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Problemi di Relativit Ristretta

di Alberto Cella
Questo documento non stato pensato per spiegare la Teoria della Relativit Ristretta di A. Einstein poich il
sottoscritto ritiene a ragion veduta che esistano gi in commercio e sulla rete ottimi testi che possano introdurre il
lettore a qualsiasi livello di comprensione della materia in questione.
Lobiettivo primario consiste invece nel raccogliere i problemi e i teoremi di maggior rilevanza in ambito
relativistico ristretto fornendo a ciascuno di essi una dimostrazione diretta.
In altre parole il documento trae motivo del suo essere solo per il puro gusto di fare matematica.
Il testo principale di riferimento al quale mi sono ispirato per preparare questo documento Relativit - Principi e
applicazioni di Vincenzo Barone, Ed. Bollati Boringhieri.
Attualmente il documento non include alcun argomento sulla formulazione covariante della dinamica relativistica,
tuttavia non escludo a priori eventuali futuri aggiornamenti in tal senso.
Mi scuso in anticipo per eventuali errori e disattenzioni.
Ultima data aggiornamento : 19/03/2010
Problemi & teoremi
(1) Lequazione delle onde
2

1
c
2

t
2
0 non invariante per trasformazioni di Galilei.
Dimostrazione (1)
La grandezza che si propaga ovviamente la funzione (x, t) dipendente dal vettore di
posizione x e dal tempo t.
Poich una generica trasformazione di Galilei lega le coordinate x, x

di due sistemi di
riferimento inerziali attraverso il vettore velocit v secondo la nota regola
x x

vt

t
possiamo dedurre facilmente la forma

della funzione propagante anche nel nuovo sistema x

(x, t) (x

vt

, t

(x

, t

)
Vediamo adesso quali sono le relazioni che sussistono tra le derivate spaziali e temporali delle
due funzioni donda.
Cominciamo a far vedere che i gradienti sono identici (useremo la convenzione di Einstein e il
tensore di Kronecker)

(x

, t

)
x
j


(x

vt

, t

)
x
i
x
i
x
j

(x, t)
x
i
o
ij

(x, t)
x
j
In definitiva il risultato ottenuto si pu condensare simbolicamente nella scrittura


Luguaglianza tra i gradienti porta di fatto alluguaglianza tra i laplaciani

-
2
e quindi per ora linvarianza in forma dellequazione sulla parte laplaciana sembra essere
conservata.
Vediamo ora di scoprire la trasformazione della derivata temporale (senza esplicitare
direttamente le variabili)



x
i
x
i
t



t
t
t


x
i
v
i


t
In definitiva si ha



t
v -
Il termine addizionale v - lascia presagire che probabilmente non c invarianza in forma.
Infatti

2
t
2


t


t
v -

t
v - v -

t
v -


2
t
2
2v -

t
v - (v - )
Si noti che abbiamo sfruttato il teorema di Schwarz sullinversione dellordine di derivazione
ammettendo tacitamente che le funzioni siano sufficientemente regolari.
Come si vede bene dal calcolo esplicito, la derivata parziale seconda del tempo si complica
moltissimo e non lascia invariata in forma lequazione delle onde.
Esempio (1)
Consideriamo la funzione donda (x, t) e
xct
che sicuramente una delle infinite soluzioni
dellequazione delle onde.
Per rendersene conto basta semplicemente effettuare il calcolo diretto delle derivate seconde

2


2
x
2
(e
xct
) e
xct

t
2
c
2
e
xct
oppure molto pi scaltramente si pu notare che la funzione ha per argomento una
combinazione lineare del tipo x ct e dunque rappresenta necessariamente unonda che si
propaga lungo lasse x a velocit c.
La trasformata di nel sistema che si muove a velocit v data da

(x

, t

) (x

vt

, t

) e
(x

vt

)ct

e
x

(vc)t

Questa volta la funzione

non soddisfa lequazione delle onde in quanto

e
x

(vc)t

t
2
(v c)
2
e
x

(vc)t

In pratica

non pi unonda che si propaga a velocit c, ma si propagherebbe a velocit


c v andando contro il principio di costanza della velocit della luce.
(2) Trovare le trasformazioni di Lorentz in una dimensione partendo dalla invarianza
dellequazione delle onde
Soluzione (2)
Siano K(x, t) e K

(x

, t

) due sistemi di riferimento inerziali in moto relativo uniforme lungo


lasse x e supponiamo che le trasformazioni tra i due sistemi siano lineari
x ox

[t

t ,x

ot

dove o, [, ,, o sono quattro costanti reali.


Linvarianza dellequazione delle onde si esplicita validando lidentit

2

1
c
2

t
2

2


1
c
2

t
2
dove si convenuto di porre
(x, t) (ox

[t

, ,x

ot

(x

, t

)
In una dimensione il laplaciano coincide ovviamente con lunica derivata spaziale di ordine
due. Dal calcolo diretto delle derivate parziali di

risulta



x
x
x



t
t
x



x
o

t
,



x
x
t



t
t
t



x
[

t
o

x
2


x


x
o

t
,

x
o

t
, o

t

x
o

t
, ,
o
2

2

x
2
2o,

2

xt
,
2

2

t
2

t
2


t


x
[

t
o

x
[

t
o [

t

x
[

t
o o
[
2

2

x
2
2[o

2

xt
o
2

2

t
2
Adesso ricostruiamo lequazione dellonda in K

con i pezzi ottenuti :

x
2

1
c
2

t
2
o
2

2

x
2
2o,

2

xt
,
2

2

t
2

1
c
2
[
2

2

x
2
2[o

2

xt
o
2

2

t
2

o
2

[
2
c
2

x
2
2o,
2[o
c
2

xt
,
2

o
2
c
2

t
2
e imponiamo finalmente lidentit con lequazione delle onde in K per preservare la forma.
o
2

[
2
c
2
1 , o,
[o
c
2
0 , ,
2

o
2
c
2

1
c
2
Abbiamo ottenuto tre equazioni algebriche nelle quattro incognite o, [, ,, o : questo significa
che dobbiamo scegliere un solo parametro per poter esplicitare tramite esso tutti gli altri.
Ad esempio scegliamo il parametro o.
In questo modo si originano quattro diverse possibilit allapparenza tutte ugualmente valide
[ c o
2
1
, c
1
o
2
1
o o
(I)
[ c o
2
1
, c
1
o
2
1
o o
(II)
[ c o
2
1
, c
1
o
2
1
o o
(III)
[ c o
2
1
, c
1
o
2
1
o o
(IV)
Tralasciamo linteressante discussione dei quattro casi che sarebbe stata necessaria per
indovinare il gruppo corretto delle soluzioni e ci concentriamo subito su quella esatta che data
dal gruppo (I).
Adesso diventa necessario individuare il parametro o. Per fare ci dobbiamo specificare meglio
quale relazione intercorre tra i due sistemi K, K

individuata dalla scelta di prima: il sistema K


viene considerato fisso rispetto al nostro punto di osservazione, mentre il sistema K

si
muove di moto rettilineo uniforme nel verso positivo dellasse x ad una data velocit v 0. e
inoltre le due origini coincidono al tempo t t

0.
Detto questo diventa facile scrivere lequazione oraria dellorigine del sistema K

, infatti basta
ricordarsi le formule di trasformazione lineare e specializzarle al caso x

0 :
x o - 0 [t

[t

t , - 0 ot

ot

Il rapporto x/t deve dunque rimanere costante e valere v :


x
t

[t

ot


[
o

c o
2
1
o
v
da cui si ricava immediatamente
o
1
1
v
2
c
2
Il segno positivo conseguenza del fatto di aver scelto v 0.
Le costanti [, , diventano
[ c o
2
1 c
v
2
c
2
v
2
ov
, c
1
o
2
1 c
1 v
2
c
2
v
2

ov
c
2
Finalmente siamo in grado di combinare i risultati ottenuti nelle formule di trasformazione
lorentziane
x
x

vt

1
v
2
c
2
t
vx

c
2
t

1
v
2
c
2
Annunciamo con anticipo che per invertire le formule di Lorentz sufficiente scambiare la
velocit v con il suo opposto v.
(3) Trovare le trasformazioni di Lorentz in una dimensione partendo dalla conservazione degli
intervalli.
Soluzione (3)
Siano K(x, t) e K

(x

, t

) due sistemi di riferimento inerziali con K

che trasla nel verso positivo


dellasse x rispetto a K con velocit v 0 e tale che le due origini coincidano negli istanti
t t

0.
Supponiamo come al caso precedente che le trasformazioni tra i due sistemi siano lineari
x ox

[t

t ,x

ot

e imponiamo la conservazione degli intervalli relativistici


c
2
t
2
x
2
c
2
t
2
x
2
Effettuiamo la sostituzione
c
2
t
2
x
2
c
2
(,x

ot

)
2
(ox

[t

)
2

c
2
,
2
x
2
2c
2
,x

ot

c
2
o
2
t
2
o
2
x
2
2ox

[t

[
2
t
2

(c
2
o
2
[
2
)t
2
(2c
2
,o 2o[)x

(c
2
,
2
o
2
)x
2
e scriviamo le condizioni a cui devono sottostare i quattro coefficienti o, [, ,, o
o
2

[
2
c
2
1 , ,o
o[
c
2
0 , ,
2

o
2
c
2

1
c
2
Formalmente questo sistema a tre equazioni nelle quattro incognite identico al sistema di
equazioni trovato in (2) qualora si effettui lo scambio di lettere o o.
In realt sappiamo che nella soluzione i due parametri sono uguali o o, per cui invitiamo il
lettore a rivedere i passaggi matematici occorsi.
(4) Dimostrare che le trasformazioni di Galilei pi generali non omogenee che includono una
rotazione, una traslazione spaziale e una temporale formano un gruppo.
x

Rx vt a , RR
T
I , det(R) 1
t

t b
Dimostrazione (4)
Per maggiore precisione specifichiamo le dimensioni delle variabili
R : matrice(3 3) ; x

, x, v, a : vettori (3 1) ; t

, t, b scalari
Per dimostrare che si tratta di un gruppo rispetto alla legge di composizione occorre verificare
quattro condizioni:
(a) Chiusura:
Prendiamo due trasformazioni qualsiasi T
1
,T
2
T
1
:
x

Rx vt a
t

t b
; T
2
:
x

e facciamone la composizione T
3
T
2
T
1
T
2
(T
1
) :
T
3
:
x

(Rx vt a) v

(t b) a

(t b) b

(R

R)x (R

v v

)t (R

a bv

)
t

t (b b

)
Come si vede la legge di composizione interna poich R

R ancora una matrice ortogonale


di rotazione.
(b) Associativit:
Dobbiamo mostrare che date tre trasformazioni galileiane T
1
, T
2
, T
3
si abbia
T
3
(T
2
T
1
) (T
3
T
2
) T
1
Per facilitare il calcolo introduciamo una scrittura pi semplice per individuare le tre
trasformazioni galileiane
T
1
: R, v, a, b) ; T
2
: R

, v

, a

, b

) ; T
3
: R

, v

, a

, b

)
Ora applichiamo a primo membro la legge di composizione interna scoperta al punto
precedente
T
3
(T
2
T
1
)
R

, v

, a

, b

) (R

, v

, a

, b

) R, v, a, b))
R

, v

, a

, b

) R

R, R

v v

, R

a bv

, b b

)
R

R, R

(R

v v

) v

, R

(R

a bv

) (b b

)v

, b b

)
Adesso eseguiamo lo stesso calcolo al secondo membro
(T
3
T
2
) T
1
(R

, v

, a

, b

) R

, v

, a

, b

)) R, v, a, b)
(R

, R

, R

, b

)) R, v, a, b)
R

R, R

v (R

), R

a b(R

) (R

), b

b)
ed facile constatare che sono perfettamente identici.
(c) Esistenza dellelemento neutro:
Banalmente si trova che lelemento neutro
I, 0, 0, 0)
dove I la matrice identit 33.
(d) Esistenza dellelemento inverso:
E sufficiente invertire la trasformata diretta
T :
x

Rx vt a
t

t b
T
1
:
x R
T
x

(R
T
v)t

R
T
(a bv)
t t

b
sicch si pu anche scrivere pi concisamente
R, v, a, b)
1
R
T
, R
T
v, R
T
(a bv), b)
Il gruppo cos dimostrato viene detto gruppo di Galilei.
(5) Trovare il boost pi generale che mantiene paralleli gli assi partendo dalle trasformazioni
di Lorentz lungo lasse x.
Soluzione (5)
Ricordiamo al lettore che un boost (detto anche trasformazione di velocit) una
trasformazione di Lorentz tra sistemi di riferimento che mantengono gli assi paralleli, cio non
viene contemplato il caso delle rotazioni.
Supponiamo che K, K

siano due sistemi in moto relativo con velocit v generica di K

rispetto
a K e gli assi ordinatamente paralleli.
Scindiamo il vettore di posizione x (x
1
, x
2
, x
3 ) nelle componenti parallela e perpendicolare
alla velocit v
x v
2
(x - v)v (x v
2
(x - v)v)
(parallela) (perpendicolare)
Naturalmente solo la componente parallela si trasforma secondo Lorentz mentre laltra rimane
inalterata, cos si ha
x


v
2
(x - v)v vt
1
v
2
c
2
(x v
2
(x - v)v)
x
1
1
v
2
c
2
1
(x - v)
v
2
v
vt
1
v
2
c
2
Spesso per semplificare la scrittura viene introdotto il cosiddetto fattore lorentziano , :
, :
1
1
v
2
c
2
e dunque il boost diventa
x

x (, 1)
(x - v)
v
2
,t v
Per quanto riguarda la trasformazione temporale basta inserire il prodotto scalare x - v al posto
di xv
t

