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COMPLEMENTI

DI FISICA 1-Oscillazioni libere,smorzate e forzate. La risonanza. 1.1 Moto Armonico Il moto armonico un moto descrivibile da una sola frequenza e da una soluzione di tipo armonica (funzione di seno o coseno). Una funzione di tipo armonica una funzione del tipo: f(t)=f0(2+0) Il termine 0 serve ad indicare che non sappiamo dove loscillatore si trovi a tempo zero (ovvero quale sia la sua posizione iniziale) Un sistema armonico un sistema rappresentabile con una sola frequenza ma sappiamo anche che essa uguale a =1/T dove T il periodo. Possiamo perci riscrivere la soluzione armonica nel seguente modo: f(t)=f0sin(2t/T+0). Possiamo poi definire la pulsazione caratteristica di tale soluzione come 0=2 La soluzione che abbiamo cos calcolato la cosidetta soluzione generale, valida cio per qualsiasi problema. Per calcolare la soluzione particolare, che riguarda una determinata condizione, bisogna conoscere le condizioni al contorno. Per calcolare lequazione caratteristica delloscillatore armonico deriviamo ora rispetto al tempo la nostra soluzione. f(t)=f0sin(0t+0) ------> df/dt=f00cos(0t+0) | | confrontando queste due funzioni notiamo che, la derivata contiene f(t) al suo interno d2f/dt2= -f002sin(0t+0) otteniamo cosi: d2f/dt2=-02f(t) che lequazione caratteristica delloscillatore armonico. Ogni equazione del tipo d2x/dt2 +ax=0 purch a>0 (ci neccessario poich bisogna mantenere il segno -, che serve ad indicare che il sistema tende a tornare nella posizione di equilibrio). Una soluzione per tale equazione sar x(t)=x0sin(at+0). Vogliamo ora calcolare x0 e 0 . Come fare? Bisogna calcolare la soluzione particolare. Usare la funzione seno o coseno indifferente fintanto che non abbiamo calcolato 0 (il coseno infatti un seno sfasato) Il modo pi semplice per visualizzare un moto armonico vedere la variazione rispetto ad x e y. x(t)= x0sin(0t+0) rappresenta la posizione v=dx/dt= x00cos(0t+0) rappresenta la velocit a=dx/dt=- x0 0sin(0t+0) rappresenta laccelerazione Prendiamo un corpo che viaggia a velocit costante in modulo. = vettore posizione Scomponiamolo rispetto a x e y. =Rcos(0+0t)i+Rsin(0+0t)j (t)=0+0t (0t rappresenta la velocit angolare, langolo varia a velocit costante) calcoliamo le derivate di R: v =d /dt=-R0sin(0+0t)i+R0cos(0+0t)j notiamo che una delle due componenti ha cambiato segno.

Questo deriva dalla variazione di verso della velocit a=d2R/dt2=-R02cos(0+0t)i-R02sin(0+0t)j tutte e due le componenti hanno segno meno in quanto si tratta dellaccelerazione centripeta, che diretta verso il centro della circonferenza. 1.2 Composizione di moti armonici x(t)= Rcos(0t) y(t)=Rsin(0t+) Proviamo diversi valori di : 1) =-/2 se 0t=o ---->x(t)=R e y(t)=-R se 0t=/4 ---> x(t)=2/2 R e y(t)=-2/2 R se 0t=/2---> x(t)=y(t)=0 Quello che ottengo un moto lineare. Linclinazione dipender da R. se per x(t) e y(t) R coincider avremo un inclinazione di 45 altrimenti un valore diverso. 2) =0 in questo caso avremo una traiettoria circolare. 3) Se diverso da 0 o /2 avremo un elisse 1.3 Forza Elastica F=ma=-Kx dove K una costante elastica e x rappresenta la deformazione della molla Possiamo riscrivere lequazione precedente nel seguente modo: m !! ! =-Kx !! ! =- ! x siamo sicuri che K/m positivo, quindi 0=
! ! !!! !!! !

da cui si pu notare che, maggiore la

costante elastica della molla maggiore sar la sua oscillazione, inversamente proporzionale per alla sua massa. Avendo un sistema armonico, possiamo scrivere la soluzione generale come: x(t)=x0sin(
! !

t+0)

Vogliamo ora calcolare la soluzione particolare. Immaginiamo di dilatare la molla in modo da avere le condizioni iniziali: x(0)=l , ovvero la dilatazione a tempo 0 sar l (dilatazione rispetto al punto dequilibrio) (0)=0, in quanto la velocit a tempo 0, ovvero nel momento stesso in cui rilasciamo la molla, sar nulla. Applicando le varie condizioni (ovvero calcolando x(t) per t=0 e la sua derivata per t=0)otteniamo che: x(0): x0sin(0)=l (0): x0
! ! !

cos(0)=0 -----> otteniamo che 0= ! perch x0,K e m non sono uguali a 0


!

x0=!"# ! ma, siccome sin(0) deve essere uguale a 1, altrimenti otterei l, allora 0= ! e x0=l otteniamo quindi la seguente soluzione particolare:

x(t)=l sin(

t + ! ) !

particolare: il segno dellangolo di fase dipende se abbiamo dilatato (+) o compresso (-) la molla. Appendiamo ora una molla in posizione verticale. In questo caso, sulla molla interverr anche la forza peso. Le forze risultanti saranno: F=-Kz-mg Che riscriviamo nella forma:
!!! !! !

= !x g !! ! + 02x+g=0 che rappresenta un equazione differenziale Nel suo punto di equilibrio, avremo che le forze si bilanciano, per cui mg-K(x1-l)=0 (dove x1 il nuovo punto di equilibrio, ottenuto dalla forza peso). Possiamo perci ottenere che ! g=!(x1-l) dilatiamo ora la molla, dal suo punto di equilibrio, di una quantit l .Otterremo: mg K(x-l)=m !! ! !! ! = ! (x-l) + g Possiamo sostituire in questa equazione il valore di g precedentemente trovato in situazione dequilibrio, ottenendo cos:
!!! !!! !!! !

!!!

!! !

= ! (x-l) + !(x1-l) possiamo da qui eliminare i fattori l e otteniamo:


!

!!! !! !

= !(x- x1 ); facciamo un cambiamento di variabile, ponendo y= x- x1 e perci dy=dx. otteniamo:


!!! !! !

= ! y abbiamo ottenuto un moto armonico in cui la pulsazione quella del sistema originario. La forza peso influisce cambiando il centro di oscillazione. Prendiamo due molle e agganciamole in parallelo: F=m !! ! = -K1x K2x le due molle subiscono la stessa deformazione. Quindi: F=-(K1+K2)x Il comportamento in serie invece diverso: ! ! otteniamo infatti un Kequiv=[!! + !"]!! 1.4 Sistema oscillante in presenza di attrito viscoso Lattrito viscoso una forma di attrito che descrive la perdita di energia di un qualunque sistema reale. In un sistema elastico dobbiamo aggiungere il termine bv. ma=m !! ! =-Kx-bv !! ! + ! !" + ! = 0 ma ! = che rappresenta il dumping, ovvero la perdita del sistema. Otteniamo per tanto lequazione caratteristica delloscillatore:
!!! !! ! !!! !!! ! !" ! ! !!!

Dobbiamo risolvere questa equazione differenziale. Per farlo scriviamo lequazione algebrica associata: y2+y+ 02=0 e calcoliamo le due soluzioni: y1=
!! ! ! !

+ !" + 02x = 0

!"

y2= ! La soluzione x(t) dipender da y1e y2 . In particolare, sar: !!! + !!! 1 2 x(t)= !" + 1 = 2 = per ottenere A e B bisogna calcolare la soluzione particolare. Altro argomento di interesse e il che distingue tre casi diversi. Ricordiamo che pari a: = ! 402 pertanto otteniamo: y1= ! + y2= !
! ! ! ! ! ! ! !

!! ! !

! ! ! !

1 Caso: >0 = !!! + !!! sostituiamo y1 e y2 in x(t) e otteniamo, eseguendo raccoglimenti:


! ! x(t)= !!! ( ! + ! ) Il sistema che abbiamo ottenuto non un sistema oscillante. Analizziamo il comportamento per t +, ovvero vediamo come si comporta x(t) al crescere ! ! !

!! ! !

! !

!! ! !

del tempo. Il primo termine, !!! , tende a zero, mentre il termine tra parentesi tende a + (perch il primo va a + mentre il secondo tende a zero). Il sistema per tende complessivamente a zero, in quanto il termine !!! va a zero pi rapidamente di quanto lo faccia il termine che va a infinito. Il sistema per tanto decrescente. Perch? Per avere un >0, necessariamente ! >402 ovvero lattrito pi forte, quindi il sistema tende a morire. Calcoliamo ora la soluzione particolare imponendo i seguenti vincoli: x(0)=x0 (0)=0 ovvero posizione a tempo 0 x0 e velocit nulla. Dalla prima condizione, ovvero calcolando x(t) per t=0 otteniamo: A+B=x0 Calcoliamo poi la derivata di x(t): () = 1ey1t +By2ey2t che applicata per t=0 risulta: Ay1+By2=0 Con semplici passaggi matematici otteniamo che: !! A=!!!!!x0 B= !!!!!x0
!!
!

Possiamo poi sostituire in A e in B i valori di 1 e y2 e sostituendo in x(t) i valori di A e di B possiamo ottenere il seguente risultato:

x(t)=x0 !!! [cosh

! ! !

! ! +

! ! !!! ! !

sinh

! ! !

! ! ]

Nella maggior parte dei casi il sinh piccolo e si trascura. Attraverso possiamo invece pilotare laumento o la riduzione denergia. 2 caso =0 in questo caso y1=y2=y= ! La soluzione x(t) sar di questa forma: x(t)=Aeyt(1+Bt) Calcoliamo la soluzione particolare. Le condizioni iniziali saranno quelle del caso precedente. Calcoliamo perci x(t) e la sua derivata a tempo 0. = !" 1 + + !" x(0)=x0=A 0 =0= yA+AB (possiamo semplificare A) otteniamo: A=x0 B=-y Sostituendo quanto ottenuto in x(t) otteniamo: ! = ! !!! 1 + 2 Per t il termine lineare tra parentesi viene mangiato dallesponenziale, e il sistema tende cos a zero. 3 caso <0 In questo caso le due soluzioni che otteniamo sono soluzioni complesse coniugate. ! ! ! = + ! 2 2 ! ! ! = ! 2 2 x(t) invece della forma: = !! ! + !! ! applichiamo ora le seguenti condizioni al contorno: x(0) = x0 0 = 0 ottenendo:
!

A+B = x0 y1A+y2B=0 da cui ricaviamo: ! = ! ! ! ! = ! ! ! in cui, sostituendo i valori di y1 e y2 precedentemente ottenuti, ricaviamo: 1 2 = + ! 2 ! ! 2 ! 2 1 2 = ! 2 ! ! 2 ! 2 sostituiamo ora i valori di A e di B allinterno di x(t)
= 1 + 2 2
! 2 !

! 2

! ! !! ! ! ! ! ! !!! ! !

1 + 2

2
! 2 !

! 2

! !!!

! ! ! ! ! !! !! !

possiamo facilmente notare che la perdita di energia delloscillatore, tende a modificare la frequenza di oscillazione, che assumer il seguente valore:
! = ! ! ! !

questa nuova pulsazione caratterizzata dallattrito. Questo valore

sotto radice, e la pulsazione elevata al quadrato, poich parliamo di energia, in cui la velocit varia al quadrato. Riscriviamo cos: ! ! 1 1 ! ! !" ! 2 2 = + ! ! + ! !!! !!" ! 2 2 2 2 raggruppiamo ora i termini in comune: ! !"# + !!"# !"# !!"# ! ! 2 ! = ! + 2 2 ricordando le formule di Eulero, i termini esponenziali tra parentesi altro non sono che una funzione coseno e una funzione seno. Possiamo perci riscrivere la nostra x(t) nel seguente modo: ! ! ! = ! ! cos + 2 sin

Sapendo poi che = ! e che ! = ! definita costante di tempo possiamo allora ricavare che: 1 2 = = 2 2 e quindi, in conclusione ! = ! !!! cos + sin 2 Ma, il termine seno, nella maggior parte dei casi trascurabile (vediamo tra poco quando considerarlo) perci possiamo scrivere: = ! !!! cos
!

!!

La funzione composta da ! !!! e ! !!! detta curva di inviluppo, che rappresentano i limiti oltre i quali loscillazione non pu andare. Allinterno si pu andare a disegnare la funzione coseno. Se lattrito aumenta, la curva di inviluppo diventer pi stretta e la frequenza diminuir, andando ad aumentare il periodo di oscillazione. Immaginiamo ora di avere un attrito molto forte, avendo cos una curva di inviluppo molto stretta. Se proviamo a confrontare la funzione coseno disegnabile al suo interno con una normale funzione coseno, ci accorgeremo che sembrerebbe ipotizzabile che lattrito acceleri il sistema! Questo accade perch abbiamo trascurato il termine seno. Questo termine, infatti, permette di sforare la curva di inviluppo, correggendo la funzione grazie alla costante di tempo che diventa influente in quanto molto piccola (quindi, essendo a denominatore, rende ! grande il coefficiente davanti alla funzione seno). Ci significa che, il termine !!" sin un termine di correzione che diventa fondamentale quando !!" diventa proporzionale a 1. 1.5 Oscillatore Forzato Si tratta di un sistema oscillante a cui aggiunto un motore che ne forzi loscillazione. Il sistema pu essere scritto attraverso il seguente bilanciamento di forze: ! = ! = + ! cos il termine ! cos il termine forzante. Possiamo ora portare i termini a secondo membro a primo membro e dividere per la massa. ! ! + + = cos ! ma possiamo riscrivere la funzione coseno come somma di esponenziali tramite le formule di Eulero e ottenere cos: ! ! !"# + !!"# + + = ! 2
!

