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1
~ R R E D l D
f\NE ARTS L\BRARY
Harvard College
Library
FROM THE FUND GIVEN BY
Stephen Salisbury
Clue of-1817
OF WOilCISTIIl, UASSACHUSITTS
For Greek and Latin Litetature
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DELLA
ARCHITETTURA GOTICA
DISCORSO
J)J
CARLO TROYA
V.slrollo ul Glni'1UIIe II Glamballlola \'leo.
NAPOLI
n'AIILIIIINTO TIPOGIIAP'ICO DEL CAV. GAf!fA!(O !(OJILII
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DELLA
ARCHITETTURA GOTICA
lo prendo a ridurre in un corpo solo ed a compendiare le cose,
che ho sparsamenle scrille sull'Architettura Gotica, secondo le
varie occorreoze ora della mia Storia d'Jtalia ed ora del mio Co
dice Diplomalico Longobardo. Foodamento primiero d' un tale
studio e i1 fatto da me poslo in chiarezza, che i Goti altri non fu-
rono se non i discendenti de' Geti di Tracia, ricordali da Erodoto,
cd indi tragittatisi di hl dal Danubio neii'Europa Orientale, ove phi
tardi ebbero il nome anche di Daci. Ma nel presente lavoro non
posso ritessere i racconti dell' infinite loro trasmigrazioni, duran-
te il corso di nove secoli dall' eta d' Erodoto, fino a quella in
cni vennero in ltalia gli Oslrogoti di Teodorico degli Amali, ed
i Visigoti si condussero nelle Gallic Meridionali ed in Ispagna
col Re loro Ataulfo. Dovro dunque starmi contento ad alcuni fatti
principalissimi, lasciando Ia cura di ram men tare gli altri alia Ta-
vola Crono/ogica, dame pubblicata fin dal1842. Qui vi s'additano
e chiamansi ad esame l'autorila ed i Documenti delle mie narra-
zioni, onde poi diedi un Prospetto ne' Fasti Getici o Gotici.
I Documenti, accenoati nell'anzidetta Tavola Cronologica, piac-
quero al celebralissimo G i a ~ b b e Grimm, che tutti li riferi, e non
ne omise alcuno, in uo Discorso intorno a' Geti, da lui lelto nel
5 marzo 1846 all' Accademia di 1Jerlino4. Altro egli non v'aggiunse
di nuovo fino al sesto secolo prima di GEsu CRisTo, se non una
citazione d'Anastasio Sioaita intorno a' Daci o Dani. Ben l'animo
dove godermi nello scorgere, che un uomo si dotto calcasse le
stesse vie, chc io aveva tcnulc, per dimostrare l'idenlila de'Geti o
Goli e de' Daci: rna non potei consentire alia sua opinione, che
tutti cosloro avesscro formato un solo popolo co'Germani di 'fa-
cito, e pero co' Longobardi guidali dal Re Alboioo in ltalia e coi
Franchi tramutatisi nellc Gallie. lo non nego, che Geti o Goti e Ger-
mani vennero in principio dall'Asia, donde si parlirono tulle le
genti; rna gia io avevanegalo !; ed or tornoa negare, chei Germa ..
nii riposli da Erodolo fra'popoli agricollori dell'antica Persia nelle
4 GRIMM, Uber Jornandes und die Geten- Berlino 18i6, in 4.
! Vedi Storia d'ltalia, Vol. I, pai. 413 (stampato nel 4839).
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4 DELL'ARCHITETTURA GOTICA
regioni ph\ felici del nostro globo fossero slali, per la nuda somi-
glianza del nome, i progenitori de' Germani di Tacito, colanfo
schivi, e per lunghi secoli, dell'agricoltura ferma e sfanziale. Ne
credo, che quegli agresti abilatori de' rozzi e viii lugurj descrilli
da Tacito avessero conservato alcuna memoria dell'Archilellura
Orientale, allorche di mano in mano s'andarono allargando nel-
l'inospite selve inlerposle fra il Reno, i1 Danubio ed il Ballico.
Sia stata qunlunque l'e\A, in cui da una regione qualunque del-
l' Asia giunsero in quesli allre voile si paurosi spazj d'Europa gli
antenati de'Germnni di Tacito, egli e certo chc v"inselvntichirono,
e vi perdellero Ia rimembranza d"ogni precedcnle lor civiltA, se
pur l'ebbero: egli e certo, che tali senza niunn di queste rimem
branze durarono per molli secoli, ne prima dcll'ottavo penelrovvi
l'aura Cristiana, per la quale, alia voce di San Bonifazio, comin-
ciarono ad ediflcarsi le prime Cilta e ad erigersi le prime Cattedrali.
I.
Non cosi avvenne a' Geli o Goti, che si fermarono in 'rracia e
ristellero presso aile boccbe del Danubio, in luoghi men lonlani
dall' Egitlo e dall'Asia Minore. Verso l'anno 640 innanzi GEsn
CRISTO signoreggio sovr'essi Zamolxi (Erodolo lo credeva pin an-
tiro); erudito nell' arli d'Egitto e d'Oriente. Zamolri, fecc co-
struire un cenacolo, dove solea congregare gli Otlimati del popolo
e trn lieli desinari predicar Ja Religionc, che parve percorrere al
Cristianesimo e che pin onoroladegnitAdell'uomo, si come Religio-
ne fondala sui dogma delJ'immorlali\A dell' anima. I Geti o Goli al
lora coocepirono un gran dispregio della vita per la speranza d'an
dare a ricongiungersi con Zamohi, accettalo da essi per Dio. Mo-
rivano allegri fra'crudeli lormenli dell'esser lancinli nell' alto e fatti
cadere sopra una selva di dardi ritti ad uccidcrli. Chiamaronsi da
indi in qua gl'Immortali: e si divisero in varie Ca8te. Prima lra
quesle fu Ia Sacerdotale de'Tarahosti ode' Zorah08 Tereoa, don-
de uscivnno i sommi Sacerdoli ed iRe. Un altr'ordine Sacerdola
le appellossi de' Pii, che con 1' armonie delle Cetre concludeva i
pubblici accordi e ponea fine alle guerre, vestilo di candide vesti.
CoJoro, i quali fondauo Ja Storia primiliva de'popoli su'facili ed
anche sugl'ingegnosi diletti dell'etimologie d'aJcune pochissime vo-
ci di sempre incerto c mutabiJe significato, veggano se v'ha nulla
di simile nella sostanza viva de'fatli Getici, e de"Germanici: ese nel
settimo secolo avanti l'Ern di GEsu CRISTO i Germani di Tacito
potessero vautarsi d'avere l'Architeltura, buona o catliva, d'un
cenacolo, che fu Ja culJa d'una Religione illustre, sebbene spiela
ta e bruUa perle sue moltc superstizioni cd incantagioui; d'w1a
1\eligione, ch'ebbe la sua Gerarchia ed i suoi Pontefici e lc sue
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DU.L'J.BCBIHT'I'1lBJ. GOTICJ.. 5
Litorgie particolari e le sue. Celre , operatrici di grandi effetti
politici. Nel 640 inoanzi GBsu CusTo, niun sospetto della futura
loro graodezza davano i Romani, e della gloria coo cui avrebbe
Traiaoo dopo nove altri secoli vinta una parte, una parte sola del
popolo di Zamol.ri.
II.
Filippo di Macedonia, padre d' Alessando, guerreggio contro i
Geli o Goti e si rivolse repenlinameote contro Ia loro cilta d'Udisi-
sitaoa in 1'racia. Ogni speraoza di salute s'era perduta dagli asse-
diati, quando si videro prorompere alla volta del Macedone i Pii,
ravvolti nelle bianche vesti, e spalancar le Porte con le lor Cetre
in mano, si come narra lo Storico Dione Crisostomo t. A' loro con-
centi non aspettati s'arrestarono stupefatti gli assalitori, e non sola-
mente Filippo concede a' Geti Ia pace, rna tolse in moglie Medopa,
nata dal Re loro Gotila i. In quell'eta, gia le Colonie dei Geti di
Tracia erano passate ad abitare di Ia dal Danuhio, ed aveano gia
costruita Ia cilta d'Elis, ove Alessandro, figliuolo di Filippo, gli
assali con breve insullo, prima di parlirsi alla volta dell'lndie. Vi
giunse non osservato, menando i suoi Macedoni per traverso aile
biade cresciute nelle Getiche pianure: guasto e distrusse Ia citta,
rna i Geti ne fecero a capo di qualche anno una fiiera vendetta, uc
cidendo il suo Luogotenente Zopirione, che guidava trenta mila
Macedoni contro essi. Piu Hera, perche phi nobile, riusci quella
che presero di Lisimaco, successor d' Alessandro nel Regno di Tra-
cia, quando i1 Re de' Geli Dromiehete lo fe' prigioniero in batta-
glia , e , serondo il costume Zamolxiano , apprestogli splendide
cene, dopo le quali e' die al vinto Lisimaco una sua ftgliuola in
nuora.
Tanta possanza nell'armi e modi si squisiti di vivere, durante
Ia pace, rivelano Ia Storia occulta delle conquiste de'Geti o Goti e
del loro innoltrarsi gradatamente neUe vaste contrade, che s'apro-
no tra '1 Danubio ed il Ballico. Ignota fu alia piu parte de' Greci
Ia Storia de'progressi, che il popolo degl' Immorlali di Zamol:li
fece nell'Oriente d'Europa: ignota, o dissimulata da' loro Scritto-
ri Ecateo d' Abdera, Eforo, Senofonte di Lampsaco e Filemone,
per quanto puo raccogliersi da' loro brevi e scarni frammenti. El
lanico di Lesbo, Platone, Timeo e Diodoro Siculi con allri non
tacquero de' Geti e delle loro incantagioni : ma Teopompo li con-
fuse con allre genli e narro incredibili cose, quantunque avesse
detto il vero, lodando le Cetre de' Pii 3, Nel secondo secolo innan-
4 Veda Storla d'ltalia, Vol. I, par. 489- Tavola Cronologica, par. 403.
I lbidtm, Vol. I, par. 489.
3 TRI!QPO.PU8, apulf ATRI!Uio, Dipno1, lib. XIII, cap. s.
'
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6 DELL' A.BCHITETTUBA. GOTICA.
zi l'Era Volgare, Posidonio rammento J'u8anze de'Getici Ctisti o
Capnobati da' quali s' ebbe in onore il celibato, e si pose in opera
una parlitX>1ar sorta di suffumigj e di f. Quesle memorie
di Posidonio ci furono trasmesse da Strabone, che phi e meglio di
qualunque altro avrebbe con Ia sua perspicua brevita potuto deli
nearci le Storie antiche de' Goli: ma da cio per l'appunto, e con
nostro grave danno, e' disse volersi rimanere i. Niun popolo in
tanto fra quelli, a' quali davasi da'Greci l'appellazione di Barbari,
avea Storie piu anliche e pili certe di quelle de' Geti o Goti.
Aile discipline cotanlo vetuste si dell'Architellura e si della Mu-
sica presso gl'lmmortalireoo grandi mntazioni Deceneo, che Stra-
bone distingue col titolo di prestigiatore, per additare Je maravi
gliose riforme da lui fatte appo i Geti o Goti d'ollre il Danubio,ed
i suoi stabilimenti sui Sacro Monte detto de' Cogeoni. Venne dall'E
gitto e daii'Oriente si fatto prestigiatore: introdusse il culto dei
Minori Dei dopo Zamolxi e degli Eroi ; fabbrioo in onor loro pic
coli 'fempj, che allestano sempre Yiva e fiorente Ia successione
dclJc Architetlooiche arti, ondc a'Geti o Goli di Tracia il ccoa-
colo di Zamolxi avea dato i lineamenti, Orientali forse, non Egizj,
e che fu Ia sede primiera delle sue incanlagioni.
Le riforme di Dcceneo avvennero al tempo di Lucio SiJJa, quan-
do Berebisto regoava su'Geti, allargando fuor d'ogni credere i Ji-
mili e Ia possanza del loro imperio. Conquisto gran parte dell'O
rientale Germania; e fu egli che riceve l'ospile Deceneo, e gli
fe' onori e Jo volle a parte del Regno, godendo, cbe quello slra
niero spargesse nuovi sludj e l'amor delle scienze de1Ja natura fra
gl'/mmortali.Deceneo die il nome di Pilofori o di Pi/eati agli an-
ticbi Zoraboa Tereos, e divise in due i Geti o Goti; nell'ordine,
cioe, di si fatti Pilofori. donde i Re uscivano, e nell'altro de'Ca
pel/uti o Criniti, ovvero de' che duro Iungamente in
ltalia sotto gli Ostrogoti. Deceneo scrisse pe' Geti o Goti le Leggi,
delle Be/lagini a, le qua1i, altesta Giornande, si serbavaoo tullora
scrilte al suo tempo in ltalia dagli Ostrogoti, verso Ia meta del se
sto sccolo di nostra salute.
In quale Alfabeto furono esse deltale? Nol so, ed ignoro se i
Geti si servissero per Ia )oro lingua delrA1fabeto de' Greci, o di
qualche altro ignoto a noi dell' Asia 1\linore fino all'anno 360 del-
l'Era Volgare in circa, quando Ulfila ridusse il Getico A1fabeto
alia forma, cbe oggi queslo conserva, e-che da lui prese il nome
di Ulfilano. AJio slesso modo gli Armeni, per dinotare i lor con
t Vsdi Sloria d'llalia, Vol. 1, pag.
2 STRABO, Geogr.lib. VII, pag. 303 !Casaub. 4620).
3 loarurm. , De Rsbu1 Gsticis cap. XI !OECEI'IABUs) natural iter propriis Is-
gibus vivere fecit, QUAS USQUE NUNC CONSCRIPT AS BILLAGII'I8 vocanl.
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DELL' A.RCHITETTUIU. GOTlCA. 7
cetti nella palria e primitiva lor lingua, usarono per lunga sla
gione l'Alfabelo Siriaco: poi venne Mesrob a' tempi stessi d'Uifila,
e si fece autor di quello, che fiori e fiorisce in Armenia.
Poiche le Bellagini vidersi ridolte in iscrillo da Deceneo, seb-
bene senza un Alfabeto Gelico, l'idioma degl'Immortali era gia
dunque costruilo e gia soggetto a' freni della Gramatica, quando
nei giorni d'Augusto e di Tiberio sopraggiunse Ovidio in Tomi,di
qua dal Danubio. Ben questi cerca dipingere e non lralascia d'e-
sagerare i coslumi barbarici de' Geti , che circondavano Tomi di
qua e di Ia dal gran flume: pur tuttayolla, chi l'avrebbe creduto't
all'esule s'apprese Ia fiamma di scrivere un libriccino in Jingua
Gelica, od almeno di fingere d'averlo scritto; e sebbene un Roma-
no ed un odiator si fiero di quel popolo dicesse, che di cio vergo-
gnavasi 4, egli nondirneno affermo d' averlo della to quel suo li-
briccino o poemetto. Fu in lode di Augusto, ed ordinato ad otte-
ner Ia grazia del ritorno in Roma; pieno percio di teneri aft'etti
e di delicate adulazioni.
Ill.
Augusto Jascio stare i disegni concepiti da Giulio Cesare d' as-
soggettare i Geti o Goti di Berebisto, ed assegno il Danubio per
limite aU'Imperio Romano. Ma i lamenti d'Ovidio sulle continue
correrie de' Geti Oltredanubiani contro Tomi dimostrano, cheque-
sto limite non era punto rispettato dagl'lmmortali. La. fama di
costoro mosse Giuseppe Ebreo, r.he scrivea sotto i figliuoli diVe-
spasiano Imperatore, a studiare i Getici costumi, ed e' nolo parti-
colarmente quelli degli . Ctiati celibi di Posidonio, abitatori del
Ponto Eussino, facendone il paragone co' coslumi degli Esseni di
Giudea: tanto J'origini ed alcuni usi Orienlali de' Geli o Goti col-
pivano l'animo di ciascuno. A quesli Giuseppe die neUe sue Sto-
rie il nome di Daci Pliati o Poli81i !. Poco appresso Dione Criso-
stomo, uomo tenuto in gran pregio da Traiano, delto in Greco le
Storie Geliche, oggi perdute; dal quale Scrittore udimmo teste lo-
.dati gli affelli cd i canti de' Pii d'Udisitana e di Filippo. Qual per-
dila non fu quella de'Commenlarj, che le stesso Traiano scrisse
intorno aile sue guerre Daciche't Non certo per lo stile, rna per le
qualita degli eventi e per la difficolla dell'imprese doveano appe-
na cedere illuogo a' Commentarj della Guerra Gallica.
Ecco in tuUo il corso de' tempi, da que'del cenacolo di Zamolxi
fino agli allri dell'assedio d'Udisitana, fiorire presso i Geti o Goti
sull'una e sull'altra riva del Danubio l'arti della Musica e sopral-
4 & Ab, PUOETI et GBTJCO scripsi SBRBONBiibellum! .
OviD. , Ero Ponto lib. IV, eleg. 43.
! V1di Storia d'Jialia, Vol. 1, pag. 505. - Tavola Cronologica, pag. ~ 0 2 .
z art 't rrnr
&
8 DBLL'ABCBITETTUa. GOTICA
tutto dell'Architettura, della quale io debbo spezialmenle ragiona-
re. Ma tulle le discipline della civilta de' popoli non possono di-
scompagnarsi aft'aUo, e l'una il pili delle volte spiega e dicbiara
quali siano le condizioni d'un'allra. Donde si vede, cbe i Geti o
Goti abitarono in cilta morale, come Udisitana ed Elis; chebbero
in ciascuna il Co11egio Sacerdotale degli armonici Pii; che per co-
mandamento di Deceneo edificarono piccioli Tempj e Cappelle in
onor degli Eroi, e de' lor Minori Dei. Nella Liluania e nella Sa
mogizia, conquistate poscia da Ermanarico il Grande, progenitore
di Teodorico, Re d'ltalia, rimasero fino al qualtordicesimo secolo,
Je reliquie del cullo d'una turba d'infiniti piccoli Numi, alia rna
niera Decenaica, e le ricordanze del Getico Pontificato 4. 11 Dio
della Terra s'appellava tuttora Zamelusk o Ziameluski nella Li-
tuania 1: e fra gli Estonj , soggiogali sul Baltico da' Geti o Goti do-
po la morte d'Ermanarico il Grande, il suono dell'arpa d'un Prete
Cristiano basi.O a salvare un Castello, minacciato da essi 3: ciO che
ci rammenla gli antichi portenti delle Cetre Geticbe.
IV.
Ma si ritomi all'eta de' figliuoli di V espasiano e di Giuseppe E-
breo, allorche Domiziano pervenne all'lmperio e voile domare i
Geti d'oltre il Danubio ed impadronirsi del lor Sacro Monte. In-
vano Stazio, adulando, canto, checostui lo aveva per sua clemenza
reatituito a' Daci ': ben seppero il contrario i Capitani di Roma,
che valicarono il Danubio, lroppo fortunati se poterono ripassar-
lo e ritornare in Tracia; rna Cornelio Fosco vi perde Ia vita e le
sue legioni furono disfatte, si cbe l'lmperio si vide condotto a do-
ver pagare annui lributi a' Geti o Daci, su'quali ora signoreggia
va Decebalo. Si sospinse questo Re in Tracia e ne fe'tale governo
cbe Tacito pochi anni dopo scrisse !: n Tot exercilus in Mozsu.
)) D.AcuQUB . . . . amissi; tot militares viri cum tot cohortibus ex
)) pugnali aut capti; nee jam de limite Imperii et ripd, sed de
)) bybernis legionum et possessione dubitatum. . . . . . . . . Cum
l) damna damnis continuarenlur, atque omnis annus funeribus
n ac cladibus insignitetur . . . . . )).
Immensa copia di Romani cadde prigioniera neUe mani del Re
Decebalo, che muniva le sue Getiche ciltA della Dacia, e che cer
tamente servissi delle loro braccia ed ancbe delloro intelletto per
render piu valide le fortezze del suo Regno. Ma non per questo il
4 VtdiStoriad'ltalla, Voi.IJ,pag. 687.
2 Ibidem, Vol. II, pag. 689.
3 Ibidem, Vol. I, pag. 86!.- Tavola Cronologica, tmg. 35!l.
'STAT., Silvar. l.ib. I, (;arm. 4.
IS 1 A CIT. Vita !GaU:OUB cap. 't.
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..
DELL' A.RCBlTETTUU. GOTICA. 9
Getico popolo apprese da que'prigionieri l'arti dell'Architettura;
e Ia Gotica faccia dell'antiche citla d'Elis e d'Udistana ricompar
ve piu maestosa in Sannizagetusa nella regione, che oggi da noi
si dice Transilvania; Ia dove Decebalo fece di questa Sarmizage
tusa Ia sede principale del Regno. L'immagini della sua Reggia,
e delle sue rocche, dopo aver fatto disviare il flume Sargezia per
nascondeni i Getici tesori, si veggono luttora scolpile nella Ca.
lonna Traiana; il piu nobile Monumento rizzato da' Romani per
celebrar Ia gloria del vincitore de' Daca.Geti. Traiano si mosse fi..
nalmente a vendicar l'onte dell'lmperio, e ad abolire il tributo;
ciO ch'egli oltenne merce due guerre solenni, le pin ditllcili e pau
rose, onde sinsi conservala Ia memoria negli Annali de' Romani.
E qual gloria non fu per quell'lmperatore l'aver dislrutto Deceba
lo, e conquistata una terza parte del Yasto Regno di lui?Qual gla.
ria maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Salira contro i
Dodici Cesari, dell' aver poluto superare le genli, che tanto dispre.
giavano Ia vita, e che portavano il nome d'lmmor-lali. Ma larga
materia di riso apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxia
ne de'Geti.
Questa splendida lode s'ascolta in onor di 'fraiano Imperatore
nella horea del derisore de'primi suoi predecessori. Noodimeuo Ia
Colonna Traiana,che sussiste tultodi,e il testimonio piti certo del
l'ecrellenza, in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di Dece-
balo. Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro
delJa.Germania, verso l'anno 98 di Gzsu CatsTo.Non parlo diem
che ivi si dice del guidrigildo, ignoto a' Geli o Goli, essendo stato
questo il perpeluo argomento de' miei studj sui Codice Diplomali
co Longobardo. Ma ciascuno puo leggere in Tacito , quanto per
tutti gli altri rispetti fossero i suoi Germani diveni dai Geti o Goli,
essia da' Daci, per Ia Teocrazia, per Ia potesta de' Re, per gli or
dini Sacerdotali ed Aristocratici; pe'sagrificj e gli auspicj; perle
discipline letterarie introdotle da Deceneo; per le condizioni ma.
bili dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle
quali non chiedeYasi altro che il grano in Germania ( aola aegea
im_1J6t'tlfur): soprattutto perle qualita dell' ArchiteUura, Ja dove
non si conosceano le citta (urbea ntd/aa habilari) e non si costrui
vano i tugurj vicini gli uni agli altri da' Germani, rna ciascuno
interponeva grandi spazj di terra fra que' tugurj o per panra de
gl'incendj, o per igrtotanza dell'arte d'edi6care (inacitia aedifi
eand1). Niun uso della calce; niuno delle tegole: e sacrilego era
il pensiero di rizzar Statue o di fabbricar Tempj alle lor Divinita,
quui rimanessero elle imprigionale in tal goisa fra le mura (pa
rietilnu cohibere Deoa). Quando poi si cominciavano a mutare i
coslumi, levossi un' aweste dimora, Ia quale si ehiamo piu dallla.
2
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to DELL' ARCDlTETTCRA GOTICA
mano che non dal Germano il Tempio dellaDeaTanfana. So, che
ad alcuni or sembra pili spiritale il concetto dc'Germaoi di Tacifo
di non alzarsi ne Tempj ne simulacri agli Dei: rna qui non si tratta
di cio ; qui non occorre altro notare se non Ia gran diversitA fra
essi Germani e gl' /mmortali cosi di Zamolxi come sopratlutto di
Deceoeo, e Ia mancanza d'ogni Architettura in Germanin. Manon
potra mai lodarsi a bastanza, ne alcuno piu di me lodolla in tulto
il corso della Storia, Ia dolcezza della servitti presso i Germani di
Tacito.
Di qui si scorge qual somiglianza regnassc fra una borgata del-
le selve di Germanin, c l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza
toccar dell'altre citta Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e
massimameote di quella, dove si rinchiuse In sorella del He t. Ta-
li, quali or gli abbiamo veduti, eraoo i Germani di Tacito setteod
otto secoli dopo la predicazione Zamolxiana dcll'immortalitd deJ.
J'anima fra' Geti o Goti. Uu si Jungo spazio di tempo dee canceJ.
Jarsi affatto dalla Storia per concedere, che i due popoli fossero
d'una stessa razza, e che arrivati fossero insieme dall' Asia in sulle
hocche del Danubio. S'e'dovesse tenersi per vero, che cosi l'una
tribu come l'altra venule vi fossero entrambe in uno stesso gior-
no, iosieme partitesi dalla Persia o dall'lodia o dalla Cina, sareb-
be non meoo vero, ch'elle si separarono, e divconero aft'atto stra-
niere fra loro, e vissero a questo modo per molti secoli fino a Za-
molxi, poscia per selle altri fino a Deceneo, e poi per otto altri
fino alia promulgazione del Vangelo fatta da San Bonifazio. Non
vanno comprese nel mio ragionamento queUe parli della Germa-
nin di Tacito, le qua1i furono cooquistate da' Geti o Goti del Re
Berebisto e da'suoi Successori, rna prima di San Bonifazio, le quali
parti percio acquistarono Ia natura Gotica ed appresero l'idioma,
che ho detto essersi chiamato Ulfilano. Questos'ando suecessiva
mente insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi,
e vi dura oggidi nelle bocche 1'edesche. Ne nego, che il Polilei-
smo Romano era piu ritroso del culto de' Germani di Tacito a ri-
cevere in se i propizj semi del v angelo: rna chi pili degli lmmor-
tali di Zamolxi potea tenersi per on popolo capace del Cristiane-
simo?
v.
Le vittorie de' Geti o Goti sopra i Romani prima delle due guer-
re Daciche di Traiaoo, e massimamente quella di Cornelio FOSC()
procacciarono il nome d' Anai o d' Aai, cioe di Semidei, a que' Pilo-
fori ed a quei Capelluti, che piu s'erano in un tanto perioolo illu-
strati. Fra tali Aai fu Caplo, dal quale discese, dopo diciassette
f Yedi Storla d'ltalia, Vol. I, pag, 57'-Tavola Cronologlca, pag. m.
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- ~ - - = - ~ c--=- ----_-,_,1
DELL'.UCHITBTTUR.A. GOTIC.l 1 f
generaziooi, Teodorico, Re d'ltalia e padre d' Amalasunta; e fu c-
ziandio Ballo, doode trasse l'origini Alarico, il qualc s'inipadroni
di Roma nel 409. I nipoli e prooipoti di Gaplo signoreggiarooo
sugli Ostrogoti; que'di Dalto su' Visigoti: due grandi famiglie del
popolo Gotico, come nella Dacia, rimasla Iibera dall'armi Roma-
ne s'appellarono esse dopo la morte di Decebalo ed i trionfi di
Traiano. 11 bisnipole di Gaplo, chiamossi Amnlo, e per lui si chia-
marono i suoi discendenli gli Amali. Or cosi gli Aai o Semidei
Amali che i 8emidei Balli, quando ebber nell' anno 107 perduta
Sarmizagetusa, si ridussero nell'nltre due lerze porzioni del Regno
di Decebalo di 18. dal Prul ed a cavaliere de' Carpazj , donde co-
minciarono coolro i Romani quell'asprn e continua guerra, che
costrinse finnlmente Aureliano, fortissimo lmperatore, ad abban-
donar Ja Dacia cooquislata da Traiano,ed a ridursi nell'anno27 5
di GEBu' CatsTo, al limite di qua dal Dnnubio.
Ne' cenlo sessanl'olto anni della dominazione Romana, Ia Da-
cia di Traiano si Laliniz.zO in huon dato: rna Gotico e puramente
Gotico duro il resto, cioo Ia maggior parte, del R.egoo di Deceba-
lo. Gli Ostrogoti vissero sotto il reggimenlo degli Amali, ed i Vi ..
sigoli soUo quello de' Balli, fino al fte Ostrogota degli Amali, che
tegno sopra enlrambe le due grandi lribu nella meta del terzo
secolo. Poscia l'undccimo discendente di Gapto, ed il seslo del Re
Ostrogota, Ermanarico degli Amali, oltenoe anche di signoreg-
giar sn' Visigoti e sugli Ostrogoli, con le forze unite de' quali e' die
i principj aile sue cooquiste.
VI.
Non appena erano spenti Decebaloacadula Sarmizagetusa, che
Celso il Filosofo si pose a scl'iverc, volgendo l'anno 131, contro i
Cristiani. E' faceva uno stolto paragone lraZamolxi e
poscia, volendo in qualche maniera deprimere 1' antichitA. dei Li-
bri Mosaici, lodo l'antichitA. e la sapienza de' Geti o Goti. Non an-
cora un mezzo secolo era trascorso , e Luciano ricordo i sacrificj
degli Scili, ma parlava dei Geli, perche non lacque de' loro Pa'lo-
fori, ne dell' uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a
Zamolxi 4. Ne tardo Clemente Alessandrino 2, rifermar ne' suoi
Libri dell'anno 193, i racconli di queste uccisioni degli Ambascia
tori; lodando ad un'ora le discipline 6.loso6che si d'essiGeli o Goli
come de' Traci Odrisj , e sopraltuUo le doUrine Zamolxiane sul-
l'immorlnlita dell' anima, Ia rassegnazione de' Geti alla morte, Ia
lor cura in onorar gliEroi ed i sapienti della loro nazione. 11 che,
tutti lo veggono, riesce all' Architettura Gotica, ed alia rinoman-
4 J.ucrnus, In ScYTBA, Operum vol. I, pag. 859 (edit. Hemstberuis).
t CLBMBKS ALBXAKDancus, StromtJt.um, I.lb. I, Cap. 41S; Ub.JV, Cap. 8,
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Ji DaLL' .UCBITIT'l'UU GOTIC.l
za degli ediftej posti a quegli Eroi, divolgata da per ogni dove
oe'luoghi pin lontani dal Prut e da' Carpazj . Quanto alia Dacia
Romana, l'uccisione degli Ambasciatori a Zamolli fu certamente
vietata nella stessa guisa, ehe nelle Gallie i riti ed i saeriftej uma-
ni dei Druidi erano stati dianzi per gran ventura dell' umano ge-
nere aboliti dagl'lmperatori.
VII.
Ma gia cominciava da lungi laluce del Vangelo a rispleodere
presso gl' /mmortali, ehe, per questa sola credenza loro, doveaoo
riuscire i primi a divenir Cristiani, e riuscirono , fra' popoli detti
Barbari dal Greco e dal Romano: da luogi, dico, ne presso tutta
Ia nazione Gotica. Nel 2 t 1 gia 'fertulliano parlava de' Daci, ehe
aveano udita Ia Buona Novella 4; ma eraoo searsi drappelli, che
non aocor poteano rivolgere ad altro e pili fausto segoo le prati-
che dell' Architellura Gotica , si come avvenne poseia quando il
maggior numero della nazione si volto al Cristiaoesimo. lotanto il
Re Ostrogota degli Amali vinceva i Gepidi, popolo di saogue Go-
tiro t, il quale avea superato e disfatto i Burguodioni oBorgogoo-
ni. Furon costoro annoverati da Plinio fra' V andali, ed eraoo gen-
ti di Germania verso il Ballico. Le relique di si fatti Borgogooni
furono incorporate frai Gepidi, e tosto co' Visigoti ecogliOstrogoti
per Ia vitloria conseguita dal Re Ostrogota. In tal guisa i Borgo.
gnoni svestironsi Ia Germaoica loro sembiaoza , e passarono alia
Gotica, e furono sempre ricordati dagli Scrittori antichi fra' Goti.
Tale Agatia 3 , il quale da loro espressamente il nome di popoli
Gotici , quali verameote divennero e si mostrarooo in tutto il
cono della loro Storia.
Ne' giorni d'Ostrogota, Origene d' Alessaodria in Egitlo , prese
a difendere il Cristianesimo dall' imputazioni del Filosofo Celso.
Pubblieo, verso l'anno 250, i suoi Libri contro esso, il quale tan
to aveva esaltato le Gotiebe antichita e Ia sapienza. Origene per
altro non negc) puoto l'anticbita de' Geti ', quantunque inferiore
a quella di Mose. Insigne testimonianza si Iegge in questo lavoro
conlro Celso iotorno aile verita de' detti di Giuseppe Ebreo sulla
cooformita d'alquanti coslumi de' Geli o Goti con alcone usanze
de' Giudei. Non certamente nell'eta d'Origeue il Sommo Sacerdo-
te degli Ebrei sarebbesi poluto paragonare col Ponte8ce Zamol-
xiaoo o col Dccenaico de' Geti o Goli : ma l'inutile aspeltuione di
4 TI&TilLLt.l"ua, Contm ludDeot, Operum pat. 481 (Venellis 4'76,).
i Yedi Sloria d' llalia, Vol. J, pa,. 666- Tav. Cronol. pag. iS..
