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Ariaporu n 10

Agosto 2013

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T Lumen Fidei, prima Enciclica di Papa Francesco sulle orme di Benedetto XVI
re il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta lesistenza umana. Chi crede, vede. Chi crede, non mai solo, perch la fede un bene per tutti, un bene comune che aiuta a distinguere il bene dal male, a edificare le nostre societ, donando speranza. questo il cuore della Lumen fidei: quello di una fede che non separa luomo dalla realt, ma lo aiuta a coglierne il significato pi profondo. In unepoca come quella moderna- scrive il Papa- in cui il credere si oppone al cercare e la fede vista come unillusione, un salto nel vuoto che impedisce la libert delluomo, importante fidarsi ed affidarsi, umilmente e con coraggio, allamore misericordioso di Dio che raddrizza le storture della nostra storia. Testimone affidabile della fede Ges, attraverso il quale Dio opera veramente nella storia. Chi crede in Ges non solo guarda a Lui, ma anche dal Suo punto di vista. E come nella vita quotidiana ci affidiamo allarchitetto, al farmacista, allavvocato, che conoscono le cose meglio di noi, cos per la fede ci affidiamo a Ges, esperto nelle cose di Dio, colui che ci spiega Dio. La fede non un fatto privato- sottolinea il Pontefice- perch si confessa allinterno della Chiesa, come comunione concreta dei credenti. E in questo modo, lesistenza credente diventa esistenza ecclesiale. Quindi, il Papa dimostra lo stretto legame tra fede, verit e amore, quelle affidabili di Dio. La fede senza verit non salva dice il Pontefice- Resta solo una bella fiaba, soprattutto oggi in cui si vive una crisi di verit a causa di una cultura che crede solo alla tecnologia o alle verit del singolo, a vantaggio dellindividuo e non del bene comune. Il grande oblio del mondo contemporaneoevidenzia il Papa- il rifiuto della verit grande, il dimenticare la domanda su Dio, perch si

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Carissimi parrocchiani e lettori, come editoriale di questo numero del nostro giornalino, ho pensato di alimentare le vostre vancanze condividendo con voi la Lettura della prima lettera Enciclica del Pape Francesco pubblicata lo scorso mese di giugno. La mia non una riflessione sistematica o scientifica, ma una simplice lettura pastorale, una modesta sintesi per informare il popolo di Dio che si trova a Benestare di questopera pontificale Lumen fidei, La luce della fede: si intitola cos la prima Enciclica di Papa Francesco, pubblicata oggi. Indirizzata a vescovi, presbiteri, diaconi, consacrati e a tutti i fedeli laici, e suddivisa in quattro capitoli, lEnciclica spiega Papa Francesco era gi stata quasi completata da Benedetto XVI. A quella prima stesura lattuale Pontefice ha aggiunto ulteriori contributi. Obiettivo del documento recupera-

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teme il fanatismo e si preferisce il relativismo. Al contrario, la fede non intransigente, il credente non arrogante perch la verit che deriva dallamore di Dio non si impone con la violenza e non schiaccia il singolo. Per questo possibile il dialogo tra fede e ragione: innanzitutto, perch la fede risveglia il senso critico ed allarga gli orizzonti della ragione; in secondo luogo, perch Dio luminoso e pu essere trovato anche dai non credenti che lo cercano con cuore sincero. Chi si mette in cammino per praticare il bene- sottolinea il Papa- si avvicina gi a Dio.

allontana dal mondo, scrive il Papa, anzi: se la togliamo dalle nostre citt, perdiamo la fiducia tra noi e restiamo uniti solo per paura o per interesse. Sono tanti, invece, gli ambiti illuminati dalla fede: la famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione stabile tra uomo e donna; il mondo dei giovani che desiderano una vita grande e ai quali lincontro con Cristo dona una speranza solida che non delude. La fede non un rifugio per gente senza coraggio- afferma il Ponteficema la dilatazione della vita e in questambito le GMG permettono ai giovani di mostrare la gioia della fede e limpegno a viverla in modo saldo e Altro punto essenziale della Lumen fidei levangeneroso. gelizzazione: chi si aperto allamore di Dio- dice il Pontefice- non pu tenere questo dono solo per La fede illumina anche la natura, ci aiuta a ris. Come una fiamma si accende dallaltra, cos la spettarla, a trovare modelli di sviluppo che luce di Ges brilla sul volto dei cristiani e si tra- non si basino solo sullutilit o sul profitto, ma smette di generazione in generazione, attraverso che considerino il creato come un dono; ci ini testimoni della fede. forte, quindi, il legame segna ad individuare forme giuste di governo, tra fede e memoria, perch lamore di Dio tiene in cui lautorit viene da Dio ed a servizio del uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a bene comune; ci offre la possibilit del perdono Ges. che porta a superare i conflitti. Quando la fede viene meno, c il rischio che anche i fondamenC, per, un mezzo speciale con cui la fede pu ti del vivere vengano meno, ricorda il Papa. Per trasmettersi: sono i Sacramenti. Innanzitutto, il questo, non dobbiamo vergognarci di confessare Battesimo, che ci ricorda che la fede deve essere pubblicamente Dio, in quanto la fede illumina ricevuta, in comunione ecclesiale, perch nessututto il vivere sociale. no battezza se stesso, e che mette in risalto la sinergia tra la Chiesa e la famiglia, nella trasmis- Anche la sofferenza e la morte ricevono un senso sione della fede. Poi, lEucaristia, nutrimento dallaffidarsi a Dio, scrive il Pontefice: alluomo prezioso della fede che ci insegna a vedere la pro- che soffre il Signore non dona un ragionamento fondit del reale. E ancora, la confessione di fede che spieghi tutto, ma offre la sua presenza che del Credo e la preghiera del Padre Nostro, che accompagna. In questo senso, la fede congiuncoinvolgono il credente nelle verit che confessa ta alla speranza. E qui il Papa lancia un appello: e lo fanno vedere con gli occhi di Cristo. Infine, i Non facciamoci rubare la speranza, non permetDieci Comandamenti, che non sono un insieme tiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte di precetti negativi, ma indicazioni concrete per immediate che ci bloccano nel cammino. LEncientrare in dialogo con Dio. La fede una, sotto- clica si conclude, quindi, con una preghiera a Malinea ancora il Papa, e lunit della fede lunit ria, icona perfetta della fede, affinch ci insegni della Chiesa. a guardare con gli occhi di Ges. Nel suo ultimo capitolo, la Lumen fidei spiega Agli immigranti , i turisti e tutta la comunita il legame tra il credere e il costruire il bene co- auguro buona festa dellassunzione delle Beata mune: la fede, che nasce dallamore di Dio, rende aVergine Maria nostra Madre. saldi i vincoli tra gli uomini e si pone al servizio della giustizia, del diritto, della pace. Essa non

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CRISTIANI NON SI NASCE, SI DIVENTA

Di Monsignore Giuseppe Fiorini Morosini

ligiose e scelte decisive della vita. La stessa pratica sacramentale in questo contesto si spiega pi come accettazione acritica di un fattore culturale che non come scelta di senso della vita, che la grazia sacramentale deve nutrire e fortificare. Non c bisogno di scomodare i sociologi per darsi una risposta al fatto che quasi dappertutto in Italia i ragazzi lasciano la frequenza alla Chiesa e diventano suoi osservatori critici, se non addirittura denigratori, dopo aver concluso il percorso che li ha portati a ricevere il sacramento della cresima. Pressati dalle circostanze esterne, cio dalla necessit della cresima per alcune funzioni importanti nel contesto sociale in cui si vive (fare da padrini e celebrare le nozze solenni in Chiesa), essi si sottopongono ai corsi formativi imposti dalla Chiesa senza il desiderio e la volont di voler conoscere Ges come possibile ideale della propria vita. Se durante il corso non scatta il meccanismo interiore di una vera ricerca religiosa, chiaro che ci si allontana dal mondo religioso, non essendo pi esso lo spazio entro il quale dare un senso alla propria vita, avendo ormai in tasca la possibilit di adempiere a quelle funzioni sociali alle quali si accennava prima e alle quali abilita la cresima.

E un detto famoso di Tertulliano, che ritorna attuale nel nostro contesto storico e culturale, allinterno del quale la religiosit per molti pi un fatto di tradizione che di scelta libera e sofferta. A determinare lappartenenza alla religione sarebbe pi il fatto di essere nati in un paese a tradizione cattolica, e quindi laver respirato fin dai primi anni i valori e le credenze cattoliche. La religione, con i suoi riti e le sue tradizioni, viene cos accolta come una eredit storico-culturale, inchiodata nelle sue forme esterne al passato, ma spesso rinnegata di fatto nei suoi valori e principi morali, la cui dottrina e i suoi testi sacri sono ormai sconosciuti.Tertulliano voleva rendere consapevoli della loro fede i cristiani del suo tempo, perch essa fosse una vera scelta di Sulla scorta del Vangelo, dobbiamo capire, invece, Ges e del suo Vangelo. come sia possibile diventare cristiani. Noi oggi ci troviamo nella stessa situazione di dover richiamare ad una fede che sia scelta libera e re- Ges in diversi momenti della sua predicazione ha sponsabile di Ges Cristo e del suo Vangelo. Oggi le fatto riferimenti alla sequela di lui, dettando le concose sono po cambiate per via della secolarizzazio- dizioni perch essa possa avvenire. I contesti pi fane e del galoppante pluralismo religioso nei nostri mosi sono due, a mio giudizio. Da una parte quelli paesi, ma, per la quasi totalit di noi, lessere stati in cui egli pone la sequela in relazione al suo mistebattezzati e il conseguente avvio alla vita cristiana ro pasquale: Chi vuol venire dietro di me rinneghi se sono avvenuti per il fatto che siamo nati in un paese stesso prenda ogni giorno la sua croce e mi segua (Mt cattolico e da famiglie cattoliche; forse solo per po- 16, 24); se il chicco di grano caduto in terra non muore chi c stato un ripensamento critico della propria non porta frutto (Gv 12, 24); chi non porta la propria appartenenza alla religione cristiana e quindi una croce e non viene dopo di me non pu essere mio disceconsapevole scelta della fede cattolica, fatta o dopo polo (Lc 14, 24). Dallaltra i passi in cui egli indica se un periodo di crisi profonda o perch la formazione stesso come il buon pastore che guida al pascolo le stata curata responsabilmente. Quella descritta, pecore (Gv 10, 1-21). una situazione dolorosa che ha determinato la scisIn entrambi i contesti laccento posto sulla sua sione tra fede e vita, cio tra costumi e usanze recentralit e sulla sua imitazione da parte di coloro