Questo gi un problema particolare. Infatti siamo a conoscenza di quanto vale la forza a tempo 0 (F0) e che la fase iniziale ! = 0 Inoltre, il sistema osciller alla frequenza imposta . Possiamo quindi impostare la forma della soluzione: ! !"!! + !! !"!! = ! cos + = ! 2 andiamo ora a calcolarne la derivata prima e la derivata seconda, per poterle poi sostituire nellequazione differenziale precedente. ! ! = ! !"!! !! !"!! = ! !"!! !! !"!! 2 2 ! ! ! ! !"!! = ( ! !"!! + !! !"!! ) = + !! !"!! 2 2 sostituiamo ora questi due risultati nellequazione differenziale (considereremo anche !! ! = ! , definita come accelerazione motrice)

Possiamo ora elidere i 2 in quanto presenti in tutte le equazioni. Nel passo successivo scomponiamo lequazione in due equazioni, una in !"# e una in !!"# . ! !"# !" ! ! + + ! = ! !"# ! !!"# !!" ! ! + ! = ! !!"# Come possiamo notare, le due equazioni sono complesse coniugate, pertanto permettono di ricavare le stesse informazioni. Scegliamo la prima. Possiamo semplificare a sinistra e a destra !"# ricavando: ! ! !" ! ! + = ! Possiamo riscrevere la parentesi usando la notazione esponenziale dei numeri complessi, calcolandone modulo e fase: ! ! = ! ! ! + ! ! = ! ! ! ! = ! !" ! !" ora calcoliamo la soluzione di questa equazione suddividendo la parte reale da quella immaginaria: ! = ! ! 0 = + che ci permettono di ottenere: ! =
!! !!

! ! ! ( 2

!"!!

+ !!

!"!!

) +

! ! ( 2

!"!!

!!

! ! !!

) + ! !

! ! ( 2

!"!!

+ !!

!"!!

) =

! !"# ( + !!"# ) 2

!! !

! !! ! !!

il termine a numeratore indica che maggiore la forza del motore,


!! ! ! !

maggiore lampiezza delloscillazione, che per inversamente proporzionale alla massa. Inoltre, lampiezza delloscillazione funzione delloscillazione del motore. = = ! ! !

Analizziamo nel dettaglio la x0. Se non ci fosse attrito, il coefficiente =0 implicando: ! ! = ! ! ! se calcoliamo tale funzione per =0, otteniamo che

! =

Se invece la calcoliamo per =0 otterremo invece che x0= Per valori di molto grandi invece, la pulsazione tender a zero. Questo per un caso puramente ideale. Nel caso di un sistema reale, la formula resta proprio ! =

!! ! ! !

!! !

il sistema dipender quindi dalla forza del motore rispetto a quella della molla.

!! ! !

! !! ! !!


!! ! ! !

! Per = ! , ! ! va a zero, ma c la limitazione del termine 22 che ci porta ad avere: ! ! ! = = Il problema perci proporzionale alla massa: questa linerzia, la forza in grado di opporsi allattrito. Per quanto riguarda lo sfasamento, a pulsazione 0 lo sfasamento nullo. Per = ! lo ! sfasamento di ! mentre per , possiamo notare che il denominatore va a infinito pi velocemente quindi lo sfasamento tende a zero. 1.6 Circuito Oscillante Un circuito oscillante era il sistema pi semplice per poter ascoltare la Radio. Tramite il condensatore presente, possibile variare la frequenza di risonanza. Il bilanciamento delle forze ci dice che: = ! + ! + ! = + + dove L il coefficiente di autoinduzione, Q la carica depositata sul condensatore e C la !" capacit del condensatore (inoltre ! = !" per la legge di Faraday-Neumann Lenz)

possiamo infine riscrivere f nel seguente modo: !" ! = + !" + !

! questa equazione leggermente differente da !! ! + !" + ! = ma anchessa un equazione differenziale. Se infatti la derivassimo, lintegrale si eliminerebbe, la derivata prima diventerebbe una derivata seconda e la Resistenza moltiplicata per la derivata della corrente rispetto al tempo rappresenterebbe il termine di perdita denergia. Possiamo perci immaginare che la soluzione abbia una forma del tipo: = ! ! !"!! per verificare che questa sia veramente la soluzione, integriamo e deriviamo e verifichiamo che questi valori soddisfino appunto lequazione. = ! ! !"!! ! ! ! !"!! = ! ! !"!! = ! = per calcolare questo integrale stato applicato una sostituzione di variabile: + = = inoltre come se immaginiamo questo integrale tra 0 e t, poich supponiamo che a tempo t=0 il condensatore sia scarico. Sostituiamo ora quanto trovato nellequazione differenziale: 1 ! ! !"!! = ! ! !"!! + ! ! !"!! + = ! !"# semplificando i termini !"# e raggruppando quelli in !" otteniamo: 1 1 ! = ! !" + + = ! !" + riscriviamo ora il numero complesso nella forma di modulo e fase, in modo da poter riscrivere ! = ! !" ! !"

!!!

!"

1 ! ! = + 1 = ! uguagliamo ora tra loro i termini di modulo e i termini di fase. ! = ! ! che ci indica che lampiezza della corrente = alla forza elettromotrice divi ! 1 0 = + = = abbiamo in conclusione che ! = !! =
!

!! ! ! ! !" !!"
! !

Il denominatore il modulo dellimpedenza totale del circuito (Limpedenza, che rappresentato da i coefficienti che moltiplicano la corrente nei vari ! , ! , ! ) invece la fase dellimpedenza. Ora sarebbe lecito chiedersi, perch ci sono termini immaginari? Un termine immaginario in realt non altro che un termine di fase. Infatti se ci ricordiamo che !" = + per = ! ! = cos ! + ! =
!
!"

La differenza di potenziale ai capi del condensatore di ! .


!

Possiamo inoltre notare che mentre linduttore ha un termine di fase di ! , il condensatore ha

un termine di fase di ! . Quindi, a differenza della resistenza che mangia energia dal sistema, condensatore e induttore sono elementi attivi, con comportamento reciproco(uno e a bassa frequenza, laltro ad alta frequenza, uno anticipa mentre laltro ritarda). Chi prende il sopravvento tra i due? Dipender dalla frequenza. Se lanticipo e il ritardo si uguagliano, il sistema andr a zero. Questo vero quando ! ! ! !" = 0 = !" ! = !" Se nel nostro sistema non fosse presente la resistenza, per questo valore di frequenza la corrente esploderebbe. Quella pertanto la pulsazione caratteristica del sistema. Per quel !! valore avremo che ! = ! . Se rappresentassimo ora le induttanze come vettori nello spazio di Gauss, potremmo notare come fissando un valore di resistenza, si fissa un limite per il valore massimo della corrente (maggiore tale vettore, minore il valore della corrente). Il valore massimo della corrente si ha quando induttanza e condensatore si annullano a vicenda. In questo caso diciamo che il ! sistema entra in risonanza. Inoltre, per la corrente va a zero, a causa del termine !" che tende a e quindi I va a zero. 1.7 Il Pendolo Un pendolo un sistema composto da un filo inestensibile e rigido, privo di massa, a cui appendiamo una massa. Le forze che agiscono su tale massa sono una forza di tensione del filo e la forza peso. !"! = + Prendiamo ora come riferimento le coordinate polari del sistema. in direzione parallela al filo in direzione della circonferenza percorsa. Scomponiamo ora F nelle due direzioni: ! : = + = ! ! ! ! ! : ! = = ! = ! ! ! ! ! possiamo quindi ora ottenere: = + ! quindi la tensione deve controbilanciare la componente di peso lungo la direzione del filo e la forza centripeta. Ricordando poi che larco sotteso ad una circonferenza la lunghezza del raggio per langolo sotteso, possiamo ottenere:
!!

! ! !" !! !

! = ! Notiamo che questo non un moto armonico. Se lo fosse stato, avrei dovuto avere solamente il termine . Questo avviene perch le risposte reali sono molto complicate. Se si scomponesse il termine seno, potremmo vedere che = !! + !! . Questo vero anche nel caso della molla in cui una forza reale sarebbe del tipo = [! + ! ! + ! ! + ! ! + ] ovvero introduciamo dei termini di anarmonicit, che dipendono per da altri fattori non di nostro interesse (materiali, stress della molla). Tornando al caso del pendolo, in caso di oscillazioni molto piccole possibile trascurare i termini di grado superiore al primo ottendo quindi ! = ! 1.8 Nonlinearit Partendo da = = !! + dove il termine di primo grado rappresenta il termine lineare, mentre gli altri rappresentano quelli nonlineari. Possono quindi essere presenti termini di ordine superiore che derivano dallo sviluppo in serie di una risposta pi complessa. Se avessimo: = ! + ! ! + ! ! + avremmo che ! ! ! ! ! ovvero i termini nonlineari sono molto pi piccoli dei precedenti. Per questo motivo, vengono presi in considerazione solo ogni volta che il sistema viene forzato ad effettuare oscillazioni molto grandi. Prendiamo in considerazione una forza che presenta un termine armonico ed un termine anarmonico (ovvero scegliamo i primi due termini dello sviluppo) : = ! + ! ! ! ! = ! + ! ! + ! cos !! prendiamo ! = ! ! !"# ! ! + + = ( + !!"# ) ! ! 2 visto che il termine nonlineare comporta un piccolo contributo, si potrebbe pensare che la soluzione lineare sia ancora valida, ma leggermente perturbata. Proviamo perci: ! ! !"!! = + !! !"!! 2 calcoliamone quindi derivata prima e seconda e il quadrato. ! ! !"!! = !! !"!! 2 ! ! ! !"!! = + !! !"!! 2
!! !! !!

= !! ! = che ci porta ad ottenere in conclusione:

!!!

! ! ! ! ! ! !"!! + !! !"!! = !! !"!! + !!! !"!! + 2 4 4 possiamo portare il coefficiente 2 negli esponenziali allinterno, e ottenere: ! ! ! = ! !!"!!! + !! !!"!!! + 2 4 la nonlinearit porta quindi a far apparire un termine 2, e un termine non dipendente da , il +2 che denominato rettificazione. Questo ci ha perci portato la nascita di una nuova frequenza, appunto 2, e quindi la soluzione di partenza non pi valida. Dobbiamo perci inserire nella soluzione x(t) una piccola perturbazione, che tenda a contenere quelle frequenze che precedentemente non erano state considerate. Prendiamo pertanto: ! ! !"!! ! ! !!"!! = + !! !"!! + + !! !!"!! ! ! 2 2 Calcoliamo quindi come in precedenza derivata prima e seconda e quadrato. ! ! !"!! 2! ! !!"!! = !! !"!! + !! !!"!! 2 2 ! ! ! !"!! 4! ! ! !!"!! = + !! !"!! + !! !!"!! 2 2 ! ! ! ! ! = !! !"!! + !!! !"!! + 2 + ! !!"!! ! + !! !!"!! ! + 2 4 4 ! ! ! !"!! ! !!"!! +2 + ! !"!! !! !!"!! + !! !"!! ! !!"!! + !! !"!! !! !!"!! 4 Come facile notare che, come nel caso precedente, si vengono ad aggiungere nuovi termini di frequenza! (in questo caso 3 4). Se ora provassimo ad aggiungere nuovamente queste frequenze nella soluzione, si andrebbero a sviluppare poi altri termini di frequenze. Dobbiamo perci fare una scelta. Come avevamo scelto allinizio di prendere in considerazione solo i primi due termini dello sviluppo, scegliamo ora di prendere solo alcune delle infinite frequenze che compaiono. Questo necessario proprio perch la nonlinearit porta a generare, da una frequenza, infinite frequenze. Scegliamo quindi di considerare le frequenze 2. Eliminiamo perci tutte le altre frequenze dai risultati ottenuti (e eliminiamo anche i termini e i complessi coniugati) : = ! ! !"!! + ! ! !!"!! = ! ! !"!! + 2! ! !!"!! = ! ! ! !"!! 4! ! ! !!"!!

