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Lidea della riduzione

Le riduzioni di Husserl e il loro comune senso metodologico Dieter Lohmar Universitt zu Kln Husserl Archiv

In questo contributo tenter di esporre le riduzioni husserliane in modo tale che rendere chiaro che seguono tutte un determinato modello metodologico. In tal modo si mostrer che Husserl non ha soltanto proposto le riduzioni note, ovvero la riduzione trascendentale di Idee I e la riduzione primordiale delle Meditazioni cartesiane, bens che, oltre a queste, esiste un metodo di riduzione che cronologicamente si trova prima dellannuncio della riduzione trascendentale. Inoltre emerger che almeno altre tre operazioni metodologiche, rintracciabili nellopera tarda di Husserl, hanno lo stesso statuto di una riduzione. La prima questione metodologica quella relativa al ne della riduzione. In generale si pu dire che tutte le riduzioni in Husserl servono allesame della validit (Rechtsprfung) di determinate rappresentazioni. Nel contesto metodologico della fenomenologia, lesame di validit si pu riassumere nella seguente domanda: con quale diritto derivante dallintuizione percepisco ora l un tavolo, un albero o un uomo? 1 Perch mi credo legittimato a percepire l un albero, ma non una casa? Si qui tentati di dire: la cosa molto semplice, io vedo infatti che l c un albero e non una casa. Ma per fondare la validit dellintuizione non bastano laermazione presuntuosa di una pretesa di validit o il rimando alla fonte di validit (il vedere). Bisogna poter chiedere: perch di fatto proprio tenendo conto dei minimi singoli dettagli dellatto di intuizione, della datit intuitiva e dellintreccio degli elementi di senso di questultima si pu vedere qui un albero e non una casa? 2 Si tratta allora della validit che una posizione (Setzung) riceve attraverso la datit intuitiva di ci che in essa stessa viene posto. Questa linea di ricerca si pu ancora sviluppare se, con Husserl, si amplia il concetto di intuizione nel senso di unintuizione categoriale di stati di cose e di altre forme categoriali. Non in gioco qui tuttavia soltanto la validit
1 Il concetto di un esame della validit noto innanzitutto a partire da Kant e indica la riconduzione di determinati principi generali a categorie dellintelletto. 2 Qui desidero menzionare il prof. Klaus Held e il Phnomenologisches Kolloquium da lui condotto per molti anni insieme con il prof. Antonio Aguirre (e successivamente con il prof. H. Hni) come una delle fonti pi importanti della mia formazione fenomenologica e allo stesso tempo ricordare con personale gratitudine e riconoscimento scientico il lavoro di questo Kolloquium dallatmosfera libera, sperimentale e ci nonostante rigorosamente orientata al metodo fenomenologico.

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dellintuizione basata sullintuizione stessa. Si pu mostrare che Husserl pensa anche allesibizione della validit di posizioni che per principio si lasciano esibire solo parzialmente nellintuizione. Si tratta dellesibizione della validit nei classici casi problematici della teoria della conoscenza, vale a dire della validit di elementi di senso come il sostrato permanente di determinazioni (eventualmente mutevoli), la rappresentazione di una causalit universale, e ancora dellinnitezza di tempo e spazio, dellipotesi moderna di una struttura matematica della realt esperibile, la validit dei principi logici, la posizione di altri soggetti per il mondo e cos via. Tutti questi elementi di senso non si lasciano esibire, o si lasciano esibire soltanto in piccola parte, nella sensibilit, ci nonostante appartengono anchessi al nostro conoscere e pensare. Qui si deve innanzitutto delimitare il concetto fenomenologico dellesibizione di validit attraverso il ricorso allintuizione per contrasto col concetto di esame di validit in Kant. In Kant lesame di validit implica la riconduzione dei concetti utilizzati nella conoscenza ai concetti puri a priori dellintelletto. Kant orienta il suo concetto di esame di validit alla contrapposizione, propria della questione giuridica, tra quid juris e quid facti. La prima chiede quale base legale sussista per il giudizio giuridico di un determinato caso. La seconda quid facti chiede se il caso presente sia eettivamente un caso che ricade sotto la regola giuridica individuata (per es. si tratta di chiarire se sia stato eettivamente un caso di furto). Kant esamina solo la prima questione, in quanto considera i concetti puri dellintelletto, per cos dire, come i principi di validit sommi e a priori che devono essere contenuti in ogni singola regola di validit dedotta. Il quid facti costituisce per Kant una domanda empirica la cui risposta dipende dalla datit intuitiva, ma non pu essere chiarita attraverso una deduzione da principi di validit supremi. Si potrebbe ora cos delineare la dierenza rispetto al concetto husserliano di esame di validit: Kant sottolinea s che intuizione e concetto devono coincidere nella conoscenza, ma esamina la validit di pretese di conoscenza solo rispetto ai concetti dellintelletto costitutivi delloggettualit e a priori secondo lui necessariamente contenuti in ogni concetto. Husserl investiga invece prevalentemente il lato dellintuizione considerandolo egualmente legittimante e, soprattutto, i tratti essenziali dello stile di riempimento di determinate classi di intenzioni. Anche i concetti hanno nellintuizione la propria origine, e con ci per principio anche la loro fonte di validit. Tuttavia inizialmente Husserl non aronta ancora in modo particolareggiato la problematica dei concetti fondamentali ultimi. Solo nella tarda fenomenologia genetica egli scopre che anche le funzioni concettuali costitutive delloggettualit
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(tipi) si lasciano ricondurre allintuizione e allesperienza e si lasciano esibire in esse. Lesame della validit di percezioni, conoscenze e rappresentazioni in un campo intuitivamente dato presenta alcuni problemi metodologici. Con le sue riduzioni Husserl ha quindi cercato di risolvere un problema centrale dellesame di validit. La mia tesi principale che una riduzione di volta in volta un metodo che deve ricondurre a un campo di esperienza nel quale la posizione di cui si deve esibire la validit non (o non ancora) contenuta.3 Largomento essenziale per una riduzione dunque uguale in tutti i casi: solo su un terreno di esperienza cos ridotto lesibizione della validit della posizione problematica pu procedere senza circolarit. Altrimenti si avrebbe un tipo di petitio principi teoretico-costitutiva. Ci che tutte le riduzioni hanno in comune dunque qualcosa di metodologico. Per Husserl si tratta in tutti i casi di stabilire una ricerca della validit e dei limiti della validit di determinate posizioni sul terreno di un campo intuitivo di esperienza. Nel corso dellesposizione si chiarir anche perch le riduzioni di Husserl sono cos diverse, in quanto il tipo di riduzione dipende dalle posizioni di volta in volta in gioco. Da questo punto di vista si possono elencare una serie di posizioni e mostrare e motivare le relative riduzioni, per cos dire tarate su di esse. Si trovano tra di esse anche alcune che nora non sono state comprese come riduzioni. Se la nostra tesi si dimostra fondata, allora la riduzione si mostra come un metodo universale utilizzato in tutta la fenomenologia husserliana a partire dalle Ricerche Logiche no a Esperienza e giudizio secondo un senso metodologico unitario. Husserl esamina almeno le seguenti posizioni: 1. La validit dellapprensione del contenuto di datit sensibili in quanto qualcosa di determinato, per es. in quanto albero. La riduzione relativa la riduzione alla componente reale, che si trova nella Quinta Ricerca Logica (1 ed.). 2. La validit della posizione di qualcosa come reale. La riduzione relativa la riduzione trascendentale delle Idee I. 3. Le idealit della logica e della matematica, in particolare i principi logici. Il metodo di esibizione qui la riconduzione di questi giudizi
3 Pi precisamente si dovrebbe qui dire che ci che si cerca un campo di esperienza nel quale la posizione la cui validit da esaminare deve essere certo contenuta nominalmente, ovvero secondo il nome, in cui per essa non pu essere valida, ossia non funge in esso normalmente. Essa deve essere piuttosto riconosciuta nella sua pretesa ma non riconosciuta come valida. Questa precisazione tarata particolarmente sul caso della esibizione di validit della posizione di realt per mezzo della riduzione trascendentale, nella quale la pretesa di validit della posizione viene riconosciuta come pretesa, ma questa stessa validit non funge in modo normale bens unicamente come lo conduttore della ricerca dellesibizione intuitiva di validit.