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ch sarebbe stato solo un maestro e non un salvatore. Solo risorgendo da morte egli, che ha condiviso con luomo lo scacco della morte, lo libera da questo fallimento con la risurrezione, come primo tra tutti i risorti: Cristo risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti (1Cor 15, 20).Solo quando una persona si muove nellottica di tale ricerca e si rivolge a Ges come a colui che risponde alle proprie attese, alle proprie speranze, agli interrogativi ultimi della vita, solo allora nasce la fede. Questa poi suggerisce praticamente e concretamente come orientare la propria vita; offre le risposte alle domande poste, spiega i grandi ideali e valori che possiede e che propone come via verso la salvezza. Per cui possiamo completare la frase di Tertulliano con laggiunta: si diventa cristiani se si sceglie.Oggi levoluzione secolarista e multiculturalista della societ pone in primo piano appunto il problema della scelta. Ci che manca per lo pi nel cammino formativo di un ragazzo e di un giovane proprio latmosfera della scelta e la volont di sequela. I sacramenti vengono ricevuti nel contesto di una fede che si trascina nel fluire spontaneo delle acque della tradizione. Ges una statua, unostia, un crocifisso, del quale si raccontano tante cose. Ma spesso queste immagini o simboli stanno di fronte al ragazzo o al giovane senza vita, perch egli non riesce ad entrare in comunione con la persna viva di Ges, perch non stato aiutato a riconoscerlo come possibile proprio ideale di vita. Non esistendo il fervore della scelta, la durata del sacramento quella di qualche ora, il tempo di fare festa secondo i canoni sanciti dalla tradizione e dalla cultura che si sono imposte lungo gli anni. E urgente, pertanto, che lazione pastorale riporti al centro levangelizzazione, e questa, a sua volta, si sviluppi nel contesto della riscoperta di Ges come maestro e salvatore.

che chiedono di seguirlo. A Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, per i quali la madre chiede un posto privilegiato nel regno futuro, Ges chiede: Potete bere il calice che io bevo? (Mt 20,22). Ma ricordiamo anche le immagini riferite da Ges sulla costruzione della torre e sulla preparazione di una guerra (Lc 14, 28-33). Anche se riferite alla rinuncia dei beni, presentano la richiesta da parte di Ges di un atteggiamento non ambiguo nei suoi confronti: Non pu essere mio discepolo. La fede comporta sempre una decisione ferma e decisa: Maestro, ti seguir dovunque tu andrai (Mt 8, 19); Signore, di chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna (Gv 6, 68). Solo quando si riesce a ripetere dal profondo del cuore le parole dense di significato e di decisione per la propria vita (Maestro, tu hai parole di vita eterna), solo allora si pu dire che c la fede; perch nel ripetere queste parole chiara la decisione di voler seguire Ges e di prenderlo a modello della propria vita. Nella parabola del buon pastore, e in genere sempre che parla di s e della salvezza, che ha portato nel mondo, Ges mette come condizione essenziale il rapporto con lui. Le pecore devono essere conosciute da lui e lo devono seguire. Vuole che esse stabiliscano con lui un rapporto di assoluta dipendenza e fiducia. Egli si definito il pastore che porta alla sicurezza dellovile, ma nello stesso tempo la porta che fa entrare nellovile. In altri termini si presenta a noi non solo come una guida che ci conduce a scoprire il senso della vita, ma ci dice che lui colui che offre la ragione per vivere e accettare la vita anche nei suoi momenti pi difficili, colui che risponde alle domande ultime delluomo. Quando egli di parla di salvezza, pone spesso laccento sulla centralit della sua persona: E come Mos innalz il serpente nel deserto, cos bisogna che sia innalzato il Figlio delluomo, perch chiunque crede in lui abbia la vita eterna (Gv 3, 14); Io, quando sar elevato da terra, attirer tutti a me (Gv 12, 32).

Ritorner la comunit cristiana ad essere tale, cio aggregazione di persone che hanno scelto di seguire Cristo? Si ritorner ad amministrare i sacramenti al suo interno a persone adulte nella fede, che hanno In tutti i testi di sequela troviamo sempre un ag- scelto veramente di seguire Cristo?Questa la spegancio con la Croce, o meglio col mistero della Pa- ranza, questo deve essere limpegno della comunit squa, che lunico a dare speranza alluomo, perch che crede. sconfigge la morte. Se Ges si fosse fermato alla condivisione con luomo di tutta la sua condizione, anche la morte, ci non avrebbe avuto senso, per-

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Contro tutti gli attacchi falsi e maligni alla Chiesa!!!


Ho sempre sentito, da quando son nato, gente, intellettuali e non, che ha trovato sempre ragioni, pi o meno fondate, per attaccare la Chiesa, il Cristianesimo, la Fede, Dio, ecc. ecc. Del resto questi attacchi sono esistiti da sempre, da quando la Chiesa ed il Cristianesimo sono nati e non certamente solo nei pochi anni in cui ho vissuto io! Il problema che di fronte a certe dichiarazioni si pu reagire in due modi: O si rimane estasiati dalle belle parole maligne che vengono dette e le si prende come assolutamente vere e incontestabili senza ragionare, pensare e capire; oppure si ragiona, si pensa e si capisce! E se uno ragiona, pensa e capisce potr provare invece che si tratta solo di maligne falsit! Premesso che certamente indiscutibile che su qualsiasi cosa si pu sempre dire tutto ed il contrario di tutto, io sono uno di quelli che per ama dire il contrario, soprattutto quando mi trovo a leggere faziose dichiarazioni o falsissime accuse basate solo sulla cattiveria e larroganza di chi le scrive! Tra laltro questa gente sempre quella gente che pretende pure che la Chiesa stia zitta di fronte a questi attacchi e pieghi le sue ali sotto il peso delle menzogne e del fango! La Chiesa invece deve difendersi, e deve farlo a voce e a testa alta! La Chiesa ha tutto il dovere ed il diritto di difendersi se viene sempre aspramente e malignamente attaccata da chi si erge con presunzione a moralista assoluto di tutto il mondo senza avere alcun diritto per farlo! La Chiesa stata sempre e continuamente contrastata, attaccata, denigrata sin dai tempi in cui Cristo stato messo in croce ed oggi, con altri metodi, si cerca di crocifiggere la sua identit, il suo spirito e i suoi valori! Certo tutti hanno dei detrattori, e la Chiesa forse quellistituzione che ne ha di pi e che ha i pi accaniti! Ma se vogliamo sapere se giusto amare il prossimo oppure odiarlo lo andiamo a chiedere al Diavolo!? Tutti possono capire quale sar la risposta! Per fare un esempio pi banale: E naturale che se vogliamo fare una cena fra amici e chiediamo ad un macellaio un consiglio su cosa meglio cucinare

di: Giovanni Di Landro

tra una cena a base di carne e una a base di pesce lui dir che molto meglio la carne! Non so se ho reso lidea! Non possiamo continuare a prendere come oro colato tutte le falsit e le malignit che vengono scritte e dette sulla Chiesa solo perch appunto si tratta della Chiesa; cosa qualunquismo se non proprio questo!? Ripeto, si pu sempre dire tutto ed il contrario di tutto, poi per c una cosa che una e una soltanto, questa cosa si chiama verit! La si pu nascondere, la si pu ignorare, la si pu addirittura falsare ma la verit una! E solo la Fede pu metterci nelle condizioni di comprenderla pienamente! La Fede trasforma la persona intera! Chi ha scoperto il dono vero della Fede ha ricevuto una luce nuova, una luce che permette di relazionarsi con il prossimo in modo diverso, in modo nuovo appunto, senza pregiudizi e senza malignit, senza ipocrisie e senza secondi fini; quando invece si cerca solo di fare politica usando come mezzo lattacco alla Chiesa si finisce col cadere nel ridicolo; solo che per in un mondo falso, ignorante e sempliciotto come quello attuale, qualsiasi cosa che venga detta anche solo con un po pi di enfasi e di bravura demagogica e che riesca a creare meraviglia, pu rivelarsi vera agli occhi ed alle orecchie della gente anche se tutto il contrario di quello che realmente la verit! Anche della politica possiamo parlare bene oppure male, anche delle banche, anche della sanit, anche dei baristi, dei pescivendoli, ecc. ecc. ecc. Socrate ci insegna che tre sono per le cose che devono essere sempre valutate per bene quando si vuole dare adito a qualsivoglia notizia: Se la cosa vera, se buona e se utile! Spesso per si tratta di cose false, e matematicamente le cose false sono quasi sempre cattive e nella maggior parte dei casi anche inutili! Quanto fango ho letto su questo nuovo Papa! Quante malignit, quante inutili rivelazioni! Se vogliamo parlare male di questo Papa facciamolo pure, se vogliamo parlare male dei Papi precedenti facciamo pure questo, del resto la libert

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lora ecco che la Chiesa quella cosa antipatica, quella cosa vecchia, quella cosa non alla moda! Beh! Allora significa che non abbiamo capito nulla, nulla dei veri valori della vita! Poi, ripeto ancora una volta, si pu sempre dire tutto e il contrario di tutto! Io credo sempre di pi che, per il modo in cui questo nostro mondo sta cambiando, ci stiamo avvicinando inesorabilmente alla fine, il mio non un pensiero pessimistico ma forse il pi ottimistico dei pensieri che si possa fare oggi! La politica mondiale non riesce a risolvere nulla, ma proprio nulla, non risolve nessuno dei problemi seri e veri che ci sono e in tutta questa situazione invece di ribellarci tutti contro una politica incapace e falsa continuiamo ad usare la Chiesa come il solito capro espiatorio di tutti i mali; tutti i problemi sono sempre causati dalla Chiesa, la fame nel mondo!? colpa della Chiesa! La corruzione mondiale!? sempre colpa della Chiesa! La mancanza di lavoro!? Sempre colpa della Chiesa! Del resto a subire attacchi e denigrazioni ci ha fatto ormai labitudine, da 2000 anni che cos! Ma chi oggi ha il coraggio di difendere questa Chiesa!? Chi ha il coraggio di dire che alcune dichiarazioni e notizie sono solo calunnie malvagie e false!? Io questo coraggio ce lho, e lo dico con la presunzione di chi sa di dire la cosa giusta! Dobbiamo avere il coraggio di credere e di difendere la Chiesa, solo cos potremo raggiungere veramente il cosiddetto bene comune, solo cos vinceremo veramente tutti i contrasti sociali, solo cos luomo otterr veramente la sua dignit e non andando appresso alle solite dicerie da bar sport che sono forse entusiasmanti e avvincenti e ci fanno, a prima vista, sembrare tutti pi uniti e pi saggi, ma la vera saggezza saper sempre capire e discernere il male e il bene e non andare, come pecore, appresso alla massa solo perch bello, solo perch facile! In realt solo chi crede pu veramente riuscire a discernere il bene dal male perch ragiona e pensa veramente da libero, perch (parafrasando un notissimo motto!) la Fede rende liberi! Solo lamore, che proprio della Fede, pu illuminarci e dare risposte ai nostri interrogativi sulla verit e sui grandi valori della vita.

