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Lineamenti per un nuovo modello

interpretativo dei Sistemi Complessi.


Con applicazioni alla teoria quantistica e ai sistemi emergenti
Autore : Guido Massa Finoli
.
Prefazione
Capitolo I Modelli computazionali e teoria della misura
1.1 Riflessioni sui fondamenti
1.1.1 Sul significato di misura e riesame di alcuni concetti della teoria degli insiemi
1.1.2 Sul concetto di algoritmo e di operatore invariante nella definizione di misura
1.1.3 Che ruolo svolge lambiente esterno nella determinazione della misura. Il
superamento della dicotomia Sistema Ambiente
1.1.4 Utilizzo dei numeri complessi nella relazione di misura
1.1.5 Ridefinizione dei concetti di algoritmo, di invariante ed analisi delle strutture
simmetriche emergenti
1.2 La ricerca di un operatore Autogenerativo o operatore Origine
1.2.1 Esistenza di un operatore Origine
1.2.2 Operatore Origine
1.2.3 La misura dell Operatore Origine
1.2.4 Il fattore di incommensurabilit
1.2.5 Tipologie nellazione dell Operatore Origine
1.3 Fondamenti matematici della ricorsione
1.3.1 Elementi della teoria dei gruppi
1.3.2 Trasformazioni lineari, funzioni e algebra di Lie
1.3.3 Spazi di Hilbert e topologia degli spazi
1.3.4 Generalizzazione attraverso la teoria dei Morfismi
1.3.5 Definizione di ricorsiva e spazi associati
1.3.6 Sullinversa di una ricorsiva
1.3.7 Spazi e spazi O con orbite associate
Capitolo II - Per un modello di sistema complesso sviluppato attraverso
funzioni ricorsive
2.1 Una visione del mondo attraverso ricorsive cicliche
2.1.1 Sul dualismo Osservatore-Osservato
2.1.2 Losservatore e il sistema, punti in comune con il modello di Bohm e di
Wheeler
2.1.3 Cosa dobbiamo intendere per Sistema
2.1.4 Considerazioni sullentanglement quantistico
2.2 Descrizione di un sistema attraverso funzioni ricorsive
2.2.1 Sistema come struttura di Stati
2.2.2 Interpretazione logica degli stati di un sistema e correlazione entangled
2.2.3 Forme di entanglement e passaggio al sistema di riferimento dellosservatore
2.3 La trasformata . Interpretazione quantistica - relativistica di uno Spazio
delle misure
2.3.1 Interpretazione relativistica
2.3.2 Interpretazione attraverso il Principio di Indeterminazione di Heisenberg
2.3.3 Identit quantistica ed identit relativistica. Statistiche di Bose-Einstein e
Fermi-Dirac
2.3.4 Completamento della trasformata . Differenza tra sistemi classici e sistemi
quantistici
2.4 Sulla differenza tra sistemi classici e sistemi quantistici. Reinterpretazione di
alcuni concetti quantistici
2.4.1 Sistemi classici
2.4.2 Sulla definizione dei Sistemi quantistici. Il contributo di J.Bell
2.4.3 Cosa sono gli Stati Base e le ampiezze di probabilit di un sistema quantistico
2.4.4 Algebra dei sistemi quantistici e corrispondenza con gli spazi
2.4.5 Ricorsiva ciclica in campo complesso ed utilizzo degli operatori
Capitolo III - Lineamenti per una legge generale dei sistemi complessi
3.1 Condizione del passaggio da un sistema aggregato ad un sistema unico,
condizione affinch un sistema sia EMERGENTE
3.1.1 Sistemi classici e sistemi quantistici, sistemi aggregati e sistemi unici
3.1.2 Singolarit dellosservatore, ordinalit logica e dimensione temporale
3.1.3 Sistema classico e sistema quantistico. Il passaggio da sistema aggregato a
sistema unico attraverso la trasformazione di dimensioni
3.2 Ruolo dello Spazio/Tempo nella realizzazione di un sistema EMERGENTE
3.2.1 Caratteristiche dello Spazio e del Tempo
3.2.2 La particolarit del tempo
3.2.3 Il tempo espresso da una ricorsiva ciclica
3.2.4 Come esprimere le dimensioni temporali in relazione con quelle spaziali. Lo
schema della trasformata
3.2.5 Contrazione temporale e ricoprimento di . Come la misurabilit pu
corrispondere alla calcolabilit
3.2.6 Sistemi emergenti, reversibilit e simmetria
3.3 Esempio di un Sistema Emergente Continuo
3.3.1 Utilizzazione degli Spazi di Hilbert per descrivere un sistema ricorsivo continuo
3.3.2 Definizione dei significati dei coefficienti c e c di un sistema ricorsivo
continuo attraverso luso delloperatore
3.3.3 Descrizione di una trasformazione su un sistema ricorsivo continuo
3.3.4 Interpretazione quantistico relativistica applicata ad un sistema ricorsivo
continuo attraverso la trasformata
3.4 Ipotesi e considerazioni finali
3.4.1 Invariante e ruolo dellosservatore nello spazio/tempo. Sullanalogia tra
lazione dellinvariante e quella della gravitazione
3.4.2 E possibile prevedere levoluzione di sistemi complessi o esiste un limite
logico a questa previsione?
Capitolo IV Modello generalizzato dei Sistemi complessi
4.1 Generalizzazione delloperatore autogenerativo e immersione nella
dimensione spazio/temporale
4.1.1 Operatore autogenerativo e ricorsive a doppio ciclo
4.1.2 Ricorsive a doppio ciclo immerse nello Spazio/Tempo
4.1.3 Strappi spazio-temporali ed analogia col modello numerico
4.2 Il mondo degli eventi entangled ed analogia con i numeri primi
4.2.1 Caratteristiche dello spazio E (Entangled). Lo spazio dei Numeri Primi
4.2.2 Connessione tra mondo spazio/temporale e mondo entangled. Generalizzazione
sulla vita e la morte come strappi spazio/temporali
4.2.3 La ricerca di una simmetria ed una logica dei numeri primi
NOTE
Prefazione
Questo saggio nasce dalla esigenza di trovare una risposta, in termini di modelli logico matematici,
alla questione da me sollevata nel saggio Un modello logico filosofico per i sistemi complessi,
ovvero come sia possibile esplicitare una logica per i sistemi complessi. Devo dire che la risposta
data in quel saggio, per molti versi era parziale e non soddisfacente, ma su un punto sicuramente la
mia riflessione era valida; per capire i sistemi complessi bisogna affidarsi a modelli di tipo
ricorsivo. La ricorsivit uno degli aspetti cruciali per la nostra comprensione del mondo ancora
poco sviluppata ed analizzata; la ricorsivit, le funzioni cicliche ricorsive, permeano la nostra realt
sia quella fisica che quella biologica, sono il vero modello attraverso cui possiamo esplicitare quegli
aspetti della complessit fino ad adesso cosi difficili da afferrare e comprendere. Questo saggio
vuole mettere al centro del problema della complessit, i modelli ricorsivi, in particolare quelli
ciclici.
Sappiamo come uno degli esempi tipici di quello che pu essere un sistema complesso proprio un
sistema quantistico, le propriet quantistiche, tra cui la principale la sovrapposizione degli stati,
sono un esempio fondamentale di propriet di un sistema complesso non spiegabili in termini
riduzionistici
1
. In definitiva, se eleggiamo un sistema quantistico a paradigma di un sistema
complesso allora quello che cercheremo di fare in questo saggio, dimostrare come attraverso un
modello ricorsivo ciclico si possano spiegare alcune delle principali propriet quantistiche. Questo
comporter per certi versi la ridefinizione di un modello interpretativo della teoria quantistica, il
risultato sar un nuovo ed originale modo di intendere lo spazio, il tempo ed alcuni principali
concetti quantistici. Il modello verr delineato partendo dalle riflessioni di Einstein fino al modello
di Bohm e di Wheeler, non espliciteremo tanto nuovi aspetti fisico-matematici (vi poco o nulla da
aggiungere alla QED o alla fisica quantistica) ma quanto un modello concettuale interpretativo che
superi molti degli aspetti critici dei modelli attuali.
Nei tre capitoli del saggio, si affronta anzitutto un riesame di alcuni concetti base della matematica
per arrivare ad una definizione di ricorsiva e modelli ricorsivi ciclici, e cosa importante, alla
definizione di un operatore invariante associato alla misura. Nel secondo capitolo si utilizza il
modello ricorsivo e il ruolo dellosservatore locale-relativistico per definire i sistemi classici ed i
sistemi quantistici e definire una trasformata che permetta la definizione di stati identici correlati
in una ciclica di una ricorsiva. Nellultimo capitolo si affronta la ridefinizione dei concetti spazio-
tempo, si sviluppa la trasformata per avere una interpretazione e separazione tra sistemi
riduzionistici e sistemi olistici, sistemi aggregati e sistemi unici.
Capitolo I Modelli computazionali e teoria della misura
1.1 Riflessioni sui fondamenti
1.1.1 Sul significato di misura e riesame di alcuni concetti della teoria degli insiemi
La tesi che dalluso delle operazioni matematiche si siano, nel tempo, creati ed estesi i vari insiemi
numerici, iniziando dai numeri Naturali, passando per gli Interi, i Razionali fino ad arrivare ad i
Reali, ha senza dubbio una sua fondatezza ed a ben vedere questo processo parallelo al processo
di arricchimento di un linguaggio attraverso luso
1
. Ma mentre il linguaggio rappresenta una realt
che comunque cambia col passare dei secoli e anche radicalmente, la matematica, invece, sembra
descrivere delle parti profonde della nostra realt cos profonde che una volta definite rimangono
valide per sempre. Solo cos possiamo spiegare la validit millenaria del teorema di Pitagora o del
principio di non-contraddizione, non certo un caso che la fisica ed in particolare la dinamica sia
diventata una scienza, nel senso moderno del termine, quando con Galileo, ma soprattutto con
Newton, si affidata alla matematica e alle sue leggi
2
.
Il concetto di operazione un concetto fondamentale in matematica, cos come lo quello di
insieme, ed essendo fondanti ben sappiamo, dallesperienza dei filosofi analitici inglesi
3
, come sia
pericoloso provare a definire concetti cos primitivi, molto facile cadere in paradossi o in
definizioni circolari (molti testi didattici ancora oggi usano definizioni di tipo circolare).
Cercheremo, quindi, di utilizzare questi due concetti senza dare loro una particolare definizione, ma
confrontandoli con il diverso punto di vista che in questo saggio vogliamo delineare; si tratta, in
definitiva, di riuscire a cogliere aspetti interpretativi nuovi nella matematica moderna che ci
possano aiutare a meglio capire ed interpretare alcuni problemi contemporanei della fisica e in
generale della sistemica.
I matematici definiscono una struttura algebrica come un insieme in cui sono definite delle
operazioni, tali che il risultato ancora un elemento dellinsieme, in tal caso si dice anche che
linsieme considerato chiuso rispetto a quella operazione
4
. Proprio la ricerca di insiemi chiusi
rispetto a varie operazioni ha condotto la matematica dallinsieme dei naturali ( N) chiuso solo
rispetto alle operazioni di somma e prodotto a quello Z degli interi chiuso anche rispetto alla
differenza fino a quello dei numeri razionali chiuso anche rispetto alloperazione di divisione. La
premessa per il salto successivo inizi con i pitagorici e con la scoperta, attraverso il teorema di
Pitagora (o con il calcolo della circonferenza attraverso il raggio), dellesistenza di una classe di
numeri la cui parte decimale non solo era infinita, ma i valori non avevano alcuna periodicit come
invece accadeva per numeri come
1 1
o
3 7
; insomma vi erano numeri la cui parte decimare non era
definibile in alcun modo n tanto meno attraverso il rapporto tra 2 numeri naturali, quindi essi non
rientravano nella classe dei numeri razionali. Questi numeri furono chiamati irrazionali per
contrapporli ai razionali e per indicare che non erano rappresentabili attraverso un rapporto tra 2
interi. In questa classe di numeri era distinguibile una sottoclasse chiamata irrazionali algebrici , il
cui valore era comunque rappresentabile da un qualche espressione algebrica come ad esempio tutti
i numeri ottenuti attraverso radici , es. 2 . Ma tutta la quantit enorme di numeri irrazionali
rimanenti in quale classe ricadevano? e che caratteristica avevano? La loro caratteristica era che
potevano esprimersi solo attraverso una serie infinita convergente a quel numero, questi numeri
furono chiamati irrazionali trascendenti.
Ad esempio la successione data da:
1 2 3 4
1 1 1 1
1 , (1 ) , (1 ) , (1 ) ,..., (1 )
2 3 4
N
N
+ + + + converge a 2,718281828459... che il numero neperiano
indicato con e. Oppure la successione :
4 8 32 128 768 4608 36864
, , , , , , ,....
1 3 9 45 225 1575 11025
converge molto lentamente proprio a t .
Essa si ottiene prendendo lN-esimo termine della successione se esso pari si moltiplica il termine
precedente per
1
N
N +
, se N dispari per
1 N
N
+
5
.
Quindi linsieme dei numeri razionali con linsieme di tutti gli irrazionali forma linsieme dei reali,
che possiamo considerare come linsieme di rappresentazione di tutte le nostre possibili misure del
mondo fisico, qualsiasi numero otteniamo da uno strumento di misura del mondo rientra in questo
insieme.
I progressi nel formalismo matematico nel 900 hanno permesso di esplicitare in maniera precisa
tutte le propriet dellinsieme dei reali, alla luce delle possibili operazioni determinabili in tale
insieme. Proprio questo processo di formalizzazione, attraverso la definizione delle operazioni con
propriet chiare e semplici, ha portato a definire nuove ed astratte tipologie di insiemi. Oggi
chiaro che la definizione delle operazioni, la definizione delle regole, che determina il tipo di
elemento o variabile con cui avremo a che fare, anzi che il loro stesso valore semantico legato alla
struttura sintattica di queste regole. Quindi operazioni ed elementi, relazioni e variabili, regole e
simboli sono intimamente legati; uno stesso simbolo con regole diverse assume significati differenti
come avviene ad esempio nel gioco delle carte. Il filosofo austriaco L. Wittgenstein fu uno dei primi
ad evidenziare questo fondamentale legame, legame che il formalismo matematico ha fatto suo
cercando di esplicitare le relazioni, le operazioni e le regole fondamentali che definiscono la
struttura e la tipologia di un insieme di elementi
6
.
Un primo punto che vogliamo porre se esiste una qualche funzione o relazione che sia fondante o
in un qualche modo primitiva rispetto ad altre relazioni possibili. Sicuramente una delle relazioni
primitive fu quella di indicare la molteplicit di un insieme, quello che i matematici oggi chiamano
cardinalit, prima ancora della stessa conoscenza ed uso dei numeri. Per fare questo il modo pi
semplice sembra essere quello di mettere in corrispondenza uno ad uno gli elementi di due insiemi,
come diceva J. Barrow :
Rientrando a casa la sera, i pastori potevano controllare di avere in corrispondenza lo stesso
numero di pecore che avevano portato al pascolo mettendo da parte la mattina un sasso per ogni
pecora uscita; di ritorno alla sera potevano riprendere un sasso per ogni pecora ritornata sana e salva
nellovile, se avanzava qualche sasso voleva dire che qualche pecora era andata perduta.
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Come si vede in questo modo siamo in grado di sapere qualcosa sulla molteplicit di un insieme
senza la necessit di contarlo. Fu Cantor ad intuire per primo le potenzialit presenti in questa
semplice e primitiva operazione di corrispondenza; essa, come dimostr, ci permette anche di
determinare la cardinalit di insiemi infiniti e di trovare tra di essi differenti molteplicit. Proprio
utilizzando tale metodo possiamo sapere che linsieme dei numeri razionali ha la stessa molteplicit
di quella dei naturali, mentre la molteplicit di quello dei reali superiore a quello dei naturali e
quindi dei razionali.
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Ritorneremo in seguito sugli aspetti formali della relazione di corrispondenza tra insiemi di
elementi, quello che qui vogliamo chiederci se prima di essa vi sia una qualche relazione ancora
pi primitiva, una relazione senza la quale la stessa corrispondenza tra insiemi non possibile.
In realt a ben vedere per effettuare una corrispondenza tra 2 oggetti, tra i sassi e le pecore del
nostro esempio, occorre una premessa, ovvero che siamo in grado di distinguere questi oggetti come
cose differenti rispetto ad uno sfondo. In definitiva, dobbiamo, prima delle funzioni, avere delle
variabili, come dei valori determinabili; prima che un qualcosa possa essere messo in relazione con
un altro qualcosa occorre che esso sia distinguibile da altro, dallo sfondo, inoltre che sia possibile
identificare ci che ne permette il raggruppamento in un insieme. .
La riflessione hegeliana, se la depuriamo degli aspetti ontologici datati, si occupata in effetti di
queste cose, e le interpretazioni date da Findley in poi vogliono evidenziare proprio questi aspetti
gnoseologici. Possiamo riassumere prosaicamente la problematica hegeliana in questi termini; il
nostro sistema conoscitivo si basa su determinazioni e determinare vuol dire trarre qualcosa da uno
sfondo. Ma cosa vuol dire oggi, alla luce delle moderne conoscenza matematiche e fisiche, fissare
una determinazione, determinare un oggetto come un qualcosa differente da altro, cosa vuol dire
individuare degli oggetti come sassi rispetto ad oggetti che sono pecore, ma anche pi oggetti sassi
simili tra loro, ovvero tali da poterli individuare e raggruppare in un unico insieme, in una unica
etichetta o nome ?
9
.
Un fisico oggi risponderebbe che qualcosa determinabile se misurabile, ovvero se ad esso
possiamo associare un numero ottenuto attraverso uno strumento, una tecnologia, ma anche
semplicemente attraverso una regola ben chiara
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. Nel momento in cui facciamo delle misure
traiamo quell oggetto, o la parte che di esso viene misurata, dallo sfondo e lo distinguiamo da altro.
Misurare, quindi, vuol dire determinare; ovvio, di conseguenza, che un oggetto non misurabile
non determinabile, ma qualcosa pu essere individuabile pur non essendo determinabile o non
essendo determinato, ovvero misurato?
In effetti forse abbiamo bisogno di una condizione precedente alla misura, una condizione in grado
di trarre elementi dallo sfondo pur non avendo ancora di essi una qualche misura.
Prendiamo i nostri sassi, cosa misuriamo di essi? Quello che misuriamo dipende da quello che
vogliamo utilizzare. Nel nostro esempio se tali sassi sono usati per fare una corrispondenza con
ciascuna pecora allora quello che dobbiamo misurare la loro distinguibilit da un altro sasso, non
ci interessa se sia grande (non troppo ovviamente) o piccolo, se sia un gesso o una pietra focaia, ci
interessa che sia distinguibile in modo permanente per il nostro uso da un altro sasso. Nella
misurazione che facciamo dobbiamo, quindi, stare attenti a non prendere sassi attaccati tra di loro o
fragili a tal punto che mettendoli nella ciotola si possano frantumare in pi pezzi; tutte le altre
eventuali misure o determinazioni che di essi potremmo fare adesso non ci interessano. Quindi nel
nostro caso misuriamo la loro distinguibilit come parametro, ma la distinguibilit una condizione
che ne permette la misura, in realt noi possiamo distinguere qualcosa pur non avendone ancora
nessuna misura, ma non possiamo avere misure di qualcosa che non distinguibile. Chiameremo
questa condizione individualit come condizione trascendentale per la misura e con
determinazioni le possibili misure assunte dallentit individuabile. Effettuare misure vuol dire
quindi dare delle determinazioni ad una entit individuabile ed individuata, trasformarla da entit
individuabile ad entit determinata.
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Va da se che misurare si presenta come una operazione,
essa stessa una funzione, ma una funzione tra che cosa ? su quali variabili?
La misura viene definita in matematica come una funzione : [0, ] S , tra uno spazio misurabile
(M,S) e linsieme dei numeri reali positivi, escluso linfinito. Quindi uno spazio di misura formato
da un insieme M, una -algebra S dei suoi sottinsiemi e una funzione positiva su (M,S).
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Prima di entrare nei dettagli vediamo che la nostra definizione matematica utilizza il concetto di
insieme e lo utilizza come concetto fondante, primitivo. Un insieme quindi definibile prima della
stessa misura, ma un insieme per essere misurabile deve avere una serie di propriet, ovvero deve
essere anzitutto un algebra (nella definizione che daremo) ed in particolare una -algebra. Questo
vuol dire comunque che esiste una categoria di insiemi non misurabili pur essendo definibili come
insiemi, con elementi e propriet connesse. Dobbiamo, a questo punto, definire e comprendere cosa
intendiamo per insieme perch intorno ad esso si gioca molto della definizione dei concetti
successivi, tra cui quello di misura.
Qui entriamo in quello che stato, e per certi versi ancora, un problema della moderna
matematica; ovvero la definizione di assiomi che impediscano il verificarsi di paradossi nella
stesura del concetto di insieme. La teoria degli insiemi nella formalizzazione di Zermelo-Fraenkel
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introduce una serie di assiomi che hanno la funzione appunto di evitare definizioni circolari e
paradossi con i quali si erano imbattuti i filosofi ai primi del 900. Senza ripercorrere questo dibattito
diciamo solo che oggi in insiemistica sono introdotti in genere 9 assiomi + 1 che formano il nucleo
della teoria assiomatica chiamata ZF. Tra questi vi lassioma di separazione che potrebbe cosi
essere definito:
Dato un insieme A e una propriet P esiste un insieme i cui elementi appartengono allinsieme A e
godono della propriet P.
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Questo assioma ha il compito di eliminare la possibilit di esistenza di un insieme tutto o universo
di elementi, esso quindi mina alla base uno dei paradossi di Russell che vedremo in seguito. Ci dice
che non esiste un insieme di tutti gli oggetti che hanno una certa caratteristica P ma solo che dato un
certo insieme A esiste linsieme che sono elementi di A e che hanno quella caratteristica. P. La
differenza, anche se pu sembrare sottile, in realt cruciale essa sottolinea come non esiste un
modo definitivo e apodittico di definire un insieme ma esiste invece un modo che possiamo
chiamare operazionale. Linsieme si ottiene attraverso una certa operazione che mette a confronto
gli elementi di A e una certa propriet P.
Lassioma non ci dice nulla di come una tale operazione si possa effettuare ma ci garantisce che
un insieme cos detto esiste sempre ed costruibile. Rimane comunque il problema di capire come
un tale insieme A sia presupposto.
Un altro assioma nella formalizzazione ZF .
Assioma di fondazione: Se A un insieme che contiene qualche insieme, allora A contiene almeno
un insieme con cui non ha nessun elemento in comune.
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In una formalizzazione pi spinta si introduce il concetto di sottinsiemi di A, a tal punto che si
astrae completamente dal concetto di elemento ed utilizzando solo i sottinsiemi come elementi
dellinsieme A e quindi evidenziando i tipi di propriet e relazioni tra essi presenti, la stessa
numerabilit pu essere costruita in tal modo. Anche con questo assioma si vuole escludere
lesistenza di insiemi universali che sono parte di se stessi, come sappiamo il paradosso di Russell si
basa sulla constatazione che se consideriamo possibili insiemi che sono parte di se stessi e quelli
che non sono parte di se stessi allora linsieme di tutti gli insiemi che non sono parte di se stessi
(ovvero un insieme universale) sarebbe nello stesso momento parte di se stesso e non parte di se
stesso. La necessit di eliminare questa aporia ha condotto a fissare una serie di assiomi che
impedissero la costituzione di insiemi di tipo universale.
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Nelle definizioni che stiamo dando, ed anche nelle altre che formano gli assiomi di ZF, rimane
indefinito un aspetto, ovvero come si determinano questi insiemi concretamente? Deve esistere una
procedura, operazione, per definire e creare un insieme oppure essa non necessaria?
La domanda non di poco conto perch intorno ad essa si costruisce la legittimit o meno
dellAssioma di Scelta. Questo assioma ci assicura che possiamo definire insiemi pur non avendo a
disposizione alcun processo reale di determinazione dello stesso, ovvero che esistono insiemi
definibili pur non conoscendone la relazione in grado di definirli.
Lassioma di scelta pu essere cos enunciato:
Diamo un insieme di insiemi A a due a due disgiunti allora possibile formare un insieme B
composto di un elemento per ogni insieme di A.
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In definitiva questo assioma garantisce che esister sempre (anche se non conosciuta o
conoscibile) un criterio per selezionare elementi dagli insiemi di A per creare linsieme B.
Lesempio che, in genere, viene portato per spiegare tale assioma che se diamo un insieme
formato da tante paia di calze, lassioma di scelta ci garantisce che sarebbe possibile formare un
insieme delle sole calze destre cos come sappiamo che si pu avere un insieme delle sole scarpe
destre. In realt come si vede la cosa non cos scontata in quanto non abbiamo nessun criterio
conosciuto per selezionare calze destre da calze sinistre, mentre esiste questo criterio per le scarpe.
Lassioma di scelta ci parla di qualcosa di profondo che i nostri insiemi devono avere, prima della
stessa possibilit di essere misurati e determinati, questo qualcosa la loro individualit, un insieme
prima di essere determinato deve poter essere individuabile come entit distinta da altro, ed in
questa individualit c la condizione per la sua misurabilit. Lassioma di scelta ci parla della
condizione di misurabilit dellinsieme, della sua individualit prima della stessa misura, della
definizione di esso come entit determinata. Questa individualit permette di trarre elementi ed
insiemi dallo sfondo, di considerarli come confinati in un luogo che non (o non ancora) un luogo
fisico ma un luogo logico; abbiamo chiamato questo LOCALIZZAZIONE LOGICA. La
localizzazione logica la condizione di misurabilit di un insieme e dei suoi elementi prima della
stessa relazione di misura a prescindere se una tale relazione esista o meno.
Nel saggio del 2006 ho cercato di dimostrare che la localizzazione permette una ordinalit prima
della stessa determinazione degli elementi, quindi prima della stessa cardinalit. Una relazione di
ordine antecedente ad una relazione di corrispondenza che permette di determinare la molteplicit
di un insieme; nel caso delle nostre pecore prima di essere messe in corrispondenza con i nostri
sassi hanno bisogno di essere ordinate una ad una e di passare in un tale ordine davanti al nostro
pastore. Lassioma di scelta ci dice quindi che un insieme di elementi, una volta che sono
individuati gli elementi, assumono un qualche ordine e la scelta che facciamo prima della stessa
misura segue proprio questo ordine.
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In questo modo possiamo creare insiemi ed ordinarli prima della stessa misura e quindi in questo
senso possiamo utilizzare il concetto di insieme per creare quello di algebra e quello di sigma-
algebra.
Definizione di Algebra
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Sia M un insieme, la classe A di sottinsiemi di M un algebra su M se valgono le seguenti:
1) , E F A E F A e e
2)
C
E A E A e e
Come si vede unalgebra tale che una volta individuati gli elementi di A essi sono chiusi rispetto
alloperazione di unione (cos come di intersezione), inoltre sono localizzati in A in modo tale che il
complemento di un insieme rimane in A.
Una -algebra estende il 1) assioma per gli infiniti sottinsiemi di S.
Definizione di -algebra
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1) Lunione ad infinito dei sottinsiemi S (numerabili) ancora un insieme di M
1
{ }
n n n
i
E S E S

e
=
_ e
N
2) Che il complemento di un insieme della classe di S (ovvero di in sottinsieme) ancora un
elemento di S.
C
E S E S e e
Questi assiomi sono sufficienti per definire una -algebra, per avere uno spazio misurabile
costituito da un insieme M e una -algebra S, (M,S).
In questa definizione di misurabilit, ovvero di condizione affinch un insieme di insiemi sia
misurabile presente quella che abbiamo chiamata individuabilit, nella possibilit di avere
sottinsiemi di S distinti (e quindi la propriet di essere numerabili). Gli assiomi 1) e 2), sia nella
definizione di algebra che in quella di sigma-algebra, ci dicono della stessa propriet ovvero che tali
insiemi o elementi sono confinati in S, abbiamo chiamato questa propriet localizzazione logica.
Un insieme di insiemi o un insieme di elementi per essere misurabile deve essere individuabile nelle
sue componenti e localizzate, la conseguenza di questa definizione che un tale insieme ha sempre
e comunque altro da se e una tale conseguenza ci permette di superare gi a questo livello il
paradosso di un insieme universale. Per definire un insieme abbiamo bisogno di vedere confinati in
un luogo logico i suoi elementi ed in questo luogo tali elementi assumono un ordine che una
conseguenza diretta di questo confinamento, anche se questo ordine non definito, perch, per
esempio, per esso necessaria una qualche misura, ma nel momento stesso in cui confiniamo dei
sassi in una ciotola rispetto ad altri, gi otteniamo una condizione di ordinabilit qualsiasi essa sia.
Quindi in un insieme localizzato sia esso finito o infinito vi una condizione di ordinabili.
Loperazione che effettuiamo con lassioma di separazione, e quindi con lassioma di scelta,
proprio connessa alla individuazione e localizzazione, e sono proprio questi aspetti che ci
permettono di avere una misura; sugli elementi cos individuati; effettuiamo una misura per vedere
se essi corrispondono o meno ad un qualche criterio di selezione che abbiamo stabilito. Nella reale
costruzione di un insieme facciamo proprio una operazione di misura, ed una misura si effettua
sempre e comunque,come vedremo, in una dimensione Spazio-Temporale definita.
La misura una operazione limitata nello Spazio e nel Tempo, ma essa per essere possibile deve
essere effettuata su una entit localizzata logicamente; essa stessa assume la condizione di essere
localizzata e questo vuol dire che esiste sempre qualcosa che non una misura o una misura che
non sia nella condizione di selezionabilit. Possiamo dire che la certezza che qualcosa si presenta
sempre localizzato logicamente una conseguenza diretta della validit teorema di Goedel ed, in
generale, che qualsiasi sistema o insieme noi consideriamo vi sempre un qualche elemento non
compreso nella sua definizione, ovvero che lo limita dallesterno.
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Possiamo enunciare il seguente asserto che ci permette di eliminare qualsiasi ipotesi di insieme
universale.
Asserto 1: Gli insiemi che siamo in grado di determinare sono solo e sempre quelli localizzati
logicamente.
Localizzato logicamente si intende qualcosa di pi generale e comprensivo della limitatezza S/T,
infatti localizzato anche l insieme infinito dei punti della parabola
2
y x = . I punti y dellinsieme
non sono per nulla limitati ma sono localizzati nel senso che vi sono infiniti punti del piano che non
sono valori della funzione(nota = i punti della parabola non sono invece localizzati rispetto alla retta
x e y dei numeri reali, essa localizzata per la singola misura ma non per la totalit delle misure) .
La localizzazione in generale la possibilit di limitare linsieme dallesterno, e questo vale per
qualsiasi algoritmo perch qualsiasi algoritmo nel momento in cui calcola dei valori ne esclude altri,
anche se i valori calcolati sono teoricamente infiniti; non solo, ma la stessa misura essendo, come
vedremo, sempre limitata nello S/T anche di uno stesso oggetto, si presenta sempre come un
numero finito di misure effettuabili in un tempo finito e in uno spazio limitato, ed in tal modo
esclude tutte le possibili, teoriche infinite misure effettuabili che rimangono altro dallinsieme
definibile. Quello che cercheremo di dimostrare che in un insieme misurato, la misure sono
sempre limitate nello spazio-tempo oppure sono espresse attraverso un qualche algoritmo
conosciuto, in tal caso linsieme pu essere anche infinito, ma saranno sempre Localizzate (che vuol
dire limitate da altro, dallesterno). Un insieme misurabile ha la condizione di misurabilit, ovvero
localizzato logicamente, ma potrebbe anche non esiste alcun algoritmo conosciuto in grado di
rappresentarlo, quindi di misurarlo effettivamente.
1.1.2 Sul concetto di algoritmo e di operatore invariante nella definizione di misura
Da quanto detto precedentemente possiamo avere questa definizione:
Definizione 1 : Un insieme una entit individuabile , localizzata logicamente.
E fissare questo assioma :
Asserto 2 : Un insieme determinabile solo attraverso uno strumento di misura o un algoritmo
definito.
Un insieme determinabile se misurabile, nel senso che ad ogni elemento associabile la
funzione , inoltre dalla definizione comune di misura abbiamo la propriet di essere
numericamente additiva, ovvero
22
1 1
( ) ( )
i i
i i
E E

