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20DANGELO06

Fondatore Giacomo Lodetti / Direttore Giorgio Lodetti / Direttore Artistico Roberto Plevano / Progetto Grafico Franco Colnaghi
Anno V, N. 18 • Luglio-Settembre 2006 • Galleria Vittorio Emanuele II, 12 - 20121 Milano • Tel. 02 86462321 02 860806 fax 02 876572

Reale e onirico in Della Torre Passaggi, 2002


olio su tela
cm 38 x 45,5
Peter Dittmar

Enrico Della Torre, confrontato fin dagli esordi con la entro i parametri del conoscibile o del possibile.
problematica della forma nella pittura contemporanea, Anche nelle composizioni in apparenza meno forma-
attraverso l’elaborazione degli elementi più significati- li, più irreali, il gesto pittorico non si disperde mai in
vi del processo creativo, forme, linee e colori, approda semplici fantasmagorie ma un sottile rapporto di coe-
alla convinzione che il segno formale nella modernità renza lega i due universi: reale e onirico. Il processo
acquista una valenza intrinseca solo se messo costante- creativo si dipana dunque, tramite tecniche e gestualità
mente e dialetticamente in rapporto con la realtà. Le differenziate, segno libero, o geometrico, non verso una
sue opere contengono sorprendenti e molteplici dissolvenza dell’oggetto ma nell’evocazione dello stes-
richiami: dal mondo organico alle forme inanimate, da so. Dal costante sguardo retrospettivo sulla natura, fonte
quelle zoomorfe all’universo vegetale, al paesaggio; principale di ispirazione, nascono le opere di Della
tematiche che sempre rimandano a soggetti conoscibi- Torre: tutto si snoda lungo un percorso evocativo non
li, intuibili o comunque immaginabili. È un ampia- precedentemente predisposto o calcolato. Segni, linee e
mento e arrichimento concettuale della realtà che stesure di colore vengono consapevolmente ordinati in bile là dove uno si dissolve mentre l’altro si ravviva, Sottobosco, 2002
schiude al fruitore nuovi orizzonti al di là della perce- un equilibrio sospeso, fluttuante, dove l’effetto contrap- senza tuttavia appannare la forza autonoma dell’imma- olio su carta su tela
zione visiva e del segno direttamente significante, senza posto di campi chiaro-scuri crea un gioco sottile di luci gine. L’iter creativo di Della Torre nasce e si snoda cm 35,5 x 48,5
tuttavia creare disorientamento, poiché tutto si pone e ombre, in cui pittura e natura si dissolvono l’una nel- lungo i percorsi naturalistici dei
l’altra. Se da una parte l’alternan- luoghi d’origine: la terra lom-
za di stesure chiare e scure per- barda, scrigno di valori, tradi-
mette di intravedere un accenno zioni arcaiche e chiave di lettu-
di spazialità, dall’altra si contrap- ra di tutta la sua opera: la con-
pongono con vigore le forme ferma del primato iconografico
delle superfici piane delineate inteso come valore estetico irri-
con gesti risolutivi, determinati, nunciabile di fronte alla preca-
dove luce e luminosità diventano gli rietà di espressioni artistiche ef-
elementi essenziali della composi- fimere, fluttuanti che il tempo si
zione e della percezione. Informale porta via.
e oggettivo interagiscono, si so-
vrappongono, oscillano dando Traduzione dal tedesco
Scafo, 2002, olio su tela, cm 9 x 25,5 vita a un ritmo appena percetti- Beatrice Broggi

Gianni Marchello Foglie morte di Verlaine, il bombardamento di Milano,


l’abominio dei lager, fino al recente ...era come volare,
rivela monumentali dee dell’a-
more, sintesi di sentimentali
Giovanni Serafini pigolìi di memoria, pianti senza lacrime di anziani, raccolti Veneri Uranie e di vulgivagae
dalla sensibile dedizione di Silvana Braghi. Eleganti pub- Pandemie dedite ai più sfrenati
Ogni vizio è un’opera pia blicazioni a fogli sciolti, eseguite con perizia di autore piaceri carnali, trascinando il
Fray Diego de Valencia maturo ed esigente che tira personalmente su carte di nostro entusiasmo in eccessi di
pregio, col suo torchio a mano, un esiguo numero di voluttà, estasiandoci con immagi-
In principio era il Seno se, come racconta una poetica preziosi esemplari. ni altamente peccaminose e
credenza africana, il mondo è nato da una goccia di Raccolte raffinate per bibliofili innamorati del nero ossessioni segrete. Si tratta di
latte. Un seno grande ha sempre avuto un ruolo impor- dell’incisione e della bellezza muliebre. Inni alla fanta- matrone di maestoso splendore
tante nell’immaginifico desiderio dell’uomo (che ha sia del Creatore o di Madre Terra, capace di così poten- (Imperia, Lorenzina, Ortensia) con
perfino cercato di teorizzare sul rapporto tra intelligen- ti femmine ctonie. Con un segno fine e fluente, denso seni forti, turgide ogive dalle
za e volume delle mammelle!). Seno che dalla nascita si di linee sinuose in contrasto con la scabrosità dei legni, sconfinate areole irte di minac-
offre generoso alla nostra cieca voracità di passeri e al capace di risalti chiaroscurali incandescenti e di una ciosi capezzoli scuri, con deretani
cui capezzolo ci avvinghia un’oscura ostinazione di flessuosa ricchezza di tratto nient’affatto consueta nel- immensi che si arrotondano in
vita. Morbida collina cui si aggrappano minuscole mani l’abituale sommarietà xilografica, Gianni Marchello, fianchi imponenti, fondendosi
annaspanti. Prima tattile certezza del vivere. Quel seno consapevole che gigantesco è un attributo del divino, ci coi dolci declivi del ventre in
sul quale adulti le donne ci sorprendono divertite precipizi di vulve boscose e
ancora a poppare co- profonde, roride e imperative, più
me pargoli goffi. Seni insidiose del triangolo delle
strepitosi, e non solo,
sono i prosperosi ar- CADEL Bermuda, con pliche labiali e cli-
toridi impettiti come prue di
gomenti con i quali per le Segrete di Bocca navi spumeggianti di pelo.
ci attraggono le telluri- Sfida alle ipocrisie bigotte, viola-
che donne di Gianni
in 3a pagina zione di sottaciuti tabù con figure ermafrodite, amori Gianni Marchello
Marchello, grande xi- saffici, spudorati amplessi in cui verghe venose di spro- xilografie
lografo del nostro positato turgore penetrano con impeto taurino rugia-
tempo, interprete e- dose invereconde ingorde vagine. Bulimia erotica, sim-
legante di opere let- boli estremi d’inconfessabili desideri, visioni proibite,
terarie di pregio, tal- folgori lussuriose, ustioni nella memoria che ci riman-
volta piccanti quali i dano alle virago primordiali, ai formosi feticci ancestra-
Sonetti lussuriosi del- li delle Veneri di Willendorf e di Lespugue, alla donna-
l’Aretino, Les vies des idolo principio immanente di fertilità, magia ventrale
dames galantes di che si gonfiava producendo misteriosa vita, inquieta e
Brantôme e altre di inquietante fauce nera che vomitava l’uomo per poi
più austero argo- tornare ad ingoiarlo. Nelle danze iniziatiche del rito di
mento, tra cui Rac- Iside nell’antico Egitto, il togliersi progressivo dei veli
conti senza parole e continua alla pagina seguente

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segue dalla pagina precedente più deliziose nequizie, verrà fasciato da un irrimediabi- mantiene la sua sacralità nel ferreo patto con Thanatos
che celavano la nudità era simbolo di le sudario di terra e abbandonato a una scarnificazione con l’atto generativo, illusoria reiterazione di vita,
graduale ascesa al sapere e sacrale ripugnante. Morte presenza latente che già si annida insensata e apparente rivincita sul decadimento, che si
eccitazione dei sensi. L’erotizzazione nell’ovulo appena inseminato da un combattivo game- traduce solo in perpetua rigenerazione di agonie, ali-
della psiche, fantasia applicata all’ac- te e che accompagna, battito dopo battito, il nostro mento provvidenziale per l’insaziabile Thanatos “essen-
coppiamento, è forse la caratteristica impressionabile cuore fino all’ultima diastole, per do la morte — come dice Bataille — l’unico esito delle
che più differenzia l’uomo dagli altri imprimerci su labbra esangui il suo freddo sigillo. nostre erezioni”.
animali nei quali il periodo di calore è Ingloriosa soluzione finale, sublimazione di piacere e Nella rinuncia a procreare sta forse la nostra rivalsa, in
stagionale (uccelli, orsi, salmoni) e dolore, sfacimento indecoroso o forse pietoso salva- base all’elementare assioma: niente nascita, niente
connesso alla riproduzione, mentre mento tardivo di incolpevoli condannati alla vita. Eros morte. Soprattutto niente dolore. Le avvincenti figure
nell’uomo l’attività sessuale è duratu- e Thanatos, dominatori del mondo, in vergognosa di Gianni Marchello, sospese tra immagini di fascinosa
ra e non forzata alla fecondazione, che combutta. Gianni Marchello ce ne avverte con allar- lussuria e spunti meditativi sulla nostra vaneggiante
pure mantiene la sua spinta vitale. Ed mate metafore, immagini nelle immagini ove l’incanto provvisorietà, ci lasciano il dolceamaro del grandioso
è nel parossismo erotico, in cui pro- erotico palesa il contrappasso beffardo di una Vanitas enigma del vivere.Vorremmo nascere vecchi e morire
rompe in cavernosi cunicoli un inar- vendicativa, fintamente distratta, compiaciuta del pros- bambini. Realizzando un antico sogno: tuffarci tutti
Gianni Marchello restabile flusso brulicante di vita, che simo tragico epilogo. Il memento mori di Marchello ci interi nel grembo di una gigantessa amorosa e, abban-
xilografia si nasconde intera la morte. E’ dentro quella nudità così racconta l’inganno della sessualità e della bellezza, sub- donati in un oceano di piacere, farci piccoli e scompa-
attraente che si muove uno scheletro, ben camuffato di dole forze finalizzate al mantenimento della specie che rire nel suo avvolgente tepore. E non sapere più del
carne, che dopo aver copulato ed essersi dedicato alle sfruttano il piacere per il proprio fine indecente. Eros mondo.

