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VOGLIA DI PARADISO Don Novello Pederzini Edizioni Studio Domenicano Riflessioni e proposte per la scelta di una felicit sulla

a terra e nel cielo


Presentazione La VOGLIA di Paradiso l'intenso desiderio di felicit che comune a ogni uomo. Tutti la cercano e lottano per conquistarla: l'importante imboccare la strada giusta. Don Novello, con questo nuovo libro, vuole additarci questa strada. Ma non ci conduce per i percorsi impervi della Filosofia o della Teologia, bens per i sentieri della semplicit che si adatta a tutte le persone di buona volont. Egli si comporta come il bravo medico che non ci insegna la sua scienza - pur vasta e profonda - ma ce la consegna in ricette accessibili e semplificate. Il libro ha tutte le caratteristiche dei libri precedenti, gi molto diffusi e anche tradotti in altre lingue. Il Cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, ha scritto che Don Novello ha il dono di un'evangelizzazione autentica, limpida e sostanziale; presentata con stile agile e moderno, e quindi accessibile e gradito. E il suo autorevole giudizio si aggiunge a quello di molti studiosi e di impegnati operatori pastorali. Basta sfogliare queste pagine per avere l'immediata impressione di trovarsi su una comoda autostrada che porta speditamente alla meta. Per arrivare a questo risultato, Don Novello ha percorso un lungo cammino di ricerca personale e di impegno pastorale per diffondere le grandi verit della fede e della vita. Ha incominciato col fondamentale tema dell'atto di fede, dedicandovi la tesi di laurea per il dottorato in Teologia, e lo ha continuato approfondendo e divulgando gli importanti temi del dolore, dell'amore, della gratitudine, dell'ordine personale, e dei vari Sacramenti della Chiesa. I libri di Don Novello, pubblicati in un formato elegante e tascabile, si leggono d'un fiato, per quell'inconfondibile stile che sa rendere comprensibili gli argomenti di non facile penetrazione. Questo libro ha il sapore di un punto di arrivo e di una visione conclusiva di un percorso spirituale e pastorale, perch la VOGLIA di Paradiso il normale traguardo di un cammino sorretto dalla fede, e, soprattutto, dall'amore per la Verit, la Bellezza e la Bont. una VOGLIA che non si improvvisa, ma che si matura col tempo, attraverso i normali canali dell'impegno, dello studio, della preghiera e del contatto vivo con le realt di ogni giorno. Don Novello ha camminato per questa via insegnando la Verit e la Bellezza, e quando riuscito a comprenderle e a viverle con intensit, non ha potuto pi resistere alla VOGLIA di comunicarcele, tanto grande il suo desiderio di partecipare anche a noi il bene che ha nel cuore. Grazie, Don Novello, per averci insegnato questo cammino di autorealizzazione, di letizia e di eternit. P. VINCENZO BENETOLLO O. P. Direttore delle Edizioni Studio Domenicano Prefazione Nelle parole di Ges oggi sarai con me in Paradiso, vedo riassunto il contenuto pi essenziale e affasci nante del Vangelo. Sono le parole rivolte al "ladrone" che si pente e si affida al Crocifisso. Ges, morente, gli dice: sei perdonato, sei salvato, sei chiamato a gioire eternamente con me in Paradiso. Queste divine parole ci assicurano che non solo il Paradiso esiste, ma che aperto a tutti, anche ai malfattori, purch si pentano e credano all'amore misericordioso del Salvatore. Ho scelto di scrivere sul Paradiso, perch il tema mi sembra la conclusione naturale di altri temi affidati alla riflessione degli amici in questi anni "giubilari". Ho dato il titolo VOGLIA DI PARADISO perch lo scopo del libro non solo quello di illustrare la natura del Paradiso, ma soprattutto quello di suscitare interesse e impegno per meritarlo e per raggiungerlo. Il libro non ha pretese di originalit e di novit. All'inizio del nuovo millennio intende essere un messaggio di gioia e di speranza. Soprattutto vuole aiutare a valorizzare il dono della vita e del tempo, nell'attesa di quell'eterno Paradiso, che sar la nostra definitiva e felice dimora. DON NOVELLO PEDERZINI Capodanno 2001.

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava... Ma l'altro lo rimproverava... Poi aggiunse: "Ges, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verit ti dico, OGGI SARAI CON ME IN PARADISO!" Lc 23, 39-43

Quando Napoleone, a S. Elena, sent avvicinarsi la fine dei suoi giorni, chiese al Papa Pio VII, che lui aveva tenuto prigioniero e bistrattato, un Sacerdote che lo disponesse al grande passaggio. In quell'occasione, gli fu chiesto: "ma come, tu, il grande Napoleone, senti la necessit di un prete?". E Napoleone di rimando: "solo un incosciente si accinge a varcare la soglia del mistero senza riconciliarsi con Dio: IL BUON LADRONE INSEGNA!". 1. VOGLIA DI PARADISO La vita una crescita verso la solitudine. Alla fine, resti solo, resti sola. Allora la tua anima non colloquia che con Dio, con tanta VOGLIA di immergerti soltanto in Lui! G. Lentini Gli uomini non pensano al cielo e si illudono di essere felici. Sono come pesci che guizzano nel piccolo vaso, e sono felici perch non sanno che lo sarebbero di pi se potessero guizzare nel vasto mare. Se lo sapessero, avrebbero tanta VOGLIA di tuffarsi in esso! S. Giovanni Maria Vianney Voglia di Paradiso Due curiosi episodi per introdurre il tema. Sono due episodi veri, anche se curiosi; e mi sembrano particolarmente efficaci per introdurre il tema del Paradiso. 1. Un Parroco, un giorno, dopo aver ampiamente illustrato le bellezze del Paradiso e descritti i mezzi per raggiungerlo, volle fare una verifica sull'interesse suscitato, e domand: chi di voi desidera andare in Paradiso?. Tutti alzarono la mano, ad eccezione di un vecchietto, proprio in prima fila. Il Parroco, sorpreso, volle fare un altro riscontro, e domand: e chi di voi vuole andare all'Inferno?, Nessuno alz la mano, vecchietto compreso. Allora gli si avvicin e, con delicatezza, gli chiese: ma lei dove vuole andare? In Paradiso, no; all'Inferno, neppure!.... E il vecchietto prontamente rispose: il Paradiso sar bello, ma non ci voglio andare, perch sto proprio bene qui!. 2. Un frate Cappuccino, confessore del Granduca di Toscana, assistendolo in punto di morte, continuava a dirgli: Altezza, che bella cosa andare in Paradiso! Com' fortunato lei che sta per raggiungere il Cielo!. Al che, l'illustre infermo, con disarmante lucidit, rispose: caro Padre, perch non ci va lei in Paradiso? Io sto tanto bene a Palazzo Pitti!. Il tema del Paradiso Introdurre un tema impegnativo come quello del Paradiso con due aneddoti che si direbbero congeniali pi alla letteratura popolare che alla Teologia, sembrerebbe irriverente e poco costruttivo, ma non cos, perch ci danno la chiara sensazione della difficolt del tema. Il vecchietto e il Granduca, pur cos diversi per mentalit e condizione sociale, di fronte alla prospettiva dei Paradiso, non hanno una reazione positiva, e non mostrano di esserne particolarmente affascinati. Concordano nel dire: meglio la terra che il cielo! meglio un piccolo paradiso quaggi, che un impalpabile e indefinibile Paradiso lass! meglio fare della vita un paradiso terrestre, che rifugiarsi nella speranza di un Paradiso celeste...

Ed questa la reazione della quasi totalit degli uomini e delle donne di questo mondo: una reazione assurda, se si tiene conto che il tema del Paradiso il pi essenziale, il pi urgente, e il pi affascinante. Un tema essenziale, urgente, affascinante Proprio per questa diffusa mentalit, si impone l'obbligo di parlare del Paradiso: del Paradiso vero (con la P maiuscola), che non deve essere confuso con i tanti paradisi (con la p minuscola) terreni ritenuti tali. Il tema del Paradiso : essenziale, perch il Paradiso : - lo scopo per il quale siamo stati creati, e quindi - il fine della vita, - il traguardo del cammino terreno, - il premio alla fatica del vivere, - il conforto alle sofferenze, - la piena e definitiva felicit alla quale aspiriamo; urgente, cio tale da essere annunciato senza indugi e senza paure perch troppe sono le persone che vivono angosciate e demotivate per il fatto che non essendo attratte dalla prospettiva di un futuro felice, si rifugiano in paradisi artificiali e deludenti; affascinante, perch annunciare il Paradiso significa: - dare fiducia, - infondere speranza, - comunicare ottimismo, - dare senso e valore a ogni cosa, anche la pi piccola e insignificante, - fare della vita la serena attesa di un futuro appagante e felice, - instillare la certezza che il meglio per noi riposto nelle realt che ci attendono, e non in quelle che appartengono al passato. Un tema disatteso da sempre e dai pi Incredibile, ma vero! Il tema che dovrebbe maggiormente infiammare gli uomini provati da tante sofferenze e fatiche quello meno considerato e quindi pi disatteso. E non solo da ora! Basta ricordare ci che dice l'Autore dell'Imitazione di Cristo: Il mondo promette beni fugaci e di poco conto, eppure le persone lo servono con grande avidit. Io prometto il Bene sommo e imperituro, ma i loro cuori languono nel torpore. Per un lieve guadagno sono disposte a correre in lungo e in largo, ma per la vita eterna stentano a muovere un passo. Ahim! per il Bene che non perisce, per il valore che supera ogni stima, per il pi alto degli onori, per la gloria che non conosce termine sono pigri ad affrontare fatiche anche lievi e di poco conto. Ma perch tanta indifferenza e resistenza? Perch tanta superficialit nel valutare ci che veramente giova al bene presente e futuro, anche da parte di chi dotato di intelligenza e di saggezza umana? Vedremo il perch, e cercheremo di capire. Voglia o nostalgia di Paradiso? I due termini sembrano uguali, ma in realt non lo sono. La nostalgia il richiamo struggente di un bene passato, del quale si continua a sentire un grande desiderio. La voglia l'attrattiva verso una cosa che affascina, ma che ancora futura e lontana, forse irraggiungibile.

Nell'incertezza della scelta, ho preferito il secondo termine perch lo reputo pi rispondente allo scopo del presente libro, che si prefigge di animare le menti e i cuori a desiderare il Paradiso e a raggiungerlo come il Bene supremo. Oso dire che nella parola VOGLIA vedo concentrata la mia grande e sincera passione di essere utile ai fratelli nella scelta di ci che li pu rendere felici nella vita presente e in quella futura. Dunque: voglia di Paradiso! Non solo desiderio vago e superficiale, ma aspirazione intensa, tensione mirata, orientamento determinato verso un Bene che non ha l'eguale. Oggi sarai con me in Paradiso! interessante quanto scrive uno dei massimi filosofi dell'antichit: Platone. Nel Convito fa dire a Socrate: o mio caro amico: ci che rende preziosa la vita lo splendore dell'eterna Bellezza: come sarebbe bello il destino di un mortale se gli fosse dato di contemplare il Bello nella sua purezza e semplicit; di vedere la forma divina, faccia a faccia, nella sua unica splendente bellezza. incredibile come un filosofo sia giunto a questa intuizione con la sola sua intelligenza e senza uno speciale intervento soprannaturale! riuscito a intuire che la sola felicit completa per l'uomo quella di poter contemplare Dio con i propri occhi. Ci che Platone riuscito a immaginare si attuato per la prima volta non in un filosofo, n in un teologo, ma in un comune mortale, anzi in un malvivente pentito, che, dopo tanti errori, ha avuto la fortuna (o meglio: la grazia) di essere crocifisso con Ges: il cos detto "buon ladrone". Sulla croce, tra gli spasimi dell'agonia, egli fu folgorato da una luce sovrumana, e, sentendosi pentito, ebbe la forza di rivolgere a Ges queste parole: ricordati di me quando sarai nel tuo regno. E Ges immediatamente gli rispose: oggi sarai con me in Paradiso. Egli non sapeva, e non poteva sapere, che il Paradiso "contemplare Dio faccia a faccia", ma aveva capito che il sacrificio di quell'illustre Innocente non poteva che aprire le porte a un regno di felicit sovrumana. E cos, quella che per Platone poteva sembrare un'ipotesi irreale, anche se allettante, Ges, il Figlio incarnato di Dio, l'ha resa possibile per tutti: basta credere in Lui! Egli ci ha detto: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perch chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Quale annuncio pi importante, pi nobilitante, pi affascinante di questo? Quale dono pi prestigioso di un Figlio divino offerto all'uomo per assicurargli, oltre la morte, una vita eternamente felice? la fede a introdurci in Paradiso Quando siamo stati battezzati, il Sacerdote ci ha accolto con questa domanda: - che cosa chiedi alla Chiesa di Dio? E i genitori e i padrini risposero: - la fede! E ancora il sacerdote: - e la fede che cosa ti dona? E i genitori e i padrini: - la vita eterna! La fede, come vedremo, adesione a Dio che si rivela in Cristo. un riporre la propria fiducia e la propria speranza in Lui che ci promette un'eternit felice.

La nostra patria il cielo Scrive l'apostolo Paolo: la nostra patria invece nei cieli, e di l aspettiamo come salvatore il Signore Ges Cristo, il quale trasfigurer il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso in virt del potere che ha di sottomettere a s tutte le cose. Se la nostra patria il cielo, la vita terrena dunque un cammino e un'attesa di ci che sar e di Colui che verr. Colui che deve venire il Signore Ges, che verr due volte: al momento della morte, per condurre con s l'anima nostra, come fece col ladrone pentito; alla fine dei tempi, quando il divino Progetto sar definitivamente completato, ed Egli interverr per ridare vita al corpo e per ricomporre ciascuno nel suo essere completo. Alla sua seconda venuta, la storia finir e noi passeremo a una condizione eterna, che sar di felicit per chi ha scelto la salvezza, e di infelicit per chi l'avr rifiutata. Siamo stranieri e pellegrini Dice Ges: Voi siete nel mondo, ma non siete del mondo. E S. Paolo ai Corinzi: finch abitiamo nel corpo siamo in esilio lontani dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione... preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. E ai Filippesi parla del: ... desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo.? Siamo dunque stranieri e pellegrini. stranieri sono coloro che si sentono estranei ovunque e con chiunque, e quindi non si sentono a loro agio, anche se abitano in luoghi comunemente chiamati "paradisi". pellegrini sono coloro che non sono mai "in pianta stabile"; che, nel loro cammino, non si arrestano mai per dire: qui mi fermo perch mi trovo in casa mia. Noi, essendo stranieri e pellegrini, siamo insoddisfatti e infelici, e quindi in perenne agitazione. Avvertiamo che la felicit definitiva e completa alla quale aspiriamo non raggiungibile sulla terra, anche se ci illudiamo di poterla raggiungere. Avvertiamo cos un forte desiderio di raggiungere qualcosa e qualcuno che ci possano realmente e definitivamente saziare. Sentiamo un'innata e irresistibile VOGLIA di Paradiso! Voglia di Paradiso: due laici si confidano 1. Giorgio La Pira all'amico Amintore Fanfani: la citt che cerchiamo un'altra!. Da tempo ogni giorno, e quasi ogni ora, chiedo al Signore di chiudere la mia parentesi di vita terrena. una voglia immensa che mi d ogni giorno la forza di attendere e di operare. Questa voglia di purificazione e di liberazione cresce ogni giorno e diviene speranza che quando il Signore l'avr maturata, essa sboccer come un fiore. Allora tutti i problemi avranno la loro soluzione. Perch alla fine, caro Amintore, la citt che cerchiamo non n Firenze e neanche Roma o Arezzo: un'altra! quella che ci accoglier per sempre, e ci far per sempre a Dio uniti, e in Dio felici. 2. Renzo Buricchi all'amico Marcello Pierucci: mai risveglio era stato cos dolce!. Aprii gli occhi, ed estasiato, contemplai la Citt celeste. La luce mi avvolse come manto di morbida seta. L'abbraccio dell'amore di Dio mi don l'infinita tenerezza... Un'ombra pass su di me, portando il ricordo del sogno della notte. Ritrovai, in quel sogno, le apparenti gioie e i sostanziali dolori: l'infanzia, l'adolescenza, la maturit, il decadimento... l'ansia di comprendere ci che non poteva essere compreso... gli

incontri... i distacchi... i dubbi... le speranze che non riescono a divenire certezze... e il continuo inganno che quella fosse la vita! 2. ATTESA, TIMORE, RIFIUTO L'essenziale vivere la vita con stupore. Quanta magia c' attorno a noi, e noi... non ce ne accorgiamo! L. Buscaglia Qui non gemit ut peregrinus, non gaudebit ut civis, quia desiderium non est in illo. Chi non soffre come pellegrino sulla terra, non godr come cittadino in Paradiso, perch gli manca la VOGLIA di poterlo raggiungere. S. Agostino Attesa, timore, rifiuto: i risultati di un'inchiesta personale Ho distribuito un questionario a 200 persone diverse per et, cultura, professione e pratica religiosa, pregandole di rispondere ad alcune semplici domande sul tema del Paradiso. Sono rimasto nell'ambito cattolico, perch un'inchiesta fra appartenenti ad altre religioni sarebbe stata complessa e avrebbe creato confusione. Nel questionario, quattro domande: l. tu credi nell'esistenza di un Paradiso ultraterreno? 2. dove pensi che esso sia collocato? 3. secondo te, in che cosa pu consistere la felicit del Paradiso? 4. tu hai davvero un sincero desiderio di entrarvi? Senti una reale "VOGLIA di Paradiso"? Ho lasciato a ciascuno libert di dire, volendo, solo il nome e di esprimere con spontaneit il proprio pensiero. Per l'intento che mi sono proposto in questo libro, ho chiesto di privilegiare il 4 punto, relativo alla "VOGLIA di Paradiso"; e le risposte hanno avuto questi quattro orientamenti: il Paradiso la mia ragione di vita: non vedo l'ora di raggiungerlo; ho pi paura che voglia di Paradiso; il Paradiso non mi affascina; non ne sento il bisogno. Il Paradiso la mia ragione di vita: non vedo l'ora di raggiungerlo MICHELE, 48 anni, insegnante, sposato: sono entusiasta del mio destino finale. Siccome in Paradiso godr della visione beatifica, saranno appagate le mie tendenze al Vero e al Bene: potr cos assumere la mia propria e definitiva natura. Sar quindi totalmente me stesso: sar un uomo vero, proprio e completo: sar quindi totalmente felice. MARISA, 39 anni, casalinga, sposata: la mia pi grande sofferenza quella di non poter vedere Dio sulla terra. Ma sono convinta che proprio questa sofferenza che mi garantisce il possesso del Bene futuro! Non vedo l'ora, anche se amo immensamente la mia casa e la mia famiglia. Lucia, 60 anni, suora: ogni volta che leggo gli scritti di qualche mistico, mi sento assalita da un grande desiderio di morire, per immergermi nell'Oceano dell'amore misericordioso del Padre. Pi vado avanti, e pi sento che nulla mi affascina come quel momento nel quale mi tuffer in Lui, come una goccia nel mare. STEFANO, 28 anni, biologo, celibe: pi conosco la natura e la sua incredibile meraviglia, e pi si acuisce in me il desiderio di conoscere il misterioso Autore del mondo, e di raggiungerlo, per godere per sempre con Lui e di Lui. Non so immaginarlo, ma sento che deve essere meraviglioso!.