= =
=

Ora il limite di una tale definizione quella di non considerare misurabile un insieme che non ha la
propriet di additivit sulle misure, questo aspetto lo consideriamo limitativo della definizione,
infatti la presenza di misure una condizione fondamentale per la determinazione degli elementi in
quanto essa assegna un valore ed esclude tutti i restanti possibili, ma non detto che la somma di 2
misure debba essere ancora una misura dellinsieme considerato. Questo vuol dire che la propriet
di chiusura una propriet secondaria e riguarda la completezza dellinsieme e dello spazio
considerato, ma non che linsieme sia definibile e che sia misurabile. Quindi noi adotteremo una
diversa definizione rispetto a quella usata in algebra, essa parte dallasserto 1, prima definito; un
insieme determinabile, misurabile se ad esso associabile uno strumento di misura o un algoritmo
definito; per algoritmo definito (per adesso) intendiamo una serie finita di regole che in un tempo
finito ci dica se il valore di input soddisfa o meno alle regole fissate
23
.
QUIX
In questa prospettiva che ruolo assumono i paradossi legati alla definizione di insieme?
Quello dellinsieme universo (o tutto) si risolve, come abbiamo detto, introducendo il concetto di
localizzazione; noi non possiamo misurare lintero mondo, non possiamo avere tutte le misure
possibili per sapere quanti sono i sassi del mondo oppure quante stelle ci sono nelluniverso. Ed il
motivo semplice noi siamo localizzati in un ambito che prima di tutto logico per essere poi
spazio-temporale, il nostro strumento in un certo luogo ed effettua le misure in certi tempi questo
ci permette di conoscere solo ci che localizzato intorno al nostro strumento di misura e mai tutto
il mondo. In definitiva la nostra localizzazione logica, la localizzazione dellosservatore si
ripercuote sulla nostra misura e quindi sullinsieme che andiamo a costruire, esso sempre e solo
un insieme localizzato che diventa nel momento in cui effettuiamo le misure, un certo intervallo
spazio-temporale quindi teoricamente contiene sempre altro da se. Questo ci porta alla conseguenza
logica che non avremmo mai una risposta sulla esaustivit o meno del nostro insieme, quindi un
insieme universo di elementi non definibile.
La cosa sembrerebbe differente se le nostre misure sono il risultato di un algoritmo o si collocano in
una funzione definita; come abbiamo gi detto, una funzione, un algoritmo, ma anche un sistema
assiomatico, sono sempre entit localizzate e producono sempre entit localizzate, nel senso che
esiste sempre altro da questa entit; ma anche in questi casi, se il risultato un insieme infinito di
elementi esso avr sempre elementi non esprimibili dallalgoritmo. La funzione
3
y x = non
limitata ma localizzata, in quanto vi saranno infiniti punti che non saranno sulla funzione. Sar
bene precisare meglio questo concetto, la funzione chiaramente iniettiva per cui ad ogni valore di
x eR corrisponde un valore differente di y eR ed anche suriettiva in quanto questo vale per tutti i
valori di y, quindi la domanda sarebbe se un sistema isomorfo in cosa sarebbe localizzato?
La localizzazione origina dal fatto che da 1 valore dellinsieme di partenza corrisponde 1 valore di
quello di arrivo, questo vuol dire che per quel valore vi saranno finiti o infiniti valori dellinsieme di
arrivo che saranno esclusi e rappresenteranno altro dellalgoritmo. Quindi la localizzazione nella
stessa nostra definizione di funzione, infatti a ben vedere tale localizzazione rimane anche se
consideriamo una sequenza n (finita o infinita) di valori di partenza a cui corrispondono sempre 1
valore nellinsieme di arrivo. Questo vuol dire che un sistema si presenta localizzato quando per una
combinazione di valori di partenza non si ha come corrispondente la totalit dei valori di arrivo,
ovvero quando NON abbiamo una funzione..
La cosa pi facile da vedere con un insieme finito di elementi:
Dati gli insiemi X:= {a,b,c,d} e Y:={1,2,3,4,5,6}
Un insieme localizzato se ad x che pu essere (x), oppure
1 2
( , ) x x , ovvero ad (a) oppure ad una
combinazione (a,b) o (c,d) ecc. (consideriamo irrilevanti le permutazioni) corrisponde sempre una
parte di Y e mai tutto Y. Quindi:
( ) (1)
( ) (3)
.
a
b
ecc

oppure
( ) (1, 2)
( ) (3, 5)
.
a
b
ecc

cos come
( , ) (1)
( , ) (3)
.
a b
c d
ecc

oppure
( , ) (1, 2, 6)
( , ) (3, 5)
.
a b
c d
ecc

Un insieme non localizzato se invece:


( ) (1, 2, 3, 4, 5, 6) a oppure ( , ) (1, 2, 3, 4, 5, 6) a b
Da questo punto di vista la misura una condizione restrittiva di localizzazione, infatti nella
condizione di misura a k elementi dellinsieme di partenza corrisponde sempre uno ed un solo
elemento dellinsieme di arrivo.
24
Quindi ricapitolando abbiamo una localizzazione logica che definisce linsieme come entit
individuabile, separata da altro, questo vuol dire che prima della stessa misura, il nostro insieme(o
insieme di insiemi) ha un ambito che un ambito logico, ovvero la possibilit di assumere
determinazioni (misure) pur non avendo ancora alcuna determinazione; la possibilit di essere
misurabile anche se potrebbe non esistere alcun strumento di misura o algoritmo in grado di
determinare quellinsieme.
Dire linsieme M (o un sottinsieme di M) vuol significare localizzare M in un certo ambito, ed
indicheremo con ( ) Loc M
o
cos come possiamo definire ( ) Loc M
|
in modo tale che se
( ) Loc M S
o o
= e ( ) Loc M S
| |
= allora si pu avere S S
| o
_ , lambito allora minore di . In
realt la cosa pi complessa di come appare, infatti a questo livello non abbiamo dellinsieme
alcuna determinazione, alcuna misura, quindi non abbiamo relazioni quantitative, n relazione di
corrispondenza, quindi non possibile conoscere la molteplicit di un insieme rispetto ad un altro.
Ma allora che modo abbiamo per definire un ambito logico di un insieme rispetto ad un altro
ambito?
Il punto da cui partiamo che lindividuabilit, prima della determinazione, produce di per se un
ordine tra gli elementi individuati, la presenza di una relazione dordine tra gli elementi di
( ) Loc M
o
permette di definirne un ambito e di confrontarlo con quello di ( ) Loc M
|
.
Come possiamo essere certi che una relazione dordine comunque esista in un insieme di cui non
sappiamo praticamente nulla?
La localizzazione Loc(M), alla stregua di quello che in insiemistica abbiamo con la determinazione
di sottinsiemi dellinsieme M, ha in se come generatore un processo ricorsivo, una relazione
ricorsiva, e se questa evidente nella teoria degli insiemi nel modo in cui i sottinsiemi di un insieme
sono creati, altrettanto chiara risulter dalla prospettiva da noi usata, infatti la condizione di misura
per noi possibile solo attraverso una qualche ricorsiva generante le misure sullinsieme; e poich
la localizzazione la condizione di misurabilit, tale condizione si esprime proprio con la presenza
di una ricorsiva associata allinsieme che si vuole determinare.
Se la condizione di localizzazione, e quindi di misura, ci dar la certezza che per linsieme esiste
una ricorsiva associata allora tale ricorsiva ci d la certezza che per quellinsieme esiste una
relazione dordine prima della stessa misura. Una ricorsiva che a k-elementi fa corrispondere
sempre 1 ed 1 solo elemento,
1
( ,..., )
q q k k
P P P
+ +
9 = , nella forma pi semplice ad un elemento
corrisponde un elemento successivo
1
( )
k k
P P
+
9 = . Una relazione di questo tipo, a prescindere da
cosa essa sia e su quali elementi sia definita, in grado di generare una relazione dordine
nellinsieme stesso, se indichiamo questa relazione con 9, avremo che essa in grado di produrre
un elemento da un elemento precedente (o pi elementi) attraverso lapplicazione della stessa
relazione; per cui se
0
( ) P Loc M
o
e avremo che
0
( ) ( )
n
n
P P Loc M
o
= 9 e ed proprio lazione di 9
su 9 che permette, di per se, partendo da un punto qualsiasi, di definire una relazione dordine tra
due elementi qualsiasi di M.
25
Lazione di 9 sufficiente a stabilire se dati ,
i j
P P abbiamo
i j
P P >
i
P precede
j
P oppure
i j
P P <
j
P precede
i
P e questo senza avere alcuna cognizione di cosa siano i punti P, elementi dellinsieme.
Vedremo in seguito come vale la seguente:
Asserto 2: Un insieme localizzato logicamente(ovvero misurabile) se ad esso associato una
ricorsiva.
Da cui vale sicuramente la seguente:
Asserto 3: Un insieme localizzato logicamente ha in se una qualche relazione dordine.
Essere localizzato logicamente equivale ad avere associato allinsieme una ricorsiva generante lo
spazio logico delle possibili misure sull insieme medesimo, misure che determineranno gli
elementi dello stesso. La presenza di una ricorsiva su entit logiche non ancora determinate
(misurate) ci permette comunque di avere una relazione antiriflessiva, da cui se , P P M
o |
e allora o
P P
o |
> oppure P P
| o
> (dove >vuol dire precede e <consegue), nel primo caso avremo
( )
k
P P
o |
9 = , nel secondo ( )
k
P P
| o
9 = . Inoltre varr sicuramente la propriet transitiva, se
P P
o |
> e P P
|
> allora P P
o
> e questo consegue facilmente dalla ricorsiva per cui
( )
k
P P
o |
9 = e ( )
q
P P
|
9 = allora ( )
k q
P P
o
+
9 = .
Come vedremo, la presenza di una ricorsiva associata ad un insieme localizzato non solo assicura
che in esso esista un ordine, ma anche che sia un buon ordine
26
. Un insieme ben ordinato se vale
il teorema di Zermelo, ovvero esiste un minimo per ogni suo sottinsieme, ma la ricorsiva che
utilizzeremo ha sempre un punto di origine (che la condizione di innesco della ricorsiva) e quindi
ha sempre un elemento unico che precede tutti gli altri elementi, ma anche infinita e quindi non ha
un elemento ultimo, che consegue tutti, almeno cos sembrerebbe. Quello che nella teoria degli
insiemi un sottinsieme, nel nostro modello un ambito logico , ed un ambito logico si costruisce
alla stregua di un sottinsieme aggiungendo uno step successivo della ricorsiva a quelli precedenti,
un ambio logico costruito da una tale ricorsiva ha sempre sicuramente un elemento che precede tutti
e quindi proprio considerando lelemento origine dellambito, che possiamo confrontare ambiti
logici differenti per una stessa ricorsiva.
A questo punto possiamo definire il significato di un ambito logico su uno stesso insieme , quindi
su una stessa relazione, come quel valore P
|
tale che. ( ) si ha
k k
P Loc M P P
| |
e > , quindi
lambito logico definito dallelemento che precede tutti gli altri elementi dellambito e per un
ambito infinito questo sufficiente. Per il confronto tra 2 ambito infiniti di uno stesso insieme
baster confrontare la loro origine (o elemento che precede tutti gli altri), infatti se ( ) Loc M
o
con
P
o
elemento antecedente tutti gli altri tale che P P
o |
> allora lambito ( ) Loc M
o
contiene
( ) Loc M
|
.Un ambito di localizzazione finito su una ricorsiva determinante linsieme M si risolve
allo stesso modo confrontando attraverso 9 i primi elementi dei due ambiti.
Discorso a parte quello del confronto tra ambiti di 2 insiemi diversi, M e N con 2 relazioni
ricorsive diverse 9 e 9, in tal caso il confronto sar possibile solo se esiste una t.c. per P
o
origine di M e P
|
origine di N si ha ( ) P P
o |
u = oppure ( ) P P
o |
u = . In tal caso la meta-relazione
si estender a tutti gli elementi di M su quelli di N, se linsieme M definito dalla 9, ovvero (M;9)
e N dalla 9, ovvero (N;9), la relazione sar una funzione da M ad N che conserver lordine di
M su N, infatti se
k q
P P
o o
> allora ( ) ( )
k q
P P
o o
u u > da cui
k q
P P
| |
> essendo ( )
k k
P P
| o
= u e
( )
q q
P P
| o
= u . E quello che in teoria degli insiemi viene chiamato isomorfismo dordine, nel caso in
cui esista linversa di , ovvero
1
( )
k k
P P
o |

= u , ma che in realt non sempre si d e questo vuol dire


che se la suriettivit di sempre garantita, non detto che lo sia sempre la iniettivit, in tal caso
tutti gli elementi di M saranno antecedenti a quelli di N secondo lo stesso ordine.
Possiamo a questo punto introdurre il concetto di numero ordinale secondo la definizione
cantoriana,
Definizione 2 : Due insiemi ben ordinati hanno lo stesso numero ordinale se si possono mettere tra
loro in relazione attraverso un isomorfismo dordine.
Quindi se la relazione biettiva, e quindi ha l inversa
1
u .
Ora linsieme M creato dalla relazione ricorsiva 9 genera uno spazio di elementi che chiameremo
, in tal caso
o
e e che corrisponde proprio allordinale secondo laccezione cantoriana, per cui:
2
{ , ,..., }
n
P P P
o o o o
e = punti che si prolungano ad infinito, ed allo stesso modo
2
{ , ,..., }
n
P P P
| | | |
e = per
linsieme N.
Sulla base di quanto detto possiamo concludere :
Asserto 4 : Se esiste una relazione t.c. ( )
| o
e e = u allora
o |
e e > e quindi lordinale
o
e precede
lordinale
|
e , se invece ( )
o |
e e = u abbiamo
o |
e e < , se , invece, la relazione ha anche una
sua inversa e quindi si tratta di un isomorfismo dordine, allora
o |
e e <> ,
o |
e e ovvero i due
numeri dordine coincidono.
Quanto detto serve a definire il concetto di ambito logico, Loc(M), e quello di spazio che nella
nostra rappresentazione sostituiscono i concetti di sottinsieme e di numero ordinale.
27
Nel momento in cui associamo a 9 uno strumento di misura o un algoritmo avremo la generazione
di determinazioni per i vari ambiti, per i vari insiemi e lo stesso ambito assumer una dimensione
spazio-temporale. Le misure effettuate da uno strumento di misura si svolgono sempre lungo un
tempo; se portiamo questo ambito ad infinito, lambito spaziale che ne risulter sar la
localizzazione per una regola o algoritmo. In definitiva un sottinsieme, con un corrispondente
ambito di localizzazione, pu avere un ambito S/T ottenuto da uno strumento di misura o da un
algoritmo, nel primo caso lambito delle misura sar sia temporale che spaziale , nel secondo caso
sar solo spaziale. Ovviamente lo strumento di misura deve dare il singolo risultato o misura in un
tempo certo e comunque finito, per gli algoritmi questo non necessario se il valore risultante
localizzato, un algoritmo che genera un algoritmo infinito ma il risultato localizzato (in analisi
diremo convergente). Linsieme delle misure ottenute in un ambito S/T diventano valori di un
algoritmo portando ad infinito il tempo di ripetizione delle misure, in tal modo lambito delle
misure ad infinito corrisponder ad un possibile ambito di un algoritmo. E chiaro che lalgoritmo
associabile ad uno strumento di misura comunque un algoritmo finito ed esso non sempre
definibile, in tal caso lestendere ad infinito delle misure pu essere fatto solo sulla base di ipotesi o
di scenari possibili.
Se un insieme determinato rappresentato sempre da misure, misure ottenute da un algoritmo
conosciuto e definito oppure da uno strumento di misura, un sottinsieme pu essere ottenuto o dalla
definizione di un ambito temporale dello strumento di misura oppure dalla definizione di un ambito
spaziale delle misure date da un algoritmo. Per insiemi definiti da algoritmi la definizione di un
sottinsieme legata alla definizione di un altro algoritmo compreso nei valori del primo. La
conseguenza che abbiamo che definire un insieme determinato come una semplice etichetta o
definizione, non ha pi senso, non ha senso dire l insieme delle mele cos come linsieme delle
pi estese citt europee; esse dovrebbero essere corrette con la definizione Linsieme degli
oggetti che misurati rispondono alle condizioni fissate che definiscono una mela, cos come
Linsieme delle citt europee che misurate secondo un criterio di estensione spaziale e di
popolazione rispondono alla condizione di essere le pi estese citt europee . Quello che vogliamo
dire che quando passiamo da un insieme definito come ambito logico ad un insieme definito come
ambito S/T abbiamo sempre un criterio di valutazione e di misura, abbiamo sempre dei numeri o
qualcosa che pu ricondursi a dei numeri.
Possiamo definire le seguenti:
Definizione 3 : Loc(A) un ambito di localizzazione logica di un insieme A ottenuto da una qualche
relazione dordine su entit non ancora determinate, ovvero non ancora misurate.
Quindi possiamo dire che :
Asserto 5 : Se
j
a A e allora
1
( )
n
j
j
a Loc A
=
=

quando esiste una relazione dordine 9 (qualsiasi essa


sia) tale che , si ha oppure
i j i j
i j a a a a > < .
( )
j
Mis a definiscono le misure delle varie entit con cui formato linsieme A, quindi avremo:
1 1
( ) ( )
n n
j j
j j
Mis a a
= =
=

con n che pu essere un numero finito oppure infinito.
Quello che occorre sottolineare che a differenza di quanto definito nellalgebra di Borel, nel
nostro caso ladditivit pur essendo propriet dei numeri delle misure non detto che generi ancora
elementi dellinsieme A. Per questo motivo noi introduciamo i seguenti assunti:
Asserto 6 : Un insieme di misure parte di se stesso se la sommatoria di tali misure ancora una
misura dellinsieme.
1 1
( ) ( ) ( ( )
j j
j j
a a Loc A

= =
= e

in questo caso avremo
1 1
( ) ( ) ( ) ( ( )) ( )
j j j
j j
Mis A a a Loc A Mis a

= =
= e = =

Asserto 7 : Un insieme di misure non parte di se stesso se la sommatoria di tali misure non una
misura dellinsieme.
1 1
( ) ( ) ( ( )
j j
j j
a a Loc A

= =
= e

ovvero ( ) ( )
j
Mis A Mis a e
Nel simbolismo che abbiamo introdotto ( ) a o ( ) Mis a la misura di un elemento di A, mentre
1
( ) ( )
j
j
a Mis A