! =

! = !! ! !!"!!! + ! ! ! !"!!!! ( 0) Poniamo ora quanto trovato allinterno dellequazione caratteristica e uguagliamo tra loro i termini a frequenze uguali. Otteniamo cos: ! ! !"!! ! ! + ! + ! ! ! ! ! !!!! = ! !"# ! ! ! ! !!" !! ! 4 ! + 2! + ! ! ! !!!! = 0 2

!!

nella prima equazione semplifichiamo !"# e otteniamo: ! !" ! ! + ! + ! ! ! ! ! !!!! = ! nella seconda eliminiamo invece ! !!"!! : ! ! ! 4! ! + 2! + ! ! ! !!!! = 0 2 nella prima possiamo poi mettere a fattor comune ! : ! !" ! ! + + ! ! ! !!!! = !

mentre nella seconda portiamo a destra delluguale il termine !! ! !!!! e raccogliamo ! : ! ! ! ! 4! + 2 + ! = ! !!!! 2 Nella prima equazione possiamo inoltre trascurare il termine nonlineare. Questo perch !! !! ! ! ! e quindi ! =! = ! . In pi ! un termine piccolo, che moltiplicato per un termine genera un termine piccolissimo. In conclusione otteniamo: ! !" ! ! + + ! = ! che altro non che la risposta delloscillatore forzato. Dunque: ! !!" ! = ! (! ! ) + Il motore del termine nonlineare altro non che il termine lineare. Se il sistema oscilla forte, ogni armonica trasferir energia alle armoniche successive ( 2, 2 3, 2 4, ). Le armoniche successive nasceranno perci man mano che le precedenti diventano forti. ! ! ! !! ! 2 ! !!!! ! !!!! ! ! ! = ! = ! ! (! 4 ! ) + 2 2 ! 4 ! + 2 ! ! + ! ! ! = ! ! ! ! 2 ! 4 + 2 ! + ! ! Notiamo come in questo caso la frequenza di risonanza sia = !! proprio perch dobbiamo avere che 2 = !

!!

2 Teorema di Fourier 2.1 Serie di Fourier Immaginiamo di avere una f(t) periodica di periodo T. Dunque f(t+T)=f(t) !! Sappiamo inoltre che associato al periodo T abbiamo: ! = pulsazione caratteristica. Se f(t) periodica, allora pu essere rappresentata come somma di armoniche di tipo seno o coseno nel seguente modo:
! !

= ! +
! !!

! cos +
! !!

! sin

con ! termine non oscillante. Cosa rappresentano i coefficienti ! , ! ! ? Sono degli integrali di sovrapposizione e rappresentano come sono sovrapposte tra loro f(t) e la n-esima armonica. 2 ! ! = cos ! 2 ! ! = sin ! ! invece il valore medio della funzione: 1 ! ! = ! Abbiamo in particolare che, se f(t) una funzione dispari ( f(t)=-f(-t) ) allora ! = 0 se invece f(t) una funzione pari ( f(t)=f(-t) ) allora ! = 0 2.2 Trasformata di Fourier Se un segnale non periodico (come lo ad esempio un singolo impulso), come possiamo calcolarne lo spettro (ovvero la scomposizione in armoniche)? Possiamo considerare che il suo periodo vada da + . Scomponiamo cos f(t) nel seguente modo: 1 !! = !"# 2 !! () definita trasformata di Fourier di f(t) ed definita nel seguente modo:
!!

=
!!

!!"#

La trasformata di fourier un integrale di sovrapposizione.

3 - Generalit sulle onde 3.1 Onde e equazione caratteristica Lesempio pi tipico di unonda la ola. Per generare una ola, ogni persona effettua uno spostamento orizzontale, tenendo conto del movimento della persona che la precede. Unonda quindi un movimento oscillante che lega insieme spazio e tempo. Possiamo scriverla con la seguente forma: 2 2 , = sin = sin 2 = 2 = x un termine di fase, e viene riferito rispetto alla lunghezza donda(= ). Il tempo t invece rispetto al tempo di oscillazione completa T. In forma compatta riscriviamo f(x,t) come: 2 , = sin ! dove x rappresenta una certa posizione occupata nello spazio, mentre ! il rapporto tra lo spazio di una oscillazione e il tempo di oscillazione. Altro non che la velocit con cui si sta muovendo londa. Definiamo poi = 2/ come numero donda (questo se ci troviamo in una dimensione, in un caso multidimensionale si parler di vettore donda) Per concludere, scriviamo in conclusione un onda come: , = sin( ) Nel caso spaziale, possibile calcolarne uno spettro spaziale. Una frequenza spaziale rappresenta la direzione di propagazione dellonda. Se siamo in regime lineare, unonda pu essere scritta anche come: , = ! !"!!" Calcoliamo ora di questa funzione la derivata prima e seconda sia rispetto al tempo, sia rispetto allo spazio: = cos ! = ! sin( ) ! = ( ) ! = ! sin ! Da queste equazioni possiamo ottenere che:

Abbiamo trovato una relazione che lega insieme la derivata rispetto allo spazio a quella rispetto al tempo. Possiamo perci scrivere la seguente uguaglianza: ! ! ! = ! ! ! Possiamo per riscrivere !! : 2 ! ! ! = = = ! ! 2 ! Troviamo quindi che a legare le due derivate la velocit, che non a caso un termine che lega spazio e tempo. Possiamo perci riscrivere lequazione poco sopra come: ! ! ! = ! ! Questa lequazione caratteristica delle onde. Se il sistema non fosse monodimensionale, lequazione si riscriverebbe nel seguente modo: Nelle due dimensioni: ! ! ! ! ! + ! = ! Nelle tre dimensioni: ! ! ! ! ! + ! + ! ! = ! Possiamo riscriverla anche come: ! ! ! ! ! ! ! ! + ! + ! = = ! Il nabla al quadrato viene definito laplaciano. In alcuni casi potremo trovare invece del laplaciano, il dalambertiano: ! = 0 Dove ! = ! Le onde vengono poi suddivise in longitudinali, se la perturbazione parallela alla direzione di propagazione, e trasversali, se la perturbazione perpendicolare. 3.2 Principio di Huygens Fresnel Tale principio afferma che ogni punto di un fronte donda piano pu essere spezzato come sorgente di onde sferiche. La composizione di tutte queste onde sferiche torna ad essere un fronte donda piano. + !! ! + !! !! ! !! !
!! !! !! !! !!

! 1 ! 1 = ! ! ! !

3.3 Onde meccaniche Prendiamo una corda (ad esempio quella di una chitarra) tesa ed in equilibrio senza la presenza di vincoli. Supponiamo di pizzicare tale corda a tempo t0. La corda subir una deformazione e si trover nel seguente stato (grafico sul quad) La corda subir una perturbazione ( , ). Consideriamo di questa corda un volumetto di lato dl. Su tale corda agiranno due forze T1 e T2, che tenderanno a riportarla in equilibrio. La corda inoltre caratterizzata da una densit volumetrica di massa e da una superficie trasversale S. Potremmo allora calcolare la massa infinitesima di questo volumetto in considerazione come: = , se poi supponessimo che S sia molto piccola, (ad esempio una corda sottile come un capello) avremo: ! = dove ! la densit lineare. Scomponiamo ora le forze che agiscono su questa corda lungo x e y: ! = ! cos ! ! cos ! ! = ! sin ! ! sin ! Avendo dato un pizzico leggero possiamo considerare ! ! = Possiamo supporre anche che gli angoli siano molto piccoli. Otteniamo : ! cos ! ! 1 1 = 0 Questo risultato ottenuto ci dice che londa trasversale. Avendo supposto che gli angoli sono molto piccoli, possiamo approssimare = Per cui: ! ! ! Dalla definizione di derivata di una funzione, ovvero il rapporto incrementale, sappiamo che ! ! !!" !! ! !" !" = !" che euqivalente a + = + !" !" Questa definizione ci serve perch possiamo riscrivere le tangenti precedenti come espressioni di f(x) ovvero: = ! + = ! Questultima equazione sta a rappresentare che vogliamo analizzare come varia langolo rispetto ad un incremento dx. possiamo allora scrivere, applicando la definizione visto poco fa: ! ! = ! + !"#! da questa uguaglianza scopriamo pertanto che i due angoli, a meno di un fattore !" ! . Da questa relazione possiamo riscrivere Fy come: ! ! ! = ! ! !" ! ,! Ma la ! = !" per cui ! ! = = ! Quella appena ottenuta una descrizione nello spazio. Per calcolarla nel tempo dobbiamo avvalerci del secondo principio della dinamica (F=ma): ! ! = ! = ! ! Avvalendoci di quanto ottenuto prima riscriviamo:

!! ! = ! !! ! (abbiamo potuto sostituire dl con dx poich entrambi sono infinitesimi) Semplificando i due dx otteniamo: ! ! ! = ! ! ! Questa appena ottenuta un equazione caratteristica di un onda. Il termine !! ha infatti le dimensioni fisiche della velocit. ! 1 ! = ! ! ! Da cui = - -
! !!

!! !

!! !

da cui possiamo comprendere che:

se la massa del corpo diminuisce, la velocit di propagazione aumenta se pizzichiamo con pi intensit, la velocit di propagazione aumenta

Agganciamo ora la corda ad un vincolo. Una volta pizzicata la corda, londa che si genera verr trasmessa fino a che non incontrer il vincolo. Una volta arrivata in questo punto, si generer un onda di verso opposto definita onda riflessa. Per tanto: , = ! , + ! ( , ) Se La corda fosse di lunghezza L, se calcoliamo la perturbazione per x=L, essa varr 0. Agganciamo ora la corda a due vincoli. In questo caso per ogni tempo t, si sommeranno tra loro un onda incidente e una riflessa. = ! + ! Inoltre tale perturbazione sar nulla sia per x=L sia per x=0. Definiamo allora le due perturbazioni come: ! = cos ! = cos( + ) Trovandoci in regime lineare vale il principio di sovrapposizione degli effetti e tali perturbazioni possono essere sommate tra loro: = cos cos + Il segno meno tra i due coseni necessario per rispettare le condizioni nei vincoli. Applicando le formule di addizione del coseno otteniamo: = cos cos + sin cos cos + sin sin = 2 sin Non tutte le frequenze sono per ammesse, poich i vincoli impongono che la perturbazione totale deve essere nulla. Saranno perci ammesse solo quelle che verificano tale condizione. !! In particolare, la perturbazione sar nulla solo per sin = 0 che implica che ! = Quindi = ! in cui n rappresenta lintensit con cui si va a pizzicare la corda. 3.4 Onde stazionarie Sono onde in cui cambia la frequenza di oscillazione di un singolo punto ma la fase non cambia (non c propagazione) 3.5 Onde longitudinali nei solidi Sappiamo che lequazione generale delle onde :
!!

Prendiamo ora un solido, e di questo ne consideriamo un piccolo volumetto di solido di superficie laterale S e altezza . Supponiamo inoltre che tale solido sia elastico ( = ! Lavorando con un solido sono di nostro interesse le pressioni, pi precisamente uno sforzo (uno sforzo appare se il solido viene deformato): ! = ! dove non altro che il rapporto ! , E la costante (o modulo) di Young, un fattore che stabilisce lelasticit del sistema, e ! rappresenta le deformazione ! (variazione di lunghezza). Ricordiamo poi che un solido pu essere isotropo (in cui la deformazione avviene lungo la direzione della forza) e anisotropo (in questo caso se applico una forza in direzione x la deformazione avviene anche lungo y e z. in questo caso ! = ! dove la costane di poisson). Immaginiamo ora di spostare il solido in considerazione, applicando uno spostamento (da x a x+ e da + a + + ). Questo non porterebbe nessuno sforzo se non vi una deformazione. Applichiamo allora una divers quantit di spostamento al solido. Compare ora uno sforzo, poich tale elemento deve farsi spazio dagli elementi adiacenti. Lo sforzo apparir sia in direzione x che in direzione x e sar pari a: !" = !" Se il sistema fermo, tale sforzo sar uguale in entrambe le direzioni. Se ora tale sforzo dovuto al passaggio di unonda, gli sforzi saranno diversi (avremmo uno sforzo ( ) e uno ( + ) ). Calcoliamo ora la forza totale che agisce sullelemento di volume. !" !" !" = + = + !" ( ) dove ! una pressione piccolissima, che ! potendola riscrivere in un'altra forma otteniamo: ! = = = ! Possiamo poi riscrivere lelemento di massa tramite la densit di volume. Ipotizzando di essere in regime lineare (E costante): ! ! = ! ! Da cui otteniamo con le opportune semplificazioni: ! ! = ! ! Otteniamo cos, anche nel caso di perturbazioni longitudinali, lequazione di unonda. Possiamo subito ottenere la velocit di propagazione dellonda che data da:
!!

! ! = ! !

Ovvero, direttamente proporzionale al modulo di Young e inversamente proporzionale alla densit. Se andassimo ora a fare un confronto con gli oscillatori, noteremo come la velocita v abbia una struttura identica alla pulsazione caratteristica ! =
! !

. Questo dovuto al fatto che onde

e oscillazioni sono strettamente legate tra loro. Onde Elettromagnetiche Per parlare di onde elettromagnetiche rivediamo innanzitutto le 4 equazioni di maxwell. Di queste 4, le prime 2 riguardano il flusso e le seconde 2 la circuitazione. Sono: 1) Non altro che il teorema di Gauss applicato al campo elettrico. Se il risultato del flusso uguale a 0 o non sono presenti cariche, oppure le cariche positive sono pari a quelle negative. 2) ! !!!"#$ = 0 che risulta essere il teorema di Gauss applicato al campo magnetico. Il risultato nullo a causa della natura bipolare del campo magnetico (vedi prima equazione) 3) !"#$% !!!"#$ ! = !" = !" = !" dove !" la forza elettromotrice indotta allinterno del circuito. Questa equazione non altro che la legge di faraday-neumman-lenz. Il primo integrale un integrale di circuitazione, mentre il secondo si calcola in una superficie aperta interna alla linea chiusa. Questa una propriet delle leggi di maxwell. A sinistra si calcola un integrale sul contorno, a destra si calcola un integrale allinterno del contorno. 4)
! !!!"#$ !" ! ! !"# !!!"#$ !

