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Retorica - Le origini

Empedocle Per la nascita della retorica possibile fornire indicazioni geografiche e cronol ogiche precise: allorch nel 465 a.C. termin la tirannia di Trasibulo, ultimo dei f ratelli Gelone e Gerone I, che si erano resi protagonisti di massicci espropri d i terreni, molti cittadini di Siracusa intentarono processi per tornare in posse sso dei beni confiscati, facendo valere i propri diritti in tribunale con l'arma della parola.[9] In questo contesto il primo a dare lezioni di eloquenza pare f u il filosofo Empedocle di Agrigento, subito imitato dai suoi allievi siracusani Corace e Tisia, i primi a scrivere manuali di retorica (il primo fu scritto da Corace attorno al 460 a.C.) e a chiedere un compenso per i propri insegnamenti.[ 10] Corace e il suo discepolo Tisia vengono sovente indicati come i padri della retori ca, sebbene la testimonianza di Cicerone ci informi che essa doveva essere conos ciuta in Sicilia fin da tempi remoti: il loro merito sta dunque nell'aver teoriz zato con metodo e precettistica quella che era un'antica pratica. Fondamento della loro arte (a quanto risulta dalla testimonianza di Platone) il concetto di veris imile (eiks), ovvero tutto ci che non pu essere definito vero o falso in termini asso i, che essi studiarono con un metodo rigoroso, scientifico.[11] Gli insegnamenti dei due retori si affermarono rapidamente in Sicilia, ma il lor o non fu certo l'unico orientamento diffuso: in contrapposizione alla loro retor ica scientifica si afferm nella scuola pitagorica una retorica che potremmo defin ire irrazionalista, basata sulla seduzione che la parola in grado di esercitare sull'anima di chi ascolta (psicagogia). I pitagorici distinguevano gli argomenti e i discorsi in base al tipo di pubblico (polytropa), e facevano largo uso di an titesi;[12] inoltre, sempre a essi si deve la prima teoria del kairs (opportuno), c oncetto inteso come armonia numerica e strettamente collegato alla polytropa, con il quale si indica il grado di opportunit di un discorso in relazione all'uditor io che si ha di fronte.[13] La Sofistica[modifica | modifica sorgente] Nel corso del V secolo a.C., dalla Magna Grecia la retorica giunse rapidamente i n Attica, e soprattutto ad Atene, grazie all'attivit di insegnamento dei sofisti. [14] Nell'et di Pericle, che per molti versi rappresent l'et d'oro della polis aten iese, intellettuali come Protagora, Gorgia, Prodico, Ippia e Trasimaco trovarono terreno fertile: molti giovani di buona famiglia accorrevano da ogni parte per apprendere, dietro compenso, le lezioni impartite da questi "maestri di virt", ch e giravano di citt in citt insegnando come tenere discorsi nelle assemblee pubblic he. E proprio l'insegnamento della retorica li indusse a sviluppare ulteriorment e questa tecnica. Protagora ad esempio, padre della Sofistica, concentrava la pr opria attenzione su problemi di carattere linguistico e semantico (e lo stesso f ar Prodico), alla ricerca di un logos horthtatos, un linguaggio rigoroso e formalm ente preciso per definire le cose.[15] Egli era poi un sostenitore del relativis mo etico e gnoseologico, espresso dalla celebre massima secondo cui l'uomo misur a di tutte le cose:[16] da queste considerazioni scaturiva il suo interesse per i discorsi contrastanti (dissi lgoi) e l'antilogica, la tecnica che ha lo scopo di trovare per uno stesso oggetto due argomenti contrapposti, uno cio che lo afferm a e uno che lo nega (portata all'estremo, questa tecnica prende il nome di eristi ca ).[17] Inoltre, con i sofisti la retorica comincia a intrattenere stretti rapporti con la poesia, cessa di essere usata solo in tribunali e assemblee pubbliche e assum e valore epidittico, diventando un'arte a s stante: tutto questo soprattutto graz ie a Gorgia di Leontini e Trasimaco di Calcedonia.[18] Per essi l'arte di persua dere era da intendersi soprattutto come una forma di suggestione, totalmente avu lsa da ogni esigenza di giungere a una conoscenza o un convincimento basati su a rgomenti razionali e sulla produzione di prove e argomenti a favore. Il retore d oveva possedere una persuasivit tale da convincere chiunque di qualsiasi cosa, a prescindere dall'argomento trattato:[19] il logos, la parola, afferma Gorgia nel l'Encomio di Elena, onnipotente sia sugli uomini sia sugli dei, e la sua potenza

