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PIANO FAUNISTICO VENATORIO DELLA PROVINCIA DI SIENA 2012-2015

VOLUME II PIANIFICAZIONE FAUNISTICA E VENATORIA

A cura del Settore Risorse Faunistiche e Aree Protette della Provincia di Siena

ALLEGATO A2

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INDICE

PREMESSA ................................................................................................................................ 1 Cap. 1 - OBIETTIVI DI PIANIFICAZIONE ........................................................................................ 2

1.1OBIETTIVIGENERALI ................................................................................................................................ 2 1.2OBIETTIVIFAUNISTICIEVENATORI ......................................................................................................... 5


CAP. 2 - DESTINAZIONE DIFFERENZIATA DEL TERRITORIO AGRICOLO FORESTALE ............................. 6

2.1SITIDIIMPORTANZAREGIONALE ............................................................................................................ 8 2.2CRITERIPERLISTITUZIONEELAGESTIONEDEGLIISTITUTIPUBBLICIATUTELADELLAFAUNA............. 8 2.3CRITERIPERLAUTORIZZAZIONEELAGESTIONEDEGLIISTITUTIPRIVATI ............................................ 22 2.4AREEPERLADDESTRAMENTO,LALLENAMENTOELEGAREDEICANI ................................................ 33 2.5FONDICHIUSI......................................................................................................................................... 38 2.6CRITERIPERLAGESTIONEDELTERRITORIOACACCIAPROGRAMMATA.............................................. 38


CAP. 3 - FAUNA SELVATICA: CONSERVAZIONE E INCREMENTO DELLA FAUNA SELVATICA, ANCHE AL FINE DI GARANTIRNE LA COESISTENZA CON LE ATTIVIT ANTROPICHE PRESENTI SUL TERRITORIO, E CRITERI UNIFORMI PER LA GESTIONE DEGLI UNGULATI SUL TERRITORIO ....................................... 40

3.1CRITERIGESTIONALIPERLAPICCOLAFAUNASTANZIALE..................................................................... 40 3.2CRITERIGESTIONALIPERLAFAUNAMIGRATRICE ................................................................................ 42 3.3CRITERIGESTIONALIPERGLIUNGULATI ............................................................................................... 44 3.4SPECIEOGGETTODIPIANIDILIMITAZIONENUMERICA ....................................................................... 50 3.5INCIDENTISTRADALI,RECUPEROFAUNASELVATICA,SMALTIMENTODELLECARCASSE..................... 52 3.6FAUNAVERTEBRATAOMEOTERMADIELEVATOVALORECONSERVAZIONISTICO ............................... 54
CAP. 4 - CRITERI E MODALIT PER IL MONITORAGGIO DELLA FAUNA .............................................. 57

4.1MONITORAGGIODEGLIUNGULATI ....................................................................................................... 57 4.2MONITORAGGIODELLAPICCOLASELVAGGINASTANZIALEEDEIPREDATORI ..................................... 57


CAP. 5 CRITERI PER LA REALIZZAZIONE DEI MIGLIORAMENTI AMBIENTALI NEGLI ISTITUTI FAUNISTICI PUBBLICI ............................................................................................................... 59 CAP. 6 - CRITERI E MODALIT PER LA PREVENZIONE E PER IL RISARCIMENTO DANNI IN FAVORE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI PER I DANNI ARRECATI DALLA FAUNA SELVATICA ALLE PRODUZIONI AGRICOLE E ALLE OPERE APPRONTATE SUI FONDI........................................................................ 60

6.1Competenze........................................................................................................................................... 60 6.2Soggettibeneficiari................................................................................................................................ 60 6.3Prevenzionedanni ................................................................................................................................. 60 6.4Procedureperlerogazionedeicontributiperleoperediprevenzione ............................................... 61 6.5Risarcimentodanni................................................................................................................................ 62 6.6Procedureperilrisarcimentodeidanni ................................................................................................ 62 6.7Procedureperilrisarcimentodeidannialleoperefunzionaliallattivitagricola ............................... 64 6.8Commissionearbitrale........................................................................................................................... 65 6.9Liquidazionedeldanno.......................................................................................................................... 65 6.10Bancadatigeoreferenziata.................................................................................................................. 65
Cap. 7 LA VIGILANZA VENATORIA ............................................................................................ 66 CAP. 8 - QUADRO FINANZIARIO DI RIFERIMENTO ......................................................................... 68 ALLEGATI TABELLE E TAVOLE .................................................................................................. 71

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PREMESSA La Provincia di Siena si trova oggi a gestire un patrimonio faunistico rilevante, il cui valore intrinseco sempre meglio compreso dallopinione pubblica e la cui rilevanza economica e sociale appare sempre pi evidente. In questottica siamo chiamati a realizzare una moderna politica di conservazione e gestione delle risorse faunistiche e a incardinare il Piano Faunistico Venatorio Provinciale in un progetto pi ampio di tutela e valorizzazione della biodiversit e di riduzione del conflitto fauna selvatica attivit produttive. Negli ultimi anni la gestione della fauna diventata sempre pi difficile e complessa e la pianificazione dellattivit venatoria ha assunto un ruolo marginale rispetto ad altre operazioni gestionali, quali per esempio il controllo delle specie predatrici e delle specie problematiche nei confronti delle colture agricole e il recupero della fauna in difficolt. Limpianto normativo esistente andrebbe in tal senso adeguato, perch non risolve alcune problematiche, di seguito sinteticamente elencate. - Il controllo della fauna consentito per una serie di finalit (LR 3/94 art. 37 co. 2), tra le quali non elencata quella della sicurezza stradale. Dove la gestione ai sensi della LR 3/94 stata effettuata correttamente e la densit di ungulati raggiunta ritenuta sostenibile per lagricoltura, ma si verificano comunque incidenti stradali con fauna selvatica, oggi proprio le carenze normative lasciano intravedere nelle Provincie la responsabilit al risarcimento, senza che le Provincie stesse abbiano n la delega n gli strumenti per effettuare un controllo mirato specifico. - Al di l delle finalit del contenimento, le modalit (peraltro estese dalla Regione Toscana rispetto alla normativa nazionale, che non prevede le guardie volontarie n i cacciatori abilitati agli interventi) utilizzabili dalle Provincie sono comunque divenute insufficienti rispetto alla dimensione del problema. Occorre quindi in primo luogo incrementare le conoscenze sulla dinamica di popolazione degli ungulati nella nostra Provincia, potenziando e migliorando i metodi e le attivit di monitoraggio (soprattutto sulla specie cinghiale); in secondo luogo dovremo adottare strategie efficaci sulla base di (anche nuove e/o diverse) indicazioni tecnicoscientifiche (ISPRA) e considerazioni socio-economiche. Le criticit sopra citate sono aggravate da alcuni fattori quali: - la diminuzione del numero di cacciatori e let media sempre pi alta, che rende sempre pi difficile il coinvolgimento in attivit che in pratica si svolgono tutto lanno; la gestione del territorio e della fauna non pu pi reggersi solo sul mondo del volontariato (cacciatori e guardie volontarie) perch sono diventati troppo onerosi gli sforzi richiesti per catture e lanci, contenimenti, opere di prevenzione, censimenti, vigilanza, manutenzioni del bosco, delle strade bianche e dei fossi, ecc.; - la crisi economica in genere e del comparto agricolo in particolare ha inasprito il rapporto caccia/agricoltura e rischia di compromettere un equilibrio faticosamente raggiunto, che ha visto destinare una parte consistente delle risorse della Provincia e degli ATC (e nella nostra Provincia della Fondazione MPS) agli agricoltori per i miglioramenti ambientali a fini faunistici, ha visto i cacciatori impegnati nel controllo e nelle opere di prevenzione, i proventi delle quote dei cacciatori utilizzati per la gestione faunistica e ambientale, ecc - le modificazioni socio-economiche intervenute nel territorio rurale hanno in alcuni casi creato una diversa percezione dellimportanza di un territorio correttamente gestito dal punto di vista faunistico-venatorio, abbassando la soglia di sostenibilit del conflitto uomo/fauna selvatica, e si affievolita la consapevolezza della figura del cacciatore, non solo come elemento di cultura e tradizione tipico delle aree rurali della nostra Provincia, ma anche del ruolo sociale di soggetto regolatore; sempre di pi (anche indipendentemente dai danni alle colture) si assiste alla realizzazione di fondi chiusi, che oltre a creare un impatto paesaggistico, ostacolano una corretta gestione del territorio e della fauna selvatica, soprattutto degli ungulati; - laffermarsi, nelle diverse componenti sociali, di posizioni fondamentaliste che, unite alla scarsa conoscenza delle complessit gestionali, rischiano di esasperare la conflittualit e destabilizzare equilibri faticosamente raggiunti tra il mondo agricolo, ambientalista e venatorio; - le risorse da destinare alla gestione della fauna selvatica sono sempre pi ridotte, quando invece la complessit delle norme, delle competenze e le modificazioni del territorio imporrebbero sempre pi soldi da destinare ai miglioramenti ambientali, agli investimenti, agli studi e monitoraggi, a compensi per chi chiamato a contribuire alla gestione.
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CAP. 1 - OBIETTIVI DI PIANIFICAZIONE La principale finalit del Piano Faunistico Venatorio Provinciale (PFVP) quella di definire, nel rispetto della L. 157/1992(1) e della legge di recepimento regionale LR 3/1994(2) e in coerenza con le indicazioni contenute nel Piano Regionale Agricolo Forestale (PRAF) 20122015, gli obiettivi, le strategie di intervento, le priorit e gli strumenti di intervento oltre alle risorse necessarie che saranno alla base della gestione faunistica per il periodo di programmazione 2012-2015, con particolare riferimento agli interventi di urgenza. Nellindividuazione degli obiettivi, la Provincia fa propri i presupposti regionali in merito alla progressiva integrazione della programmazione faunistico-venatoria nelle politiche complessive di governo del territorio, alla visione unitaria del territorio rurale e al ruolo della gestione faunistica per il rilancio delleconomia agricola. La pianificazione faunistica e venatoria interessa lintero territorio provinciale e prevede il coordinamento di linee programmatiche omogenee sullintero mosaico territoriale di strutture e istituti, anche se soggetti a vincolo o a regime di protezione, che nel rispetto delle normative specifiche e delle differenti finalit dei diversi comprensori territoriali perseguano interessi collettivi e obiettivi unitari, tra cui il conseguimento della densit ottimale delle specie selvatiche. E importante sottolineare che la pianificazione faunistica e venatoria avviene in conformit e in coerenza non solo con la conservazione delle specie faunistiche di interesse venatorio, ma anche con la tutela e conservazione della biodiversit e dellambiente in generale. Per questo motivo, il Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena rientra tra gli atti di pianificazione che, ai sensi dellarticolo 5, comma 2, punto b) della L.R. 10/2010(3), sono obbligatoriamente soggetti a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Ai fini di questa valutazione, il Piano contiene quindi il Rapporto Ambientale e, per il territorio ricadente nei 19 SIR/SIC/ZPS, anche un apposito Studio di Incidenza, facenti parte integrante e sostanziale del Piano stesso. Il presente Piano recepisce tutte le misure di mitigazione individuate dal Rapporto Ambientale e dallo Studio di Incidenza, dandone in parte attuazione nel Piano stesso. Le misure di mitigazione che riguardano azioni non disciplinate nel dettaglio dal presente Piano Faunistico saranno invece applicate nei successivi strumenti di attuazione (Calendario venatorio, Regolamenti, Disciplinari, singoli atti autorizzativi ecc), comunque entro il periodo di efficacia del Piano stesso. Gli strumenti di attuazione del PFVP dovranno tener conto anche di eventuali aggiornamenti del quadro conoscitivo derivanti da studi e indagini su specie di interesse conservazionistico effettuati durante il periodo di vigenza. Andranno pertanto sottoposte a specifica valutazione di Incidenza solo quelle azioni non previste dal presente Piano Faunistico e dunque non valutate nello Studio di Incidenza. In recepimento del Parere Motivato, si prevede che gli strumenti attuativi del presente Piano (Calendario venatorio, Regolamenti, Disciplinari, singoli atti autorizzativi ecc) saranno impostati al fine di permettere il raggiungimento degli obiettivi di Piano, nellarco della sua validit, con particolare riferimento agli obiettivi di densit sostenibile degli ungulati e alla previsione di idonee ed efficaci misure di controllo delle popolazioni di gabbiani 1.1 OBIETTIVI GENERALI La pianificazione faunistico-venatoria orientata al raggiungimento dei seguenti obiettivi generali. 1) La Provincia, nellambito delle competenze assegnategli dalla normativa vigente, intende svolgere pienamente il ruolo di programmazione, pianificazione, studio, monitoraggio, oltre a quello di coordinamento e controllo della loro attuazione pratica per mezzo dellazione gestionale degli Ambiti Territoriali di Caccia e dei titolari degli Istituti faunistici e venatori privati.
Note:
(1) (2)

Legge 11 febbraio 1992, n.157 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio Legge Regionale 12 gennaio 1994, n. 3 Recepimento della Legge 11 febbraio 1992, n. 157 - Norme per la
protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" Legge Regionale 12 febbraio 2010, n. 10 Norme in materia di valutazione ambientale strategica (VAS), di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione di incidenza Pagina 2

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In particolare deve essere potenziato il coordinamento delle strutture tecniche degli ATC, sia attraverso riunioni periodiche presso il Servizio Risorse Faunistiche, sia attraverso la stesura di un protocollo per uniformare il pi possibile le tecniche di raccolta, archiviazione e elaborazione dati e per standardizzare procedure gestionali su tutto il territorio provinciale, anche attivando ove possibile procedure informatiche, fatto salvo il rispetto di alcune modalit operative legate a particolari situazioni locali e a progetti sperimentali. La Provincia inoltre interviene a disciplinare specifici aspetti della gestione faunistica e venatoria (p.es. modalit di gestione delle Aziende Venatorie, delle AAC e degli istituti pubblici, Progetto di riqualificazione ambientale e di produzione del fagiano di qualit) attraverso regolamenti, disciplinari o altri atti amministrativi, per esercitare, nel rispetto delle normative regionali, nazionali e comunitarie, la facolt di individuare percorsi operativi idonei alla specifica realt provinciale e a regolamentare settori specifici (p.es. gestione faunistica e venatoria di Cervidi e Bovidi, gestione faunistica e venatoria del cinghiale, appostamenti fissi di caccia). Quanto detto deve tuttavia essere limitato a quegli ambiti in cui le determinazioni regolamentari della Provincia appaiono necessarie o quantomeno fortemente opportune, tenuto conto della complessit della normativa esistente. 2) Per lattuazione degli obiettivi programmatici previsti nel Piano Faunistico Venatorio Provinciale appare fondamentale il metodo della concertazione e del confronto con le varie componenti sociali e con i vertici degli ATC. Si conferma il ruolo del Tavolo di concertazione provinciale in materia di Gestione Faunistica Venatoria (istituito con Delib. G.P. n. 198 del 6.07.2010), di cui fanno parte le organizzazioni professionali agricole, venatorie, ambientaliste, lEnte Produttori Selvaggina e gli Ambiti Territoriali di Caccia, quale strumento di supporto alla definizione degli obiettivi della programmazione provinciale, nonch per contribuire a rendere coerenti le azioni degli organismi politici e di indirizzo della Provincia e dei soggetti portatori di interessi (economici, sociali e ambientali rappresentativi delle imprese agricole, del mondo venatorio ed ambientalista, nonch degli Ambiti Territoriali di Caccia) provinciali, al fine di favorire la convergenza operativa attraverso lespressione di diversi contributi. Altre forme di partecipazione da incentivare sono gli incontri annuali con i responsabili dei distretti di gestione al cinghiale, i responsabili dei distretti di gestione dei cervidi e bovidi, i direttori concessionari delle strutture private sia per fornire e acquisire informazioni che per valutare congiuntamente i risultati raggiunti e raccogliere opinioni e suggerimenti, nellottica di una sempre maggiore responsabilizzazione e consapevolezza dei soggetti in campo Imprescindibile il raccordo con Enti e amministrazioni locali (p.es. Comuni, AUSL) per affrontare in maniera strutturale e sinergica problematiche specifiche legate in particolare alla conflittualit fauna selvatica e pubblica incolumit. 3) Di importanza rilevante appare il confronto e la collaborazione con lISPRA, concretizzabile dove possibile con lo strumento del protocollo dintesa, per fornire linee programmatiche e operative condivise e snellire gli aspetti burocratici della gestione (p.es. protocollo dintesa per gli interventi di controllo art. 37 della LRT 3/1994, protocollo per la gestione faunistica e venatoria degli ungulati). 4) Si conferma la politica di formazione e aggiornamento dei soggetti che operano nel settore della gestione faunistico-venatoria (p.es. abilitazione per il controllo dei capi abbattuti in caccia di selezione e della stima dellet dallanalisi della dentatura, conduttori cani da traccia, aggiornamenti specifici finalizzati a mitigare i fattori di rischio per le specie di interesse conservazioni stico, azioni di sensibilizzazione/informazione per prevenire labbandono dei bossoli esplosi delle cartucce utilizzate). Si pu prevedere uno schema articolato, che preveda sia corsi veri e propri, della durata di alcune ore e suddivisi in vari giorni, sia delle iniziative formative pi puntuali, di carattere quasi seminariale. Il coordinamento generale sar compito della Provincia che si potr avvalere delle associazioni venatorie, agricole e ambientaliste, degli ATC, di professionisti e docenti con essa convenzionati e del proprio personale.
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5) Di primaria importanza appare lindividuazione di un percorso operativo che consenta di portare avanti una gestione sostenibile, sociale e partecipata, per sfruttare al meglio le risorse umane a disposizione e non disperdere il patrimonio di volontari che partecipano attivamente alla gestione. Nel contempo, necessario ottimizzare le risorse economiche a disposizione per la gestione faunistico venatoria, per non arretrare rispetto ai livelli gestionali raggiunti. 6) Attraverso la revisione critica delle procedure amministrative, si promuove ove possibile una semplificazione degli adempimenti a carico dellutenza, sia in fase di richiesta, di rilascio di atti autorizzativi che di rendicontazione. Si promuove nel contempo il potenziamento di strumenti (accertamenti sul campo, rendicontazione) per la verifica del raggiungimento degli obiettivi prefissati, in particolare per gli istituti pubblici e privati e le altre unit di gestione.

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1.2 OBIETTIVI FAUNISTICI E VENATORI Con il PFVP si delineano le strategie e gli strumenti di intervento per il raggiungimento degli obiettivi faunistici e venatori individuati come prioritari per il periodo di programmazione 20122015. 1) Destinazione differenziata del territorio agricolo forestale provinciale, per garantire la coesistenza di tutte le tipologie di istituti previsti dalla legge (art. 6 bis della LR 3/1994) nel rispetto della normativa e dei criteri orientativi dettati dalla Regione e funzionali al raggiungimento degli obiettivi generali e faunistici venatori provinciali. Lindividuazione degli istituti e strutture deve avvenire in una pi attenta verifica delle finalit istitutive e degli obiettivi previsti con il presente Piano, per una loro riqualificazione. 2) Gestione della fauna selvatica, anche al fine di garantirne la coesistenza con le attivit antropiche presenti sul territorio. Variazioni oggettive del quadro ambientale, faunistico e sociale verificatesi negli ultimi anni (p.es. affermazione degli ungulati, rarefazione della piccola fauna stanziale, andamenti fluttuanti della migrazione, riduzione numerica dei cacciatori, diminuzione delle risorse economiche e umane disponibili per il comparto) hanno determinato condizioni che richiedono la massima attenzione per utilizzare al meglio gli strumenti della pianificazione e della gestione. In questottica, nel rispetto dei criteri gestionali individuati dal PRAF, sono individuati come prioritari per il PFVP i seguenti obiettivi faunistici e venatori: individuazione dei criteri gestionali per la piccola fauna stanziale, con particolare attenzione alla valorizzazione del fagiano, per la fauna migratrice e per le specie di interesse conservazionistico; definizione dei criteri gestionali per gli ungulati per il raggiungimento di densit sostenibili, anche attraverso una gestione non conservativa delle specie per tutelare le produzioni agricole e per ridurre lo stato di rischio e preoccupazione per la pubblica incolumit (incidenti stradali, frequentazione di aree periurbane e residenziali); determinazione dei criteri gestionali anche per i selvatici diversi dagli ungulati, per la valorizzazione e tutela delle specie di interesse conservazionistico e per la difesa delle colture e in generale delle attivit antropiche attraverso piani di limitazione dei danni delle specie predatrici e concorrenti (art. 37 della LR 3/1994) e delle specie "problematiche" allo scopo di aumentare il valore delle risorse faunistiche riducendo al tempo stesso gli aspetti negativi. 3) Criteri e modalit per il monitoraggio della fauna stanziale, predatori). Nel PFVP si individuano i criteri e le modalit per il quantitativo della fauna selvatica, soprattutto in riferimento fauna stanziale, da applicarsi in maniera standardizzata sul conto delle finalit e caratteristiche dei singoli Istituti. (ungulati, piccola fauna monitoraggio qualitativo e agli ungulati e alla piccola territorio provinciale tenuto

4) Criteri e modalit per la prevenzione e per il risarcimento danni in favore degli imprenditori agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate sui fondi. In coerenza con il PRAF il presente Piano definisce i criteri e le modalit per lerogazione dei contributi per le opere di prevenzione, delle procedure di accertamento e risarcimento dei danni alle colture agricole.

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CAP. 2 - DESTINAZIONE DIFFERENZIATA DEL TERRITORIO AGRICOLO FORESTALE La Regione Toscana, con Delib. G.R. n. 262 del 2.04.2012, ha individuato la nuova superficie agro-forestale (SAF) delle Province, che nel caso di Siena quantificata in 360.277 ettari, pari al 94,3% dellintero territorio provinciale, con una riduzione di 6.972 ettari rispetto a quella deliberata nel 2007. Ai fini della pianificazione faunistica si conferma larticolazione del territorio provinciale nei 3 comprensori omogenei.
COMPRENSORIO Siena1 (SI 17) Siena2 (SI 18) Siena3 (SI 19) Superficie Comprensorio (ha) 125.739 132.244 124.540 382.160 SAF Comprensorio (ha) 119.080 124.336 116.858 360.277

I numerosi elementi di criticit che si sono venuti a evidenziare in ambito faunistico e venatorio (p.es. rarefazione di specie di interesse venatorio, incremento della presenza di specie problematiche, difficolt nella gestione delle stesse, sia in termini di possibilit normative, sia in termini operativi) hanno mostrato la necessit di procedere a unanalisi critica dellattuale assetto del territorio provinciale e alla valutazione di percorsi alternativi che seppur di complessa applicazione appaiono risolutivi per il raggiungimento degli obiettivi individuati. Con il presente Piano si intende pertanto garantire la coesistenza di tutte le tipologie di istituti previsti dalla legge, nel rispetto della normativa e dei criteri orientativi dettati dalla Regione, attraverso la conferma di alcune strutture e il riassetto di altre. Di seguito riportata la destinazione differenziata della SAF provinciale proposta per il prossimo periodo di programmazione: QUOTA DI TERRITORIO UTILIZZATA PER LA PROTEZIONE DELLA FAUNA. Nel rispetto della percentuale prevista dalla normativa (co. 5 art. 6 LR 3/1994), la quota che si intende destinare alla protezione della fauna selvatica per il prossimo periodo di programmazione compresa tra 72.000 ettari (20% circa della SAF provinciale) e 108.000 ettari (30% circa). Fermo restando lattuale assetto delle Riserve Naturali Statali, delle Riserve Naturali Regionali, delle aree sottratte allesercizio venatorio per effetto della propriet demaniali, di fondi chiusi e delle aree istituite ai sensi dellart. 25 LR 3/1994, le altre strutture pubbliche finalizzate alla protezione della fauna (Zone di Protezione - ZP, Oasi di Protezione, Zone di Ripopolamento e Cattura - ZRC, Zone di Rispetto Venatorio ZRV - superiori a 150 ha e di durata pari al PFVP) che si propongono con il presente PFVP coprono nel complesso una superficie di circa 62.000 ha (si veda anche Tabella allegata 1). Sono ricomprese in tale superficie anche le Oasi di protezione da istituire sulle Aree di Rilevanza Faunistica individuate nel Rapporto Ambientale che non sono gi tutelate da istituti faunistici preesistenti (Tabella allegata 2 e Tavola 1). ETTARI 521 218 3 894 1897 1374 262 626 392 69 456 71 1181 336 833 588 SUPERFICIE (ha) 1.636 8.880 % SAF 0,5% 2,5%

TERRITORIO SOTTOPOSTO A DIVIETO DI CACCIA Cornocchia Palazzo Riserve naturali statali Palazzo di Montecellesi Tocchi Riserve regionali Alto Merse Basso Merse Bosco di Santa Agnese Castelvecchio Cornate e Fosini Farma Lago di Montepulciano La Pietra Lucciolabella Pietraporciana Pigelleto Il Bogatto

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TERRITORIO SOTTOPOSTO A DIVIETO DI CACCIA Ripa dOrcia Crete dellOrcia Demanio a divieto di caccia Art. 25 e fondi chiusi Zone di Protezione Zone di Ripopolamento e cattura Zone di Rispetto Venatorio Oasi di Protezione (Aree di Rilevanza Faunistica)

ETTARI 274 521 2.541 7.838

SUPERFICIE (ha)

% SAF

TOTALE

2.541 7.838 4.367 42.402 15.838 70 83.572

0,7% 2,2% 1,2% 11,8% 4,4% 0,0% 23,2%

QUOTA

18, 20 e 21 LR 3/1994). Nel rispetto della percentuale massima prevista dalla normativa (15%; co. 7 art. 6 LR 3/1994), la quota che si intende destinare alla gestione privata (Aziende Faunistiche Venatorie - AFV, Aziende Agrituristico Venatorie - AAV, Centri Privati Riproduzione della Fauna Selvatica CPRFS) per il prossimo periodo di programmazione non pu superare il 12,5% (ca. 45.000 ettari) di SAF provinciale, e deve tendere alla pi uniforme distribuzione di questi istituti tra i tre comprensori (si veda Tabella allegata 1).
CANI. La superficie massima destinata alle Aree per laddestramento, lallenamento e le gare dei cani (AAC) non deve superare il 2% del territorio agro-silvo-pastorale provinciale, di cui lo 0,5% destinato alle AAC in cui consentito labbattimento su fauna selvatica di allevamento appartenente alle specie quaglia, fagiano, starna e pernice rossa, nel rispetto di cui stabilito allart. 24 co. 6 LR 3/1994 (si veda Tabella allegata 1).

DI TERRITORIO RISERVATA ALLA GESTIONE PRIVATA (art.

QUOTA DI TERRITORIO RISERVATA ALLE AREE PER LADDESTRAMENTO, ALLENAMENTO E LE GARE DEI

La parte del territorio agro-silvo-pastorale di ogni comprensorio che residua dalla presenza sullo stesso degli istituti e delle strutture di cui allart. 6bis co. 4 della LR 3/1994 e che non soggetta ad altra destinazione, destinata alla caccia programmata ed gestita dal rispettivo Ambito Territoriale di Caccia (ATC): ATC SI 17; ATC SI 18, ATC SI 19. Allinterno di ciascun comprensorio le strutture e gli istituti di competenza del Servizio Risorse Faunistiche della Provincia di Siena sono autorizzati in ottemperanza a quanto previsto dal presente Piano e restano immutati per tutta la durata del Piano stesso fatte salve eventuali revoche. Latto provinciale di istituzione esplicher i suoi effetti alla chiusura della stagione venatoria e la collocazione (o rimozione) delle tabelle di segnalazione di cui art. 26 della LR 3/1994 sui confini individuati potr avvenire dal 15 marzo successivo (e comunque almeno entro 30 giorni prima dellinizio della stagione venatoria). Ai sensi degli artt. 20 e 21 della LR 3/1994, le AFV e le AAV non possono essere confinanti e tra loro deve intercorrere la distanza di almeno 500 metri. Tale distanza deve essere rispettata anche nei confronti di altri istituti o strutture gi presenti nella precedente programmazione. Per congruenza, quanto detto si applica anche alle AAC e al CPRFS. Una distanza compresa tra 250 e 500 metri va garantita da fondi chiusi con estensione superiore ai 3 ettari esistenti al momento dellautorizzazione. Qualora il fondo chiuso sia di propriet del concessionario o di altri proprietari o conduttori dei fondi inclusi nellazienda, va garantita la distanza di metri 500 anche nel caso di rinnovo. In subordine al corridoio di metri 500, il medesimo fondo chiuso, pu essere incorporato, previa completa rimozione della recinzione. Il fondo riaperto e incorporato nella Azienda Venatoria dovr essere permutato con una identica superficie in altra parte del perimetro. Per le AFV, qualora la superficie offerta in permuta sia boscata sufficiente una equivalenza del 80%. Gli istituti faunistici pubblici (ZRC, ZRV, ZP) non possono essere confinanti e tra loro deve intercorrere una distanza non inferiore a 400 metri. Tale distanza deve essere rispettata anche nei confronti di altri istituti faunistici o faunistici venatori privati gi presenti nella precedente programmazione (AFV, AAV, CPRFS, AAC).
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Si conferma lutilit della creazione di corridoi tra gli istituti faunistici e i confini della Provincia, confermando, altres, come questi ultimi debbano essere, in ogni caso, di limitate dimensioni e comunque tali da non compromettere la funzionalit faunistica complessiva dell'istituto interessato. Sono fatte salve le situazioni gi consolidate nella precedente programmazione, i casi in cui loperazione garantisca la ricomposizione di situazioni di emergenza nella gestione faunistica del territorio che non abbiano altre soluzioni praticabili e le situazioni che scaturiscono dal recepimento delle misure di mitigazione individuate nello Studio di Incidenza e nel Rapporto Ambientale. La Provincia, in seguito allapprovazione del presente Piano, provveder a trasmettere al Settore Sistema Informativo Territoriale Ambientale gli elaborati cartografici redatti in formato digitale e georeferenziati secondo le specifiche tecniche approvate con Decreto Dirigenziale n. 1654 del 24/03/2005. 2.1 SITI DI IMPORTANZA REGIONALE I SIR Siti di Importanza Regionale (SIC, ZPS, Sir) della Provincia di Siena sono descritti nel Cap. 1.4 del Volume I. Il Volume III PFVP 2012-2015 - Studio di Incidenza dedicato alla valutazione dei possibili effetti della gestione faunistico venatoria sui SIR, tenuto conto dei loro obiettivi di conservazione, cos come previsto dalla LR 56/2000(4) art. 15, affinch i piani e gli interventi previsti nel presente PFVP nei SIR siano integrati e redatti nel rispetto della pianificazione della tutela e conservazione degli habitat naturali e semi-naturali e delle specie di fauna e flora di importanza conservazionistica. Il grado di dettaglio dello Studio di Incidenza e delle relative misure di mitigazione consentir una semplificazione per i cittadini delle procedure di rilascio delle autorizzazioni/concessioni, che nella maggior parte dei casi non dovranno presentare lo Studio di Incidenza in quanto le attivit e gli interventi saranno gi stati valutati nel Piano faunistico. E importante tuttavia sottolineare che la valutazione di incidenza riguarda le attivit e le strutture che sono autorizzate per quanto di competenza della Provincia, ma la loro validit subordinata allacquisizione di atti di consenso, comunque denominati, previsti dalla normativa vigente di competenza di altre amministrazioni pubbliche. 2.2 CRITERI PER LISTITUZIONE E LA GESTIONE DEGLI ISTITUTI PUBBLICI A TUTELA DELLA FAUNA 2.2.1 ZONE DI PROTEZIONE DELLA FAUNA
Premessa La valutazione delle finalit istitutive delle sei Zone di Protezione attualmente presenti nel territorio provinciale, eseguita con il progetto Monitoraggio dellavifauna migratoria nelle Zone di Protezione (ZP) della Provincia di Siena (2009-2010), ha evidenziato una loro diversa importanza per la protezione dellavifauna e in particolare per la presenza-assenza di flussi di avifauna migratoria, con particolare riferimento alle specie di interesse venatorio. Una valutazione pi complessiva di questi istituti pubblici che tiene conto invece dei criteri e delle tecniche gestionali ha evidenziato ulteriori fattori di criticit (p.es. mancanza di coordinamento delle attivit di gestione, caratteristiche ambientali che per conformazione e copertura vegetazionale favoriscono la presenza di ungulati, ubicazione in territorio vocato al cinghiale con effetto serbatoio per i cinghiali durante la stagione venatoria).