= !"#$%"$ ! ! dove !"#$%"$ ! ! =

! !

! !"#$%"& ! !

= !"#!$%&#$%& +

! !"#$%! !!!"#$ !!! !! ! !"#$ !"#$"%#"

dove !"#!$%&#$%& = ! !"#$%! !!! !! ! !"#$ !"#$"%#" , e il secondo integrale dellequazione sopra rappresenta la corrente di spostamento e J il vettore densit di corrente. Questa equazione rappresenta la legge di Ampere. Quello che ora necessario fare passare da un informazione esterna ad una interna, e per fare questo necessario unificare gli integrali. Bisogna perci trasformare gli integrali di superficie chiusa e di linea chiusa in integrali normali, in modo da poter analizzare le funzioni integrande. Per poterlo effettuare, usiamo il teorema della divergenza e il teorema di Stokes Teorema della divergenza Il teorema della divergenza trasforma un integrale di flusso attraverso una superficie chiusa in un integrale normale.

Dobbiamo calcolarlo. Prendiamo un sistema di riferimento x,y,z e definiamo al suo interno un volume infinitesimo dx,dy,dz. Applichiamo quindi un vettore v su tale volumetto. Per poter effettuare il calcolo dellintegrale, dobbiamo calcolare il prodotto scalare tra il vettore v e ogni superficie del volumetto. = ( ! + + ! + ! ! + +! + ! ) dove ! , ! ! sono i prodotti della velocit per la normale alla superficie. Tutti i termini nella posizione incrementata possono essere riscritti come: ! ! + = ! + ! ! + = ! + ! ! + = ! + Sostituendo nellequazione, possiamo poi semplificare. Rimangono cosi solo i termini derivati. ! ! ! + + non eliminiamo lindeterminazione, ma non importa poich andiamo comunque ad analizzare linterno. ! ! ! + + Lintegrale di superficie diventato un integrale di volume. ! ! ! = + + = ! !!!"#$ ! !"#$%"& ! !"#$%"& dove la divergenza di v, un operazione che restituisce uno scalare. Possiamo ora applicare il teorema della divergenza alle equazioni di Maxwell che riguardano il flusso attraverso una superficie chiusa( la prima e la seconda). Partiamo dalla prima: 1)
! !!!"#$

= !"# =

! !"#$%"&

!"# =


! !"#$%"&

Se passiamo ora da un informazione globale (intero volume) ad una informazione puntuale (consideriamo un volumetto) possiamo eliminare gli integrali. !"# = Essendo ora i volumi infinitesimi uguali otteniamo in conclusione: = Ovvero la divergenza di D deve essere uguale alla densit di carica. Sappiamo poi che possibilie riscrivere D come: = ! + dove P rappresenta lintensit di polarizzazione di un eventuale dielettrico presente. Possiamo riscrivere lo sviluppo in serie di questo vettore come funzione del campo E e della suscettivit/polarizzazione () (vediamo solo il primo termine dello sviluppo, altrimenti porteremo termini di non linearit): = ! + ! = ! 1 + = ! ! troviamo quindi che D contiene gi al suo interno linformazione sulla polarizzazione, quindi vanno considerate nella densit di carica solo le cariche libere, ottenendo: = ! Passiamo alla seconda: 2)
! !!!"#$

= 0 =
! !"#$%"&

= 0

Questa vera se il volume nullo oppure se nulla la divergenza di B. la soluzione per cui dV=0 la soluzione banale, per cui in definitiva: = 0 Teorema di Stokes Trasforma un integrale di circuitazione in un normale integrale. Dobbiamo calcolare: Prendiamo un sistema x,y,z e al suo interno una generic traiettoria. Proiettiamo la traiettoria nei 3 piani di riferimento e calcoliamo la circuitazione in tutti e 3 i piani. Consideriamo per delle traiettorie infinitesime, e stabiliamo un verso di percorrenza. Nel piano x,y otteniamo: = ! + ! + ! + ! = ! + ! + ! ! ! ! ! ! + ! ! = =
! !!!"#$

applicando lo stesso procedimento nei piani y,z e z,x otteniamo lo stesso risultato, cio rispettivamente: ! ! ! ! In conclusione otteniamo: ! ! ! ! ! ! = + + Lintegrale di linea sta diventando un integrale di superficie. Quello che abbiamo ottenuto infatti il rotore di v. Ricordiamo infatti che il rotore definito nel seguente modo: ! ! ! ! ! ! = = + + ! ! ! Nella formula sopra, notiamo che per mancano i termini dxdy,dydz e dxdz, ma questi si ottengono moltiplicando il tutto per la normale alla superficie. Quindi, in conclusione: =
! !!!"#$

=
! !"#$%"&

Possiamo applicare ora quanto ottenuto alla legge di Faraday-Neumann-Lenz E = !" = = ! !"#$%"& ! !!!"#$ ! !"#$%"& Possiamo accorpare insieme i due integrali di superficie, poich applicati sulla stessa superficie, e ipotizziamo che S e n sono costanti, per ottenere: + = 0 ! !"#$%"& Specificando ora il calcolo in una informazione locale possiamo eliminare lintegrale: + = 0 = Prendiamo ora in considerazione la quarta equazione di Maxwell:

= =

e applichiamogli il Teorema di Stokes: = = Abbiamo ora luguaglianza di due integrali di superficie. Andando nel microscopico possibile eliminare gli integrali: = Una particolare propriet di che se ne calcoliamo il flusso invece che in una superficie aperta in una chiusa, il flusso nullo (tanta carica entra, tanta carica esce). Questo per vero solo se ci troviamo in corrente continua. In corrente alternata ci non vero. Infatti la carica uscente pu essere sia maggiore, sia minore della carica entrante. Pu avvenire cio un accumulo di carica o una scarica. Perci la carica che esce rappresenta un flusso positivo (normale uscente), quella che entra un flusso negatica. Se positivo, vuol dire che la capacit di contenere carica delloggetto sta diminuendo. Questo viene rappresentato dallequazione di continuit della carica: !"# = Proviamo ora a vedere dal punto di vista magnetico il problema del condensatore. Prendiamo tre traiettorie, ! ! lungo il circuito e ! allinterno del condensatore. Calcoliamo la circuitazione di H lungo ! : = ! = (! ) Su tutte le possibili traiettorie chiuse mi aspetto quindi di trovare I. non cos. Se infatti prendiamo ! , non vi corrente poich non ne passa allinterno del condensatore. Dobbiamo perci generalizzare lequazione di continuit della carica, includendo questo tipo di comportamento. In forma locale, lequazione di continuit diventa: = !"# Sappiamo dalla prima equazione di maxwell che !"# genera un campo: = !"# = = + = 0 Questo risultato vero sempre, sia a regime stazionario che alternato. In conclusione: = +

Abbiamo cos tutte e quattro le equazioni di Maxwell in forma locale. Maxwell ha introdotto nella quarta equazione lultimo termine, che permette di simmetrizzare le equazioni. Infatti, esse mostrano che il campo magnetico e il campo elettrico sono strettamente legati tra loro. Nella III infatti il campo elettrico varia nello spazio e quello magnetico nel tempo, mentre nella IV il campo magnetico varia nello spazio mentre quello elettrico varia nel tempo. Queste due variazioni sono legate strettamente tra loro da un termine di velocit. In queste formule infatti nascosta la velocit della luce. Come possiamo trovare ora dalle equazioni di Maxwell lequazione delle onde elettromagnetiche? Dobbiamo applicare il rotore sulla III o sulla IV eq. Facciamola sulla III. = = Lultima uguaglianza possibile ipotizzando di trovarci in uno spazio fermo Per calcolare il rotore di B, sappiamo che = ! , che sostituito nella quarta equazione di maxwell ci d: ! = +
! !! !" !

ma noi vogliamo solo il rotore; approssimiamo ipotizzando che mu sia costante

in spazio e lo possiamo perci portare fuori dalloperatore rotore: 1 D D = + = + Sappiamo poi che = ; non fosse costante in tempo bisognerebbe derivarla nel tempo. Ipotizziamo allora che sia costante nel tempo, e che anche mu sia costante nel tempo: = ! E !

Dobbiamo ora trasformare J. Sappiamo infatti che esso : = E dove sigma rappresenta la conducibilit. Ipotizziamo che anchessa sia costante nel tempo: ! E = ! Questequazione ottenuta gi un equazione delle onde. Vogliamo per portarla nella forma classica. Per farlo, necessario trasformare il rotore di rotore in un Laplaciano. Inoltre comparso un altro termine di derivata. Esso !" non altro che un termine di attenuazione dellenergia. Se prendiamo come ipotesi che il materiale che consideriamo un non conduttore, con quindi 0, possiamo eliminare il termine di attenuazione ed ottenere: ! E = ! dobbiamo allora calcolare il rotore di rotore di E. Partiamo calcolando il rotore di E.
!!

= !

! ! ! ! ! ! = + + !

E ora il rotore di rotore: ! !


! !

! !

! ! ! !

+
=

! ! ! !

! ! ! !

! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! + + ! ! ! ! ! !

Aggiungiamo ora, nella prima, nella seconda e nella terza parentesi, rispettivamente
! ! !! !! !

! ! !! !! !

! ! !! !! !

Possiamo perci ottenere, tramite raccoglimenti: ! ! ! ! ! ! + + ! + + + + ! ! ! ! ! ! ! ! ! + + + ! + + + + ! ! ! ! ! ! ! ! ! + + + + + + ! ! ! ! In ogni parentesi quadra, la prima parentesi tonda rappresenta il laplaciano, la seconda la divergenza. Otteniamo perci: = ! + Ovvero il rotore del rotore di E uguale al gradiente della divergenza di E meno il laplaciano di E.

Quindi possiamo dire che ! E ! = ! Supponendo che le cariche libere non siano presenti, possiamo eliminare il gradiente della divergenza (materiale scarico ovvero: !"# = 0 = 0 = ( ) e supponendo che epsilon sia costante in spazio: = 0 ) e quindi otteniamo: ! E ! = ! che portata nella forma classica risulta essere: 1 ! ! E = ! Se fossimo partiti dalla IV equazione avremmo ottenuto un risultato analogo, con invece del campo elettrico E avremmo avuto la presenza del campo magnetico B. Se confrontiamo lequazione ottenuta con quella delle onde, ci accorgiamo che il primo coefficiente deve rappresentare la velocit con cui questa onda si sta muovendo. Quindi : 1 1 1 1 ! = = = ! ! ! ! ! ! ! ! ! Il termine ! ! dipende esclusivamente dal materiale ed sempre maggiore o uguale a uno. Si
! !

chiama indice di rifrazione,viene espresso come !! ed adimensionale. Questo coefficiente ha la particolarit di sottrarre energia alla luce, facendola rallentare. ! Il termine ! ! invece un termine dimensionale e prende il nome di quadrato della velocit
! !

della luce nel vuoto. !

Quindi: 1 1 ! = ! = ! ! ! ! ! Dunque 1 = ! ! mentre = ! ! ! se lavoriamo con materiali ottici

! !!

= !

Propriet delle onde elettromagnetiche Sappiamo che le onde possono essere trasversali o longitudinali. Non sappiamo per se le onde elettromagnetiche siano longitudinali o trasversali. Supponiamo che sia unonda piana. Se unonda piana, abbiamo che le derivate lungo y e z sono nulle. Attenzione, non diciamo che le componenti del campo sono nulle, ma che non subiscono una variazione lungo la direzione y e la direzione z. Applichiamo allora la III e la IV equazione di Maxwell ipotizzando che !"# =0 e !"# = 0 e che inoltre siano costanti nel tempo e nello spazio. Usiamo perci delle equazioni semplificate: = 0 = 0 = = Applichiamo quindi la III: 0 ! ! ! = = 0 0 = ! ! ! ! ! dalla seguente otteniamo le seguenti relazioni: ! 0= ! = che deve essere vero indipendentemente dal passaggio dellonda piana. Questo possibile solamente se ! = 0 ! ! = ! ! = Applichiamo ora la IV equazione di Maxwell 0 ! ! ! = = 0 0 = ! ! ! ! ! ! 0= ! = ! = 0

Abbiamo ottenuto che lungo la direzione di propagazione dellonda, il campo magnetico e il campo elettrico sono nulli. Questo significa che le onde elettromagnetiche sono onde trasversali. Dalla IV equazione otteniamo anche: ! ! = ! ! = Analizziamo quanto ottenuto. Una variazione di un campo nello spazio nella componente z provoca una variazione in tempo della componente y e viceversa. Questo significa che i due campi sono ortogonali tra loro. Le oscillazioni sono per indipendenti, e quindi i campi non ruotano. Si dice che si ha polarizzazione della luce se i campi lungo y e lungo z sono legati tra loro da una relazione di fase. Un onda polarizzata circolarmente genera una rotazione. Se la y e la z non sono legate da nessuna relazione di fase abbiamo una luce non polarizzata. Prendiamo ora la relazione ! = ! e deriviamo rispetto a x. !" !" ! ! ! ! ! ! = = = ! Avvalendoci delle uguaglianze che abbiamo ottenuto precedentemente possiamo riscrivere che: ! ! ! ! ! = = ! ! Questa non altro che un equazione di un onda. Si pu applicare lo stesso ragionamento per tutte e quattro le equazioni ottenute, ottenendo sempre un equazione di un onda lungo y o lungo z. Interferenza un fenomeno caratteristico del fatto che nello spazio in analisi non contenuta una sola onda ma pi onde. Parliamo di interferenza quando in uno spazio ci sono due onde: = ! + ! (f dato dalla sovrapposizione di ! e ! ) (f=perturbazione) Definiamo lintensit di un onda come il rapporto tra la potenza trasportata dallonda(quantit di energia trasportata nellunit di tempo) e la superficie. = Lintensit pu per essere riscritta (se lavoriamo con gli esponenziali) come ! = = ovvero come rapporto tra il modulo quadro della perturbazione e limpedenza(che direttamente legata alla velocit di propagazione, in quanto una particolarit del materiale) Se invece lavorassimo con le sinusoidi: 1 ! ! = ! Quello che ora ci chiediamo : qual lintensit legata alla sovrapposizione di due onde?
!! !!