di espressione (ahim!) anche questo! Sappiamo per che la Chiesa resister a tutto e di questo ne sono convinto, del resto anche Cristo stesso stato messo in croce ai suoi tempi e noi pensiamo che i nostri tempi siano migliori di quelli!? Ah! Poveri noi! Viviamo in un mondo (perdonatemi il termine!) schifoso che non fa altro che falsare la verit e veridicitare (consentitemi il neologismo!) la falsit! Il problema principale per io credo che sia soltanto uno: Lincomprensibilit generale dellamore! Lamore stesso ci incomprensibile e la colpa principalmente nostra; come possiamo comprendere lamore di Dio se non riusciamo nemmeno a comprendere lamore che prova chi ci sta accanto! Quante ragazze oggi si legano a ragazzi che non le amano (e viceversa!) e disprezzano invece chi vorrebbe amarle veramente!? Ecco come si spiegano poi tante altre problematiche dei nostri tempi, quando non si riesce a capire chi veramente ci ama allora si sta sbagliando sempre, e questo vale per lamore tra due persone allo stesso modo in cui vale per lamore in Dio! Dio amore e ama tutti, ma se noi scegliamo di disprezzarlo ci condanniamo con le nostre stesse mani, e la stessa cosa vale, per tornare al discorso di prima, nei rapporti di coppia! Ma accantonando questa piccola parentesi io credo che in una societ malata come la nostra comprensibile una certa volont di voler distruggere la Chiesa, perch solo la Chiesa che oggi difende i grandi valori della vita, perch solo la Chiesa che oggi difende la verit e la natura umana, perch solo la Chiesa che oggi difende alcuni principi fondamentali; in una societ che ormai preferisce il disonesto allonesto, che preferisce lomosessuale alleterosessuale, che preferisce la morte alla vita, che preferisce il falso al vero e il male al bene (naturalmente dico ci come esempio, con tutto il massimo rispetto per tutti!!) la Chiesa diventa certamente scomoda. Ma la Chiesa una roccia indistruttibile che dovr continuare a lottare sempre e dovr farlo con tutti i mezzi a sua disposizione! Come pu essere credibile una societ che si battuta per avere a tutti i costi cose come il divorzio, laborto, le nozze gay, ecc. ecc. e che si dimenticata invece del matrimonio, dellamore e della famiglia!? Eppure questa la societ che abbiamo! E al-

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SAN ROCCO Un santo sempre attuale


Di Maria Teresa Pascale La mia riflessione vuole essere una semplice rilettura della vita di S.Rocco in un mondo ferito da crisi di Fede. La contemplazione della figura di questo Santo pu essere per noi unopportunit di riscoperta della nostra Fede in Ges Cristo lunico salvatore per il quale il Santo di Montpellier ha dedicato tutta la sua vita. Chi S.Rocco? Rocco di Montpellier, universalmente noto comesan Rocco(Montpellier, anno imprecisato tra il1346ed il1350Voghera, notte tra il15e il16 agosto di anno imprecisato tra il 1376 ed il 1379), fu un pellegrino e taumaturgo francese; venerato come santo dallaChiesa cattolicaed patronodi numerose citt e paesi. il santo pi invocato, dalMedioevo in poi, come protettore dal terribile flagello dellapeste, e la sua popolarit tuttora ampiamente diffusa; invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, visto il suo carisma di guarigione e luso che aveva di invocare la protezione di Dio sui luoghi che toccava, prima di lasciarli. patrono pure degli invalidi, dei prigionieri e degli emarginati, per aver provato le stesse condizioni durante la sua vita.In senso pi moderno, un grande esempio di solidariet umana e di carit cristiana, nel segno del volontariato. Con il passare dei secoli divenuto il santo pi conosciuto nel continente europeo e oltreoceano, ma rimasto anche uno dei pi misteriosi. Intorno ai ventanni di et perse entrambi i genitori e decise di seguire Cristo fino in fondo: vendette tutti i suoi beni, si affili al Terzordine francescano e, indossato labito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia sono i suoi ornamenti; la preghiera e la carit la sua forza; Ges Cristo il suo gaudio e la sua santit. Nel luglio 1367 era ad Acquapendente, una cittadina in provincia di Viterbo, dove ignorando i consigli della gente in fuga per la peste, il nostro Santo chiese di prestare servizio nel locale ospedale mettendosi al servizio di tutti. Tracciando il segno di croce sui malati, invocando la Trinit di Dio per la guarigione degli appestati, San Rocco divent lo strumento di Dio per operare miracolose guarigioni. Ad Acquapendente San Rocco si ferm per circa tre mesi fino al diradarsi dellepidemia, per poi dirigersi verso lEmilia Romagna dove il morbo infuriava con maggiore violenza, al fine di poter prestare il proprio soccorso alle sventurate vittime della peste.Larrivo a Roma databile fra il 1367 e linizio del 1368, quando Papa Urbano V da poco ritornato da Avignone. E del tutto probabile che il nostro Santo si sia recato allospedale del Santo Spirito, ed qui che sarebbe avvenuto il pi famoso miracolo di San Rocco: la guarigione di un cardinale, liberato dalla peste dopo aver tracciato sulla sua fronte il segno di Croce. Fu proprio questo cardinale a presentare San Rocco al pontefice: lincontro con il Papa fu il momento culminante del soggiorno romano di San Rocco. La partenza da Roma avvenne tra il 1370 ed il 1371. Varie tradizioni segnalano la presenza del Santo a Rimini, Forl, Cesena,Parma,Bologna.

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vero ed angosciato dolore, ma non solo lo ha osservato e consapevolmente inteso, San Rocco ha vissuto pienamente nel suo dolore, nella sua morte che preludio della Risurrezione. San Rocco colui che ha portato una croce, una piccola-grande croce che si reso con le opere pellegrino tra i pellegrini, malato tra i moribondi e redento dal male sotto il segno della Croce. Da questa sua prassi che ha voluto in un certo senso camminare le vie non solo di Cristo ma di mettere addirittura i suoi piedi sui passi di Ges per farsi realmente il protettore dei pellegrini, degli appestati, dei contagiati. Per questo la Chiesa lo ha reso lavvocato dei pellegrini, degli ammorbati, dei farmacisti, dei becchini dei conciai Ecco che San Rocco non solo il Santo di Montpellier, ma anche e soprattutto il Santo della Croce. Vorrei concludere ricordando che la Fede di S. Rocco stata impegnativa, attiva, radicata sul vangelo di Ges Cristo e aperta al prossimo . E di questa fede che abbiamo bisogno per poter curare le nuove pesti che ci presenta il mondo moderno. INNO A SAN ROCCO Salve, o Rocco Santo, che da nobile stirpe nato impresso nel fianco sinistro, portasti il segno della Croce. O Rocco pellegrino, col Tuo salutifero tatto prodigiosamente curasti i colpiti dalla fatale peste. Sia gloria a Te, o Rocco, che con la Tua voce angelica in modo prodigioso ottenesti di allontanar da tutti la peste. Cos sia.

Prosegu la sua opera di conforto e di assistenza ai malati, finch scopr di essere stato colpito dalla peste. Di sua iniziativa o forse scacciato dalla gente si allontana dalla citt e si rifugia in un bosco vicino Sarmato, in una capanna vicino al fiume Trebbia. Qui un cane lo trova e lo salva dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane, finch il suo ricco padrone seguendolo scopre il rifugio del Santo. Il Dio potente e misericordioso non permette che il giovane pellegrino morisse di peste perch doveva curare e lenire le sofferenze del suo popolo. Intanto in tutti i posti dove Rocco era passato e aveva guarito col segno di croce, il suo nome diventava famoso. Tutti raccontano del giovane pellegrino che porta la carit di Cristo e la potenza miracolosa di Dio. Dopo la guarigione San Rocco riprende il viaggio per tornare in patria. Le antiche ipotesi che riguardano gli ultimi anni della vita del Santo non sono verificabili. La leggenda ritiene che San Rocco sia morto a Montpellier, dove era ritornato o ad Angera sul Lago Maggiore. E invece certo che si sia trovato, sulla via del ritorno a casa, implicato nelle complicate vicende politiche del tempo: San Rocco arrestato come persona sospetta e condotto a Voghera davanti al governatore. Interrogato, per adempiere il voto non volle rivelare il suo nome dicendo solo di essere un umile servitore di Ges Cristo. Gettato in prigione, vi trascorse cinque anni, vivendo questa nuova dura prova come un purgatorio per lespiazione dei peccati. Quando la morte era ormai vicina, chiese al carceriere di condurgli un sacerdote; si verificarono allora alcuni eventi prodigiosi, che indussero i presenti ad avvisare il Governatore. Le voci si sparsero in fretta, ma quando la porta della cella venne riaperta, San Rocco era gi morto: era il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 ed il 1379. San Rocco icona del Dio invisibile, chi dunque mi riconoscer davanti agli uomini, anch`io lo riconoscer davanti al Padre mio che nei cieli; chi invece mi rinnegher davanti agli uomini, anch`io lo rinnegher davanti al Padre mio che nei cieli. San Rocco ha recepito Cristo nel suo

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Disamina del pettegolezzo di Lucia Perri


[Il pettegolezzo come una puntura di una vespa, fa male ma dura poco. ( Matilde Serao)]

di Lucia Perri

alla cultura italiana in percentuale pari a quelle appartenenti a culture extraeuropee emerso che, tutte le culture hanno in comune loggetto Pettegolezzo , se si cerca il termine sul dizionario del pettegolezzo ossia che si parla soprattutto della sfera privata delle persone. in rete la prima cosa che salta fuori Altro punto in comune ( i campioni presi in esame = sm discorso maligno sui fatti altrui. prendevano in considerazione due comunit del La connotazione del termine essenzialmente Nord e del Centro Africa, una comunit albanese, negativa, presume delle trame che si tessono, di una rumena e una russa) che il terzo, laltro (cio nascosto, alle spalle di qualcun altro ma anche la persona assente nel momento in cui altri due si un atteggiamento scambiano opinioni su di cui sarebbe il di lui) sempre citato caso di vergognarsi, durante gli incontri non certamente informali di persone lusinghiero, per che lo hanno come esempio, per le conoscenza comune. donne, portare la Quindi poco cambia nomea di pettegola. se ci inoltriamo nel villaggio africano o nel Eppure dal punto paesino albanese o nei di vista sociologico borghi nostrani. Le e psicologico , il capere cio le comari pettegolezzo che sedute davanti casa presente allinterno bisbigliano qualcosa dei gruppi di tutte le culture , soprattutto le pi antiche. I allorecchio di qualcun altro le potremmo trovar pettegolezzi sulle relazioni rappresentano quindi ovunque. Per emerso che molto spesso, fuori parte consistente delle conversazioni umane, dal Bel Paese, le notizie positive e negative ci permettono di scambiare informazioni su si equivalgono, ossia si dice della persona in persone che non sono presenti, di insegnare questione tanto quello che non va che quello che agli altri come comportarsi con persone che di buono e positivo pare utile e interessante far non hanno mai incontrato prima, o come conoscere e rimarcare. gestire situazioni difficili prima che queste si In Italia invece sembra che sia nettamente presentino. Il pettegolezzo una manifestazione superiore il pettegolezzo negativo, bistrattante, di coinvolgimento, di contatto reciproco, di una umiliante. Sembra che si tenda ad accentuare nel forte necessit di comunicare. parlare della persona terza,lassente, i particolari Quando non c nulla di prioritario da comunicare allinterno del gruppo,dunque, alcuni membri parlano di altri membri del gruppo sia in termini negativi ma anche in termini positivi. negativi , le interpretazioni personali, i sentito dire che poi volano facilmente di bocca in bocca, come una freccia dalto scocca, diceva De Andr.

