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LEZIONE STATO MODERNO1 Filosofia politica 2011-12

Parte Prima: Il cantiere storico2

Il periodo storico che si colloca fra il XIV ed il XVII secolo presenta, seppur con delle continuit nelle forme di organizzazione del potere, delle vicende estremamente complesse e variegate. Definiti spesso come una fase di transizione, questi secoli sembrano quasi scomparire fra i due pilastri sovrastanti del medioevo e dellet moderna. Caratteristica peculiare di questa fase storica, che condiziona in modo non indifferente ogni percorso di ricerca che voglia muoversi al suo interno, levidente resistenza ad ogni tentativo di ricondurne i processi ad unit e uniformit.

Let cetuale sembra giocare agli occhi dello storico un effetto particolare: processi e tendenze che da lontano sembrano mostrare ritmi e caratteristiche comuni, si frantumano appena lanalisi sposta il fuoco su situazioni pi particolari, rimandando unimmagine che difficilmente riesce a ricondurre in un quadro comune specificit territoriali e temporali. Pur tuttavia allinterno di questa eterogeneit si consumano delle trasformazioni comuni allo spazio politico europeo, soprattutto continentale, che saranno cruciali per la genesi della dimensione politica moderna.

Nellanalisi della societ di antico regime possibile fare emergere alcune direttrici di fondo: la rottura della base imperiale-religiosa del rapporto feudale e la crisi del suo modello politico gerarchico e bilaterale, da un lato, e il superamento della dimensione naturale delleconomia, dallaltro. Questi due processi assumono
Questo testo costituisce un materiale interno e ad uso esclusivo al corso di Filosofia Politica, che sfugge alle norme redazionali correnti per le pubblicazioni ma redatto sulla base di materiali editi, dunque si diffida da qualunque altro impiego.
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Tratto da Serena Marcen, Biopolitica e sovranit. Concetti e pratiche di governo alle soglie

della modernit, Milano, Mimesis 2012.

evidenza nella trasformazione della propriet fondiaria verso la dimensione signorile, e nel progressivo sviluppo di nuove attivit produttive e commerciali.

La cornice di queste trasformazioni la societ cetuale. Ceto, nella definizione che prendiamo da Pierangelo Schiera, linsieme delle persone che godono, per la comune condizione in cui si trovano, della medesima posizione in ordine ai diritti e ai doveri politici; e che, per il fatto di goderne insieme, elaborano e praticano forme di gestione della loro posizione che sono appunto comunitarie o perlomeno rappresentative.

Nella dimensione cetuale lobbligazione politica assume un carattere collettivo, a partire dalla casa che costituisce, anche a livello antropologico, la forma primigenia della sua organizzazione, fino alle forme pi complesse della signoria o della corporazione. La struttura comunitaria della societ cetuale fa s che al suo interno i rapporti politici si articolino su due piani: il primo, a livello del singolo gruppo, il secondo, nei rapporti fra gruppi diversi, dando luogo ad una struttura policentrica che frantuma e dissemina la mediazione politica, limitando il ricorso ad istanze superiori ed esterne.

Il policentrismo della societ cetuale, che assume tutta la sua vividezza se lo confrontiamo con la progressiva concentrazione dei poteri della statualit moderna, genera alcuni aspetti significativi che riguardano il rapporto fra la sfera pubblica e la sfera privata e linconsistenza di una differenziazione/contrapposizione fra Stato e societ.

Le condizioni storiche che portarono alla nascita della societ cetuale vanno ricercate nella stabilizzazione di alcune istituzioni, e di certe forme comuni, che si delineano nellEuropa occidentale tra lXI ed il XII secolo: il sistema cittadino, le

corporazioni, la cavalleria, le universit e le magistrature, che assumono in questo periodo delle caratteristiche che rimarranno fondamentali per la cultura europea.

La pace esterna, dovuta alla fine delle invasioni, e la relativa stanzialit dei popoli, crearono le condizioni per lo sviluppo di una organizzazione sociale nelle forme di un sistema corporativo a base locale e regionale, in cui confluirono tradizioni di derivazione romana, germanica e slava. La societ per ceti dell'alto medioevo sorgerebbe quindi da un ethos paneuropeo che ha una doppia radice nella ricezione giuridica germanica e nell'ordinamento ecclesiastico.

Dal punto di vista giuridico questa societ poggia sul principio di privilegio che sta alla base della concezione del diritto medievale, cui corrispondono i concetti di honor, status e libertas. Questi servono a determinare la posizione del singolo nel sistema giuridico, e rivelano una concezione del diritto positivo come espressione di un diritto naturale eterno, nonch lidea della sua inviolabilit e della sua priorit di fronte alla forza.

Da sottolineare naturalmente il modello che la Chiesa forn allet cetuale, sia dal punto di vista dellorganizzazione politica e giuridica, sia dal punto di vista culturale. La cultura religiosa non diede il proprio contributo solo in termini strettamente confessionali, ma contribu alla legittimazione di un concetto di ordine gerarchico che si basava sulla subordinazione dellordine mondano a quello divino e naturale, e sulla limitatezza ed imperfezione di ogni azione umana che solo iscrivendosi allinterno di questa gerarchia poteva essere considerata giusta e, per ci stesso, legittima.

Comunemente la storiografia individua, tra il XII ed il XIII secolo, un passaggio fra la societ cetuale ed il cosiddetto Stato per ceti, che acquisterebbe consistenza nel corso del 300.

Non utilizzer qui la definizione di Stato per ceti perch la societ cetuale non conosce una struttura statale in senso stretto, ed preferibile descriverla, dal punto di vista storico-concettuale, partendo dal suo elemento pi peculiare di indifferenza fra la societ e lo Stato. Da accogliere viceversa lindividuazione di una cesura nel corso del XIV secolo, quando lorganizzazione politica dei ceti comincia ad interagire con unorganizzazione politica di tipo monarchico, e proprio grazie a questo dualismo, e allinterno di questo dualismo, possibile assistere alla genesi delle strutture statuali moderne.

Il dualismo tra principe e ceti pu essere considerato come uno dei caratteri fondamentali della formazione dello Stato moderno in Europa, la cui prima

configurazione diventerebbe visibile proprio nel momento in cui, accanto allelemento antichissimo dellautorit regia, emerge, come correlativo della monarchia, lelemento cetuale. quando i ceti acquisiscono forza, e diventano complementari alle monarchie, che diventa possibile una prima configurazione moderna dello Stato, dal momento che il potere monarchico non avrebbe mai potuto da solo attrarre a s tutti i poteri sovrani disgregati dalla feudalizzazione.

Questo fenomeno, tipico dellEuropa occidentale, ha una periodizzazione complessa che si differenzia a seconda delle regioni interessate, tuttavia, nonostante il suo accentuato particolarismo, comunque possibile rintracciare al suo interno delle continuit e delle caratteristiche comuni. Tutti gli Stati europei che sono passati attraverso la feudalizzazione e poi allunificazione monarchica, hanno conosciuto una fase cetuale ed hanno avuto assemblee politiche di ceti Etats, Cortes, Landtage allinterno delle quali si sono consumati conflitti che hanno dato vita ad accomodamenti contrattuali tra le due istanze, definite come contratti di signoria (La Magna Charta (1215), la Bolla doro (1222), i Privilegi aragonesi del 1283 e del 1287, la Joueuse Entre (1356), il Trattato di Tbingen (1514), sono tutti accordi

che nellEuropa medievale sancirono su base pattizia, il regime degli obblighi e dei privilegi, delle prestazioni dovute e delle franchigie garantite).

La diffusione, i contenuti, la durata della validit di questi contratti di signoria ci porta a considerare il dualismo principe/ceti come una forma specifica dello Stato della prima et moderna. Non solo dunque la manifestazione di contese politiche e di potere, o semplici compromessi, ma lespressione di una condotta dualistica dei poteri.

In questo senso il dualismo fra principe e ceti, fra il XIV ed il XVII secolo, non va descritto tanto in termini di conflitto, quanto in quelli di un coordinamento attraverso il quale pot realizzarsi un'attivit sufficiente e ordinata dello Stato. Nessuno dei due elementi, infatti, avrebbe potuto svolgere autonomamente le funzioni statali, e grazie alla loro azione comune lo Stato fu in grado di acquisire forza e stabilit. Il dualismo principe-ceti diventa cos non solo la forma politica dello Stato nascente, ma la condizione stessa per la sua genesi, e soltanto fra Cinque e Seicento sar superato da altre forme di organizzazione ed esercizio del potere, in un processo che potr dirsi concluso solo con la Rivoluzione francese.

Pur riconoscendo la consistenza di questo dualismo, molte sono le posizioni storiografiche che, viceversa, ne accentuano gli elementi conflittuali contrapponendo, nella costituzione della statualit moderna, un processo di concentrazione del potere ad uno di partecipazione al potere. In questo senso, l'elemento dualistico che genera la dimensione moderna dello Stato, viene recuperato per segnare la consistenza di forme ancora non-statali. In tal senso si pu parlare di Stato solo quando la soluzione monistica nell'organizzazione del potere politico si presenta con un rilievo e una dimensione autonoma rispetto alla societ. Una trasformazione che si realizzerebbe intorno alla figura del re e del suo Consiglio, grazie alla quale il

sovrano non sar pi un superior feudale, vertice della gerarchia dei vassalli, ma un'entit superiore che gestisce autonomamente il proprio potere.

Queste in breve le posizioni allinterno del dibattito storiografico. La lettura che vorrei qui avanzare coglie elementi comuni in entrambi i filoni storiografici. Lespansione territoriale degli Stati, a partire dal XIV secolo, favor la partecipazione dei ceti ad unazione comune con il principe, resa necessaria dal governo di una dimensione spaziale e funzionale dello Stato sempre crescente ed eccedente rispetto alla ripartizione delle prerogative, e delle effettive capacit di governo, tradizionali. Sulla base di questo rapporto, e allinterno del dualismo cetuale, si andr progressivamente articolando una tensione fra supremazia ed autonomia, alla quale concorsero diversi fattori che ricadono allinterno di tre sfere: quella del diritto, quella della fiscalit e quella della giustizia. La soluzione del dualismo cetuale, alla fine di questo processo secolare, si configurer pi nei termini di un superamento che in quelli della supremazia, della vittoria, di uno dei due elementi allinterno del conflitto.

