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5 – Quaderni del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente – Università Ca’ Foscari Venezia

TEMPORALIA

ITINERARI NEL TEMPO E SUL TEMPO

Contributi della Scuola di Dottorato in Scienze Umanistiche Indirizzo in Storia antica e Archeologia

a cura di

FRANCO LUCIANI, CHIARA MARATINI, ANNAPAOLA ZACCARIA RUGGIU

5 – Quaderni del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente – Università Ca’ Foscari

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– S.A.R.G.O.N. Editrice e Libreria Padova 2009

Il volume è stato pubblicato con il contributo del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente Università Ca’ Foscari Venezia

Il volume è stato pubblicato con il contributo del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino

© S.A.R.G.O.N. Editrice e Libreria Via Induno 18b I-35134 Padova SAR.GON@libero.it I edizione Padova, Dicembre 2009 Proprietà letteraria riservata

ISBN 978-88-95672-06-9

4227-204540

DISTRIBUZIONE

HERDER Editrice e Libreria, Piazza Montecitorio 117-120, 00186 Roma

http://www.herder.it

CASALINI Libri S.p.A. Via B. da Maiano 3 50014 FIESOLE - Firenze

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Stampa a cura di Centro Copia Stecchini Via S. Sofia 58 I-35100 Padova Tel. 049-8752328

INDICE

ANNAPAOLA ZACCARIA RUGGIU

Presentazione

p.

I

SIGLE E ABBREVIAZIONI ..............................................................................................

p.

III

NICLA DE ZORZI

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa ......

p.

1

JULIE PATRIER

Temps et alimentation au Proche-Orient ancien: conservation et stockage

des denrées alimentaires

p. 41

ALESSANDRA BARCARO

Augusto e i Fasti Praenestini: il tempo del princeps

p. 71

ALBERTO ELLERO

Sulle ère locali e collegiali: due magistratus eponimi a Iulia

p. 95

FRANCO LUCIANI

Ultimi minuti di vita: le suddivisioni dell’hora nelle epigrafi funerarie latine ........

p.

121

CHIARA MARATINI

Pulvis et umbra: richiami al memento mori (I a.C. - I d.C.)

p.

145

FRANCESCA RAPONE

I mercati periodici nell’Alto Medioevo

p.

169

MARGHERITA FERRI

Nature morte: considerazioni sulla vita degli oggetti ceramici ................................

p.

179

PRESENTAZIONE

Annapaola Zaccaria Ruggiu

Il Volume Temporalia, inserito nella serie dei Quaderni del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente, rappresenta un contributo della Scuola di Dottorato in Scienze Umanistiche dell’Università di Venezia e in particolare di quel settore della Scuola costituito dal Dottorato in Storia Antica e Archeologia, Storia dell’arte. Per la verità si tratta non del primo, ma del secondo Contributo del nostro Dottorato, preceduto infatti dalla pubblicazione avvenuta nel 2007 sul tema del banchetto nel mondo antico dal titolo Alimentazione e Banchetto. Forme e valori della commensalità dalla preistoria alla tarda antichità, a cura di R. Bortolin e di A. Pistellato, edito dall’Ateneo di Venezia. Le due pubblicazioni hanno un grande significato per il Dottorato, testimonianza del dinamismo e della pluralità di formazione di questo, e prova tangibile delle capacità degli allievi di misurarsi con l’esterno. La decisione del collegio dei docenti di affrontare ad ogni ciclo un argomento particolare che coinvolgesse dottorandi, docenti e specialisti esterni al dottorato intorno a temi di carattere interdisciplinare, ha dato finora buoni risultati, costituendo il motore di altre indagini scientifiche, che ampliano e arricchiscono la formazione degli studenti che si sono confrontati con un tema differente rispetto al personale progetto di ricerca. Si scrive e si parla molto del carattere multidisciplinare del Dottorato, della oppor- tunità di aprire la ricerca a interessi diversi e correlati tra loro, a studiosi ed allievi stranieri, a discussioni critiche che costituiscano occasioni di dibattiti autenticamente interdisciplinari, di aperture verso nuovi orizzonti, più consapevoli della necessità per la ricerca di misurarsi con altre aree scientifiche che si presumono di solito troppo distanti e lontane, che smuovano anche le nostre abitudini e consuetudini scientifiche per promuovere negli allievi interessi, curiosità, rapporti di scambio culturale anche nei confronti di settori disciplinari diversi. Questo libro sul Tempo – composto da contributi prodotti esclusivamente dai dottorandi e dai dottorandi in cotutela, come il precedente – raccoglie articoli che spa- ziano dalla concezione del tempo in Mesopotamia attraverso una lettura delle lettere di Mari (Nicla De Zorzi, La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa) e dalla scansione dei tempi dell’alimentazione e dello stoccaggio delle merci nel Vicino Oriente (Julie Patrier, Temps et alimentation au Proche-Orient ancien:

conservation et stockage des denrées alimentaires), alla periodizzazione dei mercati nell’Altomedioevo (Francesca Rapone, I mercati periodici nell’Alto Medioevo), alla durata di vita degli oggetti ceramici nel Medioevo (Margherita Ferri, Nature morte:

Annapaola Zaccaria Ruggiu

considerazioni sulla vita degli oggetti). Nel mezzo, tra queste “parentesi” cronologiche estreme, si collocano gli altri articoli che si inseriscono tutti nell’età romana. Si tratta degli interventi di Alessandra Barcaro sul ruolo politico dell’uso del calendario (Augusto e i Fasti Praenestini), di Alberto Ellero sui sistemi di datazione di tipo epigrafico e dei sistemi locali di conteggio delle ère con tutte le varianti locali che davano frequentemente adito a indicazioni cronologiche equivoche (Sulle ere locali e collegiali; due magistratus eponimi a Julia Concordia), di Franco Luciani che esplora le iscrizioni funerarie che riportano la data di morte con estrema esattezza comprendente anche l’ora che tiene conto delle frazioni di tempo più piccole, come la mezz’ora e l’oncia e un dodicesimo dell’ora attestate prevalentemente su epigrafi funerarie di bambini, per i quali la registrazione puntigliosa del tempo trascorso in vita poteva rappresentare la fugacità stessa del tempo e della vita umana e sottolineava così il rimpianto per la persona cara scomparsa (Ultimi minuti di vita: le suddivisioni dell’hora nelle epigrafi funerarie latine). Sul tema della fugacità dell’esistenza si sofferma anche Chiara Maratini nell’articolo che chiude il volume (Pulvis et umbra : richiami al memento mori (I a.C.-I d.C.). L’autrice, nell’esaminare gemme, ceramiche e mosaici che rappresentano scheletri, teschi, scheletri a banchetto, anche in formulazioni parodistiche, inserisce questi oggetti nel quadro delle produzioni connesse con la speculazione stoica ed epicurea. Questo volume miscellaneo ci presenta un panorama molto vario di studi sul tempo:

durata di vita di uomini e cose, tempi del lavoro dell’uomo, calcoli e strumenti per misurare il passare del tempo, fugacità del tempo e riflessioni teoriche sullo scorrere ineluttabile di questo. Alla fine rimane il senso dell’inafferrabilità del concetto di tempo, malgrado i tentativi di coglierlo nei momenti opportuni, di misurarlo, di rinchiuderlo in un sistema ordinato che ci permetta di organizzare la vita, il lavoro, le relazioni umane. Quanto più lo si indaga in profondità tanto più ci sfugge e ne emergono le complessità e le contraddizioni, le percezioni diverse elaborate secondo culture, epoche, civiltà differenti.

Annapaola Zaccaria Ruggiu Coordinatore del Dottorato in Storia antica e Archeologia, Storia dell’Arte Università degli Studi Ca’ Foscari, Venezia

Venezia 27-11-2009

SIGLE E ABBREVIAZIONI *

AbB

Altbabylonische Briefe in Umschrift und Übersetzung, Leiden 1964-

AbB VI

R. FRANKENA, Briefe aus dem Berliner Museum, Leiden 1974

AE

L’Année Èpigraphique, Paris 1888-

AG

A. FÜRTWANGLER, Die antiken Gemmen, Berlin 1900

AGD

Antiken Gemmen in Deutschen Sammlungen, München 1970-

AGD I

E. SCHMIDT (Hrsg.), Antiken Gemmen in Deutschen Sammlungen, BAND I

AGD II

Teil 2, Staatliche Münzsammlung München, München 1970 E. ZWIERLEIN-DIEHL (Hrsg.), Antiken Gemmen in Deutschen Sammlungen,

AGD IV

BAND II, Staatliche Museen Preuβischer Kulturbesitz, Antiken-abteilung Berlin, München 1970 P. ZAZOFF (Hrsg.), Antiken Gemmen in Deutschen Sammlungen, BAND IV,

AHw

Hannover Kestner-Museum, Hamburg Museum fur Künst und Gewerbe, Wiesbaden 1975 W. VON SODEN, Akkadisches Handwörterbuch, Wiesbaden 1959-1981

ARM

Archives Royales de Mari. Planches, Paris 1946-

ARM I

G. DOSSIN, Archives Royales de Mari I: Lettres, Paris 1946

ARM IX

M. BIROT, Textes administratifs de la Salle 5 du Palais, Paris 1960

ARM X

G. DOSSIN, Archives Royales de Mari X: La correspondence feminine, Paris

1967

ARM XXI

J.-M. DURAND, Textes administratifs des salles 134 et 160 du palais de Mari,

ARMT

Paris 1983 Archives Royales de Mari, Paris 1950-

ARMT I

G. DOSSIN, Correspondance de &am^i-Addu, Paris 1950

ARMT II

C.-F. JEAN, Lettres diverses, Paris 1950

ARMT III

J.-R. KUPPER, Correspondance de Kibri-Dagan, Paris 1950

ARMT IV

G. DOSSIN, Correspondance de &am^i-Addu, Paris 1951

ARMT V

G. DOSSIN, Correspondance de Yasma~-Addu, Paris 1952

ARMT VI

J.-R. KUPPER, Correspondance de Ba~di-Lim, Paris 1954

ARMT X

G. DOSSIN, La correspondance féminine, Paris 1978

ARMT XI

M. BURKE, Textes administratifs de la salle 111 du palais, Paris 1963

ARMT XII

M. BIROT, Textes administratifs de la Salle 5 du Palais, 2 e partie, Paris 1964

ARMT XIII

G. DOSSIN – J. BOTTERO – M. BIROT – M. L. BURKE – J.-R. KUPPER – A.

ARMT XIV

FINET, Textes divers offerts à André Parrot à l’occasion du XXX e anniversaire de la découverte de Mari, Paris 1964 M. BIROT, Lettres de Yaqqim-Addu, gouverneur de Sagarâtum, Paris 1974

ARMT XVIII

O. ROUAULT, Mukanni^um: l’administation et l’économie palatiales à Mari,

ARMT XXI

Paris 1977 J.-M. DURAND, Textes administratifs des salles 134 et 160 du palais de Mari

ARMT XXIII

transcrits, traduits et commentés, Paris 1983 G. BARDET, Archives administratives de Mari I, Paris 1984

ARMT XXVI/1

J.-M. DURAND, Archives épistolaires de Mari I/1, Paris 1988

ARMT XXVI/2

D. CHARPIN – F. JOANNES – S. LACKENBACHER – B. LAFONT, Archives

ARMT XXVII

épistolaires de Mari I/2, Paris 1988 M. BIROT, Correspondance des gouverneurs de Qa\\unân, Paris 1993

ARMT XXVIII

J.-R. KUPPER, Lettres royales du temps de Zimri-Lim, Paris 1998

* Le riviste citate all’interno dei contributi sono abbreviate secondo l’Archäologische Bibliographie.

