Sei sulla pagina 1di 9

Il demiurgo e il cosmo generato nel Timeo di Platone

Lo schema onto-cosmologico inizialmente introdotto nel Timeo per illustrare la generazione


del mondo (27d-29d) fondato, come noto, sulla distinzione fra un modello (paravdeigma) e una
copia prodotta a immagine di esso (tovnde to;n kovsmon eijkovna tinov") a opera di un divino artefice,
che funge da responsabile della generazione fabbricando artigianalmente luniverso sensibile
(ajpergavzhtai ... ajpotelei'sqai pa'n), appunto sulla base di un modello intellegibile e sempre
identico a se stesso (pro;" to; kata; taujta; e[con blevpwn ajeiv). Ci comporta laltrettanto celebre
distinzione fra ci che sempre , senza avere generazione ( a:., ,::c. :: u- :) e
ci che sempre diviene, senza mai essere ( ,.,: : a:., :: u::v:): ci che
, ed estraneo al divenire, si coglie con il pensiero e se ne pu rendere conto razionalmente
(c:. :a `,u); ci che invece sempre diviene, e non partecipa dellessere, oggetto
dellopinione che deriva dalla sensazione di cui non si pu rendere conto razionalmente (:
:a.c)c:.; a`,u). Una simile distinzione si basa sul fatto che, mentre ci che davvero,
mai divenendo, resta immobile e immutabile (a:. -aa aua ) e pu perci costituire
loggetto di una conoscenza vera e a sua volta immutabile, ci che diviene, invece, mai essendo
davvero, si genera e si corrompe (,.,: -a. av``u:) continuamente e pu costituire
soltanto loggetto di una conoscenza incerta, a sua volta mutevole e corruttibile, lopinione. Lintera
sfera di ci che diviene, proprio in quanto si rivela imperfetta e inferiore, non pu che essere
generata e nascere a partire da una causa (uva..u) e secondo un modello (.. vaa::.,a.), e
quanto pi bella e ordinata appare a chi la consideri, tanto pi deve essere perfetto ed eterno il
modello che essa imita. Il nostro mondo e luniverso, che sono certamente di natura sensibile e
soggetti al divenire e alla trasformazione, appaiono dunque generati e modellati secondo un
modello perfetto, eterno e veramente essente.
Analogamente, in un passo successivo del dialogo, Timeo fa nuovamente riferimento a questa
prospettiva ontologica (51b-52a). Se esistono due diversi generi di conoscenza, il pensiero e
lopinione vera (u; -a. :a a`);), devono esistere anche, come oggetto del pensiero, le
idee intellegibili, poste, ciascuna, in corrispondenza con le cose sensibili (:.:; :-acu )
che percepiamo tramite il corpo (:.a u c.a; a.c)a:)a); se cos non fosse, se non
ammettessimo due diverse specie di oggetti della conoscenza e due diverse forme di conoscenza,
occorrerebbe affermare che ogni nostra conoscenza, anche quella sensibile, in realt sempre
ferma, salda e certa. Ma evidente che conoscenza e opinione sono forme di conoscenza ben
diverse e separate: luna sorge dallinsegnamento e si accompagna alla spiegazione razionale vera
(:.a :.:a; [...] a:. :a`)u; `,u), laltra nasce dalla persuasione ed inesplicabile (uv
v:.)u; [...] a`,); luna immobile alla persuasione (a-. v:.). ), laltra soggetta alla
persuasione (:av:.c). Stando cos le cose, necessario riconoscere di conseguenza che
esistono anche diversi oggetti corrispondenti a queste due diverse forme di conoscenza: gli uni, di
un genere immutabile, ingenerato e incorruttibile, che mai si trasforma n muta, invisibile e non
percepibile ( : -aa aua :, a,: -a. a.`:), [...] aa :: -a.
a``.; aa.c)); gli altri che, pur avendo lo stesso nome ed essendo simili ai primi, sono
tuttavia di un genere sensibile, generato, sempre in movimento, che nato in qualche luogo ove poi
anche si corrompe e che si coglie con lopinione accompagnata dalla percezione ( :: .u
. : :-:.., a.c), ,:, v:): a:., ,.,: : : .. v.
-a. va`. :-:.): av``u:, : :a.c)c:.; v:.`v).
La fondamentale distinzione cui si allude in questi passi del Timeo, ontologica ed epistemologica
a un tempo, naturalmente quella fra le idee eterne e immutabili, oggetto della vera scienza, e le
cose sensibili mutevoli e instabili, contenuto dellincerta opinione. Si pone quindi la questione
dellazione causale dei principi del nostro mondo, per un verso in relazione al modello o alle idee,
se si rivelino immanenti o trascendenti rispetto al cosmo generato; per altro verso in relazione al
demiurgo, se la sua sfera operativa sia anchessa in un rapporto di immanenza o di trascendenza
rispetto al cosmo generato.