A cavallo del XIV secolo una serie di trasformazioni diedero vita a nuovi rapporti, tra individui e gruppi sociali, non pi regolabili sulla base esclusiva delle antiche consuetudini di tipo medievale. Lincremento demografico, una diversa

concentrazione della popolazione nei nuclei urbani, la nascita o il rifiorire delle citt, crearono unalternativa alla forma tipica dellinsediamento umano medievale della corte e del monastero, e segnarono la nascita di nuovi bisogni, materiali e spirituali. Questi movimenti misero in crisi gli apparati delle monarchie feudali, individuandone i limiti e preparandone la trasformazione.

Uno degli elementi di novit pi significativi per le nuove forme di organizzazione del potere, la nascita degli studia generalia, le nuove universit, istituzioni prettamente urbane che cominciano a sostituire cenobi e monasteri come centri di

elaborazione del sapere. La nascita delle universit nel tardo medioevo, fra il 1150 ed il 1250, costituisce lincubazione di tutta una serie di istituzioni e di saperi soprattutto giuridici determinanti nella costituzione delle prime forme della statualit moderna.

All'interno delle nuove realt politiche territoriali, una delle resistenze principali alla costituzione di ordinamenti accentrati, e quindi all'affermazione di un potere preminente dellelemento principesco, venne in larga parte dalle caratteristiche della loro formazione storica. Laccentuato particolarismo interno, sorto dalla

sovrapposizione di diversi ordinamenti giuridici di tipo personale o territoriale, derivava dal fatto che nel corso dei secoli, feudi, citt e territori erano entrati a far parte del dominio di un principe in modi e a condizioni differenti, conservando la propria specifica situazione giuridica.

A questo particolarismo interno faceva riscontro una molteplicit delle fonti di diritto, che derivava dall'insieme degli ordinamenti giuridici di origine diversa: statuti comunali, consuetudini locali, prime forme della legislazione principesca, diritto feudale, diritto mercantile, cui bisogna aggiungere il diritto comune e la sua interpretazione.

Lordine giuridico medievale, caratterizzato dal suo pluralismo, si fondava su una nozione di ordo, lordo iuris, che aveva funzionato come tessuto legante allinterno del sistema di autonomie che ne costituivano laspetto peculiare e che mantenevano al suo interno le proprie diversit. Non dobbiamo dunque immaginare il pluralismo giuridico come la frantumazione di un ordine unitario, ma, piuttosto, come un ordine che lesito delle sue sfaccettature interne. Solo di fronte ai mutamenti che cominciano a delinearsi a partire dal Trecento, questordine comincer a sgretolarsi, ma si tratter di un processo lento che, fra le trasformazioni del tempo, sar lultimo a manifestarsi.

La legislazione dei principi trov grosse difficolt ad inserirsi fra il diritto comune e i diritti particolari, soprattutto quando, lasciando da parte la propria tradizionale funzione di legittimazione a franchigie, autonomie e privilegi locali e personali, cercava di imporre norme generali in contrasto con il particolarismo giuridico.

Per tutta let cetuale, come sostiene W. Nf, i contratti di signoria funzionarono come luogo della composizione per fissare in termini giuridico-statali ci che vi era di politicamente valido e controverso, fra il principe da un lato ed i ceti, quali rappresentanti del paese, dallaltro. La tensione fra principe e ceti si giocher tutta sui confini da tracciare fra diritti diversi, e gli argini da porre alla legittimit della produzione di nuovi diritti. I ceti, infatti, non solo cercarono di difendere gli ambiti dei propri diritti, ma aspirarono anche a partecipare alla formazione del nuovo diritto, attraverso una posizione di divieto e di controllo nei confronti del principe, tutte le volte che questi tentava di violare la sfera delle loro prerogative.

Le funzioni di difesa e di controllo si esercitarono soprattutto attraverso la concessione delle imposte e delle prestazioni e sulle questioni dinastiche. Nella successione al trono il prevalere del principio ereditario, di fronte a quello elettivo, ha costituito il luogo del rafforzamento della monarchia rispetto alle istanze dei ceti. Le regole di successione, se da una parte costituirono a lungo un elemento di conflittualit, dallaltra facilitarono il processo di stabilizzazione dell'istituzione monarchica e la sua legittimazione ed identificazione con il regno. I contratti di signoria contenevano spesso prescrizioni che impedivano o regolavano divisioni per successioni dinastiche, cessioni o alienazioni di territorio e di popolazione, che cominciarono a segnare, seppur in modo embrionale, una politica con dimensioni statuali pi che cetuali.

Come ho gi accennato, non concordo pienamente con una interpretazione che vede il passaggio da una dimensione cetuale ad una statuale come esito di un allargamento e di una tensione fra le rispettive sfere di giurisdizione. Da un lato mi sembra infatti che lazione politica dei ceti mirasse a conservare posizioni acquisite ed ambiti di autonomia che si percepivano minacciati, dallaltro, perch il dualismo principe/ceti ha prodotto una dimensione nuova dello spazio politico stesso, facendo emergere nuovi oggetti per il governo dei quali era indispensabile la partecipazione finanziaria e legislativa dei corpi sociali organizzati.

I corpi rappresentativi assemblee, diete imperiali, curie feudali esistevano anche in epoche pi antiche, ci che mut fu il tentativo di costituire organi giurisdizionali e amministrativi autonomi. Il primo a mostrare una cesura lambito dellautodifesa. La faida costituiva un elemento di fondo dellet medievale e contemplava il ricorso alla forza delle armi sia allinterno che allesterno. La persistenza della faida, come commistione fra forza e diritto, nel corso del XIV secolo entrer in un rapporto di concorrenza con i tentativi di delineare una giurisdizione che avesse uneffettivit coercitiva e un funzionamento continuo, e che cominci ad organizzarsi a partire dalla creazione di una polizia interna.

Naturalmente questi obiettivi saranno raggiunti nella loro completezza molti secoli dopo, tuttavia il XIV secolo mostra il declino della forza individuale a favore di un potere con istanze giurisdizionali che si svilupperanno grazie ad un ambito territoriale definito e stabile, e ad unorganizzazione giudiziaria e amministrativa diffusa, a partire da una configurazione territoriale/istituzionale dello Stato. Il signore cercher di affermare, di fronte alla forza individuale, un potere giurisdizionale e dar vita ad unorganizzazione amministrativa e giudiziaria centrale, da lui direttamente dipendente, con diramazioni periferiche e locali, ma che ancora per tutta let cetuale rimarr limitata ai vincoli di dipendenza diretta e lascer libero spazio a poteri locali di diritto autonomi, nobiliari, ecclesiastici o corporativi.

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Nonostante tutti questi limiti la costituzione dellamministrazione centrale e locale del principe segner un mutamento di funzione. Se infatti nelle forme antiche di rappresentanza giudiziaria e militare aveva prevalso lazione comunitaria, adesso la prestazione del consilium ed auxilium, cio delle prestazioni militari e fiscali, viene contrattata in una misura che tiene conto della necessit del principe, e sar proprio la misura di questa necessit a scardinare progressivamente lautonomia cetuale.

Con lavvio di unorganizzazione amministrativa e giudiziaria locale lo Stato territoriale dette inizio ad una restrizione, uno svuotamento, una paralisi dei poteri locali ai quali esso si contrappose con la concorrenza di poteri locali propri. Bisogna notare per che il processo di accentramento delle funzioni fiscali, amministrative e burocratiche, fino alla fine del Settecento, non si realizz tanto attraverso la sostituzione delle istituzioni precedenti quanto piuttosto attraverso una lenta sovrapposizione delle nuove istituzioni, direttamente dipendenti dal potere monarchico, sui poteri locali preesistenti, nel tentativo di giungere ad una loro progressiva esautorazione.

A questo proposito va sicuramente ricordato anche il ruolo che le nuove esigenze militari e diplomatiche ebbero nel processo di centralizzazione delle monarchie e limportanza, sottolineata da tutti gli storici, della creazione degli eserciti permanenti, sganciati dai vincoli feudali, e della creazione di una struttura amministrativa e finanziaria capace di assicurarne il mantenimento.

Il processo che matura nei secoli compresi fra Tre e Cinquecento pu essere descritto come lesito di un doppio movimento. Il primo, verso lesterno, per lemancipazione dalle strutture feudali sovranazionali dellImpero e del Papato, il secondo, verso linterno, per il ridimensionamento progressivo delle strutture cetuali. Un movimento che dar vita ad una duplice giustificazione del potere sovrano come

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garanzia del mantenimento dell'ordine allinterno dello Stato e della sua sicurezza contro ogni attacco dallesterno dello Stato.

Dal punto di vista giuridico questo passaggio, avviato allinizio del Cinquecento dalla polemica sugli interpreti medievali, segner la fine del pluralismo giuridico medievale e condurr al monismo giuridico dello Stato moderno.

Molti dei difetti e dei limiti della giurisprudenza derivavano, secondo gli umanisti, dai difetti della compilazione di Giustiniano, che, priva di una rigorosa unit logica, si prestava bene al lavoro di interpretazione e di sistematizzazione dei Glossatori e dei Commentatori. L'antitribonianismo costitu uno dei filoni della polemica contro l'et di mezzo, ma al di l delle critiche tecniche alla giurisprudenza classica, alla base di questi discorsi stava l'esigenza fondamentale di restituire il diritto romano alla sua dimensione storica per poter avviare la formazione dei diritti nazionali.