Prendiamo allora due onde uguali tra loro ma sfasate luna rispetto allaltra: ! = ! !"!!"!!! ! = ! !"!!"!!! Le due onde avranno la stessa intensit: ! ! = = ! Calcoliamo allora la f totale: = ! + ! = ! !"!!"!!! + ! !"!!"!!! = ! !"!!" ( !!! + !!! ) dove il termine !!! + !!! di fase andr a modulare lampiezza. Se ora andiamo a calcolare lintensit di questonda: ! ! !! = = ! + !!! !!!! + !!!! = !,! 2 + ! !! !!! + !!(!! !!! ) = = !,! (2 + 2 cos ! ! ) = 2!,! 1 + cos ! ! Il termine di fase diventato un termine di ampiezza. Andiamo ora ad analizzare come varia lintensit in base alle fasi delle onde. Se ! = ! abbiamo che ! ! = 2 il che vuol dire che il cos 2 = 1 e che quindi = 4!,! . Questo avviene grazie allinterferenza: le intensit non si sommano semplicemente, poich presente allinterno della sua formula un termine al quadrato! ! Se ora avessimo che ! ! = ! + , questo implicherebbe che cos ! ! = 0 e che quindi = 2!,! . Se ora invece ! ! = (2 + 1) si avr che cos ! ! = 1 e quindi I=0. Consideriamo ora due onde con ampiezze diverse, in particolare la prima con ampiezza ! e la seconda con ampiezza ! = ! + . In questo caso: = ! ! !"!!"!!! + ! ! !"!!"!!! e avremo: ! ! ! ! !! = ! + ! + ! ! + !! !! !!! = ! + ! + 2 cos ! ! ! ! Analizziamo nuovamente i vari casi: Se cos ! ! = 1 = ! + ! Se cos ! ! = 0 = ! + !
!

Se cos ! ! = 1 = ! ! Prendiamo ora invece due onde che viaggiano in direzioni opposte (x e x): ! = ! !"!!" ! = ! !"!!" = !"# !!"# + !"# = 2 !"# cos Questa che abbiamo ottenuta unonda stazionaria. particolare, poich non viaggiando, assente un fattore di spazio che stato assorbito da un fattore di ampiezza. Questo tipo di onde si genera allinterno dei cosiddetti risonatori (chitarra, fibra ottica) che sono sistemi in grado di bloccare unonda al loro interno. I punti particolari di queste onde sono i ventri dove = 4! e i nodi dove I=0. Le onde stazionarie reali non assumono per in realt mai un I=0, poich presentano delle leggere dilatazioni e perch tale condizione si avrebbe se londa andasse da + a .

Risonatore di Fabry-Perot Supponiamo di avere un sistema fatto da due specchi paralleli di cui conosciamo la riflettivit (quanto in grado di riflettere) e la trasmissivit. Dati R la riflettivit, T la trasmissitivit e A lassorbimento, avremo che + + = 1 Questa una classica equazione di bilancio denergia. Se lo specchio in uso a base metallica e di spessore molto piccolo, avr un fattore T=0, nellacqua avremo invece un fattore A=0. Prendiamo i due specchi, a distanza L tra loro, tali che A sia nullo e che = ! e = ! dove r il coefficiente di riflessione del campo magnetico e t il coefficiente di trasmissione del campo magnetico. Mandiamo ora un onda del tipo ! !"!!" . Quando londa incontrer il primo specchio, una parte dellonda attraverser tale specchio mentre un'altra parte verr riflessa. Londa che attraversa lo specchio sar di tipo ! !"!!" quella che viene riflessa sar del tipo ! !"!!" . Londa che riesce ad attraversare lo specchio proseguir fino a quando non incontrer il secondo specchio. Anche in questo caso, una parte dellonda riuscir ad attraversare lo specchio, mentre un'altra parte verr invece di riflessa. Londa che attraverser lo specchio sar di tipo ! ! !"!!"!!" mentre quella che verr riflessa sar di tipo ! !"!!"!!" . Londa che viene riflessa proseguir fino a che non trover il primo specchio, a questo punto nuovamente una parte verr trasmessa ( ! ! !"!!"!!!" )e una parte riflessa ( ! ! !"!!"!!!" ) e si ripeter nuovamente il ragionamento. In conclusione avremo unonda trasmessa e unonda riflessa che saranno: ! = ! !"!!" + ! !"!! + ! ! !"!! + onda riflessa ! = ! !"!!" ! !!"# + ! ! !!!!" + ! ! !!!!" + onda trasmessa Londa riflessa conterr informazioni sulla luce che non riuscita ad entrare, sia sulla struttura degli specchi. Londa trasmessa contiene invece informazioni sulla struttura (le sue dimensioni, tramite r e t). Prendiamo in considerazione londa trasmessa. Sappiamo che essa pari a ! = ! ! !"!!" !!"# 1 + ! !!!!" + ! !!!!" + Poniamo ora = ! !!!!" , il contenuto della parentesi non altro che 1 + + ! + ! + Cio nientaltro che
!

!
! !!

che sappiamo convergere in !!! . Per cui londa trasmessa sar pari a: ! ! !"!!" !!"# ! = 1 ! !!!!" Calcoliamo lintesit dellonda trasmessa:

! ! 1 ! ! !"!!" !!"# ! !! !"!!" !"# ! ! ! = = = 1 ! !!!!" 1 ! !!!" 1 ! !"!! ! !!"!! + ! Da questa equazione notiamo quattro cose particolari: ! non altro che ! , ! = ! , ! = e ! = ! . Inoltre presente un termine coseno. Per cui riscriviamo lintensit come: ! ! ! ! = ! = = ! ! 1 + ! 2 2 1 + ! 2 + 4 ! 1 ! + 4 ! () ma T+R=1 per cui 1-R=T quindi avremo in conclusione che: 1 ! = 4 ! 1+ sin 1 ! !! Definendo il rapporto !!! ! = come la finesse definiamo la trasmissione di fabry-perot come: !" = ! 1 = ! 1 + sin!
!!

Dove la finesse rappresenta le caratteristiche del risonatore, mentre k le caratteristiche della luce. Variando la lunghezza donda possiamo avere comportamenti diversi. ! ! Se = ! + avremo !" = !! Se = avremo !" = 1 Al variare di R possiamo quindi generare diverse curve di trasmissione, in cui il valore ! minimo sara pari a !!. La frequenza di risonanza invece quella per cui la trasmissione di fabry-perot sar pari a 1. Inoltre, non tutte le frequenze sono ammesse. Sono ammesse infatti solo quelle che soddisfano tale condizione: !! ! = = ! quindi = ! (stessa condizione della corda di chitarra). Interferometro di Young Un interferometro un dispositivo che lavora in base allinterferenza delle onde che lo interessano. Linterferometro lavora in spazio. Immaginiamo di avere delle onde che partono da due sorgenti. Se andiamo a vedere ci che accade in uno schermo opposto allo sorgente, in ogni punto dello schermo avr unonda che data dalla somma delle due onde. Presa ! la distanza tra la prima sorgente e il punto di osservazione e ! la distanza tra la seconda sorgente e il punto di osservazione: !"! = ! !"!!!! + ! !"!!!! = !"# !!"!! + !!"!! Calcoliamo lentit di questa onda:
!"! =
!!"! ! !

!! !

2 + !!"

!! !!!

+ !"

!! !!!

= ! 2 + 2 cos ! !

= 2! 1 + cos ! !

Se ci muoviamo lungo lo schermo, cambiamo i valori di ! e ! , muovendoci cos tra zone di luce e zone di buio. In questo caso stiamo ipotizzando che le due sorgenti emettono alla stessa frequenza. Questo possibile se ci troviamo in caso di onde acustiche, in caso di onde ottiche questo gi pi difficile. Prendiamo perci due onde con diversi valori di . ! = ! !! !!!! ! ! = ! !! !!!! ! In questo caso non possiamo mettere in evidenza i termini di fase. !"! = ! !! !!!! ! + ! !! !!!! ! ! !"! = 2 + ! !! !!!! !!!! !!!! ! + ! !!! !!!! !!!! !!!! ! = = ! 2 1 + cos ! ! ! ! In questo caso nellintensit rimasto il tempo. Questo segnale varia con una frequenza che data dalla differenza delle frequenze delle due onde. Se ! e ! sono alte, varier ad una frequenza talmente veloce che linterferenza non si noter. Se le frequenze sono vicine si pu invece notare linterferenza. Questo il battimento (pi facile in campo acustico, nel caso dellottica si usa una sola sorgente laser). Effetto Doppler Immaginiamo di avere una sorgente (per semplicit acustica) che emette onde. Nel tempo t tale sorgente emetter N onde, le quali possono essere calcolate conoscendo il periodo T di ogni singola onda. = ! ! Sapendo che la frequenza ! = ! allora avremo che ! = Queste onde andranno a riempire un volume di espansione. Il raggio di tale volume sar pari a = dove v la velocit dellonda, mentre la lunghezza donda di ogni singola donda sar !! !" ! = ! = ! Cosa succederebbe se la sorgente non fosse fissa ma in movimento? Nel tempo t, continuer comunque ad emettere N onde, ma la distribuzione delle onde sar diversa, ovvero non sar pi simmetrica. La lunghezza donda varier se si va o meno nella direzione del movimento della sorgente. Avremo: ! ! = ! nella direzione dello spostamento della sorgente (! la velocit della sorgente) ! ! = + ! nella direzione opposta Avremo quindi: ! ! ! ! ! ! = = = = !! ! ! ! ! ! Effettuando un confronto tra il primo e lultimo membro ottentiamo che ! ! = ! ! !
!

Da questa equazione otteniamo che pi siamo vicini alla sorgente maggiore sar la frequenza, pi siamo lontani minore sar la frequenza. I fronti donda possono variare in base alla velocit della sorgente( = ! abbiamo sorgente ad un estremo, oppure se ! > abbiamo che tante onde arrivano contemporaneamente, caso dellareo) Vettore di Poynting Descrive il trasporto dellenergia associata alle onde elettromagnetiche. Come prima cosa, diciamo che la quantit di energia necessaria per trasportare un pacchetto di carica allinterno di un campo elettrico uguale al pacchettodi carica per il potenziale iniziale meno il potenziale finale: = !" !"# = ( ) A questa energia associata una potenza: = = Questa potenza associata al movimento di carica. Se vogliamo ora vederla nei termini di chi muove la carica: !"#$!" = !"#$% Il campo permette infatti di compiere lavoro (la carica ha una potenza intrinseca associata al campo). La potenza del campo perci: ! !"#$% = = Andiamo ora a calcolare la potenza contenuta in un elemento molto piccolo di volume. = dove rappresenta la densit di potenza e lelemento infinitesimo. Dobbiamo perci rendere infinitesimo lelemento in nostra analisi. ! = = = ! = ! = ! Perci la densit di potenza non altro che = ! (ro la resistivit) Ora ricordiamo che allinterno di un qualunque circuito, il campo elettrico pu essere scritto come: = quindi = ! pu essere riscritta come = Prendiamo la IV equazione di Maxwell (che contiene il vettore densit di corrente j) e ci dice che: = +

Questo ci permette di dire che il vettore j pu essere scritto come: = Supponendo che il materiale sia isotropo e omogeneo: = = Importante considerazione che si trattato costante in spazio e costante in tempo. Dunque: = = Sfruttiamo ora una propriet che ci dice che = Che pu essere riscritta come: E = E E possiamo quindi infine riscrivere la densit di potenza come: E = Sappiamo inoltre che il rotore di E pu essere riscritto tramite la III equazione di Maxwell come = !" e quindi: E = I termini che sono derivati nel tempo sono il campo o derivate del campo nel temp. Sappiamo che
!! !"
!!

Dunque:

=!

!! ! ! !"