=
=

la misura di A nel suo insieme ottenibile attraverso la sommatoria delle


singole misure. Ora quello che bisogna stabilire di volta in volta se tale sommatoria (ad infinito)
ancora un elemento dellinsieme e per essere tale bisogna che ( ) ( ) ( ( ))
j
Mis A Mis a Loc A e = .
28
Per capire che rapporto esiste tra strumento di misura e algoritmo ritorniamo al paradosso di
Russell, quello che rimanda, come struttura logica, al paradosso di Epimenide, che nella sua forma
pi concisa ha la forma Io sto mentendo e la domanda se tale affermazione vera o falsa.
29
Essa ci evidenzia la possibilit di strutture logiche autoreferenziali, che nel caso degli insiemi
assume questa conformazione; se consideriamo linsieme di tutti gli insiemi che non sono parte di
se stessi esso parte di se stesso o no? E evidente che in una tale situazione si genera la stessa
contraddizione che ci troviamo davanti col paradosso di Epimenide, infatti se esso parte di se
stesso allora non lo , ma se non parte di se stesso allora sar parte di se stesso. Ma cosa vuol dire
esattamente questo paradosso se leghiamo la definizione di insieme a quella di misura ?
Come vedremo, una misura il risultato di un processo che lega uno strumento di misura (o una
regola) ed un oggetto, questa relazione produce un numero ma pu produrre anche un enunciato.
Quindi, nel nostro caso, dire Io ho mentito il risultato di una misurazione fatta su un certo
oggetto o argomento, in una collocazione spazio-temporale, in tal caso lo spazio indicato
dallargomento oggetto e il tempo il presente; nel risultato della misura. Io ho mentito si avr
che ho effettuato una misura su un argomento x nel tempo passato t, e questa misura dice che
laffermazione x non vera. Lo stesso vale per laffermazione Io mentir.
Ma quando dico Io sto mentendo sorge una situazione di evidente equivoco, se indico che mi
riferisco allargomento x allora lequivoco sembra risolto, infatti avr uno strumento di misura, un
argomento x ed un tempo t che adesso ; il risultato una misura che mi dice che largomento x
non vero. Quando sorge la contraddizione allora? Essa sorge se largomento x, ovvero loggetto
della misura, diventa lo strumento stesso di misura, io non misuro pi un oggetto attraverso uno
strumento di misura (o regola) ma misuro lo stesso strumento, in definitiva ho una regola che
misura se stessa, non si riferisce a qualcosa ma a se stessa. A ben vedere qui il paradosso duplice
perch non abbiamo solo uno strumento di misura che misura se stesso, ma anche che dice che le
misure da esso fatte, non sono valide. Anche se pu sembrare strano, in realt quest ultimo aspetto
secondario, una macchina che ci dica che una cosa vera o falsa fa sempre delle misure e le
misure sono sempre entit positive, non esiste una macchina che fa non-misure; pu esistere una
macchina che fa delle misure che ci parlano della verit o falsit di qualcosa. Il paradosso sorge se
essa comincia a fare delle misure su se stessa, in tal modo diventa strumento e oggetto di se.
Il paradosso sarebbe allo stesso modo se ci parlasse di se dicendoci la verit, infatti che ci dicesse
che sta misurando bene o male ha un senso in quanto ci parlerebbe del suo funzionamento; un
autotest di una macchina ci dice se le sue parti funzionano a dovere; ma se una macchina si
limitasse a fare lautotest evidente che pur dicendoci che funziona in realt non funziona; infatti la
sua funzione quella di fare misure su un oggetto, se essa continua a parlarci di se non ci dice nulla
delloggetto. Cos allo stesso modo una regola che ci parla di se non ci dice nulla delloggetto per
cui essa costruita.
E evidente che in questa prospettiva il paradosso di Russell
30
viene riformulato e assume un nuovo
significato; infatti non ha pi senso parlare, come abbiamo detto, se linsieme dei sassi ancora un
sasso ma se linsieme dei sassi pu essere misurato come un sasso e questo problema dal nostro
punto di vista si risolve dicendo se le misure che stiamo facendo sui sassi si possono o meno
addizionare tra di loro e quindi se la sommatoria delle misure ancora una misura, se questo
possibile allora linsieme dei sassi ovvero delle misure dei sassi sar parte di se stesso, ma non
detto che lo sia dellinsieme che stiamo considerando. Questo problema ci porta direttamente ad un
punto fondamentale della nostra discussione quello della differenza tra sistemi computabili
realmente e sistemi computabili solo teoricamente, su cui ritorneremo in seguito.
Nella nostra prospettiva il paradosso di Russell assume la forma benigna di uno strumento che
misura se stesso, di una regola che regola se stessa come elemento, di una funzione che assume se
stessa come variabile. Ebbene vedremo che in questa prospettiva il paradosso non solo non
superabile ma parte integrante del nostro modo di comprendere il mondo, il teorema di Goedel da
un certo punto di vista esplicita questo aspetto paradossale.
Ricapitolando nel momento in cui facciamo delle misure e quindi otteniamo dei numeri, abbiamo
un insieme di valori come risultati, noi stabiliamo una relazione tra questi valori, questo vuol dire
che prima di fare una corrispondenza tra due insiemi di oggetti abbiamo bisogno di una relazione
che definisca gli elementi di ogni insieme. E questa relazione pu passare attraverso un semplice
strumento di misura come un metro o una bilancia fino a relazioni molto pi complesse, ma il
fattore comune che esse sono ottenute dalla applicazione consecutiva di una stessa operazione,
dello stesso strumento, della stessa regola. La misura non sarebbe pi valida se loperazione che la
determina non fosse sempre la stessa, essa deve essere la ripetizione di un operazione
INVARIANTE, se non fosse cos la nostra misura non avrebbe pi senso e sarebbe soggetta ad
errori anche madornali.
31
Non avrebbe senso se misurassimo alcuni sassi con un righello e altri con
la bilancia, ma non avrebbe allo stesso modo senso se usassimo bilance differenti per misurarli,
anche se fossero ben calibrate tra di loro, ma con precisioni differenti.
Cerchiamo qui di fissare alcuni aspetti su questo importante problema della misura, la misura il
risultato, il valore ottenuto dalla interazione tra Strumento di Misura e Oggetto Misurato. Questo
valore la determinazione che associamo alloggetto in un particolare istante Spazio/Temporale in
cui la misura viene eseguita; i fisici chiamano questo valore STATO DEL SISTEMA, evidente
che lo stato di un sistema pu essere dato da pi misure coesistenti ognuna delle quali misurer un
parametro (ovvero una determinazione) dello stato del sistema. Un oggetto misurato in una stessa
posizione spaziale ma in tempi successivi pu presentare misure differenti, allo stesso modo di pi
oggetti misurati in posti differenti nello stesso istante porter le nostre misure a valori diversi. Ma
per essere comparabili queste misure devono essere eseguite secondo un invariante S/T; cos
questo invariante?
Come abbiamo detto, dobbiamo usare uno stesso strumento, che alle stesse condizioni dia uno
stesso risultato; e questa la condizione essenziale per la misurabilit di un sistema; ma a ben
vedere ne occorre unaltra non meno importante ovvero che gli oggetti che stiamo misurando, se
sono pi di uno, siano della stessa tipologia, o meglio che quei parametri, che vogliamo misurare
delloggetto, conservino le caratteristiche misurabili nello S/T. Se vogliamo misurare il peso in un
oggetto in vari luoghi, occorre che siamo in grado di sottrarre dal peso che misuriamo i
condizionamenti ed influenze dovute alla diversa collocazione spaziale. Se misuriamo un sasso al
livello del mare il valore del suo peso non sar lo stesso se lo misuriamo in alta montagna.
Linvariante di cui parliamo non riguarda solo lo strumento ma anche le condizioni S/T in cui
avviene la misura., questo fatto sicuramente pi complesso e coinvolge aspetti fondamentali della
fisica come quelli descritti dalla relativit generale, per adesso non ne terremo conto ma ritorneremo
su di essi e su una analisi dei concetti di spazio e tempo nella parte finale del saggio.
Invariante, quindi, deve essere una relazione che lega misuratore e misurato, strumento di misura e
oggetto. 9(Strumento di Misura ; Oggetto Misurato) = Invariante
Il risultato di una misura un numero, questo numero ha particolari caratteristiche, una di esse che
non isolato, una misura ha senso se in relazione ad altre misure eseguite dallo stesso strumento,
allo stesso oggetto, nello stesso modo. Una singola misura non ci dice nulla di un oggetto, mentre
pi misure nel tempo di uno stesso oggetto possono descriverci la storia di questo oggetto, cos
come una misura su pi oggetti differenti ci descrivono la variabilit di tali oggetti.
32
Un ulteriore
aspetto della misura che il processo ad esso associato deve sempre terminare in un tempo definito,
limitato; il risultato che abbiamo deve essere ottenuto in un tempo finito, non possiamo immaginare
una misura che ci dia il suo risultato in un tempo infinito. Quindi loperazione di misura deve avere
un termine e il risultato di questa operazione deve essere un numero definito, determinato ovvero
limitato. La caratteristica dei valori delle misure che anche essi sono numeri finiti, determinati;
anche quando misuriamo il rapporto tra circonferenza e raggio, il valore che otteniamo deve sempre
fermarsi ad una approssimazione. Numeri che sappiamo essere infiniti nella parte decimale come i
numeri trascendenti allatto della misura devono produrre sempre un valore determinato, finito.
Quindi quando indichiamo che la misura una determinazione ne evidenziamo il suo aspetto
discreto e limitato nello spazio/tempo. Una conseguenza importante di questo che linsieme delle
misure sempre un insieme numerabile, e quindi esse possono essere infinite ma non possono avere
una cardinalit continua.
33
Ma qual la relazione che lega tra loro queste misure ?
Quello che stiamo cercando : Data una corrispondenza tra insiemi, come si determina e si fissa la
molteplicit di uno degli insiemi messi in relazione di corrispondenza?
E evidente che se non vogliamo cadere in una regressione ad infinito non possiamo spiegare la
molteplicit dellinsieme attraverso una relazione di corrispondenza. Quindi questa molteplicit
discreta di misure che determina un insieme di elementi non pu essere data da una tale relazione,
(come la maggior parte delle definizioni di misure che troviamo nei testi di matematica). In effetti ci
sembra che quando andiamo a determinare gli elementi di un insieme attraverso una qualche
misura, in fondo quello che facciamo fare corrispondere ad ogni elemento una misura che rispetti
il criterio di selezione degli elementi per quello insieme, e questo vale sia se scegliamo un insieme
di numeri pari, oppure una cesta di pesche con pezzatura da 50 gr. in su ecc.
C un aspetto a cui non si fatto molto ben conto, queste misure che facciamo di uno stesso oggetto
o di pi oggetti sono sempre tra loro in relazione e questa relazione molto pi complessa di una
semplice relazione di corrispondenza. Nel momento in cui gli oggetti entrano a fare parte di un
insieme, le loro misure stanno tra di loro in una qualche relazione molto pi vincolante di una
relazione di corrispondenza, e questo criterio proprio in quellinvariante che lega lo Strumento (o
Algoritmo o Regola) e lOggetto Misurato (o Variabili o Simboli).
9(Strumento di Misura ; Oggetto Misurato) un Invariante.
Lapplicazione di questo invariante ci permette di selezionare oggetti da uno sfondo e determinarli
come parti di un insieme. In realt questa relazione rappresenta ed esplicita quella relazione
dordine che ogni processo di individuazione e di scelta di un insieme (o di insiemi di insiemi) porta
con s. Con la relazione di misura, quella relazione dordine trova la sua esplicitazione quantitativa,
in termini di determinazioni abbiamo detto che la seconda la precondizione per la prima. che la
possibilit di individuare elementi la condizione per la loro determinabilit.
34
Ora facciamo una ipotesi che trover una sua spiegazione solo in seguito, ovvero che misurare pi
oggetti nello stesso tempo equivale a misurare uno stesso oggetto in tempi diversi.
35
Il senso di
questa assunzione sta nel fatto che lo Spazio/Tempo come ambito, rappresenta, esplicita una
dimensione logica che abbiamo chiamata appunto Localizzazione Logica, ed in questo contesto
Spazio e Tempo rimandano ad una comune dimensione che li rende, come vedremo,
intercambiabili. Comunque, se assumiamo questa ipotesi allora possiamo ricondurre la misura di
oggetti molteplici uguali o differenti tra di loro, alla misura di uno stesso oggetto in tempi differenti,
che ci dar le stesse misure, gli stessi valori di oggetti tra loro diversi. Ma dalla fisica quantistica
sappiamo che effettuare una misura di un qualche oggetto vuol dire cambiare loggetto, loggetto
prima della misura non lo stesso delloggetto dopo la misura, possiamo schematizzare la cosa nel
seguente modo:
Figura 1
Latto della misura modifica lo strumento di misura, ma se esso forma con loggetto un invariante
questo vuol dire che pari modifica vi deve essere anche nelloggetto, e che quindi la misura come
valore ottenuto ci parla di questa variazione dal lato dello strumento, ma esiste anche un
corrispettivo dal lato delloggetto. La misura ottenuta la misura dal lato dello strumento
Strumento di Misura
Oggetto Misurato
Misura
Oggetto DOPO la
Misura
dellazione dellinvariante 9, essa contiene in se il risultato di questa interazione la quale diventa
misura delle variazioni delloggetto quando lo stesso strumento effettua pi misure nel tempo, in tal
modo viene misurato la variazione del comportamento di quell oggetto rispetto ad altri oggetti e/o
rispetto a se stesso.
36
Quindi esiste un primo aspetto che ci parla della correlazione tra lato dello strumento e lato
delloggetto, correlazione che viene vincolata al valore dellinvariante, e quindi mantiene la sua
relazione sempre la stessa per ogni misura. Ma nella misura si deve esplicitare non solo il lato dello
strumento ma anche e necessariamente quello delloggetto variato che per pu essere presente
solo in maniera virtuale, in quanto la misura reale e rimane sempre quella dataci dallo strumento.
Lutilizzo dei numeri complessi potrebbe rappresentare questo aspetto, la componente immaginaria
quella data dalla variazione virtuale delloggetto misurato, mentre la componente reale la misura
prodotta dallo strumento.
37
Un secondo aspetto ci dice che la misura che otteniamo intesa come componente dello strumento e
componente delloggetto, ed espressa da un numero complesso, rappresenta il valore ottenuto dalla
relazione invariante. Il risultato dellinvariante non solo la misura misurata, quella dal lato dello
strumento, ma anche la misura virtuale quella dal lato delloggetto; esse, quindi, formano un
tuttuno non separabile, risultato dellazione dellinvariante. Ed allora consegue che lazione
successiva dellinvariante, ovvero la misura successiva si applica proprio sulloggetto risultato della
misura precedente; ma che dal punto di vista dellinvariante il risultato ottenuto dalla sua azione
precedente. Lazione dellinvariante si applica sulloggetto, ma anche sullo strumento di misura
VARIATI, e quindi sul numero che contiene questa doppia variazione. Questo vuol dire che il
risultato della sua azione un numero complesso e che la sua azione successiva si applica a questo
valore, linvariante 9 si comporta a tutti gli effetti come una funzione ricorsiva, la misura dello
strumento, i valori reali sono solo un ramo di questa azione, quello che noi riusciamo a misurare.
Il risultato dellinvariante sempre la combinazione della variazione dal lato delloggetto e quella
dal lato dello strumento, la sua azione successiva ha, quindi, a sua volta come componenti questi
due aspetti che diventano oggetto della sua azione e cosi via. Il risultato che questa azione si
presenta sempre come una ricorsiva che produce da un lato misure come numeri reali e dallaltro
variazioni delloggetto come numeri immaginari. Nel caso di sistemi che non hanno variazioni dal
lato delloggetto lazione dellinvariante coincide con i soli numeri reali e quindi con le misure date
dallo strumento. In questo contesto il valore della norma, su cui ritorneremo ampiamente in seguito,
ha un particolare significato, quello di esplicitare linvariante medesimo e renderlo esso stesso
misura. Quellaspetto autoreferenziale presente nella misura del mondo, e cos ben messo in
evidenza da Hegel e dal paradosso di Epimenide (che abbiamo prima discusso), trova la sua
rappresentazione nella azione ricorsiva presente nella relazione di misura. Essa in ogni
misurazione che facciamo del mondo in quanto applicazione ricorsiva di un invariante.
Riassumendo:
1) La definizione di Insieme presuppone un procedimento di scelta e quindi di ordinalit.
2) La presenza di una relazione dordine e quindi di individuabilit degli elementi dellinsieme la
condizione affinch sia possibile la Misura.
3) La Misura un INVARIANTE dato dalla relazione tra lo Strumento di Misura e lOggetto
Misurato.
4) Il risultato di questo invariante un numero complesso dove la parte reale la variazione dal lato
dello strumento e la parte immaginaria quella dal lato delloggetto.
5) Lazione dellinvariante si sviluppa nei termini di una ricorsiva dove il risultato diventa il valore
su cui si applica lazione successiva. Essa si presenta come una struttura autoreferentesi.
6) Le misure date dallazione di un invariante sono legate tra di loro, fanno parte di un sistema,
generano, come vedremo, lo spazio delle misure del sistema.
1.1.3 Che ruolo svolge lambiente esterno nella determinazione della misura. Il
superamento della dicotomia Sistema Ambiente
La dicotomia Sistema-Ambiente strettamente legata al principio di causalit, ovvero lidea che a
qualsiasi modifica del sistema corrisponda una causa e che questa causa origini da qualcosa che
altro dal sistema. Questo modo di analizzare la realt stato, da Aristotele in poi, un architrave su
cui si basato il pensiero filosofico-scientifico occidentale, lidea che per ogni cambiamento vi sia
una causa associata ed essa si collochi al di fuori del sistema ed agisca su di esso pone un rapporto
di causa effetto, ma un tale principio ha in se la necessit di tenere separate lentit che genera la
causa e lentit che subisce leffetto.
38
La necessit sostanziale di una tale separazione non ci ha
mai abbandonati, anche la fisica contemporanea adotta lidea che esistano entit che causano
variazioni (forze o bosoni) ed entit che subiscono leffetto (materia o fermioni).
39
Per la fisica
moderna, iniziata con Galileo e Newton, lambiente era solo un qualcosaltro che agiva sul
sistema fisico determinato, la relazione non era ancora con un ambiente molteplice, di altre entit,
ma bens con un solo altro sistema, e di questa interazione se ne studiavano le leggi e se ne
ricavavano le equazioni matematiche. Insomma la fisica classica nacque con la finzione che non
esista un ambiente multivariante che agisce su un sistema, bens che esista un sistema che al
massimo agisce con un altro sistema (gi se i sistemi gravitazionali diventano tre, come nella legge
dei 3 corpi, lequazione che ne dovrebbe descrivere landamento reciproco diventa cos complessa
da non poter avere soluzioni).
40
Quindi si descrivevano i comportamenti ideali di sistemi fisici che
rimanevano approssimazioni pi o meno rispondenti alle situazioni complesse in cui realmente si
trovavano in natura. Questa prospettiva, pur essendo euristicamente feconda, port con se lidea
malsana che lambiente si presenti come una entit perturbativa del comportamento del sistema, ed
a fronte di un comportamento ideale, matematicamente ben descritto del sistema, si introduca, da
parte di un ambiente esterno, una serie di disturbi e di perturbazioni che hanno un impatto sulle
eleganti e lineari equazioni matematiche del sistema. In seguito il concetto di ambiente nella
descrizione dei fenomeni, assunse un valore pi profondo senza dubbio originato, mutuato, dallo
studio degli organismi viventi, lambiente il luogo, lentit, su cui lorganismo agisce, anzi
interagisce. In una tale prospettiva viene superata la semplice relazione di causalit, si introduce una
interazione come azione e reazione sul sistema, sullorganismo; la biologia amplifica la complessit
del sistema, complessit accentuata dalla infinita variabilit dellambiente che in grado di agire e
condizionare il sistema.
41
Da Poincar in poi ci si rese conto di come tutti i modelli fisici descritti dalluomo siano in realt
modelli ideali, tutti i sistemi fisici in natura sono perturbati, disturbati dallambiente e questo
malgrado i molteplici tentativi di trovare modelli matematici in grado di imprigionare entro formule
definite le possibili perturbazioni.
42
Per fortuna in molti casi esse non influivano di molto e nel
breve tempo sullandamento del sistema; ma se si andava a studiare lo stesso in tempi pi lunghi,
queste perturbazioni rendevano vane tutte le ideali equazioni matematiche. In definitiva non era
possibile descrivere matematicamente sistemi in ambienti multivarianti, in ambienti complessi, i
sistemi divenivano caotici, non prevedibili e le equazioni non lineari, e di esse era difficile se non
impossibile trovare le soluzioni se non attraverso una serie continua di approssimazioni. Come reag
la fisica di fronte alla scoperta della complessit dellambiente ed allimpossibilit di descrivere
matematicamente tale interazione?
Possiamo dire che cerc di ignorare il problema, continuando a fare fisica dei sistemi ideali, e che
poi da un punto di vista matematico significa una cosa sola, continuare ad utilizzare la matematica
differenziale come strumento fondamentale di analisi dei fenomeni fisici, sperando che una valida
approssimazione permettesse il passaggio dalla descrizione di sistemi ideali a quella di sistemi reali.
Un aiuto alle ricerche dei fisici lo dette senza dubbio lo sviluppo della fisica statistica ma pi ancora
la scoperta della fisica quantistica. Questultima permise di continuare a lavorare su sistemi ideali
anche nello studio delle particelle e delle componenti della materia; il ruolo perturbativo
dellambiente, certo non eliminabile in questo contesto, fu inglobato nel principio di
indeterminazione di Heisenberg e quindi esso subentrava nel momento in cui si realizzava la
misura.
43
La definizione di stati possibili del sistema tra loro alternativi e sovrapposti diventava il
perno su cui ruotava tutta la concettualizzazione dei sistemi quantistici, il sistema cos inteso,
rappresentato attraverso la Funzione dOnda (FO), diventava ideale alla stregua di quelli studiati dai
fisici classici. La funzione stessa si presentava deterministica alla stregua delle funzioni classiche,
ma con una differenza fondamentale rispetto a quelle, nei sistemi quantistici, nella definizione dei
suoi stati base, vi era contenuta tutta la interazione con lambiente che era necessaria per la
definizione di quel sistema; interazione che si realizzava allatto della misura; questultima si
presentava come un vero e proprio processo di discontinuit, che traduceva un sistema
apparentemente deterministico in un sistema probabilistico; questo collasso della FO era uno degli
aspetti pi sorprendenti della fisica quantistica e la rendeva cos distante dalla fisica classica.
Possiamo dire che mentre lidealit della fisica classica riesce ad astrarre anche dallosservatore
(almeno fino alla venuta della teoria della relativit), nella fisica quantistica losservatore viene
integrato nel modello; mentre la fisica classica riduceva al minimo le interferenze dellambiente;
nella fisica quantistica lambiente viene inglobato nello strumento di misura, in tal modo lambiente
entra nella interazione col sistema ma in un modo controllato, rendendo possibile la trattazione con
modelli matematici del sistema. Esso rimane un sistema idealmente isolato alla stregua di quelli
classici quando non viene misurato, diventando probabilistico nel momento in cui viene effettuata
la misura.
44
Per spiegare questa importante innovazione introdotta dalla fisica quantistica ricorriamo ancora una
volta al gatto di Schroedinger; uno dei punti da considerare, in questo esempio, quale sia il
sistema e quale sia lambiente, in realt lambiente nel punto in cui viene effettuata la misura,
quindi il sistema il gatto con lapparato contenuti entro il box che viene isolato, sembrerebbe
allora che il sistema non inglobi con se lambiente se non al momento della misura, ma questo
proprio lerrore che molti fisici e filosofi hanno fatto trascurando un aspetto essenziale della
questione. Lambiente nel sistema anche quando esso isolato, il sistema ingloba in se anche
quella parte di ambiente che serve per effettuare, se e quando sar effettuata, la misura, se cos non
fosse non potremmo mai definire gli stati possibili del sistema (es. come gatto vivo o gatto morto).
Per rendere pi esplicita la cosa, immaginiamo il caso banale di sapere del nostro sistema il colore
del gatto, ebbene come potremmo stabilire i possibili colori dei gatti al fine di determinare gli stati
base
45
del sistema? E chiaro che possiamo farlo solo se inglobiamo nel sistema tutte le possibili
misure con lambiente che ci definiscono significativamente le alternative dei colori del gatto,
questo ci permetter di ipotizzare che la possibilit di trovare un gatto viola ad esempio quasi
nulla mentre molto probabile trovare un gatto nero e pi ancora un gatto con fondo bianco. La
concettualizzazione quantistica, a differenza di quella classica, ingloba in se lambiente anche
quando le misure non sono effettuate, lambiente diventa parte integrante del sistema per quella
parte che si vuole misurare e la stessa evoluzione del sistema viene studiata in funzione delle misure
che del sistema si vogliono fare. Occorre precisare che a differenza della fisica statistica, le
probabilit di stati del sistema in fisica quantistica NON sono dovute ad una mancanza di
conoscenza del sistema. Questo aspetto uno dei perni della interpretazione di Copenhagen (che fa
capo principalmente a N.Bohr),la fisica quantistica COMPLETA, ovvero non ha variabili
nascoste, il probabilismo espresso dalla FO non una forma di mancata conoscenza ma tutto
quello che possiamo conoscere del sistema.
46
In realt, il nostro punto di vista parte da una posizione completamente nuova e per meglio
precisarla dovremmo ripercorrere alcuni aspetti della polemica tra Einstein e Bohn
sullinterpretazione della fisica quantistica.
Diceva Einstein nel suo famoso articolo EPR del 1935:
In una teoria completa esiste un elemento corrispondente ad ogni elemento della realt. Una
condizione sufficiente per la realt di una quantit fisica la possibilit di essere predetta con
certezza, senza disturbare il sistema. In meccanica quantistica nel caso di due quantit fisiche
descritte da operatori non commutanti, la conoscenza di una preclude la conoscenza dellaltra.
Allora o (1) la descrizione della realt fisica data dalla funzione donda incompleta oppure (2)
queste due realt non possono avere realt simultanea. Considerazioni riguardo al problema di
eseguire previsioni circa un sistema sulla base di misure eseguite su un altro sistema che ha
precedentemente interagito con esso, portano a dedurre che se la (1) falsa allora anche la (2)
falsa. Dobbiamo dunque concludere che la descrizione della realt fisica data dalla funzione donda
non completa.
47
In questo paragrafo viene riportata una definizione di criterio di realt e di completezza che
saranno il bersaglio della replica di Bohr, che evidenza un aspetto debole dellanalisi di EPR.
Dice Bohr:
Dal nostro punto di vista risulta chiaro che la formulazione del...criterio di realt...contiene una
ambiguit per ci che riguarda lespressione senza turbare in alcun modo il sistema.[Nel caso
considerato] non si tratta di una perturbazione meccanica del sistema in esame durante lultimo
stadio critico del procedimento di misura. Ma anche in questo stadio la questione fondamentale
resta quella di una influenza sulle condizioni stesse che definiscono i possibili tipi di previsione sul
comportamento futuro del sistema, queste condizioni costituiscono un elemento intrinseco della
descrizione di qualsiasi fenomeno che si possa legittimamente indicare col termine realt fisica.
48
In definitiva quello che Bohr ci dice che la realt gi tutta nella misura e nella relazione oggetto
misurato strumento di misura, ed al di fuori di questa relazione inutile, ed un approccio quasi
metafisico, andare alla ricerca di una realt distinta e separata.
Proprio in questo aspetto evidenziato da Bohr in contrasto con la visione di Einstein vi tutta la
novit e la rivoluzione concettuale della fisica quantistica, le entit della realt, la realt nel suo
criterio di oggettivit, lega a se in maniera indissolubilmente oggetto osservato ed osservatore,
propriet delloggetto e propriet dello strumento, in definitiva oggetto e strumento di misura NON
sono entit separabili, su di esse si basa il nostro criterio di realt e di oggettivit. Questa la vera
grande innovazione apportata dalla fisica quantistica, la vera rivoluzione concettuale da essa messa
in atto. Nella misura vi tutta la realt, tutto quello che delloggetto possiamo sapere passa sempre
ed esclusivamente attraverso lo strumento di misura con cui lo osserviamo, il criterio di realt passa
attraverso la relazione oggetto strumento di misura ma in questa relazione vi anche compresa la
possibile perturbazione del sistema (perturbazione che, nella nostra interpretazione, abbiamo
esplicitato attraverso lutilizzo dei numeri complessi).
Ma il vero problema, in termini di fisica quantistica, si pone nel momento in cui abbiamo
osservabili che NON COMMUTANO, ovvero due osservabili che sono legati tra di loro attraverso
il principio di indeterminazione di Heisenberg; in questo caso ha pienamente ragione Einstein a
porre la questione nel seguente modo:
O la Funzione dOnda non completa e quindi essa equivale ad una semplice equazione di
probabilit degli stati del sistema di cui manca la conoscenza delle condizioni iniziali del sistema e
delle sue variabili complete.
Oppure le due realt non possono avere realt simultanee perch se lavessero dovremmo
abbandonare il principio di localit, uno dei fondamenti della relativit speciale.
49
In definitiva dovremmo accettare lesistenza di una azione a distanza tra eventi di uno stato fisico.
Il merito di Einstein stato quello di essere riuscito a focalizzare in maniera definitiva qual il
punto del problema e tutte le interpretazioni successive da quella di Bohm fino a quella di Bell
ripercorrono la questione in quei termini. Il paradosso posto dallarticolo EPR valido ed il
punto di partenza per qualsiasi ipotesi interpretativa, lorientamento prevalente oggi quello di
considerare la completezza della FO e di abbandonare il principio di localit, introducendo una vera
e propria propriet innovativa dei fenomeni quantistici che quella dellentanglement , in definitiva
si tratta della vecchia azione a distanza, che gi conoscevamo nella equazioni della fisica classica
prima della venuta della relativit ristretta, riveduta e corretta per i fenomeni quantistici.
50
Ma anche cos facendo le questioni non sono affatto risolte e rimangono 2 aspetti sicuramente
oscuri: il primo questo famoso collasso della FO che nessuno sa bene cosa sia e si presenta come
una entit estranea alla teoria, il secondo la rinuncia alla relativit ristretta per certi fenomeni
quantistici, questo rende una parte della realt non coperta da nessuna teoria dellosservatore, ma
ancor pi problematica diventa la conciliazione tra teoria della relativit generale e teoria
quantistica.
La prospettiva che vogliamo sviluppare nel nostro saggio che se il principio di indeterminazione
di Heisenberg un punto insuperabile della fisica quantistica allora la sua completezza non pu
essere messa in discussione e quindi la FO esprime tutto quello che NOI possiamo sapere del
sistema. Ma contestualmente vi un altro aspetto che, se partiamo dallidea di misura come
labbiamo posta, diventa insuperabile, ed lunicit della misura nella sua relazione sistema
strumento di misura, il principio di realt posto da Einstein, che non possano esistere due misure
contemporanee di una stessa entit o di entit legate tra di loro in maniera non commutativa
(principio di complementariet), un aspetto a cui non possiamo rinunciare.
Ma se cos fosse, cosa ne sarebbe della sovrapposizione degli stati quantistica e il principio di
complementariet?
Secondo il nostro modello, la misura si esprime nei termini di una ricorsiva, e quindi segue un
criterio consecutivo, solo se la vediamo dal punto di vista dellINVARIANTE, delloperatore che
lega oggetto e strumento, da questo punto di vista le misure sono sempre e solo consecutive (ed
anche come vedremo irreversibili), esso ci impone che siano sempre una sola per volta e sempre in
tempi differenti. Ma questa realt, la realt dellinvariante, NON la nostra realt, non la realt
dellosservatore, losservatore immerso nello spazio tempo della relativit ristretta e del
principio di indeterminazione, noi cercheremo di dimostrare che proprio perch per losservatore
valgono questi due principi allora tutta una serie di fenomeni sono osservati con propriet
quantistiche e tra queste propriet vi la sovrapposizione degli stati ed il principio di entanglement.
In definitiva la nostra dimostrazione, per alcuni versi, sembra paradossale in quanto vuole
dimostrare la non validit del principio di localit per certi fenomeni proprio affermandone la sua
validit, proprio ponendo come postulato che la velocit della luce costante nel tempo che alcuni
fenomeni ci appaiono entangled, infatti se non lo fossero allora per avere un invariante con le
caratteristiche che vedremo (tra cui la consecutivit della misura) alcune misure sarebbe osservate
con una velocit superiore a quella della luce.
Una dimostrazione di questo tipo possibile solo se andiamo a riformulare i concetti di spazio e
tempo, non cadere nel paradosso e rendere entangled e sovrapposto ci che si presenta rispetto
allinvariante consecutivo nel tempo, vuol dire che i concetti di spazio tempo assumono un diverso
significato per linvariante e per losservatore che fa le misure.
Nella parte finale del nostro lavoro vi , quindi, una riformulazione del concetto di spazio-tempo
nella convinzione che tutte le questione irrisolte e misteriose della fisica quantistica originano da
esse. Ma la fisica quantistica ci interessa, anche, in quanto esempio di sistema complesso con
propriet emergenti, e quindi le conclusioni che riusciremo a trarre dal riesame dello spazio-tempo
ci permetteranno di comprende meglio la dinamica ed il quid dei sistemi complessi.
51
La nostra impostazione quella di estendere le considerazioni fatte nel campo quantistico a tutti i
sistemi complessi, si tratta di utilizzare linsegnamento datoci dalla fisica quantistica, sfruttando a
pieno il carattere emergente dei sistemi complessi cos come avviene con quelli quantistici. Per fare
questo occorre superare la dicotomia Sistema Ambiente, essa una idea vecchia, ottocentesca che
ha esaurito tutta la sua portata euristica e non ci di nessun aiuto nellaffrontare le questioni della
complessit. Lambiente diventa parte del sistema per quello che interessa di quel sistema, allo
stesso modo non abbiamo pi una pallina come sistema che rotola su un ambiente esterno
generando un fenomeno di attrito, abbiamo invece il sistema pallina e superficie come entit unica
che definisce tutto quello che del sistema vogliamo studiare. Allora il punto diventa altro, ovvero
dove mettiamo lo strumento di misura, perch nella misura abbiamo tutto quello che passa non solo
nel sistema considerato, ma anche tutto ci che esterno ad esso. Laltro del sistema non pi
lambiente ma diventa lo strumento di misura che per parte integrante dello stesso in quanto lo
definisce, se un dualismo dobbiamo indicare diventa quello tra sistema e strumento di misura, ma in
tal caso cosa ne dellambiente?
Lambiente ci che passa per lo strumento di misura ma anche lo spazio possibile, delle possibili
misure quando lo strumento viene tolto; nelle misure abbiamo le determinazioni del sistema
risultato dellinterazione dello stesso con lambiente attraverso lo strumento di misura, quindi nella
misura c gi lambiente, ma lambiente determinato dallo strumento. Tolto lo strumento,
lambiente laltro del sistema ma che si ricostruisce sempre e solo partendo dallo strumento di
misura, in definitiva quello che possiamo dire dellambiente, quando lo strumento viene tolto,
quello che possiamo ricostruire come spazio possibile partendo dallo strumento stesso, ma in un
ambito che NON pi discreto, come lo sono le misure dello strumento, ma che diventa
CONTINUO e quindi teoricamente descrivibile attraverso funzioni. Ed in questo sta anche la
differenza che in quantistica constatiamo attraverso un comportamento difforme del sistema con lo
strumento di misura e senza strumento di misura.
52
1.1.4 Utilizzo dei numeri complessi nella relazione di misura
Linsieme dei numeri complessi z pu essere definito come linsieme delle coppie ordinate z = (x,
y) , dove x = Rez e y = Imz, e dove le operazioni di uguaglianza, somma e prodotto sono cos
definite
53
. Dati
1 1 1 2 2 2
( , ) e ( , ) z x y z x y = = si ha:
a) Uguaglianza :
1 2 1 2 1 2
se e solo se e y z z x x y = = =
b) Somma:
1 2 1 2 1 2
( , ) z z x x y y + = + +
c) Prodotto:
1 2 1 2 1 2 1 2 2 1
( , ) z z x x y y x y x y = +
E evidente che se la componente y = 0 queste operazioni diventano quelle nel campo dei reali.
I numeri complessi sono un campo e come tale hanno la chiusura, le propriet commutativa,
associativa e distributiva , oltre che allidentit e allinverso. Se la struttura algebrica, definita da
una operazione e la propriet di chiusura, rappresenta una struttura elementare, il campo invece
rappresenta una struttura completa dove oltre alla chiusura sono presenti per quelle operazioni tutte
le propriet indicate, nel mezzo troveremo una serie di strutture intermedie con alcune di queste
propriet..
Formalizzando abbiamo:
1) P. della Chiusura :
1 2 1 2 1 2
, , e z z z z z z e + e e C C C
2) P. Commutativa :
1 2 1 2 2 1 1 2 2 1
, , e z z z z z z z z z z e + = + = C
3) P. Associativa :
1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3
, , , ( ) ( ) e ( ) ( ) z z z z z z z z z z z z z z z e + + = + + = C
4) P. Distributiva :
1 2 3 1 2 3 1 2 1 3
, , , ( ) z z z z z z z z z z e + = + C
5) Esistenza e unicit dellIdentit :
0 t.c. , 0 0
1 t.c. , 1 1
z z z z
z z z z
- e e + = + =
- e e = =
C C
C C
6) Esistenza ed unicit dellInverso:
1 1 1
t.c. , ( ) ( ) 0
t.c. , 1
z z z z z z
z z zz z z