Alex Pinna
La sostenibile leggerezza dell’essere
Manuela Annibali
Cuore, 2006
lana e ceramica In una delle prime opere di Alex Pinna, l’installazione affrontano lo spazio sospese in equilibri azzardati ma
(circa 30 mq) Mi è sembrato di vedere un gatto (1996), 70 chilogrammi sicuri; le sfere di ceramica e resina della serie Muovi bene
Courtesy di piume gialle giacciono sotto una gabbietta aperta e il tuo pensiero (2000-2004), frutto di una ricerca plastica
Ciocca Arte Contemporanea vuota: il gatto è riuscito a fare un pranzo luculliano che privilegia la purezza e il nitore dell’espressività este-
tica; le esili figure in piombo e ancora in corda
della serie Hombre (2004) che rappresentano l’al-
leggerimento estremo delle masse, in quanto le
sculture vere e proprie risultano più leggere — Polmoni, 2006, pelle, legno, gommapiuma
nella presenza e nei contenuti — delle invadenti cm h 95 x 83 x 85, Courtesy Ciocca Arte Contemporanea
ombre che proiettano. Pare che in qualche
periodo le sue sculture abbiano avuto un che di tappeti erano volanti? L’artista dimostra ancora un’atti-
melanconico: in fondo, la melanconia non è forse tudine a ricondurre la progettualità plastica entro le
tristezza divenuta leggera? Per Alex Pinna, artista forme, partendo infatti dalla rappresentazione grafica:
vagante — nasce a Imperia (1967), vive a Torino, esistono straordinari disegni preparatori delle sue scul-
lavora a Milano —, la leggerezza è sostenibile, è ture che vanterebbero carattere di opera d’arte autono-
auspicabile, è un sistema per combattere l’inezia, ma. Creazioni dal tratto sinuoso ed elegante che, tradu-
l’opacità e la gravità del mondo contemporaneo. cendosi in sculture, garantiscono la libertà tanto alla
E la ricerca della leggerezza come reazione al materia quanto agli esseri raffigurati.Alex Pinna custo-
peso di vivere si manifesta con una bruciante disce il segreto del dominio dell’equilibrio delle forze
creatività, con raggiunta armonia tra anima sen- che permette ai corpi di librarsi nello spazio e ha com-
sitiva e anima intellettiva, tra cuore e mente. Le preso come la scultura prenda possesso degli spazi e
sue opere, mobili, leggere come un soffio alato, nasca non dal confronto con lo spazio ma sia un farsi
in sano equilibrio di forme nello spazio e nel corpo dei luoghi. Ma a quale universo o dimensione
tempo, sanno preservare nel mistero l’ardita sin-
tesi plastica della linea e si offrono con la purez-
za e la semplicità di lavori nitidi, efficacemente
raffinati nella tecnica e nella composizione. Sono
sculture di giacomettiana memoria, imparentate
dimostrando che inseguire Titti così a lungo valeva la con la tradizione italiana di Arturo Martini ed eredi
pena o si allude all’idea del poeta francese Paul Valery inconsapevoli del dono della linea che possedeva nei
che l’uccello è più leggero delle piume? primi decenni del ’900 l’artista svizzero Paul Klee: la
La leggerezza, dunque, è una delle chiavi di lettura del- linea con funzione di elemento costitutivo della forma.
l’intera opera di Alex Pinna, un artista raffinatissimo e Le creazioni di Pinna possiedono anche echi letterarie:
Fegato, 2006, bronzo e geniale che ha compreso come proprio l’ideale di leg- la serie Muovi bene il tuo pensiero, un repertorio di figu-
cappotti, 1/6, Courtesy gerezza sia un valore — sito nel presente e proiettato re minute in rapporto spaziale e concettuale con una
Ciocca Arte Contemporanea nel futuro —, una virtù e non un allontanamento dal propria sfera, non ricorda forse l’immagine fantastica
contenuto. Qualità per altro perseguita in contraddizio- del Barone di Münchausen che vola su una palla di can- appartengono l’immaginario a cui Pinna attinge per
ne con quelli che sono gli elementi costitutivi della none o che scende dalla luna appeso a una corda? E realizzare le sue creazioni poetiche, di straordinaria
scultura: l’immobilità e la pesantezza.Tutti i suoi lavori l’installazione Viavai (2000) non ci riporta alle pagine vitalità, con fogge di epurata bellezza, alla ricerca della
concorrono a questa sottrazione di peso: le sculture in del romanzo che ci ha fatto scoprire il meraviglioso leggerezza, dell’armonia e dell’equilibrio delle forme
corda annodata della serie Alias (1998-2004), che immaginario orientale, le Mille e una notte, nel quale i nello spazio?

Scalata impossibile, 2006 Un lembo di cielo composto di una duplice struttura


ferro, acciaio, plexiglas
cm h 288 x Ø 75 ca.
Valdi Spagnulo “legata” da un ideale nodo formato da un tondino in
ferro. Le opere più piccole, che Spagnulo chiama
(courtesy Galleria Milly
Pozzi – Como) La simulazione della materia Disegni e Progetti per scultura, in realtà sono lavori spes-
so autonomi, inoltre, sono dei veri e propri giochi di
Elena Di Raddo
dissimulazione dei materiali, a partire dal cartoncino
Nell’irregolarità e nella precarietà delle strut- rente, conferisce nell’irregolarità di tagli e scheggiature che fa da supporto alla struttura, trattato con la grafite
ture, le sculture di Valdi Spagnulo si costruisco- effetti particolari di luminosità. Anche le parti in a simulare il metallo. L’altro aspetto mentale, e molto
no nello spazio dando corpo a un segno quasi metallo sono del resto spazi ricettivi di luce proprio attuale, che emerge nel suo lavoro sta nell’irregolarità
pittorico. Come disegnate nello spazio, i ton- attraverso la particolare lavorazione della superficie della struttura formata da piegature e incastri che ne
dini e le barre di ferro e acciaio piegate e sal- con la fresa alternando parti segnate o graffiate a parti sottolineano la precarietà statica come in Architettura su
date interagiscono con frammenti di plexiglas estremamente lucide e riflettenti. L’opera si rende così di noi il cielo o in Portale. Questi disegni nell’aria che
dalle forme irregolari creando strutture che campo sul quale la luce agisce come forza espressiva e descrivono tracce aggettando a volte dalle pareti cui
sfidano la forza di gravità e la geometria eucli- vibrante. La lavorazione dei materiali (piegatura, colo- poggiano, altre dal pavimento nello spazio sono teore-
dea. Tutto si gioca sull’inganno visivo che re, fresatura) è il mezzo per giocare con l’inganno, visi- mi, risoluzioni di principi gravitazionali, che si pro-
nasce dall’equilibrio tra i materiali, le forme e vo e mentale, dell’opera d’arte. Spagnulo mostra in tal pongono di manifestare i meccanismi di statica e di
la collocazione nello spazio. Il vuoto entra nel- senso di avere assimilato le ricerche minimaliste e più equilibrio architettonico, ma anche soglie sulla dimen-
l’opera come materia che attraversa le forme e concettuali della scultura contemporanea. Senza sione più nascosta e più vera dell’esistenza. Le struttu-
definisce gli spazi.Tale aspetto è evidente nel- lasciarsene coinvolgere, però, e inserendosi piuttosto re, rese precarie proprio dall’uso di materiali e forme
l’uso del plexiglas che con la sua trasparenza nella direzione critico-ironica tracciata da Pascali. La imperfette, diventano infatti metafora della precarietà,
alleggerisce la scultura e allo stesso tempo si simulazione, che si manifesta nell’oscillazione visiva e ma allo stesso tempo dell’equilibrio dell’esistenza, del-
rende superficie sulla quale è ancora possibile interpretativa tra peso e leggerezza e allo stesso tempo l’estrema delicatezza di ogni momento, di ogni azione,
incontrare il segno “pittorico”. Spagnulo infat- tra forma astratta e narrazione, è infatti uno degli di ogni fragilità, come del respiro della natura e delle
ti lavora con la fresa e la grafite la superficie aspetti peculiari dell’opera di Spagnulo. È sempre pos- sue logiche. Per poter così godere, con l’aiuto dell’ar-
segnandola e sottolineandola più opaca. La sibile infatti cogliere nelle sue sculture il riferimento a te, della grandezza del cielo che sta “sopra” l’architet-
luce, penetrando attraverso il plexiglas traspa- un oggetto, un luogo, una situazione come ad esempio tura e sopra di noi.
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info@photocadel.com Cadel
Maria Teresa Isenburg
Il vetro nell’immaginario di Maté
Fosca Cannetta Nardini
Sfumature con vetri Duchamp firmava gli oggetti di uso comune così come L’artista adoperando per le sue opere pezzi di uno spec-
2004 si trovavano per esprimere un messaggio contestatorio chio rotto, ferma simbolicamente il fluire inesorabile del
cm 53 x 50 e ironico: i ready made. È stato sicuramente il precurso- tempo. Passato presente e futuro si fondono si unisco-
re della pop-art movimento artistico che ha segnato no, si intersicano nei suoi pannelli in cui i pezzi irrego-
una svolta definitiva nella seconda metà del XX seco- lari di specchio si ricompongono secondo un’ispirazio-
Frammenti di vetro lo. Maria Teresa Isenburg, che in un certo senso si può ne creativa che è la costante guida delle opere dell’arti-
2005 ricollegare a questa tendenza, va oltre. Recupera i fram- sta.Accostati, sovrapposti, poi irregolarmente riuniti gli
cm 33 x 33 menti di oggetti rotti: vetri, ceramiche, specchi per spezzoni di specchi formano un puzzle, un labirinto
ricomporli in un assemblage iridescente su cui le variazioni della luce battente
poetico, magico, seguendo ciò accentuano l’effetto magico. “Se non ci fosse la luce il
che le suggerisce la sua fervida mondo non esisterebbe” ha scritto Monet. E la luce li: spuntano manici di tazzine da caffè frantumi di piat-
fantasia. Nella nostra società accende di misterioso fascino anche i colori variopinti ti fiorati, di vasi, lampadine fuori uso. Un bric e brac di
dei consumi dell’usa e getta, la dei vetrini recuperati con cui la Isenburg ha prosegui- rottami che si ricompongono nell’opera assumendo un
Isenburg recupera la tradizio- to e prosegue il suo itinerario artistico. Opere in cui i compiuto significato onirico. L’armonia di un’espressi-
ne, il passato, in frantumi, diversi colori del vetro frantumato in tessere disuguali vità che si potrebbe definire New Dada.Tutta la sugge-
ricomposto in oggetti del pre- con forme spezzate poi riconnesse irregolarmente, una stiva produzione artistica della Isenburg sembra discen-
sente artistico. Lo specchio, da volta immobilizzate su pannelli formano, a opera com- dere da una memoria ancestrale. Forme evocative che
sempre, è stato visto come un piuta, un insieme simbolico di un mondo non ancora riescono a far riaffiorare in noi quell’elemento di pri-
oggetto magico. Compare fre- esplorato. Paesaggi immaginari e immaginati per una mitività che si nasconde in fondo all’animo di ciascuno
quentemente nei dipinti dei narrazione visiva, un fiabesco caleidoscopio su cui lo sommerso dalla sollecitazione visiva di immagini impo-
pittori dell’antichità. Più volte sguardo del fruitore si sofferma come ipnotizzato. Nelle ste dal marketing dall’eccessivamente sintetica perfezio-
al giorno ci si specchia istinti- opere ultime si avvale di bicchieri sbeccati (interi nella ne dell’industria al design. Un recupero, quindi, non
vamente, narcisisticamente. Lo struttura) disposti asimmetricamente su preziosi fondi solo del vetro, ma di valori connaturati nell’uomo, che
specchio evidenzia i segni che baroccheggianti; compone inoltre su alzate da frutta vivono sepolti nell’ingenuità magica dell’essere umano:
il tempo incide sui nostri volti. surrealistici agglomerati di pezzi di oggetti improbabi- l’inconscio collettivo.

