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NICOLA CUSANO

IL DIO NASCOSTO
[Dialogus de deo abscondito]

Testo italiano e testo latino

NICOLA CUSANO
(1401-1464)

[1] Dialogo sul Dio nascosto


tra due, dei quali l'uno gentile, l'altro Cristiano

Dice il GENTILE. ti vedo, inginocchiato con grande devozione, mentre versi lacrime d'amore sincere e non false.Ti chiedo: chi sei? CRISTIANO. Sono un cristiano. GENTILE. Che cosa adori? CRISTIANO. Dio. GENTILE. Chi il Dio che adori? CRISTIANO. Non lo so. GENTILE. Come fai ad adorare con tanta seriet ci che non conosci? CRISTIANO. Adoro perch non conosco. [2] GENTILE. Mi stupisco che l'uomo possa essere preso da ci che ignora. CRISTIANO. pi strano che l'uomo sia preso da ci che crede di sapere. GENTILE. Perch? CRISTIANO. Perch conosce meno ci che crede di sapere di ci che sa di ignorare. GENTILE. Spiegalo, ti prego. CRISTIANO. Siccome non si pu sapere nulla, chiunque creda di sapere qualcosa, a me sembra un folle. GENTILE. A parer mio, il folle sei tu che dici che non si pu conoscere nulla. [3] CRISTIANO. Intendo per scienza l'apprendimento della verit. Chi afferma di sapere, dice di avere appreso la verit. GENTILE. Anch'io lo credo. CRISTIANO. E come pu essere appresa la verit se non per se stessa? Ma allora essa non appresa, perch chi apprende prima e l'appreso dopo. GENTILE. Non capisco come la verit possa essere appresa solo per se stessa. CRISTIANO. Credi che la si possa apprendere diversamente e in altro? GENTILE. S. CRISTIANO. Sbagli in modo evidente. La verit non al di fuori della verit; il circolo non al di fuori della circolarit, l'uomo non al di fuori dell'umanit. Dunque, la verit non si trova al di fuori della verit, n diversamente, n in altro. [4] GENTILE. In che modo allora so che cosa l'uomo, che cosa la pietra e, cos, di ogni cosa che conosco? CRISTIANO. Tu non ne sai nulla, ma credi di sapere. Se ti avessi interrogato sulla quiddit di ci che credi di sapere, avresti affermato che non sei capace di esprimere la verit dell'uomo o della pietra. Bens sai che l'uomo non la pietra, e ci non deriva dalla scienza per la quale conosci l'uo3

