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LA SCUOLA ITALIANA DALL` UNITA` AI NOSTRI GIORNI


a cura di Giacomo Cives

Capitolo I: LA SCUOLA DELLINFANZIA (di Gaetano Bonetta).

1. Nascono le prime scuole per linfanzia

L`esigenza della scuola per l`infanzia si afferma quando il vecchio sistema di educazione
familistico non riesce nel compito dettato dai tempi moderni e a tale compito viene chiamato
un agente esterno alla tradizionale famiglia estesa e patriarcale.
Le prime istituzioni per linfanzia non furono vere e proprie scuole, bens sale di custodia
che nacquero in Francia nella seconda met del Settecento per poi diffondersi un po
ovunque, Italia compresa. Si trattava di istituzioni private che funzionarono come opere
assistenziali e di carit, il cui unico scopo era quello di offrire ricovero e nutrimento ai
bambini privi di assistenza familiare a causa dello status operaio dei genitori. Esse non
riuscirono a superare le funzioni meramente custodialistiche e languirono in modo
deplorevole.
Le prime scuole infantili propriamente dette nacquero in Europa ad Ottocento inoltrato,
quando furono visibili un po dappertutto i segni di un moderato progresso che port con s
un nuovo interesse per leducazione infantile; allinfanzia si cominci a guardare dal punto
di vista sociale, psicologico, pedagogico e etico per comprenderla e utilizzarla.
Due le ragioni che determinarono linteresse teorico e pratico per let infantile:
a) la necessit di reagire agli effetti negativi dei nuovi sistemi produttivi e della nuova qualit della
vita, che in molti centri urbani determinarono per gran parte dellinfanzia pauperismo,
emarginazione, degradazione fisica e morale;
b) la volont di potenziare le capacit infantili mediante un attento intervento pedagogico condotto
per gradi.
Le iniziative educativo-scolastiche, nei diversi contesti nazionali, furono tuttavia difformi.
Degne di menzione appaiono le iniziative di Owen e Froebel, esperienze campioni
nelluniverso europeo, le cui direttrici di fondo orienteranno la pedagogia infantile e le
istituzioni scolastiche degli altri Paesi.
Owen nel 1816 apr in Scozia nel suo centro industriale di New Larnak una Infants school
con il duplice obiettivo di:
a) frenare lo sfruttamento della manodopera minorile;
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b) dare una prima formazione etica e civica ai bambini proletari
che mai avrebbero acquisito.
Lesperienza di New Larnak era concentrata sullistruzione igienica e la formazione di base
del cittadino e trascurava gli aspetti ludici e cognitivi delleducazione. Ebbe notevole
seguito in Inghilterra.
Froebel, filosofo romantico-idealista, istitu in Germania nel 1840 il primo Kinaergarten;
il fine ultimo quello di aiutare a maturare in maniera globale la personalit infantile e,
pi specificatamente, quello di avviare con leducazione infantile il processo che conduce
alla interiore coscienza religiosa.
Il gioco assunto come fondamentale mezzo di educazione ed istruzione.
2. Gli asili aportiani

Negli stati italiani pre-unitari, soprattutto settentrionali, le prime istituzioni scolastiche per
linfanzia nascono durante il terzo e il quarto decennio del secolo XIX. Le motivazioni
vanno ricercate:
a) nellaffermazione di un movimento ideale e culturale che operer perch la redenzione civile e
politica, economica e sociale sia preceduta e incoraggiata da una serrata educazione infantile da
impartire in specifiche scuole;
b) in interessi religiosi, cattolici (si ritiene di attualizzare il proprio essere cristiani adoperandosi
per lemancipazione dellinfanzia).
Il primo asilo, privato e a pagamento, nasce a Cremona nel 1828 ad opera di don Ferrante
Aporti. Accoglie bambini dai tre ai sei anni, istruiti dalla mattina al tramonto durante
lintero anno solare ad esclusione dei giorni festivi da due maestri. Lobiettivo preparare
leducazione morale e insegnare le nozioni base del saper leggere, scrivere e far di conto.
Sul modello aportiano nel corso dei decenni immediatamente successivi si sviluppano
numerosi asili nelle regioni settentrionali, senza che tale propagazione tocchi lItalia
meridionale e insulare.
Ma la florida stagione degli asili era destinata a passare; con il 1848 la linea di tendenza si
inverte e fino all?unit non si registreranno pi fondazioni di asili. Dopo i moti
rivoluzionari, infatti, la borghesia promotrice dellassistenza e dellistruzione infantile
cambia rotta e ad una strategia che prevedeva il sommovimento anche delle forze popolari
preferisce una condotta pi elitaria, moderata, capace di fare a meno dellapporto delle
classi inferiori.

3. Gli anni del disimpegno statale: dallUnit allet giolittiana
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Legge Casati: non contempla alcunch riguardo allistruzione infantile, che sotto il
controllo del Ministero dellInterno.
La latitanza dello Stato in questo settore rimarr di fatto fino al 1968 ed dovuta a tre
ordini di fattori:
a) politici (estraneit della classe dirigente verso le iniziative a favore dei ceti popolari);
b) economici (lo Stato non dispone di una copertura finanziaria suff. A creare una rete nazionale di
scuole per linfanzia);
c) culturali (lasilo non concepito come servizio pubblico in una prospettiva concreta di
progresso sociale e culturale).

Malgrado tutto nella progettualit delle classi borghesi si continu a rivendicare la
pianificazione educativa dellinfanzia per il progresso della nazione da svolgere in apposite
istituzioni secondo criteri di uniformit nazionale. Cos i governi della Destra storica sia
assegnarono contributi finanziari agli enti solleciti verso listruzione infantile sia
esercitarono un controllo pedagogico sulla componente magistrale.
Con let giolittiana i molti nodi vennero al pettine: (il diverso stato giuridico degli asili; la
carenza didattica e lincertezza dello stato giuridico delle maestre molte sprovviste di titolo;
lasilo diventato una scuola elementare).

4. La pedagogia nazionale e la scuola materna non statale (1914-1968)

Nel 1914 Luigi Credaro emana le Istitu:ioni programmi e orari per gli asili infantili e i
giaraini ainfan:ia. Nel documento si afferma che lasilo non una scuola, che in esso
vietato imparare a leggere, scrivere, recitare a memoria poesia e discorsi; lasilo deve avere
come obiettivi leducazione fisica (addestramento igienico fondato sulla pulizia della
persona degli effetti personali e della casa scolastica), leducazione morale
(responsabilizzazione, interiorizzazione delle norme convenzionali), leducazione
intellettuale ed estetica (cognizioni di vita domestica da acquisire con lattivit ludica,
avviamento al pensiero formale e al disegno, educazione allimmaginazione e al canto).
Lattuazione di tali programmi, che costituiscono la prima teoria educativa infantile imposta
attraverso le prescrizioni dello Stato, fu estremamente lenta per auspicio della stessa
Minerva per linopportunit politica e pratica di costringere allapplicazione la classe
magistrale ancora priva di stato giuridico e di dovuta qualificazione professionale.
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Bisogner attendere il 1923 perch vengano istituite le Scuole di Metodo (dal 1933 si
chiameranno Scuole magistrali) per la formazione delle maestre della durata di tre anni.
Sono scuole di serie inferiore e quindi poco ambite; quelle statali sono soltanto sei, sicch
furono i privati, spesso istituzioni religiose, ad adoperarsi per la creazione di Scuole
Magistrali pareggiate.
Nellambito della cosiddetta riforma Gentile viene emanato un decreto che prevede che
listruzione elementare si distingua in tre gradi: preparatorio, inferiore e superiore; il grado
preparatorio ha la durata di tre anni, ha carattere ricreativo e tende a disciplinare le prime
manifestazioni dellintelligenza e del carattere del bambino. In altri termini, leducazione
infantile diviene educazione preparatoria e prende il nome di scuola materna.
La carta di Bottai (1939) prevedeva una durata biennale, lintroduzione dellobbligatoriet e
delleducazione politica, ma il progetto fu vanificato dagli eventi bellici e le cose per le
scuole materne non cambiarono neanche dopo lavvento della Repubblica.
Da menzionare lemanazione nel 1958 degli Orainamenti per lattivit eaucativa aella
scuola materna, espressione di una pedagogia retrograda che concepisce il bambino come
totalit indistinta che trova lidentit nella famiglia e nel rapporto con la madre o la sua
vicaria, leducatrice. In ragione di ci non si indica alcuna didattica, ma sar la maestra a
promuovere la spontanea attivit infantile.