La Croce, 2005
olio su masonite
Nevio Monacchi Eltjon Valle
cm 61 x 53 Angelo Sblendore Maria Cécile Genovese
I sonni antichi, gli argomenti infusi di Conosciuto principalmente per i suoi dipinti che piangono
Bellezza e della sorella Tristezza, le petrolio, Eltjon ha voluto mostrarci un altro aspetto del suo
ombre evocate dai vecchi segnalibri di lavoro mediante la fotografia. Lo sguardo di un giovane
Bibbie polverose respirano nelle tavo- artista albanese sul suo paese che cambia.
le scure di Nevio Monacchi, dove gli Un’Albania avida di mondo, spietatamente collegata alla
dei pagani si divincolano tra le spire rete di comunicazione internazionale, desiderosa di altrove,
dell’ira del Dio del Vecchio Testa- dove gli aeri decollano carichi di sogni, (quello di un mon-
mento. do migliore?); Simboli forti del potere economico si
Nevio Monacchi nel realizzare le sue oppongono a contesti agricoli poveri e tradizionali.
Tavole Scure ad olio su supporti di Consapevole delle forti contraddizioni di un mondo in
masonite sottrae poco alla volta gli ricostruzione l’artista ne coglie i contrasti del quotidiano.
strati di colore precedentemente stesi,
e fa respirare le proprie figure come BOTA…! - Eltjon Valle - La Famiglia Margini - Via Sciesa 9 - Milano
uno scultore che le libera dal marmo.
I corpi, gli dei, i fantasmi, i santi, i pec-
catori e le appendici delle loro anime
a metà tra la farfalla e il bruco, emer- Giancarlo Pagliara
gono dagli sfondi scuri simili a figure
che nuotano sotto il pelo dell’acqua di
un lago infernale e i loro piccoli pian-
La spiritualità nella fotografia
Barbara Frigerio
ti vengono subito catturati dal silenzio, ma solo ad un
Placenta, 2005 primo sguardo. La rappresentazione del sacro ha sempre svolto un
olio su masonite Subito dopo cominciano a contorcersi come fiammelle ruolo fondamentale nell’arte occidentale, nata dall’esi-
cm 104 x 138 che illuminano un salone oscuro e la nostalgia pervade genza di diffondere il messaggio religioso è stata poi la
l’osservatore, perché capiamo che ogni protagonista dei grandi capolavori della pittura e scul-
dipinto possiede un soggetto che rac- tura dei secoli passati. Le chiese e le cattedrali sono
conta una storia. Abbiamo la Malattia venute così anche a rivestire il ruolo di “conservatori”
di Lazzaro, Il sacrificio compiuto di Isacco di opere d’arte, il che ha portato ad avvicinarsi a questi
e il Cristo che subisce il martirio, ma luoghi un pubblico sempre più vasto, spinto non sol-
prima di loro esistevano Le Nereidi, tanto dalla fede, ma anche dal desiderio di vedere archi-
Bacco con le sue schiere ebbre e tante tetture, dipinti e sculture. Ma varcata la soglia qualsiasi
altre ombre che emergono per ravvi- persona, al di là delle proprie credenze o intenzioni, si
vare i fiocchi delle loro tombe provo- trova coinvolta dall’atmosfera che vi regna all’interno,
candoci una lacrima di pentimento. un senso di profonda quiete e sacralità che sembra
Monacchi dipinge gli sfondi neri e annullare il regolare scorrere del tempo e invitare
La concretezza
articola le figure con dei toni di grigi e bianchi che ren- ognuno ad un momento di riflessione. Nello stesso
della forma, 2005 dono le opere assolutamente godibili per il puro senso modo, Giancarlo Pagliara, fotografo milanese, di origi-
olio su masonite del colore che utilizza come unico e potente elemento ni napoletane, intraprende un viaggio all’interno di spirituale e contemplativa. Nelle sue fotografie ritrovia-
cm 138 x 105 del suo linguaggio. La superficie della masonite è la chiese e santuari italiani ed europei per ricercare quel- mo attimi di vita vissuta, che raccontano momenti di
bocca del pozzo senza fine dal quale si la spiritualità, che, in un mondo come quello odierno, raccoglimento e di preghiera accanto a gesti più sceno-
attingono gli essenziali grigi antichi, e frenetico e superficiale, si è persa o abbandonata. Il grafici, testimonianza del perpetrarsi di antichi riti.
l’artista definisce la sua serie di Tavole rivolgersi al mondo religioso, cattolico in particolare, Non di minor importanza sono le immagini che
scure «…un modo di intendere la rappre- non è dettato da un interesse specifico verso i suoi sim- ritraggono statue marmoree o bronzee, riprese nel loro
sentazione pittorica essenzialmente attra- boli ed iconografie, ma è legato ad una visione più insieme o semplicemente focalizzandosi su un detta-
verso un utilizzo del colore e della forma ampia, incentrata sull’importanza di una dimensione glio, talvolta l’ombra riflessa sul muro. Sono fotografie
ridotti al minimo». di rara intensità, tutte realizzate in bianco nero con
Nevio Monacchi espone per la prima grande attenzione alla composizione, che riescono a
volta nel 2003 presso la Piccola trasmettere una profonda sacralità, non priva di forti
Galleria Comunale a Pesaro e si pro- sensazioni e sentimenti, dalla sofferenza che traspare
pone successivamente in mostre per- dagli occhi di una Madonna che sembra avere appena
sonali e collettive fino al 2004, quando pianto, al dolore più profondo di un Cristo crocefisso.
espone nella sala grande del Palazzo Queste immagini avvolgono completamente l’osserva-
Mediceo di San Leo. tore invitandolo ad un momento di raccoglimento, di
Nel 2005 è in mostra alla LV edizione riflessione. Non si tratta semplicemente di un invito alla
dell’Internazionale di Arte Moderna e preghiera ma di un suggerimento a fermarsi ad ascol-
Contemporanea G.B. Salvi di Sas- tare dentro di sé la voce della propria anima.
soferrato e nel gennaio 2006 presso la
sede del Collegio Raffaello di Urbino. Fotografie, stampa su politenata, cm 50 x 70

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Francesco Pignatelli
Reversed Universe
Kyoko Jimbo*
Immagini come queste sono storiche e fin troppo
familiari ma qualcuno ne ha sollevato il velo dell’illu-
sione per mostrarle rinate, come qualcosa di nuovo. È
come notare un vecchio amico sorridere in un modo
che non conoscevamo; un intreccio originale fra déjà vu
ed emozione pura. Stimola l’intelletto, affila la perce-
zione. Sedotto da questo potere, il nostro sguardo è tra-
scinato in un affascinante mondo di immagini mai viste
prima. Per Reversed Renaissance, Pignatelli ha scelto i
capolavori dell’arte rinascimentale e le sue icone più
celebri: l’Annunciazione, la Madonna col Bambino,
l’Ultima Cena. Sono opere d’argomento religioso, rino-
mate da secoli, tutte già scrutate da infiniti occhi. Ma tuzionale. Oggi, incatenati come siamo all’informazio- scoperta della forma reale di una pittura a noi già nota, Vittoria di Costantino su
ad unirle c’è anche un cumulo di polvere: la polvere ne e alla conoscenza, paradossalmente è difficile per noi già presente nel nostro bagaglio d’informazioni, si Massenzio, 2004
dell’interpretazione, accumulatasi col passare del guardare al nostro patrimonio artistico in modo libero affianca e confronta con l’immagine codificata che stampe lambda
cm 113 x 249
tempo. La reputazione di queste e tante altre pitture dalle convenzioni. albergava nella nostra memoria, producendo l’effetto di
storiche è ormai così affermata da sembrare intoccabi- […] In Reversed Renaissance, i quadri sono ricreati attra- un riconoscimento: “sì, così è proprio come dovrebbe
le. Avvicinandoci a loro, il nostro pensiero si ritrova verso l’occhio della macchina fotografica, che rovescia essere”. […] Quello fotografico è sempre stato, prima
imprigionato nelle convenzioni. Per quanto lottiamo al negativo l’informazione trasmessa dalla luce. Su quel- di tutto, un dispositivo della memoria, pensato per cat-
per liberare i nostri sensi e la nostra sensibilità, rimania- l’immagine in negativo, Pignatelli concentra poi la sua turare un momento particolare. Il contributo senza pari
mo schiavi di un accademicismo che ha tacitamente arte decisiva per creare l’opera finale. La pellicola è un che Pignatelli dà all’arte della fotografia è usarla, inve-
imposto il suo sigillo d’approvazione, la sua lettura isti- medium trasparente. Produce immagini nel momento in ce, come un modo per cancellare tutti i ricordi accu-
cui la luce l’attraversa. La pellicola prende il posto della mulatisi da che una certa pittura è stata creata. Egli
Annunciazione, 2004
retina oculare assorbendo la luce, che trapassa prima le nega, o mette al margine, quel sedimento di ricordi stampa lambda
lenti della macchina fotografica e poi il substrato tra- cresciuto, strato dopo strato, nel corso di centinaia di cm 176 x 148,6
sparente della pellicola stessa. Nel momento in cui la anni. Questo atto di purificazione, che lava via il muro
luce passa attraverso quel mezzo che è la pellicola, il del tempo, restringe drammaticamente la distanza fra il
deposito dei ricordi è strappato via e l’immagine ne momento in cui un capolavoro nasce e il tempo e lo
esce purificata. Il negativo rimpiazza il positivo nell’im- spazio in cui noi lo ammiriamo. Il risultato è vivere vir-
magine riflessa dal substrato, liscio e duro, della pellico- tualmente l’esperienza di un momento particolare del
la. In pittura, i colori si formano attraverso l’aggiunta di passato, che in realtà non possiamo toccare.
materiali colorati, l’olio o la tempera dei quadri. Di L’approccio di questo artista rifiuta, quindi, il valore
contro, il mezzo fotografico cattura la sua immagine assoluto attribuito all’interpretazione convenzionale di
facendo passare la luce attraverso una pellicola traspa- un quadro come un capolavoro, così come tutti quei
rente, che sottrae il colore. Questa basilare differenza di significati aggiunti che si sono sommati all’intrinseco
caratteristiche produce una latente differenza nella valore di una pittura. Rigettando tutti i valori precon-
forma creativa. Ciò che vediamo nei dipinti non è solo dizionati associati a un dipinto, Pignatelli si rivolge
l’effetto di strati di colore e della pennellata: la superfi- all’opera in sé con una purezza ed una chiarezza che ne
cie è coperta anche dal velo del tempo. restituiscono la spontaneità.
La forma risulta dalla sovrapposizione di materiali […] I fotografi del Diciannovesimo secolo affrontarono
colorati che si inspessiscono progressivamente. Col la questione di petto; lo stesso tipo di interesse, con un
tempo, il colore si fa più scuro o sbiadisce. Nel mondo approccio ben diverso, guida l’indagine di Pignatelli.
a rovescio delle fotografie di Pignatelli, al contrario, le Vedere il mondo alla rovescia, con la luce e l’ombra che
immagini delle pitture non scoloriscono più. La pelli- si scambiano di posto, allarga i nostri orizzonti. […]
cola sottile e trasparente del negativo restituisce alle L’antitesi genera l’antitesi. Un’intera visione del mondo
opere la purezza della loro creazione. In questo proces- è distrutta; icone del tutto nuove sorgono senza prece-
so, le immagini si liberano anche dei significati dati dal denti. In questo universo visuale di infinita, misteriosa
loro associarsi, convenzionalmente, alle pareti di gesso rappresentazione, noi che viviamo in un secolo nuovo,
delle chiese, alle tele o alle superfici crepate dei pannel- scopriamo un piacere intellettuale nuovo.
li degli altari. Ciò che ritroviamo è l’opera maestra. La * Curatore, Metropolitan Museum of Phothography,Tokyo

Danila Tripaldi i lavori di questa instancabile produttrice di scenari a


volte subacquei, a volte aerei, ultimamente lunari e
forse marziani, mi rimandano proprio ad una di quel-
Viola Lilith Russi
le immaginifiche cucine, dove sul fuoco di mille for-
Com’è ormai risaputo, favole e fiabe non sono certo nelli svolazzano e si rincorrono pensieri, paure e crea-
le nuvole di zucchero filato dai colori pastello, che gli ture dell’inconscio dai colori chimici e dagli alchemi-
adulti amabilmente donano ai più piccini per sogni più ci “spessori”. Dal 1998 Danila Tripaldi compone su
sereni o per un gioioso giro di giostra. O meglio l’in- tele e carte telate, teatrini polimorfici a volte metafisi-
tento è proprio quello ma, si sa, dietro Merlini e ci, da molti definiti onirici, in cui non c’è legge del-
Maghe Magò, Pinocchi e Geppetti, simboli, saperi e l’umano che valga: schiere di bizzarri personaggi fatti
messaggi non sempre tranquillizzanti, serpeggiano in di ritagli, stoffe, bottoni e disegni, occhi d’uccello o
armonia travestiti da simpatiche mascotte o da colora- code di gatto, ali ai piedi o matite nei capelli, volano,
tissimi cartoni animati. Sono mondi sospesi, carichi di saltellano, sfilano cantando al seguito di cuori che mar-
una lettura del reale talmente densa e puntuale da ciano. Infiniti occhi spalancati spuntano e osservano da
dover per forza mascherarsi a festa, per non correre il ogni dove; carte da gioco parlanti raccontano di desti-
rischio di essere imba- ni che pesci e pennuti possono ribaltare alla prima
vagliati e di certo per inversione di rotta, e artisti, scrittori, modelle o sem-
non sottrarsi al piacere plici corpi sfaldatisi in foglie di sangue, seminano di
del divertimento. Il sogni, incubi e ossessioni le terre sospese di questi
potere della fantasia colorati spazi surreali. Come se le riflessioni e gli assor-
vince dunque su tutto, danti sensi di inadeguatezza si frantumassero nel genio
forte di un’incredibile della fantasia, i lavori di Tripaldi pullulano di elementi In attesa, 2005, tecnica mista su cartone telato, cm 50 x 70
incisività comunicativa moltiplicati per se stessi all’infinito, ma sotto le vesti di
che dissimula in gioco creature di un mondo all’apparenza allegro, spensiera- però una nuova luce: i paesaggi sono scuri, liberi dalle
l’enorme pentolone di to, dove tutti sono tutto: oggetti, animali, colori ed allegre scorribande da Alice nel paese delle Meraviglie, e
intrugli, pozioni e ve- esseri umani si confondono l’un l’altro, a comporre dei affrontano in modo diretto, malinconico e “drammati-
rità, evaporate con sa- mosaici che racchiudono in sé tutte le possibili ed co” la solitudine e la preziosa essenzialità di presenze
pienza nel verde e fu- immaginabili combinazioni di essere-esistere. Un tri- che stavolta sono nude da ogni contaminazione.
moso profumino di tor- pudio panico in cui ogni cosa è animata e dove sem- Galleggiano in paesaggi desertici a volte letteralmente
te, arrosti, mele avvele- bra vigere il diritto-dovere di una rispettosa democra- “bucati”, tenendosi per mano, con volto o senza volto,
nate ecc…, che incan- zia poetica. È forse infatti l’estrema sensibilità dell’arti- forti di una comune esistenza che parte dallo spazio,
ta e seduce intere ca- sta, a ricreare attraverso i suoi mondi fantastici, realtà in dal proprio essere sessuati, dall’essere forme vagamen-
rovane di fedeli adepti. cui ogni cosa abbia voce, ogni inquietudine una forma, te umane che si allungano, si stringono e si riconosco-
Perché premettere tut- ogni sfumatura di essere la propria dignità. Senza scon- no uguali. Senza quei limiti che, come tutta l’opera di
Senza titolo, 2005
to questo all’arte di Da- trarsi nelle rigide quadrature di un sistema che, al di Tripaldi enfaticamente trasmette, soffocano la libertà
tecnica mista su cartone telato nila Tripaldi? fuori delle sue gelide gerarchie, non ammetta altro e di viversi ciascuno le proprie uniche, irripetibili diffe-
cm 40 x 30 Probabilmente perché nessuno. I più recenti lavori di Danila Tripaldi hanno renze creative e creatrici.
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Ernesto Achilli
La poetica dell’oggetto-soggetto
Giuseppe La Barbera

