umiliamoci molto e cerchiamo di riparare le nostre colpe. Dico questo, cara sorella, non perch diffidi pensando che abbiate scontentato qualcuno, ma voi sapete che il mondo spesso si mostra scontento senza motivo. Fatemi sapere, ve ne prego, se il signor di Bernay ritornato, e raccomandatemi alle preghiere di suor Lorenza 718, e credetemi, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Cara sorella, quando ci scrivete, indirizzate le lettere alle nostre suore nel Chiostro di S. Germano l'Auxerrois, perch il postino le trattiene troppo a lungo. Vi prego di dire a suor Lorenza che ho scritto al signor parroco di Nanteuil per sapere molto in ampio le notizie sui suoi parenti, e che la prego intanto di pensare che il suo buon Angelo d a Dio notizie dell'uso che ella fa delle sue grazie.

L 510

ALLE CARISSIME SORELLE, LE FIGLIE DELLA CARIT, serve dei poveri malati a Chantilly 30 gennaio 1657

Carissime sorelle, Come vi ho gi comunicato, sono stata molto consolata nel sapere che i poveri sono cos bene assistiti: Dio ne sia benedetto in eterno! Non dubito affatto che, compiendo questo dovere, non siate anche molto esatta nella fedelt che dovete a Dio per l'osservanza delle vostre regole, specialmente nell'astenervi dal frequentare il mondo senza necessit molto importanti. Credetemi, sorelle, qualche volta il mondo ci fa dei piccoli rimproveri perch manchiamo a certe convenienze che non dobbiamo accordargli, ma poi resta edificato quando conosce che [lo facciamo] per principio di virt, e nota molto bene quelle che si lasciano adescare un po' dagli applausi. Credo che non vi stupirete di questi piccoli consi-

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gli che vi do, che portano sempre al bene di coloro che li ricevono mirando a Dio, bench non ne abbiano bisogno su questi punti. E' necessario che suor Giovanna Bonvilliers 719 faccia un viaggetto qui [a Parigi]; vi prego, suor Genoveffa 720, di mandarla pi presto che potrete, perch, bench abbia in voi tutta la confidenza che posso avere come in nessun'altra suora, tuttavia non conveniente che rimaniate sola in questi giorni di carnevale. Mandatemi, vi prego, notizie della vostra salute e di tutte le altre cose per mezzo di lei [suor Giovanna], e credetemi, tutt'e due, carissime sorelle, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 511

AL SIGNOR VINCENZO [Gennaio 1657]

Onoratissimo Padre, Al mio arrivo ho notato che suor Luisa Ganset 721, che conoscete per mezzo del signor du Fresne722, fa salassi e la scuola molto bene, e ho pensato subito di proporla alla vostra carit per Maule: potrebbe partire fin da domani gioved, vigilia [della festa] della Santa Vergine723. Pensavamo di non mandarla pi fuori di casa, sia per la sua et sia per altre lievi ragioni che non sono importanti per Maule; ma le ho parlato stasera, e ho capito che potr ancora affrontare facilmente questo soggiorno. Se per la sua salute ci sar bisogno di richiamarla verso la fine dell'estate, il nostro buon Dio ce ne provveder un'altra. Bisogna che vi confessi, onoratissimo Padre, che mi sento vivamente turbata quando vedo le nostre suore deviare e non andare per la retta via. Ora, se io ho mancato per debolezza o per altro motivo, spero che la nostra suor Luisa riparer la mia colpa, di cui domando umilissimamente perdono alla vostra carit, e lo spero anche, perch sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva. P.S. - Se piace alla vostra carit, [vogliate rispondere] affinch la nostra suora possa andare con il calesse di Saint-Germain.

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L 480bis ALLA CARISSIMA SUOR GENOVEFFA F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly

724

6 febbraio 1657

Carissima sorella, Sono stupita per il fatto che non ci avete mandato suor Giovanna 725. Ho timore che la vostra accondiscendenza le dia troppa libert di dedicarsi alle sue devozioni, eppure so che avete molto da fare. Quando si cos vicine a Parigi, occorre di tanto in tanto farci un viaggetto: basteranno due o tre giorni: voi sapete, sorella, quanto bene fa questo. Suor Francesca Paola 726 vi prega di farle sapere se avete ricevuto una libbra di catholicon 727, e quanto tempo fa, se ve ne ricordate. Vi prego che la suora venga al pi presto. Devo finire perch il postino ha fretta. Supplico Nostro Signore di riempire i vostri cuori col suo santo amore e, in questo stesso amore, sono di tutt'e due, carissime sorelle, la vostra umilissima sorella e serva.

L 512

AL SIGNOR VINCENZO Oggi [festa di] S. Apollonia [9 febbraio 1657]

Onoratissimo Padre, Non mi ricordo d'aver mai veduto una persona pi degna di compassione di quella giovane donna che venne a trovarvi, per

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due giorni di seguito, la settimana scorsa, figlia di una [donna] chiamata madama du Lorier, e che port alla vostra carit uno scritto di suo marito perch lo impiegaste o lo faceste impiegare. Questa buona giovane ridotta in tali condizioni estreme che mette perfino in dubbio se non pu in coscienza servirsi d'un'occasione che le si presenta e di persona che voi conoscete, di cui c' motivo di aver paura, la quale persona le promette di sistemarla; essa dice che non ci trova altra attrattiva che la necessit. Ho pensato, onoratissimo Padre, che per impedire un'offesa cos criminale a Dio, sarebbe bene far conoscere alle dame questa occasione di esercitare la carit corporale e spirituale. Ella dice di essersi vista per tre o quattro giorni senza avere un po' di pane, e [dice] che solo da cinque mesi si trova in questa estrema necessit, durante i quali ha sistemato i suoi affari con i creditori, lasciando per forza una grande bottega di mercanzie di ferro, in fondo al Ponte nuovo, e [dice] che si mantenuta innocente. E' stata educata molto bene e mi ha pregata d'informarmi se fosse vero tutto quello che mi diceva. Se le dame vogliono farle la carit, far in modo che non siano ingannate. Bench non la conosca affatto, ve la raccomando con tutto il cuore per l'amor di Dio, nel quale, onoratissimo Padre, ho l'onore di essere la vostra umilissima figlia e obbligatissima serva. P.S. - Vi supplico umilissimamente di farmi la carit che vi possa parlare prima della Quaresima.

L 513 ALLE CARISSIME SUORE FIGLIE DELLA CARIT, serve dei poveri malati nell'ospedale di Nantes, in Bretagna 10 febbraio 1657

Carissime sorelle, Da molto tempo rimando l'occasione di dimostrarvi che provo un grande dolore nel sapervi in tanto lavoro e cos poche di numero e per di pi molte siete inferme, e la mia pena maggiore quella di non sapere con qual mezzo soccorrervi. Non avete nessuno che consideri le vostre fatiche e ne desideri la continuazione, per far capire l'impossibilit [di continuare] senza aumentare il

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vostro numero? Questo, sorelle, non deve venire da voi; infatti, bench noi abbiamo molta difficolt a mandarvi subito qualche suora, si potrebbe pensare che ne abbiamo troppe, non da parte delle persone che hanno l'autorit, ma di coloro che non sempre gradiscono quello che gli altri approvano. Come rimediare a questo, care sorelle? Nient'altro che pazientare e sostenervi pi che potrete con l'esempio di Nostro Signore, che ha consumato le forze e la vita al servizio del prossimo, e vi sentirete fortificate non solamente nel corpo, ma [anche] i vostri spiriti ne riceveranno consolazioni veramente straordinarie per la perfezione delle vostre anime, con una unzione interiore che produrr incessantemente l'unione e la cordialit, con la quale il sopporto scambievole vi render facile tutto quello che la natura trova difficile: vi far trovare conforto anche nelle cose ripugnanti e la vostra soddisfazione tra di voi, facendovi conoscere che tutte le soddisfazioni che cerchiamo fuori delle persone alle quali Dio ci ha legate col suo santo amore per dedicarci alle medesime funzioni del suo servizio, non possono che nuocerci molto. Credo che non abbiate bisogno di questo consiglio, e che l'esperienza vi abbia fatto conoscere questa verit, che siamo ben prudenti quando l'esempio degli altri ci serve per evitare gl'inconvenienti che sono cos dannosi a tutto il corpo della Compagnia e a ciascuna in particolare, eppure di essi ci si accorge solo dopo molto danno. Non stupitevi, care sorelle, per il fatto che vi dico queste cose, anche se la vostra piccola Compagnia non me ne d motivo: sapete che i pi perfetti devono diffidare di se stessi e che ci raccomandato: Se siamo in piedi, stare ben attente a non cadere728. Quello che mi consola per voi la certezza che ho che avete buoni confessori, ed anche se non aveste da loro altro aiuto se non la fiducia che i loro consigli non vi potrebbero nuocere, sempre molto. Quello che trovo pi necessario e che vi raccomando con tutto il cuore che tutta la comunit vada sempre dallo stesso [confessore]. Non voglio dire che andiate sempre da un confessore, poich pu darsi che quello che il Signor Vincenzo vi ha dato come principale, non possa stare cos legato, ma almeno, se ordinariamente ce n' un altro, tutte vadano anche da lui. Non vi dico questo senza un motivo, ma per la conoscenza che ho dei disordini di una comunit nella quale s' introdotta a poco a poco

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quella libert per cui alcune andavano da un confessore, altre da un altro, e cos nata la disunione e il disordine, mentre prima di questo male era una compagnia molto regolare, molto unita e nella quale Dio era molto onorato. Supplico Nostro Signore di preservarvi da questo male, come lo spero, se continuate ad amarvi scambievolmente e a lavorare per superare le vostre passioni e i piccoli impulsi che a volte ci sorprendono. Credo di avervi comunicato la morte di suor Claudia Chantereau 729. Un 'altra volta, se piacer a Nostro Signore, vi comunicher quello che abbiamo saputo nella conferenza sulle sue virt. Coraggio, care sorelle! questa vita cos breve per parecchie di noi, e la ricompensa per le nostre sofferenze interiori ed esteriori eterna, come sapete, ma viene data solo a coloro che hanno combattuto valorosamente. Vi auguro che siate tutte vittoriose, e nell'amore di Ges Cristo, col quale superiamo tutte le nostre difficolt, se abbiamo fiducia in Lui pi che nelle creature, sono, carissime sorelle, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

L 514

(AL SIGNOR VINCENZO) 16 febbraio [1657]

Onoratissimo Padre, Ecco il documento che mi ha fatto tanta pena. Me l'hanno prestato ancora per otto giorni. Lo mando alla vostra carit tutto chiuso perch sia veduto solo da coloro che voi giudicherete opportuno [che lo vedano]. Vi supplico, per l'amor di Dio, di permettermi che continui a nutrirmi come ho cominciato la quaresima, con uova e brodo d'orzo. Ho motivo di credere che questo moderi l'ardore del sangue, per un certo sollievo che provo nel battito delle arterie. Con semplicit vi chiedo questa grazia, fino a che avverta un altro bisogno, a cui mi senta obbligata, quantunque io tema che sia pi per

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attaccamento alla mia salute che in vista dell'osservanza del precetto, tanto sono miserabile! Eppure mi credo, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbligatissima serva.

L 515

ALLA CARISSIMA SUOR GENOVEFFA DOINEL F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly

730

10 marzo 1657 Carissima sorella, Non ho potuto scrivervi per mezzo di suor Maria Navain 731 che partita oggi per venire a trovarvi. Ho avuto un gran dispiacere per aver tardato tanto a mandarvela, ma capitato che da quasi due anni non aveva fatto il suo ritiro. la confidenza che ho in voi stata la causa per cui le abbiamo scelto questo tempo, (per) timore di essere obbligata a farla venire in un altro tempo a questo scopo. Se il Signor Vincenzo non vi ha dato risposta, credo, cara sorella, che la sua intenzione sar che facciate un viaggio qui di due o tre giorni per vederlo molto comodamente, e credo anche che sia un caso molto necessario. Ma se non avete nulla di urgente, penso che non possiate farlo prima delle feste: vi lascio giudicare della cosa, secondo i bisogni che vedete nel vostro ministero. Vi ringrazio umilissimamente, cara sorella, in nome di tutta la Comunit, del bel pesce: se fosse stato possibile riportarlo subito indietro, vi avrei pregata di mangiarlo coi vostri poveri malati, perch voi sapete bene che la nostra Compagnia non si tratta con un cibo simile; ma non potendo rimandarvelo indietro, la vostra carit servita a parecchie nostre suore inferme, delle quali fo parte anch'io. Ci avevate mandato uno scudo, e ci eravamo dimenticate per che cosa fosse, e l'abbiamo dato a suor Maria per fare il viaggio, e di questo ella ve ne render pieno conto. Non vi dico nulla su di lei perch conoscete la sua virt, che si perfezioner sempre pi sull'esempio della vostra; supplico Nostro Signore di aumentarvela sempre pi, poich sono, carissima sorella, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Saluto il signor cappellano 732 e vi prego di assicurarlo dei miei umilissimi saluti, come anche [saluto] le dame ufficiali della Carit.

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L 517

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, Figlia della Carit a Bernay 20 marzo 1657

Carissima sorella, Ecco ormai persa la mia speranza che una nostra suora potesse passare da voi: la Provvidenza del nostro buon Dio ha disposto differentemente. La suora part domenica per andare a Caen 733, che la strada pi diretta. Ho quasi rimorso a causa del ben tempo che avreste avuto nell'andare e tornare. Quando avrete occasione di scrivere loro, vi prego di far loro questa carit: sar per loro un grande conforto avere le vostre notizie e le nostre, con questo mezzo. Non so se avete ricevuto due lettere nostre che vi ho scritto, abbastanza vicine, una dopo l'altra. Non dubiterete certo che non sia stata molto consolata per le ultime lettere che mi avete mandate. La sottomissione che avete avuto servir a far conoscere alle dame che non avete fatto nulla di testa vostra e che non avete nessuna intenzione di contrastare la loro autorit. Io non dubito affatto che non sia stato cos da parte vostra, con aperto riconoscimento della bont di Dio e umiliazione per questo motivo; vi prego anche di aiutare suor Lorenza 734 ad avere sentimenti simili. Ecco otto braccia735 di stoffa, come ci avete domandato. Se avete qualche abito molto malandato, vi prego di conservarlo per noi, per fare delle fodere. Con tutto il cuore, cara sorella, vorrei che poteste fare un viaggio qui, ma non ancora il tempo, a causa delle occupazioni che Dio vi ha affidate nel luogo dove siete, e su queste supplico Nostro Signore di continuare le sue benedizioni. Aiutateci anche, cara sorella, a ringraziare la sua bont per le forze straordinarie che, come sembra, Dio d al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, il quale, nonostante tutte le sue infermit, non lascia

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di lavorare pi che mai. Anche il signor Portail per grazia di Dio sta abbastanza bene, bench sia stato molto influenzato. Per l'uno e per l'altro dobbiamo chiedere la loro conservazione, per la gloria di Dio, nel cui amore sono, carissima sorella, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 403

AL SIGNOR VINCENZO Gioved sera [29 marzo 1657]

Vi domando, per l'amore di Nostro Signore, onoratissimo Padre, il permesso di continuare a mangiare di magro in questi due ultimi giorni della quaresima, che ho passata cos male, e per quel medesimo amore, [domando] la vostra benedizione ed anche [vi prego] di pensare davanti a Dio alla risposta che dobbiamo dare a Madamigella736 che chiede due nostre suore per il suo ospedale di Saint-Fargeau737. E' molto tempo che ci ha fatto la prima richiesta, e dicono che quella zona ha gran bisogno di aiuto spirituale e materiale, e che la disposizione di questa persona non meno importante per la gloria di Dio. Madama di Brienne 738 aspetta la risposta. Pensavo di potergliela mandare a S. Dionigi, donde deve tornare domenica, ma credo che baster dargliela una di queste feste739. Permettetemi, onoratissimo Padre, di supplicare la vostra carit di interessarsi presso Nostro Signore per tutti i nostri bisogni e per quelli della vostra umilissima figlia e ubbidiente serva. P.S. - Dimenticavo di domandare alla vostra carit se devo concedere a madama la duchessa di Ventadour 740 di far mangiare dell'arrosto alle nostre suore il giorno di Pasqua.

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L 532

AL SIGNOR VINCENZO 2 aprile 1657

Onoratissimo Padre, Bench non sappia se il pensiero che sto per esporre alla vostra carit sia da attuarsi, non oserei lasciare di dirvi che mi sembrerebbe molto utile alla Compagnia che, nei documenti della cancelleria o nella ratifica del Parlamento 741 fosse detto che, considerando l'utilit della Compagnia per il pubblico e avendo riguardo alla fragilit del sesso e ai suoi ministeri in vari luoghi, il re o il Parlamento prendono sotto la loro particolare protezione tanto la Compagnia in generale quanto ciascuna [suora] in particolare, vietando espressamente a tutte di uscire dalla detta Compagnia senza il consenso del Superiore, ed anche di non uscire col semplice abito che indossano, dando potere fin da questo momento, se la cosa capitasse, di procedere giudiziariamente contro tali persone come refrattarie agli ordini del re o a quelli del Parlamento 742. Se la cosa completamente ridicola, so che la bont vostra, onoratissimo Padre, perdoner questa colpa, come le altre abituali, alla vostra umilissima figlia e obbedientissima serva. P.S. - Se piace alla vostra carit, onoratissimo Padre, [vogliate] avvertirmi dei difetti di questa lettera per mezzo di madama la Cancelliera743; se pu andare, devo forse ricopiarla a causa delle cancellature? Se avessi osato nominare la vostra approvazione, mi sembra che la cosa avrebbe pi forza.

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L 518

AL SIGNOR VINCENZO 3 aprile [1657]

Onoratissimo Padre, L'ufficio che monsignor [vescovo] di Cahors 744 vuole affidare alle nostre suore mi fa cambiare la proposta che ho fatto alla carit vostra per la seconda suora, pensando che necessario che sappia leggere, scrivere e fare qualche lavoro, e perci bisogna prenderne una dai bambini (= trovatelli). La scelta di queste due suore 745 equivarr per noi alla mancanza di pi di quattro, ma si deve fare questo sforzo per parecchie ragioni, e la principale quella della vostra santa intenzione. Permettetemi, onoratissimo Padre, data la conoscenza che ho della povert della Compagnia, di dire con tutta semplicit alla vostra carit che, non essendo intenzione di monsignor [vescovo] che paghiamo le spese del viaggio - che del resto non potremmo fare - , ci farebbe comodo e faciliterebbe la nostra pronta partenza, se la sua carit ci facesse consegnare a Parigi il necessario, perch non solo bisogna equipaggiarle di nuovo, ma provvedere anche alle spese per le vetture e per il vitto lungo la strada. Forse sono queste le intenzioni di quel buon signore, ma il desiderio che ho di obbedirgli prontamente mi spinge a prevenirlo: di questo, se non fosse necessario, vi domando umilissimamente perdono e la vostra benedizione, [pregandovi] di credere che sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva. P.S.746 - Non so se sia contro la semplicit servirmi di ci che mi sembra prudenza, mandandovi questa lettera, onoratissimo Padre, nel caso che la vostra carit giudicasse opportuno mandarla. Mi sembrato di aver avuto questo pensiero per qualche motivo di bisogno e per impedire che la vostra carit ci facesse qualche proposta che vi dir, se piacer a Nostro Signore.

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L 520 A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 10 aprile 1657

Carissima sorella, Oggi partito il pacco dei vestiti che ci avevate domandato con i crocifissi, e vi abbiamo scritto con questo stesso mezzo; ma ho pensato di mandarvi queste righe a proposito della vostra ultima lettera, per farvi avere pi presto le nostre notizie e pregarvi di non temere le apparenze di malattie pericolose perch dappertutto come da voi. E' vero che a Parigi morto un gran numero di persone all'improvviso, e ne muoiono ancora: sono avvisi affinch ci teniamo pronte quando piacer a Dio chiamarci, e usiamo delle precauzioni prima di andare a visitare i malati. Mi date una gran consolazione col non volerli abbandonare e [nel dirmi] che i vostri signori [amministratori] e le dame hanno questa stessa disposizione: spero che non ve ne verr nessun male. Uno di questi giorni vi manderemo una scatoletta di orvietano 747 per prenderne la quantit di un pisello la mattina, e credo, sorelle, che non mancherete di avere devozione a S. Rocco, per ottenere da Dio le forze necessarie per affrontare, senza apprensioni, questa calamit e tutto quello che ne pu venire, con sottomissione al suo beneplacito, e cos noi non dobbiamo temer nulla. Abbiamo avuto notizie dell'arrivo di suor Maria 748 a Sainte-Marie. Suor Elisabetta 749 ci informa che ha del filo da mandarci e qualche altra cosa, ma non sa in qual modo [mandarlo]; se nelle vostre parti ci fossero dei commercianti che andassero l e ci andassero regolarmente, potrete loro scrivere nel modo che giudicherete pi opportuno per assicurarle di questo mezzo. Vi prego di ricevere gli affezionatissimi saluti di tutte le suore e anche suor Lorenza 750, come fo con tutto il cuore; le abbiamo mandato, col pacco, le lettere dei suoi parenti. Mi auguro che tutto arrivi bene a destinazione, e sono, carissime sorelle, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

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P.S. - Ho mandato la vostra lettera al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, per la cui conservazione non dubito che farete spesso delle preghiere: ci siamo obbligate, e anche per il signor Portail e per tutta la Compagnia.

L 522

AL SIGNOR VINCENZO 3 maggio [1657]

Permettetemi, onoratissimo Padre, di far ricordare alla vostra carit che domani [la festa di] S. Monica751, e che questo giorno solenne per me, per la grazia che - come sapete - Dio mi ha fatta, di cui non ho fatto buon uso, e perci ho bisogno di misericordia: supplico la vostra carit di domandarla a Nostro Signore per me, offrendomi a Lui senza riserva nel santo sacrificio della Messa, e [dandomi] una buona parte della vostra benedizione che vi domando per l'amore (di Dio), poich, per questo medesimo amore, sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e indegnissima figlia.

L 523 ALLA CARISSIMA SUOR CECILIA F.d.C., serva dei poveri malati ad Angers

752

12 maggio 1657

Carissima sorella, E' molto tempo che mi sono data la consolazione di scrivervi, ma credo che avrete avuto le nostre notizie dalla lettera scritta a suor Maria753, di Beauvais, che mi presi la libert di indirizzare al

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signor Abate di Vaux, al quale comunicai che il Signor Vincenzo aveva deciso di mandare presto uno dei signori [missionari] 754 dalle vostre parti: lo desidero con tutto il cuore, confessando a voi e a tutte le nostre care suore, che provo una gran pena nel sapere che la vostra Comunit avanza poco nella perfezione. Quando sento che c' qualche leggero malcontento di alcune nostre suore ed esamino da vicino per conoscerne la causa, vi devo confessare ingenuamente che spesso riconosco che c' un po' di colpa mia, sia per mancanza di cordialit o perch non do il buon esempio che dovrei. Poich dobbiamo sapere, cara sorella, che il nome di serventi delle nostre sorelle, che la divina Provvidenza ci fa portare, ci obbliga ad essere le prime nella pratica delle vere e solide virt dell'umilt, del sopporto, del lavoro e dell'esatta osservanza delle nostre regole e delle pratiche della Compagnia; dobbiamo credere che siamo debitrici a tutte e obbligate a servirle per [dare] loro aiuto spirituale e temporale, e [credere] che la prudenza ci deve far ispirare loro fiducia nei loro bisogni, senza nessuna preferenza. Supplico Nostro Signore di darvi questa disposizione per la sua gloria e il bene delle suore, e sono, cara sorella, nel suo santissimo amore e di tutte le nostre carissime sorelle, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 522bis AL SIGNOR VINCENZO Sabato sera [maggio 1657]

Credo, onoratissimo Padre, che le condizioni di suor Giovanna Lepintre 755 e dei signori [amministratori dell'ospedale] di Chteaudun abbiano bisogno che la stessa carit vostra si prenda l'incomodo di scrivere una seconda volta alla detta suor Giovanna per non darle occasione di rifiutar l'obbedienza n di mancare ai patti della convenzione con quei signori, che vorrebbero andar per le lunghe per far solo quello che sembrer bene a loro; per questo, onoratissimo Padre, io non ho scritto essendo sicura che ci sarebbero altre ragioni da dire da parte loro. Vi mando le loro lettere

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perch, se la vostra carit conoscesse che in suor Carlotta 756 il male non cos grande, le ordini di restare, e cos la nostra suor Giovanna potrebbe condurre la postulante, e tre nostre suore gi vestite 757 resterebbero, e questo contenterebbe quei signori. Il corriere parte domani, domenica, e gli ci vorranno tre giorni. Per l'amor di Dio domando alla vostra carit la sua benedizione e [la grazia] di parlarvi, stimandolo necessario, ma con vostro comodo in questi primi giorni, supplicando la vostra carit di vedere davanti a Dio che io sono, onoratissimo Padre, per la sua santissima volont, la vostra poverissima figlia.

L 524

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 1 giugno 1657

Carissima sorella, Siamo molto addolorate per la condizione in cui vi trovate presentemente, non avendo avuto vostre notizie da quando vi abbiamo mandato una scatoletta d'orvietano 758, perch vi servisse di rimedio preservativo dall'atmosfera, quando ci sono le febbri maligne. Abbiamo saputo che queste sono cessate, e di questo lodiamo Dio, ma sarei molto contenta di saper notizie direttamente da voi. Vi prego di darcene pi presto che potrete e di informarmi anche - vi prego - se avete ricevuto, per suor Lorenza 759, una lettera dei suoi parenti. Non lascio mai di dare vostre notizie al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre e al signor Portail, e spesso mando loro le lettere che mi scrivete. Abbiamo un gran motivo di ringraziare Nostro Signore per la salute che la sua bont d loro, dei quali abbiamo cos gran bisogno. Offrite al nostro buon Dio il proposito da noi preso di continuare la sistemazione della casa760. Oggi cominciano a lavorare, voi potete pensare, cara sorella, che ora pi che mai abbiamo bisogno della bont della sua Provvidenza per questo scopo, e per tutte le altre necessit del governo della Compagnia.

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Suor Cecilia761 vi saluta; il bisogno di suore che abbiamo ci impedisce di mandarla subito. Non so se vi ho comunicato la morte di una nostra suora che era nella Compagnia da diciotto mesi. Tutte le suore salutano tutt'e due voi, ed io saluto suor Lorenza, della quale e di voi sono, carissime sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso l'umilissima sorella e serva. P.S. - Fatemi sapere, ve ne prego, che distanza c' da Bernay alle nostre suore di Sainte-Marie762.

L 525 A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 12 giugno 1657

Carissima sorella, Nemmeno quindici giorni fa ebbi la consolazione di scrivervi, e da allora ho ricevuto tra vostre lettere, quasi tutte insieme, con una di suor Lorenza 763 per suo fratello, al quale non lascer di mandarla alla prima occasione sicura. Per timore che la mia ultima lettera sia andata perduta, vi pregavo - con quella - di farmi sapere quanta strada c' da Bernay a Sainte-Marie e se potevate fare quel viaggio prima di farne qui uno piccolo, per il quale prender l'ordine del Signor Vincenzo la prima volta che lo vedr, se piace a Dio. Vi prego di avvertirmi con precisione del tempo in cui potrete fare il viaggio senza che i malati e le alunne ne ricevano incomodo: pi presto sar e meglio sar, affinch anche suor Lorenza a sua volta possa venire. Supplico Nostro Signore di conservarvi, e nel suo santo amore sono, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

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L 530

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 22 giugno 1657

Carissima sorella, Lodo Dio perch ha dato la salute al vostro paese, la cosa mi teneva in gran dolore, soprattutto quando sono stata cos a lungo senza ricevere notizie. Se credete di avere abbastanza forze per fare il viaggio per Sainte-Marie 764, vi prego, cara sorella, di partire quanto prima potrete; se avete bisogno di denaro - come non dubito -, vi prego di farvelo prestare e noi ve lo rimanderemo. ma preferisco che veniate a ritirarlo voi stessa al ritorno, se piace a Dio. Presentate le mie scuse a suor Lorenza 765 per il fatto che non le scrivo. Io sto per essere salassata, a causa di una infiammazione su una spalla. Spero che non sia nulla, se cos piace a Dio. Se andate, cara sorella, vi prego di informarvi bene di tutte le cose per potercene dare notizie al vostro ritorno; se la strada pi diretta fosse venire qui anzich andare a Bernay, vi prego di venire qui. Incoraggiate molto le nostre care suore 766, poich credo che abbiano molto lavoro e poche consolazioni, ma molti meriti. Con S. Pietro possono dire a Nostro Signore: Abbiamo lasciato tutto per amor vostro!, e star sicure che, se saranno fedeli, grande sar la loro ricompensa. Il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre giudica cosa buona che mandiate [qui] le ragazze che giudicherete adatte alla Compagnia. Assicurate suor Lorenza che non starete assente molto tempo per il vostro viaggio: cercate di star fuori meno che potrete, per senza precipitare nulla. Scegliete - ve ne prego - la persona che sar adatta a stare con lei durante la vostra assenza. Supplico Nostro Signore di essere presente nell'una e nell'altra, affinch lavoriate col suo spirito, e lo prego che sia il vostro consigliere, la vostra forza e consolazione in tutte le vostre necessit, e credetemi,

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cara sorella, nel suo santissimo amore la vostra umilissima sorella e serva.

L 528

AL SIGNOR VINCENZO [Giugno 1657]

Le buone suore di Saint-Flour 767 non hanno saputo decidersi per la loro confessione e non provano disagio a rimandarla, sottomettendosi, onoratissimo Padre, a ci che dispone la divina Provvidenza, per cui, se non possono farla alla carit vostra, la faranno a colui che vi piacer nominare 768. L'anziana desidera farvi una comunicazione, ma, se non pu farla a voce, domanda alla carit vostra di farla per iscritto. La sua sottomissione agli ordini della volont di Dio ammirevole, poich mi ha detto che non si era sentita mai in una simile disposizione di facilit e apertura di cuore per confessarsi, eppure rimane tranquilla. Credo che si sia una grande perfezione in quell'anima e una disposizione ammirevole per le opere nelle quali Dio la impiegher. Quanto bene avrebbe fatto e quanto ne farebbe se fosse messa al posto mio! e quanto bene ella mi avr fatto, se sopporto le umiliazioni che provo davanti a lei a motivo delle mie miserie e della mia opposizione alle grazie di Dio! Spero dalla vostra carit che mi otterr misericordia e mi perdoner di aver rese cos inutili le sue fatiche. E' vero che i bisogni della Compagnia costringono un po' a radunarsi e a parlarvi; mi sembra che il mio spirito sia tutto avviluppato, tanto debole. Tutta la sua forza e il suo riposo , dopo Dio, [la convinzione] di essere per il suo amore, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

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L 527

(AL SIGNOR PARROCO DI CHARS)

769

(Luglio 1657)

Signore, Permettetemi di dirvi che, non avendo comunicato a suor Maria770 di incaricare il signor Pouvot 771 di trovarle un mezzo per il ritorno, non sono stata stupita che ella non abbia preso quello dei venditori di burro, molto scomodo, per prenderne uno pi sicuro. E' vero, signore, che mi dispiaciuto che ella abbia condotto quella ragazza per delle ragioni che la vostra carit mi ha comunicate, ma mi stupisco che si sia criticato che parlato al signor Garson 772, tenuto conto della conoscenza della sua bont che mi avete mostrato di avere, e anche del fatto che avete approvato la sua condotta per tanto tempo nella vostra parrocchia, conoscete i servizi che gli vi ha resi e [sapete] che le nostre suore si sono confessate da lui solo con la vostra approvazione 773. Mi dispiace molto, signore, di non avervi potuto mandare la suora che vi avevo fatto sperare con troppa facilit, perch ho il timore che sia tutto da ricominciare, considerati alcuni lamenti e avvisi che mi sono stati fatti. Vi prego perci, signore, in nome di Dio, di provare con [altre] persone, che vi vengono proposte e di permettere a suor Clemenza774 di ritornare senza ritardi.

L 529

ALLE CARISSIME SUORE MARIA 775 E CLEMENZA F.d.C., serve dei poveri malati, a Chars

776

5 luglio 1657

Carissime sorelle, E voi, suor Maria, in modo speciale, vi assicuro che ho preso parte sinceramente a tutte le tribolazioni che avete sofferto. Sono

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un segno, cara sorella, dell'amore che Nostro Signore ha per voi, avendovi scelta per onorarlo nelle sue sofferenze. Tutto quello che temo che, mancando di esperienza per il modo di comportarvi, siate uscita dal rispetto che dovete al signor parroco e che le persone si siano servite del vostro esempio, come voi mi informate nella vostra lettera, il che sarebbe una cosa molto deplorevole e che bisogna riparare, dicendo a tutte quelle che ve ne parleranno: Il signor parroco padrone assoluto nella direzione dei preti e del popolo della sua parrocchia; il signore [del luogo], che il signor duca di Luynes777, ha dato quella parrocchia al signor Garson 778 e questi ci deve rimanere. Perci, sorella, anche se avessi qualche potere, crederei di offendere Dio interessandomi per farlo ritornare a Chars. Non sapete che proibito esser attaccata a qualunque persona ed avere familiarit con un uomo? Ammesso questo, dovete essere molto contenta che la cosa sia andata cos, a causa della familiarit che codesto buon signore aveva all'ospedale. Per quello che mi comunicate, trovo molto opportuno che suor Clemenza vada a domandare del denaro al signor parroco, e che per la compera delle vostre piccole provviste, le farete - se ve ne prega come vi accorderete insieme prima di acquistarle. L'una e l'altra sapete, care sorelle, che in qualunque luogo si sia, ci vuole sempre la sobriet, sia per la quantit che per la qualit comune dei cibi, allo stesso modo che fate in questa casa [centrale]. Per la scuola, dovete badarci voi, suor Maria, per parecchie ragioni, e voi, suor Clemenza, avrete la cura dei poveri malati, sia dell'ospedale che della campagna, dove non ce n' mai un gran numero, e questo vi dar tanti pi mezzi per curarli bene con la vostra carit e dolcezza abituale. Questo non significa che suor Maria, per soddisfare il suo desiderio di esercitare la carit, non possa andare anche lei a visitarli e render loro il servizio che potr esercitare senza far torto alle sue alunne, che continuer a ben istruire nel timore e amore di Dio, anzich insegnar loro a parlarne molto. Non vi raccomando l'unione e il rispetto dell'una per l'altra, poich sono sicura, mi sembra, di questo punto. Profondo silenzio, vi prego, su tutto quello che accaduto. Se voi, suor Maria, credete che il signor parroco sia irritato contro di voi, domandategliene perdono umilissimamente. In quanto alle voci su coloro che si cre-

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de siano Giani 779, non parlatene mai, mai. Voi non sapete se quella persona [che vi parla] sta attenta a non darvi consigli contro la vostra religione. Ma se vi dicessero qualche cosa che voi non comprendeste, ftecelo sapere, e io non mancher di domandare ai nostri superiori, per informarvi di ci che dovrete fare, o essi stessi si prenderanno il disturbo di comunicarvelo. Dio sia benedetto, cara sorella, per la grazia che la sua bont vi ha fatta di non seguire il vostro pensiero per il viaggio che potreste fare quando sar tempo. Vi prego, care sorelle, di osservare l'ordine che vi ha dato il signor Portail per le confessioni, e non temete nulla, qualunque consiglio altre persone vi possano dare. E date lo stesso consiglio a quelle che domandano con tanta premura il ritorno del signor Garson; credo che [cos] non gli fate un buon servizio. Raccomandateci a tutte quelle che vi sembrano di buona volont e servitele col vostro buon esempio e con l'istruzione. Buongiorno, care sorelle, credetemi sempre nell'amore di Nostro Signore la vostra sorella e serva.

L 531

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 10 luglio 1657

Carissima sorella, Sono ansiosa di sapere se suor Barbara 780 partita per fare il suo viaggetto, e come state voi sola e se avete pi lavoro di quello che potete fare. Credo che suor Barbara non avr mancato di pregare qualcuno che vi aiuti in caso di bisogno, durante la sua assenza. Vi prego di farmelo sapete, come pure se avete qualche buona ragazza che passi con voi la notte. Non dubito affatto, cara sorella, che siate ben vigilante, sul piano sia spirituale che tempo-

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rale, perch siamo in un tempo in cui i nostri nemici s'aggirano di pi intorno a noi per cercare di sorprenderci; questo mi fa credere che raddoppierete le vostre preghiere e l'impegno nella pratica delle virt e soprattutto tenete le porte ben chiuse a quelli che non ci devono entrare, e ben aperte quando la necessit ci fa entrare qualche uomo, che [per] non ci dovete far fermare. Vi prego, cara sorella, di far attenzione a non scontentare nessuna delle dame e non oltrepassare in nessun modo quel che siete solita fare, non aumentando n diminuendo nulla nell'assenza della suora [servente]. Se dovete rifiutare qualche cosa, fatelo sempre con dolcezza e umilt, perch non abbiamo il diritto di fare in un altro modo, poich - secondo la nostra vocazione - siamo chiamate da Dio solo per aiutare le dame, per il servizio dei poveri, e perci siamo le serve delle une e degli altri. Aspetto le vostre notizie in modo ampio con gran desiderio; vi prego di mandarmene pi presto che potrete, e di credermi, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Tutte le suore vi salutano e si raccomandano alle vostre preghiere.

L 533

ALLE CARISSIME SUORE, LE FIGLIE DELLA CARIT, serve dei poveri malati a Chantilly 24 luglio 1657

Carissime sorelle, Sono preoccupata perch ci domandano delle droghe di cui ci hanno dato l'elenco ma non lo troviamo e non sappiamo di che si tratti. Vi prego di mandarmene un altro e non mancheremo di fare prontamente ci che ci sar nell'elenco. Sono molto addolorata di non aver avuto l'onore di vedere il signor Pesset che, come mi stato detto, si disturbato di venire qui, ma io non c'ero. Vi prego di salutarlo umilissimamente a nome mio, e di farmi sapere se avete ricevuto una lettera che vi mandai quindici giorni fa o tre settimane fa, per farvi sapere il gran bene e la necessit che c' di

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andare sempre da uno stesso confessore 781 e vi comunico anche il parere del Signor Vincenzo su questo punto. Vi prego, suor Maria782, di venire a fare un viaggetto qui pi presto che potrete, purch non ci sia un grande impedimento. Vi prometto, suor Genoveffa 783, che la suora [Maria] star poco [fuori] per il suo viaggio, affinch anche voi possiate fare altrettanto prima dell'inverno. Abbiamo avuto suor Susanna e suor Gabriella 784 molto malate e in pericolo di morte; tutt'e due, per grazia di Dio, cominciano a guarire. Tutte le suore vi salutano e si raccomandano alle vostre preghiere, ed anche io, che sono, carissime sorelle, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima....

L 534

AL SIGNOR VINCENZO Luned sera [luglio 1657]

Vi supplico umilissimamente, onoratissimo Padre, se la vostra carit lo giudica opportuno, di dare al signor superiore [dei missionari della casa] di Sedan la facolt di ricevere e offrire a Dio la rinnovazione dei voti di suor Giovanna Cristina 785 quelli che la suora sua compagna786desidera fare per la prima volta, nel caso che esse lo desiderino e ne parlino a lui. Ho dimenticato stamattina di domandare alla vostra carit se fosse utile che conducessi suor Giovanna 787 e suor Maddalena: oltre ad altre considerazioni, credo che la prima sarebbe un po' soddisfatta ed io ne sarei consolata. Fo queste proposte sempre con sottomissione, come deve fare, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbedientissima serva.

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L 535

A MADAMA LA PRESIDENTE DE HERSE

788

[Luglio 1657]

Madama, Mi sembra di essere obbligata a farvi sapere che da un anno le Figlie della Carit che sono a Chars sono state gravemente provate per due differenti motivi, causati dallo zelo del signor parroco 789: uno tale che non posso dirvelo per scritto, e l'altro riguarda la stabilit ch'egli vorrebbe in quel luogo senza che noi avessimo la libert di cambiarle, come in tutti gli altri luoghi e secondo le condizioni che abbiamo discusse con voi, madama. Il rispetto che dobbiamo avere alle disposizioni della provvidenza sulla Compagnia e per le persone alle quali Essa ispira di impiegarla al servizio dei poveri, ci ha impedito di ritirare [le suore], e perci, madama, mi prendo la (libert) di mandarvi questa lettera di avviso 790 che mi stata data, supplicandovi umilissimamente di darci il vostro [parere], che seguiremo di gran cuore, sperando che la vostra nuova protezione calmer quelle piccole persecuzioni, divenute pi gravi dall'ultima quaresima, durante e dopo la quale un buon padre dell'Oratorio del sobborgo S. Giacomo 791 rimasto l. Se Dio mi fa la grazia di vedervi, vi parler della cosa pi in ampio, assicurandovi del mio umilissimo rispetto e che io sono, madama, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e obbedientissima serva.

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L 529bis AL SIGNOR PARROCO DI CHARS

792

Luglio (1657)

Signore, Ho creduto che forse non sapeste che proprio per un caso imprevisto la nostra suora aveva condotto codesta buona ragazza col consenso della zia, con la quale aveva fatto il viaggio da St-Prix, e questo significava che non era cos oppressa dal lavoro. Per il fatto che trovate strano che ella non si sia servita della via del signor Pouvot793, vi dir che non l'uso ordinario delle nostre suore domandare consiglio senza un'estrema necessit, dopo che hanno ricevuto i nostri avvisi su ci che devono fare, e noi non trattiamo mai su questo punto se non a queste condizioni. Per quanto riguarda il signor Garson 794, ricordatevi, per favore, signore, che voi l'avete sempre stimato molto per la sua buona vita, e che la vostra carit me ne ha dato una testimonianza l'ultima volta che ho avuto l'onore di vedervi, pur facendomi delle lamentele per la nostra suor Maria 795 a proposito della fiducia che essa aveva avuto in lui come confessore che le era stato nominato dai suoi superiori, seguendo il vostro parere che lo tenevate nella vostra parrocchia, dove vi ha tanto servito, signore, per confortare il vostro popolo afflitto dallo scalpore delle massime, introdotte - come sapete - da certe persone. Tutte queste considerazioni, signore, con l'assicurazione che ho avuta da parecchie persone che le vostre intenzioni erano di avere delle persone tutte per voi, secondo quanto mi avete detto voi stesso, che cio desideravate che le nostre suore non fossero cambiate; inoltre anche il trattamento che alcuni vostri ecclesiastici hanno usato con suor Maria, che un giorno fu saltata alla mensa della santa comunione davanti al popolo. Un'altra volta fu tolta dall'altare l'ostia che era preparata per lei e che essa era pronta ad offrire; [inoltre] in piena strada fu dichiarata meritevole di penitenza

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pubblica e con certe invettive e parole offensive fu spinta a tal punto di irritazione che la sua semplicit ne rimase sorpresa, e essa non pot servirsi della prudenza necessaria e arriv a dire alcune parole poco rispettose che non doveva dire e delle quali vi ho gi chiesto perdono e lo fo ancora molto umilmente. Tutto questo, signore, mi ha costretta a supplicare umilissimamente il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo superiore, di far ritornare suor Clemenza796, cosa che la sua carit ha giudicata opportuna. Perci, signore, vi supplico di approvare il suo ritorno con la suora che viene espressamente per ricondurla qua, dopo che essa avr consegnato tutti i mobili dell'ospedale e fatto conoscere i malati alla persona che giudicherete adatta secondo l'ordine che voi dite di avere dal signor duca di Luynes 797 per disporre della casa delle suore e di tutto il resto. Supplico Nostro Signore di darvi il suo spirito, e sono nel suo santissimo amore.... 798.

L 527bis A MADAMA DE HERSE

799

(1657)

Madama, Avendo solo la vostra persona a cui rivolgerci per rendere conto della nostra attivit nel ministero che la vostra carit ha affidato alle Figlie della Carit per il servizio dei poveri malati di Chars, siamo obbligate, madama, a farvi sapere che abbiamo cer-

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cato tutti i mezzi possibili per esservi utilmente impegnate per la gloria di Dio e per soddisfare il signor parroco. Per parecchi anni sembrato che questi ne fosse contento, ma da un po' di tempo sono sorte alcune difficolt nella sua parrocchia, e per questo ha fatto allontanare un ottimo ecclesiastico 800 che egli aveva approvato come confessore delle suore. In seguito, volendo introdurre delle pratiche non usate nella Chiesa, come [per esempio] rifiutare pubblicamente la comunione quando [la persona] gi alla sacra mensa, togliere il pane che pronto per essere offerto sull'altare; insegnare che ci si pu comunicare dopo otto giorni o anche mesi consecutivi senza confessarsi; minacciare le suore di far loro fare la penitenza pubblica alla porta della chiesa, e questo allo scopo di obbligarle a mancare all'obbedienza che devono avere ai loro superiori legittimi, dicendo loro - tra l'altro - che in questo non devono considerarli come loro superiori, che non devono far tanto conto dell'esattezza ai loro regolamenti, e che meritevole di punizione la loro disobbedienza al signor parroco, perch non hanno voluto - come egli avrebbe voluto usare la frusta alla sua presenza, con una ragazza di 12 o 13 anni. [Inoltre] egli vuole che [le suore] ricevano tutti quelli e tutte quelle che andranno nella loro casa a nome suo, per bere, mangiare e dormire, e questo senza replicare, e parecchie altre cose della stessa importanza. E' arrivato ad esasperare una suora che era rimasta sola per la fretta che egli aveva avuta di mandar via l'altra. Quella che era rimasta, cos esasperata, essendo molto semplice e non avendo saputo far uso di una prudenza abbastanza grande, ha detto, non al signor parroco ma a colui che l'accompagnava, alcune parole poco rispettose che non doveva dire, circa il malcontento del popolo irritato da alcuni anni, a proposito della voce che li accusa di giansenismo. Tutto questo, madama, ha fatto s che il Signor Vincenzo, da cui abbiamo l'onore di dipendere, ci ha permesso di ritirarci, dopo averlo comunicato a voi e avervi detto che sappiamo, da buona fonte, che quei signori hanno intenzione di avere delle persone tutte per loro, e hanno detto che hanno una lettera del signor duca di Luynes 801 che li rende padroni assoluti dell'ospedale e di tutto ci che da esso dipende. Questo ci conforta, perch ci d un segno che non sar per nostra scelta che ci ritireremo dal ministero che la Provvidenza ci aveva dato solo temporaneamente, e speriamo che

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voi non lo giudicherete una cosa cattiva, essendo una cosa cos giusta [....].

L 536

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA 802, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 7 agosto 1657

Carissima sorella, Che direte di me che sono stata tanto tempo senza avvertirvi che suor Barbara 803 stata obbligata a passare di qui senza ritornare a Bernay? Pensavo sempre di poter mandare da voi una nostra suora, altrimenti vi avrei scritto prima, per pregarvi di non affliggervi, in nome di Dio. Spero che venerd faremo partire quella 804 che la Provvidenza vi ha destinata. Lodo Dio con tutto il cuore per le benedizioni che la sua bont d alla vostra direzione e al vostro lavoro; ci che mi avete comunicato mi ha molto consolata. Ho comunicato la vostra lettera al signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, che ne rimasto molto soddisfatto. Adesso s, cara sorella, entrate sul serio nell'attivit delle vere Figlie della Carit, vedendovi priva di guida e di consolazione per un po' di tempo: adesso dovete rinnovarvi nella fiducia in Dio, abbandonandovi alla sua guida, e, continuando, come fate, a praticare le regole, non dovete dubitare della sua assistenza in tutti i vostri bisogni. Prego voi, e anche suor Barbara, di rimandarle tutta la sua roba e specialmente tutte le sue lettere. Mi ha parlato di una certa tela fine e di altre cose di cui non mi ricordo; ma insomma, cara sorella, l'occasione di mandarle la sua roba vi dar modo di spedire tutto quello che avrete da mandare, perch non credo che potrete venire qui questa estate. Ella vi saluta con tutto il cuore e vi prega di raccomandarla tanto a tutti i suoi amici; non lascer l'occasione di prendersi la consolazione di scrivervi. Io non ci ho pensato prima che partisse per andare a Chteaudun: la poveretta non ha

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avuto un momento di riposo finch stata qui. Si raccomanda umilissimamente al santo sacrificio e alle preghiere del signor decano805 e lo saluta con rispetto e sottomissione. Anche tutte le suore vi salutano e si raccomandano alle vostre preghiere, e io in particolare, che sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 537

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA LEPINTRE, F.d.C., serva dei poveri malati alla Salptrire 806 8 agosto 1657

Carissima sorella, Ho ricevuto or ora l'ordine dal Signor Vincenzo di comunicarvi di venire oggi o domani, senz'altro, per un certo affare urgente. Basta che ne avvertiate il signor Drouart 807. Non dimenticate di condurre con voi suor Maddalena 808. Vi prego di raccomandarmi alla signorina inglese e dirle che spero che sar molto fedele a Dio, perch ella sa bene che solo la perseveranza, con la grazia di Dio, opera la nostra salvezza. Ditele anche - ve ne prego - che il suo buon signor padre verr presto a visitarla. Buona sera, cara sorella. Sono tutta vostra, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 538

AL SIGNOR VINCENZO 14 [agosto 1657]

Onoratissimo Padre, Dopo aver domandato umilissimamente perdono alla vostra carit, le domando la sua benedizione per l'amor di Dio, affinch la santa comunione che intendo fare domani, se me lo permettete, non sia per la mia confusione, poich ho l'animo molto agitato. Le seguenti tre suore supplicano umilissimamente la vostra carit di benedirle e di offrire a Dio la rinnovazione annuale dei loro voti, cio: Maddalena Mnage809, per la sesta volta; Renata 810 [della parrocchia] di S. Bartolomeo per la quinta volta, e Maria di Fismes, per la terza o quarta volta: sono tutt'e tre ottime suore, mentre io sono molto cattiva, per mi consolo pensando di avere il diritto di dirmi, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva.

L 539 A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 22 agosto 1657

Carissima sorella, Non mi presi la consolazione di scrivervi quando part la carrozza, per due ragioni. Una che aspettavo sempre di sapere ci che avrei dovuto comunicarvi, e l'altra, che ero stata molto male. Non dubito che non ci sia molto da fare in codesto luogo, ma dobbiamo sperare dalla bont di Dio che dar la sua benedizione al vostro lavoro e a voi tutte le grazie di cui avrete bisogno per fare la sua santissima volont, poich siete stata scelta per codesta opera per disposizione della sua Provvidenza.

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Credo, cara sorella, che il Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, vi avr risposto. Spero che tutto andr bene con l'aiuto di Dio, poich codesti buoni signori amministratori 811 cominciano gi ad agire come mi comunicate. Sono molto afflitta per la nostra cara sorella812, e supplico Nostro Signore di darle quella confidenza nella sua bont di cui ha bisogno, e la confidenza in noi, come necessaria. I nostri saluti a tutte le care sorelle, alle quali vorr avere la consolazione di scrivere in particolare col primo corriere, se piace a Nostro Signore, nel quale con tutto il cuore sono, carissima sorella, la vostra umilissima.... P.S. - Tutte le suore vi salutano e specialmente suor Francesca 813, alla quale dispiace molto di non avervi detto addio prima che partiste.

