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Lezioni di Geometria 4

2008-2009
(II Semestre)
Mauro Nacinovich
Indice
Parte 1. Complementi di Topologia Generale 9
Capitolo 1. Spazi normali 11
1. Assiomi di separazione 11
2. Funzioni di Urysohn 15
3. Estensione di funzioni continue 17
4. Partizione dellunit`a negli spazi normali 19
5. Funzioni semicontinue e spazi normali 21
6. Assiomi di numerabilit`a e di separabilit`a 27
7. Un teorema di immersione e metrizzabilit`a 30
Capitolo 2. Spazi di Baire 33
1. Denizione ed esempi di spazi di Baire 33
2. Alcuni teoremi sulle funzioni reali continue e semicontinue 35
3. Alcune applicazioni agli spazi normati 41
Capitolo 3. Spazi di funzioni continue 45
1. Il teorema di approssimazione di Stone-Weierstrass 45
2. La topologia compatta-aperta 49
3. Il teorema di approssimazione nel caso non compatto 53
Parte 2. Gruppi Topologici 55
Capitolo 4. Gruppi topologici 57
1. Denizioni principali 57
2. Il gruppo degli omeomorsmi di uno spazio topologico 58
3. Propriet`a generali dei gruppi topologici 60
4. Omomorsmi di gruppi topologici 65
5. Caratteri 66
Capitolo 5. Esponenziale di matrici 67
1. Spazi di matrici 67
2. La decomposizione di Wedderburn 70
3. Esponenziale di matrici 71
4. Matrici Hermitiane 76
Capitolo 6. Gruppi lineari e loro algebre di Lie 81
1. Decomposizione di Cartan delle matrici di GL(n, C) 81
3
4 INDICE
2. Algebre di Lie 82
3. Algebra di Lie di un gruppo lineare 86
4. La trasformata di Cayley 94
Capitolo 7. Gruppi lineari compatti 97
1. Propriet`a topologiche di U(n) 97
2. Il gruppo speciale unitario 99
3. Il gruppo speciale lineare complesso 100
4. I gruppi O(n) ed SO(n) 101
5. Lomomorsmo canonico SU(2) SO(3) 103
6. Il gruppo quaternonico unitario Sp(n) 107
7. Sfere e gruppi compatti 109
8. Il gruppo SO(4) 110
Capitolo 8. La lista di Cartan dei gruppi classici 113
1. Decomposizione di Cartan per una classe di gruppi
pseudoalgebrici 113
2. I gruppi classici non compatti 117
3. I gruppi U(j, ) e SU(j, ) 118
4. I gruppi Sp(n, C) e SU

(2n) 120
5. I gruppi SO(n, C) e SO

(2n) 121
6. I gruppi Sp(j, ; C) 122
7. I gruppi SO(j, ) 123
Parte 3. Primi elementi di Geometria Dierenziale 125
Capitolo 9. Calcolo dierenziale negli spazi Euclidei 127
1. Funzioni dierenziabili negli spazi R
n
127
2. Equazioni dierenziali ordinarie 130
3. Il teorema delle funzioni implicite 136
4. Mollicatori 139
5. Immersioni e sommersioni dierenziabili negli spazi Euclidei 142
6. Sottovariet`a dierenziabili negli spazi Euclidei 144
Capitolo 10. Geometria dierenziale di R
n
147
1. Campi di vettori in R
n
147
2. Curve integrali di un campo di vettori in R
n
150
3. Gruppi locali a un parametro associati ai campi di vettori 152
4. Campi di vettori e cambiamenti di coordinate 155
5. Derivata di Lie rispetto a un campo di vettori 156
6. Spazio tangente a un aperto di R
n
157
7. Spazio tangente a una sottovariet`a di R
n
158
8. Campi di vettori 1-correlati 159
9. Il teorema di Frobenius 160
10. Integrali primi 163
Capitolo 11. Variet`a topologiche e variet`a dierenziabili 165
INDICE 5
1. Paracompattezza e partizione dellunit`a 165
2. Variet`a topologiche 166
3. Denizione di variet`a dierenziabile 169
4. Applicazioni dierenziabili 171
5. Immersioni, sommersioni, dieomorsmi 173
6. Sottovariet`a dierenziabili 174
7. Dieomorsmi 176
Capitolo 12. Il Lemma di Sard 179
1. Il lemma di Sard negli spazi Euclidei 179
2. Il teorema di Sard per variet`a dierenziabili 184
3. Il teorema dimmersione di Whitney 185
Capitolo 13. Forme dierenziali negli spazi Euclidei 191
1. Forme dierenziali in R
n
191
2. Pull-back 191
3. Dierenziale di una forma 192
4. Orientazione e sottovariet`a di R
n
. 194
5. Integrazione e formule di Stokes 196
Capitolo 14. Fibrati vettoriali e brati principali 201
1. Campi di vettori e curve integrali sulle variet`a 201
2. Vettori tangenti e brato tangente 203
3. Fibrati vettoriali 206
4. Fibrato cotangente e tensori 208
5. Forme dierenziali su una variet`a 209
6. Derivata di Lie di un tensore. 211
7. Distribuzioni vettoriali 213
8. Gruppi di Lie 217
9. Fibrati principali 220
10. Il brato dei sistemi di riferimento 222
11. Fibrati vettoriali associati a brati principali 222
12. G-strutture 223
13. Trasversalit`a 224
Parte 4. Elementi di teoria dellomotopia 227
Capitolo 15. Omotopia 229
1. Omotopia libera di applicazioni continue 229
2. Equivalenza omotopica di spazi topologici 230
3. Spazi topologici contrattili 231
4. Omotopia legata. Retratti di deformazione. Omotopia relativa 232
5. /-connessione 233
6. /-connessione relativa 235
7. Propriet`a di omotopia delle sfere 236
8. Il teorema del punto sso di Brouwer 242
6 INDICE
Capitolo 16. Gruppi di omotopia 243
1. Gruppi di omotopia di uno spazio puntato 243
2. Cambiamento del punto di base e azione del gruppo fondamentale247
3. Insiemi convessi in R
n
248
4. Fibrati di Serre 249
5. Fibrati localmente banali 252
6. Successione esatta di omotopia di un brato di Serre 253
7. Esempi 256
Capitolo 17. Rivestimenti ed omotopia 265
1. Azioni di gruppo 265
2. Omeomorsmi locali 267
3. Rivestimenti 269
4. Gruppo del rivestimento 272
5. Rivestimenti con gruppo di rivestimento assegnato 275
6. Rivestimenti di Galois 276
Capitolo 18. Il teorema di Van Kampen 277
1. Prodotto libero di gruppi 277
2. Teorema di Van Kampen 278
3. Alcuni esempi ed applicazioni 283
Capitolo 19. C\-complessi 289
1. Denizioni fondamentali 289
2. Attaccamenti 298
3. Applicazioni cellulari ed attaccamenti di celle 299
4. Prolungamenti dierenziabili di funzioni continue 300
5. Approssimazione cellulare 302
6. Una propriet`a di omotopia delle coppie cellulari 304
7. Cobrazioni 305
8. Alcune propriet`a di omotopia dei C\-complessi 307
9. Coppie cellulari /-connesse ed equivalenza omotopica 309
10. Gruppi di omotopia degli spazi cellulari di dimensione 1 312
11. Gruppo fondamentale di uno spazio cellulare 313
Capitolo 20. Esercizi e Complementi 315
1. Esercizi 315
2. Le superci modello 316
3. Gruppo fondamentale delle curve algebriche piane 319
4. Esempi di curve piane irriducibili (Esercizi) 323
5. Curve piane riducibili (Esercizi) 324
6. Altri esercizi 325
7. Variet`a di Stiefel e di Grassmann reali 326
8. Variet`a di Stiefel e di Grassmann complesse 331
Parte 5. Curve e Superci 335
INDICE 7
Capitolo 21. Geometria dierenziale delle curve 337
1. Curve parametriche in R
n
337
2. Decomposizioni di Gauss e di Gram 341
3. Curve nello spazio Euclideo 348
4. Complementi sulle curve nello spazio euclideo 357
5. Curve nello spazio di Minkowski 360
6. Curve nello spazio unimodulare 362
Capitolo 22. Curve piane 367
1. Equazioni di Frenet delle curve piane 367
2. Concavit`a, convessit` a, essi e circonferenza osculatrice 368
3. Curve piane chiuse 371
4. Altre propriet`a delle curve chiuse 375
Capitolo 23. Metriche Riemanniane e pseudo-Riemanniane 379
1. Metriche Riemanniane e pseudo-Riemanniane. Invarianti e
parametri dierenziali 379
2. Equazioni dierenziali ai dierenziali totali 383
3. Simboli di Christoel e dierenziazione covariante 387
4. Propriet`a dei simboli di Christoel 391
5. Le equazioni per lequivalenza 395
6. Curvatura di una metrica pseudo-Riemanniana 396
7. Propriet`a del tensore di curvatura 398
8. Metriche a curvatura costante 400
Capitolo 24. Geometria Riemanniana delle superci 403
1. Alcune considerazioni euristiche 403
2. Superci Riemanniane 404
3. Superci immerse: la prima forma fondamentale 406
4. Sistemi di coordinate 408
5. Superci di rotazione 415
6. Graci 417
7. Il problema dellapplicabilit`a 420
8. La seconda forma fondamentale di una supercie 424
9. Le equazioni fondamentali per le superci in R
3
428
10. Superci con prima e seconda forma fondamentale assegnate 431
11. Superci con curvatura Gaussiana assegnata 435
Capitolo 25. Supercie nello spazio euclideo 439
1. Generalit`a sulle supercie di R
3
439
2. Curve su una supercie e riferimenti di Darboux 440
3. Linee geodetiche su una supercie 444
4. Linee di curvatura su una supercie 448
5. Il Teorema di Gauss-Bonnet 452
Capitolo 26. Analisi sulle superci di Riemann 457
1. Superci di Riemann 457
8 INDICE
2. Laplaciano su una supercie di Riemann 458
3. Il complesso di deRham 465
4. Il complesso di deRham a coecienti compatti 466
5. Forme dierenziali su una supercie di Riemann 470
6. Operatore , forme armoniche e forme olomorfe 472
7. Spazi di Hilbert di forme dierenziali 475
8. Forme armoniche e coomologia di deRham 477
Parte 1
Complementi di Topologia
Generale
CAPITOLO 1
Spazi normali
Lesistenza di funzioni continue a valori reali non banali su uno spazio
topologico A `e naturalmente legata alle propriet`a della struttura topologi-
ca. In questo capitolo esamineremo alcuni degli assiomi di separazione e
numerabilit`a collegati a questo problema e le loro conseguenze.
1. Assiomi di separazione
Un intorno di di uno spazio topologico A `e un qualsiasi sottoinsieme
1 di A tale che int 1.
Denizione 1.1. Diciamo che uno spazio topologico A soddisfa lassioma
di separazione T
i
(i = 1, 2, 3, 4) se:
(T
1
) Per ogni r ,= j A, esiste un intorno di r in A che non contenga
j.
In modo equivalente: Per ogni punto r A, linsieme r `e
chiuso in A.
(T
2
) Due qualsiasi punti distinti di A ammettono intorni disgiunti:
per ogni r ,= j A, possiamo trovare un aperto l
x
r e un
aperto l
y
j tali che l
x
l
y
= .
(T
3
) Se 1 `e un chiuso di A e r un punto di A non appartenente ad
1, esiste un aperto 1 e un aperto l r tali che l = .
Questa proriet`a `e equivalente al fatto che: Ogni punto r di A
ha un sistema fondamentale di intorni chiusi.
(T
4
) Ogni coppia di chiusi disgiunti di A ammette una coppia di
intorni disgiunti.
Se cio`e 1, G sono due chiusi di A con 1 G = , allora esistono
due aperti 1 e 1 G di A tali che 1 = .
Uno spazio topologico che soddis lassioma T
2
soddisfa anche lassioma T
1
e si dice di Hausdor o separato.
Uno spazio topologico che soddis gli assiomi T
1
e T
3
soddisfa anche
lassioma T
2
e si dice regolare.
Uno spazio topologico che soddis gli assiomi T
1
e T
4
soddisfa anche gli
assiomi T
2
e T
3
e si dice normale.
Esempio 1.2. Un qualsiasi insieme A che contenga almeno due punti, con
la topologia indiscreta, soddisfa T
3
e T
4
ma non T
1
e T
2
.
11
12 1. SPAZI NORMALI
Esempio 1.3. La topologia dellordine su un insieme A linearmente ordi-
nato soddisfa T
2
.
Siano infatti r < j due punti distinti di A. Se esiste o A tale che
r < o < j, allora le semirette . A[ . < o e . A[ o < . sono intorni
aperti disgiunti di r e j rispettivamente. Se non esiste nessun elemento o
per cui sia r < o < j, allora . A[ r < j e . A[ r < o sono intorni
aperti disgiunti di r ed j rispettivamente.
Esempio 1.4. Sia A un insieme che contenga almeno due punti, o un
punto di A. La topologia = , A, o rende A uno spazio T
4
ma
non T
3
. Infatti se e 1 sono due chiusi disgiunti di A, uno dei due `e
necessariamente vuoto. Il chiuso A o e il punto o non hanno intorni
disgiunti, in quanto A `e lunico aperto di A che contiene A o.
Esempio 1.5. Sia A lo spazio topologico ottenuto considerando sullinter-
vallo [0, 1] di R la topologia che ha come prebase degli aperti la famiglia
formata dagli insiemi [0, /[, ]/, 1] al variare di / in ]0, 1[ e dallinsieme
l = r [0, 1[ [ r(1 + n) , N 0 n N
al variare di / in ]0, 1[. Lo spazio topologico cos` ottenuto soddisfa T
2
ma non
T
3
. La topologia che si ottiene su [0, 1] `e pi` u ne della topologia Euclidea e
quindi `e separata. Mostriamo che essa non soddisfa lassioma T
3
: linsieme
1 = (1 + n)
1
n N `e un chiuso di ([0, 1], ) che non contiene il punto
0. Ma 0 ed 1 non hanno intorni disgiunti: infatti gli aperti l
b
= [0, /[l
di 0 , al variare di / in ]0, 1[, formano un sistema fondamentale di intorni di
0 nella . Fissato / ]0, 1[, possiamo trovare N tale che (1 + )
1
< /.
Un qualsiasi aperto contenente 1 contiene un intervallo ](1 +)
1
c, (1 +
)
1
+c[ per qualche c 0 sucientemente piccolo e quindi ha intersezione
non vuota con l
b
.
Esempio 1.6. Lo spazio vettoriale K
n
, con la topologia di Zariski, soddisfa
T
1
, ma, se K contiene inniti elementi e n 1, non soddisfa gli assiomi T
2
,
T
3
, T
4
.
Teorema 1.7. Un sottospazio di uno spazio topologico che soddisfa las-
sioma di separazione T
i
soddisfa ancora lassioma di separazione T
i
se i =
1, 2, 3. Un sottospazio chiuso di uno spazio topologico che soddis lassioma
T
4
soddisfa lassioma T
4
.
Dimostrazione. Sia Y un sottospazio topologico dello spazio topolo-
gico A.
Se A soddisfa T
1
, i sottoinsiemi di Y formati da un solo punto sono
chiusi in A e quindi a maggior ragione nella topologia di sottospazio di Y .
Quindi anche Y soddisfa T
1
.
Supponiamo che A sia di Hausdor. Se r ,= j Y , esistono due intorni
aperti disgiunti l
x
di r e l
y
di j in A. Allora l
x
Y e l
y
Y sono intorni
aperti disgiunti di r e j in Y . Quindi Y `e anchesso di Hausdor.
1. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 13
Supponiamo ora che A soddis T
3
. Siano 1 un chiuso di Y e j un punto
di Y non appartenente ad 1. Per la denizione della topologia di sottospazio,
esiste un sottoinsieme chiuso di A tale che Y = 1. Allora `e un
chiuso di A che non contiene il punto j e possiamo trovare aperti 1 ed l
in A tali che
1, j l, 1 l = .
Allora 1 Y e l Y sono intorni disgiunti di 1 ed j in Y .
Supponiamo inne che A soddis lassioma T
4
e che Y sia un chiuso
di A. Se 1
1
ed 1
2
sono chiusi disgiunti di Y , allora essi sono anche chiusi
disgiunti di A e vi sono quindi due aperti
1
,
2
di A tali che
1
1

1
, 1
2
1
2
,
1

2
= .
Allora
1
Y e
2
Y sono intorni aperti disgiunti di 1
1
ed 1
2
in Y .
Osservazione 1.8. Vedremo nel seguito che un sottospazio chiuso di uno
spazio normale pu`o non essere un sottospazio normale.
Teorema 1.9. Ogni spazio metrizzabile `e normale.
Dimostrazione. Sia A uno spazio metrizzabile e sia d : A A R
una distanza che denisce la topologia di A.
Dimostriamo innanzi tutto che A `e di Hausdor: se r ,= j A, le palle
aperte 1(r,
1
2
d(r, j)) e 1(j,
1
2
d(r, j)) sono due intorni aperti disgiunti di r
e j.
Siano ora e 1 due chiusi disgiunti di A. Poiche le funzioni A r
d(r, ) R e A r d(r, 1) R sono continue, i due insiemi
l = r A[ d(r, ) < d(r, 1) e \ = r A[ d(r, ) d(r, 1)
sono aperti disgiunti A, che contengono rispettivamente e 1.
Teorema 1.10. Ogni retratto di uno spazio di Hausdor `e chiuso.
Dimostrazione. Sia Y A un retratto dello spazio topologico di Hau-
sdor A. Sia : A Y una retrazione. Se Y = A, la tesi `e banalmente
vera. Supponiamo quindi Y ,= A e sia r AY . Poiche A `e di Hausdor,
r e (r) hanno intorni aperti disgiunti l e \ . Poiche `e continua, possia-
mo trovare un intorno aperto l
t
di r contenuto in l tale che (l
t
) \ .
Ma questa inclusione implica in particolare che (j) ,= j se j l
t
, cio`e
l
t
Y = . Quindi A Y `e intorno di ogni suo punto, perci`o aperto e Y `e
chiuso.
Teorema 1.11. Condizione necessaria e suciente anche uno spazio to-
pologico A sia di Hausdor `e che la diagonale
X
= (r, r) [ r A sia
chiusa nel prodotto topologico A A.
Dimostrazione. Supponiamo che A sia di Hausdor e siano r ,= j
due punti distinti di A. Se l
x
, l
y
sono intorni aperti disgiunti di r e j
rispettivamente, allora l
x
l
y
`e un intorno di (r, j) in A A che non
interseca
X
. Questo dimostra che A A
X
`e aperto in A A.
14 1. SPAZI NORMALI
Supponiamo viceversa che
X
sia chiusa in A A. Se r, j sono punti
distinti di A, allora (r, j) ,
X
e possiamo trovare un intorno aperto l =
l
x
l
y
, con l
x
e l
y
aperti di A, che non interseca
X
. Chiaramente l
x
e l
y
sono in A intorni disgiunti di r e di j rispettivamente.
Proposizione 1.12. Siano ), p : A Y due applicazioni continue denite
su uno spazio topologico A e a valori in uno spazio di Hausdor Y . Allora
r A[ )(r) = p(r)
`e chiuso in A.
Dimostrazione. Lapplicazione
(), p) : A r ()(r), p(r)) Y Y
`e continua. La diagonale
Y
= (j, j) [ j Y `e chiusa in Y Y perche Y
`e di Hausdor e dunque la sua immagine inversa mediante (), p) `e un chiuso
di A.
Teorema 1.13. Sia / uno degli interi 1, 2, 3. Il prodotto topologico A di
una 1-upla (A
i
)
iI
di spazi topologici non vuoti soddisfa lassioma T
h
se e
soltanto se ogni spazio topologico A
i
soddisfa lassioma T
h
.
Dimostrazione. La condizione `e necessaria perche ogni spazio A
i
am-
mette unimmersione topologica nel prodotto A.
Il prodotto di spazi T
1
`e T
1
perche il prodotto di chiusi `e un chiuso.
Supponiamo ora che tutti gli A
i
siano separati. Se r, j sono punti distinti
di A, vi `e almeno un indice i 1 per cui r
i
,= j
i
. Se , 1 sono intorni
aperti disgiunti di r
i
, j
i
in A
i
, allora
1
i
() e
1
i
(1) sono intorni aperti
disgiunti di r e j in A.
Supponiamo ora che tutti gli A
i
soddisno lassioma T
3
. Sia r un punto
di A. Vogliamo dimostrare che esso ammette un sistema fondamentale di
intorni chiusi. Sia l un qualsiasi intorno di r in A. Esso contiene un intorno
aperto di r della forma

jJ

1
j
(
j
)
ove J 1 `e nito e
j
, per , J, un intorno aperto di r
j
in A
j
. Poiche A
j
`e T
3
, possiamo trovare chiusi 1
j
tali che
r
j
int 1
j
1
j
=

1
j

j
, J.
Allora
l 1 =

jJ

1
j
(1
j
)

jJ

1
j
(int 1
j
) r
e quindi 1 `e un intorno chiuso di r contenuto in l. Ci`o dimostra che A
soddisfa lassioma T
3
.
Osservazione 1.14. In generale il prodotto di spazi normali pu`o non essere
uno spazio normale.
2. FUNZIONI DI URYSOHN 15
2. Funzioni di Urysohn
Lemma 2.1. Siano e 1 due chiusi disgiunti di uno spazio topologico A
che soddisfa lassioma T
4
. Sia la famiglia degli intorni aperti di che
non intersecano 1 e sia linsieme di tutti i numeri razionali della forma
: 2
n
con : ed n interi e 0 : 2
n
1. Esiste una applicazione
:
tale che
(:
1
) (:
2
) :
1
, :
2
con :
1
< :
2
.
Dimostrazione. Indichiamo con
n
linsieme

n
= :2
n
[ : N, 0 : 2
n
.
Osserviamo che
n

n+1
. Dimostriamo per induzione su n che `e possibile
denire
n
:
n
tale che
(1)
n
(:
1
)
n
(:
2
) :
1
, :
2

n
con :
1
< :
2
,
(2)
n+1
[
n
=
n
se n 0.
Sia n = 0. Allora
0
= 0, 1. Deniamo
0
(1) = A1. Poiche A soddisfa
T
4
, ammette un intorno chiuso 1 contenuto in A 1. Possiamo porre
allora
0
(0) = int 1.
Supponiamo di aver denito
n
per un n 0. Deniamo allora
n+1
sugli elementi (2:) 2
n1
= : 2
n
mediante
n+1
(2: 2
n1
) =
n
(:
2
n
). Per ogni intero dispari 0 < 2: + 1 < 2
n+1
, dopo aver scelto un
intorno chiuso 1
m
di
n
(: 2
n
) in
n
((:+1) 2
n
), poniamo
n+1
((2:+
1) 2
n1
) = int 1
m
. La
n+1
cos` denita soddisfa le condizioni (1) e
(2). Ottenuta la successione delle
n
, deniamo lapplicazione :
mediante
[
n
=
n
n N.
Tale applicazione soddisfa la tesi.
Teorema 2.2 (Lemma di Urysohn). Siano e 1 due chiusi disgiunti di
uno spazio topologico A che soddisfa lassioma T
4
. Allora esiste una funzione
continua
) : A [0, 1]
tale che
)(r) = 0 r , )(r) = 1 r 1.
Dimostrazione. Sia : lapplicazione denita nel lemma
precedente. Deniamo una funzione ) : A I = [0, 1] ponendo:
)(r) =
_
inf: [ r (:) se r (1)
1 se r , (1).
Questa funzione vale 0 su e 1 su 1. Inoltre
16 1. SPAZI NORMALI
(1) (i) )
1
([0, :[) =
:
: < :

(:) `e aperto in A per ogni : [0, 1];


(2) (ii) )
1
([0, :]) =
:
: :

(:) =
:
: :

(:)
`e chiuso in A per ogni : [0, 1];
quindi )
1
(]:, 1]) = A )
1
([0, :]) `e aperto per ogni : [0, 1].
Poiche gli aperti della forma [0, :[ e ]:, 1] formano una prebase della topologia
di I = [0, 1], ne segue che ) : A I `e continua.
Una funzione continua ) : A I = [0, 1] che valga 0 su e 1 su 1 si
dice una funzione di Urysohn della coppia (, 1). Abbiamo quindi il
Teorema 2.3. Condizione necessaria e suciente anche uno spazio to-
pologico A soddis lassioma T
4
`e che ogni coppia di chiusi disgiunti di A
ammetta una funzione di Urysohn.
Osservazione 2.4. Sia A uno spazio topologico che soddisfa lassioma di
separazione T
4
e sia (, 1) una coppia di chiusi disgiunti di A. Se `e
ritagliabile, possiamo trovare una funzione di Urysohn della coppia (, 1)
strettamente positiva su A : se infatti ) : A I `e una funzione di
Urysohn della coppia (, 1) e p : A I una funzione continua tale che
p(r) = 0 per r e p(r) 0 se r , , allora la funzione
max(), p) : A r max()(r), p(r)) I
`e ancora continua e gode delle propriet`a desiderate.
Se e 1 sono due chiusi disgiunti ed entrambi ritagliabili, allora possia-
mo trovare una funzione di Urysohn della coppia (, 1) tale che = )
1
(0)
e 1 = )
1
(1). Se infatti )
1
: A 1 una funzione di Urysohn della coppia
(, 1) con = )
1
1
(0) e )
2
: A 1 una funzione di Urysohn della coppia
(1, ) con )
1
2
(0) = 1, allora la ) : A r )
1
(r) (1 )
2
(r)) 1 `e una
funzione di Urysohn della coppia (, 1) con le propriet`a desiderate.
Osservazione 2.5. Componendo funzioni di Urysohn con le trasformazioni
ani
R t ot + / R
(ove o R 0, / R) si possono ottenere funzioni continue che assumano
arbitrari valori reali ,= su una coppia di chiusi disgiunti (, 1) di uno
spazio topologico A che soddis T
4
.
La caratterizzazione di Urysohn degli spazi che godono della propriet`a
di separazione T
4
suggerisce di introdurre la seguente nozione:
Uno spazio topologico A si dice completamente regolare se per ogni
chiuso di A ed ogni punto r , di A esiste una funzione continua
) : A 1 tale che
)(r) = 0, )(j) = 1 j .
3. ESTENSIONE DI FUNZIONI CONTINUE 17
Uno spazio topologico che sia completamente regolare e T
1
si dice di Ty-
chono.
Teorema 2.6. Un sottospazio topologico di uno spazio normale `e di Tycho-
no.
Dimostrazione. Siano Y un sottospazio topologico di uno spazio nor-
male A, 1 un chiuso di Y e j un punto di Y non appartenente ad 1. Se 1
`e un chiuso di A tale che 1 Y = 1, posto = j, osserviamo che `e
chiuso in A perche A `e normale e dunque in particolare T
1
, ed `e disgiunto da
1. La restrizione a Y di una funzione di Urysohn della coppia (, 1) ci d`a
una funzione continua ) : Y I che vale 0 in j e 1 nei punti di 1. Questo
dimostra che Y `e completamente regolare.
`
E anche T
1
perche sottospazio di
uno spazio T
1
e quindi di Tychono.
Teorema 2.7. Un prodotto topologico di spazi completamente regolari `e
completamente regolare.
Dimostrazione. Sia A il prodotto topologico della 1-upla di spazi to-
pologici completamente regolari (A
i
)
iI
. Fissato un punto r di A e un
chiuso 1 di A che non lo contenga, possiamo trovare un sottoinsieme nito
J di 1 ed aperti
j
r
j
=
j
(r) di A
j
, per , J, tali che

jJ

1
j
(
j
) 1 = .
Per ogni , J sia )
j
: A
j
I una funzione continua tale che )
j
(r
j
) = 1 ed
)
j
(j) = 0 per j A
j

j
. Allora
) : A j

jJ
)
j
(
j
(j)) I
`e una funzione continua che vale 1 in r e 0 su 1.
3. Estensione di funzioni continue
Teorema 3.1 (Teorema di estensione di Urysohn). Sia un chiuso non
vuoto di uno spazio topologico A che soddisfa lassioma di separazione T
4
.
Per ogni funzione continua
) : R
possiamo trovare una funzione continua

) : A R
che prolunga ): tale cio`e che risulti

)[
A
= ).
Inoltre possiamo fare in modo che

)(A) sia contenuto nellinviluppo convesso
di )().
Per dimostrare questo teorema utilizzeremo il seguente
18 1. SPAZI NORMALI
Lemma 3.2. Sia A uno spazio topologico T
4
e 1 un chiuso non vuoto di
A. Sia 1 un numero reale positivo e
: 1 [1, 1]
una funzione continua. Esiste allora una funzione continua
: A [1, 1]
tale che
(i) [(r)[ 1,3 r A
(ii) [(r) (r)[ 21,3 r 1.
Dimostrazione. I sottoinsiemi:
= r 1 [ (r) 1,3 e 1 = r 1 [ (r) 1,3.
sono due chiusi disgiunti di A. Per il Lemma di Urysohn esiste una funzione
continua : A [1,3, 1,3] che valga 1,3 su e 1,3 su 1. Tale
funzione soddisfa le condizioni (i) ed (ii).
Dimostrazione del Teorema 3.1 Supponiamo inizialmente che la fun-
zione ) sia a valori nellintervallo [1, 1]. Dico che allora possiamo trovare
una successione p
n
di funzioni continue p
n
: A [1, 1], per n 0, tale
che
()
_
[p
n
(r)[ 3
1
(2,3)
n
[)(r)

n
j=1
p
j
(r)[ (2,3)
n
r .
La successione p
n
pu`o essere denita per ricorrenza: poniamo p
0
= 0 e
supponiamo di aver costruito p
0
, ..., p
n
che soddisno le (). Allora
r )(r)
n

j=1
p
j
(r) [(2,3)
n
, (2,3)
n
]
`e una funzione continua e per il lemma precedente possiamo trovare una
funzione continua p
n+1
: A [(2,3)
n
, (2,3)
n
] che soddis:
[p
n+1
(r)[ (1,3)(2,3)
n
r A,
[)(r)
n+1

j=1
p
j
(r)[ (2,3)
n+1
r .
La serie

j=0
p
n
converge allora uniformemente a una funzione continua
p : A R ed abbiamo:

j=0
p
n
(r)

(1,3)

j=0
(2,3)
n
= 1,
p[
A
= ).
4. PARTIZIONE DELLUNIT
`
A NEGLI SPAZI NORMALI 19
Consideriamo ora il caso generale. Sia J linviluppo convesso di )() in R.
Se J `e un intervallo della forma [o, /] con < o < / < , ci riconduciamo
al caso precedente componendo la ) con la trasformazione ane
R t /(t) =
2t o /
/ o
R.
La / ) `e una applicazione continua su a valori in [1, 1]. Se p : A
[1, 1] `e una sua estensione continua, la

) = /
1
p `e una estensione continua
di ) a valori in [o, /]. Se J `e un intervallo limitato, consideriamo la sua
chiusura J in R. Per le considerazioni appena svolte, possiamo supporre
J = [1, 1] e trovare unestensione p : A [1, 1] di ). Allora 1 e
p
1
([1, 1] J) sono chiusi disgiunti di A e possiamo trovare una funzione
continua : A 1 = [0, 1] che valga 1 su 1 e 0 su p
1
([1, 1] J). La

) : A r p(r) (r) J `e allora lestensione cercata. Inne, se J non `e


un intervallo limitato di R, ci riconduciamo ai casi precedenti componendo
) con lomeomorsmo
R t
t
1 +[t[
] 1, 1[.
4. Partizione dellunit`a negli spazi normali
Sia ) : A R una funzione a valori reali denita su uno spazio topolo-
gico A. Si dice supporto di ) la chiusura in A dellinsieme dei punti r di A
in cui )(r) ,= 0:
supp) = r A[ )(r) ,= 0.
Sia un ricoprimento di A. Una partizione continua dellunit`a su A
subordinata al ricoprimento `e il dato di una famiglia

A
: A R[
di applicazioni continue tali che
(i)
A
(r) 0 , r A;
(ii) supp
A
[ `e un ricoprimento localmente nito di A;
(iii)

A
(r) = 1 r A.
Lemma 4.1. Sia A uno spazio topologico che soddisfa lassioma T
4
e sia
=
i
[ i 1 un ricoprimento aperto localmente nito di A. Possiamo
allora trovare un ricoprimento aperto = 1
i
[ i 1 di A tale che 1
i

i
per ogni i 1.
Dimostrazione. Introduciamo su 1 un buon ordinamento
1
<. Co-
struiremo la famiglia per induzione transnita, in modo che
(1) 1
i

i
i 1,
(2) , 1, 1
i
[ i ,
i
[ , < i `e un ricoprimento aperto di A.
1
Ci` o signica che I `e totalmente ordinato rispetto a < e che ogni sottoinsieme non
vuoto di I ammette minimo rispetto a <.
20 1. SPAZI NORMALI
Fissiamo ,
0
1 e supponiamo di aver costruito i 1
i
per i < ,
0
in modo che la
(1) valga per i < ,
0
e che per ogni / 1 con / < ,
0
1
i
[ i /
i
[ / < i
sia un ricoprimento aperto di A.
Allora

j
0
= 1
i
[ i < ,
0

i
[ i ,
0

`e un ricoprimento aperto di A. Infatti, se r A, allora J = i 1 [ r


i

`e nito per lipotesi che fosse un ricoprimento localmente nito. Se qualche


i J `e ,
0
, allora
j
0
contiene un aperto
i
che contiene r. Altrimenti,
indichiamo con ,
t
il pi` u grande elemento di J. Poiche per lipotesi induttiva
1
i
[ i ,
t

i
[ ,
t
< i
`e un ricoprimento aperto di A, r 1
i
per qualche i ,
t
< ,
0
e dunque
appartiene a un 1
i

j
0
.
Consideriamo ora linsieme
1 = A
_
_
_
j<j
0
1
j

_
j
0
<j

j
_
_
.
Esso `e un chiuso contenuto in
j
0
in quanto
j
0
`e un ricoprimento di A.
Essendo A uno spazio T
4
, il chiuso 1 ha un intorno chiuso G contenuto in

j
0
. Posto 1
j
0
= int G, chiaramente
1
i
[ i ,
0

i
[ ,
0
< i
`e un ricoprimento aperto di A e vale la (1) per , ,
0
.
Per induzione transnita otteniamo quindi una famiglia = 1
i
[ i 1
tale che valgano le (1), (2). Chiaramente `e un ricoprimento aperto di A:
se r A e , `e il minimo indice in 1 tale che r ,
j
, la (2) ci dice che r 1
i
per qualche i ,.
La dimostrazione `e completa.
Teorema 4.2. Sia un ricoprimento aperto localmente nito di uno spa-
zio topologico A che soddis lassioma di separazione T
4
. Allora esisteuna
partizione continua dellunit`a subordinata a .
Dimostrazione. Sia =
i
[ i 1. Utilizzando il lemma precedente,
otteniamo due ricoprimenti aperti B = 1
i
[ 1 1 e T = 1
i
[ i 1 tali
che
1
i
1
i
1
i

i
i 1.
Per ogni i 1 sia
i
: A I una funzione continua tale che

j
(r) =
_
1 per r 1
i
0 per r A 1
i
.
La somma
(r) =

iI

i
(r)
5. FUNZIONI SEMICONTINUE E SPAZI NORMALI 21
`e localmente nita e quindi denisce una funzione continua su A. Inoltre
(r) 1 per ogni r A. Ponendo quindi

i
(r) =
i
(r),(r) r A, i 1
otteniamo la partizione dellunit`a continua cercata.
Osservazione 4.3. Nel caso in cui il ricoprimento aperto sia numerabile
o nito, possiamo dimostrare il teorema sullesistenza di partizioni conti-
nue dellunit`a subordinate a facendo uso del solo assioma di induzione di
Peano.
5. Funzioni semicontinue e spazi normali
Indichiamo con R la retta reale estesa:
R = R , +
con la relazione dordine usuale.
Una funzione
) : A R
denita su uno spazio topologico A si dice
semicontinua superiormente se r A[ )(r) < o `e aperto in A per ogni
o R;
semicontinua inferiormente se r A[ )(r) o `e aperto in A per ogni
o R.
Osservazione 5.1. In modo equivalente: ) : A R `e semicontinua
superiormente se r A[)(r) o `e chiuso in A per ogni o 1;
`e semicontinua inferiormente se r A[)(r) o `e chiuso in A per
ogni o R.
Osservazione 5.2. Una funzione ) : A R per cui la A r )(r)
R sia contemporaneamente semicontinua superiormente e inferiormente `e
continua.
2
Indichiamo con SCS(A) (risp. SCI(A)) linsieme delle funzioni semicon-
tinue superiormente tali che )(A) [, +[ (risp. inferiormente tali che
)(A) ] , +]) sullo spazio topologico A.
Indichiamo con ((A) linsieme di tutte le funzioni continue a valori reali
sullo spazio topologico A.
Per losservazione precedente,
SCS(A) SCI(A) = ((A).
2
In questo paragrafo, per semplicare le notazioni, non faremo distinzione tra una
funzione f a valori in un sottoinsieme A di R e la funzione a valori in R che si ottiene
componendola con linclusione A R.
22 1. SPAZI NORMALI
Esempio 5.3. Sia A un insieme e un sottoinsieme di A. Si dice funzione
caratteristica dellinsieme la funzione
A
: A 1 R denita da:

A
(r) =
_
1 se r
0 se r , .
Se A `e uno spazio topologico, la funzione caratteristica
A
`e semicontinua su-
periormente se e soltanto se linsieme `e chiuso, semicontinua inferiormente
se e soltanto se linsieme `e aperto.
Infatti: se
A
`e semicontinua superiormente,
= r A[
A
(r) 1
`e un chiuso. Viceversa, se `e un chiuso,
A
`e semicontinua superiormente
perche:
r A[
A
(r) o =
_

_
A se o 0
se 0 < o 1
se o 1
`e chiuso per ogni o R.
Se
A
`e semicontinua inferiormente, allora
= r A[
A
(r) 0
`e un aperto. Viceversa, se `e aperto:
r A[
A
(r) o =
_

_
A se o < 0
se 0 o < 1
se o 1
`e aperto per ogni o R e quindi
A
`e semicontinua inferiormente.
Lemma 5.4. Siano ), p SCS(A) e R, 0. Allora
(1) ) + p SCS(A),
(2) ) SCS(A),
(3) max), p SCS(A)
(4) ) SCI(A).
Analogamente: Siano ), p SCI(A) e R, 0. Allora
(1
t
) ) + p SCI(A),
(2
t
) ) SCI(A),
(3
t
) min), p SCI(A)
(4
t
) ) SCS(A).
Dimostrazione. Verichiamo la (1). Siano ), p SCS(A). La fun-
zione ) + p : A R `e a valori in [, +[. Inoltre, per ogni o
R,
r A[ )(r) + p(r) < o =
_
s+t<a
(r A[ )(r) < : r A[ p(r) < t)
`e aperto perche unione di aperti.
5. FUNZIONI SEMICONTINUE E SPAZI NORMALI 23
La verica della (2) e della (4) sono immediate.
Mostriamo che max), p SCS(A) se ), p SCS(A). Intanto
max), p(r) < + per ogni r A
perche )(r), p(r) < +. Se poi o `e un qualsiasi numero reale,
r A[ max), p(r) < o = r A[ )(r) < o r A[ p(r) < o
`e aperto perche intersezione di due aperti.
Le aermazioni relative a SCI(A) si vericani in modo analogo.
Lemma 5.5. Sia un sottoinsieme di R e : R una funzione non
decrescente.
Se SCS(), ) SCS(A) e )(A) , allora ) SCS(A).
Se SCI(), ) SCI(A) e )(A) , allora ) SCI(A).
Dimostrazione. Supponiamo ) SCS(A). Per ogni o R, conside-
riamo linsieme:
1
a
=
_
(t)<a
r A[ )(r) < t.
Esso `e aperto perche unione di aperti e
1
a
r A[ )(r) < o
perche `e non decrescente.
Per dimostrare che ) SCS(A), mostriamo che questi due insiemi
coincidono. Sia r
0
A tale che )(r
0
) < o. Posto )(r
0
) = :, abbiamo
(:) < o e, poiche abbiamo supposto la semicontinua superiormente,
possiamo trovare un c 0 tale che (t) < o se : c < t < : + c. Allora
r
0
r A[ )(r) < : +

2
1
a
. Questo dimostra che
r A[ )(r) < o 1
a
e quindi i due insiemi coincidono.
La dimostrazione dellenunciato che riguarda le funzioni semicontinue
inferiormente `e analoga.
Teorema 5.6. Sia )
i
[ i 1 una qualsiasi famiglia di funzioni di oCo(A).
Allora la
) : A r inf
iI
)
i
(r) R
`e ancora una funzione semicontinua superiormente della classe SCS(A). Sia
)
i
[ i 1 una qualsiasi famiglia di funzioni di oC1(A). Allora la
) : A r sup
iI
)
i
(r) R
`e ancora una funzione semicontinua inferiormente della classe SCI(A).
Dimostrazione. Supponiamo )
i
[ i 1 SCS(A) e )(r) = inf
iI
)
i
(r)
per ogni r A. Fissato un qualsiasi numero reale o linsieme:
r A[ )(r) < o =
_
iI
r A[ )
i
(r) < o
24 1. SPAZI NORMALI
`e aperto perche unione di aperti. Quindi la ) `e semicontinua inferiormente
e chiaramente `e a valori in [, +[ se tutte le )
i
sono a valori in tale
insieme.
La dimostrazione della seconda parte del teorema `e del tutto analoga.

Lemma 5.7. Siano )


n
e p
n
due successioni di funzioni continue a valori
in I, denite su uno spazio topologico A. Supponiamo che inf
n
)
n
= )
p = sup
n
p
n
. Possiamo allora trovare una funzione continua / : A I tale
che ) / p.
Dimostrazione. Sostituendo a )
n
la funzione continua min)
0
, ...., )
n

e a p
n
la funzione continua max p
0
, ..., p
n
possiamo supporre che )
n
)
n+1
e p
n
p
n+1
per ogni n N.
Deniamo ora due successioni di funzioni continue
n
e
n
ponendo
_

0
= 0

n
= max
jn
min)
j
, p
j
se n 0

0
= 1

n
= max
n1
, )
n
se n 0.
Le funzioni
/
1
: A r sup
n

n
(r) 1,
/
2
: A r inf
n

n
(r) 1,
sono la prima semicontinua inferiormente e la seconda semicontinua supe-
riormente su A. Inoltre
n
p
n
e
n
)
n
per ogni n ci dicono che /
1
p
e /
2
).
Vogliamo dimostrare che /
1
= /
2
= /: la / risulter`a continua e soddi-
sfer`a la tesi del lemma.
Sia R t < /
1
(r) per un punto r A. Poiche la successione delle
n
`e non decrescente, possiamo trovare un intero 1 tale che
n
(r) t per
ogni n . In particolare, per un indice j con 1 j abbiamo )

(r) t
e p

(r) t. Quindi
)
1
(r) )
2
(r) ... )

(r) t <

(r)
+1
(r) ...
e quindi anche
n
(r) t per ogni n. Ci`o dimostra che /
1
/
2
.
Sia ora t un numero reale con t /
1
(r). Scegliamo un altro nume-
ro reale : tale che /
1
(r) < : < t. Allora
n
(r) < : per ogni n e quindi
min)
n
(r), p
n
(r) < : per ogni n. Se fosse )
n
(r) t per ogni n, avremmo
p
n
(r) < : per ogni n e dunque p(r) : < t )(r) ci darebbe una contrad-
dizione. Deve quindi essere )

(r) t per qualche intero positivo e dunque

(r) t. Allora /
2
(r) t. Ne segue che `e anche /
2
/
1
e dunque le due
funzioni sono uguali. La dimostrazione `e completa.
5. FUNZIONI SEMICONTINUE E SPAZI NORMALI 25
Lemma 5.8. Sia A uno spazio topologico T
4
e siano ) SCS(A), p
SCI(A) due funzioni tali che
0 )(r) p(r) 1 r A.
Esiste allora una funzione continua / : A R tale che
)(r) /(r) p(r) r A.
Dimostrazione. Per ogni coppia di interi positivi :, n con 1 : n
sia
n,m
: A [
m
n
, 1] R una funzione continua che valga
m
n
sul chiu-
so r A[ p(r)
m1
n
e 1 sul chiuso r A[ )(r)
m
n
. Abbiamo

n,m
(r) )(r) su A. Per ogni intero positivo n consideriamo allora la
funzione continua

n
: A r min
1mn

n,m
(r) R.
Abbiamo allora
n
(r) )(r) su A e inoltre
n
(r)
m+1
n
se p(r)
m
n
.
Posto
)
0
(r) = inf
n

n
(r) per r A,
otteniamo una funzione semicontinua superiormente tale che
)(r) )
0
(r) p(r) r A.
Applicando lo stesso ragionamento alle funzioni r 1 p(r) e 1 )
0
(r),
che sono la prima semicontinua superiormente e la seconda semicontinua
inferiormente, possiamo trovare una successione
n
di funzioni continue

n
: A I tali che, posto G
0
= inf
n

n
, risulti 1p(r) G
0
(r) 1)
0
(r)
per ogni r A. Allora p
0
(r) = 1 G
0
(r) `e lestremo superiore di una
successione di funzioni continue e risulta
)(r) )
0
(r) p
0
(r) p(r) r A.
Per il lemma precedente possiamo trovare una funzione continua / : A I
tale che )
0
(r) /(r) p
0
(r) per ogni r A. Tale funzione / soddisfa la
tesi.
Osservazione 5.9. La propriet`a espressa dal Lemma ?? caratterizza gli
spazi topologici T
4
. Siano infatti e 1 due chiusi disgiunti dello spazio
topologico A. Dette
A
e
B
le loro funzioni caratteristiche, le funzioni 1

A
e
B
sono la prima semicontinua inferiormente, la seconda semicontinua
superiormente e

B
(r) 1
A
(r) r A.
Una funzione continua / : A 1 tale che

B
(r) /(r) 1
A
(r) r A
`e una funzione di Urysohn della coppia (, 1).
Quindi, uno spazio topologico A per cui valga lenunciato del Lemma
?? soddisfa necessariamente lassioma di separazione T
4
.
26 1. SPAZI NORMALI
Teorema 5.10 (Teorema di interpolazione). Sia A uno spazio topologico
T
4
ed ) SCS(A), p SCI(A) due funzioni tali che
< )(r) p(r) < + r A.
Esiste allora una funzione / : A R continua tale che
)(r) /(r) p(r) r A.
Dimostrazione. Consideriamo la funzione : R 1 denita da:
(t) =
1
2
+
t
1 + 2[t[
t R.
Essa denisce un omeomorsmo crescente di R sullintervallo aperto int 1 =
]0, 1[, che ha inversa
(:) =
_
2s1
4s
per 0 < : 1,2
2s1
4(1s)
per 1,2 : < 1.
Consideriamo la funzione ). Essa `e ancora semicontinua superiormen-
te perche composta di una funzione semicontinua superiormente e di una
funzione continua e crescente.
Analogamente p `e ancora semicontinua inferiormente perche composta
di una funzione semicontinua inferiormente e di una funzione continua e
crescente.
Per il lemma precedente possiamo trovare una funzione continua :
A I tale che
)(r) (r) p(r) r A.
La funzione continua / = soddisfa allora le condizioni del teorema.
Teorema 5.11. Sia A uno spazio normale. Allora
(1) Ogni ) SCS(A) limitata superiormente `e estremo inferiore di
una famiglia di funzioni continue.
(2) Ogni ) SCI(A) limitata inferiormente `e estremo superiore di una
famiglia di funzioni continue.
Dimostrazione. Sia ) SCS(A) e supponiamo che )(r) c su A per
una costante c R. Supponiamo vi sia un punto r
0
A in cui )(r
0
) < c.
Fissato un qualsiasi numero reale : con )(r
0
) < : < c, la funzione
(r) =
_
: se r = r
0
c se r A r
0

`e semicontinua inferiormente perche A r


0
`e aperto in quanto abbiamo
supposto che A soddis lassioma T
1
. Per il teorema di interpolazione,
possiamo trovare una funzione continua / : A R tale che
max)(r), : /(r) (r) r A.
6. ASSIOMI DI NUMERABILIT
`
A E DI SEPARABILIT
`
A 27
Da questa osservazione segue che, detto T linsieme di tutte le funzioni
continue / : A R tali che / ), abbiamo
)(r) = inf/(r) [ / T.
La dimostrazione della (2) `e analoga.
6. Assiomi di numerabilit`a e di separabilit`a
Uno spazio topologico A si dice separabile se contiene un sottoinsieme
1 denso e numerabile.
Esempio 6.1. La retta reale R con la topologia euclidea `e separabile, in
quanto linsieme Q dei numeri razionali `e denso in R e numerabile.
Denizione 6.2. Diciamo che uno spazio topologico A soddisfa al primo as-
sioma di numerabilit`a se ogni punto di A ammette un sistema fondamentale
di intorni numerabile.
Diciamo che uno spazio topologico A soddisfa al secondo assioma di
numerabilit`a o che `e a base numerabile se ammette una base numerabile di
aperti.
Teorema 6.3. Uno spazio topologico A che soddisfa il secondo assioma di
numerabilit`a soddisfa anche al primo ed `e separabile.
Dimostrazione. Sia B =
n
[ n N una base numerabile degli aperti
della topologia
X
di A. Fissato un punto r di A, la famiglia
n
B [ r

n
`e una base numerabile di intorni di r in A.
Per ogni n appartenente allinsieme N
t
dei numeri naturali per cui
n
,=
, scegliamo un elemento r
n

n
. Allora 1 = r
n
[ n N
t
`e un sottoin-
sieme denso e numerabile di A.
Teorema 6.4. Uno spazio topologico metrizzabile soddisfa al primo assio-
ma di numerabilit`a. Esso soddisfa al secondo assioma di numerabilit`a se e
soltanto se `e separabile.
Dimostrazione. Sia A uno spazio topologico metrizzabile e d una di-
stanza su A che ne denisca la topologia. Per ogni r A le palle aperte
1
d
(r, 2
n
) di A per la distanza d formano un sistema fondamentale di intorni
numerabile di A.
Abbiamo gi`a osservato che se A soddisfa al secondo assioma di nume-
rabilit`a allora `e separabile. Supponiamo ora viceversa che A sia separabile.
Sia 1 = r
n
[ n N un sottoinsieme denso e numerabile di A. Dico che
allora
B = 1
d
(r
n
, 2
m
) [ :, n N
`e una base numerabile di A. Sia infatti un aperto di A e r . Possiamo
allora trovare un c 0 tale che 1
d
(r, c) . Scegliamo un intero positivo
: tale che 2
m
< c,2. Poiche 1 `e denso in A, esiste r
n
1 tale che
d(r, r
n
) < 2
m
. Allora r 1
d
(r
n
, 2
m
) . Quindi ogni punto di un
aperto `e contenuto in un elemento di B contenuto in . Questo dimostra
28 1. SPAZI NORMALI
che B `e una base di A. Chiaramente la base B che abbiamo ottenuto `e
numerabile.
Si verica facilmente la:
Proposizione 6.5. Un sottospazio di uno spazio topologico che soddis al
primo (risp. al secondo) assioma di numerabilit`a soddisfa anchesso al primo
(risp. al secondo) assioma di numerabilit`a.
Esempio 6.6. Un sottospazio di uno spazio topologico separabile non `e
necessariamente separabile. Sia A = (R, ) ove `e la topologia che ha come
base degli aperti gli intervalli chiusi a sinistra e aperti a destra della forma
[o, /[ con o < /. Lo spazio topologico prodotto AA `e separabile, in quanto
QQ ne `e un sottoinsieme denso e numerabile. Daltra parte la topologia
indotta sul sottospazio Y = (r, r) [ r R `e la topologia discreta e quindi
Y non `e separabile con la topologia di sottospazio.
Teorema 6.7. Sia A, con topologia , il prodotto topologico di una 1-upla
(A
i
)
iI
di spazi topologici, ciascuno dei quali contenga almeno due punti.
Allora
(1) A soddisfa al primo assioma di numerabilit`a se ogni A
i
soddisfa al
primo assioma di numerabilit`a e 1 `e nito o numerabile.
(2) A soddisfa al secondo assioma di numerabilit`a se ogni A
i
soddisfa
al secondo assioma di numerabilit` a e 1 `e nito o numerabile.
(3) A `e separabile se e ogni A
i
`e separabile e 1 ha al pi` u la potenza del
continuo.
Dimostrazione. (1) Sia r A e per ogni i 1 sia |
i
un sistema
fondamentale numerabile di intorni di r
i
=
i
(r) in A
i
. Allora
| =
iJ

1
i
(l
i
) [ J 1 `e nito e l
i
|
i

`e un sistema fondamentale di intorni numerabile di r.


(2) Per ogni i 1 sia B
i
una base numerabile di A
i
. Allora
B =
iJ

1
i
(
i
) [ J 1 `e nito e
i
B
i

`e una base numerabile di .


(3) Se 1 ha al pi` u la potenza del continuo, possiamo supporre che 1
[0, 1[ R. Indichiamo con linsieme di tutte le partizioni nite di [0, 1[ in
intervalli chiusi a sinistra e aperti a destra con estremi razionali. Linsieme
`e numerabile. Per ogni indice i 1 sia 1
i
= r
in

nN
un sottoinsieme
numerabile e denso di A
i
. Consideriamo il sottoinsieme di A:
1 =r A[ 1
1
, ..., 1
k
, n
1
, ..., n
k
N
tali che
i
(r) = r
ins
se i 1
s
1 1 : /.
Linsieme 1 `e numerabile. Esso `e denso in A. Se infatti J `e un sottoinsieme
nito di 1 e, per ogni , J,
j
un aperto di A
j
, possiamo trovare una
partizione 1
1
, ..., 1
k
tale che ciascun insieme della partizione contenga
6. ASSIOMI DI NUMERABILIT
`
A E DI SEPARABILIT
`
A 29
al pi` u un elemento , di J. Per ogni , J laperto
j
di A
j
contiene un
elemento r
jn
j
di 1
j
. Allora lelemento r di 1 denito da
r
h
=
_
r
hn
j
se /, , 1
s
per qualche 1 : /
r
h0
altrimenti
appartiene a
jJ

1
j
(
j
).
Teorema 6.8. Ogni spazio topologico che soddis lassioma T
3
e sia a base
numerabile soddisfa anche lassioma T
4
.
Dimostrazione. Sia B una base numerabile di aperti di uno spazio
topologico A, che soddis anche lassioma di separazione T
3
. Siano e 1
due chiusi disgiunti di A. Per ogni punto r esiste un intorno aperto
l
x
B di r tale che l
x
1 = e per ogni j 1 un intorno aperto \
y
B
di j tale che \
y
= . Poiche B `e numerabile, possiamo trovare due
successioni r
n
e j
n
1 tali che
l
x
[ r = l
xn
[ n N, = \
y
[ j 1 = \
yn
[ n N.
Poniamo l
n
= l
xn
e \
n
= \
yn
. Allora l
n
e \
n
sono due ricoprimenti
aperti di e 1 rispettivamente che sono numerabili e hanno la propriet`a:
l
n
1 = , \
n
= n N.
Poniamo
l
t
0
= l
0
l
t
n
= l
n

n1
_
j=1
\
j
\
t
n
= \
n

n
_
j=0
l
j
.
Allora
l =

_
j=0
l
t
n
`e un aperto contenente
\ =

_
j=0
\
t
n
`e un aperto contenente 1.
Dico che i due aperti l e \ sono disgiunti. Se infatti fosse r l \ ,
avremmo r l
t
n
\
t
m
per due interi :, n 0. Non pu`o essere n :
perche in questo caso l
t
n
\
t
m
l
n
(\
m
l
n
) = , ne n : in quanto
in questo caso l
t
n
\
t
m
(l
n
\
m
) \
m
= . Quindi l \ = . La
dimostrazione `e completa.
30 1. SPAZI NORMALI
7. Un teorema di immersione e metrizzabilit`a
Teorema 7.1. Ogni spazio regolare a base numerabile ammette unimmer-
sione topologica in /
2
.
Dimostrazione. Sia A uno spazio topologico regolare a base numera-
bile e sia B una base numerabile degli aperti di A. Sia
= (l, \ ) [ l, \ B, l \ .
Linsieme `e numerabile e possiamo quindi trovare una applicazione sur-
gettiva
N n (l
n
, \
n
) .
Per il Teorema 6.? A `e uno spazio normale. Per ogni n N esiste quin-
di una funzione di Urysohn )
n
della coppia (l
n
, A \
n
). Consideriamo
lapplicazione
) : A r (2
n
)
n
(r))
nN
/
2
.
Lapplicazione ) `e iniettiva: se r ,= j sono due punti distinti di A, possiamo
trovare una coppia di aperti , 1 B tali che r 1 , j e quindi
un indice n N tale che r l
n
e j , \
n
. Allora )
n
(r) = 0, )
n
(j) = 1 e
dunque )(r) ,= )(j).
Dimostriamo che ) `e continua: ssiamo r
0
A ed c 0. Possiamo
scegliere : N sucientemente grande, in modo che

n=m+1
2
2n
< c
2
,2.
Poiche ciascuna delle funzioni )
n
`e continua, possiamo poi trovare un intorno
aperto \ di r
0
tale che
[)
n
(r) )
n
(r
0
)[ < c,2 per n = 0, ..., :.
Allora
|)(r) )(r
0
)|
2
=

n=0
2
2n
[)
n
(r) )
n
(r
0
)[
2
(c
2
,4)
m

n=0
2
2n
+

n=m+1
2
2n
< c
2
,
j \.
Sia ora p : )(A) A la funzione inversa dellabbreviazione )[
f(X)
X
: A
)(A). Sia j
0
= )(r
0
) )(A) e sia \ un intorno di r
0
in A. Possiamo allora
trovare una coppia (l
n
, \
n
) con r l
n
\
n
\. Se j 1(j
0
, 2
n
)
)(A) = )(r) [ |)(r) j
0
| < 2
n
avremo in particolare [)
n
(r) )
n
(r
0
)[ =
)
n
(r) < 1 e quindi r \
n
\. Questo dimostra che anche p `e continua e
quindi ) `e unimmersione topologica.
7. UN TEOREMA DI IMMERSIONE E METRIZZABILIT
`
A 31
Poiche un sottospazio di uno spazio metrizzabile `e metrizzabile, abbiamo
ottenuto il
Teorema 7.2. Uno spazio topologico a base numerabile `e metrizzabile se e
soltanto se `e regolare.
CAPITOLO 2
Spazi di Baire
1. Denizione ed esempi di spazi di Baire
Sia A uno spazio topologico. Ricordiamo che un sottoinsieme 1 di A
si dice denso in A se la sua chiusura

1 `e uguale a A, ovvero se ogni aperto
non vuoto di A contiene punti di 1.
Viceversa, chiamiamo raro o da nessuna parte denso un sottoinsieme
di A la cui chiusura non abbia punti interni, tale cio`e che risulti
(1.1) int(

) = .
Denizione 1.1. Uno spazio topologico X si dice di Baire se linterse-
zione di una sua qualsiasi famiglia numerabile di aperti densi `e ancora un
sottoinsieme denso.
Osservazione 1.2. Unintersezione nita di aperti densi `e ancora un aperto
denso. Se infatti
0
, . . . ,
n
sono aperti densi di A ed l `e un qualsiasi aperto
non vuoto di A, allora
0
l ,= perche
0
`e denso in A. Sia : il pi` u grande
intero non negativo e minore o uguale ad n per cui l
m
= l

m
j=0

j
,= .
l
m
`e aperto perche intersezione nita di aperti. Quindi, se fosse : <
n, avremmo l
m

m+1
,= perche
m+1
`e denso in A. Ma questo ci
darebbe una contraddizione perche l
m

m+1
= l

m+1
j=0

j
= l
m+1
,=
contraddirebbe la nostra scelta di :.
Per caratterizzare e studiare gli spazi di Baire `e utile introdurre il con-
cetto di categoria topologica.
Denizione 1.3. Un sottoinsieme di A si dice di prima categoria se `e
unione numerabile di insiemi rari.
Un sottoinsieme di A che non sia di prima si dice di seconda categoria.
Osservazione 1.4. Ununione numerabile dinsiemi di prima categoria `e di
prima categoria.
Lemma 1.5. Sia A uno spazio topologico. Sono equivalenti:
(1) A `e di Baire.
(2) Se 1
n
[ n N `e una famiglia numerabile di chiusi e 1 =

n=0
1
n
`e tale che int 1 ,= , allora esiste N tale che int 1

,= .
(3) Gli insiemi di prima categoria hanno parte interna vuota.
(4) Ogni aperto non vuoto di A `e di seconda categoria.
(5) Il complementare in ogni aperto non vuoto di A di un sottoinsieme
di prima categoria di A `e di seconda categoria.
33
34 2. SPAZI DI BAIRE
Dimostrazione. (1) (2). Supponiamo che A sia uno spazio di
Baire e sia 1
n
una qualsiasi successione di chiusi ciascuno con parte interna
vuota. Allora
n
= 1
n
`e per ogni n un aperto denso di A. Quindi:
1 =

n=0

n
=

_
n=0
1
n
`e denso in A. Se l fosse un aperto non vuoto contenuto in

n=0
1
n
, sarebbe
1 l = , ma questo non `e possibile perche 1 `e denso in A.
(2) (3). Se `e un insieme di prima categoria, allora =

n=0

n
,
per una successione di insiemi
n
con int(

n
) = . Per la (2) abbiamo
int
_

n=0

n
_
= , e quindi a maggior ragione int() = .
(3) (4). Per la (3) nessun aperto non vuoto pu`o essere di prima
categoria.
(4) (5).
`
E ovvia, perche lunione di due insiemi di prima categoria `e di
prima categoria.
(5) (1). Supponiamo valga (5). Sia
n
una successione di aperti
densi di A. Vogliamo dimostrare che 1 =

n=0

n
`e denso in A. Per
n, linsieme 1
n
=
n
`e un chiuso con parte interna vuota. Quindi 1 =

n=0
1
n
`e di prima categoria in A e 1 = 1. Quindi, per la (5), per ogni
aperto non vuoto l di A il complemento l 1 di 1 in l `e di seconda
categoria e in particolare non vuoto. Poiche l 1 = l 1, otteniamo la
tesi.
Da (4) segue subito che:
Corollario 1.6. Ogni sottospazio aperto di uno spazio di Baire `e uno spazio
di Baire.
Teorema 1.7. Ogni spazio di Hausdor localmente compatto `e di Baire.
Dimostrazione. Sia A = (A,
X
) uno spazio di Hausdor localmente
compatto. Sia
n
una famiglia numerabile di aperti densi di A e sia
1 =

n=0

n
. Per lOsservazione 1.2, possiamo supporre che
n+1

n
per ogni n 0.
Vogliamo dimostrare che per ogni aperto non vuoto l di A interseca 1.
A questo scopo, costruiamo induttivamente una successione 1
n
di aperti
non vuoti tali che
()
_

1
n
`e compatto n N,

1
n
l n N,

1
n+1
1
n

n+1
n N.
Infatti, poiche A `e localmente compatto, un punto r
0
di l
0
,= ha un
intorno aperto non vuoto 1
0
con chiusura compatta contenuta in l
0
.
Supponiamo di aver costruito 1
0
, ..., 1
m
in modo che le () siano soddisfatte
per n < :. Allora 1
m

m+1
`e un aperto non vuoto, e baster`a scegliere un
2. ALCUNI TEOREMI SULLE FUNZIONI REALI CONTINUE E SEMICONTINUE 35
intorno aperto 1
m+1
di un suo punto r
m+1
con chiusura compatta contenuta
in 1
m

m+1
, perche le () siano soddisfatte per ogni n :.
La famiglia

1
n
`e una famiglia di sottoinsiemi chiusi del compatto

1
0
che gode della propriet`a dellintersezione nita. Quindi , =

n=0

1
n

1 l e la tesi `e dimostrata.
Teorema 1.8. Ogni spazio metrico completo `e uno spazio di Baire.
Dimostrazione. Sia (A, d) uno spazio metrico completo e sia
n
una
successione di aperti densi di A. Per lOsservazione 1.2, possiamo supporre
che
n+1

n
per ogni n 0. Fissiamo un aperto non vuoto l di A.
Costruiamo per ricorrenza una successione 1
n
di palle aperte di A tali
che
()
_

1
n
l n N,
1
n
= 1(r
n
, :
n
) con r
n
A e 0 < :
n
< 2
n
n N

1
n+1
1
n

n+1
n N.
A questo scopo osserviamo che
0
l `e un aperto non vuoto e quindi, ssati
r
0

0
l e 0 < :
0
< min1, d(r
0
, (
0
l))
e posto 1
0
= 1(r
0
, :
0
) abbiamo

1
0

0
l. Supponiamo di aver costruito,
per n 0, le palle 1
0
, . . . , 1
m
in modo che valgano le () per n < :. Fissato
un punto r
m+1
di 1
m

m+1
l, possiamo trovare 0 < :
m+1
< 2
(m+1)
tale che, posto 1
m+1
= 1(r
m+1
, :
m+1
) risulti

1
m+1

m+1
1
m
. Allora
le () sono vericare per n :.
Ottenuta cos` una successione che verica le (), la successione r
n

dei centri delle palle 1


n
`e una successione di Cauchy. Il suo limite r

appartiene a

1
n
per ogni n N e quindi ad
n
l per ogni n. Dunque
r

1 l ,= .
2. Alcuni teoremi sulle funzioni reali continue e semicontinue
Dimostriamo in questo paragrafo alcuni teoremi sulle funzioni reali.
2.1. Punti di continuit`a di un limite puntuale di funzioni con-
tinue.
Teorema 2.1 (Baire). Sia A = (A,
X
) uno spazio topologico e sia )
n
una
successione di funzioni continue a valori reali denite su A. Supponiamo
che per ogni r A esista il limite della successione )
n
(r) R. Allora
linsieme dei punti r A in cui la funzione
) : A r lim
n
)
n
(r) R
non `e continua `e di prima categoria in A.
Dimostrazione. Per ogni intero positivo n ed ogni numero reale c 0
poniamo
1
n
(c) = r A[ [)(r) )
n
(r)[ c.
36 2. SPAZI DI BAIRE
Poniamo
G(c) =

_
n=0
int 1
n
(c).
Dimostriamo che
Y =

n=0
G(2
n
)
`e il sottoinsieme dei punti di A in cui ) `e continua. Supponiamo infatti che
) sia continua in r
0
A. Fissato c 0, possiamo trovare un indice N
tale che
[)
n
(r
0
) )(r
0
)[ c,3 n .
Poiche sia ) che )

sono continue in r
0
, esiste un intorno aperto l di r
0
in
A tale che
[)(r) )(r
0
)[ < c,3 e [)

(r) )

(r
0
)[ < c,3 r l.
Allora
[)

(r))(r)[ [)

(r))

(r
0
)[+[)

(r
0
))(r
0
)[+[)(r
0
))(r)[ < c r l.
Ci`o dimostra che 1

(c) e quindi r
0
int 1
n
(c) G(c). Poiche c 0 `e
arbitrario, ne segue che r
0
Y .
Sia viceversa r
0
Y . Fissiamo c 0. Poiche r
0
G(c,3), avremo
r
0
int 1
n
(c,3) per qualche indice n N. Esister`a dunque un intorno
aperto l di r
0
in cui
[)
n
(r) )(r)[ c,3 r l.
Poiche )
n
`e continua in r
0
, possiamo trovare un intorno aperto l
t
di r
0
, che
possiamo supporre contenuto in l, in cui risulti
[)
n
(r) )
n
(r
0
)[ < c,3.
Avremo allora:
[)(r))(r
0
)[ [)(r))
n
(r)[+[)
n
(r))
n
(r
0
)[+[)
n
(r
0
))(r
0
)[ < c r l
t
e ci`o dimostra la continuit` a di ) in r
0
.
Poniamo ora, per ogni intero non negativo n e ogni numero reale c 0:
1
n
(c) = r A[ [)
n
(r) )
m
(r)[ c : n.
Per la continuit`a delle )
n
, questi insiemi sono chiusi. Inoltre, per la conver-
genza puntuale della successione )
n
, abbiamo
A =

_
n=0
1
n
(c).
Inoltre risulta
1
n
(c) 1
n
(c),
quindi
int 1
n
(c) int 1
n
(c),
2. ALCUNI TEOREMI SULLE FUNZIONI REALI CONTINUE E SEMICONTINUE 37
e dunque
1(c) =

_
n=0
int 1
n
(c) G(c).
Ma per il complementare di 1(c) abbiamo allora
1(c) =

_
n=0
(1
n
(c) [int(1
n
c))],
unione numerabile di chiusi con parte interna vuota. Quindi 1(c) `e di prima
categoria e lo `e anche, a maggior ragione, G(c). Quindi linsieme
Y =

_
n=0
G(2
n
),
dei punti in cui ) `e discontinua, `e di prima categoria.
2.2. Funzioni semicontinue. Ricordiamo che una funzione reale ),
denita su uno spazio topologico A, `e semicontinua inferiormente se, per
ogni numero reale c, linsieme
r A [ )(r) c
`e chiuso in A.
Teorema 2.2. Sia A uno spazio di Baire ed ) : A R una funzione
semicontinua inferiormente. Allora ogni aperto non vuoto l di A contiene
un aperto non vuoto \ su cui ) `e limitata superiormente.
Dimostrazione. Ogni aperto l di A `e uno spazio di Baire. Poniamo,
per ogni intero non negativo n:
1
n
= r l [ )
n
(r) n.
Tali insiemi sono chiusi in l perche ) `e semicontinua inferiormente e

_
n=0
1
n
= l
perche la ) `e a valori reali. Possiamo quindi trovare N tale che \ =
int 1
n
,= .
Lemma 2.3. Sia (A, d) uno spazio metrico compatto ed ) : A R una fun-
zione semicontinua inferiormente. Possiamo allora trovare una successione
non decrescente )
n
di funzioni continue su A a valori reali tale che
)(r) = lim
n
)
n
(r) = sup
nN
)
n
(r) r A.
Dimostrazione. Sia o = min
X
)(r) R. Per ogni intero non negativo
n siano r
n,1
, ..., r
n,n
punti di A tali che
A =
n
_
j=1
1(r
n,j
, 2
(n+1)
).
38 2. SPAZI DI BAIRE
Per ogni , = 1, ..., /
n
poniamo
j
n,j
= min)(r) [ d(r, r
n,j
) 2
n
.
Per il lemma di Urysohn possiamo trovare funzioni continue n
n,j
: A R
tali che
_

_
o n
n,j
(r) j
n,j
r A
n
n,j
(r) = j
n,j
r

1(r
n,j
, 2
(n+1)
)
n
n,j
(r) = o r , 1(r
n,j
, 2
n
).
Poniamo
p
n
(r) = maxn
n,1
(r), ..., n
n,n
(r) r A.
Allora
p
n
: A r p
n
(r) R
`e continua per ogni n N e
p
n
) su A.
Poniamo
)
n
(r) = maxp
0
(r), p
1
(r), ..., p
n
(r) r A.
Allora
)
n
: A r )
n
(r) R
sono continue per ogni n N e
)
n
) su A.
La successione )
n
`e una successione non decrescente di funzioni continue.
Dico che
)(r) = lim
n,
)
n
(r) = sup
nN
)
n
(r) r A.
Infatti, per ogni r A ed ogni n N sia r
n,jn
tale che r 1(r
n,jn
, 2
(n+1)
).
Possiamo allora trovare r
n
con d(r
n
, r
n,jn
) 2
(n+1)
tale che j
n,jn
=
)(r
n
) = n
n,jn
(r
n
). Allora )
n
(r
n
) = )(r
n
) e )
n
(r) )(r
n
) perche )(r)
n
n,jn
(r) = j
n,jn
. La successione r
n
converge a r e dunque abbiamo,
poiche ) `e semicontinua inferiormente,
sup
n
)
n
(r) lim
n
)(r
n
) )(r).
Poiche daltra parte sup
n
)
n
(r) )(r), vale luguaglianza e il lemma `e
dimostrato.
Teorema 2.4. Sia A = (A,
X
) uno spazio metrizzabile localmente compat-
to. Se ) : A R `e semicontinua inferiormente, allora linsieme dei punti
in cui la ) non `e continua `e di prima categoria.
Dimostrazione. La tesi segue dal Lemma 2.3 e dal Teorema 2.1.
2. ALCUNI TEOREMI SULLE FUNZIONI REALI CONTINUE E SEMICONTINUE 39
2.3. Esistenza di funzioni reali continue su R non derivabili in
nessun punto.
Teorema 2.5. Esiste una funzione continua ) : R R che non `e derivabile
in nessun punto di R.
Dimostrazione. Sia 1 lintervallo [0, 1] della retta reale. Indichiamo
con (
0
(1) linsieme di tutte le funzioni continue : 1 R, che si annullano
in 0 e 1, con la topologia indotta dalla distanza
d(, ) = sup
I
[(r) (r)[ , (
0
(A).
Con questa distanza, (
0
(A) `e uno spazio metrico completo e quindi di Baire.
Per ogni intero positivo n sia
1
n
=
_
p (
0
(1)

r 1 tale che
[p(r) p(j)[
[r j[
n j 1 r
_
.
Dico che 1
n
`e un chiuso. Sia infatti p (
0
(1) una funzione continua a valori
reali denita su 1 tale che esista una successione p

N
in 1
n
tale che
d(p

, p) 0 per . Per ogni N indichiamo con r

1 un punto
per cui valga
[p

(j) p

(r

)[
[j r

[
n j 1 r

.
Poiche 1 `e compatto, passando a una sottosuccessione possiamo supporre
che r

1 per . Se j 1 r

, allora r

,= j per
sucientemente grande e otteniamo quindi
[p(j) p(r

)[
[j r

[
= lim

[p

(j) p

(r

)[
[j r

[
n.
Dimostriamo ora che per ogni intero positivo n il chiuso 1
n
`e raro.
Se cos` non fosse, potremmo trovare, per un intero positivo n, una p 1
n
tale che per qualche c 0 ogni / ((1) con d(/, p) < c appartenga ad 1
n
.
Mostriamo in primo luogo che le funzioni lineari a tratti sono dense
in (
0
(1).
Sia p (
0
(1). Allora
1 1 (r, j) p(r) p(j) R
`e una funzione continua e quindi esiste un intorno aperto l di (r, r) [ r 1
in 1 1 tale che [p(r) p(j)[ < c per ogni (r, j) l. La topologia prodotto
in 1 1 `e denita dalla distanza euclidea di R
2
e quindi, se 2 0 `e la
distanza da (r, r) [ r 1 al complementare di l, avremo [p(r) p(j)[ < c
se [r j[ < .
Consideriamo una partizione
0 = r
0
< r
1
< .... < r
N
= 1
dellintervallo 1 tale che
r
j
r
j1
< per , = 1, ...,
40 2. SPAZI DI BAIRE
e deniamo la funzione lineare a tratti:
(r) = p(r
j1
) + (p(r
j
) p(r
j1
))
r r
j1
r
j
r
j1
se r
j1
r r
j
, , = 1, ..., .
Abbiamo:
[p(r) (r)[
r
j
r
r
j
r
j1
[p(r) p(r
j1
)[ +
r r
j1
r
j
r
j1
[p(r) p(r
j
)[ < c
per r
j1
r r
j
, , = 1, ..., ,
e quindi 1(p, c) = ) (
0
(1) [ d(), p) < c.
Quindi, se fosse int(1
n
) ,= , esso conterrebbe una funzione lineare a
tratti , e quindi una palla aperta 1(, :), con : 0. Poiche le funzioni
lineari a tratti sono Lipschitziane, esiste una costante 1 0 tale che
[(r) (j)[
[r j[
1 r ,= j 1.
Consideriamo, per un intero positivo ` 0 ssato, la funzione lineare a
tratti

M
(r) =
_

_
:`(r ,,`) ,,` r (2, + 1),(2`)
:`((, + 1),`r) (2, + 1),(2`) r , + 1,`
, = 0, 1, ..., ` 1.
Abbiamo
[
M
(r)[ :,2 r 1
e inoltre per ogni r 1 abbiamo
sup
yI
y,=x
[
M
(j)
M
(r)[
[j r[
= :`
Chiaramente /
M
= +
M
1(, :), ma /
M
, 1
n
se :`1 n. Questo
dimostra che gli 1
n
sono rari. Quindi

_
n=1
1
n
= 1
`e di prima categoria e dunque 1 ,= (
0
(1) perche questo `e uno spazio di
Baire. Una qualsiasi funzione / (
0
(1) 1 non `e derivabile in alcun punto
di 1. Si ottiene una funzione ) : R R non derivabile in nessun punto di R
estendendo la / per periodicit`a:
)(r) = /(r ) Z e r + 1.

3. ALCUNE APPLICAZIONI AGLI SPAZI NORMATI 41


3. Alcune applicazioni agli spazi normati
Sia \ uno spazio vettoriale reale. Una norma su \ `e unapplicazione
\ || R
che gode delle propriet`a:
(i) |0| = 0 e || 0 0 ,= \ ;
(ii) || = [[ || R \ ;
(iii) | + n| || +|n| , n \.
Consideriamo sullo spazio normato \ la struttura di spazio metrico denita
dalla distanza:
\ \ (, n) d(, n) = | n| R.
Denizione 3.1. Uno spazio normato che sia completo rispetto alla distan-
za denita dalla norma si dice uno spazio di Banach.
Due norme | | e [[[ [[[ sullo stesso spazio vettoriale \ si dicono equivalenti
se vi `e una costante positiva c tale che
c
1
|| [[[[[[ c|| \.
Norme equivalenti deniscono distanze che inducono la stessa topologia
sullo spazio vettoriale \ . Abbiamo:
Teorema 3.2. Sia \ uno spazio vettoriale reale. Due norme su \ rispetto
alle quali \ sia uno spazio di Banach sono equivalenti fra loro.
Dimostrazione. Siano | |
1
e | |
2
due norme sullo spazio vettoriale
\ rispetto alle quali \ sia uno spazio di Banach. Deniamo una nuova
norma | | su \ ponendo
|| = ||
1
+ ||
2
\ .
Osserviamo che \ `e uno spazio di Banach con la norma | |. Indichere-
mo con d
1
, d
2
e d le distanze associate alle norme | |
1
, | |
2
e | |,
rispettivamente.
Indichiamo con A lo spazio metrico completo che si ottiene considerando
su \ la distanza relativa alla norma | |
1
. Poniamo, per ogni numero reale
positivo ::
1
r
= \ [ || :.
Poiche

_
n=1
1
n
= \,
per il teorema di Baire possiamo trovare un intero positivo tale che

1

contenga punti interni di A (la chiusura si intende rispetto alla topologia


associata alla norma | |
1
. Poiche le omotetie e le traslazioni sono omeo-
morsmi di V, ne segue che

1
1
contiene un intorno aperto dellorigine in
A:

1
1
\ [ ||
1
< c
42 2. SPAZI DI BAIRE
per qualche c 0.
Avremo allora

1
r
\ [ ||
1
< c: : 0.
Fissiamo un qualsiasi vettore \ con ||
1
< 1.
Costruiamo per ricorrenza una successione
n

nN
tale che
_

_
|
n
|
2
n
c
n 0
|

n
j=0

j
|
1
< 2
(n+1)
n 0.
Poiche

1
1/
n \ [ |n|
1
< 1, possiamo trovare
0
1
1/
tale che
|
0
|
1
< 1,2 .
Supponiamo di aver costruito
0
,
1
, ...,
n
. Poiche
|
n

j=0

j
|
1
< 2
(n+1)
e

1
2
(n+1)
/
n \ [ |n|
1
< 2
(n+1)
,
possiamo trovare
n+1
1
2
(n+1)
/
tale che
|
n+1

j=0

j
|
1
< 2
(n+2)
.
Abbiamo allora
=

j=0

j
in (A, d
1
)
e

j=0
|
j
| (1,c)

j=0
2
j
= 2,c.
Da questa relazione ricaviamo che la serie

j=0

j
converge a un elemento
di \ nella metrica denita dalla norma | |. Abbiamo inoltre
| |
2
c
.
Poiche
|
n

j=1

j
|
1
|
n

j=1

j
| ,
segue per lunicit`a del limite in (A, d) che = . Otteniamo quindi
||
1
< 1 = ||
2
c
.
Per lomogeneit`a della norma abbiamo allora:
||
2
c
||
1
\ ,
3. ALCUNE APPLICAZIONI AGLI SPAZI NORMATI 43
da cui si ricava:
||
2

2
c
||
1
\ .
In modo analogo si dimostra che esiste una costante positiva c tale che
||
1
c ||
2
\
e quindi le due norme sono equivalenti.
Teorema 3.3. Tutte le norme su uno spazio vettoriale reale di dimensione
nita sono equivalenti.
Dimostrazione. Sia \ uno spazio vettoriale reale di dimensione nita.
Possiamo supporre sia \ = R
n
. Indichiamo con [[ = (

n
j=1

2
j
)
1/2
la norma
Euclidea. Sar`a suciente mostrare che una qualsiasi norma | | su R
n
`e
equivalente alla norma Euclidea.
Se = (
1
, ...,
n
) R
n
, abbiamo
|| [
1
[ |c
1
| + ... + [
n
[ |c
n
|
_
_

_
n

j=1
|c
j
|
2
_
_
[[.
Da questa disuguaglianza segue che
R
n
|| R
`e unapplicazione continua per le topologie Euclidee usuali. Poiche
o
n1
= R
n
[ [[ = 1
`e un compatto di R
n
, la funzione
o
n1
|| R
ammette su o
n1
un minimo positivo j. Quindi, se R
n
e ,= 0, abbiamo
|(,[[)| j.
Da questa si ricava
[[ (1,j)|| R
n
.
La dimostrazione `e completa.
Corollario 3.4. Sia \ uno spazio vettoriale reale normato e sia ) : R
n

\ unapplicazione lineare iniettiva. Allora ) `e una immersione topologica.


Ogni sottospazio vettoriale di dimensione nita di uno spazio vettoriale reale
normato `e chiuso.
Dimostrazione. Per dimostrare che unapplicazione lineare iniettiva
) : R
n
\ `e una immersione topologica, basta osservare che, indicando
con [ [ la norma Euclidea di R
n
e con | | la norma su \ , le norme
r |)(r)| e r [r[
sono equivalenti su R
n
.
In particolare, se \ `e un sottospazio di dimensione nita di \ , esso `e uno
spazio metrico completo per la restrizione a \ della distanza indotta dalla
44 2. SPAZI DI BAIRE
norma di \ . Chiaramente, un sottospazio completo di uno spazio metrico `e
chiuso.
Teorema 3.5. Sia \ uno spazio vettoriale reale normato, su cui conside-
riamo la topologia denita dalla distanza indotta dalla norma. Condizione
necessaria e suciente anche \ sia localmente compatto `e che \ abbia
dimensione nita.
Dimostrazione. Sia \ uno spazio vettoriale reale con una norma | |.
Se \ ha dimensione nita, allora `e localmente compatto per il Teorema 3.3.
Supponiamo ora che \ sia localmente compatto e dimostriamo che ha
dimensione nita. Osserviamo innanzi tutto che tutte le palle chiuse
\ [ || :, per : reale positivo, sono compatte. In particolare, possiamo
trovare vettori c
1
, ..., c
n
con |c
j
| 1 per , = 1, ..., n tali che
\ [ || 1
n
_
j=1
\ [ | c
j
| < 1,2.
Sia \ il sottospazio vettoriale di \ generato da c
1
, ..., c
n
.
Se \ = \ , allora \ ha dimensione nita e la tesi `e dimostrata. Sup-
poniamo sia \ ,= \ . Per il corollario del teorema precedente, \ `e un
sottospazio completo di \ e quindi `e chiuso. Fissiamo un punto n \.
Allora d(n, \) = 0. Possiamo quindi trovare un vettore \ tale che
| n| (3,2).
Allora |2( n),(3)| 1 e possiamo trovare c
j
tale che
|2( n),(3)c
j
| < 1,2,
ma questa ci d`a una contraddizione perche
. = (3,2) c
j
\
e
|n .| < (3,4) < .

CAPITOLO 3
Spazi di funzioni continue
1. Il teorema di approssimazione di Stone-Weierstrass
Sia Sia A uno spazio di Hausdor compatto e sia ((A) linsieme di tutte
le funzioni continue ) : A R. Lo spazio ((A) `e uno spazio vettoriale reale
per loperazione di combinazione lineare di funzioni, unalgebra rispetto al
prodotto di funzioni, e un reticolo rispetto alle operazioni
((A) ((A) (), p) ) p ((A),
((A) ((A) (), p) ) p ((A);
ove
() p)(r) = max)(r), p(r) r A,
() p)(r) = min)(r), p(r) r A.
Siano ), p ((A). Diciamo che ) p se )(r) p(r) per ogni r A.
Indichiamo con [)[ la funzione:
(1.1) [)[(r) = [)(r)[ r A.
Rispetto alla norma:
(1.2) ((A) ) |)| = sup
xX
[)(r)[ R
((A) `e uno spazio di Banach. Valgono le diseguaglianze:
|)p| |)| |p| ), p ((A), (1.3)
[)(r)[ [p(r)[ r A = |)| |p| . (1.4)
Se c R, indicheremo ancora con c la funzione continua su A che vale c in
ogni punto di A.
Teorema 1.1 (Stone-Weierstrass). Sia A una sottoalgebra di ((A) che
contenga le costanti e separi i punti
1
di A. Allora A `e densa in ((A).
Dimostrazione. a. Se A `e una sottoalgebra di ((A), anche la sua
chiusura

A`e una sottoalgebra di ((A). Questa `e una conseguenza immediata
di (1.3).
Baster`a quindi dimostrare che una sottoalgebra chiusa

A di ((A), che
contenga le costanti e separi i punti di A, coincide con ((A).
b Dimostriamo che, se )

A, anche [)[

A.
1
Se cio`e x ,= y X, possiamo trovare f A tale che f(x) ,= f(y).
45
46 3. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
A questo scopo, cominciamo con il dimostrare che, se p

A `e una
funzione a valori in (0, 1], allora

p

A. Poiche

A, `e unalgebra, contiene
tutti i polinomi negli elementi di

A. Poiche `e chiusa, contiene anche le
somme di tutte le sue serie di potenze uniformemente convergenti. Quindi,
poiche 0 < c p(r) 1 per ogni r A, `e anche |p 1| (1 c) e quindi

p =
_
1 + (p 1) =

n=0
_
1,2
n
_
(p 1)
n
converge uniformemente su A. Ci`o dimostra che

p

A. Se ora )

A
`e una funzione a valori positivi, allora p = ),|)| `e una funzione a valori
in (0, 1] e quindi anche

) =

p
_
|)|

A. Se ora ) `e una qualsiasi
funzione di

A, otteniamo che
_
)
2
+ c

A per ogni c 0. Passando al
limite, otteniamo che
[)[ = lim
0
_
)
2
+ c

A.
c. Dalla b. segue che

A `e un reticolo. Infatti:
) p =
1
2
() + p +[) p[),
) p =
1
2
() + p [) p[).
d. Se r
0
, r
1
sono punti distinti di A e t
0
, t
1
numeri reali assegnati, allora
possiamo trovare ) A tale che
)(r
0
) = t
0
, )(r
1
) = t
1
.
Fissata infatti p A che assuma in r
0
e r
1
valori distinti, poniamo:
)(r) =
t
0
(p(r
1
) p(r)) + t
1
(p(r) p(r
0
))
p(r
1
) p(r
0
)
per r A.
e. Siano e 1 chiusi disgiunti di A. Possiamo allora trovare una funzione
di Urysohn ) della coppia (, 1) che appartenga ad

A.
Per ogni coppia di punti (r, j) 1 sia )
x,y
A una funzione che
valga 1 in r e 2 in j. Per ogni j 1 ssato, gli aperti
l
y
(r) = . A[ )
x,y
(.) < 0
formano, al variare di r in , un ricoprimento aperto di . Poiche `e
compatto, possiamo trovare r
1
, ..., r
n
tali che

N
_
j=1
l
y
(r
j
).
Poniamo allora

y
= )
x
1
,y
.... )
x
N
,y
.
Otteniamo in questo modo una famiglia
y
[ j 1 di funzioni continue in

A con le propriet`a:

y
(r) < 0 r ,
y
(j) = 2 j 1.
1. IL TEOREMA DI APPROSSIMAZIONE DI STONE-WEIERSTRASS 47
Poniamo
\
y
= . A[
y
(.) 1.
Al variare di j in 1, questi insiemi formano un ricoprimento aperto di 1.
Possiamo allora trovare j
1
, ..., j
M
1 tali che
1
M
_
j=1
\
y
j
.
La funzione
= (
y
1
0) ... (
y
M
0)
appartiene ancora a

A ed `e uguale a 0 su e 1 su 1. Allora
) = 1

A
assume valori in [0, 1] e vale 0 su e 1 su 1.
f. Possiamo concludere la dimostrazione ripetendo largomento del teore-
ma di estensione di Urysohn.
Sia ) ((A). Se ) `e costante su A, allora ) A e non c`e nulla da
dimostrare. Altrimenti avremo
: = min
xX
)(r) < max
xX
)(r) = `.
Consideriamo la funzione
p(r) =
2
` :
_
)(r)
` + :
2
_
.
Essa assume valori nellintervallo [1, 1] e chiaramente p

A se e soltanto
se )

A.
Poniamo
= r A[ p(r) (1,3), 1 = r A[ p(r) 1,3.
Per il punto (f) possiamo trovare una funzione p
1


A a valori in [(1,3), 1,3]
che valga (1,3) su e 1,3 su 1. Allora:
_
|p
1
| 1,3
|p p
1
| 2,3.
Possiamo costruire per ricorrenza una successione p
n

n1
di funzioni di

A
tali che
_
|p
n
| 2
n1
,3
n
|p p
1
... p
n
| (2,3)
n
.
Infatti, supponiamo di aver costruito p
1
, ..., p
n
per qualche n 1. Possiamo
allora trovare p
n+1


A che assuma valori nellintervallo [(2
n
,3
n+1
), 2
n
,3
n+1
]
e che valga (2
n
,3
n+1
) su
n
= r A[ p(r) p
1
(r) ... p
n
(r)
(2
n
,3
n+1
) e 2
n
,3
n+1
su 1
n
= r A[ p(r) p
1
(r) ... p
n
(r)
2
n
,3
n+1
. Abbiamo quindi
p =

n=1
)
j
48 3. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
con convergenza uniforme su A e il teorema `e dimostrato, in quanto le
somme parziali della serie a secondo membro sono funzioni di

A.
Ricordiamo che un sottoinsieme I di unalgebra commutativa A su un
campo K si dice un ideale se `e un sottospazio K-lineare di A e se
)p I ) A, p I.
Osserviamo che ogni ideale di A `e anche una sottoalgebra di A.
Teorema 1.2. Sia A uno spazio topologico compatto di Hausdor e sia I
un ideale chiuso di ((A) che non coincida con ((A). Allora esiste un punto
r
0
A tale che p(r
0
) = 0 per ogni p I.
Dimostrazione. Sia I un ideale di ((A). Dimostriamo che, se, per
ogni punto r A vi `e una p I con p(r) ,= 0, allora I = ((A).
(i) I separa i punti di A.
Infatti, ssati r ,= j in A, possiamo trovare una funzione continua )
((A) tale che )(r) = 1 e )(j) = 0. Se p I `e una funzione con p(r) ,= 0,
allora )p I e )(r)p(r) ,= 0 = )(j)p(j).
(ii) I contiene le costanti.
Per ogni r A sia
x
una funzione di I tale che
x
(r) ,= 0. Al variare
di r in A, gli aperti
l
x
= j A[
x
(j) ,= 0
formano un ricoprimento aperto di A. Poiche A `e compatto, possiamo
trovare r
1
, ..., r
N
A tali che
A =
N
_
j=1
l
x
j
.
Allora
p =
2
x
1
+ ... +
2
x
N
I
ed `e positiva in tutti i punti di A. Per il punto (b) della dimostrazione del
teorema precedente abbiamo 1,p I e quindi 1 = p (1,p) I dimostra che
I contiene le costanti. Per il teorema di Stone-Weierstrass `e allora I = ((A).
La dimostrazione `e completa.
Sia A uno spazio di Hausdor compatto e indichiamo con ((A, C)
linsieme di tutte le funzioni continue ) : A C. Osserviamo che ((A, C)
`e uno spazio vettoriale complesso, che `e uno spazio di Banach rispetto alla
norma:
((A, C) ) |)| = sup
xX
[)(r)[ R.
Esso `e unalgebra su C per il prodotto di funzioni e possiede una involuzione
indotta dal coniugio sui numeri complessi:
((A, C) )

) ((A, C)
ove

)(r) = )(r) r A.
2. LA TOPOLOGIA COMPATTA-APERTA 49
Dal teorema di Stone-Weierstrass per le funzioni continue a valori reali si
ricava immediatamente:
Teorema 1.3. Sia A uno spazio di Hausdor compatto. Una sotto-C-
algebra A di ((A, C) che contenga le costanti, separi i punti di A e sia
chiusa rispetto al coniugio `e densa in ((A, C).
Abbiamo in particolare i teoremi:
Teorema 1.4 (Weierstrass). Sia 1 un compatto di R
n
. Allora ogni funzione
continua ) su 1 a valori reali su 1 `e limite, nella topologia della convergenza
uniforme su 1, di una successione j
n
di polinomi di R[r
1
, ..., r
n
].
Ogni funzione continua ) su 1 a valori complessi `e limite uniforme su
1 di una successione j
n
di polinomi di C[r
1
, ..., r
n
].
Teorema 1.5 (Weierstrass). Sia (
#
(R
n
) linsieme di tutte le funzioni con-
tinue su R
n
periodiche di periodo 2 rispetto a tutte le variabili:
(
#
(R
n
) = ) ((A) [ )(r + 2) = )(r) Z
n
.
Allora lalgebra T dei polinomi trigonometrici:
T =
_

N
n
[[m
(o

cos(r, ) + /

sin(r, ))

: N, o

, /

R
_

_
`e densa in (
#
(R
n
) per la topologia della convergenza uniforme su R
n
.
Lalgebra complessa T
C
dei polinomi trigonometrici a coecienti com-
plessi `e densa, rispetto alla topologia della convergenza uniforme su R
n
,
nellalgebra (
#
(R
n
, C) delle funzioni continue su R
n
, a valori complessi,
periodiche di periodo 2 rispetto a ciascuna delle variabili.
Dimostrazione. Basta applicare il teorema di Stone-Weierstrass nel
caso in cui A = T
n
= R
n
,
Z
n `e il toro di dimensione n.
2. La topologia compatta-aperta
Siano A e Y due spazi topologici, con topologie
X
e
Y
, rispettiva-
mente. Indichiamo con ((A, Y ) linsieme di tutte le applicazioni continue
) : A Y . Se (
1
, ...,
n
) `e una n-upla di sottoinsiemi di A e (Y
1
, ..., Y
n
)
una n-upla di sottoinsiemi di Y , poniamo
((A,
1
, ...,
n
; Y, 1
1
, ..., 1
n
) = ) ((A, Y ) [ )(
j
) 1
j
, = 1, ..., n.
Sia una famiglia assegnata di sottoinsiemi di A. Indichiamo con (

(A, Y )
linsieme ((A, Y ) con la topologia che ha come prebase degli aperti gli
insiemi:
((A, ; Y, 1) al variare di in e di 1 in
Y
.
Se `e la famiglia / di tutti i compatti di A, la topologia di (
l
(A, Y ) si
dice la topologia compattaaperta di ((A, Y ). Poiche questa `e la topologia
50 3. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
usata pi` u di frequente sullo spazio delle funzioni continue, scriveremo dora
in poi semplicemente ((A, Y ) per indicare lo spazio topologico (
l
(A, Y ).
Teorema 2.1. Se Y `e uno spazio di Hausdor, allora ((A, Y ) `e di Hau-
sdor.
Dimostrazione. Se ), p ((A, Y ) e ) ,= p, allora possiamo trovare un
punto r A tale che )(r) ,= p(r). Se l e \ sono intorni aperti disgiunti
di r e j rispettivamente in Y , allora ((A, r; Y, l) e ((A, r; Y, \ sono
intorni aperti disgiunti di ) e p rispettivamente in ((A, Y ).
Teorema 2.2. Se A `e compatto e Y metrizzabile, allora ((A, Y ) `e metriz-
zabile. Se d `e una distanza che induce la topologia di Y , allora
ddd(), p) = sup
xX
d()(r), p(r)) per ), p ((A, Y )
`e una distanza su ((A, Y ) che induce la topologia di ((A, Y ).
Dimostrazione. Sia 1 un compatto di A e 1 un aperto di Y . Sia
) ((A, 1; Y, 1). Linsieme )(1) `e un compatto di Y contenuto in 1.
Fissata una distanza d su Y che induce la topologia di Y , abbiamo
c = d()(1), Y 1) 0.
Allora la palla aperta
1(), c) = p ((A, Y ) [ ddd(), p) < c
`e contenuta in ((A, 1; Y, 1). Questo dimostra che la topologia indotta su
((A, Y ) dalla metrica ddd `e pi` u ne della topologia di ((A, Y ).
Viceversa, ssata ) ((A, Y ) ed : 0, osserviamo che )(A) `e un
sottoinsieme compatto di Y . Possiamo allora ricoprirlo con un numero nito
di palle aperte 1
j
, , = 1, ..., di raggio minore di :,2. Per ogni indice , sia
C
j
una palla aperta di raggio minore di :,2 contenente la chiusura di 1
j
.
Allora:
((A, )
1
(

1
1
), ..., )
1
(

1
N
); Y, C
1
, ..., C
N
)
`e un intorno aperto di ) in ((A, Y ) contenuto in:
1
ddd
(), :) = p ((A, Y ) [ ddd(), p) < :.
Quindi la topologia di ((A, Y ) `e pi` u ne della topologia indotta dalla di-
stanza ddd e quindi le due topologie coincidono.
Teorema 2.3. Siano A uno spazio topologico con topologia
X
, e Y
j
, con
topologie
Y
j
, una famiglia di spazi topologici non vuoti. Allora lapplicazione
naturale
((A,

jJ
Y
j
)

jJ
((A, Y
j
)
`e un omeomorsmo.
2. LA TOPOLOGIA COMPATTA-APERTA 51
Teorema 2.4. Siano A, Y, 7 tre spazi topologici. Data una applicazione
continua
: A 7
lapplicazione

: ((7, Y ) ) ) ((A, Y )
`e continua per le topologie compatte-aperte.
Se A `e uno spazio di Hausdor compatto, 7 di Hausdor, e surgettiva,
allora

`e una immersione topologica.