5. Il 68 e il 69. La scuola materna tra conservazione e innovazione

Nel decennio che precede il 1968 si avvia una battaglia politica per la ridefinizione
dellidentit infantile e dellabito pedagogico da attribuire alla scuola materna, fino alla
legge del marzo 1968 che decreta la nascita della scuola materna statale. Essa facoltativa e
gratuita e si propone fini di educazione, sviluppo della personalit infantile, di assistenza e
preparazione alla frequenza della scuola dellobbligo, integrando lopera della famiglia.
Al 69 risale lemanazione degli Orientamenti aellattivit eaucativa nelle scuole materne
statali, che guidano lattivit didattica.

Capitolo II: LA SCUOLA ELEMENTARE E POPOLARE (di Giacomo Cives)

1. La scuola elementare dallUnit alla caduta della Destra

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Negli stati italiani preunitari i tentativi di educazione popolare, cio basilare e diretta a tutti
i cittadini, si rivelarono fallimentari; le sole parziali eccezioni sono rappresentate dalle
regioni soggette allAustria, che godevano di un sistema scolastico primario
minuziosamente regolamentato, affidato ai Comuni e caratterizzato da modelli didattici ben
definiti, e dal Piemonte.
Nel 1861 il Piemonte la regione che presenta il tasso pi basso di analfabetismo
(57%);qui la legge Boncompagni del 1848 aveva provveduto ad una laicizzazione della
scuola,
a) passando lamministrazione della pubblica istruzione al Ministero di Stato incaricato di tale
dipartimento e alla sua dipendenza le scuole elementari inferiori e superiori, affidate ai
Comuni.
b) Essa istituiva : 1) un Consiglio Generale per le scuole elementari e di metodo con sede a Torino
per il governo e lispezione delle scuole; 2) un Consiglio dellistruzione elementare in ogni
capoluogo di provincia; 3) un Provveditore agli studi per ogni capoluogo di provincia,
incaricato di far eseguire gli ordini riguardanti listruzione.
c) affrontava il problema della formazione dei maestri affidando ai Provveditori la gestione delle
Scuole di metodo (scuole da cui escono i professori di metodo destinati a preparare i maestri).
La legge incontr resistenze tra il clero che si vedeva sottratta la gestione dellistruzione e
present difficolt di attuazione; tuttavia fu un primo decisivo strumento nella lotta contro
lanalfabetismo.
La legge Casati del 1859 durer come sostanza fino alla riforma Gentile; la Casati nel
disegno complessivo puntava a porre le basi attraverso listruzione classica e universitaria
per la formazione di una classe dirigente di selezionata estrazione borghese, riservando uno
spazio modesto allistruzione tecnica, subordinata (affidata del resto al Ministero
dellagricoltura, industria e commercio) e scaricando sulle spalle dei Comuni quella
elementare, cio listruzione del popolo.
Allamministrazione centrale, oltre al Ministro, erano preposti: 1) il Consiglio superiore
della pubblica istruzione (di nomina regia, senza rappresentanti della scuola primaria),
consultivo; 2) tre ispettori generali per i tre rami dellistruzione; 3) a livello locale dei tre
gradi di istruzione si occupano rispettivamente i Rettori, i Provveditori, gli Ispettori.
Quanto allistruzione elementare, obbligatoria e gratuita, era affidata ai Comuni; partiva dai
sei anni ed era articolata in due gradi biennali, il secondo dei quali doveva essere istituito
dai Comuni se vi erano scuole medie o la popolazione superava i 4000 abitanti, frazioni
escluse.
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Per la formazione dei maestri era stabilita la creazione di scuole normali triennali,
comprensive di tirocinio, ma dopo due anni, con lesame relativo era possibile ottenere la
patente per insegnare nel corso inferiore.
Laffidamento ai Comuni dar risultati troppo differenziati e carenti sia per gli alunni non
posti in condizione di frequentare davvero bene la scuola sia per gli insegnanti sottoposti
allo sfruttamento, agli abusi, ai favoritismi clientelari delle amministrazioni comunali. La
crescita della scuola elementare dopo la promulgazione della legge Casati fu estremamente
lenta, in primo luogo per la miseria delle famiglie.

2. La scuola elementare dal 1876 alla fine del secolo

La legge Coppino del 1877 rafforza lobbligo scolastico, operante dal compimento del sesto
anno di et e limitato al solo corso inferiore, che comprende le prime nozioni dei doveri
delluomo e del cittadino, la lettura, la calligrafia, i rudimenti della lingua italiana,
dellaritmetica e del sistema metrico. Era dispensato dallobbligo chi abitava in localit
senza scuola o con la scuola lontana oltre due Km.
Negli insegnamenti indicati dalla legge per la scuola elementare non figura la religione. Ci
divenuto materia di contrastanti interpretazioni da parte di cattolici e laici, e in particolare
delle amministrazioni comunali; per alcune la religione non abrogata esplicitamente e
quindi vale ancora, per altre stata sostituita con linsegnamento dei doveri delluomo e del
cittadino.(La politica di Giolitti e il patto Gentiloni del 1913, di accordo con le forze
cattoliche, riconfermeranno linsegnamento religioso).
Nel 1888 il ministro Boselli emana istruzioni e programmi didattici per le scuole elementari
di fatto compilati da Aristide Gabelli (scuola come laboratorio e officina, nella prospettiva
della formazione del popolo). I programmi di Gabelli furono ben presto ridimensionati.
Nel 1894 nuovi programmi per le scuole elementari sono quelli di Baccelli, che prevedono
realistici spazi per leducazione scientifica, ma con uninsistenza sui temi delleducazione
civica che puzza lontano un miglio del timore della diffusione delle idee socialiste. lo
stesso Bacceli ad emanare nel 1898 programmi che istituiscono il campicello scolastico
presso le scuole rurali e introducono il lavoro manuale facoltativo.

3. La scuola elementare nellet giolittiana

LOttocento si era chiuso per la scuola elementare senza svolte significative, ma con una
crescita indubbia, seppure lenta e differenziata. Let di Giolitti port, particolarmente per
la scuola elementare e popolare, un vento nuovo.
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Ecco i principali apporti dellet liberal-democratica allistruzione elementare:
a) legge Nasi (1903): contiene disposizioni per la nomina e il licenziamento dei maestri e dei
direttori didattici, limitatrici della spesso abusiva condotta dei Comuni al riguardo.
b) Legge Orlando (1904): estende lobbligo fino al 12 anno ( cio obbligatoria la frequenza del
corso superiore dove istituito); stabilisce nei Comuni con pi di 4000 abitanti listituzione di
una VI classe che con la V costituiva il corso popolare; prevede la presentazione entro un anno
di un disegno di legge per il riordinamento delle scuole normali (che poi non si ebbe); prevede
corsi serali e festivi per adulti analfabeti con compensi dei maestri a carico dello Stato e aumenti
dei minimi di stipendio gi fissati dalla legge del 1886.
A seguito della riorganizzazione scolastica introdotta dalla legge Orlando nel 1905 vengono
emanati i programmi Orestano, relativi alle classi dalla I alla VI che non hanno lasciato
gran segno nella storia della scuola italiana.
c) legge speciale per il Mezzogiorno (luglio 1906): prevede per le scuole elementari del Sud
diretti finanziamenti statali per ledilizia scolastica, lintegrazione dello stipendio dei maestri
rurali, listituzione di scuole serali e festive per adulti analfabeti, la piena validit della
graduatoria dei maestri nei Comuni fruitori delle sovvenzioni statali.
d) inchiesta sulla scuola elementare condotta da Camillo Corradini nel 1907-1908, mirante a dare
una base concreta di fatti alle proposte di innovazione scolastica. I dati riconfermano ancora una
volta un forte stacco tra Nord e Sud circa la diffusione e la frequenza della scuola e
linadeguatezza dei Comuni. La constatazione del fatto che la spesa scolastica era pi forte dove
i Comuni erano pi ricchi e pi ridotta dove il bisogno era pi grave pose le basi per la
sottrazione delle scuole elementari ai Comuni.
e) legge Daneo-Credaro (1911) toglie le scuole allamministrazione comunale e ne affida il
governo al Consiglio scolastico provinciale, in parte elettivo, ora presieduto dal Provveditore.
Rimangono autonomi per listruzione elementare i Comuni pi grandi, capoluogo di provincia o
di circondario. La legge contiene altri provvedimenti tesi al miglioramento delledilizia
scolastica, delle norme sullobbligo, degli stipendi dei maestri; potenzia le scuole serali ed
estive per maestri, istituisce mille circoli di direzione didattica, 10 posti di ispettore centrale per
listruzione elementare, una sezione per listruzione elementare e popolare nella giunta del
Consiglio Superiore della pubblica istruzione.