FILIPPO, 80 anni, ex dirigente industriale, vedovo: ormai sono vecchio e mi sento mancare la terra sotto i piedi. Ma sono consolato dalla certezza dell'incontro con Colui che ho sempre cercato di amare. Penso di giungere, in Lui, a una pace piena, dopo tante lotte, angustie, pericoli e colpe!. VERONICA, 50 anni, suora di clausura: a 20 anni mi donai senza riserve a Cristo e vivo da 30 anni con impegno il mio matrimonio con Lui. Non vedo l'ora di vederlo, di abbracciarlo, di stringerlo a me, in un amplesso senza fine. ALESSANDRO, 23 anni, da 18 in carrozzella: sono un disabile, e non posso muovermi senza il sostegno di qualcuno. Non posso fare progetti e nutrire speranze per il futuro. Ma sono sereno, anzi felice, perch so di essere predestinato a un avvenire di giorni felici nella casa dove il Padre mi attende. S, io ho tanta voglia di Paradiso!. TINO, 74 anni, sacerdote: vivo felice nell'attesa del momento nel quale il Signore mi dir: "entra nel gaudio del tuo Signore". Penso che quello sar l'inizio della mia vera esistenza, dell'attivit pi intensa e vertiginosa della mia intelligenza e della mia volont. Esse si dilateranno sempre pi nella voragine luminosa e infuocata dell'eternit beata... E sar totalmente felice! Non vedo l'ora!. CLAUDIO, 40 anni, sposato, medico: desidero giungere al Paradiso come un cieco desidera il momento nel quale potr finalmente vedere la luce. Tutte le esperienze acuiscono in me il desiderio dell'incontro con Dio, ma specialmente quelle belle, come gli affetti familiari, le gioie dell'amore e dell'amicizia. Sento che queste cose belle sono come assaggi e briciole che, da un lato fanno presagire la qualit del cibo, ma dall'altro non fanno che acuire la fame. Guai se non ci fosse la sicurezza di possedere un giorno la pienezza di quanto si appena pregustato!. GIORGIO, 36 anni, insegnante di filosofia: penso al Paradiso come all'eterna visione di Dio. Il pensarci un'esigenza di tutto il mio essere. Sono convinto di essere parte di quel Progetto d'amore che, solo, pu darmi forza nel difficile cammino della vita. Vivo nell'attesa felice di quel giorno, nel quale potr finalmente saziarmi di Lui!. Ho pi timore che desiderio ANNA, 30 anni, sposata, impiegata: il Paradiso, pi che attrarmi mi fa paura. una cosa troppo gigantesca per la mia povera persona! Chi sono io per poter aspirare a un posto cos grande, con una cos cospicua comunit di eletti?. AUGUSTO, 32 anni, celibe, filosofo: non prendo mai in considerazione il pensiero del Paradiso perch esso per me associato al fatto della morte, che mi terrorizza oltre misura. Come posso desiderare un Paradiso che oltre questa soglia detestabile?. CATERINA, 70 anni, sposata, 4 figli e 9 nipoti: un tempo parlavo con entusiasmo del Paradiso e mi sembrava la cosa migliore. Ora, pi avanzano gli anni e pi mi fa paura, perch non mi sembra tale da appagare e superare i teneri affetti che mi saranno tolti. FABIO, 20 anni, studente: come posso pensare a un Paradiso felice, quando, per ottenerlo, occorre perdere tutte le cose belle che ci fanno cos felici in questa terra? Mi fa paura un Paradiso cos lontano, cos misterioso, cos vago, cos difficile da raggiungere!. LUIGI, 40 anni, commercialista, sposato: ho sempre allontanato la promessa del Paradiso perch esso, cos come ce lo descrivono, irraggiungibile per chiunque conduca una normale vita sulla terra. Mi terrorizza l'idea di un Dio, infinitamente giusto, che ci giudicher severamente e decider per noi. Chi sar nelle condizioni di meritare un Paradiso, aperto solo ai giusti e ai perfetti?. LUCIO, 50 anni, celibe, avvocato: ho paura di certe ricette facili, escogitate per confortare chi soffre e si interroga sulla sorte di chi ci stato sottratto con la morte. Io ho paura di queste risposte facili... e inconsistenti!.

DOMENICO, 61 anni, divorziato, chirurgo: il Paradiso una risposta ai problemi della vita e della morte in un contesto religioso. Mi fa paura questa "invenzione" del Paradiso! Mi fanno paura queste risposte che non hanno valore scientifico e peccano di presunzione e divengono fonte di infelicit e di illusioni. La scienza pi onesta della Religione, perch si limita a dire solo ci che entra nelle sue possibilit di verifica e di esperienza, senza pretendere di entrare nel mondo del mistero e quindi dell'assurdo. Non mi affascina pi di tanto PATRIZIA, 28 anni, sposata, infermiera: il pensiero del Paradiso non mi affascina pi di tanto: troppo vago e lontano. Sento il bisogno di stimoli pi immediati e vicini che sostengano la mia fede, purtroppo, illanguidita. LEONARDO, 56 anni, sposato, operaio: il lavoro e la fatica, che mi hanno accompagnato da quando ero ragazzo, mi hanno fatto venire la voglia di un paradiso, confesso, pi in questa terra, che in un altro mondo. La promessa di un premio futuro non mi attira molto, anche se non lo nego; ma vorrei vederlo e assaporarlo ora, e quaggi. MARGHERITA, 24 anni, nubile, studentessa: la mia tendenza al Paradiso tenue e blanda perch mi manca la convinzione che Dio una Persona concreta, e quindi mi comporto verso di Lui come verso un'idea astratta, o un semplice oggetto di conoscenza, o peggio, un enigma che stimola molto superficialmente la mia curiosit. TERESA, 45 anni, suora: debbo confessare che non penso molto al Paradiso perch non riesco a raffigurarmelo. E anche perch temo di non meritarlo. Cerco di vivere il presente e non mi preoccupo dell'avvenire... per non esserne delusa. Potr sembrare strana questa mia posizione, ma, anche se sono una suora, sono molto concreta, e il Paradiso una realt ben poco concreta.... GAETANO, 73 anni, coniugato, ex impiegato: ho sempre creduto nel Paradiso, ma pi invecchio e pi avverto che non mi affascina pi come mi affascinava da bambino. Troppo lontano e troppo misterioso! Sono diventato molto diffidente e scettico, anche nei confronti del Paradiso!. VINCENZO, 23 anni, religioso, studente di Teologia: innegabile che il Paradiso non pi motivo di fascino come un tempo. Lo potrebbe ridiventare se si presentasse la contemplazione futura non come una realt finale e distaccata, ma come la continuazione e l'amplificazione dell'agire e del godere umano presente in questa vita terrena. PIERO, 55 anni, sposato, industriale: la ragione principale che mi rende indifferente il pensiero del Paradiso che mi sento sempre pi coinvolto nel sensismo corrente. L'amore di questo secolo uccide in me, e in tanti miei conoscenti, l'amore del secolo venturo. Davanti al Paradiso, sono combattuto fra due atteggiamenti: o ignorarlo o disprezzarlo. Sono dispiaciuto di questo mio atteggiamento, ma, purtroppo, non so uscirne. Certo, sarei molto pi felice se avessi ancora la fede di un tempo!. Non ne avverto il bisogno ANTONIO, 44 anni, sposato, medico: confesso che non avverto affatto il bisogno di un Paradiso che appagher le mie aspirazioni terrene. Non vedo nulla oltre il limite di questa vita. Per me e per molti dei miei pazienti il paradiso raggiungere una buona salute: il vero paradiso star bene, adesso! Dopo si vedr!. LUCA, 65 anni, vedovo, insegnante: non sento voglia di vedere Dio, dopo la mia morte, perch non ho la minima idea di come sia. L'idea di un Paradiso futuro non mi stimola affatto e non mi rende migliore: chiss perch! L'ho sempre considerato un elemento decorativo, senza conseguenze efficaci per il dinamismo della mia vita personale e della vita degli altri.

RITA, 21 anni, nubile, studentessa: quand'ero piccola, mi esaltavo all'idea del Paradiso come luogo bello, fiorito, felice, in compagnia di angioletti festanti e di santi giulivi impegnati nel dispensare grazie e favori. Ora non pi: queste favolette infantili non hanno pi presa nel mio spirito perch ho compreso che debbo impegnarmi personalmente a costruirmi il paradiso che ho in mente. GIORGIO, 50 anni, sposato, giornalista: non sento il bisogno di un Paradiso eterno e ultraterreno. Il paradiso su questa terra, e io lo gusto nel momento nel quale creo qualcosa di interessante e di appagante. Anzich rifugiarmi nella speranza di una felicit incerta e lontana, cerco di assaporare gli attimi felici che riesco a realizzare momento per momento. SIRIO, 46 anni, sposato, operaio: mi hanno detto che il Paradiso uno spettacolo che ci far vedere Dio e tutte le sue imprese. Io mi domando: "se sar uno spettacolo, sar come un film interminabile che, a lungo andare, diventer monotono e insopportabile". Non riesco proprio a capire come si potr gioire vivendo una vita inattiva portata avanti in un "dolce far niente", privo di interessi nuovi e affascinanti. MARCELLO, 58 anni, sposato, operatore pastorale: rilevo con dolore che la tensione escatologica, e, in particolare l'attesa del Paradiso, manca in modo impressionante in gran parte della spiritualit contemporanea, troppo impegnata a valorizzare i beni terreni a scapito di quelli eterni, e a instaurare un umanesimo cosmico, quasi che il mondo fosse la nostra definitiva patria, anzich la nostra terra d'esilio. Faccio sempre pi fatica a pensare e a proporre questo Paradiso che ani sembra troppo lontano per la mentalit degli uomini di oggi. VERONICA, 42 anni, architetto, divorziata: sono una donna amante del bello. Amo l'armonia, la musica, l'arte. Amo per tutto ci che concreto, che posso toccare, toccare con le mie mani. Amo l'amore, l'amore fatto di sensazioni forti e di brividi immediati. Non so quindi pensare a un Paradiso lontano e sfumato, che si perde nel nulla. Dunque: due opposti sostanziali atteggiamenti Questi dati dunque rivelano due opposti atteggiamenti, che possiamo cos riassumere: per alcuni il Paradiso tutto: non possono concepire la vita senza la certezza che, alla fine, li attende un mondo di felicit. Si sentirebbero orfani se non sapessero che al termine dell'esistenza terrena c' un Padre dolce e giusto che li aspetta. Hanno quindi tanta VOGLIA di Paradiso: non vedono l'ora di raggiungerlo! per altri il Paradiso una realt lontana, evanescente, irraggiungibile che, o non fatta per loro, o tanto alta da non sentirsene degni. Per questi, il Paradiso resta solo un'utopia o una invenzione inutile, e, quindi, preferiscono un paradiso terreno, anche se piccolo e di breve durata, a un Paradiso celeste indefinibile e vago. Cerchiamo ora una risposta a tanti timori e a tanti rifiuti. 3. PERCH TANTA FATICA AD ACCETTARE IL PARADISO? Ogni curiosit ha avuto termine dopo Ges. Ogni ricerca deve cessare dopo di Lui. Dobbiamo solo avere fede e non cercare altro. Tertulliano L'occhio del mondo non vede pi lontano della vita. L'occhio del credente vede fino in fondo all'eternit. Pascal

Perch tanta fatica ad accettare il Paradiso? C' dunque voglia di Paradiso? Evidentemente non troppa, almeno sul piano numerico. Si direbbe che sono pi quelli che ne hanno poca VOGLIA, di quelli che ne hanno molta. La maggior parte delle persone: - non ne parla, - non si impegna a conoscerlo, - non si preoccupa di raggiungerlo. Queste persone sono troppo radicate nella loro materialit e troppo prese dai loro problemi immediati per dar valore a realt future, che non hanno immediata incidenza sulla vita quotidiana! Per molti, anche credenti, il Paradiso un'invenzione per allietare gli scontenti, un comodo rifugio per consolare i sofferenti, un'efficace barriera per frenare le rivendicazioni dei poveri, un'allettante risposta alle richieste di una maggiore giustizia sociale. C' dunque s VOGLIA di Paradiso, ma di un paradiso terreno, immediato, palpabile, costruito con mani d'uomo e pi adatto alle necessit e ai gusti personali. Perch tanta fatica ad accettare il Paradiso? Dice S. Tommaso d'Aquino: converti autem ad beatitudinem ultimam, homini quidem est difficile propter duo: quia est supra naturam, et quia habet impedimentum ex corruptione corporis et infectione peccati. Parafrasando e adattando al tempo presente, possiamo tradurre: lo slancio verso il Paradiso sempre stato difficile, ma lo in particolare ora, per due motivi: perch la felicit eterna una realt ultraterrena, e perch l'uomo, corrotto dal peccato e dalle cattive abitudini, oggi pi di ieri fa una grande fatica a elevarsi fino alle cose spirituali e future. Nel mondo di oggi, diminuendo la fede e la contemplazione, subentrato un senso di indifferenza e di ripulsa nei confronti delle cose celesti. Un tempo si contemplava di pi e, ovviamente, si pensava di pi al Paradiso, che il termine ultimo di ogni contemplazione. Oggi, per tanta gente, le prospettive celesti si sono abbassate perch alla contemplazione si purtroppo sostituito un diffuso sistema di attivismo e di materialismo, che un forte ostacolo nell'ascendere verso realt future e trascendenti. Vediamo nel dettaglio le difficolt soggettive e oggettive di questo fenomeno. 1. Le difficolt soggettive Sono le difficolt che nascono da situazioni personali che normalmente hanno origine: dalle attuali condizioni di vita e di costume, dall'orientamento del pensiero moderno, da alcune correnti di spiritualit del nostro tempo. A) LE ATTUALI CONDIZIONI DI VITA E DI COSTUME La vita moderna, col suo massacrante attivismo, ci distrae dalle realt trascendenti e veramente importanti; e ci porta a vedere solo ci che le cose offrono al loro esterno. Il crescente benessere porta a pensare sempre pi alla terra e sempre meno al cielo. Il progresso e la tecnica portano l'uomo a considerare il mondo come fine a se stesso e gi ricco di tali meraviglie e risorse da non aver bisogno di aspirare a cose diverse e superiori. Luomo di oggi si chiede:

perch credere nei miracoli ormai passati di moda? perch pensare al soprannaturale? perch rifugiarsi in un Paradiso senza consistenza e senza scopo? perch attendere un amore futuro, quando di amori facili e immediati ce ne sono tanti sulla terra? perch attendere un bene eterno, correndo il pericolo di trascurare l'attimo felice presente, che la sola realt di cui ci dato il possesso? perch rischiare di non godere dei beni terreni concreti, per attendere a beni futuri avvolti nel mistero? In una parola: Luomo moderno preferisce lasciarsi travolgere dalle facili attrattive dei sensi, anzich lasciarsi trascinare dalle impalpabili delizie dello spirito. B) L'ORIENTAMENTO DEL PENSIERO MODERNO Il pensiero moderno ha tanti nomi e tanti orientamenti diversi e affini. Si chiamano: - scientismo, - tecnicismo, - problematicismo, - neopositivismo, - materialismo storico, - esistenzialismo... sono tanti e con diversi contenuti, ma hanno un denominatore comune che li unisce nella negazione e nell'allontanamento dal trascendente e dal divino. Essi sostanzialmente affermano che: Dio non esiste, o se esiste, ben lontano dal preoccuparsi degli uomini e delle loro vicende presenti e future; la persona umana sulla terra non ha senso e non ha scopo: la sua vita un cammino senza interessi e senza precisa destinazione; ci che compie non ha alcun significato e nessun valore per il futuro; al termine della vita nessuno lo attender, e tanto meno ci sar chi vorr riconoscere e ricompensare ci che ha fatto di bene sulla terra. C) ALCUNE CORRENTI DI SPIRITUALITA DEL NOSTRO TEMPO La spiritualit moderna, pi concreta che teorica, in alcune sue correnti sembra contribuire a rallentare, anch'essa, lo slancio verso la Patria celeste. Vi sono movimenti nella Chiesa che, pur annunciando il Paradiso, privilegiano l'attivismo caritativo e sociale a danno della preghiera e della riflessione mistica. Alcuni credenti sono divenuti dei "marxisti bianchi" che minimizzano, e a volte ironizzano, su talune scelte di vita contemplativa (come la clausura), preferendo Marta a Maria. Questi cristiani affermano che la contemplazione e l'attesa del Paradiso sono una conseguenza della mentalit medievale: occorre allontanare questa eredit del passato per una maggiore fedelt al messaggio evangelico. Gli autentici discepoli di Cristo - essi dicono - devono essere pi pratici che teorici; pi impegnati a costruire un mondo migliore che a sognarne uno pi lontano e distaccato. E di conseguenza devono fare meno discorsi sul Paradiso e dedicarsi a rendere pi accogliente e vivibile la terra. 2. Difficolt oggettive Sono le difficolt che nascono dall'oggetto, cio dalla nozione stessa dei Paradiso e dal modo col quale esso viene normalmente presentato.