e - e + = + =
e - e = =
C C
C C
Un numero complesso pu essere rappresentato attraverso lunit immaginaria (0,1) i = che la
soluzione dellequazione
2
1 0 x + = , ovvero 1 i = . Come si vede, anche nel caso dei complessi,
essi risultano una estensione del campo dei reali per trovare soluzione ad operazioni che in quel
campo non lavevano, in questo caso la radice quadrata di un numero negativo.
Le regole prima introdotte e la notazione precedente ci permettono di scrive i numeri complessi
anche nella forma usuale: (x,y) = (x,0) + (0,1)(0,y) ovvero come x + iy. Altro modo quello che
utilizza la rappresentazione geometrica, attraverso il teorema di Pitagora, ovvero:
2 2
(cos sin ) dove e
b
z a ib r i r z a b arctg
a
o o o = + = + = = + =
Ritornando allipotesi interpretativa precedente secondo cui la parte reale x la misura dal lato
dello strumento e la parte immaginaria y la variazione dal lato delloggetto, vediamo come una
stessa misura comprende in se una doppia parte virtuale x + iy e x iy; ora nella misura dal lato
dellinvariante queste due componenti devono essere entrambi presenti ed entrambi misurabili
(ovvero associati ad un numero reale). Il valore delle misure del sistema rispetto allinvariante sar,
quindi, una misura reale che comprende in se anche la variazione delloggetto oltre a quella dello
strumento, ed essa sar data dalla radice quadrata del prodotto di z e del suo coniugo, ovvero dalla
NORMA di z.
2 2
z x y = + con
2
da cui ( )( ) z x iy z zz x iy x iy = + = = +
La norma assume questo importante significato nel nostro modello interpretativo, quello di essere la
misura dellazione dellinvariante, ed a questo livello che linvariante deve dimostrare sue
eventuali propriet, come ad esempio la simmetria. Nei sistemi dove lo strumento non modifica
loggetto il valore di y sar 0, in questo caso non vi differenza tra la misura dal lato dellinvariante
e quella dal lato dello strumento di misura, la misura dello coincide con quella dellinvariante.
Questo non vero per i sistemi dove loggetto misurato viene modificato dalla misura, in tal caso
per avere la misura completa occorre introdurre i numeri complessi che ci daranno lo stato completo
del sistema, e la loro misura in termini reali sar data dalla norma del numero, che diventa la misura
dal lato dellinvariante, della relazione oggetto-strumento. La misura come numero complesso ci da
la misura oggettiva del cambiamento ottenuto nel sistema, questo, comunque, non di per se
sufficiente per generare il fenomeno quantistico della sovrapposizione degli stati, in definitiva
possiamo avere sistemi descritti in termini di numeri complessi, dove il misuratore influenza gli
oggetti del sistema, senza avere manifestazioni di tipo quantistico, rimanendo in ambito classico.
54
1.1.5 Ridefinizione dei concetti di algoritmo, di invariante ed analisi delle strutture
simmetriche emergenti
Prima di procedere ulteriormente dobbiamo chiarire alcuni concetti su cui si basa la nostra analisi.
55
Il primo di essi il concetto di algoritmo, concetto usato ormai ampiamente nellambito di quella
che viene chiamata teoria della computabilit, e che noi cercheremo di generalizzare dandone la
seguente definizione:
Definizione 4: Algoritmo una serie finita di regole o relazioni (che chiameremo anche steps) che
trasformano uno o pi valori individuati in entrata in uno o pi valori in uscita.
La serie di regole pu essere eseguita consecutivamente per cui loutput di una diventa linput
dellaltra successiva; per regole o relazioni intendiamo una qualsiasi operazione di trasformazione o
combinazione di simboli, quindi esse sono normali operazioni di tipo logico-matematico e
comunque si tratta di combinazione di simboli senza equivoci sintattici (in logica chiamate FBF). Il
punto che tali regole devono essere un numero finito, quindi non un algoritmo una serie infinita
di relazioni. Il fatto di avere un numero delimitato e ben definito di regole una componente
essenziale di questa nozione, ma occorre anche che vi siano dei valori di entrata e dei valori di
uscita e che essi siano individuabili.. Per individuabile intendiamo un valore localizzato
logicamente ovvero che abbia un ambito ben definito. In questo senso il valore di entrata ha bisogno
di essere definito anche nella sua tipologia di scelta, ad esempio se il nostro algoritmo ci dice di
misurare con un metro la lunghezza e larghezza di un tavolo, dovremo avere ben definito anche
cosa intendiamo per tale lunghezza e altezza, e cos lo stesso per i nostri sassi usati come elementi
di conteggio; risulta abbastanza intuitivo comprendere come su questo punto, molto spesso, si
possano generare equivoci e confusioni, la possibilit di poter definire bene e senza equivoci i valori
in entrata cosa che va continuamente vista ed esaminata e non sempre esente da errori.
In definitiva alla base dei valori in entrata vi un processo di scelta ben definito e che ne permette
anche la ordinabilit dei valori stessi, la stessa ordinabilit che ritroviamo nella definizione di
insieme. Quindi possiamo dire che i valori in entrata e quelli in uscita costituiscono un insieme di
elementi.
Ridefiniamo il concetto di algoritmo in tale modo:
Definizione 5 : Un algoritmo una trasformazione (o applicazione) con un numero finito di steps
da elementi di un insieme ad elementi di un insieme.
56
Notiamo come un aspetto cruciale della definizione quella che gli elementi siano localizzabili ed
ordinabili in quanto appartenenti ad un insieme. In realt noi siamo particolarmente interessati ad
una tipologia di algoritmi dove il valore di output uno ed uno solo e chiameremo tale tipologia
come Algoritmi Funzionali.
Definizione 6 di Algoritmo Funzionale : Un algoritmo funzionale una serie finita di regole che
trasforma uno o pi valori di input in un solo valore di output.
Ma un algoritmo con una tale definizione non detto che possa essere eseguito effettivamente,
infatti per essere calcolabili effettivamente (ovvero computabili) si ha bisogno che i valori in entrata
ed in uscita siano limitati nello spazio-tempo, ovvero che essi siano determinabili.. Occorre sempre
che i valori in entrata cos come quelli in uscita abbiano un limite nello spazio e nel tempo certi e
definibili, quindi non possiamo avere valori in entrata di cui non sia chiaro qual il loro contorno
spaziale e che esso non sia accertabile in un tempo finito, e cos come qualsiasi qualit delloggetto
esaminato dallalgoritmo deve essere reperibile e definito in uno spazio-tempo limitato e
determinabile. Lo stesso vale per i valori in uscita, nel caso di numeri, ad esempio, essi saranno
sempre e comunque troncati dopo un numero definito di cifre decimali. La localizzazione dei valori
di entrata e quella dei valori in uscita nello spazio-tempo, combinati con il numero finito di steps
genera una tipologia di algoritmi ben determinati. Quindi la determinazione ci permette di avere
valori di input e di output in un tempo certo e con valori limitati.
Definizione 7 di Algoritmo Determinato: Un algoritmo determinato una serie finita di regole che
trasformano uno o pi valori determinati in input in uno o pi valori determinati in output.
Ora la cosa importante nellambito della teoria della computabilit che pur avendo a che fare con
algoritmi determinati - funzionali non affatto detto che essi siano effettivamente computabili,
ovvero computabili in un tempo di esecuzione finito e comunque limitato. Occorre distinguere 2
categorie fondamentali di algoritmi : gli Algoritmi Certi dei quali sappiamo che il tempo di
esecuzione finito e gli Algoritmi Incerti dei quali non sappiamo se il tempo di esecuzione sia
effettivamente finito (ovvero in termini di macchina di Turing, se essa si ferma o no).
57
La computabilit si differenzia in una computazione effettiva e reale che ha un tempo di esecuzione
certo e determinabile ed una computazione teorica, ovvero che pur basandosi su algoritmi finiti non
ci d alcuna certezza sul suo tempo di esecuzione. Per semplificare chiameremo gli algoritmi a
computazione teorica come calcolabili e quelli a computazione reale come computabili.
Ricordiamo come la teoria della computabilit introduca due ulteriori categorie quella degli
algoritmi P (o Polinomiali) eseguibili in un tempo comunque limitato e quella degli algoritmi NP (o
Not Polinomial) eseguibili in un tempo finito ma molto grande (enorme).
58
Il tempo di esecuzione un aspetto importante nella definizione dellalgoritmo ma esso non in
realt legato alla separazione tra algoritmi e algoritmi determinati, ovvero alla limitatezza S/T dei
valori di input, in quanto tali valori possono essere a loro volta algoritmi (come nel caso dei numeri
irrazionali algebrici) e molte volte di essi non necessario calcolarne effettivamente il valore. Il
tempo di esecuzione allora legato al valore di output, quindi in quanto tempo e in che modo
questo valore viene generato. Poich un certo algoritmo pu essere a sua volta formato da algoritmi
pi semplici e cos via fino ad avere operazioni elementari, ne consegue che la variabile temporale
nellesecuzione di un algoritmo il pi delle volte legata alla ripetizione ciclica di un algoritmo
elementare, se tale ciclo ha termine allora diremo che lalgoritmo ha un tempo definito di
esecuzione altrimenti no.
La categoria di algoritmi che considereremo sar quella che elabora un valore precedentemente
elaborato dallo stesso algoritmo, dove il valore di output diventa il valore di input dello stesso
algoritmo. Chiameremo questi algoritmi : Algoritmi ricorsivi
Ora si pu dimostrare che un algoritmo ricorsivo deve essere funzionale, determinato e certo.
59
Ogni ciclo di un algoritmo ricorsivo certo ma linsieme dei suoi cicli pu essere finito e
convergente ad un valore oppure infinito e non convergente, in questultimo caso lalgoritmo
risultante non ha una fermata e proceder ad infinito; visto nel suo complesso, non come uno stesso
ciclo in tempo differenti, ma come una serie di cicli consecutivi formanti un unico algoritmo, allora
esso, secondo la nostra accezione, avendo un numero infinito di steps, non pi un algoritmo.
Qui c un primo importante punto che sar uno dei perni della nostra riflessione, un algoritmo pu
essere scomposto in un algoritmo determinato e certo, ovvero in uno stesso ciclo che si ripete finite
o infinite volte, oppure in una serie finita o infinita di istruzioni, le due rappresentazioni sono
equivalenti. Un algoritmo ricorsivo pu essere visto in ambedue le prospettive, questo ci permette di
dare un significato logico alla variabile temporale, ma allo stesso tempo complica la nostra
definizione di algoritmo, infatti solo quelli con un numero finito di steps sono un algoritmo, ma
questo per gli algoritmi scomponibili in cicli elementari, come lo sono quelli ricorsivi, equivale a
dire che hanno una fermata certa, e per il teorema di Turing questo fatto non sembra essere
teoricamente accertabile apriori. Ma esiste una ulteriore complicazione, che esistono algoritmi
ricorsivi con cicli infiniti che convergono ad infinito a valori determinati, essi pur non essendo
definibile letteralmente per la nostra definizione come algoritmi rientrano in una speciale categoria
che andremo in seguito ad esaminare. Quindi dobbiamo concludere che gli algoritmi ricorsivi pur
essendo sempre certi e determinati nel loro ciclo, nel loro insieme, nellinsieme dei loro cicli
ripetuti possono essere o meno un algoritmo.
Esistono anche altre due categorie individuabili, quella degli algoritmi Espliciti e quella degli
algoritmi Impliciti. Nella prima rientrano tutti quelli dove sono state identificate ed esplicitare le
regole dellalgoritmo, in essa vi sono ovviamente tutti gli algoritmi creati da noi o quelli usati negli
elaboratori elettronici, mentre nella seconda rientrano quelli dove non sono definite le regole in
gioco, molti fenomeni della natura possono essere visti come forme di algoritmi, in questo caso
rientrano molte delle misure che facciamo del mondo esterno.
Ma cosa rende questo secondo caso comunque un algoritmo?
La condizione essenziale che tali regole sia esse esplicite che implicite siano INVARIANTI,
quindi in generale quando abbiamo un invariante molto probabile che esso sia un algoritmo, se
esso opera sempre in un tempo finito allora lo sicuramente, se invece il tempo indeterminato o
non determinabile allora dovremmo esplicitarne le regole per capirne la struttura. Infatti in
questultimo caso la non determinabilit del tempo pu essere dovuta o al ciclo che prosegue senza
trovare un risultato determinato oppure al fatto che esso sia formato da un numero non definibile e/o
illimitato di regole, in questultimo caso certamente non avremmo a che fare con un algoritmo, nel
caso invece del ciclo, pur essendo il singolo ciclo finito, la sua limitatezza nel tempo deve essere
accertabile in base ai valori di input immessi.. Quindi il punto fermo della nostra definizione di
algoritmo che le regole che lo formano siano esse esplicitabili che non esplicitabili formino un
invariante, un invariante applicato a dati definiti, localizzabili e che diano risultati definibili.
Da quanto detto risulta agevole concludere che una relazione di misura 9 un particolare caso di
algoritmo ricorsivo funzionale, determinato e certo dove:
1) A n-valori di Entrata corrispondono sempre uno ed uno solo valore di Uscita.
2) I valori possono essere determinati, assimilabili a numeri limitati.
3) Il Tempo di Esecuzione dellalgoritmo, ovvero il tempo tra il valore di entrata e quello di uscita
sempre finito, ed esprimibile in un algoritmo P.
Diamo quindi la seguente definizione di misura:
Definizione 8 di Misura : Una misura un algoritmo funzionale, determinato, certo, implicito o
esplicito.
Ma occorre aggiunge un altro aspetto per rendere completa questa definizione, aspetto che abbiamo
gi esplicitato precedentemente; ovvero che linvariante, che rappresenta la misura, una relazione
che lega oggetto misurato e strumento di misura (losservatore) e che il risultato di questa relazione
comprende in se sia la misura dal lato dello strumento che leventuale variazione virtuale e non
misurabile dal lato delloggetto. In definitiva il risultato dellinvariante non solo la misura dal lato
dello strumento, ma un risultato completo oggetto-osservatore, misurato-strumento di misura e
quindi lalgoritmo che rappresenta questo processo ha la particolarit che i suoi valori di output
sono i valori di input della applicazione successiva della relazione.
4) Il valore di Uscita diventa uno dei valori di Entrato dello step successivo.
Abbiamo definito un algoritmo con queste quattro caratteristiche come Algoritmo Ricorsivo.
Definizione 9 Completa di Misura : Una misura un algoritmo ricorsivo certo implicito o esplicito.
Dobbiamo osservare che lalgoritmo rappresentato dagli steps che stanno tra il valore in entrata e
il valore in uscita, ed essi, come abbiamo detto, sono sempre di un numero finito, ma se il valore di
uscita diventa entrata per lo stesso algoritmo, come nel caso di una ricorsiva, e se questo processo
prosegue ad infinito, il risultato nel suo complesso non pi un algoritmo, come abbiamo gi
constatato. Questo un aspetto chiave della nostra concettualizzazione ed strettamente legato alla
portata del teorema di Goedel e allinterpretazione data da Turing col problema della fermata. Per
adesso ci limitiamo a constatare, sulla base delle nostre definizioni, che linsieme delle misure
generate dallazione di un algoritmo prosegue ad infinito senza un termine o un limite allora esso
stesso non un algoritmo, se invece esiste un termine o un limite il risultato di un algoritmo
ricorsivo esso stesso un algoritmo. La conseguenza secondo il teorema di Turing
60
che non
siamo in grado di stabilire a quale categoria (ovvero se certo o incerto) appartiene un algoritmo
(computabile o non computabile) se non facendolo funzionare, ovvero non abbiamo un algoritmo in
grado di decidere se un certo algoritmo certo o incerto; solo con la prova potremmo sapere se la
nostra macchina, se il nostro algoritmo ricorsivo, si ferma o meno in un tempo finito o converge o
meno ad un valore. Ma se la nostra analogia valida allora dallo studio di un campione o parte di
iterazioni dellalgoritmo potremmo desumere se in esso sono presenti particolari simmetrie o
andamenti che ci possano portare a concludere del suo andamento ad infinito, e questo
semplificherebbe di molto il problema della fermata di Turing.
La funzione, come abbiamo detto, una forma di corrispondenza tra un insieme di elementi
(dominio) ed un altro insieme (codominio), che pu essere anche lo stesso insieme. Questa
corrispondenza si esprime attraverso una serie di passaggi matematici, ovvero di operazioni
matematiche che devono essere determinate e finite; inoltre in una funzione ad uno o pi valori di
input corrisponde sempre uno ed un solo valore di output. Ad uno o pi valori dellinsieme di
partenza, attraverso una serie finita di passaggi matematici, corrisponde sempre un solo valore
dellinsieme di arrivo.
61
Ora risulta chiaro come la nostra definizione di funzione rientri in quella che abbiamo data di
algoritmo funzionale, la funzionalit una condizione sufficiente per definire un algoritmo
calcolabile. Abbiamo detto che possiamo avere valori di input ottenuti a loro volta da algoritmi
come ad esempio gli irrazionali algebrici, e valori di output che sono a sua volta algoritmi; in tal
caso non necessario determinare tali valori, lasciando non definita la classe dei valori in entrata e
in uscita in tal modo approdiamo agli algoritmi che abbiamo chiamato calcolabili. Chiameremo
quindi gli algoritmi con valori di entrata e/o uscita non determinati o non tutti determinabili, e che si
muovono nel campo dei reali. algoritmi calcolabili.
62
Definizione 10 : Un algoritmo si dice calcolabile se formato da una serie finita di operazioni (o
relazioni).
Cos ridefinito, diciamo che qualsiasi algoritmo calcolabile, se questa calcolabilit effettiva
allora esso computabile. La computabilit presuppone che lalgoritmo sia determinabile nei suoi
valori, sicuramente quelli in uscita (quelli in entrata possono rimandare a loro volta ad altri
algoritmi), ma soprattutto il tempo di esecuzione che deve sempre essere certo, la certezza si
trasferisce alla determinazione del valore di output, cos come abbiamo visto, ad un insieme finito
di cicli elementari. Risulta evidente che un algoritmo calcolabile e non determinabile sempre
incerto, un algoritmo computabile sempre certo (nel senso della sua fermata) e quindi determinato.
Un algoritmo si pu presentare anche come una scatola chiusa di cui non sappiamo nulla, cosa c
dentro e che operazioni esso esegue, in tal caso lunica prova che abbiamo che si tratti di un
algoritmo che esso invariante, ma linvarianza per essere provata va legata al tempo finito di
esecuzione. Ma a ben vedere il tempo finito di esecuzione non una condizione sufficiente, ed esso
non ci dice nulla dellinvarianza, infatti nulla pu escludere che pur essendo le regole di un
algoritmo finite esse non cambino durante lesecuzione dello stesso, quindi dobbiamo cercare una
prova indiretta.
Ma cosa intendiamo precisamente per invariante?
Invariante tutto ci che trasforma valori in valori, lasciando inalterate le regole di trasformazione;
ovvero il processo con cui avviene questa trasformazione rimane appunto invariante, non cambia al
variare dei valori. Una funzione ricorsiva per lappunto un invariante, ed essa sar il tema della
nostra trattazione successiva.
63
Ma le stesse regole di trasformazione possono essere trasparenti e
fare emergere rapporti invarianti che esistono tra i valori di input, quindi da una relazione invariante
ci aspettiamo non solo che rimanga la stessa nelle successive trasformazioni ma anche che faccia
emergere eventuali invarianti presenti tra i valori di input. Se nel corso delle trasformazioni le
regole cambiano allora non avremmo pi un invariante, ma in tal caso sulla base della nostra
definizione non avremmo pi a che fare con un algoritmo.
Definizione 11 di Invariante : Un invariante un algoritmo implicito o esplicito, ovvero un sistema
di regole che non cambiano.
Come abbiamo gi sottolineato noi non accettiamo lidea di un algoritmo con infinite regole, ed un
altro motivo per cui un tale sistema non pu essere considerato un algoritmo che esso non ci
garantisce sullinvarianza delle regole
64
. Ma in un algoritmo ricorsivo possiamo avere la ripetizione
infinita di uno stesso ciclo, ovvero un unico algoritmo con un numero infinito di steps, in tal caso la
regola base rimane invariante ma i valori assunti possono variare da 0 ad infinito, essi possono
anche convergere ad aree definite di valori, quindi una ricorsiva invariante pu generare un
algoritmo convergente a valori definiti oppure divergente.
E evidente che se le regole sono esplicite potremmo ben renderci conto anzitutto se esse stanno
cambiando nel tempo, la cosa diventa complessa nel caso di un sistema con un algoritmo implicito,
ovvero non conosciuto, sistema che abbiamo chiamato a scatola chiusa. In tal caso quello che
abbiamo a disposizione sono solo i valori di input e quelli di output e dovremmo ricavare
linformazione che il sistema formato da un invariante dallesame di tali valori. Dobbiamo
ricercare una propriet che sia in un qualche modo sintomo della presenza di un invariante, ed una
risposta dataci sia dalla nostra esperienza quotidiana che dalla fisica e dalla matematica, che la
presenza di una simmetria il sintomo di un invariante.
65
Gli esempi pi immediati di simmetrie sono quelli di punti o figure nello spazio, la simmetria
rispetto ad un asse, rispetto ad un piano, indica che punti o rette o altro sono dislocati rispetto
allasse di simmetria o ad un piano di simmetria in modo che dei valori (es. di distanza o di angolo
o altro) rimangano costanti. Una simmetria spaziale ci dice che c una regola o una formula
invariante nella distribuzione dei punti della figura considerata. Un esempio per tutti sono i punti di
una circonferenza che hanno una distanza costante dal centro, ovvero:
2 2 2
cost. x y z r + + = =
Esistono simmetrie che si evidenziano attraverso movimenti nello spazio come ribaltamenti,
riflessioni ecc.; ma esistono anche simmetrie rispetto al tempo, ovvero sistemi dove la direzione del
sia essa positiva (tempo in avanti), che negativa (tempo indietro) lascia inalterato il sistema e le sue
regole
66
. Ma gli invarianti che stiamo cercando sono in un qualche modo antecedenti alle
condizioni spazio temporali, questa invarianza va riferita a quel concetto di localizzazione logica
che abbiamo introdotto precedentemente e che ci parla di simmetrie prima della stessa introduzione
dello spazio tempo. Questo vuol dire che linvarianza che stiamo cercando di natura logica, ed
legata alla relazione di ordinalit dellinsieme considerato, essa, quindi, antecedente alle
condizioni fisiche dovute allimmergere il sistema nello spazio-tempo fisico e solo dopo si
manifesta come simmetrie nelle misure, simmetrie nello spazio e nel tempo. Il nostro obiettivo sono
quindi propriet logiche del sistema, propriet antecedenti alla natura fisica del sistema, sono
propriet che una volta definite valgono e si manifestano nello spazio-tempo. esse formano
lalgoritmo che determina la parte invariante del sistema, di un qualsiasi sistema.
Ora il sintomo della presenza di un algoritmo in sistemi dove esso non esplicitabile dato dalla
simmetria che troviamo nei valori di output del sistema. Una simmetria tra le misure, una simmetria
tra i valori di uscita ci dice che esiste un invariante, ma siamo sicuri che esso la manifestazione di
un invariante delle regole del sistema e che non sia una propriet gi presente nei valori di input ?
In realt, da un punto di vista logico, rappresentando un sistema a scatola chiusa nel seguente modo:
Figura 2
Le combinazioni che possiamo avere sono 2 possibili :
1) I valori di input non hanno invarianti, ovvero sono varianti, mentre il sistema di regole nella
scatola chiusa invariante.
VI(var)-VO(inv) = Valori Input(varianti)-Valori Output(Invarianti)
2) I valori di input con invarianti, cos anche le regole della scatola.
VI(inv)-VO(inv)
Poi abbiamo le altre due possibilit che, per quanto detto fino ad adesso, non garantiscono pi
lesistenza di un algoritmo, ma potrebbero essere date da un sistema che varia e modifica le sue
regole e relazioni col tempo o a seconda dei valori di input immessi. Questi sistemi hanno uno
spettro ampio di possibilit che possono andare da sistemi apparentemente varianti, ovvero dove
sembra che non vi siano regole fisse ma invece vi sono a sistemi multilivello dove le regole sono
invarianti per ogni livello e linsieme dei livelli genera un sistema con regole non determinabili,
fino ad arrivare a sistemi che in qualche modo simulano comportamenti intelligenti. Abbiamo gi
detto che questo saggio non si occuper di questultimi.
Prima di proseguire dobbiamo chiarire cosa intendiamo per varianza e invarianza dei valori:
Invarianza tra i valori vuol dire che essi sono ottenuti da un insieme finito di regole invarianti che si
manifestano attraverso una simmetria tra i valori stessi. Quindi secondo questa definizione i valori
dei numeri naturali N sono invarianti in quanto generati dallalgoritmo:
0 1
0 e 1
i i
n n n
+
= = +
Il fatto che esista un algoritmo quindi dovrebbe essere la condizione sufficiente per la presenza di
invarianza e quindi di simmetrie tra i valori, ma nella realt abbiamo anche algoritmi che sembrano
in grado di generare valori puramente casuali, e quindi sui valori ottenuti non sembra delineabile
alcuna forma di simmetria. Ed allora dobbiamo chiarire un altro punto se non vogliamo cadere in
Scatola
Chiusa
Valori
Input
Valori
Output
una situazione paradossale, noi abbiamo algoritmi che generano valori di output ma per stabilire se
tali valori hanno o meno una simmetria molte volte occorre fare ricorso ad altri algoritmi. Il pi
delle volte, e specialmente per le misure, lalgoritmo che genera i valori NON lo stesso di quello
da cui rileviamo una simmetria tra i valori ottenuti.
Ma come definiamo una simmetria tra i valori?
Un insieme di valori ha una qualche simmetria se esiste un invariante che trasforma elementi
dellinsieme in elementi dellinsieme.
Quindi possiamo dimostrare la simmetria tra i valori attraverso un invariante ma non conoscere
linvariante che genera i valori, oppure avere un invariante come generatore di valori ma non
riuscire a rilevare (almeno apparentemente) alcuna simmetria tra i valori ottenuti. Ma una cosa
possiamo concludere certamente che se rileviamo una simmetria tra i valori di output sicuramente
allora esister un invariante generatore dei valori.
Ad esempio mettiamo nella scatola un algoritmo come
2 2
1 x y + = per sapere che figura uscir fuori
basta prendere come valori di input coppie (x, y) che vanno tra i valori -1 e 1 a prescindere dalla
loro varianza o invarianza e verificare se le coppie prese soddisfano o meno lalgoritmo; se
soddisferanno lalgoritmo le coppie scelte si disporranno secondo un criterio di simmetria che
dimostrer linvarianza dellalgoritmo. Quindi la presenza della simmetria nei valori di output un
importante indizio sulla presenza di un algoritmo a prescindere dalla varianza o meno dei valori di
input. E possibile trovare un algoritmo di definizione per tutti gli insiemi numerici fino ai razionali
Q ma non esiste alcun algoritmo definente quello dei reali R.
Questo punto estremamente importante e ci pone una prima domanda, esiste un qualche invariante
per tali numeri? Oltre alle propriet definenti il campo dei reali e alla definizione di un qualche
intervallo, entro cui prendere i valori di input, esiste una qualche altra caratteristica che definisce i
valori di input che stiamo considerano?
Per rispondere a questa domanda occorre ricordare che la cardinalit dei reali una cardinalit
continua, come dimostr Cantor; e quindi tale insieme isomorfo allo spazio continuo. Questo vuol
dire che propriet dello spazio continuo dovremmo ritrovarle in quello numerico dei reali, come ad
esempio il suo isotropismo; ovvero che la distribuzione di punti in una parte di spazio
assolutamente uniforme a qualsiasi altra parte di spazio, inoltre anche se esiste una parte infinita di
questo spazio distribuito secondo un qualche algoritmo, questa parte sarebbe sempre di una infinit
numerabile, mentre lo spazio continuo non numerabile. Ma esiste un altra propriet connessa a
questa definizione e per certi versi sorprendente, la cardinalit di una parte dello spazio continuo, di
una parte dellinsieme dei reali, la stessa dellintero insieme. Per essi la parte equivale al tutto.
67
Questa propriet sorprendente dello spazio continuo crea un divario incolmabile col nostro concetto
deterministico di computazione e di misura, essi presuppongono la numerabilit dei valori, mentre
uno spazio continuo non solo non numerabile ma nel momento in cui cerchiamo di trasformarlo in
qualcosa di misurabile o computabile entriamo in un paradosso.
68
Quindi uno spazio continuo una
distribuzione uniforme ed omogenea di cui non pu essere definita una legge esplicita di
ordinalit
69
. Ma dalla validit dellassioma di scelta sappiamo che anche in un insieme di reali
limitato possibile avere una ordinalit, anche se non ne conosciamo la struttura algoritmica, ed il
motivo, che un tale insieme presenta delle simmetrie e quindi dovrebbe avere un qualche
invariante, inoltre un ambito limitato di essi genera un insieme localizzato e quindi da quanto
precedentemente detto, ordinabile.
Ma quale tipo di algoritmo potrebbe generare una distribuzione continua e simmetrica ?
Lalgoritmo che pi si avvicina ad una distribuzione simmetrica ed uniforme nello spazio un
algoritmo casuale, un algoritmo che genera una distribuzione di punti casuali nello spazio. Come
abbiamo detto, lalgoritmo generante pigreco un invariante, ma i valori ottenuti non hanno alcun
tipo di simmetria, ovvero hanno una distribuzione puramente aleatoria. La parte decimale di pigreco
aleatoria nel senso che non esiste alcun algoritmo che possa prevedere da una sequenza numerica
quale sar un numero in una certa posizione, per dirla nei termini delle nostre definizioni una
sequenza aleatoria o casuale una sequenza che non ha alcun tipo di simmetria, ovvero non esiste
un invariante che trasforma elementi dellinsieme in elementi dellinsieme.
In questo caso abbiamo che i valori di input dotati di un qualche invariante sono trasformati da un
algoritmo ben definito in una sequenza aleatoria.
Per essere un insieme di output simmetrico occorre che valga anche la seguente:
Figura 3
La presenza di una simmetria la condizione sufficiente perch la struttura dei valori abbia un
qualche algoritmo (ma non detto che lalgoritmo che individua la simmetria sia lo stesso
generatore dei valori), mentre la presenza di un algoritmo non detto che trasformi valori invarianti
in valori invarianti ( possibile che tale invarianza ovvero simmetria, sia eliminata proprio
Algoritmo
Valori
Algoritmo
Valori
Invarianti
Valori
Aleatori
dallazione dellinvariante). Il punto chiarire cosa effettivamente dobbiamo intendere per strutture
senza simmetria. Un algoritmo del tipo:
( ) ( ( 1)) ( ( 2))
(1) (2) 1
Q n Q n Q n Q n Q n
Q Q
= +
= =
Dove Q il valore e n lindice della sequenza ricorsiva.
70
1,1,2,3,3,4,5,5,6,6,6,8,8,8,10,9,10,...
Produce una sequenza caotica, nel senso che non sembra esservi alcuna simmetria tra i valori
generati, e questo alla luce della definizione data di simmetria, ovvero non esiste una
trasformazione invariante in grado di trasformare un sottinsieme in un altro sottinsieme. A ben
vedere questo abbastanza intuibile in tale funzione, in quanto il valore della trasformazione
dipende dalla posizione degli elementi ed il diverso valore nella posizione tende, col procedere della
sequenza, ad amplificarsi in una maniera non prevedibile. In questo caso abbiamo una situazione
dove lalgoritmo invariante tale che modifica la struttura dei valori in una maniera che linsieme
risultante non presenta una simmetria tra le parti, definibile a sua volta in termini di un qualche
algoritmo. Abbiamo chiamato una struttura del genere caotica, ma la domanda : pu esistere una
qualche forma se non di simmetria, ma di regolarit anche nelle strutture caotiche?
Se diamo una occhiata al grafico della ricorsiva precedente ci rendiamo conto che qualcosa di
regolare emerge anche in una struttura caotica.
-2500
-2000
-1500
-1000
-500
0
500
1000
1500
2000
0 2000 4000 6000 8000 10000 12000 14000 16000
Figura 4
Qui sono rappresentati i valori della ricorsiva detta fino a 10.000 ricorsioni ottenute con la
differenza di due valori consecutivi, ovvero Q(n) Q(n-1) = P(n) e si vede come la struttura che
emerge presenta una regolarit, essa non per esplicitabile in una qualche trasformazione tra
singoli valori in quanto essa emerge solo considerando un grande quantitativo di dati ed inoltre solo
rispetto ad una rappresentazione di tali dati.
Ma dov esattamente la simmetria in una tale rappresentazione ?
Per comprenderlo dobbiamo introdurre un nuovo concetto di simmetria emergente, concetto legato
a quello di misura esterna .
Abbiamo visto come la Mis(A) la sommatoria delle misure di A, ed essa appartiene ad A se
rientra nellintervallo di definizione di A (possibili misure di A), non appartiene ad A , pur
rimanendo una misura, se non rientra in tale intervallo. Ricordiamo che lintervallo che
consideriamo lintervallo di localizzazione, quindi lesistenza di un M tale che / A M A = da cui
0 A A = . Ora quello che accade che molte volte un tale intervallo non pu essere definito
dallinterno ma solo dallesterno, in tal caso la misura associata non appartiene ad A ma ad M pur
essendo un limite per A. Chiameremo una tale misura, misura esterna di A , nel caso precedente se
( ) { }
i
Mis A a e allora Mis(A) = MisEst(A). Una misura esterna di A una Non-Misura per A ma
una misura per M che contiene A, inoltre essa tale che il limite delle misure di A convergono a
MisEst(A).
Quindi:
1
( )
i
i
Lim a MisEst A

=
=

nel caso in cui essa NON una misura di A.


Nel caso di una ricorsiva diciamo:
0
lim ( )
n
q
n
P P

9 = se
0
( )
n
q
P P e9 allora essa una misura della ricorsiva, altrimenti NON una
misura della ricorsiva. Quindi in linea generale una misura esterna un limite ad infinito di misure
che sono dellinsieme delle misure, ma il limite non appartiene allinsieme delle misure.
71
Per fare un esempio, lalgoritmo che genera (pigreco) genera delle misure, cos allo stesso modo
lalgoritmo ottenuto dalla sequenza di Fibonacci genera (phi) , queste misure si approssimano a
o a ma non sono o . Ovvero lalgoritmo non in grado di generare ma solo valori che si
approssimano a e quindi NON una misura dellalgoritmo, ma una sua misura esterna.
Ma cosa fa delle misure esterne comunque delle misure?
Esse sono delle misure in quanto linsieme delle misure esterne pu e deve essere argomento di un
qualche algoritmo. Nel caso delle ricorsive vuol dire che deve esistere una qualche ricorsiva in
grado di generare tutti i limiti delle misure della ricorsiva di partenza. Quindi una MisEst(A) deve
essere una Mis(M) e per essere una misura di M deve esistere un qualche algoritmo in grado di
generarlo in M. Una misura esterna pu essere una frontiera per uno spazio che rimane aperto per
linsieme contenuto, e chiuso per quello contenente. In termini di algoritmo esso il limite di un
algoritmo che procede ad infinito, che quindi non un algoritmo e neanche una misura, ma questo
procedere ad infinito di tale algoritmo diventa la variabile di input di un ulteriore algoritmo. Se
considero pigreco esso non una misura (e neanche un algoritmo) in quanto il suo calcolo procede
ad infinito, ma lo diventa nel momento in cui pigreco entra come variabile di input di un algoritmo
con un numero di steps finito. In altre parole pigreco dallinterno non calcolabile come numero
complessivo, diventa individuabile ed elemento di calcolo se lo consideriamo dallesterno come
entit delimitata componente di un ulteriore algoritmo.
72
Nel caso che abbiamo considerato, le misure ottenute si distribuiranno in una certa area, la misura di
una tale area come insieme esterno contenente le misure stesse assume la dimensione di una misura
esterna. Il criterio di simmetria non si ottiene pi dallazione di un algoritmo invariante che si
applica a valori come nella simmetria precedentemente, ma si applica ad un insieme che contiene
tali misure come pu essere lo spazio (o area) dove tali valori sono localizzati Sono le misure e le
distanze, della figura rappresentata in un area, che si mantengono invariate o trasposte di un fattore
costante in un altra area. Una tale simmetria quella che ritroviamo nelle omotetie o nei frattali
indicate come trasformazioni affini del piano, il caso prima esaminato pu rientrare in una
simmetria per omotetia (vedremo in seguito una simmetria da struttura frattale).
Quello che occorre sottolineare che tali simmetrie sono a tutti gli effetti emergenti, diamo una
prima definizione di simmetria emergente.
73
Definiamo una simmetria emergente come una simmetria applicata alle misure esterne di un certo
algoritmo..
Figura 5
Se le misure esterne sono ottenute dalla misura di una certa area (spaziale e/o geometrica) in cui tali
valori sono contenuti, ed indichiamo una tale area con A(n) e con n il numero di misure in essa
contenute allora avremo ( ( )) ( ) con A n A p p n I = > . Vedremo come la maggior parte di strutture
caotiche risultati dallazione di invarianti determinano simmetrie emergenti.
Prima di proseguire bisogna precisare due cose: la prima che larea che abbiamo indicato sempre
il corrispondente di una localizzazione logica, la localizzazione logica, come abbiamo detto, trova la
sua manifestazione nel luogo S/T. La seconda : vero che cicli infiniti di un algoritmo non sono un
algoritmo, possono per generare meta-algoritmi dove variabili di tali meta-algoritmi sono parti
finite del ciclo ad infinito.
74
Algoritmo
Invariante
Area
Valori
Un altro esempio di simmetria emergente quella frattale che possiamo rappresentare nel seguente
esempio
75
. Costruiamo la funzione int( ) con p peN
2 2
(((int( )) )
x
y p x = + dove int = intero e x eZ avremo quindi per tutti gli x in progressione una
serie di valori
x
y fissato un certo p. Per meglio indicare che si tratta di valori discreti ed interi in
progressione potremmo indicare gli x con n.
2 2
(((int( )) )
n
y p n = +
A questo punto consideriamo i valori ottenuti dal resto di y diviso p, ovvero:
(mod )
n n
y z p ovvero y congruo z modulo p da cui con
n n
y z hp h = + eN possiamo anche
scrive la cosa come ( )
n
n
y
z resto
p
= . I valori z cos ottenuti saranno il denominatore della divisione
rispetto a p e cos via formando in tal modo una ricorsiva.
,1 n n
p R qz = + ;
'
,2 ,1 n n
p R q R = + ;
''
,3 ,2 n n
p R q R = + ;....;
..''
, , 1 n s n s
p R q R

= + La ricorsiva terminer con un resto finale che o 1 o un
numero divisore di p. La funzione cosi definita pu essere particolarmente utile per determinare,
con un metodo statistico, se p o no un numero primo, ma adesso ci interessa vedere come un tale
algoritmo generi una struttura di tipo frattale, infatti se sommiamo per ogni n tutti i resti da
,
a
n n s
z R
ovvero
, n n n s
s
S z R = +

e rappresentiamo questi valori abbiamo:


0
2000000
4000000
6000000
8000000
10000000
12000000
14000000
16000000
18000000
1 64 127 190 253 316 379 442 505 568 631 694 757 820 883 946 1009 1072 1135 1198 1261 1324 1387 1450 1513 1576 1639 1702 1765 1828 1891 1954
Serie1
Figura 6
Si tratta in realt di una struttura simile ad un frattale in quanto essa viene ripetuta con un limite
superiore che rappresentata da una parabola ed un limite inferiore poich loperazione di resto
termina dopo un numero sempre finito di steps. Potremmo chiamare una struttura di questo tipo
come semi-frattale caotico in quanto lalgoritmo generante i valori si lo stesso, ma si ripete un
numero di volte non definibile e produce dei valori non determinabili, laspetto frattale non nei
valori ma nella loro rappresentazione S/T, esso si manifesta proprio come una forma di simmetria
emergente. Possiamo dire che la simmetria emergente si applica a porzioni di piano non ai valori o
stati del sistema.
76
Quindi ricapitolando un algoritmo che agisce su valori simmetrici pu generare una struttura
variante e priva di simmetria, ovvero caotica, ma se valutiamo non pi le misure date da tale
algoritmo ma le sue possibili misure esterne, che possono essere valori nello spazio e/o nel tempo,
allora si pu trovare una trasformazione invariante che si applica a porzioni di spazio degli stati
generando porzioni tra loro simmetriche. Esister un operatore invariante in grado di trasformare
una qualsiasi porzione di spazio in un altra porzione di spazio, ovvero gli stati del sistema si
distribuiscono uniformemente in tutto lo spazio preso in considerazione, allora chiameremo una tale
simmetria : simmetria caotica.
Siamo tornati al problema posto allinizio, se possa esistere un algoritmo in grado di generare una
distribuzione uniforme nello spazio, ovvero una distribuzione che ricalca lisotropia dello spazio.
Come abbiamo visto vi sono algoritmi in grado di generare sequenze caotiche nei valori ma
simmetriche nelle loro misure esterne, quindi dotati a livello emergente di una qualche simmetria.
Qual laspetto che accomuna questi tipi di algoritmi?
Esso rappresentato dallapplicazione dellinvariante ricorsivo infinite volte sui valori da esso
ottenuti, il risultato di questa azione ad infinito che non un algoritmo, ma in grado di generare
una struttura simmetrica e convergente e questo il sintomo che ad infinito tali valori sono
espressione di un invariante esprimibile attraverso un qualche algoritmo. Si tratta quindi di
algoritmi ricorsivi infiniti (non-algoritmi) formanti uno spazio, uno spazio localizzato.
Prendiamo ad esempio la sezione aurea, indicata con , essa pu essere il risultato dellazione ad
infinito di un invariante che si applica a se stesso:
1
1
1
1
1
1
...
+ =
+
+
come si vede vi una stessa operazione che diventa variabile delloperazione
stessa, nello schema da noi disegnato questo vuol dire:
Figura 7
Algoritmo
Invariante
Algoritmo
Invariante
Algoritmo
Invariante
ecc...
Il processo ad infinito generer un numero con i cui valori decimali sono assolutamente aleatori,
lo stesso vale per pigreco, ecc. ossia per tutta quella categoria di numeri che sono chiamati
trascendenti. Numeri ottenuti dalla ripetizione ad infinito di una operazione ed ad ogni passaggio si
inserisce nella sequenza un ulteriore decimale e cos ad infinito.
Come possiamo rappresentare tali numeri?
Nel caso della sezione aurea
77
esso rappresentabile dalla seguente equazione:
1
1
1
i
i
x
x
+
= +
Ma essa proprio una ricorsiva, dove il risultato delloperazione esattamente la variabile
delloperazione stessa , una ricorsiva che ha la particolarit di convergere ad infinito ad un valore
ben preciso, ben localizzato ma con numeri decimali collocati in maniera assolutamente aleatoria.
Per ottenere il valore ad infinito occorre trasformare il valore in una variabile di un ulteriore
algoritmo, ponendo appunto la condizione ad infinito, come abbiamo detto, ed in tal caso si avr:
2
2
1 2 1
1
1 da cui 1
1 0
1 5 1 5
; dove
2 2
x x x
x
x x
x x x
= + = +
=
+
= = =
Quindi possiamo dire che una struttura caotica, ovvero priva di simmetria data dalla ripetizione ad
infinito di un algoritmo, di un invariante, ovvero da una ricorsiva la quale pu convergere ad un
valore ben definito, ma con numeri decimali distribuiti in modo caotico oppure ad un insieme di
valori che si localizzano casualmente, ovvero che si distribuiscono casualmente nello S/T e che
possono fare emergere una simmetria. In tal caso quello che un non algoritmo diventa parte di un
algoritmo. Se questa simmetria isomorfa allisotropia dello spazio allora abbiamo una simmetria
caotica.
Come esempio prendiamo lo spostamento di Bernoulli
78
ovvero un valore [0,1] x e viene
moltiplicato per 2 ad ogni ciclo fino a quando il valore ottenuto ricorsivamente non supera 1, in tal
caso viene sottratta lunit. Quindi avremo una ricorsiva del tipo
1
2 (mod1)
n n
x x
+

La distribuzione di stati con una tale funzione uniforme nello spazio considerato, ovvero una
struttura simmetrica caotica come si evidenzia anche dal grafico.
0 500 1000 1500 2000 2500
Serie1
Figura 8
Quanto detto ci porta ad una importante conclusione ovvero che quello che chiamiamo caos,
strutture caotiche, sono anchesse ottenute da una ricorsiva, da un algoritmo che a livello emergente
pu presentare simmetrie e uniformit, questo ci permette ci collocare almeno una parte delle
strutture caotiche che conosciamo nelle strutture generate da ricorsive.
Ricapitolando una ricorsiva si presenta come una relazione invariante 9 la cui variabile (o variabili)
il risultato della stessa ricorsiva.
1
( )
n n
x x