Nel percorso artistico, Ernesto Achilli ha mantenuto conto dei fantastici e naturali “pizzoricami” che sa
una costante tracciata dal suo temperamento, dal “pic- offrirci quest’erba perenne? Certamente pochi. Poiché
colo mondo” e dalle sue radici. Ha saputo coniugare la pittura di Achilli è immenso amore per la natura e
fantasia e realtà, sentimento e ragione nelle giuste pro- per quello che l’uomo di pace sa costruire, il Rosso, filo
porzioni che trovano, nella poetica e nella rappresenta- conduttore della Mostra, in tutte le sue tonalità ed
zione dell’oggetto-soggetto, l’anello di congiunzione intensità, non può essere altro che rosso-speranza. Non Antociani in campo n. 7 scaletta per l’eden, 2006
creativo fra uomo e natura. L’oggetto ben definito nella è rabbia, disperazione, sangue, fuoco distruttore o puri- olio su tela cm 90 x 120
sua entità, segno e colore, a partire dalla fine del- ficatore. È un colore che sottolinea passione, come rile-
l’Ottocento ha sempre più lasciato, fino a scomparire, il vabile dalle opere presentate ed in particolar modo dai Grappoli d’uva Scala musicale
suo Spazio all’Idea e i suoi colori naturali a quelli rossi antociani dei vigneti: oggetti-soggetti simbolo del- di vigna adagiata sulle labbra poggiano all’arcobaleno
rispecchianti l’emozione e lo spirito dell’artista. l’amato Oltrepo pavese e che Achilli rappresenta con i baci: e da lassù
Attraverso un rapido susseguirsi di movimenti cultura- sfondi vuoti ed inconsistenti per esprimere, come affer- ponte di cuori un’altra
li, innovazioni e sperimentazioni si è passati dalle splen- ma egli stesso, la sua malinconia per la terra incolta. soldato di pace e poi un’altra ancora
dide (e per certi versi fredde) “cartoline” impressioniste Condividendo i suoi stati d’animo, la sua poetica, l’a- sorriso degli occhi fino al sole
alle espressioni concettuali, gestuali, segniche, materi- more per la natura e per la campagna in particolare, parola di silenzio per intingere solitudini
che ed informali della contemporaneità che, in qualche ritengo appropriato concludere con una poesia dedica- nell’oro della vita: amore.
caso, hanno disorientato e allontanato il pubblico. Di ta all’artista:
conseguenza, qualcuno ha cercato di attirarne l’atten-
zione con gesti e comportamenti di trasgressione clas- destinati ad inserimenti in luoghi pubblici metropolita-
sificabili, però, più che come arte, come mezzi pubbli- Michele Festa ni. Quella di Festa è scultura e architettura al tempo stes-
citari. Achilli ha saputo resistere alle tentazioni di con- so, rispettosamente rigorosa nel proporre i volumi degli
seguire notorietà e fama attraverso atteg-
giamenti estranei all’arte, preferendo la
“La Porta Breda” spazi pieni e vuoti; proprio per ciò “lega” molto bene col
contesto territoriale in cui si trova.
ricerca sostenuta dal suo amore e dalla
Giancarlo Cerri
L’opera entra nel paesaggio dominandolo senza distur-
consapevolezza della validità della sua A Sesto San Giovanni, nell’hinterland milanese dove un barlo, senza sconvolgerlo.
opera. Ricerca appagata dall’oggetto tempo era situata la vasta area industriale della Breda Evento, questo, assai pregevole, se consideriamo che in
stesso se catalogato in due entità: l’ogget- Siderurgica, dal 2004 è stata collocata l’imponente scul- parecchie zone di altre città — vedi Milano — capita
to naturale e l’oggetto dalla natura tura di Michele Festa Porta. esattamente il contrario, soprattutto in alcune piazze e
umana o “oggetto-soggetto”. Un terre- Da intendersi come accesso alla città di Sesto, Medaglia loro dintorni, sono state collocate sculture e “monu-
no incolto e selvaggio è un oggetto d’Oro al Valor Militare. menti” che, per loro stessa natura ed estetica, vivono
naturale; mentre una campagna, un giar- L’opera è stata concepita tenendo conto — innanzitutto esclusivamente rivolte verso se stesse, escludendo e
dino, un’aiuola coltivati e curati sono — dello spazio urbano circostante, come sempre ignorando tutto ciò che sta intorno urbanisticamente e
oggetti dalla natura umana in quanto dovrebbe essere quando trattasi di grandi monumenti storicamente.
l’uomo, con la sua azione, vi ha proietta- Molto spesso queste opere, a volte costose arrivano
to e riposto sentimenti e fini, desideri e addirittura a disturbare e sconvolgere l’assetto urbano.
progetti, fatica e sogni, dolore.Allo stesso Michele Festa, invece, ha realizzato un’opera intelligen-
modo, un sasso e un fiore sono oggetti te. La sua non è una scultura “chiusa”, è una scultura
naturali mentre una tegola, un gram- che si apre verso l’esterno dello spazio dov’è situata.
mofono, una ghirlanda, sono oggetti Essa, proprio perché “Porta”, è stata voluta come strut-
dalla natura umana, creati e progettati tura architettonica che induce a uno spazio illimitato, a
per esprimere una determinata esigenza. un “attraversamento” per procedere e andare “oltre”.
Achilli sa rappresentare l’oggetto-sog- Dunque scultura-architettura non fine a se stessa, inte-
getto: “Momento dell’esistenza intesa sa come opera soltanto da guardare e ammirare per ciò
come cammino, evoluzione” non in che rappresenta nella sua pur splendida imponenza, ma
maniera fredda ma carica di significato, come monumento aperto verso altre mete percorribi-
Ricami naturali n. 1 di poesia, di sentimento intinto nella bellezza, con li. Ovvero: Festa ha ben compreso che la scultura
2006 colori vivi e brillanti intesi a simboleggiare manifesta- “chiusa” non è più proponibile per ciò che concerne i
olio su tela, cm 90 x 60 zioni di gioia. Così ci ricorda una macchina da scrive- grandi spazi metropolitani della nostra contempora-
re soppiantata dal computer; l’acqua di una fontana neità. Così, conseguentemente, ha concepito un’opera
scalzata dall’acqua corrente nelle case o dall’acqua atta al superamento del dato decorativo sostituendolo
minerale in bottiglia; un grammofono messo in canti- con quello architettonico.
na dal compact disk; una fune sostituita da una catena Realizzata in acciaio ossidato, dopo aver effettuato
o da una fibra sintetica; una cassetta di legno sorpassata molti studi preparatori (disegni e modelli pluridimen-
dalla plastica e così via. La rappresentazione di questi sionali), la Porta Breda rimarrà, a mio parere, il grande
oggetti: manifestazioni di un’esigenza umana che Porta Breda, 2004, acciaio corten, m h 12 x 12,5 capolavoro del maestro milanese.
hanno lasciato il posto ad altre manifestazioni, sostiene
la tesi di rinnovamento della realtà basata su realtà pre-
cedenti e avverte che niente dell’opera umana è eter-
no. Achilli dipinge con l’ausilio di una tecnica spaziale
semplice ma efficace: l’ingrandimento, sia per esaltare
Sylva Gabriela Beju sti‚ e Franz Paludetto, responsabile delle future iniziative
artistiche in quella valle ligure tanto amata da Emilio
Scanavino. Con la madre l’artista aveva visitato Calice e
Grazia Chiesa
l’identità degli oggetti , sia per evidenziarne i particola- la sua splendida chiesa barocca.
ri che sfuggono allo spettatore a causa della fretta, della L’esposizione allo studio D’Ars di Milano di Sylva Emozioni grandi vissute in concomitanza dell’esposi-
velocità, della nevrosi, aiutandolo così a scoprire e ad Gabriela Beju, giovane architetto, scultrice di fama zione Dor d’or‚ che aveva per tema una sequenza di sim-
assaporare. Ci ricorda che ogni realtà è costituita da internazionale, videomaker, è stata una concentrazione boli di grande valore come l’agnello, il coltello sacrificale,
particolari e che questi, se saputi cogliere, sono singo- di eventi straordinari. Il 27 aprile, alla chiusura della l’acqua, il respiro. Scelgo una frase che mi pare fondante
Capsicum minimum larmente portatori di emozioni. Come ad esempio i mostra di Sergio Dangelo si è sovrapposta l’apertura in tutto il denso testo dei due dvd creati con la regia di
2005 frutti dell’alchechengio: prima che Achilli li rappresen- dell’esposizione di Gabriela Beju: lei, rumena, vive a Dongui, per questo incontro con il mondo artistico
olio su tela, cm 70 x 100 tasse ingranditi nei suoi quadri, quanti si erano resi Parigi e lui, pittore surrealista, vive a Milano: entrambi milanese: ‹Le ferite del corpo si possono lenire, quelle dell’ani-
hanno lavorato con il famoso Jacques Dongui loro ma no. Occorre vivere la vita, vis a vis alla vita stessa, con gioia,
grande ammiratore. comunque».
Due giorni dopo l’inaugurazione, Arturo Schwarz che
ha tenuto una conferenza su Gabriela al centro Visita della Beju all’abitazione di Pierre Restany, 2003
Cervantes di Milano e ha fatto studi approfonditi su
questa artista dada, accetta di riceverci nel suo studio
grazie alla mediazione del suo grande amico Janco.
Il primo maggio Maria Grazia Mazzocchi ci ospita a
casa sua per filmare testimonianze relative alla vita di
Pierre Restany, grande estimatore del lavoro della madre
di Gabriela per quasi due ore ricordi, aneddoti, momen-
ti di vita e di lavoro ci coinvolgono in un’atmosfera
serena e intensa tra il garrire delle rondini in un tra-
monto luminoso, a cui si è aggiunta una breve intervi-
sta alla figlia di Maria Grazia che ha reso più interessan-
te e gradevole l’incontro.
La Beju, negli anni ’70, era stata ospite della grande col-
lezionista Janneret a Boissano. Il 29 aprile l’inaugurazio-
ne della stagione artistica A Calice non c’è il mare, è stata
l’occasione per rivedere quei luoghi e conoscere Gianni
Viola, il presidente dell’associazione Calice, città degli arti-
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Sul filo dell’arte a cura di Stefano Soddu
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domanda surreale Stretta la porta lunga la via dite la vostra