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allesperienza di oggetti individuali concreti, cos come essa viene proposta nella seconda sezione di Logica formale e trascendentale. 4. La posizione di unaltra soggettivit. La riduzione relativa la riduzione primordiale delle Meditazioni cartesiane. 5. Le ipotesi idealizzanti delle scienze della natura. Il metodo di esibizione relativo consiste nel ritorno al mondo della vita prescientico esposto nella Crisi. 6. Le categorie logiche elementari del giudizio come per es. predicativo, e, non ecc. Il metodo di esibizione qui la riconduzione di queste categorie logiche alla esperienza ante-predicativa esposta in Esperienza e giudizio. Tra le riduzioni menzionate ci sono tre metodi di ricerca (3, 5, 6) che Husserl non chiama riduzione, bens ritorno o talvolta anche riconduzione. Per queste si dovr mostrare esplicitamente che esse hanno lo stesso senso metodologico delle altre, tre le quali vengono anche cos esplicitamente annoverate. Non basta qui riferirsi al senso letterale del latino reducere come ricondurre. Naturalmente si dovranno anche addurre ulteriori ragioni del perch Husserl non le chiami riduzioni. Ci che di metodologico hanno in comune queste sei riduzioni si potrebbe descrivere con una massima generale argomentativo-teoretica: quando argomenti a favore di unasserzione non puoi utilizzare tale asserzione n esplicitamente n implicitamente, altrimenti si ha un circolo argomentativo. Ora, chiaro che, anche nel quadro della questione dellesibizione di validit, una teoria della costituzione non unargomentazione, bens un metodo che deve esibire il tipo corrispondente di datit intuitiva. Tuttavia per lanalisi della costituzione si pu formulare a sua volta una massima simile, la quale dice: quando vuoi chiarire loriginaria costituzione intuitiva di un oggetto nel campo desperienza intuitivo che poni a fondamento di questa analisi della costituzione non pu essere gi contenuta (come valida o fungente) la posizione indagata. Il compimento della riduzione deve servire a evitare un circolo dellargomentazione, ossia dellanalisi della costituzione. In questo senso Husserl scrive: ci che una scienza mette in dubbio non pu utilizzarlo come fondamento pre-dato (Hua II, 33). Si potrebbe a questo punto ovviamente chiedere perch Husserl non abbia formulato lui stesso espressamente questo argomento unitario a favore delle sue riduzioni. Una ragione potrebbe consistere nel fatto che evitare circolarit era per il matematico Husserl una tale ovviet da non aver bisogno di essere neppure menzionata. Unaltra ragione potrebbe esser che egli stesso non avesse propriamente chiaro questo argomento e che in questo punto centrale in realt egli abbia agito correttamente nella
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prassi, senza che la sua auto-comprensione fosse abbastanza matura per nominarne le ragioni. Vorrei comunque anche far presente i costi della mia interpretazione: sebbene Husserl stesso abbia a pi riprese chiamato il suo metodo eidetico riduzione eidetica (cfr. Hua IX, 284 f., 321 f.), pure essa non , nellottica della mia interpretazione, una riduzione nel senso delle altre riduzioni. Essa non si propone alcuna puricazione astrattiva di un campo di esperienza al ne di esaminare la validit di una posizione su questa base di esperienza. La riduzione eidetica , nellinterpretazione che qui si propone, senzaltro un metodo irrinunciabile della fenomenologia, ma non una riduzione nel senso pi strettamente metodologico. Rimane inoltre da chiarire perch tre varianti della riduzione (n. 3, 5, 6) non vengano da Husserl chiamate riduzione. Ai costi corrispondono tuttavia consistenti guadagni. Il vantaggio della mia interpretazione una motivazione semplice e intuitiva della riduzione trascendentale e degli altri metodi riduttivi. La motivazione dellepoch un enigma discusso sempre di nuovo e che apparentemente non ore una soluzione facile, soprattutto qualora si cerchi un motivo nellatteggiamento naturale per superare latteggiamento naturale stesso. 1 La riduzione alla componente reale

La prima delle riduzioni husserliane poco conosciuta poich viene presentata nella prima edizione delle Ricerche Logiche e la maggior parte dei passaggi nei quali ci avviene fu espulsa dalla seconda edizione del 1913.4 Alcuni passaggi nei quali la riduzione alla componente reale viene esposta furono addirittura letteralmente sovrascritti da rinvii alla riduzione trascendentale (sebbene per lo pi con titubanza).5 Risulta chiaro che Husserl fa un passo indietro rispetto alla riduzione alla componente reale. Laver estromesso e sovrascritto i passaggi relativi a questa riduzione mostra che la concezione deve essere dichiarata in certa misura non valida. interessante, per, che Husserl, proprio nella seconda edizione, denisca questo mero ritorno alle componenti reali pi volte come una riduzione.6 In tal modo ci si pone il compito di stabilire in cosa consistesse il problema di quella riduzione alla
4 Su questo tema vedi anche il mio contributo Lohmar, D. (2011): Zur Vorgeschichte der transzendentalen Reduktion in den Logischen Untersuchungen. Die unbekannte ,Reduktion auf den reellen Bestand, Husserl Studies, 28/1, pp. 1-24. 5 Ad esempio laddove nella prima edizione veniva richiesta la analisi descrittiva dei vissuti secondo la loro componente reale, nella seconda edizione si richiede che la fenomenologia sin dallinizio e in tutti i passi successivi non [possa fare] la minima asserzione sullesistenza reale(Hua XIX/1, 27s.). 6 Husserl la chiama ad esempio una riduzione allimmanenza reale del vissuto (Hua XIX, 413 n.*, 2 ed.). Letteralmente si trova poi nella Quinta Ricerca una riduzione [dellio] al contenuto aerrabile in modo puramente fenomenologico (Hua XIX/1, 368:12-14, 2 ed.), la riduzione al dato in modo puramente fenomenologico (Hua XIX/368, n.*, 2 ed.) e una riduzione al fenomenologico (369: 26-28, 2 ed.).

