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Un fiume che una leggenda. Un corso dacqua fantasma che si muove nelle viscere di Napoli.

. Sono mille i misteri del Sebeto, un mito magico e inossidabile di Neapolis che ancora oggi fa parlare di s. Nel cuore del city. Il Centro Direzionale. di LAURA CIOTOLA Non solo antiche mura di citt esistite in altre epoche si nascondono nellentroterra di Napoli. Non solo cadaveri di celebri personaggi del passato sono stati misteriosamente inghiottiti dal sottosuolo partenopeo. Nel XIV secolo cera un fiume a Napoli, che scendeva dal Monte Somma per attraversare Casalnuovo, Volla e Ponticelli fino a Napoli dove si diradava in due direzioni, per sfociare luna al Ponte della Maddalena, laltra alla collina di Pizzofalcone. Questo fiume non c pi. Sparito. Scomparso. E il caso di dirlo: inghiottito dalla stessa terra sulla quale, un tempo,

faceva bella mostra di s. Viene il dubbio che il Sebeto sia esistito solo nelle leggende popolari che lo vedono in eterna lotta con il Vesevo, il fuoco, per ottenere il predominio del territorio. E forse basterebbe una leggenda a ricordarlo se non fosse che la stessa Napoli, che lo ha nascosto tra le sue tenebre, quasi a volerlo anche beffeggiare, porta ancora i segni della sua esistenza. Lepigrafe in marmo di et imperiale, rinvenuta scavando nei pressi di Porta del Mercato ne una prova. Tale epigrafe, infatti, rappresenta un tempietto in onore al Sebeto che porta la scritta P. Mevius Eufychus aedicolam restituit Sebetho a testimonianza del fatto che P. Mevio Eutico consacr un secello al leggendario fiume. Altra prova dellesistenza del Sebeto si trova a Largo Sermoneta, dove una fontana che venne costruita nel 1635 dallarchitetto Cosimo Fanzago per volere del Vicer Fonseca, ancora oggi, ricorda il fiume scomparso. E tuttavia, nonostante i segni che lo vogliono come realmente esistito, potremmo ancora continuare a considerare il Sebeto come frutto dellimmaginazione umana se non fosse per il fatto che penne troppo illustri hanno parlato del fiume scomparso. L. Giunio Columella e Papinio Stazio furono forse i primi. Virgilio, nel VII libro dellEneide lo chiam Sebthide Ninpha e, nellet umanistica, Boccaccio, Pontano e Sannazzaro battezzarono il fiume che in origine era chiamato Rubeolo, con il nome di Sebeto. Se questo fantomatico fiume sia realmente esistito rimane un mistero, ma c chi giura che, negli anni 70, nei pressi di Gianturco, ci fosse una specie di torrente che sarebbe potuto essere un affluente del Sebeto, e che, per via del colera, allepoca incombente su Napoli, venne sotterrato. Altre voci vogliono che il Sebeto ancora scorresse sulla terra dove oggi sorgono le isole del Centro Direzionale, per costruire il quale si decise di deviare sottoterra il corso del fiume. Ma lacqua, come si sa, per passare non chiede il permesso e sembrerebbe essere proprio lacqua del Sebeto quella sulla quale, da qualche anno, galleggia la Parrocchia Sacra Famiglia Giuseppini del Murialdo. Molti infatti raccontano che un improvviso allagamento di case che si trovano a ridosso dello stesso Centro Direzionale avvenne proprio per lo scoppio del Sebeto, che si probabilmente ribellato al percorso sotterraneo a cui luomo ha tentato di costringerlo.

E probabilmente, il Sebeto ancora scorre nellentroterra partenopeo reclamando la luce del giorno, in cerca di una crepa che gli permetta di riprendere il suo corso di vita misteriosamente interrotto. Chiss che quel giorno non riporti in superficie anche cadaveri e tesori scomparsi, facendo finalmente luce su altri misteri inabissati tra le tenebre della citt del sole. (13 ottobre 2009)

