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Scienza

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Vai a: Navigazione, cerca Scienza il distinguere quello che si sa da quello che non si sa
(Galileo Galilei)

Per scienza si intende un complesso organico di conoscenze ottenuto con un processo sistematico di acquisizione delle stesse allo scopo di giungere ad una descrizione precisa della realt fattuale delle cose. Le regole che governano tale processo di acquisizione di conoscenze sono generalmente conosciute come metodo scientifico. In ambito moderno, gli elementi chiave del metodo scientifico sono l'osservazione sperimentale di un evento (naturale o sociale), la formulazione di un'ipotesi generale sotto cui questo evento si verifichi, e la possibilit di verifica dell'ipotesi mediante osservazioni successive. Uno degli elementi essenziali affinch un complesso (limitato o meno) di conoscenze possa essere ritenuto "scientifico" la sua possibilit di essere falsificabile mediante una opportuna procedura. Alcune scoperte scientifiche sono in realt intuitive, ma altre no. La teoria atomica, per esempio, implica che un pesante masso di granito, solido, duro, grigio, in realt formato da una combinazione di particelle subatomiche priva di propriet intuitive, che si muovono molto rapidamente in una area consistente di uno spazio quasi del tutto vuoto. Molti preconcetti sul funzionamento dell'universo sono stati messi in discussione da molte scoperte scientifiche, altri sono invece sorprendentemente confermati.

Indice
[nascondi] 1 Etimologia 2 Modelli scientifici, teorie e leggi 3 Filosofia della scienza 4 La matematica e il metodo scientifico 5 Obiettivi della scienza 6 Luoghi di scienza 7 Settori scientifici 8 Voci correlate 9 Altri progetti

10 Collegamenti esterni

Etimologia [modifica]

La parola "scienza" deriva dal latino "scientia", che significa conoscenza. Fin dall'Illuminismo questa parola (e la sua origine latina) avevano il significato di qualsiasi sistematica o esatta registrazione della conoscenza. Di conseguenza la "scienza", a quel tempo, aveva lo stesso tipo di significato dato alla filosofia, nel senso pi ampio del termine. Per esempio si distingueva tra "scienze naturali" e "scienze morali"; in queste ultime si comprendeva anche la filosofia, e questo si rifletteva nella distinzione tra "filosofia naturale" e "filosofia morale". Pi recentemente la "scienza" si limitata a ci che chiamiamo scienze naturali. I campi di studio spesso - particolarmente in ambito anglosassone - si distinguono in termini di "scienze pesanti" e "scienze leggere" e questi termini (talvolta considerati umilianti) sono spesso sinonimi, rispettivamente, di scienze naturali e scienze sociali. La Fisica, la Chimica, la Biologia e la Geologia sono tutte forme di "scienze pesanti". Gli studi di Antropologia, Storia, Psicologia e Sociologia qualche volta vengono considerate "scienze leggere". Diffusa anche la tendenza (di derivazione comtiana) di considerare pesanti le scienze pi matematizzate, quali Matematica, Informatica, Fisica e Chimica. I sostenitori di questa suddivisione affermano che la cosiddetta "scienza leggera" non usa il metodo scientifico strictu sensu, ma ammette anche evidenze aneddotiche - o non matematiche - ed utilizza un diverso criterio di rigore rispetto ai canoni del metodo scientifico. Gli avversari di questa suddivisione notano che le "scienze sociali" fanno spesso uso di studi statistici ambientali sistematici e rigorosamente controllati. Fanno anche notare che nelle scienze naturali, per esempio nel campo della biologia comportamentale o nell'Astronomia l'ambiente totalmente incontrollabile e ci si deve limitare alla mera osservazione. Affermano inoltre che anche la "scienza pesante" ha sofferto, e spesso soffre tuttora, di carenze di rigore nel metodo oltre che nella precisione delle osservazioni. Qualche volta il termine "scienza" utilizzato al servizio di campi nuovi e interdisciplinari che fanno uso, almeno in parte, del metodo scientifico, e che in ogni caso aspirano a essere esploratori attenti e sistematici dei loro soggetti di studio, compresa la informatica, la scienza dell'informazione e le scienze ambientali.

Modelli scientifici, teorie e leggi [modifica]


Al giorno d'oggi termini come "ipotesi", "modello", "teoria", e "leggi fisiche", hanno significati differenti, tra gli scienziati e la gente comune. Gli scienziati utilizzano il termine "modello" per definire un mezzo utile per fare delle previsioni, che possono essere verificabili mediante esperimenti ed osservazioni. Un'"ipotesi" un assunto non ancora supportato da regole ed esperimenti. Una "legge fisica" o "legge di natura" una generalizzazione scientifica basata su osservazioni empiriche. Molti per non sono consapevoli che gli scienziati chiamano "teorie", ci che per la gente comune sono considerati spesso dei "fatti". Di solito si definisce la parola "teoria" quando si ha a che fare con idee che non possiedono solide prove; invece per gli scienziati il significato

opposto: utilizzano questa parola quando si riferiscono a idee che hanno ripetutamente superato diverse verifiche. Ed cos quando gli scienziati parlano di teorie dell'evoluzione, elettromagnetismo e relativit. Ma vi sono anche delle eccezioni, per esempio la teoria delle stringhe, che sembra essere un modello promettente, ma non ancora sostenuto da evidenze empiriche che possano dargli una precedenza su analoghi modelli in competizione. Le teorie che superano nel tempo diverse verifiche sono considerate "dimostrate" nel senso scientifico; ossia, sono considerate modelli accettabili della realt, teorie di cui ci si pu fidare ma che possono essere smentite (falsificate nel gergo scientifico) da un'osservazione in contrasto con esse. Questo comprende anche le teorie universalmente accettate, come per esempio la teoria eliocentrica e la controversa teoria dell'evoluzione, che sono sostenute da molte osservazioni e dati sperimentali, ma che non sono escluse dal dover sottostare alle osservazioni. Le teorie scientifiche sono sempre aperte a revisioni, nel caso che nuove evidenze contraddicano le previsioni. Gli scienziati non pretendono di avere la conoscenza assoluta, e persino i fondamenti di una teoria possono essere considerati errati, se nuovi dati e osservazioni contraddicono le precedenti (Falsificabilit di Popper). La legge di gravitazione di Newton un buon esempio di come una teoria evolva (o sia "falsificata" secondo Popper). In condizioni di alta velocit e in presenza di forti campi gravitazionali tale teoria non riesce a descrivere correttamente i fenomeni osservati, nonostante che al di fuori di tali condizioni riesca a fornire risultati validi. quindi stato necessario introdurre il concetto di relativit e sviluppare una teoria rivoluzionaria al fine di comprendere tali fenomeni. Siccome la legge della relativit generale descrive anche i fenomeni compresi nella legge di Newton, essa attualmente considerata una teoria migliore rispetto a quella di Newton per descrivere la legge di gravitazione. Lo sviluppo di nuove leggi e teorie principalmente basato sull'acquisizione di dati pi precisi. Come detto sopra, la legge della gravitazione di Newton valida entro certi limiti e la si pu quindi pensare come un'approssimazione di una legge pi complessa. Tutte le nuove leggi o teorie sono sviluppate per comprendere i fenomeni non descritti dalle leggi o teorie precedenti, ma queste devono includere i risultati ottenuti dalle teorie precedenti. Per esempio la relativit generale deve ritrovare gli stessi valori della legge di gravitazione per condizioni di velocit basse e campi gravitazionali deboli. La scienza quindi evolutiva e anche se nuove teorie dovessero rivoluzionarne le basi stesse, le conoscenze acquisite fino ad allora non cambieranno. Questo un punto fondamentale per la comprensione della scienza, altrimenti si potrebbe pensare che la scienza sia precaria e che tutte le conoscenze da noi acquisite possano svanire nel nulla all'invenzione di una teoria rivoluzionaria.

Filosofia della scienza [modifica]


Per approfondire, vedi la voce Filosofia della scienza.

La filosofia della scienza una disciplina della filosofia che si sviluppa in modo parallelo allo sviluppo della scienza. Le questioni filosofiche pi generali correlate con la scienza sono di natura

ontologica: se e in che senso si possa attribuire una realt alle descrizioni scientifiche dei fenomeni e che tipo di metafisica in accordo con tali descrizioni; gnoseologica ed epistemologica: come e perch la scienza pu fornire delle conoscenze etica: le implicazioni morali delle assunzioni scientifiche e dell'uso delle tecnologie.

La matematica e il metodo scientifico [modifica]


Per approfondire, vedi la voce metodo scientifico.