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componente reale. Il fatto che questa sovrascrittura sia avvenuta talvolta anche con rinvii alla riduzione trascendentale sta a indicare una grande vicinanza di fatto tra i due metodi che ancora non stata indagata in modo sistematico. Inoltre si deve rilevare che la riduzione alla componente reale non venne resa completamente irriconoscibile: essa c ancora nella seconda edizione delle Ricerche Logiche! 7 Il metodo del ritorno alle componenti reali dapprima stato esposto in modo esauriente nella Quinta Ricerca Logica. Le componenti essenziali dellatto intenzionale (secondo le denizioni delle Ricerche Logiche) sono la materia dellatto che determina contenutisticamente che tipo di oggetto inteso e in che modo viene inteso; il secondo momento la qualit posizionale (reale possibile, dubbio, e cos via) e il terzo la pienezza. Il modello fondamentale della costituzione doggetto nelle Ricerche Logiche lapprensione intenzionale di componenti reali. Ci che nella sensibilit mi arriva attraverso le sensazioni viene per cos dire interpretato come una rappresentazione delloggetto. Naturalmente questa solo una descrizione semplice e iniziale del processo dellapprensione. Husserl tiene ferma una serie di particolarit del processo dellapprensione: la possibilit del mutamento dapprensione, ossia gli stessi componenti reali possono essere appresi una volta come questo oggetto, unaltra volta come un altro oggetto. Egli chiarisce ci con il noto esempio della marionetta mobile nel panottico che una volta appare come una marionetta mobile e unaltra come persona reale che mi fa locchiolino. La seconda caratteristica fondamentale dellapprensione la possibilit che diverse componenti reali vengano interpretate come lo stesso oggetto. Questa seconda possibilit si lascia chiarire con un qualunque caso di percezione di cosa, poich qui abbiamo la stessa cosa, data secondo diverse prospettive dunque secondo componenti reali completamente diverse , ma siamo in grado di percepire e di identicare questa cosa come la stessa. Le componenti reali hanno unimportanza decisiva per la validit della determinazione contenutistica dellapprensione intenzionale. Ma sono anche decisive per il tipo di apprensione che Husserl chiama modo dapprensione. Quando le componenti reali non permettono unapprensione intuitiva, allora si pu trattare per es. solo di unapprensione simbolico-signitiva, ovvero di unapprensione in quanto immagine della cosa intesa, ma non come questa stessa cosa. Inoltre la qualit posizionale dipende a sua volta indirettamente dalle
7 Cfr. in particolare Hua XIX, 413 n.*, che nella seconda edizione rimanda alla riduzione allimmanenza reale del vissuto. Illuminante anche Hua XIX, 368 dove nella seconda edizione viene inserita lespressione riduzione dellio empirico fenomenale al suo contenuto coglibile in modo puramente fenomenologico dove il contenuto fenomenologico da intendersi nel senso della n.*, Hua XIX, 411 come componente reale del vissuto.