= 9
Abbiamo visto come linvariante 9 pu essere anche una struttura non conosciuta, comunque deve
essere finita, ovvero pu restituire il risultato in un tempo finito; in tal caso siamo autorizzati a
chiamare questo invariante come algoritmo certo (o computabile) anche se potremmo benissimo
non avere a disposizione nessuna macchina in grado di riprodurlo o simularlo. In questo caso per
sapere qualcosa sulla sua struttura dobbiamo analizzare i valori da essa determinati, ed abbiamo
visto come questi valori possono avere una simmetria oppure essere caotici, ma in questultimo
caso su porzioni di piano ben definite si possono avere simmetrie, oppure sono distribuite
uniformemente nello spazio, oppure distribuiti lungo funzioni definite.
In definitiva su ricorsive cicliche ad infinito possibile definire la presenza di simmetrie emergenti
questo trasformer tali ricorsive che non sono algoritmi (nel senso da noi definito) in componenti di
algoritmi, tali componenti non riguarderanno i valori della ricorsiva ad infinito ma le parti di spazio,
ovvero di misure esterne dati da tali ricorsive. Il caso pi specifico che noi analizzeremo sar quello
dove i valori della ricorsiva ad infinito si distribuiranno su traettorie ben definite e possibilmente
periodiche. Analizzeremo queste tipologie nella convinzione che essere rappresentino la struttura
sottostante dei modelli fisici ed in particolare quantistici da noi oggi conosciuti. Uno dei motivi che
ci porta a credere questo che la misura, cos come labbiamo descritta precedentemente, un
invariante che lega loggetto misurato e lo strumento di misura, loggetto e losservatore; le misure
ottenute sono il risultato di questa azione che comprende la misura dello strumento e loggetto
modificato, quindi quando effettuiamo una ulteriore misura noi riapplichiamo lo stesso invariante
ma allo strumento modificato e alloggetto modificato e cos di seguito, Lapplicazione
dellinvariante si presenta nei termini di una ricorsiva sulla misura completa ottenuta dallo
strumento e dalloggetto, quindi sul numero complesso z = x + iy , da cui :
1 1 1
( ) ( ) x iy z 9 + = 9
Il risultato di questa operazione uno strumento e un oggetto modificati, la prima modifica la
misura dal lato dello strumento la seconda dal lato delloggetto, che quindi a sua volta un numero
complesso che diventer oggetto della misura successiva e cosi via:
2 1
( ) z z = 9 cos come
3 2
( ) z z = 9 e cos di seguito.
La prima importante conseguenza di questa impostazione che le misure di un sistema sono sempre
legate tra di loro, interconnesse e la relazione che le tiene insieme proprio linvariante. Linsieme
dei valori che otteniamo si distribuiscono, come vedremo in uno spazio tempo, che chiameremo
spazio , ed esso infinito nei valori ma numerabile.
1.2 La ricerca di un operatore Autogenerativo o operatore Origine
1.2.1 Esistenza di un operatore Origine
Nel mio saggio del 2006
79
avevo accennato alla possibilit di una logica dellorigine, ma perch
importante una tale logica e cosa dobbiamo intendere realmente con essa?
La discussione fatta precedentemente ha messo in risalto il ruolo di un operatore invariante nella
determinazione di uno spazio di possibili misure, quindi linsieme di elementi di un sistema pu
essere visto come il risultato dellazione di un tale invariante, ed un invariante non altro che la
composizione di una o pi regola, ripetuta sempre allo stesso modo. Ora il punto : queste regole, le
regole dei possibili operatori concepibili hanno una origine? Esiste un operatore degli operatori?
Potrebbe esistere un operatore alla base di tutte le regole e relazioni della stessa matematica?
Se ci pensiamo bene proprio perch tutti i numeri, ed operazioni sui numeri, rimandano a due
fondamentali operazioni base la somma ed il prodotto con le loro operazioni inverse, possiamo
pensare di trovare un operatore unico in grado di generare queste operazioni, infatti gi banalmente
possiamo ridurre le operazioni base che definiscono un campo (nel senso matematico del termine)
alla somma e alla sua inversa (la sottrazione)
80
. Ma per noi lobiettivo ancora pi abizioso, un
operatore del genere deve essere in grado di generare una operazione base, ma nello stesso tempo
anche un elemento o risultato di tale operazione; questo il vero punto focale della questione.
Allorigine, in un sistema che genera sistemi, non possibile distinguere regola ed elemento della
regola, la differenziazione che abbiamo in matematica tra simbolo dei numero, operando ed
operatore solo successiva. Allorigine sono la stessa cosa e questo, come vedremo, comporta la
non distinguibilit tra entit determinata ed entit indeterminata, tra spazio numerabile discreto e
spazio continuo, per loperatore origine esso un tuttuno.
Cosa ci deve indicare allora un operatore Origine su uno spazio cos indifferenziato? Se un tale
operatore non ancora in grado di dirci quale determinazione stiamo considerando?
In realt lunica cosa che pu indicarci lordinalit, prima di qualsiasi altra propriet, prima di
qualsiasi determinazione; come ho cercato gi di spiegare e cercher di approfondire in seguito, la
possibilit di definire un ordine di qualsiasi cosa, anzi prima della cosa stessa, conseguenza diretta
dellunicit delloperatore Origine e del fatto che esso non pu che agire nei termini di una
ricorsiva.
1.2.2 Operatore Origine
Diamo con un operatore che ha una regola unica e ben definita : Duplica tutto ci che nelle
parentesi a destra delloperatore.
Quindi : (...) = (...) + (...)
Poich il sistema che stiamo considerando non ha altro elemento che stesso, ecco che si
presenta come operatore ma anche come elemento, se dentro la parentesi un elemento, se fuori
parentesi (alla sinistra della parentesi) un operatore; per cui possiamo scrivere
81
:
() = +
Una duplicazione che abbiamo indicato con simbolo +
82
pu, indicare una semplice ed identica
replica dellelemento di partenza, ma in realt possiamo avere anche una duplicazione non identica
allelemento originario, questa difformit per pu essere determinata, come vedremo, solo
attraverso loperazione di misura. Quindi loperatore , a questo livello, agisce su una entit
indeterminata che pu assumere un qualsiasi valore da 0 ad infinito, e questo valore si realizza solo
attraverso loperazione di misura.
Aggiungiamo un altra regola base secondo cui:
Regola 2: Un operatore deve avere sempre un elemento su cui agire, espresso come parentesi alla
sua destra. Un operatore senza elemento diventa elemento.
Dalle regole base possiamo dedurre un primo assunto:
Asserto 1: Loperatore duplica il valore in parentesi il numero di volte indicato dall'esponente di
.
Questo vuol dire aggiungere tante volte allelemento iniziale in parentesi, che indichiamo con
stesso, quanto lindice delloperatore .
( ) ...
k
I I = I+ I+ + I =(1 + k) volte
In particolare se k = 5 si ha :
5
( ) I I = I+ I+ I+ I+ I+ I
questo vuol dire che alla 0 restituisce il valore tra parentesi senza alcuna duplicazione, per cui:
0
( ) I I = I
Ma lo stesso operatore pu essere usato k volte in modo ricorsivo, ovvero in modo tale che una sua
applicazione generi immediatamente un risultato che elemento per lapplicazione successiva dello
stesso operatore. Possiamo indicate questa azione nel seguente modo:
(()) = (+) = () + () = + + +
Prima di dare una spiegazione della propriet associativa presente nella somma indicata, vediamo
come in questo caso loperatore pi vicino al valore elemento in parentesi ha generato un elemento
su cui si applicato loperatore subito successivo. Questo vuol dire che lazione delloperatore pu
essere duplice verso linterno duplicando ci che presente dentro la parentesi alla sua destra, verso
lesterno associandosi a tutti gli operatori presenti alla sua sinistra. Lazione associativa
delloperatore indicato dallesponente delloperatore, lazione ricorsiva si ha con lo sviluppo nella
parentesi dei valori in essa contenuti.
Asserto 2 : La legge generale dellazione di , che agisce su consecutivamente, se agisce
verso linterno duplica, se agisce verso lesterno associa a .
Se indichiamo una formula di nel seguente modo ((((()))), essa rappresenta la forma
elementare di espressione dell'operatore che agisce su se stesso (come elemento), si presenta
sempre come un operatore ricorsivo che agisce passo dopo passo sullelemento presente tra
parentesi a destra delloperatore. Ma sulla base dellasserto 2, la singola formula, prima espressa,
non ha un risultato univoco, infatti insieme alla consecuzione degli operatori dobbiamo indicare
anche il punto da cui cominciamo a leggere loperatore, chiameremo questo punto come puntatore e
lo indicheremo con un segno sopra loperatore.
Ad esempio
'
( ( ( ( ( ))))) I I I I I I , questo vuol dire che i 3 operatori a sinistra del puntatore saranno
associati mentre quelli a destra saranno sviluppati consecutivamente, quindi avremo:
' 3 3 3
( ( ( ( ( ))))) ( ( ( ))) ( ( )) ( ) I I I I I I = I I I I = I I I+ I = I I+ I+ I+ I
A questo punto il risultato sar la duplicazione di 3 volte il risultato tra parentesi, per cui avremo:
3
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) I I+ I+ I+ I = I+ I+ I+ I + I+ I+ I+ I + I +I +I +I + I+ I+ I+ I
Quindi esiste un modo di associare tra loro operatori, che rappresentiamo attraverso un indice, ed
una azione ricorsiva delloperatore che rappresentiamo attraverso un diverso simbolismo, dato da
9, per cui nel caso precedente avremo:
2
( ) 9 I = I+ I+ I+ I ovvero ( ( )) I I I come azione ricorsiva delloperatore sul risultato ottenuto
( ) 9 I = I +I e quindi ( ) 9 I+ I = I +I +I +I
Mentre con lassociazione delloperatore si ha:
2
( ) I I = I+ I+ I ma essa sempre ottenuta da ( ( )) I I I .
Una loro composizione darebbe:
2 2
( ( )) 9 I I = I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I
Mentre:
2 2
( ( )) I 9 I = I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I
Se abbiamo chiarito lazione delloperatore sullelemento, occorre ancora definire cosa intendiamo
per elemento, in definitiva che tipo di entit ci troviamo dentro la parentesi. Diciamo subito che
una tale entit non pu essere una entit determinata, per avere una entit determinata dovremo
avere una misura, ma in questa fase non abbiamo ancora misure; inoltre per capire cosa sia come
elemento occorre dapprima separarlo dall'operatore , individuarlo come entit a s. Ma abbiamo
un modo per separare lelemento dall'operatore, ed quello di generare loperatore un numero n
di volte:
( )
n
n
I I = I

Ora ipotizziamo che n tenda ad , e cerchiamo di comprendere a cosa possa tendere un limite del
genere: lim ( )
n
n
I I chiaro che esso equivale a lim
n
n

, ma noi, a questo livello di riflessione,


sappiamo che un entit indeterminata, se pur localizzata, che attraverso un operatore ricorsivo
genera da s un insieme di entit indeterminate e localizzate, quindi entit individuabili; e la
individualit di ogni singolo elemento generato comporta la individualit degli elementi tra loro
associati attraverso il simbolo +.
Per rispondere a cosa porti il limite definito occorre chiarire qual il senso di quel +,
loperatore ha come regola quella di duplicare altri , abbiamo detto come questa duplicazione
pu essere identica oppure non identica, ma questo pu essere accertato solo a fronte di una misura,
di un sistema di riferimento. Ovvero:
( ( )) ( ) ( )
n
Mis Dup Id Dup Id I I = v
Questo vuol dire che loperatore su genera uno spazio di elementi discreti ma indeterminati e la
determinazione, quindi la possibilit anche di confronto tra tali elementi, si ha solo attraverso
loperazione di misura. Allo stesso modo la determinazione di elementi di insiemi si ha attraverso
questo processo e la sua successiva misura.
Facciamo un esempio:
3
( ) I I = I+ I+ I+ I genera un insieme di 4 elementi che rispetto ad un sistema di misura si
presentano identici, ed ipotizziamo che = individui che sono uomini.
Ora gli stessi 4 elementi li misuriamo rispetto a = sesso di tali individui, ed allora scopriremo di
avere (M) + (F) + (M) + (F), 2 elementi maschi e 2 elementi femmine. Misuriamo lo stesso
insieme per la misura = et ed avremo (8) + (23) + (42) + (78), in tal caso avremo una
misura differente per ogni elemento che potrebbe essere raggruppata per categorie di et, ma quello
che ci preme sottolineare che uno stesso substratum, originato da una stessa ricorsiva determina
elementi differenti, insiemi differenti o elementi identici a seconda del sistema di misura utilizzato
per accedere e determinare tali elementi.
La duplicazione effettuata pu essere rappresentata con il segno + tra come elementi, quindi
lazione di su l'azione di un come operatore su un come elemento, la collocazione
posizionale li distingue ed il risultato la separazione tra che diventa univocamente elemento e
l'operatore che diventa anch'esso univocamente +.
() = +
Lazione di su individua e separa elementi da elementi, genera di per se una struttura discreta,
ma l'entit un elemento continuo o discreto a seconda del sistema di riferimento con cui viene
misurato, in linea generale esso rimane una entit continua che pu assumere un valore numerico da
[0, ). Ci sono 2 aspetti che giocano nel simbolismo () uno la duplicazione di elemento da
elemento e l'altro la misura degli elementi generati.
La nostra concettualizzazione, ripercorrendo la riflessione fatta nel saggio del 2006
83
, individua
allorigine un elemento relazione come un tuttuno, ma nel simbolismo da noi introdotto la
componente posizionale gi in grado di differenziare come operatore da come elemento.
Quindi nel nostro simbolismo posizionale, pur considerando uno stesso simbolo , gi presente la
differenziazione tra elemento (ci che dentro parentesi) ed operatore che duplica lelemento tra
parentesi. Ma il simbolismo () non permette ancora la separazione completa di come elemento
in quanto esso esiste solo come elemento tra parentesi su cui agisce come operatore, la
possibilit di generare un come elemento separato dalla regola, esistente in s, che ci permette di
comprendere l'origine dell'identit elemento relazione.
Ma come si arriva dallunit simbolo-regola alla separazione tra regola (+)
84
e simbolo ()?
Affinch si presenti come elemento indeterminato ma localizzato, occorre qualcosa che lo limiti
dallesterno, ma a questo livello di riflessione abbiamo solo , allora qual' la differenza tra il dire
+ e dire + + + ?
Prima della misura la differenza non pu essere quantitativa, non pu essere una entit cardinale, ed
allora non rimane che una differenziazione di ordine nella successione dei , quindi una
differenziazione ordinale. A questo punto possiamo scrivere:
2
( ) 3 I I = I+ I+ I = I cos come
2 2
( ( )) 12 9 I I = I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+I +I +I = I
Ed il numero naturale dopo indica una collocazione ordinale di rispetto ad una ricorsione
assoluta di ( )
n
I I .
Ma se spingiamo una tale ricorsione ad infinito, qual il numero ordinale ultimo?
Come sappiamo, dalla teoria dei numeri transfiniti di Cantor, il limite Lim(k) di una sequenza
ordinale di k, proprio tale limite che viene chiamato , quindi lultimo ordinale di una
sequenza ordinale infinita.
85
Ma cos lultimo ordinale di una sequenza ordinale infinita?
Se ci riflettiamo esso il corrispondente di quello che abbiamo chiamato misura esterna, infatti ad
un tale ordinale non si pu arrivare percorrendo la catena di elementi ordinati step by step attraverso
un algoritmo, in quanto la catena infinita. E la stessa considerazione che abbiamo fatto per il
numero . Ma ora c una differenza. ed che non vi nessun altro elemento se non ed il confronto
ordinale tra , il limite di su ad infinito non pu che condurre a stesso. Ad un tale livello di
riflessione non esiste niente altro che , allora ne consegue che lim ( )
n
n
I I tende ad una entit che
stesso, ma anche lim
n
n

I = I

. Se continuiamo a concepire come una entit determinata diventa


ben difficile comprendere come la somma ad infinito di (qualsiasi cosa possa significare) possa
generare stesso, ma basta intendere come una entit infinita, come un numero transfinito, e si
vede come la cosa diventi plausibile.
86
Ed proprio utilizzando i numeri transfiniti che possiamo scrivere:
2
( ) 3 I I = I+ I+ I = I cos come
2 2
( ( )) 12 9 I I = I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+ I+I +I +I = I
I numeri naturali 3 o 12 non esprimono un valore quantitativo, ma cos come accade per in numeri
transfiniti, esprimono un valore ordinale, la sequenza di entit combinate secondo +. In questo
senso possibile confrontare 3 e 4 e dire che 3 precede 4 ma non possibile dire che 4 > 3,
in quanto tra le due entit non c' un confronto quantitativo. Lo stesso confronto ordinale, nel
momento in cui cerchiamo di renderlo computabile, che in questo contesto vuol dire localizzare, fa
si che esso pu essere solo parziale, in definitiva possiamo dire in generale che
o |
I I I > >
(ovvero alfa precede beta che precede gamma) solo se localizziamo tali elementi rispetto ad
altri di una sequenza, se consideriamo l'infinita totalit dei essa ci riconduce ordinalmente al
primo , ovvero la catena ordinale ad infinito ci riporta al primo . In definitiva per non vale
quello che vale per i numeri ordinali transfiniti di Cantor, infatti questi sono costruiti partendo da
una entit determinata e quantificata che 1, mentre una entit indeterminata che duplica in
definitiva se stesso pur rimanendo sempre lo stesso. Mentre i transfiniti di Cantor sono scatole
cinesi di dimensione infinita, una dentro laltra ad infinito; la struttura di la stessa scatola che si
autoduplica in infinite scatole pur essendo sempre la stessa. La differenza fondamentale tra le due
strutture che per quella cantoriana esiste sempre la possibilit di una ordinalit assoluta, per quella
di l'odinalit pu essere desunta solo da un confronto localizzato della sequenza di .
87
In definitiva qui non esiste la possibilit di un altra entit che faccia da altro della sequenza
infinita, ma il fatto che ad infinito lordinamento ci riporta al primo elemento vuol dire che
l'infinita somma di elementi un elemento localizzato nell'ordinamento essendo precedente al 2.
Il paradosso presente in un tale limite ci conduce ad un aspetto sorprendente di indeterminato, che
quello se sembrava una entit non localizzabile, o localizzabile solo in un ambito limitato, diventa
invece entit che si autolocalizza. Infiniti si localizzano in , e quindi si localizzano a sua volta
rispetto ad altri .
Il senso pi profondo del limite lim ( )
n
n
I I = I ovvero lim
n
n

I = I

che come entit identica a


+ o a + + , e questo vuol dire semplicemente che essa una entit indeterminata. Ed essere
una entit indeterminata significa che la sua possibile determinazione pu essere qualsiasi da 0 ad
infinito. Quindi una entit indeterminata ma localizzata come pu essere ordinata, ma questo
ordinamento ha senso solo in un ambito localizzato di ; ad infinito rimane localizzato ma
l'ordinamento si perde, in definitiva ordinato come una successione di elementi su una
circonferenza con raggio infinito. Una tale caratteristica di ne permette la sua stessa
determinabilit, infatti proprio il mantenimento della sua localizzabilit rispetto ad altri che ne
definisce la possibilit di essere una entit determinata, e questa determinazione si ottiene attraverso
la misura di .
88
Rimane ancora da capire come, da una struttura concettuale cos definita dove le entit sono si
indeterminate e continue nella loro misura, ma nel contempo sono discrete e quindi attraverso un
processo di corrispondenza esse si presenterebbero cardinalmente isomorfe ad un insieme N; si
possa passare ad un insieme continuo e quindi non pi discreto.
Ma vi un altra questione ad essa connessa, il significato ordinale della somma di con , ma nel
contempo la sua rappresentazione di entit tra loro differenti; in definitiva nella operazione:
+ + vi un doppio significato quello ordinale indicato con 3, come terzo elemento nello
sviluppo di e quello cardinale come combinazione di 3 entit distinte che indicheremo con 3.
Nel nostro modello di operatore autogenerativo sono presenti questi due aspetti ambedue
coesistenti, nel primo caso una stessa entit che si muta nel ciclo della ricorsiva, nella seconda le
entit sono distinte e separate. Nel primo caso la cardinalit dellentit rimane invariata
loperatore + indica una successione consecutiva di stati, nel secondo caso + indica
laggiunta di nuova entit e quindi la cardinalit aumenta.
Ma come si pu generare due situazioni cos differenti da uno stesso processo?
Come vedremo nel paragrafo dedicato alla misura, la differenza proprio nella misura, di cosa
stiamo misurando nei due differenti processi. Se misuriamo il sistema nel suo complesso su ,
avremo la misura del risultato dello sviluppo del sistema, ovvero:
( ) ( 1)
n
n I I = I + da cui ( ( )) ( ( 1)) ( ... )
n
Mis Mis n Mis I I = I + = I+ I+ + I
E questo vuol dire che stiamo misurando lordinale n + 1 di , la misura del sistema su al suo
stadio n + 1 di sviluppo consecutivo, potremmo dire che la duplicazione che stiamo considerando
non una duplicazione nello spazio ma una duplicazione nel tempo. Lentit considerata si
sviluppata in n + 1 stati temporali ed 1 dimensione spaziale.
Se invece consideriamo la misura come:
( ) ( 1) ( ) ( ) ( ) ... ( )
n
Mis n Mis Mis Mis Mis I I = + I = I + I + + I
In questo caso loperatore che si applica all'elemento misurato, generando, quindi, una
duplicazione di misure che sono coesistenti nel tempo, e quindi la duplicazione in questo caso si ha
nello spazio. Abbiamo n + 1 entit misurate collocate in spazi diversi nello stesso istante temporale.
Quindi lazione delloperatore sulla misura genera entit differenziate nello spazio, lazione
sullentit indeterminata genera entit nel tempo. Ma il vero punto della questione che per noi vi
la possibilit del passaggio dalluno allaltro e questo passaggio proprio quello che definisce un
sistema unico rispetto ad uno aggregato, e di questo parleremo nel prossimo capitolo..
1.2.3 La misura dell Operatore Origine
Lentit si presenta come indeterminata anche se individuata, ed individuata in quanto
localizzata, lessere localizzata la condizione della misurabilit, un misurato diventa come tale
determinato. Indichiamo con Mis() la misura di , la misura di uno degli infiniti aspetti di
(ovvero infinite qualit di ) e per ogni qualit individuata la misura avr un suo range di
possibilit. Sar, quindi, il sistema di misura adottato che ci dir se Mis() l'et di , o l'altezza
di , o il genoma di , o il sesso di , se ad esempio un essere vivente. In definitiva dato
come entit, il sistema di misura adottato che ci dir il tipo di misure e il loro spettro su , se
queste misure si applicano su una entit continua (es. altezza) o discontinua (es. sesso), ecc.
E importante sottolineare come si possa presentare come entit continua o discreta a seconda del
sistema di riferimento o di misura adottato, ma come abbiamo evidenziato, questo aspetto di
continuit e discontinuit si realizza anche sul modo e sul come viene effettuata la misura
dell'operatore su .
La ( ( ))
n
Mis I I la misura del sistema risultante dopo n steps delloperatore, gli steps sono
effettuati sullentit indeterminata che rimane tale per ogni passaggio successivo, ed solo alla fine
che su di essa si effettua la misura, che unica e sulla entit risultante.
La ( )
n
Mis I I , invece, la misura dellentit elemento prima dell'azione dell'operatore ed su
tale entit misurata che si effettuata la sua azione che porta step by step a generare successive
misure, il risultato sono molteplici misure ottenute coesistenti tra di loro in uno spazio. In questo
caso abbiamo una molteplicit e discontinuit che nel primo caso non si aveva, ed proprio questo
la base della natura discreta dello spazio delle misure, esso uno spazio discontinuo e numerabile
nel momento in cui diventa molteplice, anche se ogni misura pu essere effettuata su uno spazio
continuo di .
Quindi a due modi diversi di effettuare la misura risultano due rappresentazioni differenti, da questo
possiamo scrivere che in generale vale:
( ( )) ( ( ))
n n
Mis Mis I I = I I
In definitiva tale formula indica che possibile effettuare la misura delle entit sviluppate
dallazione delloperatore come un tuttuno, ma poich a questo livello non si hanno differenze
quantitative, in quanto la misura avviene solo dopo; il risultato che misuriamo il sistema cos
ottenuto nella sua totalit; e questo possibile poich esso rimane sempre localizzato ed
localizzato da stesso ad infinito. Inoltre poich le entit non sono in alcun modo quantitative esse
esprimono la ordinalit nel sistema nel suo complesso rispetto al originario. In questo caso come
se effettuassimo la misura nel tempo , la successione ordinale del sistema nella misura trova il suo
corrispondente nella dimensione temporale.
Laltra parte della formula esprime, invece, lazione delloperatore applicato alla misura della entit
originaria, quindi si tratta non pi dello sviluppo di entit e poi della sua misura bens della
misura e poi dello sviluppo delle entit misurate. In questo caso lazione delloperatore genera oltre
alla individualit anche la determinazione di entit molteplici ognuna delle quali ha una misura e
quindi confrontabile quantitativamente con le altre, non si tratta di una sola misura ma di N
misure. In questo caso il corrispondente dellazione delloperatore sulla misura la distribuzione
nello spazio di misure tra loro coesistenti.
Ma come saranno tra di loro queste misure e come agisce loperatore su di essere, generer
determinazioni identiche o differenti?
Come abbiamo gi accennato con un esempio, lazione delloperatore non pu essere esplicitata se
non viene effettuata la misura, quindi noi non sapremo se la duplicazione effettuata identica o non
identica fino a quando non abbiamo una misura dellentit duplicata dalloperatore.
Per indicare una unit di misura diremo che ( ) Mis
o
I , misurato rispetto ad un che un di ,
che rappresenta lunit di misura adottata, potremmo anche indicare la cosa dicendo /
o
I I ed il
risultato pu essere maggiore, minore o uguale a di .
2
( ( ) ) ( ) ( ) ( ) Mis Mis Mis Mis
o o o o
I I = I + I + I
Il significato di questo che abbiamo 3 misure di 3 individualit, ad esempio di 3 esseri umani,
allora se rappresenta let essere possono essere tutte e 3 differenti, es. (40)+(23)+(71). Se invece
rappresentano il sesso potremmo avere (M) + (F) + (M), mentre se misuriamo la nazionalit
possono risultare tutte e 3 identiche ad esempio francesi.
Quindi ricollegandoci a quanto detto nella prima parte la misura che definisce un insieme, nel
senso della quantit di sottinsiemi in esso presenti e la differenziazione tra i suoi elementi, la
molteplicit di un insieme, nel senso della sua cardinalit, data invece dalla combinazione della
misura e dellazione delloperatore . Operatore che diventa a questo livello un vero e proprio
generatore di elementi di un insieme, esso diventa un vero e proprio generatore di cardinalit di
elementi (ovvero di misure) dellinsieme.
La cosa differente se
2
( ( )) ( 3) Mis Mis
o o
I I = I , in questo caso non misuriamo 3 elementi ma 1
solo elemento che il terzo nella successione ordinale del sistema, per tutti gli steps della ricorsiva
la cardinalit sempre la stessa ed uno. Quindi possiamo scrivere:
2
( ( ) ) (3 ) 3 ( ) Mis Mis Mis
o o o
I I = I = I ovvero abbiamo 3 misure di nello stesso istante temporale e
invece
2
( ( )) ( 3) Mis Mis
o o
I I = I ovvero abbiamo 1 misura risultato di 3 momenti temporali.
Quindi la trasformazione ( )
n
I I si pu rappresentare con il valore ordinale n, dove n messo
dopo proprio per indicare la sua ordinalit, rispetto a n che invece indicher la cardinalit. Ma in
realt il valore n come cardinale ha senso solo se esso in realt un nMis(), la molteplicit, la
cardinalit di un sistema di elementi, di un insieme dato dalla misura dei suoi elementi. Quindi 3
entit determinate sono 3 misure che possono essere uguali o differenti, mentre la misura di + +
la misura della terza entit di , del terzo step della ricorsiva.
Quindi possiamo dire che:
1
( )
q
q q

I I = I v I
Nel primo caso la q-esima entit ordinale, nel secondo caso un sistema con molteplicit
(cardinalit) q. Nel primo caso come se avessimo un algoritmo che cicla per 3 volte ed alla terza
volta abbiamo un risultato che ritroviamo in una certa area di memoria, possiamo dire che per ogni
ciclo il risultato dellalgoritmo (suo output) diventa input del ciclo successivo fino a quando
lalgoritmo non si ferma, a questo punto il valore verr memorizzato. Nel secondo caso, invece, per
ogni ciclo dellalgoritmo il valore risultante viene messo in una certa area, alla fine, in questo caso,
avremo 3 aree differenti con 3 valori differenti. Tutte e due gli algoritmi possono essere elaborati
tenendo conto del valore precedente, ma la differenza fondamentale tra i due che nel primo solo
lultimo valore verr memorizzato, mentre nel secondo i valori sono memorizzati ad ogni ciclo.
Ora chiediamoci cosa accade quando andiamo a misurare il ciclo di su , con :
( ( )) ( ( ))
q q
Mis Mis I I = I I
Ricordando quanto detto intorno alla misura, essa la collocazione Spazio/Temporale di una certa
entit localizzata; nellesempio precedente, proprio quando memorizziamo che collochiamo quel
valore in una certa dimensione spazio temporale, e siamo costretti a dargli un limite prima nel
tempo (il ciclo che si ferma) e poi nello spazio, ovvero larea limitata che accoglie il risultato.
Misurare anzitutto limitare una entit nello spazio e nel tempo, posta la cosa in questi termini si
comprende anche la differenza tra le due equazioni sopra indicate. In effetti se misuriamo la entit
ordinale ( )
q
I I effettuiamo la misura alla fine del ciclo, ma nella fine del ciclo vi la storia stessa
dellazione delloperatore, ovvero del sistema sviluppato nei suoi stadi; se misuriamo lentit e
poi effettuiamo i cicli duplichiamo secondo l'operatore i cicli e quindi le misure.
Proprio questo aspetto getta una luce nuova e, in un qualche modo, sorprendete sulla natura della
misura, infatti nel primo caso abbiamo 3 cicli, che sono 3 limiti temporali associati a un valore
memorizzato che un limite spaziale; nel secondo, invece, abbiamo 3 limiti spaziali collocati in un
certo istante temporale. Possiamo dire che la prima equazione
2
( ( )) Mis I I la combinazione di 3
istanti temporali ed uno stato spaziale, la seconda equazione ( ( ))
q
Mis I I da 3 stati spaziali in un
certo istante temporale. Vedremo nellultimo capitolo del saggio come il passaggio di livello nei
sistemi complessi sia dato proprio dal passaggio dalluno allaltro.
89
La misura
2
( ( )) ( ) ( 3) Mis Mis Mis I I = I+ I+ I = I una misura che ha una unica cardinalit su una
entit + + , ma sulla stessa entit, se la misura effettuata su ogni elemento, la cardinalit
diventa molteplice e con valori coesistenti nel tempo, malgrado il sistema che stiamo misurando
sempre lo stesso. Un ordinale risultato di una consecuzione temporale diventa pluralit cardinale nel
momento in cui si passa dalla dimensione 3T + 1S (3 stati temporali ed uno spaziale) alla
dimensione 3S + 1T (3 stati spaziali in uno temporale)
Il passaggio da una collocazione dimensionale allaltra ha come conseguenza che lo stesso sistema
nel primo caso misurato come un tuttuno, come un Sistema Unico, nel secondo caso misurato
come aggregato di elementi, come Sistema Aggregato.
Con
2
( ) ( ) ( ) ( ) Mis Mis Mis Mis I I = I + I + I quelli che erano stati nella successione degli steps
diventano elementi coesistenti del sistema. Il Sistema Unico + + un tutt'uno su cui si
effettua una sola misura, in esso contenuto l'evoluzione dell'operatore su che nella sua ordinalit
3 contiene lo sviluppo ordinale che viene visto solo come risultato finale di 3. Il Sistema
Aggregato ( ) ( ) ( ) Mis Mis Mis I + I + I sono gli stessi stati che compongono il Sistema Unico ma
visti come elementi coesistenti e come tali misurati.
A questo punto della riflessione possiamo utilizzare il calcolo modulare (di Gauss)
90
per meglio
esplicitare il concetto di misura. Se misuriamo il sistema nel suo complesso allo stadio q del ciclo
abbiamo:
1
( ( )) ( )
q
Mis Mis q
o o