mo, la pietra e la [loro] differenza, ma dall'accidente, dalla diversit delle operazioni e delle figure. A queste cose, quando le distingui, imponi i nomi diversi. Il movimento della ragione distinuva mpone i nomi. [5] GENTILE. C' una sola verit o esistono molte verit? CRISTIANO. La verit una sola. L'unit una sola e la verit coincide con l'unit, perch vero che c' una sola unit. Come nel numero non si trova che una sola unit, cos nei molti non si trova che una sola verit. E, pertanto, chi non raggiunge l'unit, non conoscer mai il numero, e chi non raggiunge la verit nell'unit non pu sapere nulla di vero. E, sebbene creda di sapere con verit, si accorge facilmente che ci che crede di sapere si pu sapere con pi verit. Il visibile pu essere sempre visto con pi verit di quanto non lo veda tu. Ed visto con pi verit dagli occhi pi acuti. Dunque non visto da te come visibile in verit. Lo stesso si pu dire dell'udito e degli altri sensi. Ora, poich tutto ci che saputo, ma non con la scienza con la quale pu essere saputo, non conosciuto in verit, ma diversamente e in altro - infatti non si conosce la verit altrimenti e diversamente dal modo che la verit stessa -, ne segue che folle chi crede di sapere qualcosa in verit, e che ignora la verit. Non passerebbe forse per pazzo quel cieco che credesse di conoscere le differenze dei dolori quando non conosce il colore? [6] GENTILE. Quale uomo , allora, sapiente, se non si pu sapere nulla? CRISTIANO. Deve essere stimato sapiente chi sa di essere ignorante. E venera la verit chi sa di non potere apprendere nulla, ossia di non potere essere, vivere e conoscere, senza di essa. GENTILE. Ma all'adorazione [di Dio] non ti ha attirato proprio il desiderio di essere nella verit? CRISTIANO, come dici. Io onoro Dio, non quel [Dio] che la tua religione di gentile nomina e crede falsamente di conoscere, bens quel Dio che la verit ineffabile. [7] GENTILE. Ti prego, fratello, qual la differenza tra te e me quando onori Dio che la verit e io non voglio onorare quel Dio che non Dio in verit? CRISTIANO. Le differenze sono molte. Ma la differenza una e massima che noi onoriamo la verit assoluta, non mescolata, eterna, ineffabile; invece voi onorate non la verit stessa come assoluta in s, ma come nelle sue opere; non l'unit assoluta, ma l'unit nel numero e nella molteplicit, e vi sbagliate perch la verit che Dio non si pu comunicare ad altro. [8] GENTILE. Ti prego, fratello, guidami a capirti quando parli del tuo Dio. Dimmi: che cosa sai del Dio che adori? CRISTIANO. So che tutto ci che so, non Dio, e che tutto ci che concepisco, non gli somigliante, ma che egli al di sopra di tutto. [9] GENTILE. Dunque Dio nulla. CRISTIANO. Non il nulla, perch questo nulla ha il nome di nulla. GENTILE. Se non nulla, allora qualcosa. CRISTIANO. Non qualcosa. Qualcosa, infatti, non tutto. Dio non qualcosa piuttosto che tutto. GENTILE. Tu affermi in modo strano che il Dio che adori non e n nulla, n qualcosa, affermazione che nessuna ragione comprende. CRISTIANO. Dio al di sopra di nulla e di qualcosa perch il nulla gli obbedisce s da divenire qualcosa. E questa la sua onnipotenza. Per la sua potenza, egli supera tutto ci che e o non , per cui gli obbedisce sia ci che non , sia ci che . Egli fa che il non-essere venga in essere e che l'essere passi nel non-essere. Egli non nulla di quanto sotto di lui e che la sua onnipotenza previene. Pertanto, non pu essere detto pi questo che quello, perch tutte le cose sono da lui. [10] GENTILE. Pu essere nominato?

CRISTIANO. piccola cosa quella che nominata. La grandezza di ci che non pu essere concepito, rimane ineffabile. GENTILE. allora ineffabile? CRISTIANO. Non ineffabile, bens esprimibile al di sopra di tutto, in quanto la causa di tutte le cose nominabili. Colui che d il nome agli altri, come pu esser senza nome? GENTILE. , dunque, esprimibile e ineffabile insieme. CRISTIANO. Neppur questo. Dio non la radice della contraddizione, ma la semplicit stessa anteriore ad ogni radice. Pertanto, non dobbiamo dire che esprimibile e ineffabile insieme. GENTILE. Allora che cosa dici di esso? CRISTIANO. Che egli non nominato n non nominato, n nominato e non nominato insieme; bens tutte le cose che si possono dire in modo disgiuntivo e copulativo per consenso o contraddizione, non convengono a lui a causa dell'eccellenza della sua infinit, perch il principio unico anteriore a ogni pensiero che possiamo formarci di lui. [11] GENTILE. Allora, quindi, a Dio non converrebbe l'essere. CRISTIANO. Dici bene. GENTILE. Allora nulla. CRISTIANO. Non nulla, n non , n e non e insieme, ma la fonte e l'origine di tutti i principi dell'essere e del non-essere. GENTILE. Dio la fonte dei principi dell'essere e del non-essere? CRISTIANO. No. GENTILE. Tu l'hai detto poco prima. CRISTIANO. Ho detto la verit quando l'ho detto, e dico la verit anche ora, quando lo nego. Perch se ci sono i principi dell'essere e del non-essere, Dio anteriore ad essi. Ma il non-essere non ha il principio del non-essere, ma dell'essere. Il non-essere ha bisogno del principio per essere. C' allora il principio del non-essere, perch il non-essere non senza di esso. [12] GENTILE. Dio verit? CRISTIANO. No, ma anteriore a ogni verit. GENTILE. diverso dalla verit? CRISTIANO. No, perch l'alterit non pu convenirgli. Ma infinitamente anteriore a tutto ci che possiamo concepire e nominare della verit, in modo eccellente. [13] GENTILE. Non chiamate Dio, Dio? CRISTIANO. S. GENTILE. Dite il vero o il falso? CRISTIANO. N l'una cosa n l'altra, n tutte e due. Infatti non diciamo il vero, cio che questo sia il suo nome, n il falso, perch non falso che questo sia il suo nome. N diciamo il vero e il falso, perch la sua semplicit anteriore a tutte le cose sia nominabili che non nominabili. GENTILE. Perch lo chiamate Dio, se ignorate il suo nome? CRISTIANO. Per la somiglianza della perfezione. GENTILE. Spiegalo, ti prego. [14] CRISTIANO. Dio chiamato cos da theor, cio vedo. Dio nella nostra sfera come la vista nella sfera del colore. Il colore afferrato solo dalla vista; e, perch possa cogliere liberamente ogni colore, il centro della vista senza colore. Dunque la vista non si trova nella sfera del colore, perch priva di colore. Perci secondo la sfera del colore, la vista un nulla piuttosto che qualcosa. La sfera del colore non coglie l'essere al di fuori della sua sfera, ma afferma che tutto ci che nella sua sfera. Qui non si trova la vista. La vista, dunque, che esiste senza il colore non ha un nome nella sfera del colore, perch non le corrisponde nessun nome di colore. La vista d il nome a ogni colore per la distinzione, perci dipende dalla vista ogni imposizione di nome nella sfera del colore, ma 5

