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Fotone

Fotone
Fotone

Fotoni emessi da un laser in un fascio coerente Composizione Famiglia Gruppo Interazione Teorizzata Simbolo Vita media Caricaelettrica Spin Stabile 0 1 Particella elementare Bosone Bosone di gauge Elettromagnetica Albert Einstein (190517)

Il fotone o quanto di luce il pacchetto elementare di energia che costituisce la radiazione elettromagnetica.[1] Secondo il modello standard una particella elementare mediatore e quindi responsabile dell'interazione elettromagnetica. Avendo spin intero, il fotone un bosone. Il termine fotone (dal greco gen. "phs, phots" che significa luce) stato coniato nel 1926 dal chimico statunitense Gilbert Lewis, che pubblic un testo in cui il fotone considerato "non creabile e indistruttibile".[2] Sebbene tale affermazione sia stata successivamente confutata, il termine fu subito usato da molti fisici. In fisica il fotone solitamente identificato dalla lettera greca (gamma). Tale simbolo deriva probabilmente dai raggi gamma, scoperti nel 1900 da Paul Villard[3][4] e riconosciuti essere una forma di radiazione elettromagnetica nel 1914 da Ernest Rutherford ed Edward Andrade.[5]

Fotone

Introduzione
Il concetto di fotone stato introdotto nell'ambito della fisica quantistica per spiegare le contraddizioni emerse fra la meccanica classica e gli esperimenti condotti a cavallo fra la fine del XIX secolo e il XX secolo. Secondo la teoria classica sviluppata da Maxwell, la luce, le onde radio o i raggi UV sono tutte radiazioni elettromagnetiche, cio campi elettrici e magnetici che si propagano attraverso il vuoto e la materia seguendo una dinamica ondulatoria. Il fotone fu introdotto come costituente elementare di queste radiazioni da Max Planck e Albert Einstein fra 1900 e il 1905, come entit non ulteriormente divisibile.[] Classicamente ogni onda, secondo il principio di sovrapposizione, pu essere sempre scomposta come la somma o il contributo di altre due o pi onde. La meccanica quantistica postula al contrario, in accordo con gli esperimenti, l'esistenza di un "quanto" di energia fondamentale indivisibile, che ha quindi propriet sia ondulatorie che particellari (fenomeno noto come dualismo onda-particella).[6]

La luce costituita da campi elettrici

e magnetici

che si

propagano nello spazio come onde. Il fotone la particella che costituisce i campi elettromagnetici. La lunghezza d'onda determina il colore della luce visibile.

Dal punto di vista particellare, il fotone ha massa nulla e non trasporta alcuna carica elettrica. Il suo momento angolare intrinseco, lo spin, pu assumere solo i due valori di (in unit di ) che corrispondono ai diversi stati classici di polarizzazione.[7] Nel vuoto i fotoni si propagano sempre alla velocit della luce (non esistendo alcun osservatore rispetto al quale sono fermi) e il loro raggio d'azione illimitato. Questo significa che un fotone pu continuare a viaggiare nello spazio-tempo indefinitamente senza alcun limite, finch non viene assorbito da un'altra particella. Per questo motivo possibile tuttora rilevare i fotoni emessi nelle prime fasi di vita dell'universo, che formano la radiazione cosmica di fondo.[8] Dal punto di vista ondulatorio, un fotone ha una sua frequenza di vibrazione e una sua lunghezza d'onda. Il prodotto delle frequenza con la lunghezza d'onda pari alla velocit di propagazione dell'onda, in questo caso della luce: quindi all'aumentare della frequenza diminuisce la lunghezza d'onda. Ad esempio un fotone che costituisce la luce verde ha una frequenza di 600 THz e quindi una lunghezza d'onda pari a:

che corrisponde alla dimensione di alcuni batteri[9] o circa un centesimo dello spessore di un capello. I fotoni inoltre trasportano un'energia proporzionale alla frequenza :

dove

la costante di Planck, contrariamente alle onde classiche dove l'energia proporzionale al quadrato

dell'ampiezza. I fotoni costituiscono tutte le radiazioni dello spettro elettromagnetico (e non solo quelli della radiazione visibile). Ad alte frequenze quindi, come nei raggi gamma, i fotoni trasportano grandi quantit di energia