Sulla base di quanto detto, si propone il riesame degli istituti esistenti per garantire lassolvimento delle finalit conservative previste per legge e per individuare, tenuto conto del sistema Natura 2000, unadeguata rete di territori protetti per la tutela di aree critiche e di specie in difficolt, con conferma dellattuale assetto o con modifiche di confini di quelle che svolgono un ruolo nellambito della conservazione della fauna migratoria.

Note: Legge Regionale 6 aprile 2000, n. 56 Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali della flora e della fauna Pagina 8

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Nellarco di vigenza del presente Piano verr valutata in maniera pi approfondita, attraverso un Piano Operativo di Revisione, e previo Tavolo di ascolto e confronto con le componenti sociali e gli Enti Locali interessati, la funzionalit delle ZP esistenti in funzione delle specie in stato di conservazione sfavorevole o comunque di accertato declino, tenuto conto anche delle ricadute che listituto avr sulle colture agricole presenti nellarea e nelle zone limitrofe, sulle altre specie faunistiche e sul territorio circostante a caccia programmata. La Provincia redige per le ZP un adeguato piano di gestione mirato a evidenziare eventuali criticit faunistiche e ambientali, a garantire i censimenti delle specie selvatiche e il controllo del cinghiale. Inoltre, la provincia costituisce una commissione composta da rappresentanti di associazioni culturali, ambientaliste, venatorie e agricole per una migliore gestione delle stesse. Per la realizzazione degli interventi di miglioramento ambientali, finalizzati al ripristino e la salvaguardia degli ecosistemi, si privilegiano forme associate di proprietari e conduttori di fondi inclusi. Per il controllo del cinghiale, da realizzarsi per quanto possibile in modo coerente e conforme rispetto al territorio circostante, la Provincia pu avvalersi dellATC di competenza territoriale.
INDICAZIONI PER LISTITUZIONE DELLE ZONE DI PROTEZIONE

(Tabella allegata 3 e Tavola 1).


1 - AMIATA Comune: ABBADIA S.S., CASTIGLION D'ORCIA, PIANCASTAGNAIO Conferma della ZP con ampia ristrutturazione dei confini finalizzata alla riduzione di superficie fino alla coincidenza con il SIC 117 Cono Vulcanico del Monte Amiata (SIC IT51A0017). 2 - CAPANNELLE Comune: GAIOLE IN CHIANTI Conferma della ZP nel suo attuale assetto fino al completamento del piano operativo di revisione delle ZP provinciali. 3 - LAGO DI CHIUSI Comune: CHIUSI Conferma della ZP con ristrutturazione dei confini finalizzata a ricomprendere larea individuata con LR 56/2000 come SIR 95 Lago di Chiusi (SIC/ZPS IT5190009). 4 - MONTEMAGGIO Comune: MONTERIGGIONI Conferma della ZP fino al completamento del piano operativo di revisione delle ZP provinciali. 5- PESCINALE Comune: SOVICILLE Conferma della ZP nel suo attuale assetto fino al completamento del piano operativo di revisione delle ZP provinciali. 6 - RICAVO Comune: CASTELLINA IN CHIANTI Conferma della ZP nel suo attuale assetto fino al completamento del piano operativo di revisione delle ZP provinciali.

2.2.2 ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA Nellambito complessivo della gestione, la provincia di Siena ha sempre assegnato un ruolo centrale a questi istituti, destinati al mantenimento e miglioramento degli habitat e alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale e alla cattura della stessa per limmissione e il suo irradiamento sul territorio, in tempi e condizioni utili allambientamento, fino alla
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ricostituzione e alla stabilizzazione della densit faunistica ottimale per il territorio (art. 16 LR 3/1994). Lanalisi dei risultati faunistici conseguiti in questi ultimi anni dalle ZRC senesi (cfr. par. 3.1 Vol. I) ha evidenziato alcune difficolt gestionali (risorse finanziarie insufficienti, scarsa motivazione e/o competenza delle Commissioni di verifica e controllo, carenza di volontariato, ridotta vigilanza, elevata presenza di ungulati e in particolare di cinghiale) che hanno portato alcuni istituti a disattendere le finalit istitutive (densit di lepre e fagiano medio basse; ridotte catture). In particolare la valutazione dei dati relativi al precedente periodo di programmazione 2006-2010, forniti dagli ATC che gestiscono convenzionalmente queste strutture, hanno mostrato una situazione ambientale, faunistica e gestionale molto variegata, con indici di presenza e di produttivit faunistica diversificati tra le varie ZRC, evidenziando in alcuni casi riscontri gestionali positivi o comunque stabili nel tempo, mentre in altri casi i risultati di gestione possono essere definiti critici: - densit della specie in indirizzo (lepre) decisamente basse che non superano i 5 capi/100 ettari oppure densit inferiori a 10 capi/100 ha per un certo numero di anni; - decremento delle catture di fauna selvatica senza una giustificazione motivata, soprattutto in quelle strutture dove la densit della specie in indirizzo sono soddisfacenti e per le quali quindi la criticit da attribuirsi solamente allorganizzazione delle operazioni di cattura; - zone per le quali lindirizzo faunistico in parte compromesso dalla presenza di specie concorrenti o antagoniste e in particolare del cinghiale. Alla luce di quanto detto, si intende rivalorizzare questi istituti destinati alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale e alla cattura di una frazione della popolazione prodotta annualmente. Alle catture si associa la possibilit di uno sfruttamento della fauna a fini venatori attraverso l'irradiamento naturale nel territorio limitrofo, una funzione che tuttavia svolta in sinergia e in via prioritaria dalle ZRV. Sulla base di queste premesse, il presente piano, intende: - confermare il ruolo fondamentale svolto dalle ZRC, valorizzando questo tipo di istituto nel perseguire le finalit istitutive; - confermare laffidamento della gestione delle ZRC agli ATC per il prossimo periodo di programmazione, attraverso il rinnovo della convenzione da approvare con apposito atto sulla base delle risorse finanziarie disponibili (ZRC convenzionate) e attraverso un accordo di collaborazione da stipulare soprattutto in funzione della disponibilit della mano dopera volontaria e quindi dellautonomia economica di gestione degli ATC. La convenzione/accordo comprensiva di un nuovo disciplinare contenente norme di dettaglio per la gestione e la verifica del raggiungimento degli obiettivi attraverso la misurazione della produttivit reale e potenziale che tengano conto della tipologia e dellentit economica degli investimenti effettuati. Appare opportuno concentrare risorse finanziarie e umane in quelle aree (4-5 ZRC convenzionate per ATC) che per potenzialit faunistiche (p.es. alto rendimento di catture e vocazione per la piccola selvaggina) entrano a far parte della rete di istituti pubblici sperimentali finalizzati a garantire una dotazione annua di selvaggina naturale nel territorio provinciale attraverso lirradiamento e le catture. In queste strutture attivato il progetto sperimentale di riqualificazione ambientale e riequilibrio faunistico (vedi par. 3.1), con il potenziamento degli interventi di miglioramento ambientale a fini faunistici, attraverso luso di risorse trasferite dalla Regione. Gli interventi di miglioramento ambientale dovranno essere rendicontati per tipologia colturale impiegata, per Azienda Agricola destinataria e finanziamento impegnato ed effettivamente erogato e dovranno essere mappati e informatizzati su cartografia GIS. Nella gestione di questi istituti sperimentali ad alto rendimento saranno prevalentemente concentrati i finanziamenti provinciali (ca. 80-90%); la rendicontazione degli ATC dovr essere precisa e distinta per voci di spesa destinate a queste ZRC. Il finanziamento per ogni struttura sar stabilito su base annua prioritariamente sulla base della produttivit della ZRC. Si prevede la conferma delle ZRC, gi presenti nella precedente programmazione, caratterizzate da elevate potenzialit faunistiche e capacit operative e conformi ai parametri sotto descritti e per le quali lATC si impegna a garantire unidonea gestione principalmente attraverso il coordinamento del volontariato, mentre le altre sono state trasformate in ZRV in
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cui la gestione permane comunque finalizzata alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale (cd. ZRV a gestione naturale). Le ZRC non convenzionate, le ZRC convenzionate fino alla definizione degli accordi economici subordinati ai trasferimenti regionali, e tutte le ZRV saranno finanziate dagli ATC con proprie risorse derivanti dalle quote cacciatori, oltre che con il rimanente finanziamento provinciale (ca. 20-10%) e con eventuali risorse aggiuntive che fossero nella disponibilit della Provincia. La Provincia individua con il presente PFVP le ZRC su proposta dellATC valutando: - caratteristiche ambientali: vocazionalit ambientale per le specie in indirizzo, specie migratrici e altre specie di interesse conservazionistico o venatorio; assenza di estesi appezzamenti forestali che possono creare problemi per il concentrarsi di cinghiali; colture non suscettibili di danni gravi e non sostenibili p.es. assenza di colture di elevato pregio; - ubicazione della struttura: le ZRC devono ricadere allinterno dellarea non vocata al cinghiale e non devono essere confinanti con larea vocata, con la quale di norma deve intercorrere la distanza di almeno 500 metri, o comunque non devono essere a essa interconnesse con corridoi ecologici che facilitano il diffondersi del cinghiale (p.es. presenza di appezzamenti boschivi nelle ZRC direttamente collegati a boschi abitualmente abitati da cinghiali). La distanza dei confini delle ZRC dalle strade a elevato rischio di incidenti stradali con fauna selvatica (ungulati) deve essere tale da lasciare unarea cuscinetto di territorio non vincolato soprattutto in quei punti dove statisticamente tali incidenti avvengono con maggiore frequenza; - dati pregressi: monitoraggio faunistico nel quinquennio precedente (densit delle specie in indirizzo e delle altre specie di interesse gestionale), capacit organizzativa e disponibilit di mano dopera (dati di cattura), sostenibilit sociale di eventuali danni, efficacia della vigilanza, densit di ungulati e attivit di controllo; - dimensioni adeguate alla riproduzione e al mantenimento di popolazioni stabili delle specie in indirizzo (lepre, fagiano) (di norma comprese tra 700 e 1.000 ettari) e confini il pi possibili lineari, naturali e facilmente sorvegliabili. La scelta dei confini deve considerare anche i criteri che favoriscano lirradiamento naturale della fauna in indirizzo sul territorio adibito alla caccia programmata. Gli obiettivi gestionali specifici e le principali scelte operative per le ZRC sono i seguenti: incremento di popolazioni stabili delle specie in indirizzo (lepre e fagiano). Le densit della piccola fauna stanziale devono essere tali da favorire il loro irradiamento e la loro diffusione nel territorio circostante ed eventualmente la cattura della stessa per limmissione nelle ZRV o nel territorio a caccia programmata. Considerati i dati positivi sulla produttivit della lepre in alcuni recinti posti allinterno delle ZRC e a suo tempo utilizzati per starna e pernice rossa, auspicabile il ripristino e lutilizzo di quelli non pi gestiti da tempo ma che comunque avrebbero delle potenzialit; potenziamento delle stime delle densit faunistiche allinterno delle ZRC, in coerenza con quanto indicato nel successivo Cap. 4; le catture sono autorizzate solo al raggiungimento di determinati valori soglia di densit, per salvaguardare la popolazione riproduttiva, individuati in: 15 lepri/100 ha 25 fagiani/100 ha. Nelle catture deve essere rispettato il pi possibile un rapporto sessi di 1 maschio: 1 femmina; non sono ammesse nelle ZRC immissioni delle specie di indirizzo. Solo per il fagiano possono essere previste operazioni di immissione nella fase di primo impianto, con animali di cattura, quando sia accertato un palese declino della popolazione dietro autorizzazione provinciale; nelle ZRC appare ancora pi rilevante rispetto al restante territorio il maggiore coinvolgimento degli agricoltori nelle politiche di tutela della piccola selvaggina e di miglioramenti ambientali a fini faunistici, attraverso lattivazione di una collaborazione con le associazioni agricole allo scopo di una diffusa sensibilizzazione degli agricoltori allattivit di salvaguardia e recupero delle covate e anche mediante il coinvolgimento del Settore Sviluppo Agricolo per lindividuazione di adeguati strumenti di partecipazione; rafforzamento negli istituti pubblici individuati dellattivit di vigilanza e di controllo attraverso lincentivazione dellopera di personale volontario e limpiego regolare di Agenti di cui allart. 51 della LR 3/1994 che in collaborazione con il Corpo di Polizia Provinciale
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intervengano a minimizzare i fattori limitanti per la piccola selvaggina. Il finanziamento per attivare forme di convenzione con le Associazioni Venatorie per la vigilanza e per decurtare o rimborsare le quote di iscrizione di ATC ai volontari degli Istituti pubblici potranno essere coperte da un eventuale e auspicato aumento della quota di iscrizione allATC sia per i cacciatori fuori regione che per i cacciatori toscani; prosecuzione delle attivit di controllo sulla fauna selvatica ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994 per limitare la predazione da parte di specie, in coerenza con il Protocollo dintesa tra la Provincia di Siena e lIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sugli indirizzi tecnici per gli interventi di controllo; densit sostenibile tendente a 0 per il cinghiale; questo obiettivo va perseguito con metodi di controllo individuali o con lutilizzo del cane limiere; percentuale di danni alle colture causati dalle specie ungulate tendente a zero o comunque inferiore a quella che si verifica nel territorio a caccia programmata circostante; si sottolinea limportanza della Commissione di verifica e controllo istituita dalla Provincia per ogni ZRC e facente parte dellatto di istituzione della zona stessa; composta in misura paritetica da 3 rappresentanti dei proprietari o conduttori dei fondi ricompresi nelle zone e da 3 rappresentanti dei cacciatori, che eleggono al loro interno un Presidente. Le commissioni di verifica e controllo sono designate dal comitato di gestione dellATC competente per territorio. Le Commissioni di verifica e controllo nella gestione delle ZRC hanno principalmente il compito di coadiuvare le seguenti operazioni: realizzazione dei piani di gestione ambientale e faunistica dettagliati nellapposito disciplinare; realizzazione dei piani di miglioramento ambientale a fini faunistici; realizzazione dei piani di foraggiamento della piccola selvaggina; realizzazione delle opere necessarie allattivazione del progetto sperimentale di riqualificazione ambientale e riequilibrio faunistico finalizzato alla produzione del Fagiano di qualit; rispetto dei piani di cattura e di ripopolamento; messa a punto dei piani di controllo di specie ungulate, predatrici e antagoniste (eradicazione nel caso del cinghiale) redatti ai sensi dellart. 37 LR 3/94; adozione di eventuali misure di prevenzione danni a carico di colture agricole soprattutto se di pregio; raccordo, anche attraverso le riunioni mensili della vigilanza venatoria, con un gruppo di agenti volontari (GAV, GGVV) che svolgono la loro attivit di vigilanza in maniera prevalente allinterno dellistituto (si veda Cap. 7).

Maggiori dettagli su questo argomento saranno trattati nel nuovo Disciplinare provinciale per la gestione delle Zone di Ripopolamento e cattura. Allinterno del Disciplinare sar valutata la possibilit di erogare incentivi economici agli agricoltori non soltanto in funzione dei miglioramenti ambientali, ma anche sulla base dei risultati di gestione conseguiti in termini di cattura di lepri e fagiani. LATC potr valutare la possibilit di stipulare convenzioni annuali/pluriennali con quegli agricoltori presenti allinterno degli istituti pubblici che si impegnino a collaborare attivamente alla gestione attraverso impegni definiti quali lordinamento colturale, luso ridotto di prodotti chimici, la rotazione delle colture, programmi di miglioramenti ambientali condivisi ecc
INDICAZIONI PER LISTITUZIONE DELLE ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA

In attuazione del presente PFVP, tutte le ZRC che si intendono confermare (anche con variazione di tipologia in ZRV e/o con variazione di confini) e che erano presenti nel precedente periodo di programmazione sono prorogate in via provvisoria fino al completamento delliter di nuova istituzione (art. 16, co. 2, LR 3/1994). Le ZRC che non sono riconfermate decadono automaticamente al termine della stagione venatoria 2013/2014 (15 marzo 2014). (Tabella allegata 4 e Tavola 2).

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Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)


1 - BARONTOLI Comune: SOVICILLE Conferma della ZRC con limitata modifica dei confini

2 - BASCIANO

Comune: MONTERIGGIONI, CASTELLINA IN CHIANTI Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

3 - COLLE VAL DELSA

Comune: COLLE DI VAL DELSA Conferma della ZRC, con piccole modifiche dei confini volte a migliorare la funzionalit della struttura

4 - IL PALAZZONE

Comune: CHIUSDINO Revoca della ZRC

5 - IL PIANO

Comune: CASOLE DELSA Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

6 - MENSANELLO

Comune: COLLE DI VAL DELSA Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

7 - RACCIANO

Comune: SAN GIMIGNANO Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione di superficie finalizzata alla risoluzione dei problemi relativi alla vicinanza con larea vocata al cinghiale

8 - STROZZAVOLPE

Comune: POGGIBONSI Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione di superficie finalizzata alla risoluzione dei problemi relativi alla vicinanza con larea vocata al cinghiale

9 - VAL DELSA CHIANTI

Comune:

POGGIBONSI

Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)


1 - BIBBIANO Comune: BUONCONVENTO Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

2 - CASANOVALPINO

Comune: RAPOLANO TERME Conferma della ZRC con modifica confini per leliminazione di aree faunisticamente improduttive

3 - CASTELVERDELLI

Comune: S. GIOVANNI DASSO Conferma della ZRC con diminuzione di superficie e modifica dei confini tesa allaumento dellirradiamento della piccola selvaggina

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4 - CITTA DI SIENA

Comune: SIENA Conferma della ZRC con moderata modifica dei confini

5 - I SOLI

Comune: S. GIOVANNI DASSO Revoca della ZRC con parziale trasformazione dellistituto in ZRV

6 - IL DESERTO

Comune: MONTERONI DARBIA Conferma della ZRC con scorporo di superficie mirato alleliminazione di aree faunisticamente improduttive

7 - IL PECORILE

Comune: ASCIANO Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

8 - LE PALAIE

Comune: ASCIANO Revoca della ZRC con parziale trasformazione dellistituto in ZRV

9 - LEONINA

Comune: ASCIANO Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

10 - MONTAPERTI

Comune: CASTELNUOVO B.GA Conferma della ZRC con limitato aggiustamento dei confini

11 - S. MARTINO S. FABIANO

Comune: MONTERONI DARBIA Conferma di parte della ZRC con ristrutturazione ed istituzione di una ZRV a salvaguardia della fauna preesistente

12 - VAL DI CAVA

Comune: MONTALCINO Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione di superficie finalizzata allallontanamento dallarea vocata al cinghiale

13 - VESCONA

Comune: ASCIANO Conferma della ZRC con ristrutturazione finalizzata alla sottrazione di aree a scarso valore faunistico

14 - VILLE DI CORSANO

Comune: MONTERONI DARBIA Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione di superficie finalizzata allallontanamento dallarea vocata al cinghiale della ZRC

Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)


1 - ACQUAVIVA Comune: MONTEPULCIANO Conferma della ZRC con parziale modifica dei confini finalizzata al miglioramento della produttivit faunistica 2 - BELSEDERE Comune: TREQUANDA Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

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3 - CASA DEL CORTO

Comune: PIANCASTAGNAIO Conferma della ZRC con variazione dei confini tesa a migliorare lirradiamento della piccola selvaggina della ZRC

4 - CHIANCIANO

Comune: CHIANCIANO TERME Conferma della ZRC con limitate diminuzioni di superficie

5 - COLLE MOSCA

Comune: PIENZA Conferma della ZRC con limitata correzione dei confini

6 - CONTIGNANO

Comune: RADICOFANI Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

7 - CORSIGNANO

Comune: PIENZA Conferma della ZRC con aumento di superficie

8 - I POGGI

Comune: TORRITA DI SIENA Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione sostanziale di superficie

9 - IL POLIZIANO

Comune: MONTEPULCIANO Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

10 - LA FOCE

Comune: CHIANCIANO TERME Revoca della ZRC con istituzione ZRV e sostanziale diminuzione di superficie

11 - LA NOVELLA

Comune: S. CASCIANO DEI BAGNI Conferma della ZRC con modifica dei confine

12 - LA TROVE

Comune: TREQUANDA Revoca della ZRC con istituzione ZRV e sostanziale diminuzione di superficie

13 - LE PIANINE

Comune: RADICOFANI Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

14 - MACCIANO

Comune: CHIUSI Conferma della ZRC con marginali aggiustamenti di confine

15 - MALTAIOLO - MATERO

Comune: CETONA Conferma della ZRC e del suo attuale assetto

16 PALAZZO DI PIERO

Comune: SARTEANO Conferma della ZRC con modesta variazione di confini

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17 POGGI GIALLI

Comune: SINALUNGA Conferma della ZRC con marginali aggiustamenti di confine

18 VAL DI PAGLIA

Comune: ABBADIA S. SALVATORE Conferma della ZRC con variazione dei confini tesa a migliorare lirradiamento della piccola selvaggina e con diminuzione della superficie

19 VAL DORCIA

Comune: CASTIGLIONE DORCIA Conferma della ZRC con ristrutturazione e con sostanziale diminuzione della superficie mantenendo allinterno dellistituto le aree con maggiore valenza faunistico ambientale (interne al SIR), in particolare dal punto di vista delle risorse idriche. E necessario altres lindividuazione di confini tali da garantire un sufficiente irradiamento della piccola selvaggina stanziale

20 VIGNONI

Comune: S. QUIRICO DORCIA Conferma della ZRC con marginali aggiustamenti di confine

2.2.3 ZONE DI RISPETTO VENATORIO Le recenti integrazioni alla LR 3/94 individuano in maniera specifica le ZRV come strutture destinate allattuazione di opere di miglioramento ambientale tramite programmi predisposti dagli ATC che ne propongono listituzione e le gestiscono direttamente ai sensi di legge. I dati faunistici in nostro possesso evidenziano unevoluzione nellutilizzo delle Zone di Rispetto Venatorio e un notevole discostarsi dalla loro finalit iniziali: mentre nei primi anni della loro istituzione la gestione delle ZRV era finalizzata alla ricostituzione di popolazioni sempre pi vicine a quelle selvatiche, con diminuzione graduale di immissione di fagiani allevati, successivamente le ZRV hanno assunto una connotazione pi prettamente venatoria con un potenziamento delle immissioni (cfr. par. 3.2 del Volume I), anche se ci avvenuto in maniera completamente diversa nei tre ATC senesi. Con il presente Piano si intende creare una rete diffusa di ZRV di dimensioni variabili, che contribuisca alla valorizzazione della fauna stanziale attraverso diverse due modalit di gestione: - le ZRV afferenti ai comparti di caccia: le ZRV con dimensioni relativamente ridotte (con un range dimensionale indicativo di 200 400 ettari), di durata pari al PFVP, finalizzate allattuazione di programmi di miglioramento ambientale e, ove ritenuto opportuno, di riequilibrio faunistico basati anche sulladesione al progetto provinciale del fagiano di qualit (si veda il successivo par. 3.1) che prevede piani eccezionali dimmissione (con durata predefinita pari al periodo di vigenza del presente PFVP) finalizzati allincremento numerico di nuclei naturali di fagiano; detti piani devono impiegare selvaggina traslocata proveniente da catture condotte sul territorio provinciale oppure giovani prodotti con tecniche di allevamento seminaturali immessi previa stabulazione in recinti a cielo aperto. Si ritiene positivo valorizzare e incrementare la vecchia esperienza dellallevamento semi naturale della lepre allinterno dei recinti di ambientamento sulla scia di quelli allinterno delle ZRC. Queste ZRV infatti esplicano la loro funzione soprattutto attraverso lirradiamento spontaneo della fauna selvatica; le dimensioni pertanto devono essere tali da favorire la dispersione e lo sconfinamento degli animali presenti al loro interno e i confini devono consentire un prelievo venatorio continuativo nel tempo (percorribilit da parte del cacciatore dei confini). - le ZRV a gestione naturale che derivano dalla trasformazione di ZRC, con dimensioni maggiori, finalizzate alla ricostituzione e al mantenimento di popolazioni di fauna selvatica allo stato naturale attraverso opere di miglioramento ambientale e di interventi gestionali. Su tali ZRV non sono consentite immissioni di fauna selvatica di allevamento o preambientata.
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Le aree in cui istituire le ZRV, stabilite di concerto con gli ATC, dovranno avere caratteristiche ambientale idonee; particolarmente adatte risultano quelle aree con terreni agricoli interessati da rotazioni agrarie e agricoltura biologica, mentre non devono ricomprendere superficie di bosco superiore al 50% e comunque non superiore al 60% se particolarmente frammentata. Le motivazioni che portano a incrementare rispetto alla precedente programmazione la creazione di tali zone risiedono: 1) nella necessit di superare la fase critica di rarefazione della piccola fauna selvatica, attraverso il mantenimento di una rete di aree ambientalmente favorevole alla piccola selvaggina e attraverso lattivazione, nelle aree di ridotte dimensioni e strettamente afferenti ai comparti di caccia, di programmi di riequilibrio faunistico, anche basati sulla produzione e sullambientamento di piccola fauna stanziale, che consentano una soddisfacente fruizione venatoria della quota naturalmente irradiata lungo i confini; 2) nel fatto che le ZRV sono istituti con vincolo allesercizio venatorio di tipo parziale: il programma di valorizzazione delle specie di piccola fauna selvatica stanziale pu essere affiancato e rinforzato da scelte gestionali mirate ad esempio a ridurre la presenza di specie problematiche come nel caso degli ungulati attraverso lattivit venatoria (senza il ricorso alle pi complesse operazioni di controllo ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994). Anche nelle ZRV va posta attenzione al problema dei danni alle colture agricole a carico di specie ungulate, in quanto alcune di esse sono situate in prossimit dellarea vocata al cinghiale; tali danni non dovranno superare quelli che si verificano nel territorio a caccia programmata circostante o essere tendenzialmente inferiori considerata la possibilit che si ha allinterno di questi istituti di esercitare un prelievo venatorio programmato. Per ogni ZRV costituita una commissione di gestione, composta in misura paritetica da rappresentanti dei proprietari o conduttori dei fondi ricompresi nella zona e da rappresentanti dei cacciatori designati dal comitato di gestione dellATC in cui essa ricade.
INDICAZIONI PER LISTITUZIONE DELLE ZONE DI RISPETTO VENATORIO

In attuazione del presente PFVP, tutte le ZRV che si intendono confermare (anche con variazione di tipologia in ZRC e/o con variazione di confini) e che erano presenti nel precedente periodo di programmazione sono prorogate in via provvisoria fino al completamento delliter di nuova istituzione (art. 16, co. 2, LR 3/1994). Le ZRV che non sono riconfermate decadono automaticamente al termine della stagione venatoria 2013/2014 (15 marzo 2014). (Tabella allegata 5 e Tavola 3). Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)
1 BADESSE Comune: MONTERIGGIONI Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

2 BELFORTE

Comune: RADICONDOLI Conferma della ZRV con moderata modifica dei confini

3 CAMPOMAGGIO

Comune: RADDA IN CHIANTI Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

4 CASTELLINA

Comune: CASTELLINA IN CHIANTI Conferma della ZRV con aggiustamento dei confini volto a migliorare le caratteristiche ambientali in favore della piccola selvaggina

5 CASTELLO DI MONTERIGGIONI

Comune:

MONTERIGGIONI

Conferma della ZRV e del suo attuale assetto Pagina 17

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6 - COLLALTO

Comune: COLLE DI VAL DELSA Conferma della ZRV con aggiustamenti dei confini di importanza marginale

7 - I RIGUARDI

Comune: S. GIMIGNANO Revoca della ZRV

8 - IESA

Comune: MONTICIANO Conferma della ZRV con riduzione di superficie. Istituzione di eventuali altre aree da sottoporre a tutela se individuate come necessarie ai fini della conservazione di specie e habitat allinterno del Piano di Gestione del SIR Val di Farma.

9 - LA CHIOCCIOLA

Comune: MONTERIGGIONI Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

10 - MONTALCINELLO

Comune: CHIUSDINO Conferma della ZRV con aggiustamento dei confini volto a migliorare le caratteristiche ambientali in favore della piccola selvaggina

11 - MONTEFALCONI

Comune: POGGIBONSI Conferma della ZRV con variazione dei confini volta al raggiungimento della superficie minima di ha 150

12 - MONTESTIGLIANO

Comune: SOVICILLE Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

13 - PIEVESCOLA

Comune: CASOLE DELSA Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

14 - PISCIALEMBITA

Comune: SOVICILLE Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

15 - POGGIARELLI

Comune: MONTICIANO Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

16 - POGGIO BONIZIO

Comune: POGGIBONSI Conferma della ZRV con aumento di superficie e inclusione contiguo art. 33

17 - POGGIO MALLECCHI

Comune: MONTICIANO Revoca della ZRV. Valutare nellambito degli strumenti di pianificazione delle aree protette, la possibilit di trasformare la superficie della ZRV revocata in Area Contigua della Riserva Naturale.

