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Iniziazione e Scuole Iniziatiche


Data pubblicazione Scritto da Gabriel Porciatti Categoria principale: Articoli

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Valutazione attuale: /5 Scarso Ottimo Valutazione Visto alla luce della ortodossa metafisica, il significato della parola Iniziazione va ben oltre quello che gli scolasticamente attribuito, e che il nostro Tommaseo, assai meglio di tanti altri, ha precisato con il dire che essa costituisce l'ammissione alla partecipazione od alla conoscenza dei segreti sacri o avuti per sacri o importanti. Gi in s la parola esclude la possibilit di un concetto puramente statico poich implica quello di fine da raggiungersi, perci di movimento che da una origine, l' initium, tende ad un fine; praticamente poi, questa Iniziazione non costituisce soltanto l' initium cognoscendi ma pure un inducere animum, scopi entrambi che prevedono un'azione volente e perseverante. D'altra parte il termine evoca un passato prestigioso perch si richiama direttamente alla figura dell'Iniziato Antico ed impone che la conoscenza del Vero, del Giusto e del Bello si faccia coscienza, che tale coscienza diventi operante, che la conoscenza, la Luce acquisita, si faccia guida vigile perci attiva, vita che si vive, e non soltanto enunciato di vita. La parola Iniziazione comporta cos un concetto di movimento, non di statica conoscenza ma di conoscenza produttiva, di atto, di espressione realizzante, di effetto di volere, di un volere orientato verso un ideale; e questo ideale costante e immutabile nella sostanza; oggi quello che era ieri: l'ideale dell'Iniziato Antico. Si tratta perci dell'inizio di un complesso movimento verso una determinata direzione inconfondibile ed immutabile, che non tutti sono in grado di compiere ma per il quale tutti dispongono, in germe o in potenza, dei mezzi a ci necessari; naturalmente se taluno per sua natura abulico, se vincoli generali o particolari lo trattengono abbarbicato - quasi un arbusto - ad una vita vegetativa parassitaria, o se comunque il fermento della materia ostacola l'espansione spirituale, inoperante, inefficace e sciupata sar quella spinta iniziale, quell'incremento ab initio, che rappresentato dall'Iniziazione. L'Iniziazione, in effetti, altro non costituisce che la spinta, l'incentivo, al movimento verso quella cotale direzione di cui abbiamo parlato e che preciseremo; e questa spinta diventa utile solo quando le qualit intrinseche dell'Iniziato sono tali da incrementare ed assicurare costanza di vita a questo movimento. L'inizio del movimento determina la vita; l'Iniziazione determina una vita, o, se si vuol meglio, un particolare modo di vita, a cui si pu giungere solo se sussiste un ambiente che ad essa offra le condizioni necessarie al vivere; poich si tratta proprio di una nuova vita o nuova maniera di vivere, tale da fare dell'uomo un rigenerato, un dwya - diranno gli ind - un due volte nato, che lo differenzia dall'uomo comune tanto quanto questo si differenzia dall'animale. per questo che vediamo, alla base di qualsiasi iniziazione, da quelle antichissime alle contemporanee, la morte dell'Iniziando; il concetto raccolto ed affermato dallo stesso Ges che dir Amen, amen dico tibi, nisi quis rentus fuerit dnuo, non potest vidre regnum Dei (Giovanni III 3); presiedette sempre, presiede tuttora, costitu e costituisce il massimo mistero iniziatico e la cerimonia basilare di tutti i riti, vana ed inefficace se ridotta ad un formalismo esteriore, risolvente e determinante se consumata a favore di chi convenientemente preparato a riceverla. La persistenza del concetto di morte, attenuato soltanto con quello di rinascita che in fondo si identifica con il primo; il fatto che in molti riti questa morte provocata con l'intervento di mezzi esterni di varia natura, che in taluni - specialmente in antico - era preceduta da una preparazione tendente a determinare un particolare stato di collasso fisico; che in molte particolarmente nelle attuali - al primo tempo della cerimonia simbolica segue una cerimonia funebre; il fatto ancora che il concetto di morte, annientamento, troppo rigido e stroncante per prestarsi ad un adattamento simbolico; tutto induce ad accettare l'idea di una morte effettiva, la quale, non potendosi certamente