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COLLANA FONDAZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

VOC I DAL PARLAM E N T O

Concetto Marchesi

Discorsi parlamentari 1945-1957

Editori Laterza

COLLANA FONDAZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI VOCI DAL PARLAMENTO

COLLANA FONDAZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

COMITATO SCIENTIFICO

Pier Ferdinando CASINI Presidente della Fondazione della Camera dei deputati Giuseppe LATERZA Editore Alessandro MASSAI Direttore Generale della Fondazione della Camera dei deputati

SERIE VOCI DAL PARLAMENTO

CONCETTO MARCHESI

DISCORSI PARLAMENTARI 1945-1957


A cura di Giovanni Salmeri

Editori Laterza

2008, Gius. Laterza & Figli e Fondazione della Camera dei deputati Prima edizione 2008

Questopera stata realizzata con il sostegno della

Propriet letteraria riservata Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari Finito di stampare nel febbraio 2008 SEDIT - Bari (Italy) per conto della Gius. Laterza & Figli Spa ISBN 978-88-420-8585-0

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PREFAZIONE*

A centotrenta anni dalla nascita di Concetto Marchesi (Catania 1878-Roma 1957) la Fondazione della Camera dei deputati ne pubblica i discorsi parlamentari. Lo fa in un clima pi pacato di un anno fa, quando si propose di emettere un francobollo celebrativo in occasione del cinquantenario della sua scomparsa, e ci provoc svariate opposizioni. Cera chi pretendeva di intentare a Marchesi una sorta di processo postumo per alcune sue scelte politiche. E tra costoro vi erano non soltanto alcuni degli eredi degli avversari storici della parte sua, che egli aveva sfidato mentre lo attorniavano in armi, ma anche qualcuno tra gli epigoni della sua stessa parte, il quale pretendeva di misurare col metro proprio la coerenza di Marchesi. Oggetto di un revisionismo di natura esclusivamente politica neppure meditato, perch incapace di contestualizzare uno dei maggiori esponenti della cultura classica italiana del Novecento sarebbe stato privato persino del modesto onore di un dentello se non vi fosse stata la mobilitazione congiunta di politici primo fra tutti Giulio Andreotti , intellettuali, giornalisti, persone comuni le quali hanno saputo riconoscere la grandezza di un uomo che tanto ha onorato la cultura, la politica e le istituzioni italiane e hanno voluto a loro volta onorarlo. Un uomo del suo tempo a tutto tondo, indubbiamente, ma nonostante le molte personali contraddizioni coerente fino in fondo coi suoi ideali, con la sua cultura, con le sue convinzioni, con la sua militanza politica; e pronto ai rischi fisici e alle sfide intellettuali che era necessario affrontare per affermarli. Chiss di quanti di noi, uomini del nostro tempo, si potr dire lo stesso...
* La prima parte di questa Prefazione si deve allon. Severino Galante, la seconda allon. Orazio Licandro.

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Sullonda di questa mobilitazione sorto il proposito di un ulteriore omaggio a Marchesi con la stampa dei discorsi parlamentari, un proposito che il presidente della Fondazione della Camera dei deputati ha recepito prontamente. A sua volta, lArchivio Concetto Marchesi di Gallarate ha messo subito a disposizione la sua ricca documentazione; dallUniversit di Pisa venuta la disponibilit di un illustre studioso a curare la pubblicazione; la Fondazione della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo ha contribuito alla pubblicazione del volume. Uomini e istituzioni diverse, di diversa cultura e orientamento, hanno saputo insomma collaborare per onorare un uomo che fu di parte come ognuno di noi, ma che appartiene a tutti: alla cultura, alla politica, alla storia italiana. Per questo voglio qui ringraziarli coralmente. Siano avvertiti il Partito e lUniversit di Padova: Concetto Marchesi, in previsione di una morte improvvisa, teneva in tasca questo biglietto doverano indicati i due pilastri della sua vita pubblica. Il partito, com noto, era il Partito comunista italiano. Un partito al quale Marchesi aveva aderito fin dalla fondazione, e nel quale aveva continuato a militare fino allultimo, passando attraverso gli anni della tirannide fascista, della lotta di liberazione, di un dopoguerra acceso da enormi tensioni sociali, civili, politiche, morali. Con unadesione piena e convinta alla sua linea politica, ma anche con una grande autonomia di giudizio. Da autentico comunista, per il quale la disciplina era innanzitutto fatto interiore, autodisciplina. Ma da spirito libero e indipendente: da autentico intellettuale. Marchesi fu infatti un intellettuale vero, capace di indagare criticamente la realt che era propria della sua disciplina quella della classicit latina portandovi il punto di vista della sua cultura e della sua esperienza anche civile, e indagandola quindi con le categorie sociali oltre che con quelle estetiche. La nostra libert intellettuale egli riteneva non pu scaturire da un solitario gioco di pensiero, da una ricerca strettamente personale di ci che possa servire ad illuminare le masse lavoratrici: pu scaturire soltanto dal contatto assiduo col popolo lavoratore di cui dobbiamo scrutare e chiarire a noi stessi le aspirazioni. Noi dobbiamo scavare in quella brace per accendere la no-

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stra lucerna. I lavoratori non ci intenderanno se non sentiranno nelle nostre parole quello che contenuto nellanimo loro. Soltanto cos potremo riparlare alloperaio e al contadino il suo stesso linguaggio, ma pi ordinato e chiaro e conclusivo. Egli sispir sempre a questi criteri, ma senza mai confondere la funzione intellettuale con quella di propagandista acritico di un qualche dogma o di un qualche capo: neanche quando un dogma e un capo egli fin per interiorizzare; neanche essendo come egli sapeva e diceva di essere uomo di parte e di fede. Ma Concetto Marchesi fu anche un politico vero, uomo di parte e di fede appunto: tanto pi vero perch sorretto nel suo costante impegno politico dalla propria cultura specialistica, dal suo essere intellettuale in senso stretto; e dunque dalla sua capacit di portare nella politica, il lievito della cultura critica, il rigore di una ricerca da esercitare in ogni campo della realt, finanche nelle sfide estreme coi nemici non meno che con gli amici. Vediamolo in tre momenti, che a me paiono esemplari, della sua biografia politica e intellettuale. Osserviamolo questo professore, come appare in un fotogramma sfocato avventurosamente scattato in quel 9 novembre del 1943 in piena guerra, due mesi dopo la catastrofe nazionale dell8 settembre , nella splendida Aula Magna della sua Universit, avvolto nella cappa di visone simbolo del potere accademico, con alle spalle il Senato accademico in cappa dermellino e di fronte il ministro fascista dellEducazione, dichiarare aperto lanno 722 dellUniversit padovana in nome di questa Italia dei lavoratori, degli artisti, degli scienziati, e di nessunaltra autorit. Era certamente un intellettuale antifascista colui che poco prima aveva parlato della sua Universit come di un tempio inviolato in una Padova occupata dalle truppe naziste, e avendo attorno un minaccioso manipolo di fascisti rispuntati sotto la protezione degli occupanti ma era senza dubbio un intellettuale comunista quello che sapeva cos plasticamente evocare di fronte ai colleghi e ai giovani, ai quali soprattutto era attento, con la sua tipica oratoria classicheggiante, la nozione marxista delle forze produttive, qui incardinata sul concetto di lavoro salariato, sul nesso tra ricerca scientifica e lavoro, sulla coscienza di classe, sul riscatto del lavoro come riscatto universale. Ed era un militante comu-

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nista senzaltra qualificazione quello che avvertiva che lItalia non pu cadere in servit senza che si oscuri la civilt delle genti, preparando cos la conclusione dellAppello agli studenti di poche settimane dopo con cui li incitava alla resistenza armata: Fate risorgere i vostri battaglioni, liberate lItalia dallignominia, aggiungete al labaro della vostra Universit la gloria di una nuova pi grande decorazione. Se oggi lUniversit di Padova, unica tra le Universit italiane, fregia il proprio labaro della medaglia doro della lotta di liberazione conquistata col sangue dei suoi studenti e dei suoi docenti, il merito appartiene anche al coraggio (il coraggio anche fisico, intendo) che ebbe Concetto Marchesi di dire quello che pensava e di fare quello che diceva, quale che fosse il rischio da correre. Vediamolo, inoltre, questo deputato comunista alla Costituente, nella notte del 25 marzo 1947, alzarsi dal suo seggio nellAssemblea e allontanarsi dallAula egli, il celebre uomo di cultura, accompagnato dalloperaia comunista Teresa Noce, la combattiva Estella della clandestinit per non votare quellarticolo 7 della Costituzione che il gruppo dirigente del partito (Togliatti in primo luogo) aveva deciso di approvare, e che egli invece non condivideva ritenendo che i Patti Lateranensi non dovessero entrare nellossatura e non dovessero diventare parte organica del nuovo Stato. Un gesto di indisciplina politica plateale (e non era il primo), in quegli anni inconcepibile per qualsiasi altro rappresentante comunista presente nelle Istituzioni, ma che Marchesi volle e seppe compiere non soltanto perch in qualche modo era protetto dalla sua funzione intellettuale esterna al PCI, ma anche perch in lui il nesso tra ragione critica e attivit politica non era meno forte di quello tra passione politica e ricerca critica: il comunista non rinunciava a essere intellettuale e dunque alla propria totale libert di giudizio, cos come lintellettuale non cessava di essere comunista, e anche nel momento del dissenso pubblico conservava la convinzione che il suo partito fosse organo insostituibile di vera ed effettiva democrazia e di costruzione nazionale. Vediamolo, infine, questo militante comunista giunto al Partito comunista dItalia dalloriginario anarchismo sulla spinta del-

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la Terza Internazionale, con una fede sostenuta per decenni dalla luce dellURSS staliniana, corroborata dalla straordinaria vittoria militare sul nazifascismo, alimentata dai successi del dopoguerra: quelli che affascinavano non soltanto i comunisti, ma milioni di uomini e donne in tutto il mondo, che comunisti non erano o erano addirittura anticomunisti, eppure consideravano Giuseppe Stalin una delle maggiori personalit positive della storia contemporanea, vediamolo dunque dal podio dellVIII Congresso del PCI nel dicembre del 1956, due mesi prima di morire, lanciare la nota invettiva antikruscioviana, avvolta anchessa nel consueto involucro retorico classicheggiante: Tiberio, uno dei pi grandi e infamati imperatori di Roma trov il suo implacabile accusatore in Cornelio Tacito, il massimo storico del principato. A Stalin, meno fortunato, toccato Nikita Krusciov. Uninvettiva fulminante, nella forma e nella sostanza: incondivisibile sia per il giudizio su Stalin sia per quello su Krusciov, io credo. E, tuttavia, anche in questo episodio che documenta la profonda interiorizzazione del mito di Stalin e del culto della personalit lo stalinismo, se si preferisce, anche di Concetto Marchesi: a condizione che si collochi questa definizione nel contesto dei riferimenti biografici e epocali sopra accennati a me sembra che vi fosse in lui, nello stesso tempo, una componente di problematicit che gli riapriva la strada della libert intellettuale: lanalogia con Tiberio faceva infatti anche di Stalin un imperatore grande e infamato, ma dunque pur sempre un capo trasformatosi da princeps in dominus e, perci, collocato al di fuori dei canoni della democrazia socialista e della libert comunista di cui Marchesi era strenuo assertore. Ognuno di questi spunti non di altro si tratta meriterebbe di divenire oggetto di confronti e di riflessioni assai pi approfondite di quelle consentite da una prefazione, ma qui interessava evidenziare di Concetto Marchesi un aspetto soltanto: il suo essere stato comunista sempre, e sempre critico, personalit esemplare di un modo di intendere lattivit intellettuale e la militanza politica che ha segnato indelebilmente la storia del Novecento, puntando a tenere insieme intellettuali e societ in un radicale disegno di trasformazione. Il militante comunista Marchesi restava pensatore libero, anche quando non era nel giusto, e insieme risoluto uomo dazione (come egli stesso si definiva), ca-

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pace di assumersi fino in fondo le proprie responsabilit quando si trattava di scegliere, capace di agire oltre che di pensare. In questo senso, Marchesi stato un rivoluzionario autentico. Com fatto un rivoluzionario? si chiesta, parlando di lui, una studiosa. E ha risposto: Non ci sono formule. fatto anche cos, come un grande latinista, un Rettore, che dopo aver formato generazioni di giovani, ha la forza di mandarli a combattere e di unirsi a loro, e ha tanta nobilt interiore da ritenere massimo dono della fortuna di perdurare nella loro memoria. Ecco: perdurare nella memoria. Le generazioni che hanno conosciuto personalmente Marchesi; quelle che lo hanno udito pronunciare parole che i giovani di ogni generazione dovrebbero meditare perch, in forme diverse, la minaccia si ripete per tutte le generazioni: resistete contro gli addormentatori delle vostre coscienze; quelle che ne hanno potuto apprezzare la grandezza morale e intellettuale, queste generazioni si stanno estinguendo. Inevitabilmente, la memoria individuale svanisce. Ma neppure riducendo in rovina anche la memoria collettiva e spargendovi sopra sale per utilizzare unimmagine classica cara a Marchesi si potr cancellare la realt storica che fa del latinista insigne, del Rettore dellUniversit di Padova, dellagitatore di coscienze antifascista, un tuttuno col militante comunista. Anche i discorsi parlamentari che qui si pubblicano per trasmetterne la memoria istituzionale lo documentano pienamente. *** Anche se nel contesto di questa pubblicazione dei discorsi parlamentari di Concetto Marchesi la componente pi specificamente culturale e letteraria della sua figura non pu non rimanere in secondo piano rispetto a quella politica, ad essa tuttavia va fatto riferimento. Costanti i suoi richiami allantichit dinanzi allo scontro e alle temperie della politica. Memorabili la difesa di Catilina dinanzi alle provocazioni ciceroniane in occasione del dibattito elettorale sulla legge truffa del 1953 e la gi ricordata difesa di Tiberio di fronte al suo aspro critico, il grande Tacito, per far emergere la pochezza ruspante di Nikita Krusciov rispetto a Stalin. Il Tacito, apparso nel 1924, ormai un classico della storiografia moderna. Unopera elegante nel suo stile letterario, che me-

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riterebbe oggi di essere riletta, ristampata e divulgata anche per alcune prospettive danalisi innovative come lapproccio di tipo psicologico, che occupa il quinto capitolo. Si tratta di una tendenza tipica di Marchesi e che agevolmente possiamo ritrovare in altri scritti, come per esempio in quello dedicato a Giovenale, in cui lo studioso siciliano mostra di subire tutto il fascino di un autore dotato di una straordinaria capacit di leggere con acutezza e amara disillusione gli aspetti deteriori della psicologia umana. E sempre a proposito di Tacito, sebbene meno noto, appare meritevole di menzione il discorso pronunciato il 10 ottobre 1942 a Perugia nel Palazzo dei Priori. Un discorso denso di spunti polemici, che fecero terribilmente infuriare i fascisti presenti. Comunque, sebbene possano apparire retoriche, sovente le pagine di Marchesi sono intrise di quella forte tensione morale che ne contrassegn la vita. Piace ricordarne una che lega indissolubilmente la sua lettura dellantichit classica con linfuocata temperie dei suoi tempi. A proposito della riflessione su gesti estremi come il suicidio per condannarne linutilit, anzi la dannosit, ricorre ai casi, diversi ed emblematici, di Catone lUticense e dellimperatore Ottone nel 69 d.C., lannus terribilis.
Il suicidio era predicato, oltre che praticato, nellantichit; scrive Marchesi in un articolo sullUnit (29 ottobre 1953) e Seneca, che ripone la libert suprema della vita nella libert che ha luomo di troncarla, pone una lucida limitazione: quando non ci sia pi lecito viver bene, cio operare decorosamente, giudiziosamente, fortemente. Quando linfermit del corpo ci avr tolto la libert dello spirito allora provvederemo ad uscire da una esistenza miserevole, inutile e tormentosa. Cos Seneca stoico. Ma Catone stoico non era in tale condizione; e Ottone imperatore, nemmeno.