Dimostrazione. La

`e continua perche (1) `e compatto in 7 per


ogni compatto 1 di A.
Supponiamo ora che A sia uno spazio di Hausdor compatto, che 7 sia
uno spazio di Hausdor e che sia surgettiva. Dimostriamo che

(((Z,X))
((Z,X)
`e aperta. Sia 1 un compatto di 7 e l un aperto di Y . Allora

(((7, 1; Y, l)) = ) [ ) ((7, Y ), )(1) l


=

(((7, Y )) p ((A, Y ) [ p(
1
(1)) l.
Questo `e un aperto di

(((7, Y )) perche
1
(1) `e un compatto di A.
Teorema 2.5. a. Siano A, Y, 7 tre spazi topologici. Se
: A Y 7
`e continua per la topologia prodotto su A Y , allora la
A r

(r) ((Y, 7)
denita da

(r)(j) = (r, j) r A, j Y
`e continua per la topologia compatta-aperta su ((Y, 7).
b. Supponiamo inoltre che Y sia localmente compatto e di Hausdor.
Se
: A ((Y, 7)
`e una applicazione continua per la topologia compatta-aperta di ((A, Y ),
allora la

: A Y 7
denita da

(r, j) = (r)(j) r A, j Y
`e continua.
Dimostrazione. a. Siano 1 un compatto di Y e l un aperto di 7.
Allora
=

1
(((Y, 1; 7, l)) = r A[ (r, j) l j 1.
Sia r
0
. Per ogni j 1 possiamo trovare un intorno aperto \
y
di r
0
e
un intorno aperto \
y
di j tali che
(\
y
\
y
) l.
52 3. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
Poiche 1 `e compatto, possiamo trovare j
1
, ..., j
n
1 tali che
1
n
_
j=1
\
y
j
.
Se \ =

n
j=1
\
y
j
, allora r
0
\ e quindi contiene un intorno aperto
di ogni suo punto e quindi `e aperto. Ci`o dimostra che

`e continua.
b. Sia (r
0
, j
0
) A Y e sia l un intorno aperto di (

(r
0
, j
0
) in 7.
Scegliamo un intorno compatto \ di j
0
in Y tale che \ (r
0
)
1
(l).
Allora
\ =
1
(((Y, \ ; 7, l))
`e aperto in A e

(\ int \ ) l.
Teorema 2.6. Siano A, Y, 7 tre spazi topologici. Con le notazioni del
teorema precedente:
: ((A Y, 7)

((A, ((Y, 7))
`e continua. Se Y `e localmente compatto di Hausdor, allora `e un omeo-
morsmo.
Dimostrazione. Siano 1 un compatto di A, 1 un compatto di Y e l
un aperto di 7. Per il punto (a) del teorema precedente:

1
(((A, 1; ((Y, 7), ((Y, 1; 7, l)) = ((A Y, 1 1; 7, l).
Questa uguaglianza dimostra che `e continua. Dimostriamo ora che anche

1
`e continua, sotto le ulteriori ipotesi che A, Y siano di Hausdor e Y
sia localmente compatto.
Sia Q un compatto di AY e sia l un aperto di 7. Sia ) : AY 7
una applicazione continua tale che )(Q) l. Per ogni punto (r, j) Q
possiamo trovare un intorno compatto
x,y
di r in
X
(Q) e un intorno
compatto 1
x,y
di j in
Y
(Q) tali che
)(
x,y
1
x,y
) l.
Poiche Q `e compatto, possiamo trovare (r
1
, j
1
), ..., (r
n
, j
n
) Q tali che
Q
n
_
j=1
(
x
j
,y
j
1
x
j
,y
j
).
Allora
n

j=1
((A Y,
x
j
,y
j
1
x
j
,y
j
; 7, l)
`e un intorno aperto di ) in ((A Y, 7) contenuto in ((A Y, Q; 7, l) e
quindi
n

j=1
((A,
x
j
,y
j
; ((Y, 7), ((Y, 1
y
j
,x
j
)) (((A Y, Q; 7, l))
3. IL TEOREMA DI APPROSSIMAZIONE NEL CASO NON COMPATTO 53
`e un intorno aperto di ()) in ((A, ((Y, 7)). Questo dimostra che `e aperta
e quindi `e un omeomorsmo.
3. Il teorema di approssimazione nel caso non compatto
Sia A uno spazio topologico. Linsieme ((A, R) delle funzioni reali con-
tinue su A `e unalgebra reale e un reticolo con le operazioni denite nel para-
grafo precedente. Su ((A, R) considereremo la topologia compatta-aperta,
che coincide con la topologia della convergenza uniforme sui compatti di A.
Denizione 3.1. Uno spazio topologico A si dice numerabile allinnito se
contiene una successione 1
n
di sottoinsiemi compatti tali che
(3.1)
_
1
n
int(1
n+1
) per ogni n N,

nN
1
n
= A.
Abbiamo:
Teorema 3.2. Supponiamo che A sia uno spazio di Hausdor numerabile
allinnito. Allora ogni sottoalgebra di ((A, R) che contenga le costanti e
separi i punti di A `e densa in ((A, R).
Ogni sottoalgebra complessa di ((A, C) che contenga le costanti, separi
i punti di A e sia chiusa rispetto alla coniugazione, `e densa in ((A, C).
Dimostrazione. Infatti A `e unione numerabile di una successione di
compatti 1
n
con 1
n
int 1
n+1
per ogni n N. Supponiamo che A sia
una sottoalgebra di ((A, R) che contenga le costanti e separi i punti di A.
Allora A[
Kn
= p[
Kn
[ p A `e una sottoalgebra di ((1
n
, R) che contiene
le costanti e separa i punti di 1
n
. Per il Teorema di Stone-Weierstrass, se
) ((A, R), per ogni n possiamo trovare una funzione )
n
A tale che
sup
xKn
[)(r) )
n
(r)[ < 2
n
.
Allora )
n
`e una successione di funzioni di A che converge a ) in ((A, R).
Si ragiona in modo analogo nel caso di sottoalgebre complesse di ((A, C).

Parte 2
Gruppi Topologici
CAPITOLO 4
Gruppi topologici
1. Denizioni principali
Dato un gruppo G e un elemento o di G, indichiamo con R
a
, L
a
ed
ad(o), rispettivamente, le applicazioni bigettive di G in s`e:
R
a
:G p p o G (traslazione a destra)
L
a
:G p o p G (traslazione a sinistra)
ad
a
:G p o p o
1
G (aggiunta)
Se o G ed `e un sottoinsieme di G, scriveremo a volte o invece di
L
a
() ed o invece di R
a
().
Si verica facilmente che valgono le relazioni:
_

_
R
a
R
b
= R
ba
L
a
L
b
= L
ab
L
a
R
b
= R
b
L
a
ad
a
= R
a
1 L
a
= L
a
R
a
1
o, / G.
Lemma 1.1. Le applicazioni
L : G o L
a
S(G)
R : G o R
a
1 S(G)
sono rappresentazioni fedeli del gruppo G nel gruppo S(G) delle applicazioni
bigettive di G in s`e.
Lapplicazione
ad : G o ad(o) Aut(G)
`e una rappresentazione di G nel gruppo dei suoi automorsmi
1
. Abbiamo:
ker ad = o G [ op = po p G.
Denizione 1.2. La rappresentazione ad : G Aut(G) si dice la rappre-
sentazione aggiunta di G. Il suo nucleo `e il centro Z(G) di G. Esso `e un
suo sottogruppo abeliano normale.
1
Un automorsmo di G `e unapplicazione bigettiva : G G tale che (ab) =
(a)(b) per ogni a, b G.
57
58 4. GRUPPI TOPOLOGICI
Denizione 1.3. Una topologia su un gruppo G si dice compatibile con
la struttura di gruppo se lapplicazione
GG (p
1
, p
2
) p
1
1
p
2
G
`e continua (per la topologia prodotto su GG).
Ci`o equivale al fatto che siano continue le due applicazioni
GG (p
1
, p
2
) p
1
p
2
G e G p p
1
G.
Un gruppo topologico `e un gruppo G su cui si sia ssata una topologia
compatibile con la sua struttura di gruppo.
Lemma 1.4. Se G `e un gruppo topologico, allora per ogni o G le applica-
zioni R
a
, L
a
, ad
a
sono omeomorsmi di G in s`e. Se c `e chiuso, allora il
centro Z(G) `e chiuso in G. Se H `e un sottogruppo di G, esso `e un gruppo
topologico con la topologia di sottospazio indotta da G.
Osservazione 1.5. La topologia discreta e la topologia indiscreta sono en-
trambe compatibili con la struttura di gruppo di un qualsiasi gruppo G.
Quindi ogni gruppo pu`o essere considerato come gruppo topologico.
2. Il gruppo degli omeomorsmi di uno spazio topologico
Linsieme S

(A) di tutti gli omeomorsmi di uno spazio topologico


A = (A,
X
) in s`e `e un gruppo rispetto alla composizione di applicazio-
ni. Consideriamo su S

(A) la topologia
X
che ha come prebase
2
| degli
aperti gli insiemi
U(1, ) = S

(A) [ (1) e
U
1
(1, ) = S

(A) [
1
(1)
al variare di 1 tra i compatti e di tra gli aperti di A.
Si ottiene una prebase della stessa topologia di S

(A) se si fa variare
in una prebase degli aperti di A.
Teorema 2.1. Se A `e uno spazio di Hausdor localmente compatto, allora
S

(A), con la topologia


X
, `e un gruppo topologico.
Dimostrazione. Chiaramente la S

(A)
1
S

(A) `e conti-
nua perche scambia tra loro gli aperti U(1, ) e U
1
(1, ) della prebase |.
Dimostriamo che anche la
: S

(A) S

(A) (, ) S

(A)
`e continua. Siano 1 un compatto e un aperto di A e siano
0
,
0
due
omeomorsmi in S

(A) tali che


0
(
0
(1)) .
2
Data una famiglia | di sottoinsiemi di un insieme Y , `e univocamente determinata
la topologia (|) su Y , meno ne tra tutte quelle per cui tutti i sottoinsiemi di | siano
aperti. Se su Y `e assegnata una topologia , diciamo che la famiglia | di sottoinsiemi di
Y `e una prebase della se (|) = .
2. IL GRUPPO DEGLI OMEOMORFISMI DI UNO SPAZIO TOPOLOGICO 59
Poiche
0
(1) `e un compatto di A contenuto in , possiamo trovare un
intorno aperto relativamente compatto \ di
0
(1) tale che

0
(1) \ \ .
Allora, se U(1, \ ) e U(\ , ), abbiamo (1) .
Quindi
1
(U(1, )) U(\ , ) U(1, \ ) (
0
,
0
) `e un intorno
aperto di ogni suo punto e quindi un aperto.
In modo analogo, se (
0

0
)
1
(1) , scegliamo un intorno aperto
\ del compatto
1
0
(1) con

1
0
(1) \ \ .
Allora
1
(U
1
(1, )) U
1
(1, \ ) U
1
(\ , ) (
0
,
0
) dimostra che

1
(U
1
(1, )) `e intorno di ogni suo punto e quindi aperto.
Pertanto `e continua.
Teorema 2.2. Se A = (A,
X
) `e uno spazio di Hausdor localmente com-
patto e localmente connesso, allora la topologia
X
su S

(A) coincide con


la topologia compatta-aperta.
Dimostrazione. Sar`a suciente dimostrare che, se 1 `e un compatto
ed un aperto di A, linsieme U
1
(1, ) `e aperto nella topologia compatta-
aperta di S

(A). Poiche per ipotesi gli aperti relativamente compatti di A


formano una base di
X
, possiamo limitarci a considerare il caso in cui sia
relativamente compatto in A. Possiamo inoltre supporre che 1 abbia parte
interna non vuota e connessa. Infatti, ssato
0
in U
1
(1, ), possiamo
trovare un ricoprimento nito l
1
, ..., l
n
di 1 mediante aperti connessi e
relativamente compatti con
1
0
(l
j
) per ogni , = 1, ..., n. Allora

0

n

j=1
U
1
(l
j
, ) U
1
(1, )
e sar`a allora suciente vericare che ciascuno degli insiemi U
1
(l
j
, ) sia
aperto in S

(A) per la topologia compatta-aperta.


Supponiamo quindi che sia un aperto relativamente compatto di A e
che 1 sia un compatto di A con parte interna connessa.
Sia
0
un elemento di U
1
(1, ); ssiamo un punto r
0
la cui
immagine
0
(r
0
) mediante
0
sia un punto interno di 1, e consideriamo
laperto
\ = U(r
0
, int 1) U( , 1)
della topologia compatta-aperta di S

(A). Limmagine della frontiera / =


dellaperto mediante un omeomorsmo di \ non interseca il
compatto 1; quindi
1
(1) .
Osserviamo che 1 `e connesso perche ha parte interna connessa. Essendo
connesso,
1
(1) `e contenuto o in o nel complementare della sua
chiusura. Poiche U(r
0
, int 1), otteniamo
1
(r
0
)
1
(1) e
dunque
1
(1) . Ci`o dimostra che \ U
1
(1, ). Abbiamo vericato
60 4. GRUPPI TOPOLOGICI
in questo modo che U
1
(1, ) `e intorno di ogni suo punto e quindi aperto
nella topologia compatta-aperta di S

(A).
3. Propriet`a generali dei gruppi topologici
Teorema 3.1. La componente connessa G
e
dellidentit`a in un gruppo to-
pologico G `e un sottogruppo chiuso normale di G. Analogamente, la com-
ponente connessa per archi dellidentit`a `e un sottogruppo normale di G.
Dimostrazione. Limmagine di G
e
G
e
mediante lapplicazione
GG (p, /) p/
1
G
`e un connesso di G che contiene c e dunque `e contenuta in G
e
. Ci`o dimostra
che G
e
`e un sottogruppo di G. Se o G, allora limmagine di G
e
mediante
ad(o) `e un connesso di G che contiene c ed `e dunque contenuta in G
e
. Ci`o
dimostra che G
e
`e un sottogruppo normale.
La seconda aermazione del teorema si dimostra in modo analogo, in
quanto immagini continue di sottoinsiemi connessi per archi sono ancora
connesse per archi.
Teorema 3.2. Un sottogruppo aperto H di G `e anche chiuso.
Dimostrazione. Se H `e un sottogruppo aperto di G, allora il suo
complementare H `e aperto in G perche unione di aperti:
H =
_
R
g
(H) [ p , H.

Denizione 3.3. Dato un sottogruppo H di un gruppo G, indichiamo con


G,
H
linsieme delle sue classi laterali sinistre
3
:
G,
H
= pH[ p G.
Esso `e il quoziente di G rispetto alla relazione di equivalenza
p
1
p
2
p
1
1
p
2
H.
Se G `e un gruppo topologico, consideriamo su G,
H
la topologia quoziente.
3
Si possono in modo analogo considerare le classi laterali destre
H
\G = |Hg [ g G .
Se r : G x x
1
G `e linversione, abbiamo un diagramma commutativo
G
r
G

_
H
\G
r
G/
H
in cui le frecce verticali sono le proiezioni nel quoziente. La r `e bigettiva e, nel caso
in cui G sia un gruppo topologico, un omeomorsmo. Potremo quindi nella discussione
seguente limitarci a considerare soltanto classi laterali sinistre, poiche i risultati ottenuti
si applicheranno automaticamente anche alle classi laterali destre.
3. PROPRIET
`
A GENERALI DEI GRUPPI TOPOLOGICI 61
Teorema 3.4. Sia G un gruppo topologico e sia H un suo sottogruppo.
Allora la proiezione nel quoziente
G

G,
H
`e unapplicazione aperta.
Dimostrazione. Se `e un aperto di G, allora

1
() =
_
R
h
() [ / H
`e aperto perche unione di aperti.
Teorema 3.5. Sia G un gruppo topologico ed H un suo sottogruppo. La
chiusura H di H `e ancora un sottogruppo di G. Se H `e normale, anche la
sua chiusura H `e normale in G.
Dimostrazione. Indichiamo con : lapplicazione : : G p p
1

G che ad ogni elemento di G fa corrispondere il suo inverso. La : `e un


omeomorsmo e quindi :() = :() per ogni sottoinsieme di G. Se H `e
un sottogruppo di G, :(H) = H ed otteniamo:
:(H) = :(H) = H.
Analogamente, poiche per ogni p G le applicazioni L
g
e R
g
sono omeo-
morsmi, abbiamo L
g
() = L
g
() e R
g
() = R
g
() per ogni sottoinsieme
di G. Se p H, poiche L
g
(H) = H e R
g
(H) = H, avremo:
L
g
(H) = L
g
(H) = H, R
g
(H) = R
g
(H) = H p H.
Queste relazioni implicano che
R
g
(H) H, L
g
(H) H p H,
e pertanto, passando alle chiusure,
L
g
(H) = R
g
(H) = H p H.
Quindi H `e un sottogruppo di G.
Poiche ad
g
`e, per ogni p G un omeomorsmo di G in s`e, abbiamo
ad
g
() = ad
g
() per ogni sottoinsieme di G. Dire che H`e un sottogruppo
normale di G equivale al fatto che ad
g
(H) = H per ogni p G. Se quindi
H `e normale, risulta:
ad
g
(H) = ad
g
(H) = H p G
e questa uguaglianza dimostra che anche H `e normale.
Teorema 3.6. Se H `e un sottogruppo chiuso del gruppo topologico G, allora
G,
H
`e uno spazio regolare. In particolare, G `e uno spazio regolare se e
soltanto se `e uno spazio
4
T
1
e ci`o equivale al fatto che c sia chiuso in G.
4
Uno spazio topologico X soddisfa lassioma di separazione T1 se tutti i suoi sottoin-
siemi niti sono chiusi; soddisfa lassioma di separazione T3 se dati un punto a di X e un
chiuso A di X che non contiene a, esistono aperti disgiunti U e V con a U e A V ; `e
regolare se soddisfa entrambi gli assiomi T1 e T3.
62 4. GRUPPI TOPOLOGICI
Dimostrazione. Se H `e un sottogruppo chiuso del gruppo topologico
G, allora tutte le sue classi laterali sinistre sono chiusi di G e quindi G,
H
`e uno spazio topologico T
1
.
Sia 1 un chiuso di G,
H
e sia p un elemento di G tale che (p) , 1.
Consideriamo lapplicazione continua
: GG (o, /) o
1
/ G.
Poiche
1
(1) `e un chiuso che non contiene (c, p), possiamo trovare un
intorno aperto l
e
di c e un intorno aperto l
g
di p in G tali che
p
1
1
p
2
,
1
(1) per ogni p
1
l
e
, p
2
l
g
.
Consideriamo gli insiemi:

l
g
=
1
((l
g
)) e

\ =
_
R
a
(l
e
) [ o
1
(1) =
_
L
a
(
1
(1)) [ o l
e
.
Poiche la proiezione `e unapplicazione aperta, il primo `e un aperto saturo
che contiene p e il secondo un aperto saturo che contiene
1
(1). Dimo-
striamo che

l
g


\ = . Se cos` non fosse, potremmo trovare p
1
l
g
,
p
2
H, p
3
l
e
, p
4

1
(1) tali che p
1
p
2
= p
3
p
4
.
Ma questa relazione implicherebbe che p
1
3
p
1
= p
4
p
1
2

1
(1), con-
traddicendo la scelta di l
e
e l
g
.
Ci`o dimostra che G,
H
soddisfa lassioma T
3
e quindi `e regolare.
Denizione 3.7. Un gruppo topologico G in cui c sia un sottoinsieme
chiuso si dice separato. Per il teorema precedente, questa condizione equivale
al fatto che G sia uno spazio regolare.
Se G `e un gruppo topologico, per il Teorema 3.5, la chiusura c di c
`e un sottogruppo chiuso normale di G e quindi G,
c
, con la topologia
quoziente, `e un gruppo topologico separato. Esso si dice il separato di G e
si indica con G
sep
.
Denizione 3.8. Il quoziente A = G,Hdi un gruppo topologico Grispetto
ad un suo sottogruppo chiuso H si dice uno spazio omogeneo.
Teorema 3.9. Se G `e un gruppo topologico separato, allora la chiusura di
un sottogruppo abeliano di G `e ancora un sottogruppo abeliano di G.
Dimostrazione. Sia A un sottogruppo abeliano di G. Fissato un ele-
mento o di G lapplicazione )
a
: G r [o, r] = o ro
1
r
1
G `e
continua. Inoltre, )
a
(A) = c, per ogni o A, perche A `e abeliano.
Per lipotesi che c sia chiuso, )
1
a
(c) `e un chiuso che contiene A.Quindi
o r = ro per ogni r A ed ogni o A, ma questo equivale al fatto che
)
a
(r) = c per ogni o A ed ogni r A.
Quindi, poiche c `e un chiuso di G, per ogni o A, linsieme )
1
a
(c)
`e un chiuso che contiene A: perci`o )
1
a
(c) A per ogni o A, cio`e A `e
abeliano.
Pi` u in generale, abbiamo:
3. PROPRIET
`
A GENERALI DEI GRUPPI TOPOLOGICI 63
Proposizione 3.10. Se G `e un gruppo separato ed 1 un sottoinsieme di
G, il centralizzatore di 1 in G:
Z
G
(1) = p G[ ad
g
(r) = r r 1
`e un sottogruppo chiuso di G.
Dimostrazione. Infatti, con la notazione del teorema precedente:
Z
G
(1) =

xE
)
1
x
(c)
`e chiuso perche intersezione di chiusi.
Proposizione 3.11. Se H `e un sottogruppo chiuso del gruppo topologico
G, allora in normalizzatore di H in G
N
G
(H) = p G[ ad
g
(H) = H
`e un sottogruppo chiuso di G.
Dimostrazione. Per ogni p G lapplicazione
g
: G r rpr
1

G `e continua. Quindi N
G
(H) =

hH

1
h
(H) `e chiuso perche intersezione
di chiusi.
Proposizione 3.12. Sia H un sottogruppo di un gruppo topologico G.
Allora:
(1) H `e chiuso se e soltanto se `e localmente chiuso in un punto;
(2) H `e aperto se e soltanto se contiene un punto interno;
(3) H `e discreto se e soltanto se ha un punto isolato.
Un sottogruppo discreto di un gruppo separato `e chiuso.
Dimostrazione. Ricordiamo che H`e localmente chiuso in un suo punto
/ se esiste un intorno aperto l di / in G tale che Hl sia chiuso in l, cio`e
Hl = Hl. Poiche le traslazioni a destra e a sinistra sono omeomorsmi,
se H `e localmente chiuso in / `e anche localmente chiuso in c = 1
h
1(/).
Possiamo quindi trovare un intorno aperto l di c tale che Hl sia chiuso in
l. Poiche anche Hl l
1
`e chiuso in l l
1
, non `e restrittivo supporre
che l = l
1
. Sia ora r H. Allora rl H non `e vuoto: possiamo quindi
ssare un elemento j H e un p l tali che rp = j. Osserviamo che
j
1
r = 1
y
1(r) 1
y
1(H) = 1
y
1(H) = H
e quindi j
1
r = p
1
Hl = Hl implica che r = j p
1
H. Abbiamo
cos` dimostrato che H = H `e chiuso.
Poiche ogni chiuso `e localmente chiuso, la (1) `e completamente dimo-
strata. La (2) e la (3) sono immediate e losservazione nale segue dalla (1).
Teorema 3.13. Ogni intorno aperto dellidentit` a di un gruppo connesso `e
un insieme di generatori del gruppo.
Dimostrazione. Sia l un intorno aperto dellidentit`a del gruppo to-
pologico connesso G. Poniamo l
1
= p
1
[ p l. Allora anche \ =
l l
1
`e un intorno aperto dellidentit`a di G. Sia
\
n
= p
1
...p
n
[ p
1
, ..., p
n
\ .
64 4. GRUPPI TOPOLOGICI
Allora
H =

n=1
\
n
`e un sottogruppo aperto di G. Esso `e anche chiuso per il Teorema 3.2 e
quindi coincide con G perche G `e connesso.
Teorema 3.14. Un gruppo topologico separato e localmente compatto `e
paracompatto, e quindi, in particolare, uno spazio topologico normale
5
.
Dimostrazione. Sia G un gruppo topologico separato localmente com-
patto. Fissiamo un intorno aperto \ di c con \ = \
1
= p
1
[ p \ e
\ compatto. Per ogni n, sia \
n
= p
1
p
n
[ p
1
, . . . , p
n
\ . Esso `e com-
patto perche immagine del compatto \ \
. .
n volte
mediante lapplicazione
continua (p
1
, . . . , p
n
) p
1
p
n
.
Con \
n
= p
1
p
n
[ p
1
, . . . , p
n
\ , osserviamo poi che \ \
2
:
infatti per ogni p \ `e p\ \ ,= ; otteniamo perci`o pp
1
= p
2
con
p
1
, p
2
\ e quindi p = p
1
1
p
2
\
2
perche \
1
= \ .
Da questa relazione otteniamo che
G
0
=
_
n
\
n
=
_
n
\
n
.
Quindi G
0
`e un sottogruppo aperto, e perci`o anche chiuso, di G, ed `e pa-
racompatto perche localmente compatto e unione numerabile di compatti.
Ne segue che G, unione disgiunta delle classi laterali pG
0
(p G) di G
0
, `e
paracompatto.
Corollario 3.15. Se G `e un gruppo topologico separato e localmente com-
patto ed H un suo sottogruppo chiuso, allora lo spazio omogeneo G,H `e se-
parato, localmente compatto, paracompatto, ed `e quindi uno spazio topologico
normale.
Dimostrazione. Lo spazio omogeneo G,H `e regolare perche H `e com-
patto; inoltre `e localmente compatto perche immagine di uno spazio local-
mente compatto mediante unapplicazione aperta. Inne, con la notazione
introdotta nella dimostrazione del teorema precedente, osserviamo che le
orbite G
0
j (j G,H) di G
0
in G,H sono aperte e paracompatte (i
sottoinsiemi \
n
j formano una successione di compatti la cui unione `e lor-
bita G
0
j) e quindi G,H `e paracompatto perche unione disgiunta di spazi
paracompatti.
5
Ricordiamo che uno spazio topologico X `e paracompatto se `e di Hausdor ed ogni
suo ricoprimento aperto ammette un ranamento chiuso localmente nito. Uno spazio
di Hausdor localmente compatto `e paracompatto se e soltanto se `e unione disgiunta di
sottospazi che sono ciascuno ununione numerabile di compatti. Lo spazio topologico X
si dice normale se `e di Hausdor e chiusi disgiunti hanno intorni aperti disgiunti. Ogni
spazio topologico paracompatto `e normale.
4. OMOMORFISMI DI GRUPPI TOPOLOGICI 65
4. Omomorsmi di gruppi topologici
Teorema 4.1. Sia : G
1
G
2
un omomorsmo di gruppi tra due grup-
pi topologici G
1
e G
2
. Condizione necessaria e suciente anche sia
continua `e che essa sia continua nellidentit`a di G
1
.
Dimostrazione. La condizione `e ovviamente necessaria. Dimostriamo
la sucienza. Sia p G
1
e sia \ un intorno aperto di (p) in G
2
. Allora
((p))
1
\ `e un intorno aperto dellidentit`a c
2
di G
2
e possiamo quindi
trovare un intorno aperto l dellidentit`a c
1
di G
1
tale che (l) \.
Allora pl `e un intorno aperto di p in G
1
e risulta
(p/) = (p)(/) (p)
_
((p))
1
\
_
= \ / l ,
onde (pl) \ . Quindi `e continua in ogni punto p G
1
e perci`o
continua.
Denizione 4.2. Un omomorsmo di gruppi topologici `e unapplicazione
continua : G
1
G
2
che sia anche un omomorsmo di gruppi. Se la
`e inoltre un omeomorsmo di spazi topologici essa `e anche un isomorsmo
di gruppi e si dice un isomorsmo topologico. Un omomorsmo di gruppi
topologici iniettivo (risp. surgettivo) si dice un monomorsmo topologico
(risp. epimorsmo topologico).
Indichiamo con Aut
c
(G) linsieme degli isomorsmi topologici di un
gruppo topologico G in s`e.
Si verica facilmente che Aut
c
(G) `e un gruppo per loperazione di com-
posizione di applicazioni. Se G `e localmente compatto, Aut
c
(G) `e un grup-
po topologico con la topologia
G
denita nel 2; questa coincide con la
topologia compatta-aperta se G `e anche localmente compatto.
Teorema 4.3. Un epimorsmo topologico : G
1
G
2
`e unapplicazione
aperta se e soltanto se il suo quoziente iniettivo

: G
1
,
ker
G
2
`e un isomorsmo topologico.
Dimostrazione. Ci`o `e conseguenza del fatto che la proiezione nel quo-
ziente G
1
G
1
,
ker
`e unapplicazione aperta.
Teorema 4.4. Se G
1
`e un gruppo topologico compatto e G
2
un gruppo topo-
logico separato, ogni epimorsmo topologico : G
1
G
2
`e unapplicazione
aperta.
Dimostrazione. Sia : G
1
G
2
un epimorsmo topologico. Poiche
G
2
`e separato, ker `e un sottogruppo normale chiuso di G
1
. Ne segue,
passando al quoziente iniettivo, che lapplicazione

: G
1
,
ker
G
2
`e continua e bigettiva tra spazi compatti di Hausdor e dunque un omeo-
morsmo. La tesi segue allora dal teorema precedente.
66 4. GRUPPI TOPOLOGICI
Esempio 4.5. Sia H il corpo dei quaternioni, che possiamo identicare alla
sottoalgebra dellalgebra delle matrici 2 2 a coecienti complessi formata
dalle matrici:
_
o /

/ o
_
, con o, / C.
Le matrici di H con determinante 1 formano un gruppo moltiplicativo, che `e
un gruppo topologico per la topologia denita dallidenticazione standard
con la sfera o
3
C
2
. Esso `e un gruppo topologico separato e compatto, che
si indica con SU

(2). Il suo sottogruppo 1, 1 `e un sottogruppo chiuso


normale e il gruppo quoziente SU

(2),
1, 1
`e omeomorfo a RP
3
.
Teorema 4.6. Se H `e un sottogruppo normale di un gruppo topologico G,
il gruppo G,H `e un gruppo topologico per la topologia quoziente e lomo-
morsmo G G,H `e un omomorsmo di gruppi topologici. Inoltre:
(1) G,H `e separato se e soltanto se H `e chiuso in G;
(2) G,H `e discreto se e soltanto se H `e aperto in G.
(3) Se H `e discreto, allora la proiezione nel quoziente G G,H `e un
omeomorsmo locale.
5. Caratteri
Un carattere di un gruppo topologico G `e un omomorsmo continuo
: G S
1
di G nel gruppo moltiplicativo S
1
dei numeri complessi di
modulo 1. Indichiamo con G
t
linsieme dei caratteri di G. Esso `e un gruppo
abeliano rispetto alloperazione di moltiplicazione di funzioni: la funzione

G
, costantemente uguale a 1 su G, `e lidentit`a di G
t
.
Si verica facilmente che vale il:
Teorema 5.1. Se G `e un gruppo topologico, anche il gruppo G
t
dei suoi
caratteri `e un gruppo topologico per la topologia compatta-aperta. Se G `e
separato, anche G
t
`e separato.
Teorema 5.2. Sia G un gruppo topologico localmente compatto e separato.
Allora anche G
t
`e localmente compatto e separato. Inoltre, se G `e a base
numerabile, anche G
t
`e a base numerabile. Se G `e compatto e separato,
allora G
t
`e discreto. Se G `e discreto, allora G
t
`e compatto.
Dimostrazione. Se G `e compatto, il carattere costante
G
`e lunico
elemento di l(G, S

) = G
t
[ Arg((p)) ] c, c[ se c < ,2. Quindi

G
`e aperto e G
t
ha la topologia discreta.
Se G `e discreto, allora lapplicazione G
t
((p))
gG

_
S
1

G
`e unimmersione di G
t
in un sottospazio chiuso di
_
S
1

G
, e quindi G
t
`e
compatto in quanto sottospazio chiuso di uno spazio compatto.
CAPITOLO 5
Esponenziale di matrici
1. Spazi di matrici
Sia K un campo ed indichiamo con K
mn
lo spazio vettoriale di di-
mensione :n su K delle matrici a : righe ed n colonne a coecienti in
K.
Denizione 1.1. Sia C
mn
una matrice :n complessa:
=
_
_
_
_
_
o
11
o
12
. . . o
1n
o
21
o
22
. . . o
2n
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
o
m1
o
m2
. . . o
mn
_
_
_
_
_
C
mn
.
La trasposta della sua coniugata

=
_
_
_
_
_
o
11
o
21
. . . o
m1
o
12
o
22
. . . o
m2
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
o
1n
o
2n
. . . o
mn
_
_
_
_
_
C
nm
.
si dice laggiunta della .
Date due matrici = (o
ij
) e 1 = (/
ij
) in C
mn
poniamo
([1) = trac(1

) =
m

i=1
n

j=1

/
ij
o
ij
.
Lapplicazione
C
mn
C
mn
(, 1) ([1) C
denisce su C
mn
un prodotto scalare Hermitiano. Indichiamo con
[[ =
_
([) (per C
mn
)
la norma associata e consideriamo su C
mn
la relativa distanza:
d(, 1) = [1[ se , 1 C
mn
.
Teorema 1.2. Lapplicazione C
mn

C
nm
`e unisometria
anti-C-lineare.
Lapplicazione C
mn

t
C
nm
`e unisometria C-lineare.
La moltiplicazione righe per colonne denisce unapplicazione continua
C
mn
C
nk
(, 1) 1 C
mk
67
68 5. ESPONENZIALE DI MATRICI
e si ha inoltre
[1[ [[ [1[ C
mn
, 1 C
nk
.
Dimostrazione. La verica delle prime due aermazioni `e immediata.
Per vericare lultima, scriviamo
=
_
_
_
t

1
.
.
.
t

m
_
_
_ e 1 = (1
1
, ..., 1
k
) con
1
, ...,
m
, 1
1
, ..., 1
k
C
n
.
Allora
[1[
2
=

i,j
[(
i
[1
j
)
C
n[
2

i
[
i
[
2

j
[1
j
[
2
= [[
2
[1[
2
,
ove abbiamo indicato con ([)
C
n e con [ [ rispettivamente il prodotto sca-
lare Hermitiano canonico di C
n
e la norma ad esso associata. Da questa
diseguaglianza segue la tesi.
Lemma 1.3. Siano :, n interi positivi. Data una matrice complessa
C
mn
poniamo
|| = sup[[ ; C
n
, [[ = 1 .
Allora
C
mn
|| R
`e una norma equivalente a [ [.
Inoltre, se / `e un altro intero positivo, vale la diseguaglianza:
() |1| || |1| C
mn
, 1 C
nk
.
Dimostrazione. Poiche tutte le norme denite su uno spazio vettoriale
di dimensione nita sono equivalenti, basta dimostrare che | | `e una norma
su C
mn
. A questo scopo osserviamo innanzi tutto che, per il teorema
di Weierstrass, poiche lapplicazione o
2n1
[[ R `e continua
e o
2n1
= C
n
[ [[ = 1 `e compatto, per ogni C
mn
possiamo
trovare un vettore
A
o
2n1
tale che
[
A
[ = ||.
Da questo si deduce che | | `e ben denita e si ricava immediatamente che
|| 0 0 ,= C
mn
, e |0| = 0 .
`
E ovvio che
|| = [[ || C, C
mn
.
Per concludere, dimostriamo la subadditivit`a. Fissate , 1 C
mn
abbia-
mo, per un vettore
A+B
o
2n1
:
| + 1| = [( + 1)
A+B
[ [
A+B
[ +[1
A+B
[ || +|1| .
1. SPAZI DI MATRICI 69
Siano C
mn
, 1 C
nk
. Se 1 = 0, la () `e banalmente vera. Se 1 ,= 0,
allora possiamo trovare un vettore n
AB
C
k
tale che [n
AB
[ = 1, 1n
AB
,= 0
e |1| = [(1)n
AB
[. Risulta allora:
|1| = [(1)(n
AB
)[ =

_
1(n
AB
)
[1(n
AB
)[
_

[1(n
AB
)[ || |1|.

Denizione 1.4. Fissato un campo K, nel seguito useremo le notazioni:


gl(n, K) = K
nn
sl(n, K) = K
nn
[ trac() = 0
GL(n, K) = o K
nn
[ det o ,= 0 (gruppo linerare su K)
SL(n, K) = o K
nn
[ det o = 1 (gruppo speciale linerare su K)
Se K `e uno dei campi C o R, su ciascuno di questi insiemi consideriamo la
topologia di sottospazio di C
nn
C
n
2
.
Teorema 1.5. Con le operazioni di prodotto righe per colonne di matrici,
GL(n, C) e GL(n, R) sono gruppi topologici.
Dimostrazione. Per il Lemma 1.3, il prodotto
GL(n, C) GL(n, C) (o, /) o/ GL(n, C)
`e unapplicazione continua.
La topologia di gl(n, C) coincide con la topologia Euclidea di C
n
2
. In
particolare lapplicazione determinante
gl(n, C) det() C
`e continua. Indichiamo con `
i
j
() il determinante della matrice (n 1)
(n1) ottenuta sopprimendo dalla matrice gl(n, C) la ,-esima riga e la
i-esima colonna. Le applicazioni
gl(n, C) `
i
j
() C, 1 i, , n
sono continue.
`
E allora continua lapplicazione
GL(n, C) o (1)
i+j
(deto)
1
`
i
j
(o) C
che associa a una matrice invertibile o il coeciente sulla riga i-esima e la
colonna ,-esima della sua inversa o
1
e quindi `e continua lapplicazione
GL(n, C) o o
1
GL(n, C).
Questo dimostra che GL(n, C) `e un gruppo topologico.
I gruppi SL(n, C), GL(n, R), SL(n, R) sono gruppi topologici perche
sottogruppi di GL(n, C).
70 5. ESPONENZIALE DI MATRICI
2. La decomposizione di Wedderburn
Nella proposizione che segue descriviamo la decomposizione di Wedder-
burn di un endomorsmo di uno spazio vettoriale di dimensione nita su un
campo di caratteristica zero.
Teorema 2.1 (Decomposizione di Wedderburn). Sia K un campo di carat-
teristica zero. Per ogni gl(n, K) sono univocamente determinate una
o gl(n, K) semisemplice
1
e una gl(n, K) nilpotente tali che
(2.1) = o + e [o, ] = o o = 0 .
Gli endomorsmi o ed sono polinomi di .
Se o GL(n, K), sono univocamente determinate una matrice semi-
semplice : GL(n, K) e una matrice unipotente
2
GL(n, K) tali
che
(2.2) o = : = :.
Risultano :, K[o].
Dimostrazione. Indichiamo con n lideale di K[] generato dai suoi
elementi nilpotenti. Se j
A
() = j
k
1
1
() j
km
m
() `e la decomposizione del
polinomio minimo j
A
() di in prodotto di potenze di primi distinti, in-
dichiamo con )() = j
1
() j
m
() il prodotto dei primi distinti contenuti
in j
A
(). Allora n `e lideale principale generato da )() = j
1
() j
m
().
Dimostriamo per ricorrenza che per ogni intero positivo / `e possibile
determinare un
k
K[] tale che
()
k
=
k
con
k
n , )(
k
) n
k
Per / = 1 possiamo scegliere
1
= . Supponiamo di aver ottenuto

1
, . . . ,
k
che soddisno (), e cerchiamo
k+1
nella forma
k+1
=
k
+T,
con T n
k
. Utilizzando la formula di Taylor otteniamo:
)(
k+1
) = )(
k
+ T)
= )(
k
) + )
t
(
k
) T + T
1
con T
1
n
2k
n
k+1
in quanto )(
k+1
) )(
k
) )
t
(
k
) T = T
2
1 per
qualche matrice 1 gl(n, K). Osserviamo ora che, poiche
k
dierisce da
per una matrice nilpotente di K[], il suo polinomio minimo j
A
k
() ha gli
stessi fattori primi di j
A
(). Poiche )() contiene solo fattori primi semplici,
1
Un endomorsmo S si dice semisemplice, o completamente decomponibile, se ogni
sottospazio S-invariante ammette un complementare S-invariante. Un endomorsmo S `e
semisemplice se e soltanto se il suo polinomio minimo S `e prodotto di fattori primi sem-
plici. Da questa caratterizzazione segue che un endomorsmo S gl(n, K) `e semisemplice
se e soltanto se `e semisemplice come elemento di gl(n,

K) per una qualsiasi estensione

K
di K, ed in particolare se `e diagonalizzabile in un corpo di spezzamento del suo polinomio
minimo. Da ci` o segue che la somma di due endomorsmi semisemplici che commutano
tra loro `e ancora semisemplice.
2
Una matrice si dice unipotente se la matrice e `e nilpotente.
3. ESPONENZIALE DI MATRICI 71
)() ed )
t
(), e quindi anche j
A
k
() ed )
t
(), sono primi tra loro. Quindi
)
t
(
k
) `e invertibile. Otteniamo perci`o la () per
k+1
scegliendo
T =
_
)
t
(
k
)
_
1
)(
k
) n
k
.
Poiche n
n
= 0, otteniamo la decomposizione cercata con o =
n
, =
n
.
Infatti )(
n
) n
n
= 0 ci dice che il polinomio minimo j
An
di
n
`e proprio
)() e quindi
n
`e semisemplice perche il suo polinomio minimo contiene
solo fattori primi semplici.
Dimostriamo ora lunicit`a. Se o
t
,
t
sono due endomorsmi, il primo
semisemplice e il secondo nilpotente, con = o
t
+
t
ed o
t

t
=
t
o
t
,
osserviamo innanzi tutto che ciascuno di essi commuta con e quindi anche
con gli endomorsmi o, K[] trovati in precedenza. Poiche o ed o
t
sono due endomorsmi semisemplici che commutano tra loro anche o o
t
`e semisemplice, e poiche ed
t
sono due endomorsmi nilpotenti che
commutano tra loro anche
t
`e nilpotente. Quindi o o
t
=
t

`e al tempo stesso semisemplice e nilpotente e quindi `e nullo. Ci`o dimostra
lunicit`a della decomposizione di Wedderburn.
Sia ora o GL(n, K). Esso ha una decomposizione di Wedderburn
o = : +, con :, K[o], per la prima parte della dimostrazione. Baster`a
allora osservare che la parte semisemplice : di o `e anchessa invertibile e
:
1
K[o]. Quindi = 1 + :
1
`e un elemento unipotente di K[o] per
cui vale la o = : = :. Lunicit`a della decomposizione segue dal fatto che,
se vale la (2.2), allora o = : + :( 1) `e la decomposizione di Wedderburn
(2.1) di o.
Denizione 2.2. Se = o + `e una decomposizione di Wedderburn di
gl(n, K), l endomorsmo semisemplice o si dice parte semisemplice di
e lendomorsmo nilpotente parte nilpotente di .
Se o GL(n, K), ed o = : = o + con :, o K[o] semisemplici,
K[o] nilpotente e K[o] unipotente, chiamiamo : = o la sua par-
te semisemplice, la sua parte nilpotente, = 1
n
+ o
1
la sua parte
unipotente.
Nel caso complesso, la decomposizione di Wedderburn si pu`o ricavare
dalla decomposizione di Jordan: in una matrice di Jordan la diagonale `e
la sua parte semisemplice nella decomposizione di Wedderburn. Mediante
il coniugio possiamo quindi ricondurre la decomposizione di Wedderburn a
quella di Jordan.
3. Esponenziale di matrici
Deniamo innanzi tutto lapplicazione esponenziale per endomorsmi
nilpotenti. Sia K un campo di caratteristica zero e sia gl(n, K) un
endomorsmo nilpotente. Poiche
m
= 0 se : n, la serie:
exp() =

h=0

h
/!
72 5. ESPONENZIALE DI MATRICI
si riduce alla somma nita dei suoi primi n termini:
exp() =

h=0

h
/!
=
n1

h=0

h
/!
.
Indichiamo con A(n, K) linsieme delle matrici nilpotenti di gl(n, K) e con
|(n, K) linsieme delle matrici unipotenti di GL(n, K). Abbiamo:
Teorema 3.1. Lapplicazione exp() `e una trasformazione bigettiva
di A(n, K) su |(n, K).
Dimostrazione. Lesponenziale di una matrice nilpotente `e lendo-
morsmo c +
t
dove
t
=

n1
h=1
N
h
h!
`e nilpotente perche somma di endo-
morsmi nilpotenti che commutano tra loro. Quindi exp() |(n, K) se
A(n, K).
Indichiamo con j
n
() il polinomio j
n
() =

n1
h=0

h
,/! K[] e con

n
() il polinomio
n
() =

n2
h=0
(1)
h

h+1
,(/ + 1) K[].
se K = R, essi sono i polinomi di Taylor di grado (n 1) di c

e di
log(1 + ), rispettivamente.
Poiche Q K, otteniamo perci`o che
j
n
(
n
()) = 1 + +
n
)()
per un opportuno polinomio )() K[]. Ne segue che, data |(n, K),
la =
n
( c) `e una matrice nilpotente per cui j
n
() = exp() = .
Ci`o dimostra la surgettivit` a dellapplicazione esponenziale.
Dimostriamo ora lunicit`a. Innanzi tutto osserviamo che, se
1
,
2

A(n, K) ed exp(
1
) = exp(
2
), allora ker
1
= ker
2
.
Se, per assurdo, ci`o non fosse vero, uno dei due sottospazi non sarebbe
contenuto nellaltro e quindi, a meno di scambiare gli indici, potremmo
trovare un vettore ker
1
ker
2
. Poiche exp(
2
)() = exp(
1
)() =
, otteniamo che

n1
h=1

h
2
(),/! = 0. Avendo supposto che n =
2
() non
fosse nullo, avremmo )(
2
)(n) = 0 con )() = 1+

n2
h=1

h
,(/ + 1)! K[].
Ma allora il polinomio minimo j
N
2
() di
2
dovrebbe contenere un fattore
primo di )(), e quindi un fattore primo che non si annulla per = 0, contro
lipotesi che
2
fosse nilpotente. Quindi ker
2
= ker
1
.
Posto \ = ker
1
= ker
2
, possiamo considerare gli endomorsmi
nilpotenti

1
e

2
deniti da
1
ed
2
su K
n
,\ per passaggio al quoziente.
Da exp(

1
) = exp(

2
) ricaviamo, ripetendo il ragionamento precedente, che
ker

1
= ker

2
, cio`e ker
2
1
= ker
2
2
.
Per ricorrenza otterremo allora che ker
m
1
= ker
m
2
per ogni intero
positivo :. Questo ci dice che per una scelta opportuna della base di K
n
, i
due endomorsmi nilpotenti
1
ed
2
si possono mettere entrambi in forma
triangolare superiore. Indichiamo con n
+
(n, K) linsieme di tutte le matrici
triangolari superiori nilpotenti. Esse formano un anello nilpotente e, posto
n
k
+
(n, K) =
1

k
[
1
, . . . ,
k
n
+
(n, K) ,
3. ESPONENZIALE DI MATRICI 73
risulta n
n
+
(n, K) = 0.
Se
1
,
2
n
+
(n, K) ed
1

2
n
k
+
(n, K), allora
m
1

m
2

n
k+m1
+
(n, K). Infatti questo `e vero se : = 1 e segue per ricorrenza dal-
luguaglianza:
m
1

m
2
= (
1

2
)
m1
1
+
2
(
m1
1

m1
2
) per
: 2.
Se exp(
1
) = exp(
2
) con
1
,
2
n
+
(n, K), abbiamo
()
1

2
=
n1

h=2
(
h
2

h
1
),/!.
Se fosse
1
,=
2
, dovrebbe essere
1

2
n
k
+
(n, K) n
k+1
+
(n, K) per
qualche / < n, ma questo contraddice la () perche allora il secondo membro
apparterrebbe a n
k+1
+
(n, K).
Osservazione 3.2. Dalla dimostrazione del teorema segue che, se ) `e un
polinomio di K[] con )
t
(0) ,= 0, lapplicazione n
+
(n, K) )()
gl(n, K) `e iniettiva.
Teorema 3.3. Per ogni gl(n, C), la serie
exp =

h=0
1
/!

h
converge in GL(n, C) e denisce un elemento di GL(n, C). Lapplicazione
exp : gl(n, C) exp GL(n, C)
`e continua e surgettiva.
Se
1
, ...,
n
C sono gli autovalori di gl(n, C), ripetuti con la loro
molteplicit`a, allora gli autovalori di exp sono c

1
, ..., c
n
. In particolare
vale la formula
(3.1) det(exp ) = c
trac(A)
.
Se , 1 gl(n, C), allora
(3.2) exp( + 1) = exp() exp(1) se 1 = 1.
Se o GL(n, C) e gl(n, C), allora
(3.3) o exp() o
1
= exp(o o
1
).
Dimostrazione. Osserviamo che la serie a termini positivi

h=0
1
/!
|
h
|
`e maggiorata termine a termine dalla serie convergente, a termini di segno
positivo,

h=0
1
/!
||
h
74 5. ESPONENZIALE DI MATRICI
e quindi la serie

h=0
1
/!

h
`e convergente in gl(n, C), uniformemente sui sottoinsiemi compatti di gl(n, C).
Poiche per ogni polinomio j C[.] lapplicazione gl(n, C) j()
gl(n, C) `e continua, la funzione exp : gl(n, C) GL(n, C) `e continua per-
che limite uniforme, su ogni compatto di gl(n, C), di una successione di
applicazioni continue.
Se , 1 gl(n, C) e 1 = 1, abbiamo:

h=0
1
/!
( + 1)
h
=

h=0
1
/!

h
1
+h
2
=h
/!
/
1
!/
2
!

h
1
1
h
2
=

h
1
=0
1
/
1
!

h
1

h
2
=0
1
/
2
!
1
h
2
= exp() exp(1) .
Se = o+ `e la decomposizione di Wedderburn della matrice gl(n, C),
la
exp() = exp(o + ) = exp(o) exp()
d`a la decomposizione dellesponenziale di nel prodotto della sua parte
semisemplice e di una matrice unipotente che con essa commuta. Osserviamo
che, se gl(n, C) e o GL(n, C), allora
(oo
1
)
h
= o
h
o
1
/ N.
Abbiamo quindi
exp(oo
1
) = o(exp )o
1
gl(n, C), o GL(n, C).
Questa formula ci d`a la possibilit`a di calcolare lesponenziale di una matrice
semisemplice o utilizzando la sua diagonalizzazione: se o GL(n, C) e
o o o
1
=
_
_
_

1
.
.
.

n
_
_
_
avremo
exp(o) = exp
_
_
_o
1

_
_
_

1
.
.
.

n
_
_
_ o
_
_
_ = o
1
_
_
_
c

1
.
.
.
c
n
_
_
_ o .
Chiaramente la matrice exp o `e invertibile, ed ha determinante
det(exp o) = c
(
1
+...+n)
= c
trac(A)
.
La matrice exp `e unipotente ed ha dunque determinante 1. Quindi
det(exp ) = det(exp(o+)) = det(exp o exp ) = det(exp o) = c
trac(A)
,= 0
3. ESPONENZIALE DI MATRICI 75
ed exp GL(n, C).
Dimostriamo ora che exp : gl(n, C) GL(n, C) `e surgettiva. Fissiamo
un isomorsmo lineare o in GL(n, C), e siano :, C[o] la sua parte semi-
semplice e la sua parte unipotente. Siano
1
, . . .,
k
gli autovalori distinti
di : e sia / GL(n, C) tale che
/ : /
1
=
_
_
_

1
1
n
1
.
.
.

k
1
n
k
_
_
_
con n
1
+ + n
k
= n. Poiche i
i
sono diversi da zero, possiamo trovare
numeri complessi j
1
, . . ., j
k
tali che c

i
=
i
. Allora la matrice
o = /
1

_
_
_
j
1
1
n
1
.
.
.
j
k
1
n
k
_
_
_ / ,
poiche la sua restrizione ad ogni autospazio di : `e un multiplo dellidentit`a,
appartiene a C[:], e quindi a C[o], ed exp(o) = :. Sia la matrice nilpotente
tale che exp() = . Poiche o, C[o], le due matrici commutano tra
loro e quindi
exp(o + ) = exp(o) exp() = : = o .
La dimostrazione `e completa.
Osservazione 3.4. Se sl(n, C), allora exp() SL(n, C), ma, se
n 2, l applicazione sl(n, C)
exp
SL(n, C) non `e surgettiva. Consideriamo
ad esempio il caso n = 2. Allora
sl(2, C) =
__


_

, , C
_
.
Per una matrice triangolare superiore in sl(2, C) abbiamo:
exp
_

0
_
=
_
e

()
0 e

_
con () =
_
sinh

se ,= 0
1 se = 0.
Consideriamo ora la matrice o =
_
1 1
0 1
_
SL(2, C). Supponiamo per
assurdo vi sia sl(2, C) con exp() = o. La `e coniugata di una
triangolare superiore 1, e / = exp(1) `e allora una triangolare superiore
coniugata ad o: poiche / `e della forma / =
_
1 k
0 1
_
con / ,= 0, e 1 =
_

0
_
, questo non `e possibile: dovrebbe essere infatti = (2/ +1) i con
/ Z, e quindi () = 0 ed exp(1) sarebbe diagonale.
Osservazione 3.5. Il determinante dellesponenziale di una matrice reale `e
lesponenziale della sua traccia e quindi `e un numero reale positivo. Quindi
lesponenziale denisce unapplicazione di gl(n, R) nel sottogruppo normale
GL
+
(n, R) delle matrici reali invertibili con determinante positivo.
76 5. ESPONENZIALE DI MATRICI
Come nellosservazione precedente, si pu`o vericare che la matrice
_
1 1
0 1
_
SL(2, R) GL
+
(2, R)
non `e lesponenziale di una matrice reale, e che quindi exp : gl(n, R)
GL
+
(n, R) non `e surgettivo, e la sua immagine non contiene SL(n, R).
Osservazione 3.6. Se , 1 gl(n, C) sono due matrici che non commutano
tra loro: [, 1] = 1 1 ,= 0 , in generale non vale la formula di
addizione: `e cio`e in generale exp( + 1) ,= exp exp 1.
Lemma 3.7. Per ogni gl(n, C) lapplicazione
R t exp(t) GL(n, C)
`e dierenziabile di classe (

e
_
d
dt
_
k
exp(t) =
k
exp(t) = exp(t)
k
/ N.
Dimostrazione. Se t, : R ed gl(n, C), abbiamo:
exp((t + :)) = exp(t) exp(:) = exp(:) exp(t).
Quindi vale la
exp((t + :)) =

h=0
:
h
/!

h
exp(t)
=

h=0
:
h
/!
exp(t)
h
t, : R
e la serie converge uniformemente in norma su ogni compatto di RR. La
tesi segue allora dalla formula di Taylor.
Lemma 3.8. Sia gl(n, C) tale che exp(t) GL(n, R) per ogni t R.
Allora gl(n, R).
Dimostrazione. Infatti, da exp(t) GL(n, R) gl(n, R) per ogni
t R ricaviamo, derivando rispetto a t in t = 0, che
=
d exp(t)
dt

t=0
= lim
t0
exp(t) 1
t
gl(n, R)
perche gl(n, R) `e chiuso in gl(n, C).
4. Matrici Hermitiane
Denizione 4.1. Una matrice gl(n, C) si dice Hermitiana se

= ,
si dice antihermitiana se

= .
4. MATRICI HERMITIANE 77
Gli insiemi p(n) delle matrici Hermitiane e u(n) delle matrici antihermi-
tiane formano sottospazi vettoriali reali di dimensione n
2
di gl(n, C) (pensato
come spazio vettoriale reale di dimensione 2n
2
).
Infatti : gl(n, C) gl(n, C) `e uninvoluzione, e quindi gl(n, C) =
p(n) u(n), e la moltiplicazione per lunit`a immaginaria i `e un isomorsmo
lineare che scambia p(n) con u(n), onde dim
R
p(n) = dim
R
u(n).
Denizione 4.2. Una matrice n GL(n, C) si dice unitaria se nn

= c,
dove c indica la matrice identit`a.
Le matrici unitarie sono le matrici di cambiamenti di basi ortonormali
per il prodotto scalare Hermitiano canonico di C
n
. Le matrici unitarie for-
mano un sottogruppo di GL(n, C), che denotiamo con U(n) e chiamiamo
gruppo unitario di ordine n.
Lemma 4.3. Ogni matrice Hermitiana `e diagonalizzabile ed ha autovalori
reali. Se p(n), possiamo trovare una matrice n U(n) tale che nn
1
sia diagonale e reale.
Dimostrazione. Sia gl(n, C) una matrice Hermitiana. Sia un
autovalore di e sia C
n
un autovettore relativo a . Abbiamo:
[[
2
= ([)
C
n = ([

)
C
n = ([)
C
n = ([)
C
n =

[[
2
,
da cui =

e R.
Se n C
n
`e un vettore ortogonale a , allora
([n)
C
n = ([n)
C
n = ([n) = 0.
Quindi il sottospazio dei vettori di C
n
perpendicolari a `e -invariante: da
questo fatto si ricava immediatamente che C
n
ammette una base ortonormale
di autovettori di .
Denizione 4.4. Indichiamo con P
+
(n) linsieme delle matrici Hermitiane
denite positive, cio`e delle matrici Hermitiane che hanno tutti gli autovalori
positivi. Consideriamo su tale insieme la topologia di sottospazio di gl(n, C).
Teorema 4.5. Se p(n), allora exp() P
+
(n). Lapplicazione espo-
nenziale denisce un omeomorsmo
p(n) exp() P
+
(n).
Dimostrazione. Si verica immediatamente che (exp())

= exp(

).
Quindi l esponenziale di una matrice Hermitiana `e ancora una matrice Her-
mitiana ed `e denita positiva perche i suoi autovalori sono esponenziali di
numeri reali.
Se o P
+
(n), possiamo trovare una matrice unitaria n tale che
o = n
_
k
1
.
.
.
kn
_
n
1
con /
1
, ..., /
n
numeri reali positivi.
78 5. ESPONENZIALE DI MATRICI
Allora = n
_
log k
1
.
.
.
log kn
_
n
1
p(n) ed exp() = o. Questo dimostra
che exp : p(n) P
+
(n) `e surgettivo.
Dimostriamo ora che exp : p(n) P
+
(n) `e iniettivo. Siano , 1
p(n) tali che exp() = exp(1). Fissiamo una base ortonormale c
1
, ..., c
n
di
autovettori di . Abbiamo
c
j
=
j
c
j
con
j
R per , = 1, ..., n.
Allora
exp(1) c
j
= exp() c
j
= c

j
c
j
per , = 1, ..., n.
Sia ora ,= 0 un autovettore di 1 relativo a un autovalore j R. Se
=
1
c
1
+ ... +
n
c
n
, otteniamo
c

=
n

j=1
c

j
c
j
=
n

j=1
c

j
c
j
.
Quindi
c

= c

j
= j =
j
se
j
,= 0,
e dunque
1 = j =
n

j=1
j
j
c
j
=
n

j=1

j

j
c
j
= .
Questa relazione vale per tutti gli autovettori di 1 e quindi, poiche C
n
ammette una base ortonormale di autovettori di 1, se ne deduce che = 1.
Quindi exp : p(n) P
+
(n) `e invertibile.
Resta da dimostrare che linversa `e continua.
A questo scopo osserviamo che per una matrice Hermitiana abbiamo
[[
2
=
n

j=1

2
j
,
ove
1
, ...,
n
sono gli autovalori di ripetuti con la loro molteplicit`a.
Da questo ricaviamo facilmente che lapplicazione
exp : p(n) P
+
(n)
`e unapplicazione chiusa. Sia infatti 1 un sottoinsieme chiuso di p(n) e
sia o

una successione a valori in exp(1) che converge a una matrice


o P
+
(n). Gli autovalori di o e delle o

sono reali e positivi. Indichiamo


con j il pi` u piccolo e con ` il pi` u grande degli autovalori di o e con j

e
`

il pi` u piccolo e il pi` u grande degli autovalori di o

. Dico che `e possibile


trovare un intero positivo
0
tale che
j,2 < j

< 2`
0
.
Infatti, se fosse j

j,2 per inniti indici N, potremmo trovare una


sottosuccessione o
k
di o

tale che j
k
j,2 per ogni . Sia
k
un
4. MATRICI HERMITIANE 79
vettore di C
n
con
[
k
[ = 1 e o
k
(
k
) = j
k

k
.
Poiche la sfera o
2n1
C
n
`e compatta, possiamo supporre, a meno di
passare a una sottosuccessione estratta, che

k
o
2n1
.
Avremmo allora
[o()[ = lim

[o
k
(
k
)[ j,2
e questo di d`a una contraddizione perche
[o()[ j essendo [[ = 1.
In modo analogo si dimostra che `

< 2` denitivamente.
Siano ora

1 tali che exp

= o

. Allora per ogni


0
le
matrici

appartengono al compatto
1 = p(n) [ || max[ log(j,2)[, [ log(2`)[.
Poiche 1 `e un chiuso, 1 1 `e compatto e possiamo quindi estrarre una
sottosuccessione
k
convergente a un elemento 1 1. Poiche le-
sponenziale `e unapplicazione continua, otteniamo che exp = o e quindi
exp(1) `e chiuso in P
+
(n). Quindi exp : p(n) P
+
(n), essendo continua,
chiusa e bigettiva `e un omeomorsmo.
Indichiamo con
log : P
+
(n) p(n)
lapplicazione inversa dellesponenziale exp : p(n) P
+
(n).
Indichiamo con p(n, R) il sottospazio vettoriale reale delle matrici sim-
metriche a coecienti reali e con P
+
(n, R) il sottoinsieme di GL(n, R) delle
matrici reali simmetriche denite positive. Abbiamo allora
Teorema 4.6. Lapplicazione esponenziale denisce un omeomorsmo
exp : p(n, R) P
+
(n, R).
Dimostrazione. Infatti ogni matrice simmetrica reale n n ammette
una base ortonormale di autovettori in R
n
. Ripetendo la dimostrazione
svolta per il caso delle matrici complesse Hermitiane, si ottiene che exp :
p(n, R) P
+
(n, R) `e continua, chiusa e bigettiva e quindi un omeomorsmo.

CAPITOLO 6
Gruppi lineari e loro algebre di Lie
Un gruppo lineare `e un sottogruppo chiuso G di GL(n, C) (per qualche
intero positivo n). In questo capitolo iniziamo lo studio della struttura dei
gruppi lineari.
1. Decomposizione di Cartan delle matrici di GL(n, C)
Teorema 1.1. Ogni matrice o GL(n, C) si pu`o scrivere in modo unico
come prodotto
o = n j
di una matrice unitaria n U(n) e di una matrice Hermitiana denita
positiva j P
+
(n).
Dimostrazione. Data o GL(n, C), la matrice o

o `e Hermitiana e
denita positiva. Sia Q = log(o

o) e j = exp(Q,2). Poniamo
n = o j
1
.
Allora
n n

=o j
1
j
1
o

=o (o

o)
1
o
=o o
1
(o

)
1
o

=c.
Quindi n

= n
1
e n U(n).
Dimostriamo ora che la decomposizione `e unica.
Se o = n j con n U(n) e j P
+
(n), allora
o

o = j n

n j = j
2
.
Per dimostrare lunicit`a `e allora suciente vericare che due matrici Hermi-
tiane denite positive j, P
+
(n) che hanno quadrati uguali sono uguali.
Siano 1, Q p(n) le matrici Hermitiane tali che exp 1 = j, exp Q = . Da
exp(21) = exp(2Q) otteniamo 21 = 2Q e quindi 1 = Q e j = .
Se j P
+
(n) indichiamo con

j la sua radice quadrata in P
+
(n), cio`e
lunica matrice Hermitiana denita positiva P
+
(n) tale che
2
= j.
Lemma 1.2. Lapplicazione P
+
(n) o

o P
+
(n) `e un omeomor-
smo.
81
82 6. GRUPPI LINEARI E LORO ALGEBRE DI LIE
Dimostrazione. Abbiamo infatti il diagramma commutativo:
P
+
(n)

P
+
(n)
exp

exp
p(n)
(1/2)
p(n)
in cui le frecce verticali e la p(n) 1 1,2 p(n) sono degli omeomorsmi.

Teorema 1.3. Lapplicazione


U(n) P
+
(n) (n, j) n j GL(n, C)
`e un omeomorsmo. In particolare GL(n, C) `e omeomorfo al prodotto to-
pologico U(n) R
n
2
.
Dimostrazione. Lapplicazione `e continua e bigettiva per il teorema
precedente. La sua inversa `e data da
GL(n, C) o (o(

o)
1
,

o) U(n) P
+
(n)
ed `e quindi continua.
Per concludere basta ricordare (Teorema 4.5 del Capitolo 5) che lespo-
nenziale denisce un omeomorsmo di p(n) R
n
2
su P
+
(n).
2. Algebre di Lie
Denizione 2.1. Si dice algebra di Lie su un campo K unalgebra g su K
il cui prodotto
1
, che indichiamo con
g g (A, Y ) [A, Y ] g ,
sia antisimmetrico e soddis lidentit`a di Jacobi :
[A, [Y, 7]] + [Y, [7, A]] + [7, [A, Y ]] = 0 A, Y, 7 g.
Osservazione 2.2. Se il prodotto in g `e antisimmetrico, il primo membro
dellidentit`a di Jacobi `e unapplicazione trilineare alternata. Per vericare
che g sia unalgebra di Lie sar`a quindi suciente vericare
(1) che [A, A] = 0 A g
(2) che lidentit`a di Jacobi valga per ogni terna di vettori distinti di
una base di g come spazio vettoriale.
Esempio 2.3. Sia \ un qualsiasi spazio vettoriale su un campo K. Allora
\ `e unalgebra di Lie con il prodotto
\ \ (
1
,
2
) 0 \.
Denizione 2.4. Unalgebra di Lie in cui il prodotto di due qualsiasi
elementi sia 0 si dice abeliana.
1
Ricordiamo che unalgebra su un campo K `e il dato di uno spazio vettoriale A su K
e di unapplicazione bilineare AA (a, b) a b A.
2. ALGEBRE DI LIE 83
Esempio 2.5. Sia \ uno spazio vettoriale su K e sia gl
K
(\ ) lo spazio vetto-
riale su Kdi tutti gli endomorsmi lineari di \ . Allora gl
K
(\ ) `e unalgebra di
Lie su K rispetto alloperazione di commutazione di endomorsmi K-lineari:
gl
K
(\ ) gl
K
(\ ) (A, Y ) [A, Y ] = A Y Y A gl
K
(\ ).
Abbiamo infatti, se A, Y, 7 gl
K
(\ ):
[A, [Y, 7]] =A (Y 7 7 Y ) (Y 7 7 Y )A
=A Y 7 A 7 Y Y 7 A + 7 Y A
e analogamente
[Y, [7, A]] = Y 7 A Y A 7 7 A Y + A 7 Y,
[7, [A, Y ]] = 7 A Y 7 Y A A Y 7 + Y A 7.
Sommando membro a membro, da queste tre uguaglianze otteniamo liden-
tit`a di Jacobi.
In particolare, gl(n, K) `e unalgebra di Lie su K rispetto alloperazione
di commutazione di matrici:
gl(n, K) gl(n, K) (A, Y ) [A, Y ] = AY Y A gl(n, K).
Se il campo K `e una estensione del campo F, considereremo a volte gl(n, K)
come unalgebra di Lie su F per restrizione del campo degli scalari.
Denizione 2.6. Unapplicazione lineare : g h tra due algebre di Lie
g e h sullo stesso campo K si dice un omomorsmo di algebre di Lie se
([A, Y ]) = [(A), (Y )] A, Y g.
Se g `e unalgebra di Lie su K e \ uno spazio vettoriale su K, chiamiamo
rappresentazione lineare di g su \ un omomorsmo di algebre di Lie
: g gl
K
(\ ) .
Se ker = 0, la rappresentazione si dice fedele.
Una rappresentazione fedele permette di identicare g ad una sottoalge-
bra dellalgebra di Lie degli endomorsmi di uno spazio vettoriale.
Esempio 2.7. Sia sia unalgebra associativa sul campo K, con prodotto
(o, /) o / . Otteniamo unalgebra di Lie
L
considerando
su il prodotto:
[o, /] = o / / o o, / .
Supponiamo che g sia unalgebra di Lie di dimensione nita su un cam-
po K. Fissata una base 1
1
, ..., 1
N
di g, si deniscono costanti di struttura
dellalgebra g in tale base gli scalari (c
i
j,k
)
1i,j,kN
deniti da
[1
j
, 1
k
] =
N

i=1
c
i
j,k
1
i
1 ,, / .
Le costanti di struttura vericano le relazioni:
c
i
j,k
= c
i
k,j
(antisimmetria)
84 6. GRUPPI LINEARI E LORO ALGEBRE DI LIE
N

i=1
c
i
j,k
c
r
i,h
+ c
i
k,h
c
r
i,j
+ c
i
h,j
c
r
i,k
= 0 (identit`a di Jacobi).
Viceversa, dato uno spazio vettoriale g su K, una sua base 1
1
, ..., 1
N
di
g e coecienti (c
i
j,k
)
1i,j,kN
che vericano queste relazioni, vi `e ununica
struttura di algebra di Lie su g per cui tali coecienti siano le costanti di
struttura nella base 1
1
, ..., 1
N
.
Esempio 2.8. Sia R
3
lo spazio Euclideo di dimensione 3. Il prodotto vettore
R
3
R
3
(, n) n R
3
`e denito dallidentit`a:
det(, n, .) = ( n[.) , n, . R
3
,
dove abbiamo indicato con (, n, .) la matrice 3 3 che ha come colonne
i vettori , n, .. Le regole di calcolo del prodotto vettore si esprimono nei
vettori c
1
, c
2
, c
3
della base canonica mediante:
c
i
c
i
= 0, c
i
c
j
= c(i, ,, /)c
k
per ogni i = 1, 2, 3 ed ogni permutazione (i, ,, /) di 1, 2, 3. Lo spazio
Euclideo R
3
con il prodotto vettore `e unalgebra di Lie reale. Infatti il
prodotto vettore `e antisimmetrico perche, scambiando le prime due colonne
di una matrice, il determinante cambia segno. Inne, per vericare lidentit`a
di Jacobi basta vericare che
c
1
(c
2
c
3
) + c
2
(c
3
c
1
) + c
3
(c
1
c
2
) = 0
Questa relazione `e banale perche ciascuno degli addendi a primo membro `e
uguale a zero.
In modo equivalente, possiamo identicare R
3
allo spazio vettoriale reale
formato dai quaternioni puramente immaginari. In questa identicazione, la
parte reale e la parte immaginaria del prodotto di due quaternioni puramente
immaginari sono rispettivamente il prodotto scalare e il prodotto vettore dei
vettori corrispondenti.
Se a e b sono sottospazi vettoriali di unalgebra di Lie g sul campo K,
indichiamo con [a, b] il sottospazio vettoriale generato dagli elementi [A, Y ]
al variare di A in a e di Y in b. Poiche il prodotto `e antisimmetrico,
[a, b] = [b, a]. Un sottospazio vettoriale a di g si dice una sottoalgebra di Lie
di g se
[a, a] a.
Un sottospazio vettoriale h di g si dice un ideale dellalgebra di Lie g se
[g, h] h.
Si verica facilmente:
2. ALGEBRE DI LIE 85
Lemma 2.9. Se : g h `e un omomorsmo di algebre di Lie, allora ker
`e un ideale di g.
Se h `e un ideale dellalgebra di Lie g, allora vi `e ununica struttura di
algebra di Lie su g,
h
che renda la proiezione nel quoziente
g

g,
h
un omomorsmo di algebre di Lie.
Sia unalgebra su un campo K. Un endomorsmo K-lineare
1 :
si dice una derivazione di se verica lidentit`a di Leibnitz :
1(o /) = (1o) / + o (1/).
Lemma 2.10. Linsieme Der() di tutte le derivazioni di unalgebra su
K `e una sottoalgebra di Lie di gl
K
().
Dimostrazione. Osserviamo innanzi tutto che Der() `e un sottospazio
vettoriale di gl
K
() perche il prodotto (o, /) o / `e K-
bilineare.
Se 1
1
, 1
2
Der(), abbiamo:
[1
1
, 1
2
](o /) =1
1
(1
2
o / + o 1
2
/) 1
2
(1
1
o / + o 1
1
/)
=1
1
1
2
o / + 1
2
o 1
1
/ + 1
1
o 1
2
/ + o 1
1
1
2
/
1
2
1
1
o / 1
1
o 1
2
/ 1
2
o 1
1
/ o 1
2
1
1
/
=(1
1
1
2
1
2
1
1
)o / + o (1
1
1
2
1
2
1
1
)/
=[1
1
, 1
2
]o / + o [1
1
, 1
2
]/
e quindi Der() `e unalgebra di Lie.
Se `e unalgebra associativa, allora per ogni o lapplicazione
1
a
: / o / / o
`e una derivazione di .
Si verica facilmente che vale il seguente:
Lemma 2.11. Sia unalgebra associativa su K. Allora lapplicazione
o 1
a
Der()
`e un omomorsmo dellalgebra di Lie
Lie
nellalgebra di Lie Der() delle
derivazioni di . Le derivazioni 1
a
di si dicono derivazioni interne di .
Data unalgebra di Lie g sul campo K, ed un elemento A g, indichiamo
con ad(A) lendomorsmo lineare
ad(A) : g Y ad(A)Y = [A, Y ] g.
86 6. GRUPPI LINEARI E LORO ALGEBRE DI LIE
Teorema 2.12. Lapplicazione
ad : g A ad(A) gl
K
(g)
`e una rappresentazione di g nellalgebra Der(g) delle derivazioni di g.
Dimostrazione. Lapplicazione ad `e lineare perche il prodotto [ , ] `e
bilineare.
Dallidentit`a di Jacobi ricaviamo:
ad(A)[Y, 7] =[A, [Y, 7]]
=[Y, [7, A]] [7, [A, Y ]]
=[Y, ad(A)7] + [ad(A)Y, 7]
A, Y, 7 g
e quindi ad(A) `e, per ogni A g, una derivazione dellalgebra g. Abbiamo
inoltre
[ad(A), ad(Y )]7 =ad(A)[Y, 7] ad(Y )[A, 7]
=[A, [Y, 7]] [Y, [A, 7]]
=[A, [Y, 7]] + [Y, [7, A]]
=[7, [A, Y ]]
=ad([A, Y ])7,
A, Y, 7 g,
e quindi ad `e un omomorsmo di algebre di Lie.
Denizione 2.13. Lapplicazione
ad : g A ad(A) gl
K
(g)
si dice la rappresentazione aggiunta di g. Gli elementi dellimmagine Int(g) =
ad(g) si dicono derivazioni interne di g.
Teorema 2.14. Ogni algebra di Lie g di dimensione nita su un campo K
ammette una rappresentazione lineare fedele.
Nel seguito potremo quindi limitarci a considerare algebre di Lie g che
sono sottoalgebre di gl(n, K).
3. Algebra di Lie di un gruppo lineare
In questo paragrafo studieremo la relazione tra sottoalgebre di Lie di
gl(n, C) e sottogruppi di GL(n, C). Dimostriamo innanzi tutto il seguente:
Lemma 3.1. Per ogni A, Y gl(n, C) valgono le seguenti formule di
commutazione:
(i) ad(A)(AY ) = Aad(A)Y.
(ii) A
k
Y = Y A
k
+

k
j=1
_
k
j
_
ad
j
(A)Y A
kj
/ 1.
(iii) Y A
k
= A
k
Y +

k
j=1
_
k
j
_
(1)
j
A
kj
ad
j
(A)Y / 1.
3. ALGEBRA DI LIE DI UN GRUPPO LINEARE 87
Dimostrazione. Dimostriamo la (i). Abbiamo:
ad(A)(AY ) = [A, AY ] = A
2
Y AY A = Aad(A)Y A, Y gl(n, C).
Le dimostrazioni delle (ii) ed (iii) sono simili. Mostriamo ad esempio
che vale la (iii).
Ragioniamo per induzione sullintero / 1. Se / = 1, la
Y A = AY ad(A)Y A, Y gl(n, C)
segue dalla denizione di ad. Fissiamo quindi un intero : 2 e supponiamo
che la formula (iii) valga per / = :1. Allora
Y A
m
=Y A
m1
A
=A
m1
Y A +
m1

j=1
_
:1
,
_
(1)
j
A
m1j
ad
j
(A)Y A
=A
m
Y A
m1
ad(A)Y +
m1

j=1
_
:1
,
_
(1)
j
A
mj
ad
j
(A)Y

m1

j=1
_
:1
,
_
(1)
j
A
mj1
ad
j+1
(A)Y
=A
m
Y A
m1
ad(A)Y + (1)
m
ad
m
(A)Y
+
m1

j=1
(1)
j
__
:1
,
_
+
_
:1
, 1
__
A
mj
ad
j
(A)Y

_
:1
1
_
A
m1
ad(A)Y
perche i due endomorsmi ad(A) e gl(n, C) Y AY gl(n, C) commu-
tano per la (i), da cui, tenuto conto della formula di somma dei binomiali:
_
:1
,
_
+
_
:1
, 1
_
=
_
:
,
_
,
otteniamo la (iii).
Teorema 3.2 (Formula dello Jacobiano). Lapplicazione esponenziale
gl(n, C)
exp
GL(n, C) `e dierenziabile in ogni punto e il suo dierenziale
in gl(n, C) `e dato da:
d exp() : gl(n, C) A
1 exp(ad())
ad()
exp()A gl(n, C),
ove
1 exp(ad())
ad()
=

h=0
(1)
h
(/ + 1)!
ad
h
().
88 6. GRUPPI LINEARI E LORO ALGEBRE DI LIE
Dimostrazione. Fissiamo gl(n, C). Per ogni A gl(n, C) abbia-
mo:
exp( + A) =

h=0
( + A)
h
/!
.
Ora, risulta:
( + A)
h
=
h
+
h1

r=0

r
A
hr1
+ o(A).
Per la formula di commutazione (iii) abbiamo:

r
A
s
=
s

j=0
(1)
j
_
:
,
_

hj1
ad
j
()A.
Sostituendo troviamo:

r+s=h1

r
A
s
=
h1

s=0
s

j=0
(1)
j
_
:
,
_

hj1
ad
j
()A
=
h1

j=0
(1)
j
_
hj1

k=0
_
, + /
,
_
_

hj1
ad
j
()A
=
h1

j=0
(1)
j
_
/
, + 1
_

hj1
ad
j
()A.
Otteniamo perci`o:

h=1
1
/!

r+s=h1

r
A
s
=

h=1
h1

j=0

hj1
(/ , 1)!
(1)
j
ad
j
()
(, + 1)!
A
=exp()
1 exp(ad())
ad()
A =
1 exp(ad())
ad()
exp()A ,
e quindi:
exp( + A) = exp() +
1 exp(ad())
ad()
exp()A + O([A[
2
),
che d`a la formula desiderata per il dierenziale.
Ricordiamo il
Teorema 3.3 (Teorema dellinversa). Sia un aperto di uno spazio vetto-
riale R
n
e sia ) : R
n
una applicazione dierenziabile di classe (
k
(con
1 / ). Sia r
0
un punto in cui
d)(r
0
) : R
n
R
n
3. ALGEBRA DI LIE DI UN GRUPPO LINEARE 89
sia un isomorsmo lineare. Allora esiste un intorno aperto l di r
0
in
tale che )(l) sia aperto in R
n
e
)[
f(U)
U
: l )(l)
sia un omeomorsmo, con inversa [)[
f(U)
U
]
1
dierenziabile di classe (
k
.
Denizione 3.4. Un omeomorsmo tra due aperti di R
n
che sia dieren-
ziabile di classe (
k
(con 1 / ) ed abbia inversa dierenziabile di classe
(
k
si dice un dieomorsmo di classe (
k
.
Dal Teorema 3.3 ricaviamo:
Teorema 3.5. Lapplicazione exp : gl(n, C) GL(n, C) denisce un dif-
feomorsmo di classe (

di un intorno aperto di 0 in gl(n, C) su un intorno


aperto di c in GL(n, C).
Dimostrazione. Poiche exp(A) = 1 + A + 0(A
2
), il dierenziale di
exp in 0 `e lidentit`a:
d exp(0) : gl(n, C) A A gl(n, C).
La tesi `e perci`o conseguenza del teorema dellapplicazione inversa.
Teorema 3.6 (Coordinate di seconda specie). Siano \, \ due sottospa-
zi vettoriali reali di gl(n, C), considerato come spazio vettoriale reale di
dimensione 2n
2
, tali che
\ \ = gl(n, C).
Allora possiamo trovare un intorno aperto l
1
di 0 in \ e un intorno aperto
l
2
di 0 in \ tali che
l
1
l
2
(A, Y ) exp(A) exp(Y ) GL(n, C)
sia un dieomorsmo di classe (

su un intorno aperto di c in GL(n, C).


Dimostrazione. Sia A = A
1
+ A
2
gl(n, C) con A
1
\ e A
2
\.
Allora, per la formula dello Jacobiano,
exp(A
1
) exp(A
2
) =(c + A
1
+ O(|A
1
|
2
))(c + A
2
+ O(|A
2
|
2
)
=c + A + O(|A|
2
)
e quindi lapplicazione
gl(n, C) A exp(A
1
) exp(A
2
) GL(n, C)
ha in 0 dierenziale uguale allidentit`a. La tesi segue quindi dal Teorema 3.3.

Osservazione 3.7. Se o GL(n, C) e |o c| < 1, la serie


log(o) = log(c + (o c)) =

h=1
(c o)
h
/
90 6. GRUPPI LINEARI E LORO ALGEBRE DI LIE
converge uniformemente su ogni aperto |o c| < : per 0 < : < 1 e
denisce un endomorsmo log(o) gl(n, C) tale che
exp(log(o)) = o.
Lemma 3.8. Se , 1 gl(n, C) allora
exp(t) exp(t1) = exp(t( + 1) + (t
2
,2)[, 1]) + O(t
3
) t R.
Dimostrazione. Basta dimostrare che le due applicazioni
1
1
: R t exp(t) exp(t1) GL(n, C) ed
1
2
: R t exp(t( + 1) + (t
2
,2)[, 1]) GL(n, C)
assumono per t = 0 gli stessi valori ed hanno uguali per t = 0 le loro derivate
prime e seconde.
Abbiamo 1
1
(0) = c = 1
2
(0). Inoltre:
1
1
(t) =(c + t + (t
2
,2)
2
+ O(t
3
))(c + t1 + (t
2
,2)1
2
+ O(t
3
)
=c + t( + 1) + t
2
(
2
,2 + 1 + 1
2
,2) + O(t
3
)
ci d`a
1
t
1
(0) = + 1, 1
tt
1
(0) =
2
+ 21 + 1
2
.
Daltra parte:
1
2
(t) =c + t( + 1) + (t
2
,2)[, 1] + (1,2)(t( + 1) + (t
2
,2)[, 1])
2
+ O(t
3
)
=c + t( + 1) + (t
2
,2)([, 1] +
2
+ 1 + 1 + 1
2
) + O(t
3
)
=c + t( + 1) + (t
2
,2)(
2
+ 21 + 1
2
) + O(t
3
)
e quindi anche
1
t
2
(0) = + 1, 1
tt
2
(0) =
2
+ 21 + 1
2
.

Utilizziamo questo lemma per esplicitare la relazione tra sottogruppi


chiusi di GL(n, C) e sottoalgebre di Lie reali di gl(n, C):
Teorema 3.9. Sia G un sottogruppo chiuso di GL(n, C). Poniamo
g = A gl(n, C) [ exp(tA) G, t R .
Allora g `e una sottoalgebra di Lie reale di gl(n, C). Inoltre
exp : g G
denisce un omeomorsmo di un intorno aperto di 0 in g su un intorno
aperto di c in G.
Dimostrazione.
`
E chiaro che, se A g, allora tA g per ogni numero
reale t. Dimostriamo ora che, se A, Y g, anche A + Y g. Abbiamo:
(exp(tA,n) exp(tY,n))
n
G t R, n N.
Per il Lemma 3.8
exp(tA,n) exp(tY,n) = exp(t(A + Y ),n + O(t
2
,n
2
))
3. ALGEBRA DI LIE DI UN GRUPPO LINEARE 91
e quindi
(exp(tA,n) exp(tY,n))
n
= exp(t(A + Y ) + O(t
2
,n)).
Passando al limite per n , poiche G`e chiuso, troviamo exp(t(A+Y ))
G per ogni t R. Quindi A + Y g.
Poiche G `e un gruppo, avremo allora anche
exp(tA,n) exp(tY,n) exp(t(A + Y ),n) G A, Y g e n N.
Usamdo ancora il Lemma 3.8, abbiamo
exp
_
tA
n
_
exp
_
tY
n
_
exp
_
t(A + Y )
n
_
=exp
_
t(A + Y )
n
+
t
2
2n
2
[A, Y ] + O
_
t
3
n
3
__
exp
_
t(A + Y )
n
_
=exp
_
t
2
2n
2
[A, Y ] + O(t
3
,n
3
)
_
.
Otteniamo quindi
(exp(tA,n) exp(tY,n) exp(t(A + Y ),n))
n
2
= exp
_
t
2
2
[A, Y ] + O(t
3
,n)
_
e, passando al limite per n abbiamo
exp(
t
2
2
[A, Y ]) G
perche G `e chiuso. Poiche G `e un gruppo, e quindi contiene linverso di ogni
suo elemento, ricaviamo che exp(t[A, Y ]) G per ogni A, Y g e quindi
[A, Y ] g. Sia G
t
il sottogruppo di G generato da
exp(g) = exp(A) [ A g.
Dico che G
t
`e un intorno di c in G. Se cos non fosse, potremmo trovare
una successione p

N
G
t
tale che p

c per . Scegliamo
un sottospazio vettoriale reale \ di gl(n, C) complementare di g in gl(n, C).
Possiamo allora trovare intorni aperti l di 0 in g e l
t
di 0 in \ tali che
l l
t
(A, Y ) exp(A) exp(Y ) GL(n, C)
sia un dieomorsmo di classe (

su un intorno \ di c in GL(n, C). In


particolare, possiamo supporre, a meno di passare a una sottosuccessione
estratta, che
p

= exp(A

) exp(Y

) con A

l, Y

l
t
, N.
Abbiamo:
A

0 e Y

0 per .
Inoltre, Y

,= 0 ed exp(Y

) G per ogni N. Sia :

un intero tale che


:

|Y

|
1
< :

+ 1.
A meno di passare a una sottosuccessione, possiamo allora supporre che
lim

= Y \ 0.
92 6. GRUPPI LINEARI E LORO ALGEBRE DI LIE
Per ogni coppia di interi j, con 0 poniamo
j:

= :

+ :

con 0 :

< .
Poiche
lim

= 0
otteniamo
exp
_
j

Y
_
= lim

exp
_
j:

_
= lim

(exp(Y

))
s
G.
Quindi G contiene gli elementi exp(tY ) per ogni razionale positivo t. Poiche
G `e chiuso, exp(tY ) G per ogni t reale non negativo, e poiche G `e un
gruppo ci`o vale anche per i t reali negativi. Abbiamo allora Y g, che
contraddice la scelta di \ . Ne segue che G
t
`e un intorno aperto di c in G
e quindi coincide con la componente connessa G
e
dellidentit`a in G. Inol-
tre, la dimostrazione mostra che lesponenziale denisce un omeomorsmo
dellintorno aperto l di 0 in g sullintorno aperto \ G dellidentit`a in
G.
Denizione 3.10. Se G `e un sottogruppo chiuso di GL(n, C), chiamiamo
g = A gl(n, C) [ exp(tA) G t R
lalgebra di Lie del gruppo G.
La dimensione di g come spazio vettoriale reale si dice dimensione del
gruppo G.
Teorema 3.11 (Rappresentazione aggiunta). Sia G un sottogruppo chiuso
di GL(n, C) e sia g gl(n, C) la sua algebra di Lie. Allora
Ad(p)A = pAp
1
g p G, A g.
Per ogni p G lapplicazione
Ad(p) : g g
`e un isomorsmo di algebre di Lie.
Lapplicazione
Ad : G p Ad(p) GL
R
(g)
`e un omomorsmo di gruppi.
Dimostrazione. Se A g e p G, abbiamo
exp(tpAp
1
) = p exp(tA)p
1
G t R
e quindi Ad(p)A g. Lapplicazione Ad(p) : g g `e lineare.
Siano ora p G e A, Y g. Abbiamo:
[Ad(p)A, Ad(p)Y ] = (Ad(p)A)(Ad(p)Y ) (Ad(p)Y )(Ad(p)A)
= (pAp
1
)(pY p
1
) (pY p
1
)(pAp
1
)
= p(AY Y A)p
1
= Ad(p)[A, Y ]
e quindi Ad(p) : g g `e un automorsmo dellalgebra di Lie g.
3. ALGEBRA DI LIE DI UN GRUPPO LINEARE 93
Inne, abbiamo:
Ad(p
1
) Ad(p
2
)A = p
1
_
p
2
Ap
1
2
_
p
1
1
= (p
1
p
2
)A(p
1
p
2
)
1
= Ad(p
1
p
2
)A
per ogni A g ed ogni p
1
, p
2
G; questo dimostra che G p Ad(p)
GL
R
(g) `e un omomorsmo di gruppi.
Proposizione 3.12. Sia G un sottogruppo chiuso di GL(n, C) e sia g la
sua algebra di Lie. Sia 1 un intervallo aperto della retta reale ed : 1 G
unapplicazione di classe (
1
. Allora
(3.1)
1
(t) (t) e (t)
1
(t) g t 1.
Viceversa, se : 1 g `e unapplicazione continua, t
0
1 e p
0
G, le
soluzioni
i
(
1
(1, gl(n, C), i = 1, 2, dei problemi di Cauchy
(3.2)
_

1
(t) =
1
(t)(t)

1
(t
0
) = p
0
_

2
(t) = (t)
2
(t)

2
(t
0
) = p
0
hanno valori in G.
Dimostrazione. Supponiamo dapprima che 1 0 e che (0) = c sia li-
dentit`a. Sia l un intorno di 0 in gl(n, C) tale che exp denisca un dieomor-
smo di l su un intorno \ di c in GL(n, C). Possiamo trovare allora c 0
tale che (t) \ per [t[ < c. Sia, per t (c, c), (t) = log((t)) l.
Lapplicazione (c, c) t (t) gl(n, C) `e di classe (
1
. Per il Teorema
3.9, (t) g per ogni t (c, c). Poiche abbiamo supposto che (0) = c,
abbiamo (0) = 0. Quindi (t) =
1
t +o(t) per t 0, con
1
g. Poiche
(t) = exp((t)) = exp(
1
t + o(t)) = c +
1
t + o(t) per t 0,
abbiamo (0) =
1
g.
Consideriamo ora il caso generale. Se t
0
1, le curve
1
(t
0
)(t
0
+ t)
ed (t
0
+ t)
1
(t
0
) sono entrambe denite su un intervallo aperto di R che
contiene 0 e sono lidentit`a per t = 0. Per la prima parte della dimostrazione
d
dt
_

1
(t
0
)(t
0
+ t)
_

t=0
=
1
(t
0
) (t
0
) g e
d
dt
_
(t
0
+ t)
1
(t
0
)
_

t=0
= (t
0
)
1
(t
0
) g.
Per dimostrare il viceversa, consideriamo prima il caso in cui (t) = sia
costante. Allora
1
(t) = p
0
exp((t t
0
)) ed
2
(t) = exp((t t
0
))p
0
sono a
valori in G. Nel caso generale, baster`a approssimare la (t) con applicazioni
costanti a tratti e considerare le soluzioni (
1
a tratti dei problemi appros-
simanti. Per largomento svolto nel caso (t) =costante, queste soluzioni
approssimanti sono a valori in G e quindi anche i loro limiti
i
(t) sono a
valori in G, in quanto abbiamo supposto che il gruppo G fosse chiuso.
94 6. GRUPPI LINEARI E LORO ALGEBRE DI LIE
4. La trasformata di Cayley
Denizione 4.1. Una matrice gl(n, K) si dice C-non singolare se
(4.1) det(1 + ) ,= 0.
Data una matrice C-non singolare gl(n, K), la matrice
(4.2)

= (1 + )
1
(1 )
si dice la trasformata di Cayley di .
Se K `e o il campo dei numeri complessi, oppure quello dei numeri reali,
linsieme gl

(n, K) `e un aperto nello spazio vettoriale gl(n, K) K


n
2
.
Proposizione 4.2. La trasformata di Cayley `e uninvoluzione razionale
(4.3) gl

(n, K) gl

(n, K).
Dimostrazione. Sia gl

(n, K). Abbiamo allora:


1 +

= 1 + (1 + )
1
(1 )
= [(1 + ) + (1 )] + (1 + )
1
(1 )
= 2(1 + )
1
.
Questo dimostra che

gl

(n, K). In modo analogo, otteniamo:


1

= 1 (1 + )
1
(1 )
= [(1 + ) (1 )] + (1 + )
1
(1 )
= 2(1 + )
1
.
Quindi

= (1 +

)
1
(1

) =
_
1
2
(1 + )
_
_
2(1 + )
1
_
= .

