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Francesco Lamendola

Esiste un solo male, quello dell'anima, e la gratitudine la terapia per guarirne


Abbiamo gi avuto occasione di evidenziare, in diversi precedenti lavori e particolarmente negli articoli La nostalgia dell'infinito nella luce invernale che accende le cose di splendore e Un mondo ricco di significato un mondo incantato che prega in ogni fibra (consultabili sul sito di Arianna Editrice) quale sia l'importanza della preghiera di lode e di ringraziamento nell'economia generale della vita interiore e anche in quella del cosiddetto mondo esterno, essendo l'una e l'altro, in effetti, due diverse facce di un'unica realt spirituale. Ci resta da svolgere qualche riflessione sull'importanza della gratitudine dal punto di vista della salute psico-fisica dell'individuo; gratitudine che andrebbe accompagnata dal perdono e dalla riconciliazione con gli altri e con l'Altro, dato che la conflittualit con noi stessi e con il tu una delle cause principali dello squilibrio psico-fisico e, quindi, del disordine spirituale ed organico che costituisce terreno fertile per l'insorgere della malattia. Abbiamo gi detto qualcosa sia a proposito della conflittualit con il proprio io (nell'articolo Per rispondere alla chiamata bisogna anche sapersi perdonare), sia con il tu (nell'articolo si. possibile perdonare qualcuno che non chiede perdono?, sempre sul sito di Arianna); non ci siamo, per, soffermati sugli spetti benefici, a livello della salute fisica, mentale e spirituale, che il sentimento della gratitudine reca con s, insieme a un atteggiamento di disponibilit al perdono e alla riconciliazione. Quando si parla della capacit di manifestare il sentimento della gratitudine, generalmente si pensa a qualche cosa che attiene piuttosto alla sfera dell'educazione e a quella delle buone maniere; o, tutt'al pi, alla sfera dell'etica, ma sempre - o quasi sempre - nella prospettiva, magari inconscia, di un tu devi di kantiana memoria. Tu devi imparare a dire grazie, questo ci sembra il nocciolo fondamentale della questione. Raramente ci capita di rovesciare il ragionamento, e di domandarci che cosa ne sia di un essere umano il quale si dimostri privo, o incapace, del sentimento della gratitudine. Ebbene, la risposta che le scuole tradizionali di sapienza hanno sempre dato a questa inusuale domanda : quel tale individuo fatalmente condannato ad ammalarsi; e la sua malattia sar tanto pi grave, quanto pi egli si dimostrer incapace di sviluppare la capacit di provare - e manifestare - gratitudine nei confronti del mondo che lo circonda: rocce, piante, animali, stelle, galassie, senza dimenticare, naturalmente, gli altri esseri umani con i quali entrato in comunione e dai quali ha ricevuto qualche cosa nel corso della sua vita. L'incapacit di provare ed esprimere gratitudine verso l'altro all'origine di moltissime malattie ed , a sua volta, una grave malattia essa stessa. come se nella struttura psico-fisica di un tale individuo si verificasse un perenne corto circuito, per cui le energie spirituali dell'io, impossibilitate a riversarsi all'esterno, ritornassero indietro in un circolo vizioso narcisistico, intossicando l'organismo e precludendogli la possibilit di stabilire un equilibrio armonioso e pacificato tra le correnti energetiche e affettive in uscita dall'io e quelle, per cos dire, in entrata verso di esso, entrambe necessarie al mantenimento della salute complessiva della psiche non meno che del corpo di ciascun individuo. Non solo.