La critica filologica degli scritti giuridici antichi e la ricostruzione storica di alcuni istituti del diritto romano, costituirono l'espressione di una nuova metodologia che si distaccava da quella medievale ed operava secondo un approccio filologico alla giurisprudenza del passato, manifestando la necessit di abbandonare le concezioni dellinfallibilit degli antichi come modelli da accettare incondizionatamente. Cadeva cos la premessa stessa della giurisprudenza medievale, l'autorit su cui poggiavano le interpretazioni, e la filologia diventava lo strumento principale dell'attacco contro il metodo scolastico. Le premesse della filosofia giuridica scolastica cadevano cos nel momento stesso in cui gli istituti del diritto romano venivano riportati alla loro dimensione storica.

La critica al metodo tradizionale divenne uno strumento proprio dei giuristi e acquist i caratteri di una vera e propria metodologia con tecniche specificamente storico-giuridiche. Con l'attacco portato agli ordinamenti giuridici medievali, e la

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rottura dell'ideale universalistico del diritto, i Culti avviarono il lungo processo di costituzione dei diritti nazionali. Questo processo si mosse essenzialmente su due direttrici: una che rompeva la staticit del diritto romano medievale, recuperandone solo gli istituti ancora vitali, e laltra che oper l'ordinamento e l'unificazione degli istituti consuetudinari e particolari formatisi nei secoli. Lesito di questo rinnovamento sar il passaggio al particolarismo statale moderno.

Laltro processo di trasformazione cruciale per la genesi delle strutture statuali moderne, e delle sue peculiari forme di soggettivit politico-giuridica, riguard il lento e progressivo distacco tra dimensione pubblica e privata, uno iato del tutto estraneo alla dimensione cetuale.

Il termine societ segna, fra XVI e XVII secolo, uno scarto concettuale importante, indicando una rete di relazioni culturali ed economiche esterne o prioritarie nei confronti della politica e collocabili su un altro piano diverso, quando non contrapposto, a quello dello Stato.

Il concetto moderno di societ rompe la tradizione di pensiero precedente, basata sullidea della naturalit del rapporto sociale, inaugurando una dimensione del politico fondata sui diritti individuali. A partire dal pensiero di Hobbes si porranno le condizioni teoriche per la contrapposizione tra pubblico e privato sulla base della quale si giunger alla distinzione fra societ civile e Stato.

La rottura, naturalmente, non si consum soltanto sul piano teorico della concettualizzazione del termine, ma segn un passaggio storico fra la fine della societ cetuale e la nascita dello Stato moderno.

Nella societ cetuale pubblico e privato non costituivano delle categorie politiche, ma, come dice P. Schiera, non nel senso che non si potessero distinguere gli atti che

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inerivano alla vita privata da quelli che inerivano ad una dimensione collettiva, bens nel senso che i due tipi di atti non potevano essere inscritti a due poli separati e contrapposti, la distinzione fra loro non era in alcun modo causa o conseguenza di una separazione costituzionale fra lesercizio del potere [] e la semplice soddisfazione di bisogni individuali3.

Se la concentrazione della forza legittima costituisce lemblema della statualit moderna, nella societ cetuale la forza legittima diffusa, dislocata [] in modo pi o meno intenso, in numerosi punti, ciascuno dei quali [] ha diretta efficacia politica. La societ cetuale, in questo senso, una societ pluralistica, dove pluralismo indica la molteplicit delle fonti del potere e la molteplicit dei luoghi del suo esercizio. Ordini, status e ceti esercitano legittimamente potere, in modo pi o meno coordinato o concorrente, e questo si articola a livelli e su dimensioni diverse e specifiche, dalla casa alle assemblee rappresentative. Lo spazio politico che corre fra la dimensione della casa e quella delle assemblee rappresentative, costituisce il luogo in cui si iscrivono le relazioni di potere e i momenti di mediazione e composizione allinterno dei singoli gruppi e fra gruppi diversi.

Ma se manca lo Stato in quanto titolare dellesercizio del potere, la societ non pi definibile come lambito degli interessi privati, e la societ per ceti, come suggerisce Brunner, se la descrivessimo con un linguaggio moderno, dovrebbe definirsi come societas civilis sive status.

Per la storia costituzionale precedente let moderna pubblico e privato non costituiscono dunque delle categorie politiche: non c lo Stato, come momento sintetico e unificante di titolarit e di esercizio del potere, ma manca anche la societ,

P. Schiera, Societ per ceti, cit., p. 900. Il termine costituzionale sar impiegato qui in riferimento alla distinzione che fa Brunner fra costituzione (Verfassung) intesa in senso generale e costituzione (Konstitution) come costituzione dello Stato di diritto liberal-borghese, O. Brunner, Il concetto moderno di costituzione e la storia costituzionale del medioevo, in Per una nuova storia costituzionale e sociale, cit., (pp. 1-20), p. 7; cfr. anche G. Duso, Il potere, cit., p. 83.

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come sede degli interessi privati e dei rapporti ad essi inerenti, e la societ per ceti allo stesso modo Stato e societ. Il concetto moderno di societ comprensibile soltanto in relazione al concetto moderno di Stato, e soltanto in virt di questa relazione i due concetti consentono una differenziazione reciproca. Secondo Brunner la societ in senso moderno appartiene, per sua stessa essenza, allo Stato moderno: essa possibile solo laddove lo Stato detiene il monopolio dellesercizio legittimo della forza; non una societas civilis sine imperio ma al contrario una societas civilis cum imperio in cui Stato, popolo e societ coincidono. Nellantica societ per ceti ci che si differenzia dalla societas civilis e dalla sua dottrina, la politica, non lo Stato bens la casa, la societas domestica e la sua dottrina, leconomica.

Affronteremo pi avanti la vicenda delleconomica nellet moderna, ma importante qui ribadire che lambito della casa, per tutta let cetuale, non pu essere inteso in senso privato. Se infatti il signore di casa, in quanto capofamiglia, svolgeva una funzione che adesso definiremmo privata, questa comprendeva al suo interno poteri di tipo giurisdizionale, amministrativo e di rappresentanza su tutte le persone da lui dipendenti.

Nella societ cetuale la societas civilis immediatamente societ politica, dal momento che alla sua articolazione interna corrispondono funzioni di autogoverno che rispondono a diritti e libert specifici. Perch si consumi uno scollamento fra la societ e lo Stato dovr emergere una nuova soggettivit politica individuale in grado di far decadere quelle reti di socialit naturale che [la] legavano a un ordine di rapporti precostituito e limitante per la sua mobilit. Perch i ceti, le corporazioni e le organizzazioni di mestiere perdessero la propria priorit nel definire che cosa fosse la societ civile [] fu necessario che emergessero schemi di socializzazione radicalmente differenti.

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Una delle soglie concettuali fra la societ cetuale e la statualit moderna pu essere individuata nei mutamenti che riguardarono il modo di intendere la libert, che solitamente viene sintetizzata nella formula dalle libert alla libert. Questo processo, dal plurale al singolare, descritto efficacemente da Emile Lousse, che ha indagato il senso assunto dalla libert nei quadri giuridici, sociali e politici dellancien rgime, chiedendosi se questultimo non avesse conosciuto la libert (nel senso filosofico), ma solo delle libert.

Iura et libertates originariamente riguardavano il complesso dei diritti posseduti dai diversi poteri. Ma libert, come dice Brunner, anche un concetto spaziale e territoriale, e in questo senso stava ad indicare lautonomia e limmunit che pertiene ad un potere signorile, individuale o comunitario e nella quale non pu incidere [] un potere signorile superiore. In questo senso libere o autonome sono la signoria terriera e giudiziaria, la citt, il villaggio e la casa.

La libert nellancien rgime di ordine civile e politico e riguarda persone e beni, e in questo non presenta alcuna diversit di rilievo rispetto allaccezione moderna del concetto. sulla titolarit della libert, sul soggetto cui questa fa capo, che emerge invece una differenza sostanziale. Per tutto lancien rgime luomo libero ha il diritto di essere giudicato solo dai suoi pari e secondo il suo diritto, ed ha il diritto di essere consultato dai suoi superiori naturali per ogni decisione che lo coinvolga dal punto di vista legislativo, fiscale, sociale e militare. Tuttavia la condizione di libero riguardava una fascia ristretta della societ: di fronte ai liberi stavano i servi (e gli schiavi), che viceversa non godevano di alcuna libert, n reale, n civile, n politica, n potevano sottrarsi in alcun modo al proprio status senza il consenso del proprio dominus.

A proposito del rapporto fra libert ed eguaglianza nel modello aristotelico, G. Duso sostiene che il governo politico distinto da quello padronale e dunque dal tipo di dominio che si ha sugli schiavi per i lavori necessari nellambito delloikos. La

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differenza del governo nei due casi legata alla differenza di natura che c tra gli uomini liberi e schiavi. dunque la natura delluomo libero che richiede un diverso tipo di governo, di diversa qualit, quella politica appunto. Tuttavia il fatto che la politik arch si eserciti su uomini della stessa stirpe, liberi e uguali, non comporta che ci sia uguaglianza tra tutti i liberi. I liberi sono infatti tutti ugualmente liberi, ma non tutti assolutamente uguali, G. Duso, La logica del potere, cit., p. 58.

Lincapacit giuridica pertanto non era propria solo di coloro che si trovano in una condizione di servaggio e lancien rgime ci presenta una vasta gamma di status che riguardano persone che, anche se di origine libera, col pretesto del bene comune sono collocate sotto il potere (mundium) di altre persone: le figlie di ogni et, sposate o meno, i figli di nascita illegittima o non emancipati dal potere paterno, i maggiorenni interdetti per un qualsiasi motivo, tra i quali i lebbrosi, gli aubains (stranieri) [], gli infedeli non battezzati o eretici [] i grandi condannati politici o di diritto comune, i prigionieri di guerra, i morti civili.

Tutti i soggetti che ricadono allinterno di questo lungo elenco, dal punto di vista giuridico, sono incapaci di disporre di se stessi, della propria persona e dei propri beni; e laspetto forse pi significativo dellanalisi di Lousse di aver colto il nesso fra capacit e libert. Per tutto lantico regime egli scrive la servit rientra nella gamma delle incapacit. la capacit, in vista del bene comune, che rende il soggetto libero e attivo politicamente, e capacit e incapacit sono allo stesso tempo concetti giuridici e naturali: Una incapacit giuridica, fondata su delle incapacit naturali, di cui la societ crede di avere ragioni per diffidare.