IL FIUME SCOMPARSO Prof. Giovanni De Sio Cesari

Napoli nota come la citt dove scorre il fiume Sebeto: sul lungomare vi anche una artistica fontana seicentesca che raffigura il Sebeto e non mancano gruppi folcloristici, associazioni, teatri, imprese commerciali che si richiamano al suo nome. Per se domandate a un Napoletano dove sta il Sebeto, risponder che non lo sa, rester confuso, forse anche un po mortificato. Se poi cercate su una piantina di Napoli non trovate da nessuna parte un fiume di nome Sebeto, anzi non trovate nemmeno nessun fiume di qualunque nome: solo un stradina fra la

ferrovia e il mare porta questo nome illustre: il fiume pi vicino il Sarno che scorre oltre il versante opposto a Napoli del Vesuvio, a oltre 40 chilometri Ma allora dove finito questo fiume? Non pretendiamo di risolvere il mistero, presumibilmente irrisolvibile, ma di proporre un ricognizione se non esaustiva almeno completa, anche se sintetica, degli aspetti storici e topografici alla cui luce poi valutare le ipotesi preposte

RICOGNIZIONE STORICA

Il problema del Sebeto nasce tutto da un verso dellEneide.Nel Libro VII Virgilio fa una specie di rassegna delle genti e dei miti dellItalia: in essa dal verso 733-740 leggiamo

Nec tu carminibus nostris indictus abibis, Oebale, quem generasse Telon Sebethide nympha fertur, Teleboum Capreas cum regna teneret, 735 iam senior; patriis sed non et filius aruis contentus late iam tum dicione premebat Sarrastis populos et quae rigat aequora Sarnus, quique Rufras Batulumque tenent atque arua Celemnae, et quos maliferae despectant moenia Abellae, 740

Nella versione italiana tradizionale di Annibal Caro:

balo, te n'andrai, del gran Telone e de la bella Ninfa di Sebeto figlio onorato. Di costui si dice che, non contento del paterno regno,

Capri al vecchio lasciando e i Teleboi, fe' d'esterni paesi ampio conquisto, e fu re de' Sarrasti e de le genti che Sarno irriga. Insignorissi appresso di Btulo, di Rufra, di Celenne e de' campi fruttiferi d'Avella.

Si parla quindi di un eroe mitico, Ebalo indicato come figlio della ninfa del Sebeto e di Telone: nei versi seguenti si accenna alle sue conquiste e si cita anche il fiume Sarno tuttora esistente e ben conosciuto: solo quindi un vago accenno al Sebeto, una localizzazione piuttosto generica, nessuna descrizione, nessun accenno a Napoli A collegare il Sebeto a Napoli sono invece due autori di poco posteriori: Stazio e Columella Publio Papinio Stazio, nato a Napoli nel 40 d. C, nelle Silvae scrive : il Sebeto vada orgoglioso per quella che ha nutrito Lucio Giunio Moderato Columella era nato invece a Cadice ma possedeva delle propriet in Campania: scrisse unopera unica nel suo genere ,nellantichit, De re rustica, un vero trattato di agricoltura che fece testo fino al 1700: in esso si trova scritto; la colta Partenope bagnata dalla benefica acqua del Sebeto " In tutte e due i casi quindi solo una semplice citazione,che pero ci danno la certezza storica che il Sebeto, ricordato da Virgilio, esisteva effettivamente e che esso era a Napoli . Nessuno degli antichi per ha mai cantato il fiume, la purezza delle sue acque o lombrosit delle sue sponde come erroneamente viene spesso riferito. Lesistenza del Sebeto ci viene confermato anche da due importanti ritrovamenti archeologici di epoca greca e romana. Il primo una moneta greca del V secolo a.C. sulla quale rappresentata una testa

giovanile con un corno in fronte e con la scritta Sepeithos: sul retro una donna alata e la scritta : neapolites: il giovane dovrebbe raffigurare un dio fluviale mentre Sepeithos verosimilmente la versione greca del nome latino Sebetho Di epoca romana imperiale invece il secondo ritrovamento: un lapide che reca la iscrizione P. Mevius Eufychus aedicolam restituit Sebetho (P Mvius Eufychus fece ricostrure ledicola al Sebeto) In conclusione: dalle fonti letterarie e archeologiche possiamo concludere con certezza che effettivamente nella antichit doveva esserci a Napoli un fiume di una certa consistenza tale che ad esso, secondo lusanza dei tempi, veniva anche associata una divinit