1 ! 1 = + 2 Questa equazione non fa altro che contenere al suo interno le equazioni di continuit della carica e di continuit della potenza, che ricordiamo essere: continuit della carica: = t Tale equazione vale: 0 se la corrente costante, maggiore di 0 se maggiore la corrente uscente, minore di zero se maggiore la corrente entrante. Continuit della potenza: 1 ! = + ! !""#$#%%!&#'# 2

Definiamo quindi il vettore di Poynting come: = Rappresenta unintensit, essendo infatti espresso in unit di misura come / ! Se londa stazionaria non c variazione nel tempo, per cui il flusso dovrebbe essere nullo (tanta corrente entra, tanta corrente esce) a meno di assorbimenti dovuti a termini di dissipazione dipendenti dal materiale. Se londa non costante, il flusso 1 ! + ! 2 ! Il termine ! presente poich sono presenti un termine magnetico e un termine elettrico che sono numericamente ugali. Questa quantit proprio la potenza immagazzinata: 1 ! = + ! !"##"$ 2 Altra particolarit di questo vettore che ortogonale sia al campo elettrico che al campo magnetico. Se definiamo la relazione che definisce la metrica dello spazio come: = dove il vettore C indica la direzione di propagazione, se la introduciamo nel vettore di poynting otteniamo che: ! = = I quindi orientato come il vettore velocit e si propaga nella stessa direzione del fronte donda. Dimostriamo ora che campo elettrico e campo magnetico sono numericamente uguali. ! Da = ricaviamo che = ! per cui ! ! = = ! ! Ma ! ! = , quindi ! = = ! Ritornano cos i due termini trovati nellequazione di continuit delle onde elettromagnetiche, dimostrando che i due campi sono numericamente uguali. Sappiamo poi che = di poynting come: ! = Analizziamo limpedenza. Sappiamo essa essere pari a = semplificata come ! =
!! !! ! ! ! !"

! !

= ! con impedenza. Per cui possiamo riscrivere il vettore

che, nel vuoto, viene

= 377

Se siamo invece allinterno di un mezzo

=
! !!

! ! ! !

! 1 1 = ! ! ! !

viene chiamato indice di rifrazione ed espresso con la lettera n. Come notiamo, lindice di

rifrazione diminuisce il valore dellimpedenza. Possiamo quindi riscrivere I come: ! ! = = = ! ! Questo ci permette di dire che, allaumentare dellindice di rifrazione, aumenta lintensit. Ottica Geometrica La luce non sono altro che onde elettromagnetiche con ben determinate frequenze e lunghezze donda. Il visibile varia da 400 700 , che rappresentano il limite tra lultravioletto e linfrarosso. In questo intervallo le frequenze si dividono in questo modo: - Violetto da 400 a 450 - Blu da 450 a 500 - Verde da 500 a 570 - Giallo e Arancione da 570 a 610 - Rosso da 610 a 700 Al di fuori di questo intervallo ci sono altri intervalli particolari, che non fanno parte del visibile. Dai 100 ai 400 abbiamo lultra violetto (UV) che si divide in: - UVA da 320 a 400 - UVB da 280 a 320 - UVC da 100 a 280 I raggi meno pericolosi tra questi sono gli UVA, molto importanti soprattutto per la sintesi delle vitamine. Sotto gli UVC ci sono i Raggi X che vanno da 100 a 0,1 (angstrom, pari a 10!! . I raggi X si dividono a loro volta in Raggi X molli se vicini agli UV, e Raggi X duri vicini allo 0,1 A. Oltre i Raggi X ci sono i Raggi , tipici delle radiazioni nucleari. Raggi X e Raggi sono radiazioni. Altri tipi di razioni sono quelle , di natura corpuscolare. Oltre i 700 nm abbiamo l Infra Rosso. Esso si divide in: - Infra Rosso vicino che va 700 a circa 1-1,5 - Infra Rosso medio da 1,5 a 3-4 - Infra Rosso lontano da 3-4 a 100 Oltre abbiamo le microonde e le onde radio. Il visibile viene chiamato in questo modo perch rappresenta la banda che riesce a vedere il nostro occhio. Il sole non a caso ha un efficienza massima di emissione pari a 555 nm. Un fotone un quanto di energia. Lenergia di un fotone : = = dove h la costante di Plank che pari a: = 6,6 10!!" e la frequenza di oscillazione, legata alla lunghezza donda tramite la relazione = .

Definiamo poi la fluenza come / Principio di Fermat Possiamo studiare la propagazione della luce non come onde ma come raggi. Su questo si basa il principio di Fermat. Il principio di Fermat afferma che la luce, per arrivare da un punto A ad un punto B, usa la strada pi veloce, cio la strada che minimizza il tempo di percorrenza che per non sempre corrisponde con la minima distanza (graficamente questo viene rappresentato con una linea retta tra i due punti). Se un raggio incontra un punto di separazione tra due diverse superfici, quindi con indici di rifrazione ! ! diversi tra loro, il raggio si pu dividere in due raggi: raggio riflesso e raggio rifratto. Non sappiamo come questo raggio si riflette sulla superficie. Per determinarlo prendiamo i due punti A e B a distanza tra loro L, posti nella stessa superficie, e ad altezza rispettivamente ! e ! , e scegliamo a caso un punto O sulla superficie sul quale ipotizziamo il raggio proveniente dal punto A venga riflesso verso il punto B. Il raggio proveniente da A avr una lunghezza pari a !" e former un angolo di incidenza ! il cui complementare a 90 ! mentre il raggio riflesso avr una lunghezza !" e former un angolo di riflessione ! il cui complementare ! . Definiamo poi come x la distanza tra la proiezione di A sulla superficie e il punto O. Definiamo t come il tempo per andare da A a B che sar pari al tempo per andare da A a O e da O a B: ! ! !" !" ! + ! ! + ! = ! + ! = + = + !" !" ! ! Sappiamo che la luce segue la traiettoria che impiega tempo minore. Per cui minimizziamo il tempo t in funzione del punto x ponendo la variazione pari a zero: ! 2 2 =0= = ! ! ! ! 2 ! + ! 2 ! ! + ! + ! ! + ! Il primo termine il rapporto tra il cateto e lipotenusa, che risulta essere quindi il ! , stessa cosa per il secondo termine che risulta essere il cos ! . Troviamo quindi che: cos ! cos ! = 0 ! = ! Ovvero avremo tempo minore se langolo di incidenza uguale allangolo di riflessione. Normalmente per vengono usati gli angoli (non cambia nulla, stessa condizione che i due angoli siano uguali). Supponiamo ora che A e B si trovino in superfici con diversi indici di rifrazione. In questo caso, per andare da A a B, che percorso sceglie? Riapplichiamo nuovamente il principio di Fermat. Prendiamo il punto A in una superficie con indice di rifrazione ! a distanza ! dalla superficie di separazione e un punto B in una superficie con indice di rifrazione ! a distanza ! dalla superficie di separazione, e chiamiamo L la distanza tra le proiezioni di A e B sulla superficie di separazione. Scegliamo un punto O nel quale supponiamo avvenga la riflessione del raggio proveniente da A e chiamiamo x la distanza tra la proiezione di A e O. Calcolando nuovamente il tempo di percorrenza come nel caso precedente otterremo un risultato analogo, con la differenza che in questo caso gli indici di rifrazioni non sono uguali. Per cui, applicando lo stesso ragionamento otteniamo che:

1 ! ! =0= ! ! ! + ! ! + ! e come in precedenza otteniamo che: ! cos ! = ! cos ! che se lavoriamo con gli angoli diventa: ! sin ! = ! sin ! Quelle che abbiamo trovato sono le leggi di snell-cartesio, che riassumiamo nel seguente modo: Dato i il raggio di incidenza, r il raggio di riflessione e R il raggio di rifrazione avremo che : ! = ! ! ! sin ! = ! sin ! sin ! = sin ! ! Lultima equazione ci permette di dire che se ! > ! allora ! > ! mentre se ! > ! allora ! < ! Per quale motivo la luce ha questo comportamento? Sappiamo che ogni punto del fronte donda produce onde circolari. Linsieme di tutte queste onde produce il fronte donda successivo. Supponiamo ora di avere un interfaccia con un mezzo nel quale le onde viaggiano pi lentamente. In questo caso, le onde circolari subiscono una variazione della velocit che comportano quindi un diverso arrivo delle onde in base alla loro posizione, il quale comporta una diversa combinazione rispetto alla precedente e quindi una modifica del fronte donda. ! Vediamo ora dei casi particolari: ! = ! langolo di riflessione totale, con il quale il raggio rifratto come se non ci fosse, in quanto parallelo e coincidente alla superficie di separazione. In questo caso abbiamo che ! ! sin ! = ! ! = arcsin ! Questo angolo chiamato angolo critico. Se incidiamo con un angolo maggiore dellangolo critico andiamo in regime di riflessione totale. Su questo principio si basa la fibra ottica. Una fibra ottica composta da due parti: un core interno e un mantello (cladding) esterno. Per entrare in riflessione totale lindice di rifrazione del core deve essere maggiore di quella del cladding (!" > !" ). La dimensione della fibra incidono sugli effetti dellinterferenza. I picchi di risonanza di una fibra prendono il nome di modo. A volte la luce potrebbe uscire momentaneamente dal nucleo, per poi rientrare. Questo uno spostamento di frequenza, che come se la luce cercasse di assaggiare laltra velocit (nel mantello) ma poi ci ripensasse. I modi di una fibra ottica sono importanti. In una fibra a singolo modo ammesso un solo angolo di propagazione. La luce al suo interno percorrer pi della lunghezza della fibra, in quanto avr un movimento a zig zag. Se abbiamo invece pi modi abbiamo pi angoli di propagazione e quindi diverse velocit. Il segnale che otteniamo pu essere un segnale allargato, mentre le diverse velocit prendono il nome di dispersione modale. Le fibre multimodali si usano principalmente per percorsi brevi in quanto generano bassa dispersione modale. possibile poi creare strutture particolari chiamate guida donda, che sono formate da tre strati di cui quella centrale con indice di rifrazione minore. Un tipo di interferometro linterferometro di Mach-Zehnder. Questo tipo di interferometro composto da tre parti: un diodo laser, una fibra ottica (chiamata anche pigtaile) ed un chip a guida donda. Il diodo laser

invia sulla fibra ottica la luce (una sequenza di 1 ) sulla fibra ottica che collegata con il chip. Allinterno del chip, dove sono presenti due elettrodi, la fibra ottica si divide in due parti: una parte attraversa gli elettrodi e laltra no. I due elettrodi permettono di cambiare la fase, e quindi ottenere sequenze di buio-luce che non sono altro che sequenze di 1/0 (informazioni in bit). Alluscita dal chip i due canali si ricompattano e, tramite linterferenza delle onde sui due canali, si possono produrre luce o buio. Occhio Locchio presenta due lenti principali: cornea, che la prima lente e la pi importante, e il cristallino che, essendo elastico, permette una messa a fuoco fine. Tra queste due lenti presente liride, che in caso di troppa luce fa passare solo i raggi pi interni. Allestremit interna invece presente la retina che non altro che una superficie su cui vengono proiettati i raggi che arrivano allinterno dellocchio. La retina formata da veri e propri pixel, che si dividono in due tipi: -coni (5-8 milioni) che riconoscono i colori, ma sono in grado di lavorare solo con tanta luce. -bastoncelli (150-200 milioni) riconoscono le forme e sono in grado di lavorare anche a bassa luce. Nella retina presente anche la fovea, che un avvallamento a forma circolare dove sono presenti la maggior parte dei coni. Ogni oggetto produce della luce sotto forma di onde sferiche. I raggi vengono catturati dalle lenti dellocchio che li riproiettano al contrario sulla retina ( poi il cervello che riaddrizza limmagine). Immagini Le immagini si dividono in due categorie: reali, quando la luce passa realmente per un punto dellimmagine, e virtuali, quando la luce non passa realmente per quel punto, ma emerge dal sistema ottico come se partisse dallimmagine virtuale. Prendiamo uno specchio sferico e un punto P. Lasse ottico non altro che la perpendicolare allo specchio che passa per P. Il punto P invier verso lo specchio due raggi: uno parallelo allasse ottico e un altro raggio che forma con lasse un angolo . Il raggio lungo lasse arriva ortogonale allo specchio, che viene riflesso interamente sullasse. Il secondo raggio incontra invece lo specchio in un punto H, viene riflesso e si incontra sullasse con laltro raggio in un punto Q chiamato punto immagine. Determiniamo la posizione del punto immagine. Definiamo anche V come vertice dello specchio che lincontro tra lo specchio e lasse ottico e O centro della sfera ipotetica di cui farebbe parte lo specchio. Abbiamo: = = = (raggio della sfera) Il triangolo PHO ha angoli interni , ! + ! + = Nel triangolo OHQ abbiamo invece che + ! + = Questo ci permette di ottenere il seguente sistema: + ! = + ! = Per via della riflessione sappiamo poi che ! = ! Calcoliamo quindi la differenza tra i due membri e otteniamo che + = 2