Il non-libero-servo come un prigioniero, anche se non necessariamente un colpevole, un interdetto, la cui debolezza va protetta contro labuso altrui, e, allo stesso tempo, colui dal quale la societ deve proteggere se stessa, per garantire il bene sociale. Egli perci deve essere posto sotto tutela ed essere privato della

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possibilit di agire autonomamente decidendo sulla propria persona dal punto di vista civile e biologico: non pu contrarre matrimonio, e quindi non pu procreare legittimamente, senza il consenso del proprio signore; obbligato a certe prestazioni lavorative, mentre altre gli sono precluse; gli negata la possibilit di disporre dei suoi beni.

La libert capacit, scrive Lousse, non lindipendenza o lassenza di legami, ma una capacit di impegnarsi e di non vedersi imporre da altri dei legami ai quali non si sia acconsentito da s; ed garantita, in misura minore o maggiore, in rapporto al grado di fiducia che il soggetto capace di stabilire con la societ, e che questa a sua volta gli riconosce in base alle sue capacit, naturali e giuridiche.

Possiamo inserire adesso un ulteriore elemento utile per la comprensione della societ della prima et moderna e, soprattutto, della soggettivit politica che in essa agisce. Nella societ cetuale lo status del soggetto non unico, nel senso che il soggetto pu partecipare contemporaneamente a status diversi. A differenza del soggetto moderno, al quale viene riconosciuta un'unica soggettivit che fa capo ai suoi diritti, il soggetto di antico regime ha una soggettivit plurima. Il caput giuridico scrive ancora Lousse composto di molteplici branche o status distinti: status familiae, status civitatis, status ordinis, status professionis, status religionis, e la libert deriva dalla capacit che lindividuo ha di agire in questi diversi spazi in vista del bene comune.

Esso pu essere libero, superiore e privilegiato, se capace di partecipare alla realizzazione del bene comune, o viceversa servo, inferiore, non-libero se non ritenuto capace di reggersi da solo e di contribuire alla realizzazione del bene comune. La libert il risultato di una somma di capacit; essa questa somma. La societ di antico regime non composta di persone eguali, bens di queste due categorie, che la libert-capacit separa seguendo una linea orizzontale. I liberi sono

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capaci di disporre di s stessi e dei propri beni sotto la protezione della legge; i nonliberi-incapaci vengono posti dalla stessa legge sotto l'autorit di un padre, padrone o signore, che porta fin nellordine pubblico la doppia responsabilit dei loro errori e della propria direzione.

Il soggetto agisce dunque in uno spazio sociale molteplice, e il suo accesso alla libert e allazione politica vincolato alle sue capacit naturali e, quindi, giuridiche. Nel momento in cui la soggettivit politica riconosciuta sulla base di uneguaglianza e di una libert fondate giuridicamente e limitate solo dalla legge, ed dunque accessibile a tutti indifferentemente, perch funziona in capo ad un soggetto neutro ed astratto, che non pi valutato sulla base delle proprie capacit naturali, come sar possibile cooperare al fine del bene comune e garantire la sicurezza allinterno dello spazio politico unico4 che comprende anche i soggetti ritenuti incapaci per natura e pericolosi per s e per la societ che li accoglie? Come sar possibile neutralizzare, allinterno di questo spazio, la pericolosit e la conflittualit del singolo?

Per provare a rispondere a questi interrogativi dobbiamo fare un altro passo avanti e cercare di concludere la descrizione della soggettivit politica pre-moderna.

Nellantico regime capacit e libert sono strettamente connesse e la societ, che stiamo descrivendo come spazio immediatamente politico, vede agire al suo interno (in senso biologico, economico e politico) attori numericamente inferiori di quelli che si muovono nello spazio sociale e politico moderno. Da un lato ci sono i capaciliberi-superiori, dallaltro gli incapaci-non liberi-inferiori, e la categoria dei liberi

Lunicit dello spazio politico in cui agisce la soggettivit politica moderna pu essere descritta come il risultato di due movimenti convergenti: da un lato, lo spazio politico diventato unico perch raccoglie in s tutti i soggetti, dal momento che decaduta la distinzione fra soggetti capaci-agenti e soggetti incapaci-non-agenti; dallaltro lato unico perch la produzione dello spazio politico moderno ha azzerato la molteplicit e la possibilit di coesistenza di spazi politici differenti.

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ristretta ai padri di famiglia naturali e spirituali di condizione non servile, che dominano lordine feudale, dominicale, comunale e corporativo.

La societ cetuale caratterizzata da un potere diffuso di cui sono titolari solo i liberi e capaci, che lo esercitano allinterno del proprio ordine, ceto, status, e in virt del quale si muovono allinterno di queste gerarchie5.

Lultimo elemento utile per concludere la nostra analisi quello relativo alla rappresentanza. I soggetti titolari di capacit, libert e potere sono anche gli unici che possono esercitare rappresentanza, sono rappresentanti nati come li definisce Lousse. Gli incapaci-non liberi-inferiori sono rappresentati dal proprio superiore, e lesercizio della rappresentanza esclusivo delle persone capaci, nellesercizio normale della loro potest e nel godimento della libert.

Il signore della casa rappresenta, senza mandato, la famiglia, intesa sia come nucleo familiare sia come lignaggio, in virt dei diritti che gli derivano dal suo matrimonio o dalla sua filiazione. Per gli affari ordinari egli pu farsi rappresentare, in virt di un mandato imperativo, da un membro della famiglia o da una persona sottoposta alla sua potest. Ad un livello superiore potremmo dire pubblico il signore rappresenta, senza mandato, la comunit di persone e di beni su cui esercita un potere legittimo, e, ancora su un altro livello, i signori possono conferire un mandato imperativo ad un proprio pari per rappresentarli in un affare specifico. La rappresentanza nel sistema cetuale, a differenza di quella che funziona nella dimensione moderna dello Stato, dunque un sistema molteplice e composito, che pu essere agita da soggetti diversi in ambiti diversi e secondo modalit eterogenee.

Nella nobilt, un capo di famiglia emancipato solitamente il capo della casa esercita il potere familiare, signorile, principesco, regio, imperiale. Nella borghesia, non soltanto il potere familiare, civile e di competenza professionale che gli appartiene, egli anche capace di elevarsi ad uffici e dignit superiori nella sua citt e nella sua professione. I religiosi sono capaci di divenire ufficiali e superiori della loro comunit; i chierici di diventare sacerdoti, curati, vescovi: di ascendere, in altri termini, tutti i gradi successivi dellordine e della giurisdizione fino ai pi eminenti, E. Lousse, vero che cerano solo delle libert?, cit., p. 130.

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Lazione rappresentativa pu fare riferimento al territorio, al regno o alla nazione, nel senso di nazione nobile, come rappresentanza di capaci di partecipare allassemblea territoriale, esattamente come una famiglia lo attraverso il capo di casa e un minorenne dal tutore, dunque soggetti capaci che rappresentano, senza mandato, soggetti incapaci. Ma pu essere anche rappresentanza di elementi indipendenti dal punto di visto giuridico, che per sono rappresentati nelle assemblee da altri soggetti indipendenti, seppur non come conseguenza di una incapacit o di una mancanza di autonomia dal punto di vista giuridico.

Queste forme eterogenee di rappresentanza costituiscono unulteriore conferma della natura del dualismo cetuale, che non va pensato tanto in termini di lotta o partecipazione, bens in quelli di un coordinamento che si articola proprio attraverso i meccanismi rappresentativi. La rappresentanza cetuale il luogo del coordinamento, della composizione, della ricerca di un equilibrio, sempre instabile, cio sempre in fieri, tra listituzione statale principesca e la rappresentanza territoriale corporativa, che ha essenzialmente in vista la tutela dei propri spazi di libert politica e di potere locale, ossia, in ultima analisi, la difesa di privilegi sociali. Ed proprio allinterno di questa funzione di composizione della rappresentanza cetuale che i ceti contribuiscono al consolidamento e allintegrazione territoriale contribuendo in tal modo, dal punto di vista funzionale, alla formazione dello Stato moderno.

La rappresentanza di antico regime s lo spazio di azione politica del corpo della nazione, ma questo stesso corpo concepito in modo assolutamente differente da quello che fonda il concetto moderno di sovranit. La rappresentanza pu essere esercitata solo da alcuni soggetti e si presenta in molteplici forme, perch diversi sono gli ambiti rappresentabili, i tipi di mandato che contempla, e per il fatto che pu essere azionata con o senza mandato.

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Nelle assemblee territoriali i rappresentanti titolari di diritti uguali e oggettivi (ossia i possessori di beni giuridicamente ammessi alla rappresentanza) si trovano, individualmente e collettivamente, di fronte al principe territoriale. Questo posizionamento frontale, tipico della cetualit territoriale, diventer sempre pi precario e conflittuale di fronte al rafforzamento dei poteri centrali e alle teorie contrattualistiche e giusnaturalistiche dello Stato, che transiteranno la rappresentanza da un universo discorsivo in cui questa faceva capo a soggettivit differenti e molteplici, alla rappresentativit universale dello Stato moderno, basata sul dispositivo logico delluguaglianza.

Nella societ cetuale la rete di relazioni fra i liberi si esprimeva attraverso i vincoli di fedelt che rappresentavano un vincolo giuridico. La fedelt infatti si poteva prestare e pretendere solo per ci che era esigibile giuridicamente e moralmente e ad essa si accompagnava una obbligazione corrispondente, la cui violazione, anche da parte del superiore, avrebbe eliminato il vincolo e condotto legittimamente allopposizione contro il potere divenuto in tal modo illegittimo.