4. La scuola elementare durante il Fascismo

1923 Riforma Gentile: rappresenta per vari aspetti un ritorno a Casati.
a) accentuazione gerarchica dei poteri del ministro;
b) introduzione del latino come sbarramento nelle scuole secondarie inferiori;
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c) trasformazione della sezione fisico-matematica dellIstituto tecnico in Liceo scientifico;
d) realizzazione dellIstituto magistrale;
e) istituzione per gli esami di maturit di commissioni esterne;
f) trasferimento alle competenze di vari altri ministeri tecnici dei rami speciali delle scuole
tecniche e proofessionali;
g) trasformazione della scuola biennale istituita nel 1914 da Credaro per la formazione della
maestre in scuola di Metodo (poi magistrale) triennale, affidata quasi totalmente alliniziativa
privata.

Per quanto riguarda pi propriamente listruzione elementare, lobbligo esteso a 14 anni.
Il corso elementare riportato a cinque anni; a livello postelementare operano classi
integrative eredi del corso popolare e un triennale corso complementare, senza sbocchi
verso gli studi successivi. Programmi per la scuola elementare compilati dal pedagogista G.
Lombardo Radice.
1939 Carta della Scuola fatta approvare da Bottai dal Gran Consiglio del Fascismo:
unificazione della scuola media unica di tre anni e mantenimento della scuola davviamento
professionale (dal 1928 tale era divenuto il corso complementare) senza sbocchi.

5. La scuola elementare dal secondo dopoguerra ai nostri giorni

Importanti sono i programmi del 1945 ispirati da Washburne, allievo di Dewey e
responsabile alleato per la politica scolastica in Italia
1962 : istituzione della scuola media unica, con riduzione del latino solo a scelta facoltativa
(definitivamente eliminato poi nel 1977)

Capitolo III
LA SCUOLA SECONDARIA (di Luigi Ambrosoli)
1848 legge Boncompagni: si parla di un insegnamento secondario suddiviso in tre corsi:
grammatica di tre anni, retorica di due, filosofia di due anni. Al termine dei sette anni era possibile
accedere alla formazione universitaria. Per chi non avesse intenzione di prepararsi allistruzione
superiore vi sarebbe stato un corso di speciale di 5 anni, che dal 1853 prese il nome di scuola
tecnica.

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1859 legge Casati, estesa poi a tutti i territori del Regno; considera listruzione secondaria classica
la vera istruzione, necessaria premessa agli studio universitari. Essa era impartita nei ginnasi
triennali e nei licei pure triennali; gi nel regolamento Mamiani 1860 le classi ginnasiali divennero
cinque.
Listruzione tecnica era impartita nelle scuole tecniche triennali e negli istituti tecnici anchessi
triennali e si prefiggeva risultati pratici e di considerare gli insegnamenti sotto laspetto delle
applicazioni di cui possono essere suscettibili nelle condizioni naturali ed economiche dello Stato.
Laccesso alluniversit era previsto solo per i licenziati dai licei. Nei regolamenti del 1860 fu per
istituita , fra le sezioni degli studi tecnici, quella fisico-matematica che dava laccesso alla facolt di
scienze fisiche-matematiche e naturali e che fu il primo, seppur parziale, riconoscimento del
significato formativo che gli studi scientifici e tecnici avevano alla stregua di quelli umanistici.

1911 istituzione del ginnasio-liceo moderno (parallelo al ginnasio-liceo classico) inteso come
scuola di preparazione ad alcune facolt universitarie. Al greco si sostituiva una seconda lingua
straniera; i programmi scientifici si ampliarono con linserimento della geografia fisica e
dellastronomia; alla riduzione dellitaliano e del latino corrispondeva lintroduzione di discipline
quali leconomia politica e il diritto.

1923 riforma Gentile: ribadisce la centralit dellistruzione classica; estende lobbligo fino ai 14
anni e perci entr a far parte della fascia dellobbligo anche il triennio di scuola secondaria
inferiore; estrema selettivit del sistema testimoniata dai numerosi esami per laccesso al liceo-
ginnasio.
Gentile istituisce lIstituto magistrale (corso inferiore quadriennale e corso superiore triennale) che
pu essere considerato una sorta di liceo minor.
1928 Giuseppe Belluzzo ministro dellIstruzione: a) passaggio delle scuole tecniche e professionali
al ministero delleducazione nazionale, b) trasformazione delle scuole complementari in scuole di
avviamento al lavoro.

1939 Carta della Scuola di Bottai: unificazione dei ginnasi, dei corsi inferiore degli istituti
magistrale e tecnico attraverso la creazione di un triennio comune denominato scuola media.
Mantiene in vita il biennio della scuola tecnica successivo alla scuola di avviamento, il cui posto, a
partire dal 1950, fu preso dagli Istituti Professionali di Stato.

1962: istituzione della scuola media unica (cfr. principi costituzionali)

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I precedenti: la legge Boncompagni
Negli stati preunitari, linsegnamento era affidato principalmente alla Chiesa (si pensi, in
particolare, ai gesuiti). Se si escludono le regioni italiane soggette allAustria (che godevano di un
sistema scolastico primario minutamente regolato), il Piemonte e, in una certa misura, anche la
Toscana, il sostanziale fallimento negli stati preunitari dei tentativi e delle iniziative di eauca:ione
popolare, cio basilare e diretta a tutti i cittadini, comprovato dai risultati del censimento del
1861, con indicazione del 78% di analfabeti. Anche listruzione secondaria (compresa tra quella
elementare e quella universit) non godeva di particolare attenzione da parte dei principi degli stati
preunitari, i quali lasciarono che le riforme venissero effettuate dai tradizionali collegi laici e
ecclesiastici e dai precettori privati. Tra il 1815 e 1848 non erano mancate iniziative private volte ad
accompagnare lo sviluppo economico con corsi aistru:ione nelle arti e nei mestieri e
nellagricoltura, le quali attestavano come le esigenze della formazione tecnica e professionale
costituissero ormai la risposta alla svolta delleconomia e allaffermarsi di una moderna visione
dellagricoltura. E, tuttavia, difficile considerare questi interventi come qualcosa di sistematico, di
organico.

Prima di considerare levoluzione delle istituzioni scolastiche dallUnit in poi, necessario far
riferimento al sistema legislativo in vigore nel Regno di Sardegna, poich sar esso ad essere esteso
al resto della penisola. Qui, nel 1848, viene emanata, dal regime di pieni poteri (cio, in cui si
prendono decisioni senza effettuare votazioni), a causa della prima guerra dindipendenza, in cui i
Piemontesi si batterono contro gli austriaci, la legge Boncompagni sullordinamento dellistruzione
pubblica nel Regno di Savoia. Essa ha provveduto a una decisiva laicizzazione della scuola (i
gesuiti furono addirittura espulsi dal regno), pur senza escludere insegnamento di catechismo e
rappresentanza ecclesiastica nei vari consigli. Tale legge prevedeva che le scuole elementari
inferiori e superiori venissero affidate ai Comuni, e la loro amministrazione al Ministro di Stato
incaricato della pubblica istruzione. Per quanto concerne la scuola secondaria, essa suddivideva il
percorso formativo in tre parti: corso ai grammatica (tre anni), corso ai retorica (due anni), corso
ai filosofia (due anni). Il superamento di questi tre corsi consentiva di accedere agli studi
universitari. Per chi non aspirava a tali studi, invece, fu istituita la scuola tecnica, la quale aveva lo
scopo di addestrare allesercizio delle professioni, per le quali non stabilito un insegnamento
speciale nellUniversit. Separata sia dallinsegnamento secondario, sia dalle scuole tecniche era la
formazione dei maestri per le scuole elementari della quale si occup soprattutto la legge Lanza del
1858, istituendo le scuole normali per formare maestri e maestre. Ma tali scuole rimanevano
nellambito della scuola elementare e ad esse non veniva riconosciuto carattere di secondariet.

