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11^

PICCOLO CXCERONK MODERNO

Nr. IS

LrUIGI
ICO

SERRA

ml Palazzo Ducale
CD

di

Urbino

La

Galleria Nazionale delle Marche

3005 54 922 j ALFIERI <a ^ 1

LACROIX - MUano

ROMA

at) Vi ZAiMkrdalU. 7

"i

11^

PICCOI^O CICERONE

MODERNO

Nr. 15

LUIGI

SERRA

Il

Palazzo Ducale
di

Urbino
e

La Galleria Nazionale delle Marche

E.ditori

ALFIERI
ROMA.
(11)

<&

LACROIX Milano
7

Via Zanardelli,

V-.'

PROPRIET LETTERARIA ED ARTISTICA RISERVATA AGLI EDITORI

soos

Stabilimento per le Arti Grafiche Alfieri

fli

Lacroix - Milano

Tav.

[.

Questo volumeiio che vede la luce al chiudersi di

un pe-

riodo ansioso e glorioso della vita italiana non vuol essere

che una guida per

visitatori

ed un annuncio del Catalogo

critico della Galleria,

in cui ogni

problema inerente
essere

al

Pa-

lazzo ed alle raccolte verr dichiarato sobriamente nei suoi

lineamenti essenziali. Perch tale lavoro possa

com-

piutamente apprestato necessario che


la

si

ristabilisca intera
l'arte del

tranquilla operosit degli studi


i

ed anche che
suoi mezzi. Ci

libro ritorni in possesso di tutti

non

esclu-

de pertanto che talune ira

le

questioni pi significative siano

gi state accennate e che riguardo

ad esse

si sia

gi assunto

un atteggiamento preciso.
I

rijerimenti bibliografici sono stati di regola omessi per

tutte quelle

opere che richiamano


Storie

le jonti

pi ovvie (Guide
artisti,

di Urbino,
fie

dell'Arte,
sugli

Dizionari di
dei
singoli

sul Palazzo e

autori

oggetti).

MonograQui si
Venturi,
I

ricordano
Studi sul

soltanto

alcuni

studi

recenti:

Lionello

Palazzo Ducale di Urbino. L'Arte,


415-473;
1914
id.

1914,

No-

vembre

p.

Nella Galleria Nazionale delle


p.

Marche

(Boll, d'

Arte

Ottobre

305-327),

Adoljo
;

Venturi:

L'ambiente

artistico urbinate

(L'Arte 1907

luglio-ottobre p.

259-293: 1918, febbraio pag. 26-43);

Luigi Serra: L'incre-

mento

della

Galleria

Nazionale delle Marche nel biennio

1913-16 (Boll. d'Arte 1907 fase. 3-4 cronaca pag. 17-23; id.
Galleria Nazionale delle Marche, nuova sistemazione (Boll.

d'Arte, 1918. fase. 5-8 cronaca pag. 26-29).

Tav.

II.

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^

il

Tav.

III.

La

gloria di Urbino irraggia

il

maggior suo

ful-

gore quando Federico da Montejeltro,


accentra in s
Egli
si

raccogliendo

nel 1444 la sanguinosa eredit del fratello Oddantonio,


i

poteri dello Stato,


il

perfetto esemplare del principe veramente u lume della Italia , come lo salut il Castiglione, Mentre con le rare sue doti di capitano e di diplomatico provvede al consolidamento ed air accrescimento de' propri domini, fa della corte un focolare insigne di arte e di poesia, le cui vestigia, malgrado il soffio edace del tempo e

afferma del Rinascimento,

le

incredibili

spogliazioni

dalla citt patite,

si

rile-

vano

tuttora maravigliose.

a lui

si

deve se

il

principal nucleo della dimora

principesca, riconoscibile attualmente nel corpo me-

diano della fronte verso levante


zione

in

cui

si

aprono
al

cinque bifore eleganti nella loro pittoresca decora-

lombardo-Veneta,

eseguita

posteriormente

1444 ed attribuita con buon fondamento a Francesco

Laurana
sformato

in

Venne considerevolmente ampliato e trauna delle pi elette regge della Rina-

scema, nel monumento


L'opera
(e.

in cui si

assomma

la

suprema
Laurana
e

vitalit e bellezza della citt ducale.

ju

commessa a Luciano

di

1420125 -c^ 1479),

maestro di nobilissima perso-

nalit,

che

stette a servigio delle corti di

Mantova

Napoli (quivi gli stato ascritto /'Arco trionfale di Alfonso d'Aragona) e diede la sua attivit anche a Senigallia ed a Pesaro, ove eresse la Rocca. / lavori vennero iniziati nel 1465-67 e conclusi ira il 1472'74. Il Laurana, poich ebbe sistemato e
prolungato d'ambo
stente,
i

lati

il

corpo di fabbrica preesi-

senza alterarne sensibilmente il sistema e lo spirito ornamentale, cre la facciata ad ali convergenti, contigua alla Cattedrale, raccordandola al residuo di una residenza dei Montefeltro ancor pi Vetusta
(forse parte dell'antico Castello,

comunicante

col Duomo), e, traendo vantaggio dalle asperit del terreno che impedivano l'armonico sviluppo delVedificio,

lo

gir

aspetti e di

Per

lo

verso ponente con mirabile variet di movenze. spirito che ad esso presiede il Palagio

estrinseca a pieno gli ideali della Rinascita. Non massiccio castello turrito, violato da rare piccole il

aperture, assertore di sospettosa e fiera possanza.


sorriso di gentilezza che s'effonde
cellai fiorisce

Il

dal Palazzo Ruse s'intaglia nel

anche qui malioso.

cielo

profondo la merlatura, bandiera feudale (s'intravede nella muraglia elevata posteriormente a fin di ricavare un altro piano), nel basso sporgono sedili tutt' intorno

ad

offerire ospitalit,

mentre

le

tavole

di

pietra

illustrate

con macchine belliche oltre che

idrauliche,

disposte un
nelle

tempo a

spalliera di essi
il

ora

si

Vedono

logge sovrastanti

cortile

svolgono
la

ufficio

spiccatamente

decorativo.

Anche

che rievoca meglio di ogni altra parte del Palagio l'anima medievale, offre nelle svelte e leggiadre torri pi che un'affermazione di forza e di minaccia, un motivo statico ed ornamenjronte dei
torricini,
tale,

arricchito

dal vasto respiro delle logge,

sulle
le-

quali la vittoriosa aquila dei Montejeltro


varsi dominatrice

sembra

non solo

della piccola citt gloriosa,

ma,

oltre

cingono

solenne ondulamento di monti che la ridi un baluardo inviolabile, del dispiegail

mento portentoso della civilt italiana. Vaga sopratutto la facciata ad ali, malgrado

le

deformazioni sofferte, in cui il ritmico alternarsi di luci di due misure intramezzate da ampie pause e r organismo stesso dei portali e delle finestre, con le
leggiadre trabeazioni proporzionate elegantemente ai
pilastri

di

sostegno,

risulta penetrato

dello squisito

ritmo che s'esprime dalle fabbriche toscane costituen-

done

il

pi alto segno di distinzione e di vita.

Soffuso di arcano silenzio s'apre il cortile (le sovracostruzioni sono posteriori a Federico), ad archi
su colonne di travertino coronate da sontuosi capitelli,
ne* originariamente figurati con medaglioni semipennacchi, e nel fregio una scritta esaltante il

principe munifico
(1)

(^).

FEDERICUS
.

URBINI

DUX

MONTISFERETRI
.

AC
.

DURANTIS
.

COMES

SANCTAE

RO

ECCLESl/E

CONFALONERIUS

ATQUE

ITALICit

Una squisita ornamentazione, in vario tempo e mano di artefici diversi fiorita, ingemma aWesterno ed ali* interno la massa, in ispecial modo la
per
scalea e
le

sale,

grandiosamente armoniose queste e

risonanti delle evocazioni al principe che volle l'o-

pera stupenda, in un magico ritmo di esaltazione.

Le

tarsie, poi,

che

studiolo del

Duca

il

ammantano molte

porte e uno

se ne indicano autori segnata-

mente Francesco di Giorgio Martini, che tra il 1477 ed il 1499 ju varie Volte a servigio dei Montejeltro,
e Baccio Pontelli,
sit

quale esplic
il

la

ad Urbino
de* pi

jra

1479-82

propria operoritenersi

sono da
Varte

uno

considerevoli saggi che

italiana

vanti in tal ramo.


Estintasi
(t 1631)
la

con Francesco Maria


casa ducale,
il
il

II

della
in

Rovere
potere

Ducato pass

Palagio fu adibito a sede del suo governatore. Esso ebbe a subire danni non lievi
della S,
.

Sede ed

CONFOEDERATIONIS
.

IMPERATOR
ET
.

HANC
.

DOMUM
SU/E
.
.

FUNDAMENTIS
.

ERECTAM
BELLO
.

GLORI/E
.

POSTERITATI
.

EX/EDIFICAVIT
.

QUI

PLURIES
.

DEPUGNAVIT
.

SEXTES
.

SIGNA

CONTULIT
.

OCTIES
.

PROFLIGAVIT HOSTEM AUXIT EIUSDEM NEM


.
.

OMNIUMQUE
lUSTITIA
.

PRytLIORUM
.

VICTOR

DITIO.

CLEMENTIA
.

LIBERALITAS

ET

RELIGIO
"

PACE

VICTORIAS

ytQUARUNT

ORNARUNTQUE.

Federico, duca di Urbino,

conte di Montefeltro e di Castel Durante,

gonfaloniere della Santa Chiesa


italica,

Romana
posterit

e generalissimo della confederazione

edific questa casa,


il

eretta dalle
alla

fondamenta,

per

la

sua gloria e per

tramandare
pugn,
sei

proprio

nome

il

quale in guerra molte volte


e,

scese in
il

campo, otto debell

il

nemico,

vittorioso in ogni
la

comla
li-

battimento,

suo dominio accrebbe. In pace la giustizia,

clemenza,

beralit e la religione di lui uguagliarono e

adornarono

le

vittorie'.

per lavori di adattamento a bisogni ed a gusti non


regolati

da
il

nel 756

rispetto o da sentimento artistico, finch cardinal Gian Francesco Stoppani, dele-

gato apostolico, inizi un opera riparatrice, sovente

ed attraversata. Nel 1874, dopo Uassunzione a monumento nazionale promossa dagli sforzi del conte Pompeo Gherardi, presidente dell'Accademia Raffaello, si apr un nuovo periodo di attivit benefica, che si intensific con la creazione della Galleria Nazionale (192) e molto dovr durare.
interrotta

Nell'androne

le

camerette a destra erano destinate


lato si dispiega

alla guardia ducale.

Dal medesimo
ducale,

una

serie di vaste
il

aule riservate agli ospiti; ad esse era annesso

teatro

del quale non rimane traccia alcuna,

ed

il

giardino pensile, animato da una fontana circondata

da

aiuole, nel quale


je*

il

Duca Francesco Maria

I
il

(1490-

538)

costruire

un corridoio pensile per

disim-

pegno degli appartamenti. Le poche sale a sinistra dell'androne costituivano la Biblioteca, propiziata dalle Arti Liberali, dipinte da Giusto di Gand, delle quali quattro soltanto son note:
la

Dialettica e /'Astronomia nel

Museo Federico

Berlino, la

Musica

la

Retorica nella Galleria Na-

zionale di Londra. Vi eran conservati gran


oltre a

numero
e depre-

di manoscritti ebraici, arabici, greci, latini e volgari,

parecchi

libri

a stampa.

Manomessa

data nel 1502 da Cesare Borgia, venne poi parzialmente

Nel 1657 ju trasportata a Roma: alla Vaticana passarono i codici manoscritti; all' Alessandrina ed alla Chigi i libri a stampa. Fra i codici pi preziosi va ricordata la grande Bibbia ebraica mireintegrata.

niata

sullo

scorcio del secolo XIII,

della

quale

si

vede ad Urbino il Leggio in bronzo (Duomo), macoeva dell'arte renana, ambo presi da Federico a Volterra la Bibbia latina in due Volumi in folio, illustrata da miniature attribuite al Perugino ed al Pinturicchio ; il Dante in jolio adorno di settantatr mini eseguiti nel secolo XVI da maestri vari.
nijestazione
;

Sotto

il

portico di sinistra si aprono due ambienti.

crali

Vi saran trasportati i cippi ed i monumenti sepolche turbano V alta solitudine del cortile. I cippi vennero raccolti intorno al 1755 dal Cardinale Gian Francesco Stoppani : /, parte del piedistallo

per
:

la statua dell* imperatore

Commodo,

probadedi-

bilmente

cato a Tito Stazio:

proviene da S. Angelo in Vado; medesima provenienza;

II,

III,

ba-

samento della statua di Caio Cesidio che durante una carestia larg olio, pane e vino : dal conte di IV, dedicato ad Antonino Pio: stessa Carpegna V, sacro ai Mani di Caio Tirimpedio provenienza da S. Vito; VI, ai mani di Mansueta: Umbria di e
;
;

Lucio Eronio, con urceus e patera per libazioni: dal conte di Carpegna; VII, a Quinto Stazio: si trovava presso uno de* cantonali del Duomo, al pari del seguente Vili, a Caio Veridiano, che si adoper per la conduttura dell'acqua ad Urbino; IX, indecijra;

10

bile

virt

X, ricorda quattro donne onorate per la loro medesima provenienza del VII e dell' Vili ;

XI, ai

Mani
XII,

di Plozia Ernella: dalla chiesa di S.


ai

Eului

demia

Mani

di

Caio Cassio e della di


;

consorte: da Beljorte sull'Isauro


:

XIII, all'imperatore

Marco Antonio Gordiano da Macerata Feltria ; XIV, ara sacra ad Apollo per libazioni, con urceus
e patera;

XV,

a Caio Cesidio:
ai

Campo; XVI,

Mani

di Caio

da San Lorenzo in Veni Ev aristo : da

Macerata Feltria; XVII, a Tito Flavio: stessa provenienza del settimo; XVIII, ricordo di Libero di Paro, con urceus e patera. / monumenti sepolcrali jurono trasferiti nel Palagio l'anno 866 dalla chiesa di S. Francesco.

Rilevasi sopratutto

il

grande Mausoleo gotico

ta-

bernacolare del Conte Antonio (1403), sesto signore di Urbino, figliuolo di Federico Novello. - // tabernacolo
bijoro poggia

su

basamento a
ornati

triplice
tra
i

arcata
quali

centrata,
SI

animato

da

floreali,

rileva lo

stemma

dei Montejeltro.

Nell'interno
:

l'urna sormontata da

una specie

di catafalco

quella

ha nella faccia anteriore le mezze figure di Cristo emergente dal sarcofago tra la Vergine e S. Giovanni e nelle laterali le insegne feltresche e le iniziali del Conte Antonio, questa adorna di una cicogna, divenuta poi emblema di Federico.

Al principio del secolo XV risale anche la Lastra l'effigie di un Vescovo di Casa Santucci, supino, in sacri paramenti, le mani incrociate sul
tombale con
petto.

Il

Del Sepolcro di Agnese de' Prefetti di Vico, signori di Monte Dolce nelV Urbinate, che ju sposa di Antonio e madre di Guid* Antonio da Montefeltro (t 1416), si vede l'urna animata nel prospetto dalle mezze figure dell* Ecce Homo tra la Vergine e 5. Giovanni e nelle facce laterali da stemmi jeltreschi, A Domenico Rosselli (cenno a pag. 27) si deve
/'Urna di Calapatrissa Santucci (1478), eretta sopra

un basamento ornato da festoni assicurati a figure femminili deformate in Chimere la defunta esposta supina, il capo appoggiato alV origliere, le mani unite sul petto. Nel prospetto due putti alati reggono scudi stellati ed una targa che dice: CALAPATRISSyt OBEUXORI SANC PHISICI AUGUSTINI SANCTUCl^ QS ALIAS CHARITATEM INFILIOS GREGIAM EIUS FRASTEPHANO COLENDISS. ET MAIRI VIRTUTES ET PREPOS SEMPRONIENSIS SANC ALEXANDER TRI PHISICUS FRATRES - POSUERE SANC PIERPAULUS
:
. . .
.
| I

OBIERUT

SALUTIS

MCCCCLXXVIII.

La
un

duplice arcatura centrata,

con ornati

floreali,

rampante per stemma e, al sommo, un Cristo morto in grembo alla Vergine, tra la Maddalena e Giovanni quel che resta della Tomba del Conte Ugolino Bandi da Rimini (fine del secolo XV), ch'ebbe in feudo da Guidantonio il Castello di Petraia presso Gubbio. Al cortile monumentale ne succede un altro, incompleto e deturpato. Sembra che da questa banda la Mole Ducale dovesse esser prolungata e terminare in un temleone
pio rotondo.
12

Tav. IV.

'S.

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vmsmm-'rM
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Tav. V.

o M

OC

J <

2 E

La

scalea tagliata con

ed i gradini bassi e nobilmente ritmico.

monumentale grandiosit lunghi costringono ad un passo


negli
di

Le
della

pareti

sfavillano

sprazzi lussureggianti

fantasia

decorativa

Ambrogio Barocci da

Milano, giunto ad Urbino prima del 1479, autore del Portico di S. Michele a Murano e del Portico della Cattedrale di Spoleto, nella quale eresse anche
il

Monumento

Orsini.

Egli adorn,
le

oltre

la

scalea,

la

facciata lauranesca e

logge.

Sul primo ripiano domina lo stemma del

Duca

Federico, animato da fiere aquile, dalle insegne del comando a mo' di chiavi sovrastate dalla tiara

Gonfalonierato della Chiesa suoi emblemi: la granata che scoppia, lo struzzo,


per indicare
il

dai
l'or-

dine della Giarrettiera conferitogli nel 1474 da Edoar-

do IV d'Inghilterra, l'ordine dell'Ermellino assegnatogli da Ferdinando di Napoli nel medesimo anno, quando, cio, fu elevato da Sisto IV alla dignit ducale
e

insignito della

rosa d'oro

della carica di

generalissimo.
Il

ripiano seguente signoreggiato da un piccolo


dei Della Rovere, succeduti nella signoria di
ai Montefeltro,

stemma
Urbino

e pili

dalla statua di Fede-

rico duca,

che Federico Barocci disegn per volere di Francesco Maria II e Girolamo Campagna, scolaro

di

Jacopo Sansovino, modell circa

il

1606,

confeper-

rendole vivacit elegante di


sonalit vitale.

movimento ma non

Nelle logge che girano

tutt'

intorno, impostate sul

13

vennero incastrate (1756) le settantadue tavole avvivate da figurazioni di macchine da guerra o idrauliche, di navigli, armi ed arnesi militari, dietro disegni di Francesco di Giorgio Martini, che ornavano
cortile
I

dossali dei sedili sporgenti


ali.

ali* esterno

della jacciata

ad

La zona

superiore delle pareti reca murate

lapidi e sculture di svariata epoca,

ad opera del
la raccolta.

car~

dinaie Gian Francesco


nel 1747,
il

Stoppani,
per

venuto ad Urbino
Si
la

quale nel 755 accrebbe


e,

hanno

iscrizioni classiche

maggior parte,
territorio di

cristiane. Quelle

romane provengono dal

Urbino, dal piano d Valeria presso Acqualugna, da


Sarsina,

da Macerata Feltria, da Castelleone, da S, Angelo in Vado. Qualcuna di tali iscrizioni falsa. Si hanno anche rappresentazioni di simboli cristiani, alcune piccole are, qualche bassorilievo del secolo XVI Putti musicanti, parte di una cantoria;
:

S. Giorgio.

14

LE COLLEZIONI.
. .
.

((

non un palazzo,
si

palazzo esser pareva; e

una citt non solamente

ma

in

forma

di

di quello che

ordinariamente

usa,

come

vasi d'argento, appara-

menti di camere di ricchissimi drappi d'oro, di seta e d'altre cose simili, ma per ornamento vi aggiunse

una

infinit di statue antiche di

marmo

e di bronzo,

pitture

singularissime,

instrumenti
//

musici

d'ogni

sorte...))

(Castiglione,

Cortegiano).

Ora
raccolte

soltanto

qualche rarissima opera jra quelle


cura da Federico e dai suoi
collezioni che al presente
di

con

assidua

successori conservata nel Palagio.

La prima origine delle animano le aule fervide


quando, menti e
zioni
cio,
gli oggetti d'arte

ricordi

risale

al
i

1861,

vennero assegnati ad Urbino

monunelle
alla

appartenenti alle CorporaCollegiate

Religiose

ed
si

alle

soppresse

Marche, perch
Scuola di
belle

costituisse

un Museo annesso
all'Universit,

Arti,
poi,

collegata
in Istituto

che

Venne trasformata,
opere entrarono
in

autonomo. Poche

virt

di questa disposizione; la

13

maggior parte ju adunata merc


Nel 191 2y come
si

la

tenace operosit

dei Preposti alV Istituto di Belle Arti^


ricordato,

venne eretta
i

la

Galleria Nazionale delle Marche. Si diede in seguito


assetto giuridico all'Ente, legalizzando
l'Istituto,

depositi del-

e quelli

compreso quello della collezione Mauruzi, dal Comune fatti all'Istituto; si promossero
si

nuovi depositi,

effettuarono acquisti notevoli.


tre sezioni

La

presente ripartizione delle opere in

venne compiuta nel 1918, in occasione del grande ampliamento della Galleria che, mentre in origine aveva otto sale d'esposizione, senza contare il salone del trono, le due cappelline e lo studiolo, ne vanta
ora trentuna e di altre in corso l'apertura.

16

Tav. VI.

Maioliche di fabbriche

^K^ iT^'^ai ^"^ " "

te
]
kdH

KilttL
Arazzo fiammingo
del secolo

XV.

Tav. VII.

MUSEO.
Si
fino al
inizia

con
si
il

la

solenne aula, detta del trono giacch


nicchione
su

1914

notava in essa un

gradini in

cui

dominava

simulacro statuario di Clemente XI, ora train lunghezza,

sferito in

Duomo. Quest'aula misura m. 35


18 in altezza.

m.

5 in larghezza, m.
di

adorna di cassoni

ducali e di trofei

armi acquistate nel

1919: alabarde,

ronconi, aste da bandiera, spade, scudi, elmi, carabine, pistole,

pugnali, corazze, frecce, guamimenti

da

sella,

opere

che vEuino dal


la

XV

al

XVIII

secolo.

due camini lungo

parete delle finestre e l'edicola appaiono evidentemente

trasportati

da

altri

ambienti. Si devono a

Domenico
esilio.

Rosselli.

destra

si

svolge l'ala denominata del Magnifico perch

ospit Giuliano

de Medici durante

il

suo

Era

desti-

nata alle principesse.

Vi

si

tennero le
".

liete

dotte

radu-

nanze evocate nel

"

Cortigiano

La

decorazione viene asFerrucci


di

segnata quasi interamente a Francesco di Simone

(t 1493), autore del


fiorentino,

S^onumenlo Oliva
a

e Trinci
in
in

Montedi

di quelli

Barbara

Manfredi

S.

Biagio

Forl

ed a Sigismondo Pandolfo Malatesta

S. Francesco
si

di Rimini.

Nel

portale di comunicazione col salone

vuol

17

vedere
catosi

la

mano

di

Gian Cristoforo Romano (f 1512),


principio del secolo

re-

ad Urbino
della

sul

XVI;

il

maestro
di

famoso

^orta del T^aradiso


di

nel Palazzo

Ducale

Mantova e del cM^ausoleo


Certosa di Pavia.

Gian Giacomo Visconti nella

SECONDA SALA.
SCUOLA FIAMMINGA DEL SECOLO
Arazzi.
XVII.

Sei rappresentano paesaggi popolati da animali,


lotta
gli

generalmente in

uni contro

gli

altri,

ed

il

set-

timo due uomini, l'uno in tunica turchina,


nica
parti
rossa,

l'altro

in tu-

con turbanti

rossi

scudi.

Alcuni hanno
1.50/2.05;

rammendate. (Da

destra:

3.77/3.50;

3.25/3.40; 5.20 3.45; 2.75/2.10; 1.12/1.85; 1.73/0.98).