Sigle e abbreviazioni

ASV

Archivio di Stato di Venezia

CAD

The Assyrian Dictionary of the University of Chicago, Chicago 1956-

CCT

Cuneiform Texts from Cappadocian Tablets in the British Museum, London

1921-

CCT 3

Cuneiform Texts from Cappadocian Tablets in the British Museum, 3,

CCT 5

London 1931 Cuneiform Texts from Cappadocian Tablets in the British Museum, 5, London 1956

CFA

Chronica Permensia

J. SCHEID, Commentarii Fratrum Arvalium qui supersunt. Les copies épigraphiques des protocoles annuels de la confrérie Arvale (21 av.-304 ap. J.C.), Roma 1998 L. BARBIERI, Chronica Permensia seculo XI ad exitum seculi XIV, Parma

1858

CIL

Corpus Inscriptionum Latinarum, consilio et auctoritate Academiae

litterarum regiae Borussicae editum, Berolini 1863-

CIMRM

M. J. VERMASEREN, Corpus Inscriptionum et Monumentorum Religionis Mithriacae, I-II, Den Haag 1956-1960

Codex diplomaticus

  • G. PORRO LAMBERTENGHI, Codex diplomaticus Langobardiae, Torino 1873

langobardiae

Codice diplomatico

  • C. CIPOLLA – G. BUZZI (a cura di), Codice diplomatico del monastero di

del monastero di

Bobbio fino all’anno MCCVIII, Roma, 1919

Bobbio CT

Cuneiform Texts from Babylonian Tablets in the British Museum, London

1896-

CT 41

Cuneiform Texts from Babylonian Tablets in the British Museum, 38-41,

1964-1975

DA

London 1925 C. DAREMBERG – E. SAGLIO (édd.), Dictionnaire des antiquités grecques et

DE

romaines, Paris 1877-1919 Dizionario Epigrafico di Antichità Romane, Roma 1895-

DKP

W. SONTHEIMER – K. ZIEGLER (Hrsgg.), Der kleine Pauly. Lexikon der

Grundlage von Pauly’s Realencyclopädie der klassischen Altertumswissenschaft unter Mitwirkung zahlreicher Fachgelehrter, Stuttgart

DNP

H. CANCIK – H. SCHNEIDER (Hrsgg.), Der neue Pauly. Encyclopädie der

FM

Antike, Stuttgart-Weimar 1996-2003 Florilegium Marianum, Paris 1992-

FM I

J.-M. DURAND (éd.), Florilegium Marianum I. Recueil d’études en l’honneur

FM II

de Michel Fleury, Paris 1992 D. CHARPIN – J.-M. DURAND (édd.), Florilegium marianum II. Recueil

FM III

d’Etudes à la Mémoire de Maurice Birot, Paris 1994 D. CHARPIN – J.-M. DURAND (édd.), Florilegium Marianum III. Recueil

FM V

d’Etudes à la Mémoire de Marie-Thérèse Barrelet, Paris 1997 D. CHARPIN – N. ZIEGLER, Florilegium Marianum V. Mari et le Proche-

FM VI

Orient à l’époque amorrite. Essai d’histoire politique, Paris 2003 D. CHARPIN – J.-M. DURAND (édd.), Florilegium Marianum VI. Recueil

FM VII

d’études à la mémoire d’André Parrot, a cura di Paris 2002 J.-M. DURAND, Florilegium Marianum VII. Le Culte du Dieu de l’Orage

FM VIII

d’Alep et l’affaire d’Alahtum, Paris 2002 J.-M. DURAND, Florilegium Marianum VIII. Le Culte des pierre set le

Hep

monuments commémoratifs en Syrie amorrite, Paris 2005 Hispania Epigraphica, Madrid 1989-

IV

Sigle e abbreviazioni

I diplomi di

ICUR

L. SCHIPARELLI (a cura di), I diplomi di Berengario I, Roma 1903

Berengario I IAM

Inscriptions antiques du Maroc 2. Inscriptions latines, Paris 1982 I. B. DE ROSSI, Inscriptiones Christianae urbis Romae septimo saeculo

ILAlg

antiquiores, Romae 1857-1915 Inscriptions latines d’Algérie, Paris 1922-

ILCV

E. DIEHL (cur.), Inscriptiones latinae christianae veteres, I-III, Dublin -

ILJug.

Zürich 1970 3 ; J. MOREAU – H.I. MARROU (curr.), IV, Supplementum, Dublin - Zürich 1967 A. ŠAŠEL – J. ŠAŠEL, Inscriptiones Latinae quae in Jugoslavia inter annos

ILLRP

MCMLX et MCMLXX repertae et editae sunt, Ljubljana 1978 A. DEGRASSI (cur.), Inscriptiones Latinae Liberae Rei Publicae, Firenze

1957-1963

ILMN

G. CAMODECA – H. SOLIN (a cura di), Catalogo delle iscrizioni latine del

ILS

Museo Nazionale di Napoli, I. Roma e Latium, Napoli 2000 H. DESSAU, Inscriptiones Latinae Selectae, Berolini 1892-1916

ILTun

Inscriptions Latines de la Tunisie, Paris 1944

IMC

K. KORHONEN, Le iscrizioni del museo civico di Catania, Helsinki 2004

InscrAq

G. B. BRUSIN, Inscriptiones Aquileiae, Udine 1991

InscrIt

Inscriptiones Italiae, Roma 1931-

IRL

F. ARIAS VILAS – P. Le ROUX – A. TRANOY, Inscriptions romaines de la province de Lugo, Paris 1979

LexTL

E. FORCELLINI – G. FURLANETTO – F. CORRADINI – G. PERIN, Lexicon Totius

Lex. Top.

Latinitatis, Patavii 1864-1926 4 E.M. STEINBY (cur.), Lexicon Topographicum Urbis Romae, Roma 1993-

MGH

Monumenta Germaniae Historica, Hannover 1883-

MGH 1883

A. BORETIUS (cur.), MGH, Legum sectio II, I, Capitularia regum francorum,

MGH 1897

Hannover 1883 A. BORETIUS (cur.), MGH, Legum sectio II, II, Capitularia regum francorum,

MGH 1900-1903

Hannover 1897 H. BRESSLAU (cur.), MGH, Diplomatum regum et imperatorum germaniae

MGH 1903

III, Heinrici II et Arduini diplomata, Hannover 1900-1903 A. DOPSCH (cur.), MGH, Diplomata Karolina, I, Pipini, Carlomanni, Caroli

MGH 1909

Magni diplomata, Hannover 1903; H. BRESSLAU (cur.), II diplomata, Hannover - Leipzig 1903 MGH, Diplomatum regum et imperatorum germaniae, II, Conradi Hannover-

MSR

Leipzig 1909 F. HULTSCH, Metrologicorum scriptorum reliquiae, I-II, Lipsiae 1864-66

OBTCB

P. TALON, Old Babylonian Texts from Chagar Bazar, Akkadica

OBTR

Supplementum X, Fondation Assyriologique Georges Dossin, Bruxelles 1997 S. DALLEY – C. B. F. WALKER – J. D. HAWKINKS, The Old Babylonian

Pais

Tablets from Tell al Rimah, The British School of Archaeology in Iraq, Hertford 1976 E. PAIS, Corporis Inscriptionum Latinarum Supplementa Italica, Roma 1884

PPM

I. BRAGANTINI – M. DE VOS – F. PARISE BADONI, Pitture e Mosaici in

RE

Pompei, Repertorio fotografico dell’ICCD, Roma 1991-1993 A. PAULY – G. WISSOWA – W. KROLL (Hrsgg.), Real-Encyclopädie der

RHP

klassischen Altertumswissenwschaft, Stuttgart 1893-1978 B. LÖRINCZ, Die römischen Hilfstruppen in Pannonien während der Prinzipatszeit. I. Die Inschriften, Wien 2001

Sigle e abbreviazioni

RICIS

L. BRICAULT, Receuil des inscriptions concernant les cultes isiaques (RICIS),

Roberti Stephani

Paris 2005 R. ESTIENNE, Roberti Stephani lexicographorum principis Thesaurus linguae

ThLL

latinae : in 4. tomus divisus, Basilae 1740-1743

SIRIS

L. VIDMAN, Sylloge inscriptionum religionis Isiacae et Sarapiacae, Berlin

1969

SupplIt

Supplementa Italica. Nuova serie, Roma 1981-

ThLL

Thesaurus Linguae Latinae, Leipzig 1900-

LA SCANSIONE DEL TEMPO NELLE LETTERE DI MARI:

USI RETORICI E PRASSI AMMINISTRATIVA

Introduzione

Nicla De Zorzi

Ad Aldo

La concezione del tempo in Mesopotamia è stata oggetto negli ultimi anni di nume- rosi studi che si sono prevalentemente concentrati sulla visione e la descrizione del passato all’interno della letteratura cosiddetta “storiografica” 1 . La scansione del tempo all’interno dei testi giuridici e amministrativi è stata a sua volta accuratamente inda- gata 2 . Per contro, il contributo della letteratura epistolare alla comprensione della perce- zione del tempo, pur essendo di primaria importanza, è stato analizzato solo in maniera superficiale 3 . Eppure, le lettere, a ragione dei loro legami con la vita reale, sono indiscutibilmente una fonte privilegiata di conoscenza della mentalità antica e, come vedremo, appaiono a loro volta caratterizzate da un marcato interesse nei confronti del tempo e della sua organizzazione. In questa fase saranno sufficienti alcune osservazioni sull’opportunità di studiare la concezione del tempo in Mesopotamia attraverso le lettere.

Desidero ringraziare L. Milano per aver proposto il tema di questo articolo e per aver pazientemente seguito con suggerimenti e correzioni la sua elaborazione. Ringrazio inoltre M. Jursa per avere letto una versione preliminare del testo contribuendo al suo miglioramento con osservazioni e indicazioni bibliografiche.

  • 1 Classici sono gli studi di WILCKE 1982, 31-52; WILCKE 1988, 113-140 e WILCKE 1989, 557-571; KRECHER – MÜLLER 1975, 13-44; HRUŠKA 1979, 4-14; FALKENSTEIN 1963, 461-472. RENGER 1996, 9-60 propone un’ampia sintesi sulla visione del passato nella documentazione mesopotamica (con relativa bibliografia). Sulla letteratura “storiografica” vd. altresì HALLO 1983, 9-20 (in particolare sulla documentazione in lingua sumerica) e GLASSNER 1993, 1-47. Sulla visione del passato nella documentazione paleo-babilonese vd. EDZARD 1989, 157-166 e DURAND 2003, 1-12 (Mari). Per l’epoca neo-assira vd. recentemente GALTER 2004, 118-135. In generale sulla concezione e la quantificazione del tempo in Mesopotamia vd. ROBSON 2004, 45-90.

  • 2 Vd. MAUER 1992, 339-346 e LIMET 1994, 197-208 sulla visione del tempo nella letteratura giuridica. Sul ruolo del tempo nella documentazione economico/amministrativa vd. ENGLUND 1988, 121-185 e Selz 1999, 465-512.

  • 3 RENGER 1996, 10-11 non approfondisce il ruolo delle lettere, pur citandole come fonti primarie di analisi.