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componenti reali, in quanto la validit della posizione reale si fonda sulla possibilit dellapprensione intuitiva. Ma in ultima istanza sono anche le componenti reali che possono rendere legittima o illegittima la determinazione contenutistica di una apprensione. Il che, molto trivialmente, signica: che io possa percepire qualcosa come una betulla o come una persona dipende dalle datit sensibili che mi danno questo oggetto. Le componenti reali sono dunque nella prospettiva metodologica delle Ricerche Logiche il terreno desperienza decisivo su cui si pu mostrare la validit della determinazione contenutistica dellapprensione, ossia della materia, la validit della qualit posizionale e la legittimazione di un determinato modo dellapprensione. La componente reale il terreno desperienza legittimante delle posizioni intenzionali. Vediamo pertanto cosa ha portato Husserl nella prima edizione delle Ricerche Logiche a denire la fenomenologia come una analisi descrittiva dei vissuti secondo la loro componente reale (Hua XIX, 28). Egli persegue lidea di un esame della validit dellapprensione in quanto qualcosa sul terreno delle componenti reali della coscienza. Nellapprensione sono per contenuti i tre elementi materia, qualit e pienezza. Il progetto di un esame della validit dellapprensione si riferisce primariamente alla materia, ossia allin quanto cosa dellapprensione e naturalmente anche alla qualit posizionale dellatto. La pienezza dellatto intenzionale si fonda pi o meno sulle componenti reali e si trova pertanto nelle Ricerche Logiche dalla parte del campo desperienza legittimante. Dal punto di vista delle Ricerche Logiche una ricerca sulla validit della materia e della qualit di un atto limitata tuttavia solo ad un unico singolo atto. Lintuizione dellintreccio di tutte le posizioni viene elaborata soltanto in Idee I. Nella prima edizione delle Ricerche Logiche domina ancora la rappresentazione statica secondo la quale le posizioni di senso e le pretese ontologiche che queste qualit posizionali sono, possano essere indagate relativamente a un singolo atto. Solo Idee I ore la visione della non-particolarizzabilit di una tale indagine, in quanto lintenzionalit dorizzonte mostra che la posizione ontologica reale connessa, nella modalit della intenzione dorizzonte, a tutte le altre posizioni di realt. Lesame critico della validit della materia e della qualit posizionale si lascia chiarire al meglio attraverso un esempio che Husserl ha preso in prestito da Locke, ossia quello della sfera rossa (cfr. Hua XIX, 82, 197 ., 359 .). Si pu pensare semplicemente a una palla da biliardo. Si mostrano cos subito le modalit procedurali essenziali del progetto husserliano relativamente allesame di validit (della critica) delle apprensioni intenzionali. Vediamo una sfera rossa, questo signica per anche che vediamo una sfera uniformemente colorata di rosso. Il senso
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della percezione contiene dunque lelemento di senso della colorazione uniforme. Ci che la sensibilit ci ore come intuitivamente riempito non aatto questa uniformit della colorazione. La sfera che vediamo, infatti, in un certo punto molto chiara a causa dellilluminazione. In determinate circostanze nel punto del riesso il colore rosso non pi riconoscibile. Lo stesso vale per quella zona in ombra dove la sfera poggia sulla base e appare oscurata dalla sua stessa ombra. Se si prendono le componenti reali in un modo cos ristretto come criterio letterale della validit di una posizione doggetto (materia) allora, secondo questo criterio, non potrebbe sussistere alcun oggetto. Ci si lascia meglio spiegare attraverso il caso elementare di una cosa reale. Quando poniamo una cosa come reale, questa posizione di senso non include soltanto che questa cosa sia data proprio ora, ma che essa sia data gi prima e subito dopo o eventualmente possa essere data. Entrambi i primi elementi di senso si lasciano ancora comprovare attraverso il criterio dei componenti reali, sebbene per quanto riguarda il gi prima si debba chiamare in causa la teoria della riduzione. Ma il subito dopo della datit di cosa che co-intesa con la posizione di realt non si lascia legittimare con i contenuti ora presenti nella coscienza. Linterrogazione giunge qui alla nota domanda gnoseologica sulla legittimazione della posizione di un sostrato permanente di determinazioni (eventualmente mutevoli). Siccome noi, tuttavia, non vogliamo inscrivere n lelemento di senso della colorazione uniforme n la realt di questa sfera rossa nellambito di mere nzioni ingiusticate, non ci resta palesemente altro che indebolire il nostro criterio. Questo non in alcun modo un ripiegamento pragmatico, bens un sensato adeguamento a ci che noi facciamo eettivamente quando percepiamo. Coerentemente con questi criteri moderati e allo stesso tempo di fatto pi adeguati per la valutazione della validit degli elementi di una posizione percettiva, le analisi di Idee I stabiliscono dunque che la motivazione razionale di posizioni dipende dalla modalit di riempimento che appartiene essenzialmente a una determinata posizione. Questo stile di riempimento (stile devidenza) per es. nel caso delle cose reali una intuizione prospettica sempre nuova che allo stesso tempo sottost a determinate, ma a loro volta regolate, anomalie, come nel caso di variazioni di illuminazione. chiaro che la riduzione alla componente reale presenta alcuni problemi. I due pi importanti si possono riassumere facilmente. Il primo problema consiste nella dicolt dellaccessibilit dei dati reali. Questa non sembra da principio essere una dicolt seria in quanto questi sono pur sempre presenti realmente nella coscienza. I dati reali sono accessibili, tuttavia sempre soltanto nel modo di un oggetto gi
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sempre appreso come questo o quello. Come abbiamo gi visto nel caso della sfera rossa, noi interpretiamo da sempre i dati (come ombra, come riesso). Si potrebbe persino dire che non possiamo averli come dati non appresi, bens come gi sempre interpretati. Husserl scrive: non vedo sensazioni di colore, ma cose colorate, non odo sensazioni di suono, ma la canzone della cantante e cos via. (Hua XIX, 387). Si deve tuttavia essere in chiaro rispetto al fatto che lobiezione qui abbozzata contro la riduzione alla componente reale secondo la quale le componenti reali in quanto tali non sono accessibili, ovvero non possono essere resi tematici, non rendono impossibile lidea della critica delle posizioni intenzionali sul terreno di ci che dato eettivamente. Come abbiamo gi visto chiaramente nellesempio della sfera rossa certamente ci sono appigli utili per ricondurre la posizione intenzionale al suo terreno legittimante nelle intuizioni. Ci che si mostra in tal modo che noi operiamo spesso posizioni che non si lasciano semplicemente ricondurre a unimpressione nel senso dellempirismo, ma che esigono metodi danalisi pi ranati e hanno un moderato stile di riempimento. Gran parte delle nostre posizioni si basa su ragioni essenzialmente pi deboli dellintuizione sensibile. Questa levidenza a cui ci conduce gi la sfera rossa. In Idee I, poi, la cosalit reale unidea in senso kantiano a cui posso sempre di nuovo tendere, ma che non si pu riempire pienamente. Unulteriore perplessit riguarda lassolutezza della limitazione al terreno dellesperienza delle componenti reali. In generale una tale limitazione certo realizzabile, e il risultato o residuo della riduzione un usso di componenti reali in tutti i campi sensibili. Si potrebbe dire che nel caso ideale non c alcuna traccia di unapprensione sensata in questo usso. Le sensazioni turbinano senza che io da ci interpreti (apprenda) oggetti. Il problema emerge solo quando sulla base di questo componente del vissuto si vuole intraprendere una critica dellapprensione intenzionale, ossia quando io voglio mettere alla prova la validit delle mie apprensioni come albero, tavolo, sfera uniformemente rossa e cos via. Potrei per es. avere un leggero mal di denti mentre esamino la questione se il dato sensibile che mi si ore permetta la posizione della sfera rossa. Se io come esige la rigorosa riduzione al componente reale ho messo tra parentesi ogni rappresentazione delloggetto, cio ogni materia, come posso poi ancora sapere quali componenti reali appartengono alla rappresentazione delloggetto che in questo caso questa sfera rossa e quali no? Questa perplessit si pu concretizzare nel momento in cui si stabilisce che la riduzione alla componente reale una riduzione cos radicale che io non so neppure pi che cosa mi aspetto di vedere, vale a dire non ho pi nessun punto dappiglio per decidere se il mal di denti
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appartiene ai componenti reali che hanno una funzione rappresentativa per la sfera oppure no. La perplessit verso questa prima riduzione husserliana non dunque che la riduzione alla componente reale sia ineseguibile, bens che io quando lho realizzata non possa pi fare ci per cui e a causa di cui lho allestita: la critica della validit delle apprensioni. 8 Il passo pi prossimo sarebbe pertanto che non si impoverisse pi in modo cos radicale il terreno desperienza cos come nella riduzione alla componente reale. Ci signica che si deve cercare un campo desperienza che appena adatto a compiere questa critica alla validit dellapprensione e della qualit posizionale (o che si cerchi un criterio moderato per la datit piena). Lagognato campo desperienza legittimante non pu tuttavia ancora contenere esplicitamente o implicitamente ci la cui validit innanzitutto da esaminare. Da entrambe queste riessioni si deve trarre che lapproccio esclusivo alle componenti reali troppo radicale, vale a dire che dopo la messa tra parentesi della materia non pi possibile unanalisi comparativa della validit della posizione contenutistica doggetto. La limitazione esclusiva alle componenti reali mette sostanzialmente tra parentesi la materia e la qualit. La messa tra parentesi della materia sarebbe per, in base alle ragioni suddette, insensata. Lunica cosa che in una tale ricerca di un terreno desperienza legittimante posso mettere tra parentesi la qualit posizionale. Questo limitato impoverimento del campo desperienza proprio ci che le Idee I propongono con la riduzione trascendentale. 9 2 La riduzione trascendentale di Idee I

In Idee I lesposizione dellesame di validit delle apprensioni intenzionali subisce una particolare focalizzazione rispetto alla domanda sulla validit della posizione di realt che costituisce il modo originario immodicato del carattere datto tetico. Allo stesso tempo ha luogo un avanzamento nellauto-comprensione di Husserl. Egli riconosce ci che eettivamente fa e in tal modo anche ci che ha gi fatto nelle Ricerche Logiche: un esame della validit e dei limiti della validit delle posizioni di realt su un determinato terreno desperienza. In tal modo egli nota per di star tematizzando lenigma fondamentale delloggettivit, ovvero con che diritto qualcosa
8 Nei termini che introdurr solo nel quinto paragrafo si potrebbe dire che la riduzione alla componente reale s possibile, ma non ecace. 9 Naturalmente questo non signica che il progetto di esaminare una apprensione come nel suo contenuto vale a dire secondo la sua materia, non sia sensata. Bisogna soltanto tener conto delle dicolt gi esposte, ovvero si deve in particolare accettare che noi apprendiamo anche le componenti reali che apparentemente divergono dal senso delloggetto gi sempre in quanto qualcosa ossia con una materia.