Fotone e sono pericolosi per l'uomo in quanto in grado di danneggiare la struttura molecolare del DNA.[10] A basse frequenze invece le energie trasportate si riducono considerevolmente, i fotoni si propagano senza essere ostacolati da oggetti di piccole dimensioni e di conseguenza le onde radio possono essere trasmesse a grandi distanze. Una comune lampada da 100 W a luce rossa pu emettere, trascurando la quantit di energia dispersa in calore, centinaia di trilioni di fotoni ogni secondo (dell'ordine di grandezza cio di ).[11] Questo significa che la luce costituita da un numero enorme di fotoni che presi singolarmente trasportano quindi una quantit infinitesima di energia. Tuttavia questa quantit infinitesima di energia sufficiente a rompere alcuni legami molecolari e ad esempio a far innescare le reazioni di fotosintesi clorofilliana delle piante. In questo caso un fotone della luce rossa di lunghezza d'onda di 700 nanometri, che trasporta quindi una energia estremamente piccola rispetto a quelle delle scale di energia dell'esperienza quotidiana pari a:

viene assorbito da un recettore e d avvio alla produzione di zucchero. Per questo motivo alcune speciali lampade sono utilizzate per accelerare la crescita delle piante.[12] Il fotone ha avuto una rilevanza fondamentale nello sviluppo della meccanica quantistica, come nel campo dell'ottica, e ha importanti applicazioni in fotochimica, microscopia, Fluorescence Resonance Energy Transfer e comunicazioni ottiche come la crittografia quantistica.[13]

Sviluppo storico
Fino al XVIII secolo molte teorie avevano introdotto un modello corpuscolare per la luce. Uno dei primi testi a presentare tale ipotesi un compendio degli studi dello scienziato iracheno Alhazen, tradotto nel 1270 dal monaco polacco Vitellione, che sotto il titolo complessivo di De Aspectibus raccoglie insieme alcune opere, tra le quali il Libro dell'ottica, del 1021, conosciuto in Occidente col titolo di Prospettiva di Alhazen. Nel libro i raggi di luce vengono considerati dei flussi di particelle che "non hanno alcuna caratteristica sensibile tranne l'energia".[14] Dal momento che il modello particellare non spiega fenomeni come la rifrazione, la diffrazione e la birifrangenza, Ren Descartes propone nel 1637 un modello ondulatorio,[15] seguito da Robert Hooke nel 1665,[16] e Christian Huygens nel 1678.[17] La teoria corpuscolare rimane tuttavia dominante, principalmente a causa dell'influenza delle scoperte di Isaac Newton.[18] Nei primi anni del XIX secolo, Thomas Young e Augustin-Jean Fresnel dimostrano definitivamente l'interferenza e

Esperimento della doppia fenditura di Thomas Young del 1805, che evidenzi la natura ondulatoria della luce.

Rappresentazione secondo il modello ondulatorio della radiazione elettromagnetica, sovrapposizione dei due campi oscillanti, il campo elettrico ed il campo magnetico, introdotta da James Clerk Maxwell.