Il Paradiso cristiano poco desiderato o addirittura rifiutato perch: a) considerato uno stato passivo e monotono, una specie di rifugio dove vige un forzato riposo, e non il luogo di una felicit attiva e dinamica. Si dice: che noia sar vedere sempre quel Volto, sempre quelle cose, sempre quelle persone, senza mai possibilit di cambiare! E che tristezza dover contemplare quelle facce cos poco simpatiche e gioiose che popolano le nostre chiese! b) un godimento individuale, riservato al singolo e non partecipato agli altri. Non accettabile un Paradiso dove il godimento soggettivo, personale e individuale, da parte di un mondo cos infatuato di socialit! Non possibile pensare sempre e solo alla "salvezza dell'anima mia", come se al mondo non ci fosse che "il mio insuperabile io"! Siamo tanti e non possiamo non godere insieme: gli uni con gli altri, gli uni per gli altri! c) una gioia troppo intellettualistica perch capace di appagare il solo intelletto e non tutto l'uomo. Si dice: il pensiero classico, platonico e neoplatonico, considerava la verit come esistente al di fuori e al di sopra del mondo dei sensi, e quindi considerava il Paradiso come una pura visione dell'assoluta Verit e Bellezza. E cos anche per il pensiero cristiano. Ma per noi, calati nella realt sensibile, tanto difficile desiderare e amare le realt astratte! difficile concepire un'eternit vissuta solo per conoscere e per guardare Dio! impensabile un Paradiso presentato come appagamento di una sola facolt, quella conoscitiva; e non di tutta la persona! d) una beatitudine soprannaturale, e quindi una realt priva di rigore scientifico e di dimostrazione razionale: pi una favola consolatoria che un dato oggettivo e sicuro Si dice: come pu essere accettato un mondo futuro che non lascia possibilit di verifica? Come pu essere creduto un Paradiso dal quale nessuno ha mai fatto ritorno per confermarci la verit di quanto crediamo? Come pu essere creduto un Dio che fa tante promesse ma che non appare mai per svelarci totalmente il suo e il nostro mistero? e) un bene legato all'evento-morte, e quindi tale da non poter suscitare desiderio e attesa. Si dice: la morte - un evento innaturale, devastante, assurdo, - la distruzione della persona, - l'umiliazione dell'uomo, - la separazione forzata dagli affetti pi teneri... e allora: come pu attrarre un Paradiso lontano, quando per potervi entrare dobbiamo uscire dalla nostra casa e lasciare tutto ci che caro? Vi la diffusa convinzione che nessun Paradiso celeste, invisibile e astratto, potr mai compensare il distacco da ci che forzatamente dovremo lasciare in questo mondo, nel quale dobbiamo spesso piangere s, ma tutto sommato, riusciamo a piangere... anche volentieri! Per tutti questi motivi... ... il Paradiso un Bene difficile da comprendere, da illustrare e da amare. tanto difficile che possibile raggiungerlo solo attraverso la fede. Non c' altra strada; non ci sono altri argomenti convincenti. E quindi: per fede, possiamo accettare l'esistenza e la natura del Paradiso; con la fede possiamo - accoglierlo, - amarlo, - desiderarlo, come l'oggetto supremo delle nostre aspirazioni; come la sola luce che pu illuminare e dare significato alla nostra tribolata esistenza terrena.

4. MA POSSIBILE CONOSCERE IL PARADISO? Il tuo desiderio sia quello di vedere Dio; il tuo timore sia quello di perderlo. Il tuo dolore sia quello di non possederlo; la tua gioia sia in ci che ti pu condurre a Lui. S. Teresa d'Avila O Dio mio, vita mia, mio unico desiderio! Che cosa cerco io nei cieli? Che cosa desidero sulla terra? Il Dio del mio cuore, che sar il mio possesso per l'eternit. L. Bloy Ma possibile conoscere il Paradiso? Il Paradiso un'esigenza generale Non c' popolo al mondo che non abbia avvertito o non avverta l'esigenza di una vita interminabile e felice oltre la morte. Lo attestano antichi inni e codici sacri, voci di eroi e di sapienti, riti e sacrifici, a volte infantili e primitivi, a volte pi originali ed elevati. stato detto giustamente che pi facile trovare popoli senza citt o casa o scuole o leggi o scrittura, che trovare un popolo senza il suo paradiso. L'esigenza di un Paradiso felice, alla fine della vita presente, nasce dall'istintivo desiderio - di felicit, - di perfezione, - di giustizia, - di immortalit. un desiderio insopprimibile, perch radicato nel profondo del cuore; e nessuno riuscito o riuscir a sradicarlo, anche nelle condizioni di vita migliore. Naturalmente, in ogni civilt e tempo, si sono cercate spiegazioni e risposte, ma quante opinioni diverse e fantasiose! Quante credenze stravaganti! Quante teorie prive di fondamento razionale! Per cui viene ovvia la domanda: Ma possibile conoscere il Paradiso? S, possibile! Ma non certamente col solo lume della ragione e della logica umana! Trattandosi di un mistero soprannaturale, il Paradiso lo conosce solo Dio; e lo possono in parte conoscere coloro ai quali Egli vuole rivelarlo. possibile quindi conoscerlo solo accettando la divina Rivelazione. C' infatti una sostanziale differenza fra le Religioni naturali e la Religione cristiana: le Religioni naturali contengono quelle conoscenze che nascono dalle ricerche delle persone umane (noi diremmo dal basso) che tentano di conoscere Dio e il suo mistero; la Religione cristiana nasce come adesione alla Rivelazione che viene direttamente da Dio (dall'alto), e svela cose che inutilmente gli esseri umani cercano di scoprire con le loro sole forze naturali. Potremmo dire che gli uomini, da soli, possono giungere alle porte del Mistero, ma solo aderendo alla Verit rivelata riescono a entrare nel Mistero stesso. Dio si incaricato personalmente di svelarci il mistero dell'altra vita, attraverso una serie di interventi che hanno avuto il loro momento culminante nell'invio di Ges Cristo.

Queste opere e rivelazioni divine sono fedelmente documentate dalla Bibbia, che contiene ben 400 riferimenti al Paradiso. Il privilegio di poter "vedere" prima del tempo L'intervento di Dio ci dispensa da ricerche faticose, e ci solleva dalle difficolt e dai rischi che esse comportano. La ricerca umana procede per sentieri oscuri, senza mai giungere a certezze e sicurezze definitive. Le sue conclusioni sono - incerte, - insicure, - relative. Quale uomo pu annunciare con autorit, e con infallibile certezza, le realt che appartengono a un mondo lontano, oscuro e indefinibile? I dati della Rivelazione invece sono - sicuri, - completi, - illuminanti, - pacificanti. Soltanto Dio pu rivelarci Verit note solo a Lui; e solo Lui, con la sua Autorit, pu garantirci che esse sono infallibilmente vere! sempre incerto, insicuro e relativo ci che nasce dall'uomo! Ma sicuramente certo, luminoso e assoluto ci che proviene da Dio! E credere a ci che Dio rivela gi come vedere Dio prima del tempo, cio prima di poterlo contemplare in Paradiso! Dice S. Leonardo da Porto Maurizio: l'anima semplice di un uomo credente e pio scopre la verit meglio di tutti i sapienti del mondo. Ed vero: non scopre tutto e del tutto, ma giunge a intuire cose superiori all'umana comprensione. Solo attraverso la fede si pu conoscere e accettare il Paradiso Non resta che affidarsi alla fede e lasciarsi condurre da essa. Altre strade non ci sono! La conoscenza e la voglia del Paradiso sono quindi solo questione di fede! Afferma P. Vincenzo Benetollo: con la fede Dio penetra nell'intelligenza umana e vi lascia un seme di conoscenza superiore. La fede non umilia la ragione, ma la esalta, perch la rende partecipe di una conoscenza soprannaturale, superiore a ogni sapere umano, anticipando la visione di Dio., L'essere umano senza la fede rimane prigioniero del suo universo, cio delle cose materiali, dei suoi sentimenti, dei peccati, dei dolori, delle gioie, del tempo e di tutti i limiti che gli impone la natura. Solo la fede pu abbattere questi muri e liberare le persone da questi limiti, perch con essa si aderisce a Dio, che rivela il senso della vita presente e dischiude le porte della vita eterna. Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: la fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica che il fine del nostro pellegrinaggio terreno. Allora vedremo faccia a faccia, cos come Egli . La fede, quindi, gi l'inizio della vita eterna: fin d'ora contempliamo come in uno specchio, quasi fossero gi presenti, le realt meravigliose che ci rivelano le promesse e che, per la fede, attendiamo di godere.

La fede La fede adesione alla rivelazione non per l'evidenza della verit rivelata, ma per l'autorit di Colui che la rivela. Il solo motivo per cui si accoglie la Rivelazione l'Autorit di Dio. Questa Autorit la massima in assoluto perch Dio l'unico che non pu n ingannarsi n ingannare. Chi aderisce a Dio nella fede assolutamente certo di non incorrere in alcun errore, anche minimo, perch con la fede si raggiunge quella certezza che nessuna scienza sperimentale pu donare. Dice ancora il Catechismo: la fede certa, pi certa di ogni conoscenza umana, le verit della fede possono sembrare oscure, ma la certezza data dalla luce divina pi grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale. La fede soprannaturale dunque: - non un'idea o un oggetto pi o meno vago; - non un'opinione che ci facciamo leggendo il giornale o ascoltando le esperienze degli amici; - non un convincimento personale e interiore pi o meno stabile e verificabile; - non il risultato di un qualunque esperimento scientifico, perch gli esperimenti della scienza propongono verit naturali e, quindi, non assolute e definitive. La fede soprannaturale un dono che viene dall'alto, perch solo dall'alto pu provenire ci che supera le forze umane. Nessuna forza esterna pu produrre la fede! Essa un dono di Dio, una virt soprannaturale da Lui infusa. Perch si possa credere, quindi necessaria la Grazia, che previene e soccorre, apre gli occhi della mente e muove il cuore, infondendo la dolcezza nel consentire e nel credere alla verit. Intelligenza, volont e grazia La fede un atto umano e divino insieme. Nasce dalla chiamata divina e dalla risposta umana. Per rispondere, la persona sostenuta dalla Grazia, ma deve collaborare con la sua intelligenza e con la sua volont. Con l'intelligenza, vede l'opportunit di credere, ma la volont che interviene a comandare l'adesione a una Verit che resta oscura, anche se assolutamente certa. La fede quindi un atto dell'intelligenza, comandato dalla volont, sollecitato e sostenuto dalla Grazia, che previene e accompagna. Questa risposta divina-umana adesione a Dio nel segno della libert e dell'amore. Nasce dalla fiducia che sostiene un'obbedienza data senza pretesa - di vedere, - di toccare, - di verificare una verit che, per ora, resta invisibile e oscura. La libert di credere o di non credere Durante la sua vita terrena Ges ha dato testimonianza alla Verit, ma non l'ha mai imposta. Ora invita l'uomo alla fede e alla comunione con s e con il Padre, ma non lo obbliga in nessun modo. Nella sua vita terrena Ges ha reso testimonianza alla Verit, senza mai obbligare gli ascoltatori ad accettare per costrizione il suo messaggio.? Dice ancora P. Vincenzo Benetollo: Dio chiede, ma non impone di fidarsi di Lui, e quindi di offrirgli "l'obbedienza della fede". Con la Rivelazione, Dio:

- mostra agli uomini il loro ultimo fine: questa la Fede; - si propone come un Bene raggiungibile: questa la Speranza; - suggerisce il modo per raggiungerlo: questa la Carit. Chi non vuole accettare la Fede, lo fa perch non vuole dipendere da Dio, e, ovviamente, perch si fida pi di se stesso che di Lui! . L'ateismo una fede in negativo L'ateismo anch'esso una fede, ma in senso negativo, perch la fede nel nulla: adesione a tante schiavit che affliggono le persone: - il denaro, - il potere, - le apparenze, - il piacere, - la noia, - l'assurdo, - la morte. Scrive J. Guitton, a proposito della sua conversione: si trattava di scegliere fra il nulla (che assurdo) e il mistero. Sartre scelse il nulla, e io preferii il mistero. Ho avuto d'improvviso la coscienza intensa di questo mistero e della libert. Sentii il combattimento tra la fede e l'incredulit. Fu il momento pi solenne della mia vita, perch salvandomi dall'assurdit, salvavo la libert, che esiste quando ci si subordina al mistero. Dio non prende la nostra libert: esattamente il contrario! Allargando la vita umana all'infinito, Dio dona la sola libert vera: l'altra una verit bugiarda! . Fede e Paradiso Il Paradiso uno dei dogmi fondamentali e centrali della nostra fede. l'esaltante chiamata della persona umana alla comunione eterna con Dio, attraverso la visione della sua essenza. Nulla vi pu essere di pi importante, di pi affascinante, di pi confortante! L'apostolo Paolo ne cos fortemente colpito da esclamare: quelle cose che occhio non vide, n orecchio ud, n mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma volendo illustrare i contenuti di questa incredibile realt, l'apostolo costretto ad affermare che non a tutti dato di capire, ma solo a chi ha determinati requisiti. E afferma: solo la persona pneumatica, e non la persona psichica, pu comprendere quel Paradiso che egli giunto a intravedere. Dio, prima che all'intelligenza, si rivela al cuore. Ed attraverso l'amore, che la persona portata a cercarlo. Ed per questo che l'intelletto pu essere condotto al sapere sconfinato della fede solo se diretto da una volont gi orientata, anzi innamorata del Bene da raggiungere. Si pu dunque concludere che la Fede una luce suprema, - che manifesta verit supreme, - che richiede un amore supremo, - per condurre alla felicit suprema. Questa felicit suprema, raggiunta con la fede e con l'amore, il Paradiso. E solo attraverso la fede e l'amore lo si pu conoscere e conquistare!

Francesco d'Assisi: il Santo che giunse in Paradiso cantando Si legge che S. Francesco d'Assisi, giunto alla fine della sua vita, preg i suoi frati che gli leggessero "il Cantico del sole" [di Frate Sole]. E mentre essi cantavano, egli si un a loro con la sua debolissima voce, aggiungendovi il versetto che esalta Sorella Morte. Appressandosi poi l'ora estrema, con insolito vigore, si mise a cantare il Salmo 141, e quando giunse alle ultime parole strappa dal carcere l'anima mia, perch mi attendono i giusti, Sorella Morte gli spense la voce. Francesco mor quindi cantando, felice di raggiungere quella meta che era stata l'anelito di tutta la sua vita. Era vissuto, infatti, con tanta VOGLIA di Paradiso! Questo racconto che per gli atei una follia, per i benpensanti una stranezza, per i peccatori un mistero, descrive i sentimenti propri di una qualsiasi persona che, dopo aver lasciato inutili riserve e discussioni, si abbandona con fiducia e con amore fra le braccia del Padre, trasformando la morte nel momento... pi atteso e felice! Perch questa la morte per l'uomo di fede: l'ingresso felice nella patria tanto attesa! 5. TANTI NOMI, TANTI SIMBOLI Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra... Vidi anche la citt santa, la nuova Gerusalemme... Ecco la dimora di Dio con gli uomini... Egli... terger ogni lacrima dai loro occhi; non ci sar pi la morte, n lutto, n lamento, n affanno... Apocalisse 21, 1-4 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti... Io vado a prepararvi un posto; quando sar andato e vi avr preparato un posto, ritorner e vi prender con me, perch siate anche voi dove sono io. Giovanni 14, 1-3 Tanti nomi, tanti simboli La beatitudine finale e definitiva, che il massimo dono del Padre, viene descritta nella Bibbia con diverse espressioni e parole. Le principali sono: - Paradiso, - Cielo, - Regno dei Cieli, - Gerusalemme nuova, - Casa del Padre, - Vita eterna. Cerchiamo di coglierne il significato, incominciando dal termine pi comunemente usato che il Paradiso. Paradiso Con la traduzione detta "dei Settanta", entr nella Bibbia il termine paradeisos, che viene dal persiano pards e significa giardino. Nelle religioni del Medio Oriente il termine paradiso era usato per esprimere lo stato felice degli di che si pensava vivessero, come gli uomini potenti della terra, in palazzi sontuosi, circondati da giardini bagnati da acque copiose e da alberi lussureggianti, fra cui l'albero della vita. La Bibbia si adegua alla mentalit dell'epoca e usa queste immagini per descrivere la felicit alla quale il Creatore ha destinato la creatura da Lui preferita, che la creatura umana.

Nella Rivelazione il termine Paradiso usato per indicare: il primo delizioso luogo della dimora divina dove Dio passeggiava alla brezza del giorno fra alberi lussureggianti che sono citati come simbolo di vita e di fecondit; l'abitazione ideale della prima coppia umana, in una felicit sconfinata che richiama le caratteristiche dell'et aurea descritta dall'antichit classica; una felicit perduta, a causa del peccato originale che segna tutte le generazioni lasciando nel cuore umano una profonda e insopprimibile nostalgia; un Bene ricuperato in Cristo Ges Redentore e Salvatore di tutti gli esseri umani. Questo bene, che nel linguaggio e nel contenuto richiama beni terreni deliziosi e grandemente appetibili, sulla bocca di Ges assume invece un carattere di felicit eterna e soprannaturale: oggi sarai con me in Paradiso. Il Paradiso diventa quindi per i credenti l'obiettivo primario della loro vita, segnata certamente dalla struggente nostalgia per il paradiso perduto, ma sostenuta dalla speranza di raggiungere il Paradiso futuro. Cielo Il termine cielo nella Bibbia indica due cose: 1. la volta celeste che si distende sulla terra, e quindi la sede delle nuvole e delle stelle. Questa volta celeste costituisce, con la terra, l'intera creazione; 2. la dimora di Dio; lo spazio riservato a Lui, il suo Santuario, il suo trono. Se il cielo la dimora di Dio, il cielo si apre quando Dio si rivolge agli uomini, e quando gli uomini vi debbono entrare; dal cielo Cristo venuto sulla terra; e dal cielo verr di nuovo nel mondo per giudicarlo e trasformarlo; dal cielo Dio manda il suo Spirito; e dal cielo discendono gli Angeli per portare gli ordini divini. Questa concezione ha sempre creato, e continua a creare, non pochi malintesi, perch quando la scienza ha allargato i confini della terra e, sotto e sopra, "ha sfrattato" Dio perch non l'ha trovato, l'uomo si posto la domanda: - ma dov' Dio? - dov' la sua effettiva dimora? - dov' il suo Paradiso? nota l'affermazione del primo astronauta russo: sono salito molto in alto, ho cercato in tutti i modi di trovare la sede di Dio, ma non ho trovato proprio nulla! Dio in cielo non c', perch se ci fosse, in qualche modo l'avrei incontrato! Come sono ingenui coloro che ci credono!. Dio e il Paradiso sono proprio in cielo? Gli uomini hanno sempre pensato al cielo come alla dimora stabile di Dio; lo hanno cio immaginato come dimorante in un luogo alto, sovrastante la terra e tanto distante da dover fare molta fatica per poterlo raggiungere. Hanno cio localizzato le sfere celesti come un domicilio stabile, circoscritto, lontano e riservato a Dio e ai suoi eletti. Ma proprio cos? Per rispondere a questa domanda occorre sapere che Dio qualitativamente distinto da ogni altro essere vivente e da ogni altra cosa. Ora, stando cos le cose, assolutamente impossibile riuscire a trovarlo con quegli strumenti e con quegli esperimenti che sono propri delle cose e delle esperienze umane. Se Dio diverso, come possibile che sia oggetto di ricerche scientifiche, e come possibile che venga collocato in spazi e territori che hanno dimensioni geografiche, storiche e ambientali? Dio quindi:

non legato a un determinato spazio; non localizzato oltre le nuvole e le stelle, cos che, salendo in alto, lo si possa incontrare o non incontrare; non si identifica con un pezzo di mondo distinto da altri pezzi, ma, pur essendo sostanzialmente distinto da ognuna delle sue creature, presente: - in ogni luogo, - in ogni creatura, - con ogni creatura, cos come l'anima tutta presente, anche se distinta, in ogni parte del corpo, anche la meno importante. Perch, allora, la Bibbia dice che "Dio in alto", " nel cielo"? La Bibbia usa queste espressioni non solo per adeguarsi alla mentalit comune e al linguaggio corrente, ma anche e soprattutto, per esprimere la Maest di Dio; per indicare la sua elevatezza sul mondo; per significare che Egli il Principio creativo e attivo di ogni cosa, mentre la terra, che in basso, segno dell'oscuro, del tenebroso, del pesante, del passivo; per evidenziare la sua Personalit, che viene a essere potentemente affermata perch protesa verso l'alto, o discendente dall'alto. La Sacra Scrittura quindi, quando usa le parole cielo o cieli, non intende esprimere giudizi sulla natura o sulla struttura del cosmo, ma semplicemente trasmettere messaggi divini attraverso parole e concetti comuni alla cultura e al linguaggio dell'epoca in cui fu rivelata e scritta. Andare in cielo Dio dunque - non legato a un luogo, - non si identifica con una parte del mondo, - non in cielo o in terra. Quando diciamo che Dio in cielo, intendiamo dire che un'Entit diversa dalla terra, e che elevato al di sopra e al di fuori di essa. Il termine cielo - diventa cos sinonimo di Dio, - designa la speciale natura di Dio, - pu essere usato al posto di Dio. L'espressione andare in cielo significa andare a Dio, ma non andare da Lui in un determinato spazio geografco e circoscritto. Il cielo l dove Dio, e quindi ovunque. L'affermazione l'uomo va in cielo quindi indipendente - da qualsiasi concezione, - da qualsiasi mutazione, - da qualsiasi progresso delle cose e del mondo. un'affermazione che era valida al tempo in cui fu scritta la Bibbia, e resta valida oggi in cui le conoscenze scientifiche e le cose sono notevolmente cambiate. Andare in cielo significa, dunque, anzitutto, andare a Dio, iniziando una nuova forma e un diverso modo di esistere, differente da quello terreno. Uno stato o un luogo? Da quanto abbiamo detto, il cielo anzitutto non un luogo, ma un nuovo modo di esistere. Ma potrebbe essere anche un luogo? Sicuramente s, perch coloro che partecipano delle forme della vita celeste sono legati allo spazio, specie dopo la risurrezione corporale, perch non possono essere onnipresenti.