Tramont lImpero Romano, vennero i secoli del medioevo e nessuna altra notizia abbiamo del fiume, n del nome, ambedue spariti nel nulla. Nel 1300 Boccaccio, buon lettore di Virgilio, abit per qualche tempo a Napoli ma non trov niente che potesse essere considerato il Sebeto: anche lui chiese ai napoletani del tempo dove fosse mai questo fiume e. allora come oggi, i napoletani non seppero rispondere. Probabilmente del Sebeto non si sarebbe pi sentito parlare se esso non fosse stato cantato dai due massimi esponenti dellumanesimo napoletano, il Pontano e il Sannazzaro Giovanni Pontano nacque a Cerreto di Spoleto, nel 1429 ma venne poi al servizio degli Aragaonesi a Napoli, dove mor nel 1503 Nel 1496 compose la "Lepidina, una lunga egloga che descrive le mitiche nozze del Sebeto con la ninfa Partenope : a differenza di Virgilio la divinit del fiume maschile ( come nei reperti archeologici) e viene connesso con laltro mito illustre di Napoli, la sirena Partenope. Nella egloga compaiono anche numerosi personaggi che nei nomi e nei tratti ricordano numerose localit di Napoli e dintorni: Posillipo, Mergellina, Monte Echia, Capri, Procida, Resina, il Sarno Jacopo Sannazaro, (1457 1530) nato e vissuto a Napoli nella prosa XII della sua opera pi nota, la Arcadia, canta ancora il Sebeto come luogo di delizie campestri N luno ne laltro autore danno alcuna indicazione concreta del mitico fiume : il primo daltra parte canta solo un mito, il secondo attribuisce al Sebeto un carattere di pace campestre. appunto arcadico che certo

non poteva avere un fiume che scorreva presso un affollatissima citt. In seguito per gli studiosi cominciarono a interrogarsi dove si trovasse effettivamente il fiume il cui nome non ricorreva nella toponomastica locale e cominciarono quindi a farsi molte ipotesi, alcune veramente singolari: di esse riferiremo pero inseguito Il mito del fiume and pero sempre piu crescendo: a meta del 600 il vicere de Fonseca commission al Fanzago una fontana che lo rappresentasse che si trova tuttora al largo Sermoneta ( Mergellina) ll Sebeto viene rappresentato come un vecchio dalla barba fluente in posizione adagiata su una conchiglia tra due obelischi affiancato da due tritoni portatori di piccoli vasi (buccine) da cui sgorga lacqua. Con linsediamento dei Borboni nel 1737 Napoli divenne la capitale di un regno indipendente: allora il Sebeto cantato da Virgilio ( che, in realt, come abbiamo visto, lo aveva semplicemente citato ) e cantato poi dai pi illustri umanisti napoletani divenne una sorta di gloria nazionale da esaltare Si, ma dove era il fiume?

RICOGNIZIONE TOPOGRAFICA Nel territorio di Napoli non vi sono sorgenti che possano alimentare fiumi perenni: Invece vi sono, ancora facilmente riconoscibili, una serie di valloni nei quali, a regime puramente torrentizio, scorreva dellacqua quando pioveva, e se le piogge erano molto intense potevano anche avere effetti devastanti, : vengono definiti cavoni o anche canaloni quelli pi profondi ,e poi arene quelli pi aperti Di tali corsi tutti discendenti dalle pendici dai Camaldoli ,la collina pi elevata della zona (480 metri) tre sono i principali che ricevono poi acqua da molti altri secondari e, benche ormai privi di acqua, sono per pienamente riconoscibili Nessuno di essi ha un vero proprio nome ben definito: noi per comodit di esposizioni, ci riferiremo ad essi come canalone di Miano, della Sanit e della Arenella. Il primo,quello di Miano, nasce presso lattuale Policlinico, passa sotto lattuale ponte di S. Rocco quindi del p moderno ponte di Bellaria divide il parco di Capodimonte da Miano, per scendere quindi a valle presso le attuale vie Masoni e S. Maria ai Monti fino ai Ponti Rossi. Il percorso ancora attualmente perfettamente conservato anche se