Osservazione 4.3. La funzione razionale )() =


1
1 +
`e uninvoluzione
della retta proiettiva KP
1
che scambia tra loro = 1 e = . Essa de-
nisce una bigezione della circonferenza o
1
= . C [ [.[ = 1, privata del
punto . = 1 sulla retta immaginaria iR. Quindi, a meno di moltiplicazione
per lunit`a immaginaria, rappresenta la proiezione stereograca di Tolomeo
della circonferenza sulla retta.
Possiamo quindi considerare la seguente come una generalizzazione al
gruppo unitario della proiezione stereograca:
Proposizione 4.4. La trasformata di Cayley denisce un omeomorsmo di
U

(n) = n GL(n, C) [ n

n = c gl

(n, C)
su
u(n) = A gl(n, C) [ A

+ A = 0 gl

(n, C).
4. LA TRASFORMATA DI CAYLEY 95
Dimostrazione. Osserviamo che le matrici di u(n) appartengono tutte
a gl

(n, C) perche hanno autovalori puramente immaginari.


Se n U

(n), abbiamo
[n

= [(1 + n)
1
(1 n)]

= (1 n)

[(1 + n)
1
]

= (1 n

)(1 + n

)
1
= (1 n
1
)(1 + n
1
)
1
= [(n 1)n
1
][(n + 1)n
1
]
1
= (n 1)(n
1
n)(1 + n)
1
= (1 + n)
1
(1 + n) = n

.
Viceversa, se A u(n), otteniamo:
[A

= (1 A)

[(1 + A)
1
]

(1 A)[(1 + A)
1
]
= (1 A

)(1 + A

)
1
(1 A)(1 + A)
1
= (1 + A)(1 A)
1
(1 A)(1 + A)
1
= 1.

Poiche la trasformata di Cayley di una matrice reale `e ancora una matrice


reale, otteniamo ancora:
Proposizione 4.5. La trasformata di Cayley denisce un omeomorsmo di
SO

(n) = n GL(n, R) [
t
nn = c gl

(n, R)
su
o

(n) = A gl(n, R) [
t
A + A = 0 gl

(n, R).
Osservazione 4.6. Consideriamo il gruppo SU(2), formato dalle matrici
di U(2) con determinante uguale ad 1:
SU(2) =
__

[[
2
+[[
2
= 1
_
GL(2, C).
Esso `e un gruppo topologico omeomorfo alla sfera S
3
. Lintersezione SU

(2) =
SU(2)gl

(2, C) consiste della sola matrice 1


2
, ed `e quindi omeomorfa alla
sfera o
3
privata dun punto. Lalgebra di Lie di SU(2) `e
su(2) = A gl(2, C) [ A + A

= 0 e trac(A) = 0
ed `e tutta contenuta in gl

(2, C), perche tutte le matrici di su(2) hanno


autovalori puramente immaginari. La trasformata di Cayley denisce allora
la proiezione stereograca
o
3
j
0
SU

(2) = SU(2) 1
2
su(2) R
3
.
CAPITOLO 7
Gruppi lineari compatti
In questo capitolo studiamo la struttura topologica di alcuni gruppi
lineari compatti.
Indicheremo con 1
n
, o per semplicit`a con 1, la matrice unitaria n n e
con J
n
, o per semplicit`a con J, la matrice antisimmetrica (2n) (2n):
J
n
=
_
In
In
_
.
Ricordiamo la denizione dei seguenti gruppi compatti:
U(n) = n GL(n, C) [ n

n = 1
n
(gruppo unitario)
SU(n) = n U(n) [ det(n) = 1 (gruppo speciale unitario)
O(n) = o GL(n, R) [
t
nn = 1
n

= U(n) GL(n, R) (gruppo ortogonale)


SO(n) = o O(n) [ det(n) = 1 (gruppo speciale ortogonale)
Sp(n) = p U(2n) [
t
p J p = J
(gruppo quaternonico unitario
o gruppo simplettico compatto)
1. Propriet`a topologiche di U(n)
Lemma 1.1. Ogni matrice di U(n) `e diagonalizzabile in una base ortonor-
male di C
n
. I suoi autovalori hanno tutti modulo uguale a 1.
Dimostrazione. Sia n U(n). Poiche il campo C `e algebricamente
chiuso, n ha almeno un autovalore
1
C, con autovettore c
1
, che possiamo
normalizzare in modo che risulti [c
1
[ = 1.
Se C
n
e c

1
, allora
(n()[c
1
) =
1
(n()[n(c
1
)) =
1
([c
1
) = 0.
Quindi n(c

1
) = c

1
e la restrizione di n alliperpiano c

1
`e ancora unap-
plicazione unitaria su uno spazio vettoriale complesso di dimensione n 1.
Lesistenza di una base ortonormale di autovettori di n segue allora per
ricorrenza.
Inne, se `e un autovalore di n U(n) e ,= 0 un autovettore di n
relativo allautovalore , allora
[[
2
= ([) = (n()[n()) = ([) = [[
2
[[
2
implica che [[ = 1.
97
98 7. GRUPPI LINEARI COMPATTI
Teorema 1.2. Il gruppo U(n) `e un sottogruppo chiuso, compatto e connesso
per archi di GL(n, C). La sua algebra di Lie u(n) `e
() u(n) = A gl(n, C) [ A + A

= 0
ed ha dimensione reale n
2
. Lapplicazione esponenziale
u(n) A exp(A) U(n)
`e surgettiva.
Dimostrazione. Lapplicazione : GL(n, C) o o

o GL(n, C)
`e continua e quindi l(n) =
1
(c) `e un chiuso, contenuto nel compatto
o GL(n, C) [ |o| = 1 e quindi compatto.
Per ogni A gl(n, C), risulta (exp(A))

= exp(A

).
Infatti, `e (1(A))

= 1(A

) per ogni polinomio 1 a coecienti reali e


quindi, poiche la A A

`e continua abbiamo:
(exp(A))

=
_
lim

h=0
A
n
n!
_

= lim

h=0
A
n
n!
_

= lim

h=0
(A

)
n
n!
= exp(A

).
Lalgebra di Lie u(n) di U(n) `e caratterizzata da
u(n) = A gl(n, C) [ (exp(tA))

exp(tA) = c, t R.
Se A u(n), dierenziando lidentit`a exp(tA

) exp(tA) = c in t = 0
otteniamo
A

+ A = 0.
Supponiamo viceversa che sia A + A

= 0. Consideriamo lapplicazione
dierenziabile
: R t exp(tA

) exp(tA) GL(n, C).


Dierenziando otteniamo:

t
(t) = exp(tA

)(A

+ A) exp(tA) = 0 t R
e quindi
(t) = costante = (0) = c
dimostra che A u(n).
Dimostriamo ora che lapplicazione exp : u(n) U(n) `e surgettiva. Fis-
siamo n U(n). Per il Lemma 1.1 possiamo trovare una base ortonormale
di C
n
, e quindi una matrice o U(n), tale che
n
t
= ono
1
= ono

=
_
_
_
_
_
e
i
1
0 0 ... 0 0
0 e
i
2
0 ... 0 0
0 0 e
i
3
... 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 ... e
i
n1
0
0 0 0 ... 0 e
in
_
_
_
_
_
.
2. IL GRUPPO SPECIALE UNITARIO 99
Allora, posto
=
_
_
_
_
i
1
0 0 ... 0 0
0 i
2
0 ... 0 0
0 0 i
3
... 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 ... i
n1
0
0 0 0 ... 0 in
_
_
_
_
abbiamo u(n) e exp() = n
t
. Allora, poiche o

= o
1
U(n), abbiamo:
o

o u(n) e exp(o

o) = o

exp()o = o

n
t
o = n.
Essendo immagine dello spazio vettoriale u(n) mediante lapplicazione con-
tinua exp, il gruppo U(n) `e connesso per archi.
2. Il gruppo speciale unitario
Lapplicazione
U(n) n det(n) S
1
C
`e un omomorsmo continuo del gruppo unitario nel gruppo moltiplicativo
S
1
dei numeri complessi di modulo 1. Il suo nucleo
SU(n) = n U(n) [ det(n) = 1
`e un sottogruppo chiuso normale di U(n), che si dice gruppo unitario speciale
di ordine n.
Teorema 2.1. Lalgebra di Lie di SU(n) `e la sottoalgebra di Lie su(n) di
u(n), di dimensione n
2
1, formata dalle matrici di u(n) che hanno traccia
nulla:
su(n) = A u(n) [ trac(A) = 0.
Lapplicazione
su(n) A exp(A) SU(n)
`e surgettiva. Il gruppo SU(n) `e compatto e connesso per archi.
Dimostrazione. La prima aermazione segue dalla
det(exp(A)) = c
trac(X)
.
Infatti, se A su(n), da exp(tA) SU(n) per ogni numero reale t, segue
che:
_
A + A

= 0
trac(tA) = t trac(A) = 2/i t R, con / = /(t) Z.
La seconda relazione implica che trac(A) = 0.
Sia ora n SU(n). Allora possiamo trovare o U(n) tale che
ono
1
= ono

=
_
_
_
_
_
e
i
1
0 0 ... 0 0
0 e
i
2
0 ... 0 0
0 0 e
i
3
... 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 ... e
i
n1
0
0 0 0 ... 0 e
in
_
_
_
_
_
.
100 7. GRUPPI LINEARI COMPATTI
La condizione det(n) = 1 d` a allora
exp(i(
1
+ ... +
n
)) = 1
e quindi
exp(i
n
) = exp(i(
1
+ ... +
n1
)).
Posto
l =
_
_
_
_
_
i
1
0 0 ... 0 0
0 i
2
0 ... 0 0
0 0 i
3
... 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 ... i
n1
0
0 0 0 ... 0 i(
1
+...+
n1
)
_
_
_
_
_
abbiamo l su(n) e quindi o

lo = o

l(o

)
1
su(n) perche o

= o
1

U(n) e la traccia `e invariante rispetto al coniugio. Abbiamo quindi


exp(o

lo) = o

exp(l)o = n.
Lapplicazione u(n) A trac(A) R `e un funzionale lineare non identi-
camente nullo su u(n) e quindi su(n) ha dimensione n
2
1. Il gruppo SU(n)
`e compatto perche `e un sottogruppo chiuso di U(n) e connesso per archi per-
che `e immagine continua, mediante lapplicazione esponenziale, della propria
algebra di Lie su(n).
Teorema 2.2. Per ogni n 2 il gruppo U(n) `e omeomorfo al prodotto
topologico SU(n) o
1
.
Dimostrazione. Indichiamo con 1
n
() la matrice n n:
1
n
() =
_

1
.
.
.
1
_
.
Deniamo allora lomeomorsmo cercato mediante:
SU(n) o
1
(p, ) 1
n
() p U(n) ;
il suo inverso `e dato da:
U(n) p (1
n
(1,detp) p, detp) SU(n) o
1
.

3. Il gruppo speciale lineare complesso


Ricordiamo che il gruppo speciale lineare complesso SL(n, C), `e il sot-
togruppo normale di GL(n, C) delle matrici di determinante 1. Esso `e un
sottogruppo chiuso di GL(n, C).
Teorema 3.1. Lalgebra di Lie sl(n, C) di SL(n, C) `e la sottoalgebra di
Lie di gl(n, C), di dimensione complessa n
2
1, e quindi dimensione reale
2(n
2
1), formata dalle matrici complesse a traccia nulla:
sl(n, C) = A gl(n, C) [ trac(A) = 0.
4. I GRUPPI O(n) ED SO(n) 101
Il gruppo SL(n, C) `e connesso per archi. Siano
p
0
(n) = A p(n) [ trac(A) = 0,
SP
+
(n) = j P
+
(n) [ det(j) = 1.
Allora
exp(p
0
(n)) = SP
+
(n).
Lapplicazione
() SU(n) SP
+
(n) (n, j) n j SL(n, C)
`e un omeomorsmo tra SL(n, C) ed SU(n) SP
+
(n). Il gruppo topologico
SU(n) `e omeomorfo al prodotto topologico SU(n) R
n
2
1
.
Dimostrazione. Le prime aermazioni si deducono facilmente dal Teo-
rema 1.1 del Capitolo 6 (decomposizione di Cartan in GL(n, C)) e da con-
siderazioni analoghe a quelle svolte nella dimostrazione del teorema prece-
dente. Infatti, ogni o SL(n, C) si pu`o scrivere in modo unico come il
prodotto
o = n j
di un elemento n U(n) e di un elemento j P
+
(n). Poiche
det(o) = det(n) det(j) = 1
e il determinante di j `e un numero reale positivo, mentre il determinante di
n `e un numero complesso di modulo 1, otteniamo che
det(n) = det(j) = 1.
Quindi la () `e un omeomorsmo. Lultima aermazione segue dal fatto che
p
0
(n) `e un iperpiano dello spazio vettoriale reale p(n) ed exp denisce un
omeomorsmo di p
0
(n) su SP
+
(n).
4. I gruppi O(n) ed SO(n)
Il gruppo O(n) (gruppo ortogonale di ordine n) `e il gruppo delle isometrie
lineari e SO(n) (gruppo speciale ortogonale o gruppo delle rotazioni di ordine
n) quello delle isometrie lineari di determinante 1 dello spazio Euclideo R
n
.
Osserviamo che SO(n) `e un sottogruppo normale di indice 2 di O(n).
Poiche GL(n, R) `e un sottogruppo chiuso di GL(n, C), anche O(n) e SO(n)
sono sottogruppi chiusi di GL(n, C).
Teorema 4.1. I due gruppi O(n) e SO(n) hanno la stessa algebra di Lie,
di dimensione reale n(n 1),2,
o(n) = A gl(n, R) [ A +
t
A = 0.
Dimostrazione. Sia A un elemento dellalgebra di Lie o(n) di O(n).
Poiche exp(tA) GL(n, R) per ogni t R, abbiamo A gl(n, R). Risulta
allora
det(tA) = c
ttrac(X)
reale e 0 t R
102 7. GRUPPI LINEARI COMPATTI
e quindi
exp(tA) SO(n) t R
dimostra che O(n) e SO(n) hanno la stessa algebra di Lie. Abbiamo poi
1 =
t
(exp(tA)) exp(tA) = exp(t
t
A) exp(tA) t R.
Derivando rispetto a t otteniamo la relazione
exp(t
t
A)
_
t
A + A
_
exp(tA) = 0 t R.
Da questa si ricava che condizione necessaria e suciente anche A o(n)
`e che sia
t
A + A = 0.
Teorema 4.2. Lapplicazione
o(n) A exp(A) SO(n)
`e surgettiva.
Dimostrazione. Data una rotazione o SO(n), possiamo decomporre
R
n
in somma diretta di sottospazi o-invarianti, due a due ortogonali,
R
n
= \
1
\
2
... \
m
tale che ogni sottospazio \
j
abbia dimensione minore o uguale a 2 e la restri-
zione di o a \
j
sia lidentit`a se \
j
ha dimensione 1. Su ciascuno dei sottospazi
\
j
di dimensione 2 la o denisce una rotazione dello spazio Euclideo R
2
. Sar`a
quindi suciente dimostrare che
o(2) A SO(2)
`e surgettiva. Un elemento di o(2) `e una matrice della forma
() =
_
0
0
_
.
Poiche
()
2h
=
_
(1)
h

2h
0
0 (1)
h

2h
_
e
()
2h+1
=
_
0 (1)
h

2h+1
(1)
h

2h+1
0
_
otteniamo
exp(()) =
_
cos sin
sin cos
_
.
Ci`o dimostra che exp : o(2) SO(2) `e surgettiva. La dimostrazione `e
completa.
Teorema 4.3. SO(n) `e un gruppo compatto e connesso per archi. Il gruppo
O(n) `e unione di due componenti connesse, ciascuna omeomorfa a SO(n).
Dimostrazione. I gruppi SO(n) e O(n) sono compatti perche sotto-
gruppi chiusi del gruppo compatto U(n):
SO(n) = SU(n) GL(n, R), O(n) = U(n) GL(n, R).
Inoltre SO(n) `e connesso per archi perche immagine mediante lesponenziale
dello spazio vettoriale o(n).
5. LOMOMORFISMO CANONICO SU(2) SO(3) 103
In quanto immagine dellalgebra di Lie di o(n) mediante lapplicazione
esponenziale, SO(n) `e la componente connessa dellidentit`a in O(n). La
moltiplicazione a sinistra per la matrice
_
_
_
_
_
_
_
1
1
.
.
.
1
1
_
_
_
_
_
_
_
`e un omeomorsmo di SO(n) sul suo complementare SO(n) in O(n).
Quindi O(n) ha esattamente due componenti connesse, omeomorfe a SO(n).

Osservazione 4.4. Il gruppo SO(1) `e il gruppo banale 1. Lapplicazione


SO(2) o o
_
1
0
_
o
1
=
__
r
j
_
R
2
[ r
2
+ j
2
= 1
_
denisce un omeomorsmo di SO(2) su o
1
.
5. Lomomorsmo canonico SU(2) SO(3)
Le algebre di Lie o(3) e su(2) sono algebre di Lie reali di dimensione
reale 3. Abbiamo
o(3) =
_
_
_
_
_
0 r j
r 0 .
j . 0
_
_

r, j, . R
_
_
_
e
su(2) =
__
ir j + i.
j + i. ir
_
[ r, j, . R
_
.
Poniamo

1
=
_
_
_
0 1 0
1 0 0
0 0 0
_
_
_,
1
=
_
_
_
0 0 1
0 0 0
1 0 0
_
_
_,
1
=
_
_
_
0 0 0
0 0 1
0 1 0
_
_
_,
1
1
=
1
2
_
i 0
0 i
_
, 1
2
=
1
2
_
0 1
1 0
_
, 1
3
=
1
2
_
0 i
i 0
_
.
Allora
1
,
2
,
3
formano una base di o(3) e 1
1
, 1
2
, 1
3
una base di su(2) e
il prodotto di Lie delle due algebre `e descritto nelle due basi dalle tabelle:
_
[
j
,
h
] =
k
[1
j
, 1
h
] = 1
k
(,, /, /) `e una permutazione positiva di 1, 2, 3.
Le due algebre sono quindi isomorfe e isomorfe allalgebra di Lie denita su
R
3
dal prodotto vettore.
Indichiamo con
s : o(3) su(2)
104 7. GRUPPI LINEARI COMPATTI
lisomorsmo di algebre di Lie che fa corrispondere ad
j
o(3) lelemento
1
j
su(2).
Per descrivere una rappresentazione di SU(2) nel gruppo delle rotazioni
di R
3
, introduciamo lisomorsmo R-lineare:
: R
3

_
_
r
j
.
_
_

_
ir j + i.
j + i. ir
_
su(2).
Abbiamo
SU(2) =
__

(, ) o
3
_
o
3
C
2
.
Facciamo operare SU(2) su su(2) mediante la rappresentazione aggiunta:
SU(2) su(2) (n, A) Ad(n)A = nAn
1
su(2).
Lisomorsmo ci permette di denire una rappresentazione lineare
: SU(2) GL(3, R)
mediante
(n) =
1
(ad(n)()) R
3
.
Lemma 5.1. Per ogni n SU(2), `e (n) SO(3).
Dimostrazione. Osserviamo che
[[
2
= det() R
3
.
Abbiamo perci`o
[(n)[
2
= det(n()n
1
) = det() = [[
2
R
3
.

Teorema 5.2. Lapplicazione


: SU(2) SO(3)
`e un omomorsmo di gruppi surgettivo. Il suo nucleo `e il sottogruppo nor-
male
1
2
SU(2).
Dimostrazione. Siano o, / SU(2). Allora
(o) (/) =(o)(
1
Ad(/)())
=
1
Ad(o)
1
Ad(/)()
=
1
Ad(o) Ad(/)()
=
1
Ad(o/)()
=(o/) R
3
.
Ci`o dimostra che `e un omomorsmo. Calcoliamone il nucleo. Esso `e
formato dalle trasformazioni n SU(2) tali che
Ad(n)A = A A su(2),
5. LOMOMORFISMO CANONICO SU(2) SO(3) 105
cio`e
[n, A] = nA An = 0 A su(2).
Scrivendo queste identit`a con A = 1
j
, per , = 1, 2, 3, si ottiene, per n =
_


_
, che
= 0, = 1.
Per completare la dimostrazione, basta osservare che la trasformazione :
SU(2) SO(3) pu`o essere denita dal diagramma commutativo:
su(2)
exp
SU(2)
s

o(3)
exp
SO(3).
Da questo diagramma otteniamo immediatamente che `e surgettiva in
quanto
exp [
su(2)
s
1
= exp [
o(3)
`e surgettiva.
Teorema 5.3. Il gruppo topologico SO(3) `e omeomorfo allo spazio proiet-
tivo RP
3
.
Dimostrazione. Il quoziente iniettivo della rappresentazione : SU(2)
SO(3) d`a un omeomorsmo
SU(2),
I
2

SO(3).
Il quoziente SU(2),
I
2

`e omeomorfo al quoziente di o
3
C
2
rispetto alla
mappa antipodale
o
3
o
3
e quindi allo spazio proiettivo RP
3
.
Osservazione 5.4. Lomomorsmo canonico SU(2) SO(3) ha un im-
portante signicato sico: il fattore 1,2 che compare nellisomorsmo s tra
lalgebra di Lie delle matrici 3 3 antisimmetriche e lalgebra di Lie su(2)
delle matrici antihermitiane 2 2 a traccia nulla si pu`o interpretare come lo
spin dellelettrone.
5.1. Angoli di Eulero. Per ricavare la surgettivit`a dellapplicazio-
ne : SU(2) SO(3) possiamo utilizzare la rappresentazione di SO(3)
mediante gli angoli di Eulero. Consideriamo gli omomorsmi
, : o
1
SO(3)
deniti da
(c
i
) =
_
_
1 0 0
0 cos sin
0 sin cos
_
_
, (c
i
) =
_
_
cos 0 sin
0 1 0
sin 0 cos
_
_
(rotazioni intorno allasse r e rotazioni intorno allasse j).
106 7. GRUPPI LINEARI COMPATTI
Lemma 5.5. Lapplicazione
: o
1
o
1
o
1
(c
i
1
, c
i
2
, c
i
3
) (c
i
1
) (c
i
2
) (c
i
3
) SO(3)
`e surgettiva.
Dimostrazione. Sia c
1
, c
2
, c
3
la base canonica di R
3
. Unapplicazione
o SO(3) `e completamente determinata dallimmagine dei vettori c
1
, c
2
.
Poniamo c
j
= o(c
j
) per , = 1, 2. Poiche [c
1
[ = 1, abbiamo per opportuni
, R:
c
1
=
_
_
cos
sin sin
cos sin
_
_
(coordinate sferiche in R
3
). Una base ortogonale di c

1
`e data dai vettori

1
=
_
_
0
cos
sin
_
_
,
2
=
_
_
sin
sin cos
cos cos
_
_
.
Quindi c
2
=
1
cos +
2
sin per un opportuno R. Chiaramente
o = (c
i
, c
i
, c
i
).

Osservazione 5.6. In generale gli angoli di Eulero si riferiscono a una scelta


di , , con 0 < e 0 , < 2.
Deniamo ora
, : o
1
SU(2)
mediante
(c
i
) =
_
c
i/2
0
0 c
i/2
_
, (c
i
) =
_
cos(,2) sin(,2)
sin(,2) cos(,2)
_
.
Sia
: o
1
o
1
o
1
(c
i
1
, c
i
2
, c
i
3
) (c
i
1
) (c
i
2
) (c
i
3
) SU(2).
Otteniamo allora il diagramma commutativo
o
1
o
1
o
1
o
1
o
1
o
1

SU(2)

SO(3).
6. IL GRUPPO QUATERNONICO UNITARIO Sp(n) 107
6. Il gruppo quaternonico unitario Sp(n)
Abbiamo denito il gruppo Sp(n) come il gruppo di tutte le matrici
complesse unitarie o di ordine 2n che soddisfano
t
o J o = J, ove J =
_
In
In
_
.
Il gruppo Sp(n) si pu`o identicare al gruppo delle matrici nn a coecienti
quaternioni
1
che preservano il prodotto scalare canonico di H
n
.
Ricordiamo che il corpo (non commutativo) H dei quaternioni di Ha-
milton si pu`o rappresentare come lanello associativo delle matrici 2 2 a
coecienti complessi della forma q =
_
z w
w z
_
con ., n C. Un numero
complesso z si rappresenta con la matrice z =
_
z 0
0 z
_
. Indichiamo con j la
matrice
_
0 1
1 0
_
. Possiamo allora scrivere il quaternione q mediante:
q = z +wj = z +j w.
Osserviamo ancora che, con questa rappresentazione matriciale, q = q

. Il
prodotto di due quaternioni si pu`o esprimere mediante:
(z
1
+w
1
j)(z
2
+w
2
j) = (z
1
z
2
w
1
w
2
)+(z
1
w
2
+w
1
z
2
)j .
1
, .
2
, n
1
, n
2
C.
Questa formula si ricava immediatamente da:
jz = zj , . C e j
2
= 1.
Per semplicit`a di notazione, utilizzeremo nel seguito la stessa lettera (evi-
tando di utilizzare il grassetto) per indicare sia il numero complesso che la
matrice corrispondente. Il coniugato di un quaternione (che nella rappre-
sentazione matriciale coincide con laggiunta) `e dato da:
. + n, = . n,.
Indichiamo con lisomorsmo:
: C
2n
(.
h
, n
h
)
1hn
(.
h
+ , n
h
)
1hn
H
n
e con
: C
2n
(.
h
, n
h
) ( .
h
, n
h
) C
2n
il coniugio. Allora, indicando con (,) la moltiplicazione a destra di un
vettore di H
n
per il quaternione ,, abbiamo:

1
(,) = J =
_
In
In
_
.
Consideriamo una matrice 1 = C + ,1 = (C
hk
+ ,1
hk
)
1h,kn
con
coecienti C
hk
+ ,1
hk
H, C
hk
, 1
hk
C. Se n = + ,n H
n
, con
, n C
n
, abbiamo
1n = (C

1n) + ,(1 +

Cn).
1
Si pu` o considereare H
n
come uno spazio vettoriale a destra, facendo agire le matrici
n n a coecienti in H a sinistra sulle n-uple di quaternioni.
108 7. GRUPPI LINEARI COMPATTI
Ad essa risulta dunque associata la matrice

1 M(2n, 2n; C) denita da

1 =
_
C 1

1

C
_
.
Le matrici di questa forma sono tutte e sole le matrici 2n 2n complesse
che soddisfano la:
() J = J

.
Esse formano una sottoalgebra di Lie reale di gl(2n, C), che si indica con
gl(n, H).
Denizione 6.1. Gli elementi invertibili di gl(n, H) formano il gruppo li-
neare di ordine n sui quaternioni, che indichiamo con GL(n, H).
Consideriamo ora un elemento p Sp(n). Esso `e rappresentato da
una matrice complessa unitaria (2n) (2n), che verica
t
p J p = J. Poiche
t
p = p
1
, sostituendo otteniamo ().
Abbiamo ottenuto uninclusione naturale: Sp(n) GL(n, H).
Possiamo quindi rendere esplicita la caratterizzazione Sp(n) come il
gruppo delle trasformazioni H-lineari a destra su H
n
, che lasciano invariato
il prodotto scalare sui quaternioni:
() (n
1
[n
2
)
H
=
n

h=1
n
h
1
n
h
2
.
Se scriviamo le componenti n
h
l
nella forma
h
l
+ ,n
h
l
con
h
l
, n
h
l
C per
| = 1, 2, troviamo per il prodotto scalare sui quaternioni lespressione:
(n
1
[n
2
)
H
=
n

h=1

h
1

h
2
+ n
h
1
n
h
2
+ ,
n

h=1
w
h
1

h
2

h
1
n
h
2
= (
v
1
w
1
)

1
2n
(
v
2
w
2
) +
_
t
(
v
1
w
1
)J (
v
2
w
2
)

, ,
da cui segue che Sp(n, C) consiste esattamente delle matrici di GL(n, H)
che preservano il prodotto ().
Teorema 6.2. Per ogni intero n 1 il gruppo Sp(n) `e compatto e connesso
per archi. La sua algebra di Lie `e
sp(n) = A sl(2n, C) [
t
AJ + JA = 0 , A

+ A = 0 .
Lesponenziale denisce unapplicazione surgettiva
exp : sp(n) Sp(n) .
Lalgebra di Lie sp(n) ha dimensione n(2n + 1).
Dimostrazione. Sp(n) `e compatto perche `e un sottospazio chiuso di
U(2n), che `e compatto.
7. SFERE E GRUPPI COMPATTI 109
La caratterizzazione della sua algebra di Lie sp(n) si ottiene con argo-
menti simili a quelli utilizzati in precedenza: si osserva che sp(n) u(2n) e
che, posto (t) = exp(t
t
A) J exp(tA), risulta:

t
(t) = exp(t
t
A) (J
t
A + A J) exp(tA).
Da questa si ottiene facilmente che la condizione J
t
A + A J = 0 `e necessaria
e suciente anche una A u(2n) appartenga a sp(n). Moltiplicando a
sinistra per J e calcolando la traccia troviamo che trac(A) = 0 (e quindi A
su(2n)) e moltiplicando a destra e a sinistra per J troviamo la condizione
equivalente
t
AJ + JA = 0.
Osserviamo inne che per ogni p Sp(n) possiamo trovare o Sp(n)
tale che
() o p o
1
=
_
_
_
_
_
_
e
i
1
.
.
.
e
in
e
i
1
.
.
.
e
in
_
_
_
_
_
_
.
Sia infatti
1
un autovalore di p e sia
1
un suo autovettore con [
1
[ = 1.
Abbiamo allora:
o(J
1
) = J o
1
= J(

1
) =

1
(J
1
) .
Ragionando per ricorrenza, troviamo una base ortonormale di C
2n
della
forma:

1
, . . . ,
n
, J(
1
), . . . , J(
n
) .
I suoi vettori formano le colonne della matrice o Sp(n) per cui o
1
po ha
la forma diagonale ().
La matrice
A = o
1
_
_
_
_
_
_
i
1
.
.
.
in
i
1
.
.
.
in
_
_
_
_
_
_
o
appartiene a sp(n) ed exp(A) = p.
Ci`o dimostra la surgettivit`a dellesponenziale e quindi il fatto che Sp(n)
`e connesso per archi.
7. Sfere e gruppi compatti
Sia K uno dei corpi R, C, H e indichiamo con c
1
, c
2
, . . . , c
n
la base
canonica di K
n
. Possiamo allora identicare O(n 1) (risp. SO(n 1),
U(n 1), SU(n 1), Sp(n 1)) al sottogruppo di O(n) (risp. SO(n),
U(n), SU(n), Sp(n)) delle trasformazioni che lasciano sso il vettore c
n
.
Abbiamo allora i seguenti omeomorsmi:
110 7. GRUPPI LINEARI COMPATTI
Teorema 7.1.
U(1) o
1
SU(2) o
3
Sp(1) o
3
O(n),O(n 1) SO(n),SO(n 1) o
n1
(n 1)
U(n),U(n 1) SU(n),SU(n 1) o
2n1
(n 1)
Sp(n),Sp(n 1) o
4n1
(n 1)
Dimostrazione. In ciascuno dei casi lomeomorsmo cercato `e il quo-
ziente iniettivo dellapplicazione p p(c
n
).
8. Il gruppo SO(4)
Identichiamo lo spazio Euclideo R
4
al corpo non commutativo H dei
quaternioni di Hamilton. Il prodotto scalare canonico di R
4
si pu`o esprimere
per mezzo del prodotto di quaternioni:
(8.1) (r[j) = Re (r j) = Re (j r) =
1
2
(r j + j r).
Linsieme dei quaternioni di modulo 1 `e la sfera o
3
, su cui la moltiplicazione
dei quaternioni denisce quindi una struttura naturale di gruppo topologico.
Se o
3
, la simmetria ortogonale di vettore , rispetto al prodotto
scalare Euclideo di R
4
, `e la trasformazione:
(8.2) :
v
(r) = r 2(r[) = r (r + r) r R
4
.
Lemma 8.1. Sia o
3
. Allora la simmetria ortogonale di vettore `e
descritta dalla formula
(8.3) :
v
(r) = r r H.
Dimostrazione. Abbiamo infatti:
r = r r = r (r[) =
1
2
(r + r) = 0,
e = . Quindi la trasformazione r r lascia ssi i punti
delliperpiano ortogonale a e trasforma nel suo opposto. Essa coincide
perci`o con la simmetria :
v
.
Teorema 8.2. Per ogni o
3
le applicazioni
(8.4) 1
v
: H r r H ed 1
v
: H r r H
sono trasformazioni di SO(4). Le
(8.5) o
3
1
v
SO(4) ed o
3
1
v
SO(4)
sono omomorsmi di gruppi. Le loro immagini 1(o
3
) ed 1(o
3
) sono sotto-
gruppi normali di SO(4). Lapplicazione
(8.6) o
3
o
3
(
1
,
2
) 1
v
1
1
v
2
SO(4)
8. IL GRUPPO SO(4) 111
`e un omomorsmo surgettivo del prodotto diretto di due copie di o
3
su
SO(4).
`
E inoltre un omeomorsmo locale di gruppi topologici, con nucleo
(1, 1), (1, 1) e quindi `e un rivestimento a due fogli.
Dimostrazione. Poiche [rj[ = [r[[j[ per ogni r, j H R
4
, ne segue
che, per ogni o
3
, le 1
v
ed 1
v
sono trasformazioni di SO(4). Inoltre,
poiche H `e un corpo, le 1 : o
3
SO(4) ed 1 : o
3
SO(4) sono iniettive.
Si verica poi facilmente, per lassociativit`a del prodotto dei quaternioni,
che 1 ed 1 sono omomorsmi di gruppi.
Per dimostrare che (8.6) `e surgettiva, ricordiamo che ogni trasformazione
di SO(4) si pu`o ottenere come composizione di quattro simmetrie vettoriali.
Quindi, se o SO(4) ed o = :
v
1
:
v
2
:
v
3
:
v
4
con
1
,
2
,
3
,
4
o
3
,
abbiamo per il Lemma 8.1:
o(r) = :
v
1
:
v
2
:
v
3
(
4
r
4
) = :
v
1
:
v
2
(
3

4
r
4

3
)
= :
v
1
(
2

3

4
r
4

3

2
) =
1

2

3

4
r
4

3

2

1
= n
1
rn
2
,
con n
1
=
1

2

3

4
e
4

3

2

1
in o
3
.
Inne, se
1
,
2
o
3
e
1
r
2
= r per ogni r H, abbiamo
()
1
r
2
= r
1
r = r
2
r H.
Ponendo r = 1 troviamo che
1
=
2
e quindi la () ci d`a
1
r = r
1
per
ogni r H. Quindi
1
`e un punto reale di o
3
e perci`o uguale a 1.
Inne, 1(o
3
) ed 1(o
3
) sono sottogruppi normali di SO(4). Infatti, se
o
3
, ed o SO(4), scriviamo o = 1
w
1
1
w
2
con n
1
, n
2
o
3
. Allora
o
1
= 1
w
1
1
w
2
e dunque
o 1
v
o
1
(r) = o(1
v
( n
1
r n
2
)) = o( n
1
r n
2
)
= n
1
n
1
r n
2
n
2
= n
1
n
1
r = 1
w
1
v w
1
(r).
Ci`o dimostra che 1(o
3
) `e normale. In modo analogo si verica che anche
1(o
3
) `e normale.
Il sottogruppo di SO(4) delle rotazioni che lasciano ssi i punti della
retta reale di H `e un sottogruppo isomorfo ad SO(3). Le o SO(3) saranno
perci`o tutte e sole le trasformazioni della forma o = 1
v
1
1
v
2
con
1
,
2
o
3
e
1

2
= 1. Quindi
2
=
1
1
=
1
ed otteniamo:
Proposizione 8.3. Lapplicazione
(8.7) o
3
1
v
1
v
SO(3) p SO(4) [ p(1
H
) = 1
H

`e un omomorsmo surgettivo di gruppi, con nucleo 1


H
.
`
E un omeomor-
smo locale e quindi un rivestimento a due fogli di gruppi topologici.
Osservando che Sp(1) o
3
`e omeomorfo a SU(2), abbiamo ottenuto
unaltra dimostrazione del Teorema 5.2.
CAPITOLO 8
La lista di Cartan dei gruppi classici
Ogni gruppo di Lie G con un numero nito di componenti connesse `e
omeomorfo al prodotto topologico KR
k
di un gruppo di Lie compatto K e
di uno spazio Euclideo R
k
. Il gruppo G contiene un sottogruppo compatto
massimale omeomorfo a K, e tutti i sottogruppi compatti massimali di G
sono tra loro omeomor. Tale decomposizione si dice la decomposizione di
Cartan di G.
In questo capitolo deniamo i gruppi lineari della lista di Cartan, che si
dicono anche i gruppi classici, e descriviamo per ciascuno di essi la relativa
decomposizione di Cartan.
Mostreremo che, per una presentazione opportuna del gruppo lineare
G GL(n, C), un sottogruppo compatto massimale K sar`a lintersezione
G U(n) di G con il gruppo delle matrici unitarie.
1. Decomposizione di Cartan per una classe di gruppi
pseudoalgebrici
Denizione 1.1. Un sottogruppo G di GL(n, C) si dice pseudoalgebrico se
pu`o essere denito mediante un sistema di equazioni:
() )
1
(p, p

) = ... = )
N
(p, p

) = 0
dove )
1
, ..., )
N
sono polinomi a coecienti reali delle parti reali e immagi-
narie dei coecienti di p GL(n, C). I sottogruppi pseudoalgebrici sono
ovviamente chiusi.
I gruppi classici della lista di Cartan che introdurremo nel paragrafo
seguente sono tutti pseudoalgebrici.
Il seguente teorema ci d`a un metodo per calcolare la loro decomposizione
di Cartan come il prodotto del sottogruppo compatto G U(n) e di uno
spazio euclideo R
k
.
Teorema 1.2. Sia G un sottogruppo pseudoalgebrico connesso di GL(n, C)
che goda della propriet`a:
p G = p

G,
e sia g lalgebra di Lie di G. Allora lapplicazione
(G U(n)) (g p(n)) (n, 1) nexp(1) G
`e un omeomorsmo.
113
114 8. LA LISTA DI CARTAN DEI GRUPPI CLASSICI
Dimostrazione. Per il Teorema 1.1 del Capitolo 6, ogni elemento p
G GL(n, C) si scrive in modo unico come
p = n j con n U(n), j P
+
(n).
Poiche per ipotesi anche
p

= j n

= j n
1
G,
il gruppo G contiene lelemento
p

p = j
2
.
Per il Lemma 1.2 del Capitolo 6 vi `e un unico elemento 1 p(n) tale
che
j = exp(1).
Sia o U(n) tale che o 1 o

sia in forma diagonale:


Ad(o)(1) = o 1 o

=
_
_
_
_
_
_
_

1
0 0 . . . 0
0
2
0 . . . 0
0 0
3
. . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 . . .
n
_
_
_
_
_
_
_
con
j
R per , = 1, ..., n. Il gruppo ad(o)(G) `e ancora un sottogruppo
pseudoalgebrico di GL(n, C) e quindi le matrici diagonali reali di ad(o)(G)
formano un sottogruppo pseudoalgebrico Q di GL(n, C). Possiamo perci`o
trovare un insieme nito di polinomi )
1
, ..., )
N
R[r
1
, ..., r
n
] tali che la
matrice diagonale reale
_
_
_
_
_

1
0 . . . 0
0
2
. . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 . . .
n
_
_
_
_
_
GL(n, R)
appartenga a Q se e soltanto se
)
j
(
1
,
2
, ...,
n
) = 0 per , = 1, ..., .
Poiche j
2
, j
4
, . . . , j
2k
, . . . appartengono a G, abbiamo
)
j
(c
2k
1
, c
2k
2
, ..., c
2kn
) = 0 / Z, , = 1, ..., .
Per concludere la dimostrazione utilizziamo il seguente
Lemma 1.3. Sia ) : R R una funzione esponenziale-polinomiale della
forma:
)(t) =
N

j=1
c
j
c
b
j
t
t R
con c
j
, /
j
R e /
i
,= /
j
se i ,= ,. Se ) si annulla per ogni t Z 0, allora
) si annulla per ogni t R.
1. DECOMPOSIZIONE DI CARTAN PER UNA CLASSE DI GRUPPI PSEUDOALGEBRICI 115
Dimostrazione. Poniamo exp(/
j
) =
j
. Consideriamo la matrice
`(
1
, ...,
N
) =
_
_
_
_
_
_
_

1

2

3
. . .
N

2
1

2
2

2
3
. . .
2
N

3
1

3
2

3
3
. . .
3
N
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

N
1

N
2

N
3
. . .
N
N
_
_
_
_
_
_
_
.
Dico che
det `(
1
, ...,
N
) =
1
...
n

1i<jN
(
j

i
).
Per dimostrare questa formula osserviamo che
det `(
1
, ...,
N
) =
1
...
N
det \ (
1
, ...,
N
)
dove \ (
1
, ...,
N
) `e la matrice di Vandermonde di ordine :
\ (
1
, ...
N
) =
_
_
_
_
1 1 1 ... 1

1

2

3
...
N

2
1

2
2

2
3
...
2
N
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

N1
1

N1
2

N1
3
...
N1
N
_
_
_
_
.
Abbiamo
() det \ (
1
, ...,
N
) =

1i<jN
(
j

i
).
Per vericare la (), ragioniamo per ricorrenza su . La formula del determi-
nante di Vandermonde `e facilmente vericata nel caso = 2. Supponiamo
quindi 2 e la formula vera per determinanti di Vandermonde di or-
dine 1. Sottraendo alla , + 1-esima riga
1
volte la , c:i:o, per
, = 1, ..., 1, otteniamo:
detV (
1
,...,
N
)=det

1 1 1 ... 1
0
2

1

3

1
...
N

1
0
2
(
2

1
)
3
(
3

1
) ...
N
(
N

1
)
0
2
2
(
2

1
)
2
3
(
3

1
) ...
2
N
(
N

1
)
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0
N2
2
(
2

1
)
N2
3
(
3

1
) ...
N2
N
(
N

1
)

Raccogliendo il fattore (
j

1
) nella ,-esima colonna, per , = 2, ..., , si
ottiene
det\ (
1
, ...,
N
) = (
2

1
) ... (
N

1
) det\ (
2
, ...,
N
).
La formula segue allora dallipotesi di ricorrenza.
In particolare, `(
1
, ...,
N
) `e una matrice invertibile e la relazione
(c
1
, ..., c
N
)`(
1
, ...,
N
) = 0,
che equivale allannullarsi di )(t) per t = 1, . . . , , implica che tutti i
coecienti c
1
, . . . , c
N
, e quindi )(t), sono uguali a 0.
116 8. LA LISTA DI CARTAN DEI GRUPPI CLASSICI
Concludiamo ora la dimostrazione del teorema. Per il lemma appena
dimostrato,
)
j
(c
t
1
, ..., c
tn
) = 0 t R, , = 1, ..., .
Quindi exp(2t(o1o

)) Q per ogni t R e ci`o mostra che


1 g p(n).
Allora j G e perci`o n = p j
1
G U(n). Lapplicazione
(G U(n)) (g p(n)) (n, 1) nexp(1) G
`e quindi continua e surgettiva e ha inversa:
G p (p (p

p)
1/2
, (p

p)
1/2
) (G U(n)) (g p(n))
continua, onde `e un omeomorsmo.
Nella ricerca della decomposizione di Cartan di un gruppo classico G
GL(n, C) della lista di Cartan, con algebra di Lie g, seguiremo quindi il
seguente procedimento:
(1) Vericheremo che esso contenga laggiunto di ogni suo elemento;
(2) Calcoleremo g p(n);
(3) Studieremo il sottogruppo compatto G U(n).
Osserviamo ancora che lalgebra di Lie di GU(n) `e g u(n) e che lappli-
cazione esponenziale
g u(n) A exp(A) G U(n)
ha come immagine la componente connessa dellidentit`a in G U(n). Ab-
biamo infatti
Teorema 1.4 (Cartan-Weyl-Hopf). Sia G un sottogruppo compatto e con-
nesso di GL(n, C), con algebra di Lie g. Allora
g A exp(A) G
`e surgettiva.
Non diamo qui la dimostrazione di questo teorema
1
, la cui validit`a ab-
biamo gi`a vericato per ciascuno dei gruppi classici compatti e connessi:
SO(n), U(n), SU(n) e Sp(n).
1
Possiamo introdurre su G una metrica Riemanniana invariante per le traslazioni a
destra e a sinistra; allora le geodetiche per lorigine sono tutti e soli i sottogruppi a un
parametro di G. La tesi segue allora dal fatto che lidentit` a e di G si pu`o congiungere a un
qualsiasi punto g G mediante una geodetica : [0, 1] t exp(tX) G di lunghezza
minima per cui (0) = e e (1) = g.
2. I GRUPPI CLASSICI NON COMPATTI 117
2. I gruppi classici non compatti
Nel Capitolo 7 abbiamo esaminato i gruppi classici compatti della lista
di Cartan. Completiamo ora la lista di Cartan con lelenco dei gruppi classici
non compatti. Per ciascuno di essi descriveremo anche la rispettiva algebra
di Lie.
U(j, ) (gruppo unitario di segnatura (j, )) `e il gruppo delle matrici com-
plesse o GL(j + , C) che soddisfano o 1 o

= 1 per una ma-


trice Hermitiana simmetrica 1 con segnatura (j, ). Ad esempio,
possiamo scegliere 1 =
_
Ip
Iq
_
. La sua algebra di Lie `e
u(j, ) = A gl(j + , C) [ A

1 + 1 A = 0 .
SU(j, ) (gruppo speciale unitario di segnatura (j, )) `e il gruppo delle matri-
ci complesse o U(j, ) con determinante 1: SU(j, ) = U(j, )
SL(j + , C). Lalgebra di Lie corrispondente `e
su(j, ) = A u(j, ) [ trac(A) = 0 = u(j, ) sl(j + , C) .
SU

(2n), che si indica anche con SL(n, H), (gruppo lineare quaternionico) `e
il gruppo delle matrici o SL(2n, C) tali che
o J = J o
dove o `e la matrice i cui coecienti sono i coniugati dei coecienti
di o e J `e una matrice reale antisimmetrica di rango 2n. Ad esempio
possiamo ssare J =
_
In
In
_
. La sua algebra di Lie, che si indica
a volte anche con sl(n, H), `e:
su

(2n) =
_
A sl(2n, C)

A J = J

A
_
.
SO(n, C) (gruppo ortogonale complesso) `e il gruppo delle matrici o di SL(n, C)
che lasciano invariata una matrice complessa simmetrica non dege-
nere Q:
SO(n, C) = o SL(n, C) [
t
o Qo = Q .
La sua algebra di Lie `e:
so(n, C) = A sl(n, C) [
t
A Q + QA = 0 .
SO(j, ) (gruppo ortogonale di segnatura (j, )) `e il gruppo delle matrici reali
o SL(j+, R) tali che
t
o 1 o = 1 per una matrice (j+)(j+)
reale e simmetrica 1, di segnatura (j, ). La corrispondente algebra
di Lie `e:
o(j, ) = A sl(j + , R) [
t
A 1 + 1 A = 0 .
SO

(2n) (gruppo complesso ortogonale simplettico) `e il gruppo delle matrici


o SL(2n, C) tali che
o

J o = J e
t
o o = 1
118 8. LA LISTA DI CARTAN DEI GRUPPI CLASSICI
ove J `e una matrice antihermitiana di rango 2n e 1 `e una matrice
simmetrica di rango 2n con J1 = 1J. Possiamo ad esempio ssare
1 = 1
2n
e J =
_
In
In
_
. Lalgebra di Lie corrispondente `e:
so

(2n) = A sl(2n, C) [ A

J + JA = 0 ,
t
A1 + 1A = 0 .
Sp(n, C) (gruppo simplettico complesso) `e il gruppo delle matrici o GL(2n, C)
tali che
t
oJo = J per una matrice antisimmetrica J M(2n, C) di
rango 2n. La corrispondente algebra di Lie `e:
sp(n, C) = A gl(2n, C) [
t
AJ + JA = 0 .
Sp(n, R) (gruppo simplettico) `e il gruppo delle matrici o GL(2n, R) tali
che
t
oJo = J per una matrice antisimmetrica J M(2n, R) di
rango 2n. La corrispondente algebra di Lie `e:
sp(n, R) = A gl(2n, R) [
t
AJ + JA = 0 .
Sp(j, ) (gruppo unitario simplettico di segnatura (j, )) `e il gruppo delle
matrici o Sp(n, C) (con j + = n) tali che o

1o = 1 per
una matrice Hermitiana simmetrica 1 di segnatura (2j, 2) che
commuta con J. Se J =
_
In
In
_
, possiamo ssare ad esempio
1 =
_
Ip
Iq
Ip
Iq
_
.
La corrispondente algebra di Lie `e:
sp(j, ) = A sp(n, C) [ A

1 + 1A = 0 .
Osserviamo che Sp(n) = Sp(n, 0) = Sp(0, n) = Sp(n, C) U(2n).
3. I gruppi U(j, ) e SU(j, )
Fissiamo 1 = 1
p,q
=
_
Ip
Iq
_
e poniamo n = j + .
Lemma 3.1. Se p U(j, ), allora p

U(j, ). Se p SU(j, ), allora


p

SU(j, ).
Dimostrazione. Per la denizione del gruppo U(j, ) , abbiamo
p

1
p,q
= 1
p,q
p
1
.
Da questa otteniamo, passando alle inverse:
p1
p,q
= (p

1
p,q
= 1
p,q
(p

)
1
e quindi p

U(j, ). Inoltre, se det(p) = 1, anche det(p

) = det(p) = 1.
Lemma 3.2. U(j, ) U(n)

= U(j) > U().
3. I GRUPPI U(p, q) E SU(p, q) 119
Dimostrazione. Scriviamo un elemento p U(j, )U(n) nella forma
p =
_
o c
d /
_
con matrici o di tipo j j, / di tipo , c di tipo j , d di tipo j.
Poiche p U(j, ), abbiamo
o

o d

d = 1
p
, o

c = d

/, /

/ c

c = 1
q
.
Essendo p U(n), abbiamo anche:
o

o + d

d = 1
p
, o

c + d

/ = 0, /

/ + c

c = 1
q
.
Da queste uguaglianze ricaviamo
c = 0, d = 0
da cui segue la tesi.
Corollario 3.3. SU(j, )U(n) `e omeomorfo al prodotto topologico SU(j)
SU() o
1
.
Dimostrazione. Se C, per ogni intero positivo / indichiamo con
1
h
() la matrice diagonale / /:
1
h
() =
_

1
.
.
.
1
_
.
Lapplicazione
SU(j)SU()o
1
(o, /, )
_
1
p
() o 0
0 1
q
(
1
) /
_
SU(j, )U(n)
`e continua e bigettiva e dunque un omeomorsmo perche i due spazi sono
compatti di Hausdor.
Teorema 3.4. Il gruppo SU(j, ) `e omeomorfo al prodotto topologico:
SU(j, ) SU(j) SU() o
1
C
pq
.
Il gruppo U(j, ) `e omeomorfo al prodotto topologico SU(j, ) o
1
:
U(j, ) SU(j) SU() o
1
o
1
C
pq
.
I due gruppi sono pertanto connessi per archi, ma non compatti se j ,= 0.
Dimostrazione. Calcoliamo lintersezione u(j, ) p(n). Scriviamo
A u(j, ) p(n) nella forma A =
_
X
11
X
12
X

12
X
22
_
con A
11
p(j), A
22
p() e
A
12
matrice complessa di tipo j . Allora:
0 = A

1
p,q
+ 1
p,q
A = A 1
p,q
+ 1
p,q
A =
_
2X
11
0
0 2X
22
_
.
Quindi
u(j, ) p(n) = su(j, ) p(n) =
__
0 X
12
X

12
0
_

A
12
M(j , C)
_
.
La tesi `e perci`o conseguenza dei lemmi precedenti e del Teorema 1.2.
120 8. LA LISTA DI CARTAN DEI GRUPPI CLASSICI
4. I gruppi Sp(n, C) e SU

(2n)
Lemma 4.1. Se p Sp(n, C), allora p

Sp(n, C).
Dimostrazione. Abbiamo
t
pJp = J,
e dunque
Jp =
t
p
1
J,
da cui, passando alle inverse:
p
1
J = J
t
p.
Passando ai coniugati, otteniamo:
p
1
J = Jp

,
da cui
t
p

Jp

= J,
che ci d`a p

Sp(n, C).
Teorema 4.2. Il gruppo Sp(n, C) `e omeomorfo a Sp(n) R
n(2n+1)
.
Dimostrazione. Sia p Sp(n, C). Possiamo decomporre p in modo
unico nella forma:
p = o/ con o Sp(n, C) U(2n) e / Sp(n, C) P
+
(2n).
La / si pu`o rappresentare in modo unico come esponenziale di una matrice
1 sp(n, C) p(2n). Scriviamo 1 nella forma
1 =
_
B
11
B
12
B

12
B
22
_
con 1
hk
matrici complesse n n, 1
11
e 1
22
Hermitiane. Da
t
1J +J1 = 0
otteniamo allora le uguaglianze:
1
11
=
t
1
22
1
12
=
t
1
12
.
La matrice 1 `e dunque della forma
() 1 =
_
B
11
B
12
B

12

B
11
_
con 1
11
Hermitiana e 1
12
simmetrica. Lo spazio vettoriale reale sp(n, C)
p(2n) `e quindi lo spazio delle matrici Hermitiane della forma (). Esso
ha quindi dimensione reale n
2
+ n(n + 1) = n(2n + 1). La tesi segue
dallomeomorsmo del Teorema 1.2
Sp(n) (sp(n) p(2n)) (o, 1) o exp(1) Sp(n, C).

Teorema 4.3. Il gruppo SU

(2n) `e omeomorfo a Sp(n) R


2n
2
n1
.
5. I GRUPPI SO(n, C) E SO

(2n) 121
Dimostrazione. Ricordiamo che p SU

(2n) se p SL(2n, C) e Jp =
pJ. Poiche
t
J = J, per trasposizione otteniamo p

J =
t
pJ = J
t
p = Jp

, e
quindi, se p SU

(2n), anche p

SU

(2n).
Se p SU

(2n) U(2n) abbiamo


t
pJp =
t
p pJ = p

p J = J
e dunque p Sp(n). Viceversa, Sp(n) SU

(2n), perche, se p

p = c e
t
pJp = J, abbiamo anche p

J p = J perche J `e reale, e quindi


pJ = p(p

J p) = J p.
Qundi SU

(2n) U(2n) = Sp(n).


Per il Teorema 1.2 gli elementi p di SU

(2n) si decompongono nella


forma
p = o/ con o SU

(2n) U(2n)e / SU

(2n) p(2n) .
La / `e lesponenziale di una matrice Hermitiana 1 in su

(2n). Lo spazio
su

(2n) p(2n) `e lo spazio vettoriale reale delle matrici della forma:


1 =
_
B
11
B
12
B

12

B
11
_
con 1
11
matrice n n Hermitiana con traccia nulla e 1
12
matrice n n
complessa antisimmetrica:
t
1
12
= 1
12
. Esso ha quindi dimensione reale
(n
2
1) +n(n 1) = 2n
2
n 1. La tesi segue dal Teorema 1.2, che ci d`a
un omeomorsmo:
Sp(n) (su

(2n) p(2n)) (o, 1) o exp(1) SU

(2n).

5. I gruppi SO(n, C) e SO

(2n)
Teorema 5.1. Il gruppo SO(n, C) `e omeomorfo a SO(n) R
(n
2
n)/2
.
Dimostrazione. Un elemento p di SO(n, C) sono caratterizzati da:
det(p) = 1,
t
p p = c, cio`e
t
p = p
1
.
Abbiamo allora, coniugando, p

= p
1
=
_
t
p

1
. Quindi p

SO(n, C) se
p SO(n, C).
Un elemento p di SO(n, C) U(n) soddisfa
t
p = p
1
= p

e dunque `e una matrice a coecienti reali. Quindi


SO(n, C) U(n) = SO(n).
Lo spazio vettoriale so(n, C) p(n) consiste delle matrici Hermitiane 1 con
t
1+1 = 0. Gli elementi di (so(n, C) p(n)) sono quindi le matrici antisim-
metriche puramente immaginarie, e formano pertanto uno spazio vettoriale
reale di dimensione n(n1),2. Per il Teorema 1.2 abbiamo un omeomorsmo
SO(n) io(n) (n, i) nexp(i) SO(n, C).
122 8. LA LISTA DI CARTAN DEI GRUPPI CLASSICI

Teorema 5.2. Il gruppo SO

(2n) `e omeomorfo a U(n) R


n
2
n
.
Dimostrazione. Siano 1 = 1 =
_
In
In
_
e J =
_
In
In
_
. Sia p
SO

(2n). Allora SO

(2n) = SO(2n) SU

(2n). Poiche abbiamo gi`a veri-


cato che sia SO(2n) che SU

(2n) sono invarianti per aggiunzione, anche


SO

(2n) `e invariante per aggiunzione.


Utilizziamo quindi il Teorema 1.2.
Verichiamo in primo luogo che il gruppo K = SO

(2n) U(2n) `e
isomorfo, come gruppo topologico, a U(n). Se infatti p K, valgono le
equazioni:
t
pp = 1, p

Jp = J, p

p = 1, det(p) = 1.
La prima e la terza di queste equazioni ci dicono che p `e una matrice reale di
SO(2n). La seconda ci dice allora che p commuta con J e dunque `e C-lineare
per la struttura complessa su R
2n
denita da J. Si verica facilmente che,
se deniamo lisomorsmo R-lineare : R
2n
C
n
mediante
(c
k
) = c
k
per 1 / n e (Jc
k
) = (c
k+n
) = ic
k
lapplicazione
SO

(2n) U(2n) p p
1
U(n)
`e un isomorsmo di gruppi topologici.
Calcoliamo ora lintersezione so

(2n) p(2n). Le matrici 1 che appar-


tengono a tale intersezione sono quelle della forma:
1 =
_
1
1,1
1
1,2

1
1,2

1
1,1
_
con 1
1,1
, 1
1,2
io(n).
Dunque so

(2n) p(2n) `e uno spazio vettoriale reale di dimensione n(n1).


Per il Teorema 1.2 lapplicazione:
U(n) (so

(2n) p(2n)) (n, 1) nexp(1) SO

(2n)
`e un omeomorsmo.
6. I gruppi Sp(j, ; C)
Teorema 6.1. Abbiamo lomeomorsmo
Sp(j, )

= Sp(j) Sp() R
4pq
.
Dimostrazione. Ricordiamo che il gruppo Sp(j, ; C) `e caratterizzato
dalle equazioni:
t
pJp = J e p

_
Ip,q
Ip,q
_
p =
_
Ip,q
Ip,q
_
.
Quindi Sp(j, ) = Sp(j+, C)U(2j, 2), ove U(2j, 2) `e denito in questo
caso come il gruppo delle matrici p per cui p

1p = 1, per la matrice
1 =
_
Ip,q
Ip,q
_
.
7. I GRUPPI SO(p, q) 123
Poiche 1 = 1

= 1
1
, otteniamo
p U(2j, 2) 1p

1 = p
1
= 1p

1 = [p

]
1
p

U(2j, 2).
Quindi, poiche sia Sp(j + , C) che U(2j, 2) = p GL(2n, C) [ p

1p =
1 sono invarianti rispetto allaggiunzione, anche Sp(j, ; C) `e invariante
rispetto allaggiunzione.
Utilizziamo allora il Teorema 1.2.
`
E Sp(j, ; C) U(2n) Sp(n)
GL(n, H). Scriviamo p per la matrice a coecienti quaternioni corrispon-
dente a p. Troviamo allora: se p Sp(j, ; C), allora
p

p = 1
p

1
p,q
p = 1
p,q
.
Si ottiene quindi
p =
_
p
1
p
2
_
con p
1
Sp(j), p
2
Sp().
Il Teorema 1.2 ci d`a quindi un omeomorsmo
Sp(j) Sp() (sp(j, ; C) p(2j + 2)) Sp(j, ; C)
denito da: (p
1
, p
2
, 1)
_
p
1
p
2
_
exp(1)
Lintersezione sp(j, ; C) p(2n) `e lo spazio vettoriale reale di dimensione
4j delle matrici Hermitiane della forma:
1 =
_
_
0 B
12
0 B
14
B

12
0
t
B
14
0
0

B
14
0

B
12
B

14
0
t
B
12
0
_
_
con 1
12
e 1
14
matrici complesse di tipo j .
7. I gruppi SO(j, )
Teorema 7.1. Siano j, due interi positivi con j + = n. Allora il gruppo
SO(j, ) `e omeomorfo a 1, 1 oO(j) oO() R
pq
.
Dimostrazione. Ragioniamo come nella dimostrazione dei teoremi pre-
cedenti. Si verica facilmente che
SO(j, ) = p SL(n, R) [
t
p1p = 1 con 1 =
_
1
p
1
q
_
contiene laggiunta di ogni suo elemento.
`
E quindi un gruppo pseudoal-
gebrico cui possiamo applicare il Teorema Ricaviamo in primo luogo che
SO(j, ) U(n) `e formato dalle matrici:
p =
_
g
1
0
0 g
2
_
con p
1
O(j), p
2
O() e det(p
1
) det(p
2
) = 1.
Quindi abbiamo lomeomorsmo:
SO(j, ) U(n)

= 1, 1 SO(j) SO().
124 8. LA LISTA DI CARTAN DEI GRUPPI CLASSICI
Daltra parte SO(j, )P
+
(n) `e limmagine iniettiva mediante lapplicazione
esponenziale delle matrici
1 =
_
0 1
12
t
1
12
0
_
ove 1
12
`e una matrice reale j . Concludiamo utilizzando il Teorema
1.2.
Parte 3
Primi elementi di Geometria
Dierenziale
CAPITOLO 9
Calcolo dierenziale negli spazi Euclidei
In questo capitolo raccogliamo i risultati di calcolo dierenziale per fun-
zioni di pi` u variabili reali, a valori negli spazi Euclidei, che ci saranno utili
nel seguito.
1. Funzioni dierenziabili negli spazi R
n
Sia un aperto di R
n
ed
) : r )(r) =
t
()
1
(r), ..., )
m
(r)) R
m
unapplicazione di in R
m
. Diciamo che ) ammette in r
0
derivata
parziale rispetto a r
i
se la funzione
t (t) = )(r
0
+ te
i
) R
m
,
denita in un intorno di 0 R, `e derivabile in 0. Si pone allora
)(r
0
)
r
i
=
d
dt
(t)

t=0
= lim
t0
)(r
0
+ te
i
) )(r
0
)
t
.
La ) si dice dierenziabile in r
0
se esiste unapplicazione lineare d)(r
0
) :
R
n
R
m
tale che
)(r) )(r
0
) d)(r
0
)(r r
0
) = o([r r
0
[) per r r
0
.
Questa condizione signica che, per ogni c 0, possiamo trovare un intorno
l

di r
0
in tale che
[)(r) )(r
0
) d)(r
0
)(r r
0
)[ c[r r
0
[ r l

.
Vale il:
Teorema 1.1. Sia un aperto di R
n
, ) : R
m
unapplicazione, r
0
un punto di . La ) ammette la derivata parziale )(r
0
),r
i
(risp. `e
dierenziabile in r
0
) se e soltanto se ciascuna delle funzioni
r )
j
(r) R, , = 1, ..., :
ammette la derivata parziale )
j
(r
0
),r
i
(risp. `e dierenziabile in r
0
).
Se ) `e dierenziabile in r
0
essa `e continua in r
0
, ammette tutte le
derivate parziali )(r
0
),r
i
(per i = 1, ..., n) in r
0
e
d)(r
0
)() = (J))(r
0
) R
n
127
128 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
ove (J))(r
0
) `e la matrice Jacobiana
(J))(r
0
) =
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
f
1
(x
0
)
x
1
f
1
(x
0
)
x
2
. . .
f
1
(x
0
)
x
n
f
2
(x
0
)
x
1
f
2
(x
0
)
x
2
. . .
f
2
(x
0
)
x
n
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
f
m
(x
0
)
x
1
f
m
(x
0
)
x
2
. . .
f
m
(x
0
)
x
n
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
.
Ricordiamo il seguente:
Teorema 1.2. Sia un aperto di R
n
ed ) : R
m
una funzione che
ammette derivate parziali )(r),r
i
rispetto a tutte coordinate r
1
, ..., r
n
di
R
n
in ogni punto di . Se le funzioni
r
)(r)
r
i
R
m
sono continue per ogni i = 1, ..., n, allora ) `e dierenziabile in ogni punto r
di .
Denizione 1.3. Una funzione ) : R
m
che ammetta derivate parziali
prime continue in , rispetto a ciascuna delle coordinate, si dice dierenzia-
bile di classe (
1
.
Teorema 1.4 (Dierenziale della funzione composta). Siano ) : R
m
e
p : G R

due funzioni di classe (


1
, denite rispettivamente su un aperto
R
n
e su un aperto G R
m
. Se )() G, allora la funzione composta
p ) : R

`e dierenziabile di classe (
1
e
d(p ))(r) = dp()(r)) d)(r) r .
Denizione 1.5. Le derivate parziali di ordine superiore di una funzione
) : R
m
si deniscono per ricorrenza: se 1 i
1
, ..., i
m
n e la derivata
parziale
m
)(r),r
i
1
....r
im
`e denita in , e 1 , n, allora la derivata
parziale

m+1
)(r),r
j
r
i
1
....r
im
`e, quando esiste, la derivata parziale rispetto alla coordinata r
j
della fun-
zione
r
m
)(r),r
i
1
....r
im
R
m
.
Vale il:
Teorema 1.6. Sia un aperto di R
n
e sia ) : R
m
una funzione
che ammetta derivate parziali del primo e del secondo ordine rispetto alle
coordinate, continue in . Allora
)(r)
r
i
r
j
=
)(r)
r
j
r
i
1 i, , n, r .
1. FUNZIONI DIFFERENZIABILI NEGLI SPAZI R
n
129
Denizione 1.7. Una funzione ) : R
m
denita su un aperto di R
n
si dice dierenziabile di classe (
k
in se ammette derivate parziali continue
in no allordine /.
Se `e un aperto di R
n
e `e un sottoinsieme di R
m
, indichiamo con
(
k
(, ) linsieme di tutte le funzioni ) : tali che r )(r) R
m
sia dierenziabile di classe (
k
in .
Diremo che ) `e dierenziabile di classe (
k
nel punto r
0
di se esiste un
intorno aperto l di r
0
in tale che )[
U
sia dierenziabile di classe (
k
.
Per il teorema precedente, se ) (
k
(, R
m
), le sue derivate parziali
no allordine / non dipendono dallordine in cui si eseguono le successive
derivate prime:

h
)(r),r
i
1
...r
i
h
=
h
)(r),r
i
1
...r
i
h
1 / /, 1 i
1
, ..., i
h
n, S
h
.
Associamo ad ogni /-upla (i
1
, ..., i
h
) di interi con 1 i
1
, ..., i
h
n un
multiindice = (
1
, ...,
n
) N
n
ove
j
`e il numero di indici : tali che
i
r
= ,. Deniamo allora:

[[
)(r)
r

=
h
)(r),r
i
1
...r
i
h
.
Se = (
1
, ...,
n
) N
n
, scriveremo a volte per semplicit`a

oppure 1

invece di

1
+...+n
r

1
1
...r
n
n
,
! =
1
! . . .
n
! , [[ =
1
+ +
n
,
e, se r =
t
(r
1
, ..., r
n
) R
n
,
r

= (r
1
)

1
... (r
n
)
n
.
Denizione 1.8. Poniamo
(

(, R
m
) =

k=0
(
k
(, R
m
).
Una funzione ) : R
m
si dice analitica reale in se per ogni punto
r
0
la serie di Taylor

N
n

)(r
0
)
!
(r r
0
)

converge uniformemente, in un intorno di r


0
, alla funzione ).
Linsieme delle funzioni analitiche reali denite sullaperto di R
n
, a
valori in R
m
, si indica con (

(, R
m
).
Vale la catena di inclusioni:
(
0
(, R
m
) (
1
(, R
m
) .... (
k
(, R
m
) (

(, R
m
) (

(, R
m
).
130 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
Se : = 1, scriviamo (
k
() invece di (
k
(, R) e osserviamo che, per la
formula di Leibnitz,

()p) =

+=
!
!!
(

))(

p) , ), p (
k
(), N
n
, [[ / ;
ne segue che (
k
() (per 0 / ) `e una R-algebra ed un anello unitario
per il prodotto di funzioni.
2. Equazioni dierenziali ordinarie
Teorema 2.1 (Peano). Sia un aperto di R
m+1
e sia ) : R
m
una
funzione continua. Fissati (t
0
, j
0
) , possiamo trovare un : 0 e una
funzione n : [t
0
, t
0
+ :] R
m
di classe (
1
tale che
(i) (t, n(t)) t
0
t t
0
+ :,
(ii) n
t
(t) = )(t, n(t)) t
0
t t
0
+ :,
(iii) n(t
0
) = j
0
.
Dimostrazione. Possiamo supporre, per semplicit`a di notazioni, che
t
0
= 0, j
0
= 0. Siano o 0 ed 1 0 tali che
1 = [o, o]

1(0, 1) .
Per il teorema di Weierstrass, la ) `e limitata sul compatto 1: sia ` 0
tale che
[)(t, j)[ ` (t, j) 1.
Fissiamo : 0 tale che
: ` < 1.
Sia A linsieme di tutte le funzioni continue n : [0, :] R
m
tali che [n(t)[
1 per ogni 0 t :. Su A consideriamo la topologia della convergenza
uniforme, associata alla distanza
|n | = sup
0tr
[n(t) (t)[.
Con questa topologia, A `e uno spazio metrico completo. Consideriamo
lapplicazione
A n (n) (([0, :], R
m
)
denita da
(n)(t) =
_
t
0
)(:, n(:))d:.
Abbiamo
[(n)(t)[
_
t
0
[)(:, n(:))[d:
_
t
0
`d: = `t 1 se 0 t :.
Quindi (n) A per ogni n A. La funzione `e continua su A. Infatti la
) `e uniformemente continua su 1 e quindi, ssato c 0, possiamo trovare
0 tale che
[)(t, j) )(:, .)[ < :
1
c se (t, j), (:, .) 1, [t :[ < , [j .[ < .
2. EQUAZIONI DIFFERENZIALI ORDINARIE 131
Siano n, A con |n | < . Allora
[(n)(t) ()(t)[ =

_
t
0
()(:, n(:)) )(:, (:))d:

:
1
ct c.
Osserviamo ancora che le funzioni di (A) sono equicontinue ed equilimitate
e quindi (A) `e relativamente compatto in A per il teorema di Ascoli-Arzel`a.
Consideriamo la funzione
A n |n (n)| R
e sia
= inf
uX
|n (n)|.
Dico che = 0. Infatti, ssato c 0, sia 0 tale che
[)(t, j) )(:, .)[ < :
1
c se (t, j), (:, .) 1, [t :[ < , [j .[ < .
Consideriamo una partizione
0 = t
0
< t
1
< .... < t
N
= :
con [t
j
t
j1
[ < (1 + `)
1
per , = 1, ..., . Deniamo per ricorrenza
_
j
0
= )(0, 0)
j
j
= j
j1
+ (t
j
t
j1
))(t
j1
, j
j1
) se , = 1, ..., .
Consideriamo poi la funzione a scalini
(t) = )(t
j1
, j
j1
) se t [t
j1
, t
j
[, , = 1, ..., .
La funzione
(t) =
_
t
0
(:)d:
`e lineare a tratti e appartiene a A. Inoltre
[(t) )(t, (t))[ < :
1
c 0 t :.
Infatti su ciascuno degli intervalli [t
j1
, t
j
[ abbiamo:
[(t))(t, (t))[ = [)(t
j1
, j
j1
))(t, j
j1
+(t t
j1
))(t
j1
, j
j1
)[ < :
1
c
perche
[t
j1
t[ [t
j
t
j1
[ < ,
[(t t
j1
))(t
j1
, j
j1
)[ < (1 + `)
1
` < .
Quindi
[(t) ()(t)[
_
t
0
[(:) )(:, (:))[d: :
1
ct c.
Dunque = 0.
Sia n

una successione in A tale che


lim

|n

(n

)| = 0.
132 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
Poiche (A) `e relativamente compatto in A, a meno di estrarre una sotto-
successione, possiamo supporre che
(n

) sia una successione convergente in A.


Allora
|n

| |(n

(n

))|+|n

(n

)|+|(n

)(n

)| 0 se j,
e quindi la n

`e una successione di Cauchy in A. Poiche A `e completo,


essa converge a una funzione n A. Per la continuit`a di , abbiamo
(n) = n
e quindi
n(t) =
_
t
0
)(:, n(:))d: 0 t :.
Dal teorema fondamentale del calcolo integrale segue che n (
1
([0, :],

1(0, 1))
e soddisfa il sistema
_
n
t
(t) = )(t, n(t)) se 0 t :,
n(0) = 0.

Osservazione 2.2. Sotto le ipotesi del teorema di Peano, la soluzione del


problema
_
n
t
(t) = )(t, n(t)) se t
0
t t
0
+ :
n(t
0
) = j
0
pu`o non essere unica. Consideriamo ad esempio fa funzione continua
) : R
2
(r, j)
3

j R.
Tutte le funzioni
n
c
(t) =
_
0 se 0 t c
_
_
2
3
(r c)
_
3
se t c
per c 0 sono soluzioni di
_
n
t
(t) =
3
_
n(t) se t 0,
n(0) = 0.
Unaltra dimostrazione del Teorema di Peano. Siano 1, `, :
e A deniti come in precedenza. Fissato un qualsiasi numero reale positivo
0 < c < :, vi `e una e una sola funzione n

A che soddisfa:
_

_
n

(t) = 0 se 0 t c
n

(t) =
_
t
0
)(:, n

(: c))d: se c t :.
2. EQUAZIONI DIFFERENZIALI ORDINARIE 133
Si verica facilmente che la famiglia n

A `e relativamente compatta in
A per il teorema di Ascoli-Arzel`a. Possiamo quindi trovare una successione
c

innitesima tale che


n

n in A.
Passando al limite sotto il segno di integrale, otteniamo allora
n(t) =
_
t
0
)(:, n(:))d: se 0 t :.
Per il teorema fondamentale del calcolo integrale la n `e una funzione di classe
(
1
su [0, :] e soddisfa:
_

_
(t, n(t)) 0 t :
n(0) = 0
n
t
(t) = )(t, n(t)) se 0 t :.

Teorema 2.3 (Unicit`a). Sia un aperto di R


m+1
= R
t
R
m
y
e sia ) :
R
m
una funzione continua, che ammette derivate parziali prime continue
rispetto alle variabili j
1
, ..., j
m
. Sia (t
0
, j
0
) . Se n
j
: [t
0
, t
0
+ :
j
] R
m
(con :
j
0 per , = 1, 2) sono funzioni di classe (
1
che risolvono il sistema:
_

_
(t, n
j
(t)) se t [t
0
, t
0
+ :
j
],
n
t
j
(t) = )(t, n
j
(t)) se t [t
0
, t
0
+ :
j
],
n
j
(t
0
) = j
0
allora
n
1
(t) = n
2
(t) t
0
t t
0
+ min:
1
, :
2
.
Dimostrazione. Poniamo : = min:
1
, :
2
e sia
= t [t
0
, t
0
+ :] [ n
1
(t) = n
2
(t).
Linsieme `e chiuso perche le funzioni n
j
sono continue. Esso contiene t
0
e
quindi non `e vuoto. La componente connessa
0
di t
0
in `e un intervallo
chiuso [t
0
, t
1
] con t
0
t
1
t
0
+ :. Dico che t
1
= t
0
+ :. Infatti, se fosse
t
1
< t
0
+ :, avremmo
n
j
(t) = j
1
+
_
t
t
1
)(:, n
j
(:))d: se t
1
t t
0
+ :, , = 1, 2
con
j
1
= n
1
(t
1
) = n
2
(t
1
).
Laperto contiene un intorno di (t
1
, j
1
) della forma
1 = [t t
1
[ :
1


1(j
1
, 1
1
).
Su 1 abbiamo

)(t, j)
j

1 < .
134 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
Inoltre, poiche le n
j
sono continue, possiamo scegliere 0 < c < min:
1
, t
0
+
: t
1
tale che
n
j
(t)

1(j
1
, 1
1
) t
1
t t
1
+ c, , = 1, 2.
Se .
1
, .
2


1(j
1
, 1
1
), abbiamo
[)(t, .
2
) )(t, .
1
)[ =

_
1
0
d
d
)(t, .
1
+ (.
2
.
1
))d

_
1
0
)
j
(t, .
1
+ (.
2
.
1
))(.
2
.
1
)d

__
1
0

)
j
(t, .
1
+ (.
2
.
1
))

d
_
[.
2
.
1
[
1 [.
2
.
1
[.
Otteniamo quindi
[n
2
(t) n
1
(t)[
_
t
t
1
[)(:, n
2
(:)) )(:, n
1
(:))[d:
(t t
1
)1 sup
t
1
st
[n
2
(:) n
1
(:)[
per t
1
t t
1
+ c. Pur di scegliere 0 con 1 < 1, c, avremo
sup
t
1
tt
1
+
[n
2
(t) n
1
(t)[ 1 sup
t
1
tt
1
+
[n
2
(t) n
1
(t)[ n
1
(t) = n
2
(t)
t
1
t t
1
+ .
Ci`o contraddice la denizione di t
1
e mostra quindi che t
1
= t + :.
Teorema 2.4 (Dipendenza continua dai dati iniziali). Sia un aperto di
R
m+1
= R
t
R
m
y
e sia ) : R
m
una funzione continua, che ammette deri-
vate parziali prime continue rispetto alle variabili j
1
, ..., j
m
. Sia (t
0
, j
0
) .
Possiamo allora trovare : 0, 1 0 e una funzione continua
: [t
0
, t
0
+ :] 1(j
0
, 1) R
m
,
che ammette derivata parziale prima continua rispetto alla variabile t, tale
che
_

_
(t, (t, j)) se (t, j) [t
0
, t
0
+ :] 1(j
0
, 1)
(t
0
, j) = j se j 1(j
0
, 1)
(t, j)
t
= )(t, (t, j)) se t
0
t t
0
+ :.
Dimostrazione. Supponiamo, per semplicit`a di notazioni, che t
0
= 0,
j
0
= 0. Dal teorema di esistenza e unicit`a segue facilmente lesistenza, per
2. EQUAZIONI DIFFERENZIALI ORDINARIE 135
ogni j in un intorno di 0, di una soluzione n
y
(t) del problema
_

_
(t, n
y
(t)) se 0 t :
n
y
(0) = j
n
t
y
(t) = )(t, n
y
(t)) se 0 t :.
Posto (t, j) = n
y
(t), resta da dimostrare la dipendenza continua di da j.
A questo scopo introduciamo (t, j) = (t, j)j ed osserviamo che vale
luguaglianza:
(t, j) =
_
t
0
)(:, j + (:, j))d: se 0 t :.
Abbiamo allora:
(t) = [(t, j
2
) (t, j
1
)[
_
t
0
[)(:, j
2
+ (:, j
2
)) )(:, j
1
+ (:, j
1
))[d:

_
t
0
1([j
2
j
1
[ + (:))d:
1t[j
2
j
1
[ + 1
_
t
0
(:)d:
1:[j
2
j
1
[ + 1
_
t
0
(:)d:.
Indichiamo con (t) la funzione
(t) = 1:[j
2
j
1
[ + 1
_
t
0
(:)d:.
Allora (t) `e una funzione di classe (
1
e
_

t
(t) = 1(t)
(t) 1:[j
2
j
1
[
(t) (t).
Otteniamo allora

t
(t)
(t)
1
da cui, integrando,
(t) 1:[j
2
j
1
[c
Lt
.
Questa disuguaglianza dimostra la tesi.
Teorema 2.5 (Dipendenza (
k
dai dati iniziali). Sia un aperto di R
t

R
m
y
R
k

e sia
) : R
m
una funzione di classe (
k
con / 1. Fissato un punto (t
0
, j
0
,
0
) ,
possiamo trovare : 0, 1 0, e una funzione
: G = [: + t
0
, : + t
0
] 1(j
0
, 1) 1(
0
, 1) R
m
136 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
di classe (
k
tale che:
_

_
(t, (t, j, ), ) (t, j, ) G,
(t, j, )
t
= )(t, (t, j, ), ) se [t t
0
[ :
(t
0
, j, ) = j.
Dimostrazione. Basta osservare che le derivate parziali delle soluzioni
del sistema dierenziale

t
(t, j, ) = )(t, (t, j, ), )
soddisfano ancora un sistema dierenziale (che si ottiene calcolando le de-
rivate parziali di ambo i membri) ed applicare il teorema di esistenza e
unicit`a.
3. Il teorema delle funzioni implicite
Teorema 3.1 (delle funzioni implicite). Sia un aperto di R
n
x
R
m
y
e sia
1 : R
m
una funzione continua. Supponiamo che 1 ammetta derivate
parziali prime continue rispetto a j
1
, ..., j
m
in e che, in un punto (r
0
, j
0
)
la matrice
1
j
=
_
_
_
_
_
_
_
F
1
(x
0
,y
0
)
y
1
F
1
(x
0
,y
0
)
y
2
. . .
F
1
(x
0
,y
0
)
y
m
F
2
(x
0
,y
0
)
y
1
F
2
(x
0
,y
0
)
y
2
. . .
F
2
(x
0
,y
0
)
y
m
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
F
m
(x
0
,y
0
)
y
1
F
m
(x
0
,y
0
)
y
2
. . .
F
m
(x
0
,y
0
)
y
m
_
_
_
_
_
_
_
sia invertibile. Possiamo allora determinare due numeri reali positivi :, 1 e
una funzione continua
) : 1(r
0
, :) 1(j
0
, 1)
tali che
1(r
0
, :) 1(j
0
, 1) e 1(r, )(r)) = 1(r
0
, j
0
) r 1(r
0
, j
0
).
Dimostrazione. Possiamo supporre, per semplicare le notazioni, che
r
0
= 0, j
0
= 0 e 1(r
0
, j
0
) = 0. Sia =
F(0,0)
y
e consideriamo lapplicazione
G : (r, j) j
1
1(r, j) R
m
.
La G ammette derivate parziali prime continue rispetto a j
1
, ..., j
m
e
G(0,0)
y
=
0. Possiamo quindi trovare : 0, 1 0 tali che

1(0, :)

1(0, 1)
e
_
_
_
_
G(r, j)
j
_
_
_
_
<
1
2
se [r[ < :, [j[ < 1.
3. IL TEOREMA DELLE FUNZIONI IMPLICITE 137
Abbiamo allora:
[G(r, j
2
) G(r, j
1
)[ =

_
1
0
d
dt
G(r, j
1
+ t(j
2
j
1
))dt

_
1
0
G
j
(r, j
1
+ t(j
2
j
1
))(j
2
j
1
)dt

__
1
0
_
_
_
_
G
j
(r, j
1
+ t(j
2
j
1
))
_
_
_
_
dt
_
[j
2
j
1
[

1
2
[j
2
j
1
[ , [r[ < :, [j
1
[, [j
2
[ < 1.
La G `e uniformente continua sul compatto

1(0, :)

1(0, 1). In particolare
possiamo trovare 0 < :
0
< : tale che
[G(r
2
, j
2
) G(r
1
, j
1
)[ <
1
2
se [r
2
r
1
[ :
0
,
[j
2
j
1
[ :
0
, (r
1
, j
1
), (r
2
, j
2
)

1(0, :)

1(0, 1).
Siano ora r

1(0, :
0
), j

1(0, 1). Allora
[G(r, j)[ [G(r, j) G(0, j)[ +[G(0, j)[ < 1.
In particolare, se A `e lo spazio delle funzioni continue
) :

1(0, :)

1(0, 1)
munito della topologia della convergenza uniforme, lapplicazione
T : A ) G(r, )(r)) A
`e ben denita. Inoltre
|T(n) T()| = sup

B(0,r
0
)
[G(r, n(r)) G(r, (r))[
1
2
|n | n, A.
La T `e una contrazione ed ammette quindi un unico punto sso ) A:
)(r) = )(r)
1
1(r, )(r)) 1(r, )(r)) = 0.
Per dimostrare lunicit`a, `e suciente osservare che
[j
2
j
1
[ = [G(r, j
2
) G(r, j
1
)[
1
2
[j
2
j
1
[
se (r, j
1
), (r, j
2
)

1(0, :)

1(0, 1), 1(r, j
1
) = 1(r, j
2
) = 0.

Supponiamo che la funzione 1 ammetta derivate parziali continue ri-


spetto a tutte le variabili. Se una funzione )(r) di classe (
1
soddisfa, in un
intorno del punto r
0
,
_
1(r, )(r)) = 1(r
0
, j
0
)
)(r
0
) = j
0
138 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
otteniamo, calcolando il dierenziale rispetto a r:
1
r
(r, )(r)) +
1
j
(r, )(r))
)
r
(r) = 0 .
La matrice Jacobiana (r, j) =
F
y
(r, j) `e invertibile in un intorno di (r
0
, j
0
)
ed otteniamo quindi:
(3.1)
)(r)
r
=
_
1
j
(r, )(r))
_
1
1
r
(r, )(r)) .
Per ogni variabile r
i
, questo sistema denisce un sistema di equazioni die-
renziali ordinarie, dipendente dalle altre variabili r
j
(, ,= i) come parametri.
Otteniamo quindi che, se 1 `e di classe (
k
per / 1 (rispetto a tutte le va-
riabili r
1
, ..., r
n
, j
1
, . . . , j
m
la funzione ) `e di classe (
k
in un intorno di
r
0
.
Vale quindi il:
Teorema 3.2. Sia un aperto di R
n+m
= R
n
x
R
m
y
e sia 1 : R
m
una funzione dierenziabile di classe (
k
, con 1 / . Se, in un punto
(r
0
, j
0
) lo Jacobiano
F
y
(r
0
, j
0
) `e una matrice invertibile, allora esiste
un intorno aperto convesso l di r
0
in R
n
e ununica funzione ) : l R
m
di classe (
k
tale che
(r, )(r)) r l e 1(r, )(r)) = 1(r
0
, j
0
) r l .
Dimostrazione. I casi in cui / sia un intero positivo o seguono dal-
losservazione precedente. Per dimostrare il teorema delle funzioni implicite
nel caso analitico reale, si ragiona risolvendo per serie, cio`e calcolando le
successive derivate parziali di )(r) in r
0
usando la (3.1) e le relazioni che
si ottengono dierenziando la (3.1) ; occorre poi stimare la crescita di tali
derivate usando lipotesi di analiticit`a della 1.
Teorema 3.3 (dellapplicazione inversa). Sia un aperto di R
n
e sia ) :
R
n
unapplicazione dierenziabile di classe (
k
con 1 / . Se
d)(r
0
) `e invertibile, allora ) `e un omeomorsmo di un intorno aperto l di
r
0
su un intorno aperto \ di j
0
= )(r
0
) e lapplicazione inversa
_
)[
V
U
_
1
`e
dierenziabile di classe (
k
in un intorno di j
0
.
Dimostrazione. Consideriamo lapplicazione
R
n
y
(j, r) )(r) j R
n
.
Essa `e di classe (
k
e
1
r
(r, j) =
)(r)
r
`e invertibile per r = r
0
, j = j
0
= )(r
0
). Per il teorema delle funzioni
implicite vi `e una p, univocamente denita e di classe (
k
in un intorno \ di
j
0
in R
n
y
, tale che
_
)(p(j)) j = 0 j \ ,
p(j
0
) = r
0
.
4. MOLLIFICATORI 139
Poiche dp(j
0
) = d)(r
0
)
1
`e ancora invertibile, possiamo determinare unu-
nica / di classe (
k
in un intorno \ di r
0
, a valori in R
n
, tale che p / sia
ben denita in \ e p(/(r)) = r in \, /(r
0
) = j
0
. Possiamo supporre,
poiche / `e continua, che /(\) \ e quindi applicando ) ai due membri
delluguaglianza p /(r) = r otteniamo:
/(r) = ) p /(r) = )(r) in \ .

