Sei sulla pagina 1di 5

FP2011 Che cosa dovrebbe essere la teologia morale.

Che cosa dovrebbe essere la teologia morale In questo capitolo proveremo a prendere visione della teologia morale dal punto di vista della filosofia. E noto che accanto alla metafisica, l'etica la seconda tra le materie fondamentali della filosofia. Essa parte da alcune domande elementari a cui ogni uomo cerca di dare risposta. Sono queste le domande: 1) per che cosa l'uomo e i suoi atti sono buoni e per che cosa sono cattivi? e 2) in che modo l'uomo pu raggiungere la pienezza del bene? Nell'ottica di queste domande svolgevano la riflessione filosofica gli antichi pensatori greci, e le risposte ad esse formavano i loro sistemi etici. La prima si riferisce usando un linguaggio odierno alla questione della norma, la seconda riguarda invece il problema della felicit. Sebbene dai tempi di Kant si manifesti la tendenza alla separazione dell'etica dal problema della felicit, originariamente ambedue i suddetti interrogativi costituivano insieme l'oggetto delle riflessioni filosofi-che dei moralisti. I filosofi cercavano di darvi risposta alla luce della sola ragione umana. La Rivelazione ha portato con s la risposta ad ambedue gli interrogativi e questa risposta, come risulta dalla definizione stessa di Rivelazione, veniva non dalla luce della ragione umana, ma dal pensiero di Dio. Il credente pu apprendere dalla Rivelazione per che cosa i suoi atti sono buoni oppure cattivi, come pure cosa per lui l'accessibile pienezza del bene, cio la felicit. Per il fatto di dare risposta alla prima di tali domande, l'etica una scienza normativa, e come normativa nello stesso tempo pratica, poich l'uomo pu applicare le norme da essa formulate nella sua azione concreta. [150] Alla luce dei presupposti positivistici, l'etica cos intesa ha perso completamente la sua ragione di essere. Al suo posto, gli scienziati positivisti hanno introdotto la cosiddetta dottrina sulla moralit. Questa dottrina respinge in partenza la possibilit di dare risposta all'interrogativo: che cosa buono e che cosa cattivo nell'azione umana e si limita alla descrizione dei fatti morali che incontriamo sia nella vita sociale che individuale dell'uomo. In questo modo la dottrina sulla moralit non chiarisce che cosa buono e che cosa cattivo negli atti degli uomini, e tanto meno cerca di darne una motivazione, ma afferma solamente che cosa un determinato uomo o una determinata societ ritiene o riteneva buono o cattivo. La moralit un fatto empirico, subisce sempre un qualche concreto condizionamento nella vita dei singoli e della societ. La dottrina sulla moralit cerca di spiegare i fatti morali alla Icue dei condizionamenti di natura sociologica, psicologica e di vederli nel loro sviluppo storico. In tutto ci evita continuamente e conscguentemente una risposta alla domanda: che cosa buono e che cosa cattivo nell'azione dell'uomo; la seconda delle domande menzionate all'inizio viene invece messa da parte e spostata nel campo di una dottrina separata. Cos dunque, l'etica contemporanea si trovata tra questi due poli. Da un lato l'etica nella sua impostazione filosofica tradizionale, e dall'altro la dottrina sulla moralit che si riferiva ai metodi empirico-induttivi. A 1 questo bivio, i singoli pensatori e scienziati devono in qualche modo fare una scelta. E scelgono sempre in relazione alla concezione filosofica o alla dottrina per cui nutrono un profondo convincimento. Se non sono convinti del carattere scientifico della filosofia, allora rimane loro soltanto la via a cui conduce il metodo positivista. In tal caso, non solo non si occupano di etica, ma considerano perfino impossibile occuparsene. L'etica, ai loro occhi, non ha un valore scientifico. Del valore scientifico dell'etica possono essere assertori solo quei pensatori che sono convinti del carattere scientifico della filosofia in generale, e soprattutto della metafisica, cio della filosofia dell'essere. nel contesto di tali divergenze, sia per quanto riguarda i presupposti