L 540

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 26 agosto 1657

Carissima sorella, E' vero che avete avuto un buon motivo di addolorarvi per il tempo che siete sola sola; ve ne domando perdono. Spero che la soddisfazione che (ve ne dar) suor Anna 814 riparer ogni cosa, e bench non siano ancora tre mesi che nella Compagnia, la sua virt sostituir gli anni pi numerosi di un'altra suora, e far s che viviate in grande unione e cordialit servendo i poveri con la vostra solita premura, con edificazione. Non mi avete specificato che cosa avete mandato nel vostro pacco815, di cui siamo preoccupate perch non l'abbiamo ricevuto; questo mi fa credere che sar rimasto qualche abito che vi potr servire o all'una o all'altra; se per vi manca qualche cosa, vi prego, sorella, di farmelo sapere. La nostra sorella vi dir tutte le [nostre] notizie, dato che ho molto fretta di finire e di dirmi, carissi-

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ma sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 541

AL SIGNOR ABATE DI VAUX Parigi, 1 settembre 1657

Signore, Mi prendo la libert di indirizzarvi due lettere del Signor Vincenzo: una per monsignor [vescovo] di Angers 816 e l'altra per suor Cecilia817, che abbiamo ritenuto opportuno mandare a riposarsi un po' a Richelieu per un po' di tempo. Non dubito, signore, che il signor Berthe 818 ve ne abbia parlato, il che mi dispensa dal dirvene altre cose, tanto pi che molto tardi e qualche piccolo incomodo mi obbliga a scrivervi brevemente e con una mano differente dalla mia. Per sono, con un singolare rispetto nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 542

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 2 settembre 1657

Carissima sorella, La condizione in cui avete trovato tutte le cose, mi fa desiderare le vostre notizie un po' pi spesso di quello che fate voi, avendone ricevuto solo una volta dalla vostra partenza. Questo mi

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spinge a pregarvi di trovare qualche mezzo sicuro col quale possiate mandare le vostre lettere con sicurezza senza indirizzarle a qualcuno della citt o che dimori a Parigi, ma piuttosto a suor Enrichetta 819, che attualmente nella parrocchia di San Severino. Attendo con grande ansia di sapere che cosa diventata codesta povera buona ragazza 820 ; nel cuore ho tanta afflizione per lei che non ve lo saprei dire. Vi prego di salutare tutte le nostre suore da parte mia, raccomandandomi alle loro preghiere, e credetemi nell'amore di Nostro Signore, la vostra... P.S. - Suor Cecilia821 sta bene e vi saluta con tutto il cuore. Abbiamo mandato suor Anna Levies822 con suor Lorenza823, la quale mi ha rimandate tutte le vostre robe e tutto quello che mi avevate detto che doveva mandare. Fatemi sapere che cosa volete che vi mandiamo, e se vedete madamigella Libereau, presentatele, ve ne prego, i miei saluti, assicurandole i miei pi affezionati servizi. Se avete notizie delle nostre suore di Varize 824, vi prego di comunicarmele. E' per me una grande consolazione che abbiate come vostro direttore il reverendo padre superiore, oppure colui che egli vi ha dato. Desidero molto che tutte le nostre suore siano molto attente all'uniformit su questo punto, pi che su qualunque altro, andando tutte da lui, perch conosco la necessit di questa cosa e so che Dio d ad essa una grande benedizione. Non ci avete informata affatto che cosa ne avete fatto di quei rosari delle giovani, legati con filo di ferro. Vi prego di comunicarmi anche quanto denaro vi consegn suor Maturina 825, sia per il vostro posto [nella carrozza] sia per il vostro vitto, perch essa l'ha dimenticato e non pu metterlo tra le spese.

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L 543

AL SIGNOR ABATE DI VAUX Parigi, 12 settembre 1657

Signore, Provo una grande confusione, pensando al tanto tempo che passato da quando ebbi l'onore di scrivervi, e per il fatto che ho sempre rimandato di ringraziarvi umilissimamente della carit che avete usata con suor Giacomina 826, prendendovi l'incomodo di assicurarla delle condizioni di suo padre, cosa che le servita molto, e vi posso dire, signore, che il suo animo, dopo, stato molto tranquillo. Sono molto stupita del fatto che suor Cecilia 827 stia titubando tanto a fare il suo viaggetto a Richelieu, dopo avermi mostrato tante volte il desiderio di andare l e anche di venire a Parigi. Voi sapete, signore, quanto importante eseguire le decisioni dei superiori. Credo che il signor Berthe 828 non ha fatto nulla senza consigliarsi con voi sulle disposizioni di tutte le suore; prima di partire gli avevo fatto vedere quello che voi, signore, e il signor Ratier m'avevate fatto l'onore di comunicarmi su questo punto. Vi supplico umilissimamente di avere la bont di avvertirmi se, dopo l'assenza di alcuni giorni della detta suora, la vostra carit vedesse che essa - senza nessun inconveniente - pu venire fino a Parigi e se fosse necessario cercare di mandarne un'altra, avendo anche intenzione di farne venire una di quelle di Richelieu. Il signor Berthe ci ha informato, signore, che a voi si rivolta una buona ragazza che desidera essere della nostra Compagnia. Vi dir, come al solito, che quelle che avranno la vostra approvazione saranno benvenute, essendo sicura che la vostra carit si d la pena di farne prendere buone informazioni e di avvertirle accuratamente delle necessarie disposizioni di spirito e di corpo. Meriterei, signore, di essere accusata si temerit, avendo l'ardire di continuare nella mia importunit, dopo tante mancanze ai miei doveri di mostrarvi (la mia) riconoscenza: di questo vi domando ancora perdono umilissimamente, bench spesso mi sia trattenuta per timore di distrarvi dalle vostre sante occupazioni. Sono in pena [per sapere] se arrivata fino a voi una lettera che il Signor Vincenzo ha voluto aver l'onore di scrivere a monsignor [vescovo] di Angers, a proposito - credo, signore, - del viaggio del signor Berthe, lettera che mi son presa la libert di in-

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dirizzare a voi la settimana scorsa 829. Vogliate, signore, permettermi di supplicarvi di avere la bont di avvertirmene, e di farvi anche un'altra umilissima supplica, cio di dimenticare le ingratitudini delle nostre suore e la poca fedelt nel praticare i vostri santi avvisi, affinch la vostra carit le aiuti, per amor di Dio, in questo nuovo bisogno durante l'assenza di suor Cecilia. Per la bont di Nostro Signore spero che questo piccolo cambiamento sar utile, se i miei peccati non si oppongono alla grazia che la sua bont spander sulla vostra santa direzione. E' il desiderio che esprimo, ed anche di essere aiutata dai vostri santi sacrifici e preghiere per ottenermi questa misericordia, permettendomi anche di dirmi con rispetto, signore, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva. P.S. - Provo grande vergogna per questa cattiva scrittura; vi supplico, signore, di perdonarmene.

L 544

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 15 settembre 1657

Carissima sorella, M'avete fatto un gran piacere comunicandomi le vostre notizie; io ero preoccupata, avendo ricevuto una sola lettera vostra da quando siete partita. Non capisco bene chi sia la persona di cui avete paura: basta che mettiate il suo nome nell'angolo della lettera che mi scriverete senza dire altro. Sarei anche molto contenta di sapere se stato fatto tutto quello che il signor Berthe 830 ha domandato. Credo di avervi fatto capire abbastanza il ritorno di suor Renata che mandai ad aspettare alla carrozza. Non mi avete mandato la lettera di suor Lorenza 831; io non vi mando le vostre lettere n altro di ci che venuto da Bernay, in attesa che mi indichiate

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qualche strada. Dimenticavo di dirvi che suor Lorenza vi saluta, anche a nome di parecchie persone di Bernay, e tra le altre del vostro signor confessore che era malato l'ultima volta che essa mi ha scritto. Mi farete un gran piacere andando a fare un giretto a Varize 832 e dare l i vostri preziosi avvisi a suor Claudia 833 con dolcezza e carit, secondo il vostro modo ordinario, sia per la sua salute che per le disposizioni del suo spirito. Sarei ben contenta di sapere come se la intendono tra loro, il signor priore ed essa. Non mancher di passare il vostro messaggio al signor Portail quando lo vedr, poich ci hanno detto che era malato, ma credo che si tratti solo di una leggera indisposizione; ma basta dire questo al vostro cuore per indurvi a raddoppiare le preghiere per la conservazione della salute del signor nostro onoratissimo Padre e per la salute del malato. Suor Giovanna Gressier 834 saluta suor Anna835 e la informa che ha ricevuto il suo bel dono, che consisteva in un tubetto con circa venticinque spille, di cui la ringrazia. Ha tanto da fare che non ha il tempo di scriverle per questo scopo. Vi prego di dire a suor Marta 836 salutandola con le altre suore - che chi comincia non ha fatto [tutto]. Tutte le suore vi salutano e si raccomandano alle vostre preghiere, ed anche io, che, son tutto il cuore, sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Vi manderemo le vostre lettere per mezzo della carrozza, con la prima corsa, se piacer a Dio.

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L 545

ALLE CARISSIME SUORE, LE FIGLIE DELLA CARIT, serve dei poveri malati a Chantilly 15 settembre 1657

Carissime sorelle, M'avete fatto un grandissimo piacere dandomi le vostre care notizie: ve ne ringrazio con tutto il cuore. Lodo Dio perch la sua bont ha ridato la salute a suor Genoveffa 837, ma mi meraviglio di non aver saputo che la sua malattia andava per le lunghe; vi prego d'informarmi com' andata. Siamo molto obbligate verso codesti signori [amministratori], ma non bisogna abusarne dando loro troppa preoccupazione, poich sapete che qui chiamiamo i nostri superiori solo quando c' bisogno dei sacramenti o in qualche altra grande necessit. Bisogner certamente, suor Genoveffa, che anche voi veniate a visitarci prima dell'inverno. Vi prego di ricordarvi, suor Maria 838, che per la vostra salute, avete bisogno di star in attivit e, per fare la volont di Dio, di stare molto attenta a non perdere il tempo. Ma che dico? care sorelle, penso che l'una e l'altra siate molto esatte su questo punto, e che la Provvidenza non lasci di darvi abbastanza lavoro in tutti i luoghi dove siete obbligate ad andare; il vostro fervore non vi permetterebbe di mancare all'assistenza del prossimo, come la vostra carit [al dovere] di pregare per i nostri bisogni. Di questo vi prego, come anche di ricevere gli affezionatissimi saluti di tutte le suore, essendo nell'amore di Nostro Signore, carissime sorelle, la vostra umilissima sorella e serva. P. S. - Vi prego di salutare molto rispettosamente il signor parroco di San Firmino e il signor Pesset839.

L 545bis

PER SUOR MARGHERITA CHTIF (AD ARRAS)

840

22 settembre 1657

Carissima sorella, Non pi di otto giorni fa mi son data la consolazione di scri-

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vervi, bench fosse almeno la seconda [volta], senza che io abbia ricevuto le vostre notizie, il che mi teneva inpena. Ma poi ho ricevuto quella che avevate scritto a suor Giuliana 841 e in essa ho visto la bont che avete per me, che non lo merito, se non fosse che l'amicizia non si pu ripagare se non col suo simile. Vi ringrazio dunque umilissimamente, cara sorella, della prova che mi date della vostra carissima [amicizia]. Con la mia ultima [lettera] vi avevo informata che madamigella de Lamoignon 842 aveva mandato un po' di denaro alla dama superiora [della Compagnia] della Carit, e aveva fatto dare del pane per i poveri vostri malati: credo che essa lo dir pi ampiamente nella lettera al signor Delville 843. Mi ha anche detto che si sarebbe occupata di voi in particolare, e questo mi induce a dirvi, cara sorella, di non soffrire nessun incomodo, domandandomi quello che necessario, o chiedendolo in prestito fino a che l'avrete ricevuto. Credo certamente, cara sorella, che Nostro Signore vi avr fatto gustare la soavit che le anime piene del suo santo amore sentono in mezzo alle sofferenze e angosce della vita. Se non fosse cos e voi foste ancora sul Calvario, siate sicura che Ges Crocifisso gode di vedervi fare lass il vostro ritiro; e se avete abbastanza coraggio per volerci rimanere, come ha fatto Lui per vostro amore, siete sicurissima che la vostra uscita [dal ritiro] sar gloriosa. Suor Radegonda 844 molto coraggiosa? conosce le virt cristiane che il suor Sposo le domanda come ornamento? La prego di essergli molto fedele, e di credermi, come sono per voi e per lei, care sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 545ter

ALLA CARISSIMA SUOR FRANCESCA CARCIREUX, A RICHELIEU 26 settembre 1657

Carissima sorella, Nelle parole della vostra lettera ho visto bene il vostro dolore e prendo parte alla vostra pena, perch credo che questo dolore proviene dall'affetto che Nostro Signore vi ha dato per la nostra cara suora845, che saluto con tutto il cuore e la prego di amare molto la via, nella quale il Signore l'ha messa e che stata anche la sua, perch stato in mezzo alle sofferenze durante tutta la sua vita mortale. Se la sua santa volont ne disporr per questa volta, [la suora] vedr certamente in cielo qual il valore delle sofferenze. Vi ho scritto molto ampiamente quindici giorni fa. Vi prego di dire al signor superiore della Missione che il Signor Vincenzo d al confessore il permesso di applicare l'indulgenza e di dare la benedizione apostolica: Dio voglia che la nostra suora la riceva; se per morir prima, non cesso di sperare che ne ricever il merito. Mi auguro con tutto il cuore che Dio ce la lasci ancora, affinch essa abbia modo di accrescere la sua corona per mezzo dei servizi che gli render. Finisco perch ho un po' di fretta, e vi prego di credermi, carissima sorella, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e serva.

L 545quater

AL SIGNOR VINCENZO

846

28 settembre 1657

Onoratissimo Padre, Supplico molto umilmente la vostra carit di voler che le vostre figlie siano sempre nello stato di obbedienza dei bambini, senza mai contraddire agli ordini del loro onoratissimo Padre, senza pensare mai che qualche tempo le dispensi da questo. Secondo queste condizioni riceveremo le buone persone di cui ci parla la

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carit vostra e per le quali, onoratissimo Padre, mi prendo la libert di fare queste domande, cio: Se possiamo far loro prendere i pasti nella loro camera, perch riguardo a me, i miei incomodi mi vietano ogni sforzo, e riguardo alla Comunit, questo abito di religiosa sarebbe notato. Per se lo giudicate opportuno, ci si metter un tavolino. [Risposta] Mangeranno nella loro camera. Hanno intenzione di fare gli esercizi? [R] No. Andranno alla messa, e dove? [R] Cost, oppure dove loro piacer. Bisogna tener loro compagnia spesso? [R] Un po' la mattina e altrettanto dopo pranzo. Verranno a lavorare con le nostre suore? [R] Come loro piacer. Se chiederanno una nostra suora per accompagnarle in citt, la concederemo? [R] Dare loro una ragazza. Se verranno dei loro conoscenti, si pu farli parlare con loro? [R] Bisogner farli parlare. Se vogliono andare a pregare con noi in cappella, ci andranno? [R] Sar bene. Appena saputo tutto ci, faremo meno male che potremo. [R] Resteranno cost solo tre o quattro giorni. Permettetemi, onoratissimo Padre, di farvi un'umilissima preghiera e di esaudirla, cio vogliate prendere del t, almeno durante il vostro ritiro, sicuro che lo potrete fare senza inconvenienti. Ne abbiamo qua, da poco tempo, dell'ottimo e a buon mercato. Se non fate questa piccola prova per la vostra salute, me ne lamenter col nostro buon Dio. Lo potrete prendere nel pomeriggio, dopo le quattro; credo che ne riceverete molto sollievo. Non so se sarebbe opportuno mandare al signor Abate di Vaux la lettera di suor Cecilia 847, che mostra cos grande premura di venire a Parigi. Se la carit vostra potesse fin da domani prendersi l'incomodo di scrivere a questo proposito a monsignor [vescovo] di Angers 848 manderemmo avanti questo affare, temendo

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che il ritardo dia occasione ai signori amministratori di Angers di far fare alla nostra suora un ritorno precipitoso. [R] Lo far. Mi prendo la libert, onoratissimo Padre, di supplicare la vostra carit di pensare davanti a Dio ai miei bisogni, sia per la mia salvezza che per il servizio che devo [fate] al mio prossimo; e se volete, abbiate la bont di informarmi se posso ancora servirmi della suora che ha portato oggi un biglietto all'adunanza, mandandola a S. Giacomo du-Haut-Pas dove stata, e precisamente dietro domanda della defunta madamigella de Montigny. [Date] la vostra benedizione spesso, per l'amor di Dio, a tutte le vostre povere figlie, onoratissimo Padre, e alla vostra umilissima e obbligatissima figlia e serva.

L 548 A SUOR FRANCESCA MNAGE F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes

849

12 (ottobre 1657)

Carissima sorella, E' vero che ho il grande torto di non avervi ancora scritto, dopo aver ricevuto tanta consolazione dalle vostre care lettere, e per la buona disposizione in cui siete e per l'amore che avete alla vostra vocazione. Supplico Nostro Signore di continuarvi la grazia di essergli molto fedele. Anche le nostre due suore Maddalena e Margherita 850 fanno bene, per grazia di Dio; si raccomandano sempre alle vostre preghiere come fanno tutte le care suore. Salutate tanto tutte le suore della vostra Comunit e dite loro che, con l'aiuto di Dio, scriver a tutte. Immagino di vedervi lavorare con una santa invidia reciproca, sia alla vostra perfezione interiore, sia nella vostra attivit esterna per i poveri malati, che credo amiate molto. Ma ricordate-

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vi spesso, cara sorella, che dovete mettere molta cura per aiutarli a conoscere e amare Nostro Signore, nel cui amore sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Suor Maturina 851 vi saluta con tutto il cuore.

L 549

A SUOR BARBARA ANGIBOUST, A CHTEAUDUN 13 ottobre 1657

Carissima sorella, Ho fatto vedere la vostra lettera al Signor Vincenzo, nostro onoratissimo Padre, affinch la sua carit scriva, se lo giudica opportuno, secondo quello che gli proponete 852. Sapevo certamente che tutte avreste avuto molto da sudare, ma per la misericordia di Dio avete abbastanza generosit per portare questo peso e aiutare le suore a considerarlo come il giogo del Signore, e [avete] abbastanza dolcezza e sopporto per trattare tutti senza passione: questo uno dei grandi mezzi che si possono avere per guadagnare le persone. Mi sembra che presentemente vi molto utile l'aiuto che ricevete da codesto fornaio, ma poich molto anziano, c' da temere che se egli venisse a mancare, sareste costrette a prenderne uno pi giovane; per potete continuare a tenerlo fino a che non avrete un altro avviso. Scrivo una parola al signor Le Maistre, di cui da parecchio tempo non ho avuto notizie, per mi sembra di avergli scritto per mezzo vostro. Credo che avremo presto suor Cecilia 853, e forse sarebbe gi arrivata, se non fosse il fatto che si trova a Richelieu, dove morta suor Carlotta 854 da otto giorni. Per penso che sia in cammino, e forse potr vedervi passando, purch non ci sia troppa distanza: ho sempre sperato che vi rivedeste perch essa star qui per molto tempo. Abbiamo un gran motivo di lodare Dio per la buona intesa

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tra di voi e per la pratica delle regole, per quanto ve lo pu permettere il servizio dei vostri poveri. Per mi lamento un po' di suor Anna855 e di suor Marta856 perch non mi scrivono ogni tanto una dopo l'altra, poich credo che voi glielo permettereste. Vi mandiamo il vostro crocifisso e le vostre lettere, assicurandovi dell'affetto di tutte le suore, che vi salutano con tutte le altre suore e quelle Varize, che da moltissimo tempo non ci danno loro notizie, e questo mi stupisce. Credetemi sempre, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 546

(A SUOR MARGHERITA CHTIF, AD ARRAS) 15 ottobre 1657

Carissima sorella, Non mi stupisco che nostro Signore vi abbia dato di partecipare alle sue sofferenze interiori; pensavate forse di essere cos onorata davanti a Dio e davanti agli Angeli, e che questo non vi costasse nulla? Non dubito affatto che la sua grazia vi sostenga molto fortemente nei vostri abbattimenti e aridit verso Dio. Inoltre, non sapete, cara sorella, che sono prove nelle quali lo sposo sacro delle nostre anime trova il suo beneplacito, quando le accogliamo con amorosa pazienza e una tranquilla sottomissione, senza lamentarci per quello che soffriamo nel vederci in questo stato? So che state attenta a non perdere queste occasioni di mostrare la vostra fedelt, e a far s che il vostro cuore non si apra ad ascoltare i ragionamenti del senso naturale, che fanno considerare le cose [come se fossero] fuori della guida della divina Provvidenza e del compimento della santissima volont di Dio. [E so] che tenete le orecchie chiuse ai rimpianti degli agli e delle cipolle d'Egitto, non solo per la soddisfazione di essere nel proprio paese, tra le

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persone conosciute, che qualche volta dicono delle buone parole che pare ci spingano molto in avanti [nella perfezione]; questo avviene perch vi hanno parte i nostri sensi, e il nostro spirito, per un po' di tempo, si compiace di occuparsene, ma alla fine non troviamo che siamo pi virtuose. Appena siamo nella prova delle mortificazioni e tentazioni, eccoci tutte abbattute e in uno stato - come ci sembra deplorevole! E in realt ci saremmo, se non aderissimo [a Dio] con la punta dello spirito, dicendogli dal fondo del cuore: (Mio Dio), tutto quello che vi piacer, ma io sono vostra! e [cercando di] fare tutte le azioni, nonostante la tentazione, puramente e semplicemente per amor di Dio, contentandovi del fatto che la sua volont che siate nello stato in cui ci mette, sia con l'ordine della sua sola volont, sia col pensiero che le creature ci mettono in questa condizione. Non avete riflettuto, cara sorella, a quanto sappiamo di san Giovanni Battista? egli conosceva cos bene Nostro Signore da darne la testimonianza che sapete, e l'amava pi di qualunque persona al mondo, eppure se ne allontan, o meglio Dio lo separ da lui con la vocazione alla penitenza, bench non fosse nato in peccato. Ma non pensate, cara sorella, che Dio voleva dare questo esempio alle anime che Egli vuole staccare da tutti gli affetti della terra per riempire i loro cuori col (suo) santo amore? Quale consolazione quando si vede un'anima dipendere cos completamente dalla sua direzione particolare! Mi basta rallegrarmene con voi. Non pensate che avrete sempre tante pene. Saluto cordialissimamente la nostra cara sorella, e sono per lei, come per voi, nell'amore di Ges Crocifisso....

L 550

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, Figlia della Carit a Chteaudun 2 novembre 1657

Carissima sorella, Mi sembra che sia tanto tempo che non ho parlato al vostro buon cuore, e non so neanche se gli ho dato la notizia dell'arrivo di suor Cecilia857, che ritornata in buona salute e piena di buona volont. Ha ricevuto la vostra lettera con grande tenerezza per i

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buoni avvisi che gli avete dati, e vi assicuro che gi li metteva in pratica. Il nostro buon Dio l'ha destinata al lavoro e non ha voluto lasciarla tanto tempo con noi nell'esercizio della pazienza stando senza attivit. L'ha chiamata al ministero di suor Anna Hardemont 858 alle Casette, mentre questa viene per fare i santi esercizi [del ritiro annuale]. Mi stato detto che Carlotta 859 ritornata a Chars; se ne sapete qualcosa, vi prego di farmelo sapere e di darmi le vostre notizie, molto in ampio. Non ho dubitato minimamente che la vostra dolcezza, sottomissione e affabilit avrebbero calmato le piccole scontentezze che si videro in questo cambiamento, n dubito che non risparmierete nessuno sforzo per contentare con le parole anche coloro che non potete [contentare] con i fatti. Prego suor Anna Bocheron 860 di scusarmi se non le scrivo con questo corriere, assicurandola che ho avuto una gran consolazione ricevendo la sua lettera e le notizie di suor Marta 861. Le saluto tutt'e due, e sono, carissima sorella, con tutto il cuore la vostra umilissima sorella e serva.

L 551

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay

862

16 novembre 1657

Carissima sorella, Non so se ricevete le nostre lettere. Vi abbiamo scritto dopo la partenza di suor Anna 863 e non abbiamo vostre notizie, e questo mi fa stare in pena: vi prego di mandarmene quanto prima potrete. Informatemi anche, vi prego, del vostro ministero e se si continua a esercitare ancora la carit. Prima di partire suor Anna mi aveva fatta la richiesta di un

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altro abito, ma allora mi parve che non ne avesse bisogno; per, cara sorella, se vedete che ne abbia un gran bisogno, me lo farete sapere: credo che non lo domandi solo per ricercatezza o superfluit. Godo per la speranza che state insieme con grande unione, che il sopporto scambievole che avete fa s che siete un cuor solo e un'anima sola in quella di Ges Cristo, e che cos siete di grande edificazione a tutti. La sorella864 di suor Anna sempre a S. Nicola ed ha sempre bisogno di preghiere. Tutte le suore vi salutano, alcune sono state malate e ora stanno meglio, grazie a Dio, eccetto suor Giovanna Maria 865, che costretta a letto per le sue infermit ordinarie: domandate a Dio, ve ne prego, la grazia che ne faccia buon uso. Credo che non dimenticherete di domandare a Nostro Signore la conservazione del signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre; ricordatevi di pregare anche per il signor Portail, che molto debole ed stato malato poco fa, ma grazie a Dio sta meglio. Suor Barbara 866 conserva sempre l'affetto che vi ha unite insieme, e ve ne mando delle prove. Credetemi sempre, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 552

A MADAMA DANSE

867

20 novembre 1657

Madama, Se la mia salute fosse abbastanza buona, non mancherei di avere l'onore di venire a visitarvi per compiere il mio dovere e per assicurarvi che, date le condizioni degli affari di madama de SaintMartin, come ho potuto sapere da lei, vicina alla rovina totale, a causa delle perdite avute e la minaccia che le stata fatta di far se-

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questrare con decreto la casa, che la Regina ha avuto la bont di far acquistare come abitazione delle Figlie della Carit di Fontainebleau. Ella non vede nessun rimedio a questo stato di cose se non per mezzo degli arretrati della rendita dovuti dalla detta Casa, [arretrati] che avrebbero potuto pagare se ne avesse ricevuto il prezzo, secondo l'intenzione di Sua Maest, cos giusta e caritatevole. Spera di avere questo aiuto, e crede, madama, che bont che avete per lei, glielo otterr con le vostre premure, per amor di Dio, tenendo conto della povera vedova afflitta. Non oso aggiungere la mia umilissima supplica, ma esprimervi, il mio rispetto e obbedienza nell'amore di Nostro Signore, nel quale sono, madama, la vostra umilissima e obbligatissima serva.

L 554

ALLE CARISSIME SUORE CLAUDIA 868 E MARIA F.d.C., serve dei poveri malati ad Angers

869

28 novembre (1657)

Carissime sorelle Claudia e Maria, Vi ringrazio delle notizie che mi avete date sulle nostre suore. Lodo Dio con tutto il cuore per la loro fedelt nel continuare il servizio che sono abituate a rendere ai poveri allo stesso modo come facevano al tempo di suor Cecilia 870. Non posso nascondervi, care sorelle, che ho avuto una grande consolazione nell'aver saputo da lei il frutto della sua direzione sotto quella del signor Abate e del signor Ratier. Questo mi spinge a dirvi che le suore di Angers hanno avuto da Dio una benedizione tutta speciale per il servizio dei poveri malati degli ospedali: ne sia benedetto per sempre! Eccellente mi sembrata una pratica di tutte le nostre suore, e prego loro ed anche voi, care sorelle, di continuarla, e cio che tutto quello che si fa nell'ospedale sia conosciuto dalla suor ser-

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vente; che sia lei sola a renderne conto a qualunque categoria di persone, dopo aver saputo da voi lo stato delle cose a voi affidate. Se questa pratica sempre in uso, siate sicure che tutto andr bene, e darete un buon odore all'esterno, e che la cordialit e l'unione tra voi sar cos forte che sar impossibile al demonio romperla. Siamo molto obbligate al signor Ratier per la fatica che affronta nel farvi tante conferenze; gli angeli le conserveranno nella loro memoria per presentare a Dio il profitto che ne ricaverete, e i demoni per rimproverarvele, se trascurate di mettere in pratica [gli insegnamenti]. Per il momento non vi possiamo mandare copia di nessuna delle nostre conferenze. ma per scrivere [le vostre conferenze], non ci riuscireste se non c' una suora che scrive quante pi cose potr di quello che egli dice, e se poi, mettendolo in bella copia, non vi servite dei ricordi delle altre [suore]. Ma per scriverle interamente bisognerebbe che una suora non facesse altro; basterebbe che scriveste i principali avvisi che la sua carit vi d, e parlarne insieme di quando in quando. Mi stupisco, suor Claudia, che non mi abbiate scritto; mi sembra che il signor Berthe871 vi aveva nominata per occupare il posto di suor Cecilia fino al suo ritorno; se non potete scrivere potete far scrivere, ma a nome vostro e agire con libert, superando la vostra timidezza o, meglio, una certa pigrizia di spirito. Abbraccio con tutto il cuore le nostre care suore e le prego che in tutte le occasioni tengano presente, pi che potranno, il desiderio di fare la volont di Dio, e prego loro, e anche voi, di credermi, care sorelle, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Non so se avete ricevuto una lettera che ho scritto a tutta la Comunit.

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L 555

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay

872

4 dicembre 1657

Carissima sorella, Lodo Dio con tutto il cuore perch siete in grande pace con le dame della Carit: per conservarvi in essa, non c' mezzo cos potente come il rispetto e l'umilt che dovete avere verso di loro. Se avete qualcuno che vi sostenga, non bisogna vantarsene n inorgoglirsene, ma dire con semplicit: Il Signor.... vuole questo. Mi pare che il modo in cui si esercita (la carit) a Bernay completamente differente da quello di altri luoghi. Vi prego perci di mandarmi un promemoria dei vostri regolamenti e di ci che desiderano da voi, e poi, dopo averlo comunicato al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre vi manderemo le spiegazioni che la sua carit giudicher opportune e vi far sapere come dovrete fare. Pensavo che suor Anna 873 non avrebbe avuto subito bisogno di abiti, ma poich lo giudicate necessario, vi mandiamo una gonna; la saluto con tutto il cuore e la prego di lavorare seriamente alla propria perfezione. Vi posso assicurare del continuo affetto di suor Barbara 874 che, credo, non scrive mai senza che mi parli di voi: vi saluta con tutto il cuore e si raccomanda alle vostre preghiere, come anche tutte le suore ed io che sono, carissime sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 557

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 18 dicembre 1657

Carissima sorella, Mi servo dell'occasione del signor priore di Varize per domandarvi se avete ricevuto due lettere che vi abbiamo mandate, circa quindici giorni fa, col corriere, e se avete avuto recentemente notizie delle suore di Varize875, e se tutti cominciano ad essere con-

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tenti della vostra riforma, e se la vostra cordialit e dolcezza attira le persone di elevata condizione all'ospedale per farvi del bene. Non so se mi sbaglio, e se siete voi che mi avete informata che insegnate alle bambine, e [non so] se i vostri signori [amministratori] ne sono molto contenti. Salutate molto umilmente a nome mio il signor le Maistre e madamigella Libereau 876. Suor Cecilia877 continua a star bene, grazie a Dio, bench abbia molto lavoro; vi abbraccia col desiderio - ma tranquillo - di vedervi, tutte le suore vi salutano, ed io con loro, e si raccomandiamo alle preghiere di tutt'e tre878, assicurandovi che sono con tutto il cuore, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

1658

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L 559 A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 6 gennaio 1658

Carissima sorella, Ero preoccupata di non ricevere le vostre care notizie e temevo molto che le nostre lettere fossero andate perdute, come credo, pensando che la risposta che mi date alla lettera che vi ha portata il signor priore. So con tutta sicurezza che Carlotta 879 tornata al suo paese che Chars, e non si sposata. Credo che il suo signor parroco sia ben contento del fatto che, come sapete, non abbiamo pi l le nostre suore880. Suor Elisabetta 881, di Sainte-Marie, sta meglio, grazie a Dio, ma suor Maria 882, che ne ha preso il posto, ha una grande debolezza. Lodo Dio con tutto il cuore per la tranquillit che avete e per la benedizione che Egli d al vostro lavoro. Vi prego d'informarmi se vero che avete delle alunne. Vi prego di conservare un po' la vostra salute e di prendere acqua di orzo zuccherata e un po' calda prima di andare a letto, per il vostro raffreddore. Credo che le nostre suore non andranno molto prima di Pasqua nel nuovo edificio: i lavori di adattamento che stato necessario fare all'edificio vicino, sono cominciati con molto ritardo.

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Oggi abbiamo avuto la gioia di avere la conferenza 883 e nella medesima occasione la benedizione sulle immaginette dell'anno, delle quali vi mandiamo la parte riservata a voi. Continuate, cara sorella, ve ne prego, a domandare a Dio la conservazione di questo caro e onoratissimo Padre, e a pregare per la conservazione del signor Portail che stato molto indisposto, e lo ancora, bench stia un po' meglio, grazie a Dio! Abbiamo l'onore di avere suor Cecilia 884 in casa oggi, perch non potuta ritornare a causa dell'indisposizione della coscia. Vi saluta e si raccomanda alle vostre preghiere affinch Dio le dia la grazia di essere molto riconoscente a quelle che le fa la sua bont. Tutte le suore vi salutano con tutto il cuore, come io sono, carissima sorella, con tutto il mio [cuore] nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Vi mando le immaginette per le nostre suore di Varize 885, alle quali le farete avere con comodo. Vi prego di presentare loro le mie scuse per il fatto che non scrivo, troppo tardi. Da due mesi le nostre conferenze sono sulla spiegazione delle Regole.

L 560

AL SIGNOR PORTAIL 13 gennaio 1658

Signore, Dopo aver lodato Dio con voi, io indegna per la grazia che ha fatta liberando il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre da un pericolo cos grave886, prendo la libert di supplicarvi di far controllare i difetti che mi sembra ci siano nella carrozza: cio le portiere, come mi sembra, hanno l'appoggio troppo basso e tutto il corpo della carrozza troppo elevato dalla sospensione; bench

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questo la renda pi comoda, tuttavia le d una tale oscillazione che qualche volta, quando c'ero io, ho avuto paura che i sobbalzi mi gettassero contro lo sportello. Credo anche che si dovrebbero essere dei sostegni ai due lati delle porte, bench questo non sia pi di moda. Credo che suor Rosa887 aspetti ancora di parlarvi: se la vostra carit potesse [farlo] domani, ve la manderei all'ora che mi ordinerete; dopo questo, credo che forse con una proibizione assoluta di non ritornare senza essersi comunicata, se lo credete opportuno, essa potrebbe mettersi in pace. Permettetemi di raccomandarmi ai vostri santi sacrifici e preghiere, e di dirmi, signore, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima suora e obbedientissima serva.

L 561

(A FRATEL DUCOURNEAU)

888

[Gennaio 1658]

Alle giovani di Saint-Fargeau 889 che chiedono di essere ricevute nella Compagnia delle Figlie della Carit, necessario far sapere: che [questa] non un ordine religioso n un ospedale da dove non si debba mai allontanarsi, ma [bisogna] andare continuamente a cercare i poveri malati in vari luoghi, con qualsiasi tempo e a ore stabilite. Che sono vestire e nutrite molto poveramente, senza mettere mai nulla in capo se non una cornetta di tela in caso di grande necessit. Che venendo nella Compagnia, non si deve avere altra intenzione se non quella di venirci soltanto per il servizio di Dio e del prossimo. Che bisogna viverci con una continua mortificazione di corpo e di spirito, ed abbiano la volont di osservare esattamente tutte le regole e specialmente l'obbedienza senza replica.

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Che sappiano che, bench escano per Parigi, non sar loro permesso fare nessuna visita a persone di loro conoscenza, senza un permesso. Che devono avere i mezzi per fare il viaggio e per avere il primo abito. Che l'esperienza ha fatto vedere che le ragazze, le quali, prima di essere ricevute e vestite alla Casa madre, si uniscono alle suore che sono nei luoghi lontani, non fanno una buona riuscita, perch sono persuase che avranno da fare solo quello che hanno cominciato [a fare con quelle suore]. Madama la duchessa di Ventadour 890, domandando due suore [in pi, per La Fre], dice che non saranno di troppo per servire i suoi poveri; ma avendole io fatto notare che, se Dio desse la salute alle due che ha, quattro suore sarebbero troppe, essa replic che se il Signor Vincenzo lo approvasse, se ne potrebbero mandare due a Saint-Pierre 891 e che, essendo le due case vicine, [le suore] potrebbero ogni tanto cambiare aria, il che potrebbe essere utile alla salute ed anche allo stato degli animi. Tuttavia, non badando a questa proposta, abbiamo pensato di mandare solo una [suora], per il bisogno urgente delle suore, che sono malate tutt'e due 892, una di febbre continua e l'altra di febbre quartana. Supplico umilissimamente fratel Ducourneau di far vedere questa lettera al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre 893, di farci avere notizie di lui e [di dirgli che], se la sua carit giudica opportuno che si mandi una suora a La Fre prima che si potr, si propone [di mandarci] suor Giuliana Allot 894. La maggior parte delle nostre suore vorrebbero tanto che la spedizione per il Madagascar non si facesse senza di loro 895.

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L 562

AL SIGNOR VINCENZO 1 febbraio [1658]

Onoratissimo Padre, Supplico umilissimamente la vostra carit di permettermi di chiedere notizie vere sulla vostra salute, e di raccomandarvi - per l'amore di Dio - di non affrettarvi ad uscire. Suor Renata, una delle migliori giovani venute da Angers, fece, col permesso della vostra carit i voti per la prima volta un anno fa, e siccome stata proposta per Sainte-Marie-du-Mont 896 e potr partire ben presto senza saperlo, domanda di fare domani la rinnovazione dei voti; ne ha parlato col suo signor confessore, del quale non sappiamo il nome, confessandosi per questo scopo, ed egli glielo ha consigliato. Vi supplico umilissimamente, onoratissimo Padre, di comunicarci se lo permettete, e [dirci anche] come deve fare, non potendo stare alla celebrazione della santa messa quando la direte sopra. Noi tutte, sebbene io sia indegnissima, supplichiamo la vostra carit, di offrirci di nuovo a Nostro Signore e domandargli le grazie di cui abbiamo bisogno per non essergli pi infedeli, e di dare la vostra santa benedizione con questa intenzione, onoratissimo Padre, alla vostra obbedientissima ed obbligatissima figlia.

L 563

AL SIGNOR VINCENZO 4 febbraio [1658]

Onoratissimo Padre, Per risparmiare una pena alle vostra carit avevo domandato a fratel Ducourneau che vi facesse conoscere la disposizione interna della buona domestica della defunta madamigella Noret, che

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si trova in una profonda malinconia da quando i suoi parenti un anno fa, l'hanno fatta venir via dalla casa di madamigella Noret, e questo ha messo nel suo povero spirito il disgusto di tutto. Durante il suo ritiro stata profondamente commossa, ma non diventata pi forte. Desidera parlare al suo confessore di S. Eustachio 897 affinch dice - questi la faccia conoscere meglio a noi; come pure, onoratissimo Padre, credo che sarebbe opportuno che egli vi parlasse prima di lasciarle prendere una decisione. Se la vostra carit lo giudica opportuno, gli comunicheremo che abbia la bont di venire qui e cos potr darvene un'informazione ancor maggiore. Ecco il piccolo libretto che m'avete domandato: permettetemi, onoratissimo Padre, di supplicarvi di non far sapere il nome dell'autore, non perch tema che ci sia qualche cosa contro la fede, ma forse potr sembrare una piccola debolezza aver impiegato il tempo in questa materia, e inoltre perch apparentemente fa un tale colloquio con una donna. Fatemi la carit di darmi la vostra santa benedizione, di offrire il desiderio delle nostre suore per il Madagascar 898, e [fatemi] l'onore di credermi sempre, onoratissimo Padre, la vostra obbedientissima ed umilissima figlia e serva.

L 564

(A SUOR CLAUDIA CARR, AD ANGERS)

899

13 febbraio 1658

Credo che spingiate spesso la vostra carit a vegliare sulle nostre suore per avvertirle cordialmente e in privato delle piccole mancanze che notate in loro, e delle sante pratiche che possono servire loro affinch tutte le loro azioni siano gradite a Nostro Signore, come lo saranno se saranno fatte per amor suo e ad imitazione delle sue quando era sulla terra, e saranno tutte perfette, purch le suore continuino a lavorare intorno alla rinunzia alle loro soddisfazioni personali, a rompere le abitudini e inclinazioni naturali per contentare Dio servendo il prossimo. Date qualche volta alle suore il tempo per parlarvi in privato, almeno una volta al mese a ogni suora, anche se deste loro solo un

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quarto d'ora, sopportando le mancanze che vi manifestano, soffrendo con loro delle pene che vi possono confidare; [fate in modo] che nessuna venga a sapere da voi quello che vi hanno detto. Saluto tutta la piccola Comunit supplicando Nostro Signore di riempirla delle sue grazie e di darle le sue pi care benedizioni per il suo puro amore, nel quale sono con tutto il cuore....

L 565

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 16 febbraio 1658

Carissima sorella, Mi stupisco di tutte le vostre difficolt con le dame: naturale che, dovunque ci sono ospedali uniti alla Carit delle parrocchie, l ci siano dei contrasti, senza che ci sia colpa delle une o delle altre, perch ognuna si sente obbligata a procurare il vantaggio della parte che le affidata 900. Sarebbe desiderabile che le due cose fossero separate e che ci fossero regole molto sagge su ci che le une e le altre devono fare, ma bisognerebbe farle, e questo dipende unicamente dal Signore di Bernay, poich fino ad oggi non so che ve ne siano per potervele mandare. Quel che dovete fare, in tutti questi piccoli contrasti, di essere molto umile, che stiate attenta a non farvi accusare di arroganza o presunzione; ma dovete pensare sempre che siete soggetta a tutti, l'ultima di tutti, che non avete nessuna autorit, come anche dovete crederlo e comportarvi in conseguenza [di questa convinzione], non facendo nulla senza il permesso di coloro ai quali il signor abate ha affidato l'incarico di tutta la direzione. Riguardo ai conti che dovete presentare, fateli sempre con la maggior esattezza e umilt possibile. Quanto alle dame della Carit, per aver rispetto verso di loro, non dovete affatto badare al grado sociale a cui appartengono; vi basti sapere che sono state ricevute nella Compagnia, per onorarle come madri dei poveri, vostri padroni, anche se non contribuissero con il loro danaro. Se sapeste, care sorelle, quale abbassamento e quanta dolcezza e sotto-

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missione Nostro Signore vuole dalle Figlie della carit, soffrireste se non praticaste queste virt. Voi, suor Anna901, che fate? Mio Dio, se state male, vi dir quello che vi ho detto parecchie volte: che bisogna lavorare, che la fannullaggine fomenta il peccato nell'anima e il malessere nel corpo. Bench non pensi, sorelle, che abbiate nessuna familiarit o rapporti con gli esterni, non tralascer di avvertirvi che il signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, nella spiegazione delle Regole che la sua carit ci fa su tutti i punti, ci fa conoscere i gravissimi pericoli che ci sono in queste relazioni, proibite anche dalle nostre regole902. Tutte le nostre conversazioni e tutte le nostre consolazioni, se possiamo averne altre che con Nostro Signore, dobbiamo trovarle tra di noi. Lo supplico con tutto il cuore che il suo santo amore sia questo forte vincolo dei nostri cuori, e in Lui sono, care sorelle, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Comunicher la vostra lettera al Signor Vincenzo. Vi prego di ringraziare Dio con noi per la grazia che la sua bont ci ha fatta di conservarcelo dopo una caduta dalla carrozza 903. Domandategli di continuare questa grazia in tutte le altre circostanze.

L 566 ALLE CARISSIME SUORE, F.d.C., serve dei poveri malati a Nantes 16 febbraio 1658

Carissime sorelle, Credo che avrete ricevuto la lettera che vi mandai qualche tempo fa per avvertirvi del viaggio dei signori [missionari], che avranno la bont di portarvi questa lettera, con un'altra che mi son presa l'onore di scrivere al signor vicario di S. Croce, come tante volte mi avete mostrato di desiderare.

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Credo che il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre avr dato ad alcuni di quei buoni signori ogni facolt di ascoltarvi, perci vi prego di parlar loro di qualunque cosa con fiducia. Voi, suor Francesca Mnage904, non dimenticate nulla, ve ne prego, e [vi prego anche] di ricordarvi di darci qualche volta le vostre notizie, e anche voi, suor Andreina 905; ma per l'amor di Dio imparate l'ortografia, affinch possa leggere facilmente le vostre lettere e rispondervi come desidero. Avevo pensato di scrivere a parecchie di voi in particolare, ma non ho il tempo e inoltre non voglio farne perdere a voi. Siate tutte molto semplici e parlate con lo sguardo rivolto a Dio, rendendo conto [di voi stesse] senza passione a colui col quale parlerete, senza altro scopo che quello di far conoscere i vostri difetti per essere aiutata a lavorare per la vostra correzione. Supplico Nostro Signore di darvi questa grazia, mi raccomando alle vostre preghiere, e sono, carissime sorelle, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Le nostre suore di Polonia si raccomandano alle vostre preghiere, e tutte le nostre care suore di Parigi vi salutano con tutto il cuore.

L 567

AL SIGNOR VINCENZO 2 marzo [1658]

Onoratissimo Padre, se la povera donna per la quale vi hanno fatto scrivere in condizioni di poter allattare, credo che non ci sia per lei un posto pi sicuro che venire come balia dei trovatelli. E se ci fosse da temere che volesse andarsene, nel caso che per sentenza contro la sua colpa fosse esiliata, sarebbe un mezzo per tenerla qui. Purch abbia latte, potrebbe nutrire per due o tre anni. Altrimenti, onoratissimo Padre, non vedo come da queste parti si possa con sicurezza impedire di commettere una colpa simile o anche pi grossa, secondo il luogo dove si trova. Se fosse esiliata, si potrebbe metterla sotto sorveglianza a servizio in qualche posto, a cinque o sei leghe, soprattutto se la sentenza non fosse troppo divulgata,

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per paura che la grave vergogna non la tenesse nel peccato, essendo il suo onore completamente perduto. Forse dico (troppo), perci ve ne domando perdono umilissimamente, servendomi anche di questa occasione per domandare la vostra santa benedizione [e] l'appoggio delle vostre preghiere per ottenermi misericordia, per paura che la mia ostinazione passata e forse presente o futura, miserabile come sono, sia causa della mia rovina, come anche di quella della povera gente che morta solo col corpo in queste inondazioni. E per eccitare la vostra carit, la supplico di credere che, per volont di Dio, sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbligatissima serva.

L 569bis AL SIGNOR ABATE DI VAUX (Verso il marzo 1658) Signore, Un po' di tempo fa, essendo stata avvisata dalla vostra carit, che due buone ragazze desideravano essere della nostra Compagnia e che vi eravate disturbato per esaminare la loro vocazione, secondo quanto aveste la bont di dircene, il Signor Vincenzo mi ordin, signore, di supplicarvi umilissimamente di mandarcele, se le giudicate adatte. Per quanto riguarda le altre quattro, poich sembra, signore, che non abbiano ancora la vostra approvazione, se ne giudicaste qualcuna tale che non ci trovaste niente da ridire, vi dico lo stesso delle altre due. Permettetemi, signore, di dirvi che l'ultima [ragazza], chiamata Giacomina906, che la vostra carit ci ha mandata e che sembrava una perla delle giovani di Angers, ancora soggetta a una certa leggerezza di spirito che la porta all'incostanza. Per si consola piangendo e mi ha detto che la sua inquietudine viene dal fatto che non ha notizie di suo padre. Non che sia necessario, signore, mandare qualcuna espressamente, ma se le suore potessero conoscere qualcuno delle loro parti, per farci sapere ogni tanto quello che potessero saperne, questo la contenterebbe. Bisogna che vi confessi, signore, che sono un po' in pena per la nostra cara suor Claudia 907 e per la preoccupazione che tutte o al-

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cune nostre suore recano al signor Ratier 908. Credo, signore, che questi vi abbia detto quel che abbiamo fatto per il cambiamento di suo Pierina909. Questo forse servir alle altre, e il signor Ratier vedr meglio il servizio che la sua carit fa al nostro buon Dio con la sua pazienza, per la quale supplico Nostro Signore di ricompensarlo con le sue grazie pi belle. Domandandovi di avere un po' di posto nelle vostre sante preghiere, per il suo santo amore, [vi prego di] credere che sono, signore, con rispetto, nel suo santo amore, la vostra umilissima e obbligatissima serva.

L 470

AL SIGNOR VINCENZO 26 marzo [1658]

Onoratissimo Padre, Tre mesi fa fui salassata e rimasi con la necessit di esserlo una seconda volta, poich, data la mia et, i medici, gi dall'ultima malattia mi dissero di farlo solo in caso di gran bisogno. Ho rimandato per questo motivo, bench, conoscendo il mio temperamento, mi sembri di doverlo fare, e lo far oggi, se la vostra carit si prender il disturbo di mandarmi a dire che lo posso fare senz'avviso, non essendo malata, per grazia di Dio, ma solo un po' indisposta al petto e con altri sintomi di tale bisogno. Ho motivo di temere che cerchi troppo di finire i miei giorni comodamente, essendo pi sensibile che mai al male; sempre per sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia ed obbedientissima serva.

L 569

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 10 aprile 1658

Signore, Non saprei esprimervi il dolore del mio cuore alla lettura del-

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le righe della lettera che avete avuto la bont di scrivermi. E' vero, signore: da tanto tempo ammiro la vostra pazienza, alla quale ho visto che Dio dava sempre la sua benedizione, e spero che continuer a farlo. Avevamo un gran motivo di credere che il cambiamento avrebbe portato turbamento agli spiriti deboli. Permettetemi, signore, di supplicarvi umilissimamente di farmi sapere se suor Claudia 910 ha cominciato con buona voglia ad esercitare la sua carica, e se fa quanto pu per guadagnare quelle che hanno ripugnanza per lei, e anche, signore, [indicatemi] quelle che la vostra carit giudica che devono essere richiamate prontamente. Per le due ragazze che mostrano il desiderio di essere della nostra Compagnia, se le giudicate adatte, signore, e se si vede la fermezza nel loro spirito, saranno le benvenutissime. So che voi non date loro il vostro voto favorevole se non dopo una buona prova. Suor Giacomina911 fa abbastanza bene e sembra che non sia pi in pena per suo padre. Provo molta vergogna nel non poter scrivere al signor Ratier con questo corriere. I piccoli affari della nostra Comunit aumentano e le mie infermit mi portano via quasi tutto il tempo. So che dovrei preferire [di scrivere] a lui pi che a molte altre persone, per gli obblighi che abbiamo verso di lui e che ho presenti molto vivamente nel mio cuore davanti a Nostro Signore, nel cui amore mi sento molto obbligata a dirvi, signore, che sono con rispetto la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 570 ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay (Normandia)

912

17 aprile 1658

Carissima sorella, Sono molto stupita dell'indisposizione di suor Maria 913, di cui m'informate; se non fosse che credo che avete gi esercitato verso di lei tutta la carit a cui eravate obbligata, vi pregherei di farle fare delle cure nella nuova stagione. Ma poich non ne sperate la guarigione, vi prego - purch possa ritornare senza esporre a pe-

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ricolo la vita - di rimandarcela qua col miglior mezzo che potrete. Mi stupisco che i vostri signori [amministratori] la considerino un peso, poich ella la prima che dalla fondazione ora tanto malata. Penso che essi hanno abbastanza carit per riflettere che i vostri corpi non sono esenti da quelle infermit che possono capitare agli altri. Questo malessere [della suora] un contrattempo che impedir che vi vediamo prima di quanto pensassi, essendo necessario che un'altra sia ben formata prima che possiate fare un viaggetto qua. Tutte le suore stanno abbastanza bene, grazie a Dio, ma necessario che uniamo le nostre preghiere per la conservazione del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, che molto sofferente per un male alle gambe. Il signor Portail sta abbastanza bene, ed esercita la sua solita carit, e questo ci obbliga molto a pregare Dio per lui. Vi ho informata che potevate scrivere a vostro fratello e che gli far recapitare con sicurezza la vostra lettera. Mandatemi notizie molto in ampio di tutte le vostre cose, e credetemi, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra.... P.S. - Saluto con tutto il cuore suor Maria: aspetteremo il suo ritorno per giudicare meglio di quella che vi sar adatta. Scritta questa lettera, vostro zio venuto a sapere le vostre notizie, e ci ha detto che vostro fratello e le vostre sorelle si sono divisi i mobili di vostro padre e di vostra madre, senza darne una parte a voi, ma hanno fatto fare un inventario. Bisogna che ne chiediate una copia, scrivendo a vostro fratello, e poi si decider se sar necessario che mandiate una procura per fare la divisione dell'eredit. Buon giorno, care sorelle.