Partiamo dal primo aspetto, dalle idee, e proponendo inevitabilmente una deviazione a partire dal
Parmenide, dialogo nel quale, appunto rispetto alla funzione delle idee come cause e modelli del
mondo sensibile, sono sollevate numerose difficolt. Le difficolt principali contro la teoria delle
idee nel Parmenide ruotano essenzialmente intorno alla definizione delle modalit e della
possibilit stessa della partecipazione fra le idee e le cose sensibili. Basti citare in proposito due
passi del dialogo.

A te pare, chiese Parmenide, che vi siano delle idee (:.a. :.: aa) dalle quali, partecipandone (. a a``a
:a`a3aa), queste altre cose sensibili ricevono il loro nome (a; :v.u.a; au. .c:.); per esempio, le
cose che partecipano della somiglianza diventano simili (.; : :a`a3aa .a), le cose che
partecipano della grandezza diventano grandi (:,:)u; :: <:a`3aa>:,a`a), le cose che partecipano della
bellezza e della giustizia diventano belle e giuste (-a``u; :: -a. :.-a.cu; <:a`a3aa> :.-a.a : -a.
-a`a ,.,:c)a.)? Senza alcun dubbio, rispose Socrate (130e5-131a2).

Sappi bene, riprese Parmenide, che tu non ti rendi conto ancora dellampiezza della difficolt che sorge se fai lipotesi
che esista unidea unica per ciascuna delle cose, ponendola come un qualcosa di separato (:. : :.:; :-ac .
. a:. . a).:; )c:.;). (...) Io credo, Socrate, che tu e chiunque altro che ponga che vi sia per ogni
cosa una realt in s e per s (au -a)au :-acu uc.a) ammettereste innanzitutto che nessuna di queste
realt si trova fra noi, nel sensibile (::.a au. :.a. : .). Come potrebbe infatti essere in s e per s
(v.; ,a a au -a)au :. :.) <, se si trovasse fra noi, nel sensibile >? replic Socrate. (...) E allora le
cose sensibili non avranno potere sulle idee n le idee sulle cose sensibili. Al contrario, lo ripeto, su se stesse che le
idee avranno potere ed in relazione a se stesse che esse esisteranno (<a :.:> aua au. -a. v; aua
:-:.a : :c.); e ugualmente le cose sensibili non esisteranno che in relazione a se stesse (a va. .cau.;
v; aua , 133a11-b2; c3-d5; e4-6).

Ogni :.:; e tutti gli :.: nel loro insieme sono dunque, secondo il Parmenide, delle entit
pure e separate dalla realt sensibile, trascendenti, e ci nella misura in cui sono completamente
differenti dalla realt sensibile: poich esse sono, ciascuna, in s e per s (aua -a)aua ), non
possono trovarsi fra noi (: .), immanenti nella realt sensibile; di conseguenza, esse sono
ci che sono in se stesse e rispetto a se stesse, ogni :.:; non ponendosi che in s o in rispetto agli
altri :.: e non potendo dunque intrattenere nessuna relazione con le cose sensibili. Ma, allo stesso
tempo, ogni :.:; e tutti gli :.: nel loro insieme sono anche, senza nessuna eccezione, delle entit
soggette alla partecipazione da parte delle cose sensibili, e ci perch occorre che le cose sensibili
traggano da questa partecipazione agli :.: la loro realt propria e le loro denominazioni, le loro
qualit e le loro reciproche relazioni; se questo non avvenisse, infatti, la realt sensibile sarebbe di
per s priva di qualunque qualit stabile e di ogni determinazione durevole e si rivelerebbe in tal
caso assolutamente inconoscibile: ecco il senso filosofico essenziale dellipotesi platonica delle
idee. Di qui la questione di capire se questa duplice natura e questo duplice ruolo
attribuita alle idee non sollevi una seria contraddizione nella concezione platonica dell:.:;,
appunto come immanente e trascendente insieme. In altri termini, bisogna esaminare se sia possibile
che le idee si rivelino a un tempo come realt separate dal sensibile e in comunicazione con
esso; pi precisamente, necessario chiedersi, pur nei limiti imposti da un approccio soltanto
parziale e selettivo alla questione, quale sia la relazione causale fra le cose e le idee che la
partecipazione implica e quale genere di causalit si intenda attribuire alle idee nella loro
relazione con le cose sensibili. In particolare, mi pare decisivo capire se nellambito del rapporto
partecipativo, comunque venga concepito, le cose sensibili ricevano effettivamente dalle idee
determinate caratteristiche e qualit (di cui erano prive prima della concreta attuazione della
partecipazione) oppure no, se, insomma, le idee trasmettano davvero determinate caratteristiche e
qualit alle cose partecipanti. Infatti, se questo ci che secondo Platone si verifica, sar
impossibile ridurre la partecipazione a una mera operazione mentale di classificazione concettuale o
a una semplice inferenza analitica e bisogner invece supporre lesistenza di una relazione causale
diretta fra le idee e le cose in virt della quale le idee assumono il ruolo di cause efficienti del
sensibile.