Le definizione favorita di Bertrand Russell sulla matematica : "un argomento del quale non sappiamo mai quello di cui stiamo parlando n se quello che diciamo sia giusto." La matematica nasce come strumento creato dall'uomo per l'analisi e lo studio (quantitativo) della Natura. La sua capacit di prevedere certi fenomeni ha sconcertato alcuni scienziati fino al punto di porsi la domanda se la Natura stessa non sia realmente governata dalla matematica e che l'uomo, in quanto parte della Natura, non faccia altro che esteriorizzare tale conoscenza intrinseca (filosofia della matematica). Questo paradosso pu essere in parte compreso considerando che la ricerca scientifica si sviluppa per approssimazioni al fine di potere meglio descrivere i fenomeni osservati. Molto spesso infatti si utilizzano tecniche di approssimazione (quali Serie di Taylor, serie di Fourier,...); queste permettono di trovare equazioni lineari e/o polinomiali che verifichino i dati osservati e, in prima approssimazione, molti aspetti scientifici possono essere studiati (entro limiti prefissati) attraverso equazioni estremamente semplici, quali rette o quadratiche, pur essendo governati da leggi anche estremamente complesse. La matematica e la scienza si possono considerare distinte dalle osservazioni, le quali sono affette da errori di misura (il termine qui deve essere interpretato come "incertezza" e non come "fallace"); la conoscenza della Natura quindi limitata dalla nostra capacit di misurarla. Applicando il metodo scientifico si analizzano le osservazioni e si derivano le equazioni matematiche che ne permettano la migliore descrizione, lo sviluppo di teorie scientifiche basato sulla nostra capacit di analizzare questi dati; a tale fine si sono sviluppate delle tecniche statistiche (funzioni di distribuzione) che permettono di ridurre l'incertezza dei dati e affinare le teorie ad essi connesse. Detto questo non bisogna interpretare la matematica come mero strumento della scienza. Come la ricerca pura non deve essere vista subordinata alla ricerca tecnologica o pratica, cos la matematica non deve esserlo alla scienza. Lo sviluppo di geometrie non euclidee ha per esempio preparato lo studio della curvatura nella relativit generale.

Obiettivi della scienza [modifica]


Nonostante vi sia su di essa una forte aspettativa, il suo obiettivo non rispondere a tutte le domande, ma solo a quelle pertinenti alla realt fisica. Inoltre, non possibile delegarle tutti i problemi, cos diventa importante la scelta su quali interrogativi debba rispondere. La scienza non in grado di dimostrare, n produrre, verit assolute e indiscusse. Piuttosto verifica coerentemente al meglio le ipotesi sui diversi aspetti del mondo fisico, e quando necessario si rimette in discussione, rivedendo le sue teorie alla luce di nuovi dati e osservazioni. Non ha la presunzione di descrivere in termini assoluti come la natura in questo momento, pu solo trarre delle conclusioni in base all'osservazione della natura. Per esempio, lo sviluppo della meccanica quantistica agli inizi del 20 secolo mostra che l'osservazione non indipendente dagli eventi, e la scoperta della dualit onda-particella ha modificato l'idea tradizionale sull'"obiettivit" della scienza. La scienza, tuttavia, non una sorgente di giudizi di valori soggettivi, e pu avere senza dubbio un ruolo importante in materia di etica, indicando alla politica le probabili conseguenze di certe scelte. Si pu riassumere dicendo che la scienza moderna ha come scopo di rispondere a "come" i fenomeni osservati si svolgono, lasciando il "perch" a questioni filosofiche e/o religiose. Ogni teoria scientifica sviluppa un modello che permette la rappresentazione matematica del fenomeno, al fine di potere fare delle previsioni. Esistono inoltre casi in cui lo sviluppo di un modello in un certo ramo della scienza pu facilitare lo sviluppo di altri modelli in altri rami della scienza senza che questi siano necessariamente legati. Lo scopo ultimo della scienza la comprensione e la modellizzazione della natura al fine di potere prevedere e possibilmente intervenire sullo sviluppo di uno o pi fenomeni.

Luoghi di scienza [modifica]


La scienza viene praticata non solo nelle universit, ma anche in altri istituti scientifici e in diversi settori. Vi sono solide vocazioni accademiche, ma anche praticata da amatori che utilizzano soprattutto la parte osservativa della scienza. Si pratica anche nelle aziende, dove alcuni ricercatori a volte divengono abbastanza rinomati nel loro campo da lavorare anche in accademia. Vice versa pu anche accadere che alcuni ricercatori accademici divengano noti per le ricadute tecnologiche delle loro ricerche.

Falsificabilit
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Non farmi mai cadere nell'errore volgare d'immaginarmi di essere perseguitato quando sono contraddetto.
(Ralph Waldo Emerson)

La falsificabilit (termine ricalcato sul tedesco Flschungsmglichkeit) il criterio formulato da Karl Popper per demarcare l'ambito delle teorie controllabili, che pertiene alla scienza, da quello delle teorie non controllabili, da Popper stesso identificato con la metafisica. La metafisica, per Popper, dunque non pi un insieme di teorie e fedi prive di senso, come per il neopositivismo; non nemmeno la filosofia prima di Aristotele o in generale (come la si intende volgarmente) lo studio delle verit ultime e trascendenti. Essa semplicemente ogni teoria (dotata di senso e significato) che non scienza (ma che pu, all'occasione, venire in aiuto alla scienza e al ricercatore, fornendogli idee e prospettive per inquadrare i problemi; o pu addirittura, col crescere del sapere di sfondo, diventare scienza) perch non mai falsificabile. In effetti, Popper dimostr che la "verifica" non sufficiente quando si vuol garantire la verit di una teoria scientifica. Di fatto, le teorie verificate si succedevano senza che nessuna riuscisse ad acquisire una volta per tutte l'infallibilit. E, rovesciando l'apparente evidenza secondo la quale la teoria scientifica sarebbe portatrice di certezza, Popper dimostrava che, invece, la caratteristica propria della scientificit di una teoria consiste nel "fallibilismo".[1]. Il concetto popperiano di falsificabilit (che definisce appunto un criterio di scientificit) si oppone nettamente a quello neopositivista di verificabilit, inteso a definire un criterio di senso (sono significative, cio dicono qualcosa, solo le asserzioni verificabili induttivamente; le asserzioni delle metafisiche, che non lo sono, non sono significative). Il criterio di falsificabilit afferma dunque che una teoria, per essere controllabile, e perci scientifica, deve essere falsificabile: in termini logici, dalle sue premesse di base devono poter essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che la possa dimostrare integralmente falsa alla prova dei fatti, secondo il procedimento logico del modus tollens (in base a cui, se da A si deduce B, se B falso, falso anche A). Se una teoria non possiede questa propriet, impossibile controllare la validit del suo contenuto informativo relativamente alla realt che essa presume di descrivere. Come ha sottolineato Karl Popper, se una proposta teorica o un'ipotesi non pu essere sottoposta a un controllo che possa falsificarla, allora il teorico che l'ha avanzata pu suggerire, a partire da essa, qualsiasi altra concezione senza possibilit di contraddittorio: l'ipotesi iniziale pu portarci a qualunque conclusione senza che si possa confutarla.[2]. L'assunzione del criterio di falsificabilit determina un mutamento di indirizzo nella concezione del metodo scientifico. In primo luogo, il falsificazionismo (filosofia della scienza basata appunto sul concetto di falsificabilit) implica il deduttivismo: la scienza procede per congetture, da cui si deducono conseguenze, e che possono essere confutate in base a tali conseguenze (di qui il titolo di una delle opere fondamentali di Popper: Conjectures and Refutations). Una volta che l'induzione per enumerazione stata fatta fuori dall'esperimento mentale del tacchino induttivista; una volta che l'induzione per esclusione (secondo cui, per dirla con lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle "eliminate tutte le ipotesi false, ci che resta deve essere per forza la verit") stata

destituita di fondamento in base all'osservazione che le teorie formulabili sono infinite di principio; l'unica cosa che resta infatti il metodo deduttivo dei controlli. Collegato al deduttivismo il comando metodologico della falsificazione: si deve cercare di falsificare una teoria, per eliminare al pi presto l'errore e correggerlo.

Indice
[nascondi] 1 Falsificazionismo e verosimiglianza 2 Problemi insiti nel falsificazionismo 3 Il fallimento del criterio logico di verosimiglianza proposto da Popper 4 Implicazioni ontologiche sottese al falsificazionismo; falsificazionismo e teoria della politica 5 Epistemologia falsificazionista e psicologia o 5.1 Falsificabilit e psicoanalisi o 5.2 Falsificabilit e comportamentismo o 5.3 Falsificabilit, psicologia della forma ed epistemologia genetica di Jean Piaget 6 Ermeneutica e falsificazionismo - punti di contatto fra il fallibilismo di Popper e le teorie di Hans Georg Gadamer

7 Voci correlate

Falsificazionismo e verosimiglianza [modifica]


Deducendolo dalle premesse della sua epistemologia falsificazionista, Popper formul altres un duplice criterio logico di verisimiglianza, che avrebbe dovuto guidare il ricercatore nella scelta fra due teorie: posto infatti che una teoria sempre falsa di principio, si potr solo cercare di minimizzare l'errore, cercando teorie sempre pi verosimili, in un cammino infinito di approssimazione alla verit. Il criterio logico di verisimiglianza di Popper cos articolato: Una teoria T2 migliore di un'altra teoria T1 se: 1) rispetto a T1, il contenuto di verit di T2 maggiore senza che sia maggiore il suo contenuto di falsit; 2) rispetto a T1, il contenuto di falsit di T2 minore senza che sia minore il suo contenuto di verit.