Fotone la diffrazione della luce, confermando la solidit del modello ondulatorio, che nel 1850 era generalmente accettato.[19] Nel 1865 le equazioni di Maxwell[20] pongono le fondamenta dell'elettromagnetismo, identificando la luce come radiazione elettromagnetica, e le successive scoperte di Heinrich Hertz ne danno un'ulteriore prova,[21] facendo sembrare errato il modello particellare. Le equazioni di Maxwell, tuttavia, non tengono conto di tutte le propriet della luce: esse mostrano infatti la dipendenza dell'energia luminosa in funzione dell'intensit della radiazione, e non della frequenza, mentre alcuni esperimenti riguardanti la fotochimica mostrano che in alcuni casi l'intensit non contribuisce all'energia trasportata dall'onda, che dipende esclusivamente dalla frequenza. Anche le ricerche sul corpo nero, portate avanti da vari scienziati nella seconda met del XIX secolo,[22] in particolare Max Planck,[23][24] evidenziano che l'energia che ogni sistema assorbe o emette un multiplo intero di una grandezza fondamentale, il quanto dell'energia elettromagnetica. Gli studi sull'effetto fotoelettrico effettuati all'inizio del Novecento da diversi grandi scienziati, tra cui principalmente Albert Einstein, mostrano infine che la separazione degli elettroni dal proprio atomo dipende esclusivamente dalla frequenza della radiazione dalla quale sono colpiti,[25] e pertanto l'ipotesi di un'energia quantizzata diventa necessaria per descrivere gli scambi energetici tra luce e materia.[26] Il "quanto" fu introdotto come costituente elementare di queste radiazioni da Max Planck nel 1900, come entit non ulteriormente divisibile. Nellambito dei suoi studi sul corpo nero il fisico tedesco, ipotizzando che gli atomi scambiano energia per "pacchetti finiti", formul un modello in accordo con i dati sperimentali. In questo modo risolse cos il problema dell'emissione infinita nella radiazione del corpo nero (problema noto come "catastrofe ultravioletta"), che emergeva applicando le equazioni di Maxwell. La vera natura dei quanti di luce rest inizialmente un mistero, lo stesso Planck li introdusse non direttamente come entit fisiche reali ma piuttosto li consider un espediente matematico utile a far quadrare i conti.[27] La teoria dei quanti di luce, o fotoni, fu proposta da Albert Einstein nel 1905 a seguito dei suoi studi sull'effetto fotoelettrico, per spiegare l'emissione di elettroni dalla superficie di un metallo colpito da radiazione elettromagnetica, effetto che esibiva anch'esso dati in disaccordo con la classica teoria ondulatoria di Maxwell. Einstein introdusse radicalmente l'idea che non solo gli atomi emettono e assorbono energia in "pacchetti finiti", i quanti proposti Max Planck, ma che la stessa radiazione elettromagnetica ad essere costituita da quanti, ossia da quantit discrete di energia, poi denominati fotoni nel 1926. In altri termini, poich la radiazione elettromagnetica quantizzata, lenergia non distribuita in modo uniforme sullintera ampiezza dellonda elettromagnetica, ma concentrata in vibrazioni fondamentali di energia. Sebbene il fisico tedesco naturalizzato svizzero accetti la validit delle equazioni di Maxwell, egli mostra che molti esperimenti possono essere spiegati solo assumendo che l'energia sia localizzata in quanti puntiformi che si muovono indipendentemente l'uno dall'altro, sebbene l'onda sia distribuita con continuit nello spazio: nel 1909[26] e nel 1916[28]. Lipotesi quantistica di Einstein non fu accettata per diversi anni da una parte importante della comunit scientifica, tra cui Hendrik Lorentz, Max Planck e Robert Millikan (vincitori del Premio Nobel per la fisica, rispettivamente, nel 1902, 1918 e 1923), secondo i quali la reale esistenza dei fotoni era unipotesi inaccettabile, considerato che nei fenomeni di interferenza le radiazioni elettromagnetiche si comportano come onde.[29] L'iniziale scetticismo di questi grandi scienziati dell'epoca non deve sorprendere, dato che perfino Max Planck, che per primo ipotizz l'esistenza dei quanti (anche se con riferimento agli atomi, che emettono e assorbono "pacchetti di energia"), ritenne, per alcuni anni, che i quanti fossero solo un espediente matematico per far tornare i conti e non un reale fenomeno fisico.[30] Ma successivamente lo stesso Robert Millikan dimostr sperimentalmente l'ipotesi di Einstein sull'energia del fotone, e quindi dell'elettrone emesso, che dipende soltanto dalla frequenza della radiazione,[31] e nel 1916 effettu uno studio sugli elettroni emessi dal sodio che contraddiceva la classica teoria ondulatoria di Maxwell.[32] L'aspetto corpuscolare della luce fu confermato definitivamente dagli studi sperimentali di Arthur Holly Compton. Infatti il fisico americano nel 1921 osserv che, negli urti con gli elettroni, i fotoni si comportano come particelle materiali aventi energia e quantit di moto che si conservano;[33] poi nel 1923 pubblic i risultati dei suoi esperimenti (effetto Compton) che confermavano in modo indiscutibile lipotesi di Einstein: la radiazione