Dice lo Schmaus: certo l'uomo, giunto alla perfezione celeste, non soggiace pi, come l'uomo pellegrino sulla terra, alle leggi del tempo e dello spazio. Tuttavia resta limitato a un determinato spazio. La natura di questo vincolo spaziale difficile da determinare. Si deve comunque dire che agli spiriti dei trapassati viene affidato uno spazio determinato in cui esprimere il proprio modo di vivere. Essi hanno, come gli angeli, un campo limitato di azione. E cos si deve ammettere che la comunit dei beati legata a un luogo di vita comunitaria. Tuttavia, il Paradiso non pu essere fissato in una determinata parte del creato. Alla questione della localizzazione del Paradiso non pu essere data una risposta: con buona pace degli studiosi, i quali sanno che questa localizzazione non appartiene alla sostanza della fede. Vita eterna Pi importante della sua localizzazione, la questione della comprensione della natura del cielo. La Sacra Scrittura quindi descrive il cielo pi come una forma perfetta di vita, che come un luogo. Chiama questa nuova forma: - vita eterna, - vita divina in Dio, - salvezza eterna, - pace infinita, - gioia e corona di gloria, - regno di Dio, - convito di festa, - banchetto di nozze, - eredit e comunione con Cristo, - luce, - riposo, - visione di Dio, - visione beatifica. Quando la Bibbia usa espressioni spaziali, le usa a modo di immagini, come quando S. Paolo, parlando della luce inaccessibile in cui Dio abita, la chiama "terzo cielo". Regno dei Cieli Giungere al Regno dei cieli significa raggiungere Dio. Ma siccome la persona va a Dio solo quando Dio viene a lei, l'avvento del Regno si realizza quando Dio stesso viene nel cuore umano e lo trasfigura con la sua grazia. Il Regno dei cieli dunque la partecipazione alla vita divina, che si attua accogliendo Cristo nella propria esistenza. La vita futura e la vita presente sono quindi strettamente connesse e stanno in questo rapporto: la vita presente la semina; la vita futura il raccolto, la vita presente il pellegrinaggio; la vita futura la patria, la vita presente la tenda; la vita futura la casa, nel presente la vita divina velata, nel futuro invece pienamente manifestata. Che cosa resta velato in questa vita? Rimane nascosta l'infinita ricchezza che gi possediamo, e che si riveler solo nella vita futura.

Dice Giovanni: quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ci che saremo non stato ancora rivelato. Sappiamo per che quando egli si sar manifestato, noi saremo simili a lui, perch lo vedremo cos come egli . Il Regno di Dio sulla terra quindi presente come bene nascosto; nel cielo, sar presente, come bene pienamente rivelato. Gerusalemme celeste La vita futura eterna e festosa detta anche Gerusalemme celeste. Nella Bibbia, Gerusalemme ha tre significati: la citt geograficamente situata nella Giudea, in Palestina: la citt santa, perch sede del Tempio di Dio, nel quale si custodiva l'Arca dell'Alleanza. - a Gerusalemme e al Tempio gli ebrei salivano ad adorare e a offrire i sacrifici a Jahv; - a Gerusalemme Ges morto e risorto, ha fondato la Chiesa; ha dato avvio all'espansione della fede nel mondo; la figura e il simbolo della Chiesa, alla quale, secondo la profezia di Isaia, affluiranno i popoli provenienti da ogni angolo della terra; la figura del Paradiso, che viene chiamato dall'Apostolo Giovanni Nuova Gerusalemme: Io, Giovanni, vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perch il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era pi. Vidi anche la citt santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: "Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorer tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sar il 'Dio-conloro'. E terger ogni lacrima dai loro occhi; non ci sar pi la morte, n lutto, n lamento, n affanno, perch le cose di prima sono passate". Casa del Padre La Bibbia afferma anche che ogni persona, morendo, giunge alla Casa del Padre. Questo sar il luogo e lo stato dove raggiunger la sua completa realizzazione. Finch non sar arrivata alla casa paterna, la creatura sar sempre in cammino. Quando vi sar giunta, varcher la soglia della patria e non sar pi in terra straniera. La vita da emigrante che deve condurre, sar finita. Qui rimarr per sempre. La casa del Padre non sar una tenda provvisoria per un riposo fugace, una l'abitazione permanente preparata per i figli di Dio rimpatriati dopo il lungo viaggio terreno. Ci difficile concepire la vita futura! Il cielo un mistero del quale possiamo parlare solo con immagini e paragoni. Data la nostra condizione, possiamo usare solo affermazioni analogiche, cio tali da esprimere le realt celesti solamente in parte. Non dimentichiamo che la vita celeste, che il perfetto avvento del Regno di Dio nell'uomo, comporta quella speciale unione con Dio, che si ottiene non solo con la ricerca, ma anche e soprattutto con l'amore a Cristo, nello Spirito Santo. 6. IL PARADISO E COMUNIONE CON CRISTO Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perch contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato... prima della creazione del mondo. Giovanni 17, 24

Il vincitore sar vestito di bianche vesti, non canceller il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscer davanti al Padre mio e davanti ai suoi Angeli. Apocalisse 3, 5 Il Paradiso comunione con Cristo Oggi sarai con me in Paradiso Bibbia alla mano, in umile ascolto e rinunciando ad aprioristiche opinioni, sforziamoci di accogliere ci che Dio ha voluto rivelarci sul Paradiso. Le parole che pi ci colpiscono sono quelle con le quali Ges illustra l'esistenza e i contenuti fondamentali del Paradiso. Sono le parole proferite sulla croce, poco prima di morire. Racconta l'evangelista Luca: Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio bench condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perch riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Ges, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verit ti dico, oggi sarai con me nel paradiso". In poche semplici parole Ges dice l'essenziale: l. oggi: cio subito, senza attendere tempi pi o meno lunghi, senza aspettare la fine del mondo e la risurrezione dei corpi; 2. sarai con me, cio in mia compagnia, in intima comunione di amicizia e di amore. Sarai dove sar io: e staremo e godremo insieme; 3. in Paradiso: in un luogo e in uno stato di delizie, dove cesseranno, finalmente, tutte le sofferenze della vita presente. Ecco dunque la principale rivelazione: in Paradiso saremo in comunione piena e definitiva con Cristo! La promessa fatta al ladrone pentito vale per tutti coloro che nel Giudizio finale saranno ritenuti degni di entrare in Paradiso. Ges dir "venite benedetti...", e li introdurr personalmente nel suo Regno. E nella comunione con Lui avranno gioia piena e felicit senza fine. Piena comunione con Cristo Essere con Cristo la massima perfezione e la massima felicit. Essere lontani da Lui la maggiore di tutte le infelicit. Dove Ges, il Paradiso; dove Egli manca, l'inferno. Proprio per questo, il diacono Stefano, mentre moriva sotto i colpi delle pietre, guardava sorridente il cielo, pregustando la gioia di incontrare Ges. Nella vita terrena, siamo gi uniti a Cristo, ma percepiamo solo confusamente questa unione. Inoltre non possiamo vederlo, perch manchiamo dello strumento necessario per vedere il Signore glorificato. Siamo come un cieco che non percepisce i meravigliosi colori del bel quadro che ha fra le mani. Quando raggiungeremo il Paradiso, invece, incontreremo Cristo, che ci sveler, finalmente, il suo volto. Lo vedremo - immediatamente, - direttamente, - personalmente, e subito saremo coscienti della nostra comunione con Lui. Non ci sembrer vero di poter vedere e abbracciare quel Ges che stato l'oggetto di tanti sospiri, di tante preghiere, di tante scelte faticose, di tante rinunce, di tanti sacrifici, di tante speranze e anche di tanti dubbi e paure!

E saremo felici di constatare che le molte speranze non erano un'illusione; e che la nostra fiducia nell'invisibile era stata molto bene riposta! Un incontro che non ci deluder L'incontro con Ges non porter alcuna delusione, come invece spesso accade fra persone umane. Egli superer tutte le attese, perch Egli diverso da chiunque altro: in Lui, infatti, tutto l'amore che il Padre ci vuole donare. La vita del cielo la partecipazione alla sovranit di Cristo, che il Signore del cielo e della terra. E se giungeremo a incontrarlo nella sua persona pienamente manifestata, sperimenteremo che Cristo ci dar ci che il nostro cuore ha desiderato per tutta la vita. Tutto il cammino terreno stato un viaggio verso questa persona, senza averla mai potuta vedere. In Paradiso saremo pieni di stupore, quando scopriremo che tutte le cose belle erano solo un'ombra, e che l'unica realt era proprio Lui, e solo Lui! La morte diverr amica e sorella, perch sar il passaggio che ci apre alla comunione con Ges. Cos pensava l'apostolo Paolo, che prigioniero in Roma e in attesa del processo era lieto di scrivere: per me vivere Cristo, e la morte un guadagno... infatti la cosa migliore quella di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo. Colui che sar degno del Paradiso sperimenter immediatamente ci che gi sapeva, e cio che Cristo per noi il pane, la vita, la luce, la verit, la via. Cristo il pane Ges, per illustrarci la sua piena comunione con noi nella patria celeste, usa la similitudine del pane. Cristo dice di essere il pane, il pane vero, il pane buono. il pane che solo pu saziare la fame pi intima e profonda: la fame del cuore e dello spirito. La nostra vita caratterizzata da una continua fame, ma nel tempo presente possiamo vivere solo di desiderio. Ges promette: io vi dar un pane che sazier la vostra fame profonda, come il pane terreno sazia la fame corporale. E moltiplica i pani, sfamando la folla, come segno di una realt futura in cui tutti saranno pienamente e definitivamente saziati. Giunge poi a trasformare il pane terreno nel suo Corpo e nel suo Sangue per farne il cibo per la fame spirituale dei suoi figli e fratelli. Ma anche questo pane non sazia perfettamente: solo in Paradiso diverr Pane vero per appagare totalmente e definitivamente la nostra fame. Solo in Paradiso potremo sederci a quel gustoso banchetto preparato e servito personalmente da Lui. Cristo la vita Ges ha detto inoltre di essere la vita. Noi amiamo la vita e aneliamo a farla crescere e ad arricchirla. Desideriamo goderla in pienezza, senza amarezze e delusioni, ma purtroppo il nostro desiderio di godere non mai pienamente soddisfatto: - n dai beni materiali, - n dal successo nella professione e nel lavoro, - n dall'amore, - n dalle amicizie,

- n dal danaro, - n dagli onori, - n da qualunque bene pur ambito e prestigioso. La nostra vita perennemente segnata dall'insoddisfazione, dalla tristezza, e spesso dalla depressione. Non esiste un momento nel quale possiamo dire di essere pienamente felici e quindi totalmente appagati. Perch? Perch nessuna persona e nessuna cosa si identificano con quella pienezza di vita e quindi di felicit alla quale aspiriamo. Ges dice: solo io vi posso appagare; io e non altri, perch io sono la Vita, la Vita piena e sicura! Ci che voi chiamate vita solo un riflesso della Vita che sono io! La vostra vita povera e caduca, ma se crederete in me essa diventer piena e perenne. Per avere una vita piena, dovete essere uniti a me, come il tralcio deve essere unito alla vite e all'albero, per vivere e fiorire. Questa vita divina gi presente e operante nella vita terrena, ma sar pienamente manifestata e posseduta in quella futura. Allora godremo la gioia di sentirci immersi in lui, nostra vera e unica Vita. Cristo la luce Alla vita si collega la luce. Cristo la luce vera: la luce che allontana le tenebre, che vince l'errore, che smaschera l'ipocrisia, che scaccia il peccato. La luce rischiara e illumina il mondo, ma ogni luce terrena pu scacciare l'oscurit solo temporaneamente e parzialmente. E anche quando piena e splendente, come nel sole, non pu concedere alla persona umana quel fulgore di cui ha bisogno per comprendere se stessa, e per percorrere le vie dello spirito e del cuore. Per soddisfare queste aspirazioni occorre un sole diverso da quello visibile, c' bisogno di una luce che faccia conoscere le verit che sono al di fuori e al di sopra della realt terrena, che troppo parziale e relativa. Solo Cristo pu dare questa luce! Solo Lui, che viene dal profondo della vita trinitaria pu trasmettere la Verit di Dio, e con autorit divina. Il credente unito a Cristo nella sua vita terrena gi un illuminato da Lui, ma nella vita beata comprender pienamente tutta la Verit, immergendosi nella luce essenziale che Dio, visto a faccia a faccia! In Paradiso si adempir ci che Paolo scriveva ai Corinzi: Dio che disse: rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina, che rifulge sul volto di Cristo. Cristo la verit Dio, che abita in una luce inaccessibile, divenuto accessibile in Cristo. In lui, quindi, possiamo vedere il Padre. Ma durante questo tempo della vita terrena la realt divina, pur accessibile, continua per a rimanere velata. Nell'esistenza celeste, invece, l'incontro con Cristo avverr in modo diretto e senza alcuna sovrapposizione. Noi ci incontreremo con la Verit nella sua gloria e ne saremo dominati. E cos la nostra fame di verit sar pienamente saziata.

Cristo la via Cristo, nell'esistenza celeste, sazier pienamente e definitivamente la nostra fame di pane di vita, di luce e di verit. Ma c' di pi: l'incontro con lui sar anche la Via al Padre, che il termine ultimo del nostro andare a Dio. Perch non solo il Maestro che indica la Via per arrivare al Padre, ma la stessa Via, che deve essere percorsa per arrivare al Padre di tutti. Ges lo afferma esplicitamente: io sono la Via!. Noi accogliamo il suo invito, accostandoci a lui nella fede. Ma fin che siamo nella fede non possiamo conoscere pienamente l'essenza di questa Via: la conosceremo completamente in Paradiso, quando ci sar dato di conoscere che Lui solo la "porta" d'accesso all'intimit del Padre. Ed essendo la Via obbligata al Padre, Egli ha il diritto di disporre liberamente della casa paterna e di introdurvi coloro che gli sono uniti. In questa casa invita gli amici: - al banchetto della gioia, - al convito di festa, - alla tavola di Dio, dove Egli stesso sieder a mensa e servir i commensali. Al termine del viaggio terreno Egli assicura una meta felice: Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perch contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato, perch tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Cristo il nostro tutto Il Paradiso, quindi, prima che un luogo o qualcosa di grandioso e di bello, una Persona: Ges Cristo, il Figlio di Dio, il Verbo Incarnato; e, con lui e per lui, il Padre e lo Spirito Santo. Scopo della vita, perci, solamente Cristo. Giacomo Cusano, il santo palermitano della carit, cos illustra la felicit dell'incontro con il Salvatore: Ges Cristo nostro, tutto nostro, e abbracciarlo sar la somma gioia. Egli la nostra letizia, la nostra pace, la nostra esaltazione, il nostro gaudio, il nostro desiderio, il nostro pensiero, la nostra vita, il nostro alimento, la nostra forza, la nostra sostanza, la nostra speranza, la nostra felicit, il nostro Dio, il nostro Tutto. 7. IL PARADISO VEDERE DIO COME In Paradiso videbimus, amabimus, gaudebimus, vacabimus: vedremo, ameremo, godremo, ci riposeremo. Il vedere la premessa; l'amare l'essenza; il godere la conseguenza; il riposare un'esigenza. Da S. Agostino Saremo inebriati d'amore, saremo immersi, sommersi, perduti in questo oceano d'amore che non ha limiti e non ha confini. S. Elisabetta della Trinit Il Paradiso vedere Dio com' La persona umana, nella sua vita terrena, non pu vedere Dio L'occhio umano non pu vedere Dio, perch manca dello strumento adeguato. La persona non pu contemplare il volto del Creatore, perch Egli la trascende infinitamente. La mente umana non in grado di conoscere l'intima natura di Dio, ma attraverso le opere da lui compiute pu soltanto giungere a scoprirne l'esistenza e a intuirne alcune propriet.

