Sei sulla pagina 1di 3

Cos la varicella?

La varicella una malattia infettiva, particolarmente contagiosa, causata da un virus che si trasmette per contatto diretto con le lesioni della pelle o per via respiratoria. Si manifesta generalmente con febbre non molto elevata, malessere generale e con un esantema tipico, caratterizzato da piccole papule di color rosa che appaiono ad ondate successive per 3-4 giorni, sul torace, sul viso, sugli arti, ma anche in bocca, nellano, in vagina e nelle orecchie. Queste papule provocano forte prurito e si evolvono in vescicole, in pustole e infine in croste granulari destinate a cadere. In alcuni casi questi sintomi possono essere accompagnati da tosse forte. Le complicazioni nel bambino non sono frequenti. Se la varicella viene contrattata allinizio di una gravidanza pu essere causa di malformazioni fetali (lesioni oculari, alterazione degli arti, ritardo mentale), mentre se viene contratta negli ultimi giorni della gravidanza, pu causare una forma molto grave di varicella nella madre e nel bambino, con rischio di morte. Nei soggetti che hanno un sistema immunitario compromesso e, in minor misura, nelladolescente e nelladulto la varicella decorre in forma pi grave, con un rischio di complicanze polmonari e neurogiche pi elevato rispetto al bambino. Una manifestazione tardiva dellinfezione (herpes zooster) si osserva in 15 casi di malattia su 100, per la persistenza del virus nei gangli nervosi; tale rischio aumenta con let. Il vaccino contro la varicella Il vaccino contro la varicella costituito dal virus vivo e attenuato. Pu essere somministrato dopo i 12 mesi di vita da solo o combinato con il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (vaccino quadruplo). Nella nostra Regione la vaccinazione contro la varicella offerta a tutti i nuovi nati, agli adolescenti che non abbiano avuto la malattia precedentemente e agli adulti a rischio. Il vaccino va somministrato sottocute e sono previste due dosi.

Patogenesi
Il contagio avviene mediante le goccioline di saliva disperse nell'aria con la tosse, starnuto o bacio e successivamente con il contatto diretto con le eruzioni cutanee. L'incidenza pi elevata nei nuclei familiari o in assembramenti permanenti, come le scuole o la popolazione di un carcere. L'infezione pi frequente dall'autunno alla primavera, seguendo grosso modo l'andamento dell'anno scolastico.

Decorso e contagiosit
La contagiosit inizia da 1 a 4 giorni prima che l'eruzione cutanea si manifesti poi si riduce del 70% e pu durare fino alla comparsa delle croste da quel momento non si pi contagiosi. Le macchie cutanee successive alla caduta delle croste possono durare anche 21 giorni o pi ma sono assolutamente prive di contagiosit poich trattasi di un aspetto puramente estetico. Il periodo di incubazione della malattia (nel quale il virus non risulta contagioso) varia dalle 2 alle 3 settimane (solitamente 13-17 giorni) prima dell'uscita delle prime papule pruriginose.

La malattia esordisce con uneruzione cutanea maculo-papulosa (rash), accompagnata da febbre e malessere generale, a volte con mal di testa. Per 3 o 4 giorni piccole papule pruriginose di colore rosaceo compaiono a ondate sulla testa, sul viso, sul tronco e sugli arti e col tempo evolvono in piccole vescicole, poi in pustole ed infine in lesioni crostose. La caratteristica principale del quadro cutaneo la completa asincronicit delle lesioni. Spesso infatti si riscontrano diverse lesioni in vari stadi evolutivi, andando a identificare il cosiddetto "effetto a cielo stellato". La malattia viene trasmessa tramite la saliva con contagiosit particolarmente elevata specialmente in gruppi permanenti (nuclei familiari, studenti, detenuti, soldati...). Viene diffusa principalmente con i colpi di tosse e con contatto ripetuto e prolungato con un malato. Anche nella non infrequente possibilit di assenza di tosse e febbre un elemento di contagio non trascurabile viene toccando eventuali lesioni delle vesciche che si vengono a formare. Il liquido contenuto in esse riconosciuto vettore dell'infezione. In caso di rottura la lesione deve essere immediatamente coperta e il liquido drenato con garze imbevute di disinfettanti. Inoltre, la malattia pu svilupparsi dopo contatto con individui malati di Herpes zoster (Fuoco di Sant'Antonio) o di alcune variet di Herpes labiale (con tatto e saliva) .