Ora, proprio questa limpressione generale che si trae dai dialoghi, in cui emerge con chiarezza
il solido legame causale che vincola le cose sensibili alle idee e ne sancisce la rigorosa
subordinazione. Non posso discutere i passi in questione, ma soltanto esaminarne le conseguenze.
Se le idee sono concepite come le cause efficienti del sensibile, infatti, bisogner credere
anche che esse siano effettivamente e materialmente presenti nel sensibile? In realt, anche se
indubbio che Platone non ha inteso la relazione fra le cose e le idee in chiave esplicitamente
materialista, per lottima ragione che le idee sono enti puramente formali privi di qualunque veste
materiale, lipotesi stessa della partecipazione fra la sfera sensibile e la sfera intellegibile, fra i
generi ideali e gli oggetti empirici, implica necessariamente una commistione dei due livelli separati
del reale. Questo perci il nucleo dellesame condotto nel Parmenide e dellaporia che ne deriva:
idee e cose, realt massimamente differenti e separate da un radicale divario ontologico, devono
tuttavia stabilire, nonostante loriginaria e irriducibile contrapposizione fra le due sfere del reale cui
rispettivamente appartengono, una relazione causale in virt della quale le idee riescano ad
adempiere efficacemente alla loro funzione di modelli delle cose, attribuendo alle cose quelle
caratteristiche e quelle propriet che vengono loro riconosciute nellesperienza comune.

Dal Parmenide al Timeo

Due sono dunque gli interrogativi sollevati dallanalisi del Parmenide: (1) se le idee sono
partecipate dalle cose, possono conservare il proprio statuto di enti supremi? Il che equivale a
chiedersi: possibile stabilire la partecipazione delle cose alle idee senza violare loriginaria
separazione dei due livelli del reale? E daltro canto, capovolgendo i termini della questione: (2) se
le idee sono radicalmente separate, possono essere partecipate dalle cose sensibili?
Per quel che riguarda il primo di questi interrogativi, la risposta che si deduce dal Parmenide
appare ben precisa. Se la relazione fra cose e idee consiste nella presenza delle idee nelle cose o
nella reciproca somiglianza e nella condivisione di determinate caratteristiche fra idee e cose,
allora fuor di dubbio che la partecipazione sia concepita precisamente come una specie di
assimilazione del partecipante al partecipato, con il fine esplicito di colmare lassoluta differenza
ontologica sancita dalla separazione dei livelli del reale che originariamente incompatibile con
qualunque forma di comunicazione fra cose e idee. Del resto, lo abbiamo constatato sopra, il
Parmenide si esprime molto chiaramente (133c): ciascuna delle idee, in quanto trascendente e
separata e in s e per s (au .a -a)au [...] uc.a), non pu contemporaneamente
essere in noi (::.a au. :.a. : .), immanente nella realt sensibile, partecipata
dalle cose empiriche: infatti, se fosse in noi, come potrebbe essere in s e per s? E ci risponde
anche alla seconda domanda appena formulata: posto che le idee sono separate dalle cose sensibili,
nessuna partecipazione sar possibile perch la separazione, finch mantenuta rigorosamente,
impedisce ogni relazione fra idee e cose. Per un verso, partecipate dalle cose, le idee sarebbero
allora presenti nel sensibile, sacrificando la purezza e limmutabilit della propria natura; per
laltro, completamente separate dalle cose, le idee sarebbero prive di qualunque rapporto con il
sensibile e dunque inconoscibili e inutili agli uomini. Ma entrambe le possibilit sono inaccettabili:
occorre invece che le idee siano separate, e quindi auto-identiche, permanenti e incorrotte dal
divenire e dalla trasformazione, e tuttavia partecipate dalle cose, e pertanto in rapporto con la
sfera sensibile.
Se lanalisi corretta, se davvero questa lesigenza filosofica cui la teoria delle idee
chiamata a dare una risposta, bisogna concluderne che le critiche del Parmenide svelano in essa un
problema reale e indiscutibile di cui Platone appare daltra parte pienamente consapevole. E proprio
questa la difficolt che il Parmenide consegna al Timeo, giacch nessun dialogo intermedio
ripropone esplicitamente il problema della partecipazione delle cose sensibili alle idee, o,
inversamente, la delicata questione del ruolo causale e paradigmatico delle idee rispetto alle cose
sensibili.

Le idee nel Timeo

Siamo cos ricondotti al cuore della prospettiva ontologica tratteggiata nel Timeo: qual in
altre parole la risposta fornita dal Timeo ai paradossi illustrati nel Parmenide (dando ovviamente per
scontato che, per ragioni di coerenza filosofica, Platone avvertisse lesigenza di individuare una
risposta per quei paradossi)?
