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mario cina padova - 2013

Storia della Filosofia


3. La Sofistica in 20 schede
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44. 45. 46. 47. 48. 49. 50. 51. 52. 53. 54. 55. 56. 57. 58. 59. 60. 61. 62. 63. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Conclusione sul periodo cosmologico Levoluzione del pensiero umano Nascono i Sofisti Chi sono i Sofisti I Sofisti e la societ moderna La Sofistica e lIlluminismo La Sofistica e la rivoluzione pedagogica Protagora (1/2) Protagora (2/2) Gorgia (1/3) Gorgia (2/3) Gorgia (3/3) La modernit della Sofistica: la Storia La modernit della Sofistica: la Politica La modernit della Sofistica: la Religione La modernit della Sofistica: luomo e la legge La modernit della Sofistica: la legge e i potenti La modernit della Sofistica: la filosofia del linguaggio La modernit della Sofistica: la potenza del linguaggio La crisi della Sofistica e la sua rivalutazione Riflessioni personali sul Relativismo Il Relativismo etico La filosofia dellimmanenza Chi decide il valore morale Democrazia e relativismo etico Morale e selezione naturale La visione atea del mondo I valori oggettivi Il Dio dei cristiani

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 44 Conclusione sul periodo cosmologico


Alla fine del periodo cosmologico subentrano nel campo della ricerca filosofica le novit portate dalla Sofistica. Facciamo allora una breve sintesi della filosofia presocratica, filosofia che domin il periodo iniziale di questa avventura del pensiero umano. Questo primo periodo chiamato, come gi anticipato, periodo cosmologico. Chiariamo che il termine presocratico non da intendere in senso cronologico bens concettuale. I Presocratici, o meglio Presofisti, studiano la natura mentre i Sofisti e Socrate si occuperanno delluomo. I Presofisti rifiutano le spiegazioni mitologiche dei fenomeni naturali (physis) e cercano soluzioni razionali. Essi si chiedono quale sia l'origine (arch) delle cose, ovvero cosa sia la realt unica ed eterna di cui la natura solo mutevole manifestazione. Questo il quadro riassuntivo dei Presofisti.
Il Problema fondamentale Cosmologico ossia la ricerca sulla natura (physis)
Scuole Componenti Arch Caratteristiche

-Talete Gli Ionici di Mileto -Anassimandro -Anassimene

-Acqua -peiron (infinito) -Aria

Aristotele primi fisiologi,

defin, ovvero

questi come filosofi

pensatori

della natura (physis).

-Pitagora I Pitagorici (Filolao, Timeo di Locri, Archita di Taranto) -Logs (ragione) di cui Gli Eraclitei -Eraclito il fuoco ne il principio fisico. -Senfane Gli Eleati -Parmenide (Zenone, Melisso) -Terra -Parmenide non cerca larch ma lEssere (Ontologia). -Empedocle I Fisici pluralisti -Anassagora -Democrito e Leucippo -quattro radici (fuoco, acqua, terra e aria) -infiniti semi (sprmata). -atomi -Numero

Elaborazione

scientifica

della matematica.

La vita nasce dalla lotta dei contrari.

Le cose non sono come appaiono ai sensi ma come la ragione le pensa.

Non c un solo arch ma i princpi sono molteplici.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 45 Levoluzione del pensiero umano


Affinch qualche cosa possa diventare oggetto di ragionamento coerente necessario che questo qualcosa sia univocamente individuabile e circoscritto mentre del tutto evidente come non si possa indagare razionalmente una molteplicit di temi quando questi ci appaiono sconnessi tra di loro. Ebbene agli albori della ricerca filosofica il cosmo appare un singolo tema mentre luomo no o meglio luomo considerato facente parte del cosmo ossia cosa tra le cose senza alcuna posizione privilegiata. Questo il motivo in base al quale la Filosofia nasce come tentativo di spiegazione del cosmo e della ricerca del principio del tutto (arch) mentre trascura la comprensione logica della particolare natura dell'uomo. La Filosofia degli inizi non pu che essere filosofia cosmologica. Ma il pensiero umano si evolve e quindi solo successivamente, dopo pi di un secolo, si arriva alla filosofia morale volta allo studio delluomo. La filosofia del cosmo ha il suo punto di partenza dallesperienza diretta e da quanto ci comunicano i sensi. Essa poi si sviluppa riconducendo i diversi avvenimenti cosmici al principio primo ( arch) evidenziandone le loro connessioni con detto principio. Allo stesso modo nasce e si sviluppa la filosofia morale . Essa non pu che partire dai princpi morali correnti e successivamente si chiede se tali principi morali siano veri/falsi, giustificabili/ingiustificabili. Se io conosco la natura del leone mi aspetto che questo mi azzanni ed allo stesso modo, se conosco la natura delluomo, posso definire fondato o infondato il suo agire. Pertanto, la condizione necessaria perche sorgesse una filosofia morale era che venisse prima determinata la natura delluomo perche essa si differenzia dall'essenza di tutti gli altri esseri. Se io non conosco la natura delluomo, in che cosa consista la sua essenza, io non posso sapere che in che cosa si possa realizzare questa natura. E solo su queste basi, in connessione con l'essenza dell'uomo e della sua vera aret (Virt), era possibile fissare la determinazione degli autentici valori: il bene, il giusto, il bello, il santo, e cosi di seguito. 2

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 46 Nascono i Sofisti


La ricerca condotta dai filosofi Presofisti sullo studio del cosmo e sullorigine del tutto non era approdata ad ununica soluzione, le varie scuole e i diversi filosofi avevano dato risposte diverse. A questo punto la ricerca dei filosofi naturalisti entr in crisi proprio perch non si era giunti ad una visione organica del mondo. Ma c anche dellaltro. Tutte queste filosofie pi o meno ateistiche, nate e sviluppatesi soprattutto nelle colonie della Ionia e della Magna Grecia, avevano turbato gli aristocratici della madrepatria, rimasti fermi alla mitologia di Omero ed Esiodo. Ma nel frattempo era accaduto un importante fatto politico-militare ovvero il trionfo dei greci sui persiani. A questa vittoria avevano dato il grosso dei contributi le classi dei mercanti e dei piccoli proprietari terrieri sia in danari e sia in soldati di fanteria (opliti) che costituivano ora il nerbo dellesercito sostituendo in tale ruolo la cavalleria rimasta appannaggio dei nobili. Il nuovo contesto sociale, storico e politico vedeva ormai il trionfo assoluto della democrazia che trova lapice nella famosa orazione tenuta da Pericle in onore dei caduti in guerra e nella quale ribadita la specificit della democrazia ateniese (... Qui ad Atene noi facciamo cos...). Questo periodo storico vede dunque una notevole trasformazione politica in senso democratico, che riflette una chiara preponderanza del modello sociale basato su arte e artigianato, edilizia e cantieristica navale, commercio e professioni liberali e scientifiche, rispetto al modello tradizionale fondato sull'agricoltura. Ma conseguentemente sorgono nuove necessit mirabilmente rappresentate da L. Geymonat. vivere attivamente in democrazia significa partecipare ad assemblee, prendervi la parola, far valere con efficace discorso la propria opinione frammezzo alle altre opinioni; e perci saper pesare le varie accezioni e sfumature dei vocaboli, avere nellorecchio le pi felici espressioni dei poeti, riuscire a disporre i periodi in un ordine che incateni lattenzione, accenda le fantasie e susciti i consensi: significa, insomma, possedere quel complesso di cognizioni grammaticali, lessicali, sintattiche, stilistiche, letterarie, che costituisce larte delleloquenza. Alla crisi della filosofia naturalista ed alle necessit poste dal nuovo ordine sociale rispondono i Sofisti. Il termine deriva da sophists (=sapiente) ed sinonimo di sophs (= saggio). Nel V secolo a. C. i Sofisti indicarono gli intellettuali che insegnavano dietro compenso il loro sapere e che per questo motivo destavano scandalo. 3