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deve esser posto come qualcosa di reale che sia pur sempre accessibile per me e allo stesso tempo anche per gli altri. Egli nota dunque di aver posto la domanda trascendentale sulle condizioni di possibilit e di validit delloggettivit. Per questo motivo chiama la sua epoch riduzione trascendentale. La ragione consiste nel fatto che la domanda cui egli vuole dar risposta con laiuto di questo metodo una domanda trascendentale di fatto anche in senso kantiano. Allo stesso tempo Husserl si rende conto che il ricercato terreno legittimante desperienza non pu essere semplicemente un costrutto teoretico di dati reali non interpretati e non appresi. Dei tre elementi costitutivi dellintenzione (materia, qualit e pienezza) la materia e le componenti reali non si lasciano separare nellesame di validit. Rimane dunque solo una sospensione della qualit posizionale. La qualit posizionale per, con il modo originario reale e tutte le sue modicazioni, proprio il problema centrale della losoa trascendentale. Il campo desperienza che rimane dopo lepoch, e che per cos dire il residuo di questa riduzione, dovrebbe pertanto essere primariamente adeguato a determinare la validit della qualit posizionale. Sul senso della riduzione trascendentale stato scritto molto. Mi limiter qui a un paio di osservazioni che mirano esclusivamente a renderne chiara la funzione. Una messa tra parentesi non da equipararsi a un riuto, bens consiste in una tematizzazione della pretesa di validit. Il problema di quando sia possibile e legittimo porre qualcosa in quanto reale viene posto al centro dellattenzione. Daltra parte la messa tra parentesi delle pretese di validit signica un metterefuori-funzione, una sospensione. Se si resta alla metafora della messa tra paerentesi, allora essa indica innanzitutto che la parte che viene messa tra parentesi non svolge la sua normale funzione. Una parola tra parentesi in un contesto proposizionale non svolge alcuna funzione grammaticale nella proposizione. Il campo di esperienza che costituisce il residuo della riduzione trascendentale non contiene dunque alcuna posizione di realt, possibilit, dubitabilit e cos via, bens contiene tale posizione per cos dire solo nominalmente, ossia solo come una pretesa di valere. Una domanda che ora urge riguarda luniversalit della riduzione: perch la riduzione deve essere universale? Lidea che non debba necessariamente essere cos sorge spontaneamente. Se la riduzione trascendentale si sviluppata a partire dal tentativo della prima edizione delle Ricerche logiche di ridurre le parti costitutive di un atto alla componente reale al ne di poter giudicare della validit o della non-validit della posizione intenzionale, allora a un primo sguardo sembra sensato intraprendere anche la riduzione trascendentale di un singolo atto o un unico oggetto.
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Una tale riduzione puntuale non possibile per la seguente ragione sistematica: gli oggetti intenzionali hanno intenzioni dorizzonte che li accompagnano. Queste intenzioni connesse si lasciano illustrare meglio con la possibilit di compimenti intuitivi: percepisco una casa e so che posso anche girare attorno ad essa, che vi posso entrare, che potrei vederne il retro qualora lo volessi e cos via. Posso percepire la casa sempre di nuovo e con sempre pi dettagli. Sono consapevole delle possibilit delle mie azioni corporee rispetto a questa cosa. In ogni istante posso andare avanti, posso girarmi, volgere il capo. Tutto ci che degli oggetti diviene visibile grazie al fatto che mi muovo o compio altre intuizioni rinvia ad ulteriori operazioni dintuizione. Cos la casa intesa insieme a pavimento, scale, nestre, giardino, ori profumati, pareti ruvide e cos via e tutto ci appartiene alla casa. per co-intesa anche la strada che vi conduce a partire da un altro luogo e sulla quale io posso andare. Si pu proseguire a piacere questa descrizione, ossia il mondo lorizzonte universale di ogni cosa. In questo modo ogni oggetto apparentemente singolare sotterraneamente connesso con il mondo in toto, e allo stesso tempo radicato in esso. Questa connessione sotterranea non concerne per solo i sensi oggettuali, bens anche le qualit posizionali: questa cosa reale rinvia alla strada reale e questa a sua volta alla citt reale, questa al mondo reale nella sua totalit. In tal modo si dimostra lintreccio e radicamento sotterraneo, pressoch micotico, di ogni singolo oggetto con la posizione di realt del mondo nella sua totalit. Una chiara conseguenza di questo intreccio di tutte le posizioni di realt che una riduzione limitata a singoli oggetti, per cos dire puntuale riguardo alla qualit posizionale non possibile. O si riduce universalmente o la riduzione non funziona. In Idee I si trova inoltre unaltra importante intuizione: alcune posizioni non possono essere ricondotte nella loro piena estensione alla sola sensibilit e ci non vale solo per rappresentazioni di livello superiore, bens gi per rappresentazioni del tutto quotidiane, come quella di una cosa sica. La posizione di realt di fatto straordinariamente fondamentale per la nostra intera visione del mondo e tuttavia si basa sulla rappresentazione che una cosa pu essere sempre di nuovo resa visibile da me e anche da altri. Questa anticipazione rispetto allesperienza ulteriore, e dunque al futuro, quindi contenuta in qualunque posizione doggetto, anche estremamente semplice. Ma anche questa anticipazione pu essere pi o meno legittima. Si pu ad esempio svelare come unintenzione dorizzonte che pu riempirsi interamente nellambito della mia mobilit corporea: io posso sempre di nuovo girare attorno a una casa, sempre di nuovo volgere lo sguardo a un albero e cos via. Questo io posso motivato dalle mie esperienze passate
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e dal mio potermi muovere corporeo. Pertanto si tratta di aspettative fondate (motivate) che si fondano su esperienze passate relative a me stesso e agli oggetti. Non si tratta di formule relative a possibilit vuote, puramente logiche che non sono motivate nellesperienza come per esempio: domani potrei essere qualcun altro, magari potrei anche volare o leggere i pensieri di un altro uomo. 10 3 La riduzione primordiale