Pare evidente che le difficolt sollevate nel Parmenide derivino precisamente dal tentativo di
porre in relazione, stabilendo fra loro un rapporto di partecipazione, due classi di soggetti
ontologici distinti e separati, le idee intellegibili e le cose sensibili. Che tale sia il cuore del
problema dimostrato anche dalla constatazione che, proprio su questo punto, gli allievi di Platone
e la tradizione platonica posteriore si sono confrontati in un lungo e controverso dibattito,
individuando e percorrendo due strade fra loro radicalmente opposte: Aristotele, da un lato,
negando la dimensione sostanziale e separata delle idee, ridotte cos a concetti e predicati generali
di cose sensibili particolari; i filosofi medioplatonici e neoplatonici (seguendo uninterpretazione
forse gi presente fra i primi accademici), dallaltro, rinunciando di fatto progressivamente alla
dimensione sostanziale e separata delle cose sensibili, che finiscono per manifestarsi come un
ultimo, pallido riflesso delle realt prime.
Nel corso della sua lunga esposizione, Timeo elenca per ben cinque volte (27d-29d; 48e-49a;
50c-d; 51e-52b; 52d) gli elementi fondamentali del reale, i generi delle cose che sono. Ho
introdotto in precedenza, ma limitatamente alla struttura fondamentale della teoria delle idee, questa
presentazione, che occorre ora completare brevemente. Timeo cita in primo luogo le idee eterne e
immutabili, supremi e universali paradigmi (vaa::.,aa); seguono in secondo luogo le cose e il
mondo sensibile, generati a somiglianza del modello ideale (.a :: vaa::.,a; [...]
,::c. :); vi poi un terzo genere, difficile e oscuro (. [...] a`:v -a. au:
:.:;), lo spazio (.a), ricettacolo e nutrice (uv: -a. .)) di tutte le cose, ci in
cui avviene la generazione ( : : . ,.,:a.) del mondo sensibile a somiglianza delle idee
intellegibili. Per completare questo quadro, Timeo aggiunge infine come costruttore e padre del
tutto, il demiurgo (:.u,;), che attribuisce alle cose la forma dei modelli ideali.
Innanzitutto, come visto al principio, gli enti ideali sono autonomi e auto-sufficienti e
possiedono, ciascuno in s e per s (aua -a) aua a :-aca, 51c), il principio della propria
esistenza (au :) :auu , 51b). Inoltre, indivisibili e invariabili ( a:.c; -a. -aa
aua uc.a, 35a), e, in questo senso, limite e determinazione (v:a;) del tutto, le idee si rivelano
di necessit eterne in quanto precedono lorigine stessa del tempo: a buon diritto allora, esenti da
generazione e corruzione (a,: -a. a.`:), 52a), collocate in un presente atemporale
(37e-38b) che non ammette alcuna forma di divenire, esse sono a pieno titolo e definiscono la realt
dellessere. A queste condizioni, gli enti ideali costituiscono loggetto della vera scienza,
dellintellezione (28a-29c; 48e-49a; 51b-52a), cui si accompagna sempre il discorso vero ( :
a:. : a`)u; `,u), a sua volta immutabile e inconfutabile (a:`:,-; `,; -a.
a-.;). Separate (..;) dal divenire e dalla perenne trasformazione delle cose sensibili, le idee
rappresentano tuttavia il modello (vaa::.,a) delle cose, che, in virt della partecipazione alle
idee, acquistano le caratteristiche normalmente attribuite loro, il proprio nome e la propria
definizione (52a). Ma il Timeo sottolinea a pi riprese, a questo proposito, come la realt sensibile,
in quanto diviene ed generata (a a.c)a [...] ,.,:a -a. ,:a ), discenda per necessit
da un principio (av a; .; aa:;), perch nessuna generazione pu aver luogo senza
una causa. Ecco la ragione dellipotesi mitologica del demiurgo.