lacqua non vi scorre quasi pi Poi il canale proseguiva per lattuale via arenaccia (da cui il nome) e corso Novara per gettarsi, oltre la stazione ferroviaria, in mare sotto lancora esistente Ponte della Maddalena Dallarenaccia in poi i il tratto stato interrato in epoca recente: ne rimane ancora qualche traccia nella toponomastica : Via Ponte di Casanova e si vede ancora qualche vestigia del ponte Il secondo canalone quello delle Sanit, non pi esistente ma di cui si hanno ricordi storici fino all800. Era una diramazione del precedente : si staccava nei pressi dei parco di Capodimonte, scendeva per la Sanit ( per via Arena della Sanit, appunto), per il borgo di Vergini, scendeva per via Cirillo e via Carbonara lambendo le mura della citt, quindi si gettava in mare percorrendo lultimo tratto nellattuale Via del Lavinaio (lava cio corso di acqua) dove vi erano anche dei mulini mossi da acqua ( donde un vicolo Molino) : la foce non era lontana dal Ponte della Maddalena dove sfociava laltro canalone. Nel 1400, per lampliamento delle mura cittadine, fu deviato per lattuale via Cesare Rossarol e fatto quindi confluire nel canalone di Miano, allArenaccia Quando pioveva copiosamente il corso del canalone alla Sanit e ai Vergini diventava impetuoso e pericoloso e poteva provocare molti danni : era proverbiale a Napoli lespressione: lava dei Vergini per indicare cosa che non si pu contenere. Per questi inconvenienti nell800 il corso fu dirottato e fatto confluire nellaltro corso della Arenaccia, pi a monte, con una condotta forzata attraverso la collinetta di Miradois Il terzo corso dacqua scendeva dallArenella. Esso riconoscibile solo topograficamente ma non si hanno notizie storiche poich, a differenza dei primi due, si prosciugato in un tempo lontano lasciando solo una traccia: il nome Arenella data alla zona di provenienza. Presumibilmente attivo nellantichit, si poi prosciugato nel medio evo: ipotizziamo perche si deviato probabilmente nel canalone che va verso Soccavo. Il suo percorso per tuttora facilmente riconoscibile anche se occupato da antiche stradine che scendono gi dalla collina . Si originava dalla zone degli Ospedali, scorreva prima per la Via

Gerolomini, quindi per Due Porte allArenella, vico Nocelle e quindi in Via F S Correra detta ancora il Cavone : un tratto incassato profondamente fra due alture e pieno di caverne. Quindi attraversava lattuale piazza Dante, scendeva per lattuale via Monteoliveto (la Posta) per gettarsi in mare nella zona di Piazza Municipio. Riceveva degli affluenti fra cui si riconoscono agevolmente il tratto di Via Conte della Cerra ( presso vico Nocelle) e quello della Via S. Antonio ai Monti (Ventaglieri) I corsi di acqua di cui abbiamo parlato hanno regime torrentizio perche Napoli, in realt su un rilievo,costituito dalla propaggine pi orientale dei Campi Flegrei. Ad oriente per della citt antica vi una zona pianeggiante racchiusa fra le alture di Napoli e il Vesuvio ( monte Somma) nella quale vi sono pure delle sorgenti, nel comune di Volla (da polla, cio sorgente) in localit Lufrano captate per dagli acquedotti gi nel passato ) Inoltre unaltra fonte si trova a Somma Vesuviana alle pendici del monte Somma in localit detta S. Maria del pozzo. E una zona bassa, anche attualmente soggetta ad allagamenti in caso di piogge intense. Fino al secolo sorso era segnata da paludi che si estendevano daltronde per una vastissima zona tutto intorno a Napoli. ( vi ancor la chiesa di S. Anna alle paludi: un lungo canale, costeggiato dalla via dellArgine fu costruita per far defluire lacqua in mare nella zona di S Giovanni a Teduccio: il canale stato interrato solo da qualche decennio

LE IPOTESI

In genere il Sebeto veniva identificato nel corso di acqua che scorre sotto il Ponte della Maddalena per la semplice ragione che dal 500 in poi costituiva lunico corso naturale di acqua esistente nelle immediate vicinanze di Napoli: infatti in epoca aragonese, nella seconda meta del 400, come abbiamo visto, anche laltro canalone che discendeva per la Sanit e i Vergini era stato deviato dal suo corso per il Lavinaio ed era stato fatto confluire in esso: laltro fiume pi vicino a Napoli infatti come abbiamo visto era il Sarno (pure citato da Virgilio insieme al Sebeto ) che per sbocca a oltre 40 chilometri di distanza sullaltro versante del Vesuvio e quindi non pu essere certo identificato con il Sebeto Il Canalone che sfocia alla Maddalena veniva denominato Rubeolo che piu che un nome proprio era il un termine generico che significava piccolo rivo Dalla ricognizione topografica pero abbiamo visto che si trattava solo di un corso torrentizio di scolo di acque piovane senza alcun sorgente: non possibile allora immaginare che ad esso fosse connessa un divinit, maschile o femminile che fosse, come invece le fonti storiche chiaramente mostrano E presente anche lopinione che il Sebeto fosse dallaltra parte della citt e che sfociasse quindi verso piazza Municipio e identificabile con il canalone proveniente dallArenella. Si parte da una testimonianza di Tito Livio che porrebbe il Sebeto in quella zone (lopinione riportata anche dallenciclopedia Wikipedia.) In realt per Tito Livio scrive: Publilio, occupata una posizione favorevole tra Paleopoli e Napoli, aveva gi privato il nemico di quella reciproca assistenza di cui i diversi popoli avversari si erano serviti (libro VIII, 23 ) Che una tale posizione fosse quella della foce di un fiume, che questo fosse poi il Sebeto una supposizione priva di qualsiasi riscontro. Senza poi contare che Tito Livio scrive tre secoli dopo gli eventi, non da nessuna notizia topografica certa di luoghi che non conosceva.