Fotone elettromagnetica costituita da quanti (fotoni) che interagendo con gli elettroni si comportano come singole particelle e ogni fotone interagisce con un solo elettrone.[34] Per l'osservazione sperimentale del momento lineare dei fotoni[35] e la scoperta dell'effetto omonimo Arthur Compton ricevette il premio Nobel nel 1927. Per i suoi studi sull'effetto fotoelettrico e la conseguente scoperta dei quanti di luce Einstein ricevette il Premio Nobel per la fisica nel 1921.[36] Il problema di coniugare la natura ondulatoria e particellare della luce occup la restante vita di Einstein,[37] ed stato risolto grazie all'elettrodinamica quantistica ed al modello standard.

Propriet fisiche
Il fotone una particella priva di massa[38] e, poich non decade spontaneamente, la sua vita infinita. Il fotone ha due possibili stati di polarizzazione ed descritto dal vettore d'onda, che determina la lunghezza d'onda e la sua direzione di propagazione. Il fotone il bosone di gauge per l'elettromagnetismo[39] e di conseguenza gli altri numeri quantici, come il numero leptonico il numero barionico e il sapore sono nulli.[40] I fotoni sono emessi in molti processi naturali, come l'accelerazione di una particella carica, la transizione di un atomo o molecola ad un livello di energia inferiore o l'annichilazione di una particella con la rispettiva antiparticella. Nel vuoto, il fotone si propaga costantemente alla velocit della luce c, definita pari a

dove e

sono la costante dielettrica e la permeabilit magnetica del vuoto, da moltiplicare per i valori relativi

del materiale.

La sua energia E ed il modulo del vettore quantit di moto p si ricavano dalla relazione generale[41]

che nel caso del fotone, ed essendo la massa nulla, diventa

L'energia e la quantit di moto dipendono esclusivamente dalla frequenza :

dove k il vettore d'onda di modulo k = 2/, = 2 la frequenza angolare e = h/2 la costante di Planck ridotta.[42] Dal momento che la direzione di p la direzione di propagazione, il suo modulo vale:

Rispetto alla sua energia ,[43]

, la quantit di moto del fotone:

differisce dall'energia solo per la costante dimensionale . Poich il prodotto tra la frequenza di un'onda elettromagnetica e la sua lunghezza d'onda uguale al valore della velocit della luce ( , da cui ), la quantit di moto di un fotone, in funzione della lunghezza d'onda data anche dal rapporto tra la costante di Planck e , come si pu verificare per sostituzione. :

Fotone Si consideri in proposito il seguente esempio: leffetto fotoelettrico, ossia lestrazione di elettroni da una superficie, si -7 verifica solo se la radiazione elettromagnetica incidente 546 nm (luce verde), pari a 5,46 x 10 m. 8 Applicando la formula f = c/ e considerando c = 3 x 10 m/s, si calcola che la corrispondente frequenza pari a 5,4945 x 1014Hz (dove Hz = 1/s); quindi l'effetto fotoelettrico si verifica per frequenze al predetto valore. A questo punto si possono determinare lenergia dei fotoni E (in J = Kgm/s) e la loro quantit di moto p: -34 14 -20 -19 E = hf = (6,626 x 10 Js) x (5,49 x 10 1/s) = 36,4 x 10 J = 3,64 x 10 J; -19 8 -27 p = hf/c = (3,64 x 10 Kgm/s) : (3 x 10 m/s) = 1,21 x 10 kgm/s[44] -34 -7 Il valore di p si ottiene anche dal rapporto h/ = (6,626 x 10 Js) : (5,46 x 10 m) = (6,626 x 10-34Kgm/s) : (5,46 x 10-7m) = 1,21 x 10-27 kgm/s. L'enegia minima dei fotoni necessaria per dare inizio all'effetto fotoelettrico, il cui valore equivale al lavoro di estrazione, viene espressa anche in elettronvolt; poich lenergia in Joule e lenergia in eV sono legate dalle -19 -19 relazione: E(J) : (1,602176565 x 10 J) = E(eV), nel predetto esempio si avr: (3,64 x 10 J) : (1,602 x 10-19J) = 2,27 eV. Tale energia corrisponde al valore di soglia del potassio[45]. Il fotone possiede inoltre momento angolare di spin, che non dipende dalla frequenza. Questa propriet stata sperimentalmente verificata da Raman e Bhagavantam nel 1931.[46] L'intensit del vettore di spin , e la componente lungo la direzione del moto, l'elicit, . I due valori di elicit corrispondono ai due stati di polarizzazione circolare.[47] Nonostante la massa a riposo sia nulla, possibile definire una massa equivalente a partire dalla relazione di Einstein E=mc che risulta essere pari a