Costruttore e padre del tutto (v. -a. va:a u:: u va;, 28c), il demiurgo
, innanzitutto, buono (a,a);, 29e e passim) il che implica che lopera da lui compiuta sar la
migliore possibile. Egli possiede molteplici competenze, tecniche e intellettuali a un tempo: plasma
la cera (74c), fonde i metalli e lavora il legno (28c; 33b), riunisce armoniosamente le diverse parti
della sua opera (30b; 33d); pi in generale, lartigiano che fa apparire lordine universale nel
disordine cosmico (53b; 75d) e, allo stesso tempo, lintelligenza (u;) che riflette (`,.:c)a.,
30b; 34a; 52d; 55c), considera (.:., 33b), parla (`:,:., 41a-e), si rallegra (,ac) :
-a. :u)a):.;, 37c) del prodotto realizzato e della sua somiglianza al modello eterno. In questo
senso, il demiurgo rappresenta legittimamente la causa della generazione delle cose sensibili, cui
conferisce la forma e la struttura dei vaa::.,aa ideali, pur rimanendo entro i limiti imposti
dalla minorit e dallimperfezione del mondo sensibile: il divino artefice non compie quindi in
nessun modo una creatio ex nihilo, perch costretto a operare nel contesto degli elementi gi
esistenti a sua disposizione, ai quali pu, semplicemente, attribuire un ordine determinato. Ci
spiega luso in apparenza stravagante, da parte di Platone, del termine :.u,;, che indica a un
tempo lattivit produttrice degli artigiani e la funzione regolatrice dei magistrati: come artigiano, il
demiurgo dalle molteplici competenze tecniche e meccaniche lavora la materia informe; come
magistrato in seno a una comunit, stabilisce lordine della sfera sensibile, adeguandolo, per quanto
possibile, alla legge delle supreme realt. Diviene cos piuttosto chiara la funzione filosofica del
figura mitologica del demiurgo: trait dunion ontologico fra le cose sensibili e le idee intellegibili,
ma diverso da entrambe, egli contempla il mondo delle idee per riprodurne limmagine nel mondo
sensibile su cui ha il potere e la capacit artigianale di agire; daltra parte, pu agire sul mondo
sensibile proprio in quanto ha il potere e la capacit intellettuale e regolativa di contemplare e
riprodurre in esso limmagine delle idee. Al di l della metafora cosmologica, quindi, al demiurgo
compete il delicato compito di portare a compimento la partecipazione fra le cose e le idee, in modo
che le idee, radicalmente differenti dalle cose e perci da queste separate, possano comunque
costituirne il paradigma originario e immutabile. Ma come e dove il demiurgo pone effettivamente
in atto la sua azione artigianale?
E qui che il Timeo introduce la .a (50b-52c), il terzo genere che funge da nutrice e
ricettacolo della generazione. Si tratta di un puro materiale informe, che non si discosta mai dalle
sue propriet e caratteristiche: eterna e invisibile, come le idee, e in questo senso costituisce,
ancora una volta come le idee, un questo che non muta n si trasforma; paradossalmente, per, le
sue propriet e caratteristiche si riducono essenzialmente allassoluta assenza di ogni
determinazione: infatti, per poter sussistere come materiale di tutte le cose, cio per essere in grado
di accogliere le forme e le figure di tutte le cose cui essa fornisce il sostrato materiale, la .a non
pu possedere una forma o una figura sua propria, giacch, altrimenti, quando giungessero delle
cose di natura contraria o del tutto diversa, accogliendole, le riprodurrebbe malamente, perch vi
sovrapporrebbe il proprio aspetto. Ora, in tale ottica, la .a interviene nella generazione dei
sensibili fornendo, o piuttosto costituendo, il loro materiale: infatti, ogni volta appare fuoco la
porzione infuocata di esso, acqua la porzione liquida, terra e aria nella misura in cui accoglie delle
imitazioni di esse. La .a, dunque, accoglie delle imitazioni: ma di cosa accoglie
esattamente le imitazioni e come? chiaro che il Timeo allude qui alla relazione fra il sensibile e
lintellegibile, senza tuttavia offrire una quadro preciso di tale relazione: si afferma infatti che la
.a partecipa dellintellegibile in un modo difficile a dirsi e stupefacente su cui torneremo a
indagare pi oltre (...), un modo assai complicato e difficile da concepire; ma, nonostante
limpegno assunto in queste linee, il dialogo non torna, se non superficialmente o allusivamente,
sulla soluzione di questo problema cruciale. Possiamo fissare per alcuni punti fermi: ci che la
.a accoglie sono delle imitazioni (.aa, 50c) o delle copie (a)..aa, 51a) delle
idee, che, dal canto loro, rimangono certamente in s e per s (52a-d). Queste imitazioni o copie
degli intellegibili nella .a sussistono da sempre, gi da prima dellintervento del demiurgo, fra
loro mescolate, confuse e in perenne mutamento: la .a presenta quindi di per s un aspetto vario
e diversificato, mossa senza sosta dalleterno sommovimento di tutte le cose gi presenti in essa e, a
sua volta, muovendole tutte e mescolandole ulteriormente in virt del proprio movimento. Ci
spiega perch, prima dellazione divina, la .a manifesti gi delle tracce (. aa) di tutte le
cose e di tutti gli elementi, ma in una forma caotica e casuale. Lesempio suggerito da Timeo
quello degli strumenti per la pulitura del grano che, essendo scossi e agitati dallagricoltore,
favoriscono il filtraggio dei chicchi di grano, accumulando separatamente le parti pi dense e le
parti meno dense: allo stesso modo, tutte le particelle elementari miste nella .a, che manifestano
confusamente le caratteristiche loro proprie che sono delle imitazioni delle idee, tendono ad
aggregarsi e a disaggregarsi a causa dei movimenti della stessa .a. Ma lintervento del
demiurgo a produrre la disposizione ordinata di tutte le cose: quando luniverso prese a essere
ordinato, il fuoco innanzitutto e poi lacqua, la terra e laria, pur conservando delle tracce di se
stessi, si trovavano comunque nella condizione in cui verosimile che si trovi il tutto quando il dio
assente; e queste cose, che allora si trovavano appunto in tale condizione naturale, egli le
configur innanzitutto secondo forme e numeri. Guardando ai modelli intellegibili che sono le idee
eterne, il demiurgo cominci a modellare, come un artigiano con un blocco di cera, il materiale
informe in cui si trovavano gi, interamente e casualmente mescolate, le tracce di tutte le cose;
diede loro le figure e la struttura geometrico-matematica che permettesse di riprodurre nel modo
migliore possibile lordine e la perfezione delle realt intellegibili e gener cos il mondo sensibile
nella sua totalit (52d-53b).