“Nella tua arte
è nato prima: che io dico la mia!
Antonio D’Amico
il seme o l’albero?” La porta, emblematicamente, è sinonimo di passaggio, mistero cristologico di nascita,
consente di valicare confini e di spingersi in una morte e risurrezione.Tale tem-
dimensione figlia dell’alterità! È forse il senso del poralità divina, incarnandosi
mistero che affascina gli artisti, spingendoli ad affronta- diviene ‘meta-storia’ nella per-
re nella loro arte questo tema. Già Rodin nel 1880 ini- sona di Cristo attraverso l’in-
ziò a lavorare alla famosa Porta dell’Inferno, finita nel termediazione di Maria. Ad
1917. Il suo è un racconto basato sulla ripetizione che essa allude il Giglio, che cam-
guarda alla modernità e conduce alla rottura dell’unità peggia nel primo scomparto,
spazio-temporale. Nella logica del Ready-made, Du- simbolo di purezza e di annun-
champ dedica alla porta un’opera terminata nel 1966 cio, una buona novella che ha
per il Philadelphia Museumt. Qui è un ‘non passaggio’ rivoluzionato la sua giovane
che consente solo di spiare per carpire la conoscenza di esistenza rendendola madre di
quanto nascosto ai nostri occhi; la piena rivelazione un uomo-Dio. Non mancano i
dell’altra parte si ha solo varcando la soglia. Anche riferimenti ai dolori patiti da
Stefano Soddu si è cimentato con questo tema, realiz- Gesù nella passione: i chiodi,
zando dodici formelle bronzee per il portale della pic- fisicamente e il garofano, la rosa
cola chiesa di Santa Maria Entroterra a Bolognano, in irta di spine o le spade incro-
Abruzzo. L’artista ha voluto affrontare l’argomento del ciate, allegoricamente, condu-
sacro con l’ausilio di forme simboliche, attraverso cono al racconto dell’ascensio-
immagini che tentano di interpretare la strategia del ne e alla simbologia mariana.
racconto spirituale. In questo modo, «l’offerta dichiarata Questa simbiotica perfezione è
dallo scultore si presenta come una mappa del tempo, della me- racchiusa nella terza formella
moria collettiva e della sua capacità creativa». Tali i termini dove il triangolo rotto o spez-
con cui Antonio d’Avossa commenta l’opera di Soddu zato da motivi ornamentali obliqui richiama la Trinità,
risponde nel catalogo edito da Silvana Editoriale. Attraverso la comunione silente di intenti. Il culmine dell’opera è
contemplazione visiva delle formelle, Soddu sembra nelle ultime due opposte formelle con il motto che
Franco Colnaghi invitare lo spettatore «verso l’interno con il miracolo del Giovanni Paolo II fece suo: «Totus Tuus», sono gli scom-
Sicuramente il seme. passo. È questo passo a permettere all’intero corpo di realiz- parti che concludono la porta e lambiscono il suolo; lo
L’albero, quella parte di noi che ci guarda nella vita co- zare il pensiero di un cambiamento e l’idea di una trasforma- stesso che ha percorso Cristo nella sua vita terrena. Da
me nelle opere è una metafora (dove nasce muore) che zione non solo come passaggio di forme (trans-formare) ma sempre l’arte che parla ai credenti ha il fine ultimo di
partecipa con la sua immobilità a tutte le nostre azioni. soprattutto come attraversamento di forme». catechizzare e di edificare lo spirito dell’animo umano.
La semplicità del linguaggio adoperato, sviluppa in chi Se il linguaggio figurativo, esplicitato da Stefano
guarda, la sensorialità dell’immediato significante, Soddu, saprà parlare al cuore della gente la voglia di
destando il desiderio di andare oltre per entrare nel varcare la porta sarà immediata e sembrerà di udire le
Contemporaneo mistero della storia della salvezza. Infatti, ogni formella
è composta da un microcosmo di oggetti precisi che
parole proferite da Gesù e ricordate da Matteo nel suo
Vangelo: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta
italiano valicano la pura visibilità e conquistano il cosmo teolo-
gico dell’Incarnazione e della Redenzione. Sin dalla
e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono
quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e
Contemporaneo italiano a cura dell’Istituto Italiano di cultura, Bruxelles e la prima formella domina il cerchio, figura geometrica angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quel-
Galleria Scoglio di Quarto, Milano. Collezione permanente presso la Com- perfetta che racchiude il senso della vita incorporata nel li che la trovano!»
missione Italiana, Palazzo del Governo Unione Europea, Bruxelles.
Si è inaugurata nel mese di aprile u.s. la “collezione
permanente Contemporaneo Italiano”, con la presen-
za di Barroso, Presidente della Commissione U.E.;
Frattini,Vice presidente; Figuel, Commissario alla Cul-
Il Giardino degli ulivi
tura; P. Bianco, Direttore dell’Istituto Italiano di Valeria Vaccari
Cultura di Bruxelles (catalogo con scritti di Barroso,
I contadini del sud dicono che per gli ulivi ci vogliono
Frattini, Figuel, Bianco). I quaranta artisti rappresentati:
cinque esse: Sole, Sale, Sassi, Solco, Scure.
O. Bacci, P. Barlusconi, P. Barrile, A. Borioli, L. Calchi
Il Sole del Mediterraneo scalda e fa maturare, il Sale
Novati, G. Campus, R. Carrara, E. Cattaneo, M. De
del terreno salmastro addolcisce l’oliva, i Sassi fanno
Biasi, M. De Maria, P. Fedeli, R. Fiore Pittari, M.
respirare il terreno, il Solco lo rivolta e lo rinnova, la
Fornari, G. Fra, N. Frigerio,W. Gasperoni, C. Granaroli,
Scure pota e alleggerisce la pianta. Ma l’elemento che
G. Giunta, F. Libonati, F. Mazzucchelli, M. Marra, A.
maggiormente contribuisce a rendere l’ulivo rigo-
Mereu, G. Moiso, G. Ottaviani, M. Mulas, A. Occhi-
glioso e forte è il Tempo. Gli ulivi sono alberi molto
pinti, L. Pescador, A. Pizzolante,T. Poli, B. Pomodoro,
longevi, possono raggiungere i cento anni di vita. Il
R. Sansonetti, S. Savelli, Sinisca, S. Soddu, G. Strada,
tronco appare contorto e nodoso, pieno di rientranze
topylabrys,W.Valentini, P.Verga, G. Vicentini, E. Zanon.
e asperità. Spesso dà asilo a piccoli animali, a colonie
di formiche. Irina Schwarz è affascinata dalla pianta
d’ulivo e desidera rendere eterna la sua vita, innestan-
do attraverso l’arte nuovi germogli e nuova linfa. Al
momento della potatura, l’albero alza penosamente le
sue braccia spoglie verso il cielo, privo di gemme e di
indizi della fioritura. Irina inserisce piccole foglie di esaltarne le venature. Nelle prime opere della serie
legno nuovo, cedro della florida, ciliegio, cipresso pro- Alberi, l’artista impiega tutta la sua maestria nel leviga-
fumato. Il rame si insinua nella corteccia, segue le pie- re, lucidare il tronco e assottigliare le foglie per render-
ghe del tronco. le quasi impalpabili. Sono rami giovani, ancora fluidi
Sottili fiori di legno rosato si innestano nel fusto. Con nella struttura.
sottile maestria tecnica Irina fa rivivere un piccolo giar- Il colore giallo bruno e ambrato comunica calore e
dino di ulivi centenari. Il giardino, come la foresta è il serenità. Nelle opere di grandi dimensioni, Irina man-
regno della quiete e della pazienza dove ogni micro tiene le asperità e i nodi del tronco, il suo colore bruno
organismo si rigenera nel silenzio. Come l’antro umido e innesta gemme di legni diversi rispettando l’indole
e profumato dove lo scultore affronta ogni giorno l’in- dell’albero. Irina Schwarz ha scelto di non plasmare
contro con il materiale vivo, coi suoi odori naturali e animali o uomini, perché l’albero stesso è una scultura
artificiali e i suoi strumenti di lavoro. La scultura è una primigenia che lavora internamente al motore silenzio-
lotta e un sottile procedimento alchemico, anche il so della natura.
Tempo gioca le sue carte aggiungendo toni e virando Il suo lavoro parla della necessità di rispettare i delicati
Opera di S. Soddu
e P. Barlusconi
i colori. Irina ha studiato le tecniche dell’intarsio, del equilibri che governano l’habitat in cui viviamo, impa-
restauro: è abituata a rispettare il passaggio del tempo, a rando ad inserirsi in esso in maniera discreta e consa-
seguirne le tracce della storia e dell’ingegno umano. pevole, trovando il tempo di contemplare la perfezione
Ha imparato ad assecondare le variazioni del legno ed del creato. In silenzio, nella quiete.
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Evitando l’oblio!

T
ra il 1979 e l’80 la direzione della Fiera di Milano, nella persona del dott. Colombo, commissionò alla signora Bonavita
una monumentale opera, il Mare di spighe, che oggi rischia di essere mietuto irrimediabilmente, da collocare in un salo-
ne di rappresentanza, successivamente adibito ad altri usi.
La storia della scultura, qualsiasi sia il materiale adoperato per l’esecuzione del manufatto, è una storia di pazienza, di tempi
lunghi e attese, ma soprattutto, di entusiasmanti scalpori durante la lavorazione e in seguito all’uscita dai forni di cottura, fino
alla sua ultima fase di montaggio e collocazione definitiva. Storia di idee e di processi evolutivi figli del proprio tempo, lo stes-
so in cui l’artista è chiamato a interagire col luogo e con la cultura di quel preciso momento storico-sociale. Leggere l’identità
culturale, attraverso un’opera d’arte, aiuta a focalizzare sintesi nell’oggi che mirano a nuove soluzioni evitando probabili erro-
ri; perciò non si evitano gli sbagli distruggendo un frammento di questa storia. Il mare di spighe, frutto di un lungo e costoso
lavoro, oggi rischia l’oblio nei meandri ‘dei ricordi’, quelli non del tutto nitidi. La direzione dell’Ente Fiera Milano ha proposto
all’artista, tutt’ora vivente e ben agguerrita, di fotografare l’opera e montarne un puzzle nel costituendo Museo della Fiera di
Milano, distruggendo quel mare di terracotta e gress armonizzata da striature verticali bianche, marroni e nere.
Distruggere Il mare di spighe, sicuramente ammirato da migliaia di visitatori entrati in quel vecchio padiglione, significa can-
cellare una porzione di cultura artistica della Milano degli anni ’80 e… sperperare (come spesso accade) i soldi spesi.
Tale destino crudele, che speriamo non incomba furtivo, si è già calato su un’altra opera, una parete di ceramica in terza cot-
tura, che la Bonavita ha realizzato nel 1982-83 raffigurante una Foresta pietrificata di cui l’unica e debole testimonianza che
rimane è una foto di proprietà dell’artista.
Simile destino è toccato a una serie di 10 altorilievi in acciaio sagomati e assemblati con stampi per la seta provenienti dalle
manifatture di Lione, simili a quelli che oggi si possono ammirare nella collezione Zucchi. Di questi ultimi, eseguiti nel 1988,
sempre per la Fiera di Milano, si sono perse le tracce e non rimane neanche una foto documentaria. Liquidando bruscamente,
fin qui, una storia delle assenze, un debole spiraglio giunge dall’Ente Fiera, che ha stabilito di inserire un’opera della Bonavita,
quattro lesene policrome di 4 metri per 0,60 realizzate nel 1968, all’interno del Museo.
Molte altre sarebbero le opere da segnalare e ci ripromettiamo di tornare sull’argomento se sarà necessario, al momento è bene
concludere interrogandoci: …e di noi cosa faranno? chi ha orecchi per intendere intenda!
Antonio D’Amico
Cirillo Murer
Isidoro Giannetto

La creatività di Murer nell’elaborare spazi nuovi, strut- un’eco d’infinitezza che ha generato la pittura, che non appartiene. Un innato senso della misura porta Murer
turati in geometrie sempre più complesse con i quali si spegne, che resta nella vastità di quello che sarebbe ad esprimersi attraverso la concentrazione degli spazi e
Pomeriggio, 2002 sorprendere e interrogare gli occhi è in permanente potuto essere un attimo dopo e che certamente sarà. la forma essenziale, una sorta di economia soprattutto
olio su tela, cm 100 x 120 evoluzione. Si afferma normalmente che un quadro è Ogni opera di Murer va quindi vista come momento vocazionale alla conquista dell’equilibrio senza enfasi e
come un’utopia realizzata, incompiuto di un percorso senza fine, caricato dalla amplificazioni, lineare, conciso; l’artista intento più a
che per quanto la si sia grandezza dell’arte, obbligato per l’artista per la deci- ispirare contenuti e a rincorrere confini che a fasciare i
nutrita di speranza sarà sione che gli è connaturata di colori di troppo sentimento e di
sempre inferiore al suo non tradire l’ispirazione, di pleonastiche sfumature. Creatore
progetto. Questa conside- nutrirla, anzi! Goethe esortava di una pittura con moto ascen-
razione non vale per Mu- gli artisti a divenire ‘organi’ sionale, come attratta dalla
rer per il quale le conqui- capaci di intendere la natura vastità dell’infinito cielo, le
ste della fantasia normal- delle cose, il mistero, nella loro forme guidano Murer mentre
mente sono pari o supe- forma genuina. Un invito a egli le domina, le migliora, le
riori al progetto, con una dominare la realtà esterna non rende pure, essenziali e tuttavia
ricchezza in più, che ogni per assoggettarla ma per darle più varie e più ricche, le riordi-
pittura realizzata, per quan- nuova forma, per realizzare la na per donare ad esse potenza
to dall’artista possa essere conquista dell’arte e la sua espressiva e chiarezza esemplare
amata, non sarà mai una manifestazione. Invito ad in- nell’intento di comunicare allo
pittura finita e definitiva. traprendere un cammino con spettatore l’autenticità della sua
Resta sempre nel senti- il quale l’artista emula e supera ispirazione.
mento, nel cuore di Murer la natura diventando creatore di un mondo che gli Verde Montello, 2003, olio su tela, cm 70 x 80