Nelle Meditazioni cartesiane Husserl introduce una nuova riduzione, la cosiddetta riduzione primordiale. Vorrei qui sorvolare sulla discussione relativa alla particolare problematicit di questa riduzione, o meglio inoltrarmici solo per quanto signicativa rispetto alla nostra indagine. Mi concentrer sul senso metodologico di questa riduzione al ne di mostrare che essa da interpretarsi in modo strettamente analogo alle riduzioni nora esposte. Se vogliamo esaminare la validit della posizione di unaltra soggettivit, e questo esame deve aver luogo su un terreno di esperienza dato intuitivamente, allora la posizione altra soggettivit non pu essere contenuta n esplicitamente n implicitamente nel campo desperienza posto alla base. Questo il senso della riduzione primordiale: assicurare che nel campo desperienza da cui io parto nellesame non sia contenuto il senso altro, n in modo esplicito n nascosto. La riduzione primordiale una riduzione tematica, o comunque Husserl la denisce come tale, e questo signica innanzitutto una certa contrapposizione rispetto alla universalit della riduzione trascendentale: nella riduzione primordiale non si tratta di escludere dal campo desperienza tutti gli elementi allo stesso modo (per quanto concerne la loro pretesa di validit), si tratta soltanto di rintracciare miratamente nelle nostre rappresentazioni del mondo gli elementi di psichicit estranee e momentaneamente prescindere dalla loro validit e dal loro senso, ossia ridurli. Tutte le posizioni che in qualche modo implicano loperare di altri soggetti vengono astrattamente impoverite proprio di questo elemento di senso. In tal modo si pu esaminare se il campo desperienza cos ottenuto sia ben strutturato, dunque se fornisca un tipo di strato indipendente dellesperienza del mondo; cos possiamo esaminare se e come in questo ridotto campo desperienza possiamo costituire qualcosa come altri. Non entrer nei particolari e nelle questioni aperte di questa analisi costitutiva, qui si tratta unicamente di evidenziare il carattere uniformemente metodologico delle riduzioni. Nella riduzione primordiale si tratta di mettere in luce il campo desperienza quale fondamento di
10 Sul concetto husserliano di possibilit fondata nellesperienza contrapposta a possibilit vuote cfr. EU, 21,d e 77.

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un esame di validit che sia libero dallelemento la cui validit da esaminare. Nel caso della riduzione primordiale una riduzione universale non tuttavia possibile e neppure sensata, poich allora sarebbero esclusi tutti gli oggetti, a prescindere dal fatto che essi siano costituiti da me o da altri. La riduzione primordiale deve dunque essere eseguita puntualmente, ossia dierenziando di volta in volta il tema. 4 Ulteriori riduzioni: allevidenza di oggetti individuali, al mondo della vita prescientico, allesperienza ante-predicativa

Ci sono nellopera di Husserl almeno altri tre contesti sistematici, forse ancora di pi, nei quali viene intrapresa una misura metodologica paragonabile a quella delle riduzioni n qui esposte. Si tratta a) della critica delle idealit in logica e matematica nella II sezione di Logica formale e trascendentale, b) della riconduzione delle categorie logiche del giudizio predicativo allesperienza ante-predicativa in Esperienza e giudizio c) della critica delle idealizzazioni della scienza moderna nella Krisis. Tutte e tre le analisi appartengono tuttavia a un nesso sistematico che io voglio ora presentare sommariamente. (Ad a e b). Nella seconda sezione di Logica formale e trascendentale Husserl espone il progetto di una critica delle idealit in logica e matematica. Si tratta innanzitutto di unindagine delle ragioni di validit dei principi logici, come ad esempio il principio di contraddizione, il principio del terzo escluso, il principio di identit ecc. evidente che i principi logici vanno al di l dellambito di ci che pu essere fondato attraverso la nostra intuizione sensibile. Husserl infatti non si rivolge alla sfera della sensibilit alla ricerca di elementi legittimanti, bens risale alla sfera delle esperienze motivanti, e in particolare a esperienze omogenee relativamente a oggetti individuali della percezione. La sua tesi si ritrova radicalizzata nellidea che la logica per quanto concerne la certicazione della sua validit ha bisogno di una teoria dellesperienza (FTL, 219) e in particolare di una teoria dellesperienza di oggetti individuali concreti. La critica delle idealit nelle scienze formali esposta nella seconda sezione di Logica formale e trascendentale, critica che riguarda soprattutto i principi logici, deve a sua volta risalire a un terreno desperienza che ancora non contiene assolutamente queste idealit, altrimenti lanalisi costitutiva sarebbe circolare. Per questo motivo Husserl propone qui il ritorno allesperienza di oggetti individuali concreti che ancora non possono contenere in s n totalizzazioni n depositi di senso in generale. Anche questo ritorno pu essere compreso come una riconduzione (nel senso di reducere) a forme inferiori di evidenza. Tale progetto di criticaviene sviluppato estesamente solo in Esperienza e giudizio.
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I principi logici sono evidentemente rappresentazioni dovute a una idealizzazione, ossia si fondano sul compimento teorico di un processo conoscitivo che nella prassi e nella conoscenza reali non pu giungere a compimento. Il principio di contraddizione che aerma che per tutti i giudizi pensabili il giudizio stesso non pu valere insieme al suo opposto contraddittorio rappresenta unidealizzazione, in quanto asserisce qualcosa a proposito di tutti i giudizi pensabili. In eetti io posso vericare tale aermazione solo per una quantit nita di giudizi. Per il resto che rimane innito non mi resta che un pre-aerramento idealizzante. Su cosa si basa tale pre-aerramento idealizzante? Ha una validit o addirittura eventualmente una validit fondata sullesperienza? Husserl vuol chiarire tali questioni con la sua critica delle idealizzazioni della logica. Di nuovo, critica non signica qui semplicemente riuto, ma esame della validit e dei limiti della validit di una posizione. Il terreno desperienza a partire dal quale la chiaricazione di una tale validit in generale possibile non deve per contenere gli elementi di senso (Sinnelemente) la cui validit in questione. Il primo tentativo husserliano di una determinazione di questo campo di esperienza lambito degli oggetti individuali concreti assieme alle conoscenze che acquisiamo nel ripetuto commercio con questi oggetti. In questo progetto presentato in Logica formale e trascendentale si tratta gi di quello che in Esperienza e giudizio verr poi chiamato esperienza antepredicativa. Nellesperienza antepredicativa non si trova tuttavia solo lorigine genetica delle categorie logiche della predicazione, bens anche lorigine della motivazione di posizioni idealizzanti. Si pu ora sullo sfondo delle ricerche parallele e delle sospensioni metodologiche che abbiamo gi menzionato comprendere questo ritorno alla datit di oggetti individuali come una riduzione. Tale ritorno una limitazione di quel campo desperienza, per noi primo, costituito dal mondo quotidiano che in s non contiene solo oggetti, bens anche conoscenze che possediamo rispetto a singoli oggetti e classi di oggetti. Sebbene queste conoscenze vengano anchesse metodologicamente messe tra parentesi, ci non riguarda le conoscenze antepredicative che si instaurano in noi nel commercio percettivo con le cose reali. Si pone qui la domanda perch debbano essere messe tra parentesi anche le conoscenze quotidiane. Si pu qui solo ipotizzare, ma con una certa probabilit, che Husserl fosse cosciente delle interferenze (del conuire) di posizioni idealizzanti in una cultura formata scienticamente (mondo della vita) e volesse evitare che in tal modo idealit o il patrimonio logico venissero assunti in modo implicito e acritico, laddove questi devono essere propriamente sottoposti alla critica. Eventualmente si pu parlare, nel caso del ritorno allevidenza di oggetti individuali qui proposta, anche di una riduzione tematica,
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ovvero tale che mette tra parentesi in modo mirato e singolarmente quegli elementi che possono gi contenere in s queste o simili idealizzazioni, mentre conserva la validit di quelli che non sono sotto esame. In tal modo non si compie il ritorno ai singoli oggetti individuali in quanto fondamento di validit perch per ognuna delle idealit (ossia per ognuno dei principi logici) si dovrebbe compiere una propria variante specicamente tematica della riduzione. Il ritorno allesperienza di oggetti individuali corrisponde pertanto principalmente a una riduzione universale di tutti gli elementi di senso che sorgono in seguito a unistituzione di senso predicativa attraverso il giudizio. Si potrebbe dire che lo scopo o il ne sia una riduzione universale dei giudizi predicativi e dei loro prodotti. Il fondamento di validit stabilito in tal modo un terreno desperienza poich noi abbiamo oggetti anche quando non esprimiamo giudizi predicativi su di essi. (Ad c) Sorge qui una perplessit: rispetto agli oggetti individuali ci si potrebbe infatti pur sempre chiedere se essi non portino nel proprio senso oggettuale, per cos dire in s implicite idealizzazioni che immettono surrettiziamente un senso logico nel fondamento desperienza. Husserl prende in considerazione questa (eettivamente legittima) supposizione nella prosecuzione della sua critica delle idealizzazioni nella Krisis, diretta in particolare alle idealizzazioni delle scienze naturali. Anche questa critica esige una riconduzione, un reducere, questa volta un ritorno al mondo della vita pre-scientico. Che senso ha per questa riduzione? Il ritorno al mondo della vita pre-scientico dirige la nostra attenzione e in tal modo essa paragonabile alla riduzione primordiale a sua volta tematica alle idealizzazioni storico-fattuali nelle scienze naturali e alle loro modalit di apparizione, sempre legate a persone e prime scoperte. Il pieno compimento del progetto della critica delle idealit pertanto possibile solo attraverso una scrittura della storia delle fondazioni originarie di queste idealit e un ritorno al mondo della vita pre-scientico. Con ci si intende il mondo della vita privato, attraverso lastrazione, di tutti gli elementi idealizzanti delle moderne scienze naturali. 5 Lidea della riduzione