Nicla De Zorzi

Lo scambio epistolare, nell’antichità così come oggi, costituisce una particolare situazione comunicazionale. Come osservato da F.M. Fales riguardo alla corrispon- denza reale neo-assira, “la lettera era ritenuta un’espressione di oralità a distanza, in cui la tavoletta serviva a colmare le dimensioni di spazio e di tempo che separavano

mittente e destinatario da un colloquio diretto” 4 . Tuttavia, questo legame con l’oralità non qualifica la lettera come una semplice riproduzione di un discorso orale. Se è vero che nella maggior parte dei casi la scrittura

  • di una lettera è generata da una necessità contingente, è altresì innegabile che le

potenzialità offerte dalla lingua scritta – pianificazione, correzione e (ri)lettura, compo- sizione stilistica – determinano in maniera decisiva il prodotto finale 5 . Il riconoscimento della letterarietà della corrispondenza epistolare mesopotamica, oltre a rappresentare una tappa fondamentale nella storia degli studi, costituisce un elemento di primaria importanza nella valutazione della percezione del tempo all’in- terno di questa documentazione. Come vedremo, la redazione scritta della lettera con- sente al mittente di manipolare il tempo a fini pragmatici, (ri)costruendo conveniente- mente gli eventi in funzione del messaggio (implicito e/o esplicito) che intende trasmettere. In quest’ottica saranno oggetto di attenzione anche i meccanismi “psicologici” che governano lo scambio epistolare: nel caso particolare della corrispondenza tra il re di Mari e i suoi funzionari, una delle più significative, si dimostrerà come la retorica epistolare potesse essere influenzata da una costante preoccupazione nei confronti di un’efficiente organizzazione del tempo e come quest’ultima svolgesse un ruolo essenziale nella mentalità burocratica.

La scelta di utilizzare come campo di indagine il corpus delle lettere di Mari è dovuta essenzialmente a tre motivi: il carattere “ufficiale” del corpus; la ricchezza e la varietà

  • di informazioni che esso fornisce; l’assenza di studi specificatamente indirizzati alla

retorica epistolare a fronte dell’ottimo stato di pubblicazione delle lettere 6 . Il presente contributo è stato articolato in tre sezioni: una sezione di sintesi delle caratteristiche formali e dei meccanismi procedurali della corrispondenza epistolare a Mari (§ 1); una sezione di presentazione delle espressioni di tempo ricorrenti all’interno delle lettere (§ 2); una sezione centrale di analisi della percezione del tempo attraverso esempi concreti (§ 3).

1. La corrispondenza epistolare a Mari

1.1. Le caratteristiche formali

Se è indiscutibile che le lettere presentano legami con la vita reale più stretti rispetto ad altre categorie documentarie, esse risultano allo stesso tempo caratterizzate da un notevole livello di letterarietà. L’epistolografia a Mari, così come nel resto del Vicino

  • 4 Vd.FALES 2001, 122.

  • 5 Per una distinzione tra lingua scritta e lingua parlata con riferimento alla letteratura epistolare mesopotamica vd. SALLABERGER 1999, 10.

  • 6 Per un’esauriente presentazione del corpus epistolare di Mari vd. DURAND 1997, 25-40.

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

Oriente, costituisce un genere che si basa in larga misura su convenzioni e che fa ampio uso di formule ed elementi fissi. Questa formularità si concentra soprattutto nella parte iniziale e nella parte finale della lettera. L’incipit prevede un’intestazione con indicazione del destinatario e del mittente (nome e/o titolo) presentati sulla base della loro relazione reciproca: ad esempio, nelle lettere dei funzionari di Mari, il sovrano è chiamato bêlî “mio Signore”, mentre il funzionario si definisce waradka “tuo servo”. L’intestazione è spesso accom- pagnata da espressioni convenzionali di rassicurazione sullo stato generale delle cose, come âlum NG u ~al#um ^alim “la città NG e il distretto stanno bene” nel caso delle lettere di funzionari e governatori di provincia al sovrano, oppure bulu\ ^almâku ekallaka ^alim “salute! io sto bene e il tuo palazzo sta bene” nel caso delle lettere spedite al sovrano dai membri della sua famiglia 7 . La parte centrale della lettera è costituita dall’indicazione del suo oggetto, general- mente introdotto dalla preposizione a^^um “riguardo a” e in alcuni casi dalla ripresa – verbatim o meno – del contenuto di una precedente missiva 8 . Si veda, ad esempio, l’introduzione di una lettera (ARMT XVIII 15; cfr. Durand 1997, 373, n. 238) inviata da Zimrî-Lîm, assente da Mari, al suo intendente di palazzo Mukannišum 9 :

ARMT XVIII 15: 4-7 [Zimrî-Lîm a Mukannišum]

tup-pa-ka ^a tu-^a-bi-lam e^-me / a^-^um ka-al-gu-uk-ki-im / na4 ga-bi-i-im ù li-iq- tim / ^a ta-a^-pu-ra-am (…)

“Ho ascoltato la lettera che mi hai fatto portare. Riguardo al kalgukkum, alla pietra- gabûm e al liqtum di cui mi hai scritto (…)”

Viceversa, una lettera (M. 5412) inviata da Mukannišum a Zimrî-Lîm fornisce un esempio di ripresa verbatim di una missiva ricevuta in precedenza:

M. 5412: 4-8 (Lafont 2002, 401-402, n. 59) [Mukannišum a Zimrî-Lîm]

a^-^um gi^ nu-ba-lim gal ^a kù-gi / [a-na pu-u\]-\ú-ri-im be-lí ki-a-am / [i^-pu-ra-am u]m-ma-a-mi i~-zi ^a gi^ nu-ba-lim ^a-a-ti / [li-pa-a\-\e 4 -ru] kù-gi-sú li-#í-du / [ú-lu- ma l]i-im-~a-#ú-^u ki-i (…)

  • 7 Nella corrispondenza paleo-babilonese tra privati l’intestazione è piuttosto corredata da benedizioni indirizzate al destinatario: vd. DALLEY 1973, 79-88. Nella corrispondenza reale neo-assira sono di regola auspici di benedizione da parte di varie divinità, talora sostituiti da informazioni sullo stato delle cose: vd. FALES 1983, 10-11.

  • 8 Il riferimento a una precedente missiva consentiva di mantenere una “memoria orale” delle varie tappe del processo comunicativo (vd. DURAND 1997, 34). Il medesimo espediente viene utilizzato nella corrispondenza ufficiale neo-assira: vd. FALES 2001, 125-126.

  • 9 La gran parte della corrispondenza di Mukannišum è stato pubblicata in ARMT XIII e XVIII. Uno studio d’insieme, con la pubblicazione di alcuni nuovi testi, è stato recentemente realizzato da LAFONT 2002, 373-412.

Nicla De Zorzi

“Riguardo al grande carro in oro da smantellare, il mio Signore mi ha scritto in questi termini: “È necessario che si smantellino i montanti di questo carro, che si faccia fondere il suo oro, oppure che lo si martelli. Che ne è stato?”

Alcune lettere trattano argomenti diversi, non necessariamente correlati: in questo caso l’espressione ^anîtam “altra questione” designa il passaggio da un argomento all’altro. La lettera spesso si conclude invocando un intervento da parte del sovrano o segnalando il carattere informativo del messaggio trasmesso attraverso il ricorso alla formula bêlî lû ide “che il mio Signore lo sappia”. Il motivo di tale stereotipia sta nella procedura di redazione. Il mittente della lettera nella maggior parte dei casi dettava allo scriba alcune indicazioni di massima sul messaggio da trasmettere, era poi lo scriba stesso ad occuparsi della redazione sulla base di canovacci prestabiliti 10 . Naturalmente la qualità del testo dipendeva dall’abilità dello scriba; inoltre, come vedremo, la personalità del mittente in alcuni casi poteva influen- zare lo stile della lettera 11 . Se l’intestazione e la chiusura sono caratterizzate da una rigida convenzionalità, la parte centrale, cioè il messaggio vero e proprio, presenta invece una certa variabilità a seconda del tema trattato e dei protagonisti dello scambio epistolare. A ciò si aggiungano la laconicità di alcuni messaggi e l’eventuale assenza di un contesto, che possono complicare o addirittura impedire una reale comprensione da parte del lettore moderno 12 . Tuttavia, poiché questa sezione risulta allo stesso tempo influenzata da strategie retoriche ed espedienti stilistici, che avevano evidentemente lo scopo di contri- buire all’efficacia della comunicazione, può essere indagata con gli strumenti propri dell’analisi letteraria 13 . Analisi di questo tipo sono state sperimentate per il momento solo in maniera limitata e su corpora diversi da quello di Mari 14 . Tuttavia, gli studi che vi sono stati dedicati hanno dimostrato come essa permetta di penetrare le maglie di un meccanismo comunicativo che altrimenti rischierebbe di rimanere in buona parte oscuro a ragione delle sue caratteristiche intrinseche. Per quanto riguarda Mari, sembra che le strategie retoriche variassero anche in maniera significativa a seconda delle circostanze e dei soggetti coinvolti. Ne sono un chiaro esempio le cosiddette “lettere gemelle”, missive con il medesimo contenuto che

  • 10 Per l’utilizzo da parte degli scribi di canovacci prestabiliti nella redazione delle lettere vd. JOANNÈS 1985, 106-109 e CHARPIN 2008, 163-167.

  • 11 Sull’influenza di copisti e mittenti sul linguaggio epistolare vd. DURAND 1991, 60, n. 124.

  • 12 Vd. al riguardo le osservazioni di CHARPIN – ZIEGLER in FM V, 18.

  • 13 I primi studi in questa direzione sono stati realizzati sul corpus epistolare neo-assiro: vd. FALES 1983, 13-16; PONCHIA 1989, 115-128; FALES 2001, 128-133.

  • 14 In generale sulla questione del rapporto tra lettere e letteratura vd. FARBER 1993, 98-102. Analisi di questo tipo sono state tentate per la corrispondenza ufficiale neo-assira (vd. FALES 1983, 13-16) e per quella paleo-babilonese tra privati (vd. TAMMUZ 1998, 379-388 e SALLABERGER 1999, 213-259, cap. IV “Argumentation”, quest’ultimo con relativa bibliografia).

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

un funzionario indirizza a due diversi destinatari, il sovrano e un altro funzionario 15 . Nelle lettere aventi come destinatari i funzionari, le tensioni vengono confessate con maggiore schiettezza e si fa appello a vincoli di tipo personale (amicizia, fratellanza) a scopo di convincimento. Peculiari sono anche le lettere che il sovrano scambia con i membri della propria famiglia, in particolare quelle che le donne, regine e principesse, gli indirizzano; in queste il richiamo ai vincoli di parentela si accompagna alle continue richieste di rassicurazione e invio di notizie 16 . Formule ed espressioni cambiano anche in base ai luoghi di provenienza delle lettere, suggerendo l’esistenza di veri e propri stilemi regionali 17 . Parallelamente, espedienti come domande retoriche, discorsi fittizi, pensieri riportati in discorso diretto, precisazioni, dovevano costituire una sorta di “arsenale” a dispo- sizione del genere epistolografico: ciò è suggerito dal loro ricorrere uniforme e tras- versale ai diversi gruppi di lettere 18 . Molti di essi verranno analizzati singolarmente nel seguito di questo contributo.