L'assenza di massa, inoltre, rende impossibile l'applicazione del principio di indeterminazione di Heisenberg per le variabili e :

e questo giustifica l'utilizzo del formalismo della seconda quantizzazione.Wikipedia:Uso delle fonti

Dualismo onda-particella del fotone


Per approfondire, vedi Dualismo onda-particella e Principio di indeterminazione di Heisenberg.

Il fotone, come ogni oggetto quantistico, possiede sia le propriet di una particella che quelle di un'onda. Tale caratteristica, detta dualismo onda-particella, provata da fenomeni come la diffrazione e l'interferenza, verificati da molti esperimenti, tra cui l'esperimento della doppia fenditura, in cui il passaggio di un singolo elettrone genera una figura di diffrazione. Tale dualismo dovuto al fatto che il fotone descritto da una distribuzione di probabilit che contiene tutte le informazioni dinamiche del sistema.[48] Il concetto di funzione d'onda, soluzione dell'equazione di Schrdinger per le particelle con massa a riposo non nulla, non in generale applicabile al fotone, in quanto l'interferenza dei fotoni riguarda l'equazione d'onda elettromagnetica. Questo fatto ha suggerito che le equazioni di Maxwell siano l'equazione di Schrdinger per i fotoni, anche se la comunit scientifica non concorde riguardo a questo fatto,[49][50] in quanto le due espressioni sono matematicamente diverse, a partire dal fatto che una si risolve nel campo complesso e l'altra nel campo reale.[51] Parallelamente alla natura ondulatoria, il fotone pu anche essere considerato un punto materiale, in quanto emesso o assorbito da vari sistemi quantistici come un nucleo atomico o gli elettroni, molto pi piccoli della sua lunghezza d'onda. Il principio di indeterminazione di Heisenberg, formulato nel 1927, stabilisce inoltre che non si possono conoscere contemporaneamente due variabili canonicamente coniugate del fotone, confermando cos l'impossibilit di una completa rappresentazione tramite una descrizione corpuscolare.[]

Fotone

Riassumendo la questione del dualismo onda particella, si pu dire che le radiazioni elettromagnetiche si comportano come onde quando si muovono nello spazio ma nel momento in cui interagiscono con altre particelle elementari (materiali o portatrici di forza) manifestano chiaramente la loro natura quantistica.

L'esperimento mentale di Heisenberg per la localizzazione di un elettrone con un microscopio a raggi gamma ad alta risoluzione: il fascio incidente indicato in verde, quello deviato in rosso, mentre in blu rappresentato l'elettrone.

L'esperimento mentale di Heisenberg


Per approfondire, vedi Esperimento mentale.