L 572

ALLA CARISSIMA SUOR FRANCESCA MNAGE, F.d.C. a Nantes 24 aprile (1658)

Carissima sorella, Amo sempre il vostro buon cuore che ci d le vostre notizie, ma lo prego di non inquietarsi se non vi scrivo abbastanza spesso, e cos pure le [altre] suore Mnage 914, che hanno tutte un gran lavoro, e vi posso dire che non avanza loro del tempo. Suor Madda-

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lena sta molto meglio da quando con noi in questa casa: un effetto della nostra aria buona. Suor Margherita stata un po' indisposta, ma ora sta meglio, grazie a Dio; quanto a suor Caterina, bench sia l'ultima venuta, superer tutte le altre in virt, se potr: vi assicuro che ne sono tutta edificata; dobbiamo chiedere a Dio la sua perseveranza. Se avete bisogno di scrivere al nostro onoratissimo Padre, lo potete fare, con poche parole, mandandomi la lettera, chiusa o no; potete star sicura che n io n nessun'altra persona la legger. Raccomandatemi alle preghiere di suor Haran 915, e io la prego di raccomandarmi anche a tutta la piccola Comunit che abbraccio con tutto il cuore, e sono, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Cara sorella, vi prego di ricordarvi che dovete avere sempre un gran rispetto per le suore pi anziane, e che bisogna dar loro molto credito quando ci parlano delle sante pratiche che il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre ci ha raccomandate nel passato. Riguardo a quello che mi fate sapere, che cio alcune suore non approvano che voi ci scriviate, voi non le capite; secondo me, esse vogliono dire che non bisogna scrivere spesso e senza necessit. Vi mander una corona di Nostro Signore 916, quando avr un'occasione sicura, poich vanno perdute molte nostre lettere.

L 571

ALLA CARISSIMA SUOR MARGHERITA CHTIF F.d.C., serva dei poveri malati ad Arras

917

30 aprile 1658

Carissima sorella, Mi sembra che tocchi a me lamentarmi per il fatto che vi lamentate di me, perch vi ho scritto pi volte dopo la vostra lettera che mi parlava dei voti, e poich la ricevetti quando era molto vicino il giorno della rinnovazione, ci contentammo di accompagnarvi in spirito davanti a Nostro Signore, con gioia e consolazione, non solo per

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quell'azione [= i voti], ma [anche] per la generosit che alla sua bont piace darvi, con la dura prova che Egli permette che abbiate per servirlo con grande purit di disinteresse e la fedelt a perseverare. Mi stupisco un po', cara sorella, per i pensieri che entrano nel vostro spirito contro la sicurezza che io ho del vostro affetto e che voi dovete avere del mio [affetto], poich posso dirvi che mai mi siete parsa pi unita a Dio e pi amante della vostra vocazione come ora. Che avrei dunque da desiderare da voi, conoscendo anche il vostro modo di comportarvi per il servizio dei nostri padroni? di questo Dio sia benedetto in eterno. Prego molto suor Radegonda 918 di fare altrettanto, mostrando loro grande cordialit. Vi mando la cambiale che abbiamo emessa, consegnando le 100 lire. Non si trova pi il follicolo 919, ma ecco due libbre di senna a buon prezzo, che i signori medici approvano, e mezza libbra di quello migliore. Non potremmo comunicarvi subito il modo di fare lo spirito di vetriolo, perch non lo conosciamo. Ecco ci che ci hanno venduto per farlo, a quanto ha detto il commerciante. Suor Filippa 920 dice che non si ricorda affatto di nessun altro rimedio contro l'idropisia, eccetto quello di purgarsi spesso e qualche volta con gommagutta 921; se potr sapere dell'altro, ve lo comunicher. Mi sono molto rallegrata perch il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre vi ha scritto, per il conforto che credo ne abbiate ricevuto. In nome di Dio, cara sorella, non lasciate pi entrare nel vostro spirito nessun timore che io sia scontenta [di voi], perch sono sicurissima che non avete nessuna disposizione a darci dispiacere, ma al contrario sembra che Dio aumenti le sue grazie su di voi, gradendo la vostra fedelt nelle sofferenze e la fiducia che avete nella sua guida. Supplico Nostro Signore di continuarvi le sue grazie e di dare a suor Radegonda quella di essere fedele nella pratica delle Regole e di tutto quello che riguarda la perfezione della sua vocazione. Il Signor Vincenzo un po' indisposto; domandate tanto a Dio che ce lo conservi per la sua gloria. Suor Giovanna Maria 922 ci ha lasciate la vigilia di S. Marco923, dopo aver sofferto molto. Per far amare la Compagnia, basterebbe conoscere quello che Dio ha disposto per la sua malattia e la sua persona, e per l'assistenza che la suora ha avuto fino e dopo la morte. Essa per prima ha abitato nella nuova costruzione. Non dubito che le farete la carit di do-

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mandare a Dio la pace per la sua anima, e credetemi, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Avete fatto bene, carissima sorella, a scrivere ai vostri genitori, avendone la comodit.

L 573

(AL SIGNOR VINCENZO) [Maggio 1658]

Non lo sapevo, carissimo e onoratissimo Padre, che foste indisposto: per l'amor di Dio, riguardatevi! Mi preme sapere dalla carit vostra se gradireste che dessimo a suor Anna924, per fare il viaggio con madama la duchessa di Ventadour925, la sorellina che era destinata a Cahors. Siamo sicure della sua fermezza nel servizio di Dio; esatta nell'osservanza delle regole; sa scrivere, e questo molto necessario per avere notizie sicure di quanto succeder. La suddetta dama desidera che le suore siano pronte a partire l'8 maggio. Credo che dobbiamo sollecitare madamigella di Lamoignon 926 a decidere assolutamente ci che si deve fare di madamigella de Chis. Se desidera che la teniamo glielo concederemo, nel caso che questa sia sana? e se malata e se bisogna darle delle medicine, baster chiedere quattrocento lire, senza comprendere i vestiti? Abbiamo una delle nuove giovani che da pi di due mesi fa molto bene; chiede di vestir l'abito delle Figlie della Carit; se volete concederglielo, spero che occuper utilmente il posto della sorella del signor de Hasl927 che and via ieri dopo aver parlato col signor Portail. Dir il resto al buon Fratello 928, se alla carit vostra piacer mandarlo.

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L 574

AL SIGNOR PORTAIL 11 maggio 1658

Signore, Temo molto di farvi troppa premura dicendovi che le suore devono partire929 luned mattina con madama la duchessa di Ventadour 930 e mi pare molto necessario che portino con s una copia dei principali articoli delle Fondazioni, specialmente per ci che riguarda la dipendenza completa [dal Superiore della Congregazione della Missione] quanto allo spirituale, la conservazione della forma e del colore degli abiti, e [la regola] che non saranno loro associate altre persone - n sotto n sopra di loro - per il servizio dei poveri. E poich non si tratta di un ospedale gi stabilito, sar necessario - se il Signor Vincenzo lo giudica opportuno - che ci sia un articolo che dica che le loro spese saranno separate da quelle dei poveri. Facendovi queste osservazioni, non intendo escludere nulla di quello che voi, signore, giudicherete opportuno inserire. Le nostre care suore sperano molto di aver l'onore di vedervi prima di partire 931. Mi raccomando alle vostre sante preghiere, essendo, signore, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e obbedientissima serva. P.S. - Non so se sar necessario mettere un articolo che dica che le suore devono essere messe col consenso di monsignor Vescovo.

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L 576

AL SIGNOR VINCENZO Luned [giugno 1658]

Onoratissimo Padre, L'incertezza che la Regina faccia chiamare suor Marta 932 da La Fre mi mette in gran pena, non essendo sicura d'aver visto suor Manceau 933 nell'esercizio di suor servente, bench sia nella Compagnia gi da quindici anni. Questo mi spinge a proporvi, onoratissimo Padre, di mandare una suora a La Fre, e, se fosse possibile, far in modo che la carrozza, passando, prenda la suora, o comunicarle l'ordine di andare ad aspettarla in qualche citt vicina, e cos sarebbero cinque. Abbiamo qui suor Clemenza 934 che sarebbe proprio adatta a far da suor servente, oppure quella suora lorenese che si proponevamo di richiamare per [mandarla] a Metz. Non so se le notizie che ho saputo ora debbano impedire il viaggio nel caso che siano vere. Aspetto il vostro ordine per venire a trovarvi e mandare a richiedere alle parrocchie le suddette suore che vi ho proposto, e mi dico con tutto il cuore, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbligatissima serva.

L 577

AL SIGNOR VINCENZO
935

Il santo giorno di Pentecoste [9 giugno 1658]

Se piace alla vostra carit, onoratissimo Padre, [vogliate] ricordarvi che proprio nella festa di Pentecoste si procede all'elezione delle ufficiali; se non si facesse oggi, c' il timore che non possiate farlo in un altro giorno. Il regolamento vuole che la superiora sia eletta ogni tre anni, ma finora sembra che sia a vita. Se la vostra carit giudicasse opportuno cominciare a farla elettiva, mi sembrerebbe molto opportuno, purch questa cosa non nuoccia alla debolezza e alle pretese che le persone di bassa condizione si formano facilmente. Il detto regolamento non parla di continuazione delle tre ufficiali 936, per, onoratissimo Padre, la cosa mi sembrerebbe molto necessaria per

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il fatto che ci vogliono quasi tre o quattro mesi prima che possano entrare in funzione. Se la carit vostra giudicasse bene cos, comincereste a farlo quest'anno, data l'impossibilit di avere [suore disponibili], a causa del bisogno di fornirne un cos gran numero altrove. Voglia Nostro Signore, per la sua bont, continuare per lunghi anni ad attuare i suoi piani sulla Compagnia, per mezzo della vostra santa direzione, e farmi la grazia di essere per tutta la mia vita, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbligatissima serva.

L 577bis A SUOR CARCIREUX

937

25 giugno 1658

Carissima sorella, Ho ricevuto proprio ora la vostra lettera del 18 giugno, che mi fa grandi rimproveri, e con ragione, perch sono stata tanto tempo senza scrivervi; ve ne domando perdono con tutto il cuore. Ma per essere aiutata a non commettere pi questa mancanza, vi prego di accettare un piccolo avvertimento che posso darvi, cio, cara sorella, facilitatemi la lettura delle vostre lettere e scrivete fin da principio, articolo per articolo, tutto quello che desiderate. Non che non abbia una grande consolazione quando mi fate l'onore di dirmi le vostre notizie in modo particolareggiato, ma sono in stato di debolezza che stento a leggere molto. Sono molto afflitta per il fatto che non mi ricordo tutto quello che mi domandate nelle altre vostre lettere. Poich il signor de Beaumont 938 si disturbato a scrivere al nostro onoratissimo Padre a proposito di codeste due ragazze, credo che la sua carit non mancher di dargli una risposta; ma io vi dir che sommamente importante che la loro vocazione sia vera, per-

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ch l'esperienza ci ha fatto vedere che alcune si servono di queste occasioni per venire a Parigi, con la speranza che, se non rimangono nella nostra casa, si sistemeranno bene come donne di servizio. Riguardo agli affitti della vostra casa, non ne ho sentito ancora parlare n ho ricevuto la lettera che ne parlava, secondo quanto mi comunicate; perci non ho niente da dirvi se non che, se avete qualche debito e avete mezzi di pagare, molto ragionevole che lo facciate. Ma poich in tutti i luoghi dove sono le nostre suore, sono le dame della carit che le alloggiano, forse madama la duchessa di Richelieu939 potr fare lo stesso con voi. Credo che il motivo che fa tardare la nostra suora di Angers 940, il fatto che l ci sono due suore malate. Lodo Dio per la santa indifferenza in cui sono i vostri spiriti con la sottomissione alla volont di Dio. Lo supplico di conservarvi sempre nell'unione e cordialit del suo santo amore.

L 579

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 4 luglio 1658

Signore, Vi devo confessare che non posso avere una mortificazione pi umiliante di quella che mi danno le nostre suore perch fanno un uso cos cattivo degli avvisi che la vostra carit continua a dare loro. Con la grazia di Dio, signore, spero in un cambiamento, o che la sua bont ci dar modo di farne uno importante, per impedire che il male aumenti. Vi ringrazio umilissimamente, signore, dell'ordine che avete dato a suor Claudia 941 di esaminare i pretesi pacchi, per togliere ci che non pu appartenere alla persona che si crede li abbia fatti. E' vero che quando le nostre suore partono di qui, non possono tenere con s tutto quello di cui possono aver bisogno; se la cosa cos, essa non sarebbe colpevole; comunque sia, sono ben contenta che le suore abbiano visto questo esempio, affinch non s'introduca nessun uso poco opportuno.

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Non ho il coraggio di dire a suor Giacomina 942 che suo fratello ha abbandonato suo padre: sarebbe per lei un dolore troppo grande. Poich egli non si trova in necessit, aspetteremo che sia pi vicino l'inverno e gli manderemo della roba per aiutarlo a vestirsi. Non stimerei poca cosa, signore, che noi avessimo due ragazze dotate di qualit come quella di cui la vostra carit ci parla. Ho ricevuto proprio ora, signore, l'avviso che la vostra carit si disturbata di darmi, riguardo al viaggio delle vostre buone [ragazze] di Angers che voi conoscete straordinariamente bene. Non mancher, signore, di fare quello che mi ordinate riguardo al Signor Vincenzo, il quale mi ha detto che partecipa alla riconoscenza per le gentilezze che avete la bont di accrescere di giorno in giorno. Vi devo confessare, signore, che una grande consolazione per me per il motivo che potrei avere (se non avessi l'onore di conoscervi) che voi non ci abbandonerete, come meritiamo. Quello che la vostra carit mi comunica sul padre e la madre della buona ragazza che ci ha lasciati, ci servir molto per impedire la tentazione che essa potrebbe avere su questo punto. Me ne servir, con l'aiuto di Dio, come anche degli altri consigli che avete la bont di darmi, e dei quali vi ringrazio umilissimamente, signore. Non abbiamo nessuna notizia della partenza della nostra suora 943 per Richelieu, e questo mi fa stare un po' in pena. Se vedete suor Claudia nella disposizione di rinnovare i voti, il Signor Vincenzo vi supplica umilissimamente di concederle questa carit, solamente per un anno, secondo l'uso ordinario. E' sommamente importante che conosca gli obblighi di questo santo atto e la stima che deve averne, bench siano solo voti semplici; ad altre suore ha nuociuto molto l'ignoranza, o meglio la mancanza di conoscenza degli obblighi che essi impongono. Ho gran motivo di dirmi colpevole di tutte le mancanze che fanno le nostre care suore, e perci imploro l'aiuto delle vostre sante preghiere per ottenermi misericordia, supplicandovi umilissimamente di onorarmi sempre, credendo che sono, signore, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e obbedientissima serva.

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L 580 ALLE CARISSIME SORELLE, F.d.C., serve dei poveri malati a Chantilly 5 luglio 1658

Carissime sorelle, Non dubitate certo che non abbia provato un gran dolore al ritorno di suor Enrichetta 944, dalla quale ho saputo che nel vostro modo di fare, sia dell'una che dell'altra, si vede molta dimenticanza dei vostri doveri. Il desiderio cella vostra perfezione che Dio ha messo in me mi fa soffrire pi di quanto io possa dirvi. Per amor di Dio, pensate un po' alla brevit della vita e all'infelicit delle anime che compariranno davanti a Dio, coperte di peccati e di infedelt. Fo a me questa lezione nel farla a voi, per essere esortata a vincere me stessa e distaccarmi dalle soddisfazioni che sono contro Dio, e a rinunziare al cattivo uso dei sensi e delle passioni, perch con Ges Cristo non risusciter se non chi, prima, morto in questa maniera. Sto molto male, e perci non posso avere l'onore di scrivere al signor Pesset945: vi prego di presentargli le mie umilissime scuse e di credermi, carissime sorelle, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva.

L 581

ALLE SUORE DELL ' OSPEDALE DI NANTES 13 luglio 1658

Carissime sorelle, Ho ricevuto due pacchetti di lettere che avete indirizzate a suor Enrichetta 946 e da esse ho visto che mi risparmiavate un po' la fatica, non dandomi tante notizie. Voi volete certamente che vi imiti, scrivendo una sola lettera a tutta la Comunit, alla quale rivolgo la preghiera di rinnovare il coraggio per servire Dio e i poveri con maggior fervore, umilt e carit che per il passato, lavorando ad avere il raccoglimento interiore nelle vostre occupazioni, e specialmente lavorando a stare sottomesse al beneplacito di Dio e

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abbandonate alla Provvidenza, e non vi fermiate all'esame meschino per conoscere tutto quello che avviene nel nostro spirito, [esame] che spesso finisce in una virt immaginaria, rende di cattivo umore e, affaticando troppo, porta al disgusto della solida virt. Vi dico questo, care sorelle, per consolare quelle che non sono inclinate a questa applicazione [interiore] e rassicurare quelle che soffrono se le occupazioni esterne le distolgono da questo esercizio interiore. La perfezione non consiste in questo, ma nella solida carit. E' vero, care sorelle, che il molto lavoro che dovete fare mi fa compassione, ma rallegratevi con Nostro Signore, nella speranza quasi certa che io ho, che presto ne sarete alleggerite; continuate, ve ne prego, a edificare il prossimo, a consolare gli afflitti e aiutare i malati. Voi, suor Andreina 947, avete un gran motivo di lodare il Signore per le grazie che Egli fa alla vostra buona madre e a tutta la sua famiglia; mi sembra che questo [fatto] mi d le vostre notizie perch di solito Dio ha cura dei genitori di quelli che gli sono fedeli. Quanto a suor Mnage948, essa si ricorder, per favore, che parecchie volte le abbiamo comunicato notizie delle sue sorelle e di tutta la famiglia da quando morto il suo buon padre; anche adesso tutti stanno bene, grazie a Dio. Ci sono stati molti soldati a Serqueux, ma da essi Dio li ha per fortuna liberati; bisogna ringraziarlo, ed anche di tutte le grazie che la sua bont ci fa. Credo che non vi dimentichiate di continuare a pregare per la salute del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, e per il felice viaggio dei signori [missionari] che sono partiti per il Madagascar 949 e che crediamo siano al sicuro. Quattro suore950 che sono a Calais per assistere i poveri feriti hanno bisogno di preghiere non meno di tutte le altre suore, che vi salutano, come fo io, che sono, carissime sorelle, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Mi avete fatto un gran piacere facendomi un piccolo rendiconto della vostra orazione; questo mi fa capire bene che, quando piacer a Dio darvi pi tempo, sarete fedeli nel molto come lo siete state nel poco. Per il disturbo di suor Anna 951, bisogna mettere una goccia

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d'olio di ruta nell'orecchio la sera prima di andare a letto, e sopra un po' di cotone; non c' un rimedio migliore.

L 488 A SUOR LORENZA DUBOIS, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 26 luglio 1658

Ho ricevuto la vostra [lettera] con la quale mi domandate il regolamento degli ospedali. Credo di avervi informata che non ce n' uno che sia adatto per codesto luogo, a causa dei pochi malati che ci sono, per fo cercare alcuni libretti per aiutarvi nell'istruzione dei malati, ma spero che, se siete molto sottomesse alle dame riguardo ai malati della citt, il vostro esempio servir loro pi di ogni altra cosa ad accendere in essi il fervore. Quando sar tornata madamigella de Croissy 952 e avremo parlato con lei, si potr giudicare meglio che cosa sar necessario comunicare. Vi prego di salutarla molto umilmente a nome mio e di ringraziarla, assicurandola che aspetto la sua venuta a Parigi con un gran desiderio di avere l'onore di vederla, come anche quelle buone ragazze, alle quali prego che Nostro Signore comunichi il suo spirito per compiere bene la sua santa volont. Ecco un paio di mutande, che vi mandiamo ancora non confezionate; veramente ve ne abbiamo mandato un paio simile, poco prima che madamigella de Croissy venisse a Bernay, ma non mi avete informata di averle ricevute, nemmeno quando diceste che avevate bisogno di altre. Saluto suor Anna953, e sono di voi due, carissima sorella,

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nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - Carissime sorelle, vi prego di ricordarvi che uno dei principali obblighi delle vostre regole di fare le vostre azioni con spirito di umilt, di obbedienza e di carit.

L 582 A SUOR GENOVEFFA DOINEL 954, F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly 27 luglio 1658

Carissima sorella, Vi rimandiamo la vostra liquirizia, perch non sarebbe opportuno tenerla: quando fu mandata era fresca, come se ne poteva trovare a Chars, [ora] si sar seccata molto di pi di quanto era nel portarla e riportarla. Sono stata molto consolata nel sapere che la vostra salute migliorata a tutt'e due; ne lodo Dio con tutto il cuore. Non molto tempo fa vi ho scritto una lettera, con la quale vi pregavo di presentare le mie scuse al signor Pesset955 perch non mi ero dato l'onore di scrivergli per ringraziarlo delle premure della sua bont per voi. Vi prego di essergliene molto riconoscenti col vostro rispetto e con la vostra obbedienza, e di salutarlo umilissimamente a nome mio. Ci comunicate che c'era qualche altra cosa con la liquirizia, ma noi non l'abbiamo vista. Vi saremo riconoscenti se ci manderete [un po' di] chicchi di ginepro. Mi raccomando alle vostre preghiere, e sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Ho saputo, suor Maria956, che siete stata poco bene, pi di quanto credessi; vi prego di ricordarvi che una delle cose che servono di pi alla salute del corpo la sottomissione dell'anima al beneplacito di Dio.

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L 583

ALLA CARISSIMA SUOR NICOLETTA HARAN A NANTES

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8 agosto (1658)

Carissima sorella, E' vero che il signor vicario [della parrocchia] di S. Croce m'ha fatto l'onore di scrivermi, ma anch'io ho avuto quello di rispondergli, e con lo stesso mezzo scrissi a suor Francesca Mnage 958 e le detti ampie notizie dei suoi parenti. Vi prego di sapere se queste lettere sono state ricevute o no. Se sono andate perdute, temo molto che ce ne siano molte altre [finite cos], perch mi sembra che non aspetto a rispondervi tanto tempo quanto m'indicate voi. Se avessi saputo della partenza del signor Pocquelin non avrei mancato di dargli delle lettere; quando avr l'onore di vederlo, non mancher di ringraziarlo delle visite che vi ha fatto, e di informarmi in modo molto particolareggiato delle vostre notizie, perch mi pare che voi me ne mandiate in un modo molto succinto. Mi sembra di aver scritto a suor Andreina 959, e sarei molto addolorata se anche la sua lettera fosse andata perduta. Con l'aiuto di Dio rimedier a tutto la prossima settimana, perch in questa abbiamo parecchie piccole occupazioni che me lo impediscono. Il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre sta al solito, grazie a Dio, e anche il signor Portail. Credo che non manchiate di pregare per la loro conservazione, affinch Dio ne sia glorificato a lungo sulla terra. Salutate da parte mia il signor vicario [della parrocchia] di S. Croce, e ricevete tutte insieme i pi affezionati saluti da tutte le suore che si raccomandano alle vostre preghiere; tra le lontane e le vicine non so che vi sian delle malate, per la grazia di Nostro Signore, nel sui amore sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 578 ALLE CARISSIME SUORE (ANNA HARDEMONT E EDVIGE VIGNERON, A USSEL)

960

(1658)

Carissime sorelle, Sono addolorata per le condizioni in cui pu essere che vi troviate, essendo tanto tempo che non mi avete dato le vostre notizie, e perch non so, cara suor Anna 961, se avete ricevuto una lettera che vi ho mandata, credo ormai da sei settimane: in essa, tra le altre cose, promettevo a suor Edvige 962 che le avrei scritto con la prima occasione, cosa che non ho [potuto fare], essendo stata malata quasi sempre. Vi comunicavo anche che madama la duchessa di Ventadour 963 non mi aveva dato nessuna risposta quando le parlai della proposta di cambiare casa per l'ospedale. Voglio credere che essa aspetti di aver fatto bene i conti, per farci la fondazione nello stesso tempo. E' una cosa penosa per persone che vorrebbero veder realizzati subito i piani di Dio e lavorare con tutte le forze, poich si sono date a Dio con tutto il cuore. Care sorelle, se vogliamo contentare questo buon Dio, non dobbiamo guardar tanto a quello che vorremmo fare noi, quanto a quello che Egli vuole che noi facciamo. Appena il suo amore vi ha chiamate al suo servizio, ha visto che sareste inviate a Ussel e quello che avreste avuto da fare l fin dal principio, e ha gradito la vostra sottomissione al suo beneplacito, che che voi facciate cost solamente quello che la sua Provvidenza vi fa succedere, unendovi la pratica fedele delle vostre regole e disimpegnando il servizio dei pochi poveri che avete cost, con grande esattezza, dolcezza e carit. Nostro Signore sapr certamente trovarvi quando vorr darvi pi lavoro.

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L 585

AL SIGNOR VINCENZO [Settembre 1658]

Bisogna che mi consoli con la carit vostra, onoratissimo Padre, per la perdita della nostra povera suor Giovanna Battista 964 per colpa mia, non avendo osato parlarle apertamente del cattivo modo di procedere in ci che accaduto all'[ospizio del] Nome di Ges, cosa di cui ha molto sofferto per la sua timidezza. Se n' andata fin dalle 7 del mattino, e io l'ho saputo solo alle 4 del pomeriggio. Che si deve fare, onoratissimo Padre? Mi fa una grande piet, poich la credo innocente degli ultimi sospetti. Mander a cercarla presso le Figlie della Maddalena dove ha una sorella, o presso quei parenti di cui abbiamo notizia? Mander a cercare quella donna del Nome di Ges che usciva sempre con lei, per informarmi - senza dirle l'accaduto - di come si comportava fuori? Si ricaveranno forse maggiori notizie che potremo dalle ragazze del Nome di Ges per cercare di sapere che cosa ne di lei? Oh, come questo caso mi fa vedere il bisogno che hanno le Figlie della carit di essere molto sottomesse a quelle che terranno loro luogo di superiora! La sua condotta, che, da qualche tempo era pi indipendente, l'aveva molto legata; credo che un timore, pi vano che ragionevole, l'abbia messa nella condizione in cui si trova. Non dubito che la vostra carit prega per lei e mi perdona le colpe che ho commesso a suo riguardo, avvertendomene tuttavia, come della altre colpe, per aiutarmi a correggermene. Ve ne supplico umilissimamente per l'amore di Dio, per il quale sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia ed obbedientissima serva.

L 586

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS, F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay 11 settembre 1658

Carissima sorella, Non mi fate sapere affatto di quale specie di vestito avete bi-

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sogno, perch, quanto a camicette, credo che suor Anna 965 non ne abbia bisogno, e quanto a voi, credo che ve ne siano state mandate, e forse all'una e all'altra. Ce ne avvertirete, se ne avete urgente bisogno. Abbiamo accolto con grande affetto codesta buona ragazza, sperando che, purch non provi troppa pena a distaccarsi dai suoi genitori e dalla casa, far bene; quello che mi fa temere un po' che molto giovane. Avete proprio ragione, cara sorella, nel non voler caricare i corrieri con doppie966. Non voglio credere che il resto vi stia a cuore per l'indugio: vi si opporrebbero il desiderio della vostra perfezione e gli esempi di suor Barbara 967. Sono in grande ansia per avere le vostre notizie molto in ampio, col ritorno di madamigella de Croissy968. Comincio gi a provare la gioia della consolazione che ricever per il bene che ella mi dir di voi e della cara suor Anna. La saluto con tutto il cuore come fanno tutte le suore, mentre rimango, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 588

ALLA CARISSIMA SUOR GENOVEFFA F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly

969

12 settembre 1658

Carissima sorella, Non posso fare a meno di mostrarvi un po' di dolore nel sapere che non avete pi con voi una lettrice che vi legga le mie lettere, data la necessit e l'obbligo che abbiamo, secondo le nostre regole, di non fare comunicazioni con persone esterne: a quanto io so, questo uno dei pi grandi ostacoli all'unione e alla cordialit che due Figlie della Carit devono avere tra loro. Far tutto il possibile perch quella che vi mander supplisca alla deficienza di cui ho parlato sopra, perch so bene il dolore che ne avete, dopo che passato il tempo del vostro soggiorno 970, quando il vostro

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cuore per necessit si troppo sfogato con le creature. Vi ringrazio con tutto il cuore del ben dono. Mi farete un gran piacere mandandomi dei chicchi di ginepro 971, quando sar ben maturo. Vi prego di salutare a nome mio, con tutto il rispetto possibile, il signor Pesset972 e il signor parroco di S. Firmino, al quale domando perdono molto umilmente per le pene che voi e la nostra suora 973 avete loro date. Spero che in seguito agirete con pi semplicit secondo lo spirito di Nostro Signore, nel cui amore sono, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva.

L 589 A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 16 settembre 1658

Carissima sorella, L'occasione [della venuta] del signor priore di Varize troppo favorevole perch la lasci scappare senza prendermi la consolazione di scrivervi, per farvi ricordare che io non vi sollecitavo a mandare una nostra suora, ma solo accondiscendevo alla proposta che mi facevate. Per, se la cosa necessaria, avvertitemene ancora e, quando verranno da Calais le suore 974, non mancheremo di mandarvene una a prendere il posto di quelle che voi manderete [qui]. Sono stata molto addolorata per la cattiva situazione della vostra casa. Vi prego di farmi sapere se ora tranquilla, e che cosa avete fatto di quanto mi comunicavate riguardo alla vostra clausura 975. Spero che tutto sia andato con la maggior dolcezza possibile. Le suore di Varize mi chiedono alcuni abiti, ma la loro lettera scritta cos male ed io l'ho ancora esaminata cos poco, che non saprei dire esattamente di che si tratta. Mi fanno sapere che voi

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avete avuto la bont di andare a visitarle: mi fate un gran piacere avvertendomi delle loro necessit, perch mi pare che mi abbiano informata che esse avevano comprato alcuni abiti, e sarei ben contenta di sapere di che si tratta. La vostra lettera l'ho ricevuta cos tardi che non ho potuto comunicarvi che non era opportuno che suor Anna 976 andasse alla fiera; credo che non ci sia andata, a meno che una grande necessit vi abbia indotto a mandarvela. Credo che avrete ricevuto la lettera di suor Cecilia 977 che continua a star bene, grazie a Dio, e aspetta in pace l'occasione in cui piacer alla Provvidenza di permetterle di vedervi, e questo secondo il vostro esempio, cara sorella. Non so se avete saputo la morte di suor Francesca Manceau 978 e di suor Margherita Mnage 979, con le armi in mano, perch Dio le ha prese mentre servivano i poveri malati e i feriti a Calais. Esse implorano la carit di tutte voi tre, come io chiedo l'aiuto delle vostre preghiere per le necessit, sempre pi urgenti, della Compagnia e per le mie, che fanno s che abbia bisogno di misericordia, e per questo bisogna che mi crediate, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 590

ALLA CARISSIMA SUOR GENOVEFFA F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly

980

17 settembre 1658

Carissima sorella, Credo che dispiaccia pi a me che a voi il fatto che non posso mandarvi una suora cos presto come voi ed io desidereremmo;

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dobbiamo mandarne pi di dieci in vari luoghi, compreso il vostro, e siamo in grave difficolt per trovarne delle adatte. Ma le suore di Calais981 ci hanno informate che stanno per ritornare, e questo ci dar qualche suora. Non detto, cara sorella, che occorra aspettare questo [ritorno] per mandarvene; spero che possa essere alla fine della prossima settimana. Temo molto che vi incomodiate [troppo] a mandarci i piccoli regali che ci spedite e che ci causi disturbo a quelli che voi incaricate di portarli. Vi prego di farvi attenzione, e poich non una cosa ordinaria per tutte le suore, temerei che quelle che sono con voi credano che sia una cosa necessaria. M'avete fatto il gran piacere di mandarmi dei chicchi di ginepro, e ve ne ringrazio. Salutate umilissimamente, a nome mio, il signor Pesset e ricordategli le duecento lire che ci sono dovute e che la sua carit ci ha fatto sperare. Far quanto potr per mandarvi le Regole mandando una suora, per aiutarvi ad acquistare la perfezione che desiderate e per la quale lavorate da tanto tempo. Supplico Nostro Signore di condurvi ad essa col suo spirito, e nel suo santo amore sono, carissima sorella, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Vi rimandiamo indietro la vostra cesta e i vostri panni.

L 591

AL SIGNOR VINCENZO 19 settembre (1658)

Onoratissimo Padre, Non sapevo che mio figlio vi avesse parlato di Champlan 982, ma il suo signor cognato mi ha detto che ve ne parlerebbe, e mi fa passare questo come un affare di famiglia assai importante, a causa di qualche lieve alterazione di amicizia tra mia figlia [= nuora], e le sue signore cugine de la Proutire e Lestang; se la cosa continuasse sarebbe dolorosa. Ve ne dir il motivo, se piacer a Dio. Una suora viene da S. Rocco983 a dirmi che non poteva adattarsi n con la nostra suora n alla parrocchia, e non voleva tornar-

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sene via. C' molto da ridire su di lei; l'ho rimandata e le ho promesso di parlarne alla carit vostra, ma credo che dovreste sapere tutto per giudicarne. Penso, onoratissimo Padre, che il tempo migliore per salassare persone della nostra et sia la luna piena; per purgarsi, quello in cui [la luna] cala, per timore di una troppo grande evacuazione. Stamattina mi sono dimenticata di prendere l'ordine dalla carit vostra per gli esercizi della buona religiosa di cui vi ha parlato il signor cappellano di Chantilly 984 che qui da oggi per questo motivo: una ragazza molto povera, quanto a condizione sociale, ma forse la sua anima ha bisogno di aiuto. Potr parlare a uno dei vostri missionari, o le suore ed io faremo quanto potremo per aiutarla? Se piace alla carit vostra, [vogliate] farmi sapere se, potendolo, andr a fare quel viaggetto, e, secondo i miei bisogni, fatemi la carit di aiutarmi molto con i vostri santi consigli e preghiere, per togliermi dalle mie miserie e disinganni se sono in tale condizione, e onoratemi sempre col credere che, per la volont di Nostro Signore, sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbligatissima serva 985.

L 592

ALLE CARISSIME SORELLE, LE FIGLIE DELLA CARIT, serve dei poveri malati a Ussel 20 settembre 1658

Carissime sorelle, Abbiamo davvero un gran motivo di lodare Dio della pazienza che vi ha data e della benedizione che la sua bont ha poi riversata sui piani della nostra ottima e onoratissima madama la duchessa 986. Son sicura certo che vorreste aver dato tutte le prove della fedelt che dovevate [dare] a Nostro Signore, almeno se ave-

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te mancato su questo punto in qualche cosa. Pi difficile il servizio in un luogo 987, sia per la miseria [dei poveri] come per le altre difficolt, pi si deve aspettare il soccorso dal cielo, quando si vuol lavorare per il puro amore, come voglio credere che sia la vostra intenzione. Desidero molto il ritorno di madama per sapere da lei in che condizioni ha lasciato la casa. Non bisogna pensare, care sorelle, che quelle buone persone abbiano messo qualche impedimento alla fondazione, ma che la prudenza vuol decidere con matura riflessione su quell'affare, com' doveroso fare in una cosa di tale importanza. Mi sembra di partecipare anch'io alla vostra tranquillit e [alla convinzione] che tutte le vostre capacit si raccolgono per essere un cuore solo e una sola volont per volere e attuare solo il compimento della volont di Dio. Non comprendo bene, cara [suor] Edvige, quello che mi comunicate di vostra sorella; bisogna star bene attente che non abbia l'intenzione di venire a trovarvi quando vi piacer. Care sorelle, io prego, sia l'una che l'altra, di farmi sapere un po' un che modo esercitate la carit, e se avete un po' di tempo per osservare le vostre regole, alle quali eravate cos fedeli qui nella Casa [madre], per misericordia di Dio. Penso che ricordate bene la promessa del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre su questo punto, quando ci disse, in una conferenza 988, che se custodiamo le nostre regole, esse custodiranno noi. E' un'affermazione importante perch noi abbiamo bisogno di essere custodite in molte cose. Vedete quale potere abbiamo nelle nostre mani! Prego Nostro Signore di farci la grazia di farne buon uso, e sono, carissime sorelle, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e serva.

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L 587 A SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati nell'ospedale di Chteaudun (Settembre 1658)

Carissima sorella, Con la vostra precedente lettera m'avete informata che la suora 989 doveva partire in pellegrinaggio al [santuario] della santa Lacrima 990; io perci non vi ho risposto nulla, credendo che il pellegrinaggio sia ormai compiuto. Non conosco la lunghezza del cammino, e credo che abbiate messa la suora in buona compagnia. Non vi ho mandato un'[altra] suora per le medesime ragioni che mi avete detto voi. Dio sia benedetto per il fatto che la necessit non sia grande, ma per le suore di Varize credo che sia molto necessario che suor Claudia991 faccia un viaggetto qui, sia per rivestirla sia per le altre ragioni che conoscete. Se potete mandare una nostra suora al posto di suor Sulpizia992 che verrebbe da voi per non rimanere sola, sarebbe una cosa molto buona. Fatemelo sapere, vi prego, ed anche se avete qualche consiglio da darmi per quando la suora [Claudia] sar qui; poi dovete farle ben capire che nostra usanza venire ogni tanto alla Casa [madre], altrimenti potrebbe venirle in mente qualche altro pensiero che le dia preoccupazione. Non crediate mai, cara sorella, di recarmi dispiacere, qualunque cosa mi comunichiate. Il mio cuore non fatto cos, e non mai cos contento come quando le suore mi parlano a cuore aperto. Nostro Signore ci continui la grazia di dare forza e salute al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre. Il signor Portail ogni tanto cade nei suoi disturbi; suor Cecilia 993 sta bene, grazie a Dio, riconosce la necessit che aveva di ritornare alla sorgente e fa un ottimo uso di quello che Dio dispone di lei; si raccomanda a voi, come fanno anche tutte le suore, e come fo io, che sono, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e affezionatissima serva.

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L 593

AL SIGNOR VINCENZO [Settembre 1658]

Quello che ho comunicato alla carit vostra come necessario che sapesse, la condotta della suora che non vuole essere schiava a S. Rocco994 n con una persona esemplare; ella ritornata e la cosa non urge fino al mio ritorno, se posso andare. Temo in po' che madama de Marillac995 e tutta la famiglia si offendano che io vada in un luogo vicino a loro senza visitarli, come hanno fatto gli altri anni, dopo un rifiuto. Se la carit vostra non lo trova conveniente, le domando due giorni, rimandando i cavalli domenica mattina e nel caso che abbia forze bastanti. L'altra cosa che avevo da dirvi, onoratissimo Padre, era il motivo della discordia delle persone che devo andare a trovare, e il servizio di consiglio che posso render loro nell'avvenire. Questo non urgente come Ollainville 996. Se piace alla carit vostra darmi una risposta, l'aspetter con completa sottomissione, come Dio ne ha fatto sempre la grazia alla vostra povera figlia e serva. P.S. - Sono stata or ora assicurata che ci sar una carrozza per domani mattina, con l'aiuto dei vostri cavalli e del cocchiere, che la carit vostra vorr certamente prestare.

L 594

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C. a Chteaudun 29 settembre 1658

Carissima sorella, Un viaggetto 997 che ho fatto mi ha impedito di vedere la vo-

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stra lettera appena arrivata. Mi rallegrate molto annunziandomi il miglioramento della salute delle suore di Varize. Non so se avete ricevuto le lettere che mandai presso il signor priore di Varize prima della sua partenza per ritornare; con esse vi pregavo di informarmi se avete notato che le nostre suore avessero bisogno di qualche abito. Poich siete stata del parere che suor Anna 998 facesse il viaggio a Vendme, prego Nostro Signore di dare la sua benedizione per il suo conforto, affinch possa servirlo con pi facilit. Non mancher di cercare di distogliere suo fratello dall'andare a visitarla poich ella lo desidera. Non so se le suore di Varize conoscono l'uso ordinario delle suore, che che la loro retribuzione deve loro servire non solo per il vitto ma anche per pagare la stoffa dei loro abiti, perch voi sapete, cara sorella, che, bench essa sia fornita da noi, non potremmo affrontare questa spesa. Saluto le mie care sorelle, come fanno tutte le suore per loro e per voi, con tutto il loro cuore. Non mancher di presentare i vostri umilissimi saluti al Signor Vincenzo, e anche al signor Portail che, da quando son tornata, non ho ancora visto. Sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 595

AL SIGNOR VINCENZO [3 ottobre 1658]

Onoratissimo Padre, Suor Francesca Fanchon 999 ha chiesto oggi il consiglio del signor Portail riguardo al suo desiderio di fare domani, festa di S. Francesco, la rinnovazione annuale [dei voti], ed egli non ci ha trovato nessuna difficolt. Ella supplica la carit vostra, se l'approva, di offrirla a Dio, nel modo in cui deve fare [la rinnovazione], ed io, sempre nelle mie miserie, domando la vostra benedizione e [le vostre] preghiere. Soffro un poco per una privazione cos lunga di parlarvi,

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[ma] Dio lo vuole, poich lo permette cos. Madama de Marillac, carmelitana 1000, ha un gran desiderio che io vada a darle notizie di Ollainville 1001, e madama sua figlia mi ha mandato a dire di ritornarci sabato. Se la carit vostra me lo permette, mi servir dell'occasione della sua carrozza per non scontentare la madre. Mi dispiace di non sapere notizie delle suore di Calais 1002 n di quelle di Metz1003 da quando sono partite, bench abbia loro scritto. permettetemi di domandarne a voi. E vogliate che io creda che vero che io sono sempre, onoratissimo Padre, la vostra minima e indegnissima figlia e serva.

L 519

A SUOR ANNA HARDEMONT

1004

, (A USSEL) (1658)

Carissima sorella, Dobbiamo amare il beneplacito di Dio in tutti gli avvenimenti disposti dalla sua Provvidenza. E' vero che, ecco, ci troviamo in gran difficolt e grandi pene: se non fosse che spero nell'assistenza dello spirito di Dio nella direzione di cui avete bisogno, avrei una grande paura che non riuscireste in questo ministero. Sottomettiamoci a Dio fin d'ora, care sorelle, per volere pienamente tutto quello che alla sua volont piacer che accada; proprio vero che avete bisogno di grande sopportazione e condiscendenza, e soprattutto di dolcezza e riserbo nelle vostre azioni. Non inquietatevi se da molto tempo vedete che le cose non vanno come avreste desiderato. Fate tutto quel poco che potete

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con grande pace e tranquillit, per dar modo a Dio di agire Lui in voi, e non preoccupatevi affatto per tutto il resto; non potrete fare altro che obbedire a M....1005 Vi auguro con tutto il cuore che tutte le vostre azioni e parole dimostrino che agite solo con questa obbedienza.

L 596 A SUOR ENRICHETTA GESSEAUME, F.d.C., serva dei poveri malati e feriti a Calais 1006

Carissima sorella, Sono stata in estrema angustia per voi e per suor Claudia 1007; supplico Nostro Signore di continuare a tenervi nella migliore disposizione in cui sembra che voi foste quando le suore sono partire: sono giunte a buon porto, grazie a Nostro Signore, bench suor Maria Cuny1008 sia sempre molto debole e suor Francesca 1009 con una febbre alta che ci fa temere una malattia pericolosa. Vi prego, cara sorella, di non tenere con voi un certo materasso, per il quale ci sono state delle chiacchiere, ma di consegnarlo nelle mani della persona che si presa l'altra roba. Quello che venuto era molto adatto per metterci la nostra povera suora cos malata. Bisogna cercare di non dar motivo di chiacchierare sulla condotta delle nostre suore, che devono essere sempre con una grande prudenza e distacco dalle cose della terra. La piccola provvista di burro delle suore bastata loro per il viaggio, e il recipiente si ben conservato, e questo, cara sorella, mi spinge a pregarvi che, se ci fossero delle tazze o ciotole per bere, dello stesso materiale, o qualche altro vasetto, mi fareste un gran piacere a portarmeli. Se a suor Claudia continua il flusso del ventre, vi prego, sorella, di far ben bollire delle radici di cicoria con un po' di crespino, tutt'e due in notevole quantit: un rimedio molto rapido, ma molto disgustoso a bersi, se non accompagnato un po' dal ricordo della bevanda di Nostro Signore in croce. Vi auguro con tut-

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to il cuore che usciate da codesta aria cos malsana, per paura che ricadiate. Vi supplico di salutare molto umilmente a nome mio quel buon padre cappuccino che ha reso tanti servizi alle nostre suore, e mi raccomando alle sue preghiere come anche a tutte le buone religiose con le quali siete state. Supplico Nostro Signore che sia la loro ricompensa, e sono nel suo santissimo amore la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

L 597

ALLA CARISSIMA SUOR GENOVEFFA F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly

1010

7 ottobre 1658

Carissima sorella, Credo che sarete consolata per l'arrivo della nostra cara suor Luisa, di cui conoscete il carattere molto compiacente e pieno di buone disposizioni. Mi dispiace molto di esser stata tanto tempo senza mandarvi una suora, ma ella ve ne dir le ragioni e anche quante difficolt abbiamo avuto dopo il ritorno di suor Maria 1011. Credo, cara sorella, che insieme [a suor Luisa] rinnoverete il

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desiderio di praticare tutte le nostre regole. Ella vi dir l'argomento dell'ultima conferenza1012: credo che vi servir molto per avere una rinnovata stima della nostra vocazione. Vi prego di mandarci la roba di suor Maria col primo mezzo comodo, di salutare umilissimamente il signor Pesset 1013 e di dirgli che quella buona religiosa ha fatto qui il ritiro e mi ha informata che poi se ne ritorna nel suo convento. La nostra suor Luisa vi dar le notizie di tutte le nostre suore, per le quali vi prego di pregare Dio, e di credermi, carissima [sorella], nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e serva. P.S. - Credo che sarete consolata per il fatto che non avete pi bisogno di far leggere le vostre lettere da altre persone se non dalla nostra suora, poich la comunicazione con persone estranee una delle pene pi grandi e una delle cose pi pericolose.

L 598 ALLE FIGLIE DELLA CARIT 1014, serve dei poveri malati nell'ospedale di Ussel, nel Limousin 26 ottobre 1658

Carissime sorelle, Finalmente la buona madama duchessa 1015 arrivata a Parigi, ma io ho avuto l'onore di vederla solo ier l'altro, in cui ebbe la bont di venire qui, e mi disse che mi aveva scritto cinque volte da quando era partita, eppure ho ricevuto solo una lettera sua. Lodo Dio con tutto il cuore per il bene che Egli ha fatto per mezzo di lei, e per i mezzi che essa vi ha lasciati per continuare quel bene, mezzi per che non sono ancora proporzionati all'ampiezza del desiderio che essa ha di sollevare i poveri. Essa se ne servita con prudenza, ordinando di conoscere bene le necessit; mi ha detto che siete state sempre con [loro], e questo le ha dato molta consolazione. Forse troverete strano il mangiare di codesto paese, cio la

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minestra con l'olio, ma quando vedrete che l'uso, e che la persona che credo voi amiate di pi non esce mai da una malattia senza che mangi una minestra all'olio per risvegliare l'appetito, codesto popolo non vi far pi tanta compassione. Finalmente, la buona madama spera che la vostra carit far cost gran frutto, e io l'ho creduto sempre. Conoscendo le opposizioni [che ci sono], avete agito con prudenza, contentandovi di quello che madama vi ha lasciato, perch, bench io sappia bene che la sua intenzione non sia che la cosa sia per tutto l'anno, sufficiente la libert che vi ha data di domandare secondo il vostro bisogno. Vi mandiamo due siringhe e i quattro cilindri che ci avete domandati. Poich ci domandate roba a buon mercato, non vi mandiamo nessuna pentola, perch non ce le vogliono dare a meno di 32 soldi l'una. Le manderemo certamente in un'altra occasione che non sia questa; le due siringhe e i quattro cilindri costano otto lire. Voi, suor Edvige, non mi avete dato risposta a proposito di quello che mi avete detto della vostra compagna; me ne informer in modo pi particolareggiato. Vi prego di darmi le vostre notizie pi spesso che potrete. [Sono] la vostra umilissima sorella e affezionata serva. P.S. - M'immagino che i motivi di dissipazione spirituale che avete avuti vi serviranno per un raccoglimento pi grande e per impedire la curiosit, [affinch vi interessiate] solo delle cose che potranno servire alla vostra perfezione. Quando voi, suor Edvige, canterete per sollevarvi insieme, vi prego di star attenta che le persone esterne non vi sentano. Sono certa naturalmente che insegnerete alle povere ragazze, e vi ricorderete che la cosa pi necessaria ci che riguarda la conoscenza di Dio e il suo amore. Credo anche, cara sorella, che da vera Figlia della Carit riceverete in buona parte tutto quello che vi sar detto da quella che sulla terra voi vedete come destinata a rappresentarvi quella che vera [madre] in cielo, senza nessuna doppia interpretazione, ma con la semplicit che Nostro Signore vi raccomanda. Vi mando le siringhe per mezzo di madama la duchessa: essa e la sua damigella hanno avuto la bont di incaricarsi [di portarvele].

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L 599 ALLA CARISSIMA SUOR GENOVEFFA F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly

1016

11 novembre 1658

Carissima sorella, Sono un po' in pena perch la vostra indisposizione continua, e questo mi fa credere che l'aria di Chantilly non sia molto buona per voi, e quello che mi comunicate sullo stato degli affari [della casa] mi fa pensare che sarebbe molto necessario che veniste qua a fare un viaggetto, per vedere se, per mezzo di madama Fouquet 1017, potete avere un nuovo ordine per provvedere ai poveri, non essendo opportuno che voi personalmente prendiate a prestito per questo scopo. E' ancora molto strano che non riceviate quello che vostro n quello che dovuto a noi da tanto tempo, ed io so bene che ci sono stati i mezzi per pagarci. Per questa volta non scrivo a suor Maria 1018, [ma] la prego di non tralasciare di mandarmi le sue notizie, di accogliere bene le alunne alle quali potr insegnare a fare calze di filo, ma principalmente [insegner] il catechismo e la pratica delle virt. Son sicura che trover tanto lavoro quanto potr farne, e la stimer felice di avere il tempo per praticare le vostre regole. E per le altre cose di cui m'informate, ne parleremo quando farete il vostro viaggio, che vi prego di fare pi presto che potrete, e assicurate la sorella che non starete qui pi di otto o dieci giorni, se piace a Dio. Assicurate i miei umilissimi saluti e la mia obbedienza a madama la marchesa di Saint-Simon 1019, come anche a madama la duchessa se c', e fate i miei umilissimi saluti al signor Pesset 1020; e credetemi, tutt'e due, carissime sorelle, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

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L 600

AL SIGNOR VINCENZO Sabato [16 novembre 1658]

Credo, onoratissimo Padre, che sia molto necessario che la vostra carit parli a suor Stefanina 1021 che deve andare ad Angers, per farle conoscere quali disposizioni deve avere nell'ufficio che avr, affinch dia facile accesso alle suore che desidereranno parlarle, tenga il segreto su quanto le verr comunicato, allontani quanto potr le delicatezza dell'anima e del corpo che vanno solo alla ricerca delle soddisfazioni; sia ferma nell'osservanza esatta delle regole, senza far torto al servizio dei poveri, e sia lieta esternamente, goda la fiducia di quei signori [amministratori], e tutte le altre cose che voi sapete ben diversamente da me, che non fo niente che valga qualcosa. Speriamo, onoratissimo Padre, di far partire luned col vostro beneplacito le suore1022. Se la carit vostra potesse farci la conferenza sulla continuazione delle regole 1023, servirebbe anche a tre o quattro [suore] che quel giorno ritornano in campagna. Supplico Nostro Signore di darvi la forza a questo scopo, e, per il suo santo amore vi domando una piccola parte nelle vostre sante preghiere, io che sono, onoratissimo Padre, la vostra poverissima e indegna figlia e serva1024.

