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Il termine arabo "taswwuf" deriverebbe dalla lana (in arabo sf) con cui erano inte ssuti gli

umili panni dei primi mistici musulmani che per questo vennero chiamat i "sufi", ma un'altra etimologia si rif al vocabolo suffa, "portico" antistante l a casa-moschea di Muhammad a Medina, sotto il quale si raccoglievano alcuni pii musulmani, ospitati volentieri dal Profeta per la loro povert che s'accompagnava a un atteggiamento assai pio. Altri riconducono il termine all'arabo saf' (purezz a) o si richiamano alla collocazione dei sufi 'in prima fila' (saff al-wwal) al c ospetto di Dio. l taswwuf - che ha in s, forte, il concetto dell'esoterismo (da cui andranno per es punti i cascami ideologici che spesso al termine s'accompagnano) - fenomeno tras versale e diffusissimo nell'Islam, per quanto poco avvertibile all'occhio laico a causa della grande riservatezza osservata dai praticanti. Il suo grande succes so, come nell'Ebraismo, deriva in modo tutt'altro che secondario dalla particola re struttura fideistica delle due religioni semitiche, entrambe convinte della l etterale Rivelazione ai Suoi profeti da parte di Dio della Sua precisa volont. Il tasawwuf particolarmente diffuso nel sunnismo e assai meno nello sciismo, in cui sono attive infatti solo due confraternite islamiche, la Ni'matullahiyya e l a Dhahabiyya, a fronte delle decine di confraternite sunnite tuttora operanti. C i dipende essenzialmente dal fatto che, per conoscere Allah e la Sua volont, lo sc iismo pu stabilmente contare sull'attiva opera dei suoi dotti che, se non costitu iscono un formale sacerdozio, come nel resto dell'Islam, hanno acquistato per un incontestabile profilo di tipo clericale per il fatto che i loro ulema di maggio r dottrina, e in particolar modo i marja' al-taqlid, sono ispirati in modo ineff abile dall'"imam nascosto". Nell'Islam sunnita la totale mancanza di sacerdozio e di una classe di tipo cler icale che possa assolvere alla funzione intermediatrice fra Dio e le Sue creatur e comporta una ricerca di Dio e della Sua volont assai pi faticosa e rischiosa. du nque perfettamente normale, legittimo e doveroso per il Sufismo che il musulmano ricerchi personalmente quale sia la volont di Dio, obbedire alla quale permette di evitare il peccato che, nell'Islam, altro non se non la disubbidienza alle Su e disposizioni (tant' vero che muslim, "musulmano", significa proprio "chi si ass oggetta alla Volont di Dio"). Un metodo che si pu validamente affiancare al recepimento di quanto suggerito dag li ulema perci quello dell'indagine personale, da conseguire tramite una lunga di sciplina spirituale e mentale che - senza far trascurare lo studio della dottrin a esoterica ufficiale - possa aprire la Via esoterica verso Dio (il termine tari qa ha questo significato, oltre a significare confraternita islamica), per imboc care e percorrere la quale sar necessaria l'opera educativa di un Maestro che fun ga da "guida". Il Sufismo rappresenta l'atteggiamento pi individualistico della pietas musulmana , la quale si manifestata, oltre che in questa forma mistica, anche come protest a - con gli sciiti - e in forme pi storicizzate, come nell'opposizione delle sett e religiose contro i marwanidi, fedeli a Marwan ibn al-Hakam, califfo in Siria d al 684 al 685 imposto dalle trib dei Kalb al posto di Abd Allah ibn al-Zubayr. Da to che quest'ultimo era il legittimo successore di Yazid I, Marwan fu da alcuni considerato un anti-califfo e pertanto contestato. Dalla shahada, uno dei pilastri dell'Islam, ovvero la percezione che solo la Rea lt Assoluta reale, principio informatore dell'Islam, discende la coincidenza di q uesta Realt Assoluta con l'intera creazione e ci d ragione dell'essenza sostanzialm ente islamica del Sufismo, malgrado tutte le influenze provenienti da altre cult ure. vero che certe scuole di pensiero, persiane in particolare, svolsero una fu nzione di catalizzatore delle potenzialit mistiche dell'Islam. Ma il Sufismo rest a il "vero" cuore dell'Islam e lo si ritrova in tutto il mondo islamico come la pi pura dimensione interiore.[senza fonte]