Problemi insiti nel falsificazionismo [modifica]


Il falsificazionismo dissolve i problemi legati al verificazionismo dei positivisti logici e al principio di induzione. Tuttavia non privo esso stesso di gravi incertezze sul piano logico. In primo luogo, sempre possibile in linea di principio formulare ipotesi scientificamente valide sul piano del metodo, che pretendano di confutare lo stesso protocollo falsificante della vecchia teoria. La possibilit del moltiplicarsi delle ipotesi ad hoc, tese a evitare la falsificazione, rende pertanto comunque difficile, in linea di

principio, comprendere in che cosa differisca una teoria scientifica da una teoria metafisica, anch'essa, e per definizione, sempre verificabile, perch sempre disponibile a nascondersi dietro il paravento teorico di ragionamenti che eludono la confutazione. Il problema complicato da alcune prese di posizione dei filosofi analitici del linguaggio religioso, che finiscono per avere peso sulla distinzione pi generale fra scienza e metafisica. Hick ad esempio descrive il linguaggio religioso (e per estensione, quello delle metafisiche) come soggetto a falsificazione non definitiva. Un altro teologo avvezzo ai metodi della filosofia analitica, Mitchell, ha parlato poi di verifica escatologica della religione (essendo l'esperienza della morte, l'ultimo angolo della via, in greco l' skhaton, il luogo della sua conferma o smentita). Critiche massicce al falsificazionismo vengono poi dall'epistemologia anarchica di Paul Feyerabend, che in Contro il metodo ha appuntato i suoi strali contro il falsificazionismo popperiano e i suoi editti (per quanto il Popper contro cui Feyerabend polemizza non sempre corrisponda ai toni sfumati del vero pensiero di Popper stesso). Il risultato che emerge da queste critiche in definitiva riassumibile nei seguenti punti (collegabili con la tesi di Quine-Duhem, circa l'impossibilit dell' experimentum crucis e della falsificazione conclusiva):

il falsificazionismo pretende di distinguere una teoria controllabile da una incontrollabile, dicendo che una teoria controllabile pu essere confutata dall'esperienza; tuttavia nulla vieta di tentare di confutare in maniera metodologicamente coerente la confutazione di una teoria; allo stesso modo, una teoria di principio incontrollabile pu essere criticata adottando prospettive di metodo ad essa opposte o contrarie; teniamo presente che, per Popper, una teoria incontrollabile contiene comunque degli indirizzi di metodo; nulla vieta al sostenitore di una teoria incontrollabile, intesa come assunzione di un indirizzo di metodo, di tentare una controcritica perfettamente coerente; sul piano puramente logico, non esiste pertanto alcuna effettiva possibilit di distinguere la controcritica metodologicamente coerente di una metafisica e la controconfutazione metodologicamente coerente di una teoria scientifica; si tenga presente, in ogni caso, che la storia della scienza dimostra che il campo del vero e il campo del controllabile non coincidono (Popper) e che spesso una teoria di principio non controllabile pu essere la madre cattiva di asserzioni buone (controllabili) (Watkins); dunque una metafisica particolarmente coerente e feconda e una teoria scientifica difficile da controllare osservativamente (o la teoria di una scienza debole come la sociologia, che risentisse fortemente del clima culturale della sua formulazione) sarebbero alquanto difficili da distinguere da un punto di vista puramente logico.

Di qui la difficolt di demarcare nettamente la scienza dalla metafisica. L'unica cosa che rimane al ricercatore, come garanzia di principio per una corretta pratica di ricerca, , oltre alla "fede nella ragione", l'atteggiamento di apertura verso i fatti (orientamento

fallibilista), vlto ad arricchire continuamente il contenuto informativo della teoria con cui lavora, tramite ripetuti tentativi di messa alla prova della teoria stessa. Una costituzione pi solida e autoconsistente del fallibilismo forse ricavabile dalla filosofia della fondazione assoluta basata sugli universali logici del linguaggio, quale stata formulata da parte di Karl Otto Apel (pur aspramente criticato dai seguaci pi accesi del popperismo, come William Bartley III -Herr. Prof. Otto Apel und sein hermeneutisches Gott-, che lo accusa di essere l'assertore, potenzialmente intollerante, di una sorta di suprema divinit ermeneutica annidata nei fondamenti del linguaggio). Approfondimenti e aggiustamenti del falsificazionismo sono venuti da Imre Lakatos, con la formulazione di un falsifcazionismo sofisticato (lotta fra teorie in contrasto) contro il falsificazionismo ingenuo della prima Logik der Forschung (lotta fra teoria e fatti) e la definizione del concetto di programma di ricerca (dinamico se scientificamente produttivo e predittivo, degenerativo se fatto solo di ipotesi ad hoc); da John Watkins, che ha centrato l'obbiettivo sull'analisi logico-filosofica delle cosiddette metafisiche, definendole, in una sorta di rivisitata terminologia neo-kantiana, come degli a priori non necessari che indicano la via da seguire nella ricerca; da Thomas Kuhn, ideatore del concetto di paradigma, di esperimento come rompicapo (puzzle), dell'opposizione fra scienza normale e rivoluzione scientifica, intesa come totale riorientamento gestaltico dell'interpretazione del mondo; da Larry Laudan, che ha incentrato il suo pensiero sulla storia della scienza, fatta di dibattito sui problemi, e ha proposto una soluzione pragmatica, e non semplicemente logica, come via d'uscita dalla crisi del criterio popperiano di verosimiglianza.

Il fallimento del criterio logico di verosimiglianza proposto da Popper [modifica]


Una serie di pensatori post-popperiani, fra cui spicca Larry Laudan, hanno evidenziato molto per tempo l'insostenibilit logica del criterio di verosimiglianza di Popper in tutte e due le sue forme. Partiamo infatti dalla prima delle formulazioni di tale criterio: T2 pi verosimile di T1, se il suo contenuto di verit maggiore di quello di T1, senza che per questo risulti maggiore anche il suo contenuto di falsit. Consideriamo quindi l'insieme V di tutte le previsioni vere e la sua intersezione con P2, inteso come l'insieme delle previsioni di T2. L'intersezione fra P2 e V costituir l'insieme P2 V, che sar l'insieme delle previsioni vere di T2. Chiameremo F2 l'insieme delle previsioni non vere di P2. Data la struttura logica di T2, sar sempre possibile instaurare correlazioni non vere fra una proposizione dell'insieme P2 V (previsioni vere di T2) e una proposizione dell'insieme F2 delle previsioni non vere di T2. Anche ammesso di aumentare il contenuto di verit di T2, all'aumentare delle previsioni vere di T2 aumenteranno propozionalmente anche le sue previsioni false. E un procedimento logico uguale, ma di senso inverso, si verifica con la diminuzione del contenuto di falsit della teoria nuova rispetto alla vecchia. In parole povere, il criterio di verosimiglianza di Popper si scontra con un dato elementare, cio che ogni teoria (sempre di principio falsa) pu implicare infinite previsioni false e infinite previsioni vere, e dunque la differenza di validit del loro contenuto informativo non risulta quantificabile su un piano meramente logico.

A questa grave aporia risponde il criterio pragmatico di Larry Laudan, il quale, assunte le conseguenze dell'inefficacia e della contraddittoriet del concetto di maggior verosimiglianza, arriva a concludere semplicemente che: 1) una teoria viene escogitata, in un dato momento della storia della scienza, per risolvere i problemi che in quel momento storico sono centrali nel dibattito scientifico; 2) che la teoria scientifica migliore quella, che in un dato momento storico, risolve pi problemi e problemi all'epoca pi importanti.

Implicazioni ontologiche sottese al falsificazionismo; falsificazionismo e teoria della politica [modifica]


Il falsificazionismo un'epistemologia (di stampo razionalista) fortemente realistica: ogni teoria descrive comunque, in modo obbiettivo, aspetti reali dell'oggetto della sua indagine. Nella sua formulazione pi pura, il falsificazionismo vede la storia della scienza come orientata teleologicamente alla conoscenza della verit e cerca di fornire delle forti regulae ad derectionem ingenii, per governare, dal punto di vista logico, questo cammino storico di conoscenza teleologicamente orientato. Un corrispettivo, sul piano politico e della filosofia del diritto, del falsificazionismo, l'idea di societ aperta intesa come sistema predisposto costituzionalmente alla falsificazione ordinaria (e dunque non violenta) delle linee politiche inefficaci (di qui anche il complesso dibattito sulle scienze storico-sociali e politiche, da parte di Popper e di Gustav Hempel contro esponenti della scuola di Francoforte come Jurgen Habermas ed Hans Albert); la societ aperta, come luogo permanente della sperimentazione politica, tesa ad un governo sempre pi razionale ed efficace del sistema sociale (nella sua forma estrema, una sorta di governo logico-critico della storia). La crisi del falsificazionismo ha implicato, dopo Popper, la rinuncia all'idea di una storia della scienza teleologicamente orientata, almeno in senso forte (il massimo obbiettivo che si riusciti a raggiungere stata la formulazione, da parte di Laudan, di una teleologia pragmatica e storicamente condizionata della conoscenza scientifica).

