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Enrico Pieruccini

Grazie Mara

Vittoria Ottolenghi

Il 1973, anno di nascita di Mara Galeazzi in quel di Chiari (BS), un anno importante per la danza italiana: Elisabetta Terabust, ventisettenne, diviene toile del London Festival Ballet inaugurando una sorta di fuga di talenti italiani allestero. La raggiunger, sei anni dopo, Lucia Truglia e nel 1981 arriveranno al Festival Ballet anche Renata Calderini e Maurizio Bellezza. Sar poi la volta di Giovanna Lorenzoni e di Raffale Paganini. un momento doro per la danza italiana: i nostri talenti, che da noi pi di tanto non possono danzare (anche Carla Fracci, Luciana Savignano e Paolo Bortoluzzi sono spesso ospiti allestero) trovano in terra straniera grandi possibilit di lavoro e di carriera. Tira litalian style nella danza. Se ne accorge anche la Rai che nel 1978 Mara ha cinque anni spettacolarizza quelle istanze pedagogiche che avevano contraddistinto la televisione degli anni 50 e 60 (da Non mai troppo tardi ad Almanacco) e trasmette su RaiUno la prima puntata di Maratona destate, rassegna internazionale di danza a cura di Vittoria Ottolenghi (1924-2012). Alle 13 di quello storico 31 luglio va in onda la prima parte di Spartacus di Juri Grigorovich, protagonisti Vladimir Vasiliev e Natalia Bessmertnova. Nei tre giorni successivi, ogni puntata dura mezzora, le altre tre parti. Ha un debole per la danza russa (che lei chiama sovietica) la Ottolenghi. E dopo Spartacus, proponendo sempre allestimenti del Bolscioi, la volta di Anna Karenina con Maya Plisetskaya, Romeo e Giulietta e Ivan il terribile. Seguiranno un omaggio alle grandi compagnie europee, il documentario Nureyev e il Royal Ballet e tredici balletti di Balanchine nellinterpretazione (sorta di par condicio nonostante la Guerra fredda sia ormai al tramonto) del New York City Ballet. Quarantanove puntate, dal 31 luglio al 30 settembre 1978 tutti i giorni esclusa la domenica, che riscuotono grande successo. Tanto che la Rai continuer a proporre Maratona destate negli anni a venire, fino al 1983 quando, il 24 settembre (intanto Mara Galeazzi ha quasi dieci anni) caler per sempre il sipario su questa fortunata trasmissione. In sei anni quasi trecento puntate, per lItalia una promozione della danza senza precedenti. Per coloro che studiano danza e per le loro famiglie, ma anche per i telespettatori in genere, unautentica rivoluzione: con Maratona destate Giselle, Albrecht, Odette, Aurora, Kitri, Giulietta e gli altri grandi personaggi del balletti non li vedi pi soltanto a teatro, dal vivo. Li vedi anche in televisione nellinterpretazione, nel caso di Giulietta, di Natalia Bessmertnova, Rita Poelvoorde, Suzanne Farrell e Marcia Hayde: il meglio, in quel momento, a livello mondiale. Al di l dei nomi, non direttamente ricollegabili nei ricordi di chi allora era bimbo a quei volti, a quei passi, tanto meno a quelle coreografie di Romeo e Giulietta a firma di Grigorovich, Bjart e Cranko, parecchio deve restare di quelle sollecitazioni televisive al bello, alla cultura, allintelligenza. Non a caso, come tante bambine italiane cresciute in quel contesto culturale che giorno dopo giorno andava arricchendosi, la piccola Mara sogna dinterpretare Giulietta. Quel sogno si avverer. Entrata diciottenne nel Royal Ballet dopo essersi diplomata alla Scala, a diciannove anni Mara viene scelta da Glen Tetley (1926-2007) come protagonista della Ronde. Di l a poco viene scelta da Kenneth MacMillan (1929-1992) e da Monica Mason come protagonista (nel ruolo di

