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Hiroshima e Nagasaki: la lezione dimenticata Col passare dei decenni si fa sempre pi pallido e formale il ricordo dellesplosione,proprio il 6 agosto del

1945, sessantotto anni fa, della prima bomba atomica americana sulla citt giapponese di Hiroshima, seguita, tre giorni dopo, da quella di una simile bomba atomica sullaltra citt giapponese di Nagasaki: con duecentomila morti finiva la seconda guerra mondiale (1939-1945), e cominciava una nuova era, quella atomica, di terrore e di sospetti, eventi che hanno cambiato il mondo e che occorre non dimenticare. Latomica era il risultato dellapplicazione militare di una rivoluzionaria scoperta scientifica sperimentale: i nuclei delluranio e di alcuni altri atomi, urtati dai neutroni, particelle nucleari prive di carica elettrica, subiscono fissione, si frantumano in altri nuclei pi piccoli con liberazione di altri neutroni che assicurano la continuazione, a catena, della fissione di altri nuclei. In ciascuna fissione, come aveva previsto teoricamente Albert Einstein (1879-1955) nel 1905, si liberano grandissime quantit di energia sotto forma di calore. Energia che avrebbe potuto muovere turbine elettriche, navi e fabbriche, ma che avrebbe potuto essere impiegata a fini bellici. La fissione anche solo di alcuni chili dello speciale isotopo 235 delluranio,o dellelemento artificiale plutonio, libera energia con un effetto distruttivo confrontabile con quello di alcuni milioni di chili di tritolo, uno dei pi potenti esplosivi disponibili. I danni sono ancora pi grandi perch molti frammenti della fissione delluranio o del plutonio sono radioattivi per decenni o secoli. Dal 1945 Stati Uniti, Unione Sovietica (lattuale Russia), Francia, Regno Unito, Cina, India, Pakistan, Israele, hanno costruito bombe atomiche sempre pi potenti a fissione, o bombe a idrogeno, termonucleari, nelle quali la liberazione del calore si ha dalla fusione, ad altissima temperatura e pressione, degli isotopi dellidrogeno, il deuterio e il trizio. Circa duemila esplosioni sperimentali di bombe nucleari nei deserti, negli oceani, nel sottosuolo, hanno mostrato che cosa una moderna bomba atomica potrebbe fare, se sganciata su una citt. Ciascuna potenza nucleare si dotata di bombe nucleari per avvertire qualsiasi potenziale nemico che, se usasse una bomba atomica, verrebbe a sua volta immediatamente distrutto: la chiamano deterrenza e questa teoria finora ha fatto vivere il mondo con un continuo stato di tensione. Lesistenza delle bombe nucleari ha sollevato proteste finora inascoltate; anzi si pu dire che la contestazione ecologica sia cominciata proprio con la protesta contro tali armi. Con la graduale distensione internazionale, a poco a poco le potenze nucleari hanno cominciato a smantellare una parte delle bombe

esistenti. Nel 1986, lanno della massima tensione, nel mondo esistevano 65.000 bombe atomiche e termonucleari; oggi tale numero diminuito a circa 17.000 bombe, delle quali alcune migliaia sono montate su missili pronti a partire entro un quarto dora dallordine. La potenza distruttiva delle bombe nucleari ancora esistenti nel mondo equivale a quella di duemila milioni di tonnellate di tritolo, settecento volte la potenza distruttiva di tutte le bombe impiegate durante la seconda guerra mondiale. Basterebbe lesplosione, anche accidentale, di una nelle bombe nucleari esistenti, un atto di terrorismo con esplosivi nucleari, per devastare vasti territori, per uccidere migliaia di persone, per contaminare lambiente naturale, le acque, gli esseri viventi con sostanze che restano radioattive per secoli. Un famoso libro di Nevil Shute, "L'ultima spiaggia", del 1956 (da cui fu tratto un drammatico film), descriveva la scomparsa della vita dalla Terra in seguito ad uno scambio di bombe nucleari iniziato per errore; il film finiva con il tardivo avvertimento: Fratelli, siamo ancora in tempo. Purtroppo, fino a quando alcune potenze possiedono bombe nucleari, sar difficile convincere altre (oggi Iran e Corea del Nord, domani chi sa?) a rinunciare alla costruzione di un loro arsenale nucleare, nellillusione di scoraggiare laggressione da parte di qualcun altro. Lunica soluzione consiste nel disarmo nucleare totale, peraltro imposto dallarticolo VI del Trattato di non proliferazione nucleare, firmato da quasi tutti i paesi, ma che nessuno finora si sognato di rispettare. Eppure sarebbe anche questione di soldi; le enormi somme, oltre mille miliardi di euro allanno, che oggi le potenze nucleari spendono per tenere in efficienza, per aggiornare e perfezionare i propri arsenali, anche detratti i costi per lo smantellamento e la messa in sicurezza delle bombe nucleari esistenti e dei relativi esplosivi, sarebbero sufficienti per assicurare scuole e ospedali, opere di irrigazione e cibo a chi ne privo, per estirpare cio le radici della violenza che la vera causa delle tensioni politiche e militari internazionali. Fratelli, non crediate che siano utopie: davvero siamo ancora in tempo a fermare il pericolo di un olocausto nucleare molte volte pi grande di quello di Hiroshima e Nagasaki, a condizione di chiedere ai governanti di ciascuno e di tutti i paesi della Terra di inserire il disarmo nucleare totale fra le loro priorit di azione politica. Nel nome dei soldi risparmiati, se non gli importa niente della sopravvivenza degli abitanti del pianeta e del suo ambiente naturale. Giorgio Nebbia