Sono righe cristalline, in cui affiora prepotente la repulsione di Marchesi verso il suicidio come atto incapace di poter essere additato come esempio, come gesto esemplare, ancor meno nella sua valenza politica di reazione contro la prevaricazione del nemico e il dispotismo:
Uccidersi non essere uccisi: il suicidio non una testimonianza, cio un martirio. Il martirio la lotta che continua formidabile: il suicidio la disfatta. Lumanit si scopre dinanzi alla fossa dei vinti che

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hanno troncato la propria esistenza; ma, nella vita attiva, essa pu mettersi al seguito di un ucciso, non di un suicida.

In queste parole taglienti come una lama, in questa conclusione limpida e al tempo stesso aspra, ciascuno pu comprendere sino in fondo la cifra della sua durissima tempra di combattente. E ancora, le pagine su Lucrezio, o quelle elegantissime dei gradevoli volumetti elzeviriani dedicati a Petronio, a Marziale e a Giovenale, gli interventi in difesa del latino, la sua infaticabile attivit di filologo e curatore di edizioni critiche e di traduttore dei classici latini, insomma, ci scolpiscono esemplarmente a tutto tondo la figura del raffinato latinista e del poderoso intellettuale militante. Nello Ajello, nel tracciare su Repubblica del 5 febbraio 2007 un brillante profilo di Marchesi, richiamate la non simpatia di Amendola, che lo bollava come settario e ingenuo, e la freddezza di Luigi Longo, che mai gli perdon laccettazione della carica di rettore nei mesi di Sal, chiude soffermandosi sul bel libro di Luciano Canfora, La sentenza, edito da Sellerio nel 1985, e ripubblicato dal medesimo editore ventanni dopo nel 2005, dedicato al ruolo di Marchesi nelluccisione di Giovanni Gentile. Lanalisi vasta e approfondita delle molte e diverse matrici dellattentato a Gentile, lattribuzione a Marchesi della responsabilit morale e politica di aver pronunciato pubblicamente la condanna a morte del filosofo, la stessa definizione canforiana di Gentile martire comodissimo, ha finito per far prevalere, nello scontro mortale tra i due grandi siciliani, Gentile su Marchesi. E cos limplicita condanna di questultimo, reo di aver fortemente contribuito a privare lItalia di uno dei suoi pi brillanti intellettuali di tutti i tempi, che affiora dalle pagine del libro di Canfora, appare talmente dura che forse non si sbaglia nel credere che proprio lattenzione di un critico e intellettuale della levatura di Luciano Canfora abbia addirittura contribuito ad aggravare il silenzio su Marchesi. Qualche anno prima, in un articolo apparso su Quaderni di storia del 1979, e poi ripubblicato in Le vie del classicismo (1989), Canfora addebitava a Marchesi addirittura un ingenuo e arcaico socialismo, una rigida ortodossia priva di una reale profondit culturale, arcaici influssi contadini derivanti dal verismo

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verghiano, e via dicendo. Credo per che almeno in questultima rappresentazione ci troviamo dinanzi a un Marchesi mai esistito. Tant che in pagine recentissime apparse nel volume Concetto Marchesi e lUniversit di Padova lo stesso Canfora con chiara e netta onest intellettuale e di storico rivede ampiamente il suo precedente verdetto, per riconoscere finalmente un Marchesi a cui erano chiarissimi i limiti del massimalismo parolaio di tanta parte del socialismo italiano, per il quale come ebbe a scrivere Gramsci Carlo Marx era stato pi che altro un santo al capezzale, un nome senza soggetto, una medaglia, una cartolina illustrata, un liquore!. Canfora ora ammette il plesso letterario dei testi di Marchesi, il suo tono verghiano neo-realista, le letture che lo hanno formato, ma non nega affatto il ruolo cristallino e fondamentale di Marchesi quale intellettuale e combattente con larma che gli era propria: larma della parola. Ma una parola libera e perci anche inattaccabile pur nella circostante cattivit: estranea ai gerghi e proprio perci pi efficace e trascinatrice. Una rivalutazione dunque della figura di Concetto Marchesi, per certi versi sorprendente, inaspettata e per questo forse ancor pi piacevole. Tuttavia, mi sembra che ancora qualche precisazione sia necessaria, perch c qualcosa che sfuggita e ancora sfugge alla critica, e che invece da tempo abbiamo sotto gli occhi: lelemento sinora non afferrato ci offerto dal biografo di Concetto Marchesi, Ezio Franceschini, in quel libro ancora fondamentale per la comprensione dello studioso, e che noi possiamo lapidariamente rintracciare subito nel sottotitolo Linee per linterpretazione di un uomo inquieto: linquietudine appunto. Uninconsueta chiave di lettura del Marchesi politico e intellettuale, ripresa anche nel saggio successivo di Giovanni Salmeri; uno dei motivi pi ricorrenti in lui, nei suoi discorsi, nelle sue lettere, nei suoi scritti. Inquietudini dellanimo che si infittiscono nel declino degli anni e sono riconducibili alla radice stessa dellesistere. Nellepistolario con Manara Valgimigli, lamaro sorriso di Marchesi, che da buon epicureo si vale della memoria per dare una tinta di cielo alla cupezza del presente (27 agosto 1955) non lascia indifferenti. Nel 1955 il vecchio leone ormai davvero stanco, eppure non gli riesce di pacificare lanimo suo. Non vero che gli anni tardi riescano ad assopire le inquietudini: espressioni come bisogna aspettare o la pace verr poi

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aprono al lettore, allinterprete di Marchesi, il tormento della sua visione del mondo. Tutto ci purtroppo assente nel Marchesi che una superficiale vulgata politica e storiografica suole proporre: nessuna adesione con quel Marchesi che storicamente generazioni di italiani hanno direttamente conosciuto o che, come ha con onest riconosciuto Leonardo Sciascia, si sono formati sulle mirabili pagine della sua Storia della letteratura latina. Quel Concetto Marchesi studioso e maestro, ma anche risoluto uomo dazione, che nella sua lunga vita fece del partito, delluniversit e della ricerca gli strumenti fondamentali per laffermazione della giustizia sociale, della libert delluomo, degli studi e dellindipendenza di ogni coscienza da qualunque potere e prevaricazione. On. Severino Galante On. Orazio Licandro

CONCETTO MARCHESI, OVVERO DELLA PASSIONE E DELLINQUIETUDINE DI UN COMUNISTA ITALIANO di Giovanni Salmeri

Limpegno politico Quando nel 1946 Concetto Marchesi, famoso latinista, fu eletto nelle file del Partito comunista italiano allAssemblea Costituente aveva quasi settantanni, e alle sue spalle era una vita densa di scelte ed eventi, di momenti drammatici, di amicizie, di testi letti e scritti. Cinquantanni prima, nel 1896, a Catania, sua citt natale1, era stato messo in prigione a causa di un articolo apparso nel giugno del 1894 sulla rivista Lucifero2 che egli stesso dirigeva, in cui era evidenziato il furore ideologico che conduceva al patibolo gli anarchici parigini, e che gli cost laccusa di apologia di reato e di eccitamento allodio di classe. Mentre si trovava in carcere per scontare il mese di pena comminatogli se ne guadagn un altro per oltraggio a pubblico ufficiale, per aver cio dato del rospo ad una guardia carceraria che lo insolentiva3. Per un tale comportamento libero e fiero e per il favore mostrato verso gli anarchici parigini Marchesi fu ritenuto dalle autorit di polizia catanesi un anarchico, come pure spingerebbero a giudicarlo alcune delle poesie Ai malfattori, ad esempio pubblicate nella sua raccolta di versi Battaglie4. Marchesi, comunque, a partire dal 1895 fu iscritto al Parti1 Concetto Marchesi nacque a Catania il 1 febbraio 1878 e mor a Roma il 12 febbraio 1957. 2 La condanna per larticolo su Lucifero divenne esecutiva nel 1896 al compimento del diciottesimo anno da parte dellautore. 3 Cfr. E. Franceschini, Concetto Marchesi. Linee per linterpretazione di un uomo inquieto, Antenore, Padova 1978, pp. 2-3. 4 Battaglie. Versi, Tipografia dellEtna, Catania 1896.

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to socialista5, a ci spinto secondo la sua testimonianza dallodio destatogli dalla condizione di profondo sfruttamento dei contadini della piana di Catania, e poi anche dalla lettura, negli anni del ginnasio e del liceo, di Mazzini e di Proudhon, e soprattutto dellopera principale di Marx, in compendio per. Quanto al Manifesto, egli dice di aver compreso da esso che una guerra era cominciata per una infallibile vittoria; [...] che non esistevano per il proletariato in lotta battaglie perdute6. Nel 1902 Marchesi risulta indagato dalla polizia di Catania come socialista internazionalista7, ma nel 1908 con una svolta in direzione pi moderata lo ritroviamo a Pisa consigliere comunale socialista, eletto in una lista democratica8: nella citt toscana era approdato come professore di latino e greco dopo che aveva concluso a Firenze gli studi universitari di lettere iniziati a Catania e dopo che aveva insegnato tra il 1902 e il 1906 nei licei di Verona e di Messina. Dagli interventi pronunciati dai banchi dellopposizione al consiglio comunale pisano da un lato Marchesi appare inflessibile nella denuncia della situazione di degrado dellospedale cittadino e nettamente contrario a qualsiasi atto che possa condurre ad una lotta di popolo ed a scene selvagge di guerra9, e dallaltro si mostra pieno di spirito di collaborazione, oltre che di sug5 Secondo la testimonianza di Matteo Gaudioso (Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura II, Seduta del 14 febbraio 1957, p. 30841) Marchesi si sarebbe accostato al socialismo dopo che, appena tredicenne, il 24 marzo 1891 aveva ascoltato a Catania un comizio di Amilcare Cipriani ed era stato preso dal fascino della sua parola accorata e fantasiosa. 6 In Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 118-19: in queste due pagine riportata una precedente versione dellincipit del famoso discorso Perch sono comunista tenuto dal nostro al Teatro Nuovo di Milano il 5 febbraio 1956, e riprodotto in C. Marchesi, Umanesimo e comunismo, a cura di M. Todaro-Faranda, Editori Riuniti, Roma 19742, pp. 29-40. Qui (p. 30) al termine odio della versione citata nel testo sostituito rancore. Negli stessi anni di fine Ottocento delladesione al socialismo di Marchesi, a Catania fu pubblicato un notevole contributo sullopera di Marx: V. Giuffrida, Il III volume del Capitale di Karl Marx. Esposizione critica, Giannotta, Catania 1899. Lo stesso V. Giuffrida ricordato in uno dei discorsi parlamentari di Marchesi; cfr. infra, nota 152. 7 Cfr. M. Gaudioso, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura II, Seduta del 14 febbraio 1957, p. 30841. 8 Cfr. C. Marchesi, Interventi al consiglio comunale di Pisa (luglio/dicembre 1908), a cura di R. Cingottini, P. Turini, Amministrazione provinciale, Pisa 1978, pp. 13, 30, 41: qui Marchesi si definisce socialista. 9 Ivi, p. 41; per lintervento relativo allospedale si vedano le pp. 32-38.

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gerimenti, nella discussione del Regolamento scolastico locale10: in sostanza un politico gi capace di combinare come sar pi tardi allAssemblea Costituente e alla Camera dei deputati nelle prime due legislature repubblicane una strenua fedelt ai principi e agli ideali democratici e socialisti con un notevole pragmatismo e capacit di dialogo in particolare per tutto quanto riguarda la scuola. Nello stesso 1908, che lo vide consigliere comunale a Pisa, in un articolo dedicato a difendere il poeta latino Orazio dallaccusa di essere un poeta cortigiano, Marchesi introduce delle notazioni che possono aiutare a comprendere la sua idea di socialismo in quel torno di tempo:
La societ umana si svolge per la forza della produzione e per impeto di moltitudini. Chi pi lavora si affermer su chi meglio lavora. Dicono sar questo un bisogno morale e storico delle collettivit. Possiamo riconoscerlo anche noi; ma niuno ci distoglier per questo dalle considerazioni e dai sorrisi amari; niuno cimpedir dal reclamare sempre per ciascuno di noi il divorzio spirituale dalle moltitudini. Anche oggi si pu essere socialisti per sincerit di dottrina economica e per buona notizia dei procedimenti sociali; cos come il geologo pu prevedere una eruzione e il fisico una tempesta: senza che affermi perci il beneficio o la bellezza del fenomeno naturale che si compir11.