3 AG4T81.lS
1
Hi.,tor. lib. J, cap. 3.
, Oa&GIIU&, lib. I, cap. 46; lib. 11. caP. &5; lib. Ill, cap. I>&
edu. La Rue. rnllc oocpwwu xed ap11Ais (OaaGBI'I., hb. I, cap. 46 ).
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D&LL'.&.IlCBlTBTTUU. GOTIC.&. 13
costoro, che Zamolu dovesse venire a regnar aulla terra, die buo-
oi fondamenli ad Origene di pll'agonare questa vivissima loro
speranza con !'inutile aspetta.zione del gia venutoMessia pressogli
Ebrei. Piu d'ogni altra Gotica tribu i Crobizj aspettavano Zamob.i,
celebrando a tale uopo aonui banchetti e sa.crifhj. Queste Getiche
pralicbe religiose non aveano rimesso nulla del loro fervore nel-
l'eta d'Origene, quando i Goti noo eransi ancora oonvertili al Cri-
stianesimo.
D'assai maggior momenta per me nella trattuione sull' ..irchi
tettura G6tica e I' essersi Origene accordato col suo avversario
CeJso nel falto notissimo a tulto rorbe Romano, che i Goti onora-
vano Zamobi col rizzargli e Templi e Statue ~ "" ( ~ r a f):
tanto Ia fama cosi deJia credenza Zamobiana come della nuova
riforma di Deceneo da per ogni dove sonava, ed anche in Egitlo.
E pero i Geli o Goti non conquistatidaTraiaoo,cioe i Daci liberi,
non inlermisero giammai Ia pratica della nalionale Architetlura
loro, qualunque si fosse; ne poteano inlermetlerla' perche sam-
pre obbligali dal loro culto a rizzar Tempj e Cappelle in onore o
di Zamob.i , o de' Minori Dei e degli Eroi. Tali pratiehe dell' ..ir-
chitettura Gotica si maotenevano intere aoche per odio oonlro i
Romani, che signoreggiavano in Sarmizagetusa,dandole il nome
d'Ulpia 'fraiana, e venivano Latinizzando sempre piu Ia porzio-
ne caduta in lor potere della Dacia di Decebalo.
Cosi stavano leeose della GoziaedeJlaDacialiberada' Romani,
verso Ia meta del terzo seoolo Cristiano, quando un insolito moto
agitO i popoli Gotici. Furono vinti nel 269 in Traoia dall'lmpera-
tore Claudio , che ne riporto il nome di Gotioo. Abbiamo ancor
le sue l.eltere, ov'egli aft'erma d'averne ammazzali trecento venti
mila, ed attondate due mila lor navi; d'aver in oltre fatto prigio-
niero uno sluolo infinito di donne, fra le quali Unila, regal don-
zella de' Goti.
Uno degl' Imperatori piu valorosi fu vinto dagl' lntungi , che
Dessippo chiamava Sciti, e che si possono tenere per non diversi
da' Tervingi, tribu Visigotica. Parlo d'Aureliano, il quale poscia
li vinse ; ma oonobbe quanti periooli si minaa:iavano dalle Go-
liche genli all'Imperio. Fra gli allri suoi provvedimenti e' circon
do Roma d.i mura, ed abbandono la Dacia conquistata da Traia-
no. Gl'Iutuogi fermaronsi. flnalmente nella Rezia, e neUe parti
Meridionali della Germania, ove non si dubila chc introdotto
avessero 1' uso della lingua Gotica. I Borgognooi eziandio, che
s'erano falli Goli, come noto Agalia, e deposlo aveano eon I' in
dole Germanica I' uso del guidrigildo t, si come appariscc dalle
4 OaiGawas ibUU. lib. Ill, cap. 31.
t Veda Storti d'ltalla, Vol. 1, pa.r. - Tn. Cronol. pa.r. itS.
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J.f. DILL' A.BCHITETTUU. GOTIC.&.
susseguenti lor Leggi, oo' Goti neUe spedizioni
di costoro oonlro I' Asia Minore. Innoltraronsi poscia verso Ia Ger-
mania Occidentale , dove ristettero fino a cbe non passarono ad
abitar neUe Gallie. Gotica ivi fu la loro Architettura , perche i
Borgognoni di vennero fervorosi Ariani: del che or ora diro una
qualcbe parola.
Ma le tribu de' veri Germani di Tacito si ristrinsero nella pri-
mitiva rozzezza loro: e solamente in alcune oontrade piu pros-
sime all'Imperio oomincio appo essi una leota ed incerla imila
zione dell' Architetlura de' Romani. Ammiano Marcellino 4 , che
nel 361 guerreggio sotto Giuliano Cesare oontro gli Alemanni
trail Meno ed il Reno, vide con sua gran maraviglia oostruile
alcune borgate oon case all'uso Romano.
vm.
Tornata Ia Dacia di Traiano in balia de' popoli Gotici dopo
Aureliauo, s'apre l'eta di Costantino e d'Ermanarioo degli Amali ;
I' uno e 1' allro chiamato il Grande. Non parlo d' Ermanarico, il
quale reslO fedele a' dogmi di Zamob.i , e si lungi spinse le sue
insegne nell'Europa di 18 dal Danubio, fondando in Europa quel
vasto e misterioso Imperio , che Giornande paragonava eon l'al-
tro d'Alessandro in Asia, e cbe si distese dal Prut e da' Carpazj
fino al Ballico; i suoi Successori poscia lo dilatarono di mano in
mano fino all'Estonia ed aile Provincia Orientali e Settentrionali
di quel Mare, non che in tulta Ia Scandinavia. Manon posso la
cere di due grandi fatti avvenuli a' giorni di Costantino. L' uno ,
ebe molti Goti furono da lui ricevuti nell' Imperio col nome di
Federati: 1' allro , che una gran parte di Geti o Goti Zamolxiani
si converti al Crislianesimo. Teofllo, Vesoovo Cattolico, sotto-
scrisse alia condanna d' Ario nel Concilio di Nicea del 325 , in
qualii.A di Primate della Gozia. Santo Epifanio , cbe visse in
quella stagione, tramando aHa posterita le nolirie de' Monasteri
edificati da' Goti , nuovi convertili i, per le loro Vergini. La Go-
tica tribu de' Protingi cbbe allresi gran copia di Monaci Cattolici,
derisi dal Pagano Eunapio, che pose principalmcnle in canzone
le negre lor vesli 3.
Or si potra piu mai volgere in dubbio, cbe nella Gozia o Dacia
di Ia dal Danubio durasse un' Architettura Gotica dopo Ia con-
versione de' Goli? Que' 1\Ionasteri delle Vergini, celebrate da San
to Epifanio, non erano certamenle di legno, rna di pietra : oome
di pietra furono il cenacolo di Zamolxi , le CiliA d' Udisilana e
4 Ar.ucus MncELLINus, Ub. XVII.Cap. 4.
2 s. EPIPBANrus, Adversus llaereses, Llb.lll .,
3 EvNAP&us, In Excerptis Legationum, pag. l8-5i. Edilio 1\tuaua (A. 4819).
. - --
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DELL' .&.RCHlTET'a'UBA. GC>TlC.&. 15
d'Elis, i Tempj di Decenoo, Ia Reggia di Sarmizagetusa e le Da-
ciche mora effigiate nella Colonna di Traiano in Roma. La Da-
cia, posseduta fino al 27 5 da' Romani, ei riempi, egli e vero, di
monumenti d' arli Greche e Latine ; ma que' :Monasteri delle Go
tiche Vergini e de' Monaci Protingi non presero punto ad imitare
alcuno de' monumenti del Paganesimo di Roma o d'Alene.
Scrive Santo lsidoro di Siviglia, che il Goto, divenuto Ariano,
edifloo novelle Chiese di Ia dal Danubio , rna secondo il novello
SUO dogma. EcCLZSl.&.S SUI DOOM.&. TIS 81Bl CONSTRUXERUNT t. Cio di
mostra Ia diversita, che gia si stabiliva, eel era divenuta notabi-
le, fra l'Architettura Cattolica e I' Ariana. L'una cercava separarsi
per ogni via dall'altra: ma, di qualunque natura fossero tali gare
fra le due Architelture, Santo lsidoro parla di fabbriche Oltreda-
nuhiane, quando egli tocca delle Chiese del rito Aria no. E pero, la-
sciando in disparte la Dacia stata gia de' Romani, tre specie d'Ar-
chitettura, Ia Zamolxiana e Decenaica, la CaUolica e I' Ariana 6o-
rivano ad un' ora in Gozia , nella 9CCOnda meta del quarto secolo
di G ~ : s u ' CarsTo.
Egli e facile il conoscere quanto la nuova Religione Cristiana
mutato avesse i costumi de' Goti , e come fosser finiti 1' incanta-
menli eel il Ponte6cato slabilito da Zamolxi e da Deceneo. Ma fer
me appo i Goti Cristiani rimaseso le Caate de' Pilofori e de' Ca-
pelluti. Alcuoi di que' Pilofori divennero V escovi , che all' au-
torita religiosa congiunsero eziandio Ia politica. Dall' ordine ]oro
si continuarono ad eleggere i Re : si continuarono ad eleggere gli
allri Capi , a' quali , dopo Ermanarico , si die so vente il nome di
Giudici da' Visigoti , e che non sempre furono de' Balli. Poiche
gia Ermanarico moriva, e gia venivano gli Unni; gia gli Ostro-
goli cogli Amali cadevano in potesta de' vincitori , e perdevano ,
sto per dire, Ia loro Gotica faccia. 1 Visigoti, e fra essi anche i
Protiogi, tentarono di resistere all'Unnico nembo; Atanarico, Giu-
dice Visigoto, fece, secondo i raccoilti d' Ammiano Marcellino,
rizzar illungo Muro, ch'egli sperava poter difendere contro gli
Unni: questo percio dove munirsi di Torri e d'altri propugnacoli,
non che di Portee di Posterle. Ammiano diceva essere stata si fat-
fa muraglia un'eflicace opera e come una lorica de' Visigoti i.
IX.
Inutile schermo riusci nondimeno Ia muraglia del Giudice Vi
sigoto contro gli Unni , che dettero una gran volta dietro i Car-
4 s. lsJDOaJ BISPALBKSJS. Cbroolcon GoTBoau. (Era qu<Jdringent11ima
quintadecima ).
! AuRus llucBLt.JRus, Lib. XXXI. Cap. 3. Muros .&.LTJUS erigebaot ....
LORICA ....... BPPICAll OPUS I ...... .
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16
DBLL' GOTICA
pazj e lo assalirorio aile spalle. Allora i Visigoti pas88l'Ooo il Da-
nubio, e stabilironsi nell' Imperio Romano. Correva l'anno 37 5 di
GJSu' CtusTo. Son questi que' Visigoti, che dopo varj casi Alarico
de' Balli condusse nel 409 al saccheggio di Roma , belfandosi
delle mura d' Aureliano. Fra tali casi, giova ricordar l' arrivo dei
Prolingi, venuli ad iogrossar lo stuolo de' popoli Gotici. A veano
potulo i Protingi per circa uodici anni dopo il passaggio de' Visi-
goli schivar Ia rabbia dcgli Uoni: ma fioalmente furono costretti
anch'essi a passare i1 Danubio, ed a chiedere d'essere accolti nelle
Provincie Romane. S' atfareiarono percio nel 386 al gran flume
cd Ioro-V:escovi , co' loro Mooaci , vestili di loniche nere , con le
loro Vergini, che faceano 1' officio di Diaconesse. Procedcano so-
pra magnifici e ben custoditi carri , ove si nascoodevano gli eu-
carislici vasi : uomini e oose, che mosser Ia bile d'Eunapio. Ma Ja
magnificenza e le ricchezze di questiProtingierano di gran lung a
inferiori a queUe , che lo slesso Eunapio 4 descrive de' Visigoti ;
quando nel 37 5 passarono il Danubio , con gli spJendidi lor ve
stili di lioo e carichi di preziosi tappeli: Ie donne andavano ador-
ne piu pomposamente che non sembrava convenire alia presente
Ioro sciagura,e gli stessi fanciulli de'Visigotici Piloforinon avea-
no deposto Jo splendore d'un regio lusso.
Quc!Sli medesimi Visigoti e Protingi e simiJi non numerabili
tribu de' Goli, dopo Ia presa di Roma e Ia morte d' Alarico de' Balli
obbedirono al Re Atau)fo. Furono dall' lmperatore Onorio stan-
ziati neUe Gallie Meridionali col titoJo di Federati, gia loro im-
pasto da Costantino. Essi dappoi s'impadronirono di toUa la Spa-
gna. E lama, che UUlla tutti avesse finito di voltarJi all' Arianesi
mo nel 360 per procareiar loro i fa vorl dell' Ariano (mperatore di
Bizanzio. Anche i Borgogooni , de' quali ho toccato , divennero
zelaoli Ariani. Qualunque sia stato il tempo , in cni abbaodona-
rono Ia fede Cattolica, Ulflla non ando co' Visigoti del Re Ataulfo
neUe Gallie; ma i Vescovi Selina e Sigesario, discepoli d'Ulfila e
propagatori deUo stesso dogma , furono quelli che n si tragitta-
rooo con le Visigotiche tribti., e divenoero lor guida e maestri e
gran dottori dell'Arianesimo, portando seco Ia Traduzione Ulfila-
na delle Sante Scrilture , scritta coli' Alfabeto Ulfilarw. E pen)
Santo Eugenio di Tolede, voleodo nell'oltavosecoloCristianoanno-
verar gli Alfabeti da lui conosciuti, parlo dell' Ebraico, dell'Alti-
co, del Latino, del Sirio, del Caldaico, dell'Egizio, e qgiunse: .
t(GULrtu p1omisit GzTtcu, QUAS VIDEMUS, ULTIIIAS (litertU) t n.
Dopo cio ninno dira, che i Visigoti da un Jato ed i Borgornoni
t EotuPros, lee. MI. In E1eerplfs Legalionum, par. i8-&t.
2 Yedi Storia d'ltalia, Vol. 11. pag. 865.
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DELL' .&.BCHITBTTUB.&. QOTIC.&. 17
dall' altro si poearono in lspagna e neUe Gallie hi qualita di po-
polo Barbaro, privo di scienze, privo d'Aifabelo, privo d'Architel
tura: niuno dira, che gl'lmmortali di Zamolxi e di Deceneo non
fossero slati abilatori delle phi splendide citta di Ia dal Danubio,
e non avessero oostruila una lunga e forte muraglia conlro gli
Unui. Qual era quesl'Architettura, che i Visigoti recavano in Ispa-
gna e nelle Gallie Meridionali dalle regioni d'Oltre il Danubio?
Qual era questa Architettura, che prima fu Zamob.iaoa, e poi De-
cenaica, e poi Cattolica e poi Ariana per dieci secoli da Zamohi
fino al passaggio del Danubio nel 37 5 'l Gode forse quest' Arcbi-
tettura , che in dieci secoli mutossi tante volte , d' operar gli ar-
cki acuti, a' quali da noi si da il nome d'ogive'l Qui anche dirh ,
come gia dissi del Getico Alfabeto a' tempi d' Ovidio , che nol so ,
e che aft'atto ignota m'e l'Architeltura di quesli dieci secoli di Ia
dal Danubio ; ma so, ch'ella vi fu, e che non fu Architellura ne
Greca ne Romana; rna so, ch'ella chiamossi, qual era veramente,
Architettura Gotica , prima del 37 5 : rna so , ch' ella era cosi
militare, come religiosa e civile.
11 Re Ataulfo, quando e' si vide giunto al colmo della possanza
e della gloria nell'Occideote d'Europa , rivolse in mente d' abolir
l' Imperio Romano e di chiamarlo Gozia t. Onorio Imperatore .
s'ehbe a gran ventura di sviare si fatli disegui , dando Placidia ,
sua sorella, in moglie ad Ataulfo. E noi ci lasceremo persuade-
re, che il popolo Gotico delle Gallie Meridionali e della Spagna,
deposto avesse i nazionali orgogli delle sne discipline particolari
d'Oltre il Danubio? Gli orgogJi del suo Alfabeto , della sua lin-
guae della patria sua Architellura 'l No, cosi non avvenne. A di-
moslrar l'impossibililA d'ogni contrario coocello, basta Ia ragione
intima delle cose : ma gli esempj de' Visigotici orgogli non man-
cano, e 811Ssistono ancora le prove Sloriche della perpelua durata
di quell'Architettura Gotica neUe Provincie Occidenlali dell' Im-
perio Romano.
Anche a' Borgognoni si coneede nel 431 da' Romani quel trat-
to delle Gallie, che s'inlerpone tra Magonza, Vormazia e Spira,
in qualitA di Federati, clte poi qui vi si dissero aneba Leti a Gc.
tili. Oueat.e furono le prime stanze Burgundicbe nell'Imperio; qui
eominciano con piu certezza Ia loro Storia cd il novero de'Ue loro
neUe lor Leggi, le quali gionsero fino a noi; qui s' ascoltarooo i
Cantici Nazionali, che ai credono scritti nell'idioma e coil' Alfabe-
to Gotico d'Ulfila I; e pero qui si debbono, s'egli e possibile ' r i n ~
tracciare le piu anliche mcmorie della loro Arahiteltura. Gotica
ed Ariana. L'avventure del popolo Burgognone in Vormazia, e le
4 Yedi Storia d'ltalia, Vol. 1. pag. 995.- Tav. Cronol . pas. U&.
Ubid. Vol. 1. pas. 4056.- Tav. Cronol. pas."'
3
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18 DELL' .&.RCHITBTTliRA. GOTIC.&.
sciagure da essi patite pel ferro degli Uimi d'Attila, divennero un
famoso argomento d' epopea , che ne' secoli meoo lontani da noi
piacque a' remoli nipoli de' Germani di Tacilo, e chc vive tullora
fra essi con Ia denominazione di Nihelungen.
X.
lo non islaro qui a trallar Ia Storiade' Visigoti delleGallie Me-
ridionali e della Spagna durante i1 quinto secolo, chc fu il secolo
di Allila. Ma si puo egli tacere al tullo del Re Torrismondo? Nac-
que da quel Teodorico de' Balli, che mori combatteodo forlemen-
te nelle pianure della Maroa conlro l'Unno. l Catalaunici Campi
furono il teatro della gloria di Teodorico : Jo stcsso Attila, narra
Giornande , ammiro le pompe de' funerali di lui dopo la balta
glia, cd udi senza lrar flato i mesti concenti de' Visigoli per aver-
lo perduto. Non eraoo ph\le Cetre de' Pii. Quelle funebri magni-
ficienze sooo un riscontro certissimo degli splendoridella Reggia,
che i Visigoti piantato aveaoo in Tolosa, e de' modi signorili del
loro vivere, oh! quanto diverso del vivcre de' Germani di Tacilo
nel secolo Attilano.lllusso de'Visigoti corruppe lentamente nella
Spagna e nella Gallia Gotica i Ioro costumi: non andava inlanlo
discompagnato dall'esercizio ilell'arli , e massimamentc d' un' Ar-
cbitettura diversa da quella de' Romani.
All'eta d'Attila, il quale non ardi uscir dal suo campo, circon-
dato di carri, per interrompere le ('.llnzoni de' Visigoli , vuol rife-
rirsi quella de' due fidanzati Guallieri o Waltario, figliuolo d'un
Re d'Aquitaoia, e nata da un Re de' Borgognooi. Le
loro vicende furono scrittc in versi da uno, cbe il Cronista della
Novalesa chiamava un metricanoro: fondamenlo principalissimo
delle e Ia finzione , che fossero stati ostaggi nella Reggia
d'Attila. E questo il piuantico tra' fin qui noli di quelli, che in piu
tarda eta si chiamarono Romanzi: esso fu poscia inserito (chi sa
se inlero?) nella Cronica dalla Novalesa, e genero gravi dispute
intorno alia nazione, donde usci quel versificatore. Sia slala qua-
Iunque Ia patria di costui; egli e certo, che l'Eroe, promesso ad
una Burgundica donzella, si dice appartenere all'Aquitania, pae-
se lungamente signoreggiato da'Visigoti: e pero iltutto si mesco-
la col Cicio de' popoli o Goli o divenuti Goti , cola neUe regiooi
dove surse in prima Ia Cavalleria, e dove il rispetto per Ia donna
Cristiana giuose al grado piu alto; cola dove poi risonarono i pri
mi accenli di non volgari aft'etti, e s'aprirono le Corti dette 'd'A-
more nella Gallia Gotica, quando i Goti aveanocessato d'esseme
i .padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi quivi stampa-
I IORftAI'IDIS
1
De Rebus GRTICI8. Cap. XLI.
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DELL' .lRCHITETTURA GOTICA 19
ta. Qui anche surse Ia Lingua Provcnzale: qui, per molte gene
razioni, operarono e canlarono i Trovatori. .
Enrico, frateUo di Torrismondo , sollevo al pili alto segno di
gloria le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt' i paesi Ro-
mani della Prima Aquitania, c nel 472 s'impadroni di Lemovico
o Lemosi, oggi Limoges 4; citta, della quale dovro piu d'una vol-
ta riparlare. lndi Eurico ebbe dagl' lmperatori I' AI vernia, ed at-
largo Ja sua propria dominazione fino 'ad Aries ed a Marsiglia.
Fu crudele persecutor de' Caltolici, fra' quali era eziandio un qual-
che Goto. Un di cosloro si credeva esser Vittorio; ma iJ Re Visi-
goto lo depulo al governo dell' Aquitania Prima e dell' AI vernia.
Salva quest' eccezione o qualche allra, Eurico in generate odio i
Cattolici, e distrusse o guaslo quanlo piu egli pote le loro Chiese.
Altre in gran numero egli ne costrui dell' Ariano auo dojma. Piu
amara sorgente diversita fra I' Archiletlura Gotica e 1 Architet-
tura Greco-Romana sgorgo in lspagna e nelle Gallie Meridionali
da cotal dift'erenza de' culli, e per l'odio dell'Ariano contro il Cat-
lolico. Questa diversita fu comune anche a' Borgognoni , discac-
ciati da Vormazia; popoJo, a' quali Valenliniano Ill. Imperatore
concede i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi vennersi
distendendo alia volta di Vienna sui Rodano e di Lione, quando
I' Imperio d' Occidente vedeasi ridotto all' uJtima estremila in Ro-
ma, e quando gia gli Eruli d' Odoacre si disponevano ad occu-
parlo.
Apollinare Sidonio altora , illustre Romano delle Gallie, invio
ad Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ri-
petere a bastanza, perr.he meglio di qualunque altra testimonian-
za ci fanno comprendere it Dritto puhblico di quel secolo, e l'ob-
bligazioni de' Goli Federati verso I' Imperio. Gli scrisse, che ii
Marte inquilino, cioe l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dal-
le possenti rive della Garonna, ov' e' regnava , sospingersi nella
qualita di Federali a difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, or-
mai diveouto si debole:
)) Eoa1ca, TUAE MANUS ROGANTUR,
)) Ut MARTEM VALIDUS PER INQUILINUM
)) Defenset TENUEM GuuMN.l TtBRIM )) 2.
All' udir queste si misere preghiere, chi polra pensare , che
I' Architettura Go tic a Oltredanubiana del Visigotico difensore, ora
implorato sulle sue sponde lrionfali della Garonna, piegata si fosse
alle forme Romane 'r Che I' Architettura Sui Dogmatia del fiero
Principe Ariano prescelto avesse perle sue molte Chiese Ie sem-
4 Do VASSITTB, Histolre clu LAKGUBDOC, I. 1 7 . (A. 4730 ).
2 APOLLJK. StDOI'In, Lib. VIII, Epist. 9.
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20 DELL' ARCBITETTUBA GOTICA
bianze abhorrite delle Cattoliche "l A pollinare Sidonio in altre sue
Scrilture deplorava, che queste Chiese fossero, -per comandamen-
to d'Eurico, divenute immonde sla11e,aperle a tutti gliarmenti t.
Con tali disposizioni dell' animo, Enrico non avrebbe tratto Ia
Visigotica spada in pro del tenue Tevcre. Ne la trasse. Roma nel
47 5 cadde in mano degli Eruli, c l'lm}N!rio d'Occidenle fini : ma
gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alia morle d'Attila, eransi
gia levati dalla servitu degli Unni, eben presto doveano succede-
re agli Eruli nella Signoria d'Italia. BastO nondimeno quella ser-
vitti percM avesser dimenticata una gran parte deUe nazionali
lor discipline , si che gli Ostrogoli riuscissero i meno civili fra
tutt'i popoli di sangue Gotico. lntendo favellar qui della loro an-
tica e parlicolare Gelica o Gotica civilta ; non di quella, che pre-
sero ad imitare da' Greci e dai Romani , dopo la morte d' Atlila ,
quando essi, col permesso degli Imperatori, fermaronsi nella Ro-
mana Provincia de1la Pannonia e vi abitarono fino ache Teodo-
rico degli A mali , diciaseltesimo discendente del Semideo Gapto ,
e bisnipote d' Ermanarico il Grande , non gli ebbe condotti nel
Campidoglio a dominar snll 'Jtalia, sulla Pannonia, sulla Rezia e
sopra la piu grande parte dell' Imperio disfatto d'Occidente.
Le sventure degli Ostrogoli al tempo dell' Unno fecero lor per-
dere i1 dritto d'esser creduli conservatori e propagatori dell'antioo
loro Arehitettura Gotiea Ollredanubiana. S' invaghirono delle
forme Romane dell'Architeltura civile; ma nella religiosa, l'Aria-
nesimo li tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla gui-
sa Cattolica. In quanto aile slesse forme degli ediBcj civili , non
poterono le Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in ltalia, e
con corrompere in molti modi l' essenza dell' arle Latina con Ia
mescolanza d'un qualche Ollredanubiaoo piglio di fabbricare; ma
oggi egli e difficile di ravvisar l'Ostrogotica traccia in ltalia, ed
il vanto d' aver conservate intere le memorie dell' Architettura
Gotica Oltredanubiana spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna
e delle Gallic Meridionali. Qui vi Alarico II. o, figliuolo d'Eurico ,
il Vittorioso, rendea vieppiu illustre Ia Reggia di Tolosa. Una si
lunga fortuna procaccio a queste Provincia delle Gallie il nome
di Gallia Gotica; nome , che sopravvisse alia loro possanza , e
duro fino al duodecimo secolo. Ne io da indi in qua usero altro
vocabolo se non questo di Gallia Gotica, pei' additare tult'i paesi
posseduli gia e poi perduti da Visigoti nelle Gallie.
'l'eodorico porto l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini , ove
si trovamno da <;irca un secolo slabiliti gl'Iutungi , che ho detto
essere slati di Gotico sangue. Jn tal modo assai pili si confortaro-
t SJDOluus, Ibid. Lib. VII, Eplst. 6.
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DELL' ARCBlTETTURA GOTICA 21
no e si distesero l'Arianesimo e l'odio conlro 1' Architettura delle
Chiese Cattoliche: I' Arianesitno, che dopo il Vescovo Ulflla s'appi-
glio a tutt' i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'Alfabeto Ulfllano e Ia
Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sngli Ostrogoti
d'Italia ; ed anzi tutto cio, che ftn qui abbiamo di si fatta Tradu-
zione, o si trove> in llalia, o trasportossi dall'ltalia in altre Provin-
cie d'Europa. Tale il Codice argenteo d'Upsal; cioe Ia Tradozione
T/lfilana de' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, consenato in Na-
poli , e il testimonio piu solenne dell'uso di quell' Alfabeto della
lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali.
XI.
Piu antica era stata l'introduzione dell'idioma e deUaBibbia di
UI6Ja nella Gallia Gotica e nella Spagna. lntaoto Alarico JI.
dava Ie Leggi del suo BretJiario nel 506 a' Goti ed a' Romani dei
vasli suoi Regoi : cio che gli riuscl agevole , non avendo i Goti
conosciulo giammai l'uso del guidrigildo Germanico. Anche Teo-
dorico. degli A mali pubbliro in Halia il suo Editto pe' Goti e pe'
mani: ma J'uno e l'altro Re non ebbero cora maggiore se non di
manifestare al mondo , che Ia razza Gotica era dappiu della
mana: il che fecero entrambi, tenendo ciascuno un diverso cam-
mino. Alarico II. ioseri nel Breviar1"o una IA!gge , promulgata
io tempo degli orgogli Romani dagl'lmperatori, che pu-
nirsi di morte coloro, i quali contraessero matrimonio fra' Romani
ed i Gentili; e per Gentili , Alarico intendea ora parlar de' suoi
Visigoli: sottile arlifizio a teller separate le doe razzede'suoi sud-
diti. Nell'Editto d'ltalia si fatta Legge non si trova, ed i
nj si conlrassero indistintamente fra' due popoli : ma Teodorico
tolse 1' uso dell' anni pu/Jhliche a' Romani, lasciaodolo solo agli
Ostrogoti: errore immenso, che non si commise da' Visigoti.E pe
ro in Ispagoa e nella Gallia Gotica , bene i Romani si congiun
sero co' nuovi padroni e formarono un popolo unico, non diviso
che dal solo divielo delle oozze Gentili. Si fatta congiunzione ,
che che scri vesse Cassiodoro in contrario , non si fece , o fu bu
giarda ed ingaonatrice, in Italia.
Clodoveo, a quei medesimi gioroi, regnava nelJeGallie Setten-
trionali, e metteva in luce i suoi Diciaaaette Capitoli 4, dove per
l'uccisione d' un Franco assegnavasi un guidrigildo maggiore di
quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo,
i Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad
un popolo igoobile se ne sonapponeva uno , che ardiva dire di
essere iJ solo nobile. Troppo avventurosi furooo poscia i Romani
4 Ytdi S&orla d'ltalla, Vol. II, pag. 101.
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22 DELL' Al\CBlTETTUBA GOTlCA
delle Gallie, quando Ia qualitA di Vescovo e d'ECelesiastico li tol-
se dalla si crudele disuguagliaoza di quel Germanico rabutTo, do-
po che Clodoveo si fece Callolico oel 496 , ed iodi pubblioo Ia
Legge Salica. Santo A vito percio, Yescovo di Vienna sui Rodano,
gli scrisse da quel paese de' Borgognoni, che Ia fede di Clodoveo
era atata una vitttoria dei Romani.
Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che
ridonea sol tanto nell'armi l'insoleoti pretensioni del suo popolo,
dove in tulto i1 resto riconoscere cosi neUe Jettere come neUe
scienze, e massimamente nell' Architettura , i pregi e Ia superio-
ritA del popolo da lui disgradato. I fraocbi della Germaoia di Ta-
cito non aveaoo recato oelle Gallic alcuna cognizione dell'arte di
ediflcare, ne anche della calce o delle tegole.
Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero
edificare, non poterono che secondo 1' arte Romana o Ia Visigoti-
ca. Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col mi-
nor guidrigi/do, gin disegnava d'assalire i Visigotti. Ceroo d'ina-
nimire l'esercito Franco, accusandoli di villA: ingiusto rimprove-
ro , che di mano in mano allargossi neUe bocche de' Franchi , e
ne surse l'iniquo motteggio d'essere Ia -paura una qualita propria
de' Goti ( GoTaoRUK eat povere ). Indi essi Franchi procedettero a
dar loro il nome di Cani Goti: voce, cbe tuttora s'ascolta nell'ab-
brevialura doppia di Cagot presso i Francesi d'oggidi. Non nego,
che Ia lunga prosperita de'Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni
di- Alarica 11. : rna essi pugnarono forlemente co' Franchi, e nei
aecoli seguenti mostrarono il coraggio antico de' Geti conlro i Sa-
racini, sollevando sopra ogni altra la gloria delle Visigotiche spa-
de. Alarico II. , che avea sospese o rallenlate le persecuzioni A-
riane contro i Cattolici , fu vinto ed ucciso da Clodoveo nel 507
in Vougle presso Poltieri; nondimeno i Visigoti poterono gloriar-
si, cbeinquella baltagliaerano caduti, combaltendo in lorodifesa
i piu illuslri fra' Romani lor sudditi , non oslante Ia diversitA del-
le Religioni e Ia proibizione delle nozze Gentili. E pero Clodoveo,
a malgrado del suo motteggiar contro i Visigoti, si mostro gene-
rosa verso quei delle Citta da lui soggiogate; aozi molti di coslo-
ro vi rimasero in qualita or di Duchi, ed ora di Conti, a regger-
le in nome de' Re Franchi. Cio duro per lunga slagione fino ai
giomi di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa piu innanzi si
trovera piti d'lm esempio. Dopo Ia morle d' Alarica II. , Ia Reggia
di . Tolosa fu trasportata in Ispagoa.