Quando Mos chiese a Jahv di poterlo vedere, si sent rispondere: tu non potrai vedere il mio volto, perch nessun uomo pu vedermi e restare vivo. E quando Filippo domand a Ges di mostrargli il Padre, ebbe questa risposta: chi ha visto me, ha visto il Padre: parola consolante, ma non tale da appagare il desiderio dell'Apostolo che avrebbe voluto vedere Dio non attraverso la Persona umana di Ges, ma in modo diretto e immediato. L'apostolo Paolo, che era stato "rapito al terzo cielo", afferma che Dio abita una luce inaccessibile, che nessuno fra gli uomini ha mai visto n pu vedere. E le sue parole sono l'eco dell'insegnamento di Ges, che invitava i discepoli ad accogliere con umilt la sua parola, fondando la loro adesione non sull'evidenza delle cose, ma unicamente sulla sua Autorit divina, che confermava con i miracoli. La Chiesa si ripetutamente espressa su questo argomento in vari documenti, e principalmente nei Concili Lateranense V (1215) e Vaticano I (1870), i quali sostanzialmente affermano che Dio non pu essere: n visto, n racchiuso, n compreso entro alcun concetto o alcuna formulazione, e che quindi resta per tutti invisibile e irraggiungibile. Quando e come la persona potr vedere Dio? L'uomo pu vedere Dio solo se Lui glielo concede, dotandolo di un dono soprannaturale, senza del quale non possibile alcuna visione superiore. Ed incredibile sapere che questo dono all'uomo gi stato concesso, perch Dio, nella sua infinita liberalit, per pura sua grazia, gli venuto incontro, elevandolo a una condizione di vita e di conoscenza che trascende infinitamente quella creaturale. il dono della Grazia, che ha due aspetti diversi e complementari: nella vita terrena, elevazione e partecipazione alla stessa vita di Dio, e si chiama "lumen Gratiae" (luce che nasce dalla grazia); nella vita futura, capacit di vedere Dio come Egli ; di contemplarlo nel suo mistero, nella profondit del suo essere, e si chiama "lumen Gloriae" (luce che proviene dallo stato di gloria). Per quanto riguarda la vita futura, l'apostolo Giovanni dice: sappiamo per che quando Egli si sar manifestato, noi saremo simili a lui, perch lo vedremo cos come Egli . E l'apostolo Paolo: Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscer perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Nell'Apocalisse leggiamo: i suoi servi lo adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte. Dunque: - conosceremo Dio come Lui si conosce; - lo ameremo come Lui si ama; - godremo di Lui come Egli gode della sua felicit. Questa elevazione e partecipazione alla stessa vita divina sono ci che di pi alto e affascinante si possa immaginare. Ci che stato definito La persona umana dunque, elevata e arricchita del dono soprannaturale della Grazia, potr vedere Dio e contemplarlo in eterno "cos come egli ". Ma in quale modo e con quali limiti? La Chiesa si espressa con vari interventi, rivolti a confutare errori e false interpretazioni.

Il Papa Benedetto XII precisa: i beati... contemplano l'essenza divina con una visione intuitiva, senza che alcuna creatura si interponga come mezzo e oggetto direttamente contemplato. L'essenza divina si mostra loro - senza veli, - senza oscurit, - senza ostacoli. E cos le anime dei trapassati, per tale contemplazione e godimento, sono veramente beate, e hanno una vita eterna e un eterno riposo. Il Concilio di Firenze aggiunge: i beati vedono lo stesso Dio, uno e trino, quale Egli . Il Concilio Vaticano II: i beati godono della gloria celeste, contemplando chiaramente Dio, uno e trino, quale Egli . E Papa Paolo VI: noi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite attorno a Ges e a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del cielo, dove esse, nella beatitudine eterna, vedono Dio come Egli . La Chiesa dunque gelosamente custodisce e apertamente proclama la chiamata degli uomini e delle donne a partecipare alla vita di Dio e a entrare nel suo gaudio eterno. In questa fede troviamo: il segno pi eloquente dell'amore infinito di Dio, e il fondamento insostituibile della dignit umana e del ruolo prestigioso della creatura umana nel Progetto divino della creazione. Chi e che cosa vedono i Beati? I Concili di Firenze e Vaticano II precisano che i beati vedranno Dio Uno e Trino, quale Egli . Scrive S. Francesco di Sales: il nostro intelletto vedr Dio "faccia a faccia", contemplando con uno sguardo di presenza vera e reale la sua essenza divina, e, in essa, tutte le sue infinite bellezze, e quindi - l'onnipotenza, - la somma bont, - la infinita sapienza, - la somma giustizia, - e tutto il rimanente abisso delle perfezioni. Non sar la visione di un Dio solitario e muto, ma di un Dio eternamente dinamico, che genera il Figlio, e con il Figlio "spira" lo Spirito Santo, che l'Amore fatto Persona divina. Scrive ancora S. Francesco di Sales: il nostro cuore si inabisser nell'amore, ammirando la bellezza e la dolcezza dell'Amore che l'Eterno Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, al di sopra di ogni umana comprensione, praticano fra di loro divinamente ed eternamente. Scrive Pio del Corona: le nostre anime in Paradiso saranno "tante piccole Trinit", perch anche noi conosceremo Dio come Dio conosce se stesso e ameremo Dio come Dio ama se stesso. Non saremo semplici spettatori, ma partecipi della vita trinitaria: col Padre pronunceremo il Verbo; con il Padre e con il Figlio spireremo lo Spirito Santo. Vita beata sar per noi l'equivalente di vita trinitaria. Con quale strumento? Ma con quale strumento o mezzo umano potremo vedere Dio? Evidentemente, con lo strumento creato e donato da lui: il cos detto "lumen gloriae". Esso l'elevazione soprannaturale dell'intelletto, per il quale le persone diventano capaci di cogliere intuitivamente l'essenza divina. Attraverso questa luce superiore, esse potranno vedere quello che naturalmente non potrebbero mai vedere.

Dice il Salmo 36: alla tua luce vediamo la luce. Con il "lumen gloriae" Dio si impossessa delle facolt umane, dando loro la capacit di vedere e di amare con quella conoscenza e con quell'amore con cui Egli conosce e ama se stesso. Naturalmente questo lumen viene comunicato in maniera proporzionata alle possibilit del beato, perch se Dio irrompesse su di lui con tutto il suo calore e con tutta la sua luce, egli ne rimarrebbe fulminato e accecato. Sarebbe come accade ai nostri occhi quando sono in contatto diretto con il sole. Esclama S. Francesco di Sales: quale dolcezza, mio Dio, per l'intelletto umano, essere unito per sempre al suo Oggetto sovrano, e non per riceverne solo la rappresentazione, ma la stessa Presenza; non alcuna immagine o specie, ma l'Essenza stessa della divina Verit e Maest. Totum sed non totaliter Il "lumen gloriae" d la possibilit di conoscere l'essenza divina come essa , senza alcun intermediario. Dio ci introduce nei misteri della sua vita profonda, mostrandoci Se stesso. Eppure, nonostante ci, Egli non pu essere penetrato pienamente e totalmente da nessun intelletto umano. Egli resta sempre incomprensibile, perch infinito nella sua perfezione, sconfinato nel suo oceano dell'essere. I beati, per dare un esempio, sono come coloro che ascoltano un pezzo di musica: tutti ascoltano il brano prescelto, ma ognuno lo comprende e lo gode pi o meno a seconda del suo orecchio e della sua preparazione musicale. Nella penetrazione dell'infinito e insondabile oceano divino, i diversi gradi di gloria saranno cos proporzionati ai diversi gradi di grazia dei singoli beati. Il "lumen gloriae" sar quindi proporzionato al "lumen gratiae". Il grado di beatitudine eterna dipender solo dal grado dell'amore: quell'amore che veramente conta e che non verr mai meno; quell'amore che fonda il grado di maggiore o minore appartenenza a Dio. Nel cielo vi sar una sola nobilt e una sola grandezza: quella dell'amore! Ed per questo che Maria, in Paradiso, al di sopra degli Angeli, anche se il suo intelletto, in quanto essere umano, inferiore a quello angelico! Saremo tanto pi grandi e felici quanto pi saremo ricchi di grazia e di amore! Una felicit perfetta, ma non uguale per tutti Sembra che ci sia contrasto tra una felicit perfetta per tutti, ma non uguale per tutti; ma ci solo apparente. La contraddizione risolta in modo originale e simpatico da Paolina, sorella di S. Teresa di Ges Bambino. Scrive la Santa in Storia di un'anima: Una volta, quand'ero bambina, mi stupivo che in Cielo il buon Dio non desse uguale gloria a tutti gli eletti, e temevo che non tutti fossero felici. Allora Paolina, la mia sorella maggiore, mi disse di andare a prendere il grande bicchiere di pap e di metterlo a fianco del mio piccolo ditale; poi mi disse di riempirli d'acqua e infine mi chiese quale dei due fosse pi pieno. Le risposi che erano pieni sia l'uno che l'altro e che era impossibile mettere pi acqua di quanto ciascuno ne potesse contenere. Mia sorella mi fece allora capire che in Cielo il buon Dio avrebbe dato agli eletti tanta gloria quanta ne potevano contenere e che in questa maniera l'ultimo di essi non avrebbe avuto nulla da invidiare al primo. La visione beatifica sar monotona e passiva? C' chi si chiede: la vita del Paradiso, che pura contemplazione, diverr monotona e quindi noiosa? Risposta: il contemplare il Paradiso non come assistere a uno spettacolo con occhio

e cuore distaccato, ma un partecipare con tutta l'anima a un'infinita realt vivente a noi intimamente legata. La SS. Trinit ha una vita sommamente dinamica, e i Beati, entrando in contatto con essa, diventano partecipi di questa attivit, sempre nuova e sempre sorprendente. Il Paradiso non un luogo di riposo e di stasi, una un continuo evolversi - nella conoscenza, - nell'amore, e, quindi, - nel godimento. D'altra parte, proprio perch Dio infinito e noi siamo finiti, non ci baster un'eternit per esaurire la sua infinita potenza, scienza, bont e perfezione. Il Paradiso - l'incontro, - l'abbraccio, - il colloquio, - il banchetto familiare, - la contemplazione senza fine, - la perfetta comunione con Dio nostro Padre, che non cesser di stupirci e di dilettarci della sua bellezza sempre antica e sempre nuova (S. Agostino). 8. IL PARADISO E GIOIA PARTECIPATA E CONDIVISA Il Paradiso la citt di Dio e dell'uomo. Viene dopo la terra, ma viene dalla terra, ed il frutto del nostro impegno e del nostro amore. C' un legame tra storia ed eternit; fra l'al di qua e l'al di l; fra la terra e il cielo; fra coloro che sono ancora quaggi, e coloro che gi sono lass. V. Messori La parola sempre sar la felicit degli eletti; la parola mai l'infelicit dei reprobi. S. Elisabetta della Trinit Il Paradiso e gioia partecipata e condivisa Insieme felici 1 Beati del cielo, anche se sono totalmente immersi nella pi profonda comunione con Dio, non perderanno la loro identit. Anzi: solo in Dio la raggiungeranno pienamente. Il mistero della persona non sar n confuso n scalfito in Paradiso, ma sar felicemente consolidato nel pi alto grado. La Sacra Scrittura dice che ogni Beato ricever un nome che apparterr a Lui solo e che non potr essere scambiato con altri nomi: un nome che nessuno conosce all'infuori di chi lo riceve. Ognuno si realizzer non solo nella visione beatifica di Dio, ma anche nell'unione con tutti gli altri beati. Un vincolo di comunione, animato dallo Spirito Santo, li abbraccer e li unir tutti. Ges, per illustrarci questa comunione, ha usato l'immagine del convito, dove i Beati staranno a mensa con tutti coloro che vi sono gi seduti. A questo convito di festa, Egli servir personalmente i commensali, compiendo quei gesti di attenzione e di amore che sono tipici delle famiglie unite e felici. La gioia di essere tutti felicemente e definitivamente uniti sar la condizione indispensabile per la beatitudine completa di tutti i beati. La comunione terrena I vincoli di amore, di amicizia e di parentela in cielo verranno purificati e consolidati.

Sulla terra, invece, i legami si stringono generalmente fra poche persone. Nei casi pi frequenti le persone vivono in uno stato di continua agitazione e di forte tensione che le espone al duplice rischio - di chiudersi in se stesse, soggiacendo all'egoismo; oppure - di abbandonarsi a relazioni misere e degradanti. Ma esistono casi di amicizia pi profonda e intensa. La pi alta forma di comunione si attua nel matrimonio, che la comunione piena e indissolubile di un uomo e di una donna. L'amicizia e la comunione matrimoniale, per quanto possano essere profonde, non riescono mai a superare i grandi limiti imposti dal carattere di ciascuno e dalle difficolt delle diverse personalit. Permangono quindi, anche fra amici ideali e fra sposi "perfetti", stati e momenti di incomprensione, di turbamento e anche di solitudine. La persona terrena non riesce a ottenere quel grado di comunione perfetta e stabile alla quale aspira e che le sarebbe cos conveniente. La comunione nell'amicizia e nell'amore, sulla terra, una delle pi forti aspirazioni, ma, purtroppo, difficilmente raggiungibile e resta segnata da forti limiti e da frequenti delusioni. La comunione celeste I limiti e le delusioni non esisteranno in cielo. La comunione fra i Beati sar libera: - da ogni egoismo, - da ogni limite, - da ogni stanchezza, - da ogni invidia. I Beati, purificati ed elevati, saranno creature nuove, dotate di facolt di conoscere e di amare ben superiori alle possibilit terrene. Si apriranno l'uno all'altro in modo perfetto, senza annullarsi e senza confondersi. Pur restando gelosamente se stessi, ognuno circonder l'altro di mutuo rispetto e di venerazione, senza invidie e competizioni. Ciascuno conserver il suo "io" personale, che unico e irripetibile, e quindi il suo intimo e impenetrabile mistero; il mistero dell'uno per non sar un mistero doloroso per l'altro, ma un mistero di gaudio illimitato. Ogni beato, libero da tutti gli egoismi, sar felice per la perfezione dell'altro, e gioir della sua stessa gioia, condividendola con amore. Rivedremo i familiari, i parenti e gli amici Sar particolarmente intensa la comunione con le persone con le quali abbiamo avuto speciali rapporti di amicizia e di parentela. Rivedremo - i genitori, - lo sposo, la sposa, - i nonni, - i figli, - i parenti, - i superiori, - gli amici, - tutti coloro che abbiamo aiutato, e dai quali siamo stati in molti modi beneficati. Rivedremo coloro che hanno condiviso con noi le gioie, le sofferenze, le responsabilit e gli impegni della vita.

Quando ci ritroveremo, per iniziare insieme quella comunione di felicit che non avr fine, sperimenteremo ci che fu detto da un antico poeta: nella morte ci dividiamo, ma solo per essere un giorno uniti pi intimamente, pi divinamente, in pace con Dio, in pace con noi e in pace con tutti. Questa particolare comunione nella gioia nasce dal fatto che la vita nuova, che ci data in Cristo, non distrugge la natura, ma la eleva e la sublima. Saremo dunque tutti nella gioia, e l'intimit che avremo con la pi ristretta cerchia dei parenti e degli amici non toglier nulla alla comunione con tutti gli altri Beati, perch la capacit di amare verr incredibilmente potenziata e dilatata. Sar quindi bella, gioiosa e appagante la felicit di ritrovare i propri cari, cos dolorosamente rimpianti dopo i laceranti distacchi di molte separazioni terrene! Sar finalmente ricomposta quella comunione innaturalmente e spesso violentemente infranta dalla crudelt della morte. Nulla ci potr turbare La comunione felice fra gli eletti non potr essere turbata: dalla presenza di coloro che in vita non ci furono amici o addirittura ci furono nemici, perch in cielo essi saranno dominati dalla verit e dall'amore, e perci liberi dai limiti e dalle passioni terrene; dal ricordo del passato, perch il male commesso non sar motivo di vergogna e di imbarazzo, ma di ringraziamento a Dio, che ha trasformato i peccatori in santi; dalla stanchezza e dalla saziet di stare sempre insieme, perch da ciascuno fluir quell'amore inesauribile che Dio continuer a riversare nel loro cuore. Si verificher cos in modo perfetto ci che dice F. Mayer: i Beati vivranno senza mai stancarsi nella volutt di amare e di essere amati, nella felice unione con Dio e nella comunione fra di loro, fondata in Dio, e in una primavera eternamente rifiorente e luminosa. La comunione fra il cielo e la terra La comunione che unir i Beati si estender anche ai fratelli che sono ancora pellegrini sulla terra. I Beati, bench usciti dalla storia, resteranno invisibilmente uniti con coloro che sono in cammino verso l'eternit. il mistero della "Comunione dei Santi". Siccome essi saranno liberi da ogni egoismo e gi possiedono un immenso amore, potranno unirsi ai mortali con un'intimit che supera tutte le possibilit terrene. Il loro amore verso di noi non sar rivolto al raggiungimento di beni terreni e apparenti, ma al conseguimento di quel vero bene che giova alla loro salvezza eterna. Essi accompagneranno i viventi con la loro preghiera, e non solo intercederanno per loro, ma cercheranno anche di renderli partecipi della loro ricchezza. A differenza dei mortali, che vivono gli uni accanto agli altri nell'indifferenza, nella diffidenza e spesso col cuore roso dall'invidia e dall'odio, essi si doneranno senza riserve e senza calcoli, sinceramente protesi a ottenere il vero bene dei propri cari. La Chiesa si affida alle preghiere di coloro che sono stati pellegrini sulla terra e che ora sono potenti presso Dio. La Comunione dei Santi unisce cos tutti con tutti, in quel Dio d'amore che tutto in tutti. Con gli Angeli e coi Santi cantiamo l'inno della tua gloria Nel Prefazio della Messa lodiamo Dio con queste significative parole: uniti agli Angeli e ai Santi cantiamo senza fine l'inno della tua gloria.