18 - RADICONDOLI

Comune: RADICONDOLI Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

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19 - S. LORENZO A MERSE

Comune: MONTICIANO Revoca della ZRV

20 - SELVOLE

Comune: RADDA IN CHIANTI Conferma della ZRV con aumento di superficie e inclusione di terreni a elevata vocazione per la piccola selvaggina stanziale

21 I RIGUARDI

Comune: SAN GIMIGNANO Nuova istituzione di ZRV in sostituzione della ZRV I RIGUARDI

22 CASTELLETTO

Comune: CHIUSDINO Nuova istituzione di ZRV in sostituzione parziale della ZRC IL PALAZZONE

23 PALAZZETTO

Comune: CHIUSDINO Nuova istituzione di ZRV in sostituzione parziale della ZRC IL PALAZZONE

24 CAMPIGLIA

Comune: COLLE DI VAL DELSA Nuova istituzione di ZRV in sostituzione della ZRV I RIGUARDI


Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)
1 CASTELNUOVO ABATE Comune: MONTALCINO Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

2 CERTANO BELCARO

Comune: SIENA Conferma della ZRV con piccola modifica dei confini

3 CHIUSURE

Comune: ASCIANO Conferma della ZRV con limitata variazione dei confini

4 FOENNA

Comune: RAPOLANO Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

5 GAIOLE

Comune: GAIOLE IN CHIANTI Conferma della ZRV con limitata modifica dei confini

6 LA PIEVINA

Comune: ASCIANO Revoca dellattuale ZRV e istituzione di nuova ZRV totalmente spostata con diminuzione di superficie per migliorarne la produttivit

7 LARNIANO

Comune: CASTELNUOVO B.GA Conferma della ZRV e limitata modifica dei confini

8 MONTE CUCCO

Comune: CASTELNUOVO B.GA Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

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9 MONTISI

Comune: S. GIOVANNI DASSO Conferma della ZRV con ristrutturazione dei confini per migliorane la produttivit

10 PIEVASCIATA

Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma della ZRV con variazione dei confini volta al raggiungimento della superficie minima di ha 150

11 POGGIO PINCI

Comune: ASCIANO Conferma della ZRV e del suo attuale assetto con limitate modifiche dei confini

12 QUERCEGROSSA

Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma della ZRV e dellattuale assetto

13 - RENACCIO

Comune: SIENA Conferma della ZRV e del suo attuale assetto con limitate modifiche dei confini

14 - TAVERNELLE

Comune: MONTALCINO Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

15 - TORRENIERI

Comune: MONTALCINO Conferma della ZRV e del suo attuale assetto con limitate modifiche dei confini

16 VAGLIAGLI

Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma della ZRV con modifica dei confini per problemi di gestione degli ungulati

17 VESCOVADO

Comune: MURLO Conferma della ZRV con modifica dei confini per migliorarne la produttivit

18 VITIGNANO S. PIERO

Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma della ZRV con modifica dei confini per migliorarne la produttivit

19 I SOLI

Comune: SAN GIOVANNI DASSO Istituzione di una nuova ZRV mediante ristrutturazione con diminuzione di superficie dellomonima ZRC

20 LE PALAIE

Comune: ASCIANO RAPOLANO Istituzione di una nuova ZRV mediante ristrutturazione con diminuzione di superficie dellomonima ZRC

21 MONTERONI

Comune: MONTERONI DARBI Nuova istituzione di ZRV in sostituzione parziale della ZRC SAN MARTINO SAN FABIANO

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Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)


1 ARMATELLO Comune: S. CASCIANO DEI BAGNI Conferma della ZRV con sostanziale diminuzione di superficie tesa allallontanamento dallarea vocata al cinghiale 2 ORIATO Comune: SARTEANO Conferma della ZRV e del suo attuale assetto con limitate modifiche dei confini 3 PALAZZONE Comune: S. CASCIANO DEI BAGNI Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

4 - POGGIO ROSA

Comune: CASTIGLIONE DORCIA Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

5 - RIPA DORCIA

Comune: CASTIGLIONE DORCIA Revoca della ZRV. Valutare nellambito degli strumenti di pianificazione delle aree protette, la possibilit di trasformare parte dei territori della ZRV revocata in Area Contigua della Riserva Naturale (parte compresa tra lattuale AC e la RN).

6 - SCROFIANO

Comune: SINALUNGA Conferma della ZRV con possibile ristrutturazione dei confini volto a migliorare le caratteristiche ambientali in favore della piccola selvaggina

7 - VALIANO

Comune: MONTEPULCIANO Conferma della ZRV e del suo attuale assetto

8 - LA TROVE

Comune: TREQUANDA Istituzione di una nuova ZRV in sostituzione dellomonima ZRC con diminuzione di superficie

9 - MONTEFOLLONICO

Comune: TORRITA DI SIENA Istituzione di una nuova ZRV

10 - BETTOLE

Comune: SINALUNGA Istituzione di una nuova ZRV

11 LA FOCE

Comune: CHIANCIANO Istituzione di una nuova ZRV in sostituzione dellomonima ZRC con diminuzione di superficie

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2.3 CRITERI PER LAUTORIZZAZIONE E LA GESTIONE DEGLI ISTITUTI PRIVATI Gli istituti faunistici e faunistici-venatori privati rappresentano, per percentuale di superficie occupata e per distribuzione territoriale, un tipo di istituto di grande rilevanza gestionale, in grado di influenzare il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge e individuati dal presente Piano. Pertanto con il presente Piano si intende proseguire nella direzione intrapresa con i precedenti PFVP, finalizzata allottimizzazione del ruolo che questi istituti svolgono sia nel raggiungimento delle finalit istitutive, sia nel complesso della realt provinciale, nellottica di integrare sempre pi la gestione privata con quella del territorio a caccia programmata e di favorire quindi una gestione partecipata e sinergica di tutte le realt locali, anche mediante intese con gli ATC (p.es. collaborazione nel progetto Fagiano di qualit, nelle operazioni di monitoraggio faunistico, di prelievo venatorio degli ungulati e di interventi di controllo). Lanalisi critica dei risultati conseguiti nel precedente periodo di programmazione ha evidenziato nel complesso il raggiungimento di risultati gestionali soddisfacenti, sebbene la realt degli istituti privati appaia molto variegata, con strutture che risultano critiche per molti aspetti. Sulla base di quanto detto, appare fondamentale una revisione delle singole aziende venatorie esistenti e lindividuazione di alcuni correttivi gestionali per valorizzare al massimo le funzioni di questi istituti, oltre a una attenta verifica delle richieste di nuove istituzione. 2.3.1 CENTRO PRIVATO DI RIPRODUZIONE DELLA FAUNA SELVATICA ALLO STATO NATURALE Lanalisi dei risultati conseguiti dallunico CPRFS denominato Presciano nel periodo di programmazione 2006-2010 evidenzia notevoli difficolt nel raggiungimento delle finalit istitutive, soprattutto in termini di produttivit (densit e catture) delle specie in indirizzo (lepre e fagiano), legate in larga misura allavvio di una riorganizzazione operativa del CPRFS. Tale riassetto sembra oggi fornire garanzie di poter produrre significative quantit di fauna selvatica stanziale. In attuazione del presente PFVP si prevede di confermare il CPRFS Presciano, con revisione dei confini; la predisposizione di un nuovo testo del Disciplinare di Autorizzazione per CPRFS, da approvare con apposito atto amministrativo, deve garantire il raggiungimento di obiettivi faunistici e naturalistici attraverso lindividuazione di strategie gestionali per lincremento della produttivit delle specie da ripopolamento. In particolare si prevede ladesione del CPRFS al progetto provinciale di produzione del fagiano di qualit, anche nellottica di creare una stretta collaborazione tra il CPRFS e gli enti interessati (Provincia, ATC e altri istituti privati) per lavvio sperimentale del progetto e per la fornitura di fagiani di cattura da utilizzare come riproduttori in altre strutture. Non si individuano concrete possibilit di istituzione di nuovi CPRFS. 2.3.2 AZIENDE VENATORIE La Provincia istituisce gli istituti privati richiesti dai soggetti interessati valutando: - dati pregressi: revisione delle Aziende Venatorie autorizzate nella precedente programmazione, con conferma di quelle che sulla base di parametri di correttezza di gestione, qualit faunistica e ambientale (per le AFV) e dinamismo imprenditoriale (per le AAV), sono valutate positivamente e con ristrutturazione, trasformazione di tipologia di istituto o diniego di quelle valutate negativamente; - programma di conservazione e ripristino ambientale (per le AFV) e piano economico e di gestione (per le AAV): valutazione dei progetti faunistici, di recupero e valorizzazione ambientale e di organizzazione dellattivit venatoria per il raggiungimento delle finalit faunistiche e naturalistiche delle AFV e delle finalit di recupero e valorizzazione delle aree agricole per le AAV presentati dai soggetti interessati con la domanda di nuova autorizzazione/rinnovo ai sensi dellart. 29 e dellart. 39 del DPGR 33R/2011(5).
Note: DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE 26 luglio 2011, n. 33/R Regolamento di attuazione della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). Pagina 22
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Tale verifica deve essere particolarmente attenta per le proposte di istituzione di nuove Aziende Venatorie, e mirata a valutare il riflesso sugli assetti faunistici e ambientali (AFV) ovvero sugli aspetti venatori ed economici (AAV) di nuove iniziative private nel complesso della realt comprensoriale; - caratteristiche ambientali: lautorizzazione di AFV deve interessare aree idonee, con elevata vocazionalit ambientale per le specie in indirizzo, per specie migratrici e per altre specie di interesse conservazionistico o venatorio e con ridotta presenza di appezzamenti forestali ininfluenti per la conservazione della piccola fauna stanziale e, al contrario, capaci di favorire la presenza del cinghiale. Le AFV di nuova istituzione non possono avere una percentuale complessiva di bosco superiore al 30%. Lautorizzazione per AAV deve interessare aree agricole, in particolare montane e svantaggiate; la superficie boscata, se non ricadente allinterno di strutture per la cinofilia venatorie e di recinti di caccia e comunque se non utilizzata ai fini del raggiungimento delle finalit istitutive, deve essere ridotta; - dimensioni: le AFV devono avere dimensione adeguata alla realizzazione dei programmi di conservazione e ripristino ambientale e non superiori a 800 ettari per quelle di nuova istituzione. La scelta dei confini deve considerare anche i criteri che favoriscano lirradiamento naturale della fauna in indirizzo sul territorio adibito alla caccia programmata. Le dimensioni delle AAV devono essere adeguate al perseguimento degli obiettivi previsti nel programma di ripristino ambientale e nel piano economico di gestione e comunque non superiori a 500 ettari per quelle di nuova istituzione. Almeno il 50% della superficie della AAV deve essere utilizzata per il raggiungimento delle finalit istitutive (p.es. recinti di caccia, strutture per la cinofilia); per un miglior controllo degli ungulati la restante porzione di territorio inutilizzato a fini faunistici non pu avere una percentuale di bosco adiacente ai confini dellAAV superiore al 30%; in caso di mancato adeguamento ai suddetti parametri tale superficie boscata dovr essere scorporata nellarco di vigenza del presente Piano; - priorit per le Aziende Venatorie gi presenti nel precedente periodo di programmazione: alla luce dei criteri stabiliti nel presente PFVP, la Provincia individua le Aziende Venatorie da autorizzare per il prossimo periodo di programmazione, dando la precedenza a quelle gi presenti nello scorso periodo, in considerazione degli investimenti, p.es. in interventi ambientali, strutture venatorie, cinofile, e dellimpegno profusi nel corso degli anni; - ubicazione degli istituti: possibile istituire nuove aziende venatorie di cui agli artt. 18, 20 e 21 della LR 3/1994 non presenti nel precedente periodo di programmazione in ottemperanza ai criteri gi stabiliti nel precedente PFVP 2006-2010.

Nuovo Disciplinare di Autorizzazione Appare necessario un aggiornamento del testo dei Disciplinari di Autorizzazione di AFV e AAV che deve contenere elementi di semplificazione degli adempimenti procedurali e dettagliare i parametri di valutazione. In particolare si ritiene utile introdurre alcuni correttivi circa lattivit di vigilanza, la compilazione dei registri, gli allevamenti di selvaggina e le recinzioni interne alle Aziende. La concessione delle autorizzazioni subordinata alla sottoscrizione del nuovo testo da parte dei Direttori Concessionari.

Le AFV e i requisiti minimi di gestione Le specie in indirizzo da produrre per il conseguimento delle finalit dellistituto, valide per tutta la durata dellautorizzazione, sono da individuare tra la lepre e/o il fagiano, sulla base della vocazionalit ambientale, della gestione faunistica e della conduzione agricola dellarea. NellAFV Sperimentale Olli lobiettivo faunistico comprende oltre alla produzione di lepre e/o fagiano un programma di gestione sperimentale sulla comunit di ungulati presenti e in particolare sul capriolo italico (Capreolus capreolus sottospecie italicus), da concordare sulla base di valutazioni tecniche e scientifiche con apposito Comitato Tecnico Scientifico, di cui ad oggi fa parte anche lISPRA.
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Per valutare annualmente la validit della gestione faunistica e ambientale delle AFV, si stabiliscono i seguenti REQUISITI MINIMI DI GESTIONE: (A) parametri relativi alle specie in indirizzo AFV con la lepre quale specie in indirizzo: AFV in cui la prioritaria finalit faunistica lo sviluppo e il mantenimento di una popolazione naturale di questa specie che deve avere a fine stagione venatoria una densit compatibile con la densit presente nelle ZRC dellATC in cui sono collocate e aventi caratteristiche ambientali simile e comunque non inferiore a 10 capi ogni 100 ettari;

- AFV con il fagiano quale specie in indirizzo: AFV in cui la prioritaria finalit faunistica lo sviluppo e il mantenimento di una popolazione stabile di fagiani, anche potenziata con tecniche gestionali che prevedono il ripopolamento attraverso lallevamento seminaturale della specie, con ladesione al progetto provinciale del Fagiano di qualit. La densit della specie in indirizzo a fine stagione venatoria deve essere di 40 capi ogni 100 ettari; AFV con la lepre e il fagiano quali specie in indirizzo: AFV in cui le finalit faunistiche sono raggiunte attraverso una gestione faunistica e ambientale che consenta di mantenere popolazioni stabili di lepre e fagiano, anche con ripopolamento/produzione del Fagiano di qualit. Per le AFV a duplice vocazionalit faunistica, la densit minima della lepre a fine stagione venatoria deve essere compatibile con la densit presente nelle ZRC dellATC in cui sono collocate e aventi caratteristiche ambientali simile e comunque non inferiore a 8 capi ogni 100 ettari e la densit del fagiano a fine stagione venatoria deve tendere a 20 capi ogni 100 ettari;

(B) parametri relativi ai miglioramenti ambientali superficie (in ettari) destinata a interventi di miglioramento ambientale non inferiore al 6% della superficie vincolata e superficie equivalente (in ettari equivalenti) destinata a miglioramenti ambientali non inferiore al 3% della superficie vincolata. Questo duplice metodo di valutazione, da precisare in dettaglio allinterno del nuovo Disciplinare, non riferito soltanto alla semplice misurazione della estensione degli appezzamenti (in ettari), ma ispirato a una valutazione di tipo comparato che tenga conto di aspetti sostanziali, quali le essenze utilizzate, il frazionamento degli interventi e il tipo di gestione agraria (morganature, sfalci, etc.) (in ettari equivalenti).

Gli obiettivi faunistici sopra detti relativi al fagiano e gli obiettivi minimi di gestione per le AFV che non erano autorizzate nel precedente periodo di programmazione devono essere raggiunti entro il termine del terzo anno del periodo di programmazione e assumono valore come parametro fondamentale per la riconferma dellautorizzazione. Tuttavia, tutte le AFV sono soggette a valutazione annuale da parte della Provincia per quanto attiene i requisiti minimi di cui ai parametri (A) e (B), a seguito della quale: - quelle AFV che non raggiungono i requisiti minimi sono soggette a sanzione, consistente nella sospensione dellattivit venatoria (inclusa quella alla fauna selvatica migratoria) per i primi quindici giorni dallapertura generale della caccia, e a valutazione della possibilit di ristrutturazione dei confini e delle modalit di gestione; oltre a ci lAFV chiamata a realizzare specifici interventi di gestione quali lazzeramento obbligatorio delle quote annuali di prelievo della lepre e del fagiano e interventi straordinari di miglioramento ambientale, di controllo delle specie in esubero e di vigilanza. Tali sanzione e obblighi permangono fino a quando il Direttore concessionario non ritenga di aver raggiunto la densit obiettivo e non richieda alla Provincia un nuovo controllo, e comunque trascorso un tempo sufficiente per levoluzione naturale della specie di cui si riscontra una presenza insufficiente (almeno un anno).

Il progetto Fagiano di qualit nelle AFV Le AFV possono aderire al progetto sperimentale provinciale Produzione del fagiano di qualit (si veda par. 3.1), che promuove la ricostituzione di locali popolazioni selvatiche di
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fagiano nel territorio provinciale, anche attraverso processi produttivi che garantiscano elevati parametri qualitativi (p.es. rusticit e adattamento allambiente), da utilizzare per operazioni di ripopolamento. Sulla base delle caratteristiche ambientale e delle disponibilit logistiche e organizzative la Provincia stipula con lAFV uno specifico protocollo tecnico nel quale sono contenuti i dati tecnici del piano produttivo e delle tecniche di allevamento. Altri obiettivi e criteri di gestione per le AFV Gli altri obiettivi gestionali e i principali criteri di gestione per le AFV sono i seguenti: - potenziamento della stima delle densit faunistiche allinterno delle AFV, da eseguire con le modalit indicate nel cap. 4 e dettagliate nel Disciplinare; - il piano di prelievo e cattura della/e specie in indirizzo autorizzato solo al raggiungimento di determinati valori soglia di densit stimata, per salvaguardare la popolazione riproduttiva, individuati in: AFV con la lepre quale specie in indirizzo: 12 lepri /100 ha; AFV con il fagiano quale specie in indirizzo: 40 fagiani/100 ha; AFV con la lepre e il fagiano quali specie in indirizzo: 10 lepri/100 ha e 25 fagiani/100 ha; - non sono ammesse nelle AFV immissioni di lepre. Per le AFV che hanno la lepre quale specie in indirizzo produttivo, possono essere autorizzate dalla Provincia immissioni di animali di cattura provenienti dal territorio provinciale nella fase di prima costituzione o in caso di situazioni eccezionali (2 anno consecutivo di densit insufficiente - tutte le AFV, qualunque sia la/e specie in indirizzo produttivo, devono garantire la presenza di popolazioni consistenti di fagiano. Si confermano al riguardo le indicazioni gestionali da sempre privilegiate dalla Provincia nei confronti del fagiano, ribadendo il dovere per le AFV di privilegiare, nella misura massima possibile, la riproduzione naturale di questa specie. La densit minima di fagiani a fine stagione venatoria che deve essere presente in tutte le aziende al fine di essere esonerati dallobbligo di immissione di 10 capi/100 ha. La quantit di fagiani (prodotti secondo il progetto provinciale del Fagiano di qualit, da quando disponibili) che altrimenti lazienda deve immettere in appositi recinti di ambientamento di adeguate dimensioni di due capi ogni ettaro; - le AFV che hanno il fagiano in indirizzo produttivo devono comunque promuovere azioni tese a garantire la presenza di popolazioni consistenti di lepre. I valori di densit stimati delle lepre in queste AFV durante il presente periodo di programmazione rappresentano un parametro di valutazione per la riconferma dellautorizzazione; - mantenimento di un efficace attivit di vigilanza e di controllo attraverso lopera di Agenti di cui allart. 51 della LR 3/1994, adeguatamente preparati, a disposizione dellazienda e nominativamente individuati, che in collaborazione con il Corpo di Polizia Provinciale intervengano a minimizzare i fattore limitanti per la piccola selvaggina; - prosecuzione delle attivit di controllo, al di fuori del periodo di caccia, ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994 nei confronti di specie predatrici, antagoniste e concorrenti, per limitare limpatto predatorio sulle componenti faunistiche di importanza venatoria e per ridurre i danni alle attivit antropiche, secondo quanto stabilito nel testo aggiornato del Protocollo dintesa tra la Provincia di Siena e lIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sugli indirizzi tecnici per gli interventi di controllo; - mantenimento della densit sostenibile degli ungulati in coerenza con le linee gestionali previste dalla provincia; Si conferma l'indicazione gi contenuta nel precedente Piano Faunistico Venatorio Provinciale 2006-2010 di adottare tutti gli accorgimenti in grado di limitare la presenza del cinghiale all'interno delle AFV, limitando ove possibile linclusione allinterno dei confini di appezzamenti di bosco particolarmente estesi. Inoltre, nelle AFV che ricadono in area non vocata al cinghiale, va perseguito il permanente e tempestivo abbattimento dei cinghiali secondo quando disposto dalla provincia. - si conferma lindicazione di non consentire limpianto di recinti per la caccia agli ungulati nelle AFV; - la presenza di recinzioni in rete metallica interne allAFV realizzate a qualsiasi scopo (p.es. a tutela delle produzioni agricole per danni da fauna selvatica, a protezione di terreni utilizzati per specifiche finalit) devono essere preventivamente comunicate alla Provincia.
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Le AAV e i requisiti minimi di gestione Anche per le AAV si individuano i seguenti Requisiti minimi di gestione per valutare annualmente la validit della gestione: (A) parametri relativi allorganizzazione dellattivit venatoria - numero di specie su cui viene esercitata lattivit venatoria non inferiore a 2 (due); - densit minima di capi immessi non inferiore a 0,5 capi/ettaro di recinto per gli ungulati e le lepri oppure non inferiore a 2 capi/ha di superficie vincolata per le altre specie utilizzabili oppure densit minima di capi immessi non inferiore a 0,3 capi/ettaro di recinto per gli ungulati e le lepri e non inferiore a 1,5 capi/ha di superficie vincolata per le altre specie utilizzabili; - numero minimo di permessi di caccia rilasciati non inferiore a 150 per quelle AAV con superficie vincolata non superiore a 300 ettari e a 250 permessi per quelle con superficie superiore a 300 ettari. La valutazione della gestione dellAAV in termini di indotto economico complementare allattivit venatoria (es. pasti e pernottamenti, numero di dipendenti e ore lavorate sul settore caccia ecc) sar funzionale al rinnovo delle autorizzazioni. (B) parametri relativi ai miglioramenti ambientali - superficie (in ettari) destinata a interventi di miglioramento o ripristino ambientale a fini faunistici non inferiore al 2% della superficie vincolata che eccede la superficie minima per il rilascio (100 ettari) individuata dallart. 21, co. 4 della LR 3/1994 e che non ricade allinterno di strutture per la cinofilia venatorie e di recinti di caccia e comunque non utili ai fini del raggiungimento delle finalit istitutive. Le AAV che alla verifica annuale eseguita dalla Provincia risultano al di sotto dei requisiti minimi di cui ai parametri (A) e (B) sono soggette a sanzioni.

Altri obiettivi e criteri di gestione per le AAV Gli altri obiettivi gestionali e i principali criteri di gestione per le AAV sono i seguenti: - le AAV possono aderire al progetto provinciale del fagiano di qualit, dietro individuazione per ciascuna AAV aderente del piano produttivo e dei dettagli operativi delle tecniche di allevamento; - potenziamento dei controlli provinciali sullentit dellattivit venatoria e delle attivit di complemento (p.es. attivit cinofila, attivit delle strutture ricettive); - valutazione positiva di eventuali modificazioni e miglioramenti ambientali e di eventuali progetti di recupero e valorizzazione ambientale; - mantenimento di un efficace attivit di vigilanza e di controllo attraverso lopera di Agenti di cui allart. 51 della LR 3/1994, adeguatamente preparati, a disposizione dellazienda e nominativamente individuati; - immissione di fauna selvatica effettuata a discrezione del titolare in tutti i periodi dellanno con specie selvatiche proprie della fauna toscana e, ad eccezione degli ungulati, con capi provenienti da allevamenti nazionali. Le specie ungulate e la lepre devono essere immesse in aree recintate in modo da impedire la fuoriuscita degli animali; - attivazione degli interventi di controllo ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994 nei confronti di specie predatrici, antagoniste e concorrenti, secondo quanto stabilito nel testo aggiornato del Protocollo dintesa tra la Provincia di Siena e lIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sugli indirizzi tecnici per gli interventi di controllo; - mantenimento della densit sostenibile degli ungulati in coerenza con le linee gestionali previste dalla provincia.

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INDICAZIONI SUL RILASCIO DELLE AUTORIZZAZIONE PER LE AZIENDE VENATORIE

In ottemperanza al presente Piano, la Provincia autorizza con apposito atto dirigenziale le Aziende Venatorie che ne hanno fatto richiesta (ai sensi della Disposizione Dirigenziale n. 280 del 22.02.2012), e che alla luce dei criteri specificati nel presente documento e della valutazione tecnica sono risultate idonee, previa valutazione della conformit della documentazione amministrativa allart. 29 del DPGR 33/R/2013 e previo Tavolo di ascolto e confronto con le componenti sociali e gli Enti Locali interessati in merito allindividuazione puntuale dei confini per gli istituti non presenti nella precedente programmazione. Con apposito atto dirigenziale la Provincia formalizza il diniego alle richieste di autorizzazione non risultate idonee. La Provincia potr valutare listituzione di nuove Aziende Venatorie sulla base di progetti innovativi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi del PFVP stesso e proposti al tavolo di Concertazione.
INDICAZIONI PER LISTITUZIONE DELLE AZIENDE FAUNISTICO VENATORIE

(Tabella allegata 6 e Tavola 4). Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)


1 - ANQUA Comune: SOVICILLE Istituzione dell'AFV subordinata alla valutazione da parte del Tavolo di concertazione di un progetto innovativo finalizzato al raggiungimento degli obiettivi del PFVP stesso. 2 - CAVAGLIONI Comune: SOVICILLE Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

3 - CINCIANO LE FONTI

Comune: POGGIBONSI Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

4 - IL MONTE

Comune: S.GIMIGNANO Conferma dell'AFV con possibile revisione dei confini (permuta con aumento di circa 30 ettari), subordinata al rispetto della distanza dallAFV Le Rote.

5 - LE ROTE

Comune: S.GIMIGNANO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

6 - LECCHI POGGIARELLO

Comune: POGGIBONSI - CASTELLINA IN CHIANTI Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto; auspicabile la variazione della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

7 - LILLIANO

Comune: CASTELLINA IN CHIANTI Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

8 - OLLI

Comune: RADICONDOLI Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, nonch della sua natura sperimentale, subordinata anche al raggiungimento di apprezzabili risultati nella gestione e nello studio delle popolazioni di Ungulati presenti al suo interno.

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9 - PENTOLINA

Comune: CHIUSDINO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

10 - POGGIO AI QUERCIONI

Comune: COLLE VAL D'ELSA CASOLE DELSA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

11 - QUERCETO

Comune: CASOLE D'ELSA COLLE VAL DELSA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

12 - RENCINE TRASQUA

Comune: CASTELLINA IN CHIANTI Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

- (SAN GALGANO)

Comune: CHIUSDINO Trasformazione in AAV con modifica dei confini.

13 - SCORGIANO IL TERMINE

Comune: MONTERIGGIONI - CASOLE D'ELSA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

14 - SETTEFONTI

Comune: S.GIMIGNANO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)


1 - ARCENO Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

2 - BAGNAIA

Comune: MURLO MONTERONI DARBIA SOVICILLE (ATC SI 17) Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

3 - CAMPRIANO

Comune: MURLO - MONTERONI D'ARBIA Conferma dell'AFV (in attuazione dellart. 63 co. 2 LRT 3/1994) con possibile ristrutturazione dei confini.

4 - CASABIANCA

Comune: MURLO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

5 - CASALE DEL BOSCO

Comune: MONTALCINO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

6 - CASALE S.ANDREA

Comune: BUONCONVENTO - ASCIANO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

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7 - CASTELL'IN VILLA

Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

8 - CASTIGLION DEL BOSCO

Comune: MONTALCINO Conferma dell'AFV con possibili aumento di superficie.

9 - CHIATINA MALANDRINE ALTESI

Comune: BUONCONVENTO - ASCIANO

Conferma dell'AFV con possibile e modesto aumento di superficie.

10 - CURIANO SUVIGNANO

Comune: MONTERONI D'ARBIA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto; auspicabile variazione della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

11 - FAGNANO

Comune: CASTELNUOVO BERARDE Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

12 - FELSINA

Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma dell'AFV, con possibile revisione dei confini subordinata al rispetto della distanza dallAFV Il Grillo.

13 - GAIOLE SUD

Comune: GAIOLE IN CHIANTI Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

14 - IL GRILLO

Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma dell'AFV con riduzione di superficie.

15 - LA CAMPANA

Comune: ASCIANO - MONTERONI D'ARBIA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano o solo fagiano).

16 - LUCIGNANO D'ASSO

Comune: S.GIOVANNI D'ASSO PIENZA (ATC SI 19) Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

17 - MONTECAMERINI

Comune: RAPOLANO TERME - ASCIANO Conferma dell'AFV, con possibile revisione dei confini.

18 - MONTEPESCINI

Comune: MURLO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

19 - MONTERONGRIFFOLI

Comune: S.GIOVANNI D'ASSO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

20 - MONTESOLI

Comune: BUONCONVENTO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto; auspicabile variazione della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

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21 - MUGNANO

Comune: MONTERONI D'ARBIA SIENA - SOVICILLE Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto; auspicabile variazione della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

22 PIEVE A SALTI

Comune: BUONCONVENTO Nuova istituzione, subordinando il rilascio dell'autorizzazione a: 1) rimozione fondo chiuso al di fuori del territorio della nuova AFV; 2) eliminazione della recinzione qualora venga a ricadere sui confini; 3) specie in indirizzo: lepre e fagiano

23 - POGGIO ALLE MURA

Comune: MONTALCINO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

24 - RADI

Comune: MONTERONI D'ARBIA Conferma dell'AFV (in attuazione dellart. 63 co. 2 LRT 3/1994) con possibile ristrutturazione dei confini e scorporo di circa 35 ettari per listituzione dellOasi delle Volpaie (Aree di Rilevanza Faunistica Lago delle Volpaie)

25 - S.ANGELO IN COLLE

Comune: MONTALCINO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

26 - S.GIUSTO A RENTENNANO

Comune: GAIOLE IN CHIANTI Conferma dell'AFV, con possibile revisione dei confini (aumento di circa 10 ettari).

27 - SALTEANO

Comune: ASCIANO Conferma dell'AFV, con ampia ristrutturazione dei confini, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

28 - TERRAROSSA

Comune: MONTALCINO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)


1 - ABBADIA A SICILLE Comune: TREQUANDA - SINALUNGA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano). 2 - ABBADIA DI MONTEPULCIANO Comune: MONTEPULCIANO Conferma dell'AFV, con possibile lieve aggiustamento di confine.

3 - CASTELVECCHIO

Comune: RADICOFANI - CASTIGLION D'ORCIA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

4 - CELAMONTI

Comune: S.QUIRICO D'ORCIA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

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5 - DOLCIANO MONTELUCE

Comune: CHIUSI Conferma dell'AFV con possibile revisione dei confini (aumento di circa 20 ettari).

6 - IL CASTELLO

Comune: S.CASCIANO DEI BAGNI Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).

7 - LA FRATTA

Comune: SINALUNGA TORRITA DI SIENA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

8 - PALAZZO MASSAINI

Comune: PIENZA TREQUANDA TORRITA Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

9 - SELVOLI

Comune: PIENZA Nuova istituzione, subordinando lautorizzazione alla mancata inclusione del territorio ricadente allinterno della nuova ZRC Vignoni e a quello necessario per il corridoio con la stessa ZRC

10 - SPINETO

Comune: SARTEANO Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.