4. Mollicatori
Ricordiamo che il supporto di una funzione reale ), denita su uno spazio
topologico A, `e la chiusura dellinsieme dei punti r di A in cui )(r) ,= 0:
supp()) = r A[ )(r) ,= 0.
Denizione 4.1. Se `e un aperto di R
n
, indichiamo con (
k
comp
(), per
0 / , lo spazio vettoriale reale delle funzioni reali, di classe (
k
su ,
con supporto compatto contenuto in .
Osserviamo che la funzione identicamente nulla (che ha supporto vuoto)
`e lunica funzione analitica reale a supporto compatto.
Lemma 4.2. Possiamo trovare una funzione (

comp
(R
n
) tale che (r)
0 per ogni r R, (0) 0 e supp()) = [r[ 1.
Dimostrazione. La funzione reale ) : R R, denita da
)(t) =
_
exp(1,t) se t 0
0 se t 0 .
`e di classe (

; essa `e infatti di classe (

in tutti i punti t ,= 0.
`
E continua
in 0 in quanto
lim
t0
+
)(t) = lim
s+
1
c
s
= 0 .
Abbiamo poi, se t 0 e / `e un intero positivo:
(4.1)
d
k
dt
k
)(t) =
j
k
(t)
t
2k
)(t)
per un polinomio j
k
R[t] di grado minore di /. Infatti:
d
dt
)(t) =
1
t
2
)(t) t 0;
supponiamo che la (4.1) sia vera per un intero / 1. Allora
d
k+1
dt
k+1
)(t) =
d
dt
_
j
k
(t)
t
2k
)(t)
_
=
t
2
j
t
k
(t) (1 + 2/t)j
k
(t)
t
2(k+1)
)(t), t 0 .
140 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
Abbiamo quindi, per polinomi
2k
R[:] di grado 2/:
lim
t0
+
d
k
dt
k
)(t) = lim
s+

2k
(:)
c
s
= 0
per ogni intero / 1. Per il Teorema dellHopital, ne segue che ) `e di classe
(

e ha tutte le derivate nulle per t = 0.


Allora la funzione : R
n
R, denita da:
(r) = )(1 [r[
2
) r R
n
,
gode di tutte le propriet`a richieste.
Lemma 4.3. Sia : R
n
R una funzione continua a supporto compatto.
Se (r) 0 per ogni r R
n
e (r
0
) 0 in un punto r
0
R
n
, allora
0 <
_
R
n
(r)dr < .
Dimostrazione. Osserviamo che `e integrabile perche `e continua e
nulla fuori da un compatto. Per il Teorema di Weierstrass ha un massimo
` su supp e 0 < ` < . Inoltre il supporto di , essendo compatto, `e
contenuto nel cubo [1,2, 1,2]
n
per un numero positivo 1 sucientemente
grande. Per la monotonia dellintegrale, otteniamo quindi
0
_
R
n
(r)dr ` 1
n
< .
Poiche `e continua, possiamo poi trovare c 0 tale che
(r) (r
0
),2 0 se r
i
0
c,2 r
i
r
i
0
+ c,2 .
Ancora per la monotonia dellintegrale, otteniamo che
_
R
n
(r)dr
_
[x
i
x
i
0
[/2
(r
0
),2 dr = c
n
(r
0
),2 0 .

Dai due lemmi precedenti otteniamo:


Lemma 4.4. Esiste una funzione : R
n
R, di classe (

e a supporto
compatto, tale che
(1) (r) 0 per ogni r R
n
;
(2) supp() 1
n
= r R
n
[ [r[ 1;
(3)
_
R
n
(r)dr = 1.
Sia una funzione reale con le propriet`a elencate nel lemma. Allora
ciascuna delle funzioni

, per c 0, denite da:

(r) = c
n
(r,c) r R
n
gode delle propriet`a:
(1) supp(

) 1(0, c) = [r[ c;
4. MOLLIFICATORI 141
(2)
_
R
n

(r)dr = 1.
La seconda propriet`a segue infatti dalle formule di cambiamento di variabili
negli integrali multipli.
Denizione 4.5. La famiglia

[ c 0 si dice una famiglia di mollicatori


in R
n
.
Teorema 4.6. Sia

= c
n
(r,c)
>0
una famiglia di mollicatori in R
n
.
Allora per ogni funzione continua ) : R
n
R, le funzioni:
)

(r) =
_
R
n
)(j)

(r j)dj r R
n
sono di classe (

in R
n
; inoltre:
(1) supp()

) supp()) + 1(0, c) = r R
n
[ dist(r, supp())) c;
(2) lim
0
+ )

(r) = )(r) uniformemente sui compatti di R


n
.
Dimostrazione. Osserviamo che, per ogni r R
n
ssato, la funzione
R
n
j )(j)

(r j) `e continua e uguale a 0 fuori dalla palla chiusa di


centro r e raggio c. Essa `e dunque integrabile su R
n
e quindi la )

`e ben
denita. Chiaramente )

(r) = 0 se dist(r, supp )) c.


Essa `e una funzione di classe (

per il teorema di derivazione sotto il


segno di integrale.
Inne, abbiamo
)

(r) =
_
R
n
)(r j)

(j)dj =
_
R
n
)(r cj)(j)dj
per il teorema di cambiamento di variabili negli integrali multipli. La fun-
zione R
n
R
n
(r, j) )(r j) R `e continua e quindi uniformemente
continua sui compatti. Fissato un numero reale positivo, possiamo trovare
allora per ogni compatto 1 di R
n
un 0 tale che
[)(r j) )(r)[ < se r 1, [j[ < .
Allora:
[)

(r) )(r)[

_
R
n
[)(r cj) )(r)[(j)dj

< se c < , r 1 .
La dimostrazione `e completa.
Proposizione 4.7. Sia 1 un compatto di R
n
e un aperto di R
n
conte-
nente 1. Esiste allora una funzione ) (

(R
n
) tale che 0 )(r) 1 in
R
n
, )(r) = 1 su 1 ed )(r) = 0 se r , .
Dimostrazione. Siano l
1
, l
2
intorni aperti di 1 in con l
1
l
2

. Sia c 0 un numero reale maggiore di dist(1, R
n
l
1
), dist(l
1
, R
n
l
2
)
e dist(l
2
, R
n
). Poiche R
n
`e uno spazio normale, possiamo trovare una
142 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
funzione di Urysohn : R
n
1 = [0, 1] R tale che (r) = 1 se r l
1
,
(r) = 0 se r , l
2
. Sia

>0
una famiglia di mollicatori in R
n
. Allora
)(r) =

(r) =
_
R
n
(j)

(r j)dj
soddisfa tutte le propriet`a richieste. Infatti, poiche 0 (r) 1,
0 )(r) =
_
R
n
(j)

(r j)dj
_
R
n

(r j)dj = 1;
se r 1, allora (j)

(r j) =

(r j) per ogni j R
n
perche j l
1
se r j appartiene al supporto di

e quindi
)(r) =
_
R
n
(j)

(r j)dj =
_
R
n

(r j)dj = 1 r 1 ;
se r , , allora (j) = 0 sul supporto di j

(r j), in quanto esso `e


contenuto in R
n
l
2
e perci`o:
)(r) =
_
R
n
(j)

(r j)dj =
_
R
n
0dj = 0.

5. Immersioni e sommersioni dierenziabili negli spazi Euclidei


Siano un aperto di R
n
, 1 un aperto di R
m
ed ) : 1 una funzione
dierenziabile di classe (
k
, con / 1.
Denizione 5.1. Diciamo che ) `e un immersione dierenziabile in r
0

se il suo dierenziale d)(r
0
) : R
n
R
m
`e un monomorsmo Rlineare; la )
si dice un immersione dierenziabile se `e tale in ogni punto di .
Diciamo che ) `e una sommersione dierenziabile in r
0
se il suo
dierenziale d)(r
0
) : R
n
R
m
`e un epimorsmo Rlineare; la ) si dice una
sommersione dierenziabile se `e tale in ogni punto di .
Un punto r
0
in cui la ) non sia una sommersione dierenziabile si dice
punto critico di ) e la sua immagine )(r
0
) 1 si dice valore critico di ).
Linsieme dei punti critici di ) si indica con C()) e linsieme dei valori
critici con C\ ()).
Esempio 5.2. Consideriamo lapplicazione ) : R r 1 + r
2
R.
Allora ) `e unimmersione e una sommersione in ogni r R 0; abbiamo
C()) = 0 e C\ ()) = 1.
Teorema 5.3 (dellinversa sinistra). Siano R
n
e 1 R
m
due aperti
ed ) : 1 unapplicazione dierenziabile di classe (
k
con / 1. Se
) `e unimmersione nel punto r
0
, allora n : e possiamo trovare
un intorno aperto l di r
0
in , un intorno aperto \ di )(r
0
) in 1 e
unapplicazione dierenziabile p : \ l di classe (
k
tali che
)(l) \ e p )(r) = r r l .
5. IMMERSIONI E SOMMERSIONI DIFFERENZIABILI NEGLI SPAZI EUCLIDEI 143
Dimostrazione. Per ipotesi il dierenziale d)(r
0
) : R
n
R
m
`e un
monomorsmo Rlineare e quindi n :. In particolare il determinante
di un minore n n della matrice Jacobiana di ) in r
0
`e diverso da zero.
Supponiamo per semplicit`a che la matrice:
_
_
_
_
_
_
f
1
(x
0
)
x
1
f
1
(x
0
)
x
2
. . .
f
1
(x
0
)
x
n
f
2
(x
0
)
x
1
f
2
(x
0
)
x
2
. . .
f
2
(x
0
)
x
n
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
f
n
(x
0
)
x
1
f
n
(x
0
)
x
2
. . .
f
n
(x
0
)
x
n
_
_
_
_
_
_
abbia determinante diverso da zero. Poiche essa `e la matrice Jacobiana in
r
0
della composizione ) di ) con la proiezione nelle prime n coordinate:
: R
m

t
(j
1
, . . . , j
m
)
t
(j
1
, . . . , j
n
) R
n
,
per il teorema dellapplicazione inversa possiamo trovare intorni aperti l
di r
0
in e \
t
di )(r
0
) in R
n
tali che ( ))

U
: l \
t
sia
un omeomorsmo e
_
( ))

U
_
1
sia dierenziabile di classe (
k
in \
t
.
Poniamo \ =
1
(\
t
) 1 e poniamo p =
_
( ))

U
_
1
su \: la
funzione cos` denita `e di classe (
k
e soddisfa la tesi del teorema.
Teorema 5.4 (dellinversa destra). Siano R
n
e 1 R
m
due aperti
ed ) : 1 unapplicazione dierenziabile di classe (
k
con / 1. Se
) `e una sommersione dierenziabile nel punto r
0
, allora n : e
possiamo trovare intorni aperti l di r
0
in , \ di )(r
0
) in 1 e una funzione
dierenziabile p : \ l di classe (
k
tale che
p(\) l e ) p(j) = j j \ .
Dimostrazione. Poiche d)(r
0
) : R
n
R
m
`e un epimorsmo Rlineare,
n :. A meno di permutare gli indici delle coordinate r
1
, . . . , r
m
, possiamo
supporre che la matrice:
_
_
_
_
_
_
f
1
(x
0
)
x
1
f
1
(x
0
)
x
2
. . .
f
1
(x
0
)
x
m
f
2
(x
0
)
x
1
f
2
(x
0
)
x
2
. . .
f
2
(x
0
)
x
m
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
f
m
(x
0
)
x
1
f
m
(x
0
)
x
2
. . .
f
m
(x
0
)
x
m
_
_
_
_
_
_
abbia determinante diverso da 0. Sia
: R
m

t
(r
1
, . . . , r
m
)
t
(r
1
, . . . , r
m
, r
m+1
0
, . . . , r
n
0
) R
n
limmersione di R
m
in un sottospazio ane di R
n
per il punto r
0
. Lap-
plicazione `e dierenziabile di classe (

. Quindi la ) `e denita e die-


renziabile in un intorno di .
0
=
t
(r
1
0
, . . . , r
m
0
) in R
m
e il suo dierenziale
in .
0
`e unisomorsmo lineare R
m
R
m
. Per il teorema dellapplicazione
inversa, possiamo trovare intorni l
t
di .
0
in , \ di )(r
0
) = ) (.
0
)
144 9. CALCOLO DIFFERENZIALE NEGLI SPAZI EUCLIDEI
in 1, tali che () )

W
U

: l \ sia un omeomorsmo e la sua in-


versa
_
() )

W
U

_
1
: \ l
t
sia dierenziabile di classe (
k
. Allora la
p =
_
() )

W
U

_
1
soddisfa la tesi del teorema.
6. Sottovariet`a dierenziabili negli spazi Euclidei
Denizione 6.1. Si dice sottovariet`a parametrica di dimensione : e di
classe (
k
dello spazio Euclideo R
n
unapplicazione
: R
n
,
denita su un aperto di R
m
, tale che:
(1) `e unimmersione topologica;
(2) `e unimmersione dierenziabile di classe (
k
.
Limmagine () si dice il supporto della variet`a parametrica e si indica
con [[.
Osserviamo che : n. Se : = n, per il teorema dellapplicazione
inversa la `e un dieomorsmo di classe (
k
dellaperto di R
n
= R
m
sullaperto () di R
n
.
Lemma 6.2. Sia : R
n
una variet` a parametrica di dimensione :,
denita su un aperto R
m
e di classe (
k
, con / 1. Per ogni j
0
,
esistono un intorno aperto l di (j
0
) in R
n
e n : funzioni )
i
: l R
di classe (
k
tali che
() l =
_
r l

)
i
(r) = 0 1 i n :
_
,
e inoltre
d)
1
(r), ..., d)
nm
(r) (R
n
)
t
sono linearmente indipendenti per ogni r l.
Dimostrazione. Poiche `e unimmersione dierenziabile in ogni punto
di , possiamo senzaltro supporre che la matrice
_
_
_
_

1
y
1
. . .

1
y
m
.
.
.
.
.
.
.
.
.

m
y
1
. . .

m
y
m
_
_
_
_
abbia determinante diverso da zero in j
0
. Sia : R
n
R
m
la proiezione
nelle prime : coordinate. Per il teorema dellapplicazione inversa, possiamo
trovare un intorno aperto \ di ((j
0
)) in R
m
e un intorno \ di j
0
in
tale che
p (j) = j, j \ , p(r
t
) = r
t
, r
t
\ .
Poiche abbiamo supposto che sia unimmersione topologica, possiamo
trovare un intorno aperto l di (j
0
) in R
n
tale che
(\ ) = l () .
6. SOTTOVARIET
`
A DIFFERENZIABILI NEGLI SPAZI EUCLIDEI 145
Poniamo
)
i
(r) = r
m+i

m+i
p((r)) per r l, i = 1, ..., n :.
Chiaramente le )
i
hanno dierenziali linearmente indipendenti in l e (\ )
`e il luogo di zeri delle )
i
in l.
Viceversa, vale il
Lemma 6.3. Siano n, : interi con 0 < : < n e sia 1 : R
nm
una
sommersione dierenziabile di classe (
k
(/ 1), denita su un aperto di
R
n
. Se 1(r
0
) = 0 in un punto r
0
, possiamo trovare una sottovariet`a
parametrica : , denita su un aperto di R
m
, di classe (
k
e
dimensione :, tale che, per un intorno aperto l di r
0
in , risulti:
r l [ 1(r) = 0 = () .
Dimostrazione. Possiamo supporre che la matrice
_
F
i
(x)
x
m+j
_
1i,jnm
sia invertibile per r = r
0
. Per il teorema delle funzioni implicite possiamo
allora trovare un intorno aperto di (r
1
0
, ..., r
m
0
) in R
m
, un intorno aperto
\ di (r
m+1
0
, ..., r
n
0
) in R
nm
tali che \ = l e una funzione
p : \, di classe (
k
, tale che
1(r) = 0 l = (j, p(j)) [ j .
Baster`a allora denire
: j (j, p(j)) R
n
.

Denizione 6.4. Si dice sottovariet`a dierenziabile di classe (


k
e di di-
mensione : di R
n
un sottoinsieme o di R
n
tale che, per ogni punto r
0
o
si possa trovare un intorno aperto l di r
0
in R
n
tale che la componente
connessa di r
0
in o l sia il supporto di una sottovariet`a parametrica di
dimensione :.
Una supercie parametrica regolare : R
n
di classe (
k
, con ()
o, si dice una parametrizzazione locale di classe (
k
, della supercie o.
La topologia di sottovariet`a di o `e quella che ha per base le componenti
connesse delle intersezioni di o con gli aperti di R
n
.
Si pu`o scegliere come base della topologia di sottovariet`a di o anche la
famiglia dei supporti delle sue parametrizzazioni locali di classe (
k
.
Essa `e in generale pi` u ne della topologia di sottospazio.
CAPITOLO 10
Geometria dierenziale di R
n
1. Campi di vettori in R
n
Sia un aperto di R
n
. Indichiamo con c() lalgebra reale delle funzioni
reali che sono denite e continue, con le loro derivate parziali di ogni ordine,
su .
Vale il seguente:
Lemma 1.1. Sia r
0
un punto dellaperto di R
n
ed ) c(). Esistono
allora funzioni p
1
, . . . , p
n
c() tali che:
(1.1) )(r) = )(r
0
) + (r
1
r
1
0
)p
1
(r) + + (r
n
r
n
0
)p
n
(r) r
ed inoltre:
(1.2) p
j
(r
0
) =
)(r
0
)
r
j
per , = 1, . . . , n.
Dimostrazione. Possiamo supporre per semplicit`a che )(r
0
) = 0. Sia
1(r
0
, :) = r R
n
[ [r r
0
[ < : una palla aperta, di centro r
0
, contenuta
in . Per ogni punto r di 1(r
0
, :), il segmento [r
0
, r] di estremi r
0
, r
1
`e
contenuto in . Abbiamo perci`o, per il teorema fondamentale del calcolo
integrale,
)(r) = )(r) r(r
0
) =
_
1
0
d
dt
)(r
0
+ t(r r
0
))dt
=

n
j=1
(r
j
r
j
0
)
_
1
0
)
r
j
(r
0
+ t(r r
0
))dt.
Per il teorema di derivazione sotto il segno di integrale, le funzioni
/
j
(r) =
_
1
0
)
r
j
(r
0
+ t(r r
0
))dt
sono denite e di classe (

sulla palla aperta 1(r


0
, :). Fissiamo ora numeri
reali :
1
, :
2
con 0 < :
1
< :
2
< : e introduciamo la funzione di taglio:
(t) =
_

_
1 se t :
1
exp
_
exp(1/(r
1
t)
tr
2
_
se :
1
< t < :
2
0 se t :
2
.
147
148 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
La `e una funzione di classe (

, non crescente, uguale a 1 per t :


1
ed
uguale a 0 per t :
2
. Perci`o le funzioni
/
j
(r) =
_
([r r
0
[)/
j
(r) se [r r
0
[ < :
2
0 se [r r
0
[ :
2
sono denite e di classe (

su R
n
. Osserviamo che /
j
(r) = /
j
(r) se [rr
0
[
:
1
. In particolare:
)(r) =

n
j=1
(r
j
r
j
0
)/
j
(r) per r 1(r
0
, :
1
).
Poiche la funzione

) = )(r)

n
j=1
(r
j
r
j
0
)/
j
(r), che `e denita e di classe
(

su , si annulla sulla palla 1(r


0
, :
1
), le funzioni

j
(r) =
_

_
0 se r 1(r
0
, :
1
)
(r
j
r
j
0
)

)(r)
[r r
0
[
2
se r r
0

sono denite e di classe (

in . Otteniamo quindi la tesi ponendo p


j
=
/
j
+
j
, per , = 1, . . . , n. Infatti la (1.2) `e conseguenza della (1.1).
Denizione 1.2. Un campo di vettori A sullaperto di R
n
`e un operatore
dierenziale lineare reale del primo ordine omogeneo su , cio`e unapplica-
zione:
(1.3) A : c() c()
che si possa descrivere mediante:
(1.4)
_
_
_
A())(r) =

n
j=1
o
j
(r)
)(r)
r
j
) c()
con o
j
c() per , = 1, . . . , n.
Indicheremo nel seguito con X() linsieme di tutti i campi di vettori su .
Ricordiamo la denizione:
Denizione 1.3. Unalgebra g su un campo K, con prodotto g g
(A, Y ) [A, Y ] g si dice unalgebra di Lie se il prodotto soddisfa gli
assiomi:
[A, A] = 0 A g (antisimmetria)
[A, [Y, 7]] + [Y, [7, A]] + [7, [A, Y ]] = 0 A, Y, 7 g
(identit`a di Jacobi).
Abbiamo facilmente:
Proposizione 1.4. Linsieme X() dei campi di vettori su `e:
(1) uno spazio vettoriale reale;
(2) un c()-modulo a sinistra;
1. CAMPI DI VETTORI IN R
n
149
(3) unalgebra di Lie reale per loperazione di commutazione di campi
di vettori:
(1.5) X() X() (A, Y ) [A, Y ] = A Y Y A X().
Dimostrazione. Ricordiamo che, se
A =

n
j=1
o
j
(r)

r
j
ed Y =

n
j=1
/
j
(r)

r
j
,
si ha:
A + Y =

n
j=1
_
o
j
(r) + /
j
(r)
_

r
j
, R,
)A + pY =

n
j=1
_
)(r)o
j
(r) + p(r)/
j
(r)
_

r
j
), p c().
Queste operazioni deniscono le strutture di spazio vettoriale reale e di
c()-modulo di X(). La verica di (1) e (2) `e dunque immediata.
Per dimostrare la (3), basta vericare che:
(1.6) [A, Y ] =

n
j,k=1
_
o
k
(r)
/
j
(r)
r
k
/
k
(r)
o
j
(r)
r
k
_

r
j
.

Per preparare la denizione astratta di campo di vettori su una variet`a,


dimostriamo la
Proposizione 1.5. Condizione necessaria e suciente anche unapplica-
zione R-lineare A : c() c() sia un campo di vettori in `e che valga
la:
(1.7) A()p) = )A(p) + pA()) ), p c() (identit`a di Leibnitz).
Dimostrazione. La verica della necessit`a della condizione `e imme-
diata. Verichiamo la sucienza. Dimostriamo innanzi tutto che, se A
End
R
(c()) soddisfa la (1.7), allora A si annulla sulle costanti. Se infatti
indichiamo con c la funzione che vale identicamente c R su , otteniamo
dalla (1.7):
A(1) = A(1 1) = 1 A(1) + 1 A(1) = 2 A(1) = A(1) = 0.
Quindi anche:
A(c) = A(c 1) = c A(1) = c 0 = 0.
Poniamo ora o
j
(r) = A(r
j
). Fissato r
0
ed ) c(), utilizziamo il
Lemma 1.1 per ssare anche funzioni p
j
c() che soddisfano le (1.1) ed
150 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
(1.2). Otteniamo:
A())(r
0
) = [A()(r
0
) +

n
j=1
(r
j
r
j
0
)p
j
(r))]
x=x
0
= A()(r
0
)) +

n
j+1
_
A((r
j
r
j
0
)p
j
(r))
_
x=x
0
= 0 +

n
j=1
_
(r
j
r
j
0
)A(p
j
) + p
j
(r)A(r
j
r
j
0
)
_
x=x
0
=

n
j=1
p
j
(r
0
)A(r
j
)(r
0
) =

n
j=1
o
j
(r
0
)
)(r
0
)
r
j
.
La dimostrazione `e completa.
2. Curve integrali di un campo di vettori in R
n
Sia un aperto di R
n
. Al campo di vettori
A =

n
j=1
o
j
(r)

r
j
X() (2.1)
associamo il sistema (autonomo) di equazioni dierenziali ordinarie:
r
j
(t) = o
j
(r(t)), , = 1, . . . , n. (2.2)
Denizione 2.1. Le soluzioni del sistema (2.2) si dicono curve integrali o
curve caratteristiche del campo di vettori (2.1).
Osservazione 2.2. Lungo le curve integrali del campo di vettori (2.1)
lazione del campo si riduce alla dierenziazione ordinaria:
(2.3) (A))(r(t)) =
d
dt
)(r(t)) ) c()
se r = r(t) `e soluzione di (2.2). Viceversa, le soluzioni n c() dellequa-
zione dierenziale alle derivate parziali:
(2.4) An(r) = 0 r
sono integrali primi del sistema (2.2). Cio`e, se r = r(t), per t (o, /), `e
soluzione di (2.2), allora:
(2.5) n(r(t)) = costante per o < t < /.
Dal teorema di esistenza, unicit`a e dipendenza dierenziabile dei dati
per i sistemi di equazioni dierenziali ordinarie abbiamo:
Proposizione 2.3. Siano (2.1) un campo di vettori nellaperto R
n
ed
r
0
un punto di . Allora vi `e un unico intervallo aperto (o, /) R, con
o < 0 < / + ed ununica curva : (o, /) di classe (

, tale
che valgano le (2.6) e (2.7):
(2.6)
_
(t) = o
j
((t)) per ogni o < t < / e 1 , n,
(0) = r
0
.
2. CURVE INTEGRALI DI UN CAMPO DI VETTORI IN R
n
151
(2.7)
_
(t

) diverge in
successione t

limitata e divergente in (o, /).


Indicheremo con con 1
X,x
0
lintervallo (o, /) e con
X
(r
0
, t) la curva
: (o, /) descritti nella Proposizione 2.3. Abbiamo ancora:
Proposizione 2.4 (Dipendenza dai dati iniziali). Con le notazioni della
Proposizione 2.3: ssato r
0
esistono un intorno l di r
0
in ed un
numero reale : 0 tali che:
1
X,x
(:, :) r l, (2.8)
l (:, :) (r, t)
X
(r, t) `e unapplicazione di classe (

. (2.9)
Denizione 2.5. Sia (2.1) un campo di vettori. Un punto r si dice:
regolare, o non stazionario, se (o
1
(r), . . . , o
n
(r)) ,=

0,
critico, o stazionario, se (o
1
(r), . . . , o
n
(r)) =

0.
Osserviamo che r `e un punto critico per A X() se e soltanto se
1
X,x
= R e
X
(r, t) = r per ogni t R.
Esempio 2.6. Sia = R
n
e supponiamo che i coecienti o
j
di (2.1) siano
costanti e non tutti nulli. Allora le curve integrali di A sono della forma:
r
j
(t) = r
j
0
+ to
j
per , = 1, . . . , n, t R,
sono cio`e il fascio delle rette parallele alla direzione o = (o
1
, . . . , o
n
).
Fissiamo unapplicazione lineare : R
n
R
n1
che abbia come nucleo
la retta Ro. Allora le soluzioni di (2.4) sono tutte e sole le n = , al
variare di in c(R
n1
).
Esempio 2.7. Sia = R
2
x,y
e sia:
A = r

j
j

r
.
Allora il corrispondente sistema di equazioni ordinarie `e:
_
r = j
j = r
che ha soluzioni della forma:
_

_
r = cos(t + t
0
)
j = sin(t + t
0
)
con , t
0
R.
Le soluzioni sono quindi lorigine, che `e lunico punto stazionario di A, e le
circonferenze con centro nellorigine.
Le soluzioni di (2.4) sono le n = (r
2
+ j
2
), con c(R).
152 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
Esempio 2.8. Sia ancora = R
2
x,y
e sia:
A = r

r
+ j

j
.
Le soluzioni del sistema:
_
r = r
j = j
sono le curve:
_

_
r = r
0
c
t
j = j
0
c
t
t R, r
0
, j
0
R,
cio`e lorigine, unico punto critico di A, e le semirette aperte uscenti dal-
lorigine. Le soluzioni di (2.4) devono essere costanti su ciascuna com-
ponente connessa dellintersezione del suo dominio di denizione con una
qualsiasi semiretta uscente dallorigine. In particolare, le uniche soluzio-
ne di classe (

di (2.5) su un dominio stellato rispetto allorigine sono le


costanti. In generale, se c() per un aperto R, allora le fun-
zioni della forma n(r, j) = (r,j) e (r, j) = (j,r) sono soluzioni di
(2.4), rispettivamente su l
1
= (r, j) R
2
[ j ,= 0, (r,j) e su
l
2
= (r, j) R
2
[ r ,= 0, (j,r) .
Esempio 2.9. Sia = R
2
x,y
e:
A = r

r
j

j
.
Le soluzioni del sistema:
_
r = r
j = j
sono le curve:
_

_
r = r
0
c
t
j = j
0
c
t
t R, r
0
, j
0
R,
cio`e lorigine, unico punto critico di A, e le componenti connesse delle iper-
boli equilatere aventi per asintoti gli assi coordinati. Le soluzioni di (2.5)
sono della forma n = (rj), ove c(R).
3. Gruppi locali a un parametro associati ai campi di vettori
Sia un aperto di R
n
ed A X() un campo di vettori. Poniamo:
(3.1)

= (t; r) R [ t 1
X,x
.
Possiamo precisare ulteriormente la Proposizione 2.4 nella forma seguente:
3. GRUPPI LOCALI A UN PARAMETRO ASSOCIATI AI CAMPI DI VETTORI 153
Teorema 3.1. Linsieme

`e un intorno aperto di 0 in R
n+1
. La:
(3.2)
X
:

(t; r)
X
(t; r)
denita dalle:

X
(t; r)
t
= A

X
(t,x)
(t, r)

(3.3)

X
(0; r) = r r (3.4)
gode delle propriet`a:
_

X
(t
1
+ t
2
, r) =
X
(t
1
,
X
(t
2
; r))
se (t
2
; r), (t
1
;
X
(t
2
; r)), (t
1
+ t
2
, r)

;
(3.5)
(t, r)

(t,
X
(t; A))

e
X
(t,
X
(t; r)) = r. (3.6)
Dimostrazione. Basta solo vericare le (3.5) e (3.6). La (3.5) `e con-
seguenza del fatto che, se consideriamo i due membri delluguaglianza come
funzioni di t
1
, essi soddisfano lo stesso problema di Cauchy:
_

(t) = A
(t)
(0) =
X
(t
2
; r).
La (3.6) `e conseguenza della (3.5).
Osserviamo che la (3.5) ci dice in particolare che, se (t; r)

, allora
esiste un intorno aperto l di r in ed un c 0 tale che, per [t[ < c, la
r
X
(t, r) `e un dieomorsmo tra laperto l e laperto
X
(t; l) di .
Scriveremo anche
t
X
per lapplicazione r
X
(t, r). Osserviamo che
in generale essa non `e denita su tutto laperto . La (3.5) si pu`o comunque
riscrivere nella forma:
(3.7)
t
1
X

t
2
X
=
t
1
+t
2
X
,
intendendo con questo che luguaglianza `e vericata per tutti gli r per
cui entrambi i membri della (3.7) siano deniti.
Introduciamo per funzioni di questo tipo la seguente:
Denizione 3.2. Sia un aperto di R
n
e sia
t
[ t R una famiglia di
sottoinsiemi aperti di con le propriet`a:

t
1

t
2
se
_

_
t
1
< t
2
0
oppure
0 t
2
t
1
,
(3.8)
_
t<0

t
=
_
t>0

t
=
0
= , (3.9)

= (t; r) R [ r
t
`e aperto in R
n+1
. (3.10)
154 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
Sia poi
t
(

(
t
, ) [ t R una famiglia di funzioni che godono delle
seguenti propriet`a:

0
= id
X
, (3.11)

t
1

t
2
=
t
1
+t
2
su
t
1

t
2
t
1
, t
2
R, (3.12)

(t; r)
t
(r) (

, ). (3.13)
Allora la famiglia
t
si dice un gruppo locale a un parametro di dieomor-
smi di .
Il Teorema 3.1 ci dice che:
Proposizione 3.3. Un campo di vettori A X() denisce un gruppo
locale a un parametro
t
X
di dieomorsmi di .
Denizione 3.4. Il gruppo locale a un parametro
t
X
si dice anche il
usso del campo di vettori A X().
Naturalmente laperto

nella Denizione 3.2 pu`o in generale essere pi` u
piccolo dellaperto massimale considerato nellenunciato del Teorema 3.1.
Abbiamo viceversa:
Teorema 3.5. Se
t
(

(
t
, ) `e un gruppo locale a un parametro di
dieomorsmi di , risulta univocamente determinato un campo di vettori
A X() tale che:
(3.14)

t
(r)
t
= A

t
(x)
r
t
.
Dimostrazione. Deniamo A mediante A
x
=

t
(r)
t

t=0
, per ogni
r . Allora, per la (3.12), vale anche la (3.14).
Denizione 3.6. Il campo di vettori A X() che soddisfa la (3.14)
si dice il generatore innitesimale del gruppo locale a un parametro di
dieomorsmi
t
.
Denizione 3.7. Chiamiamo gruppo locale a un parametro di dieomor-
smi di una famiglia di applicazioni dierenziabili
t
: , per t R,
tali che:

0
= id
X
, (3.15)

t
1

t
2
=
t
1
+t
2
t
1
, t
2
R, (3.16)
R (t, r)
t
(r) (

(R , ). (3.17)
Chiaramente un gruppo a un parametro di dieomorsmi di `e anche
un gruppo locale a un parametro di dieomorsmi di .
Denizione 3.8. Un campo di vettori A X() si dice completo se `e
generatore innitesimale di un gruppo a un parametro di dieomorsmi di
.
4. CAMPI DI VETTORI E CAMBIAMENTI DI COORDINATE 155
Si dimostra facilmente il seguente:
Teorema 3.9. Ogni campo di vettori a supporto compatto in `e completo.
4. Campi di vettori e cambiamenti di coordinate
Sia :
t
un dieomorsmo tra due aperti di R
n
. Ad esso
corrisponde un isomorsmo lineare:
(4.1)

: X() X(
t
),
univocamente determinato dalla propriet`a che:
(4.2) (

A)) = A(

)) = A() ) ) c(
t
).
Se A =

n
j=1
o
j
(r)

r
j
, applicando alla (4.2) il teorema della derivazione
della funzione composta, ricaviamo:
(4.3)

A =

n
j,h=1
o
h
(r)

j
(r)
r
h

j
j
per j = (r).
Possiamo interpretare la come un cambiamento di coordinate in , e quindi
la (4.3) come lespressione del campo di vettori A nelle nuove coordinate j.
Abbiamo:
Proposizione 4.1. Sia r
0
un punto regolare per il campo di vettori r
X(). Possiamo allora trovare un intorno aperto l di r
0
in ed un
cambiamento di coordinate : l r j = (r) l
t
tale che:
(4.4)

A =

j
1
.
Dimostrazione. Possiamo supporre, per ssare le idee, che A sia de-
scritto dalla (2.1) e che sia o
1
(r
0
) ,= 0. Indichiamo allora con = (j
1
, . . . , j
n
)
la soluzione del problema di Cauchy:
_

j
1

j
(j
1
, j
2
, . . . , j
n
) = o
j
((j)) (, = 1, . . . , n)

1
(0, j
2
, . . . , j
n
) = r
1
0

j
(0, j
2
, . . . , j
n
) = r
j
0
+ j
j
(, = 2, . . . , n).
Per il teorema di esistenza e unicit`a, esso denisce una funzione di classe
(

in un intorno di 0 in R
n
y
. Il suo Jacobiano in 0 `e:
(0)
j
=
_
_
_
_
_
o
1
(r
0
) o
2
(r
0
) . . . o
n
(r
0
)
1
.
.
.
1
_
_
_
_
_
156 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
(sono nulli tutti i termini fuori dalla prima riga e dalla diagonale principale).
Quindi la denisce un dieomorsmo tra un intorno l
t
di 0 in R
n
y
e un
intorno l di r
0
in . Abbiamo:

_

j
1
_
) =

j
1
)((j
1
, j
2
, . . . , j
n
))
=

n
j=1

j
j
1
)
r
j
=

n
j=1
o
j
(r)
)
r
j
,
ed otteniamo quindi la tesi con =
1
.
5. Derivata di Lie rispetto a un campo di vettori
Proposizione 5.1. Sia un aperto di !
n
e sia A X() un campo di
vettori in . Lapplicazione:
(5.1) L
X
: X() Y [A, Y ] = A Y Y A X()
`e una derivazione dellalgebra di Lie X().
`
E cio`e R-lineare e soddisfa:
(5.2) L
X
([Y, 7]) = [L
X
(Y ), 7] + [Y, L
X
(7)] Y, 7 X().
Vale inoltre la:
(5.3) L
X
()Y ) = (A))Y + )L
X
(Y ) ) c(), Y X().
Dimostrazione. La verica delle diverse propriet`a `e immediata. Os-
serviamo che la (5.2) `e una scrittura equivalente dellidentit`a di Jacobi.
Denizione 5.2. La L
X
: X() X() si dice la derivata di Lie rispetto
al campo di vettori A X().
Diamo ora uninterpretazione geometrica della derivata di Lie di un cam-
po di vettori, che illustra anche il signicato delloperazione di commutazione
di campi di vettori.
Teorema 5.3. Sia un aperto di R
n
e siano A, Y X(). Allora
(5.4) L
X
(Y )(r) = [A, Y ](r) =
_
d
dt
_
t=0
__

t
X
Y

(r)
_
.
Dimostrazione. La formula che vogliamo dimostrare `e di carattere
locale ed `e invariante rispetto a cambiamenti di coordinate. Quindi, se
A
x
0
,= 0, per dimostrare che essa `e valida nel punto r
0
, potremo
ricondurre la verica al caso in cui A =

r
1
. Allora
t
X
(r) = r + tc
1
ove
c
1
= (1, . . . , 0) `e il primo vettore della base canonica di R
n
.
Se Y =

n
i=1
/
i
(r)

r
i
X(), abbiamo
d
t
X
(Y )(r) =

m
i=1
/
i
(r tc
i
)

r
i
6. SPAZIO TANGENTE A UN APERTO DI R
n
157
e quindi
_
d
dt
_
t=0
d
t
X
(Y )(r) =

n
i=1
/
i
(r)
r
1

r
i
= [A, Y ].
Questo dimostra la (5.4) fuori dai punti critici di A. Osserviamo che, per la
dipendenza continua della soluzione del problema di Cauchy per un sistema
di equazioni dierenziali ordinarie dai parametri, se A
t
X() `e un altro
campo di vettori, la derivata di Lie L
X+X
(Y ) dipende con continuit`a dal
parametro c. Possiamo cos` ottenere la (5.4) anche in un punto critico r
0
di
A, sostituendo ad A il campo di vettori A + cA
t
, con A
t
non singolare in
r
0
, applicando la prima parte della dimostrazione e poi passando al limite,
nella L
X+X
(Y )(r
0
) = [A +cA
t
, Y ](r
0
), per c 0, in modo da ottenere la
ancora la (5.4).
6. Spazio tangente a un aperto di R
n
Denizione 6.1. Sia un aperto di R
n
ed r
0
un punto di . Un vettore
tangente ad in r
0
(o applicato in r
0
) `e unapplicazione R-lineare:
(6.1) : c() R
che soddisfa lidentit`a
(6.2) ()p) = )(r
0
)(p) + p(r
0
)()) ), p c().
Indicheremo con T
x
0
lo spazio tangente ad in r
0
.
Ripetendo i ragionamenti svolti nei paragra precedenti pei campi di
vettori otteniamo:
Proposizione 6.2. Per ogni r
0
lo spazio tangente T
x
0
`e uno spa-
zio vettoriale reale di dimensione n; i vettori
_

x
j
_
x
0
, per 1 , n, ne
costituiscono una base.
Denizione 6.3. Lunione disgiunta T =

x
T
x
si dice lo spazio
tangente di . Lapplicazione
(6.3) R
n
(r; )

n
j=1

j
_

r
j
_
x
T
`e una bigezione, con cui identichiamo T al prodotto cartesiano R
n
.
Indichiamo con : T lapplicazione che associa ad ogni vettore
tangente il suo punto dapplicazione.
Osservazione 6.4. La T

denisce un brato vettoriale banale su .
Proposizione 6.5. I campi di vettori in X() sono in corrispondenza biu-
nivoca con le sezioni di classe (

del brato T

. La corrispondenza:
X() (, T) associa ad A X() la sezione r A
x
T
x
ove
A
x
()) = A())(r) per ogni r ed ) c().
Denizione 6.6. Se A X() ed r , il vettore tangente A
x
T
x

denito nella Proposizione 6.5 si dice la valutazione di A in r.


158 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
Denizione 6.7. Il dierenziale di unapplicazione 1 : R
m
, di classe
(
1
su un aperto di R
n
, `e lapplicazione
(6.4) 1

= d1 : T TR
m
denita da
(6.5) d1()()) = 1

()()) = (1

)) = () 1) T, ) c(R
m
).
In coordinate, abbiamo:
(6.6) d1
_

n
j=1
o
j
_

r
j
_
x
0
_
=

m
i=1

n
j=1
o
j
1
i
(r
0
)
r
j
_

j
i
_
f(x
0
)
.
7. Spazio tangente a una sottovariet`a di R
n
Denizione 7.1. Sia o una sottovariet`a dierenziabile di dimensione : di
R
n
. Sia r
0
o. Un vettore T
x
0
R
n
si dice tangente ad o se ()) = 0
per ogni funzione ), denita e di classe (

su un intorno di l di r
0
, che si
annulla su un intorno di r
0
in o l.
Indichiamo con T
x
0
o lo spazio dei vettori tangenti ad o in r
0
.
Proposizione 7.2. Sia o una sottovariet`a dierenziabile di dimensione :
di R
n
. Per ogni r o, T
x
o `e uno spazio vettoriale reale di dimensione :.
Linsieme:
(7.1) To = (r, ) [ r o , T
x
o
`e una sottovariet`a dierenziabile di dimensione 2: di TR
n
R
n
R
n
.
Se : o R
n
`e una parametrizzazione di classe (
k
, con / 1, di
o in un intorno di r
0
o, con aperto di R
m
e j
0
=
1
(r
0
), allora
(7.2) T
x
0
o = d(r
0
)(T
y
0
).
Se o `e localmente chiusa in R
n
, allora anche To `e localmente chiusa in
R
n
R
n
.
Dimostrazione. Sia l un intorno aperto di r
0
o e ssiamo funzioni
)
1
, . . . , )
nm
c(l) in modo che
r [ )
j
(r) = 0, per , = 1, . . . , n : l
sia un intorno aperto di r
0
in o per la topologia di sottovariet`a. Osserviamo
che:
=

n
j=1

j
_

r
j
_
x
0
T
x
0
o
()
1
, . . . , )
nm
)(r
0
)
r
_
_
_

1
.
.
.

n
_
_
_ = 0
Da questo segue che T
x
0
o ha dimensione :. Abbiamo poi:
(r, ) To (l R
n
)
_

_
1
j
(r, ) = )
j
(r) = 0,
1
nm+j
(r, ) =

n
i=1
)
j
(r)
r
i

i
= 0,
per , = 1, . . . , n :,
8. CAMPI DI VETTORI F-CORRELATI 159
e la matrice Jacobiana di 1 = (1
1
, . . . , 1
2(nm)
) `e della forma:
1(r, )
(r, )
=
_
_
(f
1
,...,f
nm
)(x)
x

0
(f
1
,...,f
nm
)(x)
x
_
_
.
Essa ha quindi rango 2(n:) e ci`o dimostra che To `e una variet`a sottova-
riet`a di R
2n
di dimensione 2:; chiaramente essa `e localmente chiusa se o `e
localmente chiusa.
Se : o `e una parametrizzazione locale di classe (
1
di o, abbiamo
d(j)(T
y
) T
(y)
o per ogni j . Poiche `e unimmersione dierenzia-
bile, il sottospazio vettoriale d(j)(T
y
) ha dimensione : e quindi coincide
con T
(y)
o.
Denizione 7.3. Data una sottovariet`a dierenziabile o di R
n
e un intorno
aperto di o in R
n
un campo di vettori A X() si dice tangente ad o
se, per ogni r A, la valutazione A
x
di A in r `e un vettore tangente ad o
in r.
Si verica facilmente il seguente:
Lemma 7.4. Sia o una sottovariet`a dierenziabile localmente chiusa di R
n
ed un intorno aperto di o in R
n
. Allora i campi di vettori A X() che
sono tangenti ad o formano una sottoalgebra di Lie di X().
Dimostrazione. Infatti, se ) `e una funzione reale di classe (

denita
in e nulla su o, ed A, Y X() sono tangenti ad o, allora:
[A, Y ]()) = A(Y )) Y (A)) = 0 su o
perche A) e Y ) sono ancora funzioni reali di classe (

denite in e nulle
su o.
8. Campi di vettori 1-correlati
Unapplicazione dierenziabile 1 :
t
di classe (

tra un aperto
R
n
ed un aperto
t
R
n

denisce unapplicazione, anchessa di classe


(

, d1 : T T
t
. In generale per`o, ad un campo di vettori A X() la
1 non fa corrispondere un campo di vettori su
t
.
Introduciamo perci`o la nozione seguente:
Denizione 8.1. Sia 1 :
t
unapplicazione dierenziabile tra due
aperti di R
n
ed
t
di R
n

. Due campi di vettori A X() ed A


t
X(
t
)
si dicono 1-correlati se:
(8.1) d1(r)(A
x
) = A
t
F(x)
r .
Osservazione 8.2. Ad esempio, se 1 `e un dieomorsmo, allora A
t
=
1

(A) `e 1-correlato ad A ed `e lunico campo di vettori 1-correlato ad A.


Se 1 non `e un dieomorsmo, non `e detto che ad un assegnato campo di
vettori A X() si possa far corrispondere un campo di vettori A
t
X(
t
)
160 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
che sia 1-correlato ad A. Chiaramente, se ve n`e uno, esso `e completamente
determinato nei punti di 1().
Proposizione 8.3. Sia 1 :
t
unapplicazione dierenziabile tra due
aperti di R
n
ed
t
di R
n

. Se A
1
, A
2
X(), A
t
1
, A
t
2
X(), ed A
t
j
`e
1-correlato a A
j
per , = 1, 2, allora anche [A
t
1
, A
t
2
] `e 1-correlato a [A
1
, A
2
].
Dimostrazione. Siano
A
j
=

n
h=1
o
h
(r)

r
h
A
t
j
=

k=1
/
k
(j)

j
k
per , = 1, 2. Il fatto che A
t
j
sia 1-correlato ad A
j
signica che:
/
k
j
(1(r)) =

n
h=1
o
h
j
(r)
1
k
(r)
r
h
per , = 1, 2, / = 1, . . . , n
t
r .
Dierenziando, otteniamo:

r=1
/
k
j
(1(r))
j
r
1
r
(r)
r

n
h=1
o
h
j
(r)
r

1
k
(r)
r
h
+

n
h=1
o
h
j
(r)

2
1
k
(r)
r
h
r

Abbiamo, per i coecienti di [A


t
1
, A
t
2
]:
/
r
1
/
k
2
j
k
/
r
2
/
k
1
j
k
=o
h
1
1
k
r
h
/
k
2
j
r
o
h
2
1
k
r
h
/
k
1
j
r
=o
h
1
o
s
2
r
h
1
k
r
s
+ o
h
1
o
s
2

2
1
k
j
s
r
k
o
h
2
o
s
1
r
h
1
k
r
s
o
h
2
o
s
1

2
1
k
j
s
r
k
=
_
o
h
1
o
s
2
r
h
o
h
2
o
s
1
r
h
_
1
k
r
s
dove abbiamo calcolato per j = 1(r) ed abbiamo utilizzato per brevit`a la
convenzione per cui gli indici ripetuti in alto e in basso si intendono sommati
per tutti i valori per cui sono deniti. Questa relazione ci d`a la tesi.
9. Il teorema di Frobenius
Sia un aperto di R
n
ed A un campo di vettori in . Per ogni punto
regolare di A passa una ed una sola sua curva integrale. Quindi, se A `e
regolare in tutti i punti di , la famiglia F delle curve integrali di A in
`e una famiglia di sottovariet`a dierenziabili di dimensione 1 di ed ogni
punto r di appartiene ad una ed un solo elemento di F.
Chiaramente la famiglia delle curve integrali di )A, se ) `e una qualsiasi
funzione dierenziabile che non si annulla in nessun punto di , coincide
con la F. Se quindi siamo interessati a studiare la famiglia di curve F, sar`a
naturale considerare non un singolo campo di vettori A, ma lc()-modulo
9. IL TEOREMA DI FROBENIUS 161
c() A generato da A, ovvero lc()-modulo formato da tutti quei campi
di vettori che sono tangenti a tutte le curve della famiglia F.
Estendiamo questa nozione mediante la denizione:
Denizione 9.1. Si dice distribuzione vettoriale su , o sistema dieren-
ziale in , un qualsiasi sotto-c()-modulo D() di X(). Per ogni r ,
linsieme D
x
= A
x
[ A D() `e un sottospazio vettoriale di T
x
. La sua
dimensione si dice dimensione di D() in r. Se tale dimensione `e costante
ed uguale a j in tutti i punti di , diciamo che D() `e una distribuzione
vettoriale regolare di dimensione j, o una distribuzione di j-piani in .
Se l `e un sottoinsieme aperto di , indicheremo con D(l) lc(l)-
modulo generato dalle restrizioni ad l dei campi di vettori di D().
Il sistema dierenziale D() si dice completamente integrabile se:
(9.1) [D(), D()] D().
Abbiamo indicato con [D(), D()] lc()-modulo generato dai commuta-
tori [A, Y ], al variare di A, Y in D().
Esempio 9.2. Sia = R
n
0, con n 2, e consideriamo la distribuzione
vettoriale D() generata dai campi di vettori:
A
i,j
= r
i

r
j
r
j

r
i
per 1 i < , n.
Questa `e una distribuzione regolare di iperpiani in ed `e completamente
integrabile.
Esempio 9.3. Sia = R
n+1
x
0
,x
1
,...,x
n
, sia c(R
n
x
1
,...,x
n
) e sia D(R
n+1
) la
distribuzione vettoriale generata da:
A
j
=

r
j
+
(r
1
, . . . , r
n
)
r
j

r
0
per , = 1, . . . , n.
Allora D(R
n+1
) `e una distribuzione completamente integrabile di iperpiani
in R
n+1
.
Esempio 9.4. Sia = R
2n
= R
n
x
R
n
y
. I campi di vettori:
A
j
=

r
j
r
j
j
j

j
j
generano una distribuzione completamente integrabile di n-piani in R
2n
.
Denizione 9.5. Dato una distribuzione vettoriale D(), una sottovariet`a
dierenziabile o di si dice una variet`a integrale di D() se T
x
o D
x
per
ogni r o.
Esempio 9.6. Nel caso dellEsempio 9.2, tutte le sfere r R
n
[ [r[ = :,
con : 0, sono variet`a integrali di D().
Nel caso dellEsempio 9.3, tutte le ipersupercie r
0
= (r
1
, . . . , r
n
) +
/, al variare di / R, sono variet`a integrali di D(R
2n+1
).
162 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
Nel caso dellEsempio 9.4, tutte le sottovariet`a n dimensionali j
j
=
/
j
exp([r
j
]
2
,2), al variare di /
1
, . . . , /
n
R, sono sottovariet`a integrali di
D(R
2n
).
Vale il:
Teorema 9.7 (Frobenius). Sia un aperto di R
n
e sia D() una distribu-
zione vettoriale regolare completamente integrabile di j-piani in . Per ogni
punto r
0
possiamo trovare un intorno aperto l di r
0
in ed ununica
variet`a integrale connessa o di dimensione j di D() che contenga r
0
e sia
una sottovariet`a chiusa di l.
La dimostrazione del Teorema di Frobenius `e conseguenza della seguente:
Proposizione 9.8. Sia D() una distribuzione vettoriale regolare comple-
tamente integrabile di j-piani in . Allora, per ogni r
0
possiamo trovare
un intorno aperto l di r
0
in ed un dieomorsmo : l \ di l su un
intorno aperto \ di 0 in R
n
y
tale che

(D(l)) sia generato da



j
1
, . . . ,

j
p
.
Dimostrazione. Ragioniamo per ricorrenza su j. Nel caso j = 1 ci si
riduce alla Proposizione 4.1. Supponiamo quindi che j 1 e che il teorema
sia vero per distribuzioni totalmente integrabili di (j 1)-piani. Fissiamo j
campi di vettori A
1
, . . . , A
p
D() tali che A
1 ,x
0
, . . . , A
p ,x
0
generino D
x
0
.
Sia A
j
=

n
i=1
o
i
j

x
i
, per , = 1, . . . , j. A meno di cambiare gli indici delle
coordinate, possiamo supporre che la matrice (r
0
) = (o
i
j
(r
0
))
1i,jp
sia
invertibile. Fissiamo un intorno aperto l di r
0
in cui (r) = (o
i
j
(r))
1i,jp
sia invertibile. Allora i campi di vettori Y
1
, . . . , Y
d
, deniti da:
_
_
_
Y
1
.
.
.
Y
p
_
_
_ = [(r)]
1
_
_
_
A
1
.
.
.
A
p
_
_
_
generano D(l) come c(l)-modulo. Essi sono della forma:
Y
j
=

r
j
+

n
h=p+1
/
h
j

r
h
per , = 1, . . . , j.
La condizione che D(l) sia completamente integrabile, ci dice che i com-
mutatori [Y
j
, Y
k
], per 1 , < / j, sono combinazioni lineari di Y
1
, . . . , Y
p
con coecienti in c(l). Ma:
[Y
j
, Y
k
] =

n
h=p+1
c
h
j,k

r
h
implica allora che:
[Y
j
, Y
k
] = 0 1 , < / j.
In particolare, lc(l)-modulo D
d1
(l) generato da Y
1
, . . . , Y
p1
`e una di-
stribuzione di (j 1)-piani in l completamente integrabile. Per lipotesi
induttiva, possiamo allora trovare un intorno aperto l
t
di r
0
in l e un
dieomorsmo
t
: l
t
\
t
su un intorno aperto \
t
di 0 in R
n

tale che
10. INTEGRALI PRIMI 163

(D
p1
(l
t
)) sia generato da

1
, . . . ,

p1
. Quindi
t

(D(l
t
)) `e generato
da campi di vettori:

1
, . . . ,

p1
,
d
=

n
h=p

h
()

h
,
dove possiamo supporre che
p
(0) ,= 0 e quindi, a meno sostituire ad l
t
un intorno aperto pi` u piccolo di r
0
, che
p
() ,= 0 per \
t
. Poiche

(D(l
t
)) `e un c(\
t
)-modulo, a meno di dividere
p
a sinistra per
p
(),
possiamo supporre sia:

p
=

p
+

n
h=p+1

h
()

h
.
Il fatto che
t

(D(l
t
)) sia completamente integrabile ci d`a allora:

h
()

j
= 0 per , = 1, . . . , j 1.
Questo ci dice che le
h
sono localmente costanti rispetto alle variabi-
li
1
, . . . ,
p1
. Possiamo supporre che laperto \
t
sia della forma \
t
=
\
t
1
\
t
2
, con \
t
1
intorno aperto di 0 in R
p1

1
,...
p1
e \
t
2
intorno aperto
di 0 in R
np+1

p
,...,
n
. Applichiamo la Proposizione 4.1 al campo di vettori

p
+

n
h=p+1

h
()

h
in \
t
2
. Esiste quindi un dieomorsmo : \
tt
2
\
2
di un intorno aperto \
tt
2
di 0 in R
np+1
su un intorno \
2
di 0 in R
np+1

p
,...,
n
per cui risulti

p
+

n
h=p+1

h
()

h
) =

d
.
Consideriamo ora lintorno aperto l
tt
=
1
(\
t
1
\
tt
2
) e lapplicazione
: l
tt
r j \
t
1
\
2
R
n
denita da:
_
j
i
=
i
(r) se 1 i j 1
j
i
=
i
(
d
(r), . . . ,
n
(r)) se j i n.
Questapplicazione verica la tesi della Proposizione.
Dimostrazione del Teorema 9.7. Sia : l \ R
n
un dieo-
morsmo che trasforma un intorno aperto di r
0
in in un intorno di 0
in R
n
della forma \ = [j
t
[ < :
t
, [j
tt
[ < :
tt
, ove j
t
= (j
1
, . . . , j
p
),
j
tt
= (j
p+1
, . . . , j
n
), ed :
t
, :
tt
sono numeri reali positivi, e per cui

(D(l)) =
c(\ )[

y
1
, . . . ,

y
p
]. Allora le
p+1
(r) = /
p+1
, . . . ,
n
(r) = /
n
, al variare
di (/
p+1
, . . . , /
n
) nella palla di centro 0 e raggio :
tt
di R
np
, sono le variet`a
integrali di D(l) in l.
10. Integrali primi
Discutiamo in questo paragrafo una generalizzazione del teorema di
Frobenius, che ci sar`a utile nel seguito.
Sia un aperto di R
n
e sia D() una distribuzione regolare di j-piani
in .
164 10. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DI R
n
Denizione 10.1. Sia 1 : r (1
1
(r), . . . , 1
k
(r)) R
k
una funzione
dierenziabile. Diciamo che 1 = 0 `e un integrale primo di D() se:
A1(r) = 0 se A D(), r e 1(r) = 0; (10.1)
lo Jacobiano
1(r)
r
ha rango / se r ed 1(r) = 0. (10.2)
Vale il:
Teorema 10.2. Sia 1 = 0 un integrale primo di D(). Se:
(10.3) [A, Y ](r) D
x
A, Y D(), r 1(r) = 0 ,
allora ogni punto r
0
1(r) = 0 `e contenuto in una variet`a dieren-
ziabile di dimensione j di D().
Dimostrazione. Sia r
0
un punto in cui 1(r
0
) = 0. Per il Lemma
6.2 del Capitolo 9, possiamo trovare un intorno aperto l di r
0
in , un
intorno \ di 0 in R
n
, e un dieomorsmo : l \ con (r
0
) = 0 tale
che (1(r) = 0 l) = j
j
= 0 [ 1 , / \ . Consideriamo

D(\ ) =

(D(l)). Se Y =

n
j=1
o
j
Y
(j)

y
j
, abbiamo per ipotesi:
o
j
Y
= Y (j
j
) = 0 per 1 , / se Y

D(\ ) e j
i
= 0 per 1 i /.
Consideriamo ora laperto G = . R
np
[ (0, .) \ di R
np
. I campi di
vettori

nk
j=1
o
k+h
Y

z
h
, al variare di Y in

D(\ ), deniscono una distribuzione
completamente integrabile

D(G) di j-piani di G. Per il Teorema 9.7 esiste
una variet`a integrale

o di dimensione j di

D(G) passante per 0. Allora

o = (0, .) [ .

o `e una variet`a integrale di dimensione j di

D(\ ) passante
per lorigine e contenuta in j
j
= 0 [ 1 , /. Inne, o =
1
(

o) `e una
variet`a integrale di D(), di dimensione j, passante per r
0
e contenuta in
1 = 0.
CAPITOLO 11
Variet`a topologiche e variet`a dierenziabili
1. Paracompattezza e partizione dellunit`a
Sia A uno spazio topologico.
Denizione 1.1. Se | = l
i
[ i 1 e 1 = \
j
[ , J sono due ricopri-
menti di A, diciamo che 1 `e un ranamento di | se esiste una funzione
J , i(,) 1 tale che \
j
l
i(j)
per ogni , J.
Una famiglia T =
i
[ i 1 di sottoinsiemi di A si dice localmente
nita se per ogni punto r di A esiste un intorno aperto l
x
di r in A tale
che i 1 [
i
l
x
,= sia nito.
Denizione 1.2. Lo spazio topologico A si dice paracompatto
1
se verica
lassioma di separazione di Hausdor, e se ogni suo ricoprimento aperto | =

i
[ i 1 ammette un ranamento aperto 1 = \
j
[ , J localmente
nito.
Ricordiamo, senza darne la dimostrazione,
2
le principali propriet`a degli
spazi paracompatti:
Teorema 1.3. Ogni spazio paracompatto `e normale.
Ci`o signica che, se A `e paracompatto valgono le due propriet`a di
separazione:
(1) Se r ,= j sono due punti distinti di A, allora esistono due intorni
aperti, l
x
di r e l
y
di j, tali che l
x
l
y
= ;
(2) Se , 1 sono due chiusi di A con 1 = , allora esistono due
aperti l, \ di A tali che l, 1 \ e l \ = .
Teorema 1.4. Ogni sottospazio chiuso di uno spazio paracompatto `e para-
compatto.
Denizione 1.5. Sia A uno spazio topologico e sia | un ricoprimento
aperto di A. Una partizione continua dellunit`a su A subordinata a | `e
una famiglia
i
: A R di funzioni continue che godono delle seguenti
propriet`a:
1
Questo concetto fu introdotto nel 1944 da J. Dieudonne (Une generalization des
espaces compacts, J. Math. Pures Appl. 23, pp. 65-76).
2
cf. Cap. 2-11 di J.G.Hocking, G.S.Joung Topology, Addison-Wesley Publishing
Company Inc., Reading, Massachusetts, 1961, oppure Cap IX-4.3,4.4 di N.Bourbaki
General Topology Hermann, Paris, 1966.
165
166 11. VARIET
`
A TOPOLOGICHE E VARIET
`
A DIFFERENZIABILI
(i)
i
(r) 0 per ogni r A, per ogni i 1;
(ii) Per ogni i 1 esiste un aperto l | tale che
supp
i
= r A[
i
(r) ,= 0 l .
(iii) La famiglia di chiusi supp
i
`e localmente nita.
(i)

iI

i
(r) = 1 per ogni r A. Osserviamo che la somma `e ben
denita perche per la (iii) per ciascun punto r A vi `e un intorno
aperto l
x
in cui solo un numero nito di termini sono ,= 0.
Teorema 1.6. Sia A uno spazio di Hausdor. Sono equivalenti:
() A `e paracompatto.
(1) Per ogni ricoprimento aperto | di A esiste una partizione continua
dellunit`a su A subordianta a |.
Teorema 1.7. Sia A uno spazio di Hausdor, localmente compatto.
(o) Se A `e unione numerabile di compatti, allora A `e paracompatto.
(/) Se A `e connesso e paracompatto, allora A `e unione numerabile di
compatti.
Teorema 1.8. Ogni spazio di Hausdor, localmente compatto e a base
numerabile, `e paracompatto.
Teorema 1.9 (Stone
3
). Ogni spazio topologico metrizzabile `e paracompatto.
2. Variet`a topologiche
Denizione 2.1. Uno spazio topologico A si dice localmente euclideo di
dimenisone n se ogni punto r di A ammette un intorno l omeomorfo ad R
n
.
Poiche ogni punto di R
n
ha un sistema fondamentale di intorni aperti che
sono omeomor ad R
n
, dire che un punto r di A ammette un intorno omeo-
morfo ad R
n
`e equivalente a dire che esso ammette un intorno omeomorfo
ad un qualsiasi aperto di R
n
.
Denizione 2.2. Una carta locale di dimensione n di A `e il dato di un
aperto l di A, di un aperto \ di R
n
, e di un omeomorsmo : l \ .
Se 0 \ ed r
0
l `e il punto per cui (r
0
) = 0, chiameremo r
0
il centro
della carta locale l

\ .
Denizione 2.3. Una variet`a topologica di dimensione n `e uno spazio
topologico A paracompatto e localmente Euclideo di dimensione n.
La paracompattezza si pu`o descrivere in modo equivalente richiedendo
che A sia uno spazio di Hausdor e che ogni sua componente connessa sia
numerabile allinnito. Ci`o signica che, per ogni componente connessa Y
di A, si pu`o trovare una successione 1
n

nN
di sottoinsiemi compatti di Y
tali che 1
n
int(1
n+1
) per ogni intero n 0 ed Y =

nN
1
n
.
3
Paracompactness and product spaces in Bull. A.M.S. 54 (1948), pp. 977-982.
Osserviamo che il prodotto di due spazi paracompatti pu` o non essere paracompatto.
2. VARIET
`
A TOPOLOGICHE 167
Denizione 2.4. Sia ` una variet`a topologica di dimensione n ed l
i

\
i
R
n
, per i = 1, 2, due carte locali in `. Se l
1
l
2
,= , allora
1
(l
1
l
2
)
e
2
(l
1
l
2
) sono aperti di R
n
e
(2.1)
1,2
:
1
(l
1
l
2
) r
2

1
1
(r)
2
(l
1
l
2
)
`e un omeomorsmo tra aperti di R
n
. Esso si dice la funzione di transizione
dalla carta l
1

1
\
1
alla carta l
2

2
\
2
.
Denizione 2.5. Un atlante su ` `e una famiglia di carte locali / =
_
l
i

\
i
R
n
_
iI
tale che

iI
l
i
= `. Poniamo:
\
i,j
=
j
(l
i
l
j
) \
j
e (2.2)

i,j
: \
i,j
r
i

1
j
(r) \
j,i
. (2.3)
Le (
i,j
) cos` denite si dicono le funzioni di transizione dellatlante /.
Le funzioni di transizione soddisfano le relazioni di compatibilit`a
(2.4)
i,i
= id
U
i
,
i,j

j,k
(r) =
i,k
(r), r
k
(l
i
l
j
l
k
).
Esempio 2.6. Ogni sottoinsieme aperto A di R
n
`e una variet`a topologica
di dimensione n.
Esempio 2.7. Sia un aperto di R
n
(n 1), con , = ,= R
n
e sia A il
quoziente di R
n
0, 1 che si ottiene identicando i punti (r, 0) ed (r, 1)
se r . Lo spazio topologico A `e localmente Euclideo di dimensione n,
ma non `e una variet`a topologica perche non `e di Hausdor: i punti (r, 0) ed
(r, 1), per r sulla frontiera b di , deniscono nel quoziente A elementi
che non ammettono intorni disgiunti.
Esempio 2.8. Su R 0, 1 consideriamo la relazione di equivalenza che
identica due punti (r, 0) ed (r, 1) se r 0. Il quoziente A `e uno spazio
di Hausdor, ma non `e localmente Euclideo, perche il punto r
0
di A corri-
spondente a (0, 0), (0, 1) non ha un intorno omeomorfo ad R. Infatti, se
l `e un intorno aperto di r
0
in A, allora l r
0
ha almeno tre componenti
connesse.
Esempio 2.9. Sia A lo spazio topologico ottenuto considerando su R
2
la
topologia denita dallordine lessicograco:
(r
1
, j
1
) (r
2
, j
2
)
_
r
1
< r
2
, oppure
r
1
= r
2
e j
1
< j
2
.
Ogni componente connessa di A `e omeomorfa ad R e quindi A `e uno spazio
localmente Euclideo di dimensione 1. La topologia dellordine lessicograco
`e indotta dalla distanza:
d((r
1
, j
1
), (r
2
, j
2
)) =
_

_
1 se r
1
,= r
2
[j
1
j
2
[
1 +[j
1
j
2
[
se r
1
= r
2
.
168 11. VARIET
`
A TOPOLOGICHE E VARIET
`
A DIFFERENZIABILI
Quindi A, essendo metrizzabile, `e paracompatto e dunque una variet`a to-
pologica di dimensione 1 (non separabile).
Esempio 2.10. Sia A =]0, 1]]0, 1[, ed un buon ordinamento su ]0, 1[,
rispetto al quale ]0, 1[ non ammetta massimo: in particolare per ogni t ]0, 1[
vi `e un elemento t
t
]0, 1[ (successivo di t) con t t
t
tale che : ]0, 1[ [ t
: t
t
= .
Consideriamo su A la topologia dellordine relativa allordinamento to-
tale:
(r, t) < (j, :)
_
t : oppure
t = : e r < j.
Chiaramente A `e localmente euclideo di dimensione 1, `e connesso e di
Hausdor, ma non `e una variet`a topologica perche non `e paracompatto.
Esempio 2.11. La sfera o
n
`e una variet`a topologica di dimensione n. Siano

+
: l
+
: o
n
c
0
(r
0
, r
1
, . . . , r
n
)
_
x
1
1x
0
, . . . ,
xn
1x
0
_
R
n
, (2.5)
: l

= o
n
c
0
(r
0
, r
1
, . . . , r
n
)
_
x
1
1+x
0
, . . . ,
xn
1+x
0
_
R
n
(2.6)
le proiezioni stereograche rispetto al polo nord c
0
ed al polo sud (c
0
),
rispettivamente. Allora / = (l
+
,
+
), (l

) `e un atlante di o
n
, for-
mato da due carte locali di dimensione n. Le sue funzioni di transizione
sono
+
=
+
: R
n
0 j j,[j[
2
R
n
0.
Esempio 2.12. Lo spazio proiettivo reale di dimensione n `e una variet`a
topologica di dimensione n. Un atlante / di RP
n
`e descritto nelle coordinate
omogenee dagli aperti
l
i
= (r
0
, r
1
, ..., r
n
)

r
i
,= 0 per i = 0, 1, ..., n
e dagli omeomorsmi

i
=


i
: l
i
R
n
ove

i
(r
0
, r
1
, ..., r
n
) =
_
x
0
x
i
,
x
1
x
i
, ...,
xn
x
i
_
R
n+1
,

: R
n+1
x = (r
0
, r
1
, ..., r
n
)

j<i
r
j
c
j+1
+

i<j
r
j
c
j
R
n
.
(Abbiamo indicato con c
1
, ..., c
n
la base canonica di R
n
).
Esempio 2.13. Analogamente, lo spazio proiettivo complesso di dimensione
n `e una variet`a topologica di dimensione 2n. Un atlante / di CP
n
`e descritto
nelle coordinate omogenee dagli aperti
l
i
= (.
0
, .
1
, ..., .
n
)

.
i
,= 0 per i = 0, 1, ..., n
e dagli omeomorsmi

i
=


i
: l
i
R
2n
3. DEFINIZIONE DI VARIET
`
A DIFFERENZIABILE 169
ove

i
(.
0
, .
1
, ..., .
n
) =
_
.
0
.
i
,
.
1
.
i
, ...,
.
n
.
i
_
C
n+1
,

: C
n+1
. = (.
0
, .
1
, ..., .
n
)

j<i
.
j
c
j+1
+

ji
.
j
c
j
C
n
R
2n
.
(Abbiamo indicato con c
1
, ..., c
n
la base canonica dello spazio vettoriale
complesso C
n
.)
Teorema 2.14. Ogni variet`a topologica `e localmente compatta e metrizza-
bile.
Dimostrazione. La prima aermazione segue dal fatto che gli spazi
Euclidei R
n
sono localmente compatti. Per quanto riguarda la seconda, ba-
sta osservare che ogni componente connessa di una variet`a topologica `e a
base numerabile: ogni spazio regolare a base numerabile `e infatti metriz-
zabile; se indichiamo con A
i
, i 1 le componenti connesse di A e con
d
i
: A
i
A
i
R una distanza che denisce la topologia di A
i
, allora la:
d(r, j) =
_

_
1 se r e j non appartengono alla stessa
componente connessa di A
d
i
(r, j)
1 + d
i
(r, j)
:c r, j A
i
, i 1
`e una distanza che denisce la topologia di A.
3. Denizione di variet`a dierenziabile
Denizione 3.1. Sia ` una variet`a topologica di dimensione n. Un atlante
/ su ` si dice di classe (
k
(ove / `e un intero non negativo, oppure od
) se le sue funzioni di transizione sono dieomorsmi di classe (
k
.
Due atlanti / ed /
t
di classe (
k
di A si dicono (
k
-compatibili se //
t
`e ancora un atlante di classe (
k
.
Un atlante di classe (
0
`e semplicemente un atlante e tutti gli atlanti di
classe (
0
sono tra loro compatibili.
La relazione di compatibilit`a (
k
`e una relazione di equivalenza nella
famiglia degli atlanti di una variet`a topologica.
Se / `e un atlante di classe (
k
su una variet`a topologica di dimensione
n, lunione di tutti gli atlanti (
k
compatibili con / `e ancora un atlante
(
k
compatibile con /; esso `e massimale nel senso che non `e propriamente
contenuto in nessun atlante di classe (
k
con esso compatibile.
Esempio 3.2. Un atlante formato da una sola carta `e sempre di classe (

.
Quindi i due atlanti / = (R, r) e /
t
= (R, r
3
) su R sono atlanti di
classe (

sulla variet`a topologica R. Essi sono compatibili di classe (


0
, ma
non di classe (
k
per / 1, perche la funzione di transizione r
3

r non `e
dierenziabile in 0.
170 11. VARIET
`
A TOPOLOGICHE E VARIET
`
A DIFFERENZIABILI
Denizione 3.3. Una variet`a dierenziabile di dimensione n `e il dato di
una variet`a topologica A di dimensione n e di un atlante massimale / di
classe (
k
di A.
Osservazione 3.4. Una variet`a dierenziabile di classe (
0
`e semplicemente
una variet`a topologica.
Osservazione 3.5. Non tutte le variet`a topologiche (anche se di Hausdor
e paracompatte) ammettono un atlante dierenziabile di classe (
k
con / 1.
Hassler Whitney ha dimostrato che ogni variet`a dierenziabile di
classe (
1
paracompatta ammette un atlante di classe (

. Quando studiamo
le propriet`a topologiche di una variet`a dierenziabile ` di classe (
k
con
/ 1, potremo quindi supporre, senza perdere in generalit`a, che essa sia di
classe (

, o di una qualsiasi classe (


h
con / 1 che sia utile nella discussione.
Un atlante / di classe (
k
su una variet`a topologica ` di dimensione
n determina su ` ununica struttura di variet`a dierenziabile di classe (
k
.
Latlante massimale

/ corrispondente `e formato da tutti e soli gli omeo-
morsmi : l \ R
n
di un aperto l di ` su un aperto \ di R
n
tali che (l, ) / sia ancora un atlante di classe (
k
(equivalente ad /).
Ogni carta di tale atlante massimale si dice un sistema di coordinate (o carta
locale) di classe (
k
sulla variet`a dierenziabile `.
Se (l, ) `e una carta locale di classe (
k
con centro in j e : \ \
t
`e un
dieomorsmo di classe (
k
tra due intorni aperti di 0 in R
n
, con (0) = 0,
allora anche (l
1
(\ ), ) `e una carta locale di classe (
k
con centro
in j.
Se 0 / < / ed ` `e una variet`a dierenziabile di classe (
k
, un suo
atlante / di classe (
k
`e anche un atlante di classe (
h
. Quindi denisce su
` ununica struttura di variet`a dierenziabile di classe (
h
. In particolare,
possiamo considerare una variet`a dierenziabile di classe (
k
come variet`a
dierenziabile di classe (
h
per ogni / /.
Esempio 3.6. Gli atlanti deniti nel paragrafo 2 per le variet`a topologiche
o
n
, RP
n
, CP
n
sono tutti di classe (

.
Lemma 3.7. Sia ` una variet`a dierenziabile di classe (
k
(con 0 / )
ed un aperto di `. Se / = (l
i
,
i
) [ i 1 `e un atlante di classe (
k
su
`, allora
/
A
= (l
i
,
i
[
U
i
A
[ i 1, l
i
,=
`e un atlante di classe (
k
su .
Quindi, su ogni aperto di una variet`a dierenziabile ` risulta denita
ununica struttura di variet`a dierenziabile di classe (
k
tale che ogni carta
locale di classe (
k
di sia anche una carta locale di classe (
k
di `. Con
la struttura dierenziabile cos` denita, diciamo che `e una sottovariet`a
aperta di `.
4. APPLICAZIONI DIFFERENZIABILI 171
4. Applicazioni dierenziabili
Lemma 4.1. Sia ) : ` unapplicazione continua tra due variet`a
dierenziabili di classe (
k
e sia j `. Sono equivalenti:
(i) Possiamo trovare una carta locale (l, ) in j ed una carta locale
(\, ) in )(j) tali che
(l )
1
(\ )) r )
1
(r) (\ )
sia unapplicazione di classe (
k
in un intorno di (j).
(ii) Per ogni carta locale (l, ) in j e per ogni carta locale (\, ) in )(j)
(l )
1
(\ )) r )
1
(r) (\ )
`e unapplicazione di classe (
k
in un intorno di (j).
Dimostrazione. Chiaramente (ii) = (i). Limplicazione opposta se-
gue dal fatto che i cambiamenti di carte locali sono applicazioni di classe
(
k
e la composizione di applicazioni di classe (
k
sono ancora applicazioni di
classe (
k
.
Denizione 4.2. Unapplicazione continua ) : ` che soddis le
condizioni equivalenti del lemma, si dice dierenziabile di classe (
k
in j.
Unapplicazione ) si dice dierenziabile di classe (
k
in ` se `e tale in ogni
punto di `.
Linsieme di tutte le applicazioni dierenziabili di classe (
k
denite sulla
variet`a dierenziabile `, a valori nella variet`a dierenziabile , si indica
con (
k
(`, ).
Vale il seguente:
Lemma 4.3. Siano `, variet`a dierenziabili di classe (
k
(con 0 /
ed ) : ` unapplicazione. Sia un ricoprimento aperto di `.
Condizione necessaria e suciente anche ) sia dierenziabile di classe
(
k
`e che per ogni aperto la restrizione )[
A
: di ) alla
sottovariet`a aperta sia dierenziabile di classe (
k
.
Consideriamo sulla retta reale R la struttura di variet`a dierenziabi-
le di dimensione 1 denita dallunica carta coordinata (R, id). Linsieme
(
k
(`, R) delle applicazioni dierenziabili di classe (
k
, denite su una va-
riet`a dierenziabile ` di classe (
k
e a valori in R, si indica semplicemente
con (
k
(`). Se / = , scriveremo a volte c(`) invece di (

(`) e se / =
(funzioni analitichereali), scriveremo a volte /(`) invece di (

(`).
Teorema 4.4. Sia ` una variet`a dierenziabile di classe (
k
, con 0 /
. Linsieme (
k
(`) delle funzioni reali di classe (
k
su ` `e un anello
commutativo e unitario e unalgebra reale rispetto alle operazioni
(1) di somma:
() + p)(j) = )(j) + p(j) ), p (
k
(`), j `;
172 11. VARIET
`
A TOPOLOGICHE E VARIET
`
A DIFFERENZIABILI
(2) di prodotto:
()p)(j) = )(j)p(j) ), p (
k
(`), j `;
(3) di prodotto per scalare:
(/))(j) = /)(j) ) (
k
(`) , / R, j `.
Teorema 4.5 (di partizione dellunit`a). Sia ` una variet`a dierenziabile
di classe (
k
, con 0 / , paracompatta. Sia un ricoprimento aperto
di `. Allora esiste una partizione dellunit`a
A
[ , subordinata a
, mediante funzioni
A
di (
k
(`).
Dimostrazione. Siano | = l
i
[ i 1 un ranamento aperto local-
mente nito di mediante aperti coordinati (l
i
, r
i
) di ` e sia 1 = \
j
[ ,
J un ranamento aperto localmente nito di |. Indichiamo con l
i

i
e \
j
l
i(j)
le funzioni di ranamento. Scegliamo il ranamento 1 di |
in modo che \
j
l
i(j)
per ogni , J. Per ogni , J ssiamo un aperto
G
j
con \
j
G
j
l
i(j)
. Per la Proposizione 4.7 del Capitolo 9, esiste per
ogni , J una funzione p
j
(

(R
n
) tale che
_

_
0 p
j
(j) 1 j R
n
,
p
j
(j) = 1 j r
i(j)
(\
j
) ,
p
j
(j) = 0 j R
n
r
i(j)
(G
j
) .
Le funzioni
/
j
(j) =
_
p
j
(r
i(j)
(j)) se j l
i(j)
,
0 se j , G
j
sono allora di classe (
k
su `; i loro supporti formano un ricoprimento
localmente nito di ` e inoltre anche /
1
j
(1) [ , J `e un ricoprimento
chiuso localmente nito di `. Ne segue che
/(j) =

jJ
/
j
(j) , j `
`e una funzione di classe (
k
e 1 su ` e che le

j
(j) =
/
j
(j)
/(j)
, j `
formano una partizione dellunit`a di classe (
k
su `. Per ogni sia J
A
linsieme degli indici , J tali che =
i(j)
. Allora le

A
(j) =

jJ
A

j
(j)
sono funzioni di classe (
k
che deniscono una partizione dellunit`a su `
subordinata a .
Come conseguenza dellesistenza di partizioni dellunit`a, otteniamo:
5. IMMERSIONI, SOMMERSIONI, DIFFEOMORFISMI 173
Proposizione 4.6. Sia 1 un chiuso di una variet`a dierenziabile `, di
classe (
k
con 0 / , paracompatta. Se l `e un intorno aperto di 1 in
`, esiste una funzione ) (
k
(`) tale che
)(j) =
_
1 se j 1 ,
0 se j , l .
Dimostrazione. Poiche ` `e normale, possiamo ssare un intorno aper-
to \ di 1 in l tale che \ l. Sia
t
linsieme degli aperti di ` che non
intersecano \ e sia =
t
l. Per il teorema precedente, esiste una par-
tizione dellunit`a
A
[ di classe (
k
subordinata a . Allora ) =
U
soddisfa le propriet`a richieste.
Osservazione 4.7. Il teorema di partizione dellunit`a non vale nella classe
(

: infatti una funzione analiticareale che si annulli su un aperto di una


variet`a ` si annulla sullunione delle componenti connesse di ` che inter-
secano tale aperto. Per questo motivo, nonostante per il teorema di Whit-
ney ogni variet`a `, dierenziabile di classe (
1
e paracompatta, ammetta
un atlante compatibile di classe (

, `e conveniente considerare strutture di


classe (
k
con 1 / .
5. Immersioni, sommersioni, dieomorsmi
Siano `, variet`a dierenziabili di dimensione :, n, rispettivamente,
di classe (
k
con / 1. Sia ) : ` unapplicazione dierenziabile di
classe (
k
. Fissiamo un punto j
0
` e sia
0
= )(j
0
) il punto corrispondente
di . Fissiamo un intorno coordinato (\, j) di con centro in
0
e sia (l, r)
un intorno coordinato in ` con centro in j
0
tale che )(l) \ . La funzione
(5.1) R
m
r(l) r j()(r)) j(\ )
`e di classe (
k
ed in particolare, essendo / 1, possiamo considerare il suo
Jacobiano in 0
(5.2)
_
j
r
_
x=0
=
_
_
_
y
1
(f(x))
x
1
. . .
y
1
(f(x))
x
m
.
.
.
.
.
.
.
.
.
y
n
(f(x))
x
1
. . .
y
n
(f(x))
x
m
_
_
_
x=0
.
La scelta di una diversa coppia di carte coordinate in j
0
e
0
denisce uno
Jacobiano che dierisce da quello in (5.2) per la moltiplicazione a destra
di una matrice di GL(:, R) e a sinistra per una matrice di GL(n, R). In
particolare
Lemma 5.1. Il rango della matrice Jacobiana (5.2) non dipende dalla scelta
delle carte coordinate (l, r) in j
0
e (\, j) in
0
.
Possiamo dare quindi la seguente
Denizione 5.2. Lapplicazione dierenziabile ) : ` di classe (
k
in
j
0
` `e in j
0
174 11. VARIET
`
A TOPOLOGICHE E VARIET
`
A DIFFERENZIABILI
(1) unimmersione dierenziabile in j
0
se la matrice Jacobiana (5.2)
denisce una trasformazione lineare iniettiva, se cio`e ha rango :
uguale alla dimensione di `;
(2) una sommersione dierenziabile in j
0
se la matrice Jacobiana (5.2)
denisce unapplicazione lineare surgettiva, se cio`e ha rango n ugua-
le alla dimensione di ;
(3) un dieomorsmo locale in j
0
se la matrice Jacobiana (5.2) denisce
un isomorsmo lineare, se cio`e la matrice Jacobiana `e invertibile.
Per il teorema delle funzioni implicite vale la
Proposizione 5.3. Sia ) : ` unapplicazione dierenziabile di classe
(
k
, con / 1, tra due variet`a dierenziabili ` ed di classe (
k
e di
dimensioni :, n, rispettivamente. Sia j
0
` e
0
= )(j
0
).
(1) Se ) `e unimmersione dierenziabile in j
0
, allora : n ed esiste
un intorno aperto l di j
0
in ` tale che la restrizione )[
U
: l
sia unapplicazione iniettiva.
(2) Se ) `e una sommersione dierenziabile, allora : n ed esistono
intorni aperti l di j
0
e \ di
0
tali che )(l) = \ .
(3) Se ) `e un dieomorsmo locale in j
0
, allora : = n ed ) denisce
un omeomorsmo di un intorno aperto l di j
0
su un intorno aperto
\ di
0
.
6. Sottovariet`a dierenziabili
Supporremo in questo paragrafo che ` sia unassegnata variet`a die-
renziabile, paracompatta, di dimensione : e di classe (

.
Denizione 6.1. Una variet`a dierenziabile di classe (
k
si dice una
sottovariet`a dierenziabile di ` se:
(i) ` come insieme;
(ii) lapplicazione naturale di inclusione
: j j `
`e unimmersione dierenziabile di classe (
k
.
Lemma 6.2. La topologia di una sottovariet`a dierenziabile `e pi` u ne della
topologia di sottospazio topologico.
Dimostrazione. Infatti la topologia di sottospazio su `e la meno
ne tra quelle che rendono linclusione : ` continua; poiche ogni
applicazione dierenziabile di classe (
k
, con / 0, `e in particolare continua,
ne segue la tesi.
Esempio 6.3. Consideriamo in R
2
il sottoinsieme denito da
=
_
t

1+t
2
(cos t, sin t)

t R
_
o
1
.
Esso `e una sottovariet`a dierenziabile di dimensione 1 di R
2
. La sua topo-
logia di sottovariet`a dierenziabile `e strettamente pi` u ne della topologia
6. SOTTOVARIET
`
A DIFFERENZIABILI 175
di sottospazio: infatti
_
t

1+t
2
(cos t, sin t) [ t R
_
`e chiuso nella topologia
di sottovariet`a dierenziabile (essendo una componente connessa), mentre `e
denso e quindi non chiuso in per la topologia di sottospazio.
Esempio 6.4. Consideriamo il toro T
2
= o
1
o
1
. Esso `e una variet`a dif-
ferenziabile, con latlante denito dalle applicazioni inverse delle immersioni
topologiche:
] , [ ] , [ (t, :)
_
c
i(t+)
, c
i(s+)
_
o
1
o
1
al variare di , in R. Sia
=
__
c
it
, c
it
_

t R
_
,
con la struttura di variet` a dierenziabile denita dallunica carta
_
c
it
, c
it
_
t R. Allora `e una sottovariet`a dierenziabile di T
2
, con
una topologia che `e strettamente pi` u ne di quella di sottospazio: infatti
per la topologia di sottospazio non `e localmente connesso, mentre lo `e
ovviamente con la topologia di sottovariet`a dierenziabile.
Proposizione 6.5. Sia una sottovariet`a dierenziabile di classe (
k
, con
/ 1, e dimensione n di `. Per ogni punto j esiste un intorno aperto
\ di j in ed un aperto coordinato (l, .) di classe (
k
di j in ` tali che:
(i) \ = ` [ .
i
() = 0 per i = n + 1, . . . , :;
(ii)
_
\, (.
i
)
1in
_
sia una carta locale di classe (
k
di .
Dimostrazione. Fissiamo una carta coordinata (\, j) con centro in j
in ed una carta coordinata (\, r) con centro in j in `. Per ipotesi,
linclusione di in ` denisce unapplicazione dierenziabile di classe (
k
j(\ ) j r = )(j) r(l), con )(0) = 0,
la cui matrice Jacobiana
_
x
y
_
ha rango n in 0. A meno di riordinare gli
indici, possiamo supporre che
det
_
_
_
x
1
y
1
. . .
x
1
y
1
.
.
.
.
.
.
.
.
.
xn
y
1
. . .
xn
yn
_
_
_
y=0
,= 0.
Per il teorema delle funzioni implicite, esistono aperti ,
t
di 0 in R
n
ed
una funzione p
t
:
t
, dierenziabile di classe (
k
tale che j(\ )
e, per ogni r
t
= (r
1
, . . . , r
n
)
t
, la matrice Jacobiana
_
g
x

_
abbia deter-
minante diverso da 0 ed j = p(r
t
) sia lunica soluzione in dellequazione
)
i
(j) = r
i
per i = 1, . . . , n. Allora (r
t
1
, . . . , r
t
n
) = ()
1
(j()), . . . , )
n
(j()))
denisce una carta locale in \
t
= j
1
(), essendo la composizione di un
dieomorsmo di un intorno di 0 di R
n
e di una carta locale con centro in
j . Analogamente, poiche la trasformazione
_
.
i
= r
i
se 1 i n,
.
i
= r
i
)
i
p(r
1
, . . . , r
n
) se n < i n,
176 11. VARIET
`
A TOPOLOGICHE E VARIET
`
A DIFFERENZIABILI
per il teorema delle funzioni implicite, `e un dieomorsmo di classe (
k
tra
due intorni di 0 in R
m
, le funzioni
_
.
i
= )
i
(j()) per 1 i n,
.
i
= r
i
() )
i
(p(r
t
())) per n < i :,
denite in un intorno aperto di j in `, deniscono una carta locale di classe
(
k
che verica le condizioni (i) ed (ii).