,(t c
2
(x - v))
(6) Si provi a invertire un boost generico cercando di giungere alla conclusione che va
cambiato il segno al vettore velocit v tra i sistemi K, K.
Soluzione (6)
Come sappiamo le trasformazioni dirette di Lorentz sono
x

x (, 1)
(x - v)
v
2
,t v
t

,(t c
2
(x - v))
Moltiplico scalarmente per v entrambi i membri della prima formula
x

- v x - v (, 1)(x - v)
v - v
v
2
,tv
2
Poich v
2
v - v si ha
x

- v ,x - v ,tv
2
Divido per il quadrato della velocit della luce
x

- v
c
2

,x - v
c
2

,tv
2
c
2
Noto per che
v
2
c
2
1
1
,
2
e sostituisco
x

- v
c
2

,x - v
c
2
,t
t
,
I primi due termini a secondo membro rappresentano proprio t

, per cui
x

- v
c
2
t


t
,
e isolando finalmente il tempo t si ottiene
t , t

- v
c
2
che proprio la formula inversa del tempo.
Adesso per dobbiamo cercare di invertire anche la formula sulle coordinate spaziali degli
eventi.
Riparto dalla identit precedente
x

- v ,x - v ,tv
2
divido per ,v
2
e riordino
x - v
v
2

x

- v
,v
2
t
poi inserisco la formula inversa del tempo
x - v
v
2

x

- v
,v
2
, t

- v
c
2
a questo punto per trasformo lultimo addendo sfruttando convenientemente il fattore
lorentziano
x

- v
c
2

x

- v
v
2
v
2
c
2

x

- v
v
2
1
1
,
2
e reinserendo nuovamente nella penultima formula scopro dopo semplicissimi passaggi
algebrici
x - v
v
2
,
x

- v
v
2
,t

Questa formula esprime la componente scalare parallela a v del vettore x, dunque la


componente vettoriale parallela vale
x
||
,
x

- v
v
2
v ,t

v
Daltra parte per a noi interessa ricostruire tutto il vettore x e dunque ci serve conoscere la
componente vettoriale perpendicolare a v di x.
Tuttavia ci non costituisce problema in quanto sappiamo che le due componenti
perpendicolari sono uguali (non avviene contrazione delle lunghezze ortogonalmente al vettore
velocit)
x

Per definizione si ha
x

x
||

- v
v
2
v
e dunque
x x
||
x


,
x

- v
v
2
v ,t

v x

- v
v
2
v
x

(, 1)
x

- v
v
2
v ,t

v
Linversione lorentziana di un generico boost cos conclusa.
Mettendo a paragone le formule dirette con le formule invertite si giunge alla conclusione che
lunica differenza consiste nel cambiare segno solo alla velocit relativa tra i due sistemi.
(7) Trovare una sintesi alternativa delle trasformazioni di Lorentz facendo leva sullipotesi
dellesistenza di una velocit invariante c.
Soluzione (7)
Per semplicit supponiamo di effettuare un boost lungo lasse x.
Questa volta cerchiamo trasformazioni lineari molto particolari che hanno la forma
x

o(x vt)
y

y
z

z
t

ot o
1
o
x
v
dove o un parametro incognito dipendente dalla velocit. Tali relazioni che sono molto pi
specifiche delle semplici relazioni lineari a quattro coefficienti si ottengono utilizzando
completamente le ipotesi di isotropia dello spazio e il principio di relativit, ma noi non lo
dimostreremo.
Come si vede opportuno indicare anche le componenti y

, z

, y, z perch sar necessario


derivare la regola relativistica di addittivit delle velocit.
Nel sistema fisso K la velocit di un punto materiale
dx
dt
,
dy
dt
,
dz
dt
, mentre nel sistema K

in
moto con velocit v lungo lasse x rispetto a K la velocit
dx

dt

,
dy

dt

,
dz

dt

.
Derivando rispetto a t si ha
dx

dt
o
dx
dt
ov ;
dy

dt

dy
dt
;
dz

dt

dz
dt
;
dt

dt
o o
1
o
1
v
dx
dt
da cui
v
x


dx

dt


dx

dt
dt

dt
1

o
dx
dt
ov
o (o
1
o
)
1
v
dx
dt

o(v
x
v)
o (o
1
o
)v
1
v
x
v
y


dy

dt


dy

dt
dt

dt
1

dy
dt
o (o
1
o
)
1
v
dx
dt

v
y
o (o
1
o
)v
1
v
x
v
z


dz

dt


dz

dt
dt

dt
1

dz
dt
o (o
1
o
)
1
v
dx
dt

v
z
o (o
1
o
)v
1
v
x
Linvarianza della velocit della luce implica
(c
x

)
2
(c
y

)
2
(c
z

)
2
c
x
2
c
y
2
c
z
2
dove naturalmente i vettori (c
x
, c
y
, c
z ) e (c
x

, c
y

, c
z

) hanno modulo uguale a c e sono legati alle


leggi di addittivit delle velocit sopra riportate.
Svolgendo in dettaglio si ha
o(c
x
v)
o (o
1
o
)v
1
c
x
2

c
y
o (o
1
o
)v
1
c
x
2

c
z
o (o
1
o
)v
1
c
x
2
c
x
2
c
y
2
c
z
2
o
2
(c
x
v)
2
c
y
2
c
z
2
(c
x
2
c
y
2
c
z
2
) o o
1
o
v
1
c
x
2
o
2
(c
x
v)
2
c
2
c
x
2
c
2
o o
1
o
v
1
c
x
2
Svolgiamo i quadrati e riordiniamo secondo le potenze decrescenti di c
x
, dopo un po di calcoli
laboriosi si trova:
(o
2
1)c
x
2
2o
2
vc
x
(o
2
v
2
c
2
)

c
2
o
2
v
2

c
2
v
2
o
2
2
c
2
v
2
c
x
2
2c
2
(1 o
2
)
1
v
c
x
c
2
o
2
Imponendo luguaglianza tra i rispettivi coefficienti si ha
1) o
2
1 c
2
o
2
v
2
c
2
v
2
o
2
2c
2
v
2
2) 2o
2
v 2c
2
(1 o
2
)v
1
3) o
2
v
2
c
2
c
2
o
2
Dalla terza equazione si ricava subito
o
2

c
2
c
2
v
2
Lasciamo al lettore il compito di verificare la validit della soluzione alle prime restanti due
equazioni.
Estraendo la radice quadrata si trovano per o due possibilit:
o
c
2
c
2
v
2

1
1
v
2
c
2
In altri termini o uguale al fattore lorentziano , a meno di una indecisione sul segno.
Consideriamo dapprima il caso o , e vediamo quali sono le conseguenze sulle leggi di
trasformazione lorentziane onde trarne poi le dovute conclusioni.
x

,(x vt)
y

y
z

z
t

,t ,
1
,
x
v
, t
vx
c
2
Queste relazioni non possono andare bene perch ad un avanzamento di un segnale luminoso
con moto x ct si riscontrerebbero nella coordinata x

dellaltro sistema valori negativi, cosa


assolutamente paradossale visto che tal sistema avanza nella stessa direzione del segnale ad una
velocit inferiore!
Dunque lunica possibile soluzione da prendere in considerazione proprio o , e in tal caso
le relazioni diventano quelle gi note
x

,(x vt) , y

y , z

z , t

, t
vx
c
2
(8) Riscrivere le trasformazioni di Lorentz lungo lasse x in funzione del parametro
p
1
2
ln
1[
1[
detto rapidit, dove [ v/c.
Soluzione (8)
Invertiamo la relazione
[
e
2p
1
e
2p
1
che si pu anche scrivere come
[
e
p
e
p
e
p
e
p
tanhp
cos appare chiaro che proprio la definizione di tangente iperbolica.
Le trasformazioni di Lorentz con parametro [ v/c sono
x


x ct[
1 [
2
, t


t c
1
[x
1 [
2
e sostituendo si trova
x


x
1 tanh
2
p

ct tanhp
1 tanh
2
p
t


t
1 tanh
2
p

c
1
xtanhp
1 tanh
2
p
Daltra parte per dobbiamo ricordare dallanalisi che sussistono queste importanti formule tra
seno, coseno e tangente iperbolica
sinhp
tanhp
1 tanh
2
p
coshp
1
1 tanh
2
p
pertanto le formule di Lorentz diventano
x

xcoshp ct sinhp
t

t coshp c
1
xsinhp
e spesso vengono riscritte in forma semicovariante
x

xcoshp ct sinhp
ct

xsinhp ct coshp
Appendice matematica
Quale procedura si segue per trovare sinhp e coshp in funzione di tanhp?
Si pone
y
e
p
e
p
e
p
e
p
tanhp
si risolve lequazione di secondo grado associata allincognita e
p
(1 y)e
2p
(1 y) 0
e si ricava
e
p

1 y
1 y

1 tanhp
1 tanhp
e
p

1 y
1 y

1 tanhp
1 tanhp
Quindi si applica la definizione di seno e coseno iperbolico
sinhp
e
p
e
p
2

tanhp
1 tanh
2
p
coshp
e
p
e
p
2

1
1 tanh
2
p
(9) Trovare una derivazione alternativa delle formule di Lorentz facendo lipotesi che esista
una velocit limite e coincida proprio con la velocit della luce nel vuoto c.
Si utilizzino gli schemi del problema (7).
Soluzione (9)
Le relazioni che comparivano nel problema (7) avevano questa forma
x

o
v(x vt)
y

y
z

z
t

o
v
t o
v

1
o
v
x
v
dove o
v
un parametro incognito di cui si sottolinea la dipendenza dalla velocit v.
Per motivi di convenienza esse possono essere riscritte cos
x

o
v(x vt)
y

y
z

z
t

o
v(t b
v
x)
dove
b
v

a
v
2
1
va
v
2
La prima richiesta da espletare far s che linsieme di queste relazioni sia chiuso rispetto alla
legge di composizione.
Le trasformazioni che fanno passare dalle coordinate (x

, y

, z

, t

) del sistema inerziale K

alle
coordinate (x

, y

, z

, t

) del sistema inerziale K

in moto con velocit u rispetto a K

sono
x

o
u(x

ut

)
y

o
u(t

b
u
x

)
Componendo si ha
x

o
u|o
v(x vt) uo
v(t b
v
x)]
o
u
o
v|(1 ub
v )x (v u)t]
o
u
o
v(1 ub
v ) x
v u
1 ub
v
t
t

o
u|o
v(t b
v
x) b
u
o
v(x vt)]
o
u
o
v|(1 vb
u )t (b
v
b
u )x]
o
u
o
v(1 vb
u ) t
b
v
b
u
1 vb
u
x
Per la richiesta fatta sopra, queste trasformazioni devono avere la forma
x

o
w(x wt)
t

o
w(t b
w
x)
dove w il nuovo parametro dipendente da u e v.
Mettendo a confronto i gruppi delle due formule si hanno le relazioni
o
w
o
u
o
v(1 ub
v )
o
w
o
u
o
v(1 vb
u )
w
v u
1 ub
v
b
w

b
v
b
u
1 b
u
v
Uguagliando le prime due si deve avere necessariamente
ub
v
vb
u
cio in pratica deve esistere un parametro z tale che
b
v
zv , b
u
zu
Dalla terza relazione e quarta relazione si ha dunque
w
v u
1 zuv
b
w

b
v
b
u
1 zuv
Poich
b
v

a
v
2
1
va
v
2
zv
facile ricavare
a
v

1
1 zv
2
Dunque le trasformazioni gruppali si riducono a
x


x vt
1 zv
2
t


t zvx
1 zv
2
dove z un parametro ancora da specificare che deve avere le dimensioni dellinverso del
quadrato di una velocit.
In effetti se si pone
z
1
c
2
facile constatare che le trasformazioni sono regolari per qualsiasi velocit v e non hanno
alcuna velocit limite.
Se si pone invece
z 0
allora si ritrovano le trasformazioni di Galilei e anche in questo caso non c alcuna velocit
limite.
Infine se si pone
z
1
c
2
si riottengono le trasformazioni di Lorentz che sono singolari quando v c e cio significa
appunto che c la velocit limite proposta.
(10) Gli intervalli spazio-temporali sono Lorentz-invarianti.
Dimostrazione (10)
Consideriamo due eventi (x
1
, t
1 ) e (x
2
, t
2 ) che distano (al quadrato) nello spazio di Minkowski

2
s c
2
(t
2
t
1 )
2
x
2
x
1

2
Applichiamo le trasformazioni dirette di Lorentz per calcolare le coordinate dei due eventi in
un altro sistema di riferimento inerziale
x
1

x
1
(, 1)
(x
1
-v)
v
2
,t
1
v
t
1

,(t
1
c
2
(x
1
-v))
x
2

x
2
(, 1)
(x
2
-v)
v
2
,t
2
v
t
2

,(t
2
c
2
(x
2
-v))
poi verifichiamo linvarianza

2
s c
2
(t
2

t
1

)
2
x
2

x
1


2

2
s
Consideriamo la parte temporale
c
2
(t
2

t
1

)
2
c
2
,(t
2

x
2
-v
c
2
) ,(t
1

x
1
-v
c
2
)
2

c
2
,
2
(t
2
t
1 )
(x
2
x
1 )-v
c
2
2

c
2
,
2
(t
2
t
1 )
2
2,
2
(t
2
t
1 )((x
2
x
1 )-v) ,
2
((x
2
x
1 )-v)
2
c
2
poi la parte spaziale
x
2

x
1


2
x
2
(, 1)
(x
2
-v)
v
2
v,t
2
v x
1
(, 1)
(x
1
-v)
v
2
v ,t
1
v
2

(x
2
x
1 ) (, 1)
((x
2
x
1 )-v)
v
2
v ,(t
2
t
1 )v
2
Il quadrato di una norma, lo ricordiamo, semplicemente il prodotto scalare tra vettori identici
x
2

x
1


2
x
2
x
1

(, 1)
2
((x
2
x
1 )-v)
2
v
2
,
2
(t
2
t
1 )
2
v
2
2(, 1)
((x
2
x
1 )-v)
2
v
2
2,(t
2
t
1 )((x
2
x
1 )-v)
2,(, 1)(t
2
t
1 )((x
2
x
1 )-v)
Adesso non resta da fare altro che la differenza tra le due quantit, naturalmente accorpando i
termini simili