Rimarrebbe poi il problema fondamentale che si trattava di un semplice canale Si fatto allora una ipotesi ardita. Lacqua proveniente dalle sorgenti di Volla scorreva nellantichit invece verso occidente, costeggiava tutta la citt, riceveva come affluenti i corsi di acqua che abbiamo visto, i tre torrenti della Arenella, della Sanita e di Miano passava per lattuale via Foria scendendo quindi nella zona di Piazza Municipio. Quindi un conformazione topografica molto diversa dallattuale in grado di sostenere un fiume vero e proprio per quanto di piccole portata. Tuttavia, guardando ll terreno, il percorso appare poco plausibile:occorre ipotizzare che la conformazione del terreno sarebbe stata molto diversa dallattuale e che la zona costiera orientale ( dove sta il ponte della Maddalena ) fosse nellantichit pi alta di qualche metro. Lipotesi per quanto suggestiva, per non suffragato da alcuna prova o indizio n storico, n topografico. Daltra parte comune opinione degli storici, suffragata dalla semplice ricognizione dei luoghi che Napoli venne costruita si una zolla tufacea che aveva una difesa naturale proprio dai canaloni che abbiamo visto. Difficile ipotizzare che lacqua potesse risalire per via Foria, che fra la parte orientale di Napoli e il mare ci fosse un ostacolo naturale in grado di impedire allacqua di defluire. Daltra parte in epoca storica, nella zona interessata non sono segnalati movimenti vulcanici o tettonici o bradisismi che potessero determinare tali cambiamenti Una ipotesi molto originale fu avanzato nel 600 dal Celano secondo il quale il Sebeto scorre ancora ma nel sottosuolo di Napoli: ritiene che esso scorresse allinterno delle mura e che una violenta tempesta nel 1342 (di cui abbiamo notizia perch descritta da Petrarca) ha sconvolto la zona della foce situata nella zona di Monterone (nei pressi della Universit) interrandola. Ma nessun fiume scorre sotto Napoli ma solo antichi acquedotti risalenti in parte allepoca greco romana. Che il fiume poi scorresse allinterno delle mura non compatibile con la morfologia del territorio e nemmeno con gli usi antichi: un fiume che entra in citt attraversando le mura le renderebbe inutili . E vero pero che nella zona indicata effettivamente vi era uno scolo di acqua piovana: essa ancora facilmente riconoscibile nella via del Grande Archivio e fungeva da collettore di acque piovane per la citt

Allora dove stava il Sebeto: ? Credo che bisogna partire da un fatto del tutto evidente

Le colline che contornavano Napoli greca romana non potevano dar luogo un fiume ma le immediate vicinanze orientali erano e sono tuttora ricche di fonti e di acque. Anche senza averne nessuna conferma storica o morfologica la soluzione pare allora abbastanza semplice: il Sebeto scorreva nelle immediate vicinanze orientali della citt, scaturendo dalle sorgenti che si trovano nel territorio fra le colline e il monte Somma: la zona stata interessata da molte eruzioni vulcaniche non solo quelle notissima del 79 d, C., che distrusse Pompei Questi movimenti hanno alterato la zona fra le colline e il Somma e quindi il fiume sparito e il terreno diventato paludoso fino a che i canali artificiali (come quello di via Argine) non lo hanno prosciugato. Il Sebeto era un breve corso di acqua che scaturiva da una o pi fonti nella zona di Volla. La divinit poteva essere associata alle fonti pi ancora pi ancora che al fiume come era uso degli antichi