Da unindagine svolta con alcune classi di terza Se si potesse misurare con un termometro la di una scuola secondaria di primo grado e che gravit del pettegolezzo potremmo trovare i ha avuto come campione persone appartenenti seguenti valori:

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Chi vive una formazione cattolica, in realt, dovrebbe considerare prioritario, nella comunicazione, lapertura di se stessi agli altri con sincerit e lascolto attento e autentico delle esigenze dellaltro. Questo metterebbe in secondo piano dunque lesigenza del pettegolezzo. Sarebbe interessante allora capire , nei piccoli paesi, come il nostro, in quale fase ci si colloca. Anche papa Francesco si pronunciato sulla pericolosit del pettegolezzo per le comunit cristiane Non so perch ha detto Francesco ma c una gioia oscura nella chiacchiera. Si inizia con parole buone, ma poi viene la chiacchiera. E si incomincia quello spellare laltro. Rendiamoci conto, avvertiva il Papa, che cos facciamo la stessa cosa che ha fatto Giuda. Non c nulla di cui stupirsi, ha precisato subito dopo: Capita tante volte anche nel mercato della storia, che il mercato della nostra vita. Il Pontefice invitava a riflettere e a chiedere perdono, perch quello che facciamo allaltro, allamico, lo facciamo a

- la chiacchiera unesigenza fisiologica di scambiarsi comunicazioni e impressioni allinterno del gruppo, in questo caso si usano parole per lo pi innocue che potrebbe ascoltare anche il terzo in questione, una modalit comunicativa utile a mantenere lo status quo allinterno di un gruppo - Il pettegolezzo dallintenzione positiva cominciano ad insinuarsi dei particolari divertenti, magari licenziosi sul terzo per le quali dunque, ci scappa qualche risata. Soprattutto nelle grandi citt la chiacchiera e il pettegolezzo stanno scomparendo e spesso ci il segno del disinteresse totale e dellindifferenza nei confronti di chi ci vive accanto. - La diceria, una voce che corre,si propaga come un virus, riguarda anche persone sconosciute. Tutte le dicerie sono false ma non danneggiano la persona colpita - La calunnia, il venticello di rossiniana memoria (utile lascolto del pezzo del Barbiere di Siviglia per capirne la ferale evoluzione) falsa, come la diceria e, per di pi, danneggia la persona colpita, pu essere sinonimo di maldicenza del lamento cio si calunnia qualcuno che, si ritiene, ci abbia trattato ingiustamente oppura maldicenza dellinvidia si colpisce chi sta pi in alto o ha pi potere. La calunnia pericolosissima pu incitare, incrementare e preparare la congiura nei confronti di qualcuno. - Lepidemia nella comunicazione si usa questo termine per indicare come un pettegolezzo condito di particolari inventati, commisto di storie plurime che si propaga tra la comunit, pu essere supportato dai media se si tratta di questioni di pubblico interesse ( in quel caso si parla di leggenda metropolitana)

Ges. Pentirsi, chiedere perdono, rendersi conto che non possibile fare giustizia con la propria lingua. E proprio contro questa gioia oscura che dovremmo lavorare, parlare di s stessi,ascoltare quello che laltro ha da dirci, proporre un ascolto attivo perch linterlocutore abbia piacere di tornare a parlare con noi. Bisognerebbe cominciare a raccontarsi, poi, nei piccoli paesi, anche delle cose belle che accadono, quando accadono, porle

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su un piedistallo, far loro da contorno e da corolla. E un circolo virtuoso in fondo, la chiacchiera del bene trasformer il nostro modo di comunicare. Fin quando anche le cose negative ci sembreranno col tempo pi banali e trascurabili. Un giorno and a confessarsi da san Filippo Neri una donna che , certo, aveva la lingua lunga, ma non era poi n una ladra, n un adultera. Padre, disse la sorella di San Carlo, col naso lungo che toccava la grata del confessionale, Padre ho parlato molto male di una mia amica in una serata di gala a Palazzo Madama e ho detto di lei cose inesistenti. Credo di avere proprio esagerato. Mi dia una penitenza consistente perch voglio riparare al male fatto.

di assenso, anche perch San Filippo Neri era sano, ma un tantino strano. Era meglio ubbidire. Un giorno di primavera con un bel venticello romano, la nobile donna and sul suo terrazzo e spennacchi il pollo della penitenza. Il vento port via le penne in tutto il quartiere. E la donna ritorn da San Filippo tutta umile perch aveva fatta la penitenza imposto dal santo Confessore! Padre, disse tutta compunta, ho eseguito il vostro ordine di spennare un pollo sul terrazzo e di buttare le penne. Brava disse San Filippo adesso devi completare la penitenza. Devi andare a raccogliere le penne del pollo; ma bada: tutte le penne e riportale a me. La povera donna cap che non era possibile e forse cap che le parole, soprattutto quelle cattive, non possono pi essere racSan Filippo approv, lod la nobile penitente e dis- colte e ritirate, perch hanno gi fatto tutto il male se: Per penitenza va a casa tua e dal tuo terrazzo che dovevano. devi spennare un pollo e lanciare in aria le penne del pennuto e poi torna da me. La donna, vanitosa s e anche un po linguacciuta, non chiese spiegazioni per la strana penitenza, ma umilmente fece cenno

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Il soprannome
Dopo nome e cognome parliamo oggi del soprannome, quellaltro elemento distintivo della persona, forse, dei tre quello che maggiormente esprime e rappresenta ci che la persona stessa o appare. In effetti, il soprannome ben pi espressivo e significativo del nome medesimo, per individuare con infallibile ed assoluta precisione una determinata persona, specialmente in una societ chiusa e ristretta come quella agricola e contadina caratteristica dei secoli passati. Tra la gente comune il soprannome era, allora, un necessario segno di distinzione utile per superare la ripetitiva trasmissione onomastica legata alla tradizione. I soprannomi rappresentano una parte irripetibile del patrimonio culturale della nostra gente, rispondenti spesso a significati trasparenti, sovente ironici e scherzosi. Alludevano a caratteristiche fisiche, a particolari attitudini e qualit, a doti e a difetti, al luogo di nascita e di provenienza, a circostanze e ad avvenimenti curiosi, a mestieri esercitati e, talvolta, anche a ingiuriosi e volgari epiteti.

di Bruno Palamara

Romani che ne facevano largo uso, tanto che nelle province orientali dellImpero veniva utilizzato come appellativo significativo alternativo al nome ufficiale e, talvolta, veniva usato pi del nome vero e proprio. La parola soprannome deriva dal

latino medievale supernomen che, letteralmente, significa sopra il nome, sovrapposto al nome, e corrisponde a quello che volgarmente definiamo nomignolo. un appellativo scherzosamente ironico, spesso anche malevolo, a volte cattivo e volgare, ma spesso sa essere incisivo, colorito, estremamente amabile e simpatico. Basta un piccolo pretesto, un appiglio qualunque per forgiare un soprannome, originandosi, quasi sempre, per caso, per gioco, per una battuta scherzosa, per una parola che il soggetto ripete pi volte, sul posto di lavoro. Esso viene talvolta, se non sempre, configurato come ingiuria, anche se spesso ha poco di ingiurioso. Giovanni XXXIII,il Papa buono Una volta nei piccoli paesi le persone si individuavano principalmente attraverso questa specie di codice identificativo, anche se esse portavano In realt, nel sprannome viene formalizzata quasi regolarmente nome e cognome. Ricordiamoci che sempre una caratteristica fisica o morale della per- siamo in presenza di famiglie numerose, formate sonalit dellindividuo. spesso anche da dieci figli, e, quindi, dal momento Luso del soprannome risale gi a tempi dei che i nomi che circolavano erano sempre gli stessi,

Fausto Coppi, il campionissimo

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no subito popolare. Chi oggi non conosce personaggi noti soprattutto con il relativo soprannome come il Pinturicchio, pseudonimo dato al famoso calciatore Alessandro Del Piero, riferendosi ad un noto pittore del Quattrocento, lAvvocato, Gianni Agnelli, il Cavaliere, Silvio Berlusconi, il dottor Sottile, Giuliano Amato, il Professore, Romano Prodi, il Papa buono, Giovanni XXXIII, il nome da Pontefice di Angelo Giuseppe Roncalli, il Migliore, Palmiro Togliatti, il molleggiato, il cantante Adriano Celentano, il Campionissimo, il grande ciclista Fausto Coppi. In definitiva, il soprannome stato ben pi espressivo e significativo del nome medesimo. Qualcuno arriva a sostenere, non a torto, che il soprannome raffigura lunica struttura nominativa effettivamente in movimento, evidenziando il fatto che il sistema soprannominale muta e si accresce con lo sviluppo della lingua, con le continue modificazioni del lessico, con le interferenze linguistiche. La sua vitalit comprovata anche al fatto che, come ricordiamo noi fin da quando eravamo bambini, raro imbattersi in qualcuno privo di nomignolo, anzi, spesso questultimo cambia pi volte nella vita di un individuo. Il soprannome anche la forma onomastica pi legata al dialetto, perch pi usata nel linguaggio familiare e colloquiale, specie nei piccoli centri dove le parlate dialettali sono ancora molto vivaci, anche se per una sorta di falsa emancipazione culturale, specie nei giovani, esse vengono considerate come meccanismo socio-linguistico vecchio, imbarazzante e inutile.

Adriano Celentano, Il molleggiato


dopo qualche tempo la comunit si trovava di fronte a infinite omonimie che portavano confusione nellindividuazione delle persone. Ci si conosceva di pi attraverso i soprannomi, cos che, quando in un piccolo paese si parlava du forgiaru, il pensiero andava al fabbro, unico nel paese a svolgere quel mestiere; quando si parlava da longa, ci si riferiva a quellunica donna alta in mezzo a donne relativamente basse. Anche oggi nelle piccole comunit lindividuo viene ribattezzato con uno pseudonimo volto a metterne in evidenza i difetti, i pregi, i vizi, etc. Questo avviene perch il soprannome qualifica la persona in modo inconfondibile, cos che, mentre in una comunit si tollera che ci siano dieci, venti, cento individui che si chiamino Claudio, non pensabile, invece, trovare un soprannome che indichi contemporaneamente due persone diverse, per cui ci sar solo un Claudio soprannominato quattro dita . Nei soprannomi, inoltre, trovava piena espressione la verve comica, ironica e, spesso, sarcastica della sensibilit popolare, nonch una fantasia variegata e irriverente. Talvolta soppianta definitivamente il nome di battesimo, e, spesso, si tramanda di generazione in generazione e, spesso, se capitava di sentire il cognome vero, non si sapeva di chi propriamente si trattasse, anche se persona vicina. In alcuni casi, il soprannome mantenuto per generazioni, per cui finisce per essere un vero e proprio secondo nome, con il quale vengono identificate in modo pi semplice e diretto intere famiglie. Anche nel nostro tempo nascono spontaneamente soprannomi, epiteti, nomignoli che caratterizzano e contraddistinguono un personaggio e lo rendo-

Alessandro Del Piero, Pinturicchio

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Cresima 2013: la mia testimonianza

Di Matteo Trimboli

La domenica 30 giugno2013 , Sua eccellenza monsignore Giuseppe Fiorini Morosini ha conferito il Sacramento della confermazione ai ragazzi della nostra parrocchia . Io da cresimando vorrei raccontare la mia esperienza. Dopotre anni di preparazione con i miei catechisti e i miei compagni cresimanti siamo arrivati al giorno del ritiro, il 23 giugno, unoccasione unica per prepararci acondividere insieme ai miei compagni e ai catechisti lesperienza della Cresima. Una volta l ci hanno diviso inquattro gruppi e dato un foglio con delle domande per indirizzare una riflessione.E stato un giorno nel quale ho imparato molto grazie anche alla disponibilit dei catechisti e di Don Rigo che ci hanno accompagnato in questi tre anni.Il 26 invece, ci siamo incontrati, cresimandi, padrini e madrine, nella chiesa di S. Giuseppe per un momento di preghiera e adorazione eucaristica, seguita dal momento delle Confessioni. Dopo quattro giorni, arrivato il grande giorno da molti atteso; il giorno della Confermazione, che avrebbe contribuito a renderci veri soldati di Cristo. Ci siamo ritrovati l verso le 9:30, ci siamo disposti su due file e abbiamo atteso larrivo del Vescovo. Una volta ar-

rivato, dopo pochi minuti, siamo entrati in Chiesa ed iniziata la Cerimonia. E stata molto emozionante, ma cera una bella atmosfera di allegria e condivisione, e tutti noi, insieme al resto della comunit, abbiamo vissuto con felicit questo bel momento. Nella sua omelia Padre Giuseppe ha insisto sulla la relazione che deve esistere tra Fede e vita , ha esortato i giovani seguire Ges praticando i valori morali, sociali e religiosi. Dopo la fine della Messa, sono naturalmente seguite le foto di rito e, ovviamente un enorme quantit di auguri e congratulazioni varie. Dopo tutto questo, ognuno, insieme ai suoi parenti si recato a festeggiare e mangiare al rispettivo ristorante.E

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cos che si concludequesta mia esperienza. Penso che la Cresima sia per tutti noi linizio della missione evangelica e a continuare il nostro cammino di Fede.