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Dalla legge Casati alla riforma Gentile
La legge Casati del 1859, emanata anchessa dal regime di pieni poteri (a causa della seconda
guerra dindipendenza, il conflitto che vide battersi i franco-piemontesi contro gli austriaci),
definisce, al momento della sua promulgazione, lordinamento della scuola in riferimento ai territori
piemontesi e lombardi. In seguito alle vicende dellunificazione, essa venne estesa a tutto il
territorio nazionale e divenne cos il codice dellistruzione del regno dItalia. Da un punto di vista
formale, la Casati fu estesa integralmente con la legge Coppino del 1877 sullobbligo scolastico.
Limpianto della Casati durer, come sostanza, quanto meno sino alla riforma Gentile, e per vari
aspetti anche oltre. La Casati era lespressione della scelta organica liberal-moderata vincente: essa
puntava fondamentalmente a porre le basi, attraverso listruzione classica ed universitaria, per la
formazione di una classe dirigente di selezionata estrazione borghese, riservando un modesto spazio
allistruzione tecnica, distinta e subordinata (e del resto affidata nel 1861 al Ministrero
dellagricoltura, dellindustria e del commercio) e scaricando sulle gracili e restie spalle dei Comuni
quella elementare
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. Si taceva, poi, del tutto degli asili, di fatto lasciati alliniziativa della Chiesa.
Tali asili avevano lo scopo di tenere i bambini dei lavoratori, secondo un atteggiamento di
assistenzialismo paternalistico (non esisteva ancora un concetto di educabilit dellinfanzia) ed
infatti leducazione infantile era sotto la giurisdizione del Ministero degli Interni
2
. Lobbligo era
quanto mai ridotto e senza incentivi. Laffidamento della scuola elementare ai Comuni era
oltremodo precario e dar risultati troppo differenziati e in troppi casi carenti, con danni per gli
alunni, non posti in condizione di frequentare davvero e bene la scuola, e per gli insegnanti,
sottoposti alle prepotenze, ai favoritismi clientelari, agli abusi, allo sfruttamento da parte delle
amministrazioni comunali.

Scuole elementari: a cura e a carico dei Comuni (da un punto di vista amministrativo, perch i
programmi e le normative che regolavano i rapporti tra i maestri ed i Comuni venivano emanati dal
centro, cio dallo Stato), essa era obbligatoria e gratuita, partiva dai 6 anni di et ed era articolata in
due grandi bienni (ma lobbligo, che, in realt, era formale e non osservato, riguardava solo il
primo). Secondo un principio di parziale laicizzazione, linsegnamento della religione era affidato al
maestro laico di classe (anche se poi era molte volte un religioso).
Il senso sostanziale che si attribuisce allintervento della scuola verso il popolo il seguente:
una specie di azione paternalistica a senso unico, intesa alla civilizzazione e insieme alla
promozione del consenso. Tutto lOttocento sar caratterizzato dallesigenza di rendere listruzione
1
Solo listruzione secondaria classica era affidata allo Stato, mentre quella tecnica superiore era affidata alle Province.
2
I decenni successivi non videro nulla di nuovo dal punto di vista giuridico-istituzionale: lo Stato nei riguardi
delleducazione infantile si rese pressoch latitante e tale rimarr per oltre un secolo, fino al 1968.
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quanto pi possibile educativa, cio di compensare i potenziali pericoli eversivi dellistruzione
con la formazione morale, piegando al bene e, in ultima istanza, condizionando allordine e
allobbedienza.
Con il decreto del 1867 del ministro Coppino si sopprime lIspettore provinciale per
listruzione elementare sostituendolo col Provveditore e si pone a capo del Consiglio provinciale
scolastico, con funzione deliberativa, il Prefetto, vincolando ancora di pi al potere centrale.
Dallinchiesta ministeriale Matteucci del 1863 emerse una profonda debolezza della scuola
nella sua edilizia, nella sua diffusione e frequenza, nello iato grave tra Nord e Sud,
nellimpreparazione dei suoi insegnanti. La principale causa di insuccesso sostanziale della scuola
elementare , in primo luogo, la miseria delle famiglie, quella dei maestri, precari e pagati
malissimo, e la miseria di tanti Comuni.
Perido di governo della sinistra storica: si provvede a migliorare la condizione dei maestri
(aumento degli stipendi minimi, nel 1876, limitazione dellautonomia comunale nel settore della
nomina e del licenziamento dei maestri, nel 1885, istituzione del Monte Pensioni dei Maestri, nel
1878). Si aumentano gradualmente, sino alla fine del secolo, le spese statali complessive per
listruzione, passando dal 1,7% nel 1877 al 2,9% nel 1900. La riforma pi importante, tuttavia, la
legge Coppino del 1877, con cui lobbligo scolastico passa dai due ai tre anni. Con dettagliate
procedure erano previste per i genitori degli inadempienti prima lammonizione, e quindi ammende.
Erano previste, inoltre, ammende per richiamare i Comuni allobbligo di istituire e mantenere le
scuole elementari, prevedendo per essi anche sussidi dello Stato (ma poteva bastare tutto ci di
fronte a quellimpedimento grave e diffuso della miseria delle famiglie?). La legge Coppino
prevedeva, inoltre, anche una forte riduzione dellinsegnamento della religione cattolica. Con la
legge De Sanctis del 1878 la ginnastica educativa viene introdotta come insegnamento obbligatorio.
Lo slancio riformista incappa, tuttavia, nel periodo crispino (1887-1896), caratterizzato da un
proposito marcatamente educativo e in sostanza conservatore, che si pu sintetizzare con la nota
formula di Baccelli: Istruire il popolo quanto basta, educarlo pi che si pu, legato alla paura che
percorse la borghesia a causa delle agitazioni popolari e socialiste. Con la legge Coppino del 1888
la scuola elementare viene strutturata finalmente in 5 classi. LOttocento comunque si chiude per la
scuola elementare con esiti deludenti, senza svolte significative, anche se insieme a una crescita
indubbia, ma troppo lenta e differenziata, anche per la forte incidenza della questione meridionale e
sociale non affrontata.
Et giolittiana: insieme alla crescita, allespansione ed al rafforzamento della scuola elementare
e popolare, sono incrementate le attivit parallele e complementari degli asili infantili, dei corsi per
adulti lavoratori analfabeti e per emigranti, le biblioteche e le universit popolari , i ricreatori (per i
giorni festivi) e gli educatori (per le ore postscolastiche) con la refezione per i figli dei lavoratori, in
generale le iniziative di assistenza scolastica. Allo sviluppo della scuola si aggiunge la pressione
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degli insegnanti finalmente organizzati in associazioni nazionali: lnione Magistrale Na:ionale
(MN), nata nel 1901, e la Feaera:ione Na:ionale Insegnanti Scuola Meaia (FNISM), nata nel
1902. Le due associazioni rimarranno in vita sino al 1925, quando lavanzante totalitarismo fascista
le costringer a sciogliersi. La F.N.I.S.M. si ricostituir poi, dopo la seconda guerra mondiale.
Lanalfabetismo scende, nel 1921, al 27,3%.
Vediamo pi in dettaglio gli apporti allistruzione elementare durante let giolittiana:
Legge Nasi del 1903: fornisce nuove e pi garantistiche disposizioni per la nomina e il
licenziamento dei direttori didattici e dei maestri elementari, limitatrici della spesso abusiva
condotta dei Comuni al riguardo. La legge era un impegno serio per regolare il rapporto del
Comune col maestro, rapporto fin l prevaricatorio e arbitrario, come denunziato da casi
emblematici quale quello tragico della povera maestra Donati, suicida nel 1886, per protesta
contro lingiusta accusa di essersi sottomessa alle voglie del Sindaco del Comune ove
insegnava.
Legge Orlando del 1904: in essa si stabilisce il prolungamento dellobbligo scolastico a 12
anni di et (prevedendo, inoltre, sanzioni pi funzionali per gli evasori scolastici), la
riduzione a quattro anni della scuola elementare, listituzione delle classi V e VI (corso
popolare, con carattere di cultura generale e di primo avviamento professionale),
listituzione di corsi serali e festivi per adulti analfabeti, lassunzione, da parte dello Stato,
dei nuovi oneri derivanti dallaumento di stipendio concesso ai mastri.
Legge per il Mezzogiorno (ad opera del ministro Sonnino) del 1906: prevede diretti
finanziamenti statali da devolvere ai Comuni del Meridione per il potenziamento della
scuola popolare, per migliorare il processo di alfabetizzazione.
Inchiesta Corradini del 1907-1908 sulla scuola elementare: essa innanzitutto riconferma il
forte stacco fra Nord e Sud, circa la diffusione e frequenza delle scuole, e linadeguata
azione di tanti Comuni. Accadeva, paradossalmente, in tal modo che la spesa per la scuola
fosse pi forte ove i Comuni erano pi ricchi e pi ridotta proprio dove il bisogno era pi
grave. In questa denuncia Corradini poneva le basi dellavocazione delle scuole elementari
allo Stato, sottraendole alla carente gestione comunale, come avverr con la legge Daneo-
Credaro del 1911.
Legge Daneo-Credaro del 1911: finalmente le scuole elementari vengono tolte
allamministrazione comunale e passano alle dipendenze dirette dello Stato. Il Consiglio
scolastico provinciale, in parte elettivo, non pi presieduto dal Prefetto
3
, ma dal
Provveditore. Rimangono autonomi per listruzione elementare i Comuni pi grandi,
capoluogo di provincia o di circondariato. Tale legge, inoltre, prevede tutta una serie di
3
Fino al 1911 la scuola era, infatti, tutelata dal Ministero degli Interni, di cui il Prefetto era un funzionario.
14
interventi per lo sviluppo della scuola elementare. Un altro punto importante della legge del
1911 era lobbligo di istituzione in ogni Comune del Patronato scolastico
4
quale ente
morale con propri soci, con proprio Consiglio di amministrazione, con fondi ricavati dai
contributi dei soci, dai sussidi dello Stato, dagli stanziamenti per lassistenza scolastica del
Comune, della Provincia e di altri enti. Esso rivolto allorganizzazione di servizi, piuttosto
che di sussidi ad personam, tramite la promozione di istituzioni pre e para-scolastiche. I
Patronati scolastici saranno definitivamente sciolti nel 1977 a causa della visione meramente
assistenziale e caritatevole delle sue finalit, decisamente anacronistica, in un tempo in cui
lo stesso concetto di assistenza scolastica veniva via via sostituito da quello di diritto allo
studio. Le loro funzioni ed i loro beni passeranno ai Comuni, tenuti a realizzare il diritto allo
studio secondo leggi regionali relative.