Maria Vetzera) di una ripresa di Mayerling (1978) su musica di Liszt, ricostruzione della tormentata storia damore tra la giovanissima baronessa Vetzera e il principe ereditario Rodolfo dAsburgo. Quello di Maria un personaggio che Mara sente tantissimo. MacMillan entusiasta della sua interpretazione e sente di poterle affidare anche il ruolo di Giulietta in una ripresa del balletto da lui creato nel 1965 sulla musica celeberrima di Prokofiev. Non passa molto tempo e il sogno che Mara aveva da bambina, quello di danzare Giulietta, si realizza. un grande successo e Mara una star. Non a caso nel Royal Ballet brucia le tappe della carriera: first artist nel 1995, soloist nel 1997 e principal nel 2003. Sicuramente merito suo, del suo talento e della sua grinta, nessun dubbio. Ma qualche merito devono averlo anche la sua prima insegnante di danza in una scuola di Coccaglio (paese vicino a Chiari), gli insegnanti della scuola di ballo della Scala dove entra nel 1984 e perch no? anche quella promozione senza precedenti della danza che furono le sei stagioni televisive, culturalmente altissime, di Maratona dEstate. Non a caso parecchie nate tra il 1962 e il 1973, dunque teenager o bambine ai tempi di quella Maratona, sono diventate, come Mara, star internazionali. Da Pompea Santoro (1962) toile del Cullberg alla grande Alessandra Ferri (1963) che per anni se la sono contesa Londra, Parigi e New York, da Maria Grazia Galante (1963) che incant Bjart a Carlotta Zamparo (1966) musa ispiratrice di Roland Petit, a Viviana Durante (1967), altra italiana approdata al Royal Ballet, per citarne alcune. Tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 non c comunque solo Maratona destate a dare un grande contributo culturale alla danza. Nel dicembre del 1980 nasce, diretta da Alfio Agostini, la rivista Balletto distribuita, cosa non da poco, capillarmente nelle edicole. Per quanto possa nascere sulla scia del crescente interesse per larte di Tersicore, la rivista diventa un prezioso mezzo di promozione che a sua volta contribuisce alla diffusione della danza in Italia e apre gli occhi agli allievi che la studiano informandoli,su quanto avviene in Europa e nel mondo: dunque recensioni, interviste, ritratti, note storiche ma anche stage e preziose informazioni su audizioni in programma nelle capitali mondiali del balletto. Con la danza, in quei primi anni 80, si gi in Europa e nel mondo globale. Mara, di quel momento felice durato diversi anni, uno dei frutti migliori. Giustamente nel 2006 la rivista Danza & Danza la premia come migliore ballerina Italiana allestero. E giustamente, nel 2009, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano le conferisce la medaglia di Cavaliere del Lavoro: meritati riconoscimenti per i tanti anni al Royal Ballet dove apprezzatissima protagonista di numerose creazioni di Frederick Ashton (1904-1988) e soprattutto di MacMillan. Dei personaggi delle coreografie del grande MacMillan (insuperato poeta della passione, delle cose oscure della vita, dei desideri infelici e delle illusioni come lo defin un critico inglese) Mara Galeazzi una interprete quasi ideale: oltre a Giulietta e a Maria Vetzera, unindimenticabile Manon e soprattutto Anastasia. Ma anche nel repertorio ottocentesco e del primo Novecento va fortissimo. Tra i suoi cavalli di battaglia Lo schiaccianoci, Giselle, La bella addormentata, Don Chisciotte e Luccello di fuoco. Negli anni si rivela inoltre ottima

interprete di John Cranko, George Balanchine, Mats Ek, William Forsythe e Twyla Tharp e, mostrando grande versatilit, porta al successo le creazioni di giovani coreografi di stampo contemporaneo come Wyane McGregor e Christopher Wheeldom. Questa la Mara danzatrice apprezzata anche fuori dal Royal Ballet come toile ospite di prestigiosi teatri tra cui lOpra di Parigi, il Metropolitan di New York, il Bolscioi di Mosca e il Teatro dellOpera di Roma. Ma nel caso della Galeazzi, danzatrice e donna e mamma visto che dallaprile del 2012 madre della bellissima Maia sono la stessa cosa. Da otto anni membro onorario di Soroptimist (organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani, per lavanzamento della condizione femminile e per laccettazione delle diversit), nel 2007 Mara Galeazzi fonda lassociazione Dancing for the children. La fonda insieme al marito Jurgen per aiutare i bambini affetti da immunodeficienza causata dal virus HIV. Lassociazione organizza, soprattutto a Londra, spettacoli per raccogliere fondi destinati a curare i bimbi affetti da HIV ma opera anche in zone del Kenya e del Sudafrica per togliere i bambini dalla strada e tentare di dare loro un futuro. Tra i progetti messi in atto in Africa anche dei workshop con funzione propedeutica tenuti dalla stessa Galeazzi insieme a danzatori Zulu e Masai con lo scopo di fare divertire i bambini e avviarli eventualmente alla danza. Madre di Maia e, idealmente, di decine e decine di altri bambini, Mara Galeazzi un simbolo bello e positivo dei tempi che cambiano. Nel lontano 1952, quando Balanchine era alla Scala a montare Balletto imperiale per la compagnia scaligera, il celebre coreografo russo-americano rimase folgorato dalla leggerezza della prima ballerina Olga Amati tanto da proporle di seguirlo negli States e di entrare nel New York City Ballet. Olga Amati rifiut. Per una milanese doc come lei era probabilmente impensabile lasciare il pi bel teatro al mondo dove era cresciuta e dove la grande musica e la grande danza erano di casa da oltre un secolo e mezzo. Quarantanni dopo, nel 1992, Mara Galeazzi non ha questi problemi. Cos, appena diplomata a pieni voti, se ne va a Londra. Poi, ventunanni dopo, terminata lesperienza londinese, eccola pronta a raggiungere con Maia il marito Jurgen in Oman dove conta di potere introdurre e fare amare la danza accademica. Senza dimenticare lAfrica che laspetta per altri workshop. Sar con lei anche Maia con la speranza, ci confessa Mara, che la piccola possa vedere avverati tutti i suoi sogni come successo alla mamma. Cara Mara, cittadina del mondo quale sei per come sai esprimerti nel linguaggio universale della danza, stasera, come in altre occasioni, ti applaudiamo con grande gioia e soprattutto ti ringraziamo. Ma non ci va di chiamarlo addio alle scene. Hai ancora tanto da danzare. Uninfinit di cose e altri bambini affetti da HIV ti aspettano.

Testo riportato sul volume Estate Teatrale Veronese 2013 in occasione del gala con i primi ballerini del Royal Ballet andato in scena al Teatro Romano di Verona il 23 luglio per laddio alle scene di Mara Galeazzi.