Il socialismo cio in unottica meccanicistica qui considerato da Marchesi come un evento giusto e ineluttabile, ma egli lungi dallattribuire al trionfo della moltitudine almeno nelle prime fasi una dimensione di reale progresso e avanzamento, in specie nel campo dellarte e della poesia12. Questa posizione appare lontana dal socialismo umanitario e anarchicheggiante del giovane Marchesi e molto probabilmente fu influenzata, come ha sostenuto Sebastiano Timpanaro13, dallatmosfera antisocialista che caratterizz la parte finale del primo decennio del Novecento, portando non pochi degli intellettuali italiani che al socialiIvi, pp. 18-26. C. Marchesi, Q. Orazio Flacco, poeta cortigiano? (Rivista dItalia, XI, 1908, 1, pp. 908-23), in Id., Scritti minori di filologia e letteratura, vol. II, Olschki, Firenze 1978, p. 558. 12 Ivi, p. 561. 13 S. Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, in Belfagor, XXXV, 1980, p. 661.
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smo si erano accostati nellultimo scorcio del secolo precedente al tempo dei governi repressivi di Crispi e Pelloux ad allontanarsene. Marchesi, comunque, non usc dalle file socialiste e vi rest, attraversando gli anni della prima guerra mondiale, fino al 1921 in cui bisogn per salvare il socialismo staccarsi dal corpo malato e passare al comunismo, cio al partito essenzialmente operaio14. Luso della metafora medica per indicare il proprio passaggio dal socialismo al comunismo indica apertamente il tipo di mentalit fortemente radicata nella cultura tardo-positivista da cui Marchesi mosse per liscrizione al nuovo partito nel gennaio del 1921, dopo aver partecipato al Congresso di Livorno. Egli fu un seguace di Bordiga, come mostrano bene sia la sua accettazione convinta del punto di vista che stabiliva una perfetta equivalenza tra fascismo e democrazia borghese15 sia pi in generale un certo approccio schematico alla dinamica politica che poteva farlo giudicare come scrive Giorgio Amendola settario e intrasigente16. I suoi bruschi irrigidimenti classisti furono attribuiti ancora da Giorgio Amendola17 allantica formazione socialista. Nel Marchesi iscritto al Partito comunista, comunque, stata sempre assente unottica compiutamente marxista nellanalisi della contemporanea vicenda politica ed economica18: egli rimase fermo alla lettura giovanile del Manifesto e di Marx nel compendio del Lafargue19 senza andare oltre, ed indicativo in tal senso che in una lettera a Benedetto Croce del 193120 parli di un proprio immoIn Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 119. Cfr. L. Canfora, La sentenza. Concetto Marchesi e Giovanni Gentile, Sellerio, Palermo 1985, pp. 13-14 (nel 2005 lopera stata riedita da Sellerio con un nuovo saggio iniziale dellautore); Id., Concetto Marchesi, in C. Marchesi, Il libro di Tersite, Sellerio, Palermo 1993, pp. 196-97. 16 G. Amendola, Lettere a Milano, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 104. 17 Riportato in Canfora, La sentenza, cit., p. 31. 18 Cfr. A. La Penna, Concetto Marchesi. La critica letteraria come scoperta delluomo, La Nuova Italia, Firenze 1980, p. 13; Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 632; P. Treves, Concetto Marchesi letterato italiano, in Id., Tradizione classica e rinnovamento della storiografia, Ricciardi, Milano-Napoli 1992, p. 393. 19 Cfr. supra, nota 6. Il compendio a cui fa riferimento Marchesi, anche se tale non pu propriamente dirsi, certamente C. Marx, Il capitale, estratti di Paolo Lafargue con introduzione critica di Vilfredo Pareto e replica di Paolo Lafargue, Remo Sandron, Palermo 1896. 20 Riportata in Treves, Concetto Marchesi letterato italiano, cit., p. 392, nota 2.
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bile spirito marxista. N del marxismo di Marchesi appare essere stato convinto lo stesso Palmiro Togliatti che, nel discorso in cui lo commemora alla Camera dei deputati, con suprema maestria retorica dichiara in un primo tempo di non credere giusta laffermazione che egli non fu un marxista, aggiungendo subito dopo di riconoscere che il tema merita ricerca pi attenta di quanto non possa farsi qui ora21. Quando, insomma, i contemporanei parlano di Marchesi come di un marxista il termine secondo un uso alquanto diffuso nei decenni centrali del secolo scorso non significa niente di pi che comunista. Nel 1915, sei anni prima delliscrizione al Partito comunista Marchesi aveva vinto la cattedra di letteratura latina allUniversit di Messina, che avrebbe lasciato nel 1923 per passare a Padova22. Nella citt veneta insegn per quasi trentanni, sviluppando con essa e i suoi abitanti un profondissimo legame. E lAteneo padovano e pi in generale lUniversit furono al centro della vita e degli interessi pubblici di Marchesi nella veste di professore, di rettore per intensi e brevi momenti, e poi pur se in misura minore di parlamentare nellultimo decennio di vita. LUniversit fu per lui come sostiene nella relazione per linaugurazione dellanno accademico 1943-44 pronunziata da rettore dellAteneo padovano in drammatiche circostanze un organo sempre pi vitale che sinserisce continuamente nella nazione rinnovandone e fortificandone le energie. LUniversit sicuramente la pi alta palestra intellettuale della giovent: dove sorgono lenti o impetuosi i problemi dello spirito, dove gli animi sono pi intenti a conoscere e a riconoscere quelle che resteranno forse le verit fondamentali dellesistenza individuale23. Questa convinzione Marchesi la ebbe salda per tutta la sua vita, e ad essa si aggiunse laltra per cui lUniversit la rocca che domina e alimenta il mondo tutto del lavoro. Quel mondo del lavoro a cui da ogni parte si guarda [...] come al regno atteso della giustizia24.
21 P. Togliatti, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura II, Seduta del 14 febbraio 1957, p. 30384. 22 Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 14-16. 23 La relazione di Marchesi riportata per intero ivi, pp. 172-75; la citazione alle pp. 173-74. 24 Ivi, rispettivamente alle pp. 174 e 175.

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NellUniversit vengono dunque a convergere quelli che sono gli ideali pi alti di Marchesi, e in perfetta consonanza con ci egli attribu la massima importanza al momento dellinsegnamento, al momento cio del contatto con gli studenti: noi maestri abbiamo il dovere di rivelarci interi, senza clausure n reticenze, a questi giovani che a noi chiedono non solo quali siano i fini e i procedimenti delle particolari scienze, ma che cosa si agita in questo pure ampio e infinito e misterioso cammino della storia umana25. Marchesi fu un professore di grande carisma come risulta da varie testimonianze di suoi studenti26, e dal fatto che molti che ne avevano seguito le lezioni continuavano a cercarlo e a mantenere il contatto con lui. Non fu invece un accademico nel senso, tipico del nostro paese, del creatore di una scuola, destinata tramite i discepoli a propagarsi non sempre per il bene della scienza sul territorio nazionale27. Per un uomo come Marchesi che guardava allUniversit come luogo dellinsegnamento pi che della ricerca dovette allora risultare impossibile rinunziare alla propria cattedra quando ai professori di tutti gli atenei italiani nei mesi finali del 1931 fu richiesto il giuramento di fedelt al regime fascista, pena la decadenza dal posto28. Gli anni delle indagini in biblioteca sui codici medievali e umanistici erano ormai lontani29, e senza le lezioni di letteratura latina tenute al mattino dalle 11 alle 12 nellaula E del paIvi, p. 174. Cfr. E. Pianezzola, La parola come creatrice di storia. Analisi del discorso inaugurale, in G. Zaccaria (a cura di), Concetto Marchesi e lUniversit di Padova, CLEUP, Padova 2007, p. 20. 27 Acute riflessioni sul rapporto maestro-allievo nellUniversit italiana come fondamento di un sistema di potere si leggono in P. Viola, Oligarchie. Una storia orale dellUniversit di Palermo, Donzelli, Roma 2005. Il rapporto tra Marchesi ed Ezio Franceschini, lunico che possa definirsi suo allievo, non appare riconducibile a questo schema, anche per la sua forte caratterizzazione in termini affettivi, per di pi il secondo insegnava letteratura latina medievale, il primo invece letteratura latina; cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 30. Franceschini e Marchesi inoltre, uno cattolico e laltro comunista, collaborarono proficuamente nellattivit partigiana durante la Resistenza. Cfr. infra. 28 Cfr. H. Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, La Nuova Italia, Firenze 2000; M. Boatti, Preferirei di no. La storia dei dodici professori che si opposero a Mussolini, Einaudi, Torino 2001. 29 Su questi studi condotti agli inizi del Novecento, cfr. La Penna, Concetto Marchesi, cit., pp. 15-22; Canfora, Concetto Marchesi, cit., pp. 193-95.
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lazzo centrale dellUniversit di Padova30 nei bui anni del fascismo la sua vita sarebbe stata vuota. La scelta di Marchesi di prestare il giuramento non fu per nulla indolore: anche se dal 1923 aveva vissuto a Padova quasi a domicilio coatto per non aver mai voluto aderire al Partito nazionale fascista31, tuttavia non speriment mai a pieno la violenza del regime fino a quel 1931, quando per continuare a fare ci che dava un senso ai suoi giorni, e gli consentiva di mantenere la famiglia, fu costretto a chinare la testa e a dire di s alla richiesta di un uomo e di un partito che non aveva mai accettato e che non avrebbe mai accettato. Lo stesso tipo di rabbia che da ragazzo lo aveva preso dinanzi allo sfruttamento dei contadini della piana di Catania, o dinanzi alla guardia carceraria che lo insolentiva, dovette impadronirsi di lui, e rendere incancellabile lastio per coloro che lo avevano costretto ad abdicare anche se per il solo attimo del giuramento ai suoi principi e al suo credo politico32. N a mitigare il rovello, a lavare la macchia33 poteva bastare a Marchesi lintervento di Togliatti se mai ci fu che, secondo la testimonianza di Giorgio Amendola, lo avrebbe invitato a nome del partito a restare al suo posto per mantenere un contatto con la giovent e svolgere una certa funzione educatrice34.
Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. XI. Cfr. ivi, p. 16. 32 La rabbia per la costrizione al giuramento che prese Marchesi dovette essere talmente forte da renderlo cieco ancora dopo molti anni. Nella lunga dichiarazione che, poco dopo lentrata clandestina in Svizzera (infra), egli rese alla divisione di polizia di Bellinzona l11 febbraio 1944, scrive infatti sbagliando, e subito dopo cancella: Jtais inscrit, obligatoirement, lancien parti fasciste (cfr. Canfora, La sentenza, cit., pp. 19-20). Lerrore dato dal fatto che liscrizione al Partito nazionale fascista non era obbligatoria per un professore universitario come Marchesi entrato in ruolo ben prima della Marcia su Roma, mentre lo fu il giuramento di fedelt al regime; Marchesi sapeva benissimo tutto ci se non altro per esserci passato personalmente, e dunque il suo lapsus non si pu spiegare se non come un effetto del ritorno dellantica rabbia mai superata per la costrizione subita, e insieme del desiderio di eliminare il doloroso ricordo del giuramento. Tendenziosa appare linterpretazione della cancellazione di Marchesi in P. Battista, Cancellare le tracce, Rizzoli, Milano 2006, p. 101. 33 Cfr. L. Canfora, Intellettuali e trasformismo. Tutti gli eredi di Seneca, in Corriere della Sera, 24 settembre 2007, p. 37. 34 Amendola, Lettere a Milano, cit., p. 101; Canfora, La sentenza, cit., p. 15, ritiene la testimonianza di Amendola di sapore patriottico, e dunque giustamente le attribuisce scarso valore.
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Marchesi come s detto non volle aderire al Partito nazionale fascista, e per questa ragione non solo ebbe a patire alcune restrizioni nella sua permanenza padovana, ma anche nel 1936 non si vide rinnovato lincarico di letteratura latina che teneva a Ca Foscari a Venezia, e nel 1938 non fu nominato membro effettivo dellIstituto Veneto35. Ad ogni modo non accett mai condizionamenti nel suo insegnamento, e si espresse sempre con grande libert dentro e fuori le aule. In particolare negli ultimi anni del regime, allinizio dellottobre 1942, Marchesi diede alla sua commemorazione di Tacito tenuta a Perugia un tono fortemente antitedesco, che fu apprezzato dal pubblico, ma non dal rettore dellUniversit Paolo Orano, che usc furente dalla sala36. Nella tarda primavera del 1943, invece, Amendola ce lo presenta alluscita di una lezione nel vivo di una conversazione tutta orientata sulle prospettive della guerra e sul commento delle ultime notizie trasmesse dalla radio. Non si levava una voce che non fosse antifascista, e nessuno manifest la preoccupazione di poter essere arrestato o censurato. Lo stesso Amendola ricorda, inoltre, la discussione, accanita come al solito, che si svolse subito dopo tra il liberale crociano Antoni e il marxista Marchesi in una trattoria frequentata da professori e studenti37. Un argomento sul quale non si hanno pressoch elementi per giudicare quello dei rapporti di Marchesi con il Partito comunista clandestino negli anni del regime. Bisogna contentarsi di quanto sostiene Amendola: fin dal 1932 egli avrebbe saputo che il professore era un comunista sicuro38. Nella primavera del 1943, comunque, Marchesi appare in collegamento con lorganizzazione di partito, e nella prima fase della cospirazione antifascista, anteriore al 25 luglio, inizi unopera di intesa e collegamento tra ufficiali di stanza nellItalia settentrionale e gruppi clandestini antifascisti. Incontr inoltre segretamente a Ferrara, insieme al repubblicano Cino Macrelli, il generale Raffaele Cadorna, coman35 Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 23-25. Qui va anche ricordato che nel 1935 Marchesi giur fedelt al regime secondo quanto richiesto dal nuovo statuto (11 ottobre 1934) dellAccademia dei Lincei di cui era socio, cfr. Canfora, La sentenza, cit., p. 16; cfr. anche infra, pp. 38, 134-35. 36 Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 30. 37 Cfr. Amendola, Lettere a Milano, cit., p. 102. 38 Cfr. ivi, p. 101.

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dante della divisione Ariete, per interrogarlo sulle mosse dellesercito nel caso di azioni volte a determinare la caduta del fascismo. Tramite il gi nominato collega Carlo Antoni stabil un contatto con la casa reale, e partecip infine a Milano ad alcune riunioni segrete dei partiti antifascisti39. In queste occasioni Marchesi, pur mantenendo una posizione intransigente sulla dimensione rivoluzionaria del Partito comunista, mostr uno spirito diniziativa e una duttilit non indifferenti40, che troveranno riscontro nel suo futuro impegno di parlamentare. Dopo il 25 luglio 1943 e la caduta del fascismo ebbe inizio la fase pi intensa della vita di Marchesi, che dur pi di un anno. Egli stesso, per il periodo che va dal 1 settembre 1943 alla fine del 1944, si defin risoluto uomo dazione41, e scrisse: Quando fuori dalla nostra porta londa politica ci travolge [...], quando un impeto di fede o di riscatto ci trascina allazione, allora noi compiamo la poesia della nostra vita e siamo noi i poeti della nostra giornata42. Loccasione di passare allazione fu offerta a Marchesi dalla nomina, il 1 settembre 1943, da parte del governo Badoglio a rettore dellUniversit di Padova43. Lassegnazione di tale ruolo consent al professore di letteratura latina di mettere in luce tutte le sue qualit di abile mediatore e ancor pi di uomo fiero e deciso, che aveva cominciato a rivelarsi fin dagli anni giovanili quando si accost al socialismo mentre era in atto la reazione crispina contro il movimento dei Fasci dei lavoratori44. Nominato dunque rettore a Padova allinizio di settembre, poco dopo il giorno 15 dello stesso mese in seguito alloccupazione tedesca della citt Marchesi present le proprie dimissioni dalla carica. Esse per vennero respinte in primo luogo per lautorevolezza e il prestigio del personaggio da Carlo Alberto Biggini, ministro dellEducazione nazionale della Repubblica Sociale, che nel frattempo si era stabilita nellItalia centro-settentriona39 Cfr. ivi, pp. 101-107; Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 101-102, 204-205; Canfora, La sentenza, cit., pp. 21-24. 40 Cfr. Canfora, La sentenza, cit., pp. 27-28, 32. 41 In Pianezzola, La parola come creatrice di storia, cit., p. 20. 42 In Canfora, La sentenza, cit., p. 13. 43 Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 104-105. 44 da ricordare il poemetto di Marchesi dedicato ai lavoratori caduti per la repressione crispina contenuto in Battaglie, cit.