Per i sufi, il grande e unico maestro resta il Profeta Maometto, che trasmise ai suoi compagni la baraka (che significa 'benedizione') ricevuta da Dio; questi a loro volta la tramandarono alle generazioni successive, creando cos la catena in iziatica, la cosiddetta silsila. Tutti gli autentici ordini sufi sono legati l'u no all'altro in questa catena. Le riunioni spirituali sufi sono cos descritte, con parole attribuite al Profeta: "Chiunque si riunisca con altri per invocare il nome di Dio, verr circondato da angeli e dal furore divino, la pace scender su di loro e Dio ricorder questa assem blea". Nella silsila dei sufi, anche Ali, cugino e genero del Profeta Muhammad, ha un r uolo fondamentale, indipendentemente dalla sua importanza come primo Imam degli sciiti. Viene infatti considerato fonte di dottrina esoterica subito dopo il Pro feta, ma soprattutto portatore di una concezione particolarmente intensa della p ietas musulmana, insieme alla nobilt d'animo e alla profonda conoscenza che disti nguono gli sciiti dai sunniti, almeno nella loro autopercezione. Storia Storicamente, i sufi si sono raggruppati in organizzazioni chiamate tawa?if (pl. di ta?ifah) e anche, con un termine pi conosciuto, turuq (pl. di tariqa, "via"). Il termine tariqa ormai un vero e proprio termine tecnico che sta ad indicare l a via esoterica dell'Islam. Turuq sono pertanto le congregazioni di discepoli o confraternite islamiche che si riuniscono intorno ad un maestro per prendere parte agli esercizi spirituali (majalis) nei cenobi, denominati secondo la posizione geografica ribat, zawiya, khanaqa, o tekke. Alcune delle congregazioni pi famose risalgono ai secoli XII e XIII, ma ne esisto no anche di moderne. Da una prima fase in cui l'esperienza sufi rest caratterizzata da un forte indivi dualismo (Rabi?a al-?Adawiyya, Ma?ruf al-Kharkhi, al-Harith al-Muhasibi, Dhu l-N un al-Misri, Sahl al-Tustari, al-Junayd ibn Muhammad), si pass verso il XII secol o alla creazione di turuq, con un numero pi o meno ampio di discepoli (murid, pl. muridun ) radunati attorno a un Maestro (shaykh in arabo, pir in persiano - che significano entrambi "anziano" - e dede in turco, lett. "nonno"). Di esse si ricordano in particolare la Qadiriyya, fondata nel XII secolo da ?Abd al-Qadir al-Gilani; la Suhrawardiyya, fondata nel medesimo secolo da Omar Suhra wardi e suo zio paterno Abu l-Najib Suhrawardi, [da non confondere con Shihabbod in Yahya Suhrawardi, Shaykh al-Ishraq, la cui posterit rappresentata dall'ordine degli Ishraqiyun (bench la loro comunit non abbia un'organizzazione esteriore)]; l a Rifa'iyya, fondata da Ahmad al-Rifa?i ancora nel XII secolo come la Kubrawiyya , fondata da Najm al-Din Kubra, la Shadhiliyya, fondata da Abu l-Hasan al-Shadhi li nel XIII secolo, la Mawlawiyya, fondata nel XIII secolo da Jalal al-Din Rumi di Konya, nota per i suoi dervisci roteanti; la Cishtiyya fondata da Mu?in al-Di n Cishti e, forse la pi vivace negli ultimi tempi, la Naqshbandiyya, fondata da B aha al-Din Naqshbandi, entrambe queste ultime attive dal XIII secolo. Altri rami si sono innestati su quelli principali, il caso della "Jarrahiyya" fondata da N ur al-Din al-Jarrahi (1678-1721) - riforma dell'ordine "Khalwatiyya" (da cui la denominazione Jerrahi Halveti) fondata da ?Umar al-Khalwati o, secondo altri, da Muhammad ibn Nur al-Balisi o, ancora, da Yahya al-Shirwani al-Bakub

