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IL CONCETTO HEGELIANO DI ESPERIENZA In Martin Hedidegger, Sentieri interrotti, a cura di Pietro Chiodi, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1968

In questo testo Martin Heidegger affronta la cosiddetta1 Introduzione della Fenomenologia dello spirito, attraverso un'analisi dettagliata e puntuale dei sedici capoversi di cui essa composta. Questa lunga e complessa analisi mira a mettere in evidenza alcuni punti fondamentali: in primo luogo, bisogna tenere a mente il titolo inizialmente scelto da Hegel, "Scienza dell' esperienza della coscienza", con il termine Erfahrung in evidenza; in secondo luogo, per quanto "solo di passaggio e di nascosto in una proposizione subordinata" 2, Hegel ci dice che "L'Assoluto gi in s e per s presso di noi e vuole essere presso di noi"3. Ci lo caratterizza come presenzialit, parusia, che in s contiene l'essere, essere a cui mira la filosofia come "conoscenza effettiva di ci che in verit"4; la coscienza, che nella sua modalit naturale nell'assoluto senza saperlo, deve pervenire ad esso perch a ci la spinge la volont dell'Assoluto; tuttavia non sar mai la coscienza naturale a giungere a tale meta; all'interno del testo dell'Introduzione compaiono quelle che Heidegger chiama le tre proposizioni fondamentali a proposito della coscienza, ovvero: "La coscienza per se stessa il suo concetto", "La coscienza d la sua misura in lei stessa", "La coscienza esamina se stessa". In esse la coscienza viene messa in luce sotto un suo rispetto fondamentale, ovvero "quello di essere gi qualcosa che, nel contempo, non ancora"5. La coscienza un'unit originaria di coscienza naturale e sapere reale (assoluto). Tale unit non inerte, ma caratterizzata dal "Cosiddetta" in quanto, precisa Heidegger (p.186-87) il titolo 'Introduzione' dato alla sezione che segue la Prefazione ha il mero valore di necessit editoriale di redigere un indice. "Difatti il pezzo non affatto un'introduzione": e questo perch non affatto possibile introdurci in qualcosa che gi presso di noi, nel quale la coscienza nel modo della coscienza naturale. -----> Assoluto come sfondo, paesaggio (vedi pag. 188 "il rinvio della coscienza naturale alla riappropriazione del suo soggiorno"). 2 Pag. 118. 3 si veda Garelli pag. 58. 4 Definizione che Heidegger accosta ad Aristotele, Met. Z 1, 1003 a 21: la filosofia "considera l'essente-presente in quanto essentepresente e considera cos ci che in questo (nell'essente presente) gi predomina per se se stesso", dove predominare significa per Heidegger darsi nel non-nascondimento della verit. 5 Pag. 164-165.
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movimento: i suoi due modi sono in rapporto dialettico e questo dialogare (come lo identifica Heidegger) costituisce l'esperienza, il movimento della coscienza verso la propria meta (l'Assoluto), meta che ne determina esattamente il percorso. Tale percorso, nel quale ogni nuovo oggetto scaturisce dal cedere di quello precedente, incomprensibile nel suo procedere alla coscienza naturale, che rimane ferma alla giustapposizione di oggetti separati l'uno accanto all'altro. La coscienza naturale seguir dunque la via della propria morte, verr dilacerata dalla violenza del dubbio che la coscienza stessa ad esercitare su se stessa. In tal modo la coscienza perde il suo essere non ancora vero6. La via della scepsi (nell'accezione etimologica dello stare a guardare, osservare) non esclude un intervento, il quale consiste precisamente nel lasciar cadere le apparecchiature concettuali proprie della coscienza naturale. Questo lasciar cadere il rivolgimento 7 all'interno della coscienza stessa che permette il corso dell'esperienza ed possibile solo in base ad una pre-visione dell'assoluto da parte della scepsi. L'esperienza definita da Heidegger come essere dell'ente come soggetto, ovvero come essere della coscienza, il suo movimento dialettico; la presentazione della scienza rientra nell'esperienza, la quale si identifica con la presentazione del soggetto assoluto, che in tal modo si attua. L'esperienza ha dunque un doppio volto: essa costituisce l'essenza della coscienza, la quale rientra nella volont dell'Assoluto di essere presente, il suo cammino (fahren) di presentazione, che esperienza. La coscienza, la cui essenza l'esperienza, fa parte dell'Assoluto, la cui presenzialit essenziale si realizza nell'esperienza. Dunque, riprendendo in mano il titolo "Scienza dell'esperienza della coscienza", Heidegger mette in luce due modi di intendere il genitivo in esso. Secondo la coscienza naturale, si tratta di un genitivo oggettivo, per cui "esperienza della coscienza" sarebbe l'oggetto della scienza. Si pu invece intendere "coscienza" come soggetto che nel modo dell'esperienza, e "esperienza" come soggetto della scienza, prendendo cos il genitivo in senso soggettivo. Tali letture non si escludono n prevaricano a vicenda, e rientrano nel genitivo dialettico speculativo, in quel dialogo scettico tra coscienza naturale e coscienza assoluta che apre la coscienza Questa via e la via della disperazione, ma non della coscienza naturale, bens dello spirito, che si dispera del riproporre da parte di quella delle forme di comprensione naturale in ogni nuova figura. Abbiamo dunque da una parte lo "scetticismo automaturantesi" e dall'altra il "calvario dello spirito assoluto" (pag.185). 7 Si tratta appunto dello scaturire dell'oggetto nuovo dal cedere del vecchio ovvero di quella comprensione della negazione determinata che estranea alla coscienza naturale sempice, naif.
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alla presentazione dell'assoluto. Heidegger parla di tutta l'Introduzione come di un commento a questo titolo. Tale titolo viene poi sostituito dal secondo, che va letto nei suoi rapporti con il primo8.

Pag.183: analogamente alla lettura del primo titolo, qui lo spirito il soggetto della fenomenologia, non il suo oggetto. La fenomenologia l'autoraccoglimento e dell'Assoluto nella propria parusia, il quale richiede una presentazione che gi essa stessa scienza.
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