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le45. Cominciarono cos i tre mesi che videro Marchesi guidare lUniversit di Padova e nello stesso tempo costruire in una citt controllata dai tedeschi insieme al giurista Silvio Trentin e al suo prorettore, il farmacologo Egidio Meneghetti il CLN del Veneto. Le condizioni che Marchesi pose a Biggini per restare al proprio posto furono che le autorit politiche e militari non intervenissero in alcun modo nellUniversit e che la nomina del senato accademico fosse di sua competenza. In cambio avrebbe garantito lordine interno46. Su queste basi il rettore intendeva realizzare la sua idea che lAteneo padovano divenisse un sicuro centro organizzativo e propulsivo di lotta contro il fascismo. Alla scelta di Marchesi di restare al proprio posto di rettore si oppose seccamente il suo partito: come scrive Luigi Longo egli fu duramente criticato dalla direzione di Milano [...], e colpito da grave misura disciplinare, perch quellaccettazione contravveniva alla disposizione di boicottare in tutti i modi il tentativo del governo repubblichino di darsi una faccia rispetto al vecchio governo fascista47. Lo stesso Longo, inoltre, in una lettera di poco successiva ai fatti, nota che nel caso di una eventuale partecipazione dei comunisti ad un governo democratico non avrebbero dovuto farvi parte figure come Marchesi ed altri la cui personalit non costituita dalla loro milizia di partito, ma da altri elementi48. In sostanza, lautonomia del professore, e rettore, di Padova non era ben vista dal partito. Al di l delle censure dei propri compagni, comunque, il rettorato di Marchesi ebbe un ruolo importante nellavvio della lotta antifascista in Veneto, e la sua fermezza divenne un modello di comportamento per molti che in quella furono impegnati. Al Marchesi rettore si deve inoltre uno degli esempi pi significativi delloratoria italiana del secolo scorso: la gi citata relazione, cio, del 9 novembre 1943, letta per linaugurazione dellanno accademico 1943-4449. Dopo aver respinto incitato dal pubblico studentesco e con laiuto del prorettore Egidio Meneghetti lincurCfr. supra, nota 43. Cfr. Canfora, La sentenza, cit., pp. 69-70, 76-78. 47 L. Longo, I centri dirigenti del PCI nella Resistenza, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 14. 48 Ivi, p. 178. La lettera del 6 dicembre 1943. 49 Cfr. supra, nota 23.
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sione di un gruppo di fascisti armati, che intendevano impedire o quanto meno disturbare lo svolgimento della cerimonia50, pronunzi un discorso che, in un crescendo continuo, muove dal resoconto della vita dellAteneo nel precedente anno accademico allaffermazione della centralit dellUniversit nella vita della nazione e del suo fondamentale contributo al mondo del lavoro51, per concludersi con linvito rivolto ai giovani a confidare nellItalia, pur nella drammatica fase bellica che essa allora attraversava.
Giovani, confidate nellItalia. Confidate nella sua fortuna se sar sorretta dalla vostra disciplina e dal vostro coraggio: confidate nellItalia che deve vivere per la gioia e per il decoro del mondo, nellItalia che non pu cadere in servit senza che si oscuri la civilt delle genti. In questo giorno 9 novembre dellanno 1943 in nome di questa Italia dei lavoratori, degli artisti, degli scienziati io dichiaro aperto lanno 722 dellUniversit padovana52.

Queste parole finali del discorso di Marchesi, al pari di altri passi in esso contenuti, potevano essere accettate senza problemi dal ministro dellEducazione nazionale della Repubblica Sociale, Biggini53, presente in forma privata alla cerimonia, ma tutta la sezione relativa al lavoro ha una forza che, ben oltre ogni matrice risorgimentale e mistico-umanitaria, discende mettendola in perfetta evidenza dalla militanza comunista delloratore, illuminata dal mito della rivoluzione russa e delle sue realizzazioni.
Il lavoro c sempre stato nel mondo, anzi la fatica imposta come una fatale dannazione. Ma oggi il lavoro ha sollevato la schiena, ha liberato i suoi polsi, ha potuto alzare la testa e guardare attorno e guardare in su; e lo schiavo di una volta ha potuto gettare le catene che avvincevano per secoli lanima e lintelligenza sua. Non solo una moltitudine di uomini, ma una moltitudine di coscienze entrata nella storia a chiedere luce e vita e a dare luce e vita54.

50 Cfr. N. Bobbio, La mia Italia, a cura di P. Polito, Passigli, Firenze 2000, pp. 195-203. 51 Cfr. supra, note 23 e 24. 52 In Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 175. 53 Cfr. Canfora, La sentenza, cit., pp. 78-80. 54 In Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 174-75.

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Dopo il discorso di Marchesi del 9 novembre la situazione a Padova precipit: ripetuti furono gli scontri fra gli studenti e la milizia fascista, e le autorit tedesche decisero di fare arrestare il rettore. Questi, per, riusc a sfuggire al pericolo, e diede le sue dimissioni dalla carica con una lettera scritta il 28 novembre, ma datata il 30, in cui tra laltro si legge: responsabilit tutta mia se non intendo apparire collaboratore di un governo da cui mi distacca una capitale e insanabile discordia55. Nella stessa data del 28 novembre Marchesi scrisse il famoso appello agli studenti, datato 1 dicembre, e qualche giorno dopo diffuso a Padova in migliaia di copie. Il 29 novembre infine lasci in treno, nascostamente, Padova, e si rec a Milano, dove visse in clandestinit per alcuni mesi e da dove, nei primissimi giorni di febbraio o addirittura alla fine del gennaio 194456 pass avventurosamente in Svizzera. Lappello agli studenti, pur nella sua brevit, costituisce anchesso, come il discorso inaugurale appena citato, un punto fermo della nostra oratoria del secolo scorso57 ed stato pi volte analizzato. Vi si notata, per esempio, la presenza della metafora del tempio per fare riferimento allUniversit58, il ricorrere pi di una volta del termine fede, ma ben oltre il linguaggio misticheggiante dalle parole di Marchesi traspare evidentissima la necessit dellazione, la necessit di liberarsi dei passati ventanni di servit e di costruire il futuro. Rivolto ai suoi studenti egli dice: Traditi dalla frode, dalla violenza, dalla ignavia, dalla servilit criminosa, voi, insieme con la giovent operaia e contadina, dovete rifare la storia dellItalia e costituire il popolo italiano. E a questopera deve presiedere non solo la fede che [...] illumina, ma anche lo sdegno che [...] accende59: ritornano, dunque, quellodio60, quella rabbia61 che nella giovinezza erano stati i motori dellimpegno politico di Marchesi.
Ivi, p. 33. Cfr. Canfora, La sentenza, cit., p. 115. 57 Lappello agli studenti riportato per intero in Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 176-77. 58 Con tempio Marchesi si riferisce allUniversit anche nella relazione inaugurale (Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 172). 59 Ivi, pp. 176-77. 60 Cfr. supra, nota 6. 61 Nella prefazione del gi citato volume di versi di Marchesi, Battaglie, si
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La decina di mesi che questultimo trascorse in Svizzera nel 1944 come rifugiato politico, sullonda dei memorabili giorni padovani, fu anchessa densa di impegni: come scrive Franceschini62, Marchesi in terra elvetica fu un attivissimo e autentico partigiano. Oltre a darsi da fare a sollevare la condizione degli internati, in specie degli universitari, agendo da assiduo animatore, egli soprattutto a partire dal maggio serv da intermediario fra il PCI, i Comitati di Liberazione regionali e gli organi locali alleati (inglesi e americani) per informazioni e assistenza militare e fu responsabile di una via di aviorifornimenti per i partigiani combattenti nellItalia settentrionale63. In tal modo pot sentirsi vicino a coloro che operavano nella Resistenza, in particolare ai suoi amici, colleghi e studenti del Veneto, e forse pot anche in qualche modo lenire quel senso di tristezza e pentimento per aver abbandonato lItalia, che si era impadronito di lui nei primi tempi della permanenza in Svizzera64. Lazione nei tempi pi inquieti65 attraeva potentemente il vecchio professore. Il 4 dicembre, ad ogni modo, su invito del governo Bonomi, insieme a un gruppo di altri fuoriusciti, tra i quali erano Luigi Einaudi, Stefano Jacini, Tommaso Gallarati Scotti, Marchesi lasci la Confederazione Elvetica e attraverso la Francia, con un volo da Lione, il 10 dicembre rientr in Italia, a Roma66. La capitale del paese fu il centro dellattivit politica di Marchesi nei suoi restanti tredici anni di vita, ma stavolta non si tratt pi di fronteggiare un nemico straniero, di costruire strategie che mettevano a repentaglio la vita sua e di altri, di stabilire trattative con teste coronate o con servizi segreti stranieri. Per quanto la passione per lazione in lui fosse rimasta intatta, egli tuttavia manifest il suo impegno politico soprattutto attraverso la parola: oltre ad essere ininterrottamente membro del comitato centrale del Partito
legge: Queste pagine scritte con la rabbia di chi ha una vendetta da compiere e con la fede di chi ha un ideale da raggiungere, composte tra una bestemmia e una preghiera, io le dedico a te, o santa generosa sublime canaglia de i campi e de le officine. 62 Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 217. 63 Ivi, pp. 206-15, la citazione tratta da p. 209. 64 Ivi, p. 283. 65 C. Marchesi in Pianezzola, La parola come creatrice di storia, cit., p. 20. 66 Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 35-36.

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comunista dal 1945, fino alla morte sedette in Parlamento. Ma su ci si dir in seguito. Ora molto brevemente ci si soffermer su due punti che appaiono importanti per completare il quadro del Marchesi militante fino alla fine della seconda guerra mondiale. Il primo costituito dalla sua risposta allarticolo di Giovanni Gentile, Ricostruire, apparso sul Corriere della Sera del 28 dicembre 1943, nel quale si fa appello a tutti gli italiani perch stabiliscano tra di loro la concordia per la salvezza della patria. Marchesi, di cui stata gi ricordata lintransigenza rivoluzionaria in termini di principio, nettamente contrario, e gi nella prima stesura di un articolo che avr una diffusione molto ramificata, cos scrive nella parte finale:
Concordia unit di cuori, congiunzione di fede e di opere, reciprocanza damore: non residenza inerte e fangosa di delitti e smemorataggini. Quanti oggi invitano alla concordia, invitano a una tregua che dia temporaneo riposo alla guerra delluomo contro luomo. No: bene che la guerra continui, se destino che sia combattuta. Rimettere la spada nel fodero, solo perch la mano stanca e la rovina grande, rifocillare lassassino. La spada non va riposta, va spezzata. Domani se ne fabbricher unaltra? Non sappiamo. Tra oggi e domani c di mezzo una notte e unaurora67.

Tra le sedi in cui la risposta di Marchesi a Gentile venne pubblicata, dopo il quotidiano socialista luganese Libera Stampa68, fu anche il numero 469 della seconda annata de La Nostra Lotta, principale organo del Partito comunista nellItalia occupata dai tedeschi. Qui il testo assume il titolo Rinascita fascista: I tribunali (degli) assassini70, non reca il nome dellautore, e presenta la parte finale mutata come segue: La spada non va riposta finch lultimo nazista non abbia ripassato le Alpi, lultimo traditore fascista non
Ivi, p. 180. Del 24 febbraio 1944. Il testo di Marchesi, inserito allinterno di un immaginario servizio particolare dallItalia dal titolo Rinascita fascista e concordia di animi ovverossia Giovanni Gentile e Concetto Marchesi, riportato in Canfora, La sentenza, cit., pp. 315-18. 69 Apparso in febbraio (Roma e Firenze) o marzo (Lombardia) a seconda dei luoghi di pubblicazione. 70 La preposizione degli assente nelle copie de La Nostra Lotta stampate in Lombardia.
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sia sterminato. Per i manutengoli del tedesco invasore e dei suoi scherani fascisti, senatore Gentile, la giustizia del popolo ha emesso la sentenza: Morte!71. Questultima frase, come stato mostrato da Luciano Canfora72, contribu in modo rilevante alla creazione del clima torbido che port alluccisione di Gentile a Firenze il 15 aprile 1944, e trovandosi inserita in un articolo di Marchesi, molto probabilmente non a sua insaputa73, spinge a riflettere su quella che ne fu la posizione allinterno della vicenda. Al di l di alcune beghe scientifiche in anni lontani, egli non aveva mai avuto reale simpatia per Gentile74, per quanto intrattenesse con lui rapporti di tipo formale, e di certo nellintimo mai gli perdon di essere stato lispiratore della richiesta per s pesantissima fatta nel 1931 a tutti i professori universitari di prestare giuramento di fedelt al regime fascista75. Ma non nella dimensione personale che va cercata la matrice dellarticolo di Marchesi; bisogna piuttosto guardare alla nuova fiammata che nel momento culminante della lotta antifascista ebbe in lui il radicalismo della giovent e alla precisa convinzione che fu sua, specie negli anni 1943-45, della necessit di una rivoluzione un bagno di sangue per creare la nuova Italia76. Questi furono i presupposti della risposta di Concetto Marchesi a Giovanni Gentile e della sua fatale ricaduta a Firenze, ma non ci sono elementi per ritenere luccisione del filosofo fascista come lesito di un preciso ordine del letterato comunista. Il secondo punto da prendere in considerazione per completare il quadro del Marchesi militante quello delle sue amicizie che, in alcuni casi, lo hanno accompagnato per buona parte della lunga vita. Il tema non stato mai affrontato nel suo complesso:
71 In Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 111. La sostituzione della parte finale dellarticolo di Marchesi fu opera di Girolamo Li Causi, un esponente comunista allora responsabile della stampa nel Centro di Milano, come egli stesso dichiara in una nota di carattere riservato depositata presso lIstituto Gramsci di Roma nel novembre 1968; cfr. Canfora, La sentenza, cit., p. 139. 72 Nel suo lavoro fondamentale sullargomento, La sentenza, cit. 73 Cfr. ivi, p. 138. 74 Non convince Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 117, quando parla di amicizia di Marchesi con Gentile. 75 Cfr. supra, note 32 e 33. 76 Cfr. Canfora, La sentenza, cit., p. 141.