INDICAZIONI PER LISTITUZIONE DELLE AZIENDE AGRITURISTICO VENATORIE

(Tabella allegata 7 e Tavola 4). Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)


1 - BERIGNONE Comune: CASOLE DELSA Conferma dell'AAV con possibile ristrutturazione dei confini.

2 - BOSCAGLIA

Comune: RADICONDOLI Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

3 - CERRECCHIA

Comune: CASOLE DELSA - MONTERIGGIONI Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

4 - CUSONA

Comune: S.GIMIGNANO Conferma dell'AAV con riduzione di superficie.

5 - FONTERUTOLI

Comune: CASTELLINA IN CHIANTI Nuova istituzione, subordinata al rispetto delle distanze previste dall'art. 21 LRT 3/1994 da altri istituti gi costituiti.

6 - FOSINI

Comune: RADICONDOLI Nuova istituzione ricadente su parte Fondo Chiuso Fosini, subordinata alla riapertura di tutto il fondo chiuso. Pagina 31

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7 - FROSINI

Comune: CHIUSDINO Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

8 - IL SANTO

Comune: MONTICIANO Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

9 LA ROSA

Comune: CHIUSDINO Nuova istituzione (ai sensi dellart. 63 co. 2 LRT 3/1994).

10 - LURIANO

Comune: CHIUSDINO - MONTICIANO Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

11 - PIAN DALBOLA

Comune: RADDA IN CHIANTI Conferma come AAV nel suo attuale assetto.

12 SAN GALGANO

Comune: CHIUSDINO Nuova istituzione, derivante dalla trasformazione dellAFV San Galgano con riduzione di superficie.

Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)


1 - ARMAIOLO Comune: RAPOLANO TERME Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

2 LA SELVA

Comune: MURLO MONTERONI DARBIA Nuova istituzione subordinata al rispetto delle distanze previste dall'art. 21 LRT 3/1994 da altri istituti gi costituiti

3 - MONTALTO

Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

4 - PALAZZO VENTURI

Comune: ASCIANO Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

5 SANTA LUCIA

Comune: ASCIANO Nuova istituzione.

6 SAN GIOVANNI

Comune: SIENA Istituzione dell'AAV subordinata alla valutazione da parte del Tavolo di concertazione di un progetto innovativo finalizzato al raggiungimento degli obiettivi del PFVP stesso.

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Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)


1 - AIOLA Comune: SARTEANO Nuova istituzione subordinata al rispetto delle distanze previste dall'art. 21 LRT 3/1994 da altri istituti gi costituiti e alla presentazione di un progetto di utilizzo venatorio, nonch alla rimozione di tutto il fondo chiuso di loro propriet. 2 - CAMPOTORNO Comune: SAN CASCIANO DEI BAGNI Nuova istituzione derivante dalla trasformazione dellAAC Campotorno con variazione dei confini. 3 I POGGI Comune: SAN CASCIANO DEI BAGNI Nuova istituzione subordinata al rispetto delle distanze previste dall'art. 21 LRT 3/1994 da altri istituti gi costituiti e dai confini di Provincia. 4 - LA QUERCE Comune: CASTIGLION DORCIA Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.

Non si prevede invece listituzione delle seguenti AAV, che ne avevano fatto richiesta ai sensi della DD 280/2012: - AAV La Pievina (Comune di Asciano) in quanto ricadente quasi interamente sul territorio attualmente vincolato ad Istituto Pubblico (ZRV La Pievina), ai fini della salvaguardia della fauna selvatica presente; - AAV Mensanello (Comune di Colle di Val dElsa), in quanto ricadente in gran parte sul territorio attualmente vincolato ad Istituto Pubblico (ZRC Mensanello), ai fini della salvaguardia della fauna selvatica presente; la necessit di lasciare il corridoio di 500 m dalla ZRC Mensanello non consente listituzione della AAV che avrebbe una superficie residua inferiore a quella prevista dallart. 21 della LR 3/94; - AAV La Chiocciola (Comune di Monteriggioni), in quanto ricadente parzialmente sul territorio attualmente vincolato ad Istituto Pubblico (ZRV La Chiocciola), ai fini della salvaguardia della fauna selvatica presente; la necessit di lasciare i corridoi di 500 m da altri istituti faunistici (AAC Il Poggiolo, ZRV La Chiocciola) non consente listituzione della AAV che avrebbe una superficie residua quasi interamente boscata e non utilizzabile ai fini faunistici e venatori secondo il programma di ripristino ambientale presentato; - AAV Sensanese (Comune di San Gimignano), in quanto ampliamento (insufficiente per una gestione autonoma) di altro Istituto autorizzato in Provincia di Pisa.

2.4 AREE PER LADDESTRAMENTO, LALLENAMENTO E LE GARE DEI CANI Con il presente Piano si conferma limportanza di questo istituto per gli appassionati della cinofilia venatoria, che devono trovare in questi istituti una valida risposta alla necessit di allenare e addestrare il proprio ausiliare anche nel periodo in cui la caccia chiusa. Il miglioramento del livello qualitativo degli ausiliari rimane un importante obiettivo da perseguire a livello provinciale, soprattutto per quanto riguarda i cani da seguita e i cani limieri per il cinghiale, nellottica di attuare piani di controllo sempre pi efficaci. Inoltre, prevalentemente allinterno di queste strutture che si devono organizzare le gare cinofile per le varie categorie: queste manifestazioni, richiamando un numero considerevole di addetti possono rappresentare una vantaggiosa opportunit per la valorizzazione di territori provinciali pi svantaggiati e marginali.
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Allo scopo di recepire gli aggiornamenti introdotti dalla normativa regionale, nonch le indicazioni gestionali contenute nel presente Piano, si rende necessaria lapprovazione di un Disciplinare di Autorizzazione per le AAC. Il nuovo testo conterr tra laltro le procedure di verifica del rispetto delle finalit istitutive, con individuazione di Requisiti minimi di gestione che potranno riguardare le affluenze che scaturiscono dallorganizzazione dellattivit cinofila (p.es. numero minimo di autorizzazioni di accesso da rilasciare nellanno solare). Di seguito si riporta lintervallo dimensionale e le caratteristiche ambientali delle diverse tipologie di aree per laddestramento, lallenamento e le gare dei cani (al di fuori delle AAV) che si intende istituire in attuazione del presente PFVP. 1. Le AAC senza abbattimento su fauna selvatica naturale Queste zone sono destinate alladdestramento, allenamento e gare dei cani da ferma, da cerca e riporto e allo svolgimento di manifestazioni cinotecniche su fauna selvatica naturale che escludono l'abbattimento. A discrezione del titolare dellautorizzazione, consentita limmissione del fagiano con luso di recinti di ambientamento. Queste aree devono insistere su terreni idonei agli scopi della cinofilia venatoria, sia per specifiche condizioni ambientali, sia per interesse faunistico, e devono avere a disposizione una superficie unitaria sufficiente al mantenimento di una piccola popolazione di fagiano e/o lepre. Le dimensioni devono essere comprese tra 10 e 100 ettari; possono essere istituite AAC di superficie maggiore di 100 ettari solo se gestite dallEnci e/o altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a livello nazionale. In queste AAC pu essere esercitata anche lattivit cinofila con cani da traccia e da tana. In questa tipologia di AAC ricadono anche i c.d. sgambatoi, ossia AAC senza immissione e abbattimento, richiesti dalle associazioni venatorie di concerto con i Comuni, di superficie di norma non superiore a 7 ettari. 2. Le AAC senza abbattimento su cinghiale L'attivit cinofila sul cinghiale effettuata in aree adeguatamente recintate, che devono insistere su terreni idonei per specifiche condizioni ambientali: per questo tipo di attivit sono da prediligere territori prevalentemente boscati. La superficie recintata non pu essere inferiore ai 10 ettari e maggiore di 100 ettari. Solo per l'addestramento dei cuccioli di et non superiore ai diciotto mesi e dei cani di piccola taglia possono essere autorizzati recinti con superficie pi ridotta, secondo le disposizioni ENCI. 3. Le AAC senza abbattimento su lepre L'attivit cinofila sulla lepre effettuata in aree adeguatamente recintate, che devono insistere su terreni idonei per specifiche condizioni ambientali: per questo tipo di attivit sono da prediligere territori prevalentemente aperti e ricchi in ecotoni. La superficie recintata non pu essere inferiore ai 10 ettari e maggiore di 100 ettari. 4. Le AAC con abbattimento esclusivamente su fauna selvatica autoctona di allevamento appartenente alle seguenti specie: quaglia (Coturnix coturnix), fagiano (Phasianus colchicus), starna (Perdix perdix), pernice rossa (Alectoris rufa). Devono essere situate in zone di scarso pregio faunistico e insistere su terreni idonei agli scopi della cinofilia venatoria per specifiche condizioni ambientali. Le dimensioni di queste aree devono essere comprese tra 10 e 100 ettari. Nel caso in cui lattivit cinofila sia svolta esclusivamente su quaglie il limite dimensionale inferiore fissato a 3 ettari. Durante il periodo di vigenza del PFVP 2012-2015 la Provincia pu rilasciare autorizzazioni temporanee di durata inferiore al PFVP per aree per laddestramento, allenamento e gare dei cani senza abbattimento.

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INDICAZIONI

SUL

RILASCIO

DELLE

AUTORIZZAZIONI

PER

LE

AREE

PER

LALLENAMENTO E LE GARE DEI CANI

LADDESTRAMENTO,

Di seguito si riportano le AAC che si intendono autorizzare per il prossimo periodo di programmazione, tenuto conto che ai sensi dalla DGR 454/2008 e come recepimento delle misure di mitigazione dello Studio di Incidenza e del Rapporto Ambientale, vietata la costituzione di nuove AAC, nonch lampliamento di quelle esistenti, in tutti i SIR e nelle Aree di Rilevanza Faunistica. Ai sensi della DGR 454/2008, non consentito lo svolgimento delle attivit di addestramento di cani da caccia, prima del 1 settembre e dopo la chiusura della stagione venatoria nelle AAC ricadenti allinterno delle ZPS, salvo quelle sottoposte in fase di rinnovo a specifica procedura di valutazione di incidenza, con esito positivo. (Si veda anche Tabella allegata 8). Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17) - AAC con abbattimento di fauna selvatica di allevamento
N. 1 2 Denominazione Aiano Vico di Boscona Comune S.Gimignano Colle Val d'Elsa Indicazioni del PFVP Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione

- AAC senza abbattimento di fauna selvatica di allevamento


N. 1 2 3 4 5 6 Denominazione Boschi di Capraia Bosco dell'Amalberti Calbello Capraia Fabbiano di Sotto Fornace Comune Sovicille Castellina in Chianti Sovicille Sovicille Casole d'Elsa Casole d'Elsa Indicazioni del PFVP Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Nuova istituzione, subordinata alla valutazione tecnica e amministrativa, di circa 100 ha o fino a 400 ha se gestita dallEnci e/o altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a livello nazionale (come da criteri PFVP) Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione

Il Cerro

Casole d'Elsa

8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22

Il Poggiolo 2 La Pineta "A" La Pineta "B" Le Capanne Le Cataste Le cerreta Le Gabbra Le Lame Malpensata Poggio a Issi Poggio alle Forche Poggiolo S.Marco Tramonti Vignoni

Monteriggioni Monticiano Monticiano Radicondoli Monticiano Gaiole in Chianti Casole d'Elsa Radicondoli Colle Val d'Elsa S.Gimignano Casole d'Elsa Monteriggioni Radicondoli Castellina in Chianti Monticiano

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Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18) - AAC con abbattimento di fauna selvatica di allevamento
N. 1 2 3 4 5 Denominazione Fontanelle Ginestreto Rencinone Romanella Villa Petroni Tamara Comune Asciano Siena Asciano Monteroni dArbia - Asciano Siena - Monteriggioni Indicazioni del PFVP Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione

- AAC senza abbattimento di fauna selvatica di allevamento


N. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Denominazione Bosco al Capannone Casa al vento I Pianelli Il Ginepro le Querciole Leccetella Lecceto Mocali Monastero Basso Monte Sante Marie Pietrafocaia Pulcianese Villa a Sesta Comune Asciano Castelnuovo Berardenga Murlo Gaiole in Chianti Monticiano Murlo Siena Montalcino Siena Asciano Montalcino Murlo Castelnuovo Berardenga Indicazioni del PFVP Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione

Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19) - AAC con abbattimento di fauna selvatica di allevamento
N. 1* 2 3 4 5 6 7 8* Denominazione Campotorno Colmata Gineprone La Guardia Malavere Paicci Poggio Romito Selvoli Comune S.Casciano Bagni Torrita di Siena S.Quirico d'Orcia Sinalunga Pienza Piancastagnaio Montepulciano Pienza Indicazioni del PFVP Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione

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- AAC senza abbattimento di fauna selvatica di allevamento


N. 1* 2* 3* 4 5 6 7 Denominazione Campotorno Campotorno Campotorno n. 2 Monteloro Moro S.Albino Gineprone Comune S.Casciano Bagni S.Casciano Bagni S.Casciano Bagni Pienza Abbadia S.S. Montepulciano S.Quirico d'Orcia Indicazioni del PFVP Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione Conferma dell'autorizzazione

*possibile trasformazione con revisione dei confini in Istituto Privato secondo i criteri e le modalit stabilite nel presente Piano.

In attuazione del presente PFVP si prevede inoltre la possibilit di istituire nuove AAC che ne hanno gi fatto richiesta, sentite lENCI e/o altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a livello nazionale per una valutazione sullopportunit e funzionalit delle aree per la cinofilia in provincia di Siena.

GARE CINOFILE

Le gare cinofile devono essere organizzate allinterno delle Aree per laddestramento, lallenamento e le gare dei cani (AAC) appositamente istituite e allinterno delle Aziende Faunistico Venatorie e delle Aziende Agrituristico Venatorie, a discrezione del titolare dellautorizzazione. Al di fuori di questi istituti, nel periodo compreso dal 1 febbraio al 31 agosto non sono consentite gare cinofile in tutto il territorio ricompreso nei SIR. Le gare cinofile possono essere organizzate anche al di fuori degli istituti sopra detti nel rispetto delle seguenti indicazioni: a) nelle Zone di Ripopolamento e Cattura le gare cinofile, senza immissione e abbattimento, ai sensi della normativa vigente, sono autorizzate dalla Provincia solo se di livello internazionale, nazionale e regionale e promosse dallENCI o da altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a livello nazionale. Le gare sono autorizzate solo in periodo di divieto di caccia, e comunque al di fuori del periodo 10 aprile 15 luglio, e con ladozione delle necessarie misure di salvaguardia della fauna selvatica, anche in riferimento alle misure di mitigazioni previste dal Rapporto Ambientale, e delle produzioni agricole; b) nelle Zone di Rispetto Venatorio le gare cinofile di livello internazionale, nazionale, regionale e locale, senza immissione e abbattimento, sono autorizzate dalla Provincia solo se promosse dallENCI o da altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a livello nazionale. Le gare sono autorizzate solo in periodo di divieto di caccia, e comunque al di fuori del periodo di immissione e ambientamento e del periodo riproduttivo (10 aprile 15 luglio) della selvaggina, e con ladozione delle necessarie misure di salvaguardia della fauna selvatica e delle produzioni agricole; c) sono vietate le gare cinofile nel territorio a gestione programmata della caccia tranne che le gara internazionali, nazionali o regionali su cinghiale in area vocata e in periodo di divieto di caccia. La Provincia intende dotarsi di un apposito regolamento attuativo che contenga indicazioni di tipo tecnico sulle modalit di realizzazione delle gare cinofile. Queste indicazioni scaturiranno da una valutazione degli istituti faunistici pubblici (ZRC, ZRV), basata sulle dimensioni e caratteristiche ambientali, eseguita da una commissione tecnica formata dallENCI, da altre associazioni esperte nel settore e dagli ATC, in modo da destinarli in maniera diversa alle varie tipologie di gare (p.es. da seguita, da ferma, per singoli, per mute), da stabilire il numero massimo e minimo di gare possibili in ciascun istituto faunistico e da individuare tempi e modi di realizzazione delle gare.
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2.5 FONDI CHIUSI I fondi chiusi sono aree in regime di divieto di caccia, disciplinate dallart. 25 della LR 3/1994, che devono essere notificati alla Provincia oltre che al Comune qualora la superficie sia superiore a 3 ettari. I fondi chiusi devono essere delimitati da muro o da rete metallica o altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20 o da corsi o specchi dacqua perenni il cui letto abbia profondit di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno metri 3 (co. 1, art. 25, LR 3/1994). Ai sensi dellart. 28 ter della LR 3/1994 Indennizzo dei danni causati dagli ungulati, ai responsabili dei fondi chiusi ricadenti nel territorio a gestione programmata della caccia o allinterno di qualsiasi istituto o struttura pubblica, che non abbiano posto in essere i programmi di gestione e di controllo degli ungulati, predisposti o indicati dalla Provincia, lo stesso ente imputa lindennizzo dei danni causati dalle specie selvatiche suddette entro la fascia di 200 metri circostanti i loro confini. In considerazione della necessit di ridurre la presenza del cinghiale allinterno dei fondi chiusi, anche a tutela delle colture circostanti, la Provincia pu predisporre Piani di Gestione e Controllo in coerenza con quanto previsto allart. 25 c. 4 della LR 3/94, e sulla base di quanto indicato dallISPRA. Durante la vigenza del presente PFVP, si ritiene necessario fare una verifica sul territorio e/o con la collaborazione dei Comuni, della Polizia Provinciale e degli ATC, dei fondi chiusi esistenti, per appurare i reali confini e le caratteristiche necessarie alla loro valutazione ai fini dellapplicazione di quanto detto sopra e procedere al perfezionamento del database provinciale.

2.6 CRITERI PER LA GESTIONE DEL TERRITORIO A CACCIA PROGRAMMATA LAmbito Territoriale di Caccia (ATC) la porzione di territorio agro-silvo-pastorale che residua dalla presenza sul comprensorio degli istituti e delle strutture di cui all articolo 6 bis, comma 4 della LR 3/1994 e non soggetta ad altra destinazione (Territorio a gestione programmata della caccia). La gestione degli ATC affidata ai Comitati di Gestione i cui compiti sono definiti allarticolo 12 della LR 3/1994 e sono finalizzati al perseguimento delle finalit gestionali previste nel presente PFVP. LATC il principale istituto di gestione faunistico-venatoria e svolge un ruolo fondamentale, in quanto oltre a collaborare attivamente con la Provincia alla pianificazione faunistica e venatoria, rappresenta lorgano per lattuazione delle politiche di governo del territorio a fini faunistici e venatori e per la programmazione dellattivit venatoria nel territorio di propria competenza. LATC svolge un ruolo chiave anche nel coinvolgimento nella gestione e nella conservazione della fauna selvatica delle categorie maggiormente interessate: agricoltori, ambientalisti e cacciatori. In particolare gli ATC rappresentano un tramite essenziale nei rapporti tra le istituzioni e il mondo venatorio: grazie alla loro attivit di organizzazione e coinvolgimento, che molti degli interventi fondamentali per la gestione del territorio e della fauna selvatica possono essere realizzati, anche attraverso un consolidamento di un corretto rapporto dei cacciatori con il territorio. Lattivit dei tre ATC senesi coordinata dalla Provincia, che fornisce anche un costante supporto di consulenza e assistenza. Alla Provincia spettano i compiti di programmazione e indirizzo delle attivit degli ATC, anche attraverso specifiche direttive, nonch quelli di vigilanza e controllo. I rapporti tra la Provincia e gli ATC sono improntati alla reciproca e costante cooperazione. Per il perseguimento delle finalit gestionali previste nel PFVP e per assicurare la necessaria omogeneizzazione e uniformit di applicazione tra ATC degli indirizzi provinciali, la Provincia organizza periodiche riunioni di coordinamento con gli ATC, sia di carattere tecnico, sia di carattere politico - amministrativo. Inoltre, pur nel rispetto delle differenze territoriali e di un certo grado di autonomia dell'ATC, la Provincia intende attivare un protocollo dintesa di natura tecnica con gli ATC per uniformare i metodi di raccolta, elaborazione e archiviazione dei dati, per uguagliare la modulistica e le procedure amministrative e in generale per standardizzare le modalit di gestione.
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Alla Provincia spetta altres il compito di realizzare, gestire e aggiornare larchivio informatico dei dati ambientali e faunistici dell'intero territorio provinciale, attraverso la collaborazione con gli ATC chiamati a fornire, con scadenze e in formati prestabiliti, tutti i dati necessari per avere un quadro aggiornato della realt faunistica e gestionale e per mantenere una ragionevole fruibilit dei dati stessi da parte di coloro che ne costituiscono i naturali target. E importante ricordare che la raccolta e lanalisi dei dati rappresenta infatti un parametro fondamentale per valutare le scelte operate, per impostare i piani programmatici, per elaborare i Piani di gestione e qualsiasi altro strumento di pianificazione faunistico-venatoria, che deve essere redatto in attuazione degli indirizzi regionali o per intervenute esigenze a livello locale. Inoltre, la Provincia spesso chiamata a rendicontare per finalit statistiche e conoscitive la propria attivit presso altri Enti (p.es. ISTAT, Regione Toscana, ISPRA). Anche per il prossimo periodo di programmazione, in funzione delle risorse finanziarie disponibili, la Provincia intende affidare la gestione delle Zone di Ripopolamento e Cattura allATC competente per territorio, attraverso la stipula di specifica convenzione. Si prevede inoltre laggiornamento dei disciplinari di gestione degli istituti pubblici (ZRC e ZRV), nei quali devono essere tra laltro stabiliti i termini e le modalit di presentazione dei piani di gestione ambientale e faunistica da sottoporre allapprovazione della Provincia. Gli ATC devono accogliere al meglio le opportunit che i Calendari Venatori e i Regolamenti regionali offrono. Nellambito del prelievo venatorio, e in particolare del prelievo degli ungulati, al fine di promuovere e incentivare il valore anche economico della fauna selvatica, gli ATC devono promuovere forme di turismo venatorio compatibili con gli obiettivi gestionali individuati nel presente documento e disciplinato da apposite clausole regolamentari. Appare necessario affrontare attraverso una concreta collaborazione con gli ATC il crescente problema della crisi del volontariato e del coinvolgimento dei cacciatori, senza il cui importante contributo non vi pu essere una buona gestione faunistico-venatoria, p.es. attraverso la divulgazione dei programmi gestionali per sollecitare e stimolare la partecipazione attiva, lindividuazione di un contributo operativo minimo per accedere a determinati prelievi venatori (p.es. giornate di prestazione dopera per monitoraggio della migratoria), lidentificazione di prestazioni volontarie incentivate con sgravio del costo di accesso allATC. Nel contesto della prestazione dopera si pu inquadrare anche il contributo offerto dagli Agenti di vigilanza volontaria delle Associazioni, che devono svolgere la loro opera sotto il coordinamento e controllo della Polizia Provinciale, con il supporto degli organi di gestione degli ATC ove si trovano a operare. Nel clima di incertezza che si venuto a creare circa le risorse disponibili per la gestione faunistico venatoria, la Provincia, sentiti gli ATC, valuter la possibilit di prevedere servizi centralizzati per gli Ambiti stessi e soluzioni per possibili riduzioni di costi di funzionamento (es. costo sedi).

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CAP. 3 FAUNA SELVATICA: CONSERVAZIONE E INCREMENTO DELLA FAUNA SELVATICA, ANCHE AL FINE DI GARANTIRNE LA COESISTENZA CON LE ATTIVIT ANTROPICHE PRESENTI SUL TERRITORIO, E CRITERI UNIFORMI PER LA GESTIONE DEGLI UNGULATI SUL TERRITORIO 3.1 CRITERI GESTIONALI PER LA PICCOLA FAUNA STANZIALE
FAGIANO

Il cambiamento delle politiche agricole, le difficolt nel controllo delle specie predatrici, la diminuzione della mano dopera volontaria e la notevole riduzione delle risorse finanziarie hanno contribuito alla recente rarefazione del fagiano sul territorio provinciale, in particolare negli istituti faunistici pubblici (ZRC). Occorre pertanto concentrare gli sforzi su pochi istituti faunistici che presentano un ambiente particolarmente vocato alla cerealicoltura in modo da privilegiare la riproduzione naturale e quindi il mantenimento di ceppi selvatici, anche attraverso il coinvolgimento delle imprese agricole. Tenuto conto di quanto premesso, nel periodo di vigenza del presente PFVP, gli obiettivi prioritari per la valorizzazione faunistica e venatoria di questa specie risultano essere coordinati nel Progetto sperimentale di riqualificazione ambientale e di produzione del Fagiano di qualit a livello provinciale (approvato con Delib. G.P. n. 3 del 03.01.2012), che prevede una serie di interventi tesi a promuovere la ricostituzione di locali popolazioni selvatiche di fagiano nel territorio provinciale e realizzati in via prioritaria negli istituti faunistici pubblici. In particolare il progetto si articola nelle seguenti fasi operative. I. A seguito dellapprovazione del presente PFVP, si prevede listituzione di un tavolo di concertazione e raccordo con gli ATC SI 17, SI 18 e SI 19 per la pianificazione operativa e la verifica periodica dello stato di avanzamento e dei risultati del progetto.

II. La prima fase prevede lindividuazione di concerto con gli ATC di una rete di istituti pubblici sperimentali che possano concorrere significativamente a garantire una dotazione annua di selvaggina di elevata qualit nel territorio provinciale attraverso lirradiamento nel territorio circostante e programmi di cattura e immissione sul territorio cacciabile o in altre strutture faunistiche. Allinterno delle strutture faunistiche pubbliche prescelte devono essere potenziati gli interventi di miglioramento ambientale a fini faunistici, attraverso il trasferimento delle risorse regionali disponibili, e deve essere rafforzata lattivit di vigilanza e di controllo con lincentivazione dellopera di personale volontario e limpiego regolare di Agenti di cui allart. 51 della LR 3/1994 che in collaborazione con il Corpo di Polizia Provinciale intervengano a minimizzare i fattore limitanti per la piccola selvaggina. III. Si prevede nel corso del primo anno di vigenza del presente PFVP, in funzione delle risorse finanziarie disponibili, di: - progettare dei centri cofinanziati dalla Provincia e dagli ATC interessati in cui attivare processi produttivi del fagiano attraverso (A) il recupero di covate che altrimenti andrebbe distrutte durante le operazioni agricole e (B) la produzione di soggetti ottenuti da riproduttori selvatici provenienti da catture. Lo scopo quello di effettuare, ove ritenuto opportuno, piani di immissione sul territorio della provincia solo con fagiani nati, allevati e ambientati nelle strutture provinciali, in grado di garantire la rispondenza a determinati parametri qualitativi (p.es. rusticit e adattamento allambiente), tenuto conto dellart. 115 del DPGR 33/R/2011. I fagiani da utilizzare come riproduttori devono essere animali di cattura provenienti da istituti faunistici del territorio provinciale, come ZRC, ZRV e AFV (che non immettono fagiani); - attivare un programma di assistenza tecnica e agronomica da parte dei Tecnici del Servizio Risorse Faunistiche teso a fornire indicazioni specifiche e personalizzate sulla gestione dei recinti di allevamento, di ambientamento e del territorio circostante; - attivare una collaborazione con le associazioni agricole allo scopo di una diffusa sensibilizzazione degli agricoltori sullattivit di salvaguardia e recupero delle covate.

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Nel contempo si intende sensibilizzare la Regione Toscana al fine di prevedere nei propri atti deliberativi la possibilit di differenziare le quote di iscrizione agli ATC in base a un protocollo di prestazioni dopera certificate dagli ATC stessi. Nel progetto sono coinvolti anche gli istituti faunistici venatori privati (Aziende Faunistico Venatorie e Agrituristico Venatorie) che manifestano in fase di rilascio dellautorizzazione di Azienda Venatoria la volont di aderire al progetto attraverso la sottoscrizione di uno specifico Disciplinare tecnico, che dettagli le modalit operative e autorizzi listituzione di un allevamento di fauna selvatica per fini di ripopolamento. Anche il CPRFS Presciano nel Comune di Siena coinvolto nel progetto, secondo quanto indicato nel nuovo Disciplinare di Autorizzazione per CPRFS, che in una pi attenta verifica del rispetto delle finalit previste dalla legge per questo istituto individui le strategie gestionali per lincremento della produttivit di specie da ripopolamento. Per fornire lassistenza veterinaria alle strutture di produzione del fagiano, si prevede lattivazione di una rapporto di collaborazione con lIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana. Di fondamentale importanza per il raggiungimento degli obiettivi previsti nel progetto provinciale appare la definizione di un programma di controllo ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994 da condividere con lISPRA che valuti il reale contributo offerto dal contenimento della fauna concorrente ed antagonista alla produttivit faunistica locale. Inoltre, in coerenza con i criteri stabiliti dal PRAF, si ritiene utile implementare forme innovative di gestione ambientale e venatoria, utilizzando le opportunit derivanti dalla PAC, dal PSR e dalla normativa vigente, come per esempio forme di razionalizzazione del prelievo venatorio e la possibilit, attraverso convenzioni, di un coinvolgimento diretto delle imprese agricole per servizi di rilevanza ambientale. Progetti realizzati in via sperimentale su porzioni di territorio, di concerto con gli ATC e le associazioni agricole e venatorie a livello provinciale, potranno fornire utili elementi di valutazione in merito a metodologie gestionali da applicarsi poi su ampia scala. Queste forme sperimentali di gestione dovranno rispondere a maggiori caratteristiche di sostenibilit e avranno come ricaduta oggettiva un maggiore coinvolgimento dei cacciatori nella parte gestionale oltre ad una positiva, maggiore interazione con il mondo agricolo. E importante evidenziare altre scelte provinciale eseguite nellottica di valorizzare questa specie: - il fagiano inserito tra le specie in indirizzo degli istituti faunistici privati; - conferma delle indicazioni gestionali da sempre privilegiate in provincia di Siena nei confronti del fagiano di favorire la riproduzione naturale della specie intervenendo nel corso del periodo di programmazione del presente PFVP per sostenere localmente, ove strettamente necessario, le popolazioni di fagiano in rarefazione con operazioni di ripopolamento effettuate con soggetti di cattura o, quando disponibili in quantit adeguate e se fornite a prezzi adeguati, con capi prodotti esclusivamente secondo il progetto provinciale del Fagiano di qualit; - utilizzazione di idonee strutture di ambientamento per limmissione dei capi; - si prevede di attivare negli istituti a vario titolo coinvolti nella gestione del fagiano punti di foraggiamento, in particolare durante i periodi di maggiore scarsit alimentare. I governatoi dei fagiani devono essere resi inaccessibili agli ungulati e pertanto nella loro attivazione vanno usati accorgimenti specifici: quelli a cassetta devono essere collocati a unaltezza non inferiore a 1,50 metri e quelli a terra devono essere protetti con rete di robuste dimensioni dotate di fori di ridotte dimensioni.
LEPRE

La presenza della lepre si mantiene su livelli sicuramente positivi su tutto il territorio provinciale nonostante la flessione numerica registrata allinterno degli istituti faunistici pubblici. Soddisfacente la presenza della specie allinterno degli istituti faunistici privati che hanno questo selvatico come specie in indirizzo. I carnieri registrati dai cacciatori sono altrettanto positivi.
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Per il prossimo periodo di programmazione si confermano i principali indirizzi di gestione per la lepre previsti nel precedente Piano Faunistico Venatorio Provinciale: - conferma della lepre quale specie in indirizzo per gli istituti faunistici privati che nella passata gestione hanno mostrato densit superiore ai 15 capi/100 ha di superficie; - incremento dei miglioramenti ambientali a fini faunistici allinterno degli istituti faunistici privati (fino al 3% della superficie vincolata); - potenziamento degli interventi di miglioramento ambientale anche negli istituti faunistici pubblici; - generale revisione dei confini degli istituti pubblici e privati, per favorire lirradiamento della piccola fauna stanziale sul territorio circostante, rispetto alle operazioni di cattura; - divieto di immissione su tutto il territorio provinciale di soggetti provenienti da allevamenti. Eventuali immissioni saranno possibili solo con soggetti di cattura o con capi prodotti con metodo semi-naturale di seguito descritto provenienti dal territorio della Provincia di Siena e previa autorizzazione della stessa; - i recinti di ambientamento per fasianidi, gestiti dagli ATC nelle ZRV ritenute pi idonee, possono essere utilizzati anche per la produzione semi-naturale della lepre, basata sullimmissione di un numero limitato di riproduttori selvatici nella seconda decade di gennaio e sulla successiva cattura, al termine del periodo riproduttivo, di tutti i soggetti presenti nel recinto; - proseguo del monitoraggio sanitario dei capi rinvenuti morti da parte dellIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, per avere un quadro aggiornato in particolare per quanto attiene importante patologie, p.es. EBHS; - chiusura della caccia all8 dicembre.
STARNA E PERNICE ROSSA

In passato, la reintroduzione sul territorio provinciale di queste due specie stata oggetto di numerosi studi, dalla carta delle vocazioni faunistiche a progetti di immissione con varie tecniche, realizzati sia sul territorio gestito dagli ATC che allinterno degli istituti faunistici privati. I risultati positivi ottenuti dallATC SI 19 dal 2000 al 2005 si sono esauriti nel corso degli ultimi anni. Alla luce di quanto detto, si ritiene di non investire ulteriori risorse in tali iniziative, fatti salvi progetti scientifici di reintroduzione di di specie di interesse conservazionistico regionale che lATC, anche in collaborazione con le Associazioni Ambientaliste, potr attivare con finanziamenti del PSR o LIFE, senza oneri finanziari aggiuntivi per la Provincia e lATC. Le immissioni di queste due specie rimangono pertanto collegate alla caccia esercitata nelle Aziende Agrituristico venatorie.