Dove langolo che il generico raggio dal punto forma con lasse ottico e langolo generato dal raggio riflesso nel punto immagine. Tracciamo ora lortogonale di H sullasse ottico. La lunghezza di HH pari a h, mentre ! = . Abbiamo che il triangolo PHH rettangolo. In questo modo otteniamo le seguenti relazioni: = = = Dovremo ora calcolare le arctg. Quello che facciamo invece fare la cosiddetta approssimazione parassiale, nella quale ipotiziamo che gli angoli siano molto piccoli e otteniamo che: = (abbiamo trascurato delta poich molto piccolo) = = Sostituendo quindi nellequazione otteniamo: 1 1 2 + = 2 + = Questa equazione vera nel caso in cui lo specchio forma un immagine virtuale, in quanto quei tipi di specchi sono caratterizzati da un R>0. Siccome il nostro specchio forma un immagine reale, con relativo R<0 lequazione sar: 1 1 2 + = In tutti i sistemi ottici ci sono punti particolari detti punti a immagine allinfinito. Da questi punti i raggi arrivano paralleli sullo specchio. Il punto in cui si incontrano tutti i raggi riflessi derivanti da un punto a immagine allinfinito viene detto fuoco. Nei sistemi ottici ci sono sempre due fuochi. Nel primo fuoco se si pone un oggetto in quel punto la sua immagine si ! forma allinfinito. Questo fuoco si ottiene ponendo = e quindi ! = 0, che permette di ottenere ! = ! che ci permette di dire che il primo fuoco si trova in /2. Nel secondo fuoco si
! !

forma invece limmagine di un punto che si trova allinfinito. Abbiamo quindi che = e che ! ! quindi ! = !. Perci anche il secondo fuoco si trova in /2. Per determinare il punto immagine

di un punto facciamo partire 3 raggi: uno che viene da infinito, uno che va infinito e uno che passa per il punto O. Il punto immagine non altro che il punto di incontro tra i riflessi di questi raggi. In caso di R<0 si generer un immagine reale e quindi capovolta(per ovviare vengono normalmente usate pi componenti ottiche); se R>0 notiamo che i raggi riflessi non si incontrano: per questo motivo tracciamo dei prolungamenti per ottenere il punto immagine. Limmagine generata in questo caso un immagine virtuale e dritta. Le distorsioni che limmagine subisce prendono il nome di aberrazioni. Un tipo di aberrazione laberrazione

sferica, che si genera quando cade lapprossimazione parassiale. Un altro tipo di aberrazione laberrazione di coma che si genera quando i raggi riflessi non passano pi in uno stesso punto ma si viene a generare un punto allungato. Diottro Sferico Prendiamo nuovamente uno specchio sferico immerso per in due superfici con diversi indici di rifrazione ! ! . Prendiamo un punto P nella superficie con coefficiente ! a distanza p dal vertice V. P emette luce. Un generico raggio, che forma un angolo con lasse ottico, raggiunge la superficie dello specchio in un punto H. Per Snell, esso viene rifratto se ! > ! . Il raggio rifratto incontra lasse ottico nel punto Q, distante q dal vertice. La proiezione di H sullasse ottico in H e HH=h. La distanza di H da V , mentre langolo formato dal segmento OH con lasse ottico . Analizziamo i triangoli PHO e QHO: PHO + + ! = QHO + ! + = Semplifichiamo ed esplicitiamo a secondo membro gli angoli teta: + = ! = ! Moltiplichiamo la prima equazione per ! e la seconda per ! ! + ! = ! ! ! ! = ! ! Sapendo che, per la legge di Snell in approssimazione parassiale, ! = ! , calcolando la differenza tra le due equazioni otteniamo: ! + ! + ! ! = 0 ! + ! = (! ! ) Dobbiamo a questo punto calcolare gli angoli alfa,beta e gamma. Sappiamo che: = = = + Applicando nuovamente lapprossimazione parassiale, otteniamo: In conclusione, lequazione finale che descrive il diottro sferico : ! ! ! ! ! ! ! ! + = + = Un particolare tipo di diottro sferico sono le lenti, che rappresentano due diottri messi a contatto. Sistemi Ottici Centrati Si studiano a partire dal diottro sferico. una successione di diottri in cui tutti i centri di curvatura della superficie diottriche si trovano sullo stesso asse, chiamato asse ottico. La conseguenza che se mandiamo un raggio luminoso lungo lasse, esso incide perpendicolarmente con tutte le superfici, uscendo quindi sempre sullasse ottico. Con la parola lente intendiamo due superfici diottriche. Le lenti sono di due tipi: - lente sottile, in cui la distanza tra i vertici della superficie piccola rispetto al raggio delle superfici. Caratteristica di questa lente che la deviazione piccola, ovvero la posizione di ingresso e uscita coincidono.

Usando lequazione del diottro sferico possibile determinare la posizione dellimmagine: 1 ! ! ! = ! ! q pu essere sia positivo che negativo. Bisogna perci introdurre una notazione per i segni: prendendo un diottro con R>0 abbiamo a sinistra del diottro p>0 e q<0 e a destra p<0 e q>0. Lente Sottile Analizziamo una lente sottile. La sorgente P distante p dalla lente e immersa in un materiale con indice di rifrazione ! . La lente formata da due superfici diottriche con raggio ! e ! e allinterno materiale con indice di rifrazione ! . Dallaltra parte abbiamo un materiale con indice di rifrazione ! . La prima superficie diottrica avr unequazione: ! ! ! ! + = ! ! ! La seconda superficie diottrica prende limmagine formata in ! e la prende come sua sorgente. Abbiamo cos lequazione: ! ! ! ! + = ! ! ! Le due relazioni sono svincolate. Vanno collegate insieme tramite la considerazione che la sorgente della prima diviene la sorgente della seconda, considerando che la lente molto sottile. Abbiamo quindi che ! = ! . Possiamo quindi creare il seguente sistema: ! ! ! ! + = ! ! ! ! ! ! ! + = ! ! ! ! = ! ! ! ! ! + = ! ! ! ! ! ! ! + = ! ! ! ! = ! Sommando le prime due membro a membro otteniamo: ! ! ! ! ! ! + = + ! ! ! !

lente spessa, in cui la distanza tra i vertici della superficie grande rispetto al raggio delle superfici.

Considerando non le due superfici diottriche ma lelemento ottico lente riscriviamo ! = e ! = , e quindi: ! ! ! ! ! ! + = + ! ! Fino a qui abbiamo ipotizzato che la lente separi due materiali. Potremo per anche avere che ! = ! e quindi: ! ! 1 1 1 1 ! ! 1 1 + = ! ! + = ! ! ! ! ! Determiniamo la posizione dei fuochi. Il primo fuoco ! si ottiene ponendo = e quindi abbiamo: 1 ! ! 1 1 1 = = ! ! ! ! Il secondo fuoco ! si ottiene invece ponendo = e avremo: 1 1 ! ! 1 1 = = ! ! ! ! Possiamo perci riscrivere lequazione della lente nella seguente forma semplificata: 1 1 1 ! ! 1 1 !! + = = ! ! ! I fuochi possono essere di due tipi: positivi o negativi. Se i fuochi sono positivi si troveranno in ordine prima il primo fuoco e poi il secondo. Se i fuochi sono negativi le posizioni sono invece invertite. Questi due tipi di fuochi comportano diversi tipi di comportamento: se i fuochi sono positivi, i raggi provenienti allinfinito convergono in essi, mentre se i fuochi sono negativi i raggi provenienti da infinito divergono come se venissero dai fuochi. La classificazione dei fuochi tra positivi e negativi dipende in particolar modo dai due diottri: avremo fuochi positivi se ! > 0 ! < 0 e fuochi negativi se viceversa. Tutto questo inoltre valido se ! > ! . Se ! < ! si inverte tutto. Prendiamo ora una lente e racchiudiamola allinterno di un piccolo parallelepipedo. Facciamo incidere poi sulla lente una serie di fronti donda piani. Aspettiamo un po di tempo in modo che londa superi il componente ottico. In base a quanta lente attraversa un punto dellonda, esso impiega pi o meno tempo ad attraversarla. Se consideriamo il fronte donda allinterno della lente, al suo interno rallenta poich lindice di rifrazione interno maggiore, per cui la luce viaggia pi lentamente. Il fronte donda verr cos curvato e tender ad andare verso un punto. Si dice che il sistema ha focalizzato londa. Se la lente invece negativa abbiamo leffetto opposto (onda diverge da un punto). Dove si forma un immagine i cui raggi attraversano una lente? Prendiamo una lente positiva e un oggetto sullasse ottico. I punti di coincidenza delloggetto con lasse ottico si formeranno anchessi sullasse ottico. Prendiamo ora un altro punto delloggetto. Da questo punto facciamo partire tre raggi:uno che viene da infinito (intersecher il secondo fuoco), uno che va a infinito (passa quindi per il primo fuoco) e uno che passa per il centro della lente (viaggere imperturbato in quanto subisce deviazioni da tutte e due le superfici diottriche). Lintersezione di questi tre raggi former il punto dellimmagine delloggetto. Limmagine che

si viene a formare in questo caso un immagine reale. Quello che ci chiediamo ora : la dimensione di questimmagine, maggiore o minore a quella delloggetto? Per determinarlo analizziamo i triangoli che si generano dallimmagine asse ottico e il raggio che passa per il centro della lente. Supponendo che loggetto alto h e limmagine h, notiamo che hanno gli angoli opposti al cateto minore uguali, per cui hanno i lati in proporzione. Possiamo quindi scrivere che: ! ! = = = Abbiamo quindi che lingrandimento I varia in funzione della posizione della posizione delloggetto e che quindi, in base ad essa, possiamo avere un aumento o una riduzione. Se p=q abbiamo in particolare la stessa dimensione (le immagini si formano alla stessa distanza). In ! ! questo caso avremo che ! = ! e quindi = 2. A questo punto possiamo avere i seguenti casi:

se mi allontano da 2f limmagine che si forma si riduce e si avvicina fino al massimo a f. Se limmagine si trova tra 2f e f limmagine si ingrandisce e si forma tra 2f e . Se superiamo f, limmagine diventa un immagine virtuale, pi grande e torna indietro. Questo non altro che il principio della lente dingrandimento. Le lenti si dividono in due tipi: - lenti positive, sono focalizzanti e si rappresentano cos: - lenti negative, sono defocalizzanti e si rappresentano cos: | Per determinare limmagine proveniente da una lente negativa usiamo i soliti metodi, considerando per che i fuochi sono invertiti e per cui i raggi da/a infinito si comportano in modo diverso. Le immagini generate da queste lenti sono sempre immagini virtuali, ma pi piccole. Locchio umano si comporta in modo molto simile a quello delle lenti. Quando locchio a riposo si dice che si mette locchio allinfinito. Man mano che loggetto si avvicina limmagine si allontana. Bisogna perci agire sulla messa a fuoco in modo tale che il fuoco sia pi corto. Per far ci si lavora sulla curvatura della lente tramite la muscolatura. Locchio per pu avere dei problemi: - in caso di ipermetropia, la messa a fuoco viene messa pi lontana. Per ovviare si pu usare una lente positiva, in modo da avvicinare il fuoco, oppure intervenire chirurgicamente diminuendo la curvatura della lente. - In caso di miopia si ha un sistema ottico troppo efficiente e il fuoco viene posto allinterno dellocchio. Si pu intervenire usando una lente negativa per allontanare il fuoco o chirurgicamente aumentando la curvatura della lente. Alcuni sistemi ottici possono essere formati da due lenti. Questi sistemi sono semplici in quanto le lenti si comportano indipendentemente. Limmagine della prima diventa sorgente per la seconda. Questo tipo di strutture si utilizzano per microscopi o telescopi, che funzionano in modo analogo ma varia esclusivamente la posizione del primo elemento rispetto alla prima lente. Microscopio Un microscopio formato da due lenti positive in successione, chiamate rispettivamente obiettivo e oculare. Lobiettivo una lente a fuoco molto corto. Loggetto deve essere posto

oltre il fuoco, ma maggiore e la sua vicinanza, maggiore sar lingrandimento. La seconda lente detta oculare, ha un fuoco lungo e si comporta da lente dingrandimento. Telescopio Un telescopio molto simile ad un microscopio, ma deve avere una focale grande. Obiettivo e oculare sono molto lontani tra loro. I raggi arrivano sullobiettivo da infinito, poich da grandissime distanze, e vanno a creare un immagine ridotta nel secondo fuoco, ingrandita poi dalloculare. Matrici ABCD per la propagazione a raggi in sistemi ottici centrati Per studiare sistemi ottici complessi si usa un sistema matriciale. Definiti r la distanza del raggio dallasse ottico e linclinazione del raggio rispetto allasse ottico, il raggio viene rappresentato come: Se questo raggio passa per un componente ottico, in uscita il raggio sar modificato. La posizione non altro che una combinazione bilineare tra posizione e inclinazione precedente, stessa cosa dicasi per linclinazione. = ! + ! = ! + ! Rappresentiamo allora il componente ottico con una matrice del tipo ! = ! Rappresentare un sistema ottico tramite matrici ci assicura di poter mettere a cascata i vari componenti ottici. Se vogliamo rappresentare un raggio che ad esempio attraversa 2 sistemi ottici, molto semplice in quanto bisogna considerare che ogni singolo componente modifica il raggio, per cui: ! ! ! ! ! ! ! ! ! Effettuando i calcoli otteniamo: ! ! ! = = = ! ! ! ! ! ! ! ! ! Il risultato del prodotto delle tre matici ABCD una matrice 2x2 che rappresenta il sistema ottico complessivo. Prendiamo ora un raggio, e facciamolo muovere per uno spazio x. Vogliamo calcolare la matrice che rappresenti la propagazione tra questi due punti. La prima condizione che = ! . Non cos per per la posizione r, che sar = ! + Ovvero avremo che = ! + ! che, in approssimazione parassiale, diventa = ! + ! . Confrontando queste equazioni con il sistema matriciale, otteniamo: = 1, = , = 0, = 1 1 questa la matrice che descrive la propagazione di un raggio nello spazio libero per 0 1 una distanza pari ad x.