l primo grande nome di sufi quello di Hasan al-Basri (642-728). Di lui nulla ci pervenuto, se non tramite le citazioni di altri autori. Nato a Medina, figlio di

un mawla, si stabil a Bassora, dove divenne famoso per la sua profonda preparazi one culturale e attrasse a s molti seguaci e studenti. Era l'epoca omayyade e la sua mente fu un crogiolo di intuizioni teologiche, mistiche e giuridiche che, pi tardi, sarebbero confluite in discipline diverse. una figura importantissima nel la trasmissione dei vari hadith, perch aveva conosciuto personalmente il Profeta. Gran parte delle catene iniziatiche sufi passano per lui. anche famoso per aver affermato che il mondo un ponte sul quale si passa, ma su cui non conviene cost ruire nulla. Le prescrizioni da lui dettate ai discepoli erano particolarmente s evere e improntate a una rinuncia quasi totale del mondo e dei beni terreni, al superamento delle passioni e alla ricerca di una vita moderata. Grande sostenito re del digiuno, si dice che si stupisse non di come la gente si perdeva, ma di c ome potesse essere salvata. Altri nomi di sufi famosi sono al-Junayd (m. 910), al-Gilani (m.1166), Abu Madya n (m. 1198) e l'imam al-Shadhili (m. 1258). Quest'ultimo escogit un approccio int ellettuale al Sufismo. Altri grandi teorici furono Ibn Arabi, del secolo XIII, le cui capacit dialettich e non riuscirono a scalfire minimamente l'intensissima dimensione spirituale esp ressa dal Hasan al-Basri; Gialal al-Din al-Rumi, al-Jili, al-Ghazali, Ibn Ata Al lah Iskandari: tutti costoro hanno lasciato abbondante materiale scritto accanto agli insegnamenti orali, da cui possibile desumere la dottrina sufi nella sua i nterezza. L'uomo di punta del Sufismo fu comunque al-Ghazali (m. 1111), il grande teologo dell'Islam, al contempo giurista e sufi riconosciuto. Nella sua opera al-munqidh min al-dalal (il salvatore dall'errore) descrive il proprio interesse per il Su fismo in questi termini: "Quando rivolsi il mio interesse verso il Sufismo, sape vo che non avrei potuto percorrerlo tutto senza sperimentare sia la dottrina che la pratica e che il senso fondamentale di tale insegnamento consiste nel supera re gli appetiti della carne, liberandosi da ogni cattiva disposizione e brutta q ualit. Solo cos, infatti, il cuore libero di essere posseduto da Dio. Sapevo anche che il mezzo per liberare il cuore da ogni male il dhikr Allah e la concentrazi one di ogni pensiero su di Lui. Ci che accadde fu che la dottrina mi risult pi semp lice della pratica, cosicch cominciai ad imparare le regole dei loro libri e i de tti degli sheikh, finch ne seppi a sufficienza e mi resi perfettamente conto che ci che veramente caratteristico di questa dottrina non pu essere imparato, ma pu so lamente essere raggiunto per esperienza diretta e immediata, attraverso l'estasi e la trasformazione interiore. (...) non c'era modo di raggiungere la conoscenz a vera del Sufismo se non conducendo una vita mistica. Ma gli interessi mondani mi pressavano da ogni parte." A questo punto della sua vita, al-Ghazali si confina per due anni in una stanza della moschea maggiore di Damasco, lasciando ogni cura del mondo: insegnamento, figli e amicizie. Il munqidh min ad-dalal descrive questa ricerca interiore, men tre la Ihya? ?ulum al-din (La rivivificazione delle scienze religiose) la sua su mma sulle religioni. Al-Ghazali giunger alla conclusione che i sufi sono i veri e redi del Profeta, essendo gli unici che potevano raggiungere la conoscenza diret ta di Dio, ma questa conoscenza era viabile solo attraverso la mediazione della teologia e della legge. Perci egli ne divenne il pi strenuo sostenitore. Grazie a lui, l'islam risolse la contraddizione intellettuale esistente tra mistica, teol ogia e questioni legislative.