Scuole seconaarie:
inairi::o `classico (consentiva laccesso alle Universit, e, dunque, preparava la futura
classe dirigente): listruzione secondaria veniva impartita nei ginnasi (tre anni) e nei licei
(tre anni), per una durata complessiva del corso pari a sei anni (che passer ad otto, con il
regolamento Mamiani del 1860, tramite il prolungamento dei trienni ginnasiali in
quinquenni);
istru:ione tecnica (istruzione agraria, commerciale, industriale): era rivolta ai giovani che
intendevano dedicarsi a carriere nel pubblico servizio, nelle industrie nei commerci e nel
settore agrario, svolgendo piccoli impieghi (professioni intellettuali vicine alla manualit).
Listruzione tecnica era anchessa suddivisa in due distinte istituzioni: le scuole tecniche
(tre anni) e gli istituti tecnici (tre anni).
La scuola tecnica triennale, successiva alla scuola elementare, non ebbe lesclusiva
funzione di corso inferiore degli istituti tecnici, ma assunse caratteristiche autonome di
scuola media di primo grado senza latino, nella quale si insegnavano alcune nozioni di
contabilit e di merceologia e si offrivano pertanto le basi per linserimento nel settore
impiegatizio pubblico e privato.
Nella Casati era previsto laccesso alluniversit solo per i licenziati dai licei, tuttavia, nel
succitato regolamento Mamiani del 1860, fu istituita, tra le sezioni degli istituti tecnici, quella
fisico-matematica, che consentiva liscrizione alle facolt di scienze fisiche, matematiche e naturali.
Ci stato il primo riconoscimento, seppur parziale, del significato formativo che gli studi
scientifici e tecnici avevano alla medesima stregua di quelli umanistici. Ma quasi
4
Lidea di provvedere agli alunni bisognosi con soccorsi compare per la prima volta nella legge sullobbligo
scolastico nel 1877. La nascita, nel 1897, del Patronato come ente strutturato e oggetto di attenzione e cura esplicita da
parte del Ministero, si deve, invece, al ministro Gianturco.
15
contemporaneamente, ad opera di De Sanctis e Stella, venne deciso il trasferimento dellistruzione
tecnica e di tutte le scuole professionali al ministero appena istituito dellagricoltura, industria e
commercio.
Fu soprattutto nellet giolittiana che le tendenze riformatrici si fecero sentire:
nel 1905 si ha il riordino degli studi secondari: la proposta pi significativa (ad opera della
Commissione reale dinchiesta per il riordino degli studi secondari, nominata dal minmistro
Bianchi) fu senza dubbio quella dellunifica:ione aei corsi inferiori degli istituti tecnici e
dei licei. Portata a termine la IV elementare, i giovani si sarebbero trovati di fronte a due
strade: il corso popolare, oppure questa secondaria inferiore unitaria, di durata triennale,
senza linsegnamento del latino, al termine della quale i licenziati avrebbero potuto scegliere
tra i licei e gli istituti tecnici. Tale proposta, tuttavia, non fu approvata, a causa
dellopposizione (sostenuta principalmente da Salvemini) delle classi medio-elevate.
1911: istituzione del ginnasio-liceo moaerno, come corso parallelo al ginnasio-liceo
classico, intesa come scuola di preparazione ad alcune facolt universitarie, non fine a se
stessa: il greco era sostituito da una seconda lingua straniera, mentre la prima (il francese)
veniva impartito fino alla prima classe liceale. Esso ha una vita breve, per cui non si sono
potuti valutare i frutti di tale sperimentazione.
1912: suddivisione delle scuole industriali, artistico-industriali e professionali femminili in
tre gradi: il primo era costituito dalle scuole operaie per arti e mestieri (triennali), il secondo
dalle scuole inaustriali (quadriennali), il terzo dagli istituti inaustriali (quadriennali).
Per insegnare nelle scuole secondarie bisognava aver conseguito una laurea ed una sorta di
abilitazione, che consisteva nellesporre una lezione preparata dal futuro insegnante. Dopo
labolizione, con la riforma Gentile, delle scuole ai Magistero (comunque, non obbligatorie), si
istituirono i concorsi, in cui, tuttavia, non erano richieste conoscenze pedagogiche.

Scuole normali: erano divise in maschili e femminili. Non erano a nessun effetto considerate
scuole secondarie e non avevano neppure un corso inferiore: soltanto nel 1896 il ministro
Gianturco ne decise listituzione (scuola complementare, triennale e limitata alle sole ragazze). Il
corso era triennale e liscrizione avveniva, senza richiesta di precedenti titoli di studio, con il
superamento di un esame al quale erano ammessi i giovani di 16 anni di et e le giovani di 15. Dopo
due anni gli alunni potevano conseguire la patente ainsegnamento nel corso inferiore della scuola
elementare (conseguibile anche nelle scuole magistrali biennali), dopo tre anni quella
dinsegnamento.
Con la legge De Sanctis del 1878, cui seguir la legge De Sanctis-Baccelli del 1882, vengono
istituiti a Firenze e a Roma due Istituti Superiori Femminili ai Magistero, aperti alle maestre che
16
volevano, in una istituzione di grado superiore, prepararsi ad insegnare in scuole professionali e
scuole normali femminili. La riforma Gentile li potenzier aprendoli anche agli uomini e
prevedendo sbocchi diversi. Nel 1935 e 1936 diverranno le Facolt ai magistero, come
essenzialmente sono ancora oggi.
Il Ministro Credaro istituir, nel 1906, corsi di perfezionamento per i licenziati delle scuole
normali, correntemente detti scuole peaagogiche, corsi universitari aperti nelle Universit per la
preparazione alla funzione direttiva ed ispettiva dei maestri, che dureranno fino al 1923.

niversit: dalla formazione dello stato unitario alla prima guerra mondiale lo sviluppo del
sistema universitario italiano lentissimo. I giovani appartenenti a ceti sociali diversi da quelli che
tradizionalmente frequentano luniversit non giungono neppure al completamento degli studi
secondari. Le stesse sedi universitarie sono quelle storiche, sicch si perpetuano i rilevantissimi
squilibri determinati dalle diverse situazioni negli Stati pre-unitari: dalle 4 Universit dellEmilia
Romagna allunica (Napoli) dellintera Italia meridionale, ove si deve attendere il 1923 per
listituzione dellUniversit di Bari.
La legge Casati articolava luniversit in 4 facolt: Giurispruaen:a, Lettere e filosofia, Meaicina
e chirurgia, Scien:e matematiche fisiche e naturali, pi quella di Teologia, soppressa nel 1873, e
faceva appena riferimento ad una Scuola dapplicazione (Ingegneria), annessa alla facolt di
Scienze matematiche, fisiche e naturali dellUniversit di Torino; ma nei decenni successivi si
sviluppano sempre pi numerosi, soprattutto nel settentrione, corsi di Ingegneria, di Veterinaria, di
Agraria, di Economia, di Studi sociali, variamente configurati dal punto di vista giuridico-
amministrativo.
Vengono definite molto in dettaglio le norme sui docenti: accanto al professore orainario, la cui
nomina a vita, ci sono professori straorainari, nominati dal ministro di anno in anno, e incaricati
speciali; sono, infine, previsti insegnanti a titolo privato. I concorsi per professore ordinario
possono essere per titoli o per esame, ma questultima forma, meno manovrabile, cade subito in
desuetudine. Circa lorganizzazione didattica, analiticamente disciplinato soprattutto ci che
concerne gli esami. Vi in primo luogo un esame di ammissione (a cui, tuttavia, non si d luogo);
poi esami speciali relativi ai singoli corsi; infine 3 esami generali per conseguire la laurea.