Sono parole che confermano la certezza che la Comunit celeste davvero numerosa e multiforme. Tanto numerosa che Giovanni afferma di aver visto una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Il Paradiso popolato, anzitutto, dagli Angeli e dai Santi, e prima fra tutti, da Maria, la Madre di Ges. Maria detta "Regina del cielo e della terra". Di lei canta la Chiesa: Te beata, o Vergine Maria, esaltata sopra i cori degli Angeli. Tutta la Chiesa ti saluta: Regina del cielo. Il titolo di Regina le compete per la sua alta dignit di Madre di Ges, re e centro dell'universo. Essa gi gloriosa in Paradiso, anche con il suo corpo glorificato, come Ges gi glorioso in cielo col suo corpo risorto. Solo Ges e Maria sono in Paradiso anche con il corpo: i Santi invece solo con la loro anima, in attesa di ricuperare il loro corpo dopo che sar risuscitato. Gli Angeli sono puri spiriti; sono miriadi e distinti nella dignit e nelle funzioni. Hanno nomi diversi e si suddividono in diversi "cori", che si chiamano: Angeli, Arcangeli, Dominazioni, Troni, Principati, Potest, Virt, Cherubini e Serafini. I Santi sono uomini e donne che hanno avuto un particolare ruolo nella "storia della salvezza" e che hanno esercitato le virt cardinali e teologali in modo eminente. Di alcuni conosciamo il nome, di altri l'appartenenza a gruppi definiti e particolari. Essi sono: nell'Antico Testamento: i Patriarchi, i Profeti, i "poveri di Jahv", e tutti i giusti che in pace con Dio lasciarono questo mondo. nel Nuovo Testamento: Giovanni Battista, Zaccaria, Elisabetta, Giuseppe, Gioacchino, Anna, Simeone, il buon ladrone, gli Apostoli, i Martiri, i Confessori, i Dottori, i Pontefici, i Vescovi, i Presbiteri, i Diaconi, gli Accoliti, i Lettori, i Religiosi, le Religiose, i Monaci, le Monache, gli Eremiti, i Missionari, e tutti i cristiani e le cristiane di qualunque et e condizione, sia che siano stati canonizzati dalla Chiesa, sia che siano entrati in Paradiso nel pi completo incognito. Sar motivo di grande stupore l'incontrare tanti e cos illustri amici, e, soprattutto, sar fonte di indicibile gaudio il poter condividere quella gioia che essi riverseranno su di noi e sui nostri cari! Sono toccanti le parole di S. Teresa del Bambin Ges: credevo e sentivo che c'era un cielo, e questo cielo era popolato di anime che mi amavano e che ani consideravano come loro figlia. In Paradiso vanno anche Ebrei, Musulmani, Buddhisti, Ind... ? Il Paradiso per tutti. Dice Paolo che il Signore Ges vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verit. E la Chiesa nella Messa ci fa ricordare a Dio i defunti dei quali Egli solo ha conosciuto la fede. Tutti: e quindi anche coloro che in vita, senza conoscere Cristo, hanno seguito una Religione diversa, e si sono comportati secondo la legge naturale e i principi contenuti in questa Religione. Gi nel 1863 Pio IX scriveva: quelli i quali non conoscono la nostra Religione, con l'aiuto della luce e della grazia divina, possono conseguire il Paradiso se osservano la legge naturale e i suoi precetti, ed essendo disposti a obbedire a Dio, conducono una vita onesta. Questi fratelli si salvano perch Cristo, che l'unico Salvatore, morto e risorto anche per Buddha,

Confucio... e cio per i fondatori delle varie Religioni che hanno tracciato vie diverse per raggiungere l'unico vero Signore, Creatore dell'universo. Quattro autorevoli testimonianze S. CIPRIANO, uno dei primi scrittori della Chiesa, ai cristiani perseguitati di Tibari scrive: che grande e glorioso giorno spunter per noi, quando il divino giudice con sguardo scrutatore peser i meriti di ciascuno, mander i colpevoli nell'inferno, e condanner i nostri persecutori all'eterno calore della fiamma punitrice, e a noi porger il premio della fedelt e della dedizione! Quale gloria, quale piacere quando ti sar permesso di contemplare Dio, di godere della salvezza e della luce di Cristo, tuo Signore; e di salutare Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i patriarchi, gli apostoli, i profeti e i martiri, di rallegrarsi nel regno dei cieli delle delizie dell'immortalit con i giusti e gli amici di Dio, e ricevere ci che nessun occhio ha mai visto, nessun orecchio ha mai udito, e non ancora penetrato nel cuore di nessun uomo. S. AMBROGIO, Vescovo di Milano, teologo e scrittore, maestro di S. Agostino: i celesti attendono i loro amici ancora vivi, li accolgono quando entrano in cielo e fanno loro da scorta. In Paradiso sar una grande gioia avere uno scambio con uomini cos grandi e veritieri. S. GIROLAMO, grande cultore e traduttore della Bibbia: coloro che entreranno nella comunit celeste incontreranno uomini che non hanno mai conosciuto e di cui non hanno mai sentito parlare, ma la cui amicizia apporter loro una felicit assai pi intensa di tutte le migliori energie terrene. S. BERNARDO DI CHIARAVALLE, illustre monaco e scrittore illuminato: quando penso ai santi mi sento ardere da grandi desideri. Il primo desiderio quello di poter godere della loro dolcissima compagnia, diventando concittadino e familiare degli spiriti beati; di potermi trovare insieme all'assemblea dei Patriarchi, alle schiere dei Profeti, al senato degli Apostoli, agli eserciti dei Martiri, alla comunit dei Confessori, ai cori delle Vergini, alla comunit di tutti i Santi... Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell'anima la condizione di coloro che ci attendono. Non dobbiamo soltanto desiderare la compagnia dei Santi, ma anche sentire la voglia di possedere la loro felicit, che diventer anche nostra. Se mi ami, non piangere!: un messaggio di gioia per chi sta soffrendo per la morte di una persona cara Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine, e in quella luce che tutto investe e penetra, non piangeresti! Sono ormai assorbito dall'incanto di Dio, dalla sua sconfinata bellezza. Le cose di un tempo sono cos piccole e meschine al confronto! Mi rimasto l'affetto per te, una tenerezza che non hai mai conosciuto! Ci siamo conosciuti e amati nel tempo: ma tutto era allora fugace e limitato! Ora vivo nella serena speranza e nella gioiosa attesa del tuo arrivo fra noi. Tu pensami cos! Nelle tue battaglie, pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la morte e dove ci disseteremo insieme, nel trasporto pi puro e pi intenso, alla fonte inestinguibile della gioia e dell'amore. Non piangere, se veramente mi ami!. 9.

IL PARADISO E APPAGAMENTO, BEATITUDINE E PREMIO In virt della luce che ci data in Cristo noi sappiamo di non essere capitati a caso nell'avventura enigmatica della vita. Noi sappiamo che il nostro vagare sulla terra ha una meta di felicit, che ci ripagher di ogni disagio e di ogni sofferenza, quale che sia la nostra missione e la nostra collocazione nel mondo. Card. Giacomo Biffi Non importa sapere quanti sono i giorni che abbiamo da vivere: l'importante il modo con cui decidiamo di usarli e di viverli. Pascal Il Paradiso appagamento, beatitudine e premio La Beatitudine, propria del Paradiso, il massimo della felicit, perch appaga in modo sommo tutte le aspirazioni dell'uomo e lo fa pienamente felice per tutta l'eternit. La Beatitudine, in intensit e durata, supera quindi le singole gioie che possono rallegrare per qualche tempo il cuore umano. Il Paradiso la beatitudine massima perch soddisfa le naturali aspirazioni della creatura umana che sono: il desiderio di conoscere Dio e la sua natura, il desiderio di giungere a una piena comunione con gli altri fratelli e le altre sorelle, il desiderio di conoscere e possedere l'universo in cui vive. Agli inizi della creazione la persona umana ha creduto di appagare queste aspirazioni da solo, senza o contro Dio. Non ha voluto accettare la sua dipendenza da Lui, e si ritrovata nel disordine e nello smarrimento pi assoluto. L'ha ricuperata Cristo non solo riparando il peccato commesso, ma elevandola al di sopra della sua natura, col dono della Grazia (lumen gratiae) e col dono del Paradiso (lumen gloriae). La persona che aderisce a Cristo si trova cos a godere di beni soprannaturali che non le erano dovuti. avvenuto pressappoco quello che capiterebbe a un cieco al quale fossero dati non solo degli occhi sani, ma anche un cannocchiale potente per vedere oltre i limiti del normale potere della vista. Attraverso il lumen gloriae, ogni persona pu giungere alla piena comunione con Dio e con i fratelli nella gloria del Paradiso. La Beatitudine del Paradiso comporta anche un'altra non piccola gioia: quella di poter giungere al possesso dell'universo creato, superando i limiti e le difficolt di quando era sulla terra. La gioia di possedere il creato In Paradiso il Beato potr vedere in Dio tutti i segreti dell'universo. L'essere umano quaggi si tormenta nel tentativo di chiarire l'enigma dell'universo, senza mai poterlo sciogliere interamente. Per quanto si spinga lontano, sia nella conoscenza del macrocosmo che del microcosmo, si trova sempre dinanzi a insuperabili meraviglie. Cos riuscito, ad esempio, a penetrare nell'essenza della materia e dell'atomo, ma non ancora in grado di spiegare la natura della materia. In cielo, invece, ogni persona acquister la visione di pi profondi segreti delle cose. E raggiunger ci che il lavoro scientifico dei vari millenni ha sempre inseguito, senza poterlo mai afferrare. Ogni fatica un piccolo progresso verso la futura contemplazione del mondo, ma la piena luce sar possibile in Paradiso. Allora i Beati non avranno pi bisogno di studiare faticosamente, ma penetreranno a fondo la creazione nella luce e con gli occhi di Dio.

Col loro sguardo l'abbracceranno nella sua totalit e nella sua profondit, e vedranno le singole cose in connessione col tutto. Riconosceranno il contributo che ogni singolo elemento porta nell'ordine del cosmo, il grado e il posto che vi occupa, e anche il servizio che presta alla bellezza del tutto. Saranno come inebriati nel penetrare i misteri del cosmo e della storia e, contemplandoli in Dio, potranno comprendere che essi sono il frutto generoso del suo mistero d'amore. Un nuovo cielo e una nuova terra La felicit del cielo non sar un paradiso terrestre dei sensi. Tuttavia sar presente tutto ci che serve per la felicit, cos che nessuna aspirazione alla gioia rimanga insoddisfatta. Dopo l'ultimo giorno, Dio affider nuovamente all'umanit la creazione, che intanto Egli avr trasformata in nuovo cielo e in nuova terra. Allora l'universo servir alle persone senza riserve, conferendo quella pienezza e sicurezza che nella loro storia terrena non hanno potuto avere a causa del peccato. Ges ha dato un'anticipazione della futura creazione quando ha compiuto i suoi miracoli: - nel placare la tempesta, ha posto quella parte di natura al servizio degli esseri umani, - nel moltiplicare i pani, ha indotto la natura a saziare gli affamati, - nel risuscitare Lazzaro ha spinto quel corpo a riprendere la vita, - nell'Eucaristia trasforma radicalmente il pane e il vino perch possano saziare la fame dello spirito, anzich quella del corpo. La futura creazione, cio il cielo nuovo e la terra nuova si offriranno a tutta l'umanit con tale familiarit, che nessuno si sentir pi estraneo e ogni creatura vivr in pieno accordo con le altre creature. Ritorner nel mondo la condizione del Paradiso terrestre, anzi sar ancora pi perfetta. Tutto sar restituito L'intera vita umana caratterizzata da una separazione forzata e continua da cose e da persone amate. Ogni persona costretta a perdere tutto ci che vorrebbe tenere saldamente stretto nelle sue mani. Questo distacco raggiunger il suo punto culminante nella morte corporale, che segner la fine e il distacco definitivo da tutto. Ma l'ultima parola la dir Dio! Egli assicura che tutto verr restituito alle persone in una forma diversa e migliore, perch nulla vada perduto di ci che appartiene a loro. Allora si compir ci che il poeta inglese Thompson mette sulla bocca di Dio che si rivolge alla persona umana che sempre fuggita davanti a Lui: ci che ti ho tolto un giorno, non te l'ho tolto per farti del male: l'ho preso solo perch tu potessi cercarlo fra le mie braccia. Ci che nella tua ignoranza fanciullesca credevi perduto, io l'ho conservato per te, perch tu lo goda nella patria vera. Levati, afferra la mia mano, e vieni!. Ogni sofferenza cesser Nel mondo rinnovato cesseranno la fatica, la sofferenza, le lacrime, le ansie e i lutti. Tutto finir e sar trasformato in gioia. Il veggente dell'Apocalisse consola i sofferenti per i giorni della tribolazione, proclamando l'avvento del futuro trionfo, e dice: essi non avranno pi fame n avranno pi sete, n li colpir il sole, n arsura di sorta, perch l'Agnello che sta in mezzo al trono sar il loro pastore e li guider alle fonti delle acque della vita. E Dio terger ogni lacrima dai loro occhi. E contemplando la Gerusalemme celeste sente una voce potente che grida: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorer tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sar il "Dio-

con-loro". E terger ogni lacrima dai loro occhi; non ci sar pi la morte, n lutto, n lamento, n affanno, perch le cose di prima sono passate E Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". La Patria futura, il Paradiso promesso ai giusti porr cos fine e per sempre al lungo ed estenuante cammino terreno contrassegnato da tanta sofferenza e da tanta fatica! Ecco, io vengo per dare a ciascuno secondo le sue opere Il Paradiso dono gratuito di Dio, ma anche premio, ricompensa, coronamento dell'impegno terreno. Sia Ges che gli Apostoli usano frequentemente il termine "retribuzione" che l'equivalente di premio o ricompensa, prendendolo dall'Antico Testamento. 1. Nell'Antico Testamento Dio dice ad Abramo: Non temere. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sar molto grande. Isaia consola gli oppressi, assicurando che il Signore ha con s la sua mercede, la sua ricompensa davanti a lui. I Salmi uniscono gioia e ricompensa: tua, Signore, la grazia; secondo le sue opere tu ripaghi ogni uomo. 1 Proverbi: Colui che veglia sulla tua vita lo sa, egli render a ciascuno secondo le sue opere. La Sapienza: I giusti vivono per sempre, la loro ricompensa presso il Signore e l'Altissimo ha cura di loro. 2. Nel Nuovo Testamento Ges parla sovente del premio riservato a coloro che si comportano in un modo retto, e soprattutto a coloro che lo seguiranno, anche col sacrificio della vita. Le sue promesse riguardano la vita futura: Beati voi poveri, perch vostro il regno di Dio, grande la vostra ricompensa nei cieli; Va', vendi quello che possiedi e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi; a coloro che digiunano e pregano sar riservata una grande ricompensa. E quando promette un bene terreno, questo bene non lo considera definitivo, ma come caparra e presupposto per l'eternit: non accumulatevi tesori sulla terra... accumulatevi invece tesori nel cielo, perch la ricompensa adeguata solo quella del Paradiso. Ges invita a lavorare, a servire e ad amare Dio non per la ricompensa, ma perch Egli il Sommo Bene al quale tutto dovuto; ma assicura che questa condotta sar accompagnata da una ricompensa sicura, perch Dio fedele con coloro che gli obbediscono. Il prometterla e il darla per solo un suo dono, cos che, alla fine, ciascuno dovr dire: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare. Paolo fermamente convinto che ciascuno, alla fine, avr ci che si meritato, perch il Signore dar a ciascuno secondo le sue opere: tribolazione e angosce per chi fa il male; gloria, onore e pace per chiunque fa il bene. Ed pure convinto che la conseguenza del premio verr solo dopo un grande impegno, come quello che mettono coloro che corrono nello stadio. S. Giovanni ha diversi passi significativi nei quali: riporta le parole con le quali Ges esige dal Padre la ricompensa: Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te; scrive al Vescovo di Efeso: al vincitore dar da mangiare dell'albero della vita, che sta nel Paradiso di Dio; trasmette il grande annuncio del Signore: Ecco, io verr presto e porter con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere.

Vieni, servo buono e fedele. Venite, benedetti dal Padre mio Dice S. Agostino che quando Dio ci premier, non premier noi, ma premier i suoi doni, perch Lui che ci aiuta a compiere il bene con la sua grazia. Ed vero, perch tutto proviene da Lui: il volere e la capacit di fare il bene. Ha voluto fare di noi delle creature libere, e quindi lasciarci quello spazio personale che ci rende responsabili e protagonisti delle scelte che facciamo. Questa verit chiaramente dimostrata in due passi particolarmente significativi: la parabola dei talenti e il Giudizio che Egli emetter alla fine: il padrone, che al momento di partire ha distribuito somme diverse ai suoi dipendenti, molto soddisfatto quando, al ritorno, verifica l'impegno di ciascuno ed esclama felice a chi si seriamente adoperato: bravo! Vieni! Entra nel gaudio del tuo Signore!; il divino Giudice, che alla fine dei tempi sieder sul trono di gloria per giudicare tutta l'umanit, pronuncer un'irrevocabile sentenza di condanna o di vita. Dir a coloro che saranno trovati giusti: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredit il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Quale invito pi consolante di questo? Quale gioia pi completa che ricevere da Lui il "biglietto d'invito" per la felicit pi completa? Questa felicit del Paradiso si chiama beatitudine e racchiude in s tutte le gioie di cui siamo capaci e che in queste pagine abbiamo cercato di illustrare. La piena ed eterna alleanza S. Agostino, nella conclusione della sua opera De civitate Dei, dice tra l'altro: quanto sar grande quella felicit in cui non vi sar nessun male, non mancher nessun bene, e si benedir Dio, che sar tutto in tutti! Il Salmo afferma: beati coloro che abitano nella tua casa, Signore: essi ti loderanno nei secoli dei secoli. Lass vi sar la vera gloria, il vero onore, la vera pace, il giusto premio. L'oggetto del nostro desiderio sar Colui che si vedr per sempre, si amer senza fastidio, si loder senza stanchezza... e sar il gaudio perfetto. Il motivo principale del gaudio sar il possesso di Dio e la partecipazione al suo amore. La comunione con Lui porter alla pi alta consolazione, perch raggiunger il massimo di perfezione e la pi completa realizzazione del nostro essere umano. Dio l'Amore, e perci quando l'io umano si incontra saldamente con il Tu divino, si incontra con l'Amore stesso. La felicit della persona umana consister quindi nell'essere abbracciata dall'Amore. Se Dio l'Amore in Persona, anche la Felicit in Persona, perch Amore significa Felicit. Il Paradiso l'incontro con la Felicit personificata. La vera beatitudine per l'uomo sar quindi quella di potersi immergere nella felicit di Dio. Nel Paradiso avverr l'alleanza piena fra l'io umano e il Tu divino. Dio avvolger il Beato e lo immerger nel suo amore, ed egli sar pienamente appagato e felice, perch vivr dell'eterna Vita e dell'eterno Amore. Tutto questo si verificher in quel futuro prossimo o lontano che solo Dio conosce. Ora viviamo nella "beata speranza" di poter raggiungere questo traguardo glorioso che il Padre ha preparato per ciascuno noi. 10. LA VITA COME ATTESA DEI BENI FUTURI Non abbiamo quaggi una citt stabile, ma cerchiamo quella futura. Lettera agli Ebrei 13, 14

