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Il ristoppio in frutticoltura

Con il susseguirsi della stessa coltura negli anni spesso si favorisce il fenomeno detto stanchezza del terreno; questo consiste in una difficolt a rinnovare nel tempo una data coltura sullo stesso 1. Reimpianto 2. Suoli pesanti. appezzamento in monoal 2 - 3 anno successione, ed sintomo dallespianto di degrado della fertilit. 3. Apparati Essa deriva dalla sommato- 6. Condizioni che Probabilit radicali aumentano la di manifestazione ria di due componenti: superficiali traspirazione della stanchezza 1. presenza di metaboliti sulla pianta tossici nel suolo derivanti da residui vegetali e 4. Reimpianti 5. Rapporto dalla loro degradazione eseguiti in aereo/radicale microbica; primavera elevato 2. perdita di humus e riduzione del processo di Fig. 1: Condizioni che aumentano la probabilit della stanchezumificazione che deter- za al reimpianto dei fruttiferi (Zucconi, 1991) progettuali. minano una minor disponibilit dei nutrienti, favorendo i processi di mineralizzazione (degradazione rapida dei residui) a scapito della loro stabilizzazione, e riducono la soppressivit naturale verso i patogeni.

I residui vegetali come problema per i reimpianti


I residui vegetali, sono soggetti a processi degradativi dai quali si ottengono numerose sostanze chimiche potenzialmente tossiche. La concentrazione massima di queste sostanze si ha al 2 - 3 anno dallespianto quando la degradazione dei residui raggiunge lapice. Per questo motivo preferibile realizzare il nuovo impianto appena dopo lespianto piuttosto che attendere uno o due anni, come di consuetudine, in modo che le tossine nel suolo non abbiano raggiunto concentrazioni elevate e lo sviluppo radicale delle nuove piante risulti meno problematico. Tuttavia la situazione migliore resta sempre quella di mettere a riposo il terreno con colture intercalari per un periodo che va dai 5 ai 6 anni in modo che avvenga la completa decomposizione dei residui vegetali. Cos facendo non solo si evitano i problemi delle tossine presenti nel suolo ma si assicura il turnover della sostanza organica garantendo la giusta fertilit. Purtroppo questa soluzione risulta poco fattibile nei nostri areali, caratterizzati da aziende con superfici di piccola e media estensione e poco incline alla messa in riposo di una parte dellazienda stessa. Nella nostra realt resta sempre valida la soluzione di alternare le diverse specie frutticole fra loro. In particolare i migliori risultati sono forniti dalla successione allactinidia di tutte le altre specie che dopo questa coltura trovano unottima soluzione pedologica. Diversamente le successioni pesco-pesco e melo-melo dovranno essere valutate sulla base della fertilit del terreno, il numero di successioni e lo stato fitosanitario delle colture da estirpare.
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pratiche colturali: ristoppio in frutticoltura

Impianti fitti
La realizzazione di impianti fitti comporta che gli apparati radicali siano molto vicini tra loro, ci implica uno scarso sviluppo radicale con conseguente riduzione dellautonomia nellassorbimento dei nutrimenti. Questo fenomeno si verifica poich le radici sentono che nel loro intorno hanno altre radici e non avendo a disposizione spazio libero limitano la loro crescita e si trovano intossicate dalle presenza di residui monospecifici della stessa specie. Il risultato una continua e inefficace ricerca di nicchie nuove da sfruttare con radici trasmigranti e radici assorbenti. Dopo alcuni anni il sistema radicale diventa cos meno efficiente e lattivit microbica sempre pi specializzata fino alla comparsa di malattie specifiche. La situazione peggiora nei reimpianti ad alta densit che non riescono ad avere tempo sufficiente per acclimatare le radici a questo particolare ambiente monospecifico, mentre i vecchi impianti con alberi a bassa densit risultavano pi longevi grazie al continuo processo di adeguamento delle radici che esploravano volumi molto grandi di suolo e quindi avevano garantito un elevato rinnovo. In sintesi, man mano che le piante in impianti fitti crescono possono andare incontro ad una diminuzione della capacit di accesso ai nutrienti con sintomi di debolezza (condizioni predisponenti allinsorgere di patogeni), distrofie (micro carenze, sbilanciamenti nutrizionali) e produzione di frutti non ottimale in quantit e qualit. In questi casi lapporto dei nutrienti deve avvenire attraverso metodi che rendono facilmente e prontamente assimilabili le sostanze nutritive, si consiglia quindi la fertirrigazione o concimazioni fogliari.

Possibili soluzioni
I trattamenti chimici
In frutticoltura il ricorso ad interventi chimici non previsto dalle linee guida nazionali e conseguentemente neanche dal disciplinare regionale. Inoltre i trattamenti chimici con geodisinfettanti giocano un ruolo marginale nel ridurre la stanchezza del suolo. Infatti essi hanno un effetto positivo nellimmediato poich vanno a ridurre la carica microbica nellanno stesso in cui lintervento realizzato. Finito leffetto del trattamento, se non sono state introdotte soluzioni al problema ecologico della stanchezza, si ha il ritorno di tutta quella componente microbica che era presente nel suolo prima dellintervento chimico. Questi trattamenti hanno effettivamente unazione positiva se vengono effettuati a cadenza annuale, ma questo realizzabile solo in orticoltura, e comunque non rappresentano una soluzione permanente come dimostrato dallabbandono di intere aree orticole dopo limpoverimento del suolo dovuto a monocoltura e fumigazioni. Essi devono essere valutati caso per caso e sono da consigliare limitatamente ai terreni sciolti e laddove ci sono effettivi problemi di patogeni fungini o di nematodi.

Pratiche consigliabili
3 Prima dellespianto migliorare lumificazione attraverso la diversificazione dei residui (inerbimento naturale, apporti di compost e letame) e miglioramento della struttura e dellareazione (scarificatura in autunno con terreno in tempera). 3 Rotazione delle colture, cercando di favorire la massima diversificazione. 3Allespianto rimuovere radici e residui vegetali presenti della specie da reimpiantare. 3 Dopo lespianto arieggiare il suolo in modo da forzare la mineralizzazione e favorire la massima diversificazione (colture da sovescio, uso di compost e letame).
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