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 47 Chi sono i Sofisti


Con i Sofisti cambia loggetto della ricerca filosofica e, dallo studio della natura, si passa allo studio delluomo: si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale. Abbandonato il cosmo i Sofisti affrontano i problemi delle leggi, della politica, della socialit, delleducazione e cos diventano i filosofi delluomo e della polis. Nei tempi antichi si indicavano come Sofisti gli uomini sapienti e illustri, Pitagora era certamente un Sofista, i mitici Sette Savi (secondo Platone:Talete di Mileto, Solone da Atene, Biante di Priene, Pittaco da Mitilene, Cleobulo da Lindo, Chilone di Sparta, Misone di Chene) erano Sofisti. Ma nel V secolo chi erano i Sofisti? Come erano considerati? Il quel secolo i Sofisti erano intellettuali, certamente sapienti, che insegnavano la loro sapienza dietro remunerazione e proprio qui, secondo gli aristocratici, si annidava lo scandalo. Furono definiti prostituti della cultura da Senofonte mentre Platone e Aristotele li demonizzarono come falsi sapienti e venditori di merce spirituale. Tanto stata forte linfluenza dei due grandi filosofi che ancora oggi sofista ha assunto il significato di sottile cavillatore, di colui che, in male fede, agisce solo formalmente in modo corretto per raggirare il prossimo ed il cibo sofisticato indica appunto cibo adulterato. La critica moderna ha per rivalutato la Sofistica dando atto della sua importanza storica e filosofica. Abbiamo detto che alle necessit poste dal nuovo ordine sociale rispondono i Sofisti. Il loro scopo rendere gli uomini, ceto dirigente, politici e avvocati in particolare, pi abili nello svolgimento delle competizioni civili. Sono sorprendentemente moderni perch rendono servizio dietro pagamento. Il loro insegnamento verteva principalmente sulla retorica ovvero larte del parlare e dello scrivere in modo ornato ed efficace (Treccani) e dove si insegna la distinzione tra lessere vero e il sembrare vero. In democrazia tutti i liberi cittadini partecipano alle cariche pubbliche e ciascuno fornisce contributi alla vita politica. I Sofisti educano i membri delle assemblee alla conoscenza dei mezzi con i quali lindividuo pu acquistare successo negli affari e potenza fra il popolo, indirizzandolo alla scelta del giusto, non pi ordinando, ma spiegando e convincendo.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 48 I Sofisti e la societ moderna


Abbiamo gi osservato come il primo momento della storia della filosofia sia stato rappresentato dai filosofi naturalisti Presocratici, anzi Presofisti, la cui attenzione era rivolta al mondo naturale ovvero al mondo oggettivo. Appare quindi spiegabile come allinteresse dei primi filosofi per il mondo oggettivo, esteriore - la natura -, sia seguito un periodo di attenzione indirizzata al mondo soggettivo ossia nelluomo. Sono proprio i Sofisti ad essere gli autori di una rivoluzione culturale, si direbbe rivoluzione antropologica nella Filosofia, perch al naturalismo orientato alla conoscenza delloggetto, di ci che esterno a noi, fanno seguire una filosofia che si rivolge al mondo propriamente umano, al mondo dei soggetti, a ci che interno a noi. Da Talete ad Anassagora furono condotti studi e meditazioni sullessere, sulla natura, ma quasi mai discorsi sulluomo, sui rapporti umani, sulla politica, sul contratto sociale, sulla convivenza civile, sulla morale: questo invece loggetto del secondo grande momento della storia della filosofia, la Sofistica. I Sofisti costituiscono un momento obbligatorio nella storia della filosofia. Sta nelle cose che dopo i naturalisti non possono che apparire loro, e, a loro volta, loro non possono che essere successivamente superati dalle posizioni di Socrate e di Platone. I Greci ritenevano giustamente che ci sia una logica in tutte le cose, ma se ci vero, ed vero, ci sar ineluttabilmente una razionalit anche nella storia della filosofia: la storia della filosofia segue un cammino di sviluppo ben solido. Lepoca odierna sofistica, segnata dal dominio dellopinione, dalla certezza che la verit non possa essere perseguita. Viviamo in un tempo dominato dallopinione, dalla sfiducia nell opportunit di raggiungere la verit, dallo scetticismo, e il dominio dellopinione si fa sentire oggi con i mezzi pi potenti cio con i mezzi di comunicazione di massa. I modelli di esistenza vengono imposti dagli opinion leader di turno e non sono di certo ispirati da filosofi o da chi indaga la verit. I Sofisti teorizzano il relativismo e lo scetticismo nella conoscenza, fattori che comportano lindividualismo e legoismo nella vita pratica e tuttavia vedremo come, alla luce della filosofia di Socrate e di Platone, queste culture possono essere battute perch (a mio avviso) sono logicamente prive di fondamento. Riassumendo i tratti della Sofistica affermiamo che Sofistica vuol dire regno dellopinione, sfiducia nella possibilit di raggiungere la verit, quindi relativismo, scetticismo, soggettivismo, e di conseguenza individualismo. 5

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 49 La Sofistica e lIlluminismo


Secondo Hegel i Sofisti sono i maestri della Grecia. Sono considerati illuministi, perch sono i primi che confrontano il tutto con il lume del pensiero, del pensiero soggettivo. Prima i Naturalisti, ovvero i Presofisti o Presocratici, avevano studiato la natura mentre era mancata lindagine filosofica sulluomo, la morale, la politica. Sulle questioni umane valeva lautorit della tradizione, delle caste sacerdotali, dellaristocrazia. I Sofisti contestano invece queste autorit rifiutando la fede nelle divinit olimpiche, essi immettono il ragionamento al posto della passivit, distruggono i contenuti morali e introducono una mentalit critica abituando al confronto col pensiero. Positivo nella Sofistica che essa Illuminismo, tentativo di illuminare col pensiero il dogma, cio le credenze non dimostrate. La Sofistica contro latteggiamento fideistico e dogmatico di ossequio allautorit e alla tradizione perch i contenuti non sono stati filtrati dal pensiero. Questo pensa il Sofista, e in questo svolge unazione innovativa nella civilt. Dice Hegel: Il termine di cultura indeterminato, significa in generale coltivare, elevare coltivando, se lo vogliamo precisare ha questo significato: ci che il pensiero libero deve conquistare lo deve trarre da s come propria convinzione. I Sofisti accettano solo quello di cui si convinti, e respingono la regola tramandata o il comando di unautorit; lautorit e la tradizione devono essere filtrati alla luce del pensiero, devono diventare libera convinzione e quindi allatteggiamento fideistico subentra latteggiamento riflessivo. Illuminismo significa richiesta di legittimazione: se mi si vuol imporre qualche cosa, mi si deve addurre il motivo della sua validit, non me lo si pu imporre sulla base di unautorit. Il pensiero diventa il punto di riferimento. Per primi i Sofisti hanno introdotto la riflessione allinterno dei rapporti umani, quindi nella morale, nella politica e nella societ, mettendo luomo al centro della realt hanno compiuto una rivoluzione antropologica. La ragione non investiga pi lessere, la natura, ma gli stessi rapporti umani. Per i Sofisti il pensiero la suprema istanza, il supremo tribunale. Niente viene accettato se non passato davanti al tribunale del pensiero: Il pensiero, dunque, il pensiero identico a s volge la sua forza negativa (si manifesta come critica, perci Hegel parla di forza negativa) contro le molteplici manifestazioni particolari della teoria e della pratica, contro le verit della coscienza naturale (cio della coscienza ingenua) contro le leggi e i principi vigenti nella loro immediatezza. Tutto deve essere spiegato.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 50 La Sofistica e la rivoluzione pedagogica