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Disconoscere ci di cui siamo debitori nei confronti dell'altro - e tutti lo siamo, in varia misura significa falsificare la verit della storia personale attraverso la quale noi siamo divenuti quello che siamo ora e quello che potremo diventare domani. Perci, chiudere la propria coscienza al sentimento della gratitudine vuol dire falsificare la verit di cui siamo i portatori e quindi, in ultima analisi, falsificare noi stessi. Anche sotto questo rispetto, negare la riconoscenza alle persone e alle circostanze che ci hanno formati, permettendoci di crescere affettivamente, intellettivamente e spiritualmente, vuol dire condannarci a una condizione di squilibrio e, presto o tardi, di malattia, essendo la malattia una conseguenza pressoch inevitabile della menzogna esistenziale. Scrive Massimo Scaligero - un originale discepolo tanto di Julius Evola quanto di Rudolf Steiner e dell'antroposofia - nel suo libro Guarire con il pensiero (Edizioni Mediterranee, Roma, 1975, 1988, pp. 173-177): Nell'economia psico-fisica della forze dell'organismo, l'efficienza vitale dipende dall'equilibrio ogni volta conseguibile tra processi sottili edificanti e processi sottili distruttivi, ambedue necessari alla salute corporea, in realt sempre in fieri. Quando la funzione distruttiva o edificante, propria al rapporto dinamico tra correnti astrali ed eteriche, eccede il proprio normale limite in un organo, questo si ammala. Compito del terapeuta, allora, risalire alla causa e identificare se si tratti di origine organica, oppure nervosa, del male; egli pu intuire il tipo di disfunzione morale che ne alla base, epper quale specifica azione venga richiesta all'Io, dall'eccesso di correnti distruttive o di correnti edificanti. () Nella direzione dell'accennato tipo di terapia, va indicati un sentimento umano, che reca un essenziale impulso di liberazione del pensiero dall'influenza luciferica. Tale sentimento la gratitudine. L'assenza di questo sentimento alla base di tute le malattie del sistema nervoso. La gratitudine , infatti, in s sostanzialmente pensiero puro, che reca l'accordo del pensare con le forze profonde del sentore e del volere. Il riesaminare la storia della propria vita e il rendersi conto di quanto si deve agli altri per ci che si vale ora, il rievocare determinati esseri da cui si ricevuto aiuto morale o pratico, il ristabilire mediante il ricordo il rapporto di riconoscenza con coloro che sono all'origine di mutamenti decisivi nella nostra vita: significa ristabilire una condizione di verit dell'anima che si era necessariamente deteriorata. Significa connettere l'anima con le proprie forze originarie: cio congiungersi con il contenuto benefico del karma, e sollecitarne la continuit. Il sentimento della gratitudine reca virt terapeutica, perch risveglia mediante il ricordo le forze estrasoggettive dell'anima: che sono le forze di profondit dell'Io, normalmente operanti mediante il karma. L'esercizio della gratitudine, come meditazione, libera l'anima dai vincoli sottili della malvagit, in quanto realizza la connessione con l'elemento di perennit delle altrui anime: in realt il Divino cerca il Divino da anima a anima. Scoprire il celato elemento della ingratitudine verso chi ci ha aiutati o illuminati , significa aprire il varco alla pi intima potenza di Luce. L'ingratitudine in effetto la celata avversione dell'ente ahrimanico verso chi ha cooperato al risveglio della vita interiore. Sbloccare il sentimento della gratitudine un'operazione essenzialmente logica, perch ristabilisce la connessione interrotta tra la coscienza e il suo fondamento sovrasensibile. La connessione ristabilita la forza della guarigione. L'esercizio della gratitudine diviene particolarmente rigeneratore della vita dell'anima, quando, in riferimento alla medesima persona, deve lottare contro sentimenti di accusa o di rancore. Questi sentimenti vanno eliminati come non rispondenti alla verace natura dell'anima, ma soprattutto non rispondenti alla realt interiore della persona in questione: realt verso la quale unico veicolo dell'anima la gratitudine. Ci che di buono ci venuto da un altro essere, ci congiunge con la sua verit: non si verifica l'opposto. Occorre in tal senso rivedere i rapporti umani trascorsi, per scoprire stati di menzogna che ci impediscono di trovare la connessione di verit con gli altri: la
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vera socialit, il germe della guarigione. Non v' individuo incontrato nell'esistenza, a cui non si debba gratitudine per un dono, sia pure minimo, ricevuto. Il vero rapporto con l'altro questo. Il problema sociale ha, alla base delle sue soluzioni tecniche, questo sentimento. Ma, oltre a creature umane verso cui restaurare la gratitudine, esistono avvenimenti o occasioni di destino, cui si debbono i mutamenti benefici della propria vita: rispetto ai quali suscettibile il pi efficace sentimento di gratitudine: quello che essenzialmente postula nell'umano il Superumano. Qui s'incontra la fonte stessa delle forze guaritrici, perch sollecita La connessione dell'Io con l'Io superiore. In tale direzione il sentimento di gratitudine pu essere esteso a tutto ci che quotidianamente ci viene incontro a facilitarci il compito dell'esistenza: a tutti i mezzi necessari allo scorrimento della vita, che troviamo a nostra disposizione e a cui ha operato l'umanit precedente. Di tutto quello di cui fruiamo durante il giorno per continuare l'esperienza umana, dobbiamo essere grati a coloro che hanno operato prima di noi, cos come a coloro che