2
s (c
2
,
2
,
2
v
2
)(t
2
t
1 )
2
x
2
x
1

,
2
c
2

(, 1)
2
v
2
2
, 1
v
2
((x
2
x
1 )-v)
2
(2,
2
2, 2,(, 1))(t
2
t
1 )(x
2
x
1 )-v
Lasciamo per esercizio al lettore la facile dimostrazione che i coefficienti dello sviluppo
valgono rispettivamente
c
2
,
2
,
2
v
2
c
2
,
2
c
2

(, 1)
2
v
2
2
, 1
v
2
0
2,
2
2, 2,(, 1) 0
cos la dimostrazione terminata.
(11) Date le coordinate di uno stesso evento in due diversi sistemi di riferimento inerziali
trovare la velocit relativa.
Soluzione (11)
Immaginiamo per semplicit di avere un boost lungo lasse x a velocit incognita v e di
conoscere le coordinate (x, t), (x

, t

) di uno stesso evento rispettivamente nel sistema fisso K e


nel sistema in moto K

rispetto a K.
Dalle relazioni di Lorentz ricaviamo
x


x vt
t
vx
c
2
e con qualche semplice passaggio algebrico riusciamo a isolare la v:
v
c
2
(t

x tx

)
c
2
t

t x

x
Ora proviamo a estendere il calcolo nel caso di un boost che avviene lungo una generica
direzione.
Guardando alla forma delle trasformazioni di Lorentz dirette facile persuadersi che x

x
un vettore parallelo a v, anche se resta lindeterminazione del verso.
Nellapplicazione della formula della velocit conta soprattutto specificare le lunghezze x
||
, x
||

(algebriche) delle proiezioni dei vettori x, x

sul vettore v :
v
c
2
t

x
||
tx
||

c
2
t

t x
||

x
||
In effetti poich non disponiamo ancora dei valori cartesiani del vettore v, possiamo per ora
soltanto limitarci a congetturare che
x
||
ox -
x

x
x

x
, x
||

ox

-
x

x
x

x
dove o un numero che pu assumere soltanto valore 1.
Chiaramente se o 1 vuol dire che il prodotto scalare ha il segno giusto, in caso contrario vuol
dire che ha segno opposto.
Inserendoli nella formula della velocit otteniamo
v
c
2
t

ox -
x

x
x

x
tox

-
x

x
x

x
c
2
t

t ox

-
x

x
x

x
ox -
x

x
x

oc
2
x

x(t

x tx

) - (x

x)
c
2
x

x
2
t

t |x

- (x

x)]|x - (x

x)]
Poich siamo interessati al vettore tutto intero allora basta moltiplicare lo scalare di sopra per il
versore e
v
diretto secondo v che
e
v
o
x

x
x

x
dunque si trova in definitiva
v
c
2
(t

x tx

) - (x

x)
c
2
x

x
2
t

t |x

- (x

x)]|x - (x

x)]
(x

x)
Come si vede il parametro di incertezza del segno o scomparso e inoltre la formula
assolutamente indifferente da come si sceglie di scrivere la differenza x

x (o x x

).
(12) Lequazione delle onde
2

1
c
2

t
2
invariante rispetto alle trasformazioni di Lorentz
generali.
Dimostrazione (12)
E linverso del problema (2) e in un certo senso anche pi facile a livello concettuale in quanto
non bisogna far altro che calcolare meccanicamente tutte le derivate.
Tuttavia il calcolo stesso richiede una buona dose di pazienza e molta concentrazione,
specialmente se la dimostrazione viene effettuata per un boost generico e non soltanto per una
semplice trasformazione assiale.
Supponiamo che la funzione donda si trasformi nel passaggio da un sistema di riferimento
allaltro secondo la regola

(x

, t

x (, 1)
(x - v)
v
2
v ,tv, ,(t
x - v
c
2
) (x, t)
Incominciamo a vedere le derivate parziali sulle trasformazioni di Lorentz :
x
j

x
i
o
ji
(, 1)
v
i
v
j
v
2
,
t

x
i
,
v
i
c
2
x
j

t
,v
j
,
t

t
,
Calcoliamo la derivata spaziale r esima di (x, t) :

x
r

x
j

x
j

x
r

x
r

o
jr
(, 1)
v
r
v
j
v
2

x
j

,
v
r
c
2

Utilizzeremo la convenzione di Einstein sugli indici ripetuti e nel seguito faremo uso del
tensore di Kronecker, pertanto si invita il lettore a imparare lutilizzo di questi strumenti
matematici. La generica derivata parziale seconda mista diventa

x
s
x
r


x
s

x
r


x
s
o
jr
(, 1)
v
r
v
j
v
2

x
j

,
v
r
c
2


o
jr
(, 1)
v
r
v
j
v
2

x
s

x
j

,
v
r
c
2

x
s


o
jr
(, 1)
v
r
v
j
v
2

x
m

x
j

x
m

x
s

x
j

x
s
,
v
r
c
2

x
m

x
m

x
s

t
2
t

x
s

o
jr
(, 1)
v
r
v
j
v
2
o
ms
(, 1)
v
m
v
s
v
2

x
m

x
j

o
jr
(, 1)
v
r
v
j
v
2
,
v
s
c
2

x
j

,
v
r
c
2
o
ms
(, 1)
v
m
v
s
v
2

x
m

,
v
r
c
2
,
v
s
c
2

t
2

o
jr
o
ms
(, 1)
v
m
v
s
o
jr
v
2
(, 1)
v
r
v
j
o
ms
v
2
(, 1)
2
v
r
v
j
v
m
v
s
v
4

x
m

x
j


o
lr
(, 1)
v
r
v
l
v
2
,
v
s
c
2
,
v
r
c
2
o
ls
(, 1)
v
l
v
s
v
2

x
l

,
2
v
r
v
s
c
4

t
2
Gli indici s, r vengono considerati fissi mentre j, l, m si sommano.
Il laplaciano si ottiene sommando anche gli indici s, r col tensore di Kronecker:

2
o
rs

x
s
x
r

o
jm
2(, 1)
v
m
v
j
v
2
(, 1)
2
v
j
v
m
v
2

x
m

x
j


2,
v
s
c
2
o
ls
(, 1)
v
l
v
s
v
2

x
l

,
2
v
2
c
4

t
2

x
m
2
(,
2
1)
v
m
v
j
v
2

x
m

x
j

2,
2
v
l
c
2

x
l


,
2
v
2
c
4

t
2
Infine ci occupiamo della derivata parziale rispetto al tempo

x
j

x
j

t

,v
j

x
j

e della sua derivata seconda

t
2


t

t


t
,v
j

x
j


,v
j

t

x
j

,

t


,v
j

x
m

x
j

x
m

t


2

x
j

t
,

2

x
m

x
m

t


2

t
2
t

t

,
2
v
j
v
m

x
m

x
j

2,
2
v
j

x
j

,
2

2

t
2
Non ci resta altro da fare che verificare linvarianza

x
i
2

1
c
2

t
2

x
m
2
(,
2
1)
v
m
v
j
v
2

x
m

x
j

2,
2
v
l
c
2

x
l


,
2
v
2
c
4

t
2

1
c
2
,
2
v
j
v
m

x
m

x
j

2,
2
v
j

x
j

,
2

2

t
2

x
m
2

( 0 )
(,
2
1)
v
2

,
2
c
2
v
m
v
j

x
m

x
j


( 0 )
2,
2
v
l
c
2
2,
2
v
l
c
2

x
l

1/c
2
,
2
v
2
c
4

,
2
c
2

t
2

x
m
2

1
c
2

t
2
La dimostrazione conclusa.
(13) Lequazione delle onde

2

x
2

1
c
2

t
2
invariante rispetto ad un boost lungo lasse x.
Dimostrazione (13)
Il teorema (13) a tutti gli effetti il corollario del teorema (12).
Bench il caso generale sia gi stato trattato e dimostrato al punto precedente, tuttavia mi
parso didatticamente utile esporre anche la dimostrazione molto pi semplice di tale corollario.
Supponiamo che la funzione donda si trasformi nel passaggio da un sistema di riferimento
allaltro secondo la regola

(x

, t

,(x vt), , t
xv
c
2
(x, t)
Calcoliamo le varie derivate

x
,

,
v
c
2

x
2


x


x
,

,
v
c
2


,

x

,
v
c
2


,

2

x
2
x

x
,
v
c
2

x


2

t
2
t

x

,
2

2

x
2
2,
2 v
c
2

,
2 v
2
c
4

t
2

t
v,

t
2


t


t
v,


v,

t

,

t


v,

2

x
2
x

t


2

t
,

2

t


2

t
2
t

t

v
2
,
2

2

x
2
2v,
2

2

,
2

2

t
2
Combinando i pezzi nellequazione delle onde si ha

x
2

1
c
2

t
2

,
2

2

x
2
2,
2 v
c
2

,
2 v
2
c
4

t
2

1
c
2
v
2
,
2

2

x
2
2v,
2

2

,
2

2

t
2

1
,
2

v
2
,
2
c
2

x
2

0
2,
2 v
c
2
2,
2 v
c
2

1/c
2
,
2 v
2
c
4

,
2
c
2

t
2

x
2

1
c
2

t
2
Anche il corollario dimostrato.
(14) Siano v, w due vettori dello spazio tridimensionale ordinario e ,
v
, ,
u
i rispettivi fattori
lorentziani, si dimostri che dato un terzo vettore
u 1
v - w
c
2
1
v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v
il suo fattore lorentziano
,
u
,
v
,
w
1
v - w
c
2
Si deduca come corollario il caso di vettori collineari sullasse x.
Dimostrazione (14)
La dimostrazione si esegue sfruttando la definizione di , e applicando ripetutamente i prodotti
scalari.
,
u
2
1
u - u
c
2

1
1
c
2
1
v - w
c
2
2
v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v - v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v
Eseguiamo preliminarmente il prodotto scalare tra le due identiche parentesi quadre
v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v - v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v

v
2

1
,
v
(v - w)
(,
v
1)
,
v
(v - w)
1
,
v
(w - v)
w
2
,
v
2

(,
v
1)(v - w)
2
,
v
2
v
2

(,
v
1)
,
v
(v - w)
(,
v
1)(v - w)
2
,
v
2
v
2

(,
v
1)
2
(v - w)
2
,
v
2
v
2

v
2
2(v - w)
w
2
,
v
2

(,
v
2
1)
,
v
2
(v - w)
2
v
2

v
2
2(v - w)
c
2
v
2
c
2
w
2

1
c
2
(v - w)
2
reinseriamo il tutto nellespressione completa
,
u
2

1 1
v - w
c
2
2
v
2
c
2

2
c
2
(v - w)
c
2
v
2
c
4
w
2

1
c
4
(v - w)
2

1
v - w
c
2
2
1
v - w
c
2
2

v
2
c
2

2
c
2
(v - w)
c
2
v
2
c
4
w
2

1
c
4
(v - w)
2

1
v - w
c
2
2
1
v - w
c
2
2

v
2
c
2

2
c
2
(v - w)
c
2
v
2
c
4
w
2

1
c
4
(v - w)
2

1
v - w
c
2
2
1
v
2
c
2

w
2
c
2

v
2
w
2
c
4

1
v - w
c
2
2
1
v
2
c
2
1
w
2
c
2

1
v - w
c
2
2
,
v
2
,
w
2
da cui segue facilmente la tesi.
Particolarizzare il teorema al caso di vettori collineari molto facile, in tal caso si considerano
solo gli scalari v, w legati a u dalla relazione dedotta
u
v w
1
vw
c
2
con legge di trasformazione dei fattori lorentziani data evidentemente da
,
u
,
v
,
w
1
vw
c
2
Vedremo pi avanti che la u rappresenta la legge addittiva relativistica delle velocit.
(15) I boost che avvengono lungo un asse formano un gruppo.
Dimostrazione (15)
Si tratta di un gruppo rispetto alla legge di composizione.
Occorre come al solito verificare quattro condizioni:
(a) Chiusura:
Prendiamo due trasformazioni qualsiasi T
1
, T
2
:
T
1
:
x

,
v(x vt)
t

,
v
t
vx
c
2
, T
2
:
x

,
w(x

wt

)
t

,
w
t


wx

c
2
e facciamone la composizioneT
3
T
2
T
1
T
2
(T
1
) :
T
3

,
w
,
v(x vt) w,
v
t
vx
c
2
t

,
w
,
v
t
vx
c
2

w
c
2
,
v(x vt)

,
w
,
v
1
wv
c
2
x (v w)t
t

,
w
,
v
1
wv
c
2
t (v w)
x
c
2

,
w
,
v
1
wv
c
2
x
vw
1
wv
c
2
t
t

,
w
,
v
1
wv
c
2
t
vw
1
wv
c
2
x
c
2

,
u|x ut]
t

,
u
t
ux
c
2
, dove u
v w
1
wv
c
2
E evidente che abbiamo sfruttato i risultati del problema (14).
(b) Associativit:
Dobbiamo mostrare che date tre trasformazioni galileiane T
1
, T
2
, T
3
si abbia
T
3
(T
2
T
1
) (T
3
T
2
) T
1
dove
T
1
x

,
v(x vt)
t

,
v
t
vx
c
2
,
T
2
x

,
w(x

wt

)
t

,
w
t


wx

c
2
,
T
3
x

,
u(x

wt

)
t

,
u
t


wx

c
2
Poich al punto precedente abbiamo appreso che la composizione delle trasformazioni di
Lorentz genera una velocit secondo la legge di addittivit relativistica delle velocit, sarebbe
veramente ingenuo effettuare tutto il calcolo di controllo.
Tutto cio che serve controllare invece luguaglianza
u
vw
1
vw
c
2
1
1
c
2
u
vw
1
vw
c
2

uw
1
uw
c
2
v
1
1
c
2
v
uw
1
uw
c
2
come effettivamente accade.
(c) Esistenza dellelemento neutro:
Banalmente si trova che lelemento neutro dato dalla trasformazione che si ottiene per v 0.
In altre parole le coordinate spaziali e temporali coincidono assolutamente.
(d) Esistenza dellelemento inverso:
E stato dimostrato nel problema (6) che sufficiente cambiar segno alla velocit v per ottenere
la trasformazione inversa.
T :
x

,
v(x vt)
t

,
v
t
vx
c
2
, T
1
:
x ,
v(x

vt

)
t ,
v
t


vx

c
2
Si noti che ,
v
,
v
.
(16) Si determini la legge relativistica di trasformazione delle velocit dalle trasformazioni di
Lorentz.
Soluzione (16)
Consideriamo al solito due sistemi di riferimento (inerziali) K, K

nella solita configurazione,


ossia K

si muove rispetto a K con vettore di velocit v.