3.2 CRITERI GESTIONALI PER LA FAUNA MIGRATRICE Nellambito della gestione della fauna migratrice, appare particolarmente importante la raccolta e lanalisi dei dati dei programmi di monitoraggio esistenti (p.es. censimenti IWC), da integrare con eventuali nuovi piani specifici, allo scopo di poter ottimizzare le azioni di tutela di una cos importante risorsa faunistica. Le difficolt di attuare interventi efficaci a scala locale su specie che utilizzano il territorio provinciale solo per una parte, spesso molto limitata, del loro ciclo vitale sono evidenti, ma proprio per questo necessario che le azioni che si possono attuare in favore dellavifauna migratoria siano ottimizzate tramite una pi approfondita conoscenza. La raccolta dei dati sui flussi migratori e sugli svernanti pu essere effettuata in pi modi, anche sinergici. Lo studio sul Monitoraggio dellavifauna migratoria nelle Zone di Protezione (ZP) della Provincia di Siena realizzato nel 2010 su convenzione provinciale da esperti del settore ha sottolineato gli aspetti positivi dellattivit di inanellamento a scopo scientifico. Linanellamento la metodologia che meglio consente lo studio delle migrazioni degli uccelli e questa pratica ha subito un enorme crescita in anni recenti in Italia. Questa attivit regolata a livello nazionale dal Centro Nazionale di Inanellamento dellISPRA (Istituto per la Protezione Ambientale), che si occupa della gestione della banca dati degli uccelli inanellati e della formazione del personale.
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Lattivit di inanellamento dei passeriformi attualmente fondata sullutilizzo delle reti mist-net; per avere efficacia questo metodo di cattura deve essere praticato in zone in cui si ha una forte concentrazione delle presenze dei migratori. In provincia di Siena, caratterizzata da un paesaggio collinare, non esistono aree che possano creare imbuti naturali che concentrino la presenza dei migratori e lunico corridoio migratorio riconosciuto costituito dalla Valdichiana; pertanto lattivit di inanellamento potrebbe avvenire attraverso il ripristino del centro di inanellamento del Lago di Montepulciano, attivo fino al 2003, o con lattivazione di un nuovo centro (p.es. nel Lago di Chiusi). Nel prossimo periodo di programmazione si prevede pertanto di valutare la fattibilit di un progetto di inanellamento dellavifauna migratoria, attraverso unanalisi della disponibilit di adeguate risorse finanziarie e di personale adeguatamente preparato; questo costituito per la quasi totalit da volontari che, prima di poter praticare linanellamento, debbono ottenere un patentino a seguito di un esame qualificante presso lISPRA. Apparirebbe quindi importante la formazione di nuovo personale da adibire a tale attivit, che per la sua complessit e richiesta di professionalit richiede necessariamente tempi di formazione relativamente lunghi. Laltra fonte di dati ipotizzabile, relativamente poco costosa e finanziabile attraverso uno specifico progetto a cura degli ATC sotto il coordinamento della Provincia, rappresentata dagli stessi appostamenti fissi, ai cui titolari pu essere affidata la compilazione di un registro dellappostamento, in cui annotare le giornate di utilizzo, i carnieri realizzati e gli avvistamenti. Questo rilevamento gi attuabile sugli appostamenti autorizzati nelle AFV, mediante la lettura o il riepilogo affidato alle aziende dei registri. Per quelli sul territorio a caccia programmata, la riconsegna del registro potrebbe essere richiesta allatto della conferma annuale dellappostamento. Per il colombaccio si potrebbe anche tentare una mappatura dei principali dormitori e di una parte delle rotte dei voli di foraggiamento. I dati dei carnieri relativi alle specie migratrici potrebbero anche essere integrati dalla lettura dei tesserini venatori sia a livello di ATC che regionale. Il criterio generale per la gestione della fauna migratoria ovviamente quello della salvaguardia di un patrimonio insostituibile e impossibile da gestire a livello locale. Per quanto riguarda le azioni da intraprendere queste si concretizzano in una maggiore attenzione allefficacia nella salvaguardia di queste specie degli istituti preposti alla protezione della fauna selvatica, ed in particolare: le Zone di Protezione devono essere valutate in particolare per la loro idoneit come dormitori per il colombaccio o come aree di protezione dei flussi migratori per i turdidi, esclusa ovviamente quella istituita sul Lago di Chiusi, sulla quale comunque gi sono disponibili moltissimi dati raccolti da altri soggetti (COT Centro Ornitologico Toscano); le ZRC e le ZRV nella loro istituzione o modifica dovranno comunque prevedere anche gli effetti sulla fauna migratrice, sulla base di valutazioni ambientali ed eventualmente di osservazioni dirette.

APPOSTAMENTI FISSI DI CACCIA

(Tabella allegata 10). Inoltre, per quanto attiene la gestione degli appostamenti fissi di caccia, si prevede: - conferma del divieto allimpianto di appostamenti fissi intorno al Lago di Montepulciano e al Lago di Chiusi, per un raggio di 1.000 metri dallo specchio dacqua; - come recepimento delle misure di mitigazione dello studio di incidenza e del Rapporto Ambientale, nei SIR e nelle Aree di Rilevanza Faunistica (cartograficamente individuate nel Rapporto Ambientale) non consentito limpianto di nuovi appostamenti fissi derivanti da: 1) richiesta di nuova autorizzazione; 2) richiesta di nuova collocazione che preveda lo spostamento di un appostamento gi autorizzato al di fuori dei SIR e delle Aree di Rilevanza Faunistica a un sito geografico interno a queste aree. - negli appostamenti fissi a palmipedi e trampolieri gi autorizzati nei SIR e nelle Aree di Rilevanza Faunistica non pu essere utilizzato munizionamento con pallini di piombo.

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3.3 CRITERI GESTIONALI PER GLI UNGULATI 3.3.1 CINGHIALE


Premessa Lanalisi della gestione faunistica e venatoria del cinghiale attuata nel periodo di programmazione 2006-2010 ha evidenziato il progressivo aumento del numero dei capi abbattuti durante lattivit di caccia e durante gli interventi di controllo eseguiti nel territorio non vocato alla specie ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994: nel 2011 sono stati abbattuti complessivamente su tutto il territorio provinciale circa 18.000 cinghiali. Nonostante lelevata pressione di prelievo, permangono alcune importanti problematiche legate ai danni alle attivit produttive, soprattutto in area non vocata alla specie, e situazioni conflittuali in ambito urbano, periurbano e di marginalit urbana. Lanalisi ha inoltre evidenziato alcune criticit: - i piani di abbattimento approvati per larea vocata non sono quasi mai completati; - la gestione del cinghiale appare carente in alcuni istituti in divieto di caccia che per ubicazione ed estensione possono influenzare i risultati gestionali. Un altro dato da sottolineare lelevato numero di cinghiali abbattuti nelle ZRC: negli ultimi 5 anni i cinghiali prelevati allinterno di questo tipo di istituto costituiscono in media il 17,3% del totale dei capi abbattuti in attivit di controllo (art. 37 LR 3/1994).

Per superare la fase di criticit legata allincremento del cinghiale e dei conseguenti problemi di carattere ecologico, economico e sociale (danni allagricoltura, alla biodiversit e inasprimento del conflitto tra le diverse categorie sociali), si intende potenziare le azioni sinora intraprese, tenuto conto che trattandosi di una gestione adattativa potranno intervenire progressivi affinamenti e correzioni con il Piano annuale di gestione (art. 28 bis LR 3/1994) in funzione dellaumento delle conoscenze e della verifica dei risultati. Una delle principali difficolt gestionali che resta ancora da superare in maniera completa legata alla suddivisione del territorio provinciale in ambiti in cui consentita lattivit venatoria (Distretti di gestione, AFV) e ambiti in cui la caccia vietata (p.es. ZP, RN, Demani regionali, CPRFS, ZRC), ma che spesso risultano omogenei dal punto di vista ambientale e faunistico. Si ritiene necessario procedere quanto prima alla stesura di un nuovo Regolamento provinciale per la gestione del cinghiale nei tre ATC, per adeguare quello vigente (DCP 62/2005) dal punto di vista normativo e per dettagliare le modalit organizzative sia dellattivit venatoria che degli interventi di controllo. Nel Regolamento sar previsto un sistema sanzionatorio che comprenda anche la sospensione della squadra (fino allintera stagione venatoria) o la revoca dellassegnazione del territorio per particolari violazioni alla normativa, in primis il foraggiamento non autorizzato.

ZONIZZAZIONE DEL TERRITORIO IN ZONE VOCATE E NON VOCATE AL CINGHIALE

Gli obiettivi e le strategie operative sono individuati in funzione della vocazionalit (socio-) ambientale del territorio che suddiviso: area non vocata al cinghiale, in cui la presenza del cinghiale non sostenibile; area vocata dove risulta possibile e sostenibile la presenza della specie a determinate densit (DAF). Lattuale suddivisione del territorio in vocato e non vocato di ciascun comprensorio stata revisionata, sentiti gli ATC, come riportato nella cartografia allegata (Tavola 5), e rester immutata, ad eccezione di limitati aggiustamenti, per tutto il periodo di vigenza del PFVP 20122015. I tempi appaiono inoltre maturi per valutare lopportunit di attivare la caccia di selezione al cinghiale, previa approvazione di uno specifico Disciplinare che dettagli le modalit operative, comprese le procedure di abilitazione. Nelloccasione si intende avviare una campagna di informazione finalizzata a portare allattenzione di tutte le categorie coinvolte nella gestione faunistica e venatoria una problematica che, oltre a riguardare la tutela della fauna selvatica e dellambiente, presenta, secondo recenti evidenze scientifiche (Rapporti ISPRA, 158/2012*), una potenziale pericolosit per la salute umana. Tale problematica legata alluso del piombo nel munizionamento da caccia. La campagna informativa dovr rappresentare il primo passo per una presa di
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coscienza del problema, a cui dovranno seguire nellarco della programmazione del Piano una serie di misure di mitigazione (legate anche a meccanismi di premialit e/o incentivanti), a partire dallabbandono delle munizioni tradizionali nelle aree umide ricomprese nei SIR e nelle Aree a Rilevanza faunistica, fino alla caccia di selezione e quindi per tutte le forme di caccia e di controllo, garantendo il mantenimento delle pratiche venatorie tradizionali.
(*Andreotti A., Fabrizio B. 2012. Il piombo nelle munizioni da caccia: problematiche e possibili soluzioni. Rapporti ISPRA, 158/2012).

OBIETTIVI GESTIONALI E PIANO OPERATIVO 1) LA GESTIONE DEL CINGHIALE NELLAREA VOCATA La gestione del cinghiale nellarea vocata finalizzata al raggiungimento e mantenimento delle popolazioni di cinghiale a determinate densit (DAF) in assenza di danni rilevanti e non sostenibili a coltivazioni e piantagioni, alla soddisfazione dei cacciatori che esercitano questa pratica venatoria e alla conservazione di altre specie selvatiche. La gestione razionale della specie prende avvio dalla conoscenza della dinamica delle popolazioni; si ritiene quindi indispensabile sensibilizzare ulteriormente i soggetti coinvolti nella gestione della specie (ATC, titolari di istituti privati) a implementare le sessioni di monitoraggio (si veda cap. 4). Di grande importanza appare inoltre lanalisi dei risultati cinegetici e dei capi abbattuti. Nelle aree vocate stata individuata di concerto con gli ATC e le organizzazioni professionali agricole la densit sostenibile a fine stagione venatoria, compresa tra 1 e 3 capi per 100 ettari di territorio vocato. Questa densit perseguita prioritariamente attraverso lattivit venatoria, secondo le modalit e i tempi stabiliti dalla normativa e dal calendario venatorio. Nel territorio vocato a gestione programmata della caccia di ciascun comprensorio, gli ATC individuano i Distretti di gestione (Tavola allegata 6). I Distretti sono gestiti dalle squadre di caccia al cinghiale, i cui confini e la ripartizione in zone fisse di caccia devono essere rivisti in funzione della revisione dellarea vocata e del principio di equit che deve permettere un potenziale prelievo venatorio equiparabile per cacciatore iscritto alle diverse squadre. In particolare a partire dalla stagione venatoria 2014-2015, in caso di assegnazione diretta del territorio alle squadre, lATC provvede, tenuto conto (A) della densit venatoria (numero ettari di territorio cacciabile per cacciatore) e (B) della capacit venatoria delle aree di battuta (numero pregresso di cinghiali abbattuti per ettaro). Le aree cos individuate restano immutate per tutta la durata del PFVP, ad eccezione dei casi di sopravvenuto cambio di destinazione del territorio che riducano in maniera sostanziale i suddetti parametri (es. realizzazione fondi chiusi ecc..) e fatte salve le modalit di assegnazione del territorio stesso. Sono ricomprese nel Distretto anche le Aree Critiche, ossia zone interessate da attivit agricole o arboricoltura da legno disperse nellarea vocata, caratterizzate da elevata idoneit ambientale per la specie e ridotta sostenibilit socio-economica dei danni. Nelle Aziende Agrituristiche Venatorie che ricadono in area vocata, la Provincia, previa intesa con il titolare dellautorizzazione e con lATC, pu approvare piani di prelievo del cinghiale da attuare nel corso della stagione venatoria; in questo caso, lAAV ricompresa nel Distretto di gestione in cui ricade. Per quanto attiene lattivit venatoria nei Distretti di gestione necessario stabilire alcuni principi per una corretta e funzionale organizzazione della caccia, tenendo per in considerazione due aspetti: 1) il numero dei cacciatori iscritti alle squadre di caccia al cinghiale progressivamente diminuito, con 5.476 iscritti nel 2011 a fronte di 7.973 iscritti nel 2000 (-32%); 2) le misure previste nei Piani Faunistici Venatori 2000-2005 e 2006-2010 hanno portato a una consistente riduzione del numero delle squadre operanti sul territorio provinciale (99 squadre nel 2000, 76 squadre nel 2011), per la fusione tra squadre pi piccole. Si ritiene
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pertanto che non sia necessario introdurre ulteriori parametri restrittivi che inducano unulteriore consistente riduzione del numero delle squadre operanti in provincia di Siena. Pertanto: - si conferma in 40 il numero minimo di iscritti a una squadra (come previsto dalla normativa regionale); - in fase di prima applicazione del presente Piano, il numero minimo di partecipanti/iscritti alla squadra per effettuare una braccata al cinghiale nel territorio assegnato confermato in 30 con possibili deroghe fino a 25, motivate sulla base dei criteri fissati dagli strumenti attuativi del presente Piano e dal calendario venatorio provinciale. Il numero minimo di 30 potr essere rideterminato nel periodo di vigenza del Piano, in base allandamento delle dinamiche demografiche e territoriali; il numero minimo di partecipanti/iscritti alla squadra per effettuare una braccata al cinghiale nel territorio assegnato fissato in 25; - ogni squadra di caccia al cinghiale potr effettuare battute congiuntamente ad altra squadra secondo le norme fissate nel calendario venatorio; - i cacciatori iscritti a ciascuna squadra di caccia al cinghiale, per conseguire il diritto a fare parte della squadra stessa, devono partecipare in ogni stagione venatoria ad almeno il 25% delle giornate di caccia effettuate dalla squadra; - ogni squadra deve effettuare almeno 20 giornate di caccia per stagione venatoria, salvo accertati impedimenti (p.es. neve), altrimenti viene sciolta; - divieto di costituzione di nuove squadre di caccia al cinghiale; - le aree di battuta assegnate dallATC a una squadra, con il metodo dellassegnazione diretta, devono essere confinanti; - la caccia al cinghiale deve essere effettuata su tutte le aree di battuta assegnate alla squadra; - conferma del divieto di foraggiamento. Fanno eccezione le operazioni di foraggiamento in appoggio al monitoraggio del cinghiale o per fini dissuasivi nei periodi autorizzati dalla Provincia, sentite le Associazioni agricole e con il consenso del proprietario/conduttore del fondo. Tale foraggiamento comunque vietato nelle Aree di Rilevanza Faunistica e soggetto a valutazione di incidenza nei SIR (modulo di prevalutazione); - in fase di attuazione dei piani ordinari, straordinari e di controllo degli ungulati eseguiti in forma collettiva i cacciatori sono obbligati a indossare almeno gilet (o pettorina) ad alta visibilit. In occasione delle battute di caccia al cinghiale le aree interessate devono essere adeguatamente segnalate con lesposizione lungo strade o sentieri di accesso allarea di battuta, almeno unora prima dellinizio della battuta, di un cartello visibile a distanza che riporti il nome della squadra e della dicitura Battuta al cinghiale in atto. Inoltre necessario attivare un sistema web in modo che possano essere verificabili le aree di battuta al cinghiale. E obbligatorio applicare allorecchio sinistro di tutti i capi abbattuti durante lattivit venatoria un contrassegno numerato fornito dallATC o dalla Provincia, prima di procedere allo spostamento del capo dal punto di abbattimento. 2) LA GESTIONE DEL CINGHIALE NELLAREA NON VOCATA Nelle aree non vocate al cinghiale si attua una gestione non conservativa della specie, finalizzata a contenere numericamente le popolazioni di cinghiale (densit sostenibile tendente a zero). Gli obiettivi sono perseguiti con interventi di contenimento ai sensi dellart. 37 LR 3/1994 e con lattivit venatoria se prevista e normata dal calendario venatorio regionale. 3) GLI INTERVENTI DI CONTROLLO DEL CINGHIALE (ART. 37, LR 3/1994) Quanto di seguito descritto esprime lorientamento della Provincia, ma per divenire esecutivo necessita del parere favorevole dellISPRA (cfr. L. 157/92, art 19). Nellarea vocata al cinghiale gli interventi di controllo possono essere autorizzati: nelle ZRV, nei Fondi chiusi (cfr par. 2.4), nei terreni demaniali a divieto di caccia, nelle ZP, nei divieti di caccia istituiti ai sensi dellart. 33 della L.R. 3/94 e nelle AAC (di tipo 1: senza
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abbattimento su fauna selvatica), per ricondurre localmente la popolazione a livelli di densit compatibili, da realizzarsi di norma durante la stagione venatoria; nelle Aree Critiche ovunque ricomprese. Le Aree Critiche, oggetto di danneggiamento e le loro immediate vicinanze, in corrispondenza delle fasi fenologiche in cui si manifestano i danni e al di fuori della stagione venatoria sono considerate come aree non vocate, nelle quali la presenza del cinghiale ostacolata con programmi sistematici di prevenzione dei danni e quindi con interventi di controllo numerico predisposti dallente competente; per la risoluzione di specifiche problematiche ricadenti tra quelle indicate allart. 37 della LR 3/1994, su parere dellISPRA; per il completamento dei Piani di abbattimento assegnati ai comprensori di gestione. Nelle aree non vocate alla specie, gli interventi di controllo possono essere realizzati negli ambiti a divieto di caccia (ZRC, AAV, CPRFS, Demani Regionali, divieti di caccia istituiti ai sensi dellart. 33 della L.R. 3/94, Fondi Chiusi (cfr par. 2.4), ZP). Gli interventi di controllo possono autorizzati anche nelle AFV, ZRV e nel territorio a gestione programmata della caccia, in sinergia con gli abbattimenti eseguiti con la caccia di selezione al cinghiale. La gestione dei cinghiali allinterno del demanio regionale in divieto di caccia affidata al Comitato di Gestione dellATC competente per territorio al quale spetta lindividuazione dei Responsabili e dei soggetti da incaricare per gli abbattimenti sentita lUnione dei Comuni. Gli interventi di controllo in area vocata e non vocata alla specie possono essere effettuati, in funzione delle caratteristiche ambientali, con la modalit dellaspetto, della cerca, della girata con limiere e della cattura. Gli interventi con la modalit della braccata potranno essere autorizzati, previa valutazione dellinefficacia degli altri metodi di controllo e quando ritenuti tecnicamente necessari al raggiungimento degli obiettivi, secondo le indicazioni contenute nel Protocollo con lISPRA e/o dietro specifici pareri, e nei SIR previa valutazione dincidenza. Il metodo della cerca notturna con luso di arma a canna rigata, munita di ottica o sistema elettronico di puntamento di calibro consentito dalla vigente normativa, attuato anche a bordo di autoveicolo, pu essere attuato esclusivamente allinterno dei confini di strutture e istituti lungo un percorso fisso secondo specifiche prescrizioni provinciali. Nelle ZRC vanno realizzate tutte le azioni necessarie per eliminare la specie da questi istituti, privilegiando le operazioni di cattura. Il cinghiale, pertanto, abbattibile anche durante tutte le operazioni di controllo effettuate nei confronti di altre specie selvatiche, fermo il divieto di usare munizione spezzata. Tutti gli interventi di controllo devono essere accompagnati ove possibile da attivit di prevenzione dei danni alle colture, con la messa in opera p.es. di recinzioni, shelters, strumenti dissuasivi. Sono da considerarsi metodi di prevenzione anche gli interventi finalizzati alla limitazione di risorse trofiche o di aree di rifugio per la specie, in grado di limitare la presenza del cinghiale in una determinata area. Di particolare importanza risulta lindividuazione delle aree in cui il fenomeno dei danni alle colture assume caratteristiche di sistematicit, per attivare prontamente interventi di prevenzione. In caso di mancato raggiungimento delle densit previste nel Piano di gestione ordinario degli ungulati e della accertata inefficacia delle eventuali misure adottate con specifici atti di controllo predisposti ai sensi dellart. 37 della LR 3/94, con conseguente incremento dei danni alle coltivazioni agricole e ai boschi, si prevede lapprovazione di un Piano Straordinario di gestione degli Ungulati ai sensi allart. 28bis co. 7 della LR 3/94 che, cogliendo le opportunit introdotte dalla modificata normativa regionale anche in relazione alle modalit di contenimento di cui allart. 92 del Regolamento Regionale 33R/2011 potr affidare le operazioni di abbattimento del cinghiale anche a soggetti diversi da quelli solitamente impiegati.

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Per risolvere situazioni conflittuali nel rapporto uomo-cinghiale, legate allincolumit pubblica o alla percezione di rischio per la salute umana, come nel caso della presenza del cinghiale in aree suburbane o urbane, si prevede lattuazione di: - interventi non strutturali, finalizzati a ridurre lentit dei danni o dei disagi, intervenendo alloccorrenza sulla popolazione selvatica. I metodi da utilizzare per la rimozione dei cinghiali sono le catture e, ove non sussista un potenziale rischio per la pubblica incolumit delle persone, con abbattimenti. Nei casi di effettiva emergenza appare fondamentale la collaborazione con altre autorit competenti, e in particolare con il Prefetto, in qualit di responsabile dellordine e della sicurezza pubblica; - interventi strutturali, indirizzati a prevenire o ridurre nel medio-lungo periodo il rischio dei danni da cinghiale, attraverso la programmazione di opere di gestione forestale che, nel rispetto della normativa, riducano localmente lidoneit ambientale per la specie soprattutto in termini di protezione e riparo offerte alla specie, p.es. diradamento o altre opere di selvicoltura di cespugliati, arbusteti e circoscritte compagini forestali in aree urbane e periurbane, per evitare la possibilit di rimessa di gruppi di cinghiali. Questi interventi sono concordati con altri Enti interessati (principalmente ATC e Comuni) e realizzati dai soggetti proprietari e/o conduttori dei fondi. Nelle aree in cui il problema dellavvicinamento del cinghiale ai centri abitati assume carattere di sistematicit o in quelle catalogate come aree ad alto rischio, tali operazioni sono attuate anche in forma preventiva. Per quanto riguarda la gestione del cinghiale nelle Riserve Naturali della Provincia di Siena, lEnte, viste le specifiche normative riguardanti le aree protette e al fine di coordinare la gestione del cinghiale su tutto il territorio provinciale, ha affidato nel 2010 lincarico per la redazione di un Piano triennale per il monitoraggio del cinghiale nelle aree protette. La prima fase dello studio ha portato alla predisposizione di un piano di prevenzione nelle tre Riserve in cui maggiore lintensit del danno, con la realizzazione di opere di prevenzione sperimentali attuate con un contributo del Piano di Sviluppo Rurale. I risultati finali dello studio hanno fornito limpostazione dellattivit di controllo del cinghiale nelle Riserve Naturali strutturata su tre livelli: Piano di gestione pluriennale armonizzato con il PFVP, programmi di intervento annuale impostati secondo le indicazioni del Piano e provvedimenti di intervento straordinario per situazioni critiche localizzate e non rientranti nei programmi annuali. Il Piano di gestione pluriennale entrer nel dettaglio delle prescrizioni specifiche per ciascuna RN, in relazione alla peculiarit dei contesti e ai valori naturalistici presenti. La tempistica degli interventi prender in considerazione anche la necessit di mitigare il c.d. effetto spugna. Per quanto riguarda gli strumenti di intervento, coerentemente con quanto previsto dalle norme e dagli indirizzi e strumenti tecnici in materia di aree protette, verranno previste tutte le tecniche ritenute nel contempo efficaci e poco impattanti in termini di disturbo sulle altre specie animali, ad eccezione delle situazioni di carattere straordinario e a seguito di una motivata giustificazione.

3.3.2 CERVIDI
Premessa Lanalisi dei dati relativi alla gestione faunistica e venatoria del capriolo del precedente periodo di programmazione ha evidenziato un progressivo incremento numerico della specie su tutto il territorio provinciale, nonostante il considerevole aumento dei piani di prelievo e quindi dei capi abbattuti. Le operazioni di monitoraggio eseguite nei Distretti di gestione nella primavera 2011 stimano una consistenza di circa 29.000 caprioli, pari a una densit media provinciale di poco superiore a 10 capi/100 ha, contro i 25.000 caprioli stimati nella primavera 2005. Con laumento dei capi da abbattere cresciuto anche linteresse venatorio per questa specie evidenziato in particolare dallincremento del numero dei selecontrollori. La percentuale di realizzazione dei piani di prelievo rimane invece relativamente costante e raramente supera l80% del contingente provinciale abbattibile. Fino al 2010 si sono registrati danni consistenti alle produzioni agricole ed aumentato il numero di incidenti stradali causati da questo cervide; questa situazione ha creato forti conflitti sociali ed economici, a volte difficilmente sostenibili, collegati al forte impatto che questa specie pu esercitare sullambiente e sulle attivit antropiche.
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Le popolazioni di daino presenti nel territorio provinciale risultano sostanzialmente stabili nel tempo. Rispetto alla precedente programmazione non stata rilevata alcuna espansione territoriale e anche demograficamente non si registra un aumento della densit nei due comprensori (SI17 e SI18) dove la specie pi presente. Negli ultimi anni le problematiche legate allaumento degli ungulati, e in particolare lincremento dei danni alle colture, hanno determinato un aumento dei piani di prelievo anche per il daino, con labbattimento di oltre 500 capi, anche se la percentuale di realizzazione si mantiene su livelli medio - bassi (38%). Il cervo presente in forma stabile nellarea del Chianti e nella Val di Feccia (comprese lAFV Pentolina e la Riserva Naturale Alto Merse dove si registra la popolazione pi numerosa), sebbene sia stata accertata una recente espansione della specie nel comprensorio dellATC18. I dati pregressi evidenziano una certa difficolt nella realizzazione degli abbattimenti; infatti il prelievo medio delle ultime stagioni venatorie inferiore ai 20 capi annui.