La riforma Gentile (1923)
La politica scolastica del fascismo, dittatura antipopolare legata agli interessi dei ceti agrari e
industriali e valorizzatrice di alcune delle aspirazioni unilaterali della borghesia, con ingannevoli
coperture di tipo demagogico e con caratterizzazioni ideologiche statalistico-totalitarie e
imperialistiche, contraddistinta nel suo primo periodo dal pensiero e dallazione di Giovanni
17
Gentile, fatto ministro nel primo governo (ancora di coalizione e non di regime) di Mussolini nel
1922. Le successive insofferenze del regime verso di lui non riusciranno a mutare nella sostanza
limpianto della scuola da lui dato e che per molti aspetti durer ancora fino ai nostri giorni.
La riforma Gentile, realizzata nel 1923 sotto il regime di pieni poteri, fu una restaurazione
dellordine sociale e culturale, del sistema formativo ispirato alla priorit dei valori dello spirito,
alla diversit delle funzioni sociali, ai principi di disciplina e di religiosit. Lo scopo era quello di
realizzare una seria e selettiva formazione dei ceti dirigenti e a scaricare la scuola statale dai troppi
aspiranti poco dotati, da cui lo slogan poche scuole, ma buone (in realt ci era legato anche a
motivazioni di ordine finanziario, causa il dissesto economico in cui versava lItalia dopo la guerra).
Tale riforma non forniva, di fatto, pari opportunit, poich i percorsi scolastici per le varie classi
sociali erano gi prestabiliti, anche se, legalmente, tutti potevano accedere a tutto.
Dal punto di vista dellamministra:ione scolastica, c un forte ritorno allesecutivo (dallalto
verso il basso, e non viceversa), come nella Casati: viene abolita, nei vari organi collegiali (ridotti a
compiti solo consultivi) e individuali, la nomina elettiva, a favore di una nomina regia o
ministeriale; si assiste ad una accentuazione gerarchica e monocratica dei poteri del Ministro, del
Provveditore, del Preside, dellIspettore didattico e del direttore Didattico. Viene restituita, dunque,
centralit al Re ed al Ministro.
Prima di passare allanalisi delle modifiche introdotte dalla riforma, necessario porre laccento
su due suoi aspetti fondamentali:
rinvigorimento della funzione selettiva (con introduzione degli esami in ingresso ed in
uscita, tramite cui sintendeva scremare la popolazione scolastica);
contrapposizione tra organizzazione gerarchica interna alla scuola e libert didattica (ma non
di ideologia) degli insegnanti, derivante dal fatto che i programmi non erano
dinsegnamento, ma desame.

Scuole elementari:
estensione dellobbligo scolastico fino ai 14 anni di et, stabilita per la sottoscrizione di un
impegno internazionale (ma lattuazione di tale impegno rimarr soprattutto sulla carta);
il corso elementare riportato a cinque anni e, simbolicamente, integrato dal grado
preparatorio (asilo, giardino dinfanzia: erano i tempi della Montessori), che rester quasi
del tutto privato (e di fatto confessionale).
per rendere possibile la frequenza scolastica obbligatoria, Gentile propose, quale soluzione
di massa, il corso integrativo, un triennio successivo alla scuola elementare e che non aveva,
quindi, carattere di secondariet. I suoi programmi erano un completamento molto modesto
dellinsegnamento elementare, con un tentativo professionalizzante. Carattere di
18
secondariet avrebbe dovuto avere invece la nuova triennale scuola complementare, senza
latino e di generica cultura generale. Il programma era ricalcato su quello della preesistente
scuola tecnica, ma, a differenza di questa, la scuola complementare non permetteva la
prosecuzione degli studi e, dunque, costituiva un canale di scarico per evitare che un gran
numero di giovani affluisse alle vere scuole secondarie. Dal che si vede la forte
divaricazione che la riforma gentile segnava tra scuola (con latino) di formazione dei ceti
dirigenti e intermedi (il settore dei periti) e scuola del popolo, destinato al suo destino chiuso
senza emancipazione.
reintroduzione dellinsegnamento obbligatorio della religione cattolica (esteso anche alla
scuola secondaria nel 1929, con i Patti lateranensi) secondo la prospettiva gentiliana
religione come prima filosofia popolare.
libri di teso: il libro di scuola dellOttocento era stato accentuatamente moralistico, classista,
esortativo, inautentico, retorico. Un qualche primo spiraglio alla vita e alla realt si apre nei
libri di testo dellet giolittiana, ma fu grazie a Giuseppe Lombardo Radice
5
che i libri di
testo raggiungono il loro momento pi bello di espansione didattica, artistica, letteraria,
culturale, finch, nel 1929, il regime istituisce il libro unico ai Stato per la scuola
elementare, compilato per tutti dal centro, che svuotava di ogni significato ideale il tentativo
di riorganizzare la scuola effettuato da Gentile e Radice.