L'esperimento mentale di Heisenberg per la localizzazione di un elettrone con un microscopio a raggi gamma ad alta risoluzione un'importante verifica del principio di indeterminazione: un raggio gamma incidente interagisce con l'elettrone deviando il fascio nell'angolo di apertura dello strumento. L'ottica classica mostra che la posizione dell'elettrone misurata con un'incertezza x che dipende da e dalla lunghezza d'onda dei fotoni incidenti:

La quantit di moto dell'elettrone altrettanto incerta, dal momento che esso riceve una spinta dall'interazione col raggio gamma, e l'incertezza data da

data

Se la radiazione elettromagnetica non fosse quantizzata se ne potrebbero variare intensit e frequenza indipendentemente, sicch si potrebbe localizzare la particella con precisione arbitraria, violando il principio di indeterminazione, che si ottiene dalla formula ponendo .[52] Il principio applicato al fotone proibisce la misura simultanea del numero di fotoni in un'onda elettromagnetica e la fase dell'onda stessa:

Essendo privi di massa, i fotoni non possono essere localizzati senza che ci comporti la loro distruzione in quanto non possono essere identificati da un vettore nello spazio. Questo rende impossibile l'applicazione del principio di Heisenberg , e porta ad usare il formalismo della seconda quantizzazione.

Fotone

Il formalismo della seconda quantizzazione


Per approfondire, vedi seconda quantizzazione.

Secondo la teoria quantistica dei campi "la forza elettromagnetica il risultato dellinterazione tra il campo dellelettrone e quello del fotone"[53]. Lo stato quantico associato ad un fotone lo stato di Fock, indicato con , che significa n fotoni nel campo

elettromagnetico modale. Se il campo multimodo, il suo stato quantico un prodotto tensoriale degli stati fotonici, ad esempio, con ki la possibile quantit di moto dei modi e nki il numero di fotoni in un dato modo.

Spin e massa
Hanno spin 1 e sono quindi classificati come bosoni. Essi mediano l'interazione elettromagnetica; costituiscono i bosoni di gauge dell'elettrodinamica quantistica (QED), che una teoria di gauge U(1). Hanno massa invariante pari a zero ma una quantit di energia definita (e finita) alla velocit della luce. Tuttavia, trasportando energia, la teoria della relativit generale dice che sono influenzati dalla gravit, e questo confermato dalle osservazioni. Una particella non relativistica di spin 1 dotata di tre possibili proiezioni dello spin (1, 0 e +1). Tuttavia, le particelle di massa nulla, come il fotone, hanno solo due proiezioni di spin, in quanto la proiezione zero richiede che il fotone sia fermo, e questa situazione non esiste, in accordo con la teorie della relativit. Tali proiezioni corrispondono alle polarizzazioni circolari destra e sinistra delle onde elettromagnetiche classiche. La pi familiare polarizzazione lineare data dalla sovrapposizione delle precedenti.

Produzione di fotoni
L'annichilamento di una particella con la sua antiparticella pu produrre almeno due fotoni in quanto, nel sistema del centro di massa, le due particelle collidenti hanno quantit di moto totale nulla, mentre per i fotoni questo non pu succedere: il risultato che devono essere prodotti due fotoni con quantit di moto opposto sicch la quantit di moto totale sia nulla, in accordo con la legge di conservazione dell'energia. Il procedimento opposto la produzione di coppia, ovvero la creazione di una coppia elettrone-positrone, una reazione in cui un raggio gamma interagisce con la materia convertendo la sua energia in materia ed antimateria: se un fotone altamente energetico va ad impattare contro un bersaglio subisce un urto anelastico che produce un elettrone e un positrone.[54]

Fotoni nella materia


Nella materia, si accoppiano alle eccitazioni del mezzo e si comportano differentemente. Ad esempio quando si accoppiano ai fononi o agli eccitoni producono i polaritoni. La dispersione permette loro di acquisire una massa efficace, e quindi la loro velocit scende sotto quella della luce nel vuoto.

Interazione radiazione-materia
Esistono diversi meccanismi di interazione radiazione-materia. A seconda dell'energia dei fotoni incidenti, gli effetti pi probabili possono essere schematizzati come segue: 1 eV100 keV effetto fotoelettrico, 100 keV1 MeV effetto Compton, 1,022 MeV in poi produzione di coppia.