Alla luce di quanto detto, appare necessario attuare un preciso programma di gestione per il capriolo, daino e cervo, finalizzato al mantenimento delle popolazione a determinate densit, in equilibrio con lambiente e con le attivit antropiche (Tavola allegata 7). Tenuto conto dei riscontri gestionali dellultimo quinquennio sono state individuate come prioritarie le seguenti linee operative: - potenziare le attivit di monitoraggio e stima delle popolazione di capriolo. Per valutare i principali parametri demografici delle popolazioni in modo da rendere confrontabili i risultati e consentire di costruire la dinamica delle popolazioni basata su una serie storica di dati, necessaria lapplicazione standardizzata e ripetuta nel tempo di tecniche di conteggio il pi possibile omogenee tra i diversi ambiti territoriali di gestione, compatibilmente con le caratteristiche ambientali. E necessario inoltre estendere le operazioni gestionali anche a altri istituti faunistici e faunistico-venatori, per accrescere le conoscenze sulla specie a livello provinciale. Per le tecniche di monitoraggio si veda il par. 4.1.; - perfezionare larchivio dati provinciale in cui raccogliere le principali informazioni demografiche delle popolazioni, i dati cinegetici, di attivit di prevenzione dei danni e di danni alle colture, secondo criteri di uniformit e sistematicit, forniti dai soggetti coinvolti nella gestione, per poter attuare una gestione adattiva basata su un quadro faunistico e contestuale aggiornato e valutare i riscontri gestionali; - mantenere le popolazioni di capriolo su determinati valori di densit agricola forestale sostenibili (DAF), individuate a livello locale nel Piano annuale di gestione di cui al comma 1 dellart. 28 bis della LR 3/1994, di concerto con gli ATC e le Associazioni professionali agricole, tenuto conto degli effettivi danneggiamenti alle coltivazioni agricole. La DAF rappresenta il parametro di riferimento su cui modulare localmente lintensit del prelievo venatorio; - il raggiungimento delle densit sostenibili perseguito tramite il prelievo venatorio, attuato con il metodo della caccia di selezione secondo i tempi stabiliti nel calendario venatorio. Per gestire correttamente il prelievo dei cervidi nelle AAV, tenuto conto che tali comprensori per loro natura non sono preclusi alla caccia, si conferma la procedura di inserire nellambito dei Distretti di gestione (Tavole 8 e 9), ai soli fini della gestione faunistica e venatoria dei cervidi, e con esclusione delle aree recintate destinate esclusivamente allattivit venatoria su fauna immessa, i territori delle AAV i cui titolari dellautorizzazione hanno manifestato allATC di competenza la volont di raggiungere e mantenere una densit sostenibile di popolazioni naturali di cervidi nel territorio di pertinenza dellazienda venatoria. Le modalit di realizzazione dei piani di prelievo devono essere oggetto di accordo scritto tra lATC ed i Direttori Concessionari. Eventuali situazioni di emergenza, che possono presentarsi in aree soggette a regime di protezione o di vincolo e/o in tempi diversi da quelli previsti dal calendario venatorio, saranno affrontate attraverso la richiesta di specifici pareri tecnici allISPRA, ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994. Le modalit operative del prelievo venatorio e di eventuali piani di controllo sono definite nel Regolamento e Disciplinare provinciale per la gestione faunistico venatoria dei cervidi e bovidi, nel Piano Annuale di Gestione e Prelievo degli Ungulati in Provincia di Siena (art. 28 bis
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LR 3/1994) e/o in specifici atti amministrativi, secondo le indicazione tecniche fornite dallISPRA. Tenuto conto del numero di cacciatori necessari a garantire la corretta funzionalit del Distretto, del numero di capi prelevabili e delle caratteristiche ambientali, il Comitato di gestione dellATC assegna a ogni distretto un numero adeguato di Selecontrollori. Il Comitato di gestione stabilisce il livello di saturazione del distretto sulla base dei parametri stabiliti nel PRAF. Nellottica di un progressivo aumento dei piani di abbattimento i tempi sono maturi per dare seguito alla possibilit offerta dal Regolamento Regionale 33/R/2011 art. 100 c.4 circa una diversa utilizzazione di una parte dei capi oggetto del piano di abbattimento. Ci, oltre a facilitare il completamento del piano, porta anche a incamerare risorse economiche da parte degli enti gestori da finalizzare alla gestione compresa la prevenzione e il risarcimento dei danni alle colture agricole. 3.3.3 MUFLONE
Premessa I dati relativi alla gestione del muflone negli ultimi anni evidenziano una progressiva diminuzione della specie sul territorio provinciale. Dalla gestione 2006-2010 i capi abbattuti nei Distretti sono progressivamente diminuiti fino ad arrivare nella stagione venatoria 2010-2011 a un solo capo abbattuto e i dati acquisiti durante le operazioni di monitoraggio stimano la residua presenza di un modesto nucleo circoscritto in una parte del Distretto Chianti Nord.

Si confermano pertanto gli indirizzi del precedente PFVP 2006-2010 inerenti la possibilit di sospendere temporaneamente la caccia di selezione a questa specie nei Distretti di gestione.

3.4 SPECIE OGGETTO DI PIANI DI LIMITAZIONE NUMERICA Nel prossimo periodo di programmazione si intende proseguire nella direzione intrapresa con il Piano precedente per quanto attiene gli interventi di controllo sulla specie predatrici, antagoniste e concorrenti, confermando lISPRA come principale riferimento tecnico per lindividuazione delle linee operative ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994. La finalit pubblica che alla base delle attivit di controllo e che si affianca a quella prioritaria di tutela e conservazione della fauna selvatica essenzialmente riconducibile a ridurre e prevenire situazioni di criticit, con particolare attenzione alle aree maggiormente sensibili da un punto di vista ecologico ed economico. Infatti, la presenza di alcune specie ornitiche e di mammiferi selvatici in determinati contesti ambientali e in alcuni periodo dellanno creano, anche in relazione alla loro abbondanza, evidenti problemi di compatibilit con la tutela degli interessi e delle attivit umane e con le altre componenti della biocenosi, assumendo lo status di specie problematiche. Le specie interessate dal Piano di controllo sono: cornacchia grigia Corvus corone cornix e gazza Pica pica (appartenenti alla famiglia dei Corvidi), storno Sturnus vulgaris, tortora dal collare Streptopelia decaocto decaocto, colombo di citt Columba livia forma domestica, volpe Vulpes vulpes, nutria Myocastor coypus, coniglio selvatico Oryctolagus cuniculus. Per intervenute esigenze, non si esclude la possibilit di richiedere successivi pareri allISPRA su piani di controllo su altre specie (es. gabbiano, cormorano, ghiandaia ecc). Nel rispetto dei dettami dellart. 37 della LR 3/1994, i metodi di controllo devono assicurare adeguata selettivit, escludendo un significativo disturbo su componenti non target della zoocenosi, e devono avvenire prioritariamente mediante lutilizzo di metodi ecologici su parere dellISPRA e in secondo ordine con interventi di limitazione numerica. Per metodi ecologici si intendono quegli interventi non cruenti che agiscono sullambiente per renderlo meno ospitale alla specie problematica (p.es. eliminazione di fonti alimentari facilmente accessibili), impediscono o limitano laccesso alla risorsa da tutelare (p.es. incremento delle aree di rifugio per le specie preda da tutelare, dissuasori, reti di protezione). I piani di abbattimento devono
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avvenire con modalit di intervento selettive e compatibili con le diverse caratteristiche ambientali e faunistiche delle aree interessate. Di seguito si riporta uno schema descrittivo che esprime lorientamento della Provincia in merito alle attivit di controllo, ma che per divenire esecutivo necessita del parere favorevole dellISPRA (cfr. L. 157/92, art 19).

FINALITA Tutela delle produzioni zooagro-forestali. Controllo della presenza/densit di specie indigene Danni alle colture agricole Danni alle attivit produttive (allevamenti, strutture)

AMBITO TERRITORIALE istituti faunistici in cui prioritaria lesigenza della conservazione e riproduzione della fauna stanziale (ZRC, ZRV, CPRFS, AFV, e aree limitrofe). In tutto il territorio provinciale In tutto il territorio provinciale (nelle aree in cui si manifesta il danno e nelle sue immediate vicinanze) In tutto il territorio provinciale (nelle aree in cui si manifesta il danno e nelle sue immediate vicinanze)

SPECIE AUTORIZZABILI VOLPE CORVIDI NUTRIA CONIGLIO SELVATICO CORVIDI PICCIONE, TORTORA STORNO CORVIDI PICCIONE TORTORA

Per quanto attiene gli interventi di controllo sulle singole specie o taxon, si specificano di seguito gli obiettivi previsti dal presente PFVP. - COLUMBIDI. Per fronteggiare il problema degli asporti di cariossidi nei depositi di stoccaggio e quello della veicolazione di patologie negli allevamenti avicoli e in generale zootecnici appare di fondamentale importanza favorire la circolazione di informazione rivolte alle categorie professionali maggiormente colpite attraverso la collaborazione con gli ATC, le associazioni di categoria e lAUSL sulla messa in opera di adeguati metodi ecologici. Infatti, negli allevamenti avicoli intensivi e nei depositi di stoccaggio di cariossidi, compatibilmente con le caratteristiche strutturali degli immobili interessati, possibile provvedere allapplicazione di efficaci sistemi di dissuasione allaccesso dei volatili. Ci pu essere fatto attraverso la posa di reti di maglia adeguata a protezione delle strutture con finalit anti-intrusiva. In tal modo possibile escludere laccesso dei volatili limitando sia il prelievo di cariossidi, sia la trasmissione di patologie. Rappresentando questi approcci altrettanti metodi ecologici ai sensi del disposto dellart. 19, comma 2, della legge n. 157/92, ad essi viene attribuita prioritaria attuazione laddove ragionevolmente attuabili. In subordine allattuazione delle suddette misure si potr dare corso ad azioni di controllo numerico - CORVIDI. Il controllo dei corvidi uno strumento gestionale di grande importanza nelle aree finalizzate alla produzione della piccola fauna stanziale di interesse venatorio. Sebbene non siano disponibili dati sistematici sul monitoraggio quantitativo di questo taxon, le popolazioni di gazza e cornacchia grigia sembrano in costante aumento numerico nel territorio; a questo aumento di consistenza nel corso degli anni non corrisposto un proporzionale incremento dello sforzo di cattura e quindi dei capi prelevati, soprattutto nelle AFV, dove lutilizzo delle trappole appare piuttosto limitato e puntiforme. Con il presente PFVP si vuole pertanto incentivare un uso efficace delle trappole di cattura per i corvidi, concentrando gli sforzi di cattura in quegli istituti faunistici ove appaia pi necessario il contributo offerto dal controllo dei corvidi al miglioramento della produttivit faunistica locale. Si conferma che le trappole dei corvidi, cos come tutte le altre trappole di cattura (per la volpe, cinghiale, nutria), devono essere dotate di targhetta che certifica lomologazione da parte della Provincia e lautorizzazione alla detenzione e alluso. Per facilitare lattivazione annuale delle trappole di cattura con luso di richiami vivi, si prevede la possibilit di autorizzare i responsabili delle operazioni alla detenzione di alcuni capi di gazza e cornacchia grigia anche durante il periodo 1 agosto 14 marzo. Il controllo dei corvidi attraverso la pratica dello sparo al nido sempre vietata; il controllo demografico delle
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popolazioni dei corvidi comunque vietato nei SIR nei quali presente il Lanario e nelle Aree di Rilevanza Faunistica. - NUTRIA. Si prevede di ricomprendere tra i casi eccezionali in cui possibile autorizzare per periodi definiti anche interventi di controllo con luso dei mezzi di caccia di cui allart. 31 della L.R. 3/94, oltre alle particolare condizioni offerte dalla stagione fredda (p.es. scarsa vegetazione, presenza ghiaccio), anche le situazioni legate a danni idraulici con compromissione dellintegrit degli argini dei corsi dacqua naturali, degli invasi di bonifica e delle scarpate ferroviarie per lattivit di scavo tipica di questo roditore. - VOLPE. Nel caso della volpe appare evidente la difficolt incontrata in alcuni istituti faunistici e faunistici venatori di realizzare con efficienza il piano annuale di contenimento di questo predatore con le tecniche di controllo autorizzate (aspetto, cerca, tana, trappole) per le seguenti motivazioni che si accompagnano tuttavia anche a una limitata accettazione dei metodi di controllo individuali: ampie aree boscate e scarsa viabilit interna che limita lapplicabilit delle tecniche di controllo a vista in aree aperte, difficolt nel reperire operatori volontari disponibili in orario crepuscolare e notturno, e soprattutto, complessit nel coinvolgere tiratori particolarmente esperti sulla volpe. Questa difficolt evidenziata dal fatto che il numero di volpi abbattute ben al di sotto del contingente annuale abbattibile (circa il 30%). Per la salvaguardia della piccola fauna stanziale appare evidente invece la necessit di contenere numericamente questo carnivoro, soprattutto nelle aree con concentrazione di fagiani in riproduzione e fagianotti, fonte di attrazione per tutti i predatori. Si prevede pertanto di effettuare una disamina dei risultati ottenuti con gli interventi di controllo della volpe, condivisa con i tecnici degli ATC e gli altri operatori, per razionalizzare lattivit di abbattimento sulla base delle indicazioni tecniche dellISPRA e delle evidenze scientifiche, accompagnata eventualmente anche dalla realizzazione di corsi di preparazioni sulle tecniche di controllo e sulla loro efficacia. E importante ricordare nellottica di una gestione complessiva di questo carnivoro che la volpe specie cacciabile e che pertanto negli istituti faunistici e faunistici venatori in cui consentita lattivit venatoria e nel territorio a gestione programmato della caccia il mantenimento di densit compatibile con la salvaguardia di altre specie deve essere perseguito nel periodo concesso dal calendario venatorio anche attraverso lattivit venatoria nella tradizionale forma in battuta.

3.5 INCIDENTI STRADALI, RECUPERO FAUNA SELVATICA, SMALTIMENTO DELLE CARCASSE INCIDENTI STRADALI Per quanto attiene la prevenzione e riduzione degli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica, la Provincia intende proseguire sulla strada gi intrapresa con la Delib. GP n. 113 del 20.04.2011 Atto di indirizzo per lindividuazione di strategie volte alla riduzione degli incidenti stradali provocati da fauna selvatica. In particolare si intende: - continuare con il monitoraggio di tutti gli incidenti occorsi nel territorio provinciale da archiviare in apposita banca dati, con mappatura cartografica dei sinistri, al fine di evidenziare landamento degli incidenti e verificare lesito delle strategie di prevenzione messe in atto. Questo archivio basato sul numero di richieste di risarcimento e su quello degli incidenti rilevati dalla Polizia Provinciale; nel prossimo futuro nella banca dati confluiranno anche i sinistri in cui, anche in assenza di danni a cose e persone (e quindi di richiesta di risarcimento danni), si richiede lintervento dellente convenzionato con la Provincia per il recupero della fauna selvatica ferita o in difficolt ai sensi dellart. 38 della LR 3/1994; - proseguire con la gestione faunistica venatoria degli ungulati, finalizzata al mantenimento delle popolazioni a densit sostenibili localmente anche molte contenute e concentrando gli abbattimenti nelle aree a maggior rischio. E importante tuttavia premettere che la corretta gestione della fauna selvatica e il rispetto del Codice della Strada per quanto riguarda linstallazione dei cartelli di pericolo non pu eliminare il rischio di incidenti con fauna vagante in considerazione della percentuale di territorio agroforestale della provincia di Siena (363.806 ha su 382.160 ha complessivi) e della
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ricchezza di selvaggina che ne fanno una delle provincie pi ambite dal punto di vista faunistico-venatorio e pi ricche in biodiversit. Inoltre, altri tipi di interventi, presumibilmente pi risolutivi ma decisamente pi invasivi, come la recinzione di tratti stradali, non sono applicabili: trattandosi di fauna selvatica vagante, patrimonio indisponibile dello Stato ai sensi della L. 157/92, lEnte delegato pu gestirla ma non frammentarne lhabitat o limitarne la libert di spostamento fino al contenimento allinterno di recinzioni, anche in virt del forte impatto ambientale e paesaggistico che avrebbe la recinzione completa di tutte le vie di comunicazione della Provincia (solo quelle provinciali si estendono per ben 1.800 km). Preme infatti sottolineare che per la riduzione degli incidenti stradali provocati da fauna selvatica sono determinanti soprattutto i comportamenti dei cittadini al volante, sia per evitare la collisione con gli animali selvatici che per ridurre al minimo i danni a cose o persone; trattandosi infatti di fauna vagante, anche densit sostenibili non sono sufficienti a scongiurare lincidente se non vengono messi in atto comportamenti responsabili e consapevoli. Sulla base di quanto detto, la Provincia intende procedere nella messa in atto di tutte le strategie di prevenzione per la riduzione degli incidenti stradali provocati da fauna selvatica tese a responsabilizzare il comportamento dei cittadini alla guida ed in particolare: - divulgazione di un opuscolo informativo predisposto dalla Polizia Provinciale contenente una serie di nozioni utili per i guidatori; - partecipazione al progetto Tra passione e sicurezza del Comitato Associazioni Sportive Senesi attraverso linserimento da parte della Polizia Provinciale di prove pratiche e teoriche per i ragazzi che si approcciano ad ottenere il patentino e la patente di guida; - adesione al Piano di comunicazione Regionale per la prevenzione degli incidenti stradali causati da fauna selvatica che prevede la realizzazione di un cortometraggio sulla prevenzione da incidenti, da mostrare e divulgare in una giornata di formazione che si svolger a Siena; - partecipazione al LIFE STRADE Sperimentazione e diffusione di un pacchetto di misure per la gestione e riduzione delle collisioni veicolari con la fauna, un progetto pluriennale che prevede, dopo un primo anno di azioni preparatorie, linstallazione di un certo numero di strumenti dissuasivi innovativi (in grado di emettere suoni dissuasivi per lanimale solo quando questo effettivamente presente sul bordo stradale, grazie allindividuazione tramite celle ad infrarosso) lungo i tratti stradali scelti tra quelli pi rappresentativi per lalta incidentalit con fauna selvatica. La sperimentazione e la taratura di questi dispositivi e, in generale, le esperienze maturate nel corso del progetto affluiranno nella redazione di un Protocollo di intervento per la prevenzione degli incidenti con fauna selvatica, che sar di riferimento in ambito regionale per la prevenzione dei danni alla biodiversit dovuti agli incidenti stradali. Inoltre il progetto prevede azioni volte a definire la percezione del problema da parte della societ e azioni di sensibilizzazione. La Provincia promuove e realizza le misure di prevenzione sopra elencate e individua ulteriori strategie che si rendessero necessarie attraverso il Gruppo di Lavoro gi istituzionalizzato (Delib. GP 113/2011) che coinvolge diversi Settori dellEnte in maniera integrata per quanto di loro competenza, e in particolare il Settore Risorse Faunistiche e Aree protette per il contenimento della fauna, il Settore Opere Pubbliche e Assetto del Territorio per linstallazione della cartellonistica e la progettazione di infrastrutture idonee, il Settore Polizia Provinciale per la sicurezza della circolazione stradale e la relativa formazione e informazione dei cittadini Il PFVP prevede inoltre una stretta collaborazione, allinterno del Gruppo di Lavoro, con gli uffici provinciali deputati alla mobilit, per garantire nei progetti di realizzazione e ripristino delle infrastrutture adeguati interventi per il mantenimento della connessione ecologica, evitando la frammentazione degli habitat. La problematica della frammentazione infatti strettamente connessa sia alla conservazione della fauna (comprese le specie di interesse venatorio) sia al tema della sicurezza stradale riguardo gli incidenti sulla fauna selvatica. Inoltre la Provincia aderisce, per quanto concerne gli incidenti da fauna selvatica, allOsservatorio permanente sulla Sicurezza Stradale costituito presso la Prefettura di Siena.

RECUPERO FAUNA SELVATICA


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La LR 3/1994 (articolo 38) assegna alle Province il compito di provvedere al soccorso e al ricovero della fauna selvatica in difficolt, ferita, ammalata o debilitata rinvenuta sul territorio di competenza. La LR 56/2000 attribuisce alle province le competenze amministrative per lattuazione delle misure di tutela della fauna selvatica di interesse conservazionistico regionale, riconosce i Centri per la conservazione, la riproduzione, il recupero e il ricovero di specie animali di interesse regionale e ne definisce i requisiti strutturali, organizzativi e strumentali (con norme di attuazione di cui alla D.G.R. 1175/2004). In particolare lart. 38, comma 1, della LR 3\94 prevede che .. spetta alle province competenti per territorio provvedere al ricovero della suddetta fauna selvatica presso centri specializzati di recupero o servizi veterinario e a provvedere alla successiva liberazione una volta accertata la completa guarigione. La Provincia di Siena, in applicazione alle normative legislative sopraccitate, provvede al recupero degli animali selvatici in difficolt con una gestione di tipo integrato che affronti tutte le problematiche afferenti a varie fasi ed attivit (rinvenimento, soccorso, trasporto, cura, ricovero, degenza, riabilitazione, re-immissione in natura ove possibile). La gestione di tale attivit necessita di avere un sistema di recupero della fauna attivo 24 ore su 24, con un veterinario sempre reperibile e adeguate strutture di recupero di riferimento, gestite da soggetti specializzati, in cui curare, ricoverare e riabilitare, fino al momento del rilascio in natura, la fauna recuperata. Ad oggi la Provincia per esercitare le funzioni di soccorso della fauna selvatica in difficolt si avvale dellunico Centro specializzato di recupero riconosciuto in Toscana ai sensi della L.R. 56/2000, il Centro di Recupero Animali Selvatici della Maremma (CRASM) nel Comune di Semproniano in Provincia di Grosseto sulla base di uno specifico Protocollo di intesa sottoscritto con lAssociazione WWF ITALIA ONG-Onlus in qualit di soggetto affidatario e gestore del suddetto Centro (Delib. GP n. 357 del 27.12.2011). II CRASM di Semproniano opera in collegamento e sinergia con il CRASE-Centro di Recupero per gli animali selvatici esotici, struttura in grado di ospitare la fauna alloctona anche pericolosa che pu essere rinvenuta nel territorio.

SMALTIMENTO DELLE CARCASSE E UTILIZZO DELLE CARNI CERTIFICATE Considerato il consistente numero di capi di fauna selvatica abbattuto durante le operazioni di controllo effettuate ai sensi della normativa vigente, appare importante individuare un percorso operativo per la destinazione delle carne e per lo smaltimento delle carcasse e degli scarti di macellazione. Ai sensi dellart. 37 co. 6 ter della LR 3/1994, per la destinazione delle carni provenienti dagli abbattimenti sarebbe auspicabile collaborare con i centri di lavorazione riconosciuti ai sensi del Reg. n. 853/2004/CE, che oltre a consentire una lavorazione idonea sotto il profilo igienico permettono adeguate ispezioni sanitarie con le modalit previste dal Reg. n. 853/2004/CE di tutte le carcasse le quali possono poi essere destinate al consumo previa bollatura sanitaria. Inoltre per gli scarti della lavorazione e eventuali animali o parti di questi dichiarati non idonei al consumo deve essere prevista la raccolta e linvio a stabilimenti che trattano sottoprodotti o un adeguato smaltimento. Con questi centri si prevede la stipula di protocolli o apposite convenzioni. La vendita delle carni lavorate deve essere destinata a uno specifico fondo per la prevenzione e il risarcimento dei danni alle colture agricole, nonch per il rimborso delle spese sostenute (carburante, munizioni ecc) dai soggetti volontariamente impegnati nelle numerose operazioni di abbattimento (guardie volontarie, abilitati ex art. 37). Per lo smaltimento delle carcasse di specie non commestibili o per i resti di lavorazione, si prevede di impostare attraverso la collaborazione con altri Settori della Provincia una procedure di raccolta differenziata degli scarti diffusa sul territorio provinciale, da destinare a centri di lavorazione di sottoprodotti o a adeguato smaltimento.

3.6 FAUNA VERTEBRATA OMEOTERMA DI ELEVATO VALORE CONSERVAZIONISTICO


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ISTRICE

Listrice Hystrix cristata un roditore ampiamente distribuito nel territorio provinciale, come risulta dai censimenti notturni eseguiti negli istituti faunistici e faunistici venatori. E una specie soggetta a regime di protezione: considerata specie rigorosamente protetta dalla convenzione di Berna, specie animale di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa dalla direttiva Habitat 92/43/CEE, e specie particolarmente protetta dalla L. 157/92. Per le caratteristiche biologiche ed eco-etologiche della specie, listrice pu causare danni anche localmente ingenti alle attivit antropiche. In particolare, in provincia di Siena sono accertati danni a colture agricole, soprattutto in ambiente urbano e periurbano alle colture orticole e da frutto. Inoltre, lattivit di scavo tipica di questa specie pu localmente creare danni idraulici, con compromissione dellintegrit degli argini dei corsi dacqua naturali, degli invasi di bonifica e danni alle scarpate ferroviarie. Ai sensi dellart. 37 della LR 3/1994, le attivit di prevenzione (p.es. recinzioni, recinzioni elettrificate, repellenti) rappresentano la fase propedeutica e necessaria per la limitazione dei danni. Per quanto attiene i danni alle colture, vista lesiguit dei danneggiamenti, sia in termini di eventi che di entit, le attivit di prevenzione e lindennizzo delle produzioni danneggiate ad oggi rappresentano le sole soluzioni che si intende attivare per questa specie, anche in considerazione del rigoroso regime di protezione di cui questo mammifero gode. Invece, per fronteggiare situazioni eccezionali, legate a ingenti danneggiamenti a strutture e infrastrutture (p.es. attivit di scavo lungo gli argini con compromissione della stabilit) o per altri motivi di rilevante interesse pubblico, si intende procedere a delineare, qualora sia stato accertato che non esista un'altra soluzione valida e verificato di non pregiudicare lo stato di conservazione della specie, un piano di cattura e traslocazione di istrice dietro autorizzazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (necessario ai sensi del DPR 357/97) e acquisito il parere favorevole dellISPRA.

LUPO

Il lupo Canis lupus unentit faunistica di elevato interesse conservazionistico, sia a scala internazionale che nazionale; rientra tra le specie particolarmente protette dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 ed inserito nel DPR 8 settembre 1997, n. 357 tra le specie di interesse comunitario che richiedono una tutela rigorosa. Le norme di protezione della specie, la plasticit ecologica e comportamentale del lupo, il progressivo abbandono da parte delluomo delle aree agricole e marginali, il conseguente incremento delle popolazioni di ungulati selvatici, hanno determinato nellultimo decennio un generale incremento distributivo e numerico di questo carnivoro in buona parte del continente europeo, Italia compresa. In seguito a questa naturale espansione, questo predatore entrato a far parte anche della fauna del territorio senese; il ritrovamento di carcasse lungo le strade, le immagini catturate con foto trappole, le segnalazioni di avvistamenti, di tracce e di segni di predazione su fauna selvatica e domestica risultano in costante aumento negli ultimi anni e fanno presupporre un incremento numerico e di areale della specie sul territorio provinciale. La presenza di questa entit faunistica pu creare dei problemi di accettazione da parte dellopinione pubblica, in grado di influenzare la politica di conservazione che si persegue nei confronti di questa specie. E infatti importante tenere in considerazione la percezione della popolazioni nei confronti di un grande predatore come il lupo e in particolare da parte di alcune categorie sociali come gli allevatori, direttamente colpiti nei propri interessi da episodi di predazione, e i cacciatori, che in alcuni casi possono percepire il lupo come un competitore sulla fauna selvatica. Pertanto nel periodo di vigenza del presente Piano, per quanto di competenza del Settore Risorse Faunistiche e Aree Protette, si ritiene opportuno concentrare lattenzione sul raggiungimento dei seguenti obiettivi: - avvio di un monitoraggio preliminare per stimare la distribuzione sul territorio provinciale, mediante la collaborazione con il Servizio Sviluppo Rurale della Provincia di Siena competente per la tutela del patrimonio zootecnico soggetto a predazione; la raccolta dei dati dei danni
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prodotti da canidi alle produzioni zootecniche (discriminando ove possibile la responsabilit tra lupo e cani vaganti) costituisce unattivit di primaria importanza. Particolarmente utile appare inoltre la collaborazione con gli ATC, le associazioni di categoria e altri enti per la raccolta di dati di avvistamenti, tracce e carcasse durante le varie attivit (p.es. di censimento e di caccia), con impostazione di un archivio organizzato di raccolta dati possibilmente accompagnato dalla georeferenziazione degli eventi certi di presenza del lupo (p.es. carcasse sottoposte a caratterizzazione genetica per verificare il grado di ibridazione); - realizzazione di campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte in generale alla popolazione e in particolare alle categorie professionali maggiormente coinvolte dalla presenza di questa entit faunistica; - affiancamento al progetto LIFE IBRIWOLF Azioni pilota per la riduzione della perdita del patrimonio genetico del lupo in Italia centrale che si pone come obiettivo principale la salvaguardia della popolazione di lupi in Italia e la risoluzione dei conflitti con particolare riferimento ai danni alla zootecnia attraverso una serie di azioni specifiche e la revisione della attuale normativa. In particolare il progetto si focalizza su di un fenomeno, relativamente recente, libridazione tra lupo e cane che sta costituendo una minaccia alla conservazione della specie e criticit di tipo gestionale dovute alla mancanza di norme specifiche; il problema stato oggetto di approfondimento nellambito delledizione 2009 dei Cantieri della Biodiversit, iniziativa congiunta della Provincia di Siena, Federparchi e dellISPRA, i cui esiti hanno prodotto una specifica segnalazione ai Ministeri e agli altri Organi competenti.

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CAP. 4 - CRITERI E MODALIT PER IL MONITORAGGIO DELLA FAUNA Il PFVP nel confermare limportanza del monitoraggio quale strumento fondamentale nella gestione faunistica promuove le attivit volte a incrementare le conoscenze. A tal proposito con il presente PFVP si intende attivare programmi di monitoraggio anche sulle specie di interesse conservazionistico maggiormente sensibili alla gestione faunistica e venatoria. 4.1 MONITORAGGIO DEGLI UNGULATI I censimenti e le operazioni di monitoraggio rappresentano lo strumento tecnico fondamentale per la gestione del cinghiale, capriolo, cervo, daino e muflone, che consentono di: - acquisire informazioni sui parametri demografici delle popolazioni propedeutiche per lelaborazione dei piani di gestione e per la valutazione dei risultati conseguiti; - stimare levoluzione delle popolazioni in un comprensorio territoriale, con ripetizione nel tempo di tecniche di conteggio che forniscono risultati comparabili, per evidenziare la tendenza allincremento o al decremento numerico delle popolazioni (serie storiche); - stimare larea di distribuzione di alcune specie (p.es. cervo, muflone). Inoltre la realizzazione dei conteggi consente di coinvolgere attivamente i cacciatori nelle pratiche gestionali delle specie di loro interesse, rendendoli partecipi e co-responsabili delle scelte faunistiche e venatorie operate dagli enti gestori. Lesperienza maturata in provincia di Siena evidenzia tuttavia la necessit di aggiornare il protocollo operativo di monitoraggio delle diverse specie di ungulati selvatici nel territorio provinciale con le seguenti finalit: (1) potenziare le attivit di monitoraggio delle popolazioni e applicare tecniche diverse, per integrare e/o comparare i risultati al fine di favorire lattendibilit dei risultati e ottimizzare gli sforzi di campionamento; (2) estendere lindagine faunistica anche ad istituti faunistici e faunistico-venatori; (3) sperimentare nuove tecniche di indagine con luso di strumenti innovativi che la ricerca e la tecnologia rendono disponibili, anche per stimolare la motivazione dei cacciatori nelleseguire attivit nuove. Per ogni unit territoriale di gestione, la Provincia provvede a promuovere e coordinare le attivit di monitoraggio e stima degli ungulati, individuando su proposta e di concerto con lATC e gli altri enti gestori, le tecniche da utilizzare in maniera integrata, comparata o alternativa, nel rispetto di quanto individuato nel PRAF e secondo le indicazioni tecniche fornite dallISPRA. I risultati devono essere certificati da personale tecnico qualificato e fornire valori di densit specifica e interspecifica propedeutici alla elaborazione dei piani di gestione delle unit territoriali e stimare, per quanto possibile e nei limiti dei metodi applicati, la consistenza delle popolazioni di ungulati. Inoltre, in linea con quanto riportato nel PRAF, appare raccomandabile adottare come indici cinegetici per la verifica dei trend annuali delle popolazioni alcuni indicatori quali il numero di capi prelevati, la densit di abbattimento (n. capi prelevati/kmq) e lo sforzo di caccia (n. giornate di caccia/capo prelevato). Particolarmente utile la raccolta di dati biometrici di una frazione rappresentativa del contingente abbattuto, da rilevare in adeguati centri di raccolta da personale qualificato.