Scuole seconaarie:
Gentile non si allontan poi tanto dal sistema casatiano, ma lo rese pi organico, inserendovi, in
maniera pi precisa, le correzioni e le modifiche che erano state introdotte nel corso di oltre
sessantanni. Rispetto alla Casati, si nota soprattutto la fedelt al principio della supremazia
dellistruzione classica (introduce, per esempio, il latino in tutte le scuole secondarie inferiori). Per
creare una scuola molto selettiva, Gentile istitu tutta una serie di esami: per essere ammessi alle
scuole secondarie inferiori, per poter passare dalla secondaria inferiore a quella superiore, al
termine del corso superiore (introducendo lesame di Stato, con commissioni esterne, composte
anche da professori universitari, venendo incontro alle richieste delle scuole private, cos
incoraggiate).
Istru:ione seconaaria inferiore: ginnasio inferiore (triennale), corso inferiore dellistituto
tecnico (quadriennale), corso inferiore dellistituto magistrale (quadriennale).
5
Giuseppe Lombardo Radice fu chiamato alla direzione generale dellistruzione elementare dal 1922 al 1924, anno in
cui , in seguito al delitto Matteotti, abbandona polemicamente la carica. Radice, pedagogista, gentiliano, ma di forte
sentimento popolare, svolse unattivit intensissima ed ammirevole di innovazione della scuola elementare. In
particolare, i suoi programmi per la scuola elemetare sono di grande rilievo educativo, momento importante dello
sviluppo della didattica italiana. Questi programmi, inoltre, sviluppavano fortemente gli insegnamenti e le attivit
artistico-espressivi (canto, disegno diario, lettura di prose e poesie) in chiave, si pu dire, attivistica e di riforma
dellinfanzia.
19
Istru:ione seconaaria superiore:
in luogo delle scuole normali, Gentile istituisce lIstituto magistrale (4 anni di inferiori e 3
di superiori, contro gli 8 anni dei licei e degli istituti tecnici), sorta di liceo incentrato sulla
cultura umanistica, ma senza una vera professionalit magistrale (la psicologia venne
eliminata e la pedagogia ridotta a problematica filosofica) e senza tirocinio (secondo lidea
gentiliana che la realt solo creazione spirituale). Esso era, di fatto, un istituto di cultura
popolare (da cui liceo minor, come veniva anche detto). Listituto magistrale non
consentiva laccesso alluniversit, ma gli abilitati di tale scuola avrebbero potuto iscriversi
allistituto superiore ai magistero (ma i posti erano limitati e vi si accedeva per concorso),
evoluzione dellistituto di magistero femminile, che andava assumendo fisionomia di vero e
proprio corso universitario (era una sorta di facolt di lettere e filosofia). Inizialmente
produce dirigenti di scuola elementare e docenti per listituto magistrale.
le due scuole superiori istituite da Gentile, il liceo scientifico (erede del Liceo moderno di
Credaro) ed il liceo femminile, non avevano corso inferiore (vi si accedeva dopo quattro anni
di scuola media inferiore e al compimento del quattordicesimo anno di et). Leliminazione
della sezione fisico-matematica dellIstituto tecnico blocc quella via popolare di accesso
alluniversit. Il liceo scientifico era una sorta di istituto classico, innestato con nozioni
scientifiche e studio delle lingue straniere. Esso non consentiva laccesso alle facolt di
Lettere e filosofia e di Giurisprudenza. Il liceo femminile avrebbe dovuto scaricare dai
ginnasi-licei e dagli istituti magistrali le ragazze appartenenti a famiglie benestanti che non
avevano prospettiva di esercizio professionale. Esso non consentiva laccesso alluniversit.
Entrambe le esperienze furono fallimentari.
istituto tecnico: fu ridotto a soli due indirizzi (agrimensura, che diventer istituto tecnico per
geometri, e commerciale), trascurando completamente le istruzioni industriale ed agraria.
Esso formava personale impiegatizio di livello medio-alto per tutti i campi di attivit e di
libere professioni (ad esempio, ragionieri e geometri).
liceo-ginnasio (o liceo classico): rimaneva listituzione scolastica privilegiata, la scuola che
avrebbe dovuto preparare la classe dirigente del Paese. Accanto allitaliano, al latino, al
greco alla storia, la filosofia assumeva, nei programmi gentiliani, un ruolo di primissimo
piano, consentendo la formazione dello spirito critico, la realizzazione del momento pi alto
della vita dello spirito (negli istituti tecnici linsegnamento della filosofia veniva sostituito
con quello del diritto).
istituzione del liceo artistico, in cui si studia lessenza dellarte, che un momento di
elevata spiritualit, in quanto creazione, e quindi nettamente separato dalle scuole darte,
dove, pi che altro, si svolgevano attivit pratiche.
20
niversit:
La riforma Gentile liberale nella didattica, ma con precise connotazioni fasciste nella politica
(per esempio, attraverso la necessaria fedelt, nelle universit statali, del Rettore, nominato
dautorit).
Si ha una concezione radicalmente elitaria dellistruzione superiore, che doveva essere
prettamente finalizzata alla scienza, distaccandosi chiaramente da funzioni professionalizzanti.
Si mantengono, come facolt, le quattro tradizionali, accanto alle quali restano collocate come
scuole la Farmacia, lIngegneria, lArchitettura, mentre vengono espulse (collocandole alla
dipendenza del Ministero dellEconomia nazionale) lAgraria e la Veterinaria, vengono soppresse le
Scuole di Magistero (chi sa, sa insegnare) e vengono ignorate le Scienze economiche e
commerciali.
Laccesso alluniversit era consentito solo a coloro che erano in possesso di maturit classica o
scientifica (dal liceo scientifico non si poteva, tuttavia, accedere alle facolt di Lettere e filosofia e
di Giurisprudenza)
6
: ci, di fatto, taglia fuori dagli studi superiori chi non appartenga a famiglie di
ceto medio-alto.

Da Gentile a Bottai
Il dopo Gentile (il filosofo siciliano abbandon il ministero della pubblica istruzione poco dopo
il delitto Matteotti) fu un susseguirsi di ritocchi tendenti ad attenuare le restrizioni imposte dalla
riforma originaria, mantenendo soltanto quelle che avrebbero consentito alla borghesia, principale
fruitrice delle superiori, di esercitare il controllo sullistruzione secondaria, evitando che ad essa
potessero accedere giovani provenienti dai ceti inferiori. Inoltre, la libert dei programmi della
riforma Gentile mal si conciliava con le idee fasciste: essi verranno, dunque, ripristinati e definiti
fin nei minimi particolari.
Principali modifiche alla riforma Gentile:
ristrutturazione delle varie iniziative distruzione professionale (per adeguare
lorganizzazione italiana dellistruzione a quella dei paesi pi avanzati nella ricerca
scientifica e tecnologica): istituzione di speciali corsi per maestran:e con lo scopo di
integrare le capacit di lavoro conseguite dallapprendista e dalloperaio con un programma
di conoscenze culturali generali, tecnologiche, grafiche, pratiche (aveva lo scopo di
mantenere i giovani lavoratori sotto controllo, evitando che avessero tempo da dedicare alla
6
Le uniche eccezioni sono: dallIstituto tecnico ad Agraria oppure a Scienze economiche e commerciali, dal liceo
artistico ad Architettura.

21
politica). Inoltre si ha, sotto il ministro Belluzzo, nel 1928, il passaggio di tutta
lorganizzazione scolastica professionale sotto il Ministero dellEducazione nazionale e la
trasformazione delle scuole complementari, unificate ai preesistenti corsi integrativi, nelle
scuole ai avviamento al lavoro, successivamente denominate scuole ai avviamento
professionale, suddivise in vari indirizzi: commerciale, industriale, industriale femminile,
agrario, marinaro. Esse consentivano, quale unica prosecuzione, la frequenza della scuola
tecnica biennale, di nuova istituzione.
estensione, in seguito alla sottoscrizione, nel 1929, dei Patti lateranensi, dellinsegnamento
obbligatorio della religione a tutte le scuole medie di ordine e grado.
provvedimenti un favore delle scuole private (dagli anni Trenta): nei Patti lateranensi fu
stipulato che, per le scuole medie tenute da enti ecclesiastici e religiosi, sarebbe stato
mantenuto lesame di Stato (la composizione della cui commissione fu rivista dal governo
fascista onde rapportarla ad una valutazione degli alunni meno intransigente di quella
immaginata da Gentile), come garante aellistituto ael pareggiamento, che assicurava la
corrispondenza dellordinamento della scuola pareggiata con quello della scuola pubblica.
Nel 1938 fu promosso anche listituto ael riconoscimento legale, o parifica, delle scuole
private che avessero corrisposto a certi impegni di gran lunga pi lievi, soprattutto
finanziariamente, di quelli previsti per il pareggiamento.

Bottai: la Carta della Scuola
A Bottai va attribuita la stesura della Carta della Scuola (presentata al Gran consiglio del
fascismo nel 1939), un documento con il quale il fascismo ed i suoi fiancheggiatori costruirono un
monumento di retorica, facendo attribuire alla Carta una portata che non ebbe e non soltanto per il
sopraggiungere della guerra. Non ne deriv, infatti, altro che:
scuola materna biennale obbligatoria, governata solo a livello ispettivo dallo Stato ed
affidata, da un punto di vista amministrativo, ai Comuni e ad alcuni Enti locali;
unificazione dei ginnasi e dei corsi inferiori degli istituti magistrale e tecnico attraverso la
creazione di un unico corso triennale denominato scuola meaia (1940). Lunificazione non
toccava, naturalmente, la scuola di avviamento (destinata allo scarico dei figli del
proletariato). Anzi, accanto ad essa, Bottai ritornava ad una scuola dagli 11 ai 14 anni
assegnata allordine elementare, la scuola artigiana, periferica, senza sbocchi e affidata ai
maestri (meno costosi dei laureati dellavviamento). La vera unificazione della scuola media
ci sar nel 1962.
Il liceo scientifico parificato agli altri con laggiunta del V anno.
22
Il secondo dopoguerra
Scuola materna
Alla fine delle ostilit, grazie alladozione di uno spirito restauratore (riflesso dellideologia
piccolo-borghese che si instaura principalmente in seguito alla conquista dello stato da parte del
cattolicesimo politico, del partito della Democrazia Cristiana), la scuola materna perse il suo
carattere preparatorio e/o pre-elementare, e riacquis la funzione integrativa alla famiglia, con
riassunzione dei tratti privatistico, assistenzialistico, maternalistico, custodialistico,
confessionalistico.

Con il passaggio dai partiti di centro-destra ai partiti del centro-sinistra (democristiani,
socialisti, socialdemocratici e repubblicani), nel 1963, si apre la stagione del riformismo (che si
conclude nel 1971, anno in cui si registra una spinta a destra), non priva, tuttavia, di contraddizioni,
legate alla presenza di partiti cos diversi allinterno della coalizione.
Nel 1968 (terzo governo Moro) si giunse allapprovazione della legge 444, frutto del
compromesso tra le forze della maggioranza, fra le esigenze istituzionali e culturali di innovazioni
statalistiche e laiche e gli interessi confessionalistici per la conservazione dello status quo. Essa
decreta la nascita della suola materna statale, facoltativa e gratuita, che accoglie i bambini dai tre
ai sei anni di et. E istituita soprattutto nelle zone depresse o di accelerata urbanizzazione e le sue
sedi sono spesso decentrate.
La scuola materna statale, tuttavia, non riuscita a decollare come nelle speranze ed anzi ha
dovuto ingaggiare una dura battaglia istituzionale ed educativa con la scuola non statale.