Nel palagio era ammira tissima


la

la

serie di

arazzi

con

Storia di
"

Troia, tessuta

da

artefici

italiani
"

fiam-

minghi,

a oro e seta mescolata collo stame

e che cost

diecimila ducati.

SECOLI XVI-XVII.
Cassoni
(m.
italiani.

notevole sopratutto

quello intarsiato
nella tripartita
fra

2.06X1, 10X0.83), che rappresenta


anteriore
nelle

faccia

una prospettiva architettonica


facce
(pr.
laterali

due
le

fontane e
sigle

festoni

nastri

con

G. B. A.

sec.

XVI).

ARTE DEL NORD


Cofano nuziale.

ITALIA, PRINCIPIO

DEL SECOLO XV.

La

parte anteriore, in pastiglia rilevata

e dorata, adorna delle figurazioni di Lucrezia in atto

18

di trafiggersi e della Cacciata di

Tarquinio ;

agli estrerai

due

cavalieri recano gli

stemmi degli sposi

rampante, uno scudo crocesegnato con


tificati,

stella

un
quello

leone
idendei

senza

fondamento,

il

primo

per

Brancaleoni,
sionei.

l'altro

per quello degli Alidosi o dei Pas-

stato
"

avvicinato al cassone del


di

"

South Kensington

Museum
lo

Londra che porta

il

numero 7898.
la

Proviene dalla locale Congreg2izione di Carit,


cedette nel

quale

1915; m. 1.85X0. 57X0.60.

Strumenti musicali,

Tiorba italiana del sec.


del sec.

XVI, due
Irancese

chitarre spagnuole

XVII, un

salterio

del sec.

XVill.

MAIOLICHE.
Sono
per
la

distribuite in varie
alle

sale

del

Museo. Appartengono
di

maggior parte

fabbriche

Urbino,

Pesaro e

Castelli.

URBINO

Giovanni

Le prime notizie risalgono al 1477. Nel 1491 di Domino Carducci e Francesco Carducci
il

eseguivano
Sul

pavimento della Cappella


del

dell'

Episcopio.

principio

secolo

XVI

si

rileva
si

Francesco

Xanto
tizie

Avelli, nato a
il

Rovigo e del quale

hanno noun decoro


inspirate
oltre

fra

1528 e

il

1541. Segu da prima Nicola da

Urbino, poi sent anche Mastro Giorgio.

Da
scene

puramente ornamentale pass a


alle

trattare

opere di Raffaello, di Marcantonio Raimondi,


ai
cicli

che

mitologici.

L'intonazione,

in

sul

principio

giallo-avorio,

divenne in seguito giallo verde pallido, poi


e turchino e
s*

vari in

rosso

anim
Gli

di riflessi metallici.

Si hanno opere a Milano


Correr), ecc.
l'altro, la

(Brera),

a Venezia
si

(Museo
fra

Fu anche

poeta.

attribuisce,

coppa del Museo Urbinate adorna della


affermarono pure

figura

di Giuditta.

Assai notevoli
Pellipario,

si

Fontana: Niccol

1547;
il

Guido,

soprannominato

Fontana

donde venne
figliuoli

nome

alla famiglia*
si

stabilitosi

ad Ur1571

bino nel 1520 e la cui operosit


i

prolung oltre

il

di costui,

Orazio (t 1571)

protetto

da Gui-

dobaldo di Urbino e da Emanuele Filiberto di Savoia

cui
Maria

si

devono
della

vasi medicinali donati


alla

da Francesco

II

Rovere

Santa Casa di Loreto


figliuolo

e
la-

Nicola (t 1576); Flaminio,

di Nicola,
1

che
;

vor a Firenze, ove mor probabilmente nel


millo,

605

Ca-

che pass nel

567 a Ferrara per

dirigervi la fab-

brica di maioliche.

Van

segnalati anche

Patanazzi: Alfonso, che lavor

intomo alla fine del secolo


cessivo, e

XVI

ed

al principio

del suc-

Vincenzo, nato nel 1608.

Una superba collezione di ceramiche urbinati si vede nel Civico Museo di Pesaro. Nella raccolta della Galleria

di

Urbino

si

rileva sopratutto

la

grande
il

maiolica

rappresentante S. Crescentino
colo

che

uccide
citt

drago (se-

XVII)

in

un vasto paese, con


1.11

nello sfondo:

dono Staccoli Castracane; m.

1.05.

Pesaro.

documenti

iniziali
i

rimontano all'ultimo tren-

tennio del secolo

XV, ma

migliori sono quelli della se-

20

Tav. Vili.

tav. IX.

conda met del secolo


la

produzione

XVI. Nei secoli XVII e XVIll continua. Van ricordati parecchi maestri:
il

Gerolamo Lanfranco ed

figliuolo

Giacomo

Bernar-

dino; Gagliardino; Rinaldo;

Baldassarre;

Terenzio di

Matteo; Raffaele del Colle; Battista Franco.

La

raccolta pi copiosa

ed

eletta quella del

Museo

Civico di Pesaro.

Castelli,

nel teramano, fu

il

maggior focolare della cerasi

mica abruzzeze. La quale

ricollega

alla

faentina es-

senzialmente, pur essendosi giovata delle esperienze dei


maestri di Pesaro, di Urbino e dei Della Robbia.

La prima
sale al

notizia relativa alla ceramica


il

castellana

ri-

1484;

primo

saggio

noto

un mattone di

Tito Pompei, firmato, nel

Museo

Artistico Industriale di

Roma

al

1516;
1

la
Il

prima fabbrica venne aperta anperiodo di maggior rigoglio e di


i

teriormente al

540.

maggiore personalit della produzione comprende


coli

se-

XVII

XVIli.
di artisti:
i

Dominano due gruppi

Grue ed

Gentili
quali
si

costoro
ricollega

discendono, in genere, dai primi,

ai

anche Gesualdo

Fuina (1755-1872). Questi,

valendosi delle innovazioni apportale nelle fabbriche di


Strasburgo, di Marsiglia, ecc., applic
alla

lavorazione

delle ceramiche alcuni de* principi propri della porcellana,

ampliando

la

direttiva tracciata dal suo

maesto Sa-

verio Grue.

La
stelli

pi ricca collezione italiana di maioliche


si

di

Ca-

vede nel Museo


si

di S.

Martino a Napoli.

Di

Castelli

hanno pi
21

di cinquanta pezzi, parecchi

firmati

GENTILI F. Notevoli
scene

sopratutti risaltano quelli

che

rappresentano
avvivati

pastorali

o che rievocano marine,

da belle

tonalit giallo-verdine,
cieli.

con

note liete

di turchino e chiare profondit di

Degli esemplari appartenenti


segnalati:
il

ad

altre

fabbriche van

piatto rappresentante

un Trasporto funebre,

con
i

la

segnatura: F. M.

DOIZ

FIAMINGO
il

FECIT;

tutti

prodotti primitivi, e segnatamente

piatto faentino (se-

colo

XV)

a note gialle e bleu nel bordo, con nel centro

fra richiami floreali

un uccello

definito a note piatte di

bleu e di giallo scuro sopra un piano di posa bleu-verde;


il

mezzo

piatto di

Gubbio, datato
la

534, raffigurante Ve-

nere e Marte colti in fallo;


(Firenze, sec.
iridato d'oro

Bombola da farmacia
fogliame verde- chiaro

XVI),

rivestita

di

su fondo bianco
iniziali

con stemma animato da


;

un gallo e dalle

A. G.

pezzi di Deruta,

Ca-

faggiolo, Casteldurante.

Le

maioliche primitive sono state acquistate nel 1915,


nel

le altre

191 9. Quelle castellane e qualche altra pro-

vengono dalla Collezione Mauruzi.

TERZA SALA.
ARTE BIZANTINA DEL SECOLO
Stauroteca.
XII-XIII.

Cassetta che vuoisi contenga reliquie del legno


il

cui fu confitto

Nazareno, disposte a mo' di croce a dop-

pio braccio e rivestite in parte di lamine di argento dorato,

animate da figurazioni a

niello, rappresentanti

nella

parte inferiore dell'asta

verticale una Orante (la Chiesa?)

22

fra

due

angeli,

mezze
Vergine,

figure;
il

al

sommo un
e

angelo,

nelle traverse la

f^attista

due

teste

del

Salvatore.

La
in cui

croce e contornata da due lamine d'argento dorato


son ricavate a sbalzo, in basso con le figure di

Costanlino e di Elena, indicate da due scritte verticali,


in

alto

due mezze
si

figure di angeli.
girari
floreali,

Nel bordo,

in

rame

dorato,
gelici,

svolgono

risaltano simboli evan-

angeli con scettro e globo.

tradizione che le reliquie fossero inviate

da Elena

al

figliuolo

Costantino in Costantinopoli e che da Costan-

tinopoli,

non molto dopo


al

la

morte

dell'imperatore, tra-

smigrassero

Monastero di S. Michele a
Sullo scorcio del
al

modo

maraviglioso.

sec.

Murano in XVIIl pas-

sarono nel Monastero di S. Gregorio


in quello di S.

Celio e nel 1823

Croce all'Avellana (Pergola), donde venricollega iconograficamente a quelli della

nero alla Galleria Nazionale delle Marche.


11

filaterio

si

Santa Cappella di Parigi (distrutto nel 1793), di Gran,


dell'Imperatrice
nezia,

Maria
di

nel

Tesoro di San Marco a Ve,

di Brescia,

Nonantola, ed

rispetto

ad

essi

e ad

altri

esemplari analoghi, una edizione elaborata, orga-

nata e semplificata con vigoroso magistero (m. 0.48X0,20).

ARTE BIZANTINA DEL PRINCIPIO DEL SECOLO XV.


Vessillo novale.

Sopra un drappo serico di color pursi

pureo ricamato

in seta e oro

rileva nel

mezzo, con

bril-

lante sentimento decorativo,

V Arcangelo Michele, dalle

grandi

ali

spiegate, in tunica e calzari rossi avvivati d'oro,


la

con nella destra

spada

rivestita di perle, nella sinistra

23

il

fodero di essa

a manca

Emanuele Paleologo, genuornati aurei.

flesso,

in tunica viola e
si

manto rosso ad

Neirincorniciamento

dispiega una lunga iscrizione in

greco, a caratteri dorati, che traduce la invocazione con la

quale

il

Paleologo, per debellare popoli nemici, implora

la

protezione dell'Arcangelo, che benevolmente lo affida, co-

me

appare dalla

scritta

segnata sotto

l'ala

destra di

lui.

Emanuele Paleologo
non successe
al

fu figliuolo naturale di

Giovanni
1391,

Paleologo, imperatore dei Greci dal

1373

al

ma

genitore nell'impero, cui ascese invece

l'erede legittimo,

nomato anch'egli Emanuele Paleologo


il

(1391-1425). Questi prepose


flotta,

fratello al

comando

della

ma

ingelosito dal plauso suscitato dalla vittoria nariportata sui Turchi,


ai di

vale di Piate (Troade) da quello

verosimilmente intorno
lui

al

1411, lo costrinse insieme

figliuoli

in carcere,

ove

lo tenne lunghi anni, se pure


vita.

non
Il

fino al

tramonto di sua

vessillo quindi

uno degli estremi e pi


mari
e,

fulgenti segni

della potenza greca sui

insieme, un prezioso ci-

melio, che
in
al

si

ricollega iconograficamente alle miniature, e


al

ispecial

modo

Rotolo di Giosu (secolo V-VI) e


(976-1025), ambo
gli

Menologio
i

di Basile II
tutti

alla

Vati-

cana,

quali offrono

elementi della figureizione.

Dal Monastero di S. Croce a Fonte Avellana (Pergola), m. 0.75X0.75.

ARTE ITALIANA DELLA MET DEL SECOLO XV.


L'Arcangelo Gabriele
m.
1919.
24
e

l'Annunciata.

Statue in legno;

1.05X0.60X0.40.

Dalla

Chiesa

Madre

di

Ro-

tella,

QUARTA
Vaga
tresca e

SALA.
della
volta,

la

decorazione in stucco

delimitata
fel-

da un incorniciamento rettangolare animato dall'aquila


da quattro gemetti
si

tra nastri svolazzanti,

con feston-

cini sui quali

ergono

putti musicanti e

donde pendono mea


girari

daglioni floreali racchiudenti figure.


Il

camino

rivestito di

rigogliosa vegetazione,

flessuosi

ed eleganti.
Cristoforo
la

Di Gian

Romano

si

ritiene

il

portale di

comu-

nicazione con

sala seguente.
-

ARTE ITALIANA ROMANICA OPERE


/ dodici
apostoli,
in

DEI SECOLI
(m.

XIII e

XIV.
e

due

bassorilievi

0.32X0.57

0.32X0.55).

Madonna

col

Bambino,

in

un'edicola (m. 0.32X0.53).


di S.

Provengono dalla Porta

Maria presso

le

Mura.

Assunta, entro una mandorla sorretta da quatto angeli (metri

0.70X0.45).
Tutte queste sculture presentano traccie di colorazione.

DOMENICO ROSSELLI.
1497
e.)

Domenico

di

Giovanni detto Rotscllo (1439-

maestro di modesta personalit,


gentile
in

ma
la

che seppe trasfondere


dei

nelle sue opere la

fresca eleganza

toscana

Rinascimento.

Lavor da prima

Toscana, poi dedic


di

sua attivit alle Marche.

A
nel
si

Pesaro oper nel

Palazzo

Costanza

Sforza,

Fossombrone

in

Duomo

{Ancona, 1480; Monumento a Francesco Mercatello, 1483) e

Palazzo Lolli (1494). Sue figurazioni della

Madonna
Londra,

col

Bambino

vedono

nel

South

Kensington

Museum
gli
si

di

nel

Museo

di

Crefcld (Prussia), nella Collezione

Kaufmann
deve
alla

di Berlino.
la

Nel Palazzo Ducale


della sala degli angeli;

di
i

Urbino

leggiadra

deeorazione

camini addossati
al

parete con finestre e Tedi Calapatrissa Santucci.

dicola della sala del trono; oltre

Monumento

25

Madonna
tre

col

^ambino,

Sotto una arcata

la

quarti

di figura, seduta verso sinistra, col

Madonna, Bambino in

grembo, adorato da quattro angeli. In


dello Spirito Santo e l'Eterno, di cui
le
si

alto

la

Colomba
al

scorgono soltanto

mani protese. Due


l

testine

angeliche occhieggiano

di

dell'arco.

Marmo; m. 1.20X0.83.
all'incirca

Altre

Madonne
la

coeve:
figura

Edicola con

Vergine a mezza

che sorregge

il

Bam-

bino, mentre dalle arcate laterali escono angeli.


di colorazione in verde.

Tracce

Pietra; m.

1.24X0.78.
terzi,

Eletta e dolce figura di Vergine, a

due

assisa

ri-

volta lievemente verso sinistra, col Divino sulle ginocchia.

Nel fondo sono dipinte

tre testine angeliche.

Vestigia di

colorazione in rosso e oro. Stucco; m.

1.00X0.72.

cTl^adonna col
angeliche.

^ambino
Legno

e S.

Giovannino.

Tre

testine

colorato; m.

0.69X0,49.

Vergine,
in

in

veste rossa e

manto

turchino, seduta, col

Bimbo

grembo; due
DI

testine angeliche. Stucco;

m. 0.76X0.57.

AGOSTINO

DUCCIO

(1418-1481).

La

sua arte tutta materiata


di spiriti or-

di squisita personalit, sensuale e raffinata,

ardente e ricca

namentali, segnatamente nel gioco delle vestimenta, nell'ondulamento molle


e nervoso delle capellature, nel tormentato disegno dei contorni. Presenta

considerevoli affinit spirituali con Sandro Botticelli.


Il

pi insigne

documento

dell'attivit

sua

la

facciata di 5.

Bernar-

dino a Perugia (1456-1461), in cui l'organismo architettonico deliziosa-

mente soffocato da una preziosa


Anteriori sono
i

fioritura

decorativa.
di

lavori condotti
si

nel

Tempio Malatestiano
le

Rimini.

Manifestazioni cospicue
rugia:
nel

affermano anche

sculture conservate a

Penella

Duomo,

in

S.

Domenico,

nel

Museo

dell'Universit,

26

Civica Pinacoteca, oltre


geli del

la

tavola con la
del

Madonna

il

Bambino ed An-

Museo dell'Opera

Duomo

di Firenze.

Testa muliebre.

Testa marmorea, probabilmente

di

donna, da

sui s'esprime

una delicata

grizia sensitiva.

MaAp-

partiene alla Collezione Mauruzi; m.

0.22X0.15.

ARTE FIORENTINA
Il

SECOLO XV.

S. Giovanni Battista.

Mezzo

busto, rivolto verso destra.


Il

fresco volto ricciuto atteggiato a stupore.


:

marmo

trattato con bella sensibilit

tutto

palpita e vive.

Attribuito a Donatello, a Desiderio da Settignano, al

Verrocchio. Di Donatello richiama segnatamente

l'

Uz-

zano del Bargello ed


a Berlino.
chio.

il 5. Giovanni del Museo Federico Ancor pi evidenti sono i rapporti col VerrocMarmo; m. 0.45X0.47. Dalla Collezione Mauruzi.

ARTE FIORENTINA
!T)usto di

SECOLO XV.
Volge
in basso, verso destra,
il

bambino.

capo

inanellato di riccioli, atteggiando la bocca al soitso. Sul

petto ha un ricco drappo. Offre riferimenti alle opere di

Antonio Rossellino. Marmo; m. 0.35X0.22, Dalla Collezione Mauruzi.

ARTE ITALIANA
S. Sebastiano.

SECOLO XV.

legato ad un tronco d'albero, flagellato

da

frecce.

Pietra; m.

0.26X0.16.
Oper
sort
i

FEDERICO BRANDANI.
Marche. Fu scolaro
di

intorno
natali,

alla

met
altri

del

secolo

XVI.

ad Urbino sopratutto, ove

ed

in

luoghi limitrofi delle


il

Giovan Maria Mariani;

senti

fascino dell'arte

del Correggio. Protetto dai Duchi, ebbe

modo

di affermare nel

Palagio

27

Ducale
fitto

le

sue attitudini di plasticatore rigoglioso ed

elegante

nel sof-

dalla sala del

Re

d'Inghilterra,

nella volta della Cappellina

che

si

apre innmzi allo studiolo intarsiato, in alcune aule

del

secondo piano.
:

Ad
e

Urbino

si

hanno
il

altre manifestazioni delia sua attivit


;

nell'Oratorio

di S.

Giuseppe

Presepe

in S.

Caterina

il

MaTtirio di S. Caterina

due medaglioni. Lavor anche

nella

Residenza Ducale di Fossombrone,


Baviera e
nella

nel Palagio

Brancaleoni a Fole Piobbico, nel Palagio

Cappella del Cardinale Giulio della Rovere a Senigallia.

Dieci frammenti

in

istucco,

parte del

soffitto di

una sala del


di

secondo piano del Palagio, eseguito

al

tempo

Gui-

dobaldo

II.

(Da

destra:

m.

0.80/0.90; 0.80/0.90;

0.50/0.65;

1.05/0.82; 0.55/0.78; 0.40/0.55; 1.00; 1.20; 0.35/0.26;


0.40/0,72).
7Voi;e terrecotte rappresentanti

generalmente

santi.

Provengono

dalla Collezione Mauruzi.

(Da

destra:

m.

0.74/0.53;

0.38/0.24;

0.55/0.46;

0.410.49; 0.52/0.38; 0.38 0.63; 0.28/0.24).

QUINTA SALA.
ARTE ITALIANA DEL SECOLO XV,
Credenza.

Campane.

Acquistata nel 1919.

Presentano

il

sostegno a mo' di anello, cui

si

La maggiore ha l'iscrizione intomo al giro superiore: MCCCC-LIIII MENTE SCTA SPONTAla minore NEA HONORE DEO PATER LIBERATIONE Di nell'anelo infeiiore MCCCLXI- N VIVENCIUS.
innestano sei anse.

questo fonditore nota un'altra campana, filmata e da28

Tav. X.

Federico BraNDANI

Particolare di un soffitto.

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Particolare del (regio del camino di una sala.

Tav. XI.

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tata

1341, nella Parrocchiale di S. Stefano in

Acqua-

viva (Sassocorvaro).

Entrambe provengono da Ripe, co-

mune

di Montelabate.

ARTE ITALIANA DEL SECOLO XV.


5e//e cassettine intagliate.

Saggi di pirografia

in

legno,

con ornati
le
stoffe

bestiari inclusi in girari richiamanti sopratutto

orientali.

Provengono dal Convento


Acquistate nel
1914.

di

San Nicola a

Cagli.

ARTE ITALIANA DEL PERIODO BAROCCO.


Canterano
nel

cuscinetti

incorniciati

da rombi. Acquistato

1917.

M. 1.52x1; 10X0.66.
XVI.

ARTE ITALIANA DEL SECOLO


Testa giovanile.

Terracotta

robbiana;

m. 0.30

0.25.

Dalla Collezione Mauruzi.

ARTE ITALIANA DEL SECOLO


Credenza; m. 1.60

XVII.

1.36

X 0.72.

Acquistata

nel 1919.

SECOLO XV.
Savonarola
chia di
italiana.

Acquistata nel

1918 dalia Parroc-

Val San Martino

e Mistrano (Camerino).

SECOLO XV-XVI.
Ferri italiani da cialde (quattro).

Acquistati

nel

1918.

ARTE ITALIANA DEL SECOLO XV.


Cassa gotica.

Acquistata nel

1915.

M. 1.33X0.55X0.62.

29

ARTE ITALIANA DEL PRINCIPIO DEL SECOLO XV.


Frammento
quadrati
della P.
di porta della

Casa

degli Odasi, a scomparti

con ornati
I.

goticizzanti.

Acquistata dal

Ministero

nel

1915. Legno; m.

1.60X0.60.

SESTA SALA.
TIMOTEO DELLA
del Francia
"

VITE.

si

"Il pi gentile ed intelligente fra gli allievi


artista

stato definito questo


la
1

di

modesta

ala,

le cui

opere

seducono per

candida freschezza soave onde son

soffuse.

Nato

tra

il

469-70,

educ principalmente
1

nella bottega del Francia tardi


si

a Bologna, ove trovavasi nel

490. Circa cinque anni pi

stabil

ad Urbino, donde
a completare
iniziato
il

si

assent raramente.

molto quivi oper. Collabor

ciclo delle

Muse
artisti

(ora nella Galleria Corsini di Firenze),


di

da Giovanni Santi e da Evangelista


della

Pian di Meleto.

Con
stato
citt

la ai le

disinvoltura propria degli


servigi della

Rinascita,
1

dopo

di essere

Corte Ducale, dipinse nel

504

sulle

porte

della

armi dell'usurpatore Cesare Borgia. Quasi contemporaneamente lavor ad

una

delle
e

maggiori sue opere,

la

Pala con

S.S. Vescovi
e

Tomaso Ca-

sauriense

Martino adorati dal Duca Gudohaldo

dall'Arcivescovo

Giampietro Arrivahene, committente, gi nella Cattedrale Urbinate, ora


nella Galleria.

L'anno

508,

in

cui

venne

eletto Priore della Magistratura Urbinate,

esegu la vaga

Maddalena,

gi nel

Duomo
gli

di Urbino, al presente nella

Pinacoteca di Bologna. Si adoper per


in

archi trionfali che

si

eressero
al

occasione dell'ingresso (1509-10) di Eleonora


I.

Gonzaga,

consorte

Duca Francesco Maria


Tra
gelista
la
il

1518-20

attese a parecchie opere, in collaborazione


la
il

con Evane per

di

Pian di Meleto, per

Confraternita del Corpus

Domini

Chiesa di S. Antonio. Mor

10 ottobre 1523.

Vetrata

istoriata.

suddivisa in quattro scomparti. Nei

due

superiori V Arcangelo Gabriele e

Maria, a due

terzi

30

di figura

in quelli sottostanti

due

putti

reggistemma. Note

di turchino intenso,

di giallo oro,

di

verde chiaro e di

rosso cupo. Proviene dal

Monastero della Torre presso

Urbino.