Se x(t) (x
1
(t), x
2
(t), x
3
(t)) la legge oraria di un punto materiale nel sistema K e
x

(t) (x
1

(t

), x
2

(t

), x
3

(t

)) la corrispondente legge oraria dello stesso punto materiale nel


sistema K

. allora la velocit della particella sar


dx
dt
in K e
dx

dt

in K

.
Le trasformazioni di Lorentz sono ben note
x

x (,
v
1)
(x - v)
v
2
v ,
v
tv , t

,
v
(t
x - v
c
2
)
Derivandole rispetto a t si ottiene
dx

dt

dx
dt
(,
v
1)
dx
dt
-v
v
2
v ,
v
v ,
dt

dt
,
v
1
dx
dt
-v
c
2
Applicando il teorema della derivata di una funzione composta e il teorema della derivata di
una funzione inversa abbiamo
dx

dt


dx

dt
dt
dt


dx

dt
1
dt

dt

dx
dt
(,
v
1)
dx
dt
-v
v
2
v ,
v
v
,
v
1
dx
dt
-v
c
2
Allatto pratico la velocit della particella in K pu essere indicata con u, mentre in K

pu
essere indicata con u

per cui la formula diventa


u


u (,
v
1)
u-v
v
2
,
v
v
,
v
1
u-v
c
2
Come corollario, si pu dedurre la legge di trasformazione nel caso in cui le velocit siano
coassiali.
Per semplicit se supponiamo che esse siano dirette lungo lasse x si trova facilmente
u


uv
1
uv
c
2
e invertendo si ha
u
u

v
1
vu

c
2
Si noti che questultima poteva essere ottenuta semplicemente scambiando il segno a v,
comera logico che fosse.
(17) Il tempo proprio di una particella
t
t
1
t
2
1
u
2
c
2
dt
invariante rispetto alle trasformazioni di Lorentz
Dimostrazione (17)
Precisiamo meglio i termini della questione: gli istanti di tempo t
1
, t
2
rappresentano gli istanti
iniziale e finale del moto della particella, mentre il vettore u
dx
dt
la velocit della particella
nel sistema K(x, t) che pu ovviamente variare nel tempo.
Il teorema (17) asserisce che la forma dellintegrale del tempo proprio sempre la medesima in
qualsiasi sistema di riferimenti inerziale. In altre parole se andassimo a calcolare il tempo
proprio nel sistema K

in moto rispetto a K con velocit v troveremmo


t


t
1

t
2

1
u

2
c
2
dt

t
dove t
1

, t
2

sono gli istanti trasformati e u

la velocit trasformata.
Per dimostrare la proposizione calcoliamo come si trasforma il differenziale del tempo proprio
ricordando la legge di trasformazione delle velocit.
Nel farlo ci concentriamo preliminarmente a calcolare il quadrato della norma di u

u (,
v
1)
u-v
v
2
,
v
v
,
v
1
u-v
c
2
-
u (,
v
1)
u-v
v
2
,
v
v
,
v
1
u-v
c
2

1
,
v
2
1
u-v
c
2
2
u
2
(,
v
1)
u - v
v
2
,
v
2
v
2
2 (,
v
1)
u - v
v
2
,
v (u - v)

1
,
v
2
1
u-v
c
2
2
u
2
,
v
2
v
2
2,
v
2
(u - v) (,
v
2
1)
(u - v)
2
v
2

Poi torniamo al differenziale
dt

1
u

2
c
2

,
v
1
u - v
c
2
dt 1
1
c
2
1
,
v
2
1
u-v
c
2
2
u
2
,
v
2
v
2
2,
v
2
(u - v) (,
v
2
1)
(u - v)
2
v
2

dt ,
v
2
1
u - v
c
2
2

1
c
2
u
2
,
v
2
v
2
2,
v
2
(u - v) (,
v
2
1)
(u - v)
2
v
2

dt ,
v
2

u
2
c
2

,
v
2
v
2
c
2

0
,
v
2
c
4

,
v
2
1
c
2
v
2
(u - v)
2

dt ,
v
2
1
v
2
c
2

u
2
c
2

dt 1
u
2
c
2
La dimostrazione terminata.
(18) Trovare la velocit relativa di due particelle
Soluzione (18)
Date due particelle 1 e 2 in moto con velocit u
1
, u
2
in un sitema di riferimento inerziale K, si
definisce velocit relativa di 1 nel sistema a riposo della 2.
Dunque ricordando la formula derivata in (16) abbiamo che il sistema 2 si muove rispetto a K
con velocit u
2
e la velocit della particella 1 in K proprio u
1
; in tal caso la velocit
trasformata u
1

in K

(sistema a riposo di 2) diventa


u
1


u
1
(,
u
2
1)
u
1
-u
2
u
2

2
,
u
2
u
2
,
u
2
1
u
1
-u
2
c
2
Il modulo di u
1

proprio la velocit relativa che cerchiamo.


Fortunatamente il calcolo gi stato sviluppato in (17)
u
1

1
,
u
2
2
1
u
1
-u
2
c
2
2
u
1

2
,
u
2
2
u
2

2
2,
u
2
2
(u
1
-u
2 ) (,
u
2
2
1)
(u
1
-u
2 )
2
u
2

2
Esplicitando i fattori lorentziani
u
1

c
2
u
2

2
c
2
1
u
1
-u
2
c
2
2
u
1

c
2
u
2

2
c
2
u
2

2

2c
2
(u
1
-u
2 )
c
2
u
2

2

(u
1
-u
2 )
2
c
2
u
2

c
2
u
2

2
c
2
1
u
1
-u
2
c
2
2
c
2
u
1

2
u
1

2
u
2

2
c
2
u
2

2
2c
2
(u
1
-u
2 ) (u
1
-u
2 )
2
c
2
u
2

1
1
u
1
-u
2
c
2
2
u
1
u
2

u
1

2
u
2

2
(u
1
-u
2 )
2
c
2
Poich
u
1
u
2

2
u
1

2
u
2

2
(u
1
-u
2 )
2
si scopre
u
rel

u
1
u
2

u
1
u
2

2
c
2
1
u
1
-u
2
c
2
Se le due particelle sono collineari allora il prodotto vettoriale si annulla e la formula della
velocit relativa si semplifica in
u
rel

u
1
u
2

1
u
1
-u
2
c
2
(19)
(a) Lintervallo tra due eventi di tipo spazio se e solo se esiste un sistema di riferimento
inerziale in cui i due eventi sono simultanei.
(b) Lintervallo tra due eventi di tipo tempo se e solo se esiste un sistema di riferimento
inerziale in cui i due eventi si verificano nella stessa posizione.
(c) Se la velocit di un segnale o di una particella rimane minore o uguale a c la causalit non
viene violata.
Dimostrazione (19)
Caso (a) : Sufficienza ()
Supponiamo che due eventi siano simultanei in un sistema K :
e
1
x
1
(1)
, x
2
(1)
, x
3
(1)
, t
0
, e
2
x
1
(2)
, x
2
(2)
, x
3
(2)
, t
0
Allora lintervallo (quadrato) tra i due eventi vale
s
2
x
1
(2)
x
1
(1)
2
x
2
(2)
x
2
(1)
2
x
3
(2)
x
3
(1)
2
0
e dunque di tipo spazio per definizione purch essi non coincidano.
Inoltre sappiamo che lintervallo rimane quantitativamente invariato in ogni sistema di
riferimento inerziale (v. teorema 10).
Caso (a) : Necessit ()
Consideriamo due eventi in un sistema K
e
a
(x
a
, t
a ) , e
b
(x
b
, t
b )
il cui intervallo di tipo spazio :
s
2
c
2
(t
b
t
a )
2
x
b
x
a

2
0
Effettuiamo le due trasformazioni di Lorentz temporali
t
b

,
v
t
b

x
b
- v
c
2
t
a

,
v
t
a

x
a
- v
c
2
e imponiamo la condizione di simultaneit t
b

t
a

:
c
2
(t
b
t
a ) (x
b
x
a ) - v
Ad esempio se scegliamo v parallelo a x
b
x
a
si pu determinare immediatamente la velocit
v
c
2
|t
b
t
a
|
x
b
x
a

c
e che essa inferiore a c in virt del fatto che lintervallo di tipo spazio.
Caso (b) : Sufficienza ()
Se due eventi avvengono nello stesso punto ma ad istanti differenti di in un sistema K :
e
1
x
1
(0)
, x
2
(0)
, x
3
(0)
, t
1
, e
2
x
1
(0)
, x
2
(0)
, x
3
(0)
, t
2
allora lintervallo (quadrato) tra i due eventi vale
s
2
c
2
(t
2
t
1 )
2
0
e dunque di tipo tempo per definizione e lo sar in ogni sistema di riferimento inerziale in
moto rispetto al primo.
Caso (b) : Necessit ()
Consideriamo due eventi in un sistema K
e
a
(x
a
, t
a ) , e
b
(x
b
, t
b )
il cui intervallo di tipo tempo :
s
2
c
2
(t
b
t
a )
2
x
b
x
a

2
0
Effettuiamo le due trasformazioni di Lorentz spaziali
x
b

x
b
(,
v
1)
(x
b
-v)
v
2
,
v
t
b
v
x
a

x
a
(,
v
1)
(x
a
-v)
v
2
,
v
t
a
v
e imponiamo la condizione di equiposizionalit x
b

x
a

:
0 (x
b
x
a ) (,
v
1)
(x
b
x
a )-v
v
2
v ,
v(t
b
t
a )v
Per semplicit immaginiamo che v sia parallelo a x
b
x
a
e dunque
v
x
b
x
a
t
b
t
a
Caso (c) :
Supponiamo di considerare levento A di coordinate (x
A
, t
A) emissione di un segnale di
qualsiasi tipo a velocit costante u e levento B di coordinate (x
B
, t
B) ricezione del medesimo
ad un istante t
B
t
A
, per semplicit lungo lasse x.
In un altro sitema di riferimento inerziale in moto con velocit v diretta lungo lasse x rispetto
al sistema precedente lintervallo di tempo tra i due eventi sar dato da
t
B

t
A

,
v (t
B
t
A)
v(x
B
x
A)
c
2
Poich il moto del segnale rettilineo uniforme si ha
t
B

t
A

,
v (t
B
t
A)
vu(t
B
t
A)
c
2

,
v
1
vu
c
2
(t
B
t
A)
Affinch sia rispettata la causalit t
B

t
A

deve essere necessariamente


vu c
2
In particolare una condizione forte sulla disuguaglianza si attua quando
u c
(20) Linsieme dei boost non forma un gruppo perch la legge di composizione non interna.
Dimostrazione (20)
Siano T
1
, T
2
due boost generici
T
1
:
x

x (,
v
1)
x-v
v
2
v ,
v
tv
t

,
v
t
x-v
c
2
, T
2
:
x

(,
w
1)
x

-w
w
2
w ,
w
t

w
t

,
w
t

-w
c
2
Proviamo a fare la composizione T
2
T
1
inizialmente solo dei tempi
t

,
w
t

-w
c
2

,
w
,
v
t
x - v
c
2

1
c
2
x (,
v
1)
x - v
v
2
v ,
v
tv -w
,
w
,
v
1
v - w
c
2
t
,
v
c
2
x - v
x - w
,
v

,
v
1
,
v
x - v
v
2
v - w
,
v
,
w
1
v - w
c
2
t
1
c
2
1
v - w
c
2
1
x - v
w
,
v

,
v
1
,
v
(v - w)
v
2
v
Se ci ricordiamo del teorema (14) possiamo fare la sostituzione
u 1
v - w
c
2
1
v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v
giacch il fattore lorentziano di u
,
u
,
v
,
w
1
v - w
c
2
dunque la composizione dei tempi
t