identificare con la fine della vita corporea che precede la disgregazione del corpo fisico, deve pur sempre costituire la morte di un qualcosa, lo svolgersi su di un piano non materiale di un processo che con quello fisico ha tutta l'analogia. Se noi facciamo tanto da ammettere che la frase morte iniziatica non costituisca una frase simbolica ma implichi effettivamente la morte di qualcosa che sussiste nell'Iniziando, e che escludiamo essere la materia che lo veste, ne deriva evidente che l'azione letale volta a distruggere qualcosa di imponderabile che pure entra nell'assieme formativo dell'uomo; non solo, ma siccome a questa morte segue una rinascita da noi chiamata rigenerazione - termine che introduce una precisazione poich esclude la possibilit creativa - oltre ad implicare il concetto di morte totale, di scomparsa che lascia il posto al sorgere di una nuova vita, sottintende un processo generativo che, se si esclude l'esistenza dei due sessi, non pu che costituire l'opera di un androgino interiore di cui diviene necessario ammettere l'esistenza. Ne viene che siamo portati alla ricerca, nel nostro interiore, di due entit coesistenti di cui l'una deve morire e l'altra deve generare; che l'una debba morire gi abbiamo visto che assiomatico nel concetto di Iniziazione, ma dobbiamo convenire che l'altra - pure essendo generativa - non assoluto che sia di sua natura autogenerante cio androgina come abbiamo detto pi sopra; e questo perch potrebbe ricevere cio rispondere ad una determinante - che potremmo chiamare fermentativa - proveniente dall'esterno, il che ci richiama all'ebraico Ruah, soffio, alito, fiato, che pu provenire proprio 1/4

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dall'esterno e costituire un trasferimento iniziatico, senza che per questo ci escluda la possibilit di un processo strettamente interiore. Vedremo fra breve come, per qualche considerazione, si sia indotti ad accettare entrambe le ipotesi, non solo, ma, nella maggioranza dei casi a considerarle, checch possa aprioristicamente sembrare illogico, entrambe necessarie al successo iniziatico. Ma ritorniamo adesso alla ricerca di quanto che deve morire affinch lo scopo della Iniziazione sia raggiunto. Ci necessario per questo cominciare a stabilire quale sia questo scopo. Esso tradizionalmente inequivocabile: porre l'Iniziato in rapporto con il dio, renderlo partecipe delle sue virt. Si disquisisca pur fin quanto si vuole, convenientemente inquadrato che sia il concetto del Dio, lo scopo della Iniziazione permane oggi quello che era per i popoli antichi. Ci posto ne deriva necessario che la formalit dell'uomo sia tale da consentire questa possibilit di partecipazione, cio che in esso vi sia alcunch di analogo se non di identico - o per lo meno di corrispondente in modo da consentire una risonanza - con la formalit del Dio. Ora, siccome Dio Uno - n la cosa si pu discutere anche ammettendo una pletora di Dei, poich pur sussistendo essi si rifanno, direttamente od indirettamente, ad un Deus-Pater perci ad un Dio Uno - ne viene che avendo gli uomini una loro costituente simile, analoga e risonante con quella del Dio, il Dio essendo Uno, questa costituente - che primordiale - identica per tutti, per tutti la stessa. Da ci deriva il concetto di Spirito, di Mahat, di Luce Divina che ricorre nella costituzione dell'essere umano secondo le varie teorie e che con vario nome si ripete, che anima un uomo come tutti gli uomini qualunque ne sia il colore, la razza, la nascita, la differenziazione determinata da fattori complementari per nulla dipendenti dal Fattore Primo. Si tratta dunque di un fattore comune a tutti gli uomini, ed il fattore distintivo dell'Uomo, fattore il cui concetto non va confuso con quello di anima, poich una anima lhanno molti animali, forse addirittura tutti, tutti i corpi organati che hanno vita, sensi e si muovono, pur non essendo uomini; non di anima si tratta, parola questa di un significato assai vago, comprensivo e distintivo secondo l'intendimento di chi la impiega, che v da facolt vitale, spirito vitale, principio della vita in tutti gli esseri viventi, parte immateriale dell'uomo sino ad essere considerata per la qualit di sentire animo - o per quella di pensare ed intendere - intelletto -; non di anima si tratta ma del fattore distintivo dell'ominalit, quello