stessi che le loro conseguenze scientifiche, che ci accade oggi di occuparci di teologia morale. La suggestione del carattere scientifico, di cui cerca di appropriarsi il diritto esclusivo la scienza praticata col metodo positivista, non pu non esercitare un particolare influsso anche sulla mentalit dei teologi moralisti. Tutta la discussione sul tema della filosofia e della scienza costringe chi vuole [151] veramente praticare fino in fondo questo campo della teologia alla riflessione proprio su questo fondamentale interrogativo: che cosa dovrebbe essere la teologia morale? Ed anche se chiaro fin dall'inizio che la teologia morale non pu essere decisamente solo una qualsiasi teologica dottrina sulla moralit, ciononostante la domanda rimane sempre attuale. Il perch, cercheremo di esaminarlo in questo articolo. Prima possibilit: l'etica teologica Occorre precisare bene la nozione di etica. stato gi affermato che essa una parte della filosofia, nella quale cerchiamo di rispondere agli interrogativi gi ricordati. Ambedue questi interrogativi investono i pi importanti e addirittura fondamentali problemi della vita umana. Proprio in forza di questo fatto, oggetto dell'etica divengono l'uomo e gli atti dell'uomo: non comunque un oggetto proprio (obiectum formale), ma un obiectum materiale. L'etica non una filosofia dell'uomo, una specie di antropologia filosofica, anche se essa tratta senza dubbio dell'uomo e dei principali problemi-chiave dell'esistenza umana. Dal lato del suo obiectum materak, l'etica si avvicina alle scienze umane, anzi, le comprende per intero e le sottopone al suo oggetto proprio. Questo oggetto proprio dell'etica il bene e per contrasto anche il male. Si tratta ovviamente del bene legato strettamente all'uomo, contenuto nella sua azione e che da questo lato, in un certo modo, impegna la sua personalit spirituale. Questo bene lo chiamiamo morale ed esso rimane in stretta connessione con la felicit dell'uomo. L'uomo non pu essere veramente felice al di fuori del bene morale. La vera felicit pu nascere solo dal vero bene. evidente che la partecipazione della verit alla formazione del bene dell'uomo qualcosa di veramente significativo per l'etica. Essa parla della vera felicit e quindi si deve

FP2011 Che cosa dovrebbe essere la teologia morale. occupare del vero bene dell'uomo. Che cosa nei suoi atti veramente buono e che cosa porta solo l'apparenza del bene? L'uomo infatti ad ogni passo si trova di fronte a vari oggetti che sono sotto un certo aspetto buoni e che pure sotto questo aspetto gli si presentano. Con ci agiscono su tutte le facolt di desiderio compresa la volont. Ma l'uomo non pu seguire questa reazione spontanea al bene, deve in qualche modo rapportarla alla verit, e solo in base ad essa renderla oggetto della sua volont. In que[152] sto modo nell'ambito delle azioni umane sorge il momento della norma, quale naturale coefficiente di queste stesse azioni. L'etica si occupa dell'uomo e dei suoi atti proprio dal lato della loro norma; questo il suo oggetto proprio, a questo si riferisce infatti il primo degli interrogativi enunciati all'inizio: per che cosa gli atti umani sono buoni e per che cosa sono cattivi? L'etica quindi una scienza in cui il ruolo essenziale svolto dalla norma. La norma sempre contenuta nell'azione veramente umana. Una qualche norma dirige pur senza apparire ogni mio atto, quando lo compio in modo cosciente e riflessivo. Solo quegli atti che compio in modo irriflessivo, spontaneo, sono liberi dalla partecipazione della norma. Perci l'etica occupandosi dell'insieme degli atti umani, isola tuttavia tra di essi quelli in cui presente la norma: quindi si occupa delle azioni consapevoli e riflessive, mentre lascia praticamente al di fuori del proprio ambito il resto delle azioni dell'uomo o, al massimo, le tratta collateralmente. Giacch difficile, interessandosi dell'uomo, lasciare completamente a margine qualcosa che in realt contenuto in lui e decide di tutta la sua vita, dato che della vita dell'uomo, e