,
u
t
x - u
c
2
In effetti questo primo risultato sembra confermare parzialmente che loperazione di
composizione possa essere chiusa nellinsieme dei boost omogenei, per in realt le cose non
stanno cos.
Pi approfonditamente faremo vedere che la legge di composizione spaziale tra boost omogenei
generici non formalmente identica a quella che si sarebbe ottenuta prendendo u come vettore
di velocit nella composizione tra boost.
Infatti laspettativa per avere un gruppo sarebbe stata quella di avere una legge di composizione
spaziale del tipo
x

x (,
u
1)
x - u
u
2
v ,
u
tu
Vediamo allora cosa comporta una doppia trasformazione spaziale
x

(,
w
1)
x

-w
w
2
w ,
w
t

w
x (,
v
1)
x - v
v
2
v ,
v
tv
(,
w
1)
w
2
x (,
v
1)
x - v
v
2
v ,
v
tv -w w
,
w
,
v
t
x - v
c
2
w

x
(,
v
1)(x - v)
v
2
v
(,
w
1)(x - w)
w
2
w

(,
v
1)(,
w
1)(v - w)
v
2
w
2

,
v
,
w
c
2
(x - v)w ,
v
t v ,
w
w
,
w
1
w
2
(v - w)w
Da ci si vede purtroppo che in nessun modo possibile ricavare una espressione formale
contenente la u.
(21) Illustrare il fenomeno dellaberrazione stellare.
Soluzione (21)
Abbiamo come al solito due sistemi di riferimento K e K (due boost) in cui K si muove
rispetto a K con velocit v.
Supponiamo che una stella sufficientemente lontana emetta dei raggi luminosi paralleli.
La posizione della stella sia data in K dalle coordinate 0, o (la distanza si suppone infinita):
0 latitudine dell

astro dal piano xy


m
2
0
m
2
o longitudine a partire dal verso positivo dell

asse x, in senso antiorario (0 o 2m)


Vogliamo determinare 0

, o

in K.
Il vettore velocit della luce si scompone in
c (c
x
, c
y
, c
z ) (ccos 0cos o, ccos 0sino, csin0)
Per semplicit poniamo
Q
1
,
v
1
cxvxcyvyczvz
c
2
, P
,
v
1
v
2
(c
x
v
x
c
y
v
y
c
z
v
z )
e utilizziamo la formula di trasformazione delle velocit (v. problema 16) applicata al vettore c
c

Q|c (P,
v )v]
Esplicitiamo in dettaglio le tre componenti
c
x

Q|ccos 0cos o (P,


v )v
x ]
c
y

Q|ccos 0sino (P,


v )v
y ]
c
z

Q|csin0 (P,
v )v
z ]
Sappiamo comunque che la velocit della luce la stessa in tutti i sistemi di riferimento
inerziali (v. problema 7), per cui valgono anche le relazioni
c
x

ccos 0

cos o

c
y

ccos 0

sino

c
z

csin0

Eguagliando la componente c
z

si trova agevolmente
0

arcsin Q sin0
P,
v
c
v
z
,
m
2
0


m
2
Per quanto riguarda langolo o

si dovr avere cura di risolvere correttamente le equazioni


cos o


c
x

c
x
2
c
y
2
sino


c
y

c
x
2
c
y
2
In particolare lasciamo per esercizio al lettore di dimostrare che se o 0 e v parallelo
allasse x allora si ottiene la nota formula dellaberrazione
cos 0


cos 0
v
c
1
v
c
cos 0
Esempio
Nel moto di rivoluzione attorno al sole la terra viaggia alla velocit pressoch costante di 30
Km/sec.
Immaginando di puntare lasse delle x nella direzione del vettore della velocit, si vuole
determinare lentit dellaberrazione per differenti valori della latitudine (di una stella)
nellipotesi che la longitudine sia nulla.
v |30, 0, 0] Km - s
1
0 o 0

0 0 0 0
20 0 1959

53

0
30 0 2959

50

0
45 0 4459

45

0
60 0 5959

42

0
70 0 6959

41

0
80 0 7959

40

0
90 0 8959

39

0
0 0

0
7

10

15

18

19

20

21

(22) La velocit della luce invariante in ciascun sistema di riferimento inerziale.


Dimostrazione (22)
Nel problema (16) abbiamo scoperto la formula di trasformazione relativistica delle velocit.
Supponiamo quindi di avere un vettore velocit c il cui modulo proprio uguale alla velocit
della luce c c.
Applicando detta formula si trova che in un altro sistema di riferimento in moto rispetto al
primo con una certa velocit v, il nuovo vettore velocit c

dovr essere
c


c (,
v
1)
c-v
v
2
,
v
v
,
v
1
c-v
c
2
Dobbiamo calcolare il suo modulo e dimostrare che esso vale effettivamente c.
Ricordiamo per che in (17) avevamo gi effettuato parzialmente questo tipo di calcolo, per cui
possiamo sfruttare adeguatamente il risultato ottenuto quando la velocit considerata vale
proprio c :
c

1
,
v
2
1
c-v
c
2
2
c
2
,
v
2
v
2
2,
v
2
(c - v) (,
v
2
1)
(c - v)
2
v
2

,
v
2
c
2
,
v
2
1
c-v
c
2
2
1
,
v
2

v
2
c
2

2(c - v)
c
2

,
v
2
1
,
v
2
c
2
(c - v)
2
v
2

c
2
1
c-v
c
2
2
c
2
v
2
c
2

v
2
c
2

2(c - v)
c
2

(c - v)
2
c
4

c
2
1
c-v
c
2
2
1
2(c - v)
c
2

(c - v)
2
c
4

c
2
(23) Illustrare matematicamente il fenomeno della contrazione delle lunghezze.
Soluzione (23)
La lunghezza di un elemento lineare definita come la distanza euclidea tra gli estremi
dellelemento misurati nello stesso istante di tempo.
Supponiamo K sistema inerziale a riposo e K

sistema inerziale in moto rispetto a K con


velocit costante v.
Immaginiamo che unasta di lunghezza l

si trovi a riposo nel sistema K

, in particolare
indichiamo le coordinate in K

degli estremi dellasta con x


1

, x
2

misurate nello stesso istante


t

:
l

x
2

x
1


Antitrasformando secondo Lorentz otteniamo due eventi che per non sono simultanei rispetto
a K e quindi non ha senso misurare la loro distanza euclidea poich non coincide con la
definizione operativa di lunghezza.
Allora dobbiamo immaginare che le posizioni x
1

, x
2

derivino da trasformazioni (dirette) di


Lorentz che avvengono in un certo istante t :
x
1

x
1
(, 1)
(x
1
-v)
v
2
,t v
x
2

x
2
(, 1)
(x
2
-v)
v
2
,t v
Si noti comunque che adesso gli eventi in K

non possono essere pi simultanei.


Facciamo la differenza
x
2

x
1

(x
2
x
1 ) (, 1)
(x
2
x
1 )-v
v
2
v
e ponendo per comodit
l x
2
x
1
, 0 arccos
(x
2
x
1 )-v
lv
eseguiamo il prodotto scalare
l
2
l
2
(, 1)
2
l
2
v
2
cos
2
0
v
2
2(, 1)
l
2
v
2
cos
2
0
v
2

l
2

l
2
v
2
cos
2
0
c
2
v
2

l
2
c
2
v
2
sin
2
0
c
2
v
2

l
2
1
v
2
sin
2
0
c
2
1
v
2
c
2
Quindi in definitiva si hanno le relazioni
l

l
1
v
2
sin
2
0
c
2
1
v
2
c
2
, l l

1
v
2
c
2
1
v
2
sin
2
0
c
2
Unosservazione si pone obbligatoriamente : poich sin
2
0 |0, 1] per qualsiasi angolo 0, il
rapporto
1
v
2
sin
2
0
c
2
1
v
2
c
2
1
non minore di uno, per cui si ha necessariamente
l

l
Questo significa che la lunghezza di un corpo massima quando misurata nel sistema a
riposo, in tutti gli altri casi si ha una contrazione che dipende dal modulo della velocit del
sistema in moto e dallangolo compreso tra lasta e la velocit stessa.
In effetti, quando langolo 0 0 , abbiamo
l


l
1
v
2
c
2
l,
e ci significa che la contrazione massima nel senso della direzione della velocit del sistema
in moto, mentre quando 0 m/2 allora
l

l
e ci mette in evidenza che non avviene contrazione perpendicolarmente al vettore velocit.
(24) Illustrare matematicamente il fenomeno della dilatazione degli intervalli temporali.
Soluzione (24)
Consideriamo due eventi (x

, t
1

), (x

, t
2

) separati da un certo intervallo di tempo t

t
2

t
1

che avvengono nello stesso luogo nel sistema in movimento K

con velocit v rispetto ad un


altro sistema inerziale considerato fisso.
Trasformando i tempi si ha
t
1
,(t
1

c
2
(x

-v))
t
2
,(t
2

c
2
(x

-v))
e dalla differenza si ricava
t
2
t
1
,(t
2

t
1

)
Si noti comunque che i due eventi, visti in K, non sono in genere n simultanei n
equiposizionali.
(25) Illustrare la legge di trasformazione della vita media di una particella.
Soluzione (25)
La legge del decadimento di tipo esponenziale. Se allistante t 0 vi sono n
0
particelle
(oppure n
0
atomi radioattivi) dopo t secondi il numero si riduce a n n
0
e
t/t
dove t la
cosiddetta vita media della particella (o del nucleo atomico).
In un sistema di riferimento K

che si muove a velocit v lungo lasse x del sistema a riposo K,


si riscontra che la vita media di una particella solidale a K

si allunga di un fattore lorentziano


t

,
v
t
Supponiamo ora che un secondo osservatore K

si muova lungo lasse x a velocit u.


Dobbiamo cercare la relazione che fornisce la vita media vista da K

.
La velocit relativa tra K

e K

data da (v. 18):


v
rel

|v u|
1
vu
c
2
Il fattore lorentziano relativo tra i due sistemi pertanto
,
rel
1
v
rel
2
c
2

1
2
1
1
c
2
(v u)
2
1
vu
c
2
2

1
2

(c
2
vu)
2
c
2
(v u)
2
(c
2
vu)
2

1
2

(c
2
vu)
(c
2
u
2
)(c
2
v
2
)
La legge di trasformazione dunque
t


t
0(c
2
vu)
(c
2
u
2
)(c
2
v
2
)
(26) Si determini la legge relativistica di trasformazione delle accelerazioni.
Soluzione (26)
Riprendiamo in esame la legge relativistica di trasformazione delle velocit
u


u (,
v
1)
u-v
v
2
,
v
v
,
v
1
u-v
c
2
dove u la velocit di una particella misurata nel sistema K, u

la velocit della medesima


particella misurata nel sistema K

e v la velocit di K

rispetto a K.
Indichiamo con a
du
dt
e con a

du

dt

rispettivamente laccelerazione della particella misurata


nel sistema K e nel sistema K

.
Applicando il teorema della derivata di una funzione composta e della derivata della funzione
inversa si ha
a

du

dt


du

dt
dt
dt


du

dt
1
dt

dt
Suddividiamo il calcolo della derivata in pi parti; indichiamo con
N u (,
v
1)
u - v
v
2
,
v
v , D
1
,
v
1
u-v
c
2
sicch u

ND
Dalla formula di Leibniz ricaviamo
du

dt

dN
dt
D N
dD
dt
e sviluppando si ottiene
dN
dt
a (,
v
1)
a - v
v
2
v
dD
dt

a-v
c
2
,
v
1
u-v
c
2
2
e infine aggiungiamo anche lespressione di
dt

dt
,
v
1
u - v
c
2
, u
dx
dt
Assemblando i vari pezzi si trova la formula generale di trasformazione delle accelerazioni
a


dN
dt
D N
dD
dt
dt

dt

1
,
v
2
1
u-v
c
2
2
a (,
v
1)
a - v
v
2
v
a-v
c
2
,
v
2
1
u-v
c
2
3
u (,
v
1)
u - v
v
2
v ,
v
v

1
,
v
2
1
u-v
c
2
3
a 1
u - v
c
2
(a - v) (,
v
1)
v
v
2

u ,
v
v
c
2
E interessante derivare dalla formula predetta, come caso particolare, il gruppo di formule
relative ad un boost che avviene esclusivamente nella direzione dellasse x.
In tal caso con v (v, 0, 0) si ottengono facilmente le relazioni:
a
x


a
x
1
v
2
c
2
3
2
1
vux
c
2
3
a
y


1
v
2
c
2
1
vux
c
2
2
a
y

vuy
c
2
1
vux
c
2
a
x
a
z


1
v
2
c
2
1
vux
c
2
2
a
z

vuz
c
2
1
vux
c
2
a
x
(27) Riscrivere in forma matriciale le trasformazioni spaziali di Lorentz.
Soluzione (27)
Dalla teoria sappiamo che la trasformazione vettoriale spaziale di Lorentz
x

x (, 1)
(x - v)
v
2
,t v
Indichiamo x, x

, v come vettori colonna


x (x
1
, x
2
, x
3 )
T
, x

(x
1

, x
2

, x
3

)
T
, v (v
1
, v
2
, v
3 )
T
e con L(v) la matrice quadrata di ordine 3 (dipendente da v) definita come
L(v) I
3

, 1
v
2
(vv
T
)
Si noti che il prodotto vv
T
restituisce una matrice 33, mentre I
3
la solita matrice di identit
di ordine 3.
Con queste notazioni, la trasformata spaziale si scrive
x

L(v)x ,tv
e formalmente mantiene corrette tutte le dimensioni degli oggetti.
Per verificare la relazione facciamo notare al lettore che bisogna prima dimostrare lidentit
(vv
T
)x (x - v)v
la qual cosa viene lasciata per esercizio.
Esplicitando in dettaglio le componenti della matrice L si ha
L(v)
1
,1
v
2
v
1
2
,1
v
2
v
1
v
2
,1
v
2
v
1
v
3
,1
v
2
v
1
v
2
1
,1
v
2
v
2
2
,1
v
2
v
2
v
3
,1
v
2
v
1
v
3
,1
v
2
v
2
v
3
1
,1
v
2
v
3
2
(28) Effettuare la composizione spaziale di boost con scrittura matriciale (v. problema 27) e
discrivere alcune problematiche connesse alla non-gruppalit della legge di composizione.
Soluzione (28)
Avevamo gi mostrato al punto (20) che la legge di trasformazione generale dei boost era
incompleta dal punto di vista algebrico in quanto non formava un gruppo.
Cercheremo di approfondire ulteriormente la questione in vista di un importante risultato che
presenteremo successivamente e che ci consentir di trovare la legge di trasformazione
lorentziana pi generale possibile che formi un gruppo.
Supponiamo di avere due trasformazioni lorentziane del tipo
T
1
:
x

L(v)x ,
v
tv
t

,
v
t
x-v
c
2
, T
2
:
x

L(w)x

,
w
t

w
t

,
w
t

-w
c
2
dove x, x

, x

, v, w sono tutti vettori colonna e L la matrice indicata al punto (27).