Epistemologia falsificazionista e psicologia [modifica]


Falsificabilit e psicoanalisi [modifica]
Popper racconta, relativamente alla sua esperienza nel campo della psicopedagogia, che all'epoca in cui lavorava con Alfred Adler, uno dei grandi teorici della psicoanalisi, si trov di fronte il caso di un bambino che sembrava non collimare con le impostazioni di fondo della teoria psicologica adleriana. Popper sottopose ad Adler il problema e questi, con grande sorpresa del filosofo, riusc a darne un'interpretazione perfettamente adleriana sotto ogni punto di vista. Alla domanda di Popper, come Adler avesse fatto a ricondurre un caso atipico nell'alveo della propria teoria psicologica, Adler stesso rispose: "Grazie alla mia esperienza di mille casi come questo"... che adesso, concluse Popper, era divenuta esperienza di mille e un caso. Da questo aneddoto si ricava che Popper dedusse il suo criterio di scientificit anche dalla sua esperienza sul campo, proprio confrontandosi con le teorie psicoanalitiche in voga nella prima met del Novecento. Se ne deduce anche che, dal punto di vista del razionalismo critico di

Popper, la psicoanalisi non una teoria controllabile, ma una metafisica del comportamento umano.

Falsificabilit e comportamentismo [modifica]


L'epistemologia falsificazionista si basa su una teoria della conoscenza contraria all'induzione e a ogni processo cognitivo basato sull'apprendimento per ripetizione ed enumerazione. Il principio euristico alla base del razionalismo critico popperiano consiste nell'affermazione che il processo conoscitivo per prova ed errore di a priori teorici, tipico della scienza, non sia altro che la formalizzazione metodologica di quella che l'interazione cognitiva fra individuo e ambiente nell'esperienza quotidiana. Pertanto ovvio che il concetto di falsificabilit si inserisca nell'ottica di una filosofia e di un'approccio cognitivo che si oppongono al concetto di riflesso condizionato (che, essendo una sorta di apprendimento iterativo per induzione, non esiste) e al comportamentismo, che su di esso si fonda.

Falsificabilit, psicologia della forma ed epistemologia genetica di Jean Piaget [modifica]


Il falsificazionismo popperiano invece vicino alla psicologia della forma o Gestaltpsychologie, il cui principio di fondo l'idea che la psiche umana possegga di per s, in modo innato, forme (in tedesco Gestalten) entro cui strutturare i dati sensori dell'esperienza. Ancora pi congeniale al falsificazionismo la teoria della psicologia dell'et evolutiva formulata e sperimentata da Jean Piaget, secondo il quale l'uomo, nella formazione delle sue strutture cognitive, a partire dall'infanzia, non fa altro che sviluppare moduli interpretativi dell'esperienza che poi vengono progressivamente sostituiti con altri moduli interpretativi e cognitivi pi evoluti e complessi.

Ermeneutica e falsificazionismo - punti di contatto fra il fallibilismo di Popper e le teorie di Hans Georg Gadamer [modifica]
Il falsificazionismo sembra avere inoltre forti punti di contatto con la teoria ermeneutica di Hans Georg Gadamer, il quale concepisce l' interpretazione come una dinamica conoscitiva in cui le pre-comprensioni e i pre-giudizi (Vorurteile) dell'interprete si scontrano con l'alterit dell'oggetto interpretato, il testo.

VITA
Thomas Samuel Kuhn (1922-1996) storico e filosofo della scienza, nato a Cincinnati (Ohio). Studi fisica, conseguendo il dottorato all'Universit di Harvard; si interess poi alla storia della scienza pubblicando un'importante monografia sulla nascita dell'astronomia ( La rivoluzione copernicana, 1957). Nel 1962 pubblica La struttura delle rivoluzioni scientifiche, opera che, in pochi anni, lo render famoso in tutto il mondo filosofico e scientifico. La sua carriera universitaria lo ha visto docente di storia della scienza e in seguito di filosofia della scienza a Harvard, Berkeley (dove conosce Feyerabend, con il quale inizia uno proficuo scambio di opinioni che durer per tutta la vita), Princeton e presso il MIT.

PENSIERO
In seguito ai suoi studi storici, Kuhn ha elaborato una concezione epistemologica che si trova in netto contrasto con molti principi del neopositivismo e del falsificazionismo di Popper. In particolare, riguardo a quest'ultimo, che da tanto peso alle falsificazioni e alle nuove congetture che sostituiscono le vecchie, abbandonate in seguito alle confutazioni sperimentali, Kuhn ha sottolineato come i momenti rivoluzionari rappresentino solo una minima parte della storia della scienza. Le rivoluzioni scientifiche che segnano i diversi momenti della storia della scienza, non vanno considerate come confutazioni di singole ipotesi, fino a quel momento accettate, ma come mutamenti complessivi degli orientamenti teorici, delle assunzioni metafisiche e delle procedure sperimentali che caratterizzano una data comunit scientifica. L'insieme di tali orientamenti chiamato paradigma: le rivoluzioni scientifiche sono il passaggio da un paradigma all'altro. La prevalenza di un dato paradigma segna una fase di scienza normale, in cui gli scienziati sono impegnati alla soluzione dei problemi che possono essere formulati e risolti con i concetti e gli strumenti propri del paradigma. Contrariamente a quanto afferma Popper, Gli scienziati non operano mai per mettere in crisi le teorie in cui credono, bens nella convinzione che all'interno di esse si possa trovare la soluzione a tutti i problemi che emergono. La ricerca svolta all'interno di un paradigma pu imbattersi in anomalie, ovvero con problemi che non appaiono risolvibili all'interno del paradigma e che, anzi, si presentano come una violazione delle aspettative alimentate dal paradigma. Il riconoscimento di un'anomalia non tuttavia sufficiente, di per s, a provocare una rivoluzione scientifica. Esso da luogo a una situazione di crisi, nella quale la comunit cerca di negare o di ridimensionare l'anomalia stessa, sforzandosi di introdurre degli aggiustamenti nel paradigma in modo da renderne ragione. L'accumularsi di anomalie che non riescono a trovare soluzione all'interno del paradigma dominante, apre un periodo di crisi (scienza straordinaria o rivoluzionaria), caratterizzato dall'elaborazione di nuovi concetti e dalla ricerca di nuove ipotesi sperimentali, che sfocia infine in una rivoluzione scientifica, contraddistinta dall'adozione di un nuovo paradigma che si sostituisce al precendente. In ogni caso, un paradigma non viene mai abbandonato, per quanto inadeguato esso possa rivelarsi, per quanto compromesso da anomalie, finch non emerge un nuovo paradigma che possa sostituirsi ad esso. La decisione di abbandonare un paradigma sempre al tempo stesso la decisione di accettarne un altro. (1) L'adozione di un nuovo paradigma istituisce, di fatto, una nuova comunit scientifica, che non in grado di comunicare adeguatamente con la vecchia poich i propri costrutti teorici sono incommensurabili con i precedenti, poich usa un linguaggio diverso e i suoi concetti, anche se talvolta si servono degli stessi termini, attribuiscono a questi un significato differente, non riconducibile al precedente (incommensurabile). Il passaggio di un paradigma all'altro quindi un mutamento che non consente la compresenza di due paradigmi, poich essi si negano l'un l'altro. Questo mutamento di prospettiva paragonabile, secondo Kuhn, al processo di riorientamento della Gestalt visiva (vedi psicologia della Gestalt). Certe immagini possono essere viste in modo duplice e una caratteristica di questi passaggi l'incommensurabilit delle due immagini alternative, nel senso che, quando si vede una, non si vede l'altra e viceversa: non esiste una fase intermedia in cui le due visioni sono compresenti. ------------NOTE (1) Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1969, pag. 104