1.2. Le procedure

La maggior parte delle lettere di Mari ha come mittente o destinatario il sovrano. Si tratta, in altre parole, di una corrispondenza ufficiale. Il corpus comprende le lettere indirizzate al sovrano da membri della famiglia reale, funzionari provinciali, funzionari di Mari in missione all’estero, sovrani stranieri, ecc. Possediamo anche le lettere che il sovrano, assente dalla capitale, indirizza a membri della sua famiglia oppure ai funzionari rimasti a Mari. In pochi fortunati casi ci sono pervenute sia la lettera indirizzata al sovrano sia la risposta di quest’ultimo. Alcune lettere, benché non direttamente indirizzate al sovrano, gli vengono trasmesse da funzionari di provincia o vassalli, a ragione del giuramento di fedeltà e dovere di informazione a cui sono sottoposti. Di alcune lettere indirizzate a sovrani stranieri dobbiamo supporre che non siano mai state inviate ovvero che se ne sia voluta conservare una copia negli archivi. Il resto del corpus include le lettere che funzionari scrivono ad altri funzionari oppure ai membri della famiglia reale. Ci è pervenuto infine un piccolo lotto di lettere indirizzate a sovrani stranieri, per lo più in contingenze belliche, da funzionari provinciali, che sono state verosimilmente intercettate e seque- strate ai loro messaggeri prima di arrivare a destinazione. La corrispondenza era dunque fortemente voluta dal sovrano e di fatto dipendeva dal suo desiderio di essere messo al corrente di ogni evento, civile o militare, prodottosi all’interno dei territori da lui controllati. Ne consegue che ai subalterni veniva richiesto di dimostrare la propria fedeltà mantenendo il sovrano costantemente informato.

  • 15 Per le “lettere gemelle” aventi come uno dei destinatari Šunu~ra-~âlû vd. SASSON 1988, 329-351 e BONECHI – CATAGNOTI 1994, 55-56. Un consistente gruppo di “lettere gemelle” appartiene alla corrispondenza dei governatori di Qa\\unân: vd. ARMT XXVII, 17-18.

  • 16 Sul linguaggio delle donne vd. DURAND 1984, 174-182.

  • 17 Vd. ARMT XXVI/2 51 (corrispondenza di Yam#ûm); DURAND 1988a, 98-101; CHARPIN 1989, 31 (lettere da Ilân-$urâ); KUPPER 1992, 79-80 (Šušarrâ); CHARPIN 1993b, 94 (usi epistolari delle cancellerie di Ešnunna, Ekallâtum e Mari). Sulla questione anche WASSERMANN 1994, 333, n. 66.

  • 18 Simili espedienti retorici vengono usati nella corrispondenza neo-assira: vd. FALES 1983, 12-14 e FALES 2001, 131.

Nicla De Zorzi

Un piccolo gruppo di testi, noti come “protocolli giurati”, oltre a documentare questa consuetudine, attesta l’utilizzo a Mari di una prassi giuridico-amministrativa ampia- mente applicata in epoca neo-assira 19 . Si tratta di documenti nei quali determinate categorie (funzionari reali, divinatori, intendenti del palazzo, governatori) ovvero interi gruppi sociali (stati vassalli e tribù nomadi) giurano di agire secondo precise direttive, ovvero di non aver agito in maniera contraria alle suddette 20 . L’analisi di questo dossier ha permesso di gettare luce sulle relazioni che il sovrano intratteneva con i suoi subalterni, nonché di indicare quale loro compito principale il dovere di informazione 21 . Si veda, ad esempio, l’incipit del cosiddetto “protocollo dei divinatori”:

ARMT XXVI/1 1: 1-10

[i-na te-re-e-et zi-im-ri-li-im be-lí-ia] / [i-na ne-pé-eš 15 -tim ma-li i]š-ša-k[a-nu-ma a-am-ma-ru] / [ú-lu-ma i-na te-re-et mu-ú]š-ke-nim / [i-na ne-pé-eš 15 -tim ma-li i]š- ša-ka-nu-ma a-am-ma-r[u] / [uzu le-em-na-am ù la da]m-qa-am ma-li a-am-ma-ru / [a-na I zi-im-ri-li-im be-lí-ia] lu-ú a-qa-ab-bi la a-ka-at-ta-mu / uz[u l]e-[em-na- am ù la dam-qa-a]m ša i-na te-re-e-et / I zi-im-ri-l[i-im be-lí-ia i-n]a uzu iz-bi-im ù i- na uzu iz-mi-im / iš-ša-ak-ka-nu-ma a-am-ma-ru / a-na dumu a-wi-lu-tim šum-šu la a-qa-ab-bu-ú

“Al momento di prendere i presagi per Zimrî-Lîm, mio Signore, nel caso di un’extispicina, tutto ciò che si produrrà e che vedrò, oppure nel caso di una presa di presagi per un singolo o nel caso di un’extispicina, tutto ciò che si produrrà e che vedrò, il cattivo oracolo e non favorevole, tutto ciò che vedrò, non mancherò di dirlo a Zimrî-Lîm, mio Signore, e non lo nasconderò. L’oracolo cattivo e non favorevole che si produrrà e che vedrò al momento di prendere i presagi per Zimrî-

  • 19 Per i “protocolli giurati” ritrovati a Mari vd. DURAND 1991, 13-71. Questi protocolli possono essere a ragione considerati i precursori degli adê “patti giurati” di epoca neo-assira: vd. LAFONT 1997, 34-41. I testi di adê sono stati pubblicati da PARPOLA – WATANABE 1988. Tra i numerosi studi che vi sono stati dedicati vd. WATANABE 1987 (Esarhaddon); BRINKMAN 1990, 81-111; LEMAIRE 1997, 125-145 (paragone con la documentazione in ebraico e aramaico); VILLARD 1997, 147-161 (Esarhaddon).

  • 20 1) Nel protocollo detto “degli intendenti del palazzo” questi ultimi giurano di non aver utilizzato i tesori del palazzo a fini personali. 2) Il “protocollo del governatore” riguarda un certo Sûmû-Hadû che giura di non aver protetto fuggiaschi e di non aver intrattenuto relazioni con sovrani stranieri di propria iniziativa. 3) Il “protocollo dei divinatori” prevede il rapporto su tutte le consultazioni divinatorie eseguite, il segreto di stato e la denuncia delle attività sospette. 4) Il “protocollo dei subordinati” prevede la denuncia di ogni tentativo di ribellione. 5) Nel protocollo detto “di Karanâ” i servitori del re Asqur-Addu di Karanâ, vassallo di Zimrî-Lîm, giurano fedeltà al loro sovrano, appena salito al trono, e allo stesso Zimrî-Lîm. 6) Il “protocollo dei beduini” documenta il giuramento delle tribù nomadi di combattere tutti i nemici del sovrano di Mari.

  • 21 Al medesimo dovere rispondevano i funzionari dei sovrani neo-assiri. FALES 2001, 59 e 117-122 individua nel termine ma##artu, lett. “veglia, guardia”, la designazione del compito fondamentale del funzionario, la cui capacità di “vigilanza” si manifesta nella pienezza e nella regolarità dell’informazione al sovrano. Il termine è attestato anche a Mari. In una sua lettera (ARMT XXVI/2 321) Yam#ûm rassicura Zimrî-Lîm in questi termini (ll. 7-8): [i]-na-an-na a-na ma-a#-#a-ar-ti-ia mi- im-ma / [a]-~u-um ú-ul na-di “Ora non sono stato negligente in nulla di ciò che riguarda la mia vigilanza”.

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

Lîm,

mio

Signore,

nel caso

di

un izbum

o

di

un

aborto,

non

lo

riferirò a

chicchessia.”

 

La fitta corrispondenza epistolare tra il sovrano e i suoi subalterni è dunque interpretabile come una conseguenza del dovere di informazione e al tempo stesso come lo strumento principale di adempimento del suddetto. Una lettera di Zakira-@ammû, governatore di Qa\\unân, è in tal senso eloquente 22 :

ARMT XXVII 45: 6-14 [Zakira-@ammû a Zimrî-Lîm]

[a^-^]um \e 4 -[e]m ma-a-at ^u-bar-tim \[e 4 -e]m ha-am-mu-ra-bi / lú k]ur-da ki [ù \]e 4 - em a-tam-ri-[i]m / ^a be-lí ki-a-am i[^-p]u-ra-am um-m[a-a-m]i / \e 4 -ma-am ma-l[i] te-^[e-e]m-mu-{ú} [ma-a~-r]e-em-ma / [a-n]a [#]e-ri-ia ^[u]-up-ra-am / [du]mu m [ e^ ^i-i]p-ri / [a-na #e-e]r be-lí-ia sa-ad-[r]u / [\e 4 -ma-am] ma-li ^a i-na i-mi-it-tim / [ù ^u-me-li]m e-^e-em-mu-{ú} ma-a~-r[e-e]m-ma / [a-na #e-er b]e-lí-ia a-^a-a[p-pa- ar]

“Riguardo alle informazioni sul paese di Šubartum, Hammurabi di Kurdâ e Atamrum di cui il mio Signore mi ha scritto in questi termini: “Tutte le informazioni che sentirai riferiscimele con priorità”. I messaggeri si succedono regolarmente davanti al mio Signore. Tutte le informazioni che sento a destra e a sinistra le riferisco con priorità al mio Signore.”

Molte lettere si concludono con l’ammissione da parte del funzionario di aver adempiuto ai propri obblighi informando il sovrano (^a wardûtîja ana #êr bêlîja a^puram “ho scritto al mio sovrano nella mia qualità di servo”), a cui si chiede di intervenire in funzione della propria “regalità” (^arrûtum), “divinità” (ilûtum) o “altezza” (elûtum), e a cui si rimette la decisione finale su ogni questione (annîtam lâ annîtam bêlî li^puram “che il mio Signore mi scriva così o colà”) 23 . Un’analisi delle espressioni formulari utilizzate nella corrispondenza dei funzionari in riferimento alla volontà del sovrano consente di percorrere le tappe di un processo allo stesso tempo comunicativo e decisionale: il sovrano, che è punto di partenza e di arrivo di tale processo, riceve informazioni “spontanee”, dà ordini e attende rapporti che confermino il loro adempimento. Una parte di queste formule è stata schematizzata nella tab. 1 24 :

  • 22 Per una sintesi dell’attività di Zakira-@ammû vd. LION 2001, 165-167. La gran parte delle lettere dei governatori di Qa\\unân è stata pubblicata in ARMT XXVII. Nuove lettere sono state in seguito pubblicate da CHARPIN 1993c, 165-191; DURAND 1994, 83-114; GUICHARD 1994, 235-272; GUILLOT 1997, 271-290; OZON 1997, 291-305.

  • 23 Per queste espressioni, con relative varianti, vd. DURAND 1991, 63-64. Per un’interpretazione della formula annîtam lâ annîtam vd. HIRSCH 1987, 45-53.

  • 24 Il catalogo di espressioni formulari qui presentato ha carattere esemplificativo.