Artisti per Challans a Saronno


Antonio D’Amico

G. Vanzulli, Passeggiata al Lido di Classe F. Vendramin, Sguardi innocenti A. Guarino, Pensieri

I
l Comune di Saronno e l’Associazione Giuseppe Flangini
hanno organizzato un premio di pittura aperto agli artisti
residenti a Saronno e dintorni. Chi scrive ha avuto il pia-
cere di far parte della giuria che ha visionato tutte le opere
pervenute, insieme a Lucia Saccardo, Dirigente Assessorato al-
la Cultura del Comune di Saronno, Cristina Renso, Presiden-
te dell’Associazione Flangini,Vito Melotto, pittore e Michele
Malagnini, gallerista. Un premio di arte contemporanea è
sempre occasione proficua per captare l’orientamento degli
C. Brivio, Primavera
stili e dei linguaggi. In questo contesto, tante sono state le pre-
M. Banfi, Omaggio a Gino Sandri
senze, soprattutto di esordienti (di tutte le età), che si affacciano all’arte, de- P. Bernasconi, Ombrellaio
siderosi di lasciare una loro impronta attraverso la pittura. L’elemento di
forza del premio, a parer mio, è stato sia lo scopo, una mostra dei 15 vinci-
tori a Challans in Francia, sia il metodo di scelta del vincitore. Oggi consta-
tiamo che, fra il gusto istintivo ed estetico della gente e la critica che si o-
rienta su canoni ‘didattici’, vi è un divario e se a ‘scremare’ i tanti parteci-
panti ci pensa la giuria, in questo caso l’arte è di tutti i fruitori comuni che
hanno scelto il vincitore. Così è andata a Saronno e a Challans. Fra le 15 o-
pere più votate, il fiat popolare ha decretato la Passeggiata al Lido di Classe di
A. Campi, Cuba
Giovanni Vanzulli vincitore a Saronno.
Fra i quadri esposti a Challans, nella rassegna Week-end des Arts (21-23 apri- A. Principe, Ponte sul Serio
le) ha vinto il quadro di Antonella Guarino, Pensieri. Ac-
canto ai due prescelti accomunati da un’atmosfera spensie-
rata e tranquilla, dai colori densi e materici, per Vanzulli e
pacati per Guarino, molte le opere d’interesse.
Ogni dipinto nella sua varietà stilistica esprime l’identità
dell’autore, le sue visioni sul mondo e la capacità di trasfe-
rire in immagini i sentimenti.
Mentre si rende plauso agli organizzatori, l’auspicio è che
V. Graziani, Le stanze dell’immaginario questa lodevole iniziativa venga riproposta ed estesa, per
far sì che a Saronno possa aprirsi una lente d’ingrandimen-
L. Patti, Maternità G. Preatoni, Campagna
to su una porzione delle arti contemporanee. piemontese con vigneto

G. Dominioni, Nella luce e nell’ombra L. Reina, Consistenza lieve R. Busnelli, La nebbia danza T. Santinelli, Frammenti

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ermeneutica e “connessione psichica” nella scuola dello
Tiziana Mesiano storicismo tedesco, nello stesso W. Dilthey, W. Win-
delband, H. Ebbinghaus, Il Conte Yorck, ecc...).
La vita e la psiche Tramite l’introspezione, isolare i singoli dati percettivi
per dar luogo alla fondazione delle Scienze dello
Gabriele Casati
Spirito nella Psicologia. Il mondo delle Weltanschau-
Le opere dell’autrice nascono da un itinerario molto ungen, dei significati, da trasporre attingendo dall’inter-
personale e creativo che si intrecciano con i suoi studi no del mondo dell’Arte, dell’ispirazione. Un altro
in psicologia protrattisi per molti anni, parallelamente aspetto del suo modo di fare arte riguarda l’epochè
ad approfondite analisi circa interessanti studi di fisio- fenomenologica di Husserl, metodo al quale incon-
gnomica. L’uso della tavola sciamente l’autrice si ispira.
grafica, con l’utilizzo delle La sua arte si esplica in un momento conclusivo nel
varie evoluzioni dei pro- quale la sintesi delle immagini pittoriche si stemperano
grammi, le hanno permesso sulla tela dopo essere state “ripulite” dai fronzoli delle
di spaziare in sempre più istanze soggettive, dalle quali si concretizzano.
complesse operazioni pitto- La spiritualità e l’Arte: inoltre, gli anni recenti l’hanno
riche dove l’abilità tecnica si vista maturare problematiche spirituali che hanno deli- Oniriche Visioni, 2006, tecnica digitale, cm 100 x 70
fonde con la sua verve creati- neato con una più ulteriore precisione i suoi interessi
va. Il suo eclettico percorso pittorico espressivi. La comprensione della realtà è così ivi connessa all’esperienza religiosa dove i rimandi visi-
formativo con artisti di varia vi si intrecciano ai significati più profondi.
estrazione, la frequentazione È interessante notare come si avvertano nelle sue opere
di amici filosofi e scrittori, queste fasi esistenziali.
hanno forgiato e solidificato L’opera che qui presenta Oniriche Visioni, è esempio
particolari interessi che sono diretto della propria coscienza spirituale. La luce di Dio
culminati in uno studio pre- emerge distintamente dalle trame psicologiche dell’ani-
ciso e circostanziato, non so- ma come momento di supporto universale. La luce Blu
lamente circoscritto a pro- onnipervadente della tradizione Induista risalta come
blematiche di psicologia de- momento essenziale della Divinità da cui potersi
Luce Filtra, 2005 scrittiva ed analitica della rispecchiare nel mondo degli umani. La sua pittura è
tecnica digitale, cm 60 x 100
scuola Diltheyana di fine Ot- così un intarsio di momenti psicologici animistici da
tocento che consentano di mettere in luce il carattere cui la mente sintetizza, tramite l’anima, oggetti di ele-
unitario della vita psichica, quanto in una più ampia vato significato spirituale.
comprensione percettiva ermeneutica della realtà (vedi Sole d’inverno, 2005, tecnica digitale, cm 60 x 100

Cristiano Tassinari Andrea Montin


Quando la coerenza diventa esigenza Paesaggi
Jacopo Flamigni Adelaide Auregli

Che cosa è la materia? I linguaggi spenti, a volte triti, natezza, altre volte schizza violenta in fraseggi chiaro- I paesaggi d’invenzione che Montin presenta qui
spesso malinconicamente privi di pensiero dell’arte scurali “pesanti” che rendono plausibile il più assurdo hanno come protagonista l’albero. Un albero frondoso,
contemporanea avanzano, fagocitano, vogliono tutto. paradosso della storia dell’arte: una produzione grafica, dal largo ombrello scuro e folto, un albero non albero
La materia è l’ultima però materica. Il medium, è l’unico elemento cangiante o, meglio, un albero mandato a memoria, filtrato dalla
istanza, il baluardo fra la sua produzione grafica e pittorica.Tutto il resto, è conoscenza, meglio, dall’idea; un albero sul quale si è
difensivo che si oppone. contraddistinto da una coerenza di fondo rara: coerenza posato ogni capriccio intellettualistico. In questo senso,
Dice “No, prova a pas- il facile richiamo all’analogo tema di Carlo Mattioli,
sarmi sopra. Calpestami, non può essere altro che limitato, appunto, all’ambito
arte della sola idea, arte tematico e, solo latamente formale. Qui infatti l’albero
senza Technè, arte che è tutto prosciugato dagli umori naturalistici e materici;
non necessiti di un è ridotto ad una pura forma araldica, a puro gioco; non
super-uomo ma di solo a caso Montin ha inciso una serie di lavori a soggetto
un uomo”. Ma la pre- arboreo (cipressi) il cui dato di partenza non è un vege-
potenza di un dipinto tale, ma la penna di un volatile. L’aspetto ludico, o per
“dipinto” non la si meglio dire, la delicata lepidezza che contraddistingue
schiaccia. Così Tassinari l’opera grafica, anche se non sempre ugualmente evi-
Puntasecca acquaforte, 2005, mm 460 x 460 “dipinge”, lavoro lento, dente, è rintracciabile nell’esibizione del monogramma
meditato ma febbricitante e folle nella sua ricerca. di sapore düreriano apposto a queste acqueforti
Lavora su “di noi”, una straziante, incantata benedizio- che altro non è se non l’arguta trasposizione di
ne, un Urbi et orbi doloroso. Sì, si può ancora lavorare una sigla ricavata dalla filigrana delle antiche
così. Una dicotomia, la sua, stridente tra il gesto che si carte manoscritte che usa per il fondino e
compie, quasi informale e la resa che si palesa, presso- che, per un’originale casualità portano le sue
ché “fotografica”. Questo crea il corto circuito, questo iniziali. Montin fa ampio uso del fondino
smuove il nostro sistema nervoso, ci costringe al dialo- impiegandone diversi per ogni tiratura —
go con l’opera.Tassinari è un artista nuovo, si culla e si sempre bassa — o interviene con l’acquerel-
compiace nell’utilizzo di tutto ciò che, mediamente, in lo a rialzare la composizione con tocchi di
arte non si usa più. Una pittura di carne ed una produ- colore. I fondini sono carte veline che l’arti-
zione grafica secca e sublime. Nei suoi corpi non c’è sta ama preparare personalmente realizzan-
deformazione somatica o altro, troppo facile. C’è il doli con la tecnica delle “carte a mano”,
Segno, quel termine astratto e un po’ generico che oppure sono antichi fogli del secolo scorso
identifica, marchia un artista, reso così unico, nel bene vergati in elegante calligrafia. Questi accor-
e nel male. Il segno, nell’opera incisoria di Cristiano è Olio su puntasecca, 2005, mm 1000 x 700 gimenti permettono all’autore infinite varia-
un solco, una paziente e amorevole aratura della super- tematica, pratica ed intellettuale, e quando è così, la coe- zioni in ogni tiratura che acquista, nei singo-
ficie ove, incidentalmente, si riflette l’uomo. Ma l’acido renza diviene esigenza. L’“organicità” di Tassinari spazia li esemplari, preziosità da opera
Acquaforte, 2005, mm 288 x 262 è egualmente indipen- dall’uomo all’animale: purché vi sia un cuore che batte, unica.
dente dalla presenza o una linfa che scorre, una struttura ossea che possa sol-
meno del soggetto. lazzarsi impertinente nelle sue regolari irregolarità, che
L'artista lo domina, come sporgono. E Tassinari ama le sporgenze, ama inondare di
una lava, lenta ma inarre- luce ogni escrescenza naturale, un naso, una bocca, una
stabile, come il tempo, coda od una costola appena accennata. La luce si ottie-
che passa su di noi e la ne “togliendo”, graffiando, scorticando, intervenendo
carne sublima. La linea chirurgicamente su di un proprio simile,Tassinari lo fa,
anarchica di Cristiano ha con ferocia, ma commossa. Più Dürer che Rembrandt,
potere decisionale ed più incisivo e meno pastoso, più spigoloso e carsico, il
esecutivo: è conditio sine suo segno gioca con i toni, sale e scende le scale di grigi,
qua non dell’opera stessa, sfalda deliberatamente figura e sfondo senza distinzione
tracciandone i contorni, in un gioco apparente di puro piacere, atto a renderli
rendendo riconoscibile il emancipati l’uno dall’altro nel loro felice dialogo. Così
soggetto con incedere come nella sua pittura: sempre una penetrante e raffina-
lento, volutamente privo ta ripartizione di dignità estetica fra le parti.
di prevaricazione, quasi
una stanchezza “moran- SpazioBoccainGalleria
diana” che talvolta deli- Dall 15 al 29 novembre 2006 Bassorilievi in legno di noce Tanganica
mita con inusitata raffi- ebanizzato e dipinto