Il diritto su cui poggia la societ cetuale dunque un diritto duale, basato su una reciprocit contrattuale fra principe e ceti. un ordinamento posto al di sopra degli uomini, la cui unit, come sostiene Brunner, garantisce ad entrambi i poli sfere giuridiche proprie, autonome e soprattutto inviolabili, che spiegano la consistenza del diritto al consilium e auxilium che le lega. Sar infatti proprio a partire dallo svuotamento del senso e delle funzioni del consiglio e dellaiuto che si incriner il sistema sociale e politico cetuale.

Allorch, nel processo di costituzione della statualit moderna, la signoria perder le sue funzioni essenziali, sulle cui basi articolava il proprio rapporto con il principe, da un lato, e con i servi e familiari, dallaltro, i suoi diritti tradizionali verranno percepiti come privi di senso e opprimenti, non corrispondendovi alcuna

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controprestazione diretta, s da ridurre il signore ad un ruolo privilegiato senza potere reale.

La libert rivendicata dai moderni sar allora una libert singolare, individuale, negativa, privata, che ha sancito un distacco dalle libertates plurali, libertpartecipazione degli antichi, ed ha collocato la capacit di azione politica dei soggetti nel meccanismo esclusivo della rappresentanza politica moderna.

Il concetto di libert ha subito dunque un mutamento sostanziale. Ai diversi diritti e libert si sostituita la libert singolare della societ dei cittadini dello Stato, posti sotto un diritto unitario e liberi in quanto sottoposti alle leggi.

Come scrive Brunner: Unidea di libert quindi inscindibile da quella di eguaglianza, nel senso di eguaglianza di diritto estesa a tutta la nazione, che contemporaneamente si distingue da quella di eguaglianza concepita solo allinterno del gruppo cetuale e di differenza che marcava le autonomie cetuali, determinate dai rispettivi diritti e libert, cui adesso si sostituiscono i diritti degli uomini e dei cittadini con cui si definisce, specifica e sancisce, la sfera giuridica del singolo nei confronti dello Stato.

Da un punto di vista storico la struttura sociale dellantico regime sopravvivr nelle sue forme esteriori, pur avendo consumato al proprio interno una nuova dimensione della soggettivit politica, della libert, della differenza e delleguaglianza, ed avendo avviato il processo di separazione e scollamento fra la societ e lo Stato attraverso una nuova dislocazione delle funzioni biologiche, economiche, politiche ed amministrative. Ceti, corporazioni, assemblee rappresentative di antico regime, come scrive S. Chignola, si manterranno fino al 1789 come un guscio vuoto perch al loro status non corrisponde pi alcuna funzione, e il privilegio si ridotto ad un residuo di soggettivit che si identifica in un sistema di differenze svuotato ormai

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di ogni ethos. Il diritto di amministrare non pi una prerogativa ed diventato una funzione esercitata in nome della volont di tutti. Il processo di accentramento progressivo di poteri prima diffusi, comincia a funzionare allinterno del dualismo fra l'autonomia dei ceti e la pretesa assoluta del potere sovrano come abbiamo visto per alcuni in termini di conflitto, per altri in termini di collaborazione avviando il processo di costituzione dello Stato moderno.

Questo conflitto intreccia le sue vicende con alcuni processi di trasformazione sociale attraverso i quali nuovi meccanismi di divisione del lavoro e di esercizio del potere subentrano ai vecchi ruoli e alle funzioni culturali, giurisdizionali ed economiche, tradizionalmente svolte all'interno dei singoli ceti: Il potere centrale dello Stato cresce ed incrementa le proprie prerogative, tra antico regime e rivoluzione, coordinandosi a questo processo di disarticolazione, frammentazione ed isolamento interno alla costituzione per ceti, [assorbendo] progressivamente quanto la societ ha ceduto.

Allinterno di questo processo, che riconosce progressivamente nuove funzioni allo Stato, i termini del conflitto insito nel dualismo cetuale mutano, e lesito della tensione originaria fra principe e ceti non la supremazia di un elemento sull'altro, n lallargamento di una sfera di giurisdizione a discapito di quella del proprio antagonista, che possono al pi rappresentare solo dei passaggi allinterno di un processo epocale, ma il superamento del conflitto stesso.

L'accentramento della gestione dei poteri in alcune istituzioni, sempre pi organizzate all'interno e sempre meglio collegate verso l'esterno, generer una dimensione dello Stato che non pu essere identificata n con i gruppi sociali che lo amministrano n, tanto meno, con il monarca che lo governa. Il monarca diventato un amministratore della cosa pubblica, e la sovranit non pu pi essere considerata

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come una sua prerogativa, come rivendicato da Bodin, perch diventata la prerogativa esclusiva dello Stato stesso. L'allargamento progressivo delle facolt normative dello Stato, imposte in ambiti prima autonomi dal potere centrale, che avevano una propria autoregolamentazione interna, coinvolger tutte le forze sociali esistenti: la chiesa, la feudalit, le autonomie cittadine ed infine la monarchia stessa: Eretto sulle rovine della pluralit di ceti, corporazioni e poteri secondari in cui si articolava la costituzione di antico regime, il nuovo potere dello Stato si appropria della sfera pubblica, dispiegando unazione i cui terminali raggiungono ogni pi piccola cosa.

Lidea di centralizzazione e quella di sovranit del popolo dice Tocqueville nel Discorso del 21 aprile 1842 sono nate lo stesso giorno. Ma nel momento esatto in cui ad ogni cittadino si riconosce il diritto di partecipare al governo esprimendo la sua volont, va anche crescendo a dismisura il numero delle legittime attribuzioni dello Stato. Alla fine di questo processo la Rivoluzione si trover a registrare un risultato in buona parte gi ottenuto.

Luguaglianza ha prodotto la Rivoluzione, e la teoria rivoluzionaria proietter nel futuro qualcosa che la pratica amministrativa e costituzionale dellantico regime e dellassolutismo avevano gi avviato. Gli ordini e le corporazioni hanno ceduto il proprio autogoverno al governo monarchico, luguaglianza ha soppiantato il pluralismo, e il diritto si sostituito ai diritti. Esautorando le istituzioni corporative e cetuali ed accentrando per via amministrativa il governo della societ, la monarchia ha portato a termine il progetto di uguaglianza inaugurato con i dispositivi concettuali hobbesiani.

Da Hobbes in poi sar il potere politico a rendere possibile la societ e luguaglianza degli individui far astrazione delle differenze tra gli uomini, che gi a partire da Pufendorf cominceranno ad essere percepite, come dice G. Duso, come

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qualcosa di irregolare, irrazionale e causa di un ingiusto governo delluomo sulluomo. Sar necessario allora negare le differenze che gli uomini hanno in relazione al loro diverso status, alla loro appartenenza ad associazioni diverse, per eliminare il governo delluomo sulluomo e dar luogo ad un potere giusto e razionale; e ci possibile grazie al concetto degli individui uguali, che toglie alla base della costruzione le differenze che [] si connotano di politicit.

Si consumata in tal modo una cesura, da un lato la civitas, composta da persone private, e dallaltro la dimensione pubblica, propria ed esclusiva dellesercizio del potere politico. Un dualismo questo fra pubblico e privato che caratterizza la modernit politica e a partire dal quale vedremo secondo quale logica le funzioni prima prese e assolte allinterno della continuit fra pubblico e privato biologica, economica e politica abbiano trovato una nuova collocazione e una nuova razionalit.

Parte seconda La teologia politica come dimensione moderna del potere6

La TP una delle dimensioni della politica modernamente intesa, nel senso che una delle logiche e dei dispositivi che forgiano il modo moderno di intendere e di fare la politica. Dunque passiamo adesso da una storia del termine ad un'analisi concettuale cio a dire che le dottrine ed il pensiero dei singoli autori non viene inteso come un tassello della costruzione sistematica a s stante, la storia del pensiero politico, bens per il senso strutturale che i concetti assumono, per il modo in cui funzionano all'interno di determinati contesti in cui si muovono: la filosofia politica.

Tratto da G. Duso, La logica del potere. Storia concettuale come filosofia politica, Milano,

Polimetrica 2007.

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La storia della scienza politica moderna segna una profonda frattura nel corso del XVII secolo, una frattura che riguarda il modo di concepire l'agire degli uomini.

Al centro della politica sta il problema dell'ordine, che non pi un ordine delle cose che si tratta di comprendere ma un ordine delle cose che si tratta di costruire eliminando il conflitto e realizzando una pace durevole.

Dunque alla base della frattura del '600 sta la questione dell'ordine, del conflitto e della pace e di come gli uomini devono agire per garantire la loro realizzazione.

Primo elemento necessario a garantire la costruzione dell'ordine, che ripeto non pi un ordine naturale ma va costruito dall'uomo artificialmente, la costituzione di una forza del corpo politico nel suo complesso superiore a quella di tutti gli individui che costituiscono il corpo politico stesso, una forza tale da garantire la pace perch tutti le sono sottomessi. Ed sulla forma particolare e inedita di questa sottomissione che, come vedremo, si costruisce la forma specificamente moderna del potere e funziona il principio teologico politico per eccellenza che quello della rappresentanza politica moderna. Ma procediamo per gradi.

Questa idea moderna del potere teso alla costruzione di un ordine artificiale delle cose e impegnato a fare interagire gli uomini a questo fine, comporta la necessit di una propria giustificazione razionale, quella che si definisce legittimazione, una legittimazione che non pu pi essere trovata in un'istanza superiore e trascendente, ma che deve trovare nell'oggetto stesso del potere, l'ordine, la sua legittimit, una questione che sar al centro della riflessione politica a partire dal '600: perch si governa, come si governa, perch si accetta di essere governati.

Dunque la dimensione moderna del potere nasce attraverso la genesi di questi concetti di ordine, legittimazione, diritti, uguaglianza, libertattenzione per questo

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non significa che prima della cesura della modernit questi termini, queste parole non esistevano, basti pensare alla storia della parola democrazia che giunta dall'antica Grecia fino a noi, significa che questi termini pur continuando ad essere impiegati in periodi diversi, indicano concetti e significati differenti e a volte addirittura opposti a seconda del contesto storico e politico in cui li cogliamo.