Nicla De Zorzi

 

Informazione

bêlî lû ide “che il mio Signore lo sappia”

bêlî ana awâtim annîtim liqûl “che il mio Signore presti attenzione a questa questione”

ana \uppim annîm bêlî mâdi^ liqûl “che il mio Signore presti molta attenzione a questa

tavoletta” bêlî warkassu liprus “che il mio Signore faccia una indagine al riguardo”

 

Decisione

bêlî \êm^u li#bat “che il mio Signore prenda la sua decisione”

bêlî li^tal “che il mio Signore decida”

bêlî ^a elî^u \âbat lîpu^ “che il mio Signore faccia ciò che desidera”

 

Ordine

bêlî dannâtim li^kun “che il mio Signore dia ordini fermi”

me~er \uppâtîja bêlî li^abilam “che il mio Signore mi faccia portare risposta alle mie tavolette” bêlî uweranni “il mio Signore mi ha ordinato”

bêlî kiam i^puram “il mio Signore ha scritto in questi termini”

bêlî kiam îpulanni “il mio Signore mi ha risposto in questi termini”

bêlî udanninamma i^puram “il mio Signore ha dato ferme istruzioni”

 

Esecuzione

kîma wûrti / na^parti bêlîja “secondo le istruzioni del mio Signore”

^a qabê bêlîja lûpu^ “che io agisca secondo l’ordine del mio Signore”

kîma ^a bêlî i^apparam lûpu^ “che io agisca come scrive il mio Signore”

mali ^a bêlî i^apparam lûpu^ “che io faccia tutto ciò che il mio Signore ha scritto”

Queste espressioni standardizzate descrivono la totale adesione del funzionario al sistema sopra delineato. Inoltre, se abilmente utilizzate, possono divenire uno strumento con cui “orientare”, seppure discretamente, il processo decisionale: formule come ^umma libbi bêlîja “se è desiderio del mio Signore”, ^umma ni\il bêlîja e ^umma în bêlîja ma~rat “se piace al mio Signore”, vengono spesso impiegate per introdurre suggerimenti. In ogni caso il funzionario non agisce quasi mai di propria iniziativa ed è sempre pronto a rimettersi all’arbitrio del sovrano (bêlî ^a elî^u \âbat lîpu^ “che il mio Signore faccia ciò che desidera”). Il funzionario non si limita ad informare, ma si preoccupa allo stesso modo dell’esaustività e della regolarità dell’informazione. Una delle dichiarazioni più ricor- renti all’interno del corpus epistolare riguarda la necessità di far pervenire al sovrano un “rapporto completo” (\êmum gamrum) su una determinata questione. Altrettanto importante è che il flusso di informazioni non pervenga in maniera incontrollata: in alcuni casi è preferibile attendere che una notizia venga confermata (takittum “confer- ma”) prima di riportarla. Complementari al dovere di informazione sono il mantenimento del segreto di stato (piri^tum) e la delazione di ribellioni, complotti e di ogni tipo di azione sovversiva. Non sorprende dunque che il tema della calunnia (kar#i-^u akâlum) sia ampiamente attestato nella letteratura epistolare: molte lettere riportano le lamentele di funzionari, vassalli e capi di tribù nomadi per il fatto di essere stati calunniati di fronte al sovrano.

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

L’eventuale negligenza riguardo all’esecuzione degli ordini rappresenta una delle principali cause scatenanti la calunnia. Il dovere di informazione non riguarda infatti solo gli eventi esterni ma anche l’operato stesso dei funzionari. Ne consegue la necessità per quest’ultimi di dare continuamente prova della diligenza con cui si adeguano alla volontà del sovrano (mali ^a bêlî i^apparam lûpu^ “che io faccia tutto ciò che il mio Signore scrive”; kîma wûrti / na^parti bêlîja “secondo le istruzioni del mio Signore”) e dell’efficienza con cui portano a termine i propri incarichi. Questo meccanismo relazionale influisce notevolmente sull’organizzazione retorica delle lettere ed ha importanti implicazioni per la presente indagine. Il tempo, o meglio la sua razionalizzazione, riveste indubbiamente un ruolo fonda- mentale nella mentalità amministrativa. In Mesopotamia il sorgere di una società com- plessa con esigenze di gestione e controllo determina, fin dal quarto millennio, la necessità di sovrapporre al tempo imprevedibile della natura un tempo “artificiale”, scandito in unità misurabili, utilizzabile a fini pragmatici 25 . Le lettere, a ragione dei loro legami con la vita reale, forniscono l’occasione di scorgere le peculiarità e i risvolti di quello che potremmo chiamare “il tempo del funzionario” 26 . Alla luce di quanto detto sulla retorica epistolare, è evidente che un’in- dagine di questo genere non si limita solamente all’ottenimento di informazioni sull’ef- fettiva organizzazione del tempo da parte dei funzionari di Mari, ma si volge anche all’indagine delle modalità e dei fini con cui all’interno delle lettere si fa riferimento alla scansione del tempo. Prima di addentrarci in tale analisi è dunque opportuno fornire alcune indicazioni sul lessico della temporalità, quale può essere ricostruito dall’analisi della corrispondenza.

2. Le espressioni di tempo nelle lettere di Mari

L’elenco presentato di seguito è stato articolato in due sezioni: § 2.1) le espressioni che descrivono i diversi momenti della giornata; § 2.2) le espressioni che scandiscono intervalli temporali più ampi (“oggi”, “domani”, “dopodomani”, “l’anno prossimo”), che delimitano le sfere del presente, del passato e del futuro e che fanno riferimento ad indefiniti intervalli di tempo.

2.1. I momenti della giornata

Le lettere di Mari forniscono un cospicuo e variegato elenco di espressioni che definiscono i diversi momenti della giornata 27 . La tabella che segue (tab. 2) riassume in

  • 25 Vd. al riguardo e in dettaglio ENGLUND 1988, 183-185, SELZ 1999, 466-467, e ENGLUND 2004, 32-37.

  • 26 Questa definizione mi è stata suggerita dalla lettura del saggio di LE GOFF 1960, 417-433 (ringrazio M. Jursa per aver richiamato alla mia attenzione questo testo). L’affinità tra gli amministratori mesopotamici e i funzionari medioevali dal punto di vista della percezione del tempo era già stata notata da ENGLUND 1988, 181-182.

  • 27 Queste sono state fatte oggetto di uno studio preliminare da parte di KUPPER 1996, 79-85. Lo schema qui di seguito proposto ha a sua volta carattere esemplificativo.

Nicla De Zorzi

maniera schematica questi termini, proponendo per ciascuno di essi un breve elenco di attestazioni all’interno del corpus epistolare 28 :

   

Terminologia

Parti della giornata Mattino

^êrtum “il mattino”

II

23:7; IV 51:20-21; VI 67:23; XXVI/1 250:7; XXVII 151:59-60

ka#âtum “il primo mattino”

I

103:10’; III 16:10; IV 51:13; V 15:22; XVIII 32:10-11; 23:10; XXVI/2

434:25’

mu^têrtum “il primo mattino”

II

3:14; III 51:13’; IV 64:6; VI 13:26; VI 33:39; VI 36:6; VI 69: 3’; XIII 33:10;

XIV 1:6; XIV 16:16; XIV 115:9; XXIII 94:6; XXVI/1 254:11; XXVI/2 317:12; XXVII 127:8; XXVII 142:17; A. 3935 + M. 7557: 48 in Joannès 1992, 82; FM

 

VIII 46:9

^i~i\ / ^a~ât d utu “levarsi del sole”

  • III 71:7; VI 76:7; XIV 19:14; XXVI/1, 348; A. 2417:33 in Durand 1988a, 100

Pomeriggio

ûmum ma^il “mezzogiorno” IV 76:49’

ûmum ^a~un “il momento della calura”

  • III 62:12; IV 35:6’

mu#lâlum “il pomeriggio, l’ora della siesta”

  • I 129:15; XIV 37:8; XXIII 102:10; XXVI/1 168:31; XXVI/2 298:42-43; XXVII 115: 15, 19; M. 6669:16 in Durand 1990, 272

kinsig/kum “tardo pomeriggio”

  • I 67:19; A. 3935 + M. 7557:30 in Joannès 1992, 82

Sera

nubattum “la sera”

II

93: 8’; II 129:11; III 44:12-13; III 45:13-14; III 46:10-11; VI 25:6’; VI 29:25;

  • X 32:13’; XIII 103:18; XIV:23; XIV 115:7; XXVI/1 16:7; XXVI/2 424:11

lîlâtum “sera; notte” XXVI/1 280:10; A. 2983:22 in Dossin 1972, 121

  • d utu erbet “il tramontare del sole”

  • I 10:24’; IV 45:8’; XIV 9:8; XXVI/2 397:20

tirik ^adîm “l’ombra della montagna”

 

XII

114:7; XXVI/1 210:7; XXVI/2 483:16’; A 4314:7 in Joannès 1994, 140

barâri “alla prima veglia della sera” XXVI/1 54:42; XXVI/2 357:35; A. 250:28 in Lafont 1992, 94

Notte

 

mû^um “la notte”

I

8:13; II 3:16; II 24:5’, 20’; II 83:16; IV 31:6; XIII 111:16; XIII 133:6; XIV

45:9; XIV 70:11; XXVI/1 106:10; XXVI/2 317:7; XXVI/2 392:6; XXVI/2 419:9; XXVI/2 454:8; XXVI/2 521:35; XXVII 116:7; A. 250:9 in Lafont 1992, 94; A. 319:46 in Charpin 1993a, 199

  • 28 Se non altrimenti specificato le attestazioni sono rappresentate da un numero romano che si riferisce al relativo volume di edizione delle lettere di Mari nella serie ARMT.

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

 

mû^îtum “la notte” I 97:18; II 24:7’; II 50: 4’; IV 23:21; IV 29:23; XIII 9:27-28; XXVI/2 358:13;

A. 319:29 in Charpin 1993a, 198 mû^um ma^il “mezzanotte”

XIII 111:16; XXVI/2 357:34

qablîtum “la veglia nel mezzo della notte” X 91:5’; XIV 75:19; XXVI/2 524:6, 10

Per quanto riguarda la prima parte della giornata, il termine ^êrtum designa “il mat- tino” (vd. CAD &/2, 322a). Ampiamente utilizzato per indicare “il primo mattino” è mu^têrtum, che si riferisce propriamente al momento del risveglio (cfr. il verbo êrum “svegliarsi”; vd. CAD M/2, 289a). Il termine ka#âtum descrive la frescura delle prime ore del giorno (cfr. il verbo ka#ûm “diventare freddo”; vd. CAD K, 263b). Il levarsi del sole, ^i~i\ / ^a~ât d utu, può essere utilizzato in senso temporale per caratterizzare il momento della giornata corrispondente all’alba (vd. CAD &/2, 416:3). La metà della giornata è definita dall’espressione ûm ma^il (vd. CAD M, 380a), composta dal sostantivo ûmum “giorno” e dall’aggettivo ma^lu “mezzo”. L’espressione ûmum ^a~un, lett. “il giorno è caldo” (cfr. il verbo ^a~ânum “diventare caldo”, CAD &/1, 78a), sembra potesse essere utilizzata in senso temporale per indicare il momento di maggior calura, cioè il primo pomeriggio 29 . Il termine mu#lâlum definisce propriamente il sonno di metà giornata (cfr. il verbo #alâlum “dormire”; vd. CAD M/2, 243b) 30 . Il termine kinsig/kum indica il “tardo pomeriggio” (vd. CAD K, 387b). Particolarmente ampio è il vocabolario relativo alla sera. Il termine nubattum designa esplicitamente “la sera” (vd. CAD B 169b), così come lîlâtum (pl. tantum; vd. CAD L 184b), che i testi lessicali attestano in unione con il sostantivo naptanum “pasto” nell’espressione naptan lîlâtim “pasto serale” e in opposizione a naptan ^êrim o naptan ka#âtim “pasto del mattino”. Il tramontare del sole, d utu erbet (vd. CAD E, 269:2c), analogamente al suo sorgere, caratterizza un intervallo temporale 31 . L’esatto significato dell’espressione tirik ^adîm “l’ombra della montagna” nelle lettere di Mari è discusso ma sembra venga a sua volta utilizzata per definire le ore della sera che accompagnano il calare del sole 32 . L’avverbio barâri si riferisce al momento della veglia serale (cfr. il sostantivo barârîtum “veglia serale”; vd. CAD B, 105) che probabilmente corri- spondeva al crepuscolo. Il termine mû^um e il corrispondente femminile mû^îtum indicano “la notte” (vd. CAD M/2 291a e 271b rispettivamente). L’espressione mû^um ma^il, parallela ad ûm ma^il, definisce “la mezzanotte” (vd. CAD M/1, 379b). Il sostantivo qablîtum definisce la seconda veglia della notte (vd. CAD Q 3b). In unione con i sostantivi ma##ârtum “veglia notturna” (vd. CAD M/1, 338:3d) e mi^lum “metà” (vd. CAD M/2, 126b) compone l’espressione ina mû^im mi^il ma##ârtim “durante la notte, nel pieno della veglia” (XXIII 102: 4-5).