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Come il baco da seta si trasforma in una meravigliosa farfalla


Il baco da seta un insetto olometabolo cio un insetto che da adulto presenta un aspetto totalmente diverso da quello iniziale, per cui completa il suo ciclo attraverso i seguenti stadi: uovo, larva, crisalide, farfalla. Le femmine adulte si differenziano dai maschi per essere pi robuste, con laddome rigonfio per le uova contenute. Hanno il corpo riempito da squamette, ali piuttosto brevi che non le rendono adatte al volo. Tali farfalle, crepuscolari e notturne, uscite dal bozzolo si preparano allaccoppiamento, senza assumere cibo. La funzione essenziale dello stadio adulto infatti solo riproduttiva. I maschi sono attratti verso le femmine dalle sostanze odorifiche emesse dalle femmine stesse. Al termine dellaccoppiamento, che ha durata piuttosto lunga, i maschi vengono eliminati. Le uova appena deposte hanno colore giallo-paglierino, colore che nelle ore successive alla deposizione cambia fortemente, trasformandosi nella tinta caratteristica di ogni razza. Alla schiusa delle uova le larve misurano circa 3 millimetri, hanno il corpo ricoperto da una fitta peluria che poi scompare, e un peso di mezzo milligrammo. In un mese circa cambiano quattro volte lepidermide e le larve raggiungo la maturit. In questa fase esse hanno una lunghezza di 7-9 centimetri e un peso di circa 4 grammi; si pre-

di Katia Brizzi

sentano senza peluria con la testa sottile.Sono provviste di cinque paia di false zampe ben sviluppate per la locomozione; sullundicesimo segmento presentano sul dorso una caratteristica protuberanza, il cornetto, di cui non si conosce la funzione. I tre segmenti del torace portano tre paia di vere zampe, per mezzo delle quali si avvicinano alle foglie di gelso. La larva per poter crescere deve abbandonare la vecchia pelle : questa trasformazione prende il nome di muta. Le larve , prima di cercare un posto adatto per la costruzione del bozzolo, rifiuta la foglia. Una volta trovato il luogo adatto attacca la bava ad un sostegno e in circa tre giorni di lavoro, muovendo il capo come se raffigurasse un otto, porta a termine la costruzione del bozzolo, generalmente a forma di uovo allungato. I bozzoli possono avere forma, colore, peso e quantit di seta molto diversi. Dopo aver formato il bozzolo, il baco rimane fermo per circa due giorni e quindi con una nuova muta si trasforma in crisalide: inizialmente il suo giallo poi diventa marrone. La crisalide, pur sembrando immobile subisce tutte quelle trasformazioni interne che alla fine daranno origine alle meravigliose farfalle.

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Lultimo viaggio di Mamadou

di Adelina B. Scorda

BENESTARE Anni di sbarchi e di viaggi della speranza, il 2011 quando Mamadou, arriva in Italia, la sua una storia simili a molte altre. Non ancora maggiorenne scappa dalla Libia, sua prima terra dadozione, per intraprendere, pieno di speranza, il viaggio della vita.

fastidi aumentano, non digerisce bene, la nausea e il vomito sono sempre pi assillanti. Circa cinque mesi dopo, Mamadou riaccolto a Benestare e nonostante il progetto daccoglienza sia terminato lui e i suoi amici rimangono in paese grazie alla decisione presa dallamministrazione di lasciare la casa daccoglienza ai ragazzi. Aveva Sono giorno lunghi, faticosi, ammassi su un trovato un lavoro, degli amici e un paese che lo barcone senza n cibo n acqua. Ma dopo una settimana Mamadou e i suoi compagni davventura provenienti dal Mali e dalla Costa dAvorio sbarcano a Lampedusa. Eccola la prima tappa di un lungo viaggio che lo porter a Benestare. Un progetto daccoglienza Emergenza Nord Africa - minori non accompagnati gestito dal Gruppo Cooperativo Goel che lamministrazione comunale aveva intrapreso, consente a Mamadou e ad alcuni dei suoi compagni, di iniziare se pur con qualche piccola difficolt, una nuova vita. Il tempo passa e ad agosto del 2012 Mamadou diventa maggiorenne, le condizioni imposte dal progetto non gli consentono pi di restare a Benestare e viene trasferito a Stignano. Nonostante Mamadou sia un ragazzo allegro e pieno di vita, inizia a stare male, ma forse abituato a problemi ben pi gravi non d molto peso al suo malessere. I

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il suo ultimo viaggio. Questo pomeriggio, la sua salma tornata a Benestare, per un ultimo saluto, ad accoglierlo cera la sua citt. Un saluto civile, cristiano e musulmano, insieme - come ha ben detto Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel oggi esprimiamo un grande segno di fratellanza e universalit. Uniti nel dolore della perdita non abbiamo barriere, n confini. Un arrivederci quello che ha espresso don Rigo che nella fede trova la speranza certa che nulla vano, a cui seguito quello dellImam. Parole di gratitudine e di speranza rese ancor pi forti da una cultura, quella africana, che vive la morte come elemento cardine della vita, non a caso stata ricordata oggi la frase di un poeta e scrittore africano che recita cos: i morti non sono morti. I morti non esistono, non esistono, non sono mai partiti. Fra gli applausi Mamadou se ne va dalla sua mamma, nella sua terra. Fai buon viaggio Mamadou

aveva accolto. Ma continua a stare male Mamadou e alla fine decide di fare dei controlli, la diagnosi sconcertante, tumore al fegato, causato da unepatite che con ogni probabilit Mamadou ha contratto in Africa. Ricoverato allospedale di Locri in medicina durgenza, viene dopo poco dimesso, passa qualche giorno Mamadou sta male e ha bisogno di cure, non per guarire ma per soffrire di meno. Viene nuovamente ricoverato, questa volta nel reparto di geriatria di Gerace, lunico dicono - che pu accoglierlo. Ma nonostante limpegno dellequipe medica, Mamadou deve essere trasferito. A Messina, viene ricoverato nel reparto di ematologia, qui partono i contatti con il centro trapianti di Palermo, ma una serie di complicazioni hanno reso vano ogni tentativo. Muore Mamadou Camara, i suoi occhi si chiudono alle 16.30 di venerd scorso a soli 19 anni. La sua una storia simile a molte altre, la speranza, la vita, la malattia e la morte, fuggito dallorrore della guerra, in questa terra, ha fatto

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Sul satellite dirette di Serie A in chiaro per altri tre anni


Anche attorno al campionato italiano gravitano molti settori commerciali. Lo sanno bene in Turchia che, per la prima volta nella storia dei diritti televisivi in chiaro hanno stipulato un contratto per la trasmissione pluriennale per quello che ancora molti considerano il campionato pi bello del mondo. Da pi anni a questa parte le dirette della Serie A rimbalzavano di stagione in stagione calcistica da canali turchi a quelli del limitrofo Azerbaigian. Il probabile motivo, da individuarsi ad ogni fine primo tempo, nellimmancabile pubblicit dei veicoli commerciali Fiat. Il canale

di Gianfranco Elia

triennale. Ci che per non ancora noto quale fra tutti i canali TRT, nei tre anni a venire, trasmetter la miglior partita in assoluto di ogni turno di Serie A, sia che si giochi il finesettimana che nel caso di recuperi infrasettimanali. Ipotizzando che le emissioni proseguano sempre su TRT 3 questi presente anche su un satellite vicino a quello su cui riceviamo i canali italiani e si potr mantenere lo stesso orientamento della parabola aggiungendovi solamente un altro illuminatore. Sin da adesso la certezza della visione si ha sul satellite turco, sul quale sono presenti tutti i cana-

TRT 3, lo scorso campionato, ha gi trasmesso in chiaro le dirette del pi gettonato incontro della domenica pomeriggio. La nostra Serie A dunque promoter del made in Italy. Giunti pertanto al termine di detto rodaggio, la sottoscrizione di un contratto a lungo termine. Lo scorso 13 novembre giunti a Roma, da quella che fu la capitale dellimpero romano doriente, lattuale Istanbul, i dirigenti televisivi della Televisione Radio Turca vi hanno sottoscritto un contratto

li della flotta TRT, richiedendo per al contempo un puntamento dedicato. Se ad esempio lemittente prediletta risultasse invece TRT hd ci permetterebbe di gustare le dirette, sempre in chiaro addirittura in alta definizione. Ci andrebbe ad aggiungersi alla ormai consolidata visione gratuita delle dirette di Europa League e Champions, questultima anche il marted e non solo il mercoled, come sui canali italiani.

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ARCEGLIU MIGRATURI
di Franco Blefari
( A Mamadou, che torna a casa ) Arcegliu in volu i nattu continenti, chi venisti i ti posi a Benistari, doppu tantu suffriri e patimenti, m ti fermasti, non po cchj volari Ma quantarcegli appressu a na spiranza! gli bampa mpettu, chesti sempi viva, ncugnati nta na barca o na paranza, chi sannu quandu parti, e non si arriva! Aundi jiti, arcegli migraturi, luntani di la casa e di la terra, sempi chjna di latri e spruttaturi, chi frabbicannu armi pa la guerra? Fujisti di na terra abbandunata, undi non nci fu mai dimograzia, na terra bella, ma martoriata, chi cridi nto malocchju e nta maja. Undi nc spruttamentu e prepotenza, ncesti bisognu sulu di cultura, ma finch ncesti fami e ndifferenza, poti crisciri sulu a dittatura. Tu venisti du Mali, gli paisi chi ti vitti, pitaci, nta fola! fujisti ncerca i snnara e darrisi, e nommi stringi sempi la curra. Arcegliu migraturi chi volasti pa mari, pa vagliuna e pa foresti, ora chi puru lanima dassasti, dimmi: a filicit, tu sai chi esti? Pa ttia a filicit era na strata, aundi a genti beni ti vola, na mbivut e funtana o na frittata, chi mamma Pina o spissu ti faca. Ti bastava mi stai nta llAriaporu, aundi a ttia non ti mancava nenti, ca non si dasti mai mportanza alloru, ma sul o cori e a tutti sentimenti. Gurdala chista genti tristi e muta, chi sulu nannu arretu la brazzasti e vinni lurtima vota i ti saluta pa tutti chigli-arrisi chi si nasti. Gurdali ssi cumpagni toi africani, ognunu ndavi la cundanna sua, diciannovanni, e senza nu domani, pacch a Calabria coma terra tua. Ora torni nta llAfrica luntana, gli Paisi chi nugliu lu rispetta, cu sapi si pa ttia son a campana, puru si nc na mamma chi taspetta? Torni nta gli capanni undi nescisti, nta gli terra basata d u Signuri; forzi nu vecchju cu la facci tristi, chi spetta ttia, arcegliu migraturi.