perfino della sua vita morale, decidono in qualche modo anche quelle azioni su cui non impresso direttamente il marchio della moralit. Tuttavia non ancora qui che sta il punto dell'etica. Ispirandosi sempre a una profonda comprensione del fatto che le norme sono implicite negli autentici atti umani, che sono presenti in essi come parte integrante della loro struttura interna, l'etica libera in un certo modo queste norme dal loro naturale legame con gli atti e cerca di esaminarle nella loro forma pura. Questo ovviamente un particolare intervento metodologico, poich ogni moralista fedele ai presupposti del realismo filosofico si rende conto perfettamente che queste norme non costituiscono un qualsivoglia mondo autonomo di contenuti astratti, ma hanno la loro ragione d'essere in una stretta connessione con l'ente e con l'azione umana, con ci che l'uomo e col suo agire. In pratica per bisogna fare molta attenzione perch l'etica non divenga una speculazione sul tema di astratte normative. In tal caso, cadremmo nell'apriorismo e ci priveremmo di quell'empirismo che un indispensabile fondamento di tutto il nostro sapere; nell'etica si tratta di quello specifico empirismo umanistico di cui abbiamo gi parlato in precedenza. L'obiectum materiale non determina definitivamente il profilo della scienza, ma lo condiziona nel modo pi completo. Guardandosi quindi da ogni aprioristica speculazione normati[153] 2 va, un moralista deve occuparsi delle norme, e non in modo descrittivo ma proprio in modo normativo. E qui comincia quello che per l'etica pi essenziale, proprio ci che bisognerebbe chiamare filosofia della norma. Ogni norma determina ci che nell'azione umana buono. Perci gli atti umani corrispondenti alla norma sono buoni e gli atti che non le corrispondono sono cattivi. L'etica, quale filosofia delle norme, non pu, tuttavia, accontentarsi solo della loro formulazione, anche se nella forma pi precisa possibile. Essa deve anche provvedere alla loro motivazione, e questo il compito proprio della filosofia delle norme. Quest'ultima non risponde tanto alla domanda: che cosa buono e che cosa cattivo, ma piuttosto alla domanda: perch ci che viene definito buono buono, e ci che viene definito cattivo cattivo. Solo in questo modo, cio per via di questa motivazione, si evita il rischio di riconoscere per buono ci che cattivo e per cattivo ci che buono. Proprio per questo motivo l'etica ha un'importanza pratica tanto grande: essa dirige l'intera attivit dell'uomo in tutti i settori. I singoli, parziali, settori di questa attivit, contengono sempre un certo bene o un certo male parziale, come per esempio il settore economico contiene un bene o un male economico, il settore dell'igiene contiene un bene o un male igienico, il settore dell'arte contiene un bene o un male artistico, ecc. Per dimostrare che qualcosa buono dal punto di vista economico ci riferiamo all'economia, per dimostrare che qualcosa buono dal punto di vista della salute ci riferiamo all'igiene medica, per dimostrare che qualcosa moralmente buono ci riferiamo all'etica. L'etica ci dovrebbe dare la ragione ultima, cio il principio superiore. Proprio in questo modo si motivano le norme, si spiega perch ci che viene definito come moralmente buono veramente buono e ci che viene definito come moralmente cattivo veramente cattivo. Se la teologia morale deve essere una vera etica teologica, dobbiamo pretendere da essa non solo l'esposizione delle norme racchiuse nelle fonti della Rivelazione, ma dobbiamo anche esigere che attinga da tali fonti una motivazione di queste norme e che la porti alla nostra conoscenza. L'etica, quale parte della filosofia, ci fornisce una motivazione puramente razionale delle norme morali, spiegando per esempio, alla luce della sola ragione, perch la benevolenza una virt e l'odio un vizio; in ogni caso cerca di dimostrare perch ci che il diritto naturale definisce cattivo lo veramente. L'etica teologica dovrebbe fare la stessa cosa servendosi della Rivelazione quale espressione della ragione di Dio. Non pu quindi fer[154] marsi alla sola affermazione che nella Rivelazione divina contenuto, per esempio, il comandamento non rubare oppure non commettere adulterio ecc. e d'altra parte, per es., la raccomandazione dell'amore ai nemici, il consiglio della povert, ecc. Con questo il suo compito precipuo non sarebbe ancora realizzato. Tale compito verr realizzato solo quando la teologia morale cercher di ricavare dalla Rivelazione, cio dal pensiero di Dio trasmesso all'uomo, la pi completa motivazione di quelle norme che sono contenute nella Rivelazione stessa, sia