appunto che lo distingue da tutti gli altri animali, quello che gli permette di comprendere, di assimilare il dio, di porsi in rapporto con esso, cosa questa che - a quanto ci consta - costituisce la sola prerogativa che lo differenzia dagli altri animali e che gli conferisce - necessariamente - quelle autorit di signoreggiare su tutta la terra, di cui cenno nel Genesi. Stabilita l'esistenza di questo principio interiore, per il fatto che esso comune a tutti, diventa Principio Universale quindi Essere, onde, per quanto del singolo, lo si pu chiamare il S avendo cura di precisare, con le parole del Gunon, che questo S non mai individualizzato, n pu esserlo, poich dovendo sempre essere considerato nell'aspetto dell'eternit e dell'immutabilit, che sono gli attributi dell'Essere puro, non , evidentemente suscettibile di alcuna particolarizzazione. Esclusa la possibilit di particolarizzazione del S, e constatato che in effetto non esiste mai identit di natura esteriore od interiore, fra due individui, dobbiamo desumere che la individualit del singolo determinata da un altro fattore che non il S; si tratta di un caratterizzante interiore, non esclusivo dell'uomo poich lo riscontriamo anche in altri animali, di un fattore che potremmo chiamare animico perch connesso alle qualit di sentire, pensare ed intendere, ed l'Io, l'Io individuale, l'Ego greco e latino a cui spetta la paternit del termine egoista il cui significato a tutti noto, rivela, meglio di checchessia, il vizio della sua natura. Siamo cos pervenuti a contrapporre, nell'imponderabile dell'Uomo, due principi costitutivi, coesistenti ma di tendenze diverse il pi delle volte contrastanti. Da un lato il S, il principio superiore trascendente e permanente, privilegio dell'Uomo, sempre identico in ognuno di essi perch parte di un Tutto; dall'altro l'Io, transitorio e contingente probabile modificazione, adattamento, deviazione, della manifestazione pura dell'Essere il quale nucleo che resta inalterato; Io che forma particolare a determinare la quale concorrono elementi generalmente esteriori, sovente derivati dalle necessit della materia. Il primo dunque Pura Essenza, Nucleo luminoso, l'altro Plasma, Plasma che contiene il primo e per esso vive, manifestazione, forma manifesta che la filosofia occidentale moderna chiama persona umana. Universale, super-umana ed eterna la prima, l'altra involgente, individuale ed esteriore, tipicamente transitoria e mortale. Trovandoci cos di fronte a due principi differenti, l'uno - il S - superiore ed eterno, l'altro - l'Io - derivato e mortale, ne viene evidente che se per effetto di una azione, spontanea o provocata, uno di essi destinato a morire, sar certamente quello che mortale ossia l'Io e non il S. Questa considerazione trova conferma nel fatto che essendo il S per la sua essenza universale e completa qual derivato da un Tutto avente possibilit creative, logico ammettere che conservi queste stesse possibilit, fondamentale la caratteristica androgina che - per la nostra mentalit - rende possibile quella rinascita o quella rigenerazione che costituisce il tema del nostro studio. Ci facile cos concludere che alla base di qualsiasi Iniziazione posta la morte dell'Io in quanto individualizzazione, e, diremo con un termine molto improprio ma che ci sembra possa servire all'idea, in quanto materializzazione dell'Ego, morte che dovr essere completa se si vuole che il fine iniziatico sia raggiunto nella sua interezza. Questa morte seguita da una rinascita; il nulla, il vuoto che essa parrebbe lasciare un assurdo filosofico poich costituisce una, sia pur parziale, negazione dell'Essere, onde necessario che questo vuoto sia colmato da una nuova vita, la quale dovr costituire una pi diretta manifestazione del S, pi pura e pi libera della precedente che era intossicata dagli stimoli della materia. Ed ecco come il termine ellenico di rigenerazione risponde nel suo duplice significato alla rappresentazione di questo trapasso cui subentra una nuova esistenza meglio rispondente al superbo concetto dell'Essere. Il concetto da noi fugacemente espresso dell'azione degenerativa della materia sull'Essere, determinante dell'Io o di alcuni caratteri di esso, che occorre rigenerare, inequivocabilmente posto in rilievo dai vari riti purificatori (tipico quello del battesimo) che