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cos per esempio nella biografia del cattolico Franceschini77 sono soprattutto ricordate le amicizie con sacerdoti e religiosi che non di rado vennero in aiuto a Marchesi in momenti di difficolt, come negli anni caldi 1943-45, e che spesso lo ospitarono in conventi e monasteri. Appaiono in particolare degni di nota i vivi rapporti di affetto con don Primo Mazzolari78. Lo stesso Franceschini, inoltre, fu legatissimo a Marchesi, con cui collabor strettamente negli anni della Resistenza, e di cui fu forse il confidente pi assiduo. Sul versante laico Canfora79 ha giustamente messo in luce i rapporti massonici di Marchesi, che offrono un aiuto non indifferente per giungere ad una piena comprensione delle radici di alcuni suoi importanti interventi, dalla relazione inaugurale padovana alla risposta a Gentile. Le amicizie con i colleghi sono state indagate da Sebastiano Timpanaro80, che menziona in primo luogo gli italianisti Giovanni Bertacchi ed Eugenio Donadoni, spiriti introspettivi e alla ricerca dellassoluto, e ancora Attilio Momigliano e Francesco Flora, e sostiene che il rapporto pi profondo Marchesi lo stabil con Manara Valgimigli, il professore di greco allUniversit di Padova mentre egli insegnava latino, con cui intrecci anche un intenso scambio epistolare. Qui si pu aggiungere che a Padova Marchesi si leg damicizia con il conte Novello Papafava, nel cui palazzo per lunghi anni ebbe la propria dimora e per la cui nobile famiglia compose numerose iscrizioni sepolcrali81. Sempre a Padova Marchesi frequent assiduamente lIstituto di psicologia e il suo direttore Vittorio Benussi, che giunto da Graz aveva iniziato il suo insegnamento nellUniversit nel 191982. Dopo la morte di Benussi nel 1927 Marchesi stabil un solido rapporto con il suo successore Cesare Musatti: con la propria saggezza antica lo aiut in un momento di
Franceschini, Concetto Marchesi, cit. Cfr. ivi, pp. 52-57. 79 Cfr. Canfora, La sentenza, cit., p. 149. 80 Cfr. Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 657. 81 Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 22, 355-58. 82 Cfr. M. Antonelli, Vittorio Benussi: breve biografia intellettuale, in V. Benussi, Sperimentare linconscio. Scritti (1905-1927), a cura di M. Antonelli, Cortina, Milano 2006, p. 29.
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grande confusione, e lo incit anche a trattare del tema dello sdoppiamento riferendogli un motto udito da ragazzo a Catania83. Si potrebbe continuare a elencare altri nomi di amici di Marchesi, ma tra di essi non si troverebbero molti iscritti al Partito comunista. Certamente non gli furono amici Luigi Longo e Pietro Secchia, i due massimi dirigenti comunisti della Resistenza; Girolamo Li Causi, che modific il finale della risposta a Gentile, mostr di avere per lui una certa simpatia84; Giorgio Amendola ricevette le sue confessioni in una notte della tarda primavera del 194385; Palmiro Togliatti, infine, negli anni del dopoguerra ebbe un grande rispetto per lo studioso, ma forse non ricambi a pieno la sincera amicizia che questi nutriva per lui86. Rispetto dunque al gruppo degli altri amici di Marchesi i compagni di partito sono in minoranza, ma ci non deve indurre a ritenere meno saldo il suo rapporto con il partito stesso. Questultimo, quasi smaterializzato, spersonalizzato, fu il centro e il faro nella vita di Marchesi. I numerosi amici con le loro molteplici appartenenze caso raro per un uomo politico o di cultura possono essere invece considerati una proiezione della sua intricata personalit umana e di studioso, del suo costante atteggiamento di ricerca rivolto alla vita e ai suoi misteri (parola tipicamente marchesiana) e, perch no, della sua curiosit e arguzia di uomo del Sud che sempre rimase tale. La Storia della letteratura latina Piuttosto che come militante socialista e poi comunista Marchesi fu di certo conosciuto ai suoi tempi, come lo pure oggi, in quanto autore di una Storia della letteratura latina in due volumi apparsi87 rispettivamente nel 1925 e nel 1927 che ha avuto ben
83 Cfr. C. Musatti, Curar nevrotici con la propria autoanalisi, Mondadori, Milano 1987, pp. 55-63 (aiuto in momento di confusione); Id., Psicoanalisti e pazienti a teatro, a teatro!, Mondadori, Milano 1988, p. 14 (incitamento allindagine sullo sdoppiamento). Su Marchesi e la psicoanalisi, cfr. G. Salmeri, Lucrezio disteso sul lettino di Epicuro, in La Sicilia, 23 settembre 1989, p. 3. 84 Cfr. Canfora, La sentenza, cit., p. 113. 85 Cfr. Amendola, Lettere a Milano, cit., p. 104. 86 Cos, molto probabilmente nel giusto, Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 657. 87 Per leditore Principato di Messina.

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otto edizioni. Una breve lista di suoi lettori al di l di quelli istituzionali gli studenti cio dei licei e delle facolt di lettere pu dare unidea dellimpatto che essa ha esercitato sulla vita culturale e politica del nostro paese dal momento in cui vide la luce fino almeno agli anni Sessanta. Nel pieno della seconda guerra mondiale, nel 1942, il noto traduttore di testi latini Guido Vitali cos scrive a Marchesi da Merano:
Caro e illustre amico, ho conversato molto piacevolmente con una gentile fanciulla, oltremodo bella, attrice della compagnia di Annibale Ninchi, la quale, fresca di ricordi liceali, oltre che di carni e di sguardo, mi parlava con fervoroso entusiasmo della tua Storia della letteratura latina. Dove vanno a cacciarsi questi umanisti! Anche Ninchi viaggia con il tuo libro e lo legge88.

Nel decennio precedente, invece, la Letteratura latina di Marchesi Giorgio Amendola la leggeva in carcere con molto diletto e profitto, cos che lavrebbe fatta poi comprare dalla biblioteca dei confinati di Ponza89. Leonardo Sciascia, da parte sua, ne sottolinea limportanza per la propria formazione letteraria90 quando intorno alla met degli anni Trenta frequentava le Magistrali a Caltanissetta, e per farlo si serve quasi delle stesse parole di Amendola utilit e [...] diletto di contro a diletto e profitto mostrando lesistenza a quel tempo di un linguaggio e di un orizzonte culturale condiviso tra i giovani intellettuali pi maturi del paese al di l della loro collocazione politica. Dopo la caduta del fascismo, anche se ha il sapore di un aneddoto narrato da un dotto ellenistico esperto nella costruzione di biografie letterarie, si pu ricordare lepisodio dellalto magistrato, nobilissima figura di democratico e di patriota che, nei giorni di Salerno, richiesto da Togliatti del come e del
In Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 29. Amendola, Lettere a Milano, cit., p. 101. 90 Si veda il risvolto di copertina che Sciascia scrisse per il suo volume Per un ritratto dello scrittore da giovane, Sellerio, Palermo 1985, ora in Leonardo Sciascia scrittore editore ovvero La felicit di far libri, a cura di S.S. Nigro, Sellerio, Palermo 2003, p. 134. Qui, nel ricordo e nella valutazione, la Storia della letteratura latina del Marchesi associata alla Storia della letteratura italiana di Attilio Momigliano.
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perch avesse orientato lanimo suo verso i partiti dei lavoratori e verso il socialismo, gli mise tra mano la Storia di Concetto Marchesi91. sotto gli occhi di tutti, invece, la chiara ispirazione marchesiana non solo dellautore della Letteratura latina, ma in questo caso anche di quello del Tacito di un passo allinizio del terzo capitolo del BellAntonio di Vitaliano Brancati in cui, allinterno di una sconsolata riflessione antitirannica di Edoardo Lentini, cugino del protagonista, si fa riferimento alla liberta Epicari e si riporta un brano del quindicesimo libro degli Annali tacitiani92. Ci che colpisce della breve lista di lettori di Marchesi qui proposta la variet e diversit di questi ultimi: vi compaiono attori e scrittori, politici e integerrimi funzionari. Ognuno avr trovato un capitolo di particolare interesse lo scrittore, s visto, stato attirato da Tacito; la giovane attrice, fresca di studi liceali, e forse con qualche velleit intellettuale, sar stata colpita da Seneca; il funzionario integerrimo certo non avr amato Cicerone, ma Sallustio e Tacito; il politico avr trattenuto il suo sguardo sugli oratori del periodo repubblicano, i Gracchi in primis93, e forse anche su Cesare , tutti i lettori, per, avranno apprezzato la capacit dellopera di parlare non solo del passato, ma anche del presente, di cogliere i tratti dellumanit perenne94 negli autori della letteratura latina e in specie in Lucrezio, Seneca, Tacito, e nei cristiani. A mo di esempio si pu qui citare un brano del capitolo dedicato a Seneca:
Seneca vuole la sapienza, non la erudizione: la sapienza insegna alluomo a godere del suo tempo, la erudizione insegna a perderlo; luna insegna a vivere bene e fruttuosamente, laltra a vivere male e vana91 P. Togliatti, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura II, Seduta del 14 febbraio 1957, p. 30383. 92 Cfr. A. Baroni, Di un passo degli Annali di Tacito in un romanzo di Vitaliano Brancati, in Studi di storia e storiografia antiche per Emilio Gabba, Edizioni New Press, Como 1988, pp. 173-79. Marchesi pubblic il Tacito presso leditore Principato di Messina nel 1924; nel 1955 lopera ebbe la quarta edizione. 93 Qui si pu notare che nellarticolo Togliatti uomo di cultura e oratore, apparso su Rinascita nellagosto del 1948, e poi ripreso in Umanesimo e comunismo, cit., a p. 356 Marchesi paragona loratoria del capo comunista a quella di Caio Gracco con le seguenti parole: si pu dire di essa ci che si detto della eloquenza di Caio Gracco, che ha il pallore non il rossore dello sdegno. 94 Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 642.

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mente. La cultura pu e deve essere un avviamento alla sapienza, non un fine. Scopo della vita umana non avere tante notizie che non giovano a nulla; avere la forza di resistere al male, di superare le asprezze dellesistenza e di accogliere il dolore come un tesoro dello spirito: e Seneca ripeteva il detto di Demetrio cinico, che lessere pi infelice della terra quello che non ha mai patito avversit. La felicit maggiore non avere bisogno di felicit: trovare in se stessi assoluto il proprio bene, senza alcuna dipendenza dai casi e dalle ingiurie della fortuna e degli uomini; cos soltanto il sapiente nella immobilit della sua coscienza, intangibile perch interiore, incorruttibile perch isolata, supera ogni rapporto di forze esterne che agiscono intorno a lui e su di lui e diviene e resta lunico vero padrone e liberatore di se stesso95.

La forza di queste righe discende dalla lettura che Marchesi fa di Seneca96 senza lesigenza pressante di ancorarlo al suo periodo storico, di indagare minuziosamente la discendenza delle sue opere filosofiche da questo o da quel pensatore del passato, con lesigenza invece di ascoltare in lui la voce delluomo che manifesta le sue ansie e i suoi bisogni. Lo stesso discorso vale per Tacito: Marchesi nella Letteratura97 traccia un quadro del suo pensiero politico e dei caratteri della sua opera storica. Ma ci che glinteressa di pi mostrare che le pagine dello storico dicono ancora molto di vivo e durevole [...] sui mali fondamentali della vita civile98. Anche nel caso di Orazio Marchesi procede similmente: senza mostrare simpatia per il poeta civile, privilegiando le Satire e le Epistole, fa parlare il saggio scettico e antirigorista che consider sempre lequilibrio dellanimo (aequus animus) quale massimo bene, perch non sempre lo possedette: ed ebbe anche lui il suo veternus: questo mal di vecchiaia che a volte scolorisce e angustia la giornata di chi non vecchio ancora99. In questa frase si coglie chiaramente limportanza che per Mar95 C. Marchesi, Storia della letteratura latina, vol. II, Principato, MilanoMessina 19708, p. 255. 96 Nel 1920 Marchesi aveva pubblicato il Seneca presso Principato di Messina; lopera nel 1944 ebbe la sua terza edizione. 97 Come nel Tacito gi citato, cfr. supra, nota 92. 98 La citazione tratta dallAvvertenza (settembre 1924) che Marchesi premise al suo Tacito; supra, nota 92. 99 Orazio, Satire ed epistole, scelte ed annotate da C. Marchesi, Principato, Milano-Messina 196710, p. 254.

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chesi uomo inquieto ebbe lelemento autobiografico100 per penetrare autori come Orazio e Seneca oppure Marziale, o anche Lucrezio. Di questultimo in pi di un lavoro sottolinea la capacit di sentire il dolore delluomo e degli altri esseri viventi e di inserirlo nellondeggiare dellimpassibile natura. Ne apprezza inoltre gli inni di esaltazione di Epicuro, questo sapiente antico [che] ha vinto il dolore gridando che non fa male il dolore; e ha vinto il terrore della morte con la certezza stessa della morte101 liberando cos luomo da affanni e paure. Ma insieme alla sua vita interiore tormentata, a indirizzare la lettura di Marchesi degli autori della letteratura latina c stata anche una visione, in particolare del periodo imperiale della storia romana, centrata non tanto sulla dimensione pubblica, quanto su quella privata, sullhomo piuttosto che sul civis102. Marchesi nelle pagine della Letteratura mostra di aver a pieno intuito la svolta che a partire dal I secolo d.C. insieme alla diffusione di quegli strumenti della cultura e dellattivit intellettuale che schiudono alluomo una libert assai pi grande di ogni indipendenza politica e un dominio assai pi vasto di ogni territorio: la libert e il dominio del proprio spirito103 port nel mondo romano alla decisa affermazione di un nuovo e pi attento modo di considerare gli aspetti interiori, o privati, nella vita dellindividuo, rispetto ai secoli della Repubblica quando gli aspetti esteriori, o pubblici, erano nettamente dominanti104. Per questa via lautore pu accostarsi ai suoi Seneca e Tacito, Marziale e Giovenale considerandoli come rappresentanti di tutta lumanit con il suo fardello di affanni e problemi, e pu offrirne uninterpretazione come nel caso di Seneca che mette bene in
100 Cfr. Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 644. La definizione di uomo inquieto contenuta nel sottotitolo di Franceschini, Concetto Marchesi, cit. 101 C. Marchesi, Lucrezio e il poema della natura, in Id., Divagazioni, Neri Pozza, Venezia 1951, p. 64. Il saggio il discorso commemorativo tenuto allAccademia dei Lincei nel giugno del 1947, notevolmente ampliato. 102 Cfr. soprattutto La Penna, Concetto Marchesi, cit., pp. 31-40; Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., pp. 642-50. 103 Marchesi, Storia della letteratura latina, vol. II, cit., p. 494. 104 Su ci cfr. P. Veyne, Limpero romano, in Ph. Aris, G. Duby (a cura di), La vita privata, vol. I, DallImpero romano allanno Mille, Laterza, Roma-Bari 1986, pp. 3-172; G. Salmeri, La periodizzazione della storia romana imperiale e lemergere del s, in Storica, 13, 1999, pp. 105-24.