7. Dieomorsmi
Denizione 7.1. Un dieomorsmo tra due variet`a dierenziabili `e unap-
plicazione bigettiva ) : ` tale che sia ) che la sua inversa )
1
siano
dierenziabili.
Osserviamo che linsieme Di(`) dei dieomorsmi di una variet`a
dierenziabile ` in se `e un gruppo rispetto al prodotto di composizione.
Dimostriamo innanzi tutto il seguente:
Lemma 7.2. Siano j, R
n
e sia 1 max[j[, [[. Possiamo allora
trovare un dieomorsmo ) : R
n
R
n
tale che:
(7.1)
_
)(r) = r per [r[ 1
)(j) = .
Dimostrazione. Sia = (
1
, . . . ,
n
) = j R
n
e indichiamo con
il corrispondente campo di vettori a coecienti costanti:
(7.2) =
n

i=1

i

r
i
.
Esso denisce il gruppo a un parametro di dieomorsmi di R
n
delle trasla-
zioni parallele a :
v
(t)(r) = r +t. Fissiamo ora una funzione c(R
n
),
a supporto compatto, che sia uguale a 1 su una palla [r[ < :
1
con
[j[, [[ :
1
< 1, e sia identicamente uguale a 0 fuori da una palla [r[ < :
2
,
con :
1
< :
2
< 1. Consideriamo il campo di vettori:
(7.3) A = (r) = (r)
n

i=1

i

r
i
Per il Teorema 3.9 del Capitolo 10, esso denisce un gruppo a un parametro
di dieomorsmi:
(7.4) R R
n
(t, r)
t
(r) R
n
con:
(7.5)
_
_
_

t
(r)
t
= (
t
(r)) (t, r) R R
n

0
(r) = r r R
n
.
7. DIFFEOMORFISMI 177
Chiaramente abbiamo
t
(r) = r per ogni t R se [r[ :
2
e
1
(j) = j+ =
.
Dimostriamo ora:
Teorema 7.3. Se ` `e una variet`a dierenziabile connessa, allora per
ogni coppia di punti j, ` esiste un dieomorsmo Di(`) che
trasforma il punto j nel punto .
Dimostrazione. Sia j `. Indichiamo con linsieme dei punti
di ` per cui esiste un dieomorsmo di ` che trasforma j in .
`e aperto. Sia = (j) , con Di(`). Possiamo allora
scegliere un intorno coordinato l di con una carta locale : l r
R
m
[ [r[ < 1, che fa corrispondere a lorigine delle coordinate. Se
t
`e un
punto di l, ssiamo 1 con 0 [(
t
)[ < 1 < 1. Per il Lemma precedente,
possiamo trovare un dieomorsmo 1 : R
m
R
m
tale che 1(0) = (
t
) e
1(r) = r per ogni r R
m
con [r[ 1. Deniamo Di(`) ponendo:
(j) =
_
j se j , l

1
1((j)) se j l.
Questa formula denisce un dieomorsmo di ` che trasforma in
t
.
Allora Di(`) e trasforma j in
t
. Quindi l e questo
dimostra che `e aperto.
`e chiuso. Sia un punto della chiusura di . Scegliamo una carta
coordinata l con centro in come nella prima parte della dimostrazione.
Sia
t
l e siano 1 e come nella prima parte della dimostrazione.
Poiche
t
, possiamo trovare
t
Di(`) con
t
(j) =
t
. Allora

1

t
Di(`) e
1

t
(j) = . Ci`o dimostra che `e chiuso.
Poiche `e sia aperto che chiuso ed ` `e connesso, ed inoltre j ,= ,
ne segue che = `. La dimostrazione `e completa.
CAPITOLO 12
Il Lemma di Sard
Il Lemma di Sard descrive alcune importanti propriet`a delle applicazioni
dierenziabili. Esso ha conseguenze importanti sia nella geometria che nella
topologia dierenziale. Ad esempio, utilizzando il Lemma di Sard, dimo-
streremo in questo capitolo il teorema dimmersione di Whitney, che ci dice
che ogni variet`a dierenziabile paracompatta di classe (

e di dimensione
: `e dieomorfa ad una sottovariet`a, che `e anche un sottospazio topologico
chiuso, di R
2m+1
. Tra i diversi argomenti di cui il Lemma di Sard costi-
tuisce unindispensabile premessa, citiamo la trasversalit`a, la teoria delle
singolarit`a, la teoria di Morse.
Nei capitoli successivi lo utilizzeremo per discutere alcune propriet`a di
omotopia delle sfere, che ci permetteranno di introdurre la nozione di grado
per applicazioni continue della sfera is s`e e di ricavare il teorema di punto
sso di Brower.
Il Lemma fu dimostrato da Anthony P. Morse nel 1939 per funzioni a
valori scalari e generalizzato da Arthur Sard al caso di funzioni a valori in
una variet`a dierenziabile di classe (

nel 1942. Per questo in letteratura


il risultato `e citato a volte come il Teorema di Morse-Sard.
1. Il lemma di Sard negli spazi Euclidei
Dimostriamo innanzi tutto il :
Lemma 1.1. Siano :, n, due interi positivi con : < n ed ) : R
n
unapplicazione dierenziabile di classe (
1
, denita su un aperto di R
m
.
Allora )() `e di prima categoria.
Dimostrazione. Per ogni intero positivo ed ogni Z
m
indichiamo
con Q(, ) il cubo :-dimensionale di lato 1, e centro nel punto ,:
Q(, ) = r R
m
[ [r
i

i
[ 1,2 per i = 1, , :.
La famiglia:
Q(, ) [ Z
m
, N 0
`e numerabile e le sue sottofamiglie formate dai cubi di lato 1, sono ricopri-
menti chiusi localmente niti (quadrettature) di R
m
. Linsieme `e lunione
numerabile

della famiglia Q

= Q(

) dei cubi Q(, ) in


esso contenuti. Allora
)() =
_
)(Q

)
179
180 12. IL LEMMA DI SARD
`e una rappresentazione di )() come unione numerabile di insiemi compatti.
Baster`a dunque dimostrare che ciascuno di questi insiemi )(Q

) ha parte
interna vuota.
Supponiamo per assurdo che ci`o non sia vero. A meno di sostituire ad
) la funzione di classe (
1
r / ()(/r + ,) )(,))
(per opportuni numeri reali positivi /, / ed Z
m
) possiamo supporre che :
Q(:) = r R
m
[ [r
i
[ 1,2 per i = 1, , :.
)(Q(:)) Q(n) = j R
n
[ [j
i
[ 1,2 per i = 1, , n.
Le derivate parziali prime di ) sono uniformemente limitate su Q(:). Per
il teorema della media, abbiamo allora, per una costante 1,
[)(r
1
) )(r
2
)[ 1[r
1
r
2
[ r
1
, r
2
Q(:).
La ) trasforma perci`o un sottoinsieme di Q(:) contenuto in una palla di
raggio in un sottoinsieme di R
n
contenuto in una palla di raggio 1.
Fissato un intero positivo , suddividiamo Q(:) in
m
cubi di lato
1,. Ciascuno di questi cubi ha diametro

:, e la sua immagine me-
diante ) `e quindi un sottoinsieme di diametro minore o uguale ad 1

:,
e dunque contenuto in un cubo di R
n
di lato 21

:,. Il volume di Q(n)


dovrebbe essere allora inferiore alla somma dei volumi di tali cubi:
1 = o| (Q(n)) (21

:)
n

mn
.
Ma ci`o non `e possibile, perche il secondo membro tende a 0 per .
Abbiamo quindi ottenuto una contraddizione, che prova che limmagine di
ciascun cubo ha parte interna vuota. La dimostrazione `e completa.
Osservazione 1.2. Segue dalla dimostrazione che, se ) : R
n
`e unap-
plicazione dierenziabile di classe (
1
, denita su un aperto di R
m
, ed
: < n, allora )() `e contenuta in un insieme di misura di Lebesgue nulla
1
di R
n
.
Denizione 1.3. Sia ) : R
n
unapplicazione dierenziabile, di classe
(
k
, con / 1, denita su un aperto di R
m
. Ricordiamo che un punto
r
0
si dice critico per ) se lapplicazione R-lineare d)(r
0
) : R
m
R
n
ha
rango < n. Il corrispondente punto )(r
0
) R
n
si dice valore critico di ).
Indichiamo con C()) e C\ ()) rispettivamente linsieme dei punti critici e
dei valori critici di ). I punti di )() C\ ()) si dicono valori regolari di ).
Osservazione 1.4. I punti critici di ) sono tutti e soli i punti r in cui
) non `e una sommersione ed i valori critici di ) gli j )() per cui )
1
(j)
non `e una sottovariet`a dierenziabile di dimensione :n di .
1
Un sottoinsieme A di R
m
ha misura di Lebesgue nulla se, per ogni > 0, `e possibile
ricoprirlo con uninnit` a numerabile di sottoinsiemi limitati A
h
con

h
d
m
h
< , ove d
h
=
diam(A
h
) = sup
y,y

A
h
[y y

[. Chiaramente, ununione numerabile di insiemi di misura


di Lebesgue nulla, ha ancora misura di Lebesgue nulla.
1. IL LEMMA DI SARD NEGLI SPAZI EUCLIDEI 181
Possiamo riformulare il teorema delle funzioni implicite utilizzando la
nozione di punto critico :
Teorema 1.5 (delle funzioni implicite). Sia ) : R
n
unapplicazione
dierenziabile di classe (
k
, con / 1, denita su un aperto di R
m
. Se
r
0
non `e un punto critico di ) possiamo trovare un intorno aperto \
di )(r
0
) in R
n
, un intorno aperto \ di 0 in R
mn
, un intorno l di r
0
in
ed un omeomorsmo
p : \ \ l
di classe (
k
tale che p non abbia punti critici in \ \ e
)(p(j, .)) = j (j, .) \ \.
In particolare, se : = n, la g `e un omeomorsmo di \ su un aperto p(\ )
di . In questo caso diciamo che la ) denisce un sistema di coordinate di
classe (
k
in p(\ ).
Dal teorema delle funzioni implicite deduciamo immediatamente il se-
guente :
Lemma 1.6. Sia un aperto di R
n
ed ) : R
n
unapplicazione dif-
ferenziabile di classe (
1
. Se j `e un valore regolare di ), allora )
1
(j) `e un
sottospazio discreto di .
Dimostrazione. Dal teorema delle funzioni implicite segue che ogni
punto r di )
1
(j) ha un intorno aperto l tale che )
1
(j) l = r .
Teorema 1.7 (Lemma di Sard). Sia ) : R
n
unapplicazione dieren-
ziabile di classe (

, denita su un aperto di R
m
. Allora C\ ()) `e di
prima categoria.
Dimostrazione. Osserviamo che C()) `e un sottoinsieme chiuso di .
Essendo unione numerabile di compatti, la tesi `e equivalente al fatto che,
per ogni compatto 1 , il compatto )(1C())) sia privo di punti interni.
Lenunciato del teorema `e banalmente vero quando n = 0, perche in questo
caso linsieme dei punti critici di ) `e vuoto. Possiamo quindi supporre n 0
ed il teorema vero per applicazioni di classe (

a valori in R
n1
. Ancora,
anche il caso : = 0 `e banale; potremo quindi supporre : 1 ed il teorema
vero per applicazioni dierenziabili di classe (

denite su aperti di R
k
con
/ < :.
Poniamo C = C()) e, per ogni intero positivo /, indichiamo con C
k
il
sottoinsieme di C in cui si annullano le derivate parziali di ) no allordine /:
C
k
= r R
n
[ 1

)(r) = 0 se 0 < [[ /, e deniamo inne


C

C
k
.
Gli insiemi C
k
, per 0 < / , sono sottoinsiemi chiusi di C. Dimostreremo
separatamente che limmagine di CC
1
, di C
k
C
k+1
e di C

sono di prima
categoria in R
n
. Poiche C\ ()) = )(C C
1
)

k=1
)(C
k
C
k+1
) )(C

),
182 12. IL LEMMA DI SARD
da ci`o seguir`a che C\ ()) `e anchesso di prima categoria, perche unione
numerabile dinsiemi di prima categoria.
Sia r
0
un punto di C C
1
. Dimostriamo che esso ammette un intorno
compatto 1 in tale che )(1 C) non abbia punti interni. Possiamo
supporre, per semplicit`a, che r
0
= 0 , )(0) = 0 e )
1
,r
1
,= 0 in 0. Mediante
un cambiamento di coordinate di classe (

in un intorno \ di 0 in ,
possiamo ricondurci al caso in cui la restrizione di ) a \ si possa scrivere
nella forma
2
:
)(r) = )(r
1
, r
2
, . . . , r
n
) = (r
1
, )
2
(r), . . . , )
n
(r)).
Sia 1 un intorno compatto di 0 in \ della forma:
1 = [:, :] G
con : 0, e G intorno compatto di 0 in R
m1
. Supponiamo che )(C 1)
contenga un punto interno j
0
.
La proiezione R
n
(j
1
, j
2
, ..., j
n
) (j
2
, ..., j
n
) R
n1
`e aperta.
Consideriamo lapplicazione dierenziabile di classe (

\ r p(r) = ()
2
(r), ..., )
n
(r)) R
n1
.
Per lipotesi induttiva, linsieme p (C(p) 1) non ha punti interni.
Poiche 1 C C(p), se ne deduce che lintersezione di )(C 1) con
liperpiano 1 = j
1
= j
1
0
non contiene un intorno di j
0
per la topologia
di sottospazio di 1. Ci`o contraddice lipotesi che j
0
fosse punto interno di
)(C 1) ed abbiamo quindi dimostrato che )(C 1) `e un compatto privo
di punti interni.
Ripetendo questo ragionamento per i diversi punti di CC
1
, dimostriamo
che `e possibile ricoprire CC
1
con una famiglia numerabile di compatti 1

tali che )(C 1

) sia privo di punti interni e dunque


)(C C
1
) =
_

)(C 1

)
sia di prima categoria in R
n
.
Sia ora / 1 ed r
0
C
k
C
k+1
. A meno di una traslazione, possiamo,
per semplicare le notazioni, supporre che r
0
sia lorigine 0 R
m
. Indi-
chiamo con una derivata parziale di ) di ordine /, per cui sia d(0) ,= 0.
Possiamo ancora supporre che )(0) = 0 e, a meno di restringerci a un in-
torno aperto \ di 0 R
m
, e di cambiare le coordinate in \ ed in R
n
, che
(r) = r
1
.
Allora C
k
\ `e contenuto in r
1
= 0 e quindi )(C
k
\) `e contenuto
nellinsieme dei valori critici dellapplicazione
p(r
2
, ..., r
m
) = )(0, r
2
, ..., r
m
),
2
Ci` o si ottiene applicando il teorema delle funzioni impicite alla
f(x) = f(x
1
, x
2
, ..., x
n
) = (x
1
, f
2
(x), ..., f
n
(x)).
1. IL LEMMA DI SARD NEGLI SPAZI EUCLIDEI 183
denita e di classe (

in un intorno
t
di 0 in R
m1
. Linsieme )(C
k
\)
`e allora di prima categoria per lipotesi induttiva su :.
Ricopriamo C
k
C
k+1
con una famiglia numerabile di tali intorni \
e dimostriamo cos` che )(C
k
C
k+1
) `e di prima categoria perche unione
numerabile di insiemi di prima categoria.
Sia ora 1 un compatto contenuto in C

. Poiche tutte le derivate parziali


di ) si annullano identicamente su 1, per ogni intero positivo / possiamo
trovare un intorno aperto l di 1 in tale che :
[)(r)[ dist(r, 1)

r l.
Supponiamo per assurdo che )(1) contenga dei punti interni. Non `e restrit-
tivo allora supporre che )(1) contenga il cubo :
Q = j R
n
[ [j
i
[ 1,2
e che 1 sia contenuto nel cubo :
Q
t
= r R
m
[ [r
j
[ 1,2.
Sia un intero positivo, con dist(1, R
m
l) 1, e suddividiamo Q
t
in
m
cubi di lato 1,. Se uno di questi cubetti, chiamiamolo 1, interseca
1, esso `e tutto contenuto in l e la sua immagine )(1) `e contenuta in un
cubo di lato minore di 2(

:,)

. Avremo dunque:
1 = o|(Q) 2
n

m
(

:,)
ln
.
Scegliendo |n :, otteniamo una contraddizione.
Ne segue che limmagine )(1 C), essendo un compatto di prima
categoria in R
n
, ha parte interna vuota.
Poiche C

`e unione numerabile di compatti in esso contenuti, )(C

) `e
di prima categoria perche unione numerabile di insiemi di prima categoria.
La dimostrazione `e completa.
Osservazione 1.8. Dalla dimostrazione si pu`o osservare come lipotesi del
teorema che la ) sia di classe (

si possa indebolire a ) di classe (


k
con
/n :.
Osservazione 1.9. In modo analogo si pu`o dimostrare la forma pi` u classica
del lemma di Sard :
Se ) : R
m
R
n
`e unapplicazione di classe (
k
con /n :, allora
C\ ()) ha misura di Lebesgue nulla in R
n
.
Osservazione 1.10. Sia un aperto di R
m
, : n ed ) : R
n
unapplicazione di classe (
k
, con / 1. Se j )() `e un valore regolare di
), allora `
y
= )
1
(j) `e una sottovariet`a dierenziabile di classe (
k
di ,
con latlante denito dai sistemi di carte locali:
(1.1) `
y
l
,x
0
r (r) =
_

1
(r), ...,
mn
(r)
_
(l
,x
0
) R
mn
al variare di r
0
in `
y
e di Hom
R
(R
m
, R
mn
) tra le applicazioni lineari
tali che r p(r) = ()(r), (r)) R
m
sia regolare in r
0
. Per denire
laperto l
,x
0
, osserviamo che, per il teorema delle funzioni implicite, la
184 12. IL LEMMA DI SARD
p denisce un omeomorsmo di un intorno \ di r
0
su un aperto \
t
di
R
m
: poniamo allora l
,x
0
= \ `
y
. La `
y
= )
1
(j) `e una sottovariet`a
globalmente chiusa in .
Esempio 1.11. Sia M(:, n; R) lo spazio vettoriale delle matrici : n a
coecienti reali e sia / min:, n. Allora linseme M(:, n; /; R) delle
matrici :n di rango / `e una sottovariet`a dierenziabile localmente chiusa
di classe (

di M(:, n; R), di dimensione /(:+n/). Infatti M(:, n; /; R)


`e lintersezione del chiuso delle matrici che hanno nulli tutti i determinanti
dei minori di ordine (/ +1) con laperto delle matrici che hanno almeno uno
dei determinanti dei minori di ordine / diverso da zero.
Un atlante di M(:, n; /; R) si pu`o parametrizzare con la scelta di /
colonne A
i
1
, . . . , A
i
k
, con 1 i
1
< < i
k
n della matrice A
M(:, n; /; R). Laperto l
i
1
,...,i
k
`e formato dalle matrici A per cui A
i
1
, . . . , A
i
k
sono linearmente indipendenti. Le coordinate sono allora gli (:/) coecienti
della matrice (A
i
1
, . . . , A
i
k
), che variano nellaperto di M(:, /; R) R
mk
delle matrici che hanno un minore / / con determinante diverso da 0,
e i /(n /) coecienti c
h
j
che si ricavano dalla decomposizione A
j
=

k
h=1
c
h
j
A
i
h
della ,-esima colonna (, ,= i
1
, . . . , i
k
) di A rispetto alle colonne
A
i
1
, . . . , A
i
k
. Questa scelta delle coordinate denisce un dieomorsmo di
l
i
1
,...,i
k
sul prodotto R
k(nk)
R
k(m+nk)
.
2. Il teorema di Sard per variet`a dierenziabili
Siano ` , variet`a dierenziabili di classe (
k
, con / 1, di dimensio-
ni :, n rispettivamente, ed ) : ` unapplicazione dierenziabile di
classe (
k
. Un punto j che sia critico per la rappresentazione di ) in un siste-
ma di coordinate locali in j ed in )(j), lo `e anche per la sua rappresentazione
rispetto a qualsiasi altro sistema di coordinate locali.
Possiamo quindi denire senza ambiguit`a linsieme C()) dei punti critici
di ) in ` e linsieme C\ ()) dei valori critici di ) in .
Denizione 2.1. Diciamo che un punto j ` `e un punto critico di unap-
plicazione dierenziabile ) : ` , di classe (
k
, con / 1, se, rispetto a
coordinate locali r in un intorno l di j in ` ed j in un intorno \ di )(l)
in , il punto r(j) `e critico per la
j ) r
1
: r(l) R
m
j(\ ) R
n
.
I punti regolari di ) sono il complementare in ` dei punti critici e i valo-
ri regolari di ) il complementare in )(`) dei valori critici. Se )(`)
`e un valore regolare, allora )
1
() `e una sottovariet`a (globalmente) chiusa
di `, dierenziabile di classe (
k
, di dimensione :n. Le (1.1), relative alle
possibili scelte di sistemi di coordinate locali in j )
1
() ed in )(`),
deniscono un atlante e quindi una struttura dierenziabile su )
1
().
Usando atlanti formati da un insieme al pi` u numerabile di elementi
otteniamo immediatamente:
3. IL TEOREMA DIMMERSIONE DI WHITNEY 185
Lemma 2.2. Sia ) : ` unapplicazione dierenziabile di classe (
1
tra due variet`a dierenziabili di classe (
k
, con / 1, di dimensioni : ed
n, rispettivamente. Se : < n, allora )(`) `e un sottoinsieme di prima
categoria di .
Teorema 2.3 (Lemma di Sard). Siano ` ed variet`a dierenziabili di
classe (

. Allora, per ogni applicazione ) : ` di classe (

, C\ ()) `e
un insieme di prima categoria in .
Osservazione 2.4. Possiamo introdurre sulla variet`a dierenziabile una
misura positiva n dimensionale j, con la condizione che il suo pull-back
rispetto a ciascuna carta locale sia un multiplo di classe (

della misura
di Lebesgue. Un modo per costruire la j `e il seguente. Fissiamo un rico-
primento aperto localmente nito l
i

iI
di mediante gli aperti di un
atlante (l
i
, r
i
)
iI
di di classe (

. Sia
i
una partizione dellunit`a su
, con funzioni
i
0, subordinata al ricoprimento l
i

iI
. Deniamo la
misura j mediante lintegrale delle funzioni continue a supporto compatto,
ponendo :
_
N
p dj =

iI
_
x
i
(U
i
)
p(r
i
)
i
(r
i
) d
n
, p (
0
c
(, R) ,
ove
n
`e la misura di Lebesgue n-dimensionale in R
n
.
Vale allora il Lemma di Sard nella formulazione :
Se ) : ` `e unapplicazione dierenziabile di classe (

, allora
linsieme C\ ()) dei valori critici di ) `e j-misurabile ed ha misura nulla.
3. Il teorema dimmersione di Whitney
Dimostriamo in questo paragrafo che ogni variet`a dierenziabile ` di
dimensione : `e dieomorfa a una sottovariet`a chiusa di R
2m+1
.
Cominciamo dimostrando con alcuni risultati relativi ad applicazioni
dierenziabili tra spazi Euclidei. Ricordiamo che nello spazio vettoriale
delle matrici di tipo n :, a coecienti reali o complessi, la || =
_
traccia(

) `e una norma Euclidea.


Lemma 3.1. Sia un aperto di R
m
, n un intero 2:, ed ) : R
n
,
unapplicazione dierenziabile di classe (
2
. Allora, per ogni c 0 esiste una
matrice reale = (o
i
j
), di tipo n :, tale che : || < c e lapplicazione
)
A
: r )
A
(r) = )(r) + r R
n
sia unimmersione in ogni punto r
di .
Dimostrazione. Se )
A
non `e unimmersione in r , allora la matrice
1 = J)(r) + ha rango minore di :, cio`e = 1 J)(r) per una matrice
1 di rango minore di :. Per ogni 0 / < :, le matrici n : di rango
/ formano una sottovariet`a dierenziabile localmente chiusa M(n, :; /; R)
di dimensione /(n + : /) dello spazio Euclideo M(n, :; R) R
mn
delle
matrici reali n :. Lapplicazione :
1
k
: M(n, :; /; R) (r, 1) = 1 J)(r) M(n, :; R) R
mn
186 12. IL LEMMA DI SARD
`e dierenziabile di classe (
1
, denita su una variet`a dierenziabile di di-
mensione : + /(n + : /) ed a valori in una variet`a dierenziabile di
dimensione :n. La / : + /(n + : /) `e crescente se 2/ < n + :, e
quindi in particolare per / < :. Abbiamo perci`o :
: + /(n + :/) : + (:1)(n + 1) = :n + 2:n 1 < :n
per ogni intero / con 0 / < :, per lipotesi che n 2:. Per il Lemma 2.2,
limmagine di 1
k
`e di prima categoria in R
mn
. Quindi anche lunione delle
immagini delle 1
k
, per 0 / < :, `e un sottoinsieme di prima categoria nello
spazio delle matrici reali : n. Ne segue che le matrici M(n, :; R)
per cui )
A
`e un immersione in ogni punto r `e di seconda categoria, ed
in particolare diverso dallinsieme vuoto.
Lemma 3.2. Sia Sia un aperto di R
m
, n un intero :, ed ) : R
n
unapplicazione dierenziabile di classe (
1
.
(1) Se ) `e unimmersione in tutti i punti di un compatto 1 di , allora
possiamo trovare un c 0 tale che, per ogni applicazione dieren-
ziabile p : R
n
di classe (
1
con sup
xK
|Jp(r)| < c, lappli-
cazione r )(r) + p(r) sia ancora unimmersione in ogni punto
r 1.
(2) Se inoltre ) : R
n
`e iniettiva su un compatto 1
t
1 ,
allora esiste un numero reale c
t
0 tale che, se p : R
n
soddisfa
[p(r) p(j)[ c
t
[r j[ per r, j 1
t
, allora () + p): R
n
sia
ancora iniettiva su 1
t
.
(3) Sia : < dist(1, ). Esiste allora un numero reale positivo c
tt
0
tale che, se p : R
n
`e unapplicazione di classe (
1
e [p(r)[ < c
tt
per r 1
t
, |Jp(r)| < c
tt
per r 1 r [ dist(r, 1
t
) :,
allora ) +p `e unimmersione in tutti i punti di 1 ed `e iniettiva su
1
t
.
Dimostrazione. Data una matrice M(:, n; R), sia
i
1
,...,im
la
matrice quadrata : : formata dalle : righe corrispondenti agli indici
i
1
, . . . , i
m
. La funzione
1() = max
1i
1
<<imn

det(
i
1
,...,im
)

`e continua. Consideriamo sullo spazio vettoriale A = (


0
(1, M(:, n; R))
la topologia denita dalla norma |(r)|
K
= sup
xK
|(r)|. Poiche il de-
terminante di una matrice reale `e funzione continua dei suoi coecienti,
lapplicazione
1 r 1((r)) R
`e continua per ogni A. Ne segue che anche
: A min
K
1((r)) R
`e continua. Per ipotesi, 1(J)) 0, perche la funzione continua 1(J)(r)),
essendo positiva in ogni punto di 1 per lipotesi che ) fosse un immersione in
3. IL TEOREMA DIMMERSIONE DI WHITNEY 187
ogni punto di 1, ha su 1 un minimo positivo. Esister`a quindi un c 0 tale
che, se A ed ||
K
< c, allora (J) +) 0, cio`e 1(J)(r)+(r)) 0
per ogni r 1. In particolare, ) +p `e ancora unimmersione in ogni punto
di 1 se |Jp|
K
< c. Questo dimostra il punto (1).
Per dimostrare (2), osserviamo in primo luogo che, sotto lipotesi che )
sia iniettiva sul compatto 1
t
1, esiste un numero reale positivo c 0 tale
che [)(r) )(j)[ c[r j[ se r, j 1
t
. Dalla formula di Taylor abbiamo
infatti che
)(j) )(r) = J)(r)(j r) + o([r j[).
Per lipotesi che J)(r) abbia rango : in ogni punto r di 1, per la compattez-
za di 1 abbiamo, con una costante c
0
0, la diseguaglianza [J)(r)[ c
0
[[
per ogni r 1 ed ogni R
m
. Fissato quindi un punto r
0
1, utilizzan-
do la formula di Taylor, potremo trovare un intorno l
x
0
di r
0
in tale che
[)(j) )(r)[ (c
0
,2)[j r[ se r, j l
x
0
. Quindi, se ) `e unimmersione
iniettiva in ogni punto di 1
t
, la funzione
1(r, j) =
_

_
[)(r) )(j)[
[r j[
se r ,= j
liminf
x

,x

x
x

,=x

[)(r
t
) )(r
tt
)[
[r
t
r
tt
[
se r = j
`e nita, semicontinua inferiormente e positiva in ogni punto del compatto
1
t
1
t
, ed ha quindi su 1
t
1
t
un minimo positivo c.
Se p : R
n
soddisfa [p(r) p(j)[ < c[r j[ per r, j 1
t
, avremo,
per r ,= j 1
t
:
[[)(r) + p(r)] [)(j) + p(j)][ [)(r) )(j)[ [p(r) p(j)[
c [r j[ [p(r) p(j)[ 0 .
Questo dimostra che () + p) `e ancora iniettiva su 1
t
.
Dimostriamo inne la (3). Fissati due numeri reali c
t
, : 0, con :
dist(1
t
, ), possiamo trovare un c
tt
0 sucientemente piccolo an-
che ogni funzione p : R
n
di classe (
1
che soddis |Jp(r)| < c
tt
se
dist(r, 1
t
) :, soddis anche la diseguaglianza [p(r) p(j)[ c
t
[r j[
quando r, j appartengano alla stessa componente connessa di 1
t
. Fisseremo
inoltre c
tt
in modo tale che [)(r) )(j)[ c
tt
se r, j appartengono a diverse
componenti connesse di 1
t
. In questo modo anche lultima aermazione del
Lemma risulter`a vericata.
Prima di enunciare e dimostrare il Teorema dimmersione di Whitney,
`e conveniente denire unopportuna topologia sullo spazio vettoriale reale
(

(`, R
n
) delle applicazioni di classe (

delle applicazioni ) : `
dierenziabili di classe (

.
Deniamo innanzi tutto la topologia di (

(, R
n
) nel caso in cui sia
un aperto dello spazio Euclideo R
m
. Per ogni compatto 1 ed ogni
188 12. IL LEMMA DI SARD
intero non negativo : introduciamo la seminorma
3
:
|)|
K,m
= sup
xK
sup
[[m
[1

)(r)[ .
Sia ora 1

N
una successione di compatti con 1

int(1
+1
),

=
e deniamo, per ), p (

(, R
n
) :
dist(), p) =

=0
2

|) p|
K,
1 +|) p|
K,
.
Si verica che questa `e una distanza su (

(, R
n
), che induce la topologia
della convergenza uniforme della funzione con tutte le sue derivate parziali
sui compatti di , e che, con questa distanza, (

(, R
n
) `e uno spazio metrico
completo e quindi, in particolare, uno spazio di Baire.
Consideriamo ora il caso in cui ` sia una variet`a dierenziabile di classe
(

. Fissiamo ancora una successione di compatti 1

N
di ` con 1


int(1
+1
),

= ` ed un atlante numerabile /
M
= (l
a
, r
a
)
aN
, con
gli aperti l
a
relativamente compatti in ` . Per ogni o N, ssiamo un
aperto l
t
a
l
a
, in modo tale che l
t
a

aN
sia una famiglia localmente
nita e sia ancora un ricoprimento di ` . Deniremo allora la distanza tra
due applicazioni ) e p di (

(`, R
n
) mediante :
dist(), p) =

=0

a=0
2
a
|) r
1
a
p r
1
a
|
xa(

a
K),
1 +|) r
1
a
p r
1
a
|
xa(

a
K),
.
Si verica che con questa distanza (

(`, R
n
) `e uno spazio metrico completo,
e quindi di Baire. La topologia indotta dalla distanza `e, per la rappresenta-
zione della funzione in ogni carte locale, quella della convergenza uniforme
con tutte le derivate.
Dimostriamo ora il :
Teorema 3.3 (Whitney). Sia ` una variet`a dierenziabile di classe (

,
paracompatta, numerabile allinnito, di dimensione reale :. Esiste allora
unimmersione dierenziabile ) : ` R
2m
ed un dieomorsmo p : `
R
2m+1
di ` su una sottovariet`a globalmente chiusa di R
2m+1
.
Dimostrazione. Possiamo supporre per semplicit`a che ` sia connessa.
Fissiamo una successione di compatti 1

N
di ` con 1

int(1
+1
),

= ` ed un atlante numerabile e localmente nito /


M
= (l
a
, r
a
)
aN
,
con gli aperti l
a
relativamente compatti in ` . Per ogni indichiamo
con T

linsieme delle applicazioni dierenziabili ) (

(`, R
n
) che sono
unimmersione in ogni punto di 1

. Per il Lemma 3.2, T

`e un aperto di
(

(`, R
n
). Per il Lemma 3.1, T

`e denso in (

(`, R
n
). Per il Teore-
ma di Baire, T =

`e un sottoinsieme denso di seconda categoria di


3
Una seminorma su uno spazio vettoriale reale V `e unapplicazione p : V R a
valori non negativi, positivamente omogenea di grado uno e subadditiva. A dierenza
della norma, non si richiede a una seminorma la propriet` a che p(v) = 0 implichi v = 0.
3. IL TEOREMA DIMMERSIONE DI WHITNEY 189
(

(`, R
n
). Chiaramente le funzioni di T sono immersioni in ogni punto di
`.
Se ` `e compatta, ogni applicazione dierenziabile ) : ` R
n
`e pro-
pria
4
. Se ` non `e compatta, consideriamo il sottoinsieme T delle funzioni
) (

(`, R
n
) che soddisfano )(j) se j 1

1
1
per 1. Poiche
T `e chiuso, `e uno spazio metrico completo per la restrizione della distanza su
(

(`, R
n
) e quindi uno spazio di Baire. Ancora, si verica facilmente che
T

T `e un aperto denso di T per ogni . Quindi T T `e un sottoinsieme


denso di seconda categoria di T ed ogni ) T T denisce unimmersione
propria ) : ` R
n
.
Supponiamo ora che n 2:. Sia ) : ` R
n
unapplicazione dieren-
ziabile che `e unimmersione dierenziabile in ogni punto j si un compatto 1
di `. Sia / = (l
a
, r
a
) un atlante numerabile e localmente nito di `,
con aperti l
a
relativamente compatti in ` ed l
t
a
aperti di ` con l
t
a
l
a
e

a
l
t
a
= `. Per il teorema delle funzioni implicite, possiamo scegliere la-
tlante / in modo che ) sia iniettiva su 1l
a
per ogni aperto l
a
dellatlante
/. Sia
a
una partizione dellunit`a di classe (

di `, subordinata al ri-
coprimento l
a
, con
a
(j) 0 se j

l
t
a
. Dico che, data una qualsiasi suc-
cessione di numeri reali positivi :
a
, `e possibile determinare una successione
di vettori
a
R
n
tale che per ogni intero positivo , )

= ) +

a<

a

a
sia unimmersione in ogni punto di 1

= 1

a<

l
t
a
ed iniettiva su 1

e
su ogni sottoinsieme 1 l
a
, per o N. Ragioniamo per ricorrenza su .
Per = 0, abbiamo 1

= e quindi non c`e nulla da dimostrare. Supponia-


mo di aver costruito )

. Linsieme 1 = (j, ) ` ` [

(j) ,=

()
`e un aperto di ` ` e quindi una variet`a dierenziabile di classe (

e di dimensione 2:. Poiche 2: < n, per il Lemma di Sard lapplica-


zione 1 (j, )
f(p)f(q)
(p)(q)
R
n
ha immagine di prima categoria in
R
n
ed `e dunque possibile trovare un /

arbitrariamente piccolo tale che


f(p)f(q)
(p)(q)
,= /

se (j, ) 1. Pur di scegliere /

sucientemente piccolo,
per il Lemma 3.2 la funzione )
+1
= )

+ /

sar`a ancora unimmersione


dierenziabile ed iniettiva su 1

e su tutte le intersezioni 1 l
a
. Potremo
ancora, per il Lemma 3.2, scegliere /

in modo che )

sia unimmersione
dierenziabile in ogni punto di 1
+1
. Resta da vericare che )
+1
sia iniet-
tiva su 1
+1
. Siano j, 1
+1
con )
+1
(j) = )
+1
(). Questuguaglianza
implica che j = se entrambi i punti non appartengono allaperto

0.
Infatti in questo caso j, 1

ed )

(j) = )
+1
(j) = )
+1
() = )

(). Si
verica ancora che )
+1
(j) ,= )
+1
() se

(j)

() = 0 e j ,= . Resta
da considerare il caso in cui

(j)

() ,= 0. Allora j, 1 l
a
ed
)(j) ,= )() se j ,= per la scelta dellatlante /. Quindi : se

(j) =

(),
da )
+1
(j) = )
+1
() ricaviamo che )

(j) = )

() e quindi j = ; se
4
Chiamiamo propria unapplicazione continua : X Y tra due spazi topologici
X ed Y che trasformi chiusi di X in chiusi di Y e per cui
1
(K) sia compatto per ogni
compatto K di Y .
190 12. IL LEMMA DI SARD

(j) ,=

() la )
+1
(j) = )
+1
() implica che j = per la scelta di
/

.
Sia ora 1

una successione di compatti di ` con 1

int(1
+1
)
e

= `; sia T = ) (

(`, R
n
) [ [)(j)[ se j 1

1
1
.
Per quanto dimostrato sopra, se n 2:, le ) T che sono immersioni
dierenziabili iniettive su 1

formano un aperto denso T

di T . Per il
teorema di Baire, T =

`e un sottoinsieme denso di seconda categoria


di T e chiaramente i suoi elementi sono immersioni iniettive di ` in R
n
.
Osserviamo che, utilizzando il Teorema dimmersione di Whitney, `e pos-
sibile denire una topologia metrizzabile sullo spazio (

(`, ) delle ap-


plicazioni dierenziabili denite sulla variet`a dierenziabile ` ed a valori
nella variet`a dierenziabile . Fissata unimmersione dierenziabile inietti-
va e propria R

, che ci permetta di identicare ad una sottovariet`a


chiusa di R

, potremo considerare (

(`, ) come il sottospazio chiuso di


(

(`, !

) formato dalle ) per cui )(`) .


CAPITOLO 13
Forme dierenziali negli spazi Euclidei
1. Forme dierenziali in R
n
Indichiamo con
q
R
n
lo spazio vettoriale reale di dimensione
_
n
q
_
delle
forme -multilineari alternate su R
n
. Si dice forma dierenziale di grado
e di classe (
k
su un aperto di R
n
unapplicazione dierenziabile di classe
(
k
:
(1.1) :
q
R
n
.
Indichiamo con
q
k
() lo spazio vettoriale su R delle forme dierenziali di
grado e di classe (
k
sullaperto di R
n
. Sia dr
i
la forma lineare su R
n
denita da:
(1.2) dr
i
(r) = r
i
r =
t
(r
1
, ..., r
n
) R
n
.
Poiche le forme :
(1.3) dr
i
1
... dr
iq
con 1 i
1
< ... < i
q
n
deniscono una base di
q
R
n
, la forma (1.1) si scrive in modo unico come :
(1.4)

1i
1
<...<iqn

i
1
...iq
dr
i
1
dr
iq
ed `e di classe (
k
se e soltanto se tutte le funzioni reali
i
1
,...,iq
(r) = (r)(c
i
1
, ..., c
iq
)
sono di classe (
k
su . (Abbiamo indicato con c
1
, ..., c
n
i vettori della base
canonica di R
n
.)
2. Pull-back
Se ) : R `e una funzione di classe (
k
con / 1, denita sullaperto
di R
n
, il suo dierenziale `e lelemento di
1
k1
() denito da:
(2.1) d)(r) =
n

i=1
)(r)
r
i
dr
i
.
Siano 1 un aperto di R
m
, un aperto di R
n
e =
t
(
1
, ...,
n
) : 1
unapplicazione dierenziabile di classe (
k+1
, con / 0. Data una forma
dierenziale
q
k
(), denita da (1.4), deniamo il suo pull-back

come la forma dierenziale di


q
k
(1) :
(2.2)

i
1
...iq

i
1
...iq
() d
i
1
... d
iq
.
191
192 13. FORME DIFFERENZIALI NEGLI SPAZI EUCLIDEI
Si verica immediatamente che il pull-back di forme gode delle propriet`a :
Teorema 2.1.

:
q
k
()
q
k
(1) `e unapplicazione R-lineare.
Se
1

q
1
k
() ed
2

q
2
k
(), allora
1

2

q
1
+q
2
k
() e

(
1

2
) =
(

1
) (

2
) .
Se : 1 1 `e unapplicazione di classe (
k+1
, denita su un aperto 1
di R

, allora ( )

.
3. Dierenziale di una forma
La denizione del dierenziale di una funzione si pu`o estendere a forme
dierenziali di ordine qualsiasi. Sia
q
k+1
() una forma dierenziale di
grado e di classe (
k+1
, con / 0, denita su un aperto di R
n
dalla
formula (1.4). Poniamo :
(3.1)
d(r) =

1i
1
<...<iqn
d
i
1
...iq
(r) dr
i
1
... dr
iq
=
n

i=1

1i
1
<...<iqn

i
1
...iq
(r)
r
i
dr
i
dr
i
1
... dr
iq
.
Per ogni intero 0, il dierenziale denisce unapplicazione R-lineare :
(3.2) d :
q
k+1
()
q+1
k
() .
Teorema 3.1. Il dierenziale `e lunica applicazione R-lineare (3.2), denita
per ogni = 0, 1, ..., n, che coincida con il dierenziale denito sulle funzioni
nel caso = 0, e soddis le:
d(
1

2
) = d
1

2
+ (1)
q
1

1
d
2

1

q
1
k+1
,
2

q
2
k+1
(3.3)
d d :
q
k+2
()
q+2
k
`e lapplicazione nulla, cio`e d d = d
2
= 0 . (3.4)
Dimostrazione. La (3.3), per il dierenziale denito dalla (3.1), se-
gue dalle propriet`a del prodotto esterno e dalla regola di Leibnitz per la
derivazione del prodotto di due funzioni. La (3.4) `e allora conseguenza
della :
d
2
) =
n

i,j=1

2
)(r)
r
i
r
j
dr
i
dr
j
= 0 ,
valida per ogni funzione ) (
2
(, R). Viceversa, se valgono (3.3) e (3.4) e
il dierenziale `e R-lineare, la sua espressione `e data necessariamente dalla
(3.1).
Per ogni aperto di R
n
, abbiamo un complesso di operatori dieren-
ziali :
(3.5)
0
0
k+n
()
d

1
k+n1
()
d

h
k+nh
()
d

h+1
k+nh1
()
d

h+2
k+nh2
()

d

n
k
() 0
3. DIFFERENZIALE DI UNA FORMA 193
Teorema 3.2 (Lemma di Poincare-Volterra). Sia
q
k
() (/ 1) una
forma dierenziale denita su un aperto di R
n
, che soddisfa
(3.6) d) = 0
in un intorno aperto di un punto j di . Se = 0, allora ) `e costante in
un intorno di j in . Se 0, possiamo trovare un intorno aperto l di j
in e una forma dierenziale n
(q1)
k+1
(l) tale che:
(3.7) dn = in l.
Dimostrazione. Laermazione nel caso = 0 `e conseguenza del teo-
rema di Lagrange: se ) `e una funzione di classe (
1
su un aperto convesso,
allora )(r) )(j) =

n
i=1
(r
i
j
i
))(),r
i
per un punto del segmento
[r, j] di estremi r, j. Quindi ) `e costante su un aperto convesso in cui si
annullino tutte le sue derivate prime.
Sia ora 0. Ragioniamo per induzione, supponendo il teorema vero
per forme dierenziali che non contengano in un intorno di j i dierenziali
dr
i+1
, ..., dr
n
. Se , denita da (1.4), ci`o signica che, in un intorno l di j :
([i])
i
1
...iq
= 0 se 1 i
1
< < i
q1
i < i
q
n.
Se inoltre d = 0 allora, in un intorno l di j :
([i])

i
1
...iq
r
j
= 0 se 1 i
1
< ... < i
q
i < , n.
Il caso i = 0 `e banale perche allora `e identicamente nulla in un intorno l
di j e possiamo risolvere (3.7) ponendo n = 0. Supponiamo quindi i 0 e
sia
q
k
() una forma, con d = 0, che soddis ([i + 1]), e quindi anche
([i + 1]) :
=

1j
1
<...<jmi+1

j
1
...jq
dr
j
1
... dr
jq
in un intorno l di j. Scriviamo in un intorno di j
= dr
i+1

1
+
2
con
1
,
2
che non contengono dr
i+1
, cio`e
1

q1
k
(l) ed
2

q
k
(l) e
soddisfano ([i]) e ([i + 1]). Possiamo supporre che j = 0 e che questa
decomposizione valga in un intorno l di
\ = [1, 1]
n
in R
n
, per 1 0 in cui d = 0. Deniamo quindi una forma
=

1j
1
<...<j
q1
i

j
1
...j
q1
dr
j
1
... dr
j
q1
ponendo

j
1
...j
q1
(r
1
, ..., r
n
) =
_
x
i+1
R

j
1
...j
q1
(r
1
, ...r
i
, t, r
i+2
, ..., r
n
)dt.
Allora si verica che
d
q
k
((1, 1)
n
)
194 13. FORME DIFFERENZIALI NEGLI SPAZI EUCLIDEI
`e indipendente da dr
i+1
, ..., dr
n
e quindi per lipotesi induttiva
d = d
su un intorno aperto l di j contenuto in \ e la tesi segue con
n = + .

Dalla formula dei dierenziali, otteniamo immediatamente il :


Teorema 3.3. Se : 1 `e una applicazione dierenziabile di classe
(
k+2
denita su un aperto 1 di R
m
e valori in un aperto di R
n
, abbiamo,
per ogni intero 0, il diagramma commutativo:

q
k+2
()
d

q+1
k+1
()

q
k+1
(1)
d

q+1
k
(1)
Osservazione 3.4. I Teoremi 3.2 e 3.3 permettono di denire forme dif-
ferenziali e il dierenziale di forme su variet`a dierenziabili astratte, in
quanto ci dicono che la denizione di dierenziale e la dierenziazione sono
operazioni invarianti rispetto ai cambiamenti di carte locali.
4. Orientazione e sottovariet`a di R
n
.
Sia ` una variet`a dierenziabile di classe (
k
, con / 1. Un atlante
/ di classe (
k
si dice orientato se i determinanti degli jacobiani delle sue
funzioni di transizione sono positivi. Diremo che due atlanti orientati /
1
e
/
2
sono compatibili se la loro unione `e ancora un atlante orientato. Una
variet`a dierenziabile che ammetta un atlante orientato si dice orientabile.
La relazione di compatibilit`a `e allora una relazione di equivalenza tra gli
atlanti orientati su ` che ne deniscono la struttura dierenziabile. Se ` `e
connessa e orientabile, ci sono esattamente due classi di equivalenza di atlanti
orientati su `. La scelta di una delle due classi `e una orientazione della
variet`a `. Nel caso di una variet`a non connessa, unorientazione di ` sar`a
la scelta di una particolare orientazione su ciascuna delle sue componenti
connesse.
Osservazione 4.1. Non tutte le variet`a sono orientabili. Ad esempio gli
spazi proiettivi reali RP
n
sono variet`a orientabili se n `e dispari, ma non se
n `e pari.
Consideriamo ora in particolare il caso di sottovariet`a di R
n
. Ricordiamo
che una sottovariet`a localmente chiusa di R
n
, di classe (
k
(/ 1) e di
dimensione :, `e un sottoinsieme o di R
n
tale che, per ogni punto j o, si
possano trovare un intorno aperto l di j in R
n
ed n : funzioni di classe
(
k
:
)
i
: l R i = 1, ..., n :
4. ORIENTAZIONE E SOTTOVARIET
`
A DI R
n
. 195
tali che:
(4.1)
_
_
_
o l = r l[)
i
(r) = 0 i = 1, ..., n :
d)
1
(r) ... d)
nm
(r) ,= 0 r l.
Una carta locale su o `e una parametrizzazione :
(4.2) r : 1aperto R
m
o R
n
di classe (
k
, cio`e unapplicazione dierenziabile di classe (
k
, denita su un
aperto 1 di R
m
, a valori in R
n
, non singolare, cio`e con Jacobiano di rango
massimo : in ogni punto di 1, e la cui immagine r(1) sia contenuta in o.
Lesistenza di un atlante ottenuto mediante parametrizzazioni `e assicurata
dal teorema delle funzioni implicite.
La scelta delle funzioni )
1
, . . . , )
nm
determina unorientazione su ol :
una parametrizzazione (4.2) con r(1) o l sar`a una carta ammissibile
se :
det
_
)
1
(r), ..., )
nm
(r),
r
j
1
, ...,
r
j
m
_
0 .
Torniamo al caso generale. Sia ` una variet`a di classe (
k
con / 1 e
sia 1 un aperto di `.
`
E allora possibile denire unapplicazione continua
) : ` R che assuma valori negativi su 1 e positivi su `

1. Infatti `
`e uno spazio topologico regolare e a base numerabile e dunque metrizzabile.
Se d `e una distanza che denisce la topologia di `, e /1 `e la frontiera di
1, baster`a porre
)(r) =
_
d(r, /1) se r

1
d(r, /1) se r ` 1.
Diciamo che 1 `e regolare di classe (
k
se `e possibile scegliere una tale funzione
) in modo che sia di classe (
k
in un intorno l di /1 in ` e non abbia
punti critici su /1; diciamo allora che la ) denisce 1. Se ` `e orientata,
possiamo denire sulla frontiera di un suo aperto 1 di classe (
k
una struttura
di variet`a orientata di dimensione n 1. Se ) `e una funzione che denisce
1, costruiamo un atlante orientato su /1 nel modo seguente: ogni punto j
di /1 ammette un intorno coordinato (l, ), compatibile con lorientazione
di `, della forma
= (),
1
, ...,
n1
).
Considereremo allora la
(/1 l, (
1
, ...,
n1
))
come una carta dellatlante che denisce lorientazione di /1. La frontiera
di 1, pensata come variet` a orientata nel modo che abbiamo precisato, si
indica con 1 e si dice il bordo o la frontiera orientata di 1.
Questa nozione `e molto importante per la teoria dellintegrazione delle
forme dierenziali.
196 13. FORME DIFFERENZIALI NEGLI SPAZI EUCLIDEI
5. Integrazione e formule di Stokes
Sia un dominio di R
n
. Una n-forma
n
0
() si scrive
=
1,...,n
dr
1
... dr
n
,
ove
1,...,n
`e una funzione reale, continua in . Sia 1 un sottoinsieme
misurabile contenuto in . Se
1,...,n
`e integrabile su 1, possiamo denire
_
D
=
_
D

1...n
dr.
Sia r = (r
1
, ..., r
n
) : 1 R
n
unapplicazione dierenziabile denita su
un aperto 1 R
q
, iniettiva e senza punti singolari. Diciamo che r(1) `e una
sottovariet`a parametrica di R
n
di dimensione . Se
q
(), il suo
pull-back r

`e una -forma continua su 1. Se 1 `e un dominio misurabile


di 1, e supp(r

)

1 `e un compatto contenuto in 1, possiamo integrare su
1 la forma r

, e porre :
_
r(D)
=
_
D
r

.
La formula di cambiamento di variabili negli integrali multipli ci dice che un
cambiamento di parametrizzazione di r(1) che non ne cambi lorientazione,
ottenuto cio`e mediante un dieomorsmo
: 1
t
1 tra aperti 1
t
, 1 R
q
con det
_

i
j
j
_
1i,jq
0
non cambia il valore dellintegrale :
_

1
(D)
(r )

=
_
D
r

.
Possiamo quindi integrare una -forma su sottoinsiemi compatti di sotto-
variet`a orientate di dimensione , usando ladditivit`a dellintegrale e ridu-
cendoci, per partizione dellunit`a, a considerare soltanto il caso di variet`a
parametriche (carte locali).
Riconsideriamo ora il concetto di bordo di un dominio di R
n
. Suppo-
niamo che 1 sia un aperto relativamente compatto di R
n
. Sia d la distanza
euclidea in R
n
e consideriamo la funzione continua ) : R
n
R negativa in
1 e positiva su R
n


1:
)(r) =
_
d(r, /1) se r

1
d(r, /1) se r R
n
1.
Allora /1 `e di classe (
k
con / 1 in un punto j /1 se soltato se la
funzione ) cos` denita `e di classe (
k
in un intorno di j e )(j) ,= 0 .
Se /1 `e di classe (
k
in un punto j, per il teorema delle funzioni implicite
potremo trovare un intorno l di j in R
n
tale che /1l sia una sottovariet`a
5. INTEGRAZIONE E FORMULE DI STOKES 197
chiusa di classe (
k
e di dimensione n 1 dellaperto l. Lorientazione di
1 `e denita dalle rappresentazioni parametriche
r : \ R
n1
l
con r(\ ) = /1 l
t
l che soddisfano la condizione:
det
_
)(r),
r
j
1
, ...,
r
j
n1
_
0.
Se la frontiera di un un aperto relativamente compatto 1 `e dierenziabile in
tutti i punti, indichiamo con 1 la sua frontiera come sottovariet`a dieren-
ziabile orientata di dimensione n 1, con lorientazione denita nel modo
precisato sopra.
Teorema 5.1 (Formula di Green). Sia 1 un aperto relativamente compat-
to con frontiera dierenziabile e sia
n1
1
() una forma dierenziale
denita in un intorno di

1. Allora
_
D
=
_
D
d.
Dimostrazione. Ci limitiamo a dare unidea della dimostrazione. Os-
serviamo in primo luogo che la formula vale se `e nulla fuori da un compatto
contenuto in 1. In questo caso infatti ci riconduciamo a un integrale su un
compatto [1, 1]
n
che contiene

1 e per il teorema di Fubini la formula `e
ridotta allintegrazione per parti per funzioni di una variabile reale.
Per il teorema delle funzioni implicite e per la compattezza di 1, pos-
siamo ricoprire 1 con un numero nito di aperti l
i
, per i = 1, . . . , /, in
cui siano denite coordinate j
i
= j
i
(r) tali che :
1 l
i
= 1
i
< j
1
i
< 0 , 1
i
< j
h
i
< 1
i
per 2 / n , con 1
i
0.
Sia l
0
1 un intorno di 1

m
i=1
l
i
, con chiusura compatta in 1. Sia

0im
una partizione dellunit`a di classe (

su

1, subordinata al rico-
primento l
i
. Abbiamo allora
_
D
d =
m

i=0
_
U
i
d(
i
) .
Poiche
0
ha supporto compatto contenuto in l
0
,
_
U
0
d(
0
) = 0. Per i 0,
scriviamo in l
i
:

i
=
(i)
1
dj
2
i
j
n
i
+ + (1)
h+1

(i)
h
dj
1
i

dj
h
i
. . . dj
n
i
+ + (1)
n+1

(i)
n
dj
1
i
dj
n1
i
.
Abbiamo allora :
d(
i
) =
n

h=1

(i)
h
j
h
i
dj
1
i
dj
h
i
,
198 13. FORME DIFFERENZIALI NEGLI SPAZI EUCLIDEI
_
U
i
d(
i
) =
n

h=1
_
0
R
i
dj
1
i
_
R
i
R
i
dj
2
i

_
R
i
R
i
dj
n
i

(i)
h
j
h
i
=
_
R
i
R
i
dj
2
i

_
R
i
R
i
dj
n
i

(i)
1
(0, j
2
i
, . . . , j
n
i
) =
_
D

perche
_
0
R
i

(i)
1
y
1
i
dj
1
i
=
(i)
1
(0, j
2
i
, . . . , j
n
i
), mentre
_
R
i
R
i

(i)
h
y
h
i
dj
h
i
= 0 per i 1.
Poiche
i
`e una partizione dellunit`a in un intorno di 1, otteniamo la
tesi.
Sia ora o una sottovariet`a dierenziabile orientata di dimensione e di
classe (
k
, con / 1, di un aperto di R
n
. Ci`o signica che, per ogni punto
j o, possiamo trovare un intorno l
p
di j ed n funzioni dierenziabili
)
i
per i = 1, ..., n denite in l
p
e tali che :
_
_
_
o l
p
= r l
p
[)
i
(r) = 0 i = 1, ..., n ,
d)
1
(r) ... d)
nq
(r) ,= 0 r o l
p
.
e inoltre lorientazione di o `e denita dallatlante in cui sono carte ammis-
sibili in o l
p
le parametrizzazioni :
r : \ R
q
o l
p
R
n
per cui
det
_
)
1
(r), ..., )
nq
(r),
r
j
1
, ...,
r
j
q
_
0.
Dato un aperto relativamente compatto 1 di o, diremo che la sua frontiera
`e di classe (
k
se possiamo trovare una funzione di classe (
k
con :
_
_
_
1 = r o[(r) < 0
d(r) d)
q+1
(r) ... d)
n
(r) ,= 0 r /1,
dove /1 `e la frontiera di 1 in o e le )
1
, . . . , )
nq
deniscono lorientazione
di o in un intorno r. Su /1 consideriamo allora lorientazione denita dalle
funzioni )
q+1
, ..., )
n
, . La sottovariet`a /1, con questa orientazione, si dice
il bordo di 1 e si indica con 1. Otteniamo allora, per la denizione di
integrale di una -forma su una sottovariet`a orientata -dimensionale e la
formula di Green:
Teorema 5.2 (Formula di Stokes). Sia 1 un dominio relativamente com-
patto con frontiera di classe (
k
(/ 1) di una sottovariet`a orientata o di
dimensione di R
n
(con 1). Sia
q1
1
(l) per un intorno l di

1
in R
n
. Allora:
_
D
=
_
D
d.
5. INTEGRAZIONE E FORMULE DI STOKES 199
Osservazione 5.3. Le formule di Green e di Stokes si estendono al caso
in cui la frontiera dellaperto relativamente compatto 1 sia di classe (
1
a
tratti, cio`e 1 si possa ottenere mediante unioni e intersezioni nite di aperti
con frontiera regolare di classe (
1
. In questo caso 1 risulta ununione
nita di sottoinsiemi chiusi di sottovariet`a orientate, due a due senza punti
interni comuni e lintegrale sulla frontiera deve intendersi come la somma
nita degli integrali eettuati su ciascuno di tali sottoinsiemi.
Osservazione 5.4. Concludiamo con alcune osservazioni che collegano le
formule di Green-Stokes al lemma di Poincare-Volterra. Sia un aperto di
R
n
e sia
q
k
(), (/, 1) con
d = 0 in .
Una tale forma si dice chiusa. Allora:
(i) Lintegrale della su sottovariet`a compatte di di dimensione `e
invariante per omotopia e la sua denizione si pu`o estendere no a denire
applicazioni :
(o
q
, ) R,

(1
q
, o
q1
; ) R.
Ci`o dipende dal fatto che le applicazioni continue o
n
si possono appros-
simare mediante applicazioni di classe (

e queste, per il lemma di Sard,


hanno luogo di valori critici di misura -dimensionale nulla.
(ii) Condizione necessaria e suciente anche si possa trovare una forma
n
q1
k+1
() tale che
dn = in
(in questo caso diciamo che `e esatta in ) `e che lintegrale di su ogni
sottovariet`a compatta orientata di dimensione di sia 0.
Osservazione 5.5. Sia = R
2
0. Consideriamo su la forma chiusa
d =
rdj jdr
r
2
+ j
2
.
Essa non `e esatta in quanto il suo integrale su una qualsiasi circonferenza
[0, 2] t
t
(1cos t, 1sin t)
(1 0) `e uguale a 2. Lintegrale della forma d su un laccetto in , diviso
per 2 si dice l indice del laccetto rispetto a 0 e lannullarsi dellindice del
laccetto `e condizione necessaria e suciente anche esso sia omotopo al
laccetto costante. Intuitivamente lindice rispetto a 0 di un laccetto in
misura quante volte esso si avvolge intorno allorigine. In generale, dato un
laccetto in R
2
, `e possibile denire lindice del laccetto rispetto a qualsiasi
punto di R
2
che non appartenga al laccetto, considerando le forme:
(r r
0
)dj (j j
0
)dr
(r r
0
)
2
+ (j j
0
)
2
.
Nel caso di laccetti semplici, lindice rispetto al laccetto di ciascun punto che
non sia nel suo supporto pu`o assumere solo due valori tra i numeri 0, 1, 1.
200 13. FORME DIFFERENZIALI NEGLI SPAZI EUCLIDEI
I punti in cui lindice `e diverso da 0 formano un aperto limitato che ha il
laccetto come frontiera (Teorema di Jordan).
Lindice rispetto a 0 della frontiera orientata di un dominio regolare
connesso e semplicemente connesso che contenga 0 come suo punto interno
`e 1, mentre la somma degli indici dei laccetti che compongono la frontiera
di un dominio regolare che non contenga 0 nella sua chiusura `e uguale a 0.
CAPITOLO 14
Fibrati vettoriali e brati principali
1. Campi di vettori e curve integrali sulle variet`a
Sia ` una ssata variet`a dierenziabile di dimensione :, e di classe
(

, numerabile allinnito. Denotiamo con c(`) lalgebra reale ed anello


commutativo unitario delle funzioni (

, a valori reali, denite su `.


Denizione 1.1. Un campo di vettori su ` `e una derivazione dellalgebra
c(`), cio`e unapplicazione R-lineare
A : c(`) c(`)
che soddis lidentit`a di Leibnitz:
(1.1) A()p) = pA()) + )A(p) ), p c(`) .
Indichiamo con X(`) linsieme di tutti i campi di vettori su `. Essi
formano un c(`)-modulo unitario, per il prodotto denito da ()A)(p) =
)(A(p)) (se ), p c(`), A X(`)), ed unalgebra di Lie reale per il
prodotto di commutazione
(1.2) [A, Y ]()) = A(Y ()))Y (A())) per A, Y X(`) , ) c(`) .
Lemma 1.2. Se A X(`), allora A si annulla su tutte le funzioni
costanti.
Dimostrazione. Indichiamo con c, per c R, la funzione costante che
vale c su `. Abbiamo:
cA(1) = A(c) = A(c 1) = c A(1) + 1 A(c) = 2 A(c)
e quindi A(c) = 0.
Lemma 1.3. Sia A X(`). Se ) c(`) ed )(j) = 0 per tutti i punti j
di un aperto di `, allora A())(j) = 0 per ogni j . Abbiamo quindi :
(1.3) supp(A())) supp()) ) c(`) , A X(`) .
Dimostrazione. Fissato un punto j , siano l e \ due aperti di
` con j l \ , e sia una funzione di c(`) uguale a 0 in l ed
uguale ad 1 su ` \ . Allora ) = ) e quindi:
A())(j) = A())(j) = (j)A())(j) + )(j)A()(j) = 0.

Da questo lemma si ricava immediatamente:


201
202 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
Lemma 1.4. Sia A un campo di vettori su `; se ), p sono due funzioni
di c(`) che assumono gli stessi valori su tutti i punti di un aperto di `,
allora :
A())(j) = A(p)(j) j .
Dimostrazione. Infatti ) p si annulla su e quindi:
A())(j) A(p)(j) = A() p)(j) = 0 j .

Corollario 1.5. Se `e un aperto di `, per ogni A X(`) vi `e uno ed


un solo campo di vettori A[
A
X() tale che A[
A
) [
A
= (A)) [
A
per ogni
) c(`).
Ad ogni carta locale (l, r) in ` possiamo associare campi di vettori
,r
1
, . . ., ,r
m
in X(l), deniti da :
(1.4)
_

r
i
_
) =
[) r
1
]
r
i
r ) c(l) .
Vale il :
Lemma 1.6. Siano A X(`) ed (l, r) una carta locale in `. Allora :
(1.5) A[
U
=
m

i=1
A(r
i
)
_

r
i
_
.
Dimostrazione. Data ) c(l), sia )

= ) r
1
c(r(l)). Se
r
0
r(l), per ogni punto r di un intorno aperto \
x
0
r(l) di r
0
, stellato
rispetto ad r
0
:
)

(r) = )

(r
0
) +
_
1
0
d)

(r
0
+ t(r r
0
))
dt
dt
= )

(r
0
) +
m

i=1
(r
i
r
i
0
))

i
(r), con
)

i
(r) =
_
1
0
)

r
i
(r
0
+ t(r r
0
)) dt c(\
x
0
) .
Con r
0
= r(j
0
) abbiamo )

i
(r
0
) =
)

(r
0
)
r
i
=
__

r
i
_
)
_
(j
0
). e quindi :
[A[
U
) ] (j
0
) =
_
A

Vx
0
)

(j
0
)
=
_
A

Vx
0
)(j
0
)

(j
0
) +
_
A

Vx
0
m

i=1
(r
i
r
i
0
))

i
r
_
(j
0
)
=
m

i=1
)

i
(r
0
)
_
A

Vx
0
(r
i
r
i
0
)

(j
0
)
=
m

i=1
_
A(r
i
)

(j
0
)
__

r
i
_
)
_
(j
0
).

2. VETTORI TANGENTI E FIBRATO TANGENTE 203


Denizione 1.7. Dato un campo di vettori A X(`) ed un punto j `,
indichiamo con A
p
la derivazione :
(1.6) c(`) ) A
p
) := (A))(j) R
dellalgebra reale c(`). Diciamo anche che A
p
`e un vettore tangente ad `
nel punto j.
Una curva : (o, /) ` di classe (
1
`e una curva integrale del campo
di vettori A X(`) se :
(1.7)
d) (t)
dt
= A
(t)
) ) c(`) , t (o, /) .
Se (l, r) `e una carta locale in ` ed A =

m
i=1
o
i
(r)

x
i
in l, allora gli
integrali in l del campo di vettori A sono soluzioni r(t) = r((t)) del
sistema autonomo di equazioni dierenziali ordinarie del primordine :
(1.8) r
i
= o
i
(r) per i = 1, . . . , :.
Dai teoremi di esistenza e unicit`a per sistemi di equazioni dierenziali ordi-
narie abbiamo allora :
Teorema 1.8. Sia A X(`) un campo di vettori in ` e sia j
0
un qualsiasi
punto di `. Esiste allora ununica curva integrale : (o, /) ` di A, con
o < 0 < / +, con (0) = j
0
, tale che, se o , allora (t)
non ha limite in ` per t o; se / < +, allora (t) non ha limite in `
per t / .
2. Vettori tangenti e brato tangente
Denizione 2.1. Fissato un punto j `, chiamiamo vettore tangente ad
` in j unapplicazione R-lineare : c(`) R che soddis luguaglianza
di Leibnitz :
(2.1) ()p) = (()))p(j) + )(j)((p)) ), p c(`) .
I vettori tangenti in un punto j ` formano uno spazio vettoriale reale,
che indicheremo con T
p
`. Se A X(`), o pi` u in generale A X(l) per
un intorno aperto l di j in `, allora A
p
`e un vettore tangente ad ` in j.
Abbiamo :
Teorema 2.2. Per ogni punto j ` lapplicazione lineare
(2.2) X(`) A A
p
T
p
`
`e surgettiva.
Se (l, r) `e una carta locale in j, allora i vettori tangenti
_

x
1
_
p
, . . .,
_

x
m
_
p
formano una base di T
p
`.
Denizione 2.3. Indichiamo con T` lunione disgiunta degli spazi vet-
toriali T
p
`, al variare di j in ` e con : T` ` lapplicazione che
fa corrispondere al vettore tangente T
p
` il suo punto dapplicazione
204 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
j . Possiamo denire su T` una struttura di variet`a dierenziabile nel mo-
do seguente. Per ogni carta locale (l, r) di `, deniamo una carta locale
(
1
(l), r dr) di T` ponendo :
(2.3)

1
(l) (r(()), (r)) r(l) R
m
con (r) = ((r
1
), . . . , (r
n
)) R
m
.
Se (\, j) `e unaltra carta locale di `, per j l \ abbiamo :
(2.4) (j
i
) =
m

h=1
(r
h
)
j
j
r
h
,
cio`e (j) =
_
y
x
_
(r). Questa relazione si esprime anche dicendo che le
componenti di un vettore tangente sono covarianti rispetto ai cambiamenti
di coordinate.
Quindi, se j = (r), per r r(l \ ) R
n
`e la funzione di transizione
delle due carte (l, r) e (\, j), il cambiamento di coordinate dalla carta
(
1
l, r dr) alla carta (
1
(\ ), j dj) `e ( d).
Abbiamo perci`o :
Proposizione 2.4. Dato un atlante / = (l
i
, r
i
) di `, con funzioni
di transizione r
i,j
(abbiamo cio`e r
i,j
= r
i
r
1
j
su r
j
(l
j
l
i
)), allora
T/ =
1
(l
i
), r
i
dr
i
) `e un atlante di T`, con funzioni di transizione
r
i,j
dr
i,j
.
Denizione 2.5. Un gruppo a un parametro di dieomorsmi di ` `e
unapplicazione dierenziabile
(2.5) : ` R (j, t) (j, t) `
che gode delle propriet`a :
(i) (j, 0) = j j `
(ii) (j, t + :) = ((j, t), :) j ` , t, : ` .
Chiamiamo gruppo locale a un parametro di dieomorsmi di ` il dato di
un intorno l

di ` 0 in ` R e di unapplicazione
(2.6) : l

` R (j, t) (j, t) `
che goda delle propriet`a :
(i) (j, 0) = j j `
(ii) (j, t + :) = ((j, t), :) se (j, t + :) e ((j, t), :) l

.
Vale il :
Teorema 2.6. Ad un gruppo locale a un parametro : l

` di dieo-
morsmi di ` corrisponde un campo di vettori A X(`) tale che
(2.7) (A))(j) =
d)((j, t))
dt

t=0
) c(`) , j ` .
2. VETTORI TANGENTI E FIBRATO TANGENTE 205
Viceversa, dato un campo di vettori A X(`) esiste un gruppo locale di
dieomorsmi di : l

` di ` per cui (2.7) `e vericata. Due gruppi a


un parametro
1
: l

1
` e
2
: l

2
` per cui sia vericata (2.7) per
lo stesso campo A coincidono su tutte le componenti connesse di l

1
l

2
che intersecano ` 0.
Dimostrazione. Lesistenza e unicit`a di un gruppo locale a un pa-
rametro di dieomorsmi associato ad un campo di vettori A X(`) `e
conseguenza del teorema desistenza locale, unicit`a e dipendenza (

dai da-
ti iniziali per il sistema di equazioni dierenziali ordinarie (1.8). Il fatto che
la soluzione generale del problema di Cauchy denisca un gruppo locale a
un parametro `e conseguenza del fatto che il sistema (1.8) `e autonomo, che
cio`e le funzioni a secondo membro in (1.8) non dipendono dalla variabile
t e quindi che, se t (j, t) `e soluzione in un intervallo t (o, /), con
o < 0 < /, con dato iniziale (j, 0) = j, allora, per ogni t
0
(o, /) ssato,
t (j, t + t
0
) `e soluzione nellintervallo (o t
0
, / t
0
), con dato iniziale
(j, t
0
), e coincide quindi con ((j, t
0
), t).
Si verica poi facilmente, utilizzando la formula di Leibnitz per la deri-
vata del prodotto di funzioni reali di una variabile reale, che la (2.7) denisce
un campo di vettori A X(`).
Denizione 2.7. Siano ` ed due varitet`a dierenziabili ed ) : `
unapplicazione di classe (

. Essa induce unapplicazione (il pull-back di


funzioni ) :
(2.8) )

: c() )

() = ) c(`) .
Utilizzando il pull-back di funzioni deniamo il dierenziale di ) in un
punto j ` :
(2.9)
)

(j) = d)
p
: T
p
` T
f(p)
mediante :
)

(j)()() = d)
p
()() = ()

()) = () ) c() .
Se (l, r) e (\, j) sono carte locali in ` ed rispettivamente, con j l ed
)(j) \ , abbiamo :
(2.10) )

(j)
_
m

i=1

i
_

r
i
_
p
_
=
n

j=1
_
m

i=1

i
)
j
r
i
(j)
_
_

j
j
_
f(p)
.
Possiamo denire in questo modo unapplicazione dierenziabile :
(2.11) )

= d) : T` d)
(v)
() T ,
ove abbiamo indicato con : T` ` la proiezione canonica. La )

(o d))
si dice il dierenziale dellapplicazione ), o il suo sollevamento allo spazio
tangente.
206 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
3. Fibrati vettoriali
Il brato tangente `e un esempio della struttura pi` u generale di brato
vettoriale che deniamo ed esaminiamo in questo paragrafo.
Denizione 3.1. Siano 1 ed ` due variet`a dierenziabili. Una brazione
dierenziabile di 1 su ` `e una sommersione dierenziabile surgettiva c :
1 `.
Sia \ uno spazio vettoriale di dimensione nita. Un atlante di trivia-
lizzazione di 1

`, come brato vettoriale con base ` e bra tipica \ ,
`e il dato di un ricoprimento aperto l
a

aA
di ` e, per ogni o , di una
sommersione dierenziabile
a
: c
1
(l
a
) \ tale che:
c
1
(l
a
) (c(),
a
()) l
a
\ `e un dieomorsmo o (i)
\

a,b

b
(
1
a
(j, )) \ `e un isomorsmo lineare j l
a
l
b
. (ii)
La famiglia /(1, `, \ ) = (l
a
,
a
) [ o si dice un atlante di trivializ-
zazione
1
brato vettoriale 1

V
` e le funzioni
a,b
: l
a
l
b
GL
R
(\ )
le sue funzioni di transizione.
Due atlanti di trivializzazione /
1
(1, `, \ ) e /
2
(1, `, \ ) del brato
vettoriale 1

` sono equivalenti se /
1
(1, `, \ ) /
2
(1, `, \ ) `e ancora
un atlante di trivializzazione del brato vettoriale 1

`.
Deniniamo struttura di brato vettoriale reale con base ` e bra tipica
1 una brazione dierenziabile 1

` e una classe di equivalenza di
atlanti di trivializzazione come brato vettoriale 1

`. Fissata una tale
struttura, diremo che 1

` `e un brato vettoriale reale dierenziabile
con base ` e bra tipica \ .
Lo spazio tangente T`, denito nel paragrafo precedente, `e un esempio
di brato vettoriale dierenziabile, con base ` e bra tipica R
m
.
Il prodotto cartesiano ` \ , con la proiezione sul primo fattore, `e un
altro esempio di brato vettoriale. Esso si dice banale o triviale e un
brato vettoriale 1

` si dice trivializzabile se ammette una carta di
trivializzazione (`, ).
Indicheremo con 1
p
= c
1
(j) la bra su j `. Essa ha una struttura
naturale di spazio vettoriale.
Siano 1
1

1
`
1
ed 1
2

2
`
2
due brati vettoriali reali dierenziabili.
Unapplicazione dierenziabile 1 : 1
1
1
2
si dice un morsmo di brati
vettoriali reali dierenziabili se conserva le bre, se cio`e esiste unapplica-
zione dierenziabile ) : `
1
`
2
tale che 1(1
1p
) 1
2f(p)
per ogni j e la
1
Spesso eviteremo di indicare nella notazione la bra tipica V , quando questa sia
chiara dal contesto. Scriveremo cio`e E

M invece di E

V
M.
3. FIBRATI VETTORIALI 207
sua restrizione 1
p
a ciascuna bra 1
1p
`e lineare :
1
1
F
1
2

2
`
1
f
`
2
`e commutativo ed
1
p
: 1
1p
1
2f(p)
`e lineare j `
1
.
Se inoltre la 1 : 1
1
1
2
`e un dieomorsmo, allora anche la sua inversa
1
1
: 1
2
1
1
`e un morsmo di brati dierenziabili reali e si dir`a un
isomorsmo di brati vettoriali reali dierenziabili.
Un brato dierenziabile 1

` `e quindi trivializzabile se `e isomorfo
al brato dierenziale triviale `\ , per qualche spazio vettoriale reale \ .
Le costruzioni dellalgebra lineare si estendono in modo naturale ai
brati vettoriali.
In particolare, se 1

` `e un brato vettoriale dierenziabile con bra
tipica \ , consideriamo linsieme 1

formato dallunione disgiunta degli spazi


vettoriali duali 1

p
. Indichiamo ancora con c

: 1

` lapplicazione che
associa il punto j ` ad 1

p
1

. Se (l
a
,
a
) `e un atlante del
brato vettoriale 1

`, per ogni punto j ` la
a
(j) : 1
p
\ `e un
isomorsmo lineare. Deniamo [

a
]
1
: [c

]
1
(l
a
) \

ponendola uguale
a [

a
(j)]
1
su ciascuna bra 1

p
. In questo modo otteniamo un atlante di
trivializzazione (l
a
, [

a
]
1
), che denisce su 1

` una struttura di
brato vettoriale reale dierenziabile.
Con questa struttura dierenziabile, chiamiamo 1

` il brato
duale di 1

` .
Siano 1
1

1
` ed 1
2

2
` due brati vettoriali reali, con bre
tipiche \
1
e \
2
, sulla stessa base `. Deniamo :
(3.1) 1
1

M
1
2
= (
1
,
2
) 1
1
1
2
[ c
1
() = c
2
() .
Si verica facilmente che 1
1

M
1
2

`, ove c(
1
,
2
) = c
1
(
1
) = c
2
(
2
)
`e un brato vettoriale reale dierenziabile con bra tipica \
1
\
2
. Esso si
dice la somma di Whitney dei brati 1
1

1
` ed 1
2

2
` . Osserviamo
che 1
1

M
1
2
sidentica in modo naturale allunione disgiunta degli spazi
vettoriali 1
1p
1
2p
.
Siano /
1
(1
1
, `, \
1
) = (l
a
,
1a
) e /
2
(1
2
, `, \
2
) = (l
a
,
2a
) due
atlanti di trivializzazione, corrispondenti allo stesso ricoprimento aperto
l
a
di `. Deniamo 1
1

M
1
2
come lunione disgiunta degli spazi vet-
toriali 1
1p
1
2p
, al variare di j in `. Se
(h)
1
1
1p
,
(h)
2
1
2p
, per
/ = 1, . . . , j, porremo c(

h=1

(h)
1

(h)
2
) = j. Deniamo allora una strut-
tura di brato vettoriale reale dierenziabile su 1
1

M
1
2

` mediante
l
a
,
1a

2a
con (
1a

2a
) (j): 1
1p
1
2p
\
1
\
2
uguale al prodotto
tensoriale delle applicazioni lineari
1a
(j) e
2a
(j).
208 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
In particolare, ssati due interi non negativi :, : possiamo denire, a
partire dal brato vettoriale reale dierenziabile 1

`, con bra tipi-
ca \ , un brato vettoriale dierenziabile T
r,s
(1)
r,s
`, con bra tipica
\ \
. .
r volte
\

\

. .
s volte
. La bra sopra il punto j `e 1
p
1
p
. .
r volte

p
1

. .
s volte
e, se (l, ) `e una carta di trivializzazione di 1

`, la
_
l,

r
[
1
]

s
_
`e una carta di trivializzazione di T
r,s
(1)
r,s
`.
Chiamiamo il brato vettoriale T
r,s
(1) ` la potenza tensoriale :-
covariante ed :-controvariante di 1 `.
In modo perfettamente analogo possiamo denire un brato vettoria-
le complesso dierenziabile, richiedendo che la bra tipica \ sia uno spa-
zio vettoriale complesso e che le funzioni di transizione degli atlanti di
trivializzazione ammissibili siano C-lineari.
Sia 1

` un brato dierenziabile e sia un aperto di `. Si
dice sezione dierenziabile di 1 su unapplicazione : (

(, 1) con
c :(j) = j per ogni j .
Osserviamo che X() si identica in modo naturale a (

(, T`).
4. Fibrato cotangente e tensori
Denizione 4.1. Indichiamo con T

` il duale del brato tangente T`


della variet`a `. Esso si dice il brato cotangente di ` ed i suoi elementi
vettori cotangenti o covettori in `.
Se ) c(`), per ogni j ` lapplicazione T
p
()) R `e un
funzionale lineare su T
p
` ed `e dunque un elemento di T

p
`. Associamo
in questo modo ad ogni ) c(`) una sezione dierenziabile

d) del brato
T `. Con la denizione di dierenziale data nel paragrafo precedente,
identichiamo TR ad R R, abbiamo :
d)() =

d)()
_
d
dt
_
f((v))
avendo indicato con t la coordinata canonica di R. Nel seguito scriveremo
per semplicit`a d) invece di

d), identicando il dierenziale di una funzione
reale alla corrispondente sezione del brato cotangente.
Indichiamo con X

(`) lc(`)-modulo delle sezioni dierenziabili del


brato T

`.
Una sezione dierenziabile A di T` su ` `e un elemento di X(`) e
possiamo farla agire su X

(`) mediante [A()](j) =


p
(A
p
) per ogni j `.
Analogamente, possiamo interpretare la stessa uguaglianza come lazione di
X

(`) su A X(`).
Sia T
r,s
(T`) la potenza tensoriale :-covariante ed :-controvariante di
T`. Essa `e un brato vettoriale con bra [T
p
`]

r
[T

p
`]

s
. Le sue
sezioni si dicono tensori :-covarianti ed :-controvarianti.
5. FORME DIFFERENZIALI SU UNA VARIET
`
A 209
Estendendo al prodotto tensoriale laccoppiamento di dualit`a :
(4.1)
X(`) X

(`) (A, ) A, c(`) , A, (j) =


p
(A
p
) j ` ,
una sezione (

(`, T
r,s
(T`)) denisce unapplicazione :
(4.2) : X

(`) X

(`)
. .
r volte
X(`) X(`)
. .
s volte
c(`)
Si verica senza dicolt`a il seguente criterio :
Proposizione 4.2. Condizione necessaria e suciente anche unappli-
cazione R-multilineare (4.2) sia associata ad un tensore `e che sia c(`)-
multilineare.
5. Forme dierenziali su una variet`a
Indichiamo con
h
(`) lo spazio dei tensori alternati /-controvarianti su
`. Gli elementi di
h
(`) sono i tensori (

(`, T
0,h
(T`)) tali che
(A
1
, . . . , A
h
) = 0 quando due dei campi di vettori A
1
, . . . , A
h
sono uguali.
Questa propriet`a `e equivalente a :
(5.1) (
1
, . . . ,
h
) = 0 se
1
, . . .
h
T
p
` sono linearmente dipendenti.
Ancora, questa `e equivalente a :
(5.2) (

1
, . . . ,

h
) = ()(
1
, . . . ,
h
) se
1
, . . .
h
T
p
` e S
h
.
Gli elementi di
h
(`) si chiamamo /-forme alternate. Deniamo il die-
renziale di una /-forma alternata
h
(`) come la (/+1)-forma alternata
d denita da :
(5.3)
d(A
0
,A
1
, . . . , A
h
) =
h

i=0
(1)
i
A
i
[(A
0
, . . . ,

A
i
, . . . , A
h
)]
+

0i<jh
(1)
i+j
([A
i
, A
j
], A
0
, . . . ,

A
i
, . . . ,

A
j
, . . . , A
h
)
A
0
, A
1
, . . . , A
h
X(`) .
Verichiamo che la (5.3) denisce una (/ + 1)-forma alternata. Se, per due
indici 0 : < : /, `e A
r
= A
s
= Y , si verica facilmente che ciascuna
delle due somme a secondo membro di (5.3) si annulla. Per dimostrare la
c(`)-multilinearit`a, `e allora suciente vericare che :
d()A
0
, A
1
, . . . , A
h
) = )d(A
0
, A
1
, . . . , A
h
) ) c(`), A
0
, . . . , A
h
X(`) .
Ci`o segue da :
[)A
0
, A
i
] = )[A
0
, A
i
] (A
i
))A
0
210 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
e quindi :
d()A
0
,A
1
, . . . , A
h
) = )
h

i=0
(1)
i
(A
i
)(A
0
, . . . ,

A
i
, . . . , A
h
)]
+
h

i=1
(1)
i
(A
i
))(A
0
, . . . ,

A
i
, . . . , A
h
)]
+ )

0i<jh
(1)
i+j
([A
i
, A
j
], A
0
, . . . ,

A
i
, . . . ,

A
j
, . . . , A
h
)

i=1
(1)
i
(A
i
))(A
0
, . . . ,

A
i
, . . . , A
h
)]
= )d(A
0
, A
1
, . . . , A
h
)
) c(`) A
0
, A
1
, . . . , A
h
X(`) .
Poiche
_

x
i
,

x
j

= 0 se r
1
, . . . , r
m
sono coordinate locali, questa denizio-
ne del dierenziale di una forma `e equivalente a quella che avevamo data
nel caso di forme dierenziali su aperti degli spazi Euclidei. In particolare
otteniamo :
Teorema 5.1. Se ` `e una variet`a dierenziabile di dimensione :, il dif-
ferenziale denisce un complesso di operatori dierenziali del primordine :
(5.4)
0
0
(`)
d

1
(`)

d

m1
(`)
d

m
(`) 0 .
`
E
0
(`) = c(`) e, per ogni aperto connesso l di `, le funzioni ) c(l)
con d) = 0 su l sono costanti su l. Ogni punto j ` ha un sistema
fondamentale di intorni aperti l tali che, se 1 / : e
h
(l)
soddisfa d = 0 in l, allora esiste una
h1
(l) tale che d = in l.
Dimostrazione. Il Teorema segue dal teorema analogo (Lemma di
Poincare-Volterra) dimostrato per le forme dierenziali denite sugli aperti
degli spazi Euclidei.
Un aperto l di ` si dice contrattile se esiste unapplicazione dieren-
ziabile : l [0, 1] l con (j, 0) = j
0
costante e (j, 1) = j per ogni
j l . Abbiamo :
Teorema 5.2 (Poincare-Volterra). Se l `e un aperto contrattile di ` ed
/ 1, allora per ogni
h
(l) che soddisfa d = 0 in l esiste una
n
h1
(l) tale che dn = .
Dimostrazione. Sia : l [0, 1] l unapplicazione dierenziabile
con (j, 0) = j
0
costante e (j, 1) = j per ogni j l .
Sia
h
(l) una forma chiusa e poniamo :

() =
0
+ dt
1
6. DERIVATA DI LIE DI UN TENSORE. 211
con
0
,
1
indipendenti da dt. Allora :
d(

()) =

(d) = 0 = d
M

0
= 0 ,

0
t
= d
M

1
dove abbiamo indicato con d
M
la restrizione del dierenziale su l [0, 1] ai
vettori orizzontali, cio`e ai vettori tangenti annullati da dt. Deniamo :
(t) =
_
t
0

1
(:)d: .
Otteniamo allora, poiche
0
(0) = 0 :
d
M
(t) =
_
t
0
d
M

1
(:)d: =
_
t
0

0
t
(:)d: =
0
(t) .
Con n = ( , 1)
h1
(l), otteniamo dn =
0
(1) = in l.
6. Derivata di Lie di un tensore.
Un dieomorsmo : ` denisce isomorsmi :
(
1
)

: c(`) ) )

= )
1
c()

: X(`) A A

(A) X() ove

(A)() = d(A

1
(q)
)
(
1
)

: X

(`)

() ove

(A

) = (A) A X(`) .
Questi isomorsmi si estendono agli isomorsmi degli spazi tensoriali :
T
r,s
(`)

T
r,s
() ,
deniti da :

(
1

, . . . ,
r

, A

1
, . . . , A

s
) = (
1
, . . . ,
r
, A
1
, . . . , A
s
)

1
, . . . ,
r
X

(`), A
1
, . . . , A
s
X(`) .
Sia
X
=
X
(t) il gruppo locale a un parametro di dieomorsmi di `,
con generatore innitesimale A X(`). Per ogni aperto l relativamen-
te compatto in ` esiste un c 0 tale che, per ogni t (c, c),
X
(j, t)
sia denita per ogni j l. Quindi, per ogni T
r,s
(`), utilizzan-
do il dieomorsmo
X
(t)
1
(l) j
X
(j, t) l, possiamo denire

X
(t) =

X
( ,t)
T
r,s
(l). Questo ci permette di ottenere un nuovo tensore
1
X
() T
r,s
(`), ponendo :
(6.1) 1
X
() =
d
X
(t)
dt

t=0
.
Il tensore 1
X
() `e la derivata di Lie del tensore rispetto al campo di
vettori A.
Proposizione 6.1. Se A, Y X(`), allora 1
X
(Y ) = [A, Y ].
212 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
Dimostrazione. In una carta coordinata (l, r) siano A =

m
i=1
o
i
,r
i
,
Y
i
=

/
i
,r
i
. Il gruppo locale a un parametro (t) `e allora denito dalle
equazioni :

i
(r, t) = o
i
((r, t)) i = 1, . . . , :.
Scriviamo (r, t) per linversa della (t). Abbiamo cio`e ((r, t), t) = r
per ogni t e r nel dominio di denizione. Abbiamo allora :
Y (t) =
m

i,j=1
/
i
((r, t))(
j
,r
i
)((r, t))(,r
j
) .
Otteniamo allora :
Y (t)
dt
=
m

i,j=1
_
m

h=1
/
i
r
h

h
t

j
r
i
+ /
i
_

2

j
r
i
r
k

k
t
+

2

j
r
i
t
_
_

r
j
.
Da ((r, t), t) = r, abbiamo :

h
t
+
m

k=1

h
r
k

k
t
= 0 .
Poiche ,r e ,r sono entrambi lidentit`a per t = 0, abbiamo :
m

i,j,h=1
/
i
r
h

h
t

j
r
i

t=0
=
m

h=1
o
h
/
j
r
h
.
Per t = 0 `e
2

j
,r
i
r
k
= 0, mentre
2

j
,r
i
t = o
j
,r
i
ed otteniamo
quindi la formula desiderata.
Si verica facilmente che :
Proposizione 6.2. Se ) T
0,0
(`) = c(`), allora 1
X
) = A) per ogni
A X(`).
Dati numeri positivi /, /, :, : con / :, / :, deniamo sui tensori
loperazione di contrazione degli indici (/, /) :
c
h
k
T
r,s
(`) T
r1,s1
(`)
nel modo seguente : siano A
1
, . . . , A
m
X(`) campi di vettori che de-
niscono un sistema di riferimento su un aperto l di `, tali cio`e che
A
1
(j), . . . , A
m
(j) T
p
` sia una base di T
p
` per ogni j l. Deniamo
il sistema di riferimento duale
1
, . . . ,
m
X

(l) mediante A
i
,
j
(j) =
i
j
(delta di Kronecker) per ogni j l. Allora, su l, poniamo :
c
h
k
()(
1
, . . . ,
r1
, Y
1
, . . . , Y
s1
)
=
m

j=1
(
1
, . . . ,
k1
,
j

k
,
k
, . . .
r1
, Y
1
, . . . , Y
h1
, A
j

h
, Y
h
, . . . Y
s1
)

i
X

(`), Y
i
X(`) .
7. DISTRIBUZIONI VETTORIALI 213
Si verica che la contrazione `e ben deninta, che cio`e non dipende dalla
scelta del sistema di riferimento su l.
Abbiamo :
Proposizione 6.3. La derivata di Lie commuta con le contrazioni.
Utilizzando questa proposizione possiamo calcolare la derivata di Lie dei
diversi tensori a partire dalla denizione della derivata di Lie dei campi di
vettori. Ad esempio, se
1
(`), abbiamo :
(6.2) 1
X
()(Y ) = A((Y )) ([A, Y ]) A, Y X(`)
e, pi` u in generale :
Proposizione 6.4. Se A X(`) e
h
(`), allora :
(6.3)
1
X
()(A
1
, . . . , A
h
) = A((A
1
, . . . , A
h
))
+
h

i=1
(1)
i
([A, A
i
], A
1
, . . . ,

A
i
, . . . , A
h
) ,
A
1
, . . . , A
h
X(`) .
Denizione 6.5. Dato un campo di vettori A X(`), deniamo il pro-
dotto interno rispetto ad A X(`) mediante :

X
: T
r,s
(`)
X
() T
r,s1
(`)

X
()(
1
, . . . ,
r
, A
1
, . . . , A
s1
) = (
1
, . . . ,
r
, A, A
1
, . . . , A
s1
)

1
, . . . ,
r
X

(`) , A
1
, . . . , A
s1
X(`)
quando : 1, porremo
X
() = 0 per ogni tensore 0-controvariante.
Teorema 6.6. Valgono le formule :
(6.4) 1
X
() = d(
X
) +
X
(d) A X(`) ,
h
(A) ,
(6.5)
[1
X
,
Y
]() = 1
X
(
Y
())
Y
(1
X
()) =
[X,Y ]
()
_
A, Y X(`),
T
r,s
(`) .
7. Distribuzioni vettoriali
Una distribuzione vettoriale sulla variet`a dierenziabile ` `e un sotto-
c(`)-modulo W di X(`). Ci`o singica che )A +pY W per ogni A, Y
W e per ogni ), p c(`). Per ogni j ` poniamo W
p
= A
p
[ A W
T
p
`. La dimensione di W
p
`e il rango di W in j. Se il rango di W `e costante,
allora gli elementi di W sono le sezioni di un sottobrato vettoriale \ `
del brato tangente e, viceversa, se \ ` `e un sottobrato vettoriale del
brato tangente, lo spazio W = (

(`, \) delle sezioni di \ su ` `e una


distribuzione vettoriale su `.
214 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
Sia

(`) =

m
h=0

h
(`) lalgebra delle forme dierenziali alternate
su `. Indichiamo con

+
(`) =

m
h=1

h
(`) lideale delle forme di grado
positivo, che non contengono cio`e componenti di grado 0.
Associamo alla distribuzione vettoriale W il sistema dierenziale :
J
W
=

+
(`) [ [
W
= 0.
Osserviamo che J
W
`e un sotto-c(`)-modulo graduato di

(`) ed un ideale
generato dai suoi elementi di grado uno.
In generale, chiamiamo sistema dierenziale su ` un qualsiasi ideale
J di

(`) con J
0
(`) = 0. Ad esso associamo la distribuzione
vettoriale :
(7.1) W
7
= A X(`) [
X
(J) J ,
che si dice la sua distribuzione caratteristica.
La distribuzione W coincide con la distribuzione caratteristica del siste-
ma dierenziale J
W
ad essa associato, `e cio`e W
7
W
= W. Viceversa, in ge-
nerale il sistema dierenziale J
W
I
associato alla distribuzione caratteristica
di un sistema dierenziale J pu`o essere pi` u grande di J.
Esempio 7.1. Sia J il sistema dierenziale (R
n
)(dr
1
+dr
2
dr
3
) in R
m
,
con : 3. Allora W
7
= c(R
m
)
_

x
4
, . . . ,

x
m

e J
W
I
`e lideale di

(`)
generato da dr
1
, dr
2
, dr
3
.
Una sottovariet`a di ` si dice una sottovariet`a integrale di W se
T
p
W
p
per ogni j .
Una distribuzione vettoriale W si dice totalmente integrabile se per
ogni punto j ` esiste una sottovariet`a integrale di W con j e
T
p
= W
p
.
Diciamo che W `e formalmente integrabile se
(7.2) [W, W] W.
Abbiamo il :
Teorema 7.2 (Frobenius). Sia W una distribuzione vettoriale di rango
costante /. Sono allora equivalenti :
(i) W `e totalmente integrabile;
(ii) W `e formalmente integrabile;
(iii) dJ
W
J
W
Dimostrazione. (ii) = (i) Sia j `. Poiche W
p
ha rango /, possia-
mo ssare / campi vettoriali A
1
, . . . , A
k
W con A
1p
, . . . , A
kp
linearmente
indipendenti in T
p
`. Possiamo allora trovare una carta locale (l, r) per
cui :
A
i
=

r
i
+
m

j=1
o
j
i
(r)

r
j
con o
j
i
(0) = 0 i = 1, . . . , / , , = 1, . . . :.
7. DISTRIBUZIONI VETTORIALI 215
A meno di sostituire ad l con un intorno pi` u piccolo di j, possiamo supporre
che la matrice :
(r) =
_
_
_
_
_
1 + o
11
(r) o
12
(r) o
1k
(r)
o
21
(r) 1 + o
22
(r) o
2k
(r)
.
.
.
.
.
.
.
.
.
o
k1
(r) o
k2
(r) o
kk
(r)
_
_
_
_
_
sia invertibile in r(l). Sia 1(r) = (/
i
j
(r)) la sua inversa. Allora i campi di
vettori
Y
i
=
k

j=1
/
j
i
(r)A
i
=

r
i
+
m

j=k+1
c
h
i
(r)

r
h
(i = 1, . . . , /)
generano W
q
in ogni punto l. La condizione (ii) implica che [Y
i
, Y
j
]
q

Y
1q
, . . . , Y
kq
per ogni l. Poiche Y
1
, . . . , Y
k
,

x
k+1
, . . . ,

x
m
denisce
una base di T
p
` in ogni punto l, e [Y
i
, Y
j
]
q

_

x
k+1
_
q
, . . . ,
_

x
m
_
q
,
otteniamo che [Y
i
, Y
j
] = 0 in l per ogni 1 i, , /.
Per concludere la dimostrazione, dimostriamo il seguente :
Lemma 7.3. Siano Y
1
, . . . , Y
k
campi di vettori deniti e linearmente indi-
pendenti in tutti i punti di un intorno aperto l di j `. Se [Y
i
, Y
j
] = 0 in
l per ogni 1 i < , /, allora esite una carta locale (l
t
, j) con j l
t
l
per cui Y
i
=

y
i
in l
t
per i = 1, . . . , /.
Dimostrazione. Possiamo supporre che (l, r) sia una carta locale in
j. Ragioniamo per induzione su /.
Sia / = 1. Possiamo supporre che Y
1p
=
_

x
1
_
p
. Il campo di vettori
Y
1
denisce un gruppo locale a un parametro di dieomorismi r(l) R

l (r, t) (r, t) R
m
, ove

l `e un intorno di r(l) 0 in r(l) R.
Abbiamo

1
(x,t)
t
= 1 per r = 0, t = 0 e quindi, per il teorema delle funzioni
implicite, r = (0, j
2
, . . . , j
m
; j
1
) denisce coordinate in un intorno l
t
di j
in l, per cui Y
1
=

y
1
.
Supponiamo ora che / 1 e che il lemma sia dimostrato per un numero
inferiore di campi di vettori linearmente indipendenti che commutano tra
loro. Per la prima parte della dimostrazione, possiamo ssare coordinate
locali (l, r) tali che :
Y
1
=

r
1
, Y
i
=
m

j=1
o
j
i
(r)

r
j
per 2 , / .
Abbiamo :
[Y
1
, Y
i
] =
m

j=1
o
j
i
(r)
r
1

r
j
per 2 , / .
Quindi [Y
1
, Y
i
] = 0 implica che i coecienti o
j
i
sono indipendenti da r
1
in
un intorno c < r
i
< c r(l). Poniamo 7
j
=

m
j=2
o
j
i
(r)

x
j
per 2
216 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
, / . Con un cambiamento delle coordinate r
2
, . . . , r
m
possiamo allora
supporre, per lipotesi induttiva, che 7
j
=

x
j
per 2 , /. Otteniamo
perci`o nelle nuove coordinate r
1
, . . . , r
m
:
Y
1
=

r
1
, Y
i
=

r
i
+ o
1
i
(r)

r
1
per 2 i / .
Da [Y
i
, Y
j
] = 0 per ogni 1 i, , / otteniamo allora che le o
1
i
sono indipen-
denti da r
1
e o
1
i
,r
j
= o
1
j
,r
i
per 2 i, , /. Possiamo quindi trovare
una funzione , indipendente da r
1
, tale che o
1
i
= ,r
i
per 2 i /.
Nelle nuove variabili :
_
j
1
= r
1
+ (r
2
, . . . , r
m
)
j
i
= r
i
per 2 i :
abbiamo Y
i
=

y
i
per 1 i /.
Completiamo ora la dimostrazione dellimplicazione (ii) = (i). Fissata
una carta locale (l
t
, j) con centro in j per cui Y
i
=

y
i
, la = j
k+1
=
0, . . . , j
m
= 0 `e una sottovariet`a di `, contenuta in l
t
, contenente j e tale
che T
q
= W
q
per ogni .
(ii) = (iii) Se A

(`) si annulla su tutti i campi di W, abbiamo :


() d(A, Y ) = A((Y )) Y ((A)) ([A, Y ]) = 0 A, Y W
perche (Y ) = 0, (A) = 0 ed anche ([A, Y ]) = 0 perche [A, Y ] W. Si
ragiona in modo analogo per forme di grado maggiore di uno.
(iii) = (ii) Abbiamo W = A X(`) [ (A) = 0 J
W
X

(`).
Limplicazione `e allora una facile conseguenza della ().
(ii) = (i) Segue dal fatto che il commutatore di due campi di vettori
tangenti a una sottovariet`a in tutti i suoi punti `e ancora tangente alla
sottovariet`a in tutti i suoi punti.
Osserviamo inne che vale la :
Proposizione 7.4. Se J `e un sistema dierenziale in ` e dJ J, allora
W
7
`e formalmente integrabile.
Dimostrazione. Se A W
7
e J, allora :
1
X
() = d(
X
()) +
X
(d) J
per lipotesi che d dJ J. Poiche la derivata di Lie commuta con la
contrazione, abbiamo, per A, Y W
7
ed J :

[X,Y ]
() =
L
X
(Y )
() = 1
X
(
Y
())
Y
(1
X
()) J .
Questo vale per ogni J e quindi anche [A, Y ] W
7
.
8. GRUPPI DI LIE 217
8. Gruppi di Lie
Un gruppo di Lie `e un gruppo G su cui `e ssata una struttura di variet`a
dierenziabile per cui loperazione di gruppo G G (o, /) o/
1
G
sia dierenziabile.
Poiche G `e localmente connesso, la componente connessa dellidentit`a
G
0
di G `e un sottogruppo normale ed `e aperta e chiusa in G. Osserviamo
che G
0
`e numerabile allinnito e quindi condizione necessaria e suciente
anche lo sia anche G `e che il quoziente G,G
0
sia al pi` u numerabile.
Per ogni elemento o di G, le traslazioni a sinistra 1
a
: G p op G
e a destra 1
a
: G p po G e lautomorsmo interno ad(o) : G p
opo
1
G sono dieomorsmi di G in se.
Un campo di vettori A X(G) si dice invariante a sinistra se 1
a
(A) =
A. I campi di vettori invarianti a sinistra formano una sottoalgebra di Lie
reale L(G) di X(`). Lapplicazione :
() T
e
G A
e
A
a
= 1
a
(A
e
) [ o G L(G)
`e un isomorsmo lineare. Indichiamo con g lo spazio vettoriale T
e
G con la
struttura di algebra di Lie reale che rende () un isomorsmo di algebre di
Lie.
Indichiamo con la stessa lettera A lelemento di g e il corrispondente
campo di vettori invarianti a sinistra. Esso genera un gruppo a un parame-
tro
X
(t) di dieomorsmi di G. Il fatto che
X
sia denita su G R `e
conseguenza del fatto che :

X
(o, t) = o/
1

X
(/, t) o, / G
ed, a priori, per [t[ sucientemente piccolo. Questa formula ci permette di
estendere la denizione di
X
(o, t) per ogni t R.
Si pone
X
(c, t) = exp(tA). Abbiamo :
(8.1) exp((t
1
+ t
2
)A) = exp(t
1
A) exp(t
2
A) t
1
, t
2
R.
Chiamiamo exp(tA) [ t R un sottogruppo a un parametro di G. Lap-
plicazione g A
X
(c, 1) G si dice l applicazione esponenziale. Il suo
dierenziale in c `e lidentit` a e quindi per il teorema delle funzioni implicite
essa denisce un dieomorsmo di un intorno di 0 in g su un intorno di c
in G. In particolare, la dimensione della variet`a dierenziabile G `e uguale
alla dimensione di g come spazio vettoriale reale.
Esempio 8.1. Il gruppo delle matrici reali n n invertibili GL(n, R) `e un
gruppo di Lie, di dimensione n
2
. La sua algebra di Lie gl(n, R) `e lalgebra di
Lie di tutte le matrici reali nn e lesponenziale coincide con quello denito
per le matrici :
(8.2) exp(A) =

h=0
1
/!
A
h
.
218 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
Il suo sottogruppo SL(n, R) delle matrici con determinante 1 `e anchesso
un gruppo di Lie di dimensione (n
2
1) con algebra di Lie sl(n, R) formata
dalle matrici reali con traccia nulla.
Esempio 8.2. Il gruppo ortogonale O(n) `e formato dalle matrici o
GL(n, R) tali che
t
o = o
1
. Esso `e un gruppo di Lie con algebra di Lie o(n)
formata dalle matrici reali antisimmetriche. La sua dimensione `e n(n1),2.
Un sottogruppo H di G `e un suo sottogruppo di Lie se `e anche una
sottovariet`a dierenziabile di G, e con tale struttura dierenziabile `e un
gruppo di Lie.
Lalgebra di Lie h di un sottogruppo di Lie H di G `e una sottoalgebra di
Lie di g. Infatti i campi di vettori invarianti a sinistra su H sono restrizioni
a H di campi di vettori invarianti a sinsitra di G.
Viceversa, per ogni sottoalgebra di Lie h di G il sottogruppo H di G
generato da exp(h) `e un un sottogruppo di Lie connesso di G. Questo `e con-
seguenza del fatto che i campi di vettori invarianti a sinistra corrispondenti
agli elementi di h generano una distribuzione vettoriale di rango costante
formalmente (e quindi totalmente) integrabile in G.
Ogni omorsmo dierenziabile : G
1
G
2
di gruppi di Lie determina
un omomorsmo d(c) : g
1
g
2
delle loro algebre di Lie. Il viceversa non
`e sempre vero; lo `e quando G
2
`e semplicemente connesso.
In particolare, la G o ad(o) Aut(G) denisce unapplicazione
G o Ad(o) Aut(g), che si dice la rappresentazione lineare aggiunta
di G.
Una forma dierenziale (G) si dice invariante a sinistra se 1

a
=
per ogni o G. In modo equivalente, `e invariante a sinistra se (e solo
se) (A) = costante se A L(G), cio`e se `e costante sui campi di vettori
invarianti a sinistra.
`
E conveniente considerare nel seguito anche forme dierenziali a valori
in spazi vettoriali : se \ `e uno spazio vettoriale reale di dimensione nita ed
` una variet`a dierenziabile, indichiamo con
h
(`, \ ) le forme dieren-
ziali di grado / a valori in \ . Esse sono le applicazioni c(`)-multilineari
alternate :
: X(`) X(`)
. .
h volte
(

(`, \ ) .
Possiamo estendere in modo standard la denizione del dierenziale al caso
di forme alternate a valori in uno spazio vettoriale \ .
Inoltre, quando \ = a `e anche unalgebra di Lie reale, possiamo denire
il prodotto esterno di due forme dierenziali a valori in a. Per due forme
omogenee poniamo :
_

_
[ ](A
1
, . . . , A
p+q
) =

S
p+q
1
1
<<pp+q
1
p+1
<<
p+q
p+q
()[(A

1
, . . . , A
p
), (A

p+1
, . . . , A

p+q
)]
per
p
(`, a),
q
(`, a), A
1
, . . . , A
p+q
X(`)
8. GRUPPI DI LIE 219
ed estendiamo il prodotto cos` denito per bilinearit`a. In particolare, se
e sono 1-forme a valori in a, abbiamo :
[ ](A, Y ) = [(A), (Y )] [(Y ), (A)]
[ ](A, Y ) = 2[(A), (Y )]
A, Y X(`) .
Sia G un gruppo di Lie con algebra di Lie g. Per ogni o G abbiamo
isomorsmi lineari :
(8.3) g A
e
A L(G) A A
a
T
a
G.
Otteniamo una forma dierenziale invariante a sinistra
1
(G, g) asso-
ciando ad ogni A
a
T
a
G lelemento A
e
g = T
e
G tale che A
e
ed A
a
siano
i valori assunti in c ed o da uno stesso campo di vettori invariante a sinistra
A L(G). La forma si dice la forma di Cartan del gruppo di Lie G.
Proposizione 8.3. La forma di Cartan di un gruppo di Lie g `e una forma
invariante a sinistra e soddisfa lequazione di Maurer-Cartan :
(8.4) d +
1
2
[ ] = 0 .
Dimostrazione. Siano A, Y L((G)). Allora :
d(A, Y ) = A(Y ) Y (A) ([A, Y ])
= [(A), (Y )]
=
1
2
[ ] (A, Y ) .
Poiche X(`) `e generato, come c(G)-modulo, da L(G), otteniamo la tesi.