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L 198

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 17 novembre (1658)

Signore, Con l'ultimo corriere mi presi l'onore di scrivere al signor Ratier 1025 per avvertirlo della partenza delle suore, come anche per metterlo a parte della gioia che avevo perch Dio ci aveva dato il modo di compiere questo dovere. Vi posso dire, signore, che credo che abbiamo fatto la scelta di tre buoni soggetti, e che spero che Dio far loro la grazia di compiere i loro doveri. Il Signor Vincenzo ha creduto che suor Stefanina 1026, che anziana nella Compagnia e io posso dire che lo anche nella pratica della virt, potr aiutare molto le nostre suore con suor Claudia 1027. Forse, signore, sembrer un po' timida, ma vi posso dire che molto disposta alla sottomissione, e spero che sar attenta a mettere in pratica i consigli che la vostra carit le dar. Speriamo la medesima cosa di suor Caterina e di suor Maria Bertrand, che sono le tre [suore] nominate per Angers. Secondo il parere che ci ha dato il signor Ratier, se anche il vostro, suor Michela 1028 andr a Nantes con suor Maria1029: per favore, signore, [fate in modo] che non si fermino troppo ad Angers, per il motivo che le suore [di Nantes] che sono solo quattro, si trovano in grave difficolt. Se i miei peccati non si oppongono alla misericordia di Dio, spero che questa si spander sulle nostre povere suore, per farle lavorare con maggior fedelt al suo servizio, purch abbiano la fortuna di essere sempre aiutate dalla vostra santa direzione e dalle fatiche che il signor Ratier sopporta per mantenerle in esercizio, e questo sar per noi un nuovo obbligo per esserne riconoscenti davanti a Dio , e per me, di dirmi, signore, nel suo santissimo amore la vostra umilissima e obbedientissima serva.

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L 553 A SUOR BARBARA 1030, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 24 novembre (1658)

Carissima sorella, Ero molto angustiata per il fatto che non mi davate le vostre care notizie. Sia benedetto Dio che sono buone, Non mi avete informata se suor Anna stata a Vendme 1031. Per quanto riguarda il cambiamento di suor Marta 1032 e di suor Sulpizia1033, credo che la cosa sar un bene, finch starete a Chteaudun. Ma mi sembra che sia opportuno che suor Claudia 1034 venga qui, un viaggetto; nell'attesa, se poteste fare a meno di suor Marta, potreste mandarla a Varize, e forse due o tre giorni passati l le basteranno per rimanerci sola e potrebbe mandare da voi suor Sulpizia, ma non bisognerebbe parlarne a suor (Claudia), essendo pi opportuno che la cosa si faccia quando questa assente. Suor Lorenza1035 non saprebbe dimenticarvi; le sue alunne - dice vi pregano di andare a fare con loro la festa di S. Caterina; vi informa anche che la buona madre del signor Hare molto malata. Ci comunica che l'hanno fatta andare a vedere l'ospedale di Erbe 1036, e crede che lo scopo quello di domandare alcune nostre suore. Vi prego di farmi sapere se sapete che luogo quello l. Il signor priore di Varize passato di qui. Se suor Claudia viene presto, potr aver fatto il suo ritiro e ritornare prima che egli ripassi. Suor Cecilia1037 lavora molto alla propria perfezione; una vostra sorella venuta a visitarla e le ha detto che nella vostra famiglia tutti stano bene. Supplico Nostro Signore di continuare le sue sante grazie a voi e alle nostre suore, che io saluto, poich sono, cara sorella, nel suo santo amore, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Vi prego di far capire a suor Claudia che un uso venire ogni tanto [a Parigi] a fare il ritiro, e ditele come bisogna farlo.

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L 602

AL SIGNOR VINCENZO Domenica [8 dicembre 1658]


1038

Onoratissimo Padre, Non ho osato dichiarare alla vostra carit, a nome di tutta la Compagnia delle suore, che ci stimeremmo molto felici se domani, all'altare, ci metteste sotto la protezione della Santa Vergine; e non ho osato neppure supplicare la vostra carit di ottenerci la grazia di poterla riconoscere sempre per nostra unica madre, poich finora il suo Figlio non aveva permesso che nessuna usurpasse questo nome in un atto pubblico. Vi domando questa approvazione per l'amore di Dio, e la grazia di fare per noi ci che bisognerebbe che noi facessimo, e che faremo, se la vostra carit lo approva e ce lo insegna. Due anni fa la nostra piccola suor Barbara 1039 fece i voti perpetui in questo giorno, dopo averli fatti annuali per cinque anni; ella supplica la carit vostra, onoratissimo Padre, di offrirne a Dio la rinnovazione. C' un'altra suora che ne ha parlato al signor Portail per farli per la prima volta, ma non la conosco sufficientemente per assicurarvi che quel buon signore glielo abbia permesso: [la suora] si chiama Giacometta. Permettetemi di supplicarvi umilissimamente di offrire la rinnovazione [dei voti] di tutte le altre, bench non li abbiano fatti in tal giorno, e di perdonarmi tutte le colpe che sono cos ardita di commettere contro il rispetto che vi devo, facendomi l'onore di credermi, onoratissimo Padre, la vostra umilissima... 1040.

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L 601

ALLA CARISSIMA SUOR BARBARA ANGIBOUST, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 8 dicembre 1658

Carissima sorella, Sono molto contenta che abbiate ricevuto le nostre lettere cos presto, ma vi prego di riflettere bene se il carattere di suor Marta 1041 e quello di suor Claudia 1042 staranno bene insieme. Vi mander la stoffa che chiedete al ritorno di suor Claudia, se piace a Dio. Informateci se, oltre questi, volete che vi mandiamo l'abito per la piccola suor Sulpizia 1043. Vi prego di darmi risposta su tutto pi presto che potrete, per il motivo che non possiamo tenere molto suor Claudia qui, per timore che sia necessaria a Varize. Suor Cecilia1044 qui presente vi saluta con tutto il cuore. Non vi posso dire la consolazione che ho nel vedervi tutt'e due sottomesse al beneplacito di Dio, e mi sembra che in questo onorate la disposizione di S. Giovanni Battista, che si privava [dell'occasione] di vedere Nostro Signore, bench sapesse bene che era il Messia. Supplico Nostro Signore di continuarvi le sue grazie, e sono, carissima sorella, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Vi presento i pi affezionati saluti di tutte le suore, come a suor Anna1045, e specialmente di suor Giovanna Gressier 1046, che sta sempre molto bene: qui alla Casa madre. La saluto anche con le due suore di Varize, se le vedete.

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L 603

AL SIGNOR VINCENZO 21 dicembre [1658]

Onoratissimo Padre, Per il timore che ritorni il gelo, mi prendo la libert di dirvi che credo che il vostro dolore alle gambe passer quando vi sarete purgato. Permettetemi di indicarvi una maniera che mi stata insegnata e non disturba affatto: prendete il peso di uno scudo di senna, tenuta in infusione per circa un'ora nella quarta parte di un quartino di litro, farle levare il primo bollore e prenderla ben bollente. Farlo passare nel mettersi a tavola, o mangiare una minestra ben calda, dopo aver preso questa piccola quantit da sola. Questa bevanda, ripetuta per due o tre giorni, fa lo stesso effetto di una medicina potente, senza indebolire, e continuando [il rimedio], una o due volte la settimana, se ve ne troverete bene, aiuter codeste povere gambe a sentirsi meglio. Dimenticavo [di dirvi] che questa bevanda non pu impedire di prendere il brodo al mattino n pranzare alla prima tavola. Mi pare che sia stato il signor de Lorme o qualche altro bravo medico a insegnare questo segreto, di cui si serve da pi di trent'anni. Saremmo ben felici di prepararvela per farne una prova, e ancor pi di continuare a prepararvela, se Dio ne benedicesse l'uso: la sua prova non pu esser nociva, come mi sembra dall'esperienza. Perdonatemi questa libert come la carit vostra mi ha fatto altre volte, e credetemi, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbedientissima serva 1047.

L 604

AL SIGNOR VINCENZO 25 dicembre 1658

Vi domando umilissimamente perdono, onoratissimo Padre; il nostro rimedio era pronto alle dieci, e alla mezza me n'ero completamente dimenticata. Mi sono consolata pensando che, se la carit vostra me lo perdona, ricominceremo domani. Se i rimedi precedenti hanno fatto bene, avendo portato via gli umori pi

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densi, se stimate opportuno, domani il rimedio sia in dose maggiore e preso fin dal mattino per finir di portar via le seriosit; [lo prepareremo] con 24 grani di polvere di cornacchina o col peso di due scudi di senna, un po' di cristallo e di rabarbaro, e in questo infuso, il nostro buon sciroppo di fiori di pesco. Mi sembra, onoratissimo Padre, che questo vi farebbe bene e ci aiuterebbe a riavere ben presto l'onore di rivedervi. Spero dalla vostra bont una parola di risposta su questo punto, anche per essere aiutata a far s che la mia indifferenza per il mio stato interiore e per tutto ci che proprio del servizio di Dio e la mia salvezza non mi sia di condanna, lusingandomi ed ingannandomi col farmi credere che Nostro Signore vuole che sopporti tutto, anche la mia vita troppo libera per ci che riguarda la mia condotta particolare: e questo mi fa temere, onoratissimo Padre, di non avere che il nome di vostra umilissima figlia e obbedientissima serva 1048.

1659

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L 605

AL SIGNOR VINCENZO [31 dicembre 1658 e 1 gennaio 1659]

Onoratissimo Padre, Lodo Dio con tutto il cuore perch la vostra carit previene la richesta dei nostri bisogni, e ve ne ringrazio umilissimamente. Il mio cuore ne reso cos sicuro che, senza ci, non potrei sopportare una privazione cos lunga. Pensate un po', onoratissimo Padre, al mezzo di cui potrei servirmi per non smarrirmi n perdermi, vivendo cos senza farvi conoscere il mio stato e senza nessun consiglio e comunicazione. Permettetemi di domandarvi se c' un miglioramento delle vostre gambe e se possiamo sperare una pronta guarigione. Ecco le ultime ore dell'anno. Mi getto ai vostri piedi per supplicare la vostra carit di ottenermi misericordia, non aspettando che quell'ora in cui Dio mi chiamer per rendergli conto. Per quel solo momento imploro la carit vostra, a causa delle mie infedelt

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e continue immortificazioni, che mi fanno offendere cos spesso Nostro Signore. Mi sembra che ci sia ancora qualche cosa da fare per il consolidamento spirituale della Compagnia; se la vostra carit mi permette di mandargliene un promemoria, lo far, anche se ne dovessi arrossire di vergogna. Tutte le nostre suore aspettano con gran desiderio l'onore di vedervi. Offriteci a Dio nel modo che Egli vuole, e fatemi l'onore di credermi, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva. P.S. - La mia infermit m'imped ieri di finire questa lettera, e comincio l'anno molto indebolita e dolorante nell'anima e nel corpo; per questo e per tutti i miei bisogni domando alla carit vostra la santa benedizione ed anche per tutta la Compagnia. Avevo pregato il signor Portail di domandare alla carit vostra, per l'amor di Dio, che facesse dire nella vostra chiesa la messa solenne per la nostra defunta suor Barbara [Angiboust] 1049, come molto anziana nella Compagnia e fedelissima alla sua vocazione. Tutte le suore vi sarebbero invitate, e credo che sarebbe per loro una grande consolazione e un incoraggiamento a far bene. Ecco le nostre immaginette e massime per l'anno nuovo: le mando alla carit vostra affinch dopo averle benedette, permetta che ne facciamo, come al solito, la distribuzione a nome vostro per ottenerci la grazia di farne buon uso. Primo giorno dell'anno 1659.

L 605bis A SUOR (NICOLETTA HARAN)

1050

A NANTES 4 gennaio 1659

Carissima sorella, Supplico l'amore di Nostro Signore di riempire il vostro caro cuore con le sue sante fiamme, affinch la vostra piccola comunit ne riceva delle scintille con la cordialit e il sopporto che solete avere. Il medesimo augurio lo fo per tutte le nostre care suore, che abbraccio in spirito nell'amore di Nostro Signore, poich quelle

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virt sono assolutamente necessarie a ogni cristiano, ma in particolare alle Figlie della Carit. Lodo Dio con tutto il cuore per la scelta che la sua Provvidenza ha fatta delle care suore di Angers 1051 per Nantes. Oh quanto bene spero che ne venga dalla riconoscenza che le animer, pensando alla fedelt che devono avere, e io le prego di fare attenzione e non pensare che per piacere a Dio necessario sentire sempre gioia e consolazione: poich il Figlio di Dio ha compiuto l'opera della salvezza di tutto il mondo con la sua tristezza e i suoi dolori, ben ragionevole che se vogliamo partecipare ai suoi meriti, vinciamo noi stesse fino ad accettare le sofferenze. Ho ricevuto or ora le vostre lettere ma non ho il tempo di leggerle; vi dico solamente che piaciuto a Dio affliggerci chiamando a s la nostra cara suor Barbara Angiboust 1052, che ci ha lasciato cos grandi esempi di virt, che io credo che se le suore li conoscessero, questo basterebbe ad animarle alla conquista della beata eternit. Supplico Nostro Signore di illuminarle tutte, dandovi la sua santa benedizione all'inizio di questo anno, nel quale vi auguro di avere la fedelt a compiere la santissima volont di Dio, nella quale sono, carissima sorella, [per voi] e per tutte le nostre care sorelle, la vostra umilissima e affezionata sorella e serva.

L 606

ALLA CARISSIMA SUOR ANDREINA MARCHAL 1053, F.d.C., serva dei poveri malati a Liancourt 8 gennaio 1659

Carissima sorella, Ammiro la vostra pazienza perch non vi lamentate di me per il fatto che non vi ho scritto fino ad oggi; [ora vi scrivo] per rallegrarmi con voi della grazia che Dio vi ha fatta dopo il vostro arrivo, avendo saputo il bene che avete fatto e fate nel lavoro che Dio vi d e nel modo che Egli vuole. Spero che Dio continuer a darvi le sue grazie per la santa

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perseveranza, cos necessaria per la vostra salvezza. Vi mando il vostro certificato di battesimo che mi hanno mandato le suore di Nantes; se troverete che la vostra et pi avanzata di quanto crede(va)te, pensate che la morte fa lo stesso, avvicinandosi a noi pi in fretta di quanto pensiamo. Vi prego di salutare suor Giovanna 1054. Credo che ambedue abbiate ricevute le immaginette che vi abbiamo mandato come strenna, e [credo] che abbiate un gran desiderio di sforzarvi per imitare quei buoni santi che la Provvidenza vi ha fatto avere in sorte, con la massima morale. Supplico Nostro Signore di concedervi la grazia che Gli domandate a questo scopo. Carissima sorella, sono nel suo santissimo amore la vostra umilissima sorella e affezionata serva.

L 607 A SUOR MARIA DONION 1055, F.d.C., serva dei poveri malati a Brienne 8 gennaio 1659

Carissima sorella, Non dovete dubitare affatto che non pensiamo spesso a voi con dolore, sapendo che siete sola sola, bench io abbia gran fiducia nella guida di Dio e nel vostro buon angelo, credendo anche che la sottomissione [alla volont di Dio] che la sua bont vi ha data, vi serve di conforto, e di questo supplico Nostro Signore con tutto il cuore. Non vedevo il momento che voi mi deste la consolazione della vostra cara lettera, e ve ne ringrazio. Voi dunque avete avuto molto da fare dopo la partenza della suora ... 1056, che ha cominciato da poco il suo ritiro e per questo non vi risponde. Non affliggetevi per le lenzuola che sono andate perdute, poich non ne avete colpa; e per la pecorella, se era vostra, potete dire: Dio me l'aveva data, Dio me l'ha tolta, il suo santo nome sia benedetto in noi e in tutto quello che ci appartiene. Non ho visto il bigliettino per fratel Matteo 1057 di cui mi parla-

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te, ma assicurate suo fratello che egli sta bene, grazie a Dio, e da due o tre giorni tornato dalla Borgogna; non mancher di fargli sapere notizie di suo fratello e l'amore che questi ha per lui. Pensavo di mandarvi una suora con questo corriere, ma madama la contessa di Brienne m'ha fatto pregare di aspettare che me ne abbia parlato; la cosa mi dispiaciuta un po', per bisogna sottomettersi. Per quanto riguarda tutte le giovani di cui parlate a suor Caterina, questa me ne parler dopo il suo ritiro, e poi vi comunicheremo ci che dovrete dire loro; intanto vi prego di dar loro il vostro conforto per aiutarle a conoscere la volont di Dio. A nome del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre vi mando l'immaginetta che stata sorteggiata per voi, e vi prego di accettarla, e nello stesso tempo la benedizione con le grazie che Egli ha chiesto a Dio per voi e per tutta la Compagnia. Non dubito che continuerete le vostre preghiere per la sua conservazione e anzi le aumenterete ora che Egli malato, per ottenere da Dio la sua perfetta guarigione. Anche il sig. Portail stato indisposto tutto l'inverno, ma grazie a Dio adesso sta bene secondo il suo solito, bench le suore abbiano la consolazione di parlargli solo molto di rado, a causa della stessa indisposizione. Voi sapete gi, cara sorella, che piaciuto al nostro buon Dio richiamare a s la nostra buona suor Barbara Angiboust, il giorno di S. Giovanni evangelista alle sette del mattino 1058. La sua piet per tutto il tempo della malattia, la conformit della sua volont a quella di Dio e la sua pazienza nel vedere che moriva ai piedi di Ges Crocifisso, ci fanno conoscere abbastanza la bont della sua vita e l'amore che Dio ha per quelli che gli sono fedeli nell'eseguire la sua volont. Supplico Nostro Signore di darci questa virt, e sono, carissima sorella, nel suo santissimo amore la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Suor Caterina vi saluta con tutto il cuore, come fanno anche tutte le suore, e come notizia [vi dir che] Dio ha voluto far vedere che era lui il nostro re1059.

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L 608

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay

1060

9 gennaio 1659

Carissima sorella, Supplico Nostro Signore di essere la vostra forza e consolazione all'inizio di questo anno, per farvi portare generosamente per amor suo tutte le croci che alla sua bont piacer inviarvi. E' vero che la scelta fatta di quelle buone ragazze non riuscita; la padrona dell'ultima non riuscita a tenerla, come successo a noi, e credo che essa sia ritornata [a casa sua]. Per la piccola, non c'era nessuna ragione di mandarla perch pi bambina di spirito che di corpo: vi prego di dire a suo padre, a nome mio, che sua figlia sempre nelle medesime disposizioni che essa gli ha comunicato, e presentargli le mie scuse perch non gli scrivo per il fatto che sono un po' indisposta; lo prego perci di venire a riprenderla, e fategli capire che, poich la figlia ci stata sempre inutile e di grave peso, bisogner che egli paghi. Ho una notizia che temo molto di dirvi, cara sorella, e cio che piaciuto a Nostro Signore disporre della nostra cara suor Barbara Angiboust1061, che morta per la festa di S. Giovanni evangelista alle sette del mattino, dopo aver continuato ad esercitare tutte le virt che le avete visto praticare. Dio l'ha onorata coi segni pi eccellenti di vera cristiana e serva di Dio durante la malattia, con la conformit alla volont di Dio, con le frequenti elevazioni dello spirito a Ges Crocifisso e con un'ammirevole pazienza. Cos, cara sorella, piace a Dio cominciare a ricompensare, fin da questo mondo, le sue serve fedeli. Abbiamo avuto anche suor Maria1062, sorella di suor Anna1063, malata molto seriamente, ma piaciuto a Dio rifarle la salute, e credo che essa le abbia scritto. Ricevete le immaginette e le massime con la benedizione del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, che gli ho domandata per le nostre suore. Raddoppiate le preghiere, ve ne prego,

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per la sua conservazione: stato molto indisposto in quest'inverno, e lo ancora, bench stia un po' meglio, per grazia di Dio. Saluto suor Anna e sono, di voi due, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

L 609

AL SIGNOR VINCENZO [Gennaio 1659]

Un giovane venuto a dirci ingenuamente l'obbligo che ha di far bene educare un bambino di 21 mesi, che non conosce sua madre, mentre egli ha la volont di farsi religioso. Le condizioni che offre per esserne liberato sono: dare 7 lire ogni mese all'ospedale, lasciare in puro dono al suddetto bambino mille lire per metterle a frutto, quando avr l'et d'imparare un mestiere. Alcune persone delicate della Compagnia hanno ripugnanza per la parole confraternita e vorrebbero solo o societ o comunit . Mi son presa la libert di dire che tale parola era essenziale per noi, e poteva giovare molto alla stabilit per non fare innovazioni, e che per noi significa secolarit ; e che avendo la Provvidenza fatto aggiungere societ e compagnia , ci c'insegna che dobbiamo vivere regolarmente osservando le regole che abbiamo ricevute alla fondazione della nostra Confraternita, nel modo che ci spiegato. Credo, onoratissimo Padre, che il signor Portail ne debba parlare alla carit vostra; vi supplico di far in modo che non appaia che io vi ho mandato a dire qualcosa, se lo credete opportuno. Il denaro di suor Luisa Ganset 1064 pronto per essere riscosso, ma poich ha cambiato mano per la morte del signor Bz, chi lo ha vuole una parola del signor Du Fresne 1065. Vi supplico umilissimamente, onoratissimo Padre, di prendervi il disturbo di mandargli a dire se lo credete opportuno. La nostra suora [Luisa] s'indebolisce ogni giorno pi e temiamo che non duri pi a lungo,

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e ci che ella vuol dare alla Compagnia, potrebbe andar perduto. Credo di essere obbligata a questa piccola premura e a domandarvi molto umilmente perdono di tutte le pene che vi ho date nei giorni scorsi. E' la mia abitudine, di cui voglio correggermi, come anche di tutte le mie colpe, essendo aiutata dal vostro soccorso, perch sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbligatissima serva.

L 609bis AL SIGNOR VINCENZO 1 febbraio 1659

Onoratissimo Padre, Se Dio non mi rendesse insensibile riguardo al mio dolore di vedermi cos abbandonata, ne soffrirei una grande pena. Pi di tutto m'impressiona il fatto di non avere abbastanza luce per farne uso secondo il piano di Dio, n il mezzo che potrei avere per rendermi utile la privazione che forse ho meritata. Questa occasione mi di conforto, potendo domandarvi - come fo - la vostra benedizione, anche per tutte le suore, in particolare per suor Maria, dell'ospedale [di Parigi], suor Anna1066, di Angers, che nella Compagnia da 18 anni, e per suor Genoveffa 1067, presso Maule: esse, dopo il recente ritiro, e dopo aver comunicato il loro desiderio al signor Portail - il quale credo che ne avr parlato alla carit vostra 1068 - vi supplicano di permetter loro domani la rinnovazione dei voti. La nostra suora, venuta da Brienne con suor Caterina 1069, vi domanda umilissimamente il semplice abito delle Figlie della carit. Parecchie persone raccomandano alle vostre preghiere un affare di grandissima importanza per la gloria di Dio e la salvezza delle anime riscattate dal sangue del suo Figlio. Sapete i bisogni che io ho, e questo mi basta, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbedientissima serva.

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L 610

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA DELACROIX F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun

1070

23 febbraio 1659

Carissima sorella, Mi sembra che da moltissimo tempo non mi date vostre notizie, e io ne sono un po' in pena; mi stupisco anche come mai suor Anna 1071 non mi scriva. Sarei molto contenta di sapere se i contrasti dei vostri signori [amministratori] sono stati accomodati. Informatemi anche se avete notizie di Varize dopo che c' stata suor Marta 1072 e datemi notizie di suor Sulpizia 1073, che credo sia una buona figliuola, ma siccome un temperamento molto allegro e semplice, necessario vigilare un po' su di lei, a causa dei pericoli che ci sono in quel luogo, e fu per questo motivo che suor Barbara 1074 l'aveva cambiata. So bene che tutte le sue intenzioni sono buone anche nelle sue manifestazioni di gioia, ma il mondo non le prende in questo modo. Vi prego soprattutto, se la mandate alla cottura del pane, che non resti sola al forno n in altri luoghi, dove potrebbero entrare persone esterne. Saluto tutt'e due le nostre care sorelle, e vi comunico le notizie della migliorata salute del Sig. [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, che abbiamo avuto gi l'onore di vedere; Egli comincia a uscire. Non dubito che continuate le preghiere per la sua conservazione. Anche il sig. Portail sta meglio, grazie a Dio, e [il Signor Vincenzo e lui] hanno un gran desiderio, come me, del vostro ritorno, per il quale supplico Dio di conservarvi in salute, e sono, carissima sorella, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima e affezionatissima serva.

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L 611 ALLA CARISSIMA SUOR CHIARA F.d.C., serva dei poveri a La Roche-Guyon

1075

27 febbraio 1659

Carissima sorella, Desidererei tanto quanto voi, che veniste qui per fare gli esercizi [del ritiro annuale], ma due cose me lo impediscono: una che questo tempo la vera messe per le piccole alunne perch possano essere istruite e ben preparate a passare devotamente questo santo tempo di Quaresima, affinch serva a disporle a fare una santa Pasqua, principalmente quelle che devono fare la loro Prima Comunione. Vi prego inoltre, se le vostre occupazioni lo permettono, di far la lettura [cio il catechismo] nelle feste e domeniche alle [ragazze] grandi, e invitarle a venire a trovarvi: qualche volta queste hanno bisogno d'istruzione quanto le piccole, ma bisogna farlo in modo soave e dolce, senza farle vergognare della loro ignoranza, se ne trovate di tali. La seconda cosa che sarei ben contenta di veder qui suor Francesca prima di voi per fare gli stessi esercizi. Perci vi prego di mandarcela pi presto che potrete, affinch non restiate sole verso la fine della Quaresima, che il tempo pi impegnato nel lavoro. Rivolgo forti lamenti a suor Anna per il fatto che non dice una parola, e mi dispiace che non sappia scrivere: temo che non ci si impegni per nulla, perci vi prego di spingerla a questo. Lodo Dio con tutto il cuore per la benedizione che la sua bont riversa sulla vostra piccola Comunit, cosa che si riconosce dalla tolleranza, l'unione e la cordialit che c' tra voi. Spero che la vostra fedelt otterr dalla medesima bont di Dio la continuazione [della benedizione divina]. Avevo dimenticato che ci avevate mandato dei bisturi; se sono andati perduti, ve ne mander degli altri al pi presto. Mi raccomando alle preghiere di tutt'e tre, e sono, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

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L 612

AL SIGNOR VINCENZO 27 febbraio 1659

Onoratissimo Padre, Credevo di consolare la cara suor Giovanna Lepintre 1076, dicendole che il suo incomodo non mi pareva cos grave, ma non mi son fatta capire bene. Non posso sapere in qual luogo si trovi quell'ospedale dei Rinchiusi, ma supplico la carit vostra di ricordarsi [di aver gi detto] che non ritiene opportuno dare una suora sola; sapete anche che non ne abbiamo; credo che ce ne potranno domandare per [la parrocchia di] S. Eustachio, perch le serve dei loro poveri li hanno lasciati; c' per qualche opposizione. Datemi, onoratissimo Padre, per favore, la vostra santa benedizione come a vostra obbedientissima figlia e umilissima serva.

L 613

ALLA CARISSIMA SUOR MARIA DONION F.d.C., serva dei poveri malati a Brienne

1077

11 marzo 1659 Carissima sorella, Lodo Dio con tutto il cuore per la gioia che vi data con l'arrivo della suora; ero sicura certamente che ne sareste consolata. Sono molto stupita che non riceviate del denaro. Madama di Brienne deve [dare per] un anno e pi, e noi non siamo state pagate. Col primo corriere, non dimenticate di farmi sapere di che cosa avete bisogno, nel caso che non abbiate ricevuto niente. Vi prego, per l'amor di Dio, cara sorella, di non farvi mancare il necessario per il vitto; avete spaventato suor Genoveffa 1078 col farvi vedere cos magra, ma essa non ha tenuto presente che cos il vostro [aspetto] naturale. Tuttavia state attenta a non rimanere in tale stato per insufficienza di nutrimento, domandate pure liberamente in prestito del denaro quando ne avrete bisogno: so bene che non ne abuserete. Quanto alla domanda di esonero [dalla vostra carica di supe-

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riora], non pensateci, ve ne prego; non bisogna affliggere tanto la vostra compagna, ma rimanere sottomessa ai piani della divina Provvidenza, rendendo alla suora questo servizio. Se piace a Dio, col primo corriere vi mander un libro di meditazioni, con qualche altro libretto molto necessario per l'istruzione; non abbiamo potuto averli per questo corriere. Vi prego di comunicarci le notizie della madre di suor Barbara 1079 e [di farci sapere] se ancora non le avete fatto avere le lettere che la suora ha portate, per il fatto che le abbiamo ricevute in seguito ed essi ne hanno pena. L'onoratissimo Signor [Vincenzo] nostro Padre sta bene, grazie a Dio, e il signor Portail pure. Non mancher di presentar loro i vostri saluti, secondo il vostro desiderio. Vi raccomando di ricordarmi nelle vostre preghiere, e di credermi, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

L 614

ALLA CARISSIMA SUOR NICOLETTA GEORGET F.d.C., serva dei poveri malati (a Nanteuil)

1080

18 marzo 1659

Carissima sorella, Ho preso molta parte alla vostra pena per tutti i motivi che mi avete comunicati, bench non si debbano trovare strane tutte le maldicenze che vorranno dire di noi mentendo, poich siamo cristiane e per di pi Figlie della carit, e questo ci obbliga a sopportare tutto, come ci ha insegnato quel grande innamorato della sofferenza che Ges Cristo. Quello che mi rattrista un po' il fatto che - come sembra - vi siete urtata col signor parroco, che un uomo di cos santa vita e cos dotto, e al quale dobbiamo grande riconoscenza per la carit e la buona volont che la sua carit ha sempre avuto per le nostre suore. Ho comunicato la vostra lettera al Signor Vincenzo che conosce la sua virt; mi ha incaricata di pregarvi che vi mante-

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niate sempre nel rispetto che dobbiamo avere per lui. E quanto al resto, sapete che la sua carit non risponde tanto prontamente; vi posso solo assicurare che, con la grazia di Dio, le suore si sono sempre mantenute fedeli ai loro doveri, ben lungi dal portar via libri o altre cose. Mi dispiace che vi siate difesa dileggiando. Ma che volete, la nostra debolezza non si deve lasciar abbattere 1081. Non credo che dobbiate insegnare alla suora n permettere che impari da un'altra persona: essa non ne capace e io non vorrei esporre nessuno alla sua prova 1082. Vi mando il crocifisso che desiderate, nel quale imparerete a ricevere di buon animo le croci che a Nostro Signore piace mandarvi. Mi raccomando alle vostre preghiere e a quelle di suor Maria, e sono, carissima sorella, nel suo santissimo amore la vostra umilissima e affezionatissima serva.

L 615

AL SIGNOR VINCENZO 25 marzo [1659]

Avevo sperato di avere l'onore e la benedizione di fare la comunione alla vostra messa, onoratissimo Padre, ma non lo merito. E' gi molto che la Provvidenza abbia fatto ricordare alla carit vostra di volermi dare un mezzo quarto d'ora di tempo dopo [la messa]; senza questo, sarei stata in grande difficolt. Tutte le suore che hanno avuto la fortuna di fare i voti, sia quelle lontane che quelle vicine, ed io indegna, vi supplichiamo, onoratissimo Padre, di offrirci a Dio in quel sovrano mistero per fare bene la nostra rinnovazione, e specialmente le dodici [suore] che avranno la grazia di assistere al santo sacrificio che voi offrite: speriamo di parteciparvi per i bisogni che abbiamo e che la carit vostra conosce, chiedendole con tutta umilt la sua paterna benedizione.

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Permettetemi anche di raccomandarvi i miei figli 1083, e di dirmi, onoratissimo Padre, la vostra umilissima serva.

L 616

AL SIGNOR VINCENZO 30 marzo (1659)

Madama la baronessa di Mirepoix mi disse che sarebbe ben contenta di partecipare all'assemblea generale. Vi parrebbe bene che la facessi avvertire del giorno e del luogo quando lo sapr? Rifiutai ancora la sua elemosina di dieci scudi per il ritiro, ma essa la lasci per forza a una suora, che la rimise nella veste della sua cameriera, che, sulla porta che d sulla strada, la pos a terra. Io non c'ero. La carit vostra, onoratissimo Padre, crede opportuno che le rimandi questa somma, inviandole le nostre regole perch le veda e informandola dell'assemblea? Non abbiamo ancora dato risposta al sig. Abate di Vaux, di cui ho mandato la lettera alla carit vostra, n [risposto] al sig. confessore delle suore di Nantes, per le proposte di suor Nicoletta Haran 1084 di aumentare [il numero delle] suore e di [nominare] un'assistente. Aspetto per queste cose i vostri ordini, domandandovi umilmente la vostra santa benedizione, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima figlia e obbedientissima serva.

L 617

ALLA CARISSIMA SUOR GENOVEFFA DOINEL F.d.C., serva dei poveri malati a Chantilly

1085

14 aprile 1659

Carissima sorella, Dalla vostra lettera ho visto che avete ancora difficolt per ricevere il denaro, sia per voi che per la [confraternita della] Carit, e questo mi dispiace molto, ma noi abbiamo fatto tutto quello

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che abbiamo potuto senza ottenere nulla. E' vero che un po' di tempo che non mi sono data la consolazione di scrivervi, ma le occasioni di farvi giungere le nostre lettere sono passate cos presto, che questo stato in parte il motivo. Per quello che desidera suor Maria 1086, le direte, cara sorella, che con grande nostro piacere sar la benvenuta per fare il ritiro, quando potr venire comodamente. Supplico Nostro Signore di tenervi nella sua grazia, e saluto umilissimamente il signor Pesset1087, verso il quale voi e noi siamo molto obbligate. Credetemi sempre, carissima sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 618 ALLA CARISSIMA SUOR NICOLETTA HARAN F.d.C., serva dei poveri malati all'ospedale di Nantes

1088

30 aprile 1659

Carissima sorella, Vi domando umilissimamente perdono per essere stata tanto tempo senza scrivervi; vero che la causa ne stato il gran numero di occupazioni e la poca salute che ho. Ma vi dir anche che lo stato in cui era la vostra piccola comunit, come voi, cara suor Haran, mi avete informata, mi aveva cos consolata che mi sembrava di non aver pi nulla da dirvi riguardo agli avvisi per la vostra perfezione; inoltre, vi deve dare una grande sicurezza la direzione, o meglio, il direttore, che la Provvidenza vi ha dato e che avete ricevuto per ordine del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre. Ascoltatelo, vi prego, ed obbeditegli come fareste con un angelo, e difatti cos dovete considerarlo e pensarci spesso. Se la natura o la tentazione vi d altri pensieri, o anche ripugnanza ad accettare e stimare i suoi consigli, da questo credete fermamente che lo spirito maligno ha dei grandi progetti per perdervi. Care sorelle, che cosa potreste desiderare di avere sulla terra, per la vostra salvezza, che non abbiate gi? Siete chiamate da Dio

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per impiegare tutti i vostri pensieri, parole e azioni per la sua gloria, e perci per non far nulla contro i suoi comandamenti e per perfezionarvi nella pratica dei suoi consigli; e perci dovete ritenere sospetti tutti i pensieri che vi vengono per allontanarvi dalle vie in cui l'obbedienza vi ha poste, come sarebbe se vi venisse in mente questo pensiero: Oh, se fossi in quel luogo o in quell'altro, oh! quanto bene mi sembra che farei! Siate sicure che un inganno e che l fareste peggio. I caratteri che mancano di fermezza non arrivano mai ad avere un buon fondo di virt, perch quelle scosse impediscono loro di abituarsi all'obbedienza, all'umilt, al sopporto e alla pratica delle regole. Il diavolo li tiene sempre in sospeso, e io sono ben sicura di questo, per i tanti esempi che ho visto in vari luoghi ed anche in alcune nostre suore, che in questo modo hanno perduto la vocazione ed altre si sono adagiate nel torpore e nella fiacchezza che le hanno fatte marcire nelle loro cattive inclinazioni ed abitudini: sono cos sicura di questo che, se un angelo venisse dal cielo a dirmelo, non potrei esserne pi sicura. Perci, care sorelle, vi scongiuro tutte, in nome e per l'amore di Nostro Signore, di credermi, e che ognuna dica nel suo intimo: Orbene, mio Signore, voi dunque mi volete qui per mettermi a parte dei vostri meriti e condurmi nel vostro santo paradiso; voglio mettermi a lavorare sul serio come se cominciassi adesso, applicarmi a capir bene le nostre regole e sforzarmi di metterle in pratica con l'obbedienza ai miei superiori. Infatti ci troverete parecchie cose, sia per il servizio dei poveri, sia per gli esercizi di piet, che non possono farsi nelle ore indicate, ma bisogna adattarsi secondo l'uso dei luoghi, che suor Nicoletta vi fa comprendere e [dovete] obbedirle come a Nostro Signore stesso. Spero che il Signor Vincenzo mander quest'estate un prete della Missione a Nantes 1089 e ad Angers. Vi prego, care sorelle, di prepararvi, con l'esattezza nella pratica delle regole, a rendergli conto [di tutto], e di non riempirvi la testa di cose che forse vorreste fargli credere per soddisfare i vostri inutili desideri. Questo non significa che non dobbiate liberare il vostro animo da tutte le cose che vi danno pena, ma [che dovete essere] nella disposizione di avere piena fiducia in lui. Cos egli potr dirvi solo quello che creder che Dio vuole da voi. Assicurate al vostro signor direttore i miei umilissimi saluti e

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la mia riconoscenza, e [ditegli] che abbiamo ricevuto le lettere di cui mi parlate. Prima di dargli una risposta, bisognava dedicare un po' di tempo alle cose proposte; la solleciter presso il Signor Vincenzo. Vi avevo domandato l'et, la condizione di spirito e fisica di codeste buone postulanti e quel che sanno fare; se stanno a servizio e se sono state molto tempo in una casa. Si deve sapere tutto questo prima di darvi una risposta. Mi dispiace molto non poter scrivere a suor Francesca Mnage 1090; aspetto un'occasione sicura per mandarle il rosario della corona di Nostro Signore 1091. Mi sembra di avervene mandati due dopo quello di Hennebont; temo che siano andati perduti. Suor Maddalena Mnage 1092 stata molto malata, ma grazie a Dio, ora sta bene e si raccomanda alla sorella. Auguro con tutto il cuore che Nostro Signore riversi le sue pi care benedizioni sulla vostra piccola Comunit, riempiendola col suo santo amore, nel quale sono, carissime sorelle, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 619

ALLA CARISSIMA SUOR CATERINA GESSE F.d.C., serva dei poveri malati a Montmirail

1093

4 maggio 1659

Carissima sorella, Rimandiamo la piccola Elisabetta, avendo giudicato - per il suo bene - che non fosse opportuno riceverla come una delle nostre suore, essendo ancora bambina di corpo e di spirito. Rivolgo a

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voi la stessa preghiera fatta a suor Luisa 1094, cio di considerarla solo come la altre ragazze, e che essa non si abitui a venire da voi e nemmeno a stare con voi. Questa occasione cos sicura mi fa scrivervi con la fiducia che le mie lettere non andranno perdute, per rallegrarmi insieme a voi, ringraziando Dio delle grazie che la sua bont vi fa, mantenendovi nell'amore del suo servizio con la pratica delle regole, soprattutto la cordialit e il sopporto che avete l'una per l'altra: questa una consolazione che non saprei esprimervi. Finch la santa pratica [di queste virt] sar tra di voi, potete star sicure che Dio con voi. Lo supplico con tutto il cuore di continuare a darvi le sue grazie, e sono, cara sorella, nel suo santo amore, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 620

ALLA CARISSIMA SUOR MARIA DONION F.d.C. a Brienne

1095

13 maggio 1659

Carissima sorella, Mi avete fatto un gran piacere facendomi ricordare che abbiamo un bisturi che appartiene a voi; e io non so come ci siamo dimenticate di rimandarvelo, ma non [abbiamo dimenticato] la vostra lettera, che abbiamo mandata a madama la contessa di Brienne 1096 fin dal giorno dopo che l'abbiamo ricevuta. Ci ha detto ieri di aver dato l'ordine a un signore, che credo essere il suo ricevitore, di darvi duecento lire. Quando le avrete ricevute, vi prego di avvertirci affinch ne rendiamo conto a madama la contessa, che non parla affatto del passato e nemmeno di quello che vi abbiamo mandato. Vi rimando il vostro bisturi e vi prego di informarmi se avete ricevuto i due scudi del cognato di suor Barbara 1097; appena potremo, non tralasceremo di farli dare a quei due ospedali. Assicurate codesta buona ragazza che si avr premura di pregare Dio per sua madre. Riguardo a quella la cui volont cambiata, un segno che

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non era veramente chiamata; avremo sempre abbastanza [suore] se avremo solo quelle che Dio vorr darci. Vi prego di non andare a visitare i malati senza che prima vi siate strofinato il naso con l'aceto, mettetene anche alle tempie. Voglio credere che stiate bene, ne lodo Dio con tutto il cuore e lo prego di darvi le grazie di cui avete bisogno per diventare grandi sante, e credo che non risparmierete i vostri sforzi per contribuire a questo scopo. Mi raccomando alle vostre preghiere e a quelle di suor Genoveffa 1098 la cui sorella venuta a visitarci: sta bene, grazie a Dio, al quale rivolgo la supplica di darvi le forze di cui avete bisogno per sopportare il vostro gravoso lavoro; e sono, carissima sorella, nel suo santo amore la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Far quello che desiderate voi e suor Genoveffa; ogni tanto non lascio di far sapere al nostro onoratissimo Padre i desideri delle care suore lontane. Credo che non lasciate di pregare Dio per la sua conservazione e anche per quella del signor Portail, al quale non dimenticher di dire quello che mi raccomandate. Tutte le suore vi salutano.

L 621

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA DELACROIX F.d.C., a Chteaudun

1099

26 maggio 1659

Carissima sorella, Mi informate che sono passate truppe di soldati dalle vostre parti e che le suore hanno una certa quantit di filo da filare, ma non mi comunicate se quei soldati hanno fatto del danno. Tuttavia vi ringrazio della cura che avete delle nostre suore. Non mi dite nulla neanche della piccola suor Sulpizia 1100 sui punti dei quali ero stata avvertita; la cosa mi tiene inquieta perch so che avete

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cos gran sopporto che non sempre vi accorgete delle cose da temere. Per codesta buona ragazza, dovete darcene una maggiore conoscenza e non affrettarvi a riceverla, ma provarla a fondo. Suor Claudia1101 m'informa che [quella ragazza] non ha mezzi per farsi il primo abito: questo un ostacolo, perch non credibile - a meno che non ci sia un cattivo governo - che essa non possa trovare [un aiuto] dalla sua famiglia. Far tutto quello che potr per mandare qualche suora che possa agire con fortezza, ma intanto vi prego di non lasciarvi schiacciare sotto il peso [della carica]. Molto volentieri, cara sorella, servitevi del libriccino della nostra suora defunta 1102. Non ci comunicate quanti malati avete nel vostro ospedale. Lodo Dio per la benedizione che d all'educazione delle vostre fanciulle. Diteci un po' da quale signora avete avuto notizie della care suore di Serqueux. Suor Maria vi aspetta l con gran desiderio, ma non so che cosa ordiner la Provvidenza. Vi chiederei anche per altri posti, perch, quantunque siamo qui quasi quaranta [suore], stentiamo molto a sceglierne qualcuna per alcune case. Pregate Dio per la Compagnia affinch la sua bont spanda il suo santo spirito su tutte in generale e in particolare, per essergli molto fedeli. Il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre sempre nelle medesime condizioni: pregate molto per la sua conservazione, ve ne prego. Raccomandatemi alle nostre care suore e presentate loro i pi cari saluti della nostra Comunit, credendomi, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e serva affezionatissima. P.S. - Quando avrete pi comodit, fate - vi prego - i vostri pacchetti [per la posta] pi piccoli e riuniteli in uno solo per risparmiare le spese di trasporto. Gli ultimi sono costati 8 soldi.

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L 622

AL SIGNOR VINCENZO 2 giugno 1659

Madama de Glou1103 vi supplica umilissimamente, onoratissimo Padre, di concederle domattina, nell'ora pi comoda per voi, un po' di tempo per parlarvi. Permettetemi di domandarvi se, nella festa di Pentecoste, si deve fare tutti gli anni l'elezione delle ufficiali, sia per eleggerne delle nuove sia per confermare quelle gi elette. Se cos, poich bisognerebbe forse eleggerne alcune che non sono a Parigi, piaccia alla vostra carit fissare il giorno e ricordarsi che il mio orgoglio o la mia stupidit m'impedisce sempre di parlarvi delle mie necessit, per quanto importanti per la mia salvezza e per fare la volont di Dio, affinch abbiate la bont di aiutarmi a superare le mie difficolt e io possa usare meglio i giorni che mi restano, per non essere, all'ultimo, ripiena di confusione. Lo spero dalla bont di Dio, che supplico con tutto il cuore, e dalla vostra carit nel tempo che la supplico di concedermi a questo scopo, poich proprio per mezzo [della vostra carit] da lunghi anni sono fatta certa della volont di Dio in ci che mi stato comandato. Desidero questa grazia fino alla fine, per quanto io sia indegna, e di dirmi, onoratissimo Padre, nell'amore [suo] santissimo, la vostra umilissima e obbedientissima figlia.

L 623

A SUOR LORENZA DUBOIS

1104

, A BERNAY 23 luglio 1659

Carissima sorella, Anche se mi accusate di dimenticanza o di troppa negligenza, non voglio scusarmi, bench possa dirvi che da Pasqua, ho quasi sempre avute cadute e ricadute di malattia e anche al presente [sono in questo stato], come potr avervi (detto) il buon signor parroco, dal quale ho avuto le vostre care notizie. Qualche tempo fa un vostro parente pass di qui e ci dette notizie dei vostri parenti e disse che tutti stavano bene. Non ho ancora potuto n vedere n mandare la lettera che

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avete scritta a vostro fratello; vi avviser appena ne avr la risposta. Quello che ho saputo della vostra attivit mi consola molto, soprattutto il vostro modo di vivere, tutto cordiale e tollerante l'una dell'altra; il rispetto, la modestia e la carit con cui agite mi sono di grande consolazione. E' cos, care sorelle, che dobbiamo fare per edificare il prossimo, e non essere delle persone che portano solo il nome e l'abito di Figlie della carit ma non ne fanno le opere, lasciandosi andare al pettegolezzo e alla libert di tutti i loro pensieri, e pensando a tutto fuorch all'osservanza delle loro regole. Nostro Signore ci preservi da tale disgrazia! Saluto suor Anna1105 e sono di tutt'e due nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima sorella e serva.

L 624

AL SIGNOR VINCENZO 2 agosto [1659]

Ecco la lettera di madama di Bouillon 1106 che ho ricevuto stamattina; ho creduto doveroso risponderle subito: ve la mando per sapere se la carit vostra trover giusto che io mi comporti in questa maniera. Suor Renata di cui parla, quella che fece tanto chiasso con quel buon ecclesiastico e alla quale due volte abbiamo detto di ritornare qui, ed quella che la detta dama desidera che le si lasci finch rester in campagna. Se la carit vostra considera tutte queste circostanze e il fatto che ne domandano un'altra, [vedr che] forse per tenerla sempre l, come essa desidera. Pi di un mese fa mi avevano informata che [la suora] non si muoveva dal castello, ed proprio questa l'abitudine della dama, cio di tenerle l dentro spesso perch le facciano compagnia, e quella lo capisce. Non abbiamo nessuna conoscenza del signor Pitre, le cui conclusioni possono nuocerci o esserci molto utili. Oseremmo, onoratissimo Padre, supplicare la vostra carit di mandargli qualcuno a nome vostro? Verso le due di oggi ci si riunisce per l'affare delle fontane1107; mi hanno detto che egli poteva abitare verso S.

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Giovanni1108: mander a cercarlo ed anche alcune suore, nell' Htelde-Ville . La vostra carit, se vorr, s'interesser presso Nostro Signore per ottenere quanto ci necessario e benedirci per il suo santo amore, credendomi, onoratissimo Padre, la vostra umilissima...

L 625

A MADAMA DI BOUILLON

1109

21 agosto 1659

Madama, Ho saputo della malattia di suor Ognissanti 1110, e non avrei tralasciato di mandare un aiuto a suor Renata 1111 se avessimo avuto una suora adatta a questo scopo, e poich siamo sempre nella medesima impossibilit [di provvedere], almeno per un certo tempo, vi supplico umilissimamente, madama, di perdonarmi se non soddisfo il vostro desiderio cos prontamente come desiderate, e di permettermi di dirvi che, poich suor Ognissanti convalescente, non ha bisogno di una persona che le sia accanto, mentre suor Renata attender al servizio dei malati; poich la sorella ha molta esperienza ed abituata a fare scuola, le bambine saranno sufficientemente istruite. Questo non significa, madama, che non faccia grande attenzione a ci che mi fate l'onore di comunicarmi, rispettando come devo i vostri consigli che seguir con esattezza, essendo sicura che voi volete che tutto sia fatto per la gloria di Dio e il bene dei poveri che vi sono cos cari, nell'amore di Nostro Signore, nel quale mi prendo la libert di dirmi, col rispetto che vi devo, madama, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

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L 626

(AL SIGNOR VINCENZO) 24 agosto [1659]

Le due suore, onoratissimo Padre, che hanno domandato alla carit vostra il permesso di fare i voti, hanno compiuto quattro anni dal loro ingresso nella Compagnia. Una si chiama Petronilla 1112 e non ignora l'importanza del passo che sta per fare e in che consiste. L'altra pi semplice, ha minor conoscenza e anche intelligenza, ma ama Dio e la sua vocazione - come pure la prima [suora], e in essa sono state sempre ferme. Hanno l'approvazione del signor Portail. Il nome di questa seconda Luisa. Il mio santo patrono 1113 mi rimprovera l'infedelt, e perci supplico la vostra carit di domandare perdono a Dio per me, e nuove grazie per adempiere la sua santa volont. Se posso, assister domani con le nostre suore alla santa messa, affinch questo piccolo numero vi rappresenti tutta la Compagnia, e perch la vostra carit le ottenga la grazia della costanza con la benedizione di Nostro Signore a tale effetto.

L 627

PER SUOR GENOVEFFA DOINEL A CHANTILLY

1114

3 settembre 1659

Carissima sorella, Mi rincresciuto molto lasciarvi cos sola per tanto tempo, e ringrazio Dio che mi d ora il mezzo di potervi mandare la nostra cara suor Francesca 1115, che ha un carattere molto dolce e gran desiderio di essere tutta di Dio. Vi prego di essere per lei un esempio di vera Figlia della Carit, che appartiene a Dio per il servizio dei poveri, e quindi deve stare pi coi poveri che con i ricchi; che ha delle regole da osservare, per le quali non deve perdere il tempo, ma fuori della necessaria visita ai poveri, deve amare la sua casa e la compagnia dell'altra suora: questa essa deve amare e sopportare, e perci non deve mai lamentarsi di lei e non dire a nessuno

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quello che avviene tra loro, nemmeno in confessione, dove bisogna star bene attente a non far conoscere la terza o la quarta persona; non parlare mai del prossimo e specialmente dei sacerdoti se non con gran rispetto, e non parlare con loro se non in chiesa. Infine, le Figlie della Carit sono obbligate a lavorare per diventare pi perfette delle religiose. La nostra suor [Francesca] vi dir quello che ha udito su questo punto dal Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre nell'ultima conferenza1116, e [vi parler della] carit che ci ha fatta oggi per il riposo delle anime delle nostre suore defunte. Domandiamo insistentemente a Nostro Signore la grazia di usare bene delle misericordie che fa alla nostra povera Compagnia, e credetemi, cara sorella, nel suo amore la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - Vi prego, cara sorella, di salutare rispettosamente il signor Pesset1117, e vi raccomando ancora la nostra suor [Francesca], e vi prego soprattutto di vivere insieme in modo tale da non aver bisogno di andare da diversi confessori: questo molto importante. Sembra che la nostra suora [Francesca] non stia bene: se non migliorer, la terrete solo fino all'arrivo di un'altra.