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luce il ruolo centrale della cura di s105 nella loro vita e nelle loro opere. A differenza di quanto fa per la sua iniziazione al socialismo, Marchesi nelle sue pagine non suggerisce apertamente alcuna idea del percorso intellettuale che lo condusse alla composizione della Storia della letteratura latina. Nel tentativo di ricostruirlo, senza qui ripetere quanto gi stato ben detto da altri sulla sua estraneit alla prospettiva idealistico-crociana o a quella marxista106, appare importante ricordare la mancanza di senso della storicit del fatto artistico, nonch la carenza di Kulturgeschichte che separano nettamente Marchesi dalla grande tradizione della filologia tedesca dei Wilamowitz, Leo, Norden con la sua esigenza di lettura storica dellopera letteraria, tutta tesa a indagarne lambiente e la tradizione culturale e a non ritenere i valori stilistici come pure manifestazioni individuali107. Marchesi, inoltre, appare distantissimo dallapproccio alla letteratura latina in chiave erudita o retorica108 che, finalizzato alla scuola, nei primi decenni del Novecento dominava nel nostro paese: la sua opera non ha possibilit di confronto in questo contesto. E neppure laccostamento della Storia della letteratura latina di Marchesi alla Storia della letteratura italiana (1868-71) di Francesco De Sanctis, pi volte suggerito, pu essere accettato per quanto riguarda limpianto e la costruzione109, anche se pu valere per il successo di pubblico di cui entrambe godettero. Marchesi allora pu essere considerato come un caso unico nellampio panorama delle storie letterarie, e la sua specificit data dal fatto che in lui lincontro con lautore avviene sempre attraverso lopera, eliminando al massimo ogni forma di mediazione. Oltre che dalla tendenza a disancorare il fatto artistico dal con105 Marchesi pu per molti versi essere ritenuto un anticipatore di M. Foucault, La cura di s, Feltrinelli, Milano 1985, ma su questargomento si spera di tornare in un lavoro successivo. 106 Cfr. soprattutto Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., pp. 632, 656; Treves, Concetto Marchesi letterato, cit., pp. 391-99. 107 Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., pp. 632-35, le citazioni sono tratte da p. 635. 108 Cfr. La Penna, Concetto Marchesi, cit., p. 72. 109 Contrario allaccostamento del Marchesi critico a Francesco De Sanctis, suggerito in La Penna, Concetto Marchesi, cit., pp. 89-92, Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., pp. 637-38.

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testo storico e dallassenza di apparati concettuali, ci mostrato dal disprezzo per la bibliografia che si coglie nel testo110. E la presenza della filologia vi si limita essenzialmente alle sezioni sui codici che completano i capitoli su ciascun autore111. Ma che cos che guida Marchesi nella composizione della Letteratura latina se non sono erudizione e filologia, impianto teorico e indagine di tipo storico? larte: la sola via attraverso la quale si pu giungere al nocciolo delle cose. Tramite essa scrive lautore si scopre una parte, almeno, di ci che vero nella vita degli uomini. Il resto oscurit e silenzio112. E come lartista colui che nella sua opera sa cogliere non creare, si badi la natura umana nei suoi tratti essenziali, cos il critico-artista colui che, disposto a ricevere i doni delle Muse con mani delicate113, sa far rivivere per i propri lettori il mondo interiore di uno scrittore. Una tale posizione di Marchesi stata ricondotta giustamente alla formazione tardo-ottocentesca del critico114, e in rapporto ad essa si fatto soprattutto il nome del poeta e letterato suo concittadino Mario Rapisardi115. Non sembra invece essere mai stato ricordato uno scritto di Marchesi apparso sullUnit nel 1951116. Qui lautore, allinterno di una riflessione sulle forme di propaganda, sostiene che
luomo di studio e di cultura, deve attendere a indagare, a scoprire, a definire, a rappresentare la cosa in modo che apparisca, a quanti possano intendere, cosa vera e giusta e bella: con che si comprende tutto

Cfr. La Penna, Concetto Marchesi, cit., p. 74. Esse possono essere ritenute un lascito dellinsegnamento di Remigio Sabbadini, grande studioso della tradizione umanistica, e maestro di Marchesi negli anni degli studi universitari a Catania; cfr. G. Salmeri, Sullo studio dellantico nella Sicilia dellOttocento, in Per Enrica Malcovati. Atti del convegno di studi nel centenario della nascita (Pavia 21-22 ottobre 1994), Edizioni New Press, Como 1996, pp. 235-37. 112 In Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 639. 113 La Penna, Concetto Marchesi, cit., p. 96. 114 Cfr. soprattutto Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., pp. 650-58. 115 Su Rapisardi, i suoi studi di letteratura latina e lambiente catanese, cfr. Salmeri, Sullo studio dellantico, cit., pp. 230-37. 116 Marchesi, Umanesimo e comunismo, cit., pp. 66-69. Le citazioni sotto riportate sono tratte da p. 68.
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il valore di ogni opera di pensiero o di arte. Altrimenti, se si infila la porta della propaganda di parte, lopera fin dalle origini viziata.

E poi aggiunge che per la propaganda non di parte, quella


che scenda nel profondo delle anime e faccia sentire il male del mondo non occorre neppure essere socialisti o comunisti: non lo era forse Guy de Maupassant; non lo erano certamente Federico De Roberto, lelegantissimo romanziere catanese, n Giovanni Verga, il taciturno frequentatore del Circolo dei nobili nel Corso Stesicoro-Etnea. Eppure in Boule de suif si muove una diligenza che contiene tutto il mondo della ipocrisia, della vilt, della crudelt: dov una sola grandezza, quella della donna caduta su cui si rovescia la mole delle infami virt professionali; eppure in quella novella sceneggiata, Il Rosario pubblicata sulla Nuova Antologia del 16 aprile 1899 e che vorrei vedere ripubblicata una rappresentazione che non potrebbe essere pi implacabile di tutta la cupa e gelida empiet del bigottismo clericale e nobilesco. E i Malavoglia di Giovanni Verga affondano le loro radici e maturano i loro frutti in quella fatica desolata della misera gente battuta dalle furie del mare e dalla frode degli uomini. Da quel mondo, dal mondo del lavoro, vengono su infinite voci: l sono innumerevoli luci e colori, e cupe profondit e indomabili energie.

Questo brano uno dei pochissimi in cui Marchesi sviluppa un tipo di riflessione che, pur se lontanamente, pu tuttavia definirsi teorica, e in esso introduce come rappresentanti degli scrittori in grado di scendere nel profondo delle anime e di fare sentire il male del mondo due suoi concittadini catanesi: Federico De Roberto e Giovanni Verga. Egli li conobbe personalmente negli anni della giovinezza117, e come gli sfruttati contadini della Piana lo spinsero ad abbracciare il socialismo, cos De Roberto e Verga dovettero innescare in lui lamore, e linteresse, per larte e la letteratura. Leleganza del primo venne sempre perseguita da Marchesi in tutta la sua opera, mentre il secondo e il suo bozzetto Nedda appaiono aver ispirato in Perch sono comunista la raffigurazione delle vendemmiatrici che, dopo la fine del lavoro a tarda ora, i piedi scalzi dovevano correre per chilometri pri117 Il padre di Marchesi, Gaetano, fu amico del Verga; cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 1.

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ma di giungere a notte in un tugurio dove era il fumo di un lucignolo e quello di una squallida minestra118. Ancora pi in profondit De Roberto e Verga agirono comunque su Marchesi con loffrirgli lesempio della loro grande perizia nello scoprire e rappresentare la natura umana. Seguendone lesempio, interrogando pi il poeta [...] che i suoi cento interpreti e chiosatori, pi la natura umana che i libri119 lo studioso di letteratura latina diede vita ad unopera in grado di attrarre un pubblico vario e composito, quasi quanto quello dei suoi concittadini romanzieri. Il parlamentare A proposito degli anni finali di Marchesi, Ezio Franceschini ha scritto che in essi loccupazione principale del suo maestro fu la vita politica: nella quale entr spinto quasi dalla forza dinerzia di tutta la sua vita precedente120. Con questultima affermazione si pu essere daccordo se sintende nel senso che egli entr nella vita politica portandosi dietro tutto il bagaglio delle sue precedenti esperienze di militante, di docente e di letterato. Non si pu invece condividere se con essa sintende che lentrata in politica di Marchesi fu un evento sostanzialmente meccanico, non disceso da una scelta meditata. Nel gennaio del 1945, quando, appena rientrato dalla Svizzera, fu nominato capo dellUfficio stampa del ministero dellItalia occupata, egli era un uomo anziano ma ancora appassionato che, dopo aver provato nei diciotto mesi precedenti il sapore dellazione e dellimpegno, non aveva pi voglia di staccarsene. Linsegnamento, che negli anni del fascismo era stata la sua principale occupazione, in cui aveva riversato gran parte delle sue energie, ormai non gli bastava pi per dare espressione alla sua personalit, e per questo, sebbene non labbia mai veramente abbandonato fino allet della pensione e abbia sempre continuato ad
118 Marchesi, Umanesimo e comunismo, cit., p. 29; cfr. Salmeri, Sullo studio dellantico, cit., p. 237. 119 La citazione tratta dallAvvertenza (pp. 1-3) al Catullo e Lesbia di Mario Rapisardi, apparso a Firenze nel 1875 per i Successori Le Monnier; cfr. supra, nota 115. 120 Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 116.

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amarlo, scelse tuttavia molto consapevolmente lattivit politica. La prospettiva del suo impegno Marchesi la chiarisce bene in una lettera del novembre 1945 al suo ex allievo e primo laureato monsignor De Zanche, allora vescovo di Montefeltro:
immenso il disastro che si abbattuto sullEuropa; ed lunga, sciaguratamente lunga, la malattia che ha corroso lintima struttura della nostra Italia. Ma loscurit del presente non mi toglie la speranza, anzi la certezza della luce che verr. Ci che importa che la stanchezza non prevalga. Sarebbe una stanchezza mortale: la quale ci riporterebbe alle posizioni di prima, quelle cio che accolsero e fecondarono i germi della oppressione e della morte. Spero ancora che gli uomini di buona volont riescano a prevalere sui trafficanti; spero ancora che il popolo italiano assente da venti secoli attraverso le macerie del passato ritrovi il sentiero che lo riporti alla vita121.

La sua azione politica Marchesi la svolse nelle file del Partito comunista: oltre ad essere membro del comitato centrale dal 1945 fino alla morte, per il partito fece parte della Consulta nazionale e fu eletto allAssemblea Costituente e poi alla Camera dei deputati nelle prime due legislature repubblicane. Sul rapporto di Marchesi con il Partito comunista circola una vulgata che vuole che egli lo abbia servito con una fedelt e una disciplina che non avrebbero avuto altro esempio cos singolare e cos insigne122, una vulgata alla cui creazione molto contribu il discepolo cattolico di Marchesi, Ezio Franceschini, che forse pensava a legami e vincoli in altre istituzioni, e prendeva soprattutto in considerazione la totale disponibilit del maestro a recarsi a parlare a gruppetti sparuti e dispersi di operai e di contadini. Molto pi meditato del giudizio dellallievo sul rapporto di Marchesi con il Partito comunista quello del capo del partito stesso. Palmiro Togliatti cos si espresse nella gi ricordata commemorazione del personaggio tenuta alla Camera dei deputati: Ladesione al movimento socialista e poi al nostro Partito non fu, per lui, atto esteriore, una specie di attestato che si mette nel cassetto con gli altri titoli, come si dice, o si fa a pezzi quando sembra che laria spiri
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Ivi, p. 39. Ivi, p. 239. Ancora da questa pagina tratta la citazione successiva.

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da unaltra parte. Fu impegno serio e decisivo, sempre perch, diceva, la nostra una fede123. Qui si afferma la seriet dellimpegno di Marchesi nel partito, ma non si parla di disciplina. Gi Luigi Longo dopo i mesi di rettorato nella Padova occupata dai tedeschi lo aveva etichettato come una personalit non [...] definita dalla [...] milizia di partito124, e Togliatti da parte sua doveva ben ricordare il rifiuto di Marchesi di dare lassenso contro la propria indicazione di voto in senso favorevole allinserimento nellarticolo 7 della Costituzione italiana del comma in cui si afferma che i rapporti di Stato e Chiesa sono regolati dai Patti Lateranensi125. Marchesi, per di pi, in anni di duro scontro tra Partito comunista e Democrazia cristiana, non esit a presentare insieme con il democristiano Giuseppe Ermini una proposta di legge che prevedeva tra laltro lampliamento delle esenzioni tributarie per gli studenti meritevoli e ladeguamento delle tasse e sopratasse universitarie126. Pi in generale Marchesi non ebbe remore a stabilire rapporti di una certa intensit con i propri avversari politici127, e nella vita privata mantenne tutti i legami che aveva intrecciato nel periodo fascista con figure dellaristocrazia e soprattutto con ecclesiastici. Lessere iscritto al Partito comunista non port insomma il nostro personaggio a mutare come invece accadde ad altri il proprio sistema di vita. Dal punto di vista pi specificamente culturale, infine, appare notevole la sua strenua battaglia in difesa della tradizione umanistica La cultura umanistica giova a tutti; il giorno in cui decadesse sarebbe notte nel mondo128 e dellinsegnamento del latino contro buona parte della intelligencija socialista e comunista italiana129. Tutto ci fa apparire Marchesi come un uomo libero fedele alle proprie convinzioni personali nel suo rapporto con il Partito
123 P. Togliatti, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura II, Seduta del 14 febbraio 1957, pp. 30834-35. Cfr. infra, nota 169. 124 Cfr. supra, nota 48. 125 Cfr. infra, pp. 15-16. 126 Cfr. infra, pp. 79-85. 127 Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 152, e infra, nota 144. 128 Marchesi, Umanesimo e comunismo, cit., p. 387. 129 Cfr. La Penna, Concetto Marchesi, cit., p. 87; Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 647.