consiste appunto nell'indurre a ritenere giusto e vero ci che si afferma.[20] La particolare predilezione della Sofistica per la capacit di persuasione dell'oraz ione e tutti gli strumenti retorici a essa collegata (la cosiddetta doxa o "vero simiglianza") attir le ire della maggior parte delle poleis e degli oratori o log ografi di professione, i quali sostenevano che quest'uso del logos era tanto spr egevole quanto subdolo e scorretto.[21] In particolare, Gorgia, allievo di Empedocle, fu il primo a introdurre nella pro sa i tropi, le figure e tutti gli ornamenti tipici della poesia,[22] mentre Tras imaco divenne celebre per l'invenzione dello stile medio, opposto a quello aulico del sofista di Leontini.[23] L'oratoria di et classica[modifica | modifica sorgente] Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Logografia (retorica) e Oratori a ttici. Acropoli di Atene Durante il V secolo a.C. l'oratoria si diffuse largamente ad Atene, favorita dal diritto di partecipare alla vita pubblica che la polis democratica riconosceva a tutti i cittadini. Sia nelle assemblee sia nei processi la deliberazione era a ffidata al voto della comunit, di fronte alla quale il cittadino si presentava pe r tenere un discorso: per far valere i propri interessi e i propri diritti era d unque necessario padroneggiare al meglio l'arte della parola. A questo periodo r isalgono le prime schematizzazioni che precisano le parti di cui devono essere c omposti i diversi tipi di discorso, soprattutto per quanto riguardava il genere giudiziario (discorsi di accusa o difesa), mentre pi flessibile era il caso del d eliberativo (tipico delle orazioni politiche) e dell'epidittico (orazioni pubbli che tenute durante festivit o funerali). Tuttavia all'oratore, per avere successo , erano necessarie preparazione e doti personali, e poich non tutti disponevano d i denaro per studiare o di particolare attitudine a parlare in pubblico, presto si diffuse la pratica di rivolgersi a un professionista della retorica: il logog rafo. Questi scriveva discorsi che poi il committente avrebbe imparato a memoria e ripetuto in tribunale.[24] Un canone di epoca ellenistica elenca i nomi di 10 oratori ateniesi, distintisi per la loro eccellenza: Antifonte, Andocide, Lisia, Isocrate, Demostene, Iseo, L icurgo, Eschine, Iperide e Dinarco. Di questi, i pi antichi furono Antifonte di R amnunte e Andocide, entrambi appartenenti all'aristocrazia e coinvolti nella vit a politica ateniese ai tempi della Guerra del Peloponneso: Antifonte (che forse fu anche sofista) fece parte della Boul dei Quattrocento e fu per questo motivo g iustiziato,[25] mentre Andocide fu coinvolto nello scandalo delle Erme e costret to all'esilio. Lisia Nato in una famiglia di meteci, Lisia fu un logografo e scrisse in dialetto atti co puro, senza figure retoriche. Sostenne l'importanza dell'etopea, cio della cap acit di immedesimarsi nel carattere del personaggio che difendeva e divenne un mo dello per gli atticisti.[26] Difatti la maggior parte dei logografi suoi contemp oranei non badava al rapporto tra personaggio pronunciante e discorso pronunciat o, facendo s che molte memorabili orazioni passate alla storia per la raffinatezz a stilistica e lessicale fossero in realt pronunciate da soggetti non istruiti, o comunque non abbastanza dotti da poter comporre un'orazione come quella appena pronunciata. Inoltre, alla capacit mimetica Lisia univa un grande talento narrati vo, con il quale descriveva in modo sobrio scene estremamente drammatiche, come uccisioni e vendette. Il suo stile si presenta quindi elegante, essenziale e pre ciso: ogni causa giudiziaria unica, e in quanto tale richiede che la sentenza si a valutata attentamente e commisurata alla situazione. Demostene Anche Demostene, vissuto nel IV secolo a.C. e rivale di Isocrate ed Eschine, all

'inizio della sua carriera fu un logografo e si dedic alla retorica giudiziaria. La sua fama per dovuta al suo impegno nella vita pubblica e alla sua oratoria pol itica: in particolare si oppose con forza alla mire espansionistiche di Filippo II di Macedonia, contro il quale compose le famose Filippiche, in cui il sovrano veniva presentato come un barbaro nemico dei valori della democrazia e gli aten iesi erano invitati a ridestarsi dall'inazione per difendere le libert comuni, an dando in soccorso delle citt sotto assedio macedone. Lo stile di Demostene si car atterizza quindi per vitalit e vigore, ricco di metafore, iperboli, apostrofi e d rammatici effetti a sorpresa: il pathos della sua oratoria mirava infatti a infi ammare gli animi degli ascoltatori e persuaderli della necessit di impegnarsi att ivamente nell'azione politica.[27] Ben diversa fu l'opera di Eschine, assertore (come altri intellettuali) dell'ine vitabilit del dominio macedone sulla Grecia. Egli si rivel un grande esperto di qu estioni legali, e la sua oratoria caratterizzata da lucidit e coerenza logica, ma priva del pathos che rese celebre il suo avversario Demostene. Quest'ultimo tro v invece un alleato in Iperide, che si batt contro l'egemonia macedone fino al sac rificio estremo (fu giustiziato da Antipatro nel 322 a.C.): poco giunto ai giorn i nostri delle sue orazioni, in cui, con eleganza e ironia, ritraeva scene di vi ta quotidiana, nel solco tracciato dallo stile di Lisia. Platone