L 628

AL SIGNOR VINCENZO Mercoled [settembre 1659]

Onoratissimo Padre, Credo che sia necessario mandare a cercare suor Maria Marta 1118 fin da oggi. Una suora mi ha fatto ricordare che le suore nominate 1119 non sono per lavori di fatica, eccetto suor Carcireux 1120. Perch vero che l'indole delle altre estremamente lenta, e temerei che, se il lavoro da fare non fosse compiuto, ci sarebbe causa di chiacchiere. E credo anche che, secondo la condizione delle cosa di Cahors, sia necessario mandarvi suor Carcireux per contentare Monsignor [vescovo] 1121.

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Avremmo bisogno, onoratissimo Padre, di un vostro domestico o di altri per andare a cavallo a Vaux 1122, e che la nostra suora ne partisse domani allo spuntar del giorno. Questa necessit mi spinge ad essere importuna per riparare la mancanza commessa, avendo pensato solo al maggior bisogno che mi appariva nella disposizione degli animi. Sar necessario che io sappia la vostra decisione per far tener pronto il cavallo. Perdonatemi, ve ne prego, tutte le mie imprudenze, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra obbedientissima e umilissima serva.

L 628bis ALLA CARISSIMA SUOR [FRANCESCA] CARCIREUX CHE VA A NARBONA

1123

15 settembre 1659

Carissima sorella, Avendo saputo che potevo ancora parlare con voi mentre siete in viaggio, non ho voluto perdere questa occasione, per assicurarvi tutte che la lontananza del corpo non impedisce affatto la presenza spirituale tra le persone che il Signore ha unite insieme col vincolo del suo amore, che diventa sempre pi forte quanto pi cresce in noi. E poich proprio questo amore vi ha fatto sentire cos soavemente la vostra chiamata nel luogo dove andate, non ho difficolt a persuadervi che tutto il viaggio vi servir di preparazione, affinch vi comportiate bene nel luogo dove Dio vi aspetta e dove vi manifester la sua volont per mezzo di coloro che vi parleranno per ordine di monsignor [vescovo] di Narbona 1124. Prima del vostro arrivo, care sorelle, vi devo dire la consolazione che provo nel vedervi come nel vostro chiostro, lungo il

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cammino, e [proprio come] nelle vie di Parigi. Provo ugualmente consolazione nel sapere che non fate nulla senza l'ordine di suor Maria Marta1125 che, da parte sua, non fa niente senza l'ordine della madre Maria Teresa 1126 per quanto riguarda i servizi che potete fare alla sua persona. Fuori della carrozza, state sempre tutt'e quattro 1127 insieme, eccetto le ore in cui quelle buone religiose vi vogliono con loro. Voi, suor Francesca, vi ricorderete quello che, al vostro ritorno da Richelieu, notaste che non bene, non che fosse male, per grazia di Dio. Se al vostro arrivo aveste suor Marta, io non vi compatirei, perch essa vi avvierebbe; ma se non l'avete, raddoppiate la vostra fiducia in Dio. Dopo avervi detto che andate [a Narbona] per ricevere gli ordini di monsignor [vescovo], state in pace fino a che non vi sar ordinato quello che dovete fare. Ma soprattutto, poich in codesto luogo non conoscono il vostro modo di vivere poveramente, anche per l'alloggio, non desiderate che vi trattino diversamente, anche se fosse per poco tempo. Non discutete, ma dite umilmente le vostre ragioni con fortezza e con dolcezza, e con brevit. Se vi domandano il vostro parere, sar per sapere come si fa a Parigi per servire i poveri. Se un ospedale, non dimenticate di far presente che ci sono dei poveri vergognosi, che non riceverebbero nessun soccorso perch non andrebbero mai all'ospedale, per quante costrizioni si facessero loro; per questo l'istituzione della Carit assolutamente necessaria. Non vi dico questo, care sorelle, perch ne parliate voi per prime, ma bens per assicurarvi che, in caso di necessit, ne potete parlare. Supplico Nostro Signore di farvi agire in tutte le cose col suo spirito, e sono nel suo santo amore....

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L 629

(AL SIGNOR VINCENZO) [Ottobre 1659]

Onoratissimo Padre, Suor Maturina 1128 non partita; partir uno dei primi giorni della prossima settimana. Mostrava il desiderio di fare un po' di ritiro e di fare la confessione, e sarebbe ben contenta se la carit vostra potesse ascoltarla nel caso che i vostri gravi impegni vi permettessero di concederle un po' di tempo. Se piace alla carit vostra, [vorrei] una risposta su questo punto. Vi mando la lettera che ricevetti ieri dalla regina di Polonia e la mia risposta; la carit vostra la tratterr se non bisogna mandarla, o me la rimander, per favore, per metterla in bella copia. Ecco pure una lettera di suor Carcireux 1129 in cui troverete notizie dei vostri missionari partiti per Narbona 1130. Vi mando, onoratissimo Padre, il foglio di cui ho parlato alla carit vostra: tratta dei mezzi spirituali per ottenere il consolidamento della Compagnia delle Figlie della Carit; vi prego che non sia visto da nessuno, per paura che sia preso in giro. Il mio povero cuore avrebbe molto bisogno che la carit vostra potesse vedere la sua debolezza, a proposito della perdita di una lettera simile a questa, appena stata scritta. La carit vostra vedrebbe che ho, pi di prima, bisogno di consiglio e di correzione, per dirmi con pi verit, onoratissimo Padre, la vostra umilissima ed obbedientissima figlia e serva. P.S. - Le due suore di Hennebont, grazie a Dio, sono arrivate!

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L 630

ALLA CARISSIMA SUOR NICOLETTA HARAN F.d.C., serva dei poveri malati a Nantes

1131

15 ottobre 1659

Carissima sorella, Ho saputo quello che avete comunicato al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre per l'affare di cui mi parlate. Non ho ancora avuto l'onore di parlargli e sapere la sua decisione, ma credo, cara sorella, che potete star ben sicura che la sua carit non vi abbandoner nella necessit. Faremo tutto quello che potremo per mandarvi una suora per Hennebont e una per Nantes la prossima settimana, e allora saprete la decisione su ci che desiderate 1132. Voglio credere per, cara sorella, che le vostre forze siano molto al disopra delle occasioni, e che il vostro amore e la fedelt alla volont di Dio abbiano dato forza al vostro coraggio per resistere a tutti i pericoli. Questo non significa, cara sorella, che non desideri vedervi e non creda che forse la Provvidenza vuole da noi qualche cosa che non sappiamo, abbandonandovi completamente alla sua guida. Credetemi, cara sorella, nell'amore di Ges Crocifisso, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Saluto con tutto il cuore tutte le nostre care sorelle.

L 631

AL SIGNOR ABATE DI VAUX, AD ANGERS 18 ottobre 1659

Signore, Credo che presto avrete tra voi il signor Dehorgny 1133, se pure non gi arrivato ad Angers. Non dubito affatto, signore, che egli

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vorr avere l'onore di venire a visitarvi; con la vostra carit, che continua sempre ad esercitarsi verso le nostre povere suore, [credo che] avrete la bont di fargli conoscere ci che forte e ci che debole in loro, e di vedere insieme i mezzi per ristabilire lo spirito di sottomissione e di cordialit in codesta famigliola. Ricevetti ieri una lettera di suor Stefanina 1134 che mi informa che i signori [amministratori] domandano solo due suore. Vi supplico umilissimamente, signore, di avere la bont di ordinare alle suore se la vostra carit lo trova opportuno - che facciano loro presente che, diminuendo i soggetti, necessario che alcuni dei signori [amministratori] si prendano la cura di comunicarmelo, per assicurarmi delle spese per il viaggio. Vi domando perdono molto umilmente, signore, di prendermi una tale libert nei vostri riguardi. La Provvidenza ci ha data la grazia di avere il vostro aiuto; necessario che essa continui, tanto che non posso impedirmi di sperarla e domandarla a Nostro Signore, per il cui amore voi agite e nel quale mi prendo la libert di dirmi, signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva.

L 632 A SUOR MATURINA GURIN 1135, F.d.C., serva dei poveri malati all'ospedale di La Fre Festa di Tutti i Santi, 1659

Carissima sorella, Ho avuto un gran dispiacere per esser stata tanto tempo senza rispondere alla vostra seconda e ultima lettera, nella quale ho notato la vostra premura per [ascoltare] la preghiera che vi avevo fatta prima di partire, e di questo vi ringrazio con tutto il cuore. La festa che oggi celebriamo risponde proprio a voi, per bocca di Nostro Signore che pronunzia l'ultima beatitudine ai suoi apostoli, sul punto che, come mi pare, voi credete il pi importante, cio la calunnia. E' interesse del Signore far conoscere lui stesso la verit, come la sua bont ha gi fatto in circostanze simili che voi conoscete, e in diversi luoghi. Cara sorella, non mancate di ascoltare tutto e di informarmi, ma in modo che quelli che vi parleran-

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no, vedano che solo la verit fa dispiacere e cercare il pi spesso la giustificazione per se stesse bench si sia colpevoli; ma per le accuse false, bisogna stare in pace, non preoccuparsene e lasciare a Dio la nostra giustificazione. Poich le nostre suore non se l'intendevano molto tra loro, la nostra sorella1136 rimasta vi potr dare a volte dei sospetti come [se fossero] verit. Il motivo che me lo fa dire la vendita che stata fatta, poich una cosa poteva essere presa per un'altra. Lodo Dio con tutto il cuore per il cambiamento che trovate in questa cosa, e lo supplico di continuarvi questa grazia. Non avete fatto male, cara sorella, per la prima visita alle dame, e credo che l'uso di conoscersi, in codesto luogo come nelle altre citt molto piccole, non vi obbligher a far loro visita, ricevendo le loro visite some fatte ai poveri e nel luogo destinato a loro e non nella camera vostra, e cos questo non sar contro le regole, oppure [saranno fatte] nella vostra cappella, poich non so bene com' fatto l'ospedale. Siamo molto obbligate verso il signor parroco: non ho lasciato di parlare della sua carit al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre; credo che egli non disapprover che seguiamo il suo consiglio compreso nel primo articolo di questa lettera, come voi sapete che io faccio sempre in una cosa importante. Informatemi, per favore, se avete trovato il registro di quanto ricevuto e quanto speso dopo la partenza di madama la nutrice 1137, poich dal tempo che stata cost, credo che la cosa spettasse a lei o alla persona incaricata da lei per questo. Tuttavia non mancher di scriverne a suor Marta 1138 per sapere come ella faceva. Quello che vi ho comunicato per la biancheria, mi fa credere cos. Sono un po' stupita che il signor parroco non abbia dato una testimonianza pi chiara dell'innocenza della nostra suora. Temo che forse egli non sar stato soddisfatto in codesto ospedale e che non gli sia stato comunicato tutto. Voi vi stupite, cara sorella, del fatto che coloro che sembravano mal edificati, sopportino le suore; la verit che Dio solo conosce, quella che le costringerebbe, se esse non ne avessero la volont. Sono questi gli effetti della divina Provvidenza, nella quale le Figlie della Carit devono avere tutta la loro confidenza, non nei potenti n negli spirituali, e tanto meno nelle nostre iniziative. Siamo molto obbligate a quel buon signor Le Mairre che vuol

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prendersi il disturbo di aiutarvi presso la regina per ricevere i vostri stipendi: credo che necessario che sappia che vi sono dovute solo due annate e che perci le nostre suore hanno ricevuto di pi. Sono ben sicura, cara sorella, che avete fatto quel che avete potuto e nel modo conveniente, secondo Dio e secondo giustizia, e non mi preoccupo affatto del successo e della continuazione. Sono preoccupata di che cosa sia stato ordinato per la vendita della roba e dei vestiti dei soldati, [volendo sapere] se ci non vada a profitto dell'ospedale. Se avete bisogno di bisturi, me lo farete sapere; non so se la suora1139 ce ne ha lasciati: se cos, ve li mander, se no, bisogner comprarli, come essa faceva comprare qui tutto quello di cui aveva bisogno. Non mi ha detto di che specie era il denaro che mi lasci, consegnandomelo sulla porta, mentre usciva per il suo lungo viaggio [a Cahors]; mi disse solo che c'erano venti franchi per la pianeta, e io ce li trovai. Cara sorella, poich la benedizione si d in chiesa dove il santissimo Sacramento, credo che bene continuare [a farlo] e anche lasciarvi venire le dame e le altre donne, dato che la cosa non stata stabilita solo da suor Marta; ma avete fatto bene ad avvertire quel buon uomo di non fermarsi [in chiesa] dopo finite le preghiere e che non sia in un'ora che disturberebbe l'osservanza esatta delle vostre regole. Per quanto riguarda le pensionanti, vedrete quali sono le loro necessit e l'importanza, e mi farete il piacere di comunicarmi quello che ne avrete concluso; io poi prender l'ordine dal Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre e ve lo far sapere. Credo che troverete i registri di suor Marta, poich ella sa benissimo l'ordine che si deve osservare negli ospedali, e sarei molto delusa se avesse trascurato di scrivere i nomi, il paese [di nascita], [la data dell']entrata e uscita e la morte dei malati, e se avesse mancato all'esattezza nell'indicare le entrate e le spese. Scrivo una parola a suor Giuliana; se ha difficolt a leggerla, le farete questa carit, se ve ne prega, e anche quella d'insegnarle l'ortografia. Credo che ci fate la carit di ricordarvi di tutte noi nelle vostre preghiere, e non dubitate di quelle di tutte le nostre suore che sono nelle stesse condizioni in cui le avete lasciate; le inferme stanno meglio, grazie a Dio.

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Il serbatoio dell'acqua1140 stato messo, e credo che presto ne avremo il pieno uso. Aiutateci a ringraziare la divina Provvidenza per la bont che mostra verso la Compagnia, e credetemi, cara sorella, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 633

AL SIGNOR VINCENZO 12 novembre [1659]

Onoratissimo Padre, Suor Natalia, che nella Compagnia da nove anni e vi ha fatto tanto bene quanto gliel'ha permesso la sua semplicit, essendo molto timorata di Dio, supplica umilissimamente la carit vostra, onoratissimo Padre, di offrirla a Nostro Signore e di permetterle di fare i voti domani durante la santa Messa. Da molto tempo ha avuto una carit tutta particolare per i bambini. Credo che domani bisogner decidersi anche riguardo alle suore da mandare; ci farete avvertire, per favore, e con la mia confidenza abituale domando alla vostra carit la santa benedizione, prendendo la libert di dirmi, onoratissimo Padre, la vostra minima indegna figlia e serva.

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L 634

ALLA CARISSIMA SUOR ANNA HARDEMONT F.d.C., serva dei poveri malati a Ussel

1141

13 novembre 1659

Carissima sorella, Vi confesso che ho torto e che da troppo tempo non mi sono data la consolazione di scrivervi. Mi avete fatto un gran piacere a non tener conto di questo: voglio credere che non dubitate certo che mi manchi il desiderio di contentarvi per quanto posso. Da quello che mi comunicate mi sembra che cominciate a sperare bene della vostra nuova casa. Credo che madama la duchessa 1142 stia per ritornare. Non lascer, con l'aiuto di Dio, di parlarle dei vostri poveri malati. E' vero che mi disse al suo ritorno da Ussel che sarebbe andata come mi dite voi; spero che allora comincer ad attuare il suo piano per codesto luogo. Vi mando le immaginette e gli occhiali che mi avete domandati, molto tempo fa. Non scrivo a suor Edvige 1143, avendole gi scritto. Vi prego, care sorelle, di approvare che io faccia cos: la cosa risparmia un po' di tempo per la mia salute. Suor Maturina 1144 andata a La Fre al posto di suor Marta [Trumeau], che andata a Cahors per aiutare le due suore 1145 che sono state malate. Suor Carcireux con due suore molto giovani 1146 sono andate [sic ] a Narbona: sia l'una che l'altra trovano difficolt dappertutto, ma questo il contrassegno delle opere di Dio. Come notizia nuova, vi dir, cara sorella, che la divina Provvidenza, continuando le sue premure, ci ha fatto dare l'acqua dai signori della citt e i tubi sono gi messi dalla [fontana detta] Regard 1147 fino a noi; questo mi induce a sperare che prima di Natale avremo la comodit completa di una fontana in casa. Vedete, care sorelle, quanto dobbiamo essere fedeli a Dio che cos buono con noi! Non risparmiamo nulla per mostrargli la nostra obbedienza al comando che Egli ci d di amarlo. Abbiamo chiamato due suore 1148 che erano a Chteaudun quando mor suor Barbara Angiboust che dobbiamo stimare molto beata. Il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, avendo sentito quello che era accaduto durante la sua vita e alla sua morte, ha voluto che [le due suore] restassero qui per raccontarlo nell'adunanza delle suore che fu fatta il giorno di S. Martino 1149. La

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fermezza nell'eseguire gli ordini che le erano dati dovunque stata, e nell'aiutare le compagne alla fedele pratica delle regole, fu ammirevole. Ammirevoli erano anche il suo distacco da tutte le cose e il suo modo di calpestare ogni rispetto umano e le proprie soddisfazioni. A mia confusione vi devo dire che una delle due suore [disse che] le aveva domandato perdono per una mancanza notevole, commessa contro di lei, ma la risposta [di suor Barbara] fu cos dolce e cos umile, che il ricordo mi fa venire le lacrime, e cio: Come, sorella? voi sopportate tanto me; perch io non dovrei sopportare voi? Quelli che la videro durante la malattia, confessarono che non fosse lei dopo la morte; la gente del popolo and per due giorni con tale ressa, che fu necessario chiudere le porte, e [la gente] diceva che l'avevano truccata, tanto era bella. Vedete, care sorelle, se non una bella cosa perseverare nell'amore e nel servizio di Dio! In Lui sono, cara sorella, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva.

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L 635

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 16 novembre 1659

Signore, Il signor Dehorgny 1150 mi ha molto consolata nel dolore in cui ero, pensando che le mie miserie erano la causa della giusta punizione per cui le nostre suore hanno meritato spesso di essere abbandonate dalla vostra carit. Mi ha detto invece, signore, che avete avuto la bont di promettergli, per l'amor di Dio, di continuare la vostra caritatevole assistenza finch ve lo permetteranno le vostre occupazioni pi importanti. Ve ne ringrazio umilissimamente, signore, non potendo esprimervi il danno che prevedevo, se fosse stata loro tolta questa grazia. Dio ne sia benedetto per sempre, anche per la gloria che i suoi santi piani preparano alle anime che lavorano per la salvezza delle altre, riscattate dal sangue di Ges Cristo, in cui, con rispetto e sottomissione, sono, signore, la vostra umilissima figlia e obbedientissima serva.

L 637

AL SIGNOR VINCENZO [Novembre 1659]

Non so proprio, onoratissimo Padre, il nome della signorina che mi ha scritto; ecco la risposta, nel caso che la carit vostra creda opportuno mandarla. Ma vi piaccia considerare se non sarebbe necessario che inviaste un vostro missionario a trovare il vicario per sapere il motivo del rifiuto di ascoltare le confessioni delle nostre suore, tanto lui che il confessore precedente, dal quale sono ritornate contro l'ordine che era stato loro dato, e c' da credere che una delle suore gli avr parlato di questa proibizione. Ho parlato alla suora venuta da S. Germano l'Auxerrois: promette di comportarsi secondo l'ordine prescritto, e lo spero per parecchie ragioni. Vi domando, per l'amore di Nostro Signore, la vostra benedizione per i miei bisogni e quelli di tutte, e umilissimamente chiedo perdono della mia poca discrezione, avendovi trattenuto

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troppo a lungo e per tutt'altro motivo, [io che sono] la vostra indegna figlia e umilissima serva.

L 636

AL SIGNOR VINCENZO 23 novembre [1659]

Il signor Mercier, prete che frequenta S. Bartolomeo 1151, confessore delle nostre suore dell'ospedale, desidera essere del numero di coloro che vanno alla conferenza del Marted 1152, e perci, onoratissimo Padre, venuto a pregarmi che vi faccia sapere che lo conosco da molto tempo per averlo veduto presso il signor di Villenant, che la sua signora madre stimava. Credo che abbiate vista la lettera inviatami ieri da una dama di S. Cosma1153, che desidera una cosa abbastanza ragionevole da una parte, ma non dall'altra. Credo, onoratissimo Padre, che sar bene dare una risposta non per mezzo della suora che l'ha portata, se la carit vostra lo stima opportuno, poich credo che sia in parte la causa del pi gran rumore, bench in fondo ci sia stata da parte mia un po' di negligenza e di rispetto umano. Questa suora quella che voleva uscire dalla Compagnia qualche tempo fa, [ma poi] umiliandosi ci rimase. E' vero che la sua compagna molto semplice ha mancato un po' di prudenza, come io fo spesso [mancando] delle virt necessarie per potermi dire veramente, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbediente serva.

L 639

AL SIGNOR VINCENZO 7 dicembre 1659

Suor Barbara Bailly1154, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit quattordici anni fa, domani saranno undici anni che ha fatto i primi voti, rinnovati tutti gli anni fino all'anno 1656, in cui dice, onoratissimo Padre, di aver avuto dalla carit vostra il

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permesso di farli perpetui, come fece; e supplica umilissimamente la medesima vostra carit di offrire a Dio la rinnovazione che desidera farne col vostro permesso. Vi supplico anche, onoratissimo Padre, per l'amor di Dio, perch si compia la sua santa volont sulla Compagnia, di domandare perdono a Nostro Signore - per amore della scelta della sua santissima Madre - di tutte le colpe commesse contro la purezza interna ed esterna, e [di domandare] la grazia della vera purezza che la sua misericordia vuole [nella Compagnia]. E siccome io sono la pi colpevole, cos ho bisogno di una pi forte intercessione, considerandomi, se lo permettete, come la vostra indegna figlia e serva.

L 640

ALLA CARISSIMA SUOR NICOLETTA HARAN, F.d.C., serva dei poveri malati (a Nantes) 10 dicembre 1659

Carissima sorella, Vi ringrazio con tutto il cuore delle notizie che mi avete date sulle nostre suore, per le quali ero preoccupata. Mi avete fatto un gran piacere a tener duro per mandare suor Maria 1155 a Hennebont. Vi prego di comunicarmi se le suore rimaste ad Angers avevano loro consegnato una parte del denaro avanzato dal viaggio e quanto, e [dirmi anche] se il signor vicario generale di Vannes ha mandato il denaro per far fare il viaggio alla nostra suora. Prego tutte le suore di avere una grande stima della grazia che Dio ha fatto loro mandandole [il sig. Dehorgny] a visitarle 1156 da parte sua, e [le prego] di disporsi a fare la loro comunicazione con verit e semplicit di cuore, per la gloria di Dio e non per la ricerca della propria soddisfazione personale, n per un altro fine, come lo spero di tutte le suore in generale. Infatti delle donne che si sono date a Dio, che cosa possono desiderare se non cercare tutti i mezzi possibili per essergli fedeli? La cosa cos importante che la sola da desiderarsi per avere pi sicurezza della nostra salvezza, poich Dio che ci ha chiamate a s per questa strada. Domandia-

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mo alla sua bont la grazia di cui abbiamo bisogno per noi e per tutte le nostre sorelle, e credetemi, carissima sorella, nel suo santo amore la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Saluto rispettosamente il vostro signor direttore, e vi prego, sorella, di questo: se i vostri signori [amministratori] vi domandano qualche suora, pregateli che - quando sar stata promessa loro una suora - si ricordino di darci l'indirizzo [della persona a cui rivolgerci] per ricevere a Parigi il denaro necessario per il viaggio.

L 641

PER SUOR MATURINA GURIN (A LA FERE)

1157

15 dicembre 1659

Carissima sorella, Sono preoccupata [non sapendo] se avete ricevuto una lunga risposta alla vostra prima lunga lettera, e un'altra [risposta] quasi nello stesso tempo 1158. Sono molto stupita di molte cose che mi comunicate, soprattutto della pretesa che voi credete che noi si abbia sul denaro della Regina se lo si riceve: esso giustamente dovuto alle nostre suore, essendo verissimo che non si sono servite del vitto dei poveri per il loro vitto. Se vi ricordate dell'indole e delle abitudini di suor Marta 1159, non stenterete a crederlo, ma avrete molta difficolt a credere parecchie cose che si dicono del medesimo tipo di ci che vi stato gi detto. Non rispondo affatto a tutto il resto della vostra ultima lettera, aspettando [la risposta] del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre1160, che come sapete bene, non ha fretta se non di fare secondo la volont di Dio; inoltre, poich non c' nessun [documento della] fondazione fatta all'ospedale, bisogna guardare all'ordine che Dio vorr metterci. Non abbiamo ricevuto notizie dal vostro paese se non quelle che vi abbiamo mandate, n abbiamo visto il ragazzo che di solito

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viene. Mi sembra che avevate mandato l'indirizzo perch vi scrivessero; potete farlo ancora. Il Signor Vincenzo e il signor Portail sono sempre nelle condizioni in cui li avete lasciati; le suore in generale e, in particolare, quelle che avete specificato, vi salutano, come fo io con tutto il cuore, cara sorella, [che sono] l'umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 575

A SUOR ANNA HARDEMONT (A USSEL)

1161

(Verso il 1659)

Carissima sorella, Sapete che le opere di Dio, anche le pi grandi e che pi tendono alla sua gloria, cono le pi penose per coloro che le cominciano. Voi non lasciate di darvi spesso a Lui, domandandogli che cosa vuole che facciate; non state in pena per le vostre forze, stando sicura che dalla bont di Dio ne riceverete quante ve ne saranno necessarie per tutto il tempo che Egli sa che dovete stare in codesto luogo. Se non foste stata impiegata molte volte in opere difficili 1162, cercherei di eccitarvi alla generosit, ma non ne avete bisogno, vi necessaria invece la grazia di onorare l'inazione del Figlio di Dio, che, quando era sulla terra, non sempre ha lavorato secondo tutta l'estensione della sua potenza: lo dimostra il suo posto nella famiglia di S. Giuseppe e forse l'avete spesso ammirato prima che vi mettesse nella condizione di imitarlo. Di questo, benedico il suo santo nome.

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L 634bis A SUOR CARCIREUX

1163

(Verso il 1659)

Carissima sorella, Per quanto riguarda il carattere e gli atti della persona di cui mi parlate, state attenta a non contribuirvi un po' anche voi, dandole troppa autorit sulle altre ed anche incaricandola di fare cose che dovreste fare voi. E' necessario fare da s e insegnare con le azioni, altrimenti gli avvertimenti servirebbero a poco. Credo che usiate sopportazione e dolcezza verso tutte le suore per quanto necessario, perci non vi raccomando di praticare queste virt, ma la brevit nei vostri colloqui con loro, nelle circostanze in cui credete di aver bisogno di domandare qualche consiglio o credere di essere obbligata a darne, altrimenti si diventa noiose e ci si fa disprezzare. E la cosa arriva al punto che si fa il possibile per evitare le occasioni di parlare a quelle persone, a causa della perdita di tempo e dell'inutilit di questi incontri. Vi supplico, cara sorella, di ricevere bene questo avviso, per l'amore di Nostro Signore, nel quale sono la vostra umilissima sorella e serva.

L 642 A SUOR ANNA HARDEMONT F.d.C., serva dei poveri malati a Ussel

1164

20 dicembre 1659 Carissima sorella, Madama la duchessa di Ventadour 1165 non ancora a Parigi; rimane un po' di tempo a Vigny perch il suo alloggio non in condizione di alloggiarla. Con l'aiuto di Dio, quando avr l'onore di vederla, non lascer di dirle quello che mi comunicate. Lodo Dio con tutto il cuore per la disposizione in cui mi dimostrate di essere, per prendo parte alla pena che provate perch pensate che non fate nulla. Per essere completamente tranquilla, sappiate, cara sorella, che onorate lo stato del Figlio di Dio quando, uscito dal tempio dove si occupava della sua gloria, segu la santa Vergine e san Giuseppe per obbedire loro e in questo modo

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fare la volont di Dio per tanti anni in un mestiere cos spregevole come quello di lavorare da carpentiere, mentre era venuto sulla terra per faticare alla salvezza di tutti gli uomini. Che sapete voi, cara sorella, a che cosa vi riserba la Provvidenza, lasciandovi nascosta in Cristo eppure operosa, senza splendore e senza strepito, al servizio dei poveri, che un modo di compiere il piano della divina Provvidenza con grande sicurezza? Se pensate a questo, cara sorella, come credo, sarete in perfetta pace e aspetterete con amore e confidenza se Dio vuole un'altra cosa, e con questo mezzo sarete nella santa indifferenza, come c'insegn il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre domenica scorsa nella conferenza 1166 che ci fece la sua carit. In essa ci fece vedere che questo uno stato angelico, poich gli angeli in cielo, destinati al servizio delle anime, aspettano in pace l'ordine di Dio per eseguirlo, essendo indifferente per loro essere impiegati in cielo per la gloria accidentale delle anime beate, come [anche] essere in purgatorio per la consolazione delle anime che l soffrono, e presso le anime sulla terra per comunicare loro le sante ispirazioni che sono necessarie alla loro salvezza. Forse, cara sorella, molto che non avete scritto al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, che ha meno tempo che mai, perch, bench non possa pi uscire da S. Lazzaro, a causa del male alle gambe, continuamente oppresso dalle occupazioni. Credo che se vi faceste sentire, ne sarebbe contento e potrebbe darvi una risposta, poich forse non si ricorda pi - come me - di quello che gli avete comunicato, dato che, come mi sembra, vi ha sempre risposto con puntualit. Spero che avrete la fortuna di vedere il signor Dehorgny 1167, che mi ha informata che si sarebbe preso il disturbo di venire a Ussel, se non fosse [stato[ troppo lontano dai luoghi di codeste parti nei quali va a far la visita. Lo desidero con tutto il cuore, e di questo l'ho pregato nella mia risposta. Non so se vi ho informata che suor Maturina Gurin a La Fre 1168 al posto di suor Maria Marta 1169. Vi mando un po' pi del mezzo centinaio d'immagini; quelle grandi costano pi delle piccole; con quelle che avete gi, il costo complessivo di 2 lire e 5 soldi. Anche voi avete solo diciassette immagini e non 17 foglietti doppi, e 16 i vostri occhiali 1170. Per scrivere a suor Edvige 1171, aspetto di avere delle notizie da

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comunicarle. La saluto con tutto il cuore, e sono di tutt'e due, cara sorella, nell'amore di Nostro Signore la vostra umilissima sorella e affezionata serva.

L 643

ALLA CARISSIMA SUOR MATURINA GURIN F.d.C., serva dei poveri malati (a La Fre)

1172

23 dicembre [1659]

Carissima sorella, Credo che avrete ricevuto la lettera di quel buon ragazzo dell'Accademia, al quale mandai le vostre lettere un po' dopo la vostra partenza, e che con quella lettera [avrete avuto] notizie dei vostri parenti ed amici che mi interessano come se fossero miei, ve ne posso assicurare, come sono i vostri interessi, specialmente quello della vostra salute, di cui vi prego di darmi ampie notizie. Ad essa giover molto la pace e la tranquillit di spirito, come pure l'abbandono completo di tutte le cose alla Provvidenza e alla direzione dell'amore della santissima volont di Dio, che una delle pratiche pi necessarie che io conosca per giungere alla perfezione. Avrete avuto senza dubbio la gioia della risposta del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre 1173 prima che vi fosse consegnata la mia lettera, che vi mandai insieme a quella del signor Portail. Abbiamo ricevuto i due scudi che ci avete mandati, e saputo che domandate due bisturi, che ancora non abbiamo; riguardo ai due libri e all'ordine che dovete seguire, se non ne avete ancora scritto al Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre e non avete ricevuto risposta, credo che la sua intenzione sia di rimandare un

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po'. Non so se ve ne ho detto qualcosa nella mia ultima lettera. Aspetto di rivedere la lettera di suor Giuliana 1174 per scriverle, dovendole domandare la spiegazione di quello che mi aveva comunicato durante la permanenza di suor Marta 1175, alla quale far sapere, con l'aiuto di Dio, quello che voi desiderate. Per quello che mi avete comunicato sulle pensionanti 1176, vedo cos poco il Signor Vincenzo che non ho avuto ancora il suo parere: i suoi disturbi e le continue occupazioni, insieme alla stagione rigida, lo tengono chiuso in camera. Abbiamo gran bisogno di pregare per la sua conservazione, e credo che voi non lasciate di farlo, come anche di aiutare la nostra cara sorella a praticare le vere e solide virt, o a continuare a praticarle, se il buon Dio le ha fatto la grazia di praticarle gi. La saluto con tutto il cuore, come fanno tutte le suore, e voi in particolare, di cui sono veramente e nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e affezionatissima... P.S. - La figlia di madama di Liancourt sposata? Vi prego di farmelo sapere.

L 645

AL SIGNOR VINCENZO 23 sera [dicembre 1659]

Prevedendo gl'inconvenienti di rimandare la suora venuta da san Cosma1177 prima di aver fatto conoscere alla carit vostra tutt'intero l'affare, onoratissimo Padre, ho mandato stamattina un'altra suora con l'autorizzazione di dire che andava ad aiutare la nostra suora nel servizio dei poveri, fino a che io sapessi che cosa dovessi rispondere alla lettera che mi era stata mandata, e che perci io dovevo ricevere i vostri ordini, onoratissimo Padre. Per paura di una seconda lettera, credo che - se la carit vostra lo giudica opportuno - bisognerebbe prendere una decisione per il presente e per l'avvenire; e se volete, sia pure domani, in una piccola conferenza, all'ora che la vostra carit ci ordiner.

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E' molto tempo che pensate, onoratissimo Padre, anche ai mezzi per servire pi utilmente i piccoli bambini. Supplico Nostro Signore di far conoscere la sua santa volont [in questa] come in ogni altra cosa, e di attuarla fedelmente nelle vostre povere figlie e serve umilissime.

L 644

AL SIGNOR VINCENZO 24 dicembre 1659

Onoratissimo Padre, La venuta di Nostro Signore porta a tre nostre suore il desiderio di uscire da loro stesse per darsi completamente a Lui con i voti che desiderano fare domani se la carit vostra lo permette, all'ora che indicherete, assistendo o alla santa messa celebrata da voi o a un'altra. I nomi delle care suore [sono]: suor Giovanna Gressier 1178, di Senlis; suor Gabriella, di Gionge 1179; suor Maria Petit, di Parigi 1180: quest'ultima nella Compagnia da quasi cinque anni. C' ancora suor Maria Prvost1181 che supplica, anche lei, la carit vostra di permetterle di rinnovarli, dopo averli gi fatti altre volte. Tutt'e quattro hanno l'approvazione del signor Portail. Anche tutte le anziane supplicano umilissimamente la carit vostra di offrire al Bambino Ges la rinnovazione della donazione che gli hanno fatta per tutta la vita. Suor Giuliana 1182 ha desiderato che ve la nominassi. Domani anche, onoratissimo Padre, il 25 giorno del mese, nel quale si deve dire la santa Messa per tutta la Compagnia, per i bisogni e le intenzioni che la vostra carit conosce. Permettetemi, onoratissimo Padre, di dirvi che la mia incapacit di fare qualche bene m'impedisce di avere qualche cosa gradevole da offrire a Nostro Signore, oltre la misera rinnovazione dei voti, se non la privazione della sola consolazione che la sua bont mi ha concessa da 35 anni1183: tale privazione l'accetto per suo amore, nella maniera voluta dalla sua Provvidenza, sperando dalla sua bont e dalla carit vostra un uguale soccorso in modo interiore, e ve lo domando per l'amore dell'unione del Figlio di Dio alla natura umana, senza perdere per la speranza di vedervi quando sar possibile, senza

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pericolo di quella poca salute che Dio vi concede, supplicandolo di conservarvela fino all'adempimento completo dei suoi piani sulla vostra anima, per la sua gloria e l'interesse di molti altri, di cui ho l'onore di far parte, essendo, signor mio onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva.

L 646

ALLA CARISSIMA SUOR CARLOTTA ROYER F.d.C., serva dei poveri malati a Richelieu

1184

27 dicembre 1659

Carissima sorella, Credo che sarete rimasta sorpresa vedendo arrivare la nostra cara suor Stefanina 1185 senza nessuna lettera; non preoccupatevene, [perch] venuta a Richelieu non senza l'ordine del Signor Vincenzo. E allora, dovete averne piacere, poich non dubito che il signor Dehorgny1186 non vi abbia fatto sperare un po' di conforto alle vostre pene, causate dalle vostre indisposizioni. Gradite che suor Stefanina stia con voi, non per aumentare il numero [delle suore] ma per aspettare ci che sar di lei e di voi, secondo l'ordine che ve ne dar il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre. Dico a suor Pierina 1187 la stessa cosa che a voi, come l'ho comunicata anche a suor Stefanina. Non che essa non possa aiutarvi nel vostro ministero di carit; la troverete piena di buona volont per questo scopo. Informatemi molto particolareggiatamente delle disposizioni vostre e di suor Pierina; quanti malati avete di solito, il modo come li servite, se le dame preparano la pentola, se si fanno questue e chi le fa, e se vien dato il denaro ai malati. [Ditemi] anche quante alunne avete e se le ragazze grandi vengono a visitarvi in alcuni

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giorni di festa per ascoltare la lettura 1188 e gli avvisi che date alle piccole. Cara sorella, vero che sono stata troppo tempo senza scrivervi: ve ne domando perdono. Per vi ho mandato alcune lettere di vostra madre e voi non mi avete informata se le avete ricevute; inoltre, quando non ho nulla da rispondere alle vostre lettere e non so bene quello che fate, la memoria non mi suggerisce abbastanza, non avendo che dire e notizie da mandare. Tuttavia vi prometto di correggermi con l'aiuto di Dio. Credo che avrete saputo che suor Francesca Carcireux 1189 andata, credo, a pi di cento leghe da qui; essa si raccomanda alle vostre preghiere. Credo che dovunque sar una buona serva di Nostro Signore. Vi prego di presentare i miei pi umili e rispettosi saluti al vostro signor superiore 1190, e presentargli anche i pi umili sentimenti di riconoscenza della suddetta suora per tutti gli obblighi che ha verso la sua carit. Si devono onorare molto coloro che Dio ci d per aiutarci ad andare a Lui, ma soprattutto [onorarli] seguendo i loro santi consigli, come credo che non lasciate di fare. Lodo la bont di Dio delle grazie che vi fa, e nell'amore del Figlio suo, nato in una stalla, sono, cara sorella, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

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L 647

ALLE CARISSIME SUORE GENOVEFFA DOINEL E MARIA MARTA 1192, F.d.C., serve dei poveri malati a Chantilly

1191

28 dicembre 1659

Carissime sorelle, Ho ricevuto una grandissima consolazione dalla vostra lettera, vedendo - come mi sembra - l'unione dei cuori e la consolazione dei vostri spiriti. Questo mi fa credere che il nostro buon Dio contento di voi, poich, come potreste vivere in pace, se vi accorgeste di non fare la volont di Dio e senza essere fedeli all'esatta osservanza delle vostre regole, nel modo che sapete? Lodo Dio con tutto il cuore per la grazia che la sua bont fa al signor Pesset1193 dandogli tanta carit per i poveri malati; le sue fatiche attirano questa benedizione per averli sottratti all'estrema necessit nei loro bisogni. Prego voi, suor Genoveffa, di salutarlo a nome mio col pi umile rispetto che gli devo. Sarebbe stato un aiuto nelle nostre necessit se avessimo ricevuto subito il resto di quello che ci dovuto; bisogna aspettarlo dalla divina Provvidenza. Credo che se le calze di cui mi parlate non sono fatte, lo saranno presto; non lascer d'informarmene e di mandarvele. Voi m'invitate a trovarmi presso il presepio per trovar voi l accanto al piccolo Ges e alla sua santa Madre; dal modo come me ne parlate, credo che ci stiate con grande amore e per starci con le nostre sorelle; io ci sto molto poco, perch ci vado solo al ritorno dalla santa messa. Vi dir che quest'anno il presepio nella piccola grotta i piedi di Ges Crocifisso, in una grande nicchia che ci sembra rappresenti Betlemme meglio degli altri anni. Da lui, care sorelle, imparerete i mezzi di praticare le solide virt che la sua santa umanit ha esercitate fin dalla sua venuta. Dalla sua infanzia otterrete tutto ci di cui avete bisogno per diventare vere cristiane e perfette Figlie della Carit, domandandogli il suo spirito come ve l'ha dato nel santo battesimo, con questa differenza, che allora non avevate l'uso della ragione per agire secondo quel prezioso dono; ma adesso, care sorelle, se ottenete di nuovo dal nostro Salvatore questo dono, oh!, quanta forza avrete per lavorare a quella perfezione che Egli vi domanda. Supplico il suo santissimo amore di farvi questa grazia, essen-

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do, carissime sorelle, in questo medesimo amore la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva.

L 647bis ALLA CARISSIMA SUOR CARCIREUX F.d.C. a Narbona

1194

30 dicembre 1659

Carissima sorella, Ho rimandato per molto tempo di avere la consolazione di scrivervi, perch aspettavo che mi diceste che cosa eravate diventate tutt'e tre. Mi dispiace se suor Anna Denoual 1195 ancora separata da voi: qual' l'attivit dell'una e dell'altra? Sotto quale direzione siete? Credo, cara sorella, che abbiate molto lavoro, ma per l'amor di Dio, abbracciate solo quello che potete fare, per non esser costretta ad unire a voi un'altra persona per aiutarvi, cosa che come sapete - non dovete fare mai. Questo non significa che, in una grande necessit, come quando ci sono molti malati o per altre necessit, non possiate ricorrere a qualche aiutante esterna, come lavandaie o cucitrici, ma raramente e non per risparmiare la fatica a voi, essendo necessarissimo unire strettamente il lavoro con la cura della direzione e l'economia [della casa]: l'esperienza ve ne ha fatto vedere l'importanza, specialmente quando siete stata a S. Sulpizio. Mi sembra che faccio male a parlarvene, ma vi dico che la mia incapacit di agire m'ha fatto vedere molto chiaramente la differenza tra una suor servente che dice: Facciamo, e un'altra suor servente che si contenta di dire: Fate, e non si mette anche lei a lavorare, perch nel primo caso [la superiora] si mette alla pari con le suore, nel secondo caso si sottrae alla parit e alla fatica, e si nasconde nella propria autorit. A questo punto mi viene consegnata la vostra lettera del 19 di questo mese, che mi lascia ancora all'oscuro se siete insieme tutt'e tre. Oh, cara sorella, come sento il vostro dolore a proposito dell'incidente che capitato [alla nostra sorella], per il timore

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che ho avuto di perdere quell'anima cos cara a Dio!... Infatti per quanto riguarda voi o noi e voi, non dobbiamo chiamare questa cosa un'afflizione. Alcune persone pensano male [di voi] e ne parlano, e voi siete disprezzate e messe in cattiva luce. Oh, che fortunato inizio!... Avete tutti i motivi di consolarvi. Dio prende su di s gl'interessi degli afflitti, e io non dubito affatto che la maggior parte della gente non attribuir alla suora quel delitto; ma anche se Dio permettesse che non si venisse a conoscere la verit, avremmo forse motivo di rattristarci? No davvero, cara sorella, ma dovremmo prendere questa prova dalla divina Provvidenza, soprattutto il corpo della Compagnia, come una partecipazione alla Croce di Nostro Signore e come un'occasione che vi offre per metterci alla sua sequela. Vi prego, cara sorella, di essere di grande conforto per suor Anna, e di prevenirla col sopporto e la cordialit. Qualche volta il prevenirsi nell'onore e nel rispetto serve molto a conquistare i cuori e ad entrare nella pratica di una solida umilt. Vi assicuro che la sua lettera mi ha edificata molto, sia per quello che mi ha comunicato del passato, sia per il motivo delle disposizioni del suo spirito per l'avvenire, ma ho provato un gran dolore per la vostra separazione1196. Il vostro signor padre venuto a visitarci e sta bene, grazie a Dio; poich vi ha scritto, sapete che si occupa sempre delle sue piante. L'esperienza vi ha fatto vedere abbastanza che la vostra persona e la vostra presenza gli sono molto inutili. Credo che su questo punto stiate tranquilla, come su tutte le altre cose, lasciando nelle mani del Signore la realizzazione di tutto quello che vi riguarda ed avendo solo il desiderio di fare la sua santa volont. Sia sempre benedetto [il Signore] per la disposizione di spirito che Egli d a monsignor [vescovo] di Narbona 1197 per provvedere ai bisogni del suo gregge. Credo, cara sorella, che non abbiate tempo da dedicare ad altra cosa n ad altro fine che non sia il servizio dei poveri, e [spero] che non vi verr mai in mente di essere obbligate a visitare o scrivere a persone o alle dame, a meno che non vi sia una grande necessit. Se vi rimane un po' di tempo, penso che sar meglio impiegarlo a guadagnare qualche soldo lavorando per i vostri poveri, oppure a istruire qualche povero malato e dirgli qualche buona parola per la sua salvezza, piuttosto che a fare dei complimenti

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[ad altre persone]. Questo non significa, cara sorella, che non abbiate fatto bene a scrivere, come mi avete informata, a madama Fouquet1198, che un'ottima e virtuosissima religiosa, ma la convinzione che ho del vostro amore e della vostra fermezza nella vocazione fa s che vi dica con franchezza tutto quello che mi viene nella mente e di dia tutti i consigli che credo di dover dare e che prevedo siano utili a quelle di cui io penso che Dio vuole servirsi per far sussistere la Compagnia nello spirito della semplicit e dell'umilt di Ges Cristo. Se non vi conoscessi bene e non fossi sicura che riceverete bene e con pazienza quello che vi dico, mi guarderei bene dal comportarmi in questo modo con voi. Mandatemi, ve ne prego, quanto prima potrete, le vostre notizie, e credetemi nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e affezionatissima serva.

1660

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L 648

A SUOR GIOVANNA DELACROIX 1199, F.d.C., serva dei poveri malati (a Chteaudun) 3 gennaio 1660

Carissima sorella, Mi sembra che da troppo tempo siamo state senza darci notizie l'una dell'altra, e credo che ce lo impedisca il medesimo motivo. E' vero che da Pasqua ho avuto pi occupazioni, e suor Maturina 1200 non mi ha potuto aiutare nella corrispondenza per le sue infermit, e poi stato giudicato opportuno mandarla a La Fre al posto di suor Maria Marta 1201 che andata a Cahors a trovare le altre due suore. Vedete dunque, cara sorella, che n il mio cuore n la mia volont ha lasciato n lascer mai, con l'aiuto di Dio, di ricordarvi e amarvi, essendo noi cos strettamente unite nell'amore del nostro caro Ges. Credo di avervi informata che i signori della Missione 1202 vi avevano avvertita che le persone che dovrebbero [provvedere a voi], non si danno cura di pagare, e che essi credono che si dovr ricorrere alle vie della giustizia, ma ci vuole il vostro consenso: comunicatemi, vi prego, quale risposta si dovr dare. Ecco le immaginette vostre e le massime per [il nuovo] anno, che il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre ha benedetto per mandarle a tutte voi. Siamo addolorate perch non lo vediamo a causa della sua malattia alle gambe, che gli impedisce di stare in piedi se non con grande difficolt. Abbiamo un forte motivo di raddoppiare le preghiere per la sua conservazione. Il signor Portail sta molto meglio dell'anno scorso. Tutte le suore vi salutano tutt'e tre 1203, come fo io nell'amore di Nostro Signore Ges, nel quale sono, cara sorella, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - Mandatemi ampie notizie del vostro ospedale e delle suore.

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L 649

AL SIGNOR VINCENZO 4 gennaio 1660

Onoratissimo Padre, Permettetemi in questo nuovo anno di salutare umilissimamente la vostra carit e di domandarvi con questa lettera la vostra santa benedizione per aiutarmi ad essere fedele a Dio, finch piacer alla sua bont lasciarmi sulla terra. Vi supplico pure umilissimamente, onoratissimo Padre, di prendervi il disturbo di comunicarmi il nome della persona sulla quale avete posto gli occhi come esecutore del testamento che desidera fare la dama 1204 di cui vi ho informato; temo che essa venga senza che io abbia il modo di darle questa soddisfazione. Vi domando umilissimamente perdono, onoratissimo Padre, della libert che mi sono presa di mandarvi quel Ges coronato di spine. Il solo pensiero che la vostra cara persona si trovasse immersa in dolori universali, mi sugger il pensiero che niente li potesse addolcire eccetto questo esempio e la medaglia che la buona damigella che stata qui malata, mi ha mandata con delle corone, al suo ritorno da Nostra Signora di Liesse. Permettetemi per l'amor di Dio di domandarvi notizie della vostra salute, [cio] se il gonfiore delle gambe non cresce, se i dolori non diminuiscono e se non avete pi febbre. Per la mia confidenza di figlia verso il suo onoratissimo Padre, non posso impedirmi di dirvi che credo assolutamente necessario che vi purghiate spesso ma dolcemente, per supplire al difetto della natura che impedisce il sudore, essendo per molto pericoloso anche provocarlo artificialmente; e credo necessario che vi nutriate la sera come un malato, eccetto il pane e il vino, ma le erbe hanno un cattivo succo per fare buon sangue. La polvere cornacchina 1205, ma solo 18 o 21 chicchi presi ogni tanto, molto buona per i bambini e per le persone anziane, non muove affatto gli umori e libera dalle acque senza disseccare troppo. Mi sembra che l'esperienza che ho di questo rimedio mi faccia ardita a proporvelo, con la fiducia che ne userete con prudenza. Vorrei certamente sapere notizie vostre, come sono in realt. Mi sembra che Nostro Signore mi abbia messa in condizione di sopportare tutto con abbastanza pace, e io devo farlo, poich ho

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l'onore di essere, onoratissimo Padre, la vostra umilissima, obbedientissima e obbligatissima figlia e serva.