THOMAS KUHN
Brani antologici

La scienza "normale"
In questo saggio 'scienza normale' significa una ricerca stabilmente fondata su uno o pi risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una particolare comunit scientifica, per un certo periodo di tempo, riconosce la capacit di costituire un fondamento della sua prassi ulteriore. Oggi tali punti fermi fermi sono elencati, seppure raramente nella loro forma originale, dai manuali scientifici sia elementari che superiori. Questi manuali espongono il corpo della teoria riconosciuta come valida, illustrano molte o tutte le sue applicazioni coronate da successo e confrontano queste applicazioni con osservazioni ed esperimenti esemplari. [da Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi, Torino, 1972, pag. 29] La scienza normale, l'attivit risolutrice di rompicapo [...] un'impresa altamente cumulativa; essa riesce ad assolvere brillantemente il suo compito che quello di estendere stabilmente la portata e la precisione della conoscenza scientifica. Sotto tutti questi aspetti, essa collima con grande precisione con l'immagine pi comune che ci facciamo del lavoro scientifico. Manca per in questo quadro un prodotto tipico dell'impresa scientifica. La scienza normale non ha per scopo quello di trovare novit di fatto o teoriche e, quando ha successo, non ne trova nessuna. [da Kuhn, op. cit., pag. 75]

Il cambiamento di paradigma
Nella scienza, [...] la novit emerge soltanto con difficolt, che si manifesta attraverso la resistenza, in contrasto con un sottofondo costituito dalla aspettazione. All'inizio si percepisce soltanto ci che si aspetta e che usuale, persino in circostanze nelle quali pi tardi l'anomalia viene ad essere rilevata. Una osservazione successiva per permette di rendersi conto che c'era qualcosa di sbagliato o collega l'effetto con qualcosa che era sbagliato prima. Tale presa di coscienza dell'anomalia apre un periodo in cui le categorie concettuali vengono riadattate, finch ci che inizialmente appariva anomalo sia diventato qualcosa che ci si aspetta. [da Kuhn, op. cit., pag. 88] Una teoria scientifica dichiarata invalida soltanto se esiste un'alternativa disponibile per prenderne il posto. Nessun processo messo in luce finora dallo studio teorico dello sviluppo scientifico assomiglia minimamente allo stereotipo metodologico della invalidazione di una teoria mediante un suo confronto diretto con la natura. Questa osservazione non significa che gli scienziati non abbandonino le teorie scientifiche, o che l'esperienza e l'esperimento non siano essenziali quando ci avviene. Significa soltanto [...] che il giudizio in base al quale gli scienziati decidono di respingere una teoria precedentemente accettata si basa sempre su qualcosa di pi che un semplice confronto di quella teoria col mondo. La decisione di abbandonare un paradigma sempre al tempo stesso la decisione di accettarne un altro, ed il giudizio che porta a questa decisione implica un confronto sia dei paradigmi con la natura, sia di un paradigma con un altro. [da Kuhn, op. cit., pagg. 103-4] La transizione di un paradigma in crisi a uno nuovo, dal quale possa emergere una nuova tradizione di scienza normale, tutt'altro che un processo cumulativo, che si attui attraverso un'articolazione o un'estensione del vecchio paradigma. E' piuttosto una ricostruzione del campo su nuove basi, una ricostruzione che modifica alcune delle pi elementari generalizzazioni teoriche del campo, cos come molti metodi ed applicazioni del paradigma. [da Kuhn, op. cit., pag. 111]

Le rivoluzioni politiche sono introdotte da una sensazione sempre pi forte, spesso avvertita solo da un settore della societ, che le istituzioni esistenti hanno cessato di costituire una risposta adeguata ai problemi posti da una situazione che esse stesse hanno in parte contribuito a creare. In una maniera pi o meno identica, le rivoluzioni scientifiche sono introdotte da una sensazione crescente, anche questa volta avvertita solo da un settore ristretto della comunit scientifica, che un paradigma esistente ha cessato di funzionare adeguatamente nella esplorazione di un aspetto della natura verso il quale lo stesso paradigma aveva precedentemente spianato la strada. [da Kuhn, op cit. pag. 119] [I comportamenti che si oppongono all'emergere di un nuovo paradigma] sono stati spesso considerati come indicazione della difficolt che gli scienziati, essendo soltanto uomini, trovano ad ammettere i loro errori, anche quando vengono messi di fronte a una prova stringente. Io vorrei piuttosto sostenere la tesi che, in casi come questi, non si tratta n di prova n di errore. Il trasferimento della fiducia da un paradigma ad un altro un'esperienza di conversione che non pu essere impostata con la forza. Una resistenza opposta per tutta la vita, particolarmente da parte di coloro la cui carriera produttiva stata legata alla vecchia tradizione della scienza normale, non una violazione dei criteri scientifici, ma una indicazione della natura stessa della ricerca scientifica. La ragione di resistenza costituita dalla sicurezza che il vecchio paradigma finir col risolvere tutti i suoi problemi, che la natura pu essere forzata entro le incasellature fornite dal paradigma. [da Kuhn, op. cit., pag. 183]

Schemi concettuali e bisogni


Il bisogno psicologico dell'uomo di sentersi a suo agio in un universo familiare pu essere soddisfatto da uno schema concettuale, soltanto se questo schema ritenuto qualcosa di pi di un mezzo valido per sintetizzare cose gi note [...]. Uno schema concettuale che sia retenuto vero e quindi funzioni come parte di una cosmologia ha un significato che trascende quello puramente scientifico. [da Kuhn, op. cit., pag. 52]

THOMAS KUHN
Critiche

Larry Laudan
Secondo Larry Laudan, i limiti pi seri della concezione di Kuhn sono i seguenti: 1. Kuhn non riesce a cogliere il ruolo dei problemi concettuali all'interno del dibattito scientifico e nella valutazione di un paradigma. 2. Kuhn non risolve mai la questione cruciale della relazione fra un paradigma e le teorie che entrano in esso. Le teorie che costituiscono un paradigma sono deducibili dal paradigma stesso o sono soltanto ispirate ad esso? Queste teorie, una volta costruite, giustificano il paradigma o sono giustificate da esso? 3. I paradigmi di Kuhn hanno una rigidit di struttura che impedisce loro di evolversi nel tempo per colmare le debolezze e le anomalie che emergono. [da Laudan, Il progresso scientifico, Armando, Roma, 1979, pagg. 97-8]

KARL R. POPPER

VITA
Karl Raimund Popper (Vienna, 1902 - Londra, 1994) fece, ancor giovanissimo, diverse esperienze intellettuali (fisica, matematica, musica, politica), lavorando per un certo periodo presso la clinica per l'infanzia di Alfred Adler. Si laure in filosofia nel 1928, iniziando a lavorare come insegnante di matematica e fisica nella scuola media. Ebbe stretti rapporti con il Circolo di Vienna, anche se non ne fece mai parte e, anzi, ne prese ben presto le distanze, criticando molte posizioni da questo sostenute. Dopo l'occupazione nazista dell'Austria, fu costretto a emigrare in Nuova Zelanda, dove gli fu offerta una prestigiosa cattedra al Canterbury University College di Christchurch. Finita la guerra, gli fu offerta la possibilt di tornare in Europa grazie alla cattedra di logica e poi a quella di metodologia presso la London School of Economics. Abbandon l'insegnamento nel 1969; nel 1985 si trasfer a Kenley (Londra), dove rimase fino alla morte. Popper ha avuto numerosi riconoscimenti per la sua attivit di ricerca, come la nomina a membro della Royal Society o quella a membro dell'International Academy for Philosophy of Science, e ancora membro onorario della Royal Society della Nuova Zelanda, membro onorario della London School of Economics and Political Science. Fu nominato Sir nel 1965 e insignito di molte lauree ad honorem (Inghilterra, America, Nuova Zelanda). Le sue opere sono state tradotte nelle principali lingue del mondo.

PENSIERO La distinzione tra scienza e metafisica


Popper rifiuta il criterio neopositivistico di significanza e la stessa impostazione del problema del significato dato dal Circolo di Vienna (ogni proposizione dotata di significato se pu essere verificata empiricamente), mettendo in primo piano il problema della demarcazione tra scienza e non-scienza. Secondo Popper, il criterio di significato proposto dai neopositivisti come principio per distinguere la scienza dalla metafisica, riesce s, ad eliminare la metafisica, ma nello stesso tempo distrugge anche le proposizioni universali su cui si basa la scienza. Le teorie (in quanto formulazioni di valore universale) pretendono di valere per tutti i fatti, mentre gli eventi che possiamo raccogliere come prova della validit di una data teoria sono sempre di numero limitato. Quindi, applicando coerentemente il criterio di significato proposto dai neopositivisti, anche le teorie scientifiche dovrebbero essere respinte dal campo della scienza. Popper propone invece un criterio di demarcazione basato sulla falsificabilit. Poich, se vero che per quanti fatti esistano in favore di una teoria, non possiamo mai raggiungere la certezza della sua validit, vero anche che sufficiente un solo fatto in contrasto con la teoria per dimostrare la sua falsit. Il carattere distintivo della scienza quindi la possibilit di falsificazione empirica delle sue teorie; qualora manchi questa possibilit, si al di fuori della scienza. Critica all'induzione Dalla critica al criterio di significanza neopositivistico discende inevitabilmente il rifiuto del procedimento induttivo come metodo per giungere a conclusioni di valore universale (come lo sono le teorie scientifiche) partendo dall'analisi di un numero necessariamente finito di casi particolari. Popper osserva che il problema dell'induzione (o problema di Hume, come egli talvolta lo chiama) pu essere riassunto nella domanda: "siamo giustificati razionalmente a passare dai ripetuti esempi di cui abbiamo avuto esperienza agli esempi di cui non abbiamo avuto esperienza?" (1) Secondo Popper, del tutto illusorio sperar di costruire una logica di tipo induttivo che, a partire da un numero necessariamente finito di asserzioni singolari sia capace di condurre ad