4.2 MONITORAGGIO DELLA PICCOLA SELVAGGINA STANZIALE E DEI PREDATORI Come per gli ungulati anche per la piccola selvaggina stanziale e altre specie selvatiche oggetto di caccia o controllo, i conteggi e i monitoraggi rappresentano lo strumento fondamentale per una corretta gestione di tali risorse. Consapevoli dei limiti che hanno le varie modalit di censimento, anche in ragione del comportamento delle diverse specie selvatiche, la Provincia di Siena ha cercato di affinare e sperimentare diverse tecniche per avere risultati sempre pi attendibili. Vanno pertanto incrementate le azioni di monitoraggio di tali specie prendendo come riferimento metodologie scientificamente testate, comparabili e omogenee sia
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per il territorio degli ATC che per le diverse tipologie di istituti faunistici individuati nel PFVP. Le operazioni di monitoraggio della piccola selvaggina stanziale (lepre, fagiano) e dei predatori dovranno essere attuate avvalendosi della consulenza o supervisione di personale tecnico qualificato. Le tecniche da utilizzare in maniera integrata, comparata o alternativa saranno dettagliate nei nuovi Disciplinari per la gestione faunistica e venatoria degli istituti privati (AFV, AAV, CPRFS) nonch nei protocolli tecnici per la gestione degli Istituti faunistici pubblici (ZRC, ZRV), tenendo presente che le metodologie individuate nel PRAF e gi adottate da anni nella Provincia di Siena rappresentano un valido punto di partenza. Inoltre, per le specie predatrici, opportuniste o concorrenti (volpi, corvidi) i tempi e metodi da utilizzare saranno ulteriormente specificati nel nuovo protocollo tecnico che la provincia andr a concordare con il mondo scientifico (ISPRA). A sostegno delle operazioni di censimento si ritiene importante continuare a monitorare e valutare il numero dei capi abbattuti sia in termini qualitativi che quantitativi al fine di acquisire maggiori conoscenze sulle varie specie selvatiche. A questo proposito vanno incentivati gli ATC per il proseguimento della lettura dei tesserini venatori dei cacciatori residenti nella provincia di Siena.

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CAP. 5 CRITERI PER LA REALIZZAZIONE DEI MIGLIORAMENTI AMBIENTALI NEGLI ISTITUTI FAUNISTICI PUBBLICI Il criterio indispensabile da seguire la razionalizzazione degli investimenti, dal momento che le risorse finanziarie disponibili sono in una fase apparentemente irreversibile di contrazione. La razionalizzazione ha come primo criterio fondamentale la scelta degli istituti su cui intervenire con un programma organico di miglioramenti ambientali. Nelle restanti strutture gli interventi saranno attuati singolarmente in funzione delle disponibilit finanziarie. Questa scelta si deve basare su considerazioni relative alla produttivit faunistica ipotizzabile di ogni singolo istituto. In pratica si devono prendere in considerazione prima di tutto gli indirizzi colturali presenti, dato che un intervento di miglioramento ambientale che riguarda una percentuale di territorio spesso inferiore al 3% non pu contrastare pratiche agricole negative diffuse sulla gran parte di un istituto. Laltro fattore da tenere nella massima considerazione lefficacia della gestione dellistituto faunistico, e lunico criterio per avere indicazioni attendibili in questo senso lanalisi dei dati pregressi della struttura, da cui si pu facilmente dedurre limpegno profuso dalla commissione di verifica e controllo ed in generale dai responsabili della ZRC o della ZRV. Per quanto riguarda un eventuale diverso orientamento nella scelta delle tipologie di intervento, si ritiene che non possa essere definito se non caso per caso, a seconda delle esigenze riscontrate in loco. Infatti, ad esempio, anche interventi abbastanza onerosi, come il ripristino di piccoli invasi, possono essere indispensabili per la produttivit di una intera area, mentre interventi di tipo estensivo, come ladozione della barra di involo sono utili solo in aree ad alta densit di fagiani. Si ritengono marginali gli interventi di miglioramento ambientale attuati sul territorio a gestione programmata dellattivit venatoria in quanto fruibili in genere da popolazioni selvatiche numericamente limitate. Unica eccezione potrebbe essere la fascia di confine delle ZRV provviste di recinti di ambientamento, in modo da favorire un irradiamento controllato dei fagiani immessi. In sintonia con gli indirizzi della precedente programmazione e considerata la costante diminuzione delle risorse finanziarie si ritiene che gli interventi di miglioramento ambientale in area vocata al cinghiale siano attuati esclusivamente allinterno degli istituti pubblici e privati previa adeguata programmazione che escluda, comunque, lincremento degli ungulati. Si ritengono del tutto inutili apprestamenti pabulari realizzati in zona vocata, dato che difficilmente si riesce ad ottenere una coltura minimamente produttiva, per il pascolamento alla semina da parte dei cinghiali, ed inoltre ogni tipo di intervento favorisce esclusivamente le popolazioni di ungulati. Nella scelta delle pratiche agricole da realizzare ai fini del miglioramento ambientale costituisce strumento di riferimento e indirizzo anche la DGR 454/2008 relativa ai criteri minimi per la definizioni di misure di conservazione delle ZPS.

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CAP. 6 - CRITERI E MODALIT PER LA PREVENZIONE E PER IL RISARCIMENTO DANNI IN FAVORE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI PER I DANNI ARRECATI DALLA FAUNA SELVATICA ALLE PRODUZIONI AGRICOLE E ALLE OPERE APPRONTATE SUI FONDI Per quanto riguarda i criteri e le modalit per la prevenzione e per il risarcimento danni si confermano le indicazioni regionali contenute nel PRAF con limitate specifiche ed integrazioni; di seguito si riporta il testo coordinato. 6.1 COMPETENZE Gli ATC sono competenti per la determinazione e lerogazione dei contributi (anche sottoforma di collaborazione operativa) per le opere di prevenzione e per il risarcimento dei danni alle produzioni agricole causati dalla fauna selvatica nel territorio a caccia programmata, nelle ZRC convenzionate e nelle ZRV, nei limiti delle risorse finanziarie previste trasferite con il Decreto di attuazione del PRAF e degli importi inseriti nel bilancio di previsione dellATC. La Provincia competente per la determinazione e lerogazione dei contributi per le opere di prevenzione e per il risarcimento dei danni alle produzioni agricole causati dalla fauna selvatica allinterno delle Zone e Oasi di Protezione, nonch nelle aree protette di cui hanno la gestione diretta, fermo restando che le risorse utilizzate a tale scopo (cio per prevenzione e risarcimento dei danni nelle aree protette istituite ai sensi della LR 49/1995) deriveranno da fondi comunque destinati alle aree protette di cui alla LR 49/1995 e ai Siti della Rete Natura 2000. La Provincia e/o gli ATC provvedono al risarcimento dei danni anche nella fascia di 200 metri circostanti i confini delle aree sottoposte a divieto di caccia, delle aree protette di cui alla LR 49/95 e delle strutture pubbliche o private, e si rivalgono nei confronti dei responsabili delle aree stesse ai sensi dellarticolo 28 ter della LR 3/1994. Per i danni che si verifichino nella fascia di 200 metri dalle strutture private e dalle aree protette, la stima, per ragioni di opportunit ed economia, effettuata dal tecnico dellATC competente per territorio, e immediatamente inviata, per le valutazioni, al gestore del divieto interessato e alla Provincia per le valutazioni e gli atti necessari. Verificato che il soggetto gestore non abbia posto in essere i programmi di gestione e controllo degli ungulati predisposti o indicati dalla Provincia, lATC (ad eccezione del caso delle aree protette di competenza dellEnte) anticipa la liquidazione del danno accertato allagricoltore; la Provincia recuperer dette somme dal soggetto gestore con le modalit ed i tempi indicati in successivi atti.


6.2 SOGGETTI BENEFICIARI Possono richiedere il contributo per la prevenzione e/o per il risarcimento dei danni alle colture agricole esclusivamente gli imprenditori agricoli di cui all'art. 2135 del Codice Civile, muniti di partita IVA. 6.3 PREVENZIONE DANNI La prevenzione dei danni attuata dalla Provincia e dagli ATC in tutto il territorio di competenza mediante una adeguata gestione delle popolazioni di fauna selvatica e mediante la predisposizione di apposite iniziative di prevenzione concordate preventivamente con gli imprenditori agricoli, nei limiti delle risorse finanziarie previste trasferite con il Decreto di attuazione del PRAF e degli importi inseriti nel bilancio di previsione dellATC. Nella destinazione delle risorse disponibili per la tutela delle colture agricole garantita priorit al finanziamento delle iniziative di prevenzione danni. Le modalit di controllo della fauna particolarmente idonee a garantire unefficace prevenzione dei danni alle colture agricole sono quelle che prevedono un tempestivo intervento a seguito della segnalazione da parte degli agricoltori. Pertanto occorre avvalersi di ogni modalit prevista dalla normativa vigente per perseguire lobiettivo ivi compresa, ove possibile,
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lautorizzazione dei proprietari e dei conduttori dei fondi a effettuare direttamente le catture o gli abbattimenti degli ungulati. Il piano di prevenzione dei danni allagricoltura parte integrante del piano di gestione e prelievo degli ungulati e deve essere predisposto tenuto conto della realt agricola presente sul territorio, dellammontare dei danni che si sono verificati, delle popolazioni animali presenti e delle caratteristiche dei luoghi. Lazione di prevenzione dei danni pu essere esercitata mediante: a) recinzioni individuali in rete metallica o "shelter" in materiale plastico; b) reti antiuccello; c) protezione elettrica con filo percorso da corrente elettrica a bassa intensit purch non si prefiguri come barriera per le specie selvatiche non oggetto dellintervento di prevenzione; d) protezione meccanica con recinzioni perimetrali in rete metallica, purch non si prefiguri come barriera per le specie selvatiche non oggetto dellintervento di prevenzione o precostituire condizioni idonee alla istituzione di fondi chiusi; e) protezione acustica con strumenti a emissione di onde sonore di ampiezza variabile, apparecchi radio, apparecchi con emissione di grida registrate di allarme o di stress; f) palloni predator, dissuasori acustici e nastri riflettenti; g) interventi di protezione con sostanze repellenti, tali da non arrecare danni alla salute delle persone e degli animali, che agiscono sul gusto e/o sull'olfatto dell'animale. Oltre alle tipologie suddette la Provincia e gli ATC possono implementare, anche in via sperimentale, sistemi innovativi di prevenzione. Costituiscono comunque azione di prevenzione dei danni tutti gli interventi agronomici, ambientali e silvocolturali in grado di offrire alla fauna selvatica fonti trofiche alternative alle produzioni agricole. Tali interventi dovranno comunque essere validati dalla Provincia o dagli ATC prima della loro realizzazione a fini preventivi. La posa in opera e la manutenzione delle strutture di prevenzione sono oggetto di specifico Protocollo di Intesa tra la Provincia, lATC e le Associazioni Agricole. La Provincia promuove seminari di aggiornamento e formazione in tema di prevenzione dei danni allagricoltura rivolti ai soggetti interessati, compresi agricoltori e tecnici. 6.4 PROCEDURE PREVENZIONE PER LEROGAZIONE DEI CONTRIBUTI PER LE OPERE DI

Gli imprenditori agricoli che intendono realizzare opere o attuare accorgimenti atti a prevenire i danni arrecati dalla fauna selvatica alle opere e alle colture agricole possono presentare domanda alla Provincia o allATC territorialmente competente. Specifici interventi di prevenzione danni possono essere suggeriti allimprenditore agricolo direttamente dalla Provincia o dallATC. Sono esclusi gli interventi per i quali i provvedimenti comunitari e nazionali prevedono contributi finalizzati a tale scopo attivabili sul territorio di riferimento. Non saranno accolte domande per la realizzazione di recinzioni permanenti che possono impedire il passaggio delle specie selvatiche non oggetto dellintervento di prevenzione o precostituire condizioni idonee alla istituzione di fondi chiusi. Nella prevenzione dei danni, laddove possibile, devono essere privilegiati gli interventi di miglioramento ambientale e i progetti di dimensioni comprensoriali, coordinati con specifici interventi complementari, realizzati tramite la collaborazione tra cacciatori e agricoltori. Fatti salvi diversi accordi a livello locale, i materiali utilizzati nelle opere di prevenzione restano di propriet della Provincia o dellATC competente che li concede agli agricoltori in comodato duso gratuito, riservandosi la possibilit del loro ritiro, per altri interventi di prevenzione, nel caso del loro mancato o errato utilizzo, o quando sia venuta meno la necessit del loro impiego. Il rifiuto da parte dellimprenditore agricolo di adottare i mezzi di prevenzione suggeriti dalla Provincia/ATC, pur in presenza di danni da fauna selvatica gi verificati in precedenza, la non ottemperanza degli oneri di manutenzione definiti al par. 6.3 o l'inadeguato utilizzo dei medesimi, esonerano il soggetto competente dallobbligo del risarcimento dei danni.
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6.5 RISARCIMENTO DANNI Qualora limprenditore agricolo abbia subito un danno alle proprie colture, pur avendo adottato le eventuali misure di prevenzione dei danni, previsto il risarcimento del danno a carico del soggetto competente. Sono oggetto di risarcimento esclusivamente le produzioni agricole in campo e le opere approntate su terreni agricoli. Per quanto riguarda le produzioni agricole, sono ammesse a contributo per il risarcimento: 1) colture erbacee; 2) colture arboree; 3) rimboschimenti fino a tre anni dallimpianto; 4) boschi cedui nei tre anni successivi al taglio; 5) colture vivaistiche. Sono considerate opere approntate sui terreni agricoli quelle funzionali allesercizio dellattivit agricola stessa, in particolare: 1) le serre e le serre/tunnel; 2) opere realizzate a sostegno dei filari nelle colture arboree; 3) opere per la regimazione delle acque. Non sono comunque ammessi a risarcimento, secondo queste modalit procedurali, i danni che si sono verificati: 1) nei fondi chiusi o nei terreni sottratti alla gestione programmata della caccia ai sensi dellarticolo 25 della LR 3/1994, 2) nei fondi comunque recintati in modo da impedire il libero passaggio di animali o persone, 3) su superfici interessate da istituti o aziende private che abbiano tra le finalit la tutela, la produzione faunistica o lattivit venatoria. Non sono inoltre ammessi a risarcimento: 1) i danni richiesti non in tempo utile per la verifica in campo del danno da parte dei tecnici incaricati; 2) i danni alle colture che al momento del sopralluogo siano gi state raccolte o comunque manomesse; 3) i danni alle colture dove non sia in alcun modo tecnicamente accertabile la causa del danneggiamento; 4) i danni richiesti oltre il normale periodo di maturazione e il normale periodo di raccolta, in relazione allannata, allarea geografica e alla tipicit della produzione; 5) gli impianti di essenze arboree attuati con i contributi comunitari ove non sia stata prevista in progetto alcuna opera di prevenzione, qualora ammessa dalla normativa comunitaria; 6) i danni provocati da piccioni di citt o da altri animali domestici; 7) i danni alle colture spontanee ottenute in assenza di operazioni agronomiche; 8) i danni di importo complessivo inferiore a Euro 100. 6.6 PROCEDURE PER IL RISARCIMENTO DEI DANNI Limprenditore agricolo che ha subito un danno alle proprie coltivazioni a causa della presenza di fauna selvatica e che intende richiedere il risarcimento deve presentare domanda su modulistica unica predisposta a livello regionale allATC o alla Provincia competente entro 48 ore dalla constatazione del danno in modo tale da dare al soggetto destinatario lopportunit di adottare tempestivamente tutti i provvedimenti e/o accorgimenti tecnici atti a impedire, o comunque limitare, un ulteriore aggravamento del danno. Fino alla predisposizione della modulistica da parte della Regione, la richiesta di risarcimento dovr essere presentata sul modello messo a disposizione dallATC. Nella domanda di indennizzo dovranno essere specificati: a) dati anagrafici o ragione sociale del richiedente con indicazione della partita IVA; b) riferimenti catastali dei terreni interessati dal danneggiamento; c) stima indicativa della superficie e della quantit di prodotto danneggiato; d) tipologia di coltura o di opera danneggiata; e) le specie di selvaggina ritenute causa del danno e loro approssimativa zona di provenienza;
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f) descrizione dellattivit di prevenzione danni eventualmente adottata; g) eventuale sottoscrizione di polizze assicurative con contributo pubblico. Con la sottoscrizione della domanda il richiedente si assume la responsabilit di quanto dichiarato ed esonera la Provincia o lATC da qualsiasi responsabilit nei confronti di eventuali altri aventi diritto allindennizzo riconosciuto. Qualora la domanda risulti incompleta, irregolare o errata, limprenditore agricolo tenuto al completamento o regolarizzazione della domanda stessa entro 30 giorni dallavvenuta segnalazione. Decorso inutilmente il suddetto termine la domanda viene rigettata. La Provincia o lATC competente, entro i 10 giorni successivi alla data di ricevimento della segnalazione del danno, tenuta ad effettuare un sopralluogo per laccertamento del danno, la stima del danno stesso e per verificare con limprenditore agricolo gli eventuali interventi e/o accorgimenti di prevenzione da adottare; tale termine potr essere ridotto in casi di comprovata necessit e compatibilmente con le possibilit operative del tecnico incaricato. La data del sopralluogo deve essere comunicata allimprenditore agricolo con almeno 3 giorni di preavviso in modo da consentire la presenza del richiedente o di un suo delegato, ivi compreso un eventuale perito di parte. Il tecnico incaricato, che deve avere idonea qualifica e abilitazione, procede ai seguenti adempimenti: 1) verifica della documentazione catastale e della cartografia particellare in scala adeguata a consentire lindividuazione territoriale del danno. In caso di vigneti certificati obbligatoria la certificazione del catasto vitivinicolo; 2) in caso di non corrispondenza fra certificato catastale e titolare della richiesta, verifica della documentazione attestante il titolo di conduzione; 3) mappatura del danno anche mediante tecnologia GPS e rilevamenti fotografici; 4) valutazione e stima del danno procedendo, ove necessario, con metodo analitico alle misurazioni degli appezzamenti danneggiati se facilmente individuabili o, in caso di danno diffuso, alla delimitazione di aree di saggio distribuite uniformemente sullappezzamento con conseguente determinazione della media ponderale e definizione dellaliquota percentuale media complessiva; 5) redazione del verbale di sopralluogo su apposita scheda. Il richiedente tenuto a non procedere alla raccolta anteriormente al tempo utile necessario per leffettuazione del sopralluogo. Il verbale di sopralluogo deve indicare: 1) luogo, data e tecnico incaricato del sopralluogo; 2) azienda agricola presso la quale si effettua il sopralluogo e persone presenti; 3) opera o coltura oggetto di sopralluogo; 4) stato vegetazionale, fitosanitario e produttivit della coltura; 5) superficie danneggiata; 6) quantit di prodotto perduto; 7) presunta data del danno; 8) specie animale ritenuta responsabile e presunta provenienza dellanimale stesso; 9) prevenzione danni eventualmente effettuata; 10) indicazioni circa le opere di prevenzione da attuare per evitare ulteriori danni. Il verbale del sopralluogo deve essere sottoscritto dal tecnico incaricato e dallimprenditore richiedente o suo delegato per accettazione. In caso di mancata sottoscrizione da parte dellimprenditore richiedente necessario indicare, nel verbale stesso, le motivazioni della mancata accettazione. Una copia del verbale deve essere consegnata allimprenditore agricolo richiedente. La stima del danno deve essere effettuata in contraddittorio fra il tecnico incaricato e il richiedente, o suo delegato, ivi compreso un eventuale perito di parte. Nel caso di danni verificatisi in aree limitrofe a istituti pubblici o privati il tecnico incaricato dovr convocare anche il competente soggetto gestore che potr pertanto presenziare alle operazioni peritali. Per la stima dei danni occorre considerare le seguenti casistiche: A) Danni alle colture cerealicole, foraggere e pascoli permanenti Nel caso di danni che interessano parti consistenti dellappezzamento e verificati nella fase di semina o comunque in tempi tali da consentire le operazioni di risemina, ammessa, se richiesta, la risemina. In questo caso occorre far presente al richiedente che
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qualora non vi provveda non potr essere riconosciuto alcun rimborso diverso dal costo delle sementi originariamente danneggiate. In caso di risemina il risarcimento calcolato moltiplicando la superficie interessata per il costo delle lavorazioni meccaniche relative alla semina, delle sementi e relativa manodopera. In caso di danni di lieve entit, diffusi sullappezzamento o in caso di mancato parziale raccolto, il danno dovr essere verificato prima del raccolto. E compito del richiedente, inoltrare richiesta scritta allAmbito Territoriale di Caccia, per un ulteriore sopralluogo prima del raccolto, pena il non riconoscimento del danno. In questo caso il risarcimento calcolato moltiplicando le stime quantitative verbalizzate per i prezzi unitari dei diversi prodotti agricoli previsti dai mercuriali delle CCIAA e dalla Borsa merci di Bologna per quanto riguarda i cereali. In caso di superfici totalmente danneggiate non soggette a raccolta il risarcimento decurtato delle spese della raccolta medesima. In presenza di danni arrecati a prato o prato pascolo, la valutazione dovr essere fatta in superficie danneggiata e non a fieno. Se lo stesso danno si presenta su superfici inerite, ma non facenti parte di una coltivazione, non pu essere riconosciuto, come non sono riconosciuti danni a scarpate o muri a secco. Per i danni causati in fase di maturazione del prodotto, il risarcimento sar pari alla perdita del prodotto definito in sede di valutazione. B) Danni alle colture orticole. Il risarcimento viene determinato secondo i seguenti criteri: - superficie danneggiata; - prezzo del prodotto; - produzione media della zona. Gli importi del risarcimento sono determinati sulla base dei prezzi unitari dei diversi prodotti agricoli previsti dai mercuriali delle CCIAA. C) Danni alle colture arboree in attualit di coltivazione a) frutteti oliveti vigneti - castagneti da frutto. Nel caso di danni tali da rendere preferibile la sostituzione delle piante, il risarcimento basato sul costo delle sostituzioni (messa a dimora completa), con una integrazione pari al valore del prodotto perduto stimata con riferimento alla produttivit della pianta danneggiata e del periodo necessario allentrata in produzione di quella reimpiantata. Nel caso di danni a vigneti soggetti a disciplinari di produzione dovr essere prodotta copia della dichiarazione di produzione vitivinicola presentata agli organismi competenti nei termini di legge. b) rimboschimenti fino a tre anni dallimpianto; Nel caso di danni tali da rendere necessaria la sostituzione delle piantine danneggiate (per danni verificatisi entro tre anni dallimpianto) il risarcimento basato sul costo delle sostituzioni con messa a dimora completa. Per i danni alle uve sottoposte a disciplinare e per tutti i prodotti locali, come ortaggi, olive ecc si prenderanno a riferimento i listini prezzi dai bollettini della Camera di Commercio di Siena, concordando direttamente con lagricoltore, anche dietro presentazione di fatture o contratti di coltivazione, i valori di produzioni particolari non quotate. istituita una Commissione Provinciale Prezzi per la determinazione dei prezzi dei prodotti agricoli. Detta Commissione costituita da un tecnico incaricato dalla Provincia, un tecnico indicato dalle Associazioni Agricole ed uno indicato dagli AATTCC, e si riunisce due volte lanno. 6.7 PROCEDURE PER IL RISARCIMENTO DEI DANNI ALLE OPERE FUNZIONALI ALLATTIVIT AGRICOLA Per il risarcimento dei danni alle opere funzionali allattivit agricola il richiedente dovr presentare alla Provincia un preventivo per la rimessa in pristino delle opere danneggiate con prezzi in linea con quanto riportato nei prezzari regionali vigenti per opere analoghe. La provincia pu effettuare apposita perizia attraverso un tecnico incaricato.

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Leffettiva erogazione del risarcimento comunque subordinata alleffettiva esecuzione dei lavori e alla presentazione, da parte del richiedente, di fatture e/o ricevute fiscali attestanti le spese sostenute.

6.8 COMMISSIONE ARBITRALE Al fine di pronunciarsi su eventuali contenziosi sorti per la stima del danno accertato deve essere istituita una Commissione arbitrale provinciale cos composta: 1) un membro in rappresentanza delle OOPPAA, 2) un membro in rappresentanza dellATC o della Provincia a seconda della competenza al risarcimento del danno, 3) un membro nominato congiuntamente dallOrdine dei dottori Agronomi e Forestali, dagli Agrotecnici e dal Collegio dei periti agrari con funzioni di Presidente. Non possono far parte della Commissione agronomi, agrotecnici e periti agrari che hanno avuto incarichi per laccertamento dei danni nellarea interessata negli ultimi tre anni. La Commissione convocata dalla Provincia su propria iniziativa e su richiesta degli interessati. Con proprio atto la Provincia definir le regole di funzionamento della Commissione. Gli oneri derivanti dallintervento della Commissione sono a carico della parte soccombente. Il lodo espresso dalla Commissione non appellabile. 6.9 LIQUIDAZIONE DEL DANNO LATC o la Provincia provvedono a liquidare gli importi accertati a titolo di risarcimento per danni alle colture agricole o alle opere funzionali allattivit agricola entro 60 giorni dal giorno dellaccertamento definitivo e comunque dopo la definizione dei prezzi operata dalla Commissione Provinciale Prezzi. Le modalit di liquidazione devono sempre essere preventivamente concordate fra ente competente e imprenditore agricolo richiedente. Non ammessa la liquidazione dei danni a mezzo contante. 6.10 BANCA DATI GEOREFERENZIATA La provincia implementa una banca dati georeferenziata dei danni alle coltivazioni agricole e alle opere approntate sui terreni che consenta di registrare: 1) data della richiesta del danno e soggetto richiedente; 2) tipologia di danno indicata con quantificazione del danno richiesto; 3) data del sopralluogo; 4) mappatura del danno; 5) quantificazione del danno accertato (quantit di prodotto danneggiato e valutazione economica del danno); 6) importo liquidato e data della liquidazione. Tutti i dati contenuti nella banca dati georeferenziata dovranno essere trasmessi alla Regione Toscana con modalit che saranno indicate dalla competente struttura della Giunta Regionale.

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CAP. 7 LA VIGILANZA VENATORIA Il controllo dellattivit venatoria e la salvaguardia della fauna selvatica sono tra le competenze storiche della Polizia Provinciale, che esercita unazione di vigilanza e presidio del territorio tesa a garantire il rispetto della normativa e il corretto svolgimento dellattivit venatoria, a fornire una costante informazione al cittadino cacciatore e a prevenire e reprimere il bracconaggio. Di importanza fondamentale risulta inoltre lattivit della Guardie volontarie in ambito faunistico venatorio che la Provincia riconosce e organizza, sotto il coordinamento della Polizia Provinciale: Guardie Ambientali Volontarie (GAV) e Guardie Giurate Venatorie Volontarie (GGVV). Le Guardie volontarie collaborano con le istituzioni pubbliche con lo scopo principale di: - promuovere la conoscenza della natura e dei problemi di tutela ambientale; - svolgere attivit educative e informative sulla legislazione vigente in materia di tutela ambientale; - vigilare sullosservanza delle norme statali e regionali in materia di salvaguardia ambientale e di tutela del patrimonio faunistico; - svolgere attivit di vigilanza sullesercizio dellattivit venatoria. La Provincia di Siena, attraverso la Polizia Provinciale, coordina lattivit della Vigilanza Volontaria delle GAV e delle GGVV, anche con la costituzione di un Comitato di coordinamento e con riunioni di coordinamento, come stabilito nel Regolamento provinciale per il coordinamento e il riconoscimento delle Guardie Ambientali Volontarie (GAV) e Guardie Giurate Venatorie Volontarie (GGVV) (approvato con Delib. C.P. n. 44 del 24.06.2011). Il Comitato di Coordinamento pu integrare con proprie proposte il programma annuale di coordinamento delle GAV e GGVV predisposto dalla Polizia Provinciale e approvato dalla Giunta Alle riunioni, in relazione agli argomenti trattati, potranno essere chiamati a partecipare esperti di altri corpi e/o enti, Associazioni e rappresentanti di altre autorit, degli ATC o della stessa Provincia. Per perseguire gli obiettivi individuati nel presente PFVP ed in particolare per potenziare lattivit di vigilanza e di controllo in alcuni istituti pubblici reputati particolarmente importanti per la salvaguardia della fauna selvatica o per progetti sperimentali finalizzati alla conservazione, riproduzione e incremento della piccola fauna stanziale (p.es. Progetto provinciale del fagiano di qualit) dove maggiormente utile minimizzare i fattori limitanti per la piccola selvaggina, sia per quanto riguarda la repressione degli abusi, sia per la prevenzione e tutela delle risorse faunistiche e ambientali, il Dirigente del Settore Risorse Faunistiche e Aree Protette della Provincia di Siena, in qualit di componente del Comitato di Coordinamento, si impegna a proporre le seguenti integrazioni al programma di coordinamento delle GAV e GGVV a partire dalla prossima annualit: 1. individuazione degli istituti pubblici (Zone di Ripopolamento e Cattura, Zone Rispetto Venatorio e Zone di Protezione), anche su proposta degli ATC, sui quali concentrare in maniera prioritaria la vigilanza, a seconda dei periodi e in base a specifiche necessit, da aggiornare anche durante le riunioni periodiche di coordinamento; 2. individuazione per ogni istituto faunistico pubblico di interesse (ZP, ZRC, ZRV) di un gruppo di agenti volontari che vi svolgono la loro attivit di vigilanza in maniera prevalente e che riferiscono problematiche e soluzioni a una figura di riferimento residente nella struttura, possibilmente facente parte del tessuto produttivo inserito nella zona e rappresentativo di tutti i proprietari o conduttori dei fondi inclusi in seno alla Commissione o al Comitato che gestisce larea. Gli agenti di vigilanza volontaria avranno quindi come referente coordinatore la Provincia (attraverso il Corpo di Polizia Provinciale) che mensilmente incontra, aggiorna e fornisce supporto sulle problematiche comuni che potrebbero essere incontrate durante lo svolgimento delle loro funzioni sul territorio e dallaltro un incaricato locale che viene costantemente informato sia di ci che accade allinterno della struttura sia delle eventuali possibilit attraverso le quali giungere pi velocemente possibile alla soluzione dei problemi incontrati.