M. 2.23X1.31.

SETTIMA SALA.
FEDERICO BRANDANI.
Soffitto.

altri

Presenta cinque riquadri:

in

quello

centrale

figurato

un solenne Convito, con

bell'effetto prospettico;

negli
salto

una Battaglia Navale, una Cena sontuosa, V Ascitt,


il

ad una

Diroccamento delle mura di una


disegnano quattro conchiglie.

citt; negli angoli

si

l'opera migliore del Brandani, intesa con brillante

sentimento decorativo.

Trasportato dal Palazzo Corboli di Urbino e adattato


dal prof.

Diomede

Catalucci.

Reca

segni di un altro

trasferimento.

Acquistato nel

1918.

M. 4.33X5.80.

GALLERIA

OTTAVA
Da
La
putti

SALA.

questa banda
sala

si

spiegava l'appartamento del Duca.


la teoria di
la

denominata " degli Angeli " per


gaiamente nel fregio
del

folleggianti

camino,

cui

opulenta vaga decorazione, rilevata in oro e azzurro d'oltre-

mare, devesi a

Domenico

Rosselli,

al

pari

di

quella

dei

31

portali.

Nel
tarsie

fregio del portale


il

che d accesso
il

alla

Sala del

Trono e

figurato

Duca Federico ed
le
i

figliuolo

Guidobaldo.

Le

che ornano

cinque porte rappresentano Apollo


Trionfi, oltre a figure di ar-

e Minerva, le Arti Liberali ed

migeri, fontane, prospettive, strumenti musicali, emblemi.

ALLEGRETTO
ai

NUZl.
si si

Con

questo maestro,

che guard
tratti

vivamente

senesi,

ma

giov anche di elementi fiorentini

segnatamente da

Bernardo Daddi,
pinti

afferma la scuola pittorica fabrianese.


costante alla grazia,

Ne'

suoi

di-

risplende

un'aspirazione

ardente sentimento,

vivace visione coloristica, brillante vaghezza ornamentale.

Oper
Nel
si

nella

seconda met del secolo


il

XIV, chiudendo
il

la

vita

a Fa-

briano, suo luogo natio, tra


1

26 settembre 1373 ed
all'arte dei pittori

28 settembre 1374.
in

346 veniva immatricolato


si

Firenze.

torto

suppose che

trattasse
si

di

un maestro

distinto

dal

fabrianese, scolaro

dell'

Orcagna, cui

potessero assegnare sette dipinti tra Firenze e Fiesole,

oltre

ad un

Trittico della Pinacoteca Vaticana.

Le

pi importanti opere del Nuzi


di
la

van

ritenute

quelle
della

esposte

nella
il

Civica Pinacoteca
Polittico
di Apiro,

Fabriano,

il

Trittico

(1365)

Vaticana,

Madonna

col

Bambino (1366)
al Ghissi,
il

della

Raccolta

Comunale
della

di Sanseverino,

un tempo assegnata

Trittico

(1369)

Biblioteca di Macerata, quasi tutte firmate.

Madonna
risvolti

col

^ambino.

Fondo

dorato.

La
assisa

Vergine,

coperta di tunica rosso vivo e


gialli,

manto turchino scuro a


aurei,

ambo

a fiorami

sopra

un

trono colorito in verde e adorno di

un drappo bianco
sorregge con
la

ad

ornati rossi, turchini e dorati:


il

ella

sinistra

Bambino,
dorata,

ritto,

che indossa tunica celeste e


accarezza

sopratunica
guancia.

le

con

la

sinistra

la

Le

carni son preparate

largamente

in

verde e mo-

dellate con accese velature rosee.

32

Segnatura: (H) OC.


NUTII
-

OPUS

PINXIT

ALECRITTUS
l'ultima

DE

FABRIANO

M. CCC. LXXII.

opera

nota dell'artista.

Le

figure erano intagliate isolatamente.

Tavola cuspidata; m. 1,67

X 0,96.
la
la

Acquistata nel 1914.


il

GIULIANO DA

RIMINI.

Svolse

sua attivit durante

primo cin1

quantennio del secolo

XIV, che

morte

lo

colse

nel

marzo

346.

Nella collezione Gardner a Boston

una sua tavola proveniente da


la

Urbania, firmata e datata 1307, rappresentante


bino e otto Santi. Analoga
la
la

Madonna

col

Bam-

tavola di S.

Maria

a Cesi che raffigura


e fiancheggiata

Madonna
Ebbe

in

trono col

Bambino adorata dal donatore


in duplice

da

dieci santi e

due angeli,

zona sovrapposta.
di

parte nella decorazione di S.


il

Maria

Pomposa, segnatamente
al

per quel che riguarda


affreschi di S.

Refettorio.

Forse collabor anche

ciclo

di

Maria
al

in

Porto Fuori a Ravenna.


artisti

Appartiene
di Giotto.

gruppo di

che
la

si

form a Rimini
bizantina

sulle
si

tracce

Nelle sue opere,


avvivata dai

infatti,

tradizione

afferma

ancora,

ma

riflessi

della

monumentalit

e della

sensibilit

delicata e profonda che splende nei dipinti del grande fiorentino.

'trittico.

Fondo

dorato.

Nello
Il

scomparto

mediano
seggono

V Incoronazione della Vergine.


vesti

Cristo e
striate

Maria indossano
e

rosse e verdi riccamente

d'oro

sopra un trono ornato da un drappo. Nei pannelli laterali

due sante

martiri, in vesti
gli

bianche e rosse, e nelle


sportelli tondi

cuspidi busti di santi. Fra


angelici.

con busti

Tavola; m.

.40

1.38.

SCUOLA SENESE DEL SECOLO


Crocifissione.

XIV.
-

Fondo
la

dorato.

sinistra della

croce, in

primo piano,

Vergine

sorretta dalle

Marie e da Giofolla

vanni; dietro due cavalieri; a

destra

di armigeri.

33

Tonalit verdi, gialle e rosse, generalmente.


presenta

La

cuspide

V Annunciata.
fine,

Opera

sensitiva, calda nel colorito.


;

Tavola frammentaria

m.

.02

X 0.5
Fu
il

GIOVANNI BARONZIO DA
l'arte

RIMINI.
l

maggior assertore

del-

di Giotto nelle

Romagne.

legami con
nelle

le

tradizioni bizantine ap-

paiono quasi interamente troncati


sentimento, varia
stica
si

sue

opere

he,

per

fervore di
figure,

individualit

ed

elegante

compostezza di

pla-

grandiosit di forme sinteticamente rese, nobili ricerche naturalistiche,

affermano manifestazioni

altamente

significative

nell'arte

della prima

met del secolo XIV.

Di

lui

si

hanno due

dipinti firmati e datati:


il

il

Croc(/?550 di S.

Fran-

cesco a Mercatello (1344) ed

Polittico della Galleria Urbinate (1345).

La

sua tomba ricordata nel


In virt

1362.
si

di assonanze stilistiche gli

ascrivono un Polittico in S. Fran-

cesco a Mercatello;

una

Crocifissione nella

Pinacoteca Vaticana;

una

Adorazione de'

Mage

un Abluzione del neonato Gca


i

nella Collezione

Hubert Sarry

Highnan Court;

dipinti della

Pinacoteca di

Monaco
le

contrassegnati dai numeri


finale,
Crocifissione,
;

979
26

980 (Lavanda

de' piedi e Giudizio

Andata

al Calvario e 5. Francesco che riceve


della Galleria dell'Accademia di
il

stimmate)
illustrante

la

tavoletta n.

Venezia

cinque momenti della Passione di Ges e


di S.

Giudizio finale,
altri

alcuni affreschi a Tolentino, nel Cappellone

Nicola,

a Ra-

venna

in

S.

Maria

in

Porto

fuori.

Polittico.

la

Nel mezzo

la

(Madonna
alle

col

^ambino,

fian-

cheggiata da due Angeli, da S. Luigi di Tolosa e da


S. Francesco
d'Assisi;

estremit

l'Adorazione
la

dei
di
le

Magi,
Ges.
sei

Circoncisione, V

Ultima Cena,

Cattura

La cuspide

centrale presenta la

Crocifissione,

laterali

Gabriele e V Annunciata, S. Agostino, S. Qio5. Pietro (la penultima vuota);


i

vanri Battista,

Santi

a mezza

figura,

l'Angelo e l'Eletta a
34

figura

intera.

Predominano
giallo su

tonalit

rosa

chiaro,

verde smeraldo,

fondo aurato.

Segnatura:

CLEMTIS PP.
ARIMINO....

ANNO DNI MILLE CCCXL QUINTO TPE DNI OC OPUS FECIT IOANNES BARONTIUS DE
:

l'opera massima del Baronzio

la figurazione della
spiriti

Vergine col Bambino e intesa con audaci


ardente
passionalit

novatori;

freme

nella

Crocifissione; spigliata
cTiCagi

vena narrativa nella Adorazione de'


concisione e
tistico

e nella Cirar-

da ogni parte

si

esprime un sentimento

materiato di ardore e di grazia.

di

Dal Refettorio del Convento dei Minori Conventuali Macerata Feltria. Tavola; m. 1.43X2.21.

ARTE MARCHIGIANA DEL SECOLO XV.


Crocifissione.

Affresco frammentario.

Fondo
linee.

turchino cupo

scompartito in quadrati
croce, dalla
Cristo, col

da auree
l'

Nel mezzo
diafana

la

quale

pende

atletica

figura

del

biondo capo reclinato


il

sulla spalla destra.

Tre
lui.

angeli raccolgono

sangue che sgorga dalle piaghe di

Folla di armigeri.

A
l'

pie della croce doveva esser figu-

rato lo svenimento della Vergine.

Di vigorosa
teste
;

signorilit

e carattere sono improntate le


vitale

potente

per

eleganza

della

movenza,
risalta

la

salda costruzione e la mobilit espressiva


in

l'uomo

bianche

vesti a

destra della croce; nella rovina squil-

lano note di rosso intenso, accese da richiami aurei e da


turchini profondi, a chiarire
stico
dell'artista.
il

superbo sentimento

colori-

Si rilevano assonanze notevoli con le opere di Piero

35

della Francesca e sopratutto col


rico di

monumentale

ciclo pitto-

Arezzo

cos

che da

ritenersi testimonianza

con-

siderevole della vasta azione spiegata dall'insigne maestro


nelle

Marche.
dalla

Staccato
nel

ex-chiesa

di

S.

Maria

della

Bella

1915; m. 3.21X3.34.
XIV.

MAESTRO ANTONIO. SECOLO

Mediocre

pittore marchi-

giano del quale non nota alcun'altra opera. L'identificazione con Antonio

Sanzio, antenato di Raffaello (Pungileoni: Elogio storico di Gio. Santi,

Urbino,

1822, 118) non ha sussidio di prove.

Madonna
^

allattante

il

Bambino,

La

parte superiore del


stelle;

fondo turchina, avvivata da auree


inferiore disteso
in veste rossa e

nella

zona

un drappo a ricami d*oro.

La

Vergine,

manto turchino a
al

fiorami,

con aureola

raggiante intorno
al

capo, figurata in atto di dar latte


in giallo e rosso.
(alle estremit delle

Bambino, abbigliato
Segnatura
:

ANTONIUS MATER

ma-

niche).

Tavola

assai danneggiata;

m. 1.25X0.90.

Proviene dalla Chiesa dell'Annunziata.

ARTE MARCHIGIANA DEL SECOLO


(Madonna allattante il Bambino La Vergine, soave nel mite
un cuscino poggiato a
bino
:

XIV.
dagli angeli.

assistita

volto

assorto,

siede sopra
al

terra, intenta

a dar latte

Bam-

la

veste rossa che ella indossa schiarita


il

da ampie
e di

lumeggiature auree ed
tato, del

turchino, ora cresciuto e svalusoli

suo manto e tutto tempestato d'aurei

stelle

dorate.

Ai

lati

due gruppi, ciascuno


tre

di tre angeH,
angeli.

in vesti

bianche, verdi e rosse; in alto

36

Tav. XII.

l'uiidic e

purtd nella ^aia

icgli

Angeli.

Tav. Xlll.

Fondo
tello sul

turchino a scomparti dorati. In basso un

car-

quale

si

legge

PULCHRA ES ET DECORA

FILIA

HIERLEM.
Figurazione consueta questa nell'arte marchigiana:
insistette sopratutto
vi

Francescuccio di Cecco Ghissi. L'acdipinta

costamento
(stessa sala)

alla

Madonna

da Maestro Antonio
affinit

non sembra confortato da

evidenti.

Venne

assegnata pi verosimilmente a Lorenzo e Jacopo

da Sanse verino (Giorgio Bernardini: l^assegna d'Arte,


1915, 111.59).

Stendardo su

tela;

m. 2.35

X 1.72.

Deposito del Ca-

pitolo Metropolitano.

PIETRO
nella

DA

RIMINI.
si

La

sua

attivit

non determinata da alcuna


dovette esplicarsi
di sua
le

data. Tuttavia

pu con fondamento

asserire ch'elsa

prima met del Trecento. Si hanno parecchie opere

mano:
stim-

un Crocifisso firmato ad Urbania; un S. Francesco che riceve

mate

nel

Museo

di

Minneapolis (Slati Uniti)


;

una Deposlziorc dalla


la

Croce nel Palazzo Gentili a Viterbo


della

parecchi affreschi evocanti

Vita
gli

Vergine in S. Maria in Porto fuori a Ravenna. Probabilmente

va

ascritto

anche

il

Martirio di S.

Agata

della Collezione Giorgio Blu-

menthal di

New

York.
pitture
ai

Si form sulle creazioni di Giotto, del quale son ricordate

Rimiai.

superiore al conterraneo Giuliano, poich attraverso

viluppi

bizantini, afferma mirabile intensit di sentimento varia d'accento e

no-

bilmente espressa

pi sicura e disinvolta cognizione della forma.

Crocifisso.

La

croce

si

disegna su fondo rosso. All'estrela

mit sinistra del braccio orizzontale

Vergine, in vesti

rosse e turchine, fissa con profonda angoscia, intrecciando


le

mani, l'esanime corpo

del

Figliuolo;

dall'altra parte

S. Giovanni, quasi cancellato, in verde e rosso; al

sommo
rosso e

del braccio

verticale

l'

Eterno benedicente,
37

in

turchino: tre busti


vola,

che staccano su fondo dorato. Ta-

m. 2.35X1.89.
SIENA.

BARNA DA

Appartiene

alla

seconda met bel Secolo


a Cortona, a

XIV.

Lavor a Siena, a Firenze, a Roma, ad Arezzo,


mignano. Quivi
che vuoisi
lo

San Ge-

lasci incompiuta,
1

probabilmente a cagione della morte


sua

colpisse nel

380,

la

maggiore opera,

cio

il

ciclo

di affreschi della Collegiata rappresentante la

Vita di Ges.

S. Giovanni Battista e F Arcangelo Michele.

SportelH
Taltro

di

un

polittico.

Fondo

dorato.

Ambo

son

figurati

quasi di
in
la

fronte,

l'uno con pelle ferina e

manto rosso;

armatura da cavaliere, celeste e oro, e manto rosso,

lancia stretta nella destra e vibrata nelle fauci del drago

che calpesta. Tavole; m. 1.44X0.71.

PIETRO LORENZETTI
il

Per quel che noto,


il
1

l'attivit di

questo maestro

senese va circoscritta tra

306 ed

il

348. La prima opera datata

Dossale d'altare della Beata Umilt (1316), che vedesi parte nella

Galleria dell'Accademia di Firenze, parte nel

Museo Federico

a Berlino.

Lavori

sicuri

debbonsi ritenere anche

il

Polittico della Pieve di Arezzo,

firmato, la tavola eseguita per la Chiesa

del

Carmine a Siena
di

329),

della quale trovansi

due frammenti nell'Accademia


degli Uffizi.

Siena
si

la

Madonna
non
la

col

^ambino ed Angeli (1340)

Gli

attribuiscono,

senza solide ragioni, alcune pitture nella Basilica Inferiore di Assisi:


tavola collocata sul Sepolcro Orsini,

V altra

sottostante

all'

affresco

che

raffigura la Crocifissione, gli affreschi ritraenti la


la

^Discesa dalla Croce e

Deposizione, in cui

egli,

sottraendosi all'influsso di Duccio e giovan-

dosi degli esempi del fratello

Ambrogio,

s'espresse

con

insolito

vigore.

Crocifisso.

Sopra un drappo a scomparti


si

lobati in rosso
listata

verde e variato d'oro

rileva

la

nera croce

d'oro dalla quale domina la sanguinante figura del Cristo.

Nel braccio

orizzontale, a sinistra, la Vergine,


il

in vesti
si-

rosse e verdi, con

volto dolorante appoggiato alla

38

nistra

palma; dalFaltra parte Giovanni, avvolto

in

manto

arancione,

con

le

mani

intrecciate
l'

sotto

il

mento.

Al

sommo

del

braccio verticale
tre
le

Etemo

benedicente, in

verde e rosso. Tutte e

figure son rappresentate a

mezzo busto e staccano sopra un fondo


bilmente della bottega,
al

dorato. Proba-

pari di quello di S.

Marco

a Cortona.

stato

Tavola; m. 4.00x3.10. Dall'antico Ospedale. Acquinel 1915.


RIMINI.

GIOVANNI BARONZIO DA
Crocifisso.

il

In origine, fondo generalmente dorato. Nella

parte superiore del braccio verticale


conftto

della

croce cui

martire, l'Eterno,
il

in rosso e

verde smeraldo,

cui sottost

pellicano; nell'altro braccio, a manca, la


dritta

Vergine, in nero, a

Giovanni, abbigliato in verde,


tre

smeraldo e rosso
piedi del Cristo,
vesti rosse,

tutti

mezzo

busto.

Presso
angeli

chiusi

entro

tondi,

quattro

in

verdi, violacee e bianche, seduti dietro cat-

tedre e intenti a scrivere o meditare. In basso un teschio


intorno al quale fluiscono
i

rivoli

del sangue divino.

Tavola; m. 2.85X2.00.

NONA
GENTILE DA FABRIANO.
dei suoi conterranei,
il

SALA,
di Niccol
il
1

Gentile
fra

di

Giovanni Massi

nacque a Fabriano, probabilmente

360-70. Si Talie degli eerapi

Nuzi ed

il

Chissi,

ma

nel nord-Italia ed a Firenze

ebbe modo
Nel
1

di ampliare la cerchia delle proprie conoscenze.


fi

408

trovava a Venezia, e quivi, non


tra
il

pii

tardi del 141 4, la-

vor nel Palazzo Ducale;

1414-19 decor

la

cappella dell'antico

39

Broletto a Brescia, per incarico di Sigismondo Pandolfo Malatesta;


di entrambi questi lavori nulla pi sopravanza.

ma

Nel 1420 era probabilmente a Fabriano, perch rivolgeva una supplica al vicario di quella Chiesa a fin di ottenere l'esenzione dai tributi.

Due

anni appresso veniva immatricolato a Firenze nell'arte dei medici e

degli speziali: quivi nel

1423 creava

per

Palla

Strozzi

l'Adorazione

de' Magi, gi in S. Trinit, ora nella Galleria Antica e Moderna, capolavoro di


leggiadria

di

fantasiosit pittoresca.
egli fece col

Dal 1424
si

al

1426
stesso

oper a Siena: per nulla di quanto

salvato.
nella

Lo

pu

dirsi

delle Storie di S.
in

Qiovanni che fresco (1427)

Basilica

di S.

Giovanni

Laterano a Roma, ove era stato invitato da papa Marpertanto, sfolgoranti quali
in

lino

V. Restano,

gemme

di

una imperiai co-

rona,
la

altri dipinti eseguiti

questo periodo, e precisamente nell'anno 1425:

e la

Madonna col ^ambino ed Angeli del Palazzo Buckingam Madonna col Bambino frescata nel Duomo di Orvieto,
Vergine della

a Londra
oltre
al-

X Ancona incompleta con V Incoronazione della Vergine


Brera, V Incoronazione della
la

e cari

Santi a

Raccolta Heugel

di Parigi,

Madonna

col

Bambino
e il

della Pinacoteca di PerDgia, la

Madonna
a

col
il

(Bcifnbino,

due Santi

donatore del

Museo Federico

Berlino,

Polittico degli Uffizi.

Mor a

Roma

nel

1427 e venne sepolto probabilmente

in

S. Maria

Nuova

(S. Francesca
le

Romana).
tendenze naturalistiche
proprie
della

Nelle sue opere


del secolo
tasia
nali,

prima met

XV

si

rilevano avvivate mirabilmente dalle risorse di una fan-

fervida e pittoresca, che accoglie anche motivi arcaici e internazio-

da

squisita intimit e grazia nelle figure,

da sontuose opulenze decizione

corative,

da delicate vaghezze cromatiche. La sua


fuori: oltre

fu

considere-

vole in patria e

che

il

maggior rappresentante della scuola

fabrianese, egli va considerato


al

uno de' maestri che meglio contribuirono

divenire della pittura veneziana.

^adonna

col

Bambino

e S,

Rosa.

Sopra una cassaveste

panca di legno chiaro


anche

assisa la

Vergine, che

tunica rosso vivo e manto turchino


volto
sul

ad aurei bordi, avquale

capo, ove presenta un risvolto grigio: ella


il

regge sulle ginocchia

Bambino,
40

in tunica viola,

il

fa atto di

prendere un cesto di

fiori offertogli

da S. Rosa,

che ha tunica violacea e


tonalit della veste di

manto rosso della medesima

Maria.

terzo inferiore, che dipinto

Fondo dorato, meno come un prato fiorito.


il

nel

considerevolmente restaurata. Rifatto e


rifatto
il

trono sul
tutta

quale siede l'Eletta,


l'avvolge e
gli

manto turchino che

occhi dalla lucida sclerotica; rimaneggiato


i

il

contomo

della guancia destra e ridipinti sono

ca-

pelli.

S.
tito

Il Bambino Rosa presenta

quasi completamente rinnovato.


i

La
par-

capelli ritoccati e
fiori

manomesso

il

di pieghe del manto; alcuni

ch'ella offre al Par-

golo appaion ripresi.

Tavola; m. 0.76X0.53. Acquistata nel 1915 dal Ministero della P.


I.

SCUOLA FABRIANESE DEL SECOLO XV.


Tntlico.
\*

Nel mezzo

la

Vergine col Bambino; a


Caterina; a

sinistra

Arcangelo Michele

e S.

destra S.

Ago-

stino (?) e S.

Gerolamo. Le cuspidi

laterali

presentano

Gabriele e l'Annunciata, quella centrale Cristo Crocifisso.

Segnatura: HOC OPUS FATA FUIT TEPORE DOMINI PAPAE (lOHANES). A. 1436. Nell'Arcangelo Michele si riscontra l'influsso di Gentile

da Fabriano.

stato avvicinato

all'ignoto

seguace

di questo maestro cui appartiene

una

Madonna

col

Bam-

bino della Pinacoteca Civica di Cesena.

Tavola; m. 1.23X1.70.

Da

S. Bartolomeo.

LORENZO E IACOPO DA SANSEVERINO.


primi decenni del secolo

Fratelli,

nati a

San-

Severino Marche, spiegarono ia loro attivit in intima collaborazione nei

XV.

Ritpecchiarono l'indirizzo internazionale

41

che fu

proprio

dell'arte sul limitare del

Quattrocento

e,

bench essensi

zialmente frescanti, pi che alla grande pittura decorativa,


alla
stici

ricollegarono
naturaliil

miniatura.

Le

loro creazioni son ricche di leggiadri spunti

e pervase di spontanea fresca grazia e nobilt. Urbino vanta

pi

alto segno della loro arte, la decorazione a fresco dell'Oratorio di S.

Gio-

vanni (1416), che anche

la

prima e pi completa affermazione della

pittura quattrocentesca nella citt ducale.


inoltre,

Di Lorenzo

si

pu

ricordare,
1

un

Trittico della Pinacoteca di Sanseverino, firmato e datato


egli

400,

quando, cio,

aveva 26 anni
i

di

entrambi

freschi del

Duomo Vec-

chio di Sanseverino ed
di S,

resti

delle decorazioni

muraH

illustranti la vita

Antonio

in

S. Francesco a Cagli.

S^adonna

della Misericordia.

Fondo

dorato.