in tutte le cerimonie iniziatiche precede l'atto rituale; non solo ma anche affermato dal fatto che tutte le iniziazioni - nessuna esclusa - prevedono una progressione iniziatica obbligando, per un precisato limite di tempo, alla permanenza effettiva, attiva e probatoria, in un dato stadio; ed per questo che ad ognuno di questi stadi o gradi, passando al successivo, si rinnova - se non identica certo assai simile - la cerimonia primitiva concedendo una particolare importanza al rito purificatorio che viene in tal modo periodicamente rinnovato. Ci tende, a parer nostro, allo scopo di ricondurre, quando necessario l'Io rinnovato in perfetta consonanza con il S, ed per questo, oltre che per altre ragioni di natura valutativa, che tale prassi tuttora conservata dalla pi austera scuola iniziatica moderna. Ritornando al nostro concetto fondamentale, noi vediamo che la Iniziazione tende ad uccidere l'Io in quanto entit distinta e discordante ed indipendente dal S, dando vita ad un nuovo Io, diretta, pura e genuina derivazione del Principio Universale. Da questa morte dell'Io personale separato e divergente dal S, dalla sua sostituzione - quando ve ne sia il bisogno - con un rinnovato Io fatto ad immagine e somiglianza dell'Essere, prende inizio la vita dell'Iniziato che tale pu dirsi soltanto quando sia effettivamente pervenuto a recidere coraggiosamente tutti i legami che lo tengono avvinto alla sua vita di animale, a superare tutti gli ostacoli che gli impediscono di sparire come espressione a se stante, per considerarsi invece quale particella di quello stesso essere che uno frazionabile s ma pure indivisibile. L'Iniziazione diventa cos una forma liberatoria dell'Uomo dal suo contenente mortale e perviene a quello che in tutti i tempi, a partire da quelli arcaici, ne stato il fine ultimo; scopo inequivocabile e costante di tutte le vere iniziazioni: divinizzare l'Uomo. Con il progredire del concetto divino, con il suo progredire ed il suo elevarsi, in modo automatico progredisce si perfeziona e si eleva lo scopo iniziatico che si adegua al concetto da cui prende le mosse, al migliorarsi del concetto del Vero, e fa del 2/4

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Iniziazione e Scuole Iniziatiche - Studi Tradizionali - Esonet.org Vero oggetto di ricerca e scopo di raggiungimento. Un solo dogma alla base: l'esistenza dell'Essere quale Potenza Primordiale; ma questo un dogma od un assioma di cui non si pu dubitare? Dalla unanime accettazione discorde soltanto la filosofia materialista, ma essa pure non riesce a sottrarvisi poich, dopo avere affermato che tutto materia, che la materia esiste ed opera senza spirito, implicitamente accetta il concetto di spirito, (la parola non esatta ma non ne ho di migliori) materializzandolo in quello di energia di cui vuole - con un arbitrio pi che evidente - farne un derivato dalla materia aprioristicamente escludendo l'inverso; affermando che questo spirito, energia, insomma vita, sia un prodotto della materia, ammette implicitamente che la materia contiene in potenza - poich pu produrla - questa Vita che per noi costituisce l'Essere. Ora, a parte l'assurdo di un immateriale derivato dal materiale, di un intelligente prodotto dal non-intelligente, resta pur sempre chiaro che questa energia distinta, contenuta in potenza dalla materia - e soltanto in quella che ha possibilit di animarsi - ne costituisce la parte pi preziosa e nobile, la parte essenziale, che, come tale, non logico subordinare alla materia, e lo ancor meno quando si pensi che lo spirito (od energia) che anima la materia e non viceversa! Concludiamo dunque che non un dogma alla base del concetto iniziatico, bens una Verit, e che la dissenziente dottrina materialista, per le sommarie considerazioni cui abbiamo fatto cenno, posa su di un evidente sofisma. Oltre a questo dogma, il concetto di Iniziazione non vincolato da nessun altro principio; qualunque sia la concezione che ci si voglia fare della Potenza Primordiale, cio del Divino, il concetto iniziatico non muta, non subisce deviazioni n di tempo n di luogo, da ci che ne costituisce la scopo supremo; e questo permanere nei tanti secoli di vita umana e nei differenti paesi ove essa si svolge, di questa tenace idea, costituisce la prova dell'immutabilit del principio fondamentale che, come