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Tale proposta ovviamente dovrebbe essere condivisa con le Associazioni venatorie, agricole e ambientaliste che vedrebbero i propri addetti di vigilanza volontaria impegnati allinterno di strutture specifiche e interessati da progetti stimolanti sempre e comunque volti alla tutela e alla valorizzazione della fauna selvatica. Anche alla luce delle criticit evidenziate nellambito dello Studio di Incidenza e del Rapporto Ambientale, per la tutela della biodiversit e per le finalit del presente Piano Faunistico, dovranno essere potenziate le attivit di vigilanza allinterno dei SIR e delle Aree di rilevanza faunistica individuate dal Rapporto Ambientale stesso.

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CAP. 8 - QUADRO FINANZIARIO DI RIFERIMENTO Le misure previste nel Piano Faunistico Venatorio Provinciale sono attuate con risorse proprie dellATC, derivanti quasi esclusivamente dalle quote di iscrizione dei cacciatori, risorse proprie della Provincia e (in larga misura) risorse della Regione Toscana, attraverso gli stanziamenti annuali previsti nel PRAF e nei relativi Documenti di Attuazione. Eventuali risorse aggiuntive potranno essere reperite attraverso la partecipazione a bandi regionali, statali, comunitari. RISORSE FINANZIARIE DESTINANTE ALLA GESTIONE FAUNISTICA IN PROVINCIA DI SIENA NELLANNO 2012 Per quanto attiene le risorse queste sono individuate in: - trasferite dalla Regione Toscana con il documento di attuazione annuale del PRAF attraverso laccesso a bandi finalizzati; - proprie del Settore Risorse Faunistiche derivanti da sanzioni venatorie, conferimenti selvaggina e da proventi per tariffe varie (per lanno 2012 vedi Delib. G.P n. 335 del 20 dicembre 2011). - fondi propri dellATC (qui non evidenziati) dipendenti dal numero degli iscritti. Finanziamenti regionali Tipologia importo destinatario e utilizzo finale

Esercizio funzioni delegate: 60.745,22 (PRAF Misura c.2.1 Azione b) di cui: Settore Risorse Faunistiche 45.745,22 funzioni istituzionali (carburanti, stampa calendario, materiali) Settore Polizia provinciale 15.000,00 funzioni istituzionali Provincia; trasferimenti per progetti faunistici finalizzati Tutela produzioni agricole agricoltori (PRAF Misura C.1.1 Azione a) 113.556,40 ATC per risarcimento danni

Interventi piano annuale di gestione: 850.085,36 (importo totale) (LR 3/1994 art. 9) di cui: Gestione ZRC 477.160,00 ATC (quota parte convenz. circa 82%) Miglioramenti ambientali 255.300,00 ATC per agricoltori Coordinamento vigilanza volontaria 44.625,36 Ass.ni vigilanza volontaria Soccorso Fauna in difficolt 70.000,00 protocollo dintesa WWF ItaliaCRASM Risorse proprie della Provincia Tipologia importo destinatario e utilizzo finale

Contributi gestione ATC 102.840,00 (importo totale) per Gestione ZRC quota 18%, Spese di funzionamento ATC Risorse collegate ad introiti diretti della Provincia (importi presunti da verificare in entrata) Tipologia Da cessione selvaggina Da sanzioni venatorie importo destinatario e utilizzo finale

25.000,00 (importo totale presunto ) 70.000,00 (importo totale presunto)


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Da conferimenti selvaggina funzionamento ATC

16.000,00 Provincia per cattura spese (importo presunto)

Da proventi per tariffe varie 40.000,00 (importo totale presunto) ___________________________________________________________________________ Risorse straordinarie 2012: residuo di erogazione FMPS 2009 (Pratica 36738) Tipologia Incremento qualit ambientale importo 60.735,00 destinatario e utilizzo finale ATC per agricoltori (miglioramenti ambientali nelle ZRC)

Di seguito sono riportate le previsioni sulle misure da attuare per compensare le previste diminuzioni delle risorse trasferite.

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INCREMENTO ENTRATE

AZIONI

RAZIONALIZZAZIONE SPESE
MIGLIORAMENTI AMBIENTALI La disponibilit di risorse ha fatto propendere negli anni per miglioramenti ambientali estesi e costosi (colture a perdere, incolti ). Per il prossimo periodo di programmazione saranno forniti indirizzi per miglioramenti pi diffusi e meno dispendiosi (barra dinvolo, margini colturali, foraggiamenti, ritardo nella lavorazione delle stoppie ecc..). Allinterno delle strutture i Comitati disporranno di importi da suddividere tra gli agricoltori che, sulla base di un piano di miglioramenti, mettano in campo una o pi azioni tese allincremento della piccola fauna. Limporto per la zona sar proporzionale alla sua redditivit (misurata attraverso censimenti e catture laddove esercitate) GESTIONE INTEGRATA PUBBLICO/PRIVATO Le aziende private, attraverso la sottoscrizione del Disciplinare provinciale, contribuiranno al rilascio di selvaggina sul territorio (iniziando con allevamenti seminaturali con individui di cattura, fino allautosufficienza con fauna non immessa). Ci porter ad un risparmio nelle spese di acquisto dei fagiani. PRESTAZIONI DOPERA La Provincia e gli ATC dovranno, attraverso uno studio di fattibilit, ai sensi della LR 3/94 art. 1 c. 12 h), organizzare forme di collaborazione dei cacciatori; lespletamento di tali attivit pu essere considerata condizione necessaria per laccesso allATC

AUMENTO QUOTE ATC Si ribadisce la necessit che la Regione determini una soglia pi alta per le quote di accesso agli che potranno poi essere modulate sulla base ATC, di criteri diversi (prestazioni dopera, legame col territorio, riduzioni sociali ecc.)

PSR necessario individuare misure a favore degli ATC e degli agricoltori che possano contribuire su miglioramenti ambientali, prevenzione, incremento piccola fauna ecc

UNGULATI COME RISORSA - gli ATC possono avvalersi di quanto previsto dal RR 33/R/2011 art. 100 c. 4. Il Comitato di gestione pu riservare una quota non superiore del 30% di cervidi e bovidi, abbattibili con la caccia di selezione, a cacciatori non iscritti allATC e non abilitati, purch accompagnati da personale abilitati. Potrebbe essere prevista una quota per il permesso di caccia ed una aggiuntiva in caso di abbattimento. - Va avviato uno studio di fattibilit per la vendita degli ungulati provenienti dagli interventi di controllo come previsto dalla LR 3/94 art. 37 c. 6ter; in caso di abbattimenti il ricavato, al netto delle spese di macellazione e smaltimento scarti, confluir in un fondo destinato in percentuale paritetica al risarcimento danni e al rimborso delle spese sostenute per labbattimento ed il trasporto ai centri di lavorazione individuati dalla Provincia.

CONTRIBUTO STRAORDINARIO DI GESTIONE - applicazione di quanto previsto dallart. 90 co. 4 e co. 5 del Regolamento Regionale 33R/2011.

RIDUZIONE SPESE FUNZIONAMENTO ATC La Provincia, sentiti gli ATC, dovr ridurre progressivamente la spesa per il funzionamento degli ATC provvedendo, ove possibile, ad unificare a livello provinciale sedi e servizi tecnici.

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ALLEGATI TABELLE E TAVOLE


TABELLA ALLEGATA 1- Riepilogo del territorio sottratto alla gestione programmata della caccia previsto dal Piano Faunistico Venatorio 2012-2015.

PROVINCIA DI SIENA Istituti Faunistici Aziende Agrituristico Venatorie (art. 20 LR 3/1994) Aziende Faunistico Venatorie (art. 21 LR 3/1994) Centro Privato Riproduzione Fauna Selvatica (art. 18 LR 3/1994) TOTALE ISTITUTI PRIVATI (art. 6 co. 7 LR 3/1994) Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (con abbattimento) (art. 24 LR 3/1994) Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (senza abbattimento) (art. 24 LR 3/1994) TOTALE AAC (art. 24 co. 6 LR 3/1994) Riserve naturali statali (art. 6 co. 6 LR 3/1994) Riserve naturali regionali (art. 6 co. 6 LR 3/1994) Zone di Protezione (art. 14 LR 3/1994) Oasi di Protezione (art. 15 LR 3/1994) Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 16 LR 3/1994) Zone di rispetto Venatorio (art. 17bis LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Demanio a divieto di caccia, art. 6 co. 6 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Aree sottratte alla caccia programmata, art. 25 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Fondi Chiusi, art. 25 LR 3/1994 ) TOTALE AREE DESTINATE ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA (art. 6 co. 5 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (ZRV di superficie inferiore a 150 ha) TOTALE
SUPERFICIE

(ETTARI) 8.897 34.179 569 43.645 266 1.422 1.688 1.636 8.880 4.367 70 42.402 15.838 2.541 106 7.732 83.572 341 129.246

% SAF 2,5 9,5 0,2 12,1 0,1 0,4 0,5 0,5 2,5 1,2 0,0 11,8 4,4 0,7 0,0 2,1 23,2 0,1 35,9


COMPRENSORIO Siena 1 (ATC 17) Istituti Faunistici Aziende Agrituristico Venatorie (art. 20 LR 3/1994) Aziende Faunistico Venatorie (art. 21 LR 3/1994) Centro Privato Riproduzione Fauna Selvatica (art. 18 LR 3/1994) TOTALE ISTITUTI PRIVATI (art. 6 co. 7 LR 3/1994) Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (con abbattimento) (art. 24 LR 3/1994) Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (senza abbattimento) (art. 24 LR 3/1994) TOTALE AAC (art. 24 co. 6 LR 3/1994) Riserve naturali statali (art. 6 co. 6 LR 3/1994) Riserve naturali regionali (art. 6 co. 6 LR 3/1994) Zone di Protezione (art. 14 LR 3/1994) Oasi di Protezione (art. 15 LR 3/1994) Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 16 LR 3/1994) Zone di rispetto Venatorio (art. 17bis LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Demanio a divieto di caccia, art. 6 co. 6 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Aree sottratte alla caccia programmata, art. 25 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Fondi Chiusi, art. 25 LR 3/1994 ) TOTALE AREE DESTINATE ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA (art. 6 co. 5 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (ZRV di superficie inferiore a 150 ha) TOTALE - ATC 17 superficie (ha) 5.140 10.031 0 15.171 35 1.020 1.055 1.636 3.130 1.325 0 8.555 6.873 2.504 0 2.998 27.021 108 43.355 % SAF provincia 1,4 2,8 0,0 4,2 0,0 0,3 0,3 0,5 0,9 0,4 0,0 2,4 1,9 0,7 0,0 0,8 7,5 0,0 12,0 % SAF ATC 4,3 8,4 0,0 12,7 0,0 0,9 0,9 1,4 2,6 1,1 0,0 7,2 5,8 2,1 0,0 2,5 22,7 0,1 36,4

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COMPRENSORIO Siena 2 (ATC 18) Istituti Faunistici Aziende Agrituristico Venatorie (art. 20 LR 3/1994) Aziende Faunistico Venatorie (art. 21 LR 3/1994) Centro Privato Riproduzione Fauna Selvatica (art. 18 LR 3/1994) TOTALE ISTITUTI PRIVATI (art. 6 co. 7 LR 3/1994) Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (con abbattimento) (art. 24 LR 3/1994) Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (senza abbattimento) (art. 24 LR 3/1994) TOTALE AAC (art. 24 co. 6 LR 3/1994) Riserve naturali statali (art. 6 co. 6 LR 3/1994) Riserve naturali regionali (art. 6 co. 6 LR 3/1994) Zone di Protezione (art. 14 LR 3/1994) Oasi di Protezione (art. 15 LR 3/1994) Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 16 LR 3/1994) Zone di rispetto Venatorio (art. 17bis LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Demanio a divieto di caccia, art. 6 co. 6 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Aree sottratte alla caccia programmata, art. 25 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Fondi Chiusi, art. 25 LR 3/1994 ) TOTALE AREE DESTINATE ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA (art. 6 co. 5 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (ZRV di superficie inferiore a 150 ha) TOTALE - ATC 18 superficie (ettari) 2.016 17.908 569 20.493 144 356 500 0 2.148 474 0 12.726 5.959 0 106 1.884 23.297 233 44.523 % SAF provincia 0,6 5,0 0,2 5,7 0,0 0,1 0,1 0,0 0,6 0,1 0,0 3,5 1,7 0,0 0,0 0,5 6,5 0,1 12,4 % SAF ATC 1,6 14,4 0,5 16,5 0,1 0,3 0,4 0,0 1,7 0,4 0,0 10,2 4,8 0,0 0,1 1,5 18,7 0,2 35,8


COMPRENSORIO Siena 3 (ATC 19) Istituti Faunistici Aziende Agrituristico Venatorie (art. 20 LR 3/1994) Aziende Faunistico Venatorie (art. 21 LR 3/1994) Centro Privato Riproduzione Fauna Selvatica (art. 18 LR 3/1994) TOTALE ISTITUTI PRIVATI (art. 6 co. 7 LR 3/1994) Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (con abbattimento) (art. 24 LR 3/1994) Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (senza abbattimento) (art. 24 LR 3/1994) TOTALE AAC (art. 24 co. 6 LR 3/1994) Riserve naturali statali (art. 6 co. 6 LR 3/1994) Riserve naturali regionali (art. 6 co. 6 LR 3/1994) Zone di Protezione (art. 14 LR 3/1994) Oasi di Protezione (art. 15 LR 3/1994) Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 16 LR 3/1994) Zone di rispetto Venatorio (art. 17bis LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Demanio a divieto di caccia, art. 6 co. 6 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Aree sottratte alla caccia programmata, art. 25 LR 3/1994) Divieti a vario titolo (Fondi Chiusi, art. 25 LR 3/1994 ) TOTALE AREE DESTINATE ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA (art. 6 co. 5 LR 3/1994) TOTALE - ATC 19 superficie (ettari) 1.741 6.240 0 7.981 87 46 133 0 3.602 2.568 70 21.121 3.007 37 0 2.850 33.255 41.369 % SAF provincia 0,5 1,7 0,0 2,2 0,0 0,0 0,0 0,0 1,0 0,7 0,0 5,9 0,8 0,0 0,0 0,8 9,2 11,5 % SAF ATC 1,5 5,3 0,0 6,8 0,1 0,0 0,1 0,0 3,1 2,2 0,1 18,1 2,6 0,0 0,0 2,4 28,5 34,7

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TABELLA ALLEGATA 2 - Riepilogo delle Oasi di Protezione (OP) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio, per la tutela delle Aree di Rilevanza Faunistica individuate nel Rapporto Ambientale e non tutelate da altri istituti faunistici.

ATC ISTITUTO NOME COMUNE Area di Rilevanza Faunistica ETTARI PFV

19 19 19

OP OP OP

LE VOLPAIE

Monteroni dArbia

CASTIGLIONCELLO DEL TRINORO Sarteano RILIEVI DELLA VAL DORCIA Pienza, Montepulciano

Lago delle Volpaie Rilievi di Castiglioncello del Trinoro Rilievi della Val dOrcia TOTALE

52 10 8 70

TABELLA ALLEGATA 3 - Riepilogo delle Zone di Protezione (ZP) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio. ATC 17 17 17 18 19 19 ISTITUTO ZP ZP ZP ZP ZP ZP NOME MONTEMAGGIO PESCINALE RICAVO CAPANNELLE LAGO DI CHIUSI AMIATA Sovicille Castellina in Chianti Gaiole in Chianti Chiusi Abbadia S.S., Castiglion d'Orcia, Piancastagnaio TOTALE COMUNE Monteriggioni ETTARI 2011 362 463 500 474 175 3.452 5.426 ETTARI PFV 362 463 500 474 801 1.767 4.367

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TABELLA ALLEGATA 4 - Riepilogo delle Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio.

ATC 17 17 17 17 17 17 17 17 17 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 ISTITUTO ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC ZRC NOME BARONTOLI BASCIANO COLLE VAL D'ELSA IL PALAZZONE IL PIANO MENSANELLO RACCIANO STROZZAVOLPE VAL D'ELSA - CHIANTI BIBBIANO CASANOVALPINO CASTELVERDELLI CITT DI SIENA I SOLI IL DESERTO IL PECORILE LE PALAIE LEONINA MONTAPERTI S.MARTINO-S.FABIANO VAL DI CAVA VESCONA VILLE DI CORSANO ACQUAVIVA BELSEDERE CASA DEL CORTO CHIANCIANO COLLE MOSCA CONTIGNANO CORSIGNANO I POGGI IL POLIZIANO LA FOCE LA NOVELLA LA TROVE LE PIANINE MACCIANO MALTAIOLO - MATERO PALAZZO DI PIERO POGGI GIALLI VAL DI PAGLIA VAL D'ORCIA VIGNONI Sovicille Monteriggioni Colle Val d'Elsa Chiusdino Casole d'Elsa Colle Val d'Elsa S.Gimignano Poggibonsi Poggibonsi Buonconvento Rapolano Terme S.Giovanni d'Asso Siena S.Giovanni d'Asso Monteroni d'Arbia Asciano Asciano Asciano Castelnuovo Berardenga Monteroni d'Arbia Montalcino Asciano Monteroni d'Arbia Montepulciano Trequanda Piancastagnaio Chianciano Terme Pienza Radicofani Pienza Torrita di Siena Montepulciano ChiancianoTerme S.Casciano dei Bagni Trequanda Radicofani Chiusi Cetona Sarteano Sinalunga Abbadia S.S. Castiglione d'Orcia S.Quirico d'Orcia TOTALE COMUNE ETTARI 2011 862 1.218 1.119 720 979 1.133 1.720 1.046 788 1.080 956 730 2.504 577 1.080 1.045 881 1.124 1.065 1.553 966 775 1.024 1.089 843 1.234 963 815 847 1.438 1.431 1.913 834 1.053 525 1.300 951 1.233 1.103 1.521 1.194 2.481 1.299 49.012 1.300 883 1.233 1.087 1.515 1.015 1.493 1.264 42.402 1.057 1.124 1.073 1.194 930 399 938 1.224 843 1.073 897 890 847 1.539 1.048 1.913 1.063 1.045 979 1.133 1.542 917 788 1.080 837 617 2.426 ETTARI PFV 862 1.218 1.116

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TABELLA ALLEGATA 5 - Riepilogo delle Zone di Rispetto Venatorio (ZRV) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio. ATC ISTITUTO NOME COMUNE ETTARI 2011 ETTARI PFV 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 19 19 19 19 19 19 ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV BADESSE BELFORTE CAMPIGLIA CAMPOMAGGIO CASTELLETTO CASTELLINA CASTELLO DI MONTERIGGIONI COLLALTO I RIGUARDI IESA LA CHIOCCIOLA MONTALCINELLO MONTEFALCONI MONTESTIGLIANO PALAZZETTO PIEVESCOLA PISCIALEMBITA POGGIARELLI POGGIO BONIZIO POGGIO MALLECCHI RADICONDOLI S. LORENZO A MERSE SELVOLE CASTELNUOVO DELL'ABATE CERTANO BELCARO CHIUSURE FOENNA GAIOLE LA PIEVINA LARNIANO MONTE CUCCO MONTISI PIEVEASCIATA POGGIO PINCI QUERCEGROSSA RENACCIO TAVERNELLE TORRENIERI VAGLIAGLI VESCOVADO VITIGNANO SAN PIERO I SOLI LE PALAIE MONTERONI ARMATELLO BETTOLLE LA FOCE LA TROVE MONTEFOLLONICO ORIATO Monteriggioni Radicondoli Colle val d'Elsa Radda in Chianti Chiusdino Castellina in Chianti Monteriggioni Colle val d'Elsa S.Gimignano Monticiano Monteriggioni Chiusdino Poggibonsi Sovicille Chiusdino Casole d'Elsa-Colle V.Elsa Sovicille Monticiano Poggibonsi Monticiano Rdicondoli Monticiano Radda in Chianti Montalcino Siena Asciano Rapolano Gaiole in Chianti Asciano Castelnuovo B.ga Castelnuovo B.ga S.Giovanni d'Asso Castelnuovo B.ga Asciano Castelnuovo B.ga Siena Montalcino Montalcino Castelnuovo B.ga Murlo Castelnuovo B.ga San giovanni d'Asso Asciano - Rapolano Monteroni d'Arbia S.Casciano Bagni Sinalunga ChiancianoTerme Trequanda Torrita di Siena Sarteano 173 544 332 472 213 311 361 269 67 622 326 225 129 337 541 276 172 102 214 137 262 244 264 358 260 384 448 407 715 326 236 131 337 516 180 174 102 377 150 276 244 316 358 289 336 353 511 407 389 183 409 238 529 254 232 380 269 578 108 320 356 215 203 337 136 528 200 226 411 226 346 386 200 380 565 108 355 208 150 203 278 216 528 322 332 472 213 509

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

ATC 19 19 19 19 19

ISTITUTO ZRV ZRV ZRV ZRV ZRV PALAZZONE

NOME POGGIO ROSA RIPA D'ORCIA SCROFIANO VALIANO

COMUNE S.Casciano Bagni Castiglione d'Orcia Castiglione d'Orcia Sinalunga Montepulciano TOTALE

ETTARI 2011 332 219 153 219 153 13.146

ETTARI PFV 317 173 0 322 153 16.179


TABELLA ALLEGATA 6 - Riepilogo delle Aziende Faunistico Venatorie (AFV) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio.

ATC 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 18 18 (17) 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 (19) 18 18 18 18 18 18 AFV NOME AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV ANQUA CAVAGLIONI CINCIANO LE FONTI IL MONTE LE ROTE LECCHI POGGIARELLO LILLIANO OLLI PENTOLINA POGGIO AI QUERCIONI QUERCETO RENCINE TRASQUA S.GALGANO SCORGIANO IL TERMINE SETTEFONTI ARCENO BAGNAIA CASABIANCA CASALE DEL BOSCO CASALE S.ANDREA CASTELL'IN VILLA CASTIGLION DEL BOSCO CHIATINA MALANDRINE ALTESI CURIANO SUVIGNANO FAGNANO FELSINA GAIOLE SUD IL GRILLO LA CAMPANA LUCIGNANO D'ASSO MONTECAMERINI MONTEPESCINI MONTERONGRIFFOLI MONTESOLI MUGNANO POGGIO ALLE MURA COMUNE Radicondoli Sovicille Poggibonsi S.Gimignano S.Gimignano Poggibonsi (Castellina in Chianti) Castellina in Chianti Radicondoli Chiusdino Colle Val d'Elsa (Casole dElsa) Casole d'Elsa (Colle Val dElsa) Castellina In Chianti Chiusdino Monteriggioni (Casole D'Elsa) S.Gimignano Castelnuovo B.Ga Murlo (Monteroni, Sovicille) Murlo Montalcino Buonconvento (Asciano) Castelnuovo B.Ga Montalcino Buonconvento (Asciano) Monteroni D'arbia Castelnuovo B.Ga Castelnuovo B.Ga Gaiole In Chianti Castelnuovo B.Ga Asciano (Monteroni d'Arbia) S.Giovanni dAsso (Pienza) Rapolano Terme (Asciano) Murlo S.Giovanni d'Asso Buonconvento Monteroni dArbia (Siena, Sovicille) Montalcino ettari 2011 662 405 460 620 533 767 772 821 999 568 707 622 446 1.072 704 446 841 503 438 519 640 620 938 632 623 550 979 1.355 714 919 641 457 598 657 429 842 ettari PFVP 662 405 460 652 533 761 772 821 999 585 707 622
Trasformazione in AAV

1.072 704 466 841 503 438 519 640 676 952 632 623 570 979 1.313 714 919 622 457 598 657 429 842

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

ATC 18 18 18 18 18 18 18 18 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 (18)

AFV NOME AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV AFV RADI CAMPRIANO S.ANGELO IN COLLE S.GIUSTO A RENTENNANO SALTEANO TERRAROSSA PIEVE A SALTI RADI CAMPRIANO ABBADIA A SICILLE ABBADIA DI MONTEPULCIANO CASTELVECCHIO DOLCIANO MONTELUCE IL CASTELLO LA FRATTA PALAZZO MASSAINI SPINETO SELVOLI CELAMONTI

COMUNE Monteroni d'Arbia (Murlo) Montalcino Gaiole in Chianti Asciano Montalcino S.Giovanni d'Asso, Buonconvento Monteroni d'Arbia Murlo (Monteroni dArbia) Trequanda (Sinalunga) Montepulciano Radicofani (Castiglion d'Orcia) Chiusi S.Casciano dei Bagni Sinalunga (Torrita) Pienza (Trequanda, Torrita) Sarteano Pienza, S.Quirico d'Orcia Montalcino (S.Quirico dOrcia) TOTALE

ettari 2011 996 563 497 513 707

ettari PFVP
Divisione autor. art. 63 LR 3/94

563 507 533 707 494 633 406

417 697 724 404 509 800 874 684 488 33.372

417 698 724 425 509 800 874 684 572 488 34.179


TABELLA ALLEGATA 7 - Riepilogo delle Aziende Agrituristico Venatorie (AAV) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio.

ATC 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 18 18 18 18 18 18 19 19 19 19 ISTITUTO AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV AAV NOME BERIGNONE BOSCAGLIA CERRECCHIA CUSONA FONTERUTOLI FOSINI FROSINI IL SANTO LA ROSA LURIANO PIAN D'ALBOLA SAN GALGANO ARMAIOLO LA SELVA MONTALTO PALAZZO VENTURI S.GIOVANNI SANTA LUCIA AIOLA CAMPOTORNO I POGGI LA QUERCE COMUNE Casole dElsa Radicondoli Casole (Monteriggioni) S.Gimignano Castellina in Chianti Radicondoli Chiusdino Monticiano Chiusdino Chiusdino (Monticiano) Radda in Chianti Chiusdino Rapolano Terme Murlo (Monteroni dArbia) Castelnuovo B.Ga Asciano Siena Asciano Sarteano San Casciano dei Bagni San Casciano dei Bagni Castiglion dOrcia TOTALE 749 6.445 231 794 203 466 600 364 574 705 ettari (2011) 378 573 372 435 ettari PFVP 429 573 372 399 200 300 574 705 196 600 364 428 466 205 231 794 203 117 490 102 400 749 8.897

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TABELLA ALLEGATA 8 - Riepilogo delle Aree per laddestramento, lallenamento e le gare dei cani (AAC) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio.

ATC 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 18 19 19 19 19 19 19 19 Denominazione AIANO VICO DI BOSCONA BOSCHI DI CAPRAIA CALBELLO CAPRAIA FABBIANO DI SOTTO FORNACE IL CERRO IL POGGIOLO 2 LA PINETA "A" LA PINETA "B" LE CAPANNE LE CATASTE LE CERRETA LE GABBRA LE LAME MALPENSATA POGGIO A ISSI POGGIO ALLE FORCHE POGGIOLO S.MARCO TRAMONTI VIGNONI FONTANELLE GINESTRETO RENCINONE ROMANELLA VILLA PETRONI TAMARA BOSCO AL CAPANNONE CASA AL VENTO I PIANELLI IL GINEPRO LE QUERCIOLE LECCETELLA LECCETO MOCALI MONASTERO BASSO MONTE SANTE MARIE PIETRAFOCAIA PULCIANESE VILLA A SESTA COLMATA GINEPRONE LA GUARDIA MALAVERE PAICCI POGGIO ROMITO SELVOLI Comune S.Gimignano Colle Val d'Elsa Sovicille Sovicille Sovicille Casole d'Elsa Casole d'Elsa Casole d'Elsa Monteriggioni Monticiano Monticiano Radicondoli Monticiano Gaiole in Chianti Casole d'Elsa Radicondoli Colle Val d'Elsa S.Gimignano Casole d'Elsa Monteriggioni Radicondoli Castellina in Chianti Monticiano Asciano Siena Asciano Monteroni dArbia Asciano Siena - Monteriggioni Asciano Castelnuovo Berardenga Murlo Gaiole in Chianti Monticiano Murlo Siena Montalcino Siena Asciano Montalcino Murlo Castelnuovo Berardenga Torrita di Siena S.Quirico d'Orcia Sinalunga Pienza Piancastagnaio Montepulciano Pienza tipologia AAC con abbattimento con abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento con abbattimento con abbattimento con abbattimento con abbattimento con abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento con abbattimento con abbattimento con abbattimento con abbattimento con abbattimento con abbattimento con abbattimento 100 30 59 17 26 69 47 33 41 3 13 11 30 11 34 16,4 73 6 50 12 3 28 17,5 84 15 58 12 28 11,4 7 47 17 19 10 3 5,5 10 28 34 ETTARI 2011 25 10 33 23 39 89 10,5 11 ETTARI PFV 25 10 33 23 23 89 10,5 11 390 30 59 17 26 69 47 33 41 3 13 11 30 11 34 16,4 73 6 50 12 3 28 17,5 84 15 58 12 28 11,4 9 47 17 19 10 3 5,5 10 28 34 6
Trasformazione in AAV

BOSCO DELL'AMALBERTI Castellina in Chianti

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

ATC 19 19 19 19 19 19 19 19

Denominazione CAMPOTORNO CAMPOTORNO CAMPOTORNO CAMPOTORNO N. 2 MONTELORO MORO S.ALBINO GINEPRONE

Comune S.Casciano Bagni S.Casciano Bagni S.Casciano Bagni S.Casciano Bagni Pienza Abbadia S.S. Montepulciano S.Quirico d'Orcia

tipologia AAC con abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento senza abbattimento TOTALE

ETTARI 2011 4 25 18 42 23 12 7,2 1.491

ETTARI PFV

Trasformazione in AAV

23 12 4 7,2 1.688


TABELLA ALLEGATA 9 Centro Privato di Riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale (CPRFS) proposto con il presente Piano Faunistico Venatorio.

ATC 18 Denominazione PRESCIANO Comune Siena ETTARI 2011 581 ETTARI PFV 569

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 1 - Zone di Protezione (ZP) e Oasi di protezione proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio per il prossimo periodo di programmazione.

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 2 - Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio per il prossimo periodo di programmazione.

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 3 - Zone di Rispetto Venatorio (ZRV) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio per il prossimo periodo di programmazione.

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 4 - Aziende Faunistico Venatorie (AFV) e Aziende Agrituristico Venatorie (AAV) proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio per il prossimo periodo di programmazione.

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 5 Suddivisione del territorio provinciale in area vocata e non vocata al cinghiale.

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 6 Distretti di gestione del cinghiale.

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 7 Territori a diversa vocazionalit per il capriolo.

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 8 Unit di gestione (UdG) per il capriolo.

PianoFaunisticoVenatoriodellaProvinciadiSiena20122015

TAVOLA ALLEGATA 9 Distretti di gestione per il capriolo.

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TAVOLA ALLEGATA 10 Aree dove non sono collocabili gli appostamenti fissi.