La Vermentre

gine, in vesti verdi a fiorami aurei, siede in trono,

due angeli
cogliervi

in rosee vestimenta sollevano

il

suo manto tur-

chino avvivato da stelle d*oro, rosso nel rovescio, per ac-

uno stuolo di

confratelli in bianchi abbigliamenti.

Tavola;

m. 1.19X0.72.

Deposito della Congrega-

zione di Carit di Cagli.

SCUOLA
Trittico.

DI

GENTILE DA FABRIANO.
Fondo
dorato. Nello scomparto centrale la
il

Ma-

donna

allattante

Bambino

e,

in alto, angeli.

Lateral-

mente scene della Vita

di S.
le

Bartolomeo, Busti delcuspidi.

y Eterno e di Santi animano


la

Nella predella

Circoncisione y la Crocifissione, la Pentecoste.

Tavola; m. 2.32X2.07.
Turati.

Dono

del conte

Francesco

LORENZO E IACOPO DA SANSEVERINO.


S. Chiara.
lorita

Fondo

dorato, salvo nella zona inferiore co-

in

marrone.
quasi di fronte, con cappuccio nero, soggolo,

ritta,

42

saio verdognolo; nella sinistra


rosso,
nell'altra

ha un volume
tre gigli.

rilegalo in

mano un gambo con

Gonfalone su tavola; m. 1.10X0.58. Proveniente da


S. Chiara.

ANTONIO ALBERTI DA FERRARA.


del secolo

Nacque a Ferrara
la

sullo scorcio
si

XIV, ma

soggiorn e lavor molto ad Urbino, ove

spense

prima del 25 novembre 1449.


Gli
ti

devono

gli affreschi

che ornano
di

Cappella del Talamello presso


Calliope,
le

Pesaro (1437).

Una
la

sua

figliuola,

nome

fu

madre a Ti-

moteo
derarsi

Viti.

Per

rude vigoria che impronta

sue opere pu consi-

un precursore della primitiva scuola

ferrarese.

Polittico.

Venne scomposto
nella

manca
la

di

alcune

parti.

Fondo dorato
basso.

zona
nel

superiore;

prato

fiorito

in

Serie

inferiore:

mezzo

Vergine, in veste
il

avvivata

d'oro e manto turchino,

che adora
sinistra

Bam-

bino dormente nel suo grembo; a

S. Francesco,

S. Giovanni Scattista, S. dietro; a destra S. Girolamo, S. Donato e S. Paolo. Serie superiore: che risorge dal sepolcro; a
sinistra
al

centro Gesi

S.

Chiara, S.

Do-

menico e S. Lodovico; a destra S. Caterina, S. Antonio


e S. Agostino.
grige e rosse.

TonaHt delle

vesti

generalmente verdi,

Segnatura:

1439, ANTONIUS DE FERARIA

P.

piuttosto grossolano,

ma

si

riscontra notevole sforzo

di caratterizzazione e variet di atteggiamenti nelle figure

dei Santi.

Tavola; m. 1.90X3.30. Proviene da S. Bernardino.

Frammenti
vano
la

di affreschi.

Reliquie degli affreschi che orna-

cappella Paltroni nel campanile della Chiesa di


Il

S. Francesco in Urbino.

Vasari ricorda questo lavoro

43

di

Antonio insieme ad
la

altri

eseguiti a Citt di Castello.

Rappresentava
Angeli.

Incoronazione della Vergine, Santi ed

Vi

si

riscontra la

mano

di aiuti.

Misure:

m.

0.60X074; 0.92X0.66; 1.60X0.91;

1.66X0.74. 0.46X0.50; 1.30X0.77.

DECIMA SALA.
LORENZO E IACOPO SALIMBENI.
S, Antonio di Padova.
d'oro.
sinistra

Fondo mediano
in basso:

azzurro a stelle

Indossa saio quasi nero, nella destra

ha

gigli,

nella

un volume aperto,

Orazione di monache

nel refettorio; Il Santo guarisce una Clarissa,

Tela; m. 150X0.88.

Da

S. Chiara.

ARTE UMBRO-MARCHIGIANA DEL SECOLO XV.


Trittico,

Nel mezzo V Annunciazione:


ritta,

sotto

un loggiato
e

la

Vergine

in vesti turchine

e rosse,

TAngelo
gi-

in tunichetta giallina, ali dorate, e in


gliato.

mano un ramo
due
terzi,

Sportelli a fondo dorato

per

con un

Santo per parte.


entro

Nella cimasa del pannello mediano,


il
il

un tondo,

busto

dell'Eterno,

fra rosse

teste

angeliche, e sotto

tondo

altre quattro testine alate.

Risente di Matteo da Gualdo.

stato avvicinato

ad

un gruppo di opere dovute ad un mediocre imitatore di


lui:

a Nocera,

Duomo,
sei

Incontro di

Anna
di

e Gioacchino;

S. Francesco,

affreschi;
S. Maria,
di

S. Chiara, S. Facondino;

Gualdo Tadino,

L'Albero

teca
santi

Civica, Incontro

Gioacchino

Jesse; PinacoAnna. (Colap. 89).

Rassegna d'Arte, maggio-giugno 1917,


44

Tav. XIV.

iriAm^MMMflMBII
Giovanni Baronzio
-

Poliiuco.

Giusto

di

Gand

L' Eucanitia.

Tav.

XV.

Tavola;

m. 2 25X2.35. Proveniente

dalla

distrutta

Chiesa di S. Maria della Piazza ad Ostra V^etere.


Acquistata nel
1914.

ANTONIO ALBERTI DA FERRARA.


S. gata.
intera,
sinistra

Fondo dorato
in cui

arabescato.

Quasi a

figura

in vesti rosse,

con nella destra una palma e nella


si

una coppa

vedono

le divelte

mammelle.

delicata, assorta, composta.

Tela; m. 1.40X0.85. Dalla Chiesa di S. Agata.

MARCO MELOZZO.
al

Piero della Francesca non

ebbe seguace mag-

giore di questo forlivese, nato nel

1438

morto nel 1514, bench anche

Manlegna debba

riconoscersi
di lui.

considerevole azione sullo sviluppo del

temperamento

artistico

La

sua attivit giovanile chiarita dai due S.


risalgono
gli

v^arco

della

Chiesa

omonima a Roma. Al 1476-77


nuflesso dinanzi a Sisto

affreschi della
il

Biblioteca

Vaticana, dei quali soltanto un frammento, rappresentante

Platina ge-

V, conservato nella Pinacoteca Vaticana.

la

L'opera sua

maggiore

decorazione

ad affresco dell'abside
la

dei

SS. Apostoli a
de' quali
rivela
si

Roma (1477-80),
il

ora ridotta in pezzi,

maggior parte
vi
si

conserva nella sagrestia di S. Pietro in Vaticano. Egli


pittore
dell'estasi,
il

veramente

precursore

del Correggio nel-

l'aereo volo delle figure,

nell'ardimento e nell'impeto dello scorcio.

Fu due

volte ad Urbino, probabilmente: la prima intorno al 1465, e


il

allora esegu

Ritratto di Quidobaldo, da taluno identificato con quello

della Galleria

Colonna a Roma ritenuto

di

Giovanni Santi.
Anziani (1493), ove non
Loreto, forse circa
nel

Lavor anche ad Ancona,


resta

nel Palazzo degli


oltre
aiuti

traccia alcuna dell'opera sua,

che a
la

medesimo tempo, affrescando con


della Basilica.

Cappella del Tesoro Vecchio

Redentore.

Ieratico, a

mezzo

busto, di fronte,

con

la

destra

levata a benedire.

vestito di tunica rossa.

La

tonalit

45

del

manto completamente perduta. Presenta


con

affinit

generica

un

busto

del

Redentore

attribuito

alla

scuola di Giusto di
di Citt

Gand

che trovasi nella Pinacoteca

di

Castello.
lievi.

L* attribuzione a Melozzo suscita

dubbi non

Tavola; m. 0.62X0.55.

ANTONIO ALBERTI DA FERRARA.


(Stendardo) Crocifissione.
abbracciata
la

A
la

sinistra della

croce, cui

Maddalena,

Vergine, svenuta e sorretta

dalle Marie; a destra S. Giovanni; dietro armigeri e

Lon-

gino che ferisce

il

Martire. Tonalit gialle, rosse e verdi

sopra un fondo di cielo.

Nel rovescio
libro aperto;

SS. Iacopo da Compostella


gialla e

Antonio

Abate: quegli con veste


questi,

manto rosso mostra un

mitrato,

con pastorale, ha tunica

bianca, manto verde e mantelletta rossa. Risaltano in una

camera con

finestre.

Predicazione di S. Giovanni.

II

Battista,

avvolto in un

manto

rosso, col consueto cartiglio nella sinistra,


rialzo la turba, in vesti rosse,
:

domina

da un

gialle e

verdi.

Nella parte opposta


in tunica
assistito

Battesimo di Qesh. S. Giovanni,


rosso,

marrone e manto
tre

battezza

il

Redentore,

da

angeli, in vesti rosse, azzurre e gialle, e

dall'Eterno, che appare in alto a

mezza

figura

circon-

dato da rosse teste di cherubini

(vesti gialle

e verdi).

Eseguito nel luglio


tonio Abate.

1438 per

la

Confraternita di S.

An-

Tele; m.

1.62X1.23; 1.45X120.

46

ARTE MARCHIGIANA, SECOLO XV.


L'Annunciazione.

sinistra

V Arcangelo,

ginocchioni,

largamente restaurato, con note bianche, rosse e turchine


nelle vestimenta;

dalla opposta parte la

Vergine, in tu-

nica celeste e oro e manto marrone a lisvolti rossi, assisa,

con
il

in

grembo un volumetto

aperto. In alto la
serafini.

Colomba;
AcquiCap-

busto del Redentore e rossi

Tavola; m. 1.76 x 1.77.


stata nel

Da

Macerata

Feltria.

1918.
sala
si

Da
pella
lieta

questa
del
di

pu raggiungere
che
si

la

vaghissima

Perdono,

ascrive

ad Ambrogio Barocci,
di

policromici

intarsi

marmorei, sorrisa da una tavola


il

scolpita con la

Vergine e

Bambino,
fatta

mano

di

un

fine

maestro

toscano.

Essa
il

venne

costruire

da Ottaviano

Ubaldini

durante

periodo

della sua reggenza,

dopo

la

morte del Duca Federico (1482).

La

stanzetta precedente era

uno studiolo: per esso furono

dipinte le figurazioni di (Minerva, di Apollo e delle

r^use
Fi-

ora quasi tutte conservate nella Galleria Corsini di

renze

ad opera
Pian
di

di

Giovanni Santi, Timoteo Viti ed Evanin

gelista di

iMeleto,

seguito

commissione del

Duca Guidobaldo.

UNDECIMA SALA.
Sul portale di comunicazione con
la

sala di

Gentile da
a

Fabriano un bassorilievo rappresentante di


busto,
il

profilo,

mezzo

Duca

Federico.

PIERO DELLA FRANCESCA.


a Borgo S. Sepolcro tra
il

Piero
fu

di

Benedetto de' Franceschi, nato


"

1416-20,

veramente

monarca

ai suoi d

"

47

nella pittura,

come

lo salut
gli

Luca

Pacloli.

Scolaro di
del

Domenico VeneQuattrocento per

ziano, assomna

tutti

sforzi durati

dai maestri

sorprendere
scorcio,

segreti

della

luce,

della

prospettiva, dell'anatomia, dello

levandosi con arduo volo d'aquila, non solo per la scienza in-

comparabile del magistero tecnico,

ma anche

e sopratutto in virt di una


si

visione mirabilmente aristocratica e personale in cui

trasfigurava

ogni

aspetto del creato, ogni intima vibrazione.

Gli
(e.

affreschi
il

monumentali,

fulgidi

di

colore,

con

quali

adorn
la

1454-1466)

coro di S. Francesco ad Arezzo evocando


considerati

Leg-

genda della Croce vengono

come una

delle pi

solenni afai servigi di

fermazioni pittoriche del secolo

XV. Fu
;

a Rimini (1451),

Sigismondo Pandolfo Malatesta


del

poi pass probabilmente a Ferrara.


i

Prima

1466

si

port ad Urbino e vi dipinse

ritratti

del

Duca
al

Federico

e della

Duchessa battista Sforza, ora ornamento superbo


d Cristo,
gi in

della Galleria

degli Uffizi, e la Flagellazione


nella Galleria Urbinate.

Duomo,

presente

Ad

Urbino Piero torn, dietro istanza della Confraternita del Corpus


affidargli la dipintura di

Domini, che desiderava


Apostoli

una Comunione degli


In S. Bernardino
si

nel

quella fornita poi

da Giusto

di

Gand.

conservava una sua Pala, attualmente a Brera,

Mor
cui
si

492.

Il

suo maggior scolaro fu Fra Carnevale da Urbino,

ascrivono ora parecchie opere un tempo ritenute del maestro.

Flagellazione di Cristo.
s'erge

sinistra,

in

un piano intemo,
soffitto.

un portico marmoreo con ricco

Cristo
di

legato

ad una colonna sormontata dal simulacro

una

divinit pagana.

Due
e,

uomini
al

Io flagellano. Pilato assiste,


lui,

seduto in seggio,
colo un
in

par di

contempla

lo

spetta-

uomo con
e di cielo,
il

turbante, visto alle spalle.

A destra,
fra

primo piano,

sopra uno sfondo di fabbriche, di fotre figure virili


la

gliame
Sotto

a colloquio

loro.

seggio di Pilato

segnatura:

OPUS PETRI

DE BURGO SCI SEPULCRI.


Il

gruppo di destra ha inspirato numerose congetture.

48

Stando
il

alla pi diffusa,

nel

mezzo sarebbe rappresentato


lato
i

duca Oddantonio, ucciso nel 1444, a

suoi midi

nistri

Manfredo dei Pio da Carpi e Tommaso

Guido
destra

dell'Agnello da Rimini, inviatigli dal Malatesta per trarlo


a rovina.

Secondo

il

Witting,

il

personaggio a

andrebbe
bino

identificato col

duca Federico,

in atto di

dare

udienza a Caterino Zeno, ambasciatore di Persia ad Urnel

1474
i

con
turchi,

l'intento

di

indurre

il

duca

alla

guerra contro

fiancheggiato da un apostolo della

fede venuto
figurazione
Cristo.

dall'Oriente.

Adolfo
e

Venturi

vi

vede

la

del

Principato

della Sinagoga avversi a

iMalgrado l'accozzamento di due figurazioni diverse e


l'oscuro significato di una di esse,
si

afferma opera sovrana.

il

miracolo della luce e del colore.

Le

grandiose

ar-

chitetture policrome splendono

come
di

se

avessero un asquillano
al
i

nima

di luce; sostanziati, fragranti

luce,

rossi intensi,

che vanno dal porpora

al

rubino,
i

mar-

rone, al fragola vivo, al rosa;

sfavillano
i

verde

sme-

raldo ed

turchini cupi

ridono

grigi

argentei
di

ed

giallo avorio.

Tutto regolato da una legge

armo-

niosa eleganza.

Tavola; m. 0.76X0.79. Deposito del Capitolo


tropolitano.

Me-

GIOVANNI SANTI.
altri

Nacque

a Colbordolo nel territorio

urbinate,

ma

pose tanza zd Urbino, ove da Magia Ciarla, sua consorte, ebbe


figliuoli
il

tra gli

divino Raffaello, cui essenzialmente deve


altra

la

propria rino-

manza. Sub sopra ogni

l'azione di

Mclozzo e

di Giusto di

Gand.
e

Fu

protetto dalla corte urbinate, in ispecial


:

modo da Guidobaldo
Pallade
e
le

da

Elisabetta

a lui

il

duca commise

il

ciclo di Apollo,

Must

49

(ora nella Galleria Corsini di Firenze),

per un suo studiolo.

Di Guide-

baldo esegu

il

ritratto

(Roma, Galleria Colonna).


di

La prima opera
vede anche un
rolamo
di e 5.

datata l'affresco

S.

Domenico a

Cagli

(ove

si

altro

suo dipinto), rappresentante

VEcce Homo
la

tra S. Gi-

Bonaventura (1481). Al 1484

risale

Pa/a
arte.

della

Rocca
ricor-

Gradara, una delle migliori manifestazioni della sua


Berlino, nel

Van
in S.

dati altres: a

Museo Federico una Pala

gi

ad Urbania;

a Fano, in S. Croce, una

Madonna
;

col

Bambino

Santi e

Maria

Nuova

la

Visitazione,
col

firmata
(
1

a Londra, nella Galleria Nazionale una


;

SCadonna

^ambino

489)

a Montefiorentino una

Madonna

col

Bambino

Santi (1489); a Roma, nella Galleria Vaticana un 5. Gi-

rolamo proveniente da S. Bartolo di Pesaro; a Milano (Brera) un'Annunciazione, gi

in^. Maria Maddalena


rimata

di Senigallia.

Fu
hanno

autore di una cronaca


vari accenni
il
1

dedicata

Guidobaldo,

in cui si

ad
1

artisti

contemporanei.

Mori

agosto

494, reduce dalla Corte di Mantova.

S, Sebastiano.

Fondo

di paese di

intonazione

marrone
il

con cielo invaso da nubi. Nel mezzo, a mani giunte,


santo, legato

ad un tronco

d* albero,

col

corpo ignudo
cui

crivellato di frecce.

sinistra tre arcieri,

un manidritta,

goldo

d ordini dalFalto di una


di

finestra;

gi-

nocchioni, un gruppo

confratelli della
al

Fraternit

di

S. Sebastiano, committente dell'opera;

sommo un

an-

gelo con corona in mano. Vesti generalmente rosse, gialle e verdi.

Tela ad
tolomeo.

olio su tavola;

m. 2.10X1.66.

Da

S. Bar-

^TUCadonna della Famiglia Buffi.


rosso vivo e

La Vergine,
verdi,
sulla

in tunica

manto azzurro a

risvolti

assisa in
destra.

trono col

Bambino ignudo seduto


S. Francesco ed
il

gamba

sinistra

Battista, quello coperto di

saio giallognolo, questi di pelle ferina e

manto rosso vivo

50

a risvolti verdi

a destra S. Girolamo, in rosso, e S. Se-

bastiano, oltre ai coniugi Buffi con

una

figliuoletta,
il

tutti

e tre ginocchioni, in vesti verdi e rosse. In alto


dell'Eterno, in tunica rossa e
verdi,

busto

manto violaceo a
in

risvolti

con globo nella

sinistra,

un cerchio
sul

di testine

angeliche, e

due angeli che reggono


1489 per
olio;

capo dell'Eletta

una corona.
Dipinto nel
la

famiglia

di

Gaspare

Buffi.

Tavola
S.

ad

m. 3.30X2.21.

Dalla Chiesa

di

Francesco.

ATTRIBUITO
S.

A GIOVANNI

SANTI.

Sebastiano.

legato

ad una colonna,

il

corpo ignudo
di sangue.

crivellato di freccie

che fan zampillare

rivoli

sinistra

fondo di paese.

L'attribuzione al Santi
infatti,

non fondata.

Il

modellato,
usa,
l'in-

pastoso,

non plastico non

come
la

questi

carnato

brunastro

rossiccio,

pennellata

flac-

cida e strisciante, non levigata.


tatore dell'urbinate.

Pu

ritenersi di

un imi-

Tavola; m. 1.50X0.88. Deposito del Capitolo


tropolitano.

Me-

jIUSTO di GAND.
nacque intorno
a
al

Il

suo

nome

era verisimllmente Joos


risulla

van Wassenhove;
nel

1430-35. Nel 1460

ad Anversa;

1464-67
Corte di
circa.

Gand. Sent Ugo van der Goes. Fu


ove soggiorn,
Federico

pittore favorito della


fra
il

Urbino,
Il

reduce da

Roma, sembra
il

1468-74
ed
si

Duca
di

gli

fece adorntu'e
"

proprio studiolo con


il

ventotto

ritratti

Uomini famosi
le

(ora divisi fra la Barberini

Louvre)

e la Libreria con

figurazioni delle Arti liberali, di cui

vedono due

esemplari nella Galleria Nazionale di Londra e due nel


tore Federico a

Museo Imperail

Berlino.

Del Duca Federico e di Guidobaldo esegu

ritratto

nel

1476, ora
assistiti

alla

Barberini. Li
tre

ritrasse

ancora,

circa quattro

anni pi tardi,

da

cortigiani,

nel dipinto al presente conser-

vato nel Castello Reale di Windsor.

Rude

e torbido nei tipi, incerto nella prospettiva, pesante nel disegno,

vanta, d'altro canto, certa grandiosit e vigore naturalistico.

Esercit influsso notevole


l'azione di maestri italiani, di

sui

pittori

urbinati,

ma, a sua volta, sub


sopratutto.

Melozzo e del Ghirlandaio

Comunione

degli Apostoli.

Una

sala absidata

con duplice

ordine di

colonne sovrapposte,

aderenti alla muraglia.

Quasi nel mezzo Ges,


in atto di

vestito di tunica grigio- cilestrina,

comunicare un apostolo, abbigliato in rosso e


ginocchioni,
cui

turchino,

seguono

altri
il

sette,

in

vesti

gialle, verdi,

rosse e turchine. Dietro

Cristo una ta-

vola e presso essa un angelo, di rossa chioma, in can-

dide vestimenta.

destra tre apostoli;

dietro,

il

duca

Federico, in ricco abito aurato e rosso, intento a discorrere con l'ambasciatore di Persia, Ussumcassano, sontuo-

samente

vestito, e

due

cortigiani

nel lontano,

Guidobaldo
si

infante tenuto in braccio dalla nutrice. In alto

librano

due
Il

angeli, dalle vesti grige e verdi schiarite

ampiamente.

dipinto era stato

commesso

dalla Confraternita del


lui ini-

Corpus Domini a Paolo Uccello, ma l'opera da


ziata

non

riscosse l'approvazione dei confratelli, e allora

vennero

fatti

vani
si

uffici

nel

469

presso Piero della Fran-

cesca perch
Giusto,
il

assumesse l'incarico, che fu poi affidato a


lo

quale

disimpegn

tra

il

1473-75.

la

prima sua opera ad Urbino.

Tavola; m. 3.11

X 3.35.
XV,

PAOLO UCCELLO.

Nel vivo movimento d'indagine dei problemi della

prospettiva e dello scorcio determinatosi in sugli albori del secolo

52

lav.

AVI.

Tav. XVII.

Paolo di Doni, denominato Uccello


delle figure pi rappresentative

(e.

396- 475)
1

si

rileva

come una

ed appassionanti.
seconda
musaicista
di

Fu
Tra
il

aiuto del Ghlberli nella

porla
nella

del

Battistero

fiorentino.

1425-32

lavor

come

facciata di

S.
nel

Marco
1436

Venezia. L'anno seguente

risulta

nuovo a Fireiue, ove

di-

pinse all'interno del prospetto del


fiorentini,
guiti

Duomo
si

Giovanni Acuto, capitano dei


notizia di cartoni
di Firenze,
terretta

a cavallo. Fra
pitture

il

433-44
S.
le

ha

da

lui ese-

per

di

vetri in

Maria del Fiore


storie

Al 1446

circa risalgono probabilmente

bibliche

in

verde di uno

dei

chiostri

di

S.
il

Maria Novella,
Diluvio ed
il

delle quali sopravvivono, trasf>ortate


Sacrificio di

su telai metallid,
diosit

Noe, improntate

di gran-

michelangiolesca.

Anche
agli

a Firenze, per decorazione di una stanza


il

del
in

Palagio

de' Medici, illustr


si

fatto

d'arme di S.
al

Romano (1432)
nella Galleria
il

tavole che ora

vedono

Uffizi,

Louvre e
il

Na-

zionale di Londra.

Ad

Urbino soggiorn

tra

1465 ed
si

1468.

Profanazione dell'Ostia,

Un

giudeo

fa

consegnare da
in

una donna un'ostia consacrata, promettendo


restituzione di

cambio
in

la

un mantello ch'ella

gli

aveva dato

pegno.

Poi

la

reca a casa e la getta sul fuoco: poich essa d


la famiglia
il

sangue, tutta

ne

sbigottita;
fa

il

sangue dilaga

fuori e richiama

popolo. Si

una processione ed un
11

sacrifcio espiatorio.