Scuola elementare
La politica alla fine della seconda guerra mondiale si orienta allinizio verso il ritorno alle
strutture della scuola liberale, ma senza slancio e fantasia innovatrice e senza tener conto del
bisogno di riforme radicali. Tratti salienti:
Programmi del 1945: ispirati dal pedagogista Carleton Washburne, allievo di Dewey,
sono fortemente nutriti di spirito democratico ed aperti al sociale. Il bambino deweyano
un bambino attivo, dinamico e concretato nelle sue azioni. A causa delle resistenze
incontrate (uneccessiva democratizzazione della scuola non era vista di buon occhio
da pi parti), tali programmi dureranno solamente dieci anni e saranno addirittura
bruciati sulla pubblica piazza;
23
Promulgazione, il 1 Gennaio 1948, della Costituzione dell`Italia repubblicana
(compromesso tra cattolici e comunisti), con cui si passa da una concezione
paternalistica delleducazione allidea delle pari opportunit formative. In particolare,
essa sancisce listituzione di scuole statali di tutti gli ordini e gradi (articolo 33); il
diritto di istituire scuole private, senza oneri per lo Stato (articolo 33); lobbligo
scolastico, di almeno otto anni (articolo 34); il diritto, per i capaci ed i meritevoli, di
raggiungere i gradi pi alti degli studi (articolo 34);
Programmi del 1955 (dureranno 30 anni): varati dallegemonia cattolica del periodo,
essi ridimensionano la spinta progressista impressa con i programmi del 45,
richiamandosi alle indicazioni di Hessen, allora proposte in Italia come terza via tra
attivismo deweyano e personalismo cattolico. Si ripropone un bambino tutto fantasia,
intuizione e sentimento, dunque un bambino idealista, ma nel senso deteriore del
termine roussoniano. Linsegnamento viene orientato in senso pesantemente
confessionale, riconfermando linsegnamento religioso come fondamento e
coronamento di tutta lopera educativa.
1971: istituzione del tempo pieno nella scuola elementare, come rilancio delle migliori
tradizioni della scuola attiva e progressiva;
1985: dopo aver pesantemente manipolato il testo proposto dalla commissione
Fassino
7
, il ministro Falcucci vara i nuovi programmi per la scuola elementare.

Scuola seconaaria
Scuola seconaaria inferiore: dopo un intenso dibattito politico
8
su come strutturare gli
ultimi tre anni della scuola dellobbligo, finalmente si giunge, il 31 Dicembre 1962,
allistituzione della scuola media statale unica, gratuita ed obbligatoria e con carattere di
secondariet. Tuttavia ci sono tutta una serie di contraddizioni:
1) Nellultimo anno si poteva scegliere tra linsegnamento facoltativo del latino o delle
applicazioni tecniche;
2) Ci fu una carenza di organico, perch i professori delle superiori, provenienti da una
scuola di elite, non erano disposti ad insegnare in una scuola di massa.
7
I programmi proposti dalla Commissione, non sordi alle esigenze formative, ma fortemente impegnati in senso
cognitivo, presupponevano una riforma della struttura della scuola elementare, che doveva essere portata, con pluralit
di insegnanti, ad un orario lungo di almeno 32 ore settimanali, mentre la preparazione degli insegnanti doveva essere
elevata a livello di laurea. Gli impegnativi programmi del 1985 furono, invece, applicati senza aver prima attuato tali
riforme strutturali.
8
Netta divisione tra i partiti di centro-sinistra e cattolici, favorevoli ad una scuola dellobbligo unitaria, con carattere di
secondariet, e quelli di centro-destra, che riproponevano una scuola a carattere postelementare (il corso complementare
di gentiliana memoria).
24
Nel 1983 si ha listituzione della scuola media a tempo prolungato di 36-40 ore la
settimana.
Scuola seconaaria superiore: ci furono numerosi dibattiti circa il modo di riformare la
scuola secondaria superiore, criticata su vari fronti (scarso ruolo dellistruzione tecnica,
scarsa differenziazione tra liceo classico e scientifico, esami di maturit e di abilitazione non
pi garanti di una selezione obiettiva). Gli elementi di maggior contrasto sono stati:
1) Innal:amento aellobbligo dai 14 anni ai 15 o ai 16;
2) Finalit aa attribuire al biennio obbligatorio (le opinioni si dividevano tra i fautori
di una scuola di formazione generale, partiti di sinistra, e quelli di una scuola avente
decisi obiettivi di addestramento professionale, partiti di destra);
3) Riforma aegli esami ai Stato, sia riguardo le impostazioni (ai fini di una valutazione
pi obiettiva, si proponeva il sopravvento delle prove scritte su quelle orali), sia
riguardo la formazione delle commissioni (cera chi proponeva una commissione
prevalentemente interna, con vantaggi per le scuole non statali).
Nel 1945 si introduce, negli istituti magistrali, la psicologia (per come percorso alternativo
alla filosofia)
Va ricordata, inoltre, la nascita, nel 1950, degli Istituti Professionali di Stato, corsi della
durata di due o tre anni, che prenderanno il posto delle scuole tecniche biennali. Avrebbero
dovuto formare personale specializzato (nei vari settori dellindustria, dellartigianato,
dellagricoltura, del commercio), ma privo di una reale autonomia nello svolgimento delle
proprie attivit. La trasformazione degli Istituti Professionali a scuole di livello secondario si
ha solo a partire dallA.S. 1969-70, allorquando si consente laccesso a tutti i corsi
universitari anche a coloro che sono in possesso della maturit professionale.

niversit
Dagli anni 60 inizia tutta una serie di dibattiti e proposte per riformare:
1) Lorgani::a:ione aiaattica (introduzione, da un lato, del diploma di laurea, con
caratteristiche tecnico-professionali e, dallaltro, del dottorato di ricerca, finalizzato
allacquisizione di un pi alto livello di approfondimento scientifico);
2) Lassetto gestionale interno (si vuole superare il tradizionale modello per cui ad ogni
cattedra corrisponde, in totale isolamento, un micro-istituto: le strutture scientifiche
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universitarie dovrebbero essere i Dipartimenti, a carattere interdisciplinare o,
comunque, di istituti policattedra);
3) Il personale aocente (riassetto della docenza, con lindividuazione di tre sole figure
fondamentali, lordinario, lassociato ed il ricercatore, tra le molteplici esistenti;
definizione di uno stato giuridico ed economico differenziato tra i professori full time e
quelli che si dedicano anche ad attivit extrauniversitarie).
Le suddette riforme (tranne quella relativa allistituzione dei diplomi di laurea) saranno
effettuate solo nel 1980 e nel 1982, dopo venti anni di dibattiti.
Altri aspetti importanti sono:
1961: consentita liscrizione a talune facolt universitarie, congruenti con gli studi
secondari seguiti, di diplomati da Istituti Tecnici (laccesso a tutti i corsi di laurea per
studenti provenienti da scuole secondarie diverse dai licei sar consentito nel 1970);
1963: istituzione dellassegno di studio universitario;
1970: si consente alle facolt universitarie di approvare piani di studio studenteschi difformi
rispetto agli ordinamenti.

Altri aspetti importanti sono:
Defascistizzazione: essa procede a rilento e con cautela, per il timore degli alleati di
favorire le forze democratiche e di ostacolare la normalizzazione del paese in senso
moderato, alimentando il formarsi di atteggiamenti neofascisti. Di fatto sfugge
allepurazione la quasi totalit dei dirigenti scolastici fascisti (si pensi a Nazareno
Padellaro), che mantengono intatte le proprie posizioni di potere e soprattutto la natura
autoritaria dei loro rapporti con gli insegnanti.
Decreti delegati del 1974: riguardano listituzione degli organi collegiali, nuove norme
sullo stato giuridico del personale docente, direttivo ed ispettivo, la normativa e gli
straordinari connessi agli organi collegiali, norme sulla sperimentazione, la ricerca educativa
e laggiornamento, norme sullo stato giuridico del personale non insegnante.
Legge 517 del 1977: riferita insieme a scuola elementare e media, ha battuto sul valore della
classe aperta, della programmazione collegiale, dellintegrazione scolastica relativa anche
agli handicappati.