Complicazioni
A differenza dei virus che causano le altre infezioni infantili e contrariamente a quanto supposto fino a pochi anni or sono, il virus della varicella varicella-zoster rimane attivo anche dopo il suo manifestarsi nell'individuo: il virus infatti, una volta esaurita la fase di invasione primaria come comune varicella, si ritira nelle terminazioni nervose e pu manifestarsi nuovamente sotto forma di herpes zoster, pi comunemente denominata Fuoco di Sant'Antonio, negli adulti. Questa malattia in genere pu insorgere in soggetti pi deboli: infatti la sua incidenza si concentra su soggetti non pi giovani, la cui et in genere superiore ai 50-55 anni, e pu provocare herpes dolorosissimi che talvolta non guariscono mai completamente. provato che il prurito che si avverte con l'esantema varicelloso dovuto alla prima e pi blanda sollecitazione del virus nelle terminazioni nervose. Ogni individuo che ha contratto la varicella pu essere in futuro un ammalato di herpes zoster. Il virus non attacca le vie respiratorie ma, per indebolimento generale, possono innestarsi infezioni batteriche alle prime vie respiratorie, ai bronchi, ai polmoni. Particolarmente pericolose, sia per gli adulti che per i bambini, sono le polmoniti provocate da stafilococco, che possono causare conseguenze a lungo termine sulla VES. In episodi rari, sia negli adulti sia nei bambini, possono svilupparsi encefaliti. Studi recenti hanno rilevato che le vescicole hanno finito per lasciare con sempre maggiore frequenza sgradevoli lesioni cutanee. Questa complicazione, un tempo limitata ai malati che rompevano le bolle prima del tempo, occorre oggi anche in soggetti che avevano rispettato le indicazioni mediche di non toccare le lesioni. Si ipotizza che il problema sia dovuto all'eccessiva aggressivit di alcuni preparati per attenuare il prurito, ma non da escludere un'evoluzione "aggressiva" del virus Zoster.

Terapia
La terapia volta ad alleviare i sintomi: con antipiretici come il paracetamolo (l'acido acetilsalicilico controindicato per il rischio d'insorgenza della sindrome di Reye) ed antistaminici per via orale per mitigare il prurito e quindi il riflesso di grattamento; il trattamento con aciclovir riduce i giorni di febbre e il numero di lesioni, ma indicato prevalentemente nei soggetti a rischio, pu provocare una possibile interferenza negativa con la risposta immune, a causa dell'azione inibente sulla replicazione virale, e quindi provocare al soggetto periodiche lievi ricadute. Se

insorgono problemi alle vie respiratorie, si verificata una sovrainfezione batterica e si deve intervenire con antibiotici: in questo caso da evitare la sovrapposizione con gli antivirali. Pu essere utile far indossare ai bambini guanti di cotone. La profilassi prevede un periodo di isolamento di durata variabile (di solito 2 settimane per i soggetti colpiti da forme pi aggressive, 1 settimana per quelli con forme lievi). La progressiva introduzione del vaccino dovrebbe consentire in futuro una prevenzione pi attiva con somministrazione di dosi ai contatti dei malati. Una volta esaurite la febbre e la tosse (bisogna aspettare almeno 60-72 ore consecutive senza febbre), un malato pu anche uscire, ma deve fare molta attenzione ad evitare la rottura accidentale delle vesciche per evitare di contagiare altre persone. Un buon sistema per proteggere eventuali vescicole "a vista" pu essere la loro copertura con cerotti oppure garze, applicati con la dovuta cautela. Se si vuole attenuare la sensazione di prurito oggi sconsigliato il talco mentolato in quanto ritarda il consolidamento delle lesioni cutanee. Pi adatte le creme anti-prurito, il semplice borotalco e naturalmente i preparati lenitivi contro le lesioni da herpes. Il ricambio d'aria delle stanze va effettuato solo dopo disinfezione, preferibilmente con un vaporizzatore, onde evitare di disperdere nell'atmosfera un ingente quantitativo di virus.[2]

Prevenzione
A causa dell'elevata contagiosit e del lungo periodo di incubazione della malattia, risulta difficile la prevenzione. A differenza di morbillo, rosolia e parotite, la cui incidenza stata pesantemente ridimensionata su gran parte del territorio nazionale, questa malattia non mai stata contenuta adeguatamente in modo attivo ed ha finito per diventare la malattia infettiva infantile preponderante in Italia (in media si calcolano mezzo milione di casi annui), nonostante con il passare degli anni abbia mostrato alcuni caratteri pericolosi (tra cui un crescente numero di ricoveri ospedalieri e complicanze dovute alle sempre possibili infestazioni di batteri come streptococchi e stafilococchi ai danni delle vie respiratorie) che suggerirebbero una politica di profilassi pi decisa. La vaccinazione antivaricella, di importanza fondamentale nel bambino immunodepresso o in terapia antitumorale, non stata mai resa obbligatoria e viene venduta a prezzi pi elevati rispetto alla media europea. Solo di recente stata introdotta in forma sperimentale nei piani vaccinali di alcune regioni italiane (Veneto e Sicilia). In Toscana stato aggiunto in forma ufficiale nei piani vaccinali dal 2008. In Friuli Venezia Giulia la vaccinazione attualmente gratuita per tutti. In Trentino-Alto Adige lo sar solamente nel 2015. Un'epidemia verificatasi nella popolazione carceraria femminile del carcere di Rebibbia nel 2005, che caus la morte di una detenuta sieropositiva, aveva fatto ipotizzare la possibilit di una campagna vaccinale per i detenuti, ma al momento questa possibilit rimasta solo sulla carta