FP2011 Che cosa dovrebbe essere la teologia morale. nella forma negativa dei divieti, sia nella forma positiva dei comandamenti, raccomandazioni, consigli, ecc. Si sempre sottolineato che queste norme rivelate non costituiscono, in gran parte, nient'altro che un particolare codice del diritto naturale: nel loro contenuto, corrispondono a quello che il diritto naturale ordina e raccomanda. E in tal caso il compito della teologia morale, quale etica teologica in senso stretto, sar quello di ricavare dalla Rivelazione la pi completa motivazione di quelle norme. Solo allora essa realizzer il suo compito proprio come teologia, poich dimostrer qual la ragione ultima della giustezza di tali norme alla luce della ragione di Dio. L'etica filosofica cerca solo di dimostrare qual la ragione ultima di tali norme del diritto naturale alla luce della sola ragione umana. Seconda possibilit: la dottrina morale cattolica Si possono tuttavia affrontare i compiti della teologia morale anche in un altro modo. Vale a dire che si pu non tanto cercare nelle fonti rivelate la motivazione delle singole norme, ma affermare semplicemente che queste norme vi sono contenute. In tal caso la teologia morale non pi etica teologica, ma invece un'esposizione della dottrina morale cattolica. La dottrina morale che racchiusa nelle fonti rivelate, cio nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, la dottrina morale cattolica. Il teologo pu ambire innanzitutto ad affermare questa dottrina nella sua forma pi autentica, a ricavarla dalle fonti nella forma in cui essa vi racchiusa. A questo scopo soprattutto utile un'approfondita esegesi delle fonti, mentre non lo una speculazione separata. La teologia morale generata in questo modo ha il carattere della teologia positiva e non della teologia speculativa. In essa non si tratta principalmente di dare una motivazione alle norme morali che incontriamo nelle fonti della Rivelazione, [155] ma solo di riportare quelle norme nel modo pi fedele possibile. Il moralista, in tal caso, non cerca di dimostrare alla luce della Rivelazione per quale motivo ci che in essa presentato come moralmente buono lo sia veramente e ci che vi definito come moralmente cattivo lo sia veramente. Egli pensa anzitutto ed esclusivamente all'affermazione del fatto dottrinale stesso: un tale principio etico un contenuto della dottrina morale cattolica, poich senza alcun dubbio esso si trova nelle fonti autorevoli, rivelato da Dio e insegnato dalla Chiesa. Molte circostanze favoriscono lo sviluppo della teologia morale proprio in questa dirczione. E cos, da molti decenni, siamo testimoni di un enorme sviluppo delle diverse branche della teologia positiva. Gli studi biblici e patristici, insieme all'approfondita analisi dei documenti della Chiesa Docente di cui servono soprattutto le edizioni critiche costituiscono per il ricercatore una vera miniera di possibilit. D'altra parte, sembra che la speculazione filosofica venga praticata in minor misura. Non solo alla filosofia vengono contrapposte le scienze esatte, ma le viene negato addirittura valore scientifico. Il posto dell'attivo filosofare viene spesso preso dalla sola analisi critica dei vari sistemi filosofici, da un'analisi che risale fino ai loro fondamenti ma non si pronuncia in 3 merito a questi stessi fondamenti. Tutto ci trova la sua risonanza anche nella teologia morale. Basta soffermarsi per esempio su alcuni titoli. La celebre