comprendiamo che il suo nome, dal quale [] ogni nome [di colore] piuttosto nulla che alcunch. Dio si comporta nei confronti di tutte le cose come la vista rispetto ai visibili. GENTILE. Mi piace quello che hai detto, e ho capito chiaramente che nella sfera di tutte le creature non si trova Dio, n il suo nome. Dio sfugge a ogni concetto piuttosto che essere l'affermazione di qualcosa, in quanto egli non si trova nella sfera delle creature, non avendo la condizione di creatura. Nella sfera dei composti non si trova il non-composto, e tutti i nomi che sono nominati sono nomi di composti. Il composto non da s, ma da quello che anteriore a ogni composto. E, sebbene la sfera dei composti e tutti i composti sono ci che sono per lui, tuttavia, in quanto egli non composto, non e conosciuto nella sfera dei composti. Sia, dunque, benedetto nei secoli Dio che si nasconde agli occhi di tutti i sapienti del mondo.

NICOLAUS CUSANUS
1401-1464

Dialogus de deo abscondito


duorum, quorum unus gentilis, alius Christianus

[1] Et ait GENTILIS: Video te devotissime prostratum et fundere amoris lacrimas, non quidem falsas, sed cordiales. Quaero, quis es? CHRISTIANUS: Christianus sum. GENTILIS: Quid adoras? CHRISTIANUS: Deum. GENTILIS: Quis est Deus, quem adoras? CHRISTIANUS: Ignoro. GENTILIS: Quomodo tanto serio adoras quod ignoras? CHRISTIANUS: Quia ignoro, adoro. [2] GENTILIS: Mirum video hominem affici ad id quod ignorat. CHRISTIANUS: Mirabilius est hominem affici ad id, quod se scire putat. GENTILIS: Cur hoc? CHRISTIANUS: Quia minus scit hoc, quod se scire putat, quam id, quod se scit ignorare. GENTILIS: Declara, quaeso. CHRISTIANUS: Quicumque se putat aliquid scire, cum nihil sciri possit, amens mihi videtur. GENTILIS: Videtur mihi quod tu penitus ratione careas, qui dicis nihil sciri posse. [3] CHRISTIANUS: Ego per scientiam intelligo apprehensionem veritatis. Qui dicit se scire, veritatem se dicit apprehendisse. GENTILIS: Et idem ego credo. CHRISTIANUS: Quomodo igitur potest veritas apprehendi nisi per se ipsam? Neque tunc apprehenditur, cum esset apprehendens prius et post apprehensum. GENTILIS: Non intelligo istud, quod veritas non possit nisi per se ipsam apprehendi. CHRISTIANUS: Putas, quod aliter apprehensibilis sit et in alio? GENTILIS: Puto. CHRISTIANUS: Aperte erras. Nam extra veritatem non est veritas, extra circularitatem non est circulus, extra humanitatem non est homo. Non reperitur igitur veritas extra veritatem nec aliter nec in alio. [4] GENTILIS: Quomodo ergo mihi notum est, quid homo, quid lapis et ita de singulis, quae scio? CHRISTIANUS: Nihil horum scis, sed te putas scire. Si enim te interrogavero de quiditate eius, 7