Lemma 8.4. La forma di Cartan di G soddisfa :


(8.5) 1

a
= Ad(o
1
) .
Ogni forma dierenziale
1
(G, \ ), invariante a sinistra su G `e della
forma = T , per unapplicazione linerare T : g \ .
Dimostrazione. Se A g, abbiamo :
1
a
(A

) = 1
a
1
a
1

(A

) = Ad(o
1
)

(A

) =
_
Ad(o
1
)(A)
_

,
cio`e, se A g, il campo di vettori 1
a
(A

) `e ancora invariante a sinistra


(perche le traslazione a sinistra commutano con le traslazioni a destra) e
coincide quindi con il campo di vettori invariante a sinistra corrispondente
ad Ad(o
1
)(A).
Se
1
(G, \ ) `e invariante a sinistra, abbiamo = T con T =
(c) : g = T
e
G \ .
220 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
9. Fibrati principali
Sia G un gruppo di Lie e 1 una variet`a dierenziabile. Chiamiamo
azione dierenziabile a destra di G su 1 unapplicazione dierenziabile:
(9.1) 1 G (j, p) j p 1
tale che, per ogni p G lapplicazione ( traslazione a destra) :
1
g
: 1 j j p 1 (9.2)
sia un dieomorsmo di 1 in s`e e
(j p
1
) p
2
= j (p
1
p
2
) j 1, p
1
, p
2
G. (9.3)
Sia g lalgebra di Lie di G. Allora, per ogni A g, lapplicazione
(9.4) 1 R (j, t) j exp(tA) 1
denisce un gruppo a un parametro di dieomorsmi di 1 e quindi un campo
di vettori A

X(1).
Teorema 9.1. Lapplicazione
(9.5) g A A

X(1)
`e un omomorsmo R-lineare. Per ogni p G abbiamo
(9.6) (1
g
)

(A

) = (ad(p)A)

A g.
Dimostrazione. Il fatto che lapplicazione (9.5) sia R-lineare segue
dalla formula
exp(tA) exp(tY ) = exp(t(A + Y ) + o(t
2
)) A, Y g, t R.
Sia ora ) c(1). Allora, se p G, j 1,
((1
g
)

(A

)))(j) = A

()( p
1
))[
q=pg
=
d
dt
)( exp(tA)p
1
)[
q=pg, t=0
=
d
dt
)(j p exp(tA)p
1
)[
t=0
= (ad(p)A)

)(j)
ed otteniamo cos` la (9.2).
Si dice brato principale con gruppo strutturale G e base ` il da-
to di due variet`a dierenziabili 1 ed `, un gruppo di Lie G, unazione
dierenziabile a destra
(9.7) 1 G (j, p) j p 1
e una brazione localmente banale con bra tipica G:
(9.8) : 1 `
tali che:
(1) Lazione di G su 1 `e libera, ovvero 1
g
non ha punti ssi se c ,=
p G.
9. FIBRATI PRINCIPALI 221
(2) G agisce transitivamente sulle bre di : se j
1
, j
2
1, allora:
(9.9) (j
1
) = (j
2
) j
1
= j
2
p per qualche p G.
Sia 1

G
G` un brato principale con gruppo strutturale G. Indichia-
mo con V = V(1) la distribuzione vettoriale dei campi di vettori verticali
su 1:
(9.10) V = A X(1) [

(A) = 0.
Essa `e formalmente integrabile, in quanto la : 1 ` `e una foliazione
globale di V. Infatti, per ogni j `, la \
p
=
1
(j) `e una sottovariet`a
dierenziabile chiusa di 1 con T

\
p
= V

per ogni \
p
.
Indichiamo con \ = \ 1 il corrispondente sotto-brato vettoriale di T1.
Lemma 9.2. Per ogni A g, il campo di vettori A

`e verticale. Per ogni


punto j 1, lapplicazione:
(9.11) g A A

p
\
p
1
`e un isomorsmo R-lineare. Il brato \ 1 `e globalmente banale su 1, in
quanto la
(9.12) 1 g (j, A) A

p
\ 1
`e un isomorsmo di brati vettoriali.
La distribuzione V(1) `e il sotto-c(1)-modulo libero di X(1) generato
dai campi di vettori A

al variare di A in g.
Dimostrazione. Se A g , allora
(j exp(tA)) = (j) t R e j 1
implica che

(A

) = 0.
Poich`e per ipotesi, ssato j 1, lapplicazione
G p j p
1
(j)
`e un dieomorsmo, essa induce un isomorsmo R-lineare
g A A

p
T
p
_

1
(j)
_
= \
p
1.

Dato un vettore tangente verticale \ \ 1 applicato in un punto j di


1, vi `e per il lemma precedente ununico elemento A dellalgebra di Lie g
di G tale che A

p
= \ . Risulta allora denita ununica applicazione
(9.13) : \ 1 g
tale che (A) c(1) per ogni A V(1). La
(9.14) : V(1) c(1)
222 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
`e unapplicazione c(1)-lineare. Diremo quindi che `e una forma dierenziale
sulla distribuzione verticale, a valori nellalgebra di Lie g. Nota che la
gode della propriet`a:
(9.15) (1
g
)

= ad(p) p G.
Esempio 9.3. Indichiamo con T(`) il brato dei sistemi di riferimento
di `. Per ogni punto j `, la bra T
p
(`) `e costituita da tutte le basi
(
1
, . . . ,
m
) di T
p
`. Una carta di trivializzazione del brato T(`) `e il
dato di un aperto l ` e di : campi di vettori A
1
, . . . , A
m
X(l) che
deniscano una base di T
p
` per ogni punto j l. Il gruppo strutturale `e
GL(:, R), con lazione naturale (
1
, . . . ,
m
)o = (

m
i=1
o
i,1

i
, . . . ,

m
i=1
o
i,m

i
)
se (
1
, . . . ,
m
) T
p
(`), o = (o
i,j
) GL(:, R). Se T(`) ammette una
trivializzazione globale, diciamo che ` `e parallelizzabile. Il fatto che ` sia
parallelizzabile `e anche equivalente al fatto che T` ammetta una trivializ-
zazione globale. Ad esempio, tutti i gruppi di Lie sono variet`a parallelizza-
bili, e possiamo utilizzare la forma di Cartan per denire la trivializzazione
globale :
( ) : T(G) ((), ()) Gg.
10. Il brato dei sistemi di riferimento
Sia ` una variet`a dierenziabile di dimensione :, numerabile allin-
nito. Indichiamo con F(`) il brato dei sistemi di riferimento su `. I
punti di F(`) che appartengono alla sua bra sul punto j ` sono le
basi di T
p
` come spazio vettoriale reale. Indichiamo con : F(`) ` la
proiezione sulla base. La bra F
p
(`) si pu`o identicare allinsieme di tutte
le applicazioni R-lineari invertibili : R
m
T
p
`. Abbiamo quindi una-
zione naturale a destra del gruppo GL(:, R) su F(`), denita mediante
o = o per ogni F(`) ed o GL(:, R). La struttura dierenzia-
bile su F(`) `e denita nel modo seguente. Se A
1
, . . . , A
m
sono campi di
vettori deniti, dierenziabili e lineramente indipendenti in tutti i punti di
un aperto l `, allora :
(10.1) l GL(:, R) (r, o) (A
1
(r), . . . , A
m
(r)) o
1
(l)
`e un dieomorsmo. Le (10.1) deniscono anche la struttura di brato
principale con gruppo strutturale GL(:, R) di F(`).
11. Fibrati vettoriali associati a brati principali
Sia P

G
` un brato principale su `, con gruppo strutturale G. Sia
: G GL
R
(\ ) una rappresentazione lineare, di dimensione nita, di G.
Poniamo :
(11.1)
1 = P\,

ove (, ) ( o, (o
1
)()) P, \ , o G.
12. G-STRUTTURE 223
Il diagramma commutativo :
P\
pr
1

`
denisce una sommersione dierenziabile c : 1 `.
Se (

(l, P) `e una sezione dierenziabile di P su un aperto l di


`, allora possiamo considerare :
(11.2) l \ (r, ) j:(((r), )) c
1
(l)
come linversa di una carta di trivializzazione di un brato vettoriale 1

`, con bra tipica \ .


In questo modo associamo ad ogni rappresentazione lineare di G un
brato vettoriale su `. Se pensiamo di aver ssato una volta per tutte il
brato principale P

G
`, potremo indicare con 1

(`)

` il brato
vettoriale con bra tipica \ corrispondente alla rappresentazione lineare
: G GL
R
(\ ). Le sezioni dierenziabili del brato vettoriale 1

(`) si
diranno in generale quantit`a di tipo .
Ad esempio, nel caso del brato F(`)

GL(m,R)
` dei sistemi di ri-
ferimento, il brato associato alla rappresentazione identica GL(:, R)
o o GL
R
(R
m
) `e il brato tangente T`; se consideriamo invece
la rappresentazione duale GL(:, R) o
t
o
1
GL
R
(R
m
), otteniamo
lo spazio cotangente T

`. Possiamo poi ottenere i brati tensoriali dalle


rappresentazioni tensoriali :
(o)(
1

p
n
1
n
q
)
= o(
1
) o(
p
)
t
o
1
(n
1
)
t
o
1
(n
q
)

1
, . . . ,
p
, n
1
, . . . , n
q
R
m
.
12. G-strutture
Denizione 12.1. Siano P
1

G
1
`
1
e P
2

G
2
`
2
due brati principali.
Unapplicazione dierenziabile ) : P
1
P
2
`e un omomorsmo di brati
principali se `e un omomorsmo di brati ed inoltre esiste un omomorsmo
di gruppi di Lie : G
1
G
2
tale che
)( o) = )() (o) P
1
o G
1
.
Quando `
1
= `
2
, G
1
`e un sottogruppo di Lie di G
2
e la ) `e unimmersione
che induce lidentit`a sulla base, diciamo che la ) `e una riduzione del gruppo
strutturale.
224 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
Se G `e un sottogruppo del gruppo lineare GL(:, R) e P

G
` una
riduzione del gruppo strutturale di F

GL(m,R)
`, diciamo che P

G
` `e
una G-struttura su `.
Il concetto di G-struttura permette di considerare con un punto di vista
unitario diverse strutture geometriche su una variet`a dierenziabile.
Ad esempio,
dare unorientazione su ` `e equivalente a dare una GL
+
(:, R)-struttura;
dare una misura di Radon di classe (

equivale ad assegnare una


SL(:, R)-struttura;
una metrica Riemanniana corrisponde a una O(:)-struttura;
una struttura quasi-compessa `e una GL(
m
2
, C)-struttura (: = 2n pari);
una struttura quasi-Hermitiana `e una U(
m
2
)-struttura (: = 2n pari);
una struttura quasi-simplettica `e una Sp(
m
2
, R)-struttura (: = 2n pari).
Ricordiamo che Sp(
m
2
, R) = o SL(2n, R) [
t
oo = per una matrice
antisimmetrica (2n) (2n) non degenere ;
una 1-struttura `e un parallelismo completo.
13. Trasversalit`a
La nozione di trasversalit`a `e lequivalente, in geometria dierenziale, di
quella di posizione generale della geometria algebrica o di giacitura gene-
rica dellalgebra lineare. La nozione di trasversalit`a si estende a quella di
trasversalit`a di applicazioni dierenziabili. La possibilit`a di deformare ap-
plicazioni in modo da metterle in posizione trasversale luna rispetto allaltra
`e uno strumento fondamentale nellapplicazione alla topologia di metodi di
geometria dierenziale.
Denizione 13.1. Due sottovariet`a dierenziabili
1
,
2
di una variet`a
dierenziabile ` si dicono trasversali in un loro punto dintersezione j

1

2
se:
(13.1)
_
T
p

1
T
p

2
= O se dim
R
(
1
) + dim
R
(
2
) dim
R
(`),
T
p

1
+ T
p

2
= T
p
` se dim
R
(
1
) + dim
R
(
2
) dim
R
(`).
Siano ` ed variet`a dierenziabili di dimensione : ed n, rispettiva-
mente, ) : ` unapplicazione dierenziabile ed o una sottovariet`a
dierenziabile chiusa di codimensione / in .
Diciamo che ) `e trasversale ad o in j ` se :
(i) o )(j) , o, oppure
(ii) T
f(p)
o + d)(j)(T
p
`) = T
f(p)
.
La seconda condizione si pu`o vericare solo se : /. Quando : < /, dire
che ) `e trasversale as o in j signica soltanto che )(j) , o.
Diciamo che ) `e trasversale ad o se lo `e in ogni punto di `.
Siano
1
ed
2
variet` a dierenziabili e siano )
i
:
i
` applicazioni
dierenziabili a valori in una stessa variet`a dierenziabile `. Diciamo che
13. TRASVERSALIT
`
A 225
)
1
`e trasversale ad )
2
se:
(13.2) d)
1
(T
q
1

1
) + d)
2
(T
q
2

2
) = T
p
` se )
1
(
1
) = )
2
(
2
) = j.
Denizione 13.2. Sia ) : ` unimmersione dierenziabile e siano
j
1
, j
2
` due punti distinti di ` che hanno la stessa immagine = )(j
1
) =
)(j
2
). Diciamo che ) `e regolare in (j
1
, j
2
) se
d)(T
p
1
`) + d)(T
p
2
`) = T
q
.
Ci`o equivale ad aermare che esistano intorni aperti l
1
, l
2
di j
1
, j
2
ri-
spettivamente, tali che )[
U
1
sia trasversale ad )(l
2
) in j
1
. Diciamo che ) `e
unimmersione regolare se lo `e in tutte le coppie di punti (j
1
, j
2
) con j
1
,= j
2
ed )(j
1
) = )(j
2
).
Teorema 13.3 (Thom). Siano `, due variet`a dierenziabili ed o una
sottovariet`a dierenziabile di . Se 1 `e un compatto di `, le applicazioni
dierenziabili ) : ` che sono trasversali ad o nei punti di 1 di `
sono un aperto denso di (

(`, ). Le ) (

(`, ) che sono trasver-


sali ad o in tutti i punti di ` formano un sottoinsieme denso di seconda
categoria di (

(`, ).
Dimostrazione. Si verica immediatamente che, se 1 `e un compatto
di `, le applicazioni ) (

(`, ) che sono trasverali ad o in ogni punto


di 1 formano un aperto T
K
di (

(`, ). Baster`a dimostrare che questo


aperto `e denso in (

(`, ).
Fissiamo unapplicazione dierenziabile ) : ` . Sia (\
a
, j
a
)
aA
un atlante numerabile e localmente nito di , con la propriet`a che o

\
a

o = , oppure o \
a
= j
1
a
= 0 , . . . , j
=
a
0. Consideriamo ora un atlante
numerabile (l
b
, r
b
)
bB
di ` tale che gli

l
b
siano compatti in ` e, per
unapplicazione , : 1 , sia )(

l
b
) \
(b)
per ogni / 1. Siano /
1
, . . . , /
t
un insieme nito di indici in 1 con 1

t
i=1
l
b
i
. Indichiamo con |
f
lintorno aperto di ) in (

(`, ) formato dalle applicazioni dierenziabili


/ con /(

l
b
i
) \
(b
i
)
.
Ricordiamo che, per denire la topologia di (

(`, ), possiamo sup-


porre, applicando il teorema dimmersione di Whitney, che R

. Se

\
(b
i
)
o = , la restrizione di ) a

l
b
i
`e trasversale ad o. In questo caso, po-
sto c
i
= dist(

\
(b
i
)
, o) 0, per ogni p (

(`, R

) tale che () +p)(`)


e sup
p

U
b
i
[p(j)[ < c
i
, avremo ancora () + p)(

l
b
i
o = , e quindi la ) + p
`e ancora trasversale ad o su

l
b
i
.
Se invece \
b
i
o ,= , detta pr : R
n
R
k
la proiezione sulle prime /
coordinate, le applicazioni dierenziabili / :

l
b
i
\
b
i
(ove

l
b
i
`e un intorno
aperto di

l
b
i
con chiusura compatta in )
1
(\
b
i
)) che non sono trasversali ad
o su

l
b
i
sono contenute nellinsieme delle / (

l
b
i
, \
b
i
) per cui pr j /
ha punti critici in

l
b
i
. Per il lemma di Sard le applicazioni di (

l
b
i
, R
p
)
prive di punti critici in

l
b
i
sono un aperto denso di (

l
b
i
, R
k
). Ne segue
che le p : ` R

per cui () + p) |
f
ed ) + p `e trasversale ad o in

l
b
i
sono un aperto denso in |
f
.
226 14. FIBRATI VETTORIALI E FIBRATI PRINCIPALI
Da queste osservazioni ricaviamo che T
K
`e un aperto denso di (

(`, ).
Fissata una successione di compatti 1

di ` con 1

K
+1
ed

=
`, le applicazioni dierenziabili da ` in che sono trasversali ad o sono
tutte e sole quelle che appartengono ad

e sono quindi lintersezione


di una famiglia numerabile di aperti densi e quindi un sottoinsieme denso di
seconda categoria per il Teorema di Baire.
Date due variet`a dierenziabili `, , indichiamo con (

imm
(`, ) lin-
sieme delle immersioni dierenziabili ) : ` .
Lemma 13.4. Siano `, due variet`a dierenziabili connesse, di di-
mensione : ed n rispettivamente, con : n. Se ` `e compatto, allora
(

imm
(`, ) `e aperto in (

(`, ). In generale, (

imm
(`, ) o `e vuoto, o `e
di seconda categoria in (

(`, ).
Date due variet`a dierenziabili connesse `, , di dimensioni :, n ri-
spettivamente, con : n, indichiamo con Imm(`, ) il sottospazio delle
immersioni dierenziabili in (

(`, ), con la topologia di sottospazio. Os-


serviamo che, se ` `e compatto, Imm(`, ) `e aperto in (

(`, ) ; in
generale, Imm(`, ) `e un sottoinsieme di seconda categoria di (

(`, )
e quindi `e uno spazio di Baire.
Teorema 13.5 (Thom). Siano `, due variet`a dierenziabili di dimen-
sione :, n rispettivamente, con : n. Per ogni compatto 1 `, le im-
mersioni dierenziabili ) : ` che sono trasversali su 1 formano un
aperto denso in Imm(`, ). Le immersioni dierenziabili ) : ` che
sono trasversali su tutto ` sono un sottoinsieme denso di seconda categoria
di Imm(`, ).
Dimostrazione. Siano
N
= (, ) [ la diagonale in
e
M
= (j, j) [ j ` quella in ` `. Unapplicazione dierenziabile
) : ` `e unimmersione trasversale se lapplicazione (` `)
M

(j
1
, j
2
) ()(j
1
), )(j
2
)) `e trasversale a
N
. Quindi, per il teore-
ma precedente, linsieme (
K
delle ) (

(`, ) che sono immersioni dif-


ferenziabili trasversali in ogni punto di 1 formano un aperto di (

(`, ).
Resta da dimostrare che tale aperto `e denso. Sia ) (

(`). Vogliamo
dimostrare che ogni intorno di ) contiene funzioni di (
K
. Utilizzando il
teorema dimmersione di Whitney, `e suciente considerare il caso in cui )
sia unimmersione in ogni punto di `. Sia (l
a
, r
a
)
aA
, con N, un
atlante numerabile di `, con

l

compatto ed ) iniettiva su

l
a
per ogni
o . Identichiamo , usando il teorema di immersione di Whitney, a
una sottovariet`a chiusa di R

. Sia ) (

(`).
Parte 4
Elementi di teoria dellomotopia
CAPITOLO 15
Omotopia
1. Omotopia libera di applicazioni continue
Denizione 1.1. Siano )
0
, )
1
: A Y applicazioni continue tra due spazi
topologici A, Y . Diciamo che )
0
ed )
1
sono omotope se `e possibile trovare
unapplicazione continua:
(1.1) 1 : A 1 Y
(indichiamo con 1 lintervallo [0, 1] di R), tale che
(1.2) 1(r, 0) = )
0
(r) c 1(r, 1) = )
1
(r) r A.
La 1 si dice unomotopia tra )
0
e )
1
.
Osservazione 1.2. Unomotopia 1 denisce unapplicazione continua
1 t 1
t
= 1(, t) ((A, Y )
dallintervallo 1 allo spazio ((A, Y ) delle funzioni continue da A in Y con
la topologia compatta-aperta.
Viceversa, se A `e di Hausdor e localmente compatto ogni applicazione
continua
1 t 1
t
((A, Y )
denisce unomotopia tra 1
0
e 1
1
.
In questo caso, data una ) ((A, Y ), linsieme delle funzioni p
((A, Y ) omotope ad ) `e la componente connessa per archi di ) in ((A, Y ).
Proposizione 1.3. Lomotopia `e una relazione di equivalenza in ((A, Y ).
Dimostrazione. Scriviamo ) p per indicare che due funzioni ), p
((A, Y ) sono omotope. Verichiamo che questa `e una relazione di equiva-
lenza.
1.
`
E ) ) mediante lomotopia costante
A 1 (r, t) )(r) Y.
2. Se
1 : A 1 Y
`e unomotopia tra ) e p, allora
A 1 (r, t) 1(r, 1 t) Y
229
230 15. OMOTOPIA
`e unomotopia tra p ed ). Quindi
) p p ).
3. Se ), p, / ((A, Y ) ed 1 : A 1 Y `e unomotopia tra ) e p, e
G : A 1 Y unomotopia tra p ed /, allora la
H(r, t) =
_
1(r, 2t) se t [0, 1,2]
1(r, 2t 1) se t [1,2, 1]
denisce unomotopia tra ) e /. Dunque
) p e p / = ) /.

Denizione 1.4. Indichiamo con (A, Y ) il quoziente di ((A, Y ) rispetto


allequivalenza omotopica. Questo insieme si dice lomotopia libera delle
applicazioni continue di A in Y .
Proposizione 1.5. Siano A, Y, \, \ spazi topologici e : \ A, :
Y \ due applicazioni continue. Lapplicazione:

: ((A, Y ) ) ) ((\, \)
denisce per passaggio al quoziente unapplicazione
(, ) : (A, Y ) (\, \).
2. Equivalenza omotopica di spazi topologici
Denizione 2.1. Due applicazioni continue
) : A Y e p : Y A
si dicono luna linversa omotopica dellaltra se
p ) id
X
in (A, A),
) p id
Y
in (Y, Y ).
Diciamo allora che ) e p sono equivalenze omotopiche. Due spazi topologi-
ci A e Y tra i quali si possa stabilire unequivalenza omotopica si dicono
omotopicamente equivalenti o che hanno lo stesso tipo di omotopia.
Lequivalenza omotopica `e una relazione di equivalenza nella categoria
degli spazi topologici. Si dimostra facilmente la seguente:
Proposizione 2.2. Siano A, Y , 7 spazi topologici e : A Y , :
Y 7 due applicazioni continue. Se due delle applicazioni continue ,
, sono equivalenze omotopiche, anche la terza lo `e.
Se A, Y , \ , \ sono spazi topologici e : \ A, : Y \ sono
due equivalenze omotopiche, allora
(, ) : (A, Y ) (\, \)
`e unapplicazione bigettiva.
3. SPAZI TOPOLOGICI CONTRATTILI 231
3. Spazi topologici contrattili
Denizione 3.1. Uno spazio topologico A si dice contrattile se id
X
`e
omotopicamente equivalente ad unapplicazione costante in (A, A).
Proposizione 3.2. Uno spazio topologico `e contrattile se e soltanto se ha
lo stesso tipo di omotopia dello spazio formato da un solo punto.
Dimostrazione. Indichiamo con 1
0
(disco 0-dimensionale) lo spazio
formato da un solo punto. Siano
) : 1
0
A e
p : A 1
0
due applicazioni omotopicamente inverse luna dellaltra. Allora ) p :
A A `e costante ed omotopicamente equivalente a id
X
.
Viceversa, se
: A A
`e unapplicazione costante omotopicamente equivalente a id
X
, deniamo
) : 1
0
A mediante )(1
0
) = (A)
e consideriamo lunica applicazione
p : A 1
0
.
Poiche ) p = , la ) e la p sono equivalenze omotopiche.
Osservazione 3.3. Uno spazio topologico contrattile `e connesso per archi.
Dimostrazione. Sia
1 : A 1 A
unomotopia tra lidentit`a su A e unapplicazione costante. Allora, per ogni
coppia di punti r, j A,
(t) =
_
1(r, 2t) se t [0, 1,2]
1(j, 2 2t) se t [1,2, 1]
denisce un cammino continuo che congiunge r a j.
Proposizione 3.4. Se A `e uno spazio contrattile, allora, per ogni spazio
topologico Y , lomotopia libera (Y, A) contiene un solo elemento.
Dimostrazione. Se ) : 1
0
A `e unequivalenza omotopica, allora
(id
Y
, )) : (Y, A) (Y, 1
0
)
`e bigettiva. Il secondo insieme contiene un solo elemento e dunque la tesi `e
dimostrata.
In particolare, due qualsiasi applicazioni costanti di uno spazio contrat-
tile in se sono omotopicamente equivalenti.
232 15. OMOTOPIA
Osservazione 3.5. Se A `e uno spazio topologico contrattile ed Y un qual-
siasi spazio topologico,allora (A, Y ) `e in corrispondenza biunivoca con lin-
sieme delle componenti connesse per archi di Y . Infatti, per ogni applicazio-
ne continua ) : A Y , limmagine )(A) `e contenuta in una componente
connessa per archi di Y , univocamente determinata dalla classe di omotopia
dellapplicazione ).
4. Omotopia legata. Retratti di deformazione. Omotopia relativa
Denizione 4.1. Sia (A, ) una coppia topologica (A `e uno spazio topo-
logico ed un suo sottospazio). Sia Y un altro spazio topologico. Unomo-
topia
1 : A 1 Y
si dice legata su , o un-omotopia, se
1(r, t) = 1(r, 0) r , t 1.
La relazione di -omotopia `e una relazione di equivalenza su ((A, Y ) e il
relativo quoziente si indica con

(A, ; Y ).
Fissata unapplicazione continua : Y , indichiamo con (A, Y ; )
limmagine in
l
(A, ; Y ) dellinsieme ) ((A, Y ) [ ) [
A
= .
Denizione 4.2. Un sottospazio di uno spazio topologico A si dice un
suo retratto di deformazione se possiamo trovare una retrazione
: A
(cio`e unapplicazione continua a valori in con [ = id
A
) tale che lappli-
cazione composta:
A



A
sia omotopa allidentit`a su A.
Diciamo che `e un retratto di deformazione stretto di A se, inoltre,
lapplicazione composta A



A `e -omotopa allidentit`a id
X
su A,
se cio`e possiamo trovare unomotopia
1 : A 1 A con
_

_
1(r, 0) = r r A,
1(r, 1) = (r) r A,
1(r, t) = r r , t 1.
Siano A, Y due spazi topologici. Fissiamo sottospazi
1
,
n
di A
e 1
1
, , 1
n
di Y , ed indichiamo con ((A,
1
, ,
n
; Y, 1
1
, , 1
n
) lo
spazio delle funzioni continue ) : A Y tali che )(
i
) 1
i
per ogni
i = 1, , n.
Denizione 4.3. Chiamiamo omotopia relativa alle (n + 1)-uple:
(A,
1
,
n
) ed (Y, 1
1
, , 1
n
)
unomotopia 1 : A 1 Y tale che 1(
i
1) 1
i
i = 1, , n.
5. k-CONNESSIONE 233
Lomotopia relativa denisce una relazione di equivalenza sullinsieme
((A,
1
, ,
n
; Y, 1
1
, , 1
n
).
Denotiamo il relativo quoziente con (A,
1
, ,
n
; Y, 1
1
, , 1
n
).
5. /-connessione
Useremo in R
n
coordinate r
0
, , r
n1
e indicheremo con c
0
, , c
n1
i vettori della base canonica. Deniamo:
1
0
= 0 (5.1)
1
n
= r R
n
[ [r[ 1 :c n 0, (5.2)
o
n
= r R
n+1
[ [r[ = 1 :c n 0. (5.3)
Abbiamo o
n1
1
n
. Considereremo o
n
come un sottospazio di o
n+1
mediante linclusione canonica
(5.4) o
n
r (r, 0) o
n+1
.
Indichiamo con
+
e

le immersioni canoniche:

+
: 1
n
r (r
0
, , r
n1
,
_
1 [r[
2
) o
n
(5.5)

: 1
n
r (r
0
, , r
n1
,
_
1 [r[
2
) o
n
. (5.6)
Ricordiamo ancora che lapplicazione:
(5.7) o
n
1 (r, t) tr 1
n+1
(coordinate polari ) denisce un omeomorsmo canonico
o
n
1
o
n
0
1
n+1
.
Abbiamo:
Proposizione 5.1. Sia A uno spazio topologico ed
) : o
n
A
unapplicazione continua. Le seguenti condizioni sono equivalenti:
a) ) `e omotopa ad unapplicazione costante.
b) ) si pu`o prolungare a unapplicazione continua

) : 1
n+1
A.
c) )
+
e )

sono o
n1
-omotope.
d) ) `e c
0
-omotopa all applicazione costante.
Dimostrazione. a) b). Sia 1 : o
n
1 A unomotopia di )
con unapplicazione costante. La
o
n
1 (r, t) p(r, t) = (1 t)r 1
n+1
234 15. OMOTOPIA
`e decomponibile
1
e il suo quoziente iniettivo denisce un omeomorsmo tra
o
n
1,(o
n
1) e 1
n+1
.
Poiche la 1 `e costante su o
n
1, essa passa al quoziente, denendo
unapplicazione continua

) : 1
n+1
A
che rende commutativo il diagramma:
o
n
1
F
A
g

f
1
n+1
1
n+1
.
Chiaramente

)[o
n
= 1
0
= ).
b) c),d). Sia

) : 1
n+1
A un prolungamento continuo di ).
Allora
1(r, t) =

)(r, (1 2t)
_
1 [r[
2
)
denisce una o
n1
-omotopia tra )
+
e )

e la
G(r, t) =

)(t + (1 t)r
0
, (1 t)r
1
, , (1 t)r
n1
)
denisce una c
0
-omotopia
G : o
n
1 A
di ) con lapplicazione costante.
c)b). Sia 1 : 1
n
1 A una o
n1
-omotopia tra )
+
e )

.
Deniamo
/ : 1
n
1 (r, t) /(r, t) =
_
r, (1 2t)
_
1 [r[
2
_
1
n+1
.
Allora / `e unapplicazione decomponibile e la 1 per passaggio al quoziente
denisce un prolungamento

) di ) che rende commutativo il diagramma:
1
n
1
F
A
h

f
1
n+1
1
n+1
.
Limplicazione d) a) `e banale e dunque la dimostrazione `e completa.

1
Ricordiamo che il quoziente iniettivo di unapplicazione f : X Y `e il quoziente
X/ di X rispetto alla relazione di equivalenza che identica i punti di X che hanno la
stessa immagine rispetto ad f. Se X e Y sono spazi topologici, la f `e continua se e soltanto
se lapplicazione

f : X/ Y denita dal diagramma commutativo
X
f
Y
,

f
X/
`e continua. La f : X Y si dice decomponibile se la

f `e un omeomorsmo.
6. k-CONNESSIONE RELATIVA 235
Denizione 5.2. Uno spazio topologico non vuoto A si dice /-connesso,
con 0 / , se per ogni intero non negativo n / ogni applicazione
continua o
n
A `e omotopa ad unapplicazione costante, ovvero se
(o
n
, A) contiene un solo elemento 0 n /, n Z.
Uno spazio topologico omotopicamente equivalente ad uno spazio /-connesso
`e esso stesso /-connesso.
Gli spazi contrattili sono -connessi.
Gli spazi 0-connessi sono gli spazi connessi per archi.
Uno spazio 1-connesso si dice connesso e semplicemente connesso.
Uno spazio `e semplicemente connesso se tutte le sue componenti con-
nesse per archi sono 1-connesse.
6. /-connessione relativa
Denizione 6.1. Una coppia topologica (X,A) si dice /-connessa se, per
ogni intero 0 n / ogni applicazione continua ) : 1
n
A tale che
)(o
n1
)
`e o
n1
-omotopa ad unapplicazione continua p : 1
n
A tale che
p(1
n
) .
Il lemma seguente permette di dare una condizione equivalente di /-connessione,
in termini di omotopia relativa.
Proposizione 6.2. Sia ) ((1
n
, o
n1
; A, ). Condizione necessaria e
suciente anche ) sia, in (1
n
, o
n1
; A, ), omotopa ad unapplicazio-
ne costante, `e che ) sia o
n1
-omotopa ad unapplicazione continua p con
p(1
n
) .
Dimostrazione.
Necessit` a. Sia 1 : 1
n
1 A unomotopia con:
1
0
= )
1
t
(o
n1
) t 1
1
1
(r) = costante r A.
Deniamo allora
G(r, t) =
_
1(r,[r[, 2(1 [r[)) se [r[ 1 t,2,
1(r,(1 t,2), t) se [r[ 1 t,2.
La G `e una o
n1
-omotopia tra ) e la funzione continua
p(r) =
_
1(r,[r[, 2(1 [r[) se [r[ 1,2,
1(2r, 1) se [r[ 1,2,
che soddisfa p(1
n
) .
236 15. OMOTOPIA
Sufficienza. Sia G : 1
n
1 A una o
n1
-omotopia tra ) ed
unapplicazione p con p(1
n
) . Allora la
1(r, t) =
_
G(r, 2t) se 0 t 1,2
G(2(1 t)r, 1) se 1,2 t 1.
`e, in (1
n
, o
n1
; A, ), unomotopia di ) con unapplicazione costante.
Osservazione 6.3. Osserviamo che, se `e un retratto di deformazione
stretto di A, allora la coppia (A, ) `e -connessa.
Per n = 0 poniamo o
1
= . Allora lenunciato del Lemma precedente
`e ancora valido: Una coppia topologica (A, ) `e 0-connessa se ogni punto
di A pu`o essere congiunto a un punto di da un cammino continuo.
Citiamo senza dimostrazione il seguente risultato:
Se linclusione A `e unequivalenza omotopica, allora la coppia
(A, ) `e -connessa.
7. Propriet`a di omotopia delle sfere
Mostriamo in questo paragrafo che la sfera o
n
`e (n 1)-connessa, ma
non n-connessa.
Teorema 7.1. Per ogni intero n 1, la sfera o
n
`e (n 1)-connessa.
Dimostrazione. Sia : un intero non negativo < n e sia
) : o
m
o
n
unapplicazione continua. Per il teorema di Stone-Weierstrass possiamo
trovare unapplicazione a componenti polinomiali
1 : R
m+1
R
n+1
tale che:
[1(r) )(r)[ < 1,2 r o
m
.
Abbiamo quindi:
[)(r) + t(1(r) )(r))[ 1,2 (r, t) o
m
1.
Lapplicazione
o
m
1 (r, t)
)(r) + t(1(r) )(r))
[)(r) + t(1(r) )(r))[
o
n
`e perci`o ben denita e descrive unomotopia tra ) e la restrizione p di 1,[1[
a o
m
. Dico che la p non `e surgettiva. Infatti, p `e di classe C

su o
m
e
quindi, per il Lemma di Sard, p(o
m
) `e di prima categoria in o
n
. Poiche o
n
meno un punto `e omeomorfa ad R
n
, che ha lo stesso tipo di omotopia del
punto, p `e omotopa ad unapplicazione costante.
7. PROPRIET
`
A DI OMOTOPIA DELLE SFERE 237
Denizione 7.2. Sia n un intero 1. Chiamiamo sospensione lapplica-
zione continua : ((o
n
, o
n
) ((o
n+1
, o
n+1
) denita da:
(7.1) ( ))(r
t
, r
n+1
) =
_
_
_
_
[r
t
[ )
_
r
t
[r
t
[
_
, r
n+1
_
se r
t
,= 0
_
0, r
n+1
_
se r
t
= 0,
ove abbiamo posto r
t
= (r
0
, . . . , r
n
).
Lemma 7.3. Per ogni intero n 1 la : ((o
n
, o
n
) ((o
n+1
, o
n+1
)
induce unapplicazione bigettiva

: (o
n
, o
n
) (o
n+1
, o
n+1
).
Dimostrazione. Poiche unomotopia di applicazioni continue di o
n
in
se si trasforma mediante in unomotopia di applicazioni continue si o
n+1
in se, la

`e ben denita.
Iniettivit` a Siano )
0
, )
1
: o
n
o
n
due applicazioni continue. Se )
0
`e
omotopa a )
1
, possiamo trovare unomotopia
1 : o
n+1
1 o
n+1
con 1
0
= )
0
, 1
1
= )
1
. Osserviamo che:
() (r, t) = t([1
n+1
(r, t)[ [r
n+1
[) c
0
+ 1(r, t) ,= 0
(r, t) o
n+1
1 con [1
n+1
(r, t)[ [r
n+1
[.
Infatti, se [1
n+1
(r, t)[ 0, i due termini nella somma a secondo membro
della () sono linearmente indipendenti. Se [1
n+1
(r, t)[ = 0, allora (r, t) =
1(r, t) ,= 0.
Possiamo allora denire una nuova omotopia G : o
n
1 o
n
tra )
0
e
)
1
ponendo:
G(r, t) =
_
1(r, t) se [1
n+1
(r, t)[ [r
n+1
[
(r, t),[(r, t)[ se [1
n+1
(r, t)[ [r
n+1
[.
Infatti, poiche 1
n+1
(r, 0) = [)
0
]
n+1
= r
n+1
ed 1
n+1
(r, 1) = [)
1
]
n+1
=
r
n+1
, risulta G
0
(r) = 1
0
(r) = )
0
(r) e G
1
(r) = 1
1
(r) = )
1
(r).
Questa nuova omotopia G verica
[G
n+1
(r, t)[ < 1 (r, t) o
n
1
in quanto ci`o `e vero se t = 0, 1 e per t ,= 0, r o
n
il vettore
(r, t) = t[1
n+1
(r, t)[c
0
+ 1(r, t)
non `e proporzionale ad c
n+1
.
Otteniamo quindi unomotopia H : o
n
1 o
n
di )
0
con )
1
dalla G
componendola con la retrazione canonica di o
n+1
c
n+1
su o
n
, denita
da:
: o
n+1
c
n+1
r
r
t
[r
t
[
o
n
(ove r
t
= (r
0
, ..., r
n
)).
238 15. OMOTOPIA
Poniamo cio`e
H(r
t
, t) = G(r
t
, 0; t) r
t
o
n
o
n+1
, t 1.
Surgettivit` a Sia ) : o
n+1
o
n+1
unapplicazione continua.
a) Supponiamo che la ) applichi la semisfera superiore nella semisfera
superiore e la semisfera inferiore nella semisfera inferiore, cio`e che, posti
o
n+1
+
= r o
n+1
[ r
n+1
0 ed
o
n+1

= r o
n+1
[ r
n+1
0
risulti
)(o
n+1
+
) o
n+1
+
e )(o
n+1

) o
n+1

.
In particolare )(o
n
) )(o
n
). Dimostriamo che ) `e omotopa alla sospen-
sione p della sua abbreviazione p : o
n
r
t
)(r
t
, 0) o
n
.
Indichiamo con / : 1
n+1
1
n+1
lestensione canonica della p ad
unapplicazione continua, omogenea di grado 1, di 1
n+1
in se:
/(j) =
_
[j[p(j,[j[) j ,= 0
0 se j = 0.
Siano
+
e

le applicazioni (5.5) e (5.6) introdotte nel 5 e


j : o
n+1
(r
0
, ..., r
n
, r
n+1
) (r
0
, ..., r
n
) 1
n+1
la proiezione naturale. Allora
p(r) =
_

+
(/(j(r)) r o
n+1
+

(/(j(r)) r o
n+1

.
Indichiamo con )
+
, )

: 1
n+1
1
n+1
le funzioni continue:
)
+
(j) = j )(
+
(j)) per j 1
n+1
,
)

(j) = j )(

(j)) per j 1
n+1
.
La propriet`a della funzione ) di trasformare in se i due emisferi o
n+1
+
ed
o
n+1

si pu`o esprimere mediante:


)(r) =
_

+
)
+
(j(r)) se r o
n+1
+

(j(r)) se r o
n+1

.
Allora unomotopia 1 : o
n+1
1 o
n+1
tra ) e p si pu`o ottenere rialzando
le omotopie lineari tra )
+
,)

ed /:
1(r, t) =
_

+
()
+
(j(r)) + t(/(j(r)) )
+
(j(r))) se r o
n+1
+

()

(j(r)) + t(/(j(r)) )

(j(r))) se r o
n+1

.
b) Consideriamo ora il caso generale. Sia ) : o
n+1
o
n+1
una qualsiasi
applicazione continua.
Se ) non `e surgettiva, allora `e omotopa ad unapplicazione costante e
questa `e omotopa alla / ove /(r) = c
0
r o
n
.
7. PROPRIET
`
A DI OMOTOPIA DELLE SFERE 239
Supponiamo quindi ) surgettiva. Ripetendo il ragionamento svolto nella
dimostrazione del Teorema 7.1, possiamo supporre che ) sia di classe C

.
Linsieme dei suoi valori critici `e allora un compatto di o
n+1
privo di punti
interni e potremo trovare una coppia di punti diametralmente opposti
2
che
siano entrambi valori non critici di ). A meno di una rotazione, che possiamo
ottenere mediante unomotopia dellidentit`a, in quanto oO(n+2) `e connesso
per archi, possiamo supporre che c
n+1
e c
n+1
siano valori regolari di ).
Poniamo per semplicit`a = c
n+1
ed o = c
n+1
. Per il teorema delle
funzioni implicite, ogni punto di

= )
1
() ed ogni punto di o

= )
1
(o)
ha un intorno aperto che non contiene altri punti di

. I due insiemi
sono dunque sottoinsiemi discreti di o
n+1
e perci`o niti. Possiamo ssare
allora una forma lineare in (R
n+2
)

che assuma valori distinti sui punti


distinti di

. Infatti, per ogni coppia di punti distinti di R


n+2
linsieme
delle forme lineari che nei due punti hanno valori distinti `e un aperto denso
di (R
n+2
)

, ed unintersezione nita di aperti densi di (R


n+2
)

`e ancora un
aperto denso in (R
n+2
)

. Scegliamo in modo che [[ = 1 e [(r)[ < 1 su

. A meno di una rotazione, per cui valgono le considerazioni svolte


sopra, possiamo supporre sia (r) = (r[). Suddividiamo ora [1, 1] in un
numero nito di intervalli, mediante punti 1 < c
1
< ... < c

< 1, in modo
che:
(r[) ,= c
i
per i = 1, ..., / se r

,
card((r[) [ r

[c
i
, c
i+1
]) = 1 per i = 1, ..., / 1,
c
1
< (r[) < c

.
Sia r
i
= r o
n+1
[ c
i
< (r[) < c
i+1
e C la circonferenza o
n+1

c
0
, c
n+1
. Costruiamo unomotopia:
H : o
n+1
1 o
n+1
tra lidentit`a ed un omeomorsmo di o
n+1
la cui inversa trasformi ciascun
punto r
i
di

nel punto r
i
di C con r
0
i
0 ed r
n+1
i
= r
n+1
i
e ciascun
punto r
i
di o

nel punto r
i
di C con r
0
< 0 ed r
n+1
= r
n+1
. A questo
scopo consideriamo, per ogni indice i = 1, . . . , /1, un arco continuo p
i
(t) in
oO(n + 2), formato da applicazioni che lasciano sso il punto (linsieme
delle applicazioni in oO(n+2) che lasciano sso `e isomorfo, come gruppo
topologico, ad oO(n+1) ed `e quindi connesso per archi) e tali che p
i
(1) r
i
=
r
i
. Sia
i
(r) la funzione denita per c
i
< (r[) < c
i+1
mediante:

i
(r) =
_
exp
_
[(xx
i
[N)[
2
[(x[N)c
i
][c
i+1
(x[N)]
_
se c
i
< (r[) < c
i+1
0 altrimenti.
2
Infatti sia CV (f) che |x [ x CV (f) sono di prima categoria e quindi la loro
unione `e ancora un insieme di prima categoria, e dunque non `e uguale ad S
n+1
, che `e uno
spazio di Baire.
240 15. OMOTOPIA
Essa `e una funzione di classe C

. Consideriamo quindi lomotopia:


H(r, t) =
_

_
r se (r[) , [c
1
, c
l
]
p
i
(t
i
(r))r se c
i
< (r[) < c
i+1
, i = 1, ..., | 1
r se (r[) = c
i
, i = 1, ..., |.
La (r, t) = )(H(r, t)) `e unomotopia di ) =
0
con unapplicazione /(r) =

1
(r) = )(H(r, 1)) per cui /
1
() e /
1
(o) sono sottoinsiemi niti di punti
con r
0
0 ed r
0
< 0, rispettivamente.
La / `e omotopa alla p = /, ottenuta componendola con una rotazione
SO(n + 2) che trasforma c
0
in = c
n+1
.
Quindi, la nostra ) iniziale `e omotopa ad unapplicazione continua p :
o
n+1
o
n+1
tale che
p
1
() o
n+1
+
e p
1
(o) o
n+1

.
Quindi p(o
n+1
+
) `e un compatto che non contiene o e p(o
n+1

) un compatto
che non contiene . Possiamo quindi trovare 0 < c < 1,2 tale che:
p(o
n+1
+
) r o
n+1
[r
n+1
2c 1,
p(o
n+1

) r o
n+1
[r
n+1
< 1 2c.
Consideriamo la porzione di sfera 7 = r o
n+1
[ [r
n+1
[ 1 2c =
r o
n+1
[ [r
t
[ , ove = 2

c c
2
, e deniamo unomotopia 1 : o
n+1

1 o
n+1
tra lidentit`a ed unapplicazione continua 1
1
: o
n+1
o
n+1
con
1
1
(7) o
n
. Sia
(r
t
) =
_

_
r
t

se [r
t
[ < ,
r
t
[r
t
[
se [r
t
[ 1.
Possiamo porre allora
1(r, t) =
_

+
(r
t
+ t((r
t
) r
t
)) se r
n+1
0,

(r
t
+ t((r
t
) r
t
)) se r
n+1
0.
La o
n+1
1 (r, t) 1(p(r), t) o
n+1
`e unomotopia di p con unappli-
cazione continua 1(p(r), 1) = (r) tale che:
(o
n+1
+
) o
n+1
+
, (o
n+1

) o
n+1

.
Per il punto a), essa `e omotopa alla sospensione della sua restrizione ad o
n
.
La dimostrazione `e completa.
Teorema 7.4. Consideriamo l insieme di applicazioni continue formato
dalle

k
: o
1
c
i

k
(c
i
) = c
ki
o
1
.
per / Z. Lapplicazione naturale:
(7.2) (o
1
, o
1
)
`e una bigezione.
7. PROPRIET
`
A DI OMOTOPIA DELLE SFERE 241
Dimostrazione. Ogni applicazione continua ) : o
1
o
1
`e omotopa
ad unapplicazione continua p : o
1
o
1
tale che p(1) = 1. Inoltre, se
1 : o
1
1 o
1
`e unomotopia tra due applicazioni continue )
0
, )
1
: o
1
o
1
con )
0
(1) = 1 = )
1
(1), la o
1
1 (., t) (1(., t),1(1, t)) o
1
`e una
1-omotopia tra )
0
ed )
1
. Quindi
(o
1
, 1; o
1
, 1) (o
1
, o
1
).
Osserviamo che lapplicazione
R c
i
o
1
`e un omeomorsmo locale. Per ogni applicazione continua
) : o
1
o
1
con )(1) = 1
possiamo allora trovare ununica applicazione continua

) : R R tale che

)(0) = 0
e il diagramma
R

f
R
e
i

_e
i
o
1

f
o
1
sia commutativo. Abbiamo allora

)(2) = 2/ per qualche / Z.


Lapplicazione che fa corrispondere lintero / alla funzione ) `e unapplica-
zione continua
((o
1
, 1; o
1
, 1) R
che assume solo valori interi.
Essa `e dunque costante sulle componenti connesse di ((o
1
, 1; o
1
, 1).
Ci`o dimostra che (7.2) `e iniettiva. Siano ora ), p ((o
1
, 1; o
1
, 1) tali
che

)(2) = p(2). Allora lomotopia lineare:
(, t)

)() + t[ p()

)()]
induce unomotopia tra ) e p. Ne segue che la (7.2) `e anche surgettiva. La
dimostrazione `e completa.
Teorema 7.5. Sia n 2. Lapplicazione
((o
1
, o
1
) )
(n)
) ((o
n
, o
n
)
ove, posto r = (r
t
, r
tt
), con r
t
= (r
0
, r
1
), r
tt
= (r
2
, . . . , r
n
), `e

(n)
)(r
t
, r
tt
) =
_
_
[r
t
[)
_
x

[x

[
_
, r
tt
_
se r
t
,= 0,
(0, r
tt
) se r
t
= 0,
induce unapplicazione bigettiva

(n)

: (o
1
, o
1
) (o
n
, o
n
).
242 15. OMOTOPIA
In particolare, lapplicazione
Z /
k

induce per ogni n 1 una bigezione:
Z (o
n
, o
n
).
Dimostrazione. La prima aermazione segue per iterazione dal Lem-
ma 7.3 e la seconda dal Teorema 7.4.
Denizione 7.6. Lintero / associato ad unapplicazione continua ) : o
n

o
n
nel Teorema 7.5, si dice il grado di ) e si indica con deg()).
`
E cio`e
deg()) = / se )
(n)
(
k
).
8. Il teorema del punto sso di Brouwer
Unimportante applicazione dei risultati sullomotopia delle sfere `e il
seguente :
Teorema 8.1 (Brouwer). Ogni applicazione continua
) : 1
n
1
n
ha almeno un punto sso.
Dimostrazione. Il teorema `e banale se n = 0. Sia n 0 supponiamo
per assurdo che vi sia una funzione continua ) : 1
n
1
n
tale che
)(r) ,= r r 1
n
.
Allora lapplicazione : 1
n
o
n1
, che associa ad ogni punto r di 1
n
lintersezione di o
n1
con la semiretta
t r + t (r )(r)) , jc: t 0
`e continua ed `e una retrazione di 1
n
su o
n1
. Essa infatti `e descritta
analiticamente dalla formula
(r) = r+
_
(r[r )(r))
2
+ (1 [r[
2
)[r )(r)[
2
[(r[r )(r))[
[r )(r)[
2
(r)(r)).
Lapplicazione
1
n
1 (r, t) (1 t)r + t(r) 1
n
`e una o
n1
omotopia dellidentit`a con una retrazione di 1
n
su o
n1
. Ci`o `e
assurdo perch`e o
n1
non pu`o essere un retratto di deformazione stretto di
1
n
. Infatti 1
n
e o
n1
non sono omotopicamente equivalenti in quanto 1
n
`e contrattile, mentre, per il Teorema 7.1, o
n1
non `e (n 1)-connesso.
Osservazione 8.2. Il teorema di Brouwer si applica ovviamente a tut-
ti i sottoinsiemi di R
n
che sono omeomor a 1
n
; in particolare a tutti i
sottoinsiemi convessi e compatti di uno spazio euclideo.
CAPITOLO 16
Gruppi di omotopia
1. Gruppi di omotopia di uno spazio puntato
Denizione 1.1. Uno spazio puntato `e uno spazio topologico non vuoto A
su cui si sia ssato un punto base r
0
.
Chiamiamo n-esimimo gruppo di omotopia dello spazio puntato (A, r
0
),
e indichiamo con
n
(A, r
0
), linsieme (o
n
, c
0
; A, r
0
) delle classi di c
0
-
omotopia delle applicazioni continue ) : o
n
A tali che )(c
0
) = r
0
.
Il gruppo
1
(A, r
0
) si dice anche gruppo fondamentale di A con punto
base r
0
.
Per descrivere la struttura di gruppo di
n
(A, r
0
) (quando n 1) `e con-
veniente utilizzare lisomorsmo tra
n
(A, r
0
) e (1
n
, /1
n
; A, r
0
) descritto
dal seguente:
Lemma 1.2. Sia n 1. Possiamo denire unapplicazione continua :
1
n
o
n
con le propriet`a:
(i) denisce un omeomorsmo di 1
n
/1
n
su o
n
c
0
;
(ii)
1
(c
0
) = /1
n
;
(iii) il quoziente iniettivo di `e un omeomorsmo di 1
n
/
bI
n su o
n
.
Per ogni spazio topologico A, con punto di base r
0
, lapplicazione:
(1.1)

: (o
n
, c
0
; A, r
0
) (1
n
, /1
n
; A, r
0
)
`e bigettiva.
Dimostrazione. Deniamo:
(r) =
_
_
2[r[ 1, 2r
_
1
[x[
1
_
se 0 < [r[ 1
c
0
se r = 0.
La : 1
n
o
n
`e continua e denisce, per passaggio al quoziente iniettivo,
un omeomorsmo di 1
n
/
S
n1 su o
n
, che trasforma o
n1
in c
0
.
Per ottenere la cercata sar`a quindi suciente comporre la con un
omeomorsmo di 1
n
su 1
n
che trasformi /1
n
in o
n1
. Poniamo ||

=
sup
1in
[
i
[ per = (
1
, . . . ,
n
) R
n
e sia c = (1, . . . , 1) = c
1
+ + c
n
.
Possiamo allora denire : 1
n
1
n
mediante:
(r) =
_

_
2xe
[2xe[
|2r c|

se 2r ,= c
0 se 2r = c.
243
244 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
Allora = : 1
n
o
n
`e lapplicazione continua cercata.
Per concludere, basta osservare che lapplicazione
((o
n
, c
0
; A, r
0
) ) ) ((1
n
, /1
n
; A, r
0
)
`e un omeomorsmo per la topologia compatta-aperta.
Denizione 1.3. Dati ), p ((1
n
, /1
n
; A, r
0
), con n 1, deniamo:
(1.2) ) p(:
1
, . . . , :
n
) =
_
)(2:
1
, :
2
, . . . , :
n
) se 0 :
1

1
2
p(2:
1
1, :
2
, . . . , :
n
) se
1
2
:
1
1 .
Indicheremo gracamente il prodotto ) p con
[
) [ p
[
Teorema 1.4. Sia A uno spazio topologico con punto di base r
0
A. Per
ogni intero n 1 lapplicazione
(1.3) ((1
n
, /1
n
; A, r
0
)((1
n
, /1
n
; A, r
0
) (), p) ) p ((1
n
, /1
n
; A, r
0
)
denisce per passaggio al quoziente unoperazione interna:
(1.4)
n
(A, r
0
)
n
(A, r
0
) (, )
n
(A, r
0
)
rispetto alla quale
n
(A, r
0
) `e un gruppo, il cui elemento neutro corrisponde
allapplicazione costante r
0
: 1
n
: r
0
A. Se n 2, allora
n
(A, r
0
)
`e abeliano.
Dimostrazione. Se 1, G : 1
n
1 A sono due /1
n
-omotopie con
1(/1
n
, t) = G(/1
n
, t) = r
0
per ogni 0 t 1, allora anche
1 G(:; t) =
_
1(2:
1
, :
2
, . . . , :
n
; t) se 0 :
1

1
2
G(2:
1
1, :
2
, . . . , :
n
; t) se
1
2
:
1
1
`e una /1
n
-omotopia con 1G(/1
n
, t) = r
0
per ogni 0 t 1. Loperazione
su
n
(A, r
0
) `e perci`o ben denita.
Dimostriamo ora che
n
(A, r
0
) `e un gruppo per n 1.
a. [ r
0
] `e lelemento neutro del prodotto
Sia ) ((1
n
, /1
n
; A, r
0
). Deniamo
1
1
(:; t) =
_
r
0
se 0 :
1

t
2
)
_
2s
1
t
2t
, :
2
, . . . , :
n
_
se
t
2
:
1
1, ed
1
2
(:; t) =
_
)
_
2s
1
2t
, :
2
, . . . , :
n
_
se 0 :
1

2t
2
r
0
se
2t
2
:
1
1.
1. GRUPPI DI OMOTOPIA DI UNO SPAZIO PUNTATO 245
La prima `e una /1
n
-omotopia tra ) e r
0
), la seconda tra ) e ) r
0
:
)
F
1

[
r
0
[ )
[
e )
F
2

[
) [ r
0
[
b. Esistenza dellinversa.
Data ) ((1
n
, /1
n
; A, r
0
) deniamo

)(:) = )(1 :
1
, :
2
, . . . , :
n
) : = (:
1
, . . . , :
n
) 1
n
.
Dico che )

)

) ) r
0
in ((1
n
, /1
n
; A, r
0
). Osserviamo a questo scopo
che
1(:; t) =
_
)(2t:
1
, :
2
, . . . , :
n
) se 0 :
1

1
2
)(2t(1 :
1
), :
2
, . . . , :
n
) se
1
2
:
1
1
`e unomotopia tra r
0
ed )

). Chiaramente la 1(1:
1
, :
2
, . . . , :
n
; t) `e allora
unomotopia tra r
0
ed

) ) perche

) = ).
c. Il prodotto `e associativo
Lassociativit`a segue dallo schema:
[ [
) [ p [ /
[ [
F

[ [
) [ p [ /
[ [
con
1(:; t) =
_

_
)(2(1 + t):
1
, :
2
, . . . , :
n
) se 0 :
1

1
2(1+t)
p
_
2:
1

1
2(1+t)
, :
2
, . . . , :
n
_
se
1
2(1+t)
:
1

3+2t
4(1+t)
/
_
4(1+t)s
1
(3+2t)
1+2t
, :
2
, . . . , :
n
_
se
3+2t
4(1+t)
:
1
1.
d. Il prodotto `e commutativo per n 2. La dimostrazione della commu-
tativit`a del prodotto per n 2 segue dallo schema:
[
) [ p
[
F
1

) [ r
0
[
r
0
[ p
F
2

)

p
F
3

r
0
[ )

p [ r
0

_
F
4
[
p [ )
[
246 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
Le omotopie sono date da:
1
1
(:; t) =
_

_
r
0
se 0 :
1
1,2, 0 :
2
t,2
)(2:
1
,
2s
2
t
2t
, :
3
, . . . , :
n
) se 0 :
1
1,2, t,2 :
2
1
p(2:
1
1, (1 + t):
2
, :
3
, . . . , :
n
) se 1,2 :
1
1, 0 :
2

1
1+t
r
0
se 1,2 :
1
1,
1
1+t
:
2
1;
1
2
(:, t) =
_

_
r
0
se 0 :
1

1t
2
, 0 :
2

1
2
p(
2s
1
+t1
1+t
, 2:
2
, :
3
, . . . , :
n
) se
1t
2
:
1
1, 0 :
2

1
2
)((2 t):
1
, 2:
2
1, :
3
, . . . , :
n
) se 0 :
1

1
2t
, 1,2 :
2
1
r
0
se
1
2t
:
1
1, 1,2 :
2
1;
1
3
(:) =
_

_
p((1 + t):
1
, 2:
2
, :
3
, . . . , :
n
) se 0 :
1

1
1+t
, 0 :
2

1
2
r
0
se
1
1+t
:
1
1, 0 :
2
12
r
0
se 0 :
1

t
2
,
1
2
:
2
1
)(
2s
1
t
2t
, 2:
2
1, :
3
, . . . , :
n
) se
t
2
:
1
1,
1
2
:
2
1 ;
1
4
(:) =
_

_
p(2:
1
, (2 t):
2
, :
3
, . . . , :
n
) se 0 :
1

1
2
, 0 :
2

1
2t
r
0
se 0 :
1

1
2
,
1
2t
:
2
1
r
0
se
1
2
:
1
1, 0 :
2

1t
2
)(2:
1
1,
2s
2
+t1
1+t
, :
3
, . . . , :
n
) se
1
2
:
1
1,
1t
2
:
2
1 .

Teorema 1.5. Sia G un gruppo topologico con identit`a c. Allora


1
(G, c)
`e un gruppo abeliano.
Dimostrazione. Siano , ((1, 0, 1; G, c). Deniamo lapplica-
zione
: 1 1 (:, t) (:)(t) G.
Osserviamo che, posto

1
(t) =
_
(2t, 0) se 0 t
1
2
(1, 2t 1) se
1
2
t 1

2
(t) =
_
(0, 2t) se 0 t
1
2
(2t 1, 0) se
1
2
t 1
abbiamo:
(:) =
1
(:), (:) =
2
(:) .
Quindi
1 1 (:, t) 1(:; t) = (t
2
(:) + (1 t)
1
(:)) G
`e unomotopia tra e .
Osserviamo che, se A `e uno spazio topologico, r
0
A ed Y `e la compo-
nente connessa per archi di A contenente r
0
, abbiamo
n
(Y, r
0
) =
n
(A, r
0
)
per ogni n 1, mentre linsieme
0
(A, r
0
) `e in corrispondenza biunivoca
con le componenti connesse per archi di A.
2. CAMBIAMENTO DEL PUNTO DI BASE E AZIONE DEL GRUPPO FONDAMENTALE 247
2. Cambiamento del punto di base e azione del gruppo
fondamentale
Sia A uno spazio topologico connesso per archi, e sia : 1 A un
cammino continuo, di estremi r
0
= (0) ed r
1
= (1).
Ad esso assoceremo unapplicazione

:
n
(A, r
0
)
n
(A, r
1
). Per
denirla, `e conveniente utilizzare le identicazioni:

n
(A, r
0
) (1
n
, o
n1
; A, r
0
) e
n
(A, r
1
) (1
n
, o
n1
; A, r
1
).
La

si ottiene allora per passaggio al quoziente dallapplicazione


: ((1
n
, o
n1
; A, r
0
) ((1
n
, o
n1
; A, r
1
) (2.1)
denita da:
) =
_
)(2r) se [r[
1
2
(2[r[ 1) se
1
2
[r[ 1.
(2.2)
Chiaramente possiamo denire applicazioni
: ((1
n
, /1
n
; A, r
0
) ((1
n
, /1
n
; A, r
1
) ed
: ((o
n
, c
0
; A, r
0
) ((o
n
, c
0
; A, r
1
)
utilizzando le composizioni con gli omeomorsmi canonici
((1
n
, /1
n
; A, r
0
)

((1
n
, /1
n
; A, r
1
)

((1
n
, o
n1
; A, r
0
)

((1
n
, o
n1
; A, r
1
)

: ((o
n
, c
0
; A, r
0
)

((o
n
, c
0
; A, r
1
)
Teorema 2.1. Lapplicazione (2.1) denisce per passaggio al quoziente un
isomorsmo
(2.3)

:
n
(A, r
0
)
n
(A, r
1
).
Dimostrazione. Si verica infatti che (
1
)

`e lapplicazione inversa
di

.
Osservazione 2.2. In particolare, se , ((1, 0, 1; A, r
0
),
(:) =
_

_
(4:) se 0 :
1
4
,
([4: 1],2) se
1
4
:
3
4
,
(4: 3) se
3
4
: 1.
Quindi `e omotopa ad (dove (t) = (1t) `e il cammino inverso
di ).
Otteniamo quindi il seguente:
248 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
Teorema 2.3. Sia A uno spazio topologico e sia r
0
A. Per ogni intero
n 1 lapplicazione:
(2.4)
((1, 0, 1; A, r
0
)((1
n
, o
n1
; A, r
0
) (, )) ) ((1
n
, o
n1
; A, r
0
)
denisce per passaggio al quoziente unazione di gruppo:
(2.5)
1
(A, r
0
)
n
(A, r
0
) ([], [)]) [ )]
n
(A, r
0
)
del gruppo fondamentale
1
(A, r
0
) sulln-esimo gruppo di omotopia
n
(A, r
0
)
con punti base r
0
.
Per n = 1 tale azione coincide con linversa della rappresentazione
aggiunta.
3. Insiemi convessi in R
n
Un sottoinsieme 1 di R
n
si dice convesso se per ogni coppia di punti
r
0
, r
1
1 il segmento [r
0
, r
1
] = r
0
+ t(r
1
r
0
) [ 0 t 1 `e tutto
contenuto in 1.
Unapplicazione ) : R
m
R
n
si dice ane se )(r
0
+ t(r
1
r
0
)) =
)(r
0
) + t()(r
1
) )(r
0
)) per ogni r
0
, r
1
R
m
e per ogni t R.
Proposizione 3.1. Immagini dirette e inverse di convessi mediante appli-
cazioni ani sono convesse.
Denizione 3.2. Sia 1 un intorno convesso di 0 in R
n
. La funzione di
Minkowski di 1 `e la funzione:
(3.1)
K
(r) = inft 0 [ t
1
r 1 .
Proposizione 3.3. Se 1 `e un intorno convesso dellorigine di R
n
, la fun-
zione di Minkowski
K
: R
n
R `e continua, positiva su R
n
0 e gode
delle propriet`a:
_

K
(tr) = t
K
(r) r R
n
, t 0 (positiva omogeneit`a)

K
(r + j)
K
(r) +
K
(j) r, j R
n
(subattivit`a) .
Dimostrazione. La positiva omogeneit`a segue immediatamente dalla
denizione. Dimostriamo la subattivit`a: siano r, j R
n
e siano : 0, t 0
tali che :
1
r, t
1
j 1. Poiche 1 `e convesso, posto =
s
1
s
1
+t
1
, abbiamo
:
1
r + (t
1
j :
1
r) =
1
(s+t)
1
(r + j) 1, onde
K
(r + j) : + t, e la
subadditivit`a si ottiene passando allestremo inferiore a secondo membro.
Poiche 0 `e un punto interno di 1, avremo 1(0, :) 1 per qualche
: 0. Questa relazione ci d`a

K
(r)
1
:
[r[ r R
n
.
Infatti abbiamo
r
[x[
r 1 per ogni r R
n
0. Per la subadditivit`a
otteniamo allora
[
K
(r)
K
(j)[
1
:
[r j[ r, j R
n
4. FIBRATI DI SERRE 249
e quindi la
K
`e continua.
Teorema 3.4. Due qualsiasi insiemi convessi e compatti con parte interna
non vuota di R
n
sono omeomor tra loro. Ogni omeomorsmo tra le loro
frontiere si estende a un omeomorsmo tra i due convessi.
Dimostrazione. Siano 1 e 1
t
due convessi compatti con parte interna
non vuota. A meno di una traslazione possiamo supporre che 0 sia un punto
interno di 1 1
t
. La funzione
R
n
0 r

k
(r)

K
(r)
R
`e continua e positivamente omogenea di grado 0. Ammette pertanto massi-
mo e minimo in R
n
0. Ne segue che la
p(r) =
_
q
k
(x)
q
K
(x)
r se r ,= 0
0 se r = 0
`e un omeomorsmo di 1 su 1
t
.
Osserviamo inne che se 1 `e un convesso compatto con 0 int(1),
allora il quoziente iniettivo dellapplicazione continua /11 (r, t) tr
1 denisce un omeomorsmo di (/11)
_
(bK0)
su 1. Se : /1 /1
t
`e un omeomorsmo tra le frontiere di due convessi compatti che contengono
0 come punto interno, lomeomorsmo /1 1
id
I
/1
t
1 induce per
passaggio al quoziente un omeomorsmo 1 1
t
che estende : /1 /1
t
.
In particolare ogni convesso compatto con parte interna non vuota di R
n
`e
omeomorfo a D
n
e ha frontiera omeomorfa a o
n1
.
4. Fibrati di Serre
Denizione 4.1. Un brato topologico 1
p
1 `e il dato di due spazi topolo-
gici 1, 1 e di unapplicazione continua j : 1 1. Chiamiamo 1 lo spazio
totale, 1 la base e j : 1 1 la proiezione sulla base del brato 1
p
1.
Se l `e un sottospazio di 1, porremo 1[
U
= j
1
(l) e chiameremo il
brato topologico 1[
U
p
U
l, ove j
U
`e la restrizione di j a j
1
(l), la
restrizione ad l del brato 1
p
1.
Una sezione continua del brato 1
p
1 su un aperto l di 1 `e unappli-
cazione continua : : l 1 tale che j :(/) = / per ogni / l. Indichiamo
con (l, 1) linsieme delle sezioni continue di 1 su l.
Denizione 4.2. Sia 1
p
1 un brato topologico, Y uno spazio topologico
e : Y 1 unapplicazione continua. Unapplicazione ) : Y 1 `e un
rilevamento, o rialzamento, di se `e continua e j ) = .
Denizione 4.3. Si dice brato di Serre un brato topologico 1
p
1 che
goda della seguente propriet`a:
250 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
per ogni intero non negativo n ed ogni applicazione continua
) : 1
n
1,
ogni omotopia
1 : 1
n
1 1 di j ) : 1
n
1
ammette un rilevamento

1 : 1
n
1 1,
(`e cio`e

1 continua e j

1 = 1) che soddisfa la condizione iniziale

1(:, 0) = )(:) : 1
n
.
Esempio 4.4. I brati 1 = 1
p
i
1 = 1, ove j
1
(r) = r,2 e j
2
(r) =
4r(1 r) non sono brati di Serre. Nel primo caso, ci`o segue dal fatto che
la 1 t (t) = t 1 non si pu`o rilevare a unapplicazione ) : 1 1
perche j
1
non `e surgettiva. Nel secondo caso consideriamo 1 : 1
2
(:, t)
4:(1 :)(1 t) 1, ed ) : 1 : : 1 = 1. Non `e possibile rilevare 1
ad unomotopia

1 di ).
Osserviamo che, nella denizione di brato di Serre, potremmo sostituire
alla coppia (1
n+1
, 1
n
) una qualsiasi altra coppia ad essa omeomorfa. In
particolare, tutte le coppie (1
n+1
, ) in cui sia un sottoinsieme proprio non
vuoto e connesso della frontiera di 1
n+1
, unione di facce chiuse dellipercubo
1
n+1
:
Lemma 4.5. Sia (A, Y ) una coppia topologica omeomorfa
1
alla coppia
(1
n+1
, 1
n
). Se 1
p
1 `e un brato di Serre, allora
) ((Y, 1), 1 ((A, 1) con 1(j) = j )(j), j Y

1 ((A, 1) tale che j



1(r) = 1(r), r A.
Lemma 4.6. Supponiamo che 1
p
1 sia un brato di Serre. Fissiamo un
punto
0
1 e sia /
0
= j(
0
) 1. Sia n un intero non negativo. Ogni
((1
n
, 0; 1, /
0
) ammette un rilevamento ) ((1
n
, 0; 1,
0
).
Dimostrazione. Ragioniamo per ricorrenza su n. Per n = 0 laerma-
zione `e banale. Supponiamo ora che : sia un intero positivo e che la tesi sia
vera per n = :1. In particolare c`e unapplicazione p ((1
m1
, 0; 1,
0
)
tale che j(p(:
1
, ..., :
m1
)) = (:
1
, ..., :
m1
, 0), p(0, . . . , 0) =
0
. Per deni-
zione di fribrato di Serre esister`a allora una ) : 1
m1
1 = 1
m
1 con
)(:
1
, . . . , :
m1
, 0) = p(:
1
, . . . , :
m1
) e j ) = . Tale ) soddisfa la tesi del
lemma.
Lemma 4.7. Sia 1
p
1 un brato di Serre e siano
0
1, /
0
= j(
0
). Se
), p ((1
n
, 0; 1,
0
) e j ) = j p = ((1
n
, 0; 1, /
0
), allora ) e p sono
0-omotope in unomotopia 1 : 1
n
1 1 tale che j 1(:; t) = (:) per
ogni (:, t) 1
n
1.
1
Ricordiamo che le coppie (X, Y ) ed (U, V ) di spazi topologici (Y X e V U) sono
omeomorfe se esiste un omeomorsmo : X U tale che (Y ) = V .
4. FIBRATI DI SERRE 251
Dimostrazione. Il caso n = 0 `e banale. Possiamo quindi ragionare
per ricorrenza, supponendo che n 0 e la tesi sia vera per applicazioni di
((1
n1
, 0; 1,
0
). In particolare possiamo supporre che esista G : 1
n1
1
1 continua tale che G(0; t) =
0
per ogni t 1 e
G(:
1
, . . . , :
n1
; 0) = )(:
1
, . . . , :
n1
, 0),
G(:
1
, . . . , :
n1
; 1) = p(:
1
, . . . , :
n1
, 0),
j G(:
1
, . . . , :
n1
; t) = (:
1
, . . . , :
n1
; 0).
Sia la frontiera dellipercubo 1
n
s
1
,...,sn
1
t
, privata dei punti interni della
faccia :
n
= 1:
=
_
(:
1
, . . . , :
n
; t) 1
n+1

sup[2t 1[, [1 :
n
[, sup
1jn1
[2:
j
1[, = 1
_
.
Deniamo unapplicazione continua / : 1 mediante:
/(:
1
, . . . , :
n
; t) =
_

_
)(:
1
, . . . , :
n
) se t = 0
p(:
1
, . . . , :
n
) se t = 1
G(:
1
, . . . , :
n1
; t) se :
n
= 0 .
Deniamo

(:; t) = (:) per ogni (:, t) 1
n
1.
Osserviamo che le coppie (1
n+1
, 1
n
) ed (1
n+1
, ) sono omeomorfe.
Per il Lemma 4.5, possiamo estendere / ad unapplicazione continua
1 : 1
n+1
1 tale che j 1(:; t) =

(:; t) per ogni (:, t) 1
n
1. La 1
denisce allora lomotopia cercata.
Teorema 4.8. Sia 1
p
1 un brato di Serre. Fissiamo un intero n 0 e
siano ((1
n+1
, 1), )
0
, )
1
((1
n+1
, 1) tali che
_
j )
0
= j )
1
=
)
0
(:
t
, 0) = )
1
(:
t
, 0) :
t
1
n
.
Allora esiste unapplicazione continua 1 : 1
n+1
1 1 tale che j1(:, t) =
(:) per ogni (:, t) 1
n+1
1 e 1(:
t
, 0, t) = )
0
(:
t
, 0) = )
1
(:
t
, 0) per ogni
:
t
1
n
ed ogni t 1.
Dimostrazione. Come nella dimostrazione del Teorema precedente,
osserviamo che la coppia (1
n+2
, 1
n+1
) `e omeomorfa alla coppia (1
n+2
, ),
ove `e lunione
= (1
n
0 1) (1
n+1
0) (1
n+1
1).
Posto (:, t) = (:), la 1 cercata `e il rilevamento di 1
n+2

1 con valori
iniziali su :
_

_
1(:
t
, 0, t) = )
0
(:
t
, 0) = )
1
(:
t
, 0) :
t
1
n
, t 1
1(:, 0) = )
0
(:) : 1
n+1
1(:, 1) = )
1
(:) : 1
n+1
.

