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LUNED DELLA PRIMA SETTIMANA DI AVVENTO ANNO II

Lettura del profeta Ezechiele (1,1-12) Il libro di Ezechiele un testo profetico ambientato durante lesilio a Babilonia, quando gli ebrei sono lontani da Gerusalemme e dal Tempio ed il re Ioiachn in esilio. In questa situazione di abbandono, caos e dispersione, i cieli si aprirono (v.1) ed il profeta ricevette visioni divine. Ezechiele appartiene ad una famiglia sacerdotale e forse anche per questo Dio lo sceglie come mediatore per parlare al suo popolo in esilio. La prima visione di Ezechiele racchiude linizio della sua vocazione profetica. Questo evento espresso nei primi tre capitoli, che esigono pertanto di essere letti in modo unitario, con un movimento molto animato e con una sovrapposizione di elementi, dovuti quasi certamente ad ampliamenti successivi dei discepoli che hanno appesantito il testo. La visione scandita con luso insistente del verbo vedere che ritorna sei volte nel primo capitolo e una settima volta in 2,8 quando la visione diventa parola, una parola che annunciata solo al v.28: Quando la vidi [una figura dalle sembianze umane (v.26)], caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava. La visione evoca gli elementi cosmici: un vento tempestoso, una grande nube, un turbinio di fuoco, un balenare di metallo incandescente (v. 4). Due simboli, in modo particolare, vanno sottolineati in questa scenografia in cui appare una figura composta di quattro esseri animati [viventi], di sembianza umana. Sono i simboli che saranno ripresi nel racconto dellEsodo e che evocano lessere di Dio dentro la storia, ma in un modo mai esprimibile totalmente con il linguaggio umano, sempre inadeguato a rivelare lineffabilit del suo mistero. I quattro viventi hanno ciascuno un volto duomo, un volto di leone, un volto di toro ed un volto daquila (queste quattro immagini, per i cristiani, diventeranno simbolo degli evangelisti). il numero quattro, che richiama i quattro punti cardinali, rappresenta la totalit. E, infatti, Il punto prospettico di questa teofania larca del tempio, ma da l lorizzonte si allarga alla totalit delluniverso.

Lettura del profeta Gioele (1,1.13-15) Della persona di Gioele non sappiamo nulla. Il nome significa il Signore [JHWH]

Dio e ricorre pi volte nelle Scritture, ma quello del padre si trova solo in questo versetto:
inoltre, contrariamente ad altri libri profetici, non vengono date indicazioni sul tempo in cui gli viene rivolta la Parola del Signore da comunicare. Il profeta si rivolge agli anziani perch ascoltino e raccontino ai loro figli, che a loro volta dovranno fare lo stesso di generazione in generazione (Gl 1,2-3), in modo che non si interrompa mai la catena della tradizione che permette ad Israele di cogliere lazione di Dio nella sua storia. Il messaggio da trasmettere non il tradizionale racconto delluscita dallEgitto, ma prende le mosse da un flagello catastrofico provocato da una invasione di cavallette che ha distrutto ogni cosa. (1,5-14). Di fronte a tale disastro si leva un lamento: Ahim quel giorno! e si fa strada un avvertimento: infatti vicino il giorno del Signore e viene come una distruzione dallOnnipotente (1,15). Nel disastro delle cavallette si ravvisa il giudizio di Dio. Bisogna quindi fare penitenza e invocare il Signore. I sacerdoti per primi devono dare lesempio e devono richiamare tutti al digiuno e alla preghiera. Lettura del Vangelo secondo Matteo (4,18-25) In quel tempo unannotazione redazionale scelta dagli estensori del Lezionario, quasi come titolo apposto ai Vangeli delle sei settimane di Avvento. La locuzione, messa in relazione con lespressione in quei giorni, apposta a molte delle letture profetiche diventa, pi che una indicazione di tempo, un richiamo a leggere i Vangeli con latteggiamento di coloro che li hanno scritti: ripercorrere la vita di Ges dopo la sua risurrezione e ascesa al cielo, nellattesa della sua venuta. Ges ha appena proclamato il centro dellevangelo: Il regno dei cieli vicino (Mt 4,17 cf Mc 1,15) e subito dopo chiama a collaborare alla sua opera quattro persone, che

figureranno fra i dodici discepoli chiamati apostoli (cf Mt 10,1-2). Allinizio non compare la parola discepoli, ma Ges, facendo riferimento alla loro professione promette loro di farli diventare pescatori di uomini. Essi, quindi saranno partecipi non solo della predicazione, ma di tutta la sua opera, che riassunta nei versetti successivi. I chiamati da Ges, Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, rispondono con slancio, senza frapporre ostacoli. Il Vangelo, secondo lo stile immediato e sobrio delle Scritture, non si sofferma sui sentimenti delle persone, ma sottolinea lurgenza e il carattere particolare dellopera richiesta. Per il regno dei cieli bisogna eliminare ogni indugio, come sottolinea Luca (cf Lc 9,57-62), altrimenti pu essere troppo tardi. Lopera di Ges sintetizzata nei tre verbi: insegnare, annunciare, guarire (v.23). Egli insegna nelle sinagoghe, vale a dire l dove sono radunati coloro che hanno gi ricevuto la rivelazione di Dio; annuncia il vangelo del regno, percorrendo le strade e guarendo ogni sorta di malattie e infermit nel popolo. Lannuncio e la guarigione rivolta a tutti, perch odano la Parola e siano raggiunti dalla grazia della conversione.