Tiriamo le fila dellesame. In quanto materiale, la .a attribuisce ai sensibili, appunto, la
loro materia che il demiurgo plasma guardando al modello offerto dalle idee intellegibili e
determina cos, per cos dire, la loro (parziale) sostanzialit. Il modello ontologico proposto nel
Timeo rimane cos puramente artigianale: il demiurgo dispone di un modello, le idee, e di un
materiale informe, la .a; egli pu cos lavorare manualmente il suo materiale, conferendogli
una figura, un ordine, una struttura e una proporzione immanenti che appartengono originariamente
al modello intellegibile, ma che il demiurgo pu, dopo averli contemplati nel modello intellegibile,
riprodurre nella copia sensibile. Trattandosi di una copia o di una riproduzione materiale,
lopera del demiurgo non sar perfetta come il modello intellegibile; ma, essendo il demiurgo un
artefice divino dotato di intelletto e di bont assolute, la sua opera si avviciner quanto pi possibile
alla perfezione del modello. Ecco in che modo, attraverso lesposizione cosmologica del Timeo,
Platone affronta i problemi sollevati nel Parmenide dal dilemma della partecipazione delle cose
sensibili alle idee. In effetti, se il demiurgo porta a compimento la partecipazione, conferendo alla
materia indeterminata la struttura e la forma degli enti supremi e perfetti, le serie contraddizioni
relative alle modalit e alla possibilit del difficile rapporto fra i livelli del reale sembrano
inequivocabilmente risolte. Non le idee infatti, ma soltanto una loro immagine foggiata dal
demiurgo sar materialmente presente nella molteplicit infinita delle cose sensibili partecipanti;
ancora, non le idee, ma soltanto una loro copia modellata dal demiurgo risulter davvero assimilata
alla molteplicit infinita delle cose sensibili partecipanti, senza in ogni caso violare loriginaria
differenza ontologica dei generi, che, come paradigmi semplicemente contemplati e riprodotti
dallartigiano cosmico nella sua opera, rimangono certamente trascendenti, separati, puri e intoccati.
Daltro canto, lipotesi della .a, spazio intermedio fra il sensibile e lintellegibile, fornisce
unulteriore garanzia dellincorruttibilit della sfera dellessere, perch, situando lattivit del
demiurgo in una zona neutra (a met strada fra il sensibile e lintellegibile), non presuppone
leventualit paradossale dellimpossibile presenza delle idee sul piano sensibile o dellaltrettanto
impossibile accesso delle cose sensibili al piano intellegibile. In altre parole, se la partecipazione
non concepita come una relazione concreta e oggettiva fra le due sfere del reale, ma come una
metafora teorica della funzione ontologica e cosmologica del demiurgo, il dilemma della
partecipazione sembra perdere il suo profilo aporetico. Il demiurgo traduce la trascendenza dei
modelli nellimmanenza dellordine del mondo sensibile. Tutto dunque dipende dal demiurgo.
Come va considerato, alla lettera o come metafora?