La compenetrazione avvenula (oggi Ia chiamaoo fuaione) dei
Romani delle Gallie co'Visigoli, divenuti loro Signori, non essen-
dosi fatta pun to in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non
prendero ad esaminare le condizioni dell' Ostrogotica
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DELL' .lRCHITETTUB.l GOTIC.l 23
nella nos.lra Penisola; Un gran numero di Basiliche Ariane, rnas-
simamente in Rafenoa, edi6caroosi dagli Ostrogoli: rna costoro
dovettero spesso implorare l'opera de'Visigoti, cio che si vide so.
prattutlo quando il Visigoti Eutarico (d'un altro ramo degli Arnall)
venne in Italia e sposc) Amalasunta, 6gliuola di Teodorico: Euta-
rico, aspro ed implacabil nemico dei Catlolici. Melleodo percio
dall'un de'lati gli Ostrogoli, saro COntento di volgere gli sguardi
solo all' Archilettura Gotica Oltredanubiana de' Visigoli. Nel sa.
sto secolo si comincio a darle il nome generalissimad'Architetlu
ra Gallica , cio chc si vedra ben presto neUe Leggi del Re Lon
gobardo Liutprando. L'Archilteltura del tullo diversa de' Romani
comincio eziandio a ricevere nella medesima eta l'appellazione di
Romaneae, che piacque ad alcuni paragonar con Ia Gallica dei
Druidi antichi, c soprattutto con que1Ja del tempo di Vercingeto.
ringe; quasi eJJaconservato avesse le sue particolari forme Drui-
dichc da'tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non igno.
ro, che A varico, citla espugnata da Cesare fra' Bilurigi, ove rac-
chiuso erasi Vercingetoringe, avea le sne mora. II vincitore sen
za pin Je chiamo Galliche 4; costruiti con travi distese in sui suo.
lo, e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con cal
cina e con allri materiali di pietra. Ma cerlamente i Romani, pel
corso di cinque secoli da Cesare fino ad Alaulfo, non fabbricarooo
alia Druitica ed aHa maoiera d'Avarico le mora delle Cilta sog-
getle ad cssi: ne Galliche furono le mora, onde Aureliano cinse
l'eterna Citta: ed il Giudice Visigoto Atanarico non imparodai
Druidi l'arte d'edificare il Longo Muro contro gli Unni. Ed eben
da maravigliare, che siavi stato non ha guari chi prese a dichia-
rar le parole di Cesare sulle Galliche mura d'Avarico i, ricordan-
do le mora di Clermonte, insigne patria d'Apollinare Sidonio nel
I' Alvernia Romana. II quale verso la fine del quinto secolo, si
do leva che tali mora fossero fragili ed a vesser sembianza di qua
ai brugiate l; colpa o della loro costruzione, forse tumultuaria e
recente , o pe'validi assalti , che il Visigoto Eurico die alle Cilta
degli Alverni: del che Sidonio non cessava di lamentarsi.
XII.
La vittoria di Vougle die 'folosa ed una parte della Gallia Go-
lica in mano de'Franchi Cattolici. Pochi anni appresso, i Borgo.
gnoni si convertirono alia fede Cattolica: il che recO grandi mu-
tamenti fra essi, e sopratlulto nell' Arcbitettura,-la quale cessc) di
. 4 Cusn, De bello G.ULICO, Lib. UV., Cap. !3.
i ACBAIRTRB, Ad dictum locum Cuua1s, Nota (43). Nell'Edizlooe dei Clas-
sici. delta di LdiAlRI, I, 3!3. (A. 48t9).
3 APOLLI1Ull8 SIDORII, Lib. Vti.Ep.XI.SII08T48 fragilil muri UGVSTI AS.
24 DILL
1
.&.llCBJTBTTUB.&. GOTIC.&.
esaere .Ariana. InSettemhre 517, Santo A vito di Vienna convoc6
in Epaona un Concilio, dove si promulgarono qnarantuno Cano-
ne. Uno di questi coudanno aile battiture i Cherci , che accettato
avessero l'invito ad un qualche banchetlo degli Erelici; tanta era
Ia distanza, che separava Ie due credenze. Piu famoso riusci l'al-
tro Canone Trigesimo Terzo, nel quale si decretO di volersi avere
in abborrimento Ie Basiliche degli Eretici , ne doversi elle ricon-
ciliare al culto Caltolico; potersi cio fare solamente delle C.biese,
che gli Eretici avessero tolto ai Caltolici con violeoza. Di qui
prende qual distruzione si fosse fatta delle Basiliche Ariane nel
Burgundieo Regno: e quante Basiliche avessero ivi costruite gli
Ariani, Ie quali caddero per l'esecraziooe comandata dal Concilio.
Cosi perirono in gran parte le memorie d' un' Architetlura, che
ingegnavasi per Ia spavalderia delle Sette di non somigliar pun-
to alia Gattolica.
)) Basilicas haereticonmi, QU.&.s T.ANT.&. zucuTJONB HA.JIIKUll zxo-
l) us, ut pollutionem earum purgabilem non putemus , &A.NCTII
}) UIIBUI .lPPLICUI Dl!lPICIKUS. Sane qu&S pet" Vio/entiam fJ081ri8
}) ahatu/erunt, possumus revocare t )). .
Dopo Ia celebrazione di questo Concilio, il popolo divenuto Cat-
tolioo de'Borgognoi fu vioto nel 534 da'Franchi, ed obbedi ai Re,
&gliuoli di Clodoveo,ed i precetti Epaonensi propagaronsi con piu
vigore di tratto in tratto neUe Provincie d'Occidente, le quali ve.
nivano Iiberandosi dall'Arianesimo, perocche niun'altra Eresia fu
tanto possente quanto questa presso i popoli Goti, o fatti Goti co-
me i Bergognoni: niuna ebbe tanti favori da'Re, ne alzo si super-
ba Ia testa, quasi fortunata vincitrice del Simbolo Niceno. Per lo
contrario, i Goti di Spagna e della Ga/lia Gotica non conquistata
da Clodoveo vieppiu infiammaronsi nel desiderio di segregare Ia
Ariana loro Architeltura dalla Cattolica ; ed in tal modo moslra-
ronsi vieppiu evidenti le dift'erenze native tra 1' Architettura Glr
tica e Ia RomaM o RomtJne8e.
X Ill.
Parve bello nondimeno aCiotario 1.0, 6gliuolo di Clodoveo, di
additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architetlonici artificl
dei nuovi suoi sudditi Visigoti della Gallia Gotica; e piaarnegli
di costringerne alcuni, se pur gia dianzi non erano,per avventu-
ra Caltolici, ad edificare, quasi un triont:o sull'Eeresia, secondo le
forme Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Bo-
tomago, cioe in Roano, sulla destra riva della Senna. Cio avven-
nequando Flavio, il quale morl nel534, era Vescovo Rotomagen-
4 EPAOft. Apud. IIARIII, Concll....
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" --
DELL' ARCHITETTURA GOT I C.! 25
se. Allora Clotarico fece costruire un magoifioo Tempio a San "Pie-
tro: lo slesso forse, che Ia Regina Clolildc, sua madre , nata fra
i Borgognoni, avea cominciato in ouor de' Dodici Apostoli. Clotil-
de, sebbene Catlolica, non si ricordo ella giammai delle patrie for-
me di architettare in Uorgogna, quando edifioo nel Regno de' Fran-
chi le molte sue Cbiese? Che cbe fosse stato di cio, Clotario I. o, il
quale avrehhe dovuto nelsuosacro Edificiodi Roano servirsi della
Mano Romana, si rivolse in vece alia Mano Gotica, cioe al Go-
tico Magislero.E riziO in quella citta il magnifico Tempio,cbe an-
cor ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il 'l'empio, al qua-
le s'aggiuose un ampio Monaslero, e che nel secoloseguenteaCJo-
tario non pit\ si disse di San Pietro) rna di Sanl'Oveno. Cosi ancor
oggi e ~ l i s'appella, percbe nell'anno 684 vi si riposero le ceneri
di quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino al1'84l
allorche i Normauni minacciarooo Roano e tutta Ia spiaggia ulte-
riore della Senna. Un Monaco Rotomagense , di cui non si cono-
sce il nome, <:ompose Ia Vila di Sanl'Oveno, mentre queUe cene-
ri vi si veneravano ancora: ma furono indi trasporlate all rove dai
Monaci all'approssimarsi de'Normanni, che atlualmente nell'841
saccheggiarono il Tempio, privo della santa spoglia. Ulmaro, il
qnale scrivea nell'87 5, die meritamente il nome di Geti a questi
Normanoi 4.
Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della
Vita di Sant'Oveno od Audoeoo:
)') In Basilica Beati PBTRI Apostoli Beatum AuooJNUM ,epelie-
>) runt. Denique ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA ldEMURA QUIE-
)) SCUNT, quadrulapidilml, MANU GOTHICA, a primo LoTH!
)) ato rege Ful'fcoi.UM olim est NOIILITEll constructa ...... MIRO
>) OPERE .... Ponti6cante Fuvao Episcopo RoTBOMAGENSI)) t.
Golica dunque , non Romana , fu Ia Mano cbe rizzo quella
mirahile opera del Tempio per comandamenlo di Clotario 1.:
Gotica. e nuova del tutto in Roauo, e pero incognita in tutto il
Regno di Neustria, dove prevalea l'arte Romana. Se Ia Mano GD-
Iioa non fotl8e stata nnova eel incognita; perche dunque avrebbe
dovuto parlarne oon tanta diligenza il Monaco, Autore della Vita
eli Sant' Oveno? L' esseni da questo Monaco ricordata in oltre Ia
forma delle pietrs riquadrate, poste in atlo dalla Mano Golica,
ei riconduce dinanzi gli occhi le 8gure deHa Colonna Traiana, do-
'e con pietre per l'appuoto di tal forma. si veggono fabhricate Ia
Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre -citta Daciehe di Decebalo.
4 ULII.nus, De ionotiooe Corporis s. Vnn, Apud BoLLUDUK, Acta ss.
Februarii (6. Feb,), I 806. (A. 4658.)
I A110JI'f . Apwl L&UUKTUJK SI1RlVII, Vi&ae. Saactorum (ti Acoeto),IV, 8'J9 e
890.-El Apud BoLL41'nliTAI, Acta Ss, AUIU&ti, IV. 818-84 9. . iO" (A.t739),
'
26
DEJ.L'ARCHITETTl'RA GOTICA.
Un error grave del Surio, seguitato da rnolli ed anche dotlissi-
rni Scriltori, fe'credere falsarnentc, che questo Monaco fosse sta-
to non divcrso da Fridegodo, 1\'lonaco Inglese del 965 ed Autore
non della Vita del Vescovo Sant'Ovcno, rna si di quella d'Osvino
Monaco e non Vescovo Inglese. L'eta del Monaco Rotornagense,
non piu anlico dell'841, lo ravvicina phi al secolo di Clota-
rio I. e della sua mirabile opera Gotica. Un Codice di San Mas-
simino Trevirense presso il Willheirn, parla non in generale del-
la .1/ano Gotica, rna si degli Artefiei Goti, chiamati daClotario I.
in Roano. E pero i1 Willheirn nel 1659 non tardo ad affermare
Ia durata dell' Architeltura Gotica: vero e necessario
concelto, che dopo lui s'oscuro in quasi tulle lc rnenti.
l) Hinc, egli dice, haud dubieeflicitur, habuisse GoTaos ....... .
)l quarnquam a CuLODOVEO subacti.. .... habuisse, inquarn, GENUS
)l A.EDIFICANDI PllOPlUUIII 4 'fl.
XIV.
Chi non dice oggidi: che 1' Architettura Gotica sia un falso no-
me dato neJla nostra eta da noi ad un'Architeltura, chc surse per
Ja prima volta nel decimo e nel duodecimo secolo? Cosi scrivonsi
oggi tulle le Storie dell' Arcbitetlura; e tuttc narrano, chc all ora
soltanto rarnpollo dall'umaoo cervello, senza un innanzi c senza
riscontri d'alcuna sorla nel passato, una particolar foggia d' edi-
ficare coil' arco acuto; Ia quale stoltamenle a'Goti,
privi d'ogni arte loro propria e d'ognidisciplina. Ho gia confessa-
to, ed or confesso da capo, d' ignorare qual fosse I' Arehitettura
Gotiea nel 534, rcgnando Clotario I. su'Franchi. E ben si puo e
si dec deplorare si fatta ignoranza, rna non per essa vuolsi nega-
rc, che fuvvi l'Architettura Gotiea di Ia dal Danubio , dond'ella
yenne in lspagna e nella Gallia Gotica. Nel 548 cornincio are-
gnare su'Goli Atanagildo, che piu d' ogni altro suo Predecessore
amo l'Arcbitellura patria Oltredanubiana, e rnantenne scintillanti
piu che non diaozi su questo punlo gli orgogli , onde teste fa-
vellai: Atanagildo, padredi Brunechilde,la farnosa Reginade'Fran-
chi. L'insigne Storico Mariana scrive, che ai suoi di nel secolo de-
cimo scslo sussisteano le rovine delle Goticbe fabbriche del Re A-
tanagildo in Porlogallo vicino ad ldana, oggi Guirnaraens: fab-
briche sirnili percio a quelle, che tutlo i1 rnondo nel secolo del
Mariana chiamava Gotiehe: teslirnonianza tanto piu vera e con-
cludente quando piu elle sernbravano brutte allo Storico, essendo
rislucca in qnella slagione J'Europa de'rnodi tenuti dalla Archi-
4 ALBX4l'DRI WltTRJ!IW, Df' J)lptyro l.l!omi!M!II, 11ag. t!, In ApJlf'ndlce (l.eo-
dii, f659). . .
< -
DELL' .lRCHITBTTUJU. GOTICA 27
lellura Gotica dopo essersi nuovamente voltali grinlelletti ad am-
mirar l'arle antica d'architellare, risorta in ltaJia, sccondo gli e-
sempi Greci e Romani. )) IN PORTUGALaA, dice il Mariana, ex sexlo
)) decimo ab urbe GuatU.RABNS ( anliquis ID.lNl.l fuit) lapidc, pa-
gua EXTAT .lTH.lN.lGILDl nomine, fortaaais ab hoc tempore
>' conditus; in eo parientinae CERNUNTUR et aedificiorum fun-
ll cJamenla GOTTHICAE STRUCTUR.lE, MULTUM A 80MAN.l ELEGANTIA
n DEGENEB.lN'I'Js specicm repraesentantia 4)) .
Bnmechilde spos0 nel566 Sigeberto; Re de'Fraochi d'Auslrasia.
Non debbo qui loccare della bellezza e delle grazie, cotanto Ioda-
te da'due Vescovi Cattolici, Venanzio Fortunato e Gregorio Turo-
nese, di questa egregia doozella de'Goti, Ia quale di poi dopo le
prime virtu merito aspri e giusli rimproveri: rna i suoi piu spie-
tali nemici non le negarono Ia lode, ch'ella d'illuslri monumenti
avesse riempiuto i paesi de' Franchi, e conseguita Ia ripulazione
d'edificatricemagnanima e grande. fgnorava ella fosse Brunechil
de ,che sao Pietro di Roano era stalo coslruita COD Mano Gotica dal
padre di suo marilo? Ed aveva ella dimeoticalo di esserfigliuola
del ReAtanagildo?Colui,al qualepiacesse di lcner per veroun si-
mile obblio,dovrebbe dimoslrarc,che Ia lralignante Druneclide non
avesse mai edificato in altra foggia se non alla foggia Romana.
Questa e Ia lroppo celebre Brunechilde, che non lascio mai di
esser Gota; ed in qual ita di Gola, non di Romana , Ia sua rino-
manza riempi le carte dell' Edda e de' Nibelungen.
XV.
- Clotario I. o, autor della Mano Goliea in Roano, aveva unito
nella sua persona lotte le Proviocie conquistate da' Franchi sui
Romani, sui Borgogooni e su'Visigoti nelle Gallic. Sigeberto, Re
d' Austrasia, ed i suoi lre fratelli di visero fra I oro Ia 1\fonarchia pa
lerna, merce un solenne Trattato del , 562 !. A Sigeberto nella
Gallia Golica toccarono i paesi della Prima Aquitania, ed in que-
stal'Aiverioia, ov'era Clermonte d'Apollioare Sidonio; toccarono
alcune parti della Provincia Romana, da noi delta Provenza, ove
sorgeva Marsiglia 3. Brunechilde, mogliedi Sigeberlo, venne dun
que nel 566 a regnare sopra moUe nobili CittAde'Visigoti, conqui
state da Clodoveo dopo Ia battaglia di Vongllt Qual non fu Ia gioia
di quei Visigoti, che ho detto 'aver Io stesso Clodoveo lasciali non
di rado al reggimento di tali CittA in nome de' Re Franchi? Qual
non fu iJ loro tripudio nel veder satire sul1'rono d' Austrasia la bel
4 Muuu, De Rebus HISPAKUB, Lib. v. Cap, 9.
! GaBooau TuaoNBNSts
1
Hist. Lib. IV. Cap. i2. Editio RunuRT.
3 Do VAtSETTB, Hlst. du Luouaooc, I. i77 Vedi Ia sua Nola LXXI.
' Jfedi prec. XI.
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28 DELL
1
.i.RCHITETTUU. GOTICA
Ia flgliuola del Visigoto Re AtanagildoY Brunechilde il rna
rito nel 57 5; allora ella tenne da se con variu fortuna i freni del
Regno, invece or del figliuolo, ed or de' nipoti. Qui oiuno dira ,
che Ja Regina preso avesse in Marsiglia e 11egli altri luoghi dei
Visigoli suoi sudditi a sommergere la I oro Architettura Gotica cd
anlichissima, ne che i qualtro Re, nali da Glolario I. avessero
dovuto aver in dispregio la Mano Gotica, gia si <'..nra dianri al
lor genilore. Gli esempi di Drunechilde, che fu soprannominala
la Grande Edificatrice, giovarono anche a'Goti delle Citta cadu-
te in sorte agli altri figliuoli di Clotario I. : tra le quali mi giova
ricordar spezialmente Lemosi, ovvero Limoges, che spelto nel 562
a Cariberto, Re di Parigi. Lui morto nel 568, per breve ora ob-
bedl al Re Chilperico. Ma Nimes cotanto famosa pel suo Anfilea-
tro Romano, e Ia mariltima cilla di Magalona rimasero in potere
de'Visigoli unili con Ia Spagna, sebbene l'una e l' altra citta fos-
sero strette per ogni verso e circondate dalle regioni della Gallia
Cotica, le quali erano cadule sollo il dominio de' Franchi.
Due anni dopo le nozze di Brunechilde con arrivo il
Re Alboino in ltalia co'suoi Longobardi; scguilo dagli Ostrogoti,
che Narsete avea discacciati al tullo dall'Italia nel 554, regnan-
do Giustiniano lmperatore. S'erano rifuggiti cosloro nella lor Pro-
vincia di Pannonia, in mezzo alia quale allora viveano i Longo-
bardi, ed essi Ostrogoti ne avevano converlila una gran parte al-
Ia fede Ariana. Al.boino, giovine ne de' Longobardi , mostravasi
piu acceso di tutti nella novella credenza , e lasciavasi tuttodi ve-
derc neUe Chicse Ariane in compagnia de'Clerici Goti. Di cio gra-
vi lamenti mosse il Vescovo di Treviri San Nicezio , in una lun-
ga sua Leltera dame ricordata nella Storia 4. Quei Clerici Ostro-
goti furono in llalia non solamente i doltori ed i maestri dei Lon-
gobardi Ariani , rna eziandio gli Al'chitelli cosi nel coslruire le
Chiese, che costoro v'edificarono, come nel ridmre al rilo Ariano
l'altre, <:he si tolsero daessi a'Cattolici. Maio promi i di non par-
lar dell'Architcttura Ostrogotica in Italia 2; e, slando al mio pro-
posito, nun tocchero d' altro ncl prescnle lavoro se non della ca-
duta del Maggior 'fempio , alzato in Ravenna dagli Ariani sotto
il Gran Teodorico; il qual 'fempio indi vi stette in pie per circa
mille anni fino a11457. 'l'acero eziandio delle grandi fabbriche di
Teodolinda, l'eccelsa e Cattolica Regina d'ltalia, nelle quali pote-
rono qualche volta metter mano anche gli Architetti Ostrogoti ;
-sopraUutto se alcuno tra essi convertissi alla credenza Cattolica.
E pero, Jasciando qucste cose in disparte, io mi lerro stretto nel-
I'Orbe Visigolico.
t VediSldrla d'Jialia, Vol. JJI, pag. 2f7.
i Yedi prec. XI.
DBLL'.lllCHITETTtJR.l GOTIC.l 29
Fra' Visigoti, diyenuti Cattolici, v' era il Duca Launebode , al
quale i Re Fradchi a veano conceduto il govemo della si ricca e
bella e della cotanto Visigotica Tolosa. Launebode net 578 prese
ad ediftcare una grandiosa Basilica in onore del Vescovo San Sa-
turnino; ed il Romano Venanzio Fortunato scrisse alcuni versi al
Duca, da'quali s'impara in qual modo vispi e gagliardi, eziandio
dopo le sciagure di Vougle, durassero quci Visigotici rigogli, on-
de favellai
1
, a cagione della dileltissimaloro Architettu,.a Goti-
ca. Venaozio non seppe lodar piu degoamente si fatle fabbriche
se non dicendo, che aveale recate a termioeun Ba,.haro, ma8en.
"l'aiuto aalcun Romano:
)) LAuNEBODES enim ..... Ducatum
)) Dum gerit, instruxil CULIIINA SANCTA loci.
)) Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRlVIT
n Hoc vir Barharica prole peregit op118 ! )).
Questo e eio che si faceva in Tolosa, regnando i Franchi: e quan-
do Ja Reggia de' Visigoti era passata in Ispagna. Nella quale si
vide 1' Ariano Re Leovigildo fabbricar Ia cllta di Recogoli deJia
Celtiberia, e circondarla cosi di mora come di sobborghi : opera,
che parve mirabilc a Giovanni Biclariense, Autore della Croni-
ca a, e perseguitato da qoel Re, il quale aftlisse fteramente i Cat-
tolici.NeJJo stuolo de'perseguitati annoverossi altresl un Piloforo
Goto; Mansona, cospicuo per Ia soa nobilla. Questi dal 518 al
606 , sedette V escovo in Emerita , oggi Merida, nella Lusitania.
Fedele suo Predecessore, nacque nella Grecia e venne in fama per
aver ristaurato il Tempio di Santa Eulalia di Merida, ma con ag-
giungervi nuovi edifld e soprattutto per 1' eccelae Torri, ch' ei
soprappose alia mole auhlime di queHa Basilica. CELSA Tva-
BlUM ~ ' A S T I G I A suuu:Ma PRODUXIT aN .neE ')), Cosi diceva il Diacono
di Merida Paolo, che a'giomi di Mansona compose le Vite de'Ve-
scovi Emerilensi. Da Merida il cuJto di Santa Eulalia si diffuse
da per ogni dove a cagione di sl augu.sto Tempio, e gran nume-
ro di Basiliche s'eressero in onor diquella Vergioe, massimamen-
le in Cordova ed in Toledo. Ne Mansona cessava d'edificare Ospe-
dali e Basilichc in Merida con ammirahile artiflcio, per quanto
afFerma Io stesso Diacono Paolo; artiflcio, adoperatoda un nobi-
lissimo tra i Goti, non tra i Romani. Le Torri di Santa Eulalia
sursero in alto non per difesa contro i ncmici, ne per altre oc-
.f Y1di prec. XI.
! VBNAMTaus FonunTus, Oper. Lib. II, Cap, XII, Edltlo Lucan (A. 4786).
3Ioa. 8Jca.u., Cbroo. Apud RONCALLI, Cbroo. Latin. Vetust. 11. 389. (An.
t187).
' Pua.us EatTBifSII, Cap. VI. i. 16. Apad FJ.OUZ, XIII, 3t2.
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30 DELL' AllCHITETTVRA GOTIC..l
correnze di guerra, ma per ornamento d' Architettura, e forse flo
da quella stagione per sostegno delle Campane .f. 11 Greco Fede-
le dove quivi ergere queUe Torti per seguitar le voglie de' Visi-
goli Catlolici, non i precetti dell'Archilellura Bizanlina, cbe nel-
la Chiesll gia dianzi ricostruita di Santa Sofia s' astenne da ogni
sorta di Torri , donde avesse potuto il V escovo di Merida voler
trarre gli esempj
Nel mezzo delle sue persecuzioni, Leovigildo Re si fece a risto-
rar le mura dell'antica Italica, vicino a Siviglia. Edi6oo in Tole-
do una Chiesa del rito Ariano : Ia quale , quando i Goti vennero
Ja pili gran parte alia feda Cattolica nel 587, fu dal Re Recare-
do riconciliata immanlinenti al nuovo culto. Allora in lspagna
e nella Gallia Gotica non conquistata da'Franchi sidiminuirono
l'industrie, con le qnali s'andavano studiando gli Av.iani di voler
ditTerenziar le loro Chiese da queUe de' Cattolici: rna non vi ces
sarono al lulto gli Ariani. Per un altro lalo , da' Goli Caltolici si
vide imposta Ia lor Liturgia Gotica ed Orientale anche a'lor sud-
dili Romani della Spagna e della Gallia Gotica. Cio si f(.'Ce per
Decreto del Terzo Concilio di Toledo, preseduto da Mansona di
Merida nel 589. Robusta poi sempre si maolenoe l'usanza presso
i Goli nuovi Cattolici, di tener in onore la prisca loro Archilellu
.ra, ch' essi aveaoo recata dalla Dacia e dal Danubio in lspagna.
E pero in alcune famiglie de' Goti s'erudivano i servi nell' arti di
edificare: si come si Iegge in un'lscrizione posla dall'un di costo-
ro per nome Gudila, il quale vantavasi, al pari del Duca Laune-
de 'folosaoo, di non aver adoperato allre braccia se non de'servi
nati nella aua caaa, per ergere in Cad ice due Chiese a Santo Ste-
fano ed a San Giovanni Martire nel 607: l( 0PEu.JUos VumJLAS.
Sumplu Proprio 1)).
XVI.
L'eta de' Re Atanagildo, Liuba I. , Leovigildo, Recaredo, Liu
ba II. o, Vilterico, Gondemaro e Sisebuto, dal 548 al 622, e quel
Ia, in cui maggiormenle 6ori la civilta de' Goti , e piu mostrossi
la lor natura Cavalleresca. 11 Re Chilperico, fralello di Sigeberto
spos0 nel 568 Galsvinta, sorella di Bruncchilde: alia quale Galsvin
ta esso Chilperico fecc il Dono .1/atuttino detto del Jforgicap
da'Franchi, da'Longobardi e da'rimanenti popoli della Germania
.di Tacilo. Lemosi con altre Cilla Gallo-Gotiche si videro compre-
se ill tal Dono : e queste , quando il Re uccise Ia moglie nello
slesso anno, furon cagione di guerra lra' figliuoli di Clotario I. ;
poscia passarono tulle nel privalo dominio di Brunechilde.
4 Y1di Storia d' ltalia, Vol, II; pag. 819 .
! IxscaJPTJO, Apud FLoaaz, ESP Sagrada, VII. 31. (A 47661
DELL' A.RCHI TETTUBA. GOTICA. 31
Qual non era Ia dift'erenza tra un si faUo Morgincap, e Ia Mur
gengeba de'Visigoti nel1a Spagna? Una Formola insigne in versi
Latini del 615 , scoperta e' non ha guari dal Signor di Roziere e
da me riproposta in parte nel Codice Diplomatici Longobardo t,
c'insegna, essere stata Ia Murgengeba il dono, che facevasi aile
Visigotiche Vergini, quando elle non erano se non semplici fi.
danzate, come Ia Burgundica Ildegonda nel Romanzo di Goal
tieri o Waltario, prole del Re d'Aquitania. E si ravvisa in tal For.
mola qual fosse Ia delicatezza de'sentimenti di chi Ia scrisse, rna
col proposito di voler dipingere al vivo alcuoi costumi del suo sa.
colo, e lodarne l'antichiiA.. II Getico Senato ci apparisce nel suo
lustro primiero, come al tempo de'Pilofori, e pero vie meglio si
mostra 1' Aristocraticn natura Visigota:
)) Jusigni merilo et GETICA.E DE STIRPE SENA.TUS
>> lllius aponaae dilectae . . ..
)) 0RDINts ut GBTICI est el MORGINGEMBA TETUSTI :1
Qui nella Formola del 615 comiocia Ia descrizione de'doni a co-
lei, che lo sposovagheggia;
>> TE DOMINA.M in mediis cunctisque per omnia rebus.
>> CoNSTITuo, donoque tibi vel confero, VtRGO.
Quanta dislormiiA. tra ii Murgincap de'Franchi o de'Longobar
die Ia Morgengeba de'Visigotil La Vergine Visigota diveniva Si-
gnora di tulto fin dal momento del dono; Ia donna Longobarda
era soggetta sempre al Mundio Perpetuo , anche de' suoi proprj
Bgliuoli . Da questa sola diversita si misuri lo spazio, che dividea
Ia vita civile de'Goti da quella de'popoli della Germania di Taci-
to; si vegga di qual aUra tempra fosse in Ispagna e nella Gallia
Gotica il rispeUo per Ia donna ed ogni seotimento generatore
della Cavalleria. Si scorga in oltre quanto i Visigoti del Re Sise-
buto si vantassero del1a vettUtd del1a Morgengeha, che racchiu-
dea veramente in se. toll' i germi Cavallereschi della loro stirpe;
In cio l'Europa d'oggidi e Visigotica, non Longobarda. E di qui
si puo facilmente conchiudere quanto il Re Sisebuto col suo Geti-
co Senato dovesse aver cari gli usi ed i costumi primilivi del suo
popolo; quanto gli fossero a cuore l'esercizio ed il progresso cosi
della Gotir.a Liturgia come della loro antica e nazionale Archi-
tettura Gotica. Chi non conosce I' intima connessione dell' Archi-
tettnra Sacra e della Lilurgia'l E come avrebbero potuto dimenti-
earsi gli usi della Patria Oltredanubiana egli esempi recenti da-
ti dal Re Alanagildo, quando il Re Siscbuto editicava in Toledo
t Ytdi Cod. Dipl. Longobardo, Nom. 994 .
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~ - --.: -;...._ __ ~ .._,.,__ ~ - ~ ..-......._-:- -
32 DBLL' ABCBITITTUU. GOTIC.l
sui Tago il magnifico Tempio di Santa Leocadia ( CULKINI .u.To ,
ao ), ove iodi si tenoero i famosi conciJi Toledani Y Al
Quarto de' quali presede nel 633 Santo lsidoro di Siviglia , e vi
si fecero phi ampj ordioamenti per rifermare la autorita della
Liturgia Gatica. Di questa Basilica era notabile principalmente
l' elcvazione , ammirata cotanto da Santo Eulogio di Cordova , e
dalla Cronica d' Albelda; l'elcvazione, che anche a'nostri sguardi
nel secolo d'oggidi ci si rappresenta come una delle impronte pri
mitive dell' ...lrchitettura Gatica, e soprattullo deH' Ecclesiaslica.
Sol nelle Leggi, negli Atli Pubblici, neUe Formole, neUe Mone-
te i Visigoti amarono l'idioma Latino, riserbando il proprio, cioe
l' l/lfilano , agli usi privati ed al commercio quotidiano fra GoU
e Goti; del qual costume non tacero. quando farommi a ricorda
re i linguaggi arcani de'Culdei !.
XVII.
Non so se Ja conversione de' Visigoti fosse stala si generale nel-
la Galli a Gotica, si come fu in lspagna. Parlo della GallitJ GD-
tica non conquistata da' Franchi, ove mi sembra, fosse rimasto
un gran Jievito Ariano, pel qnale si continuo a desiderare di
mettere sempre dift'erenze fra I' Architettura Sacra degli Erelici
e queUa de' Cattolici. Nella Gallia Gotica venula in polesta dei
Franchi, assai poco frequenti, anche per resistere a'nuovi domi-
oalori, furono le conversioni de'Visigoti alia fede Romana, ed a
pochi tra essi piacque d'imitar l'esempio Tolosano del Duca Lau
nebode, rizzando Chiese alia goisa Cattolica. Le sette degli Albi
gesi e de'Valdesi, delle quali ne'secoli seguenti si travaglia
taTolosa col resto della Gallia Goticade'Franchi,dimostrano, as.
sere slate ivi pili che in ogni allra Profincia disposto di lnuga
mano il terreno a farle allignare. Si fatta preparazione prodosae
non piccoli etfetti sulln conlinuitA dell' ...lrchitettura Gotica de-
gli Ariani, e sull' esplieamento successivo cosi della lelteratura
come della lingua de'Provenzali.
Ampio e riooo argomento , ma non e il mio in questo loogo:
riparlo perci.O del Re Sisebuto e dell' ell!f'azitme Yiigotica, sl ,
ma non piu Ariana della soa Chiesa di Santa Leocadia. Cosi fat
Ia elevazione, che sembrava Ia sola degna ne' Sacri Templi ai
Viaigoli ed acooncia meglio ad innalzar gli animi veno Dio, do-
minava gia in lotto il resto della natura di quel popolo fto dal
tempo, io cni credettero all'immortalitA dell' anima pei disooni di
Zamoln; poseia perle nttoriedi Dromichete, eli Bere-
bislo e di Decebalo. II orgoglio piglic} forme novelle
4 Veda Storia d'ltalia. Vol. 11, pag. 83t.
! Vedi St'g. . XXVII.
