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Chi fuma cosa rischia?

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- Secondo il Rapporto 2013 sul fumo dell'Istituto Superiore di Sanit in Italia i fumatori sono ancora 10,6 milioni, pari al 20,6% della popolazione sopra i 15 anni. Da sottolineare, per, che 12 anni let della prima sigaretta tra gli adolescenti, ai quali piacciono soprattutto le sigarette rollate e sono la maggior parte di quel 9,6% (circa 1 milione di persone) che sceglie il tabacco trinciato. Il rischio che si instauri un effetto moda tra i giovani, per le sigarette rollate come per le sigarette elettroniche. E la conseguenza successiva quella di avere tra pochi anni nuove generazioni di persone con malattie respiratorie croniche. I rapporti del GOLD, acronimo di Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (commissione internazionale per lo studio della BPCO patrocinata dall'Organizzazione Mondiale della Sanit) evidenziano da studi epidemiologici che il 10% degli italiani tra i 20 e i 44 anni presenta tosse ed espettorato senza ostruzione bronchiale (Stadio 0 a rischio), mentre il 3,6% presenta sintomi con ostruzione bronchiale (Stadio I-III). Tosse e dispnea (mancanza di fiato, affanno), talora accompagnati da respiro sibilante, sono spesso considerati dai fumatori come una normale conseguenza del consumo di sigarette. Invece rappresentano gi i sintomi di una broncopneumopatia cronica ostruttiva e a questo punto la malattia irreversibile, ha spiegato Claudio F. Donner, amministratore della Fondazione Italiana Salute Ambiente e Respiro (FISAR). Con la progressione della malattia aumentano anche le riacutizzazioni infettive, soprattutto bronchiti, che richiedono un frequente utilizzo di antibiotici, con il rischio di sviluppare una resistenza ai farmaci. Lo sviluppo dell'antibioticoresistenza in Italia e in tutti i paesi europei, legato all'incremento e all'uso inappropriato degli antibiotici, costituisce un problema per la tutela della salute. Per questo motivo da tempo istituzioni internazionali come l'European Centre for Disease prevention and Control (ECDC) hanno da tempo lanciato l'allarme e spinto gli Stati membri a realizzare campagne informative in materia. Le riacutizzazioni acute di bronchite cronica rappresentano la principale causa di visite mediche, ospedalizzazione e morte nei soggetti con BPCO, ha spiegato Francesco Blasi, presidente dellEuropean Respiratory Society. In media una persona con bronchite cronica va incontro a due episodi all'anno di riacutizzazione della malattia. La frequenza con cui la bronchite cronica si riacutizza dipende dalla gravit della malattia polmonare sottostante, dall'et e dalla presenza di comorbilit. Le riacutizzazioni comportano costi sociali enormi, con un costo medio di 7.000 euro a paziente/anno, di cui 71% per ospedalizzazione, 18% per farmaci e 11% per visite ambulatoriali e esami. stato calcolato che il costo di gestione della BPCO da ricondurre per l'80% al costo delle riacutizzazioni e al costo del fallimento della terapia delle riacutizzazioni acute di bronchite cronica. In un clima di spending review la gestione ottimale delle riacutizzazioni acute di bronchite cronica diventa quindi una necessit assoluta, soprattutto perch una quota maggiore della spesa sanitaria ricade sui pazienti. Una situazione che preoccupa anche FederAnziani: La posizione di FederAnziani si differenzia da quella di altre associazioni in quanto la nostra azione mira allelaborazione di proposte concrete per il Servizio Sanitario Nazionale, che consentano di conciliare il diritto alla salute dei cittadini con le esigenze imprescindibili di sostenibilit del sistema, ha spiegato Roberto Messina, presidente di FederAnziani. A tal fine lavoriamo con la Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute, organismo nazionale di FederAnziani che opera in collaborazione con FIMMG e con le principali societ medico scientifiche, cui afferiscono medici, pazienti, avvocati e giuristi. In occasione del II Congresso Nazionale, che si svolger il 27 novembre a Rimini, il Dipartimento Malattie Respiratorie

vedr 100 medici impegnati proprio nellelaborazione di tali risposte.


. La sigaretta elettronica?

Intervista a Umberto Roccatti, Amministratore Delegato di Puff, una delle aziende leader nel mercato delle e-cig e vicepresidente dellAnafe. S ai divieti per i minori e per il consumo in scuole e mezzi pubblici. Secco il no a nuove tasse. Ma serve al pi presto una normativa ad hoc a tutela dei cittadini e delle aziende che operano correttamente.
08 GIU