I Sofisti furono ben consapevoli del valore educativo del sapere e si deve a loro il concetto occidentale di cultura (paidia) da considerare come formazione globale della persona e non come somma di nozioni specialistiche. Prima di loro accadeva che i cittadini della Polis fossero istruiti nella casa paterna, dal padre stesso o dagli schiavi pedagoghi. Il sapere inteso come privilegio di casta e consiste essenzialmente in una formazione psico-fisica ed etica ottenuta attraverso linsegnamento di poesia, musica e ginnastica, ginnastica che si era per estesa a un numero crescente di cittadini. Quindi, dicono i sofisti, se si insegna laret (virt, vigore fisico e morale) oltre i limiti di casta, deve essere possibile farlo anche con laret intellettuale, cio con un tipo di sapere spendibile nella vita pubblica della Polis. Laret non si fonda sulla nobilt del sangue ma sul sapere. I Sofisti insegnano le tecniche e le conoscenze che rendono tutti i liberi cittadini eccellenti nella partecipazione democratica alla gestione del potere. Ma i cittadini liberi, per eccellere, devono primeggiare nellagor con parole adeguate e argomenti persuasivi (retorica) e attraverso la capacit di prevalere nello scontro verbale (dialettica). Pertanto i Sofisti non si pongono come indagatori bens come educatori ovvero come dispensatori di sapere. Limportanza storica di tenere uniti sapere e pratica della vita stato puntualizzato da L. Geymonat: non pu venir ritenuto secondario o inferiore rispetto a quello della ricerca originale poich le epoche pi ricche di energia intellettuale (...) sono sempre state epoche in cui riconosciuta tutta limportanza della divulgazione e in cui gli uomini pi preparati hanno dedicato ad essa una notevole parte della loro preziosa attivit. Non ci si pu illudere infatti di incrementare seriamente la ricerca senza allargare il campo di reclutamento dei ricercatori e per fare ci bisogna cominciare ad attirare allinteresse culturale il maggior numero di persone attive della societ. Anche sotto questo punto di vista il lavoro compiuto dai Sofisti va considerato come uno dei pi benemeriti per lo sviluppo della societ greca. Negando il valore della tradizione e delleducazione intesa come privilegio aristocratico i Sofisti entrano in conflitto con lordine costituito della Polis.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 51 Protagora (1/2)


Protagora (Abdera 486 a.C. mar Ionio, 411 a.C.) considerato il padre della Sofistica, fu uomo di non comune eloquenza e di grande fascino intellettuale. Lasserzione che lo consegna alla storia , appunto, famosissima: L'uomo la misura di tutte le cose di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono. I critici hanno dato diverse interpretazioni sul significato di uomo e cose. 1. Uomo inteso come singolo individuo e cose come oggetti percepiti attraverso i sensi: lo stesso cibo pare sapido a me e insipido a te; 2. Uomo inteso come comunit, civilt e cose come valori: la mentalit greca diversa da quella persiana; 3. Uomo inteso come umanit e cose come visione della realt universale. Ma possibile che Protagora intendesse luomo nella sua totalit, ai vari livelli di sviluppo della sua umanit ossia come singolo, come comunit, come specie. Le cose, in questa visione, sono gli oggetti fisici, i valori e la realt tutta. Dal momento che luomo il metro di valutazione si pu definire la posizione di Protagora una forma di umanismo. Peraltro luomo di Protagora non si pu confrontare con la realt cos com (la realt avrebbe un solo aspetto, sarebbe un assoluto) ma con la realt cos come appare (detta fenomeno). Quindi lapproccio del grande Sofista il relativismo conoscitivo e morale. Per Protagora non esiste interpretazioni soggettive. dunque ununica verit ma una miriade di

La filosofia di Protagora si pu riassumere cos:

(spunto tratto dall Abbagnano-Fornero)

Uomo
individuo comunit umanit

Cose
oggetti percepiti valori la realt in generale

Teoria filosofica
Umanismo: luomo giudice Fenomenismo: la realt come appare Relativismo: la verit relativa

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 52 Protagora (2/2)


Poich L'uomo la misura di tutte le cose consegue che per Protagora la verit relativa. Ciascun essere, ciascuna comunit si sceglie dunque la propria verit, decide la propria legge, concorda le regole di convivenza civile senza per questo contravvenire ad un Ordine superiore che non esiste. La filosofia di Protagora sfocia allora in un soggettivismo anarchico che legittima ogni comportamento? Le cose non stanno proprio cos. Lo stesso Protagora ritiene che esista pur sempre un criterio di scelta che, beninteso pu sempre cambiare in quanto non assoluto. Lunico criterio di scelta il principio dellutilit privata o pubblica. Le teorie del vivere sociale devono aver riguardo soltanto al bene del singolo ed al bene della comunit.

Protagora sostituisce alla verit assoluta e oggettiva il concetto di verit utile al singolo, alla comunit, alla specie che cosa ben differente dalla verit soggettiva anarchica. Sembrerebbe che la verit utile protagorea si fondi su un pragmatismo amoralistico e tuttavia la si pu intendere anche come un primo sforzo teso alla responsabilizzazione delluomo nei confronti di se stesso e della societ e forse la nascita embrionale del concetto di pubblica utilit. In definitiva secondo Protagora il Sofista deve essere un propagandista dellutile, egli un intellettuale che attraverso labilit nella padronanza della parola modifica le opinioni dei cittadini per il raggiungimento dellutilit comune. Se guardiamo gli intellettuali di oggi il pensiero di Protagora di 2.500 anni fa sorprendentemente attuale. Quando Protagora afferma che compito del Sofista rendere migliore il discorso peggiore intende che occorre trasformare lopinione meno utile in quella pi utile. Ma chi che nella Polis stabilisce che cosa sia lutile se non i pi forti, i pi ricchi, i pi potenti? Questo fu lesito negativo finale del Sofismo che divenne lideologia dellaristocrazia.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 53 Gorgia (1/3)


Gorgia, discepolo di Empedocle, nacque a Lentini, Siracusa, nel 480-485 a.C. e mor circa un secolo dopo a Larissa (Grecia). Se il pensiero di Protagora nasce dal relativismo, Gorgia parte invece da una posizione di nichilismo (dal latino medievale nichil, "nulla"). Gorgia sosteneva tre tesi interconnesse: 1. l'Essere (Verit assoluta) non esiste, ossia nulla esiste; 2. se esistesse, non sarebbe comprensibile; 3. se fosse comprensibile, non sarebbe comunicabile n spiegabile.

La dimostrazione delle tre proposizioni ha il fine di escludere la possibilit dell'esistenza d'una verit oggettiva. Secondo Protagora esisteva una verit relativa perch ciascun uomo ha una sua verit, per Gorgia invece non esiste alcuna verit e tutto falso, perch l'Essere non c e se ci fosse non sarebbe n conoscibile n esprimibile. 1. l'Essere non esiste, ossia nulla esiste: Gorgia contrappone fra loro le diverse (opposte) concezioni dei filosofi Fisici sullEssere le quali sono tali da annullarsi reciprocamente con risultato nullo; 2. se lEssere esistesse, non sarebbe comprensibile: se due fenomeni (ad es. vista e udito) avessero propriet diverse non sarebbe possibile esprimere un giudizio su uno di essi (vista) in base alle caratteristiche dellaltro (udito). Lo stesso accade per la ragione e lesperienza. In base alla ragione non si pu affermare la verit o la falsit dellesperienza e quindi se lEssere esistesse non sarebbe comprensibile dalla ragione. 3. se lEssere fosse comprensibile, non sarebbe comunicabile n spiegabile: La terza tesi dimostrata da Gorgia negando alla parola la sua capacit di significare, in modo veritativo, qualcosa che sia altro da s. Noi diremmo pi semplicemente che la parola tradisce il pensiero.