252 16. GRUPPI DI OMOTOPIA


5. Fibrati localmente banali
Denizione 5.1. Siano 1, 1 spazi topologici e sia j : 1 1 unapplica-
zione continua. Sia 1 uno spazio topologico. Diciamo 1
p
1 `e un brato
localmente banale con bra 1 se per ogni punto r 1 esiste un intorno
aperto l di r in 1 ed un omeomorsmo : l 1 1 [
U
che renda
commutativo il diagramma:
l 1

1 [
U

_
p
l l .
Vale il seguente:
Teorema 5.2. Ogni brato localmente banale `e un brato di Serre.
La dimostrazione si basa sul seguente criterio:
Lemma 5.3. Siano 1, 1 spazi topologici e sia j : 1 1 continua. Condi-
zione necessaria e suciente anche 1
p
1 sia un brato di Serre `e che
per ogni r 1 vi sia un intorno l di r in 1 tale che j
1
(l)
p[
p
1
(U)
l
sia un brato di Serre.
Dimostrazione. La condizione `e chiaramente necessaria. Dimostria-
mone la sucienza.
Siano ) ((1
n
, 1) ed 1 ((1
n+1
, 1) tali che j )(:) = 1(:, 0) per
: 1
n
. Poiche 1(1
n+1
) 1 `e compatto, possiamo ricoprirlo con un numero
nito di aperti l
1
, . . . , l

di 1, tali che ogni j


1
(l
j
)
p
U
j
l
j
sia un brato
di Serre.
A questo punto suddividiamo il cubo 1
n+1
in cubi Q
1
, . . . , Q
k
, di lato
1,, con / =
n+1
, in modo tale che ciascun cubo Q
r
della suddivisione sia
contenuto in un aperto l
jr
con 1 ,
r
/, per ogni 1 : /. Ordiniamo
i cubi Q
r
secondo lordinamento lessicograco dei loro centri. (Cio`e: Q
1
=
0 :
i
1, per 1 i n + 1, Q
2
= 1, :
1
2,, e 0 :
i

1, per 2 i n + 1, . . .) In particolare, ciascun cubo Q
r
interseca
lunione dei precedenti in un sottoinsieme
r
della propria frontiera che `e
ununione di facce connessa e semplicemente connessa. La coppia (Q
r
,
r
)
risulta quindi, per ogni :, omeomorfa alla coppia (1
n+1
, 1
n
).
Possiamo allora procedere per ricorrenza alla costruzione di

1 su

rh
Q
r
,
denendo la

1 su Q
h
in modo che j

1 = 1 su Q
h
e coincida con lapplicazio-
ne gi`a denita su

r<h
Q
r
sullintersezione
h
=
_
r<h
Q
r
_
Q
h
, utilizzando
lomeomorsmo tra le coppie topologiche (1
n+1
, 1
n
) e (Q
h
,
h
).
Dimostrazione del Teorema 4.8. Basta dimostrare che un brato
banale 1 1
p
1, ove j(/, ) = / per ogni (/, ) 1 1 `e di Serre. Date
) : 1
n
: ((:), (:)) 1 1 e : 1
n
1 (:, t) (:, t) 1
6. SUCCESSIONE ESATTA DI OMOTOPIA DI UN FIBRATO DI SERRE 253
con (:; 0) = (:), rialziamo ponendo

(:; t) = ((:, t), (:)) per ogni
(:, t) 1
n
1. Chiaramente

`e continua e j

= .
6. Successione esatta di omotopia di un brato di Serre
Siano A ed Y due spazi topologici non vuoti. Fissiamo r
0
A ed
j
0
Y . Dallomeomorsmo
((o
n
, c
0
; A Y, (r
0
, j
0
)) ((o
n
, c
0
; A, r
0
) ((o
n
, c
0
; Y, j
0
)
ricaviamo il:
Teorema 6.1. Con le notazioni introdotte sopra, per ogni intero n 1
abbiamo:
(6.1)
n
(A Y, (r
0
, j
0
))
n
(A, r
0
)
n
(Y, j
0
) (prodotto diretto).
Quindi il calcolo dei gruppi di omotopia di un brato banale si riduce a
quello dei gruppi di omotopia della base e della bra. Per i brati di Serre,
non vale in generale la (6.1), ma i gruppi di omotopia dello spazio totale,
della base e della bra sono correlati da una successione esatta.
6.1. Successioni esatte.
Denizione 6.2. Sia
k

k=0,1,...
una successione di insiemi non vuoti, su
ciascuno dei quali sia ssato un punto base o
k
0

k
. La coppia (
k
, o
k
0
) si
dice uno spazio puntato. Una sequenza di applicazioni:
(6.2)

n
fn

n1
f
n1

n2


2
f
2

1
f
1

0
si dice un complesso di insiemi puntati se
(6.3) )
n
(
n
) )
1
n1
(o
n2
0
) n 2 .
La (6.2) `e una successione esatta di insiemi puntati se
(6.4) )
n
(
n
) = )
1
n1
(o
n2
0
) n 2 .
Se gli
k
hanno ciascuno una struttura di gruppo, con identit`a o
k
0
, e se le
)
n
(n 1) sono omomorsmi di gruppi, diremo che (6.2) `e, rispettivamente,
un complesso, o una successione esatta di gruppi.
Mostriamo ora come ad una brazione di Serre corrisponda una succes-
sione esatta di omotopia (che `e una successione esatta di insiemi ed una
successione esatta di gruppi se si cancellano i termini relativi allomotopia
in grado 0).
Sia 1
p
1 un brato di Serre.
254 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
6.2. Denizione dellapplicazione . Sia ((1
n
, /1
n
; 1, /
0
). Sia
la frontiera dellipercubo 1
n
privata dei punti interni della faccia :
n
= 0:
= : 1
n
[ sup:
n
, sup
1jn1
[2:
j
1[ = 1.
Poiche la coppia (1
n
, ) `e omeomorfa alla coppia (1
n
, 1
n1
), per le propriet`a
dei brati di Serre, possiamo trovare un rilevamento ) ((1
n
, 1) di tale
che
_
j ) = su 1
n
,
)(:) =
0
su
Poiche (/1
n
) = /
0
, )(:
t
, 0) 1 per ogni :
t
1
n1
. Perci`o la restrizione di
) ad 1
n1
: 1
n
[ :
n
= 0 denisce un elemento di ((1
n1
, /1
n1
; 1,
0
)
e quindi una classe di omotopia [)[
I
n1] in
n1
(1,
0
).
Per il Teorema 4.8, lelemento [)[
I
n1] dipende solo dalla classe di omo-
topia di in
n
(1, /
0
). Abbiamo quindi ottenuto unapplicazione
(6.5) =
n
:
n
(1, /
0
)
n1
(1,
0
), n 1.
6.3. La successione esatta di un brato di Serre.
Linclusione : 1 j
1
(/
0
) 1 e la proiezione j : 1 1 deni-
scono applicazioni

:
n
(1,
0
)
n
(1,
0
) e j

:
n
(1,
0
)
n
(1, /
0
).
Abbiamo:
Teorema 6.3. Sia 1
p
1 un brato di Serre. Allora la:
(6.6)
. . .
n+1
(1,
0
)


n+1
(1,
0
)
p

n+1
(1, /
0
)


n
(1,
0
)


n
(1,
0
)
p

n
(1, /
0
)

2
(1, /
0
)


1
(1,
0
)


1
(1,
0
)
p

1
(1, /
0
)


0
(1,
0
)


0
(1,
0
)
p

0
(1, /
0
)
`e una successione esatta di insiemi puntati.
Per n 1 le applicazioni
n
(1,
0
)


n
(1,
0
),
n
(1,
0
)
p

n
(1, /
0
)
e
n+1
(1, /
0
)


n
(1,
0
) sono omomorsmi di gruppi.
Dimostrazione. Il fatto che (6.6) sia un complesso di insiemi punta-
ti e che j

, siano omomorsmi di gruppi quando i due insiemi tra


cui agiscono hanno una struttura di gruppo, sono facili conseguenze delle
denizioni. Dimostriamo lesattezza di (6.6).
Esattezza in
n
(1,
0
).
Sia ) ((1
n
, /1
n
; 1,
0
), con

([)]) = 0.
6. SUCCESSIONE ESATTA DI OMOTOPIA DI UN FIBRATO DI SERRE 255
Ci`o signica che esiste unomotopia 1 : 1
n
1 1 tale che
_

_
1(:, 0) = )(:) : 1
n
,
1(:, t) =
0
(:, t) (/1
n
) 1,
1(:, 1) =
0
: 1
n
.
Sia = j 1. Allora ((1
n
, /1
n
; 1, /
0
) ed [)] = ([]).
Esattezza in
n
(1,
0
)
Sia ) ((1
n
, /1
n
; 1,
0
), con j

([)]) = 0.
Ci`o signica che esiste unomotopia 1 : 1
n
1 1 tale che
_

_
1(:, 0) = j )(:) : 1
n
,
1(:, t) = /
0
(:, t) (/1
n
) 1,
1(:, 1) = /
0
: 1
n
.
Possiamo allora rialzare 1 ad unomotopia

1 : 1
n
1 1 con le propriet`a:
_

1(:, 0) = )(:) : 1
n
,

1(:, t) =
0
(:, t) (/1
n
) 1,
j

1(:, t) = 1(:, t) (:, t) 1
n
1 .
Allora la p : 1
n
:

1(:, 1) 1 `e unapplicazione in ((1
n
, /1
n
; 1,
0
) e

([p]) = [)].
Esattezza in
n
(1, /
0
)
Sia ((1
n
, /1
n
; 1, /
0
) e sia ) ((1
n
, /1
n
; 1,
0
) tale che
_

_
)(:
t
, :
n
) =
0
: = (:
t
, :
n
) (/1
n1
) 1,
)(:
t
, 1) =
0
:
t
1
n1
,
j )(:) = (:) : 1
n
.
Supponiamo sia ([]) = 0. Allora esiste unomotopia : 1
n1
1 1
con le propriet`a:
_

_
(:
t
, 1) = )(:
t
, 0) :
t
1
n1
,
(:
t
, t) =
0
:
t
/1
n1
,
(:
t
, 0) =
0
:
t
1
n1
.
Deniamo / ((1
n
, /1
n
; 1,
0
) ponendo:
/(:) =
_
(:
t
, 2:
n
) se 0 :
n

1
2
,
)(:
t
, 2:
n
1) se
1
2
:
n
1 .
Osserviamo che
j /(:) =
_
/
0
se 0 :
n

1
2
(:
t
, 2:
n
1) se
1
2
:
n
1 .
Quindi j

([/]) = [j /] = [

/
0
] = [

/
0
] [] = []. La dimostrazione `e
completa.
256 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
Denizione 6.4. Un brato topologico localmente banale con bra discreta
si dice un rivestimento.
Corollario 6.5. Se 1
p
1 `e un rivestimento,
0
1 e /
0
= j(
0
), allora

n
(1,
0
)
n
(1, /
0
) per ogni n 2, e per n = 1 abbiamo la successione
esatta di insiemi puntati:
(6.7)
0
1
(1,
0
)
p

1
(1, /
0
)
0
(1,
0
) .
Se 1 `e connesso per archi, allora la
1
(1, /
0
)
0
(1,
0
) `e surgettiva.
Abbiamo qui indicato con 0 linsieme (o il gruppo) che contengono un
solo elemento.
7. Esempi
Esempio 7.1 (Gruppi di omotopia delle sfere). Sappiamo dai risultati
dei paragra precedenti che:
(7.1)
n
(o
m
, c
0
) =
_
0 se n :1
Z se n = :.
In generale i gruppi
n
(o
m
, c
0
) non sono banali se n :.
Il problema di calcolare tutti i gruppi di omotopia di ordine : della
sfera o
m
, per un : arbitrario, non `e ancora completamente risolto. Sono
stati calcolati tutti i gruppi
n
(o
m
, c
0
) con per n : + 30.
Le sfere si sono rivelati oggetti topologicamente complicati. A titolo di
esempio, riportiamo nel seguito alcuni risultati sullomotopia delle sfere di
dimensione piccola.
Abbiamo:
(7.2)
n
(o
1
, c
0
) =
_
Z se n = 1
0 altrimenti.
Per la sfera o
2
dello spazio ordinario abbiamo, per i gruppi
n
(o
2
, c
0
) con
2 n 21:
2(S
2
, e0) = Z 3(S
2
, e0) = Z 4(S
2
, e0) = Z2
5(S
2
, e0) = Z2 6(S
2
, e0) = Z12 7(S
2
, e0) = Z2
8(S
2
, e0) = Z2 9(S
2
, e0) = Z3 10(S
2
, e0) = Z15
11(S
2
, e0) = Z2 12(S
2
, e0) = Z
2
2
13(S
2
, e0) = Z12 Z
2
2
14(S
2
, e0) = Z84 Z
2
2
15(S
2
, e0) = Z
2
2
16(S
2
, e0) = Z2 Z3
17(S
2
, e0) = Z2 Z3 Z5 18(S
2
, e0) = Z2 Z3 Z5 19(S
2
, e0) = Z
4
Z
2
2
Z3
20(S
2
, e0) = Z4 Z
2
2
Z3 21(S
2
, e0) = Z4 Z
2
2
Z3
Abbiamo poi per la sfera di dimensione tre:
(7.3)
n
(o
3
, c
0
) =
_
0 se n 2

n
(o
2
, c
0
) se n 3 .
7. ESEMPI 257
Luguaglianza segue qui dalla brazione di Hopf : infatti o
2
`e omeomorfo
alla retta proiettiva complessa CP
1
. Allora lapplicazione naturale:
o
3
C
2
0 . [.] CP
1
denisce un brato localmente banale o
3
p
o
2
con bra o
1
. Dalla succes-
sione esatta del brato:

n
(o
1
, c
0
)
n
(o
3
, c
0
)
n
(o
2
, c
0
)

n1
(o
1
, c
0
)
poiche
n
(o
1
, c
0
) = 0 per n 2, otteniamo che
n
(o
3
, c
0
)
n
(o
2
, c
0
) per
ogni n 2.
Analogamente, o
4
si pu`o identicare alla retta proiettiva sui quaternioni
HP
1
, denita da
HP
1
= (H
2
0) /

con (
1
,
2
) (
t
1
,
t
2
) H tale che
t
i
=
i
per i = 1, 2.
Possiamo identicare o
7
con (
1
,
2
) H
2
[ [
1
[
2
+ [
2
[
2
= 1. Otteniamo
allora la brazione di Hopf
o
7
(
1
,
2
) [(
1
,
2
)] o
4
.
La sua bra tipica `e o
3
ed abbiamo perci`o la successione esatta di omotopia

n
(o
3
, c
0
)
n
(o
7
, c
0
)
n
(o
4
, c
0
)

n1
(o
3
, c
0
)
Per n < 7, abbiamo
n
(o
7
, c
0
) = 0 e dunque
n
(o
4
, c
0
)
n1
(o
3
, c
0
). Per
n = 7, dalla successione esatta
Z
2

7
(o
3
, c
0
) Z
7
(o
7
, c
0
)
7
(o
4
, c
0
)

6
(o
3
, c
0
) = Z
12
0 =
6
(o
7
, c
0
)
ricaviamo che
7
(o
4
, c
0
) = Z Z
12
.
Osservazione 7.2. I soli gruppi
n
(o
m
, c
0
) con n : che contengano
inniti elementi sono i gruppi
4m1
(o
2m
, c
0
). Ciascuno di essi `e la somma
diretta di Z e di un gruppo nito.
Abbiamo osservato sopra che
3
(o
2
, c
0
) = Z e
7
(o
4
, c
0
) = Z Z
12
.
`
E
poi, ad esempio,
11
(o
6
, c
0
) = Z e
15
(o
8
, c
0
) = Z Z
120
.
Si pu` o denire un omomorsmo non banale 4m1(S
2m
, e0) Z nel modo seguente.
Se f c(S
4m1
, e0; S
2m
, e0), possiamo innanzi tutto supporre, a meno di unomotopia,
che la f sia di classe c

. Per il lemma di Sard, possiamo poi scegliere due valori non critici
distinti a, b S
2m
di f. Allora Ma = f
1
(a) ed M
b
= f
1
(b) sono due sottovariet` a di
dimensione (m1) di S
4m1
. Se

M
b
`e una sottovariet` a di dimensione (2m) di S
4m1
con
bordo M
b
, pur di aver scelto

M
b
in modo generico, Ma intersecher` a

M
b
trasversalmente
in un numero nito di punti. Poiche sia Ma che

M
b
sono orientate, potremo attribuire a
ciascun punto dellintersezione un valore 1 a seconda che i sistemi di riferimento di S
4m1
258 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
che si ottengono mettendo insieme sistemi di riferimento postivamente orientati di Ma e
di

M
b
siano orientati positivamente oppure negativamente. La somma algebrica di questi
valori 1 denisce lindice di allacciamento (Ma, M
b
) di Ma ed M
b
. Si verica che questa
costruzione denisce un omomorsmo non banale 4m1(S
2m
, e0) Z (omomorsmo di
Hopf ).
Abbiamo ancora una brazione di Hopf
o
15
o
8
con bra o
7
.
Essa si ottiene come restrizione alla sfera unitaria della proiezione di Ca
2
sulla retta proiettiva CaP
1
, dove Ca `e lalgebra degli ottonioni o ottave di
Cayley. Ricordiamo che
Ca H
2
con (
1
,
2
) (
t
1
,
t
2
) = (
1

2
+
t
2

2
,
2

t
1
+
t
2

1
).
Gli elementi non nulli di Ca sono invertibili e CaP
1
si denisce come il
quoziente di Ca
2
0 rispetto alla relazione di equivalenza che identica
(
1
,
2
) ad (
t
1
,
t
2
) se esiste un ottonione non nullo per cui
t
i
=
i
per
i = 1, 2. Risulta CaP
1
o
8
e la restrizione della proiezione sul quoziente
ad o
15
= (
1
,
2
;
3
,
4
) H
4
[ [
1
[
2
+[
2
[
2
+[
3
[
2
+[
4
[
2
= 1 denisce una
brazione con bra o
7
. Abbiamo allora la successione esatta di omotopia

n
(o
7
, c
0
)
n
(o
15
, c
0
)
n
(o
8
, c
0
)

n1
(o
7
, c
0
)
da cui otteniamo che
n
(o
8
, c
0
)
n1
(o
7
, c
0
) per 1 n < 15. Per n = 15
otteniamo
15
(o
8
, c
0
) Z
14
(o
7
, c
0
) Z Z
120
.
A titolo dinformazione, nella tabella seguente elenchiamo i gruppi di omotopia di
ordine m n 15 delle sfere S
m
per 4 m 8.
4(S
4
, e0) = Z 5(S
4
, e0) = Z2 6(S
4
, e0) = Z2 7(S
4
, e0) = Z Z12
8(S
4
, e0) = Z
2
2
9(S
4
, e0) = Z
2
2
10(S
4
, e0) = Z24 Z3 11(S
4
, e0) = Z15
12(S
4
, e0) = Z2 13(S
4
, e0) = Z
3
2
14(S
4
, e0) = Z120 Z12 Z2
15(S
4
, e0) = Z84 Z
5
2
5(S
5
, e0) = Z 6(S
5
, e0) = Z2 7(S
5
, e0) = Z2 8(S
5
, e0) = Z24
9(S
5
, e0) = Z2 10(S
5
, e0) = Z2 11(S
5
, e0) = Z2 12(S
5
, e0) = Z30
13(S
5
, e0) = Z2 14(S
5
, e0) = Z
3
2
15(S
5
, e0) = Z72 Z2
6(S
6
, e0) = Z 7(S
6
, e0) = Z2 8(S
6
, e0) = Z2 9(S
6
, e0) = Z24
10(S
6
, e0) = 0 11(S
6
, e0) = Z 12(S
6
, e0) = Z2 13(S
6
, e0) = Z60
14(S
6
, e0) = Z24 Z2 15(S
6
, e0) = Z
3
2
7(S
7
, e0) = Z 8(S
7
, e0) = Z2 9(S
7
, e0) = Z2 10(S
7
, e0) = Z24
11(S
7
, e0) = 0 12(S
7
, e0) = 0 13(S
7
, e0) = Z2 14(S
7
, e0) = Z120
15(S
7
, e0) = Z
3
2
8(S
8
, e0) = Z 9(S
8
, e0) = Z2 10(S
8
, e0) = Z2 11(S
8
, e0) = Z24
12(S
8
, e0) = 0 13(S
8
, e0) = 0 14(S
8
, e0) = Z2 15(S
8
, e0) = Z Z120
7. ESEMPI 259
Osservazione 7.3. La tabella sopra `e organizzata rispetto ai parametri n
e / di
n+k
(o
n
, c
0
) e illustra, per valori 5 n 8 un fatto generale. Fissato
un intero positivo /, i gruppi di omotopia
n+k
(o
n
, c
0
), per n / + 2, sono
tutti isomor tra loro. Il gruppo corrispondente si dice il /-esimo gruppo
di omotopia stabile delle sfere. I gruppi
n+k
(o
n
, c
0
) sono stati calcolati
per / 64. Indichiamo con
k
il /-esimo gruppo di omotopia stabile delle
sfere. Riportiamo nella seguente tabella i gruppi
k

2k+2
(o
k+2
, c
0
) per
1 / 15:

1

4
(o
3
) Z
2

2

6
(o
4
) Z
2

3

8
(o
5
) Z
24

4

10
(o
6
) = 0
5

12
(o
7
) = 0
6

14
(o
8
) Z
2

7

16
(o
9
) Z
240

8

18
(o
10
) Z
2
2

9

20
(o
11
) Z
3
2

10

22
(o
12
) Z
2
Z
3

11

24
(o
13
) Z
540

12

26
(o
14
) = 0

13

28
(o
15
) Z
3

14

30
(o
16
) Z
2
2

15

32
(o
17
) Z
480
Z
2
Esempio 7.4 (Gruppi di omotopia degli spazi proiettivi reali). Ab-
biamo per lo spazio proiettivo reale di dimensione 1:
(7.4)
n
(RP
1
, /) =
_
Z se n = 1
0 se n ,= 1
e per lo spazio proiettivo reale di dimensione n 1:
(7.5)
n
(RP
m
, /) =
_

_
Z
2
se n = 1
0 se 1 < n < :
Z se n = :

n
(o
m
, c
0
) se n 2 .
Esempio 7.5 (Gruppi di omotopia degli spazi proiettivi complessi).
Lapplicazione j : o
2m+1
. [.] CP
m
`e, per ogni : 1, un brato
topologico localmente banale con bra o
1
. Dalla successione esatta di un
brato ricaviamo allora:
(7.6)
n
(CP
m
, /)
n
(o
2m+1
, c
0
) n 3 .
Abbiamo poi la successione esatta:
(7.7)
0
2
(o
2m+1
, c
0
)
2
(CP
m
, /) Z
1
(o
1
, c
0
)
0
1
(o
2m+1
, c
0
)
1
(CP
m
, /) 0
e quindi:
(7.8)
_

1
(CP
m
, /) = 0

2
(CP
m
, /) Z.
Esempio 7.6 (Gruppi di omotopia degli spazi proiettivi quaternio-
nii). Lo spazio proiettivo di dimensione n sui quaternioni HP
n
`e denito
come il quoziente di H
n+1
0 rispetto alla relazione di equivalenza
(
0
,
1
, . . . ,
n
) (

0
,

1
, . . . ,

n
) H tale che

i
=
i
per 0 i n.
260 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
La restrizione alla sfera o
4n+3
= (
0
,
1
, . . . ,
n
) H
n+1
[

n
i=0
[
i
[
2
= 1
della proiezione j : H
n+1
0 HP
n
denisce una brazione localmente
banale o
4m1
HP
n
, con bra o
3
. Otteniamo perci`o la successione esatta
di omotopia

m
(o
3
, c
0
)
m
(o
4n+3
, c
0
)
m
(HP
n
, j
0
)

m1
(o
3
, c
0
)
Poiche
m
(o
4n+3
, c
0
) = 0 per : < 4n + 3, otteniamo che
m
(HP
n
, j
0
)

m1
(o
3
, c
0
) se : < 4n+3. Abbiamo poi
4n+3
(HP
n
, j
0
) Z
4n+2
(o
3
, c
0
)
se n 1.
Esempio 7.7 (Gruppi di omotopia delle lenti). Fissiamo una (n + 1)-
upla (:, :
1
, . . . , :
n
), con : intero positivo ed :
1
, . . . , :
n
interi relativa-
mente primi con :. Sia o
2n1
= (.
1
, . . . , .
n
) [

n
j=1
[.
j
[
2
= 1 la sfera
unitaria di C
n
e consideriamo lapplicazione
Z o
2n1
(/, .
1
, . . . , .
n
)
_
.
1
c
2kim
1
/m
, . . . , .
n
c
2kimn/m
_
o
2n1
.
Per passaggio al quoziente essa denisce unazione su o
2n=1
del gruppo
abeliano Z
m
. Il quoziente o
2n1
,Z
m
si dice una lente e si indica con
1(:; :
1
, . . . , :
n
). La proiezione nel quoziente j : o
2n1
1(:; :
1
, . . . , :
n
)
`e un rivestimento connesso ad : fogli. Il gruppo fondamentale di 1(:; :
1
, . . . , :
n
)
`e isomorfo a Z
m
, mentre i gruppi di omotopia dordine superiore sono
isomor a quelli della sfera o
2m1
.
Esempio 7.8 (Gruppi di omotopia dei gruppi classici). I gruppi classi-
ci connessi sono prodotti topologici di fattori compatti, omeomor ai gruppi
compatti SO(n), SU(n), Sp(n), e di fattori non compatti, omeomor a
spazi Euclidei. Sar`a suciente quindi considerare i gruppi di omotopia dei
gruppi compatti.
I gruppi di omotopia di SO(n)
Abbiamo gi`a osservato che valgono gli omeomorsmi:
_

_
SO(2) o
1
SO(3) RP
3
SO(4) o
3
RP
3
.
Abbiamo perci`o

n
(SO(2), c)
n
(o
1
, c
0
),

n
(SO(3), c)
n
(RP
3
, j
0
),

n
(SO(4), c)
n
(o
3
, c
0
)
n
(RP
3
, j
0
),
n = 0, 1, 2, . . .
Se n 2 lapplicazione:
SO(n) p p(c
0
) o
n1
7. ESEMPI 261
denisce un brato localmente banale con bra omeomorfa a SO(n 1).
Abbiamo quindi la successione esatta:
(7.9)

m+1
(o
n1
, c
0
)

m
(SO(n 1), c)
m
(SO(n), c)
m
(o
n1
, c
0
)

In particolare, poiche
m
(o
n1
, c
0
) = 0 se : < n1 e
n1
(o
n1
, c
0
) Z,
otteniamo:
(7.10)
m
(SO(n), c)
m
(SO(n 1), c) se : < n 2
e un omomorsmo surgettivo:
(7.11)
n2
(SO(n 1))
n2
(SO(n)) 0 per n 2 .
Osserviamo che questo omomorsmo `e banale se n = 2, 4, in quanto sono

0
(SO(2), c)
0
(o
1
, c
0
) = 0 e
2
(SO(4), c)
2
(o
3
RP
3
o
3
, (j
0
, c
0
)) =
0. Per n = 3 abbiamo un omomorsmo Z
1
(SO(2), c)
1
(SO(3), c) =
Z
2
.
Abbiamo perci`o
(7.12)
m
(SO(n), c)
m
(SO(: + 2), c) n : + 2.
In particolare

1
(SO(n), c)
1
(SO(3), c) Z
2
n 3 , (7.13)

2
(SO(n), c)
2
(SO(4), c) 0 n 4 , (7.14)

3
(SO(n), c)
3
(SO(5), c) Z n 5 , (7.15)

4
(SO(n), c)
4
(SO(6), c) 0 n 6 . (7.16)
Ad esempio nel caso n = 5, : = 3, abbiamo la successione esatta
Z
4
(o
4
, c
0
)

3
(SO(4), c) Z Z
3
(SO(5), c) 0
3
(o
4
, c
0
)

da cui possiamo dedurre che
3
(SO(n), c) `e, per ogni n 5, un quoziente
di Z
2
rispetto a un sottogruppo abeliano libero.
Osservazione 7.9. Sono tutti calcolati i gruppi di omotopia stabile dei
gruppi ortogonali: `e

k
=
n+k
(SO(n), c) n / + 1,

k
=
k+8
/ N,

0
= Z
2

1
= Z
2

2
= 0
3
= Z

4
= 0
5
= 0
6
= 0
7
= Z.
262 16. GRUPPI DI OMOTOPIA
Gruppi di omotopia di SU(:)
Il gruppo SU(2) `e omeomorfo a o
3
. Per : 3, lapplicazione
(7.17) SU(:) p p(c
0
) o
2m1
denisce un brato localmente banale con bra omeomorfa a SU(: 1).
Otteniamo quindi la successione esatta:
(7.18)
n+1(S
2m1
, e0)
n(SU(m1), e) n(SU(m), e) n(S
2m1
, e0)

da cui ricaviamo che:
(7.19)
n
(SU(:), c)
n
(SU(:1), c) se n < 2:2
e lomomorsmo
n
(SU(: 1), c)
n
(SU(:), c) `e surgettivo per n =
2:2.
In particolare
(7.20)
n
(SU(:))
_

n
(SU([n + 1],2), c) se n , 2N, 2: n + 2,

n
(SU([n + 2],2), c) se n 2N, 2: n + 2.
Abbiamo, per : 2:
(7.21)

1
(SU(:), c) = 0,

2
(SU(:), c) = 0,

3
(SU(:), c) = Z,

4
(SU(2), c) = Z
2
,

4
(SU(:), c) = 0 se : 3

5
(SU(2), c) = Z
2
,

5
(SU(:), c) = Z se : 3 .
Ricaviamo i gruppi di omotopia di ordine 1, 2, 3 della tabella.
`
E

1
(SU(:), c)
1
(SU(2), c)
1
(o
3
, c
0
) = 0.
Abbiamo poi

2
(SU(2), c)
2
(o
3
, c
0
) = 0
e
2
(SU(:), c)
2
(SU(3), c) per : 3.
Dalla successione esatta
0 =
2
(SU(2), c)
2
(SU(3), c)
2
(o
5
, c
0
) = 0
ricaviamo che
2
(SU(3), c) = 0 e quindi
2
(SU(:), c) = 0 per ogni :.
Abbiamo ancora
3
(SU(2), c)
3
(o
3
, c
0
) = Z e quindi dalla successio-
ne esatta

4
(o
5
, c
0
)
3
(SU(2), c)
3
(SU(3), c)
3
(o
5
, c
0
)
= 0 = Z = 0
ricaviamo che anche
3
(SU(3), c) = Z e quindi
3
(SU(:), c)
3
(SU(3), c) =
7. ESEMPI 263
Z per ogni : 3.
Gruppi di omotopia di Sp(:)
Abbiamo Sp(1) o
3
. Lapplicazione:
(7.22) Sp(:) p p(c
0
) o
4m1
denisce un brato localmente banale con bra Sp(:1). Otteniamo perci`o
una successione esatta:
(7.23)

n+1
(o
4m1
, c
0
)

n
(Sp(:1), c)
n
(Sp(:), c)
n+1
(o
4m1
, c
0
)

Quindi:
(7.24)
n
(Sp(:), c)
n
(Sp(:1), c) se n 4:3.
Per : = 2, poiche
n
(o
7
, c
0
) = 0 per 0 n 6, otteniamo che

n
(Sp(2), c)
n
(Sp(1), c)
n
(o
3
, c
0
) per 0 n 5.
Per ricorrenza, abbiamo quindi
(7.25)
n
(Sp(:), c)
n
(o
3
, c
0
) se n 5 .
In generale:
(7.26)
n
(Sp(:), c)
_

n
(Sp([n 1],4), c) se n 1 mod 4,

n
(Sp(n,4), c) se n 0 mod 4,

n
(Sp([n + 2],4), c) se n 2 mod 4,

n
(Sp([n + 1],4), c) se n 3 mod 4.
CAPITOLO 17
Rivestimenti ed omotopia
1. Azioni di gruppo
In questo paragrafo richiamiamo le principali denizioni relative alla-
zione di gruppo su un insieme e su uno spazio topologico. Ricordiamo in-
nanzi tutto che unazione di gruppo di un gruppo G su un insieme A `e
unapplicazione
(1.1)
GA (p, r) pr A tale che
p
1
(p
2
r) = (p
1
p
2
)r p
1
, p
2
G, r A.
In particolare, indicando con S(A) il gruppo delle applicazioni bigettive di
A in s`e, unazione di gruppo di G su A `e un omomorsmo G S(A).
Denizione 1.1. Lazione (1.1) si dice fedele od eettiva se lomomorsmo
G S(A) `e iniettivo.
In generale, il nucleo di questa applicazione `e un sottogruppo normale
H di G, che si dice il nucleo dinfedelt`a dellazione.
Abbiamo un diagramma commutativo
GA A

_
_
_
_
(G,
H
) A A
che denisce unazione fedele su A del gruppo quoziente G,
H
.
Dato un punto r di A indichiamo con Gr e chiamiamo orbita di r per
lazione di G, linsieme
(1.2) Gr = pr [ p G.
Chiamiamo stabilizzatore di r il sottogruppo G
x
di G:
G
x
= p G [ pr = r.
Osserviamo che lapplicazione G p pr Gr induce, per passaggio
al quoziente, unapplicazione bigettiva:
(1.3) G,
Gx
Gr.
Linsieme delle orbite di G in A `e una partizione di A e si indica con A,G.
Denizione 1.2. Diciamo che G opera transitivamente su A se Gr = A
per qualche (e quindi per ogni) r A.
265
266 17. RIVESTIMENTI ED OMOTOPIA
In questo caso gli stabilizzatori dei diversi punti di A sono sottogruppi
tra loro coniugati di G ed A `e in corrispondenza biunivoca con linsieme
delle classi laterali di G rispetto ad uno qualsiasi di tali sottogruppi.
Se G opera transitivamente su A, diciamo che A `e uno spazio G-
omogeneo.
Unazione del gruppo G sullinsieme A induce naturalmente unazione
del gruppo G sullinsieme 2
X
di tutti i suoi sottoinsiemi.
Sia 2
X
una partizione di A. Diciamo che G opera su se
(1.4) p() , , p G.
Chiamiamo non banale una partizione di A che sia diversa dalle partizioni
A e r [ r A.
Chiamiamo lazione di G primitiva se non esiste nessuna partizione non
banale di A su cui operi G.
Esempio 1.3. Sia \ uno spazio vettoriale di dimensione 2 su un campo
K, sia A = \ 0 e sia G = GL
K
(\ ). Allora G opera transitivamente
e fedelmente su A. Lazione di G non `e primitiva: infatti G agisce sulla
partizione di A formata dagli insiemi
/[/ K0
al variare di in A.
`
E invece primitiva lazione corrispondente di GL
K
(\ ) sul quoziente
P(\ ) KP
1
.
Citiamo il seguente teorema algebrico:
Teorema 1.4. Se G opera transitivamente su un insieme A che contiene
almeno due elementi, allora condizione necessaria e suciente anche G
operi in modo primitivo `e che lo stabilizzatore di un qualsiasi punto di A
sia un sottogruppo proprio massimale di G.
Denizione 1.5. Indichiamo con A
n
linsieme delle n-uple ordinate di punti
distinti di A. Unazione di G su A induce in modo ovvio unazione di G
su A
n
. Se questa `e transitiva, diremo che G opera su A in modo n-volte
transitivo.
Ad esempio, il gruppo delle anit`a di una retta opera in modo doppia-
mente transitivo sulla retta.
Denizione 1.6. Supponiamo ora che G sia un gruppo topologico ed A
uno spazio topologico. Unazione di gruppo G A A si dir`a allora
continua se tale applicazione `e continua.
Essa si dir`a libera se per ogni r A la G p pr A `e unimmersione
topologica.
Essa si dir`a propria se per ogni compatto 1 A linsieme
p G [ p(1) 1 ,=
`e relativamente compatto in G.
2. OMEOMORFISMI LOCALI 267
Se G `e un gruppo discreto, lazione di G sullo spazio topologico A `e
propria se, per ogni compatto 1 A, linsieme p G[p(1) 1 ,= `e
nito. Diciamo allora che G opera su A in modo propriamente discontinuo.
In questo caso vale il
Teorema 1.7. Supponiamo che un gruppo G operi in modo propriamente
discontinuo su uno spazio topologico A localmente compatto e di Hausdor.
Allora le orbite Gr sono sottoinsiemi chiusi discreti di A e A,G `e uno
spazio di Hausdor.
Dimostrazione. Poiche A `e localmente compatto, la famiglia dei
compatti di A forma un ricoprimento fondamentale di A. Per lipotesi che
G operi in modo propriamente discontinuo, ogni interseca ogni orbita
Gr in un sottoinsieme nito, e dunque in un chiuso con la topologia discreta.
Quindi Gr `e un chiuso con la topologia discreta.
Siano ora r e j due punti di A non appartenenti ad una stessa orbita.
Possiamo allora trovare un intorno compatto l di r che non intersechi Gj.
Dico allora che
G(l) =
_
G. [ . l
non interseca Gj. In caso contrario avremmo
p
1
j = p
2
.
con p
1
, p
2
G, . l e quindi
p
1
2
p
1
j = . l
ci darebbe una contraddizione.
Osserviamo che G(l) `e un intorno di Gr. Esso `e un chiuso. A questo
scopo `e suciente vericare che G(l) 1 `e chiuso per ogni compatto 1 di
A.
Fissato il compatto 1, linsieme dei p G tali che p(l)1 ,= `e nito:
esso `e intatti contenuto in
p G[p(1 l) (1 l) ,= .
Quindi G(l) 1 `e unione nita di compatti della forma p(l) 1 e perci`o
chiuso in quanto A `e di Hausdor. Pertanto G(l) e A G(l) sono intorni
saturi disgiunti delle due orbite Gr e Gj. Ci`o dimostra che A,
G
`e di
Hausdor.
2. Omeomorsmi locali
Denizione 2.1. Sia j : 1 1 unapplicazione continua tra due spazi
topologici 1 e 1. Diciamo che j `e un omeomorsmo locale se ogni punto
1 ha un intorno aperto \ in 1 tale che l = j(\) sia aperto in A e
j[
W
: \ l sia un omeomorsmo.
Osservazione 2.2. Ogni omeomorsmo locale `e una applicazione aperta.
268 17. RIVESTIMENTI ED OMOTOPIA
Ricordiamo che una sezione di un brato topologico 1
p
1 sullaperto
l di 1 `e unapplicazione : : l 1 tale che j : = id
U
. Indichiamo con
(l, 1) linsieme delle sezioni continue di 1 sullaperto l 1. Vale il
seguente
Lemma 2.3. Sia 1
p
1 un omeomorsmo locale.
(1) Sia l un aperto di 1. Ogni sezione : (l, 1) `e unapplicazione
aperta ed `e un omeomorsmo di l sullaperto :(l) di 1.
(2) Per ogni / j(1) e j
1
(/) possiamo trovare un intorno aperto
l di / in 1 ed una sezione : (l, 1) tale che :(/) = .
(3) Due sezioni :
i
(l
i
, 1), denite su intorni aperti l
i
dello stesso
punto / 1 (i = 1, 2) e tali che :
1
(/) = :
2
(/) coincidono su un
intorno aperto l l
1
l
2
di / in 1.
Dimostrazione. Sia l un aperto di 1 ed : (l, 1) una sezione
continua. Se = :(/) :(l), possiamo trovare un intorno aperto \ di
in 1 tale che j[
W
: \ j(\) sia un omeomorsmo sullaperto j(\)
di 1. Poiche : `e continua, possiamo trovare un intorno aperto \ di / in
l tale che :(\ ) \. Allora :[
V
= (j[
W
)
1
[
V
`e un omeomorsmo di \
sullaperto :(\ ) di 1. Ne segue che : `e un omeomorsmo locale e dunque
una applicazione aperta. Quindi : : l :(l) `e continua, bigettiva e aperta
e perci`o un omeomorsmo.
Sia 1 e / = j(). Fissiamo un intorno aperto \ di in 1 tale che
j[
W
denisca un omeomorsmo di \ su un aperto l = j(\) di 1. Linversa
: di tale omeomorsmo denisce allora la sezione continua cercata.
Inne, se :
i
: l
i
1 (i = 1, 2) sono sezioni continue denite su intorni
aperti di / 1 con :
1
(/) = :
2
(/) = , esse coincidono sullintorno aperto
j(:
1
(l
1
) :
2
(l
2
)) di /.
Corollario 2.4. Sia 1
p
1 un omeomorsmo locale. Condizione neces-
saria e suciente anche 1 sia di Hausdor, `e che 1 sia di Hausdor.
Se 1 `e uno spazio di Hausdor, due sezioni continue denite su uno stesso
aperto l di 1 che assumano lo stesso valore in un punto / di l assumono
gli stessi valori sulla componente connessa di / in l.
Denizione 2.5. Siano 1
i
p
i
1 (i = 1, 2) due brati topologici sulla stessa
base 1. Un omomorsmo di brati `e unapplicazione continua : 1
1
1
2
tale che j
2
= j
1
, tale cio`e che ((1
1
)
b
) (1
2
)
b
per ogni / 1.
Abbiamo allora
Lemma 2.6. Siano 1
i
p
i
1, i = 1, 2, due omeomorsmi locali. Suppo-
nimao che 1 sia di Hausdor e che 1
1
ed 1
2
siano spazi connessi. Siano
, : 1
1
1
2
due morsmi di brati . Se () = () in un punto 1
1
,
allora = .
Dimostrazione. Infatti e sono allora omeomorsmi locali e la tesi
segue pertanto dal corollario precedente.
3. RIVESTIMENTI 269
Denizione 2.7. Indichiamo con Aut(1
p
1) linsieme degli omeomor-
smi di 1 con se stesso che sono morsmi di brati. Esso `e un gruppo rispetto
alla composizione di applicazioni. I suoi elementi si dicono automorsmi del
brato e Aut(1
p
1) il gruppo degli automorsmi del brato.
Questo gruppo opera su ciascuna bra di 1. Per il lemma precedente, se
j `e un omeomorsmo locale, ed 1 uno spazio di Hausdor connesso, lazione
su una qualsiasi bra non vuota `e fedele e propriamente discontinua.
Se 1 `e inoltre localmente compatto, lazione del gruppo degli automor-
smi del brato `e anche propriamente discontinua su 1.
3. Rivestimenti
Ricordiamo che un rivestimento `e un brato 1
p
1 localmente banale
con bra 1 discreta. Abbiamo
Lemma 3.1. Se 1
p
1 `e un rivestimento, allora j : 1 1 `e un
omeomorsmo locale.
In particolare possiamo applicare ai rivestimenti i rusultati dimostrati
nel paragrafo precedente.
Teorema 3.2. Sia 1
p
1 un brato topologico con 1 connesso. Condi-
zione necessaria e suciente anche esso sia un rivestimento `e che siano
vericate le due condizioni:
(i) j : 1 1 `e un omeomorsmo locale surgettivo;
(ii) per ogni / 1 possiamo trovare un intorno aperto l di / in 1 e
per ogni j
1
(/) una sezione continua :

: l 1 con :

(/) = ,
in modo che
:

(l) :

(l) = ,= j
1
(/), (3.1)
j
1
(l) =
_
:

(l) [ j
1
(/). (3.2)
Dimostrazione. La necessit`a della condizione `e immediata. Dimo-
striamo la sucienza.
Osserviamo che 1 `e connesso perche immagine di un connesso mediante
una applicazione continua. Fissiamo /
0
1. La bra 1 = 1
b
0
= j
1
(/
0
)
di 1 su /
0
`e un sottospazio di 1 con la topologia discreta perche j `e un
omeomorsmo locale.
Dimostriamo che tutte le bre 1
b
hanno la stessa cardinalit`a di 1. A
questo scopo indichiamo con il sottoinsieme di 1 formato dai punti / 1
tali che si possa trovare una applicazione bigettiva
b
: 1
b
1.
Linsieme `e non vuoto perche contiene /
0
. Se / , scegliamo un
intorno aperto l di / in 1 con la propriet`a (ii). Se r l, otteniamo
unapplicazione bigettiva : 1
x
1
b
facendo corrispondere ad 1
x
lunica 1
b
tale che :

(r) = . Allora, se
b
: 1
b
1 `e bigettiva, anche
la
x
=
b
: 1
x
1 `e bigettiva. Ci`o dimostra che `e aperto. Se /

,
scegliamo un intorno l di / con la propriet`a (ii). Esso contiene punti di e
270 17. RIVESTIMENTI ED OMOTOPIA
dunque, ragionando come in precedenza, possiamo costruire unapplicazione
bigettiva di 1
b
su 1. Dunque `e aperto e chiuso in 1 e coincide perci`o con
1, perche 1 `e connesso.
Otteniamo allora che 1
p
1 `e un brato localmente banale con bra
discreta utilizzando, con le notazioni di (ii), le trivializzazioni locali:
l 1
id
U

1
b
l 1
b
(r, ) :

(r) 1[l.

Denizione 3.3. Se le bre di un rivestimento 1


p
1 hanno cardinalit`a
, diremo che 1
p
1 `e un rivestimento ad fogli.
Esempio 3.4. Lapplicazione o
1
. .
n
o
1
`e un rivestimento a n fogli.
Lapplicazione R t c
2it
= cos(2t) + i sin(2t) o
1
`e un rivesti-
mento a uninnit`a numerabile di fogli.
Esempio 3.5. Lapplicazione o
n
r [r] RP
n
`e un rivestimento a due
fogli.
Esempio 3.6 (Bottiglia di Klein). Consideriamo la relazione di equivalenza
su R
2
generata dalle (r, j) (r, j+1) e (r, j) (r+1, j). La proiezione
nel quoziente : R
2
R
2
/

`e un rivestimento a inniti fogli.


Esempio 3.7. Sia j(.) C[.] un polinomio a coecienti complessi di grado
: 1 e sia 1 linsieme dei valori critici di C . j(.) C. Allora
C j
1
(1) C 1 `e un rivestimento a : fogli.
Teorema 3.8. Sia 1
p
1 un brato topologico in cui j sia un omeomor-
smo locale e tutte le bre 1
b
di 1 abbiano uno stesso numero nito : di
elementi. Se 1 `e di Hausdor, allora 1
p
1 `e un rivestimento a : fogli.
Dimostrazione. Sia / 1 e siano
1
, ...,
m
gli elementi distinti della
bra 1
b
. Ognuno di essi `e contenuto in un aperto \
i
di 1 tale che j[\
i
sia
un omeomorsmo di \
i
su un aperto l
i
di 1. Possiamo inoltre supporre
\
1
, ..., \
m
due a due disgiunti perche 1 `e di Hausdor. Allora l = l
1

... l
m
`e un intorno aperto di / e risultano denite : sezioni continue
:
i
: l 1 con :
i
(l) \
i
. Ne segue che
l 1, ..., : (r, i) :
i
(r) 1[l
`e un omeomorsmo. Infatti `e continua, aperta e iniettiva. Inoltre `e sur-
gettiva perche le immagini delle bre di l 1, ..., : sono formate da :
elementi distinti e dunque coincidono con le bre corrispondenti di 1[l. La
dimostrazione `e completa.
Un caso particolare di questo teorema `e il seguente:
Teorema 3.9. Siano `, variet`a dierenziabili compatte e connesse della
stessa dimensione n. Ogni applicazione dierenziabile
j : `
priva di punti critici `e un rivestimento.
3. RIVESTIMENTI 271
Ad esempio, le applicazioni
o
1
c
i
c
im
o
1
con 0 ,= : Z sono rivestimenti a [:[ fogli.
Teorema 3.10. Sia 1
p
1 un rivestimento, con 1 di Hausdor. Se 1
0
`e
una componente connessa di 1, allora
1
0
p[
E
0
j(1
0
)
`e ancora un rivestimento.
Dimostrazione. La dimostrazione `e una facile conseguenza del Teore-
ma 3.2.
Teorema 3.11. Sia 1
p
1 un rivestimento, con 1 di Hausdor connes-
so. Se 1 `e una bra di 1, lazione del gruppo Aut(1
p
1) su 1 induce
un isomorsmo di tale gruppo con un sottogruppo del gruppo S(1) delle
applicazioni bigettive (permutazioni) di 1 in se.
Dimostrazione. Questo enunciato `e unimmediata conseguenza del Lem-
ma 2.3.
Teorema 3.12 (Gerarchia dei rivestimenti). Siano 1
i
p
i
1 due rivesti-
menti dello spazio topologico 1, con 1
1
, 1
2
di Hausdor connessi. Ogni
morsmo di rivestimenti : 1
1
1
2
`e un rivestimento. Viceversa, se
1
p
1 ed 1
t
q
1 sono rivestimenti, anche 1
t
pq
1 `e un rivestimento.
Denizione 3.13. Questo teorema ci permette di introdurre un ordina-
mento parziale nello spazio dei rivestimenti: se le condizioni della prima
parte dellenunciato sono vericate, diremo che il rivestimento 1
2
p
2
1 `e
subordinato al rivestimento 1
1
p
1
1 e scriviamo:
(1
2
p
2
1) (1
1
p
1
1).
Due rivestimenti che siano subordinati luno allaltro si dicono equivalenti : in
questo caso il momorsmo di rivestimenti `e un omeomorsmo che commuta
con le proiezioni sulla base.
Dimostrazione. Il teorema `e una facile conseguenza del Teorema 3.2.

Ad esempio, per i rivestimenti di o


1
C deniti dalle applicazioni
j
m
: o
1
. .
m
o
1
, il rivestimento relativo a un intero :
1
precede
quello relativo allintero :
2
nella gerarchia dei rivestimenti se e soltanto se
:
1
divide :
2
.
Teorema 3.14 (Rialzamento di cammini). Sia 1
p
1 un rivestimento ed
: 1 1 un cammino continuo. Fissato j
1
((0)), vi `e uno ed un
272 17. RIVESTIMENTI ED OMOTOPIA
solo cammino continuo : 1 1, con punto iniziale , che rileva , tale
cio`e che
_
j = ,
(0) = .
Dimostrazione. Possiamo trovare una partizione
0 = t
0
< t
1
... < t
n
= 1
dellintervallo 1 tale che per ogni i = 1, ..., n vi sia un aperto di trivializza-
zione l
i
in 1 per cui
([t
i1
, t
i
]) l
i
.
Sia :
1
la sezione continua su l
1
con :
1
((0)) = e deniamo induttiva-
mente le sezioni :
i
su l
i
per i 1 ponendo la condizione che :
i
((t
i1
) =
:
i1
((t
i1
). Deniamo allora
(t) = :
i
((t)) se t [t
i1
, t
i
].
Questo `e lunico cammino continuo in 1 che soddisfa le condizioni del
teorema.
Teorema 3.15 (Rialzamento dellomotopia). Sia 1
p
1 un rivestimento ed
1 : 1
n
1 unapplicazione continua. Fissato j
1
(1(0)), vi `e ununica
applicazione continua

1 : 1
n
1 tale che
_

1(0) = ,
j

1 = 1.
Se
1(1
n1
1) = /
1
,
allora anche

1(1
n1
1) =
1

per qualche
1
j
1
(/
1
).
Se n 2 e 1(/1
n
) = /
0
, allora

1(/1
n
) =
0
.
Dimostrazione. La prima aermazione segue dal fatto che un rivesti-
mento `e un brato di Serre, quindi esiste una applicazione continua

1 che
rialza 1. Lunicit`a segue dal teorema precedente e implica le due ultime
aermazioni dellenunciato.
4. Gruppo del rivestimento
Sia 1
p
1 un rivestimento. Fissiamo un punto base
0
in 1 e sia
/
0
= j(
0
) il corrispondente punto base di 1. La proiezione sulla base
induce un omomorsmo dei gruppi fondamentali:
(4.1) j

:
1
(1,
0
)
1
(1, /
0
).
Denizione 4.1. Limmagime dellomomorsmo (4.1) si dice gruppo del
rivestimento con punto di base
0
e sar`a indicata con G(1,
0
).
4. GRUPPO DEL RIVESTIMENTO 273
Lapplicazione (4.1) `e iniettiva e dunque un monomorsmo di gruppi.
Teorema 4.2 (Cambiamento del punto di base). Supponiamo che lo spazio
totale 1 del rivestimento 1
p
1 sia connesso per archi e siano
0
,
0
due
punti della bra 1
b
0
= j
1
(/
0
) per un punto ssato /
0
1. Se `e un
cammino continuo in 1 di punto iniziale
0
e punto nale
0
, allora j `e
un laccetto continuo in 1 e denisce un elemento p


1
(1, /
0
). Abbiamo
allora:
(4.2) G(1,
0
) = p

G(1,
0
)p
1

.
Dimostrazione. Sia infatti un laccetto continuo in 1 con origine
in
0
. Allora
1
`e un laccetto con origine in
0
. Per il Teorema
2.1 del Capitolo 16, questa applicazione induce un isomorsmo tra i gruppi
fondamentali di 1 rispettivamente con punti base
0
e
0
. La tesi segue
immediatamente.
Studiamo ora le relazioni tra la gerarchia dei rivestimenti e i gruppi dei
rivestimenti.
Denizione 4.3. Diciamo che uno spazio topologico A `e localmente con-
nesso per archi se per ogni punto r A ed ogni intorno aperto l di r
possiamo trovare un intorno aperto \ l di r tale che due punti qualsiasi
di \ possano essere congiunti da un cammino continuo tutto contenuto in
l.
Si ottiene facilmente il seguente:
Lemma 4.4. Sia 1
p
1 un rivestimento. Se 1 `e localemte connesso per
archi, allora ogni sezione di 1 su un aperto l di 1 che trasformi insiemi
connessi per archi in insiemi connessi per archi `e continua.
Lemma 4.5. Siano 1
1
p
1
1 ed 1
2
p
2
1 due rivestimenti connessi e
localmente connessi per archi dello stesso spazio topologico 1. Fissiamo un
punto base /
0
in 1 e siano
1
0
j
1
1
(/
0
),
2
0
j
1
2
(/
0
) corrispondenti punti
base in 1
1
ed 1
2
. Se
G(1
2
,
2
0
) G(1
1
,
1
0
),
allora possiamo trovare uno ed un solo morsmo di rivestimenti
: 1
1
1
2
tale che
(
1
0
) =
2
0
.
Dimostrazione. Siano
1
1
1
ed un cammino continuo in 1
1
che
congiunga
1
0
a
1
. Il cammino j
1
si rialza in modo unico a un cammino

t
in 1
2
con punto iniziale
2
0
. Il suo punto nale
2
dipende solo da
1
e
non dal cammino prescelto. Se infatti `e un secondo cammino continuo
di punto iniziale
1
0
e punto nale
1
in 1
1
, allora
1
`e un laccetto con
origine in
1
0
. Per ipotesi limmagine in
1
(1, /
0
) della sua classe di omotopia
274 17. RIVESTIMENTI ED OMOTOPIA
`e immagine di una classe di omotopia di un laccetto di 1
2
con punto iniziale

2
0
e dunque j
1
(
1
) si rialza a un laccetto di 1
2
con punto iniziale
2
0
.
Facendo quindi corrispondere a
1
il punto
2
, otteniamo unapplicazione
: 1
1
1
2
che commuta con le rispettive proiezioni nella base. Essa `e
dunque un morsmo di rivestimenti, essendo continua per il Lemma 4.4.
Da questo lemma si deduce immediatamente:
Teorema 4.6. Siano 1
1
p
1
1 ed 1
2
p
2
1 due brati con spazi totali con-
nessi per archi sulla stessa base 1. Fissiamo un punto base /
0
in 1 e punti
base corrispondenti
i
0
j
1
i
(/
0
) in 1
i
(i = 1, 2). Condizione necessaria
e suciente anche il secondo sia subordinato al primo `e che il gruppo di
rivestimento G(1
1
,
1
0
) del primo sia contenuto in un coniugato in
1
(1, /
0
)
del gruppo di rivestimento G(1
2
,
2
0
) del secondo. In particolare i due rive-
stimenti sono equivalenti se e soltanto se i loro gruppi di rivestimento sono
tra loro coniugati.
Fissato un rivestimento 1
p
1 con 1 e 1 connessi e localmente connessi
per archi, un punto base
0
1 e il punto base /
0
= j(
0
) in 1, indichiamo
con 1 la bra 1
b
0
e sia
1

0
= 1 [ G(1, ) = G(1,
0
).
Indichiamo poi con N(1,
0
) il normalizzatore di G(1,
0
) in
1
(1, /
0
):
N(1,
0
) = p
1
(1, /
0
) [ pG(1,
0
)p
1
= G(1,
0
).
Teorema 4.7. Lapplicazione :
1
(1, /
0
) 1, che fa corrispondere alla
classe di omotopia del laccetto il secondo estremo (1) del cammino che
con punto iniziale
0
che rialza , induce per restrizione e passaggio al
quoziente una bigezione
(4.3) : N(1,
0
),G(1,
0
) 1

0
.
Dimostrazione. Lenunciato `e una conseguenza dei risultati preceden-
ti.
Teorema 4.8. Sia 1
p
1 un rivestimento, con 1 e 1 connessi e localmente
connessi per archi. La composizione
(4.4) nt(1
p
1) (
0
) 1

0

1
((
0
)) N(1,
0
),G(1,
0
)
`e un antiisomorsmo di gruppi.
Denizione 4.9. Un rivestimento 1
p
1 si dice regolare o di Galois se
1 e 1 sono connessi e localmente connessi per archi e se per qualche (e
quindi per tutti) i punti 1 il gruppo G(1, ) `e un sottogruppo normale
di
1
(1, j()). In questo caso abbiamo
(4.5) nt(1
p
1)
1
(1, /
0
),G(1,
0
)
per ogni
0
1 e /
0
= j(
0
).
5. RIVESTIMENTI CON GRUPPO DI RIVESTIMENTO ASSEGNATO 275
5. Rivestimenti con gruppo di rivestimento assegnato
Diciamo che uno spazio topologico A `e microlocalmente semplicemente
connesso se ogni punto r di A ha un intorno l tale che lapplicazione
canonica:
(5.1)
1
(l, r)
1
(A, r
0
)
abbia immagine nulla: ogni laccetto in l di punto iniziale r `e omotopo
in A al laccetto costante, in una omotopia che lascia sso il punto r. Ad
esempio, ogni variet`a topologica `e microlocalmente semplicemente connessa,
in quanto ogni punto ha un sistema fondamentale di intorni contrattili. Vale
il:
Teorema 5.1 (Esistenza ed unicit`a del rivestimento universale). Se 1 `e
uno spazio topologico di Hausdor, connesso per archi e microlocalmente
semplicemente connesso, allora possiamo trovare un rivestimento 1 1 di
1 con 1 connesso per archi e semplicemente connesso. Due rivestimenti di
1 connessi e semplicemente connessi sono equivalenti.
Dimostrazione. Fissiamo un punto /
0
1 e deniamo linsieme 1
come unione disgiunta degli insiemi
(5.2) 1
b
= (1, 0, 1; 1, /
0
, /).
Sia j : 1 1 lapplicazione che fa corrispondere a 1
b
il punto / di 1.
Deniamo una topologia su 1 in questo modo: un sottoinsieme \ di 1 `e
aperto se, per ogni \, detto un cammino continuo con punto iniziale
/
0
e punto nale / = j() rappresentante di in 1
b
, possiamo trovare un
intorno aperto l di / in 1 tale che i laccetti di punto iniziale / contenuti
in l siano omotopi in A al laccetto costante e le classi di omotopia in 1
t
di tutti i cammini della forma con (1) = t l e (1) l siano
contenuti in \.
Si verica allora che 1
p
1 `e un rivestimento connesso e semplicemente
connesso, con bra
1
(1, /
0
).
Lunicit`a `e conseguenza del Teorema 4.6.
Teorema 5.2. Sia 1 uno spazio topologico connesso per archi e microlo-
calemente semplicemente connesso. Sia /
0
1 e sia G un sottogruppo di

1
(1, /
0
). Allora possiamo trovare un rivestimento 1
p
1 di 1, con 1
connesso per archi, tale che, per un punto
0
1
b
0
, sia G(1,
0
) = G.
Dimostrazione. Sia

1

1 il rivestimento universale di 1. Allora,
ssato un punto

/
0


1
b
0
, G si pu`o identicare a un sottogruppo G
t
del
gruppo degli automorsmi di

1

1. Allora il rivestimento di 1 con
spazio totale

1,
G
`e il rivestimento cercato.
276 17. RIVESTIMENTI ED OMOTOPIA
6. Rivestimenti di Galois
Consideriamo in tutto questo paragrafo un rivestimento 1
p
1 con 1
e 1 spazi di Hausdor connessi e localmente connessi. Indichiamo con G
E
il gruppo Aut(1
p
1) degli automorsmi del rivestimento.
Teorema 6.1. Il gruppo G
E
opera su 1 in modo libero e propriamente
discontinuo.
Dimostrazione. Lazione di G
E
su 1 `e libera per il Lemma 2.6: infatti
le orbite sono sottospazi discreti di 1 e lapplicazione G
E
p p() 1
`e iniettiva per ogni 1.
Sia ora 1 un compatto di 1. Dobbiamo dimostrare che linsieme dei
p G
E
tali che p(1) 1 ,= `e nito.
Se cos` non fosse, potremmo trovare una successione p
m
di elementi
distinti di G
E
e una successione r
m
di elementi di 1 tali che p
m
(r
m
) 1.
Possiamo ricoprire 1 con un numero nito di aperti \
i
(i = 1, ..., n)
connessi tali che j : \
i
j(\
i
) = l
i
siano omeomorsmi e gli l
i
siano
aperti di trivializzazione di 1. A meno di passare ad una sottosuccessione
e di riordinare gli indici, possiamo supporre che r
m
\
1
e p
m
(r
m
)
\
2
. Sostituendo \
1
con una delle componenti connesse di \
1
j
1
(l
2
)
che contiene inniti r
m
distinti, e \
2
con la corrispondente componente
connessa di \
2
j
1
(l
1
) possiamo ancora supporre che l
1
= l
2
= l.
Un automorsmo di 1 che trasformi un punto di \
1
in un punto di \
2
trasforma allora \
1
in \
2
per il Lemma 2.6 ed `e univocamente determinato.
Ci`o contraddice il fatto che i p
m
fossero tutti distinti e dimostra quindi il
teorema.
Teorema 6.2. Perche il rivestimento 1
p
1 sia di Galois `e suciente che
G
E
agisca transitivamente su una delle bre.
CAPITOLO 18
Il teorema di Van Kampen
il teorema di Van Kampen uno dei principali strumenti per il calco-
lo del gruppo fondamentale di uno spazio topologico. Venne dimostrato
indipendentemente da Karl Seifert ed Egbert Van Kampen agli inizi del
1930.
1. Prodotto libero di gruppi
Proposizione 1.1. Sia ( = G

[ una famiglia di gruppi. Pos-


siamo allora determinare un gruppo G, unico a meno di isomorsmi, tale
che:
(1) Per ogni indice vi sia un monomorsmo di gruppi
(1.1) ,

: G

G.
(2) Dato un qualsiasi gruppo H ed una qualsiasi famiglia di omomor-
smi

: G

H
vi sia uno ed un solo omomorsmo di gruppi
: G H
tale che
,

.
Denizione 1.2. Un gruppo G con le propriet`a (1) e (2) della proposizione
1.1 si inidica con ( e si dice il prodotto libero della famiglia (. Indicheremo
il prodotto libero di una famiglia nita G
1
, ..., G
n
mediante G
1
... G
n
.
Dimostrazione. Mostriamo innanzi tutto che il prodotto libero, se esi-
ste, `e univocamente determinato a meno di isomorsmi. Sia infatti G
t
un
altro gruppo e ,
t

: G

G
t
monomorsmi di gruppi tali che sia vericata
la propriet`a (2). In particolare potremo trovare omomorsmi di gruppi
, : G
t
G e ,
t
: G G
t
tali che
, ,
t

= ,

,
,
t
,

= ,
t

.
Da queste relazioni deduciamo che
,
t
, ,
t

= ,
t
,

= ,
t

,
, ,
t
,

= , ,
t

= ,

,
277
278 18. IL TEOREMA DI VAN KAMPEN
e dunque, per lunicit`a, otteniamo
, ,
t
= id
G
,
,
t
, = id
G
.
Ne segue che , e ,
t
sono isomorsmi di gruppi.
Costruiamo ora un gruppo G che goda delle propriet`a (1) e (2). Sia
1 =

( lunione disgiunta degli insiemi G

:
_
( = (p, ) [ , p G

ed indichiamo con 1(1) linsieme di tutte le sequenze nite di elementi di


1. Chiamiamo 1 un alfabeto e 1(1) linsieme delle parole nellalfabeto
1. Deniamo su 1(1) una struttura naturale di monoide moltiplicativo
denendo loperazione tra due parole mediante giustapposizione:
se (p
1
,
1
), ..., (p
n
,
n
), (/
1
,
1
), ..., (/
m
,
m
) 1 poniamo
((p
1
,
1
), ..., (p
n
,
n
)) ((/
1
,
1
), ..., (/
m
,
m
))
= ((p
1
,
1
), ..., (p
n
,
n
), (/
1
,
1
), ..., (/
m
,
m
)).
Questa operazione di prodotto gode della propriet`a associativa e la parola
vuota `e elemento neutro del prodotto. Per ottenere il gruppo G introdu-
ciamo la semplicazione di parole: conveniamo di cancellare da una parola
tutte le lettere che siano lidentit`a di un gruppo e di sostituire a una cop-
pia di lettere consecutive che siano elementi dello stesso gruppo la lettera
ottenuta facendone il prodotto:
((p
1
,
1
), ..., (p
i
,
i
)(p
i+1
,
i+1
), ...(p
n
,
n
))
((p
1
,
1
), ..., (p
i
p
i+1
,
i
), (p
i+2
,
i+2
)..., (p
n
,
n
))
se
i
=
i+1
.
In questo modo ad ogni parola si pu`o far corrispondere ununica parola di
lunghezza minimale, in cui nessuna lettera `e identit`a di un gruppo e lettere
consecutive appartengano a gruppi con indici diversi. La relazione tra parole
che corrisponde ad avere associata la stessa parola minimale `e una relazione
di equivalenza. Deniamo G come il quoziente di 1(1) rispetto a questa
relazione di equivalenza. Si verica facilmente che G `e un gruppo che gode
delle propriet`a richieste.
2. Teorema di Van Kampen
Sia A uno spazio topologico connesso per archi. Siano , 1 due aperti
di A tali che
1 = A,
, = 1 `e connesso per archi.
2. TEOREMA DI VAN KAMPEN 279
Fissiamo un punto base r
0
1. Le inclusioni:

A
: 1 ,

B
: 1 1,
,
A
: A,
,
B
: 1 A,
inducono un diagramma commutativo di omomorsmi di gruppi:

1
(, r
0
)

A

1
(A, r
0
)

1
( 1, r
0
)

1
(1, r
0
)
Denizione 2.1. Il sottogruppo normale di
1
(, r
0
)
1
(1, r
0
), genera-
to dagli elementi della forma
A
()
B
(
1
) al variare di nel gruppo
fondamentale
1
( 1, r
0
) dellintersezione 1, si dice il gruppo di Van
Kampen associato alla triade (A, , 1) e al punto base r
0
, e si indica con
K(, 1, r
0
).
Vale il
Teorema 2.2 (Van Kampen). Sia A uno spazio topologico connesso per
archi e siano , 1 due aperti connessi per archi di A con 1 = A, ed
intersezione 1 non vuota e connessa per archi. Fissato un punto base
r
0
di 1, lomomorsmo
(2.1) ,

:
1
(, r
0
)
1
(1, r
0
)
1
(A, r
0
)
indotto dagli omomorsmi ,
A
:
1
(, r
0
)
1
(A, r
0
) e ,
B
:
1
(1, r
0
)

1
(A, r
0
) `e surgettivo e denisce, per passaggio al quoziente, un isomorsmo
di gruppi:
(2.2)

1
(, r
0
)
1
(1, r
0
)
K(, 1, r
0
)

1
(A, r
0
).
Dimostrazione.
`
E conveniente nella dimostrazione cambiare legger-
mente le notazioni e porre
1
= ,
2
= 1. Scriveremo ancora []
X
per
indicare la classe di ((1, 0, 1; A, r
0
) in
1
(A, r
0
) e, similmente, []
A
i
per indicare la classe di ((1, 0, 1;
i
, r
0
) in
1
(
i
, r
0
).
Dimostriamo in primo luogo che lomomorsmo (2.1) `e surgettivo. Sia
((1, 0, 1; A, r
0
) un qualsiasi laccetto. Poiche 1 =
1
(
1
)
1
(
2
),
possiamo ssare una partizione
(2.3) 0 = t
0
< t
1
< t
2
< < t
m
= 1
dellintervallo 1 = [0, 1] ed unapplicazione 1, . . . , : , (,) 1, 2
tale che limmagine ([t
j1
, t
j
]) di ciascun sottointervallo della (2.3) sia tutta
contenuta nellaperto
(j)
. Indichiamo con :
j
((1, A) il cammino
(2.4) :
j
(t) = (t
j1
+ t(t
j
t
j1
)), 0 t 1.
280 18. IL TEOREMA DI VAN KAMPEN
Il cammino `e una riparametrizzazione del prodotto :
1
:
m
. Poiche i
sottospazi
1
,
2
ed
1

2
sono tutti e tre connessi per archi, per ogni
indice , = 1, . . . , :1, possiamo ssare un cammino continuo

j
((1, 0, 1;
(j)

(j+1)
, (t
j
), r
0
).
Siano
0
,
m
i laccetti costanti in r
0
. Ciascuno dei prodotti
1

j
=

j1
:
j

j
`e un laccetto in (A, r
0
), con supporto contenuto in
(j)
. Chiaramente

1

m
denisce la stessa classe di omotopia di in
1
(A, r
0
) e si ha
(2.5) ,

([
1
]
A
(1)
[
m
]
A
(m)
) = [
1
]
X
[
m
]
X
= [
1

m
]
X
= []
X
.
Ci`o dimostra la surgettivit` a di (2.1).
Chiameremo il prodotto
1

m
una decomposizione di in laccetti,
subordinata al ricoprimento
1
,
2
di A.
Il sottogruppo K(
1
,
2
, r
0
) `e contenuto nel nucleo di ,

. Infatti ker ,

`e un sottogruppo normale
2
di
1
(, r
0
)
1
(1, /
0
) che contiene gli elementi
[
A
]
A
[
B
]
B
per ogni ((1, 0, 1, 1, r
0
).
Dividiamo la dimostrazione del fatto che K(
1
,
2
, r
0
) `e proprio uguale
al nucleo di ,

in una serie di passi.


Passo 1. Sia
1

m
un elemento del prodotto libero
1
(
1
, r
0
)

1
(
2
, r
0
). Supponiamo che per qualche ,, con 1 , :, la classe di
omotopia
j
contenga un laccetto
j
con supporto in
1

2
. Supponiamo
per ssare le idee che
j

1
(
1
, r
0
) ed indichiamo con
t
j
la classe di
omotopia denita da
j
in
1
(
2
, r
0
). Allora
1
j

t
j
`e un generatore di
K(
1
,
2
, r
0
) e perci`o
(
1

j

m
)
1
(
1

t
j

m
)
=
1
m

1
j

1
1

1

t
j

m
= (
j+1

m
)
1
(
1
j

t
j
)(
j+1

m
) K(
1
,
2
, r
0
).
Quindi: due qualsiasi elementi del prodotto libero
1
(
1
, r
0
)
1
(
2
, r
0
)
sono equivalenti rispetto al sottogruppo normale K(
1
,
2
, r
0
) se sono ot-
tenuti luno dallaltro sostituendo a fattori liberi che hanno rappresentanti
con supporto in
1

2
alla classe []
A
1
la classe []
A
2
, o viceversa.
Passo 2. Dimostriamo ora che i prodotti [
1
]
A
(1)
[
m
]
A
(m)
associa-
ti a decomposizioni di uno stesso laccetto ((1, 0, 1; A, r
0
) in prodotti
di laccetti, subordinati al ricoprimento
1
,
2
di A, sono tutti equiva-
lenti modulo K(
1
,
2
, r
0
). Per il Passo 1, scelte diverse delle (,) danno
prodotti equivalenti modulo K(
1
,
2
, r
0
). Ancora, per il Passo 1, la classe
dequivalenza modulo K(
1
,
2
, r
0
) del prodotto [
1
]
A
(1)
[
m
]
A
(m)
dipende soltanto dalla partizione (2.3). Sar`a quindi suciente dimostrare
1
Ricordiamo che

i(t) = i(1 t) `e il cammino inverso di i.
2
Se N `e un sottogruppo normale di un gruppo G, e se due elementi g, g

G sono
equivalenti modulo N, e g1, g2 G, allora anche g1gg2 e g1g

g2 sono equivalenti modulo


N. Infatti (g1gg2)
1
g1g

g2 = g
1
2
g
1
g

g2 N se g
1
g

N.
2. TEOREMA DI VAN KAMPEN 281
che, se ssiamo t
j1
< < t
j
un prodotto associato ad e che dipenda
dalla partizione
0 = t
0
< < t
j1
< < t
j
< < t
m
= 1
`e equivalente modulo K(
1
,
2
, r
0
) al prodotto [
1
]
A
(1)
[
m
]
A
(m)
.
Siano :
t
j
(t) = (t
j1
+ t( t
j1
), :
tt
j
(t) = ( + t(t
j
). Fissiamo un
elemento ((1, 0, 1; A, (), r
0
) con (1)
i
se ()
i
, e (1)

1

2
se ()
1

2
. Allora
[

0
:
1

1
]
A
(1)
[

j1
:
j

j
]
A
(j)
[

m1
:
m

m
]
A
(m)
= [

0
:
1

1
]
A
(1)
[

j1
:
t
j
]
A
(j)
[ :
tt
j

j
]
A
(j)
[

m1
:
m

m
]
A
(m)
.
Passo 3. Sia ((1, 0, 1; A, r
0
) e sia (2.3) una partizione per cui
([t
j1
, t
j
])
(j)
, con (,) 0, 1, per , = 1, . . . , :, e gli :
j
deniti dalle
(2.4). Siano
j
,
j
((1, 0, 1; A, (t
j
), r
0
) con

j
(1)
j
(1)
(j)

(j+1)
e siano
0
,
m
,
0
,
m
i laccetti costanti in (A, r
0
). Allora
[

0
:
1

1
]
A
(1)
[

m1
:
m

m
]
A
(m)
[
0
:
1

1
]
A
(1)
[
m1
:
m

m
]
A
(m)
mod K(
1
,
2
, r
0
).
Abbiamo infatti
[

0
:
1

1
]
A
(1)
[

m1
:
m

m
]
A
(m)
= [
0
:
1

1
]
A
(1)
[
1

1
]
A
(1)
[

1
]
A
(2)
[
1
:
2

2
]
A
(2)

[
m1

m1
]
A
(m1)
[

m1

m1
]
A
(m)
[
m1
:
m

m
]
A
(m)
.
Il secondo membro di questa uguaglianza `e equivalente, modulo il sotto-
gruppo normale K(
1
,
2
, r
0
), al prodotto che si ottiene da esso sosti-
tuendo a ciascun fattore [

j
]
A
(j+1)
il fattore [

j
]
A
(j)
. Ci`o `e ovvio se
(,) = (, + 1). Quando i due valori sono diversi, (t
j
)
1

2
e

j
`e
un laccetto in (
1

2
, r
0
), per cui lequivalenza segue dal Passo 1.
Passo 4. Possiamo ora concludere la dimostrazione.
Sia
1
(
1
, r
0
)
1
(
2
, r
0
) un elemento del nucleo di ,

. Abbiamo
= [
1
]
A
(1)
[
m
]
A
(m)
, ove
j
((1, 0, 1;
(j)
, r
0
), (,) 0, 1
per , = 1, . . . , :. Sia =
1

m
. Per ipotesi []
X
`e la classe di omotopia
del laccetto costante. Vi `e perci`o unomotopia
_

_
1 : 1 1 (t, :) 1(t, :) A,
1(t, 0) = (t),
1(0, :) = 1(1, :) = 1(t, 1) = r
0
t, : 1.
Suddividiamo in quadrato 1 1 in
2
quadratini di lato 1,:
Q
i,j
= (t, :) 1 1 [ i 1 t i, , 1 : , per 1 i, , .
282 18. IL TEOREMA DI VAN KAMPEN
Scegliendo lintero positivo sucientemente grande, facciamo in modo
che, per ogni quadratino Q
i,j
della suddivisione, 1(Q
i,j
) sia tutto contenuto
in un aperto
(i,j)
, per (i, ,) 1, 2. Per ogni 1 i 1 e 0 ,
1 ssiamo

i,j
(
_
1, 0, 1;
(i,j)

(i,j+1)
,
(i+1,j)

(i+1,j+1)
, 1(i,
N
, ,,
N
), r
0
_
.
Deniamo poi
0,j
,
N,j
,
i,N
come il laccetto costante di (A, r
0
) per ogni
0 i, , . Siano poi
_

i,j
(t) = 1((t + i 1),
N
, ,,
N
) 1 i , 0 , , t 1,

i,j
(t) = 1(i,
N
, (t + , 1),
N
) 0 i , 1 , , t 1.
Per ogni , = 0, 1, . . . , consideriamo il laccetto 1
j/
N
(t) = 1(t, ,,
N
) di
(A, r
0
). La sua classe di omotopia [1
j/
N
]
X
`e limmagine mediante ,

delle-
lemento

j
= [

0,j

1,j

1,j
]
A
(1,j)
[

i1,j

i,j

i,j
]
A
(i,j)
[

N1,j

1,j

N,j
]
A
(N,j)
di
1
(
1
, r
0
)
1
(
2
, r
0
). Per i passi precedenti della dimostrazione,
0
`e equivalente ad modulo K(
1
,
2
, r
0
). Quindi, per vericare che
K(
1
,
2
, r
0
) sar`a suciente dimostrare che, per ogni 1 , , `e
j1

1
j

K(
1
,
2
, r
0
). Indicando con lequivalenza modulo K(
1
,
2
, r
0
), ed
utilizzando le omotopie descritte dai quadratini Q
i,j1
, abbiamo

j
=[

0,j1

0,j1

1,j

1,j1

1,j1
]
A
(1,j)

[

i1,j1

i1,j1

i,j

i,j1

i,j1
]
A
(i,j)

[

N1,j1

N1,j1

N,j

N,j1

N,j1
]
A
(i,j)
=[

0,j1

1,j1

1,j1
]
A
(1,j)

[

i1,j1

i,j1

i,j1
]
A
(i,j)

[

N1,j1

N,j1

N,j1
]
A
(i,j)
[

0,j1

1,j1

1,j1
]
A
(1,j1)

[

i1,j1

i,j1

i,j1
]
A
(i,j1)

[

N1,j1

N,j1

N,j1
]
A
(i,j1)
=
j1
.
Ci`o completa la dimostrazione.
Corollario 2.3. Sia A uno spazio topologico connesso per archi. Se A =
1 con , 1 aperti connessi per archi e semplicemente connessi, ed 1
`e non vuoto e connesso per archi, allora A `e semplicemente connesso.
Esempio 2.4. Le sfere o
n
, con n 2, sono semplicemente connesse. Infatti
o
n
= (o
n
c
0
) (o
n
c
0
) ed i due sottospazi (o
n
c
0
), (o
n
c
0
)
sono omeomor ad R
n
e quindi contrattili; la loro intersezione o
n
c
0
`e
omeomorfa al cilindro o
n1
R e quindi connessa per archi se n 2.
3. ALCUNI ESEMPI ED APPLICAZIONI 283
3. Alcuni esempi ed applicazioni
3.1. Attaccamento di una 2-cella. Sia A uno spazio topologico con-
nesso per archi e sia
) : o
1
A
una applicazione continua. Costruiamo un nuovo spazio topologico Y con-
siderando lunione disgiunta
1
2
. A
ed il suo quoziente Y ottenuto identicando i punti j o
1
1
2
con i punti
)(j) A. Lo spazio topologico Y si dice ottenuto da A per attaccamento
di una 2-cella lungo ). Abbiamo inclusioni naturali:

X
: A Y

D
2 Y.
Osserviamo che
X
`e un omeomorsmo con limmagine. Lo spazio topologico
Y `e connesso per archi e possiamo calcolare il suo gruppo fondamentale
usando il teorema di Van Kampen.
Il gruppo fondamentale, a meno di isomorsmi, non dipende dalla scel-
ta del punto base. Fissiamo dunque il punto base j
0
= c
0
,2 in 1
2
e
consideriamo il ricoprimento di Y mediante i due aperti
=
X
(A)
D
2([j[ 0),
1 =
D
2([j[ < 1).
Allora 1 `e omeomorfo alla corona circolare 0 < [j[ < 1 e
1
(1, j
0
)
`e il gruppo ciclico di ordine innito generato da
o
1
c
i

D
2(j
0
c
i
) 1.
Poiche 1 `e contrattile,
1
(1, j
0
) = c e poiche
X
(A) `e un retratto di defor-
mazione di ,
1
(, j
0
) `e isomorfo a
1
(A, r
0
) ove r
0
= )(c
0
) e lisomorsmo
`e indotto dal cammino
1 t
D
2([1 t]j
0
+ tc
0
) Y.
Otteniamo quindi, indicando con ()) il sottogruppo normale di
1
(A, r
0
)
generato dalla classe di omotopia [)] di ),
(3.1)
1
(Y,
X
(r
0
))
1
(A, r
0
),()).
Corollario 3.1.
1
(RP
2
) Z
2
.
Dimostrazione. Siano A = o
1
ed ) : o
1
c
i
)(c
i
) = c
2i

A. Lo spazio proiettivo RP
2
si ottiene attaccando ad A = o
1
una 2-cella
mediante ). Il sottogruppo normale ()) `e limmagine in
1
(o
1
, c
0
) Z
delle applicazioni
o
1
c
i
c
2ki
o
1
per / Z.
Abbiamo quindi:

1
(RP
2
) Z,2Z = Z
2
.

284 18. IL TEOREMA DI VAN KAMPEN


Esempio 3.2. In generale possiamo considerare lo spazio topologico Y
m
che si ottiene attaccando ad A = o
1
una 2-cella mediante lapplicazione
)
m
: o
1
. .
m
A. Risulta

1
(Y
m
, c
0
) = Z,()) = Z,(:Z) = Z
m
.
Esempio 3.3.
1
(R
3
o
1
, 0) Z.
Dimostrazione. Sia
o
1
= (r, j, 0)[r
2
+ j
2
= 1.
Possiamo trovare una retrazione di deformazione di R
3
o
1
su
A = (
_
r
2
+ j
2
1)
2
+ .
2
= 1.
Abbiamo quindi:

1
(R
3
o
1
, 0)
1
(A, 0).
Lo spazio A si ottiene attaccando ad o
1
una 2-cella mediante lapplicazione
)(c
i
) =
_
c
2i
0
c
2i
2.
Poiche ) `e omotopa allapplicazione costante, ne segue che

1
(A, 0) Z.

3.2. Bouquet di circonferenze.


Esempio 3.4. Consideriamo il bouquet di due circonferenze
A = . C [ [. 1[ = 1 . C [ [. + 1[ = 1.
Per calcolare
1
(A, 0), consideriamo il ricoprimento aperto di A mediante
gli insiemi
=
_
. A

Re .
1
2
_
e 1 =
_
. A

Re . <
1
2
_
.
Ciascuno dei due insiemi e 1 si pu`o retrarre per deformazione su una
circonferenza e la loro intersezione 1 `e connessa e contrattile. Quindi

1
(A, 0) =
1
(o
1
, c
0
)
1
(o
1
, c
0
) = Z Z.
Esempio 3.5. Pi` u in generale possiamo considerare il bouquet
A
n
= o
1
o
1
. .
n volte
di n circonferenze (n 2). Esso `e il quoziente dellunione disgiunta di n
circonferenze rispetto alla relazione di equivalenza che identica ad un unico
punto un punto ssato di ciascuna circonferenza:
A
n
= (., ,) o
1
1, . . . , n,
(11,...,n)
.
Indichiamo con j : o
1
1, . . . , n A
n
la proiezione nel quoziente.
Possiamo considerare il ricoprimento di A
n
mediante i due aperti =
3. ALCUNI ESEMPI ED APPLICAZIONI 285
A
n
j((1, n)) e 1 = A
n
j((1, ,) [ 1 , < n. Allora 1 `e
contrattile ed si retrae per deformazione su un sottospazio omeomorfo ad
A
n1
, mentre 1 si retrae per deformazione su un sottospazio omeomorfo ad
o
1
. Quindi, posto r
0
= j((1, 1)),

1
(A
n
, r
0
)
1
(A
n1
, r
0
)
1
(o
1
, 1) Z Z
. .
n volte
.
Esempio 3.6. Consideriamo il toro T = o
1
o
1
. Esso si pu`o ottenere dal
quadrato Q = (r, j) [ 0 r, j 1 identicando tra loro i punti dei lati
opposti:
(0, j) (1, j), (r, 0) (r, 1).
Possiamo quindi considerare T come lattaccamento di una due cella al
bouquet di due circonferenze (o
1
, 1) (o
1
, 1) mediante lapplicazione
o
1
. )(.) =
_

_
j(.
4
, 1) se Re(.) 0, Im(.) 0,
j(.
4
, 2) se Re(.) 0, Im(.) 0,
j(.
4
, 1) se Re(.) 0, Im(.) 0,
j(.
4
, 2) se Re(.) 0, Im(.) 0.
Qui o
1
o
1
= (., /) [ . o
1
, / = 1, 2,(1, 1), (1, 2) e j : (., /) [
. o
1
, / = 1, 2 o
1
o
1
`e la proiezione nel quoziente. Detti o e
/ gli elementi di
1
(o
1
o
1
, j(1, 1)) = Z Z corrispondenti ai cammini
1 t j(c
2it
, 1) e 1 t j(c
2it
, 2), rispettivamente, otteniamo che
il gruppo di Van Kampen `e il sottogruppo normale generato da o/o
1
/
1
.
Quindi
1
(T, r
0
) (Z Z),
N(aba
1
b
1
)
Z
2
.
Esempio 3.7. Consideriamo il sottoinsieme A
m
di C denito da
A
m
= [.[ = 1 [.[ = 2
m
_
j=1
_
t exp
_
2j
m
_
[ 1 < t < 2
_
.
A
1
`e omotopicamente equivalente al bouquet di due circonferenze e quin-
di
1
(A
1
, c
0
) = Z Z. Sia ora : 1. Siano = A
m

_
3
2
_
e 1 =
_
. A
m

m
< Arg(.) <
3
m
_
. Allora si retrae per deformazione su un
sottospazio omeomorfo ad A
m1
, 1 si retrae per deformazione su un sot-
tospazio omeomorfo ad una circonferenza o
1
, mentre 1 `e contrattile.
Otteniamo perci`o

1
(A
m
, 1) =
1
(, 1)
1
(1, 1)
1
(A
m1
, 1)
1
(o
1
, 1)

1
(A
m2
, 1)
1
(o
1
, 1)
1
(o
1
, 1)
Z Z
. .
(m+1) volte
.
Esempio 3.8. Il toro si generalizza alla sfera ad n manici. Loperazione
di aggiungere un manico a una sfera si pu`o eettuare togliendo dalla sfera
due calotte aperte disgiute ed attaccando ai loro bordi i bordi di un cilindro
circolare retto. La sfera ad n manici `
n
si pu`o anche ottenere a partire dal
286 18. IL TEOREMA DI VAN KAMPEN
disco 1
2
= . C [ [.[ 1 identicando coppie di punti della sua frontiera
mediante
c
it
c
i

(j+n)
n
t

se , = 1, . . . , n,
(, 1)
n
t
,
n
.
Quindi `
n
si ottiene attaccando una 2-cella al bouquet di n circonferenze
j : (., /) [ . o
1
, / = 1, . . . , n (o
1
, 1) (o
1
, 1)
mediante lapplicazione
)(.) =
_
_
_
j
_
.
2n
,
_
Arg(z)
n
__
se 0 Arg(.) ,
j
_
.
2n
,
_
Arg(z)
n
__
se Arg(.) 2.
Indichiamo con o
j
lelemento di
1
(o
1
o
1
, j(1, 1)) corrispondente al
laccetto j(c
it
, ,), per , = 1, . . . , n. Allora
1
(o
1
o
1
, j(1, 1)) `e il gruppo
libero con generatori o
1
, . . . , o
n
. Il quoziente

1
(`
n
, j
0
) =
1
(o
1
o
1
, j(1, 1)),
N(f)
`e quindi il gruppo denito dai generatori o
1
, . . . , o
n
e dalla relazione
o
1
o
n
o
1
1
o
1
n
= c.
Esempio 3.9. Consideriamo nel piano linsieme A ottenuto come unione
di una circonferenza e dal perimetro di un quadrato ad essa circoscritto:
A = r
2
+ j
2
= 1 sup([r[, [j[) = 1.
Vogliamo calcolare
1
(A, c
1
). Si verica facilmente che A ha lo stesso tipo
domotopia del bouquet di cinque circonferenze e quindi
1
(A, c
1
) Z Z
Z Z Z (prodotto libero di cinque copie di Z).
Esempio 3.10. Sia A R
3
lunione di una sfera e della supercie di un
cubo ad essa circoscritto:
A = r
2
+ j
2
+ .
2
= 1 sup([r[, [j[, [.[) = 1.
Vogliamo calcolare
1
(A, c
1
). Siano = A. <
1
2
e 1 = A.
1
2
.
Osserviamo che 1 si retrae per deformazione sulla gura dellesempio
precedente. Il gruppo fondamentale
1
( 1, c
1
) `e quindi il gruppo libero
generato dalla circonferenza e dai quattro laccetti ottenuti congiungendo con
un arco al punto base uno dei triangoli curvilinei formato da un quarto del
perimetro del quadrato e da un quarto di arco di circonferenza. Osserviamo
poi che ha lo stesso tipo di omotopia di un disco in cui si identichino tra
loro cinque punti, cio`e il quoziente del gruppo libero con cinque generatori
o
1
, . . . , o
5
rispetto alla relazione o
1
o
2
o
5
= 1, ovvero `e il gruppo libero
con quattro generatori. Ancora, 1 `e omeomorfo ad ed ha quindi gruppo
fondamentale isomorfo a quello di . Poiche la circonferenza di 1 ha
per immagine un laccetto omotopo al laccetto costante sia in che in 1,
otteniamo che
1
(A, c
1
) Z Z Z Z (prodotto libero di quattro copie
di Z.
3. ALCUNI ESEMPI ED APPLICAZIONI 287
3.3. Altri esempi.
Esempio 3.11. Sia 1 R
3
linsieme formato da una retta e da un punto
che non le appartiene. Supponiamo, per ssare le idee, che sia
1 = (2, 0, .) [ . R (2, 0, 0).
Sia A = R
3
1. Ricopriamo A mediante i due aperti
= (r, j, .) A [ r < 1, 1 = (r, j, .) A [ r 1.
Allora 1 = (r, j, .) R
3
[ 1 < r < 1 `e contrattile. Laperto si
retrae per deformazione su un sottospazio omeomorfo alla sfera o
2
; laperto
1 si deforma per deformazione ad un sottospazio omeomorfo ad o
1
. Quindi

1
(A, 0)
1
(, 0)
1
(1, 0) Z.
Esempio 3.12. Sia 1 un sottoinsieme di R
2
formato da n punti distinti
ed A
n
= R
2
1. A
n
`e omeomorfo ad R
2
1, 2, . . . , n. Osserviamo che
= (r, j) A
n
[ r < 2 e 1 = (r, j) A
n
[ r 1 danno un
ricoprimento aperto di A
n
con 1 contrattile. Poiche `e omeomorfo ad
A
1
e 1 ad A
m1
, abbiamo

1
(A
n
, 0)
1
(A
n1
, 0)
1
(A
1
, 0)

1
(A
1
, 0)
1
(A
1
, 0)
. .
n volte
Z Z
. .
n volte
perche A
1
si retrae per deformazione su un sottospazio omeomorfo ad o
1
.
Esempio 3.13. Sia
A = (r, j, .) R
3
[ r
2
+ j
2
+ .
2
= 1 (0, 0, .) [ 1 < . < 1.
Ricopriamo A con gli aperti
= A 0, 1 = A (1, 0, 0).
Allora 1 `e contrattile, si retrae per deformazione su o
2
e 1 si retrae
per deformazione su un sottospazio omeomorfo ad o
1
. Quindi

1
(A, c
3
)
1
(o
2
, c
0
)
1
(o
1
, c
0
) Z.
Esempio 3.14. Sia A = o
2
(1
2
0) R
3
, la sfera dello spazio ordinario
a cui abbiamo aggiunto i punti del cerchio che ha come bordo lequatore.
Siano = A c
3
, 1 = A c
3
. Allora 1 `e contrattile, mentre
e 1 si retraggono per deformazione su sottospazi omeomor ad o
2
. Quindi

1
(A, c
1
) = 0.
Esempio 3.15. Sia A = R
3
o
1
, ove o
1
= (r, j, 0) [ r, j R, r
2
+j
2
= 1.
Sia j
0
= (
1
2
,
1
2
, 0).
Possiamo ricoprire A mediante i due aperti = (r, j, .) A [ r
2
+j
2

0 e 1 = (r, j, .) A [ r
2
+ j
2
< 1. Osserviamo che 1 `e contrattile, che
288 18. IL TEOREMA DI VAN KAMPEN
si retrae per deformazione sul toro T = (1
_
r
2
+ j
2
)
2
+.
2
=
1
4
, che si
ottiene facendo ruotare la circonferenza (r 1)
2
+ .
2
=
1
4
R
2
x,z
intorno
allasse ., che 1 si retrae per deformazione sul cilindro r
2
+ j
2
=
1
4
e quindi sulla circonferenza r
2
+ j
2
=
1
4
. = 0. Poiche (t) =
(
1
2
cos(t),
1
2
sin(t), 0) denisce sia la classe del generatore di
1
(1, j
0
) Z
che di uno dei due generatori di
1
(, j
0
) Z
2
come prodotto diretto,
otteniamo (A, j
0
) = Z
2
,Z = Z.
Esempio 3.16. Siano Y = r
2
+j
2
= 1, . = 0(0, 0, .) [ . R R
3
ed
A = R
3
Y . Poiche A `e un retratto di deformazione del toro, (A, j
0
) Z
2
.
Esempio 3.17. Sia A = rj. ,= 0 R
3
. Mediante una retrazione di
deformazione possiamo vericare che A ha lo stesso tipo domotopia della
sfera o
2
privata di 6 punti, e quindi di R
2
privato di 5 punti. Abbiamo
quindi, ssato j
0
A, che
1
(A, j
0
) `e isomorfo al prodotto libero di 5 copie
di Z.
Esempio 3.18. Sia 1 = [.[ 1 C, sia
1
, . . . ,
n
una suddivisione
della frontiera o
1
di 1 in archi senza punti interni comuni e sia una
relazione di equivalenza su 1 che identica tra loro tutti gli estremi degli
archi
1
, . . . ,
n
. Sia A = 1, . Allora il gruppo fondamentale di A `e il
gruppo libero con (n 1) generatori.
CAPITOLO 19
CW-complessi
1. Denizioni fondamentali
Per ogni intero non negativo : siano 1
m
e 1
m
rispettivamente la pal-
la chiusa e la palla aperta di raggio 1 in R
m
ed o
m
la sfera unitaria di
dimensione ::
1
0
= 1
0
= 0
1
m
= r R
m
[ [r[ 1 1
m
se : 0
1
m
= r R
m
[ [r[ < 1 1
m
se : 0
o
0
= 1, 1 R
o
m
= 1
n+1
1
n+1
= r R
n+1
[ [r[ = 1 se : 0 .
Denizione 1.1. Sia A uno spazio topologico. Chiamiamo cella di di-
mensione : di A un suo sottospazio , omeomorfo a 1
m
mediante un
omeomorsmo : 1
m
che si estende ad unapplicazione continua

: 1
m
A :
(1.1)
1
m
inclusione
1
n
omeomorsmo

continua

inclusione
A
Una funzione con queste propriet`a si dice caratteristica della cella .
La chiusura

di una cella si dice cella chiusa di A.
Per linvarianza topologica della dimensione, la dimensione : della cella
di A `e univocamente determinata.
Per ogni punto r di A, il sottospazio r `e una cella di dimensione 0.
Si dice decomposizione cellulare di A una partizione T di A con le
propriet`a :
(1) Ogni elemento di T `e una cella ;
(2) Se T `e una cella di dimensione :, allora

`e unione di un
numero nito di celle di T di dimensione strettamente minore di
:.
Esempio 1.2. Consideriamo la sfera
o
n
=
_
r = (r
0
, . . . , r
n
) R
n+1

i=0
r
2
i
= 1
_
.
289
290 19. CW-COMPLESSI
Posto = (1, 0, . . . , 0), 1 = r o
n
[ r
0
< 1, la T = , 1 `e una
decomposizione cellulare di o
n
in una cella di dimensione 0 ed una cella
1 di dimensione n.
Esempio 1.3. Consideriamo il disco 1
n
= r R
n
[ [r[ 1. Gli insiemi

n
= 1
n
,
n1
= o
n1
c
1
ed
0
= c
1
sono le celle di una decompo-
sizione cellulare di 1
n
, che consiste di una cella
n
di dimensione n, una
cella
n1
di dimensione (n 1) e una cella
0
di dimensione 0.
Esempio 1.4. Sia RP
n
lo spazio proiettivo reale di dimensione n e j :
R
n+1
x
0
,...,xn
RP
n
la proiezione canonica nel quoziente. Poniamo

n
= RP
n
RP
n1
= j(r
n
,= 0),

n1
= RP
n1
RP
n2
= j(r
n
= 0, r
n1
,= 0),

k
= RP
k
RP
k1
= j(r
j
= 0 se , /, r
k
,= 0),

0
= RP
0
= j((1, 0, . . . , 0)).
La T =
0
,
1
, . . . ,
n
`e una partizione cellulare di RP
n
con una cella di
dimensione / per ogni 0 / n.
Esempio 1.5. Sia CP
n
lo spazio proiettivo complesso di dimensione n e
j : C
n+1
z
0
,...,zn
RP
n
la proiezione canonica nel quoziente. Poniamo

2n
= CP
n
CP
n1
= j(.
n
,= 0),

2n2
= CP
n1
CP
n2
= j(.
n
= 0, .
n1
,= 0),

2k
= CP
k
CP
k1
= j(.
j
= 0 se , /, .
k
,= 0),

0
= CP
0
= j((1, 0, . . . , 0)).
La T =
0
,
2
, . . . ,
2n
`e una partizione cellulare di CP
n
con una cella di
dimensione 2/ per ogni 0 / n.
Esempio 1.6. Sia T
n
= R
n
,Z
n
il toro di dimensione n. Indichiamo con
: 1
n
T
n
la restrizione della proiezione di R
n
sul quoziente T
n
. Per ogni
sottoinsieme 1 di 1, . . . , n poniamo :
A
F
= r = (r
1
, . . . , r
n
) 1
n
[ 0 < r
i
< 1 se i 1 , r
i
= 0 se i , 1 .
Allora (A
F
) =
F
`e una cella di dimensione #1 (= numero di elementi di
1) e
F
[ 1 1, . . . , n `e una decomposizione cellulare di T
n
, in cui vi
sono, per ogni intero : con 0 : n,
_
n
m
_
celle di dimensione :.
Esempio 1.7. Consideriamo la Grassmanniana G
n,m
(R) degli :-piani li-
neari di R
n
. Essa `e una variet`a dierenziabile analitica. Una carta locale
1. DEFINIZIONI FONDAMENTALI 291
con centro in un punto j
0
=
1
, . . . ,
m
si ottiene completando la base

1
, . . . ,
m
di j
0
ad una base
1
, . . . ,
n
di R
n
e facendo corrispondere alla
matrice reale (n :) :
_
_
_
r
m+1,1
. . . r
m+1,m
.
.
.
.
.
.
.
.
.
r
n,1
. . . r
n,m
_
_
_
il piano j =
1
+

n
j=m+1
r
j,1

j
, . . . ,
m
+

n
j=m+1
r
j,m

j
.
Una decomposizione cellulare di G
n,m
(R) si ottiene utilizzando le celle
di Schubert. Deniamole a partire dalla base canonica c
1
, . . . , c
n
di R
n
.
Indichiamo con 1
h
= c
1
, . . . , c
h
l/-piano generato dai primi / vettori
della base. Per ogni , = 1, . . . , : ed ogni :-piano j G
n,m
(R), deniamo
j
j
(j) = inf/ [ dim
R
(j 1
h
) ,.
In questo modo associamo ad ogni j G
n,m
(R) una sequenza crescente di
numeri interi
1 j
1
(j) < j
2
(j) < j
m
(j) n.
Allora gli insiemi

k
1
,...,km
= j G
n,m
(R) [ j
j
(j) = /
j
,
al variare di (/
1
, . . . , /
m
) tra le successioni di interi con 1 /
1
< < /
m

n, formano una decomposizione cellulare di G
n,m
(R), con
(1.2) d = dim
R
(
k
1
,...,km
) =
_
_
m

j=1
/
j
_
_

:(: + 1)
2
.
Infatti, ogni elemento di j di
k
1
,...,km
ha ununica base della forma
_

1
= c
k
1
+

j<k
1
r
1,j
c
j

h
= c
k
h
+

j<k
h
j / k
i
[i<h
r
h,j
c
j

m
= c
km
+

j<km
j / k
i
[i<m
r
h,j
c
j
.
La scelta del vettore
1
dipende linearmente da /
1
1 parametri, quella di

2
da /
2
2 parametri, in generale quella di
h
da /
h
/ parametri. Poiche

m
h=1
(/
h
/) `e la d denita dalla (1.2), questa descrizione di una base di
j
k
1
,...,km
denisce un omeomorsmo di R
d
con
k
1
,...,km
.
Osserviamo che
1,...,m
`e lunica cella di dimensione 0, mentre
(nm+1),...,n
`e lunica cella di dimensione massima (n :):.
Questa costruzione generalizza quella descritta nellEsempio 1.4 per lo
spazio proiettivo RP
n
= G
n+1,1
(R).
292 19. CW-COMPLESSI
Esempio 1.8. In modo analogo si possono trovare le decomposizioni cel-
lulari delle grassmanniane complesse G
n,m
(C) e quaternioniche G
n,m
(H).
La prima conterr`a soltanto celle di dimensione pari, la seconda celle le cui
dimensioni sono multipli di quattro.
Lemma 1.9. Sia una cella di dimensione : di uno spazio topologico A
e sia : 1
m
A una sua funzione caratteristica. Allora (1
m
)

. Se
A `e di Hausdor, allora (1
m
) =

.
Dimostrazione. Poiche `e continua,
1
(A

) `e un aperto di 1
m
.
Poiche ogni aperto non vuoto di 1
m
contiene punti di 1
m
e 1
m