- - Digitized by Goo I e --:..-.I
,
DELL' .UCRITETTURA GOTlCA 33
dopo Ia conquista di Traiano, per effello delJe slesse sciagure dei
Geli o Goti, e nuovo slimolo dellero aile lor cittadine superbie.le
de'Re Ostrogola ed Ermanarico, non che Ia presa di Ro-
ma nel 409. La grandezza dell' animo si coilgiungea nc' Visigoti
con una salda ed adamantina tenacita del proposito, la quale ap
parisce in tutta Ia Storia di Spagna 6oo a'di nostri; e con un al-
to , anzi superlativo , sen lire di se medesimi. Nc abbiamo uua
pruova in una Letlera di Sisebuto, ch'egli per mezzo del suo Le-
gato Totila mando a Teodolinda, Regina de' Longobardi , verso
1' anno 6 J 6, allorche gli fu riferito di predicarsi fervorosamente
in ltalia rArianesimo dagli Ostrogoti, ritornativi col Rc Alboino.
Quale avnllura, scrivea Sisebulo, che popoli del noatro Gotico
aangue aiarw macchiati dell' .driano contagio? tl APPINITATEII
)) SANGUINIS NOSTBI ABUl'U. CONT.AGIONE NUNC POLLUI , el virulenta
)) ptofUSiODC canceris PBATERNA COGNATIONB DISJUNGI'f:). Qua/ raz.
.za, soggiungeva' e piu bella, piu piil natura/mente va-
lorosa e prudente eli quella de' Goli? Quale ha piu eleganti co-
61umi? Chi non ha in pregio i modi loro di aivere, Ia perapicua
dignitd e Ia gloria del/oro oome? tl GENUs INCLITUB ET INCLITA
)) FORMA' INGJ:NUA VIR'l'US ' ET NATURALIS PRUDINTIA ELEGANTIA
)) MORUM, BOIU csNsuu, PRESPICUA DIGNITAS, el GLO
)) au DIG NITA TIS E.IIIIIA 4. La bellezza e le grazie di Bru,nechilde,
Regina, delJe quali concepirooo si gran maraviglia i Romani, ci
fan sicurta, che Sisebulo non esagerava col suo favellare l'ele-
ganze de' coslumi Visigotici: ma giA Bruoechilde , quando egli
scrivea; era morta da circa lre anni. tl Puella elegans , vcnuata
tupectu, honeata moribua atque decora, prudena consilio et
>> blanda co/loquio )). In tale aspetlo ella era venula dalla Gozia,
scrive Gregorio Turonese, al lalamo del Re Sigeberlo.
Un'antica tradizione ripeteva d'ela in etA, che Sisehulo avesse
rafforzato la citta d' Ebora con grandi propuguacoli . Verso la
fine del sesto decimo secolo sorgeano ancora in essa dne saldis-
sime Torri, che dallo Storico Mariana sattribuiscono a quel Be.
Santo Eulogio di Cordova ricorda Ia Chiesa di Santo Eufrasio ,
latta oostruire da Sisebuto in lliturgi , oggi Martos , sui Guadal-
quivir 3, Bastavano tali esempi ad inanimire i Pilofori Visigotici
Vescovi e Laici, ed a ricordar loro la palria consuetudine del
Danubio cosi nell'Architetlura sacra come nella civile e nella mi
litare. Ne Ia memoria di Brunechilde Regina, e del suo edi6care
4 SISBBUTI Regis Epistola, Atmd FLoaflz ESP. Sagrada, VII, Num.
VIII. (A. 1766).
-= Yedi Codlce Diplomatlco Loogobardo, io cui ella trovasi ristampala con
Note, 1. 674. Num. i59,
i llnutu, De Rebus BIIP.uuu, Lib, IY Cap.'
3 Yedi Storia d'ltalia, Vol. II. pag. 833.

6
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34 DELL
1
ABCBITETTURA GOTICA
s' era perduta, quando il Re Sisebuto manoo nel 621. L' anno;
che segui alia sua morte, fu il Primo dell' Egira di Maometto e
pero il primo, da cui si numerassero i pubblici fatti e Jc conqui-
ste del fortunato legislatore di quegli Arabi, che viveano sotto le
tende: indi essi nel corso delle Joro vittorie , dopo aver perduto
.1\faometlo , edi6carono in vari Regni un gran numero di Templi
e di Moschee , chiamato in aiuto Ia scienza de' popoli vinti ; dal.
Je quali coslnuioni nacque ne'secoli seguenti J' Architetlura detl4
Moreaca. Di questa forse, ma nol promelto, faro un parlicola-
re Discorso: qui mi contento dell' osservazione , che gli Arabi di
Maomello non insegoarono alcuoa forma speciale d' architeltare
al Re Sisebuto ed al popolo, discendente dagli Immortali di Za
molxi.
XVIII.
A'gioroi di Sisebuto Ia Citta di Lemosi nelJa Gallia Gotica 6o-
riva per l'eccellenza delle sue arli. Ne l'arti Romane sotto i Visi
goli erano spente, quantunque non primeggiassero; ma sotlo En-
rico vi predomioarono le Visigotiche dell' Arcbitettura, esopratut-
lo di quella peculiarc degli Ariani. Era in Lemosi una Puhhlica
Officina della moneta fiacale, aft'erma Sant'Oveno, che circa un
quaranta aoni dopo Sisebulo scrisse dift'lisamente Ia Vita del suo
amico Santo Eligio 4. Ecco una Zecca nella Gallia Gotica, dove
presedeva un Ore6ce Jodatissimo (fa!Jro aurifici pro!Jaliaaimo) ,
chiamato Abbone, it quale v'insegoava le pratiche ingegnose del-
arte sua, ed ebbe Santo Eligio a discepolo. Nasceva egli da' Visi-
goti queslo Abbone? Un tal nome non e Romano , e pur tutta-
volta egli non scmbra Visigolico: rna Eligio, ed i suoi Genilori
Eucherio e Terragia , si possono pei loro nomi credere usciti di
sangue Romano. Che che sia della nazione di tutti cosloro , Le-
mosi, retaggio di Brunechilde ', ha le apparenzc d' essersi man-
ten uta Visigotica sollo Ia dominazione particolare della Regina a;
ma, dopo lei, si ripose in liberta. E ne godeva nel 620, se dee
credersi al contemporaneo Saot'Oveno, i1 quale narra, che alcune
cagioni sospinsero quel suo amatissimo Eligio a coodursi nel Re-
gno de' Franchi 4. Sopra una gran parte di questi regnava Da-
goberto; ed Eligio giunse fra essi per l'appunto verso il 620, ne-
gli ullimi giorni di Sisebuto. Dagoberto indi ottenne tutta Ia Mo-
narchia de' Franchi e possede il lratto di Lemosi , o per conqui-
4 S.lNCTI AunoBNI, Vita S. Er.aou, Apud Acanv, Spiclleglum, V. U6.
- Do BooQUBT, Scrip. Rer. Fuftcacuo, 111. 55t. (A. 4'714).
i Y1di prec. , XVI.
3 Guo. Toaoft., Lib.IX. Cap. !0. Yedi Do V .liSSITTI, l.t'7'7
'S. AUDOBI'lUS./oc. cit.l.ib. I. Cap. ' .
. . _ _...
DELL' ARCHITETTURA GOTIC.A. 35
sta, o per volontaria dedizione. L'aura Visigotica spiro per lunga
stagione in quel tratlo, dove di poi venue alia luce il Trovatore
Gerardo di Berneuil, ricordalo dall'Alighieri nel Purgatorioenel-
l'E/oqtdo Yolgare.
L'Oreficc di Lemosi divento il .Minislro e l'amico principale del
Re Dagoberlo. Tutti gli Ambasciatori, che dall'ltalia e dalla Gal-
lia Gotica non conquistata da' arrivavano al Regio Pa-
lazzo, avevano a cuore, scrive Sanl'Oveno 4, di rendersi benevolo
Eligio: per opera del quale, sc non vado errato, si delle Lemosi a
Dagoberlo. Grandi prove avea somministrato Eligio della sua ec-
cellenza nel suo rnestiere, rna egli divenne ancora un edificator
grande cosi di Monasteri come di Chiese. Nel 631 i. si fe'donare
dal Re un terrilorio in Lemosi , dove costrui un ampio e magni-
fico Monastero, che indi fu visitato con ammiruione da Saot' o.
veoo: poscia 1' avvenluroso Minislro fabbrioo nella sua propria
casa d' abilazione in Parigi un nobile Monaslero per lrecento
Vergini (dignum comtru:eit Archi8terium). Nel 634, con Yi8i
gotica elevazione, fabbrioo I' alta Basilica fuori le mora di Pari-
gi, e copri elegantemenle di piombo quelli, che son chiamati
dal medesimo Santo Oveno i mhlimi tetti di San Paolo. Trala-
8cio 1' altre fabbriche innalzate da Eligio e quella di San Mar
ziale della sua palria Lemosina , per domandare se fu Gotica o
Romane8e la natura di tali edifizi? Saranno stati dell' una e del
1' altra sorta, rispondo , ma io I' igooro. Certamenle non furono
Romane8i le forme primiere della Badia diS. DioBigi, falta edi-
ficare nel 637 da Dagoberto, e decorala con insigni opere d' Ori-
ficeria: lavori dell' egregio arlefice, dell' operoso coslrutlore d' un
Monastero nella sua propria casa e del possente Ministro della
Monarchia. Eligio perci<) ebbe lu piu gran parte nel disegnare o
nell'approvare le sembianze Arcbitetloniche di quella famosa Ba-
silica, della quale il Pontefice Stefano ll. voile al suo rilorno da
Parigi fabbricame in Roma una simile, 8econdo f U80 di
cia, come a suo luogo diro a.
Donde si trae, che un ouovo spettacolo si vide sui Tevere quan-
do ivi SUrse Ia Chiesa di San Dionigi IUXTA POIUUS SPECIES DE
)) couu SICUT IN FRANCIA (Pootifex) VIDERAT)). Son queste
le parole di Benedetto del Monte Soralte i: dalle quali apprendia-
mo, che l'Archilettura primitiva del Tempio Parigioo di San Dio-
nigi non fu Romana o Romaneae ne Druidica ne Francica (i
Franchi non ebber giammai arte propria d' edificare), rna Gallo-
4 S. AUDOIIIUS
1
Ibidem, Lib. I. Cap. i.
- Yedi Codiee Dlplomalico Longobardo. v. 48.
2 Seguo , nell'assegnar gil anni , Ia Cronologia di Do BouQuBT , notata in
margine a ciascun Capitolo della Vita di Santo Ellgio scrllta da s. Oyeno.
3 Vedi seg. .XXI.
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36
DELL' .A.I\CBITJ:TTUBA. GOTICA:
Yiaigolica e posta principahnenlc in alto da Santo Eligio delta
Gallia Gotica, posseduta da Drunechilde. Non e mio rofficio d'in-
dagare quali mutamenti si recaron di poi all'ArchiteUura di San
Dionigi del 637.
XIX.
. Maocato il Re Dagoberto, i due amici Oveno ed Eligio, nello
stesso giomo 13 Maggio 640, salirono sulle Cattedre delle Ghie
se, quegli di Roaoo, e questi di Noion. In tal guisa, da'suoi pae
si Visigotici Eligict\ si tramuto per sempre neUe Gallie Settentrio-
nali, ove non cess0 d'edificare Tempi e Chiostri. Un ampio Mona-
stem di Vcrgini costruissi dal novello Prelato in Noion: lavoro,
ehe pole non essere di stile Romaneae. Mori nel 659. Allora S.
Oveno dettonne Ia Vita. Erasi quesli parlito da Roano e dalsuo
Maggi or Tempio di M ano Gotica per predicare Ia vera fede Cristia
na contro i Monolelili, cd avea impreso Ionghi viaggi a tale uo-
po. Approdo in Jspagna, ove non mancavano alcune reliquie del-
l'estioto Arianesimo, edove al Re Recesvinto era succeduto Vam-
ba. L' Arcivescovo Rotomageose fu ricevuto con graodi onori dai
Goli secondo i raccoriti dell' Autore quasi oontemporaneodunadel-
le sue Vite (l!nde felixopinio GoraoRuJtterraapenetravit 4). Ivi
sui Guiserga, in mezzo a' suoi gentilizj poderi di Donnia o Do-
goa, vicino a Valladolid, aveva Recesviodo edi6cato nel 661 un
'fempio, ricoo di marmi e d'lscriziooi, al Batista; i rimasugli del
qual Tempio sussistevan tuttora nel secolo dello storico Mariana.
Questi giudioolle di Gotica atruttura (Yetuati operis atque adeo
GorTBICAE STRUCTURAE immaginem rf!praeBenlanB i).
Recesviudo, si celebrato neUe Storie di Spagna, nacque da quel
Re Cindasviodo , ch' ebbe a disdegno i Romani a lui soggetti , e
con sua Legge solenoe dichiaro di non dover ph\ I' universalit8.
de' suoi popoli eaaer veaaata dalle Leggi Romane ( RoiUNIB LK-
GtBUs oolum amplius CONVEXARI 3). Laondenoningannossipun-
lo i1 Mariana , quando gli parvero appartenere all' Architettura
Gotica le rovine del 'fempio di Dogna, opera del figliuolo di un
Reche odio tanto Je discipline foreosi de'Romani. Recesvindo ad on-
que sarebbe slalo colui, che ne'suoi privati poderi avrebbe preso
a voler imilare Ia Romaneae Architettwa P Ed a calcar sotto i
piedi le tradizioni de'Gotici Monasteri delle Vcrgini Oltredanu-
biane 't Reccsvindo non si sarebbe curato di riproporre in Dogna
lc Visigotiche forme delle Chiese di Santa Eulalia e di Santa
4 Anonus, In VITA S. AuDOBftJ, Apud BoLLAKDJ&us(U Agosto) Acta Sao-
ctorum Augusti. 'fOlD IV. 11ag, S07, . 9. Auctore Suppore (A. 4739).
2 MUUJU, De Rebus HISP.lNIAB, Lib. VI. cap. XI.
3 LEX WJs&Goruoau., J.ib. 11. Til. 1. Lrg. 9.
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DELL' .lBCBITETTUB.l GOTIC.l 31
Leocadia in Toledo? Chi ardisse affermar cii) , nol crederebbe in
suo
AI tempo di Recesvindo fu con sua Legge abolito il divieto del-
le nozze fra Romani e Gentili f : rna i Romani perdellero I' illu
stre lor nome nelle Leggi e negli .Alli Pubblici, e tutti gli abita-
tori de' Regni di Recesvindo non si chiamarono se non Visigoti.
Cosi recossi ad etTetto in parte I' antico disegno del Re Ataulfo ,
che avrebbe voluto chiamar Gozia l'lmperio Romano. Ciascuno
di quegli abitatori sapca se Romana o Gotica fosse 1' origine di
sua famiglia: ma i Goti si teneano pe' veramente nobili, sebbene
ignorassero l' uso del guidrigildo stabilito da Clodoveo : e pero
nacque la voce Hidalgo, tnttora usata ne' nostri di , cioe Ia voce,
che con apocope doppia vuol dire figliulo di Goto. Ella basta
per dinotare un'antica nobiltaemaggiore dognialtrainlspagna.
Cosi non aveano fatto iRe Vandali d' AtTrica, i quali ne'loro/E-
ditti, riferiti da Vitlore Vilense t, chiamaronsi Re dei Yandali,
e Be degli A/ani ad un' ora. I Romani di Spagna e della Gallia
Gotica vidersi percio ingloriosamente incorporati ne' Visigoti, e
peggio che gia non erano stati dal R.e Ostrogota i BorgognouL
La stessa dignita degli Ecclesiaslici non die risalti d' alcona spe-
cie a' Clerici di sangue Romano, si per Ia mancanza del guidri-
gildo fra'Visigoti, e si perche appo essi Ia sacra Lilnrgia era Go-
tica ed Orientale, secondo i decreti dianzi acrennali del Terzo
Concilio di Toledo nel 589, i quali forono sempre pili rifermati
da' seguenti Concili e dalla diuturna possessione. In mezzo a si
grandi cure de' Visigoti per conscrvare Ia loro particolare Litur-
gia non Romana, e' divien sempre pili age vole di conoscere se
avesser coloro abbandonato il pensiero giammai della loro Ar-
chitettura Gotica.
. Tali erano quando Sant'Oveno giunse in Ispagna, le qualita
civili della razza domiualrice de'Visigoli e della razza obbediente
dei Romani. Se il Prelalo Rolomagense non vide i] Tempio di
Recesvindo in Dogna , e' vide certamentc io Toledo Ia Chiesa di
Santa Eulalia, e I'altra di Santa Leocadia del Re Sisebuto, e for
se conobbe San Fruttuoso, nato di atirpe regia: di stirpe , cioo ,
non Romana, e pero Golica3 , da un Doca Ispano d'alta possanza
nell' esercito mililante tra' Monti della Galizia e di Leone. Frul-
tuoso die molte delle sue grandi ricchezze a' poveri , e con le ri-
manenti sollevo non piccoli stuoli dei sooi servi, a' quali egli so-
leva concedere la liberta. Si fatte lodi gli si tribularono da un
4 Lu WrsrGOTBoallll. Lib. Ill. Tit. I, Lei. f. Editio Gaoa&Isa.
VaTBKsis, Hist. Persecution is VAKDALIGAB, Lib. ll . i3, Lib, IV.
. 4. Edilio RUIKAIT. .
3 Muuu, De Rebus B&SP. Lib. VI. Cap. 8. Faucnosus u BBGIO Gouao-
" au .
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38
DELL' .ARCBITETTURA GOTIC.A
suo quasi contemporaneo, che ne scrisse la Vita: Valerio, Abate
di San Pier in Monti nell' Asturie 4. Audo Fruttuoso in Merida per
venerare il Tempio di Santa Eulalia; costrui un gran numero di
Monasleri ; popolati da moltitudini di Monaci , e principalmente
quello di Nono, posto nell'lsola di Cad ice. Fu salutalo V escovo di
Braga, ove fabbriconne un altro, nel quale di giorno e di nolle,
con le faci accese, lavorava egli con le sue braccia.Mori nel 670;
Architetlo e muralore ad un tempo, ma Ia sua Mano era Yiai
gotica.
Sant'Oveno, ritornato verso il 677 in Roano, portovvi Je me-
morie degli Edifici e de'Tempi veduti da essoin lspagna, ma so
prattutto del cu.lto e degli aft'etli verso Eulalia. E pero Guaningo,
uomo ricco e polenle lra'Franchi, edifioo in onor di quella Santa
un Monastero di trecensessanta Vergini, alla costruziooe del qua-
le Sant'Oveno deputo Wandregisilo, dello San Vandrillo. Non a-
vrebbe voluto forse l'Arcivescovo di Roano imitar le Gotiche for-
me della Chiesa Toledana di S. Eulalia , eziandio se gli fosser
mancali gli esempi della Mano Gotica di S. Pietro nella sua stes-
sa ciliA? Con questi domestici monumenli e con le Goliche rimem-
branze di Spagna, S. Filiberlo fabbrioo i nobili Chioslri Gemmen-
ticensi ossia di Jwnieges, e San Vandrillo costrui gli altri di F ~
tanelle : operando entrambi col consiglio e sotto gli auspici di
Sant'Oveno. 11 quale cess0 di vivere nel 684, e pose per tutto l'av
\'enire il suo nome al Gotico Tempio di S. Pietro.
XX.
ll Re Vamba s'illustro phi de'suoi Predecessori perle sue splen-
dide opere nell' Architettura Gotica. Ristoro nobilmente Toledo,
allargandone \e mora, ove rinchiuse i Sobborghi, e volle non si
ignorasse il suo intendimento di propagar con tante magni6cen
ze Ia fama e l'onore della aua Gente:
)) Erexit faulore Deo Re.c. inclytus urbem
)) W .AMBA, SUAE CELEBREM PRAETENDENS GENTIS JIQ.
NOREM i )).
Questi versi gli feca incidere sulle nuove mura della cittA , rife-
rili da lsidoro Pacense, che scrivea pochi anni dopo lui, nel 7 40;
Jsidoro, al quale sembro mara vigliosa quella costruzione. Vamba
comando, che brevi Torri si fabbricassero sulle Porte, ove colloro
le statue marmoree d'alcuni marliri. Simili Torri floo all' oltavo
4 V .unu1s A ... u, Apud JIABILLOK, ID VIta s. Faucruosi, Cap. f. Act. Ordi-
nis s. B, II. 55'7.
i ISIDOIUS PACBKSIK, pag. 8 Editlo SAKDOUL ( A, t63' ): et Apud FLOIIZ1
EsP. Sagrada, VIII. !93, !4. (A. 4769).
- Veda Sloria d'ltali:l, Vol II, pag. 83'.
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DELL' A.RCBITETTUIA. GOTICA. S9
secolo non si disgiuosero dal peusiero de'Visigoti nella costruzio-
ne delle loro Chiese: ornamento, gia il dissi, e non difesa. Ne se-
coli seguenti, dopo gli assalli degli Arabi e de' Normanni , tali
Torri divennero altresi propugnacoli e speranze di salvezza con-
tro la Iuria de' nemici tanto ne'Monasteri quanto neUe Chiese di
tutta l'Europa Occidentale, senza parlare dell'uso che divenne ge-
neralissimo, di siluani le Campane.
Le statue poste da Vamba sulle Torri delle Porte di Toledo fu
rono rovesciale dal tempo : rna il Mariana racconla, che a' suoi
. proprj di, Filippo II. le restitoi al loro luogo 4. Soggiunge, che
Vamba cerc0 pietre da per ogni dove, adoperando i marmi delle
Romane fabbriche, ne'9.uali voile si scolpissero immagini a simi
glianza d'una Rota o d una Rosa 2. Di cosi fatle Rote o Rose fu
grande l'uso nell'Architettu,-a Gotica del duodecimo e lredicesi-
mo secolo: rna Vamba ne avea dato gli esempi, che cerlo non fu-
rono i primi appo i Visigoli, e che FiJippo II. richiamc} allume
del giorno. V amba in oltre guerreggio felicemente conlro i Vi-
sigoti, che ribellaronsi a lui nella Gallia Gotica non conquistata
da'Francbi; e fond} vicino a Nimes Ia celebre Badia di Santo Egi-
dio 3, menlre San Frutluoso di Braga edificava i popolosi Mona-
steri, onde ho toccato, e soprattulto i1 Complulense, il Rufinia-
nense, il Visumense. Nel costmire il suo Monastero di Santo Egi-
dio , V amba non pose mente al prossimo Aofitentro Romano di
Nimes: ne gli Anfiteatri e r ~ n o cagione di grande amore a'popoli
non Romani , e Ia memoria degli antichi spetlacoli era odiosa
principalmente a' popc.li Gotici. La NemausensefBadia di Santo
Egidio non rilrasse nulla in se di queUe forme anHteatrali, ed in
tutti gli allri edifizi Ia vanita de'Visigoli dava loro a credere vo-
lenlieri, che Ia vetusla loro Architetlura Gotica vincesse di lun-
ga maAo i pregi della Greca e della Romaoa. Di qui nascea 1' ab-
handono dei pubblici edifici Ramanesi neUe Provincie sotloposte
a'Visigoli, e 1' uso , che cos(9ro correano velocemente a fare dei
marmi di quegli edifici. Ervigio, che succedette a Vamba nel680,
risarci le mura di Merida; indi rifece il Ponte Romano di quella
citta, in parte crollato; impresa, ch'e'commise a1 Duca Salta.
Compiuto il lavoro, Ervigio fe' collocare sul Ponte un' lscrizione
in versi , o piultosto tm Rilmo , che non ha guari tempo si pose
in luce dal Florez' Ivi ad Ervigio si d8 il titolo diRe de' Geti
4 lbat.uu, De Rebus HlsP.AKI.lJ, Lib. VI. Cap.U.
t ld. Ibid. Marmora eonvecta , In qulbus Rolae aut R01a1 slmillludlne
seulptae lmmaglnes pluribtu in loci
3 Y1di Storla d' rtalla, Vol, 11. pag. 733.
'FLOBIZ, !8P. Sagrada, XIII, 222. (A. 4782), YediStorla di ltalia, Vol . II.
pag. 839.
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DELL' A.BCHlTE'l"''UU. GOTICA.
e s' afferma ch' egli 1tudioa8i d' eatendere il 8Uo nome con ma-
gnanimi fatli, ai che dopo aver cintoMerida con eaimie mura,
opero quel miraoolo di ricoatruzione:
... )) Potentia GET ARUM ERVIGll Regis
l) Studnit MAGNA.NiliiS PA.CTIS BXTJI!NDERE NOliEN
)) Veterum et titulis addidit SA.LLA sunm,
l) Nam poslquam novavit moenibus urbem
)) Hoc M.&.OIS MIRACULU:M patrare non distitit;
E pero l'operatore di cosi fatto miracolo non si rimasc dal dire,
ch'egli aveva vinto, aehhene imitando, I' ammirabili opere del
primo aut ore di que/ Ponte ; vittoria, che avrebbe dovulo far
lieta Merida per molti aecoil;
)) Contruxit ARCOS (aic), PENITUS PUNDA.VIT JN UNDlS
l) Et MIRUM Auctoris lmilana VIClT OPUS .
. . . . . .
)') Urbs augusta, felix, mansura per saccula longa,
ll Nova/a studio Ducis . . . . . . ,, .
Or Visogoto era quel Duca Salla, e Visigotica la burbanza o
l'adulazione, con le quali si pretendeva nel Ritmo d'aver colui
vinto imirahili concetti del primo autorc. Datal burbanza o da
tale adulazione si scorge vie meglio come Ia loro Architettura
Gotica si tenesse da'Visigoti dappin della Romana, e comecoloro
giudicassero di questa, o si sforzassero di giudicarnc, in un mo-
do aft'atto diverso dal nostro. Egli e un singolar piglio dell'cta pre-
-sente il credere , che i Visigoti (non parlo gia degli Ostrogoti)
.avesser dovuto inclinarsi, come noi facciamo, alla bellezza dei
Monumenti di Architettura Greca e Latina, e deporre a tal vista
ogni lor vanila cittadinesca. I Visigoti di Spagna, quantunque
scrivessero in Latino e si chiamassero Flavii (per non esser da
meno de' Re Longobardi) e fossero vaghi d' imitar Ia pompa del
Palazzo Imperiale di Bizanzio, pur tottavolta si vantavano d' es-
sere pin antichi e pin civili assai de'lor sudditi Romani. Con que-
sto animo. Vamba dirizzava le GoticheR08e in Toledo e Sisebuto
scrivea le sue Lettere a Teodolinda. Ne'secoli seguenli vinse 1' in-
telletto Latino in tulta Europa, massimamente nell'ltalia Longo-
bania: e Ia nella Spagna, ella fu liberata dal giogo degli
Arabi, la vooo UuJino, cioe Latino, divenne da capo, e si mantie-
ne anche oggidi, una voce dinotante un titolo d'onore.
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DELL'A.RCHITETTURA. GOTJCA 41
XXI.
Maometto era morlo nel 632; ne ancora seltanla nove anni
eran trascorsi, quando i suoi Arabi giunsero in lspagna nel 711,
dopo aver soggiogala una parte non disprcgevole cosi dell' Asia
come dell' AtTrica. II passaggio di quegl'lsmaelili dal Joro Sceni-
tico vivere sollo le tende al vivere nellc piu popolose Cilta fe' sen-
tir loro il bisogno deli'Architcltura, e sopraltutto della Sacra per
Ia costruzione delle loro Moschee: bisogno , che costitui un no-
yello senso nella natura lor lrasformata. Edificarono dunque 1\lo-
schee in ogni luogo, fin da' primi giorni deBe loro vitlorie ; rna
riuscirono da per ogni dove in Archilettura i discepoli non i 1\lac-
stri dei popoJi vinti, e massimamente de' Visigoli di Spagna. Non
lardarono a prorompere nella Gallia Gotica, unita con Ia Spa-
~ n ~ a ; nel 719 s' impadronirono di Narhona, poscia si sospinsero
fino a Magalona. Penctrarono anche in Marsiglia, ch'era de' Fran-
chi, e pero Carlo Martello, Principe di costoro, mossc l'armi sue
conlro gli assalitori. Carlo Martello rilolse ncl 7 37 a' Saracini
Agdc e Bezicrs , nota hili Cilla V isigotiche da essi occupatc , rna
le saccheggio ed arse; indi barbaricamente brucio in Nimes
1' Anfitealro Romano i, Fe' rovesciar da' fondamenti 1\Iagalona ,
vicina dell' odierna Monpellieri e d'Aniana, oggi Saint Aignan ,
sui Mar di Provenza: rna i Saracini lasciarono a quella spiaggia
illor nome, che anche ora s'ascolla, di Port Sarrasin.
Piu crudcle s' accese allora Ia guerra. Carlo 1\lartcllo domando
gli aiuti di Liulprando, Re de' Longobardi, che rapido accorsc in
Provenza nel 739. Finalmcntc i Saracini furono in quell' anno
disfalli , e fuggirono verso i Pirenci e si rinchiuscro dentro Nar-
bona. Liutprando, rilornalo in ltaJia; pubblico nel 7 41 le sue fa-
inose Leggi sui Maestri Comacini, da me riferite ncl Codice Di-
plomatico Loogobardo 3, nellc quali si nola Ia diversita, che pas-
sava fra 'r Archilellnra Romanese o Romana, e 1' Architettura Gal-
lica o Yiaigotica; Ia Gallica, cioe, vedula dal Longobardo in
Provenza, non Ia Druidica di Vercingetoringe, ne Ia Aloresca
degli Arabi, ne quella de' Germani di Tacito , de' quali ricorda-
vasi lutlora Ia rozzezza nel Concilio Romano, tenulo da Papa Zac-
caria nel 7 4-t ' Ampie Note io soggiunsi aile Leggi Liutprandce
su' Comacini: e pero in queslo luogo non mi rimaric sc non il
debito di lacere.
4 Do V .ussnn, Histoire du Luouanoc, I. iOi. " La GoTDIB, iufortuoee
Province, fut plus mallrailee par les Cbretieos que par les loOdeles .
t Vedi Cod ice Diplomatico Loogobardo, IV. t 31. ~ u r n . 563.
3lbidem, Nurn. 5n.
6
42 DELL
1
A&CRITETTUR.&. GOTIC.&.
Non meno sensibiJe che al Re Liulprando riusci a Stefano TJ.,
Ponte6ce Romano, Ia diversita degli usi Architettonici d' Ollre
I' Alpi e degli usi Romani. Al suo ritorno da Parigi verso Ia fine
del 754. voile quel Pontefice mostrar alia sua Cilia di Roma gli
stranicri coslumi, e comando s'edificasse ivi nella Regione Flami-
nia una Chiesa di San Dionigi , Ia quale somigliasse a quella da
lui vedula in Francia, e desse una festa di nuova sorle sul Teve-
re. Lui morto nel 759, Paolo J., suo fratello e successore, com-
pi l'cdificio, che sussistea tuttora nelMille, si come scrisse Bene-
detto del Monte Soratte , del quale ho recitato le parole 4 ; testi-
monio tanto piu certo di quella diversita, quanto piu ignorante
d'ogni lelleraria disciplina.
L' anno , in cui manro Stefano IJ., fu quello nel qnale il Re
Pipino, 6gliuolo di Carlo Martello, giunse a scacciar di Narbona
i Saracini. Con solenne Trattato d'Accomandigia, e' concede ai
Visigoli di Narbona il pieno godimento della lor legge Yiaigo-
tica i: e pero Ia conservazione de' lor Magislrali, de' loro Duchi,
dei loro Conti, de' loro SAtONI e GumNoi e TmFAm. Con altro suo
Diploma dcllo slesso an no 7 59 , Pipioo dono all' Arcivescovo le
Alura e }I} Torri di quella cilta ed anche i balzelli, soliti a ri-
scuotersi da' Visigoti su' commercj delle navi diacorrcnti pel
mare a. Si falli commercj de' Visigoti di Spagna, di Narhona, di
Magalona c d'allri Porli della Gallia Gotica ne' Porti di Genova
e ne' rimanenti del Regno Longohardo ve.nivano tullogiorno al-
largando in llalia e ne' paesi bagnati dal 1\fediterraneo Ia cogni-
zione dell' Architettura Gotica. Ma i Visigoti , che riparavansi
nell'llalia e nel Regno de' Franchi, fuggendo l'impeto dell' armi
Saracinc, meglio di qualunque altro propagavano in estranee
contrade il concelto dell' Architellura loro nazionale. Fra tanti
fuggiaschi primeggio il Conte Visigoto di Magalona , che poscia
otlenne i favori del Re Pipino. Smaragdo, Scriltore contempora-
nco, lo dice uscito di Gctica stirpe (Ex GErrcA srrRPE oriundua,
natua in GorniA '), rna senza tramaodarcene il nome. Da que-
slo Piloforo Visigolo nacque Vilizza 6, il quale videsi accolto nel-
le Reggie di Pipino e di Carlomagno, e oel 77 4. venue in Italia
cootro il Re Desiderio, solto le mora di Pavia. Muto poscia i pen-
sicri , e si condnsse vicino alia sua patria Magalonese nella soli-
tudine d' Aniana: ivi comincio a fabbricar con le sue maoi le
povere celle, che tosto divennero l'Anianese Badia, una delle pili
4 Vedi llrec. ~ . XVIII. in floe.
t Yedi Cod. Diplomatlco Longobardo, Num. 729.