Fotone

Note
[20] [25] [26] [27] [28] [29] [30] [31] [32] [33] [34] [36] [38] [42] [43] [44] [45] [48] [52] [53] This article followed a presentation by Maxwell on 8 December 1864 to the Royal Society. Frequency-dependence of luminiscence p. 276f., photoelectric effect section 1.4 in . An English translation is available from Wikisource. "La Fisica di Amaldi", vol. 3, elettromagnetismo, fisica atomica e subatomica, ed. Zanichelli, 2012, pagg. 408 e 416. Also Physikalische Zeitschrift, 18, 121128 (1917). "La fisica di Amaldi", vol. 3, Elettromagnetismo, fisica atomica e subatomica, ed. Zanichelli, 2012, cap. 13 (la teoria quantistica) pag. 416. "La fisica di Amaldi", vol. 3, cit., pag. 408. Fotoni pesanti di Murphy Frederick V. e Yount David E., Le Scienze n. 38, ott. 1971, pag. 66. " La Fisica di Amaldi ", vol. 3, cit., pag.411. Fotoni pesanti, "Le Scienze" n. 38/1971 cit. "La fisica di Amaldi", vol. 3, cit., pagg. 412, 416 e 417. The Nobel Prize in Physics 1921 (http:/ / nobelprize. org/ nobel_prizes/ physics/ laureates/ 1921/ index. html) Cfr. testo cit. in nota 1 e testo cit. in nota 2, pag. 94. Electromagnetic radiation is made of photons (http:/ / physics. uoregon. edu/ ~soper/ Light/ photons. html) Cfr. "La fisica di Amaldi", vol. 3, elettromagnetismo, fisica atomica e subatomica, ed. Zanichelli, 2012, cap. 13, la teoria quantistica. Cfr."La Fisica di Amaldi", vol. 3, elettromagnetismo, fisica atomica e subatomica, ed. Zanichelli, 2012, pag. 449. Cfr. tabelle riportate alla voci effetto fotoelettrico e lavoro di estrazione. B. E. A. Saleh and M. C. Teich, Fundamentals of Photonics (Wiley, 1991) . Cfr. Odissea nello zeptospazio Un viaggio nella fisica dellLHC, di Gian Francesco Giudice, ed. Springer, 2011, pag. 69.

[54] E.g. section 9.3 in

Voci correlate
Lista delle particelle Bosone (fisica) Bosone vettore intermedio Bosone vettore Luce Colore Elettromagnetismo Forza elettrodebole Elettricit Radiazione Teoria della grande unificazione Lavoro di estrazione Joule Elettronvolt Effetto fotoelettrico

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Collegamenti esterni
(EN) The Review of Particle Physics Le informazioni pi aggiornate sulle propriet delle particelle (http://pdg. lbl.gov/) (EN) Photos (http://cern-discoveries.web.cern.ch/cern-discoveries/Photos/WelcomePhotos.html) tra le pagine del CERN Fotone (http://thes.bncf.firenze.sbn.it/termine.php?id=19366) in Tesauro del Nuovo Soggettario (http://thes. bncf.firenze.sbn.it/). BNCF, marzo 2013 Portale Fisica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di fisica

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Fotone Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=60781961 Autori:: Adasinol, Alberto da Calvairate, Alec, Alfio, Andreagoo8, AttoRenato, Avesan, BCtl, Baroc, Beechs, Berto, Beta16, Blakwolf, Cruccone, Daniele Pugliesi, Danilo, Disintegrator, Doc.mari, Er Cicero, Erococo, Eumolpo, Fale, Fbartolom, Felyx, Filsunset, Frieda, Ganondolf, GianlucaRotaris, Gianluigi, Goemon, GuitarMaster, Harlock81, Hashar, Helios, Kalibos, Liopac, Luisa, MItaly, Marc.soave, Massimiliano Panu, Mitchan, Montinar, Moroboshi, Mr Wolf 80, Nickanc, No2, Numbo3, Palica, Phantomas, Poldo328, Rago, Rob-ot, Sbisolo, Sesquipedale, Skywolf, Snowdog, Soprano71, Suisui, Tabel, Template namespace initialisation script, Tommaso Ferrara, Viscontino, Wiso, X-Dark, ^musaz, 69 Modifiche anonime

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