Componiamo spazialmente le due trasformazioni
x

L(w)|L(v)x ,
v
tv],
w
,
v
t
x - v
c
2
w
L(w)L(v)x ,
v
tL(w)v ,
w
,
v
tw ,
w
,
v
x - v
c
2
w
L(w)L(v)x ,
w
,
v
x - v
c
2
w |,
v
L(w)v ,
w
,
v
w]t
Cercando di raggruppare tutto il primo addendo in x, notiamo che
(x - v)w
(x
1
v
1
x
2
v
2
x
3
v
3 )w
1
(x
1
v
1
x
2
v
2
x
3
v
3 )w
2
(x
1
v
1
x
2
v
2
x
3
v
3 )w
3

v
1
w
1
v
2
w
1
v
3
w
1
v
1
w
2
v
2
w
2
v
3
w
2
v
1
w
3
v
2
w
3
v
3
w
3
x
1
x
2
x
3
(wv
T
)x
e quindi in definitiva abbiamo che
x

L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T
x |,
v
L(w)v ,
w
,
v
w]t
Inoltre, per quanto riguarda la composizione temporale ricordiamo al lettore che nella
dimostrazione del teorema (20) era emerso che indicando con
u 1
v - w
c
2
1
v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v
risultava
t

,
u
t
x - u
c
2
La domanda centrale che ruota attorno alla costruzione di un gruppo lorentziano generalizzato a
sistemi con vettore velocit qualsiasi quella di chiedersi come si possa ridurre x

ad una
ipotetica trasformazione di Lorentz che dovrebbe appartenere a questo nuovo gruppo, visto e
considerato che lespressione t

si comporta formalmente come una normalissima


trasformazione lorentziana nel vettore u.
Cerchiamo di capire bene il problema: se vero che t

si ottiene direttamente passando dal


sistema K al sistema K

per mezzo del vettore u, dimenticando completamente la funzione


intermediaria del sistema K

, allora che cosa manca allespressione di x

per renderlo
dipendente unicamente dal vettore u ?
Infatti se avessimo potuto scrivere
x

L(u)x ,
u
tu
allora saremmo stati in regolare presenza di un gruppo chiuso rispetto alla composizione
lorentziana, ma sappiamo bene invece che le cose non stanno cos proprio perch in realt si ha
x

L(u)x ,
u
tu
Inoltre, analizzando lespressione algebrica di x

sembra non contenere traccia alcuna del


vettore u, rendendo con ci pi difficile allapparenza il compito di trovare lanello di
congiunzione tra la composizione spaziale e temporale.
Numericamente si possono dimostrare due fatti (ottenuti confrontando la formula corretta di x

con quella sperata) sintomatici del problema posto:


(I) ,
v
L(w)v ,
w
,
v
w ,
u
u
(II) L(w)L(v)
,w,v
c
2
wv
T
non in generale simmetrica (come lo invece L(u)).
Tuttavia al punto successivo stiamo per discutere e dimostrare un lemma importantissimo che
ci permetter di gettare le fondamenta per costruire il gruppo di Lorentz.
(29) Sia
L(v) I
3

, 1
v
2
(vv
T
)
la matrice quadrata di ordine 3 del problema (27), v il vettore velocit del sistema K

rispetto a K, w il vettore velocit di K

rispetto a K

, u il vettore velocit definito come


u 1
v - w
c
2
1
v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v
si dimostri allora che sussiste la relazione
,
v
L(w)v ,
w
,
v
w ,
u
u
e se ne fornisca una immediata interpretazione matematica.
Soluzione (29)
Due vettori che sono uguali in norma differiscono lun dallaltro per una rotazione: ecco
in sintesi linterpretazione stupefacente della proposizione (29).
Detto in altri termini possibile, ma non ancora certo, che per avere la gruppalit sia necessario
inglobare nei boost anche le rotazioni.
Ovviamente chi si intende di Relativit conosce molto bene la risposta esatta, tuttavia non
mia intenzione svelare larcano in anticipo poich ritengo che il modo pi sublime ed efficace
di intraprendere un viaggio esplorativo allinterno della elegante teoria di Einstein sia quello di
scegliere la via naturale di riscoprire le sue verit come se si trattasse della prima volta.
Dunque iniziamo ad effettuare i calcoli.
Determiniamo in via preliminare il modulo di ,
u
u.
Poich
,
u
2

c
2
c
2
u
2
allora
,
u
u
2
,
u
2
u
2

c
2
u
2
c
2
u
2

c
2
c
2
u
2
1
c
2
(,
u
2
1)
Siccome per il teorema (14) si ha
,
u
,
v
,
w
1
v - w
c
2
sostituendo nella formula precedente si trova
,
u
u
2
c
2
,
u
2
c
2
c
2
,
v
2
,
w
2
1
v - w
c
2
2
c
2
Ora dobbiamo verificare tecnicamente che anche ,
v
L(w)v ,
w
,
v
w
2
identico al pezzo di
sopra.
La procedura un po lunga, in quanto dobbiamo sostituire la matrice per lasciare solo norme e
prodotti scalari:
,
v|L(w)v ,
w
w] ,
v
I
3

,
w
1
w
2
(ww
T
) v ,
v
,
w
w
,
v
v ,
v
,
w
1
w
2
(ww
T
)v ,
v
,
w
w
Ricordo ancora una volta che w un vettore colonna 31, cos come lo v.
Prima di procedere al calcolo del modulo, bene riscrivere in termini convenienti i prodotti
scalari che necessariamente conseguiranno (si raccomanda di verificarli di persona
rammentando che se i prodotti matriciali sono compatibili allora vale lassociativit).
(a) v - (ww
T
)v v
T
(ww
T
)v (v
T
w)(w
T
v) (v - w)
2
(b) ((ww
T
)v) - ((ww
T
)v) ((ww
T
)v)
T
((ww
T
)v)
v
T
(ww
T
)(ww
T
)v (v
T
w)(w
T
w)(w
T
v) |w|
2
(v - w)
2
(c) ((ww
T
)v) - w w
T
(ww
T
)v (w
T
w)(w
T
v) |w|
2
(v - w)
Sviluppiamo il prodotto scalare
,
v
v ,
v
,
w
1
w
2
(ww
T
)v ,
v
,
w
w - ,
v
v ,
v
,
w
1
w
2
(ww
T
)v ,
v
,
w
w

,
v
2
v
,
w
1
w
2
(ww
T
)v ,
w
w - v
,
w
1
w
2
(ww
T
)v ,
w
w

,
v
2
v
2

(,
w
1)
2
w
4
|(ww
T
)v - (ww
T
)v] ,
w
2
w
2

2,
v
2
,
w
1
w
2
|(ww
T
)v - v] ,
w|w - v] ,
w
,
w
1
w
2
|(ww
T
)v - w]

,
v
2
v
2

(,
w
1)
2
w
2
(v - w)
2
,
w
2
w
2

2,
v
2
,
w
1
w
2
(v - w)
2
,
w|w - v] ,
w(,
w
1)(v - w)

,
v
2
v
2

,
w
2
1
w
2
(v - w)
2
,
w
2
w
2
2,
w
2
(w - v)

c
2
,
v
2
,
w
2
v
2
c
2
,
w
2

,
w
2
1
c
2
,
w
2
w
2
(v - w)
2

w
2
c
2
2
(w - v)
c
2
Esplicitiamo tutti i ,
w
interni

c
2
,
v
2
,
w
2
v
2
c
2
,
w
2

,
w
2
1
c
2
,
w
2
w
2
(v - w)
2

w
2
c
2
2
(w - v)
c
2

c
2
,
v
2
,
w
2
v
2
(c
2
w
2
)
c
4

(v - w)
2
c
4

w
2
c
2
2
(w - v)
c
2

c
2
,
v
2
,
w
2
1 2
(w - v)
c
2

(v - w)
2
c
4
1
v
2
c
2

v
2
w
2
c
4

w
2
c
2

c
2
,
v
2
,
w
2
1
(v - w)
c
2
2

c
4
c
2
v
2
v
2
w
2
c
2
w
2
c
4

c
2
,
v
2
,
w
2
1
(v - w)
c
2
2

(c
2
v
2
)
c
2
(c
2
w
2
)
c
2

c
2
,
v
2
,
w
2
1
(v - w)
c
2
2
c
2
La dimostrazione terminata.
(30) Provare a determinare se esiste una matrice R 33 tale per cui una composizione di boost
appaia formata da un boost opportuno con vettore posizione premoltiplicato per R.
Soluzione (30)
Bisogna verificare che esista un vettore

u e una matrice quadrata R di ordine 3 tali per cui si ha
perfetta corrispondenza tra le relazioni (1.a)-(2.a) e (1.b)-(2.b)
(1.a) x

L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T
x |,
v
L(w)v ,
w
,
v
w]t
(1.b) t

,
u
t
u - x
c
2
dove
u 1
v - w
c
2
1
v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v
e
(2.a)

x Rx (,

u
1)

u-Rx

u
2

u ,

u
t

u
(2.b)

t ,

u
t

u-Rx
c
2
Le matrici L sono gi state definite in (27).
Dunque occorre imporre le uguaglianze x



x e t



t .
- 1passo : t



t
,
u
t
u - x
c
2
,

u
t

u-Rx
c
2
t, x

(,
u
,

u
)t ,
u
u - x
c
2
,

u-Rx
c
2
t, x
Dato che u,

u non dipendono da t, x luguaglianza valida solo a condizione che


,
u
,

u
u - x

u-Rx

u

u Ru
Poich i due moduli sono uguali significa che i due vettori differiscono soltanto per una
rotazione e quindi la matrice R dovr essere ortogonale, cio
R
1
R
T
- 2passo : x



x
Questa uguaglianza ne comprende in realt due
,

u ,
v
L(w)v ,
w
,
v
w
Rx (,

u
1)
.
u-Rx

.
u
2

u L(w)L(v)
,w,v
c
2
wv
T
x
Dalla seconda uguaglianza possiamo risalire a ricavare R.
Poich ,

u
,
u
e

u Ru si ha
Rx (,

u
1)

u-Rx

u
2

u Rx (,
u
1)
Ru - Rx
u
2
Ru
R x (,
u
1)
u - x
u
2
u
RL(u)x
Di conseguenza
R L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T
L
1
(u)
dove L
1
(u) linversa della matrice L(u).
Non ancora certo se tale matrice rappresenta effettivamente la soluzione al problema.
Dobbiamo infatti ancora verificare se
(a) R effettivamente ortogonale.
(b) soddisfatta luguaglianza ,

u ,
v
L(w)v ,
w
,
v
w
Tutto ci sar analizzato nel teorema (32) e (33).
(31) Dimostrare che data la matrice
L(v) I
3

, 1
v
2
(vv
T
)
la sua inversa
L
1
(v) I
3

1 ,
,
(vv
T
)
v
2
Soluzione (31)
In termini matriciali abbiamo
L
ij
o
ij

, 1
v
2
v
i
v
j
L
ij
1
o
ij

1 ,
,v
2
v
i
v
j
Moltiplicando le righe per le colonne usando la convenzione di Einstein si trova
L
is
L
sj
1
o
is

, 1
v
2
v
i
v
s
o
sj

1 ,
,v
2
v
s
v
j

o
is
o
sj

1 ,
,v
2
o
is
v
s
v
j

, 1
v
2
o
sj
v
i
v
s

(, 1)
2
,v
4
v
i
v
j
v
s
2

o
ij

1 ,
,v
2
v
i
v
j

, 1
v
2
v
i
v
j

(, 1)
2
,v
2
v
i
v
j

o
ij

1 ,
,
, 1
,
2
2, 1
,
v
i
v
j
v
2

o
ij
In modo del tutto analogo si trova lo stesso risultato se si commuta la moltiplicazione.
(32) Dimostrare che la matrice
R L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T
L
1
(u)
dove L definito al punto (31) effettivamente ortogonale.
Soluzione (32)
Evidentemente
R
T
L
1
(u) L(v)L(w)
,
v
,
w
c
2
vw
T
e
R
1
L(u) L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T
1
perch valgono le note propriet matriciali:
(AB)
T
B
T
A
T
, (AB)
1
B
1
A
1
e anche perch sia L che L
1
sono matrici simmetriche (come si pu evincere al punto
precedente).
Dunque bisogna dimostrare leffettiva uguaglianza tra R
T
R
1
.
Per farlo si pu indicare con H L(w)L(v)
,w,v
c
2
wv
T
e mostrare che
L
1
(u)H
T
L(u)H
1
cio
H
T
H L
2
(u)
I calcoli sono troppo lunghi da riportare, per cui lasciamo al lettore solo alcuni risultati parziali
che potr verificare e completare personalmente.
La matrice H si sviluppa come segue
H L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T