Ma vediamo in cosa consiste questa rottura epocale che inaugura la modernit, che inaugura il modo specificamente moderno di intendere la politica e l'agire degli uomini.

Attenzione in questo senso la categoria di modernit non va intesa semplicemente nella sua dimensione storica che colloca la cosiddetta Et Moderna tra il XV e il XVIII secolo, o dalla scoperta dell'America alla Rivoluzione Francese. La nozione di modernit va intesa come un concetto allo stesso tempo diacronico e sincronico, che taglia cio la dimensione lineare del tempo, inaugurando anzi una nuova dimensione del tempo e dello spazio e delle relazioni che intercorrono tra loro, per cui possiamo trovare diverse cronologie della modernit a seconda del contesto geografico in cui ci muoviamo. La modernit cio non va intesa come un tempo storico ma come un modo di intendere la politica, le relazioni e il modo di agire degli uomini, le relazioni di potere e in questo senso se per molti paesi occidentali la modernit, la soglia della modernit, la frattura o la Sattelzeit della modernit pu essere collocata nei secoli di mezzo tra XV e XVII, in altri contesti, come quello coloniali ad esempio, questa frattura va collocata in un altro contesto storico e cronologico.

Dicevamo dunque in cosa consiste questa rottura epocale che inaugura la modernit come dimensione specifica del potere e delle relazioni tra gli uomini. La scienza o filosofia politica moderna un sistema di regole generali teso ad eliminare l'irregolarit dei rapporti tra gli uomini e che mediante l'universalit e il rigore del suo

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ragionamento costituisce una base sicura per la realizzazione dell'ordine e l'eliminazione del conflitto.

un modo tutto formale e giuridico di intendere il problema politico, ed proprio in questa formalit e giuridificazione che consiste il dispositivo teologico politico moderno, ed per questo motivo che questa nuova scienza non assumer il nome antico di Politica ma quello di Scienza del diritto naturale.

Ma in che senso il problema politico va affrontato in modo formale e giuridico? In che senso gli elementi per la costruzione dell'ordine sono formali? Nel senso che gli strumenti per la costruzione dell'ordine non dipendono dalla bont o dalla giustizia dei loro contenuti, la giustizia di ogni singola decisione, utile allo stabilimento dell'ordine, non dipende dal contenuto in s della decisione, ma dal modo e dalla forma attraverso la quale la decisione stata presa.

Dunque i contenuti di ogni singola decisione trovano giustificazione nella forma e nel modo in cui sono stati assunti e questa forma, che ha le prerogative della certezza e della stabilit, consiste nel fatto che la decisione politica espressione della volont degli individui, la volont che alla base del processo di costruzione dell'autorit e della legittimazione moderna del potere.

Dunque la formalit consiste nel fatto che il problema non pi se il governo buono o giusto bens se il potere formalmente legittimo, dunque il governo buono e giusto in quanto legittimo.

Il governo degli uomini che nell'et classica era stato considerato naturale e necessario per ogni forma di comunit (domestica o civile, dalla casa alla polis), per cui era naturale che alcuni comandassero e altri obbedissero, e la relazione governanti governati si basava sulla differenza che connotava i membri della comunit, su una

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concezione oggettiva di bene comune che non dipendeva dalla volont di chicchessia, ma consisteva nell'ordine delle cose, l'ordine del cosmos, e che questo ordine cosmico e oggettivo garantiva, proprio in virt delle differenze tra gli uomini, una modulazione gerarchica e stratificata del potere, che si articolata in sfere di autonomia interrelate e garantite da una perenne articolazione tra governo e diritto di resistenza.

Questo modo di intendere il potere, basato sulla differenza tra gli uomini, e sulla relazione tra sfere autonome e ordinate gerarchicamente di potere e resistenza con la modernit viene considerato come una forma insopportabile di dominio dei governanti sui governati.

Mi spiego meglio. L'idea antica di Imperium si basava sui rapporti sociali reali, sull'esistenza di un cosmos come elemento di ordine, sulla diseguaglianza e sulla differenza degli uomini, sulla necessit della virt come fonte del buon governo. Tutti questi elementi vengono ribaltati dalla Scienza politica moderna e da elementi di ordine che erano diventano cause fondamentali di disordine e di conflitto.

La nuova scienza politica afferma l'uguaglianza degli uomini e un nuovo concetto di libert, che consiste nel dipendere solo dalla loro volont, nell'essere svincolati da obblighi che dipendono dai propri poteri naturali, cio dalla propria collocazione all'interno di quella gerarchia di autonomie interrelate.

Il potere moderno nasce sulla base di un rapporto formale di comando e obbedienza, che pu essere instaurato solo sul fondamento logico di quei diritti di uguaglianza e libert che sono allo stesso momento il suo fondamento e il suo fine.

Il potere moderno legittimo perch si basa sulla volont di tutti gli individui, dunque

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1. scompare il mondo oggettivo naturale e l'ordine artificiale, cio il frutto e il prodotto dell'agire politico degli uomini; 2. si assolutizza il momento della volont come fonte dell'agire politico degli uomini; 3. nasce il problema della legittimit dell'agire politico degli uomini.

Questo triplo movimento d vita alla Sovranit moderna ed nella concezione dell'agire politico degli uomini che vedremo funzionare i dispositivi teologici politici della sovranit moderna.

Il potere unico, appartiene a tutto il corpo politico ed legittimato dall'espressione della volont di tutti che, come vedremo fra breve, nelle teorie giusnaturalistiche, avviene nella forma del contratto sociale.

Ma se il potere appartiene alla totalit del corpo politico e dal momento che tutti siamo uguali il l'esercizio del potere non pu essere affidato a qualcuno sulla base delle sue qualit o capacit, come avveniva nell'et classica in base alla virt (metafora del gubernator rei publicae). Dunque se tutti siamo uguali e nessuno si distingue naturalmente dagli altri per virt, chi dovr governare e chi dovr essere governato?

Se il governare, l'esercizio del potere non pu essere affidato sulla base della virt, perch tutti gli uomini sono uguali e ugualmente liberi, l'esercizio del potere pu avvenire solo sulla base di un'autorizzazione a farsi rappresentanti del corpo politico, del soggetto collettivo. Ed in questo atto di autorizzazione e rappresentanza che Carl Schmitt ha ravvisato i fondamenti teologici politici del potere moderno.

Tuttavia il corpo politico, il soggetto collettivo che deve autorizzare i rappresentanti a governare non un soggetto naturale, com'era la societ classica,

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quella medievale o quella cetuale, ma formato sulla base della volont di tutti, cio il prodotto della volont generale. Il problema , lo accenno qui e ci torneremo tra poco, che un soggetto collettivo pu agire solo nella forma dell'agire rappresentativo, altrimenti se agisse direttamente non sarebbe pi un soggetto collettivo ma un corpo politico dato dall'insieme, differenziato, dei suoi membri.

Questa particolare dimensione dell'agire politico, l'agire rappresentativo comporta una serie di conseguenze: 1. la separazione tra chi detiene il potere e chi lo esercita, nel senso

che chi detiene il potere (il corpo politico) non lo esercita e chi lo esercita (i rappresentanti) non lo detiene; 2. la separazione tra una sfera di azione pubblica (quella politica) e

una sfera di azione privata; 3. una doppia dicotomia dell'agire che comporta una scissione che

non solo politica ma anche antropologica.

La scienza politica moderna dunque risolve nel modo appena descritto il problema dell'ordine, inaugurando la dimensione moderna del potere e della politica ma facendo ci apre tutta una serie di nuove questioni. Intanto la questione del potere costituente: quale soggetto pu costituire il potere? Quello del controllo del potere, che per il fatto stesso di essere frutto della volont generale del corpo politico assume le caratteristiche di assolutezza, chiudendo ogni possibilit di resistenza legittima; Quello della divisone dei poteri, quello del rapporto tra societ politica e societ civile

Come accennato pocanzi il potere, unico, che appartiene a tutto il corpo politico, legittimato dall'espressione della volont di tutti che nelle teorie giusnaturalistiche, avviene nella forma del contratto sociale.

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Possiamo descrivere il Giusnaturalismo a partire da alcune sue caratteristiche peculiari che descriver qui schematicamente: 1. Esistono norme di diritto naturale e dunque razionali, anteriori ad

ogni norma giuridica positiva, che dovrebbero costituire il modello per ogni legge positiva; 2. politico; 3. Riconoscimento di alcuni principi universali fuori dai quali non c' laicizzazione dell'idea di stato e fondamento umano del potere

legge ma arbitrio; 4. Stato di Natura, costruito per via razionale, mostra il sostrato

comune di tutte le societ e la condizione naturale dell'uomo.

Tranne che per Hobbes e Rousseau lo stato di natura una forma di vita associata nella quale vigono alcuni diritti originari: vita, libert, propriet cui mancano per le garanzie di tutela. Da qui la necessit di uscire dallo stato di natura e istituire un potere capace di garantire la convivenza civile e rendere disponibili i diritti naturali.

A met del secolo XVII possiamo quindi segnare una cesura epocale, una Sattelzeit, da una forma di razionalit naturale, fondata sulla trascendenza, ad una razionalit scientifica. In questo passaggio si consuma un altro mutamento epocale che quello che matura nella concezione e dunque nel modo di pensare ed agire il CONFLITTO. Se prima il conflitto, la guerra, la faida erano forme naturali della relazione umana adesso il conflitto visto come la patologia dell'associazione umana il cui scopo prioritario sar appunto la neutralizzazione dei conflitti per dar vita ad una societ pacificata, che attenzione non una societ della pace o pacifista, ma una societ in cui la concentrazione della forza nelle mani di uno solo, lo stato, toglie legittimit a qualunque uso della forza che non provenga dallo stato stesso. Dunque la pace non la fine della guerra ma la vittoria di un solo attore, lo stato appunto.