Cos il divorzio fra essere e pensiero diventa anche divorzio (altrettanto radicale) fra parola, pensiero e essere.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 54 Gorgia (2/3)


La Verit e la verit di Gorgia. Poich Gorgia distrugge la possibilit di raggiungere la Verit assoluta, ossia l'aletheia, non rimarrebbe che lopinione, cio la doxa. Ma Gorgia considera la doxa la pi infida delle cose. Il Filosofo cerca dunque una terza via fra l'Essere (Verit) e lopinione (doxa). Non la Verit assoluta la via ma la verit delle esperienze umane che illumina la vita degli uomini di tutti i giorni. C' una virt relativa a ciascuna azione e a ciascuna et, e per ciascuna opera per ognuno di noi. E cos ritieni il vizio.

La potenza della parola. Se per Gorgia non esiste una Verit assoluta e neanche relativa (come invece riteneva Protagora), chiaro che la parola viene ad acquistare una sua autonomia pressoch sconfinata, perch non legata dai vincoli dell'Essere (Verit assoluta). Gorgia scopre cos quellaspetto della parola per cui essa portatrice (a prescindere da ogni vero) di suggestione, di persuasione e di credenza. Ed proprio la retorica l'arte che sfrutta a fondo questo aspetto della parola. La retorica pu essere cos definita l'arte del persuadere che prescinde dalla Verit (che non esiste) bens legata alla pura credenza. [La retorica ] l'esser capaci di persuadere i giudici nei tribunali, i consiglieri nel Consiglio, i membri dell'assemblea popolare nellAssemblea e cos in ogni altra riunione che si tenga fra cittadini. Si spiega cos anche l'enorme successo che, come Protagora, Gorgia raccolse ovunque si rec. Il suo successo fu dovuto alla taumaturgica potenza della parola capace di persuadere tutti su tutto si credeva di poter trovare lo strumento insostituibile per dominare. Definizione della poesia. Anche l'arte come la retorica, non mira al vero, bens alla mozione dei sentimenti; ma, mentre la retorica con la mozione dei sentimenti persegue fini pratici, mirando a ingenerare persuasione e credenza in relazione a questioni etiche, sociali e politiche, l'arte persegue fini teoreticamente quanto praticamente disinteressate. Gorgia non solo intravede, ma in una certa misura esplicita la valenza estetica del sentimento, e quindi della parola che lo produce. 11

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 55 Gorgia (3/3)


Un altro aspetto importante del pensiero gorgiano il pensiero tragico della vita: Gorgia dellavviso che lesistenza sia qualcosa di sostanzialmente irrazionale e oscuro. Per lui lagire dellumanit non sostenuto da logica o verit bens da circostanze, menzogne, passioni e un destino sconosciuto, che lo rendono determinato e incolpevole. Questa teoria affermata nell Encomio di Elena. Sappiamo che Elena tradisce il marito Menelao, re di Sparta, con Paride, principe di Troia, scatenando con la sua infedelt la famosa e tragica guerra omerica. Il Filosofo dimostra come Elena sia innocente, poich il movente del suo gesto esterno alla sua responsabilit. Schematizzando, Elena pu aver agito per questi motivi: 1. Per decreto degli di non si era potuta opporre al Fato: Elena non ha colpa, in quanto nemmeno gli di stessi potevano opporsi al Fato; 2. Era stata rapita con la forza: Elena non ha colpa perch una vittima, e la colpa da assegnare a Paride; 3. Era stata persuasa dalle parole di Paride: Elena non ha colpa perch nelle parole presente una fortissima carica persuasiva se queste sono pronunciate da un abile oratore; 4. Era stata vinta dalla passione amorosa: Elena non ha colpa perch una vittima dal momento che fu Afrodite a farla innamorare.

Ebbene Gorgia, consapevole della fragilit e della nullit umana, giustifica Elena perch ritiene tutta lumanit incolpevole. Intelligenza tormentata, dal fondo tragico, Gorgia costituisce uno dei casi pi atipici del pensiero greco. Nonostante lincomprensione dei secoli, da cui stato ridotto a puro giocoliere della parola, nella sua opera c qualcosa di profondo e di inquietante, che solo la mentalit moderna pu adeguatamente recepire. Purtroppo la mancanza di testi non permette di svelare a fondo tutto lenigma del suo pensiero. (Abbagnano-Fornero) 12

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 56 La modernit della Sofistica: la Storia


Si vuole ricordare che la visione della storia degli antichi Greci si basava sul mito di Esiodo per il quale la civilt era una decadenza progressiva dell'umanit da una iniziale et dell'oro. La Sofistica sostituisce alla concezione regressiva una teoria della storia come progresso che spiega il lento emergere delluomo dal suo essere primitivo al fine di raggiungere larmonia della convivenza civile mediante le tecniche e le leggi. A dire di Protagora l'uomo si differenzia dagli animali e supera le sue naturali debolezze entrando in societ e creando le tecniche, cio quel complesso di arti (dall'agricoltura all'urbanistica) mediante le quali trasforma il mondo circostante a proprio vantaggio. La tecnica di tutte le tecniche la politica, ossia l'arte di vivere insieme nella citt, che il sofista, non concepiva come un'arte che riguarda ogni uomo poich tutti si uomini della polis. Teorie simili esprime Prodico secondo il quale luomo, dalla condizione iniziale di brutalit e soggezione alla natura, giunge alla fondazione di societ organizzate sul lavoro e sulle leggi. Egli appare ottimista sulle possibilit umane ed esalta il lavoro come via che conduce gli uomini alle conquiste pi elevate. Antifonte accenna all'idea della concordia fra gli uomini vissuta come condizione e scopo della societ. Il filosofo prova un sentimento melanconico dell'esistenza tanto da essere paragonato a Leopardi pur nella diversit del contesto storico culturale dei due. La rilevanza di queste teorie sulla storia e sul progresso ragguardevole. Al di l di Protagora, di Prodico e di Antifonte, le manifestate teorie indicano come l'Atene delle tecniche, della democrazia e dei Sofisti si sia sviluppata in un concetto di civilt inteso come sforzo progressivo di modifica dell'ambiente naturale e sociale a vantaggio dell'uomo. Smarrita in parte con la successiva filosofia greca e medioevale, tale concezione filosofica ricomparir nel Rinascimento e nel mondo moderno, divenendo tipica dell'Occidente sino ai nostri giorni.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 57 La modernit della Sofistica: la Politica