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comunista, ma non chiarisce perch questultimo costituisse il suo centro e il suo faro negli ultimi anni di vita Se non crediamo a niente altro, [il comunismo] lunica cosa in cui seguitiamo a credere130. Un aiuto alla comprensione lo offre una frase contenuta in Perch sono comunista: Nel Partito comunista io ho sentito risolversi certe mie contraddizioni, calmarsi certe lacune, acquietarsi talune ansiet131. Il partito, in sostanza, in questa confessione del Marchesi anziano, ci viene presentato come il luogo in cui un uomo dallanimo tormentato come lui, che nel 1955 non esita a parlare di fragilit morbosa dei miei nervi132 e che lanno precedente aveva accennato alla propria sciagurata inadattabilit alla vita extrauterina, trova quiete. Non che fosse scomparso lo sdegno per i soprusi compiuti dai padroni sui loro sottoposti che da giovane lo aveva fatto accostare al socialismo, ma negli anni della vecchiaia una solida struttura come il Partito comunista con il suo ordine e i suoi obiettivi di libert e progresso dovette costituire per Marchesi, sempre afflitto da un senso di ansiet e saziet133, un rifugio sicuro. Questo rifugio, a lui fine studioso di autori cristiani, sempre attento alle problematiche religiose, e soprattutto impegnato in una costante ricerca dellassoluto, avrebbe potuto offrirlo anche la Chiesa cattolica: Marchesi per non accett mai questultima come istituzione giacch al di l di alcune singole e rare personalit la vedeva sempre schierata dalla parte del potere economico e politico, e dimentica del fatto che i poveri, i pezzenti, gli infermi sono il suo tesoro134. La Chiesa cattolica nellItalia degli anni Cinquanta ai suoi occhi era anticristiana135.
In Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 120. Marchesi, Umanesimo e comunismo, cit., p. 39. 132 In Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 65. La citazione successiva tratta dalla p. 64. 133 Ivi, p. IX. 134 Cfr. soprattutto larticolo di Marchesi, Anticlericalismo e anticristianesimo, apparso nel 1952 (13 novembre) sullUnit, e poi ristampato in Id., Umanesimo e comunismo, cit., alle pp. 84-86. La citazione tratta dalla p. 86. 135 Cfr. supra, nota 134. Diversamente da quanto ritiene L. Canfora, Le vie del classicismo, Laterza, Roma-Bari 1989, p. 299, il rapporto di Marchesi con il cristianesimo non appare definibile come mai risolto; di fatto fu molto chiaro, in quanto Marchesi distinguendo nettamente ebbe per il cristianesimo come movimento attenzione e ammirazione, soprattutto per quello delle origini (cfr. infra, note 165, 167 e 168), mentre fu sempre durissimo con quella che egli chiamava la
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La complessa forma delladesione di Marchesi al Partito comunista aiuta anche a comprendere, non a giustificare, si badi, due posizioni da lui assunte negli ultimi mesi di vita la difesa di Stalin, paragonato allimperatore Tiberio, dopo il rapporto contro di lui di Nikita Krusciov e la condanna dellinsurrezione ungherese domata dallintervento militare sovietico che lo hanno fatto anche di recente giudicare, molto dopo il 1956, un comunista cinico e spregevole136. Ora per quanto riguarda Stalin e il paragone con Tiberio137, va innanzitutto ricordato che i due appaiono a Marchesi nella veste di statisti, come coloro che assicurarono la continuit, luno dello Stato romano dopo la morte di Augusto, e laltro dellUnione Sovietica attraverso le vicende della seconda guerra mondiale: per questa ragione sono presentati come figure positive. Stalin, inoltre, fino al rapporto Krusciov era stato un mito per il movimento comunista, e su di lui si erano riversate le speranze di liberazione del proletariato di tutto il mondo: per lanziano Marchesi, che aveva trovato nel Partito comunista un approdo di stabilit e certezza, una tale immagine non poteva essere cancellata da qualsivoglia rivelazione. E per di pi era stato Stalin con il suo famoso discorso del 7 novembre 1941, nellanniversario della rivoluzione russa, a liberare Marchesi dallo stato di profonda crisi in cui era caduto nel mese precedente alla notizia che le armate tedesche si
Chiesa di Roma. Anche per quanto riguarda la fede in Dio la posizione di Marchesi non appare ambigua o irrisolta: fondamentale in tal senso un suo intervento alla Costituente in cui afferma di non accettare lipotesi atea, che Dio sia unideologia di classe e per parte propria, non credendo nella rivelazione, fa risiedere Dio nellinconoscibile e nellignoto, cfr. infra, p. 46. 136 Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 120. 137 Ecco quanto Marchesi disse in proposito allVIII Congresso nazionale del Partito comunista nel dicembre del 1956: Pi tardi sapremo forse vedere meglio [...] le ragioni per cui sia stato abbattuto in modo cos brusco e clamoroso uno dei grandi costruttori dellURSS, attorno a cui, da vivo e da morto, sono risuonate tante voci di esaltazione: colui che, morendo, lasciava una Russia tanto forte da potere, senza danno della sua forza, maledirne la memoria. Tiberio, uno dei pi grandi e infamati imperatori di Roma, trov il suo implacabile accusatore in Cornelio Tacito. A Stalin, meno fortunato, toccato Nikita Krusciov. Allodio capitalistico mai attenuato contro i regimi socialisti, non era forse necessario, a guarigione dei nostri mali, aggiungere la nostra maledizione. Si possono fare molte pi cose con le opere dei vivi che non con la condanna dei morti (Umanesimo e comunismo, cit., p. 114).

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avvicinavano minacciosamente a Mosca138. I nervi del professore non avevano retto, ed egli si era chiuso per tre giorni nella sua stanza, ascoltando la radio e senza voler vedere nessuno. Lidea del movimento comunista coltivata da Marchesi offre anche la possibilit di comprendere si ripete , ma non di giustificare la sua decisa avversione allinsurrezione ungherese dellottobre 1956. Egli non consider i suoi protagonisti neppure comunisti perch non riusciva a concepire che dei comunisti insorgessero contro il comunismo, ma soprattutto appare essere stato turbato e infastidito dalla rottura dellequilibrio causata dagli insorti allinterno del mondo comunista e in particolare tra gli intellettuali139. Tale rottura il vecchio Marchesi, ormai prossimo alla morte, non seppe e non volle accettarla, e per questo insieme ai compagni della base si schier a favore dellintervento sovietico. Seduto dunque sui banchi del Partito comunista alla Consulta nazionale, allAssemblea Costituente e alla Camera dei deputati, Marchesi partecip con impegno ai lavori parlamentari non mancando di pronunziare interventi di peso nei dibattiti pi importanti, specie allAssemblea Costituente140. Contribu inoltre in modo molto significativo, con la sua esperienza di docente e di uomo di cultura, ai lavori della VI Commissione Istruzione e Belle Arti, di cui fu membro sia nella I sia nella II Legislatura. I suoi discorsi, di cui in questo volume viene proposta una scelta molto ampia, si qualificano in generale per lalto spessore culturale, evidenziato da innumerevoli riferimenti in specie alla letteratura e alla storia di Roma141, e per il costante rapportarsi alla tradizione politica nazionale dellepoca prefascista142, oltre che per lironia sferzante che si
Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 100. Marchesi, Umanesimo e comunismo, cit., pp. 114-16; cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., p. 120. 140 Gli interventi di Marchesi alla Consulta nazionale e allAssemblea Costituente non sono raccolti in C. Marchesi, I discorsi, a cura di S. Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona 1987, un volume che relativo soltanto allattivit oratoria del nostro personaggio alla Camera dei deputati nelle prime due legislature della Repubblica. 141 Ad esempio, cfr. infra, pp. 97, 124-25 (Catilina); 97, 121, 124 (Cicerone); 160, 165 (Tacito). Appare notevole che Marchesi, il quale come studioso fu restio ad occuparsi di letteratura greca, nei discorsi raccolti in questo volume ricordi in modo esaltatorio Tucidide (infra, pp. 10, 76) e discuta di una legge attribuita a Solone (infra, pp. 5, 7). 142 Cfr. infra.
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adopera per alcuni detentori del potere. A Marchesi non manc, comunque, la capacit di dialogare con gli avversari politici che stimava intellettualmente, come tra laltro mostrato dai resoconti, non stenografici purtroppo, dei lavori della Prima Sottocommissione della Commissione dei 75 di cui fece parte alla Costituente143. Nella discussione dei Diritti e doveri dei cittadini questa lintitolazione della Sottocommissione il comunista Marchesi intreccia un dialogo serrato ma rispettoso, denso di contenuti ideali e culturali, con i democristiani Giorgio La Pira144 e Aldo Moro, i colleghi che gli apparivano come gli interlocutori pi significativi. Una caratteristica dei discorsi di Marchesi, che non pu sfuggire al lettore, la presenza al loro interno di innumerevoli motti e citazioni in quello che loratore chiama domestico latino145: egli non solo in questo comportamento linguistico, giacch la formazione umanistica era comune a molti dei parlamentari dellimmediato dopoguerra, ma nel suo caso il latino non mai un orpello o uno strumento di esoterismo, serve sempre a precisare o a chiarire un concetto, a rendere pi incisiva unaffermazione. Il linguaggio di Marchesi nei discorsi daltronde sempre molto chiaro e aderente alloggetto, e non teme le ripetizioni, cos che di lui come oratore si pu ripetere quanto egli scrive nella Storia della letteratura latina su Cicerone146, non amato come avvocato e compilatore filosofico147, ma apprezzato come stilista:

143 Sullimportanza dello studio dei lavori dellAssemblea Costituente nellottica giuridica, cfr. gi V.E. Orlando, Prefazione, in V. Falzone, F. Palermo, F. Cosentino (a cura di), La Costituzione della Repubblica Italiana illustrata con i lavori preparatori, Colombo, Roma 1948, pp. 6-7. Per una visione pi generale, cfr. E. Cheli, Il problema storico della Costituente, in J.S. Woolf (a cura di), Italia 1943-1950. La ricostruzione, Laterza, Roma-Bari 19752, p. 207. 144 Cfr. P. Pombeni, La Costituente. Un problema storico-politico, Il Mulino, Bologna 1995, p. 109. Sullattivit di La Pira come membro della Costituente, cfr. S. Grassi, Il contributo di Giorgio La Pira ai lavori dellAssemblea Costituente, in U. De Siervo, Scelte della Costituente e cultura giuridica, vol. II, Protagonisti e momenti del dibattito istituzionale, Il Mulino, Bologna 1980, pp. 179-221. 145 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta antimeridiana dell11 maggio 1951, p. 27990, cfr. infra, p. 94. 146 C. Marchesi, Storia della letteratura latina, vol. I, Principato, MilanoMessina 19668, p. 299. 147 Sullanticiceronianismo di Marchesi, cfr. Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 644. Qui si pu ricordare che Marchesi in Atti Par-

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Egli padrone dellespressione parlata, nei vocaboli, nella struttura, nella plastica del periodo: padrone sicuro e libero, senza le angustie e i timori dei ricercatori di eleganze stilistiche. [...] Nella sintassi preferisce i costrutti pi consueti [...] Egli, che fu il pi grande stilista di Roma, non cura affatto la ripetizione dei vocaboli che altri si studiarono e si studiano con uno sforzo talora ridicolo di evitare.

Nella ricchezza di temi e materiali che offrono i discorsi parlamentari di Marchesi se ne segnaleranno ora alcuni che a parere di chi scrive contribuiscono a precisare vieppi il suo profilo politico e culturale, nonch umano. In tal senso, sul versante politico appaiono in particolare significativi i suoi richiami alla tradizione degli statisti italiani del secondo Ottocento che egli dice scomparsi senza lasciare nessuna traccia148. Ricorda Quintino Sella149 e Francesco De Sanctis150, ma soprattutto Giuseppe Zanardelli151 che, a fronte del ricorso da parte del ministro dellinterno Scelba a leggi, dir cos, eccezionali, viene presentato come difensore della legalit per la sua opposizione nel 1899 alle misure repressive del governo Pelloux. Questi riferimenti appaiono indicativi della centralit dello Stato nella visione politica di Marchesi, in piena sintonia con la quale la sua netta diffidenza nei confronti dellistituzione dellordinamento regionale nel paese. Il suo timore che tramite lintervento delle regioni possano prodursi situazioni simili a quelle verificatesi in passato nel Mezzogiorno. Per chiarire il suo pensie-

lamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta pomeridiana del 10 dicembre 1952, p. 43509, cfr. infra, p. 124 definisce Cicerone un socialdemocratico, epiteto di assoluto disprezzo nelluso di un comunista del dopoguerra. 148 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta pomeridiana del 16 gennaio 1951, p. 25309, cfr. infra, p. 81. 149 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta antimeridiana del 13 ottobre 1948, p. 3132, cfr. infra, p. 52; ivi, Seduta pomeridiana del 16 gennaio 1951, p. 25309, cfr. infra, p. 81. 150 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta antimeridiana del 13 ottobre 1948, p. 3133, cfr. infra, p. 54. 151 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta pomeridiana del 28 ottobre 1952, p. 42228, cfr. infra, p. 117; ivi, Seduta pomeridiana del 10 dicembre 1952, p. 43509, cfr. infra, p. 123. La citazione immediatamente successiva tratta da p. 42225 del primo intervento.