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ripercorrere una genesi dell’ope-
Gianfranco Zanti ra? Scarso o nullo, se non fosse che
Dettato materico il “manifesto” che accompagna il
lavoro di Zanti, i moventi raziona-
Vittorio Riguzzi li che suffragano e danno conto
dei suoi “viaggi metafisici”o “spo-
Chi crede nell’illusioni dell’amore, crede nelle illusioni stamenti” non si fermano entro i
della ragione. Quasi un non-sense, dacché le motivazioni confini dell’arte, ma aspirano ad
del cuore che inducono all’assenso non sono oggettiva- una significazione olistica, ad una
bili nello stesso ordine del significato reclamato dalla prospettiva più ampia di intendi-
ragione. L’uno è incom- mento universale. Ecco perché è
prensibile e di casa nell’in- opportuno parlare di una vera e
teriorità, l’altra brama la propria epistemologia nelle opere
spiegazione d’ogni cosa. di Gianfranco Zanti.
Eppure, trovo che l’opera L’epistemologia del dettato mate-
d’arte in se stessa sia il cor- rico non è priva di riscontri in Giudizio universale, 2003, tecnica mista su tela, cm 150 x 200
teggiamento di un innamo- ogni ambito del sapere, dall’arte
rato verso l’oggetto delle alla scienza.Lungo una linea che scorre dal dualismo car- razione reversibile nel suo contrario (basti pensare per un
proprie visioni, e la ricerca tesiano all’action painting di Hoffmann, Zanti approda a esempio, al lavoro condotto in anni da Karlheinz Stoc-
di una giustificazione per un’idea “scientifica” della percezione dalla quale tutto si khausen). Concepirsi come un’antenna che coglie le dif-
esse il desiderio di donare al genera nelle forme conosciute fisiche e concettuali. Il ferenti lunghezze d’onda generate dalla materia diviene
resto del mondo l’esperien- mondo può essere pensato, compreso, interpretato, qui il segreto dell’intelligere il linguaggio segreto delle
za di quello stato di grazia. manipolato; oppure può essere subìto, appreso, accolto, cose,a priori di ogni schematismo razionale,di ogni con-
In Gianfranco Zanti si co- ascoltato. Questo secondo atteggiamento si traduce in cettualizzazione che piega la realtà alle abitudini della
glie un temperamento pas- “fare arte” nel momento in cui l’oggetto, la forma e la cognizione; un abbandonarsi, piuttosto, alla meraviglia
sionale e ipersensibile, come materia da riprodurre, svelano all’artista i propri misteri, come luogo di partenza per un viaggio di scoperta o
in ogni artista che dipinge “dettano” le linee e i colori di fondo da cui si generano riscoperta del già visto in una luce nuova, come una teo-
con i pennelli delle proprie vorticosamente elementi derivati, fino a un moltiplicarsi dicea dell’arte.
emozioni. Ma non per que- potenzialmente infinito. Mi piace per questo pensare a Zanti oppone quasi una fisica qualitativa alle pretese
sto egli si è mai lasciato anda- Zanti come ad un artista dell’infinito nel finito, dello spi- scientiste del solo calcolo numerico entro cui ricade il
re, nel corso della sua ricer- rito nella materia. Egli teorizza e usa i codici di “vibra- modernismo; attraverso l’arte propone una razionalità
ca,a quella sottrazione di un zioni” cui è riconducibile tutto l’ordine dell’esistente. libera dalle rigidità del lessico di genere.
senso originario e originato Vibrazioni capaci di sollecitare le nostre sensazioni e Mi sembrano illuminanti, a questo proposito, le parole di
dalla mente dell’autore che queste a loro volta in grado di influenzare la materia. Le René Thom quando scrive di Descartes: «[egli] con i suoi
sembra divenuta legge nella tre diramazioni del suo dettato materico sono quelle che vortici e i suoi atomi uncinati, spiegava tutto e non calcolava
dottrina dell’opera aperta, definisce Ritratti del vuoto, Miscuglio delle forme, Musica di nulla; Newton con la legge di gravitazione calcolava tutto e non
dominante nella contem- dettato materico. I Ritratti del spiegava nulla». Se nella cosmologia di
poraneità. vuoto conseguono all’osserva- Origene ad ogni rivestimento psichico
Ritratto dal Bianco, 2006 Anzi, descrive e spiega come il suo “dettato materico” zione degli oggetti nello spa- dell’anima corrispondeva una sfera della
tecnica mista su tela muova da una precisa percezione dell’universo che si zio da essi descritto, e trasfor- volta celeste, così l’unità del cosmo è
cm 50 x 70 offre a chiunque voglia porsi in ascolto attraverso lo mano l’oggetto in un luogo garantita da una “presenza”, o “spirito del
sguardo della mente. Questo sguardo è la condizione fisico e viceversa. Il Miscuglio mondo” o “etere”: una trama invisibile
indispensabile per aprire la soggettività alla cognizione di delle forme mostra come la che unisce ogni ente, dalla particella ato-
un’arte liberata dal compito della rappresentazione fede- sfera sia la forma geometrica mica, alla vita della mente, alle galassie.
le, dalla mimesi della realtà, per la quale l’arte stessa, nella più pura da cui si generano Un campo di energia globale e “sferico”
riproduzione del mondo, trovava una propria identità e tutte le altre forme esistenti, in dove a una trasformazione dell’Uno fa
definizione. Il Novecento ci ha mostrato il valore della grado di richiamare ogni seguito una modificazione del Tutto.
creatività nella sua purezza,non senza nostalgie per i rife- immagine sensibile di cui si ha La genesi della pittura di Zanti sembra
rimenti semantici, ma pure incaricata di comunicare esperienza e dunque giustifi- dunque ricalcare una sorta di universale
attraverso segni che appartengono all’ordine del possibi- care un complementarietà as- “psicobiofisica”, il paradigma che secon-
le-in-sé, non più del necessario, ed esigono la pratica lin- soluta tra il tutto e le sue parti. do il fisco Marco Todeschini vuole tutti i
guistica del “sentire” come nuovo processo di valorizza- La Musica di dettato materico è moti dell’universo, dall’infinitamente pic-
Chi suona il piano sotto
zione dell’opera. La visione dei contenuti, dunque, non la trasposizione di una melo- colo all’infinitamente grande, generati da
l’Arca di Noé?, 2001 è più soprattutto sensibile quanto prevalentemente idea- dia o di un insieme di suoni in un etere universale, in perenne moto vor-
tecnica mista su tavola le, e ciò vale sia per l’artista che per il fruitore d’arte. linee, figure, volumi, anche in ticoso e capace di influenzare sia la mate-
cm 50 x 30 Quale il compito della critica allora? Quale il senso del questo caso mediante un’ope- ria che gli esseri viventi e il loro spirito.

Plevano incontra Kengiro Azuma bellissimi e abbiamo parlato per altre 2 ore del senso di
ogni mostra, soprattutto delle grandi sculture ambien-
tali, colme di poesia e mistero, esposte nel Palazzo Besta
Sono nello studio di Kengiro Azuma, uno stanzone «Per scaldarmi bruciavo nella stufa le cassette dell’Orto- di Teglio, in una cava di marmo nei pressi di Vienna e a
buio e polveroso alla periferia nord di Milano. mercato, me le regalavano in quantità. Una notte mi alzai per Montemarcello vicino a La Spezia.
Non vuole un’intervista, “ho difficoltà con la lingua” attizzare il fuoco ma mi caddero dalle braccia le tavolette. Fu Anch’io gli ho donato due miei cataloghi, li ha guarda-
mi dice, ma inizia a raccontarmi la sua vita. una folgorazione, quei pezzetti di legno a terra costituivano un ti attentamente e mi ha chiesto di poter visitare il mio
Ho davanti un uomo di 80 anni, giapponese, che a 30 insieme di straordinaria bellezza per leggerezza e ritmo. Corsi studio per vedere dal vivo la mia ricerca.
anni si trasferisce a Milano, studia l’Arte occidentale a prendere il gesso, lo impastai con l’acqua e lo versai sulle Comunicare e scambiare idee con Azuma mi ha arric-
con Marino Marini all’Accademia di Brera e qui rima- tavolette. Il mattino dopo andai a sollevare l’opera che risultò chito e reso felice.
ne facendo scultura tutta la vita. proprio come l’avevo immaginata. Fu quello per me un
«A 18 anni ero kamikaze dell’Aviazione e la bomba atomi- momento decisivo per una nuova vita, trovavo la mia strada,
ca mi salvò la vita, finì la guerra poco prima della missione le mie radici, la leggerezza, il ritmo, ma anche la casualità che
suicida. Mi crollò il mondo dei valori, credevo che l’Imperatore va accolta e sublimata. Marino Marini la vide e fu più felice
fosse un dio invincibile, la sofferenza e il vuoto furono terribi- di me per questa scoperta, mi accordò la sua più totale fiducia
li. Pensai di morire, ma l’incontro con l’arte mi salvò. Iniziai e amicizia assumendomi in modo definitivo come suo assi-
a modellare con mio nonno, scultore artigiano di statue e cam- stente». Inizia così la serie dei bassorilievi che sarà fon-
pane, mi iscrissi all’Istituto d’Arte di Tokio, vinsi una borsa di damentale nelle ricerche successive sul tridimensionale.
studio e andai prima in Francia dove studiai i grandi scultori Guardo un uomo di 80 anni che con entusiasmo e fre-
Maillol e Rodin, poi venni definitivamente in Italia». Mi schezza si piega, muove, rotea imponenti sculture, le
accende una lampadina polverosa e lo stanzone si a- mette in equilibrio con cunei e tasselli di legno.
nima di forme. Osservo le opere, mi colpiscono Mi guarda e nota la mia commozione.
profondamente per la loro particolarità e unicità. Che dire d’altro, questo uomo integro ha saputo me-
«Ogni tanto vado in crisi perché non so dare senso al vuoto, diare, conciliare, accordare con naturalezza il vuoto, la
ma il vuoto per magia si anima e diventa un pieno. Nel vuoto leggerezza e semplicità d’Oriente con il pieno, il pesan-
si annida lo spirito, cioè l’essenza delle cose e delle persone e te e il complesso d’Occidente. Un uomo che fa cresce-
rappresenta ciò che niente può annullare a differenza del pieno re le sue forme senza forzare nulla con un atteggia-
che il tempo corrode e distrugge». mento Zen di meditazione, acquietamento e concen-
Bello, commovente quello che mi dice, sono ammuto- trazione e il segreto della loro bellezza sta nel magico
lito davanti alla grande capacità di dare volume, equilibrio di pieno e vuoto, lucido e opaco, liscio e
profondità, forza a un piano apparentemente bidimen- ruvido. È notte, al ritorno attraverso la città in un traf-
sionale. Sento nelle sue cose il ritmo dell’universo che fico assordante, fra odori asfissianti e grandi cartelloni
scorre senza sosta attraverso il tempo eterno e lo spazio pubblicitari di merci e facce di politici illuminati a
infinito. Sono forme che conquistano lo spazio, lo giorno. Penso ad Azuma, guardo altrove, in alto, e lo
vivono entrando in profondità nell’enigma della vita, stordimento nauseante svanisce.
Ciclo della vita, 1980 dando consistenza ai pieni e i vuoti in una dialettica
MU-765 M, MU-765 P ininterrotta. Piccoli crateri, lacerazioni, danno il senso Ho rivisto Azuma due settimane dopo per avere delle
bronzo magico dell’equilibrio precario del flusso vitale. immagini da pubblicare. Mi ha regalato sette cataloghi-
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Licia Mantovani errori. Il primo suo lavoro da me acquistato nel 1995,
è un grande disegno che ritrae l’amica Gabriella, in
Un’amicizia pluriennale stato interessante. Disegno che ho avuto occasione di
vedere appeso alla parete della camera da letto a Milano
Giacomo Lodetti in via Keplero, dove abita col marito, anch’egli artista di
fama nazionale. Fui immediatamente colpito dall’in-
Molti ricordi mi che mi riguarda. Desideravo all’epoca che una sua tensa sensualità che il ritratto (qui riprodotto) di quel-
legano a Licia. E opera decorasse in modo permanente la Libreria la futura, imminente, mammina mi comunicava, insie-
questo mio scritto è Bocca. L’idea, per il soggetto, doveva ispirarsi all’attività me ad una sensazione di calma e di indifferenza alle
un atto dovuto alla di promozione dell’arte, che la libreria perseguiva da quotidiane contrarietà che ben conoscevo, avendola
nostra amicizia che tempo e Licia aveva saputo cogliere al volo la mia pro- vista in mia moglie ogni volta che dava alla luce uno
ha inizio nel 1995, posta, realizzandola in maniera originale. La collocazio- dei nostri figli, caratteristiche che la stessa medicina
quando Carlo Fran- ne e l’istallazione del lavoro, che sarebbe stata a mia riconosce essere tipiche della donna in gravidanza, per
za me ne parlò per la cura, non ha ad oggi trovato soluzione, un po’ per colpa l’effetto di un particolare enzima. Mi meravigliava però
prima volta, come di mia, ma soprattutto a causa di una infinita serie di quo- il fatto che nessuno prima di me l’avesse acquistato. In
un’artista milanese tidiane, avverse e impreviste circostanze. realtà Licia teneva per sé il lavoro e non voleva cederlo
dal segno caratteriz- Di due anni dopo è la sua partecipazione ad un’avven- a nessuno. Avendo saputo cogliere nell’opera, al di là
zato da una forte tura editoriale destinata a rimanere nel novero delle della verosimiglianza dell’amica, questa particolare
personalità. grandi imprese editoriali dei nostri anni, il Classico dei atmosfera e il conseguente stato d’animo, lo riteneva Gabriella in attesa, 1988
In effetti i suoi dise- tre caratteri, uno dei 5 libri sapienziali della millenaria uno dei suoi lavori meglio riuscito. Licia è un’artista matita su carta
gni sono inconfon- cultura cinese, interpretato da 90 artisti, per il quale ha che merita riconoscimenti importanti, per aver sempre cm 80 x 60
dibili e se, al primo colpo d’occhio, ricordo che mi illustrato la quarantaduesima rima. Nel 2004 era tra le saputo tenere nel tempo una grande coerenza, non
lasciarono un’impressione indefinita, rivedendoli e prime protagoniste nel realizzare l’ormai leggendario avendo mai voluto discostarsi dal raffigurare il reale,
riguardandoli, a intervalli di tempo, ne ho subito il pavimento della Bocca in Galleria, storica libreria dive- rifiutando, anche concettualmente, ogni moderna cor-
fascino e compreso il valore. Mi ricordavano sensazio- nuta bene culturale, meritevole di tutela, realizzando rente di diversa interpretazione. Ha dimostrato e dimo-
ni già provate per aver visto quel modo di disegnare, un’opera di cm 40 per lato, raffigurante un busto fem- stra tuttora, una notevole capacità nel rendere una
capace di evocare un’atmosfera da sesto decennio del minile di straordinaria raffinatezza. Durante l’intero suo visione disincantata e serena della realtà, quasi fuori dal
novecento, l’atmosfera di un potente e poco conosciu- percorso artistico Licia Mantovani ha fatto suoi tutti i tempo, il nostro tempo, poi, ch’è anche peggiore di
to artista quale Karl Plattner. Nel gennaio 1997 Arte temi del realismo che hanno al centro della visione del quanto lo si possa conoscere, proponendo frutta, fiori,
incontro in libreria riportava un articolo su di lei, scritto mondo l’uomo. Riprendendo quello che ci circonda, visi, corpi umani, maschili e femminili, fanciulli, quali
sempre da Carlo Franza, dove il critico d’arte segnalava esprimendolo in un contesto di arte figurativa, Licia soggetti preferiti, “come” lei li vede, più che come li
l’eleganza, l’innocenza, la leggerezza e la tenerezza del dilata i contorni, modificando i soggetti in relazione vediamo noi. Il “bello” eticamente inteso, tranquillo e
suo disegno che, aggiungo io, non sono mai cambiati, allo stato d’animo nel quale si accinge a disegnarli. Così senza grida, vive anche tra il fango. In questo sta preva-
né invecchiati, come al contrario lo è stato di lei e del che un girasole sarà più o meno luminoso, quando lei lentemente, a mio giudizio, il valore del suo messaggio.
sottoscritto. disegnandolo, sarà di buon umore o triste. Una figura
L’amica Licia era presente, tra gli amici artisti, nel 1998, femminile avrà accentuata una parte del corpo, seno o
alla festa organizzata dalla Libreria Bocca per gli 88 fianchi, in relazione all’emotività del momento.
anni di Salvatore Blasco, immortalata da una storica Sempre, in ogni caso, con amore, delicatezza e grazia,
fotografia scattata da Enrico Giovenzana e pubblicata doti costanti del suo carattere. Dopo aver studiato a
nel libro Editoria e Arte a Milano. L’anno seguente Licia Milano al Liceo Artistico e appreso le tecniche della
realizzava per la redazione del trimestrale, in realtà un grafica incisoria presso la Stamperia Sardella, ha inse-
omaggio al sottoscritto che lo conserva ancora gelosa- gnato, a lungo, in scuole medie milanesi, discipline pit-
mente, un bellissimo disegno, poi pubblicato sul n 24, toriche. Da tempo il suo lavoro si esprime con la faccia
dove ritrae il marito Vito Melotto, comodamente sedu- migliore, attraverso il disegno e l’uso del pastello, scelta
Licia Mantovani
to, coi calzini ai piedi, ma senza scarpe, particolare che questa che mi ricorda il grande Giulio Bertoletti, illu-
tra E. Bonfanti
denota l’acutezza del suo osservare, mentre sta leggen- stratore del mitico Grand Hotel, il quale sosteneva che alla sua destra
do Arte incontro in libreria.Agli inizi del 2000 le proposi solo il bravo artista può usare il pastello, perché, impos- e O. Bacci
un progetto di lavoro, non ancora realizzato per la parte sibile da cancellare, non ti consente di commettere nella Libreria Bocca