In questo breve paragrafo ci si occuper del tentativo di una caratterizzazione generale di ci che propriamente il metodo della riduzione. Inoltre dobbiamo accennare cosa signica che una riduzione possibile. Si tratta qui pi precisamente della domanda su quali pretese si possono avanzare verso il residuo delloperazione riduttiva: questo deve essere un campo desperienza, cio deve essere intuitivo, ben strutturato e relativamente indipendente da altri campi desperienza
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(esperibile per s). La domanda successiva poi se una riduzione anche ecace, ovvero se il campo desperienza cos rintracciato in generale in grado di orire ci che si desiderava, ossia la giusticazione della posizione sottoposta a critica in datit intuitiva. Voglio qui dapprima richiamare lattenzione su un importante doppio senso del discorso sulla riduzione, che comunque dovrebbe esser gi diventato chiaro: riduzione signica da una parte ritorno ad un campo desperienza reso consapevolmente e metodicamente pi povero e daltra parte la concreta riconduzione della posizione in esame alle datit intuitive in questo campo desperienza. Naturalmente si pu anche indagare la questione se le riduzioni husserliane abbiano eventualmente a che fare con il riduzionismo. Qui sussiste per una fondamentale dierenza di senso. Una variante psicologico-sensualistica del riduzionismo potrebbe per es. identicare un oggetto con la complessione dei dati sensibili che rappresentano tale oggetto per un soggetto. Laermazione sarebbe allora: loggetto questo complesso di dati e nientaltro! La coscienza umana un complesso stato connettivo (Schaltzustand) di neuroni e nientaltro! Lidea husserliana di riduzione muove invece dallevidenza che in ogni nostra rappresentazione abbiamo a che fare con complesse operazioni sintetiche che dobbiamo aver da sempre gi compiuto per poter percepire un oggetto. Si potrebbe dire che essa muove dallevidenza che la coscienza ha costituzionalmente a che fare con oggetti che nel loro senso rivelano da sempre un di pi di operazioni sintetiche che la coscienza ha quindi aggiunto se si confronta loggetto pensato con le direttive del campo desperienza sottostante. stato Kant a rimandare per primo alla necessit di un ritorno da un oggetto gi pronto nelle nostre sintesi soggettive, alle attivit sintetiche che hanno prodotto questa sintesi. La fruttuosa ricezione che Kant fa dellempirismo non caratterizzata dallassunzione di dati come materiale dato e facilmente accessibile, ma dal puntuale svelamento di azioni sintetiche, unicanti e connettenti. Naturalmente lo si pu criticare per aver diretto la sua giusticazione molto unilateralmente sui concetti necessariamente usati per queste sintesi e sulla loro origine nellattrezzatura razionale umana. Husserl come noto in larga parte senza linusso di Kant va con la sua giusticazione nella direzione delle datit intuitive. Husserl segu allinizio piuttosto le prescrizioni dellempirismo ed secondo me grazie al suo problematico tentativo di una riduzione alla componente reale che egli giunge allidea che leconomico programma empirista di una riconduzione di tutti i contenuti rappresentativi alle impressioni corrispondenti, come formulato per esempio da Hume, non basta alla fenomenologia. Si deve sempre anche risalire alle
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operazioni sintetiche della coscienza, in primo luogo alloperazione dellapprensione intenzionale, ma anche pi precisamente a forme pi basse (per es. nella coscienza interna del tempo) o pi alte (per es. nellintuizione categoriale) di operazioni sintetiche, e fare attenzione ai loro modi di riempimento nei campi desperienza di volta in volta diversi che forniscono lintuizione. Con unicamente la mera sensibilit come fondamento esperienziale di giusticazione non si va molto avanti. Il motivo fenomenologico che precede le riduzioni e allo stesso tempo si esprime in esse lidea che tutti gli oggetti del nostro pensiero rappresentano complesse operazioni sintetiche. Quando vogliamo mettere alla prova il diritto di singole posizioni, dobbiamo revocare in certe circostanze le operazioni sintetiche per poter contemplare il materiale iniziale composto da sensibilit, motivazioni, esperienze ecc. che stanno alla base di questa posizione e possono fondare il suo diritto. La riduzione in questo senso un metodo de-sintetizzante. Tuttavia ci che possiamo ottenere in questo lavoro riessivo e astrattivo non necessariamente gi un materiale grezzo che potremmo anche avere dato in modo intuitivo senza che fosse avvenuta da parte nostra unoperazione sintetica. Questo problema si mostrato gi chiaramente nel progetto dellesame di validit di apprensioni doggetto attraverso la riduzione alla componente reale. Quando vogliamo tematizzare lombra o i riessi possiamo sempre aerrarli (in un modo certo diverso). Questa idea riuta per cos dire lallettante e semplice pensiero dellempirismo che per esaminare la validit di rappresentazioni come albero, casa, altra persona, diritto, Dio ecc. ci sia bisogno di guardare soltanto ai dati sensibili dati attraverso i sensi. Al contrario: il terreno di validit adeguato si pu raggiungere solo attraverso un lavoro analitico, riessivo e riduttivo (de-sintetizzante). Inoltre il campo degli elementi desperienza validanti non si deve cogliere in modo troppo ristretto: si devono considerare anche le aspettative che traggono la loro giusticata motivazione dallesperienza precedente. Emerge chiaramente dalla riessione sul senso della riduzione che si devono seguire tuttavia determinate massime ispirate empiristicamente se si vuole usare questo metodo nellesibizione fenomenologica di validit. Si tratta per lo pi di massime di sobriet epistemologica. Si potrebbe formulare la seguente massima generale: determina nel modo pi preciso possibile la dierenza tra la pretesa di una posizione e il riempimento eettivamente dato. Una tale dierenza c quasi sempre e talvolta la parte riempiente di una parsimonia addirittura spaventosa, come nel caso della causalit quotidiana che non nientaltro che una abitudine rilevata nella mia esperienza delle cose in contrapposizione alla rappresentazione delle scienze naturali di una causalit universale esatta. Talvolta la parte riempiente di grande complessit ed esige sintesi di riempimento che
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si estendono lungamente, come nel caso della verica della posizione di una certa soggettivit nellulteriore agire e comportarsi della persona. Alla ne della chiaricazione di senso di ci che la riduzione vuole e pu essere stanno ancora alcune ulteriori riessioni metodologiche. La domanda pi importante riguardo a una riduzione se essa sia in generale possibile, ovvero: il residuo della riduzione un campo desperienza ben strutturato, solido e stabile che pu essere dato anche per s, ossia anche senza utilizzare implicitamente gli elementi di senso astrattivamente ridotti? Mi spiego con alcuni esempi. La riduzione alla componente reale sarebbe possibile qualora si potessero avere e tematizzare datit reali anche se queste non sono sottoposte ancora ad apprensione intenzionale. Questo campo di esperienza non pu dunque essere dato per s. Tuttavia non inutile tentare una analisi dierenziale di apprensioni diverse che per esempio muove dallidea che le stesse componenti reali restino anche quando lapprensione cambia. Il residuo della riduzione primordiale uno strato del mondo esperibile che io posso costituire totalmente da solo, senza prendere in considerazione le operazioni costitutive di senso di altre persone. La natura primordiale che io posso costituire col solo aiuto della mia sensibilit, del mio corpo e della mia esperienza, sembra essere suciente per questa pretesa. Una possibile obiezione consisterebbe nel rilevare la necessaria partecipazione del linguaggio (il quale da cima a fondo intersoggettivo) e di concetti linguistici nella costituzione di oggetti. La riduzione di Logica formale e trascendentale e di Esperienza e giudizio allesperienza di oggetti individuali e concreti e allesperienza antepredicativa di queste cose sembra a sua volta eseguibile come riduzione. Quanto sia tuttavia faticoso giungere qui al successo, ossia essere effettivamente certi che nessuna delle componenti di senso implicite gi contenga idealizzazioni mostrato dai travagli della Krisis. Unulteriore e non meno importante domanda metodologica concerne lecacia del campo desperienza raggiunto di volta in volta dalla riduzione. A tal proposito considero una riduzione ecace quando la posizione da esaminare pu eettivamente essere riportata al suo fondamento di validit in questo campo desperienza. Questo in questione in tutte le riduzioni. Si pu anche formulare questo criterio in modo pi morbido nel momento in cui si ammettono nellesperienza validante criteri pi ampi. 11
11 Un esempio di questa strategia si trova al testo 14 di Hua XV, p. 196-214 nel quale Husserl tenta di derivare una motivazione fondata nellesperienza per la posizione dellinnit del tempo (e dello spazio) sul terreno desperienza della catena delle generazioni cos come sono vissute quotidianamente: intuiamo essenzialmente che ogni uomo deve aver una madre e cos via! Husserl trae da ci una conclusione positiva: per la temporalit abbiamo le generazioni (Hua XV, 206) quanto meno per linnit del tempo