3 Yedi Cod ice Diplomatico l,oogobardo, Num. 730.
4 SuGDvs, Apud MABILLON, Aeta Ordinis s. BINIDICTI, v. 48&-Stll.
:1 Vedi Storia d'llalia, Vol. 11. pai. s,o.
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DILL'ARCBITETTUIU. GOTIC.
43
illusLJi d' Europa. Vitizza mulo anche il nome suo , e chiamossi
Benedetto, come or noi l'appelliamo col titolo di Santo, congiunto
con I' allro d'Anianese. Questo insigne Ottimale Visigoto fondo
uelle GaJJie un gran numero di Monasteri, le forme dei quali
s' imitarono poscia nella Germania di Tacito : rna , innanzi di
parJarne, giova dare un rapido sguardo a cio che avvenulo era
in _lspagna dopo l'arrivo degJi Arabi.
xxn.
Avendo i Romani perdulo illor nome nella Spagna Visigolica
e nella Gallia Gotica , dove loro sembrar odiosa ed insopporla-
bile questa coodizione; ma i rancori cessarono, e le due razze si
confusero daddovero insieme in un comune servaggio , quando
sopraggiunsero gli Arabi. Allora i Visigoli alla lor volta perdet-
tero il nome )oro : e cosi essi come i Romani viuli da' Saracini si
chiamarono Muzarahi nelle Provincie Spagnuole occupate dal
nuovo nemico : allora i desiderj di scuotere il giogo abborrito
divampt) ugualmente ne' petti dell'uno e dell'altro popoloCristia-
no. I loro studj e le lor discipline si confusero altresi presso i
1Jfuzarahi , e crebbe massimamenle l'amore per Ia liturgia Go-
fica, imposta dal Terzo Concilio di Toledo anche a' Romani. Que-
sta da indi in qua chiamossi c chiamasi tutlora Jluzarahica. lo
ne riparlero in poco d'ora , ma Ia breve Storia , che ne faro , ci
vemi dimostrando Ja sua continua durala in Ispagna , e pero i1
lenace proposito, con cui ella fn ivi custodita dalle genli di sau-
gue Romano. Santo Ildefonso prego secondo quella Gotica Li-
turgia , e sopraltulto Santo Isidoro di Siviglia , 1' amico del Re
Sisebuto, al quale aveva egli dedicato il suo Libro Della na-
tura delle coae. La conservazione della Liturgia Gotica non po
tedisgiungersi dall'eserciziodell'Archittura Gotiea Sacra in ogni
luogo di Spagna, dove i Saracini permisero a' Jfuzarahi d' edifi-
care o di conservare le )oro Chiese.
Ma si lascino i Muzarahi nella loro sventura, e si volga i1 pen-
siero aile felici montagne dell'Austurie, donde a capo d'un qual-
che secolo dovea discendere i1 Iiberatore aspeltato. Don Pelagio
con una mano di Visigoti riparossi ne' luoghi, dove ben presto
surse Ia cilla d'Oviedo, e v'inalbero Ia Croce di GEsu' CRasTo. Con
qnesto segno tulelare alia mano mosse agli Arabi la guerra , e
s' illustro con la perseveranza della sua nobile resistenza contro
gl'lnfedeli. Carlo Martello intanto saccheggiava e melteva in fon-
do la Gallia Gotiea: orrido fallo , che spingea con immenso ar-
dore i cuori de' iJluzarahi da un Jato e dall'altro qnello de' Visi-
goti, oppressi dal Principe Franco, a desiderare il trionfo del cit-
tadino loro nell' Astoria. Don Pelagio mori nel 7 37 : Alfonso il
-. -iil-ii Diigii'ize? [Y Goocle_
,U, DELL' ARCBITETTURA. GOTlCA.
Cattolico gli succedette, che non lascio di ristorar con felici armi
IP- speranze de' suoi. Si lieti principj si turbarono per 1' ignavi&
del Re 1\lauregato, ch' ebbe Ja mala voce d'aver promesso a' :Mori
l'infame tributo di cento donzelle Cristiane alia fine d'ogni anno.
Froila, figliuolo d' Alfonso i1 Catlolico, riporto Ia lode d' avere in
mezzo a lante sciagure fondata Oviedo, ed il Re Silo d'avervi oo-
slruilo un Tcmpio al Salvatore: coslruzioni, che niuno dira non
esscre slate d'Architettura Gotica. Nondimeno questi Principi fu-
rono superali da un edificalore assai piu fortunato e grande, che
pose in pitt splendido aspetto il Tempio di Silo, ed arri<.'Chillo con
anrei doni. Lo chiamarono Alfonso il Casto , nome temulo dagli
Arabi. AI tempo di lui giunse Carlomagno in lspagna, verso l'an-
no 778. Fu fama, che Bernardo del Carpio, nipote del Re Alfon-
so il Casto, fosse stato l'autor priucipale della disfatta di Carlo-
magno in lloncisvalle, non che della morte d'Orlando. Larga sor-
genlc d' eroiche geste , cantate ne' Romanzi e nelle fa role della
CavaUcria del Medio-Evo ; rna le rimembranze Visigotiche intor-
no a Bernardo del Carpio accrebbero fin da quel tempo il nume-
ro de' Romanzi, chc piacquero tanto al popolo di Don Pelagio do-
po il Waltario d'Aquitania e l'IJdegonda di Borgogna.
I fatti di RoncisvaUe percio riempirono di Visigotiehe Canzoni
e di magnifici Temp} l'Asturia. Vinceano di nuovo i Goti ed edi-
ficavano. Alfonso il Casto fe' con celebre pompa consaerar da set-
tc Vescovi nell'802 il Tempio d' Oviedo , quando avca gia consc-
guilo molte YiLLoric sugl'lnfcdeli ; poscia edificonne un a1lro alia
Vcrgine Santa, ed un terzo a San Giuliano: rna piu elegante di
tutti parve quel di San Tirso,che Ja Cronica d'Albelda ncUa Rioia
( scriltura del1'883 ) ammirava per Je sue marmorce colonne, pei
!'lUoi archi e pc'suoi molti angoli (JJfiro aedificio cuM MULrrs AN-
r.uus 4). Veggano gli Architelti se quesl'opera cotanto angolosa
d'un Rc Visigoto possa giudicarsi non Visigotica, rna Romanese.
Jliu caro a que' Goli riusci Alfonso il Casto , quando egli ridusse
Ja nascente citla d'Oviedo aile prette sembianze della perduta lo-
ro Toledo. Chi fra essi non sospirava per questa cara Toledo? Chi
non doloram di non poter piu innalzar gli occhi verso 1' altc ci-
me di Santa Eulalia e di Santa Leocadia? II Casto adunque lulto
compose in Oviedo, tanto le Chiese quanlo il novello Palagio dei
Ue, come s'era fallo in Toledo; e pero Ia Cronaca d' Albelda eb-
be a dire: {{ OMNEM GoTHORUM oRDINEM, stCUT ToLETI FUERA.T, TAM
)) IN EccLEsus QUAM IN P.u.ATio, OVETt CUNCTA. CONSTITUIT i )). Chi
non ram menta nell'allo di Jeggerequesta Crooica, Ia nuova Troia,
fondata in Epiro per opera di quelli, che fuggivano dall' antica't
1 CRRONICON ALBELDINSI!, Apod FLORBZ, ESP. Sagrada, XIII. ,53.
! lrltm, Ibidem, XIII. '53.
Digitized by Coogle
DELL'ARCHITtTTURA. GOTIC.1 .4,1)
Chi non si riduce alia memoria i vcrsi , ove si canla il giubilo ,
col quale i Troiani del figliuolo d' Anchise approdarono alla riva
del fa/so Simoenta in Epiro, e corsero ad abbracciare i limitari
della Porta Scea?
In tal modo Alfonso il Casto riproponeva le sembianze amate
di Toledo a' suoi Visigoti d'Oviedo, e vi ponca le tombe de' Re.A
que1la stagione, il Visigoto Vitizza, figliuolo del Conte di Maga-
]ona , col nuovo suo nome di Benedetto Anianense , gia era ve-
nuto da per ogni dove in fama pel gran numero di Monasteri da
lui edificati dopo il suo proprio d' Aniana. Smaragdo , suo disce-
polo, afferma, che assai grande fu Ja Chiesa d'Aniana, e che i
Chiostri, cospicui pe' suoi Portici e perle sue marmoree colonne,
fabbricaronsi con nuova opera . Furono essi Romanesi o Visigo-
tici si fatti Portici, vollati da unode'Pilofori Yiaigoti?Dove questo
Piloforo ignorare cio che Alfonso il Casto faceva in Oviedo? Con
qual dritto e con quale ragione si puo egli presupporre, . come
pur troppo si fa, chc gli Ottimati Visigoti dell' ottavo e del nono
secolo abbiano antiposta Ia Romaneae alia naliva loro Architet-
tura Gotica? E chi puo negar, che di questa fossero andati super-
hi non dico i soli Re Vamba ed Ervigio, ma gli ultimi tra'Visigoti'P
XXIII.
Emulo d' Alfonso il Casto nell' edificare , rna oh! quanto di lui
phi posscnte, fu Carlomagno, che tento di far fiorire le Romane
arti dell' Architettura e della M usica Ecclesiastica. Molti credono
lultavolta, ch'egli avesse fatto costruire alia foggia Visigotica la
splendid a sua Rotonda d' Aquisgrana. Io non ripetero in questo
luogo cio che altrove scrissi di si fatta Rotonda t, non veduta da
me: non posso nondimeno lemperarmi dal riferir nuovamente le
gravi parole del Cav. Giulio Cordero di San Quintino: ll Chi non
ll direbhe oggi d'essere tal Rotonda un edifizio d' Architellura Go-
ll lica in Aquisgrana 3? )) E per l'appunlo, io soggiungo, in A-
quisgrana, dove regnalo avea Ia Gola Brunechilde.
Anchc opera Visigotica puo sembrare la magnifica Chiesa ed il
Regal Monastero diCenlula o di San Richerio in Piccardia.Quella
Chiesa non fn prim della sua doppia Torre; una terza ne surse nel
Chiostro; e tulle vcggonsi effigiate nell'anticaimmagine presso il
Mabillon ', donde apparisce un andamento non Romaneae nella
1 Ytdi Storia d'ltalia, Vol. II. pag. 8,5.
t Yedi Codice Diplomatico Loogobardo, V. ti.
3 CAv. Dt S. QutrntNo, Ragiooamento suli'Arcbitettura Itallana sotlo i Lon-
gobardi, pag. 9U. Brescia, in 8. (A. 829).
'MABtLLON , Acta Ord. s. BIJ{IDICTI, V. o5. In Vita s. ANGILBJU
Lib. 11. . 7.
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46 DELL' A.I\CBITETTUU. GOTICA.
costruzione, sebbeoe un Franco ne fosse stato l'aulore: Angilber
to, cioe, genero di Carlomagno, al quale Aogilberlo pote Ia Ala-
no Gotir.a piacere quanto ella piacqueaClotario I. in Roano.
Angilberlo mori pochi giorni dopo Carlomagno nell' 814. AI-
Jora il nuovo lmperatore Ludovico Pio chiamo nella sua Reggia
d'Aquisgrana il Vitizza, ossia San Benedetto d'Aniana.
Questi fabhrioo poco discosto il Monastero d'lnda, sui fiume dello
stesso nome : ultimo forse de' tanti Chiostri da lui edificati nella
Gallia Gotica, ed in molte Provincie di Francia. Racconta Sma-
ragdo, che Ludovico Pio prepose quel Visigoto al governo di tut-
t'i Mooasteri dell'Aquilania e della Gozia, sperando che l'esempio
giovasse al Regno de' Franchi: tl Praefecit cunctia Coenobiia
ll per .dQurrANIAM et GorauM, ut FRANcrA.M imhueret exem-
tl plo 4 )). La qual Francia di Ludovico Pio non avea cerlamenle
penuria degli esempj di Romaneae Arc!Jitettura.
Una delle piu rinomate Badie di San Benedetto dopo Ia prioci-
pale d'Aniana fu l'altra di San Piero in Cauoa, della quale tosto
ripar1ero; situata fra le Citta di Narbooa e di Carcas-
sona. Ma Ia Badia d' Aniana fu il perpetuo modello d' ogoi altra
della Congregazione Anianese : pcrcio maragdo scrisse : tl Hoc
tl ANIA.NENSE CAPUT esse Coenobiorum, quae in GoTnORUM parti-
ll bus constructa esse vemm etiam ct illorum quae
tl in aliia regionihua ea lempestate et DEINCEPS PER HUlUS EX-
ll EMPLA aedificata suol i l). Or quanle Badie Anianesi non si
fabbricarono dopo quella d'Aoiana, che fu il primo coocetto d'un
Visigoto nella Gallia Gotica'l A tal concello accostossi dunque
l'idea del 1\fonastcro d' Inda in Aquisgraoa , e massimamente se
di stile Gotico fu Ia Rotonda faltavi costruire da Carlomagno.
XXIV.
Contemporaoeo di Vitizza o S. Benedetto Aniaocsc , ch e mori
nell'821, fu Walafrido Strabonc, Monaco di Reicheoau sul Lago
di Costanza. Verso quel medesimo anno egli scrisse iJ suo Lihro
delle Coae Eccleaiaatiehe , ove chiamossi uomo Teotiaco , affer-
mando, che il suo Teotiaco linguaggio pari a vasi da' Geti, ossia
da' Goti, e massimamente dalle Sciliche genti di Tomi (quivi era
stato rilcgato Ovidio ); si come appreso avea da' raccooti d'alcuni
Monaci, fedeli suoi confratelli. Ne seppe tacere, che a' suoi con-
cittadini Teotiaci s'erano insegnatc motte utili eoae da essi Geti,
sehbcnc Ariani.
1\luLTA nostros (TuEOTtscos) UTILIA. DIDICissE, PRAECIPUE A GE-
(( TIS, QUI ET GOTHI, cum co tempore quo Aau!n effecti sunt
4 SuuGovs, Apud MABILLON, Acta 0. s. B. V. IOi.
i Idem, Ibidem, V. 49i.
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DELL' ARCBITETTURA GOTICA 47
t( (licet a vera tide aberraverint ), in Gu.ECOBUM Provinciis com-
(( morantes, NOSTRUM, idest THEOTtscuM, sermonem habuerunt )),
(( Et, ut historiae testantur illius gentis ( GETICAE ), divinos li-
(t bros transtulerunt, quorum ADHUC MoNuMENTA APUD NONNULLos
(( BABENTUR )).
(( Et fidelium fratrum nostrorum relatione didicimus, apud
(( quasdam ScYTBARUM GENTES et maxime apud ToMITANos eadem
(( )ocutione ADBUC DIVlN.&. CELEBRANTUR OFFICI.&. 4 )).
Qui tutti veggono, che si tocca della Traduzione d'Ulfila, eche
di questa v'erano alcune Copie ancora nel1'820 sulle spiagge del
Lago di Costanza, sebbene i Teotisci di queUe contrade fossero
divenuti Cattolici. Ma quali furono i Geti Ariani, ammaestralori
dei Teotisci? Non essendo a noi noto, che i Geti del1a Gallia Go-
tica e di Spagna, cioe i Visigoti
7
avessero spedito alcuno a pre-
dicar l'Arianesimo nelle vicinanze di Reichenau, pno credersi,
chc quC'gJi ammaestratori de' Teotisci non fossero stati altri se
non gli Sciti lutungi ed i Borgognoni, dell'Arianesimo e<fel1a lin-
gua Ulfilana de' quali s' e piu volte ragionato t. Senza l' Ariane-
simo, direi, che Walafrido Strabone accenno al Geta o Visigoto
Vilizza ed a' suoi Monaci della Congregazione Anianese. Si noli
frattanto in qual modo i Monaci, compagni di Walafrido Strabo-
ne, dal paese, ove abitarono Jungamente gli Sciti Iutungi d' Au-
reliano, conduceansi volenlieri neHc regioni degli Sciti d'inlorno
aJie bocche del Danubio ; e come i1 linguaggio Tedesco d' oggi-
di pote divenir cotanlo ricco , quanto egli divenne , di vocaboli
prettamente Gotieo-Ulfilani. Questo linguaggio Ulfilano strin-
geva ed aumentava i commercj fra le regioni circostanti al Lago
di Costanza ed i vicini paesi, abitati neUe Gallie da' Borgognoni:
linguaggio, che propagossi di tratto in tratto nella Meridionale
Germania, e che pero si distendea dalle rive del Reno sino aile
Colonne d'Ercole in Ispagna, nell'eta di Walafrido Strabone.
l\fa giA si veniva formando illinguaggio Teotiaeo, e gia Ia do-
minazione dei Franchi si nelJa Germania di Tacito e si ne' paesi
Burgundici, senza parlar della mutata Religione, andava ristrin-
gendo i limiti, fra' quali s'udiva l'idioma Ulfilano. La Gallia Go
tica, Ia Spagna Visigotica dell' Astoria ed i1 rimanente della Spa-
gna, mulata in Jfuzarabil'a, serbarono sollo gl'lsmaelili l'antico
affello per Ia lingua d'Ulfila; si come faceano per Ia Legge , per
Ia Liturgia e per 1' Architeltura Gotica: Je quali cose non pos-
sono mai, chi ben le considera, separarsi tra )oro. Nel\'853 Udal-
rico, Marchese di Gozia , tenne un Placito in Crespiano del Nar-
4 W.uuamus Snuo, De Rebus Ecclesiasticis, Cap. VII. In Bibliotheca
Patrum, XV, 4Ri. (A.t587).
t Y. prec. VII. inlorno al!li Sciti Iutungi, e X. iotorno a' Borgognonl.
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48 D.ELL
1
A.RCHITETTUB.A. GOTICA.
bonese, per giudicar Ia causa di Godescalco, Abate deirAnianen
se Badia di San Piero in Canna , contro il Visigoto Odilone, chc
aveva usurpato alcune terre del Monislero. lntervennero al giu-
dizio molti nobili personaggi, sei Giudici ed un Saione. hi s'al
legarono le Lcggi del Codice Visigoto, qual'egli era divenuto do-
po l'abolizione del Dritlo Romano comandata dal Re Cindasvin
do 4, e quaJe i1 Re Pipino l'avca conceduto a' Visigoti col Tratla
to d' Accomandigia del 7 59 i. Secondo si fatte Leggi , che poi
per un' antica Versione Casligliana si dissero del Fuero-Jucz.o ,
diessi vinta Ia lite all' Abate Caunense 3.
Ne solo i Visigoti, rna eziandio, si come hogia detto, i Roma-
ni Muzarabi deploravano amaramente Ia caduta e Ia soggezione
della Gotica slirpe in lspagna. Santo Eulogio , Romano di Sena
toria famigJia , che nell'858 lascio la vita per la fede Cristiana ,
deplorava nel suo Libro del Memoriale de' Santi le sorti della
Penisola lspana. Cadde, scrivea, cadde it Regno de' Goti, fio-
rente per la dignitd de' auoi Sacerdoti , e aplendido per l' am-
mirabile coatruzione delle at1e Baailiehe. tt Post eicidium regni
u GoTBORUH, quod Venerabilium Sacerdolum dignitatc O.orebat ,
t( et A.DHIRA.BILI BA.siLICARUH coNsTRUCTION FULGEBA.T ' l). Fu San-
to Eulogio discepolo d'AJvaro; famoso Goto di Cordova. Ma quan-
lo piti i Saraceni mettevano alle prove la pazienza cosi de' Visi-
goti come de' Romani .Afuzarabi di Spagna, tanto pili qualche
volta prorompeva della Gotica slirpe il rigoglio. Non dubito quel-
l' Alvaro di scrivere ad un suo detraltore , che rammentasse chi
mai si fossero i Geli, ovvero i Daci, dond' egli procedcva: uai a
apregiar la morte, uai a lodar Je /oro ferite. tt Ut me, qui sim
~ t ipse, cognoscas et amplius me tacendo devites, audi,
)) Mortem conlemnunt, laudato vulnere, GETA.E ....... . ,
.... )) Hinc DA.cus premat, inde GETES occurrat IS l).
In mezzo aHa vasta oppressione de' Afuzarahi , Alvaro collho
l'amicizia del Diacono Leovigildo, il quale ancor egli uacque Vi-
sigoto e possedeva in Cordova una ricca Bibliolcca. Fu questa ce-
lebrata da esso Alvaro, ed il suo possessore s' ascolto insigoire
d'uoa gran lode; ch'egli, cioo, aplendeva di Getica luce: ~ t GE
4 Vedi prec. . XIX.
i Vedi prec. .XXI.
3 PLACITU CAUU!ISB, Ex Autographo CAtNB!ISI, Apud MABILLOI'f , De Rt>
Diplomatica, Lib. VI. Num. LXXXIX.
is. EuLOGII, Lib. 11. MPmorialis Sanctorum, Apud ScnOTTt, HisPANl.U
lllustratac. IV. !34. (A. 4608) .
5 ALVAilUS CoanuBBNSUI, Epistola XX. Ad Transgressorem, Apud FLORKZ,
Esp. Sagr. XI. !1{1. lA.4775).
_ _ Digitiz:d by Go<?g!e _
DILL' .lBCDITITTlJJU. GOTIC.l 49
tt TtC.l QUI tuca I'ULGBT 4 )). In tal guisa i Visigoti serbavano in
cuore la memoria della loro passata grandezza , e pero sempre ,
quando Alvaro di Cordova scrivea, intendeano a coriservare il
piu che poteano le tre cose, onde ho teste favellato, Ia Legge del
Fuero-Juczo, la Liturgia e I'Architettura Gotica. Nell' 878 ten
nesi un Concilio in Troia di Sciampagna, nel quale si fecero Si-
gebodo, Arcivescovo di Narbona ed altri Vescovi della Gallia Go-
tica innanzi al Ponte6ce Romano Giovanni VIII , pregandolo di
provvedere a punire i sacrilegj: materia, di cui non si faceva pa
rola nel Codice Visigotico 2. Poicbe Goti eran que' Vesoovi, egli e
facile il comprendere , che Ia loro Ecclesiastica dignitA non li di
stoglieva dall'esercizio, ne logliea loro il godimento delle pattie
Leggi civili ' ne dava loro il COnsiglio di mutare in Romaneae
I'Architcttura Gotica delle Basiliche da essi costruilc.
XXV.
Anche i Germani di Tacito a quella stagione cercavano d' in ..
gentilire illoro idioma , venuti al Cristianesimo dopo Ia predica-
ziooe di San Bonifazio : gia Ia loro agreste vita de' tugurj e delle
capanne, senza tegole e senza calce 3 , s' era mutata nella vita
della citta : gia sorgeano da per ogni dove Cattedrali e Chicse ,
per la costruzione delle quali doveano chiamarsi gli Architetti o
Romani o Visigoti. Ma Ia lingua Teotisca restO incolta e stridula
per lunga stagioue ; del che abbiamo solenne testimonianza in
Otfrido ': il quale, tra 1'863 e 1'879, si pose a parafrasar poetica-
mente iSanti Evangelj, e dedico que' suoi lavori a Liutberto
1
Arcivescovo di 1\fagonza. Nacque Otfrido non so se nel Regno dei
Franchi o nella Germania di Tacito, posseduta da' Re Franchi.Af-
ferma d'esser Teotiaco, si come Walafrido Strabone ; ma il dia-
lctto de'luoghi, ove Otfrido (neUe vicinanze forse di Magonza)
dettava i suoi versi , era inferiorc d' assai a quello de' paesi di
Walafrido verso il Lago di Costanza, ove ph\ larga c piu profit
tevQle si fece sentire l'iofusione della vera lingua Gotica, od Ul
filana.
E pero diceva Otfrido ne!la sua Prefazione a Liutberto , che
harbaro, incullo ed indiaciplinabile dal (reno della Gramma-
tica era il auo linguaggio Teotisco , e difficile a acriverai pel
motivo della pronunzia Germanica , dello &tridorc de' denti e
della aonoritd delle (liUCi di que' popoli. {t Linguae ToEOTISCJ.E
f Atnaus Coaoualssas,Ibid. XI. i!J3.1o Eplst. De Bibliotheca LBOVJGJLDJ.
i CoKCILru TarussJwu, Apud BALUTIUM, Capitularlum, 11 . 777. (A.t677J,
3 Y ~ d i prec. .IV.
' Onaovs, Parapbr. Evangel. Apud ScniLTIB , Thesaurus Antiquitatum
TRIOTOIUCUU., Tom. I, pag. 4 t. (A. 4728) .
7
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50 DBLL' ARCHJTETTURA. GOTICA
l{ BARBARIES, UT E8'f INCULTA. ET INDISCJPLllU.BlLIS, ATQUZ ll'f811KTA
ll CAPI PJlOENO GRAIIIIATICAE ..... DlPPICILIS SCRIPTU PBOPTEJl LI'PTE
ll RABUM CONGERIBII AUT INCOGNIT.ul 80NOBITATEII ... 0B STRIDOBDI
(.( DENTIUIII, UT PUTO, UTUNTUB LITERA Z, BT LITERA I. OB AUCIUX
" SONORtTA.TEM n. E toslo soggiuose, che ai fatta lingua riputa-
f)asi agreste tuttora, e non era ne pur anco ridotta in iacritto
da' proprj 600i cittadini, ne polita eon f arte. tl LINGUA HABC
ll VELUT AGRBSTIS H.UETUR' DUM A. PROPRIIS NEC SCRIPTUBA NEQUI!:
ll A.RTE A.LIQUA. ULLIS TEMPOIUBUS expolila 4 ll.
Queste ultime parole d'Otfrido atleslano, cbe ignote a lui foro-
no molte Scrillure dell'idioma de' Franchi, le quali soglionsi at-
tribuire all'ottavo secolo. Elle percio scmbrano appartenere alla
seconda meta del secolo nono, e di non aver l' antichila della Pa-
raftasi d'Olfrido. Tali sarebbero stale le Versioni d'un Libro di San-
to lsidoro di Siviglia, c della Regola del Patriarca San Benedet-
to; il Pater Noster Germanico; pochc Formole Calechistiche del
Concilio di Leplines (del 7 43, tradotte forse piu tardi); Ia pu-
gna d'Ildebrando e d' Allubrando ne' Ritmi di Cassel ; una pre-
ghiera di Weissemhurgo della Baviera i.
In tal guisa Olfrido , che amava il suo linguaggio Teolisr.o c
provavasi a dirozzarlo con le sue sacre rime, non pole dissimu-
Jarne i difetli e la rusticita. Non trovo per verita, che Amalasun-
ta in Ita1ia e Brunechilde in Ispagoa fosser dotate di si stridenti
gole. Questa pocbezza e barbarie regno parimenle appo i Fran-
chi, quando essi non parlavano in Latino. Coloro, i quali coo-
fondono Ia razza de' Germani di Tacilo coo quella de' Geti o Goti
si condannano a dover concludere , che un solo furono 1' idioma
d'Otfrido e de' Visigoli cosi di Spagna come della Gallia Gotica.
In simil modo avraono essi a dire , che le fabbricbe imprese do-
po San Booifazio nella Germania di Tacit,9, dalla seconda meta
dell' ottavo secolo fino alia prima del nono ed all' eta d' Olfrido ,
uguagliarono in magoificeoza ed in elevazione i Tempj Toledani
di Santa Eulalia e di Santa Leocadia, e que' d'Alfonso il Casto in
Oviedo e tulli gli allri magnifici Monumenti dell' Architettura
Gotica, de' quali s'e flu qui ragionato.
XXVI.
Un altro popolo iotanlo, a' giomi d' Alvaro di Cordova e del
Diacono Leovigildo e d'Olfrido, minacciava le spiagge dell'Euro-
pa Occidentale sull'Oceano, recando con Je sue marillime correrie
i pilt gravi danni e le piu spietate slragi alla Spagna ed al Regno
4 0TPRIDU8, Ibidem.
2 Ver/i Storia d'ltalia, Vol. II, p:tg. 873.
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DILL' J.RCHITETTlllU. GOTICJ. 51
dei Franchi. Erano i Normanni , a' quali ho detlo, che Ulmaro
nell'87 5 die il uome di Geti : nome , che I oro s'appartenea, si
come bo narrato nel Libro Trigesimo Settimo della Storia. Qui
solo diro, che nel 912 Rollone il Normanno ebbe dal Re Carlo il
Semplice quella parte, Ia quale chiamossi Normandia, del Regno
de' Franchi eli Neuslria, col titolo eli Duca: e che il nuovo Duca po-
se Ia sua sede in Roano. Fu padre di Guglielmo I. detto Lunga-
apada, il quale dalla nobilissima Sprota genero il Duca Riccar-
do I. Sprota, rimasta vedova, da un secondo marito ebbe Rodol-
fo, Conte cosi d'lvry come di Baieux, e pero fratello ulerino d'es-
so Riccardo I. I. Su\le relazioni eli quesli due fratelli, Dudone di
San Quintino compose l' enfatiche sue rna fedeli Storie de' Nor-
manni 3; dalle quali apparisce, che quel Rollone fu vcramente
Dacigena ,, ovvero della Dacia, e che parlava la Lingua Dacica.
Nacque, rareontavano l'uno e l'altro fratello, il loro avo Rollonc
in Dacia; non nella Danimarca od in altra delle regioni posle sui
Baltico, alle quali si dava il nome generate di Dacia, per Ia con-
quista fattane da' Goti o Daci dopo Ia morle d'Ermaoarico il Gran-
de : ma si nella Dacia confinanle con l' Alania. L' Alania in varj
tempi ebbe varj confini , piu o meno vasli : nondimeno ella non
si distese giammai oltre gli spazj , che interpongonsi fra il l\Jar
Nero e Ia Vistola. Rollone fu prole d'uo Re, che possede presso-
che interi qoesti Regni d'Aiania e di Dacia: tl DJ.cu.E regnum pe-
t< ne univer.mm possidens, AFFINES DAcuE ET ALANIAE terras
<.< sibi vinelicavit 5 )). Dell' Alania parlarono i messi di 'l'codosio
lmperatore, diceodo: t< DAciA et Au.NIA finiontur ab Oriente, de-
ll sertis S.&.aKATU.B: ah Occidente, ftumine VtsTuu.: a Septen-
,<. trione, OcuNo: a Meridie, flumioe H1sTRO 6 )).
Fuggito Rollone daqucst'Alanica Dacia, navigo verso Ia Scan-
dinavia e giunse in Meora di Norvcgia; donde poi vcnne a sac-
eheggiar l' Europa Occidentale co' suoi compagni , c , falto Cri-
stiano , dette i principj al Ducato di Normandia , dal quale indi
uscirono i conqaistalori d'lnghilterra e delle due Sicilie.
La prima cura di Rollone fu di far ricondurre nel 'fcmpio Go-
tico di Clotario I. il Corpo di Sant' Oveno , donando non poche
a' Monaci , rimpatriatisi. Allre ne dono a Santa l\1aria di
B81eux, a Santa Maria d'Evreux ed alia Chiesa del Monte di San
Michele, denominato In peri colo di mare ; nobile !;Cog1io, d'ac-
Yedi prec. .XIII. .
! Yedi Storia d'llalia, Vol. II, pag 676-678.
:JDvooS. QUJNTnu,Hist.Non. ApudDucnESNE,Script.Nou. (A. 1619).
' Idem, Ibidem, Lib. I, in principlo, 1\9. 70.
IS Idem, teidem, pag. 70 .
. 6 Mtss TREonosn, Apurl DtettJL, pajl. 10. Yrdi Storia d' ltalia , Vol. I, Jl<l-
1,1103 1052.
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52 DELL' .lRCHITETTUR!. GOTICA
eesso difficile in mezzo aU' Oceano. Su quello scoglio surse Ia Ba-
dia, che oggi aoche da lungi oslenla le forme dell'Architettura
Gotiea. lvi Rollone parlava Ia sua Dacica Lingua , ignota del
tutto anche a' discendenti di quei Sassoni, che Gregorio Turonen-
se t narra essersi dalla Germania di Tacito tramulati , dopo va-
rie gucrre , in Baicux. 11 Duca Guglielmo I. /.,ungaapada, tro-
vandosi nel 941 a parlamento con Arrigo nella vera Germania
di Ia dal Reno, udiV\i Ermanno, Duca de'Sassoni, favellare nel-
l'idioma Daeico: {{ Dux Snol'fUM, narra Dudone di San Quinti-
({ no 2, coepit atTari DAciCA. LINGUA. WtLLELIIUM, DucEM NoRTIIIUK
ll NORUM )). Domandogli, maravigliando, in che modo avesse
appreso un idioma non conosciuto in Sassonia , ed Ermanno ri-
spose d'essergli occorso cio, a suo malgrado, avendolo i valorosi
Daci lravagliato con assidua guerraepoi falto prigioniero: (lQuis
lt te, continua Dudone, DA.ciscA.M LINGU.&.M, INEXPEBTEM S.&.xoKIBUs,
l( docuil? BBLLICOSUM, respoodit , TUAE PROGENIEI DECUS, quae in
l< nnmerabilia proelia in me exercuit, meque proelio captum ad
<l sua delrusit, et, me nolente, LINGUAM D.&.cJSCA.M docuit )l. Di qui
s'impara, che Ia Dacica palria di Rollone stava siluala tra l'A-
Iaoia e Ja Sassonia della Germania di Tacito, e che nel Novecen-
to niuna infusione della lingua de' Daco-Geti, ossia dell' Ulfilana
erasi fatta nell'idioma di que' Sassoni, sebbene in phi antica eta
dalle medesime dimore Germaniche fossero usciti una porzione
dcgli Anglo-Sassoni, conquislatori dell'Inghilterra nel 449.