  • 29 Vd. KUPPER 1996, 80-81.

  • 30 Il termine è stato ampiamente discusso da LANDSBERGER 1916, 36-39.

  • 31 Vd. DURAND 2000, 137.

  • 32 Vd. al riguardo KUPPER 1996, 81.

Nicla De Zorzi

Dal punto di vista grammaticale l’accusativo di tempo è il modo più frequente per indicare la temporalità di un evento, accanto al genitivo preceduto da preposizione 33 . Nel primo caso, ad esempio: ka#âtam “di prima mattina”, mu#lâlam “di pomeriggio, all’ora del sonno pomeridiano”, mû^îtam “di notte”. Nel secondo caso, ad esempio: ana ka#âtim / ina ka#âtim “a prima mattina”, adi mu^têrtim “fino a prima mattina”, i^tu mu^têrtim “da prima mattina”, lâma ^i~i\ d utu “prima del levarsi del sole”, (ina / ana) pân mû^im “all’inizio della notte”. Molte espressioni di tempo si costruiscono con sostantivi al caso genitivo preceduti da preposizione e con aggiunta di pronome possessivo suffisso, di solito di 3 a persona (m.s. -^u; f.s. -^a), che rimanda al soggetto grammaticale della frase 34 . È attestato anche il ricorso all’accusativo di tempo con aggiunta di pronome possessivo suffisso:

nubatta^a (XXVI/1 16:7) 35 . L’espressione ina mû^î^um in XXVI/2 317:7 costituisce un hapax 36 . L’accusativo di tempo può essere accompagnato dall’enclitica –ma con valore enfatico 37 : mu^têrtamma (FM VIII 46:9) “di prima mattina”, mû^îtamma (FM VIII 8:22’) “di notte”. La lettera XIII 9:27-28 documenta un mû^îtumma che J. Bottéro (ARMT XIII, 29) interpreta “il faisait nuit”. Degna di menzione è l’espressione mû^am mû^ânîma (XXVI/2 419:9; XXVII 116:7), con suffisso avverbiale enclitico –âni, interpretata da ARMT XXVI/2, 307 con il significato di “in piena notte” 38 .

2.2. Ulteriori locuzioni avverbiali temporali

Per quanto riguarda gli avverbi di tempo riferibili alle sfere temporali del presente, passato e futuro (tab. 3) 39 .

  • 33 Vd. FINET 1954, 119-122 e von SODEN 1952, 215-216. Sulle espressioni di tempo precedute da preposizione nella documentazione paleo-babilonese (inclusa Mari) vd. FLEMING 1997, 675-692.

  • 34 Sulle locuzioni avverbiali temporali accompagnate da pronome possessivo suffisso vd. STOL 1996, 413-424.

  • 35 L’interpretazione di nubatta^a come accusativo avverbiale è stata proposta da J.-M. DURAND (ARMT XXVI/1, 117, n. b). Vd. al riguardo STOL 1996, 416.

  • 36 CHARPIN 1988, 82 traduce “la nuit même” e rimanda all’espressione parallela ûm-^um (von Soden 1952, 111 “täglich”). KUPPER 1996, 83, n. 16 ipotizza “une confusion avec l’emploi du suffix adverbial -^um”. Vd. al riguardo STOL 1996, 417.

  • 37 Vd. FINET 1954, 279-281 e recentemente COHEN 2001, 85-104.

  • 38 STOL 1996, 417 propone “Nacht um Nacht”. Sulle formazioni avverbiali con –âni vd. FARBER 1982, 37-47.

  • 39 Sulle locuzioni avverbiali temporali nelle lettere di Mari vd. FINET 1956, 118-119; in generale vd. von SODEN 1952, 119 (§72a-c) e 215-216 (§119a-i).

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

Presente

Passato

 

Futuro

inanna “ora”

panânu(m) “prima”

 

(w)arkânu(m) “dopo”

pâna “prima”

 

(w)arka/i “dopo” ullum “dopo” IV 5:21; VI 12:56; XIV 16:38; XXVI/1 154:2’; XXVI/2 71:10 dâri^ “per sempre” IV 50:8; X 1:12; X 104:14

i^tu pâna warki / i^u pâna adi/ana u warka “per sempre”

 

X

3:7’; X 84:6; XXVI/2 329: 23’-24’; FM VIII 33:21

 

ûmam “oggi”

am^âli “ieri”

urram “domani”

VI 10:9; VI 11:9; VI 12:13; VI

II 81:26; III 59:7; V 43:17; VI

IV 22:22; IV 51:13; IV 64:6; VI

58:15; VI

33:22; XXVI/2

10:8; VI 32:5, 18; VI

36:5; VI

5:14; VI 10:11; VI 11:10; VI

367:6; XXVI/2 368:5; XXVII

58:6; VI 62:31; VI 67:11; X

12:14;

XIII

125;

XIII

147;

116:20, 22

171:12; XIII 19:10

 

XXVI/2 302:13; XXVI/2 402:25;

ullîmîtam “l’altro ieri” III 5:17; III 27:8; III 69:9’; XIII

XXVII 112:29; XXVII 25:14; FM VIII 15:29

137:8

 

ullîti^ “dopodomani”

^addaqdam “l’anno scorso”

 

IV 22:22; VI 13:13

I

36:32;

I

41:21;

II

28:4;

II

61:16; VI 43:5; X 39:15; X

156:12; XIV 69:26

 

matîma “in un qualche momento nel passato o nel futuro” II 39:42; X 65:11; X 83:9’; X 179:8; XXVII 161:31; FM VIII 6:21

 

Immediatezza

qâtam ana qâtim

II 105:17; III 28:11; III 52:13; III 67:7; III 68:7; III 71:20; IV 65:10; VI 32:7; XIII 26: 13’; XIII 111:10;

XIII 144:36; XIV 4:13; XIV 6:30; XIV 27:9; XIV 37:10; XIV 45:13; XIV 47:8; XIV 60:24; XIV 84:7’;

  • XXVII 61:9; XXVII 71:41; XXVII 72:18; XXVII 73:10; XXVII 83:14; XXVII 93:17; XXVII 168:25;

  • XXVII 177:28; XXVIII 35:16; A. 2801:9 in Dossin 1966, 118

 

Il momento presente è definito dall’avverbio inanna “ora” (vd. CAD I, 142a) che svolge un ruolo fondamentale all’interno dei testi epistolari poiché segnala la parte dell’“iniziativa” 40 . Viene spesso utilizzato in congiunzione con l’avverbio enunciativo a(n)numma “ora” (vd. CAD A, 147b) per introdurre ciò che il mittente della lettera sta facendo ovvero si dispone a fare nel momento in cui scrive 41 . Si presenta da solo oppure preceduto da preposizione: (ina) kîma inanna “proprio ora; nelle attuali circostanze”, i^tu inanna “da ora”, inûma inanna “in questo momento”, adi inanna “fino ad ora” 42 . La sfera del passato è definita dal’avverbio pânânu(m) “prima, in precedenza, nel passato” (vd. CAD P, 78b). L’aggettivo femminile pânîtum (CAD P, 82a) al caso

  • 40 Vd. SALLABERGER 1999, 144-146 e LIMET 2003, 326-327.

  • 41 Vd. FINET 1954, 129, VON SODEN 1952, 219 (§121a) e LIMET 2003, 324-326.

  • 42 Per le espressioni temporali introdotte dalle preposizioni ana, ina, i^tu, adi, ecc. vd. FLEMING 1997, 676-680.

Nicla De Zorzi

genitivo preceduto da preposizione costituisce la locuzione avverbiale ina pânîtim “in precedenza”. L’accusativo avverbiale pânîtam(ma) “prima” è spesso usato nella locuzione modale qâtam pânîtam(ma) “come prima; nello stesso modo di prima” (vd. CAD Q, 163a). La forma pâna(ma) “prima; in passato” (CAD P, 76b) ricorre con frequenza preceduta da preposizione: i^tu pâna(ma) “da (molto) tempo”. Significato affine ha anche l’espressione i^tu ûmî madûtim “da molti giorni”. La sfera temporale del futuro è definita dagli avverbi (w)arkânum “dopo, più tardi” (vd. CAD A/2, 273a) e (w)arka “dopo” (vd. CAD A/2, 271a). L’avverbio dâri^ “per sempre” (vd. CAD D, 113a) viene occasionalmente utilizzato a Mari nell’espressione ana dâri^ ûmî per indicare la durata nel futuro 43 . L’espressione i^tu pâna u warka (varianti: i^tu pâna warki, i^tu pâna adi warka, i^tu pâna ana warka) “in ogni tempo” definisce una continuità temporale che si estende dal passato al futuro 44 . Un certo numero di avverbi definisce la scansione “ieri-oggi-domani”. L’avverbio am^âli “ieri” (vd. CAD A/2, 79a) viene utilizzato da solo oppure in unione con una preposizione (ad esempio: adi am^âli “fino ad ieri”). La forma am^âlîtam (II 81:26) è attestata in sostituzione di am^âli 45 . “Oggi” è indicato dall’accusativo avverbiale del sostantivo ûmum “giorno” (vd. AHw 1418b). Spesso nelle lettere compare in oppo- sizione ad urram “domani”. Preceduto da preposizione e con l’aggiunta di pronome possessivo suffisso di 3 a m.s. -^u, ina ûmî^u, indica “quello (stesso) giorno” (cfr. inûmî^u “quel giorno”). L’avverbio urram “domani” (vd. AHw 1432b) è particolar- mente frequente in unione con il sostantivo ^êram “il mattino” nella locuzione avverbiale urram ^êram, lett. “domani, al mattino”, con il significato di “presto, in futuro” 46 . Sono attestati anche gli avverbi ullîti^ “dopodomani” (vd. AHw 1409b), ullîmîtam “l’altro ieri” (vd. Durand 1998, 469) e ^addaqdam “l’anno scorso” (vd. CAD &/1, 38b). Quest’ultimo compare come accusativo avverbiale oppure al genitivo pre- ceduto da preposizione (ad esempio: i^tu ^addagdim “dall’anno scorso”). Degna di menzione è anche l’espressione (ana / ina) rê^ war~im che designa tanto la fine quanto l’inizio di un mese 47 . Per indicare un intervallo indefinito di tempo nel passato e nel futuro si trova l’avverbio matîma “in un qualche momento” (vd. CAD M/1, 409b), da solo oppure preceduto da preposizione (i^tu matîma “da un po’ di tempo”). L’espressione qâtam ana qâtim “subito, immediatamente” (CAD Q, 165b) definisce l’immediatezza dell’azione 48 . Questa locuzione avverbiale conosce un ampio utilizzo all’interno dei testi di Mari, in alcuni casi con l’aggiunta della particella enclitica -ma:

qâtam ana qâtimma, qâta ana qâtimma e qâta qâtimma. Sono inoltre attestate le forme abbreviate qâtaqâti (IV 65:10) e qâtamqâti (III 67:7). La lettera A. 2801:9 (= LAPO 1

  • 43 Vd. DURAND 2000, 421 (“au fil des jours”).