La vita come un ponte: lo devi attraversare, ma non pensare di costruirci sopra la tua casa, perch la tua stabile dimora altrove. Proverbio Cinese La vita come attesa dei beni futuri Il pensiero del Paradiso ti cambia la vita La descrizione del Paradiso suscita entusiasmo e stupore. Troppo bello per essere vero! Ma troppo impegnativo per essere accolto! Impegnativo, perch? Perch Ges ha detto: I1 mio regno non di questo mondo; non accumulatevi tesori sulla terra ma nel cielo; e l'apostolo Giovanni ci ha assicurato che questa la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna. Queste parole sono sconvolgenti ed esplosive! Se sono vere, tutto cambia, tutto deve cambiare: il modo di concepire la vita, il modo di valutare le cose, il modo di accettare il dolore, il modo di giudicare le persone, gli eventi, la storia. Se sono vere, il Paradiso diviene: lo scopo per cui si vive, il punto di riferimento finale, l'oggetto della "beata speranza", che sorregge i passi e le azioni dell'incerto vagare terreno. Se esse sono vere, il Paradiso si presenta come l'unico e insostituibile faro che illumina ogni cammino umano, l'unico immutabile valore capace di impreziosire una qualsiasi esistenza, anche la pi umile e la pi insignificante. La vita diventa un cammino Se la Patria vera il Paradiso, sulla terra siamo solo di passaggio. La vita terrena un cammino con una sola destinazione: l'eternit beata. Per questo, la virt della Speranza che ci sostiene nel pellegrinaggio terreno detta la virt - dell'esilio, - della strada, - della tenda.(L'apostolo Paolo dice: essere sciolto dal corpo per essere con Cristo... sarebbe assai meglio; siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. L'atteggiamento di chi vuole comportarsi da saggio, e soprattutto da cristiano, dovrebbe essere quello di inserirsi pienamente nelle realt terrene, ma tenendo lo sguardo e il cuore rivolti alle realt celesti nelle quali riposta la vera gioia. Dovrebbero diventare familiari due verbi-chiave: camminare, abbandonare. Sono i verbi che connotano la nostra condizione umana nella quale siamo continuamente sospinti a lasciare la tenda passeggera del corpo, per entrare in quella definitiva del cielo. Siamo sempre in cammino; sempre nella condizione di non poterci affezionare definitivamente alle persone, ai luoghi, al tempo in cui viviamo, perch siamo costantemente orientati verso la meta che ci attende. La vita attesa Se il nostro stato definitivo non quello presente, ma quello futuro, nel quale avremo beni inimmaginabili e superiori a ogni aspettativa, la nostra vita dovrebbe essere: una trepidante attesa,

una gioiosa vigilia, una felice aspettativa dell'unica e attesissima festa che l'Eternit, cio il Paradiso. I veri cristiani attendono perci con ansia e gioia, vigilando e pregando. Attendono, con fiducia, che si realizzi la beata speranza. La fiducia accompagnata dal timore di non riuscire a raggiungere beni tanto ineffabili e trascendenti. L'apostolo Paolo ci invita a considerare il rischio al quale siamo esposti, e a non scoraggiarci di fronte alle difficolt che incontriamo, perch il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantit smisurata ed eterna di gloria, perch noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne. attesa sospirata Ma c' di pi: non dovremmo solo attendere, ma anche - desiderare, - bramare, - sospirare la dissoluzione del nostro corpo mortale, per potervi costruire sopra la dimora definitiva. L'Apostolo descrive il cristiano come una persona che geme nelle doglie del parto, e che quindi vive in uno stato di sofferenza e di travaglio. Chi ci fa poi sospirare lo Spirito Santo che abita in noi, e che per questo chiamato caparra della nostra eredit. Egli ci spinge a sospirare la morte come desiderio intenso del vero e definitivo domicilio nel quale ogni nostra brama sar appagata. attesa ansiosa La Rivelazione aggiunge un ulteriore verbo: correre incontro; e ci dice che dobbiamo correre incontro alla meta con quell'impazienza che caratterizza l'urgenza di arrivare presto. L'apostolo Paolo prende l'esempio del corridore, che corre velocemente, non vedendo l'ora di giungere al traguardo. E l'apostolo Pietro invita il credente a comportarsi in modo conforme alla condizione di chi attende con impazienza la venuta del Signore, che ormai vicino. Il giorno di questa venuta detto la "Divina Parusa", ossia la gloriosa manifestazione del Signore, il quale verr non solo per incontrarci, ma anche per creare cieli nuovi e terra nuova, nei quali "abiter la giustizia". I beni promessi sono meravigliosi ed esaltanti: come non sentire un'incontenibile voglia di affrettarsi a raggiungerli? l'attesa dell'unico valore che conta Dal giorno in cui all'orizzonte della nostra esistenza, apparsa la novit della vita eterna come valore assoluto, tutto ci che contingente e relativo passa al secondo posto, perch diventa un fine secondario, o addirittura un non-valore. I beni terreni, pur avendo una loro intrinseca importanza, acquistano pregio nella misura in cui contengono un riferimento al Bene assoluto e alla vita eterna. Il vero bene e il vero male non si definiscono in base alla nostra sensibilit, ma perch incidono in senso positivo o negativo per la vita futura. La disgrazia, per dirla col Manzoni, non patire ed essere poveri: la disgrazia il far del male. Cos, tanto per esemplificare, un dissesto familiare, un insuccesso, una malattia non sono pi da considerare un vero male: sono un male s, ma un male "per modo di dire", perch l'unico

vero male la perdita, anche minima, del capitale di vita divina che ogni azione proietta nell'eternit. L'involucro esterno del nostro corpo, al confronto, da ritenere di cos poca importanza che, secondo l'Imitazione di Cristo, deve essere considerato quasi un nulla. questo, del resto, il pensiero di Ges che nella celebre parabola del ricco Epulone contrappone la felicit del povero Lazzaro nell'altra vita all'effimera soddisfazione dell'Epulone gaudente che se la spassa sulla terra. Dice Paolo: il tempo ormai si fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; coloro che piangono, come se non piangessero ... quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perch passa la scena di questo mondo! Io vorrei vedervi senza preoccupazioni . Dobbiamo abituarci a vedere le creature e le cose in trasparenza e con i contorni sfocati, perch - il fissare, - l'assaporare, e - l'ascoltare, sono atteggiamenti che devono essere riservati all'unico vero Bene che Dio eterno! Un'attesa di breve durata Tutto ci che passa e finisce, anche se dura molti anni, rapportato a ci che non passer e non finir mai da considerarsi breve. Dice Giovanni Capolutti: tutto breve, ma nulla pi breve della vita. Tutto scorre velocemente, ininterrottamente, silenziosamente. Per questo la divina Rivelazione considera la vita: un breve momento, una tribolazione momentanea, un vapore che appare un istante e che poi scompare. Sul portale d'ingresso del Duomo di Milano scritto: tutto quello che piace, solo per un momento; tutto quello che turba, solo per un momento; importa solo ci che divino ed eterno. La vita presente dice S. Teresa d'Avila, una notte cattiva passata in un cattivo albergo. Se la notte passa in fretta e l'albergo non definitivo, perch preoccuparci eccessivamente dell'abitazione terrena che provvisoria, della quale non abbiamo la propriet, e che non possiamo cambiare? Ci che conta terminare il viaggio e giungere alla casa sospirata. Un'attesa piena di gioia Paolo dice che noi, pur essendo gi stati salvati, siamo ancora nella speranza, in quella speranza che, per fortuna, non ci potr deludere. Nel concetto di speranza racchiuso anche quello di gioia, perch chi spera, gi incomincia a godere di ci che spera. Dio, con un atto di infinita bont, per garantirci che ci dar il Paradiso, ce ne ha dato un pegno, o meglio, una caparra, che lo Spirito Santo che in noi e in noi rimane. Dice S. Pietro: Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Ges Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Ges Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredit che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi.

Perci siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove... esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cio la salvezza delle anime. Tutto dunque deve essere permeato di gioia, perch tutto sorretto e illuminato dalla presenza dello Spirito Santo e del Signore risorto. Tutto: anche il dolore, anche la croce! Dovremmo vivere nell'atteggiamento di George Cortois, che, dalla carrozzella sulla quale vive da anni, senza prospettive di guarigione, non esita a scrivere: ho costantemente - la mente rivolta al Paradiso, - il cuore racchiuso nel Tabernacolo, - il corpo confitto sulla Croce, ed per questo che mi sento incredibilmente felice. Tutti o solo pochi, in Paradiso? Nessuno pu saperlo, perch un segreto conosciuto solo dal Padre. Sappiamo per, con certezza, che: Ges, con la sua morte e risurrezione, ha riaperto per tutti le porte del Paradiso, chiuse a causa del peccato originale. La sua morte fu una grande festa per i giusti che attendevano con impazienza la sospirata liberazione. Dopo quella "discesa agli inferi", si aprirono le porte del cielo. Il Paradiso ora offerto a tutte le persone che, direttamente o indirettamente, anelano alla felicit eterna; ed assicurato anche a quelle che seguono in buona fede le indicazioni essenziali della legge naturale e della Religione a cui appartengono. Tutte le persone sono invitate, attese, sollecitate, ma nessuna vi pu essere introdotta con la forza o con la violenza. Vi sono persone che non vogliono entrarvi e che quindi fanno scelte completamente diverse: Dio rispetta il loro rifiuto, anche se conosce le devastanti conseguenza di certe scelte negative. Il Paradiso dato a coloro che, non solo liberamente lo scelgono, ma orientano la loro vita ad attenderlo e a prepararlo. Nessuno pu entrarvi senza saperlo e gratuitamente: il Paradiso dono, ma anche conquista personale sofferta e sudata. Il Paradiso non potr essere dato a coloro che conducono una vita lontana e distaccata, orientata ai soli beni terreni, perch il Paradiso non nascer dal nulla, ma continuer e svilupper le cose belle e buone che abbiamo voluto, amato e fatto in questa vita. Dice S. Cipriano: Come possiamo pretendere di avere onori e premi da Dio, se lo incontriamo tanto di mala voglia?. Dio accoglier e premier ogni sua creatura che lo avr cercato e amato in vita, e lo avr desiderato in morte. 11. LA TERRA PU ESSERE IL PARADISO ANTICIPATO Gli uomini implorano dagli di la felicit, e non pensano di avere in mano, essi stessi, gli strumenti per generarla. Democrito Non esiste una strada al cui termine ci attende la felicit. La felicit la strada stessa che percorriamo. W. Dyner La terra pu essere il Paradiso anticipato La vita terrena solo attesa del Paradiso futuro, o pu essere gi, di per se stessa, un anticipo di Paradiso?

l'una e l'altra cosa! attesa e preparazione del Paradiso celeste, e, insieme, una piccola goccia di Paradiso, per chi sa accogliere la vita nel modo dovuto. , insieme "una valle di lacrime", e un cammino costellato di "mille fiori e di mille gioie". La vita un grande dono, il massimo dono! E quando si dice vita non si intendono una vita terrena e una vita celeste, ma: - una sola vita, - l'unica vita, che si svolge in due fasi diverse: la fase terrena e la fase celeste. La vita una sola ed eterna! Incomincia sulla terra, al momento del concepimento materno, e si protrae oltre la morte, senza cambiare identit. Ed tutta bella, anche se vissuta in modo diverso, perch ripiena di quei doni che, al momento della morte, non andranno perduti, ma saranno purificati, elevati e resi stabili per sempre. I magnifici doni che fanno bella la vita Sono tali e tanti da suscitare sorpresa e stupore: basta saperli scoprire! Basta saperli gustare con intelligenza, con moderazione, con equilibrio e con amore. 1. A livello naturale sono doni preziosi: - l'intelligenza, - la volont, - la libert, - l'amore, - l'amicizia, - la salute, - la bellezza, - la casa, - il lavoro, - il successo, - lo splendido mondo che ci circonda, formato dagli elementi naturali quali il sole, l'aria, il mare, i monti, le piante, gli animali, i fiori... Tutto bello e tutto nostro, creato per noi, perch possiamo goderne a piacimento, nell'ordine voluto dal Creatore. Chi sa intuire il valore di questi doni pu "fare una bella vita", pu gustare la gioia di esistere, pu godere momenti di incredibile felicit. Nessuna esistenza tanto povera da non poter offrire qualche possibilit, anche minima, di assaporare attimi di Paradiso! 2. A livello soprannaturale sono incommensurabili doni: - la Grazia, e quindi - la fede, - la speranza, - la carit, - i Sacramenti, - la Parola di Dio, - la guida dei Maestri della fede, - la comunione con i fratelli, - la preghiera... Sono tutti doni che: elevano l'uomo, - lo trasformano,

gli fanno fare un salto di qualit, lo fanno figlio di Dio, lo rendono partecipe della vita del Signore risorto, lo innalzano a collaboratore nella "nuova creazione" con Cristo e nello Spirito Santo. La certezza e il rischio Questi doni nella vita terrena sono contrassegnati da una grande certezza e da un forte rischio. 1. La certezza nasce dal fatto che la persona umana, creata da Dio, ha come fine supremo e definitivo il suo Creatore. stata creata per Lui, e quindi solo Dio pu saziare in modo infinito la inestinguibile sete di felicit che nel suo cuore. Sono note le parole di S. Agostino: Signore, ci hai fatti per Te, ed inquieto il nostro cuore fino a quando non riposa in Te. 2. Il rischio proviene dalla condizione umana, segnata dal peccato originale e dalle sue conseguenze. Queste conseguenze sono i sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia. Si tratta di cattive tendenze che espongono la persona alla tentazione, e quindi al rischio di stravolgere il fine delle cose, creando disordine, e quindi infelicit. Ci che stato dato per la felicit pu tramutarsi in una fonte di insoddisfazione, e fare della vita non un paradiso, ma un inferno anticipato. Perch tanta infelicit in questo mondo? L'infelicit del mondo ha la sua radice principale nel peccato che crea disordine. Il disordine nacque dal peccato originale e continua nei nostri peccati. il peccato la fonte della nostra infelicit. Il peccato originale "un mistero propriamente detto" e quindi impenetrabile e incomprensibile, ma lo si pu comprendere in parte, sia verificandone gli effetti, sia considerando che esso stato la causa dell'altro grande mistero, quello dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Il fatto "storico" narrato dalla Bibbia con immagini e simboli pu essere interpretato cos: Dio crea l'essere umano straordinariamente ricco di doni, ma fa in modo che sia lui ad accettarli o meno in assoluta libert. Gli dice: ti do libert di scelta: - o me, o le altre creature! - o il bene, o il male! - o l'ordine, o il disordine! - o la felicit, o l'infelicit... Decidi tu. Ma Adamo ed Eva rifiutarono di aderire al progetto ideato per loro e i loro discendenti; e, all'invito divino, con incredibile presunzione, risposero: - no! - non accettiamo il tuo piano! - vogliamo costruirci un nostro progetto di felicit! - vogliamo essere noi i giudici e i padroni della nostra vita! - vogliamo anche noi essere Dio, come te. Ogni persona porta in s le conseguenze di quel no antico, e sente l'istinto perverso di ribellarsi al progetto divino. Vuole sostituirsi a Dio, vuole fare da s, vuole essere l'artefice del bene e del male. E vive un profondo conflitto nella tentazione e nella falsa ebbrezza del peccato.

La felicit nasce e si sviluppa nell'ordine La persona felice solo quando vive nell'ordine fissato dal Creatore. Questo ordine si realizza quando segue quelle regole che le sono state date perch rispondenti alle esigenze vere della sua natura umana. Le regole nascono dall'amore di Dio, il quale, creando per amore, ben conosce il modo per fare felice la sua creatura. Dio le dice: scegli l'ordine da me voluto, e sarai felice! fidati di me e non conoscerai delusioni! scegli i comandi che io ti do, e farai della tua vita un Paradiso gi in terra. Non ti illudere e non lasciarti ingannare: ogni altro tentativo di costruire la tua felicit contro o senza quest'ordine, crea inevitabilmente: - infelicit, - fastidio, - amarezza, - delusione. La felicit e la pace nascono e si sviluppano solo nell'ordine divino. Sono assai significative le parole di Paolo VI: l'uomo, senza Dio e senza le sue leggi, riesce a vivere, ma non a essere felice. Ma come riuscire a mettere ordine? L'ordine, come abbiamo detto, non innato, perch ogni persona concepita e nasce col peccato originale e le sue conseguenze. Va conquistato attraverso un lungo e impegnativo cammino sostenuto da tre insostituibili fattori: - l'intelligenza, - la volont, - la Grazia. L'intelligenza giudica ci che bene fare e ci che non si deve fare; ci che autentico bene e ci che difforme, equivoco, distruttivo e falso. La volont traduce nella pratica ci che l'intelligenza via via indica come utile per realizzare l'ordine desiderato. La Grazia previene, aiuta e sostiene l'intelligenza e la volont che, dopo il peccato originale, sono fragili e incostanti. L'inclinazione al disordine talmente forte che, senza un particolare sostegno divino, l'uomo non pu compiere il bene totale e quindi realizzare l'ordine perfetto. L'ordine quindi realizzabile attraverso l'impegno comune di Dio e della singola persona: Dio non soltanto fissa le regole, ma aiuta a osservarle; la persona, bench debole e a rischio, diviene artefice e protagonista del proprio bene, della propria realizzazione e quindi della propria felicit. La legge naturale e la legge rivelata L'ordine perfetto si realizza nell'osservanza della legge naturale e rivelata. La legge naturale profondamente radicata nella natura umana, ed uguale per tutte le persone, senza distinzione di razza, di cultura e di religione. La legge rivelata perfeziona, specifica e concretizza la legge naturale, che gi scritta nell'intimo di ogni cuore. La legge rivelata sostanzialmente racchiusa nei Dieci Comandamenti, i quali, prima che nelle due Tavole del Sinai, furono scritti nel cuore di ogni persona, e fanno parte delle sue tendenze naturali.

La felicit nasce - dal rispetto delle regole indicate dai Comandamenti, non pu nascere - dal disprezzo, - dalla noncuranza, - dalla disobbedienza a queste leggi sapientemente progettate allo scopo di conservare l'ordine. Chi vive nel disordine non potr mai essere felice! Le Beatitudini Ges ha condensato il suo codice morale in alcuni brevi messaggi chiamati Beatitudini, assicurando che coloro che le accoglieranno saranno beati, cio appagati e gratificati. Chiama beati: i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, coloro che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati a causa della giustizia, coloro che riceveranno insulti, persecuzioni e calunnie a causa sua. Assicura loro: il regno dei cieli, la consolazione nel dolore, il possesso della terra, l'appagamento del cuore, la misericordia dai propri simili, la visione di Dio, la figliolanza divina, la ricompensa eterna. A ben pensarci, le Beatitudini non hanno solo lo scopo di dirigere il cuore verso il cielo, ma anche quello di elevare e potenziare tutto ci che si compie sulla terra. Additando il cielo come meta suprema, Ges viene a dare un senso diverso alle cose della terra. Illuminando il mondo con la prospettiva e la luce del Paradiso, d a tutte le situazioni umane un diverso significato e valore: a tutte, anche quelle pi dolorose e apparentemente assurde. Fa in modo cos di tramutare in gioia ci che, per il normale modo di pensare, solo motivo di rifiuto e di disprezzo: - il dolore, - le persecuzioni, - le ingiustizie, - gli insulti, - le calunnie, - le povert di ogni genere. Tutte le povert, accettate e vissute nello spirito delle Beatitudini, possono incredibilmente trasformarsi in un felice anticipo del Paradiso futuro. Accogliere il Vangelo significa vivere felici, anche nelle condizioni pi disagiate e meno accettabili. La terra attesa del Paradiso, ma pu essere essa stessa un piccolo Paradiso. Basta volerlo! Basta fare quelle scelte giuste che portano a vivere bene! Basta orientarsi secondo quella "furbizia" evangelica che garanzia sicura di realizzazione personale! 12. GIOIA DI VIVERE

La gioia esiste, ed alla portata di tutti. Ce l'ha regalata dal cielo il Figlio eterno di Dio. Il bambino nato duemila anni fa a Betlemme l'inizio di una primavera inarrestabile. Card. Giacomo Biffi La gioia risiede nel pi intimo dell'anima. La si pu possedere in una prigione oscura, come in un palazzo sfavillante. S. Teresa di Lisieux Gioia di vivere La terra, dunque, attesa del Paradiso, ma pu essere essa stessa un piccolo Paradiso. Basta volerlo! Basta fare le scelte giuste che portano a vivere bene! Basta orientarsi secondo quel dettato evangelico che si riassume nelle Beatitudini e che garanzia sicura di realizzazione personale. Ma come fare, in concreto? A quali valori ispirare le proprie scelte per avere la gioia, la piena riuscita personale, la voglia di vivere bene... e quindi quella goccia di Paradiso che fa bella la vita e la rende degna di essere vissuta? Eccoti alcune scelte di vita che si ispirano ai principi fin qui descritti. Te li propongo con quel confidenziale tu che proprio dell'amico che parla con amore al cuore dell'amico. Mi ispiro anche a diversi pensieri gi espressi in alcuni miei precedenti volumetti ai quali ti rimando per ulteriori approfondimenti. Accogli la vita come dono Devi convincerti che la vita un dono, un dono d'amore offerto da quel Dio che ti ama di un amore eterno, disinteressato, infinito e personale. Non sei venuto al mondo per caso e senza un preciso disegno preordinato: fai parte di un piano divino che prevede anche te, come persona indispensabile. S, sei importante e indispensabile! Non sono importanti solo gli uomini e le donne che arrivano al potere e al successo, ma sei importante anche tu, qualunque sia la tua et, la tua condizione, la tua professione... e nonostante le tue povert e i tuoi insuccessi. Nessuno ti ama come ti ama il Signore! Nessuno pronuncia il tuo nome con l'interesse e il calore con i quali lo pronuncia Lui! E incredibile: c' un solo vero innamorato di te, ed il tuo Creatore! Sei la sua vera grande passione... anche se tu non lo sai e non ci pensi mai! Se riuscirai a scoprire questa Presenza amorevole e tenerissima, gusterai la gioia di esistere, e accoglierai la vita come l'ineguagliabile dono attraverso il quale il Padre vuole comunicarti la sua gioia. Sappi accettare te stesso Accettati per quello che sei! So benissimo che non sei contento di te: della tua persona, della tua statura, della tua immagine, dei tuoi capelli, del tuo carattere... di ci che sei e di ci che hai. Conduci una vita agitata e insopportabile. Vivi fra mille pensieri e fantasie irrealizzabili. Sei proprio un'infelice... proprio tu che avresti tanti motivi per essere contento, e anzi entusiasta dei doni che hai ricevuto. Impara ad accettarti, a calmarti, a distenderti in serenit. Abbandonati all'Amore che ti conosce, e che ha predisposto questa tua realt personale non senza un delicato e amorevole progetto che ha una sua logica, anche se essa sfugge per ora a ogni tua verifica.