La lingua Dacica di suo padre Rollone fu cara cotantoal Du.
ca Guglielmo lungaapada , che volle mandar in Baieux un suo
tenero figliolello per esservi educato allegramente alia Norman-
na, c nel nativo idioma de' Daci. Disse, che in questa citta v' e-
t'a un maggior numcro di Normanni, e che in Roano udivasi piu
volenlieri parlare il Latino , in danno del Dacico Jinguaggio.
<l Quoniam ( quegli che parla, e sempre Dudone , huon testimo-
<< ne di que' fatli ), RoTROIUGENSIS civitas RoMAN!. polius quam
tt DAclsc.&. utilur ELOQUENTIA, ct BAIO!.CENSIS freqnenlius. FaUITUll
<t DA.ciscA. quam RoMANA, volo ut puer ad 8A.IOACBNSEM deferatur
<t ut EDUCETUR, FERVENS LOQUACIT ATE DACISCA 3 ll.
Con tali cure s'ingegnavano i popoJi del sangueDaco-Getico di
tenere svegliata Ia patria lingua, e con tale predilezionc 1' anti-
poncvano essi al Latino, quanlunque i loro Pubblici Atti si scri-
vessero Latina mente per farli capire dall'universalita degli abilanti
di Normandin. Jlen q n ~ t o Daeieo P-rn lo slesso Jinguaggio della
4 GREGOR. TURON. llisl. Lib. X. Cap. 9.
- Yedi Storia d'llalia, Vol. II.Jlag.47.
'2 Duoo S. QuucnNI, loc. cit. Lib. Ill. tJag. tOO.
3 Duoo S. QUII'ITIIU, Ibidem, Jlag. Hi.
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DBLL
7
llCBITETTUBA. GOTICA.

53
Callia Cotica e di Spagna; diverso atratto da qucllo de' Franchi,
de' Sassoni e dell'altre genti della Germania di Tacilo. I Norman-
nidi Rollone, il Daco, erano idolalri, e quando passarono al Cri-
stianesimo, non aveano la Liturgia Ecclesiastica de' Visigoti: rna,
in quanto all'Architettura Cotica, ciascuno puo di leggieri com-
prendere con quanto diletto avesse dovuto Rollone veder la Ma-
no Cotica di Clolario I. in Sant'Oveno di Roano, econ quale fa-
cilita largheggiar de' suoi doni verso quel Monastero.
II fanciullo , che coltivo Ia Lingua Dacica in Baieux, fu Ric-
cardo I.; e' succedette al padre Guglielmo lungaapada nel Du-
cato di Normandia. Non credo, che Ia sua Lingua Dacicadi Baieux
somigliasse in tutto a quella de' Visigoti dopo Ia separazione di
molti e molti secoli fra i Geti passati nell'Occidente d'Europa, ed
i Daco-Geti di Rollone. Ma intelligibile certamente riusciva Ia fa-
vella di Rollone a que' Visigoti; cio che non avveniva punto ai
Sassoni avveniticci di Baieux, ne a' Sassoni rimasli nella Germa-
nin. Piu ignoto sonava l'idioma Dacico di Rollone a' Romani di
Normandia, suoi nuovi sudditi ; ne Rollone, o Guglielmo Lunga-
spada cercarono di propagame l'insegnamento. La conlraria sen-
tenza piacque a Teodorico e ad Amalasunta in ltalia, i quali go-
devano del vedere i fanciulli Romani addottrinarsi neUa lor lin-
gua Gotica. Tra quesli s' annoverarono i figliuoli del Patrizio Ci-
priano 4: e tali studj piacquero tanto pit\ ad Amalasunta quanto
piu ella, dotta cosi nel Latino come nel Greco, era vaga di mo-
slrar a tutti le ricchezze del patrio linguaggio. Del che Jodavala
Cassiodoro, scrivendo al Senato di Roma: {( NA.TIVI sEBMONIS u.
{( DERTATE GLORIATUR i l).
XXVII.
Qui e necessario sdebitarmi della mia promessa 3, dicendo una
qualche parola inlorno allinguaggio arcano e pero a' fatli dei
Cu/dei o Colidei, onde favellarono dottamenle lo Spelmanno ed
il Ducange ne' loro Glossarj. Ebbero per vero, seguilando l'aulo-
rila degli Storici Etlore Boezio e Giorgio Bucanano , che si fatti
Culdei furono anlichi Monaci o Canonici Regolari di Scozia, i
quali non del tulto ubbidivano, salvo Ia fede, a'precetti discipli-
nari del Pontificato Romano. Cio basto ad alcuni recenti Scrittori
per crederli o Eretici , o seguaci dello Scisma de' Greci '; ed in
tal qualita s' odono i Ctddei predicare oggidi per inventori del-
l'Architetlura Cotica e dell'ogiva od arco acuto, in odio dell'ar-
4 Cusron., Variar. Ub. VIII. Epist. 24.
2 Idem, Ibidem, Lib. XI. Epist. 4. Senatui Urbis Rou.
3 Vedi prec. . XVI. in fine.
l R.ttB, Manuel de I'Histoirc de I' Architecture, 11. f77. (A. 4 8i3J.
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5.i DELL' A.RCJUTETTUBA. GOTICA.
co rotondo dei llomani Pontefici ed in dispregio di tutta Ia llo-
manese Architetlura. Dclr ogiva parlero phi innanzi: rna pri-
va di qualunque fondamento e l' opinionc ' che attribuisce ai
Culdci di Scozia d' aver crealo un' Archileltura inimica della
Callolica ; la medesima, cioe, che si sparse Losto in lulta l'Eu-
ropa Callolica e divennc cara per molti secoli ad infinite gc-
nerazioni di Ve covi, di Sacerdoli e di Monaci, ossequiosissi-
mi a' Ponlefici Romani. E poi che aveano di comunc co' Pon-
leflci le mura di Merida o di Toledo e dell'allre Cilta dc'Vi igoti;
che avcano di comune co' Ponlefici di !lorna i loro Castelli ePa-
lagj con lulto il reslo degli edifizj militari e civili di ogni sorla?
Io non nego, chc San Colombano, uscilo dall' I hernia , scrillo
uon avcssc alcunc acerbe parole contro la Catcdra di San Pie-
tro, dame non taciulc ncl Codice Diplomalico Longohardo 4. Ia
e' le scrisse per Callolico zelo, ignorando nella sua qualila di slra-
niero i falli; e la Romana Chiesa onora nel numero de' suoi San-
ti qt:Ieslo insigne fondatore de' Monasleri di Lussovio ( o(J'gi Lu-
eu) nel Regno de' Borgognoni, e di Bobbio nel Regno d' Ilalia;
di Bobbio, che to to divenne l'asilo d'un gLan numcrodi virtuosi
e dolti uomini dell' Ibernia. San Gallo, San Deicolo, San !lorna-
rico, Autori di famosc Badic, furono Monaci, non Culdei, di Lus-
sovio, ed ebbero gran numero d'imilalori nel sellimo secolo, i
quali lra' soli Monti Vogesi verso 1' Alsazia, in uno spazio non
maggioredi quaranlacinquelcghc, coslruirono, affermalo Schoep-
flin 2, un circa settanla .Monasteri di Canonici Rcgolari c di Reli-
giosi d 11' uno c dell' altto sesso. lloro cdificj si giudica.rono am-
mirabili opere dallo slcsso A utore, per l' ampiczza delle !om
moli e pm Ia delle lor forme; don de poi sursero , ne
cio incrcbbe a' Ponlefici di Roma, un numero infinito di Yillc,
di Roache , di Yiei, di Castelli e di Terre 3.
Piu singolarc puo credcrsi l'allra opinionc ', Ia quale cont'on-
de gl'inlcndimcnli de' Culdei con le dottrinc Archileltoniche d'al-
cune Consorterie di Laici, Opcralori ed Archilelli, cbe usarono un
Jinguaggio arcano fra lol'O, ed ebbero una particolar Gerarcbia
col divi to di svelare a' profani Ia rcgola dell' arle loro e de' lor
compuli Iatematici. Lunghe fatiche si son tollerate in G l'mania
e' non ha guari per persuaderci, chela Gran Carla di si falle Con-
sorlcri Laicali i compilo in Inghillerra, c propriamente nell'an-
4 Yedi Cod. Dirl. I.oog., I. IS65. Num. Veda ancbe Ia mia
BobbiestJ , dopo i Num. 307. dello stesso Codice.
2 ScHOBPFLIK, ALs.t.TI.l Illustrata, In Conspectu Operis, I. a. . XXII. (A.
4754 ).
3 Id. Ibid. Ortae binc innumerabiles Villae, Arces, Vid , Oppida, Castra
baud majore quam XLV spatio leucarum .
& R.uttJl, Mannrl, etc. II. Hl.
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DELL' A.RCHITETTUR.! GOT I CA. 55
no 926, al tempo di Guglielmo lungaspada e di Riccardo I.
Soggiungesi , che un rotal Documenlo Anglo-Sassonico , disteso
neli'Eboracense citta, ovvero in York, si conserva lutlora in Lon-
dra 4. Che che sia di si falta Scrittura , che io non Jessi e delJa
quale non posso dar giudizio , e)]a non distrugge certamenle Jc
Storie dell'Archilellura Getica OHredanubiana, da Zamolxi fino a
Deceneo e ad Ulfila; non distrugge le Storie dell'Architettura in
Ispagna e nella Galli a Gotica. La compilnzione , vera o fa] sa ,
del 926 non pote dunque non esser 1' erede necessaria d'un qual-
che precedenle Sodalizio, dal quale in piu remota eta si lavoro
un qualche Trattato d'Architettura: e, se congregaronsi Consor-
terie Architettoniche nel decimo secolo di GEsu' CRISTO , ellc non
furono piu antiche si de' Collegj dei Fabbri presso i primilivi Ro-
mani e si degli altri de' Maestri Comacini presso i Longobardi.
Simili Sodalizj formavansi non soloper leragioni di ciascun'arte,
ma eziandio per soccorrersi a vicenda nelle varie occorrenze del-
la vita; e soprallutlo nelle spese de' funerali,come ilMommsen t
a' nostri di vien dimostrando in quanlo a' Romani. Anche oggi pei
medesimi flni d'aiutarsi reciprocamente con carita religiosa vi
sono le cosi detle Congregazioni Spirituali dell' Arti nel Reame
delle due Sicilie. Gli stessi modi, credo, si tennero da' Collegj de-
gli Architetti Visigoli di Spagna prima della venula degli Arabi
ncl 711, e flno al duoder.imo sccolo nella Gallia Gotica.
Non veggo percio come si debba credcr nuovo nel 926 l'essersi
formate o no alcune Consorterie non solo di Culdei Ecclesiaslici,
rna d' Architelti Laici; e come gli uni e gli altri avessero potuto
cssere trovatori d'un' Architellura, non mai piu vedula dianzi, per
conlrapporla con insolito ardire a quella tenuta in pregio dai
Pontefici Romani. E poi, qual maraviglia, che parecchie Consor-
terie giurassero di non eomunicare a niuno il magistero dell'arte
loro'P Che altro essi faccano se non quello che sempre s' e fatto c
si fa e si fara in tutte l'Officinc dell'arti e de' mestieri, anche oggi
che in molti paesi d'Europa s'abolirono per Legge i Collcgj d'arli
e mestieri? Non v'ha piu giuramento del segreto, e vero; rna il
privato interesse in ogni Bottega di vini o di wlfi o di ferri sa eu-
slodire assai bene a' nostri giorni le tradizioni e le pratiche della
sua industria, per nascondcrsi agli cmuli e difendersi contro gl'i-
mitatori. Del rimanente, io non ignoro, che i costumi erano assai
piu feroci nel Medio-Evo, e che al1ora un segreto violatoaprir po-
lea piu agevolmente le vie al1e slragi ed al sangue, come si nar-
ra essere avvenuto ncl 1099 a Corrado, Vescovo d'Utrect, il qua-
le ruM al giovine Plebcr lc sue formo/e intorno al gittar le fon-
4 RAMtB, ibidem, II. 41S8, 281.
2 MosJK, De Collegils rl Sodalitiis RoAKORUM, in 8. Kiliae (A. t8!S3.).
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DELL' A'RCRlTETTUBA GOTlCA
dameota d' una Chiesa (arcanum magisterium), e fu per ven-
detta ucciso dal padre del giovine. Tralascio i paurosi racconli,
che si fanno sopraErwino di Steimbach, aulore d'una delle Torri
di Strasburgo nel secolo decimo quarto.
L'arcano linguaggio degli Operatori d'un'Architettura, che pre-
tendesi allora nata verso i1 926 , e un gran feuomeno agli occhi
di chi giudica essersi , merce un segreto inespugnabile , propa-
gata in tutta J'Europa Cattolica I' arte da noi della oggi Gotica.
Quella, che noi chiamiamo cosi, non vuole allribuirsi a'Visigoti;
gente barbara ed ignorante, Ia quale non edificogiammai se non
alia Romana, e, sto per dire , secondo i precetti di Vitruvio! A
questo modo ragionano i presenli Storici dell' Arcbiteltura, igno-
rando tuUa Ia Storia Oltredanubiana de' Visigoti da un Jato, c dal-
J'altro aft'annandesi per rintracciar neUe Consorlerie de' Culdei o
degli Architelli Laici tutto cio cbc si trova in quella Storia molti
secoli prima del 926. Somigliano tal sorta di Storici a chi con
grande smania vada ccrcando gli occhiali, ch'egli avea gia sulla
fronte.
Quel gran fenomeno dellinguaggio arcano e un fallo non mol-
to dissimile all' allro d'esscrsi Ricr.ardo I. condotto da Roano in
Baieux per parlarvi Ia Lingua Dacica. Percio i Visigoti di Spa-
goa e della Gallia Gotica, sebbene scrivessero in Latino, aveano
pe' loro usi particolari t Ia Visigotica od Ulfilana Lingua in ser-
bo; islromeoto ed arcano del Regno I oro si per tener desta la pa-
tria favella in mezzo a popoli di sangue diverso, c si per nones-
ser talvolta compresi da' Romani, sudditi non semprc fedeli. Nc-
gli eserciti d' Alessandro il Grande, composti di molle nazioni, Ia
sua Macedooica favella era divenuta il privilegio del minor nu-
mero ; ed egli stesso i1 Re non l'adoperava che in alcune rare oc-
correnzc, avendo sempre il Greco illustre fra le Jabbra. E pero,
volendo ammazzar Clito, grido contro lui all'arminel dialeHo dci
Macedoni, chiamando a se i Portatori di targhe ; l'uso del qualc
dialetto, nella sua bocca era divenulo , scrive Plutarco, il segno
e quasi un simbolo di qualche gran lurbazionc.l discendenti di quei
Bnlgari d' Aleczone, i quali furono dal Rc Loogobardo Grimoaldo
collocati verso 1' anno 667 nclle vicinanze d'lsernia e nel tratlo,
che oggi chiamasi Provincia di Molise oel Reame di Napoli, vivo-
no ancora negli stessi luoghi, ove sopravvennero alcuni stuoli di
Schiavoni o Slavi al tempo del Re Ferdinando I. d' Aragona. Son
tulle popolazioni bilingui, ed ora si veggono pubblicati dal Pro-
fessor De Rubertis, nato nella Provincia di Molise, alquauti brani
deJle popolari canzoni , solite a cantarsi nel primo di Maggio
f Yedi prec. .XVI. io Hoe.
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57
presso i nipoti e prempoti degli Slavi 4. Ma ehi, senza una ta.-
dizione , petrebbe percepiroe -il Snificato ?
L' Architettura e le Matemaliehe nel Mefio-E\'o non s' insegna-
v.ano dalle -Cattedre, oome oggi .fra noi ma o ne'Monasteri o neUe
Consorterie Laieali Arci!Melti. Non aolevano in qnel tempo
disgiungersi Ia scieDza e Ia specular.ione <lall' operare. Ne si dis-
giunsero oosi ne' Collegj de' Comacini come in quelli de' Fabbri
di Roma; non disghansero in piU antica etA presso i Visigoti,
quando essi edificavaoo di lA dal Danubio, e q11aodo poi edifica-
rooo in lspagna e nella Gallia Gotica. Si agli uni e si agli al-
tri Visigoti dove tornar necessario un qualche Sodalizio d' artie
eli mestieri, e sopratlutto d'Architetti e muratori. Da quaJcuna di
si fatte Consorlerie uscirono per aventura gli Operatori della Ma-
no Gotica, chiamati nel 534 da Clotario I. in Roano; e non sa-
ranno stal'i soli, ohe vennero nel Regno de' Franchi di Neuslria.
Dopo Ia predicazione di San Bonifazio nella Germania di Tacito,
poterono alcuni di si fatli Visigoti esse"i chiamati a costruir Je
Citta e Je Cbiese, come certamente chiamati vi furooo i phi \'ici-
ni Comacini d'ltaJia e come i Monaci CaUolici, di qualuuque na-
r.ione si fossero, v'andarono, si per propagarvi Ia fede Cristiana
e si per farvi costruire lc Badie di Fulda e di Corbeia e tante al-
tre splendidissime. Illinguaggio di tuUi costoro in principia non
si comprendea dai Germani di'facito; semplicissimo fatto,snl qua-
le di poi s'inveotarono tante favole intorno a' Culdei ed agli Ar-
chitetti Laici del Medio-Evo, non che all'arcano lor favellare.
XX VHf.
La 'Dacia confinante oon l'Aiania, donde si parli Rollone, Du-
ca di Normandia,ebbe o no alcuni di si fatti Collegj? Sembra, che
avesse dovuto averli; rna chi puo dirlo con certezza? Se gli eb-
be,i primiericostumi della pirateriadiRollone fan crcdere,ch'egli
non si fosse curato di portar Architetti sulle sue velocissime navi
e la brevita del suo Docato dopo 1a sua conversione al Cristiane-
simo non gli permise forse di chiamarne dalla sua Dacia nati va
e dal Danubio. Ma volendo Rollone fabbricare una qualcheChie-
sa od uu qualche Palagio , non vedeva egli Ia Mono Gotica di
Sant'Oveno in Roano't E non dovea egli esser tentato di chiamar
Visigotici anzicbe Romaneai Architetti? ,
Riccardo [. non solamente volJe , che Ia Storia de' suoi Daco-
Geli Normanni, al tempo della loro idolatria , si scri vesse da Do-
done di San Quintino ; ma vin serbO nella sua mente i conoelti
dell' Architettura Ollredanubiana di que' Daco-Geti. Gli piacquero
Cton1nn nz Rnantas, Delle Celonie Slave del Rt>gno d.l Napoh, pag. iO,
!t.lo 4:t. Zara (A.
8
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58 DtLL' A.RCRITETTUB.l GOTICA
innanzi ogni cosa ne' Tempj l' elevazione, cbe chiamero Visigo-
tica, ed il pensiero di circondarli con le Torri. Stando egli un
giomo sulle soglie del suo Normannico Palazzo di Fecampo , vi
de in qual maniera questo vincesse nell' altezza 1' opposta Chiesa
della Trinita ; e tosto mando per un Architetto, al quale impose
d'alzar Ia nuova Chiesa cotanto, ch'ella superasse le mura si del
Palazzo e si della citta. II nuovo Tempio , ricco di Torri come
quello di Santa Eulalia in Merida, non tardo a levarsi maestoso
nell'aria, con due file d' archi : tt Delubrum MIUB .1MPLITUDINIS ,
{( hinc inde TURRIBUS PRA.EB.!LTEA.TUM , DUPLICITER .!RCUA.TUIII et de
{( CONCA.TEN.!TIS .lRTlll'lCIOSE L.!TBRIBUS DECORAE ALTITUDINIS
i.{ CULMlNE ... lntrinsecus depinxit historialiter 4 )). La Casa di
Dio, disse Riccardo I., dee superare tulle le sommita d'ogni al
tra fabbrica.
Notgero, Vescovo di Liegi , a' giorni di Riccardo I., riedi6oo
neJla sua citta Ia Basilica di San Lamberto, della quale si conser
n l'immagine nelle lamine, descritte dopo il Dittico Liegesedal
Wiltheim ove tutti possono scorgere il Gotico arti6cio delle
Torri e de' molti angoli, compagoi di que' della Chiesa di S. Tir
so d'Asturia. None questa, esclama il Wiltheim, non e questa
l'Architettura da noi chiamata Gotica ?. << Vidisti in singulis ta-
{t belJis tria P .&STIGI.1.1CUMINAT.1,et sub unoquoque honun singulos
{( .&acus acute ANGULosos> genus slructurae a V ITRUVIAIU seu RoMAN.!
{( GRAECAVE veleri Ionge diversum: vulgo Gothicum bodie appel-
{( lant )). In tal guisa, gli esempj della Mano Gotica di Roano si
veggono passati dalla Normandin in Liegi, apparlenente al Regno
de' Franchi d'Austrasia. Un esempio phi illustre diessi nella stessa
Normandin da Riccardo I. quando egli comincio nel 966a co-
slruire un Monastero sul Monte S. Michele. Oltenne dal Ponte6ce
Romano Giovanni XIII. e da Lotario, Re de' Franchi, grandi pri-
vilegj pel grandioso edi6cio, collocato su quella marina rupe 3:
rna le 6amme Jo consumarono, ed il nuovo Duca Riccardo II.
lo ricoslrui nel 1022 : della quale ricostruzione il Mabillon ' pub-
blioo le 6gure.lvi si ravvisano agevolmente le forme dell'Archi-
tettura Gotica, e l'elevazione aerea delle mura, che n'era i1 prin-
cipal distinlivo. Non Jeggo in niun Docnmento , che Riccardo 1.
e Riccardo II. avessero chiamato snl Monte San Michele a lavo-
rare alcuno de' Culdei o degli Archiletti Laici di Scozia e di In-
4 DODOs. QDJIITIIH, loc. cit. Lib. III. pag. usa.
WILTBEIM, Diplycon LBODIBl'ISB, Append. pag. 85-87, Cap. 5. (A. 4659 ).
3 G.uLu CaatsTtAIU Nou, Tom. XI. Col. Set 133: et In Appeodice lnstru-
mentorum, Col. 405.
4 MABILLorr, Annates Ordinis S. B. Lib. L. . 6!. Ecclesia S. IIJCB.liLJS,
cujus Oriental is facies GoTRJCI OPBRIS delicatissima est .
__
I>ILL'.UCBlTBTTtTIU. GOTICA. 59
ghilterra; rna Ia Cronica del Monte San Michele 4 ci assicura, che
nel 966 e nel 1022 gli Abati di quel Monastero , Maioardo c po-
scia Ildeberto , ne furono gli autori : Monaci entrambi , ed en-
trambi Cattolici.
Orderico Vitale, il quale oacque nel 1065 efu Monaco di San-
to Ebrulfo in Normandia, dove mori nel 1141, parla d'un celebre
Architelto delle Gallie a' giorni di Riccardo I. e del suo ulerino
fratello Rodolfo, Conte d'lvry e di Baieux. Chiamavasi Lanfredo ;
ed Albereda , moglic d' esso Rodolfo , pregollo di fabbricare in
Baieux una Torre. Questa riusci famosa neUe guerre di Normandia
(Turria famoaa, ingena, muniJiaaima i): un sioistro romore in-
tanto si divolgo, chc Albereda falto avesse mozzarc il capo aLan-
fredo, acciocche mai phi egli non coslruisse di simiglianti lavori
per alc1mo 3. Lo stesso lagrimevole fine attribuiscesi all'Architetto
della Meclenburgbese Badia di Dobberano, e ad allri; alroci fatti,
pe' quali gli Architetti e simili Operalori dell' arti si leneano phi
stretti ne'loro particolari Collegj, e si circondavano di misterj,
occultando Ia pratica dell' arte loro, ed ogni procedimento Ma-
tematico.
XXIX.
Mentre Riccardo I edificava sui Monte San Michele, i Visigoti
della Gal/ia Gotica non aveano perduto il godimento, pattuito
nel 7 59 col Re Pipino, del Fuero-Juczo, ne l'esercizio dell'antica
loro Architettura Gotica. Nelle loro contrade s' era no stabilili
non pochi Franchi, viventi a Legge Salica; ed i Romani del de-
cimo secolo erano da lunga stagione rientrati nel possesso del
Breviario Alariciano, abolito nel settimo da Cindasvindo in lspa-
gna; del quale riacquisto sopravanzano luminose memorie ne'P/a-
citi e nelle donazioni del 918, 933, 942, 949 ' Ecco tre Leggi
diverse nella Ga//ia Gotica: nondimeno presso que' Romani e
presso quei Visigoti s'insinuava sempre unqualche usode'Franchi
dominatori; e non di rado neUe due lingue, U/filana e Latina, si
t'aceva un qualche innestod'alquante Germaniche voci. Gia negl'I-
slromenti Visigotici del decimo secolo si vede introdolto i1 costume
dei Feudi: rna il vocabolo A//odio, dellaLeggeSalicadiClodoveo,
divenne frequentissimo fra' Visigoli, sebbene se ne fosse voltalo il
senso a dinotar le possessioni libere di qualunque dritto feudale.
L'essersi cominciati gli ordinamenti de'Feudi a propagare phi
4 Cooft. S. Mrco., Apud LABBI!, Nova Bib. liS. J. ISISt. ( A.46o7 ).
i OaDBarcvs VITALJS, Eccl. Hist., Lib. VIII. Joter Scriptores NoaTM!IU'UCOS
Apud DucoBsftB, pag. 70S.
3 0BDIIJCVS VITALIS, loc. ciC. pag. 706.
' Do V.&IBBITTB, loc. cfl. 11. Preuves, Col. &6, 69, 85, 94.
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60 DILL' 4BCBITETTUB.1 COTIC.l
o meno rapidamente fra'Visigol!i non tolae a costoro illostro della
loro schiaUa, ed essi cooseuarono Ia piu gran parte delle ricchez.
ze, merce le quali si facevaao tuttooi a fa.bbricar volenlieri UD
numero, che talvolta sembra favoloso, di Monasteri e di Chieae.
Ledonne V isigote andarono innanzi ad ogni altro inqueste arringo
d' Architettura Sacra; Je donne , a cui era si propizio il Fuero-
Juezo ; e massimamente in una Legge del Re Cindasvindo 4.
Niuno impaccio ad esse reeavano il Jlundio perpetuo, de'Loogo-
bardi, neil Reippm i stabilito contro le vedove da Clodoeo, e
rinfrescato dopo tre secoli da Carlomagno nella Legge &Mtil a.
E pero due donne iHostri, senza il coosentimento d'alcun to-
tore o Mundualdo, feeero una larga distribuzione de'loro A/Joi.j
e de' )oro servi a pro di molti Monasteri e di non pochi Laici .. Nel
26 Febbraio 960 Ja Contessa Berta , moglie del Mareheae di Go-
zia, Raimondo I, conferi, senza interrogar]o, una gran copia di
A//odj e di servi al Monastero di Monte Maggiore , nuovameote
fondato vicino ad Aries in Provema. Disse voler donare tutto cio
chc per le Leggi erale toccato in sorte nel Regno di Gozia (in: Re-
gno Gocr.AE ') sui retaggio di suo zio Ugo di Provenza, il quale
dianzi era slato Re d' Halia. In pari modo, nel 977 6 e nel 990 6,
Adelaide, Viscontessa di scrisse due testamenti, profon-
dendo i suoi doni alia sua famiglia ed a'suoi amici. Non meno
generosa mostrossi verso i Monnsteri ; fra' quali non dimenlioo
1' Anianense di San Piero in Cauna, e quello proprio di Aniaaa.
Poco appresso, nel 1002 , celebrossi un Placito insigne , oye
Gausfrido , Abate di Santo llario cii Careassona , vinse una lite
contro Arnaldo, Visconte di quelJa ciUa, roll' allegare in suo fa-
vore Ia Prima Legge del Libro Quinto delle Visigotiche, 088ia del
Fuero-juew 7. Nella stessa guisa, essendo gia innoltrato 1'
decimo secolo, Adelaide , fig1iuola di Pietro Raimondo, Conte di
Carcassona , rinuncio ad ogni suo drilto su' Fetllli e sugli Allodj
dj quella Conlea (Feva el Alode) in fav.ooo del Cctnte di BarcellG-
na, senza 1' inlervento d' alctmo, e sol per effelto., com' ella diS&e;
fin dal principio , delle facolta concedutcJe dalla Legge Seata,
1'itolo Secondo, Libro Quinto della LEr. GorB()JlUM. L'istromento
si scrisse in Agosto 107 0 7: testimonio eertissimo ciella vita nazio-
4 Ln: WJSJGOTDORmr, Lib. IV. Tit. If. Leg. 6.
2 Yedi Sloria d' llalia, Vol. 11. pag. 364-362.
3 LEX S.tLJCA emendala a CAROLO, Tit. XLVI.
' Do V AISSETTR, lfisloire du LAI'IGUBDOC, 11. 94. (A.t'733.) Yedi Ia doouio
ne da lui riferila, Col. 4'0i.
5 lckm lbickm, II, Preuves, Col. 434.
6 Idem Ibidem, 11. Preuves, Col. U7.
7 Idem. Ibidem, 11. Preuves, Col. 458.
7 Idem, Ibidem. 11. Preuvea, Col. !7'.
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DEt.L'"-BQDTETTUB:&. GO'l'l'U 6,}
nale de'Visigoti 8oo a tutto qu.el secolo aeia Gdlitt Goticfl: ma
hen preato in queUa medesima Proruacia ed in t.Uo il rests: delfe
GalJie, verso i priDcipj del duodecimo:, l'intellettto Latiim trionfO,
cacciando in fondo si le del Visigatico Fuero-Juczo e si le
8aliche de' Franchi, non che degli altri popoli Barbari. Con fi'Ue-
ste disparvero tutti gl'istiluti Germaoici del guidrig;ltlo, e ces80
Ia lunga onta della stirpe Romana , la cui vita si tassava da Clo-
doveo e da Carlomagno una metA meno della vita cr un Franco.
Diasi ora uno sguardo indielro , e si vegga quel. che nel nono
seolo fecero i Visigoti Spapuoli del Regno d' Oviedo, i qnali vi-
Teano parimente col Don Ramiro, succed'nt& al: Be
Alfonso il Casto , avea nelr 846 vinto i Mori, che ardirono chie-
dergli la rinnol!aziooe dell' annuo tributo di cento doozelle Cri-
stiane; e toslo con Je spoglie tolte a' nemici fabbrico neUe vici-
nanze d'<niedo un Tempio alia Vergine Maria, il quale sussistea
tutiora nell' eta del Mariana. Ma pMO elegante sembro aUo Stori-
co illustre quell' opera, essendosi veduto quanto egli av.esse in di-
spetto le fabbriche d' Architettura uso ad: ammirar sola-
meate Yarti de' Greci e de' Romani: )l EX'IIA.T, dieea, su.uc-
t( TUBAE GENBRB .A.C TOTWS OPERIS IN PAUCIS ELEGANTISSlMA 4 )).
Ne belle sarebbero parole al Mariana, se si fossero, come questa,
conservate fino a' suoi di le primitive fabbriche di Compostella e
1' altre Re Visigoti d' Oviedo; cioe, da Don Ramiro Boo ad Or-
dogno 11. Costui prese nel 918 il suo regio titolo dalla eittA di
Leone, dopo averne scacciati gli Arabi. Cei!SO' aDora. Ia gloria di
Oviedo, e le Chiese d' Alfonso il Casto andarono a male, del che
si doleva fortemente lo stesso Mariana t.
XXX.
Un nuovo moto frattanto si facea sentire in Europa nel decimo
e nell'undecimo secolo al proposito dell' Architettura Gotica. EJla
muto spesso i sembianti
1
ma senza perder giammai le parlioola-
rita, che Ia distinguev8Il0 dalla Greca e dalla. Romana: e pero
ella s'udi si variamente giudicata ne'varj secoli; tenota in alcuni
per bella e maravigliosa, in altri per pazza e deforme. Io tocche-
ro d' alcune costruziooi principalissime dell' Architettura Gotica,
prima in Normandin, poi nella Gallia Gotica e flnalmente nella
Germania di Tacito. Passero indi al Settentriooe d?Europa.