opera di Tillman Die Idee der Nachfolge Christi e Die Realisierung der Nachfolge Christi, completata dai volumi di Mncker Die Psychologi-schen Grundlagen der katholiscben Sittenlehre e di Steinbchla Die philosophischen Grundlagen der katholischen Sittenlehre, non tanto, a dir la verit, un manuale di etica teologica, quanto soprattutto una esposizione della dottrina teologica scritturistica in merito ai problemi morali, giacch l'autore stesso aveva in questo senso un'ottima preparazione. L'idea dell'imitazione di Cristo senza dubbio tratta dal vangelo, ma interpretata alla maniera di Scheler. Nella teologia morale cos intesa occorre dunque una certa inter-pretazione filosofica. Non basta soltanto un confronto positivo delle fonti, una enucleazione del pensiero in esse racchiuso. Bisogna esprimere questo pensiero nel linguaggio della scienza. Per un filosofo, tale linguaggio sar senz'altro il linguaggio della filosofia e non, per esempio, il linguaggio della matematica o delle scienze naturali. Una cosa provare ad esprimere o addirittura interpretare la dottrina rivelata con un certo linguaggio filosofia), un'altra la vera e propria speculazione teologica, dove i metodi della filosofia [156] vengono applicati per la spiegazione delle verit contenute nelle fonti rivelate. Bisognerebbe a questo punto trattare in breve del problema di questo linguaggio. Si dice spesso che la filosofia e con essa la teologia scolastica si servono di un arsenale di termini superati che in definitiva dovrebbero essere sostituiti, affinch la filosofia e la teologia diventino digeribili per l'uomo contemporaneo. Nella ricerca di termini sostitutivi, si attinge spesso alla filosofia contemporanea. Cos, per esempio, si ha l'impressione che nell'etica oppure nella teologia morale non bisognerebbe parlare di bene, ma sarebbe meglio mettere al suo posto la parola valore. Cos fa per esempio Hring nella sua opera di 1300 pagine: Das Gesetz Christi. Occorre tuttavia tener presente che non si tratta in questi casi solo di un cambio di termini, della sostituzione di una parola con un'altra. Il valore diverso dal bene non solo in senso nominale, ma anche in senso reale. Esso l'esponente di un modo completamente diverso di vedere la realt, di un altro sistema di filosofare. Non si pu dunque mettere valore al posto di bene nell'interpretazione della dottrina rivelata senza introdurre con ci sostanziali mutamenti nell'intendere questa dottrina. Recentemente ho analizzato da questo punto di vista il sistema etico di Scheler e il risultato di questa analisi mi obbliga ad una notevole prudenza. Conclusioni Le riflessioni di cui sopra non esauriscono la questione, ne danno solo un abbozzo e nello stesso tempo segnalano un determinato problema che sembra molto importante, e cio proprio quello espresso nel titolo: che cosa dovrebbe essere la teologia morale? In risposta a questa domanda non intendo affatto giudicare che cosa essa dovrebbe essere. Pu essere l'uno e l'altro, l'espressione della

FP2011 Che cosa dovrebbe essere la teologia morale. dottrina morale cattolica o anche l'etica teologica. L'etica teologica ha per un significato pi ampio della dottrina morale cattolica. Quando diciamo dottrina morale cattolica con ci suggeriamo che esistono altre dottrine morali che si possono accostare e confrontare con la dottrina morale cattolica. Un'analisi comparativa di questo genere molto interessante e molto utile. Viviamo in un'epoca di pluralismo di sistemi di pensiero e di concezioni del mondo. L'accostarsi e il confrontarli rappresenta oggi per noi una via indispensabi[157] le all'unit di pensiero e alla ricerca della verit. certamente una via molto lunga ed in un certo senso tortuosa, ma inevitabile. Appare un fenomeno quindi veramente attuale il fatto che le antiche summe teologiche vengano oggi sostituite da opere a pi volumi con un profilo un po' enciclopedico (come, per esempio, l'impresa in parte gi realizzata di Reding), in cui si dedicano diversi volumi all'esegesi della dottrina morale del