La donna
arsi

viene suppliziata.

giudeo
si

e la

famiglia

sono

sul

rogo. Angeli
la

e demoni
spoglia

disputano l'anima della colpevole,

cui

giace

sopra un cataletto. Predominano tonalit rosse, variate da


gialli,

turchini e verdi.

largamente ridipinta.

Predella della Comunione degli Apostoli.

Tavola; m. 0,42X3.51.

MANIERA
SS. Pietro

DI
e

GIUSTO
Paolo.
arcuati.

DI

GAND.
figura, in vesti rosse, entro

A mezza
X
0.54.

due vani

Tavola; m. 0.67

Da
53

S. Chiara.

GIOVANNI SANTI.
Cristo e S.

Chiara.
si

mezza

figura.

Cristo,

ignudo e

sanguinante,

appoggia a S. Chiara che ha soggolo e

saio verdognolo.

Tavola; m. 0.55

X 0.42. Da
Santa,

S. Chiara.

SCUOLA

DI

GIOVANNI SANTI.

Santa Martire.

La

coronata,

coperta di veste
verdi,

giallo-chiaro e di

manto rosso a

risvolti

tenendo
parte

nella sinistra

una palma e nella destra una

fiala in

riempita di sangue, campeggia delicata e soave in aperto

paese collinoso chiuso dal mare e sorriso da vasto lontanar di cieli.

stata

accennata Tipotesi che possa essere un docuattivit di Raffaello

mento della giovanile


Tavola; m. 0.63

(Adolfo Venturi).

X 0.52.

COPIA DA GIUSTO

DI

GAND.

Cristo in atto di comunicare.

un particolare della CoSanti.

munione degli Apostoli. Attribuito a Giovanni


Tavola; m. 1.11

X 0.89. Da
DI
di cui

S. Chiara.

ATTRIBUITI

AD EVANGELISTA
e

PIAN DI MELETO.
quale

Del-

l'operosit di questo artista,


ricostruire la personalit

A. Venturi ha

tentato di recente di

che da taluno indicato


sicura,

maestro di

Raffaello,
notizie.

non

si

ha alcuna manifestazione

bench non manchino

Nel 1483 frequentava

la

bottega
la

di

Giovanni Santi, che

lo

nomin

uo esecutore testamentario. Per


stello dipinse, in

Chiesa di S. Agostino a Citt di Ca(


1

collaborazione del giovanetto Raffaello


la

dicembre

500-

13 settembre 1501),
tino,

pala di altare rappresentante S. Nicola

da Tolcn-

della quale

si

vedon frammenti

nella Pinacoteca Civica di Brescia

54

e nella Pinacoteca del


naio

Museo Nazionale

di

Napoli.

Mor

il

18 gen-

1549.
altri

Gli vengono ascritte parecchie opere, da


tavola della Galleria di Budapest, datata
1

ritenute
in

del

Santi:

la

488, gi
in

una cappella del


di

Palazzo Ducale di Urbino;

il

S. Sebastiano

S. Croce

Urbino;

nove

dipinti della Galleria Urbinate.

Si vuol poi vedere la sua collabonella

razione

nella

Pala

di

Montefiorentino,

Visitazione
e
le

di S.

Maria

Nuova a Fano,

nel ciclo di Apollo,

Minerva

Muse

della Galleria

Corsini di Firenze.

S. Rocco.
gialla,

figura intera,

con calzari

rossi, corta

tunica

mantello e copricapo violaceo. Si rileva sopra una


sinistra della

rupe color marrone, a

quale

si

scorge

il

paese.

Tela; m. 2.45
Tobia
e l'Angelo.

1.58.

Da

S. Francesco.

Fondo

di rupi marrone,

con apertura

di paese a destra.

L'arcangelo Raffaello, in tunica rossa

e mantello giallo, tiene per


stito

mano

il

piccolo Tobia, ve-

in rosso e

giallo,

con un pesce nella destra.

Tela; m. 2.43
Cristo morto.

1.57.

Da

S. Francesco.

ed

Cristo,
assistito

seminudo, esanime, seduto sopra

un sarcofago,
in rosso

da due angeli lacrimanti, abbigliati


S. Bernardino.
ritti

in verde.

Tavola; m. 0.41
Sei Apostoli.
rivestite

X 0.32. Da

Sei tavole: son

figurati

entro nicchie

di lastre di porfido, in atto di leggere, meditare,

contemplare; coperti di vesti di tonalit


rosse per lo pi.

basse, verdi e

Oltre che
Francesca, a
di

al

Santi, sono slati assegnati a Piero della


Signorelli,

Luca

ad uno scolaro

di

Giusto
co-

Gand,

ecc. Si

formulata, inoltre, l'ipotesi che

stituissero la

decorazione d'incorniciamento della


Apostoli di Giusto di Gand.

Comu-

Tione degli

55

Tavole; m, 1.13X0.56. Deposito del Capitolo Metropolitano.

ATTRIBUITO A GIAN FRANCESCO DA


Testa di monaco.
figura di
frate

RIMINI.

nel

Fondo

dorato. Presenta affinit con la

dipinto di C. F. da Rimini

che

si

trova nella Pinacoteca Civica di Pesaro.

Tavola (frammento); m. 0.36X0.24.


Presso questa sala
quale,
lo

studiolo del

Duca

Federico, nel
il

come

in alcun

altro

luogo

della

dimora ducale,

grande Signore appar presente ed ammaliante.

Le

pareti sono rivestite di tavole intarsiate,

il

cui disegno

sembra doversi a Francesco di Giorgio Martini, che lavor


per la Corte Urbinate a partire dal
zione
si

1477, e

la

cui esecu-

ascrive a Baccio Pontelli.


valletti invisibili

Due
le

sollevano le tende di una


la

porta e

Federico entra.

La Speranza,

Carit e la Fede propiziano


Bibbia,

sue meditazioni. Dagli

scaffali invitano la

Omero,
liuti,

Seneca, Virgilio,
flauti,

Tullio...; sorridono

viole,

cembali,

una

tastiera,

un organo con
alto
1*

la

segnatura IVHANI CA-

STELANO; risuona
ASTRA: e
cavalleresche,

incitamento,

VIRTUTIBUS ITUR AD
figurative,

in pittoresco disordine
scritti

s'ammassan volumi, insegne


arti

di musica, simboli delle

una spada;

il

codice, cio, del perfetto

uomo

del Rinascil.

mento. Gli emblemi ducali splendono qua e


lo

Si riposa

sguardo sopra un orologio ad acqua, una gabbia con pap-

pagallo, una loggia aperta su lieto paese...

La zona
dei ventotto

superiore

delle pareti

era

adoma con

le

effigi

Uomini famosi

dipinte da Giusto di

Gand, che

accendevano magicamente

la

stupenda soHtudine
56

motivo

di decorazione assai diffuso nel secolo

XVI. Ora
soffitto

sono alla
fulgente

Barberini e

al

Louvre.

Ma

sopravvive l'antico

d'oro e d'azzurro, a cassettoni racchiudenti le insegne ducali,


ricinto dalla scritta:

FEDERICUS MONTEFELTRIUS DUX URBINI MONTISFERETRI AC DURANTIS COMES SERENISSIMI REGIS SICILIAE CAPITA-

NEUS GENERALIS SANCTAE ET ROMANE ECCLESIE CONFALONERIUS MCCCCLXXVI '^


Di
fronte allo studiolo, nella grossezza del muro, rica-

vata una cappellina, col pavimento e la parte inferiore delle


pareti a riquadri

marmorei di vago

effetto

policromico.

Nel

catino

si

han

fregi e storie in istucco di

mano

di Federico

Brandani (2" met del sec. XVI).

DODICESIMA SALA.
Era
in origine parte di

una
Nato

loggia.
nel

TIZIANO VECELLIO.
sistette

1477

a Pieve di Cadore,

venne ancor

bambino a Venezia, ove


al

segu gli insegnamenti di Giovanni Bellini e as-

trinfale inizio dell'arte


il

cinquecentesca annunciata da Giorgione

e da

Palma

Vecchio.

La

sua p>ersonalit grandeggi ben presto in un intenso succedersi di


tutti
il
i

affermazioni radiose, poich


attinsero nelle sue creazioni

doni delia scuola pittorica veneziana supremo.


(Galleria

fastigio

Al 1506-8
del

risale

il

RUralio dell'Ariosto
afflato

Nazionale

di

Londra), raggiante un ardente

di

vita nell'altera sua

compostezza;

1512

circa l'enigmatico

Amor
di

sacro e profano, soffuso di arcana


del

poesia, della Galleria


Il

Borghese

Roma;

1515

la

Flora degli

Uffizi.

20 marzo 1518

fu esp>osta

nel coro di S.

Maria Gloriosa de' Frari

(I) Federico Montefeltio,

duca

di

Urbino,

coate di

Montefeluo e

di

Castel Durante,

capitano del Sereniuiino

Re

di Sicilia, gonfalooicre dlla

Santa Chiesa Romana, 1476.

57

a Venezia (ora

trovasi

nelle

RR.
Fra

Gallerie dell'Accademia) V Assunta,


espressivi,

visione alta e nuova,

fervida di accenti
dell'arte.
il

risonante di

colore:
la

una delle maraviglie

1519

il

1526

dipinse
il

Ma-

donna
e

di

Casa Pesaro

(Frari),

l'Uomo del guanto (Louvre),

Bacco

Arianna
I

(Galleria Nazionale di Londra)!


si

capolavori
corti di
la

susseguono l'un

l'altro

ininterrottamente.

Le

Ferrara, di

Mantova,

di Urbino, di Firenze, di
II...

Roma,
il

di

Parma,

Repubblica Veneta, Carlo V, Filippo


inviti e

assillano

grande

maestro di

commissioni molteplici.

Le
mente
di lui

sue
il

relazioni

con

la

Reggia

Urbinate

comprendono
I

essenzial-

periodo

1532-1567. Di Francesco Maria


Eleonora Gonzaga
esegu
i

{f 1538)
ora
agli

e della
di

consorte
II

ritratti,

Uffizi;

Guidobaldo
si

(*{-

1574) apprest pure due

ritratti, la

cui identificazione
tra cui

presenta ardua.

ad entrambi
Pitti e

i.

principi forn

numerose opere,

la

Bella ora a Palazzo

la

Venere della Tribuna degli

Uffizi.

Lavor con ardore


affievolirne
gli

fin

nella pi tarda vecchiezza, e gli anni anzich


li

spiriti

creatori

moltiplicarono anzi ed affinarono.


Galleria

La

Venere che benda

Amore

della

Borghese, la Coronazione di

spine del Louvre, la Piet delle Gallerie di Venezia


la

incompiuta per
infatti,

morte che

lo colse

il

27 agosto 1576

son condotte,

con

franca vigoria sintetica e van considerate fra

pi stupendi saggi iniziali

dell'impressionismo, che

da

lui ripete

le

sue origini pi certe e

muove

il

suo cammino vittorioso.

Stendardo.
(m.
1

Le due

tele

ad

olio della Gallera

Urbinate

.00

X 0.75)
fra
il

costituivano in orgine

uno stendardo

eseguito per la Confraternita del Corpus Domini. Si han

pagamenti

1542-44,

il

periodo, cio, del superbo

Ecce
in

Homo

del

Museo
altre

Imperale di Vienna, della


il

Cena

Emaus

del Louvre. Esse non sostengono

confronto ne

di queste,
tizianesca,

ne delle
de* cui

maggiori manifestazioni delFarte


pertanto s'allietano e vivono.

rflessi

Raffigurano V Ultima Cena e la Resurrezione di Ges.

Ultima Cena.

In

una

sala dalle cui

aperture

si

scorge

58

Castel S.
siso

Angelo e

la

Piramide di Cestio;
in vesti rosse e

si

vede

asin-

ad una tavola Ges,

turchine,

tento a parlare con gli Apostoli, che indossano

per lo

pi vesti rosse oltre che gialle e verdi.

Resurrezione di

Gesi.

Il

Cristo

campeggia contro

il

cielo,

con

fianchi avvolti in argenteo

perizoma svolazzante, in

atto di benedire,

mentre alza con

la sinistra

una bianca banson


quattro ar-

diera crocesegnata; presso al sarcofago


migeri,

due de'
il

quali,

destati

d'improvviso,

contem-

plano

attoniti

prodigio. Tonalit delle vesti rosse, verdi

e gialle.

ANONIMO BELLINIANO. SECOLO


S^adonna
col

XVI.
il

^ambino

tra S.

Anna ed

battista.

La
lu-

Vergine, composta e soave, col capo avvolto in un

minoso drappo bianco che con veste forse


luci,

si

annoda largamente
marrone,
avvivata
rossi,

sul petto,

in

origine

da auree

e manto verde chiaro a risvolti


il

assisa teatto
lo

nendo adagiato
di benedire.

Bambino

sulla

gamba
il

destra, in

Ella reclina lievemente


filtra

capo se non
le

sguardo,

che

magicamente velato traverso

pal-

pebre, verso

sinistra.

Da

questa banda S. Anna, con un

panno bianco
verso

sul

capo, cui sovrapposto un manto giallo,


Il

adora, chiusa in se stessa.


il

Redentore invece

si

volge

Battista,

bella figura di asceta, dall'occhio dolo-

rante e fervido, dal bruno torace coperto in parte da

un

manto verde

scuro.

Le
Il

figure risaltano a

due

terzi,

su fondo verde, dietro

un parapetto.
dipinto gravemente danneggiato. L'attribuzione a

59

Giovanni Bellini esclusa da molteplici considerazioni

da manchevolezze non a
modellare,

lui

proprie nel contornare e nel

nel gettar de* panni e nel colorire; dall'ap-

pesantirsi di taluni motivi squisiti (Pala di S. Zaccaria:


la

Vergine pone una mano

sotto

un piedino del Bimbo)


per quest'ultimo

da richiami ad opere sue

di varia datazione (del periodo


;
:

mantegnesco come della maturit

donna

di

San

Zaccaria,

Madonna

degli Alberelli,

MaMa-

donna fra due Sanli


Tavola: m. 0.96
a Fonte Avellana.

nelle Gallerie di Venezia), contrasl'imitatore.

segno questo che rivela

1.14.

Dal Monastero

di S.

Croce

PIETRO ALEMANNO.
met del secolo

Nato a Ghoetbei,

Austria, oper nella seconda

XV,
il

essenzialmente ad Ascoli Piceno, che nella Civica

Pinacoteca accoglie
Altre
si

gruppo pi numeroso e cospicuo delle opere sue.


(
1

vedono a Sanginesio

485), a Monterubbiano, in cui

si

firma

'De
Fu

Ghoetbei', a Sarnano (1494), ecc.


ripetitore pallido,

senza luce d'ingegno, di Carlo Crivelli.


lui

La

co-

gnizione delle forme sempre in


grossolanit e fiacchezza

deficiente notevolmente e v'

anche

non

lieve;

tuttavia nel complesso le

opere sue

effondono

il

fascino arcano proprio dell'arte del Quattrocento, sopratutto


riflessi.

per certa grazia composta e suggestiva, bench vivente di

Madonna
gine,

col

Bambino

e Angeli.

Fondo

dorato.

La Verfio-

in tunica

marrone e manto turchino ad aurei

rami avvolto sul biondo capo, ornato questo di una corona e ricinto di aureola, con le mani giunte,
sopra
assisa

un

trono

ligneo

coperto
il

di

drappo

rosso, reg-

gendo
cintura
il

sulla

gamba

destra

Bambino. Questi
camiciuola

figurato

a braccia

conserte,

con

gialla

fermata alla
dietro

da una

fascia bianca e aureola crucigera


le

capo. Quattro biondi angioletti, con


60

vestimenla e le

XVIII.

Tav.

XIX.

ali

definite

mediante note di marrone, di

rosso, di giallo

e di verde, son disposti intorno, due in atto di toccare


il

liuto,

uno a braccia incrociate

sul petto,

uno a mani giunte.

Parte centrale di un polittico, gi in S. Margherita di

Ascoli Piceno, di cui

il

coronamento, rappresentante Cristo


si

morto tra S. Sebastiano e S, Rocco,


nacoteca Civica di Ascoli Piceno.

trova nella Pi-

Tavola; m. 1.50X0.53. Deposito della Galleria Civica di Ascoli Piceno.

COLA DELL'AMATRICE.

Nicola

Filotesio.

denominato Cola dele della


la

l'Amalrice dal luogo natio (Abruzzo), fu pittore ed architetto,

sua attivit, svoltasi essenzialmente ad Ascoli Piceno, di cui ottenne


cittadinanza nel

1521,

si

ha notizia dal 1514

al

1547.
i

Come
a Pietro

pittore segu

dapprima Carlo

Crivelli, e di ci fan fede

Quattro
attribuiti

Santi della Chiesa di S. Angelo

Magno ad

Ascoli Piceno, gi

Alemanno;

la

tavola della Chiesa di S. Vittore pure ad Ascoli

Piceno (1514); due


qual
citt

'Polittici della

Pinacoteca Civica di Aquila, per


tra
l'altro

la

molto

lavor,

eseguendo

nel

1528

il

Gonfalone

Civico. Sent poi l'azione di Raffaello e, pi vivamente, quella di

Mi-

chelangelo dopo un soggiorno a

Roma

(1525). Inclin anche verso Fra

Bartolomeo e Sebastiano del Piombo.

La Pinacoteca
risce

di Ascoli Piceno

ha numerose opere tue

in cui

si

chia-

a pieno l'oscillare del suo temperamento rozzo ed irrequieto.


in

Pi notevole fu come architetto, bench sempre svariante


tismo nobile,
la
s,

un eccletsi

ma non

singolare

ed organico.
il

Ad

Ascoli

gli
i\

deve

fronte della

Cattedrale (1532),

Palazzo del Vescovado,


ad Aquila

Palazzo
S. Ber-

Malaspina, 5. Maria della Carit,


nardino (1540).

ecc.,

la facciata di

S.

Giacomo della Marca.


a

il

Fondo per due

terzi

aurato e

nella zona inferiore verdastro.


sinistra,

figurato quasi di profilo

chiuso in un grigio saio. Nella

mano manca ha

un

libro e sotto l'ascella

bastone del pellegrino.

61


meno
nella

l'opera pi crivellesca di Cola; richiama sopratutto


;

l'analoga figurazione gi data al Crivelli nella Vaticana

quella del

Louvre (che trovavasi originariamente


il

Chiesa dell'Annunciata ad Ascoli) e


1476.

S.

Domenico
Londra

della grande ancona della Galleria Nazionale di

datata

Tavola; m. 1.40X0.83. Deposito della Galleria Civica di Ascoli Piceno.

CARLO

CRIVELLI.
la

La

tradizione pittorica veneziana e pi quella squar-

cionesca (Antonio da Negroponte e Gregorio Schiavone^ contribuirono a


creare
singolare

personalit di

questo artefice,

la

cui arte tutta ac-

cesa di brillante e fastoso sentimento decorativo, gioiosa di risonanze coloristiche e insieme ascetica e tormentata,

segnatamente nell'ultimo periodo,

da aspre ricerche

naturalistiche.
fra
il

Nacque a Venezia

1430-35

circa.

Lavor generalmente
si

nelle

Marcjie: a Fermo, ad Ascoli, a Camerino; eie Marche


tor di molte opere sue.

gloriano tut-,

Un

Polittico del
;

468 (primo

suo dipinto datato)


col

nel Municipio di Massa Permana


nella Pinacoteca Civica di
al
1

una piccola
altro

Madonna
nel

Bambino
risalente

Ancona; un
Comunale
di

quadro analogo,
;

470,

nella Pinacoteca

Macerata

Duomo

di Ascoli

un solenne

"Polittico (1473)...

Un
nella

cospicuo gruppo di dipinti suoi son

vanto della Galleria Nazio;

nale di Londra, cui pervennero quasi tutti da Ascoli

altri
il

si

ammirano
ultimo

Pinacoteca di Brera a
datato

Milano, che

ospita

anche

suo

quadro

(1493), V Incoronazione della Vergine, gi in S. Fran-

cesco di Fabriano.

(^eato Giacomo della Marca.


a figura intera, rivolto a

Il

Beato rappresentato
vestito

destra,

di

saio

giallo,

con nella mano

dritta

un

reliquiario dorato e segnato del

monogramma

di

Ges,

nell'altra
la

un

libro rilegato in rosso.

Si rileva sopra una scansia


nei cui scomparti
tera,
si

cui tenda

sollevata e
let-

vedono

libri,

un candeliere, una

una pera.
62

Del Beato Giacomo


si

della

hanno

tre

altre figurazioni

di

Marca (i 28 nov. 1476) mano del Crivelli; una

al

ciata di Ascoli

Louvre (1477), proveniente dalla Chiesa dell'AnnunPiceno; l'altra nella Donazione delle

chiavi a S. Pietro del


gi

Museo Federico
uno de' due

a Berlino (1488);
trittici

a Camerino;

l'ultima in

della Gal-

leria
Il

Civica di Ascoli Piceno.


Testi ritenne
il

dipinto urbinate lavoro di bottega

e a tale ipotesi inclina anche Giorgio Bernardini (Ras-

segna d*Arie, 1915,


Stefano
ginesio.

III,

p.

61-62), che ne indica autore


si

Folchetti, del

quale

vede una pala a San-

Per
vre,

le

considerevoli affinit col citato quadro del Loula intensit

come per
stesso,

espressiva e l'efficace

bench

sommario magistero formale, sembra debba


maestro
gonfaloni,

ritenersi del

tenendo
e

conto
simili

che nella
gli
artisti

dipintura di

stendardi

non mettevano

generalmente soverchia cura.

Gonfalone su

tela;

m. 2.25X0.90. Acquistato nel 1913.


Oper

GIOVANNI MANSUETI.

nelle ultime tre

decadi del secolo

XV
di

e nelle prime del succesjivo, ricalcando faticosamente le grandi

orme

Gentile Bellini. Collabor


della Croce,
Evangelista,
la

al

ciclo

dei

dipinti

illustranti

la

Leggenda

un tempo ornamento della Confraternita


al

di

S. Giovanni

presente nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia.


serie

Per
evo-

Scuola Grande di S. Marco attese ad un'altra

di

dipinti

canti le gesta dell'Evangelista:

due

di

essi

si

vedono

nelle Gallerie di

Venezia, uno a Brera, uno nella Galleria Liechtenstein di Vienna. Mor)


nel

1527-28.

Deposizione.

Sopra un fondo verdognolo

risalta,

seduta

nel mezzo, la Vergine, in vesti rosse e turchine,

con

l'e-

63

sanime spoglia del Figliuolo nel grembo


vanni, in tunica verde e

a destra Gio-

manto

rosso;
rosso,

a sinistra la
genuflessa,

Maded un

dalena, abbigliata in verde e

uomo
capo.

vestito di rosso chiaro

e verde con turbante sul

Tela su tavola; m. 1.39

1.10.

MANIERA
t^adonna

DEI SANTACROCE.
col

Bambino
-

e quattro Santi.

Opera mediocre,
:

interessante per la cornice che reca la scritta

ELISABETTA

GONZAGA

URBIN! DUCISSE.

TREDICESIMA SALA.
ORLANDO DE
IMERLINIS.

Di questo mediocre

artista

v' un

af-

fresco rappresentante S.

Lucia, firmato e datato 1503, in S. Maria in

Mattarella a Ferentillo, che ha anche di sua


sinistro

mano una Piet


Egli

(pilastro

dell'abside),

una Vergine col Bambino (porta esterna


(in

di destra),

un Annunciazione

fondo
in
si

alla

navata

sinistra).

segn del suo Nella prima

nome pure un
met del ecolo

affresco

una edicola presso Albacina.


a Gubbio.

XVI

stabil

Incoronazione della

Vergine.

Nel mezzo

assisi in

trono

Cristo e la Vergine.

sinistra

S. Antonio abate e S. Gioaltro santo.

vanni Battista; a destra S. Lorenzo ed un


Vesti verdi e rosse per
lit

lo

pi, talune rabescate.

Tona-

rosse e verdi.
:

Segnatura

HORLANDUS
-

ME
|

RLINIS

PEROSINUS
|

PINXIT

1501.

Scritta:

QUESTA

OPERA
64

HA FATT

FARE

LAIA

COMA
I

F.

...
-

IDO
L.