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Il conflitto si trova al centro del dispositivo centrale della modernit politica, il contratto sociale, che appunto lo strumento per uscire dallo stato di natura, conflittuale o potenzialmente conflittuale e dare vita allo stato. Nel contratto sociale infatti gli individui esprimono la propria volont razionale per dare vita ad una societ che risolva il conflitto grazie alla creazione di un corpo politico dotato di una forza che maggiore di quella posseduta da ciascuno dei suoi membri.

Attenzione per, se nella tradizione politica precedente il contratto sottolineava la soggettivit politica delle parti contraenti, era cio un accordo tra parti che tali rimanevano prima e dopo il contratto, e dunque potevano stipulare il contratto, romperlo, tradirlo e resistere legittimamente alle sue violazioni . Con il giusnaturalismo e il contrattualismo moderno il contratto sociale d vita ad un soggetto che non preesiste il contratto stesso, il popolo, la societ, che nasce appunto in virt del contratto. Il potere di tutto il corpo politico e ha nell'eguaglianza il proprio fondamento e il proprio fine. Dunque un potere irresistibile, al quale non si pu resistere perch essendo fondato sulla base della volont razionale di tutti i contraenti resistergli significherebbe andare contro se stessi.

Dunque il potere moderno nasce sulla base della VOLONTA' razionale di tutti e si esplica nella forma della RAPPRESENTANZA.

In latino persona indica il travestimento di un uomo camuffato sulla scena, e dal palcoscenico il significato di questo termine si allargato ad indicare chiunque parli o agisca in rappresentanza di altri. Cos persona un attore ed impersonare significa fare la parte di, rappresentare, dare corpo alla persona di un altro o agire in suo nome.

Nel linguaggio politico la rappresentanza indica la dipendenza di colui che esercita un potere nei confronti di coloro da cui ha ricevuto il mandato per il suo agire

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politico, dunque l'agire politico del rappresentante non trova la propria legittimazione nel rappresentante ma in coloro i quali sono rappresentati.

In questo senso rappresentare significa dunque "stare al posto di", "agire in vece altrui", dipendere da condizioni che altri hanno posto e non muoversi in modo autonomo.

Questo concetto di rappresentanza era tipico dell'et cetuale, e si caratterizzava nella figura del MANDATO IMPERATIVO. Nella dimensione moderna del potere il concetto di rappresentanza assume invece una nuova accezione che si esplica nelle forme del MANDATO LIBERO.

Cosa cambiato? Se nel mandato imperativo bisognava far emergere la volont degli elettori, con mandato libero ci che emerge, che prende forma, la volont della nazione: il popolo sovrano ma la volont del popolo quella che emerge nel parlamento, organo a sua volta sovrano. dunque il parlamento ad esprimere la volont popolare che non n formata n determinata in precedente ma che prende forma nell'atto della rappresentazione.

necessario chiarire il significato e la funzione che la R. assume nel modo moderno di intendere la politica soprattutto per fugare le confusioni che spesso la interpretano come il rispecchiamento fedele di qualcosa che le preesistente, in questo caso la volont popolare. In questo senso si tende a ritenere che in parlamento si rappresentino le volont degli elettori, o di gruppi di elettori, in relazione ai loro diversi interessi o appartenenze territoriali. Ma questa visione non corrisponde con la logica del concetto di rappresentanza, n con la pratica politica della rappresentanza, una logica e una pratica politica che risale al XVIII secolo.

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Questo momento di nascita, che possiamo segnare con la Rivoluzione francese, caratterizzato dallintento di operare una rottura nei confronti del modo precedente di intendere la politica, nella quale si parlava di rappresentanza in relazione agli ordini: aristocrazia, clero, borghesia, IV stato ecc, ordini e parti che formavano la societ e ai quali spettavano particolari privilegi, libertates, esigenze e bisogni, di fronte a colui che tiene le redini del governo, il monarca.

Con le trasformazioni del modo di pensare che abbiamo fino ad ora descritto la societ politica, razionalmente intesa, e non pi naturalmente formata, perch il potere sia legittimo deve essere da tutti voluto, non pi pensabile che vengano rappresentate volont particolari, diverse e particolari, perch, come abbiamo visto, gli individui sono tutti uguali e liberi e lo stato deve rendere accessibili, cio effettivi i diritti naturali. Siamo passati cio dall'ambito del privilegio particolare a quello dei diritti universali. Il compito di coloro che sono rappresentanti, non pi di uno stato o di un ceto particolare, ma dellunit dello Stato, nel quale i cittadini non sono da un punto di vista politico differenziati, non sar pi quello di rispecchiare volont parziali dei gruppi, ma invece quello di mettere in forma, cio di dare un contenuto determinato, alla volont generale, cio a quella della totalit del corpo politico.

Viene cos a cadere la figura del mandato imperativo che aveva caratterizzato la rappresentanza nel mondo europeo e questo viene trasfigurato nella forma del mandato libero, in cui si perde quella relazione con volont determinate e preesistenti alla rappresentazione che caratterizzava luso precedente del termine di rappresentanza.

Da quando la volont politica quella dellintera nazione, del popolo intero, latto che istituisce i rappresentanti, non consiste pi in una trasmissione di volont politica, ma piuttosto nella costituzione del potere politico legittimo, attraverso la fiducia

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espressa nei confronti di quegli attori politici che daranno vita allazione e alla volont del corpo politico.

La rappresentanza al centro della costruzione del corpo politico hobbesiano: il processo di autorizzazione un processo di costituzione dellautorit attraverso il quale ognuno si riconosce, dal patto in poi, come autore delle azioni dellattore, della persona pubblica di colui che rappresenta la parte di tale persona, il sovrano.

Il sovrano la maschera, lattore, lunico attore sulla scena politica, e le sue azioni hanno come autori gli individui che lo hanno autorizzato e che con ci stesso diventano sudditi. Lessere rappresentante un elemento costitutivo del sovrano: non si d corpo politico se non mediante lazione rappresentativa e questa d forma alla personalit dello Stato ed allunit politica.

Solo ora e non prima della nascita dei rappresentanti si pu parlare di una determinata volont politica. La funzione che istituisce i rappresentanti espletata attraverso le elezioni, che assumono un ruolo strategico. In senso proprio allora le elezioni consistono non in una trasmissione di volont politica, ma in una forma di autorizzazione, di costituzione cio dellautorit e di legittimazione di coloro che metteranno in atto questa autorit: gli attori politici.

Questo concetto di rappresentanza politica si incarica di dare attuazione al fondamento della legittimazione del potere, il quale non pu consistere nella comando di qualcuno nei confronti degli altri, ma di un diritto di coazione che solo lintero corpo collettivo detiene nei confronti di tutti i suoi membri: il popolo libero se ubbidisce alle leggi che si dato.

Tale espressione, dallapparenza convincente, in realt complicata dal fatto che nel termine popolo c' una dualit di significati:

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1) Popolo il soggetto collettivo che esprime la volont sovrana attraverso quel comando che la legge, cio popolo chi fa la legge; 2) Popolo linsieme dei singoli cittadini che dovranno ubbidire alla legge. Il nocciolo centrale della legittimazione del potere moderno consiste proprio nellidentit di chi comanda e chi ubbidisce. In realt non di identit si tratta, ma di identificazione, e il concetto che si incarica di tale operazione appunto quello di rappresentanza attraverso la procedura delle elezioni.

La genesi del concetto e della sua logica si trova paradossalmente, per il senso comune che collega lagire rappresentativo alla democrazia e ravvisa invece in Hobbes laffermazione del potere assoluto del sovrano proprio nel pensiero

hobbesiano e nel suo tentativo di dare luogo ad una scienza politica basata su una razionalit formale che debba valere per tutti e che si liberi da quel governo delluomo sulluomo.

Il concetto moderno di rappresentanza non solo nasce ma risulta centrale per la scienza politica moderna, all'interno della quale svolge un ruolo strategico, ancora pi rilevante di quello di sovranit.

La costituzione della forma politica che esclude la naturalit del comando e delle differenze tra gli uomini si basa sulla volont razionale di tutti gli individui. Ma il coinvolgimento della totalit degli individui come fondamento del potere pu avvenire solo a patto dellespropriazione del loro agire politico.

Tutti sono autori delle azioni dellattore, il rappresentante, che sia esso il sovrano o unassemblea, quindi tutti hanno rinunciato ad agire nel senso pubblico del termine. Daltro canto questo meccanismo di disincarnazione colpisce lo stesso

rappresentante, che non pu essere inteso come soggetto di azione, ma solo una persona, una maschera prestata alle azioni di cui tutti si son fatti autori. Nel momento

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stesso della sua genesi la soggettivit politica scissa, solo il frutto di una mediazione: persona colui che rappresenta sulla scena e la natura della persona di essere rappresentativa, cio di essere connotata dalla scissione e dalla doppiezza.

Se la rappresentanza cetuale, in virt della soggettivit politica che la sosteneva e dei meccanismi del mandato imperativo che la caratterizzavano, poneva uno di fronte allaltro soggetti politici che, pur nelle forme della loro interdipendenza, mantenevano una propria autonomia politica ed antropologica, la rappresentanza politica moderna, con Hobbes, disincarna entrambi i poli di quel dualismo e di quel conflitto, per risolverlo non attraverso la supremazia di un elemento sullaltro, come nella lettura tradizionale dellassolutismo, ma fondendoli in ununificazione del soggetto della sovranit.

Il potere politico, nella dimensione della sovranit moderna, si fonda sulla concentrazione e sul monopolio della forza che agisce con diritto e non come pura coercizione, la cui legittimit riposa sul principio di ununica volont che si differenzia dalle volont dei singoli.

Perci possiamo dire, e questo fondamentale per la teologia politica moderna, che la rappresentanza costituisce il segreto della sovranit. Perch mostra insieme come sia possibile per il corpo collettivo agire in modo unitario, esprimere una volont e un comando che sia unico, e, prima ancora, come sia possibile che un corpo politico si venga a costituire. Senza rappresentanza non c sovranit e senza sovranit non c societ politica. Quando si dimentica questa matrice logica della sovranit moderna si rischia di cadere in una trappola, perch si cerca di liberarsi del concetto di sovranit e delle sue contraddizioni attraverso una concezione che intenda il potere come fondato dal basso.