L 650

ALLA CARISSIMA SUOR MATURINA GURIN F.d.C., serva dei poveri malati a La Fre

1206

(Gennaio 1660)

Carissima sorella, Supplico Ges, che l'unico oggetto del nostro amore ed venuto in questo mondo, di essere la vostra forza e consolazione, all'inizio di questo nuovo anno. Avete giudicato bene, cara sorella, pensando che aspettavo il parere del Signore [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre per dare la piena risposta alla vostra cara ultima lettera che ancora in camera sua, bench io ne abbia fatta un riassunto, per paura che andasse smarrita, e per potergli parlare ancora, essendoci alcuni punti, mi sembra, di cui non volevo darvi la soluzione, perch mi sembrano importanti. Non ve ne dico niente in questa lettera, perch o direttamente da lui o per mezzo del signor Portail, credo che non avrete pi nessun dubbio su ci che io ho saputo; per credo che il modo di fare il catechismo che ha suor Giuliana 1207 non stato inteso bene. Siamo nella medesima difficolt dell'anno scorso quanto al non vedere affatto il nostro caro Padre a causa delle sofferenze alle gambe, e Dio voglia che possano ricevere ancora qualche miglioramento! Quanto al signor Portail, fortunato chi lo vede: ha un luogo appartato in fondo al loro recinto, dal quale non si muove e non viene via che pochissimo per le confessioni. Non lascer, cara sorella, di mandare le vostre lettere e i regalini, e forse di aggiungerci [qualche cosa]. Mi mettete un po' in pensiero, per la vostra indisposizione; fatemi sapere per favore di che si tratta e che cosa fate per il servizio dell'ospedale e dei poveri malati della citt. Voi non avreste potuto dare un altro significato a quello che vi stato detto di ci che la Regina deve [dare]; ed vero che non

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conoscendo pienamente la lealt del modo di agire della nostra cara suor Marta1208, essi non possono vedere chiaro in [tutto] questo affare. Bisogna lasciare tutto alla direzione della divina Provvidenza. La vigilia [della festa[ dei Re (Magi) abbiamo avuto l'onore di vedere madama la duchessa di Ventadour 1209 e proprio la vigilia [della festa] dei re quando essa non vi ha trovata; mi ha detto che le dispiaceva che non le foste stata data voi per andare a Santa Maria1210 al posto delle due ultime mandate, che sono ritornate per ordine suo. A questo punto, ricevo la vostra cara lettera e vi ripeto quello che vi ho gi comunicato riguardo al catechismo. Se giunto il tempo che venga messo in piena luce quello che le Figlie della carit da tanto tempo fanno come di nascosto, il suo santo nome sia benedetto. Credo che forse il signor Portail ve ne avr scritto secondo quello che me ne ha detto. Vi ringrazio con tutto il cuore dei doni che il vostro buon cuore ci ha mandati, bench faccia questo solo col desiderio, perch non li abbiamo ancora ricevuti. Ne useremo nel modo che ci comunicate. Per quanto riguarda i soldati convalescenti, credo, cara sorella, che fareste bene a lasciarli in un angolino delle vostre sale o in un altro luogo con una porta di sicurezza; voi conoscete l'importanza e la proibizione che le regole ci impongono nei riguardi degli uomini. Abbiamo un gran motivo di lodare Dio delle grazie che fa alla Compagnia. In quest'estate si sono convertiti due o tre eretici [nell'ospedale] di Saint-Denis; Dio lo sa, ed sufficiente su questo punto. Nostro Signore proibiva sempre ai suoi apostoli di dire quello che faceva. Che faremo, carissime sorelle, per mostrarvi la nostra riconoscenza verso le vostre care sorelle, se non assicurarvi dell'affetto di tutte le nostre, Vi mandiamo le immaginette e le massime che la Provvidenza vi ha fatto avere in sorte fedelmente; vi prego, cara sorella, di gradirle e di voler aver la premura di leggere le nostre care lettere per ricevere con questo mezzo lo spirito di Ges Cristo, senza il quale tutto quello che diciamo e facciamo non che cembalo squillante 1211.

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Mi fate un gran piacere mandandomi le vostre notizie, poich ci tengo a dirvi1212 che [comunico alle suore] tutto quello che mi comunica suor Maturina, eccetto quello che le regole permettono alle suore di scrivere alla superiora o al superiore, e che deve esser detto in primo luogo, senza comunicarlo alla suor servente. Ho preso la medicina e ho un po' fretta, perci devo finire prima di quanto vorrei, assicurandovi che sono con tutto il cuore, piena di affetto [per voi], come Nostro Signore sa, e nel suo santissimo amore [sono], care sorelle, la vostra umilissima e affezionatissima sorella e serva. P.S. - Sapete che non posso rileggere le mie lettere; scusate gli errori.

L 651

ALLA CARISSIMA SUOR MARGHERITA CHTIF F.d.C., serva dei poveri malati ad Arras

1213

10 gennaio 1660

Carissima sorella, Credo che a quest'ora abbiate ricevuto l'ultima mia lettera [mandata] alla fine del mese di dicembre, con la quale mi lamentavo di me stessa per esser stata tanto tempo senza prendermi la consolazione di scrivervi. Vedo dalla vostra cara lettera che attribuite la colpa non a me ma alle mie infermit. Vi dir che, bench non sia stata costretta a letto se non [poco tempo], tuttavia le mie piccole infermit hanno destato spesso la mia pigrizia e cos m'impediscono di compiere i miei doveri; inoltre, care sorelle, gli affari della Compagnia aumentano continuamente, essendo state fatte nell'estate scorsa tre o quattro fondazioni, come vi ho comunicato. Dio sia benedetto di tutto, e dia alla Compagnia la forza e la generosit di mantenersi nello spirito primitivo, che Ges ha messo in lei col suo [spirito] e con le sue sante massime. Diamoci

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spesso a Dio per ottenere dalla sua bont questa generosit per la gloria dei suoi progetti sulla Compagnia. Fatemi sapere, per favore, cara sorella, se avete ricevuto un libro scritto dal nostro signor parroco 1214, intitolato La parrocchiana caritatevole , con un quarto di gommagutta 1215, come ci avevate domandato. Vi ho comunicato anche la riconoscenza del Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre per qualche cosa che mi avevate detto di dirgli. Raddoppiate, care sorelle, ve ne prego, le vostre preghiere per la sua conservazione; i mali alle gambe l'hanno costretto a stare in camera da un mese, di modo che non lo vediamo pi, e le visite e gli affari crescono tanto che difficilmente possiamo avere risposta quando gli scriviamo. Vedete in quale condizione la divina Provvidenza vuole che siamo; ma il suo beneplacito sia fatto sempre. Datemi, per favore, notizie vostre e in che stato la vostra Carit: se le dame la dirigono come a Parigi, se ci sono ufficiali e se queste vengono cambiate di volta in volta: questa una cosa necessaria, senza la quale molto difficile che la Compagnia delle dame e la loro attivit continuino. Fatemi sapere anche, ve ne prego, se preparano il brodo, se fanno la questua e le altre attivit delle dame di queste parti [di Parigi]. Nel libro che vi ho mandato avrete trovato il regolamento [della parrocchia] di S. Lorenzo. Vi prego, cara sorella, di informarmi quando avrete bisogno di denaro, poich io voglio che non manchiate di nulla per nutrirvi e vestirvi, come se foste qui alla Casa madre. Non trovate (dunque) delle giovani che abbiano il desiderio di [entrare] nella Compagnia per il servizio di Nostro Signore nella persona dei poveri? Sapete certamente che ne abbiamo dai luoghi pi lontani, ma che ci vogliono spiriti ben fatti e che desiderino la perfezione dei veri cristiani, che vogliano morire a se stesse con la mortificazione e la vera rinunzia gi fatta nel santo battesimo affinch si stabilisca in loro lo spirito di Ges Cristo che dia loro la fermezza della perseveranza in questo genere di vita tutta spirituale, bench si manifesti in continue azioni esterne che sembrano basse e spregevoli agli occhi del mondo, ma grandi davanti a Dio e ai suoi angeli. Vi supplico, cara sorella, di salutare a nome mio madamigella des Lions: assicurandola del nostro rispettoso affetto e servizio.

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Ci siamo permesse la libert di sorteggiare una massima e un'immaginetta che vi prego di presentarle, scusandoci se non molto bella. Anche voi, care sorelle, ricevete - ve ne prego - quelle che la divina Provvidenza ha fatto sorteggiare per voi, e credetemi con un cuore tutto rinnovato nell'affetto per voi, carissime sorelle, nell'amore del piccolo Ges, che comincia a spargere il suo sangue prezioso nella culla, la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Tutte le suore vi salutano nell'amore del piccolo Ges; il nostro onoratissimo Padre e il signor Portail, che grazie a Dio stanno bene, si ricordano spesso di voi con venerazione.

L 652

ALLA CARISSIMA SUOR LORENZA DUBOIS F.d.C., serva dei poveri malati a Bernay

1216

12 gennaio 1660

Carissima sorella, Se Nostro Signore vi ha separata dalla vostra cara sorella 1217, lo supplico di essere la vostra forza e consolazione; se invece la sua volont ce l'ha lasciata ancora, vi prego di salutarla da parte di tutte noi e assicurarla che tutta la Comunit ha pregato per lei affinch sia in condizioni di poter partecipare eternamente ai meriti della morte di Ges, crocifisso per la sua salvezza e (quella) di tutti gli uomini. Assicuratela anche che sua sorella 1218 persevera e fa bene, grazie a Dio. Non potrei mandarvi nulla senza conoscere un mezzo sicuro. Sono molto contrariata che la mia balordaggine ha impedito che riceveste la lettera che vi mandai, con la quale vi pregavo di fare un viaggetto qua; questo vi avrebbe impedito di esporre al rischio il vostro pacchetto che non abbiamo ricevuto. Le vostre due lettere sono giunte contemporaneamente con la posta, ed essi [i postini]

[p. 781]

dicono che non s'incaricano mai di nulla. Informatevi della persona alla quale l'avete consegnato, e comunicateci il suo nome, il suo impiego, e - se possibile - dove abita, sia a Parigi che al suo paese. Eccovi le massime e le immaginette, benedette dal Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, che molto sofferente alle gambe; lo raccomando alle vostre preghiere. Il signor Portail sta abbastanza bene, grazie a Dio. Abbiamo tre suore malate: una suor Antonietta 1219 [della parrocchia] di S. Stefano; [inoltre] suor Maria, dell'ospedale e una suora nuova che ha ricevuto stasera l'estrema unzione. Ci raccomandiamo tutte alle vostre preghiere, e sono nell'amore di Nostro Signore, cara sorella, la vostra umilissima e affezionatissima... P.S. - Pi presto che potrete, dateci, per favore, notizie della nostra cara sorella1220.

L 653

AL SIGNOR ABATE DI VAUX 13 gennaio 1660

Signore, Il bene che il signor Ratier 1221 mi ha fatto sperare dalle nuove inviate mi stato di grande consolazione e mi ha dato la libert di scrivervi, confidando che la vostra carit non lo giudichi una cosa cattiva. Se le lettere che mi presi l'onore di scrivervi per mezzo di loro [= delle suore mandate], non sono state affatto ritrovate, ho un gran motivo, signore, di assicurarvi che non avevo mancato a questo dovere. Nella mia ultima lettera ho pregato il signor Ratier di avvertirmi se dovevo ancora prendere la libert di scrivere a monsignor [vescovo] d'Angers 1222, nel caso che fosse avvenuta quella perdita [delle lettere]. C'erano anche una lettera per i signori amministratori, e le regole e gli avvisi delle pratiche delle nostre suore. E' una gran pena che neanche una abbia la facilit di scrivere. Permettetemi, signore, di raccomandare alle vostre preghiere

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la conservazione del Signor Vincenzo che da un mese costretto a stare nella sua camera a causa dell'aumento dei dolori e della debolezza delle gambe, bench non tralasci di lavorare per il prossimo, come o anche pi di prima. E permettetemi di dirmi, signore, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima, obbedientissima e obbligatissima figlia e serva.

L 654

AL SIGNOR VINCENZO 16 gennaio 1660

Onoratissimo Padre, E' stata madama de Glou 1223, o per iniziativa propria o piuttosto ispirata da Dio, a far supplicare la carit vostra di nominarle una persona adatta come esecutore testamentario; e la stessa vi ha mandato a dire stasera che crede che la missione, che il sig. de Blampignon1224 deve fare a Pasqua nel vescovato di Chartres, sia a Marchefroy 1225, purch egli non se ne dimentichi. Suor Nicoletta Haran1226 mi ha comunicato, tutta scoraggiata, che [le suore] non possono vivere senza aiuti, e voleva scrivere alla carit vostra, richiamando la memoria di quei signori [amministratori] su questo punto, bench creda che essi non l'accorderanno mai. La vostra carit, che cosa desidera che io le mandi a dire, nel caso che non vi prendiate la pena di farle scrivere? Credo che la continuazione di questo freddo aumenti i vostri dolori, che onorano quelli di Nostro Signore, nel cui amore sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima e obbedientissima figlia e serva.

[p. 783]

L 655

AL SIGNOR VINCENZO [Gennaio 1660]

Onoratissimo Padre, Sento fortemente ogni tanto il dolore della condizione in cui vi ha messo la carit vostra, e [sento] la pena della privazione dell'onore di parlarvi, temendo che la mia vilt e il mio amor proprio e gli altri pericoli della mia salvezza ne prendano vantaggio, poich sono sempre la stessa. Riflettendo sullo stato presente della Compagnia, m'inquieto anche perch non posso parlarvene, temendo di darvi il disturbo di leggere; eppure mi sembra necessario, onoratissimo Padre, dirvi il mio pensiero, che viene dal timore che [la Compagnia] decada in parecchie maniere. In primo luogo, mi sono accorta che in parecchie parrocchie le dame cominciano ad avere delle diffidenze per loro [= le suore], bench io pensi di esser sicura che non ne conosco una che ne dia un giusto motivo, eccetto quelle che, per lo zelo di aiutare i poveri, ricevono elemosine dalle dame per distribuirle e non si sottomettono [all'uso] di parlarne alle ufficiali, che se ne offendono. Sembra che le nostre suore non siano n tanto stimate n tanto amate, essendo trattate pi duramente ed essendoci dei luoghi in cui sono guardate con diffidenza e in qualche altro stato proibito in piena assemblea di dar loro qualcosa, ed anche al macellaio, che fornisce la carne dei poveri. Non che ricevessero cose notevoli, ma anche se era poco, ci le aiutava. Questo mi ha fatto pensare, onoratissimo Padre, alla necessit che le regole obblighino sempre alla vita povera, semplice e umile, per timore che, mettendosi in un modo di vivere che richiederebbe pi grande spesa, ed avendo delle attivit che portano a mostrarsi in pubblico e in parte alla clausura, ci obbligherebbe a cercare i mezzi di vivere in questa maniera, come sarebbe quello di formare una comunit molto interiore e senza vita attiva, di avere un alloggio per separarsi da quelle che escono e sono mal vestire, per il motivo dicono alcune - che quella cuffia da contadina e questo nome di suora non portano con s autorit, ma attirano il disprezzo. E io so che non soltanto le suore, ma anche altre [persone] che sarebbero obbligate ad onorare il piano di Dio

[p. 784]

per il servizio spirituale e corporale dei poveri malati, hanno grande inclinazione a quella maniera di vivere cos pericolosa per la continuazione dell'opera di Dio, che la vostra carit, onoratissimo Padre, ha sostenuta con tanta fermezza contro tutte le opposizioni. Sono molto addolorata di darvi questo dispiacere. Se la carit vostra vede che Dio vuole una cosa differente da quello che si fatto finora, nel nome di Nostro Signore, sia essa ad ordinarla e a dichiararla; io sar sempre la stessa, senza replicare, dopo aver preso la libert - come faccio - di dire le ragioni che si presentano alla mia mente, non osando dire che siano pensieri ispirati da Dio, a causa delle mie infedelt. Se non mi spiego bene e la carit vostra vuole che parli col signor Almras o con un altro che giudicherete adatto, questi forse mi far capire meglio. Permettetemi, onoratissimo Padre, di chiedervi notizie della vostra indisposizione, che credo potreste alleggerire, se vi lasciaste trattare come la vostra carit ordinerebbe di trattare un altro. Credo di avervi gi parlato del contenuto di questa lettera, eccetto alcune circostanze. Vi domando umilissimamente perdono delle mie ripetizioni, se cos, e lo spero dalla vostra bont, poich sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima, obbedientissima e obbligatissima figlia e serva.

L 656

ALLA CARISSIMA SUOR GIOVANNA DELACROIX, F.d.C., serva dei poveri malati a Chteaudun 2 febbraio 1660

Carissima sorella, Non dubito che abbiate molto da fare ed anche che abbiate una grande premura per aiutare le nostre suore a lavorare alla loro perfezione; dtemene sempre notizie, ve ne supplico, e ditemi soprattutto se, mentre lavorano per il servizio esterno [dei poveri malati], il loro interno occupato - per l'amore di Nostro Signore - a vegliare su loro stesse per superare e domare le loro passioni, rifiutando ai sensi quel che le pu portare ad offendere Dio. Senza di questo, voi sapete che le azioni esterne, bench siano per il servizio dei poveri, non possono piacere molto a Dio n meritar-

[p. 785]

ci una ricompensa, perch non sono unite a quelle di Nostro Signore, che lavor sempre in vista di Dio, Padre suo. Voi siete certamente in questa pratica, cara sorella, e provate anche la pace dell'anima, appoggiata cos al suo Diletto. Comunicatemi, vi prego, quello che sapete delle nostre suore di Varize. Aspetto il ritorno del signor Priore per scrivere loro. Fate sapere, per favore, a suor Ognissanti che io spero da lei che mi scriver pi spesso di quanto ha fatto finora. Non ho sentito parlare della dama della vostra citt, perci non credo che ritorni qui. Se volete scrivere ancora a Le Mans 1227, potete farlo; se potr sapere qualche cosa dei signori [missionari] di Le Mans prima che la lettera parta, ve lo comunicher. Mi raccomando alle preghiere delle nostre care sorelle, e sono, cara sorella, nell'amore di Ges Crocifisso la vostra umilissima sorella e affezionatissima serva. P.S. - Raddoppiate le preghiere per il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre, che malato alle gambe, tanto che non pu camminare e neanche dire la santa messa se non raramente a causa della loro debolezza. Ringraziate Nostro Signore perch piaciuto alla sua bont conservare il signor tienne dal naufragio in cui si creduto [che fosse perito], per 15 giorni, mentre era in mare per il Madagascar 1228; ora tutti hanno ripreso il viaggio: Dio li conservi con la sua misericordia 1229.

Lettere senza data

L 40

(A MADAMA ... )

1230

Madama, Ecco l'esercizio di cui vi ho parlato e che mi sembra sommamente adatto a voi, secondo la conoscenza della vostra anima che alla vostra bont piaciuto darmene. Vivete dunque cos, tutta di Dio, cara madama, in una amorosa e soave unione della vostra volont in ogni cosa con quella del nostro buon Dio. Questa pratica comprende, nella sua santa semplicit, i mezzi della solida perfezione che Dio aspetta da voi: questo il mio parere. Fate sempre, cara madama, molto conto dell'umilt e della dolcezza cordiale, e trattate con Nostro Signore con grande semplicit e innocente familiarit, durante le vostre orazioni e nei momenti d'abbandono del vostro spirito alla divina dolcezza. Non preoccupatevi se provate o no gusti e sentimenti di fervore sensibile: Dio vuole da noi solo il cuore; ha messo in nostro potere solo il semplice atto della volont: a questo appunto egli guarda e all'azione che ne consegue. Fate riflessioni [su voi stessa] meno che potete, e vivete con un santa gioia al servizio del nostro sovrano Maestro e Signore. Ecco, madama, quello che la vostra umilt ha domandato alla mia povert e [che vi scrivo] con grande semplicit, come mi concede Nostro Signore. Supplico la sua infinita bont di portare la vostra cara anima fino alla somma perfezione, dove vi vuole il suo amore. Raccomandate[mi] alla sua divina Misericordia, ve ne scongiuro, madama, e credete che ho gi fatto quello che avete desiderato da me e non vi dimenticher mai nelle mie deboli preghiere, e neanche il vostro signor marito n tutte le care persone che vi sono cos preziose. Dio sia benedetto!

[p. 787]

L 167

(ALLA SUOR SERVENTE DELL' OSPEDALE)

1231

14 dicembre

Carissima sorella, Credo che abbiate ricevuto le mie lettere quando tornato il buon ecclesiastico, [che ] uno degli amministratori dell'ospedale che part quasi quindici giorni fa. Vi scrissi ampiamente, e perci, in questa lettera, non ho che da ripetervi l'assicurazione - come faccio - che continua in me la gioia che provai nell'avere ampiamente le vostre notizie e quelle delle nostre care suore; e [vi scrivo] anche per accompagnare questo pacchetto e questa lettera che la divina Provvidenza ha fatto giungere nelle mie mani per farveli recapitare. Non ve ne dico nulla, credendo, cara sorella, che il vostro buon cuore non mancher di comprendere quello che Dio vi domanda in tali circostanze. Supplico Nostro Signore di riempirlo con la fedelt al suo amore che Egli desidera [da voi] e [lo prego] che vi dia di credere che io sono, carissima sorella, con tutto il cuore, nel suo santissimo amore, la vostra umilissima e obbedientissima sorella e serva.

L 366

AL SIGNOR ABATE DI VAUX

Signore, Sono stata pregata da madama de Saint-Gervais di farvi un'umilissima supplica, che vedrete nella risposta che ha data alla mia lettera in cui le avevo domandato il nome del suo signor fratello; essa dunque mi ha supplicato di raccomandarvelo, come fo con tutto il rispetto che vi (devo). Voi sapete, signore, com' importante che i giovani non s'impegnino senza saper bene che cosa fanno; perci gli ho fatto sperare che voi avreste avuto la bont di aiutarlo a conoscere con quale spirito si deve abbracciare il tipo di vita che egli si proposto. Mi prendo la libert di mandarvi la sua lettera, per liberarmi dal [dovere di] comunicarvi tutte le circostanze indicate in essa. Non mi ricordo se essa [= la dama] mi ha fatto il nome della comunit religiosa in cui si trova quel giovane, ma se ce n' una che

[p. 788]

porti il nome di S. Albino, mi sembra di avere in mente che sia in quella casa. Se non avete, signore, la comodit di visitarlo voi personalmente, vi prego di fargli l'onore di fargli fare questa carit da qualche altra persona virtuosa. Egli di ottima famiglia e parente di una persona che io onoro e amo molto. Ma solo la carit mi ha fatto venire il pensiero di proporvi questo disturbo, [proporlo cio] a quella carit che esercitate tutti i giorni per aumentarne il numero e per conseguenza il merito di tutte le vostre sante azioni, alle quali vi prego di farmi partecipare, per ottenermi la misericordia del nostro buon Dio, nel cui amore sono, signore, la vostra umilissima figlia e obbedientissima serva.

L 384

AL SIGNOR VINCENZO

1232

Onoratissimo Padre, Per l'amor di Dio vi supplico di fissare e indicarmi l'ora in cui potr parlarvi, affinch, secondo questa indicazione, io abbia il tempo adatto per sbrigare l'affare di cui vi ho parlato dopo pranzo, nel timore che la vostra carit parta domani. Se giudicaste di non poter trovare questo tempo prima di partire, e di permettermi di andare con la diligenza o di noleggiare una carrozza, vi raggiungerei all'ora di pranzo e l vi potrei parlare. Vi supplico di concedermi l'una e l'altra cosa, avendone bisogno per la gloria di Dio, per cui Egli mi ha fatto la misericordia di essere, onoratissimo Padre, la vostra obbligatissima bench indegna ...

L 395

(A UNA SUOR SERVENTE)

1233

Cara sorella, Credo che vi ricordiate che il Signor [Vincenzo] nostro onoratissimo Padre ha avvertito tutte le suore che, quando voglio-

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no scrivere ai superiori, non necessario far vedere le lettere alla suor servente, ma ad altre perone non si deve scrivere senza il suo permesso, e devono sempre indirizzare le loro lettere alla direttrice [superiora] di Parigi. Per vivere in grande unione e cordialit, cara sorella, quando le suor serventi ci scrivono o ricevono qualche nostra lettera, necessario che lo dicano alla loro suor assistente ed anche che leggano ci che vien loro comunicato eccetto i segreti particolari. Infatti, cara sorella, [tra le suore] ci deve essere un'uguaglianza cos grande, che, quando nella Compagnia sar tutto ben stabilito, potr essere giudicato opportuno che le suore siano serventi una dopo l'altra, ogni anno. In nome di Dio, cara sorella, guardate la nostra suora 1234 con la dolcezza e la tenerezza di cui credete che abbia bisogno. In generale tutte si ritengono ben contente del titolo di serve dei poveri, ma ve ne sono poche che sappiano accettare la minima parola detta loro con troppa autorit e durezza. Perci dobbiamo abituarci a pregare e non a comandare, a insegnare con l'esempio e non con il comando. So che voi fate quello che potete per questo scopo.

L 556

(ALLA SUOR SERVENTE DI SAINT-DENIS)

1235

Carissima sorella, Ebbene, eccovi ancora gravemente caduta, e interpretate la mancanza della nostra suora in modo diverso da quello che . Questa suora s'era impazientita vedendo tanti gatti intorno a voi e a lei durante l'orazione, e voi [le] dite che dispiacciono a un'altra suora. Mio Dio, sorella, com' amabile la verit! Quanto tempo che vi ho pregata di sbarazzarvi di quegli animali, ma voi non ne fate caso, e una suora mancher se non vi obbedisce prontamente! Ci dovete dare ancora venti soldi di resto. Vi manderemo dei piselli. Ecco ancora dieci libbre di prugne a sei lire cento. Vi prego, cara sorella, di non abbattervi alla vista delle vostre

[p. 790]

mancanze: senza questo mezzo non potremmo n conoscerci n correggerci. Credo che farete bene ad avere del burro salato: quello buono qui costa otto soldi. Ci informerete se pensate che costi di pi a SaintDenis e se dovremo mandarvene di qui. Non detto che qualche volta non abbiate bisogno di burro fresco, ma raramente. Consolatevi con la speranza che il ritiro vi far del bene. Mi stupisco che abbiate ancora le nostre due suore, senza che noi lo sappiamo. Pregate Dio che mi dia l'umilt, e credetemi, carissima sorella, nel suo santissimo amore la vostra umilissima sorella e serva.

L 568

AL SIGNOR PORTAIL

Signore, Vi sono molto riconoscente perch avete voluto darmi qualche segno di cordialit e di benevolenza, tenuto conto della conoscenza che avete dei miei crimini. Vi prego, signore, questo spinga la vostra carit a ottenermi misericordia. E' vero che gi abbiamo visto quel caro libretto, che terr in gran conto, per le ragioni che mi indicate e di cui vi ringrazio umilissimamente. Permettetemi, signore, di spiegarvi quelle parole della mia lettera, che vi hanno spinto a farmi conoscere le vostre intenzioni. Ho scritto: Che potrebbero esserci delle occasioni in cui mi sarebbe difficile obbedirvi o sarei nell'impossibilit di farlo. Significa, signore, che qualche volta le suore mi dicono che la vostra carit ha detto loro di domandare di fare il ritiro o di cambiare casa (bench questo modo di avvertirmi sia un po' straordinario); e allora succede che [qualche volta] la cosa impossibile, non avendo nessuna che possa prendere il loro posto utilmente, e non solo questo, ma perch non c' nessuna [suora disponibile]. Ci vorrebbe certamente un colloquio di un'ora buona per dirvi parecchi esempi, che vi farebbero vedere che io preferir sempre i vostri consigli a tutte le mie ragioni, se ve le potessi dire o se voi aveste il

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tempo di ascoltarle - cosa che ancora non stata possibile, e io credo che non l'avete creduto opportuno. Spero che Nostro Signore supplir alla mia deficienza, poich in realt desidero solo la sua gloria e il compimento della sua santissima volont, non la mia giustificazione di fronte alle suore n alcun'altra [giustificazione], se non di fronte alla vostra carit, per il rispetto che vi devo e per gli obblighi grandissimi [di riconoscenza] che tutta la Compagnia ha verso di voi, ed io in particolare, che sono, signore, dal pi intimo del cuore, nell'amore di Nostro Signore, la vostra umilissima e obbedientissima serva. P.S. - Non so se il Signor Vincenzo vi ha fatto avvertire della piccola conferenza [che ci sar] a S. Lazzaro, tra Vespro e Compieta, affinch abbiate la bont di venirci.

L 25

AL SIGNOR VINCENZO (Dopo il 1650)

Onoratissimo Padre, Perdonate la mia troppo violenta paura della cosa che ho sempre pi temute nella persona che di cui vi ho parlato. Le riflessioni che fo su questo punto e che aumentano il mio dolore, sono state la causa per cui non avete visto [in me] la consolazione che Dio mi d per mezzo della vostra carit. Se credete che nella mia vita ci sia stata un po' la guida della divina Provvidenza, in nome di Dio, mio carissimo Padre, non abbandonatemi nella presente necessit; se no, fatemi la carit di farmi conoscere la mia illusione, affinch non muoia impenitente. Ho dimenticato di supplicarvi umilissimamente, per l'amor di Dio, di dire domani la s. messa per mio figlio, e di fare ci che a Dio piacer ispirarvi, per aiutarlo ad uscire dalla grande pena in cui credo che si trovi e che vi farebbe gran compassione se la vedeste come [la vedo] io. Fo tutto quello che posso per seguire i pensieri che mi avete fatto l'onore di darmi. Ho cenato meglio di quanto non pensassi e voglio cercare di dare a Dio ci che mi domanda in questa occasione, e che spero di conoscere con i consigli che la vostra carit mi dar, dei quali ho gran bisogno e per essere, Signore, per quanto Dio lo vuole, la vostra obbligatissima figlia e umile serva.

[p. 792]

L 356

AL SIGNOR VINCENZO (Dopo il 1650)

Onoratissimo Padre, La povera suor Nicoletta, di Montmirail, ha detto alle nostre suore che madamigella [di] Montdsir, madre di madama Tuboeuf, l'aveva ricevuta per mandarla a servire i poveri malati del villaggio d'Issy, al posto delle suore che noi abbiamo ritirate di l gi da molto tempo, e [ha detto] che non lascer in nessun modo l'abito n la cuffia, e sar sempre suora. Tutte le sorelle soffriranno [per questa cosa], e io che lo temo (per quanto me lo pu permettere l'insensibilit che ho per ogni cosa), supplico umilissimamente la vostra carit di pensarci davanti a Dio e [vedere] se non sarebbe pi opportuno impedire che ella cada l con l'abito [di suora], cosa che potremmo [ottenere] per mezzo di madamigella Viole, piuttosto che farglielo levare quando si sar ambientata nel villaggio, per il motivo che madamigella di Montdsir non star dalla nostra parte. Supplico il nostro buon Dio perch il vostro ritorno avvenga in buona salute, e sono, onoratissimo Padre, la vostra obbedientissima e umilissima serva 1236.

L 410

AL SIGNOR VINCENZO Venerd 26 (dopo il 1650)

Supplico umilissimamente la carit vostra di permettermi di supplicarla di dare mezz'ora del vostro tempo alla nostra suor Francesca, come ella spera domani sabato, e di sospendere la decisione che dovete prendere per disporne fino a che io non abbia avuto l'onore di parlarvi, non solo nell'interesse della suora, ma [anche] per quello della Compagnia, che ha un gran bisogno di essere un po' illuminata per andare avanti con prudenza e discrezione, ed io pi di tutti, che sono, onoratissimo Padre, la vostra umilissima, obbedientissima figlia e serva.

[p. 793]

L 558

AL SIGNOR VINCENZO Mercoled (dopo il 1650)


1237

Onoratissimo Padre, Permettetemi di mettermi al posto di una povera vergognosa, che vi prega, per l'amor di Dio, di farle la carit dell'elemosina di una visitina, della quale ho gran bisogno, non potendo mandarvi a dire il motivo che m'impedisce molte cose e mi obbliga ad essere importuna con voi, non potendo fare diversamente, essendo, per ordine di Dio, onoratissimo Padre, la vostra umilissima serva e povera figlia. P.S. - La vostra carit potrebbe [farlo] oggi?

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Ved. lett. 254, p. 296. Probabilmente Anna de Gennes, originaria di Richelieu, che sarebbe morta nel 1650. Essendo di origine nobile, lasci tutto per darsi a Dio nella Compagnia delle Figlie della Carit (Conferenze di S. Vincenzo, 9 dicembre 1650, ediz. Mezzadri, p. 597). 3 Vincenza Auchy, originaria di Richelieu (ved. lett. 36, p. 56). 4 Giovanna Delacroix, originaria di Le Mans, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit verso il 1645, fu messa prima a Parigi, poi a Serqueux nel 1648. Nell'aprile 1651 fu nominata assistente: alla fine del 1653 ritorn a Serqueux; nuovamente assistente nel 1657, fu mandata a Chteaudun nel 1659 a sostituire suor Barbara Angiboust che era morta. Di lei S. Luisa disse: E' una suora di virt e di grande buon esempio. Ha una grande dolcezza per le suore e carit, ed anche lavoratrice... (Consiglio delle FdC 13 aprile 1651: Coste XIII, p. 672). 5 Nicola Fouquet, nato a Parigi nel 1615, procuratore generale del Parlamento di Parigi nel 1650, sovrintendente delle Finanze nel 1653. Accusato e condannato alla prigione a vita nel 1663, mor nel castello di Pignerol nel marzo 1680 (Corrispondenza di S. Vincenzo, IX, p. 532). 6 S. Lazzaro aveva il diritto di alta, media e bassa giustizia. 7 Suor Genoveffa Poisson (ved. lett. 28, p. 39). 8 S. Nicola du-Chardonnet, parrocchia di Parigi. 9 Suor Giuliana Loret (ved. lett. 220, p. 299). 10 Citt famosa per l'abbazia benedettina dove venivano sepolti i re e i principi della famiglia reale. Le Figlie della Carit vi furono chiamate nel 1645 per la cura dei malati dell'ospedale. 11 Ved. lett. 43 (p. 18). 12 Ved. lett. precedente (n. 299). 13 Ved. lett. 254, p. 296. 14 Forse Stefania Mass, originaria di Richelieu, entrata da poco nella Compagnia delle Figlie della Carit. 15 Ved. lett. 173bis, p. 298: si pentiva di aver abbandonato la Compagnia. 16 Ved. lett. 18 (p. 34). 17 Le due suore di Richelieu desideravano fare i voti perpetui. 18 Ved. lett. 214 (p. 461). 19 Suor Nicoletta era cieca; mor nell'aprile dell'anno seguente 1652. 20 Il nuovo confessore della suore all'ospedale d'Angers. 21 Nel 1649 era stato nominato un nuovo vescovo ad Angers, mons. Enrico Arnauld, fratello del celebre Antonio Arnauld, capo del partito giansenista francese. Aveva un grande amore per i poveri e andava spesso a trovarli all'ospedale. Dopo la morte dell'Abate di Vaux (1681) sub l'influsso della sua famiglia giansenista. 22 Ved. lett. 71 (p 98). 23 Di sacerdoti, del tipo delle celebri "Conferenze del marted" che si tenevano a S. Lazzaro. 24 Nel consiglio del 15 aprile 1651 era stato deciso di mandare a Chars suor Giuliana Loret che, con la sua prudenza e intelligenza, avrebbe potuto agire con discrezione col nuovo parroco, il signor Pouvot, che era giansenista (Coste XIII, p. 678). 25 Suor Margherita Chtif, nata a Parigi (parrocchia di S. Sulpizio) l'8 dicembre 1621, entr nella Compagnia delle Figlie della Carit il 1 maggio 1649. Mandata prima a Chars, poi nel maggio 1651 a Serqueux. Il 4 aprile 1655, mentre era a Parigi, fece i voti perpetui; fu presente all'erezione ufficiale della Compagnia e ne firm l'atto (8 agosto 1655). Nel 1656 fu mandata ad Arras, dove era quando mor S. Luisa: qui seppe la notizia che era stata nominata superiora generale. (Ved. Conferenze di S. Vincenzo alle FdC, n. 120, ediz. Mezzadri p. 1565). Nel 1667 divenne direttrice del seminario poi, nel 1670, superiora ad Angers. Nel 1674, durante il generalato di Nicoletta Haran, fu economa generale per tre anni; poi and all'ospizio del S. Nome di Ges come superiora. Mor alla Casa madre il 9 gennaio 1694. 26 Ved. lett. 196 (p. 265). 27 I Trovatelli erano stai portati a Parigi, nel sobborgo Saint-Denis (Corrispondenza di S. Vincenzo, X, n. 1370, p. 8), di fronte al recinto di S. Lazzaro. 28 Il Signor Vincenzo aveva avvertito suor Anna Hardemont dell'arrivo di una suora all'ospedale di Hennebont (Corrispondenza di S. Vincenzo, X, n. 1374, p. 12-13). 29 Suor Elisabetta Hellot era morta alla fine del 1650 (ved. lett. 257, p. 396). 30 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). 31 Suor Marta Dauteuil (ved. lett. 165, p. 213).

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Ved. lett. 210 (p. 455). Ved. lett. 173 (p. 225). 34 Di Pentecoste. 35 Suor Giuliana Loret a Chars (ved. lett. 302, p. 404). 36 S. Luisa faceva il suo ritiro annuale dall'Ascensione alla Pentecoste. 37 Libri scritti dallo spagnolo Luigi di Granada e tradotti in francese da N. Colin alla fine del secolo XVI (ved. lett. 63, p. 82). 38 Ved. lett. 110 (p. 138). 39 Anna Hardemont e Genoveffa Doinel stavano per ricevere una terza suora, Barbara. 40 Suor Giuliana Loret che era a Chars (ved. lett. 220, p. 299, e 302, p. 347). 41 Suor Margherita Chtif (ved. lett. 302, p. 404). 42 Probabilmente una giovane suora, affidata a Giuliana Loret, gi direttrice del seminario delle suore. 43 Ved. le lett. seguenti 526 e 306. 44 Suor Margherita Chtif (ved. lett. 302, p. 404). 45 Ved. lett. 214bis, p. 176 - Suor Chesneau era rimasta sola a Saint-tienne, perch le sue compagne erano andate nelle localit vicine per recar soccorso alle popolazioni desolate dalla fame e dalla guerra (Nella chiesa al servizio dei poveri, p. 10). 46 Saint-tienne a Arnes, nelle Ardenne (Piccardia). Vi erano state mandate quattro suore nel 1650. 47 Suor Giovanna Francesca (ved. lett. 371, p. 496). 48 Le suore servivano i poveri in villaggi differenti (ved. Consiglio delle FdC, 15 aprile 1651: Coste XIII, p. 675). 49 Pierina Chefdeville, originaria di Villers-sous-Leu, aveva un fratello prete della Missione. Era nipote di Enrichetta Gesseaume. Entr tra le Figlie della Carit nel 1640-41. Nei primi anni serv i poveri a Saint-Germain-en-Laye e a Fontenay, poi fu mandata a Serqueux. Nel 1653 and a Chlons a soccorrere le vittime della guerra. 50 Ved. lett. 302 (p. 404). 51 Ved. le lett. a Giuliana Loret 304bis (p. 409) e 306 (p. 412). 52 Maria Marta Trumeau era a Parigi (ved. lett. 102, p. 87). 53 Suor Giovanna Pangoy, di Liancourt, era andata a Parigi, senza dubbio per il ritiro. 54 Di Vienne (ved. lett. 144, p. 184). 55 Ved. le lettere 304bis, 347 e 526 (p. 409, 410, 411). 56 Ved. lett. 254 (p. 296. 57 Il signor Lamberto (ved. lett. 18, p. 34), prima di partire per la Polonia, faceva la visita delle case di Angers e Nantes. 58 Di fare o rinnovare i voti. 59 La Fondazione delle Figlie della Carit a Montmirail avvenne nel 1647. 60 Erano della parrocchia di S. Giovanni en-Grves di Parigi. 61 Suor Giovanna Battista la giovane (ved. lett. 235, p. 317) era nella parrocchia di S. Giovanni prima di esser mandata a Montmirail. 62 Suor Nicoletta Haran (ved. lett. 495, p. 583) era arrivata a Montmirail nell'ottobre 1650 (ved. Conferenze di S. Vincenzo alle FdC, n. 45, del 22 ottobre 1650, ediz. Mezzadri p. 593-597). 63 Madama Fouquet, nata Maria de Maupou, era madre di 8 figli: uno divenne soprintendente delle finanze, un altro vescovo di Narbona. Una figlia fu superiora delle visitandine di Tolosa. Madama Fouquet, dama di grandissima carit e di eminente piet, mor a 91 anni. 64 Parrocchie di Parigi. 65 S. Vincenzo rispose alla Santa, incaricandola di veder chiaro nella faccenda di suor Giovanna Battista (Corrispondenza di S. Vincenzo, X, n. 1402, p. 61-63); la suora rimase fedele alla sua vocazione a Montmirail. 66 Ved. lett. 214bis (p. 176). 67 Ved. lett. 347 (p. 410). 68 Suor Francesca Paola era in via di guarigione. Nel 1657 era alla Casa madre. 69 Entrata nella Compagnia delle Figlie della carit verso il maggio 1650, mor alla fine di giugno 1651. 70 Suor Maria Giuseppa era a tampes nel 1653. Nel giugno 1658 il Signor Vincenzo parl della sua morte con ammirazione (Conferenze di S. Vincenzo alle FdC, n. 97, ediz. Mezzadri p. 1324). 71 Ved. lett. 220 (p. 299).

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Ved. la lettera precedente (n. 309). Suor Maddalena Speranza (ved. lett. 317, p. 423). 74 Ved. lett. 119 (p. 409). 75 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 76 Nella lettera del 23 maggio 1651 il sig. Lamberto aveva notificato alla Santa che tutte le suore erano malate, eccetto Nicoletta. 77 Mons. Enrico Arnauld (ved. lett. 521, p. 403). 78 Ved. lett. 309 (p. 415). 79 Suor Anna Hardemont (ved. lett. 110, p. 138). 80 Suor Barbara, arrivata ad Hennebont nel maggio 1651. 81 Ved. lett. 64, p. 91. 82 Il signor Lamberto aveva fatto da poco la visita della casa delle Suore. 83 S. Luisa si mise dunque sotto la direzione di S. Vincenzo negli ultimi mesi del 1624 o nei primi mesi del 1625 (Corrispondenza di S. Vincenzo, X, p. 73). 84 Negli autografi questa lettera scritta due volte. La Santa le dava tanta importanza che, prima di mandarla a S. Vincenzo la copi di sua mano (Ediz. francese degli Scritti di S. Luisa, 1961, p. 1031). 85 Ved. lett. 64 (p. 91). 86 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 87 Suor Maddalena Speranza della parrocchia di S. Nicola du-Chardonnet, mor nel luglio 1651 (ved. lett. 311, p. 416). 88 Ved. lett. 297 (p. 398). 89 Ved. lett. 144 (p. 177). 90 Ved. lett. 119 (p. 409). 91 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 92 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). 93 Ved. lett. 309 (p. 416). 94 Suor Maddalena Speranza (ved. lett. 317, p. 423). 95 Lettera della serie Giuliana Loret, ricopiata da suor Margherita Chtif. 96 Il signor Lamberto (ved. lett. 18, p. 34) aveva fatto la visita nel giugno precedente. 97 Ved. lett. 173 (p. 225). 98 Suor Marta Dauteuil (ved. lett. 165, p. 213). 99 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 100 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). 101 Ved. lett. 64 (p. 91). 102 Suor Anna Hardemont (ved. lett. 110, p. 138). 103 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 104 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). 105 Suor Pierina Chefdeville (ved. lett. 526, p. 411). 106 Suor Marta Dauteuil (ved. lett. 165, p. 213). 107 Suor Margherita Moreau (ved. lett. 278, p. 365). Nella sua relazione della visita, il signor Lamberto diceva: Ci sarebbe un po' da ridire tra le due suore, Margherita e Cecilia [Angiboust]. 108 Mons. Enrico Arnauld (ved. lett. 521, p. 403). 109 Superiora dell'ospedale di Nantes. 110 Di suor Margherita Moreau (ved. lett. precedente, n. 285). 111 Suor Anna Hardemont era ritornata a Nantes (ved. lett. 110, p. 138). 112 Suor Anna Hardemont era sempre stata suor servente. 113 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102), alla quale S. Vincenzo aveva chiesto di andare come superiora a Hennebont (Corrispondenza di S. Vincenzo, X, n. 1427, p. 96-97, e n. 1445, p. 123-124). 114 Ved. lett. 220 (p. 299). 115 Suor Filippa Bailly (ved. lett. 336, p. 445). 116 Purgativo molto usato nel sec. XVII. 117 Suor Margherita, di Vienne, era alla Casa madre (ved. lett. 144, p. 177). 118 Suor Giovanna Lepintre, superiora a Nantes, era andata ad Angers a passarvi alcuni giorni con suor Enrichetta Gesseaume. 119 Ved. lett. 278 (p. 365). 120 Maria Donion, Michela e Giovanna Maria Ceintereau.

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Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). Ved. lett. 325 (p. 153). 123 Suor Giovanna stent a integrarsi nella vita comunitaria. Nel consiglio del giugno 1647 si parl di rimandarla indietro (Coste XIII, p. 644), ed anche nel 1649 (ved. lett. 481). S. Luisa ha sbagliato sul luogo di origine, perch suor Giovanna era di Loudun, non di Chinon (ved. lett. 145, p. 181). 124 Era il confessore delle suore. 125 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48): il 19 settembre 1651 gli amministratori avevano scritto a S. Luisa per chiederne l'allontanamento da Angers, perch la suora ascoltava pi il vescovo che loro. 126 Suor Filippa Bailly (ved. lett. 339, p. 445). 127 Suor Giovanna Lepintre e suor Enrichetta Gesseaume erano andate per alcuni giorni ad Angers. 128 Suor Anna Hardemont, che ora era a Nantes. 129 Suor Enrichetta Gesseaume, alla quale S. Vincenzo aveva scritto di andare a Hennebont come superiora (Corrispondenza si S. Vincenzo, X, n. 1427, p. 96-97). 130 Suor Marta Dauteuil (ved. lett. 165, p. 213). 131 Lettera ricopiata da suor Margherita Chtif (serie Angers). Come si detto, gli amministratori avevano chiesto la partenza di suor Cecilia con lettera del 19 settembre 1651. 132 Un amministratore dell'ospedale di Angers. 133 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 330, p. 435 e 108, p. 48). 134 Sar suor Elisabetta Brocard ad essere nominata assistente di suor Cecilia (ved. lett. 237, p. 319). 135 Della Compagnia delle Figlie della Carit. 136 30 maggio 1647 (ved. Conferenze di S. Vincenzo alle FdC, ediz. Mezzadri, p. 368-369). Il documento in Coste, XIII, p. 557-565. 137 L'atto di fondazione approvato nel 1646 (ved. lett. 303bis, p. 160) diceva che le Figlie della Carit erano sotto la giurisdizione dei vescovi. S. Luisa insiste perch la Compagnia dipenda dal Superiore Generale della Congregazione della Missione (ved. lett. 130quater, p. 216 e lett. 199, p. 217). 138 La Campagnia delle Dame della Carit. S. Luisa non vedeva favorevolmente la dipendenza delle Figlie della Carit dalle Dame della Carit, e perci cercava di portare S. Vincenzo ad abbracciare definitivamente il suo progetto di assoluta indipendenza reciproca, morale, giuridica e finanziaria, delle due Compagnie (Ved. Corrispondenza di S. Vincenzo, X, p. 145, nota del trad.). 139 Mons. Enrico Arnauld (ved. lett. 521, p. 403), di cui erano criticate le frequenti visite all'ospedale. 140 Antonio Le Gras era morto il 21 dicembre 1625. 141 Il sig. Des Jonchres (ved. lett. 147, p. 185). 142 Lepintre (ved. lett. 64, p. 91). 143 Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102), alla quale S. Vincenzo aveva scritto il 20 agosto 1651 (Corrispondenza di S. Vincenzo, X, n. 1427, p. 96-97). 144 Ved. lett. 263 (p. 348). 145 Ved. lett. 4 (p. 16). 146 Ved. lett. 220 (p. 299). 147 Suor Filippa Bailly, di Vitry-le-Franois. Nel 1647 era a Saint-Germain-en-Laye, poi nella parrocchia di San Nicola des-Champs. Nel 1651 fu mandata a Chars per circa due anni; in seguito, alla Casa madre, e qui firm l'atto di erezione della Compagnia nel 1655. Fu fatta dispensiera nel 1660. 148 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 149 Suor Margherita Moreau (ved. lett. 278, p. 365). 150 Le tre suore arrivate ad Angers all'inizio di novembre erano: Maria Donion, Michela e Giovanna Maria. 151 Mons. Enrico Arnauld (ved. lett. 521, p. 403). 152 Ved. lett. 66 (p. 103). A ricordo della particolare stima che madama de Lamoignon aveva avuto per S. Luisa, la nobile famiglia le offr il suo rosario, che alla morte della Santa fu consegnato a madama de Nesmond, figlia maggiore di madama de Lamoignon, la quale fu ben felice di rientrare in possesso di questo rosario, per lei doppiamente prezioso (S. Luisa de Marillac..., Lettere, Napoli 1939, III, p. 16). 153 Lettera ricopiata da suor Margherita Chtif (serie Angers). 154 La Santa esprime le sue osservazioni sul regolamento, durante la sua redazione.

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Nome dato alla superiora generale negli atti ufficiali. La nipotina di S. Luisa, figlia di Michele, non aveva ancora tre mesi. 157 Suor Filippa Bailly (ved. lett. 336, p. 445). 158 Suor Margherita Mnard, entrata tra le Figlie della Carit alla fine del 1650, aveva partecipato al giuoco dei Tre Re (o Magi), che consisteva nel chiamare re o regina la persona che trovava la sorpresa cio la fava (ved. lett. 607, p. 726). 159 Ved. lett. 337 (p. 446). 160 Lettera scritta da una segretaria e firmata da S. Luisa. 161 Ved. lett. 336 (p. 445). 162 Gli amministratori dell'ospedale. 163 Angiboust. 164 E' la prima lettera scritta da suor Maturina Gurin come segretaria di S. Luisa. 165 Suor Vincenza Auchy (ved. lett. 36, p. 56). 166 Era suor servente (o superiora) della comunit di suore all'ospedale di Nantes. 167 Suor Luisa Michel, originaria di Esteville (Normandia), aveva un fratello nella Congregazione della Missione. Era arrivata a Nantes nell'ottobre 1650 e qui rimase fino al 1653. Rientr a Parigi passando per Richelieu. 168 Era magistrato a Nantes, imparentato con la famiglia Marillac. 169 Suor Giuliana Loret, a Chars (ved. lett. 220, p. 299). 170 Zucchero raffinato una sola volta. 171 Suor Andreina Guilmine (ved. lett. 211, p. 281). 172 Ved. lett. 64 (p. 91). 173 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 174 Suor Marta Dauteuil (ved. lett. 165, p. 213). 175 Ved. lett. 210 (p. 455). 176 Era stata mandata a Brienne in soccorso delle vittime della guerra. Aveva allora 45 anni. 177 Ved. lett. 86, p. 111). 178 La pistola era una moneta d'oro, spagnola o italiana. 179 La cassa di S. Genoveffa fu portata solennemente fino a Notre-Dame, in mezzo a una folla immensa, che implorava la fine delle sofferenze pubbliche (cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, X, n. 1546, p. 290-291). 180 Suor Giovanna Hnault raggiunger suor Barbara a Chlons, poi nel 1654 andr a Montmirail. 181 Era a Nantes (ved. lett. 210, p. 91). 182 Hardemont (ved. lett. 110, p. 138). 183 Era vedova quando entr tra le Figlie della Carit; nel 1642 era a Saint-Germain, nel 1649 a Issy. Mor nel luglio 1652. 184 Ved. lett. 363 (p. 482). 185 Le truppe nemiche, inseguite da quelle del Re, erano passate vicino a S. Lazzaro il 1 luglio 1652. 186 Era la parrocchia di S. Luisa. 187 Ved. lett. 143 (p. 157). 188 Il palazzo comunale era nella piazza di Grve. 189 Suor Genoveffa Poisson era a Bictre. 190 .S. Vincenzo rispose con la lettera n. 1537 (Corrispondenza di S. Vincenzo, X, p. 273) proponendo di mandare il famoso e coraggioso fratel Matteo per andare nei villaggi, e spronando alla fiducia in Dio: quel che Nostro Signore custodisce ben custodito; giusto quindi che ci affidiamo alla sua adorabile Provvidenza. Su via! e chi mai ne rimasto ingannato?. 191 Le suore furono mandate a Chteaudun solo nel luglio 1654. 192 Ved. lett. 214 (p. 460). 193 Suor Elisabetta Jousteau (ved. lett. 421, p. 536). 194 Ved. lett. 89 (P. 23). 195 Suor Claudia Brigida (ved; lett. 114, p. 78). 196 Suor Genoveffa Vigneron ha due sorelle tra le Figlie della Carit: Edvige e Maria. Da SaintDenis suor Genoveffa fu mandata a Brienne nel 1659. 197 Quarto di litro. 198 Ved. lett. 348 (p. 461).