Siamo allora ricondotti in ultimo al problema della collocazione del demiurgo nellambito
della prospettiva onto-cosmologica del Timeo: esecutore e agente della relazione causale fra il
modello intellegibile e la cwvra, il demiurgo non identificato con un genere delle cose che sono e
si confondono nella descrizione della sua figura i tratti funzionali con quelli personali, complicando
cos il quadro di riferimento. Daltra parte, il riconoscimento dei tratti personali che una
comprensione letterale del dialogo induce ad attribuire al demiurgo non consente di lasciare in
ombra le altrettanto significative indicazioni che suggeriscono di valorizzarne laspetto funzionale e
in ultima analisi metaforico. La divinit demiurgica introdotta infatti, ex abrupto e piuttosto
inaspettatamente, come un deus ex machina chiamato semplicemente a fornire una generica
esemplificazione del principio di causa (28a-29a), la cui attivit inizia allimprovviso e di fatto
senza motivazione apparente (30a-b) e altrettanto repentinamente si conclude con il misterioso ritiro
del demiurgo nella sua condizione abituale (ejn tw'/ eJautou' kata; trovpon h[qei), evidentemente
la stessa da cui era emerso, in modo certo estemporaneo e del tutto oscuro, per mettesi allopera
(42e); che la cornice narrativa della vicenda demiurgica sia fortemente condizionata da una seria
ipoteca metaforica del resto reso esplicito da Timeo, quando ammette che lesposizione della
generazione del cosmo per azione della divinit il contenuto di un ragionamento verosimile
(lovgon to;n eijkovta) cui egli esorta a dare credito (30b). Non si pu dimenticare infine che nessun
altro dialogo platonico pare evocare a nessun titolo, sul piano ontologico o cosmologico, il profilo
di un soggetto divino che, quali che siano il suo ruolo e le sue competenze, ponga in atto unazione
causale e produttiva e tantomeno su base razionale e provvidenziale, se non propriamente
volontaria. Non dunque un caso che lintroduzione di questa figura terza, oltre il genere e il
principio del modello eterno e il genere e il principio della cwvra, abbia costituito gi nellantichit
un serio motivo di imbarazzo per i lettori del Timeo e che innanzitutto intorno al modo di intendere
lartigiano cosmico si sia acceso il conflitto esegetico fra quanti hanno difeso uninterpretazione
letterale della vicenda cosmologica narrata nel dialogo e quanti invece hanno invece sostenuto
lesigenza di una lettura metaforica. Sarebbe impossibile tentare qui di sciogliere un simile dilemma
o anche proporre una rassegna delle diverse interpretazioni metaforiche del dialogo; mi limiter a
valutare soltanto come le due principali opzioni esegetiche quella di uninterpretazione letterale
che fa del demiurgo un attore personale e intenzionale nella generazione del cosmo e quella di
uninterpretazione metaforica che ne isola in modo esclusivo laspetto funzionale incidano sul
problema in esame. A questo scopo occorre per ricordare preliminarmente come, pur nella loro
variet e specificit, le interpretazioni metaforiche tendano in generale ad associare la funzione
causale-produttiva del demiurgo, una volta eliminato come appunto soltanto metaforico il soggetto
personale della divinit demiurgica cui nel dialogo letteralmente attribuita, essenzialmente a due
possibili entit, lanima del mondo

e gli stessi modelli intellegibili. Non prive di fondamento,
eppure assai controverse, entrambe queste ipotesi hanno avuto numerosi sostenitori, antichi e
moderni, la prima insistendo sullaffinit che sembra sussistere fra il demiurgo e lanima del
mondo, per la congenericit della loro natura razionale e noetica e per il comune possesso di una
facolt conoscitiva e motrice (36d-37c), che induce a rappresentare lanima del mondo come un
vero e proprio sostituto del demiurgo e comunque come continuatrice della sua azione causale dopo
che egli si ritira (42d); la seconda argomentando in favore dellidentificazione del demiurgo con il
modello intellegibile e della sua attivit di produzione del cosmo generato con una funzione causale
efficiente direttamente riconducibile alle stesse idee, anchessa sulla base di una serie consistente,
per quanto problematica, di prove testuali e di indizi storico-filosofici.
Senza naturalmente entrare nel merito di unanalisi di queste ipotesi interpretative,
disponiamo cos di tre opzioni esegetiche, luna che prevede una comprensione letterale della figura
del demiurgo, le altre due che, pur accomunate dal rifiuto di una concezione personale del demiurgo
e dalla sua rappresentazione in termini puramente funzionali, si distinguono poi rispetto allentit
cui tale funzione appartiene, lanima del mondo o i modelli intellegibili. Ora, qual lesito della
questione in esame della collocazione del demiurgo nellambito della prospettiva onto-cosmologica
del Timeo in relazione a ciascuna di queste tre opzioni?
Se inteso letteralmente, come un soggetto personale e divino che produce il cosmo generato, il
demiurgo va concepito verosimilmente come unentit originaria e prima, e ci sebbene nella
narrazione del dialogo compaia, a dare inizio alla vicenda cosmica, quando i generi del modello e
della cwvra sono gi in scena, e scompaia, ponendo fine al proprio intervento, prima che la
generazione cosmica sia compiuta del tutto e affidandone poi leterna prosecuzione allanima del
mondo; come unentit ontologicamente indipendente e causalmente responsabile della generazione
del cosmo, bench subordinata nellesercizio della sua azione al genere del modello che obbligata
a riprodurre e al genere della cwvra in cui e con cui altrettanto obbligata a operare: a simili
condizioni, pare plausibile concluderne che, nel quadro di uninterpretazione letterale del Timeo, il
demiurgo appartiene ragionevolmente al novero dei principi del tutto, come agente propriamente
operativo, che pensa, pianifica e decide la propria azione, interagendo con il modello intellegibile e
la cwvra che gli sono coeterni e che a un tempo permettono e vincolano la generazione del cosmo.