La Sofistica ritiene che l'uomo sia tale non soltanto perch possiede le tecniche che governano la societ ma anche l'arte del vivere insieme ossia la politica, politica che appartiene a ciascun uomo. Questa visione magnificamente rappresentata nel mito di Prometeo esposto nel Protagora di Platone di cui se ne trascrive il riassunto (Abbagnano-Fornero).
Quando gli Di ebbero plasmato le stirpi animali, incaricarono Prometeo (pro + mtis = il preveggente) ed Epimeteo (epi + mtis = l'imprevidente) di distribuire ad esse le facolt di cui ciascuna stirpe conveniva che fosse dotata per poter sopravvivere. Epimeteo fece la distribuzione. Assegn ad alcuni animali la forza senza la velocit, ad altri, i pi deboli, assegn la velocit perch potessero salvarsi con la fuga di fronte ai pericoli; ad altri dette mezzi di difesa e di offesa o altra capacit che rendesse possibile la loro conservazione. Agli animali pi piccoli dette la possibilit di fuggire con le ali o di nascondersi sotto terra. A quelli pi grandi, dette, appunto con la grandezza, il modo di conservarsi. E cos distribuendo ad ognuno una facolt appropriata, fece in modo da evitare che qualche razza si spegnesse. Distribu inoltre spesse pelli e pellicce per difendere gli animali contro il freddo invernale e i calori estivi. E procur ad ogni specie animale un cibo diverso: o le erbe, o i frutti degli alberi, o le radici o, ad alcuni animali, la carne degli altri animali. Ai carnivori tuttavia assegn prole poco numerosa, mentre dette una prole abbondante alle loro vittime in modo da garantire la conservazione delle loro specie. Ora Epimeteo, che non era abbastanza saggio, non si accorse di aver distribuite tutte le facolt agli animali irragionevoli: il genere umano rimaneva ancora sfornito di tutto e Prometeo, che intervenne ad esaminare la distribuzione fatta da Epimeteo, vide che mentre tutti gli altri animali erano attrezzaticonvenientemente per la loro conservazione, l'uomo era nudo, scalzo, indifeso e inerme. Fu allora che Prometeo pens di rubare a Efesto e ad Atena il fuoco e l'abilit meccanica e di fame dono all'uomo. Con l'abilit meccanica e col fuoco l'uomo fu cos in grado di procurarsi la protezione, la difesa, le armi e gli strumenti per procurarsi il cibo, dei quali l'incauta distribuzione di Epimeteo l'aveva lasciato privo. Mediante l'abilit meccanica e il fuoco l'uomo pot inventare le case, le calzature, gli indumenti, nonch gli strumenti e le armi per procurarsi il cibo. Cominci anche ad articolare la voce con arte in modo da formarne parole e nomi. E fu anche il solo essere mortale che, in quanto partecipe di un'abilit divina, onor gli di e costru altari e immagini sacre. Ma tutto ci non bastava ancora a garantire la vita degli uomini perch essi vivevano dispersi e non erano in grado di combattere le fiere. Cercavano bens di riunirsi e di fondare citt per difendersi; ma quando si riunivano, non possedendo l'arte politica, cio l'arte di vivere insieme, si facevano torto a vicenda e quindi di nuovo si disperdevano e perivano. Dovette allora intervenire Zeus a salvare per la seconda volta il genere umano dalla dispersione: egli mand Hermes a portare fra gli uomini il rispetto reciproco e la giustizia affinch fossero principi ordinatori delle comunit umane e creassero presso i cittadini vincoli di solidariet e di benevolenza. E a differenza delle arti meccaniche che non furono date tutte a tutti, giacch, per esempio, un sol medico basta a molti profani, Zeus stabil che tutti partecipassero dellarte politica, cio del rispetto reciproco e della giustizia, e che coloro che si rifiutassero di parteciparne fossero allontanati dalla comunit umana od uccisi.

Emergono due verit: a) che il genere umano non pu conservarsi senza politica e senza tecniche di governo; b) che queste arti (non sono istinti o impulsi) devono essere apprese. 14

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 58 La modernit della Sofistica: la Religione

La

problematica

religiosa

dei

Sofisti antica

risulta la e svela

storicamente che

filosoficamente dell'esistenza

importante nella

perch

rompe

concezione

sacrale l'uomo

Grecia

indipendentemente da ogni ordine gi dato, indipendentemente dalla necessit di una legge divina, egli stesso che costruisce il suo mondo, si costituisce in ordine civile, amministra la sua casa e la citt, fonda colonie e d nuove leggi. (F. Adorno)

Protagora afferma che Degli di non sono in grado di sapere n se sono n se non sono n quali sono: molte sono infatti le difficolt che si frappongono: la grande oscurit della cosa e la limitatezza della vita umana. Questa rappresenta la prima affermazione filosofica di agnosticismo religioso, cio di quella teoria secondo cui Dio non razionalmente affermabile o negabile, in quanto non si possiedono strumenti mentali adeguati per ammetterne od escluderne l'esistenza. Prodico sostiene invece che: Gli antichi consideravano di, in virt dell'utilit che ne derivava, il sole, la luna, i fiumi, le fonti e in generale tutte le cose che giovano alla nostra vita, come per esempio, gli Egiziani, il Nilo. E per questo il pane era considerato come Demetra, il vino come Dioniso ... . Egli riduce gli di a proiezioni dell'utile e del vantaggioso, e sotto sottintende un'ipotesi sull'origine umana del fenomeno religioso che solo nel mondo moderno conoscer radicali sviluppi. Crizia rivendica che gli di sono invenzione dei governanti i quali non potendo opprimere direttamente i governati, fanno loro credere che esista una divinit invisibile che conosce e punisce i comportamenti illegali stabiliti da chi governa. La divinit come la polizia segreta che controlla le coscienze dei sudditi! Anche la teoria di Crizia della genesi politica della religione anticipa quei filoni della filosofia moderna, quali ad esempio dell'illuminismo e del marxismo, che tenderanno a ridurre la religione a stratagemma sociale o a strumento di dominio delle classi dominanti, ad oppio dei popoli. 15

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 59 La modernit della Sofistica: luomo e la legge


Anticamente si credeva che le norme sociali derivassero dagli di. I Sofisti proclamano invece la loro origine tutta umana. Del resto gi nella democrazia ateniese cera dibattito di pareri nellassemblea che poi si traduceva in leggi, e quindi si evinceva la coscienza del carattere umano e sociale delle norme. Ma se le leggi sono opera umana, che cosa obbliga a rispettarle? Secondo Protagora l'uomo diventa uomo soltanto entrando in societ e inventando le tecniche tra cui la pi alta la politica senza la quale si tornerebbe allo stato belluino. proprio la genesi umana delle leggi ad implicare la giustificazione della loro validit: pur non derivando dagli di e pur essendo invenzione umana, le leggi devono essere rispettate, perch senza di esse non ci sarebbe la societ e quindi l'uomo. In Protagora esiste continuit fra natura e legge perch l'uomo, attraverso la societ, realizza in pieno la propria natura ed il proprio utile. Invece nei Sofisti posteriori c una antitesi fra natura e legge. Ippia distingue nettamente fra legge naturale immutabile valida in ogni paese e nel medesimo modo e legge umana mutevole. Egli preferisce la legge naturale perch ritiene che unisca gli uomini al di l dello spazio e del tempo, mentre la seconda li divide. Da questa distinzione Ippia fa derivare un ideale cosmopolita ed egualitario che, gi presente in Democrito, rappresenta una novit per il mondo greco e per la civilt antica in genere. Antifonte porta alle estreme conseguenze questa teoria e compie un ulteriore passo verso la totale dissacrazione delle leggi. Infatti egli ritiene vera solo la legge di natura, mentre quella umana la reputa opinabile, oppure decisamente falsa. Ma che cos', precisamente, tale legge di natura? Secondo Antifronte la legge di natura si identifica con la spinta verso il conveniente e la concordia, cio con valori che la legge della citt, che opprime l'individuo e lo mette contro i suoi simili, tende a ridurre a zero. Su questa via, Antifonte riprende in modo pi marcato le idee cosmopolite di Ippia, affermando, contro ogni pregiudizio, l'uguaglianza di natura fra gli uomini.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 60 La modernit della Sofistica: la legge e i potenti


Trasimaco afferma che la pretesa giustizia costituisce una semplice maschera che nasconde gli interessi dei potenti. La giustizia l'utile del pi forte e le leggi sono soltanto strumenti di cui si servono i gruppi al potere per tutelare i propri interessi. Anche secondo Crizia le leggi sono soltanto paraventi attraverso cui i potenti tutelano i propri interessi. Ed proprio per fare rispettare le leggi che essi, come si visto, inventano il timore degli di. Callicle estremizza ancora questa visione sostenendo che la legge di natura si identifica e deve identificarsi con il diritto del pi forte e che le leggi civili sono soltanto mezzi di difesa inventati dai deboli per salvaguardarsi dai potenti. In altre parole i deboli, non reggendo lo scontro sul piano immediato della forza, avrebbero cercato di difendersi da essa con la mediazione della politica e delle leggi. Licofrone e Alcidamante, seguendo Antifonte, approfondiscono il tema delluguaglianza, giungendo alla soluzione che anche la stessa divisione fra uomini liberi e schiavi frutto di un arbitrio convenzionale, perch tutti gli uomini sono uguali per natura: Il dio dette la libert a tutti la natura non ha fatto alcuno schiavo. Si osservi che il dibattito sofista sulle leggi, attraverso le diversificate posizioni, appare assai ricco e stimolante. In particolare, la distinzione generale fra leggi di natura (non scritte) e leggi umane (scritte) costituisce una delle loro eredit pi preziose, in quanto rappresenta lo schema teorico che star alla base di gran parte della filosofia giuridica occidentale e delle moderne Dichiarazioni dei diritti dell'uomo.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 61 La modernit della Sofistica: la filosofia del linguaggio


