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Le catacombe dei 1.

200 corpi
(tratto da La Repubblica 23/05/2006 di Carlo Alberto Bucci)
ROMA - Una voragine che s' aperta nel terreno ha portato nell' estate del 2003 gli archeologi alla scoperta di pitture e iscrizioni cristiane dentro uno sconosciuto tratto di gallerie delle catacombe dei santi Pietro e Marcellino, sulla Casilina. Ma dietro la parete dagli affreschi ormai quasi cancellati, sono emersi i contorni di un giallo: i resti di circa 1200 corpi stipati in sei stanze sotterranee scavate nella pozzolana. La scoperta straordinaria per due motivi: il numero di salme accostate l' una all' altra, come fosse una fossa comune ma con ben altra cura e romana pietas nella composizione dei cadaveri; e, soprattutto, i tempi ravvicinatissimi in cui i morti furono seppelliti. Questa significativa simultaneit stata ipotizzata dagli antropologi dell' universit di Bordeaux, chiamati dalla Pontificia accademia romana d' archeologia a risolvere quello che appare un mistero dell' antica Roma: quale drammatico evento port le pietose matrone a seppellire, nel giro di poche settimane, al massimo di mesi, un numero cos alto di persone, tra cui anche qualche bambino? Di vittime certamente si tratta. Ma a quale male soccombettero? Di una strage, magari frutto della persecuzione dei cristiani? E se non un massacro, la colpa fu allora di un' epidemia? Oppure fu una terribile carestia la causa di questa remota mattanza? Raffaella Giuliani - l' archeologa della Pontificia accademia che dirige i lavori, dopo che monsignor Mauro Piacenza ha firmato una convezione di scavo con Michel Gras dell' cole francaise de Rome - non esclude nessuna ipotesi, anche se l' analisi dei resti sottolinea sembrerebbe escludere una morte violenta. Tuttavia la studiosa d l' appuntamento all' incontro del 22 giugno in palazzo della Cancelleria a Roma. E aspetta che sia Dominique Castex, con gli altri tre esperti del Laboratoire d' Anthropologie des Populatiosns du Pass di Bordeaux, a dare risposte pi precise dopo le indagini e le analisi condotte sui resti umani, depauperati dall' acqua e dalle spoliazioni. I "Csi" dell' quipe francese hanno infatti capito, dalla curva di decomposizione delle salme, che si tratt quasi certamente di una sepoltura simultanea. E l' altro elemento che li ha enormemente interessati - racconta Giuliani - il numero eccezionale di individui. Quando ci trovammo di fronte alla parete affrescata nel sesto secolo, sbirciammo oltre il muro. E trovammo un corpo, poi un altro, un terzo, un quarto ~. . Nelle catacombe si arriva a "tombe" al massimo da sei. Nelle viscere del complesso denominato Ad duas lauros (ai due allori), invece, cadaveri a perdita d' occhio. Per adesso ne sono stati identificati cento - coperti dai frammenti dei sudari bagnati di calce - ma l' indagine ancora in corso. E poi c' da mettere nel conto - spiega l' archeologa romana - gli scheletri sottratti nel momento in cui, forse tra Sei e Settecento, questi ambienti furono distrutti nella parte superiore dagli scavatori di pozzolana. La pila di corpi ora arriva a un metro e mezzo circa. E tra i poveri resti, dilavati dall' acqua e dal tempo, gli archeologi hanno trovato alcuni lacerti d' abito, tre pezzetti di stoffa con un filo d' oro, due semplici orecchini e un po' di soldi. Proprio le monete - rivela Giuliani - ci hanno fornito il termine post quem, ossia prima met del terzo secolo, datazione confermata dall' analisi del carbonio 14 condotta sui tessuti ma non ancora sui corpi. La catacomba dei santi martiri Pietro e Marcellino, cimitero dalla seconda met del

terzo secolo agli inizi del quinto, una delle pi vaste e pi belle tra le circa 60 che si trovano a Roma, ma chiusa al pubblico con altre 54. Nei 200 metri quadrati delle "nuove" sei stanze del cimitero sulla Casilina, sepolto quindi il mistero dei mille dimenticati dalla storia. Accanto a loro, non pi l di 15 metri, i corpi dei santi martiri Pietro e Marcellino. Sopra la loro testa, quelli degli Equites singulares, il corpo di cavalleria dell' imperatore sepolto in superficie. I 1200 dormono ancora protetti dal loro dio, non importa se pagano o cristiano. CARLO ALBERTO BUCCI

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