Sebeto, il fiume che si nasconde


- di Carlo Missaglia
Origini, percorso, leggende e confusione sul "fiumicello" che fu la vita per la citt di Napoli, celebrato da Virgilio e Stazio e oggetto di numerosi studi per la migliore individuazione e la conferma della sua "presenza". L'esigenza di un rio dei primi abitatori di Neapolis per l'approvvigionamento idrico. La presenza di molti pozzi ne certificano l'esistenza. Un fiume di grande rinomanza ma di poca acqua, secondo la definizione di Gino Doria. Si versava in mare attraverso un tracciato sotterraneo. Sebeto! Sebeto! Quanto si dibattuto e si dibatte ancora, in particolari e ristrette cerchie di volenterosi studiosi di cose patrie, su questo fiumicello che fu la vita per la citt di Napoli. Quanto parlare sulla sua esistenza e sulla sua reale ubicazione. Quanti errori di identit furono fatti. C' chi lo confuse col Rubeolo, e lo fece sfociare sotto il ponte della Maddalena, ponendone la sorgente alle falde del monte Somma. Questo accadde al Pontano, al Sannazaro, ad Ambrogio Nolano e a tanti altri scrittori che delle nostre cose si interessarono. Pierantonio Lettieri, rinomato ingegnere e cartografo del XVI secolo, ebbe l'incarico dal vicer don Pietro da Toledo di investigare sull'acquedotto Claudio che, da Serino, attraverso Nola, Pompei, Napoli, la piana di Nisida e Pozzuoli, finiva a Bacoli nella Piscina Mirabilis. Le sue risultanze (1560), frutto di un approfondito studio dei vari ampliamenti della murazione della citt di Napoli, e delle acque che ne scorrevano all'interno, furono che il Sebeto non fosse propriamente un fiume. Esso era il portato dell'acquedotto, proveniente dal fiume Sabato. Questo opinione voleva, erroneamente, sostenere il principio che, circa un millennio prima di quel tempo, non fossero esistite n le paludi di Napoli, n quel fiumicello che per quelle scorreva verso il ponte della Maddalena, n l'acquedotto che forniva in parte la citt: intendeva l'acquedotto della Volla.