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Sipario
E sera. Una piazza del paese di Benestare, al crepuscolo. Il sole appena sceso sulla linea dellorizzonte lasciando, nellaria statica della sera, un pulviscolo dorato che si disperde tuttintorno misto al profumo degli eucalipti. Il pubblico gi convenuto. E si accomodato. In attesa comunque. Sono l e devono sembrare in attesa da sempre. Infatti c fermento, voglia di soddisfare la propria teatrale curiosit, voglia di osservare questevento a lungo e tanto desiderato. Gli attori sono pronti con i loro chitoni e i loro pepli. Lo indossano da poco ma sembra che lo portino da sempre talmente tanto quellabito si calato ed ha coperto i loro corpi e le loro emozioni. Il lavoro che hanno a lungo preparato non uno tra i pi facili, neppure il testo da ricordare sembra essere stato metabolizzato appieno. Ma poco importa. In alcune rappresentazioni teatrali limpeto e la passione, durante linterpretazione, tirano fuori dal petto le parole, le liberano e le fanno vibrare e queste escono, quasi in metrica latina, fluttuanti, flessuose, sibilanti, sonore lincanto della recitazione che si ripete. Chi stanno aspettando per aprire il sipario? Il loro regista Arriver a passo stanco pieno, come sempre, di eroico furorela sera delle prima infatti lui sempre molto concentrato, non guarda in faccia nessuno. E no , non perch lunatico, come si dice di lui. S perch, questa voce si diffusa da un po ditempo, si dice, da quando un giorno saluta e laltro no. Un giorno loquace e quando ti incontra vuol fare due chiacchiere e scambiare qualche parere e il giorno dopo, quando magari ti eri ripromesso di essere pi attento e partecipe alla discussioneecco che a stento ti saluta . Ribelle, passionale, inquieto, tumultuoso. Il suo carattere cos. La gente ritiene che questo rientri nel personaggio. Le persone che gli vogliono bene invece sanno che lui invece non interpreta un personaggio. Questo lui, la sua persona , coerente con i suoi sogni e i suoi ideali e i suoi tormenti fino al midollo.

Di Lucia Perri Lui fatto cos. I personaggi alla fine quando si spogliano del loro ruolo finiscono, si depongono, a bordo palcoscenico, come delle maschere. La persona invece continua ad essere tale anche oltre il sipario: lui con le sue idee , alcuni desideri quasi mai raggiunti, lansia della perfettibilit nellarte, la voglia di scrivere, descrivere, far vivere al paese un ultimo atto scoppiettante, intenso, in crescendo, come dei fuochi dartificio. Nel frattempo prende ispirazione dalla vita, dallosservazione delle persone che gli stanno attorno: c tutto nel mondo che lo circonda, tutto quello che pu servire per questa recita finale: c il vocio delle persone operose fin dal mattino da cui trarre voci, suoni e vibrazioni per imbastire il coro; c la freschezza , la vivacit e la velocit delle giovani generazioni da trasferire nelle prontezza delle giovani comparse, c il carattere e la determinazione , lintelligenza e la passionalit di alcune persone che ammira da riprodurre con precisione nella definizione dei protagonistiE un attento osservatore della vita che lo circonda e lo avvolge e in silenzio si osserva meglio e, in solitudine , poi , il pensiero creativo pu sublimarsi e manifestarsi. E una persona che pensa con la propria testa, che ha metabolizzato le emozioni teatrali,che ha conosciuto le grandi passioni immortalate dai drammaturghi di ogni tempo, che ha attraversato nelle sue letture secoli e secoli di questarte e questo basta per avere un panorama completo dei caratteri e delle tipologie umane. Quando si attinge a queste fonti essere distratti dal contingente, dal qui ed ora lecito. Gli concesso, quasi una licenza poetica. Lui e altri pochi maestri ci hanno insegnato che unopera teatrale pu essere fruibile da giovani e giovanissimi della nostra terra. Lui ci ha parlato per la prima volta di Sofocle, Euripide, Shakespeare e Pirandello come se avessero scritto in quel momento , per noi, sentimenti a noi noti. E da l che molti di noi hanno coltivato lamore e il gusto per il teatro. Chiss se anche oggi, davanti al pubblico che sicu-

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ramente applaudir con trasporto prima che il sipa- sapendo rimanere, se saggio, con i piedi per terra rio si chiuda lui ,dal microfono, decreter : A scena , tende a farla convergere verso lalto . Grazie lui aperta non si applaude mai!!!!!. e a chi il teatro, a Benestare e fuori da Benestare, continua a farlo, questo dono non sar mai conQuello che ho fin qui descritto forse si realizzer, sumato . un giorno. La recita ci sar, di sicuro. Ma lo spet- E adesso che il sipario si chiuso, sono sicura, tacolo partir senza il suo regista. Quello che che ci conceder di fargli questultimo applauso. vero( e che stato ) ci che vi ho detto di lui: Ti vogliamo bene, Peppe. Giuseppe Toni Romeo stato il nostro regista e [Dedicato a Peppe Romeo e al nostro sogno teail nostro pigmalione. E stato una persona vera, trale.] non un personaggio. Una persona che si emozionava davanti ad unopera darte ma anche davanti a tutto ci che di bello cera nella realt,un uomo che cercava sempre le parole giuste per esprimere i propri sentimenti, che sapeva anche circondarsi di aurei silenzi ma bastava poi saper incrociare il suo sguardo per farlo sciogliere e sorridere come un bambino. Un uomo che insieme a poche altre persone del nostro paese sar sempre associato alla parola teatro. La bella eredit che ci lascia un tesoro inesauribile in effetti: chi viene catturato dalla magia del teatro difficilmente torna nella prosaicit del quotidiano e ogni esperienza della vita , pur

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QUEL PAESE DI G

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Mariu u guardia
Uno dei personaggi pi popolari di quel paese di gesso stato certamente Mariu u guardia, ( Mario Rocca) di professione vigile urbano negli anni 60/70 nel nostro Comune di Benestare, fratello di Gianni ( Giacch e ferru ), ex titolare dellodierno Bar Caminiti, sulla centralissima Via Vittorio Emanuele, e Mbertu. Padre di ben sei figlie femmine, dovette aspettare a lungo, quin-

di Franco Blefari

di, lagognato figlio maschio, Gialorminu, medico dentista a Pavia, frutto di un miracolo che aveva chiesto alla Madonna del Rosario, che aveva sognato dicendogli che avrebbe finalmente avuto il sospirato figlio che aspettava. S, perch Mariu u guardia ( il soprannome gli derivava chiaramente dalla stessa professione che svolgeva ) aveva un pallino: quello di fare il priore. Nessuna meraviglia, dunque, che a Benestare, paese di priori, poeti, sindaci ed emigranti, anche Mario tendesse ad essere uno di quelli che organizzavano feste religiose e accompagnavano il conceto bandistico per i vicoli dei rioni abitati da poveri contadini, portando in piazza i cantanti della televisione e facendo il giro del paese in cerca di offerte volontarie per realizzare i suoi sogni, espletando cos unattivitche, nel corso degli

anni, ha sempre trovato validi proseliti. E non solo! Una volta attraversata quella porta delloratorio, dove ha sede la Confraternita, non bastano le fucilate per stanarli, talmente si configuranocon labito che indossano fino a perdere qualsiasi altra identit che non sia quella dellincondizionato servizio verso la Madonna del Rosario. Ma solo lui riuscito ad iscrivere il suo nome come priore di tutte due le confraternite, di SantAntonio e San Giuseppe e della Madonna del Rosario, per ringraziamento, dopo avere avuto il figlio maschio che tanto desiderava, grazie all intercessione della Madonna del Rosario, che glielo aveva preannunciato in sogno. Gli erano compagni di congrega (e anche dosteria !) Rosciu u Ciccioni, Mastru Pascali u cardararu, Giomu lOrbu e Ntoni Morabitu, questultimo padre del nostro Don Achille, missionario in giro per i Paesi poveri del mondo, nel nome di Don Orione. Ma non compagni nel senso che avessero la sua stessa vocazione religiosa, ma nel senso che, essendo talmente amici, lo seguivano sempre, aiutandolo anche a lavorare con la pala e picu, come quando gli venne la folle idea di ricostruire il tetto della chiesa Matrice servendosi solo di volontari che nulla chiedevano se non la misericordia del Signore. Ma solo Mariu u guardia poteva realizzare, con mezzi e materiali di fortuna, un progetto cos costoso ( nel tempo in cui le chiese venivano ristrutturate dalle confraternite con i soldi dei fedeli ), che gli consent di spendere soldi solo per lacquisto dei materiali che doveva comprare a Bovalino, dalla Ditta De Domenico. Lo poteva fare in quanto Mariu u guardia era uno che al bar e in osteria pagava da bere per tutti. E se chiedeva una giornata di lavoro in nome della Madonna, nessuno si poteva tirare indietro.Lo faceva

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Scopelliti, parroco di quei tempi. Li divedevano certi modi diversi di interpretare il loro mandato. Il priore, quasi sempre, per attaccamento al suo dovere, sconfinava in quello del sacerdote e viceversa. Sembrava che da un momento allaltro potesse succedere lirreparabile, quando poi tutto si calmava per poi riprendere, dopo un po di tempo, ancora unaltra volta, fra le mura ecclesiali oppure in piazza, se non, qualche volta, anche in processione, tra mugugni, rimbrotti e parole dette e non dette, a mezze frasi che il popologi intuiva. Ma il nome del focoso priore resta legato ad una festa di SantAntonio, quando, alla fine della serata conclusiva, dovendo corrispondere unmilionecinquecentomilalire alla

indistintamente con tutti quelli che frequentavano la mitica puticgha di Jimmi Dama, o d a GnurAngiala, ( sua moglie ), come dir si voglia. E lo faceva senza distinzione di colore politico, anche se era una colonna portante del partito comunale di Pace e Bene ( stiamo parlando di storia: non vogliamo portare acqua al mulino di nessuno e non facciamo propaganda gratuita su un giornale parrocchiale dispirazione religiosa! ), capeggiato da Tit Giurato. E lo faceva anche perch amava ritrovarsi con i suoi amici, la sera, che avevano nomi che non potevano prescindere dal soprannome, nel momento in cui venivano pronunciati. Volendo fare uninquadratura dallentrata del locale verso il fondo, con le sedie disposte lungo il muro posto a destra, rivolte verso i tavoli ammucchiati in fila, troviamo facce note e meno note: da Pascalinu u vavusu a Cicciu u crestatu; da Cicciu u bonu a Micu u pintu, passando per Pasquale Zito, detto luomo qualunque, Mastru Paulu Grazianu e linseparabile quasi-fratello Ciccillo Marta e altri personaggi da vecchia taverna molto cari alla fantasia popolare. Ma non mancavano anche quelli che aspettavano lentrata in scena di Mariu per bere a scrocco, come facevano tutte le sere, amici di merende i quali una sera dichiararono esplicitamente che tardavano a bere per aspettare la venuta del loro santo pagatore. Quando Mario ne venne a conoscenza non solo non pag pi da bere a nessuno, ma sembra che abbia anche evitato volutamente di frequentare quel locale di Piazza Ariaporu. Ma il nome di Mariu u guardia resta legato ad alcuni fatti che, ancora oggi, lo fanno ricordare come un personaggio allegro, interprete del suo tempo, accomodante, ma molto impulsivo. Sono in molti ancora quelli che ricordano le sue liti furibonde con Don Bruno

cantante Orietta Berti, chiamata per esibirsi in Piazza Municipio, non fu in condizione di onorare il suo impegno assunto con tanto di firma sul contratto artistico, perch qualcuno gli aveva rubato dal portafoglio lintera somma messa da parte. Fu tanta la commozione popolare, davanti ad un uomo che in preda alla disperazione aveva anche manifestato propositi suicidi, che, invitato ad uscire per il paese alla ricerca di ulteriori offerte, riusc a raccogliere un milione in pi di quanto gli era stato sottratto. Unaltra vicenda che lo