I
3

,
w
1
w
2
(ww
T
) I
3

,
v
1
v
2
(vv
T
)
,
w
,
v
c
2
wv
T

I
3

,
v
1
v
2
(vv
T
)
,
w
1
w
2
(ww
T
)
(,
v
1)(,
w
1)(w
T
v)
v
2
w
2

,
w
,
v
c
2
wv
T
La H
T
sostanzialmente identica salvo per lultimo addendo che mantiene lo stesso
coefficiente moltiplicativo, ma possiede una matrice diversa vw
T
.
Il compito piuttosto laborioso di calcolare il prodotto H
T
H lasciato al lettore.
Poi bisogna sviluppare il prodotto L
2
(u) ricordando naturalmente che il vettore u dipende a sua
volta dai vettori w, v secondo la ben nota relazione che appare in (29).
Anche qui ci limitiamo a dare qualche risultato parziale lasciando al lettore di verificare
lidentit matriciale.
L
2
(u) I
3

,
u
1
u
2
(uu
T
) I
3

,
u
1
u
2
(uu
T
)
I
3

,
u
2
c
2
(uu
T
)
Il fattore quadratico lorentziano gi stato calcolato nel teorema (14) e vale
,
u
2
,
v
2
,
w
2
1
v - w
c
2
2
mentre il prodotto matriciale uu
T
d come risultato
uu
T
1
v - w
c
2
2
1
,
v
1
,
v
v - w
v
2
2
vv
T

1
,
v
1
,
v
1
,
v
v - w
v
2
(vw
T
wv
T
)
ww
T
,
v
2
(33) Dimostrare che la matrice
R L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T
L
1
(u)
dove L definito al punto (31), soddisfa luguaglianza
,

u ,
v
L(w)v ,
w
,
v
w
con

u Ru.
Soluzione (33)
Essendo

u Ru , con R ortogonale, allora banalmente

u u perch

u semplicemente
un vettore ruotato di u.
Quindi anche vero che ,

u
,
u
, cio ,

u ,
u
Ru.
Daltronde conosciamo perfettamente lespressione della matrice ortogonale, sicch abbiamo
,

u ,
u
L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T
L
1
(u)u
Per il teorema (31) calcoliamo subito L
1
(u)u :
L
1
(u)u I
3

1 ,
u
,
u
uu
T
u
2
u
u
1 ,
u
,
u
uu
T
u
2
u
u
1 ,
u
,
u
u

1
,
u
u
(Si noti che la matrice
uu
T
u
2
non lidentit, ma grazie allassociativit del prodotto matriciale
questo termine scompare).
Dunque il calcolo si semplifica in
,

u L(w)L(v)
,
w
,
v
c
2
wv
T
u
Tuttavia adesso dobbiamo sviluppare i lunghi calcoli ricordando che il termine entro parentesi
era gi stato analizzato nel punto precedente (come matrice H), mentre il vettore u gi stato
mostrato in (29) e dipende formalmente dai vettori (di velocit) w, v.
,

u I
3

,
v
1
v
2
(vv
T
)
,
w
1
w
2
(ww
T
)
(,
v
1)(,
w
1)(w
T
v)
v
2
w
2
wv
T

,
w
,
v
c
2
wv
T
-
- 1
v - w
c
2
1
v
w
,
v

(,
v
1)(v - w)
,
v
v
2
v
Il simbolo - sta ad indicare che bisogna effettuare naturalmente il classico prodotto matriciale
(righe per colonne), tuttavia data la laboriosit preferiamo omettere i calcoli lasciando al lettore
il compito di verificare che effettivamente il risultato conduce ad una espressione del tipo
,

u ,
v
v
(,
w
1)(v
T
w)
w
2
w ,
w
w
,
v
v
(,
w
1)(ww
T
)
w
2
v ,
w
w
,
v
L(w)v ,
w
,
v
w
I teoremi (32) e (33) dimostrano in modo definitivo la gruppalit delle trasformazioni di
Lorentz quando ai boost si aggiungono le rotazioni euclidee.
(34) Trovare la velocit della luce in un mezzo in movimento
Soluzione (34)
Un raggio luminoso attraversa un mezzo omogeneo che si muove con velocit v diretta lungo
lasse x rispetto al sistema fisso di laboratorio. La velocit della luce nel sistema di riferimento
del mezzo data, com ben noto, dalla
c


c
n
dove n 1 lindice di rifrazione assoluto del mezzo.
Ricordando la formula addittiva delle velocit (v. problema 16) in R.R. si ha
.
c
c

v
1
vc

c
2

c
n
v
1
v
nc
Supponendo che v c (velocit ordinarie) la formula pu essere approssimata al primo ordine
in v/c :
.
c
c
n
v
1
v
nc

(
c
n
v)(1
v
nc
)
1
v
2
n
2
c
2

c
n
v 1
v
nc

c
n
v 1
1
n
2
(35) Spiegare leffetto Doppler in Relativit.
Soluzione (35)
Leffetto Doppler relativistico il cambiamento di frequenza della luce causato dal moto
relativo tra la sorgente luminosa e losservatore. Sia f
S
la frequenza dellonda elettromagnetica
emessa da una sorgente e sia f
0
la frequenza percepita dallosservatore O nel suo sistema di
riferimento.
Supponiamo che la sorgente sia stabilmente solidale nellorigine del sistema S e sia v la
velocit di S rispetto a quello fisso O, inoltre supponiamo per semplicit che agli istanti
t t

0 i due sistemi abbiano lorigine in comune con gli assi concordemente paralleli.
Supponiamo ora che la sorgente emetta unonda di lunghezza z
S
nella direzione del vettore di
propagazione k 2mu/z
S
dove u (u
x
, u
y
, u
z ) il versore che indica detta direzione
(ricordiamo che per definizione k ha modulo 2m/z
S
) vista dal sistema di O.
Detto T
S
z
S
/c il periodo dellonda, sappiamo che i due eventi e
1
S
, e
2
S
rappresentano punti
spazio-temporali in cui londa ha la medesima fase
e
1
S

0,
y

0,
z

0,
t

0 , e
2
S

z
S
u
x
,
y

z
S
u
x
,
z

z
S
u
z
,
t

T
S
(z
S
u, T
S )
Vediamo allora di antitrasformare i due eventi dal sistema S al sistema dellosservatore O
usando le regole di trasformazione inversa come indicato nel problema (6).
Secondo la legge relativistica lorentiziana, levento e
1
S
si trasforma nel corrispondente evento
e
1
O

x
0,
y
0,
z
0,
t
0
mentre levento e
2
S
si trasforma
x
2
O
z
S
u (, 1)
(z
S
u - v)
v
2
,T
S
v
t
2
O
, T
S

(z
S
u - v)
c
2
Occupiamoci solo dei tempi; logico che la differenza T
O
t
2
O
t
1
O
t
2
O
0 t
2
O
debba
rappresentare il nuovo periodo dellonda vista dallosservatore.
Ricordando le relazioni
T
1
f
, z cT
c
f
e indicando con 0 langolo positivo (non superiore a m rad) compreso tra il vettore di
propagazione k (o il vettore equiverso u) e il vettore velocit v della sorgente, si trova
f
O

1
T
O

1
t
2
O
,
1
T
S

(z
S
u - v)
c
2
1

1
v
2
c
2
1
f
S

vcos 0
cf
S
1

f
S
1
v
2
c
2
1
v
c
cos 0
dove v chiaramente il modulo (sempre non negativo) del vettore v.
Se 0 0 si ottiene la ben nota formula delleffetto Doppler relativistico (longitudinale)
f
O
f
S

1
v
c
1
v
c
Invece nel caso 0 m/2 si ottiene leffetto Doppler trasversale ben pi difficile da misurare
rispetto a quello longitudinale
f
O
f
S
1
v
2
c
2
E interessante osservare a questo punto che nel sistema S, langolo 0
S
compreso tra il vettore
velocit v di S rispetto O e il vettore direzione del raggio luminoso non identico a 0 a causa
del fenomeno dellaberrazione. In altre parole non vengono a coincidere i due vettori di
propagazione della luce. Quantitativamente la relazione tra i due angoli (v. problema 21)
cos 0
S

cos 0
v
c
1
v
c
cos 0
cos 0
cos 0
S

v
c
1
v
c
cos 0
S
e sostituendo cos 0 nella formula relativistica delleffetto Doppler si ha
f
O

f
S
1
v
2
c
2
1
v
c
cos 0

f
S
1
v
2
c
2
1
v
c
cos 0
S

v
c
1
v
c
cos 0
S

f
S(1
v
c
cos 0
S )
1
v
2
c
2
in questo modo nella formula, compaiono solo parametri propri al sistema S.
(36) Comporre due trasformazioni omogenee con rotazione.
Soluzione (36)
Supponiamo che la prima trasformazione sia
T
(1)
:
x

R
1
x
,v1
|v|
2
(v - R
1
x)v ,
v
tv
t

,
v
t
v-R
1
x
c
2
e la seconda sia
T
(2)
:
x

R
2
x


,w1
|w|
2
(w - R
2
x

)w ,
w
t

w
t

,
w
t


w-R
2
x

c
2
dove R
1
, R
2
sono matrici ortogonali (di rotazione) e gli altri simboli sono formalmente identici
a (5) e (20).
La composizione spaziale diventa:
x

R
2
R
1
x
,
v
1
|v|
2
(v - R
1
x)v ,
v
tv
,
w
1
|w|
2
w - R
2
R
1
x
,
v
1
|v|
2
(v - R
1
x)v ,
v
tv w
,
w
t

R
2
R
1
x
,
v
1
|v|
2
(v - R
1
x) ,
v
t R
2
v ,
w
,
v
v - R
1
x
c
2
t w

,
w
1
|w|
2
(w - R
2
R
1
x)
,
w
1
|w|
2
,
v
1
|v|
2
(v - R
1
x)(w - R
2
v) ,
v
t
,
w
1
|w|
2
(w - R
2
v) w
(37) Dimostrare che la legge fondamentale della dinamica di Minkowski si pu porre nella
forma alternativa
ma
1
,
v
F (F - v)
v
c
2
.
Soluzione (37)
Minkowski scrisse la legge in forma quadrivettoriale, tuttavia essa nota soprattutto come
d
dt
(m,
v
v) F
dove ,
v
il ben noto fattore lorentziano
,
v
1
|v|
2
c
2

1
2
Questa legge ampiamente confermata tuttoggi dagli esperimenti eseguiti negli acceleratori di
particelle di tutto il mondo.
Quando le velocit considerate sono molto basse rispetto alla velocit della luce v c la
meccanica relativistica si riconverte nella meccanica classica poich il fattore ,
v
1.
Sviluppiamo la derivata
F
d
dt
(m,
v
v) m
d,
v
dt
v m,
v
dv
dt


1
2
m,
v
3

2v - a
c
2
v m,
v
dv
dt

m,
v
3
(v - a)
c
2
v m,
v
a
Moltiplichiamo scalarmente F con v :
F - v m,
v
3
|v|
2
(v - a)
c
2
m,
v(v - a)
essendo poi |v|
2
/c
2
1 ,
v
2
, si trova
F - v m,
v
3
(1 ,
v
2
)(v - a)m,
v(v - a)
m,
v
3
(v - a)
Ricordando lo sviluppo della derivata, si ha
F m,
v
3
(v - a)
c
2
v m,
v
a
(F - v)
c
2
v m,
v
a
e quindi
m,
v
a F
(F - v)
c
2
v
da cui la tesi.
(38) Dimostrare lequazione del moto del momento angolare L
dL
dt
x F
di una particella secondo la meccanica relativistica .
Soluzione (38)
Il momento angolare definito come
L x p
in cui p m,v la quantit di moto relativistica (o impulso, o semplicemente momento) di una
particella.
Eseguiamo la derivata
dL
dt

d
dt
(x p)
dx
dt
p x
dp
dt

v m,v x
dp
dt
x
dp
dt

x F
Se la particella libera o soggetta a forze centrali il momento angolare si conserva.
(39) Ricavare lespressione dellenergia cinetica relativistica T.
Soluzione (39)
Con il solito modo:
dT F - dx
Quindi, in particolare
dT
dt
F - v
d
dt
(m,
v
v) - v m
d,
v
dt
v m,
v
dv
dt
- v
m
d,
v
dt
|v|
2
m,
v
dv
dt
- v
Inseriamo lespressione di ,
v
e di
d,v
dt
:
dT
dt

m|v|
2
c
2
1
|v|
2
c
2

3
2
dv
dt
- v m 1
|v|
2
c
2

1
2
dv
dt
- v
m 1
|v|
2
c
2

3
2
dv
dt
- v
1
2
m 1
v
2
c
2

3
2
dv
2
dt
dove v rappresenta evidentemente la velocit scalare.
A questo punto si pu ricavare lenergia cinetica per mezzo dellintegrale
T
1
2
m
0
v
2
1
u
c
2