I I = I
Utilizzando lunit di misura
0
( ) Mis
o
I = avremo che
'
0
( )
q
Mis q k
o
I = , quindi il valore k la
misura che il nostro strumento ci rappresenter ed lequivalente di un algoritmo finito, ma se la
nostra rappresentazione un algoritmo ad infinito (come ad esempio ) esso non potr mai essere
dato dal valore k, che e rimarr sempre un numero finito. Quindi una misura sar sempre della
forma k ed essa rappresenter lentit solo se lalgoritmo che lo definisce determinato (ovvero
finito e certo), se esso indeterminato o incerto (ovvero il processo non termina in un tempo certo e
finito) allora esister una entit incommensurabile che andr a sommarsi al valore misurato e che
chiameremo .
Questo ci farebbe dire:
q = Mis(q) + = k +
ma in realt q stata considerata come entit primitiva, indeterminata, prima della misura e
comunque non soggetta ad un confronto diretto con essa. Occorre allora definire uno stadio
intermedio tra la misura e lentit indeterminata , ed esso rappresentato dal q calcolato, come
abbiamo gi definito nella nostra discussione sugli algoritmi, quindi a questo punto potremmo
correttamente definire:
Calc(q) = Mis(q) + = k +
91
Sviluppato abbiamo:
2
( ( )) ( ) ( ( ) ( ) ( )) Mis Mis Mis Calc Calc Calc I I = I+ I +I = I + I + I
Il calcolato equivale al rappresentato da un qualche algoritmo ad infinito e mentre nella misura
la componente ad infinito si perde perch lalgoritmo sempre finito, in quello calcolato esso
rimane come componente teorica del calcolo. In questo senso possiamo dire:
( ) ( ) ( ) ( ) Calc Calc Calc Calc I+ I+ I = I + I + I ma la validit teorica di tale formula si scontra con
la realt della misura.
Infatti
1 1 0 2 2 0 3 3 0
( ) ; ( ) ; ( ) ; Mis k Mis k Mis k I = I = I = (la possibilit di un indice identificativo
strettamente legata allidentificazione spaziale dellelemento misurato) da cui
1 2 3 1 0 2 0 3 0
( ) ( ) ( ) Mis Mis Mis k k k I + I + I = + + usando lo stesso sistema di misura . Mentre la
misura del sistema nel suo complesso sar:
1 2 3
( ) Mis k I + I +I = A.
92
A questo punto possiamo vedere qual la condizione affinch le due misurazioni siano uguali e
quando invece sono diverse, infatti :
1 2 3 1 2 3
( ) ( ) ( ) ( ) Mis Mis Mis Mis I + I +I = I + I + I se
1 0 2 0 3 0 0
k k k k + + = A .
Ma quando pu realizzarsi una tale condizione?
Dato
1 2 3 1 2 3
( ) ( ( ) ( ) ( )) Mis Mis Calc Calc Calc I + I + I = I + I + I allora per quanto detto lentit
calcolata la misura pi il fattore di incommesurabilit, quindi:
1 1 1 1 0 1
( ) ( ) Calc Mis k u u I = I + = +
da cui
1 2 3 1 0 1 2 0 2 3 0 3
( ( ) ( ) ( )) ( ) Mis Calc Calc Calc Mis k k k u u u I + I + I = + + + + +
Nello stesso tempo
1 2 3 1 0 2 0 3 0
( ) ( ) ( ) Mis Mis Mis k k k I + I + I = + + se indichiamo
i
i
u = O

allora
1 2 3 1 2 3
( ) ( ) ( ) ( ) Calc Calc Calc Calc I +I + I = I + I + I se
i
i
u = O

e se
0 0
= A o se un suo
multiplo. Ma quando andiamo a fare le misure in
1 2 3
( ) ( ) ( ) Mis Mis Mis I + I + I i fattori di
incommensurabilit non sono presenti e quindi non vengono sommati, mentre in
1 2 3
( ) Mis I + I + I essi sono presenti e sono sommati, per cui da un lato abbiamo
1 0 2 0 3 0
k k k + + come misura delle componenti e dallaltro
1 0 1 2 0 2 3 0 3 1 0 2 0 3 0
k k k k k k u u u + + + + + = + + + O come misura del sistema nella sua totalit (o
sistema unico)
93
.
Ora se = 0 la situazione banale, il sistema calcolato e quello misura coincidono, il sistema
rappresentabile da un algoritmo determinato e certo.
Se 0 allora se esso esattamente un multiplo di , lunit di misura adottata ( se un
multiplo di ) la incorporer da cui avremo
1 0 2 0 3 0
k k k k + + = Aper
0
p u O= = A. Questo vuol
dire che il sistema di misura sulle componenti e quello sulla totalit del sistema si rapportano
attraverso un algoritmo determinato. La somma dei fattori di incommensurabilit sulle componenti
corrisponde esattamente ad una misura di , situazione alquanto eccezionale ma possibile.
Se invece, situazione molto pi probabile nella realt e che definisce, come vedremo, la specificit
dei sistemi complessi, tra le due misure rimane un fattore di incommensurabilit, ovvero:
'
1 0 2 0 3 0
k k k k + + = A+O allora diremo che il sistema aggregato (misura delle componenti) e
sistema unico (misura del sistema nella sua totalit) non sono riducibili luno allaltro.
1.2.4 Il fattore di incommensurabilit
Quello che a questo punto bisogna chiarire cosa rappresenti e come si esplicita il fattore di
incommensurabilit . In realt la sua presenza il segnale che tra il nostro modo di misurare il
mondo, attraverso determinazioni, e il mondo delle entit individuate e calcolate esiste un gap,
una scepsi difficilmente colmabile e tale scepsi si esplicita proprio con quel fattore di
incommensurabilit che troviamo come residuo in tutte le nostre misure. E lo stesso gap che
esiste tra algoritmi infiniti ed algoritmi finiti, tra algoritmi che trovano una risposta in un tempo
finito e certo ed algoritmi che non trovano risposta in un tempo finito e certo. Ma essa in realt
rappresenta una irriducibilit ancora pi profonda, quella tra il mondo discreto delle misure ed il
mondo continuo delle entit del mondo che osserviamo e rappresentiamo con una qualche funzione.
Potremmo dire, semplificando, che il mondo di Mis() un mondo discreto, numerabile mentre il
mondo di Calc() un mondo continuo. Come si pu notare, non abbiamo indicato in alcun modo
come elemento rappresentato, e questo in quanto e rimane un elemento individuabile ma
indeterminato e come tale non pu essere confrontato con la sua misura, che invece il modo che
abbiamo per determinate e rappresentare il mondo.
In definitiva abbiamo due modi per rappresentare e rendere determinabile il mondo delle
indeterminazioni : o con la misura di , Mis(), o con una funzione calcolata che rappresenti lo
spazio delle possibili misure di , Calc(). Il primo si presenta come uno spazio sempre discreto, il
secondo uno spazio continuo; il primo un algoritmo sempre determinato (certo e finito), il
secondo rappresentabile da un algoritmo incerto o indeterminato (infinito o nel tempo di fermata
e/o nel valore calcolato). Abbiamo scelto di rappresentare questo procedere ad infinito
dellalgoritmo di calcolo attraverso la definizione di un fattore di incommensurabilit .
Questo fattore non un fattore misurabile, esso si presenta come una entit continua, esprimibile
attraverso un qualche algoritmo ad infinito, ma non detto che ci sia sempre possibile; possiamo
avere fattori non esplicitabili attraverso un algoritmo conosciuto.
Il primo aspetto che dovremmo considerare che quando parliamo di un algoritmo in grado di
rappresentare , non ci riferiamo solo ad una routine che ciclando ad infinito genera i valori
decimali, come ad esempio lalgoritmo che genera , o qualsiasi altro valore trascendente in
matematica numerica. Indichiamo anche, e questo laspetto secondo noi innovativo, uno spazio
continuo, rappresentato da una qualche funzione continua, nel quale valori di si possono trovare
ma anche i valori misurati con Mis(). In questo caso, la funzione che definisce i valori si presenta
infinita non nel ciclo degli steps ma nella determinazione dei valori di output che non possono
essere determinabili attraverso cicli finiti dellalgoritmo. In definitiva abbiamo un algoritmo
determinato e finito negli steps, come lo una funzione, ma indeterminato e quindi non certo nei
valori di output (e questo vuol dire che solo un qualche algoritmo ad infinito potrebbe cogliere tali
valori).
In definitiva noi diciamo che esistono due modi fondamentali per cercare di esprimere e
rappresentare , quello classico attraverso un algoritmo che si ripete ad infinito e che non
riducibile ad un sistema di misura, in essa rientrano sia i cos detti numeri irrazionali algebrici e sia i
numeri trascendenti, in ambedue i casi facciamo riferimento ad un algoritmo definito che si ripete
ciclicamente ad infinito. E quello che non ci parla del singolo valore ma si limita a dirci che il
valore per una certa misura si trova lungo una funzione definita e rappresentabile, quale sia questo
valore non abbiamo modo di definirlo se non con un algoritmo ad infinito (in questo rientrano i
numero reali trascendenti).
94
Quello che abbiamo cercato di delineare la possibilit, nellazione delloperatore su , di avere
una misura delle entit ordinali, dove la somma di 2 entit + rimanda sempre ad un unica entit;
e nel contempo la misura delle entit nella loro molteplicit definita dallazione delloperatore.
La prima misura trasforma entit, ordinalmente poste, in un entit cardinale con molteplicit uno,
la seconda misura toglie lordinalit trasformando le misure in molteplicit cardinali. Possiamo dire
che la dimensione temporale dellordinalit si perde trasformandosi in una collocazione spaziale e
separata degli elementi misurati. Quando effettuiamo la misura della k-esima entit noi
consideriamo una misura spaziale dellentit ottenuta dopo k istanti temporali. Mentre quando
misuriamo e sommiamo le k componenti abbiamo k misure spaziali nello stesso istante temporale.
Quindi le k entit elaborate nel tempo dalla ricorsiva di diventano k entit coesistenti nel tempo,
ed abbiamo visto, come solo in casi limite le due risultanti sono identiche; ma quello che altres
interessante che questo passaggio da dimensioni temporali a dimensioni spaziali un fattore
generatore di molteplicit che si ha solo attraverso la misura (vedremo alla fine come questa
rappresenti una legge fondamentale del nostro modo di rappresentare il mondo e come esso si
concili con linterpretazione che diamo della fisica quantistica).
Se prima della misura la k-esima entit e le k ricorsioni sono un tuttuno nellazione delloperatore
, nel momento in cui effettuiamo la misura esse si separano ed nel modo in cui fissiamo i nostri
sistemi di riferimento spazio-temporali, e quindi misuriamo, esso si presenta come sistema che
evolve nel tempo nei suoi stati oppure come un sistema aggregato di elementi e misurato in un certo
istante. E proprio qui che si pone la differenziazione tra sistema unico e sistema nelle sue
componenti (sistema aggregato), nella misura c, in un certo senso, questa trasformazione quasi
paradossale delle entit spazio tempo.
Per meglio comprendere come una stessa entit si possa distribuire in componenti per poi
ricomporre in una misura unica, il modo pi semplice che abbiamo quello di esprimere gli aspetti
modulari di una semplice ricorsiva del tipo
k
N dove N un numero intero fissato e k sono le
iterazioni anchesse indicate con un numero intero.
Ad esempio:
2 3 4 5
{4; 4 ; 4 ; 4 ; 4 ;...} ora se misuriamo i valori ottenuti da una tale funzione del tipo (4)
k
I ad
esempio attraverso il valore determinato 35, avremo:
4 = 0*35 + 4
16 = 0*35 + 16
64 = 1*35 + 29
256 = 7*35 + 11
1024 = 29*35 + 9
4096 = 117*35 + 1
16384 = 468*35 + 4
.....
Come si vede dopo 6 cicli i valori del resto si ripresentano uguali ai precedenti formando in tal
modo, per la divisione su 35, 6 classi di congruenza di resti (indicheremo in maniera difforme dalla
comune definizione matematica il modulo come il numero di classi di congruenza dei resti, quindi il
modulo 35 appartiene comunque alle ricorsive che hanno modulo 6) . Ora se interpretiamo quanto
descritto secondo il nostro modello concettuale, la ricorsiva (4)
k
I misurata secondo lunit di
misura 35 genera nei residui (residui che ovviamente nel nostro esempio non sono infiniti, ma ben
determinati) un ciclo modulare, ed inoltre si ripetono identicamente dopo 6 steps della ricorsiva;
come vedremo in seguito, nei casi pi interessanti tali valori saranno effettivamente dei
incommensurabili e non saranno mai gli stessi ma si disporranno in una funzione F(t) che
rappresenter la funzione Calc(). In questo modo saremo in grado di derivare Calc() da Mis()
ed inoltre proprio attraverso la connessione S/T saremo in grado di trasformare una serie di steps
della ricorsiva misurati nel tempo in un sistema dotato di molteplici componenti in uno stesso
istante di tempo ed un punto di passaggio sar la sommatoria u

che diventa .
Su questo ci concentreremo nei capitoli successivi vedendo come un tale passaggio si possa
rappresentare ma prima finiamo di esplicitare tutte le propriet connesse alloperatore
1.2.5 Tipologie nellazione dell Operatore Origine
Se allorigine esiste un operatore la cui funzione quella di duplicare una entit indeterminata,
elemento delloperatore, la domanda che possiamo farci se esiste anche un operatore ad esso
inverso, e se si come si giustifica la sua possibilit.
Sappiamo come una struttura di campo in matematica presupponga lesistenza dellelemento neutro
e dellinverso, possiamo dire che questo vero anche per loperatore ?
Abbiamo compreso come lazione di sia anzitutto nella creazione di una ordinalit tra gli elementi
, ordinalit che possiamo rappresentare come lassociazione dellelemento di partenza .
Per cui:
3
( ) I I = I+ I+ I+ I cos come
2
( ) I I = I+ I+ I, abbiamo visto come la misura dei ci
dia la rappresentazione di elementi di un insieme che sono tanti quanti sono i . Se vogliamo avere
una rappresentazione simile a quella della teoria degli insiemi con la generazione della cardinalit
attraverso la creazione di sottinsiemi di insiemi dobbiamo indicare un nuovo indice che ci dica da
dove partire nella ricorsione.
2
0
( ) { ; ; } I I = I I+ I I+ I+ I ovvero un doppio indice dove quello in basso indica quello di partenza
e quello superiore quello di arrivo. In questo caso abbiamo creato o 3 ordinalit 1 + 2 + 3
oppure 3 sottinsiemi il primo con 1 elemento, il secondo con 2 ed il terzo con 3.
Possiamo intuitivamente dire che lazione delloperatore quella di aggiungere individualit
indifferenziate , il punto come si vede quello di definire un insieme vuoto o nullo, nella doppia
valenza di zero della entit ordinale e di nullo nella entit cardinale. Per arrivare a questo
dovremmo definire una operazione inversa a quella delloperatore, che in tal caso sar quella di
togliere delle entit. La definizione formale delloperatore diceva di un operatore che duplica
ci che nelle parentesi a destra, se nella parentesi c allora duplica . Ma loperazione
inversa ad una operazione di duplicazione qual?
Se assimiliamo la duplicazione ad una generazione la sua inversa sar sicuramente togliere ci che
stato generato, poich un inverso del termine re-plicare sembra ancora non esistere, useremo
quello di de-plicare.
Ma lazione delloperatore inverso ( )
n
I I non banalmente speculare a quello di ( )
n
I I infatti
abbiamo detto che
0
( ) I I = I e () = + , quindi l'azione di
1
( )

I I = I che sta ad indicare la


generazione di un elemento opposto a che se aggiunto a determina l'elemento neutro 0. In realt
nulla ci vieta di formalizzare la cosa anche nel seguente modo, sicuramente pi lineare e
rispondente al calcolo algebrico, ovvero
0
( ) 0 I I = e () = , in tal caso avremo:
Quindi :
1 1 0
( ) ( ) ( ) 0

I I + I I = I I = cosi come abbiamo:


( ) ( )
n
n I I = I mentre ( ) ( )
n
n

I I = I da cui ( ) ( ) 0
n n
I I + I I = qualsiasi sia n rispetto alla
precedente formalizzazione dove:
( ) ( 1)
n
n I I = + I mentre ( ) ( )
n
n

I I = I da cui ( ) ( )
n n
I I +I I = I .
La scelta delle due diverse formalizzazioni legata pi che altro alla efficienza del calcolo, se
utilizziamo lultima rappresentazione e combiniamo loperatore con il suo inverso per lo stesso
indice, avremo 2 sequenze di azioni una opposta all'altra che lascerebbe l'elemento dell'operatore
invariato, ovvero:
( )( )
n n
I I I = I
Si noti come i due operatori siano associati tra di loro attraverso una parentesi che li raggruppa,
questo vuol dire che il risultato di tale operazione sar differente se invece i due operatori agiscono
in maniera consecutiva, infatti :
2 2
( )( )

I I I = I mentre
2 2 2
( ( ( )) ( )

I I I = I II = IIIII I
Possiamo concepire la duplicazione di una entit opposta a come e quindi dare un senso alla
operazione : ( )
n
I I
Ricapitolando:
Definizione : Esiste un operatore inverso di su che deplica , deplicato sar indicato con .
Possiamo accennare ai seguenti teoremi conseguenza delle definizioni fino ad adesso date:
Asserto 1: ( ) ( )
n
n

I I = I
Asserto 2 : Esiste lelemento neutro 0.
Infatti
0 1
( ) ( ) 0

I I + I I =
Asserto 3: Gli operatori possono coesistere e in tal caso saranno associati con la propriet
commutativa o possono applicarsi consecutivamente ed in tal caso possono non essere
commutativi.
Nel primo caso indicato con
2 2
( )( )

I I I = I diremo che gli operatori sono associativi e quindi


commutano. Nel secondo caso che sono consecutivi ma in tal caso
2 2 2 2
( ( ( )) ( ( ( ))

I I I = I I I , non
commutano.
Come abbiamo detto, lo stesso operatore pu presentarsi in modi differenti, associandosi con altri
operatori oppure agendo sullelemento a destra dello stesso. Ma questo non esaurisce le possibilit
che possono essere generate con , possiamo anche avere una generazione di molteplici entit
ordinali, che in termini insiemistici corrisponde alla creazione di sottinsiemi con differenti
cardinalit.
( )
k
i
I I con i<= k abbiamo
5
2
( ) {3 ; 4 ;5 ; 6 } I I = I I I I ovvero 4 sottinsiemi con rispettivamente 3,4,5 e
6 elementi, ma anche
5
2
( ) { 3; 4; 5; 6} I I = I I I I un insieme formato da 4 entit ordinali consecutive.
Ricordiamo che oltre allazione di che duplica lelemento originario esiste anche che duplica e
raddoppia tutti gli elementi generati, in tal caso abbiamo:
5
2
( ) {2 ; 4 ;8 ;16 } 9 I = I I I I oppure
5
2
( ) { 2; 3; 8; 16} 9 I = I I I I
A questo punto nulla ci vieta di combinare tra di loro tali operatori dimensionali, generando delle
matrici a 2 dimensioni nel caso pi semplice fino ad avere matrici k dimensionali.
Infatti se combiniamo la
5
2
( ) {3 ; 4 ;5 ; 6 } I I = I I I I con un operatore
2
1
( ) {2 ;3 } I I = I I ovvero
2 5
1 2
( ( )) I I I abbiamo che gli elementi {3 ; 4 ;5 ; 6 } I I I I diventano la base per loperatore successivo
che quindi generer dal primo {6;9) da secondo {8;16} dal terzo {10;15} ed infine dal
quarto {12;18}. In questo modo avremo una matrice di 2 righe e 4 colonne con i seguenti
elementi:
6 8 10 12
9 16 15 18
I I I I | |
|
I I I I
\ .
Con lo stesso principio si possono generare matrici di qualsiasi forma (i x n), ma la cosa
interessante che associando tra di loro non solo 2 operatori dimensionali, ma 3, 4 ..k avremo
matrici con k dimensioni, cosa che in matematica difficilmente rappresentabile.
Infatti:
7 2 5
3 1 2
( ( ( ))) I I I I ci dice che dalla matrice precedente (2X4) si svilupper una sequenza in verticale
per ogni valore di essa data dalloperatore che inizia dall'indice 3 e prosegue per 5 elementi fino
all'indice 7, per il primo elemento della matrice avremo {18;24;30;36;42} e cosi per tutti gli
altri elementi. E ovvio che una matrice pu essere composta dalla combinazione di operatori con
operatori 9, cos come gli elementi sottinsiemi possono essere sostituiti da numeri ordinali n.
1.3 Fondamenti matematici della ricorsione
1.3.1 Elementi della teoria dei gruppi
In questo paragrafo accenneremo ad alcuni concetti matematici connessi con la ricorsione, in
particolare nellultima sezione analizzeremo il concetto di ricorsione e lestensione che ne facciamo
nel nostro modello interpretativo.
La teoria dei gruppi ha fatto nellultimo secolo dei progressi notevoli, sia per le implicazioni che
tale teoria ha avuto in altri settori della matematica come in topologia e sia per le applicazioni che
ha trovato in molti campi della fisica.
95
Ma cosa si intende per gruppo? La definizione usuale la seguente :
Insieme G un gruppo se esiste una operazione binaria in esso t.c.
X , ovvero ( , ) G G G a b ab e dove valgono le seguenti propriet:
1) P. Associativa : , , , ( ) ( ) a b c G ab c a bc e =
2) Esistenza ed unicit dellIdentit o Unit: , t.c. a G u ua au a e - = =
3) Esistenza ed unicit elemento Inverso:
1 1 1
, t.c. a G a aa a a u

e - = =
Ovviamente si pu provare lunicit di detti elementi, ma quello che qui ci interessa sottolineare
come rispetto ad un campo, premesso che la chiusura rimane una propriet implicita nella
definizione, manca la propriet commutativa, la quale non valida per tutti i gruppi e quelli che
lhanno sono chiamati GRUPPI ABELIANI. Un gruppo va sempre definito rispetto ad una
operazione, inoltre la possibilit di costituire un gruppo legata alla possibilit che ogni elemento
abbia un inverso, ovvero che vi sia un simmetrico di esso rispetto allelemento neutro definito. Il
gruppo, quindi, ci parla di una simmetria presente tra gli elementi dellinsieme, lo studio delle varie
forme di simmetria e quindi delle varie propriet delloperazione considerata, ha prodotto vari tipi
di gruppi, in questa sede noi ci concentreremo su una sola tipologia, quella detta dei gruppi ciclici.
Analizziamo i gruppi ciclici partendo da questa definizione: Sia a un qualsiasi elemento di G e
neN il pi piccolo intero positivo tale che 1
n
a = allora n sar chiamato ordine o periodo di n =
O(a).
In termini semplici vuol dire che loperazione di a su a si ripete fino al punto in cui il risultato
ritorna al valore neutro o anche valore iniziale. Si tratta quindi di applicare la stessa operazione allo
stesso elemento fino a produrre lelemento neutro del gruppo, il numero di operazioni o elementi
ripetuti definisce il ciclo rappresentato da n.
In definitiva possiamo dire:
2
3
4
5 2
6 3
*
* * 1
* * *
* * * *
* * * * * 1
.
a
a a a
a a a a
a a a a a a
a a a a a a a
a a a a a a a a
ecc
=
= =
= =
= =
= = =
In questo gruppo di ordine 3, il ciclo si ripete secondo questo ordine, se lordine un numero finito
il gruppo finito ed in questo caso dato da:
2
{1, , } con ( ) 3 G a a o a = =
La caratteristica di un gruppo ciclico che gli elementi del gruppo sono ottenuti dalla ripetizione,
sullo stesso elemento di una stessa operazione. Questo elemento chiamato generatore G a = ,
come abbiamo visto nel caso precedente; non pu sfuggire che un gruppo ciclico di ordine n
chiaramente isomorfo a
n
Z , il gruppo precedente isomorfo alla classe di congruenza
3
Z . In
parole povere gli elementi q generati da n*3 + q = m, che in teoria dei numeri si indica con
mod3 m q (m congruo a q modulo 3), si ripetono invariati ogni 3 elementi del ciclo, essi
rappresentano le classi di congruenza. Come si vede un gruppo ciclico ha una propriet in pi
rispetto ad un gruppo, ovvero oltre alla simmetria tra gli elementi e i suoi inversi tale che
* 1
m m
a a

= , ha una fondamentale simmetria tra gli elementi del gruppo non inversi e questa
simmetria tale che le componenti cadono in un numero definito di classi di congruenza, quindi il
ciclo si ripete periodicamente sempre allo stesso modo. Ma cosa ancora pi interessante, tutti gli
elementi sono generati dalla applicazione di una stessa relazione su uno stesso elemento, che
abbiamo chiamato generatore del gruppo.
I gruppi ciclici sia essi finiti e sia infiniti (nel caso in cui n = , ovvero il ciclo si chiude ad infinito
come ad esempio ( ; ) + Z gruppo che ha come generatore 1 attraverso loperazione di somma
genera tutti gli elementi di Z), hanno la propriet commutativit, ovvero sono gruppi abeliani.
Questa propriet deriva direttamente da quella degli indici delle potenze, infatti:
Se e , allora , si ha
k h
G a x y G x a y a = e = = * * * *
k h k h h k h k
x y a a a a a a y x
+ +
= = = = =
Quindi un gruppo ciclico abeliano, come nel caso dei numeri complessi:
C =
1 2 3 4
{ ; 1; ; 1} i i i i i i = = = = che un gruppo di ordine 4.
Abbiamo gi accennato che limportanza dei gruppi sta nel fatto che essi esprimono simmetrie,
simmetrie che trovano la loro corrispondenza nello spazio geometrico. Il gruppo C esprime le
simmetrie di rotazione nello spazio, cos come dei gruppi possono esprimere riflessioni o
ribaltamenti, ecc. e cos come avviene per le simmetrie dello spazio, un gruppo pu essere
scomposto in sottogruppi pi semplici che rappresentano simmetrie pi semplici. Il caso di C un
gruppo di Klein che esprime simmetria di riflessione rispetto allorigine, allasse x e y. Il caso dei
gruppi diedrali e delle permutazioni esprimono ancora pi chiaramente simmetrie.
Ma esistono anche un altra classe altrettanto importante di gruppi NON COMMUTATIVI che in
genere rappresentano trasformazioni lineari attraverso matrici, ad esempio i gruppi continui o
gruppi di Lie. Schematicamente possiamo dire che qualsiasi gruppo una composizione di gruppi
semplici, i gruppi semplici si dividono in finiti (con un ordine dato da un numero determinato) e in
continui, la classificazione dei gruppi semplici continui stata una delle maggiori conquiste
matematiche del XX secolo.
96
La differenza fondamentale tra queste due categorie che la prima
data da un numero discreto di elementi, come nei gruppi ciclici, la seconda , invece, generata dalla
variazione infinitesima di valori, per cui essa copre una spazio continuo ed fatta di infiniti
elementi. I primi sono generalmente commutativi mentre i secondi non lo sono.
La relazione che facciamo tra 2 insiemi in matematica viene vista come una trasformazione o
applicazione tra gli elementi di un insieme e quello di un altro. Queste applicazioni possono avere
varie propriet legate sia al tipo di relazione e sia alla struttura degli insiemi che relazioniamo.
Dati V e U diciamo che esiste una applicazione : F V U , F pu presentarsi iniettiva se per
qualsiasi valori
1 2
v v = di V abbiamo
1 1 2 2
( ) ( ) F v u F v u = = = ; F pu presentarsi suriettiva se F(V) =
U. Una applicazione che iniettiva e suriettiva si dice isomorfismo. Abbiamo anche visto come F
pu relazionarsi con se stesso arrivando a creare la struttura di regole ed elementi che definisce
linsieme stesso. Ora la cosa interessante che possiamo sottoporre un insieme, che ha una certa
struttura relazionale, ad una serie di trasformazioni e vedere se esse conservano o meno tale
struttura e quindi le propriet dellinsieme. Allo stesso modo possiamo vedere se quella
trasformazione, che conserva la struttura per un tipo di insieme, ha lo stesso effetto anche per altri
tipi di insiemi.
Un esempio fondamentale in fisica quello dato dalla struttura degli spazi vettoriali la quale viene
conservata attraverso le applicazioni lineari di uno spazio vettoriale V su se stesso. Queste
trasformazioni possono essere rappresentate attraverso matrici, in modo tale che la matrice e le
operazioni connesse giochino lo stesso ruolo di elementi di un gruppo. Tali matrici, rappresentanti
applicazioni lineari, possono esprimere varie tipologie di gruppi e propriet ad esse connesse.
In linea generale possiamo dire che le propriet di trasformazioni tra strutture differenti oppure di
una stessa struttura algebrica, possono essere rappresentate attraverso matrici e queste matrici
possono essere viste, a certe condizioni, come un gruppo. Allo stesso modo quella classificazione di
gruppi che precedentemente abbiamo fatto, rappresenta una sottostante classificazione di
trasformazioni in spazi possibili.
97
1.3.2 Trasformazioni lineari, funzioni e algebra di Lie
98
Lalgebra delle matrici si dimostrata uno strumento fondamentale per comprendere le propriet
connesse alle trasformazioni lineari. Nella nostra discussione al posto di utilizzare il concetto di
insieme utilizzeremo un concetto pi specifico, quello di Spazio.
Definiamo Spazio una struttura algebrica con infiniti elementi, ovvero uno spazio un insieme di
infiniti elementi dove sono definite operazioni chiuse rispetto allinsieme stesso.
Poich si possono dare anche spazi dove, per alcuni elementi di esso, le operazioni definite
generano elementi che non appartengono pi allinsieme, come ad esempio punti di singolarit o
altre situazioni, chiameremo Spazio Completo se esso totalmente chiuso rispetto alle operazioni
definite, cio senza eccezioni. (Nel prosieguo quando parleremo di spazio intenderemo sempre uno
spazio completo a meno che non sia indicato altrimenti).
99
Ora lo spazio che pi comunemente viene usato nelle descrizioni dei fenomeni fisici lo Spazio
Vettoriale, le cui caratteristiche di struttura si possono cos definire:
Definiamo Spazio Vettoriale V un insieme di elementi dove valgono tutte le propriet del campo
rispetto alle operazioni di somma e prodotto.
100
In cosa, quindi, uno spazio vettoriale si differenzia rispetto ad un campo numerico? Innanzitutto gli
oggetti sono n-uple ordinate di numeri, numeri che possono essere del campo dei Reali o dei
Complessi. Il simbolismo per indicare questo :
n
V = R ovvero n elementi nella forma
1 2
( , ,... ) con
n i
x x x x eR
Ma uno spazio vettoriale ha una propriet ulteriore che lo specifica rispetto ad altri spazi ed quella
che possiamo chiamare dellOmogeneit.
7) P. Omogeneit :
, , , o t.c. ( ) e
( )
v u V c d c v u cv cu
c d v cv dv
e e + = +
+ = +
R C
Ritroveremo questa propriet in molti altri spazi come ad esempio in quelli di Hilbert e di Banach,
essa ci dice che gli elementi dello spazio si possono combinare tra di loro secondo coefficienti
generando ulteriori elementi dello stesso spazio, ma a ben vedere questa propriet non altro che la
propriet lineare di detto spazio.
Ritornando alla definizione di applicazione tra 2 strutture algebriche che chiamiamo (X,*) e (Y,#) si
definisce in generale una applicazione come :
1 2 1 2
: t.c. ( * ) ( ) # ( ) f X Y f x x f y f y =
Questa applicazione detta omomorfismo in quanto preserva le operazioni definite in un insieme e
nellaltro, anzi come si vede fa corrispondere una operazione di un insieme allaltra operazione
dellaltro insieme. Come tutte le applicazioni essa si pu presentare come iniettiva, suriettiva o
iniettiva e suriettiva ovvero un isomorfismo. Ora caso particolare quello in cui X = Y e quindi:
1 2 1 2
: t.c. ( * ) ( )* ( ) f X X f x x f x f x = in questo caso abbiamo un endomorfismo ovvero un
omomorfismo dellinsieme su se stesso, se questo omomorfismo anche un isomorfismo allora
avremo un automorfismo.
101
A questo punto possiamo definire una applicazione lineare come una applicazione F tra uno spazio
vettoriale V e uno W t.c.:
: F V W con
1 2 1 2
, , , , o v v V w w W c e e eR Csi ha
1 2 1 2 1 2 1 1 1
( ) ( ) ( ) e ( ) ( ) F v v F v F v w w F cv cF v cw + = + = + = =
Come si vede lapplicazione lineare preserva le operazioni di somma negli spazi vettoriali,
lasciando inalterate le propriet ad esse connesse. Quindi si tratta di un omomorfismo e di un
endomorfismo nel caso dello stesso spazio vettoriale, ma esso, come abbiamo notato, gi implicito
nella stessa definizione. Quindi possiamo dire :
Una applicazione lineare lascia inalterate le propriet di uno spazio vettoriale.
Come si pu ben capire se gli spazi vettoriali riescono a descrivere cosi bene gli stati di un sistema
fisico le applicazioni lineari giocano un ruolo fondamentale nello studio di tali sistemi.
Quello che una applicazione lineare permette di generare elementi dellinsieme da uno sottinsieme
di essi, ovvero esiste un numero di elementi che chiamato base le cui combinazioni lineari
permettono di generare ogni altro elemento dellinsieme. In questo modo se associamo ad una
applicazione lineare una base, con essa siamo in grado di costruire lintero insieme degli elementi.
Questo punto, che adesso formalizzeremo, cruciale nellanalisi dei sistemi, perch qualsiasi stato
di un sistema lineare (rappresentabile attraverso un sistema lineare) ottenuto dalla combinazione
di stati base.
102
Essi possono essere visti come le coordinate entro le quali definiamo il sistema e la
sua evoluzione, ma limportanza ulteriore delle trasformazioni lineari che esse sono associate a
matrici e dallalgebra delle matrici possibile trarre propriet simmetriche di tali applicazioni e
questo in quanto le matrici possono creare oggetti che hanno propriet di gruppo.
Come abbiamo gi detto, le applicazioni che noi generalmente consideriamo sono tali che ad uno o
pi elementi dellinsieme di partenza corrisponde sempre un solo elemento dellinsieme di arrivo,
ovvero
1 2
( , ,..., )
n i
T x x x y = ; abbiamo chiamato specificatamente queste applicazioni, funzioni e
algoritmi funzionali. Il punto vedere se da una tale funzione possa esistere linversa, in realt non
siamo in grado di trattare funzioni inverse di quella data ovvero
1
1 2
( ) ( , ,... )
i n
T y x x x