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Nellinsieme di quanto visto, la fenomenologia di Husserl ore un piano ambizioso di critica, ossia di determinazione della validit e dei limiti della validit delle nostre pretese conoscitive. In tal modo la fenomenologia con il metodo della riduzione avanza giustamente la pretesa di essere losoa trascendentale, sebbene Husserl non si accorga sin dallinizio dellopportunit di questa caratterizzazione. Il metodo qui fondamentale il ritorno a un campo di esperienza nel quale la posizione la cui validit da provare non ancora contenuto. Solo nellanalisi costitutiva su un tale terreno di esperienza non si compie alcuna petitio principii nellesibizione della validit.

Literatur
Husserl, E. 1973a, Zur Phnomenologie der Intersubjektivitt. Texte aus dem Nachlass, hrsg. von I. Kern, Bd. Dritter Teil: 1929-1935, Husserliana XV, M. Nijho, Den Haag. Hua XV. Husserl, E. 1973b, Zur Phnomenologie der Intersubjektivitt. Texte aus dem Nachlass; Dritter Teil: 1929-1935, hrsg. von I. Kern, Bd. Zweiter Teil: 1921-1928, Husserliana XIV, M. Nijho, Den Haag. Hua XIV. Husserl, E. 1974, Erfahrung und Urteil, Meiner, Hamburg. EU. Husserl, E. 1984, Logische Untersuchungen, hrsg. von U. Panzer, Bd. Zweiter Band and Erster Teil, Husserliana XIX/1, M. Nijho, Den Haag. Hua XIX/1. Lohmar, D. 2011, Zur Vorgeschichte der transzendentalen Reduktion in den Logischen Untersuchungen. Die unbekannte ,Reduktion auf den reellen Bestand, in Husserl Studies, 28/1, S. 124.

passato in quanto per lestensione delle generazioni nel futuro vengono anche a Husserl alcuni dubbi (cfr. Hua XV, 210-214).

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