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Suor Filippa Bailly (ved. lett. 336, p. 445). Ved. lett. 430 (p. 540). 201 Jousteau (ved. lett. 421, p. 536). 202 Suor Genoveffa Vigneron (ved. lett. 135, p. 464). 203 Ved. lett. 214 (p. 460). 204 Suor Carlotta Moreau: dopo il seminario fu mandata a Chteaudun, ma non persever nel servizio dei poveri e lasci la Compagnia nell'ottobre del 1657. 205 Ved. lett. 196 (p. 265). 206 Ved. lett. 143 (p. 157). 207 Ved. lett. 67 (p. 69). 208 Erano ragazze fuggite dai loro paesi a causa della guerra e ricoverate a Parigi nella casa del Rifugio. 209 Suor Renata Delacroix (ved. lett. 275, p. 363). 210 Suor Anna Hardemont (ved. lett. 110, p. 138). 211 Suor Marta Dauteuil (ved. lett. 165, p. 213). 212 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 213 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). 214 Suor Francesca Mnage (ved. lett. 363, p. 482). 215 Suor Claudia Brigida (ved. lett. 114, p. 78) era a Saint-Denis. 216 Amministratore dell'ospedale di Saint-Denis. 217 Margherita Moreau, Maddalena Drugeon e Francesca Douelle, che arrivarono in Polonia nel settembre 1652. 218 Carlotta Royer e Francesca Carcireux (ved. lett. 254, p. 296). 219 Ad esempio, quella del 25 aprile 1652 (ediz. Mezzadri, p. 639-642). 220 Stava per partire e andare a visitare le case della Bretagna (ved. lett. 154, p. 193). 221 Era entrato nella Congregazione della Missione nel 1637, a 30 anni. Superiore a Cahors dal 1647, and a Parigi nel luglio 1651 per l'assemblea generale; nel gennaio 1653 ritorn a Cahors. 222 Suor Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 223 Suor Barbara Bailly, nata il 1 giugno 1628 a Vitry-le-Franois, entr tra le Figlie della Carit l'8 ottobre 1645. Dopo aver servito i trovatelli and alla Casa madre come infermiera e segretaria di S. Luisa. Alla morte della Santa, fu mandata in Polonia (1660-1668); ritornata in Francia, fu nominata superiora al ricovero degli Invalidi. And ad Alenon, dove mor il 21 agosto 1699. 224 Suor Giovanna Hnault (ved. lett. 353, p. 460). 225 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 226 Ved. lett. 220 (p. 229). 227 Antica misura di lunghezza: in Francia era di m. 1,188. 228 Giovanna Bonvilliers nata nel 1630 a Clermont, entr tra le Figlie della Carit nel gennaio 1652. Dopo Chars e un breve soggiorno a Parigi, fu mandata a Chantilly. mor nel 1691 nella parrocchia S. Stefano du-Mont. 229 Il signor Berthe (ved. lett. 245, p. 326) giunse a Roma nell'aprile 1653. 230 Antonio Legras mor nel dicembre 1625. 231 Innocenzo X (1644-1655). 232 La grazia fu accordata dal papa Innocenzo X nel 1655. 233 Ved. lett. 64 (p. 91). 234 Che aveva lasciato la Compagnia (cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, n. 1686, p. 7-8: Alle Figlie della Carit di Nantes). 235 Suor Giovanna Bonvilliers (ved. lett. 358, p. 474). 236 Nel copiare le lettere, suor Margherita Chtif ha tralasciato tutti i particolari che potevano nuocere all'anonimato. In questa lettera, ad esempio, ha lasciato il nome delle persone e la notizia della morte del signor Angiboust (ved. la lettera seguente, n. 360). 237 Il signor du Chesne (ved. lett. 154, p. 193) stava in visita nell'Ovest della Francia. 238 Ved. lett. 353 (P. 458). 239 La Contessa di Brienne (ved. lett. 86, p. 111). 240 Gli amministratori dell'ospedale di Angers. 241 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 242 Il 2 febbraio 1653 il Signor Vincenzo aveva fatto la conferenza sullo spirito della Compagnia continuata poi il 9 e il 24 febbraio (ediz. Mezzadri, p. 645-677).

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Suor Barbara Angiboust fu a Fontainebleau dal 1646 al 1648. Dell'ospizio del S. Nome di Ges. L'opera, voluta da un borghese di Parigi che volle rimanere anonimo, comprendeva 40 poveri artigiani, 20 uomini e 20 donne (ved. p. 949). 245 Si tratta della morte del signor Lamberto, avvenuta in Polonia il 31 gennaio 1653, ma la notizia era giunta al Signor Vincenzo solo il 20 marzo (ved. lett. seguente, n. 363). 246 Il signor Giovanni Gurin (1594-1653) morto il 6 marzo. Era entrato nella Congregazione della Missione nel 1639, e dal 1642 era ad Annecy. 247 Nel 1659 fu aperto perci in Polonia un seminario delle Figlie della Carit. 248 Suor Francesca Mnage era arrivata a Nantes nel settembre del 1650. Anche due sue sorelle erano Figlie della Carit, Margherita e Maddalena. Nel 1658 anche Caterina la raggiunse in Comunit. 249 Suor Luisa Michel (ved. lett. 219, p. 455). 250 Il Signor Vincenzo aveva allora 72 anni. 251 Renata Delacroix (ved. lett. 275, p. 363). 252 Ved. lett. 516 (p. 480). 253 Francesca Douelle, arrivata in Polonia il 7 settembre 1652. 254 L'ospizio del S. Nome di Ges (ved. lett. 76bis, p. 479). 255 Superiore del Piccolo S. Lazzaro dal 1652. 256 Ved. lett. 154 (p. 193). 257 Era arrivata ad Angers nell'ottobre 1651. 258 Suor Barbara, originaria di Troyes, sarebbe arrivata alla fine dell'anno 1648. 259 Giubileo: ved. conferenza 53 di S. Vincenzo alle Figlie della Carit (ediz. Mezzadri, p. 678693). 260 L'Abate di Vaux (ved. lett. 12, p. 28). 261 Ved. lett. 71 (p. 98). 262 Francesca Carcireux e Carlotta Royer (ved. lett. 254, p. 296). 263 Ved. lett. 516 (p. 480). 264 Suor Elisabetta Brocard (ved. lett. 237, p. 319). 265 L'ospizio del S. Nome di Ges. 266 Il 30 maggio 1653 S. Vincenzo scrisse a suor Cecilia Angiboust, manifestandole la consolazione che provava per le tante cose buone riferitegli sulla direzione della casa, della quale penso che Dio sia grandemente glorificato e tutti ne siano soddisfatti (Corrispondenza di S. Vincenzo, X, n. 1660, p. 517-518). 267 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 268 Suor Claudia Chantereau (ved. lett. 421, p. 536). 269 Suor Maria Donion (ved. lett. 382, p. 503). 270 Il signor du Chesne era passato alla svelta all'inizio di febbraio (ved. lett. 360bis, p. 476). 271 Ved. lett. 365bis (p. 483). 272 Suor Giovanna Francesca (ved. lett. 371, p. 496) lavorava nell'orfanatrofio, aperto a tampes, dopo i torbidi della Fronda. 273 Ved. lett. 367 (p. 478) e lett. 371 (p. 496). 274 Suor Andreina Marchal ritorn a Parigi alla fine dell'anno. L'8 agosto 1655 firm l'atto di erezione della Compagnia. Nel 1656 fu mandata a Nantes, alla fine del 1658 a Liancourt. 275 Senza dubbio suor Francesca Chiara (ved. lett. 70bis, p. 137). 276 La lettera fu mandata a madama de Varize. S. Luisa scrisse dietro il foglio dove c'era l'indirizzo: Vi prego, Madama, di mandare questa lettera alle nostre suore che sono molto preoccupate per noi. 277 Gli amministratori dell'ospedale. 278 C'erano allora nove suore nell'ospedale di Nantes. 279 Suor Maria Dauteuil (ved. lett. 165, p. 213) era andata a Hennebont il 12 agosto. 280 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 281 Suor Francesca Mnage (ved. lett. 363, p. 482). 282 Il 20 agosto 1653 S. Vincenzo scrisse a suor Giovanna Lepintre, deplorando la discordia che c'era tra le suore: Questo significa dare una magnifica possibilit al mondo e allo spirito maligno per disfarsi di voi e di loro. Dio perdoni a quelli, o a quelle, che son causa di una tale discordia! Annunziava la visita del signor Almras, che difatti and nell'ospedale di Nantes e ordin che fossero allontanate due suore. Cos ritorn l'ordine e la pace nell'ospedale (Corrispondenza di S.

Vincenzo, XI, n. 1689, p. 10-11). 283 Ved. lett. 179 (p. 236). 284 Suor Anna Hardemont (ved. lett. 110, p. 138). 285 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 286 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). 287 Nicoletta Haran e Genoveffa (ved. lett. 495, p. 583). 288 Suor Anna Hardemont (ved. lett. 110, p. 138) - La lettera nella raccolta delle copie di Margherita Chtif, serie Anna Hardemont. 289 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 290 Il signor Almras (ved. lett. 179, p. 236) faceva la visita a Nantes. 291 Mons. Gabriele de Beauvau de Rivarennes. 292 Era un amministratore dell'ospedale di Nantes. 293 Anna Hardemont e Luisa Michel lasciano Nantes per rientrare a Parigi. 294 Ved. lett. 64 (p. 91). 295 Ved. lett. 179 (p. 236). 296 Suor Anna Hardemont (ved. lett. 110, p. 138). 297 Suor Luisa Michel (ved. lett. 210, p. 455). 298 Genoveffa e Nicoletta Haran (ved. lett. 495, p. 583). 299 Suor Giovanna Francesca nel 1651 era a Saint-tienne a Arnes, nelle Ardenne; poi fu mandata a tampes al servizio degli orfanelli, in conseguenza della guerra. 300 Suor Giovanna Francesca affid gli orfanelli a madamigella Rigauld (Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, n. 1695 e 1697, p. 21 e 24) e dopo il ritiro spirituale ritorn a tampes; nel giugno 1654 era ancora al servizio degli orfanelli. 301 Il sig. Gallais aveva lasciato da poco la Congregazione della Missione (ved. lett. 107ter, p. 134). 302 Nella risposta S. Vincenzo propone di rimandare suor Giuditta. 303 Si tratta del lavoro che veniva fatto nell'ospizio del S. Nome di Ges. 304 Nella stessa lettera di S. Luisa, il Santo mise la risposta ai tre quesiti (Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, n. 1709, p. 42-44). 305 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 306 Giovanna Lepintre, Caterina Baucher e Giacomina, a loro volta lasciano Nantes, com' detto nel Consiglio del 9 novembre 1653 (Coste XIII, p. 680). 307 Ved. la lett. 379 (p. 497). 308 Suor Andreina Marchal (ved. lett. 368, p. 489). 309 Giovanna Lepintre, Caterina Baucher e Giacomina. 310 Maria Marta Trumeau, Anna di Vaux e Maddalena Micquel partiranno il 12 novembre 1653 (Conferenze di S. Vincenzo alle FdC, n. 56, ediz. Mezzadri, p. 729). 311 Ved. lett. 379 (p. 497). 312 Ved. lett. 297 (p. 398). 313 Forges-les-Eaux, localit rinomata per le acque curative, a 4 km. da Serqueux. 314 Alla fine di ottobre erano partite Barbara Angiboust, Anna Hardemont, Pierina Chefdeville e Maria Poulet per curare i feriti a Chlons (ved. lettera di S. Vincenzo a suor Barbara Angiboust, 10 dicembre 1653: Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, n. 1728, p. 65-66). Le seguiranno altre due suore. 315 Renata Delacroix a Nantes (ved. lett. 275, p. 363). 316 Ved. lett. 110 (p. 138). 317 Barbara Angiboust, Pierina Chefdeville e Maria Poulet. 318 Suor Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 319 Protettrice della citt di Parigi. 320 Era una postulante di Angers e non rimase a lungo nella Compagnia; raggiunse madamigella de Lestang (ved. lett. 52, p. 155). 321 Suor Maria Donion era arrivata ad Angers nel novembre 1651 e rientr a Parigi nel novembre 1653; sar poi mandata a Brienne. 322 Suor Cecilia Angiboust 'ved; lett. 108, p. 48). 323 Ved. lett. 110 (p. 138). 324 Suor Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 325 Suor Pierina Chefdeville (ved. lett. 526, p. 411).

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a Regina aveva chiesto per Chlons sei suore per soccorrere le vittime della guerra (ved. lett. seg.). 327 Su richiesta della Regina le suore erano andate a Chlons e a Sainte-Menehould in soccorso alle vittime della guerra. 328 Ved. lett. 382 (p. 502). 329 Amministratore dell'ospedale di Angers. 330 S. Luisa scrisse questa lettera all'Abate di Vaux in seguito alle osservazioni fatte da S. Vincenzo a un abbozzo di lettera che essa gli aveva mandato (Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, n. 1731, p. 69-70). 331 Suor Pierina Chefdeville (ved. lett. 526, p. 411). 332 Suor Giovanna Hnault, venuta da Brienne (ved; lett. 353, p. 459). 333 Suor Maria Poulet, andata a Chlons nell'ottobre 1653, rientr a Parigi l'anno dopo; nel 1657 a Chars e nel 1658 scelta per la missione a Calais. 334 Suor Barbara Angiboust aveva lasciato Brienne per andare a Chlons. 335 Suor Cecilia Angiboust era ad Angers. 336 Suor Giovanna Hnault (ved. lett. 353, p. 459, e lett. 385, p. 506). 337 Suor Pierina Chefdeville (ved. lett. 526, p. 411). 338 Suor Anna Thibault giungeva da Parigi; nel 1654 fu mandata a Sedan. 339 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 340 Ved. lett. 179 (p. 236). 341 Suor Lepintre era rientrata a Parigi nel novembre 1653. 342 Un amministratore dell'ospedale di Angers. 343 Ved. lett. 382 (p. 502). 344 Che era arrivata ad Angers verso la fine dell'anno 1652. 345 E' la conferenza 57 del 1 gennaio 1654 (ediz. Mezzadri, p. 734-744). 346 Si riferisce alla frode di mescolare ai piselli altre cose per aumentarne il peso; di qui la necessit di setacciarli. 347 Da Chlons suor Barbara era andata a Brienne; da qui S. Luisa la manda nella nuova casa di Bernay. 348 Ved. lett. 385 (P. 506). 349 Suor Giovanna Hnault (ved. lett. 353, p. 459). 350 Ved. lett. 110 (p. 138). 351 La lettera stata scritta da suor Maturina Gurin. 352 Giovanna Luce era stata dai galeotti con suor Barbara Angiboust verso il 1642-46. L'8 agosto 1655 pose la sua firma con un segno di croce nell'atto di erezione della Compagnia (Coste XIII, p. 575). 353 Parrocchia di Parigi. 354 Ved. lett. 108 (p. 48). 355 Ved. lett. 382 (p. 502). 356 Ved. lett. 52 (p. 155). 357 Vicino a tampes. 358 Ved. lett. 280 (p. 378). 359 Mercoled 12 agosto 1654 (vedi lett. 67 a S. Vincenzo, del 7 agosto 1641, p. 69: per dispormi a cominciare il mio 51 anno in cui entrer luned, festa di S. Chiara). 360 Suor Giovanna Luce (ved. lett. 396, p. 134). 361 Ved. lett. 107ter (p. 134). 362 Ved. lett. 147 (p. 185). 363 La lettera scritta da suor Maturina Gurin. 364 Ved. lett. 108 (p. 48). 365 Ved. lett. 12 (p. 28). 366 Ved. lett. 382 (p. 502). 367 Ved. lett. 52 (p. 155) e lett. 407 (p. 515). 368 Anna Hardemont, Francesca Cabry, Giovanna Maria e Anna Thibault erano state mandate a Sedan (Conferenza di S. Vincenzo alle FdC, n. 61, del 23 luglio 1654, ediz. Mezzadri, p. 786-793). 369 Era ritornata da Brienne (ved. lett. 43, p. 18). 370 Dal 1652 si occupava in Francia degli affari della regina di Polonia.

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Prete della Missione (nato il 15 aprile 1613) era arrivato in Polonia nell'agosto del 1653, e qui mor il 14 agosto 1658. 372 Le tre prime suore erano arrivate il 7 settembre 1652. 373 Ved. lett. 487 (p. 178). 374 Suor Elisabetta Brocard (ved. lett. 237, p. 319). 375 Ved. lett. precedente. 376 Suor Barbara Angiboust era appena arrivata a Bernay. 377 Ved. lett. 391 (p. 510. 378 Dam della Carit di Angers. 379 Cappellano del castello di Chantilly (ved. lett. 255, p. 344). 380 Ved. lett. 77 (p. 103). 381 Per difficolt finanziarie (Ved. Promemoria per le Figlie della Carit di Chantilly, p. 951). Ma l'allontanamento fu temporaneo. 382 S. Vincenzo rispose alla Santa con la lettera 1853 (Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, p. 279). 383 Fin dal 1642 era stata mandata a Sedan per lavorare con la sorella Maria Joly. 384 Suor Anna Hardemont era giunta a Sedan nel settembre (ved. lett. 110, p. 138). 385 Suor Maria Joly, che era a Sedan da 13 anni, stava per rientrare a Parigi (Su di lei, ved. Suor Elisabetta, "Suor Maria Joly", in Echi della Compagnia delle FdC 1985, n. 1 e 2). 386 Suor Elisabetta Brocard (vedi lett. 415, p. 520, e lett. 237, p. 319). 387 Ved. lett. 71 (p. 98). 388 Maria Luisa di Gonzaga, regina di Polonia. 389 Madamigella de Villers, dama d'onore della regina di Polonia, era incaricata della distribuzione delle elemosine ai poveri. S. Luisa temeva che la Regina la mettesse come direttrice cio superiora delle Figlie della carit in Polonia. 390 Suor Francesca Douelle (ved. lett. 364, p. 483). 391 Suor Maddalena Drugeon, figlia d'un ricco commerciante di Parigi, arrivata in Polonia il 7 settembre 1652. 392 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 393 Moreau (ved. lett. 278, p. 365). 394 Loret (ved. lett. 220, p. 299). 395 Ved. lett. 64 (p. 91). 396 Ved. lett. 584 (p. 519). 397 Suor Maria Gaudoin, dopo aver lavorato a Les Alluets (cantone di Poissy, Seine-et-Oise), fu mandata ad Angers nel maggio 1656, dove fu nominata assistente della piccola comunit nel 1657, ma non vi rimase a lungo. Nel novembre 1658 va a Nantes e finalmente nel 1659 a Hennebont. 398 Cio non si muoverebbe pi, a causa della malattia. 399 Il signor Tholard faceva la missione di paese in paese nella regione nei pressi di Maule, come ricordava, ammirato, S. Vincenzo nella conferenza del 23 ottobre 1654 (Conferenze ai Preti della Missione [1959], p. 188). 400 Suor Maria Joly era a Sedan dal 1641. S. Luisa le aveva detto di ritornare a Parigi, ma ella aveva rifiutato, pretendendo di obbedire solo se le avesse scritto il Signor Vincenzo; questi le mand l'ordine di ritornare e la lettera le fu portata dal sig. Giovanni Martin, superiore a Sedan (Cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, n. 1827, p. 239-242). Su suor Maria Joly ved. il cit. studio di Suor Elisabetta. 401 Ma suor Maria non arriv a Sedan: presa dai rimorsi lungo il viaggio, la sera stessa ritorn alla Casa madre (Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, n. 1840, p. 259-260: lett. al sig. G. Martin, del 18 nov. 1654). 402 Suor Giovanna Cristina Prvost, mandata a Sedan (ved. lett. 144, p. 159). 403 Suor Lorenza Dubois, nata il 14 ottobre 1623 a Silly-Sainte-Croix, entr nella Compagnia delle Figlie della Carit il 6 dicembre 1648. Dopo il seminario, in cui fece conoscenza con la malattia, serv i poveri nelle parrocchie di Parigi. Nel 1654 fu scelta per la nuova fondazione di Bernay, di cui fatta superiora nel 1657 quando part suor Barbara Angiboust. Dopo il 1660 and nella parrocchia Saint-Merry poi a Rveillon dove mor il 16 settembre 1685. Di lei le compagne notarono la grande dolcezza verso i poveri, la lealt e la semplicit. 404 Era a Chteaudun (ved. lett. 64, p. 91). 405 Suor Maria Joly (ved. lett. 418, p. 524).

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Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). Ved. A 91bis (p. 904). 408 Suor Giovanna, di Loudun (ved. lett. 145, p. 181) e suor Giovanna Maria Ceintereau: quest'ultima (1620-1690), originaria di Morton (dipartimento di Vienne) era nella Compagnia dal 1645; arrivata ad Angers nel novembre 1651, vi rimase fino al 1667. 409 Suor Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 410 A Sainte-Marie-du-Mont. 411 Santa Luisa pensa un po' a suor Cecilia Angiboust da mandare in Polonia (ved. lett. 416, p. 525). 412 Suor Cecilia Angiboust era la suor servente o superiora (ved. lett. 108, p. 48). 413 Suor Elisabetta Brocard era l'assistente (ved; lett. 237, p. 319). 414 Ved. lett. 491 (p. 603). 415 Suor Anna Hardemont, ritornata da Sedan, ora a La Roche-Guyon. I numerosi cambiamenti son dovuti senza dubbio al suo carattere difficile. 416 Madama di Liancourt aveva il suo palazzo a La Roche-Guyon. 417 Claudia Chantereau era partita con suor Elisabetta Jousteau per Sainte-Marie-du-Mont (ved. lett. 421, p. 536). 418 Ved. lett. 268 (p. 353). 419 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 420 Claudia Chantereau arriv ad Angers alla fine dell'anno 1648 e ne sarebbe partita nel 1652. Nel dicembre 1654 fu mandata per la nuova fondazione di Sainte-Marie-du-Mont. Mor, dopo lunga malattia, alla fine del 1656. 421 Elisabetta Jousteau, originaria di Angers, era a S. Giacomo du-Haut-Pas nel 1652; arriv a Sainte-Marie-du-Mont con suor Claudia Chantereau nel dicembre 1654. 422 Ved. lett. 268 (p. 353). 423 3 gennaio. S. Vincenzo fece la 65 conferenza alle FdC (ediz. Mezzadri, p. 842-853). 424 Ved. lett. 418 (p. 528). 425 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 426 Suor Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 427 Suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). 428 Era il cappellano del castello di Chantilly. 429 Ved. lett. 86 (p. 111). 430 Era un amministratore dell'ospedale di St-Denis. 431 I padri Agostiniani riformati avevano gi accettato l'ospedale di Angers (ved. lett. 51, p. 71). 432 Lettera ricopiata nel quaderno o registro di Margherita Chtif, serie Anna Hardemont. 433 Suor Maturina Gurin (ved. lett. 280, p. 376). 434 Suor Hardemont era stata ferita a Chlons. 435 Ved. lett. 4 (p. 16). 436 Nel 1655 la festa dell'Annunciazione fu trasferita al Luned di Pasqua, perch questa cadeva il 28 marzo. 437 Ved. lett. 584 (p. 518). 438 Bourbon-l'Archambault, localit dell'Allier, celebre per le sue sorgenti di acque termali. 439 La partenza delle Figlie della Carit in Polonia (Cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, n. 1940, p. 93-94). 440 Dell'Annunciazione. 441 Ved. p. 76. Questi primi voti, emessi non per la durata di un anno ma per tutta la vita, furono pronunziati il 25 marzo 1642 dalla fondatrice, da suor Barbara Angiboust e da altre tre suore i cui nomi non ci sono stati conservati [ma probabilmente furono: Madama Turgis, Maria Dionisia ed Enrichetta Gesseaume]. Finch visse S. Vincenzo alcune suore furono ammesse ai voti perpetui; l'uso dei voti esclusivamente annuali divenne generale solo dopo la sua morte (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, nota a p. 32). 442 Suor Elisabetta Turgis (ved. lett. 89, p. 22). 443 Ved. lett. 302 (p. 404). 444 Era nella parrocchia di S. Sulpizio dal 1652; scelta per la Polonia non pot andarci a causa della guerra: fu mandata perci a Saint-Denis. Il consiglio del febbraio 1656 la design per Nantes (Coste XIII, p. 708). 445 Suor Filippa Bailly (ved. lett. 336, p. 445).

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Ved. lett. 48 (p. 74). Madama Le Comte, dama della Carit di Bernay. 448 Del 22 marzo 1648 (Coste XIII, n. 162, p. 668-670). 449 Suor Barbara Angiboust: ved; lett. 43 (p. 18). 450 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 451 Era legata alla famiglia Hennequin; un membro di questa, Renato, aveva sposato Maria, zia di Luisa de Marillac. 452 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 453 Dama della Carit di Bernay. 454 Suor Anna Hardemont era rientrata da poco a La Roche-Guyon (ved. lett. 110, p. 138). 455 Ved. lett. 476 (p. 542). 456 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 457 Ved. lett. 424 (p. 542). 458 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 459 Ved. lett. 476 (p. 542). 460 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 461 Suor Margherita Moreau (ved. lett. 278, p. 365). 462 Ritornata da poco a La Roche-Guyon (ved. lett. 110, p. 138). 463 Ved. lett. 36bis (p. 58) e lett. 93 (p. 524). 464 La copia di questa lettera nel quaderno o registro di Margherita Chtif, serie Barbara Angiboust. 465 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 466 Dama della Carit di Bernay. 467 Dama della Carit di Parigi. 468 Maria Papillon, postulante venuta da Bernay. Verso la fine del 1656 fu mandata a Sainte-Mariedu-Mont. Nel gennaio 1658 si ammal e rientr a Parigi; nell'agosto dello stesso anno fu mandata a Metz. 469 La Duchessa di Ventadour (ved. lett. 268, p. 353). 470 Le due prime Figlie della Carit arrivarono a Sainte-Marie-du-Mont alla fine del 1654. 471 Suor Elisabetta Jousteau (ved. lett. 421, p. 536). 472 Le Figlie della Carit stavano per prendere in cura l'ospizio degli Alienati o dementi di Parigi, chiamato le Casette perch comprendeva parecchie case. Ospitava circa 400 persone, dei due sessi, vecchi, bisognosi, alienati. 473 Festa di S. Giovanni Battista. 474 Brocard, che trovava delle difficolt nella sua carica di assistente (ved. lett. 237, p. 319). 475 Angiboust, che era la superiora o suor servente. 476 Confessore delle suore nell'ospedale di Angers. 477 Copia di Margherita Chtif. 478 Al tempo di S. Luisa quella che noi chiamiamo direzione spirituale in senso stretto, che non include di per s la confessione sacramentale, era praticata e anche prescritta, non solo col proprio confessore, ma anche col proprio superiore religioso (Nella Chiesa al servizio dei poveri, cit., p. 359). 479 La lettera probabilmente del settembre, perch S. Luisa parl per la prima volta dell'invio di Figlie della Carit alle Casette per il servizio dei poveri malati e dei pazzi, nella lettera del 23 giugno 1655 (ved. lett. 440, p. 548); il 2 ottobre scriveva che l'opera era gi cominciata sotto la direzione di suor Anna Hardemont (ved. lett. 454, p. 563) (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, p. 107-108). 480 Molto probabilmente Saint-Germain-en-Laye (ib., p. 108). 481 Probabilmente un viaggio in famiglia (ib., p. 108). 482 Suor Giuliana Loret, superiora a Fontenay-aux-Roses (ved. lett. 396, p. 299). 483 Ved. lett. 76bis (p. 480). 484 Suor Anna Hardemont era stata scelta per l'ospizio degli alienati alle Casette (ved. lett. 440, p. 548). 485 Giovanni Rousse, parroco di S. Rocco dal 1633 al 13 ottobre 1659, giorno della sua morte (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, p. 108). Gi nel 1650 aveva rimandato le suore. 486 S. Vincenzo rispose con la lettera n. 1954 (ib., p. 109-110): sono poche righe ma piene di sapienza evangelica. Quanto ai timori della Santa per la Compagnia, S. Vincenzo scrisse:

Bisogna accettare la condotta di Dio riguardo alle vostre figliuole, offrirle a Lui e rimanere in pace. Il Figlio di Dio vide la sua compagnia dispersa e quasi sempre dissipata. Bisogna che uniate la vostra volont alla sua. E quanto al parroco di S. Rocco: Se questo un mezzo d'onorare la pena avuta da Nostro Signore quando si vide scacciato dai luoghi dov'era, ed anche dai suoi apostoli, oh! com' bene avere simili occasioni per unirsi al beneplacito di Dio!. 487 Hardemont, che soffriva per le conseguenze della ferita avuta a Chlons. 488 Chtif (ved. lett. 302, p. 404), si preparava a partire per la Polonia. 489 L'assemblea per l'elezione delle ufficiali si doveva tenere l'8 agosto (Coste XIII, p. 693). 490 Quantunque l'atto di erezione della Compagnia stabilisse che l'elezione fosse fatta dalle suore, S. Vincenzo si riserv la nomina delle prime ufficiali (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, p. 92). 491 S. Vincenzo tenne conto dell'osservazione di S. Luisa, e nella conferenza del giorno seguente [8 agosto 1655] insistette fortemente sulle ragioni che la Compagnia aveva di chiamarsi Confraternita o Societ , e di rimanere un'istituzione secolare (ibid., p. 93, e Conferenze alle FdC, n. 69, ediz. Mezzadri, p. 889-898). 492 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 493 Suor Elisabetta Brocard lasci Angers il 20 agosto 1655. 494 Suor Margherita Moreau, Maddalena Drugeon e Francesca Douelle arrivate in Polonia il 7 settembre 1652. 495 Suor Margherita Chtif, Maddalena Raportebled e Giovanna Lemeret partirono per la Polonia con tre Preti della Missione (Giovanni Lasnier, Albino Gontier e Tommaso Berthe); ma il loro viaggio s'interruppe a Rouen a causa degli avvenimenti politici e della guerra in Polonia. 496 Ved. lett. 416 (p. 525). 497 Suor Margherita Chtif, che arrivava con le raccomandazioni del Signor Vincenzo e di S. Luisa (ved. lett. 448, p. 556). 498 Suor Margherita Moreau, che era gi in Polonia. 499 Ved. lett. 245 (p. 326). 500 Ved. lett. 584 (p. 519). 501 Ved. lett. precedente. 502 Le tre suore che partivano per la Polonia (ved. lett. 447, p. 553). 503 Margherita Chtif (ved. lett. 302, p. 404). Pochi giorni prima, cio l'8 agosto, era presente alla firma dell'atto di erezione della Compagnia delle Figlie della Carit. 504 Probabilmente suor Margherita Chtif (ved. lett. 446, p. 555). 505 La Santa usa l'immagine del battello sulle acque del mare, simbolo dell'anima abbandonata alla Provvidenza di Dio. 506 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 507 Ved. lett. 424 (p. 542). 508 Ved. lett. 440 (p. 547). 509 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 510 Claudia Chantereau e Elisabetta Jousteau. 511 Ved. lett. 447 (p. 553). 512 Cappellano del castello. 513 Suor Giovanna Bonvilliers (ved. lett. 358, p. 474). 514 E' la conferenza 69 sulla fedelt alle Regole (ediz. Mezzadri, p. 889-898). 515 La conferenza ebbe luogo il 29 settembre ed la 70 con la quale S. Vincenzo cominci la spiegazione delle Regole comuni dal 1 articolo (ediz. Mezzadri, p. 898-915). 516 Suor Giuliana Loret, che era suor servente a Fontenay, era stata nominata assistente della Compagnia. 517 Ved. lett. 107ter (p. 134). 518 Prvost, che a Sedan (ved. lett. 344, p. 159). 519 Maria Joly, rimasta a Sedan 13 anni (ved. lett. 36bis, p. 58). 520 Probabilmente Caterina Baucher e Maria Donion (ved. lett. 506, p. 618, e lett. 382, p. 503). 521 Sono le postulanti venute da Brienne. 522 Suor Luisa Rideau (ved. lett. 149, p. 184). 523 Caterina di Gesse (ved. lett. 120, p. 146). 524 Suor Petronilla Gillot era a Nanteuil (ved. lett. 626, p. 745). 525 Ved. lett. 450 (p. 558).

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Ved. lett. 447 (p. 553). Suor Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 528 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 529 Ved. lett. 421 (p. 536). 530 Maria Papillon (ved. lett. 440, p. 547). 531 Ved. lett. 447 (p. 553). 532 Ved. lett. 440 (p. 547). 533 Per visitare le case di Sedan, Brienne e Montmirail (ved. lett. 453, p. 560). 534 Suor Francesca Fanchon (ved. lett. 595, p. 709). 535 Nelle lettere che seguono non si fa pi menzione di Michele Legras. Il figlio di Luisa de Marillac cess di essere podest di S. Lazzaro nel 1656 a causa della sordit. Mor improvvisamente nel febbraio 1696 a 83 anni (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, p. 137). 536 Durante l'assemblea dell'8 agosto 1655 furono nominate Giuliana Loret assistente, Maturina Gurin tesoriera, e Giovanna Gressier dispensiera (o economa). 537 Il resoconto del Consiglio in S 4 (p. 956). 538 Gli amministratori avevano mandato parecchie lettere sulle difficolt che c'erano nella comunit di Nantes. Ci stata conservata quella scritta dal signor du Branday Grangeot (28 maggio 1655): prendendo la difesa di suor Enrichetta Gesseaume, che gli amministratori volevano che rimanesse per la sua competenza in farmacia, con una certa veemenza egli riversa la responsabilit sulla superiora, Maria Marta Trumeau, e domanda che sia richiamata. 539 Giovanna Gressier, originaria di Senlis, era entrata nella Compagnia verso il 1654. Nominata dispensiera molto giovane, rimase nella Casa madre. Assist S. Luisa al momento della morte e rifer per scritto i suoi ultimi momenti. A lei S. Vincenzo affid l'incarico di dirigere la Compagnia, in attesa della nomina della nuova superiora generale, nell'agosto 1660. 540 Suor Giovanna (ved. lett. 201, p. 262). Il suo nome compare, dopo il 1660, tra quelli delle buone Figlie della Carit occupate nel servizio dei poveri malati, il che fa pensare che suor Giovanna super la tentazione di lasciare la Compagnia, per i santi consigli del Signor Vincenzo e di S. Luisa. 541 Suor Edvige Vigneron. 542 Il signor Giovanni Bcu era allora a S. Lazzaro (ved. lett. 228, p. 315). 543 Il Signor Vincenzo aveva cominciato, il 29 settembre 1655 a spiegare le Regole comuni (ved. lett. 496, p. 559). 544 Suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p 48). 545 Il signor Legros (1614-1655), entrato nella Congregazione della Missione nel 1644, nel 1652 fu mandato a Richelieu; nel 1655 il Signor Vincenzo lo manda a visitare le case; si ammal a Montauban e mor il 7 novembre 1655. Poich era vissuto da vero missionario, morto da santo, scrisse di lui S. Vincenzo a un confratello (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, n. 1999, p. 161). 546 Ved. lett. 245 (p. 326). 547 Suor Brocard (ved. lett. 237, p. 319). 548 Gli amministratori dell'ospedale di Angers. 549 Suor Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 550 Era nipote di madama de Lamoignon, prete dal 1654, poi vescovo di Bayeux. 551 Suor Gesseaume (ved. lett. 76, p. 102). 552 Maria Marta Trumeau, era suor servente a Nantes (ved. lett. 456, p. 565), sostituita da suor Nicoletta Haran. 553 Suor Renata Delacroix (ved. lett. 275, p. 363). 554 Margherita Moreau, Maddalena Drugeon e Francesca Douelle. 555 Ved. lett. 440 (p. 547): era originaria di Bernay. 556 Antica misura equivalente all'ottava parte dell'oncia. 557 Suor Lorenza Dubois (ved; lett. 419, p. 529). 558 Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 559 Libro di preghiere. 560 La conferenza 71 (sull'art. 1-2-3 delle Regole comuni, Il fine della Compagnia), del 18 ottobre 1655 (ediz. Mezzadri, p. 916-930). 561 Suor Barbara Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 562 Ved. lett. 424 (p. 542).

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Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). Ved. lett. 421 (p. 535). 565 Ved. lett. 584 (p. 519). 566 Ved lett. 461 (p. 570). 567 Suor Maria papillon (ved. lett. 440, p. 547). 568 Ved. lett. 86 (p. 111). 569 Amministratore dell'ospedale di S. Dionigi (ved. lett. 262, p. 468). 570 Suor Giuliana Loret (ved. lett. 220, p. 299). 571 La lettera scritta da suor Maturina Gurin e firmata da S. Luisa. 572 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 573 Suor Brocard (ved. lett. 237, p. 319). 574 Ved. lett. 363 (p. 482). 575 Aveva fatto la visita della casa di Nantes nel novembre 1655 (ved. lett. 460, p. 560). 576 Margherita e Maddalena, che erano alla Casa madre. 577 Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, n. 2037, p. 241-242. 578 Suor Enrichetta Gesseaume. 579 Prima redazione: Se essi non vogliono. Il Santo ha corretto di sua mano. 580 Ved. lett. 254 (p. 296). 581 Ved. lett. 254 (p. 296). 582 Fratel Ducourneau aggiunse dietro l'originale Febbraio 1656. Dal contenuto si ricava che la lettera fu scritta la vigilia di Quinquagesima, cio il 26 (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, p. 266). 583 Ved. lett. 196 (p. 265). 584 Ippolito Fret, vicario generale di Parigi (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, p. 292). 585 Per il giubileo 1656, ved. lett. seguente. 586 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 587 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 588 Ved. lett. 421 (p. 535). 589 Vedi lett. 107ter (p. 134). 590 Suor Antonietta Richevillain (1613-1684), entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit nel novembre 1654. 591 Era a Chantilly (ved. lett. 358, p. 474). 592 Ved. lett. 504 (p. 580). 593 Maria Papillon (ved. lett. 440, p. 547). 594 Ved. lett. 76bis (p. 479). 595 Lettera di un giudice ecclesiastico, che avverte i fedeli che devono rilevare al giudice secolare dei particolari che potrebbero illuminare la giustizia. 596 Nicoletta Haran, nata nel 1627, entr nella Compagnia delle Figlie della Carit il 28 luglio 1649. Nel 1650 fu mandata a Montmirail; arrivata a Nantes nel settembre 1653, fu proposta come superiora dagli amministratori nel maggio 1655. Non le mancarono le difficolt. Era ancora a Nantes quando mor S. Luisa; nel 1673 fu eletta superiora generale per un triennio. Pass poi al servizio dei trovatelli nel sobborgo S. Antonio a Parigi, dove mor il 5 giugno 1679. 597 Era il confessore delle suore (ved. lett. 284, p. 370). 598 Il consiglio del 27 febbraio 1656 aveva deciso di mandare suor Maddalena Raportebled (Coste XIII, p. 709), ma la partenza fu rimandata, e nel giugno 1656 partir per Nantes suor Andreina Marchal. 599 Suor Maddalena Micquel arrivata a Nantes nel novembre 1653 (Coste XIII, p. 680). 600 Ved lett. 471 (p. 581). 601 Dama della Carit di Parigi (ved. lett. 440, p. 546). 602 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 603 Si tratta di un ospedale. 604 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 605 La lettera, senza firma e indirizzo, senza dubbio copia di quella mandata all'architetto. Nella corrispondenza della Santa c' la lettera di un architetto, di nome sig. Deverdun, che dice: Madamigella, secondo la [lettera] che vi piaciuto scrivermi, .... dopo aver considerato tutto, ho trovato e stimato che tutto il lavoro potr costare diciottomila lire. Prospetta poi la possibilit di fare un altro progetto, pi ridotto del primo, secondo il desiderio di Madamigella (Edizione 1961

degli Scritti di S. Luisa, p. 1035-1036). 606 Nel Consiglio del 27 aprile 1656 S. Luisa fece presente che la casa dove erano le Figlie della Carit aveva bisogno di essere riparata ma secondo lo spirito di umilt e di povert per assomigliare sempre pi a Ges Cristo, Figlio di Dio: Se fosse possibile - disse - avrebbe voluto delle pietre annerite dall'uso, affinch non apparisse che era una costruzione nuova. S. Vincenzo approv in pieno la posizione della Santa (Coste XIII, p. 716). 607 Ved. lett. 495 (p. 583). 608 Il confessore delle suore (ved. lett. 495, p. 583). 609 Trumeau, ritornata a Parigi da Nantes nel novembre 1655. 610 Angiboust, allora superiora. 611 Lettera ricopiata da suor Margherita Chtif. 612 Manca il nome, per mantenere l'anonimato. 613 Si trattava del padre di suor Francesca. 614 Confessore delle suore (ved. lett. 495, p. 586). 615 Trumeau (ved. lett. 475, p. 87). 616 Ved. lett. 108 (p. 48). 617 Giacomina (ved. lett. 543, p. 655). 618 Chantereau (ved. lett. 421, p. 536): mor alla fine dell'anno. 619 Matteo XVIII, 20. 620 Suor Lorenza Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 621 Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 622 Veramente l'ultima conferenza, del 6 giugno 1656, era stata sull'art. 5 delle Regole comuni, cio sull'indifferenza (ediz. Mezzadri, p. 950-974); della pratica di mettersi in ginocchio per domandare perdono, il Santo parler ampiamente nella conferenza del 4 marzo 1658, commentando l'art. 37 delle Regole comuni sul dovere della riconciliazione (ediz. Mezzadri, p. 1280-1285). 623 Manca una parola (nell'ediz. 1961, p. 1041, detto che si tratta del sig. Portail, direttore delle suore). 624 Giacomina (ved. lett. 543, p. 655). 625 Cecilia Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 626 Il signor Berthe and nel maggio 1657 (ved. lett. 245, p. 326). 627 Ne processo informativo dell'Ordinario per la canonizzazione di S. Vincenzo si trova un particolare inedito a proposito delle suore di Nantes. Una buona suora, molto anziana, depose che ad Angers era rimasto il ricordo di una predicazione del Servo di Dio quando partirono le suore per Nantes. Egli avrebbe detto: Vanno in trionfo, ma ritorneranno scacciate vergognosamente. La buona suora aggiunse che aveva saputo la cosa da una suora che l'aveva intesa dire da Madamigella Le Gras quando pass ad Angers (Ediz. frac. 1961 degli Scritti di S. Luisa, p. 1041). 628 Lettera scritta da Margherita Chtif, serie Angers. 629 La Santa allude al cambiamento di suor Cecilia Angiboust (ved. lett. 477 all'Abate di Vaux, p. 597-598). 630 Chiara Clemenza de Maill-Brz, moglie di Luigi di Borbone, detto il gran Cond, che era il primo principe di sangue. 631 Il Signor Vincenzo vide la lettera e l'approv. 632 Suor Francesca Carcireux (ved. lett. 254, p. 296). 633 Pietro de Beaumont, nato nel 1617 ed entrato nella Congregazione della Missione nel febbraio 1641. Dopo un soggiorno a Saint-Men, and a Richelieu come direttore del seminario, di cui fu nominato superiore nel 1656. 634 La duchessa d'Aiguillon, nipote del card. Richelieu. 635 Suor Carlotta Royer (ved. lett. 254, p. 296). 636 Giacomina (ved. lett. 543, p. 655). 637 Maria Gaudoin (ved. lett. 294, p. 567) e Claudia Carr (ved. lett. 505, p. 617). 638 Suor Maria Gaudoin, che S. Luisa pensa possa sostituire suor cecilia come suor servente. 639 Angiboust, l'attuale suor servente (ved. lett. 483, p. 593). 640 Maria Marta Trumeau, ritornata da Nantes nel novembre 1655 (ved. lett. 102, p. 87). 641 Elisabetta Brocard (ved. lett. 237, p. 319).

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Erano partite il 29 luglio 1656 a La Fre, chiamate dalla Regina - come disse S. Vincenzo nel mandarle - per assistere i poveri soldati feriti nell'assedio (Conferenze alle FdC, ediz. Mezzadri, p. 995-1002). 643 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 644 Rideau (ved. lett. 149, p. 184). 645 Michele Legras, sposatosi nel 1650, aveva una figlioletta, Luisa Renata, di quasi 6 anni. 646 A Champlan, presso i genitori di Gabriella, moglie di Michele. 647 Michele de Marillac, consigliere al Parlamento di Parigi, cugino di Michele Legras, figlio di S. Luisa (ved. lett. 272bis, p. 356). 648 Maria di Marillac, vedova di Renato, carmelitana (ved. lett. 78, p. 105). 649 Giovanna, moglie di Michele de Marillac, nella loro propriet di Ollainville. 650 Ved. lett. 196 (p. 265). 651 La Compagnia della Carit della parrocchia di S. Martino a Parigi. 652 Le suore partirono per Arras il 30 agosto seguente. 653 Ved. lett. 489bis (p. 599). 654 Nicola de Saint-Jean, cappellano della regina Anna d'Austria. 655 Suor Maria Gaudoin (ved. lett. 294, p. 527) era da poco arrivata ad Angers con suo Claudia Carr (ved. lett. 505, p. 617). 656 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 657 Suor Francesca Carcireux (ved. lett. 254, p. 296) era a Richelieu. 658 Pietro de Beaumont, superiore dei Preti della Missione di Richelieu (ved. lett. 532bis, p. 596). 659 Chantereau (ved. lett. 421, p. 536). 660 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 661 Angiboust, che ad Angers (ved. lett. 484, p. 601). 662 Ved. lett. 423 (p. 533). 663 Ved. lett. 440 (p. 547) e lett. 454 (p. 563). 664 Suor Anna Hardemont che fu alle Casette dall'ottobre 1655 al novembre 1657 (ved. lett. 428, p. 550). 665 Giacomina (ved. lett. 543, p. 656). 666 Angiboust (ved. lett.. 108, p. 48). 667 Mons. Enrico Arnauld, vescovo di Angers (ved. lett. 521, p. 403). 668 Maria Gaudoin e Claudia Carr. 669 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 670 Ved. lett. 302 (p. 404). S. Vincenzo le scrisse due lettere (il 30 sett. e il 21 ottobre 1656: Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, n. 2194 e 2203, p. 118-119, p. 133-135) per incoraggiarla nelle difficolt e chiarire la questione del copricapo. 671 Suor Radegonda Lenfantin, mandata ad Arras il 30 agosto 1656. Nel settembre 1660, dopo la partenza di Margherita Chtif, che era stata nominata superiora generale, ebbe un momento di scoraggiamento e lasci Arras (Corrispondenza di S. Vincenzo, XVI, n. 3376, p. 325-326), ma poi ritorn e mor Figlia della Carit. 672 Ved. lett. 353 (p. 459). 673 Vigneron (ved. lett. 578, 698). 674 Cio n le Figlie della Carit n le dame della Carit. 675 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 676 Suor Francesca Carcireux era a Richelieu (ved; lett. 254, p. 296). 677 Suor Carlotta Royer (ved. lett. 254, p. 296). 678 Maria Marta Trumeau e Elisabetta Brocard, partite il 26 luglio 1656. 679 Margherita Chtif e Radegonda Lenfantin, partite il 30 agosto 1656. 680 Ved. lett. 254 (p. 296). 681 Carcireux (ved. lett. 254, p. 296). 682 Ved. lett. 352 (p. 351). 683 Il signor de la Hode (ved. lett. 255, p. 344). 684 Il marito era capitano del castello di Chantilly. 685 Bonvilliers (ved. lett. 358, p. 474). 686 Durante il ritiro spirituale i missionari di S. Lazzaro si ritiravano in una casetta in fondo al giardino.

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Nel 1656 continu la redazione delle regole comuni delle Figlie della Carit (Corrispondenza di S. Vincenzo, XII, n. 2170, p. 81). L'artic. 9 fu spiegato da S. Vincenzo nella Confer. 82 del 5 agosto 1657 (ediz. Mezzadri, p. 1089-1107) sull'uso dei beni. 688 Gli articoli 13 e 15 furono spiegati dal Santo nella conferenza 85 dell'11 novembre 1657 (ediz. Mezzadri, p. 1136-1152) sul servizio dei malati e la cura della propria salute. 689 Nella conferenza 78 del 14 dicembre 1656 il Signor Vincenzo comment questo fatto (ediz. Mezzadri, p. 1040-1041). 690 Canapa o lino crudi, non ancora tessuti. 691 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 692 Angiboust (ved; lett. 108, p. 48). 693 Del 6 gennaio 1657 (n. 79, Sul cercare la perfezione, ediz. Mezzadri, p. 1044-1061). 694 Di Vaux (ved. lett. 12, p. 28). 695 Ved. lett. 294 (p. 527). 696 Claudia Carr, di Neuville vicino a Pontoise, arriv nell'ospedale di Nantes nell'agosto 1646, con la carica di assistente. Sarebbe rientrata a Parigi verso il 1652-53. Verso l'agosto 1656 arriv ad Angers, e qui fu nominata suor servente quando part suor Cecilia Angiboust (ved. anche lett. 198, p. 717). 697 Era a Sainte-Marie-du-Mont (ved. lett. 421, p. 535). 698 Ved. lett. 268 (p. 353). 699 Suor Elisabetta Jousteau (ved. lett. 421, p. 536). 700 Caterina Baucher, originaria di pne (Seine-et-Oise), fu messa a Nantes dal 1649 al 1653; fu a Brienne dal 1654-1655. Mandata in Polonia nel 1668, vi rimase fino al 1679. 701 Maria Donion (ved. lett. 382, p. 503). 702 Cio quelle originarie di Brienne. 703 Morta a Sainte-Marie-du-Mont (ved. lett. 421, p. 635). 704 Jousteau (ved. lett. 421, p. 536). 705 Brocard, che era ad Angers con suor Maria Donion (ved. lett. 237, p. 319). 706 Trumeau, era a Nantes con suor Caterina Baucher. 707 Gaudoin (ved. lett. 294, p. 527). 708 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 709 Ved. lett. 505 (p. 615). 710 Baucher (ved. lett. 506, p. 618). 711 Donion (ved. lett. 382, p. 503). 712 Fratel Matteo Regnard (+ 1669) era originaria di Brienne. Nato nel 1592, entrato nella Congregazione della Missione nel 1631, con molto sangue freddo e audacia distribu le elemosine ai paesi devastati della Lorena. Le sue relazioni molto vivaci del suo lavoro e delle miserie che incontrava commossero pi d'una volta le dame della Carit. 713 Ved. lett. 86 (p. 111). 714 Fratell'Albino Gontier, cugino di Caterina Baucher, era cuciniere a Torino. 715 Copia dal quaderno o registro di suor Margherita Chtif, serie Lorenza Dubois. 716 Barbara Angiboust (ved lett. 43, p. 18). 717 Suor Elisabetta Jousteau, rimasta sola a Sainte-Marie-du-Mont dopo la morte di suor Claudia Chantereau (ved. lett. 506, p. 618). 718 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 719 Ved. lett. 358 (p. 474). 720 Doinel (ved; lett. 352, p. 351). 721 Ved. lett. 11 (p. 27). 722 Intendente e segretario di Filippo Emanuele Gondi, che abitava a Villepreux ed era amico di S. Vincenzo. 723 Festa della Purificazione, 2 febbraio. 724 Suor Genoveffa Doinel (ved; lett. 352, p. 351). 725 Suor Giovanna Bonvilliers (ved; lett. 358, p. 474). 726 Era alla Casa madre. Entrata nella Comunit delle Figlie della Carit verso il 1650-51, fu nominata ufficiale nel giugno 1658. 727 Purgante molto usato nel sec. XVII. 728 I lettera ai Corinzi, X, 12.