DE

P.

..

GI

DE

SEICE

NICCOLO

....

VVA

Tela; m.
stata nel

1.49

1.85.

Da

Macerata

Feltria.

Acqui-

1918.

PIERO DELLA FRANCESCA.

(Cenno a pagina 49).

Madonna
capo
corpo
ziosa

col

^ambino
leggero

e Angeli.

S'erge
la

ieratica,
,

sosul
il

lenne, chiusa nella sua grandezza

Vergine
luce
,

con

un
di

velo

rugiadoso di
rossa,
sulla

fasciato
la

una

tunica

quale

risalta

pre-

qualit

dei

toni

smeraldeo e

grigio

chiaro

del

manto. Sul braccio


il

sinistro

sostiene con indolenza regale


la

Divino, che leva austeramente


nell'altra

destra a

benedire,

mentre

mano

stringe

una piccola
Egli in

rosa,

palHda
avvolto

nel rifrangersi vivo della luce.


in

parte

un manto bianco- grigio, corso da sprazzi


gli

e fulgori;
scarlatto

dal collo

pende un monile

di coralli rosso
indietro,

punteggiati di luce.

Ai

lati,

un po'

due angeli a

braccia conserte, dalle bionde chiome disciolte, minuta-

mente

trattate e rigate

da numerose vivide lumeggiature


impassibili
rilevata
:

guardie d'onore, rigide,


rosa
letto

l'uno veste tunica

sbiadito,

squisitissima,
filare

da

un

sottile

col-

da un

di

perle
l'altro

che

fulgono con abba-

gliante chiarit siderale;

ha tunica di un grigio che


raffinata,

tende

al

cilestrino,

in

tonalit rara e

avvivata

da

aurei ricami,

da

gioielli

d'oro, da
in oro.

un

colletto pur-

pureo splendente di ricami


stretta in

La

figurazione coin cui

una camera

grigia

con scansia a destra,


sole-

un cesto di biancheria purgata nel


65

Se non che

a sinistra un corridoio d aria

e da due sue

aperture

irrompe a

flotti,

tripudiante, aurata la luce: Tanimatrice,

fulgida luce di Piero.

Figure a due

terzi.

Gi

in S.

Maria delle Grazie a

Senigallia. Deposito.

Tavola; m. 0.62X0.54.

ATTRIBUITO A GIOVANNI SANTI.

f^adonna
rata e

col

^ambino.

L*Eletta, vestita di tunica dod*oro, assisa in trono,

manto turchino avvivato


il

reggendo

Ruttino ignudo sulla

gamba

sinistra.

Non
Santi
:

del Santi.

lavoro umbro-marchigiano. Nesle pitture certe

suna rispondenza dato cogliere con

del

nella espressione di mistico languore, nel disegno


si

ovale del viso della Vergine, che non


il

restringe verso

mento come

il

Santi

suol

fare; nel tipo del


il

Divin

Bambino;

nel taglio delle

mani, che

Santi

presenta

grosse e piatte,

l'ignoto

frescante snelle
;

ed allungate;
:

nelle tonalit delle vestimenta di

Maria nel panneggiare


;

semplice nel Santi, dettagliato e ricercato nell'altro


trattamento dei capelli, che
il

nel

Santi costuma dipingere a


li

masse compatte, mentre questi


Affresco staccato da

accenna

filiformi.

una cappella privata di Cagli;

m. 1.63X0.91. Acquistato nel 1912.

MANIERA

DI

ANDREA VERROCCHIO

(1435-1488).

^M^adonna col Bambino.


figura, in veste rossa

La Vergine, poco
il

pi di mezza

e manto

di colore indefinibile perch

sbiadito, assisa,
di

con

sulle braccia

Bambino

ricoperto

una camiciuola bianca.

Tela; m. 0.88X0.61. Dal Convento di S. Chiara.


66

PIERO DELLA FRANCESCA.


Prospettiva architettonica.
briche
;

Due

linee convergenti di fab-

nel

mezzo un

edificio circolare.

Tonalit grigio-

giallina.

Tutto vive nella luce, tenuto da un'alta quiete


si

di cui

beano

invisibili
si

spiriti

squisiti.

Due
Sono

opere analoghe

vedono nel

Museo Federico

a Berlino e nella Collezione Walter a Baltimora.


state attribuite

anche a Luciano di Laurana, a


alla

Fra Carnevale da Urbino,


Francesca, ecc.

bottega di

Piero

della

Tavola; m. 1.09X3.82. Eseguita probabilmente per


decorazione di una sala del Palagio.

MANIERA
^Madonna
m.
1

DI

LORENZO

DI CREDI.

col Barrbino

ed Angeli.

Tavola

circolare;

.30 di diametro.
DI

MANIERA

TIMOTEO

VITE.
frecce, a

S. Sebastiano.

Col solo perizoma, colpito da

mani giunte; legato ad un tronco d'albero.


di figura.

Due

terzi

Fondo di paese. Tela; m. 0.85X0.75. Dal Convento

di S. Chiara.

LUCA SIGNORELLI.
posizioni
la

Un
in
le

soffio di eroica

possanza freme nelle sue com-

monumentali,

cui grandiose figure impetuosamente esprimono

chiusa passione che


gli

divora; e

le tonalit

s'accendono

in vaste e

cupe

risonanze,

sfondi sembrano palpitare nel fervore di vita vertiginosa che

ogni cosa p>ervade.

Nato
nalit

Cortona, probabilmente dopo

il

44

1 ,

tempr

la

sua

perso-

nello studio sopratutto di


le

Piero de* Franceschi e dei Pollaiuolo.


in colla-

Chiar a pieno

stupende sue doti nel ciclo d'affreschi eseguito

borazione col Perugino e Pier d'Antonio Dei nella Sagrestia della Cura

67

della Basilica di Loreto (1479). Sulle pareti

si

rilevano imponenti 6gure

di apostoli, raggianti mirabile ardore di vita, sulla volta fioriscono

vaghe

creature angeliche.

Nel 1481 partecip

alla

decorazione

della

Sistina.

Nel

497

inizi a

Monteoliveto senese l'esaltazione della

Vita di S. Bela

nedetto,

compiuta poi dal Sodoma.


il

Due

anni appresso imprese

maggior

sua fatica,

completamento della decorazione della cappella Brizio nel

Duomo

di Orvieto, che l'Angelico

aveva

iniziata,

dipingendovi figuracorse da brividi

zioni vibranti di
d'infinito:

un veemente

afflato

di drammaticit,

documenti sovrani
la

dell'arte.

Ricordiamo ancora
la
la

Circoncisione della Galleria Nazionale di Londra,


il

Pala

del

Duomo
in

di Perugia,

Pan

del

Museo Federico

a Berlino,

Madonna

Gloria della Pinacoteca di Arezzo. Mor nel

1523,

Crocifissione.
sistita

A pie della croce

giace svenuta Maria, asla

dalle pie donne, mentre

Maddalena
e,

ritta

da

presso.

Giovanni a destra dell'osservatore,

pi in-

dietro, a sinistra,

Longino a cavallo, cui


altro cavaliere.

fa riscontro dalla

banda opposta un
Si esprime

grandiosit semplice

vigorosa

nell* in-

sieme

equilibrato
coloristica

saldo,

nelle possenti

figure,

nella

gamma
risalta

intensa e sobria delle vestimenta che

sopra

il

chiaro fondo

verdino

di

un paese

col-

linoso,

animato da figure e da una


cielo.

citt lontana,

dominato

da vasto
'Pentecoste.

Sala

di

grigia

tonalit,

con pavimento a
limitati

quadrati marmorei

rossi,

verdi, grigi e gialli

da

fasce bianche, cui affidato

essenzialmente T effetto di

spazio e di profondit prospettica.


terali,

Lungo

le

pareti lateste

su sedili, gli apostoli,

dalle

gagliarde

modelle

dellate con viva efficacia e avvivate di vario accento di


carattere,

con

vesti rilevate, al par de* capelli

68

Tav.

XX.

Soffitto dello studio

del

Dac

Alcova

del

Duca Federico

I.

Tav. XXI.

barbe, da delicati giochi di luce.

Al
s'

confluire delle

due

li-

nee TEletta,
geli e la

in rosso e bianco. In alto l'Eterno fra

due an-

Sacra Famiglia.
in
;

La
la

luce

irraggia soltanto dall'

E-

temo, illumina

pieno

Vergine, svaria

sulle altre figure.

Tele ad

olio

m.

.90

.40.

Deposito della Chiesa

di S. Spirito.

Formavano uno stendardo che venne commesso


tista
roli,

all'ar-

nel giugno

1494, a cura dell'urbinate Filippo Gue-

per

la

Fraternit di S. Spirito eretta nella Chiesa

di

S. Lucia.

entro tre mesi per fiorini

Luca s'impegnava ad apprestar l'opera 20 da bolognini quaranta, sole

stenendo tutte

spese, salvo quelle della tela.

BALDO
fine

DE' SAROFINI.
del secolo

il

un nome ignoto nella


si

storia dell'arte.

Te-

nendo conto

di questo dipinto,

pu

circoscrivere la sua attivit tra la


gli si

XV

ed
la

principio del successivo e


col

pu assegnare,

con verosimiglianza,
tonio

Madonna

Bambino

ira S. Sebasiiano, S.

An-

Abate

due Angeli

frescata in S.

Francesco di Mercatello. Gli


il

stato ascritto anche l'afiresco che adorna

portale di questa Chiesa.

t^adonna

col

^ambino
gamba

Angeli.

La Vergine

siede in
stellato,

trono, coperta di veste rossa e

manto turchino
Bambino,
rosse

reggendo

sulla

destra
in

il

vestito

di tusi
li-

nica verde; due

angeli,

vesti

gialle,

brano

ai

lati.
:

Segnatura

MASTRO BALDO DE SAROFINI DA PEROSIA.

Vi

si

riscontra l'influsso di

Giovanni Santi e del Pedella Congre-

rugino. Tela; m.

1.10X0.88. Deposito

gazione di Carit di Cagli.

MANIERA

DI

TIMOTEO
e T^occo.

VITE.

SS. Giuseppe

Sono
69

rappresentati

contro

una

parete animata da due nicchie, in piedi, a figura intera,


quello in rosso e grigio, questi in giallo e rosso.

Tele; m. 1.34X1.25.

TIMOTEO
SS.

VITE.

Vescovi

Tommaso
il

Martino.
si

Sotto
il

un arco

in parte

diruto, attraverso

quale

scorge

paese collinoso
rilevano in sacri

con vasto respiro di cielo mattinale,


paramenti, le figure dei SS. Vescovi
tino,
assisi

si

Tommaso

e Mar-

sopra una specie di altarino. In basso, ginocil

chioni, a destra,

duca Guidobaldo,

in tunica rosso vivo

e sopratunica marrone, dalla parte opposta TArcivescovo

Arrivabene, che commise


cappella nel

T opera nel 1504 per

la

sua

Duomo

di Urbino, avvolto in rosso mantello,

ambo

a mani giunte.

uno dei migliori


e
di

frutti

dell'arte di Timoteo, ricco

di delicatezze

soavit, a volte

un p* molle, con
nel sen-

espressivi spunti naturalistici, lieto e pittoresco

timento della natura.

Tavola; m. 2.11
tropolitano.

1.61. Deposito del Capitolo

Me-

5. Apollonia.
sinistra

A
note

figura intera, gentile e dolce,


le

con nella

un volume e nella destra

tenaglie,

emblema

del suo martirio.


loristico

rilevata in

un intenso organismo co-

rosse (tunica) sopra

uno sfondo verde


delle

(manto e paese).

Tela; m. 1.31

X 0.70.

Dal Convento

France-

scane della Trinit.

70

FEDEIRICO
sonalit
bili

QUATTORDICESIMA SALA. BAROCCI. Si sopratutto per chiara e ferma perrileva


la

che seppe crearsi e mantenere

in

un periodo

in

cui anche

no-

temperamenti eleggevano a canone indeclinabile l'imitazione di questo

o quel maestro.

Raffaello, n Michelangelo,
il

che pure ammir e studi a Roma,

e neppure

Correggio, verso
spiriti

il

quale appar vivamente attratto, riuscirono


arte.
si

a snaturare

gli

della sua

Nelle

sue

opere

la

Controriforma
fra
le

ebbe un'eco sincera e commossa,


intimamente cristiane del tempo.

che esse van considerate


delicato velo

pi

Un

di malinconia dolo-

rante le avvolge, un sorriso di purit gentile, un palpito fantasioso e poetico le

avviva; squisite vaghezze cromatiche

le

arricchiscono, preziose a

volte nello sfumato eccessivo e nell'abuso delle velature.

Nacque ad Urbino

nel

1528 da una
da

famiglia di

artisti,

cui appartiene Fellresca,

Ambrogio Barocci da Milano, uno


e quivi venne incamminato all'arte

dei decoratori della


Battista Franco.

Mole

Fu

la

prima volta a
il

Roma quando
esegu
il

era circa ventenne. Poi torn ad


la

Urbino e per

Duomo

Martirio di S. Sebastiaro e
l'altro

S. Cecilia,

l'uno con riferimenti correggeschi,


Raffaello.
di
Flipresa la via di

ricalcante

la

famosa opera di

Roma, condusse
al

alcuni affreschi nel Casino


vittima nell'urbe di un ten-

Pio

IV (1561-63). Stando
avvelenamento
la
1

Bellori, fu

tativo di

per gelosie

artistiche,

onde n'ebbe minata e

grama

rimanente esistenza.
riportato

Al

569 va

uno dei

suoi maggiori

dipinti,

la

Deposizione
il

dalla croce della Cattedrale di Perugia, cui non guard invano


nel colorire la celebrata Deposizione di Anversa.

Rubens

Sette anni ebbe fra mani, a causa della infermit che lo travagliava,
il

Perdono di S. Francesco di Assisi apprestato


tuttora esposto.

per

S.

Francesco di
il

Urbino (1581), ove

Ad

esso seguirono
la

Cristo porla

tato al sepolcro di S.

Croce

a Senigallia,

Visitazione e
a

Presenla

tazione della
fissione del
I

Vergine di S. Maria
di

della Vallicella
I

Roma,

Croci-

Duomo
il

Genova
gli

fornita nel

596

al

Doge Matteo Senarega.


egli esegu

duchi di Urbino
tra
l'altro,

furono larghi di protezione; ed

per

essi,

Ritratto di Federico

Ubaldo della Rovere (Pinacoteca

di

Lucca

e Galleria Pitti) e quello di Francesco

Maria

II della Rovere,

71

ora agli Uffizi.

L' opera che conclude

la

sua attivit

l'

Ultima cena

della Cattedrale Urbinate.

Mor
molti

nel

1612 ad Urbino. Spieg notevole azione non


modesti,

soltanto
il

su

artisti

ma

anche su maestri

insigni,

il

Murillo ed

Ru-

bens sopratutto.

5. Francesco riceve

le

stimmate.
il

In

un

fantastico paese

notturno, a destra,
chioni,
investito
al

Santo, in saio giallo scuro, ginocluce che


cieli.

dalla

raggia

dal

Crocifisso

splendente

sommo

dei

Dalla parte opposta Frate

Rufino, inconsapevole.

opera tarda. Si han disegni nel

Museo
il

Britanso-

nico, al Louvre, nell'Istituto Stdel di

Francoforte,
bozzetto.

pratutto agli Uffiizi, ove

si

vede anche

Uno

studio a colori per la figura di Francesco,

danneggiato

ma

notevole, nel

Museo Civico

di Fossombrone.

Tela; m. 3.70X2.60. Dalla Chiesa dei Cappuccini.


Crocifissione.

Contro un fondo di paese


la

d'intonazione
il

turchina

risalta

croce,

donde

pende

corpo
il

lu-

minoso del Redentore; due angioletti raccolgono

san-

gue delle
la

ferite

entro aurate coppe; in basso, a sinistra,


giunte,
vestita

Madre, a mani
braccia aperte
tre

di

rosso

turchino,

dall'altra parte
le

Giovanni, in viola ed arancione, che con

contempla

estatico

il

Martire.

Nel

lontano

vecchi.

Sono
al

stati

mossi dubbi infondati circa l'attribuzione


disegni agli Uffizi.
si

maestro. Si han

Un

dipinto

del

Barocci di analogo soggetto

vede nell'Oratorio della

Morte ad Urbino.
Tela; m. 2.90X1.60.
72

Dalla Chiesa

del

Crocifisso.

La

Concezione.

La Vergine,

tutta

pervasa di composta

grazia, in veste rossa a

maniche verdi e manto turchino


il

a risvolti violacei, s*erge con le braccia aperte sopra

crescente lunare, circondata da vaghe testine angeliche.

Due

gruppi di donatori nel basso, a mezza figura, con

bellissime teste, elette e fervide, in vesti gialle e rosse.

Sfondo

di nubi aurate.
qualsiasi

L'assenza di
conferisce
il

elemento di

localizzazione

le

carattere di

una

visione, espressa

con

straor-

dinaria sensibilit tecnica.


al

Numerosi

studi agli Uffizi,

uno

Louvre, uno all'Albertina di Vienna.

Fu commessa
Tela; m. 2.22

dalla

Compagnia

della Concezione.

1.50.

Da

S. Francesco.
in atto di

Madonna

di S.

Simone.
sulla

Assisa,

reggere

il

Bambino ignudo

gamba

destra,

figurata l'Eletta,

coperta di veste rossa a maniche gialle e manto turchino.

A
tori

manca

S.

Simone,

vestito in rosso,

bianco,

violaceo

ed arancio; dalla parte opposta S. Taddeo, abbigliato


di giallo e rosso, e, pi in basso,
in
i

busti di

due dona-

nero. In alto un angioletto ignudo che sostiene sul


di
al
fiori,

capo dell'Eletta una corona


drappo cangiante dal rosso
verso destra.
In

staccando sopra un

verde.

Fondo

di

paese

quest' opera

che

tra

le

migliori
spirito

del periodo
del

giovanile,
gio.

aleggia

mirabilmente
nobili
figure,

lo

Correginterisulta

Grandiose
si

nell'intensit

della

vita

riore

rilevano le

armonioso e delicato

l'organismo coloristico, intonato


a monocromato,

da poche note,

spesso

come

nel paese; illeggiadrito

da velature,

da semitoni, da sfumature vaghissime.

73

La

testa della donatrice fu

eseguita su

carta

poi

applicata alla tela.

Disegni preparatori

si

hanno
del

agli Uffizi,

al

Louvre, a

Wiirzburg (Museo Universitario), nella Galleria Doria


di

Roma; due

frammenti

cartone

sono

conservati

nella Galleria Nazionale di

Roma.
S. Francesco.
in
vesti

Tela; m. 2.85

1.90.

Da

Madonna

di S.

Agostino.

In alto la Vergine,

rosse e verdi, col


In basso, contro
stino,

Bambino; intorno creature angeliche.


sinistra

un fondo di paese, a

S.

Agoin

in gialli paramenti vescovili, e S.

Francesco in saio
avvolto
di

giallognolo;

a e

dritta

il

piccolo

Battista

un
ver-

manto

rosso,

S.

Elisabetta

coperta

manto

dognolo.

Bench un disegno

esistente agli Uffizi sembri annunsi

ciare la figura di S. Francesco,

possono elevar dubbi

circa l'attribuzione di quest'opera al Barocci.

Tela; m. 3.20X2.00. Gi

in S.

Agostino di Cagli,

donde fu trasportata a Roma. Acquistata dal Ministero


della P.
I.

nel

1912.

ALESSANDRO
ed

VITALI.

Nacque
,

nel

580. Fu

tra

migliori scolari

imitatori del

Barocci, col quale


in

a volte, confuso. Si trovano opere

sue a Fano: Annunciazione,

S.

Domenico; a Pesaro: Annunciaa

zione e Riposo in Egitto, nella Civica Pinacoteca;

Fermo: Nativit
in

della

Vergine, in S. Agostino e
in

Visione di S. Giovanni,

Duomo;

ad Urbino: 5. Agnese,
la

Duomo;

S. Agostino, nella chiesa


il

omonima;

Concezione, in S. Francesco. Mor

luglio

1640.

5. Jlgata,

figurata ginocchioni, in vesti rosse e gialle,

con

ai piedi gli

ordegni del martirio. Nel fondo, a destra,

74

un angelo, reggendo una


alto,

fiaccola,

precede S. Pietro. In

due

angeli.

Tela; m. 2.60

1.83.

Da

S. Agata.

SCUOLA DEL BAROCCI.


5. Rosa*

In piedi, a grandezza pi

che normale,

in saio

giallognolo,
nell'altra

con

crocifsso nella destra


alto in

ed un ramo

di rose

mano. In

un angelo con corona.


primo piano,

Paese

verdastro.
alto plinto

sinistra,

una colonna su

e franunenti architettonici.

Tela; m. 2.10

1.58.

Lascito Teresa Liera.

MANIERA DEL BAROCCI.


Jlnnunciazione.
gna.
sta
al

Una
la

stanza,

con

finestra

sulla

campacui

manca

Vergine, in vesti rosse e


in

celesti,

dinanzi Gabriele,
rosso e

tunica cangiante

dal

violaceo

manto

giallo a risvolti rossi.

In alto la

Sacra

Colomba

e due angeli.

attribuita

ad Alessandro

Vitali.

Tela; m.

277

1.87.

SCUOLA DEL BAROCCI.


Ritratto di Federico Barocci.

mezza

figura,

in

nero,

con

colletto bianco;

in

mano

tavolozza e pennello.

presentato

come un
Il

autoritratto;

ma

debole laagli
Uffizi.

voro di scuola.

vero Jlutoritraito vedesi

Tela; m. 1.10X0.85.

75

QUINDICESIMA SALA.
E
tra
gli
il

denominata del

Re

d* Inghilterra,
III

perch
Il

vi

dimor,

1717-18 e nel 1722, Giorgio


ducali, incorniciato

Stuart.

soffitto
si

con

emblemi

da un

ricco festone,

deve,

al

pari del camino, a Federico

Brandani (2^ met del se-

colo

XVI).

FEDERICO BAROCCI.
Trasporto di Cristo al sepolcro.
il

Tre uomini

trasportano
la

corpo del Cristo. In primo piano, a destra,

Madla

dalena, ginocchioni,

ed una donna che appresta


pi
indietro,
la

se-

poltura. Dalla opposta parte,

Vergine

svenuta e confortata da una delle Marie; Giovanni che

rompe
tastico,
il

in lacrime.
la

Nel
dei

lontano, contro
torricini

uno sfondo fan-

fronte

del Palazzo Ducale ed

Golgota.

E
che

il

bozzetto per

il

quadro di S. Croce a Senigallia,


1

risulta

collocato a posto nel

582

una visione de-

licata e

pur fervida di accenti di passione, soffusa di un


un* orchestrazione
giallo

impalpabile velo di mistero;

mirabilal

mente fusa

di semitoni,

che svaria dal

rosso,

dal grigio argenteo al verde, sul caldo palpito luminoso


dell'orizzonte.

Nel
ticolari.

dipinto

si

avvertono

variati

soltanto taluni par-

Disegni

preparatori sono

conservati agli Uffizi,


nella Galleria

al

Louvre (quivi

anche un cartone),

Nazionale di Roma, nel


Si han riferimenti
faello

Museo
alla

Britannico di Londra.

molteplici

Deposizione di Rafdi

nella

Galleria

Borghese.
76

Neil' Archiginnasio

Tiziano

Cenacolo.

Tav. XXIII.

Bologna un

altro dipinto del

Barocci esprimente

il

me-

desimo soggetto.
Tela; m. 1.50
//

1.23. Proviene dal

Monte

di Piet.

Perdono

di S. Francesco di Assisi.

Una cappella baraffigurante


la

laustrata in cui

domina un dipinto
il

Crocolu-

cifissione; sui gradini di essa

Santo, ginocchioni,
contro un fondo
il

perto di saio

giallognolo. In alto,
si

minoso su cui

muovono

testine angeliche,

Redentore,

in vesti grige e rosse,

tra la

Vergine, in veste rossa e

manto
gridio.

grigio a risvolti verdi, e S. Chisu-a vestita di saio

il

bozzetto per

il

quadro di S. Francesco ad Ur-

bino, terminato nel

1576,

ma
olio

parecchi anni dopo ripassulla

sato dall'artista stesso

ad

primitiva

tempera,

con rifacimento della


notevole nel dipinto:
S.

testa
al

del

Santo.
S.