Gli antichi filosofi ponevano in relazione la realt, il pensiero che la conosce e la parola che l'esprime per cui il linguaggio non costituiva un problema. Anzi, ritenevano (Parmenide) che pensiero = essere = verit. I Sofisti invece demoliscono queste originarie certezze e mettono in crisi il rapporto fra il linguaggio da una parte, la verit e la realt dall'altra. L'importanza della parola una delle grandi scoperte dei Sofisti. Ma essi non si limitarono a celebrarne la forza dirompente ma la portarono sul piano filosofico e ne approfondirono i rapporti con la realt e la verit. Protagora, che aveva concepito luomo a misura di tutte le cose, sosteneva il metodo dell'antilogia (anti = contro e logos = discorso) o del discorso doppio (antitesi), cio l'arte di costruire, su ogni questione, due discorsi contrastanti. Secondo Platone il criterio dell'antilogia dimostrava la poca autorevolezza filosofica dei Sofisti. Ma tale giudizio rimane valido per i Sofisti dellultimo periodo mentre gli studiosi attuali tendono a vederne anche gli aspetti positivi se riferiti ai fondatori della Sofistica. un fatto per che il principio dell'antilogia perda istantaneamente il suo carattere scandalistico e mostri un impensabile spessore filosofico, non appena si conducano le osservazioni che seguono. Gli antichi pensavano che su ogni questione esistesse un solo e vero punto di vista ed un unico discorso che lo potesse esprimere. Protagora ritiene invece che non ci possa essere una situazione che non possa essere sviluppata da una diversa visione e che quindi non possa dare luogo ad una interpretazione differente. L'antilogia pu intendersi quindi come sana reazione allassolutismo teorico e pratico secondo cui una sola (possibile) interpretazione della verit e della realt coincida con la Verit e la Realt stessa, ignorando la molteplicit delle opinioni sulle cose e la complessit inestinguibile delle prospettive da cui pu essere osservata la realt. Se il punto di vista dogmatico esclude lapertura verso, l'altro, il metodo antilogico ha il merito, di far posto al diverso e al nuovo e quindi l'antilogia in connessione storico-politica con la democrazia secondo cui intorno ad ogni problema vi possono essere opinioni opposte e che il dibattito indica apertura a coloro che la pensano diversamente. 18

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 62 La modernit della Sofistica: la potenza del linguaggio


Ricordiamo che per Protagora, non esistendo nessuna Verit, lunico criterio di scelta il principio dellutilit privata o pubblica. Ci premesso lantilogia del Filosofo non pu rompere del tutto il legame linguaggio-realt perch essa deve pur confrontarsi con l'utile: il linguaggio deve essere finalizzato allutile e lutile realt. Secondo la retorica gorgiana invece la parola non pu dire nulla della realt e diventa qualcosa di completamente autonomo da essa e il legame esserepensiero-linguaggio ne esce frantumato. Poich nulla esiste la parola tutto, aumenta la sua importanza e potenza acquistando un'illimitata capacit seduttrice: La parola un gran dominatore che con un corpo piccolissimo e invisibilissimo divinissime opere sa compiere.

Per Gorgia la retorica, intesa come arte del ben parlare, diviene dunque l'arte della suggestione e della persuasione, per cui chi la detiene pu dire di avere in mano le chiavi della citt e quindi la politica si riduce a retorica. Con lui il relativismo sofistico perviene cos ai suoi esiti estremi. Le sue tesi paradossali stimolarono tuttavia la meditazione filosofica sul problema del linguaggio e dopo Gorgia non fu pi possibile evitare il problema se il linguaggio sia natura o artificio convenzionale. Ci si chiese se il linguaggio abbia un'origine naturale, che possa spiegare la connessione fra parola significante e cosa significata, oppure se esso sia convenzionale e quindi autonomo rispetto alla realt. Anche Prodico di Ceo si occup della connessione linguaggio-realt. Egli, studioso dei sinonimi, da un lato accetta la teoria dell'autonomia e convenzionalit del linguaggio (infatti esistono i sinonimi, termini differenti che indicano lo stesso oggetto) e dall'altro non esclude una certa connessione, almeno primitiva, di esso con la realt, come dimostra l'etimologia delle parole (etymo = vero e logos = discorso) ovvero lorigine reale delle parole. Le discussioni sul rapporto linguaggio-realt indicano il passaggio da uno stadio acritico dell'identit fra i due termini ad uno stadio critico del loro rapporto. Si pongono quindi una serie di problematiche che formano ancor oggi tema di dibattito tra i filosofi.

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SCHEDA DI FILOSOFIA - 63 La crisi della Sofistica e la sua rivalutazione


Con la seconda generazione dei Sofisti (VI secolo) abbiamo la crisi e il disfacimento del movimento. Portando alle estreme conseguenze il metodo antilogico di Protagora e la teoria di Gorgia dell'autonomia del linguaggio nei confronti della realt, la sofistica giunge infatti alla creazione della cosiddetta eristica (da iro = dico) ossia l'arte di vincere nelle contese, contestando le dichiarazioni dell'avversario, senza guardare alla loro sostanziale verit o falsit concettuale. Questa la Sofistica contro la quale lotteranno Platone ed Aristotele, trascinando per nella comune condanna la prima Sofistica. La storia dei Sofisti, a cominciare dal mondo greco, una storia di condanne. I Sofisti sono sempre stati visti nei loro aspetti pi negativi e degradati e sono apparsi come una sorta di demoni della pseudoscienza da opporre agli angeli del vero sapere: Socrate, Platone ed Aristotele. soltanto nell'Ottocento che abbiamo timide avvisaglie di rivalutazione. Uno dei primi a porsi su questa via G.F. Hegel, che tuttavia li considera ancora in funzione di Platone e di Aristotele, interpretati come loro necessario superamento. W. Jaeger, uno dei maggiori studiosi del pensiero greco, muovendosi in quest'ottica, scrive ad esempio che I Sofisti sono un fenomeno cos necessario come Socrate e Platone; questi, anzi, senza di quelli sono affatto impensabili. Unaltra corrente della critica novecentesca ha osservato la Sofistica con maggiore apertura, insistendo sulle dimensioni filosoficamente pi vivaci e profonde del loro pensiero. In base a questa visione si concluso che la Sofistica: a) un momento decisivo della storia intellettuale dei Greci; b) importante non solo in relazione a Platone ed Aristotele, ma anche perch ha dibattuto con acume problemi ragguardevoli del pensiero filosofico quali la teoria dell'uomo-misura, la contestazione gorgiana della metafisica (impotenza umana di parlare dellessere e delle strutture del reale), la tematica delle leggi e del linguaggio. Si imparato a distinguere nettamente fra i grandi maestri della prima generazione e quelli della seconda, evitando di ridurre i Sofisti ad un blocco unico, riassumibile in uno stesso giudizio di condanna. Tale approfondimento critico ha reso questi enfants terribles della filosofia greca storicamente pi veri, pi interessanti e provocatoriamente attuali. 20

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RIFLESSIONE PERSONALE - 1
Il Relativismo etico
Nellanno 1936, per la prima volta e a firma Guido Calogero, fine intellettuale e filosofo morto nel 1986, il lemma relativismo compare nel XXIX volume dellEnciclopedia italiana. La definizione : Termine filosofico, designante in generale ogni concezione che considera la conoscenza come incapace di attingere la realt nella sua assolutezza oggettiva.