Rollone comincio a fondare il mondo Gotico in mezzo alia Neu-
stria. Guglielmo I non ioterruppe 1' opera del padre; ma Riccardo I
v'introdusse una specie peculiare di ciVIlta, che si difFuse in
molti e molti paesi. Egli ebbe cari gl'ingegni, e parecchi, uomi-
4 IIAIUAJ'U, De Rebus HJSPA'NIAB, Lib. VII. tap. u.
! ldtm, Ibid. Lib. VII. Cap. 20.
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62 DEL:i7 .ARCBITETTUU GOTIC.l
nidi gran fama si condussero in Normandia, fra'quali non giova
ricordarsi di Lanfredo, che forse vi trovo una morte si sventurata,
per Ie mani d'una donna, soverchiamente ammiratrice della sua
scienza. I nipoti de' pirati, ferocissimi compagni di Rollone , vol-
geansi ad arti piu miti , quasi gia consapevoli delle loro future
conquiste. Quando essi erano padroni dell'lnghillerra, Lanfranco
ed Anselmo vennero in Normandia, ove illustrarono la Badia del
Becco: indi salirono 1' un dopo 1' altro sulla Sedia di Cantorbery,
nelJa Provincia di Kent.
Intanto I' alta Basilica di Sant'Oveno conlinuava sempre in Roa-
no a mostrar le sue forme di Gotiaa Mano, I' imitazione delle
quali dovea distendersi e si distese cosi nelle Provincie della Neu-
stria, rimaste in potere de'Re Franchi, come nell' Austrasia e nella
Germania di Tacito. La Mano Gotiaa vi stette fino al 1042. Al-
lora un uomo di sangue Daaico divenne Abate di Sant'Oveno:
vo' dire Niccolo III, nato dal Duca di Normandia, Riccardo Ill: il
quale Abate ristoro 1' aolica Chiesa del 534 4 ; e non ristorolla
certamente secondo lo stile Romanefle. La Chiesa di Saot'Oveno
fu indi consumata dal fuoco, e ricostruila nel quatlordicesimo se-
colo in quel modo, che oggi si vede, con Ia sua magnifica Torre.
Un' altra Cattedrale di Normandin prese nell' undccimo in Con-
lances ad emulare le proporzioni del primitivo Sanl' Oveno, rna
ebbe tre Torri; condotta nel 104.8 al suo compimento t. San Pier
sulla Diva s' annovero eziandio tra le fabbriche non Romaneai
di Normandia: Monaslero fondato nel 104.6 da Lescelina, Vedova
del Conte Guglielmo, il quale nacque dal Duca Riccardo I 3. L'au-
ra dell' Architettura Gotica presso i discendenti de' Daco-Nor-
manni venuti con Rollone si fa sen lire anche al Ramee, quan-
tunque preoccupato dalle sue opinioni sulla scienza e sull'ubiquitd
de' Culdei 5, Ma l' Architettura Gotica non flori meglio che in
Sicilia, per opera di que'Daco-Normanni: e non Romaneai (lo con-
fessa ben anche il Ramee 6) furono la Ca.Uedrale di Pa1ermo e Ia
Cappella Palalina, Je Chiese della Martorana, di San Cataldo e
della Magione di quella ciliA, non che le Cattedrali di Messina e
Cefalu.
XXXI.
Gli stessi spiriti, che nell'undecimo secolo agitavano Ia gente
domioatrice di Normandia, moveano, si come no gia esposto, il
f OaDJRJCUS VJTALIS, loc. cit. Lib. IV. pag. 630.
t GuLu CaarsTIAI'IA Nou, Tom. XI. Col. 870. et In Append. Instrumeoto-
rum. Col. 218.
3 lbidtm, XI. 728.
5 RutE] Manuel, etc. 11. 486.
6 Idem, bidtm.
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DELL
1
A.RCHITBTTUU. GOTICA 63
pelto de'Visigoti nella Gal/ia Gotica. Fnlcrado, Vescovo della
Visigotica ciU.A di Lodeve, uomo nobilissimo, avea due sorelle ,
che nel 97 5 donarono a Ricuino, V escovo Magalonese 4, un oscuro
podere o villaggio, chiamato Monpellieri, nel territorio di quella
Magalona , cbe fu disfalla da Carlo Martello. Dal 7 37 in qua i
Vesco vi Magalonesi risedeltero nel terrilorio della cad uta citta, e
propriamente nel prossimo Substanzione o Melgueli; Castello, che
ebbe i suoi Conti particolari, ma Franchi, e vivenli a Legge Sa-
/ica. Tale dicea d' essere il Conte Bemando (II) in una donazione
del Novembre 985 t: ma Ponzio, suo discendente, che nel 1109
.divenne Abate di Cluny (alcuni lo dicono morlo nella Napolitana
Badia Cavense), atTermava neUe sue Lettere 3 di essere uscito dal
sangue di Vitizza, ovvero di San Benedetto Anianense, de' Conti
di Magalona: parentela, che doveva essere vera per parte solo di
donne, si come argomenta lo Storico della Linguadocca '
In Substanzione adunque si trovava Ricuino quando fugli do-
nalo Monpellieri , che poi dovea divenire una colaoto famosa cit-
ta. E Ia die in feudo a Guidone o piuttosto a Guglielmo, cbe fu il
Primo degli otto Guglielmi, Signori di Monpellieri 5. Arnald9,
Successor di Ricuino, voile tornar nel1037 a Magalona, e fe'sor-
gere intorno ad essa una citta novella, ch'e' cinse con Jluro e con
1'orri 6. Edifico in oltre in Monpellieri la Chiesa di Santa Maria,
per Ia quale generaronsi toslo aspre controversie tra' V escovi Ma-
galonesi ed i recenti Signori del nuovo feudo, che poco appresso
al 1037 fu circondato eziandio d' un Muro e d'un Fosso. A loon-
car si falte lili , nella Prima vera del 1090 , rivolsero anche , fra
1' altre cure , il pensiero i Padri del Setlimo ConciHo di Tolosa. I
lor desiderj ebber l'eff'etto: e nel Decembre dello stesso anno 1090
si conchiusero, non ponendo in obblio le Mura ed il Fosso 7, gli
accordi fra il Vescovo di Magalona e Guglielmo IV, Signore di-
Monpellieri. Otto fra' V escovi, di quel Concilio, neUe lor sottoscri-
zioni presso il Marlene 8, dichiararono d' appartenere Ie loro Se-
di alia Gallia Gotica : Dalmazio , Metropolitaoo di Narbona con
setle suoi SutTraganei ; Matfredo di Beziers ; Goffredo di Magalo-
na ; Pietro di Nimes ; Pietro di Carcassona; Bernardo di L o d ~ v e ;
Guglielmo d' Albi e Berengaria d' Agde. Quesl'erano le otto Dioce-
4 Do V .USSITTI, loc. cit. 11. t03.
2 ld1m, Ibidem, 11. Preuves, Col. 439. Num. flO.
3 Idem, lbidlm, 11. 3110.
oi Idem, Ibidem, 11. 40-'.
IJDo V.ussJTTB, Ristoire du L.tNGuaooc, 11. 403.
6 Idem, Ibidem, 11. t74.
7 Idem, lbitkm, II. Preuves Col. 3i7-3i9. Quidquid est inter Vallatos et
c .Muros
811UT&.u, NovusTbesaurusAoccdotorum,IV. 420. (A. t7t7.)
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64 DLL
1
GOTICA
si, quesli nel 1090 i confloi. della Gallia Gotica, si tenera del
suo FvetvJ-Iuczo e della sua Litvrgia Gotica, sotto l'ombra del
1' .4ocomaruligis oet'Re Franchi.
Pur chi 1' avrebbe allora temulo? Questa Liturgia, compagna
necessaria dell'Architettura Gotica, fu sommersa quasi nell'anno
seguenle all' additato Concilio di Tolosa. I Visigoti d' Oviedo, i
tpali avean posta Ia regale alanza in Leone, coDquistarono Tole-
do su gli Arabi.: 1'.oledo mv.ano wagheggiata da'Cristiani per tre
seeoli. Alfonao Vl sene impa'roni, marito della Francese Costan-
za di Borgogna; eeoondo i deRderj della quale fu salutato Arcive-
JCOVO di Tol ua Francese per nome Bernardo, menlre in Roma
sedeM il Ponte6ee Francese Urbam U. Bemardo dunque, il nuo-
M Arcivescovo, inlimo un Collcj(io in Leone, dove 80praggiunse
un Lega.to m qnel Papa , e decrWsi , cbe s' abolissero le letlere
dell' Alfabeto Visigotico, cioe oclell' UlfllutR.o, per soslituirvi le La-
tine. Inanimito Berardo prete a far guerra contro Ia Liturgia
-Gatica, e gli veDDe fatto di sopprimerla in pro della Romana: il
che non avveooe tleD.r.a grari difficolta; ne avvenne in tutt' i luo-
ghi di Spapa, restituiti alla dominaz:iooe Cristiana. L' assenso
d'Urbano II ed il favore della Regina Costanza procacciarono un
grande incremento alia liturgia Ia quale vinse alla
fine in lspagoa: eppure i1 Cardinal Ximenes, a capo di molli se-
coli, dispose, che vi fusee nella Cattedrale di Toledo una Cappel
Ia , in cui alcuni appos.ili Sacerdoti dovesi!ero cantar Ia Messa in
certi giorni dell' anno secondo il MuBale de' Goti 4. La Provvi-
denza di Dio voile, cbe nell'Europa del Medio-Evo si formasse
una rompage di popoli, o favellanti o scriventi una medesima
lingua. Urbano II ubbidiva seom saperlo ad altri decreti del Si-
gnore, i quali aveano posto Roma sopra tulle le genti, dispensan-
do ad esse un COIIlUDe Mioma ed uo comune Alfabeto Latino.
Maggior Coocilio teoaesi da Urbano II nel 1092 in Clermonte.
Vi si predioo Ia duppia Crociata; l'una contro gli Arabi di Spagna,
l'altra coratro gli Arabi Oltremarini di Siria e di Palestina. I Ca-
valieri Cristiani acoorsero ai santo e nobile invito; alcuni verso
I' Oriente, eome fece ben presto, nel 1096, Guglielmo IV di Mon-
pellieri; altri alia volta de' Pirenei, si che in poco d.' ora negli ul-
timi giorni di quel Ponteflce cadde Vnlenza in potesta del Cid, e
Gerusa1emme neUe mani di Goffredo Buglione. Oggi ascolto, che
nuovi Documenti or ora trovati daono del tradilore a quel Cid;
cio cbe a me non importa d'investigare, contentandomi di sape-
re, che i Afuzarahi ed i discendenti de'Goti di Don Pelagio viose-
4 CARDII'ULIS DB LOlll!l'fZAJU, Praefatio ad Breviarium GOTBICUM
1
secundum
rtgulam B. lstooat. Matriti, in fol. (A. 477!'1.'.
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D&LL' AllCHITETTUU OOTICA.
65
ro nel nome del Cid, e lo celebrarono d' eta in eta ne' Poemi e
nelle Canzoni del Romancero.
Qui lorna Ia solita difficolla, se Ia Chiesa diS. Maria, edificata
nel 1037 in l\fonpellieri da un Vescovo Magalonesc della Gallia
Gotica, prima d'aholirvisi Ia Liturgia GrJtica, fu di stile Roma-
neae o Gotico? E se Gotici furono i1 Mu:ro ed il Foaao, de'quali
gia si parla, come d'opere condolle allor compimento, nella Car-
ta del Decembre 1090, teste ricordnta, di Guglielmo IV? A saper-
ne il vero, mi piacque interrogarne due Arcbitelti di Monpellieri,
che pubblicarono 1m huon numero di Documenti, tratti dagli Ar-
chivj della lor patria. Sono il Renouvier ed il Ricard, i quali non
ba guari scrissero no' Opera col titolo {( Deg/i Artiati Gotici di
Monpel/ieri 4 )). Essi vengono dimostrando, rna senza conoscere
quella Carla del 1090, che di stile Gotico fu i1 Muro ed i1 Foaao,
coslruili dopo il 1037 in l\fompellieri; che Gotica da'Documenli
di quell' Archivio s' impara essere stata in principio l'incamicia-
tura della nascente cilla (Chemiac GorHIQUE} : Gotiche le sue
Torri e Torricel/e i. Con Torri e con Torrieelle certamente i Vi-
sigoti del 37 4 avenno alzalo il Lungo Aluro conlro gli Unni di Ia
dal Danubio. E pero il Renouvier ed i1 Ricard, attribuirono il no-
me non di Romancai rna di Gotici agli Archilelti della loro citta,
da' quali s' edificarono quel Aluro e quel Foaao, tra gli anni 1037
e 1090.
Gia nel 1096, quando Guglielmo IV accingevasi al passaggio
d' Oltremare, doveva esservi una Consorteria qualunque d' Archi-
tetti o di muratori e simili Operai, che cinsero Monpellieri con la
Camicia Gotica, poicbe questa Consorleria , cento anni dopo si
ascolta porlar il nome di C o m u t ~ e Chiusura in un Alto, con cui
le si promeltono assislenza e favore da un allro Guglielmo, Si-
gnore della citta, nel mese d'Ottobre 1196 3. Gotici adunquc,
giova ripeterlo col Renouvier e col Ricard, Gotici furono gli Ar-
cbitelli ed i muratori, che i Vescovi della Visigolica Magalona
depularono a rialzar Ia loro Sede primiera, ed a fabbricar Santa
Maria di Monpellieri: Gotici, non Romaneai, gli altri Operai, che
circondarooo Monpellieri d'un ilfuro Gotico. lo non ignoro, chc
molte Chiese fabbricaronsi nell'uudecimo secolo in lspagna, nella
Ga/lia Gotica e nella Normandia, secondo lo stile Romaneae.
Ma come si puo negare in quel secolo all'Architeltura, buona o
4 RJKOOVIIR et Ricard, Des Maitres de pierre et des autres Artistes GOTBI-
QOBS de MotnPBLLIBR, in i . Monpellier (A.48U).
t /idem Ibid. pag. 4 4. Ces pieces de I' Archive cootlennent des details pre-
cis et ioteressaos sur les Tour1 et les Tourelles, les Portails el les Posses
d'uoe Chemise Gothique .
3 /idem. Ibid., pag. 405, Append. des Documents, Num. 4. Ex Arch. Com.
de Ia Commune de Monpellier, Arm. B. Cass. 40, num. t.
9
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66 DILL' llCBIT'BT'I'tJIU. GOTIC.!
malvagia, che i Visigoti aveano recato dal Danubio
Occidentale, come si puo negarle ii nome di Gotica?
XXXII.
Or vengono i Tedeschi della Germania di Tacito, sl agreste Boo
a San Bonifazio, e cotanto povera ed aspra nel suo linguaggio 6-
no ad Otfrido. Le sue prime costruzioni Cristiane delle Chiese o di
pietra o di legno sembrano essere state Romanelli, perche ho gia
confessato 4, che d'ltalia v'andarono i Missionarj, ed anche i Mae-
atri Comacini d'ltalia. Ma i Visigoti della Gallia Gotica potero-
no parimente andarvi dopo alcun tempo : ed i Monaci deiJa Be-
go/a di San Colombaoo, venuti dalla Burgundies Badia di Lu.xeu
o Lussovio, recarono per avventura in Germania un qualche con-
cetto, che non era del tutto Romaneae, dell'Architettura. V'ha
eziandio chi vuole, che un gran numero di Architetti Bizanlini vi
si tramuto nel decimo secolo pel favore della Greca Teofania,
moglic dcll'lmperatore Oltone II. : al che non saprei contraddi-
re, dopo a\'er fatto un simil ragionamento inlomo all' Architet-
tura Gotica, diffusa nel Regno d'Austrasia dalla Gota Regina
Bnmechilde. Fra gli Architetti, che passarono in Germania, non
si vogliono dimenlicare gli uscili dalla Normandia, di qualunque
nazione si fossero, nell'undecimo secolo, e soprattutto i Monaci
Cattolici. Ainardo, nato nella Germania di Tacito, fu il primo A-
bate del Monastero di San Pier della Diva,ed il suo Epilaffio sog-
giunge, ch'egli edi6collo con grande studio in Normandia (A quo
locua iate .... aedificatua ingenti studio i). Chi sa quanti altri
Monaci Tedeschi si condussero prima del 1042 a studiare Ia Mano
Gotica di Sant'Oveno, e poi ne trasmisero il desiderio alle lor
patrie 'l
I discendenti de'Germani di Tacilo cominciarono percio ad in-
vaghirsi delle non Romaneai coslruzioni; e ben presto l'ogiva od
arco acuto si vide apparire nelle loro fabbriche. Ogivale dicono
essere stata Ia Cattedrale di Naumburgo, edi6cata nel decimo se-
colo, al tempo di Teofania lmperatrice: ogivali nel seguente se-
colo undecimo le Cattedrali di Minden, di Bamberga, di Goslar e
d'Hildesheim. Lo stile dell'arco acuto poscia s'innalzo d'etA in etA
6no all' altezza di quella rinomanza , che conseguirono le Cat-
tcdrali di Strasburgo e di Colonia ; rna egli prevaleva giA in tutla
l'Europa, e l'arte de' Tedeschi piacque priocipalmente all'Italia
nel quattordicesimo secolo. Una tanta e si rapida fortuna indusse
in errore que] famoso Alberto Durer, il quale , scri vendo il suo
1 Vedi prE'c. . XXVII, In One.
t G.u.uA CaatsrrAu Non, Tom. XI. 730.
- Oantlan:us VrTALIS, Lib. IV. pag. 5H. l)it;.
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bELL'.UCHl'I'ET'i'UU. 67
Trattato Geometrico nel sestodecimo, i suoi Tedeschi es-
sere stati gl'inventori dell'ogiva, ed i primi, che Ia mostrarono al
genere umano 4
XXXIII.
Cotica oggi suol chiamarsi da noi l'Architetlura, che ama gli
archi acuti, ossia l'ogive: donde i phi recenti Scriltori deduco-
no, che ella debba denominarsi ogivole, non Gotica. Cio non
toglie, bisogna sempre rammentarlo, che dall'anno 412, in cui
si stabilirono i Visigoti neUe Gallic Meridionali, fino al1042, nel
quale si ricostrui Sant'Oveno di Roano dall' Abate Niccolo Ill, non
vi fosse stata in tutto l'Occidenle d'Europa l'Architettura Cotica,
ovvero Ia Mano Gotica, o con l'ogiva o senza l'ogiva: una Ma-
na, cioe, Oltredanubiana e dift'erente dalla Greca e dalla Roma-
na. Ma come puo egli dimostrarsi, che l'ogiva, la quale regno in
Sant'Oveno dopo Ia ricoslruzione del 1042, non avesse regnato
ivi fin dalla prima costruzione del 534? Non e egli piu ragione-
anzi non e cgli necessario il dire, che l'ogiva si moslro in
Sant'Ovcno fino dal sesto secolo di GESu CRISTo? Non era forse
l'ogiva nel Medio-Evo creduta sommamente utile all'elevazione
Visigotica del Tempio edificato da Clotario I. in Roano? Utile
all'elevazione dell'altro, che poi s'innalw dal Rc Sisebuto a Santa
Leocadia in Toledo? ( Mi1'f!,m opria , dicea Santo Eulogio prima
dell'858 2, CULMINE ALTO). Nel caso presente, per una rara ec-
cezione, il peso di provare, che non fuvvi l'ogiva in questi due
Tempj e negli altri d'una grande altezza, faUi coslruire da' Pilo-
fori e da'Re Visigoti, si trasferisce in chi nega: ed a coloro, i
quali aft'ermano, basta il ricordare l'antichita dell'arco acuto.
Questo non inventossi da niuno in un dato ma nacque
e trovasi cosi nelle vetustissime Citta d'Italia (tali Ar-
pino e Palestrina) come in Ninive, in Licia, in Gerusalemme, in
Egitto ed anche nell' Oasi di Libia , senza parlar della Persia e
dell'lndia.
Chi crederebbe ora, che il Ramee, uomo dotto, ricordi Ia Mano
Gotica 3 di Sant'Oveno e l'opinione dianzi esposta 4 del Wiltheim
sulla perpetua durata dell' Architettura Gotica , senza concepire
il piu leggiero sospetto intorno a Santa Leocadia del settimo se-
colo, ed all'Architettura Oltredanubiana, diversa dalla Greca e
4 Duau, Trattato Geometrlco delle misure, etc. (in Tedesco) Norimberga,
A. (4525).
t s. EoLoGn, Apologelicus Martyrum, Lib. 11. Apud Scaonu, Bsr. Illu-
stratae, IV. i72 (A. 4608).
3 RA1, Manuel, etc. 11. 446 e 447. in Nota.
4 Yedi prec. . XIJJ. in line.
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68 DELL' &JlCBITITTlJU OOTICA
dalla Romana, in Ispagna?Chi crederebbe, cb'e' dichiari di non
aver phi anliche ootizie suU'ArchiteUura di Spagna e di Porto-
gallo se non dell'essersi nel 1221 edificata Ia Cattedrale di Bur
gos 4 ? Perche non apriva egli le Storie del Mariana, e non con
sultava i Documenli del Florez?
Assai piu inaspelt.ata nella bocca del Ramee s'ascolta Ia sua
confessione, che i Duchi di Normandin, nella loro qualita di guer
rieri e di Laici, non ediflcarono se non secondo lo atile ogivale:
per Ia qual cosa 1' ogiva ricorre cosi frequente in tutla la Sici-
lia i. Ogivali dunque debbono sembrar necessariamente al Ra-
mee le coslruzioni della Santissima TriniiA. di Fecampo e del
Monte San Michele fin dal principio, cioe fino dal decimo secolo.
Se poi Ia qualiiA. di Laico chiarisce l'intenzioni de' Ducbi di Nor-
mandin contro Ia Chiesa di Roma, e contro l'arco rotondo oRo-
mano, dunque il Laico Riccardo I. cercava di levarsi contro Ro-
ma, quando egli chiedeva tanti privilegj per Ia sua nuova Badia
di San Michele In periculo Mari11 al Ponte6ce Giovanni XIII I Ed
a fabbricarla dcpulava per l'appunl.o i Mooaci del luogo I I I Ma
di quesle cose gia ragionai a.
XXXIV.
Altre vie tengonsi dal Beule. A lui, salil.o in fama per le sue
scoperte Archeologiche, venne veduta l'ogiva fin sulle Porte d'A
tene ; del che promette dare piu speciali notizie. Di qui deduce,
che gli Antichi ben conobbero 1' ogiva, ma che l'ebbero a vile; si
ch'ella non apparisoo se non per eccezione presso l'Antichita. Ma
tali eccezioni si vanno tuttodi moltiplicando: e chi avrebbe spe-
rato di scoprir l'ogiva tra le ruine di Ninive, in compagnia del
l'arco rotondo? Se rogiva si trovo in Atene, perche non si dona
trovare anche in Roma, comecche Plinio e Vitruvio ne avesser
laciuto? II capriccio in pro delle forme straniere, l'esser sazj e
ristucchi delle Ron1ane, Ia corrwione del gusto e cento alfre ca-
gioni polerono aprir facile accesso all'ogiva su' Sette Colli. Nel 400
o 405 dell'Era Volgare, in un Dittico pubblicato dal :Montfau-
con ', si rappresenta iJ Console Slilioone seduto sotl.o l'arco acuto
d'una muraglia: ne11'847 si scavo una Cappella ogivole in Su
biaco. Simili eccezioni, rispondera il Beule, non oostituiscono lo
atile ogivale. No, certo: ma egli, che col nome d' Antichi addita
4 IUMIB, Ibidem, II. UO.
i Idem, Ibidem, 11. 4 86. Les Dues de NoaANDIB eta lent guerriers, par
consequent Laiqt.Ha; leurs monuments fureol dans le style que oous nom-
mons A OGIVE .
3 Ytdi prec. . XXVIII.
i MOIUFAUCON, a\otiq. Expliquee, Ill. i32. {A. 4'749>
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DILl/ UCIDftl"l'tllU. GOTIa 69
solo i Romani ed i Greci, non puo nc vuolc oomprcndcr soUo un
lal vocabolo i Geti o Goli. Or come si dimostra, che i Geti o Goli
avcsscro avuto lo stile ogivale in dispetto, oosi di Ia dal Danubio,
come in Ispagna e nella Gallia Gotica ed in Sant' Oveno di
Roano?
Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso
i piu illuslri Scriltori della Francia d'oggidi. Gli uni, come il Vi-
let cd i1 Viollet le Due, aspirano a voler dimostrare, che lo stile
ogivale non e se non un trovato Francese : cio che sarebbe vero,
rna per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della Gallia Gotica.
mi altri, come il Beule, non solamente abborrisoono lo stile ogi-
vale, rna sperano lavar Ia Francia da ogni rimprovero d'averlo
poslo in alto per Ia prima volta. Questi sono i sensi d'un Disoorso
proemiale, recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Benle si tratta
dell'insegnamento dell' Architettura. II Laboulaye ne pubblico al-
quanli brani, dicendo, che Ia queslione ivi agitata sull'Architettu-
ra ogivale arde sopra ogni altra di tal natura nella noslra eta 4.
In quel suo Disoorso, il Beule con nobile risentimcnto aff'erma ,
che i Francesi d'oggidi non sooo Franchi, ma Neo-latini: Latini
perle leggi, pe' costumi e per Ia lingua. Son troppo cari simili
accenli all'animo d'uno, che pose, come io feci, una parte della
vita nel narrare i trionfi dell'inlellelto Romano sulla barbaric dei
Germani di Tacito, e sui guidrigildo minore, ron cui essi offese-
ro Ia razza Latina; ma i Geti o Goli, ch'eran diversi da' Greci e
da' Romani, erano diversi altresi da que' Germani, e non conosoo-
vano, quante volte dovro ridirlo?, non oonoscevano I' uso del
guidrigildo.
La. Storia dell' Architettura Ollredanubiana, recata neii'Europa
Occidentale da' Visigoti, e assai piu antica di quella, che racconta
le vitlorie dell'inlellelto Latino sulla natura de' Franchi, de' Lon-
gobardi e degli allri Germani di Tacito: ed inulilmente il Beule
vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carloma-
gno di farsi Latino. Fu queslo tm omaggio involontario di quel-
l'Jmperatoce alia grandezza del nome Romano: rna egli lascio
nella Legge Salica da lui emendata le tasse minori per le "ite
de' Homani' che llOO per le vite de' Franchi ; ne prese a rialzare
del ]oro civile avvilimcnto le generazioni Latine, tutlocchC facesse
una grande slima del loro inte])elto. Mi si perdoni percio d'aver
cercalo d'opporre ad alcuoc moderne prelensiooi Germanichc le
memorie, Otnai vicine a spegnersi, dell' Architeltu,.a Gotiea , le
discipline della quale furono atrallo ignote a Germani di Tacilo
4 Bautil, Di&<urs d'ounrture d'uo Coors d' Archeologle.
SlamJlalo in parte ncl Jownal des Debat1 del 28 Genoaio 481)7,coo alquante
Osservazioni l'reliminarl del Laboulaye.
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70 DELL' .!RCBIUTTUR.! GOTICA
prima di San Bonifazio : mi si permetta d'invomr nuovamente gli
studi, da me in allro luogo lodali 4, del signor di Boissieu, il qua
lc s'unisce al Beule nel proposito di non volere i Franchi per pro-
genitori de' Francesi odierni della Provincia Lionese, rna i Roma.
ni ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che incorporaronsi co' Goti
e passarono all'esercizio dell' Architettura Gotiea. lo ne voglio
ne posso far confronli di sorle alcuna della bellezza ed eccelleoza
di questa con Ia bellezza ed eccellenza della Greco-Romana ; rna
ringrazio sinceramente il BeulC d'essersi collomlo in Roma ed in
Alene per conlemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte Greca
c Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permis
sione d'ammirar con occhio imparziale cosi lo atile ogivale della
Cattedrale di Slrasburgo, come gli arehi rotondi nella Chiesa di
San Paolo in Roma.
XXXV.
Gli arehi rotondi son quelli, a'quali ora il Ramee ed il Vitel
con altri egregi Francesi, aventi sempre in mira lo stuolo dcgli
avversarl di Roma, danno il nome di Sacerdolali o leratiei. E
pero io desidero sapere se Ieratici od ogivali furono gli archi
vollati da' Goti nel 534 in San Pietro di Roano, quando quel po-
polo era tutlo d'Ariani? Se Jeralici o Romaneai, dunque le loro
diversilA dagli archi ogivali non eran cagione della ditTerenza,
che passava tra l'Architettura Gotica e Ia Romana, ed in cento
altri modi polea la prima separarsi dalla seconda, conservando
gli archi rotondi, e non perdendo il nome giuslamente dovulole
di 1Jfano Gotica. Se ogivali, si come doveano essere perche di tal
natura furooo dopo la ristorazione del 1042, dunque dello atile
ogivale s'ha nel Tempio Rotomagense un esempio illustre 6no
del sesto secolo, scnza esservi bisogoo d'aspettare le Consorterie
Laicali od Ecclesiasliche del 926.
1\la, secondo il Ramee 3, le doUrine Arcbiteltoniche , descrilte
nella Carta Eboraceose del 926, risalgono all'antichitd piu alta:
ed in quell'anoo ardirono gli Anglo-Sassoni di York. aspirare a
ristorar Ia velusla sapienza, per opporsi aile tradizioni Ieratiche
de' Ponle6ci Romani. Or chi erano quesli Anglo-Sassoni, se non
popoli di Germania 'l Tali non naoquero gl'luti, che discesero in
4 Yedi Codiee Diplomatieo Longobardo V. 30.
2 VrTBT, Rapport ll M. le Min Istre de sur les Monuments et Jes
BibliotMques, pag. 4!, 43. Paris (A. 4834 ).
- Idem, Notre Dame de NOYON, nella Revue des deua; Mondes, deWaono 4 8U,
Tom. IV. pag. 6!14, 635
3 RAtE, loc. cit. 11. pag. 458. Lts traditions du 926 remootent a Ia
haute antiquiU .... les ANGLO S.UOl'IS s'elaoellrent alors au deiA des vie1lles
traditions (Saurdotale1).
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DELL 'A.RCHlTETTUR.& GOTICA 71
sieme con essi nel 449 alia conquista d'lnghilterra
1
condotli dai
fratelli Hengist ed Hotsa. Sotto il nome di loti si comprendevano
allora i Goti o Daci, che seguitando Ia fortuna d'Ermanarico de-
gli Amali conquistarono Ia Iutlandia, ed ogni altra regione posta
sulle rive Meridionali del Ballico, dando all'antica Dania o Dani-
marca il nome di Dacia, prima di spingersi neUe contrade oggi
chiamatc di Svezia e di Novergia, ossia della Scandinavia. Queste
s'acquistarono dopo la morte d'Ermanarico da' Goti, che vi fon-
darono Ia Vestrogozia e l'Ostrogozia; nomi, che ancor vi durano;
rna quello di Dacia IS'impose pili tardi anche alia Provincia, che
oggi dicesi della Scania in Isvezia. E pero nell'eta di Rollonde
I'appellazione di Dacia si dilatava dalle rive del Danubio , e al-
l'Aiania 6no all'Oceano Germanico. Gia nella Storia narrai 4, che
gl'luti od i Goli del 449 fermaronsi nell'lsola di Tanet e ne' luo-
ghi dove sorge Cantorbery, Ia quale di poi accolse Lanfranco e
Sant' Anselmo: Cantorbery, non lontana di Londra, e divenuta
oggi Ia sedc principale del recente Primato Anglicano. L'essersi
uniti cogl'Iuti o Goti non tolse agli Anglo-Sassoni, che formavano
il maggior numero di que' conquistatori, la lor natura Germani-
ca, ne l'uso del guidrigildo, che duro in Inghilterra per molti
secoli; rna il minor numero de' Goti comunioo modi piu civili aile
Germaniche genii, che abitavano in capanne agresti senza legole
e senza calce. Gl'Iuti o Goti del 4i9 tramandarono parimente al-
l'idioma Germanico degli Anglo-Sassoni quel gran novero di voci
Ulfilane, pel quale non dubito l'Hikes 2 di scrivere, che I' Anglo-
Sassone somiglia mirabilmente al Gotico del V escovo Ulflla.
Poiche lo atile ogivale, a senno del Ramee, rinacque nel 926
fra gli Anglo-Sassoni, egli e costrelto a doverlo senza piu crede
re Gotico, ed insegnato a'Germani dagl'Iuti o Goti loro compa-
gni nella conquista. Costoro 6oo all'ehi di San Gregorio il Gran-
de professarono il sanguinoso e crudele culto, che comandava le
quioquennali uccisioni, riferite da Erodoto, degli Ambasciatori
da spedirsi a Zamolxi: culto riformato da Deceneo, che prescrisse
a' Geti o Daci dirizzar Tempj e Cappelle in onor de' loro Anai o
Semidei e degli Eroi. Poscia pati altre Riforme, oscure tutte od
ignote; rna celebre sopra ogoi altra divenne, sebbene in mezzo
aile lenebre phi 6tte, Ia Riforma d'Odino o Wodan, che l'armi e
Ia Gotica predicazione diffuscro prima nella Germania Orientale
di Tacito e poi nella Scandinavia. Odino, sull'orme di Zamob.i,
apri all'anime de' guerrieri gli spazj elerei del suo Y ahalla, in
cui gustassero Ia volulta di scmpre uccidersi fra loro per rinasce-
4 Yedi Storia d'ltalia, Vol. I. pag. 4418, 4U9.
t 8Jcus, Praefatlo ad Grammatir.am AKGLO-S.li.OIUCAM, pag. VIII. XIII. In
Tomo I. Thesauri Lioguarum Septentrionalium, in fol . Oxonii (A. 4703;.
