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La giurisdizione persa e ritrovata

(meglio tardi che mai)

Le Sezioni Unite della Cassazione, dopo quindici anni, sono giunte finalmente a risolvere lannoso problema attinente alla competenza o meglio alla giurisdizione relativamente ai diritti dei cosiddetti pubblici impiegati a seguito della privatizzazione, con il passaggio della giurisdizione dal giudice amministrativo al giudice ordinario. Come si potr ricordare, a seguito dellintroduzione del D.lgs n. 29/1993 e successive integrazioni con il D.lgs n. 80/1998, allart. 45 comma 17 si era stabilito: Sono attribuite al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, le controversie di cui allart. 68 del D.lgs. n. 29 del 3 febbraio 1993, come modificato dal presente decreto, relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998. Le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore a tale data restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e debbono essere proposte, a pena di decadenza, entro il 15 settembre 2000. Tale soluzione aveva destato non poche perplessit in quanto lart. 45 del D.lgs. n. 80/1998, ora art. 69 del D.lgs. n. 165/2001, suscita forti dubbi di costituzionalit. Il significato da attribuire al termine decadenza, di cui allart. 45 comma 17 del D.lgs. n. 80/1998, deve essere ricercato tenendo ben presenti la necessit e il dovere di non incorrere in uningiusta e ingiustificata penalizzazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni rispetto agli altri lavoratori subordinati. La tutela in sede giurisdizionale corrisponde a un diritto inviolabile del cittadino che, in particolare quando si tratta di unazione nei confronti di una pubblica amministrazione, non pu essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti. Sostenere, infatti, che il termine del 15 settembre 2000, di cui allarticolo citato, vada inteso come termine di decadenza del dipendente dal diritto diritto sottoposto, pertanto, a termini prescrizionali diversi a seconda del soggetto che lo invoca significherebbe avvalorare uninterpretazione che renderebbe la norma de qua incostituzionale sotto diversi profili.

In sintesi, nello stesso momento in cui si tendeva a privatizzare il rapporto dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, in un processo di omogeneizzazione della normativa con quella privatistica, si introduceva una differenziazione, prima non esistente, tra lavoratori privati e lavoratori, ex pubblici, privatizzati. Questi ultimi, in particolare, vedevano comprimersi, seppur sotto il profilo temporale entro cui accedere alla tutela giurisdizionale, la difesa dei loro diritti. La norma, cos come interpretata per circa quindici anni dalla giurisprudenza, sia di merito che di legittimit, sembrava addirittura ammettere la tesi secondo cui fosse ammissibile un frazionamento del processo. La stessa problematica quindi, per il periodo precedente al luglio 1998, doveva essere trattata dal giudice amministrativo, mentre per il periodo successivo dal giudice ordinario, con la conseguente possibilit di un contrasto di giudicati, che il nostro ordinamento ha sempre escluso in relazione ai principi di uguaglianza davanti alla legge. Le perplessit, che suscitava la soluzione interpretativa adottata, sollevate ripetutamente in diverse cause, avevano visto un primo passaggio evolutivo con la riesumazione del cosiddetto illecito civile, consacrandolo anche in un caso seguito dal nostro studio, con sentenza della Cassazione, Sezioni Unite, n. 3192/2007. Ciononostante, tale linea interpretativa veniva applicata solo alle vertenze risarcitorie, mentre, per i cosiddetti diritti retributivi (che rappresentano la maggioranza delle questioni), i giudici continuavano a ribadire la correttezza del frazionamento delle controversie. Con la sentenza (Cass. S.U. n. 11828/2013), che potr leggersi in calce, le Sezioni Unite sono giunte ad affermare: ...Questa giurisprudenza, in altre parole, superando il criterio del frazionamento della giurisdizione, ritiene che ove la questione attinente il rapporto di pubblico impiego dedotta in giudizio costituisca una fattispecie sostanzialmente unitaria, consentito non distinguere pi il periodo del rapporto antecedente al 1.7.1998 da quello successivo, atteso che lunitariet della fattispecie attrae la giurisdizione al giudice ordinario; in questo ambito la giurisdizione del giudice amministrativo assume un carattere residuale, in quanto ad essa saranno devolute solo le controversie in cui la fattispecie abbraccia esclusivamente il periodo fino a quella data.

Nella fattispecie quindi, i lavoratori potranno vedere sottoposta al vaglio del giudice la questione attinente al diritto al pagamento del tempo necessario per indossare e dismettere gli indumenti obbligatori di lavoro, anche per il periodo precedente al 1998. A questo punto viene da chiedersi, nellarco di quindici anni, quanti lavoratori abbiano perso i loro diritti sulla base di uninterpretazione di una norma che appariva sin dallinizio manifestamente erronea e contraria ai principi dellordinamento. Le Sezioni Unite, pur avendo raggiunto questo interessante risultato sul piano giuridico, non hanno per affrontato il problema della decadenza dei tre anni e sette mesi rispetto alla prescrizione di cinque anni per i diritti retributivi di tutti gli altri lavoratori subordinati per i diritti maturati ante 31 luglio 1998, per i quali permarrebbe la giurisdizione amministrativa, con la conseguenza di uningiusta limitazione del diritto dei lavoratori di agire in giudizio, in ragione del termine decadenziale del 30 settembre 2009, stabilito per proporre lazione davanti al giudice amministrativo. Tale disparit di trattamento che ne deriva, pur non essendo pi rilevante sotto il profilo economico, tenuto conto della irrimediabile perdita, nelle more, di tali diritti, in applicazione dei termini ordinari di prescrizione, a nostro giudizio appare comunque ancora importante, in quanto evidenzia il tema delle decadenze, diventato ormai di triste attualit con lintroduzione del cosiddetto Collegato Lavoro e con la legge Fornero.

Studio legale Mirco Rizzoglio