3
2
du
essendo u la nuova variabile di integrazione che identifica sempre il quadrato della velocit
scalare.
La primitiva molto facile da trovare perch la funzione integranda quasi posta nella forma
conveniente f

(u)f
o
(u), in cui f(u) 1
u
c
2
, o
3
2
.
Quindi, in base alla nota regola di integrazione si ha
T
mc
2
2
2 1
u
c
2

1
2
u0
uv
2
mc
2
(,
v
1)
Questa importantissima relazione dice in sostanza che lenergia cinetica di una particella
scindibile per differenza in due termini, in cui il primo lenergia totale m,
v
c
2
che rimane
sempre positivo a qualunque velocit, mentre il secondo termine mc
2
chiamato energia di
riposo (o di massa) e pu essere interpretato come livello intrinseco di energia della particella
per il solo fatto di possedere una massa.
Questo fatto ha conseguenze molto importanti nello studio della meccanica degli urti tra
particelle, ha pure conseguenze osservabili nel mondo macroscopico (ad esempio in campo
militare) e getta una profonda e innovativa concezione tra la materia e lenergia decretando di
fatto una reale equivalenza tra due concetti apparentemente molto diversi.
(40) Ricavare sia la relazione di mass shell
E
2
p
2
c
2
m
2
c
4
che la relazione che collega la velocit v alle quantit E, p
v
c
2
p
E
e determinare relazioni analoghe.
Soluzione (40)
La relazione di mass shell collega lenergia totale E m,
v
c
2
di una particella con la sua
quantit di moto p m,
v
v.
Elevando al quadrato le due quantit si ha
E
2
m
2
,
v
2
c
4

m
2
c
6
c
2
v
2
p
2
m
2
,
v
2
v
2

m
2
v
2
c
2
c
2
v
2
quindi
E
2
c
2
p
2
m
2
c
2
e la prima formula dimostrata.
Essendo poi il fattore lorentziano esprimibile separatamente per mezzo di E e p ricaviamo
anche
,
v

E
mc
2

p
mv
quindi in particolare
v
c
2
p
E
relazione questa, che valida anche vettorialmente.
Altre semplici relazioni si possono ricavare giocando un po sulle identit algebriche, sicch
avremo ad esempio:
p
1
c
E
2
m
2
c
4
p
1
c
T(T 2mc
2
)
v c 1
m
2
c
4
E
2
v
c T(T 2mc
2
)
T mc
2
dove T lenergia cinetica mc
2
(,
v
1).
(41) Dimostrare la seguente legge di trasformazione dellimpulso
p

p (,
v
1)
v - p
|v|
2

,
v
E
c
2
v
e dellenergia totale
E

,
v(E v - p)
dove v la velocit del sistema K relativamente al sistema K.
Soluzione (41)
Supponiamo che la particella abbia velocit u nel sistema K in conseguenza della quale il
momento vale p m,
u
u.
Nel trasferimento di sistema di riferimento K

(inerziale) la nuova velocit u

stata ricavata
nel problema (16); la riportiamo per maggiore chiarezza
u


u (,
v
1)
u-v
v
2
,
v
v
,
v
1
u-v
c
2
Daltra parte nellespressione del momento p

m,
u
u

compare anche il fattore lorentziano


,
u
che dipende in qualche modo da u stesso e ci rende il calcolo ancora pi articolato.
Tuttavia una semplificazione notevole si ha se ci si ricorda della propriet invariantiva del
differenziale del tempo proprio (v. problema 17):
dt

1
u

2
c
2
dt 1
u
2
c
2
da cui rimaneggiando lievemente i termini, esplicitando i fattori lorentziani e usando il noto
teorema di analisi della derivata della funzione inversa si trova
,
u
,
u
dt

dt
poich
dt

dt

d
dt
|,
v
(t c
2
(x - v))] ,
v
1
u - v
c
2
allora si ha in via definitiva che
,
u
,
u
,
v
1
u - v
c
2
Dunque possiamo finalmente procedere allassemblaggio dei vari pezzi:
p

m,
u
u

m,
u
,
v
1
u - v
c
2
u (,
v
1)
u-v
v
2
,
v
v
,
v
1
u-v
c
2

m,
u
u (,
v
1)
u - v
v
2
,
v
v
p (,
v
1)
p - v
|v|
2
m,
u
,
v
v
da cui la facile conclusione essendo m,
u
E/c
2
.
La trasformazione dellenergia totale E

m,
u
c
2
non presenta nessuna difficolt dopo che
stato ricavato il fattore lorentziano ,
u
:
E

m,
u
c
2
m,
u
,
v
1
u - v
c
2
c
2

,
v(m,
u
c
2
m,
u
u - v)
,
v(E p - v)
(42) Dimostrare le formule inverse del momento
p p

(,
v
1)
v - p

|v|
2

,
v
E

c
2
v
e dellenergia totale
E ,
v(E

v - p

)
dove v la velocit del sistema K relativamente al sistema K.
Dimostrazione (42)
Si ottengono dalle formule dirette sostituendo il vettore velocit v con il suo opposto v
(ovviamente ,
v
,
v
).
Per semplicit ci limitiamo ad esporre il caso di traslazione uniforme unidimensionale, ad
esempio lungo lasse x; in tal caso le formule dirette si specializzano in
p
x

,
v
p
x

E,
v
v
x
c
2
p
y

p
y
p
z

p
z
E

,
v(E v
x
p
x )
Le componenti del momento parallele agli assi y, z sono perfette funzioni identit e perci non
necessitano di dimostrazione, mentre la componente parallela allasse x si deve affrontare per
composizione diretta delle due trasformazioni
p
x
,
v
p
x

,
v
v
x
c
2

,
v
p
x

E,
v
v
x
c
2
(,
v
1) ,
v
p
x

E,
v
v
x
c
2

,
v(E v
x
p
x ),
v
v
x
c
2

,
v
p
x

E,
v
v
x
c
2
,
v
2
p
x

E,
v
2
v
x
c
2
,
v
p
x

E,
v
v
x
c
2

E,
v
2
v
x
c
2

p
x
,
v
2
v
x
2
c
2

p
x
,
v
2
1
v
x
2
c
2
p
x
E ,
v(E

v
x
p
x

) ,
v
,
v(E v
x
p
x ) v
x
,
v
p
x

E,
v
v
x
c
2

E,
v
2
1
v
x
2
c
2
E
(43) Dimostrare le formule di trasformazione della forza
F


F (,
v
1)
v-F
|v|
2
,
v
u-F
c
2
v
,
v
1
v-u
c
2
per un boost generico.
Dimostrazione (43)
Ricordando la legge di Minkowski F

dp

dt

che la legge dinamica pi semplice valida in


qualsiasi sistema di riferimento inerziale e ricordando sia la legge di trasformazione
dellimpulso, sia quella dei tempi, avremo:
dp

dt

dp
dt
(,
v
1)
v -
dp
dt
|v|
2

,
v
dE
dt
c
2
v
dt

dt
,
v
(1 c
2
(u - v))
dove u
dx
dt
.
Inoltre
dE
dt

dT
dt
F -
dx
dt
u - F
pertanto, grazie al teorema della derivata della funzione inversa
F


dp

dt
dt
dt

e la tesi soddisfatta.
(44) Si mostri che la separazione della forza F in due componenti, una parallela F
||
ed unaltra
ortogonale F

alla velocit v della particella e la separazione dellaccelerazione a nelle


medesime componenti a
||
e a

d origine a due differenti equazioni dinamiche


F
||
m,
v
3
a
||
F

m,
v
a

Dimostrazione (44)
Dalla legge di Minkowski F
d
dt
(m,
v
v) si ricava per calcolo diretto
F m,
v
3
(v - a)
c
2
v m,
v
a
La componente parallela della forza data per definizione da
F
||

F - v
|v|
2
v
Assemblando le due formule si ottiene
F
||
m,
v
3
(v - a)
c
2
v m,
v
a -
v
|v|
2
v
m,
v
3
(v - a)
c
2
v - v
|v|
2
v m,
v
a - v
|v|
2
v
m,
v
3
(v - a)
c
2
v m,
v
a - v
|v|
2
v
m,
v
3
(v - a
||
)
c
2
v m,
v
a
||
Poich v parallelo a a
||
, si ha
(v - a
||
)v |v||a
||
|v |v|
2
a
||
e quindi ritornando alla forza si trova
F
||
m,
v
3
|v|
2
c
2
a
||
m,
v
a
||

m,
v
,
v
2
|v|
2
c
2
1 a
||

m,
v|,
v
2
(1 ,
v
2
) 1]a
||

m,
v
3
a
||
Per quanto concerne lo sviluppo della forza perpendicolare osserviamo che
F m,
v
3
(v-a)
c
2
v m,
v
a
F
||
m,
v
3
(v-a
|| )
c
2
v m,
v
a
||
F

m,
v
3
(v-a)
c
2
v m,
v
a

da cui la tesi resta completamente soddisfatta poich v - a

0.
(45) Trovare le regole di trasformazione delle derivate parziali in sistemi di riferimento
inerziali lorentziani
Soluzione (45)
Lo scopo quello di applicare successivamente queste regole di calcolo per dimostrare la
covarianza delle equazioni di Maxwell per trasformazioni lorentziane.
Dalla trasformazione di Lorentz
x

x (, 1)
(x - v)
v
2
,t v
t

,(t c
2
(x - v))
si deduce su x

per i, j 1, 2, 3 indici spaziali


x
i

x
j
o
ij
(, 1)
(o
ij
v
i )
v
2
,
t
x
j
v
i

o
ij
(, 1)
v
j
v
i
v
2
x
i

t
,v
i
e su t

x
j
,(
t
x
j
c
2
o
ij
v
i
) ,c
2
v
j
t

t
,
Naturalmente abbiamo usato la delta di Kronecker e la convenzione di Einstein sugli indici.
Applicando la regola della catenaria abbiamo

x
j


x
i

x
i

x
j

x
j


x
i

o
ij
(, 1)
v
j
v
i
v
2
,c
2
v
j

t


x
j

(, 1)
v
j
v
i
v
2

x
i

,c
2
v
j

t

t


x
i

x
i

t


t

t

,v
i

x
i

,

t

Riassumendo, i risultati finali sono

x
j


x
j

(, 1)
v
j
v
i
v
2

x
i

,c
2
v
j

t

t
,v
i

x
i

,

t

In particolare giova notare che nel caso di un boost diretto lungo lasse x a velocit scalare v le
formule di trasformazione si riducono a

x
,

x


,v
c
2

y


y

z


z

t
,

t

,v

x

facilmente invertibili sostituendo v con v

,

x

,v
c
2

,

t
,v

x
(46) Ricavare la legge di trasformazione dei campi elettrici e magnetici per trasformazioni di
Lorentz
Dimostrazione (46)
Lapproccio che seguiremo si trova formulato in [x].
Siano E, B rispettivamente il campo elettrico e magnetico nel sistema Oxyzt , E

, B

i loro
trasformati nel sistema O

avente velocit v rispetto al primo lungo lasse x.


Dopo aver dedotto le formule in questo caso particolare, cercheremo di estendere il risultato
anche al caso di un boost avente velocit generica v.
Le quattro equazioni di Maxwell sono
- E

0
(46.1) - B 0 (46.2)
E
B
t
(46.3) B
0
j
0
E
t
j
0
J (46.4)
e nellaltro sistema esse devono ovviamente preservare la forma

- E

0
(46.5)

- B

0 (46.6)

(46.7)

1
c
2
E

j
0
J

(46.8)
dove , J,

, J

sono la distribuzione di carica relativistica e il vettore densit di corrente visti


nel sistema O, O rispettivamente.
Il trattino posto sopra agli operatori differenziali divergenza e rotore sta a significare che le
derivate parziali vanno calcolate nelle coordinate di O.
Si assume implicitamente che
0
, j
0
, c siano costanti universali indipendenti dal sistema di
riferimento e legate fra di loro dalla nota relazione
0
j
0
c
2
.
La componente x della (46.4) si scrive
B
z
y

B
y
z

0
j
0
E
x
t
j
0
J
x
(46.9)
e (46.1) in componenti cartesiane
E
x
x

E
y
y

E
z
z

0
(46.10)
Se moltiplichiamo la prima equazione per un fattore arbitrario , e la seconda equazione per
v,/c
2
e poi sottraiamo otteniamo

y
, B
z

v
c
2
E
y


z
, B
y

v
c
2
E
z

,
c
2

t
v

x
,j
0(J
x
v)
Comparando questultima relazione con la (46.8) riferita allasse x troviamo
B
z

, B
z

v
c
2
E
y
B
y

, B
y

v
c
2
E
z
E
x

, v

x


t
E
x
J
x

,(J
x
v)
Applicando le formule di trasformazione delle derivate parziali (v. problema 45) si scopre
anche
E
x

E
x
Ora moltiplicando la (46.9) per v, e la (46.10) per , e sottraendo si ricava
,

x

v
c
2

t
E
x


y
,(E
y
vB
z )

z
,(E
z
vB
y )
,

0

vJ
x
c
2
Comparando con la (46.5) abbiamo
E
y

,(E
y
vB
z ) E
z

,(E
z
vB
y )
E
x

,
E
x
x

v
c
2
E
x
t

,
v
c
2
J
x
La penultima formula trova ancora conferma per quanto visto sulle trasformazioni delle
derivate parziali.
Il fattore , pu essere cercato applicando il principio di relativit
B
z

, B
z

v
c
2
E
y
B
z
, B
z


v
c
2
E
y