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.
-
72 DELL' A.&Ctll'I'ETTURA. GOTlCA.
te a stragi novelle. Pili atroci s'udirono i precetli di Thor,
BCri \ti dol Duca Riccardo I. e da Hodolfo d' lvry a Dudone di San
Quintino. Thor, Diode' Geti o Goti 4, inacerbi Ia riforma d'Odi-
no, e si fece adorare insieme con esso , rna in primo luogo, dai
auoi Geti o Goti di Scandinavia: origini, delle quali trattai nella
Storia s, rna piu copiosamente nella Tavola Cronologica 3, c che
per lunga eta produssero 1' eft'clto certissimo d' cssersi versato il
sangue dell'uomo a torrenti. Poco dopo Dudone di San Quintino
lo Scaldo Eilivo, figliuol di Godruna, compose il Poema del
Thoradrapa, ossia della de' Giganti di Thor: del qualc
Poema, nell'ultimo anno del secolo trascorso, il Thorlacio pub-
blicO alquanli versi '.
Questa nondimeno di Thor fu I' anlica Religione di Rollone.
Prima di lui, Santo Ansgario d'Amburgo avca predicata Ia Cri-
stiana in lsvezia, c propriamcnte in Birca, non lontana di Sigtu-
na, ove poi s'innalzo Stocolma. Egli mori nell'865; e Rambcrto,
suo discepolo, che ne scrisse Ia Vita, narra d'aver Ansgario tro-
vato in Birca idolalra non pochi segni di civilta e di commercio
con infinite ricchezze (quod ihi eaaent multi negotialores divitea
et ahufldanJia totiua honi atque pecunia theaaurorom multa 5).
Non so se fill da quell'anno 865 si fosse coslruilo in Birca il Tem-
pio, denominato Upsal, che due secoli dopo gia era famoso nel-
Settentrione d'Europa, secondo Adamo di Bremu 6. Questi, verso
il 1080, ne lrasmise alia posterila i piu ccrli e minuli ragguagli;
e gia egli allora conosceva nella Scandinavia le due Provincie
cosi della Vestrogozia come dell'Ostrogozia. Birca, dicea, s'appar-
. tiene a' Goti nel mezzo della Sveonia : t( BtnA. est oppidum Go-
TROBUil in medio (( SvEONIAE '7 )). In allro luogo dichiarava, chc
Svezia e Sveonia erano Ia stessa cosa: svBoNu. vel svsoJA 8, . )):
e clle l'Ostrogozia si distendea fino a Birca: )) OSTROGOTBIA. pro-
n tenditur uaque ad BYRUM 9 )). Or questa BYuA. non era lonta-
na dal Tempio Ubsola od Upsal: )) BYRu. est oppidum GoTHORUM
in medio )) SnoN&.u:, non. /ooge a TEMPLO CELEBERRlMO . ....
)) UBSOLA 40 ))j celebratissimo Tempio, che per Ia sua riccheua
4 Duoo S. QUINTito, loc. cit. Lib. I. pag. 6!. GBTu, quiet GoTBI, vene-
rantes Toua, DEUII SUUII
i Yedi Storia d'ltalia, Vol. I. pag. 935 959, 9'75, Hi'7, 4!50, 4!5,.
8 Yedi Tavola Crooologiea, pag. '0'7-n8.
'TBORUCIUS, Miscellanea, Borealia, Specimen VII. in 8. Hafniae (A.479; .
15 RI .. BRTtJS, In VIta s. Al'SCBARu, . !8. Nelle Raceolte del BoLU!'(DO, del
IUBILLON, del L.li'IGBBBil, del FAl'(T e del PBRTZ.
6 ADAMtJS BRBMBNSIS, Historia Ecclesiaslica, de. Apud ERPOLDUM LJNDI!BBO-
GJUMJ Script. Rer. GB1lMANIC SEPTBNTRIOULIUM, curante FABRICIO {A. 4706).
7 dem, Ibidem, Lib. I. Cap. i4.
8 Idem, De Situ OAI'UAB, Post HiSt01'1am Ecclesiasticam, pag. ,0. I 134.
9 ADAM US BRBUNSIS, De situ 0Al'(IA8
1
pag. 6t. . 233. EditiO LIUIDaOGII.
40 Idem, Ibidem, pag. 61.
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DnL' .UCHI'tllTTtJRA QO'I'IC.A. 7 3
dicevasi tulto d'oro ( tolum ex auro paratum ), dove si ve-
neravano, continua i1 Bremese 4, le tre statue di Thor, di Wodan
od Odino e di Fricco. 11 pensiero d'imprigionar gli Dei fra le pa
reti e d'alzar loro un simulacro sarebbe sembrato infame ad un
Germano di Tacito.
La celebrilA del Tempio Upsal vicinoa Birca nel 1080, ed i1
ooncorso di varj popoli non Germanici per celebrarvi alJa fine di
ogni nove anni le loro solennita, dimostrano Ia sua non recente
costmzione. Di non minor celebrita godeva il Tempio di Letra o
Leira ( LEDBBUJI) nell'lsola Danese, oggi delta Selandia. Ditmaro
di Merscrburgo s ( usci di vita nel milledieciotto ) narrava,
cbe in Letra scannavansi novanta nove uomini ( ma forse il no-
vanta che precede , sta per un errore nel testo) con altrettanti ca-
valli e cani e galli : orridi riti Zamolxiani ; ma il periodo quin-
quennale dell'uccidersi, con molti strazj, gli Ambasciatori a Za-
moJxi s'era mutato in quello di nove anni.
Con lo stesso intervallo di nove anni, s'ammazzavano in Birca
nel Tempio Upsal nove capi d'ogni animale maachio, non escluso
l'uomo. Questi sono i racconti d' Adamo di Brema a; il quale rife-
risce in oltre, che gli umani cadaveri si appendevano con quelli
de'cani, ludibrio a'venti ed aile pioggie, agli alberi di una sa-
forest&. 11 numero nove, ripetuto in Letra ed in Birca, deJie
vit'Jme alia fine d'ogni nono anno, sembra da un lato essere il
prodotto d'una qualche superstizione Pitagorica o Zamolxiana ; e
dall'altro ci chiarisce , cbe uno era il popolo Gotico, una Ia Reli-
gione di queUe due Citta. Enea di Gaza, nella seconda meta del
quinto secoloCristiano si trovava in Costantinopoli,ove ascoltO cbe
intomo aile rive del Danubio v'era tuttora un residuo di Geti Za-
malxiani , da' quali s'uocidevano ancora i piu nobili personaggi
fra essi; cio che si faceva, secondo i1 parere d'esso Enea ', per
mandarli all'immortalita. Un tal residuo di Geti o Goti, sara stato
qnello, che il Toppeltin &, Storico non antico delJa Transilvunia,
dicea Yiver tutt'ora in quella Provincia nel decimo settimo secolo.
Maggior prove della natura Zomolxiana e Decenaica di questa
Religione passata dal Danubio nella Dacia oDania e nella Scandi-
navia, merce le susseguenti riforme d'Odino e di Thor, si trova
4 AIWIVI BaiiiD&rs, Ibidlrn.
t lhftur, Sea TllriTII.ur, Rlstoria, ''" Lilt. J. Cap. 9. Edl&io Pauz, ID-
Itr Monomeota GIIUWfJ4L v. '789. (A. 4839.)
I Aoos BUIID818loD. cit. De Situ DAKIAB, pag. 64.
4 .lBKIU Gu.uos, In Dialogo TBIOPBJLUTOS, slve de Jmmortalitate aolmae,
pag. 43. Editlo 8UTBII (A. 46GG ).
5 TOPPBLTJW, Origines et casus TURITLV.lftOIO., pag. St. Lugdooi , in tt.
(.l. t667). GoTu, aL mea rert opinio, aunt ve&eres DACI ......

Dcr pr:
llsdem babeolur .... Reliquiae au&em ipsorum GOTBO&UIIl AD HUnC
DIEM, prisllna orbati aobililate, VIVIIIUS OBSCORJ .
40
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7 4 DELL' .lRCBITETTUU. GOTICA
in cio che Adamo di Brema ci tramando intorno al culto prestato
a' Semidei ed agli Eroi da'Visigoti e dagli Ostrogoti, concorrenti
a Birca nel tempio UpsaJ. )) Colunt et oEos EX ao111NIBUS ucTos,
tl quos pro ingentibus factis immortalitate donant 4 )). Ecco gli
.Anai o Semidei, da'quali erano usciti Gapto ed Ennanarico de-
gli Amnii, e 'l'eodorico, Re d'ltalia.
Qui non mi porro a riparlare della natura de' Geti o Goti, a-
mica degl'incantesimi t. Nel Platone 3 parlava di quelli
d'un medico Zamoh.iano de' Geti: ma Giuliano Imperatore 4 bef-
favasi de' )oro estatici susurri e delle loro arcane dette
all'orecchio. Anche Adamo di Brema tocca delle libazioni d'ogni
sorta,che facevansi nel'l'empio Upsal, delle nenie, che vi si can-
tavimo, e della divinita che attribuivasi agli alberi, ove s'erano i
cani e gli uomini appesi 6. Frattanto, un lungo e non interrotto
commercio avea congiunto i Goti di Birca e di Letra cogl'Iuti o Goti
della lutlandia, i quali nel 449 si fermarono in Cantorbery: rna
questi convertironsi prima de' Goti Scandinavici al Cristianesimo.
Temo pur tuttavolta, non qunlche uso di segreti mormorii ( ob-
murmurationea) e d'allre vanita non fosse rimasto presso gi'Iuti
d'lnghilterra, donde poi nacquero le confuse tradizioni dell' area-
no linguaggio degli Architetli Laici del 926 e de' Culdei. Certo, i1
Ramee non aspettava le conseguenze, che i fatti fin qui
mi danno i1 dritto di trarre; che, cioe, lo stile ogivale tenuto-?.fa
quello Scrittore per una ristorazione Anglo-Sassonica, potesse in
vece attribuirsi agl'Iuti o Goti di Cnntorbery, mostratori dell'arte
d'edificare agli Angli ed a' Sassoni. Costoro avevano abitato 6n
qui ne'tugurj e neUe capanne, rna videro altresi per Ia prima
volta in Inghilterra 1' Architettura degli edi6cj Romani. Da un'al
tra parte, questi medesimi Iuti o Goti, a'quali si comandava,per
precetto della Religione Zamob.iana o Decenaica, di rizzar Tem-
pj e Cappelle a' loro Eroi, accettarono, mi rincresce il dirlo, l'uso
del guidrigildo, si vivace presso i Germani; rna ebbero un gui-
drigildo uguale a quello degli Anglo-Sassoni, e pero non igno-
bile, come l'altro imposto nelle Gallie a' Romani.
XXXVI.
Final mente dopo retA d' Adamo Bremense , i1 Crislinnesimo ro-
vescio i funesli e rilucenti altari di Birca: ne il Yahalla ri-
mase piu in onore se non nc'Ritmi dell' Edda e neUe Saga
d'lslanda. Or qual nome daremo se non d.i Gotico al Tempio
4 Aous Buns1s. loc. cit. pag. 64.
2 Vedi Storla d'Italia Vol. I. pag.
3 PLATO, In CBAUIDB, Opp. II. tS6457. Editio SlaUlfl (A. 4678).
'luu.ums, In Caesarlbus, pag. 309. EdUio SPUBQII (A. 4696 ).
5 A.DAus BuBI'(SIS, loc. cit. pag. 64.
.- - - -
..
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DELL' ARC HI TETTURA GOT I C.&. 75
di Birca? E quale all' Architettura sua se non di Gotica, fosse
ogivale o no? Certo, quel Tempio non s'ediflco alia Romanese,
ne i Romani andarono giammai nella Scandinavia. PercM dun-
que ad un' Archilettura, che scnza l'idolatria regno nell'Europa
Occidentale fra'Visigoti per tanli secoli, e per tanti altri con l'ido-
latria fra gli Ostrogoti cd i Visigoti di Birca, si contende il nome
di Gotica P
Un sccolo e mezzo era trascorso dall'anno, in cui scrisse Adamo
di Brema, e questo nome non le si contendea. I Bagni ediflcati al
tempo di Tcodorico in Ravenna rilenevano ancora Ia denomina-
zione de' Bagni de' Goti nel 10 Luglio 1169, in una Bolla del Pon-
teflce Alessandro Ill. : tt Monasterium Sancti STEPHANI ad BAL-
NEUM GOTHORUM t )) . Goticaudivasichiamarla ChieBa,ediBcata
in Ravenna verso il 515 dal Visigoto marito d' Amalasunta, Regina
Ostrogota: Ia sola Chiesa, onde mi riserbai di parlare fra tutti gli
ediflcj degli Ostrogoli d'Italia. Nel 1254 si riformo lo Statuto Mu-
nicipale di Ravenna, e si pose Ia pcna di cinqnanta Lire conlro
chiunque recasse danno alia Chiesa de' Goti: u Ne ECCLESIA
tl possit destrui, nee destruatur I >L Se tulle le Cithi
d'Europa imitato avessero un esempio si degno, non sarebber for-
se. perite alcune delle pili antiche mcmorie del1'.1rr.hitettura Go-
lica. Inutile torno nondimeno quell'esempio, e vane riuscirono le
nobili cure de' Ravennali per conservar Ia Chiesa Gotica, Ia qua-
lea malgrado di tante cure, cadde nel U57 .Cosi comandarono i
Vcncziani, divenuti Signori di Ravenna. Lo Storico che
,issc flo verso il U7 fu presente aHa cadula del Tempio Coli-
co, da lui amaramente rimpianlo e Iodato come un'opera insigne
d'Architettura. I Veneti ediflcarono su qucl suolo una fortezza,
ch'ebbe assai minor vita, e che anch'dla cadde alia sua volta.
<C ADEST, egli scriveva, et GOTTHICUM TE\IPLUM, quod GOTTllf,
<< licet ARtANAE BEREsts lahe infecti, subS. ANDREAE nomine SUM-
l< MOPERE COMPTUM, el SUIS AEDIFICIIS ADI\IIRABILE
l< construxere. Sed id NUPER solo aequatum el fundilus deletum
<l VtDIIIUS; PRAECLARUM autem OPUS et multorum annorum Ja-
ll bores arx munitissima, quae modo tanta VENETORUM impensa
l' erigitur, paucis nunc diebua absumpsit 3 >> .
Or cbi potra mni dubitare, che lc sembianze della Chieaa Go-
lica fossero slate diverse affatto da quelle d'ogni altra Romana di
Ravenna? Senza di cio, come avrebb'ella dovulo dcstar le solleci-
tudini de' Reggitori del 1254 a tenerla in piedi? Chi non vede,
4 Parvruatu ALBI.U.Ditlll. : Apud F.tNTUZZI, Monumeoti RAVBNNATI , 11.
439. (A. 4 80i }: Ex Arcblv. Canonic. RA VBNl'fU
I Snrorou Ruawu, Num. CCCXLVIII. Apud FAMtozz; Moo. R.tv. IV.
us. (.A. t 80!).
3 DI&IDBIII SPIITI, De Orlginibus R.ui!MMn, Lib, 1. (A. HS!l). Exlat etiam
In Tbts. lt.u.Gauvn l't GRONOVU , Tom. VII . rart. I.

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76 DELL'.A.RCRITITTUU GOTIU
cbe Ia singolarita delle me forme, con l'ogiva o senza l'ogiva,
movevano Ia curiosita e l'ammirazione dell'universale? Non com-
pariva ella tal Chiesa essere un Preclaro Monumento allo Spreti?
Per aft'ermare cb'ella non era di atile Gotico, e che pen\ non vi
fosse stato giammai un' Gotica nel mondo, biso-
goerebbe dimostrare, che i Goti Ariani Ia fabbrirarono, piglian-
done l'immagine da' Cattolici; e che gli altri Goti idolatri, Zamol-
xiani ed Odinici, portarono con loro l'effigie d'un qualcheTempio
di Roma o di Ravenna in Birra.
Ne giova punto a chi nega d'aver i Goti o Cristiani od idolatri
conosciuta una particolare Architettura, ch'ebbe in tutte 1e hoc>
che degli uomini Ia denominazione di Gotica, i1 dire di non a-
versi dello 1/ti/e ogifJale al di d'oggi Monumenti piu antichi del
decimo o del duodecimo secolo. Egli non si puo mai abastanl.a
rispondere, che l'ogiva non era Ia sola foote delle diversita in6-
nite, le quali segregavano Ia Greco-Romana dall'Architettura (}o.
tica. L'ampiezza delle Chiese, l'elevazione delle mura, le Torri,
le Roae,lc qualita de'fastigj bastavano a separar l'una dall'altra
in quel modo che I' Architettura d'ogni popolo ad un tratto si di-
stingue da quella d'un altro, agli occhi de' piti igooranti delle di-
scipline Architettoniche ; in quel modo, che i Tempj di Birca e di
Letra si dift'erenziavano da San Vitale di Ravenna, senza nesswa
magistero dell'ogiva. Che bisogoo v'ha dell'ogiva per sapere che
l'Architeltura Cinese allontanasi dall'lndiana, ed ogni altra Euro-
ropea od Atfricana dall'Asiatica'l
S'e gin veduto 4, che pel Concilio Epaonense del 517 cadde o
si trasformo un gran numero di Chiese Ariane del Burgundico Re-
gno. Piu vasta fu Ia distruzione delle Visigotiche in Ispagoa per
mano degli Arabi: l'antica Santa Leocadia piu non sussiste sui
1'ago , rna in vece si vede so quel flume una pireola Chiesa in o
nore di tal Santa, secondo i rareonti dello Spagnuolo Arevalo I.
Dove sono phi gli edificj sacri e profani d'Alfonso il Casto in O-
viedo? il Tempio di Letra fu distrutto dal Re Arrigo 1 in odio dei
sacri6cj umani:dcJ che affeltuosamente lo ringraziava Ditmaro di
Merseburgo. La vittoria del Cristianesim() e Ia mano del tempo
hanno successivamente disfatto nel Settentrione d'Europa non so-
lo iJ Tempio cruento di Birca rna qualunque altro edificio sacro e
profano de' Daci, de' Visigoli c degli Ostrogoli, sommeni nell'ido-
latria fino al dccimo al duodecimo secolo : rna l'essere scomparsi
quegli edi6cj dalla terra non concede il drillo ad alcuno di coo-
cludere, che que' popoli non ebbero w1a speciale Architettura,
ne feccro alcun lavoro se non secondo l'arle de' Greci e dei Ro-
mani. Siano pure ignote quanlo si vuolc pin le forme dell'Archi
4 Vedi proc, . XII.
2 Auvuu!l, In IstnORUftA, Tom. 11. 1183. Ol'fl s. Jstnoa1 (A. 479'7).
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DUL' .lllCill'l'8T'l'DU GOTICJ. 77
letlvra Cotica aul Ballico e sui Mediterraneo, tra 1' Alpi di Scan
dina via e fra i Pirenei, ella tuttavolta vi fo; e non poteva non
esservi per Ia natura delle cose umane, alia qnale rispondono
tutte le testimonianze della Storia e Ia continua durata del nome
di Gotica dato nel 534, nel 1169, nel 1254, e nel U57, in Ra
venna ed in Roano, all' Architeltura di quel popolo.
XXXVII.
Ma fovvi ella mai l'ogi'Va nella Chiua Cotioa di Ravenna Y Si,
cerlamente, rispondo aenza esitare, qoantunque sia perita una tal
Chiua, e che a me d'un Monwnento, il quale piaceva tauto allo
Spreti, non sia puoto nota l'immagine allo stesso modo, con cui
l'aspetto delia cittA di Classe mi sta sotto gli occhi merce un mo-
saico Ravennate del sesto secolo. Tutti possono conlemplare una
tal fJgura nel Fantuzzi 1. Giorgio V asari nondimeno, che nacque
nel 1512 e che fu lungamente in Ravenna, dove senza dubbio ve-
der l'effigie della Chieaa Gotica: dove anche vedere allre reliquie,
oggi dileguate aft'atto, degli edi6cj di quella cittA, costruiti dai
Visigoti d'Eutarico degli Amali; tra le quali potevano essere i
Bagni de' Goti. Scriveva Giorgio Vasari nel 1550, ed in quel
tempo e'die alia luce per la prima volta le sue Vile de'Pittori J,
venticioque anni dopo Ia pubblicazione del Trattato Gemnetrico
d'Alberto Durer. L'Architettura ogivale nel 1550 si chiamavn Te
de1ca in Italia e tale era divenuta , si come dissi , dopo il duode-
cimo secolo. Quale allro nome avrebbe meritato ella in Europa,
quando gia sorgevano le Cattedrali di Colonia e di Strasburgo?
Totta l'ltalia chiamava gli Operatori Tedeschi: Laici, si , ma che
venivano ad esercitar l'arte loro, secondo gl'indirizzi ed i precelti
di chi li chiamava, ovvero de'V escovi e de' Monaci Cattolici.
Bruoellesco finalmente aveva poslo Ia Cupola in Firenze. Allo.-
ra gli animi si voltarono all'ammirazione dell'arti Greco-Romane;
allora i giudizj delle nuove generazioni dell'uomo si mutarono, e
)'opere di Colonia e di Strasburgo parvero brutte. lo staro fermo
nel proposito di. non dar senlenza fra l'Architetture de' Greco-Ro.-
mani, e cosi de'Goti come de'Tedeschi d'Aiberto Durer; pur non
so se Roma e l'ltalia, dove abbondavano i piu egregj Monumenti
dell'arte Pagana, simili al Panteon d'Agrippa, fossero state le con
trade piu opportune a mettere per la prima volta in opera il G()-
tico penaiero del Dnca Rioomlo I, che l'allezza delle Chiese deb-
ba sopravvanzare Ia sommitA d'ogni altra fabbrica. Ma quanto
un tal peosiero, che fu ancor quello de' Visigoti di Sisebuto e dei
Daco-Geti d'esso Riccardo J, seguitati da' Tedeschi, germoglio in
t .tNTU.ZZJ , Monumenli Rnll'llUTJ, II. nel Frontispi: io.
2 V ASUJ, lntrodutionc aile Vile de' Pillori, Cap. IU. in finr, prrsso il Tor-
ren&ino ( ~ . 41SISO.' .
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78 DELL'A.RCHITETTURA. GOTICA.
ltalia, non vi stette ozioso, e si videro le meraviglie dell' Architet
lura di Firenze, di Pisa e di tante alf:Te Citta, per non parlare di
San Pietro in Vaticano.
Odansi orale parole del Vasari, che non ebbe allri occhi se non
quelli del Beule per l'Architettura de'Goti e poi de' Tedeschi. tl Ec
t< co un'altra spezie di lavori, che si chiamano Tedeaehi, i quali
tt sono d'ornamenti e di proporzione molto dift'erenti dagli anti-
t< chi e da'moderoi: ne oggi si usano per gli eccellenti, rna son
t< fuggiti da loro come moatruoai e harhari; mancando ogni lor
t< cosa d'ordine che piuttosto confusione o disordioe si puo chia-
t< mare, avendo fatto nelle lor fabbriche, eke aon tante eke han-
<< no ammorhato il mondo, le porte ornate di colonne sottili ed
t< attorte ad uso di vite, le quali non possono aver forza a regge-
t.< re i1 peso di che leggerezza si sia, e cosi per tutte le facce ed
allri loro omamenti facevano WJa maledizione di tabemacoli
l'un sopra l'altro con laote piramidi e punte e foglie, che non
\( ch'elle possano stare, pare impossibile ch'elle si possano regge-
<< re; ed hanno piu il modo da parer fatte di carla, che di pietre o
<< di marmi.
Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline,
<< e viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e
<< spesso con mettere cosa sopra cosa andavano in tanta altezza
<< eke la fine d'una porta toccava /oro il tetto. QUESTA. IU.NIERA.
lt PU TllOVA.TA. DA.'GOTI, CUB PER A.VER RUINA.TB LE PA.BBRlCUE A.NTICHE,
(l e morti gli architetli per lc gucrre, coloro che rimasero fecero
t.< dopo le fabbriche di questa maniera, le quali GtRA.RONO LE VOLT
<< CON QUARTI ACUTI c riempierono tutta ltalia di queata male-
dizione di fahhricke, che per non averne a far piu s'e dismesso
t< ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero
t< ed ordioe di lavori, che per essere eglino talmente dift'ormi alia
t< bellezza delle fabbriche nostre, mcritano che non se ne favelli
t< piu chc queslo 4 )).
Queste poche parole contengono Ia vera Storia dell' Architet lura
Gotica; e, come oggi dicono, Ia ainteai della Storia. I Goti deltero
l'arco actdo a'Tedeschi, e queslo da'Tedeschi torno in Italia.
11 Vasari, poco versato nelle Storie civili de'popoli, non pens()
punto a'Visigoti, rna si agli Ostrogoti: e cosi la brevita come Ia
sicurezza delle sue aft'ermazioni dimostrano sempre piu ch'cgli eb-
he i disegni del Tempio Gotico in Ra,cnna innanzi agli sguardi.
Certamcnle non furono le presenti parole del Vasari, che per la
prima volta nel 1550comaodarono agli uomini di chiamar Gotieo
lo atile ogivaJe, quantunque il nome di Gotico non si legga in
Leon Batista Alberti, ed in altri Seritlori, che parlarono deU'arco
acuto. Questo silenzio procedette dalloro proposito di trattar delle
4 V.As.&JU, loc. cit. . .
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DILL' .lllCHlTETTlJU GOTIC.l 79
ragioni dell'arte, non delJa sua Storia. E pero, seoondo il oomune
dialetto di Liegi, nel 1659 chiamavansi Gotici gli angoli acuti
della Chiesa delineata neUe Lamine presso il Wiltheim 4
Ed or si comprende, che Ia ainte8i del Vasari contiene in se
tutte le verita Storiche intorno all' Architettura Gotica, od ogivale.
I phi recenti Scrittori non fecero , che aleggiare intomo al vero,
descrivendone a brani a brani chi I' una e chi l' altra particella:
gli uni volendo che lo atile ogivale si mostro in Francia dopo Ia
caduta del Romano Imperio, senza pensare a'Visigoti ed a Saul'
Oveno: gli altri, che l'ogiva fu nemica de' Cattolici, senza ram-
men tarsi dell' Arianesimo de' Visigoti : alcuni altri ch'ella fu Anglo-
Sassonica, non ponendo mente a' Goti dell'anno 449 in Cailtorbery,
non che a' Tempj di Birca e di Letra: ed altri finalmente ricorda-
rono l'arcano linguaggio degli Architetti Laici, quasi per lunghi
secoli non avessero i Geti o Goti usato nel Settenlrione d'Europa il
secreto idioma de'lor mormorii e susurri Zamolxiani.
Un altro insegnamento si ritrae dal V asari, ed e ch'e' non con-
fuse le stirpi de'Goti con queUe de' Germani di Tacito. L'Hickes
pretendeva, che Ul6la i cui progenitori n a ~ e r o , per attestato di
Filostorgio t, in Cappadocia, fosse un Tedesco. AI che rispose il
gran Leibnizio,che i Goti non furono un popolo Teutonico: tt Quod
tt doctissimus urcusros novissime ULPHIL.t.M ad FuNcos, vel ad a-
tt Jiam TEUTONICAII GENTEII VOIUeril GOTHIC.l referre, Credo quod
t< sibi persuadere non possit GoTHOS fuisse adeo 1'EUTONES 3 )) Gli
Scrittori Tedeschi d'oggidi scrivooo intorno all'Origioi Teutoniche
secondo la maniera dell'Hickes, non del Leibnizio. Un altro uomo
dottissimo di Svezia veone aleggiando intomo al vero, senza rag-
giungerlo, ed anzi capovolgendolo, quando egli fece uscire Zamol-
xi ed i suoi Goti dalla Scandinavia per andare a predicare 1' im-
mortalita dell'anime nella Tracia. Parlo della famosa Opera di
Carlo Lund, intitolata Zamolxi, ove dice: tt GBT .t.s seu GoTH OS exisse
)) e Sc.t.Nm.t. affirmant inter alia Scaldae, mores, litterae, sacra et
)) leges patriae omnium antiquiaaimae 4 )).
Simili errori sull'origini de' Geli o Goti e de'Teutoni o Germani
di Tacito corruppero Ia Storia dell'Architettura per Ia oonfosione
fatta delle due stirpi di popoli aft'atto diversi, e per Ia dimentican-
za, in cui si posero il Tracio cenacolo di Zamol:ri ed i fatti seguen-
li dell'Architettura Gotica Oltredanubiana, Ia quale nel 412 :Pas-
4 L'Opera ool Willhelm, dlvenuta rara, fu lnserita dal Gori nella sua Raccol-
ta da: Dittici.
i Vedi Storia d'ltalia, Vol. I. pag. 690.
3 LBlBNlTius, Dnarils Unguis, Inter Scrlptores Oration is Dominlcae tn va-
rias lioguas per Ioun CuuaBRLA TNB, pag. !7. Amsterdam, In I. (A.47t5).
- Scrlttura, ebe fu ristampata fra !'Opere del Leibnizio, Tom. v. Part. If.
(A. 4768).
'CUOLI LUND, ZUOLXIS restitutus, in ' (A. 4687).
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Da.L'A.BCBI'fB'ftOU GO'flC.A.
!W neUe Gallie Meridionali, e si diffuse in tulia l'Europa con una
doppia corrente; l'una Visigotica da'Pirenei, l'altra non menoGo-
tica dall'A1pi di Scandinavia, da Contorbery e dalla Normandia di
Rollone il Daco. Piu volte, il confesso, doverono mutarsi e rimu-
tarsi le sembianze dell'Architettura Gotica nel corsodi piu secoli;
ma ella non perde mai le sue naturali condizioni d'Oltredanubia-
na, e pero diversa dalla Greca e dalla Romana. Le sue varie tras-
formazioni ammisero un uso piu o men generale dell'ogiva: e se
questa trionfo nel tredicesimo e nel quattordieesimo secolo sull'ar
co rotondo, non percio dee dirsi, ch'ella era incognita nel quinto
e nel sesto a'Visigoli.
XXXV Ill.
La Chiesa di Roma ottenne in ogni eta questa lode, cbe avesse
amato benedire e santiflcare, non distruggere i Tempj del Paga-
nesimo. Lo stesso ella feee intorno alle Chiese de' Goli Ariani di
Spagna e della Gallia Gotica, dopo Ia loro conversione al CaUoli-
cismo nell'anno 587. Durante l'Ariancsimo; ben dovetlero i Visigoti
usar l'ogiva in odio della Chiesa Cattolica e dell'arco rolondo, al
quale si dia pur il nome di Saeerdotale o Jeralico. Nella Gallia
Ootica, ove ho detto piu volte che rimase un lievito d' Arianesimo,
l'ogiva dove ph\ lungamente piacere a' Visigoti non convertili. Ro-
ma intanto accettato avea e benedetto l'ogiva, senza curare il bre-
Te stuolo de'Visigoti oslinati nell' eresia. E ben videro i Ponleftci
Romani de'secoli seguenti, che l'ogiva era di gran sussidio all'e
levazione Yilligotica de' Tempj Ia quale innalza gli anim! delle
fragili creature verso Dio.
Le Storie intanlo dell' Architeltura si scrivono al di d'oggi sopra
il fondamento, che i Visigoli non ebbero arte d'alcuna sorte, e che
lo lileogivalenacque neldecimo e nel duodecimo secolo. II danno
maggiore, che deriva da si fatta proposizione, consiste nell'impe-
clire, che si faeciano le piu diligenti ricerche in lspagna e nella
Gallia Gotica per vedere se puo scoprirsi una qualche reliquia
delle fabbricbe de'Re Atanagildo, Sisebuto, Vamba, Recesvindo,
Ervigio,ed Alfonso il Casto, alcune delle quali sussisteano a' giorni
del Mariana. La Gallia .Tolosana e Ia Marca lpanica, ossia di
Barcellona, dovrebbero esplorarsi altresi per trovarvi una qualche
rovina, od almeno un qualche indizio di quell'industria Golica,
della quale il Muro ed ii Foaao diMompellieri. nell'undecimo sa-
colo non furono eertamente il primo tentativo. Da queste ricerche
un nuovo lume apparira nella Storia della Ca\allcria Spagm;;,.la,
della lingua e Jetteratura dei Provenzali e della cidlla intera ~ u -
~ ..
PIN B.
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FA2883.32
o.n. lll'dlltettura gotlc:a; diKor-.o
Fine AIU BBK 1151
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