Vecchio e del Nuovo Testamento, e si introduce un ricco materiale comparativo riguardante lo studio di altri sistemi etici e perfino di ricerche etnologiche sulla moralit dei vari popoli. Questo contribuir certamente al ritrovamento di quella posizione che occupa l'etica cattolica, basata sulle fonti rivelate e sempre viva nell'insegnamento della Chiesa. Contemporaneamente per a queste tendenze ad allargare gli orizzonti dottrinali, appare indispensabile un lavoro speculativo nell'ambito della teologia morale. Non si tratta solo di modernizzare il linguaggio teologico in base alla filosofia contemporanea. Si tratta invece di uno studio comparativo dei sistemi filosofici che ci permetta di condurre la speculazione stessa nell'ambito della teologia morale, in un contatto pi intimo con la formazione mentale dell'uomo contemporaneo. Questa speculazione, come abbiamo visto, indispensabile se la teologia morale deve avere un carattere di vera etica teologica e non limitarsi solo all'esposizione positiva della dottrina morale cattolica. Questa autolimitazione, nonostante tutto, sarebbe un impoverimento. La filosofia infatti ci insegna a considerare i problemi per ultimas causas, alla luce dei pi alti principi. L'etica, come stato affermato in precedenza, cerca motivazioni definitive per le singole norme morali. L'etica teologica cerca queste motivazioni non solo alla luce della ragione umana, ma anche alla luce della Rivelazione, cio indirettamente della ragione di Dio. E solo queste motivazioni ci danno una completa coscienza etica. Senza le motivazioni sappiamo per la verit che cosa ci ordina di fare il diritto morale, sia naturale che rivelato, ma non comprendiamo fino in fondo perch dobbiamo agire cos. Ed infine un'altra cosa ancora. Si parla a volte del bisogno di uno stretto collegamento della teologia morale con le altre sfere della teologia, soprattutto con la dogmatica. Vale la pena di ricordare una cosa ben nota, e cio che, per esempio nella Summa di san Tommaso, questo collegamento era qualcosa di organico e di incontestabile. La teologia costituiva una sola scienza. La teologia morale non solo si trovava a fianco della teologia dogmatica nella stessa summa, ma di pi, nasceva da essa ed era spiegata attraverso di essa. 4 [158] Sembra che all'odierno livello della scienza teologica e generale, con uno sviluppo tanto grande di diverse discipline specialistiche e positive, anche teologiche, non sia pi possibile un ritorno alla summa medioevale. Tuttavia si inserisce qui una considerazione che perora l'esercizio della teologia morale proprio come etica teologica. Ebbene, l'etica, come gi stato detto pi volte, costringe alla ricerca di complete e definitive motivazioni per le singole norme. Se la teologia morale non sar soltanto un'esposizione positiva delle norme contenute nelle fonti della Rivelazione e nell'insegnamento della Chiesa, ma fornir anche col metodo speculativo le motivazioni, allora dovr per forza entrare in quel campo che la dogmatica si riservata. L'etica infatti attinge la motivazione delle norme da quella concezione della realt che le fornita dalla filosofia dell'essere e soprattutto dalla filosofia del bene (ens et bonum convertuntur). La teologia dogmatica ha un ruolo in un certo senso simile a quello della filosofia dell'essere; essa fornisce il concetto di realt, attingendo non solo all'acume della ragione umana, ma soprattutto ai dati della Rivelazione divina. Quando dunque l'etica teologica, in corrispondenza alla sua struttura interna, si occuper della ricerca di motivazioni razionali e rivelate delle norme che compongono l'insieme della dottrina morale cattolica, dovr per forza, come abbiamo detto prima, entrare nell'orbita della teologia dogmatica. In questo caso non si tratter di una certa iuxtapositio di queste due materie; esse si compenetreranno profondamente, approfittando di quella naturale unit che entrambe debbono al loro oggetto proprio (obiectum formale).

Indice

FP2011 Che cosa dovrebbe essere la teologia morale.