nel presente quotidianamente operano. L'assenza di un sentimento di gratitudine sia verso gli uomini sia verso il creato- il mondi minerale, il vegetale, l'animale - che a nostra disposizione, in effetto uno stato di menzogna, di cui essenziale guarire. La gratitudine riguarda soprattutto il passato, cio la connessione karmica. Non v' connessione karmica che non s svolga per il nostro cammino interiore, cio secondo il sacrificio altrui per noi e il sacrificio nostro per gli altri soltanto la conoscenza per d modo di penetrare nel segreto di tale connessione. La conoscenza diviene riconoscenza. La riconoscenza, come gratitudine, una scaturigine di guarigione, perch il sentimento della verit: la condizione in cui il sentimento si libera dall'influsso soggettivo che gli inevitabile e che all'origine della sordit del corpo eterico rispetto alla propria funzione ritmizzatrice. Il sentimento della gratitudine, come riconoscimento del sacrificio in funzione della fraternit umana, non solo rianima di vita ritmica il corpo eterico, ma irradia nel Macrocosmo, da cui viene assunto e rinviato come forza modificatrice del destino umano, secondo il suo segreto nucleo divino. Contrastare, nei confronti dell'altro, il proprio sentimento di condanna o di accusa, trovare giustificazioni concrete, originarie, del suo operato, scoprire motivi di gratitudine nei suoi riguardi, significa operare secondo l'attitudine reale dell'Io: aprire il varco alle forze di verit edificatrici della vita. Naturalmente qui ci si riferisce a un livello puramente interiore, indipendente da quello necessario alle leggi umane per la salvaguardia giuridicamente convenuta della relazione sociale, rispetto a coloro che contravvengono ad essa: questi livelli non vanno confusi. Divengono terapeuti mistici, capaci di operare guarigioni prodigiose in nome del Logos, coloro che giungono a tale trasparenza interiore, da avvertire la segreta gratitudine verso tutto e da poter rispondere con un atto di conoscenza, e perci di amore, agli attacchi dello spirito di malvagit, come a qualsiasi forma di insidia dello Spirito della Menzogna. Ora, chiaro che per giungere a un riconoscimento dei motivi di gratitudine i quali ci legano, da un lato, a delle persone ben precise incontrate nel cammino della vita e, dall'altro, alla manifestazione complessiva del tutto (l'aria, la terra, le stagioni, il lavoro, i beni e i servizi a nostra disposizione), occorre realizzare innanzitutto una operazione di verit nei confronti del nostro stesso io, strappandoci impietosamente le maschere del nascondimento e del desiderio di dominio (cfr. il nostro articolo Per poter scegliere se stessi occorre prima sapersi riconoscere, sempre sul sito di Arianna Editrice). Da qui, infatti, partiva la filosofia di Socrate, e da qui sempre partita e sempre partir ogni autentica ricerca di saggezza: conosci te stesso. Si tratta di un'operazione tutt'altro che semplice, che presuppone un lungo tirocinio e che non pu essere la premessa, ma semmai il risultato di una diuturna ricerca interiore; n si tratta di una condizione sufficiente per la riscoperta e la piena valorizzazione del benefico sentimento della gratitudine, grazie al quale si ristabilisce il ciclo virtuoso fra noi e noi stessi, e fra noi e l'universo intero.

Infatti, essere grati a qualcuno (o a qualcosa) significa essere grati per un bene ricevuto: il che presuppone che si sappia che cosa veramente il bene, e che cosa non lo , pur avendone - magari tutte le apparenze. Prima di dire: Quella persona mi ha fatto del bene, e perci le sono grato, necessario, evidentemente, essere in grado di capire che cosa sia il bene in generale e che cosa sia il nostro bene: che sono, poi, due facce di un'unica realt (in quanto impossibile che il mio vero bene non coincida con il bene in generale). Il drogato in crisi di astinenza, ma a corto di denaro, che supplica lo spacciatore di fornirgli a credito la sua dose di eroina, potr anche pensare, se accontentato, nella concitazione del momento, di aver ricevuto del bene, e che l'altro abbia fatto per lui una cosa buona. Ma cos non , e non occorre spendere parole per darne la dimostrazione. Viceversa, un uomo che si offre agli aguzzini per andare alla morte al posto di un altro uomo, pi di lui bisognoso di vivere (perch pi fragile e spaventato, o perch ha una famiglia da mantenere), pu sembrare che non realizzi il proprio bene, pur se dona il bene all'altro. Tuttavia, se si riflette che bene e male sono sempre interconnessi, e che noi viviamo in una realt in cui nessun essere umano pu farsi parte per se stesso, allora diviene possibile capire - pur se, da un punto di vista esclusivamente umano, ci risulta faticoso - che andare volontariamente incontro a un male fisico per proteggere un'altra vita, pi debole e bisognosa, una elevatissima forma di bene anche per chi compie, in piena libert e autonomia, una simile scelta di abnegazione. Ecco, dunque, che abbiamo intravisto un criterio semplice ed empirico, ma estremamente efficace, per riconoscere il bene e per potere, sulla base di questa conoscenza, coltivare e sviluppare il doveroso e salutare sentimento della gratitudine. Il criterio, infatti, in sostanza questo: bene tutto ci che amplia e arricchisce la sfera della vita dello spirito e, al tempo stesso, rende consapevoli della connessione con il bene (e con il male) dell'altro; male tutto ci che impoverisce e rimpicciolisce la vita dello spirito, e che ottunde la nostra sensibilit nei confronti del bene (e del male) dell'altro, al quale siamo legati per mille e mille fili. E non c' altro da dire.