abbiamo detto costituito dall'annientamento dell'lo individuale e dalla sua sostituzione con un congenere universale, purissima espressione dell'Essere, diretto derivato del S. Cos inteso il concetto di Iniziazione, potrebbe sembrare inutile e persino assurda l'esistenza di una scuola iniziatica poich chiaro che si pu pervenire alla vera Iniziazione senza che sia necessario un particolare concorso esterno, senza che sia indispensabile la preferenza di un metodo o la precisazione di un sistema. In effetti i pi Grandi Iniziati sono pervenuti alla suprema Bellezza non certo uscendo palesemente da una particolare scuola e se sono pervenuti a raggiungere le pi alte vette della Iniziazione, lo debbono, generalmente, alle loro particolari qualit di tenaci perseveranti. Questa constatazione, per, mentre da un lato non esclude una determinante specifica dell'intimo (profondo dolore, visione, scampato pericolo od altro, casi questi che qualche confessione ha talora sapientemente sfruttati), non esclude neppure l'utilit di un sistema, anzi, sovente, ne stabilisce uno, il quale proprio quello che colui che ha raggiunto la meta, dopo avere esaminato il suo stesso processo evolutivo, indica e consiglia. Dato che generalmente si tratta di metodo, il che implica un concetto didattico se non addirittura pedagogico, poich non va dimenticato che il S, siccome immortale, l'Eterno Infante, ne viene naturale il nascere di una scuola la quale avr dei caratteri distintivi determinati specialmente dalle condizioni ambientali che stabiliscono la caratteristica dominante dell'lo. Scuole se ne ebbero in tutti i tempi ed in tutti i climi, ma dal loro confronto appare come esse abbiano in comune un primo atto necessario che potremmo definire pre-iniziatico: esso rappresentato dalla discesa in se medesimo, dal socratico nosci te ipsum che, con simbolismo diverso, ha sempre costituito e sempre costituir, il primo obiettivo imposto alla volont desiderosa di conoscere; tale stato il segreto cominciare di tutti coloro che sono pervenuti a circonfondersi della luce del sublime e tale ha da essere per chiunque tenda a quella luce. Il fatto che il conseguimento dello scopo iniziatico sia possibile soltanto partendo da un esame introspettivo condotto con metodo e progressivamente esteso per analogia e deduzione al campo meno noto, stabilisce l'utilit dell'esistenza di una scuola il cui compito quello di avviare e servire di guida; in effetto una scuola iniziatica, qualunque essa sia, non pu proporsi che due scopi: in prima risvegliare le possibilit dell'Iniziando, ricordare l'eccellenza dell'Iniziato, la sublimit cui l'Uomo, l'essere perfettibile dotato di virt allo stato potenziale, deve tendere; in corollario indicare con quali mezzi, seguendo quale via, lo stato di perfezione pu essere conseguito. Quello dell'imponderabile umano un campo variato ove i due fattori dominanti, Essere ed Io, Spirito e Mente, Cuore e Cervello, pur essendo contenuti in involucri costitutivamente identici o quasi per tutti gli esseri, sono sostanzialmente diversi poich mentre l'uno immutabile l'altro risente potentemente delle influenze locali, ereditarie, tradizionali o simili che lo trascinano ad una specie di mimetismo occulto, ad un particolare orientamento determinato dall'influenza della vita vissuta, dalle necessit di essa, dalle aspirazioni materiali. Il fatto che praticamente due individui presentano forme animiche generalmente distinte, offre la prova certa che il fattore dell'imponderabile umano che mutevole, cio l'Io, esercita un dominio su quello che per sua natura costante, cio il S, il che equivale a dire che lo involge, lo tarpa, lo rende prigioniero; questo ci riconduce, per altra via al primo atto iniziatico rappresentato da questa soppressione dell'Io che necessaria al S, quando si voglia ad esso concedere la libert di seguire la sua legge naturale che quella universale: l'elevazione. Ora, per quanto gli esseri possano animicamente distinguersi, non difficile raggrupparli in un dato numero di famiglie aventi in comune alcuni di questi caratteri distintivi, ed una certa affinit generale di struttura di quel loro Io che occorre dominare o distruggere; si tratta cos, di raggruppamenti per i quali l'azione pi efficace pu seguire un indirizzo determinato comune a tutti i componenti. Ecco