Nel campo etico, il relativismo non ammette che ci siano leggi, norme e valori morali validi sempre, senza se e senza ma, in ogni luogo, in ogni tempo, in ogni circostanza.

Il relativismo afferma che i valori etici non hanno carattere di assolutezza e di immutabilit, ma sono relativi allevoluzione storica delle idee e delle culture. Tali valori possono cambiare e anche perdere ogni validit attraverso: - il mutare dei tempi e delle condizioni di vita; - il mutare delle idee e dei modi di comprendere il senso e il fine della vita; - le nuove acquisizioni scientifiche e tecniche. Il progresso della scienza apre infatti vie nuove al progresso umano, migliora la vita fisica e psichica delle persone e risponde ai bisogni sempre crescenti delle moderne societ complesse che non possono pi vivere secondo le norme morali adatte alle societ agricole del passato. Cos le vecchie norme morali e i vecchi valori etici possono, anzi oggi devono, essere sostituiti da nuove norme morali e da nuovi codici e valori etici, alternativi ad essi. Per il relativismo etico: I valori etici non hanno un fondamento oggettivo e una base stabile, e perci sono soggetti al variare dei tempi, dei luoghi, delle culture e dei modi di sentire e di pensare, sono quindi relativi, cio sono quelli che le persone e le societ liberamente si danno in piena autonomia.

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RIFLESSIONE PERSONALE - 2
La filosofia dellimmanenza
Alla radice del relativismo moderno c la filosofia dellimmanenza, secondo la quale tutto nelluomo, nella sua storia e nel suo mondo e niente al di fuori delluomo (niente trascende luomo). Per il filosofo pre-socratico Protagora Luomo la misura di tutte le cose. La filosofia del Novecento ha interpretato la parola "uomo" con "comunit" (o civilt) e con "cose" i valori, o gli ideali, che ne sono fondamento: solo luomo, quindi, che giudica e decide i valori della societ di cui fa parte. Non esiste nulla che trascenda, che superi, luomo e il mondo. La filosofia dellimmanenza, affermando che tutto nelluomo, nega che nel pensiero ci sia una verit trascendente (al di fuori delluomo) e quindi che ci possa essere un bene assoluto da riconoscere e a cui si debba aderire. Afferma invece che la sapienza delluomo dentro luomo e ogni conoscenza una rappresentazione mentale immanente e dunque soggettiva. Inoltre nel campo dellagire morale luomo che nella sua sovrana indipendenza determina i beni da perseguire e i valori da attuare. Luomo stesso arbitro e misura ultima del bene e del male, di ci che giusto e di ci che ingiusto. Luomo in quanto individuo decide per quanto riguarda la sua vita e la sua attivit di privato cittadino, e luomo in quanto cittadino facente parte di una comunit politica, di un popolo, decide per quanto riguarda il bene comune della comunit stessa. La conseguenza logica che Il relativismo moderno, confinato nelluomo, radicalmente ateo. Per il relativismo etico esistono soltanto opinioni soggettive, non verit n certezze obiettive, e quindi queste non possono imporsi a tutti. Il Relativismo mette in primo piano la libert umana, come ci che propriamente costituisce luomo, per cui questi non legato da nessuna norma morale che a lui si imponga dallesterno del proprio io - ad esempio, da Dio e dalla Chiesa - ma libero di fare quello che vuole, con lunico limite di non fare danno agli altri e di non impedire agli altri di fare quello che essi vogliono o ritengono necessario e utile al proprio benessere o al libero svolgimento della propria attivit.

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RIFLESSIONE PERSONALE - 3
Chi decide il valore morale
In una societ democratica, fondata sul relativismo etico, chi dovrebbe determinare ci che giusto o sbagliato? In un paese democratico, e quindi tollerante, non c dubbio che la decisione spetti alla maggioranza del popolo che, periodicamente, si alterna a seguito di libere elezioni. Se in un dato momento la maggioranza delle opinioni personali tra i cittadini elettori di una comunit, di un paese, di una nazione dovesse ritenere che ... il cannibalismo, ... la pedofilia, ... leutanasia, ... la poligamia, ... la tortura, ... lo stupro, ... laborto, ... lolocausto, ... fossero un bene per la societ, o fossero comunque accettabili in nome di un superiore interesse generale, allora queste pratiche diverrebbero vigenti e attuate in quella societ. Cosa si potrebbe logicamente opporre? In una societ permeata di relativismo etico parlare di sempre sbagliato sarebbe un errore logico perch tutto dipende inevitabilmente ed esclusivamente dalle credenze del popolo di quel dato momento e in quelle date circostanze e potremo quindi legittimamente affermare, ad esempio, che la pedofilia non sempre sbagliata.

Nel campo del Relativismo etico sempre un avverbio di troppo. Per dirla con lo scrittore non credente Samuel Butler (1835-1902):

La moralit il costume del proprio paese e lattuale sensazione dei propri coetanei. Il cannibalismo morale in un paese cannibalista. Se non c nessun Altro a cui fare appello, allora non esiste nulla di giusto o sbagliato in modo oggettivo e ad esempio labuso di bambini, dunque, non pu essere considerato sbagliato in modo definitivo, ma dipender sempre dallopinione che la maggioranza della societ, in un preciso momento storico e in particolari, limitate e circoscritte condizioni (il politicamente corretto impone di dire cos), ha espresso con un libero referendum.

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RIFLESSIONE PERSONALE - 4
Democrazia e relativismo etico
In base a che cosa posso dire allassassino, allo stupratore, al pedofilo, al nazista, al cannibale che le loro azioni sono sbagliate? Posso dire che sbagliano sol perch io la penso diversamente da loro, perch la mia unopinione personale? Che diritto avrei di imporre la mia opinione personale di condanna al nazista? Lui mi risponderebbe, legittimamente, che i suoi valori morali sono diversi dai miei e prevedono, impongono e giustificano lolocausto. E poich le opinioni sono personali il mio parere vale quanto il suo, mi ricorderebbe che i valori morali sono soggettivi e che in ogni caso la maggioranza vince. Una democrazia fondata sul relativismo etico, inteso come apertura e accoglienza acritica di tutte le opinioni, rischia di far scomparire ogni confine morale nel Potere. Il relativismo spesso presentato come necessario, in quanto atteggiamento autenticamente democratico che consente di accogliere di buon grado tutte le opinioni e di adeguarsi con velocit ai cambiamenti sociali. Nella visione relativista, infatti, la democrazia concepita come mero strumento, idoneo a fissare le regole del gioco, cio del confronto (e talora dello scontro) tra culture e interessi, e a garantire, nel contempo, la pace sociale. Non essendo riconosciuta a priori alcuna verit, come unico criterio pratico di discernimento dei valori si assume la maggioranza come regola aurea, al di l del bene e del male. Ogni scelta che riesca ad avere il consenso dei pi diventa, per ci stesso, vincolante per tutti.