  • 44 Vd. DURAND 1997, 388 (“en tout temps”) e DURAND 2003, 7.

  • 45 DURAND 1997, 376 osserva: “Am^alîtam est une forme propre l’heure à Mari au lieu am^ali”.

  • 46 Vd. Ibid., 461 (“bientôt”).

  • 47 Vd. DURAND 1987, 39-40, e HEIMPEL 1996, 8-9.

  • 48 AHw 911a sub qâtu E 3) traduce qâtam ana qâtim con “Zug um Zug, sofort”; VON SODEN 1952, 216 “Hand um Hand”; FINET 1954, 127 “sur-le-champ”.

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

268) attesta anche la forma qâtam ana qâtassumma che rimane per il momento un hapax 49 . Prima di procedere con l’analisi della funzione di queste espressioni all’interno delle lettere di Mari, sono necessarie alcune precisazioni sulla concezione del tempo in Mesopotamia, in particolare sulla relazione tra passato, presente e futuro. Il termine accadico per definire il passato, pânânu(m), corrispondente al sumerico IGI, è etimo- logicamente connesso all’accadico pânum “davanti” (al plurale pânû “volto”). Paralle- lamente il termine accadico per il futuro, cioè warkâtu(m), corrispondente al sumerico EGIR, designa anche ciò che sta “dietro” 50 . In questo modo si viene a delineare un’idea soggettiva del tempo per la quale il passato, rappresentando ciò che l’individuo ha già vissuto e dunque conosce, è sempre davanti ai suoi occhi, mentre il futuro, non ancora oggetto di esperienza e dunque sconosciuto, segue l’individuo, collocandosi dietro di lui. Vedremo nel paragrafo che segue le conseguenze pratiche di questa visione del tempo.

3. La scansione del tempo nelle lettere di Mari

3.1. Il tempo del funzionario

L’organizzazione del tempo costituisce una parte integrante dei meccanismi relazionali propri della corrispondenza ufficiale. All’interno di questa documentazione il tempo del funzionario appare totalmente vincolato alle esigenze del sovrano, che pretende rapidità (ar~i^ “rapidamente”) e sollecitudine (qâtam ana qâtim “imme- diatamente”) nell’esecuzione degli ordini a partire dal momento o dal giorno stesso della ricezione/lettura della sua missiva (\uppî annêm ana ^emêm “non appena ascolterai questa mia lettera”; ûm \uppî annêm te^emmû “il giorno in cui ascolterai questa mia lettera”). I funzionari, nella maggior parte dei casi, dimostrano di adeguarsi a questo sistema, talvolta addirittura anticipando gli ordini del sovrano. Nella lettera ARMT XXVII 61 Zakira-@ammû dichiara:

ARMT XXVII 61: 4-20 [Zakira-@ammû a Zimrî-Lîm]

a^-^um lú sipa ^a da-ri-i^-li-b[ur ^]a in-na-bi-tu / ^a be-lí i^-pu-ra-am la-ma \up-pí be-lí-ia / i-^a-ka-dam (sic) lú tur da-ri-i^-[l]i-bur / ^a i-na za-ar-ri ki wa-a^-bu il-li- kam-ma / ki-ma lú sipa ^u-ú ~a-al-qú iq-bé-em-ma / qa-tam a-na qa-tim-ma a-na \à- ba-tim ki / zi-il-~a-an ki a-na a-~a-zi ^a ~a-bu-úr / ù a-[n]a i-[b]a-al-pí-an me-er- ~i-im / á^-ta-pa-ar um-ma a-na-ku-ma / lú sipa ^a da-ri-i^-li-bur / in-na-bi-tam / lú ^u-ú sa-mi-sa-ru-um 51 / ú-ul ab-bu-tam ^a-ki-in / lú ^u-ú i-na qa-ti-ku-nu la-a u#-#í / an-ni-tam a^-pu-ur-^u-nu-^i-im i-na-an-na / \up-pí be-lí-ia e^-me-ma qa-tam-[m]a / a^-pu-ur-^u-nu-^i-im

  • 49 Secondo DURAND 1997, 419: “La forme qâtassum-ma est analogue au distributif ^anassum-ma avec l’adjonction mécanique de ana comme marquer du cas oblique”.

  • 50 La terminologia metaforica per descrivere le sfere temporali del passato e del futuro è stata più volte fatta oggetto di analisi. Vd. WILCKE 1982, 31-34; MAUL 1997, 109-110; ARCHI 1998, 80-81; STRECK 2003, 424-431.

  • 51 Per una possibile lettura ú ! -ul ! sa-ru-um “non porta tatuaggi” vd. ARMT XXVII, 126, n. c.

Nicla De Zorzi

“Riguardo al pastore di Dâri^-Lîbur che è fuggito, riguardo al quale il mio Signore mi ha scritto, prima che mi arrivasse la tavoletta del mio Signore, un servo di Dâriš-Lîbur che vive a Zarri è venuto da me e, appena mi ha detto che questo pastore era sparito, immediatamente ho scritto a |âbatum, a Zilhân, agli a~~âzum delle rive dello @abur, e ad Ibâl-pî-El, il me~rûm, in questi termini: “Un pastore di Dâriš-Lîbur è fuggito. Quest’uomo è un (?), non porta il marchio di schiavo. Quest’uomo non deve sfuggirvi”. Ecco ciò che ho scritto loro. Ora, dopo aver sentito (leggere) la tavoletta del mio Signore, ho scritto loro negli stessi termini.”

Si osservi come il governatore evidenzi la solerzia (l. 9 qâtam ana qâtim) e l’abilità con cui ha saputo gestire la situazione prima ancora di avere ricevuto un ordine ufficiale (ll. 5-6 lâma \uppi bêlîja ika^^adam “prima di ricevere la lettera del mio Signore”). Il successivo arrivo di una lettera di Zimrî-Lîm sulla stessa questione (ll. 18-19 inanna \uppi bêlîja e^me “ora ho sentito (leggere) la tavoletta del mio Signore”), come segnalato nella sezione conclusiva, non viene trascurato, ma la coincidenza di intenti tra il governatore e il sovrano è segnalata dall’avverbio modale qâtamma (l. 19) “negli stessi termini, nello stesso modo” 52 . La corrispondenza documenta anche casi “eccezionali” come quello di Mukannišum, intendente del palazzo di Mari, protagonista in negativo di un intenso scambio epi- stolare nel quale il sovrano si lamenta di continui ritardi e inadempimenti, arrivando ad affermare di aver scritto al funzionario “un numero infinito di volte” (^û^î^u, lett. “sessanta volte”) senza aver mai visto esaudite le proprie richieste (vd. ARMT XVIII 8:6; cfr. Durand 1997, 248-249, n. 111). Viceversa, può accadere che sia il funzionario a dichiarare di aver invano sollecitato l’intervento del sovrano in più di un’occasione (1-^u 2-^u ana #êr bêlîja a^puram “una volta, due volte ho scritto al mio Signore”): in questo caso dobbiamo pensare che non si volesse rimproverare al sovrano una mancanza, quanto giustificare l’eventuale sospen- sione o dilazione di un’attività amministrativa, dimostrando contemporaneamente di mantenere il livello di informazione previsto. Il tempo del funzionario appare in generale costellato di doveri da assolvere e di cui rendere conto in maniera regolare e precisa, al punto che il mancato compimento di una missione può essere giustificato adducendo a propria difesa la necessità di svolgere altri incarichi. Ad esempio, nella lettera ARMT XIV 27 (cfr. Durand 2000, 145-146, n. 996; ripubblicata in FM VIII 19) Yaqqim-Addu, governatore di Saggarâtum, spiega il ritardo con cui raggiungerà Zimrî-Lîm a Qa\\unân con queste parole 53 :

ARMT XIV 27: 4-33 [Yaqqim-Addu a Zimrî-Lîm]

t[u]-^a-ma a-n[a qa-a]t-tu-na-an ki / al-li-ik ù t[u]p-pí be-lí-ia a^-^um gi^ má / ^a a-na [n]a 4 le-qé-e-em i#-ba-tu / a-na ia-sà-ad-di-an ki il-li-kam / mi-im-ma a-na qa-at-tu-

  • 52 Su qâtamma nelle lettere di Mari vd. CHARPIN 1989-90, 100.

  • 53 La gran parte della corrispondenza di Yaqqim-Addu è stata pubblicata in ARMT XIV. Nuovi testi sono stati in seguito pubblicati da BONECHI CATAGNOTI 1994, 55-82 e BONECHI CATAGNOTI 1997, 777-780.

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

na-an ki ú-ul al-li-ik / gi^ ^a a-na na 4 le-qé-e-em qa-tam a-na qa-tim-ma / u^-[t]a- a#-bi-it ia-ta-rum / qa-du #a-bi-^u ù me^ ga-ni-ba-ta-i ki / [a-n]a na 4 le-qé-e-em a\- ru-ud / ù 1 gi^ ^a 20 a-gàr a-na i-[m]a-ar ki / [u]^-ta-[a]#-bi-it / i^-t[u gi^ m]á ^i-i / ga-ni-b[a-t]am ki i-ti-qú / tup-pí be-lí-ia a^-^um esir / a-na gi^ ^u-ur-ku-bi-im / ik- ^u-dam ^um-ma-an la-ma #a-ba-at gi^ má / tup-pí be-lí-ia i-ka-a^-^a-d[a]m / esir ^a ki-ma i-na qa-ti-ia i-ba-a^-^u-ú / u^-ta-ar-ki-ma-an i-na-an-na / a^-^um u 4 -um ~a- da-nim ^a ti-bu-tim / ^a d igi-kur qé-er-bu a-na qa-at-tu-na-an ki / ú-ul al-li-ik um-ma a-na-ku-ma / a-na qa-at-tu-na-an ki a-al-la-ak-ma / #a-bu-um ti-bu-ti a-na d igi-kur ú-~a-ar-ma / be-lí mi-nam a-pa-al a^-^u[m k]i-a-am / at-ta-ak-la u 4 -um tup-pí an- né-em / a-na #e-er be-lí-ia ú-^a-bi-lam / [n]a ? (e*)-pí-i^-tam i-na zi-ib-na-tim ki / ap- qí-id-ma ma-a~-ri-it #a-bi-i[m] / a\-\ar-dam a-na-ku ur-ram a-ka-a^-^a-d[a]m

“Sembra dovessi andare a Qa\\unân. Ma la tavoletta del mio Signore relativa alla barca che doveva partire per prendere la pietra è arrivata a Yasaddi-El, (pertanto) non sono assolutamente andato a Qa\\unân. Immediatamente ho fatto equipaggiare la barca che doveva prendere la pietra ed ho inviato Yatarum insieme con le sue truppe e dei Ganibatei a prendere la pietra. Inoltre, ho fatto partire una barca di 20 ugar verso Imâr; dopo che questa barca ha passato Ganibatum, mi è arrivata la tavoletta del mio Signore relativa al bitume da far caricare sulla barca. Se la tavoletta del mio Signore fosse arrivata prima della partenza della barca, vi avrei caricato tutto il bitume di cui dispongo. Ora, poiché il giorno fissato per la partenza dei lavoratori verso il @abur si avvicina, non sono andato a Qa\\unân. Mi sono detto: “Se parto per Qa\\unân la truppa che devo condurre al @abur ritarderà. Come potrò scusarmi con il mio Signore?”. Per questo sono rimasto. Il giorno in cui ho fatto portare questa tavoletta al mio Signore sono passato a distribuire loro viveri a Zibnâtum, poi ho mandato l’avanguardia. Io arriverò domani.”