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Ved. lett. 421 (p. 536). S. Luisa ne aveva fatto l'elogio nella lettera dell'8 gennaio (n. 505, p. 616): O sorelle, che buon profumo ha lasciato con la pratica delle sue virt!. 730 Ved. lett. 352 (p. 351). 731 Nata l'8 agosto 1619 a Asnires-sur-Oise, entr nella Compagnia delle Figlie della Carit il 10 giugno 1648. Le lettere di S. Luisa ci permettono di seguirla a Chantilly dal 1657 al 1658, poi a Parigi. Mor nell'aprile 1686 alla Casa madre. Nonostante la sua cattiva salute, fu sempre molto attaccata al servizio dei poveri. 732 Il signor de la Hode (ved. lett. 501, p. 611). 733 Suor Maria Papillon andava a Sainte-Marie per aiutare suor Elisabetta Jousteau, rimasta sola dopo la morte di suor Claudia Chantereau. 734 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 735 L'auna (o braccio) era un'antica misura di lunghezza (= m. 1,20 circa). 736 La grande madamigella, Anna Maria Luisa d'Orlans, duchessa di Montpensier, cugina germana del re Luigi XIV. 737 Furono mandate due Figlie della Carit a Saint-Fargeau. 738 Ved. lett. 86 (p. 111): madama di Brienne era di S. Dionigi. 739 Fratel Ducourneau rispose a nome di S. Vincenzo (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, n. 2284bis, p. 320-321). 740 Era a Sainte-Marie-du-Mont (ved. lett. 268, p. 353). 741 La Compagnia, dopo l'approvazione da parte dell'Arcivescovo di Parigi nel 1655, sta per essere riconosciuta ufficialmente dal Re. L'incartamento era allo studio del Parlamento. 742 Il desiderio di S. Luisa non fu esaudito, come risulta dal documento sol quale il Re riconobbe la Compagnia delle Figlie della Carit nel novembre 1657, documento poi registrato dal Parlamento il 16 dicembre 1658 (ved. Coste XIII, p. 578-585, 585-587). 743 Madama Sguier. 744 Alano de Solminihac (1593-1659), nato a Belet (Prigord), consacrato vescovo a Cahors il 17 giugno 1636. Si dedic con grande zelo alla cura della sua diocesi, facendo numerose visite pastorali. Chiam i preti della Missione a dirigere il suo Seminario e nel 1657 domand le Figlie della Carit. Era un grande amico del Signor Vincenzo, e le numerose lettere scambiatesi attestano il loro impegno per la riforma del clero. Alano di Solminihac fu beatificato dal papa Giovanni Paolo II il 4 ottobre 1981 (Cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, XVI, p. 559). 745 Luisa Boucher e Adriana Plouvier. 746 Questo poscritto su un biglietto separato, che si creduto - non sappiamo perch appartenere alla lettera [di S. Luisa], alla quale unito nella raccolta (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, p. 329). 747 Medicamento (una specie di unguento) a base di piante, di corno di cervo, polvere di vipera e antimonio (ved. lett. 524, p. 636). Molto usato a Parigi nel secolo XVII, prese il nome dal suo inventore, Fernando di Orvieto. 748 Papillon, arrivata a Sainte-Marie-du-Mont (ved. lett. 440, p. 547). 749 Jousteau (ved. lett. 421, p. 536). 750 Dubois (ved. lett. 419, p. 629). 751 Il racconto della grazia ottenuta in questo giorno da S. Luisa nel brano intitolato Luce (A 2, p. 3). 752 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 753 Gaudoin (ved; lett. 294, p. 527). 754 Alla fine del mese and il signor Berthe (ved. lett. 245, p. 326). 755 Era a Chteaudun dal 1654 (ved. lett. 64, p. 91). 756 Moreau (ved. lett. 349, p.465). 757 Suore che avevano preso l'abito di Figlie della Carit. 758 Ved. lett. 520 (p. 634). 759 Dubois (ved; lett. 419, p. 529). 760 Nella conferenza del 30 dicembre 1657 S. Vincenzo raccomandava alle suore di non parlare senza permesso agli operai che erano in casa a lavorare 'ediz. Mezzadri, p. 1240). 761 Doveva ritornare poco dopo a Parigi. 762 Sono circa 150 km. 763 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 764 Di circa 150 km. (cf. lett. 525, p. 637).

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Dubois (ved. lett. 419, p. 529). Elisabetta Jousteau e Maria papillon (ved. lett. 421, p. 536, e lett. 440, p. 547). 767 Cio le suore originarie di Saint-Flour che erano a Parigi. 768 S. Vincenzo propose il signor Almras (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, n. 2332, p. 387): dietro la lettera della Santa, fratel Ducourneau pose la data giugno 1657. 769 La lettera diretta probabilmente al parroco titolare di Chars (ved. lett. 529bis, p. 646). 770 Poulet (ved. lett. 385, p. 506). 771 Era il parroco residente di Chars, che era giansenista (ved; lett. 126, p. 264). 772 Era il vicario precedente di Chars, non giansenista (ved. lett. 126, p. 264). 773 Queste righe sono state cancellate sull'autografo. 774 Ferr (ved. lett. 34, p. 53). 775 Poulet (ved; lett. 385, p. 506). 776 Ferr (ved; lett. 34, p. 53). 777 Era giansenista (ved. lett. 529bis, p. 264): cf. Consiglio del 15 aprile 1651 (Coste XIII, p. 678). 778 Era stato mandato in un'altra parrocchia (ved. lett. 126, p. 264). 779 S. Luisa, per prudenza, scrive abbreviato per indicare i giansenisti. Il nuovo signore e il nuovo parroco di Chars erano imbevuti delle nuove opinioni. 780 Era partita per Sainte-Marie-du-Mont (ved. lett. 525, p. 637). 781 Ved. lett. 513 (p. 643) del 10 febbraio 1657, alle Figlie della Carit dell'ospedale di Nantes. 782 Navain (ved. lett. 515, p. 629). 783 Doinel (ved. lett. 352, p. 351). 784 Cabaret, figlia del signore di Gionge, nata nel 1634, entr tra le Figlie della Carit il 17 ottobre 1651. Il Signor Vincenzo mostr i suoi dubbi sulla sua ammissione (cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, X, p. 188). Dopo un inizio un po' difficile suor Gabriella fu mandata successivamente a S. Nicola du-Chardonnet, all'ospedale di S. Dionigi e a Arras. Nel 1667 fu nominata ufficiale e mor a Saint-Germain-en-Laye il 5 febbraio 1669. 785 Prvost (ved. lett. 344, p. 159). 786 Senza dubbio suor Renata Pescheloche, che era a Parigi l'8 agosto 1655 (ved. Coste XIII, p. 575). 787 Lepintre (ved. lett. 64, p. 91), che con suor Maddalena va alla Salptrire, ospizio fondato da parecchi anni per raccogliere tutti i mendicanti di Parigi (Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, p. 5658). 788 Ved. lett. 196 (p. 265). 789 Il signor Pouvot, giansenista (ved; lett. 527, p. 640). 790 Nella Corrispondenza di S. Vincenzo (XIII, n. 2359bis, p. 431-432) c' un abbozzo di lettera a madama de Herse, preparato dal Santo per S. Luisa e scritto da Fratel Ducourneau: Siccome siete stata voi, madama, che avete messo le Figlie della Carit a Chars ho creduto mio dovere dirvi la grande difficolt a adattarci alla direzione del signor parroco e dirvi che ci ci costringe a richiamarle, come giudicherete voi stessa quando ve ne avr parlato diffusamente, allorch mi farete l'onore di comandarmelo. Intanto noi preghiamo Dio, madama, perch vi restituisca una salute perfetta per il santo uso che ne fate e per il bisogno che ne hanno le povere membra di Nostro Signore, nell'amore del quale sono.... 791 Anche lui aveva certe tendenze gianseniste (Coste XIII, p. 736). 792 Era certamente indirizzata al parroco titolare, il superiore dei padri dell'Oratorio del sobborgo S. Giacomo (ved. lett. 535, p. 645). 793 Parroco residente di Chars (ved. lett. 527, p. 640). 794 Era il precedente vicario di Chars, che non era giansenista. 795 Poulet (ved. lett. 399, p. 506), che aveva la cura della scuola. 796 Ferr (ved. lett. 34, p. 53), che aveva la cura dei malati. 797 Ved. lett. 529 (p. 640). 798 Anche di questa lettera abbiamo l'abbozzo, preparato da S. Vincenzo e dettato a Fratel Ducourneau (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, n. 2359ter, p. 432-433). Nel consiglio del 21 luglio 1657 S. Vincenzo tratt tutta la questione della casa di Chars (Coste XIII, p. 733-737), gi accennata nel consiglio del 15 aprile 1651) id. XIII, p. 678-679). 799 Aveva messo le Figlie della Carit a Chars (Coste XIII, p. 735). 800 Il rev. Garson (ved; lett. 527, p. 640). 801 Ved. lett. 529 (p. 641).

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Dubois (ved. lett. 419, p. 529). Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 804 Anna Levies, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit nel 1655; rimase a Bernay fino alla morte, avvenuta nel 1660. 805 Era il parroco della parrocchia di S. Croce. 806 Ved. lett. 534 (p. 645). 807 Amministratore della Duchessa d'Aiguillon, che aveva preso parte alla fondazione dell'ospedale della Salptrire (ved; lettera di S. Vincenzo alla Duchessa [9 nov. 1653] in Corrispondenza di S. Vincenzo XI, n. 1720, p. 56-58). 808 Ved. lett. 534 (p. 645). 809 Entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit verso il 1646, almeno dal 1653 alla Casa madre. Nel 1657 nominata dispensiera (economa). Aveva tre sorelle Figlie della Carit: Margherita, Francesca (che a Nantes) e Caterina, la pi giovane. 810 Delacroix (ved; lett. 275, p. 363). 811 C'erano gravi difficolt con gli amministratori dell'ospedale di Chteaudun, e perci vi era stata mandata suor Barbara. 812 Carlotta Moreau (ved; lett. 349, p. 465). 813 Fanchon (ved. lett. 595, p. 709). 814 Levies (ved; lett. 536, p. 650). 815 Il pacco conteneva i vestiti e le lettere di suor Barbara. 816 Mons. Enrico Arnauld (ved. lett. 521, p. 403). L'8 agosto 1657 S. Vincenzo aveva scritto al Vescovo di Angers: ... non c' in tutto il regno un prelato verso il quale nutriamo maggior rispetto e maggiore sottomissione (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, n. 2382, p. 466). 817 .Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 818 Aveva fatto la visita della casa nel maggio precedente (ved. lett. 543, p. 655). 819 Gesseaume (ved. lett. 76, p.102). 820 Carlotta Moreau (ved. lett. 349, p. 465). 821 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 822 Era andata a Bernay (ved. lett. 536, p. 650). 823 Dubois (ved. 419, p. 529). 824 Varize era a 15 km. da Chteaudun. 825 Gurin (ved. lett. 280, p. 376). 826 Postulante di Angers, arrivata a Parigi nel giugno 1656. Rimase a Parigi dopo il seminario. 827 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 828 Era andato ad Angers in marzo (ved. lett. 541, p. 326). 829 Ved. lett. 541 (p. 653). 830 Era passato a Chteaudun nel luglio 1657 (ved. lettera di S. Vincenzo al sig. Dupont, Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, n. 2361, p. 434-435). 831 Dubois, che era a Bernay (ved; lett. 419, p. 529). 832 E' a 15 km. da Chteaudun. 833 Fu a Varize dal 1657 al 1659. 834 Era dispensiera alla Casa madre (ved. lett. 456, p. 565). 835 Bocheron, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit prima del 1655. Da Chteaudun andr a Parigi nel novembre 1659 per parlare delle virt di suor Barbara Angiboust (Conferenza di S. Vincenzo alle FdC, 11 novembre 1659, ediz. Mezzadri, p. 1495-1499). 836 Da Chteaudun andr a Varize nel novembre 1658. 837 Doinel (ved; lett. 352, p. 351). 838 Navain (ved; lett. 515, p. 629). 839 Ved. lett. 533 (p. 644). 840 Mandata ad Arras il 30 agosto 1656 (ved; lett. 302, p. 404). 841 Loret, che era alla Casa madre (ved. lett. 220, p. 299). 842 Ved. lett. 143 (p. 157). 843 Il signor Guglielmo Delville (1608-1658), entrato nella Congregazione della Missione nel 1641, dopo aver lavorato a Crcy e a Montmirail, era tornato ad Arras, suo paese natale, ed era il confessore delle suore. 844 Lenfantin (ved. lett. 495, p. 606). 845 Senza dubbio, suor Carlotta, mandata a Richelieu per riposarsi e morta nell'ottobre seguente.

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Il Signor Vincenzo ha messo le risposte (indicate in corsivo) sullo stesso foglio della lettera di S. Luisa. 847 Angiboust: la sua partenza da Angers esigeva numerosi provvedimenti. 848 Il Signor Vincenzo gli aveva gi scritto il 1 settembre 1657 a proposito della partenza di suor Cecilia Angiboust (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, n. 2410, p. 514). 849 Ved. lett. 363 (p. 482). Il 29 settembre 1657 S. Vincenzo le aveva scritto una bella lettera per la rinnovazione dei voti (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, n. 2447, p. 46-47). 850 Sorelle di suor Francesca e anch'esse Figlie della Carit. 851 Suor Maturina Gurin, la segretaria di S. Luisa (ved. lett. 280, p. 376). 852 Il 25 ottobre 1657 gli amministratori dell'ospedale di Chteaudun scrissero al Sig. Vincenzo di essere soddisfatti delle suore (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, n. 2482, p. 113-114). 853 Angiboust, partita da Angers. 854 Ved. lett. 454ter (p. 660). 855 Bocheron (ved. lett. 544, p. 657). 856 Nel novembre 1658 andr da Chteaudun a Varize (ved. lett. 544, p. 657). 857 Angiboust (ved. lett. 549, p. 663). Ved. la lettera di S. Vincenzo a S. Luisa di marted 30 ottobre 1657 (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, n. 2489, p. 122). 858 Ved. lett. 110 (p. 138). 859 Moreau, che aveva lasciato la Compagnia nell'ottobre 1657 (ved. lett. 349, p. 465). 860 Ved. lett. 544 (p. 657). 861 Ved. lett. 544 (p. 657). 862 Ved. lett. 419 (p. 529). 863 Levies (ved. lett. 536, p. 650). 864 Maria Levies, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit dopo l'agosto 1655. Sembra che sia rimasta nella parrocchia di S. Nicola du-Chardonnet fino al 1660. 865 Era andata a Sedan nel 1654; ritornata alla Casa madre, era malata spesso. Mor nell'aprile 1658. 866 Angiboust, vissuta tre anni a Bernay con suor Lorenza Dubois. 867 Dama della Carit e dama di corte della Regina. Il Signor Vincenzo e S. Luisa ricorsero parecchie volte a lei perch intervenisse presso la Regina. La Santa scrisse questa lettera a madama Danse in seguito a quanto le aveva scritto Fratel Ducourneau a nome di S. Vincenzo (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, n. 2524bis, p. 187). 868 Carr, la nuova superiora dell'ospedale di Angers (ved. lett. 505, p. 617). 869 Gaudoin, era la suora assistente (ved. lett. 294, p. 527). 870 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 871 Nel maggio precedente era passato per Angers. 872 Ved. lett. 419 (p. 529). 873 Levies (ved. lett. 536, p. 650). 874 Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 875 Sulpizia Dubois e Claudia. 876 Ved. lett. 549 (p. 663) e lett. 542 (p. 654). 877 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 878 Barbara Angiboust, Anna Bocheron e Marta (ved. lett. 544, p. 656). 879 Moreau (ved. lett. 349, p. 465). 880 Le Figlie della Carit lasciarono Chars verso agosto-settembre 1657. 881 Jousteau (ved. lett. 421, p. 536). 882 Papillon (ved. lett. 440, p. 547). 883 Conferenza 95 sul tema: A chi confidare le tentazioni; la conversazione con gli esterni ecc. (ediz. Mezzadri, p. 1254-1271). 884 Angiboust (ved. lett. 557, p. 671). 885 Claudia e Sulpizia Dubois, a 15 Km. da Chteaudun. 886 Il Signor Vincenzo era caduto scendendo dalla carrozza, che chiamava la sua vergogna (ved. lettera a Carlo Ozenne, 18 gennaio 1658, Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, n. 2565, p. 247-248). 887 Anna Rosa (ved. lett. 144, p. 178). 888 Ved. lett. 147 (p. 185). 889 Le postulanti che venivano da Saint-Fargeau (circondario di Joigny, Yonne). 890 Ved. lett. 268 (p. 353).

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Saint-Pierre-du-Mont, a una cinquantina di Km. da Sainte-Marie-du-Mont. Elisabetta Jousteau (ved. lett. 421, p. 536) e Maria Papillon (ved. lett. 440, p. 547). 893 La lettera di S. Vincenzo alla superiora di Saint-Fargeau riproduce quasi alla lettera quella di S. Luisa a fratel Ducourneau (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, n. 2563, p. 243-244). 894 Suor Giuliana Allot era gi nella Compagnia delle Figlie della Carit nel 1655 (cf. Coste XIII, p. 576). And a La Fre e c'era ancora nel 1660. 895 Tre missionari si preparavano per andare nel Madagascar. S'imbarcarono a Nantes. Com' noto, le Figlie della Carit non andarono al Madagascar (ved. G. van Winsen, CM, L'expansion de la Congrgation de la Mission pendant la vie de St. Vincent, in "Vincentiana" 1984, p. 537). 896 Localit del circondario di Valognes (Manica), dove le Figlie della carit avevano una casa dal 1655, ma le due suore nel febbraio 1658 erano malate. 897 Parrocchia di Parigi. 898 Ved. lett. 561 (p. 675). 899 Lettera ricopiata da suor Margherita Chtif - Per suor Claudia Carr, ved. lett. 505 (p. 617). 900 Ved. lett. 499 (p. 608). 901 Levies (ved. lett. 536, p. 650). 902 La Santa si riferisce alla conferenza di S. Vincenzo del 6 gennaio 1658 sulle conversazioni con le persone esterne (ediz. Mezzadri, p. 1264-1271). 903 Ved. lett. 560 (p. 674). 904 Ved. lett. 363 (p. 482), lett. 464 (p. 575). 905 Marchal (ved. lett. 368, p. 489). 906 Ved; lett. 543 (p. 655). 907 Carr (ved. lett. 505, p. 617). 908 Ved. lett. 71 (p. 98). 909 Ved. lett. 287 (p. 378). 910 Carr, che era la superiora (ved. lett. 505, p. 617). 911 Ved. lett. 543 (p. 655). 912 Ved. lett. 419 (p. 529). 913 Era andata ad aiutare le due suore di Bernay. 914 Sono le tre sorelle di suor Francesca Mnage: Margherita, Maddalena e Caterina. 915 Nicoletta Haran (ved. lett. 495, p. 583). 916 Ved. lett. 618 (p. 738). 917 Ved. lett. 302 (p. 404). 918 Lenfantin (ved. lett. 497, p. 606). 919 Frutto in una capsula. 920 Bailly (ved. lett. 336, p. 445). 921 Una specie di resina con propriet terapeutiche. 922 Ved. lett. 551 (p. 667). 923 24 aprile. 924 Hardemont, che sta per partire per Ussel (ved. lett. 110, p. 138). 925 Ved. lett. 268 (p. 353). 926 Ved. lett. 143 (p. 157). 927 Parroco di S. Nicola fino al 1650; sua sorella, suor Maria Hasl era nella Compagnia delle Figlie della Carit nell'agosto 1655 (cf. Coste XIII, p. 576). 928 Ducourneau (ved. lett. 147, p. 185). 929 Anna Hardemont e Edvige Vigneron partono per l'ospedale di Ussel che madama di Ventadour voleva affidare alle Figlie della Carit (ved. lett. 110, p. 138; e lett. 578, p. 698). 930 Ved. lett. 268 (p. 535). 931 Abbiamo l'istruzione che il Santo fece alle due suore mandate a Ussel, nel maggio 1658 (Conferenze alle FdC, ediz. Mezzadri, p. 1288-1290). 932 Suor Maria Marta Trumeau (ved. lett. 102, p. 87). 933 Suor Francesca Manceau (ved. lett. 277, p. 375). 934 Ferr (ved. lett. 34, p. 53). 935 Il 9 giugno 1658 furono elette suor Maturina Gurin (ved. lett. 280, p. 376), suor Francesca Paola (ved. lett. 480bis, p. 624) e suor Giovanna Gressier (ved. lett. 456, p. 565). 936 Ved. lett. 445 (p. 551) e Coste XIII, p. 693). Fino allora le ufficiali erano state cambiate ogni anno; dietro questa osservazione di Madamigella non ci furono nuove elezioni nel 1658, e dopo,

rimasero in carica per tre anni (S. Luisa...Sue lettere [Napoli, 1939], III, p. 225-226). 937 A Richelieu (ved. lett. 254, p. 296). 938 Ved. lett. 531bis (p. 596). 939 Anna Poussard, moglie di Armando Giovanni du Plessis, pronipote del Card. Richelieu. 940 Suor Pierina (ved. lett. 287, p. 378). 941 Carr (ved. lett. 505, p. 617). 942 Ved; lett. 543 (p. 655). 943 Pierina: ved. lett. 287 (p. 378). 944 Gesseaume, che era andata a fare una visita alla comunit di Chantilly. 945 Ved. lett. 533 (p. 644). 946 Gesseaume, che era stata a Nantes dieci anni (ved. lett. 76, p. 102). 947 Marchal (ved. lett. 368, p. 489). 948 Francesca (ved. lett. 363, p. 482). 949 Ved. lett. 561 (p. 675). Cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, al sig. G. Martin (25 gennaio 1658, XIV, n. 2571, p. 256; e 22 febbraio, n. 2591, p. 289; e 5 luglio, n. 2669, p. 406). 950 Francesca Manceau, Margherita Mnage, Maria Poulet e Claudia Muset erano andate a Calais nel giugno 1658. Alla fine di luglio le prime due morirono (ved. la lettera della altre due, in data 3 agosto). 951 Anna de Vaux, nata nel 1629 a Ardivilliers, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit nel dicembre 1651. 952 Ved. lett. 476 (p. 543). 953 Levies (ved. lett. 536, p. 650). 954 Ved. lett. 352 (p. 351). 955 Ved. lett. 580 (p. 694). 956 Navain (ved. lett. 515, p. 629). 957 Ved. lett. 495 (p. 583). 958 Ved. lett. 363 (p. 482). 959 Suor Andreina Marchal (ved. lett. 368, p. 489). 960 Lettera senza indirizzo e senza firma. Pare che manchi la seconda parte dell'autografo. 961 Ved. lett. 110 (p. 138). Ved. anche lettera di S. Vincenzo alla suora (24 agosto 1658), in Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, n. 2699, p. 453-456). 962 Edvige Vigneron, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit verso il 1646-47, fu mandata a Ussel nel 1658: qui trov molte difficolt, come scrisse al Signor Vincenzo e a S. Luisa (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 2821, p. 31-31; XVI, n. 3328, p. 256-259). 963 Ved. lett. 268 (p. 353). 964 Ved. lett. 235 (p. 317). 965 Levies (ved. lett. 536, p. 650). 966 Moneta di rame col valore di due denari. 967 Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 968 Ved. lett. 476 (p. 543). 969 Doinel (ved. lett. 352, p. 351). 970 Alla Casa madre di Parigi. 971 Ved. lett. 582 (p. 697). 972 Ved. lett. 533 (p. 644). 973 Maria Navain era stata richiamata a Parigi verso la fine di luglio e gl'inizi di agosto, dopo la visita di suor Enrichetta Gesseaume (ved. lett. 580, p. 694). 974 Le suore rientrarono nell'ottobre seguente. 975 Molte persone (uomini e donne) entravano nell'alloggio delle suore; suor Barbara provvide con dolcezza a questo abuso (Conferenze di S. Vincenzo alle FdC dell'11 novembre 1659 sulle virt di suor Barbara, ediz. Mezzadri, p. 1495-1497). 976 Bocheron (ved. lett. 544, p. 658). 977 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 978 Ved. lett. 277 (p. 375). 979 Era nella Compagnia dal 1653. Non sapendo scrivere firm con un segno di croce l'atto di erezione dell'agosto 1655. Dopo un lungo soggiorno alla Casa madre, in giugno 1658 fu mandata a Calais, dove mor vittima della sua dedizione verso i soldati contagiosi, alla fine di luglio 1658. 980 Doinel (ved. lett. 352, p. 351).

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Maria Poulet e Claudia Muset, come anche Enrichetta Gesseaume e Giovanna rientrarono solo alla fine di ottobre. Maria Cuny rientr con suor Francesca alla fine di settembre. 982 Paese del cantone di Longjumeau (Seine-et-Oise) in cui si trovava la propriet dei genitori di Gabriella Le Clerc, moglie di Michele Legras. 983 Parrocchia di Parigi. 984 Il sig. de la Hode (ved. lett. 255, p. 344). 985 Il Sig. Vincenzo rispose alla Santa con la lett. 2716 (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, p. 482483). 986 La duchessa di Ventadour (ved. lett. 268, p. 353). 987 Suor Anna Hardemont e suor Edvige Vigneron erano scoraggiate per le difficolt che trovavano a Ussel. Anche il Signor Vincenzo scrisse loro per fortificarle nella vocazione (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, n. 2694, p. 444-446, e n. 2699, p. 453-456). 988 Ved. per esempio la conferenza del 23 dicembre 1657 (ediz. Mezzadri, p. 1234-1237) e del 4 agosto 1658 (ibid., p. 1369): Osservate le regole ed esse saranno la vostra salvaguardia. 989 Anna Bocheron (ved. lett. 544, p. 657). 990 Celebre pellegrinaggio al santuario di Vendme, dove si venera una lacrima di Nostro Signore, in un'ampolla di vetro. Vendme a 40 km. da Chteaudun. 991 Ved. lett. 544 (p. 657). 992 Sulpizia Dubois, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit prima dell'agosto 1655. Nel novembre 1659 and a Parigi a dare la sua testimonianza sulle virt di suor Barbara Angiboust (ved. Conferenze spirituali di S. Vincenzo alle FdC, ediz. Mezzadri, p. 1495-1499). 993 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 994 Ved. la lett. 591 (p. 704). 995 Madama Giovanna de Marillac, moglie di Michele, consigliere al Parlamento di Parigi, era nella sua propriet a Ollainville. 996 A 13 km. da Champlan (ved. lett. 591, p. 704). 997 S. Luisa era andata a Champlan e Ollainville (ved. lett. 593). 998 Bocheron (ved. lett. 587, p. 707). 999 Nata il 25 giugno 1625 a Conche-les-Pots in Piccardia, entr nella Compagnia delle Figlie della Carit il 9 agosto 1644. Rimase alla Casa madre come giardiniere e poi cuciniera. Nel 1649 fece i primi voti. Non sapendo scrivere mise solo un segno di croce come firma nell'atto di erezione della Compagnia nel 1655. Fu in seguito suor servente nella parrocchia di S. Medardo. Mor il 12 maggio 1689 e le sue compagne attestarono la sua carit e compassione verso tutti. 1000 Maria de Marillac, cugina della Santa (ved. lett. 78, p. 104). 1001 Ved. lett. 593 (p. 708). 1002 Stavano per tornare a Parigi. 1003 Maddalena Raportebled, Margherita Ruhant, Maria Papillon e Barbara erano state mandate a Metz il 26 agosto 1658 (cf. Conferenze spirituali di S. Vincenzo alle FdC, ediz. Mezzadri, p. 13721380). 1004 Lettera ricopiata nel quaderno o registro di Margherita Chtif, serie Anna Hardemont. 1005 Madama di Ventadour (ved. lett. 268, p. 353). 1006 Accanto all'indirizzo scritto: Presso le religiose domenicane di Calais Nella traduzione delle lettere scelte di S. Luisa (Napoli, 1939) riportata in nota (III, p. 235) una lettera di suor Enrichetta Gesseaume alla Santa, scritta durante il viaggio: ...Abbiamo incontrato la padrona della diligenza di Calais che ci assicura della morte delle nostre due care sorelle, e che le altre due sono ammalate, ma questo non ci scoraggia, ci mancherebbe altro! Non vediamo l'ora di arrivare.... Siamo oggi a 24 leghe da Calais... C' un cos gran numero di feriti coricati a terra, sulla paglia, che si prova gran piet nel vederli; altre cose non posso dirvi se non che ci raccomandiamo molto alle buone preghiere di tutte le nostre care sorelle. 1007 Suor Claudia Muset era partita nel giugno 1658 per curare i soldati feriti. Il 3 agosto scrisse una mirabile lettera a S. Luisa per annunziarle la morte di suor Margherita Mnage e Francesca Manceau, la propria malattia e quella di suor Maria Poulet. 1008 Suor Maria Cuny era partita per Calais con suor Enrichetta Gesseaume nell'agosto 1658 (ved. la conferenza di S. Vincenzo, ediz. Mezzadri, p. 1363-1371). Nella lettera del 10 settembre a S. Luisa, citata nella nota 315, suor Gesseaume segnala che suor Maria era malata: alla fine del mese questa rientr a Parigi in barella. 1009 Anch'essa era partita per Calais nell'agosto 1658 e rientr a Parigi con suor Maria Cuny.

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Doinel (ved. lett. 352, p. 351). Navain (ved. lett. 515, p. 629). 1012 Del 6 ottobre 1658, sull'alzata, l'orazione e l'Angelus (ediz. Mezzadri, p. 1380-1387). 1013 Ved. lett. 533 (p. 644). 1014 Anna Hardemont e Edvige Vigneron (ved. lett. 110, p. 138, e lett. 578, p. 699). 1015 La duchessa di Ventadour (ved. lett. 268, p. 353). 1016 Doinel (ved. lett. 352, p. 351). 1017 Moglie del soprintendente alle Finanze (ved. lett. 307, p. 414). 1018 Navain: era arrivata allora a Chantilly (ved. lett. 597, p. 712). 1019 Ved. lett. 197 (p. 263). 1020 Ved. lett. 533 (p. 644). 1021 Suor Stefanina Dupuis un'anziana nella Compagnia delle Figlie della Carit. Nel 1655 a Parigi, e nel novembre 1658 parte per Angers come suor servente, e di l ripart nel dicembre 1659. 1022 Partirono per Angers: Stefanina Dupuis, Maria Bertrand e Caterina. 1023 La conferenza fu tenuta da S. Vincenzo il giorno dopo, domenica 17 novembre (ediz. Mezzadri, p. 1398-1423) sull'alzata, orazione, esame ed altri esercizi (Regole, Ordine della giornata, art. 1-7). 1024 S. Vincenzo rispose con la lett. n. 2777 (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, p. 591-592). 1025 Ved. lett. 71 (p. 98). 1026 Ved. lett. 600 (p. 716). 1027 Carr (ved. lett. 505, p. 617): le difficolt della Comunit imponevano la venuta di una nuova suor servente. Suor Claudia rest ad Angers e riprender la sua carica dal 1659 al 1667. 1028 Sembra che fosse arrivata ad Angers nel novembre 1651. 1029 Gaudoin (ved. lett. 294, p. 527). 1030 Angiboust (ved. lett. 43, p. 18). 1031 Suor Anna Bocheron era andata in pellegrinaggio a Vendme (ved. lett. 587, p. 707). 1032 Che era a Chteaudun (ved. lett. 544, p. 657). 1033 Dubois, era a Varize (ved; lett. 587, p. 707). 1034 E' anch'essa a Varize (ved. lett. 544, p. 657). 1035 Dubois (ved. lett. 419, p. 529). 1036 E' difficile dire che citt : Ernes nel Calvados o Erne in Mayenne? 1037 Angiboust (ved. lett. 108, p. 48). 1038 S. Luisa scrisse questa lettera domenica 8 dicembre, vigilia dell'Immacolata Concezione, festa rimandata a luned, a causa dell'Avvento (Corrispondenza di S. Vincenzo, XIV, p. 618). 1039 Barbara Bailly (ved. lett. 356bis, p. 472). 1040 Nella traduzione italiana delle lettere scelte della Santa (Napoli, III, p. 241-243) ben sottolineata l'importanza di questa lettera di S. Luisa, che - come scrisse nel 1667 suor Gurin stabil che ogni anno nella festa dell'Immacolata Concezione si facesse una rinnovazione solenne della consacrazione della Compagnia alla SS. Vergine: L'8 giorno di dicembre, al termine della conferenza, la superiora od altra nominata da parte sua, legge a voce alta l'atto di offerta alla S. Vergine, e tutte le suore, in ginocchio, dicono a voce bassa le stesse parole. E' la stessa formula usata ancor oggi. 1041 Ved. lett. 544 (p. 657). 1042 Ved. lett. 544 (p. 657). 1043 Dubois (ved. lett. 587, p. 707). 1044 Angiboust (ved; lett. 108, p. 48). 1045 Bocheron (ved. lett. 544, p. 657). 1046 Ved. lett. 456 (p. 565). 1047 Il Santo ringrazi (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 2809, p. 9-10). 1048 Nella lettera n. 2815 (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, p. 19-20), datata dall'editore [dicembre 1658] S. Vincenzo ringrazia S. Luisa dei rimedi suggeriti. 1049 Morta a Chteaudun il 27 dicembre 1658. 1050 Ved. lett. 495 (p. 583). 1051 Maria Gaudoin e Michela (ved. lett. 198, p. 717). 1052 Il 27 dicembre 1658 (ved. lett. 605, p. 723). 1053 Ved. lett. 368 (p. 489): suor Marchal era rientrata da Nantes alla fine del 1658 per andare a Liancourt.

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Senza dubbio suor Giovanna Pangoy (ved; lett. 195bis, p. 263). Ved. lett. 382 (p. 503). 1056 Caterina Baucher (ved. lett. 506, p. 618). 1057 Fratel Matteo Regnard (ved. lett. 393, p. 620). 1058 Ved. lett. 605 e 605bis (p. 723 e 724). 1059 S. Luisa alludendo al giuoco dei Re Magi, vuol dire che non era capitato a nessuna il titolo di regina (ved. lett. 339, p. 451). 1060 Ved. lett. 419 (p. 529). 1061 Suor Barbara Angiboust era stata tre anni a Bernay con suor Lorenza Dubois. 1062 Levies (ved. lett. 551, p. 667). 1063 Suor Anna Levies (ved. lett. 536, p. 650). 1064 Ved. lett. 11 (p. 27). 1065 Ved. lett. 511 (p. 624). 1066 Vallin (ved. lett. 63, p. 82). 1067 Caillou (ved. lett. 19, p. 35). 1068 Questo inciso, che nell'edizione italiana delle lettere di S. Vincenzo (XV, n. 2835, p. 53), manca nell'edizione 1961 e 1983 degli Scritti di S. Luisa. 1069 Baucher (ved. lett. 506, p. 618). 1070 Era stata mandata a Chteaudun alla morte di suor Barbara Angiboust. Su di lei ved. lett. 297 (p. 398). 1071 Bocheron (ved. lett. 544, p. 658). 1072 Ved. lett. 544 (p. 658). 1073 Dubois (ved. lett. 587, p. 707). 1074 Ved. lett. 43 (p. 18). 1075 Chiara Jaudoin, nata il 7 marzo 1629 a Poitiers, entr nella Compagnia delle Figlie della carit nell'aprile 1653. Serv i poveri a La Roche-Guyon per molti anni. Dopo tre anni come dispensiera and a Chteaudun, dove mor nel 1684. 1076 Verso la fine della vita ebbe dei disturbi psichici. Su di lei ved. lett. 64 (p. 91). 1077 Ved. lett. 382 (p. 503). 1078 Vigneron (ved. lett. 135, p. 464). 1079 Bailly (ved. lett. 356bis, p. 472). 1080 Ved. lett. 237 (p. 319). 1081 A questa lettera di S. Luisa si riferisce quella di S. Vincenzo (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 2845, p. 66), che propone di allontanare suor Georget da Nanteuil. 1082 Suor Maria imparava a salassare. 1083 Suo figlio Michele, la nuora e la nipotina. 1084 Ved. lett. 495 (p. 583). 1085 Ved. lett. 352 (p. 351). 1086 Era andata a Chantilly a sostituire suor Luisa nel novembre 1658. 1087 Ved. lett. 533 (p. 644). 1088 Ved. lett. 495 (p. 583). 1089 Il signor Dehorgny ci and solo in dicembre 1659 (ved. lett. 640, p. 760). 1090 Ved. lett. 363 (p. 482). 1091 Ved. lett. 572 (p. 685). 1092 Ved; lett. 538 (p. 652). 1093 Ved. lett. 120 (p. 146). 1094 Suor Luisa Cristina Rideau (ved. lett. 149, p. 184). 1095 Ved. lett. 382 (p. 503). 1096 Ved. lett. 86 (p. 111). 1097 Bailly (ved. lett. 356bis, p. 472). 1098 Vigneron (ved. lett. 135, p. 464). 1099 Era a Serqueux quando fu chiamata a Chteaudun (ved. lett. 297, p. 398). 1100 Dubois (ved. lett. 587, p. 707). 1101 Era a Varize (ved. lett. 544, p. 658). 1102 Barbara Angiboust (ved. lett. 607, p. 726). 1103 Dama della Carit di Parigi. 1104 Ved. lett. 419 (p. 529).

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Levies (ved. lett. 536, p. 650). Madama di Bouillon, la giovane, che era nel suo castello di Morainvilliers. Ved. la nota alla lett. 625. 1107 Le suore avevano ottenuto dagli scabini il permesso di portare l'acqua della citt nella loro casa. I lavori durarono fino alla fine dell'anno. 1108 S. Giovanni in-Grve, parrocchia di Parigi. 1109 Ved. la lett. precedente, n. 624. Su questa lettera di S. Luisa ved. le osservazioni di Suor Elisabetta nel suo articolo "Incontro con suor David", della serie Le prime Figlie della Carit in Echi della Compagnia, 1984, p. 228-233. 1110 David (ved. lett. 270, p. 373). 1111 Ved. lett. 624 (p. 744). 1112 Petronilla Gillot, entrata nel 1654 nella Compagnia delle Figlie della Carit, era andata a Nanteuil dopo il seminario. 1113 S. Luigi o Lodovico, re di Francia (la cui festa liturgica il 25 agosto). 1114 Ved. lett. 352 (p. 351). 1115 A causa della salute, rimase a Chantilly solo alcuni mesi. 1116 E' la conferenza 111 (ediz. Mezzadri, p. 1477-1484) del 24 agosto 1659. 1117 Ved. lett. 533 (p. 644). 1118 Trumeau, richiamata da La Fre per andare a Cahors (ved. lett. 102, p. 87). 1119 Tre suore stavano per partire per Narbona: Francesca Carcireux, Anna Denoual e Maria Chesse (ved. conferenza 112 di S. Vincenzo, del settembre 1659, alle suore mandate a Narbona e Cahors; ediz. Mezzadri, p. 1484-1487). 1120 S. Luisa esitava a mandarla, ma poi suor Francesca andr a Narbona (ved. lett. 254, p. 296). 1121 Alano di Solminihac (ved. lett. 518, p. 633). 1122 Vaux-le-Vicomte, nuova fondazione. 1123 Ved. lett. 254 (p. 296). 1124 Francesco Fouquet, vescovo di Agde e poi di Narbona (+ 1673), figlio di madama Fouquet (ved. lett. 307, p. 414). Il 12 settembre precedente S. Vincenzo gli aveva annunziato la partenza delle tre suore con tre missionari (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 3036, p. 385-386). 1125 Trumeau, che andava a Cahors (ved. lett. 628, p. 747). 1126 Visitandina, superiora del monastero di S. Maria di Tolosa, e sorella del vescovo di Narbona (ved. lett. 307, p. 414). 1127 Francesca Carcireux, Anna Denoual e Maria Chesse (che vanno a Narbona) e suor Maria Marta Trumeau che va a Cahors. 1128 Gurin (ved. lett. 280, p. 376), che doveva andare a La Fre a sostituire Maria Marta Trumeau, destinata a Cahors. 1129 Ved. lett. 254 (p. 296). 1130 I sigg. Des Jardins, Lemerer e Tanguy (ved. lettera di S. Vincenzo, del 12 settembre 1659, all'arcivescovo di Narbona, mons. Fouquet; Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 3036, p. 385386). 1131 Ved. lett. 495 (p. 583). 1132 Suor Haran voleva che S. Luisa mandasse delle suore a Nantes (ved. lett. 618, p. 737). L'8 novembre seguente S. Vincenzo scriveva alla superiora dell'ospedale di Nantes, incoraggiandola ad aver fiducia in Dio, forza dei deboli e virt dei forti... Se conosceste la vostra felicit, quale davanti a Dio, certo il lavoro, le contraddizioni, i dolori, le amarezze e perfino la morte vi parrebbero dolci e desiderabili, come effettivamente sono per chi vuol rendersi degno dei beni eterni dell'altra vita. A nome di S. Luisa rinnovava la promessa di un prossimo aiuto per l'ospedale (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 3074, p. 433-434). 1133 Ved. lett. 618 (p. 737). Sul sig. Dehorgny ved. lett. 5 (p. 17). 1134 Dupuis, la superiora o suor servente ad Angers (ved. lett. 600, p. 715). 1135 Ved. lett. 280 (p. 376). S. Luisa allude alla persecuzione che suor Maturina aveva subito a Liancourt. Umiliata fino a essere privata dei sacramenti per quattro mesi, aveva mostrato tanta saggezza e costanza che il Signor Vincenzo ne era rimasto ammirato (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 3112, p. 484-485). 1136 Giuliana Allot (ved. lett. 561, p. 675). 1137 Madama Pierina du Four, prima nutrice di Luigi XIV; per ordine della Regina, domand a S. Vincenzo le Figlie della Carit per assistere i soldati feriti a La Fre (cf. Conferenze di S. Vincenzo

alle FdC, ediz. Mezzadri, p. 995-1002) e in seguito continu ad occuparsi dell'ospedale. 1138 Maria Marta Trumeau, richiamata da La Fre per andare a Cahors (ved; lett. 628, p. 747); al suo posto, appunto, era ora suor Maturina Gurin. 1139 Maria Marta Trumeau. 1140 Ved. lett. 624 (p. 744). 1141 Ved. lett. 110 (p. 138). 1142 Madama di Ventadour (ved. lett. 268, p. 353). 1143 Vigneron (ved. lett. 578, p. 699). 1144 Gurin (ved. lett. 280, p. 376). 1145 Adriana Plouvier e Luisa Boucher. Trovandosi a Cahors nel 1659, il sig. Fournier (uno degli assistenti della Congregazione della Missione, il medesimo che lavor con Mons. Abelly per la biografia di S. Vincenzo e riordin le Regole delle Figlie della Carit) scrisse a S. Luisa per darle notizie delle suore che rivaleggiavano in fervore. Suor Maria Marta, che era stata mandata come suor servente, era un modello di mortificazione e non voleva esser trattata meglio delle povere orfanelle affidate a lei. Per ordine del vescovo queste avevano come cibo un po' di pane nero e del lardo, mentre le suore avrebbero potuto ricevere pane bianco e carne. Il sig. Fournier pregava la Santa di intervenire (Edizione 1961 degli Scritti della Santa, p. 1046-1047). 1146 Maria Chesse e Anna Denoual. La prima era originaria della Bretagna, nata il 28 ottobre 1637 ed entrata tra le Figlie della Carit il 30 settembre 1657. Part per Narbona nel settembre 1659 e vi rimase 17 anni. Fu poi suor servente a Gex, poi a Parigi nell'ospizio del S. Nome di Ges. Dopo un triennio come economa generale, ritorn a Gex dove mor il 19 aprile 1699. Su suor Anna Denoual, ved. lett. 647bis (p. 771). 1147 Fontana situata nel sobborgo S. Martino. 1148 Anna Bocheron (ved; lett. 544, p. 657) e Sulpizia Dubois (ved; lett. 587, p. 707). 1149 Conferenza 114 (ediz. Mezzadri, p. 1495-1499). 1150 Aveva fatta la visita ad Angers (ved; lett. 631, p. 751). 1151 Parrocchia di Parigi. 1152 Conferenza organizzata dal Signor Vincenzo nel 1633 per la formazione dei preti. Tali conferenze del marted divennero celebri e attirarono a S. Lazzaro preti eminenti per dottrina e santit. 1153 Parrocchia di Parigi. 1154 Ved. lett. 356bis (p. 472). 1155 Maria Gaudoin (ved. lett. 294, p. 527). 1156 Il signor Dehorgny andava a visitare le suore di Nantes (ved. lett. 618, p. 737). 1157 Ved. lett. 280 (p. 376). 1158 Ved. lett. 632 (p. 752). 1159 Maria Marta Trumeau (ved. lett. 102, p. 87). 1160 Il 20 dicembre S. Vincenzo scrisse a suor Maturina, incoraggiandola fortemente in mezzo alle difficolt: Dio permette che accadano simili cose a coloro che lo servono... E' un bene... esser trattati come Nostro Signore... Farete dunque bene, sorella, a non fermarvi alle parole che si dicono e a non giustificarvi mai... (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 3112, p. 484-485). 1161 Copia Chtif, serie Anna Hardemont. 1162 Ved. lett. 110 (p. 138). 1163 Era a Narbona (ved. lett. 628, p. 747, e lett. 628bis, p. 748). 1164 Ved. lett. 110 (p. 138). 1165 Ved. lett. 268 (p. 353). 1166 Conferenza del 14 dicembre 1659 (ediz. Mezzadri, p. 1520-1530) che continuava quella dell'8 dicembre sullo stesso argomento (p. 1513-1519). 1167 Ved. lett. 631 (p. 751). 1168 Ved. lett. 280 (p. 376). 1169 Trumeau, che era andata a Cahors (ved. lett. 634, p. 756). 1170 E' il prezzo degli occhiali. 1171 Vigneron (ved. lett. 578, p. 699). 1172 Ved. lett. 280 (p. 376). 1173 Ved. lett. 641 (p. 761). 1174 Allot (ved. lett. 561, p. 675). 1175 Suor Maria Marta Trumeau era a La Fre dal 1656 (ved. lett. 102, p. 87).

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Ved. lett. 632 (p. 754). Parrocchia di Parigi. Ved. lett. 636 (p. 759). 1178 Ved. lett. 456 (p. 565). 1179 Cabaret (ved. lett. 533, p. 644). 1180 Entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit nel 1655. Si trova in fondo all'elenco delle suore presenti l'8 agosto 1655 (Coste XIII, p. 577). 1181 Ved. lett. 229 (p. 306). 1182 Loret (ved. lett. 220, p. 299). 1183 Infatti erano 35 anni che S. Luisa aveva per direttore S. Vincenzo. Mandando al Santo quelle infermit, Dio la privava di ci che ella chiama la sola consolazione (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, p. 487). 1184 Ved. lett. 254 (p. 296). 1185 Dupuis, che veniva da Angers (ved. lett. 600, p. 716). 1186 Stava visitando le case dell'ovest e del centro della Francia. Aveva scritto pi volte a S. Vincenzo di suggerire a S. Luisa di mandare due suore o almeno una a Richelieu per i malati, che non erano curati dalle due suore dell'ospedale perch erano loro stesse malate; perci non erano amate dalla gente. Questo - concludeva il sig. Dehorgny - uno dei posti pi difficili che si possa trovare (Corrispondenza di S. Vincenzo, XV, n. 3056, p. 410-411). 1187 Ved. lett. 287 (p. 378). 1188 Cio il catechismo; ved. lett. 200bis (p. 243). 1189 Era partita per Narbona (ved. lett. 628bis, p. 748). 1190 Il sig. Pietro de Beaumont, superiore dei missionari di Richelieu (ved. lett. 531bis, p. 596). 1191 Ved. lett. 352 (p. 351). 1192 Trumeau, arrivata da poco a Chantilly, per sostituire suor Francesca che era malata. 1193 Ved. lett. 533 (p. 644). 1194 Ved. lett. 254 (p. 296). 1195 Anna Denoual, entrata nella Compagnia delle Figlie della Carit verso il 1656, fu mandata a Narbona nel settembre 1659. Nell'agosto 1660 chiese a S. Vincenzo il permesso di fare i voti (Corrispondenza di S. Vincenzo, XVI, n. 3307, p. 225-226). 1196 Le relazioni tra suor Carcireux e suor Denoual erano difficili (ved. lett. di S. Vincenzo a suor Denoual il 9 luglio 1660, Corrispondenza di S. Vincenzo, XVI, n. 3229, p. 115-117). 1197 Francesco Fouquet (ved. lett. 628bis, p. 749). 1198 La madre Maria Teresa Fouquet (ved. lett. 628bis, p. 749), visitandina. 1199 Ved. lett. 297 (p. 398). 1200 Ved. lett. 280 (p. 376). 1201 Ved. lett. 102 (p. 87). 1202 I missionari della casa di Le Mans, paese d'origine di suor Giovanna Delacroix. 1203 Giovanna Delacroix, Sulpizia Dubois e Anna Bocheron. 1204 Madama de Glou, dama della Carit. 1205 Lett. 604 (p. 721). 1206 Ved. lett. 280 (p. 376). 1207 Suor Giuliana Allot (ved. lett. 561, p. 675, e A 100, p. 1001). 1208 Suor Maria Marta Trumeau (ved. lett. 102, p. 87). 1209 Ved. lett. 269 (p. 353). 1210 Sainte-Marie-du-Mont in Normandia. 1211 I lett. ai Corinzi, XII, 1. 1212 Queste parole sono riservate a suor Giovanna Allot. 1213 Ved. lett. 571 (p. 686). 1214 Della parrocchia di S. Lorenzo, a Parigi. 1215 Una specie di resina con propriet terapeutiche. 1216 Ved. lett. 419 (p. 529). 1217 Anna Levies (ved. lett. 536, p. 650). 1218 Maria Levies (ved. lett. 551, p. 667). 1219 Antonietta Labille (ved; lett. 52, p. 156). 1220 Anna Levies. 1221 Ved; lett. 71 (p. 98). 1222 Ved. lett. 521 (p. 403).

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Ved. lett. 649 (p. 775). Il signor de Blampignon (1611-1669) era membro delle Conferenze del Marted e della Compagnia del SS. Sacramento. 1225 Saint-Ouen-Marchefroy, vicino a Dreux. 1226 E' la superiora di Nantes (ved. lett. 495, p. 583). 1227 Giovanna Delacroix era originaria di Le Mans (ved. lett. 297, p. 398). 1228 Pieno di riconoscenza, il Santo ne parl in varie lettere del gennaio-febbraio 1660; ved. anche lettera del sig. Nicola tienne a S. Vincenzo, del 28 febbraio 1660, dal Capo Verde (Corrispondenza di S. Vincenzo, XVI, n. 3153, p. 12-13). 1229 Nella traduzione italiana delle lettere di S. Luisa (Napoli, III, p. 295-296) c' questa nota: Questa lettera porta la data del 2 febbraio 1660 e due giorni dopo - 4 febbraio - la serva di Dio si coricava per non alzarsi pi. E' dunque probabile che i consigli rivolti a suor Giovanna della Croce siano stati gli ultimi tracciati di sua mano. Ora, la divina Provvidenza, sapendo ch'essi avrebbero avuto autorit di raccomandazione suprema per tutte le Figlie della Carit che li avrebbero letti un giorno, ha voluto ch'essi fossero precisamente l'espressione del pensiero dominante della Venerata Fondatrice. 1230 Manca l'indirizzo e la data. 1231 Lettera autografa senza indirizzo. Si tratta probabilmente dell'ospedale di S. Dionigi [ a Parigi]: ved. nota alla lett. 556 (p. 789). 1232 La lettera porta nel retro l'indicazione 1644. Ma l'espressione Onoratissimo Padre fa dubitare della data, perch un'espressione che non si trova nelle lettere di S. Luisa prima dell'anno 1647 (cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, IX, p. 477). 1233 Lettera copiata nel quaderno o registro di suor Margherita Chtif. 1234 Forse la lettera indirizzata a suor Francesca Carcireux (ved; lett. 647bis, p. 771). 1235 Lettera senza indirizzo e senza data. Saint-Denis la citt, vicina a Parigi, dove le Figlie della Carit avevano la cura dell'ospedale: sono ricordate, tra le altre, suor Barbara Angiboust, Margherita Le Soin, Francesca Moret, suor Raportebled, suor Turgis, suor Vallin (ved. p. 399, 886). 1236 S. Vincenzo rispose con la lettera n. 1713 (Corrispondenza di S. Vincenzo, XI, p. 48) tranquillizzando S. Luisa: Il tralcio della vite porta frutto finch sta attaccato al tronco, e a questa sola condizione. 1237 Fratel Ducourneau mise dietro l'originale la data: aprile 1655 (cf. Corrispondenza di S. Vincenzo, XIII, n. 2423, p. 533).

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