cos il delinearsi di scuole differenti di cui ognuna contrassegnata da una differente maniera di fare leva per ottenere quel principio di frattura dell'involucro Io da cui potr evadere il S. La differenziazione dei vari elementi Uomo, per quanto raggruppati in famiglie caratterizzate da una certa affinit, ha consigliato l'uso di agenti elastici, autoadeguantisi, rappresentati dai simboli, cui nessuna Scuola, in nessun tempo, ha rinunciato - specialmente in Occidente - per quel caratteristico nostro bisogno di valerci di similitudini per meglio comprendere quanto non ci appare chiaro e ben definito. Procedendo allo studio delle varie Scuole Iniziatiche si pu essere sorpresi constatando che taluni simboli sono comuni a tutte, in tutti i tempi e tutti i climi, anche quando esclusa - almeno apparentemente - qualsiasi influenza tradizionale; il trovare, in tempi lontanissimi gli stessi simboli nell'Oriente asiatico e nel cosiddetto Nuovo Mondo pu apparire sorprendente salvo che si ammetta - il che non da escludere - che ab initio esistesse una scuola unica di cui tutte le altre non sarebbero che derivazioni ed adattamenti locali. Questa tesi potrebbe essere confortata dalle numerose prove della esistenza di una antichissima Religione Unica veramente katolica, quella, inspirata al concetto di un Assoluto ultraumano; di essa traccia nel Teo-Amoxtli, sacro codice tolteco, cos come nei Veda, entrambi codici magnifici nei quali la maest dell'Uno appare ben diversa da quella offertaci dalla nostra orgogliosa Bibbia ove il concetto del Divino non appare decisamente ultraumano, per cui si presta ad interpretazioni assurde di cui le pi derivano dall'avere attribuito al Dio una certa forma mentis (ricompensa, vendetta ecc.) che, umanizzandolo lo rende imperfetto. Ricercare la Verit o la Luce, mirare alla Perfezione, permearsi di Amore, avvicinarsi a Dio, sono tutti sinonimi che, come abbiamo visto, rappresentano lo scopo unico di tutte le Scuole Iniziatiche, ma se identico il concetto, diversa ne l'espressione ed appunto questa diversit che stabilisce una chiara differenziazione dividendo le Scuole in due grandi categorie attorno alle quali gravitano: volont di pervenire e fiducia di ricevere, Volere e Fede, energia e misticismo, potenza ed abbandono. Questi due concetti - si noti bene - non costituiscono per nulla due direttrici diverse, ma rappresentano due aspetti, due conseguenze della stessa ragione, e questa ragione l'Essere; se, per spiegarci vogliamo ricorrere ad una similitudine, che ci cara, perch richiama all'Armonia ed alla Vibrazione, diremo che si tratta della stessa nota fondamentale che l'uno vuole esprimere e per la quale l'altro entra in risonanza, entrambi vibrando nello stesso modo; sarebbe il caso di parlare di diapason poich si tratta appunto di vibrazioni, e su di esse si incentra la dottrina ind,

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Iniziazione e Scuole Iniziatiche - Studi Tradizionali - Esonet.org oppure di Musica (una volta ancora due aspetti!) tanto cara a Pitagora, che le une e l'altra leg con la legge del divenire che obbliga a rimontare al Numerante cio all'Uno. Sono due aspetti diversi, ma diversi solo perch nella ricerca si sono voluti separare due componenti, diversificandoli, considerandoli distinti solo perch vi chi dei due ne ha uno che in schiacciante prevalenza sull'altro, inducendo cos a trascurare l'importanza della loro coesistenza, dimenticando che Homo sum, humani nihil a me allenum puto, e quanto da ci logicamente consegue. Soltanto l'importanza concessa alla prevalenza dell'uno sull'altro di questi componenti inseparabili, consiglia i diversi metodi, giustifica l'esistenza delle diverse Scuole Iniziatiche. Andiamo agli estremi perch il concetto ci appaia pi chiaro, e consideriamo due aspetti dell'Homo: vir e mulier, maschio e femmina; si tratta di una differenza di sesso, di muscoli, di attitudine, di possibilit, di organi anche, ma in fondo, pu sussistere una differenza assoluta fra due esseri che sono frutto della stessa terra, dello stesso padre e della stessa Madre? Non certo, e la Natura stessa ce ne offre una prova con l'esistenza di androgini e di ginandri, individui nei quali un sesso prevale in diversa misura sull'altro, e che in definitiva altro non sono che degli intermedi fra i due. Ne consegue