asserzioni di carattere universale, come le leggi e le teorie scientifiche. La credenza che la scienza proceda induttivamente da fatti empirici a teorie logicamente ingiustificata (2), poich non esiste alcuna regola che possa garantirci che "una generalizzazione inferita da asserzioni vere, per quanto ripetute spesso, sia vera". (3) Il rifiuto popperiano dell'induzione ha un'importante conseguenza: la scienza non pu partire dai fatti per costruire le sue teorie ma, al contrario, deve inventare le teorie con l'immaginazione e poi controllarle mediante i fatti. La crescita della conoscenza, quindi, non deriva da un accumulo di osservazioni, ma si presenta come uno sviluppo che scaturisce da un problema (P1). Ad esso si tende di dare una soluzione mediante dei tentativi teorici (TT), i quali vanno corretti, soprattutto mediante la discussione critica, cercando di eleminare gli errori (EE), cosa che non porta alla teoria vera bens al sorgere di nuovi problemi (P2). La formula popperiana che esprime lo sviluppo della conoscenza :

P1 - TT - EE - P2
Tale modello ci costringe a riconoscere che la verit non pu essere raggiunta: essa deve quindi essere vista pi come un ideale regolativo che come traguardo da conseguire effettivamente. Noi ci avviciniamo sempre alla verit, proponendo teorie sempre migliori, cio che spiegano di pi e che sono meglio controllabili. (4) La critica alla dialettica Il saggio Che cos' la dialettica? (5) costituisce nell'evoluzione del pensiero di Popper il punto di transizione da interessi esclusivamente rivolti alla metodologia delle scienze naturali a quelli che si allargano anche alla metodologia delle scienze sociali. La presa di posizione contro la dialettica deve essere considerata come una preparazione, un affilare le armi per la critica maggiormente impegnativa delle tesi storicistiche. Poich, il bersaglio finale di Popper non la dialettica in se stessa, bens ci che questa rappresenta per l'affermazione delle concezioni totalitarie che su di essa si basano: concezioni caratterizzate, secondo Popper, da forti componenti storicistiche. A tale proposito, vale la pena ricordare che tale saggio viene alla luce negli anni in cui due forme di totalitarismo incombevano sull'Europa: quello nazista e quello stalinista (vedi Stalin). Nella ricostruzione popperiana, la dialettica "una teoria che afferma qualcosa - pi in particolare il pensiero umano - si sviluppa secondo un procedimento caratterizzato dalla cosiddetta triade dialettica: tesi, antitesi e sintesi" (6). Popper riconosce che la triade dialettica "descrive abbastanza bene certi tratti della storia del pensiero e soprattutto taluni sviluppi di idee e teorie, e dei movimenti sociali che su queste sono basati" (7), ma rifiuta decisamente la pretesa dei dialettici di accettare le contraddizioni in ragione della loro proficuit. Popper concorda con i dialettici sul fatto che le contraddizioni sono molto importanti per lo sviluppo del pensiero umano, poich "senza le contraddizioni, senza la critica, non vi sarebbe alcun motivo razionale per cambiare le nostre teorie". Quello che egli rifiuta la posizione dei dialettici, per i quali, visto che le contraddizioni sono fertili, costituiscono una spinta al progresso, non c' alcun bisogno di evitarle. (8) Tale posizione nega la validit del principio di non-contraddizione aristotelico (vedi Aristotele), che sta alla base di tutti i nostri procedimenti razionali: "principio secondo il quale due asserzioni contradditorie non possono essere entrambe vere, ovvero un'asserzione consistente nella congiunzione di due asserzioni contradditorie, deve sempre essere respinta come falsa sul piano puramente logico". (9) In polemica con i rappresentanti della Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer, Marcuse), i quali sostengono che il metodo non pu rifiutare le contraddizioni quando l'oggetto di indagine (ad esempio, la societ) in s contradditorio, Popper sottolinea la fondamentale importanza metodologica del principio di non-contraddizione. Secondo il filosofo austriaco, infatti, non esistono contraddizioni nel mondo reale, bens soltanto nelle rappresentazioni che l'uomo si fa di esso. Proprio nel disconoscimento della fondamentale differenza esistente tra i contrasti e i conflitti che caratterizzano la realt e le contraddizioni rilevabili nelle elaborazioni del pensiero umano starebbe, secondo Popper, l'errore fondamentale dei sostenitori del metodo dialettico. (10)

Dalle tesi antistoricistiche alla "societ aperta" Le opere popperiane dedicate alle scienze sociali sono principalmente Miseria dello storicismo e La societ aperta e i suoi nemici. Nella prima Popper conduce una critica serrata alle dottrine storicistiche mantenendosi su un piano prettamente metodologico: egli cerca cio di dimostrare che le pretese e i procedimenti messi in atto dagli storicisti sono lontani e spesso in aperta opposizione a quelli che sono i presupposti di un corretto metodo scientifico (11). In particolare, Popper critica la convinzione degli storicisti secondo la quale lo sviluppo della societ sarebbe guidato da leggi inesorabili che regolano gli eventi degli uomini e a cui del tutto vano opporsi. In tale prospettiva, compito dello scienziato sarebbe quello di studiare il passato per scoprire tali leggi di sviluppo, mediante le quali diverrebbe possibile prevedere il futuro, cos da armonizzare le scelte politiche con gli eventi sociali che sono ritenuti inevitabili. Tutto questo rischia di portare, secondo Popper alla pretesa di pianificare la societ, studiarla e controllarla nella totalit dei suoi aspetti. In particolare, le incertezze legate alle variabilit del fattore umano costringono il politico "a cercar di dominare l'elemento personale con mezzi istituzionali, e ad allargare il suo programma fino a comprendere non solo la trasformazione della societ secondo un piano, ma anche la trasformazione dell'uomo". (12) Alla rigida pianificazione della societ basata sulla convinzione di leggi inesorabili di sviluppo (societ chiusa), Popper contrappone la sua concezione di societ aperta, organizzata in maniera da poter intervenire, in qualsiasi istante, con piccole correzioni, costantemente soggette ad essere modificate e migliorate. Una tale societ tende a incoraggiare la critica piuttosto che scoraggiarla e punirla. Essa permette a tutti i suoi membri di prender parte attivamente alle decisioni che riguardano la collettivit; soprattutto rende possibile ai governati di sostituire i governanti qualora il loro operato venga giudicato insoddisfacente. (13) Conoscenza oggettiva e Mondo 3 Secondo Popper, il mondo consiste di tre sottomondi antologicamente distinti: 1) il mondo fisico o il mondo degli stati fisici 2) il mondo degli stati mentali 3) il mondo delle idee in senso oggettivo, ossia il mondo degli oggetti possibili del pensiero: in particolare, il mondo delle teorie scientifiche e le loro relazioni logiche; degli strumenti in s e delle situazioni problematiche in s. Uno dei problemi fondamentali di tale concezione pluralistica riguarda la relazione tra questi 3 mondi. Essi sono infatti correlati in modo tale che i primi due possono interagire; amnche gli ultimi due possono interagire. Cos il Mondo 2, il mondo delle esperienze soggettive, interagisce con ciascuno degli altri due. Il Mondo 1 e il Mondo 3 non possono interagire, tranne che attraverso la mediazione del Mondo 2, il mondo delle esperienze soggettive. (14) Cosa significa, per Popper, che il Mondo 3 (come, del resto, gli altri due) esiste oggettivamente? Vuol dire che tale mondo "sebbene sia un prodotto umano, una creazione umana, esso successivamente, al pari di altri prodotti umani, mostra un suo ambito di autonomia". (15) A titolo esemplificativo, Popper osserva che la successione dei numeri naturali una costruzione umana. "Per, sebbene siamo noi a creare questa successione, essa, a sua volta, crea i suoi propri problemi autonomi. La distinzione tra numeri pari e numeri dispari non creata da noi: essa piuttosto una non intenzionale ed inevitabile conseguenza della nostra creazione. I numeri primi, ovviamente, sono, in maniera analoga, fatti autonomi non intenzionali ed oggettivi; e nel loro caso ovvio che ci sono molti fatti per noi da scoprire: ci sono congetture come quella di Goldbach. E tali congetture, quantunque riguardino indirettamente gli oggetti della nostra creazione, si riferiscono a problemi e fatti che in un modo o nell'altro sono emersi dalla nostra creazione e che noi non possiamo controllare o influenzare". (16) La conoscenza in senso oggettivo, secondo Popper, consiste in "problemi, teorie ed argomentazioni in quanto tali. La conoscenza in questo senso oggettivo totalmente indipendente dall'affermazione o pretesa di conoscere avanzata da chicchessia; come anche essa indipendente dall'opinione, dalla disposizione ad assentire, ad affermare o ad agire di