Unica variante

posto di

Chiara e figurato

Nicol di Bari.

Da

questo quadro

il

Barocci ricav nel 1581 un'acqua-

forte ricordata dal

Bellori,

che

la

pi importante sua

manifestazione di incisore.

Agli
Viviani,

Uffizi parecchi

disegni,

altri

ad Urbino
di

in casa

uno nel Museo dell'Universit

Wiirzburg.

Tela; m.
T)ue angeli.
creature,

1.27X0.80.
Su fondo verde scuro
di
profilo,
si

rilevano le
nella

soavi

contrapposte

vaghissime

co-

lorazione per le svarianti tonalit delle vesti gialle, verdi e grige.

Tele; m.
Eterno ^adre.

1.00X0.52;

parti di

una pala d'altare.


busto
del-

Coronamento

di

un dipinto;

77

r Eterno,

in vesti verdi e rosse,

e di due angeli, a mani

giunte, su fondo di nubi.

Tela; m. 0.62

1.42.

Due

Vescovi.

Disegni su cartoni. Figure sedute, contrap-

poste, in atto di scrivere.


rivolta verso destra v*

Fondo

di

paese. Per quella


I 1

un pensiero
scrive.

agli Uffizi (n.

647),

studio della

mano che

M.
SCUOLA

.25

.56. Dalla

Residenza Comunale.

DI

FEDERICO BAROCCI.

Nativit di Maria.

attribuita a

Lodovico Viviani.
di Piet.

Tela; m. 1.50
Visitazione.

1.20.

Dal Monte
sinistra,
il

Nel fondo, a

Palazzo Ducale di

Urbino.

Tela; m. 1.08X0.87.

Madonna

di S.

Giovanni.

sinistra

Maria, dalle vesti

rosse e verdi, col

Bambino; a destra S. Giovanni Evane


gialle,

gelista, ginocchioni, in vesti grige

sopra un fondo

di paese.

Opera

giovanile, la cui preparazione

pu

se-

guirsi in disegni

degli Uffizi e del Louvre.

Tela; m. 1.55
a Crocicchia.

1.40.

Dal Convento dei Cappuccini

SEDICESIMA SALA.
ANNIBALE CARRACCI.
rosa riforma bandita a
nati,

In lui

si

imperson essenzialmente

la

clamo-

Bologna nel 1589 dall'Accademia degli Incammi-

in

opposizione pi che alla scuola manierista del fiammingo Dionigi


il

Calvaert, all'indirizzo ccclettico che regolava

movimento
il

dell'arte.

Ac-

canto allo studio dei maestri che avean coronato

Rinascimento

italiano,

78

Carracci proclamarono

la

necessit e la bellezza deirindagine di tutto

il

complesso degli aspetti e dei fenomeni naturali.

Annibale (1560-1609)
Raffaello e per
i

si

appassion sopratutto per

il

Correggio, per

maestri

veneziani.

lui si
il

deve una delle maggiori affermazioni della decorazione murale


ciclo

italiana,

mitologico di affreschi che anima


nel
1

la

Galleria del Palazzo


attese fin quasi agli
il

Farnese a

Roma, commessogli

597-98, e cui
inoltre,

ultimi anni di sua vita.


stato
il

Gli va riconosciuto,

vanto di essere

primo e pi

alto assertore della pittura italiana di paesaggio nel

secolo
di

XVII, come
le

attestano in ispecial

modo

il

Cristo e la

Samaritana

Dresda e

Lunette della Gallera Doria a

Roma.

Trionfo di ^acco.
satiri,

Parte di un corteo di giovani, donne,

putti folleggianti intorno a

Bacco recato
ali.

sul

dorso

da un efebo.
in

In alto gemetti librati sulle

destra,

primo piano, una opulenta donna sdraiata,


alato.

assistita

da

un putto

Cartone a carboncino;

m. 3.45X3.32.

prepara-

zione ultima all'affresco principale della Galleria Farnese


raffigurante
il

Trionfo di

^acco

e,

precisamente, per

la

met destra

di questa composizione.

condotto con foga vigorosa che definisce, per, tutto


il

chiaramente;
zarro;
il

segno nervoso,

rapido,

volte biz-

modellato plastico, solido,


svolge animata
;

dettagliato.
i

L'a;

zione
volti

si
si

vivaci riescono

movimenti
di

illuminano di una mirabile

variet

notazioni

espressive.

Si hanno disegni all'Albertina e nella

Biblioteca di
si

Corte a Vienna,

oltre

che

al

Louvre, ove

trova anche

uno schizzo per

l'insieme.

DOMENICO ZAMPIERI.
ebbe
i

nel

Domenico Zampier,
1561.

detto

il

Domenichino,
presso

natali a

Bologna

Dopo un

breve discepolato

79

Dionigi Calvaerl, pass alla scuola dei Carracci, della quale

si

afferm
fu so-

uno de' maggiori campioni. Natura timida e


vente travolto dai marosi della
vita,

sensibilissima,

come

cos

pieg

continuamente

all'

imisi

tazione di questo o quel maestro, di questa o quella opera.


smarr mai.

Ma

non

La sua
bra che

impronta palese
ripeta,
I

in ogni

sua manifestazione.
ci

Anche quando sem>


e,

un

esame attento
si

fa

certi
i

che innova,

non di

rado, migliora.

suoi dipinti

rilevano tra

pi significativi del Seicento


il

italiano per la rara probit


la

con

la

quale son condotti,


nelle
figure dei

fervore espressivo,

candida grazia, segnatamente


il

vecchi e dei bimbi, e

spesso per

senso di classica monumentalit

che

ad

essi presiede.

La
Va-

Controriforma vi ebbe un'eco viva e profonda.

Al 1614

risale

la

Comunione di S. Girolamo,
di

della Pinacoteca

ticana, in cui l'analoga creazione

Agostino Carracci (Pinacoteca di


spirito

Bologna) ripetuta, pervasa di nuovo e potente

che

la

rende

una delle pi

alte

estrinsecazioni della pittura italiana del secolo


la

XVII.

Del 1616-17 sono


di

S. Cecilia del Louvre ed

David

di Versailles;

poco posteriore

la

Caccia di Diana (Galleria Borghese a Roma),

gioconda e composta fantasia camp>estre.

Tra

il

1624-28 decor con romana


il

grandiosit

ardore cristiano
a

pennacchi ed

catino dell'abside di

S.
la

Andrea

della Valle

Roma.

L'ultimo suo lavoro considerevole

solenne

^ala

di Brera (1629).
agli

Mor a Napoli, pare


freschi

di veleno, nel

1641, mentre attendeva

af-

della Cappella del Tesoro in

Duomo.

Qennaro

trascinato al martirio.
cavallo,

nel

Il

corteo,

aperto da
si
il

un armigero a

che

si

rivolge indietro,

dirige

da sinistra verso destra, Quasi

mezzo

Santo,

fiancheggiato da due adepti, seguito da un cocchio a quattro cavalli sul

quale assiso Timoteo, preside della

Caminani
milite,

pania, persecutore dei cristiani.


sforzi

Un

manigoldo
mentre un

fa

per trascinare innanzi

1*

eletto,

quello che regge per le briglie uno dei cavalH aggiogati


al

carro,

vibra una pedata al neofita che alla

destra

80

lu.

Soldati, vecchi, donne,


ai

un nano

si

insinuano tra

mezzo

personaggi del gruppo principale e appaiono agli

estremi di esso. In allo volteggiano tre putti.

il

cartone per una lunetta della Cappella del

Te-

soro nel

Duomo

di Napoli.

L'artista

contoma con segno grosso e marcato, non


pentimento;
le

senza

qualche

mediante

denso tratteggio
straordi-

sono accusate

ombre;

il

panneggiamento

nariamente leggero e morbido. Ogni cosa e definita con


levit

che non esclude

il

riHevo

ed

il

vigore.

la

mobilit espressiva delle soavi e fresche teste.

Grande D

debole individualit soltanto qualche figura del fondo,


per esempio
la

donna a
a

destra.

Molti
Reale.

disegni

Windsor,

Biblioteca

del

Castello

Cartone a carboncino (lunetta)

m. 8.42 di diametro,

m. 4.23 di altezza.

FEDERICO ZUCCARI.
sopratutto a
torni,

Nato

nel

1542

a S.

Angelo

in

Vado, lavor

Roma

(Vaticano, Sala Reale e Capf>ella Paolina) e nei din-

spesso in collaborazione col fratello

Taddeo. Viaggi molto

nelle

Fiandre, in Inghilterra, ecc.

Ebbe nome
gran

tra

manieristi del
il

gruppo michelangiolesco, segnatamente


Pitti;
la
la

quale decoratore. Ricordiamo

Ritratto di Guidohaldo li a
gli

Pala

del Municipio della citt natia;

affreschi

che adornano
agli

cupola del

Duomo

di Firenze

(1575-79); V Et dell'argento

Uffizi;

Federico ^arbarossa geruflesso dinanzi

ad Alessandro HI
si

nel

Palazzo
altres

Ducale di Venezia (Sala del Maggior Consiglio). Gli


ottantotto disegni illustrativi della

devono

Divina Commedia conservati

agli Uffizi.

Insieme

al

fratello

Taddeo

esegu un ciclo di affreschi nel Castello dei

Farnese a Caprarola. Mor nel

1609.
Il

Cristo morto fra angeli.

Cristo morto appoggiato

ad

81

un masso,

sorretto

da un angelo,

in

vest

giallo-rosa e
in
giallo,

verdi; da ciascun lato

due

angeli,

abbigliati

rosso e grigio, con fiaccole.

Fondo

di rupi.

l'ultima

sua opera

nota,

probabilmente copia di

quella del fratello nella Galleria Borghese a

Roma.

Tela; m. 2.85

.56. DairOratorio di S. Filippo Neri.

GIUSEPPE MARCHETTI.
tennio del secolo
nel

XVIII
essersi

Esplic sua secondo cinquan che nacque probabilmente 1721 e mori


la
attivit nel

nel

1801

dopo

educato

all'arte sotto la

disciplina di Felice

To-

relli.

Soggiorn qualche tempo a Bologna. Apprest lavori per Faenza,

Ferrara, Forl sua patria, la quale alcuni ancora ne conserva: in S.


curiale
i

Mer-

Protettori della citt, in S. Filippo

dipinti della volta e quelli

delle pareti laterali del coro.

Piet,

pie del Calvario Cristo esanime, con la parte

superiore del corpo nel


le

grembo
al

della madre, la quale apre


cielo
in
le

braccia e leva

gli

occhi

atto

suppliche-

vole.

A destra la
con

Maddalena, opulenta,

bionde chiome
dietro lei son

scarmigliate, bacia la

mano

del Martire;

due pie donne;


dolorando,

dalla parte opposta Giovanni contempla


le

dita

delle

mani

intrecciate.

In

alto

angeli. L'organismo coloristico, d'intonazione verdastra av-

vivata

da note di turchino, di rosso e


s

di giallo, pastoso,

fuso, fantastico,

che

la figurazione

vive in una vaga

atmosfera irreale.

Segnatura:

PINXIT
I

JOSEPH ANNO 1778.


si

MARCHETTI

FOROLIVENSIS

Prima che

scoprisse questa scritta era attribuito a

Francesco Trevisani. Dalla Chiesa di S. Girolamo.

Tela; m. 2.92X1.81.

GIOVANNI ANDREA LAZZARINI.

Da

Francesco Martini ebbe a

82

Pesaro, ove nacque nel

1710 e mor

nel

1801,

primi
1

insegnamenti,

Complet

la

tua educazione a

Roma, che
la

lo accolse dal

734

ai

749.
ve-

a Venezia, a Forl, quivi sotto

guida del Cignani. Opere sue


Foligno...

si

dono ad Ancona, a Pesaro, ad Osimo, a


larghezza decorativa.

condotte con certa

S. Giovanni

in

Paimos.

L* Evangelista, grandiosa

fgura,

in tunica verde chiaro e


scrittura cui

manto rosso

vivo, interrompe la

era intento per contemplare la Vergine, in


celesti,

vesti
al

bianche e
dei

circondata
di

da

angeli,

apparsa

Fondo Tela; m. 3.60X2.00.


cieli.

sommo

paese basso.

CIRO FERRI.
Fu
scolaro
I

Nacque a Roma

nel

1634
da

e quivi chiuse la vita nel 1689.


col

ed imitatore di
suoi primi lavori

Pietro
si

Cortona,
in S.

quale
al

a volte,

confuso.

vedono

Prassede e

Quirinale.

Nel

1657
venne

fu

eletto

membro dell'Accademia
a

di S. Luca.
:

Due

anni appresso
,

chiamato
aiuto

Firenze

dal

Granduca

quivi
fino
al

lavor

sopratutto

come

del

Berrettini,
la

trattenendovisi
e 5.
il

1665.

A
di S.

questo

periodo va riportata

^^Cadonna
\'

Maria Maddalena
Grande
il

Maria
a

Maddalena

de* Pazzi e
il

Alessandro

degli

Uffizi.

Torn

Roma dopo

1669. La sua pi vasta

fatica

ciclo

biblico di S.

Maria

Maggiore a Bergamo. Condusse iche


Frascati, decor la cupola di S.

affreschi

nella Villa a

Falconieri a
e

Agnese a Piazza Navona


i

Roma

que

di S. Chiara ad

Urbino; apprest

disegni per

musaici della cupola

eretta sulla navata destra di

S. Pietro in Vaticano.

5. Clemente S. Agostino e
in

il

Redentore.

si

Cristo, avvolto

parte in un
alto

manto rosso

vivo, circondato

da angeli,

appare in
S.

con due corone nelle mani, destinate a

Clemente ed a S. Agostino, che


sacri,

vedono

in ricchi

paramenti
timo da

ginocchioni sulle nubi, assistito quest'ul-

tre

angioletti

che ne reggon

gli

emblemi.

Tela; m. 3.31 X2.00. Dalla Chiesa


83

di S. Francesco.

RAFFAELLINO DEL COLLE.


tra
il
1

Nativo di Colle presso Foligno,

visse

490

il

540. Fu scolaro e aiuto di Raffaello e di Giulio Rosi

mano. Di sua mano

ritiene

generalmente V affresco rappresentante, su

disegno di Giulio, Costantino che fa dono al 'Papa della citt di l^oma,


nelle

Stanze di Raffaello

in

Vaticano. Parecchi lavori suoi

si

vedono a Tempio

Citt di Castello (Assunzione in S. Francesco, Presentazione al


nella Pinacoteca) e a
in

Borgo S. Sepolcro
la
vita.

Resurrezione ed

Etemo Padre

Duomo), ove chiuse

Soggiorn anche a Pesaro ed a Mantova.

Madonna

col

Bambino
il

e Santi.

La Madonna
tra
i

in trono,

vestita di rosso

e verde, con una fiaccola capovolta nella

destra, minaccia

demonio che appare


di

piedi del
in

Bambino, mossa dalle preghiere


e giallo,
genuflessa

una donna,

verde

lei

davanti.

sinistra

S. Gio-

vanni Battista, vestito di verde, e S. Cristoforo, coperto


di tunica arancione.

Tavola; m.

2.70

1.45.

Dalla Chiesa

delFAnnun-

ziata dei Carmelitani Scalzi.

DICIASSETTESIMA SALA
CARLO MARATTI,
senti

Nato a Camerano
Roma. Fu
il

(Ancona)
scolaro di

nel

1625, ebbe

di affermarsi notevolmente a

Andrea

Sacchi,

modo ma

anche

il

Reni ed

Domenichino. Nella

Concezione di S. Maria

del Popolo, nel

battesimo di Ges di S. Maria degli Angeli, nell'^lJodi

razione del
al

Bambino

S.

Marco,

nella

Morte

di S. Francesco Saverio

Ges

sopratutto, la sua

arte accademica,

ma

improntata di grandio-

sit

e di grazia, largamente decorativa, rifulse suscitando vivo plauso.

Fu

mirabile anche
similari

come

ritrattista

van

ricordati segnatamente

ritratti virili

del
quelli

Museo Federico
di

Berlino e
di

della

Galleria

Nazionale

di

Roma,

Clemente IX e

Maria Maddalena Rospigliosi nel

Palazzo Rospigliosi di Roma.


nella Pinacoteca

Ad

Ascoli son conservate molte sue opere

comunale; Camerano ne vanta anch'essa.


gli affreschi

Nel

704

restaur

di Raffaello in

Vaticano e Clemente

XI

84

Tav.

XXIV.

Pier della Francesca

Madonna

col

Bambino

Angeli

OT

y^-vy^-v

Io insign

dell'Ordine di Criito.

Fu

pittore

di

Gjrte di Luigi
nel

XIV;

membro dell'Accademia
Tlitratto
virile.

di S. Luca.

Mor a
di

Roma

171 3.

A
si

due

terzi

figura,

zazzeruto,
la

quasi
destra
ver-

di fronte.

Veste

di nero

con

colletto bianco;
rossa.

mano appoggiata ad una


dastro in cui
in parte
il

scranna

Fondo
si

apre una finestra dalla quale

scorge

cielo invaso

da nuvole

affocate dal tramonto.

Tela; m. 1.25X1.04. Acquistato nel 1918.

CLAUDIO RIDOLFI.
Pozzo, poi
di

Nato a Verona

nel

1560. fu scolaro

di Dario
di qui

Paolo Veronese.

Da

Venezia pass a Roma,


lo

ad

Urbino, ove

le

opere del Barocci notevolmente

impressionarono. Sog-

giorn anche parecchi anni a Corinaldo,

Mor

nel

1644.
notiamo
;

Di

lui

si

hanno numerose opere ad Urbino,

tra cui

5. Carlo

Borromeo

e la Presentazione al

Tempio

in

S.

Spirito; S.

Antonio di
la

Padova
lena
in

in S.

Francesco; S.

*Paolo nella chiesa omonima;


ritrattista.

Madda-

S. Agostino, ecc.

Fu anche

S. Caterina.

Di forme grandiose
ruota

s'appoggia col sinistro

gomito ad una grossa

spezzata; veste tunica da-

mascata bianca a fiorami d'oro con maniche rosse e manto


giallo

ad ornamenti

aurei e risvolti violacei.

Ha

sul

capo

una corona; nella destra una palma. Fondo di paese basso.


Deriva dalla 5. Barbara di Palma
il

Vecchio
di

ri-

chiama

altres

Paolo Veronese, segnatamente

le allegorie

della Sala del Collegio nel Palazzo

Ducale

Venezia.

Tela; m. 1.81

1.09.

Dono
pittore

dell'avv.

Antonio Alippi.
i

TADDEO ZUCCARI.
tali

Dal

Ottaviano Zuccari. ond'ebbc


fu avviato all'arte.

nal'in-

nel

1529 a

S.

Angelo

in

Vado,

Poi segu
si

segnamento di
a

Pompeo da Fano.
di

All'et di quattordici anni

trasfer

Roma. Quivi
I

quattro anni pi tardi decorava la facciata del Palazzo

Mattei.

Duchi

Urbino

lo

invitarono ad affrescare in

Duomo;

altre

85

commissioni disimpegn a Pesaro. Torn a


di Giulio
ticano.
III,
il

Roma

durante

il

pontificato

e da questi,

come

dal suo successore, fu impiegato in

VaPan-

Per

cardinale Farnese attese alla decorazione della Villa Far-

nese di Caprarola. Mori a

Roma
i

nel

1566

e venne

sepolto

nel

theon presso Raffaello, cui l'epitaffio

compiacente lo dichiar
la

uguale!
Uffizi,

Van
la

ricordati di lui, oltre

lavori gi citati,

Diana

degli

Maddalena
Paolo

di Pitti, la

'Piet della Borghese, gli affreschi della

Vita

di S.

in S.

Marcello a Roma.

Madonna
tera,

col

^ambino.

La

Vergine, quasi a figura

in-

in vesti rosse e turchine

con maniche

gialle,

se-

duta col

Bambino ignudo
la

sulla

benedice con

dritta

e nelFaltra

gamba destra; questi mano regge un globo


destra,

di metallo sormontato

da una croce. Dietro, a

una

tenda verde.

Tela; m. 0.98X0.72. Dal Ministero della P.

I.

(1918),

SEBASTIANO CONCA.

Si rileva nella schiera famosa dei decorator

napoletani del Settecento in virt delle figurazioni che adornano la vlta della

Chiesa di S, Chiara a Napoli (Saba e Salomone,


Santo), posteriori
fantasioso
al

Trasporto dell'Arca
doti
circa,

1751, in

cui

afferma
nel nel
i

mirabili

di
fu

scenografo
scolaro
di

ed

opulento.

Nato a Gaeta
trasfer

1680
1

Francesco Solimene. Si

Roma

706, e quivi molto oper,

procurandosi insigni protezioni. Filippo


togallo,

V,

Sovrani di Polonia, di Por-

di

Sardegna, l'Arcivescovo di Colonia, Clemente

XI

gli

largirono

commissioni molteplici. Entrato nel 1719 all'Accademia di S. Luca, ne


fu eletto per
tivit

due

volte presidente

(1729-32 e 1739-41). Della sua


:

at-

Roma van
della chiesa
S.

ricordati sopratutto

la

Coronazione di S. Cecilia nel

soffitto
altri

omonima (1725),
Clemente,

la

Madonna
S.
in S.

del Rosario

e tre
in

dipinti in

Geremia

Qiovanni Nepomuceno

S. Giovanni in

Laterano, una

Madonna

Francesco delle Stimmate.

Lavor anche per Loreto, Cagli, Urbino. Le ultime sue opere son quelle
che
si

vedono

nella cappella del

Palazzo Reale di Caserta.

Ebbe
di Cagli.

a scolari Raffaello Mengs, Corrado Giacquinto, Gaetano Lapis

Mor

nel

1764

a Napoli.

86

Annunciazione.

Maria, in vesti rosse e

celesti,

genuflessa
destra,
si

sopra un inginocchiatoio, con un foglio nella

volge dalla parte dell'Arcangelo.

In alto la Sacra

Coatto

lomba. Gabriele, in vesti verdi,

gialle

e rosse,

fa

di inginocchiarsi e alza la destra a benedire,

mentre nel-

Taltra

ramo Tele; m. 1.57X0.80.


leva un

mano

gigliato.

Fondo

verdastro.

Fiancheggiavano

il

dipinto

di

Federico

Barocci

in

S. Francesco di Urbino rappresentante S. Francesco che


riceve le stimmate.

GIOVANNI BATTISTA PASSERI.


Nel 1641
trova

Nacque

Roma
di

circa

il

1610.
si

venne

eletto

presidente

dell'Accademia
di sua
in

S. Luca, ove

un Ritratto del Domtnichino

mano.

Nel Palazzo Mattei


gli si

Roma

sono alcune sue Nature morte ;

S. Pietro

deve

il

Bat-

tesimo del Centurione. Dipinse anche nella Villa Aldobrandini (1635),

a Grottaferrata e in S. Giovanni della Malva


per
i

(Crocifisaione)

Pi che

dipinti noto per le sue


in

l^ite

dei pittori, scultori e architettori che

hanno lavorato
Roma).

Roma

e che son morti dal

1641

al

1673 (1772,

S. Agata.

La

santa in carcere, dormente, sopra una


vivi. S. Pietro, in

seggiola.

Veste panni bianchi e rosso


giallo scuro,

abiti di color grigio e


la

appare

sulle

nubi e

benedice.

Tela; m.

1.79X1.43. Dal Collegio


detto
il

Raffaello.

GIOVANNI BATTISTA SALVI


denominato
trasse
il

SASSOFERRATO.
natio.

Venne
sul

Sassoferrato

(1609-1685) dal luogo

Studi Raffaello,

copie con varianti da molti dipinti,


sul

ma

si

form essenzialmente

Reni e

Domenichino, Fu

artista nobile,

composto, penetrato
le

di sentimento

religioso,

per alquanto monotono, levigato e freddo. Fra


la

sue opere pi

importanti sono da annoverarsi

Madonna

del Rosario in S. Sabina a

87

Roma,
nale di

il

Ritratto di Monsignore Ottavio Prati nella


la

Gallera

Nazio-

Roma,
col

Madonna

col

Bambino

della Galleria Vaticana.

