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PROPOSTA ABBATTIMENTO DEBITO PUBBLICO Sull'abbattimento del debito pubblico dobbiamo rifare il punto nave e tracciare la nuova rotta:

le troppe tasse e l'economia ormai stremata dopo mesi di rigore a senso unico, senza che sia stata introdotta alcuna misura di razionalizzazione della pubblica amministrazione, non certo di riduzione delle spese perch nessuno si azzarda a tagliarle in questo momento di crisi, rendono necessaria una riconfigurazione del Tagliadebito, allineando al nuovo contesto le proposte che vennero lanciate a partire dallo scorso settembre per affrontare questo problema senza dissanguare gli Italiani con nuove tasse. Sono passati otto mesi da quando Milano Finanza lanci il primo appello, Se l'Italia ha bisogno, noi ci siamo!: i titoli di stato italiani erano stati presi selvaggiamente di mira dalla speculazione ed occorreva mobilitare l'opinione pubblica sulla necessit di difenderlo. Questi attacchi non solo ne minavano la quotazione, ma soprattutto mettevano a repentaglio la stabilit finanziaria della Repubblica. Da settembre in avanti, il Gruppo Class Editori si fatto promotore di proposte ed iniziative legislative volte a ridurre il debito con soluzioni innovative, senza ricorrere alle solite tasse come invece, purtroppo si fatto. Con il passare del tempo, Il clima di sorda solitudine si tramutato in una confusione assordante: tutti lanciano allarmi. La situazione economica di molto peggiore rispetto alle aspettative: la cura del risanamento ha aggravato la malattia. Secondo la Corte dei conti, met delle imposte che saranno prelevate nel 2012 andr a coprire la riduzione complessiva del gettito causata dalla recessione che le stesse manovre fiscali hanno determinato. Mesi in cui si perso tempo prezioso e si sono bruciati migliaia di posti di lavoro, con risultati insufficienti: la riconquistata credibilit internazionale, costata lacrime e sangue, ci ha concesso un breve sollievo sul versante degli spread sul debito. Adesso preoccupano le elezioni francesi, quelle greche e la crisi olandese: il ballo ricominciato e lo spread risalito: perch, ancora una volta abbiamo curato il deficit e non il debito. Gli effetti e non la causa: lo stesso FMI ha riconosciuto che il debito pubblico italiano, dopo la crisi del 2008, risalito a causa degli elevati interessi sul debito. Di sostegni alle famiglie, alle imprese e di sussidi alle banche neppure l'ombra: solo la vecchia ed inefficiente Cassa integrazione ed un po' di garanzie pubbliche assentite alla rinfusa. Tutto qui: non bastato non spendere per non essere travolti. Occorre abbattere il debito pubblico. E' una strategia ora ancor pi necessaria ed urgente, che in molti finalmente reclamano, anche se nessuno finora ha avuto il coraggio, la forza politica e purtroppo neppure la credibilit per affrontarla. Ce ne duole, assai: il costo del non fare si misura in termini di disoccupazione, di caduta dei redditi reali, di capacit di risparmio e di ricchezza mobiliare ed immobiliare delle famiglie italiane e soprattutto di capacit di investimento delle imprese, ormai stremate dalle manovre fiscali, dalla scarsit del credito e dalla domanda interna che si affloscia mese dopo mese. Bisogna guardare avanti ed al dopo: vada come vada, dopo le elezioni francesi e quelle greche, il 6 maggio, si apre uno scenario diverso da quello cui abbiamo assistito in questi ultimi due anni, in cui le crisi della Grecia, dell'Irlanda e della Spagna sono state gestite un tanto al chilo, trattando alla stessa maniera questioni di finanza pubblica dissennata, crisi bancarie e bolle immobiliari. Cittadini chiamati a pagare per politici corrotti e finanzieri senza scrupoli. L'investimento forzoso che avevamo previsto come strumento di finanziamento per assorbire le quote di propriet del Fondo patrimoniale degli Italiani una fonte che in questi mesi stata disseccata: l'Imu sugli immobili (in Italia ed all'estero) e le imposte di bollo sugli investimenti mobiliari sono una batosta, inutile ai fini del risanamento, da cui molti cittadini non si riprenderanno pi. Occorre ridefinire sotto il profilo sia oggettivo sia soggettivo la proposta, prevedendo il conferimento obbligatorio dei beni e la creazione di un sistema di convenienze alla sottoscrizione delle quote. L'obbligatoriet va quindi riferita al conferimento, immediato e senza deroghe, di tutto il Patrimonio fruttifero delle Pubbliche amministrazioni italiane come definite dall'Eurostat, in un unico Fondo patrimoniale degli italiani, che comprenda distinte gestioni per Partecipazioni, Immobili, Concessioni e crediti. Il valore complessivo stato stimato, a valori di mercato 2004, pari a 675 miliardi di euro, di cui 215 miliardi riferiti allo Stato e 460 miliardi riferiti a Regioni ed altri enti territoriali, con un rendimento-obiettivo previsto al 5,7%. Il conferimento da parte delle istituzioni pubbliche diverse dallo Stato avverr mediante

contestuale sgravio dei debiti finanziari e commerciali per l'ammontare corrispondente ed accollo allo Stato. In questa maniera, le istituzioni diverse dallo Stato abbatteranno il proprio debito, che si consolider con quello di quest'ultimo. Le quote di propriet del Fondo patrimoniale saranno attribuite, al predetto valore di mercato e mediante contestuale cessione al valore nominale di titoli del debito pubblico contabilizzati come da detenere fino a scadenza, ai seguenti soggetti di diritto italiano: Istituti previdenziali, Fondi di previdenza integrativi, Istituti assicurativi, Societ di gestione di risparmio, Istituzioni finanziarie monetarie. La cessione delle quote di propriet del Fondo ammessa solo nell'ambito dei predetti soggetti. E' una operazione straordinaria, per tempi straordinari come quelli in cui viviamo: va fatta carta contro carta, per rititare immediatamente dal mercato una somma estremamente rilevante di debito pubblico: due terzi del debito eccessivo previsto dal Fiscal Compact. Le prospettive dell'euro non sono delle migliori e l'Europa dei prossimi anni ha contorni indefinibili. Non avremo mai voce in capitolo in Europa finch il nostro debito pubblico rimane a ballare sui mercati: saperlo abbattere, utilizzando le risorse finanziarie interne esistenti, l'unica credibilit che ci verr riconosciuta. Non dagli stranieri, ma dai nostri figli. Quando ci giudicheranno.