Come gi in parte si constata nella tradizione platonica antica, una lettura di questo tipo pu
condurre alla formulazione di uno schema onto-cosmologico triadico, con il demiurgo insediato al
vertice della gerarchia dei principi e il modello e la cwvra a fungere da principi strumentali della sua
azione causale; oppure di un monismo imperfetto, se la primalit del demiurgo spinta fino al
punto di ricondurre alla sua azione causale, ancor prima della generazione del cosmo sensibile, la
produzione dei principi del modello e della cwvra di cui egli si serve come strumenti per la
generazione del cosmo, per esempio facendo delle idee intellegibili i suoi pensieri e della cwvra
un termine solo negativo e ricettivo della sua attivit. Non mi pare per che vi siano oggi studiosi
disposti a difendere con questa radicalit uninterpretazione letterale del Timeo e della figura del
demiurgo.
Se inteso invece in chiave metaforica, come funzione causale produttiva del cosmo generato
in conformit al modello intellegibile nel sostrato spazio-materiale della cwvra, il demiurgo
abbandona naturalmente la scena come entit e come principio onto-cosmologico della prospettiva
del Timeo in favore di un compiuto dualismo, fondato sulla contrapposizione del principio
intellegibile, il modello, e del principio spazio-materiale, la cwvra, che si configurano come
altrettanti generi del reale fra loro ben distinti che si delimitano reciprocamente e dalla cui
interazione si determina la generazione del cosmo sensibile. Resta tuttavia da precisare, in questa
prospettiva dualista, la collocazione, o lattribuzione, della funzione causale produttiva sottratta al
demiurgo, che deve innescare linterazione fra i due principi, cui sono riconosciute, come sappiamo,
una forma di causalit solo paradigmatica e trascendente, al modello, e una forma di causalit
errante, o spazio-materiale, alla cwvra, di per s evidentemente incapaci di avviare attivamente
la generazione del cosmo. Attenendoci ancora alle diverse opzioni esegetiche distinte poco sopra,
sembra inevitabile ritenere che solo conferendo alle idee intellegibili, cio al principio del modello,
un potere causale efficiente, il dualismo onto-cosmologico del Timeo viene integralmente
salvaguardato: avremo cos una duplice funzione, efficiente e paradigmatica, del modello rispetto
alla cwvra, in modo che le modificazioni di questultima, che coincidono con le realt sensibili
generate, non soltanto si configurano come imitazioni o copie dei modelli intellegibili, ma risultano
in effetti propriamente prodotte e suscitate nella cwvra per azione dei modelli stessi, per quanto ci
appaia in una certa misura in contraddizione tanto con lormai nota funzione solo paradigmatica, e
non efficiente, che per definizione spetta ai modelli intellegibili nel dialogo, quanto pure con la
netta affermazione di Timeo secondo la quale i modelli non intervengono direttamente nella cwvra,
entrando e uscendo da essa (50c; 51a), n esercitano perci su di essa unazione causale
immediata.
Passando infine allultima opzione prevista, rimane da considerare la possibilit che la
funzione causale produttiva transiti dal demiurgo allanima del mondo, in base a una sostituzione
che il dialogo stesso in qualche modo forse suggerisce. In tal caso, se i principi del modello e della
cwvra conservano intatto il loro rispettivo statuto sostanziale e causale, si torna per nuovamente
allintroduzione di unentit intermedia, appunto lanima del mondo, cui spetta una funzione di
mediazione e di raccordo fra i due principi contrapposti e le due sfere del reale che ne sono
delimitate, unentit che, avviando la generazione e garantendo la conservazione del cosmo di cui
appunto lanima, sembra fornire al processo della generazione del sensibile, in virt della sua
duplice facolt, conoscitiva e motrice, il medium tramite il quale operare la dislocazione o la
riproduzione dei modelli intellegibili, che lanima del mondo pu cogliere in ragione della sua
natura noetica, nel sostrato spazio-materiale della cwvra, con cui lanima del mondo in contatto
e a cui imprime il suo movimento ordinato una sorta di forza di interposizione fra i principi del
tutto, suscettibile per la sua natura di interagire con entrambi e capace per le sue facolt di tradurre
la disposizione eterna e immutabile dei modelli in movimenti ordinati che giungono infine a
modificare, seppur parzialmente e temporaneamente, la superficie caotica e il flusso perenne della
cwvra, cos portando allessere, e appunto animando, il mondo sensibile.
Questa versione dellinterpretazione metaforica del demiurgo, che tendo prudentemente a
considerare come la pi convincente, rappresenta infine la prospettiva onto-cosmologica del Timeo
nella forma di un dualismo imperfetto, perch strutturato sulla contrapposizione di due principi
antagonisti, e tuttavia in uno stato di reciproca inerzia causale per la loro reciproca trascendenza,
per la cui interazione, necessaria a che abbia luogo la generazione del mondo sensibile, occorre
postulare lesistenza di un termine intermedio, subordinato ai principi e tuttavia indispensabile per
la loro relazione, di un motore responsabile della trasposizione e dellimmanenza del modello
nella cwvra, che di tale dualismo di per s statico e solo sostanziale completi e appunto perfezioni
laspetto dinamico e funzionale.