Devi convincerti che, agli occhi del tuo Creatore, tu sei una cosa bella, la pi bella possibile! Sei unico, irripetibile, speciale! Sei un vero capolavoro! Nessun altro come te, pu paragonarsi a te, pu sostituirsi a te. Tu devi solo dire: io sono io... e basta! E se questo vero, non ti resta che accoglierti, amarti, onorarti, e, paradossalmente, abbracciarti con gioia! Stringi idealmente a te quella realt preziosa che sei tu, proprio tu! E solo dopo aver abbracciato te stesso, potrai abbracciare gli altri, donando loro quell'amore che prima hai riversato su dite. Non invidiare nessuno! L'invidia, vizio capitale, fonte di grande infelicit. Non invidiare la vita di nessun altro, perch essa non adatta a te. Il Padre ha preparato per te una vita su misura, ed questa che tu possiedi: e tu sarai felice nella misura in cui saprai amarla e arricchirla. Diventa piccolo Sarai felice se riuscirai a divenire bambino: non nella statura, ma nella mente e nel cuore. Lo ha detto Ges: se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Sforzati di avere un cuore di bimbo, occhi di bimbo, candore di bimbo, sentimenti di bimbo... e tutto sar pi facile, tutto sar improntato a spontaneit e a serenit. Cerca di guardare le cose con occhio limpido, escludendo quella malizia che porta a stravolgere il tuo rapporto con gli altri. Accetta ogni cosa con quell'animo semplice che ti inclina a vedere - prima il bene del male, - prima l'aspetto positivo di quello negativo, - prima ci che unisce di ci che separa e umilia. Cerca di cogliere nelle persone la retta intenzione, evitando quei giudizi affrettati che portano a vedere in tutti solo il male, l'egoismo e la falsit. Fai come il bimbo che accetta ogni cosa anche sgradevole e sa perdonare subito, senza serbare rancore. Nessun adulto ha il cuore buono come quello di un bimbo! E solo se ti farai piccolo, potrai gustare questi sentimenti di felicit che sono propri di un bimbo contento! Diventa "povero in spirito" Riuscirai a diventare povero in spirito quando avrai acquisito un diverso modo di rapportarti con il danaro e con i beni materiali. La povert evangelica - distacco dai beni terreni, - libert nei loro confronti, - verit sul loro significato, - valutazione saggia del valore della ricchezza. La povert promulgata da Ges un nuovo stile di vita, un vero dono dello Spirito Santo, una beatitudine che si oppone al vizio capitale dell'avarizia e a tutte le forme di servit che impediscono alle persone di essere felici. Sarai davvero povero quando ti sarai liberato da tutte le tue forme di esteriorit e di finzione, e sarai veramente te stesso. Sarai povero soprattutto quando avrai imparato ad accettare liberamente e serenamente i tuoi limiti e le tue miserie.

S, perch anche tu hai le tue povert, e diventi sereno nel momento e nella misura in cui le sai accettare. Dio pi grande di queste tue povert; e ci che conta che tu ti metta alla sua presenza con umilt e semplicit, nella consapevolezza che puoi riuscire a fare cose grandi col suo aiuto, e giungere a quella felicit che non nasce dall'avere, ma dall'essere libero e distaccato. Diventa "puro di cuore" La purezza del cuore la beatitudine pi difficile da raggiungere, ma la pi feconda e sublime. Riempie il cuore di tale gioia da anticipare, in certo modo, la visione beatifica: "i puri di cuore vedranno Dio". Sarai "puro di cuore" quando avrai raggiunto il traguardo di una fede semplice, umile e non contaminata da pregiudizi e riserve continue e puntigliose. Sarai puro di cuore quando sarai giunto a un pieno equilibrio: - del tuo corpo, - dei tuoi sensi, - della tua fantasia, - dei tuoi sentimenti, - della tua sessualit, - della tua persona. Sarai puro quando avrai compreso le finalit del sesso, che non solo genitalit, istinto e piacere fine a se stesso, ma forza vitale che apre al dialogo e all'incontro personale nell'amore. Sarai puro quando vivrai l'amore come dono e non come egoismo, nel rispetto del tuo corpo e di quello degli altri, e, soprattutto, quando vivrai l'impegno esaltante di trasmettere la vita. Sarai puro quando avrai imparato: - a non separare la sessualit dall'amore, - a non vivere l'amore a livello di impulso, - a non confondere l'amore con una qualsiasi attrazione fisica che ti lascia deluso e umiliato. Se sei sposato, vivi intensamente la tua comunione d'amore, senza lasciarti sedurre dalla tentazione di costruirti una felicit diversa con qualche "innocente" avventura extramatrimoniale... Non ti illudere: sarai felice solo nella misura in cui vivrai la tua realt sponsale in pienezza di dedizione e senza alcuna finzione. Sarai felice quando potrai ancora guardare negli occhi il tuo consorte o la tua consorte potendogli dire: ti amo come il primo giorno! Se sei religioso o religiosa, vivi integralmente il tuo "matrimonio" senza cedimenti e senza compromessi. La gioia vera e insostituibile per te riposta solo nel poter dire allo Sposo divino in ogni istante e a qualunque et: "sono tuo, tutto e solo tuo... oggi e per sempre!". Se sei giovane, preparati ad amare dominando, educando, ordinando la tua affettivit e la tua sessualit. Sforzati di rinunciare a determinate esperienze che non ti preparano alla vita, ma anzi la distruggono anzitempo. Non avere fretta! L'amore verr! La persona giusta verr! Basta sapere attendere! Nell'attesa mantieni il tuo cuore puro e la tua mente libera da fantasie disordinate e inquietanti! Nulla pu eguagliare l'incomparabile felicit di un cuore libero e pulito!? Scopri la gioia della preghiera Vivrai nella gioia nella misura in cui scoprirai che la fonte dell'autentica gioia l'amore, nelle due dimensioni: Dio e il prossimo. Sei stato creato per amare e l'unico scopo della vita quello di amare: amerai il Signore, Dio tuo... e il prossimo come te stesso.

Dio quindi, anzitutto, e, dopo di Lui e in Lui, il prossimo. Se riuscirai a cercare Dio e a trovarlo, donerai alla tua vita non solo uno scopo per viverla, ma anche un indefinibile contenuto di serenit, di tranquillit e di pace. Impara a metterti in contatto con Lui attraverso la preghiera. La preghiera ti indispensabile come lo l'acqua per il pesce e l'aria per ogni essere vivente. La preghiera elevazione, colloquio, respiro, mettere il proprio cuore nel cuore di Dio, ascolto della Parola, che la Bibbia propone, e della voce che sale dal cuore. Nulla infonde pi gioia della preghiera personale, fatta nel raccoglimento della tua camera, dove il Padre ti attende e ti ascolta con amore! E poi c' l'Eucaristia: la gioia di una Presenza fisica, di una Persona divina, che non solo si fa tua compagnia, ma diviene anche cibo e bevanda per le tue necessit spirituali. Don Guanella diceva: l'Eucaristia il mio Paradiso in terra!, e, come tanti altri, riusciva a godere di questo Paradiso per ore e ore, senza cercare altri conforti e sostegni. Scopri la gioia di amare L'amore verso Dio si concretizza nell'amore verso i fratelli: hai visto il fratello: hai visto Dio ha scritto Tertulliano. Sei invitato ad amare tutti quelli che la Provvidenza, di attimo in attimo, ti mette vicino, cio fa tuo prossimo. Devi amare tutti, e non solo chi simpatico, utile e gradito. Ges non dice: ama il prossimo simpatico e trascura quello antipatico... E nemmeno ti autorizza a fare certe discriminazioni e a giudicare tu chi merita e chi non merita nulla. Ti dice solo di amare, e di amare quelli che ti fa incontrare, qualunque sia il loro volto, e quali che siano le loro azioni. Ti invita a vedere in ogni persona il suo volto e a impegnarti ad amarla, come la ama Lui! Rinuncia a certi tuoi atteggiamenti negativi e pessimisti. Non vedere in tutti solo ci che male. Non giudicare nessuno del tutto riprovevole e irrecuperabile. Sforzati di essere con tutti buono e cortese. Infondi in tutti speranza e fiducia, evidenziando quelle buone qualit che, pi o meno, sono presenti in tutti. Scopri la gioia di essere amico di tutti, di essere capace di dimenticare il male subito e di valorizzare il bene ricevuto; di essere uomo di conciliazione e di pace; di essere una persona che sa dire grazie per ogni favore e cortesia ricevuta. Essere buoni meglio che essere ricchi e potenti. E solo gli uomini buoni pregustano in terra la felicit che sar poi piena ed eterna in Paradiso! Scopri la gioia di condividere Ci che rende tristi le persone l'egoismo; ci che le tormenta la ricerca sfrenata di fare di se stesse il centro di ogni interesse e di ogni cosa. Ci che le fa felici , invece, l'apertura alle altre persone, nel dono di s e di ci che si possiede. Come tu stesso puoi constatare, non sei contento quando trattieni tutto avidamente per te, e sei avaro, arido, chiuso nell'adorazione dei tuoi tesori.

La felicit racchiusa in un verbo: donare. L'infelicit nel verbo: trattenere, che scaturisce da due monosillabi cos frequentemente e puntigliosamente pronunciati: io, mio. Tu allenati a compiere gesti nobili di cortesia e di generosit. Intervieni con piccoli e inaspettati segni di condivisione, specie in momenti difficili per persone amiche, e, pi ancora, per persone ostili o indifferenti. Quanta gioia nell'essere - generosi, - comprensivi, - benevoli, - attenti! Basta poco! Basta inventare quei piccoli gesti capaci di fare bella e gustosa la vita: non solo di chi li riceve, ma, anche e soprattutto, di chi li compie! La gioia nella sofferenza Dice Gandhi: La sofferenza non che un aspetto della gioia: l'una e l'altra si susseguono immancabilmente. E Chesterton: La gioia il grande segreto del cristiano. Pascal afferma che nessuno felice quanto il vero cristiano. Ed vero! Ma il cristiano deve prendere la sua croce e seguire il Maestro. Il dolore il fedele compagno di ogni esistenza umana: si pu ben dire che: - non c' gioia senza croce, e - non c' pace senza sofferenza! E anzi le gioie pi grandi sono quelle che vengono dopo le lotte pi dure, le privazioni pi amare, i sacrifici pi eroici. Il motto di Beethoven: la gioia nella sofferenza, pu sembrare assurdo, ma non lo , perch, incredibilmente, nella sofferenza e dalla sofferenza scaturiscono le gioie pi vere e pi gustose. Ma quali gioie? Proviamo a descriverle e a comprenderle, anche se non sono subito evidenti! Se stai soffrendo, puoi gustare: la gioia di sentirti collaboratore attivo di Dio nella realizzazione di un piano di salvezza nel quale tu sei parte attiva e insostituibile; la gioia di essere oggetto d'amore da parte di un Padre che ha per te grande rispetto e attenzione; la gioia di saperti sostenuto amorevolmente da Lui, per cui nulla ti potr accadere senza il suo consenso; la gioia di sapere che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovr essere rivelata in noi; la gioia di stare pregustando quella felice ed eterna contemplazione che sar piena e duratura. I Santi, che hanno compreso tutto questo, sono gli unici portatori di autentica gioia: non esiste un Santo coi segni della delusione e della tristezza! Essi sono nella gioia perch hanno imparato ad amare la croce, e hanno capito ch essa il misterioso e incomprensibile dono che Dio fa ai suoi amici. La strada dell'uomo, come quella di Ges, una Via Crucis. Anche quella di Maria, sua Madre. La devi percorrere anche tu, nelle quattro tappe successive: - l'accettazione, - la rassegnazione,

- l'offerta volontaria, - l'adesione amorosa. Quando sarai giunto a soffrire con amore, potrai incredibilmente assaporare la gioia che nasce proprio dal dolore. Ges si impegnato a intervenire personalmente, promettendo consolazione, sostegno, e quindi gioia: beati gli afflitti, perch saranno consolati. significativa quindi l'affermazione di S. Teresa d'Avila: Il Paradiso del cielo consiste nei godimenti. Il Paradiso della terra consiste nei patimenti. per tanto il bene che mi aspetto, che ogni pena mi diletto. La gioia ... nella morte Ma possibile morire con gioia? Potr io, comune mortale, morire cantando, come Francesco d'Assisi? S, potrai morire anche tu "cantando", a due sole condizioni: che tu ti vada lentamente convincendo che... la morte non esiste; che ti metta serenamente nel cammino dell'accettazione e dell'attesa. Sforzati di ritenere che la morte non la fine di tutto, non una sciagura, non un dramma, ma semplicemente un passaggio, un "mutare stanza", un cambiare dimora, un passare da un modo di essere a un altro modo pi gioioso e glorioso. Con la morte la vita non tolta, ma trasformata; e, mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un'abitazione eterna nel cielo. Non temere la sua venuta, perch quando essa verr, sar in buona compagnia; verr col Signore, che ti si presenter in veste di Padre, di Amico, di Sposo, e ti accoglier con atteggiamento di festa. Ti dir queste esaltanti parole: - vieni! - finalmente! - entra nel gaudio del tuo Signore! La morte il biglietto d'invito alle "nozze del re": tu come commensale importante e atteso, hai gi il tuo posto assegnato: come non attendere con gioia questa chiamata regale? Con Maria Ma c' un ulteriore motivo di gioia: la presenza di Maria che, invocata durante la vita, render il passaggio pi semplice, pi accettabile, pi sereno. Se le starai vicino e la pregherai con fiducia durante la vita, ti sar essa stessa vicina, con la sua presenza tenera e insostituibile. A quell'appuntamento finale sar presente lei. Sar lei ad aprirti quella porta e a presentarti a suo Figlio: proprio lei che la Mamma dolcissima alla quale lo stesso Ges ti affid nel momento del suo ingresso in Paradiso. Dice il S. Curato d'Ars: il cuore di Maria cos tenero che quelli di tutte le madri messe insieme al confronto non sono che un pezzo di ghiaccio. E se tanto grande l'amore, quell'incontro finale non potr essere che un abbraccio di gioia e di festa!

Un gustoso episodio, per concludere Questa piacevole storiella racchiude, volendo, tutto ci che di pi essenziale si pu dire del Paradiso. Essa acquista particolare valore perch fu raccontata da Papa Luciani, Giovanni Paolo I. Un giorno - racconta il Papa - S. Pietro, stanco per il suo gravoso impegno di "portinaio" del Paradiso, decide di concedersi un momento di riposo, ed esce dal Paradiso. Ma, ahim, subito si accorge di non avere preso con s le chiavi (quelle famose chiavi riservate a lui solo!), e cos si ritrova chiuso fuori, senza possibilit di rientrare. Come fare? Come riuscire a entrare e a introdurre i numerosi eletti che sono in arrivo? proprio disperato, e non sa a quale Santo rivolgersi... proprio lui che ha avuto da Cristo il potere di aprire e di chiudere le porte del Paradiso. Non sapendo cosa fare, si affida alla collaborazione di chi in arrivo e ha le carte in regola per entrare. Il primo ad arrivare un grande personaggio che ha con s una grossa borsa e tiene in mano un pesante mazzo di chiavi. S. Pietro gli chiede: possiamo provare se una delle tue chiavi riesce ad aprire?... Le provano tutte, ma nessuna ci riesce. Nulla da fare: una vera disperazione! Arriva un Prelato dall'aria importante: stesse chiavi, stessi tentativi. Nulla! Nessuna chiave capace di ottenere il miracolo! Dopo di lui, tante persone e tutte disponibili, ma nessuna chiave si rivela idonea allo scopo. E l'attesa si fa sempre pi inquietante. Giunge finalmente una vecchietta curva e tremante. Nessuno la considera o si aspetta da lei qualcosa... Ma S. Pietro non si scoraggia e le domanda: ma lei non ha portato proprio nulla?. La vecchietta alza timidamente la mano e mostra il suo unico tesoro: la corona del Rosario con appeso un piccolo Crocifisso. S. Pietro non esita un istante: prende il Crocifisso, lo infila nella toppa, e la porta... incredibilmente si apre! La croce del Rosario, e non altre chiavi, ha avuto il potere sovrumano di aprire quella porta ormai chiusa per tutti! Questo gustoso episodio racchiude tre suggerimenti importanti sul modo di raggiungere il Paradiso. E cio che: l. sono i piccoli e gli umili quelli che, all'arrivo, troveranno spalancata la porta del Paradiso; 2. la croce la strada maestra e sicura che ci porta con certezza alla meta del cielo; 3. Maria, la mamma amorevole e fedele che, con la sua presenza e con la forza che ci dona nel Rosario, ci guida e ci sostiene nel cammino terreno, assicurandoci un felice approdo nel porto sicuro.