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vide protagonista legata alle elezioni comunali del 1964, quando contro il suo partito di Pace e Bene si oppose a quello della Colomba, dove era schierato anche il suo cugino avvocato Nicola Zito. In quelloccasione, sembra che un intervento di Mariu u guardia tra le popolazioni delle zone periferiche delle campagne di Benestare sia stato determinante per la vittoria del suo partito, allora capeggiato da Pietro Teodoro. Avrebbe raccontato agli abitanti di quelle frazioni quanto sia vero non stato mai accertato - il vigile urbano, che anche la politica aveva nel sangue, oltre al culto dei santi ( che a Benestare sono andati sempre a braccetto ), che il candidato sindaco della lista avversaria aveva detto che Se vinciamo le elezioni, porteremo lacqua in tutte le frazioni in modo che tutti gli abitanti si possano lavare i piedi sporchi che hanno. Molti la ritennero determinante, questa boutade, per lesito finale della competizione elettorale, che, allora come oggi, si sempre svolta senza esclusione di colpiproibiti. Unaltra competizione che lo vide protagonista, stando alle malelingue, legata ad una tornata delle elezioni comunali il cui risultato fu determinato, a favore del suo partito, dallo stesso Mario il quale, la notte antecedente lo scrutinio, si sarebbe intrufolato nel seggio elettorale forzando unurna Ma nemmeno la politica ha potuto scalfire limmagine di un uomo che ha dato tanto al suo paese essendo stato un vero protagonista del suo tempo, che si realizzava facendo il priore e servendo la chiesa con tutta la sua anima. Forse oggi pu apparire anacronistica la figura di un uomo che, lavorando presso il Ministero del Tesoro a Roma, prima di svolgere il suo lavoro di vigile urbano a Benestare, e non condividendo certi stili di vita della citt ( Che scandalo avrebbe detto ad un suo parente quelle donne con le gambe accavallate, che fumano per strada, con le labbra dipinte di rossetto e parlano col primo che passa! E se domani fossero anche le mie figlie a intraprendere quella vita? ). Mariu u guardia prefer tornare in paese dove far crescere le sue sei figlie femmine lontano dalle

minigonne che stavano arrivando dallInghilterra, sicuro che un buon focolare e una buona condotta morale sarebbero stati la dote migliore da dare a un figlia, anche se allora per preparare la dote ad una figlia femmina una madre si sbindignava, ( si indebitava fino al collo ): immaginiamo sei! Alla citt prefer le rughe del suo paese di gesso, dove finalmente si poteva realizzare facendo la guardia municipale e il priore, tra una bevuta e laltra nella puticgha da Gnur Angiala. Non pensando per che un giorno i suoi figli sarebbero andati a vivere in quel mondo, accompagnati dagli stessi genitori, dove cerano tante possibilit di lavoro e dove si stava al bar con le gambe accavallate e fumando in pubblico, ma con un contratto di lavoro in qualche fabbrica o in qualche ufficio, che desse loro sicurezza per il presente e per il futuro. E tutto questo Mariu u Guardia, anche se in ritardo, lo aveva capito, tornando dove eratornato. Anche se poi, al termine dei suoi giorni, dopo soli due mesi che era morta sua moglie, lasci tutta la sua famiglia al Nord per tornare da solo a Benestare per essere sepolto nel cimitero del suo paese. Dove aveva lasciato le sue radici e il cuore!

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GRANDE SUCCESSO DELLA FESTA CULINARIA DELLA CIVILTA CONTADINA DI CANALE 2013
LAssociazione Culturale Fontana di Calli Voi ha ancora una volta fatto centro con la sua festa culinaria ispirata alla civilt contadina e scritto una pagina di storia indimenticabile per quanto riguarda la buona tavola di una volta. Sono venuti dai paesi vicini, intere comitive per gustare le delizie di una cucina che profumava di mondo contadino e di notti sullaia sotto una romantica luna agostana. Il maiale stato ancora una volta il piatto forte, cucinato sul posto e offerto in vassoi di alluminio con zeppole e altre specialit della cucina del tempo che fu. Unici assenti (ahim!) il capocollo, il formaggio e le melanzane ripiene, che, certamente, saranno sfuggite alla vista di chi scrive. Birra gelata a fiumi ed un Ciccio Carere ( favoloso!), menestrello romantico daltri tempi, che ha fatto piangere il cuore di

di F. B.

nostalgia per le belle canzoni damore del tempo che fu Brave tutte le donne di contrada Canale ( e ai loro attivi mariti) che hanno dato non solo le braccia, ma anche il cuore per la riuscita di una festa, unica nel suo genere.

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LAssunzione di Maria: Mistero di fede e di speranza


Ed ecco una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Il dogma dellAssunzione di Maria Santissima al cielo, definito dal Papa Pio XII il 1 novembre 1950, al termine di un anno santo che concludeva un periodo, durato circa un secolo, di straordinario fervore devozionale verso la Vergine Maria, anche a motivo delle apparizioni di Lourdes e di Fatima, suona cos: LImmacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo (DS 3903). LAssunzione, fissa ed esalta lantropologia cristiana, nei termini pi chiari e pi consolanti. Noi ricapitoliamo, nel glorioso epilogo della vita di Maria, tutta la dottrina sulla vita umana. Noi celebriamo una festa che si riferisce allo stato della vita oltre il tempo, alla vita futura; affermiamo con ci stesso lesistenza di questa vita futura. Ecco allora le trombe celesti, una chiamata che parte di l, dallaltra riva della vita, quella oltre il tempo e oltre questo quadro del nostro mondo naturale, quella delleternit e della vita soprannaturale nella sua dispiegata pienezza. Cos lAssunzione della Madonna ci obbliga, con suadente invito, a verificare se la via, che ciascuno di noi percorre, rivolta verso il sommo traguardo, e se non lo a dirigerla verso di esso. Maria ci chiama, Maria ci dia la fede nel Paradiso e la speranza di raggiungerlo. La festa dellAssunzione fa risuonare nelle nostre anime, quasi uno squillo ci aiuti a camminare per la via di

DI Giusy Pascale

quellamore. Maria ci insegni ad operare con bravura e con dedizione, s, nella cura delle cose di questo mondo, che ci danno il programma dei nostri immediati doveri; ma allo stesso tempo ci permette di non attaccarci alle cose terrene di non distrarre la nostra anima . Ma Maria ci dia insieme la sapienza e la povert di spirito, che tengano liberi i nostri cuori e agili i nostri animi per la ricerca dei beni eterni. Ella la donna del silenzio ci aiuti a capire che questo vale molto piu di mille parole, la donna dell umilt ci aiuti anche a capire che il dono va condiviso e che quando serve dobbiamo saper lasciare da parte i nostri interessi per soccorrere il nostro prossimo come fece lei con la cugina Elisabetta. Non rimase a vantarsi perch il figlio di Dio era nel suo grembo ma lascio tutto e si mise in cammino per aiutare il suo prossimo. Ecco queste cose sono quelle che col passare degli anni non perdono il loro valore non passano di moda ma sono i principi che ci rendono cristiani liberi e autentici,quindi facciamo in modo che questi precetti siano scritti nel nostro cuore con caratteri cubitali, affinch come Maria possiamo vivere in funzione di Ges che ci ha salvato dalla morte, che ha fatto di noi delle persone degne, delle persone libere delle persone vere. Delle persone che sull esempio di questa grande donna sappiano dire con coraggio come lei : Eccomi sono la serva del Signore avvenga di me quello che hai detto. Che la nostra comunita che doppiamento devota a Maria sappia imitare la sua fede, il suo coraggio, la sua umilta per poter contemplare Ges nostra speranza.

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GREST 2013: EVERYBODY!

di Francesca Pelli

Dio cre luomo a sua immagine; lo cre a immagine di Dio; li cre maschio e femmina. E Dio li benedisse.(Gn 1,27)

Anche questanno abbiamo presentato il Grest. Dopo la parola (il tema 2012), il corpo. LOratorio estivo di questanno si posto in decisa continuit con lesperienza dello scorso anno, quasi completando il dittico della comunicazione umana che sempre, insieme, verbale e gestuale, e avviene contemporaneamente attraverso la parola e il corpo. Il corpo non una cosa ma qualcuno. noi stessi in quanto dati agli altri e in relazione col mondo. Essere corpo significa essere esposti agli altri, dipendenti dagli altri, radicati in una storia. E se non fossimo un corpo, per iniziare la nostra esistenza non avremmo avuto bisogno di un determinato uomo e una determinata donna che dovettero unirsi per darci la vita. Il corpo costituisce lespressione dellanima, la sua manifestazione, il suo linguaggio. sconvolgente il fatto che Dio abbia scelto non di farsi angelo, ma di assumere quanto, apparentemente, c di pi povero, di pi debole, di pi misero, di pi sottoposto ai condizionamenti del tempo e dello spazio. Il platonismo direbbe che Dio si imprigionato in un corpo. Il cristiano invece dice che Dio si fatto corpo. Mistero inaccessibile per le filosofie delloriente; veramente la pietra dinciampo per tutti coloro che so-

stengono che Ges non abbia realmente sentito, vissuto, patito, che il suo corpo era solo unapparenza. Ges non ha rivestito un corpo come un abito indossato per circa trentanni e poi lasciato nel sepolcro una volta liberata lanima. No, Ges ha preso un corpo per sempre! Il titolo stato EVERYBODY: in inglese significa ciascuno. Ma anche tutti insieme. Strano, vero? Una parola che serve a dire lindividualit e nello stesso tempo la comunit. Ci piaciuto, questo titolo. Perch ci ricorda che il corpo non una faccenda solo personale. Siamo corpi chiamati a vivere gli uni accanto agli altri; a esprimere la propria storia, ma