1
(A

) = , abbiamo
1
(A

) = e quindi (1
m
)

. In particolare,
(1
m
) =

se e soltanto se (1
m
) `e chiuso in A. Lultima aermazione del
lemma `e perci`o conseguenza del fatto che (1
m
) `e compatto in A e quindi
chiuso in A quando A sia di Hausdor.
Denizione 1.10. Si dice spazio cellulare, o C\-complesso, la coppia
(A, T) di uno spazio topologico di Hausdor A e di una sua decomposizione
cellulare T che goda delle propriet`a
1
:
(C) Per ogni T, linsieme delle celle 1 T che intersecano la
chiusura di (cio`e con

1 ,= ) `e nito.
(W) Le celle chiuse formano un ricoprimento fondamentale di A, cio`e
1 A `e chiuso in A se e soltanto se 1

`e chiuso per ogni cella
T.
Uno spazio cellulare (A, T) con una partizione cellulare T formata da un
numero nito di celle si dice nito.
Osserviamo che, dalla denizione di decomposizione cellulare, segue che
ogni cella chiusa

di un C\-complesso (A, T) `e ununione nita di celle
di T.
Gli esempi precedenti ci mostrano che o
n
, 1
n
, RP
n
, CP
n
, T
n
, G
n,m
(R),
G
n,m
(C), G
n,m
(H) sono spazi cellulari niti.
Lemma 1.11. Sia (A, T) un C\-complesso. Per ogni Q T, lunione di
celle chiuse Y =

A

`e chiusa in A.
Dimostrazione. Sia C T. Allora

C = C
0
C
1
C
m
con C
0
= C
ed un numero nito di celle C
1
, . . . , C
m
T, di dimensione inferiore a quella
di C. Abbiamo
Y

C =
_
C
h
[ 0 / : e C
h
Y
=
_

C
h
[ 0 / : e C
h
Y .
1
La lettera (C) `e liniziale di closure niteness e (W) di weak topology. La topologia
debole di un ricoprimento `e la topologia meno ne per cui il ricoprimento sia fondamen-
tale, cio`e la topologia in cui un sottoinsieme `e aperto o chiuso se e soltanto se `e tale,
per la topologia di sottospazio, la sua intersezione con ogni sottoinsieme del ricoprimen-
to. In questo caso si considera il ricoprimento di X mediante le celle chiuse della sua
decomposizione cellulare.
1. DEFINIZIONI FONDAMENTALI 293
Ci`o dimostra che lintersezione di Y con qualsiasi cella chiusa `e un chiuso
(perche unione nita di chiusi) e quindi Y `e chiuso in A.
Denizione 1.12. Se T `e una decomposizione cellulare di uno spazio to-
pologico A, possiamo considerare su A la topologia meno ne per cui

C [ C T sia un ricoprimento fondamentale. Questa topologia `e in gene-


rale pi` u ne della topologia originaria, di cui si dice essere lindebolimento
cellulare.
Esempio 1.13. Sia A il sottospazio di R
3
denito da :
A =
_
r = (r
0
, r
1
, r
2
) o
3

:r
1
= nr
2
con (:, n) Z
2
(0, 0)
_
.
Una decomposizione cellulare T di A consiste delle celle di dimensione 1 :
_

m,n
= r A[ :r
1
= nr
2
r
1
0 : 0 , n Z 0 , (: : [n[) = 1
1
m,n
= r A[ :r
1
= nr
2
r
1
< 0 : 0 , n Z 0 , (: : [n[) = 1
C
+
= r A[ r
2
= 0 , r
1
0
C

= r A[ r
2
= 0 , r
1
< 0
1
+
= r A[ r
1
= 0 , r
2
0
1

= r A[ r
1
= 0 , r
2
< 0
e nelle due celle (1, 0, 0) e (1, 0, 0), di dimensione 0. Osserviamo che la
topologia debole di A associata a questa decomposizione cellulare `e stretta-
mente pi` u ne di quella di sottospazio. Ad esempio, lunione 7 di una qual-
siasi cella di dimensione uno e del sottoinsieme Y = r A[ [r
0
[ 1,2 `e
aperta per la topologia debole, ma non per quella di sottospazio.
Proposizione 1.14. Uno spazio cellulare (A, T) `e nito se e soltanto se A
`e compatto.
Dimostrazione. Poiche tutte le celle chiuse sono compatte, chiaramen-
te uno spazio cellulare nito `e compatto perche unione nita di compatti.
Viceversa, supponiamo che A sia compatto. Per ogni cella T ssia-
mo un punto r
A
e consideriamo linsieme 1 = r
A
[ T. Ogni suo
sottoinsieme interseca ogni cella chiusa al pi` u in un numero nito di punti.
Quindi ogni sottoinsieme di 1 `e chiuso in A e pertanto 1 `e un sottospazio
chiuso di A su cui A induce la topologia discreta. Poiche A `e compatto, an-
che 1 `e compatto perche sottospazio chiuso di uno spazio compatto. Ma un
compatto con la topologia discreta `e un insieme nito e questo ci dimostra
che T `e nito.
Denizione 1.15. La dimensione di uno spazio cellulare (A, T) `e lestremo
superiore delle dimensioni delle celle di T. Conveniamo che sia cellulare
di dimensione 1.
Sia (A, T) uno spazio cellulare. Se Y A, indichiamo con T(Y )
linsieme delle celle di T contenute in Y :
T(Y ) = T [ Y .
294 19. CW-COMPLESSI
Se Y =

T(Y ) e la T(Y ) `e una decomposizione cellulare di Y , diciamo che


(Y, T(Y )) `e un sottospazio cellulare o un sotto-C\-complesso di (A, T).
Abbiamo :
Proposizione 1.16. Sia (A, T) uno spazio cellulare.
(i) Per ogni T, la coppia (

, T(

)) `e un sottospazio cellulare nito
di (A, T).
(ii) Sia Y A. Condizione necessaria e suciente anche (Y, T(Y ))
sia un sottospazio cellulare di (A, T) `e che, per ogni j Y , Y
contenga la chiusura della cella di T che contiene j. In particolare,
tutti i sottospazi cellulari di A sono chiusi.
(iii) Sia : un intero non negativo e sia T
(m)
= T [ dim() :
linsieme delle celle di dimensione minore o uguale ad :. Il sotto-
spazio A
m
=

T
(m)
`e chiuso in A e (A
m
, T
(m)
) `e un sottospazio
cellulare di (A, T).
Dimostrazione. La prima aermazione segue dalla propriet`a (2) delle
decomposizioni cellulari.
Dimostriamo la (ii). Se (Y, T(Y )) `e un sottospazio cellulare di (A, T),
allora, per la denizione di cella e per il fatto che Y `e di Hausdor, Y deve
contenere la chiusura di ogni cella di T(Y ) e quindi di ciascuna cella che
contiene un suo punto.
Viceversa, se Y contiene la chiusura di ogni cella che contiene un suo
punto, la T(Y ) `e una decomposizione cellulare di Y .
Se

, con T, `e una cella chiusa e

Y ,= , lintersezione

Y `e
lunione delle chiusure delle celle di T contenute in

Y ed `e quindi chiusa
perche unione nita di chiusi. Ne segue che Y `e un sottospazio chiuso di A.
La (iii) segue facilmente dalla (ii): infatti la chiusura di ogni cella di
dimensione / `e unione di celle di dimensione minore o uguale di / e dunque
A
m
contiene la chiusura di ogni cella che contiene un suo punto.
Denizione 1.17. Il sottospazio cellulare (A
m
, T
(m)
), con T
(m)
=
T [ dim() : ed A
m
=

T
(m)
, si dice lo scheletro di dimensione : di
(A, T).
Proposizione 1.18. Ogni spazio cellulare `e normale.
Dimostrazione. Sia (A, T) un C\-complesso. Per ipotesi A `e uno
spazio di Hausdor.
Baster`a quindi dimostrare che ogni coppia di chiusi disgiunti , 1 di A
ammette una funzione di Urysohn. A questo scopo deniremo per induzione
funzioni continue )
m
: A
m
1 sullo scheletro :-dimensionale di A in modo
che )
m
sia su A
m
una funzione di Uryshon della coppia ( A
m
, 1 A
m
).
Se : = 0, poiche A
0
`e discreto, possiamo porre )
0
(r) uguale a 0 su A
0
,
a 1 su 1 A
m
e ad 1,2 sui punti di A
0
che non appartengono ad 1.
Supponiamo ora di aver denito )
m
: A
m
1 con le propriet`a richieste.
1. DEFINIZIONI FONDAMENTALI 295
Per ogni cella C T
m+1
, deniamo una funzione p
C
su

C (A
m
1)
mediante :
p
C
(r) =
_

_
)
m
(r) se r A
m


C
0 se r

C
1 se r 1

C .
La p
C
`e ben denita e continua. Poiche

C `e uno spazio normale, in quanto
di Hausdor e compatto, la p
C
si estende ad unapplicazione continua p
C
:

1. Possiamo quindi denire )


m+1
ponendo )
m+1
(r) = p
C
(r) su

C.
Poiche

C [ C T
m+1
`e un ricoprimento fondamentale di A
m+1
, ne segue
che )
m+1
: A
m+1
1 `e continua, coincide con )
m
su A
m
ed `e una funzione
di Uryshon della coppia ( A
m+1
, 1 A
m+1
).
Inne, utilizzando la successione )
m
: A
m
1, deniamo ) : A 1
ponendo )(r) = )
m
(r) se r A
m
. La ) `e ben denita ed `e continua perche
lo `e la sua restrizione ad ogni cella chiusa. Questa ) `e una funzione di
Uryshon della coppia (, 1).
Proposizione 1.19. Se T `e una decomposizione cellulare localmente nita
di uno spazio di Hausdor A, allora (A, T) `e uno spazio cellulare.
Dimostrazione. Infatti

[ T `e in questo caso un ricoprimento


chiuso localmente nito e quindi fondamentale.
Denizione 1.20. Uno spazio cellulare (A, T) si dice localmente nito se
T `e localmente nita.
Abbiamo :
Proposizione 1.21. In uno spazio cellulare localmente nito (A, T), ogni
unione Y di celle chiuse `e un sottoinsieme chiuso di A e (Y, T(Y )) `e un
sottospazio cellulare di (A, T).
Proposizione 1.22. Sia (A, T) un C\-complesso. Ogni compatto 1 di
A interseca al pi` u un numero nito di celle di T.
Dimostrazione. Sia T
K
linsieme delle celle in T che intersecano 1.
Per ogni C T, scegliamo un punto r
C
1 C. Il sottoinsieme T =
r
C
[ C T
K
`e chiuso e discreto in A. Poiche `e contenuto in 1 `e anche
compatto. Essendo un compatto con la topologia discreta, `e nito, quindi
T
K
`e nito.
Proposizione 1.23. Sia (A, T) un C\-complesso. Allora A `e connesso
se e soltanto se `e connesso per archi.
Dimostrazione. Sia r
0
un punto di A e sia Y il sottospazio di A che
consiste dei punti che si possono congiungere ad r
0
con un arco. Poiche tutte
le celle, sia aperte che chiuse, di A sono connesse per archi, (Y, T(Y )) `e un
sottospazio cellulare di (A, T). In modo analogo si dimostra che (Y, T(Y ))
`e anchesso un sottospazio cellulare di (A, T), in quanto la chiusura di ogni
cella che non interseca Y non interseca neanchessa Y . Quindi Y `e chiuso
ed Y `e aperto e chiuso.
296 19. CW-COMPLESSI
Proposizione 1.24. Sia (A, T) un C\-complesso.
(1) Un sottospazio 7 di A `e unione di componenti connesse di A se e
soltanto se contiene ogni cella chiusa che lo intersechi.
(2) Per ogni : 1 e per ogni componente connessa Y di A, lo sche-
letro :-dimensionale Y
m
di (Y, T(Y )) `e connesso.
(3) In particolare, A `e connesso se e soltanto se A
1
`e connesso.
Dimostrazione. (1). Se C `e un sottoinsieme connesso di A ed T
`e una cella con

C ,= , allora anche C

`e connesso, perche unione di
due connessi con almeno un punto in comune. Quindi, se il sottospazio 7
di A `e unione di componenti connesse di A, contiene ogni cella chiusa che
lo intersechi.
Viceversa, se 7 contiene ogni cella chiusa che lo intersechi, sia 7 che
il suo complementare sono chiusi. Quindi 7 `e aperto e chiuso ed `e perci`o
unione di componenti connesse di A.
(2). Sia T una componente connessa di Y
m
e deniamo per ricorrenza :
_
7
m
= T
7
h
=

[ T ,

7
h1
,= per / :.
Allora 7 =

hm
7
h
`e connesso e (7, T(7)) `e un sotto-C\-complesso di
(A, T). Per costruzione 7 contiene tutte le celle chiuse che lo intersecano e
quindi `e unione di componenti connesse di A. Essendo connesso, coincide
con una componente connessa di A ed `e perci`o uguale a Y .
(3). Se A `e connesso, per (2) anche A
1
`e connesso. Viceversa, poiche
la chiusura di ogni cella di dimensione : 1 contiene almeno una cella
di dimensione 0, la chiusura di ogni cella in T interseca A
1
. Perci`o A `e
connesso se A
1
`e connesso.
Proposizione 1.25. Sia (A, T) un C\-complesso.
(o) A `e separabile se e soltanto se T `e al pi` u numerabile.
(/) A soddisfa al primo assioma di numerabilit`a se e soltanto se T `e
localmente nita.
(c) A `e metrizzabile se e soltanto se T `e localmente nita.
(d) A `e a base numerabile se e soltanto se T `e al pi` u numerabile e
localmente nito.
Dimostrazione. (o). Supponiamo che A sia separabile e sia 1 un
suo sottoinsieme denso e numerabile. Per ogni r 1 sia
x
la cella in T
che contiene 1. Dico che A =

xD

x
. Infatti il secondo membro `e un
chiuso (perche unione di celle chiuse) che contiene 1 e coincide quindi con
A. Poiche ogni cella chiusa si decompone in un numero nito di celle, ne
segue che T `e al pi` u numerabile.
Supponiamo viceversa che T sia al pi` u numerabile. Per ogni T
possiamo ssare un sottoinsieme 1
A
di al pi` u numerabile e denso in .
Allora 1 =

A1
1
A
`e numerabile ed `e denso in A perche `e denso in
ciascuna cella e quindi in ciascuna cella chiusa di A.
1. DEFINIZIONI FONDAMENTALI 297
(/). Supponiamo che T sia localmente nita. Sia Q linsieme degli
T per cui

r. Linsieme Q `e nito. Dico che lunione l =

Q
di tutte le celle la cui chiusura contiene r `e un aperto di A. Sia infatti C
una qualsiasi cella in T. Se r ,

C, allora

C l = . Se r

C, allora

C l C. Il complementare di C in

C `e ununione nita C
1
C
m
di celle in T, ciascuna di dimensione minore di quella di C. Abbiamo allora
l

C =

C

C
i
[ 1 i :,

C
i
, r e quindi l

C `e aperto in

C.
Questo dimostra che l `e un aperto di A. Osserviamo ora che (

l, T(

l)) `e un
sottospazio cellulare nito di (A, T). In particolare `e uno spazio compatto di
Hausdor separabile (per il punto (o)). Ne segue che

l, e a maggior ragione
il suo sottospazio aperto l, sono a base numerabile. In particolare r ha in
l, e perci`o anche in A, un sistema fondamentale dintorni numerabile.
Supponiamo viceversa che r A ammetta un sistema fondamentale
dintorni numerabile l
n
e supponiamo per assurdo che T non sia local-
mente nito in r, che cio`e ogni intorno l
n
intersechi un numero innito di
celle di T. Possiamo allora costruire una successione r
n
con r
n
l
n
r
tale che elementi della successione corrispondenti ad indici distinti appar-
tengano a celle distinte. Ogni cella chiusa conterr`a allora al pi` u un numero
nito di elementi della successione r
n
. Quindi linsieme o degli elementi
della successione `e un sottoinsieme chiuso di A e A o un intorno aperto
di r in A che non contiene nessuno degli intorni l
n
, contraddicento il
fatto che questo fosse un sistema fondamentale dintorni di r in A. Quindi
T devessere localmente nita in r, e questo completa la dimostrazione del
punto (/).
(c). Se A `e metrizzabile soddisfa al primo assioma di numerabilit`a e
quindi un C\-complesso (A, T) con A metrizzabile ha una decomposizione
cellulare T localmente nita per il punto (/).
Per dimostrare il viceversa, possiamo limitarci a considerare il caso in
cui A sia connesso. Dimostriamo innanzi tutto che T `e al pi` u numerabile.
A questo scopo ssiamo r A e deniamo per ricorrenza :
_
Y
0
=

[ T ,

r
Y
m
=

[ T ,

Y
m1
,= se : 0 .
Abbiamo Y
m
Y
m+1
per ogni : e lipotesi della nitezza locale implica
che ciascuno degli (Y
m
, T(Y
m
)) `e un sottospazio cellulare nito di (A, T).
Inoltre, per costruzione, Y =

Y
m
`e un sottospazio cellulare di (A, T) e
Y , essendo una componente connessa di A, coincide con A. Poiche ogni
(Y
m
, T(Y
m
)) `e nito, (Y, T(Y )) = (A, T) `e numerabile. Quindi A `e metriz-
zabile perche `e uno spazio normale a base numerabile (`e separabile per (o)
e soddisfa al primo assioma di numerabilit`a per (/), onde soddisfa anche al
secondo assioma di numerabilit`a).
298 19. CW-COMPLESSI
2. Attaccamenti
Descriviamo in questo paragrafo la costruzione topologica dellattacca-
mento, che utilizzeremo nel seguito per descrivere le propriet`a dei C\-
complessi.
Denizione 2.1. Siano A
1
ed A
2
due spazi topologici, sia un sottospa-
zio di A
1
e : A
2
unapplicazione continua. Deniamo sullunione
disgiunta A
1
. A
2
dei due spazi topologici A
1
ed A
2
una relazione dequi-
valenza identicando i punti di con quelli di Y che ad essi corrispondono
mediante lapplicazione :
r j
_

_
r = j, oppure
r ed j = (r), oppure
j ed r = (j) .
Lo spazio topologico quoziente (A
1
.A
2
), si indica con A
2

A
1
e si dice
ottenuto attaccando A
1
ad A
2
mediante lapplicazione .
Abbiamo delle applicazioni canoniche j
1
: A
1
A
2

A
1
e ,
2
:
A
2
A
2

A
1
che sono entrambe continue. La seconda `e unimmersione
topologica (cio`e un omeomorsmo con limmagine).
Lemma 2.2. Siano A
1
ed A
2
due spazi topologici, sia un sottospazio di
A
1
e : A
2
unapplicazione continua. Allora j
1
(A
1
), ,
2
(A
2
) `e un
ricoprimento fondamentale di A
2

A
1
.
Dimostrazione. Sia l un sottoinsieme di A
2

A
1
tale che lj
1
(A
1
)
sia un aperto di p
1
(A
1
) e l ,
2
(A
2
) sia un aperto di ,(A
2
) per le topologie
di sottospazio. Allora j
1
1
(l) `e aperto in A
1
e ,
1
2
(l) `e aperto in A
2
. Quin-
di j
1
1
(l) . ,
1
2
(l) `e un aperto di A
1
. A
2
, saturo rispetto alla relazione
dequivalenza e perci`o l, immagine dun aperto saturo nella proiezio-
ne sul quoziente, `e aperto in A
2

A
1
. Ci`o dimostra che il ricoprimento
j
1
(A
1
), ,
2
(A
2
) `e fondamentale.
Proposizione 2.3. Se A
1
, A
2
sono spazi normali, A
1
`e chiuso e
: A
2
unapplicazione continua, allora A
2

A
1
`e uno spazio normale.
Dimostrazione. Osserviamo innanzi tutto che i punti di A
2

A
1
sono
chiusi. Infatti :
,
1
2
(j) =
_
se j (A
2

A
1
) ,
2
(A
2
)
un punto se j ,
2
(A
2
)
e
j
1
1
(j) =
_
un punto se j (A
2

A
1
) ,
2
(A
2
)

1
(,
1
2
(j)) se j ,
2
(A
2
) .
Ci`o dimostra che, se : A
1
. A
2
A
2

A
1
`e la proiezione nel quoziente,
allora
1
(j) = j
1
1
(j) . ,
1
2
(j) `e chiuso in A
1
. A
2
. Quindi lo spazio
A
2

A
1
soddisfa lassioma T
1
.
3. APPLICAZIONI CELLULARI ED ATTACCAMENTI DI CELLE 299
Per concludere la dimostrazione, `e suciente vericare che, se 1
0
, 1
1
sono chiusi disgiunti di A
2

A
1
esiste una funzione di Uryshon della coppia
(1
0
, 1
1
). Poiche A
2
`e normale, esiste una funzione continua )
2
: A
2
1 con
,
1
2
(1
0
) )
1
2
(0) e ,
1
2
(1
1
) )
1
2
(1).
Sia 1 = j
1
1
(1
0
1
1
). Allora 1 `e un sottoinsieme chiuso di A
1
e la
funzione :
)
1
(r) =
_

_
)
2
(,
1
2
j
1
(r)) se r ,
0 se r j
1
1
(1
0
) ,
1 se r j
1
1
(1
1
) ,
`e continua sul chiuso 1. Per il teorema destensione di Uryshon, esiste
una funzione continua

)
1
: A
1
1 che prolunga )
1
. Deniamo allora una
funzione di Uryshon della coppia (1
0
, 1
1
) mediante :
)(r) =
_
)
2
(j) se r = ,
2
(j) con j A
2
,

)
1
(j) se r = j
1
(j) con j A
1
.
La ) `e ben denita perche, per costruzione, le due denizioni danno lo
stesso valore quando r (). Inne, poiche j

1
) =

)
1
e ,

2
) = )
2
sono
continue, anche ) `e continua ed `e quindi una funzione di Uryshon della
coppia (1
0
, 1
1
).
Nel seguito, per semplicit`a di notazione, identicheremo A
2
e il sotto-
spazio ,
2
(A
2
) di A
2

A
1
.
3. Applicazioni cellulari ed attaccamenti di celle
Denizione 3.1. Siano (A, T) ed (Y, Q) due C\-complessi. Unapplica-
zione ) : A Y si dice cellulare se `e continua e trasforma lo scheletro
/-dimensionale di A nello scheletro /-dimensionale di Y : )(A
k
) Y
k
per
ogni intero / 0.
Come conseguenza immediata della Proposizione 1.22 otteniamo :
Lemma 3.2. Siano (A, T) ed (Y, Q) due C\-complessi e sia ) : A Y
unapplicazione cellulare. Allora limmagine di una cella T di dimen-
sione : di A `e unione di un numero nito di celle di dimensione : di
Y .
Sia (A, T) un C\-complesso. Sia T una cella :-dimensionale,

A
: 1
m
A la sua funzione caratteristica,

A
: 1
m
A quella della cella
chiusa

. La restrizione di

A
alla frontiera o
m1
di 1
m
`e unapplicazione
o
m1
r

A
(r) A
m1
. Sar`a conveniente nel seguito scrivere 1
m
A
, 1
m
A
ed o
m
A
per indicare la palla, il disco e la frontiera del disco associati alla cella
.
Gli spazi cellulari si possono ottenere per attaccamenti successivi di celle.
Esprimiamo questo fatto nel seguente enunciato
300 19. CW-COMPLESSI
Teorema 3.3. Sia (A, T) un C\-complesso. Indichiamo con T
m
linsieme
delle sue celle di dimensione : e, per ogni T
m
, ssiamo una funzione
caratteristica
A
: 1
m
A
A di . Indichiamo ancora con
A
: o
m1
A

A
m1
la restrizione alla frontiera della

A
: 1
m
A. Indichiamo con
(3.1)
m1
:
_
A1m
o
m1
A
A
m1
lapplicazione, denita sulla somma disgiunta di tante sfere (:1) dimen-
sionali quanti sono le celle di T
m
, che coincide con
A
sullelemento o
m1
A
dellunione disgiunta. Lapplicazione
(3.2) A
m1

m1
_
A1m
1
m
A
A
m
denita come linclusione A
m1
A
m
su A
m1
, e che coincide con lap-
plicazione caratteristica
A
su 1
m
A
1
m
A
, `e un omeomorsmo.
4. Prolungamenti dierenziabili di funzioni continue
Dimostriamo in questo paragrafo un risultato di prolungamento che ci
sar`a utile nel seguito per discutere lomotopia degli spazi cellulari.
Lemma 4.1. Sia un aperto di R
m
ed 1 un chiuso di . Esiste allora
una funzione (

() con = 0 su 1 e 0 su 1.
Dimostrazione. I punti con coordinate razionali che appartengono
ad 1 sono uninnit` a numerabile. Elenchiamoli in una successione
r
n

n1
. Per ogni n sia :
n
= dist(r
n
, 1 ) e sia
n
la funzione di
classe (

n
(r) =
_
_
_
1
exp ([r r
n
[
2
:
2
)
se [r r
n
[ < :
n
,
0 altrimenti.
Possiamo poi scegliere una successione di interi strettamente positivi c
n

tale che, per ogni n,


sup
xR
m

[[n
[1

n
(r)[ < 2
n
c
1
n
.
Chiaramente la somma della serie (r) =

n=1
c
n

n
(r) denisce una fun-
zione di classe (

(R
m
) che `e positiva su 1 e si annulla sul suo com-
plementare 1.
Dimostriamo ora un complemento del Lemma di estensione di Uryshon
per funzioni a valori in R
n
.
Lemma 4.2. Sia A uno spazio topologico normale, un chiuso di A ed
) : C una funzione continua a valori in un convesso localmente chiuso
C di R
n
. Esiste allora unapplicazione continua

) : A C tale che

) = )
su .
4. PROLUNGAMENTI DIFFERENZIABILI DI FUNZIONI CONTINUE 301
Dimostrazione. A meno di sostituire ad R
n
il pi` u piccolo sottospazio
ane di R
n
che contiene C, possiamo supporre che C abbia parte interna non
vuota. Se C = R
n
, allora otteniamo la tesi applicando il lemma di estensione
di Uryshon ad ogni componente scalare dellapplicazione ). In generale,
possiamo denire unimmersione : C 1
n
la cui immagine (C) sia un
aperto di 1
n
che contiene r 1
n
[ 0 < r
j
< 1 per , = 1, . . . , n. Applicando
il Lemma di estensione Urysohn a ciascuna componente di ), otteniamo
una p ((A, 1
n
) con p[
A
= ). Osserviamo ora che 1 = p
1
(1
n
(C))
`e un chiuso di A disgiunto da . Se ((A, 1) `e una funzione che vale 0
su ed 1 su 1, ed `e un punto interno di 1
n
, allora la
p
A
(r) = p(r) + (r)( p(r))
`e una funzione continua su A, che coincide con ) su e la cui immagine
`e contenuta in (C). Possiamo quindi denire

) =
1
p.
Lemma 4.3. Sia un aperto di R
m
, 1 un chiuso di , C un convesso
localmente chiuso di R
n
ed ) : 1 C una funzione continua a valori in
C. Esiste allora una funzione continua

) : C, con

)[
F
= ) e la cui
restrizione ad 1 sia di classe (

.
Dimostrazione. Sia = 1. Per il Lemma destensione di Ury-
shon, possiamo prolungare ) a una funzione 1 continua su ed a valori in
C. Fissiamo poi una funzione (

(R
m
) con 0 su e = 0 su
1 e poniamo, per r :

)(r) =
_
)(r) se r 1
[(r)]
m
_
R
m
1(j)([(r)]
1
(r j))dj se r ,
dove la `e una funzione non negativa, di classe (

su R
m
, con supporto in
1
m
e
_
R
m
(j)dj = 1. Per i teoremi di derivazione sotto il segno dintegrale,
la

) cos` denita `e di classe (

su . Resta da vericare che `e continua


nei punti di /. Osserviamo a questo scopo che la 1, essendo continua, `e
uniformemente continua su

. Quindi, ssato un numero reale c 0, esiste
un 0 tale che [1(r) 1(j)[ < c se [r j[ < e r, j

. Abbiamo
allora :

)(r) 1(r)

_
R
m
p(r)
m
[1(j) 1(r)] ([p(r)]
1
(r j))dj

_
R
m
p(r)
m
[1(j) 1(r)[ ([p(r)]
1
(r j))dj
< c se 0 < p(r) < .
Quindi, se r
n
`e una successione di punti di che converge ad un punto
r /, abbiamo :
[)(r)

)(r
n
)[ [)(r) 1(r
n
)[ +[1(r
n
)

)(r
n
)[ 0 per n
302 19. CW-COMPLESSI
in quanto il primo addendo a secondo membro tende a zero perche 1 `e
unestensione continua di ), mentre il secondo tende a zero perche p(r
n
)
converge a zero per r
n
r /. Ci`o completa la dimostrazione.
5. Approssimazione cellulare
Dimostriamo un lemma relativo allattaccamento di celle.
Lemma 5.1. Sia Y uno spazio topologico, : un intero positivo, : o
m1

Y unapplicazione continua ed A = Y

1
m
. Se / `e un intero posi-
tivo con / < :, allora ogni ) ((1
k
, o
k1
; A, Y ) `e o
k1
-omotopa ad
unapplicazione a valori in Y .
Dimostrazione. Sia c : 1
m
A la restrizione a 1
m
della proiezione
nel quoziente 1
m
. Y A. Essa denisce un omeomorsmo di 1
m
sul-
laperto = Y di A. Sia ) ((1
k
, o
k1
; A, Y ). Se fosse )(1
k
) , , a
meno di omeomorsmi potremmo ricondurci al caso in cui c(0) , )(1
k
).
Lapplicazione :
(j, t) =
_
c([1 t]. + t[.,[.[]) se j = c(.) con . 1
m
0
j se j Y
`e una retrazione di deformazione di A c(0) su Y . Allora la 1(r, t) =
()(r), t) `e una o
k1
-omotopia di ) con unapplicazione a valori in Y .
Consideriamo ora il caso generale.
Poiche )(o
k1
) Y , linsieme = )
1
(c(.) [ [.[ < 1,2 `e un sottoin-
sieme aperto relativamente compatto in 1
k
1
k
. Per il Lemma 4.3 esiste
una funzione p :

1
m
, di classe (

nei punti di , con p(r) = c


1
()(r))
sulla frontiera / di . La :
G(r, t) =
_
c(tp(r) + [1 t]c
1
)(r)) se r

,
)(r) se r 1
k
,
`e una o
k1
-omotopia tra ) ed unapplicazione continua
/ : 1
k
A , con /(r) =
_
)(r) se r 1
k

c(p(r)) se r

.
Abbiamo perci`o /(1
k
) Y c
1
([.[ 1,2) c(p()). Per il Lemma
di Sard, poiche abbiamo supposto che / < :, linsieme c(p()) `e di prima
categoria in = c(1
m
). Quindi limmagine di p non contiene c([.[ <
1,2 e quindi non contiene . Allora, per la prima parte della dimostrazione,
la / `e o
k1
-omotopa ad unapplicazione a valori in Y .
Da questo lemma ricaviamo la
Proposizione 5.2. Sia (A, T) un C\-complesso. Sia / un intero non
negativo. Ogni ) ((1
k
, o
k1
; A, A
k1
) `e o
k1
-omotopa ad una p
((1
k
, o
k1
; A
k
, A
k1
).
5. APPROSSIMAZIONE CELLULARE 303
Dimostrazione. Essendo compatto, )(1
k
) `e contenuto in un sottospa-
zio cellulare nito di (A, T). Possiamo quindi supporre che (A, T) sia nito.
Se T non contiene celle di dimensione maggiore di /, la tesi `e banalmente
vericata. Supponiamo quindi che T contenga una cella di dimensione
massimale : /. Abbiamo allora, per Y = A , A = Y

1
m
per
unopportuna funzione dattaccamento : o
m1
Y . Per il Lemma prece-
dente, la nostra ) `e allora o
k1
-omotopa ad unapplicazione continua )
1
a
valori in Y . Iterando questargomento un numero nito di volte, otteniamo
la tesi.
Come conseguenza, otteniamo il :
Teorema 5.3. Sia (A, T) un C\-complesso. Fissiamo un punto r
0
A
per cui r
0
sia una 0-cella. Allora, per ogni intero / 0 lapplicazione (`e
un omomorsmo di gruppi se / 1) indotta dallinclusione
(5.1) [
m
]

:
k
(A
m
, r
0
)
k
(A, r
0
)
`e surgettiva se : / e bigettiva se : /.
Dimostrazione. Fissiamo un intero / 0. Per la proposizione prece-
dente, lapplicazione [
m
]

`e surgettiva per ogni : /.


Dobbiamo dimostrare che se : /, la (5.1) `e anche iniettiva.
Sia ) ((1
k
, o
k1
; A
k
, r
0
) unapplicazione o
k1
-omotopa in ((1
k
, A)
allapplicazione costante.
Sia quindi 1
0
: 1
k
1 A unapplicazione continua con
_

_
1
0
(r, 0) = )(r) r 1
k
,
1
0
(r, 1) = r
0
r 1
k
,
1
0
(r, t) = r
0
r o
n1
, t 1.
Quindi la 1
0
`e unapplicazione continua sul cilindro 1
k
1, che vale r
0
in
tutti i punti di una delle due basi, 1
k
1, del cilindro, e sulla supercie
laterale o
k1
1. Poiche limmagine di ) `e contenuta in A
k
, la 1
0
trasforma
tutta la frontiera del cilindro 1
k
1 in A
k
.
Poiche tutti i convessi chiusi e limitati sono tra loro omeomor, mediante
un omeomorsmo tra le coppie (1
k+1
, o
k
) e (1
k
1, /(1
k
1)), possiamo
considerare la 1
0
come unapplicazione di ((1
k+1
, o
k
; A, A
k
).
Per la Proposizione (5.2), la 1
0
`e o
k
-omotopa ad una 1
1
((1
k+1
, A
k+1
).
Abbiamo cio`e unapplicazione continua 1
k
1 1 (r, t, :) 1
s
(r, t) A
con le propriet`a :
_

_
1
s
(r, 0) = )(r) r 1
k
, : 1
1
s
(r, t) = r
0
r o
k1
, t 1 , : 1
1
s
(r, 1) = r
0
r 1
k
, : 1 .
In particolare, la 1
1
: 1
k
1 ` `e, in ((1
k
, o
k1
; A
k+1
, r
0
), una
o
k1
-omotopia di ) con lapplicazione costante.
304 19. CW-COMPLESSI
6. Una propriet`a di omotopia delle coppie cellulari
Denizione 6.1. Sia (A, T) un C\-complesso e sia Y un sottospazio cellu-
lare di A. Per ogni C T sia d(C) la sua dimensione e

C
: 1
d(C)
C


C A,
lestensione al disco chiuso della sua funzioni caratteristica.
Costruiamo per ricorrenza una successione di funzioni continue /
(m)
:
Y A
m
1, nel modo seguente.
Poniamo
_
/
(0)
Y
(r) = 0 se r Y,
/
(0)
Y
(r) = 1 se r A
0
Y.
Se : 0, ed abbiamo gi`a costruito /
(m1)
: Y A
m1
1, deniamo
/
(m)
Y
: Y A
m
1 mediante
/
(m)
Y
(r) =
_

_
/
(m1)
Y
(r) se r Y A
m1
(1 [[) +[[ /
(m1)
Y
_

C
_

[[
__
se r =
C
() con 1
m
C
0 ,
1 se r =
C
(0),
quando r
C
(1
m
), per una C T
m
con C Y = .
La /
Y
(r) = /
(m)
Y
(A) su ogni A
m
`e una funzione continua /
Y
: A 1 con
)
1
(0) = Y . Essa si dice funzione caratteristica della coppia (A, Y ).
Laperto l
Y
= r A[ /
Y
(r) < 1 si dice un intorno proprio di Y in
A. Esso si ottiene aggiungendo ad Y , per ogni cella C il cui centro non
appartenga ad Y , ma la cui frontiera interseca Y , i raggi che congiungono il
centro di C ai punti di Y /C.
Vale il
Lemma 6.2. Ogni sottospazio cellulare Y di un C\-complesso (A, T) `e
un retratto di deformazione stretto del suo intorno proprio.
Dimostrazione. Una retrazione di deformazione di l
Y
su Y `e la :
(r, t) =
_

_
r se r Y ,

C
((1 t)(,[[) + t) se
_
C Y = ,

C Y ,= ,
r =

C
(), 1
d(C)
0 .
Osserviamo che `e ben denita su l
Y
1 perche /
Y
(
C
(t)) = 1 se
1
d(C)
0 e

C
(,[[) , Y .
Corollario 6.3. Sia (A, T) un C\-complesso ed Y un suo sottospazio cel-
lulare. Allora per ogni spazio topologico 7, per ogni applicazione continua
) : A 7 ed ogni omotopia 1 : Y 1 7 di )[
Y
, esiste unomotopia

1 : A 1 7 di ) che prolunga 1.
7. COFIBRAZIONI 305
Dimostrazione. Utilizziamo le notazioni introdotte nella discussione
svolta nora. Deniamo in primo luogo una G : l
Y
1 A mediante :
G(r, t) =
_
(r, min1, t,/
Y
(r)) se r l
Y
Y
r se r Y .
La G`e unapplicazione continua, che descrive ancora una retrazione di defor-
mazione dellintorno caratteristico l
Y
di Y su Y . Utilizzando la G deniamo
una : A 1 A 1 mediante :
(r, t) =
_
(G(r, max0, t /
Y
(r)), max0, t 2/
Y
(r)) se r l
Y
(r, 0) se r A l
Y
.
La `e continua e denisce una retrazione di A 1 su (A 0) (Y 1).
Se ora 7 `e un qualsiasi spazio topologico, ) : A 7 unapplicazione
continua ed 1 : Y 1 7 unomotopia di )[
Y
, allora la :
)
t
(r, t) =
_
)(r) se t = 0 , r A
1(r, t) se t 1 , r Y
`e continua e quindi la :

1(r, t) = )
t
(r, t) per (r, t) A 1
`e unomotopia di ) che estende 1.
Questo corollario ci dice che, se Y `e un sottospazio cellulare di uno spazio
cellulare A, allora linclusione Y A `e una cobrazione. Nel paragrafo
successivo discuteremo brevemente il concetto di cobrazione.
7. Cobrazioni
Poiche lintervallo 1 `e uno spazio di Hausdor localmente compatto, per
ogni coppia di spazi topologici A, 7, lapplicazione canonica ((A1, 7)
((A, ((1, 7)) `e un omeomorsmo. Possiamo identicare quindi unomotopia
1 di applicazioni continue di A in 7 ad unapplicazione continua 1 : A
((1, 7), che ad ogni punto r di A faccia corrispondere un cammino continuo
1 t 1(r, t) 7 in 7.
Deniamo una cobrazione di A come il dato di uno spazio topologico
Y e di unimmersione topologica : Y A tale che, per ogni applicazione
) ((A, 7) ed ogni omotopia 1 ((Y, ((1, 7)) di ) si possa trovare
unomotopia

1 ((A, ((1, 7)) che renda commutativo il diagramma :
Y

A
f
7
_
_
_

F
_
_
_
Y
F
((1, 7)
p
0
7
dove j
0
: ((1, 7) (0) 7 `e lapplicazione che associa ad ogni
cammino continuo in 7 il suo punto iniziale.
306 19. CW-COMPLESSI
Nel seguito identicheremo per semplicit`a Y con la sua immagine (Y )
A.
Lemma 7.1. Se : Y A `e una cobrazione, allora (A 0) (Y 1)
`e un retratto del cilindro A 1.
In particolare, se A `e di Hausdor, Y `e un sottospazio chiuso di A.
Dimostrazione. Una retrazione
: A 1 (A 0) (Y 1)
`e unestensione dellomotopia
1 : Y 1 (r, t) (r, t) (A 0) (Y 1)
della restrizione ad Y dellimmersione
A r (r, 0) (A 0) (Y 1) .
Se A `e di Hausdor, anche il prodotto A1 `e uno spazio di Hausdor e
quindi il suo retratto
2
(A 0) (Y 1) `e chiuso in A1. Lapplicazione

1
: A r (r, 1) A1 `e continua e quindi Y =
1
1
([A0] [Y 1])
`e chiuso perche immagine inversa di un chiuso mediante unapplicazione
continua.
Proposizione 7.2. Se Y A `e una cobrazione e Y `e contrattile, allora
la proiezione (A, Y ) (A,
Y
, [Y ]) `e unequivalenza omotopica.
Dimostrazione. Siano (A, Y ) ed (A
t
, Y
t
) due coppie topologiche. Ri-
cordiamo che esse sono omotopicamente equivalenti se esistono due applica-
zioni ) ((A, Y ; A
t
, Y
t
) e p ((A
t
, Y
t
; A, Y ) tali che ) p sia omotopa alli-
dentit`a in ((A
t
, Y
t
; A
t
, Y
t
) e p ) sia omotopa allidentit`a in ((A, Y ; A, Y ).
Sia 1 : Y 1 Y unomotopia tra lidentit`a ed unapplicazione costante.
Per lipotesi che : Y A sia una cobrazione, la H si estende ad
unomotopia

1 : A 1 A tra lidentit`a ed unapplicazione che trasforma
Y in un punto. Quindi

1
1
: A r

1(r, 1) A denisce, per passaggio
al quoziente, unapplicazione p : A,
Y
A :
A

F
1
A
p

_
_
_
_
A,
Y

g
A
ove j : A A,
Y
`e la proiezione nel quoziente. La

1 `e allora unomotopia
tra lidentit`a e p j. Poiche

1(Y 1) Y , per passaggio al quoziente la

1
2
Se A `e un retratto dello spazio topologico di Hausdor B, detta : B A la
retrazione, B `e chiuso perche immagine inversa della diagonale |(b, b) [ b B di B B
mediante lapplicazione continua B b (b, (b)) B B.
8. ALCUNE PROPRIET
`
A DI OMOTOPIA DEI CW-COMPLESSI 307
denisce una

1 che rende commutativo il diagramma :
A 1

F
A
pid

_
p
(A,
Y
) 1

F
A,
Y
ed `e unomotopia tra lidentit`a su A,
Y
e la j p.
8. Alcune propriet`a di omotopia dei C\-complessi
Otteniamo allora la :
Proposizione 8.1. Sia (A, T) un C\-complesso ed Y un sottospazio cel-
lulare di A. Se linclusione Y A `e unequivalenza omotopica, allora Y `e
un retratto di deformazione stretta di A.
Dimostrazione. Ricordiamo che il fatto che Y sia un retratto di de-
formazione stretto di A signica che lidentit`a su A `e Y -omotopa ad unap-
plicazione a valori in Y .
Sia p : A Y uninversa omotopica dellinclusione Y A. Sia 1 :
Y 1 Y unomotopia tra p[
Y
e lidentit`a su Y . Per il corollario precedente,
essa si estende ad unomotopia

1 : A 1 tra p e una retrazione
: A Y .
Lapplicazione )
t
(r, t), denita su (A 0) (Y 1) mediante :
)
t
(r, t) =
_
(r) se r A , t = 0
r se r Y , t 1
`e continua. Consideriamo ora lapplicazione 1 : A r (r) A (otte-
nuta componendo con linclusione Y A). Per ipotesi essa `e omotopa
allidentit`a su A. Sia G : A1 A unomotopia tra lidentit`a su A e lap-
plicazione . Allora la G : A 1 A `e una retrazione di deformazione
di A su .
Denizione 8.2. Una coppia topologica (A, Y ) si dice /-connessa se, per
ogni 1 / /, ogni ) ((1
h
, o
h1
; A, Y ) `e o
h1
-omotopa a unapplica-
zione a valori in Y .
Ad esempio, se Y `e un retratto di deformazione stretto di A, la coppia
(A, Y ) `e -connessa.
La coppia (A, Y ) `e 0-connessa se tutte le componenti connesse per archi
di A contengono punti di Y .
Denizione 8.3. Chiamiamo coppia cellulare una coppia (A, Y ) formata
da uno spazio cellulare A e da un suo sottospazio cellulare Y .
Vale la seguente :
308 19. CW-COMPLESSI
Proposizione 8.4. Sia (A, Y ) una coppia cellulare e supponiamo, che per
un intero positivo /, ovvero per / = , tutte le celle contenute in A Y
abbiano dimensione minore o uguale a /. Se (, 1) `e una coppia topologica
/-connessa, ogni ) ((A, Y ; , 1) `e Y -omotopa ad unapplicazione p
((A, ) che trasforma A in 1.
In particolare, se A `e uno spazio cellulare di dimensione minore o uguale
a /, ogni applicazione continua di A a valori in uno spazio topologico /-
connesso `e omotopa ad unapplicazione costante.
Dimostrazione. Costruiamo per ricorrenza una successione di Y -omotopie
1
m
: (Y A
h
) 1 , per interi : = 1, 0, 1, . . ., in modo che siano
vericate le :
(i) 1
m+1
(r, t) = 1
m
(r, t) su (Y A
m
) 1
(ii) 1
m
(r, t) = )(r) su (Y A
m
) 0
(iii) 1
m
_
(Y A
m
) [0, 2
m1
]
_
1
(i) 1
m
(r, t) = 1
m
(r, t
t
) se r Y A
m
, 2
m1
t, t
t
1 .
La 1 : A 1 che coincide con 1
m
su A
m
1 sar`a allora unomotopia
di ) con unapplicazione a valori in 1.
Deniamo 1
1
: Y 1 come lomotopia costante (1
1
(r, t) = )(r)
per ogni r Y e t 1).
Sia ora : un intero 1 e supponiamo di aver gi`a costruito 1
m
per
1 : :, in modo che siano vericate le (ii), (iii), (i) per ogni : con
1 : : ed (i) per 1 : < :. Se fosse : /, avremmo Y A
r
= A
e potremmo quindi porre 1
r+1
= 1
r
. Ci limitiamo quindi a considerare il
caso in cui : < /.
Poiche Y A
r
`e un sottospazio cellulare di A, per il Corollario 6.3,
possiamo trovare unomotopia G : A 1 , con G(r, 0) = )(r) per ogni
r A, che prolunga 1
r
.
Per ogni cella C della partizione cellulare T di A, indichiamo con
C
:
1
d(C)
A la sua funzione caratteristica. Allora, per ogni cella C di
dimensione (: + 1) contenuta in A Y , lapplicazione :
p
C
(j) = G(
C
(j), 1 2
r1
) per j 1
r+1
manda o
r
in 1. Poiche la coppia (, 1) `e per ipotesi (: +1)-connessa, pos-
siamo trovare una o
r
-omotopia G
C
: 1
r+1
1 tra p
C
e unapplicazione
9. COPPIE CELLULARI k-CONNESSE ED EQUIVALENZA OMOTOPICA 309
continua che trasforma 1
r+1
in 1. Deniamo allora :
1
r+1
(r, t) =
_

_
1
r
(r, t) se r Y A
r
, t 1
G(r, t) se r Y A
r+1
,
0 t 2
r1
G
C
_
j, 2
r+2
(t 1 + 2
r1
)
_
se r =
C
(j) ,
1 2
r1
t 1 2
r2
G
C
(j, 1)) se r =
C
(j) ,
1 2
r2
t 1 .
Si verica facilmente che la 1
r+1
`e continua e verica tutte le condizioni (i),
(ii), (iii), (i).
Lultima aermazione segue dal fatto che, se `e /-connesso e o
0
,
allora (, o
0
) `e una coppia /-connessa.
Corollario 8.5. Sia / un intero non negativo o . Se una coppia cellulare
(A, Y ) `e / connessa e nessuna cella di dimensione maggiore di / della de-
composizione cellulare T di A `e contenuta in A Y , allora Y `e un retratto
di deformazione stretto di A.
In particolare, uno spazio cellulare /-connesso di dimensione minore o
uguale a / `e contrattile.
9. Coppie cellulari /-connesse ed equivalenza omotopica
Richiamiamo la denizione di equivalenza omotopica per coppie topolo-
giche.
Denizione 9.1. Due coppie topologiche (A, Y ) ed (A
t
, Y
t
) si dicono omo-
topicamente equivalenti se esistono due applicazioni continue ) ((A, Y ; A
t
, Y
t
)
e p ((A
t
, Y
t
; A, Y ) tali che p ) sia omotopa allidentit`a in ((A, Y ; A, Y )
ed ) p sia omotopa allidentit`a in ((A
t
, Y
t
; A
t
, Y
t
).
La propriet`a di essere /-connesse `e chiaramente una propriet`a delle
coppie topologiche invariante per equivalenza omotopica.
Vale il :
Lemma 9.2. Ogni coppia cellulare /-connessa `e omotopa a una coppia
cellulare (A, Y ) con A
k
Y .
Dimostrazione. Conveniamo che lo scheletro (1)-dimensionale di un
qualsiasi spazio cellulare sia vuoto. Possiamo ragionare per ricorrenza su /.
Supponiamo quindi che sia data una coppia cellulare /-connessa (A
t
, Y
t
),
con / 0 e con A
t
k1
Y
t
(per / = 0 questa condizione `e banalmen-
te vericata). Consideriamo linclusione A
t
k
A
t
come un elemento di
((A
t
k
, Y
t
k
; A
t
, Y
t
).
Per la Proposizione 8.4, esiste una Y
t
k
-omotopia : A
t
k
1 A
t
tale
che
1
(A
t
k
) Y
t
.
310 19. CW-COMPLESSI
Consideriamo il prodotto topologico
A
t
k
1 1.
Possiamo considerarlo in modo ovvio come spazio cellulare, utilizzando le
partizioni cellulari standard (T
I
= 0, 1, (0, 1)) dellintervallo 1 e la
conseguente partizione cellulare
Q = C
t
C
tt
C
ttt
[ C
t

_
0hk
T
t
h
, C
t
, C
tt
T
I

del prodotto. Abbiamo qui indicato con T


t
la partizione cellulare di A
t
e
con T
t
h
il sottoinsieme delle celle di dimensione / in T
t
.
Consideriamo il sottospazio cellulare 1 di che si ottiene considerando
lunione della base, di due facce laterali di A
t
k
1 1 e del prodotto Y
t
k
1 1:
1 = (A
t
k
1 0) (A
t
k
0 1) (A
t
k
1 1) (Y
t
k
1 1).
Deniamo lo spazio cellulare A attaccando ad A
t
lungo 1, mediante
lapplicazione
: 1 (r, t
1
, t
2
) (r, t
1
) A
t
.
Poniamo quindi
A = A
t

,
Y = Y
t
,(1),
dove , `e la restrizione ad della proiezione nel quoziente A
t
. A
t

ed abbiamo identicato A
t
ad un sottospazio di A
t

.
Osserviamo che , 1 sono sottospazi cellulari di A
t
k
1 1 e lapplica-
zione : 1 A
t
`e cellulare.
Lo spazio topologico A `e in modo naturale uno spazio cellulare ed Y un
suo sottospazio cellulare, che contiene il suo scheletro /-dimensionale. Per
vericare che le coppie (A, Y ) ed (A
t
, Y
t
) sono omotopicamente equivalenti,
basta osservare che Y
t
`e un retratto di deformazione stretto di Y e che A
t
`e
un retratto di deformazione stretto di A. Quindi (A, Y ) `e omotopicamente
equivalente alla coppia (A
t
, Y
t
).
Corollario 9.3. Ogni spazio cellulare /-connesso `e omotopicamente equi-
valente ad uno spazio cellulare A in cui lo scheletro /-dimensionale A
k
sia
un punto.
Dimostrazione. Sia A
t
uno spazio cellulare /-connesso e sia r
0
A
una sua cella 0-dimensionale. Per la proposizione precedente, la coppia cellu-
lare (A
t
, r
0
) `e omotopicamente equivalente a una coppia cellulare (A
tt
, Y
tt
)
con Y
tt
A
tt
k
. Poniamo A = A
tt
,Y
tt
. Poiche, essendo omotopicamente
equivalente a un punto, Y
tt
`e contrattile, A `e omotopicamente equivalente
a A
tt
, e chiaramente A
k
`e un punto.
9. COPPIE CELLULARI k-CONNESSE ED EQUIVALENZA OMOTOPICA 311
Lemma 9.4. Sia A uno spazio topologico, A
k

kN
un suo ricoprimento
fondamentale con :
A
k
A
h
= se [/ /[ 1
A
k1
A
k
`e un retratto di deformazione stretto di A
k
se / 1 .
Allora A
0
`e un retratto di deformazione stretto di A.
Dimostrazione. Per ogni intero positivo / sia 1
k
: A
k
1 A
k
una A
k
A
k1
-omotopia legata tra lidentit`a su A
k
ed unapplicazione che
trasforma A
k
nellintersezione A
k
A
k1
. Deniamo allora unomotopia
1 : A 1 A ponendo :
1(r, t) =
_

_
r se r A
k
e 0 t 2
k
1

(1
1
(. . . (1
k
(r, 1), . . .)1), 1), 2

t 1)
se r A
k
2

t 2
1
, / / .
La 1 `e una A
0
-omotopia legata tra lidentit`a e una retrazione di A su
A
0
.
Otteniamo allora il seguente :
Lemma 9.5. Ogni spazio cellulare connesso contiene un sottospazio con-
trattile di dimensione 1 che contiene il suo scheletro di dimensione zero.
Dimostrazione. Sia (A, T) un C\-complesso e sia r
0
T una
sua cella di dimensione 0. Sia
k
linsieme dei punti r tali che r T
sia una cella di dimensione zero e che si possono collegare ad r
0
con un
cammino continuo : 1 A
1
tale che (1) contenga al pi` u / celle distinte di
dimensione 1. Abbiamo
0
= r
0
e conveniamo di porre
1
= . Poiche
A
1
`e connesso, ed un cammino continuo, essendo un compatto, interseca
solo un numero nito di celle, avremo A
0
=

kN

k
. Per ogni intero / 1
ed ogni cella r di dimensione 0 contenuta in
k

k1
ssiamo una cella
chiusa C
x
T, di dimensione 1, che congiunga r a una cella j T di
dimensione 0, con j
k1

k2
. Deniamo allora :
Y
k
=
_
r
0
se / = 0

yA
k
\A
k1
C
y
se / 0 .
Posto Y =

k0
Y
k
, chiaramente Y `e un sottospazio cellulare di dimensione
1 di A, che contiene A
0
e che, per il Lemma 9.4, r
0
`e un retratto di
deformazione stretto di Y . In particolare, Y `e contrattile.
Corollario 9.6. Ogni spazio cellulare connesso A `e omotopicamente equi-
valente a uno spazio cellulare A
t
con dim(A
t
) dim(A), il cui scheletro di
dimensione 0 si riduce a un punto.
In particolare, ogni spazio cellulare di dimensione 1 `e equivalente a un
bouquet di circonferenze.
312 19. CW-COMPLESSI
Dimostrazione. Sia Y un sottospazio cellulare di A contrattile, che
contiene lo scheletro di dimensione 0 di A. Allora la coppia (A, Y ) `e
omotopicamente equivalente alla coppia (A,Y, [Y ]).
Sia infatti 1 : Y 1 Y unomotopia tra lidentit`a ed unapplicazione
costante. Per il Corollario 6.3 la 1 si prolunga ad unomotopia G : A1
A dellidentit`a su A. Sia p(r) = p(r, 1). Poiche p `e costante su Y , essa
denisce per passaggio al quoziente unapplicazione p : A,Y A. Inoltre,
p([]) .
Si verica facilmente che la p ((A,Y, [Y ]; A, Y ) `e uninversa omo-
topica di j ((A, Y ; A,Y, []), ove j : A A, `e la proiezione nel
quoziente.
Infatti G denisce unomotopia tra pj = p e lidentit`a su A; osserviamo
poi che G(Y, t) Y per ogni t 1 e quindi G denisce unomotopia

G :
(A,Y ) 1 A,Y tra j p e lidentit`a su A,Y , costante su [Y ].
10. Gruppi di omotopia degli spazi cellulari di dimensione 1
Uno spazio cellulare connesso di dimensione 1 `e omotopicamente equi-
valente a un bouquet di circonferenze. Dimostriamo la :
Proposizione 10.1. Sia 1 un insieme qualsiasi e sia A =
_
iI
o
1
i
il bou-
quet di 1 circonferenze. Allora
1
(A, c
0
) `e il gruppo libero delle parole
nellalfabeto 1, mentre tutti i gruppi
m
(A, c
0
) con / ,= 1 sono banali.
Dimostrazione. Indichiamo con G il gruppo libero delle parole nel-
lalfabeto 1. Consideriamo il bouquet Y =
_
iI
1
1
i
di 1 copie del disco
di dimensione uno 1
1
= [1, 1], consideriamo su G la topologia discreta e
deniamo sul prodotto topologico Y G la relazione di equivalenza :
(r, p) (r
t
, p
t
)
_

_
r = r
t
e p = p
t
, oppure
r = 1 1
1
i
, r
t
= 1 1
1
i
e p
t
= p i, oppure
r = 1 1
1
i
, r
t
= 1 1
1
i
e p = p
t
i.
Sia

A = (Y G), il quoziente topologico. Allora

A `e contrattile.
Questo fatto si pu` o vericare nel modo seguente. Detta

X
h
limmagine in

X dellin-
sieme |(y, g) [ y Y , (g) = h (qui (g) `e la lunghezza della parola g nellalfabeto I), si
osserva che la successione |

X
h
soddisfa le condizioni del Lemma 9.4, e quindi

X0 `e un
retratto di deformazione stretto di

X. Ma

X0 `e omeomorfo a Y , che `e contrattile, onde

X `e contrattile.
Lapplicazione Y G A indotta dalle 1
1
i
G (j, p) exp(ij)
o
1
i
, per passaggio al quoziente, denisce un rivestimento (in senso stretto)
j :

A A. Poiche

A `e contrattile, il gruppo fondamentale di A `e isomorfo
al gruppo degli automorsmi del rivestimento

A
p
A, che `e isomorfo a G.
11. GRUPPO FONDAMENTALE DI UNO SPAZIO CELLULARE 313
Utilizzando poi la successione esatta domotopia di un brato, otteniamo la
tesi
3
.
11. Gruppo fondamentale di uno spazio cellulare
Abbiamo dimostrato che un qualsiasi spazio cellulare connesso `e omo-
topicamente equivalente ad uno spazio cellulare (A, T) il cui scheletro di
dimensione 0 si riduce a un punto : A
0
= r
0
. Il suo scheletro di dimensio-
ne 1 `e allora un bouquet di circonferenze (una per ogni cella di dimensione
1), e lapplicazione naturale
1
(A
1
, r
0
)
1
(A, r
0
) indotta dallinclusione `e
un omomorsmo surgettivo. Sappiamo inoltre che la
1
(A
2
, r
0
)
1
(A, r
0
)
`e un isomorsmo.
Quindi :
1
(A, r
0
) `e isomorfo al quoziente di
1
(A
1
, r
0
) rispetto al suo
sottogruppo normale generato dalle classi di omotopia dei laccetti
C
:
1 t
C
(cos(2 t), sin(2 t)) A
1
, ove
C
: 1
2
A `e la funzione
caratteristica di una cella chiusa

C di dimensione due.
Se A
0
non si riduce a un punto, possiamo ancora descrivere
1
(A, r
0
)
come il quoziente di
1
(A
1
, r
0
) (scegliamo il punto base r
0
nello scheletro
0-dimensionale di A) rispetto al sottogruppo normale generato dalle classi
di omotopia dei laccetti della forma :
C

1
dove `e un cammino che
congiunge r
0
con il punto (0) =
C
(c
0
).
Esempio 11.1. Sia : un intero positivo e sia A lunione della sfera o
2
R
3
e dei raggi 1
h
= (0, t cos(2/,:), t sin(2/,:) [ t 1. Otteniamo una
partizione cellulare di A considerando come celle di dimensione 0 il punto
(0, 0, 0) ed i punti (0, sin(2/,:), cos(2/,:) per 1 / :, come celle
di dimensione 1 i punti interni dei segmenti 1
h
e degli archi
h
in cui la
circonferenza o
3
r
0
= 0 `e suddivisa dagli estremi dei raggi 1
h
, come
celle di dimensione due le due semisfere o
3
r
0
0 e o
3
r
0
< 0.
Osserviamo che Y =

1
h
`e un sottospazio cellulare contrattile che contiene
A
0
. Quindi A `e omotopicamente equivalente allo spazio cellulare 7 = A,Y .
Lo scheletro 0-dimensionale di 7 `e un punto, mentre 7
1
`e un bouquet di :
circonferenze. Dette o
1
, . . ., o
m
le classi di omotopia in
1
(7
1
, [Y ]) generate
dalle classi delle immagini dei laccetti :
1 t (0, cos(2[/ + t],:), sin(2[/ + t],:)) A ,
il gruppo fondamentale
1
(7
1
, [Y ]) `e il gruppo libero generato da o
1
, . . . , o
m
.
Le relazioni indotte dallattaccamento delle due celle si riducono entrambe
a :
o
1
o
m
= 1 .
3
Osserviamo che, nel caso del bouquet di un numero nito di circonferenze, avrem-
mo potuto ottenere lo stesso risultato per ricorrenza, utilizzando il teorema di Seifert-
Van Kampen. Questa dimostrazione, che utilizza la teoria dei rivestimenti, ci permette
di discutere il caso del bouquet di un insieme qualsiasi (non necessariamente nito) di
circonferenze.
314 19. CW-COMPLESSI
Quindi
1
(7, [Y ]) e
1
(A, r
0
) sono isomor al gruppo libero generato da
(:1) elementi.
CAPITOLO 20
Esercizi e Complementi
1. Esercizi
1. Dati n + 1 punti distinti j
0
, j
1
, . . . , j
n
di R
2
, si calcoli il gruppo fonda-
mentale di A = R
2
j
1
, . . . , j
n
rispetto al punto base j
0
.
2. Siano `
1
ed `
2
due nastri di Moebius, con frontiere o
1
1
`
1
ed
o
1
2
`
2
. Dato un intero :, consideriamo la funzione di attaccamento
: o
1
2
. .
m
o
1
1
e sia A = `
1

`
2
. Si scelga un punto r
0
A e si
calcoli il gruppo fondamentale di A rispetto ad r
0
.
[Il gruppo fondamentale del nastro di Moebius `e il gruppo libero generato dalla sua
circonferenza mediana: se M = I I/ , dove la simmetria identica i punti (0, t) ai
punti (1, 1 t), per t I, possiamo scegliere come generatore il laccetto che `e limmagine
in M del cammino I t (t, 1/2) I I. Indichiamo con la corrispondente classe
di omotopia. Allora la frontiera S
1
del nastro di Moebius, opportunamente orientata, `e
omotopa ad un laccetto della classe di
2
.
Usando il teorema di Seifert-Van Kampen, e riportando le classi di omotopia a uno
stesso punto base sulle frontiere dei due nastri di Moebius, si pu` o allora vericare che
1(X, x0) `e il quoziente del gruppo libero generato da due elementi a, b, rispetto alla
relazione a
2
b
2m
= 1.]
3. Siano ` un nastro di Moebius e 1
2
un disco bidimensionale, con fron-
tiere o
1
1
` ed o
1
2
1
2
. Sia n un intero e sia : o
1
2
. .
n
o
1
1
.
Posto A = `

1
2
e scelto r
0
A, si calcoli
1
(A, r
0
).
[Indichiamo con a la classe di omotopia corrispondente ad un generatore di 1(M, x0)
e con b = 1 quella corrispondente alla frontiera del disco. Poiche la frontiera del nastro di
Moebius denisce la classe a
2
, utilizzando Seifert-Van Kampen otteniamo che 1(X, x0) `e il
quoziente del gruppo libero generato da un elemento a che soddisfa la relazione a
2
= b
n
= 1
e quindi `e isomorfo a Z2.]
4. Siano 1
2
un disco bidimensionale ed ` un nastro di Moebius, con
frontiere o
1
1
1
2
ed o
1
2
`. Sia : un intero e sia : o
1
1
. .
n
o
1
2
.
Posto A = 1
2

` e scelto r
0
A, si calcoli
1
(A, r
0
).
[Con le notazioni dellesercizio precedente: usando ancora Seifert-Van Kampen si
verica che 1(X, x0) Z2n, essendo il gruppo libero generato da a con la relazione che
(a
2
)
n
= a
2n
= 1.]
5. Siano o, /, c numeri interi positivi, con o + / = c e tali che /, c siano
privi di fattori comuni. Posto A = (.
0
, .
1
, .
2
) CP
2
[ .
a
0
.
b
1
= .
c
2
e scelto
un punto j
0
A, si calcoli
1
(A, j
0
).
315
316 20. ESERCIZI E COMPLEMENTI
[Si verichi che lapplicazione CP
1
(w0, w1) (w
b+c
0
, w
b
0
w
c
1
, w
c
0
w
b
1
) X `e un
omeomorsmo.]
2. Le superci modello
Denizione 2.1 (Superci modello elementari). Chiamiamo sfera con /
buchi la sfera o
2
privata dei punti interni di / calotte. Se
1
, . . . ,

o
2
sono punti distinti della sfera ed inf
1i<j
[
i

j
[ = 3c 0, allora
(2.1) r o
2
[ [r
j
[ c, 1 , /
`e una sfera con / buchi.
Si chiama manico la sfera a due buchi. La sfera a due buchi `e una variet`a
a bordo, omeomorfa al cilindro o
1
1, e il suo bordo `e lunione disgiunta
o
1
. o
1
di due circonferenze, orientate luna nel verso opposto dellaltra.
Si chiama nastro di Moebius il complementare di una palla aperta nel
piano proiettivo reale. Possiamo prendere ad esempio
(2.2) ` = (r
0
: r
1
: r
2
) RP
2
[ r
2
0
r
2
1
+ r
2
2
.
Osserviamo che il nastro di Moebius `e una variet`a a bordo, con bordo `
omeomorfo ad una circonferenza.
Denizione 2.2 (Superci modello). La sfera a p manici e / buchi si ottiene
dalla sfera a 2p + / buchi mediante lattaccamento di p manici lungo le
frontiere di 2p buchi, preservando lorientazione naturale.
La sfera ad / nastri e / buchi si ottiene dalla sfera ad / + / buchi
attaccando ad essa / nastri di Moebius lungo il bordo di / buchi.
Esempio 2.3. La sfera con un manico `e il toro. La sfera ad una banda `e il
piano proiettivo reale. La sfera a due bande `e la bottiglia di Klein. La sfera
con due bande e un buco `e un disco con manico ritorto.
Nellelenco delle superci modello non compaiono sfere che abbiano con-
temporaneamente bande e manici. Vale infatti il seguente
Teorema 2.4. Una sfera con p manici, / bande e / buchi, se / 1, `e
omeomorfa ad una sfera con 2p + / bande e / buchi.
Teorema 2.5. Ogni supercie dierenziabile con bordo `e omeomorfa ad una
supercie modello.
Una supercie modello ammette una decomposizione cellulare in cui vi `e
ununica cella di dimensione 0 ed ununica cella di dimensione 2. Possiamo
allora rappresentarla come il quoziente topologico che si ottiene identicando
in modo opportuno i punti del bordo di un poligono piano. I punti interni del
poligono corrispondono alla cella di dimensione 2; i vertici, tutti identicati
tra loro, danno la cella di dimensione 0. I punti interni dei lati corrispondono
alle celle di dimensione 1. Si fanno corrispondere ad ogni manico quattro
lati del poligono, che vengono identicati secondo lo schema
(2.3) o/o
1
/
1
.
2. LE SUPERFICI MODELLO 317
Questo signica che i punti di ciascun segmento sono identicati con quelli
dello stesso nome, ma presi nellordine inverso. Ad esempio, se pensiamo
di percorrere la frontiera del poligono in senso anti-orario, punti del lato
contrassegnato con o vicini al primo estremo corrispondono a punti vicini al
secondo estremo del lato contrassegnato con o
1
.
Ad ogni nastro si fanno corrispondere due lati consecutivi del poligono
secondo lo schema
(2.4) cc.
Ci`o signica che a punti vicini al primo estremo del lato corrisponden-
te a c si fanno corrispondere punti vicini al primo estremo dellaltro lato
contrassegnato con c.
Ad ogni buco si associa un singolo lato, con lo schema semplice
(2.5) d.
Ogni lato del poligono corrisponde ad un laccetto sulla supercie. Chiara-
mente, i diversi nomi sui lati corrispondono a generatori del gruppo fonda-
mentale, mentre il perimetro d`a, per il teorema di Van Kampen, la relazione
che denisce il gruppo fondamentale.
Abbiamo perci`o
Teorema 2.6. (1) Se A `e una sfera con p manici, allora il gruppo
fondamentale di A ha 2p generatori o
1
, /
1
, . . . , o
g
, /
g
, legati dalla
relazione
(2.6) o
1
/
1
o
1
1
/
1
1
o
g
/
g
o
1
g
/
1
g
= 1.
(2) Se A `e una sfera con / nastri, allora il gruppo fondamentale di A
ha / generatori c
1
, . . . , c
h
, legati dalla relazione
(2.7) c
2
1
c
2
h
= 1.
(3) Se A `e una sfera a p manici e / 1 buchi, allora il gruppo
fondamentale di A `e un gruppo libero con 2p + / 1 generatori.
(4) Se A `e una sfera con / nastri e / 1 buchi, allora il gruppo
fondamentale di A `e un gruppo libero con / + / 1 generatori.
La dimostrazione di molti di questi risultati si pu`o ricondurre a mani-
polazioni algebriche.
Si osserva in primo luogo che `e possibile denire una partizione cellu-
lare di A che contenga una sola cella di dimensione 0 ed una sola cella di
dimensione 2 e in cui le celle di dimensione 1 siano sottovariet`a localmente
chiuse di A. Se quindi si rappresenta A come un quoziente di un poligono
chiuso 1, ottenuto identicandone opportunamente i punti dei lati, a cia-
scuna cella di dimensione 1 possono corrispondere o un solo lato di 1, se
essa `e contenuta nel bordo A di A, o due lati distinti, se essa `e interna ad
A, perche una curva semplice piana disconnette localmente il piano in due
componenti.
318 20. ESERCIZI E COMPLEMENTI
Per ottenere le forme canoniche delle superci modello, si pu`o allora
dimostrare che ogni poligono 1 con una corrispondenza dei lati ai laccetti
su A tale che al pi` u due lati corrispondano ad uno stesso laccetto, o al suo
inverso, `e equivalente ad una della forma (2.6) o (2.7).
Algebricamente, ci`o consiste essenzialmente nel trovare un diverso siste-
ma di generatori per il gruppo fondamentale, in modo che la relazione tra
di essi si riduca ad una delle (2.6) o (2.7).
Loperazione fondamentale che consente questo passaggio si pu`o descri-
vere geometricamente nel modo seguente. Si considera una diagonale d di
1 che divida 1 in due poligoni, 1
1
e 1
2
, contenenti uno un lato o e laltro
il suo omologo o
1
. Si costruisce poi un nuovo poligono 1
t
attaccando 1
2
a
1
1
lungo i lati omologhi o, o
1
, avendo cura di preservarne lorientazione.
Consideriamo ad esempio il perimetro
o/co
1
/
1
c = 1,
che corrisponde ad una supercie senza bordo con un manico ed un nastro.
Tracciare la diagonale che congiunge il primo estremo di o al secondo estremo
di c equivale a considerare, come nuovo insieme di generatori del gruppo
fondamentale, = o
1
, = /
1
e = o/c. La relazione diviene allora
o
1
/
1
/
1
o
1
= 1, cio`e
= 1, da cui
= 1, che ci d`a
(
1
)(
1
) = 1.
Verichiamo quindi che la nostra supercie `e una sfera a tre nastri utilizzan-
do come generatori del gruppo fondamentale
1
= o
1
/
1
o, = o
1
,
= o/c.
Osservazione 2.7. La sfera A con / nastri e / buchi ha un rivestimento a
due fogli che consiste di una sfera con / 1 manici e 2/ buchi.
Per / = 1, / = 0, otteniamo la sfera come rivestimento a due fogli del
piano proiettivo reale; per / = 2, / = 0 il toro come rivestimento a due fogli
della bottiglia di Klein; per / = 1, / = 1, il cilindro come rivestimento a
due fogli del nastro di Moebius.
Osservazione 2.8. Utilizzando i rivestimenti di superci, otteniamo inte-
ressanti omomorsmi di gruppi. Consideriamo ad esempio una sfera con
p 3 manici. Possiamo rappresentarla come la supercie A che si ottiene
dal toro T = (., t) CR [ dist((., t), 1) < (1,2) ove 1 `e la circonferenza
1 = (., t) C R [ [.[ = 1, t = 0, ponendo
A =
_
(., t) T

. exp
_
2/i
p 1
_

1,4, / = 1, . . . , p 1
_
.
Introduciamo la relazione di equivalenza:
(.
1
, t
1
) (.
2
, t
2
) t
1
= t
2
, .
1
1
.
2

_
exp
_
2/i
p 1
_

/ Z
_
.
3. GRUPPO FONDAMENTALE DELLE CURVE ALGEBRICHE PIANE 319
Allora Y = A,

`e omeomorfo alla sfera con due manici e lomomorsmo


iniettivo
1
(A)
1
(Y ) ci permette di rappresentare il gruppo denito da
2p 6 generatori, legati dalla relazione (2.6), come un sottogruppo di un
gruppo libero con 4 generatori
1
,
2
,
1
,
2
, legati dalla relazione

1
1

1
1

2

1
2

1
2
= 1.
Osservazione 2.9. Se (A, T) `e un C\ complesso nito, la somma alternata
(2.8) (A) =

m
(1)
m
#T
m
,
ove #T
m
indica il numero delle celle di dimensione :, `e un invariante to-
pologico che si dice la caratteristica di Eulero-Poincare di A. Tale numero
non dipende dalla partizione cellulare.
In particolare: se A `e una sfera con manici, il numero p(A) dei manici
(che si dice genere di A) `e legato alla caratteristica di Eulero-Poincare (A)
di A da
(2.9) (A) = 2 2p(A).
Se A `e una sfera con /(A) nastri, allora
(2.10) (A) = 2 /.
In particolare, tutte le superci orientabili hanno caratteristica di Eulero-
Poincare pari.
Osserviamo che, se A Y `e un rivestimento ad : fogli di Y , avremo
(A) = :(Y ).
Osservazione 2.10. Le sole superci dierenziabili compatte che abbiano
gruppo fondamentale nito sono la sfera e il piano proiettivo reale. Il loro
rivestimento universale `e compatto, ed `e omeomorfo alla sfera o
2
. Tutte le
altre hanno gruppo fondamentale innito. La sfera a p 1 manici e la sfera
ad / 2 nastri hanno rivestimento universale omeomorfo a C.
3. Gruppo fondamentale delle curve algebriche piane
Denizione 3.1. Una curva algebrica piana `e il luogo degli zeri in CP
2
di
un polinomio omogeneo ) C
0
[.
0
, .
1
, .
2
]. Se ) `e un polinomio irriducibile,
diremo che anche la curva C
f
corrispondente `e irriducibile. Chiaramente,
se ) = )
1
)
m
si decompone nel prodotto di : polinomi, avremo C
f
=
C
f
1
C
fm
ed inoltre C
f
k = C
f
per ogni intero positivo /. Se ) non ha
fattori multipli, chiameremo il grado di ) grado della curva algebrica C
f
.
Per studiare la struttura topologica di una curva algebrica irriducibile
di grado :, osserviamo innanzi tutto che ogni polinomio irriducibile ) di
grado : si pu`o scrivere, a meno di una proiettivit`a di CP
2
, nella forma :
)(.
0
, .
1
, .
2
) = .
m
2
+

a+b+c=m
c<m
/
a,b,c
.
a
0
.
b
1
.
c
2
per opportuni coecienti /
a,b,c
C.
320 20. ESERCIZI E COMPLEMENTI
Osserviamo che la curva C
f
`e contenuta nellunione dei due aperti coor-
dinati l
0
= .
0
,= 0 ed l
1
= .
1
,= 0. In particolare, otteniamo
unapplicazione continua e surgettiva :
pr : C
f
(.
0
, .
1
, .
2
) (.
0
, .
1
) CP
1
.
In l
0
consideriamo le coordinate non omogenee j = .
2
,.
0
ed r = .
1
,.
0
.
A l
0
`e descritto nelle coordinate non omogenee da :
)
0
(r, j) = )(1, r, j) = j
m
+
m1

h=0
j
h
j
h
(r) = 0 con j
h
C[r] .
Nellintorno di ogni punto (r, j) di l
0
C
f
in cui )(r, j),j ,= 0, per il
teorema delle funzioni implicite la proiezione j:
0
: l
0
C
f
(r, j) r C
denisce un omeomorsmo locale. Otteniamo perci`o :
Lemma 3.2. Sia \
0
()) linsieme dei punti r C per cui esiste un j C
per cui :
_
)(r, j) = 0
)(r, j),j = 0 .
Linsieme \
0
()) `e nito e lapplicazione
(l
0
C
f
) pr
1
0
(\
0
())) (r, j) r C \
0
())
`e un rivestimento (in senso stretto) ad : fogli.
Denizione 3.3. I punti di \
0
()) si dicono i punti di diramazione al nito
della funzione algebrica j = 1(r) che ha graco C
f
.
Diciamo che anche il punto `e un punto di diramazione se, posto :
)
1
(t, j) = )(t, 1, j) = j
m
+
m1

h=0
j
h

h
(t) = 0 con
h
C[t] ,
risulta )
1
(0, j),j = 0 per qualche soluzione j di )
1
(0, j) = 0. I punti di
CP
1
di coordinate omogenee (1, r) con r \
0
()) ed anche (0, 1) nel caso in
cui sia un punto di diramazione, si dicono i punti di diramazione in CP
1
della funzione algebrica j = 1(r). Indichiamo con \ (1) CP
1
linsieme
dei punti di diramazione di 1.
Osserviamo che, se necessario, mediante un cambiamento di coordina-
te in CP
1
, possiamo supporre che non sia punto di diramazione della
funzione algebrica 1.
Descriviamo una decomposizione cellulare di C
f
. A questo scopo, con-
sideriamo una spezzata semplice aperta
1
1 in CP
1
, di (/ 1) lati, che abbia
come vertici i punti di diramazione r
1
, . . . , r
k
. Il complemento 1 di 1 in
1
Possiamo supporre infatti che |x1, . . . , x
k
C CP. Possiamo enumerare i punti
di diramazione x1, . . ., x
k
in modo che, per un punto x0 C CP, sia [x1 x0[ <
[x2 x0[ < < [x
k
x0[. Allora la spezzata L =

k1
h=1
|x
h
+ t(x
h+1
x
h
) [ 0 t 1
ha le propriet` a richieste.
3. GRUPPO FONDAMENTALE DELLE CURVE ALGEBRICHE PIANE 321
CP
1
`e una 2-cella aperta. Questa cella aperta, insieme alle (/1) parti inter-
ne dei lati della spezzata 1 e ai / vertici r
1
, . . . , r
k
, denisce una partizione
cellulare T ci CP
1
.
Otteniamo una partizione cellulare di C
f
come immagine inversa della
T mediante la pr : C
f
CP
1
.
Poiche la restrizione a C
f
pr
1
(\ ())) della proiezione C
f
pr
CP
1
`e un
rivestimento ad : fogli, laperto C
f
pr
1
(1) ha : componenti connesse,
ciascuna delle quali `e omeomorfa ad una palla 1
2
ed `e quindi una 2-cella
aperta. Otteniamo cos` : celle di dimensione 2.
Le immagini inverse delle parti interne dei (/ 1) lati della spezzata 1
sono :(/ 1) celle di dimensione 1, e le immagini inverse dei / punti di
diramazione sono le celle di dimensione zero.
Quindi C
f
ammette una decomposizione cellulare con : celle di dimen-
sione 2 ed :(/ 1) celle di dimensione 1, mentre il numero di celle di
dimensione zero si calcola sommando, per ogni punto di diramazione r
j
di
1, il numero
0
(r
j
) delle soluzioni j distinte dellequazione )
0
(r
j
, j) = 0.
Per calcolare il gruppo fondamentale di una curva algebrica piana C
f
irriducibile, abbiamo bisogno di introdurre un altro invariante, il suo genere.
Esso si pu`o denire in vari modi equivalenti. Lo deniremo qui in modo
aatto topologico. Per ogni punto di diramazione r
j
di 1 in CP
1
ssiamo
un disco di centro r
j
che non contenga altri punti di diramazione. A
questo scopo possiamo scegliere una coordinata non omogenea su CP
1
con
(r
j
) = 0 e scegliere = [[ < : per un numero reale : sucientemente
piccolo, in modo che [(r)[ : per i punti di diramazione r
h
\ ()), con
r
h
,= r
j
. Indichiamo con

il disco privato del centro:

= r [
(r) ,= 0. Allora pr
1
(

) j pr(j)

`e un rivestimento. In generale
esso non sar`a un rivestimento in senso stretto, ma sar`a formato da (r
j
)
componenti connesse distinte.
Osserviamo che, in generale, (r
j
)
0
(r
j
).
Denizione 3.4. Siano r
1
, . . . , r
k
i punti di diramazione distinti della fun-
zione algebrica 1 associata alla curva algebrica piana irriducibile C
f
. De-
niamo il genere p(C
f
) di C
f
come il numero intero che soddisfa lequazione :
2 2p(C
f
) = ::(/ 1) +
k

j=1
(r
j
) =
k

j=1
(r
j
) :(/ 2).
Se r
j
`e un punto di diramazione di 1, ssiamo un disco
j
di centro r
j
e consideriamo una componente connessa l
j,r
(1 : (r
j
)) di pr
1
(

j
).
la l
j,r

j
`e un rivestimento in senso stretto con
j,r
fogli di

j
. Ora, i
rivestimenti in senso stretto con
j,r
fogli del disco puntato sono tutti e soli
quelli della forma :
t C[ 0 < [t[ < 1 t t

j,r
t C[ 0 < [t[ < 1 .
322 20. ESERCIZI E COMPLEMENTI
Si pu`o vericare che i punti (1, r, j) l
j,r
sono parametrizzati mediante:
(1, t

j,r
,
j,r
(t))
per una funzione analitica di t e la t si dice una coordinata uniformiz-
zante
2
.
Possiamo allora costruire una variet`a dierenziabile orientata

C
f
di di-
mensione due, aggiungendo a C
f
pr
1
(\ ())) un punto per ogni componente
connessa l
j,r
ed utilizzando come atlante le carte locali date dalla restrizio-
ne di pr alle celle aperte di dimensione due e alle componenti connesse delle
immagini inverse di dischi che non contengano punti di diramazione, e le
coordinate uniformizzanti su ciascuno degli aperti l
j,r
.
Chiaramente `e denita unapplicazione surgettiva e continua pr :

C
f

CP
1
che coincide con pr su

C
f
pr
1
(\
f
) = C
f
pr
1
(\
f
).
Limmagine inversa mediante pr della decomposizione cellulare di CP
1
ci
d`a una decomposizione cellulare di

C
f
con : celle di dimensione 2, :(/1)
celle di dimensione 1 e

j
(r
j
) celle di dimensione 0. Quindi il genere
p(C
f
) `e :
p(C
f
) =
2 (

C
f
)
2
,
dove (

C
f
) `e la caratteristica di Eulero-Poincare della variet`a dierenziabile

C
f
.
Infatti, per un C\-complesso nito A di dimensione due la somma
alternata :
(A) = o(A) 1(A) + \ (A)
ove
o(A) = numero di celle di dimensione due di A
1(A) = numero di celle di dimensione uno di A
\ (A) = numero di celle di dimensione zero di A
`e un invariante topologico, che si dice la caratteristica di Eulero-Poincare di
A. Per tutte le variet`a dierenziabili compatte orientabili, la caratteristica
di Eulero-Poincare `e un numero pari. Il numero p = (2 ),2 si dice il suo
genere ed `e il suo invariante topologico fondamentale: infatti A risulta omeo-
morfa alla sfera con p manici, ed ha quindi gruppo fondamentale (rispetto ad
un suo punto qualsiasi) isomorfo al quoziente del gruppo libero su 2p lettere
o
1
, . . . , o
g
, /
1
, . . . , /
g
rispetto alla relazione o
1
/
1
o
1
1
/
1
1
o
g
/
g
o
1
g
/
1
g
= 1.
Indicheremo nel seguito questo gruppo con G
g
(vedi il 2).
Ritorniamo alla nostra curva piana irriducibile C
f
. Se C
f
`e una sotto-
variet`a dierenziabile di CP
1
, allora

C
f
= C
f
e quindi il genere determina
completamente la topologia di C
f
.
2
Il numero intero positivo j,r `e un invariante della componente connessa Uj,r e si dir` a
lindice di diramazione del corrispondente punto pj,r della supercie

C
f
che deniremo
pi` u avanti.
4. ESEMPI DI CURVE PIANE IRRIDUCIBILI (ESERCIZI) 323
In generale, lapplicazione pr si fattorizza mediante unapplicazione
che rende commutativo il diagramma :

C
f

C
f
pr

_
pr
CP
1
CP
1
La C
f
si pu`o ottenere quindi da

C
f
come quoziente iniettivo della , iden-
ticando cio`e i punti distinti di pr
1
(\
f
) che corrispondono mediante ad
uno stesso punto di pr
1
(\
f
).
Per il calcolo eettivo del gruppo fondamentale, possiamo utilizzare il
seguente :
Lemma 3.5. Sia (A, T) un C\-complesso connesso e siano o, / due
celle distinte di dimensione 0 di A. Allora A,o, / `e omotopicamente
equivalente al bouquet di A
_
o
1
.
Dimostrazione. Sia : 0, 1 A denita da (0) = o, (1) =
/ e sia

A = A

1. Poiche 1 `e contrattile, la coppia cellulare (



A, 1)
`e omotopicamente equivalente a (

A,1, [1]), che `e omeomorfa alla coppia
(A,o, /, [o, /]). Consideriamo ora un sottospazio cellulare contrattile Y
di dimensione 1 di A che contenga o, /. Allora (

A,Y, [Y ]) `e omotopica-
mente equivalente al bouquet (A
_
o
1
, o) e alla coppia (

A, 1).
Come conseguenza di questo lemma, otteniamo il risultato seguente :
Proposizione 3.6. Il gruppo fondamentale di una curva piana irriducibile
C
f
di genere p `e isomorfo al prodotto libero
G
g
Z Z
. .
NN
0
volte
dove :
G
g
`e il quoziente del gruppo libero con 2p generatori o
1
. . . , o
g
, /
1
, . . . , /
g
rispetto alla relazione o
1
/
1
o
1
1
/
1
1
o
g
/
g
o
1
g
/
1
g
= 1,
=
k

j=1
(r
j
) ove \
f
= r
1
, . . . , r
k

0
=
k

j=1

0
(r
j
) `e la cardinalit`a di pr
1
(\
f
) .
4. Esempi di curve piane irriducibili (Esercizi)
Di ciascuna delle seguenti curve piane: si deninsca una partizione cellu-
lare, se ne calcoli il genere, si dica se la curva `e o meno liscia, e se ne calcoli
inne il gruppo fondamentale.
6. A = .
3
0
+ .
3
1
+ .
3
2
= 0 CP
1
.
324 20. ESERCIZI E COMPLEMENTI
7. A = .
0
.
2
1
+ .
1
.
2
2
+ .
3
2
= 0 CP
1
.
8. A = .
0
.
3
1
+ .
0
.
1
.
2
2
+ .
4
2
= 0 CP
1
.
9. A = .
0
.
5
1
+ .
0
.
2
1
.
3
2
+ .
6
2
= 0 CP
1
.
10. A = .
5
2
+ .
0
.
1
.
3
2
+ .
4
1
.
2
+ .
5
1
= 0 CP
1
.
11. A = .
mk
0
.
k
2
= (.
1
o
1
.
0
) (.
1
o
m
.
0
) con : 2, 1 / :,
ed o
1
, . . . , o
m
punti distinti di C.
5. Curve piane riducibili (Esercizi)
Abbiamo gi`a osservato che, se )
1
, . . . , )

C
0
[.
0
, .
1
, .
2
] sono polinomi
irriducibili due a due non proporzionali, allora C
f
1
f

= C
f
1
C
f

.
Due curve distinte di gradi :, n, si intersecheranno in un numero nito
: :n di punti distinti (teorema di Bezout). Per calcolare quindi il gruppo
fondamentale di una curva algebrica riducibile, sar`a suciente osservare che
vale il seguente :
Lemma 5.1. Siano A, Y due spazi cellulari connessi. Siano r
1
,= r
2
A
ed j
1
, j
2
Y . Sia 7 = Y

A ove : r
1
, r
2
r
i
j
i
j
1
, j
2
. Allora

1
(7, j
1
)
1
(A, r
1
)
1
(Y, j
1
) Z.
Dimostrazione. Lo spazio topologico 7 `e un C\-complesso omoto-
picamente equivalente al quoziente del bouquet (A, r
1
)
_
(Y, j
1
) rispetto
alla relazione di equivalenza che identica i punti r
2
ed j
2
. Applicando
il Lemma 3.5, otteniamo che 7 `e omotopicamente equivalente al bouquet
(A, r
1
)
_
(Y, j
1
)
_
(o
1
, c
0
), e quindi otteniamo la tesi.
12. Si calcoli il gruppo fondamentale della curva piana di equazione omo-
genea :
(.
2
0
.
1
.
2
)(.
2
0
+ .
2
1
+ .
2
3
) = 0 CP
2
.
13. Si calcoli il gruppo fondamentale della curva piana di equazione omo-
genea :
.
0
.
1
.
2
(.
4
0
+ .
4
1
+ .
4
3
) = 0 CP
2
.
14. Si calcoli il gruppo fondamentale della curva piana di equazione omo-
genea :
.
a+b
0
= .
a
1
.
b
2
CP
2
,
ove o, / sono interi positivi con massimo comun divisore d 1.
15. Si calcoli il gruppo fondamentale della curva piana di equazione omo-
genea :
.
6
0
= (.
0
.
1
+ .
2
2
)
3
CP
2
.
16. Si calcoli il gruppo fondamentale della curva piana di equazione omo-
genea :
.
6
2
.
2
0
.
1
.
3
2
.
0
.
2
1
.
3
2
+ .
3
0
.
3
1
= 0 CP
2
.
6. ALTRI ESERCIZI 325
6. Altri esercizi
17. Sia ` un nastro di Moebius e siano j
0
, j
1
, j
2
, . . . , j
n
punti distinti
interni ad `. Sia A = ` j
1
, . . . , j
n
. Si calcoli
1
(A, j
0
).
18. Siano j
0
, j
1
, . . . , j
n
punti distinti dello spazio proiettivo reale PR
2
, sia
A = PR
2
j
1
, . . . , j
n
. Si calcoli
1
(A, j
0
).
19. Siano Y
1
, Y
2
, Y
3
, Y
4
quattro sfere di dimensione due, due a due disgiun-
te. Fissiamo punti j
i
,
i
Y
i
per i = 1, 2, 3, 4 e sia A il quoziente dellunione
disgiunta Y
1
.Y
2
.Y
3
.Y
4
rispetto alla relazione di equivalenza che identica
il punto j
i
al punto
i+1
per 1 i 3 e il punto j
4
al punto
1
. Si trovi una
decomposizione cellulare di A e, scelto un suo punto j
0
, si calcoli il gruppo
fondamentale
1
(A, j
0
).
20. Si consideri il cilindro 1 = o
1
1 e, ssati due interi :, n ,= 0, si
consideri la relazione di equivalenza su 1 :
(., t) (n, :)
_

_
(., t) = (n, :)
.
m
= n
n
, t = 0 , : = 1
.
n
= n
m
, t = 1 , : = 0 .
Sia A = 1,

, sia pr : 1 A la proiezione nel quoziente. Siano ssa-


ti (/ + 1) punti distinti .
0
, .
1
, . . . , .
k
di o
1
(con / 0) e sia Y = A
pr(.
1
, 1,2), . . . , pr(.
k
, 1,2).
Si calcoli il gruppo fondamentale
1
(Y, pr(.
0
, 1,2)).
21. Consideriamo il sottogruppo H di SU(2) formato dalle matrici

_
1 0
0 1
_
,
_
i 0
0 i
_
,
_
0 1
1 0
_
,
_
0 i
i 0
_
.
Si verichi che lo spazio omogeneo A = SU(2),H `e una variet`a dieren-
ziabile connessa di dimensione 3. Si ssi un punto r
0
di A e si calcolino

1
(A, r
0
),
2
(A, r
0
) e
3
(A, r
0
).
21. Con le notazioni dellEsercizio 20, si consideri limmagine G di HH
in SO(4) mediante lomomorsmo che associa a (p
1
, p
2
) HH lisometria
_
.
1
.
2
_
p
1
_
.
1
.
2
.
2
.
1
_
p
1
2
(c
1
)
di C
2
R
4
. Si dimostri che Y = SO(4),G `e una variet`a dierenziabile
di dimensione 6 e, ssato j
0
Y , si calcolino i gruppi
1
(Y, j
0
),
2
(Y, j
0
),

3
(Y, j
0
).
22. Sia 1 C il sottospazio
1 =
_
aZ
_
2o + o
1
_
= 2o + . [ o Z, . C, [.[ = 1.
326 20. ESERCIZI E COMPLEMENTI
Sia 1 = (., n) C
2
[ .n = 0, [. 1[ + [n 1[ = 2 il bouquet di due
circonferenze. Si verichi che lapplicazione
: 1 (2o + .)
_
(.
2
1, 0) se o `e dispari,
(0, .
2
1) se o `e pari,
`e un rivestimento. Si calcoli
1
(1, 1) e si descriva lomomorsmo iniettivo

: <