Sembra abbastanza sui generis negare l'esistenza di un fiume molte volte celebrato da Virgilio (Nec tu carminibus nostris indictus abibis Orbale, quem generasse Telon Sebethide nympha fertur), da Stazio o Columella (Doetaque Parthenope Sebethide ruscida limpha ) e ridurlo a un pezzo di acquedotto. Quanto poi alla esistenza della zona paludosa a est di Neapolis e del fiumicello Rubeolo, che da esso conclude la sua corsa, le argomentazioni le possiamo ridurre a soli quattro punti. Primo: in nessuna descrizione dagli antichi storiografi vien fatta menzione di quelle paludi e di quel fiume; non ne parla Strabone, non Procopio, medico di Belisario, il quale sosteneva che le acque che defluivano dal Monte Somma scorressero verso la piana dell'agro Nocerino-Sarnese, cio nella parte opposta alla citt di Neapolis. N tanto meno ne scrive Dione Greco, che pur di quelle acque si interess approfonditamente. Secondo: sono stati rinvenuti in quella zona ruderi di grandiosi edifici antichi non distanti dalle presunte paludi, dal che si pu arguire che di paludi non ve ne fossero, a meno che non si voglia dare dello stolto a quel popolo che aveva pensato di abitare in zone poco salubri per la salute. Terzo: la concessione della met di un mulino dato alle Monache di San Liguori, da parte di Sergio, console di Napoli e maestro della milizia dell'imperatore Alessio di Costantinopoli, col divieto assoluto per, quello di costruire, sia a monte che a valle, qualsiasi tipo di edificio. Quarto: il fenomeno bradisismico col conseguente impaludamento dei terreni pi bassi. Queste osservazioni portano a pensare che il Sebeto, di cui non materialmente possibile dubitare l'esistenza, debba essere, nel tempo, divenuto uno di quei tanti corsi d'acqua che scorrono sottoterra. Apro una parentesi: finch ci saranno ancora i lavori stradali a via Parco del Castello, andate a vedere alla fine della strada, dove si congiunge con via Acton, e troverete a mano sinistra una larga pozza d'acqua chiara, a un livello ben pi alto di quello del mare, altrimenti non l'avrei neanche presa in considerazione per la nota legge dei vasi comunicanti, e domandatevi: ma quell'acqua da dove viene fuori? Nicol Carletti, famoso architetto e filosofo del Settecento, nelle sue note storiografiche sulla Topografia universale della Citt di Napoli (1776), basando le sue conclusioni su documenti di antichi patti e considerazioni sulla natura geologica e su vicende che riguardarono la citt stessa, scrive: "Da tempi famosi di Napoli fino a quelli degli Angioini, essere fluito apertamente il Sebeto dal piede del colle ove stavano erette le mura di Palepoli ove dicesi il Pendino di Moccia". Il fiume, seguendo il percorso che passa per San Marcellino, San Pietro a Fusariello, San Pietro Martire, giunge fino al mare. Questo quanto sostenuto dal Carletti. E aggiunge che il Sebeto venne "sotterrato" per il totale innalzamento di quella parte a causa di una lenta azione dei terreni paludosi e un terribile terremoto avvenuto il 15 novembre del 1343, essendo regina Giovanna I. Per questo i vari scrittori che di ci si interessarono furono tratti in inganno non trovando traccia dell'antichissimo e decantato Sebeto e lo scambiarono con il Rubeolo. Il Sebeto invece, esisteva ancora e si versava in mare attraverso un tracciato divenuto sotterraneo. La sua presenza era accertata dalla presenza di molti pozzi posti lungo il tracciato che ho prima descritto. Uno era nel chiostro di San Pietro Martire, un altro nella strada dei Calzettai, un altro ancora nella strada degli Zagarellari e poi ancora nel fondo dei Lazzari e dei Barbati. Il pi copioso per era sito nel Monastero di San Marcellino. Subito dopo veniva quello del Monterone, per terminare con la sorgente che, come ho gi detto, era in localit Pendino di Moccia. Per un tratto relativamente lungo, il fiume passa sotto a quella che oggi l'Universit degli studi Federico II. L'acqua del Sebeto, infatti, fu analizzata e pesata dallo stesso Carletti, il quale, oltre ad averla riconosciuta come eccellente, la trov anche di peso specifico inferiore alle altre acque che in Napoli pervenivano attraverso gli acquedotti della Volla e di Carmignano. Cesare De Seta nel suo "Le Citt nella storia d'Italia" sposa la tesi che in parte fu anche del venerato Mario Napoli, che ho conosciuto personalmente e apprezzato.