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nello stesso tempo a fare comunit. Un corpo: la vita di ciascuno. Un corpo: la comunit che anche la Chiesa di Ges. Il sottotitolo, invece, Un corpo mi hai preparato: una citazione tolta dalla lettera agli Ebrei che, a sua volta, cita il salmo 40. Il corpo dono di Dio, il luogo che noi abitiamo e che anche lui ha voluto assumere per vivere la sua storia insieme a noi. Ges ci ha insegnato che il corpo un dono, ma perch questo possa essere vero necessario

colo contenuto nellomonimo libro e che ha visto i ragazzi dellA.C.R. coinvolti in uno scritto dove hanno espresso le loro opinioni al riguardo. Anche questanno una storia, diversi balli, canti e tutta una seria di animazioni e di giochi. Il Grest, come sappiamo, si colloca allinterno del grande cammino dellOratorio, cos come stato voluto e progettato dal nostro Parroco Don Rigobert Elangui, che ha pensato a un cammino di animazione e formazione che si ispira al Sistema Preventivo di San Giovanni che anche noi ne facciamo a nostra volta un dono. Oltretutto, la comunicazione del corpo stata loggetto della nostra partecipazione al progetto Parole come aquiloni in un viaggio dentro se stessi, della A.C. della Diocesi di Locri-Gera- c e , sfociata poi nellarti-

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Bosco che fa di ragione, religione ed amorevolezza i tre punti cardine di unesperienza che mira a far crescere i ragazzi come buoni cristiani e onesti cittadini. Rappresentando il logo del Grest lUomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci, rifatto a misura di bambino, abbiamo ambientato il tutto nella Firenze

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del Cinquecento. Cos, il 18 Luglio abbiamo dato avvio, con la celebrazione di una Santa Messa in Piazza della Memoria Civile, ai lavori. La giornata era strutturata in cinque momenti: - Accoglienza, durante la quale i ragazzi hanno imparato il divertente inno del Grest con tanto di coreografia ufficiale; - Squadra, i ragazzi sono stati divisi in quattro squadre: calzolai, fabbri, fornai e mercanti, arti e mestieri della Firenze dellepoca, riunendosi in squadre commentavano un passo della Bibbia, o della vita dei Santi e poi svolgevano lattivit inerente al mestiere; - Merenda, momento di relax e condivisione; - Laboratori, abbiamo strutturato le attivit quotidiane sul corpo e il suo

uso attraverso ben sei laboratori: il corpo e larte, il corpo e il cinema, il corpo e la danza, il corpo e il teatro, il corpo e lo sport, il corpo e la cucina, ogni laboratorio ha poi fornito il suo risultato nella serata finale; - Giochi, infine la giornata veniva chiusa da una gara di giochi dacqua che vedeva le squadre sfidarsi per la medaglia finale. Il programma ha previsto, oltre lattivit normale mattutina: - 21 Luglio: celebrazione della Santa Messa comunitaria in riva al mare, per glorificare il giorno del Signore e ricordare insieme ai bambini la bellez- z a del Creato,

subito dopo un momento di condivisione con il grande aiuto delle mamme e poi festa in spiaggia con musica e balli; - 23 Luglio: uscita a Gerace, presso lAgriturismo Barone Macr, qui i bambini hanno potuto scoprire tante piccole chicche sulla produzione dellolio, del formaggio e della lana, hanno visitato pecore, capre, cavalli, mucche, asini e chi pi ne ha pi ne metta, hanno potuto pranzare con prodotti di eccezionale qualit e concludere la giornata con giochi sul prato insieme ai genitori, gli animatori e Don Rigo; - 26 Luglio: festa dei nonni, in occasione della ricorrenza di SantAnna e Gioac-

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chino, festa iniziata con la Celebrazione Eucaristica, a seguito il Comitato genitori dellOratorio ha offerto un delizioso pasto a tutti i nonni e i presenti e infine sono stati protagonisti i ragazzi del laboratorio teatro che hanno portato in scena In cerca dautore, lavorando strenuamente il pomeriggio e il divertente video/intervista ai nostri nonni, a cura del laboratorio cinema; - 27 Luglio: caccia al tesoro ambientata, anche questa, nella Firenze rinascimentale, laddove le tappe erano: Piazzale Michelangelo, Duomo, Uffizi, Santa Croce, Santa Maria Novella e Piazza della Signoria, e che

ha visto vincitori i Calzolai, che hanno consumato subito il bottino, tante caramelle e leccornie; - 28 Luglio: serata finale, che ha visto il susseguirsi degli inni e dei balletti finali di squadra; per il laboratorio cucina, una vera e propria Prova del cuoco, nella quale con gli stessi ingredienti, le ragazze, hanno preparato due ricette (tiramis al cocco e praline al cocco), e che si conclusa in parit per insindacabile valutazione dei giudici (Don Rigo, il Sindaco Rosario Rocca e due volontari del pubblico); per il laboratorio danza le due coreografie Biancofiore, ovvero il Gran Ballo di Corte delle nostre principessine e Zalele, canzone fresca e coinvol-

gente, tormentone d i questa estate; per il laboratorio cinema il cortometraggio Pico e il pallone volante, che ha visto recitare i nostri ragazzi in maniera sorprendente, le riprese sono state girate presso la villa pi bella del nostro paese di propriet della famiglia Pascale, a cui va un ringraziamento per lospitalit dimostrataci, e che raccontava la storia di un inventore sconclusionato che voleva superare Leonardo nellingegno e tentando di costruire una macchina per volare finito per inventare un semplice gazebo; per il laboratorio sport abbiamo premiato con le medaglie doro, dargento e di bronzo rispettivamente i primi, i secondi e i terzi classificati del torneo di calcio; vi stata anche la premiazione dei giochi dacqua, vinti dai Fabbri; poi alcune ragazze hanno voluto allietarci, per dare anche un po di respiro ai noi animatori, con un simpatico siparietto che vedeva come protagoniste tre vecchiette e il loro rapporto con la tecnologia moderna; ed infine un ballo liberatorio per tutti, per far vedere anche alla comunit quanto ci fossimo divertiti in questi dieci giorni insieme, abbiamo tutti, proprio tutti, ballato sulle note di Chuchua, ridendo a crepapelle! stata unesperienza indimenticabile e molto utile, a tratti emozionante ed educativa anche per noi animatori. Abbiamo compiuto una scel-

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ta responsabile e impegnativa, abbiamo scelto di metterci in gioco, di donare il nostro tempo e ogni parte di noi stessi in questa esperienza di cura nei confronti dei bambini e dei ragazzi della nostra comunit. Tutti abbiamo sentito la fiducia che i genitori hanno riposto in noi; per dieci giorni, siamo divenuti un punto di riferimento per i bambini della comunit. E come loro ci siamo affezionati. Per questo doveroso ringraziare tutte le mamme e i pap, tutti e 89 i bambini e ragazzi che speriamo si siano divertiti come noi e possano custodire un buon ricordo di questo cammino insieme, Don Rigo che ha saputo guidarci egregiamente, e tutti quanti hanno collaborato alla buona riuscita del Grest. Alla prossima! Gli animatori Grest

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Piazza Matrice 89030 Benestare (RC) Tel.0964 68 034 PROGRAMMA LITURGICO-PASTORALE AGOSTO 2013

Parrocchia Santa Maria della Misericordia

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XIX Domenica del tempo Ordinario : Ore 8:00 S.Messa a S.Giuseppe in suffraggio di: Giuseppe,Maria Concetta, Elisabetta e Romeo da Morescillo Ore 19:00 S.Messa in Chiesa Matrice. Battesimo di Domenico Speziale

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17 12 L Inizio Triduo in onore della Madonna per gli immigranti Ore 18:30 S.Messa segur la S.Messa alle ore 19 : in suffraggio di Pangallo Maria e Rosa da Simonetta Comba Triduo in onore della Madonna per gli immigranti ore 18:30 Santo Rosario seguir la S. Messa alle ore 19:00 In suffraggio di : Bruno , Carmelo, Peppino e Bettina da Mimmo Romeo Triduo in onore della Madonna per gli immigranti Ore 18:30 Santo Rosario seguir la S. Messa alle ore 19:00 In suffraggio di Giuseppe Pascale da Maria Romeo 18

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19:00 S .Messa In Suffraggio di: Giuseppe Panetta da Parisi Maria Giuseppa V FESTA IN ONORE DI S.ROCCO 19:00 S .Messa in Suffraggio di Rocco e delle Anime del purgatorio da Maria Teresa Pascale S Ore 8:00 S.Messa. Ianniversario di Albanesi Giovanni da Albanesi 19:00 S.Messa alla Madonna della Catena .in Suffragio di Grazietta e Rocco da Maria Galletta D XX Domenica del tempo Ordinario Ore 8:00 S.Messa a S.Giuseppe Ore 19:00 S.Messa in Chiesa Matrice. 50 Anniversario del Matrimonio di Felice Parisi e Francesca Garreffa - Battesimi di Musolino Chiara - Battesimo di Lentini Sofia L Ore 19:00 S.Messa in Suffragio di Rocca Antonino dalla Nipote Ore 8:00 S.Messa.Trigesimo di ROMEO ROSARIO Ore 8: 00 S.Messa in suffragio di Paola , Paolo e Cec

SOLENNITA DELLASSUNZIONE DELLA B.V. M

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G Ore 8:00 S.Messa in suffragio di Rosario,Giovanni e Maria Giuseppa da Mastro Carlo

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+ Giuseppe,Vanda,Carmela,pasquale e Giuseppa da Maria Napoli

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Ore 18:00 a Careri .I Anniversario(celebra don Achille) V Ore 8:00 S.Messa in suffraggio di Macr Vincenzo dalla Moglie Pina S Ore 8:00 S.Messa in Suffragio di Antonio e Vincenzo da Rocco Severina D XXI Domenica del tempo Ordinario Ore 8:00 S.Messa a S. Giuseppe Ore 19 :00 S.Messa in Chiesa Matrice in suffragio di Vincenzo,Maria Cristina e pasquale da Concettina Caminiti.

Ore 19:00 S.Messa in onore di S.AGOSTINO Suffragio : Esterina e Filomena da Carbone Teresa G Ore 19 :00 S.Messa in suffragio di Maria Francesca, Domenico e Nico da Carmen Ore 20:30 Serata ricreativa in Canonica con i ragazzi della prima comunione promozione 2013 ( Cena fraterno e proiezione video ) V Ore 19 :00 S. Messa in suffragio di Bruno e Maria da Rosalba Varacalli S Ore 19:00 S. Messa in Suffragio di Rocco e le anime del purgatorio da Maria Teresa Pascale

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Nb: Questo programma pu subire delle modifiche.


Potete leggere e scaricare questo programma su il sito web della Parrocchia: www.parrocchiabenestare.com

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Ore 19:00 S.Messa in Suffragio di Siciliano Giovanni da Lisa Siciliano Ore 19:00 S.Messa .25 Anniversario di Quercia Vincenzo e Perri Teresa Ore 20:30 Serata ricreativa in Canonica con i cresimanti promozione 2013 ( Cena fraterno e proiezione video Celebrazione Cresima )

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vita in parrocchia
Sono nati nel Signore
Maria Stella Parisi Aron Rocca Domenico Speziale Elisabetta Grillo

Hanno celebrato il matrimonio

Lucia e Michele

Marinella e Ferdinando

Fabio e Rosalba

Sono stati richiamati del Padre

Zappia Silvestro di anni 81 Romeo Giuseppe di Anni 72 Cristarella Maria Francesca di anni 84 Giovanni Guidaci

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