= , e questo
anche nel caso di una sola variabile. Trovare linversa vuol dire avere la condizione necessaria
perch lapplicazione sia isomorfa, che ad ogni elemento dellinsieme di partenza corrisponde uno
ed un solo elemento dellinsieme di arrivo e il contrario. Nel caso prima indicato questa possibilit
non si d perch ad n elementi dellinsieme di partenza corrisponde 1 solo elemento di quello di
arrivo, ma una eventuale inversa dovrebbe essere del tipo
1 2
( ) ( , ,... )
i n
R y x x x = , anche se tale
relazione fosse unica, essa comunque per definizione NON una funzione.
103
Ma che significato potrebbe avere loperazione
1 2
( ) ( , ,... )
i n
R y x x x = , cosa vuol dire esattamente che
ad 1 elemento ne possono corrispondere n ?
Sarebbe una applicazione tale che per : R W V abbiamo
1 1 2 1
( , ,.., ) ( )
k
y x x x R y = ovvero con
un solo elemento ed una stessa applicazione si possono generare un numero definito di elementi
coesistenti. In definitiva sarebbe loperazione opposta al determinare una base di uno spazio
vettoriale o le coordinate di un elemento; il punto che dato un numero non siamo in grado da esso
di generare una base, n tanto meno da una distanza possiamo ricavare le coordinare del sistema, in
quanto, in generale, le possibilit risultanti sono infinite ed anche quando non lo sono, come nel
caso degli algoritmi diofantei, lalgoritmo si presenta sempre incerto.
Quindi sembrerebbe che una funzione del genere non sia logicamente possibile, e anche se lo fosse
non trattabile come una misura. In realt nel caso dei sistemi quantistici ci sembra di avere a che
fare proprio con strutture di questo tipo che chiamiamo: a stati sovrapposti; il caso in cui ad un
certo istante del sistema corrispondono una serie di stati sovrapposti, ovvero coesistenti dei quali in
realt uno solo si realizza con la misura. Questi stati sovrapposti corrispondono agli stati base,
ovvero alla base di uno spazio vettoriale, quindi la loro combinazione lineare permette la
determinazione di qualsiasi stato del sistema. Nellistante t corrispondono una serie di stati o
variabili sovrapposte che non sono n possono essere misure, ma si potr avere una misura solo
quando uno dei due stati si realizza. Il punto che vogliamo affrontare quale tipo di struttura
matematica c dietro una relazione di tal tipo,ovvero a quale oggetto matematico corrisponde una
applicazione in grado di generare da se una serie di elementi che si presentano tra di loro coesistenti
e che rimangono NON misure fino a quando un solo elemento di essi si realizza e quindi diventa
misura.
104
Ritornando alle trasformazioni rappresentate da matrici, nel caso che esse siano continue allora
saranno generalmente non commutative e si possono rappresentare attraverso matrici del tipo I +
A , dove I la matrice identit e la variazione molto piccola di valori della matrice A, quindi la
trasformazione di valori infinitesimi partendo dalla matrice I. Quello che la teoria ci dice che per
un gruppo continuo (finito) per valori in un intervallo definito esister un gruppo in GL(n) in grado
di rappresentarlo e che questo gruppo sar non commutativo.
Lalgebra che si occupa dello studio di questi gruppi locali continui e non commutativi detta
algebra di Lie, se utilizziamo la forma matriciale I + A per indicare un elemento del gruppo G,
allora la non commutativit degli elementi di un gruppo dovr essere rappresentata attraverso la
formula
1 1
ABA B

, infatti nella forma AB e BA non si evidenzierebbe il carattere non commutativo
del prodotto in quanto
2 2
( )( ) I A I B I AI I B AB c c c c c + + = + + + tenendo presente che
2 2
che e 0 I I AI A c = = = abbiamo ( )( ) ( ) I A I B I A B c c c + + = + + .
105
Ma la somma sempre una
operazione commutativa per cui in questo modo il valore non commutativo del prodotto si
perderebbe. Mentre nellaltra rappresentazione abbiamo:
1 1
( )( )( ) ( ) I A I B I A I B c c c c

+ + + + trasformando
1
( ) I A c

+ in una serie di potenze abbiamo:
1 2 2 3 3
( ) ... I A I A A A c c c c

+ = + + se trascuriamo le potenze da 3 in poi possiamo scrivere


1 1 2 2 2 2
( )( )( ) ( ) ( )( )( )( ) I A I B I A I B I A I B I A A I B B c c c c c c c c c c

+ + + + = + + + +
sviluppando abbiamo
2
( ) I AB BA c + . Dove (AB BA) rappresenta il commutatore [A, B].
106
A questo punto possibile formalizzare le propriet di un algebra di Lie utilizzando il commutatore
per cui avremo: Un algebra di Lie uno spazio vettoriale di elementi A, che possono essere
matrici, con una operazione interna (prodotto di Lie) rappresentato dal commutatore [A, B], dove
le parentesi sono chiamate anche parentesi di Lie :
Le propriet definenti sono:
1) Chiusura [A, B] eA
2) Linearit [A, [B, C]] = [[A, B], C]
In quanto algebra, laspetto additivo rappresentata dalla somma con la propriet distributiva tipica
dello spazio vettoriale.
3) Distributivit [A + B, C] = [A, C] + [B, C]
4) Omogeneit [A, B] = [A, B]
Oltre ovviamente alla propriet antisimmetrica [A, B] = - [B, A] abbiamo in aggiunta una relazione
chiamata identit di Jacobi e che ha la seguente struttura:
6) Identit di Jacobi [A, [B, C]] + [B, [C, A]] + [C, [A, B]] = 0
La caratteristica di un algebra di Lie che lo spazio vettoriale delle matrici fa si che esista una base
e la combinazione degli elementi base con delle costanti (costanti di struttura di ), attraverso i
commutatori, permette la generazione di tutti gli elementi (matrici) in una certa regione locale,
ovvero una regione intorno a I, a carattere infinitesimo. Ricordiamo che A,B,C,.. sono elementi
dellalgebra di Lie che definiscono un campo vettoriale, con le regole che abbiamo detto, per
trasformazioni infinitesime. Per ottenere da un elemento dellalgebra continua un elemento discreto,
finito, di un Gruppo di Lie occorre procedere alla esponenzializzazione attraverso loperazione :
allora
A
A e G

A
eA e dove G un Gruppo di Lie.
In questo modo le trasformazioni lineari continue (con matrici) possono essere espresse da elementi
dellalgebra di Lie con tali trasformazioni. La caratteristica di un gruppo di Lie che loperazione
binaria che definisce il gruppo differenziabile, quindi continua (localmente) ed ad ogni gruppo
possiamo associare un algebra di Lie in grado di esprimere le propriet locali del gruppo.
1.3.3 Spazi di Hilbert e topologia degli spazi
107
Uno spazio vettoriale di dimensione infinita
108
chiuso se qualsiasi successione infinita di vettori
convergente ha il limite contenuto nello spazio stesso. Inoltre esso si dice completo se qualsiasi
successione converge secondo Cauchy e il limite contenuto nello spazio stesso.
Uno spazio detto Normato se esiste una applicazione da uno spazio vettoriale V ai reali R.
Tale che:
1) Propriet della positivit: 0 v v V > e
2) Propriet della definitezza: 0 se solo se 0 v v = =
3) Propriet della omogeneit: e v v v V o o o = e e R
4) Propriet della disuguaglianza triangolare: v w v w + s +
Definizione 1 : Uno Spazio Normato Completo uno Spazio di Banach.
Quindi uno spazio di Banach formato da uno spazio vettoriale di dimensione infinita dove data
una norma e dove le successioni convergono secondo Cauchy in valori limite presenti nello spazio
stesso. Dallo Spazio Normato si deduce una metrica data da ( , ) d f g f g = , in uno spazio
metrico valgono le seguenti propriet:
1) Simmetria: ( , ) ( , ) d f g d g f =
2) Disuguaglianza triangolare : ( , ) ( , ) ( , ) d f g d f h d h g s +
3) Positivit : ( , ) 0 d f g >
Ed uno Spazio Metrico si dice Completo se una successione di Cauchy la condizione necessaria e
sufficiente per la convergenza.
Definizione 2 : Uno Spazio Metrico Completo , con la metrica dedotta dalla norma, uno Spazio di
Hilbert.
Uno Spazio di Banach garantisce la continuit della norma, mentre uno Spazio di Hilbert garantisce
la continuit della metrica dedotta dalla norma. Ma una metrica si ha utilizzando le proiezioni della
norma sugli gli assi ed esse si ottengono attraverso il prodotto scalare, quindi lo spazio di Hilbert
garantisce la continuit del prodotto scalare.
Possiamo definire uno Spazio di Hilbert come una applicazione dal prodotto HxH sul corpo o R C
che chiamiamo Prodotto Scalare. Con le stesse propriet definite per la norma, se indichiamo la
norma indotta dal prodotto scalare come:
2
v v v =
Inoltre vale la propriet simmetrica o hermitiana: v w w v =
Quindi uno spazio di Hilbert ci permette la proiezione di uno spazio metrico su una base
ortonormale di infiniti vettori e di essi ci garantisce la continuit.
Una base di uno spazio di Hilbert data da una famiglia di vettori ortonormali tali che:
1/ 2
1
k k k
e e e = = ed inoltre per f H e si ha se 0 allora 0
k
k f e f = =
Quindi qualsiasi successione di vettori o funzioni di uno spazio di Hilbert pu essere rappresentata
da una sua base.
In modo tale che:
1 1
con
k k k k k
k k
f f f e e f e o

= =
= = =

Esistono ovviamente molte altre propriet di uno spazio di Hilbert su cui ritorneremo solo se
interesseranno la dimostrazione che vogliamo portare avanti.
Gli spazi di Hilbert sono spazi normati dove vale la propriet triangolare secondo la quale :
f g f g + > +
Dove f la norma (che pu essere rappresentata dalla classica norma euclidea che abbiamo gi
definito come
2 2 2
( ) f x y z = + + dove x,y,z sono le coordinate di un generico punto di f), vi
sono molte altre funzioni rappresentanti una norma, ed esse possono essere espresse anche
attraverso matrici diagonali che meglio identificano spazi con n-dimensioni, come ad esempio lo
spazio di Minkowski.
109
Ma cosa rappresenta la norma ? E evidente che essa esprime una distanza tra 2 punti o tra un punto
e lorigine degli assi, distanza che soddisfa la propriet triangolare, ovvero una propriet che ci dice
che la propriet metrica della distanza uniforme nello spazio che consideriamo ed essa si cumula
in termini quantitativi in maniera uniforme. La norma quindi un modo per generare una misura in
uno spazio, misura effettuata secondo certe regole, come nel caso della norma euclidea; inoltre la
norma trasforma un numero complesso, che se fosse una misura sarebbe una doppia misura, in un
unica misura in campo reale.
110
Come vedremo, per noi la norma la misura dellazione
complessiva dellinvariante, quindi la misura completa di oggetto e strumento.
Uno spazio pu essere visto sotto un approccio topologico
111
ma prima occorre chiarire bene cosa si
intende per insieme aperto e per insieme chiuso.
Un insieme B X c aperto se e solo se \ X B chiuso, ora un insieme si dice aperto se tutti i punti
dellinsieme sono INTERNI e per essere interno intendiamo che esistono sempre intorni dei punti
dellinsieme che sono allinterno dellinsieme stesso. Per intorno di un punto qualche testo utilizza
la definizione di intorno di x come di un insieme aperto A t.c. A B X c c .
112
Un insieme con soli punti interni, ovvero che gli intorni di questi punti sono ancora punti
dellinsieme si dice quindi INSIEME APERTO.
Un punto y X e si dice esterno a B X c se esso interno a \ X B , questa definizione possibile
se diciamo che un insieme B sempre un sottinsieme di un qualche altro insieme X e che si possa
sempre in un qualche modo indicare il complemento di B, ovvero \ X B . Comunque un punto
esterno a B un punto che non appartiene a B e che ha un intorno aperto che non gli appartiene. Ma
esistono anche dei punti di B che non hanno un intorno n in B e n in X, questi punti rappresentano
la frontiera di B che indichiamo con B , ovvero sono punti dove esiste una qualche parte di intorno
che non sono punti di B, sono quindi punti limite oltre i quali vi sono punti di \ X B , tali punti sono
anche di frontiera per il complemento di B.
Ricapitolando:
Un punto x B X e c si dice INTERNO di B se ha un intorno in B.
Un punto y X e si dice ESTERNO a B si ha un intorno in \ X B .
Un punto si dice di FRONTIERA e cio z B e se non ha intorno n per B n per il complemento di
B.
Se un insieme contiene la sua frontiera allora chiuso se non la contiene allora aperto, quindi se B
aperto allora \ X B contiene la frontiera di B.
Ora possibile utilizzare le definizioni di insiemi aperti o di insiemi chiusi per definire uno Spazio
Topologico
113
. Se consideriamo gli insiemi aperti allora abbiamo:
Uno spazio Topologico una coppia (X, ) costituita da X e da sottinsiemi di X che formano
linsieme , dove i sottinsiemi di X sono insiemi aperti e dove valgono i seguenti assiomi:
1) Unione di sottinsiemi aperti di X un sottinsieme aperto di X
2) Lintersezione di una coppia di sottinsiemi aperti di X un sottinsieme aperto di X
3) Linsieme 0 e X sono insiemi aperti.
Come si vede abbiamo una struttura con 2 operazioni, lunione e lintersezione su entit che
abbiamo chiamato insiemi, ma che in realt rimangono entit vaghe e che vengono in un qualche
modo definite proprio dalle operazioni che per esse abbiamo stabilito. Ora la cosa che caratterizza
una topologia che rispetto a queste operazioni di unione e intersezione, elementi di una topologia
rimangono elementi della topologia, cio essa contenuta in se stessa. Ma, come abbiamo
sottolineato in precedenza, un insieme come entit va definita, e quindi associata ad un algoritmo, o
una struttura di misurazione, questo vuol dire che possiamo stabilire in maniera pi chiara se una
misura una misura dellinsieme cos come se le successioni di misure sono ancora misure
dellinsieme. Nello spazio che abbiamo indicato, come lo Spazio di Hilbert, la possibilit della
misura data dalla possibilit di una metrica, e la metrica risultato della norma. Poich lo spazio
delle misure, nel nostro modello, il risultato di una ricorsiva sar la norma di una ricorsiva in
campo complesso che ci dar le misure per un certo insieme, per un certo spazio (rispetto
allinvariante generante lo spazio) . Ed anche il tipo di ricorsiva e di norma da essa ottenuta che ci
dir che tipo di spazio abbiamo, se esso di Banach, se connesso o non lo , ecc.
In topologia parliamo di applicazioni continue se limmagine inversa di un insieme aperto rimane
aperto, ovvero se dato : f X Y e se U un intorno di f(x) allora
1
( ) f U

un intorno di x.
Da questo punto di vista abbiamo il corrispondente dellisomorfismo per gli spazi lineari e viene
chiamato OMEOMORFISMO.
Definizione di Omeomorfismo: Unapplicazione biettiva : f X Y detta omeomorfismo quando
sia
1
che f f

sono continue, cio quando U X c aperto se e solo se ( ) f U Y c lo .
In uno spazio topologico si possono individuare 3 principali propriet:
1) Connessione
2) Propriet di Hausdorff (o Assioma di Separazione)
3) Compattezza
114
La prima propriet ci dice che se uno spazio dato dallunione di 2 sottinsiemi aperti e disgiunti
allora non connesso, questo vuol dire che uno spazio connesso tutto contenuto in se stesso, in
parole povere pu essere percorso in ogni direzione senza salti o strappi.
La seconda propriet riguarda la possibilit che dati 2 punti qualsiasi di uno spazio topologico di
essi si pu sempre definire degli intorni disgiunti. Questa propriet ci dice della continuit degli
intorni, ma anche che possibile stabilire una metrica, quindi una misura di tali spazi.
La compattezza una delle propriet pi importanti che troviamo in topologia e merita una
descrizione maggiore. La definizione formale di spazio compatto che se dello spazio topologico X
abbiamo un ricoprimento aperto (per ricoprimento di B contenuto in X intendiamo una famiglia di
sottinsiemi numerabile di X che contiene B), vuol dire che esiste un numero finito di sottinsiemi di
X che ricoprono X. La propriet principale di uno spazio compatto che una propriet locale
diventa una propriet globale in quanto estendibile comunque ad un numero finito di altri
elementi. La compattezza accenna al fatto che un insieme pu essere localizzato in quanto deve
poter essere ricopribile sempre da un numero FINITO, da una curva chiusa.
Quanto detto si collega al nostro concetto di localizzazione, ma il nostro concetto pi generale, per
noi una retta localizzata in quanto contenuta in un area determinabile dello spazio (quanto esiste
un algoritmo che la determina), per la nostra definizione una struttura localizzata tale se
contenuta dallesterno, se esiste un esterno che lo contiene. In definitiva un algoritmo, in quanto
numero finito di regole, ha una analogia con il numero di regole finite definenti un Sistema
Formale, ed anche se il ciclo pu non essere determinato o ripetuto ad infinito, il numero finito di
regole fa si che esso si presenti comunque come un sistema limitato, localizzato da un altro
algoritmo in grado di contenerlo, di ricoprire quello localizzato.
115
Per noi un ricoprimento finito
come condizione di compattezza trova un corrispondente nel nostro modello, in questo senso un
algoritmo con un numero infinito di regole o isomorfo allintero spazio continuo non un sistema
localizzato, non pu rappresentare una entit compatta.
1.3.4 Generalizzazione attraverso la teoria dei Morfismi
La matematica contemporanea ha permesso una serie di generalizzazioni ed una di queste va sotto il
nome di teoria dei Morfismi o della Categorie e dei Funtori.
116
Lobiettivo di una tale teoria quello di generalizzare le propriet di oggetti, chiamati Categorie, e
delle relazioni tra di essi, che sono chiamati Morfismi. Per cui abbiamo che gli oggetti della
categoria sono coppie (X, Y) e gli elementi Morf(X, Y) che indichiamo anche con (X, Y) sono le
relazioni e le loro propriet esistenti tra X e Y per cui : t.c. f X Y f e . Ma sia f che X, Y
possono essere oggetti molto differenti tra di loro pur condividendo propriet e assiomi:
Propriet:
1) (X, Y) disgiunto da (X, Y) se (X, Y) e (X, Y) sono disgiunti.
2) Esistenza di una legge di composizione ( , ) ( , ) ( , ) X Y Y Z X Z
che possiamo anche scrivere come
f g
g f X Y Z =
Assiomi:
1) Associativit : Se
f g h
X Y Z U sono morfismi allora vale la legge associativa:
( ) ( ) h g f h g f =
2) Identit : Per ogni X esiste un morfismo ( , ) t.c. e I X X I f f g I g e = = per tutti i
morfismi f e g che hanno X come un elemento della coppia.
Esempi di Categorie e Morfismi sono:
1) Categoria degli Insiemi:
Oggetti = Insiemi ; Morfismi = Applicazioni
2) Categoria dei Gruppi
Oggetti = Gruppi ; Morfismi = Omomorfismo tra gruppi
3) Categoria degli Spazi Vettoriali su K
Oggetti = K-spazi vettoriali
Morfismi = Applicazioni K-lineari
4) Categoria Topologica
Oggetti = Spazi topologici ; Morfismi = Applicazioni continue
Come si vede stiamo parlando di categorie a cui abbiamo gi accennato e che adesso vediamo in
una prospettiva unitaria, rappresentano strutture algebriche che sono collegate tra di loro attraverso
operazioni che abbiamo chiamato morfismi, quindi ogni elemento X della coppia ha sue operazioni
che lo definiscono e abbiamo chiamato i morfismi che legano X a X AUTOMORFISMI, ovvero
( , ) f X X e , abbiamo invece MONOMORFISMI quando ( , ) f X Y e iniettiva, mentre un
EPIMORFISMO quando ( , ) f X Y e suriettiva; se f iniettiva e suriettiva allora abbiamo come
si sa un ISOMORFISMO. In generale chiamiamo un morfismo tra strutture algebriche tali che
( ,*) e ( , #) X Y esiste un f con
1 2 1 2
( * ) ( ) # ( ) f x x f x f x = come un OMOMORFISMO:
Se le considerazioni che abbiamo fin qui fatto sono valide allora una ricorsiva che si presenta
inizialmente come un Automorfismo pu trasformarsi in un Morfismo che lega 2 strutture
algebriche, 2 oggetti di una categoria. Abbiamo anche detto che la stessa relazione di misura si
presenta come un automorfismo dove X loggetto o misura che lega oggetto misurato e strumento
di misura. Abbiamo anche considerato come questo possa rappresentarsi come un algoritmo, e
quindi un algoritmo ricorsivo.
Ma come possibile che da un automorfismo si possa generare un morfismo? Ovvero che da
( , ) f Y Y e si possa generare un ( , ) o h ( , ) g Y X X Y e e , questo possibile se f si presenta
come una 9 ricorsiva tale che oltre ad essere in grado di generare punti di Y da punti di Y, questi
punti siano espressione di una qualche relazione dordine, relazione che si esplicita proprio
nellordine della ricorsiva. Una relazione dordine secondo gli indici permette, in linea generale (e
puramente teorica), di collocare i valori Y rispetto ad uno spazio X. Abbiamo visto come le
ricorsive cicliche possano generare una serie di funzioni continue, ovvero di applicazioni tra
linsieme dei punti X, punti della sequenza della ciclica, e Y punti ottenuti dallazione della
ricorsiva, in tal modo abbiamo generato da un automorfismo della ricorsiva 9 uno spazio di oggetti
con dei loro morfismi. Ma la cosa ancora pi interessante che la teoria individua tra 2 categorie C
e D un morfismo L che chiamiamo FUNTORE t.c. L(C) = D ovvero che a ciascun morfismo di C
t.c.
g
X Y corrisponde un morfismo di D t.c.
( )
( ) ( )
L g
L X L Y e dove per il funtore L
valgono le seguenti propriet:
1) L(I) = L
2) ( ) ( ) ( ) L h g L h L g =
Un tale funtore viene specificamente chiamato funtore covariante per distinguerlo da quello
controvariante dove a
g
X Y corrisponde
( )
( ) ( )
L g
L X L Y .
Ebbene questo quanto ritroviamo nelle funzioni della ricorsiva ciclica che rappresentano proprio
quei funtori applicati alle funzioni per cui le differenti funzioni
1 2
, ,...
k
fanno corrispondere
valori X a valori Y e dove loperatore trasformando una funzione in un altra trasforma anche i
valori X e Y , infatti:
Diamo :
1
1 1 1 1
( ) X Y X

= e
2
2 2 2 2
( ) X Y X

= ora se
2 1
( ) = I
Abbiamo la trasformazione
1 1 2 2 2 1
( ( )) ( ) ( ( )) X X X I = = I
Come si vede affinch luguaglianza si mantenga occorre che
1 2
I = I
Ma anche per un funtore controvariante deve valere lo stesso, ovvero:
1
1 1
X Y

corrisponde a
1
2
1
1 1 1 2
( ) ( ) dove ( ) X Y


I I I =
Quindi abbiamo:
1 1 1 1 2 1 1
( ) quindi ( ) ( ( )) Y X Y Y X = I = = I da cui
1 1
2 1 1 1 1 2 1 1 2 2 1
( ) ( ) ( ) ( ) X X X X X

= I = I I = I =
Anche qui abbiamo la conclusione che
1
2 2 1 1
quindi ( ) I X X

= I =
Ma a ben vedere questo significa :
1 1
I I = I cos come
1
1 1 2

I I = I =
Possiamo generalizzare il seguente principio:
Se loperatore a destra della funzione allora la funzione rimane identica a se, se a sinistra la
funzione viene trasformata in una funzione consecutiva alla precedente.
invece
n n
i i n i i

+
I = I =
Per linverso delloperatore invariante si ha :
1
invece
i n
n n
i i i

+

I = I =
In sintesi :
n q
i i n

+
I I =
Vedremo in seguito come sia un operatore che genera un gruppo ciclico t.c.
2 3
, , ,...,
k
I I I I I =
generante le funzioni
1 2
, ,...,
k
che si presenteranno come autofunzioni della matrice generata
dallazione delloperatore.
1.3.5 Definizione di ricorsiva e spazi associati
Un sistema ricorsivo, in linea generale, una funzione (o pi funzioni tra loro composte) che hanno
la particolarit di avere come argomenti gli stessi risultati della funzione, inoltre questi valori-
risultati sono sequenziati secondo un indice. La prima caratteristica fa si che lo spazio dei valori
della ricorsiva dipende (non sempre) dalle condizioni iniziali della stessa (o condizioni di innesco
della ricorsiva), la seconda che tale spazio ha una sua ordinalit desumibile dalla successione degli
steps della ricorsiva.
Fissiamo alcuni aspetti formali sulle ricorsive.
117
Definizione 1 - Ricorsiva : Una ricorsiva 9 una funzione da U in U (con o U U c c R C) che ha
come argomenti solo i valori assunti dalla funzione esclusi le condizioni di innesco della ricorsiva.
Quindi:
1
( ) dove ,
i i
x x x
+
9 = eR C
Chiamiamo
i
x argomento della ricorsiva e
1 i
x
+
risultato della ricorsiva, inoltre indicheremo con 9
funzioni ricorsive in campo reale e con funzioni ricorsive in campo complesso e con z i valori in
C. Ogni applicazione o passaggio della ricorsiva detta step della ricorsiva e come tale pu essere
associato ad un numero naturale o indice, in tal modo abbiamo anche un ordine dei valori della
ricorsiva. Una applicazione successiva della funzione ricorsiva sar indicato con un valore
esponente, per cui avremo:
0 1
2
1 0 0 2
3
2 0 0 3
( )
( ) ( ( )) ( )
( ) ( ( ( ))) ( )
....
x x
x x x x
x x x x
9 =
9 = 9 9 = 9 =
9 = 9 9 9 = 9 =
La funzione che abbiamo definito ha una sola variabile ed ha un insieme n di elementi partendo da
un valore di
0
x eR (lo stesso ovviamente si potrebbe dire per z in campo complesso). In realt noi
siamo interessati a funzioni che hanno k-elementi come valori di innesco, per cui una definizione
generale di ricorsiva sar la seguente:
Una funzione ricorsiva una funzione che trasforma un sottinsieme di R (o C) in se stesso, dove
ogni risultato della funzione un elemento dellargomento e quindi sempre un valore del
sottinsieme U di R o C.
:
k
T U U ovvero
1 2 3
( , , ,..., )
k i
T x x x x x = con U _9quindi avremo:
1 1
( ,... , ,.. )
k a p k
x x x
+
9 = dove
1
,..
k
x x sono gli argomenti della funzione e si possono fare
corrispondere ad un vettore
k
V , i valori ,...,
a p
sono parametri della funzione ricorsiva che
rimangono costanti per tutte le iterazioni della stessa. I casi che esamineremo saranno del tipo
0 1
( , )
n k p
k
V x
+
9 = dove
0
k
V un vettore origine o condizione di innesco con k elementi e
p

rappresentano p parametri
Quindi le caratteristiche di una funzione ricorsiva generale sono:
1) Che ad una k-upla di valori di U corrisponde sempre uno ed un solo valore di U.
2) Linsieme dei valori U infinito, ovvero lazione della ricorsiva non ha termine.
3) Vi sono dei valori
0
x eR (o
0
z eC) per cui la ricorsiva assume valori non determinati, ovvero
la funzione va ad infinito.
118
4) Esiste un ordine ben definito nellapplicazione dei valori della funzione, questo ordine si pu
rappresentare attraverso una applicazione tra linsieme dei punti della ricorsiva U e linsieme dei
numeri naturali N, e questa applicazione un isomorfismo.:
'
:U I N
Nel campo complesso, le funzioni a cui siamo interessati sono funzioni meromorfe, in analisi si
considera landamento delle
2 3
, , ,... funzioni per tutti i valori z di C e per un certo parametro
; ora se la ricorsiva va ad infinito il punto z viene considerata come appartenente allinsieme Julia
(J), se invece la ricorsiva converge ad un valore determinato oppure periodica allora il valore z
viene considerato appartenente allinsieme di Fatou (F), per cui abbiamo che per

{ } = C C ,

/ J F = C . Sappiamo che ogni insieme Julia e di Fatou dipende dal parametro ,
quindi la regione dei punti del piano complesso dove la ricorsiva va ad infinito definisce linsieme
Julia che diventa in effetti un complemento dellinsieme di Fatou. Se consideriamo la variazione del
parametro otteniamo diversi insiemi Julia, linsieme dei valori di C per cui un insieme Julia si
presenta connesso si definisce come insieme di Mandelbrot.
119
Se per semplicit consideriamo la funzione olomorfa
2
1 0
e
k k
z z z w
+
= + = eC sappiamo che per
2 w > la funzione andr ad infinito altrimenti converger verso un attrattore, ma la frontiera per w
non cos definita, essa si presenter nei termini di un frattale. Se adesso analizziamo il
comportamento dellinsieme al variare di , potremmo descrivere un insieme di Mandelbrot per tutti
i valori di per cui J si presenta connesso. In realt per stabilire questo c un metodo semplice che
quello di analizzare landamento della funzione per
0
0 z = e considerare come la variabile w, i
valori di per cui la ricorsiva converger definir un insieme di Julia connesso e quindi un
elemento dellinsieme di Mandelbrot per quella ricorsiva.
120
Negli ultimi decenni su questo argomento della matematica si sono fatte molte ricerche, ma come
ho precedentemente detto, quello che in questo saggio ci interessa non linsieme descritto dalla
variazione dei punti di innesco della ricorsiva; ma bens, linsieme ottenuto dalla variazione della
ricorsiva per un singolo valore di innesco, in definitiva quella che i matematici chiamano orbita e
che noi invece chiameremo spazio , in quanto col termine orbita indicheremo un concetto
differente. Inoltre siamo interessati solo alle ricorsive che generano ad infinito valori stabili e
determinati (attrattori) o valori periodici, in definitiva le nostre ricorsive devono essere localizzate.
Quindi stiamo parlando di elementi dellinsieme di Fatou per un certo parametro, questo vuol dire
che per un certo vettore
0
V i valori
0
( , )
n
V per neN saranno entro una certa area limitata a
meno di eccezioni; inoltre le funzioni che utilizzeremo saranno funzioni in campo complesso ed in
particolare funzioni meromorfe. Quello che analizzeremo lo spazio dei punti generato dallazione
della ricorsiva per una singola condizione di innesco e, come detto, questo spazio si localizzer in
un area definita, chiameremo linsieme U dei punti cosi ottenuti spazio .
121
Definizione 2 Spazio e : Lo spazio e uno spazio infinito, ma numerabile, descritto dallazione
della ricorsiva 9 , per definite condizioni di innesco, i risultati della ricorsiva sono i punti P di
detto spazio.
Caratteristiche di questo spazio:
1) Esistono i punti origine O di che sono le condizioni di innesco della ricorsiva, i punti origine
formano un vettore
0
k
V , con k le variabili della ricorsiva.
2) I punti di questo spazio sono ordinati secondo lindice n N e .
3) formato da infiniti punti numerabili.
4) Questi punti, salvo punti di eccezione, saranno circoscritti in un area o sezione del piano
complesso (o reale).
5) Dati 2 punti generici qualsiasi ,
i j
P P e e allora si avr sempre che
i j
P P = , ovvero tutti i punti
dello spazio saranno tra loro differenti.
Abbiamo volutamente parlato di punti P senza specificare se P un numero reale o complesso,
esistono, come abbiamo gi sottolineato, ricorsive in campo reale e ricorsive in campo complesso,
se non c necessit di specificare indicheremo con lo spazio generato da una ricorsiva generica
9 e con P i punti da essa generati. Se necessario specificare che si tratta di campo complesso,
indicheremo tale spazio con e la ricorsiva come , i punti come z; indicheremo con x i punti in
solo campo reale e lo spazio associato sar indicato con . E evidente che se abbiamo uno spazio
nel campo complesso potremmo facilmente determinare uno spazio corrispondente il quello reale,
attraverso la norma dei punti di , anche se non altrettanto facilmente si pu determinare una
ricorsiva 9 per un cos determinato.
Ma le ricorsive che saranno tema della nostra riflessione hanno una caratteristica ulteriore, molte di
esse sviluppano andamenti periodici; inoltre sicuramente saranno ricorsive cicliche modulari,
ovvero lazione della ricorsiva si chiude dopo un certo numero di steps creando insiemi di classi di
congruenza. Vogliamo notare come se indichiamo con Vj i vettori dello spazio di dimensione k,
k
e
possiamo avere per 9 una ricorsiva composta di funzioni T, ovvero
1 2
( .. )
k
T T T 9= , con la
condizione che k sia finito, e che tale composizione sia invariante e ciclica.
Ad esempio:
1
2 1 1
3 2 2 2 1 1
4 3 3 3 2 1 1 1
5 1 4 1 1
( )
( ) ( ( ))
( ) ( ( ( ))) ( )
( ) ( ( ))
V
V T V
V T V T T V
V T V T T T V V
V T V T V
=
= =
= = = 9
= = 9
...
Si vede in questo caso come 9 sia composto da
1 2 3
( ) T T T e quindi abbiamo 2 cicli ricorsivi, uno
di 9 ed un altro delle componenti di 9.
1
4 1
2
7 4
( )
( )
....
V
V V
V V
= 9
= 9
Se consideriamo una ricorsiva generica:
1 0
2
2 1 0 0
0 0
( )
( ) ( ( )) ( )
.....
( ( ...( ( ))..)) ( )
n
n
P P
P P P P
P P P
= 9
= 9 = 9 9 = 9
= 9 9 9 9 = 9
allora si ha una ricorsiva ciclica quando t.c.
k
k I - 9 = e quindi k il modulo per gli n valori della
ciclica, vedremo come se k un numero primo da cui n = m*k + p la ciclica non scomponibile
altrimenti lo . Quindi una ricorsiva ciclica crea k classi di congruenza
1 2
, ,...,
k
U U U dove si
distribuiranno i punti di per cui abbiamo
k
k
U e =