Legge di Snell in forma matriciale Sappiamo che la legge di Snell viene espressa tramite la seguente legge: ! sin ! = ! sin Se ora vogliamo rappresentarla in chiave matriciale, applichiamo lapprossimazione ! parassiale per cui ! ! = ! => = !! !
!

Il punto in altezza dove il raggio incide con la superficie corrisponde anche il punto di uscita, quindi = ! . Questo ci permette di scrivere la seguente forma matriciale: 1 0 0 ! /! Se confrontiamo il determinante fra la matrice nel caso di propagazione normale e nel caso di snell, notiamo che i determinanti sono differenti. Il primo vale 1, il secondo vale ! /! . Se siamo in un sistema ottico, se il primo e lultimo mezzo sono uguali, il determinante della matrice del sistema ottico vale 1, altrimenti vale il rapporto degli indici di rifrazione. Lenti sottili in forma matriciale La calcoliamo in caso di lente positiva, per la lente negativa lunica differenza che = ! ! ! Sappiamo che la relazione ! + ! = ! Essendo sottile, non c differenza tra punto di entrata

e di uscita del raggio, per cui = ! Dobbiamo trovare . Si pu ancora trovare come rapporto di cateti del triangolo rettangolo. ! = che in approssimazione parassiale ! 1 1 ! ! ! = ! = = ! Bisogna per dare linformazione che il raggio viene deviato verso il basso, quindi abbiamo ! = ! Quindi otteniamo la matrice: 1 0 1 1 Studiamo un sistema formato da una lente e una propagazione: 1 ! 1 0 ! 1 = = ! 0 1 1/ 1 ! 1/ 1 Il raggio modificato quindi: = 1 ! + ! ! = + ! Se il raggio venisse da infinito abbiamo ! = 0. Ponendo r=0 ritroviamo il passaggio del raggio sullasse ottico nel fuoco.

Laser Laser lacronimo di light amplification simulated emission radiation. Un laser formato da due specchi paralleli, al cui interno posto un mezzo attivo. Prendiamo in considerazione il mezzo allinterno. Inviamo verso di esso delle onde elettromagnetiche. Lenergia associata a !! tale onde della forma = e considerando che ! = , possiamo riscriverla come = ! . Prendiamo in considerazione un atomo del materiale. Lenergia che un fotone pu assumere = . Se facciamo incidere un fotone su un atomo, latomo lo pu assorbire, eccitandosi e andando ad un nuovo livello energetico. = ! ! dove ! il livello successivo e ! il livello base dellatomo. Se lenergia del fotone minore di , il fotone non viene assorbito poich non esistono livelli intermedi. Se il nostro atomo si trova ora ad un livello eccitato, in base alle caratteristiche del materiale perde energia (un livello energetico ha un tempo di vita, un atomo non pu trovarsi ad un livello per un tempo maggiore) pari al salto energetico dei due livelli, emettendo un fotone. Questa si chiama emissione spontanea. Se non vogliamo aspettare il tempo di vita, inviamo un altro fotone con energia = . Latomo decade indotto da questo nuovo fotone, che ha lenergia necessaria per passare a ! (salto energetico fra i livelli), e cede un fotone in aggiunta a quello inviato. Vengono quindi emessi due fotoni. Consideriamo ora un sistema con n atomi. Se inviamo n fotoni, solo alcuni verranno assorbiti. Calcoliamo la variazione del numero di atomi che passano ad uno stato eccitato. Dato ! il numero di atomi a ! e ! il numero di atomi a ! per assorbimento: ! = !,! ! dove !,! la probabilit di transizione da ! ! per lemissione spontanea: ! = ! dove A la probabilit di trasmissione da ! ! per lemissione stimolata: ! = !,! ! dove !,! la probabilit di trasmissione da ! ! dovuta allarrivo di un fotone. Queste tre equazioni sono le rate equations del funzionamento di un laser. Se definiamo il tempo di vita medio del livello ! possiamo riscrivere la seconda: ! ! = ! = Per lassorbimento, lefficienza di assorbimento aumenta allaumentare dei fotoni inviati: ! = !,! ! = !,! ! dove F rappresenta il flusso di fotoni e !,! la sezione durto che indica la probabilit che il singolo fotone venga assorbito. Lemissione stimolata anchessa legata ai fotoni incidenti: ! = !,! ! = !,! ! Le probabilit di emissione stimolata e di assorbimento sono uguali se in equilibrio !,! = !,! necessario fornire energia al sistema. Per farlo si usa un sistema di pompaggio, in modo da far passare il materiale ad un livello energetico superiore. Dopo un tempo decadranno fotoni, che verranno emessi in tutte le direzioni. Il fotone viene riflesso dallo specchio, che ha una

riflettivit del 100%, e rientra nel materiale. Nel frattempo sta continuando il pompaggio e perci altri atomi saranno saliti a un livello superiore. Il fotone emesso spontaneamente stimoler un certo numero di atomi a decadere ed emettere fotoni. Ognuno di questi compier lo stesso meccanismo. In realt, gli specchi non hanno una riflettivit del 100% ma di circa il 98%, permettendo il passaggio del 2% dei raggi. ! Per avere un sistema laser, necessario che nel livello superiore siano presenti almeno ! + 1 atomi. Questo perch richiesto che la popolazione al livello superiore sia maggiore di quella !" al livello inferiore poich !" > 0 => ! > ! Con due livelli questo non possibile. Si dimostra nel seguente modo: ! + ! = ! ! = !" ! !" ! Poniamo la seconda equazione uguale a 0 poich vogliamo calcolare il minimo valore di ! ! !" ! !" ! = 0 Trovandoci in condizioni di equilibrio abbiamo che !" = !" per cui possiamo riscrivere: ! ! ! = 0 Possiamo inoltre riscrivere ! = ! : ! ! 2! = 0 => 2! = 0 Riscriviamo questultima equazione mettendo in evidenza i termini ! : 1 ! 2 + + = 0 Possiamo quindi ora calcolare ! : ! = = 1 1 2 + 2 + ! ! Notiamo quindi che ! sempre minore di ! ! Infatti se prendiamo abbiamo che ! ! Per questo motivo usiamo sistemi a 3 o 4 livelli. In caso di sistemi a 3 livelli, in caso di arrivo di energia, passiamo da un livello energetico 0 a un livello 1. Quando decade, latomo passa da un livello 1 a un livello 2 emettendo calore. I fotoni vengono emessi nel decadere da livello 2 a livello 0, e lenergia emessa risulta essere ! ! . Tutto questo sistema funziona se i tempi di vita dei livelli sono opportuni (dobbiamo avere un ! molto piccolo e un ! lungo). Le equazioni per i 3 livelli sono: = ! ! + ! ! ! = ! ! ! ! ! = ! ! In caso di 4 livelli si passa da un livello 4 a un livello 1. Nel decadere da livello 2 a livello 3 viene emessa luce. Ottica nonlineare Se un campo elettrico interagisce con la materia si genera una polarizzazione. Si crea cos un dipolo, in cui le cariche sono separate in spazio. In questo caso si tratta di un dipolo elettrico. Esso possiede un momento di dipolo = dove x un vettore che va dalla carica negativa alla carica positiva e q la carica. Questo vale per un singolo atomo. Per un oggetto che

formato da N atomi avremo che = che anche uguale a = ! , per cui maggiore il campo, maggiore sar il momento di dipolo. Sappiamo poi che il vettore spostamento dielettrico risulta essere: = ! + = ! + ! = ! 1 + = ! ! Sappiamo che ! ! sono legate alla velocit della luce, in particolare abbiamo, sullindice di rifrazione, che ! ! Al passaggio di unonda, la materia risponde in modo oscillatorio, ovvero la induciamo a comportarsi come un oscillatore forzato. Dipender quindi dalla frequenza caratteristica del materiale e dalla frequenza dellonda che stiamo inviando; per cui: = ! deve dipendere da poich la polarizzazione dipende dalla risposta del materiale e, in oscillazione forzata, la x dipende da . Ricordiamo infatti che nelloscillatore forzato calcoliamo in questo modo: ! ! + + ! = ! !"# ! = ! ! !"!! ! ! ! ! !"!! + ! !"!! + ! ! ! !"!! = ! !"# ! ! ! ! ! + = ! !!" => = ! !"# = () ! ! + Per cui diversi valori di ci danno diverse risposte. Il materiale risulta cos essere dispersivo. Tornando al dipolo, abbiamo trovato che: ! = ! = 1 + () Se ora il termine forzante (! ) grande, posso avere delle risposte nonlineari. ! ! + + ! + ! ! NL il termine nonlineare. La presenza di questo termine al secondo ordine, genera uno spettro di frequenze. Proviamo ora a generalizzare ipotizzando di inviare due campi, che possono anche essere coincidenti (e quindi ! = ! ) ! ! !! ! ! !! ! ! + + ! + ! = ! + ! ! ci aspettiamo che il sistema reagisca ad ! e a ! . La soluzione generale deve perci essere: = ! !!! ! + ! !!! ! + ! !!! ! dove i termini di fase li includiamo in ! ! , che possono essere complessi, e ! = ! + ! . Abbiamo inoltre ipotizzato che i campi non siano abbastanza forti da generare la loro seconda armonica 2! 2! . Le derivate di x saranno della forma: ! ! !! ! ! ! !! ! ! ! !! ! ! ! ! . Per i termini non lineari dobbiamo invece svolgere il quadrato: !! !! ! !! !! ! !! !! ! ! = ! !!! ! + ! + ! !!! ! + ! + ! !!! ! + ! ! ! ! ! ! ! ! ! !! !! ! ! + ! !!! ! + ! ! + ! !!! ! + ! ! + ! !!! !

i termini con = 0 generano una rettificazione ottica e non li consideriamo. Non consideriamo neanche ! ! e ! ! e cos via. Prendiamo perci in considerazione solo i termini in ! , ! ! :
! = 2! ! !
!! !!! ! ! + 2! ! !! !!! ! ! + 2! ! !! !!! !

troviamo cos tre termini forzanti: una nonlinearit in ! , una in ! e una in ! . Risolviamo allora lequazione prendendo la soluzione generale e i termini nonlineari in ! : ! !! ! ! ! ! !! !!! ! !!! ! ! ! ! + ! = ! + 2! ! ora per ! : ! !! ! ! ! ! !! !!! ! !!! ! ! ! ! + ! = ! + 2! ! e infine per ! : ! ! !!! ! ! ! ! + ! = 2! ! ! !! !!! ! Nellultima notiamo che non abbiamo il termine forzante, ma solo quello non lineare. Questo perch, essendo un termine non presente allingresso, ma generato per via della nonlinearit, manca del termine dovuto al forzamento. Quando andiamo a risolvere: ! ! + 2! ! 2! ! ! = ! = + ! ! ! ! ! ! ! + ! ! ! + ! ! ! + ! ! ! + 2! ! 2! ! ! = ! = + ! ! ! ! ! ! ! + ! ! ! + ! ! ! + ! 2! ! 2! ! ! = ! = ! ! ! ! ! + ! ! ! + ! !" I termini ! /() in ! ! sono i termini di risposta lineare. Laver introdotto la nonlinearit ha introdotto tutti gli altri termini. Possiamo quindi riscrivere: ! !" ! = ! + ! ! !" ! = ! + ! !" ! = ! Poniamo ora lattenzione su ! = ! + ! , che posso riscriverla come ! = ! + ! !"#$%&$' !" !"#$% dove = e quindi risulta essere anche: !! ! = ! + ! Sono fotoni!! Quello che succede nel processo nonlineare che inviando due fotoni se ne genera un terzo. Possiamo quindi generare colori, in base alla propriet nonlineari del materiale. Possiamo anche scompattare il fotone 3 mandando un fotone 2 e un fotone 1 generando, rispettivamente, un fotone 1 e un fotone 2 (si pu vedere dalle equazioni per ! , ! ! ). In base alla fase possiamo anche avere upconversion o downconversion.

! !! ! ! !! ! = 2! ! !!! ! + 2! ! + 2! !

Possiamo in conclusione riscrivere il tutto come: = ! = < >= = (! + !" ) = ! + !" ! = ! ! + !" ! ; ! ! ! = ! ! + !" ! ; ! ! ! = ! ! + !" ! ; ! + ! Notiamo che nellultima ora compare il termine lineare. Questo perch il materiale risponde comunque in base allindice di rifrazione alla ! . Inoltre se ! = ! , lultima rappresenterebbe nientaltro che la generazione della seconda armonica. C per un problema. Se si invia solo ! , il fotone associato si pu spaccare da solo in una qualsiasi combinazione che generi ! , non necessariamente in ! ! . Questo fenomeno prende il nome di fluorescenza parametrica.