Walter Valentini
Memoria
Lillo Mangano della Divisione Vicenza (Campagna di Russia
1941-1943) ha donato a Milano il monumento Memoria in
ricordo di tutti i caduti per l’Italia in guerra e in pace.
«Unico sostenitore della ‘Vicenza’, negletta fin dagli inizi dai suoi
comandanti e gregari, quale capo centro collegamento della
Divisione, ho avuto modo di apprezzare l’umile valore di uomi-
ni e reparti raffazzonati per costituire una unità di retovia (a buon
diritto soprannominata “Brambilla” da un mio motociclista).
Proiettata da Kupiansk a Kurey per occupare le posizioni della
Julia sul Don nel novembre del 1942, la Divisione fu immadia-
tamente coinvolta nella ritirata iniziata il 17 gennaio 1943 e let-
teralmente disfatta […].
Unitomi con alcuni superstiti ai reparti combattenti della
Tridentina, ho avuto la fortuna di rientrare in Italia.
Gradirei fare erigere a Milano in un luogo idoneo[…] un monu-
mento da dedicare alla Divisione Vicenza (Brambilla)»
(Dagli appunti/testamento di Lillo Mangano)

Il Vice Sindaco Riccardo De Corato


è lieto di invitare la S.V. alla cerimonia di inaugurazione
del Monumento, opera del Maestro Walter Valentini
IN MEMORIA DEI CADUTI DELLA DIVISIONE
VICENZA NELLA CAMPAGNA DI RUSSIA 1941-1943
Venerdì 26 maggio 2006 alle ore 12,30 in P.zza Sant’Ambrogio

Memoria, 2005, bronzo patinato, cm 350 x 82 x 142


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La spirale del gusto Opere per una collezione
A cura di Adalberto Borioli
“E’ Arte questa? Dove siamo arri-
vati, dunque deve essere tutto que-
sto accettato, premiato anzi nelle
grandi mostre? E noi dobbiamo
tacere e passare anche per igno-
ranti? Com’é possibile orientarsi in
G Euro 250,00 C Euro 200,00 questa confusione?”. Questo, a pa- D Euro 200,00 L Euro 200,00
rere di Guido Ballo nel famoso e
ormai introvabile Occhio critico, è
l’atteggiamento del pubblico di-
fronte all’Arte Contemporanea.
Laddove l’occhio comune cade nel
malinteso di valutare negativamen-
te ciò che non conosce, quindi non
comprende. Questa rubrica, nata
in collaborazione con Adalberto
Borioli, intende costituire un dupli- F Euro 100,00
H Euro 100,00 A Euro 150,00 ce sostegno: ai soci della Libreria N Euro 150,00
Bocca o al lettore che desideri
accostarsi all’Arte Conteporanea,
agevolato nel collezionare opere
d’Arte e all’Artista che desideri
dare alle sue opere maggiore visi-
bilità, oggi tanto importante.

I Euro 150,00 M Euro 100,00 P Euro 200,00 O Euro 200,00

A Andrea Cereda H Alessandro Martellotta


Idee, grafite su carta, cm 18 x 13 Graffi, stampa digitale su carta fotografica, cm 15 x 10

B Franco Colnaghi I Giuliano Natalini


Ineriorità, tecnica mista su carta, cm 14,5 x 11,5 E Euro 100,00 Carbonella, collage su carta, cm 18 x 13

C Sandro De Alexandris L Margareta Niel


Consonanze, pastello su carta, cm 17 x 12 Carta, tecnica mista su carta con inserti d’argento, cm 18 x 13

D Rosanna Forino M Gianni Ottaviani


Dedicato a Gisella, tecnica mista su carta, cm 18 x 13 Archeologia, collage di terracotta e carta su carta, cm 20,5 x 14

E Roberto Kunsterle N Emilio Palaz


Evasione, fotografia, cm 11 x 10,5 Il tempo sospeso, acquerello su carta, cm 18,7 x 12,7

F Ruggero Maggi O Salvatore Sebaste


Mistero, tempera su carta, cm 17,5 x 12,5 Entusiasmo, lacca su carta, cm 15 x 10

G Massimo Marchesotti P Vito Sersale


Il peso delle colpe, olio su carta, cm 18 x 12,5 B Euro 150,00 Arte e scienza, olio su carta, cm 15 x 10

attraverso il puro colore e la matericità delle sue tele.


Daniel Marchi La sua pennellata spessa, carica di vernice e di olio, lo
L’Astrattismo tra Francia e America spessore di materia lasciato sulla tela vuole ricordare le
corposità, le masse volumetriche, la maestosità della
Cynthia Penna Natura, soprattutto di quella americana a cui lui è
rimasto legato non solo nel ricordo ma nell’istinto.
Daniel Marchi è un artista istintivo: getta la sua palette che perché anche queste gli stanno strette e lo obbliga- E infine la luce, sempre presente e potente nelle sue
di colori forti e intensi sulla tela affidandosi alla sua no in schemi e canoni che egli ha sempre rifiutato nella opere, è quella che si
gestualità; il gesto viene dettato solo dall’istinto; la vita come nell’arte. Dalle sue opere traspare un profon- ritrova in due soli posti
Rouge 629, 2005,
mente conduce la mano in maniera libera e avulsa da do e voluttuoso desiderio di vivere, un amore per la al mondo: i plateaux
acrilico su tela costrizioni ideologiche. C’è istinto, c’è creazione, c’è vita reso attraverso l’esplosione di colori forti, violenti, del New Mexico e la
cm 100 x 100 libertà di esecuzione. Marchi è sempre stato un uomo mai scialbi. L’esperienza americana lo ha forgiato stili- Provenza quando soffia
profondamente libero, fuori sticamente conducendolo verso un’espressività quasi il Mistral.
dagli schemi; ha difeso la sua selvaggia come selvagge sono le praterie e i deserti Una luce che una volta
libertà in maniera totale anche americani. La durezza e la drammaticità dei suoi blu assaporata ti segna e ti
rispetto e contro le richieste del rispecchiano la durezza e potenza dei ghiacciai del- marca per tutta la vita;
mercato. È artista puro, come pu- l’Alaska; il fuoco dei suoi rossi e dei suoi ocra, la vio- colpisce gli occhi, la
ro è l’uomo con la sua sincerità lenza del deserto dell’Arizona, o quella dei vulcani mente e il cuore con
disarmante e con l’istintualità delle Hawaii. La forza delle sue opere è piuttosto quel- una sferzata di vitalità
che lo conduce anche nella vita. la che si ritrova nella Natura: è potenza e forza dirom- dirompente che è l’ani-
Non vi sono superfetazioni e pente di fenomeni naturali; egli non vuole colpire, feri- ma profonda di Daniel
ideologismi né nella sua vita né re o pugnalare lo spettatore; non vuole catturare lo Marchi. È in mostra alla
nelle sue opere. Marchi non sguardo a tutti i costi, attraverso una drammaticità e una Galleria FuoriCentro
può essere neanche “costretto” violenza espressa e banale; vuole piuttosto esprimere un di Sarteano fino al 30
in categorie pittoriche specifi- istinto quasi selvaggio e quanto mai “naturale” e lo fa luglio 2006.
Visions, 2002, acrilico su tela, cm 73 x 92
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Fausto Pirandello

Bagnanti, 1940, olio su tavola, cm 65 x 50

PER L’ARTE
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