. Ma le ricorsive cicliche che generano


hanno una caratteristica in pi, i punti infiniti degli insiemi
1 2
, ,...,
k
U U U si disporranno ciascuno in
una funzione F(t).
Definizione 3 Ricorsiva ciclica di : Chiamiamo ricorsiva ciclica generante uno spazio , una
funzione ricorsiva 9 tale che dopo un numero finito di steps i risultati si dispongono lungo una
funzione continua definibile. Il modulo di questa ricorsiva corrisponde al numero di funzioni
continue che ricopre i punti di , il modulo il numero degli steps che chiude il ciclo.
122
(Notiamo che stiamo chiamando modulo quello che in realt lordine della ricorsiva ciclica e
questo in quanto stiamo considerando moduli il cui valore coincide con lordine, ovvero col numero
di classi di congruenza). Ad esempio se consideriamo la seguente ricorsiva
2
1
1 1
i
i i i
x
x x x
+
+
= + nel
campo reale avremo il seguente sviluppo partendo da condizioni di innesco
1 2
2; 5 x x = = che
determinano il vettore origine
0
(2, 5) V = , i valori successivi proseguiranno secondo la seguente:
2
1 5 15 5,128719
2 0,6 16 0,656742
3 0,533333 17 0,491871
4 4,791667 18 4,618334
5 2,266304 19 2,473266
6 0,300782 20 0,304076
7 1,908246 21 1,734004
8 5,06693 22 5,18522
9 0,627465 23 0,68792
10 0,511891 24 0,473202
11 4,707102 25 4,525616
12 2,368563 26 2,580217
13 0,302139 27 0,306602
14 1,819559 28 1,651626
e cosi via.
Il grafico risultante per le prime 1.000 iterazioni sar il seguente.
0
1
2
3
4
5
6
0 200 400 600 800 1000 1200
Figura 9
Abbiamo lo sviluppo dello spazio lungo 7 funzioni sinusoidali del tipo ( )
d
y sen kx h = + tra loro
sfasate di h, al cambiare delle condizioni di innesco avremo un cambiamento dei valori k; h (in
genere d = 2), ma il numero delle funzioni, ovvero il modulo della ricorsiva rimarr invariato, in
questo caso 7. Se invece consideriamo la ricorsiva parametrizzata nella forma
2
1
i
i i i
x
x x x
q
+
+
= + al
variare dei valori di e q avremo una variazione del modulo della ricorsiva.
Nel caso precedente avevamo 1 e 1 q = = se poniamo 3 e 1 q = = , lasciando le stesse condizioni
di innesco, avremo una ricorsiva modulo 10 , ovvero:
0
1
2
3
4
5
6
0 200 400 600 800 1000 1200
Figura 10
Con questi esempi vediamo concretamente come lo spazio di una ricorsiva ciclica sia dato da:
k
k
U e =

e dove k il modulo della ciclica, i punti di ogni insieme U sono esprimibili attraverso
funzioni continue sinusoidali F(t).
123
E importante sottolineare come gli insiemi U, che sono di un
numero finito, formino un ricoprimento dello spazio e quindi lo spazio uno spazio denso ed
connesso, ma non uno spazio continuo. Se esprimiamo i valori di U nei termini delle funzioni
continue F(t) allora avremo uno spazio continuo che chiameremo O e tale che ( )
k
k
F t O =

, esso ha
una metrica e quindi di Hausdorff ed sicuramente connesso se le funzioni F(t) sono continue e
differenziabili, inoltre e c O. Quello che della ricorsiva 9 rimane invariante, al cambiare delle
condizioni di innesco e dei parametri della ricorsiva, che il modulo deve essere sempre un numero
finito e costante.
Nel caso precedente:
1 2 2
*
n
n n n
x
x x x
q

= + =9(x) (A)
(A) presenter tutti i suoi valori ad infinito entro un area limitata, quindi sar uno spazio
limitato(a meno di eccezioni) inoltre,il cambiamento dei parametri della ricorsiva cambia il modulo
della stessa .
124
Le condizioni di innesco cambiano solo la fase e laltezza della funzione, ovvero lasciano il modulo
invariato, ricordiamo che il modulo definisce il numero di funzioni dello spazio . Inoltre lo spazio
di (A) sar contenuto dallo spazio descritto dallinsieme delle funzioni :
1 2
{ ( ), ( ),...., ( )}
k
F x F x F x =
In definitiva lo spazio O a differenza dello spazio uno spazio continuo, le ricorsive cicliche che
danno luogo ad uno spazio hanno quindi la caratteristica di essere contenute in un insieme finito
di funzioni continue il cui numero coincide col modulo della ricorsiva e che indichiamo come
spazio O. Le condizioni di innesco cambiano solo la fase e laltezza della funzione ovvero lasciano
il modulo invariato, anche lo spazio uno spazio limitato, le funzioni in esso descritte sono
limitate e quindi sono continue.
I valori di una ricorsiva ciclica con modulo finito sono contenuti nellinsieme determinato da un
numero finito di funzioni continue.
Per formalizzare questo aspetto diciamo che se = Spazio della ricorsiva e e
= Spazio delle funzioni continue O allora e c O. Se consideriamo lo spazio ottenuto dalla
ricorsiva ( ) z in campo complesso chiameremo lo spazio associato come per separarlo da
ottenuto dalla ricorsiva reale 9, ma le funzioni F(t) saranno sempre funzioni in campo reale anche
partendo da ed esse saranno ottenute attraverso la norma dei valori di , quindi la norma di ( ) z ,
ovvero ( ) z x e = e c O. Quindi lo spazio attraverso la norma pu essere trasformato in uno
spazio e quindi possono essere determinate funzioni F(t) che generano O; ma non detto che
dallo spazio , cos ottenuto, si possa esplicitare una ricorsiva 9 ottenuta da , per avere questo
occorre che
2
( ) z z = , da cui ( ) ( ) z x = 9 ma questo vero solo per certe condizioni.
125
Inoltre nel caso di v e = non detto che lo spazio O sia ottenuto attraverso funzioni ben definite,
possibile che ci che si pu determinare una distribuzione di punti nello spazio secondo criteri di
simmetria, la condizione che comunque rimane essenziale per definire O che sia uno spazio
continuo (a meno di possibili punti-eccezioni). Se e eR allora ( ) ( ) x F t 9 e e quindi OeR. Se,
invece, v eC allora per passare a OeRoccorre definire la norma di ( ) z eC , ovvero
( ) ( ) z F t e .
In definitiva nel campo complesso la ricorsiva ciclica generer una distribuzione di punti che
saranno sempre limitati , ovvero saranno in uno spazio limitato, ma per assegnare ad essi uno
sviluppo ciclico occorre trasformare questi punti da complessi a reali attraverso la norma e quindi
determinarne lo sviluppo lungo funzioni reali continue.
126
1.3.6 Sullinversa di una ricorsiva
Prima di proseguire vogliamo introdurre la differenza tra ricorsive unidimensionali e ricorsive
multidimensionali.
Una ricorsiva unidimensionale ha come argomento un solo valore o punto di .
1
( )
i i
P P
+
9 =
Una ricorsiva multidimensionale ha come argomenti pi di un valore tra quelli di .
1 1
( , ,... )
i i k k
P P P P
+ +
9 =
Inoltre abbiamo accennato allesistenza dellorigine di una ricorsiva, un vettore V(0) che
rappresenta i valori di innesco della stessa, ora un teorema che si pu dedurre da quanto considerato
fino ad adesso che:
Teorema : Se
'
(0) (0) V V = allora derivato da V(0) attraverso 9 diverso da derivato sempre
attraverso 9 da V(0).
Questo teorema ci dice in definitiva che se dipende dalle condizioni di innesco allora al cambiare
di essere cambia anche lo spazio anche se utilizziamo sempre la stessa ricorsiva 9.
Le ricorsive che abbiamo considerato sono limitate entro un area definita di valori e questo ha come
conseguenza che le funzioni F(t) sono anchesse limitate, ovvero esiste un L t.c. ( )
i
F t L < con i k s
modulo della ricorsiva. Questo vuol dire che per le F(t) abbiamo 2 possibilit o che F(t) convergono
ad un valore determinato per t oppure che F(t) sono funzioni periodiche.
127
La periodicit di F(t) comporta una interessante propriet per lo spazio . Abbiamo detto che i punti
di sono ordinati, ovvero dati 2 punti ,
i j
P P e e teoricamente possibile sapere sempre se
i j
P P >
(che vuol dire
i
P precede
j
P ; >sta per precede e <sta per consegue) oppure
i j
P P < , questo per
il semplice fatto che ad ogni punto associato un indice che lindice della ricorsione. Ma il fatto
che sia teoricamente possibile (ossia calcolabile) non vuol dire che una condizione del genere si
possa computare, infatti le ricorsive che analizzeremo (quelle multidimensionali) hanno una sola
direzione di computabilit, ovvero non esiste una ricorsiva in grado di percorrere lordine degli
indici al contrario; se essa non esiste allora sapere se dato
i
P , percorrendo la 9(P), si arriver a
j
P
pu essere stabilito solo se P appartiene a funzioni F(t) convergenti, infatti, in tal caso, se
i j
P P >
allora
i j
P P > . Se esse sono periodiche lordine dei punti pu essere stabilito solo con la
computazione effettiva ed aspettando che si ottenga il valore
j
P , ma nel caso in cui il valore
antecedente a quello di partenza non vi alcun modo di stabilirlo e la ricorsione proceder ad
infinito, quindi se
j
P precede
i
P non potr mai essere stabilito con certezza, in sistemi periodici.
Ma le ricorsive che producono periodiche hanno un altra importante propriet, che dati 2 punti
, P P
o |
e e allora esister sempre un punto P

t.c. P P P
o |
> > oppure P P P
o |
< < , in definitiva tra
2 punti qualsiasi di esister sempre un terzo punto e questo punto sempre ottenibile attraverso
una ricorsione finita, quindi un punto computabile. Infatti se consideriamo F(t) ottenute, o dalla
norma di ( ) z oppure direttamente da 9(x), esse saranno sempre punti definiti positivi , ovvero
O(P) >= 0; inoltre t.c. 0 ( ) L P L - s O s allora si hanno 2 possibilit o lim ( )
n v
n
P p

O = ovvero O(P)
ha uno o pi attrattori oppure le funzioni che descrivono O sono periodiche ed allora
attraverseranno infinite volte lintervallo [0, L]. Quindi avremo che se | | | | 0, allora 0, L L e O= c ,
anche se la ricorsiva procede sempre verso una sola direzione tra 2 punti qualsiasi dellintervallo vi
sar sempre un altro punto ed esso ottenibile attraverso una ricorsione finita. In definitiva
possiamo dire che isomorfo allinsieme numerico Z, dei numeri razionali, un insieme denso ma
numerabile; mentre O isomorfo a Run insieme a cardinalit continua.
Abbiamo accennato al problema di percorrere una ricorsiva in direzione opposta rispetto agli indici
di ricorsione, definiamo cosa si intende per una tale propriet.
Chiamiamo reversibilit di una funzione F(t) la possibilit che essa sia percorribile in un senso di t
e nel suo opposto. Questo concetto trova una sua espressione nella fisica, ben pi interessante , dal
nostro punto di vista, la reversibilit di una funzione ricorsiva ( )
i j
P P 9 = essa si dice reversibile se
esiste una ricorsiva ( ) P tale che ( )
j i
P P = .
Per inversa di una ricorsiva ( ) x 9 intendiamo invece una funzione
1
( ) x

9 tale che per ogni step
della prima generi un punto inverso, quindi se ( ) x 9 genera lo spazio e ,
1
( ) x

9 generer lo spazio
1
e

, t.c.
1
1 ee

= per ogni step della ricorsiva.


128
La prima funzione ci dice che dato il punto P
o
attraverso la ricorsiva 9 passiamo nel punto P
|
e
poi in P

, questo vuol dire che P P P


o |
9 9
e quindi
2
( ( )) ( ) P P P
o o
9 9 = 9 = . Ora una
reversibile di 9 vuol dire che esiste una funzione t.c. P P P
o |

, ovvero
2
( ( )) ( ) P P P
o
= = . Chiameremo tale funzione reversa di 9, e dal punto di vista della
ricorsiva, linversa una funzione che percorre gli indici di in direzione opposta, cosa diversa
invece linversa dei punti determinati da 9, ovvero di . Linversa di deve essere tale che
1
( ) P

9 , per ogni punto da essa generato, sia linverso del corrispondente punto di ,
1
( ) P

9 deve
essere una ricorsiva in grado di generare tutti i punti di
1
e

e questo vuol dire avere


1 1
1 1 1
P P P
o |


9 9
; in definitiva quando parliamo di inversa di non parliamo solo di
inversa della ricorsiva ma anche di inversa di tutti i punti da essa generati e questo cosa differente
dallinversa della sola applicazione. Quindi in realt dovremo tenere presenti 2 possibilit:
1) Lesistenza di una funzione reversa di 9 per tutti i punti di .
2) Lesistenza di una ricorsiva inversa
1 1 1
( ) ( ) P P

9 = 9 in grado di generare uno spazio
1
e

.
Quindi la ricorsiva reversa data da
1
( ) P

9 =e percorre gli stessi punti P di 9 ma in ordine


inverso, la ricorsiva inversa genera invece lo spazio
1
e

, inverso di . Si pu dimostrare che una


ricorsiva complessa meromorfa (non trascendentale) sempre invertibile, cos come una funzione
razionale per 9(x). In generale sappiamo dallanalisi complessa che ogni funzione complessa
esprimibile con una serie di potenze infinite del tipo
0
k
k
k
a T

sar sempre invertibile se per k = 0


0
k
a = , ed in particolare uguale a 1.
129
Nel caso di una ricorsiva inversa avremo, data una ricorsiva complessa ( ) z allora per ogni
1
. . 1 ovvero
n
n n n n n
z w t c z w w z

- = = questo vuol dire


1
2
n
n
n
z
z
z

= , se ( ) ( ) e ( ) z x z = 9 abbiamo
2
( )
( ) 1
( )
z
z
x

=
9
per ogni punto z.
Se consideriamo la ricorsiva
1
2
1 1
1 1 1
( )
i
i
i i i i i
z
z z
z z z z z
+
+
+ +
+
= + = = allora abbiamo che la norma di ( ) z
sar
2
( ) ( ) ( ) da cui ( ) ( ) z z z z z z = = 9 > , infatti:
2
1 1 1 1
2 2
1 1 1
1 2 1 1
( ) ( ) ( )( )
i i i i
i
i i i i i
x z z z
z z
z z z z
z z
+ + + +
+ + +
+ + + +
= = in questo caso non avremo la condizione
( ) ( ) ( ) z z x = 9 = 9 infatti
2
1 1
2
1
1 2
( ) ( , )
i i
i
i i
x z
z x z z
z z
+ +
+
+
+ +
= = 9 =
Come si vede la ricorsiva generante lo spazio non dipende solo dai valori della norma di z ma
anche dai valori x di z , questo aspetto avr delle implicazioni interessanti che vedremo in seguito.
Per adesso vogliamo definire linversa della ricorsiva generante , ed essa dovr essere per ogni
punto
1
( , ) x z

9 , ovvero
1
2 i
z

+
ma per ottenere tale valore per tutti i punti di non sufficiente
la
1
1
2
2
1 1
1 2
i i
i
i i
z z
z
x z

+
+
+ +
=
+ +
, infatti questa funzione corrisponde alla
1
( , ) x z

9 essa linversa
della funzione, e ci riporta al punto di partenza ma solo ed esclusivamente per il tratto considerato,
ovvero i punti che otteniamo da
1
( , ) x z

9 vanno considerati solo come prodotto di 9(x), non


possono essere considerati come elementi di uno spazio ricorsivo , infatti se utilizzassimo
1
2 i
z

+
come elemento di
1
( , ) x z

9 avremmo immediatamente una funzione differente con valori


totalmente differenti da . Se, invece, vogliamo generare uno spazio inverso a anche i punti della
ricorsiva devono essere quelli inversi e questo vuol dire che la funzione finale sar del tipo:
1 1
1
1 1
2
1 1
( )
1 2
i i
i i
z z
z
x z

+ +
= 9
+ +
Questa ricorsiva sar proprio quella in grado di generare lo spazio inverso
1
e

.
Questione ben diversa quella della reversibilit della ricorsiva, malgrado le F(t) in O siano
reversibili rispetto a t in quanto continue, la 9(x) non ammette la possibilit della reversibile nella
forma
1
( ) x

9 , ovvero una ricorsiva che generi


1 1
P P P
o |

9 9
,e nel contempo che sia
multidimensionale. La possibilit di una funzione reversibile nei termini di una reversa di 9(x) si ha
solo se la ricorsiva unidimensionale, in questo caso R(x) reversibile se
1
( )
n n
x x

9 = allora esiste
una ( ) x t.c.
1
( )
n n
x x

= , infatti nel caso di una ricorsiva unidimensionale espressa in termini di
polinomi come con la Mappa Logistica
130
abbiamo solo da esprimere un termine in funzione
dellaltro
1
(1 )
i i i
x kx x
+
= diventa
2
1 1
4
1 1
2 2 4
i i
i
k k kx x
x
k k
+ +
+
= = +
Cosa accade, invece, se la ricorsiva multidimensionale?
Noi stiamo considerando gli spazi che dipendono dal vettore origine V(0) questo vuol dire che
per
'
o o
V V = si ha
'
e e = fissato un certo 9; inoltre ha la caratteristica per cui ,
a b
P P e e si ha
sempre
a b
P P = . Se consideriamo una ricorsiva con 2 dimensioni tale che
2 1
( , )
i i i
x x x
+ +
= 9 abbiamo
che per una certa origine V(0) sar associato un unico spazio , per cui cambiando origine e
lasciando inalterata la funzione 9 avremo spazi sempre differenti; ovvero (V(0)), funzione
di V(0) per cui se
'
(0) (0) V V = allora
'
e e = dato un certo 9. Ora si pu dimostrare che una
ricorsiva reversa di 9 nella forma
1 2
( , )
i i i
x x x
+ +
= per ripercorrere in direzione opposta
dovrebbe originare da un qualche punto di e ripercorrere verso la sua origine. Quindi se
lorigine di un vettore di 9, ovvero
1
1 0 0 1
( ) ( , ) ( ( ), ( ))
k k
k k k k
V x x V V x
+
+
= = 9 9 = si ha che
essa descriver uno spazio che ipotizziamo ricopra gli stessi punti di dal vettore
k
V al vettore
V(0) , ma se vogliamo estendere tale spazio ad esempio da a
k j k
V V
+
allora dovremo avere una
ricorsiva reversa che parte da
'
( )
k j
V
+
per arrivare a V(0), ma per il teorema precedente non vi pu
essere uno stesso spazio con una ricorsiva che parte da vettori differenti, per cui se ammettiamo che
vi sia uno stesso spazio e origini differenti allora di conseguenza le 2 ricorsive devono essere
differenti, ne consegue che
'
= . Poich infinito non esiste un ultimo vettore, per cui
dovremmo ricostruire questo spazio attraverso infinite ricorsive reverse che percorrono a ritroso
lo spazio ed esse saranno differenti a seconda dellintervallo di punti di che si vuole ricoprire.
In definitiva ammesso che esista, per ricoprire lo spazio ne dovranno esistere un numero
infinito. Una ricorsiva, funzione dellorigine, ha una singolarit legata alla sua origine e quindi non
esiste alcuna ricorsiva che partendo da un altra origine la possa ricoprire totalmente.
Quindi data una 9(x) multidimensionale che genera lo spazio non esiste una ( ) x che ripercorra
lo stesso spazio in direzione contraria. Il motivo fondamentale di questo che ha una origine ed
una direzione, indicheremo questa propriet di con
0
( ) V e
,
, quindi V(0) una singolarit che non
pu essere ritrovata in alcun punto di , una ricorsiva che percorre in direzione opposta dovr
anchessa originare da una singolarit, da un vettore definito, e quindi per forza di cosa potr
ripercorrere solo da quel punto a ritroso essendo del tipo ( )
k
V e
,
, in questo modo rimarranno non
coperti tutti i vettori di da a
k
V . In conclusione, anche nellipotesi che possa esistere una
reversa di una ricorsiva multidimensionale, essa non sar unica, ma ve ne saranno infinite tante
quante sono i vettori che possono fungere da origine della ricorsiva.
131
1.3.7 Spazi e spazi O con orbite associate
Abbiamo visto come la funzione ricorsiva complessa ( ) z genera uno spazio complesso che ha le
seguenti caratteristiche:
1) E uno spazio infinito di punti differenti tra di loro. Ovvero
1 i i
z z i
+
=
2) Ha una origine definita. Ovvero
' '
0
,.., z z
o
- che sono punti definiti, iniziali della funzione in campo
complesso
1 1
( ,..., )
i i
z z z
+
= .
3) Lo spazio limitato, ovvero tutti gli infiniti punti di giacciono in un area limitata e limitabile
dello spazio complesso a meno di punti-eccezioni.
Questo vuol dire che esiste un area rettangolare M delimitata dalle rette e ( ) y id y i d h = = + e
'
e x l x l h = = + , con y componente immaginaria del numero complesso generico z e x componente
reale, dove giacciono gli infiniti punti di a meno di un numero limitato di eccezioni.
4) I punti di essendo limitati in un area possono avere 3 comportamenti possibili:
a) Convergere verso uno o pi punti dellarea, che saranno gli attrattori dello spazio detto.
b) Essere periodici nellintervallo dellarea.
c) Avere una distribuzione pi o meno uniforme nellarea detta.
Lo spazio complesso cosi descritto pu essere visto anche come una distribuzione discreta di punti
in C che assume certe caratteristiche topologiche. Una di queste caratteristiche la determinazione,
attraverso il complesso coniugato, dello spazio normato di ovvero u e = , che svilupper la sua
sequenza non pi nel campo complesso ma in quello reale. Abbiamo chiamato lo spazio cos
definito in Rcome spazio . La possibilit di avere uno spazio normato di vuol dire che esso si
presenta sempre come uno spazio misurabile anche se discreto, ogni valore di una misura; una
misura ottenuta dalla norma dei punti z di , misure complesse che assumono il significato che
abbiamo ad esse dato. Questo vuol dire che la misura x di una misura rispetto allinvariante
generante , invariante ottenuto dalla norma di , dei valori di z ma anche dei valori di x come
abbiamo visto. Lo spazio che andiamo a costruire se ha un andamento periodico allora uno
spazio di Hausdorff, inoltre uno spazio denso e isomorfo a Z; ma , in quanto limitato, anche
uno spazio compatto e questa una delle propriet pi importanti e che andremo adesso ad
analizzare, inoltre esso pu essere connesso se, come vedremo, ricopribile da O. In linea generale
se abbiamo una ( ) z , avremo una 9(x) con x che, come abbiamo visto, pu essere rappresentato
dalla norma di z, ma anche da componenti di z stessa. La possibilit di una 9(x) legata alle
propriet della norma ed al fatto che stiamo considerando funzioni meromorfe non trascendentali.
Le 9(x) da noi considerate presentano 2 caratteristiche fondamentali: sono modulari su un ciclo
finito k e generano k funzioni continue dove andranno a distribuirsi i punti di .
Ora tutto quello che riguarder la connessione dei punti di sar chiamato orbita, quindi un orbita
la connessione di pi punti di secondo un criterio ben determinabile.
Il primo tipo di orbita che possiamo descrivere quella che connette i vari punti di secondo la
sequenza o ordine della ricorsiva, chiameremo tale orbita, orbita di primo livello o orbita
principale. Le congiungenti di 2 punti consecutivi
1
e
i i
P P
+
, secondo lindice della ricorsiva,
possono essere di un numero infinito, ma anchesse devono rimanere in un area delimitata ed inoltre
tra tali infinite traettorie ve ne sempre una che chiamiamo minima, ed la traiettoria pi breve tra
i due punti nello spazio considerato. In realt tra 2 punti consecutivi di lunica traiettoria che pu
essere stabilita con certezza proprio quella minima congiungente i due punti, non sapendo nulla
dello spazio sottostante ci limiteremo a considerare la congiungente in uno spazio piatto.
132
Lanalisi che faremo nel prossimo capitolo riguarder proprio questa orbita e la sua congiungente
minima.
Le orbite di secondo livello(o di sistema) sono quelle descritte dalle funzioni F(t) esse, come
abbiamo detto, saranno di un numero k corrispondente al modulo della ricorsiva 9(x). Quelle che
esamineremo in particolare saranno periodiche in un intervallo definito di valori sempre >0 e minori
di un limite L. Queste orbite saranno quelle formanti lo spazio O e che conterranno i valori
misurabili presenti in . Ricordiamo che le F(t) sono orbite continue e congiungeranno i punti di
non secondo la sequenza della ricorsiva degli steps, ma secondo lindice modulare per cui in una
ricorsiva di modulo 7 tutti i punti di
7 7
{ , ,..., }
i i i n
x x x
+ +
per n numero naturale giaceranno sulla
stessa funzione ( )
i
F t . Inoltre dobbiamo considerare che tali funzioni F(t) sono legate ad una
variabile che non lindice della ricorsiva come in , bens una variabile continua che collega gli
indici della ricorsiva seguendo la stessa direzionalit, vedremo come essa pu diventare a tutti gli
effetti la variabile temporale.
Ma esiste un altra categoria di traettorie che chiameremo del terzo livello(o emergenti) dove i punti
saranno congiunti non sulla base di un criterio legato al loro indice di ricorsione o ad una funzione
determinabile secondo lordine del ciclo, bens saranno determinate rispetto ad una distribuzione
simmetrica nello spazio, rispetto ad un determinato criterio di simmetria.
Per dare fin da adesso una idea di cosa stiamo parlando, immaginiamo una distribuzione di punti di
una ricorsiva su secondo un criterio di simmetria spaziale, come ad esempio nel seguente caso:
0
2
4
6
8
10
12
14
0 1000 2000 3000 4000 5000
Figura 11
La funzione che abbiamo qui considerata la seguente:
3
1 2 1
1 2
( ) x x
x x x
9 = + = con condizioni di innesco
1 2
11; 3 x x = =
il modulo k = 11 (o ordine della ricorsiva) , quindi vi sono 11 funzioni ma i cui punti (della stessa
funzione) diventano tra di loro pi distanti rispetto ai punti della funzione successiva. Ovvero la
distanza tra
11
e
i i
P P
+
diventa maggiore di quella tra
1
e
i i
P P
+
questo genera una distribuzione
spaziale dei punti di che non segue le funzioni F(t) che pur esistono, ma segue una distribuzione
spaziale simmetrica che abbiamo chiamato tassellare. Questo possibile in quanto rimane salva la
distribuzione periodica dei punti P in un intervallo t, quindi perdendo la possibilit di discriminare
le funzioni singolarmente rimane per la periodicit di tali funzioni che producono come
conseguenza una distribuzione simmetrica nellintervallo t. Si tratta di una simmetria tra punti di
che emerge nella rappresentazione S/T di tali punti, essa diventa maggiormente definita e
vincolante nellintervallo t, rispetto alle funzioni F(t) originate dal modulo del ciclo. Affinch
questo si abbia occorre che tali orbite siano stabilite attraverso la misura esterna, in tal modo si
determina un algoritmo che genera tutte le misure esterne, tali misure determineranno un area dove
possibile trovare le misure della ricorsiva. La simmetria sar esplicitabile tra i valori di un tale
algoritmo (o funzione) contenente le misure esterne, quindi solo per i valori al limite delle misure
effettuabili.
Riassumendo, considerando le ricorsive cicliche con modulo k vediamo come i punti si
distribuiscono su traettorie ben definite corrispondenti a funzioni in genere continue e con
andamento periodico, inoltre che il numero di queste funzioni lo stesso del modulo k della
ricorsiva.
Se k = 3 abbiamo e
1
( )
j j
x x
+
= 9 :
0 3 1
1 4 2
2 5 3
{ ( ), ( ),...} ( )
{ ( ), ( ),...} ( )
{ ( ), ( ),...} ( )
x x F t
x x F t
x x F t
9 9 e
9 9 e
9 9 e
I valori di si distribuiranno sulle funzioni continue
1 2 3
( ), ( ), ( ) F t F t F t , essi saranno infiniti ma
numerabili e saranno contenuti nello spazio infinito ma continuo definito da dette funzioni.
Chiamiamo questo spazio come spazio O ed avremo:
e _ O con
1 2 3
{ ( ), ( ), ( )} F t F t F t O =
Se separiamo i punti della ricorsiva generanti secondo la loro collocazione sulle 3 funzioni
possiamo dire che:
1 1 2 2 3 3
( ), ( ), ( ) F t F t F t e e e e e e da cui
1 2 3
e e e e =
La prima conseguenza che possiamo dedurre da uno spazio cosi descritto che tra 2 punti
consecutivi di
1
e esistono una infinit continua di punti di
1
( ) F t e seguendo la legge degli indici
della ricorsiva possiamo trovare una corrispondenza tra la relazione di ordine tra i due punti della
ricorsiva e la rappresentazione Spazio-Temporale della funzione
1
( ) F t , dove con t indichiamo la
progressione continua del tempo e con
1
( ) F t la collocazione dellevento nello spazio delle misure
eventi possibili. Ma qui sorge una prima differenza, che ha conseguenze fondamentali nella nostra
rappresentazione, e cio mentre la F(t) pu essere percorsa in ambedue le direzioni temporali sia da
1 2 2 1
a che da a t t t t , per la ricorsiva 9(x) abbiamo visto come questo non sia possibile. Insomma se
la F(t) simmetrica rispetto al tempo questo non vale per la ricorsiva 9(x).
Nei capitoli successivi verr esplicitato come sia possibile interpretare una ricorsiva attraverso le
dimensioni S/T, quello che qui vogliamo anticipare come da una ricorsiva modulare si possa avere
una rappresentazione di stati tra loro coesistenti. Possiamo immaginare una ricorsiva 9(x) che
cicla con un modulo 4, ovvero:
1 2 3
2 1 3 1 4 1
( ); ( ); ( ); x x x x x x = 9 = 9 = 9 fino ad arrivare a
4
5 1
( ) x x = 9
che chiude il ciclo. Ora si pu verificare la seguente situazione che
4
5 1 1 1
( ) ( ) x x I x x = 9 = = , oppure
che
4
5 1 1 1
( ) x x x = 9 = + e cos per tutti e quattro gli elementi del ciclo per cui si ha:
4
5 1 1 1
4
6 2 2 2
4
7 3 3 3
4
8 4 4 4
( ) ( )
( ) ( )
( ) ( )
( ) ( )
x x I x
x x I x
x x I x
x x I x

= 9 = +
= 9 = +
= 9 = +
= 9 = +
Dove gli elementi possono essere espressi in termini di variazione infinitesima dai valori di
partenza, utilizzando la rappresentazione con matrici abbiamo che il vettore originario dato da
1 2 3 4
( , , , )
A
X x x x x = si trasforma dopo la chiusura del ciclo nel vettore
5 6 7 8
( , , , )
B
X x x x x = . Quindi la
trasformazione ( )
B A
X T X = , si pu esprimere come una matrice del tipo T I A c = + , per indicare
che si tratta del ciclo di una ricorsiva chiameremo la trasformazione T con +, per cui abbiamo
I A c + = + e quindi ( )( )
B A A A
X I A X X AX c c = + = + .
Il significato di questa espressione che il vettore risultante sar dato dal vettore di partenza pi la
variazione infinitesimale (data attraverso la matrice A) sul vettore di partenza. Il vettore cos
definito pu essere interpretato come un insieme di misure coesistenti ovvero complementari del
sistema, voglio qui precisare che il concetto di complementariet assume nel nostro modello una
accezione pi generale di quella usata in quantistica, infatti qui la complementariet non legata al
principio di indeterminazione e agli osservabili non commutanti, ma invece strettamente legata al
passaggio dalla unica misura in k istanti differenti a k misure nello stesso istante, ovvero a quello
che chiameremo trasformazione del tensore S/T.
In linea generale prima dellintroduzione del tensore S/T, quello che abbiamo che stati o misure
consecutive si trasformano in stati o misure coesistenti, attraverso un unico vettore. Quindi vuol dire
che vi sar un operatore in grado di trasformare vettori in vettori ed proprio sul carattere
commutante o meno di un tale operatore , che si introduce, come vedremo, la essenziale
differenza tra sistemi classici e sistemi quantistici. Questo vuol dire che, malgrado lirreversibilit
della ricorsiva 9(x), il passaggio da un vettore di stato
A
X a
B
X attraverso loperatore che
definisce se il sistema che stiamo osservando commuta e quindi le misure sono coesistenti oppure
non commuta e le misure si escludono a vicenda.