Il tema del ritardo nel ricongiungimento con il sovrano, causa di calunnia e discredi- to, ricorre con una certa frequenza nella corrispondenza dei funzionari. La lettera non si apre con l’abituale riferimento ad una precedente missiva bensì con l’indicazione ex abrupto di ciò che preoccupa Yaqqim-Addu, l’impossibilità di recarsi a Qa\\unân nei tempi previsti: questo sentimento viene comunicato in maniera enfatica, attraverso una frase irreale introdotta dalla particella tu^^âma 54 . Il seguito della lettera descrive il continuo avvicendarsi di ordini e impegni che Yaqqim-Addu ha portato a termine con sollecitudine (l. 9 qâtam ana qâtimma “imme- diatamente”) e buona volontà (ll. 19-22), benché alcuni gli siano stati affidati senza preavviso; essi hanno inevitabilmente ritardato la sua partenza ma non gli impediranno di raggiungere il sovrano quanto prima (l. 33 urram “domani”).

54 Per l’uso dell’enclitica –ma con funzione enfatica nella letteratura epistolare paleo-babilonese vd. recentemente COHEN 2001, 85-104. La particella tu^^â viene normalmente utilizzata a Mari per indicare l’irrealtà (vd. DURAND 1997, 309). In particolare, come osservato da KREBERNIK – STRECK 2001, 67: “Die Partikel stellt – in etwa deutschem scheinbar entsprechend – eine Aussage als falsche Meinung oder falschen Anschein hin, worauf die implizite oder explizite Korrektur meist unmittelbar folgt”.

Nicla De Zorzi

Il tempo del funzionario appare a questo punto non solo regolare (e regolato), ma anche malleabile e soggetto a pause ed eventi inattesi. Tuttavia, proprio nelle circostan- ze impreviste egli ha la possibilità di dimostrare la propria abilità salvaguardando il normale funzionamento del sistema amministrativo. In ARMT XIV 37: 8-12 (cfr. DURAND 1997, 283, n. 146) e ARMT XIV 45: 9-15 (cfr. DURAND 1997, 284, n. 148) Yaqqim-Addu riferisce a Zimrî-Lîm lo svolgimento dei propri compiti in questi termini:

ARMT XIV 37: 8-12 [Yaqqim-Addu a Zimrî-Lîm]

[u 4 ]-11 ? -kam mu-u#-la-lam / [tup-p]í be-lí-[i]a ik-^u-dam-ma / [qa-tam] a-na qa- tim ~u-ur-p[a-t]am ^e-t[i] / [a-n]a gi^ má-tur ú-^a-ar-ki-ba-am-ma / [a]s-ki-pa-am

“Il giorno 11, all’ora del sonno pomeridiano, mi è arrivata la tavoletta del mio Signore. Immediatamente ho fatto caricare questo ~urpatum su una barca e l’ho fatto partire.”

ARMT XIV 45: 9-15 [Yaqqim-Addu a Zimrî-Lîm]

pa-an mu-^i-im / I ki-ib-ri-i^tar / tup-pí be-lí-ia / ú-^a-ak-^i-dam-ma / qa-tam a-na qa-tim ku ~á ^u-nu-ti / i-na gi^ má-tur ú-^a-ar-ki-ba-am <-ma> / as-ki-pa-am

“Kibri-I^tar mi ha fatto arrivare la tavoletta del mio Signore all’inizio della notte. Immediatamente ho fatto caricare queste corde su una barca e le ho fatte partire.”

In entrambi i casi il funzionario evidenzia implicitamente la rapidità (qâtam ana qâtim “immediatamente”) con cui ha adempiuto ai propri doveri, nonostante la circostanza temporale avversa (mu#lâlam “l’ora del sonno pomeridiano” e pân mû^im “l’inizio della notte”) in cui ha ricevuto gli ordini del sovrano. In altri termini: una circostanza temporale reale viene riferita non tanto come coordinata diacronica quanto come strumento di persuasione.

3.2. La retorica del tempo

Nella maggior parte delle lettere la temporalità è implicita oppure definita dalla contrapposizione tra un “prima” (ina pânîtim) e un “ora” (inanna), ovvero dal riferi- mento alle tappe dello scambio epistolare; ciò avviene evidentemente perché il destina- tario non aveva bisogno di ulteriori chiarimenti per contestualizzare in maniera corretta il messaggio ricevuto. Tuttavia, alcune lettere sono caratterizzate da una dovizia di indicazioni temporali:

ne consegue che la collocazione degli eventi all’interno di una precisa cornice temporale doveva avere in alcuni casi una particolare importanza nell’ambito del processo comunicativo, e che probabilmente spettava al mittente il compito di decidere quando e quanto essere esplicito a questo riguardo.

La scansione del tempo nelle lettere di Mari: usi retorici e prassi amministrativa

Nella lettera ARMT XXVII 115 (ARMT II 129, cfr. Durand 2000, 237-238, n. 1063) Zimrî-Addu, governatore di Qa\\unân, descrive al sovrano le circostanze dell’assassinio del gerseqqûm (“domestico”) Bêlî-a^arêd da parte del figlio con queste parole 55 :

ARMT XXVII 115: 5-26 [Zimrî-Addu a Zimrî-Lîm]

dumu be-lí-igi-du lú gìr-sé-ga / i-na qa-a\-\ú-na-an ki im-ra-a#-ma / a-na a-bi-^u a-na ma-ri ki i^-pu-ur / um-ma-a-mi ku-u^-dam be-l[í]-igi-du / ik-^u-dam-ma a-di dumu- ^u {i}-nu-~u / u 4 -10-kam ú-^i-ib-ma dumu-^u {i}-nu-u~-ma / nu-ba-tam a-na ra-~a- tim ki nu-[k]u-ri-im / pa-nam i^-ku-un / {i}na u 4 -mi-im ^a a-na nu-ku-r[i-im] / [p]a- nam i^-ku-nu / mu-u#-la-lam i-na é na-ap-[\à-ri-^]u / ú-^a-ar-bi-im-ma il-KI-ma dumu-^u / ki-^a-as-sú i-na gír zabar / ik-ki-ìs a-na-ku i^-tu a-^[à*-li]m* / mu-u#-la- lam ak-^u-dam-ma / ^u-ú ki-ma pa-ni-^u a-na #e-ri-ia / I&-~u-ra-am-ma a-na é-tim i-te-er-ba-am / a-na i-ni-^u tu-^a-ma #a-al-la-ku a-na da-ki-ia / pa-né-^u [i]^-ku- nam a^-~i-i\ / lú [^]a-a-tu a#-ba-at-ma / a-na ne-pa-ri-im ú-^e-ri-i[b-^]u

“Il figlio del gerseqqûm Bêlî-a^arêd si è ammalato a Qa\\unân e ha scritto a suo padre a Mari: “Vieni da me”. Bêlî-a^arêd è arrivato ed è rimasto 10 giorni, fino alla guarigione di suo figlio. Quando suo figlio è guarito, si è preparato a partire la sera per Ra~âtum. Il giorno in cui si è preparato a partire, all’ora del sonno pomeridiano, si è assopito senza forze nel suo ostello, quando suo figlio gli ha tagliato la gola con un coltello di bronzo. Io stesso sono arrivato dal campo all’ora del sonno pomeridiano, quando quello, nel momento in cui si è accorto di me, è entrato in casa. Ai suoi occhi avrei dovuto dormire: si apprestava ad uccidermi, (ma) (gli) sono saltato addosso, ho preso quell’uomo e l’ho fatto entrare in prigione.”

L’esatta successione degli eventi è scandita tramite l’utilizzo di avverbi (l. 11 nubattam “di sera”; l. 15 e l. 19 mu#lâlam “all’ora del sonno pomeridiano”), prepo- sizioni (l. 9 adi; l. 20 kîma) ed espressioni temporali (l. 10 u 4 -10-kam “dieci giorni”; l. 13 ina ûmim ^a “il giorno in cui”). La prima parte della lettera, in cui viene presentato l’antefatto, è caratterizzata da una certa ripetitività, che esprime una volontà di precisione nel riportare le vicende: l. 8 ku^dam “vieni” – l. 9 ik^udam “giunse”; l. 9 adi mârî^u inû~u “fino alla guarigione di suo figlio” – l. 10 mâr^u inû~ “suo figlio guarì”; ll. 11-12 ana nukkurim pânam i^kun “si preparò a partire” – ll. 13-14 ^a ana nukkurim pânam i^kunu “(il giorno in cui) si preparò a partire”. Questa scrupolosità può essere giustificata alla luce di tre fattori reciprocamente collegati: la gravità dell’episodio, il dovere di informazione nei confronti del sovrano, il desiderio di Zimrî-Addu di dimostrarsi efficiente nell’a- dempimento di tale dovere. Nella seconda parte della lettera, dalla comparsa in scena di Zimrî-Addu fino alla conclusione, viene invece messa in evidenza l’abilità e la rapidità con cui il funzionario ha saputo risolvere il caso, evitando di venire a sua volta ucciso. Zimrî-Addu si

  • 55 Per una sintesi dell’attività di Zimrî-Addu a Qa\\unân vd. ARMT XXVII, 26-29 e recentemente LION 2001, 167-170. Sulla carica di gerseqqûm vd. DURAND 1997, 85-86.

Nicla De Zorzi

dimostra allo stesso tempo abile nell’indovinare le intenzioni del patricida e astuto nello sfruttare a proprio vantaggio la circostanza temporale – il momento del sonno pomeridiano – di cui quest’ultimo aveva a sua volta approfittato per compiere il delitto:

si noti a questo riguardo l’enfasi con cui viene riportato il particolare aneddotico del finto sonno (l. 23 ana înî^u tu^^âma #allâku “ai suoi occhi avrei dovuto dormire”). Esaustività, solerzia, rapidità e astuzi a sono le qualità che Zimrî-Addu sembra attribuirsi e voler mettere in luce. I fatti vengono dunque ricostruiti e riferiti in maniera tale da trasmettere, allo stesso tempo, una precisa immagine di sé quale scrupoloso ed efficiente esecutore degli ordini. Evidentemente per un funzionario mariota raramente il dovere di informazione si risolve in una semplice, meccanica indicazione dei fatti; al contrario, la scelta dell’og- getto del messaggio assume un’importanza decisiva quanto quella della modalità di trasmissione, soprattutto quando è in gioco la propria credibilità. Un atteggiamento simile si riscontra in ARMT XIV 1 (cfr. Durand 1997, 347-349, n. 215), nella quale Yaqqim-Addu riferisce a Zimrî-Lîm della cattura di una leonessa nei pressi di Bît-Akkaka e chiarisce le circostanze che hanno portato alla sua morte:

ARMT XIV 1: 4-27 [Yaqqim-Addu a Zimrî-Lîm]

1 sal ur-ma~ i-na ru-ug-bi-[im] / ^a é-ak-ka-ka ki mu-<^i>-tam i#-#a-b[i-i]