che non possiamo parlare di differenza assoluta, ed essa non sussistendo, logico ammettere che ognuno di noi risulti costituito dei due elementi e che la differenza fra l'uno e l'altro dipenda solo da effetto di preponderanza dell'uno sull'altro, il che, in definitiva, vale a dire che in ognuno di noi vi dell'uno e dell'altro, del dante e del ricevente, e sotto un punto di vista generale, del maschile e del femminile; con il che ben comprendiamo l'alchemico Rebis, il res bina perfettamente equilibrato, autogenerante, completo, quindi perfetto. Ritorniamo ora alle Scuole Iniziatiche; il richiamo al Rebis ci porta in piena alchimia, e, per essa, alla Rosa + Croce. A quando risalga questa Scuola difficile stabilirlo; (la tradizione la indica di molti secoli anteriore al Cristo), ma quel che certo si che in Occidente rinasce dal templarismo, da quei roghi accesi dalla cupidigia e dall'infamia; si delinea in quelle fiamme e si fa centro di Potenza di cui il fascino, quando non avvolge, avvertito quale Emanazione. Quella dei Rosa + Croce dottrina del Mysterium, dell'Arcano, ed dottrina integrale poich contempla le due facce del Rebis, onde che tutte le Scuole Iniziatiche moderne si rifanno ad essa, e tutte se ne dicono la erede, sia quelle che potenziano la Volont come quelle che coltivano la Fede. Sarebbe ozioso discutere il fascino e la potenza dei Rosa + Croce perch noto, utile, invece, appare la ricerca della sua ragione; quella che appare pi evidente la completezza del metodo rosacruciano che non si limita a trattare dell'Uomo l'elemento costitutivo in esso preponderante, ma interviene tanto sul volere quanto sulla possibilit di ricevere dell'Adepto, facendone colui che sa vibrare e che pu risuonare. Si dice che gli ultimi Rosa + Croce dell'Occidente hanno abbandonato l'Europa verso il XVII secolo, e ci coincide - fra l'altro - con il deciso specializzarsi delle Scuole Iniziatiche Occidentali, specializzazione che, oltre a ridurne la possibilit di pervenire ad un risultato completo, ne ha favorito lo sviluppo diretto a fini contingenti ed immediati, prevalentemente sociali, deviandole cos dal loro fulgido scopo. Ricorrendo una volta ancora all'analogia, se consideriamo la scuola quale un utensile e ci rifacciamo ad una pietra grezza le cui venature sono costituite da due elementi differenti per durezza, coesione, natura, evidente che per lavorarla e ed ottenere opera perfetta necessario valersi di due generi diversi di utensili, particolarmente appropriati alle vene della pietra, cos come, con similitudine alchemica, (nel senso generico della parola), per ottenere la totale soluzione di un aggregato di due elementi diversi occorrono talora due solventi differenti. Senza pi oltre insistere su questo tema, da noi trattato altrove con altra argomentazione, ci sembra logico concludere che una Scuola, per essere idonea al conseguimento dello scopo iniziatico nella sua completezza, deve prevedere l'opportunit di adeguare il proprio insegnamento alle caratteristiche del singolo. Siccome pi non sussiste una Scuola Iniziatica Integrale dell'Occidente poich il concetto della specializzazione (per non parlare di altri di bassa natura) ne ha limitate le possibilit; siccome ragioni pratiche sconsigliano una iniziativa tendente alla istituzione di una Scuola nuova poich troppe gi ne esistono; siccome in siffatto campo qualsiasi esclusivismo decisamente condannevole; siccome, infine, le sane scuole non mancano ed il loro solo difetto la loro incompletezza; ci appare evidente che costituendo una Unione od una Federazione di esse, si ovvierebbe ad un errore che purtroppo si perpetuato, non solo, ma si provvederebbe, con un mezzo mobile ed efficace, alla realizzazione di un Centro Iniziatico a Respiro Universale, che offrirebbe a tutti i cercatori di Luce, il modo di concretare quello che da tempo costituisce la pi alta aspirazione degli Eletti. Allora, e soltanto allora, sar realizzato il Supremo Centro della Conoscenza Iniziatica, dal quale partiranno le maglie di una vera Catena d'Oro capace di stringere in una indissolubile e sublime Unit, le belle energie di nostra gente, il che richiamerebbe alle glorie dell'antico Egitto, della Schola Italica, e dei Rosa + Croce. Questo il sogno di un Filosofo dell'Unit.

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