qualsivoglia individuo. La conoscenza in senso oggettivo conoscenza senza un conoscenza: essa conoscenza senza soggetto conoscente". (17) ------------NOTE (1) Popper, "Replies to My Critics", in P. A. Schilpp (a cura di), The Philosophy of Karl Popper, La Salle (Ill.), Open Court, 1974, pag. 1018 (2) Popper, Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna, 1972, pagg. 325-7 (3) Op. cit., pag. 95 (4) Popper, Conoscenza oggettiva, Armando, Roma, 1975, pag. 200 (5) Popper, "Che cos' la dialettica?", in Popper, Congetture e confutazioni, cit., pagg. 531-570 (6) Popper, Congetture e confutazioni, cit., pag. 533 (7) Op. cit., pag. 534 (8) Op. cit., pag. 537 (9) Op. cit., pag. 538 (10) Popper, "Sulla logica delle scienze sociali", in AA.VV., Dialettica e positivismo in sociologia, Einaudi, Torino, 1972 (11) Popper, Miseria dello storicismo, pag. 60 (12) Op. cit., pagg. 71-2 (13) Popper, La societ aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1974, vol. I, pag. 179 (14) Popper, Conoscenza oggettiva, cit., pag. 211. Cfr. anche pag. 150 (15) Op. cit., pagg. 164-5 (16) Op. cit., pag. 165. Cfr. anche pag. 216. (17) Op. cit., pag 153 [ Scheda di Astro Calisi - e-mail: astrocalisi@gmail.com]

Brani antologici La conoscenza "dall'ameba a Einstein"

KARL POPPER

Lo sviluppo della nostra conoscenza il risultato di un processo strettamente rassomigliante a quello chiamato da Darwin "selezione naturale"; cio, la selezione naturale delle ipotesi: la nostra conoscenza consiste, in ogni momento, di quelle ipotesi che hanno dimostrato il loro (relativo) adattamento sopravvivendo fino ad ora nella lotta per l'esistenza; una lotta concorrenziale che elimina quelle ipotesi che sono inadatte. [...] Ci che peculiare alla conoscenza scientifica questo: che la lotta per l'esistenza resa pi dura dalle critiche consapevoli e sistematiche delle nostre teorie. Cos, mentre la conoscenza animale e la conoscienza prescientifica si sviluppano per lo pi attraverso l'eliminazione di coloro che sostengono le ipotesi inadatte, la critica scientifica spesso fa perire le nostre teorie al nostro posto, eliminando le nostre credenze errate prima che tali credenze portino alla nostra eliminazione. [Popper, Conoscenza oggettiva, Armando, Roma, 1975, pagg. 346-7]

Brani antologici La comparsa della mente

KARL POPPER

Al primo livello si trova la teoria della comparsa dei nuclei atomici pesanti al centro delle grandi stelle e, a un livello superiore, l'evidenza dell'apparizione di molecole organiche in qualche parte dello spazio. Al livello successivo emerge la vita. Anche se un giorno l'origine della vita dovesse diventare riproducibile in laboratorio, la vita crea qualcosa di totalmente diverso nell'universo: la

peculiare attivit degli organismi, in particolare le azioni degli animali molto spesso tese ad uno scopo, e il loro risolvere problemi. Tutti gli organismi sono continui risolutori di problemi, pur non essendo consapevoli della maggior parte dei problemi che tentano di risolvere. Ad un livello ancora pi alto c' il grande passo della comparsa degli stati coscienti. Con la distinzione fra stati coscienti e stati incoscientiqualcosa di totalmente nuovo e della massima importanza entra a far parte dell'universo. Si tratta di un mondo nuovo: il mondo dell'esperienza cosciente. [Karl Popper, "La selezione naturale e la comparsa della mente" in Id., Tre saggi sulla mente umana, Armando, Roma, 1994, pag. 7]

KARL POPPER
Brani antologici Dalla verificazione al falsificazionismo
Il problema della demarcazione (il problema kantiano dei limiti della conoscenza scientifica) pu essere definito come il problema di trovare un criterio che possa distinguere tra asserti [...] che appartengono alla scienza empirica e asserti che si possono descrivere come "metafisici". Stando a una soluzione posta da Wittgenstein, questa demarcazione deve ottenersi con l'aiuto dell'idea di "significato" o di "senso": ogni proposizione significante o sensata dev'essere una funzione di verit di proposizioni "atomiche", cio, dev'essere completamente riducibile da un punto di vista logico ad [...] asserzioni singolari di osservazione. Pu sembrare che tracciando questa linea di demarcazione i positivisti siano riusciti a distruggere la metafisica [...]. Per questi metodi non distruggono soltanto la metafisica: distruggono anche la scienza naturale. Infatti le leggi di natura non sono riducibili alle asserzioni di osservazione pi di quanto non lo siano gli enunciati metafisici. [...] Il dogma del significato o del senso, e gli pseudo-problemi a cui esso ha dato origine, possono essere eliminati adottando, come criterio di demarcazione, il criterio di falsificabilit [...]. Secondo questo criterio le asserzioni, o i sistemi di asserzioni, trasmettono informazioni intorno al mondo empirico solo se sono capaci di collidere con l'esperienza, o, pi precisamente, solo se possono essere controllati sistematicamente, cio a dire se possono essere sottoposti [...] a controlli che potrebbero mettere capo alla loro confutazione. [Popper, Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino, 1970, pagg. 346-7]

Ruolo dei problemi nella scienza


[La scienza] non pu cominciare con delle osservazioni, o "raccogliendo dei dati", come pensano alcuni studiosi del metodo. Prima di poter raccogliere dati, necessario che sorga un nostro interesse rispetto a dati di una certa sorta: prima di tutto si presenta sempre un problema. Il problema a sua volta pu essere suggerito da necessit pratiche, o da credenze scientifiche o prescientifiche che per una ragione qualsiasi sembrino aver bisogno di una revisione. [Popper, Miseria dello storicismo, Editrice l'Industria, Milano, 1954, pag. 111]

I fatti sono "carichi" di teorie


L'epistemologia classica, che prende le nostre percezioni sensoriali come "date", come o "dati" da cui debbano venir costruite le nostre teorie attraverso un qualche processo di induzione, pu venir descritta come pre-darwiniana. Essa non riesce a tener conto della circostanza che i presunti fatti sono in realt reazioni di adattamento, e perci interpretazioni che incorporano teorie e pregiudizi e che, al pari delle teorie, sono

carichi di aspettazioni congetturali; non riesce a tener conto del fatto che non ci pu essere nessuna percezione pura, nessun dato puro; esattamente come non ci pu essere nessun linguaggio che sia un linguaggio osservazionale, dal momento che tutti i linguaggi sono impregnati di teorie e miti. [Popper, Conoscenza oggettiva, Armando, Roma, 1975, pag. 197]

Il modello della spiegazione scientifica


Per spiegazione (o spiegazione causale) s'intende un insieme di proposizioni con cui si descrive lo stato di cose da spiegare (l'explicandum) mentre le altre, le proposizioni esplicative, formano la "spiegazione" nel senso pi ristretto della parola (l' explicans dell'explicandum). Possiamo assumere di regola che l'explicandum sia pi o meno noto come vero o sia assunto tale. Ha poco senso infatti cercare una spiegazione di uno stato di cose che possa risultare interamente immaginario. [...] D'altro canto l' explicans, che l'oggetto della nostra ricerca, non sar di regola noto: dovr essere scoperto. Cos la spiegazione scientifica, ogni volta che effettivamente una scoperta, sar la spiegazione del noto mediante l'ignoto. L'explicans, per essere soddisfacente (propriet che pu essere una questione di grado) deve realizzare un certo numero di condizioni. In primo luogo, deve implicare logicamente l'explicandum. In secondo luogo, l'explicans dovrebbe essere vero; in ogni caso, non deve essere noto come falso anche dopo l'esame critico pi agguerrito. Se esso non noto come vero (come di solito avviene) vi devono essere evidenze indipendenti in suo favore. In altre parole, deve essere indipendentemente controllabile; e noi le considereremo tanto pi soddisfacente quanto maggiore sar la severit dei controlli indipendenti cui sopravvissuto. [Popper, Conoscenza oggettiva, cit., pagg. 257-8]