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Non si pu trascurare unultima annotazione, affinch la teoria sia comprensibile. Quanto detto ha una sua logica rigorosa, ma solo a partire dal presupposto da cui si partiti. Si tratta del ruolo fondante attribuito al concetto di individuo in relazione alla societ. Il concetto di individuo, che in questo modo si pone come strategico per il pensiero della politica, non risulta dalla realt quale emerge nellesperienza, ma il prodotto di una astrazione scientifica, in quanto devono essere messe da parte le determinazioni e i legami, i rapporti in cui i singoli uomini concretamente vivono e sono reali.

Tutto lo sviluppo della costruzione si basa su questo presupposto. Perci, se il concetto di rappresentanza costituisce il segreto della sovranit e dunque del modo di pensare la politica che si determinato nella modernit, viene ad assumere un rilievo decisivo la nota affermazione di Hobbes secondo la quale c un unico modo di pensare come una moltitudine di individui, che uno (uomo o assemblea) sia il rappresentante. Il concetto moderno di rappresentanza tutto ancorato alla immaginazione politica che si basa su questi due poli: il soggetto individuale e il soggetto collettivo (nelle costituzioni: Stato e cittadini).

Ma questo processo che legittima il potere d luogo ad una situazione aporetica che coinvolge il soggetto moderno, cio l'individuo. I singoli che sono posti alla base della costruzione teorica sono bens soggetti della politica in quanto autori, ma proprio per questo si trovano in realt privati dellazione, che solo gli attori politici compiono. Questi ultimi per altro compiono azioni che non sono loro, ma sono imputabili agli autori. In questa dialettica appare impossibile dare un significato forte e strategico alla categoria della responsabilit.

Ci permette di parlare di una forma di spoliticizzazione che va di pari passo con la posizione del cittadino al centro della scena politica. Nelle elezioni il cittadino non legato alla realt concreta che lo caratterizza: al suo sapere, ai suoi bisogni, alle sue

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competenze, alle sue relazioni, ma esprime, quando possibile, una preferenza per una persona, che gli pi o meno proposta o imposta. Nella scelta egli del tutto esposto alla fiducia, si trova nellambito dellopinione e dunque in balia di chi riesce a influenzare e determinare la sua opinione.

Allinterno della democrazia rappresentativa tuttavia tale aspetto non prende il senso del rispecchiamento ma piuttosto incide in quella dialettica nella quale i rappresentanti sono eletti e per rimanere tali devono essere riconfermati, e si crea lopposizione tra maggioranza e minoranza. Lazione rappresentativa sempre sotto il giudizio degli elettori, che possono riconfermare o cambiare i loro rappresentanti. Si manifesta cos, nella forma che viene comunemente indicata come consenso, quel lato rilevante per la rappresentanza nella forma politica democratica, che consiste nel riconoscimento

Una tale modalit di pensare la presenza politica dei cittadini richiede di porre a tema quella complicazione della concettualit classica dello Stato che si determina mediante lintroduzione della figura del partito politico. Sono infatti i partiti a costituire quelle organizzazioni che servono a convogliare in scelte determinate la volont degli elettori. Una riflessione su questo punto porterebbe alla conclusione che i partiti politici non portano al superamento dellaporia, ma si inseriscono in essa con effetti spesso perversi, e, oltre a ci, evidenziano una sfasatura tra la realt e la funzione legittimante costituita dalla carta costituzionale, che prevede il rappresentante come libero da vincoli di mandato

Nella rappresentanza moderna, quale da Schmitt concepita, solo chi esercita il potere ha una funzione rappresentativa e dunque politica. Pensare la dimensione politica dei cittadini appare un compito necessario, tanto pi quanto pi nella rappresentanza emerge una dimensione propria della prassi delluomo e dello stesso

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pensiero. Ma per affrontare questo punto bisogna prima passare attraverso la riflessione sulla teologia politica.

Carl Schmitt: teologia politica e rappresentanza Il pensiero di Carl Schmitt al centro di un dibattito veramente variegato, ma sicuramente S. si colloca ad uno dei livelli pi alti di comprensione della concettualit politica moderna, dunque quello che c' forse di veramente notevole nel pensiero s. non tanto la sua proposta interpretativa quanto la sua capacit di comprensione della genesi e della crisi del pensiero politico moderno, lo jus publicum europaeum.

Comprendere i concetti politici moderni significa interrogarli, comprenderne la genesi, le implicazioni e le aporie, essere al di l del loro semplice detto, e della loro funzione legittimante. S. non mantiene i concetti come presupposti, ma li interroga e li indaga nel loro concreto funzionamento. E' un modo filosofico di pensare, se con questo termine non intendiamo una speculazione astratta , o una concezione del mondo, o una proposta di soluzione dei mali del mondo, ma per pensiero filosofico intendiamo un pensiero radicale del politico, un pensiero critico.

La TP in S ci che ci permette di intendere cosa sia la costellazione dei concetti politici moderni e come questi siano centrati sul binomio sovranit-rappresentazione.

Se il tentativo moderno di intendere il politico mediante il diritto e in questo quadro il diritto coincide con lo statuale, l'atteggiamento schmittiano quello dell'interrogazione della forma-stato, per andare ad un concetto di politico che spieghi l'origine di quella forma, e che per ci con quella forma non si identifichi. Questo non significa dislocarsi in un altro ambito diverso da quello statale, ma trovare nella stessa forma stato la sua propria origine.

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Per comprendere in quale modo nasce questa forma politica abbiamo ripercorso i dati essenziali del giusnaturalismo moderno e della scienza politica moderna che nasce con Hobbes e dei concetti politici che essa genera al centro dei quali sta il concetto di sovranit o di potere.

Riprendiamo qui la definizione di Herrschaft di Max Weber che definiva il potere come rapporto formale di comando obbedienza e il concetto di disciplina come disposizione a obbedire al comando di chi esercita il potere.

Weber definisce questo rapporto formale perch l'obbedienza non dipende dai contenuti del comando ma dipende dal fatto che il vero fondamento di legittimit del rapporto di obbligazione politica si basa sul fatto che chi obbedisce lo fa in quanto intende il comando di chi autorizzato ad esprimerlo come se fosse prodotto della propria volont, intende cio la volont di chi detiene il potere politico come la propria volont, dunque una volont rappresentativa.

Colui che detiene il potere lo esercita legittimamente in quanto ritenuto come colui che non esprime la sua propria volont e una propria azione, ma piuttosto la volont e l'azione di tutto il corpo politico. Questa la struttura dell'agire rappresentativo nel quale tutti sono autori delle azioni che l'attore, il rappresentante compie.

Come abbiamo visto, al centro della forma stato ci sono sovranit e rappresentanza, il grande contributo di Schmitt sta nell'aver compreso questa logica che sta alla base della costruzione teorica moderna e la centralit che in questa assume l'unit politica, un corpo politico unico, una persona civile, la cui vita altra da quella degli singoli che sono ormai divenuti individui privati.

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Dunque il contributo di S. sta proprio nell'aver colto questo rapporto tra sovranit e rappresentazione e unit politica

L'agire rappresentativo performativo cio produce forma, non dipende da una forma ma produce una forma e la TP ravvisata proprio all'interno del concetto fondamentale di rappresentazione che costituisce il cuore della forma politica moderna.

Dunque centralit della Rappresentazione e movimento formante della forma politica, scrive Schmitt: " non c' nessuno stato senza rappresentanza, poich non c' nessuno stato senza forma di stato e alla forma spetta essenzialmente la rappresentazione dell'unit politica."

La R. costituisce la struttura del politico cos come questo si d nello stato moderno: rappresentare significa rendere visibile e temporaneamente presenta un essere invisibile mediante un essere che pubblicamente presente l'invisibile (l'autore rappresentato) presupposto come assente ed al tempo stesso reso presente (dall'attore rappresentante).

Ma cosa significa rendere presente l'assente, se una cosa resa presente ci che reso presente non pi assente.

Ed qui che la struttura della rappresentanza moderna contiene l'elemento teologico proprio del politico e, nello stesso tempo, rivela la struttura teoretica che manifesta un'aporia fondamentale nella prassi umana.

La teologia politica non la fondazione teologica del politico, n pu essere ridotta ad un processo di secolarizzazione dai concetti teologici a quelli politici.

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Per TP si deve intendere la presenza nel politico, per il suo stesso costituirsi, di una trascendenza, o meglio di un movimento di trascendimento della realt empirica che necessario e nello stesso tempo irrisolto. Il politico non si pu nemmeno costituire se restiamo sul piano del presente empirico e infatti l'agire rappresentativo comporta il rapporto con ci che non empiricamente presente.

Se ripensiamo infatti che la rappresentanza moderna non rappresentanza di parti o di volont costituite, ma dell'unit del popolo e della sua volont, capiamo in che senso questa non presente. La volont del popolo non immediatamente presente ma lo diventa solo nell'atto della rappresentazione rimanendo tuttavia per sua natura assente, la sua presenza cio nella forma dell'assenza e ci che presente l'immagine che ha preso forma mediante la rappresentanza.

In ci consiste la struttura teologica della rappresentazione e dunque il concetto di secolarizzazione assume un concetto assai pi rilevante di quello che di solito si ravvisa nel saggio TP. Secolarizzazione non un passaggio dal teologico al politico, dal trascendente al mondano, ma indica il tentativo, proprio del politico, della prassi dell'uomo, di rendere visibile e dunque di fare entrare nel saeculum, ci che trascendente, che ideale.

La secolarizzazione non va dunque intesa come passaggio dal trascendente al mondano ma sta ad indicare il fatto che il piano mondano della politica non pu risolversi in se stesso, ma implica concetti di origine teologica proprio in quanto non pu, nonostante tutte le sue pretese, risolversi sul piano dell'immanenza e della mondanit, ma implica l'idea in un costante movimento di trascendimento della realt empirica: senza questo movimento la politica non si riesce a costituire, nemmeno nella sua forma pi laica e terrena.

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