^adonna
tile

Bambino.

la

consueta figurazione, genil

nella

accademica compostezza, che

Salvi ripet a
sul

saziet:

la

Vergine, a mezzo busto, regge

seno

il

Bambino dormente. Panni


su fondo verde.

turchini e bianchi, per lo pi,

Di questo
ratti

(segnata CAR.

di S.

si ha una copia di mano del MaMARATA PINXIT ROMAE) nella Chiesa Angelo Magno ad Ascoli Piceno.

dipinto

Tela; m. 0.67X0.64.

Da

S. Chiara.

SCUOLA

DI

FEDERICO BAROCCI.

Testa di Cristo.

Analoga a quella

della Crocifissione di

Urbania (Chiesa delFOspedale).


Tela; m. 0.70X0.60.

FILIPPO BELLINI.
del Barocci.

Nacque ad Urbino
nelle

intorno

al

1550-55. Fu scolaro

Lavor

Marche.

Nel 1576 esegu una Crocifissione


il

per

la

Chiesa del

Corpus Domini ad Urbino. Circa

1585

color la

Predicazione di S. Giovanni del


soggiorn vari anni,
si

Duomo

di Jesi.

Ad

Ancona, dove

hanno

suoi dipinti,

a Recanati, in S. Agostino,

una

Madonna

(1592);

a Loreto una Circoncisione; a

Fabrano
le

la

decorazione a

fresco dell'Oratorio della


il

Canta rappresentante
organico
della

Opere

di misericordia che
artistica,

complesso pi
del

sua

potenzialit e
riferi-

con vivo

influsso

Barocci,

con accenti

lotteschi

menti

al

Veronese, dotato di sentimento pittoresco e fantastico nel paese.

^lUCadonna col
figure:

^ambino

e Santi.

In

basso

tre

grandiose

5. Caterina, S. Maria Maddalena, S. Apollonia.

In alto la

Madonna

col

Bambino ed Angeli. Fondo


gialli

di

paese: verdi scuri, rossi e

chiari.

88

Segnatura: PHILIPPVS BELLINI

VRBINAS.
1914.
presso Peiaro, fu

Tela; m. 3.25

1.75. Acquistata nel

SIMONE CANTARINI.
incamminato
all'arte

Nato

nel

1612 ad Oropezxa

da Giovan Giacomo Pandolfi;

poi, recatosi a
il

Ve-

nezia, entr nella scuola di Claudio Ridol6. Sent


l'artista

anche

Barocci,

ma

che ebbe azione decisiva sullo svolgimento del suo temperamento


tra
i

fu

il

Reni,

cu

seguaci migliori va annoverato.


a

Lavor
Fra
le

nelle

Marche, a Bologna, a Roma. Mor


si

Verona

nel

1648.

opere pi notevoli

possono ricordare V Assunzione della Verla

gine nella Pinacoteca di Bologna,

Trasfigurazione di Brera,

la

Sacra

Famiglia della Borghese,


e
il

il

S. Sebastiano della Colonna, la

Maddalena

S. Giuseppe della Gallera Civica di Pesaro.

S.

Gerolamo.

Quasi a

figura

intera,

il

corpo in parte
di
profilo

coperto da un manto rosso acceso.


destra, intento a leggere in

verso

un volume. Fondo di rupi;

a destra un teschio, un crocifisso, una carta.

Tela

m.

1 . 1

X 0.86.

Proviene dalla Pinacoteca di

Bologna (1917).

SIMONE DE MAGISTRIS.
drea intorno
di
al
1

Nacque
form
sui

a Caldarola dal pittore Gio.


maestri

An-

543.
che

Si

veneti

e
In

sub

1'

azione

Lorenzo Lotto
fratello

molto

nelle

Marche
il

oper.

collaborazione
della

col

Gian

Francesco

dipinse

Presepe

(1562)

Pina-

coteca di Spoleto e quello (1566) della Chiesa del Gonfalone ad Esanatoglia, oltre

aW Adorazione

dei

^^agi (1566),
la

alla

Lapidazione di

S. Stefano (1569) per la chiesa di S. Francesco a Malelica.


color

Nel 1574

una figurazione del Rosario per

Chiesa di S. Michele ArcanPinacoteca di Ascoli Pila

gelo a Ripatransone,

un'altra analoga nella


1

ceno, firmata e datata


firmata e datata che
si

592
vede

due anni appresso esegu


nella

Deposizione

Chiesa dei Cappuccini a Potenza Pisi

cena. Quivi sono altre due opere sue, alcune

vedono

a Caldarola,

San

Ginesio (1598), .Sarnano (1607), ecc.

Al

pari del

padre e del

fratello

fu artista di

modesto volo.

89

Tl^adonna col
col

^ambino
in rosso

e Santi.

In

alto

la

Madonna

Bambino,

e verde smeraldo, entro una gloria


il

angelica; in basso, su fondo di paese,

Battista, in rosso

e giallo, e S. Francesco.

Segnatura: SIMON D. MAGISTRIS DE CALDAROLA FILIUS ARTIFICES 1608; onde si ET SOLETIUS EIUS deduce la collaborazione col figliuolo.
| |

Tela; m. 2.13

2.31. Deposito della Galleria Civica

di Ascoli Piceno.

DICIOTTESIMA SALA.
GIOVAN BATTISTA GAULLI
1639
tra
le
i

detto

il

BACICCIA.
dal

si

Nato

nel

Genova,

ove

ebbe

insegnamenti

Borzone,

afferm
si

pi rappresentativi maestri di quella schiera mirabile cui

devono

stupende decorazioni delle chiese e dei palagi di

Roma

nel Seicento.

\J Apoteosi di S. Ignazio, che irrompe e dilaga, superba di brio e d'impeto, accesa e fantasiosa, sulla volta
alti

del

Ges
cui
i

infatti,

uno dei pi
diedero

saggi

che vanti

la pittura decorativa,

maestri

italiani

contributo diuturno ed incomparabile.

Anche

nei pennacchi di S.

Agnese

a Piazza Navona, ove espresse

le

Quattro virt

cardinali,

innovando

con

felici

spiriti

motivi consueti, dispiegando stupendo magistero di fre-

scante, assurse a figurazioni doviziose di accenti espressivi, gioiose e se-

rene. Nella S.

Anna

ginocchioni dinanzi alla Vergine di S. Francesco

a Ripa, nella

Morte

di 5. Francesco Saverio in S.

Andrea
le

al

Quirinale

e in tutte
doli.

le

opere di vasto respiro mai vennero

meno

brillanti sue

Mor

nel

1709.

Ritratto di cardinale.

--

mezzo

busto, in rosso.

Opera

mediocre, di dubbia attribuzione.

Tela; m. 0.54X0.47.

BARTOLOMEO RAMENGHI
cavallo in

detto
i

il

BAGNACAVALLO. Bagna1464.
Frequent
la

Romagna

gli

diede

natali nel

bottega

90

del Francia,
altrui

ma
"

senti

vivamente Raffaello ed
il

Dosso, pago di seguir


".

le

orme,

essendo pazzia
vita nel
1

presumere

di far meglio

Bologna,
in S.

ove termin
tale,

la

542,

si

vedono parecchie opere sue:


Michele
in

Vi-

nella Chiesa della Misericordia, in S.

Bosco, in S. Pietro,

in S.

Paolo, nella Pinacoteca.

Sacra Famiglia.
rossa e

La

Vergine, a mezza
il

figura,

in

veste

manto turchino, adora

Bambino

disteso sopra

un parapetto guemito di un drappo


seppe
in tunica arancione.

giallo, dietro

Giu-

Fondo

di

paese nascosto in parte da una tenda verde.

Tavola; m. 0.70

X
Da

0.55.
Cividale,

SEBASTIANO
tosi

RICCI.

ove

nacque nel 1660,

pass a

Venezia, e quivi segu

gli

insegnamenti di Federico Cervelli; poi, recail

a Milano, studi presso


lui

Magnasco. Paolo Veronese ed

Bassano
Italia, in

non furono da

contemplati invano. Viaggi di continuo, in


Fiandre,

Francia, in Germania, in Inghilterra, in Austria, nelle

riscuo-

tendo largo plauso. Mor a Venezia nel

1734.

La

tela di

S.

Stefano a Venezia che raffigura ^Mos in atto di far


fra

scaturire le

acque l'opera maggiore

quelle che

gli

si

ascrivono.

Resurrezione di Tabita.
sui bianchi lini,

Tabita

si

leva
gli

da
si

terra

ignudo

mentre varie

figure

affollano

da
ecc.

presso.

Carni rossicce; vesti rosso vivo,


architettonico.

turchine,

Fondo

Tavola; m. 0.58X0.48.

SIMONE CANTARINI.
Angelo Custode.
turchino.

Un

angelo librato sulle

ali

tiene

per
cielo

mano un bimbo ignudo. Fondo

di paese con

ampio

Tela; m. 1.12X0.94. Acquistata nel 1917.

91

MANIERA

DI

FEDERIGO BAROCCI.
Vergine.

Visitazione della

Tela; m. 0,82X0.63.

PIER

LEONE GHEZZI

(1674-1755).

Autoritratto,

Tela; m. 0.40X0,32. Dono.

DICIANNOVESIMA SALA.
FILIPPO BELLINI
(cenno a pag. 88).

Madonna

col
i

Bambino
PINXIT.

due Santi, Segnato: PHILIPPVS

VRBIRAS

Tela; m. 1.21

1,36.

Dono.
secolo

MANIERA

DI

ROSALBA CARRIERA,

XVllI.

Ritratto femminile.

Tavola; m. 0,35X0.45.

SCUOLA VENEZIANA,
Ritratto femminile.

secolo

XVI.

Tela; m. 1.40X0,91.

MANIERA
Ritratto

DI

ROSALBA CARRIERA,

secolo

XVII.

virile.
.

Tavola; m. 0,35X0,45.

VINCENZO

NINI (1751-1825).

Paesaggi (cinque).

Tavole m. 0,17X0,40 e m. 0,65X0,47.

92

Tav.

XXVI.

Luca SiGNORELLI

Penlccoste.

Tav.

XXVII.

^^^HH^fp!^ V^ ^R^^^^^^^^^^^^H

rj^.

.^H

j ^M
^H

PIETRO TEX)ESCHI.
5. Pietro.

secolo

XVIII.

Tavola; m. 0,49X0,62. Deposilo della Galleria Civica di Ascoli Piceno.

VENTESIMA SALA.
STAMPE
di

DI SIMONE CANTARINI DA PESARO FEDERICO BAROCCI (1528-1612).

(1612-1648), e

VENTUNESIMA SALA.
STAMPE
DI

LUCA CIAMBERLANO

DI

URBINO
XVII);

(1599-1641)

MATTEO
DI

PICCIONE DI ANCONA (secolo PERUZZINI DI PESARO (secolo XVII);

DOMENICO PAOLO FIDANZA

CAMERINO

(n.

1731).

FRANCESCO RODESTI
Ritratto femminile.
saretto di

(1800-1895).

Rappresenta Marianna Ottavia Ca-

Giacomo nata ad Ancona nel 1805, spentasi nel 1866. Fu dipinto poco dopo il 1821. Tela; m. 0,54X0,63. Acquistato nel 1918.

VENTIDUESIMA SALA.
SCUOLA
DI

CARLO MARATTI

(1625-1713).

Funziori e gesta di

Tele;

ra.

papa Clemente XI. 1.80X2.50. Dal Collegio

Raffaello.

SALE
VENTITREESIMA E VENTIQUATTRESIMA.
CLAUDIO RIDOLFI
1680).

(1560-1644)
Cialdieri,

GIROLAMO CIALDIERI

(1593-

Girolamo

nato ad Urbino dal pittore Bartolomeo,

93

fu pittore, architetto e incisore. Collabor col Ridolf. del quale (u scolaro,

lavorando ad Urbino e dintorni.

(Pel Ridolfi

si

veda a pag. 85).

Apparato per

le

nozze di Federico Ubaldo, duca, con Clau-

dia de' Medici (1621). Diciassette figurazioni allegoriche

a monocromato grigio e giallo.

Tele; m. 2.67X2.05

2.17X0.73-2.72X2.00

2.18X0.74.

VENTICINQUESIMA SALA.
Opere
varie dei secoli

XVI, XVII

e XVIII.

SEZIONE STORICO-TOPOGRAFICA.
E
disposta nell'ala pi vetusta del Palagio, quella, cio,
il

che comprende nella parte mediana

nucleo prelauranesco.

Raccoglie quei documenti che valgono a lumeggiare in


ricchezza di aspetti le vicende del Ducato di Urbino, Tattivita

de*

suoi

principi, la

vita

fervida

della sua Corte e,

inoltre,

ricordi di varie localit marchigiane.

SALE VENTISEESIMA, VENTISETTESIMA E VENTOTTESIMA.

STAMPE
Carte del Ducato e della Legazione di Urbino. Antiche
vedute, piante e monumenti di
saro,

Urbino, Fossombrone, Pe-

Fano, San Leo, Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, CaMacerata, Fabriano,


Loreto,

merino,

Arcevia,

ecc.,

rag-

gruppate per province.


94

VENTINOVESIMA SALA.
Fotografie delle opere che ornavano un tempK)
il

Palazzo.

Venlolto
di

ritratti

Gand

per lo

Uomini famosi dipinti da Giusto studiolo intarsiato del Duca Federico, ora
di

divisi fra la Galleria Barberini

di

Roma ed

il

Museo

del

Louvre

di Parigi.
le

Apollo e
Santi,

Muse, dovuti

alla collaborazione

di

Giovanni
di

Timoteo Vite ed Evangelista


Guidobaldo
I,

di

Pian

Meleto,

dietro incarico di

gi nello studiolo con-

tiguo alla Cappella del Perdono, ora nella Galleria Corsini

di Firenze.

Arti Liberali, di
la

mano

di

Giusto di Gand, che fregiavano


la

Libreria Ducale: ne son conservate quattro,

Mua

sica e la
la

Retorica nella Galleria Nazionale di Londra,


e

T>ialeiiica

Y Astronomia

nel

Museo Federico

Berlino.

TRENTESIMA SALA.
Il

portale

ed

il

camino sono

attribuiti a

Francesco Laurana.

Fotografie di capolavori di pittura e scultura gi nel Palazzo, oltre

che di opere che rievocano principi della Corte,


essi pertinenti,

avvenimenti ad

personaggi insigni che ebbero

parte nella storia ducale.

Vengon

presentate

la

Bella di
Tiziano;
il

Pitti

la

Venere della

Tribuna degli

Uffizi di
il

Cavaliere di

Malia

di

Giorgione (Uffizi);
del

Martirio di S.

Agata

di

Sebastiano
agli

Piombo
il

la

Giuditta di

Palma Vecchio, entrambi


il

Uffizi;

S. Michele (Louvre),

Sogno del Cavaliere (Gal-

95

leria

Nazionale di Londra) e
oltre
lui

il

Ritratto di Giulio II (Pitti)


di

di

Raffaello,

alla

effigie

Baldassarre

Castiglione

(Louvre) da

dipinta.
ritratti

Si hanno alcuni

del

Duca Federico

e della con-

sorte Battista Sforza: nel dittico degli Uffizi dovuti a Piero

della Francesca; la

Sforza anche nel prezioso


il

marmo

del

Bargello modellato da Francesco Laurana,

duca nel bronzo

della Chiesa dei Carmini a Venezia, nella tavola di Giusto


di

Gand

della Barberini di

Roma,

nella Pala gi in S. Ber-

nardino presso Urbino, ora a Brera, di Fra C2U"nevale. Poi


Elisabetta

Gonzaga
a

nel dipinto degli Uffizi, opera veronese


della

Guidobaldo nel
Santi,

ritratto

Colonna

attribuito
I

prima

al

ora

Melozzo;

Francesco

Maria

della
la

Rovere
consorte
dipinti

quale appare nella Scuola di Atene; lo stesso e

Eleonora

Gonzaga, nei

fulgidi
11

ritratti

degli

Uffizi
il

da Tiziano; Francesco Maria

quando riceve

giuramento

di fedelt dai suoi sudditi (affresco di

Girolamo Genga nella

Villa Imperiale presso Pesaro);

il

principe Federico
(Uffizi e

Ubaldo
II

appena nato (1605) e due anni dopo


di

Pinacoteca
del
il

Lucca)

di

mano
Uffizi,

del

Barocci;

Francesco

Maria

Barocci agli
figliuolo

Vittoria della

Rovere
sola, di

col

marito ed

(Sacra Famiglia) e anche

Giusto Sustermans,

Pitti.

TRENTUNESIMA SALA.
Vien chiamata Sala
nano
il

della Jole dalle figurazioni che ador-

camino.
Il

decorata con fresca eleganza.

camino presenta a mo*

di cariatidi le figure di Ercole e Jole, nel fregio

un

tripu-

96

dioso baccanale,
frutta

al

sommo

putti
tre

che sorreggono
uccelli e nel

festoni

di

cui

beccano avidamente
putti

coronamento

due
Il

altri

che sorreggono

lo

stemma dei Montefeltro.


nelle

portale verso la scalea

adomo

due facce mirabilin

mente e incornicia una porta a due


intarsiate

battenti

cui
in

sono
atto

con squisita grazia Trionfi,


il

Virt,

Ercole

di sbranare

leone nemeo.
si

Nella decorazione scultorea


spirituale

vuol vedere la
I

mano

dello
cui
si

e fantastico Francesco Laurana (t

502 e),

deve

il

busto

della

Duchessa

di

Urbino
a

Battista

Sforza

conservato nel

Museo
il

del Bargello

Firenze;
del
",

meno per
prosi

quel che riguarda

rivestimento
"

esterno

portale

spettante la scalea, la

porta della guerra

che

ascrive

a Gian Cristoforo

Romano.

ARTE ITALIANA DELLA FINE DEL SECOLO XV.


Alcova del Duca Federico da Montefeltro.
lettere intrecciate

Oltre alle

d,
la

reca

le

imprese consuete del


scoppiata,
l'aquila,
le

principe,

l'ermellino,
il

granata

fiamme,

pennello, lo

stemma

feltresco.

L'ornamentazione

pittorica richiama la

maniera di Piero

dei Franceschi e di Melozzo da Forl. Risale probabil-

mente

al

1474-82.

ARTE FIAMMINGA DEL


Scena
di caccia.

PRINCIPIO DEL SECOLO XVI.

Paese collinoso animato da ricca vege-

tazione e da un corso d'acqua. Intonazione generale turchina, con chiari


gialli

verdini.

Gruppi

di

donzelle

cavalieri intenti a varie occupazioni di caccia

con nobile

97

austerit.

Sembra
El

la

celebrazione di un

rito.

Vesti rosse

gialle.

largamente restaurato.

Arazzo; m. 1.78X2.58.

ARTE ITALIANA DELLA FINE DEL SECOLO XV.


//

Duca

Federico e Ottaviano Ubaldinia

L*uno di fronte
il

all'altro,

mezzo busto,

col

capo scoperto,

Duca

ri-

vestito di corazza.

L'Ubaldini
lui

fu segretario di

Federico

ed

alla

morte di
pietra

tenne

la

reggenza per Guidobaldo.


1.10.

Lunetta;

m.

0.50

Era murata

nelle

logge del Palazzo.

Fu

trasferita nella Galleria nel

1918.

ARTE ITALIANA DEL SECOLO


Fascia venatoria,
i

XVI.

Serviva con tutta verosimiglianza per


cacciatori,
cinghiali.

duchi. Si anima di figurazioni di putti, di

di

mute

di cani

che inseguono e addentano

Tonalit viva, oro e rosso.

M.

.62

X 0.09.

Proviene dalla Collezione Mauruzi.

ARTE ITALIANA DELLA FINE DEL SECOLO XV.


Quidubaldo I d'Urbino.
Pietra; m.

Mezzo busto, di 0.54X0.39. Era murato

profilo

sinistra.

nelle logge

del

Palazzo.

Fu

trasferito nella Galleria nel

1918.

ARTE FIAMMINGA DEL SECOLO


Annunciazione,

XVI.
a destra, ginocchioni presso
di

in

La Vergine,
la le

una

finestra,
il

interrompe

lettura

un

libriccino per

ascoltare

messaggio che

reca un angelo dalle pic-

cole

ali,

con

mano

lo scettro.

Sopra un
In

cartello

si

legge:

Ave

Gratia Piena

Dominus Tecu,

fondo un

96

mobile

sul

quale son poggiate anfore.

Tonalit

grge,

cilestrine e rosse.

Arazzo;

ra.

2.06

1.28.

Cassone italiano del secolo


stato nel

XV,

m.

1.71

X 0.70.

Acqui-

1917.

ARTE ITALIANA DELLA FINE DEL SECOLO XV.

La Duchessa

Battista Sforza.

Di

profilo, a

destra,

mezzo
del

busto entro un incomiciamento ovale.


Pietra; m.

del Palazzo.

0,48X0.30. Era murato nelle Fu trasferito nella Galleria nel


XVII.

logge
19.18.

ARTE ITALIANA DEL SECOLO


Stemma
dei

Della Rovere.

Pietra; m. 0,74

X 0.50.
Fu

Era murato

sul

secondo pianenel 1918.

rottolo della scalea.

trasferito nella Galleria

ARTE ITALIANA DEL SECOLO


Stemma
di

XIV.
feltresca in

Urbino.
al

X 0.

L'Aquila

un incomiciai

mento, gotico
Pietra;
ra.

pari del fogliame

che

riveste

margini.

0.70

65.

INDICE DELLE TAVOLE.

Tav.

Facciata dei Torricini Facciata principale


Cortile

Pag.

2 4
5

li

IH.

pilastri

IV

Candeliera nei

della scalea

t>

12
1

Capitello della scalea

V
VI
VII

Arazzo fiammingo
Maioliche
di

del secolo
varie

XVII

fabbriche

....
.

Arazzo fiammingo del

secolo

XV.
XVII
sec.


i>

16
17
I

Maioliche di Castelli, secolo

Cassone nuziale del principio del

XV
.

vili

Stauroteca, fine secolo XII


Vessillo navale bizantino (141
I

e.)

20 20
21
21

IX

Agostino
Arte

di

Duccio: Testa

di

Vergine

fiorentina sec.

XV

S. Giovanni
di

Federico BraNDANI:
soffitto

Particolare

un

28
28 29 29

Particolare del fregio del camino di una sala

XI ...
XII
XIII
. .

Timoteo Vite:

Vetrata

Cappella del Perdono


-

Portale e porta nella Sale degli Angeli

36
37

Porta della Sala degli Angeli

XIV

Giovanni Baronzio:

Polittico

Giusto

di

GanD:

L'Eucaristia
:

... ... ...


Bamdella

>

44

44
45
45

XV

Pietro Alemanno
bino
e

Madonna
S.

col

Angeli

Carlo Crivelli:
Marca

Giacomo

col

Antonio da Ferrara: Madonna


Bambino

>

45

Tav.

XVi

Lorenzo e Jacopo da Sanseverino:


Sant'Antonio da Padova
Pag. 52

Allegretto Nuzi: Madonna col Bambino


Federico Barocci: Concezione

52 52

...

XVII
XVIII

Piero della Francesca:


di Cristo

Flagellazione

53

T>

Timoteo Vite: SS. Vescovi Tommao


e Martino
:

60 60
61

Giovanni Santi

Martirio di S. Sebastiano
I
.

XIX

Studio del

Duca Federico

XX
XXI
XXII

Soffitto dello studio del

Duca Federico
I
. . .

1.
.

68 68 69
76
77
77

Alcova del Duca Federico


j>
. .

Tiziano: Resurrezione
Tiziano: Cenacolo

di Cristo

...
.
.

XXIII

Piero della Francesca:

Prospettiva

Paolo Uccello
>

Il

miracolo dell'ostia

XXIV

Piero della Francesca: Madonna


Bambino ed Angeli

col

Crocifissione

84
85

XXV
XXVI XXVI
1

Luca SignoRELLI: Luca SignorELLI:

Pentecoste
secolo
-

... ...
. .

92
93 93

Arazzo fiammingo del

XVI

Annibale Carracci

Trionfo di Bacco

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