quod te putas scire, affirmabis quod ipsam veritatem hominis aut lapidis exprimere non poteris. Sed quod scis hominem non esse lapidem, hoc non evenit ex scientia, qua scis hominem et lapidem et differentiam, sed evenit ex accidenti, ex diversitate operationum et figurarum, quae, cum discernis, diversa nomina imponis. Motus enim in ratione discretiva nomina imponit. [5] GENTILIS: Estne una an plures veritates? CHRISTIANUS: Non est nisi una. Nam non est nisi una unitas et coincidit veritas cum unitate, cum verum sit unam esse unitatem. Sicut igitur in numero non reperitur nisi unitas una, ita in multis nisi veritas una. Et hinc qui unitatem non attingit, numerum semper ignorabit, et qui veritatem in unitate non attingit, nihil vere scire potest. Et quamvis putat se vere scire, tamen verius sciri ipsum, quod se scire putat, de facili experitur. Verius enim videri potest visibile, quam per te videatur. Verius enim per acutiores oculos videretur. Non ergo a te videtur, uti visibile est in veritate. Ita de auditu et ceteris sensibus. Sed cum omne id quod scitur et non ea scientia, qua sciri potest, non scitur in veritate sed aliter et alio modo - aliter autem et in alio modo a modo, qui est ipsa veritas, non scitur veritas -, hinc amens est, qui se aliquid in veritate scire putat et veritatem ignorat. Nonne amens iudicaretur ille caecus, qui se putaret scire differentias colorum, quando colorem ignoraret? [6] GENTILIS: Quis hominum igitur est sciens, si nihil sciri potest? CHRISTIANUS: Hic censendus est sciens, qui scit se ignorantem. Et hic veneratur veritatem, qui scit sine illa se nihil apprehendere posse sive esse sive vivere sive intelligere. GENTILIS: Hoc forte est, quod te in adorationem attraxit, desiderium scilicet essendi in veritate. CHRISTIANUS: Hoc ipsum quod dicis. Colo enim deum, non quem tua gentilitas falso se scire putat et nominat, sed ipsum deum, qui est ipsa veritas ineffabilis. [7] GENTILIS: Rogo te frater, cum deum qui est veritas colas et nos non intendamus deum colere, qui non est deus in veritate, quae est differentia inter vos et nos? CHRISTIANUS: Multae sunt. Sed in hoc una et maxima, quia nos veritatem ipsam absolutam, impermixtam, aeternam ineffabilemque colimus, vos vero non ipsam, uti est absoluta in se, sed uti est in operibus suis, colitis, non unitatem absolutam, sed unitatem in numero et multitudine, errantes, quoniam incommunicabilis est veritas quae deus est alteri. [8] GENTILIS: Rogo te, frater, ad hoc ut me ducas, ut te de deo tuo intelligere queam. Responde mihi: quid scis de deo, quem adoras? CHRISTIANUS: Scio omne id quod scio non esse deum et quod omne id quod concipio non esse simile ei, sed quia ipse exsuperat. [9] GENTILIS: Igitur nihil est deus. CHRISTIANUS: Nihil non est, quia hoc ipsum nihil nomen habet nihili. GENTILIS: Si non est nihil, est ergo aliquid. CHRISTIANUS: Nec aliquid est. Nam aliquid non est omne. Deus autem non est potius aliquid quam omne. GENTILIS: Mira affirmas deum quem adoras nec esse nihil nec esse aliquid, quae nulla ratio capit. CHRISTIANUS: Deus est supra nihil et aliquid, quia sibi oboedit nihil, ut fiat aliquid. Et haec est omnipotentia eius, qua quidem potentia omne id, quod est aut non est, excedit, ut ita sibi oboediat id quod non est sicut id quod est. Facit enim non-esse ire in esse et esse ire in non-esse. Nihil igitur est eorum, quae sub eo sunt et quae praevenit omnipotentia sua. Et ob hoc non potest potius dici hoc 8