- Le sigarette elettroniche rappresentano inequivocabilmente un mercato in piena ascesa con un giro daffari che negli ultimi due anni si quasi decuplicato. Ma su questo vero e proprio boom delle e-cig si sono scatenate aspre polemiche sulla loro sicurezza e sulla reale efficacia nella lotta al tabagismo. Cos, abbiamo chiesto a Umberto Roccatti, Amministratore Delegato di Puff, una delle aziende leader nel mercato delle e-cig e vicepresidente dellAnafe (lAssociazione nazionale fumo elettronico) di esporci il punto di vista delle imprese. Dottor Roccatti, partiamo dalla cronaca. Nei primi 5 mesi dellanno i Nas hanno sequestrato 800 mila prodotti. C un problema di sicurezza che riguarda le e-cig? Il 99% dei sequestri si intende non per il carattere di pericolosit intrinseca dei prodotti, ma per la mancanza di una corretta dicitura sulle confezioni. Quindi l'illecito nella stragrande maggioranza dei casi non riguarda potenziali rischi per il consumatore, ma mancanza o errata informazione allo stesso: grave, ma di livello sicuramente diverso. Ci son stati sequestri di centinaia di migliaia di ricariche di liquidi perch mancava un numero di telefono sulla confezione: mi sembra giusto che la gente lo sappia per valutare la cosa e non creare allarmismi. Dett ci, le leggi ci sono, e vanno rispettate: Puff assolutamente in linea con il quadro normativo e anzi solidale con gli sforzi dei Nas che vigilano su un mercato dove troppi si stanno affacciando con superficialit: servono per regole pi chiare perch tutti vogliamo rispettarle. Ma come dovrebbe essere inquadrata la sigaretta elettronica? Un farmaco, un dispositivo medico o semplicemente un tradizionale prodotto da fumo? Certamente non assimilabile tout court a nessuna di queste tipologie. Le-cig un dispositivo elettronico e desidero precisare ultra controllato da normative europee. Ed per questo che chiediamo al pi presto una legge ad hoc, anche a livello Ue che possa disciplinare la materia. Ma vero che questi prodotti fanno smettere di fumare? Le persone che vogliono abbandonare il fumo tradizionale lo fanno perch sanno che esso pu provocare grossi danni alla salute. Ecco, per noi le e-cig rappresentano un metodo di fumo alternativo molto pi sano come evidenziato anche da numerosi esperti. Per noi svapare vuol dire compiere un gesto dindulgenza. E poi desidero precisare come vi siano numerosi studi che dimostrano come il vapore emesso dalle sigarette elettroniche non produce fumo passivo, n contamina in alcun modo l'ambiente circostante. E lo stesso dicasi per le e-cig contenenti nicotina. In ogni caso, noi siamo contro chi pubblicizza ingannevolmente le e-cig come prodotti miracolosi. Ma siamo anche contro chi lancia allarmismi impropri.

Vi sentite vittime di una campagna denigratoria? No, ma sicuramente c stata uninformazione superficiale in cui gli organi di informazione non hanno parlato subito con le aziende. Certo, visti gli interessi in gioco qualche dubbio ci venuto

Ecco, la nicotina, una sostanza che crea dipendenza e che se assunta in dosi eccessive pu creare problemi alla salute. In questo senso qual la vostra posizione? vero, ed per questo che siamo favorevoli al divieto di fumo elettronico per i minori e sui mezzi di trasporto pubblico e in determinati locali, edifici scolastici in primis come proposto dal Css. Ma ripeto la

nicotina non viene emessa nellaria nellatto della respirazione, con questo non si vuol dire che un abuso di sigarette elettroniche contenenti nicotina faccia bene, ma certo che esse hanno una tossicit trascurabile per chi le utilizza e pari a zero per chi subisce il fumo passivo. Anche per questo diciamo no al divieto assoluto di utilizzo in tutti i luoghi pubblici.

Come giudica la decisione della Francia di vietarle proprio nei luoghi pubblici? In questi giorni c stata molta confusione in merito a questa notizia. Ebbene, in Francia le e-cig non sono state vietate nei luoghi pubblici. Stanno facendo degli studi ma, per ora, si sta parlando solo di una proposta.

Torniamo alla questione della sicurezza, che esiste, visti anche i sequestri di prodotti sprovvisti di ogni marchio negli ultimi mesi. Che problemi ci sono? Desidero premettere come le e-cig gi oggi debbano sottostare a diverse norme dettate dalla Ue e devono soprattutto avere il marchio Ce oltre ad altre informazioni specifiche. La nostra azienda, nonostante lassenza di una normativa specifica ha vietato da subito la vendita ai minori (che possono entrare nei punti vedita solo se accompagnati) e ogni confezione provvista di tutte le informazioni e anche di un "bugiardino". Per questo sollecitiamo al pi presto una normativa ad hoc che vada proprio a tutela dell'utente e delle aziende che gi oggi forniscono uninformazione trasparente. Purtroppo c un grosso problema soprattutto legato alle ricariche che vengono prodotte in mercati extra Ue e su cui vanno messi al pi presto degli standard qualitativi. Per questo consigliamo di usare i prodotti italiani che sono sicuri e rispondono alle normative oggi in vigore.

Sulle e-cig il Ministro della Salute ha dichiarato che interverr sulla materia. Cosa vi aspettate? Lo ripeto, siamo i primi ad auspicare che venga introdotta quanto prima una regolamentazione normativa specifica attraverso la creazione di un tavolo di discussione ad hoc sul tema del fumo elettronico. Si tratta di un mercato ormai consolidato, caratterizzato da unevoluzione costante in cui si fa sempre pi urgente una regolamentazione bilanciata, che tenga conto dei reali costi e benefici, ma soprattutto della specificit del prodotto. Nellultimo periodo si parlato molto anche di una tassa sulle e-cig. Che ne pensa? Siamo contrari. Siamo un settore in crescita e cha d occupazione a 10 mila persone. Ma oltre ci un'ulteriore tassa che penalizza un prodotto che riduce i rischi per la salute mi sembra unassurdit. E non dimentichiamoci che in questo momento in Italia siamo all'avanguardia a livello internazionale. Proprio in questi ultimi giorni alcune delle pi grandi multinazionali del tabacco hanno manifestato lintenzione di avvicinarsi al mercato delle e-cig. Come valuta questa strategia? Queste notizie non fanno altro che ribadire come sia in atto una rivoluzione nei costumi, di cui anche le grandi aziende del tabacco, con cui abbiamo intessuto buoni rapporti in questi anni, si iniziano a interessare con sempre maggiore attenzione.