Articoli su

KARL POPPER Critica al concetto di "conoscenza oggettiva" in Karl Popper (I): le propriet dei numeri
di Astro Calisi
Illustrando la propria teoria della conoscenza oggettiva, Popper osserva che, sebbene siano gli uomini a inventare la successione dei numeri naturali, essa, a sua volta, da origine a problemi autonomi, che non dipendono dall'uomo. Ad esempio, la distinzione tra numeri pari e numeri dispari non creata da noi, ma piuttosto una conseguenza non intenzionale e inevitabile della nostra creazione. In maniera analoga, i numeri primi costituiscono un risultato autonomo, non intenzionale e oggettivo, con le relative propriet e problemi che sono del tutto indipendenti da noi e che non possiamo in alcun modo influenzare. (1) Pur se senz'altro eccessivo sostenere, in un'ottica spiccatamente psicologistica o - in una prospettiva pi attuale - costruttivistica, che tutte le propriet dei numeri sono il risultato delle caratteristiche mentali dell'uomo o dell'uso che l'uomo stesso fa dei numeri, si possono tuttavia fare delle osservazioni critiche in merito alla posizione di Popper. Cominciamo con il rilievo che la distinzione tra numeri pari e dispari, lungi dall'essere oggettiva, vale a dire indipendente dall'uomo, probabilmente legata alla necessit di dividere in due parti uguali (senza resti) quantit determinate di oggetti. Anche la nozione di numero primo (divisibile solo per se stesso e per l'unit) ha, con tutta probabilit, un'origine simile. Tali nozioni prendono forma e si affermano a livello concettuale in quanto connesse alla necessit di soddisfare precisi bisogni dell'uomo. Se non fosse cos, esse risulterebbero del tutto oziose e inutili, tanto che nessuno si prenderebbe il disturbo di degnarle di una qualche considerazione. Possiamo per spingere ben pi in l la nostra analisi, osservando che la distinzione tra numeri pari e dispari ha senso (o addirittura resa possibile) all'interno di un sistema di numerazione come quello decimale (quest'ultimo, del resto, rispecchia il fatto che le mani dell'uomo possiedono complessivamente 10 dita). All'interno di tale sistema, la definizione di numero pari quella di numero divisibile per 2, ossia che

termina per le cifre 2, 4, 6, 8 e 0. In base a tale definizione siamo in grado di riconoscere immediatamente un numero pari da uno dispari:

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Se adottiamo un sistema di numerazione con una base diversa, ad esempio quello binario, la situazione cambia notevolmente. Intanto non possiamo pi definire pari un numero divisibile per 2, perch la cifra 2 non esiste nel sistema binario: il suo corrispondente infatti 10 (uno-zero). Possiamo allora definire pari tutti i numeri che terminano per 0. Cos:

1 10 11 100 101 110 111 1000 1001 1110


Cosa succede per se ci muoviamo all'interno di un sistema di numerazione con base dispari? Se scriviamo i primi 10 numeri nel sistema con base 3, avremo ad esempio la seguente successione:

1 2 10 11 12 20 21 22 100 101
Cosa rimasto qui delle caratteristiche degli originari numeri pari e dispari? Ben poco. Certo, probabilmente possibile trovare nuove regole per riconoscere i numeri pari da quelli dispari, ossia i numeri che rappresentano quantit esattamente divisibili a met da quelle che non ammettono questa possibilit, e forse anche per distinguere i numeri primi da quelli che non lo sono. Bisogna per ammettere che almeno una parte del mondo delle nostre certezze matematiche, che derivano in ultima analisi, dal fatto di essere dotati di 2 mani provviste di 5 dita ciascuna, subisce un duro colpo. ------------NOTE (1) Karl Popper, Conoscenza oggettiva, Armando, Roma, 1975, pag. 165

IMRE LAKATOS VITA


Imre Lipsichitz Lakatos nacque a Dubrecen (Ungheria), nel 1922. Partecip alla resistenza durante l'occupazione nazista del paese. Nel dopoguerra fu assistente di Gyrgy Lukacs e ricopr cariche importanti presso il ministero dell'istruzione della nuova repubblica popolare. Caduto in disgrazia presso il regime comunista, venne arrestato nel 1950 e rimase per 3 anni in carcere. Liberato, si trov ben presto coinvolto nella rivolta del 1956, repressa nel sangue dai carri armati sovietici. Per sfuggire a un nuovo arresto, Lakatos si rifugi a Vienna e quindi in Inghilterra. La sua carriera accademica inizi a Cambridge, conseguendo il dottorato con R. B. Braithwaithe. Approd successivamente alla prestigiosa London School of Economics, dove fu prima allievo di Popper, per poi ricoprire la sua cattedra. Il suo primo interesse fu la filosofia della matematica. In tale ambito si occup in particolare della logica della scoperta matematica, alla quale dedic la sua dissertazione di dottorato, pubblicata postuma con il titolo Dimostrazioni e confutazioni (1976). Lakatos si interess successivamente di filosofia delle scienze empiriche, che ebbe come punto d'arrivo la famosa teoria dei programmi di ricerca, esposta nel fondamentale saggio La falsificazione e la metodologia dei programmi di ricerca scientifici (1968-9, 1970). Mor a Londra nel 1974.

PENSIERO

La concezione di Lakatos, pur muovendosi all'interno dell'orizzonte popperiano, rifiuta sia il falsicazionismo dogmatico, cio quello per cui la scoperta di un solo fatto contrario porterebbe all'automatica falsificazione di una teoria (Lakatos riconosce che neppure Popper ha mai sostenuto una tale posizione) (1), sia il falsificazionismo metodologico ingenuo, consistente nel concepire la storia della scienza come una lotta che si svolge tra teorie e fatti. (2) La proposta di Lakatos, che cerca di tener conto delle critiche sollevate da autori come Kuhn, Feyerabend e Agassi, quella del falsificazionismo metodologico sofisticato, per il quale la lotta avviene sempre tra fatti e almeno due teorie ad alto livello, o meglio due programmi di ricerca scientifici, in competizione tra loro. Un programma di ricerca costituito da una successione di teorie che si sviluppano da un nucleo centrale (hard-core) che, per decisione metodologica, si considera non falsificabile. In tal modo, un programa messo nella condizione di mostrare il suo valore, e la sua progressivit nei confronti di un altro programma. Ad esempio, nel caso della teoria di Copernico, ci che si mantiene infalsificabile per decisione metodologica l'idea che il Sole sia al centro dell'universo. Un programma di ricerca non caratterizzato solo da un nucleo non falsificabile, ma anche da una cintura protettiva, formata da un insieme di teorie ausiliarie che hanno il compito di proteggere il nucleo centrale da attacchi prematuri. La richiesta di un nucleo non falsificabile permette che ogni programma, almeno in linea di proncipio, si sviluppi "in un mare di anomalie" e che, allo stesso tempo, le "confutazioni" perdano importanza o che, comunque, siano considerate come problemi da risolvere (3). Solo quando le successive modificazioni della cintura protettiva non riescono pi a predire fatti nuovi, il programma di ricerca si rivela regressivo. Questo, tuttavia, non ancora sufficiente per determinare l'abbandono del programma di ricerca, poich, affinch ci avvenga, necessaria la presenza di un altro programma, in grado di spiegare di pi e/o di prevedere un maggior numero di fatti nuovi, che renda razionale l'abbandono del primo da parte della comunit scientifica. (4) Nella storia della scienza, una teoria viene scartata non quando qualche fatto si trova in contrasto con essa, ma quando la comunit scientifica dispone di una teoria migliore. Ad esempio, la meccanica di Newton, bench colpita da diverse anomalie, venne rifiutata solo dopo che era stata proposta la teoria di Einstein. ------------NOTE (1) Lakatos, "La falsificazione e la metodologia dei programmi di ricerca", in I. Lakatos e A. Musgrave (a cura di), Critica e crescita della conoscenza [1970], Feltrinelli, Milano, 1976, pagg. 169-177 (2) Op. cit., pagg 178-191 (3) Op. cit., pag. 232 (4) "La storia della scienza e le sue ricostruzioni razionali", in I. Lakatos e A. Musgrave (a cura di), op. cit., pag. 392

OPERE
-- "La falsificazione e la metodologia dei programmi di ricerca", in I. Lakatos e A. Musgrave (a cura di), Critica e crescita della conoscenza [1970], Feltrinelli, Milano, 1976 -- "La storia della scienza e le sue ricostruzioni razionali", in I. Lakatos e A. Musgrave (a cura di), Critica e crescita della conoscenza [1970], Feltrinelli, Milano, 1976 -- Dimostrazioni e confutazioni. La logica della scoperta matematica [1976], Feltrinelli, Milano, 1979 -- Matematica, scienza e epistemologia. Scritti filosofici II , Il Saggiatore, Milano, 1985 Imre Lakatos - Paul Feyerabend, Sull'orlo della scienza. Pro e contro il metodo, Cortina, 1995