Non mi permetto, quindi, di non essere d'accordo. Per faccio notare che, se si dovesse seguire il percorso da lui indicato, non si riuscirebbe mai a giungere in piazza Municipio, per via Medina, soprattutto se volessimo collocare l'acqua del Sebeto tre o quattro metri al di sotto del piano attuale, tanto da portarla all'altezza di quello della Chiesa dell'Incoronata, perch, per caduta, una massa d'acqua proveniente da Monteoliveto devierebbe per Guglielmo Sanfelice o per la Rua Catalana, per giungere cos a quel porto che era nella zona di piazza della Borsa, come si evinto anche dagli scavi ultimi della Metropolitana. Io sono un inguaribile e ostinato indagatore delle cose della nostra citt. Continuo, cos, a investigare attraverso le antiche carte che vado a cercarmi di persona. Per tornare al Sebeto, questo mitico fiume, torrente o rio che sia stato, qualcosa deve pur essere stato se ne ancora presente il nome nella nostra memoria. Gino Doria ha detto che il Sebeto un fiume di grande rinomanza, ma di poca acqua. Voglio allora fare un viaggio fra le notizie che sono pervenute sino a noi, che oltre a sancirne l'esistenza ne delineano anche il percorso che per me quello illustrato dall'architetto Carletti. Parto da un assunto comune sia a Platone che ad Aristotele che suggerisce: "Le citt si dovrebbero far sorgere nelle vicinanze dell'acqua, per maggior comodit degli abitanti, del loro bestiame e dei loro giardini". Partiamo allora dal tipo di scelta fatta dai primi abitatori di Neapolis dove situare il loro insediamento, tenute presenti, appunto, quelle esigenze primarie che coniugassero sopravvivenza e sicurezza. La scelta di quello che ormai non distinguiamo pi essere una collinetta, circondata a sud dal mare, a ovest dalla depressione che corre da piazza Dante per via Monteoliveto-via Medina, a nord dal bacino di piazza Cavour-via Foria, per chiudere il cerchio ad est, con l'attuale via Duomo. Ci si accorger che quella citt era in realt una grande roccaforte, simile a come era l'ubicazione dell'antica Troja. Per avere una immagine abbastanza propria della citt e delle sue altezze si guardi la tavola Strozzi del XV secolo. Si noter l'andamento delle quote dell'altitudine dei vari fabbricati che, al centro, appaiono pi alti, mentre degradano sia sulla sinistra che sulla destra. Bisognava che i napoletani, messisi al riparo da eventuali assalti nemici, pensassero all'acqua. Ecco l'importanza che va ad assumere anche un piccolo rio quando riesce a soddisfare le esigenze materiali di una popolazione. Napoli era ricchissima di corsi d'acqua. Averne uno, il pi a portata di mano possibile che potesse comportare il minor disagio possibile per l'adempimento delle esigenze quotidiane, sarebbe stato l'optimum. Questo uno, quindi, dovrebbe essere proprio il Sebeto, che avendo la sua sorgente all'interno delle mura della citt, sarebbe stato il pi idoneo, e non soggetto ad attacchi di nemici o di inquinatori, estranei al contesto cittadino. Non si riesce a comprendere perch allora si sempre cercato di allocare il Sebeto fuori dalle mura, in zone paludose, facendolo nascere dalle pendici del monte Somma o dalla collina del Vomero. indubbio che fiumiciattoli siano venuti gi da quella che era la parte pi alta della zona compresa nell'arco che va da Posillipo al Vomero-Antignano, a Capodimonte, ma teniamo presente che in molti casi questi corsi d'acqua si inabissavano per tornare alla luce, a volte, direttamente in prossimit del mare. Il Sebeto, dunque, dovrebbe essere proprio uno di questi, proveniente dal laghetto che si era andato formando dalla confluenza dei vari torrentelli nella zona di piazza Cavour-Foria. Se si prende in esame la sua sorgente, che il Carletti pone sul Pendino di Moccia, all'incirca all'altezza del complesso di San Marcellino, ci si accorge che la quota altimetrica pienamente compatibile con un ipotetico percorso in discesa che va da piazza Cavour alla fonte. Mario Napoli cita la Bibliografia geologica d'Italia, un'opera nata presso il Cnr a cura di D'Erasmo e Benassai Sgadari che d un'ampia descrizione sulla idrografia del sottosuolo di Napoli. Riferisce di fiumi sotterranei che solcherebbero il suolo di Napoli e ne deduce che "qualcuna di queste sorgenti in uno col fluire lungo le cupe del colle vomerese possa, in antico, aver creato un limitato corso d'acqua". Solo che lui quel corso d'acqua lo fa versare verso piazza Municipio, dove era l'antico porto di Napoli.

Non prende in considerazione l'altro versante, quello che ho descritto appartenere al bacino CavourForia. Quindi, tutto ci che egli descrive lo fa "vivere" nella zona ovest della citt ben distante dalla Neapolis grecoromana, quindi senza quei requisiti che sono alla base per una erigenda nuova citt. Se si osserva la tavola topografica della Neapolis del secolo XI, elaborata da Bartolomeo Papasso nel 1892, si nota che, a lato mare, all'altezza del Portus de Arcina, le mura rientrano verso l'interno della citt per un tratto lungo, costeggiando il "canale pubblico", che io suppongo debba essere la parte finale del Sebeto, e, dopo averlo superato, all'altezza della porta Ventosa, torna indietro. Valuto questa un'ulteriore testimonianza che rafforza la tesi del Carletti, alla quale sono molto vicino. Torno ora al punto dal quale sono partito, la fontana del Sebeto, che mi ha portato a investigare tra vecchie carte e complesse tesi di famosi uomini di penna e di cultura. Peccato che spesso appaiono troppo legati a ragionare sulle carte, senza verificare, sul campo, una verit confermativa. Allora, pu capitare di leggere di corsi d'acqua che, se fosse stata verificata la notizia, ci si sarebbe accorti che correvano in salita, oppure orizzontalmente al pendio di una collina, quasi fosse una mulattiera, senza n argini, n alvei. Fiumare che partendo da Posillipo arrivano al Vomero, passano per Antignano, scendono al Museo e in via Cavone per passare per via Medina prima di raggiungere il mare. Vi renderete conto delle astrusit che a volte vengono fissate sulla carta.