quam illud, cum ab ipso sint omnia. [10] GENTILIS: Potestne nominari? CHRISTIANUS: Parvum est, quod nominatur. Cuius magnitudo concipi nequit, ineffabilis remanet. GENTILIS: Est autem ineffabilis? CHRISTIANUS: Non est ineffabilis sed supra omnia effabilis, cum sit omnium nominabilium causa. Qui igitur aliis nomen dat, quomodo ipse sine nomine? GENTILIS: Est igitur effabilis et ineffabilis. CHRISTIANUS: Neque hoc. Nam non est radix contradictionis deus, sed est ipsa simplicitas ante omnem radicem. Hinc neque hoc dici debet quod sit effabilis et ineffabilis. GENTILIS: Quid igitur dices de eo? CHRISTIANUS: Quod neque nominatur, neque non nominatur, neque nominatur et non nominatur, sed omnia, quae dici possunt disiunctive et copulative per consensum vel contradictionem, sibi non conveniunt propter excellentiam infinitatis eius, ut sit unum principium ante omnem cogitationem de eo formabilem. [11] GENTILIS: Sic igitur deo non conveniret esse. CHRISTIANUS: Recte dicis. GENTILIS: Est ergo nihil. CHRISTIANUS: Non est nihil neque non est, neque est et non est, sed est fons et origo omnium principiorum essendi et non-essendi. GENTILIS: Est deus fons principiorum essendi et non-essendi? CHRISTIANUS: Non. GENTILIS: Iam statim hoc dixisti. CHRISTIANUS: Verum dixi, quando dixi, et nunc verum dico, quando nego. Quoniam si sunt quaecumque principia essendi et non-essendi, deus illa praevenit. Sed non-esse non habet principium non-essendi, sed essendi. Indiget enim non-esse principio, ut sit. Ita igitur est principium nonessendi, quia non-esse sine ipso non est. [12] GENTILIS: Estne deus veritas? CHRISTIANUS: Non, sed omnem praevenit veritatem. GENTILIS: Est aliud a veritate? CHRISTIANUS: Non. Quoniam alteritas ei convenire nequit. Sed est ante omne id, quod veritas per nos concipitur et nominatur, in infinitum excellenter. [13] GENTILIS: Nonne nominatis deum deum? CHRISTIANUS: Nominamus. GENTILIS: Vel verum dicitis vel falsum? CHRISTIANUS: Neque alterum neque ambo. Non enim dicimus verum, quod hoc sit nomen eius nec dicimus falsum, quia hoc non est falsum quod sit nomen eius. Neque dicimus verum et falsum, cum eius simplicitas omnia tam nominabilia quam non-nominabilia antecedat. GENTILIS: Cur nominatis ipsum deum, cuius nomen ignoratis? CHRISTIANUS: Ob similitudinem perfectionis. GENTILIS: Declara, quaeso.

[14] CHRISTIANUS: Deus dicitur a theoro, id est video. Nam ipse deus est in nostra regione ut visus in regione coloris. Color enim non aliter attingitur quam visu, et ad hoc, ut omnem colorem libere attingere possit, centrum visus sine colore est. In regione igitur coloris non reperitur visus, quia sine colore est. Unde secundum regionem coloris potius visus est nihil quam aliquid. Nam regio coloris extra suam regionem non attingit esse, sed affirmat omne quod est in sua regione esse. Ibi non reperit visum. Visus igitur sine colore existens innominabilis est in regione coloris, cum nullum nomen coloris sibi respondeat. Visus autem omni colori nomen dedit per discretionem. Unde a visu dependet omnis nominatio in regione coloris, sed eius nomen, a quo omne nomen, potius nihil esse quam aliquid deprehenditur. Eo igitur deus se habet ad omnia sicut visus ad visibilia. [15] GENTILIS: Placet mihi id quod dixisti et plane intelligo in regione omnium creaturarum non reperiri deum nec nomen eius et quod deus potius aufugiat omnem conceptum quam affirmetur aliquid, cum in regione creaturarum non habens condicionem creaturae non reperiatur. Et in regione compositorum non reperitur non-compositum. Et omnia nomina quae nominantur sunt compositorum. Compositum autem ex se non est, sed ab eo, quod antecedit omne compositum. Et licet regio compositorum et omnia composita per ipsum sint id quod sunt, tamen cum non sit compositum, in regione compositorum est incognitum. Sit igitur deus, ab oculis omnium sapientum mundi absconditus, in saecula benedictus.

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