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ro Marchesi cita cos, in un intervento alla Costituente, il discorso ai propri elettori di un deputato socialista riformista catanese dei primi decenni del Novecento, Vincenzo Giuffrida, che riteneva che i mali della scuola nel Sud fossero principalmente causati dagli enti locali, municipi, province152. In positivo Marchesi fa trasparire la sua idea della centralit dello Stato nellorganizzazione scolastica quando, sempre alla Costituente, afferma: La scuola non da trattare alla stregua di un collegamento stradale o di un regolamento di acque. La scuola il massimo , dir, lunico organismo che garantisca lunit nazionale153. In questa prospettiva unimportanza fondamentale riveste per loratore lesame di stato questo eterno problema della vita scolastica italiana! che ha da essere non solo uno strumento di controllo della preparazione degli studenti ma anche di eguaglianza in quanto toglie alla pubblica scuola il diritto di conferire i pi validi titoli di studio, la mette sullo stesso livello della scuola privata e ne fa un organismo concorrente e non privilegiato di preparazione scientifica. Identica a quella della scuola, cio di tipo centralizzato, deve essere per Marchesi lorganizzazione di quanto noi oggi chiamiamo beni culturali. Ancora alla Costituente egli dichiara: Leccezionale patrimonio artistico italiano costituisce un tesoro nazionale, e come tale va affidato alla tutela e al controllo di un organo centrale154. Marchesi non ha fiducia che le regioni siano in grado di provvedere secondo principi generali alla tutela e al restauro del patrimonio artistico nazionale, e per questo vuole tenerle lontane dalla sua supervisione155. Oltre alla visione centralista dello Stato, di discendenza ottocentesca e con una venatura di tipo massonico in Marchesi anche la visione, fondata sulla netta separazione, dei rapporti tra Stato e Chiesa. Essa si manifesta con forza nel suo intervento alla
152 C. Marchesi, Assemblea Costituente, Seduta pomeridiana del 4 luglio 1947, p. 5439, cfr. infra, p. 43. 153 C. Marchesi, Assemblea Costituente, Seduta pomeridiana del 22 aprile 1947, p. 3203, cfr. infra, p. 25. La citazione successiva tratta dalla p. 3206, cfr. infra, p. 30. 154 C. Marchesi, Assemblea Costituente, Seduta del 30 aprile 1947, pp. 3420-21, cfr. infra, p. 38. 155 Cfr. da ultimo S. Settis, Chi salver il paesaggio. La lunga guerra fra stato e regioni, in la Repubblica, 27 novembre 2007, pp. 46-47.

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Costituente contrario al riconoscimento nella Costituzione dei Patti Lateranensi come strumento preposto alla regolamentazione di tali rapporti: i Patti per loratore dovrebbero considerarsi come gli altri trattati del paese, senza diventare ossatura e [...] parte organica del nuovo Stato156. Una posizione questa che Marchesi mantenne con coerenza anche al momento del voto quando, come s visto157, opponendosi allindicazione del partito, usc dallaula e neg il suo sostegno allintroduzione dei Patti Lateranensi nella Costituzione. A fronte dellinflessibilit che Marchesi suole mostrare quando entrano in discussione i principi, appare notevole la sua disponibilit del resto gi manifestata in passato a dialogare e trattare sulle questioni concrete. Particolarmente indicativo in proposito ci che dice nella discussione della proposta di legge che nel 1951 present insieme al deputato democristiano Giuseppe Ermini anche lui professore universitario , e che prevedeva tra laltro aiuti per gli studenti meritevoli e ladeguamento delle tasse e sopratasse universitarie. Marchesi nel suo intervento mostra una piena consapevolezza della dimensione onirica in cui si poneva allora la realizzazione della riforma dellUniversit secondo i dettami dellarticolo 34 della Costituzione, ragione per cui sostiene di essersi associato a Ermini nel tentativo di fare almeno qualche passo in avanti in materia158. Per dirla con lui: siamo nel campo della manutenzione, non in quello della riforma159. Al fine di evidenziare lattenzione per il concreto del Marchesi parlamentare piace inoltre ricordare due tra le sue numerose prese di posizione. Nella prima, alla VI Commissione Istruzione e Belle Arti, egli si batte per laumento del contributo governativo annuo a favore della Scuola Normale Superiore di Pisa che, non disponendo pi dei finanziamenti di cui godeva al tempo del fascismo quando era suo direttore Giovanni Gentile, era persino costretta a ricorrere a prestiti per pagare il personale insegnan156 C. Marchesi, Assemblea Costituente, Seduta pomeridiana del 14 marzo 1947, p. 2104, cfr. infra, p. 21. 157 Cfr. supra, nota 125. 158 Cfr. infra, p. 79. 159 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta pomeridiana del 16 gennaio 1952, p. 25308, cfr. infra, p. 80.

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te160. Nella seconda, invece, Marchesi manifesta una visione molto ampia della nozione di bene artistico, dunque da tutelare, inserendo al suo interno anche palazzi e ville di famiglie decadute, o comunque bisognose, che non hanno denari sufficienti per sostenere lonere del restauro161. Qui non si pu fare a meno di riconoscere il Marchesi che per lunghi anni visse a Padova nellaustero palazzo del conte Papafava162, e che fu lui stesso discendente di una nobile famiglia catanese, ai suoi giorni ormai decaduta, quella dei Gioeni duchi dAngi163. Uno di loro, Giuseppe, fu tra i pi illustri vulcanologi italiani della fine del Settecento, aveva un Gabinetto di storia naturale che fu molto invidiato da Goethe e, trascurando la vicina Etna, con molta originalit nel 1790 pubblic un Saggio di litologia vesuviana164. I discorsi parlamentari di Marchesi offrono anche elementi per approfondire lidea che egli ebbe del Partito comunista. Notevole in un discorso del 1950 la definizione di questultimo come partito di fedeli, perch occorre avere una fede sicura e profonda quando si associati in un partito che non assicura nessun beneficio a coloro che lo seguono e nessuna prospettiva di personale fortuna165. Marchesi, inoltre, presenta il Partito comunista quasi come una chiesa, le pagine del cui martirologio sono per molto pi recenti e vive di quelle della Democrazia cristiana. La stessa linea seguita, nella commemorazione del caduto della Resistenza greca Nico Belojannis166, attraverso il ricorso a una cita160 C. Marchesi, Camera dei deputati, Commissione in sede legislativa, Commissione VI Istruzione e Belle Arti, Seduta del 4 aprile 1952, p. 692, cfr. infra, pp. 137-38. 161 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura II, Discussioni, Seduta dell8 aprile 1954, p. 6906, cfr. infra, p. 151. 162 Cfr. supra, nota 81. 163 Cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 71-73. 164 Presso la Stamperia Simoniana di Napoli. Cfr. G. Salmeri, LEtna del viaggio e della scienza, in LEtna mito dEuropa, Maimone, Catania 1997, p. 128; G. Salmeri, C. Napoleone, Linneo ad Acireale, in Fiori di Sicilia. Acis Hortus Regius, lerbario di Giuseppe Riggio, Ricci, Parma 2007, pp. 40, 42. 165 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta del 9 marzo 1950, p. 16022, cfr. infra, p. 77. Il riferimento al martirologio del Partito comunista, che segue immediatamente, nella stessa pagina. 166 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta del 2 aprile 1952, p. 36836, cfr. infra, pp. 130-31.

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zione dallApologetico di Tertulliano, semen est sanguis167, che consente alloratore di soffermarsi sulla funzione fecondatrice del sangue del martire. Ma nel riportare le parole di Tertulliano egli non le fa seguire da Christianorum168, come nel testo di riferimento, lasciando cos trasparire il suo pensiero che i veri cristiani i veri rivoluzionari del Novecento sono i comunisti. La concezione fideistico-religiosa del Partito comunista169 propria di Marchesi, fondata com sulla tradizione del cristianesimo primitivo declinata in termini rivoluzionari, non appare facilmente conciliabile con la sua visione dello Stato sopra delineata di matrice risorgimentale: in tal modo viene ad essere confermata la dimensione non di rado contraddittoria che ha gi fatto la sua comparsa nelle pagine precedenti170 della figura e del pensiero di Marchesi. Ma piuttosto che le irriducibili contraddizioni del letterato e del politico, su cui hanno giustamente insistito Antonio La Penna e Sebastiano Timpanaro171, e che non possono essere in alcun modo negate, qui da ultimo pare opportuno porre in evidenza quella che stata chiamata la sua humanitas172. Originata da una profonda cultura di tipo letterario e da una carica passionale manifestata in ogni circostanza della vita, essa non riuscita ad assumere una funzione unificante della personalit di Marchesi, ma ha dato a tutti i suoi interventi di critico, di pubblicista, di parlamentare un tocco inconfondibile che li rende a distanza di molti decenni ancora degni di attenzione. Essi non appaiono come il prodotto di un dotto, ma tronfio e insipido letterato o di un rigido militante di partito, quanto piuttosto di un uomo saggio e addentro ai segreti della vita che non ha timore di mettere in mostra il proprio animo. E come nella Storia della letTertulliano, Apologetico 50, 13. Cfr. infra, p. 129. 169 Sul tema della fede in Concetto Marchesi, cfr. da ultimo D. Lassandro, Concetto Marchesi, studioso, maestro e risoluto uomo dazione, in Studi in onore di Francesco Grelle, Edipuglia, Bari 2006, pp. 153-54. 170 Si pensi ad esempio al contrasto tra ladesione al comunismo di Marchesi e la sua visione aristocratica della vita e dellarte, e a quello pi volte segnalato tra la sua intransigenza sui principi e la sua flessibilit pratica. 171 La Penna, Concetto Marchesi, cit., pp. 93-94; Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, cit., p. 631. 172 Treves, Concetto Marchesi letterato italiano, cit., p. 429.
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teratura latina colpisce la sapienza umana che consente allautore di entrare nelle pieghe dellanimo di Orazio o di Seneca, cos nei discorsi parlamentari notevole la naturalezza con cui egli afferma di non accettare lipotesi atea che Dio sia unideologia di classe ed esprime quasi il rammarico di non essere stato toccato dal lume di grazia173, oppure nel mezzo di unimportante discussione in modo del tutto serio dichiara: Lonorevole Moro a cui voglio un po di bene (non so se contraccambiato) [...]174. D molto da pensare infine la nota di profonda tristezza e sconforto che Marchesi introduce in un intervento del 1954 in materia di patrimonio culturale. Ricordando i cornicioni della Villa Farnesina a Roma175 che cadono a pezzi, egli soggiunge: Opere simili a queste [...] non si costruiranno pi, mai pi. Sorgeranno alveari umani per codesta moltitudine umana che si rovescia continuamente sulla terra; ma opere siffatte, una volta perdute, sono perdute per sempre176. Qui, in tutta la sua inquietudine e il suo pessimismo si manifesta lanimo delluomo, che solo in seno al Partito comunista era riuscito a trovare un po di quiete.

Nota bibliografica
Si elencheranno innanzitutto le principali opere di Concetto Marchesi distinguendole in due gruppi, uno di natura pi varia, prevalentemente letteraria, e laltro comprendente i lavori dello studioso. Al primo gruppo appartengono: Battaglie. Versi, Tipografia dellEtna, Catania 1896; Il libro di Tersite, Formiggini, Roma 1920 (in Simpaticissima, I, 4), e poi Mondadori, Milano 19502 e Sellerio, Palermo 1993, con una nota di L. Canfora; Il letto di Procuste, Principato, Messina 1928; Pagine allombra, Zanocco, Padova 1946 (rist. 1974); Divagazioni, Neri Pozza, Venezia 1951; Il cane di terracotta, Cappelli,

173 C. Marchesi, Assemblea Costituente, Seduta antimeridiana del 22 dicembre 1947, p. 3579, cfr. infra, p. 46. 174 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura I, Discussioni, Seduta del 2 gennaio 1953, p. 44724. 175 Fra il 1952 e il 1955 Marchesi risiedette nella Villa, foresteria dellAccademia dei Lincei, cfr. Franceschini, Concetto Marchesi, cit., pp. 52, 66. 176 C. Marchesi, Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura II, Discussioni, Seduta dell8 aprile 1954, p. 6907, cfr. infra, p. 153.

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Bologna 1954; Umanesimo e comunismo, Editori Riuniti, Roma 1974; I Discorsi (parlamentari, tranne quelli tenuti alla Consulta nazionale e allAssemblea Costituente), a cura di S. Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona 1987. Del secondo gruppo si menzionano: La vita e le opere di C. Elvio Cinna, Giannotta, Catania 1898; LEtica Nicomachea nella tradizione latina medievale. Documenti e appunti, Trimarchi, Messina 1904; Valerio Marziale, Formiggini, Genova 1914, 19302, 19343; Seneca, Principato, Messina 1920, 19342, 19443; Petronio, Formiggini, Roma 1921, 19402; Giovenale, Formiggini, Roma 1921, 19402; Fedro e la favola latina, Vallecchi, Firenze 1923; Tacito, Principato, Messina 1924, 19422, 19433, 19554; Storia della letteratura latina, 2 voll., Principato, Messina 1925-27, 19508; Arnobio Adversus nationes libri VII, edizione critica, Paravia, Torino 1934, 19532; Voci di antichi, Leonardo, Roma 1946; Scritti minori di letteratura e di filologia, 3 voll., Olschki, Firenze 1978. Essenziale sulla figura di Marchesi E. Franceschini, Concetto Marchesi. Linee per linterpretazione di un uomo inquieto, Antenore, Padova 1978; si veda ora anche Concetto Marchesi e lUniversit di Padova, a cura di G. Zaccaria, CLEUP, Padova 2007. Su Marchesi antifascista negli anni 1943-45, e sul suo complesso rapporto con G. Gentile, cfr. L. Canfora, La sentenza. Concetto Marchesi e Giovanni Gentile, Sellerio, Palermo 1985, riedito nel 2005 con un nuovo saggio iniziale dellautore. Sullo studioso di letteratura latina e sulluomo di lettere sono fondamentali: A. La Penna, Concetto Marchesi. La critica letteraria come scoperta delluomo, La Nuova Italia, Firenze 1980; S. Timpanaro, Il Marchesi di Antonio La Penna, in Belfagor, XXXV, 1980, pp. 631-69; P. Treves, Concetto Marchesi letterato italiano, in Id., Tradizione classica e rinnovamento della storiografia, Ricciardi, MilanoNapoli 1992, pp. 391-437. Per una bibliografia molto ampia e accurata degli scritti di Marchesi e di quelli su di lui e sulla sua opera, cfr. M. Steri, Bibliografia marchesiana, Archivio Concetto Marchesi, Cardano al Campo 2006.

RINGRAZIAMENTI
Questo volume stato reso possibile grazie alla collaborazione dei servizi e degli uffici della Camera, che detengono e conservano un patrimonio unico di documenti, testimonianze e memorie di vario tipo, e a cui va tutto il pi sentito ringraziamento della Fondazione della Camera dei deputati. Per la fornitura dei testi in formato elettronico si ringrazia la Tipografia Colombo, e, in particolare, Giovanni Battista Colombo, direttore generale della tipografia, e il dottor Andrea Parisi Presicce, collaboratore della tipografia. Per le immagini fotografiche contenute nel volume si ringrazia lavvocato Matteo Steri, curatore dellArchivio Concetto Marchesi di Cardano al Campo (Varese). Infine per il filmato Italiani cos. Testimoni del nostro tempo: Concetto Marchesi, si ringraziano il direttore di RAI Teche, Barbara Scaramucci, e i suoi collaboratori.