Se non esistono valori in grado di offrire un fondamento razionale e di porre un limite, anche giuridico, alle decisioni della maggioranza, scompare ogni confine morale al potere della maggioranza fino a ritenere inesistente un criterio oggettivo e universale a fondamento della corretta gerarchia dei valori. L'alleanza fra democrazia e relativismo etico toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, pi radicalmente, del riconoscimento della verit. Unautentica democrazia si giustifica, e rivela il suo valore, nella misura in cui consente la libera ricerca della verit, il confronto delle opinioni, la correzione delle decisioni che si rivelano sbagliate. 24

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RIFLESSIONE PERSONALE - 5 Morale e selezione naturale


Quando si confrontano i valori dellateismo e i valori religiosi si deve rimanere nel campo della razionalit e non dei singoli comportamenti. Infatti verissimo che esistono dei non cristiani, non credenti, laici, atei (chiamiamoli come vogliamo), non solo nei paesi cristiani ma anche in quelli non cristiani, che sono migliori dei credenti in Cristo. Costoro vivono la legge naturale, che Dio ha messo nel cuore di ogni uomo, sono docili alla voce dello Spirito che soffia dove vuole, pi di molti battezzati credenti e magari anche praticanti. Ma questo non vuol dire nulla. Qui si parla di una legge morale codificata e valida per tutti e in tutti i tempi, non della situazione personale di alcune o molte persone. Michael Ruse, zoologo e professore di filosofia presso la Florida State University, ateo convinto e dichiarato, ha detto che la pedofilia immorale e questa una verit oggettiva e non soggettiva. La mia posizione che la biologia evolutiva pone su di noi alcuni assoluti. Si tratta di adattamenti proposti dalla selezione naturale. La morale allora non una cosa tramandata a Mos sul monte Sinai. E qualcosa forgiata nella lotta per lesistenza e la riproduzione, qualcosa modellato dalla selezione naturale. Ma se anche fosse che oggi esistessero valori oggettivi derivati dalla selezione naturale, come ad esempio la condanna della pedofilia, con lo stesso criterio dellevoluzione perch dovremmo escludere che domani, magari tra centomila anni, la pedofilia non venga accettata? Sempre di evoluzione si tratta, o no? Non essendoci nulla di prescritto, di tramandato da Dio agli uomini attraverso una rivelazione, arrivando integralmente dalla selezione naturale, il fatto che una cosa sia giusta o sbagliata, dunque, puramente una scelta emozionale del momento. Lunica cosa che rende sbagliata una crudelt sterminata il fatto che ora quella cosa sia personalmente spiacevole (e domani?).

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RIFLESSIONE PERSONALE - 6 La visione atea del mondo


Nella visione atea del mondo lessere umano non nientaltro che un primate dalla posizione eretta, e i sistemi di valori hanno un significato identico a quello degli abitanti della giungla. Immaginare che luomo sia qualcosa di pi quasi una bestemmia per lapparato culturale riduzionista-neodarwinista. Lamoralit degli atei (ovvero limpossibilit ad affermare qualcosa come perennemente giusto o perennemente sbagliato, ma sempre relativo) si trasforma in una forma di debolezza sociale nel contrastare i terribili mali che attanagliano la nostra societ. Il relativismo morale infatti pu gettare le basi filosofiche, ad esempio, per aprire la strada allaccettazione e allapprovazione della pedofilia (e altro). assiomatico dire che in una societ atea non vi qualcosa di morale o di immorale, ma solo lamoralit. Nella comunit atea la morale un termine utilizzato per descrivere il sistema che un individuo (o una societ di individui) preferisce soggettivamente. I valori dunque non sono altro che riflessi delle preferenze soggettive prevalenti, i quali ovviamente si adatteranno alle mutevoli esigenze. Non c nulla di perennemente giusto o perennemente sbagliato. Secondo il neodarwinista ateo Jerry Coyne in una visione atea della vita, non pu esservi nulla di intrinsecamente sbagliato, non oggettivamente sbagliata la pedofilia come non lo qualsiasi altra cosa. La morale laica si basa sulle preferenze personali del momento della societ: oggi la pedofilia sbagliata, ma non detto lo debba essere sempre. Dipender dai gusti che avremo domani e dalla capacit della societ (movimenti politici, intellettuali, stampa, TV, cinema, ...) di condizionarci. In una societ che ha espulso Dio, una societ radicalmente laica, implicito lassenza di valori morali. Secondo Joel Marks, professore emerito di filosofia presso lUniversity of New Haven Anche se parole come peccato e male vengono usate abitualmente nel descrivere per esempio le molestie su bambini, esse per non dicono nulla .... Il ragionamento pare coerente: senza unAutorit Superiore, nulla giusto e sbagliato. Dipende dallopinione sociale, dai media. Lopposizione alla pedofilia, ha continuato il filosofo non credente, si basa solo su una sorta di preferenza: oggi preferisco cos ma domani sono libero di cambiare idea. Cos ! 26

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RIFLESSIONE PERSONALE - 7 I valori oggettivi


Chiediamoci se oggi, per come si evoluta la nostra societ, esistano valori morali oggettivi ossia validi a prescindere, valori validi senza se e senza ma, in una parola se esistono valori morali sempre validi. Affermare che lomicidio sempre sbagliato, lo stupro sempre sbagliato, torturare i figli sempre sbagliato, la pedofilia sempre sbagliata ecc., significa dichiarare valori morali oggettivi. Diremmo forse che questi giudizi di condanna totale di omicidio, stupro, tortura, pedofilia, sono opinioni personali? Diremmo che lo stupro non sempre sbagliato ma dipende da fatti e circostanze? Diremmo che la pedofilia non sempre sbagliata ma dipende da fatti e circostanze?

Un valore morale ritenuto oggettivo quando rappresenta una verit che si ritiene indiscutibile ovvero non negoziabile e la mia conclusione che s, nella nostra societ esistono valori morali oggettivi, valori che valgono sempre in ogni circostanza, tutte incluse, nessuna esclusa.

Quando non esistono valori morali oggettivi subentra il relativismo etico e tutte le ignominie sono possibili e moralmente accettabili. In una societ relativista se io e il nazista manifestiamo valori morali diversi che godono entrambi degli stessi diritti di cittadinanza, non possibile definire un valore giusto o sbagliato. In tali circostanze sarebbe invece possibile definire soltanto un valore valido, valido in quanto deciso come tale dalla maggioranza del momento. Nella societ relativista non esiste la moralit assoluta ma quella relativa a quel momento. Affinch i miei valori siano sempre validi e quelli del nazista dichiarati sempre fuorilegge occorre necessariamente un Giudice terzo che non cambia idea come il popolo che, nel tempo e democraticamente, ha il diritto di cambiare opinione.

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RIFLESSIONE PERSONALE - 8 Il Dio dei cristiani


Ma chi potrebbe essere il Giudice terzo che impone i suo volere allumanit? Potrebbe mai essere un uomo, o una comunit di uomini, dal momento che tutti gli uomini sono uguali? Come potrebbero, il singolo o la comunit, esprimere valori assoluti? Da cosa deriverebbe la loro autorit sugli altri uomini se sono uomini anchessi? Per dare valori assoluti necessario che questa Autorit sia al di fuori, anzi al di sopra, degli uomini e al si sopra degli uomini si pone soltanto Dio. Chi non crede in Dio pu certamente vivere una vita etica o morale (lo abbiamo gi detto), ma senza Dio non ci pu essere un valido fondamento logico su cui basare i valori morali oggettivi. Non a caso il grande laico Norberto Bobbio affermava: La morale razionale che noi laici proponiamo lunica che abbiamo, ma in realt irragionevole (nel senso che priva di logica perch fondata sulla supremazia di unopinione sullaltra). In genere si pensa che basti appellarsi alla coscienza per avere sufficienti motivazioni per la moralit. La Chiesa dice che bisogna agire secondo coscienza, ma la coscienza illuminata dalla Fede e dalla Parola di Dio, di quel Dio che si fatto uomo, non la coscienza personale di ciascuno. Luomo non pu essere norma e giudice di se stesso, sopra di lui c il Creatore. La morale laica non ha altro chiodo a cui attaccarsi che la coscienza personale e il consenso popolare a una certa norma o comportamento. Abbiamo compiuto un lungo percorso e penso che siamo arrivati a due importanti conclusioni logiche: 1) Nella morale atea non possono esistere valori oggettivi ma solo soggettivi; 2) I valori morali oggettivi per esistono. Se esistono i valori morali oggettivi, logica vuole che deve esistere un Dio; Chi non crede in Dio non ha un fondamento logico per i suoi valori morali (e questo, ripetiamo, non significa che non ne possiede!).

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